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Studi sul Mondo Antico


STUSMA
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Serie diretta da Arnaldo Marcone

Il volume viene pubblicato con il contributo


del Dipartimento di Studi Umanistici dellUniversit Roma Tre.

Volume stampato con un contributo


del Dipartimento di Scienze umane dellUniversit Europea di Roma.

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Limperatore Giuliano
Realt storica e rappresentazione
a cura di Arnaldo Marcone

LEMONNIER
universit

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2015 Mondadori Education S.p.A., Milano


Tutti i diritti riservati
ISBN

978-88-00-74586-4

I diritti di traduzione, di memorizzazione elettronica, di riproduzione e di adattamento totale o parziale con


qualsiasi mezzo (compresi i microfilm e le copie fotostatiche) sono riservati per lItalia. Leditore potr concedere
a pagamento lautorizzazione a riprodurre a mezzo fotocopie una porzione non superiore a un decimo del presente volume. Le richieste di riproduzione vanno inoltrate allAssociazione Italiana per i Diritti di Riproduzione
delle Opere dellingegno (AIDRO), via delle Erbe 2, 20121 Milano, telefono e fax 02/809506.

Realizzazione editoriale
Coordinamento redazionale Alessandro Mongatti
Redazione Alessandro Mongatti
Impaginazione Laura Panigara
Progetto grafico Walter Sardonini/SocialDesign Srl, Firenze
Progetto copertina Alfredo La Posta
Prima edizione Le Monnier Universit Luglio 2015
www.mondadorieducation.it
Ristampa

5 4 3 2 1

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La realizzazione di un libro comporta per lAutore e la redazione un attento lavoro di revisione e controllo sulle
informazioni contenute nel testo, sulliconografia e sul rapporto che intercorre tra testo e immagine. Nonostante
il costante perfezionamento delle procedure di controllo, sappiamo che quasi impossibile pubblicare un libro
del tutto privo di errori o refusi. Per questa ragione ringraziamo fin dora i lettori che li vorranno indicare alla
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Le Monnier Universit
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Nelleventualit che passi antologici, citazioni o illustrazioni di competenza altrui siano riprodotti in questo
volume, leditore a disposizione degli aventi diritto che non si sono potuti reperire. Leditore porr inoltre
rimedio, in caso di cortese segnalazione, a eventuali non voluti errori e/o omissioni nei riferimenti relativi.

Linea Grafica Citt di Castello (Perugia)


Stampato in Italia Printed in Italy Luglio 2015

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indice

Premessa
Capitolo 1. Per delle biografie dellimperatore Giuliano,
di Ignazio Tantillo

VII

Capitolo 2. I ritratti dellimperatore Giuliano,



di Fabio Guidetti

12

Capitolo 3. Giuliano e la memoria politica della tetrarchia,



di Umberto Roberto

50

Capitolo 4. Testimonianze di unamicizia: il carteggio fra Libanio e Giuliano,



di Andrea Pellizzari

63

Capitolo 5. Giuliano Cesare panegirista di Costanzo II,



di Alessandro Pagliara

87

Capitolo 6. Giuliano e larte della nobile menzogna


(Or. 7, Contro il Cinico Eraclio), di Maria Carmen De Vita

119

Capitolo 7. La Lettera a Temistio di Giuliano Imperatore e il dibattito


filosofico nel IV secolo, di Riccardo Chiaradonna

149

Capitolo 8. Il principe Ormisda alla corte romana tra Costantino e Giuliano,



di Laura Mecella
172
Capitolo 9. Giuliano, la scuola, i cristiani: note sul dibattito recente,

di Giovanni A. Cecconi

204

Capitolo 10. Paideia greca e religione in iscrizioni dellet di Giuliano,



di Gianfranco Agosti

223

Capitolo 11. Il nuovo Empedocle. A proposito di Temistio Or. 5, 79b,



di Augusto Guida

240

Capitolo 12. Giuliano: da apostata a lApostata (Sul buon uso dellapostasia),



di Osvalda Andrei
252

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VI

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Indice

Capitolo 13. Ancora su Giuliano Imperatore nella letteratura siriaca,



di Riccardo Contini

284

Capitolo 14. Giuliano lApostata in Giovanni Antiocheno,



di Stefano Trovato 

306

Capitolo 15. Ierone, Giuliano e la fine della storia nel dibattito



tra Alexandre Kojve e Leo Strauss, di Arnaldo Marcone

325

Indice dei passi citati

337

Indice dei nomi

343

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Premessa

In questo volume sono raccolti quindici contributi che corrispondono ad altrettante


lezioni che sono state tenute nel Dipartimento di Studi Umanistici dellUniversit Roma
Tre nella primavera del 2014. Si tratta di un tentativo innovativo di rilettura, che si
vorrebbe completa e articolata, dellopera di Giuliano, una figura fondamentale e contro
versa di imperatore tardoantico che ha goduto di un intenso ritorno dinteresse da parte
di storici e letterati negli ultimi decenni. Indagati in modo approfondito sono stati, in
particolare, il suo pensiero filosofico, la sua cultura cos come la sua tecnica retorica alla
luce della concreta azione politica e religiosa da lui posta in atto. Si cercato di spiegare
la strategia perseguita da Giuliano nel corso del suo breve regno e la ragione del suo insuc
cesso finale. Un particolare significato ha avuto la riconsiderazione delle fonti iconografi
che. Si deve segnalare infine come nel volume trovi posto una valutazione originale della
fortuna di Giuliano nella storiografia bizantina, nella letteratura siriaca e nel pensiero
politico contemporaneo.
Questa iniziativa ha avuto il sostegno del Dipartimento di Studi Umanistici del
lUniversit Roma Tre tanto nella fase preliminare di svolgimento delle lezioni quanto
per la realizzazione della stampa del volume. Per questo un sentito ringraziamento va al
Direttore, il professor Mario De Nonno, per quanto ha fatto per il successo delliniziativa,
cos come alla Segreteria del Dipartimento e al suo personale tecnico-amministrativo. Un
ringraziamento dovuto anche allUniversit Europea di Roma per il sostegno dato alla
stampa del libro e al professor Umberto Roberto che lha propiziato.
Una volta di pi deve essere ringraziato il dr. Alessandro Mongatti, della Casa Editrice
Le Monnier di Firenze, per la generosa disponibilit con cui ha accolto il libro.
Un ringraziamento merita infine la dr. Donatella Tamagno per la competente col
laborazione da lei fornita nella revisione dei testi e nellallestimento degli indici.
Arnaldo Marcone

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La Lettera a Temistio
di Giuliano Imperatore
e il dibattito filosofico nel IV secolo
7
1

Il dibattito sul filosofo re

La composizione della Lettera a Temistio stata situata dagli interpreti o nel


355/356 poco dopo la nomina di Giuliano a Cesare oppure poco dopo la morte di Costanzo avvenuta il 3 novembre 361 (sempre che non si ammetta, come pure
stato suggerito, una composizione in due fasi)1. Nella Lettera Giuliano risponde
a un testo precedente di Temistio che, purtroppo, non possediamo. Possiamo, tuttavia, ricostruirne il contenuto generale. Le orazioni di Temistio contengono una
ripetuta difesa della sua scelta di essere pienamente impegnato nella politica venendo meno a quella che ad altri appariva come la corretta vita filosofica. Certamente
Temistio si confrontava con alcuni oppositori i quali gli rimproveravano il successo
politico. Notevole importanza hanno, a questo proposito, alcune Orazioni intorno al
1

Si possono trovare due dettagliati status quaestionis in Pagliara 2012, pp. 27-28 e Schramm
2013, p. 308 nota 32. In realt, gli argomenti a favore di una datazione alta sono molto forti:
cfr. Bouffartigue 2006, pp. 121-127. particolarmente notevole che la lettera non contenga
nessuna allusione alle campagne di Gallia e al pronunciamiento di Lutezia. Nel presente contributo si usato il testo della Lettera a Temistio, con traduzione e commento, in Fontaine Prato
Marcone 1987, pp. 7-39 e 255-268. Si veda anche Prato Fornaro 1984. La bibliografia
sulla Lettera abbondante. Mi limito a segnalare Criscuolo 1983; Bouffartigue 2006; Watt
2012; Swain 2013 (gli ultimi due studi prendono in esame una Lettera a Giuliano di Temistio,
trasmessa in arabo, che potrebbe identificarsi con la risposta di Temistio a Giuliano o con unepitome della risposta). Ampie sezioni dedicate alla Lettera a Temistio si trovano in Elm 2012, pp.
71-106 e Schramm 2013, pp. 306-325. In generale, sul profilo intellettuale di Giuliano e il suo
rapporto con la cultura filosofica del tempo, cfr. Athanassiadi 1992 e Bouffartigue 1992. Tra
i contributi pi recenti, cfr. Tanaseanu Dbler 2008, De Vita 2011 (la ricerca pi completa
sulla personalit filosofica di Giuliano e la sua relazione con il neoplatonismo), Pagliara 2012,
Elm 2012, Swain 2013, Schramm 2013, nonch i saggi raccolti in Schfer 2008. Per quanto
riguarda la filosofia politica nel neoplatonismo, la discussione di riferimento OMeara 2003.
Un panorama sintetico si trova in Chiaradonna 2013 e Chiaradonna 2014.

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Riccardo Chiaradonna

355 (anno della sua nomina a senatore da parte di Costanzo II). Esse costituiscono il
retroterra della discussione con Giuliano. Rispondendo ai detrattori, e difendendo la
sua scelta di vita come autenticamente filosofica, Temistio elabora unarticolata posizione sul rapporto tra politica e filosofia, secondo la quale non solo non vi opposizione tra le due, ma la politica il naturale completamento della filosofia affinch
i filosofi non siano tali solo a parole (cfr. Or. 20, 239a-d): da qui la critica, di ascendenza platonica (Plato Resp. VI, 486b), rivolta ai filosofi non socievoli e selvaggi (cfr.
Or. 21, 253c; Or. 22)2. A questa concezione si associa una ben definita dottrina della
regalit come intrinsecamente connessa alla filosofia e superiore al vincolo delle leggi
(il sovrano non ne dunque affatto un semplice guardiano), che Temistio certamente mutua da fonti tradizionali (la dottrina ben attestata in fonti ellenistiche e imperiali come le orazioni di Dione Crisostomo e i trattati pseudo-pitagorici sulla regalit), ma alla quale conferisce un rilievo peculiare. Il re filantropo, come Costanzo,
per Temistio la legge in persona ed al di sopra delle leggi (Or. 1, 15b): egli rimedia
cos allimperfezione delle leggi ed capace di mitigarne la severit adattandole alle
situazioni particolari3. Per Temistio, pertanto, un sovrano deve essere un autentico
filosofo-re, filantropo e pienamente impegnato nella pratica di governo, incarnazione
vivente della legge e immagine del governo divino nel mondo4.
NellOr. 2 in elogio di Costanzo scritta in risposta alla sua nomina a senatore il I settembre 355 e dopo lelevazione di Giuliano al rango di Cesare Temistio
loda, daltronde, Costanzo per aver nominato un filosofo come suo Cesare e aver cos
dimostrato di essere egli stesso un autentico filosofo. Ci che Costanzo e Giuliano
hanno in comune, secondo Temistio, non tanto il genos, quanto il fatto di essere
prossimi nella virt: Non ho dunque bisogno di pregare ancora per il genere umano, come il sapientissimo Platone, affinch la filosofia cammini insieme alla regalit
e giammai ne sia separata. A noi invece possibile godere appieno di questo spettacolo che non sazia mai (Or. 2, 40a-b). possibile che questo elogio piuttosto
maldestro (che aveva tutti i requisiti per suscitare lirritazione di Giuliano) sia tra gli
antefatti della Lettera a Temistio5. Vi si aggiungeva la lettera a cui risponde Giuliano,
nella quale Temistio lo aveva certamente invitato a seguire il suo ideale di filosofo pienamente impegnato nella vita pratica e nel governo e ne aveva paragonato la
2
3

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Si veda Elm 2012, pp. 96-106.


Delle Orazioni di Temistio, si cita in questo contributo la traduzione di Maisano 1995. Sulla
concezione politica di Temistio e la differenza dal neoplatonismo, cfr. OMeara 2003, pp. 206208, da integrare con Schramm 2013, pp. 182-299, che fornisce la pi approfondita discussione
disponibile sul pensiero politico di Temistio e le sue implicazioni teoriche.
Questa concezione si trova pienamente esplicitata nellOr. 5 Per il consolato dellimperatore Gioviano: Vuoi sapere qual il contributo che pu venire dalla filosofia? Essa pu dirti che il principe legge vivente, legge divina scesa dallalto nel nostro tempo, emanazione della natura divina che si appressata alla terra, che si rivolge costantemente al bene ed pronta a imitarlo [...]
(Or. 5, 64 b). I luoghi temistiani in cui viene formulata sono numerosi: cfr. Or. 1, 4b-6b, 8a-c;
Or. 10, 132b-c; Or. 11, 146c-147b. Cfr. Downey 1955.
Cos Swain 2013, p. 58.

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La Lettera a Temistio di Giuliano Imperatore e il dibattito filosofico nel IV secolo

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condizione a quella di Eracle e Dioniso, i quali furono allo stesso tempo filosofi e
re (Ad Them. 253c)6. Nella sua risposta, per, Giuliano appare ben poco lusingato
e respinge lesortazione di Temistio, distaccandosene in alcuni punti e prendendo
le distanze dalla figura del re filosofo. Egli, daltronde, distingue s stesso da quanti sono in possesso di una piena formazione filosofica (Ad Them. 254b). La critica dellunione tra monarchia e filosofia passa attraverso il confronto tra le figure di
Socrate e Alessandro, che Giuliano propone a tutto vantaggio del primo: anche se
Socrate non stato signore di nessuno, egli ha in realt compiuto imprese pi grandi di Alessandro salvando molti uomini con la filosofia (Ad Them. 264c-d). Inoltre,
Giuliano si richiama alle Leggi di Platone difendendo il primato delle leggi rispetto
al monarca, che ne guardiano restando sottoposto a esse (Ad Them. 257d-259b, cfr.
anche 261a-d). Quindi argomenta che Aristotele (il filosofo di cui Temistio interprete autorevole) non sostiene affatto lunit di filosofia e vita politica, ma rivendica
la priorit della prima sulla seconda (Ad Them. 263b-d).
Fatte salve tutte le convenzioni retoriche, il tono di Giuliano assai poco cordiale ed plausibile che la Lettera a Temistio abbia raffreddato i rapporti tra i due7.
Durante il regno di Giuliano, Temistio non fu oggetto di persecuzione, ma con buona probabilit mantenne una posizione di riserbo rimanendo sostanzialmente in
disparte8. La sua attivit pubblica riprese il I gennaio 364 con lOr. 5 Per il consolato
dellImperatore Gioviano, nella quale traspaiono allusioni critiche a Giuliano e al suo
governo9. Senza ripercorrere nel dettaglio le argomentazioni della Lettera, mi limito a
sottolinearne alcuni punti salienti. In primo luogo, notevole la professione di mode6
7

Su questo parallelo, cfr. Bouffartigue 2006, p. 121; Pagliara 2012, pp. 38-41. Si veda, inoltre, lo studio di Maria Carmen De Vita nel presente volume.
In Ad Them. 257d e 259c, Giuliano lascia intendere di essere stato allievo di Temistio. Sulla questione, cfr. Vanderspoel 1995, p. 118; Elm 2012, p. 83 nota 88. La data pi probabile sembra
il 348/349, durante il breve soggiorno di Giuliano a Costantinopoli dopo Macellum. Scetticismo in proposito comunque espresso da Bouffartigue 2006, pp. 119-120.
Cfr. Heather Moncur 2001, pp. 138-142. Vanderspoel 1995, p. 119 descrive efficacemente il tono della Lettera come caratterizzato da respectful animosity. Su tutto questo dossier si
veda adesso Swain 2013, pp. 83-91. forse poco prudente affermare, con Bouffartigue 2006,
p. 127, che Nous navons pas trace dune rponse de Thmistios la Lettre de Julien, et il est
comprhensible que le philosophe nait pas poursuivi le dialogue avec le jeune Csar. La Lettera a Giuliano di Temistio trasmessa in arabo potrebbe infatti essere proprio la risposta scritta
da Temistio allo scopo di raggiungere, nei limiti del possibile, una pacificazione dopo la Lettera
di Giuliano: cfr. Swain 2013, pp. 87-91.
Cfr. Swain 2013, pp. 63-68. Swain fornisce una persuasiva discussione delle allusioni polemiche
contro Giuliano in Or. 5, 63 c e Or. 7, 99 c-d (si veda anche Maisano 1995, p. 356 nota 83).
Lesordio dellOr. 5, nella quale Temistio esprime la sua gratitudine al nuovo imperatore per aver
ricondotto a corte la filosofia, efficacemente definito da Swain 2013, p. 66 a strategic attack on
Julian. importante notare che il quadro polemico verso Giuliano dellOr. 5 permane anche se
si rifiuta la tesi di Cracco Ruggini 1972, pp. 224-234, secondo cui dietro lallusione a Empedocle in Or. 5, 70b si celerebbe un polemico riferimento a Giuliano (si veda in proposito larticolo
di A. Guida in questo volume). Lo studio di Cracco Ruggini, per altro, offre unanalisi eccellente

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Riccardo Chiaradonna

stia che apre la Lettera. Giuliano distingue accuratamente la sua condizione rispetto
a quella del re-filosofo auspicato da Temistio. Egli, dunque si dichiara consapevole di
non possedere alcuna dote eccezionale per natura: rispetto alla filosofia nutre soltanto
un amore che le vicissitudini hanno conservato sterile (Ad Them. 254b). Il compito
che gli prospetta Temistio appare pertanto a Giuliano superiore alle proprie capacit.
Non un passo isolato, perch altre volte Giuliano dichiara di non essere un vero e
compiuto filosofo, ma solo di aspirare alla filosofia senza averla raggiunta pienamente10. Filosofo a pieno titolo per lui il maestro Massimo di Efeso allievo di Edesio,
a sua volta allievo di Giamblico, ed esponente di spicco del neoplatonismo teurgico
proprio della cosiddetta scuola di Pergamo, che Giuliano venera tanto da suscitare
la disapprovazione dei contemporanei (cfr. Amm.XXII, 7, 3-4)11.
Talvolta si prende la professione di modestia di Giuliano alla lettera e la si adduce come prova della sua mediocre statura filosofica. In realt, come vedremo meglio
in seguito, la situazione molto pi complessa. Per adesso, baster notare che nella Lettera liniziale professione di modestia si associa allo sforzo profuso da Giuliano
per dimostrare la sua padronanza delle questioni filosofiche evocate da Temistio.
Per questo motivo, importante soffermarsi sul modo in cui Giuliano richiama le
autorit filosofiche12. In primo luogo, egli si confronta con Epicuro. Nelle Orazioni
Temistio condanna il Vivi nascosto di Epicuro considerandolo un precetto assolutamente negativo per il quale non naturale che luomo sia sociale e civile (Or. 26,
324a; cfr. Or. 20, 236a) e rispetto a cui il filosofo autentico deve contrapporsi attraverso limpegno pubblico. Giuliano ne consapevole e accuratamente differenzia la
sua posizione da quella epicurea: egli non ritiene affatto che vada perseguita una vita
contemplativa al completo riparo dalla politica (Ad Them. 255b; 259b)13. Daltra
parte, Giuliano precisa che non bisogna spingere alla vita politica qualsiasi uomo e
anzi si deve tenerne lontani quelli meno dotati di qualit intrinseche e non ancora
completamente formati: a conferma di questo, fa menzione dellesempio di Socrate,

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del clima intellettuale e filosofico intorno a Giuliano e Temistio, analisi che rimane del tutto
convincente, indipendentemente dalle conclusioni raggiunte sul controverso passo empedocleo.
Cfr. Ad Them. 266d, Ad Heraclium cynicum 235a-b; Misopogon 359a. Si veda la discussione in
Pagliara 2012, pp. 28-33.
Si veda, su tutto questo, Elm 2012, pp. 90-96. La cosiddetta scuola di Pergamo, composta da
Edesio e dai suoi allievi, tra cui Massimo di Efeso e Prisco, svolse un ruolo cruciale nella formazione di Giuliano. Per una discussione recente, cfr. Goulet 2012a.
In realt, i richiami ai filosofi nella Lettera sono pi numerosi di quelli discussi qui. Come osserva Bouffartigue 2006, p. 133 La Lettre est une sorte de lieu de rendez-vous pour tout ce qui
compte en philosophie dans la Grce du VIe au IIIe sicles de notre re. Y sont convoqus [...]
Platon, Aristote, Chrysippe et le stocisme, mais aussi picure, ainsi que des prsocratiques comme Pythagore, Anaxagore et Dmocrite, et encore Socrate et un certain nombre de Socratiques,
dont Antisthne, et enfin Diogne. La presente discussione limitata ai luoghi pi rilevanti per
ricostruire la posizione filosofica di Giuliano.
Si veda anche, a questo proposito, la condanna dei monaci rinunciatari in Ad Heraclium cynicum
224b-c. Sulla ricezione del Vivi nascosto epicureo nel neoplatonismo, cfr. van den Berg 2005.

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La Lettera a Temistio di Giuliano Imperatore e il dibattito filosofico nel IV secolo

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che cerc di trattenere dalla politica il giovane Glaucone e Alcibiade senza per altro
riuscirvi con questultimo (Ad Them. 255c). Questa visione dellinsegnamento socratico, nettamente contrapposto allimpegno politico, torner pi oltre nella Lettera,
nel parallelo gi richiamato tra Socrate e Alessandro Magno.
Segue una sezione critica rispetto agli Stoici: nella politica non dominano solo
la virt e la retta intenzione, ma hanno un ruolo cruciale la fortuna, il caso e le altre
cause esterne di questo tipo che interferiscono nella vita pratica (Ad Them. 255d).
A torto Crisippo non ha riconosciuto limportanza di simili fattori, che sfuggono al
nostro controllo e rendono lazione politica incerta. Lo dimostrano Catone e Dione
di Sicilia, ai quali virt e impegno politico non offrirono garanzia alcuna di successo e felicit. Inoltre, anche quando la fortuna arrechi i suoi benefici, non sempre le
conseguenze sono positive: lo dimostra Alessandro il quale si lasci sedurre e rovinare dalla buona fortuna mostrandosi pi crudele e orgoglioso di Dario e Serse, dopo
che divenne padrone del loro impero (Ad Them. 257a).
Il confronto con Temistio diviene serrato quando Giuliano oppone al suo
interlocutore proprio i modelli filosofici a cui questultimo si richiamava: gli scritti
di Platone e Aristotele, lesempio di Socrate. Due citazioni dalle Leggi (IV, 709b e IV,
713c-714a) sono usate da Giuliano a conferma sia dellimportanza di caso e fortuna
nelle vicende umane, sia dei limiti intrinseci al governo in questo mondo. Solo un
re divino come Crono potrebbe arrestare questa situazione: egli infatti, conoscendo
la debolezza degli uomini, mise a capo delle citt non uomini, ma esseri di stirpe
superiore, ossia dei demoni. Nel commentare la citazione platonica, Giuliano osserva che nelle citt dove non governa un dio, ma qualche mortale, non c tregua per
i mali. Tuttavia, bisogna imitare con tutte le forze la vita dei tempi di Crono e affidare a quanto c di immortale in noi lamministrazione delle cose pubbliche e private, delle nostre case e citt, chiamando legge il principio regolatore dellintelletto
(Ad Them. 258c-d). In breve: lunico rimedio per colmare linsufficienza della nostra
condizione affidarsi alla legge come principio regolatore14. Giuliano, dunque, non
fa suo tanto il modello politico della Repubblica di Platone e non esalta la figura del
re filosofo nella citt ideale. Piuttosto, egli si fonda sulle Leggi per cercare una sorta di second best, ossia la migliore approssimazione possibile del governo ideale in
un mondo imperfetto, dove il caso e la fortuna pongono limiti invalicabili allazione
umana15. Il fondamento di questa buona approssimazione dato dalle leggi, delle
quali chi governa deve essere guardiano. Per Giuliano lideale del filosofo re talmente alto da essere irrealizzabile per un uomo: solo un essere divino o un demone
potrebbero conformarsi a questo compito. Ma questo, tiene a ribadire, non significa certo che egli cerchi rifugio in una vita contemplativa estranea al mondo: non
mai avvenuto [...] che io sia stato visto preferire questo alle fatiche (Ad Them. 259b).
per soprattutto nella cruciale sezione dedicata ad Aristotele che emerge la
rispettosa animosit (Vanderspoel) tipica della Lettera. Traspare qui la competizio14 Sul questo passo della Lettera si veda lanalisi in Bouffartigue 2006, pp. 128-129.
15 Si veda OMeara 2003, pp. 93-94.

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ne rispetto a Temistio. Giuliano sembra far uso dellarma della dissimulazione. Se


egli trascriver dei passi di Aristotele a suo sostegno, non lo far per portare nottole
agli Ateniesi, ma per dimostrare a Temistio che non trascura assolutamente gli scritti di quel filosofo (Ad Them. 260c-d). In realt, proprio richiamandosi ad Aristotele
Giuliano contesta due tesi centrali di Temistio: la concezione della regalit e lunione
tra filosofia e attivit politica. Fondandosi su Pol. III, 16, 1286b 22-1287a 29 Giuliano
si oppone allidea che la monarchia dinastica sia la forma migliore di governo, sostenendo, ancora una volta, che il monarca sia servo e custode delle leggi. Inoltre,
Giuliano contesta la lettura di Pol. VII, 3, 1325b 21-22 offerta da Temistio nella sua
precedente missiva, rivendicando anche nellinterpretazione di quel passo il primato
della vita contemplativa sulla vita attiva. Gli architetti delle nobili azioni menzionati
da Aristotele non sono infatti i re, come proposto da Temistio, ma i legislatori e i filosofi politici, ossia coloro che agiscono con lintelletto e con la parola, non quanti
operano autonomamente e compiono azioni politiche (Ad Them. 263d).
Infine, lesempio di Socrate a essere ricordato in un senso diametralmente opposto rispetto a Temistio. Se per loratore Socrate incarna lunione di filosofia
e impegno politico, per Giuliano la grandezza di Socrate risiede tutta nella filosofia
contemplativa16. questo che ha permesso a Socrate di sopravanzare Alessandro, le
cui imprese, secondo Giuliano, non hanno condotto nessuno a diventare pi saggio:
Al contrario, quanti oggi si salvano grazie alla filosofia, si salvano attraverso
Socrate. E non sono il solo a pensar questo: anche Aristotele, prima di me, sembra averlo pensato, quando dice che del suo trattato teologico [
]17 gli conveniva esser fiero non meno di chi distrusse la potenza persiana (Ad Them. 264d-265a).

Con questo nuovo richiamo ad Aristotele, si chiude la discussione vera e propria delle autorit filosofiche nella Lettera18. Il bilancio pu essere riassunto come
segue. Come Temistio, Giuliano respinge il Vivi nascosto di Epicuro e rivendica
il proprio impegno pratico. Il suo non affatto un elogio della vita contemplativa al riparo dallazione. N Temistio n Giuliano ritengono che filosofia e impegno politico vadano separati: per tutti e due, la filosofia deve incarnarsi in una vita
filosofica attiva nel mondo19. Mentre, per, Temistio proclama lunione di filosofia
e impegno pratico, Giuliano difende la priorit della prima a scapito del secondo.
Mentre Temistio concepisce la regalit come unimmagine del governo divino del
16 Su Socrate in Temistio, cfr. De Vita 2006.
17 Lidentificazione di questo scritto problematica. Forse si trattava di una raccolta di sezioni di
argomento teologico tratte da opere aristoteliche: cfr. Micalella 1987.

18 I richiami, per, continuano fino quasi alla conclusione dello scritto: nel cap. 11 (265c-266c)

19

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Giuliamo richiama gli esempi gi ricordati da Temistio di Ario Didimo, Nicolao di Damasco, Trasillo e Musonio Rufo, per contestare che essi abbiano praticato con successo la vita politica anteponendola alla vita contemplativa.
A questo proposito, sono fondamentali le precisazioni di Elm 2012, p. 105.

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La Lettera a Temistio di Giuliano Imperatore e il dibattito filosofico nel IV secolo

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mondo, ritenendo il monarca superiore al vincolo delle leggi, Giuliano differenzia


nettamente la condizione umana rispetto a quella divina, facendo propria la tesi che
il monarca sia guardiano delle leggi. Certamente la Lettera a Temistio appare, a una
prima lettura, come un elogio della speculazione filosofica al riparo dallazione pratica. Tuttavia, a ben guardare, la situazione pi articolata. Per Giuliano la concezione della filosofia difesa da Temistio troppo mondana e, di conseguenza, di rango
inferiore rispetto allautentica speculazione filosofica. Da qui lenfatico richiamo ad
Aristotele, che avrebbe giudicato il valore del suo trattato di teologia non inferiore
alle vittorie di Alessandro. Scopo di Giuliano, per, non rimuovere lazione pratica
dalla filosofia, ma, se mai, regolare lazione a partire da una corretta visione della filosofia, che non labbassi alla posizione di unattivit umana soggetta ai limiti del mondo sensibile e governata dalla fortuna (cfr. infra). Vi certamente una differenza di
tono tra la Lettera e gli scritti successivi in cui Giuliano appare sempre pi cosciente
di essere un filosofo e monarca scelto dagli di (si veda, in particolare il celebre mito
autobiografico in Ad Heraclium cynicum 227c-234c)20. Il suo scarto rispetto a Eracle
e Dioniso, chiaramente enunciato in apertura della Lettera, tende ad attenuarsi. Egli
continua a distinguere la sua condizione da quella del vero filosofo, ma la separazione meno marcata che nella Lettera a Temistio. Tuttavia, questa innegabile differenza
di tono non deve indurre a porre uninconciliabile contraddizione tra queste opere21.
Si pu affermare che la Lettera a Temistio la pars destruens di un discorso positivamente elaborato nelle orazioni successive. Nella Lettera, Giuliano si preoccupa di criticare una concezione falsa della filosofia (o per meglio dire della vita filosofica), che
ne misconosce lautentico rango e finisce per abbassare la filosofia al governo delle
contingenze umane, senza riguardo per la sua vera natura divina. Nelle orazioni successive (in particolare i discorsi teologici Alla Madre degli di e A Helios re), Giuliano
presenta lautentica concezione della filosofia ed elabora, a partire da essa, la propria
visione teologica e politica, secondo la quale loikoumen romana stata creata nella
sua universalit dalla provvidenza divina22.

Il carattere della filosofia

NellOrazione funebre per il padre (Eugenio, anchegli un filosofo, nel descrivere


il quale Temistio illustra in realt la propria posizione intellettuale)23, Temistio descrive cos il suo atteggiamento verso la filosofia:
20 Per lanalisi del quale rinvio senzaltro allo studio di Maria Carmen De Vita in questo volume.
21 Schramm 2013, pp. 325-345, il quale opportunamente richiama il giudizio di Asmus secondo
22
23

cui il mito autobiografico nellorazione Contro il cinico Eraclio andrebbe inteso come positives
Gegenstck zum Brief an Themistios (cfr. Asmus 1908, p. 84).
Cfr., ancora, Elm 2012, pp. 286-321. Per maggiori dettagli, cfr. infra.
Lelogio del padre dunque concepito da Temistio come un vero e proprio self-advertisement,
come acutamente osservato da Penella 2000, pp. 194-208. SullOrazione funebre per il padre e

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Il volto dunque e laspetto intero di Aristotele erano presenti ai misteri, ma tutti insieme si aprivano i santuari dei sapienti ed egli ne contemplava le dottrine,
quelle che Pitagora di Samo port nellEllade dallEgitto e poi quelle di Zenone
di Cizio nel Portico. Egli infatti era sempre pronto a dimostrare che i riti del
grande Platone si celebrano poco lontano, anzi nel recinto del medesimo tempio, e non cambiava i paramenti sacerdotali passando dal Liceo allAccademia,
anzi pi volte, dopo aver cominciato la celebrazione sacrificando ad Aristotele,
la completava sacrificando a Platone (Or. 20, 235c)24.

Da queste linee traspare una visione armonica della tradizione filosofica ellenica (fatte salve le debite eccezioni, in particolare Epicuro che tuttavia non condannato completamente), nella quale hanno una posizione eminente Platone e Aristotele.
Temistio sottolinea il reciproco accordo delle loro dottrine. Il linguaggio dei misteri
usato, ma in un contesto esclusivamente filosofico (niente affatto inusuale e risalente,
in ultima analisi, a Platone: cfr. Symp. 210a-211b). Pitagora nominato, ma non ha
una posizione privilegiata e non si ha certamente una lettura in senso pitagorico della tradizione filosofica. Nessun cenno fatto alla teurgia e agli Oracoli caldaici25. Pu
essere interessante mettere in parallelo questi aspetti della posizione di Temistio con
la concezione concordistica della filosofia greca difesa da Porfirio e fondata sullidea
che vi sia unarmonia tra le filosofie di Platone e di Aristotele26. Anche lenfasi moderata posta su Pitagora simile alla posizione porfiriana (in Porfirio non si ha una lettura in senso pitagorizzante dellintera filosofia greca simile a quella poi sviluppata da
Giamblico)27. Infine, pu essere paragonata con il platonismo di Plotino e Porfirio

24

il suo significato per ricostruire la posizione filosofica di Temistio, cfr. Schramm 2013, pp. 194-197
e Coda 2010.
Per la sua importanza, opportuno riportare il testo greco di questo passo: -

.
,
.
,
, .

25 Pu essere utile ricordare che gli Oracoli caldaici consistevano probabilmente in una silloge di

26
27

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responsi oracolari in esametri (ora perduti e trasmessi parzialmente solo attraverso fonti posteriori).
La loro composizione usualmente fatta risalire al II secolo d.C. ed associata alle due enigmatiche
figure di Giuliano il Caldeo e Giuliano il Teurgo. Gli Oracoli, ispirati al Timeo di Platone e influenzati dalla teologia medioplatonica, assunsero una posizione assolutamente centrale nel neoplatonismo a partire da Giamblico, diventando il fondamento della rivelazione religiosa neoplatonica in
accordo alla quale lascesa delluomo al divino non pu essere conseguita mediante il solo intelletto,
ma richiede ladozione di precise pratiche rituali (Franz Cumont arriv a definirli come la Bibbia
dei Neoplatonici). La letteratura sullargomento molto vasta e non questa la sede per fornirne
un resoconto. Unaggiornata ed equilibrata discussione pu trovarsi in Tanaseanu Dbler 2013.
Tra i molti contributi su questo tema, mi limito a richiamare Karamanolis 2006, pp. 243-330.
Si veda in proposito la discussione sintetica di Taormina 2012. Lo studio di riferimento
OMeara 1989.

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lassenza di riferimenti, sopra richiamata, agli Oracoli caldaici e alla teurgia. Sebbene
la questione sia controversa e le valutazioni degli specialisti non siano unanimi,
Porfirio accordava un ruolo tutto sommato marginale agli Oracoli, non li metteva al
centro del proprio progetto filosofico e teologico, e manteneva rispetto alle pratiche
teurgiche un atteggiamento di relativo distacco, accordando invece un chiaro privilegio a un tipo di purificazione intellettuale.
Il parallelo tra Temistio e Porfirio va considerato con molta prudenza, poich
manca uno studio approfondito delle Parafrasi temistiane in rapporto a ci che possiamo ricostruire dellesegesi aristotelica di Porfirio28. dunque opportuno sospendere il giudizio, anche se gli elementi prima richiamati rimangono interessanti.
Maggiore sicurezza, invece, si pu avere sullatteggiamento ostile di Temistio verso
Giamblico e i suoi seguaci. In effetti, nelle sue parafrasi di Aristotele, Temistio si attiene a un metodo esegetico sobrio, attento allesegesi del testo aristotelico e fondato
principalmente sui commenti peripatetici (in particolare Alessandro di Afrodisia)29.
Ci ha portato alcuni interpreti a supporre che Temistio sia lultimo filosofo peripatetico antico e che le sue tesi siano inassimilabili al platonismo30. uninterpretazione poco persuasiva: come si appena osservato, lideale difeso da Temistio si fonda, se mai, sullarmonia tra le dottrine di Aristotele e di Platone. Certamente, per,
Temistio ben lontano dal platonismo di Giamblico e dal suo metodo esegetico31. In
questa prospettiva, acquista notevole importanza la testimonianza di Boezio, secondo cui Temistio riteneva inautentico il trattato di Archita sulle categorie (cfr. Boeth.
In Cat. PL 64, 162a), a cui Giamblico aveva invece accordato una posizione centrale
nellinterpretazione di Aristotele rivendicando lorigine pitagorica della dottrina (cfr.
Simpl. In Cat. 2, 15-25 Kalbfleisch). Pi che un improbabile scrupolo filologico32,
la tesi di Temistio appare come una vera e propria critica dellesegesi pitagorizzante di Giamblico, che era probabilmente sviluppata dai filosofi vicini a Giuliano (in
28 Mette in parallelo Temistio e Porfirio anche Schramm 2013, pp. 194-196 e 225 nota 136.

29
30
31

32

Molto opportunamente Schramm sottolinea anche la distanza da Giamblico. Unanalisi supplementare comunque indispensabile. Va notato che Temistio critica Porfirio in Dean. 16, 19-31
Heinze = Porph 439 F. Smith.
Un esame completo della presenza di Alessandro di Afrodisia nelle Parafrasi di Temistio deve
ancora essere condotto. Per quanto riguarda la parafrasi del De caelo, si veda lapprofondita
discussione in Coda 2012.
Cfr. Blumenthal 1979. Una sintetica trattazione recente offerta da Kupreeva 2010. A mia
conoscenza, la discussione pi approfondita si trova in Schramm 2008.
Lostilit verso Giamblico ben attestata dallaneddoto presente in Or. 23, 295a-b sul filosofo
di Sicione che aveva seguito le lezioni del vecchio di Calcide (ossia di Giamblico) ma, seguace
comera non del nuovo canto, ma di quello antico dei nostri avi, dellAccademia e del Liceo,
si era recato a Costantinopoli presso Temistio, attratto dalle sue parafrasi aristoteliche. Si veda,
ancora una volta, Schramm 2013, p. 196.
Simile a quello che, ad esempio, conduce un philologos (ossia un letterato) a giudicare come inautentica unopera falsamente attribuita a Galeno e messa in vendita in una libreria nel Sandalario,
in base allo stile e allintestazione: laneddoto riportato in Gal. De libris suis XIX, 8-9 Khn.

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particolare Prisco, come si vedr tra poco). Ancora una volta, interessante osservare
che lesegesi aristotelica di Temistio invece pi simile a quella di Porfirio, il quale
(per quanto possiamo ricostruire) si attenne sostanzialmente al metodo dei commentatori peripatetici introducendo solo dei riferimenti molto discreti al platonismo33.
Ben diversa la posizione di Giuliano rispetto alla filosofia del suo tempo. In un
passo del discorso Alla Madre degli di, egli prendendo le distanze dal peripatetico
Senarco descrive precisamente il suo atteggiamento rispetto alle autorit filosofiche:
Lasciamo pure ai Peripatetici pi consumati di stabilire con sottigliezza se quanto
dice [Senarco] sia giusto o no; tuttavia chiaro a chiunque che le sue idee non mi
stanno bene, poich io ritengo che le teorie dello stesso Aristotele siano incomplete, se non si integrano con quelle di Platone e, ancora di pi, con gli oracoli
resi dagli di (Ad Matrem deorum 162c-d)34.

, riassunto in poche parole, il programma filosofico e religioso di Giamblico35.


Lo studio di Aristotele non affatto escluso, ma subordinato a quello di Platone ed
entrambi devono essere integrati da una rivelazione di tipo sopra-razionale, ossia gli
oracoli resi dagli di36. La differenza rispetto a Temistio evidente ed confermata dalla
loro diversa concezione dei destinatari dellinsegnamento filosofico. Per Temistio, tutti possono godere dei benefici della filosofia a prescindere dalla rispettiva formazione e
dalla provenienza sociale (cfr. Or. 20, 240b; Or. 22, 265a-d; Or. 26, 313d, 324b-325a;
Or. 28, 341d); viceversa Giuliano, seguendo la linea pitagorico-giamblichea, insiste sul
carattere rigidamente esoterico delle dottrine filosofiche pi elevate, che non sono accessibili al volgo (cfr. Ad Heraclium cynicum 221c-d; Ad Matrem deorum 172d). Sarebbe
per affrettato opporre in modo rigido Giuliano e Temistio. In realt, gran parte del loro
programma filosofico identico ed fondato sulla lettura e il commento dei testi normativi della paideia ellenica, in particolare, Platone e Aristotele, nella convinzione che le
loro tesi principali siano in reciproco accordo. La differenza sta nel modo in cui questa
lettura condotta. Mentre in Temistio lesegesi filosofica il vertice della paideia e non
rinvia a una rivelazione superiore, in Giuliano netta la subordinazione alla rivelazione
ricevuta attraverso gli oracoli. Solo la teurgia permette allanima di purificarsi e rendersi
simile a dio: i misteri della filosofia celebrati dal padre di Temistio, se non sono completati da una rivelazione superiore, rimangono insufficienti37.
33 Cfr. Chiaradonna 2007; Chiaradonna Rashed Sedley 2013.
34 , ,

, , , . Si cita la traduzione di A. Marcone in Fontaine Prato Marcone 1987.

35 Cos anche Schramm 2013, p. 305.


36 Gli Oracoli caldaici sono citati pi volte nel discorso Alla Madre degli di: cfr. Ad Matrem deorum

172d, 175b e 178c-d. Sul retroterra neoplatonico di Giuliano rinvio senzaltro a De Vita 2011.

37 Latteggiamento di Giuliano rispetto alla teurgia comunque complesso e non pu senzaltro


essere assimilato a quello di Giamblico: cfr. Tanaseanu Dbler 2013, pp. 144-148.

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Un passo particolarmente oscuro della Lettera a Temistio acquista nuova luce


se letto sullo sfondo di queste considerazioni. Giuliano, come si detto, obietta alla
concezione stoica di aver trascurato limpatto della tych sulle vicende umane. La felicit che dipende dalla fortuna pu difficilmente essere sicura. In questo contesto, si
trovano alcune linee di difficile interpretazione (Ad Them. 256c):
,
,
38, ,
.

La traduzione pi recente della Lettera, apprestata da Simon Swain, recita:


The assurance of happiness is very unlikely to depend on fortune. Yet men who
live a public life cannot breathe without her, as the saying goes, unless one is
going to assert, like people who study the Forms truthfully or who place them
falsely among things incorporeal and intelligible, that the king and commander
is located far above all matters of chance39.

Largomento , a prima vista, piuttosto singolare. Giuliano, infatti, allude alla


concezione che pone le Idee come realt incorporee e intelligibili designandola come
falsa. O, per meglio dire, Giuliano sembra opporre coloro che contemplano le forme
in modo corretto a coloro che falsamente le collocano tra le realt incorporee e intelligibili. Una simile traduzione pi volte proposta dagli interpreti causa evidenti
interrogativi40. Per lo pi gli interpreti non commentano il passo e, a mia conoscenza, lunico tentativo di soluzione quello di Rostagni, il quale riscontra in queste
linee una concessione di Giuliano a Temistio:
Pare che questo inciso non sia stato fin qui compreso dai traduttori. evidente
che lA., nello scrivere a Temistio, seguace di Aristotele, non vuole dare senzaltro come vera la dottrina platonica secondo cui le idee appartengono al mondo
incorporeo ed intelligibile, ma ammette anche la possibilit della critica aristotelica, secondo la quale lidea non esiste che nella cosa41.

38 Sul testo di queste linee, si veda Bidez 1901. Dopo si trova inserito nel Ms. V un pas39
40
41

so della Lettera a Teodoro (Ep. 89b, pp. 155-174 Bidez = 288a-305d), che termina prima delle
parole .
Swain 2013, p. 165.
Cfr. Rochefort 1963, p. 16: comme font ceux qui contemplent vraiment les ides, ou aussi
ceux qui les placent mensongrement au sein du monde incorporel et intelligible.
Rostagni 1920, p. 124 nota 1.

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per impensabile che Giuliano possa aver concesso a Temistio che sia falso considerare le Idee come sostanze incorporee e intelligibili, e questo anche prescindendo dal fatto che Temistio, in realt, non fu un aristotelico ostile a Platone42.
Daltronde, un dettaglio terminologico dovrebbe rendere consapevoli della possibilit di una traduzione alternativa: non pu essere reso con pongono / place. Il verbo indica, infatti, la composizione / sintesi e non la collocazione / posizione
di qualcosa. un termine comune nel vocabolario filosofico in riferimento ai procedimenti dialettici del pensiero che compone e divide contenuti traendo inferenze43.
Se le cose stanno cos, si pu ipotizzare che lopposizione tracciata da Giuliano
divida coloro che correttamente contemplano le Idee da coloro che falsamente le
compongono in giudizi, compromettendo cos la loro semplicit. In breve: lopposizione tra due modi di cogliere le Idee. Uno quello corretto e pi alto, e ha luogo mediante la contemplazione teoretica; laltro inferiore e falso, poich ha luogo
mediante la composizione e il giudizio. In ogni caso, anche (!) colui che attingesse questo modo di comprensione inferiore sarebbe pur sempre al di sopra della
tych, come invece non colui che non coglie gli intelligibili e regola la sua condotta
rivolgendosi al mondo della prassi. La frase, in effetti, va costruita diversamente da
come si fa di solito. Le parole devono essere collegate a
entrambi i participi, sia a sia a , oggetto dei quali laccusativo . La costruzione corretta : come fanno coloro che le idee negli incorporei e negli intelligibili o veramente contemplano o anche [, la cui presenza rimane
non spiegata dallinterpretazione tradizionale del passo] falsamente compongono44.
Spetta a M. Schramm aver chiarito in modo brillante questo punto e aver messo in
rapporto laffermazione di Giuliano con la dottrina neoplatonica dei gradi di virt
(virt catartiche vs virt teoretiche) e dei gradi di conoscenza (ragione discorsiva vs
contemplazione intellettuale)45. Il re platonico a cui si allude in queste linee conduce
la vita puramente contemplativa dellIntelletto o, almeno, si trova sulla via che porta
a essa, nella misura in cui compone le Idee in giudizi mediante la ragione discorsi42 Latteggiamento di Temistio riguardo alla dottrina delle Idee per altro controverso: le Idee non

43
44

45

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compaiono nel suo resoconto astrazionistico della conoscenza (In An. Post. 4, 27-33 Wallies cfr.
Schramm 2008, pp. 188-189), ma sembrerebbero comunque ammesse per spiegare la riproduzione biologica (si veda Sorabji 2005, pp. 8 e 42-43 [ 1(b) 16]).
Cfr. ad esempio Plot. I, 3 [20] 5, 1-4: ,
, .
La costruzione era stata giustamente interpretata da Asmus 1908, p. 29 welche die Ideen im
Reiche des Unkrperlichen und Intelligibeln entweder wahrhaft schauen oder auch nur flschlich erdichten (si noti, comunque, la traduzione, certamente scorretta, di con
welche [...] erdichten). Tra le altre traduzioni consultate, quella di Prato Fornaro 1984, p.
8 si avvicina di pi alla costruzione corretta: a meno che qualcuno non sostenga (come coloro
che collocano le idee sia speculando secondo verit sia secondo fallaci deduzioni nel mondo
degli essere incorporei e intelligibili. In ogni caso, anche i due interpreti accolgono linterpretazione di Rostagni (cfr. Prato Fornaro 1984, p. 43 ad loc.).
Cfr. Schramm 2013, p. 313.

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va, trattandole come concetti. La sua condizione di possedere le virt catartiche o


teoretiche. Per questo, egli libero dalla fortuna e dalle avversit esterne. In questo
senso, osserva acutamente Schramm, Giuliano accoglie la dottrina stoica per cui il
saggio , in quanto virtuoso, anche felice: tuttavia, egli trasferisce questo ideale alla
vita contemplativa che culmina nella contemplazione delle Idee, mentre non lo ritiene raggiungibile nella vita pratica.
Per Giuliano, in sintesi, potrebbero sfuggire alla fortuna solo un re o un generale
che raggiungessero la condizione di coloro i quali colgono le Idee incorporee e intelligibili: o in modo autentico, attraverso la contemplazione, oppure anche in modo
inadeguato, mediante il giudizio. A integrazione dellanalisi di Schramm, si deve
per notare che nella Lettera a Temistio, una simile situazione non considerata come
attingibile per il governante: Giuliano osserva infatti che un simile re o generale capace di conseguire la conoscenza delle Idee e superiore alla tych sarebbe come luomo
di Diogene cinico senza citt, senza casa, privo di patria [, ,
] (Ad Them. 256c-d)46. Lalternativa formulata da Giuliano divide colui
che capace di cogliere le Idee, superiore alla fortuna ma perci stesso estraneo
alla polis, dal governante impegnato nella vita pratica, che inevitabilmente soggetto alla tych. la tesi generale propria della Lettera a Temistio, nella quale vita attiva e
vita contemplativa sono ripetutamente contrapposte a tutto vantaggio della seconda.
Certamente, le circostanze in cui Giuliano compose lo scritto (con ogni probabilit, intorno alla sua elevazione al cesarato) e il suo atteggiamento personale influirono sul tono della Lettera. Non un caso che vi abbondino le espressioni che indicano angoscia e timore associati allassunzione della regalit nel modo prospettato da
Temistio: (brivido), (timore) (Ad Them. 253b), (trasecolai) (Ad Them. 254b), (tremare) (Ad Them. 263b)47. Tuttavia, alcune precisazioni supplementari sono necessarie e non ha molto senso liquidare il complesso
e raffinato argomento della Lettera come una semplice momentary aberration48. A
ben guardare, largomentazione della Lettera non rivela tanto le paure di un animo
angosciato dallassunzione del potere, ma unargomentazione sottile e solidamente
costruita che mira a scardinare una ben definita concezione del potere politico: quella, per lappunto, difesa e promossa da Temistio. , in effetti, di cruciale importanza osservare che, tanto nel passo citato sopra quanto negli altri luoghi centrali della
Lettera (si veda in particolare il parallelo tra Socrate e Alessandro Magno in Ad Them.
264c-265a) lopposizione tra contemplazione e azione sviluppata da Giuliano assumendo come punto di partenza la tesi di Temistio sul carattere della filosofia e la
superiorit della vita pratica associata allimpegno politico. Agli occhi di Giuliano,
il re-filosofo teorizzato da Temistio incapace di raggiungere la vera filosofia fondata sulla contemplazione teoretica. Temistio ha abbassato la filosofia al rango delle
vicende umane. Per questo, se valutato a partire dalla sua posizione, il governante non
46 Diog. Laert. VI, 38; cfr. lian. Hist. Div. III, 29.
47 Cfr. Bouffartigue 2006, p. 113 nota 1.
48 il celebre giudizio di Athanassiadi 1992, p. 94.

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pu che rimanere vittima della fortuna e votato allinsuccesso (o, come Alessandro
Magno, essere incapace di trarre profitto dal successo conseguito)49. Rispetto a una
visione siffatta del rapporto tra filosofia e prassi, il giudizio di Giuliano netto: alla
vita politica va anteposta la teoresi e, daltra parte, la teoresi tale da rendere luomo
fondamentalmente estraneo alla politica (potremmo chiosare: alla politica cos come
concepita da Temistio). Tuttavia, questa solo una parte della posizione di Giuliano, il
cui fine in realt unire teoresi e prassi, vita attiva e vita contemplativa, ma in modo
inverso a Temistio. Per Giuliano si tratta di elevare lazione umana individuando come
criterio dazione del governante la contemplazione autentica della realt non di
abbassare la vera filosofia al livello delle contingenze umane.
In questo senso, la Lettera pu essere considerata come la pars destruens di
un discorso che Giuliano svilupper altrove, particolarmente nelle Orazioni scritte in qualit di Augusto50. Qui il suo retroterra neoplatonico viene pi esplicitamente in luce e lo conduce a una diversa valutazione dellazione politica, fondata
su altri presupposti rispetto a quelli esplicitati nella Lettera a Temistio. interessante
che la Lettera non contenga nessuna allusione ai maestri neoplatonici prediletti da
Giuliano. Il neoplatonismo in realt ben presente nellargomentazione, ma rimane, per cos dire, in trasparenza: se ne riconoscono i contorni soprattutto attraverso
le critiche che Giuliano indirizza al suo avversario. Le opere successive, in particolare
lorazione Contro il Cinico Eraclio e gli Inni teologici, offrono invece la controparte
positiva dellargomentazione svolta nella Lettera, per riprendere lefficace formula di
Asmus51. Nellesporre la sua teologia politica, Giuliano completa, infatti, il progetto abbozzato nella Lettera: egli mantiene ferma la superiorit della vita teoretica, ma
perviene a una valutazione pi positiva dellazione politica, una volta che ne siano
stati garantiti gli autentici presupposti sul piano teologico. Soprattutto, Giuliano si
sente pienamente investito del ruolo di monarca scelto dal dio Helios:
Io invidio la fortuna delluomo al quale il dio ha concesso un corpo generato
da un seme santo e profetico e che pu scoprire cos i tesori della sapienza; non
disconosco tuttavia la sorte di cui mi ha ritenuto degno il dio Helios, facendomi
nascere nella famiglia che ai miei tempi domina e regna sulla terra (Ad Helium
regem, 131b; cfr. anche 157c-d)52.

49 Latteggiamento di Giuliano verso Alessandro stato fatto oggetto di numerose discussioni. Per
uno status quaestionis, cfr. Pagliara 2012, p. 70 nota 4.

50 Ma anche, anche esempio, nel secondo Panegirico a Costanzo, sulla cui teologia politica si veda

51
52

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Schramm 2013, pp. 375-383. Schramm parla di una neuplatonische Weiterentwicklung der
politischen Philosophie Dions. Sul secondo Panegirico a Costanzo, si veda lo studio di A. Pagliara in questo volume.
Cfr. supra, n. 21.


, ,
. Si cita la traduzione di A. Marcone in Fontaine Prato Mar-

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Certamente, tutta questa discussione conduce molto lontano dallimmagine,


ancora piuttosto diffusa, di Giuliano come dilettante della filosofia e imbevuto di
un confuso neoplatonismo religioso. Senza dubbio, Giuliano non fu un filosofo creativo e professionale, ma aveva ci nonostante unottima cultura filosofica (decisamente superiore a quella di alcuni suoi interpreti moderni) garantita dalla sua formazione scolastica. Un documento interessante , a questo proposito, la Lettera 12
Bidez indirizzata da Giuliano a Prisco (discepolo di Edesio a sua volta discepolo di
Giamblico maestro di Giuliano ad Atene e influente membro della sua cerchia). La
datazione dibattuta, ma R. Goulet ha proposto con buoni argomenti che vada collocata dopo il pronunciamiento di Lutezia nel 36053. Giuliano invita Prisco a raggiungerlo e, nel farlo, lo prega di cercargli una copia di tutte le opere di Giamblico sul
mio omonimo (Ep. 12, p. 19, 2-3Bidez), ossia, con ogni probabilit, il commento
di Giamblico agli Oracoli caldaici, del quale il genero della sorella di Prisco possiede una copia corretta54. Gli specialisti si sono soffermati su queste linee, ponendo in
luce il legame di Giuliano rispetto a Giamblico e la sua dipendenza dal platonismo
teurgico. Latteggiamento di Giuliano confermato dalla sua affermazione per cui
proprio mentre sta scrivendo gli si manifestato un segno meraviglioso (Ep. 12, p.
19, 5-6 Bidez). Poco dopo, infine, Giuliano afferma di essere un ammiratore fanatico
di Giamblico in filosofia e del mio omonimo [ossia Giuliano il teurgo] in teosofia
(Ep. 12, p. 19, 12-13Bidez).
La lettera, per, non fornisce solo queste indicazioni e non soltanto una
appassionata dichiarazione di entusiasmo per il platonismo teurgico. Giuliano
offre importanti informazioni sul dibattito nelle scuole neoplatoniche posteriori a Giamblico. Egli invita, infatti, Prisco a non seguire i seguaci di Teodoro (
), i quali affermavano che Giamblico era un ambizioso (Ep. 12, p. 19,
8 Bidez). Sappiamo, in effetti, che Teodoro di Asine, pur essendo probabilmente allievo di Giamblico, si distacc nettamente dalle posizioni del proprio maestro tornando al platonismo intellettualistico di matrice plotiniana e porfiriana55.
Evidentemente, Teodoro non era rimasto affatto isolato nel suo atteggiamento, se
Giuliano si preoccupa cos tanto della possibile influenza dei suoi discepoli (probabilimente attivi ad Atene) su Prisco. A questa importante indicazione sulla pri-

53
54

55

cone 1987. Sugli elementi di continut, cfr. Schramm 2013, p. 336. Neanche nei discorsi successivi alla Lettera a Temistio Giuliano accetta senzaltro il principio dinastico. Limperatore scelto dal Dio in ragione della sua disposizione per la virt e della sua capacit di ricoprire lufficio
del comando.
Della lettera 12 si cita, con alcune piccole modifiche, la traduzione di Caltabiano 1991, p.147.
A questo testo ha recentemente dedicato due importanti contributi Richard Goulet: cfr. Goulet
2012a; Goulet 2012b.
Lidentificazione di questo oscuro personaggio molto difficile. Con argomenti interessanti,
Goulet 2012a suggerisce che si tratti di Giamblico II (da non confondere con il pi famoso
Giamblico di Calcide), nipote di Sopatro di Apamea e, a sua volta, filosofo neoplatonico, al quale
si deve probabilmente lintroduzione ad Atene del platonismo di Giamblico.
Unottima presentazione sintetica di questo intricato dossier si trova in Goulet 2012a, pp. 42-43.

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ma posterit di Giamblico, sulla quale si torner tra poco, se ne aggiunge unaltra.


La lettera si chiude con un elogio delle sillogi () di Aristotele apprestate
da Prisco. Ancora una volta, Giuliano associa lelogio di un platonico (Prisco, come
prima aveva celebrato Giamblico) alla presa di distanza rispetto a un suo concorrente: se prima era Teodoro di Asine, ora il caso di Porfirio, sui cui lavori aristotelici
Giuliano si esprime in modo apertamente critico:
Lo scrittore di Tiro ha saputo inserire solo pochi elementi di logica in numerosi
libri, tu, invece, con un solo libro, hai fatto forse di me un baccante nella filosofia aristotelica, e non un semplice nartecoforo (Ep. 12, p. 19, 17-20Bidez)56.

Giamblico e Prisco sono dunque entrambi esponenti di una filosofia ispirata e veramente divina rispetto a cui Giuliano proclama il suo entusiasmo. Dallaltra
parte stanno Teodoro di Asine e Porfirio, esponenti di un platonismo al quale egli
guarda con diffidenza57. Gli studiosi dibattono sulleffettiva conoscenza delle opere
aristoteliche posseduta da Giuliano58. Certamente non si pu provare che Giuliano
le avesse lette estesamente (ma neppure che non le conoscesse affatto) ed possibile
che egli si fondasse in gran parte su sintesi o compendi come quelli di Prisco. Daltra
parte, i riferimenti ad Aristotele sono piuttosto numerosi nelle sue opere. Si visto
che nella Lettera a Temistio Giuliano critica il suo interlocutore e antico maestro per
aver male interpretato passi della Politica. Inoltre, una tradizione ben attestata informa che Giuliano si interess a questioni di logica aristotelica intervenendo in una
controversia sulla dottrina del sillogismo59.
In tutto questo non c a ben guardare niente di sorprendente. Giamblico e
la sua scuola non rinnegarono minimamente gli aspetti tecnici e scolastici della formazione filosofica: essi si proposero invece di integrarli in un contesto pi ampio,
pitagorico in filosofia e coronato dalla rivelazione degli Oracoli. Quando, daltronde, Temistio delinea il ritratto caricaturale del filosofo impostore e vanaglorioso,
56

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58
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[] [] ,
, . Sul testo di queste linee, cfr. Goulet 2012a, p. 1531. Va difesa, seguendo Bidez,
lespunzione di . Con ogni probabilit, un copista ha aggiunto il nome di Massimo per
precisare letnico . Non evidentemente possibile supporre che Giuliano si riferisse qui

a Massimo di Tiro n (contra Bouffartigue 1992, p. 320) plausibile che Giuliano associasse
nella sua critica Porfirio a Massimo di Efeso.
significativo che anche nel discorso Alla Madre degli di Giuliano sembri guardare con una
certa distanza allesegesi porfiriana del mito di Attis, che egli dichiara di non aver letto: cfr. Ad
Matrem deorum 161c.
Scetticismo (forse eccessivo) in proposito espresso da Bouffartigue 1992, pp. 197-214.
Riferimenti in Goulet 2012a, p. 44 nota 73. La notizia riportata da Ammon. in An. Pr. 31,
11-23 Wallies e dallo scritto di Temistio In risposta a Massimo sulla riduzione dei sillogismi di
seconda e terza figura a quelli di prima, conservato in arabo ed edito (ancorch in modo insoddisfacente) in Badawi 19872. Una nuova edizione in preparazione per opera di Marwan Rashed.

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al quale egli si contrappone e in cui alcuni hanno riconosciuto Massimo di Efeso,


egli ne mette in luce proprio lostentazione della tecnica filosofica (Or. 21, 247c)60.
Certamente questi autori non erano filosofi professionali e accademici; sicuramente
lo studio della filosofia, anche nei suoi aspetti pi astratti e tecnici, era indissociabile dallo sforzo di purificazione. Tuttavia, non si trattava neanche di guru e non ha
alcun senso ridurre la loro posizione filosofica a una specie di ideologia identitaria o
religione del libro61. Figure carismatiche e pagan holy men62 potevano disporre
di unottima e tecnica preparazione filosofica: i due aspetti sono inscindibili ed del
tutto fuorviante privilegiare luno a scapito dellaltro63.
Giuliano prosegue, a suo modo, anche questo punto del loro programma filosofico. Non dunque corretto opporre rigidamente una corrente ispirata e religiosa
del neoplatonismo a una corrente analitica, scolastica e incline ai tecnicismi filosofici. La differenza di Giamblico e dei suoi seguaci rispetto a Porfirio e ai suoi seguaci
non sta nel fatto di leggere e interpretare Aristotele, confrontandosi con aspetti tecnici del suo pensiero, ma nella maniera di leggere Aristotele. Per Porfirio, lesegesi rimane confinata al pensiero aristotelico (del quale si sostiene comunque la compatibilit
rispetto alla filosofia di Platone), i punti dottrinali tipicamente platonici sono introdotti, ma in modo per lo pi discreto e riservando lapprofondimento di essi a una
fase successiva del curriculum. Il riferimento alla filosofia di Pitagora non ha un ruolo
privilegiato. La situazione del tutto diversa in Giamblico, come possiamo evincere
soprattutto dalle testimonianze sul suo commento perduto alle Categorie conservate
in Simplicio. Come attesta Simplicio, Giamblico, pur seguendo spesso Porfirio alla
lettera, si distingueva da lui per lesegesi pitagorizzante (riteneva infatti che il trattato
pitagorico sulle categorie attribuito ad Archita fosse stata la fonte a cui si era ispirato
Aristotele) e per lintroduzione di una dottrina intellettuale ( ), ossia
di una dottrina che faceva riferimento agli intelligibili (cfr. Simpl. In Cat. 2, 13-14
Kalbfleisch)64. Forse Prisco aveva composto le sue sillogi seguendo lo stesso metodo
di Giamblico: da qui lapprezzamento di Giuliano.
Si ritiene talora che Giamblico abbia segnato una svolta irreversibile nel platonismo tardoantico e che il suo platonismo teurgico sia stato accettato ben presto nei
circoli filosofici pagani diventando una specie di ortodossia65. Le Lettere di Giuliano
60 Sappiamo da Simplicio che Massimo fu autore di un commento alle Categorie: cfr. Simpl. In Cat.
1, 15 Kalbfleisch.

61 la tesi avanzata in Athanassiadi 2006. Per una critica, cfr. Chiaradonna 2014.
62 Secondo la celebre definizione di Fowden 1982.
63 Sono in netto disaccordo con Athanassiadi 2006, la cui analisi caratterizzata da ripetute sva-

64
65

lutazioni della tecnica filosofica (cfr. Athanassiadi 2006, pp. 126, 206-207, ecc.) e dallenfatica affermazione (riferita a Giamblico e Damascio) per cui le fondement de la philosophie est
la religion (Athanassiadi 2006, p. 189). Tutta la lettura del platonismo tardoantico fornita da
Athanassiadi , sostanzialmente, a-filosofica.
Sulla differenza tra i metodi di Porfirio e Giamblico, cfr. Taormina 1999.
Tesi sostenuta, ancora una volta, in Athanassiadi 2006, p. 172: sa [scil. di Giamblico] mthode denseignement, ses rgles et son interprtation furent religieusement observes pendant

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e le Orazioni di Temistio dimostrano che ci non vero. Per quanto possiamo ricostruire, le resistenze non mancarono tra gli stessi seguaci di Giamblico, se vero che
Teodoro ritorn a posizioni plotiniane e Dessippo, la cui opera sulle Categorie di
Aristotele parzialmente conservata, pass quasi del tutto sotto silenzio linterpretazione pitagorica del proprio maestro66. Come si osservato sopra, Temistio reagisce a sua volta con scarsissimo entusiasmo alla svolta di Giamblico. Daltra parte, lo
stesso rapporto di Giuliano rispetto a Giamblico tuttaltro che semplice da definire.
Certamente, Giuliano subisce profondamente linfluenza del programma filosofico
e religioso giamblicheo, ma sarebbe affrettato ritenere che la restaurazione pagana di
Giuliano sia una diretta applicazione del platonismo teurgico di Giamblico. La realt molto pi sfaccettata e, se mai, si deve proprio a Giuliano ( il tratto principale della sua originalit filosofica) laver costruito una versione specificamente politica
della teurgia, tanto da configurarla come una sorta di religione di stato67. solo con
Giuliano che la teurgia di Giamblico si innesta in una vera e propria teologia politica.
Gli aspetti pi difficili delle elaborazioni metafisiche sono abbandonati, mentre si d
pieno risalto a una dimensione politica che invano si cercherebbe, almeno in queste
proporzioni, nel pensiero dei maestri neoplatonici68.

3 Conclusione
Il dibattito su filosofia e regalit nella Lettera a Temistio pu acquistare un senso pi ricco e storicamente fondato se valutato in questa prospettiva. Come si gi
osservato, le professioni di modestia di Giuliano vanno considerate con prudenza.
Certamente egli afferma di non avere una completa formazione filosofica, ma ci
non gli impedisce di contestare lesegesi aristotelica di Temistio. altrettanto indubbio che Giuliano separi nettamente la propria condizione rispetto a quella del re filosofo, e si dichiari incapace di accogliere su di s un carico tanto pesante. Tuttavia,
anche queste parole vanno accolte con cautela. Senza disconoscerne la sincerit, si
per giustamente notato che Giuliano fa proprio un preciso schema argomentativo

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plusieurssicles: le carcan de Jamblique dispensait de lobligation de penser par soi-mme). Va


detto, per, che la valutazione di Giamblico negli studi recenti decisamente pi articolata e si
tende a mettere sempre maggiormente in luce la portata filosofica e argomentativa delle sue concezioni. Si vedano, ad esempio, gli studi raccolti in Afonasin Dillon Finamore 2012.
Su Dessippo, si veda ora Barnes 2009.
Cos De Vita 2011, pp. 247-252; si veda, nel medesimo senso, Tanaseanu Dbler 2013,
pp.136-148. Sul rapporto tra platonismo e pensiero politico in Giuliano, cfr. gli studi di Elm
2012 e Schramm 2013, pi volte richiamati. Limportanza del condizionamento cristiano in
Giuliano stata recentemente ben illustrata da De Vita secondo la quale il progetto di restaurazione pagana pu essere compreso sotto certi aspetti come un tentativo di emulazione della religione combattuta. Nel programma teurgico di Giuliano sarebbe cos percepibile la volont di
riorganizzare la liturgia pagana sul modello di questa cristiana (De Vita 2011, p. 241).
Per maggiori dettagli, cfr. Chiaradonna 2014.

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di origine platonica (Plato Resp. VI, 489c), secondo il quale coloro meglio dotati per
governare non lo fanno spontaneamente, ma devono essere convinti e persuasi ad
accettare il loro incarico69. Meno si qualificati a governare, tanto pi si disposti a
prendere il potere. Considerate in questa prospettiva, le professioni di modestia filosofica di Giuliano appaiono, in realt, rivendicazioni di una reale competenza fondata su una filosofia divina e ispirata (ma non per questo meno precisa e rigorosa),
che egli riteneva superiore a quella dei suoi avversari (Porfirio, Teodoro, Temistio).
Parimenti, dietro la sua concezione modesta della sovranit si pu leggere, in realt, la rivendicazione di una regalit ben superiore rispetto a quella teorizzata da
Temistio, perch fondata su una concezione divina del governo della quale Giuliano
si riteneva portatore70.
Riccardo Chiaradonna
Universit Roma Tre

69 Seguo lanalisi illuminante di Elm 2012, p. 74: The greater the reluctance to accept public offi-

70

ce, the higher the leadership potential [...] Julians declaration to his friends and confidants of
his desire for the philosophical life thus complemented rather than contradicted his activities as
Caesar and military commander; si veda anche Elm 2012, pp. 160-161.
Una prima e parziale versione di questo articolo si trova pubblicata in Aitia: Regards sur la culture hellnistique au XXIe sicle, V (2015) (http://aitia.revues.org). Desidero ringraziare Elisa
Coda, Maria Carmen De Vita, Susanna Elm, Augusto Guida, Dominic OMeara, Alessandro
Pagliara, che hanno letto il presente contributo in fasi diverse della sua stesura. Un ringraziamento speciale va ad Arnaldo Marcone, per lincoraggiamento e i preziosi suggerimenti.

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