ELEMENTI FONDAMENTALI DEL
DISEGNO
Elementi base del disegno
Gli elementi base del disegno rappresentano quegli oggetti che, opportunamente combinati,
costituiscono il disegno stesso. Gli elementi base del disegno sono i seguenti:
fogli;
linee;
scale;
numeri normali.
Gli elementi base del disegno sopraelencati, cos come molti altri concetti strettamente legati
al disegno, sono oggetto di normative internazionali di unificazione. Ci significa che
nella realizzazione di un disegno sar necessario rispettare una serie di regole che
disciplineranno i, tipo di linea che si potr utilizzare, il formato dei fogli, la scala di
riduzione/ingrandimento e cos via.
bene sottolineare come, in generale, un disegno tecnico rappresenti un documento che ha
validit giuridica. Questo vale in tutti i settori di applicazione disegno, a prescindere dal
fatto che loggetto rappresentato sia un edificio, un componente meccanico o uno schema di
impianto elettrico. In caso di contenziosi legali, che possono insorgere tra
committente/costruttore, fornitore/cliente, ecc., il disegno rappresenta il principale
documento di riferimento.
quindi di fondamentale importanza eseguire e saper riconoscere disegni che rispettino le
vigenti normative di unificazione.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
Enti di normazione
Gli enti di normazione sono quegli organismi preposti ad emanare normative sui settori pi
disparati, tra i quali, ovviamente, il disegno. Si riportano qui alcuni enti di normazione
nazionali ed internazionali. In questo corso si far principalmente riferimento alle normative
promulgate dallUNI.
Enti nazionali
UNI Ente Nazionale di Unificazione ([Link]
Enti europei
CEN European Committee for Standardization ([Link]
Enti internazionali
ISO International Organization for Standardization ([Link]
ANSI American National Standards Institute ([Link]
ASCE American Society of Civil Engineers ([Link]
ASME American Society of Mechanical Engineers ([Link]
ASTM American Society for Testing and Materials ([Link]
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
Linee
Le linee rappresentano gli elementi fondamentali di un disegno tecnico. In un disegno le linee
si distinguono in base a due attributi: il tipo e lo spessore. I tipi e gli spessori di linea che
possibile utilizzare sono stabiliti dalla normativa. Le norme che soprassiedono al tracciamento
delle linee costituiscono le regole di rappresentazione.
Di solito in un disegno ad una linea di determinato spessore e tipo si associa un significato
specifico. Ad esempio il tipo e lo spessore varieranno in relazione al fatto che la linea
rappresenti, a seconda dei casi, uno spigolo in vista, uno spigolo nascosto, una quota e cos
via. Come ad un determinato spessore e tipo di linea si associ un particolare significato
stabilito dalle regole di applicazione.
Le regole di applicazione possono variare in relazione al settore tecnico cui il disegno si
riferisce. Quindi una linea di uguale tipo e spessore potrebbe avere diverso significato in due
disegni relativi a due contesti tecnici differenti.
La normativa sulle linee stata recentemente modificata. In Italia, fino al 1/4/2002 era in
vigore la norma UNI 3968 la quale, dalla data indicata, stata sostituita dalla EN ISO 12820. La differenza sostanziale che la prima rappresenta un normativa di
rappresentazione ed applicazione, la seconda soltanto una normativa di
rappresentazione. Sebbene la UNI 3968 sia stata ritirata, comunque opportuno
conoscerla, in quanto gran parte dei disegni tecnici civili ed industriali, nonch, ovviamente,
lo storico esistente, fa riferimento ad essa.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
UNI 3968 grossezze (spessori) delle linee
La grossezza di una linea (in pratica il suo spessore) rappresentato dalla dimensione
trasversale della linea.
In un disegno possibile utilizzare soltanto 2 grossezze, pertanto, in base allo spessore, le
linee si dividono in grosse e fini. In un disegno il rapporto tra la dimensione trasversale
delle linee grosse e la dimensione trasversale delle linee fini non deve essere inferiore a 2.
La dimensione trasversale (in mm) delle linee grosse e fini deve essere scelta tra i valori della
seguente serie:
0.18
0.25
0.35
0.50
0.70
1.0
1.4
2.0
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
UNI 3968 tipi di linea
I tipi di linea considerati dalla norma sono di seguito elencati. Ciascun tipo associato ad una
lettera, pertanto, quando, ad esempio, si dir linea tipo A, si intender linea continua
grossa.
A continua grossa
G mista fine
B continua fine regolare
J mista grossa
E a tratti grossa
K mista fine a due
tratti brevi
F a tratti fine
C continua fine irregolare
D continua fine regolare
con zig-zag
H fine ingrossata
alle estremit ed alle
variazioni di
direzione
Si noti che le linee cosiddette miste debbono intendersi come linee tratto lungo-tratto breve,
e non come linee tratto-punto.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
UNI 3968 applicazione dei tipi di linea
La normativa stabilisce in maniera dettagliata i campi di applicazione dei vari tipi di linea,
come mostrato nel prospetto che segue. Il significato dei termini verr chiarito nel prosieguo
del corso.
A: contorni e spigoli in vista;
B: spigoli fittizi (tangenti) in vista,
linee
di
misura,
linee
di
riferimento, linee di richiamo,
tratteggi (campitura) di sezioni,
contorni di sezioni ribaltate in
luogo, assi di simmetria composti
da un solo tratto;
C e D: interruzioni di viste e di
sezioni non coincidenti con un
asse di simmetria;
E: contorni nascosti;
F: spigoli nascosti;
G: assi di simmetria, tracce di piani di
simmetria,
traiettorie,
linee
o
circonferenze primitive;
H: tracce di piani di sezione;
J: indicazione di superficie o zone
oggetto di prescrizioni particolari
K: contorni di pezzi vicini, posizioni
intermedie ed estreme di parti mobili,
assi o luoghi baricentrici, contorni
iniziali eliminati con successiva
lavorazione,
parti
situate
anteriormente ad un piano di sezione.
NOTA: sebbene le linee tipo C e D, siano tra loro intercambiabili, in uno stesso disegno deve
essere utilizzato un solo tipo di linea
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
UNI 3968 ordine di priorit nel caso di
sovrapposizione di linee differenti
Se si sovrappongono due o pi linee di tipo differente viene dato il seguente ordine di
priorit:
1.
contorni e spigoli in vista (tipo A);
2.
contorni e spigoli nascosti (tipo E o F);
3.
tracce dei piani di sezione (tipo H);
4.
assi di simmetria o tracce di piani di simmetria (tipo G);
5.
linee per applicazioni particolari (tipo K);
6.
Linee di riferimento (tipo B).
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
10
EN ISO 128-20 definizioni
La normativa fornisce le seguenti definizioni:
Linea: elemento geometrico la cui lunghezza maggiore della met della larghezza e che
congiunge unorigine ad una estremit terminale con qualsiasi forma, ad esempio rettilinea,
curvilinea, con o senza interruzioni (un tratto la cui lunghezza minore o uguale alla met
della larghezza denominato punto).
Elemento di linea: parte singola di una linea non continua, quale ad esempio punti, tratto
di maggiore o minore lunghezza e interspazi
Segmento di linea: insieme di due o pi elementi di linea diversi che formano una linea
non continua, ad esempio tratto lungo/interspazio/punto/interspazio/punto/interspazio.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
11
EN ISO 128-20 grossezze (spessori) delle linee
In un disegno possibile utilizzare soltanto 3 grossezze, pertanto, in base allo spessore, le
linee si dividono in extra-grosse, grosse e fini. In un disegno il rapporto tra la dimensione
trasversale delle linee extra-grosse, grosse e fini non deve essere inferiore a [Link].
La dimensione trasversale (in mm) delle linee grosse e fini deve essere scelta tra i valori della
seguente serie:
0.13
0.18
0.25
0.35
0.50
0.70
1.0
1.4
2.0
La grossezza delle linee pu variare rispetto ai valori sopraindicati, purch sia sempre
possibile distinguere, senza ambiguit, due linee adiacenti di differente grossezza.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
12
EN ISO 128-20 tipi fondamentali
I tipi di linea considerati dalla norma sono di seguito elencati.
01.
Linea continua
02.
Linea a tratti
03.
Linea a tratti distanziati
04.
Linea mista punto e tratto lungo
05.
Linea mista due punti e tratto lungo
06.
Linea mista tre punti e tratto lungo
07.
Linea punteggiata
08.
Linea tratto lungo e tratto breve
segue
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
13
EN ISO 128-20 tipi fondamentali
09.
Linea tratto lungo e due tratti brevi
10.
Linea mista punto e tratto
11.
Linea mista punto due tratti
12.
Linea mista due punti e un tratto
13.
Linea mista due punti e due tratti
14.
Linea mista tre punti e un tratto
15.
Linea mista tre punti due tratti
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
14
EN ISO 128-20 variazioni dei tipi fondamentali
La normativa consente di introdurre delle variazioni rispetto ai tipi di linea fondamentali.
Lesempio di seguito riportato indica variazioni relative al tipo di linea fondamentale
1.
Linea continua ondulata uniforme
2.
Linea continua a spirale uniforme
3.
Linea continua a zig-zag uniforme
4.
Linea continua a mano libera
inoltre possibile combinare tra di loro diversi tratti della stessa lunghezza ad esempio
accostando linee diverse tra loro parallele, sovrapponendo linee di spessore differente o
introducendo elementi pittoriali ricorrenti lungo la linea. Queste possibilit non verranno
analizzate qui in dettaglio, si rinvia per esse alla sopraindicata normativa.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
15
EN ISO 128-20 designazione delle linee
Le designazioni unificate sono parte integrante del disegno tecnico. Una designazione
unificata normalmente rappresentata da una stringa di numeri e lettere che
identifica univocamente un elemento.
In generale lelemento designato pu essere di vario tipo. Sono di solito oggetto di
designazione unificata: i materiali, i componenti meccanici unificati (viti, dadi, spine, perni,
profilati, ecc.), i componenti elettrici/elettronici, gli elementi e i simboli grafici, ecc.
Nel caso specifico delle linee, la designazione secondo la norma in oggetto prevede,
nellordine, le indicazioni seguenti:
1.
La parola Linea;
2.
lindicazione della normativa di riferimento (ISO 128-20);
3.
Il numero del tipo fondamentale della linea (secondo la tabella);
4.
La grossezza della linea;
5.
Il colore della linea (se necessario)
Esempio:
Linea ISO 128-20 01 x 0.25
indica una linea di tipo N 01 (continua) e di grossezza 0,25 mm.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
16
Schema riassuntivo di confronto tra UNI 3968 e EN ISO
128-20
In questa trasparenza si riporta uno schema riassuntivo delle principali caratteristiche delle
due normative sulle linee introdotte in questa lezione.
UNI 3968
EN ISO 128 - 20
Principi
generali
rappresentazione
applicazione delle linee;
10 tipi di linea unificati;
di
ed
8 spessori di linea unificati;
2 grossezze ammesse per ciascun
disegno (grossa e fine);
Principi
generali
di
rappresentazione delle linee;
15 tipi di linea unificati + 4
possibili variazioni per ciascun
tipo;
Possibili combinazioni di due o pi
linee per tratto;
9 spessori di linea unificati;
3 grossezze ammesse per ciascun
disegno (extra-grossa, grossa e
fine);
Designazione unificata delle linee
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
17
Norme di applicazione del gruppo della EN ISO 128-20
A partire dal maggio 2006 la UNI EN ISO 128-20 stata affiancata da norme di
applicazione per settori specifici.
EN ISO 128 - 20
EN ISO 128-23
EN ISO 128-24
Norme di applicazione per il
settore civile
Norme di applicazione per il
settore industriale
Si osserva come la EN ISO 128-24 risulti in pratica unestensione della UNI 3968. Ossia le
regole di applicazione dettate dalla UNI 3968 continuano ad essere valide, a meno di lievi
differenze di seguito illustrate, anche se cambia la denominazione delle linee.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
18
Esempi di utilizzo di linee nel settore meccanico. Linea
continua grossa.
Esempi di applicazione di linea continua grossa.
Denominazione UNI 3968
Denominazione EN ISO 128 24
01.2
Spigoli in vista (01.2.1)
Contorni in vista (01.2.2)
Creste di filettature (01.2.3)
Termine del tratto utile di filettatura (01.2.4)
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
19
Esempi di utilizzo di linee nel settore meccanico. Linea
continua fine.
Esempi di applicazione di linea continua fine.
Denominazione UNI 3968
Denominazione EN ISO 128 24
01.1
Linee di intersezione fittizie (01.1.1)
Tratteggi di sezioni (01.1.5)
Linee di misura (01.1.2)
Linee di riferimento (01.1.3)
Fondi di filettature (01.1.8)
Diagonali indicanti superfici piane (01.1.10)
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
20
Esempi di utilizzo di linee nel settore meccanico. Linea
continua fine irregolare e linea continua fine zig-zag.
Esempi di applicazione di linea continua fine irregolare e linea continua fine
regolare con zig-zag.
Denominazione UNI 3968
Denominazione EN ISO 128 24
CeD
01.1.18 e 01.1.19
(01.1.18)
(01.1.19)
Interruzioni di viste e di sezioni non coincidenti
con assi e con tracce di piani di simmetria
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
21
Esempi di utilizzo di linee nel settore meccanico. Linea a
tratti grossa.
Esempi di applicazione di linea a tratti grossa.
Denominazione UNI 3968
Denominazione EN ISO 128 24
02.2
Indicazione di superfici oggetto di
particolari trattamenti (02.2.1)
ATTENZIONE: la norma UNI 3968 prevedeva lutilizzo della linea a tratti grossa (linea
tipo E) per la rappresentazione di contorni nascosti. Tale utilizzo non previsto
dalla EN ISO 128-24, per la quale sia spigoli che contorni nascosti vanno rappresentati
con linea a tratti fine (vedi trasparenza successiva)
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
22
10
Esempi di utilizzo di linee nel settore meccanico. Linea a
tratti fine.
Esempi di applicazione di linea a tratti fine.
Denominazione UNI 3968
Denominazione EN ISO 128 24
02.1
Spigoli nascosti (02.1.1)
Contorni nascosti (02.1.2)
ATTENZIONE: la norma UNI 3968 prevedeva lutilizzo della linea a tratti grossa (linea
tipo E) per la rappresentazione di contorni nascosti e della linea a tratti fine (linea
tipo F) per la rappresentazione di spigoli nascosti. Secondo la EN ISO 128-24, sia
spigoli che contorni nascosti vanno rappresentati con linea a tratti fine.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
23
Esempi di utilizzo di linee nel settore meccanico. Linea
mista fine.
Esempi di applicazione di linea mista fine.
Denominazione UNI 3968
Denominazione EN ISO 128 24
04.1
Assi di simmetria (04.1.1)
Tracce di piani di simmetria (04.1.2)
Circonferenze primitive (04.1.3)
Circonferenze su cui si trovano assi
di fori (04.1.4)
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
24
11
Esempi di utilizzo di linee nel settore meccanico. Linea
mista grossa.
Esempi di applicazione di linea mista grossa.
Denominazione UNI 3968
Denominazione EN ISO 128 24
04.2
Indicazione di porzioni di superfici
soggette a trattamento (04.2.1)
Posizione di piani di tagli e di
sezione (04.2.2)
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
25
Esempi di utilizzo di linee nel settore meccanico. Linea
mista fine a due tratti brevi.
Esempi di applicazione di linea mista fine a due tratti brevi.
Denominazione UNI 3968
Denominazione EN ISO 128 24
05.1
Contorni di pezzi adiacenti (05.1.1)
Posizione estreme di parti mobili
(05.1.2)
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
26
12
I fogli da disegno
I fogli da disegno sono oggetto di normazione per vari aspetti quali: il formato, le
caratteristiche grafiche (riquadro delle iscrizioni, margine e squadratura ed altro) e la
designazione. Fino al 1/2/2002 era in vigore la normativa UNI 936, ora sostituita dalla
UNI EN ISO 5457 alla quale si far riferimento in questa lezione.
La norma definisce una serie di formati unificati denominata serie ISO A, che comprende 5
formati, denominati con le sigle da A0 ad A4, in ordine decrescente di area.
Al formato A0 corrisponde unarea di 1 m2, in ciascun formato il rapporto tra la lunghezza
del lato maggiore e quella del lato minor pari a 21/2. Questo rapporto, come si vedr tra
poco, non causale.
In ciascun foglio larea in cui possibile disegnare delimitata dalla squadratura, che
definisce dei margini su cui non possibile disegnare, come illustrato nella successiva
trasparenza. Il margine deve presentare una larghezza di 20 mm sul lato sinistro,
compresa la linea della squadratura. Tutti gli altri margini hanno larghezza 10 mm.
La squadratura che delimita il disegno deve essere eseguita con linea grossa di 0.7 mm.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
27
Dimensioni unificate dei fogli
20
b2
b1
a2
a1
b1
10
20
10
b2
Formato A4
a1
a2
Formati da A3
ad A0
Il seguente prospetto riporta le dimensioni unificate in mm dei formati della serie ISO A, e
le dimensioni della squadratura, secondo quanto indicato nella norma UNI EN ISO 5457.
Designazione
a1
b1
a2
b2
A0
841
1189
821
1159
A1
594
841
574
811
A2
420
594
400
564
A3
297
420
277
390
A4
210
297
180
277
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
28
13
Riquadro delle iscrizioni (tabella)
Zona principale
Zona aggiuntiva
Ogni foglio da disegno, oltre alla squadratura deve riportare un riquadro delle iscrizioni
(detto anche tabella), che deve essere posizionato nellangolo inferiore destro del
disegno. La posizione della tabella indica quindi il corretto orientamento del disegno: per
leggere un disegno si disporr il foglio in modo che la tabella risulti posizionata in basso a
destra. Si riporta qui sotto uno schema di tabella come proposto dalla norma UNI 8187. La
larghezza raccomandata di 190 mm.
Materiali e/o componenti
Altre informazioni
Modifiche e sostituzioni
Responsabilit e
controllo (data e firma)
Quote senza
Scala
indicazione di toll.
Simb. metodo
di proiez.
Titolo del disegno
Ragione sociale
Numero del disegno o codice
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
29
Piegatura dei fogli
La relazione esistente tra le lunghezze e le larghezze di ciascun foglio della serie ISO A fa si
che un foglio di un determinato formato, ripiegato secondo il suo lato maggiore, abbia le
stesse dimensioni del foglio di formato immediatamente pi piccolo. Questo consente di
ripiegare qualsiasi foglio della serie ISO A in un foglio di formato A4. Ci facilita
notevolmente larchiviazione dei disegni.
A0
A2
A1
A4
A3
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
30
14
Sistema di coordinate e segni di centratura
I fogli possono essere dotati di un sistema di coordinate per consentire lindividuazione sul
disegno di particolari, aggiunte e revisioni. Le singoli divisioni dovrebbero essere
contraddistinte da lettere (lato orizzontale) e da numeri (lato verticale). La lunghezza delle
divisioni di 50 mm a partire dai segni di centratura. Il numero delle divisioni indicato in
tabella.
1
6
A
Segni di
centratura
Divisioni
C
D
1
Designazione
A0
A1
A2
A3
Lato lungo
24
16
12
A4
6
Lato corto
16
12
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
31
Scale
Le scale con cui gli oggetti sono rappresentati a disegno sono unificate dalla normativa UNI
EN ISO 5455. Questa normativa sostituisce, dal 1/4/1998, la UNI 3967, che era entrata in
vigore il 1/10/1980. La definizione di scala, secondo la normativa la seguente: rapporto tra
la dimensione lineare di un elemento di un oggetto, come rappresentato in un disegno
originale, e la dimensione lineare reale dello stesso elemento del medesimo oggetto.
La scala pu essere naturale (1:1), di ingrandimento (rapporto maggiore di 1:1) o di
riduzione (rapporto minore di 1.1). La scala dovrebbe essere scelta in modo da garantire
una facile e chiara interpretazione del disegno.
La designazione della scala costituita dal termine SCALA seguita dallindicazione del
rapporto; es: SCALA 1:1; SCALA 1:X; SCALA X:1. La designazione della scala utilizzata in un
disegno va riportata nel riquadro delle iscrizioni. Se in un disegno sono utilizzate pi scale, nel
riquadro si indica quella principale, mentre le altre sono riportate a fianco del corrispondente
particolare o della vista/sezione in dettaglio.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
32
15
Scale raccomandate
La normativa indica delle scale da utilizzare in via preferenziale. Tali scale sono riportate nella
tabella. Salvo casi particolari la scala di un disegno andr scelta tra quelle
raccomandate. In caso fossero necessari maggiori riduzioni o ingrandimenti rispetto a quelli
consentiti dalle scale suggerite, linsieme delle scale raccomandate pu essere ampliato in
entrambe le direzioni aggiungendo nuove scale tali che il loro rapporto con una scala
raccomandata si una potenza di 10.
Solo in via eccezionale si applicheranno scale intermedie rispetto a quelle raccomandate.
Categoria
Scale raccomandate
Scale di
Ingrandimento
50:1
5:1
Scala al
naturale
20:1
2:1
10:1
1:1
Scale di
riduzione
1:2
1:20
1:200
1:2000
1:5
1:50
1:500
1:5000
1:10
1:100
1:1000
1:10000
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
33
Numeri normali (numeri di Renard)
Il disegno tecnico di solito espressione di un progetto (civile o industriale) che risponde ad
esigenze di unificazione ed intercambiabilit di componenti. Ne segue che le grandezze
coinvolte (principalmente dimensioni, ma non solo) non si distribuiscono con continuit
lungo la retta numerica, ma assumono piuttosto dei valori preferenziali. Questi valori
rappresentano i cosiddetti numeri normali.
I numeri normali, unificati dalla norma UNI 2016, sono valori ai quali si ricorre per stabilire i
valori numerici di grandezze qualsiasi.
Le serie di numeri normali rappresentano i valori convenzionalmente arrotondati delle
serie in progressione geometrica comprendenti le potenze intere di 10 che hanno per
ragione 101/5, 101/10, 101/20, 101/40 rispettivamente per le serie R 5, R 10, R 20, R 40. Si
devono utilizzare preferibilmente i numeri delle serie R 5; in caso di necessit passare ai
numeri della serie R 10 e, successivamente a quelli delle serie R 20 e R 40.
R5
R10
R20
R40
en +1 = 5 10en
en +1 = 10 10en
10, 16, 25, 40
en +1 = 10en
en +1 = 40 10en
10, 11.2, 12.5, 14
20
10, 12.5, 16, 20
10, 10.6, 11.2, 11.8
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
34
16
Significato dei numeri normali
Limpiego dei numeri normali viene incontro alle esigenze di uniformit, riduzione del
numero di prodotti, migliore intercambiabilit ed economia di spazio
nellimmagazzinamento dei pezzi.
Progressione geometrica.
Distribuzione uniforme dei valori
Minimizza lerrore relativo ( la
successione per la quale, dato un
numero non appartenente ad essa,
scegliendo
il
numero
della
successione ad esso pi vicino
lerrore relativo che si commette
minimo)
Progressione aritmetica.
Tende ad essere pi fitta per le
dimensioni maggiori e pi rada
per le dimensioni minori
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
35
Charles Renard
Charles Renard (Damblain, Vosges, 1847 - Meudon 1905) fu
ingegnere dell esercito francese. Attivo principalmente nel settore
dellaeronautica, fu progettista, assieme ad altri, del dirigibile La
France che partecip allesposizione universale di Parigi del 1889.
I suoi studi sul problema della riduzione del numero di diversi
diametri dei cavi utilizzati nei dirigibili, lo port allintroduzione
dei numeri normali.
Questo consent la riduzione del numero di diversi diametri dei cavi da
425 a 17.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
36
17
ELEMENTI DI GEOMETRIA DESCRITTIVA
37
Il problema della rappresentazione
Il problema fondamentale della rappresentazione quello di riprodurre, in un ambiente
bidimensionale (foglio da disegno) degli oggetti tridimensionali. Il disegno dunque, inteso
come rappresentazione di uno o pi oggetti, consiste in una trasformazione 3D -> 2D. In
generale un processo di questo genere a perdita di informazione. Esistono tuttavia tecniche
di rappresentazione che, quando correttamente eseguite, consentono dalle informazioni
bidimensionali di ricostruire completamente le informazioni geometriche associate alloggetto
rappresentato.
2D
3D
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
38
Definizioni e proposizioni fondamentali
Si riportano in questa trasparenza le definizioni e le proposizioni fondamentali della geometria
proiettiva, che alla base della scienza della rappresentazione.
Definizioni
Proposizioni fondamentali
Il punto, la retta ed il piano si dicono
Due punti individuano una retta a cui essi
appartengono
elementi fondamentali
Un insieme di punti, rette, piani dicesi figura o
forma geometrica
Si dice che due elementi si appartengono
quando uno sta sullaltro (o lo contiene)
Due piani individuano una retta a cui essi
appartengono
Tre punti, non appartenenti ad una stessa
retta, individuano un piano a cui essi
appartengono
Tre piani, non appartenenti ad una stessa
retta, individuano un punto a cui essi
appartengono
Un punto ed una retta che non si
appartengono, individuano un piano a cui essi
appartengono
Una retta ed un piano che non si
appartengono individuano un punto cui essi
appartengono
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
39
Forme geometriche fondamentali
Si dicono figure o forme geometriche elementari le seguenti:
Elemento
generatore
Punto
Forme di 1a specie
Forme di 2a specie
Retta punteggiata
Piano punteggiato
Figura formata dai punti
appartenenti ad una retta
Figura formata dai punti
appartenenti ad un piano
Fascio di rette
Stella di rette
Figura formata dalle rette
appartenenti ad uno stesso
piano e ad uno stesso punto
Figura formata dalle rette
dello spazio appartenenti al
medesimo punto
Retta
Forme di 3a specie
Spazio punteggiato
Figura formata
dello spazio
dai
punti
Piano rigato
Figura formata dalle rette
appartenenti ad un piano
Piano
Fascio di piani
Stella di piani
Spazio di piani
Figura formata dai piani che
appartengono
ad
una
medesima retta
Figura formata dai piani dello
spazio
appartenenti
al
medesimo punto
Figura formata dai piani dello
spazio
Le forme fondamentali si dicono di 1a, 2a o 3a specie a seconda che i loro elementi si possano
mettere in corrispondenza biunivoca e continua con gruppi ordinati d 1, 2 o 3 parametri.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
40
Legge di dualit nello spazio
Confrontando tra loro le definizioni date nella trasparenza precedente si osserva che ciascuna
di esse, o rimane inalterata, o si muta in una delle altre scambiando tra di loro le parole
punto e piano e lasciando inalterata la parola retta.
Tali forme, che si ottengono luna dallaltra con tali scambi, vengono dette duali.
Forme di 1a specie
Retta punteggiata
Fascio di piani
Fascio di rette
Forme di 2a specie
Fascio di rette
Stella di piani
Piano punteggiato
Piano rigato
Stella di rette
Forme di 3a specie
Spazio punteggiato
Spazio di piani
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
41
Elementi impropri
Gli elementi impropri sono concetti utili a definire lintersezione di enti tra loro paralleli. Per
definizione un punto improprio il punto che appartiene a ciascuna retta di un fascio
di rette parallele. In questo modo due rette qualsiasi si intersecano sempre: lintersezione
pu essere un punto proprio o improprio.
P
r1
r1
r2
r2
Due rette incidenti si intersecano in un
punto proprio dello spazio.
Due rette parallele si intersecano in un
punto improprio dello spazio.
Analogamente una retta impropria quella retta che appartiene a ciascun piano di una
fascio di piani paralleli. Due piani qualsiasi dunque si intersecano sempre:lintersezione
pu essere una retta propria o impropria.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
42
Loperazione di proiezione
Introduciamo in questa trasparenza e nella successiva i concetti base della geometria
descrittiva, ossia le operazioni di proiezione e sezione.
Proiezione di un punto da un punto
Proiezione di una retta da un punto
Proiettare da un punto S (detto centro di
proiezione) un punto P significa costruire la
retta (SP), detta retta proiettante (o
proiettante)
Proiettare da un punto S (detto centro) una
retta r significa costruire il piano (Sr), detto
piano proiettante
Proiezione di un punto da una retta
Proiettare da una retta r (detta asse di
proiezione) un punto S significa costruire il
piano (Sr), detto piano proiettante
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
43
Loperazione di sezione
Sezione di un piano con un piano
Sezione di una retta con un piano
Sezionare con un piano con un piano
significa costruire la retta di intersezione di
con . Tale intersezione detta traccia.
Sezionare con un piano una retta r significa
costruire il loro punto di intersezione. Tale
punto detto traccia.
Sezione di un piano con una retta
Sezionare con una retta r un piano significa
costruire il loro punto di intersezione.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
44
Loperazione di proiezione su un piano
Loperazione di proiezione di enti geometrici su un piano molto importante nella scienza
della rappresentazione. Essa consiste nellapplicare, in serie, le operazioni di proiezione e di
sezione.
Proiezione su un piano di un punto da
un punto
Proiezione su un piano di una retta da
un punto
Proiettare da un punto S su un piano un
punto A significa proiettare prima A da S,
quindi sezionare la retta (SA) con il piano .
Proiettare da un punto S su un piano una
retta r significa proiettare prima r da S,
quindi sezionare il piano (Sr) con il piano .
A
S
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
45
Propriet invarianti delle proiezioni
Ogni operazione che trasforma una figura in unaltra attraverso una proiezione viene detta
trasformazione proiettiva. Linsieme delle proposizioni geometriche che non sono alterate
da trasformazioni arbitrarie delle figure cui si riferiscono costituisce la geometria
proiettiva. Lapplicazione dei teoremi della geometria proiettiva ai problemi di
rappresentazione costituisce la geometria descrittiva.
Se una determinata propriet K di una figura F si mantiene invariata nella figura proiettata
F, si dice che tale propriet un invariante proiettiva.
Alcune invarianti proiettive sono le seguenti:
1.
se un punto P appartiene ad una retta r, la proiezione P di P appartiene ancora alla
proiezione r di r (conservazione dellappartenenza);
2.
se tre punti P, Q ed R sono allineati, allora le loro proiezioni P, Q ed R sono ancora
tre punti allineati (conservazione dellallineamento);
3.
se tre rette r, s e t sono incidenti, allora le loro proiezioni r, s e t sono anchesse
incidenti (conservazione dellincidenza);
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
46
Propriet non invarianti delle proiezioni
A seguito di unoperazione di proiezione molte propriet di una figura F non si mantengono
nella figura proiettata F. Varie propriet geometriche non sono, in generale, invarianti
rispetto ad una proiezione. In generale non sono invarianti le propriet in cui interviene il
concetto di parallelismo e quelle in cui interviene il concetto di misura (propriet
metriche). Alcune propriet non invarianti sono le seguenti:
1.
il parallelismo;
2.
lortogonalit;
3.
le misure di lunghezze e di angoli;
4.
i rapporti tra le misure di lunghezze e di angoli;
5.
Lappartenenza di un punto ad un intervallo (betweenness), come mostrato nella figura
seguente (il punto P appartiene allintervallo [A,B], ma il punto P non appartiene
allintervallo [A,B])
A
C
P
B
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
47
Rapporto semplice di tre punti di una retta
Fissati su di una retta r unorigine ed un verso, un segmento LM giacente su di essa si dice
positivo o negativo secondo che un punto che lo descrive andando da L ad M si muova
secondo il verso positivo o negativo della retta .
Il rapporto k = LN/LM viene detto rapporto semplice
C
dei tre punti ed indicato con (LMN).
M
r
s
Dati tre punti LMN, ed altri tre punti LMN, proiezione
dei precedenti secondo il centro C, si pu vedere quale
relazione intercede tra i rispettivi rapporti semplici
(LMN) ed (LMN).
L
L
l
Applicando il teorema dei seni si ha:
n
m
LN sen(nl ) LM sen(ml )
;
=
=
CN sen(rl ) CM
sen( rl )
Da cui, dividendo membro a membro:
CN ' sen( nl )
CN sen(nl )
; ( L' M ' N ' ) =
( LMN ) =
CM ' sen(ml )
CM sen(ml )
Si osserva che, in generale, il rapporto semplice non un invariante proiettiva. Lo
diventa, tuttavia, se il centro di proiezione C diviene improprio.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
48
Birapporto di quattro punti di una retta
Fissati su di una retta quattro punti L, M, N, ed O, si definisce birapporto, indicato con
(LMNO) il rapporto tra i rapporti semplici definiti dalle terne (LNO) ed (MNO). Si ha quindi:
( LMNO ) =
C
O
M
r
s
Il birapporto indipendente dallunit di misura e
dallorientamento della retta r, ma dipende
dallordine con cui si considerano i quattro punti.
O Risulta, infatti:
L
L
l
( LNO ) LO MN
=
( MNO) LN MO
( LMNO) =
1
( LMON )
Il birapporto tuttavia non cambia se si scambiano tra loro due qualunque dei punti
ed in pari tempo anche gli altri due:
( LMNO) = ( MLON ) = ( NOLM ) = (ONML)
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
49
Propriet del birapporto
Considerata la definizione di rapporto semplice di tre punti su una retta e quella di
birapporto di quattro punti su una retta risulta:
( LMNO)
( LNO) ( M ' N ' O' ) CO CN ' CO' CN
=
=
=1
( L' M ' N ' O' ) ( L' N ' O' ) ( MNO)
CO' CN CO CN '
Tale relazione rappresenta la propriet fondamentale del birapporto:
Il birapporto di quattro punti su una retta non si altera quando essi si
proiettano da un punto su unaltra retta.
Sussiste pure la seguente propriet:
Due birapporti i quali differiscano per lo scambio dei primi due punti (o dei due
ultimi) hanno per prodotto lunit. Infatti si ha:
( LMNO) =
( MNO)
( LNO)
; ( MLNO) =
( LNO)
( MNO)
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
50
Gruppi armonici di punti su una retta
Quattro punti su una retta, L, M, N e O, si dice che formano un gruppo armonico quando
in quellordine il loro birapporto vale 1.
In altri termini, risultando LN/LM = - LO/MO, si dice che i punti N ed O dividono il
segmento LM armonicamente (lo dividono internamente ed esternamente del medesimo
rapporto):
L
Dalle relazioni introdotte in precedenza si osserva che un gruppo armonico permane tale
se si scambiano tra loro i primi due o gli ultimi due elementi, come pure se si scambia la
prima coppia con la seconda.
Tale propriet caratteristica dei gruppi armonici ossia: quando il birapporto di quattro
punti, presi in un certo ordine, non cambia valore con lo scambio dei primi due o degli
ultimi due punti, i quattro punti formano un gruppo armonico.
Infatti, posto (LMNO) = k, risulta (MLNO) = 1/k, per la propriet che due birapporti che
differiscano per lo scambio dei primi due o degli ultimi due punti hanno prodotto unitario.
Imponendo (LMNO)=(MLNO) devessere k = 1/k; da cui lequazione k2 = 1; per la
quale lunica soluzione possibile k = -1; essendo k = 1possibile solo se LM.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
51
Teorema di Desargues
Una dei cardini della geometria proiettiva questo famoso teorema dovuto a Desargues
(1539 - 1662): se i vertici di due triangoli (DEF) e (DEF) si corrispondono in una proiezione
(le rette congiungenti i vertici concorrono in un unico punto C centro di proiezione), allora i
lati corrispondenti, prolungati, si incontrano in tre punti allineati (LMN).
Risulta valido anche il teorema duale: se i lati corrispondenti di due triangoli (DEF) e
(DEF), prolungati, si incontrano in tre punti allineati (LMN), allora i vertici dei due triangoli
si corrispondono in una proiezione.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
52
Teorema di Pappo
Un altro teorema fondamentale della geometria proiettiva presumibilmente ascrivibile al
matematico greco Pappo (vissuto nel III secolo a.C.): se (A, B, C) e (A, B, C) sono due
terne di punti allineati, allora i punti che risultano dallintersezione dei segmenti AB con BA,
AC con CA e BC con CB sono allineati.
C
B
A
A'
B'
C'
Risulta valido anche il teorema duale: se a, b, c e a, b, c. sono due terne di rette
incidenti, r, s, t le rette definite dai punti intersezione rispettivamente delle rette (ac, ca);
(ab, ba); (bc,cb) allora le rette r, s e t sono incidenti.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
53
Proiettivit (omografia) tra forme di prima specie
Eseguendo una dopo laltra, su una forma di prima specie, una serie di proiezioni si ottiene,
per le propriet viste, ancora una forma di prima specie. Tra gli elementi delle due forme
(siano esse le rette r ed r della figura), si instaura una corrispondenza biunivoca tra gli
elementi che si ricavano luno dallaltro
r
r
attraverso le operazioni di proiezione.
A
r
A
B
S1
Tale corrispondenza biunivoca viene detta
corrispondenza proiettiva o proiettivit.
A
B
C
B
C
S2
Sussiste
il
fondamentale:
seguente
teorema
Date due forme di prima specie, esiste tra esse una ed una sola proiettivit, la
quale a tre elementi A, B e C, assegnati in modo arbitrario nella prima forma, faccia
corrispondere tre elementi A, B e C assegnati pure ad arbitrio nella seconda
Risulta evidente che una proiettivit conserva i birapporti. Tale propriet invertibile,
ossia:
Se tra due forme di prima specie intercede una corrispondenza biunivoca tale che il
birapporto di quattro elementi qualunque delluna sia uguale al birapporto dei quattro
elementi corrispondenti dellaltra, la corrispondenza una proiettivit.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
54
Prospettivit tra forme di prima specie
Quando, date due forme di prima specie, esse possono essere dedotte luna dallaltra per
mezzo di una sola operazione di proiezione e sezione, la proiettivit che tra loro intercorre
viene detta prospettivit.
Quando due forme possiedono due elementi corrispondenti coincidenti, si dice che esse
hanno un elemento unito. In una prospettivit tra rette il punto unito il punto di
intersezione tra le rette stesse.
Prospettivit tra rette
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
55
Proiettivit tra forme di seconda specie
Una proiettivit tra due forme di seconda specie F, F una corrispondenza biunivoca
tra gli elementi delle due forme che muta ogni forma di prima specie di F in una forma di
prima specie di F.
Tra le proiettivit tra forme di seconda specie di particolare rilievo lomografia tra due
piani:
lomografia tra due piani una corrispondenza biunivoca tra gli elementi (punti e rette) dei
due piani nella quale si corrispondono elementi dello stesso nome e tale che ad elementi che
si appartengono corrispondono elementi che si appartengono (se un punto di uno dei due
piani descrive una retta, lo stesso accade al punto corrispondente dellaltro piano).
Esiste il seguente importante teorema fondamentale:
date due forme di seconda specie, esiste tra esse una ed una sola proiettivit la quale a
quattro elementi A, B, C, D assegnati in modo arbitrario nella prima forma (di cui tre non
appartenenti alla stessa forma di prima specie) faccia corrispondere quattro elementi
A, B, C, D assegnati pure ad arbitrio nella seconda forma.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
56
10
Prospettivit tra forme di seconda specie
Quando, date due forme di seconda specie, esse possono essere dedotte luna dallaltra per
mezzo di una sola operazione di proiezione e sezione, la proiettivit che tra loro intercorre
viene detta prospettivit.
Nella figura seguente riportato un esempio di prospettivit tra i piani e . Gli elementi
corrispondenti P,P; Q,Q; r, r appartengono ai piani ed alle rette della stella di rette e di
piani uscente dal punto S.
Si osserva come la retta dintersezione dei due piani sia elemento unito della prospettivit
(asse di prospettiva).
Prospettivit tra piani
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
57
Il ribaltamento come prospettivit
Dati due piani , *, supponendo propria la loro retta di intersezione s, loperazione di
ribaltamento consiste nel fa ruotare attorno ad s fino a farlo coincidere con *. Da ogni
punto P di si deduce un punto P* di *, denominato ribaltamento di di P.
P*
Si pu vedere semplicemente che la corrispondenza tra P e P* anche data da una
operazione dei proiezione (con centro improprio) secondo la direzione ortogonale al
piano bisettore . Il ribaltamento definisce quindi una prospettivit tra i piani ed *
dove il centro il punto improprio delle perpendicolari al piano bisettore attraversato
durante il ribaltamento.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
58
11
Propriet proiettive delle coniche.
Dal momento che una conica risulta essere la proiezione di un cerchio, ne segue che ogni
propriet del cerchio che sia invariante per proiezione sar anche una propriet comune a
tutte le coniche.
Nel cerchi noto che angoli alla circonferenza che insistono sullo stesso arco sono uguali. Da
ci si ricava che, presi quattro punti sul cerchio A, B, C e D, ed un quinto punto O, il
birapporto (abcd) invariante rispetto alla posizione dl punto O (dipendendo solo dai
rapporti tra gli angoli insistenti sugli archi AD, AC, BD e BC).
Essendo il birapporto invariante in proiezione, tale propriet vale per tutte le coniche.
Questa propriet invertibile, ossia:
se esistono su una curva K du punti O, O tali che ciascuna quaterna di punti A, B, C, D di
essa appaia sotto lo stesso birapporto sia da O che da O, allora K una conica.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
59
Geometria proiettiva e rappresentazione
Uno degli aspetti particolarmente interessanti della geometria proiettiva che ad essa
riconducibile la percezione delle immagini che si ha nella realt. Il meccanismo di visione
dellocchio umano in effetti schematizzabile attraverso uno schema proiettivo in cui il
centro di proiezione rappresentato dal punto interno allocchio in cui cristallino e cornea
focalizzano i raggi luminosi, mentre la superficie di proiezione rappresentata dalla retina
(approssimativamente sferica).
Cornea
Retina
C
Cristallino
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
60
12
Cenni storici: lOttica di Euclide
Il primo tentativo di formalizzare i problemi legati alla rappresentazione probabilmente
legato alle riflessioni sulle modalit di visione dei matematici Greci, che trovarono
sistemazione nellopera di Euclide.
Proposizione IV: uguali lunghezze poste su una medesima retta, quelle che si
vedono a distanza maggiore appaiono minori.
Proposizione V: oggetti uguali, ma inegualmente distanti appaiono ineguali e
maggiore quello pi vicino allocchio.
Proposizione VI: rette parallele viste da lontano, appaiono non equidistanti.
Proposizione VI: oggetti uguali posti su di una stessa retta, ma tra loro distanti,
appaiono disuguali.
Da notare che, secondo limpostazione data da Euclide, il concetto di maggiore o minore
deve intendersi come visto sotto un angolo maggiore o minore, ossia le grandezze
sono intese in termini di angoli visivi.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
61
Cenni storici: il Medioevo
Dopo la fine del mondo classico la scienza della rappresentazione si evoluta in modo lento,
e senza uno sviluppo sistematico. Occorre arrivare ai pittori pre-rinascimentali per trovare i
primi tentativi sistematici di resa spaziale. Il risultato appare come qualcosa di ibrido tra
assonometria e prospettiva.
particolare da San
Francesco che dona il mantello
Giotto:
Ambrogio Lorenzetti: Veduta di citt
sul mare (Siena, Pinacoteca)
(Assisi)
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
62
13
Cenni storici: il Rinascimento (I)
Il rinascimento rappresenta il punto di svolta per levoluzione delle tecniche di
rappresentazione. Con la messa a punto di regole precise per la rappresentazione del reale
codificate in trattati sistematici, si cerca di superare lempirismo delle tecniche di
rappresentazione medievali.
In questo studio del Brunelleschi il
problema della rappresentazione
dello
spazio
viene
risolto
intersecando i raggi proiettanti,
passanti per il punto di vista, con il
piano di riquadro, e utilizzando, a
questo scopo, la pianta e lalzato
dellelemento da rappresentare.
Si tratta, in pratica, dellesecuzione
della prospettiva attraverso il
metodo di intersezione.
Filippo Brunelleschi: studio del battistero
(Firenze)
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
63
Cenni storici: il Rinascimento (II)
Leon Battista Alberti semplifica la costruzione prospettica introducendo il metodo che oggi
chiamiamo del punto di distanza.
Si basa sulla convergenza verso un punto di fuga unico di tutte le rette perpendicolari al
piano della rappresentazione e la progressiva diminuzione delle dimensioni apparenti degli
elementi al crescere della loro distanza, da valutarsi attraverso la costruzione di un punto
laterale detto punto di distanza. Il metodo abbreviato forniva un criterio per la costruzione
della prospettiva molto efficace e fu utilizzato dagli artisti dellepoca per mettere in scorcio
una pianta quadrettata o per realizzare un vero e proprio reticolo spaziale di riferimento per
la realizzazione della prospettiva .
Leon Battista Alberti Prospettiva
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
64
14
Cenni storici: il Rinascimento (III)
Il De prospectiva pingendi (1475) di Piero della Francesca costituisce il primo trattato
organico della prospettiva rinascimentale. La rappresentazione figurativa riferita a un
sistema di leggi e procedimenti matematici che devono consentire una verosimile traduzione
dello spazio attraverso opportune deformazioni prospettiche avvertite dallocchio umano.
Mentre lAlberti aveva concentrato la sua attenzione nel rappresentare sul piano del dipinto
figure sul piano del pavimento, Piero affront il problema di dipingere nel piano oggetti
tridimensionali.
Piero della Francesca
Flagellazione
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
65
Cenni storici: il Rinascimento (IV)
In questa stampa di Albrecth Drer ben esemplificato il concetto di proiezione che sta
dietro alle tecniche di rappresentazione. I raggi di luce che vanno dalla scena allocchio
costituiscono una proiezione intersecando il quadro.
Albrecht Durer Disegnatore della donna sdraiata
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
66
15
Cenni storici: il cinquecento ed il seicento. Dalla pittura
alla matematica.
a partire dal XVI secolo che le tecniche di rappresentazione passano da un piano tecnicopittorico ad un piano teorico-matematico.
Guidobaldo dal Monte (1545 - 1607) pubblica nel 1600 un trattato sulla prospettiva
(Perspectivae Libri VI). Riprende in esame le tecniche utilizzate dagli artisti per arrivare ad
interessanti astrazioni. Pare che sia stato il primo a dimostrare che: la proiezione centrale di
un fascio di rette parallele costituita da un fascio di rette concorrenti in un punto; pi fasci
di rette parallele tra loro e tutte parallele allo stesso piano hanno i punti in concorso sulla
stessa retta
Girard Desargues (1591 - 1661) stato uno dei massimi teorizzatori della geometria
proiettiva. Per teorizzare sul piano geometrico le tecniche della prospettiva introduce
elementi ideali (punto e retta impropri) compatibili con gli elementi fondamentali della
geometria euclidea (retta e punto).
Blaise Pascal (1623 - 1662) fu studioso notevole di geometria proiettiva. Si ricorda
soprattutto la sua interpretazione delle coniche in chiave proiettiva.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
67
Cenni storici: il settecento e lottocento. La geometria
descrittiva
Gaspard Monge (1746 - 1818) considerato il padre della moderna geometria
descrittiva. Ad egli dovuto il concetto della doppia proiezione ortogonale, descritto
nella Gomtrie Descriptive (1798): presi due piani ortogonali (orizzontale e verticale) si
proietta su questi, ortogonalmente, la figura che si vuole rappresentare riportandone gli
spigoli ed i vertici. Quindi si ruota idealmente uno dei due piani rispetto allaltro e si
rappresentano le relative proiezioni su un unico foglio: la rappresentazione finale delloggetto
quindi contenuta in ununica tavola.
Jean-Victor Poncelet (1788 -1867), allievo di Monge. I suoi studi sulla geometria
proiettiva, raccolti nel Trait des proprits projectives des figures (1822), si focalizzarono
sullo studio delle trasformazioni proiettive e delle propriet invarianti delle figure in seguito a
tali trasformazioni. A lui dovuta lintroduzione del birapporto di quattro punti su una retta,
che rappresenta appunto linvariante rispetto ad operazioni di proiezione.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
68
16
Proiezioni centrali e proiezioni parallele
Una importante distinzione, da cui derivano diversi sistemi di rappresentazione si ha tra
proiezioni centrali e proiezioni parallele.
Nelle proiezioni centrali il centro di proiezione
si trova ad una distanza finita dal piano di
proiezione
(quadro).
Le
proiettanti
convergono nel centro di proiezione (punto
proprio dello spazio)
Nelle proiezioni parallele il centro di proiezione
si trova ad una distanza infinita dal piano di
proiezione (quadro). Le proiettanti sono tutte
parallele tra loro (convergono in un punto
allinfinito punto improprio)
Prospettive
Assonometrie e proiezioni ortogonali
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
69
Quadro sinottico delle tecniche di rappresentazione
Proiezioni centrali
(coniche)
Proiezioni parallele
(cilindriche)
Prospettive
Prospettiva frontale
(ad un punto)
Prospettiva accidentale
(a due punti)
Prospettiva razionale
(a tre punti)
Proiezioni ortogonali
(ortografiche)
Assonometrie
Assonometrie
Assonometrie oblique
ortogonali
Isometrica
Dimetrica
Trimetrica
Cavaliera
dimetrica
Cavaliera
isometrica
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
Planometrica
70
17
Metodi di proiezione centrale (prospettiva).
I metodi di proiezione prospettica unificati (UNI EN ISO 5456-4) sono tre, e differiscono tra
loro per la posizione delloggetto da rappresentare rispetto al piano di proiezione. In questa
trasparenza riportata la disposizione denominata posizione speciale, in cui la faccia
principale delloggetto da rappresentare parallela al piano di proiezione. Essa d
origine alla cosiddetta (prospettiva ad un punto) Tutti i contorni e gli spigoli paralleli al
piano di proiezione conservano la loro direzione; tutte le linee perpendicolari al piano di
proiezione convergono al punto di fuga V, coincidente con il punto principale C.
Quadro prospettico
(piano di proiezione)
Punto di vista (centro
di proiezione)
Piano di terra (piano di
base, piano geometrale)
Punto principale
Linea di orizzonte
Punto di stazione (stazione di
osservazione)
Linea di terra (linea
di base)
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
71
Prospettiva a due punti.
Nella prospettiva a due punti loggetto da rappresentare posizionato in modo da avere i
contorni e gli spigoli verticali paralleli al piano di proiezione (posizione
particolare). Tutte le linee orizzontali delloggetto convergono nei rispettivi punti di fuga
sulla linea di orizzonte.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
72
18
Prospettiva a tre punti.
Nella prospettiva a tre punti (detta anche prospettiva a quadro inclinato), loggetto da
rappresentare si trova in posizione generica (posizione qualunque), non avendo n
contorni, n spigoli paralleli al piano di proiezione.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
73
Metodi di proiezione parallela (assonometria)
Lassonometria pu vedersi come un caso particolare della prospettiva con centro di
proiezione improprio. Il disegno di un oggetto, in assonometria, non corrisponde
esattamente alla realt, poich in pratica non pu mai essere realizzata. Tuttavia le proiezioni
parallele godono di interessanti propriet che le rendono particolarmente utili nelle
applicazioni (non ultima la rapidit e semplicit di esecuzione).
1.
I lati e le facce di un oggetto paralleli
al piano di proiezione si proiettano
secondo la loro grandezza reale.
Lati e facce non paralleli al quadro, una
volta proiettati, subiscono una modifica
delle loro dimensioni effettive.
2.
Segmenti tra loro paralleli si
proiettano ancora in segmenti
paralleli (la relazione di parallelismo
uninvariante delle proiezioni parallele).
3.
Segmenti tra loro paralleli si riducono, in
proiezione, del medesimo rapporto.
4.
La proiezione indipendente dalla
distanza delloggetto dal quadro.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
74
19
Assonometrie ortogonali ed oblique
Le assonometrie si classificano in ortogonali ed oblique a seconda della direzione che i raggi
proiettanti assumono rispetto al quadro.
Assonometria ortogonale
Assonometria obliqua
d
n//d
Nelle
assonometrie
ortogonali
la
direzione di proiezione ortogonale
al quadro
Nelle assonometrie oblique la direzione
di proiezione inclinata rispetto al
quadro
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
75
Rapporti di riduzione (1)
In una proiezione assonometrica, in generale, le lunghezze dei segmenti proiettati sono
diverse da quelle originali. Vale tuttavia la relazione che segmenti tra loro paralleli si
riducono, una volta proiettati, del medesimo rapporto. Si pu dimostrare che la contrazione
delle
lunghezze
pu
essere
Direzione di
Terna obiettiva
calcolata sulla base di tre
proiezione
coefficienti (rapporti di
Uz
riduzione) associati a tre
Z
Uy
vettori costituenti una terna
Y
Piano di proiezione
z
ortogonale.
y
Ux
Associata quindi una terna
uz
uy
ortogonale
(terna
X
Terna
obiettiva)
allo
spazio
ux x
assonometrica.
tridimensionale,
la
proiezione assonometrica di
essa costituisce la terna
assonometrica.
Restano definiti i seguenti
rapporti di riduzione:
p=
U
U
Ux
; q= y; r= z
uz
uy
ux
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
76
20
Rapporti di riduzione (2)
I rapporti di riduzione sono compresi nellintervallo [0,1] nel caso di assonometria
ortogonale. Nel caso di assonometria obliqua possono essere maggiori di 1.
Direzione di proiezione
B = B
Piano di proiezione
In figura vediamo come nel caso di proiezione obliqua pu aversi AB > AB.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
77
Teorema di Pohlke
Data la direzione di proiezione e lorientamento della terna obiettiva rispetto al piano di
proiezione possibile determinare gli assi assonometrici ed i relativi rapporti di riduzione
Viceversa se si tracciano su
un piano tre segmenti ux, uy
ed uz non allineati (assi
assonometrici) uscenti da un
medesimo punto, sempre
possibile determinare una
direzione di proiezione ed un
sistema di assi ortogonali
(terna obiettiva) con versori
di lunghezza U, le cui
proiezioni coincidono con i
segmenti ux, uy ed uz
(teorema di Pohlke).
Terna obiettiva
Direzione di
proiezione
z
U
uz
ux x
Piano di proiezione
y
uy
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
Terna
assonometrica.
78
21
Classificazione delle assonometrie in base ai rapporti di
riduzione
In base alle relazioni esistenti tra i valori dei rapporti di riduzione nelle assonometrie, si ha la
seguente importante classificazione:
Assonometrie isometriche: tutti i rapporti di riduzione sono tra loro uguali;
Assonometrie dimetriche: due rapporti di riduzione sono tra loro uguali;
Assonometrie trimetriche: tutti i rapporti di riduzione sono tra loro diversi.
Delle varie tipologie di assonometria lisometrica presenta il vantaggio di non introdurre
contrazioni non uniformi nelle varie direzioni.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
79
Rapporti di riduzione nelle assonometrie ortogonali (1)
Nellassonometria ortogonale ciascun rapporto di varia nellintervallo [0,1]. Inoltre esiste una
relazione che lega lorientamento della terna obiettiva, descritto dai tre angoli , e e gli
angoli descritti dagli assi della terna assonometrica (, e ).
' = arccos( ctg ctg );
' = arccos( ctg ctg );
' = arccos( ctg ctg )
cos ' cos '
ctg =
;
cos '
ctg =
cos ' cos '
;
cos '
ctg =
cos ' cos '
cos '
Date quindi nel piano di proiezione tre rette
orientate che individuano tre angoli la cui
somma 180, possibile individuare
analiticamente la disposizione spaziale della
terna
ortogonale
che,
proiettata
ortogonalmente d origine ai tre assi
assonometrici.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
80
22
Rapporti di riduzione nelle assonometrie ortogonali (2)
Ne consegue che nelle assonometrie ortogonali gli assi assonometrici ed i rapporti di
riduzione non possono essere scelti ad arbitrio. Esiste una relazione che lega tra loro i
valori dei rapporti di riduzione agli angoli che descrivono lorientamento della terna obiettiva
(e quindi degli assi assonometrici):
U
U
U
p=
ux
= sen ; q =
uy
= sen ; r =
uz
= sen .
Nellipotesi di isometria risulta p = q = r = 1. Sostituendo nelle precedenti equazioni tale
relazione si ottiene che lunica disposizione degli assi assonometrici che soddisfano lipotesi
isometrica tale per cui:
= = = 120,
alla quale corrispondono i rapporti di riduzione:
p = q = r = 0.816.
Convenzionalmente, per, i rapporti di riduzione si assumono unitari nel caso della
assonometria ortogonale isometrica (un cubo di lato 100 viene rappresentato, in proiezione,
di lato 100, e non di 81.6). Ne consegue che lassonometria isometrica produce un leggero
ingrandimento.
Per quanto concerne, invece, le assonometrie ortogonali dimetriche e trimetriche, esistono
infinite terne possibili di angoli che descrivono lorientamento della terna obiettiva.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
81
Procedura per ottenere la proiezione assonometrica
La procedura per ottenere la proiezione assonometrica piuttosto semplice. Note le
coordinate nello spazio dei punti notevoli delloggetto, si procede nel modo che segue.
1)
Si sceglie un orientamento degli assi assonometrici tra quelli possibili e consigliati (a
ciascun orientamento associata una terna di rapporti di riduzione);
si riportano sugli assi assonometrici le coordinate dei punti notevoli delloggetto
moltiplicate per i corrispondenti rapporti di riduzione (ovvero si assegna a ciascun asse
la rispettiva scala)
Per convenzione la posizione degli assi coordinati deve essere tale che uno degli assi (lasse
Z) sia verticale (di solito il piano XY rappresenta il piano orizzontale, e lasse Z lasse delle
altezze).
Z
Scala delle altezze
2)
ghezze
elle lun
Scala d
Scala
delle
largh
ezze
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
82
23
Assonometria ortogonale isometrica
Nellassonometria ortogonale isometrica (o semplicemente assonometria isometrica) gli assi
assonometrici sono angolarmente equidistanti. Per convenzione i rapporti di riduzione si
assumono unitari lungo tutti e tre gli assi. Poich il rapporto reale di riduzione associato
allipotesi di isometria pari a 0.816, tale convenzione fa si che loggetto sia rappresentato
in dimensioni leggermente ingrandite (di un fattore pari a 1/0.816 = 1.22) rispetto a
quelle reali. Lassonometria isometrica di facile esecuzione e di ampio utilizzo.
Z
12
12
ux = 1; uy = 1; uz = 1
ux
uy
uz
120
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
83
Assonometria ortogonale dimetrica
Nellipotesi di dimetria lorientamento della terna assonometrica non univoco.
Normalmente si orientano gli assi in modo tale che langolo tra due di essi sia allincirca lo
stesso, come nellesempio qui riportato. Questo tipo di assonometria viene utilizzato quando
si vuole mettere in particolare evidenza una delle facce delloggetto.
ux = 0.5; uy = 1; uz = 1
uy
ux
42
uz
Y
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
84
24
Assonometria ortogonale trimetrica
Lassonometria ortogonale trimetrica non rientra tra quelle previste dalla norma, ed di
utilizzo raro. Si riporta qui una tra le infinita possibilit di orientamento degli assi
assonometrici ed i relativi rapporti di riduzione.
uz
4
11
11
0
ux = 0.695; uy = 0.811; uz = 0.927
uy
ux
136
Y
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
85
Assonometria obliqua cavaliera isometrica
Corrisponde ad una disposizione in cui gli assi X e Z sono paralleli al quadro e le proiettanti
sono inclinate di 45 rispetto ad esso. Risulta un significativo effetto di allungamento dei
segmenti paralleli allasse Y.
ux
135
uz
13
90
ux = 1; uy = 1; uz = 1
uy
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
86
25
Assonometria obliqua cavaliera dimetrica
La disposizione degli assi analoga al caso della cavaliera obliqua isometrica, ma leffetto di
allungamento lungo lasse Y ridotto.
uz
ux
135
13
90
ux = 1; uy = 0,5; uz = 1
uy
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
87
Assonometria obliqua cavaliera planometrica
Lassonometria obliqua cavaliera
rappresentare edifici o arredamenti.
planometrica
viene
comunemente
utilizzata
per
135
ux
90
uz
13
ux = 1; uy = 1; uz = 2/3
uy
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
88
26
Normazione
Le rappresentazioni assonometriche sono oggetto di normazione da parte della EN ISO
5456-3. La norma raccomanda lutilizzo delle seguenti assonometrie:
-lassonometria ortogonale isometrica;
-lassonometria ortogonale dimetrica;
-lassonometria obliqua cavaliera isometrica;
-lassonometria cavaliera con rapporto di riduzione uy = 0.5 (ux = uz = 1);
-lassonometria planometrica.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
89
27
PROIEZIONI ORTOGONALI
90
Il metodo della doppia proiezione ortogonale
Il metodo attualmente conosciuto come metodo delle proiezioni ortogonali (o
proiezioni ortografiche) inizialmente nacque come metodo di rappresentazione di
figure tridimensionali su due piani di riferimento ortogonali tra loro, denominati, per
convenzione, piano orizzontale (
1) e piano verticale (
2). Tale rappresentazione, che
prevedeva la proiezione su due piani ortogonali, veniva chiamata metodo della doppia
proiezione ortogonale.
II diedro
I diedro
Loggetto da rappresentare viene
idealmente posto in uno dei quattro
diedri (normalmente il primo o il
terzo).
Loggetto viene proiettato da distanza
infinita ortogonalmente ai due piani
di proiezione 1 e 2
La rappresentazione piana viene
ottenuta assumendo 1 come piano
del disegno e ribaltando 2 attorno
alla linea di terra.
Linea di
terra (lt)
III diedro
IV diedro
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
91
Rappresentazione del punto
Un generico punto P nello spazio individuato dalle sue proiezioni P e P. Prima del
ribaltamento i punti P, P e P si trovano tutti in uno stesso piano perpendicolare alla lt.
Durante il ribaltamento P si muove lungo tale piano. Segue che, a ribaltamento
avvenuto, P e P si trovano sulla stessa perpendicolare alla lt (linea di richiamo).
Linee di
richiamo
Si osserva la diversa posizione delle proiezioni dei punti appartenenti ai diversi diedri
rispetto alla linea di terra
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
92
Rappresentazione della retta
Una generica retta r nello spazio individuata dalle sue intersezioni t1r e t2r (tracce) con
i piani 1 e 2. Volendo determinare le rette r ed r proiezione di r sui due piani
osserviamo che la retta r passa per il punti t1r e per la linea di richiamo per t2r; la r
passa per t2r e la linea di richiamo per t1r.
Per semplicit, ma senza perdita di generalit, si qui considerata una retta le cui
intersezioni con i piani di proiezione giacciono nel primo diedro.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
93
Rappresentazione del piano
Un generico piano nello spazio individuato dalle sue intersezioni t1 e t2 (tracce) con
i piani 1 e 2. facile vedere che le due tracce del piano si intersecano in un punto V
appartenente alla linea di terra.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
94
Posizioni particolari del piano
Rappresentazione di generico piano obliquo rispetto ai piani 1 e 2. Quando diventa
parallelo alla lt, la rappresentazione degenera in due rette parallele ad essa.
Rappresentazione di generico piano
ortogonale a 1 e obliquo rispetto a 2. t1
obliqua rispetto ad lt; t2 ortogonale ad
lt.
Rappresentazione di generico piano
ortogonale a 2 e obliquo rispetto a 1. t2
obliqua rispetto ad lt; t1 ortogonale ad
lt.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
95
Condizioni di appartenenza. Appartenenza punto/retta
Vediamo ora come si affrontano i problemi di appartenenza nella rappresentazione in
doppia proiezione ortogonale, ossia quali condizioni devono verificarsi perch elementi
assegnati (punti, rette e piani) si appartengano fra loro.
Nel caso dellappartenenza punto/retta facile verificare che condizione necessaria e
sufficiente affinch un punto A appartenga ad una retta r che le due proiezioni del
punto (A e A) appartengano alle proiezioni omonime della retta (r e r).
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
96
Appartenenza retta/piano
Condizione necessaria e sufficiente affinch una retta r giaccia su un piano che le sue
tracce T1r e T2r appartengano alle tracce t1 e t2 del piano.
In altri termini si ha che: retta e piano si appartengono se si appartengono i loro
elementi omonimi rappresentativi.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
97
Appartenenza punto/piano
Questo caso ricondotto alla situazione precedente, in quanto un punto P appartiene ad
un piano se e solo se appartiene ad una retta r che giace sul piano .
Senza perdere di generalit consideriamo un piano non orizzontale, un punto A ed una
retta parallela al piano orizzontale passante per A.
La proiezione r di r appartiene ad A per costruzione. Condizione necessaria e
sufficiente affinch il punto A appartenga al piano che la sua proiezione A
appartenga alla proiezione r di r.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
98
Il metodo delle proiezioni ortogonali
Direzione di
osservazione B
Il metodo delle proiezioni ortogonali
(o rappresentazioni ortografiche)
rappresenta unestensione del metodo
della doppia proiezione ortogonale.
Loggetto da rappresentare viene
proiettato su pi piani, di solito
ortogonali tra loro.
Su ciascun piano di proiezione si ottiene
una figura denominata vista. Una vista
quindi una proiezione parallela ed
ortogonale
associata
ad
una
determinata direzione.
La rappresentazione in proiezioni
ortogonali di un oggetto consiste nel
disegno di un numero di viste
necessario e sufficiente a garantire
la
corretta
interpretazione
delloggetto.
II
Vista da A
Vista da C
Direzione di
osservazione C
Direzione di
osservazione A
Vista da B
III
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
99
Sistemi di proiezione del primo e del terzo diedro.
Esistono due metodi di proiezione nelle proiezioni ortogonali: il metodo del primo diedro (o
europeo) ed il metodo del secondo diedro (o americano). Dividendo lo spazio
tridimensionale con due piani ortogonali si individuano 4 diedri, come indicato in figura.
Supponiamo ora che losservatore
I diedro
si trovi a destra del piano
verticale (piano di proiezione).
Se loggetto posizionato nel
primo diedro, esso si trova tra
losservatore ed il piano di
proiezione. La proiezione che ne
risulta secondo il metodo
europeo.
IV diedro
Direzione di
osservazione
Se loggetto si trova nel terzo
diedro, il piano di proiezione
ad essere tra losservatore e
loggetto. La proiezione che ne
risulta secondo il metodo
americano.
II diedro
Piano di
proiezione
III diedro
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
100
Disposizione delle viste secondo il metodo europeo.
La rappresentazione secondo il metodo delle proiezioni ortogonali prevede innanzitutto la
scelta e la rappresentazione di una vista principale. Tale scelta arbitraria, ma di solito si
sceglie come vista principale quella pi rappresentativa (alla quale associato il maggior
numero di informazioni). Quindi le altre viste si dispongono in relazione alla vista principale
(vista da sinistra a destra della principale, vista dal basso in alto, vista da destra a
sinistra, vista dallalto in basso, vista da dietro a destra della vista da sinistra).
Alto
Dietro
Sinistra
Basso
Destra
Principale
Basso
Destra
Principale
Sinistra
Dietro
Simbolo del metodo
europeo (o del
primo diedro)
Alto
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
101
Disposizione delle viste secondo il metodo americano.
Anche nel metodo americano il, primo passo consiste nella scelta e nel disegno della vista
principale. Successivamente le viste si dispongono nel modo indicato in figura (vista da
sinistra a sinistra della principale, vista da destra a destra, vista dallalto in alto,
vista dal basso in basso, vista da dietro a sinistra della vista da sinistra).
Alto
Alto
Dietro
Sinistra
Destra
Principale
Dietro
Sinistra
Principale
Destra
Basso
Simbolo
del
metodo
americano (o del terzo
diedro)
Basso
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
102
Disposizione delle viste secondo il metodo delle frecce.
Nel metodo delle frecce le viste possono essere disposte liberamente. Anche in questo
caso si inizia con il disegno della vista principale. Quindi attorno ad essa si posizionano delle
frecce ciascuna indicante le diverse direzioni di osservazione. A ciascuna freccia si associa
una lettera minuscola; la stessa lettera, maiuscola, riportata sulla vista corrispondente. Le
viste cos identificate possono essere disposte indipendentemente dalla vista principale.
A
a
c
a
c
D
d
Principale
b
b
E
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
103
Viste ausiliarie.
In alcuni casi necessario disegnare una vista di un oggetto su di un piano inclinato. Un
piano inclinato perpendicolare ad uno dei due piani di proiezione ma inclinato rispetto ai
due piani adiacenti. In pratica una vista su un piano inclinato (vista ausiliaria) una vista
rispetto ad una direzione di osservazione diversa da quelle standard (alto, basso, sinistra,
destra e dietro).
Vista dal basso
Vista principale
Vista da sinistra
Vista ausiliaria (da
X)
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
104
Quali linee si rappresentano in una vista ?
Le linee principali che si rappresentano in una vista sono gli spigoli e i contorni
delloggetto.
Gli spigoli rappresentano quei segmenti (rettilinei o curvilinei) dove due superfici delloggetto
si incontrano formando uno spigolo vivo (senza continuit in tangenza).
I contorni rappresentano quei segmenti (rettilinei o curvilinei) che, in una determinata vista
delimitano delimitano loggetto o parti di esso.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
105
Linee in vista e linee nascoste
In una vista non tutti gli spigoli ed i contorni delloggetto risultano visibili, in quanto alcuni di
essi possono essere nascosti da altre parti delloggetto. Secondo la norma UNI 3968
(ritirata, come detto, ma tuttavia ancora seguita nellesecuzione di molti disegni), gli spigoli
(contorni) nascosti si possono rappresentare con linea a tratti grossa (fine). Secondo la
EN ISO 128-24 sia spigoli che contorni nascosti vanno rappresentati con linea a
tratti fine. La rappresentazione degli spigoli e dei contorni nascosti si rende necessaria
quando senza di essa il disegno non sarebbe comprensibile.
Rappresentazione senza spigoli e
contorni nascosti
Rappresentazione con spigoli e
contorni nascosti
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
106
Spigoli fittizi (convenzionali)
Le superfici degli oggetti reali spesso non si intersecano formando uno spigolo vivo, ma
mantengono una certa continuit in tangenza. In questi casi si dice che le superfici sono
raccordate. In questi casi, non essendoci spigolo, non vi sono, teoricamente, linee in vista.
Questo in alcuni casi rende difficile linterpretazione del disegno, per cui si pu ricorrere alla
rappresentazione degli spigoli fittizi (o convenzionale), rappresentati con linea fine che non
tocchi i contorni.
Rappresentazione teorica
Oggetto con spigoli non
raccordati
Rappresentazione teorica
(poco chiara)
Oggetto
con
raccordati
spigoli
Spigoli convenzionali
Rappresentazione
convenzionale (pi chiara)
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
107
Assi di simmetria
Secondo la norma UNI 3968 gli assi di simmetria di una figura devono essere rappresentati
con linea mista fine. Nel caso della circonferenza (infiniti assi di simmetria) si rappresentano
per convenzione due assi ortogonali.
Figura assialsimmetrica. Si rappresenta lasse di
rivoluzione nella vista longitudinale e due assi
ortogonali nella vista trasversale
Rappresentazione di assi di cerchi e di altre figure
simmetriche
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
108
Oggetti simmetrici
Se una figura possiede uno o due assi di simmetria, consentito rappresentarne soltanto
met od un quarto. Gli assi di simmetria devono essere allora contrassegnati da due tratti
brevi paralleli.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
109
10
Viste parziali e viste interrotte
Quando un oggetto molto grande e si vuole mettere in evidenza una parte soltanto di esso
si pu ricorrere ad una vista parziale. La parte rappresentata delimitata (ancora una volta
secondo la UNI 3968) da linee fini irregolari. La vista interrotta consiste invece
nellescludere, per motivi di spazio, una parte poco significativa delloggetto dalla
rappresentazione.
Vista parziale
Vista interrotta
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
110
Viste locali
Quando si ha la necessit di evidenziare una parte di un oggetto, se la rappresentazione non
risulta ambigua, possibile sostituire ad una vista completa la vista di un particolare con linea
continua grossa, collegandola alla vista principale con una linea mista fine.
Vista locale
Vista principale
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
111
11
Ribaltamenti
Le parti di un oggetto che, un una vista, risulterebbero rappresentate di scorcio, possono
essere ribaltate, in maniera da venire rappresentate nella loro grandezza effettiva. Si
indica con linea mista fine la traiettoria che subiscono i punti della parte ribaltata.
Vista
dal
ribaltata (ok)
basso
Vista principale
Vista
dal
basso
effettiva (da evitare)
Vista
dallalto
ribaltata (ok)
Vista principale
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
112
Particolarit di rappresentazione
Si riportano qui alcune particolarit di rappresentazione nelle proiezioni ortogonali.
Superfici piani realizzate su parti
cilindriche. Si disegnano le due
diagonali con linea continua fine.
La rappresentazione di elementi
ripetitivi pu essere semplificata
riportando, per alcuni, solo gli
assi di simmetria.
A (3:1)
Per rappresentare pi chiaramente
particolari piccoli si pu ricorrere ai
dettagli.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
113
12
SEZIONI
115
Introduzione
Sezionare un solido significa tagliarlo secondo una superficie ideale in modo da mostrare il
volume interno del solido stesso. Nella maggior parte dei casi lelemento secante
rappresentato da un piano. La superficie che risulta dallintersezione del solido con la
superficie secante detta sezione.
La parte del solido che viene effettivamente attraversata dalla superficie secante viene
rappresentata con apposito tratteggio (campitura).
Le sezioni sono oggetto di normativa specifica; in particolare si fa riferimento alla norma UNI
3971 (Disegni tecnici Proiezioni ortogonali - Sezioni) ed alla UNI 3972 (Disegni
tecnici Tratteggi per la rappresentazione dei materiali nelle sezioni).
In questa lezione si introducono, nella prima parte, le tecniche grafiche per determinare le
sezioni piane di solidi elementari. Nella seconda parte viene presentata la normativa relativa
alle sezioni.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
116
Sezione di un prisma
Per determinare la sezione piana di un prisma, semplicemente si proiettano i punti di
intersezione tra il piano di sezione e gli spigoli del prisma.
Si tracciano innanzitutto tre
viste: una vista principale
(Vp), una vista dallalto Vp
Vsx
(Va) ed una vista da
Z
sinistra (Vsx).
Si disegna quindi la traccia
del piano di sezione (Z-Z).
In questo caso si preso un
piano ortogonale al piano
corrispondente
alla
vista
principale.
Si determinano, sulla vista
principale, le intersezioni degli
spigoli con il piano di sezione.
La sezione in vista da sinistra
si ottiene quindi tracciando le
orizzontali
dai
punti
di
intersezione ed intersecando
gli spigoli corrispondenti. La
sezione in vista dallalto si
sovrappone alla vista stessa.
Av
Al
Ao
Va
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
117
Sezione di un tronco di piramide
Per determinare la sezione piana di un tronco di piramide (o di una piramide) si procede
analogamente al caso precedente.
Si tracciano innanzitutto tre
viste: una vista principale
(Vp), una vista dallalto Vp
Vsx
(Va) ed una vista da
sinistra (Vsx).
Z
Si disegna quindi la traccia
del piano di sezione (Z-Z).
In questo caso si preso un
piano ortogonale al piano
corrispondente
alla
vista
principale.
Si determinano, sulla vista
principale, le intersezioni degli
spigoli con il piano di sezione.
La sezione in vista da sinistra
si ottiene quindi tracciando le
orizzontali
dai
punti
di
intersezione ed intersecando
gli spigoli corrispondenti. La
sezione in vista dallalto si
ottiene analogamente.
Av
Z
Al
Ao
Va
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
118
Sezione di un cilindro
La curva risultante dalla sezione di un cilindro con un piano pu essere una circonferenza
(se il piano ortogonale allasse), un rettangolo (se il piano parallelo allasse) o
(se il piano inclinato di un certo angolo rispetto allasse).
La costruzione, nei primi due
casi, immediata, e non Vp
Vsx
viene qui trattata.
Z
Si consideri quindi un cilindro
con le sue proiezioni su tre
piani e la traccia del piano di
sezione (Z-Z).
Al
Av
Si determinano, sulla vista
principale, le intersezioni degli
spigoli con il piano di sezione.
La sezione in vista da sinistra
si ottiene quindi tracciando le
orizzontali
dai
punti
di
intersezione ed intersecando
con queste le generatrici
corrispondenti.
La sezione in vista dallalto si
sovrappone alla vista stessa.
Ao
Va
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
119
Sezione di una sfera (1)
La curva risultante dallintersezione di un piano con una sfera una circonferenza. In
proiezione quindi, quando il piano di proiezione non parallelo al piano di sezione, la curva
risultante sar unellisse.
Si tracciano tre viste della Vp
Z
Vsx
sfera (tre circonferenze) e
nella vista principale si
disegna la traccia del piano di
sezione (Z-Z).
Av
Sulla vista principale si traccia
un numero arbitrario di
circonferenze,
e
si
determinano
le
loro
intersezioni con la traccia del
piano di sezione.
Al
Z
Ao
Sulla vista dallalto si trovano
le tracce dei piani di sezione
corrispondenti
alle
circonferenze tracciate.
Dallintersezione di tali tracce
con le verticali abbassate dai
punti di intersezione trovati
nella Vp si trovano, per
Va
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
120
Sezione di una sfera (2)
intersezione, i punti dellellisse
che rappresentano la sezione
della sfera sulla vista dallalto
Vp
In
maniera
analoga
si
determina la proiezione della
sezione sulla vista da sinistra:
si riportano su di essa le
tracce dei piani di sezione
ausiliari,
queste,
per
intersezione con le orizzontali
tracciate
dai
punti
di
intersezione trovati nella vista
principale froniscono i punti
della sezione.
Vsx
Av
Al
Z
Ao
Va
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
121
Sezione di un cono: ellisse (1)
La curva risultante dalla sezione piana di un cono pu essere: una circonferenza (il piano
ortogonale allasse); una parabola (il piano parallelo ad una generatrice);
uniperbole (il piano parallelo allasse); unellisse in tutti gli altri casi.
Nel caso dellellisse si inizia
tracciando tre viste del cono e Vp
Vsx
la traccia del piano di sezione
Z
(Z-Z).
Si tracciano quindi
generatrici ausiliarie
vista
principale
e
determinano
le
corrispondenti
sulla
dallalto.
delle
sulla
si
loro
vista
Si determinano, sulla vista
principale, le intersezioni delle
generatrici con il piano di
sezione. Si abbassano le
verticali dai punti cos ottenuti
e per intersezione con le
proiezioni delle generatrici
sulla Va si trovano i punti
della proiezione della sezione.
Av
Al
Ao
Va
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
122
Sezione di un cono: ellisse (2)
Si determinano
proiezioni delle
ausiliarie sulla
sinistra.
quindi le
generatrici
vista da
Si tracciano, dai punti di
intersezione
sulla
vista
principale, le orizzontali che
per intersezione con le
generatrici determinano i
punti della sezione nella vista
da sinistra.
Vp
Vsx
Z
Av
Al
Ao
Va
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
123
Sezione di un cono: iperbole
Nel caso delliperbole (piano sezionatore parallelo allasse del cono) si procede utilizzando
una tecnica analoga a quella vista per la sfera.
Nella vista dallalto si traccia
un numero arbitrario di
circonferenze
che Vp
Vsx
rappresentano sezioni del
Z
cono su piani ausiliari. Sempre
nella
stessa
vista
si
determinano le intersezioni
Av
delle circonferenze con la
Al
traccia del piano di sezione.
Nella vista principale si
determinano le tracce dei
piani
ausiliari
e
le si
prolungano nella vista da
sinistra.
I punti di intersezione trovati
nella vista dallalto si riportano
nella
vista
da
sinistra.
Lintersezione delle proiettanti
con le tracce dei piani ausiliari
determinano i punti della
sezione.
Ao
Va
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
124
Sezione di un cono: parabola
Se il piano di sezione parallelo ad una generatrice (angolo di inclinazione del piano
rispetto allasse del cono uguale allangolo di semiapertura del cono stesso) la curva
risultante dalla sezione una parabola.
Anche in questo caso si inizia
Z
tracciando
sulla
Va
le Vp
Vsx
circonferenze sezione sui piani
ausiliari e disegnando sulla Vp
le tracce dei piani di sezione
ausiliari.
Si determinano quindi sulla Vp
le intersezioni tra le tracce dei
piani ausiliari con la traccia
del piano di sezione.
Av
Al
Le verticali dai punti trovati
determinano, per intersezione
con le circonferenze i punti
della sezione sulla Va.
Ao
Per determinare la sezione
sulla Vsx si procede in modo
analogo al caso precedente.
Va
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
125
Normativa principi generali
Nelle trasparenze successive vengono presentati i principi base per la rappresentazione di
viste in sezione secondo la UNI 3971. Una sezione definita nel seguente modo:
rappresentazione, secondo il metodo delle proiezioni ortogonali, di una delle parti in cui
viene diviso loggetto da un taglio ideale eseguito secondo uno o pi piani o altre superfici.
Le sezioni possono essere fatte utilizzando i seguenti elementi secanti:
-un solo piano;
-pi piani paralleli;
-pi piani incidenti;
-superfici cilindriche (non trattata qui).
Le sezioni devono essere eseguite solamente quando necessarie, per consentire chiarezza e
sintesi di espressione.
La traccia dei piani di sezione deve essere rappresentata con linea tipo H (UNI 3968), con
due frecce agli estremi indicanti il verso di proiezione. Ciascuna freccia deve (tranne casi
particolari) essere contrassegnata da una stessa lettera maiuscola.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
126
Sezioni con un solo piano
Nelle sezioni con un solo piano lelemento sezionatore unico. il tipo di sezione pi
semplice, ed molto utilizzato. La parte delloggetto effettivamente attraversata dal piano
di sezione contraddistinta dal tratteggio (campitura).
Parte posteriore
al
piano di sezione
Vista in sezione
Parte attraversata dal
piano di sezione
Sezione A-A
Traccia del piano di
sezione
Indicazione della
sezione
Frecce
Lettere
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
127
Sezioni con piani paralleli (I)
In molti casi conveniente rappresentare in ununica vista in sezione il risultato del taglio
eseguito su pi piani paralleli.
Sezione A-A
Traccia
del
1
piano di sezione
Traccia del 2
piano di sezione
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
128
Sezioni con piani paralleli (II)
Nelle viste in sezione eseguite con piani paralleli pu essere utile eseguire uno
sfalsamento del tratteggio in corrispondenza del cambio del piano di sezione.
Tale cambio pu essere messo in ulteriore evidenza con linee miste fini.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
129
Sezioni con piani incidenti (1)
In alcuni casi, specialmente con oggetti di rotazione, utile rappresentare in ununica vista
in sezione il risultato del taglio eseguito su pi piani incidenti.
ERRATO
CORRETTO
Sezione A-A
Traccia del 1
piano di
sezione
Il piano di proiezione deve essere
parallelo ad uno dei due piano di
sezione. La parte del pezzo che
Traccia del 2
risulterebbe
di
scorcio
in
piano di sezione
proiezione ortografica deve essere
rappresentata ribaltata.
A
A
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
Direzione di
proiezione
130
Sezioni con piani incidenti (2)
Altri esempi di sezioni con piani incidenti.
ERRATO
CORRETTO
CORRETTO
ERRATO
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
131
Sezioni con piani incidenti (3)
Altri esempi di sezioni con piani incidenti.
CORRETTO
CORRETTO
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
132
Semisezioni
Gli oggetti simmetrici possono essere rappresentati da una semivista e da una semisezione.
Semivista
Semisezione
A-A
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
133
Sezioni parziali (strappi)
Le sezioni parziali, dette anche strappi, si utilizzano in pezzi in cui bisogna mettere in
evidenza zone interne di limitata estensione. Le sezioni parziali sono delimitate dai
contorni delloggetto e da una line continua fine irregolare. Non si indica la traccia del
piano di sezione.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
134
10
Sezioni ribaltate in luogo
Per la rappresentazione di oggetti la cui sezione trasversale ha almeno un asse di
simmetria si possono utilizzare le sezioni ribaltate in luogo. In pratica la sezione
disegnata sopra lelemento stesso. I contorni della sezione sono tracciati con linea fine. Il
piano di sezione individuato dallasse di simmetria.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
135
Sezioni in vicinanza
Le sezioni in vicinanza possono essere disposte o sul prolungamento della traccia del piano
di sezione, ovvero in una posizione laterale diversa, anche ruotata. In questo caso vanno
indicate le frecce e le relative lettere di richiamo.
Sezione in
vicinanza posta sul
prolungamento della traccia del piano di
sezione.
Sezione in vicinanza posta in posizione
diversa, con indicazione delle lettere.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
136
11
Sezioni successive
Le sezioni successive si possono considerare come una successione di sezioni poste in
vicinanza, ovvero come allineamento di sezioni trasversali.
Successione di sezioni poste in vicinanza
Allineamento di sezioni trasversali
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
137
Il tratteggio nelle sezioni
La parte di un oggetto effettivamente attraversata dal piano di sezione rappresentata con
opportuno tratteggio (campitura). Il tratteggio normato dalla UNI 3972.
Tratteggi generali
Tratteggi specifici per materiali solidi
Solidi
Materiale predominante
Avvolgimenti elettrici
Aeriformi
Materiale in evidenza
Materiale isolante
Liquidi
Materiale ausiliario
Materiale trasparente
Terreno
Materiale legnoso
Conglomerato cementizio
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
138
12
Esecuzione ed impiego dei tratteggi
Lesecuzione del tratteggio soggetta a diverse regole di rappresentazione che sono qui
riassunte.
Oggetti di spessore sottile
possono
essere
anneriti
completamente
Oggetti diversi adiacenti
devono essere campiti
con diverso tratteggio
Superfici grandi possono essere campite
solo lungo i bordi
Nelle sezioni di edifici il tratteggio pu essere
omesso
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
139
Elementi che non si sezionano (1)
Per motivi di chiarezza alcune parti, anche se attraversate dal piano di sezione, si
rappresentano come non sezionate. Questo per evitare che linterpretazione del
disegno venga falsata e quando gli oggetti non contengono elementi tali da rendere
significativa una rappresentazione in sezione.
Non si sezionano i denti delle ruote dentate
Non
si
sezionano
le
chiavette e le linguette,
quando tagliate da un piano
longitudinale
Non si sezionano le razze di ruote
e di pulegge
Non si sezionano gli alberi, quando tagliati
da un piano longitudinale
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
Non si sezionano le spine
ed i perni, quando tagliati
da un piano longitudinale
140
13
Elementi che non si sezionano (2)
Segue dalla trasparenza precedente.
Non si sezionano le rosette
Non si sezionano i dadi
Non si sezionano gli elementi
volventi (sfere o rulli) di
cuscinetti
Non si sezionano le viti quando
tagliate da un piano longitudinale
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
141
Elementi che non si sezionano (3)
Segue dalla trasparenza precedente.
Non si sezionano le nervature,
quando tagliate da un piano
longitudinale
Nervature
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
142
14
QUOTATURA
143
Introduzione
Per quotatura si intende linsieme delle norme che permettono, in un disegno, di indicare
esplicitamente le dimensioni (lineari ed angolari) delloggetto rappresentato.
Poich a ciascun disegno associata una scala, si potrebbero, in teoria, ricavare le
dimensioni degli oggetti rappresentati eseguendo un rilievo direttamente sul disegno. Ci
tuttavia non avviene, se non in casi particolari, per i seguenti motivi:
1) facilit e rapidit di lettura delle quote scritte rispetto al rilievo diretto;
2) difficolt di rilevare direttamente dal disegno dimensioni di linee di lunghezza
ridotta;
3) possibile alterazione delle dimensioni nelle riproduzioni e nelle copie
La quotatura completa di un oggetto di solito limitata al disegno di particolare
(disegno di un componente singolo), mentre, in genere, i disegni di assieme riportano
solamente poche quote (ingombri complessivi) o non ne riportano affatto.
La quotatura di un disegno si realizza indicando un insieme di quote che sia necessario e
sufficiente al completo dimensionamento delloggetto rappresentato. Quote ridondanti
(ricavabili per somma o differenza di altre quote) possono essere indicate in modo
particolare per facilitare la lettura (quote ausiliarie). Per nessun motivo vi dovranno
essere dimensioni non direttamente ricavabili dalle quote indicate.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
144
Linee di misura e linee di riferimento
Una quota esprime o la misura di un elemento oppure la misura della distanza tra
due elementi.
Una quota viene rappresentata da una linea di misura confinata tra due linee di riferimento.
Le estremit della linea di misura sono evidenziate con frecce o tratti obliqui. Il valore
numerico della quota (in mm per le dimensioni lineari, in gradi per quelle angolari)
sempre riferito alle dimensioni reali (indipendentemente dalla scala).
Linea di
riferimento
Linea di
riferimento
Quota
120
Linea di misura
Freccia terminale
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
145
Frecce
Vari tipi di frecce terminali: i due tratti
della freccia possono formare un angolo
compreso tra 15 e 90. Quando la freccia
chiusa pu essere completamente
annerita. In uno stesso disegno si
devono utilizzare frecce dello stesso
tipo.
Le frecce, di norma, vanno poste
internamente alle linee di riferimento.
possibile disporle esternamente quando sia
richiesto per motivi di spazio. Per lo stesso
motivo possibile sostituire le frecce con
dei puntini.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
146
Casi particolari
Quando sia utile alla chiarezza del disegno
le linee di misura si possono tracciare
inclinate piuttosto che perpendicolari alle
linee di riferimento.
Nel caso di smussi e raccordi il riferimento
per la quota si determina prolungando le
linee di contorno.
Nel caso di pezzi simmetrici le linee di
misura devono proseguire fino a
sorpassare lasse di simmetria che
delimita linterruzione.
Se un oggetto rappresentato in semivista
ed in semisezione le quote relative alle
parti esterne si indicano nella
semivista, quelle relative alle parti
interne nella semisezione.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
147
Criteri per la scrittura delle quote criterio A
Le quote devono essere scritte parallelamente alla linea di misura, al disopra e staccate da
esse. I valori devono poter essere letti dalla base o dal lato destro del disegno.
CRITERIO A
CRITERIO A
Disposizione di quote lineari
Disposizione di quote angolari
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
148
Criteri per la scrittura delle quote criterio B
Le quote devono poter essere lette soltanto dalla base del disegno. Le linee di misura
verticali ed oblique devono essere interrotte nella loro parte mediana per la scrittura della
quota.
CRITERIO A
CRITERIO A
Disposizione di quote lineari
Disposizione di quote angolari
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
149
Regole per la scrittura delle quote (1)
30
Gli assi di simmetria e le linee di contorno non devono essere mai usati come linee di
misura. Si possono invece utilizzare come linee di riferimento.
68
ERRATO
30
68
CORRETTO
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
150
Regole per la scrittura delle quote (2)
Lintersezione delle linee di misura con quelle di riferimento deve essere, per quanto
possibile evitata.
68
100
68
ERRATO
100
68
CORRETTO
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
151
Regole per la scrittura delle quote (3)
Le linee di misura devono essere tracciate, per quanto possibile, allesterno della figura.
68
ERRATO
68
CORRETTO
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
152
Quotatura di elementi non in vista
Le quote non devono essere riferite ad elementi non in vista.
16
OK
ERRATO
22,5
22,5
45
45
15
15
15
O 15
16
65
65
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
153
Parti rappresentate di scorcio.
In una vista le quote devono riferirsi soltanto ad elementi che nel pezzo risultano
paralleli al piano di proiezioni. Non possibile quotare elemento che sono rappresentati
di scorcio.
15
13,7
ERRATO
CORRETTO
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
154
Quotatura di dimensioni fuori scala
La quotatura di elementi per i quali, a causa di uninterruzione della vista, la loro lunghezza
non rilevabile dal disegno e dalla scala (quote fuori scala), devono essere sottolineate.
ERRATO
100
CORRETTO
100
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
155
Quotatura di angoli
La quotatura di angoli si pu effettuare come riportato in figura.
4 6
46
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
156
Quotatura di diametri
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
50
35
35
50
O 40
O 32
O 26
Le quote relative a diametri debbono essere, in generale, precedute dal simbolo . Quando
dal disegno appare con chiarezza che lelemento quotato un diametro il simbolo pu
essere omesso.
157
Quotatura di raggi
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
Le quote di raggi devono essere precedute dal simbolo R.
158
Quotatura di parti sferiche
12
,5
S O 60
25
Le parti sferiche possono essere quotate mediante il diametro od il raggio. La quota
preceduta, rispettivamente, dai simboli S e S R.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
159
Quotatura di quadri
La quota corrispondente ad un lato di un elemento a sezione quadrata deve essere
preceduta dal simbolo
. Non necessario porre il simbolo
quando dal disegno si
evidenzia chiaramente che si tratta di un quadro.
q 25
25
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
160
Quotatura di smussi
Gli smussi devono essere quotati mediante la profondit assiale della superficie
smussata ed il semiangolo al vertice. Se il semiangolo al vertice pari a 45 la quotatura
viene semplificata.
30
4 x 45
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
161
Quotatura di parti coniche
Le parti coniche possono quotarsi in vari modi, come mostrato nelle figure seguenti..
O 40
O 30
O 40
16.6%
C = (D-d)/L
60
60
O 40
1:6
10
O 40
60
60
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
162
10
Quotatura di elementi ripetuti
Quando compaiono elementi ripetuti si possono usare, per semplicit, le indicazioni
riportate in figura.
4 x 15 = 60
4 x 30 = 120
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
163
Utilizzo di lettere di richiamo
La quotatura di gruppi di elementi uguali si pu effettuare utilizzando lettere di richiamo.
A = 2 x 10
B = 2 x 15
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
164
11
Quote di dimensione e quote di posizione
Le quote di dimensione determinano la dimensione degli elementi geometrici. Le quote di
posizione stabiliscono la posizione relativa degli elementi geometrici. N.B.: la posizione di
fori va sempre definita con riferimento allasse.
8,5
16
OK
ERRATO
15
15
Dim
15
Dim
15
15
22,5
45
Pos
45
Pos
65
65
Dim
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
165
Quotatura in serie
Nella quotatura in serie ciascun elemento quotato con riferimento allelemento
immediatamente adiacente. Laccumulo degli errori associati a ogni singola quota
produce un errore tra due elementi non contigui maggiore di quello tra due elementi
contigui.
Nella quotatura in serie non stabilito nessun elemento di riferimento o di partenza
per il controllo o la costruzione del pezzo.
Viene utilizzata quando importante le lunghezza di ogni singolo elemento
(nellesempio in figura linterasse tra due fori consecutivi) e quando laccumulo degli errori
non compromette la funzionalit del pezzo.
100
25
5 fori passanti O 10
12
20
22
15
18
(87)
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
166
12
Quotatura in parallelo
Nella quotatura in parallelo tutte le quote sono date rispetto ad un riferimento
comune, che pu essere un punto, un asse, uno spigolo, ecc.
In questo caso lerrore sulla singola quota indipendente dagli errori sulle altre (lerrore
relativo ad un asse non influenza la posizione degli altri).
Si osserva come tale tipo di quotatura pone in particolare risalto lelemento utilizzato come
riferimento. A tale elemento saranno in genere associate specifiche caratteristiche funzionali
e tecnologiche.
100
25
5 fori passanti O 10
12
32
54
69
87
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
167
Quotatura a quote sovrapposte
La quotatura a quote sovrapposte una variante grafica della quotatura in parallelo, con lo
scopo principale di realizzare uneconomia di spazio sul disegno.
La linea di misura unica e fa capo ad un elemento di riferimento comune contrassegnato
con 0 (zero).
100
25
5 fori passanti O 10
12
32
54
69
87
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
168
13
Quotatura combinata
La quotatura combinata un sistema che comprende sia la quotatura in serie sia quella in
parallelo. Viene utilizzata quando il pezzo da quotare presenta pi di un elemento di
riferimento.
O 32
O 40
O 26
O 16
Si tratta del sistema pi frequentemente utilizzato nei disegni.
18
30
20
50
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
169
Quotatura in coordinate
Nella quotatura in coordinate sono riferite ad un unico punto, preso come origine per la
quotatura. Le quote vengono quindi raggruppate in una tabella. possibile sia la quotatura
in coordinate cartesiane che in coordinate polari.
0
0
1
4
3
5
27
80
104
48
14
20
30
56
41
60
14
18
20
10
15
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
170
14
Quotatura secondo lo scopo del disegno
I sistemi di quotatura fin qui visti permettono di impostare correttamente il
dimensionamento di un generico componente. Nella pratica industriale, tuttavia, spesso
non sufficiente che la quotatura di un oggetto sia corretta da un punto di vista
geometrico. Infatti, per ciascun oggetto, esistono diversi possibili approcci alla
quotatura, tutti corretti geometricamente, ma solo alcuni validi dal punto di
vista tecnico. Tale validit, inoltre, dipende dallambito di utilizzo del disegno. Si
distinguono, in particolare, due ambiti specifici: la quotatura funzionale e la quotatura
tecnologica (o di fabbricazione)
Quotatura secondo
lo scopo del disegno
Quotatura funzionale
Quotatura tecnologica
Nella
quotatura
funzionale
si
evidenziano, in prevalenza, le quote
che sono fondamentali ai fini del
corretto funzionamento delloggetto.
Si
distinguono
le
quote
in
funzionali, non funzionali ed
ausiliarie.
Nella quotatura tecnologica si
evidenziano in prevalenza le quote
utili ai fini del particolare ciclo di
lavorazione
utilizzato
per
la
produzione del componente.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
171
Quotatura funzionale (I)
Le quote funzionali sono quote che ricoprono un ruolo fondamentale per il funzionamento
del componente. Le quote non funzionali sono quote che non ricoprono un ruolo
essenziale per il funzionamento del componente.
Le quote ausiliarie sono quote
deducibili (per somma o per
differenza) da altre quote.
Devono essere indicate tra
parentesi.
Nella figura a destra le quote
relative alla larghezza della
scanalatura del componente
inferiore ed alla larghezza del
risalto
nel
componente
superiore sono quote funzionali.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
172
15
Quotatura funzionale (II)
In questo esempio abbiamo un componente con due fori filettati (1) che deve accoppiarsi
alla base (2) attraverso due viti (3). I requisiti funzionali di questo assieme sono i
seguenti:
che i fori passanti del particolare 2 consentano un agevole passaggio delle viti ( la
quota F funzionale);
che linterasse tra i fori nei due particolari sia identico ( la quota F funzionale);
che la larghezza della scanalatura nel particolare 2 sia uguale alla larghezza del
componente 1( la quota F funzionale)
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
173
Quotatura funzionale (III)
Consideriamo il complessivo composto da: un perno filettato (1); una biella (2) e un
corpo (3). Il requisito funzionale che la biella possa ruotare attorno al perno.
Consideriamo per semplicit soltanto le quote assiali (analoghi ragionamenti possono
ripetersi per le quote radiali). Per il corretto funzionamento si dovr avere:
che gioco G = A B sia maggiore di zero ( le quote A e B sono funzionali);
che la profondit di filettatura D della base sia maggiore della quota C del perno, ovvero
che il gioco G = D C sia maggiore di zero ( le quote D e C sono funzionali).
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
174
16
Quotatura funzionale (IV)
Consideriamo il complessivo composto da: un coperchio (1) e da un contenitore (2). Il
requisito funzionale che la chiusura possa avvenire correttamente. Ci si realizza
garantendo il contatto tra le superfici S ed S.
Quotatura A
Quotatura B
Ci chiediamo quale dei due sistemi di quotatura corretto, tra A e B.
Osserviamo che le due soluzioni sono equivalenti da un punto di vista geometrico. Notiamo,
tuttavia, che la soluzione B preferibile da un punto di vista funzionale, in quanto
permette limmediato confronto delle quote K e k. Infatti la funzionalit dellassieme
dipende dal gioco funzionale G = K - k. Nella soluzione A notiamo che non ha senso
spezzare la quota di profondit k in m + s.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
175
Quotatura funzionale (V)
Consideriamo il complessivo composto da: un puntalino (1) una base (2) e un pezzo
(3) non rappresentato. Il puntalino deve realizzare la centratura del pezzo 3 che appoggia
sul piano P.
Quotatura A
Quotatura B
Ci chiediamo quale dei due sistemi di quotatura corretto, tra A e B.
Osserviamo che le due soluzioni sono equivalenti da un punto di vista geometrico. Notiamo
che i giochi funzionali sono G = H h e g = K k. Concludiamo che la quotatura da
preferire la A, in quanto consente una immediata verifica dei giochi funzionali attraverso il
controllo delle coppie di quote H,h e K,k.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
176
17
Quotatura funzionale (VI)
Consideriamo il complessivo composto dai componenti 1, 2 e 3. La condizione funzionale
che tra i pezzi 1 e 3 risulti un gioco g compreso tra 0 e 0,3 mm.
Quotatura A
Utilizzando la quotatura A si osserva come il
gioco funzionale viene ripartito su sette quote:
Utilizzando questa quotatura si osserva come il gioco
funzionale viene ripartito su tre quote:
tg = tA + tB + tC + tD +tE + tF + tG
t g = tM + tN + tD
Tale quotatura inadeguata, in quanto si rischia di
Tale quotatura appare come pi razionale ed efficace.
valori
troppo
bassi
nella
raggiungere
La ripartizione delle tolleranze pi facilmente
ripartizione delle tolleranze, con aggravio dei
realizzabile. Il controllo dimensionale rapido.
costi di produzione. Il controllo dimensionale
laborioso.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
177
Quotatura tecnologica (o di fabbricazione)
La quotatura tecnologica ha lo scopo di mettere in evidenza le quote che sono
strettamente legate al procedimento di produzione.
La quotatura tecnologica dipende quindi dal particolare ciclo di lavorazione adottato per
produrre un componente.
pensata in modo che gli operatori delle macchine utensili trovino direttamente a disegno
le quote necessarie per le lavorazioni, senza doverle ricavare con calcoli.
La quotatura tecnologica e la quotatura di fabbricazione possono coincidere o meno. Si
danno quindi i seguenti casi:
Quotatura funzionale e di fabbricazione
coincidono
Quotatura funzionale e di fabbricazione non
coincidono
Non vi sono problemi per la determinazione delle
quote di fabbricazione. Si utilizzano direttamente le
quote funzionali.
Occorre ricavare le quote di fabbricazione
indirettamente
dalle
quote
funzionali
(trasferimento di quote). Lobiettivo quello di
studiare una quotatura che conservi la
funzionalit del pezzo e che rappresenti una
soluzione economicamente valida. In pratica le
quote funzionali originarie vengono sostituite da
nuove quote con tolleranze proprie.
Il trasferimento non sempre possibile: in alcuni
casi necessario modificare le quote funzionali o le
loro tolleranze.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
178
18
Esempio di quotatura tecnologica: perno filettato
Vediamo come esempio la quotatura tecnologica di un perno filettato in relazione al ciclo di
lavorazione.
Operazione 1: tornitura cilindrica
Operazione 4: esecuzione sede
per anello e pretaglio
Operazione 7: fresatura
testa
Operazione 2: tornitura cilindrica
Operazione 5: esecuzione smusso
Operazione 3: esecuzione filettatura
Operazione 6: taglio a lunghezza
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
179
Esempio di quotatura tecnologica: perno senza testa
Vediamo come esempio la quotatura tecnologica di un perno senza testo in relazione al
ciclo di lavorazione.
Operazione 1: tornitura cilindrica
Operazione 2: esecuzione foro, smusso
e pretaglio
Operazione 4: esecuzione filettatura
Operazione 7: taglio a lunghezza
Operazione 3: esecuzione smusso
Operazione 5: esecuzione smusso
Operazione 8: esecuzione foro
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
180
19
Passaggio da quotatura funzionale a quotatura di
fabbricazione. Trasferimento di quote.
La quotatura funzionale e quella di fabbricazione possono non coincidere. Si pone dunque il
problema del passaggio da quote funzionali a quote di fabbricazione, in particolare quando
le quote sono soggette a tolleranza. Osserviamo i seguenti esempi dove le quote indicate
debbono ritenersi soggette a tolleranza.
Amax = Cmax + Bmax;
Cmax = Amax - Bmin;
Bmax = Amax - Cmin;
Amin = Cmin + Bmin;
Cmin = Amin - Bmax;
Bmin = Amin - Cmax;
t A = tC + tB tC = t A tB
t C = tA + tB tA = t C tB
t B = tA + tC tC = t B tA
Il trasferimento possibile soltanto
se la tolleranza sulla quota A
maggiore della tolleranza sulla
quota B.
Il trasferimento possibile soltanto
se la tolleranza sulla quota C
maggiore della tolleranza sulla
quota B.
Il trasferimento possibile soltanto
se la tolleranza sulla quota B
maggiore della tolleranza sulla
quota A.
Passando dalla quotatura funzionale a
quella di fabbricazione, infatti, la
tolleranza sulla quota B rimane
invariata, quindi la quota C non pu
che aumentare la tolleranza
risultante sulla quota A, che non
potr essere inferiore a quella della
quota B.
Passando dalla quotatura funzionale a
quella di fabbricazione, infatti, la
tolleranza sulla quota B rimane
invariata, quindi la quota A non pu
che aumentare la tolleranza
risultante sulla quota C, che non
potr essere inferiore a quella della
quota B.
Passando dalla quotatura funzionale a
quella di fabbricazione, infatti, la
tolleranza sulla quota A rimane
invariata, quindi la quota C non pu
che aumentare la tolleranza
risultante sulla quota B, che non
potr essere inferiore a quella della
quota A.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
181
Esempio di passaggio da quotatura funzionale a
quotatura di fabbricazione (I).
Consideriamo il componente di seguito rappresentato con la relativa quotatura funzionale. Il
pezzo viene lavorato attraverso successive operazioni di fresatura. La prima operazione
definisce la superficie di riferimento a. Si vuole ricavare la quotatura di fabbricazione.
Primo gruppo di lavorazioni
Quotatura funzionale
Calcolo della quota di fabbricazione A (trasferimento
della quota 18).
Operiamo il trasferimento della quota utilizzando le formule
viste nella trasparenza precedente.
Osseviamo che:
gmax = Amax 30,0; Amax = gmax + 30,0 = 48,1 mm
gmin = Amin 30,1; Amin = gmin + 30,1 = 40,0 mm
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
182
20
Esempio di passaggio da quotatura funzionale a
quotatura di fabbricazione (II).
Proseguiamo determinando le altre quote di lavorazione B e C. Si procede in maniera
analoga.
Quotatura funzionale
Calcolo della quota di fabbricazione B (trasferimento
della quota 16).
gmax = Bmax Amin; Bmax = gmax + Amin = 64,3 mm
gmin = Bmin Amax; Bmin = gmin + Amax = 64,1 mm
Calcolo della quota di fabbricazione C (trasferimento
della quota 36).
gmax = Cmax Amin; Cmax = gmax + Amin = 84,4 mm
gmin = Cmin Amax; Cmin = gmin + Amax = 84,1 mm
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
183
Esempio di passaggio da quotatura funzionale a
quotatura di fabbricazione (III).
Consideriamo ora le quote di fabbricazione relative alla realizzazione, sempre per fresatura,
dei tre gradini a sinistra. Si osservi che cambia la superficie di riferimento (viene presa una
superficie precedentemente lavorata).
Secondo gruppo di lavorazioni
Calcolo della quota di fabbricazione D.
Si osserva che tale quota coincide con la quota funzionale
Calcolo della quota di fabbricazione E (trasferimento
della quota 14).
gmax = Emax 17,9; Emax = 14,3 + 17,9 = 32,2 mm
gmin = Emin 18,1; Emin = 14,0 + 18,1 = 32,1 mm
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
184
21
Esempio di passaggio da quotatura funzionale a
quotatura di fabbricazione (IV).
Il risultato quindi la quotatura tecnologica (di fabbricazione) del componente.
Quotatura funzionale
Quotatura tecnologica
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
185
Errori da evitare
Si riportano in questa trasparenza alcuni errori comuni di quotatura.
errata
errata
NO
errate
SI
NO
SI
NO
SI
errata
errate
NO
SI
errata
NO
SI
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
186
22
ELEMENTI DI PRODUZIONE
METALMECCANICA
187
Introduzione ai processi di produzione metalmeccanica
I processi di produzione metalmeccanica si possono classificare nelle tre grandi famiglie di
seguito indicate.
Processi di lavorazione per fusione
Il materiale viene fuso e colato in vuoti
(forme) transitorie o permanenti
Processi di lavorazione per
deformazione plastica
Vengono applicate forze al materiale che
lo portano oltre il limite di snervamento,
provocando deformazioni permanenti.
Processi di lavorazione per
asportazione di materiale
Si ottiene la forma voluta asportando
materiale da una geometria iniziale.
Fusione in forma transitoria (fusione in
sabbia), fusione in forma permanente
(fusione in conchiglia, pressofusione)
Laminazione, stampaggio, estrusione,
piegatura,
imbutitura,
punzonatura,
tranciatura, ecc.
Tornitura, fresatura, foratura, alesatura,
rettifica, ecc.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
188
Ciclo di lavorazione
Un prodotto finito, normalmente, non si ottiene utilizzando un unico processo produttivo,
ma piuttosto applicando in serie, vari processi.
Materie prime
Semilavorato
Prodotto finito
Ad esempio, un ciclo di lavorazione (semplificato), potrebbe essere il seguente:
Fusione in sabbia
Tornitura
Rettifica
La progettazione di un ciclo di lavorazione compito di solito complesso e laborioso. La
scelta del processo produttivo dipende soprattutto da motivazioni tecniche ed
economiche.
Aspetti tecnici
Necessit
di
tolleranze o
superficiale
garantire
livelli di
Aspetti economici
adeguate
finitura
Volume di produzione (maggiori
volumi
di
produzione
giustificano
investimenti pi alti in macchinari e
personale)
Necessit di garantire adeguati livelli di
resistenza
ed
affidabilit
del
componente
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
189
Procedimenti di fusione
I procedimenti di fusione si basano sulla propriet delle leghe di essere fuse e quindi colate
allinterno di appositi stampi (forme) dei quali, in seguito alla solidificazione, ne assumono
la forma. Il pezzo che risulta dal procedimento di fusione viene detto greggio (o grezzo)
di fonderia, e, nella maggioranza dei casi, andr incontro ad ulteriori ad ulteriori lavorazioni
prima di diventare prodotto finito.
Fusione in forma transitoria
Fusione in forma permanente
Ciascuna
forma,
distrutta
allatto
dellestrazione
del
greggio,
viene
utilizzata per una sola colata (in ciascuna
colata si possono produrre pi pezzi)
Ciascuna forma viene utilizzate per un
elevato numero di colate.
I grezzi di fonderia hanno caratteristiche
scadenti in termini di geometria
(tolleranze) e finitura superficiale
I grezzi hanno caratteristiche geometriche
e di finitura superficiale migliori rispetto
alla fonderia in forma transitoria.
un processo adatto ad elevati volumi di
produzione
un processo adatto a bassi volumi di
produzione
(non
richiede
elevati
investimenti)
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
190
Fusione in sabbia
Il processo di fusione in sabbia prevede le seguenti fasi:
-realizzazione di un modello in legno;
-realizzazione delle anime (se necessario)
-formatura
-colata
-estrazione e pulitura del getto
Supponiamo, nelle trasparenze che seguono, di dover realizzare il pezzo di seguito
rappresentato
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
191
Realizzazione del modello
Il modello, generalmente realizzato in legno e rivestito di opportune vernici che ne facilitano
lestrazione dalla forma, ricalca, in linea di massima, la forma del pezzo che vogliamo
ottenere. Tuttavia da essa differisce per i seguenti aspetti:
-dimensioni leggermente maggiorate per tenere conto del ritiro dovuto alla
solidificazione;
-presenza di sovrammetalli, ossia di zone nelle quali volutamente vi aggiunta di
materiale che verr successivamente asportato con lavorazioni alle macchine utensili
Nel caso si preveda luso di anime necessario, inoltre, prevedere opportune portate
danima.
Caratteristica dei modelli per fonderia, e quindi dei pezzi prodotti per fusione, la presenza
di angoli di sformo, illustrata in una successiva trasparenza.
Portate danima
Esempio di modello
scomponibile
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
192
Formatura e realizzazione delle anime
Una volta creato il modello, questi viene utilizzato per creare la forma allinterno della quale
verr colato il metallo fuso. Normalmente la forma costituita da due semiforme richiudibili
luna sullaltra.
Le anime sono anchesse costituite di sabbia da fonderia. Esse vengono inserite allinterno
delle semiforme, e sono destinate ad occupare quei volumi che, nel pezzo finito, dovranno
risultare vuoti. Anche le anime si realizzano attraverso opportune forme in legno
denominate casse danima.
Casse danima
Staffa
Piano di separazione
Sabbia per fonderia
Semiforma
Anima
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
193
Colata ed estrazione del getto
Una volta realizzate le due semiforme e le eventuali anime, posizionate queste ultime nella
semiforma inferiore, chiuso il tutto con la semiforma superiore (sulla quale, in generale,
vengono ricavati i canali di alimentazione e di colata e la materozza), si procede alla
colata del metallo fluido. La materozza ha il compito di portare esternamente al getto il
baricentro termico (zona che solidifica per ultima), nella cui prossimit possono verificarsi
fenomeni quali cricche ed irregolarit del getto.
A solidificazione avvenuta si procede ad eliminare i canali di colata, la materozza, e le
eventuali bave lungo il piano di separazione.
Sistema di
alimentazione
Materozza
Solidificazione
Fase di colata
Grezzo di fonderia con bava, canale di
alimentazione/colata e materozza
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
194
Caratteristiche geometriche dei pezzi prodotti per
fusione in sabbia (I)
Si riassumono qui di seguito le caratteristiche geometriche dei pezzi prodotti attraverso
fusione in sabbia.
Rugosit elevata: la finitura superficiale di questi pezzi di solito grossolana.
Assenza di spigoli vivi: gli spigoli vivi sono sconsigliabili in quanto la forma si danneggia
facilmente.
Soluzioni da evitare
Soluzioni da preferire
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
195
Caratteristiche geometriche dei pezzi prodotti per
fusione in sabbia (II)
Presenza di angoli di sformo: le superfici del getto ortogonali al piano di separazione sono
inclinate rispetto alla direzione di estrazione per favorire lestrazione del modello dalla
sabbia di fonderia.
Piano di separazione
Direzione di estrazione
Valori minimi consigliati
Formatura a mano
Altezza A
Formatura a macchina
Fino a 10mm
Da 10 a 35 mm
3-4
1-2
Da 35 a 150 mm
2-230
45-1
Oltre 150 mm
30
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
196
Caratteristiche geometriche dei pezzi prodotti per
fusione in sabbia (III)
Spessori uniformi: per evitare risucchi e cavit (dovuti a differente tempo di
raffreddamento tra zone adiacenti) consigliabile uniformare gli spessori ed evitare i
bruschi passaggi di sezione.
Soluzioni da evitare
Soluzioni da preferire
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
197
Caratteristiche geometriche dei pezzi prodotti per
fusione in sabbia (IV)
Assenza di sottosquadri: i sottosquadri rappresentano quelle zone che vengono a
trovarsi al di sotto del piano di separazione e che costituiscono un ostacolo allestrazione del
modello. In genere si cerca di evitarli, in quanto la loro presenza pu richiedere lutilizzo di
anime dalla forma complessa
Anime
Piano di separazione
Sottosquadri
Il modello estraibile dalla
forma senza grosse difficolt
A causa della presenza di sottosquadri
non possibile estrarre il modello dalla
forma senza romperla. necessario
prevedere lutilizzo di anime
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
198
Processi di lavorazione per asportazione di materiale
I procedimenti di lavorazione per asportazione di materiale (o per asportazione di truciolo)
permettono, a partire da una geometria iniziale, di raggiungere la forma voluta mediante la
rimozione della quota di materiale in eccesso (sovrammetallo). In genere si realizzano in
due o tre fasi (in ordine cronologico):
sgrossatura: lavorazione grossolana e veloce che permette di asportare la maggior parte
del materiale;
finitura (lavorazione a quota): pi fine e pi lenta della precedente, permette di portare
il pezzo alle dimensioni volute;
rettifica (lavorazione a tolleranza): ancora pi fine della precedente, permette di ottenere
le tolleranze specificate.
Lasportazione di truciolo si basa sul moto relativo (moto di taglio) tra la superficie del
pezzo da lavorare e lutensile.
Il moto di alimentazione invece il moto che permette di portare sotto lutensile sempre
nuovo materiale da asportare.
Entrambi i moti, a seconda della macchina utensile utilizzata, possono essere posseduti
dallutensile o dal pezzo.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
199
Il tornio
Il tornio una delle macchine pi utilizzate nellindustria meccanica. Consente di lavorare
pezzi assialsimmetrici. Lutensile monotagliente. Il moto di taglio posseduto dal
pezzo, quello di avanzamento dallutensile.
Menabrida
Brida
Mandrino
Contropunta
montaggio del pezzo
tra le punte
montaggio del pezzo
a sbalzo
1) Base
5) Slitta inferiore (permette il
movimento longitudinale dellutensile)
9) Controtesta
2) Vano motore
6) Guida
10) Contropunta
3) Mandrino (trasmette il moto al pezzo
da lavorare)
7) Slitta trasversale (permette il
movimento trasversale dellutensile)
4) Torretta (sostiene lutensile)
8) Piattaforma
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
200
Lavorazioni al tornio
Si riportano qui brevemente le possibili lavorazioni eseguibili al tornio.
Cilindratura esterna
(tornitura longitudinale)
Sfacciatura (tornitura
radiale)
Lavorazione di parte
conica
Lavorazione di parte
assialsimmetrica di forma generica
Esecuzione di una filettatura
Esecuzione di uno
smusso
Cilindratura interna
Esecuzione di una gola
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
201
Geometria dei pezzi lavorati al tornio
Si riportano qui alcune considerazioni sulla geometria dei pezzi lavorati al tornio.
La geometria del pezzo deve essere tale da consentire il disimpegno dellutensile
Soluzione da evitare
Soluzione da preferire
Adottare gole di scarico per separare le
superfici soggette a differenti lavorazioni
Lesecuzione di lavorazioni interne pi onerosa dellesecuzione di lavorazioni esterne
Soluzione da evitare
Soluzione da preferire
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
202
La fresatrice
La fresatrice una macchina dofficina molto versatile che permette di eseguire svariati tipi
di lavorazioni. Lasse di rotazione a cui collegato lutensile (fresa, utensile
pluritagliente) pu essere movimentato secondo un certo numero di gradi di libert (da 2
a 5).
Tipologie di frese
1) Base
3) Fresa
5) Slitta portapezzo
2) Mandrino (asse orizzontale)
4) Mandrino (asse verticale)
6,7) Slitte mobili
8,9,10) Guide
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
203
Lavorazioni alla fresatrice
Con la fresatrice possibile eseguire numerose lavorazioni. Esistono due lavorazioni
fondamentali quali la fresatura frontale e la fresatura periferica. Le altre possono
essere considerate come combinazioni di queste due.
Utensile
Utensile
Profondit di
passata
Avanzamento
Avanzamento
Fresatura frontale (asse di rotazione
dellutensile ortogonale alla superficie da
lavorare)
Spianatura
Profondit di
passata
Contornatura
Fresatura periferica (asse di rotazione
dellutensile parallelo alla superficie da
lavorare)
Realizzazione di una tasca
Lavorazione di una
superficie curva
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
204
Geometria dei pezzi lavorati alla fresa
Si riportano qui alcune semplici considerazioni sulla geometria dei pezzi lavorati alla fresa.
Si tenga conto, comunque che la fresatura, specie di forme complesse, argomento
complesso e non esauribile in poche battute.
La geometria del pezzo deve essere tale ridurre il numero di passate della fresa
Soluzione da evitare
Soluzione da preferire
La geometria del pezzo deve essere tale consentire la movimentazione dellutensile
Soluzione da evitare
Soluzione da preferire
Superficie da lavorare
Superficie da lavorare
Soluzione da evitare
Soluzione da preferire
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
205
Il trapano
Il trapano una macchina da officina usata principalmente per la lavorazione di fori:
foratura, allargatura, alesatura,
Allargatura
Alesatura
Lamatura
1) Base
3) Motore
5) Mandrino
2) Colonna
4) Testa motrice
6) Portapezzo
7) Guide
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
206
10
Geometria dei pezzi lavorati al trapano
Si riportano qui alcune semplici considerazioni sulla geometria dei pezzi lavorati alla
trapano.
Fare in modo che la punta da trapano entri in direzione ortogonale alla superficie da forare
(possibile deviazione della punta)
Soluzione da evitare
Soluzione da preferire
(ringrosso)
Soluzione da preferire
(spianatura)
Fare in modo che la punta da trapano esca in direzione ortogonale alla superficie da forare
(possibile rottura della punta)
Soluzione da evitare
Soluzione da preferire
(ringrosso)
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
207
Altre macchine utensili
Si riportano qui una breve descrizione di due macchine utensili di utilizzo relativamente
comune: la stozzatrice e la brocciatrice.
Stozzatrice
Brocciatrice
una macchina ad utensile monotagliente
con movimento verticale. utilizzata per
realizzare sedi per chiavette/linguette su
mozzi.
una macchina ad utensile pluritagliente
con movimento orizzontale. utilizzata per
ottenere fori sagomati a partire da fori
circolari.
Pezzo
Broccia
Organo di
trazione
Possibili forme
finali
Forma
iniziale
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
208
11
Processi di lavorazione per deformazione plastica
I procedimenti di lavorazione per deformazione plastica sfruttano le propriet che alcuni
materiali hanno di deformarsi permanentemente sotto lazione di carichi esterni, una volta
superato il loro limite di snervamento.
Le lavorazioni per deformazione plastica possono avvenire a caldo o a freddo: nel primo
caso sono necessarie forze minori, a fronte, per, di finiture superficiali e di tolleranze pi
scadenti.
In generale le tolleranze e il grado di finitura superficiale ottenibili sono superiori
rispetto ai procedimenti di fusione, ma inferiori a quelli raggiungibili con
lavorazioni alle macchine utensili.
Le caratteristiche meccaniche dei pezzi costruiti per deformazione plastica sono di
norma buone, ed in generale superiori a quelle ottenibili attraverso processi di fonderia.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
209
Laminazione e stampaggio
Laminazione
Stampaggio
La laminazione consiste nel far passare il
materiale attraverso due cilindri, lisci od
opportunamente sagomati, ruotanti in
senso opposto. Il prodotto finito si
ottiene, di solito, attraverso una serie di
lavorazioni successive. Tipi prodotti
ottenuti per laminazione sono i profilati.
Nello stampaggio un blocco di materiale
(massello) sottoposto allazione di una
pressa che lo forza allinterno di uno
stampo in maniera da fargli assumere la
forma voluta. Tipicamente i prodotti
stampati hanno spessori sottili (2-3 mm).
Sono costruiti per stampaggio molte parti
di autoveicoli (cofano, portiere, ecc).
Massello
Possibili forme di pezzi prodotti per
laminazione
Schema del processo di stampaggio
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
210
12
Piegatura e imbutitura
Piegatura
Imbutitura
La piegatura un processo molto
semplice che si esegue attraverso
macchine piegatrici in cui una lamiera
premuta tra un punzone ed una matrice.
Limbutitura consente di realizzare forme
cave allungate a partire da una lamiera
piana. Si tratta di un processo realizzato,
di solito, in pi fasi.
Punzone
Punzone
Matrice
Premilamiera
Matrice
Processo di piegatura
Tipiche forme di oggetti realizzati per
imbutitura
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
211
Estrusione e trafilatura
Estrusione
Trafilatura
Lestrusione un processo con cui si forza
un materiale a passare attraverso una
matrice di forma predeterminata. Pu
essere diretta o inversa: nel primo caso il
pistone spinge il materiale verso la
matrice, nel secondo la matrice a
muoversi.
Nella trafilatura il materiale costretto a
passare attraverso una sezione di forma
predeterminata da una forza applicata di
trazione. Le forme tipiche ottenute per
trafilatura sono le barre, i fili ed i
profilati.
Matrice
Matrice
Estrusione diretta
Matrice
Estrusione inversa
Tipiche forme di oggetti realizzati per estrusione
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
212
13
TOLLERANZE DIMENSIONALI
213
Introduzione: errori e tolleranze
La forma e le dimensioni di un oggetto a disegno rappresentano delle condizioni ideali
che non potranno mai essere raggiunte con assoluta precisione. I processi di produzione
sono sempre affetti da errori che fanno s che la geometria e le dimensioni dei pezzi
realizzati (forma e dimensioni reali) si discostino da quelle indicate a disegno (forma e
dimensioni nominali).
Nel disegno necessario indicare i limiti massimi di variabilit consentiti (tolleranze),
entro i quali possibile accettare i pezzi.
Errori di
realizzazione
Errori dimensionali
Errori geometrici
(dimensioni reali
diverse da quelle
nominali)
(geometria reale forma- diversa da quella
nominale)
Tolleranze
dimensionali
Errori
macrogeometrici
Errori
microgeometrici
Tolleranze
geometriche
Rugosit
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
214
Perch le tolleranze ?
Lutilizzo delle tolleranze in fase di progetto finalizzato a garantire il corretto
accoppiamento dei pezzi.
Dati due pezzi progettati in modo da accoppiarsi tra loro (immaginiamo foro cilindrico e
parte cilindrica), laccoppiamento pu avvenire in due diversi modi:
Aggiustaggio
Intercambiabilit
I pezzi da montare sono
lavorati assieme ed adattati al
momento del montaggio
I pezzi da montare sono prodotti in
quantit
prefissate
(lotti)
e
laccoppiamento
deve
avvenire
comunque
tra
pezzi
scelti
casualmente dai lotti
Sistema possibile soltanto per
piccole produzioni
Possibile la produzione dei pezzi in
luoghi e tempi diversi;
Sostituzione di pezzi rotti;
Accoppiamento senza aggiustaggi
TOLLERANZE
Necessit di definire limiti di
variabilit per le dimensioni e la
forma dei componenti
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
215
Tolleranze dimensionali - definizioni
Stabilire una tolleranza dimensionale significa indicare i limiti entro i quali pu variare una
determinata dimensione.
Albero: termine convenzionale per indicare una parte piena (ad esempio albero o perno
cilindrico). Convenzionalmente le grandezze riferite ad alberi si indicano con lettera
minuscola.
Foro: termine convenzionale per indicare una parte vuota (ad esempio foro cilindrico).
Convenzionalmente le grandezze riferite ad alberi si indicano con lettera maiuscola.
Dimensione nominale (Dn, dn): dimensione teorica indicata, a disegno, dalla quota;
Dimensione limite massima (Dmax, dmax): massima dimensione ammessa;
Dimensione limite minima (Dmin, dmin): minima dimensione ammessa;
Scostamento superiore (Es = Dmax Dn; es = dmax - dn): differenza tra la dimensione
limite massima e la dimensione nominale;
Scostamento inferiore (Ei = Dmin Dn; ei = dmin - dn): differenza tra la dimensione
limite minima e la dimensione nominale;
Tolleranza (IT = Dmax Dmin; IT = dmax - dmin): differenza tra la dimensione limite
massima e la dimensione limite minima. Si vede semplicemente che IT = Es Ei; IT = es ei
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
216
Assegnazione di una tolleranza dimensionale
In base alle definizioni date si osserva che il limiti di variabilit dimensionali (tolleranza
dimensionale) sono univocamente determinati quando si siano assegnati:
1) La tolleranza (ampiezza del campo di tolleranza);
2) Uno dei due scostamenti (posizione del campo di tolleranza)
Convenzionalmente si definisce la linea dello zero come la linea corrispondente alla
dimensione nominale.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
217
Ampiezza della zona di tolleranza: grado di tolleranza
normalizzato (IT)
Lampiezza del campo di tolleranza determinata, nel sistema ISO, dal grado di
tolleranza normalizzato (IT). Esistono 20 gradi di tolleranza normalizzati,
denominati con le sigle da IT0 a IT18 (IT0 e IT01 solo per usi particolari).
Lampiezza del campo di tolleranza funzione (discreta) di due parametri: la dimensione
nominale e il valore di IT.
Si
possono
individuare tre gruppi
di tolleranze in base
alla loro precisione:
Lavorazione calibri
(alberi da IT01 a IT4,
fori da IT01 a IT5)
Lavorazioni precise
(alberi da IT5 a IT11,
fori da IT6 a IT11)
Lavorazioni
grossolane (alberi e
fori da IT12 a IT18)
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
218
Posizione della zona di tolleranza: scostamento di
riferimento
La posizione della tolleranza rispetto alla linea dello zero designata da una lettera che
indica il valore dello scostamento di riferimento. Lo scostamento di riferimento pu essere,
a seconda dei casi, o lo scostamento superiore o quello inferiore. Esistono 27 posizioni
normalizzate nel sistema ISO, designate con lettere da A a ZC (a a zc).
Lo scostamento di riferimento per i
fori quello inferiore per le
posizioni da A ad H, quello
superiore per le posizioni da K a
ZC. Gli scostamenti JS e js
prescrivono una zona di tolleranza
a cavallo della linea dello zero. Gli
scostamenti H ed h definiscono,
rispettivamente, una zona di
tolleranza la cui dimensione
minima
coincide
con
la
dimensione nominale (fori), o la
cui
dimensione
massima
coincide con la dimensione
nominale (alberi).
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
219
Indicazione delle quote lineari con tolleranza
Lindicazione delle tolleranze dimensionali a disegno avviene in corrispondenza delle quote,
secondo gli schemi di seguito riportati.
Indicazione secondo simbologia ISO
Indicazione di dimensione massima
(minima) consentita Appunti
Indicazione esplicita degli
scostamenti
Indicazione delle dimensioni limite
di Disegno Tecnico Industriale
220
Indicazione delle quote angolari con tolleranza
Lindicazione delle tolleranze dimensionali a disegno avviene in corrispondenza delle quote,
secondo gli schemi di seguito riportati
Indicazione esplicita degli
scostamenti
Indicazione di scostamenti simmetrici
Indicazione di dimensione massima
(minima) consentita
Indicazione delle dimensioni limite
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
221
Accoppiamenti
Per accoppiamento si intende un a situazione di montaggio tra due componenti (albero e
foro) di uguale dimensione nominale e diversa tolleranza. Un accoppiamento viene indicato
riportando:
- la dimensione nominale comune ai due pezzi;
- i simboli relativi alla tolleranza relativa al foro ed a quella relativa allalbero.
Esempio: 60 G7/g6
A seconda delle tolleranze assegnate un accoppiamento pu essere dei seguenti tipi:
Con gioco
Con interferenza
Incerto
La dimensione massima
ammissibile dellalbero
minore della dimensione
minima ammissibile del
foro
La
dimensione
minima
ammissibile dellalbero
maggiore della dimensione
massima ammissibile del
foro
Situazione intermedia tra le
altre due.
C sovrapposizione tra le
zone di tolleranza.
Laccoppiamento tra un
albero ed un foro scelti a
caso tra due lotti pu essere
con interferenza o con
gioco, ma non possibile
stabilirlo a priori.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
222
Accoppiamenti albero-base e foro-base.
Gli accoppiamenti teorici possibili sono tutti quelli ottenibili combinabili le posizioni e i gradi
di tolleranza normalizzati. Poich ne risulta un numero molto elevato, si utilizzano due
sistemi preferenziali che sono:
Sistema albero-base
Sistema foro-base
Lalbero si trova in posizione h. Ne deriva
che per le seguenti posizioni dei fori si ha:
Il foro si trova in posizione H. Ne deriva che
per le seguenti posizioni degli alberi si ha:
da A ad H accoppiamento con gioco;
da a ad h accoppiamento con gioco;
da Js ad N accoppiamento incerto;
da js ad n accoppiamento incerto;
Da P a ZC
interferenza.
accoppiamento
con
Comporta il vantaggio di un minore numero
di calibri esterni (a forcella) per controllare
gli alberi e un maggior numeri di calibri a
tampone (meno costosi) per controllare i
fori.
Da p a zc
interferenza.
accoppiamento
con
Permette di risparmiare sul numero di
alesatori fissi per finire i fori (bastano quelli
in posizione H).
Si utilizza questo sistema quando si
impiegano alberi di acciaio trafilati che si
trovano in commercio gi lavorati in
posizione h.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
223
Accoppiamenti raccomandati foro-base.
Allo scopo di limitare ulteriormente le attrezzature per il controllo e gli utensili per la
lavorazione, le tabelle ISO presentano una serie di accoppiamenti raccomandati da
usare nella progettazione.
PRECISIONE
LIBERO
MOBILE DI
SCORRIMENTO
BLOCCATO LEGGERO
BLOCCATO SERRATO
ALTA
H6/g5
Parti rotanti lubrificate;
acciaio bonificato
rettificato
H6/h5
Accoppiamento di
centratura lubrificato
internamente
H6/n5
Parti non bloccate
assialmente (vincolo
torsionale linguetta o
profili scanalato)
H6/p5
Parti da considerarsi un
sol pezzo
BUONA
H7/g6
Accoppiamenti rotanti
con buona centratura;
lubrificazione mediocre
H6/h6
Alberi veloci poco
caricati
H7/n6
Parti bloccate
assialmente (senza
linguetta o scanalato);
buona centratura
H7/r6
Trasmissione con
carichi assiali e
torsionali senza
linguette o scanalati
MEDIA
H7/f7
Accoppiamenti rotanti
veloci; centratura
imperfetta
H7/h6
Centratura di
scorrimento; comandi
idraulici di precisione
H8/n8
Ingranaggi di forza da
smontare raramente
GROSSOLANA
H11/d11
Macchine agricole;
apparati di
sollevamento; organi
esposti ad intemperie
H8/f8; H8/h8
Accoppiamenti rotanti
in genere con bassi
carichi e limitate
esigenze di centratura
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
224
Accoppiamenti raccomandati albero-base.
PRECISIONE
MOBILE DI
SCORRIMENTO
LIBERO
BLOCCATO LEGGERO
BLOCCATO SERRATO
M6/h6
Smontabile senza forte
pressione con vincolo
rotatorio e di
scorrimento assiale
ALTA
H6/h6
Parti con movimento
relativo; alberi veloci
lubrificati
BUONA
MEDIA
E8/h7; F8/h8;
H9/h8
Parti scorrevoli con
gioco abbondante
GROSSOLANA
D10/h8
Parti scorrevoli con
gioco abbondante
senza esigenze di
precisione
J6/h6
Senza scorrimento
assiale relativo
N6/h7
Smontabile con forte
pressione
F8/h7
Movimento relativo con
gioco sensibile
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
225
Tolleranze dimensionali generali
Le tolleranze dimensionali sono di solito applicate alle quote funzionali del disegno. Per
tutte le quote non oggetto di specifica tolleranza si fa riferimento alle tolleranze
generali. A titolo di esempio si riporta la tabella relativa agli scostamenti limite ammessi
per dimensioni lineari esclusi smussi e raccordi. Per questi ultimi e per le quota angolari si
rimanda ai testi specifici.
Classe di tolleranza
Scostamenti limite ammessi per classi di dimensioni nominali (in mm)
Designazi
one
denominazio
ne
da 0,5
a3
oltre 3
fino a 6
oltre 6
fino a 30
oltre 30
fino a 120
oltre 120
fino a 400
oltre 400
fino a
1000
oltre 1000
fino a
2000
oltre 2000
fino a
4000
fine
0,05
0,05
0,1
0,15
0,2
0,3
0,5
media
0,1
0,1
0,2
0,3
0,5
0,8
1,2
grossolana
0,2
0,3
0,5
0,8
1,2
molto
grossolana
1,5
2,5
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
226
Controllo delle dimensioni tollerate (I)
Il controllo della dimensioni tollerate pu eseguirsi attraverso calibri fissi o calibri mobili.
I calibri fissi sono molto utilizzati in quanto il loro impiego rapido. Essi sono di solito di
tipo differenziale, ossia hanno due lati: lato passa e lato non passa. I calibri mobili
richiedono la lettura su una scala o un di un display: la procedura pi lenta, ma sono
indispensabili se il numero di dimensioni e/o tolleranze da controllare elevato.
Calibro differenziale fisso del tipo a forcella
per controllo di dimensioni esterne. Lalbero in
tolleranza se entra nel lato passa e non entra
nel lato non passa.
Calibro differenziale fisso del tipo a tampone
per controllo di dimensioni interne. Il foro in
tolleranza se il tampone entra dal lato passa e
non entra dal lato non passa.
Calibro mobile del tipo a corsoio. possibile
effettuare misure di dimensioni esterne, interne e
di profondit
Micrometro del tipo a vite. possibile
effettuare misure di dimensioni esterne (esistono
anche per interni e per misure di profondit). pi
preciso del calibro a corsoio.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
227
Controllo delle dimensioni tollerate (II)
Unaltra tecnica utilizzata per il controllo dimensionale quella di valutarla in maniera
indiretta, attraverso la differenza tra la lunghezza del pezzo in esame e la lunghezza del
pezzo campione. Gli strumenti utilizzati sono detti comparatori.
1) Azzeramento del
comparatore
2) Esecuzione della
misurazione differenziale
Blocchetti di riscontro
Pezzo da misurare
Verifica di quote con il comparatore. La prima operazione consiste nellazzerare il comparatore utilizzando
uno o pi blocchetti di riscontro la cui dimensione complessiva uguale alla quota da controllare.
Successivamente si sposta il comparatore sul pezzo da misurare e si rileva lo scostamento positivo o negativo
della quota misurata rispetto a quella di riscontro.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
228
Esercizi (1).
Determinare le dimensioni estreme ammissibili per un albero 50 g7
Dalla tabella dei gradi di tolleranza normalizzati si ricava lampiezza del campo di tolleranza,
IT = 25 = 0.025 mm.
Lo scostamento fondamentale per alberi in posizione g quello superiore. Dalla tabella si
ricava es = 9 = -0.009 mm
Poich es = dmax dn risulta dmax = -0.009 + 50 = 49.991 mm.
Da IT = dmax dmin si ricava dmin = dmax IT = 49.991 0.025 = 49.966 mm
Determinare le dimensioni estreme ammissibili per un foro 60 F8
Dalla tabella dei gradi di tolleranza normalizzati si ricava lampiezza del campo di tolleranza,
pari a IT = 46 = 0.046 mm.
Lo scostamento fondamentale per fori in posizione F quello inferiore. Dalla tabella si
ricava Ei = 30 = 0.030 mm
Poich Ei = Dmin Dn risulta Dmin = 60 + 0.030 = 60.030 mm.
Da IT = Dmax Dmin si ricava Dmax = dmin + IT = 60.030 + 0.046 = 60.076 mm
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
229
Esercizi (2).
Determinare che tipo di accoppiamento deriva da 35 J7/n6
Procediamo in maniera analoga alla precedente ricavando le dimensioni estreme dellalbero
e del foro.
Albero
Foro
IT = 0.016 mm
IT = 0.025 mm
ei = 0.017 mm dmin = 35.017 mm;
Es = 0.014 mm Dmax = 35.014 mm;
dmax = 35.033
Dmin = 34.989
Verifichiamo quindi la
Condizione di massimo materiale
presenza di gioco o
interferenza nelle due Dmin = 34.989 mm; dmax = 35.033 mm
situazioni estreme di
massimo materiale e
Condizione di minimo materiale
minimo materiale.
Ricaviamo
di
conseguenza il tipo di
accoppiamento
Dmax = 35.014 mm; dmin = 35.017 mm
INTERFERENZA
INTERFERENZA
Accoppiamento con interferenza
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
230
Catene di quote tollerate su particolari (1)
Nella quotatura secondo principi normalizzati solo le quote funzionali sono soggette a
tolleranza, mentre le quote ausiliarie no. La tolleranza che per essere risulta (tolleranza
relativa alla catena di quote) dipende infatti dalle tolleranze delle singole quote funzionali.
Considerando il pezzo riportato di fianco, valgono, tra le tre quote
indicate, le seguenti relazioni:
Amax = Bmax + Cmax; Amin = Bmin + Cmin;
da cui
Bmax = Amax Cmax; Bmin = Amin Cmin;
Cmax = Amax Bmax; Cmin = Amin Bmin
Sono date le tolleranze B e
C, la quota A ausiliaria.
Sono date le tolleranze A e C, la
quota A ausiliaria.
Sono date le tolleranze A e B, la
quota C ausiliaria.
Bmax = 60,2 25,9 = 34,3 mm
Cmax = 60,2 34,0 = 26,2 mm
Bmin = 60,0 26,0 = 34,0 mm
Cmin = 60,0 34,3 = 25,7 mm
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
231
Catene di quote tollerate su particolari (2)
Il problema del calcolo delle catene di quote tollerate pu essere affrontato in maniera
sistematica fissando sul pezzo lorigine di un sistema di riferimento ed attribuendo agli
scostamenti valore positivo o negativo a seconda del verso di percorrenza della
quota.
Fissata lorigine in corrispondenza della superficie indicata, la quota
X deriva da una serie di quote tollerate percorse tutte in senso
positivo.
Risulta:
Xmax = Amax + Bmax + Cmax + Dmax + Emax =
16 + 28 + 30,033 + 7,987 + 24,033 = 106,053
Xmin = Amin + Bmin + Cmin +Dmin + Emin =
15,973 + 27,967 + 30 + 7,965 + 24 = 105,905
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
232
10
Catene di quote tollerate su particolari (3)
In questo esempio vediamo come vi sono alcune quote percorse in senso positivo ed altre
in senso negativo.
Fissata lorigine in corrispondenza della superficie indicata, la quota
X deriva da una serie di quote tollerate alcune percorse in senso
positivo (quote A, C e D), altre in senso negativo (quota B).
Risulta:
Xmax = Amax - Bmin + Cmax + Dmax =
74 - 57,97 + 28 + 62,046 = 106,076
Xmin = Amin - Bmax + Cmin +Dmin =
73,954 - 58,03 + 27,97 + 62 = 105,894
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
233
Catene di quote tollerate su particolari (4)
Nelle precedenti trasparenze si visto il caso in cui tutte le quote della serie sono tollerate.
Pu esservi il caso in cui una o pi delle quote costituenti la serie non sono tollerate (quote
di compensazione), mentre lo , indipendentemente dalle altre, la quota risultante.
Consideriamo qui lesempio di una serie con una quota di compensazione: il calcolo della
tolleranza che risulta analogo ai casi precedenti.
Fissata lorigine in corrispondenza della
superficie indicata, la quota X deriva da una
serie di quote tollerate alcune percorse in
senso positivo (quota B), altre in senso
negativo (quote A e C).
Risulta:
Xmax = - Amin + Bmax - Cmin =
- 58 + 125 46,961 = 20,039
Xmin = - Amax + Bmin - Cmax =
-58,046 + 124,937 + 47 = 19,891
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
234
11
Catene di quote tollerate su assiemi
Nella pratica industriale assume particolare rilevanza il calcolo di giochi ed interferenze
relativi a componenti assemblati.
Attraverso lanalisi della catena di quote tollerate si vede come i singoli errori possono
combinarsi e propagarsi fino ad influenzare la dimensione funzionale dellassieme. Esistono
due approcci per lanalisi delle catene di quote tollerate su pezzi, di seguito riassunti.
Analisi delle tolleranze
Sintesi (allocazione) delle tolleranze
Viene calcolata la tolleranza risultante del
complessivo a partire dalle tolleranze
assegnate ai singoli componenti.
A partire dalla tolleranza di progetto che
deve avere il complessivo si calcolano
(allocano) le tolleranze da assegnare ai
singoli componenti.
Input = tolleranze
componenti;
output =
nellassieme
tolleranza
dei
singoli
Input = tolleranza del complessivo;
risultante
output = tolleranze
componenti
dei
singoli
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
235
Analisi di tolleranze in assiemi
Consideriamo un semplice assieme in cui i blocchi 2, 3 e 4 vengono assemblati allinterno
della scanalatura ricavata nel blocco 1. Le quote funzionali allaccoppiamento siano quelle
indicate; siano inoltre note le tolleranze associate a ciascuna quota.
Il gioco nominale vale:
G = R (A + B + C)
Il gioco minimo si ottiene quando le
quote relative a ciascuno dei tre
componenti 2, 3 e 4 sono al loro
valore massimo, mentre la quota
relativa al componente 1 al valore
minimo:
Gmin = Rmin (Amax + Bmax + Cmax)
Dualmente per il gioco massimo:
Gmax = Rmax (Amin + Bmin + Cmin)
La tolleranza del gioco si ottiene sottraendo membro a membro le due equazioni precedenti:
Gmax - Gmin = (Rmax Rmin) + (Amax - Amin) + (Bmax - Bmin) + (Bmax - Bmin)
Da cui osserviamo che:
tG = tR + tA + tB + tC
Ossia la tolleranza del gioco uguale alla somma delle tolleranze di tutta la catena
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
236
12
Sintesi (allocazione) di tolleranze in assiemi (I)
Affrontiamo ora il problema inverso del precedente; ossia dato un gioco di progetto che il
nostro assieme deve avere, vogliamo determinare le tolleranze da assegnare ai singoli
componenti.
Nellesempio di figura consideriamo, come condizione di progetto, che la tolleranza del
gioco (quota 2 mm) sia pari a 0.2 mm. Osserviamo, preliminarmente, che la soluzione
al problema non unica, in quanto le tolleranze possono essere ripartite sulle
quote dei vari elementi in diversi modi.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
237
Sintesi (allocazione) di tolleranze in assiemi (II)
Osserviamo che nella catena di quote si possono individuare, convenzionalmente, un
inizio e una fine, come mostrato nella figura.
Fine catena
Inizio catena
(origine)
Associamo allinizio della catena lorigine di un sistema di riferimento. Osserviamo che
percorrendo la catena da sinistra verso destra (componente 1) il gioco aumenta, mentre
percorrendola da destra verso sinistra (componenti 2, 3 e 4) il gioco diminuisce.
Assegniamo come primo tentativo le tolleranze generali ISO 2768-m
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
238
13
Sintesi (allocazione) di tolleranze in assiemi (III)
Per evidenziare meglio gli effetti delle singole quote sul gioco complessivo ricorriamo ad una
tabella nella quale riportiamo: 1) il nome o numero dellelemento; 2) il suo effetto
(positivo o negativo) ai fini del gioco (senso di percorrenza della quota); 3) il massimo
contributo positivo (o il minimo contributo negativo) al gioco totale ossia il valore
massimo della quota se leffetto positivo (o il valore minimo se il contributo negativo);
4) il minimo contributo positivo (o il massimo contributo negativo) al gioco totale,
ossia il valore minimo della quota se leffetto positivo (o il valore massimo se leffetto
negativo)
Elemento
effetto
+Max/-Min
(massimo effetto
aumentante)
+Min/-Max
(massimo effetto
diminuente)
Tolleranza
1 - supporto
70,3
69,7
0,6
2 - blocco
19,8
20,2
0,4
3 - blocco
11,8
12,2
0,4
4 - blocco
35,7
36,3
0,6
Gioco massimo
Gioco minimo
+3,0
+1,0
2,0
0,4
Gioco risultante
Gioco previsto
+2,2
+1,8
Scarto
-0,8
+0,8
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
239
Sintesi (allocazione) di tolleranze in assiemi (IV)
Osserviamo che le tolleranze generali ISO 2768-m non consentono di ottenere il gioco
di progetto. Occorre ridurre le tolleranze associate alle singole quote. La tabella
qui riportata propone una possibile soluzione. La soluzione comunque non univoca e
la sua scelta dipender da vari fattori (costi, disponibilit di macchine per la lavorazione, di
attrezzature per il controllo, ecc.). In generale si tender a recuperare la quota
maggiore di tolleranza sulle dimensioni maggiori. I recuperi rispetto alla soluzione
iniziale sono indicati tra parentesi.
Elemento
effetto
+Max/-Min
(massimo effetto
aumentante)
+Min/-Max
(massimo effetto
diminuente)
Tolleranza
1 - supporto
70,0 (-0.3)
69,9 (+0,2)
0,1 (-0,5)
2 - blocco
19,9 (-0.1)
20,0 (+0,2)
0,1 (-0,3)
3 - blocco
11,9 (-0.1)
12,0 (+0,2)
0,1 (-0,3)
4 - blocco
36,0 (-0,3)
36,1 (+0,2)
0,1 (-0,3)
Gioco massimo
Gioco minimo
Gioco risultante
+2,2
+1,8
2,0
Gioco previsto
+2,2
+1,8
0,4
0,0
0,0
Scarto
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
240
14
Sintesi (allocazione) di tolleranze in assiemi (V)
Quotatura definitiva con le tolleranze che soddisfano alle specifiche di progetto.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
241
15
TOLLERANZE GEOMETRICHE
242
Classificazione delle tolleranze geometriche
Le tolleranze geometriche tengono conto degli errori di forma che le superfici reali hanno
rispetto a quelle ideali indicate a disegno. Una tolleranza geometrica stabilisce lo spazio
(area o volume) entro il quale deve trovarsi lelemento oggetto della tolleranza stessa. Le
tolleranze geometriche sono oggetto della norma UNI 7226/1 (ISO 1101).
Le tolleranze geometriche si possono suddividere nelle seguenti quattro categorie:
Tolleranze di forma
Tolleranze di orientamento
Stabiliscono i limiti di variabilit di un elemento
geometrico rispetto alla forma ideale riportata a
disegno. Sono tolleranze assolute (tranne
alcune eccezioni) in quanto non necessitano,
per essere definite, di elementi di riferimento.
Stabiliscono i limiti di variabilit di un
elemento geometrico rispetto ad uno o
pi elementi di riferimento.
Tolleranze di posizione
Tolleranze di oscillazione
Stabiliscono i limiti di variabilit di un elemento
geometrico rispetto ad una posizione ideale
stabilita a disegno con riferimento ad uno o pi
elementi assunti come riferimento.
Stabiliscono i limiti di variabilit di un
elemento geometrico rispetto ad una
rotazione del pezzo attorno ad un asse di
riferimento.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
243
Tolleranze geometriche
Vengono qui trattate le tolleranze geometriche di seguito elencate.
Tolleranze di forma
Tolleranze di posizione
Rettilinei
Localizzazione
Planarit
Simmetria
Circolarit
Concentricit e coassialit
Cilindricit.
Tolleranze di orientamento
Tolleranze di oscillazione
Parallelismo.
Oscillazione circolare radiale.
Ortogonalit
Oscillazione circolare assiale
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
244
Tolleranza di rettilineit (1)
La tolleranza di rettilineit stabilisce i limiti di variabilit di un elemento rettilineo reale
(spigolo) o ideale (asse o generatrice di una superficie).
Zona di tolleranza
Indicazione a disegno
Interpretazione
Ogni linea della superficie
superiore parallela al piano di
proiezione deve compresa tra
due rette parallele distanti
0.1 mm.
La zona di tolleranza
limitata da due rette parallele
distanti t.
Ogni parte della generatrice
del cilindro avente lunghezza
200
mm
deve
essere
compresa tra due rette
parallele distanti 0.1 mm in
un piano contenente lasse.
Attenzione: non viene data nessuna indicazione sullorientamento delle linee che
definiscono la zona di tolleranza. La tolleranza di rettilineit applicata ad una superficie
piana controllo solo la rettilineit nella direzione parallela al piano di proiezione.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
245
Tolleranza di rettilineit (2)
Tolleranza di rettilineit specificata su due piani ortogonali. Volume di tolleranza definito da
un prisma.
Zona di tolleranza
Indicazione a disegno
Interpretazione
Lasse della barra deve
essere compreso in un
parallelepipedo
avente
larghezza 0.1 mm nel piano
verticale e 0.2 mm nel piano
orizzontale.
La zona di tolleranza
limitata da un parallelepipedo
di sezione t1 x t2.
Attenzione: unindicazione
di questo tipo specifica che la
tolleranza da intendersi
come applicata allasse.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
246
Tolleranza di rettilineit (3)
Volume di tolleranza definito da un cilindro.
Zona di tolleranza
Indicazione a disegno
Interpretazione
Lasse del cilindro deve
essere compreso in una zona
cilindrica avente diametro
0.08 mm.
La zona di tolleranza
limitata da un cilindro di
diametro t.
Attenzione: il simbolo che
precede il valore della
tolleranza indica che si sta
specificando una zona di
tolleranza cilindrica.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
247
Tolleranza di circolarit
Una tolleranza di circolarit definisce una zona di tolleranza delimitata da due cerchi
concentrici.
Zona di tolleranza
Indicazione a disegno
Interpretazione
La circonferenza di ciascuna
sezione trasversale deve
essere compresa tra due
circonferenze complanari e
concentriche i cui raggi
differiscano per 0.1 mm.
La circonferenza di ciascuna
sezione trasversale deve
essere compresa tra due
circonferenze complanari e
concentriche i cui raggi
differiscano per 0.03 mm.
La zona di tolleranza
limitata da
due
cerchi
concentrici
i
cui
raggi
differiscono per il valore t.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
248
Tolleranza di planarit
La tolleranza di planarit specifica una zona tridimensionale limitata da due piani tra loro
paralleli con una distanza uguale al valore della tolleranza specificata.
Zona di tolleranza
Indicazione a disegno
Interpretazione
La superficie considerata
deve essere compresa tra
due piani paralleli distanti
0.08 mm.
La zona di tolleranza
limitata da due piani paralleli
distanti t.
Attenzione: non viene data nessuna indicazione sullorientamento dei piani che
definiscono la zona di tolleranza.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
249
Tolleranza di cilindricit
La tolleranza di cilindricit specifica una zona tridimensionale limitata da due cilindri
concentrici.
Zona di tolleranza
Indicazione a disegno
Interpretazione
La superficie considerata
deve essere compresa tra
due cilindri concentrici i cui
raggi differiscono per 0.1
mm.
La zona di tolleranza
limitata da due cilindri
concentrici
i
cui
raggi
differiscono del valore t.
Attenzione: non viene data nessuna indicazione sullorientamento degli assi dei cilindri
che definiscono la zona di tolleranza.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
250
Elementi di riferimento
Le tolleranze viste finora (tolleranze di forma) non hanno bisogno, per essere assegnate,
di elementi di riferimento. Le tolleranze introdotte da qui a seguire necessitano, invece,
dellassegnazione di uno o pi elementi di riferimento.
Gli elementi di riferimento possono essere di due tipi: elementi dimensionabili (ad es.
scanalatura, foro, perno) ed elementi non dimensionabili (ad es. superficie piana).
Indicazione di riferimenti dimensionabili
Indicazione di riferimenti non
dimensionabili
Lelemento di riferimento identificato da un
riquadro con lettera collegato ad un triangolo nero
o bianco posto sullelemento di riferimento o
sul suo prolungamento (ma chiaramente
separato dalla linea di misura)
Lelemento di riferimento identificato da un
riquadro con lettera collegato ad un triangolo nero
posto direttamente sulla linea di misura
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
251
Riferimenti: definizioni
I riferimenti ed i sistemi di riferimento delle tolleranze geometriche, le loro definizioni, le
realizzazioni pratiche e la loro indicazione a disegno sono oggetto della norma UNI ISO
5459. La norma fornisce le seguenti definizioni:
Riferimento: forma geometrica teoricamente
esatta (asse, piano, retta) a cui si riferiscono gli
elementi soggetti a tolleranza.
Elemento di riferimento: elemento reale di un
pezzo (spigolo, superficie, foro) che si utilizza per
determinare la posizione di un riferimento.
Riferimento parziale: punto, linea o zona
limitata sul pezzo da fabbricare che deve essere
utilizzato in rapporto ai mezzi di fabbricazione e
controllo, allo scopo di definire i riferimenti
richiesti e per soddisfare le necessit funzionali.
Sistema di riferimenti: sistema che consiste in
un gruppo di due o pi riferimenti separati,
utilizzato come elemento di riferimento combinato
per un elemento soggetto a tolleranza.
Elemento di riferimento simulato: superficie
reale, di forma adeguata e sufficientemente
precisa (piano di riscontro, blocchetto, ecc) in
contatto con lelemento (o gli elementi) di
riferimento e utilizzata per stabilire il riferimento
(o i riferimenti).
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
252
Determinazione dei riferimenti
Gli elementi di riferimento sono, abbiamo visto, parti di un pezzo reale (spigoli, superfici,
fori) utilizzati per determinare i riferimenti. A causa delle imprecisioni nelle superfici
risulta difficile, se non impossibile determinare i riferimenti a partire dagli elementi di
riferimento. Si adotta quindi il concetto di elemento di riferimento simulato,
intendendo con esso una superficie reale di forma adeguata e realizzata con sufficiente
precisione, in contatto con lelemento di riferimento, utilizzata per stabilire il riferimento. Si
parla anche di elementi di riferimento come materializzazione pratica dei
riferimenti.
Riferimento
Elemento di riferimento
Determinazione del riferimento
Asse di un foro
Asse di un albero
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
253
Determinazione dei riferimenti (segue)
Riferimento
Elemento di riferimento
Determinazione del riferimento
Superficie piana
Piano mediano
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
254
Indicazione di riferimento e sistemi di riferimento nel
riquadro della tolleranza
Possono darsi diversi casi, di seguito riassunti.
Riferimento costituito da un unico elemento
Se il riferimento costituito da un unico elemento si indica con una sola lettera nella terza casella del riquadro della
tolleranza
Riferimento comune costituito da un due elementi
Se il riferimento comune costituito da due elementi si indica con due lettere separate da un tratto nella terza
casella del riquadro della tolleranza. Nellesempio di figura lelemento di riferimento da intendersi nel seguente
modo: lasse dei pi piccoli cilindri coassiali circoscritti.
Sistema di riferimento costituito da due o pi
elementi
Quando un sistema di riferimento costituito da
riferimenti multipli le lettere sono indicate nella
terza e nelle successive caselle, secondo lordine dei
riferimenti.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
255
Ordine dei riferimenti
Lordine dei riferimenti nel riquadro delle tolleranze determinante in quanto indica la
successione delle operazioni di controllo. Come si pu vedere in figura, il valore delle quote
da controllare cambia a seconda della sequenza di appoggio del pezzo sugli
elementi di riferimento simulati.
Elementi di riferimento simulati
Elementi di riferimento simulati
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
256
Sistema di riferimenti in tre piani
Le tolleranze di orientamento fanno di solito riferimento ad uno o la pi due piani di
riferimento. Le tolleranze di posizione, invece, possono richiedere un sistema di
riferimenti costituito da tre piani ortogonali tra loro. Nella pratica i piani di
riferimento possono essere costituiti da un piano di riscontro, un dispositivo di serraggio o
una tavola di macchina utensile. Resta, di solito, stabilito un ordine di priorit tra tali piani
(riferimento primario, secondario e terziario)
Quando i piani di riferimento sono definiti a partire da
riferimenti parziali si applica il seguente schema:
riferimento primario = 3 riferimenti parziali;
riferimento secondario = 2 riferimenti parziali;
riferimento terziario = 1 riferimento parziale
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
257
Riferimenti parziali
I riferimenti parziali si introducono quando lelemento di riferimento una superficie ampia.
Ci pu infatti dar luogo a dei problemi di ripetibilit delle misure. I riferimenti parziali sono
costituiti da: punti, linee, aree di contatto piane o cilindriche.
Indicazione dei riferimenti parziali
I riferimenti parziali sono indicati da un quadrante diviso in due caselle e da una line a orizzontale. Nella casella
inferiore si indica una lettera (elemento di riferimento) ed un numero (numero del riferimento parziale). Nella
casella superiore possono essere riportate indicazioni aggiuntive (ad es. lampiezza della zona del riferimento
parziale).
Il riferimento parziale vero e proprio indicato da una croce se trattasi di un punto; da due croci unite con
tratto continuo se trattasi di linea; da una zona tratteggiata delimitata da linea mista fine se trattasi di
una parte di superficie piana o cilindrica.
Punto
Linea
Area
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
258
Applicazione dei riferimenti parziali
Nellesempio in figura i riferimenti parziali sono utilizzati per definire un sistema di
riferimento in tre piani. Il riferimento primario definito dalla terna di punti A1, A2 e A3; il
secondario dalla coppia B1 e B2; il terziario dal punto C1.
B1
C1
B2
A1
A2
A3
Esempio di possibile attrezzatura per il
controllo del pezzo. I perni definiscono
punti di appoggio corrispondenti ai
riferimenti parziali.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
259
Tolleranza di parallelismo di una linea rispetto ad una
retta di riferimento (I)
Una tolleranza di parallelismo una tolleranza di orientamento che pu essere associata ad
una linea, asse o superficie rispetto ad un elemento di riferimento.
Zona di tolleranza
Indicazione a disegno
Interpretazione
Lasse con tolleranza deve
essere compreso tra due
rette distanti 0.1 mm,
parallele
allasse
di
riferimento e poste sul piano
verticale (ortogonale al
piano di proiezione).
Lasse con tolleranza deve
essere compreso tra due
rette distanti 0.1 mm,
parallele
allasse
di
riferimento e poste sul piano
orizzontale (ortogonale al
piano di proiezione).
Zona di tolleranza piana
limitata da due rette parallele
distanti t.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
260
Tolleranza di parallelismo di una linea rispetto ad una
retta di riferimento (II)
Zona di tolleranza
Indicazione a disegno
Interpretazione
Lasse con tolleranza deve
essere compreso in un
parallelepipedo
avente
larghezza 0.2 mm nella
direzione orizzontale e 0,1
mm nella direzione verticale,
parallelo
allasse
di
riferimento A.
Zona di tolleranza definita da
un
parallelepipedo
di
dimensioni t1 x t2.
oppure
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
261
10
Tolleranza di parallelismo di una linea rispetto ad una
retta di riferimento (III)
Zona di tolleranza
Indicazione a disegno
Interpretazione
Lasse con tolleranza deve
essere compreso in una zona
cilindrica avente diametro di
0.03 mm, parallela allasse di
riferimento A.
Zona di tolleranza delimitata
da un cilindro di diametro t
con asse parallelo alla retta
di riferimento.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
262
Tolleranza di parallelismo di una linea rispetto ad una
superficie di riferimento
Zona di tolleranza
Indicazione a disegno
Interpretazione
Lasse del foro deve essere
compreso entro due piani
distanti 0.01 mm e paralleli
alla
superficie
B
di
riferimento.
Zona di tolleranza delimitata
da due piani paralleli distanti
t e paralleli alla superficie di
riferimento.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
263
11
Tolleranza di parallelismo di una superficie rispetto ad
una retta di riferimento
Zona di tolleranza
Indicazione a disegno
Interpretazione
La superficie con tolleranza
deve essere compresa tra
due piani distanti 0,1 mm e
paralleli allasse C del foro.
Zona di tolleranza delimitata
da due piani paralleli distanti
t e paralleli alla retta di
riferimento.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
264
Tolleranza di parallelismo di una superficie rispetto ad
una superficie di riferimento
Zona di tolleranza
Indicazione a disegno
Interpretazione
La superficie con tolleranza
deve essere compresa tra
due piani paralleli distanti
0,01 mm e paralleli alla
superficie di riferimento D.
Zona di tolleranza delimitata
da due piani paralleli distanti
t e paralleli alla superficie di
riferimento.
Tutti i punti della superficie
con tolleranza presi in una
posizione qualsiasi su una
lunghezza di 100 mm,
devono essere compresi tra
due piani paralleli distanti
0,01 mm e paralleli alla
superficie di riferimento A.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
265
12
Tolleranza di perpendicolarit di una linea rispetto ad
una retta di riferimento
Una tolleranza di perpendicolarit, analogamente a quella di parallelismo, una tolleranza
di orientamento che pu essere associata ad una linea, asse o superficie rispetto ad un
elemento di riferimento.
Zona di tolleranza
Indicazione a disegno
Interpretazione
Lasse del foro (obliquo)con
tolleranza
deve
essere
compreso tra due piani
paralleli distanti 0.06 mm, e
perpendicolari allasse del
foro orizzontale A.
Zona di tolleranza
delimitata da due
parallele distanti t.
piana
rette
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
266
Tolleranza di perpendicolarit di una linea rispetto ad
una superficie di riferimento (I)
Zona di tolleranza
Indicazione a disegno
Interpretazione
Lasse del cilindro deve
essere compreso tra due
piani paralleli distanti 0,1 mm
e perpendicolari al piano di
riferimento.
Zona di tolleranza piana
(definita
dal
piano
di
proiezione) delimitata da due
rette parallele distanti t e
perpendicolari al piano di
riferimento.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
267
13
Tolleranza di perpendicolarit di una linea rispetto ad
una superficie di riferimento (II)
Zona di tolleranza
Indicazione a disegno
Interpretazione
Lasse del cilindro deve
essere compreso in un
parallelepipedo
avente
sezione 0,1 x 0,2 mm
perpendicolare alla superficie
di riferimento.
Zona di tolleranza definita da
un parallelepipedo di sezione
t1 x t2. Perpendicolare al
piano di riferimento.
Lasse del cilindro deve
essere compreso in una zona
cilindrica avente diametro
0.01
mm
con
asse
perpendicolare alla superficie
di riferimento A.
Zona di tolleranza limitata da
un cilindro di diametro t con
asse perpendicolare al piano
di riferimento.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
268
Tolleranza di perpendicolarit di una superficie rispetto
ad una retta di riferimento
Zona di tolleranza
Indicazione a disegno
Interpretazione
La superficie oggetto della
tolleranza
deve
essere
compresa tra due piani
paralleli distanti 0.08 mm e
perpendicolari allasse A.
Zona di tolleranza definita da
due piani paralleli distanti t e
perpendicolari alla retta di
riferimento.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
269
14
Tolleranza di perpendicolarit di una superficie rispetto
ad una superficie di riferimento
Zona di tolleranza
Indicazione a disegno
Interpretazione
La superficie con tolleranza
deve essere compresa tra
due piani paralleli distanti
0.08 mm e perpendicolari
alla superficie di riferimento
A.
Zona di tolleranza definita da
due piani paralleli distanti t e
perpendicolari alla superficie
di riferimento.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
270
Tolleranza di localizzazione di una linea (I)
Una tolleranza di localizzazione stabilisce dei limiti rispetto allo spostamento consentito ad
un elemento geometrico rispetto ad una posizione teoricamente esatta. Si considera qui il
caso della tolleranza di localizzazione di una linea.
Zona di tolleranza
Indicazione a disegno
Interpretazione
Ciascuno degli assi dei fori
deve essere compreso in un
parallelepipedo di larghezza
0,05 mm e 0,2 mm con asse
ortogonale al piano di
proiezione giacente nella
posizione teorica esatta del
foro considerato.
Zona di tolleranza definita da
un parallelepipedo di sezione
t1 x t2 avente asse nella
posizione teorica indicata.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
271
15
Tolleranza di localizzazione di una linea (II)
Zona di tolleranza
Indicazione a disegno
Interpretazione
Ciascuno degli assi dei fori
deve essere compreso in un
cilindro di diametro 0,1 mm e
0,2 mm con asse ortogonale
al
piano
di
proiezione
giacente
nella
posizione
teorica esatta del foro
considerato.
Zona di tolleranza definita da
un cilindro di diametro t
avente asse nella posizione
teorica indicata.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
272
Tolleranza di simmetria
Una tolleranza di simmetria stabilisce i limiti di variabilit di elementi posti simmetricamente
rispetto ad un piano o ad un asse.
Zona di tolleranza
Indicazione a disegno
Interpretazione
Il piano mediano della
scanalatura
deve
essere
compreso tra due piani
paralleli distanti 0,08 mm e
disposti
simmetricamente
rispetto al piano mediano
dellelemento di riferimento
A.
Zona di tolleranza definita da
due piani paralleli distanti t e
disposti
simmetricamente
rispetto allasse (o al piano)
mediano di riferimento.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
273
16
Tolleranza di concentricit
Una tolleranza di concentricit stabilisce i limiti di variabilit di elementi posti
concentricamente rispetto ad un dato punto di riferimento.
Zona di tolleranza
Indicazione a disegno
Interpretazione
Il centro del cerchio esterno
deve essere compreso entro
un cerchio di diametro 0,01
mm concentrico al centro di
riferimento A.
Zona di tolleranza definita da
un cerchio di diametro t il cui
centro coincide con il punto
di riferimento.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
274
Tolleranza di coassialit
Una tolleranza di coassialit controlla lerrore di posizione relativo ad elementi geometrici
che hanno lo stesso asse di simmetria.
Zona di tolleranza
Indicazione a disegno
Interpretazione
Lasse del cilindro oggetto
della tolleranza deve essere
compreso entro un cilindro di
diametro 0,08 mm di asse AB.
Zona di tolleranza definita da
un cilindro di diametro t il cui
asse coincide con lasse di
riferimento.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
275
17
Tolleranza di oscillazione circolare radiale
Una tolleranza di oscillazione controlla lerrore di forma e di orientamento di una superficie
durante una rotazione attorno ad un asse di riferimento.
Zona di tolleranza
Indicazione a disegno
Interpretazione
Loscillazione radiale non
deve essere maggiore di 0,1
mm in ogni piano di misura
durante
una
rotazione
completa attorno allasse AB.
Zona di tolleranza definita, in
ogni
piano
di
misura
perpendicolare allasse di
rotazione, da due cerchi
concentrici
i
cui
raggi
differiscono per il valore t ed
il cui centro coincide con
lasse.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
276
Tolleranza di oscillazione circolare assiale
Zona di tolleranza
Indicazione a disegno
Interpretazione
Loscillazione assiale non
deve essere maggiore di 0,1
mm su ogni posizione di
misura durante una rotazione
completa attorno allasse di
riferimento D.
Zona di tolleranza definita,
per ogni posizione radiale, da
due circonferenze distanti t
(in direzione assiale), il cui
asse coincide con lasse di
riferimento.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
277
18
Tolleranze geometriche generali (I)
Le tolleranze geometriche generali si applicano agli elementi geometrici che non sono
oggetto di specifica tolleranza. La norma UNI EN 22768/2 definisce 3 diverse classi di
tolleranza (H, K e L) per le seguenti tolleranze geometriche: rettilineit, planarit,
perpendicolarit, simmetria e oscillazione circolare.
Tolleranze generali di rettilineit e planarit (campi di dimensioni in mm)
Classe
Fino a 10
Oltre 10
fino a 30
Oltre 30
fino a 100
Oltre 100
fino a 300
Oltre 300
fino a 1000
Oltre 1000
fino a
3000
0,02
0,05
0,1
0,2
0,3
0,4
0,05
0,1
0,2
0,4
0,6
0,8
0,1
0,2
0,4
0,8
1,2
1,6
Classe
Tolleranze generali di perpendicolarit (per campi di lunghezze del lato minore)
Fino a 100
Oltre 100 fino a
300
Oltre 300 fino a
1000
Oltre 1000 fino
a 3000
0,2
0,3
0,4
0,5
0,4
0,6
0,8
1,0
0,6
1,0
1,5
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
278
Tolleranze geometriche generali (II)
Tolleranze generali di simmetria (per campi di lunghezze)
Classe
Fino a 100
Oltre 100 fino a
300
Oltre 300 fino a
1000
Oltre 1000 fino a
3000
0,5
0,5
0,5
0,5
0,6
0,6
0,8
1,0
0,6
1,0
1,5
Classe
Tolleranze generali di oscillazione
circolare
0,1
0,2
0,5
Tolleranze geometriche generali
di circolarit
Tolleranze generali di
coassialit
Tolleranze generali di
cilindricit
Uguale alla tolleranza
dimensionale sul diametro
Non stabilite
Non stabilite
Indicazione a disegno delle tolleranze generali prevede il richiamo alla norma ISO 2768:
Tolleranze generali secondo ISO 2768 - mK
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
279
19
Interdipendenza tra tolleranze geometriche e
dimensionali
La norma UNI ISO 8015 stabilisce come regola base il principio di indipendenza:
ciascuna prescrizione dimensionale o geometrica deve essere rispettata in se
stessa (in modo indipendente) salvo non sia specificata una relazione particolare. In
mancanza di indicazioni specifiche la tolleranza geometrica si applica senza tener conto
della dimensione dellelemento e le due prescrizioni sono trattate come prescrizioni tra loro
indipendenti.
Ci significa che una tolleranza dimensionale limita unicamente le dimensioni locali
(misurati tra due punti) di un elemento, ma non gli scostamenti di forma.
Le tolleranze geometriche, invece, limitano lo scostamento di un elemento con
riferimento alla sua forma, orientamento o posizione, indipendentemente dalle sue
dimensioni locali reali.
Linterdipendenza tra forma e dimensioni pu tuttavia essere introdotta attraverso due
concetti
esigenza di inviluppo;
principio di massimo materiale.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
280
Tolleranze e requisiti funzionali
Il principio di indipendenza stabilisce delle condizioni che, in alcuni casi, possono risultare
troppo onerose e portare allo scarto di pezzi che potrebbero essere accettati da un punto di
vista funzionale.
Ci dovuto al fatto che non si contempla la possibilit che errori geometrici ed
errori dimensionali possano tra loro compensarsi e salvaguardare cos la funzionalit
del pezzo.
Lassegnazione delle tolleranze dimensionali e geometriche va vista, infatti, non tanto in s,
ma in quanto finalizzata al rispetto di un determinato requisito funzionale.
ESEMPIO 1
ESEMPIO 2
Componente 1
Componente 1
Componente 2
Componente 2
Requisito funzionale
Requisito funzionale
Poter inserire il componente 2 nel
componente 1 (o viceversa) con un certo
gioco (non pregiudica la funzionalit
quanto laccoppiamento sia lasco).
Poter inserire il componente 2 nel
componente 1 (o viceversa) con un certo
gioco (non pregiudica la funzionalit
quanto laccoppiamento sia lasco).
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
281
20
Esigenza di inviluppo
Lesigenza di inviluppo (UNI ISO 8015), indicata a disegno con il simbolo E cerchiato,
stabilisce che la forma di un elemento non deve mai superare linviluppo della forma
perfetta corrispondente alla condizione di massimo materiale.
Lesigenza di inviluppo pu applicarsi ad un elemento isolato (es. cilindro), o ad un
elemento definito da due superfici piane parallele.
Indicazione a disegno
Interpretazione
1) Ciascun diametro locale
dellalbero pu variare tra
149,96 e 150 mm.
2) Tutto lalbero deve stare
nellinviluppo
di
forma
perfetta di 150 mm.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
282
Principio di massimo materiale
Il principio di massimo materiale tiene conto del fatto che le tolleranze di forma o di
posizione prescritte possono essere ampliate quando le dimensioni effettive non
raggiungono le condizioni di massimo materiale.
In un accoppiamento tra due componenti la capacit dei particolari di contenere errori
geometrici entro i limiti delle tolleranze dimensionali assegnate massima nella
condizione di minimo materiale, mentre si riduce a zero in condizione di massimo
materiale (condizione pi sfavorevole).
Si pu quindi volere che il contemporaneo rispetto dei limiti imposti dalle tolleranze
geometriche e da quelle dimensionali avvenga solo nella condizione pi sfavorevole
(di massimo materiale), e che quindi la tolleranza geometrica prescritta possa essere
aumentata quando lo stesso elemento non si trovi nella condizione di massimo materiale.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
283
21
Esempio: applicazione al caso di tolleranza di
localizzazione
Considerando i componenti dellesempio 1 si osserva che sulla possibilit di accoppiamento
influiscono il diametro dei fori e dei perni e la relativa tolleranza (tolleranza
dimensionale) nonch linterasse tra i fori e i perni e la relativa tolleranza (tolleranza
geometrica di localizzazione). Concentriamoci sul componente 2: ai fini
dellaccoppiamento occorre verificare il diametro dei perni e linterasse.
Principio di massimo materiale applicato alla
tolleranza di localizzazione. Leggiamo: la tolleranza
di localizzazione per il caso in cui i diametri dei
perni siano nelle condizioni di massimo materiale
Perni al limite superiore della tolleranza
dimensionale. La tolleranza geometrica deve
essere rispettata rigorosamente.
Perni al limite inferiore della tolleranza
dimensionale. La zona di tolleranza geometrica pu
essere incrementata di (dmax dmin) (bonus)
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
284
Esempio: applicazione al caso di tolleranza di
perpendicolarit
Considerando i componenti dellesempio 2, concentriamoci sulla base con il perno. Si
osserva che sulla possibilit di accoppiamento influiscono il diametro del perno e la relativa
tolleranza tolleranza di perpendicolarit.
Principio di massimo materiale applicato alla
tolleranza di perpendicolarit. Leggiamo: la
tolleranza di perpendicolarit del perno rispetto alla
base per il caso in cui il diametro del perno sia
nelle condizioni di massimo materiale
Perno al limite superiore della tolleranza
dimensionale. La tolleranza geometrica deve
essere rispettata rigorosamente.
Perno al limite inferiore della tolleranza
dimensionale. La zona di tolleranza geometrica pu
essere incrementata di 0,02 mm (bonus)
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
285
22
Esempio: applicazione al caso di tolleranza di
parallelismo
Consideriamo ora un caso simile al precedente dove allasse del perno applicata una
tolleranza di parallelismo rispetto ad una superficie piana, oltre che ad un esigenza di
inviluppo.
Principio di massimo materiale applicato alla
tolleranza di perpendicolarit. Leggiamo: la
tolleranza di parallelismo dellasse rispetto alla
superficie A per il caso in cui il diametro del
perno sia nelle condizioni di massimo materiale.
Inoltre: la forma del perno non deve superare la
geometria di inviluppo corrispondete alla
condizione di massimo materiale.
Perno al limite superiore della tolleranza
dimensionale. La tolleranza geometrica deve
essere rispettata rigorosamente.
Perno al limite inferiore della tolleranza
dimensionale. La zona di tolleranza geometrica pu
essere incrementata di (dmax dmin = 0,1mm)
(bonus)
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
286
Esempio: applicazione al caso di tolleranza di rettilineit
Consideriamo ora lesempio del principio di massimo materiale applicato alla tolleranza di
rettilineit relativa allasse di un perno.
Principio di massimo materiale applicato alla
tolleranza di perpendicolarit. Leggiamo: la
tolleranza di rettilineit dellasse per il caso in cui
il diametro del perno sia nelle condizioni di
massimo materiale
Perno al limite superiore della tolleranza
dimensionale. La tolleranza geometrica deve
essere rispettata rigorosamente.
Perno al limite inferiore della tolleranza
dimensionale. La zona di tolleranza geometrica pu
essere incrementata di 0,2 mm (bonus)
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
287
23
Esempio: applicazione al caso di tolleranza di
inclinazione
Consideriamo ora lesempio del principio di massimo materiale applicato alla tolleranza di
inclinazione relativa allasse di un foro.
Principio di massimo materiale applicato alla tolleranza di
inclinazione. Leggiamo: la tolleranza di inclinazione dellasse
rispetto alla superficie A per il caso in cui il diametro del perno
sia nelle condizioni di massimo materiale
Foro al limite superiore della tolleranza
dimensionale. La tolleranza geometrica deve
essere rispettata rigorosamente.
Foro al limite inferiore della tolleranza
dimensionale. La zona di tolleranza geometrica pu
essere incrementata di (Dmax Dmin = 0,16 mm)
(bonus)
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
288
Esempio: applicazione al caso di tolleranza di coassialit
Consideriamo ora lesempio del principio di massimo materiale applicato alla tolleranza di
coassialit relativa a due parti cilindriche.
La dimensione locale dellelemento deve essere compresa
tra 12 e 11,95 mm.
Lelemento deve essere contenuto nellinviluppo di forma
perfetta avente diametro 12,4 mm e coassiale con lasse
di riferimento A quando A in condizione di massimo
materiale.
Lasse dellelemento A pu variare rispetto alla condizione
ideale se lelemento non in condizione di massimo
materiale
Quando entrambi i cilindri sono in condizioni di
massimo materiale lasse del cilindro oggetto di
tolleranza deve essere contenuto nella zona di
coassialit di 0,04 mm
Quando il cilindro oggetto di tolleranza in condizione di
minimo materiale lasse pu variare allinterno di una
zona di tolleranza incrementata di dmax dmin = 0,05mm
( 0,09)
Quando il cilindro di riferimento in condizione di minimo materiale
la posizione del suo asse pu collocarsi in una zona cilindrica di
diametro pari a dAmax - dAmin = 0,05 mm
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
289
24
Quando applicare il principio di massimo materiale ?
Lapplicazione del principio di massimo materiale comporta, in generale, una riduzione
degli scarti di produzione in quanto vengono accettati pezzi per i quali sono superati i
limiti imposti dalle tolleranze geometriche, quando le dimensioni siano tali da non trovarsi in
condizioni di massimo materiale.
Conseguenza dellapplicazione del principio di massimo materiale dunque un virtuale
ampliamento delle tolleranze geometriche imposte. Ci pu non essere sempre accettabile
dal punto di vista funzionale.
Il progettista deve sempre decidere se risulta possibile lapplicazione dl principio di
massimo materiale alle tolleranze interessate (UNI 7226/2)
APPLICAZIONE POSSIBILE
APPLICAZIONE SCONSIGLIATA
Collegamenti in assenza di moto relativo
che non svolgono funzioni di riferimento;
ad es. fori passanti per collegamenti con
Collegamenti
che
hanno
rilevanza
notevole dal punto di vista funzionale; ad
es. collegamenti cinematici, centri di
bulloni
ingranaggi, accoppiamenti fissi aventi
funzioni di riferimento
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
290
25
RUGOSIT
291
Introduzione
Le superfici degli oggetti reali sono di solito affette da irregolarit microgeometriche. Tali
irregolarit possono essere casuali (tipico nei pezzi prodotti per fusione), ovvero avere degli
andamenti preferenziali (frequente in pezzi sottoposti a lavorazioni alle macchine utensili).
Le irregolarit superficiali si
misurano
immaginando
di
sezionare la superficie secondo un
piano, detto piano di rilievo,
ortogonale alla superficie stessa. Il
profilo reale la linea risultante
dall'intersezione della superficie
reale con il piano di rilievo.
La misura della rugosit si effettua
attraverso
uno
strumento
chiamato
rugosimetro.
Il
rugosimetro funziona in maniera
analoga
alla
puntina
da
grammofono,
registrando
le
asperit della superficie. Si ottiene
un profilo del tipo di quello
indicato a fianco. La lunghezza
di base (L) dellordine di
qualche millimetro.
y
Profilo rilevato
x
Lunghezza di base (L)
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
292
Linea media del profilo
A partire dal profilo misurato opportuno estrarre determinati parametri sintetici che
caratterizzino il profilo. Innanzitutto le coordinate del profilo rilevato sono riferite ad uno
zero dello strumento che poco significativo.
Occorre riportarle ad un sistema di riferimento indipendente dallo strumento. A tale scopo
si definisce la linea media del profilo come la linea per la quale minima la somma delle
distanze al quadrato dei punti del profilo dalla linea stessa.
y
Profilo rilevato
Linea media del
profilo
x
Lunghezza di base (L)
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
293
Rugosit Ra
Assunto come asse xm la linea media del profilo, si definisce il parametro di rugosit Ra
(rugosit "media") come il valore medio (espresso in m) delle ordinate (y1, y2, yn) del
profilo rispetto alla sua linea media.
Nel dominio continuo si ha quindi la
seguente definizione:
Ra =
1
L
y dx ;
y
yi
Nel dominio discreto:
xm
Ra =
1 n
yi
n i =1
Lunghezza di base (L)
La rugosit Ra fornisce un valor di finitura superficiale medio che non discrimina per il tipo
di irregolarit. Ad esempio pochi picchi elevati potrebbero sortire lo stesso effetto di molti
picchi pi bassi.
Operativamente il rugosimetro fornisce un valore di Ra calcolato su una lunghezza
maggiore della lunghezza di base (lunghezza di esplorazione). Il valore che ne risulta la
media dei valori calcolati su pi lunghezze di base.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
294
Misurazione della rugosit
La misura della rugosit Ra (come pure degli altri parametri che verranno di seguito
introdotti) normalmente si esegue rilevando il profilo lungo un certo numero di lunghezze di
base L. La somma delle lunghezze di base rilevate rappresenta la lunghezza di
valutazione (Ln). La lunghezza di valutazione usuale pari a cinque volte la lunghezza di
base.
Piano sezionatore
Superficie
Profilo
Lunghezza di
valutazione
Principio di funzionamento del rugosimetro
Tastatore
Tabella della lunghezza di base e della lunghezza di
valutazione in funzione di Ra
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
295
Rugosit Rz
la distanza tra due linee parallele alla linea media passanti mediamente fra i cinque
picchi pi alti e le cinque valli pi basse, entro i limiti della lunghezza di base.
Supponendo che le ordinate dei cinque picchi pi elevati siano (yp1, yp2, yp3, yp4, yp5), e che
le ordinate delle cinque valli pi profonde siano (yv1, yv2, yv3, yv4, yv5), sempre con
riferimento alla linea media, si ha:
Rz =
(y
p1
+ y p 2 + ... + y p 5 ) ( y v1 + y v 2 + ... + y v 5 )
5
y
Linea per i cinque
picchi pi alti
yi
xm
Lunghezza di base (L)
Linea per le cinque
valli pi profonde
La rugosit Rz fornisce, in pratica, una misura della irregolarit massima mediata su cinque
picchi e cinque valli.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
296
Rugosit Rmax
la distanza tra due linee parallele alla linea media tangenti al picco pi alto ed alla valle
pi profonda. Dette ypmax, yvmin, rispettivamente le ordinate del picco pi alto e della valle
pi profonda si ha:
R max = ( y p max y v min )
Linea tangente al
picco pi alto
y
yi
xm
Linea tangente alla
valle pi profonda
Lunghezza di base (L)
La rugosit Rz fornisce, in pratica, una misura della irregolarit massima del profilo.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
297
Lunghezza del profilo portante (lt)
la somma dei segmenti di materiale risultanti dall'intersezione del profilo rilevato con una
linea posta ad una distanza p da una linea di riferimento parallela alla linea media, passante
mediamente fra i 5 picchi pi alti. :
Linea per i cinque
picchi pi alti
yi
p
xm
Linea di misura
Lunghezza di base (L)
Il simbolo della lunghezza del profilo portante deve comprendere anche il valore di p. Es.:
lt50 = , ha il significato di lunghezza del profilo portante misurata a 50m dalla linea di
riferimento;
lt0,5Rz = , ha il significato lunghezza del profilo portante misurata ad una distanza pari a
0,5Rz dalla linea di riferimento.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
298
Portanza (t)
il rapporto percentuale tra la lunghezza del profilo portante e la lunghezza di base:
t = 100
lt
L
Il simbolo della portanza deve comprendere anche il valore di p. Esempio
t50 60 indica che la portanza deve essere rilevata con p = 50m e deve essere maggiore
od uguale al 60%
t0,5Rz 60 indica che la portanza deve essere rilevata con p = 0,5Rz.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
299
Indicazione della rugosit a disegno
Simbolo utilizzato per lindicazione della rugosit a disegno.
a = valore della rugosit Ra.
b = prescrizioni particolari di lavorazione.
d = simbolo dellorientamento preferenziale dei
solchi.
e = sovrammetallo di lavorazione in mm.
c = valore della lunghezza di base espresso in
mm.
f = indicazione di altri parametri di rugosit diversi
da Ra (Rz, lt ecc.).
Il simbolo pu essere applicato direttamente sulla traccia della superficie, su una linea
che rappresenta il prolungamento della stessa o su una linea di richiamo.
Varianti del simbolo base:
Indica
superficie
da
ottenersi
senza
asportazione di truciolo (asportazione di
truciolo non consentita).
Indica
superficie
da
ottenersi
con
asportazione di truciolo (asportazione di
truciolo richiesta).
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
300
Direzioni preferenziali dei solchi
Segni grafici per lindicazione dei solchi di rugosit.
SIMBOLO
SIGNIFICATO
Solchi paralleli al piano di proiezione della vista
sulla quale applicato il segno grafico
Solchi ortogonali al piano di proiezione della
vista sulla quale applicato il segno grafico
Solchi incrociati in direzioni oblique rispetto al
piano di proiezione della vista sulla quale
applicato il segno grafico
Solchi approssimativamente circolari rispetto
al centro della superficie sulla quale applicato il
segno grafico
Solchi approssimativamente radiali rispetto al
centro della superficie sulla quale applicato il
segno grafico
Solchi multidirezionali
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
301
Relazione tra tolleranza dimensionale e rugosit
La scelta di una determinata tolleranza dimensionale impone, automaticamente dei limiti
alla rugosit che quella superficie pu avere. Non vero per il contrario: assegnare una
certa rugosit non richiede necessariamente una tolleranza ristretta. La seguente tabella
riporta i valori di rugosit massimi compatibili con determinate tolleranze.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
302
Relazione tra metodo di fabbricazione e rugosit
Si riportano valori indicativi della rugosit in funzione del processo produttivo.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
303
Rugosit richiesta in funzione delle applicazioni
Lindicazione di un grado di rugosit basso (comunque minore di quello abituale
dellofficina) comporta quasi sempre un aumento dei costi di produzione. quindi bene
prescrivere valori di rugosit bassi per superfici che lo necessitino da un punto di vista
funzionale (valore pi grande possibile compatibilmente con le funzionalit del pezzo).
RUGOSIT (Ra, m)
0.025
Costi di produzione
0.05
APPLICAZIONE
Piani di appoggio di micrometri, specchi e blocchi di riscontro
Facce di calibri dofficina e piani di appoggio comparatori
0.1
Facce di calibri a corsoio. Utensili di precisione. Perni di articolazione.
Superfici a contatto per tenuta fluidi senza guarnizione.
0.2
Camme, supporti di alberi a gomiti e a camme. Guide tavole macchine
utensili. Cuscinetti reggispinta ad alte velocit.
0.4
Alberi scanalati. Superficie interna cilindri di motori. Bronzine. Valvole e
saracinesche.
0.8
Tamburi, freni. Denti di ingranaggi. Superfici di parti scorrevoli a
contatto (pattini e guide).
1.6
Superfici di tenuta con guarnizioni in gomma. Carter di riduttori e
ingranaggi. Testate cilindri.
3.2
Perni per trasmissioni a mano. Superfici di accoppiamento per parti
smontabili.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
304
FILETTATURE E COLLEGAMENTI
FILETTATI
305
Introduzione
Una filettatura costituita da un risalto (filetto) che si avvolge ad elica sulla superficie
esterna di un elemento cilindrico o conico (vite) o sulla superficie interna di un elemento
analogo (madrevite).
Vite e madrevite costituiscono un accoppiamento: le parti piene della vite si inseriscono
nelle parti vuote della madrevite. La rotazione relativa dei due elementi provoca uno
scorrimento assiale relativo degli stessi.
Gli elementi che caratterizzano una filettatura sono: la forma del profilo, il passo, il
numero dei filetti, lavanzamento, il diametro nominale, il senso di avvitamento.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
306
Forma del profilo
La forma del profilo la figura che risulta dalla sezione di una filettatura con un piano che
contiene lasse della filettatura stessa. Si distinguono i seguenti:
profilo ideale: rappresenta la figura geometrica che caratterizza la filettatura (si hanno
quindi filetature triangolari, trapezie, a dente di sega e a profilo tondo);
profilo nominale: differisce dal precedente per la presenza di eventuali troncature ed
arrotondamenti sulla cresta e sul fondo dei filetti;
profilo di esecuzione: quello effettivamente realizzato nella pratica.
Profilo triangolare
Profilo trapezoidale
Profilo a dente di sega
Profilo circolare
(viti di collegamento)
(viti di manovra)
(collegamento tubi)
(lampadine)
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
307
Avanzamento, passo e numero di principi
Lavanzamento (al giro) rappresenta lo scorrimento assiale relativo di vite e madrevite a
fronte di una rotazione relativa dei due elementi attorno allasse comune di 360
Il passo (apparente) la distanza tra due creste consecutive di una filettatura. Nelle
filettature ad un solo principio il passo coincide con lavanzamento.
Nelle filettature a pi principi lavanzamento pari al passo apparente moltiplicato per il
numero dei principi (passo effettivo).
La figura seguente mostra schematicamente tre filettature rispettivamente ad uno, due e
tre principi.
P = passo (pitch), L = avanzamento (lead)
Filettatura ad un principio
Filettatura a due principi
Filettatura a tre principi
(avanzamento = passo)
(avanzamento = 2*passo)
(avanzamento = 3*passo)
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
308
Diametro nominale
Il diametro nominale (d, D) il parametro dimensionale che viene utilizzato per la
designazione convenzionale di una filettatura.
Il diametro nominale coincide (ad eccezione delle filettature gas) con il diametro esterno
della vite (diametro misurato in corrispondenza delle creste) e con il corrispondente
diametro della madrevite (diametro misurato in corrispondenza dei fondi).
Il diametro di nocciolo (dn, Dn) il diametro misurato sul fondo dei filetti della vite e
sulla cresta dei filetti della madrevite.
Il diametro medio (dm, Dm) il diametro misurato sulla generatrice intermedia tra cresta e
fondo.
Per il calcolo di resistenza della vite si fa riferimento alla media tra il diametro di nocciolo ed
il diametro medio, da cui la sezione resistente di una vita data da:
SR =
dn + dm
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
309
Senso di avvitamento
Lelica sulla quale si sviluppa il filetto, e dunque la filettatura stessa, pu essere destra o
sinistra.
La filettatura destra quando rotandola in senso orario, il movimento di allontanamento
rispetto allosservatore, viceversa la filettatura sinistra.
Normalmente le viti utilizzate negli organi di collegamento sono destre (avvitamento in
senso orario e svitamento in senso antiorario) e solo in casi particolari vengono
filettate secondo unelica sinistra.
Elica destra
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
310
Sistemi di filettature
Un sistema di filettature costituito da un insieme di norme che determinano:
1)
la forma del filetto;
2)
il significato ed i valori unificati dei diametri nominali scelti per viti e madreviti;
3)
i valori unificati dei passi in relazione a quelli dei diametri;
4)
le tolleranze di lavorazione
I sistemi di filettature utilizzati e normalizzati a livello nazionale ed internazionale sono i
seguenti:
1)
Filettature metriche ISO;
2)
Filettature Withworth;
3)
Filettature gas;
4)
Filettature trapezie;
5)
Filettature a denti di sega;
6)
Filettature speciali
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
311
Filettature metriche ISO forma del profilo
Il profilo ideale delle filettature metriche ISO un triangolo equilatero. Il profilo
nominale della madrevite presenta troncamenti (sia in cresta che in fondo) rispetto al
profilo di base. Il profilo nominale della vite presenta troncamenti in testa ed
arrotondamenti nel fondo. Il profilo di esecuzione di vite e madrevite presenta
comunque sempre arrotondamenti nel fondo.
Si osservi che le dimensioni che proporzionano la forma del filetto (parametro H) sono
funzioni del passo (si rinvia al testo per le formule).
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
312
Filettature metriche ISO serie di diametri e passi
Il sistema di filettature metriche ISO definisce un insieme di diametri nominali unificati. I
diametri nominali sono divisi in tre gruppi: a, b e c. Nella progettazione sono da preferire i
diametri del gruppo a, mentre quelli degli altri due gruppi debbono limitarsi come seconda e
terza scelta. A ciascun diametro nominale sempre associato un valore di passo detto
grosso e uno o pi valori di passo detti fini (per diametri fino a 2.2 mm c un solo
passo unificato).
segue
segue
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
313
Filettature metriche ISO designazione
La filettatura ISO viene indicata con la lettera M seguita dal valore del diametro
nominale, eventualmente seguito dal segno x e dal passo.
Lindicazione del passo viene omessa quando trattasi di filettatura a passo grosso.
Se la filettatura ha dimensioni non unificate si indica, rispettivamente, il diametro
nominale, seguito dal segno x, dal passo e per ultimo dalla lettera M.
Esempi:
Filettatura metrica ISO unificata a passo grosso: M 10 (passo = 1,5 mm)
Filettatura metrica ISO unificata a passo fine: M 10 x 1 (passo = 1 mm)
Filettatura metrica ISO non unificata: 10 x 0,5 M (passo = 0,5 mm)
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
314
Filettature Whitworth forma del profilo
Il profilo ideale delle filettature metriche ISO un triangolo isoscele con angolo al
vertice di 55. Il profilo di esecuzione presenta, come mostrato nella figura,
arrotondamenti rispetto al profilo di base.
Si osservi che le dimensioni che proporzionano la forma del filetto (parametro H) sono
funzioni del passo (si rinvia al testo per le formule).
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
315
Filettature Whitworth serie di diametri e passi
Nelle filettature Withworth, a differenza delle metriche ISO, a fronte di un valore
unificato del diametro nominale esiste un solo valore unificato del passo. A parit
di diametro nominale il passo delle Withworth maggiore del passo grosso ISO.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
316
Filettature Withworth designazione
La filettatura ISO viene designata indicando: il diametro nominale (in pollici e/o
frazioni di pollice), la lettera W.
Se la filettatura ha un passo diverso da quello unificato si indicano, nellordine:
diametro nominale, segno x, numero di filetti per pollice.
Esempi:
Filettatura Withworth unificata: W
Filettatura Withworth non unificata: x 14 W
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
317
Filettature gas
Sia le filettature metriche ISO che le Withworth non garantiscono la tenuta
tra vite e madrevite (rispetto al passaggio di fluidi). Le filettature gas possono
invece garantirla.
Il profilo delle filettature gas uguale a quello delle Withworth, ma i passi sono pi
fini.
Il diametro nominale convenzionale: si riferisce al diametro interno teorico del tubo
su cui usata la filettatura (la denominazione gas dovuta al loro iniziale impiego
nelle giunzioni di tubature per gas)
Filettature gas non a tenuta stagna
(accoppiamento tra vite e madrevite
cilindriche)
Filettature gas a tenuta stagna
(accoppiamento tra vite conica e
madrevite cilindrica o conica)
Designazione (UNI ISO 228/1)
Designazione (UNI ISO 7)
Filettatura interna: G 1
Filettatura interna cilindrica: Rp 1
Filettatura esterna: G 1 A
Filettatura interna conica: Rp 1
A = classe di tolleranza (A o B)
Filettatura esterna conica: R 1
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
318
Procedimenti per realizzazione di filettature (I).
I procedimenti per la realizzazione di filettature sono sostanzialmente di due
categorie: procedimenti per lavorazione plastica e procedimenti per
asportazione di truciolo.
Lavorazioni per deformazione plastica: rullatura.
Con la rullatura si realizzano elementi filettati maschio. Si tratta di un procedimento per deformazione
plastica a freddo, adatto a grosse produzioni. Il procedimento di produzione induce buone caratteristiche
meccaniche sulle filettature cos realizzate. Pu non essere adatto per materiali molto resistenti o poco
duttili, e quando si richiedano elevate caratteristiche di precisione.
Rullatura con pettini piani
Rullatura con pettini cilindrici
Pettine fisso
Pettine mobile
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
319
Procedimenti per realizzazione di filettature (II).
Lavorazioni per asportazione di truciolo: maschiatura.
Con la maschiatura possibile filettare fori semplici. La maschiatura si esegue utilizzando un utensile
chiamato maschio ed un giramaschio.
Giramaschio
Maschio
Maschio
Giramaschio
Operazione di maschiatura a mano
Lavorazioni per asportazione di truciolo: filettatura con filiera.
Con la filiera possibile realizzare filettature su barre cilindriche aventi il diametro corrispondente al
diametro nominale della filettatura che si vuole realizzare.
Filiera
Girafiliera
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
320
Procedimenti per realizzazione di filettature (III).
Lavorazioni per asportazione di truciolo: tornitura.
Con il tornio possibile realizzare filettature interne ed esterne. Normalmente le filettature al tornio sono
eseguite montando un opportuno inserto in metallo sinterizzato, che assicura unelevata accuratezza del
profilo.
Filettatura esterna
Filettatura interna
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
321
Rappresentazione e quotatura di elementi filettati
(sistema ISO).
La rappresentazione degli elementi filettati segue delle regole convenzionali che sono
mostrate nelle figure seguenti.
Rappresentazione e quotatura di un
elemento filettato maschio.
Rappresentazione e quotatura di un
elemento filettato femmina (foro
filettato passante).
Rappresentazione e quotatura di un
foro filettato cieco.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
322
Rappresentazione di elementi filettati in condizione di
montaggio (sistema ISO)
Nella rappresentazione di elementi filettati in condizione di montaggio si seguono le
regole di rappresentazione gi viste, con laccorgimento che, nel tratto di
sovrapposizione, la vite copre la madrevite.
Rappresentazione di
accoppiamento vite/madrevite
(foro filettato passante)
Rappresentazione
di
accoppiamento vite/madrevite
(foro filettato cieco)
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
323
Rappresentazione e quotatura di elementi filettati
(sistema ANSI).
Rappresentazione
semplificata
Rappresentazione e quotatura di un
elemento filettato maschio.
Rappresentazione
schematica
Rappresentazione
semplificata
Rappresentazione
schematica
Rappresentazione e quotatura di
elementi filettati femmina (foro
filettato passante e foro filettato
cieco).
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
324
10
Rappresentazione e quotatura di elementi filettati in
condizione di montaggio (sistema ANSI).
Rappresentazione
schematica
Rappresentazione
semplificata
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
325
Elementi unificati filettati: viti
Le viti sono elementi filettati maschio costituiti da un gambo cilindrico (filettato in
tutto o in parte) e da una testa, che consente attraverso un forma opportuna,
lapplicazione di un attrezzo (chiave, cacciavite, brugola) per serrare o allentare il
collegamento. Esistono svariate tipologie di viti che si differenziano in base alla forma
della testa e dellestremit del gambo.
Testa svasata con
intaglio
Testa cilindrica con
intaglio
Testa
esagonale
Serraggio normale
Estremit
smussata
Testa cilindrica con
cava esagonale
Serraggio forte
Estremit
bombata
Viti di collegamento,
viti di pressione
Testa
quadrata
Estremit
cilindrica
Viti usate come
elementi guida
Estremit
troncoconica
Estremit cilindrica
troncoconica
Viti di pressione, grani
di fermo
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
326
11
Elementi unificati filettati: dadi
I dadi sono elementi filettati maschio costituiti, nella loro forma pi semplice, da un
prisma a base esagonale (o quadrata) e da un foro filettato centrale. Esistono
tuttavia forma pi complesse, come i dadi esagonali ciechi, i dadi zigrinati, i dadi
a corna ed i dadi ad alette,
Dadi esagonali alti, normali e bassi
Dado zigrinato
Dado esagonale cieco
con calotta sferica
Dado esagonale con
intagli
Dado quadro normale
Dado a corna
Dado con alette
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
327
Elementi unificati filettati: prigionieri
I prigionieri (o viti prigioniere) sono cilindri filettati da ambo le estremit (lato gambo
e lato radice). Il lato gambo viene normalmente avvitato su di un foro cieco, mentre
il lato radice rimane sporgente consentendo il collegamento attraverso un dado.
Lato radice
Lato gambo
Montaggio e smontaggio di un prigioniero. Si effettua avvitando sul lato gambo
due dadi (dado e controdado). Una volta a contatto la rotazione di uno dei due dadi
provoca la rotazione del prigioniero.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
328
12
Dispositivi contro lallentamento delle viti
Durante il funzionamento di un organo filettato pu aversi il progressivo allentamento
del contatto trai filetti della vite e quelli della madrevite con conseguente possibile
svitamento del collegamento. Per evitare lo svitamento spontaneo si pu agire in due
modi: 1) garantendo sempre una certa trazione e quindi un adeguato contatto
vite/madrevite; 2) impedendo con un ostacolo la rotazione relativa tra vite e
madrevite
Elementi che tendono a
garantire la trazione
Molle a tazza
Elementi che tendono ad
evitare la rotazione relativa
Rosette elastiche
Rosette elastiche
dentate
Rosetta di sicurezza Rosetta di sicurezza
con dentino
con linguetta
Dado e
controdado
Copiglia
Ghiera filettata con
rosetta di sicurezza
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
329
Classi di resistenza di viti e dadi
La normativa UNI EN 20898 stabilisce nove classi di resistenza per le viti e sei
classi di resistenza per i dadi. Per le viti la classe di resistenza indicata da due
cifre, la prima indicante il carico di rottura in centinaia di N/mm2, la seconda la
frazione decimale del rapporto tra carico di snervamento e carico di rottura. Per i dadi
la classe di resistenza pu riferirsi alla sola durezza (numero + lettera) o alla
durezza associata a carico di rottura (solo numero)
Classi di resistenza per viti
3.6
4.6
4.8
5.6
5.8
6.8
8.8
10.9
12.9
Classi di resistenza per dadi
4A
4D
5S
6S
10
12
Accoppiamenti consentiti tra viti e dadi
Classe di resistenza dado
Classe di resistenza vite
4A
4D
5S
6S
10
12
3.6
4.6
4.8
5.6
5.8
6.8
8.8
10.9
12.9
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
330
13
Designazione degli elementi unificati filettati
La designazione degli elementi unificati indicata, specificamente, nelle normative
relative a ciascun elemento. In generale la designazione comprende le seguenti parti:
Denominazione
Riferimento norma
Caratteristiche
filettatura
1)
Vite
ISO 4014
M 10 x 0,5
2)
Dado
ISO 4032
M 20 x 2
3)
Prigioniero
UNI 5911
M 10
Eventuale
lunghezza
sotto testa
Altre
caratteristiche
(es. classe res.)
60
50
8.8
10
8.8
1)
Vite a testa esagonale con filettatura metrica a passo fine, M 10, lunghezza (sotto testa) 60 mm, classe
di resistenza 8.8
2)
Dado esagonale normale con filettatura metrica a passo fine M 24 x 2, acciaio di classe 10
3)
Prigioniero a radice media con filettatura a passo grosso M 10, lunghezza 50 mm, classe di resistenza 8.8
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
331
Soluzioni costruttive (I): collegamenti filettati
Le soluzioni costruttive per il collegamento attraverso organi filettati possono essere
classificati in tre gruppi: collegamento con vite mordente, collegamento con vite
passante (vite + dado = bullone), collegamento con vite prigioniera.
Foro semplice
Foro semplice
Foro semplice
Foro filettato
Foro semplice
Foro filettato
Vite mordente
Vite passante
Vite prigioniera
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
332
14
Soluzioni costruttive (II): viti di pressione, grani di guida
e di fermo
In questa trasparenza sono riportati altri esempi di utilizzo di organi unificati filettati.
Nelle viti di pressione la vite esercita una forza impedendo il mutuo scorrimento dei
due pezzi. Il grano di fermo pu funzionare in maniera analoga ovvero pu
alloggiare su un opportuno incavo. Il grano di guida consente lo scorrimento di un
pezzo lungo unopportuna scanalatura ricavata sullaltro.
Vite di pressione
Grano di pressione
Grano di fermo
Grano di guida
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
333
15
COLLEGAMENTI ALBERO-MOZZO
334
Introduzione
I collegamenti albero-mozzo sono collegamenti smontabili che consentono di rendere
solidali, rispetto alla rotazione attorno ad un asse comune, una parte piena (albero), ed una
parte forata (mozzo).
possibile adottare varie soluzioni, tra cui le pi utilizzate sono le seguenti:
Collegamento con chiavetta: elemento prismatico che si interpone con forzamento
radiale tra albero e mozzo. Non consente lo scorrimento assiale relativo delle due parti.
Collegamento con linguetta: elemento prismatico che si interpone senza forzamento
radiale tra albero e mozzo. Consente lo scorrimento assiale relativo delle due parti.
Collegamento con profili scanalati: sia lalbero che il foro del mozzo sono sagomati. Pu
consentire o non consentire lo scorrimento assiale.
Collegamento con spina trasversale: elemento che attraversa radialmente sia lalbero che
il mozzo. Non consente lo scorrimento assiale relativo.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
335
Chiavette
Le chiavette sono elementi prismatici che si interpongono tra albero e mozzo, in un a
scanalatura prismatica denominata cava, con forzamento radiale. Tra i fianchi della
chiavetta ed i fianchi della cava vi gioco. Tra le facce superiori ed inferiori della chiavetta
e le rispettive facce della cava vi forzamento. Il forzamento si realizza grazie alla forma
della chiavetta, la quale ha la faccia superiore inclinata di 1:100. La trasmissione del
momento torcente avviene grazie alle forze di attrito che si generano sulle facce della
chiavetta.
Le chiavette hanno le seguenti caratteristiche:
Il forzamento radiale provoca eccentricit (disassamento di albero e mozzo), con
conseguenti vibrazioni. Non sono adatte a collegamenti di parti veloci e/o che richiedono
specifiche di coassialit.
Non consentito lo scorrimento assiale relativo.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
336
Tipologie di chiavette: forma della sezione trasversale
In base alla forma della sezione trasversale le chiavette possono essere di tre tipi:
incassate, ribassate o ribassate concave.
Chiavette incassate
Chiavette ribassate
Chiavette ribassate concave
Le chiavette incassate permettono
di trasmettere tutto il momento
torcente che in grado di
sopportare lalbero.
Le chiavette ribassate permettono
di trasmettere met del momento
torcente che in grado di
sopportare lalbero.
Le chiavette ribassate concave
permettono di trasmettere un
quarto del momento torcente che
in grado di sopportare lalbero.
Il
loro
montaggio
richiede
lesecuzione di una sede sia sul
mozzo che sullalbero.
Il
loro
montaggio
richiede
lesecuzione di una sede sul
mozzo ed di una spianatura
sullalbero.
Il
loro
montaggio
richiede
lesecuzione di una sede sul
mozzo e nessuna lavorazione
sullalbero.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
337
Tipologie di chiavette: altre caratteristiche di forma
In base alla forma generale si hanno i seguenti tipi di chiavette: diritte (forma B),
arrotondate (forma A) e con nasello. Le differenti forme sono legate a differenti
procedure di montaggio e smontaggio, come mostrato nelle figure seguenti.
Smontaggio
Montaggio
Smontaggio
Smontaggio
Montaggio
Montaggio
Chiavetta diritta
Chiavetta arrotondata
Chiavetta con nasello
Il montaggio e los montaggio si
esegue agendo sulla chiavetta.
Il montaggio e lo smontaggio si
esegue agendo sul mozzo.
Le chiavette con nasello consentono
il montaggio e lo smontaggio del
collegamento quando un lato non
accessibile.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
338
Chiavette normali diritte (B) e arrotondate (A). UNI
6607
La forma delle chiavette normali e le loro dimensioni (comprese quelle delle relative sedi su
albero e su mozzo) normalizzata dalla UNI 6607.
Esempio di designazione di una chiavetta forma
B, sezione b x h = 18 x 11 mm e lunghezza l =
125 mm:
A
Chiavetta UNI 6607 B 18 x 11 x 125
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
339
Chiavette con nasello. UNI 6608
La forma delle chiavette con nasello e le loro dimensioni (comprese quelle delle relative sedi
su albero e su mozzo) normalizzata dalla UNI 6608.
Esempio di designazione di una chiavetta con
nasello, sezione b x h = 10 x 8 mm e lunghezza l
= 32 mm:
Chiavetta UNI 6608 10 x 8 x 32
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
340
Linguette
Anche le linguette sono elementi prismatici che si interpongono tra albero e mozzo, tuttavia
con un principio di funzionamento differente. Il momento torcente trasmesso grazie al
contatto che si instaura sui fianchi della linguetta, mentre non c forzamento radiale.
Le chiavette hanno le seguenti caratteristiche:
Lassenza di forzamento radiale non provoca eccentricit. Sono adatte anche a
collegamenti di parti veloci e/o che richiedono specifiche di coassialit.
consentito lo scorrimento assiale relativo. In generale si deve prevedere un
opportuno sistema di bloccaggio radiale dellinsieme, per evitare lo smontaggio spontaneo.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
341
Tipologie di linguette
Le linguette possono assumere una delle seguenti forme: diritta (forma B), arrotondata
(forma A), o a disco (tipo Woodruff), adatta al montaggio su estremit coniche di alberi.
Linguetta diritta
Linguetta arrotondata
Linguetta a disco
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
342
Linguette diritte (B) e arrotondate (A). UNI 6604
La forma delle linguette tipo A e B e le loro dimensioni (comprese quelle delle relative sedi
su albero e su mozzo) normalizzata dalla UNI 6604.
Esempio di designazione di una linguetta di
forma B, sezione b x h = 20 x 12 mm e
lunghezza l = 90 mm:
Linguetta UNI 6604 B 20 x 12 x 90
B
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
343
Linguette a disco. UNI 6606
La forma delle linguette tipo A e B e le loro dimensioni (comprese quelle delle relative sedi
su albero e su mozzo) normalizzata dalla UNI 6604.
Esempio di designazione di una linguetta a
disco, sezione b x h1 = 5 x 9 mm:
Linguetta UNI 6604 6 x 9
Forma
normale
Forma
tronca (h2
= 0,8h1)
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
344
Lavorazioni meccaniche
Le lavorazioni meccaniche eseguite per realizzare le sedi di chiavette e linguette su alberi e
su mozzi sono importanti ai fini di una corretta quotatura dei pezzi.
Esecuzione di una sede per
linguetta/chiavetta di tipo A
su albero con fresa a candela
Esecuzione di una sede per
linguetta arrotondata su
albero con fresa a disco
Esecuzione di una sede per
linguetta/chiavetta su mozzo
con stozzatrice
Esecuzione di una sede per
linguetta/chiavetta di tipo B
su albero con fresa a disco
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
345
Quotatura
Si riportano in questa trasparenza esempi di quotatura di sedi per chiavette/linguette su
albero e su mozzo.
Quotatura di sede per
linguetta/chiavetta su mozzo
Quotatura di una sede per
linguetta/chiavetta di tipo B su albero
Quotatura di una sede per
linguetta/chiavetta di tipo A
su albero
Quotatura di una sede per linguetta
arrotondata su estremit conica di albero
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
346
Profili scanalati
Gli accoppiamenti scanalati sono costituiti da albero e mozzo sui quali sono ricavati
opportuni risalti (funzionanti, in pratica, come una serie di linguette). I profili scanalati sono
utilizzati quando sia richiesta una maggiore affidabilit o quando le dimensioni ridotte
dellalbero non consentirebbero limpiego di chiavette o linguette.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
347
Forma del profilo e centratura
I profili scanalati si differenziano in base alla forma dei risalti ed al tipo di centraggio.
Secondo la forma si possono avere profili a fianchi paralleli (a denti dritti) o ad
evolvente. Il centraggio riguarda invece quale superficie dellalbero va a contatto con la
corrispondente superficie del mozzo. Esso pu avvenire: per contatto sulla superficie
interna (centraggio interno), per contatto sulla superficie di testa dei denti
(centraggio esterno) o per contatto sui fianchi.
Profilo a fianchi paralleli,
centraggio interno. Molto
utilizzato.
Profilo a fianchi paralleli, centraggio
sui fianchi. Poco utilizzato.
Profilo a fianchi paralleli,
centraggio esterno. Poco
utilizzato.
Profilo a fianchi paralleli, centraggio sui fianchi. Utilizzato per
applicazioni dove richiesta la trasmissione di momenti elevati
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
348
Rappresentazione convenzionale di accoppiamenti
scanalati
Di norma la rappresentazione completa di un accoppiamento scanalato con tutti i dettagli e
le dimensioni reali non necessario. Si ricorre alla rappresentazione semplificata secondo la
UNI ISO 6413.
Mozzo scanalato a fianchi
paralleli.
Mozzo scanalato con profilo ad
evolvente.
Albero scanalato a fianchi
paralleli.
Albero scanalato con profilo ad
evolvente.
Accoppiamento scanalato a fianchi
paralleli .
Accoppiamento scanalato con
profilo ad evolvente.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
349
Designazione di profili scanalati.
Si riporta qui la designazione unificata di due tipi di scanalati di comune utilizzo: scanalati
cilindrici a fianchi paralleli con centraggio interno e scanalati cilindrici con profilo ad
evolvente e centraggio sui fianchi.
Scanalati cilindrici a fianchi paralleli,
centraggio interno (UNI 8953)
-Indicazione albero, mozzo o albero/mozzo;
-Riferimento norma;
-Numero denti x diametro interno x diametro
esterno;
Scanalati cilindrici con profilo ad
evolvente, centraggio sui fianchi
(UNI ISO 4156)
-Indicazione INT (mozzo), EXT (albero) o INT/EXT
(accoppiamento);
-Numero denti;
-Modulo;
-Tolleranze:
-Per lalbero: S (scorrevole), SC (scorrevole
sotto carico), F (fisso);
-Angolo di pressione seguito da tipo fondo P
(piatto), R (raccordato);
-Per il mozzo: T (trattato dopo la
brocciatura), NT (non trattato dopo la
brocciatura)
-Tolleranza;
Esempi:
-Riferimento norma
Esempi:
EXT 24Z x 2,5 m x 30R x 5f UNI ISO 4156
Albero UNI 8953 6 x 23 x 26 S
INT 24Z x 2,5 m x 30R x 5H UNI ISO 4156
Mozzo UNI 8953 6 x 23 x 26 T
Albero/mozzo UNI 8953 6 x 23 x 26 S/T
INT/EXT 24Z x 2,5 m x 30R x 5H/5f UNI ISO
4156
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
350
Spine
Le spine trasmettono il momento torcente tra albero e mozzo attraverso sollecitazioni di
taglio. Si tratta di una condizione sfavorevole di funzionamento, per cui sono adatte alla
trasmissione soltanto di deboli momenti torcenti. L spine possono essere di vario tipo,
cilindriche o coniche, rigide o elastiche.
Spina cilindrica
Spina conica
Spina elastica
Spina elastica ad intagli
La spina deve essere montata
con
accoppiamento
senza
gioco in uno dei due pezzi da
unire. necessario lavorare
con precisione (alesare) il foro.
La spina conica (conicit 1:50)
viene forzata in un foro di
uguale
conicit
eseguito
allatto del montaggio delle
parti. Anche in questo caso il
foro necessita di alesatura.
La spina elastica, adattandosi
spontaneamente alle rispettive
sedi, elimina la necessit di
alesatura dei fori.
Non differisce, come principio
di funzionamento, dalla spina
elastica.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
351
Spine cilindriche. ISO 2338.
Si riporta qui uno stralcio della norma relativa al tipo pi semplice di spine cilindriche,
normalizzate dalla UNI EN 22338 (ISO 2338).
Tipo B
Esempio di designazione di una spina
cilindrica tipo A, di diametro d = 3
mm e lunghezza l = 22 mm:
Spina ISO 2338 3 x 22 A - st
Tipo A
Tipo C
Materiale
(acciaio)
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
352
Spine elastiche. ISO 8752.
Si riporta qui uno stralcio della norma relativa a spine cilindriche elastiche.
Esempio di designazione di una spina
elastica, di diametro d = 5 mm e
lunghezza l = 24 mm:
Spina ISO 8752 5 x 24 - st
Materiale
(acciaio)
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
353
10
Spine coniche. UNI 7283.
Si riporta qui uno stralcio della norma relativa a spine coniche.
Esempio di designazione di una spina
conica, di diametro d1 = 8 mm e
lunghezza l = 30 mm:
Spina UNI 7283 8 x 30 - st
Materiale
(acciaio)
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
354
11
CUSCINETTI VOLVENTI
360
Introduzione
Un cuscinetto volvente (o a rotolamento) un elemento posizionato tra un albero (parte
ruotante) ed un supporto (parte fissa).
La rotazione relativa tra la parte fissa (anello o ralla a contatto con il supporto) e la parte
mobile (anello o ralla a contatto con lalbero) garantita dalla presenza di elementi volventi
(sfere, rulli cilindrici, rulli conici).
Si realizza cos un meccanismo basato sullattrito volvente, con vantaggi in termini di
rendimento.
Elementi volventi
Gabbia distanziatrice
Anello interno
Anello esterno
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
361
Classificazione dei cuscinetti volventi
I cuscinetti volventi possono classificarsi in base ad alcune caratteristiche quali:
la capacit di reazione rispetto ad una data direzione del carico applicato;
la possibilit di rotazione relativa degli anelli;
la forma degli elementi volventi.
Capacit
di
reazione
rispetto alla direzione di
applicazione del carico
-Radiali;
Possibilit di rotazione
relativa dei due anelli
Forma degli elementi
volventi
-Rigidi
-A sfere
-orientabili
-A rulli
-Assiali
-A rulli conici
-Obliqui
-A rullini
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
362
Cuscinetti radiali, assiali ed obliqui.
In base alla capacit di reazione rispetto alla direzione di applicazione del carico, i cuscinetti
si distinguono in radiali, assiali ed obliqui.
Cuscinetti radiali (portanti)
Cuscinetti assiali (reggispinta)
Cuscinetti obliqui
Possono sopportare forze
dirette ortogonalmente allasse
Possono sopportare forze dirette in
direzione assiale
Possono sopportare carichi in
entrambe le direzioni
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
363
Cuscinetti radiali rigidi a sfere
I cuscinetti radiali rigidi a sfere hanno una struttura molto semplice. Possono essere
costituiti da una o due corone di sfere.
Essi possono sopportare, oltre al carico radiale, lievi carichi assiali.
Questo tipo di cuscinetto in generale non scomponibile.
Possono avere, da uno o entrambi i lati degli schermi di protezione che possono essere
non a tenuta stagna (lasciano un luce radiale, schermi in acciaio), oppure a tenuta
stagna (non c luce radiale, schermi in gomma)
Radiale rigido ad una corona di
sfere, senza schermi di
protezione
Radiale rigido a due corone di
sfere, senza schermi di
protezione
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
364
Cuscinetti radiali orientabili a sfere
I cuscinetti radiali orientabili a sfere sono costituiti da due corone di sfere.
Lanello interno costituito da due piste, ed analogo a quello dei cuscinetti rigidi.
Lanello esterno ha invece ununica pista sferica che permette il corretto rotolamento del
cuscinetto anche quando gli assi non coincidono.
Sono cuscinetti non scomponibili.
Esiste una versione con schermi a tenuta stagna.
Radiale orientabile a due corone
di sfere, senza schermi di
protezione
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
365
Cuscinetti obliqui a sfere
Nei cuscinetti obliqui a sfere il contatto tra le piste e le sfere avviene, per costruzione, lungo
un asse obliquo rispetto allasse del cuscinetto. Tali cuscinetti sono dunque pensati per
sopportare carichi obliqui. Questi cuscinetti possono essere ad una o a due corone di sfere.
I cuscinetti del tipo ad una corona sono scomponibili, e devono essere sempre montati
contrapposti in coppia (montaggio ad O o ad X)
Montaggio ad X
(convergente)
Il
carico
assiale
viene
sopportato in entrambi i versi,
ma solo da un cuscinetto per
volta. Offre poca resistenza ad
azioni
ruotanti
con
asse
ortogonale al piano del foglio
Obliquo ad una corona di sfere
Montaggio ad O
(divergente)
Il
carico
assiale
viene
sopportato in entrambi i versi,
ma solo da un cuscinetto per
volta. Offre buona resistenza ad
azioni
ruotanti
con
asse
ortogonale al piano del foglio
Obliquo a due corone di sfere
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
366
Cuscinetti radiali rigidi a rulli
I cuscinetti radiali a rulli cilindrici sono costituiti prevalentemente da una sola corona di rulli.
I rulli sono guidati assialmente da dei risalti ricavati sulle piste (orletti). Lanello con gli
orletti, i rulli e la gabbia distanziatrice formano un insieme non scomponibile, che pu per
essere separato dallaltro anello. Il carico radiale che un cuscinetto a rulli pu sopportare ,
a parit di dimensioni, maggiore di quello sopportabile da un cuscinetto a sfere.
Una variante dei cuscinetti a rulli rappresentata dai cuscinetti a rullini, in cui gli
elementi volventi hanno diametro ridotto, quindi minori ingombri.
Cuscinetti aperti
Cuscinetti semichiusi
Cuscinetti chiusi
Forma NU
Forma NJ
Forma NUP
consentito lo spostamento
relativo in senso assiale delle
due parti del cuscinetto. La
forma N analoga, con la
differenza che lanello
interno ad avere gli orletti.
consentito lo spostamento
assiale relativo in un solo verso.
Non
consentito
lo
spostamento assiale relativo
delle de parti del cuscinetto
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
367
Cuscinetti radiali orientabili a rulli
I cuscinetti radiali orientabili a rulli possono essere ad una o pi frequentemente a due
corone di rulli. In questultimo caso si hanno due piste ricavate sullanello interno inclinate
rispetto allasse del cuscinetto e su ununica pista di forma sferica ricavata nellanello
esterno.
I corpi volventi sono costituiti da rulli a botte.
Sopportano forti carichi radiali ed urti, ma la capacit di carico assiale limitata.
Il loro utilizzo indicato quando si prevedono disassamenti di lieve entit tra lalbero
e lalloggiamento, o in situazioni che comportino una sensibile flessione dellalbero.
Cuscinetto orientabile a rulli ad
una corona di rulli
Cuscinetto orientabile a rulli a
due corone di rulli
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
368
Cuscinetti obliqui a rulli conici
Nei cuscinetti obliqui a rulli conici gli elementi volventi sono costituiti da tronchi di cono
inclinati rispetto allasse dellalbero. Lanello interno e lanello esterno hanno una pista di
rotolamento conica. Lanello interno dotato di orletti. Si tratta di cuscinetti scomponibili: il
gruppo anello interno rulli gabbia distanziatrice (cono) separabile dallanello esterno
(coppa). Per il montaggio valgono le stesse considerazioni gi viste per i cuscinetti obliqui
a sfere.
Montaggio ad X
(convergente)
Il
carico
assiale
viene
sopportato in entrambi i versi,
ma solo da un cuscinetto per
volta. Offre poca resistenza ad
azioni
ruotanti
con
asse
ortogonale al piano del foglio
Obliquo a rulli conici
Montaggio ad O
(divergente)
Il
carico
assiale
viene
sopportato in entrambi i versi,
ma solo da un cuscinetto per
volta. Offre buona resistenza ad
azioni
ruotanti
con
asse
ortogonale al piano del foglio
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
369
Cuscinetti assiali rigidi a sfere
I cuscinetti assiali a sfere possono sopportare esclusivamente carichi assiali.
I cuscinetti assiali a sfere possono essere di due tipi: a semplice effetto ed a doppio
effetto.
A semplice effetto possono reggere carichi assiali in un solo senso (e quindi vincolare
lalbero da una lato), a doppio effetto possono reggere carichi assiali agenti in ambo i sensi
(e quindi vincolare lalbero da entrambi i lati).
Si tratta in ogni caso di cuscinetti scomponibili.
Cuscinetto assiale rigido a sfere
a singolo effetto
Cuscinetto assiale rigido a sfere
a doppio effetto
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
370
Cuscinetti assiali orientabili a sfere
I assiali orientabili a sfere sono analoghi ai corrispondenti rigidi, salvo per il fatto che in
quelli a singolo effetto uno dei due anelli ha una sede di appoggio sferica che permette
lorientamento del cuscinetto stesso. In quelli a doppio effetto entrambi gli anelli estremi
appoggiano su una sede sferica
Cuscinetto assiale orientabile a sfere
a singolo effetto
Cuscinetto assiale orientabile a sfere
a doppio effetto
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
371
Cuscinetti assiali orientabili a rulli
Nei cuscinetti assiali orientabili a rulli i carichi vengono trasmessi da una pista allaltra in
direzione obliqua rispetto allasse degli stessi.
Questi cuscinetti sopportano, oltre a carichi radiali, anche carichi assiali.
Si tratta di cuscinetti scomponibili: la ralla per lalbero (completa di gabbia per rulli) pu
essere montata separatamente dalla ralla per lalloggiamento.
Cuscinetto assiale orientabile a rulli
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
372
Dimensioni delle parti ove alloggiano i cuscinetti
Gli spallamenti realizzati sullalbero o sullalloggiamento, sui quali appoggiano i cuscinetti,
devono essere tali da offrire una superficie dappoggio adeguata, senza per provocare
strisciamento contro le parti rotanti. Il passaggio dalla sede allo spallamento va eseguito
con un opportuno raccordo ovvero con una gola di scarico.
Raccordo
Gola di scarico
r (raggio di
raccordo del
cuscinetto)
ra (raggio di
raccordo dello
spallamento)
hmin (altezza
dello
spallamento)
0.5
0.3
0.6
2.5
1.5
r (raggio di
raccordo del
cuscinetto)
ba (lunghezza
della gola)
ha (profondit
della gola)
1.5
0.2
1.3
2.4
0.3
1.5
2.5
3.2
0.4
3.5
0.5
2.5
2.5
1.5
4.5
3.5
0.5
2.5
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
rc (raggio
della gola)
373
Bloccaggio radiale dei cuscinetti.
Il bloccaggio radiale dei cuscinetti necessario per evitare rotazioni o scorrimenti degli
anelli rispetto alle sedi. Lo scorrimento relativo pu infatti portare a danneggiamento per
usura degli anelli o delle sedi, ed in generale a malfunzionamenti.
Il bloccaggio radiale dei cuscinetti si realizza montando gli anelli con un adeguato grado
di interferenza. I fattori che influenzano il grado di interferenza da assegnare sono di
seguito riportati.
Condizione di rotazione. Se lanello ruota rispetto alla direzione di applicazione del carico
si parla di carico rotante, altrimenti di carico fisso. Lanello soggetto a carico ruotante
deve sempre montarsi con interferenza. Se la direzione del carico indeterminata, in
presenza di carichi di forte entit, entrambi gli anelli saranno montanti con
interferenza.
Entit del carico. Maggiore lentit del carico, maggiore lentit del forzamento richiesto.
Giuoco interno del cuscinetto. Lentit del forzamento deve essere tale da non ridurre il
giuoco interno del cuscinetto al disotto di un valore critico.
Cuscinetto assialmente libero. Nel montaggio di un cuscinetto assialmente libero
lanello fisso rispetto al carico deve potersi muovere ed quindi montato senza interferenza
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
374
Bloccaggio radiale dei cuscinetti: tolleranze consigliate
I manuali delle ditte costruttrici dei dei cuscinetti riportano tabelle con indicazione delle
tolleranze consigliate in funzione delle condizioni di funzionamento e del tipo di cuscinetto.
Stralcio di tabella con indicazione
delle
tolleranze
per
alberi
(accoppiamento con anello interno
del cuscinetto) per cuscinetti a rulli
cilindrici e conici (carico rotante o
indeterminato
rispetto
allanello
interno)
Carico
Diametro
albero
Tolleranza
Carichi leggeri
(P 0,06 C)
fino a 40
da 40 a 100
j6
k6
Carichi normali
ed elevati (P >
0,06 C)
fino a 40
da 40 a 100
k5
m5
Carichi molto
elevati (P >
0,12 C)
da 50 a 140
da 140 a 200
n6
p6
Carichi leggeri
ed elevate
esigenze di
precisione
fino a 40
da 40 a 140
j5
k5
Stralcio di tabella con indicazione
delle tolleranze per alloggiamenti
(accoppiamento con anello esterno
del cuscinetto) per cuscinetti a rulli
cilindrici e conici (carico rotante
rispetto allanello esterno)
Carico
Tolleranza
Carichi leggeri (P 0,06 C)
M7
Carichi normali ed elevati (P >
0,06 C)
N7
Carichi molto elevati (P > 0,12 C)
P7
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
375
Registrazione degli anelli di cuscinetti obliqui
I cuscinetti obliqui a sfere ed i cuscinetti obliqui a rulli conici richiedono un sistema di
regolazione che consenta sia di recuperare il gioco che si introduce in fase di montaggio, sia
quello che si viene a creare durante il funzionamento. Il recupero del gioco pu avvenire
agendo sia sullanello interno che su quello esterno, normalmente utilizzando elementi
filettati (ghiere).
Registrazione sullanello interno
ghiera filettata montata sullalbero.
attraverso
Registrazione sullanello esterni attraverso
ghiera filettata montata sullalloggiamento.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
376
Bloccaggio assiale dei cuscinetti.
Per garantire il bloccaggio assiale dellanello di un cuscinetto non sufficiente un
accoppiamento con interferenza, ma necessario predisporre un sistema adatto per
ancorare assialmente lanello. Si riportano alcune soluzioni costruttive.
Bloccaggio dellanello interno
Lanello interno bloccato a sinistra da uno
spallamento sullalbero, a destra da una
ghiera filettata.
Lanello interno bloccato a sinistra da uno
spallamento sullalbero, a destra da un
disco di fermo.
Bloccaggio dellanello esterno
Lanello esterno bloccato a sinistra da una
sede sullalloggiamento, a destra da una
ghiera filettata.
Lanello esterno bloccato a sinistra da una
sede sullalloggiamento, a destra da un
coperchio destremit.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
377
Montaggio dei cuscinetti.
Quando un albero montato su due o pi cuscinetti, al file di consentire dilatazioni
dellalbero, soltanto uno dei cuscinetti deve bloccare lo scorrimento assiale dellalbero,
mentre gli altri debbono consentirlo.
Estremit dalbero
assialmente bloccata
Estremit dalbero
assialmente libera
Estremit dalbero
assialmente bloccata
Estremit dalbero
assialmente libera
Lanello interno ed esterno
sono bloccati rispettivamente
sullalbero e sul supporto. La
geometria del cuscinetto non
consente scorrimento relativo
degli anelli
Lanello interno ed esterno
sono bloccati rispettivamente
sullalbero e sul supporto. La
geometria
del
cuscinetto
tuttavia consente scorrimento
relativo degli anelli
Lanello interno ed esterno
sono bloccati rispettivamente
sullalbero e sul supporto. La
geometria del cuscinetto non
consente scorrimento relativo
degli anelli
Lanello interno bloccato
sullalbero,
ma
lanello
esterno non bloccato sul
supporto. Lintero cuscinetto
pu scorrere assialmente.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
378
Parametri caratteristici e scelta dei cuscinetti.
Il tipo e le dimensioni di un cuscinetto vengono scelte in base alla sua capacit di carico in
relazione ai carichi applicati. Si hanno i seguenti parametri caratteristici:
C0: coefficiente di carico statico, utilizzato per calcolare cuscinetti ruotanti a velocit
molto basse, o soggetti a restare fermi per vari periodi sotto carico.
C: coefficiente di carico dinamico, utilizzato per calcolare cuscinetti ruotanti rispetto al
carico. Rappresenta il carico sul cuscinetto cui corrisponde una durata base (durata
raggiunta o superata dal 90% di cuscinetti di una campionatura sufficientemente grande) di
1.000.000 giri.
Velocit massima ammissibile: rappresenta la velocit al di sopra della quale non pi
garantito il corretto funzionamento del cuscinetto.
Fattori di carico (X, Y): rappresentano dei coefficienti correttivi per determinare il carico
equivalente puramente radiale o assiale in presenza di carichi obliqui: P = XFr + YFa.
Calcolo della durata
La durata di base (L10), il carico applicato (equivalente) P ed il coefficiente di carico
dinamico C sono legati dalla relazione: L10 = (C/P)n, essendo n un coefficiente che vale 3
per cuscinetti a sfere e 10/3 per cuscinetti a rulli.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
379
10
Esempio di scelta di un cuscinetto.
Lestremit di un albero di diametro 30mm deve essere montata su cuscinetto radiale
rigido a sfere. Il carico agente pari a 2800 N in direzione radiale e a 100 N in
direzione assiale. Lalbero ruota ad una velocit di 1000 giri/min. Si scelga il cuscinetto
in maniera da garantire una durata di base pari a 25.000 ore.
Determiniamo il carico radiale equivalente. Dal catalogo SKF si ricavano i fattori di carico:
X = 1; Y = 0 (per Fr/Fa < 0.22); da cui P = 2800 N (si trascura in pratica il carico
assiale).
Determiniamo la durata in milioni di giri: L10 = 25.000*60*1000/1.000.000 = 1500 (milioni
di giri)
Dalla formula della durata si ricava il coefficiente di carico dinamico C0 = 32.044,2 N
Dal catalogo SKF risulta che un cuscinetto della serie d = 30 ha un coefficiente di carico
dinamico superiore a quello determinato (C0 = 43.600 N). Le dimensioni caratteristiche
sono: D = 90 mm (diametro esterno anello esterno) e B = 23 mm (ingombro assiale).
Le dimensioni possono essere ridotte passando ad un cuscinetto a rulli: D = 62 mm, B =
16 mm (C0 = 38.000 N).
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
380
11
RUOTE DENTATE
346
Introduzione
Le ruote dentate costituiscono un sistema affidabile per la trasmissione del moto tra assi
paralleli, incidenti e sghembi. La trasmissione avviene per spinta dei denti della ruota
motrice sulla ruota condotta. Il profilo dei denti disegnato in modo da ridurre al
minimo le perdite per attrito e garantire, almeno in linea teorica, moto di puro rotolamento
tra i fianchi dei denti.
Ruota motrice
Ruota condotta
Delle due ruote una trasmette il moto (ruota motrice) e laltra lo riceve (ruota
condotta). La ruota condotta ruota in senso contrario alla ruota motrice. Se si vuole
mantenere lo stesso verso di rotazione occorre inserire una terza ruota tra le due (ruota
folle). Delle due ruote, la pi grande viene detta corona, laltra pignone.
Il rapporto di trasmissione il rapporto tra la velocit angolare della ruota condotta e
quella della ruota motrice: = 2/1
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
347
Profilo dei denti delle ruote dentate
Il profilo del dente pi utilizzato quello ad evolvente di cerchio. Tale curva descritta
da un punto solidale ad una retta la quale rotola senza strisciare su una circonferenza
(circonferenza di base). Si pu dimostrare che dal punto di vista cinematico il moto pu
essere descritto come moto di puro rotolamento tra due circonferenze (circonferenze
primitive).
Il diametro della circonferenza di base
Rb e quello della circonferenza
Profilo del dente
primitiva R sono legati dalla relazione:
Rb = Rcos
Il modulo (m) di una ruota dentata
definito come il rapporto tra il diametro
primitivo ed il numero dei denti (z):
Angolo di pressione
m = 2R/z
Condizione necessaria affinch due
ruote ingranino che abbiano lo
stesso modulo.
Circonferenza di base
Circonferenza primitiva
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
348
Tipologie di ruote dentate
Si riportano in questa trasparenza alcune tipologie di ruote dentate tra le pi comuni.
Ruote cilindriche a denti
dritti (ingranaggio esterno).
Trasmissione del moto tra
assi paralleli.
Ruote cilindriche a denti
elicoidali
(ingranaggio
esterno). Trasmissione del
moto tra assi paralleli.
Ruote cilindriche a denti
dritti (ingranaggio interno).
Trasmissione del moto tra
assi paralleli.
Ruote coniche a denti
diritti
(ingranaggio
esterno). Trasmissione del
moto tra assi incidenti.
Coppia
pignone/dentiera
(meccanismo a cremagliera).
Trasformazione
da
moto
rotatorio a moto traslatorio.
Ruote
iperboloidiche
(ingranaggio
esterno).
Trasmissione del moto tra
assi sghembi.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
Coppia vite senza fine/ruota
elicoidale. Trasmissione del
moto tra assi sghembi.
349
Geometria delle ruote dentate cilindriche a denti dritti
La geometria delle ruote dentate cilindriche a denti dritti ottenuta per traslazione rettilinea
del profilo ad evolvente. Si riportano qui i parametri caratteristici.
Circonferenza di testa (da): limita
esternamente la sommit dei denti.
Circonferenza
(cilindro) di testa
Circonferenza primitiva (d): la
circonferenza lungo la quale avviene il
contatto dei denti. Rappresenta la
primitiva del moto.
Circonferenza di piede (df): limita
inferiormente la base dei denti
Passo (p): lunghezza dellarco di
circonferenza primitivo compreso tra
due denti consecutivi
Circonferenza
(cilindro) primitivo
Circonferenza
(cilindro) di piede
= z1/z2 (z = numero dei denti)
Spessore del dente (s): lunghezza
dellarco di circonferenza primitiva
limitato da un dente
Vano del dente (e): lunghezza dellarco di circonferenza primitiva compreso tra due denti consecutivi.
Larghezza della dentatura (b): ingombro assiale del dente.
Altezza del dente (h): distanza radiale tra la circonferenza di testa e quella di piede
Addendum (ha): distanza radiale tra la circonferenza di testa e la primitiva (nelle dentature normali uguale al
modulo: ha = m)
Dedendum (hf): distanza radiale tra la circonferenza di piede e la primitiva (nelle dentature normali uguali ad
1.25 volte il modulo: hf = 1.25m)
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
350
Geometria delle ruote dentate cilindriche a denti
elicoidali
Nelle ruote dentate a denti elicoidali i denti, anzich essere paralleli allasse della ruota,
sono orientati secondo delle eliche cilindriche.
Angolo dellelica (
): rappresenta
linclinazione dellelica rispetto allasse della
ruota.
Passo normale (pn): distanza tra gli assi
di due denti consecutivi misurata
perpendicolarmente ai denti.
Passo trasversale o circonferenziale
(pt): distanza tra gli assi di due denti
consecutivi sul profilo frontale della ruota
).
(pn = ptcos
Modulo normale (mn): rapporto tra il
, essendo
passo normale e . mn = mtcos
mn il modulo circonferenziale.
Condizione necessaria affinch due ruote a denti elicoidali ingranino che abbiano lo
stesso modulo normale e lo stesso angolo dinclinazione dellelica.
Le ruote dentate a denti elicoidali presentano il vantaggio di una migliore distribuzione
del contatto su tutta la lunghezza del dente, con conseguente diminuzione di rumore e
vibrazioni. Presentano lo svantaggio di far nascere spinte assiali sugli alberi su cui sono
calettate.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
351
Spinte sugli alberi
Dal punto di vista progettuale bene tenere in considerazione che, in generale, limpiego di
ruote dentate cilindriche a denti dritti comporta lesistenza sole azioni radiali sugli alberi,
mentre le ruote a denti elicoidali inducono anche spinte assiali. Di ci opportuno tenere
conto prevedendo ladozione di cuscinetti adeguati.
Ruota a denti dritti:
solo spinte radiali
Ruota a denti elicoidali:
spinte radiali ed assiali
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
352
Geometria delle ruote dentate coniche a denti dritti
Nelle ruote dentate coniche a denti dritti, utilizzate per la trasmissione del moto tra assi
incidenti, la superficie primitiva costituita dal cono primitivo.
diametro di testa
diametro di piede
Cono di testa
Cono primitivo
Cono di piede
= sen(
1)/sen(
2)
Angolo di piede (
f): angolo di semiapertura del
cono che delimita internamente i denti.
Angolo primitivo (
): rappresenta langolo di
semiapertura del cono primitivo.
Lunghezza del dente (mn): rapporto tra il passo
normale e . mn = mtcos
, essendo mn il modulo
circonferenziale.
Angolo di testa (
a): angolo di semiapertura
del cono che delimita esternamente i denti.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
353
Coppia vite senza fine ruota elicoidale
Il meccanismo ruota/vite senza fine utilizzato per la trasmissione tra assi sghembi
ortogonali quando occorra una forte riduzione di velocit dellalbero condotto.
Il rapporto di riduzione in genere
compreso tra 1/5 e 1/200.
La vite sempre motrice, la
ruota sempre condotta.
Si tratta di un esempio di Il
meccanismo irreversibile (non
ammette moto retrogrado).
= z/f, essendo z il numero di denti
della ruota, f il numero di filetti della
vite.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
354
Rappresentazione convenzionale di ruote dentate
Se in vista una ruota dentata si rappresenta come una ruota normale delimitata dalla
circonferenza di testa, pi una linea mista fine rappresentante la superficie
primitiva.
Se in sezione assiale come se si trattasse di una ruota a denti dritti, con i denti da ambo
le parti in vista (indipendentemente dal numero di denti).
Indicazione di ruota a
dentatura bielicoidale
Indicazione di ruota a
dentatura elicoidale
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
355
Rappresentazione convenzionale di ingranaggi (1)
Nella rappresentazione di due ruote dentate in condizioni di ingranamento, nessuna delle
due ruote deve coprire la parte in presa dellaltra, ad eccezione dei seguenti
casi:
-una delle due ruote posizionata anteriormente rispetto allaltra;
-se in sezione assiale la parte in presa di una delle due ruote, arbitrariamente
scelta, coperta in parte dallaltra
Ingranaggio cilindrico
esterno
Ingranaggio cilindrico
interno
Accoppiamento
ruota/dentiera
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
356
Rappresentazione convenzionale di ingranaggi (2)
Altri esempi di rappresentazione di ingranaggi
Ingranaggio conico. Trasmissione
del moto tra assi ortogonali
Ingranaggio ipoide. Trasmissione
del moto tra assi sghembi
Ingranaggio conico. Trasmissione del moto
tra assi incidenti con angolo generico
Sistema vite senza fine/ruota
elicoidale
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
357
Ruota dentata cilindrica: disegno di particolare
Il disegno di una ruota dentata cilindrica consta di due parti: un disegno della ruota ed
una tabella (da riportare preferibilmente allangolo superiore destro del disegno).
Dati da indicare in figura:
Caratteristiche della dentatura
-Diametri del foro e di testa e
relative zona di tolleranza;
Modulo normale
mn
Numero dei denti
44
-Larghezza della dentatura;
Dentiera di riferimento
-Tolleranza
di
oscillazione
radiale della superficie di testa,
tolleranza di oscillazione assiale
delle facce della ruota
Angolo dellelica
-Rugosit delle superfici
fianchi della dentatura
dei
NOTA: la faccia di riferimento
indica una faccia lavorata con lo
stesso
serraggio
(senza
riposizionamento) con cui si
esegue il foro.
UNI 6587-69
233323
Diametro primitivo
240
Coefficiente di spostamento
0,259
Spessore del dente:
-corda
-altezza sulla corda
s,
ha
Senso dellelica
destro
Grado di precisione
Numero denti ruota coniugata
(particolare n.)
Interasse nominale
240
Gioco normale
jn
0.080.12
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
358
Ruota dentata conica : disegno di particolare
Il disegno di una ruota dentata conica si compone, ugualmente, del disegno della ruota
e di una tabella (da riportare preferibilmente allangolo superiore destro del disegno).
Caratteristiche della dentatura
Modulo
Numero dei denti
44
Dentiera di riferimento
b
c
a
UNI 6588-69
Diametro primitivo
240
Angolo primitivo
18448
Angolo di piede
162248
Lunghezza della generatrice
128,87
Coefficiente di spostamento
0,42
Spessore del dente:
-corda
-altezza sulla corda
s,
ha
8.54 (-0.05, 0.08)
5,95
Dati da indicare in figura:
-Diametri del foro e di testa e relative zona di tolleranza;
-Larghezza della dentatura;
-Angolo di testa e del cono complementare esterno
-Rugosit delle superfici dei fianchi della dentatura
Grado di precisione
z
49
Angolo tra gli assi
90
Gioco normale
jn
0.100.16
-Tolleranze di oscillazione radiale della superficie di testa, tolleranza di oscillazione
assiale della faccia di riferimento
-Distanze della faccia di riferimento da: vertice del cono primitivo (a); piano del cerchio
primitivo (b); piano del cerchio di testa (c); piano del cerchio di testa del cono
complementare interno (d); faccia di serraggio (e)
Numero denti ruota
coniugata (particolare n.)
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
359
MATERIALI
390
Introduzione
In queste trasparenze si riassume la designazione convenzionale degli acciai nei disegni
tecnici.
Gli acciai sono leghe metalliche costituite da ferro e carbonio, con tenore di carbonio (in
massa) inferiore al 2%.
Designazione convenzionale
degli acciai
In base alle caratteristiche
meccaniche
In base alla composizione
chimica
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
391
Designazione in base alle caratteristiche meccaniche
Lacciaio viene designato in base alle sue caratteristiche meccaniche, determinate in
maniera convenzionale attraverso la prova di trazione.
Designazione:
Simbolo Fe seguito dal valore del carico di rottura minimo garantito a trazione o di
quello di snervamento. Il valore numerico, espresso in N/mm2, preceduto dal simbolo
E quando trattasi di carico di snervamento.
Esempio:
Fe 410
acciaio con carico di rottura a trazione minimo garantito di 410 N/mm2;
FeE 355 acciaio con carico di snervamento a trazione minimo garantito di 355 N/mm2;
Possibili indicazioni aggiuntive:
simbolo G: indica un acciaio per getti (es: FeG 360);
una lettera tra A, B, C o D indica la sensibilit dell'acciaio alla rottura fragile (es:
Fe440 D);
simbolo di un elemento chimico aggiunto per conferire particolari caratteristiche
(es: Fe440Pb).
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
392
Prova di trazione (I)
Un provino di geometria e dimensioni unificate viene sottoposto ad una forza di trazione
gradatamente crescente. Si ottiene un diagramma forza allungamento (vedi figura).
Provino
Diagramma forza-allungamento
Distinguiamo i seguenti tratti:
OA: tratto elastico lineare (c' proporzionalit tra forza applicata e spostamento, e una
volta rimossa la forza il provino torna alle sue dimensioni originarie);
AB: tratto elastico non lineare (non c' proporzionalit tra forza applicata e
spostamento, ma una volta rimossa la forza il provino torna alle sue dimensioni originarie);
BD: tratto plastico, il provino presenta delle deformazioni permanenti anche una volta
che non c' pi applicato alcun carico.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
393
Prova di trazione (II)
Si evidenziano i seguenti valori critici della forza applicata:
Fs: carico di snervamento;
Fm: carico di rottura;
Fp0.2: carico in corrispondenza del quale si manifesta una deformazione residua
pari allo 0.2 % della lunghezza iniziale del provino.
Detta S0 l'area della sezione iniziale del provino (prima dell'applicazione del carico); si
definiscono le seguenti grandezze: ;
Carico unitario di rottura: sm = Fm/ S0 (N/mm2);
Carico unitario di snervamento: sS = Fs/ S0 (N/mm2);
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
394
Designazione in base alla composizione chimica
Si distinguono tre gruppi di acciai: non legati, debolmente legati e acciai legati.
Acciai non legati: acciai le cui caratteristiche sono definite in base alla
percentuale di carbonio, e la presenza di eventuali altri elementi di lega non
determinante;
Acciai debolmente legati: acciai le cui caratteristiche sono definibili a partire
dalla composizione chimica ed il tenore degli elementi di lega presenti
inferiore al 5%;
Acciai legati: acciai le cui caratteristiche sono definibili a partire dalla
composizione chimica ed almeno uno degli elementi di lega presente con un
tenore superiore al 5%;
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
395
Acciai non legati
Designazione.
Possibili simboli, da sinistra a destra:
a)
una cifra (1, 2, 3) indicativa del grado di qualit dell'acciaio (facoltativa);
b)
simbolo G nel caso di acciai per getti (solo per sottogruppo 1.1);
c)
simbolo C;
d)
simbolo indicante un eventuale impiego particolare (ad es. D acciaio per vergella, B
acciaio per bulloneria), solo per sottogruppo (1.2);
e)
cifre indicanti il tenore in carbonio (moltiplicato per 100);
f)
lettere indicanti eventuali elementi di lega;
g)
lettere indicanti requisiti particolari. Trattasi di un gruppo di due lettere, delle
quali
la prima rappresenta la "chiave", mentre la seconda specifica la
caratteristica
identificata dalla chiave.
Esempi: 1 C 35; C 40; CD 15; GC 20;
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
396
Acciai debolmente legati
Designazione.
a)
Lettera (A, B, C e D) indicativa del grado qualitativo dell'acciaio (facoltattivo);
b)
simbolo G nel caso di acciai per getti;
c)
cifre indicanti il tenore in carbonio (moltiplicato per 100) - scompare il simbolo
C;
d)
simboli chimici degli elementi di lega che caratterizzano l'acciaio, disposti in
ordine decrescente secondo le percentuali;
e)
cifre indicanti il tenore dei principali elementi in lega, moltiplicati per:
per Co, Cr, Mn, Ni, Si, W;
10
per Al, Be, Cu, Mo, Nb, Pb, Ta, Ti, V, Zr;
100
per N, P, S;
1000
f)
per B;
lettere indicanti requisiti particolari. Trattasi di un gruppo di due lettere, delle quali la
prima rappresenta la "chiave", mentre la seconda specifica la caratteristica identificata
dalla chiave.
Esempi:
52 SiCrNi 5; 18 NiCr 16
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
397
Acciai legati
Designazione
a)
Lettera (A, B, C e D) indicativa del grado qualitativo dell'acciaio (facoltattivo);
b)
simbolo G nel caso di acciai per getti;
c)
simbolo X;
d)
cifre indicanti il tenore in carbonio (moltiplicato per 100);
e)
simboli chimici degli elementi di lega che caratterizzano l'acciaio, disposti in ordine
decrescente secondo le percentuali;
f)
cifre indicanti il tenore dei principali elementi in lega, scritte tali e quali (coefficienti
moltiplicativi pari a 1):
g)
lettere indicanti requisiti particolari. Trattasi di un gruppo di due lettere, delle quali la
prima rappresenta la "chiave", mentre la seconda specifica la caratteristica identificata
dalla chiave.
Esempi:
X 18 CrNiMo 17 12; X 200 Cr 13
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
398
Trattamenti termici
I trattamenti termici consistono nel sottoporre il materiale a cicli di riscaldamento e
raffreddamento, per conferirgli caratteristiche particolari di resistenza e/o lavorabilit.
Ricottura. Viene eseguita dopo la fusione o la fucinatura e prima delle lavorazioni alle
macchine utensili. Consiste in riscaldamento a temperatura elevata e successivo
raffreddamento lento (in aria). Migliora la lavorabilit del materiale.
Tempra. Consiste in riscaldamento a temperature di 800-900 C e successivo
raffreddamento rapido (in acqua od olio). Migliora la resistenza e la durezza, ma rende il
materiale pi fragile.
Rinvenimento. Viene eseguito immediatamente dopo la tempra, per ridurre gli effetti
negativi di questa. Consiste in un riscaldamento a temperature di 500-600 C e successivo
raffreddamento lento.
Distensione. Consiste in un riscaldamento a temperatura non superiore a 200 C e
successivo raffreddamento lento per evitare tensioni interne dovute agli eventuali altri
trattamenti precedenti.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
399
I SISTEMI CAD
391
Sistemi CAD 2D
392
Generalit
primitive di modellazione 1D
spazio di modellazione 2D
sono sistemi per il Disegno Tecnico
assistito dal calcolatore
Oggetto utilizzato
come esempio
Spazio di riferimento
3D
2D
1D
1D
2D
3D
393
Le origini del CAD 2D
Storicamente si partiti dallinformatizzare il disegno
tecnico perch:
il disegno una fase lunga e dispendiosa della progettazione
il linguaggio formalizzato secondo convenzioni unificate e
ampiamente consolidate
Il Disegno CAD si ottiene simulando riga, flessibile (per
curve libere), squadra, compasso e goniometro
394
Le primitive grafiche impiegate
Primitive grafiche:
punti nel piano
linee nel piano
rette e segmenti di retta
spezzate
poligoni
cerchi e archi
curve (Coons, Bezier, B-Spline)
quote
campiture
Una linea una primitiva monodimensionale nello spazio parametrico, cio
dipendente da un solo parametro:
il generico punto P(x,y) di una curva parametrica nel piano xy ha coordinate
x = x (u) e y = y (u). Al variare del valore del parametro u il punto P descrive
tutta la curva nello spazio fisico.
395
Caratteristiche dei Sistemi CAD 2D
agevolano la realizzazione del disegno tecnico
producono il disegno tecnico, cio un
documento bidimensionale, ma non modellano
loggetto in esso rappresentato
come nel disegno tecnico tradizionale, anche
nel disegno tecnico CAD:
loggetto essenzialmente implicito
la sola geometria catturata quella dei contorni
ogni vista e/o sezione un disegno a se stante (
lasciato al disegnatore il compito di rispettare le
dipendenze geometriche tra le diverse viste e sezioni
secondo le convenzioni unificate)
Disegni
intrinsecamente
indipendenti
396
Doppio ruolo del disegno tecnico
Il disegno tecnico un documento che identifica un
prodotto
In mancanza daltro, il disegno tecnico non solo svolge la
funzione di documento per rappresentare e trasferire
informazioni, ma anche la funzione di modello di
riferimento
397
Nascita dei sistemi CAD 3D
La nascita dei sistemi CAD 3D si ottenuta
aggiungendo una terza coordinata ai sistemi 2D.
Fornendo un semplice algoritmo di proiezione da 3D
a 2D si potuto separare la funzione di modello e di
documento e creare la dipendenza gerarchica
modello 3D documento rappresentativo 2D
proiezione
398
Sistemi CAD 3D
399
Sistemi CAD 3D
SISTEMI CAD 3D WIRE-FRAME
primitive di modellazione monodimensionali
modellazione di oggetti mediante la definizione degli spigoli e delle
curve di contorno (modellazione tipo fil di ferro)
SISTEMI CAD 3D SUPERFICI
primitive di modellazione bidimensionali non connesse in modo
intrinseco (indipendenti)
modellazione di oggetti mediante la definizione delle superfici di
contorno
SISTEMI CAD 3D SOLIDI
primitive di modellazione tridimensionali
modellazione di oggetti mediante primitive solide
uso di operatori booleani
400
Sistemi CAD 3D WIRE-FRAME
primitive di modellazione 1D
spazio di modellazione 3D
sono sistemi di modellazione geometrica
tridimensionale a fil di ferro
3D
2D
1D
1D
2D
3D
401
Sistemi CAD 3D WIRE-FRAME
Primitive grafiche:
punti nello spazio
linee nello spazio
Tecnica di
modellazione:
oggetto definito mediante le
sue linee di contorno reale
serve unanalisi geometrica
preventiva
Utilizzazione del
modello:
resa schematica
impiantistica
disegni 2D in automatico
il modello ottenuto
mediante lintroduzione di
segmenti di linee nello
spazio
lasciato al progettista il
compito della connessione
dei segmenti di linea con
lordine di continuit
necessario
402
Sistemi CAD 3D WIRE-FRAME
Aspetto positivo
forniscono un modello unico da cui derivare i vari disegni tecnici
Limiti
geometria povera:
presenza delle sole linee di
contorno reale
assenza delle linee di contorno
apparente
CUBO
CILINDRO
i modelli possono essere complicati
da interpretare
si possono produrre modelli senza
senso fisico
CILINDRO
FORATO
SENZA SENSO FISICO
ambiguit: nella rappresentazione e
nella corrispondenza 3D
mancanza di convenzioni di
rappresentazione unificate
AMBIGUITA'
403
Assenza delle linee di contorno apparente
La modellazione WF offre
solo le linee di contorno reale
mancano le linee di
contorno apparente
404
Ambiguit nella lettura
405
Sistemi CAD 3D SUPERFICI
primitive di modellazione 2D
spazio di modellazione 3D
sistemi di modellazione geometrica basati sulla descrizione delle superfici di
contorno delloggetto
oggetto definito dalle facce, spigoli, vertici che lo delimitano, senza vincoli
topologici tra loro (superfici non connesse in modo intrinseco)
lasciato al progettista il compito della connessione dei lembi di superficie
con lordine di continuit necessario
3D
2D
1D
1D
2D
3D
406
Sistemi CAD 3D SUPERFICI
Primitive grafiche:
entit nel piano (vedi CAD
2D) e loro estensione nello
spazio
entit nello spazio:
piani
mesh
superfici di rivoluzione
superfici di Coons, Bezier e
B-Spline
Utilizzazione del
modello:
resa realistica
CAE:
aerodinamica
idrodinamica
CAM
disegni 2D in automatico
Tecnica di modellazione:
Oggetto definito mediante le
sue superfici
Occorre unanalisi geometrica
preventiva per il
riconoscimento locale delle
superfici elementari costituenti
Modello ottenuto mediante
laccostamento di patch
(lembi) superficiali
(contiguit)
La precisione dipende
largamente dallordine di
continuit conseguito
(tangenza e curvatura)
407
Modelli di curve e superfici libere (non analitiche)
3D
2D
1D
1D
2D
3D
408
Sistemi CAD 3D SOLIDI
primitive di modellazione 3D
spazio di modellazione 3D
modellazione di oggetti mediante primitive solide
oggetto costruito combinando solidi di base (primitive) mediante
operatori booleani di unione, intersezione e differenza
3D
2D
1D
1D
2D
3D
409
Sistemi CAD 3D SOLIDI
Primitive grafiche:
Tecnica di modellazione:
entit di superficie (vedi CAD 3D
SUPERFICI)
entit 3D CSG:
prismi
cilindri
coni
sfere
tori
Utilizzazione del modello:
resa realistica
CAE:
calcolo automatico propriet di
massa
FEM,
aerodinamica,
idrodinamica,
termofluidodinamica,
codici nucleari
CAM
disegni 2D in automatico
Oggetto definito mediante il
suo volume
Occorre unanalisi
geometrica preventiva per il
riconoscimento locale dei
solidi elementari costituenti
Modello ottenuto mediante
applicazione degli operatori
booleani (somma,
sottrazione, intersezione) ai
solidi elementari costituenti
Il modello utilizzato anche
per il calcolo automatico
delle caratteristiche inerziali.
410
10
Relazione tra Modello Matematico e Disegno Tecnico
ASSOCIATIVITA'
MESSA IN TAVOLA
AUTOMATICA
BIDIREZIONALITA'
CONTROLLO QUOTE
DEL MODELLO
Modello matematico
DISEGNO TECNICO
411
Sistemi CAD di prima generazione:
i Modellatori Geometrici
La prima generazione dei modellatori CAD
nata basandosi sulla Modellazione Geometrica
Modello ottenuto mediante entit geometriche
elementari riferite le une alle altre mediante
lutilizzo di coordinate
Classificazione in Modellatori Wire-Frame,
Modellatori di superfici e Modellatori solidi
(esempio: Modellatori CSG = Constructive
Solid Geometry)
412
11
Rappresentazioni costruttive
(Constructive Solid Geometry)
= (A B)-C =
Solido A
Solido B
Solido C
Rappresentazioni della frontiera topologica
(Boundary Representation)
413
Rappresentazioni per decomposizione in celle
(Cellular decomposition)
414
12
Sistemi CAD di seconda generazione:
i Modellatori Parametrici
La modellazione parametrica
I modellatori parametrici
variazionali
basati su feature
415
Evoluzione dei sistemi CAD
Sistemi CAD tradizionali
Sistemi non flessibili
(Wire-frame, superfici, solidi)
(difficolt nel manipolare
le entit geometriche)
Controllo della geometria
mediante parametri
Sistemi CAD parametrici
Aumento della flessibilit
e della produttivit
Editing del disegno pi flessibile
Generazione di nuovi modelli per modifica di modelli esistenti
Creazione di librerie di parti parametriche
416
13
Esempio di modello CAD parametrico
macchina movimento terra
Parametri modificati
417
Dalla modellazione geometrica alla modellazione
basata su feature
Tipologie di sistemi CAD tradizionali
Sistemi di Computer Aided Drafting
(Disegno Assistito dal Calcolatore)
Sistemi di Computer Aided Design
(Progettazione Assistita dal Calcolatore)
Sistemi CAD
2D
3D
418
14
Limiti delle tecniche tradizionali
di modellazione geometrica
Mancanza di conoscenza
dellintento del progettista
Dati di basso livello
VERTICI
SPIGOLI
FACCE
V1
E1
F1
V2 V3 V4
E1 E2 E3
F1 F2 F4
V1 V2
E2 E3 E4 E6
F1 F4
V1 V2 V3
E1 E4 E2
F2 F3 F4
V2
E2
F2
V1 V3 V4
E1 E4 E6
F1 F3 F4
V1 V3
E1 E3 E4 E5
F1 F2
V1 V3 V4
E2 E5 E3
F1 F3 F4
V3
E3
F3
V1 V2 V4
E2 ...
V1 V4
E1 E2 ...
V4 V3 V2
E4 ...
419
Limiti delle tecniche tradizionali
di modellazione geometrica
Struttura mono livello
Procedure di modellazione complicate
420
15
La modellazione basata su feature
DEFINIZIONE DI FEATURE
Elemento che risulti significativo in riferimento ad aspetti geometrici
o ingegneristici di una parte o un assieme
CARATTERISTICHE DI UNA FEATURE
Identifica un elemento fisico di una parte
Si riferisce ad una forma generica
Possiede un significato ingegneristico
Possiede propriet predefinite
TIPOLOGIE DI FEATURE
Feature di forma
Feature di tolleranza
Feature di assieme
Feature funzionale
421
Tipologie di feature di forma
Protrusioni
Cavit (pocket)
Smussi (chamfer)
Scanalature (slot)
Raccordi (round)
422
16
Metodologie per la modellazione tramite feature
Generazione di un solido basato su di feature
Il materiale pu essere aggiunto o sottratto
Le feature non si basano solo su semplici primitive e possono essere
create con operazioni di estrusione, rivoluzione, sweeping e blending
Possono essere applicate le tecniche di modellazione parametrica variazionale
La storia della creazione della parte controllata da una struttura ad albero
423
Generazione di un modello parametrico
T
T
T
T
T
Lo skecth
Modifica dello skecth
T
H
Acquisizione dei vincoli
Generazione del solido
Vincoli dimensionali
Modifica del modello
424
17
Vantaggi della modellazione basata su feature
1
Dati di livello pi alto
Parte finale
Complessit
del modello
Parte 3
Parte 2
Parte 1
Base
Fillet
Shell
Hole
Protusion
Inserimento
delle feature
425
Vantaggi della modellazione basata su feature
2
Cattura dellintento progettuale
426
18
Vantaggi della modellazione basata su feature
3
Struttura multi - livello
427
Vantaggi della modellazione basata su feature
4
Procedure di editazione e modifica della geometria
pi favorevoli allo sviluppo del progetto
Definizione degli attributi
Definizione dei vincoli
428
19
Vantaggi della modellazione basata su feature
5
Possibilit di impiego del sistema CAD nelle
fasi preliminari della progettazione
TOP DOWN Design
429
Vantaggi della modellazione basata su feature
6
Gestione di assiemi complessi
PROTOTIPAZIONE VIRTUALE
430
20
Evoluzione dei Sistemi CAD 3D
Funzionalit
Terza generazione
modellatori basati
sulla conoscenza
Seconda generazione
modellatori parametrici
Prima generazione
modellatori geometrici
Oggi Tempo/Risorse
431
Evoluzione della rappresentazione geometrica
100% di informazione strutturata sull'oggetto da produrre
MODELLO DI PRODOTTO
MODELLO FUNZIONALE
.........
FEATURE e
Simulazione
VINCOLI LOGICI del prodotto
MODELLO PARAMETRICO
MODELLO SOLIDO
dipendenza
gerarchica
(esempio:
noto il modello
solido ne posso
ottenere il WF o
il disegno 2D)
PARAMETRI
MODELLO SUPERFICI
VOLUME OCCUPATO
MODELLO WIREFRAME
DISEGNO 2D
CODICE
Informazione
strutturata
Simulazione
del processo
SUPERFICI
SPIGOLI 3D
CONTORNI 2D
aggiunta di informazione
strutturata
Informazione non strutturata
(conoscenza strutturata, non strutturata e background)
432
21
Il ruolo del CAD in azienda
433
Obiettivi aziendali
OBIETTIVI AZIENDALI
ufficio
INFORMAZIONI
DI MERCATO
MARKETING
ufficio
RICHIESTE
MARKETING
PIANIFICAZIONE
CARATTERISTICHE
GENERALE
PRODOTTI
AZIENDALE
INFORMAZIONI
SUI PRODOTTI
VENDITE
PREVISIONI E
ORDINI CLIENTI
ORDINI DI ACQUISTO
MATERIE PRIME, STRUMENTI E COMPONENTI
PROGETTAZIONE
PRODOTTI
ufficio
PREVISIONE
VENDITE
DISTINTA BASE
DI PRODUZIONE
G
E
S
T
I
O
DATI DI N
QUALITA'
E
DATI DI
QUALITA'
MODELLI, DISEGNI
E DISTINTA BASE
PREVISIONE VENDITE
E PIANIFICAZIONE PRODOTTI
ufficio
ORDINI
CLIENTI
ufficio
ufficio
PIANIFICAZIONE
PROCESSO
DI PRODUZIONE
DATI QUALITA'
RICHIESTA
Q
U
A
MODIFICHE
DATI DI L
ORDINE DI PRODUZ.
ufficio GESTIONE
CARTELLINO DI LAV.
QUALITA' I
MATERIALI
officina PRODUZIONE
T
E PRODUZIONE
STATO AVANZAMENTO
DATI DI
A'
QUALITA'
PRODUZIONE
ORDINI
DISEGNI,CICLI E METODI DI LAVORAZIONE
PROGRAMMI CONTROLLO NUMERICO
CLIENTI
DATI DI
QUALITA'
PRODOTTI
DISPONIBILI
MATERIE PRIME,
STRUMENTI E COMPONENTI
MAGAZZINO
CONSEGNA
PRODOTTI FINITI
PRODOTTI
FINITI
434
22
435
Marketing
OBIETTIVI AZIENDALI
ufficio
INFORMAZIONI
DI MERCATO
MARKETING
ufficio
RICHIESTE
MARKETING
PIANIFICAZIONE
CARATTERISTICHE
GENERALE
PRODOTTI
AZIENDALE
INFORMAZIONI
SUI PRODOTTI
VENDITE
PREVISIONI E
ORDINI CLIENTI
ORDINI DI ACQUISTO
MATERIE PRIME, STRUMENTI E COMPONENTI
PROGETTAZIONE
PRODOTTI
ufficio
PREVISIONE
VENDITE
DISTINTA BASE
DI PRODUZIONE
G
E
S
T
I
O
DATI DI N
QUALITA'
E
DATI DI
QUALITA'
MODELLI, DISEGNI
E DISTINTA BASE
PREVISIONE VENDITE
E PIANIFICAZIONE PRODOTTI
ufficio
ORDINI
CLIENTI
ufficio
ufficio
PIANIFICAZIONE
PROCESSO
DI PRODUZIONE
DATI QUALITA'
RICHIESTA
Q
U
A
MODIFICHE
DATI DI L
ORDINE DI PRODUZ.
ufficio GESTIONE
CARTELLINO DI LAV.
QUALITA' I
MATERIALI
officina PRODUZIONE
T
E PRODUZIONE
STATO AVANZAMENTO
DATI DI
A'
QUALITA'
PRODUZIONE
ORDINI
DISEGNI,CICLI E METODI DI LAVORAZIONE
PROGRAMMI CONTROLLO NUMERICO
CLIENTI
DATI DI
QUALITA'
PRODOTTI
DISPONIBILI
MATERIE PRIME,
STRUMENTI E COMPONENTI
MAGAZZINO
CONSEGNA
PRODOTTI FINITI
PRODOTTI
FINITI
436
23
Pianificazione generale aziendale
OBIETTIVI AZIENDALI
ufficio
INFORMAZIONI
DI MERCATO
MARKETING
ufficio
RICHIESTE
MARKETING
PIANIFICAZIONE
CARATTERISTICHE
GENERALE
PRODOTTI
AZIENDALE
INFORMAZIONI
SUI PRODOTTI
PROGETTAZIONE
PRODOTTI
ufficio
VENDITE
PREVISIONE
VENDITE
DISTINTA BASE
DI PRODUZIONE
PREVISIONI E
ORDINI CLIENTI
ORDINI DI ACQUISTO
MATERIE PRIME, STRUMENTI E COMPONENTI
G
E
S
T
I
O
DATI DI N
QUALITA'
E
DATI DI
QUALITA'
MODELLI, DISEGNI
E DISTINTA BASE
PREVISIONE VENDITE
E PIANIFICAZIONE PRODOTTI
ufficio
ORDINI
CLIENTI
ufficio
ufficio
PIANIFICAZIONE
PROCESSO
DI PRODUZIONE
DATI QUALITA'
RICHIESTA
Q
U
A
MODIFICHE
DATI DI L
ORDINE DI PRODUZ.
ufficio GESTIONE
CARTELLINO DI LAV.
QUALITA' I
MATERIALI
officina PRODUZIONE
T
E PRODUZIONE
STATO AVANZAMENTO
DATI DI
A'
QUALITA'
PRODUZIONE
ORDINI
DISEGNI,CICLI E METODI DI LAVORAZIONE
PROGRAMMI CONTROLLO NUMERICO
CLIENTI
DATI DI
QUALITA'
PRODOTTI
DISPONIBILI
MATERIE PRIME,
STRUMENTI E COMPONENTI
MAGAZZINO
PRODOTTI
FINITI
CONSEGNA
PRODOTTI FINITI
437
Progettazione
OBIETTIVI AZIENDALI
ufficio
INFORMAZIONI
DI MERCATO
MARKETING
ufficio
RICHIESTE
MARKETING
PIANIFICAZIONE
CARATTERISTICHE
GENERALE
PRODOTTI
AZIENDALE
INFORMAZIONI
SUI PRODOTTI
VENDITE
PREVISIONI E
ORDINI CLIENTI
ORDINI DI ACQUISTO
MATERIE PRIME, STRUMENTI E COMPONENTI
PROGETTAZIONE
PRODOTTI
ufficio
PREVISIONE
VENDITE
DISTINTA BASE
DI PRODUZIONE
G
E
S
T
I
O
DATI DI N
QUALITA'
E
DATI DI
QUALITA'
MODELLI, DISEGNI
E DISTINTA BASE
PREVISIONE VENDITE
E PIANIFICAZIONE PRODOTTI
ufficio
ORDINI
CLIENTI
ufficio
ufficio
PIANIFICAZIONE
PROCESSO
DI PRODUZIONE
DATI QUALITA'
RICHIESTA
Q
U
A
MODIFICHE
DATI DI L
ORDINE DI PRODUZ.
ufficio GESTIONE
CARTELLINO DI LAV.
QUALITA' I
MATERIALI
officina PRODUZIONE
T
E PRODUZIONE
STATO AVANZAMENTO
DATI DI
A'
QUALITA'
PRODUZIONE
ORDINI
DISEGNI,CICLI E METODI DI LAVORAZIONE
PROGRAMMI CONTROLLO NUMERICO
CLIENTI
DATI DI
QUALITA'
PRODOTTI
DISPONIBILI
MATERIE PRIME,
STRUMENTI E COMPONENTI
MAGAZZINO
CONSEGNA
PRODOTTI FINITI
PRODOTTI
FINITI
438
24
CAE
CAE
Computer Aided Engineering
Ingegnerizzazione assistita dal calcolatore
439
Progettazione
OBIETTIVI AZIENDALI
ufficio
INFORMAZIONI
DI MERCATO
MARKETING
ufficio
RICHIESTE
MARKETING
PIANIFICAZIONE
CARATTERISTICHE
GENERALE
PRODOTTI
AZIENDALE
INFORMAZIONI
SUI PRODOTTI
VENDITE
PREVISIONI E
ORDINI CLIENTI
ORDINI DI ACQUISTO
MATERIE PRIME, STRUMENTI E COMPONENTI
PROGETTAZIONE
PRODOTTI
ufficio
PREVISIONE
VENDITE
DISTINTA BASE
DI PRODUZIONE
G
E
S
T
I
O
DATI DI N
QUALITA'
E
DATI DI
QUALITA'
MODELLI, DISEGNI
E DISTINTA BASE
PREVISIONE VENDITE
E PIANIFICAZIONE PRODOTTI
ufficio
ORDINI
CLIENTI
ufficio
ufficio
PIANIFICAZIONE
PROCESSO
DI PRODUZIONE
DATI QUALITA'
RICHIESTA
Q
U
A
MODIFICHE
DATI DI L
ORDINE DI PRODUZ.
ufficio GESTIONE
CARTELLINO DI LAV.
QUALITA' I
MATERIALI
officina PRODUZIONE
T
E PRODUZIONE
STATO AVANZAMENTO
DATI DI
A'
QUALITA'
PRODUZIONE
ORDINI
DISEGNI,CICLI E METODI DI LAVORAZIONE
PROGRAMMI CONTROLLO NUMERICO
CLIENTI
DATI DI
QUALITA'
PRODOTTI
DISPONIBILI
MATERIE PRIME,
STRUMENTI E COMPONENTI
MAGAZZINO
CONSEGNA
PRODOTTI FINITI
PRODOTTI
FINITI
440
25
CAM
CAM
Computer Aided Manufacturing
Produzione assistita dal calcolatore
441
Pianificazione del processo di produzione
OBIETTIVI AZIENDALI
ufficio
INFORMAZIONI
DI MERCATO
MARKETING
ufficio
RICHIESTE
MARKETING
PIANIFICAZIONE
CARATTERISTICHE
GENERALE
PRODOTTI
AZIENDALE
INFORMAZIONI
SUI PRODOTTI
VENDITE
PREVISIONI E
ORDINI CLIENTI
ORDINI DI ACQUISTO
MATERIE PRIME, STRUMENTI E COMPONENTI
PROGETTAZIONE
PRODOTTI
ufficio
PREVISIONE
VENDITE
DISTINTA BASE
DI PRODUZIONE
G
E
S
T
I
O
DATI DI N
QUALITA'
E
DATI DI
QUALITA'
MODELLI, DISEGNI
E DISTINTA BASE
PREVISIONE VENDITE
E PIANIFICAZIONE PRODOTTI
ufficio
ORDINI
CLIENTI
ufficio
ufficio
PIANIFICAZIONE
PROCESSO
DI PRODUZIONE
DATI QUALITA'
RICHIESTA
Q
U
A
MODIFICHE
DATI DI L
ORDINE DI PRODUZ.
ufficio GESTIONE
CARTELLINO DI LAV.
QUALITA' I
MATERIALI
officina PRODUZIONE
T
E PRODUZIONE
STATO AVANZAMENTO
DATI DI
A'
QUALITA'
PRODUZIONE
ORDINI
DISEGNI,CICLI E METODI DI LAVORAZIONE
PROGRAMMI CONTROLLO NUMERICO
CLIENTI
DATI DI
QUALITA'
PRODOTTI
DISPONIBILI
MATERIE PRIME,
STRUMENTI E COMPONENTI
MAGAZZINO
CONSEGNA
PRODOTTI FINITI
PRODOTTI
FINITI
442
26
Realizzazione dei prodotti finiti
OBIETTIVI AZIENDALI
ufficio
INFORMAZIONI
DI MERCATO
MARKETING
ufficio
RICHIESTE
MARKETING
PIANIFICAZIONE
CARATTERISTICHE
GENERALE
PRODOTTI
AZIENDALE
INFORMAZIONI
SUI PRODOTTI
PROGETTAZIONE
PRODOTTI
ufficio
VENDITE
PREVISIONE
VENDITE
DISTINTA BASE
DI PRODUZIONE
PREVISIONI E
ORDINI CLIENTI
ORDINI DI ACQUISTO
MATERIE PRIME, STRUMENTI E COMPONENTI
G
E
S
T
I
O
DATI DI N
QUALITA'
E
DATI DI
QUALITA'
MODELLI, DISEGNI
E DISTINTA BASE
PREVISIONE VENDITE
E PIANIFICAZIONE PRODOTTI
ufficio
ORDINI
CLIENTI
ufficio
ufficio
PIANIFICAZIONE
PROCESSO
DI PRODUZIONE
DATI QUALITA'
RICHIESTA
Q
U
A
MODIFICHE
DATI DI L
ORDINE DI PRODUZ.
ufficio GESTIONE
CARTELLINO DI LAV.
QUALITA' I
MATERIALI
officina PRODUZIONE
T
E PRODUZIONE
STATO AVANZAMENTO
DATI DI
A'
QUALITA'
PRODUZIONE
ORDINI
DISEGNI,CICLI E METODI DI LAVORAZIONE
PROGRAMMI CONTROLLO NUMERICO
CLIENTI
DATI DI
QUALITA'
PRODOTTI
DISPONIBILI
MATERIE PRIME,
STRUMENTI E COMPONENTI
MAGAZZINO
PRODOTTI
FINITI
CONSEGNA
PRODOTTI FINITI
443
Settore Marketing e Pianificazione
OBIETTIVI AZIENDALI
ufficio
INFORMAZIONI
DI MERCATO
MARKETING
ufficio
RICHIESTE
MARKETING
PIANIFICAZIONE
CARATTERISTICHE
GENERALE
PRODOTTI
AZIENDALE
INFORMAZIONI
SUI PRODOTTI
VENDITE
PREVISIONI E
ORDINI CLIENTI
ORDINI DI ACQUISTO
MATERIE PRIME, STRUMENTI E COMPONENTI
PROGETTAZIONE
PRODOTTI
ufficio
PREVISIONE
VENDITE
DISTINTA BASE
DI PRODUZIONE
G
E
S
T
I
O
DATI DI N
QUALITA'
E
DATI DI
QUALITA'
MODELLI, DISEGNI
E DISTINTA BASE
PREVISIONE VENDITE
E PIANIFICAZIONE PRODOTTI
ufficio
ORDINI
CLIENTI
ufficio
ufficio
PIANIFICAZIONE
PROCESSO
DI PRODUZIONE
DATI QUALITA'
RICHIESTA
Q
U
A
MODIFICHE
DATI DI L
ORDINE DI PRODUZ.
ufficio GESTIONE
CARTELLINO DI LAV.
QUALITA' I
MATERIALI
officina PRODUZIONE
T
E PRODUZIONE
STATO AVANZAMENTO
DATI DI
A'
QUALITA'
PRODUZIONE
ORDINI
DISEGNI,CICLI E METODI DI LAVORAZIONE
PROGRAMMI CONTROLLO NUMERICO
CLIENTI
DATI DI
QUALITA'
PRODOTTI
DISPONIBILI
MATERIE PRIME,
STRUMENTI E COMPONENTI
MAGAZZINO
CONSEGNA
PRODOTTI FINITI
PRODOTTI
FINITI
444
27
Settore Ricerca e Sviluppo
OBIETTIVI AZIENDALI
ufficio
INFORMAZIONI
DI MERCATO
MARKETING
ufficio
RICHIESTE
MARKETING
PIANIFICAZIONE
CARATTERISTICHE
GENERALE
PRODOTTI
AZIENDALE
INFORMAZIONI
SUI PRODOTTI
PROGETTAZIONE
PRODOTTI
ufficio
VENDITE
PREVISIONE
VENDITE
DISTINTA BASE
DI PRODUZIONE
PREVISIONI E
ORDINI CLIENTI
ORDINI DI ACQUISTO
MATERIE PRIME, STRUMENTI E COMPONENTI
G
E
S
T
I
O
DATI DI N
QUALITA'
E
DATI DI
QUALITA'
MODELLI, DISEGNI
E DISTINTA BASE
PREVISIONE VENDITE
E PIANIFICAZIONE PRODOTTI
ufficio
ORDINI
CLIENTI
ufficio
ufficio
PIANIFICAZIONE
PROCESSO
DI PRODUZIONE
DATI QUALITA'
RICHIESTA
Q
U
A
MODIFICHE
DATI DI L
ORDINE DI PRODUZ.
ufficio GESTIONE
CARTELLINO DI LAV.
QUALITA' I
MATERIALI
officina PRODUZIONE
T
E PRODUZIONE
STATO AVANZAMENTO
DATI DI
A'
QUALITA'
PRODUZIONE
ORDINI
DISEGNI,CICLI E METODI DI LAVORAZIONE
PROGRAMMI CONTROLLO NUMERICO
CLIENTI
DATI DI
QUALITA'
PRODOTTI
DISPONIBILI
MATERIE PRIME,
STRUMENTI E COMPONENTI
MAGAZZINO
PRODOTTI
FINITI
CONSEGNA
PRODOTTI FINITI
445
Settore Produzione e Magazzino
OBIETTIVI AZIENDALI
ufficio
INFORMAZIONI
DI MERCATO
MARKETING
ufficio
RICHIESTE
MARKETING
PIANIFICAZIONE
CARATTERISTICHE
GENERALE
PRODOTTI
AZIENDALE
INFORMAZIONI
SUI PRODOTTI
VENDITE
PREVISIONI E
ORDINI CLIENTI
ORDINI DI ACQUISTO
MATERIE PRIME, STRUMENTI E COMPONENTI
PROGETTAZIONE
PRODOTTI
ufficio
PREVISIONE
VENDITE
DISTINTA BASE
DI PRODUZIONE
G
E
S
T
I
O
DATI DI N
QUALITA'
E
DATI DI
QUALITA'
MODELLI, DISEGNI
E DISTINTA BASE
PREVISIONE VENDITE
E PIANIFICAZIONE PRODOTTI
ufficio
ORDINI
CLIENTI
ufficio
ufficio
PIANIFICAZIONE
PROCESSO
DI PRODUZIONE
DATI QUALITA'
RICHIESTA
Q
U
A
MODIFICHE
DATI DI L
ORDINE DI PRODUZ.
ufficio GESTIONE
CARTELLINO DI LAV.
QUALITA' I
MATERIALI
officina PRODUZIONE
T
E PRODUZIONE
STATO AVANZAMENTO
DATI DI
A'
QUALITA'
PRODUZIONE
ORDINI
DISEGNI,CICLI E METODI DI LAVORAZIONE
PROGRAMMI CONTROLLO NUMERICO
CLIENTI
DATI DI
QUALITA'
PRODOTTI
DISPONIBILI
MATERIE PRIME,
STRUMENTI E COMPONENTI
MAGAZZINO
CONSEGNA
PRODOTTI FINITI
PRODOTTI
FINITI
446
28
CAD 3D e Time to Market
447
Modalit di impiego dei sistemi CAD
in ambito aziendale
Dal punto di vista
organizzativo, il
trasferimento delle
informazioni nel
settore Ricerca e
Sviluppo pu
essere basato su un
sistema di
Diagramma funzionale di una azienda manifatturiera;
in rosso il settore Ricerca e Sviluppo
OBIETTIVI AZIENDALI
ufficio
INFORMAZIONI
DI MERCATO
MARKETING
ufficio
RICHIESTE
MARKETING
PIANIFICAZIONE
CARATTERISTICHE
GENERALE
PRODOTTI
AZIENDALE
ufficio
VENDITE
PROGETTAZIONE
PRODOTTI
PREVISIONE VENDITE
E PIANIFICAZIONE PRODOTTI
INFORMAZIONI
SUI PRODOTTI
ORDINI
CLIENTI
ufficio
ufficio
MODELLI, DISEGNI
E DISTINTA BASE
ufficio
PREVISIONE
VENDITE
DISTINTA BASE
DI PRODUZIONE
PREVISIONI E
ORDINI CLIENTI
G
E
S
T
I
O
DATI DI N
QUALITA'
E
DATI DI
QUALITA'
PIANIFICAZIONE
PROCESSO
DI PRODUZIONE
DISEGNI,CICLI E METODI DI LAVORAZIONE
PROGRAMMI CONTROLLO NUMERICO
DATI QUALITA'
RICHIESTA
Q
U
A
DATI DI L
QUALITA' I
T
DATI DI
A'
QUALITA'
MODIFICHE
ufficio
ORDINI DI ACQUISTO
MATERIE PRIME, STRUMENTI E COMPONENTI
DI PRODUZ.
GESTIONE ORDINE
CARTELLINO DI LAV.
MATERIALI
officina PRODUZIONE
E PRODUZIONE
STATO AVANZAMENTO
PRODUZIONE
ORDINI
CLIENTI
DATI DI
QUALITA'
Comunicazione Sequenziale
PRODOTTI
DISPONIBILI
MATERIE PRIME,
STRUMENTI E COMPONENTI
MAGAZZINO
CONSEGNA
PRODOTTI FINITI
PRODOTTI
FINITI
oppure pu essere basato su un sistema di
Comunicazione Concorrente
448
29
Comunicazione sequenziale
PROGETTAZIONE
PIANIFICAZIONE DI PROCESSI
CAD
CAPP
COMPUTER AIDED DESIGN
COMPUTER AIDED PROCESS PLANNING
Sequenzialit
FABBRICAZIONE
CAM
COMP. AIDED MANUFACTURING
PROGETTAZIONE
PIANIFICAZIONE
PRODUZIONE
TIME TO MARKET
Sistema di comunicazione generalmente basato sul trasferimento di
documenti (disegni tecnici)
su supporto cartaceo (disegni tecnici tradizionali)
su supporto informatico (disegni tecnici ottenuti mediante sistemi CAD 2D)
449
Comunicazione concorrente
Comunicazione basata sul modello matematico CAD condiviso tra i diversi
ambienti di progettazione, pianificazione e produzione
(condivisione dei file di progetto anche tra aziende distinte: basilare per la gestione di grossi
assiemi realizzati mediante sistemi di Concurrent Engineering)
modello condiviso
PROGETTAZIONE
FABBRICAZIONE
CAD
CAM
PIANIFICAZIONE DI PROCESSI
CAPP
Parallelismo/Simultaneit
PROGETTAZIONE
PIANIFICAZIONE
PRODUZIONE
TIME TO MARKET
450
30
Time to Market
OBIETTIVI AZIENDALI
ufficio
INFORMAZIONI
DI MERCATO
ufficio
MARKETING
RICHIESTE
MARKETING
PIANIFICAZIONE
CARATTERISTICHE
GENERALE
PRODOTTI
AZIENDALE
INFORMAZIONI
SUI PRODOTTI
VENDITE
PROGETTAZIONE
PRODOTTI
G
E
S
T
I
O
DATI DI N
QUALITA'
E
DATI DI
QUALITA'
MODELLI, DISEGNI
E DISTINTA BASE
PREVISIONE VENDITE
E PIANIFICAZIONE PRODOTTI
ufficio
ORDINI
CLIENTI
ufficio
ufficio
ufficio
PREVISIONE
VENDITE
DISTINTA BASE
DI PRODUZIONE
PIANIFICAZIONE
PROCESSO
DI PRODUZIONE
DATI QUALITA'
RICHIESTA
Q
U
A
MODIFICHE
DATI DI L
ORDINE DI PRODUZ.
ufficio GESTIONE
CARTELLINO DI LAV.
QUALITA' I
MATERIALI
officina PRODUZIONE
T
E PRODUZIONE
STATO AVANZAMENTO
DATI DI
A'
QUALITA'
PRODUZIONE
ORDINI
PREVISIONI E
ORDINI CLIENTI
ORDINI DI ACQUISTO
MATERIE PRIME, STRUMENTI E COMPONENTI
DISEGNI,CICLI E METODI DI LAVORAZIONE
PROGRAMMI CONTROLLO NUMERICO
CLIENTI
DATI DI
QUALITA'
PRODOTTI
DISPONIBILI
MATERIE PRIME,
STRUMENTI E COMPONENTI
MAGAZZINO
PRODOTTI
FINITI
CONSEGNA
PRODOTTI FINITI
451
Benefici dalladozione di un sistema CAD in azienda
Riduzione del Time to Market
Aumento della qualit del prodotto
Livello di
saturazione
benefici
Funzionalit
conseguito con
l'impiego del
I Fase: modesto aumento funzionalit
sistema CAD
II Fase: elevato aumento funzionalit
III Fase: modesto aumento funzionalit
adozione
sistema CAD
I Fase
II Fase III Fase
Tempo ( o in generale Risorse )
dedicate all'impiego del sistema CAD adottato
452
31
TRASFORMAZIONI GEOMETRICHE
453
Introduzione
Una trasformazione dello spazio una funzione generica che trasforma un punto
in un
altro punto p:
p ' = (p )
Essendo
p = (x,y,z) e p = (x,y, z)
Per il momento non facciamo alcuna ipotesi sulla forma della funzione; ipotizzeremo
soltanto che in tutto il dominio spaziale esistano e siano continue le derivate parziali:
xi '
x j
Dal punto di vista applicativo risulta utile conoscere alcune caratteristiche associate ad una
trasformazione generica, quali ad esempio: variazione di lunghezza, variazione darea
e variazione di volume. Riportiamo nelle trasparenze che seguono alcuni risultati
notevoli.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
454
Matrice jacobiana
La matrice jacobiana
A di una trasformazione definita nel modo che segue:
x '
x
y '
A=
x
z '
x'
y
y '
y
z '
y
x'
z
y '
z
z '
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
455
Matrice jacobiana - esempio
Sia data la seguente trasformazione dello spazio:
x' = 3 x 2 + sin ( x )
: y ' = cos( x ) + z
z' = 2 x + y + z
La matrice jacobiana la seguente:
6 x + cos( x ) 0 0
A = sin ( x )
0 1
2
1 1
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
456
Variazione di volume
Consideriamo una generica trasformazione che porta il punto
p in p:
Si dimostra che, puntualmente, la variazione del
volume infinitesimo di materiale, espressa da
dV/dV data dal determinante della matrice
jacobiana:
dV '
= det (A )
dV
Se det(A) = 1 in tutti i punti dello spazio la
trasformazione si dice isocora.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
457
Variazione darea
p in p
n ed n le
Consideriamo una generica trasformazione che porta il punto
dA nellintorno dei punti p
superfici nei due punti p e p.
infinitesime
dA
p.
Siano
e due superfici
normali alle due
Si dimostra che il rapporto tra le aree delle due
superfici infinitesime dato dalla seguente
relazione (formula di Nanson):
n ' dA' = [det (A )]BNdA
dove B la matrice jacobiana della trasformazione
inversa:
x x x
x' y ' z '
y y y
B=
x' y ' z '
z z z
x' y ' z '
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
458
Variazione di lunghezza. Moti rigidi.
Consideriamo ancora una generica trasformazione che porta il punto
infinitesimi
p in p
e due vettori
dS e dS uscenti dai punti p e p.
Si dimostra che tra le lunghezze dei segmenti
infinitesimi esiste la seguente relazione:
dS'
= u AT Au
dS
dove indica il prodotto scalare, mentre
rappresenta il vettore unitario collineare a dS.
Condizione necessaria e sufficiente affinch la
trasformazione non comporti variazioni di
lunghezza che la matrice jacobiana sia
ortogonale:
T
A A=I
Quando questa relazione valida per ciascun punto dello spazio la trasformazione un
moto rigido.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
459
Trasformazioni lineari.
Le relazioni introdotte nelle precedenti trasparenze sono valide a prescindere dalla forma
funzionale assunta dalla trasformazione . Dora in avanti restringeremo il dominio alle
trasformazioni lineari, ovvero quelle esprimibili nella seguente forma:
x' r11 r12
y ' = r21 r22
z ' r
31 r32
r13 x t x
r23 y + t y
r33 z t z
Ovvero, in forma matriciale:
p ' = Rp + t
facile vedere che, nel caso di trasformazione lineare, la matrice jacobiana
A coincide con
la matrice R. Osserviamo quindi che, in generale, una trasformazione lineare non
conservativa di lunghezze, aree e volumi.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
460
Trasformazione lineare. Esempio.
Effetti della trasformazione lineare indicata qui di seguito. Linea continua (blu) e linea a
tratti (rossa) rappresentano la figura rispettivamente prima e dopo la trasformazione.
x' 1.2 0.2 0.5 x 3.0
y ' = 0.3 1.4 0.1 y + 1.5
z ' 0.3 0.2 1.6 z 0.5
7
6
5
4
3
2
1
0
0
0
2
2
4
4
6
6
8
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
461
Cambiamento di scala.
Una trasformazione lineare in cui sono tutti nulli gli elementi della matrice
R eccetto quelli
della diagonale principale, ed nullo il vettore t un cambiamento di scala.
x' s x
y ' = 0
z' 0
0
sy
0
0 x
0 y
s z z
I coefficienti sx, sy ed sz rappresentano il cambiamento di scala lungo le direzioni x, y e z
rispettivamente.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
462
Cambiamento di scala. Esempio
Effetti del cambiamento di scala. Linea continua (blu) e linea a tratti (rossa) rappresentano
la figura rispettivamente prima e dopo la trasformazione.
0 x
x' 0.6 0
=
y
'
0
1
.
3
0 y
z' 0
0 1.5 z
7
6
5
4
3
2
1
0
0
0
2
2
4
4
6
6
8
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
463
Traslazione.
Una trasformazione lineare in cui la matrice
R identica, una traslazione.
x' 1 0 0 x x
y ' = 0 1 0 y + y
z ' 0 0 1 z z
I coefficienti x,
rispettivamente.
ed
rappresentano il la traslazione lungo le direzioni x, y e z
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
464
Traslazione. Esempio
Effetti di una traslazione. Linea continua (blu) e linea a tratti (rossa) rappresentano la figura
rispettivamente prima e dopo la trasformazione.
x' 1 0 0 x 1
y ' = 0 1 0 y + 3 .5
z ' 0 0 1 z 2
8
7
6
5
4
3
2
1
0
0
0
2
2
4
4
6
6
8
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
465
Rotazione attorno ad un asse coordinato (1).
Consideriamo, dapprima, una rotazione attorno allasse
Z che porta il punto P sul punto Q.
Osserviamo che le coordinate del punto Q
possono esprimersi in funzione delle
coordinate del punto P nel modo che segue:
xQ = R cos( + )
yQ = R sin( + )
Applicando le formule di addizione di seno e
coseno otteniamo:
xQ = R[cos( ) cos( ) sin ( )sin ( )]
yQ = R[sin ( ) cos( ) + cos( )sin ( )]
quindi:
ma:
R cos( ) = xP
R sin ( ) = y P
xQ = xP cos( ) y P sin ( )
yQ = xP cos( ) + y P sin ( )
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
466
Rotazione attorno ad un asse coordinato (2).
Pertanto otteniamo, in forma matriciale, la seguente espressione.
x' cos( ) sin ( ) 0 x
y ' = sin ( ) cos( ) 0 y
z' 0
0
1 z
In maniera analoga si ricavano le espressioni
equivalenti per rotazioni attorno agli assi y e z.
Rotazione attorno allasse x:
Rotazione attorno allasse y:
x' cos( ) 0 sin ( ) x
1
0 y
y ' = 0
z ' sin ( ) 0 cos( ) z
0
0 x
x' 1
y ' = 0 cos( ) sin ( ) y
z ' 0 sin ( ) cos( ) z
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
467
Rotazione attorno ad un asse generico (1).
Loperazione di rotazione attorno ad unasse generico ricondotta alla rotazione attorno ad
un asse coordinato (in questo caso lasse z). Supponiamo di voler eseguire una rotazione di
angolo attorno allasse di versore u. Procediamo nel seguente modo:
z
1)
eseguiamo una rotazione attorno allasse
z di un angolo ;
2)
eseguiamo una rotazione attorno allasse
x di un angolo ( - /2);
3)
a questo punto lasse z trasformato
coincide con lasse u. Eseguiamo quindi
una rotazione di un angolo attorno a z
trasformato;
4)
eseguiamo a ritroso le due rotazioni
precedenti
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
468
Rotazione attorno ad un asse generico (2).
Si dimostra che la matrice di trasformazione la seguente:
2
x' c + (1 c )u x
y ' = (1 c )u x u y + su z
z ' (1 c )u u su
x z
y
(1 c )u yu x su z (1 c )u z u x + su y x
c + (1 c )u 2y
(1 c )u z u y su x y
c + (1 c )u z2 z
(1 c )u y u z + su x
dove ux, uy e uz sono le componenti del versore u, mentre:
c = cos( )
s = sin ( )
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
469
Non commutativit delle rotazioni.
Loperazione di rotazione pu essere applicata in sequenza, ottenendo cos una
composizione di trasformazioni. Detta composizione non commutativa, ovvero, in
generale risulta:
R AR B R B R A
8
0
0
2
2
0
0
2
2
4
4
1) Rotazione di 45 attorno allasse x
2) Rotazione di 45 attorno allasse z
8
3
2
1
0
0
0
2
2
4
0
0
2
1) Rotazione di 45 attorno allasse z
2) Rotazione di 45 attorno allasse x
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
470
Altre considerazioni sulle rotazioni.
Abbiamo visto che una rotazione pu esprimersi attraverso la seguente relazione:
p ' = Rp
Risulta che: se la trasformazione associata alla relazione di cui sopra una rotazione, allora
la matrice R ortogonale.
Viceversa: se R una matrice ortogonale, allora la trasformazione ad essa associata una
rotazione, una riflessione o una composizione di queste due trasformazioni.
Risulta inoltre che il numero di parametri indipendenti di una matrice ortogonale NxN pari
a N(N-1)/2. Nello spazio tridimensionale dunque una generica rotazione definita da 3
parametri indipendenti.
Vedasi per confronto la formula per la rotazione attorno ad un asse generico. Qui i
parametri sono: s, c, ux, uy e uz. Tuttavia s e c sono funzione dellangolo di rotazione ;
mentre ux, uy e uz sono funzione degli angoli e .
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
471
Coordinate omogenee.
Un generico punto dello spazio (x,y,z) pu essere rappresentato in coordinate omogenee da
una quaterna di valori (x,y,z,1) o, equivalentemente, da un qualsiasi suo multiplo
(wx,wy,wz,w), con w 0. Per w = 0 il punto in coordinate omogenee rappresenta un punto
improprio.
Punto proprio dello spazio
Punto improprio dello spazio
Rappresentazione in coordinate
cartesiane
Rappresentazione in coordinate
cartesiane
p = ( x, y , z )
NON RAPPRESENTABILE
Rappresentazione in coordinate
omogenee
Rappresentazione in coordinate
omogenee
p = ( x, y, z ,1)
p = ( x , y , z ,0 )
p = (wx, wy , wz , w)
Rappresenta la direzione definita dai
coseni direttori x, y e z
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
472
10
Coordinate omogenee. Esempio.
Esempio. I seguenti punti dati in coordinate omogenee
(1,2,4,5)
( 2,4,8,10)
(1 / 2,1,2,5 / 2)
corrispondono al seguente unico punto in coordinate cartesiane:
(1 / 5,2 / 5,4 / 5)
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
473
Trasformazioni in coordinate omogenee.
Le coordinate omogenee consentono di scrivere le trasformazioni lineari in forma compatta.
Abbiamo visto che in coordinate cartesiane una generica trasformazione lineare viene
scritta nel seguente modo:
p ' = Rp + t
In coordinate omogenee tale trasformazione si semplifica nel modo che segue:
p ' = Rp
Dunque in coordinate omogenee possibile rappresentare, per mezzo di una sola matrice,
rotazioni, traslazioni e cambiamenti di scala.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
474
11
Traslazione e cambiamento di scala in coordinate
omogenee.
In coordinate omogenee facile vedere che una traslazione assume la seguente forma:
x ' 1
y ' 0
z ' = 0
1 0
0 0 x x
1 0 y y
0 1 z z
0 0 1 1
Mentre per il cambiamento di scala si ha:
x' s
x
y ' 0
z' = 0
1 0
sy
sz
0 x
0 y
0 z
1 1
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
475
Rotazione in coordinate omogenee.
In coordinate omogenee una rotazione si esprime nel seguente modo:
x' r11 r12
y ' r21 r22
z ' = r
r
31 32
0
1 0
r13
r23
r33
0
0 x
0 y
0 z
1 1
Essendo gli rij i coefficienti di una matrice di rotazione come precedentemente visto.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
476
12
Esercizio 1.
Determinare lespressione in coordinate cartesiane dei seguenti punti dati in coordinate
omogenee:
p1 = (3,6,5,2 )
p = (2,4,6,4)
2
p 3 = (0,0,2,1)
p 3 = (2,0,0,2)
Risulta:
p1 = (3 / 2,3,5 / 2)
p = (1 / 2,1,3 / 2)
2
p 3 = (0,0,2 )
p 3 = (1,0,0)
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
477
Esercizio 2.
Determinare il punto improprio associato alla direzione definita dai seguenti due punti:
p1 = (3,4,1)
p 2 = (7,2,0)
Risulta:
p = (x p 2 x p1 , y p 2 y p1 , z p 2 z p1 ,0)
Da cui:
p = (4,2,1,0 )
Normalizziamo (rendiamo il vettore di lunghezza unitaria):
u =
u =
p
p
(4,2,1,0 )
21
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
478
13
Esercizio 3.
Determinare la variazione di volume nel punto p = (1,0,0) associata alla seguente
trasformazione:
2
x' = 3 x
: y' = 6 y
z' = 2 z
1) Determiniamo la matrice jacobiana:
2) Calcoliamo la matrice jacobiana nel
punto p:
6 x 0 0
A = 0 6 0
0 0 2
6 0 0
A (0 , 0 , 0 ) = 0 6 0
0 0 2
3) Calcoliamo il determinante della
matrice jacobiana nel punto p :
det A (1,0,0 ) = 6 6 2 = 24
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
479
Esercizio 4 (1).
Determinare la matrice di trasformazione, in coordinate omogenee, associata alla seguente
sequenza di trasformazioni:
1)
Rotazione di 45 attorno allasse z;
2)
Cambiamento di scala di tre unit in direzione y;
3)
Traslazione di 2 unit in direzione x e di 5 unit in direzione z.
Prima trasformazione. Risulta:
cos( ) sin ( )
sin ( ) cos( )
R1 =
0
0
0
0
0
0
1
0
0
0
=
0
2/2 2/2
2/2
2/2
0
0
0
0
0
0
1
0
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
0
0
480
14
Esercizio 4 (2).
Prima trasformazione. Risulta:
cos( ) sin ( )
sin ( ) cos( )
R1 =
0
0
0
0
0
0
=
0
0
0
1
0
2/2 2/2
2/2
2/2
0
0
0
0
0
0
1
0
0
0
8
7
6
5
4
3
2
1
0
0
0
2
2
4
4
6
6
8
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
481
Esercizio 4 (3).
Seconda trasformazione. Abbiamo:
1
0
R2 =
0
0
0
3
0
0
0
0
1
0
0
0
0
1
8
7
6
5
4
3
2
1
0
0
0
2
2
4
4
6
6
8
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
482
15
Esercizio 4 (4).
Terza trasformazione. Abbiamo:
1
0
R3 =
0
0
1
0
0
0
0
1
0
2
0
5
1
8
7
6
5
4
3
2
1
0
0
0
2
2
4
4
6
6
8
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
483
Esercizio 4 (5).
Le diverse trasformazioni possono comporsi e dare la trasformazione complessiva:
1
0
R = R 3R 2 R1 =
0
0
0
1
0
0
0
0
1
0
2 1
0 0
5 0
1 0
0
3
0
0
0
0
1
0
0
0
2/2 2/2
2/2
2/2
0
0
0
0
0
0
1
0
0
0
Ricordiamo che in generale non vale la propriet commutativa. Dunque la sequenza
delle trasformazioni non pu essere variata.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
484
16
MODELLAZIONE DI CURVE
485
Introduzione
Una curva nel piano o nello spazio pu rappresentarsi utilizzando diverse
formulazioni matematiche:
Formulazione esplicita:
y = f (x )
Formulazione implicita:
F ( x, y ) = 0
(Formulazione analitica
o non parametrica)
x = f (u )
Formulazione parametrica: y = g (u )
z = h(u )
I due grandi gruppi della formulazione parametrica ed analitica
presentano vantaggi e svantaggi che sono riassunti nella trasparenza
seguente.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
486
Confronto tra la rappresentazione analitica e
quella parametrica
Formulazione analitica
Formulazione parametrica
Le
operazioni
di trasformazione
geometrica
(rotazione,
traslazione,
cambiamento di scala) risultano di difficile
esecuzione
Le operazioni di trasformazione
geometrica
(rotazione,
traslazione,
cambiamento di scala) risultano di facile
esecuzione
Loperazione di calcolo di un punto su
una curva risulta laborioso
Loperazione di calcolo di un punto su
una curva risulta immediato
Loperazione
di
verifica
dellappartenenza di un punto ad una
curva risulta immediato
Loperazione
di
verifica
dellappartenenza di un punto ad una
curva risulta laborioso
difficile rappresentare segmenti di
curva ( la rappresentazione naturale di
curve non limitate)
Si possono presentare problemi di
discontinuit del parametro (es. curve
chiuse) non associati a discontinuit della
geometria
difficile rappresentare segmenti di
curva illimitati ( la rappresentazione
naturale di segmenti limitati di curva)
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
487
Curve parametriche
In generale, dal punto di vista teorico, non esiste una formulazione che, in
tutti i casi, risulta migliore delle altre.
Lesperienza ha tuttavia dimostrato che, nella grafica computerizzata, la
formulazione parametrica semplifica limplementazione al calcolatore. La
rappresentazione parametrica dunque quella maggiormente utilizzata,
mentre la rappresentazione analitica limitata a casi particolari.
La formulazione generale di una curva parametrica, come detto la seguente:
C = C(u )
La curva C(u) rappresentata attraverso una funzione vettoriale della
variabile scalare (parametro) u. Tale funzione, pur potendo essere, in linea
teorica, arbitraria, deve tuttavia soddisfare i seguenti requisiti:
-Rappresentare adeguatamente le geometrie richieste;
-Permettere una implementazione efficiente;
-Avere una forma comprensibile e intuitiva per loperatore
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
488
Curve parametriche come serie di funzioni
La formulazione matematica pi utilizzata per la rappresentazione di curve
parametriche in ambiente CAD quella in serie di funzioni, secondo cui la curva
descritta nel modo che segue:
n
C(u ) = Ti Fi (u )
i =0
In questo caso la Fi(u) una funzione scalare del parametro u, mentre Ti
rappresenta un generico coefficiente vettoriale tridimensionale. Nella maggiore
parte dei casi gli Ti sono effettivamente punti dello spazio (punti di controllo).
Gli Ti sono i coefficienti della serie di funzioni, mentre le Fi(u), dette funzioni
base o funzioni di miscelamento, determinano i diversi possibili tipi di
rappresentazione delle curve.
importante notare come, in generale, non possibile rappresentare,
esattamente, tutte le possibili curve attraverso questo schema, dipendendo, tale
possibilit di rappresentazione, dalle funzioni di base scelte.
Nel disegno assistito dal calcolatore si utilizzano, normalmente, quali funzioni base,
funzioni polinomiali o funzioni polinomiali fratte (funzioni razionali).
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
489
Rappresentazione in serie di potenze (Hermite)
La rappresentazione in serie di potenze si basa su una formulazione polinomiale
del seguente tipo:
n
C(u ) = a i u i ; 0 u 1
i =0
una rappresentazione dove i coefficienti ai rappresentano dei parametri non
direttamente associati ad un significato geometrico. Le funzioni base Fi(u) sono
semplicemente potenze del parametro u.
Volendo ad essi associare un significato geometrico si pu ad esempio per n = 3,
assegnare il passaggio per 2 punti (P0 e P1) nonch il vettore tangente nei due
punti (P0 e P1). In questo caso si ottiene la formulazione di Hermite:
P0 = P(0 ) = a 0
P1 = P(1) = a 0 + a1 + a 2 + a 3
P0' = P0' (0 ) = a1
P1' = P ' (1) = a1 + 2a 2 + 3a 3
a 0 = P0
a1 = P0'
a 2 = 3P0 + 3P1 2P0' P1'
a 3 = 2P0 2P1 + P0' + P1'
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
490
Rappresentazione in serie di potenze
(Lagrange)
possibile anche ricavare i coefficienti ai imponendo il passaggio della curva per
quattro punti dati (sempre per n = 3). In questo caso si ottiene la formulazione di
Lagrange:
Supponendo che i valori di u in corrispondenza dei punti di controllo siano
{0,1/3,2/3,1} si ha
P0 = P (0) = a 0
1
1
1
P1 = P(1 / 3) = a0 + a1 + a 2 + a3
3
9
27
2
4
8
P2 = P(2 / 3) = a0 + a1 + a 2 + a3
3
9
27
P3 = P(1) = a 0 + a1 + a 2 + a 3
Si
ricavano
i
coefficienti
ai
in
funzione dei punti di
passaggio Pi
La rappresentazione in serie di potenze di solito poco utilizzata per i seguenti
motivi:
-i coefficienti ai non sono direttamente legati alla geometria;
-si verificano problemi di implementazione numerica (coefficienti che variano
molto e quindi problemi di arrotondamento)
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
491
Rappresentazione polinomiale di Bzier
La rappresentazione di Bzier si basa anchessa su una formulazione di tipo
polinomiale:
n
C(u ) = Pi Bi ,n (u )
0 u 1
i =0
Essendo le Bi,n funzioni polinomiali cos definite (polinomi di Bernstein):
n
n!
n i
n i
Bi ,n = u i (1 u ) =
u i (1 u )
i!(n i )!
i
I coefficienti Pi, sono punti nello spazio costituenti il poligono di controllo della
curva. La forma della curva approssima il poligono di controllo.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
492
Caratteristiche delle funzioni base nella
rappresentazione di Bzier
La funzioni base della rappresentazione di Bzier godono delle seguenti
caratteristiche:
Non negativit:
Bi ,n (u ) 0 i,n; 0 u 1
n
Somma uno:
B (u ) = 1;
i ,n
0 u 1
i =0
Massimo unico nellintervallo [0,1] in corrispondenza di u = i/n;
Simmetria: per ogni n le funzioni base sono simmetriche rispetto a u = ;
Ricorsivit:
Bi ,n (u ) = (1 u )Bi ,n 1 (u ) + uBi 1,n 1 (u );
Funzioni di Bernstein per n
= 3 (grado 3, 4 punti di
controllo)
Funzioni di Bernstein
per n = 2 (grado 2, 3
punti di controllo)
con Bi ,n (u ) 0 per i < 0 o i > n
B(u)
B(u)
1
u
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
493
Propriet della rappresentazione di Bzier
La rappresentazione polinomiale di Bzier gode
delle seguenti caratteristiche:
La curva costituisce unapprossimazione del
poligono di controllo (interpola, inoltre il punto
iniziale ed il punto finale);
La tangente alla curva nei punti iniziale (P0) e
finale (Pn) ha la direzione definita, rispettivamente,
da : P0P1 e PnPn-1.
La curva interamente contenuta nel poligono
convesso definito dai punti di controllo;
Nessuna linea (piano) interseca la curva un numero
di volte maggiore di quelle che interseca il poligono
di controllo
Formulazione invariante rispetto ad una
trasformazione affine dello spazio (la
trasformazione applicata alla curva equivale ad
applicare la stessa ai punti di controllo):
n
n
T Pi Bi ,n (u ) = T (Pi )Bi ,n (u )
i =0
i =0
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
494
Vantaggi e svantaggi della rappresentazione di
Bzier
VANTAGGI
Rappresentazione
facilmente manipolabile
interattiva (spostamento
controllo):
SVANTAGGI
intuitiva
per via
punti di
La formulazione ricorsiva permette una
efficiente
implementazione
del
calcolo di punti sulla curva (meno
soggetta ad errori numerici rispetto alla
formulazione di Hermite)
Grado della curva dipendente dal
numero di punti di controllo (n punti
grado n-1)
Necessari
gradi
elevati
per
rappresentare forme complesse
Mancanza di controllo locale: il
movimento di un punto di controllo
modifica la forma dellintera curva
(funzioni base tutte non nulle per u
]0,1[)
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
495
Rappresentazioni polinomiali a tratti
La rappresentazione di Bzier presenta il doppio inconveniente che 1) richiede
gradi elevati allaumentare del numero di punti di controllo e 2) la
modifica della curva globale (lo spostamento di un punto di controllo
modifica la forma della curva in tutto il dominio).
Per superare questi inconvenienti si pu procedere nel seguente modo:
-spezzare il dominio parametrico della curva in vari tratti;
-definire delle funzioni base che:
1) siano non nulle solo in alcuni tratti;
2) abbiano un opportuno livello di continuit;
3) il loro grado si indipendente dal numero di punti di controllo
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
496
Rappresentazione polinomiale a tratti B-Spline
La rappresentazione polinomiale a tratti di tipo B-Spline (secondo la formulazione
n
di Cox-deBoor) cos definita:
C(u ) = Pi N i , p (u )
i =0
Essendo le Ni,n funzioni polinomiali aventi la seguente formulazione:
1 se ki u ki +1
N i ,0 (u ) =
0 altrimenti
ki + p +1 u
u ki
N i , p 1 (u ) +
N i +1, p 1 (u )
N i , p (u ) =
ki + p ki
ki + p +1 ki +1
K = {k0,,km} rappresenta un vettore di valori reali non decrescenti (non
necessariamente distinti) denominati nodi (knots). Nella definizione si assume che
0/0 = 0.
p il grado della curva;
Il vettore dei nodi spezza il
dominio della curva in modo da
permettere la formulazione a tratti
(n+1) il numero di punti di controllo;
(m+1) il numero dei nodi;
Il numero dei nodi (m+1), il grado della curva (p), il numero dei punti di controllo
(n+1) sono tra loro legati dalla relazione: (m + 1) = (n +1 ) + p + 1
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
497
Caratteristiche delle funzioni base nella
rappresentazione B-Spline
La funzioni base della rappresentazione B-Spline godono delle seguenti
caratteristiche:
Supporto locale: ciascuna Ni,p(u) non nulla solo allinterno dellintervallo
[ki,ki+p+1[
Non negativit: N i , p (u ) 0
i, p , u
In ogni intervallo [ki,ki+1[ vi sono al pi p+1 funzioni base non nulle (Nj-p,p,Nj,p)
i
Somma uno:
N (u ) = 1
j, p
u [ki ,ki +1[
j =i p
Differenziabilit: (p r) volte in corrispondenza di un nodo, essendo r la
molteplicit del nodo; infinite volte internamente agli intervalli nodali
N(u)
N(u)
u
Funzioni B-spline di
={0,0,0,1,2,3,4,4,5,5,5}
grado
con
u
Funzioni B-spline di
={0,0,0,1,2,3,4,4,5,5,5}
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
grado
con
498
Considerazioni sul vettore dei nodi nella
rappresentazione B-Spline
Le funzioni base della rappresentazione B-Spline, Ni,p(u), risultano univocamente
determinate una volta fissato il grado p ed il vettore dei nodi {k0,,km}.
Il vettore dei nodi uniforme se tutti i suoi nodi sono equamente spaziati, ossia
se esiste un valore d tale che ki+1 ki = d per ogni i [p,m-p-1]
Il vettore dei nodi periodico se
ha la seguente formulazione:
Il vettore dei nodi invece non
periodico
(ovvero
aperto o
clamped) se ha la seguente
formulazione:
ki = i p ( 0 i n + p)
0i p
0
ki = i p + 1 p i n
n p + 2 n < i n + p
{ 3,2,1,0,1,2,3}
{0,0,0,1,2,2,2}
Esempio di vettore dei nodi periodico e non periodico per una B-Spline di grado
2 definita da 4 punti di controllo. Se il vettore non periodico la curva
passa per il punto iniziale e finale, altrimenti no.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
499
Propriet della rappresentazione B-Spline:
forma della curva
Il poligono di controllo costituisce unapprossimazione lineare a tratti della curva.
In generale minore il grado della spline, minore la sua distanza dal poligono di
controllo
p=4
p=5
p=2
p=3
p=1
Effetto del cambiamento di grado su una curva B-Spline definita dallo stesso
poligono di controllo.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
500
Propriet della rappresentazione B-Spline:
gestione locale della geometria
Gestione locale della geometria: la modifica di un punto di controllo Pi
comporta una modifica della curva soltanto nellintervallo [ki,ki+p+1[.
u = 1/2
u = 1/4
u=0
u = 3/4
u=1
Curva B-Spline di grado 3, 7 punti di controllo, con vettore dei nodi U =
{0,0,0,0,1/4,1/2,3/4,1,1,1,1}. Lo spostamento del punto P4 provoca una modifica della
curva soltanto nellintervallo parametrico [1/4,1[
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
501
Propriet della rappresentazione B-Spline:
inclusione nel poligono convesso
Inclusione nel poligono convesso: lintera curva contenuta nel poligono
convesso definito dai punti di controllo.
Inoltre ciascun tratto della curva definito da
u [ki,ki+1[
compreso nel poligono convesso descritto dai punti di controllo
u = 1/3
{Pi-p,Pi}
u=1
u = 2/3
u=0
Curva B-Spline di grado 3, 5 punti di controllo, con vettore dei nodi U =
{0,0,0,0,1/3,2/3,1,1,1,1}. Nellintervallo parametrico u = [1/3,2/3[ la curva compresa
nel poligono convesso definito dai punti di controllo {P1,P4}.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
502
Altre propriet della rappresentazione B-Spline
La formulazione della curva invariante rispetto ad una trasformazione
affine dello spazio: la curva trasformata di una curva data definita da punti di
controllo assegnati ottenuta applicando la trasformazione ai punti di controllo.
La rappresentazione B-Spline include la rappresentazione di Bzier come caso
particolare quando si ponga:
(n+1) = p+1 e K = {0,,0,1,,1}
La derivata di una curva B-Spline di grado p si pu esprimere formalmente ancora
come una B-Spline di grado p-1:
n 1
C' (u ) = N i , p 1 (u )Q i
essendo
Qi = p
i =0
Pi +1 Pi
ki + p +1 ki +1
mentre il vettore dei nodi K ottenuto dal vettore K togliendo da questo ultimo il
primo e lultimo elemento.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
503
Le curve coniche
Le curve coniche rivestono un ruolo primario nella modellazione assistita dal
calcolatore, pertanto la loro rappresentazione assume particolare rilevanza. La
rappresentazione analitica di una conica generica la seguente
ax 2 + 2bxy + cy 2 + 2dx + 2ey + f = 0
Una conica si dice in forma standard quando il suo o i suoi assi di simmetria
coincidono con gli assi del sistema di riferimento. In questo caso si hanno le
seguenti formulazioni:
Conica
Formulazione analitica
2
Iperbole
x
y
=1
a 2 b2
Parabola
y = mx2
Ellisse
x2 y2
+ =1
a 2 b2
Formulazione parametrica
a(b 2 + a 2t 2 ) 2ab 2t
, 2 2 2
2
22
a t b
a t b
(t , mt )
a (1 t )
,
2
1+ t2
2bt
1 + t 2
Da ci si osserva che con le tecniche viste finora (funzioni base polinomiali e
polinomiali a tratti) possibile rappresentare esattamente soltanto la parabola.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
504
10
Rappresentazione attraverso polinomi razionali
(NURBS)
La rappresentazione di curve attraverso polinomi razionali definita nel modo
seguente:
n
C(u ) = Pi Ri , p (u ); con
Ri , p =
i =0
N i , p (u )wi
N (u )w
j, p
j =0
Essendo le Ni,n funzioni base della rappresentazione B-Spline gi viste in
precedenza.
K = {k0,,km} rappresenta il vettore dei nodi, mentre W = {w0,,wn} il vettore dei
pesi.
Si pu mostrare come questa rappresentazione sia formalmente equivalente alla
formulazione B-Spline quando si esprimano i punti di controllo in coordinate
omogenee:
n
(wi xi , wi yi , wi zi , wi ), se wi 0
C(u ) = P i N i , p (u ); con P i =
i =0
(xi , yi , z j ,0), se wi = 0
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
505
Caratteristiche delle funzioni base nella
rappresentazione con polinomi razionali
I polinomi razionali che rappresentano le funzioni base di questo schema di
rappresentazione godono delle seguenti caratteristiche:
Supporto locale: ciascuna Ri,p(u) non nulla solo allinterno dellintervallo
[ki,ki+p+1[
Non negativit: Ri , p (u ) 0
n
Somma uno:
i, p; u [0,1]
R (u ) = 1
i, p
u [0,1]
i =0
Differenziabilit: (p r) volte in corrispondenza di un nodo, essendo r la
molteplicit del nodo; infinite volte internamente agli intervalli nodali
Se wi = 1 i, allora le Ri,p(u) coincidono con le Ni,p(u) precedentemente viste.
R(u)
R(u)
Effetto del
diverso peso
u
Funzioni B-spline razionali di grado 3 con U
={0,0,0,0,1/4,1/2,3/4,1,1,1,1} e w = {1,1,1,1,1,1,1}
Funzioni B-spline razionali di grado 3 con U
={0,0,0,0,1/4,1/2,3/4,1,1,1,1} e w = {1,1,1,3/10,1,1,1}
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
506
11
Propriet della rappresentazione con polinomi
razionali
Valgono le propriet precedentemente viste: gestione locale della geometria,
invarianza della formulazione a trasformazione affine, inclusione nel
poligono convesso e propriet dellintersezione (un piano/curva non interseca
la curva pi volte di quelle che interseca il poligono di controllo). Inoltre:
La rappresentazione con polinomi razionali
aggiunge un ulteriore parametro di
modifica della geometria: il peso associato
a ciascun punto di controllo.
Le coniche possono essere rappresentate
esattamente attraverso polinomi razionali,
mentre esse possono essere rappresentate
solo approssimativamente utilizzando le
altre formulazioni (B-Spline, Bzier)
Effetto della variazione del peso associato al
punto P3 sulla forma della curva.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
507
Esempio: rappresentazione di un arco di
circonferenza con polinomi razionali
Si vuole rappresentare una semicirconferenza sul piano x-y di centro lorigine e di
raggio r. Mostriamo come si possa fare attraverso un NURBS di grado 2, il vettore
dei nodi K = [0,0,0,1,1,1], il vettore dei pesi W = [1,0,1] ed i seguenti tre punti di
controllo (in coordinate omogenee):
P0 = (r,0,1); P1 = (0,r,0); P2 = (-r,0,1)
Sostituendo si ottiene:
C(u ) =
(1 u )2 P0 + u 2 P2 +
1 2u + 2u 2
2u (1 u )
P1
1 2u + 2u 2
Da cui:
x(u ) =
r (1 2u )
1 2u + 2u 2
y (u ) =
2ru (1 u )
1 2u + 2u 2
Per la quale risulta:
x 2 (u ) + y 2 (u ) = r 2 u
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
508
12
MODELLAZIONE DI SUPERFICI
509
Introduzione - 1
Una superficie nello spazio una funzione f:2 3. Essa pu rappresentarsi
utilizzando diverse formulazioni matematiche:
Formulazione esplicita:
z = f ( x, y )
Formulazione implicita:
F ( x, y , z ) = 0
Formulazione parametrica:
(Formulazione analitica
o non parametrica)
x = f (u , v )
y = g (u , v )
z = h(u , v )
Le varie formulazioni presentano vantaggio e svantaggi, che sono riassunti nella
trasparenza successiva.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
510
Confronto tra la rappresentazione analitica e
quella parametrica
Formulazione analitica
Formulazione parametrica
Le
operazioni
di trasformazione
geometrica
(rotazione,
traslazione,
cambiamento di scala) risultano di difficile
esecuzione
Le operazioni di trasformazione
geometrica
(rotazione,
traslazione,
cambiamento di scala) risultano di facile
esecuzione
Loperazione di calcolo di un punto su
una superficie risulta laborioso
Loperazione di calcolo di un punto su
una superficie risulta immediato
Loperazione
di
verifica
dellappartenenza di un punto ad una
superficie risulta immediato
Loperazione
di
verifica
dellappartenenza di un punto ad una
superficie risulta laborioso
difficile rappresentare segmenti di
superficie
(
la
rappresentazione
naturale di superfici non limitate)
Si possono presentare problemi di
discontinuit del parametro (es. curve
chiuse) non associati a discontinuit della
geometria
difficile rappresentare segmenti di
superficie
illimitati
(
la
rappresentazione naturale di segmenti
limitati di superficie)
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
511
Superfici parametriche
In generale, dal punto di vista teorico, non esiste una formulazione che, in tutti i
casi, risulta migliore delle altre.
Lesperienza ha tuttavia dimostrato che, nella grafica computerizzata, la
formulazione parametrica semplifica limplementazione al calcolatore.
La rappresentazione parametrica dunque quella maggiormente utilizzata, mentre
la rappresentazione analitica limitata a casi particolari.
La formulazione generale di una superficie, come detto la seguente:
S = S(u , v)
Essendo S(u,v) una funzione vettoriale di variabile vettoriale (parametri u e v). Tale
funzione, pur potendo essere, in linea teorica, arbitraria, deve tuttavia soddisfare i
seguenti requisiti:
-Rappresentare adeguatamente le geometrie richieste;
-Permettere una implementazione efficiente;
-Avere una forma comprensibile e intuitiva per loperatore
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
512
Superfici parametriche come serie di funzioni
La formulazione matematica pi utilizzata per la rappresentazione di superfici
parametriche in ambiente CAD quella in serie di funzioni, secondo cui la
superficie descritta nel modo che segue:
n
S(u , v ) = Pij Fij (u, v )
i =0 j =0
Tipicamente la Fij(u,v) rappresentata come prodotto di due funzioni di una
variabile:
Fij (u , v ) = f i (u )g j (v )
Si ha cos la rappresentazione detta tensor product, dove le Fij(u), sono costruite
come prodotto di due funzioni scalari di variabile scalare.
La superficie cos generata pu immaginarsi come il risultato di una griglia
generata da due ordini di curve (curve isoparametriche) lungo le direzioni u e v.
Nel disegno assistito dal calcolatore si utilizzano, normalmente, funzioni
polinomiali o funzioni polinomiali fratte (funzioni razionali).
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
513
Curve isoparametriche (isocurve)
Una superficie pu essere vista come il risultato di una deformazione dello spazio
(piano) parametrico u,v nello spazio tridimensionale.
Le curve isoparametriche o isocurve sono luoghi di punti giacenti sulla
superficie ottenuti per fissati valori del parametro u o del parametro v al variare
dellaltro.
Curve isoparametriche
Spazio parametrico della
superficie
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
514
Rappresentazione in serie di potenze
La rappresentazione in serie di potenze si basa su una formulazione polinomiale
del seguente tipo:
n
S(u , v) = a ij u i v j ;
0 u,v 1
i =0 j =0
I coefficienti aij rappresentano dei parametri non direttamente associati ad un
significato geometrico.
Questo tipo di rappresentazione poco utilizzato per i seguenti motivi:
i coefficienti aij non sono direttamente legati alla geometria (non rappresentano
punti di controllo) ma coefficienti numerici di difficile lettura;
presentano problemi di implementazione numerica in quanto i coefficienti aij
possono avere valori che variano molto (molto grandi e molto piccoli) con
conseguenti problemi di arrotondamento
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
515
Rappresentazione polinomiale di Bzier
La rappresentazione di Bzier si basa anchessa su una formulazione di tipo
n m
polinomiale:
S(u, v ) = Pij Bi ,n (u )B j ,m (v )
0 u, v 1
i =0 j =0
Essendo le Bi,n funzioni polinomiali cos definite (polinomi di Bernstein):
n
n!
n i
n i
Bi ,n = u i (1 u ) =
u i (1 u )
i!(n i )!
i
I coefficienti Pij rappresentano dei punti nello spazio che definiscono il poliedro di
controllo della superficie.
Superficie di miscelamento di Bzier (grado 2 in
u e 3 in v)
Superficie di Bzier (3 punti di controllo in u e
2 in v)
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
516
Propriet della rappresentazione di Bzier
La superficie costituisce unapprossimazione del poliedro di controllo
Non negativit e somma 1: le funzioni base sono non-negative su tutto il
dominio [0,1]x[0,1] ed hanno somma 1:
Bi ,n (u )B j ,m (v ) 0, i,j,u,v;
B (u )B (v ) = 1,
i ,n
j ,n
u,v
i =0 j = 0
Inclusione nel poliedro convesso: La superficie interamente contenuta nel
poliedro convesso definito dai punti di controllo;
Interpolazione dei punti di controllo estremi: la superficie interpola i punti di
controllo ai vertici del poligono do controllo (P00, P0m, Pnm, Pn0)
Invarianza rispetto ad una trasformazione affine dello spazio (la
trasformazione applicata alla superficie equivale ad applicare la stessa ai punti di
controllo):
n m
n m
T Pij Bi ,n (u )B j , n (v ) = T (Pij )Bi ,n (u )B j ,n (v )
i =0 j = 0
i =0 j =0
In generale non vale la propriet dellintersezione (un piano non interseca la
superficie pi volte di quelle che interseca il poliedro di controllo).
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
517
Vantaggi e svantaggi della rappresentazione di
Bzier
VANTAGGI
Rappresentazione
facilmente manipolabile
interattiva (spostamento
controllo):
SVANTAGGI
intuitiva
per via
punti di
Efficiente
implementazione
del
calcolo di punti sulla superficie
(meno soggetta ad errori numerici
rispetto alla formulazione in serie di
potenze)
Grado della superficie dipendente
dal numero di punti di controllo
Necessari gradi elevati per rappresentare
forme complesse
Mancanza di controllo locale: il
movimento di un punto di controllo
modifica la forma dellintera superficie
(funzioni base tutte non nulle per (u,v)
]0,1[ x ]0,1[)
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
518
Rappresentazioni polinomiali a tratti
La rappresentazione di Bzier presenta il doppio inconveniente che 1) richiede
gradi elevati allaumentare del numero di punti di controllo e 2) la
modifica della superficie globale (lo spostamento di un punto di controllo
modifica la forma della superficie in tutto il dominio).
Per superare questi inconvenienti si pu procedere nel seguente modo:
-spezzare il dominio parametrico della superficie in vari tratti;
-definire delle funzioni base che:
1) siano non nulle solo in alcuni sottodomini dello spazio parametrico u,v ;
2) abbiano un opportuno livello di continuit nelle zone di confine tra i
diversi sottodomini;
3) il loro grado sia indipendente dal numero di punti di controllo
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
519
Rappresentazione polinomiale a tratti B-Spline
La rappresentazione polinomiale di tipo B-Spline (secondo la formulazione di CoxdeBoor) cos definita:
n
S(u, v) = Pij N i , p (u )N j ,q (v )
i =0 j =0
Essendo le Ni,n funzioni polinomiali aventi la seguente formulazione:
1 se ki u ki +1
N i , 0 (u ) =
0 altrimenti
ki + p +1 u
u ki
N i , p (u ) =
N i , p 1 (u ) +
N i +1, p 1 (u )
ki + p k i
ki + p +1 ki +1
La superficie dunque definita da due vettori di nodi:
( r + 1) = ( n + 1) + p + 1 U = {0,...,0, ku p +1 ,..., ku r p 1 ,1,...,1}
( s + 1) = ( m + 1) + q + 1 V = {0,...,0, kvq +1 ,..., kvs q 1 ,1,...,1}
spezzano il dominio della
superficie in modo da permettere
la formulazione a tratti
Essendo p e q rispettivamente il grado nelle direzioni isoparametriche u e v; (n+1) e
(m+1) il numero di punti di controllo nelle direzioni isoparametriche u e v; (r+1) e
(s+1) il numero di nodi contenuti in U e V.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
520
Caratteristiche delle funzioni base nella
rappresentazione B-Spline
La funzioni base della rappresentazione B-Spline godono delle seguenti
caratteristiche:
Supporto locale: ciascuna Ni,p(u)Nj,q(v) non nulla solo allinterno dellintervallo
[kui,kui+p+1[ x [kvi,kvi+p+1[
Non negativit: N i , p (u )N j , q (v ) 0
n
Somma uno:
i, j,p,q,u, v
N (u )N (v ) = 1,
i, p
j ,q
(u,v ) [0,1]x[0,1]
i =0 j =0
Differenziabilit: in corrispondenza di di un nodo u (v) risulta pl (q-l) volte
differenziabile nella direzione u (v), essendo l la molteplicit del nodo. Altrove
differenziabile sempre.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
521
Propriet della rappresentazione B-Spline:
forma della superficie
Il poliedro di controllo costituisce unapprossimazione della superficie. In generale
minore il grado della superficie nelle due direzioni isoparametriche, minore la sua
distanza dal poliedro di controllo.
Poliedro di controllo
Superficie B-spline di
grado 2 in u e v
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
Superficie B-spline di
grado 4 in u e v
522
Altre propriet della rappresentazione B-Spline
Gestione locale della geometria: la modifica di un punto di controllo Pij
comporta una modifica della superficie soltanto nellintervallo [kui,kui+p+1[ x
[kvj,kvj+p+1[ .
La superficie passa per i quattro punti estremi del poligono di controllo P00, P0m,
Pnm, Pn0
Inclusione nel poliedro convesso: se (u,v) [kui,kui+1[ x [kvj,kvj+1[, allora la
superficie S(u,v) completamente contenuta allinterno del poliedro convesso
definito dai punti Pi-p,j-q; Pi-p,j; Pi,j-q; Pi,j
Formulazione invariante rispetto ad una trasformazione affine dello
spazio (la trasformazione applicata alla superficie equivale ad applicare la stessa
ai punti di controllo):
n m
n m
T Pij N i , n (u )N j ,n (v ) = T (Pij )N i , n (u )N j ,n (v )
i = 0 j =0
i =0 j =0
In generale non vale la propriet dellintersezione (un piano non interseca la
superficie pi volte di quelle che interseca il poliedro di controllo).
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
523
Rappresentazione mediante polinomi razionali
(NURBS) - 1
Una superficie NURBS (Non Uniform Rational B-Spline) definita nel
seguente modo:
n m
w P N (u )N (v )
ij
S(u , v) =
ij
i, p
j ,q
i =0 j = 0
n m
w N (u )N (v )w
ij
i, p
j ,q
0 u, v 1
i, j
i =0 j =0
Per semplicit si considerato lo spazio parametrico definito dallintervallo
[0,1]x[0,1]. La superficie pu essere comunque riparametrizzata su un intervallo
generico.
Effettuando la seguente posizione:
Ri , p; j ,q (u , v) =
N i , p (v )N j ,q (v )
wij N i , p (u )N j ,q (v )wi , j
i =0 j =0
la superficie NURBS si pu rappresentare attraverso la seguente forma compatta:
n
S(u , v ) = Pij Ri , p ; j , q (u , v )
i =0 j =0
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
524
Rappresentazione mediante polinomi razionali
(NURBS) - 2
Pij la matrice bidirezionale di punti di controllo, wij una matrice di numeri reali
(pesi) associati a ciascun punto di controllo.
Ni,p(u) ed Nj,q(v) sono le funzioni polinomiali (non razionali) B-Spline gi viste in
precedenza, definite a partire dai seguenti vettori dei nodi:
U = {0,...,0, ku p +1 ,..., ku r p 1 ,1,...,1}
V = {0,...,0, kv
q +1
,..., kvs q 1
,1,...,1}
r = n + p +1
s = m + q +1
Dove p e q sono rispettivamente il grado nelle direzioni isoparametriche u e v;
(n+1) e (m+1) il rispettivo numero di punti di controllo.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
525
Caratteristiche delle funzioni base nella
rappresentazione (NURBS)
La funzioni base della rappresentazione B-Spline godono delle seguenti
caratteristiche:
Supporto locale: ciascuna Rij(u,v) non nulla solo allinterno dellintervallo
[kui,kui+p+1[ x [kvi,kvi+p+1[
Rij (u , v ) 0
Non negativit:
n
Somma uno:
Ri , p ; j , q (u , v ) = 1,
i = 0 j =0
i, j,u,v
(u,v ) [0 ,1]x[0 ,1]
Differenziabilit: in corrispondenza di di un nodo u (v) risulta pk (q-k) volte
differenziabile nella direzione u (v), essendo k la molteplicit del nodo. Altrove
differenziabile sempre.
U={0,0,0,0,1/4,1/2,3/4,1,1,1,1}; V={0,0,0,1/5,2/5,3/5,3/5,4/5,1,1,1}; wi,j=1 per
tutti meno che per i=4,j=2. Sinistra w4,2 = 2/5; destra w4,2 = 6
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
526
Propriet della rappresentazione con polinomi
razionali
Valgono le propriet precedentemente viste: gestione locale della geometria,
invarianza della formulazione a trasformazione affine, inclusione nel
poligono convesso.
In generale non vale la propriet dellintersezione (un piano non interseca la
superficie pi volte di quelle che interseca il poliedro di controllo).
La rappresentazione con polinomi razionali aggiunge un ulteriore parametro di
modifica della geometria: il peso associato a ciascun punto di controllo.
P4,2
P4,2
Effetto della variazione del peso associato al punto P4,2 sulla forma della superficie (si
osservi come il poliedro di controllo rimanga invariato).
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
527
Superficie bilineare interpolante quattro punti
dati
Dati quattro punti nello spazio P0,0, P0,1, P1,0, P1,1, la superficie data
dallinterpolazione bilineare dei quattro punti di controllo:
S(u , v) = (1 u )[(1 v )P0, 0 + vP0,1 ] + u[(1 v )P1, 0 + vP1,1 ]
Si pu facilmente vedere che tale superficie pu essere rappresentata in termini di
B-Spline nel seguente modo:
1
S(u, v) = Pi , j N i , j (u )N j ,1 (v ); con : U = V = {0,0,1,1}
i =0 j =0
Superficie bilineare generata da quattro punti
complanari (piano).
Superficie bilineare generata da quattro punti
giacenti ai vertici delle diagonali di un cubo
(paraboloide iperbolico).
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
528
10
Superficie ottenuta da estrusione rettilinea di
una curva data (cilindro generalizzato)
Il cilindro generalizzato generato dallo scorrimento di una curva (curva
sezione) lungo una direzione assegnata. Cerchiamo la rappresentazione di una
superficie cilindrica genralizzata S(u,v), ottenuta dallo scorrimento della curva C(u)
per una distanza d lungo la direzione W (direzione isoparametrica v).
n
Sia C(u ) = Pi Ri , p (u )
i =0
la curva sezione definita dal vettore dei nodi U = {ui} e da quello dei pesi W = {wi}.
Si pu vedere che possibile utilizzare la seguente rappresentazione:
n 1
V = {0,0,1,1}
S (u , v) = Pi , j Ri , p ; j ,1 (u,v ); con
i =0 j =0
w1, 0 = wi ,1 = wi
Praticamente si aggiunge alla
rappresentazione della curva
sezione
una
componente
lineare in direzione v.
Curva sezione
(finale)
Curva sezione
(iniziale)
Pi ,1 = Pi , 0 + dW
I punti della curva sezione
finale
sono
ottenuti
per
traslazione dei punti della curva
sezione iniziale.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
529
Superficie ottenuta da interpolazione lineare di
due curve date (superficie rigata)
La superficie rigata interpolante linearmente due curve date tale per cui due
punti corrispondenti (di ugual parametro) sono interpolati linearmente.
La rappresentazione matematica analoga alla precedente, ma cambiano i punti
di controllo. Mentre nel cilindro generalizzato il secondo gruppo di punti di
controllo ottenuto per offset del gruppo che definisce la curva sezione, qui i due
gruppi giacciono sulle due curve date, ma a priori non sono noti.
n 1
V = {0,0,1,1}
S (u , v) = Pi , j Ri , p ; j ,1 (u,v ); con
i =0 j =0
n,U , p, wi , j , Pi , j da determinare
Si determinano i parametri mancanti
imponendo le seguenti condizioni:
-le due curve hanno lo stesso dominio
parametrico;
C2(u)
umin
umax
umax
-Le due curve hanno lo stesso grado (se
una ha grado minore si eleva al grado
della maggiore);
-Le due curve hanno lo stesso vettore dei
nodi (se non cos si esegue un merge
dei due vettori)
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
umin
C1(u)
530
11
MODELLAZIONE SOLIDA
531
Introduzione
La modellazione solida ha per obiettivo la creazione di modelli completi e non ambigui di
oggetti solidi. Le caratteristiche desiderabili di tale rappresentazione possono essere cos
riassunte:
Completezza: deve contenere tutte le informazioni necessarie a descrivere la geometria
delloggetto.
Non ambiguit: ad ogni rappresentazione deve corrispondere uno ed un solo solido.
Unicit: ad ogni solido deve corrispondere una ed una sola rappresentazione.
Sintesi: la rappresentazione deve essere il pi possibile sintetica e non ridondante
Versatilit computazionale: la rappresentazione deve essere tale da permettere una
efficiente implementazione degli algoritmi (es.: funzioni di rendering, di calcolo del
percorso utensile per appllcazioni CAM, di generazione di griglie di discretizzazione per
applicazioni CAE)
Facilit di interazione da parte di un utente.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
532
Ruolo della modellazione solida nella progettazione e
nella produzione industriale
Analisi (CAE)
Marketing
Studio della
resistenza,
affidabilit, ecc.
Prototipi
estetici/funzionali
Prototipazione
(RP)
Manualistica
Prototipi
estetici/funzionali
Modello solido
Manuali duso e
manutenzione
Produzione
Distribuzione
Fonderia,
lavorazioni alle
macchine utensili,
ecc.
Distinte
componenti
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
533
Evoluzione storica dei sistemi di modellazione solida
Il tentativo di rispondere alle specifiche riportate nella precedente trasparenza ha prodotto,
nel corso degli anni, diverse soluzioni che sono di seguito elencate in ordine cronologico.
Modellazione
wireframe
Modellazione per
II
superfici
Modellazione
solida
Modellazione per
enumerazione spaziale
(voxel, octree)
Modellazione B-rep
Modellazione CSG
Modellazione
III
IV
parametrica
Modellazione feature-
based
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
534
Modellazione wireframe
I sistemi di modellazione di tipo wireframe rappresentano la forma di oggetti attraverso
primitive bidimensionali (curve) nello spazio tridimensionale.
Informazioni di connessione tengono conto di quali punti (vertici) rappresentano gli estremi
delle curve del modello e quali curve sono tra loro adiacenti in corrispondenza di determinati
punti.
I sistemi di modellazione wireframe sono molto
semplici, ma presentano evidenti limitazioni,
quali:
-mancanza di informazioni su superfici e
volumi (con conseguente impossibilit di calcolare
masse, momenti dinerzia, percorsi utensile, ecc.)
-ambiguit nella visualizzazione (impossibili
operazioni di shading);
Trovano applicazione nella progettazione di
strutture intelaiate (costruzioni civili e
meccaniche), ad esempio attraverso analisi
strutturale con elementi asta o trave.
Modello wireframe e relativa
ambiguit di interpretazione
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
535
Modellazione per superfici
Nella modellazione per superfici la descrizione matematica del modello include informazioni
sulla geometria delle superfici oltre che sulle curve e sulle loro connessioni (informazioni gi
contenute nella modellazione wireframe).
La descrizione matematica pu, inoltre, includere informazioni sulle connessioni tra le
superfici e sullorientamento di ciascuna superficie (verso del vettore normale).
I sistemi di modellazione per superfici possono
essere usati per i seguenti scopi:
-generazione di rendering fotorealistici;
-generazione di percorsi utensile
macchine a controllo numerico;
per
-generazione di modelli discretizzati (mesh)
per analisi strutturali con elementi shell;
-generazione di modelli discretizzati per
analisi fluidodinamiche.
Esempio di modello per superfici
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
536
Modellazione solida
Nella modellazione solida lobiettivo quello di creare una rappresentazione matematica di
oggetti solidi.
Nel corso degli anni sono stati sviluppati differenti approcci alla modellazione solida, che
possono essere classificati nelle tre seguenti famiglie:
Sistemi basati su decomposizione
spaziale
Si fondano sulla decomposizione dello
spazio in blocchi elementari non
sovrapposti la cui unione rappresenta il
modello stesso.
Sistemi basati su geometria solida
costruttiva
Sistemi basati su
rappresentazione del contorno
Prevedono lutilizzo di un insieme iniziale
di primitive geometriche. Le istanze di tali
primitive opportunamente combinate
attraverso
operazioni
booleane
rappresentano il modello solido.
Il
modello
solido
descritto
dallinsieme delle superfici, delle curve
e delle loro connessioni che ne
rappresentano il contorno.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
537
Sistemi basati su decomposizione spaziale
Nei sistemi basati su decomposizione spaziale il volume occupato dal modello rappresentato
attraverso un insieme di celle elementari non sovrapposte. Sono possibili i seguenti
schemi di rappresentazione:
Modelli voxel
Modelli octree
Modelli cellulari
Si basano sulla decomposizione dello
spazio in un numero di volumi
elementari
di
dimensione
predefinita, fissa ed uguale.
Si basano sulla decomposizione
ricorsiva dello spazio in blocchi.
Ciascun blocco pu essere pieno,
vuoto o semipieno: in questultimo
caso viene ulteriormente suddiviso in
altri otto sottoblocchi.
Si basano sulla decomposizione
dello spazio in blocchi di forma
irregolare (tetraedri, esaedri) connessi
tra loro.
lestensione al caso tridimensionale
della rappresentazione di immaginii
bitmap (pixelvoxel)
Struttura dati: matrice
dimensioni
a tre
Si determina cos una struttura
multi-risoluzione che consente
risparmio di memoria rispetto al
voxel.
Struttura dati: albero
Modello voxel
Modello octree
Esempio caratteristico rappresentato
dai modelli discretizzati ad elementi
finiti. Le varie celle (elementi) sono
connesse tra loro in corrispondenza
dei vertici (nodi)
Struttura dati:
connessioni
matrice
delle
Modello ad elementi finiti
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
538
La modellazione basata su rappresentazione del
contorno (B-rep)
Nei sistemi basati su rappresentazione del contorno il volume descritto dallinsieme di entit
che ne descrivono, appunto, il contorno. Un possibile schema di rappresentazione riportato
qui sotto
Solido
Legenda
normale informazione topologica
corsivo informazione geometrica
Guscio
puntatore
Faccia
Faccia
Faccia
Superfiice
Superfiice
Superfiice
Anello
Anello
Anello
Spigolo
Spigolo
Spigolo
Spigolo
Curva
Curva
Curva
Curva
Vertice
Vertice
Vertice
Vertice
Punto
Punto
Punto
Punto
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
539
Caratteristiche dei sistemi basati su rappresentazione
del contorno (B-rep)
Le caratteristiche peculiari dei sistemi basati su rappresentazione del contorno possono
essere cos riassunte:
-struttura tipo grafo;
-modello esplicito (o calcolato). Le informazioni geometriche (geometria delle curve e delle
superfici) sono esplicitamente memorizzate nel modello. richiesta un grossa
quantit di memoria.
-ordine in cui sono definite le entit non determinante. Non infatti importante
lordine in cui sono definite le entit, piuttosto le relazioni che intercorrono tra esse.
-regola di Eulero-Poincar (condizione necessaria alla validit del modello): Vertici +
Facce -Spigoli = 2(Gusci - ForiPassanti) + Anelli
Sono dunque ammissibili, per la costruzione di un modello B-Rep, quelle operazioni
(operatori euleriani) per le quali si mantiene valida la formula sopra riportata. Si hanno, tra
le altre, le seguenti:
Make (kill) edge AND loop
Make (kill) edge AND kill
(make) hole
Make (kill) edge AND vertex
Make (kill) vertex AND
edge
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
540
La modellazione CSG
La modellazione CSG si basa su due concetti fondamentali: lutilizzo di primitive
geometriche e la loro combinazione attraverso operazioni booleane (unione,
intersezione, differenza).
Primitive geometriche
Operazioni booleane
Sono costituite da volumi di geometria
predefinita con associati dei parametri
geometrici caratteristici ed un sistema
di
riferimento
utilizzato
per
il
posizionamento relativo
Consentono di ricavare forma complesse
combinando
tra
loro
le
primitive
geometriche, opportunamente posizionate
secondo un riferimento assoluto o relativo.
unione
intersezione
Primitiva blocco
Primitiva cilindro
differenza
Primitiva cono
Primitiva sfera
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
541
Caratteristiche della modellazione CSG
Un modello solido secondo la rappresentazione CSG assume la tipica struttura ad albero
binario dove le foglie rappresentano le primitive geometriche, i nodi le operazioni
booleane, mentre la radice rappresenta solido stesso. Le altre caratteristiche sono:
-modello implicito (non calcolato):
il modello contiene soltanto la
geometria
delle
primitive
di
modellazione, la loro posizione reciproca
e le operazioni booleane che le
combinano.
Non
contiene
espressamente la geometria delle curve
e
superfici
che
risultano
dallapplicazione
delle
operazioni
booleane. Necessaria meno memoria,
ma pi capacit di calcolo rispetto al Brep.
-ordine in cui sono definite le
operazioni
determinante.
A
differenza del modello B-rep, nel CSG
importante
lordine
con
cui
si
definiscono le operazioni.
Solido
Operazione
logica di
sottrazione
Operazione
logica di unione
Istanza
di
cilindro
Istanza
di
blocco
Istanza
di
blocco
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
542
Limitazione di sistemi di modellazione B-Rep e CSG
Gli schemi di modellazione B-rep e CSG, seppur robusti dal punto di vista matematico,
presentano delle limitazioni piuttosto evidenti, quali:
-difficolt di utilizzo: le operazioni di modellazione sono poco intuitive. Sono richiesti
lunghi tempi di formazione per raggiungere livelli di operativit adeguati.
-difficolt nel rappresentare, allinterno del modello, lintento del progettista: non
sono codificabili, espressamente, vincoli geometrici (parallelismo, ortogonalit, concentricit)
-difficolt nella gestione delle dimensioni (parametri): la modifica di una dimensione
risulta complessa, ed in genere richiede il ricalcolo del modello.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
543
Modellazione parametrica
Uno dei principali vantaggi associati alluso dei sistemi CAD quello di poter
costruire dei modelli che contengono delle variabili (tipicamente dimensioni) che
possono essere successivamente variate senza dover ricostruire lintero modello.
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
544
Modellazione parametrica procedurale
Nella modellazione parametrica procedurale il modello viene costruito in modo
sequenziale. Ad ogni passo vengono definite grandezze geometriche, parametri e
relazioni geometriche con le entit gi esistenti.
20
20
0
R1
B
40
40
40
C
A
1) Realizzazione di
segmento
verticale
lunghezza 60
un
di
2)
Realizzazione
di
un
segmento
ortogonale
al
segmento A di lunghezza 20
20
20
20
0
R1
0
R1
B
C
D
A
20
A
20
10
40
40
40
0
R1
D
A
3) Realizzazione di un arco
tangente al segmento B di
raggio 10
F
4) Realizzazione di un
segmento tangente allarco
C di lunghezza 10
5) Realizzazione di un
segmento ortogonale al
segmento D di lunghezza 10
6)
Realizzazione
segmento di chiusura
del
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
545
Modellazione parametrica variazionale
Nella modellazione parametrica variazionale il modello viene inizialmente costruito
come una forma libera alla quale vengono poi aggiunte dimensioni e relazioni
geometriche. Tali informazioni vengono convertite in un sistema di equazioni.
20
20
10
10
2)
Assegnazione
delle
dimensioni ai vari segmenti
20
10
3) Assegnazione delle relazioni
geometriche
(verticalit
e
orizzontalit) ai segmenti A e B
20
0
R1
20
40
20
40
1) Generazione di una forma
iniziale senza dimensioni n
relazioni
10
20
0
R1
R 10
10
40
40
D
20
20
20
10
40
10
F
4) Assegnazione delle relazioni
geometriche
(verticalit
e
orizzontalit) ai segmenti E ed
F
5)
Assegnazione
della
relazione di tangenza tra il
segmento B e larco C
6)
Assegnazione
della
relazione di orizzontalit al
segmento D
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
546
Modellazione basata su feature
I sistemi di modellazione attuali sono basati sul concetto di feature. Le feature sono
primitive di modellazione che rendono il processo di creazione del modello assai
semplice ed intuitivo. I sistemi attuali sono inoltre parametrici: ci significa che le
dimensioni del modello non rimangono fisse, ma possono essere variate nelle varie fasi
di costruzione e di revisione del modello.
Le feature sono primitive di modellazione che permettono di realizzare in breve
tempo forme complesse. Il termine feature, ha un significato molto ampio. In generale
nei sistemi CAD commerciali si intendono con questo termine delle macro di
modellazione (pi precisamente si parla di form features feature di forma).
In generale si possono distinguere due classi di feature di forma:
Features
principali
Features additive
(aggiungono
volume
modello. Es. estrusioni)
Features secondarie
(realizzano il collegamento tra
le parti principali del modello. Es:
smussi, raccordi)
Features sottrattive
al
(rimuovono
volume
modello. Es scavi, fori)
dal
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
547
Tipologie di feature additive
Le features additive sono quelle operazioni di modellazione che aggiungono
materiale al modello. Si appoggiano sulla definizione di uno o pi profili piani
utilizzati per la generazione della geometria
Estrusione semplice
Il
profilo
generatore
viene estruso in linea
retta
Estrusione di
rivoluzione
Il
profilo
generatore
viene
fatto
ruotare
attorno ad un opportuno
asse di rivoluzione
Estrusione di sweep
Estrusione di loft
Il
profilo
generatore
(rosso) viene traslato
lungo una curva guida
(blu)
Il solido viene ottenuto
mediante interpolazione
dei vari profili
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
548
Tipologie di features sottrattive
Le features sottrattive sono quelle operazioni di modellazione che rimuovono
materiale dal modello. Si definiscono in maniera analoga alle precedenti
Scavo semplice
Scavo di rivoluzione
Scavo di sweep
Scavo di loft
Il
profilo
generatore
viene estruso in linea
retta
Il
profilo
generatore
viene
fatto
ruotare
attorno ad un opportuno
asse di rivoluzione
Il
profilo
generatore
(rosso) viene traslato
lungo una curva guida
(blu)
La parte scavata viene
ottenuta
mediante
interpolazione dei vari profili
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
549
Feature secondarie
Le features secondarie sono quelle operazioni di modellazione che realizzano delle
zone di transizione tra le superfici principali del modello. Si definiscono in maniera
analoga alle precedenti
Raccordo
Un raccordo definisce una
zona di transizione in
tangenza tra due superfici
Smusso
Un raccordo definisce una
zona di transizione non in
tangenza tra due superfici
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
550
10
La base delle feature: gli schizzi (sketch)
Lo schizzo rappresenta lelemento base per tutte le features principali che si
utilizzano nella costruzione di un modello solido.
Uno schizzo una figura piana costituita dai seguenti elementi:
1)
Un insieme di oggetti geometrici bidimensionali (Es.: segmenti di retta, archi di
circonferenza, ellissi, curve generiche);
2)
Un insieme di dimensioni (quote) associate ai vari oggetti geometrici presenti
nello schizzo (Es.: lunghezza di un segmento, raggio di un cerchio, distanza tra
due segmenti paralleli);
3)
Un insieme di relazioni che determinano la posizione assoluta e relativa degli
oggetti che compongono lo schizzo (Es.: verticalit di un segmento,
perpendicolarit di due segmenti, concentricit di due archi di circonferenza,
connessione tra due segmenti).
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
551
Realizzazione di schizzi disegno degli oggetti
Ogni sistema CAD mette a disposizione una serie di funzioni per disegnare gli oggetti
che compongono uno schizzo. Normalmente sono sempre presenti funzioni per il
disegno di: segmenti, circonferenze, ellissi e curve generiche (spline)
Poligoni
Segmenti
rettilinei
Arco di
circonferenza
Ellisse
Spline
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
552
11
Realizzazione di schizzi assegnazione delle relazioni
Nella realizzazione di schizzi possibile (ed in generale auspicabile) assegnare delle
relazioni tra gli elementi geometrici, quali, ad esempio: verticalit, orizzontalit,
parallelismo, concentricit, tangenza. Tali informazioni rappresentano una parte
fondamentale del modello in quanto contengono lintento del progettista.
O
V
O
Schizzo sottovincolato (O e
V indicano relazioni di
orizzontalit e vericalit)
Possibile deformazione
dello schizzo
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
553
Realizzazione di schizzi assegnazione delle quote
Le quote rappresentano i parametri dimensionali che possono essere assegnati agli
schizzi. Linsieme dei vincoli geometrici e delle quote dovrebbe costituire un sistema
isostatico (schizzo completamente definito).
Se mancano delle quote o delle relazioni (schizzo sottodefinito) sono possibili
movimenti dello schizzo e del modello. Si tratta in genere di una soluzione da evitare,
perch il movimento avviene in maniera che lutente non controlla.
Se le quote o i vincoli sono sovrabbondanti si ha uno schizzo ultradefinito: ci
genera un errore in fase di modellazione.
Schizzo completamente
definito
Schizzo sottodefinito
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
Schizzo ultradefinito
554
12
La modellazione procedurale basata su feature
Nei modellatori attuali la
rappresentazione proceduraleparametrica
non
pu
esistere senza un modello
esplicito
cui
fare
riferimento.
Modellatore
geometrico
Modello esplicito
calcolato (B_Rep)
Rappresentazione
esplicita (istanza
corrente)
Le entit utilizzate per la
definizione
delle
feature
devono essere identificate in
modo univoco e persistente.
Rappresentazione procedurale basata su feature
Il modello il risultato di una
sequenza di operazioni via via
definite con riferimento al
modello esplicito creato
fino a quel momento.
Modello parametrico
procedurale basato su
features
Appunti di Disegno Tecnico Industriale
555
13