Sei sulla pagina 1di 30

Slavica Gruji i 197

MOLTEPLICITÀ DE LE CITTÀ INVISIBILI IN UNA PROSPETTIVA


LOTMANIANA

The present epoch will perhaps be above all the epoch of space. We are in the epoch
of simultaneity: we are in the epoch of juxtaposition, the epoch of the near and far, of
the side-by-side, of the dispersed. We are at a moment, I believe, when our experience
of the world is less that of a long life developing through time than that of a network
that connects points and intersects with its own skein.
(Michel Foucault, Of Other Spaces)

[ ] reason is inexhaustible in the consideration of concepts, as language is


inexhaustible in the joining of words. All words are in the lexicon; but the books that
are constantly appearing are not a repetition of the lexicon [ ]. Taken separately, an
idea can never offer anything new, but ideas can be varied to infinity.
(A. Pu kin, On Man s Duties, an essay on Silvio Pellico;
dal saggio di M. Bachtin, Il problema del testo)

a moltitudine e la molteplicità di idee contenute nello spazio di un


breve testo colpisce immediatamente il lettore de Le città invisibili di
Calvino. Sullo sfondo delle città assolutamente straniate che
diventano subito una metafora di paesaggi mentali dello scrittore, si
dispiegano davanti a noi i pensieri, gli oggetti, le visioni e le impressioni di
un viaggiatore per eccellenza, un Marco Polo trasformato in un viaggiatore
virtuale, riportato nel nostro contemporaneo. Anche il suo interlocutore,
Kublai Kan, subisce un attento processo di straniamento rivelandosi ben
presto, dopo la bellissima apertura del libro1 sul tema della caducità di tutte le
cose terrene (sic transit gloria mundi), un uomo occidentale con tutte le
inerenti angosce, incertezze conoscitive e interrogativi esistenziali; una figura
imperiale che cerca di assoggettare la molteplicità fenomenica e il disordine
del mondo riducendoli ad astratti modelli di logica pura. Il ragionamento
formale e le strutture geometriche si giustappongono ad alcuni passi di
lirismo poetico associato alla malinconia orientale dell imperatore; a livello
tematico si sovrappongono o si congiungono varie serie che sottolineano
aspetti individuali e umani delle città (la memoria, il desiderio) ad altre
categorie di natura formalistica e semiotico-strutturalista (i segni, i nomi
etc.)2. Un simile procedimento di giustapposizione e di sovrapposizione è
presente nelle descrizioni delle città invisibili nelle quali si fondono diversi
fenomeni, del tutto reali, che caratterizzano città moderne (da
Slavica Gruji i 198

sovrapopolazione ad alienazione) con rappresentazioni prospettiche o


concettuali, strutture archittettoniche che rasentano oppure varcano il confine
con il surreale; verso la fine del libro il lettore si trova ad assistere alla
costruzione di immagini apocalittiche delle città future.
L autore con la sua rara abilità tecnico-espressiva fa sì che la percezione del
testo da parte del lettore venga prolungata; il lettore segue il ritmo del
divenire degli oggetti, dell emergere e delle trasformazioni delle città
calviniane mentre le sue facoltà immaginative e percettive si trovano ad
assumere un ruolo sempre più importante nella lettura del testo (delle città).
Riportiamo due esempi, tra tanti:

Al centro di Fedora, metropoli di pietra grigia, sta un palazzo di metallo con una
sfera di vetro in ogni stanza. Guardando dentro ogni sfera si vede una città azzurra
che è il modello d un altra Fedora. Sono le forme che la città avrebbe potuto
prendere se non fosse, per una ragione o per l altra, diventata come oggi la
vediamo. In ogni epoca qualcuno, guardando Fedora qual era, aveva immaginato
il modo di farne la città ideale, ma mentre costruiva il suo modello in miniatura
già Fedora non era più la stessa di prima. (p. 39)

La città di Armilla non ha nulla che la faccia sembrare una città, eccetto le
tubature dell acqua, che salgono verticali dove dovrebbero esserci le case e si
diramano dove dovrebbero esserci i piani (p. 55).
Attraverso queste descrizioni e meditazioni sulle città invisibili Calvino
sottrae gli oggetti rappresentati all automatismo della percezione; l alterità
della sua visione del mondo e il suo sguardo straniato dislocano e infrangono
la nostra routine percettiva. L impressione dell oggetto così scaturisce dalla
sua visibilità e non dal suo riconoscimento. Da qui alla tecnica di ostranenie
formulata dal formalista russo Viktor klovskij, il passo è breve. Nella sua
Teoria della prosa klovskij scrive:
Ed ecco che per restituire il senso della vita, per sentire gli oggetti, per far sì che
la pietra sia di pietra, esiste ciò che si chiama arte. Scopo dell arte è di trasmettere
l impressione dell oggetto, come visione e non come riconoscimento ;
procedimento dell arte è il procedimento dello straniamento degli oggetti e il
procedimento della forma oscura che aumenta la difficoltà e la durata della
percezione, dal momento che il processo percettivo, nell arte, è fine a se stesso e
deve essere prolungato; l arte è una maniera di sentire il divenire dell oggetto,
mentre il già compiuto non ha importanza nell arte 3. (corsivi dell autore)

Benché il concetto del processo percettivo in Calvino sia diverso da quello


di klovskij e anche se il procedimento dello straniamento nello scrittore
ligure non è solo fine a se stesso (come non lo sarà per klovskij,
nonostante le sue affermazioni nelle opere giovanili), i vari aspetti della
tecnica di straniamento la rottura dell automatismo percettivo, l attenzione
Molteplicità de Le città invisibili in una prospettiva lotmaniana 199

prestata alla forma costruita in modo tale che la percezione vi indugi


intensificandosi e nel contempo prolungandosi al massimo, infine il sentire
del divenire dell oggetto rivelano alcune corrispondenze significative fra la
teoria di klovskij e la prassi calviniana.
Il senso e le funzioni della tecnica di straniamento ne Le città invisibili sono
molteplici. Calvino con questo libro non offre solo una rappresentazione
inedita del mondo non scritto incentrata sulla dislocazione dei meccanismi
percettivi né introduce soltanto una prospettiva diversa, straniata appunto, del
narratore (del resto, già presente nella trilogia) ma finisce per costruire
mediante questa tecnica una visione molteplice del mondo. La molteplicità
che stiamo per esaminare è la molteplicità a livello di conoscenza piuttosto
che a livello di percezione visiva, la molteplicità delle relazioni, in atto e
potenziali 4 riguardanti i dialoghi del Khan con Marco e le descrizioni delle
città; infine la molteplicità del senso e dei significati che ne derivano.
In questo intervento, partendo dal concetto klovskiano dell arte come
procedimento o priem vogliamo arrivare alle relazioni molteplici che si
instaurano fra straniamento e conoscenza ed esaminare, alla luce della teoria
di Jurij Lotman, i rapporti tra forma e struttura, fra significante e significato.
Se è vero che alcuni elementi del metodo dei primi formalisti (l enfasi data al
procedimento e alla forma come parte fondamentale della scrittura,
l importanza del processo e della dinamica del testo letterario5) potrebbero
essere applicati anche a Le città invisibili, è altrettanto vero che
l enfatizzazione del procedimento e della forma, in tutti i significati che essa
assume nell opera, vengono subito controbilanciati sia dall aspetto
contenutistico che si articola come una vera e propria ricerca epistemologica
resa esplicita nei dialoghi di Marco e Kublai ma presente anche nelle
descrizioni delle città, sia dalla moltiplicazione dei significati e delle
intepretazioni che ne scaturiscono. Il procedimento che Calvino adotta nelle
Città invisibili è simile a quello che Bachtin, nel suo saggio Il problema del
testo chiama layering of meaning upon meaning 6.
L immagine che raccoglie in sè la molteplicità di significati è la città stessa
spazio mentale e, contemporaneamente, il testo, il luogo del dialogo e
dell incontro con l altro. I riferimenti alla città come testo da leggere e
decifrare sono numerosissimi. Nei due corsivi della terza sezione, ad
esempio, Marco e Kublai invertono le parti ed è ora quest ultimo a descrivere
le città. D una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la
risposta che dà a una tua domanda , dice Marco e Kublai aggiunge: O la
domanda che ti pone obbligandoti a rispondere, come Tebe per bocca della
Sfinge (p. 50). Che la città rappresenti un continuo dialogo del viaggiatore
con se stesso e con i segni, le cose, le persone con cui viene in contatto
diventa chiaro già dalle descrizioni della prima sezione. Il viaggiatore (e il
lettore) delle città calviniane si accorge presto che esse mettono a nudo i
Slavica Gruji i 200

limiti del suo codice, dal quale dovrà liberarsi. Ipazia è fra gli esempi più
espliciti in questo senso: I segni formano una lingua, ma non quella che
credi di conoscere. Capii che dovevo liberarmi dalle immagini che fin qui
m avevano annunciato le cose che cercavo: solo allora sarei riuscito a
intendere il linguaggio di Ipazia (p. 54) (nostri i corsivi).
Parole quali intendere , concetti come segno , emblema , senso ,
relazioni fra tempo e spazio (Zaira, per esempio, è fatta di relazioni tra le
misure del suo spazio e gli avvenimenti del suo passato , p. 18) convergono
in una delle questioni centrali del libro di Calvino quella del significato.
Secondo Bachtin the relation to meaning is always dialogic 7, come lo è
anche la conoscenza, mentre Jurij Lotman ci tiene a sottolineare che la stessa
nozione di significato presuppone un rapporto, una relazione. Il noto saggio
lotmaniano sul punto di vista del testo si apre con l affermazione seguente:
Since only something which has an antithesis can act as a sign, any
compositional device becomes semantically distinctive once it is opposed
with a contrasting system . Lotman aggiunge, nella nota a piè di pagina,
l osservazone di Niels Bor: the sign of a nontrivial truth is when the directly
opposite assertion is not patently absurd 8. Queste idee sono in armonia con i
procedimenti e le preoccupazioni di Calvino ne Le città invisibili. L impatto
che il rapporto problematico tra significante e significato, tra parole e cose ha
sempre avuto sullo scrittore ligure certamente non viene limitato agli spazi
mentali delle città invisibili bensì diventa una riflessione a cui Calvino
ritorna costantemente, nelle sue opere narrative e nei suoi interventi critici.
Nell explicit della città di Ipazia leggiamo che non c è linguaggio senza
inganno (p. 54). La questione tanto dibattuta viene affrontata da Lotman ne
La struttura del testo poetico in questo modo:

La tendenza alla lotta con la parola, la coscienza che le possibilità dell inganno
sono radicate nella sua stessa essenza, sono fattori della cultura umana, costanti
come l ammirazione per il potere della parola. Non a caso la forma suprema della
comprensione, per molti tipi di cultura, si presenta nella forma di comprensibili
anche senza parole e si associa con i tipi di comunicazione non verbali9.

Calvino afferma che nel render conto della densità e continuità del mondo il
linguaggio si rivela lacunoso, frammentario, dice sempre qualcosa in meno
rispetto alla totalità dell esperibile 10(nostri i corsivi). Troviamo una diretta
rappresentazione di questo problema nelle conversazioni dei due protagonisti.
Marco riesce a comunicare felicemente ricorrendo a gesti, salti, grida di
meraviglia o d orrore (p. 45); si impossessa presto della lingua tartara, però
la loro comunicazione ora sembra meno felice d una volta e Marco torna a
ricorrere a gesti, a smorfie, a occhiate. Così, per ogni città, alle notizie
fondamentali enunciate in vocaboli precisi, egli faceva seguire un commento
Molteplicità de Le città invisibili in una prospettiva lotmaniana 201

muto, alzando le mani di palma, di dorso o di taglio, in mosse diritte o


oblique, spasmodiche o lente. Una nuova specie di dialogo si stabilì tra loro:
le bianche mani del Gran Kan, cariche d anelli, rispondevano con movimenti
composti a quelle agili e nodose del mercante (p. 46; nostri i corsivi). Infine,
quello che rendeva preziose le notizie di Marco era lo spazio che restava
loro intorno, un vuoto non riempito di parole (p. 45). Questa affermazione
che esprime la sfiducia totale verso il linguaggio insieme alle parole appena
menzionate che chiudono la descrizione di Ipazia vengono invertiti
nell explicit di Olivia: La menzogna non è nel discorso, è nelle cose (p.
68). A questo proposito giustamente scrive Vincenzo Mengaldo:

l inganno è nello stesso tempo nelle parole e nelle cose; con questa consegna
perciò, che la menzogna del linguaggio ripete il profilo di quella della realtà, ma
contemporaneamente (se anche questo è un possibile significato dell allegoria di
Olivia) che la menzogna del linguaggio può rovesciare in verità, svalandolo,
l inganno della realtà11.

Queste antinomie calviniane conducono a un altro argomento assai


significativo: quello della lettura e dell interpretazione del testo.
Le città invisibili hanno suscitato interpretazioni profondamente diverse, il
che è una conferma della molteplicità semantica del testo di Calvino; d altra
parte però alcuni approcci critici che trattano l opera in modo esclusivo (nel
senso etimologico della parola) rivelano, specialmente per quel che riguarda
il rapporto antitetico fra Kublai e Marco e le idee conflittuali esposte nelle
descrizioni in corsivo, una lettura che interpeta i singoli argomenti del testo a
prescindere da argomenti opposti di ugual peso e consistenza. Così si approda
alla negazione della gnoseologia, alla sconfitta del razionalismo, oppure al
decostruzionismo che certamente sono presenti nel libro ma che difficilmente
consentirebbero un esauriente chiave di lettura. L importanza della
valutazione della totalità del testo è ben messa in evidenza da Lotman che
scrive:

L idea non è contenuta in citazioni qualsiasi, anche se ben scelte, ma è espressa in


tutta la struttura artistica. Il ricercatore che non capisce questo e cerca l idea in
singole citazioni, è simile all uomo che, avendo riconosciuto che la casa ha una
sua pianta, cominciasse a distruggere le pareti, per trovare il posto dove tale pianta
o progetto è murato. La pianta non è murata nelle pareti, ma è realizzata nelle
proporzioni dell edificio. La pianta è l idea dell archittetto, la struttura
dell edificio è la sua realizzazione12.

Benché Calvino non condividerebbe l opinione di Lotman secondo la quale


al di fuori della struttura l idea artistica diventa incomprensibile e che, di
conseguenza, ogni modifica apportata alla struttura dell opera risulta, in un
Slavica Gruji i 202

certo modo, nel cambiamento dell idea stessa dell opera13 riteniamo
ciononostante che l osservazione di Lotman sia particolarmente rilevante per
Le città invisibili in quanto per lo studioso russo il significato di un idea, di
un episodio, di un personaggio nasce dalla interrelazione fra tutte le idee,
episodi, personaggi dell opera. Leggiamo nei corsivi della quinta sezione,
cioè nel capitolo centrale:

Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra. Ma qual è la pietra che sostiene
il ponte? chiede Kublai Kan. Il ponte non è sostenuto da questa o quella pietra,
risponde Marco, ma dalla linea dell arco che esse formano. Kublai Kan rimane
silenzioso, riflettendo. Poi soggiunge: Perchè mi parli delle pietre? È solo
dell arco che m importa. Polo risponde: Senza pietre non c è arco (p. 89).

La concezione della struttura come la totalità dell opera si può facilmente


mettere in rapporto a un altro aspetto molto significativo del libro calviniano:
quello che riguarda la scrittura e la lettura spaziale de Le città invisibili.
Nel suo primo lavoro dichiaratamente strutturalista, nelle lezioni sulla poetica
dello strutturalismo14, Lotman scrive che la struttura o, più precisamente,
l organizzazione spaziale del testo poetico secondo l asse paradigmatico
(associato al principio di giustapposizione e di ripetizione) fa sì che il lettore
ritorni continuamente a quanto espresso in precedenza e attraverso questo
procedimento, proprio della poesia e chiamato da lui vozvra enie, si rinnova
di continuo il potenziale semantico dell opera15. Il tipo di lettura in esame si
oppone direttamente alla lettura lineare, sequenziale del testo. La doppia
natura de Le città invisibili che Calvino chiama componimento tra l apologo
e il petit-poème-en-prose 16 consiste nell abbinare questi due modelli
narrativi, uno di carattere progressivo con altro che è marcatamente
retrospettivo e ripetitivo. In una lettera-commento a Le città invisibili Calvino
afferma che il libro è nato pezzo a pezzo, per successiva giustapposizione di
pezzi isolati e che i capitoli vadano letti a uno a uno perchè così sono nati,
e poi nelle varie serie che il libro suggerisce 17. Lo scrittore osserva
opportunamente, nella lezione sull esattezza, di aver costruito una struttura
sfaccettata in cui ogni breve testo sta vicino agli altri in una successione che
non implica una consequenzialità o una gerarchia ma una rete entro la quale
si possono tracciare molteplici percorsi e ricavare conclusioni plurime e
ramificate 18.
Questa costante giustapposizione tra due modi di scrittura e di lettura, tra
continuo e discontinuo, tra asse paradigmatico e asse sintagmatico è stata ben
colta da Teresa de Lauretis che scrive nel suo saggio Semiotic Models:
Invisible Cities :
The cities, and their descriptions, are inevitably discontinuos, each being a self-
consistent system, a form. But the narrative construction is a process, both for the
Molteplicità de Le città invisibili in una prospettiva lotmaniana 203

writer and for the reader; narration, therefore, must provide a higher code, a rule
that allows linking one city to another in a continuous and reversible process,
countering the discontinuity of the syntagmatic chain by means of a paradigmatic
continuity (Lotman s summation in time )19 which is itself synchronic. In
Calvino s text the diachronic discontinuity of verbal narrative (the description of
the cities on the syntagmatic axis) and the synchronic continuity (on the
paradigmatic axis) of affect, memory, and signification, constitute the dialectic
(dialogue) of the communicative process20.

Il dialogo e il processo comunicativo sono inseparabilmente legati alla


produzione del significato che è al centro degli interessi della teoria
lotmaniana e de Le città invisibili.
Che il senso di un testo non nasca semplicemente dall inserimento dei
successivi elementi in modo lineare bensì da quel procedimento che Lotman
definisce coi termini vozvra enie e sopostavlenie (giustapposizione) cioè da
una lettura spaziale e da uno sguardo capace di cogliere la dinamica
dell opposizione di vari elementi testuali, diventa chiaro dai molti passi de Le
città invisibili e non solo dal citatissimo esempio della menzogna del
discorso e delle cose. A volte troviamo ripetuti interi paragrafi. Questa
tecnica della ripetizione (povtor)21 non è una figura fine a se stessa o un puro
strumento per produrre antitesi come non lo è nei testi poetici analizzati da
Lotman, ma spesso serve a introdurre una nuova prospettiva, una lettura
diversa22. Gli elementi testuali che sono ripetuti, quindi, vengono
reinterpretati.
L esempio che segue illustra nel modo più esplicito il vozvra enie come
continuo ritorno alle parti precedenti del testo e la loro reinterpretazione alla
luce dei nuovi elementi nonchè il procedimento opposto che dimostra come
la lettura dei nuovi elementi riceve il senso da quelli precedenti, cioè da
quel primo gesto, oggetto, emblema:

I suoi racconti erano adesso i più precisi e minuziosi che il Gran Kan potesse
desiderare e non v era quesito o curiosità cui non rispondessero. Eppure ogni
notizia su di un luogo richiamava alla mente dell imperatore quel primo gesto o
oggetto con cui il luogo era stato designato da Marco. Il nuovo dato riceveva un
senso da quell emblema e insieme aggiungeva all emblema un nuovo senso (p.
374; nostri i corsivi).

A volte la ripetizione cambia radicalmente il senso del discorso come nei


corsivi che aprono l ottavo capitolo:
Il Gran Kan cercava d immedesimarsi nel gioco: ma adesso era il perchè del gioco
a sfuggirgli. Il fine d ogni partita è una vincita o una perdita: ma di cosa? Qual era
la vera posta? Allo scacco matto, sotto il piede del re sbalzato via dalla mano del
vincitore, resta un quadrato nero o bianco. A forza di scorporare le sue conquiste
Slavica Gruji i 204

per ridurle all essenza, Kublai era arrivato all operazione estrema: la conquista
definitiva, di cui i multiformi tesori dell impero non erano che involucri illusori, si
riduceva a un tassello di legno piallato: il nulla [ ]. (pp. 128-29)

Questo explicit, ripetuto alla lettera, diventa l incipit del testo corsivizzato
che chiude lo stesso (ottavo) capitolo. Eppure la ripetizione comporta una
piccola ma significativa differenza: l ultima parola, il nulla , scompare dal
testo. Però il nulla del tassello di legno ora si trasforma nel racconto di Marco
Polo in una molteplicità di interpretazioni: La quantità di cose che si
potevano leggere in un pezzetto di legno liscio e vuoto sommergeva Kublai;
già Polo era venuto a parlare dei boschi d ebano, delle zattere di tronchi che
discendono i fiumi, degli approdi, delle donne alle finestre [ ] (p. 140).
La tensione tra il modello di Marco e quello di Kubali ripete quella che si è
già verificata tra le parole e le cose, tra l astratto e il concreto, tra
l arbitrarietà dei segni e la molteplicità dei loro significati, tra discorsi, idee e
concetti ora inconciliabili ora intercambiabili. Quest ultima categoria,
l intercambiabilità di segni, di motivi, di personaggi, di eventi ecc. non è solo
un tema ricorrente nelle descrizioni delle città ma viene esplicitamente
decostruita nel processo di autoriflessione del testo. All inizio del terzo
capitolo leggiamo:

Kublai Kan s era accorto che le città di Marco Polo s assomigliavano, come se il
passaggio dall una all altra non implicasse un viaggio ma uno scambio
d elementi. Adesso, da ogni città che Marco gli descriveva, la mente del Gran Kan
partiva per suo conto, e smontata la città pezzo per pezzo, la ricostruiva in un altro
modo, sostituendo ingredienti, spostandoli, invertendoli. (p. 49)

Il procedimento di intercambiabilità come sostituzione o rovesciamento di


elementi del racconto è portato agli estremi nella descrizione di Melania:
A Melania, ogni volta che si entra nella piazza, ci si trova in mezzo a un dialogo:
il soldato millantatore e il parassita uscendo da una porta s incontrano col giovane
scialacquatore e la meretrice; oppure il padre avaro dalla soglia fa le ultime
raccomandazioni alla figlia amorosa ed è interrotto dal servo sciocco che va a
portare un biglietto alla mezzana. Si ritorna a Melania dopo anni e si ritrova lo
stesso dialogo che continua; nel frattempo sono morti il parassita, la mezzana, il
padre avaro; ma il soldato millantatore, la figlia amorosa, il servo sciocco hanno
preso il loro posto, sostituiti alla loro volta dall ipocrita, dalla confidente,
dall astrologo. (p. 86)

Per tutto il resto del racconto si alternano i vari elementi della fiaba: l intrigo,
l inseguimento, il cercatore, l usuraio, la giovane inseguita, la nutrice che
consola la figliastra ecc. Però a questa scarnificazione della struttura del testo
viene contrapposta la molteplicità di significati. Nell esempio che segue,
Molteplicità de Le città invisibili in una prospettiva lotmaniana 205

tratto dalla descrizione della stessa città, Melania, il riferimento al contesto


del testo in termini lotmaniani, cioè all aspetto sociale e culturale del testo
viene sottolineato attraverso l ironia che secondo Barilli è anche indirizzata
alle teorie letterarie contemporanee: i richiami allo strutturalismo e alla
semiotica sono tanto espliciti, da rasentare la parodia, o per lo meno
l ammicco furbo e divertito 23. Tuttavia la molteplicità del senso delle parole
calviniane supera l ambito strettamente semiotico-strutturalista per
permettere qualche ammicco furbo e divertito al contesto letterario in senso
più ampio, a quello culturale, sociale e politico:

La popolazione di Melania si rinnova: i dialoganti muoiono a uno a uno e intanto


nascono quelli che prenderanno posto a loro volta nel dialogo, chi in una parte chi
nell altra. Quando qualcuno cambia di parte o abbandona la piazza per sempre o
vi fa il suo primo ingresso, si producono cambiamenti a catena, finchè tutte le
parti non sono distribuite di nuovo. (p. 86; nostri i corsivi)

Nella frase seguente Calvino ritorna a raccontare i modelli proppiani


mentre il lettore si diverte a leggere i rimandi intertestuali alla distribuzione
delle funzioni secondo i personaggi 24 della Morfologia della fiaba: Capita
alle volte che un solo dialogante sostenga nello stesso tempo due o più parti:
tiranno, benefattore, messaggero; o che una parte sia sdoppiata, moltiplicata,
attribuita a cento, a mille abitanti di Melania (p. 87).
Nel suo saggio Text within the Text Lotman scrive:

If Propp s method is oriented towards the elaboration of a single text-code


underlying a plurality of texts which are presented as a bundle of variants of a
single text then Bakhtin s method, beginning with Ma c
(Marxism and the Phylosophy of Language), is the opposite: not only is a
single text composed of various subtexts but, more to the point, the subtexts are
mutually untranslatable. The text is thus revealed to be internally in conflict. In
Propp s description the text tends towards panchronic equilibrium: an
examination of narrative texts makes clear that, in essence, there is no movement
in them, only an oscillation around some homeostatic norm (equilibrium is
violated and then reestablished). In Bakhtin s analysis inevitable action, change,
and destruction are latent even in the stasis of the text. Therefore, there is a plot
[c ] even in instances that would appear to be far removed from the
problems of plot [c ]. The natural arena for exploring the text is the folktale
for Propp and the novel and the drama for Bakhtin [ ]25. (nostri i corsivi).

La citazione di questa riflessione lotmaniana non è intesa a identificare Le


città invisibili con i due modelli in questione ma piuttosto a richiamare
l attenzione su alcuni aspetti del libro di Calvino che riguardano innanzitutto
la tensione inerente al testo de Le città invisibili. Di fatto, un rapporto
conflittuale lega le differenti voci per dirla con Bachtin, le idee opposte
Slavica Gruji i 206

combattono tra di loro, apparentemente le une distruggono le altre; in realtà


questo conflitto interno illumina reciprocamente i pensieri e i concetti che
lottano tra di loro. In questo senso va interpretata anche la questione
dell intreccio che riguarda la dinamica semantica del testo e non l azione,
che di per sé è inesistente. Quindi intreccio non nel senso di Toma evskij,
come l ordine con cui gli avvenimenti sono dati nell opera bensì l intreccio
come rappresentazione della catena di avvenimenti nel senso di Lotman. Egli
definisce l avvenimento come il trasferimento del personaggio oltre i confini
del campo semantico 26 del testo. Da ciò deriva che neanche una descrizione
di qualche fatto o di qualche azione nei loro rapporti col denotato reale o col
sistema semantico della lingua naturale, può essere definito avvenimento o
non avvenimento, prima che sia risolta la questione del suo posto nel campo
semantico-strutturale secondario, definibile dal tipo di cultura 27. Più
importante, nell ambito di uno stesso contesto culturale lo stesso episodio
costituisce un avvenimento o no a seconda dei vari livelli strutturali a cui si
colloca. Così Lotman ad esempio ricorda che l amore dal punto di vista del
romanzo è considerato un avvenimento però diventa non avvenimento nel
Revisore di Gogol: Qui non è l amore ad essere un avvenimento, ma le
azioni il cui scopo sono il rango, il denaro, un matrimonio vantaggioso .
Perfino la morte dell eroe non in tutti i testi è presentata come avvenimento.
Nei testi cavallereschi del Medioevo, la morte è un avvenimento solo se è
gloriosa oppure vile 28.
Tornando a Le città invisibili l avvenimento può rappresentare anche il
desiderio, la memoria oppure il sogno come nella città di Zobeide ad
esempio. Qui il sogno si trasforma in azione:
uomini di nazioni diverse ebbero un sogno uguale, videro una donna correre di
nottte per una città sconosciuta, da dietro, coi capelli lunghi, ed era nuda.
Sognarono d inseguirla. Gira gira ognuno la perdette. Dopo il sogno andarono
cercando quella città; [...] Nuovi uomini arrivarono da altri paesi, avendo avuto un
sogno come il loro, e nella città di Zobeide riconoscevano qualcosa delle vie del
sogno, e cambiavano di posto a porticati e a scale perchè somigliassero di più al
cammino della donna inseguita e perché nel punto in cui era sparita non le restasse
via di scampo. (pp. 51-52)

Come abbiamo già accennato, l avvenimento può rappresentare anche la


memoria, oppure i segni, non più come azione bensì come procedimento
che mette in moto l aspetto dialogico del testo. Il dialogismo delle città
invisibili non si riduce mai a un puro dialogo fra Marco e Kublai (Bachtin
tiene ben distinti questi due concetti) ma permea la totalità del testo: in
questo senso molto più significativo del semplice confronto tra le
affermazioni dei due protagonisti diventa il confronto delle idee che
comunicano a distanza, cioè il dialogo che si instaura fra il piano semantico e
Molteplicità de Le città invisibili in una prospettiva lotmaniana 207

interpretativo degli enunciati del libro e il più ampio contesto extratestuale al


quale si rapportano. All interno del testo si assiste al dialogo tra le sezioni
corsivizzate, a quello tra le città stesse e infine al dialogo tra i corsivi e le
descrizioni delle città. Benché il libro di Calvino, cioè la sua forma come tale,
spesso tenti il lettore di isolare le singole affermazioni è la rete di
interconnessioni di enunciati a costituire il punto di forza del testo calviniano.
E la dinamica del processo di lettura e di interpretazione che risponde alle
relazioni dialogiche del testo si trova ad assumere qui una importanza
particolare. Bachtin era ben cosciente di questa problematica quando scriveva
su Il problema del testo: It is much easier to study the given in what is
created (for example, language, ready-made and general elements of world
view, reflected phenomena of reality, and so forth) than to study what is
created 29 (corsivi dell autore).
I rapporti dialogici ne Le città invisibili vengono spesso associati al
conflitto interno del testo , per usare l espressione di Lotman in riferimento
a Bachtin. Questo conflitto va ben oltre la contrapposizione di concezioni
antitetiche dei due protagonisti e a volte si articola come il cambiamento e
la distruzione dell enunciato precedente (precedente non necessariamente
nel senso di immediatamente antecedente; gli enunciati comunicano
perfettamente a distanza). La tensione dialogica viene aumentata quando gli
elementi contrastanti si verificano all interno del discorso di uno stesso
personaggio. Così ad esempio nel quarto capitolo viene efficacemente
rappresentato il complesso rapporto che si instaura fra parola e memoria.
Nella descrizione di Aglaura il narratore Marco Polo sostiene: a me che
vorrei tener distinte nella memoria le due città, non resta che parlarti dell una,
perché il ricordo dell altra mancando di parole per fissarlo, s è disperso (p.
74; nostri i corsivi). Mentre nella chiusura dei corsivi del sesto capitolo
leggiamo (e ricordiamo Borges): Le immagini delle memoria, una volta
fissate con le parole, si cancellano, disse Polo. Forse Venezia ho paura di
perderla tutta in una volta, se ne parlo. O forse, parlando d altre città, l ho già
perduta a poco a poco (p. 94; nostri i corsivi). Questo procedimento
calviniano impedisce che il testo si trasformi in un semplice apologo, cioè in
una forma accentuatamente monologica.
Quindi più che di un semplice rapporto di opposizione tra Marco e Kublai
si tratta qui dei rapporti contrastanti all interno del testo stesso nel quale la
ricerca dell ordine attraverso l impegno conoscitivo dell autore si
contrappone non solo alle incertezze del complesso contesto epistemologico
ma anche alla problematizzazione delle proprie posizioni contrastanti.
Calvino ne parla anche nei suoi interventi teorici: Di fronte alla vertigine
dell innumerevole, dell inclassificabile, del continuo, mi sento rassicurato dal
finito, dal sistematizzato, dal discreto 30. Nel suo saggio Mondo scritto e
mondo non scritto (1983) Calvino osserva:
Slavica Gruji i 208

In realtà sempre la mia scrittura si è trovata di fronte due strade divergenti che
corrispondono a due diversi tipi di conoscenza: una che si muove nello spazio
mentale d una razionalità scorporata, dove si possono tracciare linee che
congiungono punti, proiezioni, forme astratte, vettori di forze; l altra che si muove
in uno spazio gremito d oggetti e cerca di creare un equivalente verbale di quello
spazio riempiendo la pagina di parole, con uno sforzo di adeguamento minuzioso
dello scritto al non scritto, alla totalità del dicibile e del non dicibile31.

Sulla relazione ambigua che intercorre fra le parole e le cose e che costituisce
il leitmotiv de Le città invisibili l Autore scrive: La mente dello scrittore è
ossessionata dalle contrastanti posizioni di due correnti filosofiche. La prima
dice: il mondo non esiste; esiste solo il linguaggio. La seconda dice: il
linguaggio comune non ha senso; il mondo è ineffabile. [...] Entrambe le
filosofie hanno forti ragioni dalla loro. [...] Entrambe esercitano su di me il
loro fascino e la loro influenza 32.
Ne Le città invisibili queste pulsioni differenti vengono ulteriormente
sottolineate dallo sguardo (auto)introspettivo e dall occhio scrutante
dell osservatore, cosciente dei tranelli che stanno dietro i modelli
geometrizzanti e dell insufficienza dei vari schemi astratti che la ragione
propone; questo osservatore è Marco come protagonista dei testi corsivizzati,
il narratore delle parti in corsivo33 nonché il narratore nelle descrizioni delle
città (Polo), come nell esempio che segue:

Chiamati a dettare le norme per la fondazione di Perinzia gli astronomi stabilirono


il luogo e il giorno secondo la posizione delle stelle, tracciarono le linee incrociate
del decumeno e del cardo orientate l una come il corso del sole e l altra come
l asse attorno a cui ruotano i cieli, divisero la mappa secondo le dodici case dello
zodiaco in modo che ogni tempio e ogni quartiere ricevesse il giusto influsso dalle
costellazioni opportune [...]. Perinzia assicurarono avrebbe rispecchiato
l armonia del firmamento; la ragione della natura e la grazie degli dei avrebbero
dato forma ai destini degli abitanti. [...] Nelle vie e piazze di Perinzia oggi incontri
storpi, nani, gobbi, obesi, donne con la barba. Ma il peggio non si vede; gli urli
gutturali si levano dalle cantine e dai granai, dove le famiglie nascondono i figli
con tre teste o con sei gambe. Gli astronomi di Perinzia si trovano di fronte a una
difficile scelta: o ammettere che tutti i loro calcoli sono sbagliati e le loro cifre
non riescono a descrivere il cielo, o rivelare che l ordine degli dei è proprio quello
che si rispecchia nella città dei mostri. (pp. 150-51)

Altre volte è Marco a smascherare l ordine artificialmente costruito da


Kublai. Leggiamo nei corsivi che aprono il quarto capitolo:

Eppure io so, diceva [Kublai], che il mio impero è fatto della materia dei
cristalli, e aggrega le sue molecole secondo un disegno perfetto. In mezzo al
ribollire degli elementi prende forma un diamante splendido e durissimo,
Molteplicità de Le città invisibili in una prospettiva lotmaniana 209

un immensa montagna sfaccettata e trasparente. [...] E Marco: Mentre al tuo


cenno, sire la città una e ultima innalza le sue mura senza macchia, io raccolgo le
ceneri delle altre città possibili che scompaiono per farle posto e non potranno più
essere ricostruite né ricordate. Solo se conoscerai il residuo d infelicità che
nessuna pietra preziosa arriverà a risarcire, potrai computare l esatto numero di
carati cui il diamante finale deve tendere. (p. 66)

Nel corsivo che chiude lo stesso capitolo la tensione fra il disegno perfetto
del diamante splendido e durissimo e le ceneri delle altre città possibili
scompare nel gioco combinatorio dei due protagonisti i quali ora costruiscono
due modelli di città da cui dedurre tutte le altre:

Eppure io ho costruito nella mia mente un modello di città da cui dedurre tutte le
città possibili, disse Kublai. Esso racchiude tutto quello che risponde alla
norma. Siccome le città che esistono s allontanano in vario grado dalla norma, mi
basta prevedere le eccezioni alla norma e calcolarne le combinazioni più
probabili.
Anch io ho pensato un modello di città da cui deduco tutte le altre, rispose
Marco. È una città fatta solo d eccezioni, preclusioni, contraddizioni,
incongruenze, controsensi. Se una città così è quanto c è di più improbabile,
diminuendo il numero degli elementi abnormi si accrescono le probabilità che la
città ci sia veramente. (p. 75; nostri i corsivi)

Le riflessioni di Marco a volte si fanno molto vicine a quelle di Kublai


tanto da diventare pressapoco identiche, come nel penultimo capitolo, tutto
giocato sul carattere immaginario (fictional) del dialogo, delle descrizioni e
dei personaggi stessi i quali vengono associati, con un rimando intertestuale
al Beckett, ai due protagonisti della sua opera più nota, solo per togliere
ogni possibile spessore tragico al dramma beckettiano, come giustamente
osserva Barilli: già museificata appare anche la classica situazione
beckettiana dei due straccioni che attendono qualcosa 34:
KUBLAI: Non so quando hai avuto il tempo di visitare tutti i paesi che mi
descrivi. A me sembra che tu non ti sia mai mosso da questo giardino.
POLO: Ogni cosa che vedo e faccio prende senso in uno spazio della mente dove
regna la stessa calma di qui, la stessa penombra, lo stesso silenzio percorso da
fruscii di foglie.
[...] KUBLAI: Nenach io sono sicuro d essere qui, a passeggiare tra le fontane di
porfido.
[...] POLO: Forse questo giardino esiste solo all ombra delle nostre palpebre
abbassate, e mai abbiamo interrotto, tu di sollevare polvere sui campi di battaglia,
io di contrattare sacchi di pepe in lontani mercanti, ma ogni volta che
socchiudiamo gli occhi in mezzo al frastuono e alla calca ci è concesso di ritirarci
qui vestiti di chimoni di seta, di considerare quello che stiamo vivendo, a tirare le
somme, a contemplare di lontano.
Slavica Gruji i 210

KUBLAI: Forse questo nostro dialogo si sta svolgendo tra due straccioni
sopranominati Kublai Kan e Marco Polo, che stanno rovistando in uno scarico di
spazzatura, ammucchiando rottami arruggginiti, brandelli di stoffa, cartaccia, e
ubriachi per pochi sorsi di cattivo vino vedono intorno a loro splendere tutti i
tesori dell Oriente. ( p. 110; nostra la sottolineatura)

L assimilazione della narrazione alla metanarrazione è descritta molto bene


da Renato Barilli. Mentre gli interventi metanarrativi servono generalmente a
palesare il carattere fittizio della narrazione, come giustamente osserva il
critico, ne Le città invisibili ogni illusione naturalistica degli oggetti descritti
è bandita in origine, in quanto essi sono tutti costruiti artificialmente. C è
dunque una sostanziale omogeneità, in quest opera, tra narrazione e
metanarrazione: resta a distinguerle soltanto un mutamento di tono e di
passo: dal passo descritto a quello riflessivo; ma è appunto di questa semplice
variazione tonale che si sentiva il bisogno, per evitare i rischi della noia e
dell assuefazione. Per il resto, lo stesso principio di infinitazione, di
prolungamento a enne dimensioni, da cui risulta investito il descrivere,
impronta di sé anche il riflettere. Le riflessioni tra Marco Polo e il Gran Kan
saranno così il compendio, la serializzazione di tutti i tipi di rapporti possibili
tra il narratore e le cose, e tra il narratore e l ascoltatore: una rapida vetrina
dove tutte le ipotesi si succedono, e nessuna è trattata come privilegiata e
definitiva 35. (corsivo nostro)
La molteplicità di modelli interpretativi è uno degli aspetti del libro
calviniano sul quale concorderebbero molti critici. In uno stesso saggio su Le
città invisibili Teresa de Lauretis ha felicemente collegato tre metodi teorici:
la prospettiva freudiana, lo strutturalismo russo e francese e la teoria di
Lotman. Scrive de Lauretis: If Freud wanted to make patterns and sense out
of the irrational, unreasonable fictions of human desire, Calvino (I think)
wants to deconstruct all ready-made patterns of meaning 36. L ossevazione di
de Lauretis ci pare tanto legittima quanto è contestabile l interpretazione
decostruzionista di William Franke il quale cita questa riflessione di de
Lauretis ( by far the most astute [critic] ) e invece apre il suo saggio
intitolato The Deconstructive Anti-logic of Le città invisibili con le parole
che danno il tono all intero articolo: In conception and in detail Calvino s
imaginary universes follow or perform the logic of dissolution of sense, and
significance 37. Il senso che Franke attribuisce al termine decostruire è
profondamente diverso dal significato che questa parola assume nel contesto
di de Lauretis. Decostruzione di sensi prefabbricati e la dissoluzione del
senso come tale sono due discorsi poco conciliabili. La decostruzione
operata da Calvino oltre a smacherare significati precostruiti è anche intesa a
mettere in primo piano, a rendere visibili e trasparenti le componenti formali
(linguistiche, stilistiche, narrative) che costituiscono, cioè costruiscono il
Molteplicità de Le città invisibili in una prospettiva lotmaniana 211

testo; decostruendo la forma del testo l autore ne ricostruisce e moltiplica il


senso. Se è vero che egli costruisce i significati e le forme per poi decostruirli
è altrettanto vero che li decostruisce per ricostruire, non per distruggere o per
dissolvere il senso. Quel pezzetto di legno piallato ( il nulla ) a cui Kublai
riduce i multiformi tesori dell impero (p. 129) e nel quale, invece, il
giovane veneziano legge una moltitudine di storie ne è forse l esempio più
esplicito.
All inizio del suo saggio Franke sostiene il seguente: The perspective
from which the book is written is that of the polemic against logo-centrism,
which is made mockery of by the centerless involution of Calvino s self-
deconstructing imaginative constructions 38. Che la questione non sia tanto
semplice lo conferma de Lauretis con una valida osservazione che riguarda
non solo Le città invisibili ma l intera produzione calviniana:

For, if Calvino s stories of human activity and creativity from prehistory to a


future imaginable only in science fiction terms, a history with no privileged
moments or individuals, point to a nonwestern, antiimperialist, socialist vision, he
is also historically aware of being a western man, for whom language and
rationality still are the primary vehicles of communication and social
organization39. (corsivo nostro)

Il critico americano, secondo il quale Marco e Kubai esprimono due posizioni


diverse which unfold themselves each in its difference, beyond every
possibility of synthesis or even interaction 40 critica de Lauretis a causa della
sua interpretazione del dialogo tra Marco e Kublai come un modello
dinamico che esprime la dialettica della storia41 e afferma: Nothing could be
more out of keeping with the logic (or anti-logic) that consistently informs
the book than a dialectics of history 42. Riportiamo le parole di de Lauretis:
If Marco Polo represents the positive, creative forces and Kublai Khan
symbolizes their antithesis, the moment of negativity, their dialogue, in
which Marco succeeds in having the last word (but only until the next
chapter, or the next command by the Khan), is a dynamic model for the
dialectics of history 43. Che l espressione dialettica della storia non si
riferisca all immediato contesto storico e che venga adoperato da de Lauretis
per sottolineare il carattere semiotico di ogni sistema socioculturale è chiaro
dall affermazione che de Lauretis subito aggiunge:

By opting not to present Marco Polo in his real historical context and by making
him exchange parables, images, and signs rather than objects, Calvino stresses the
semiosic nature of sociocultural reality, that is to say that the meanings attributed
to objects and relations, rather than the objects themselves, constitute human
reality. If those meanings exist by virtue of social conventions of perception,
representation, conceptualization, then the change in social reality both effects and
Slavica Gruji i 212

is effected by the transformation of existing conventions or codes44.

Inoltre, come abbiamo visto, de Lauretis ha messo in evidenza il carattere


discontinuo delle città invisibili costituite di differences, deferments,
apparitions that vanish and return in slightly different forms 45. Per questo è
difficile condividere l opinione di Franke secondo la quale la lettura
dialettica di de Lauretis non sia riuscita ad apprezzare la qualità astorica,
disgiuntiva e discontinua del libro calviniano. Il critico inoltre identifica la
dialettica che de Lauretis vede nel rapporto tra Marco e Kublai con la
continuità e evoluzione delle città stesse. Quanto l evoluzione continua
e lo sviluppo organico delle città descritte siano lontani dall interpretazione
di de Lauretis è dimostrato nel modo migliore dal suo saggio. Aggiungeremo
soltanto che oltre all evidente matrice marxista del modello dialettico di de
Lauretis il concetto di dialettica va associato innanzitutto allo strutturalismo e
ai suoi procedimenti tipici, quali combinatoria, complementarità, simmetria,
ripetizione e differenza, mentre la stessa struttura diventa una categoria
dialettica, organizzazione sistematica degli elementi opposti, un sistema di
interrelazioni formalmente definibile, rappresentato a livello figurativo-
simbolico con la scacchiera del Kan.
William Franke, nell intento di dimostrare l assenza di ogni dialettica nel
dialogo tra Marco e Kublai, lo definisce un falso dialogo e cita il seguente
passo:

Tutto perché Marco Polo potesse spiegare o immaginare di spiegare o essere


immaginato spiegare o riuscire finalmente a spiegare a se stesso che quello che lui
cercava era sempre qualcosa davanti a sé [ ], Kublai Kan l interrompeva o
immaginava d interromperlo, o Marco Polo immaginava d essere interrotto [ ],
Frasi e atti forse soltanto pensati, mentre i due, silenziosi e immobili [ ]46.

Il discorso sul falso dialogo così non coglie uno degli aspetti fondamentali
del libro: il continuo gioco di smascheramento (di decostruzione, se
preferiamo) di categorie, o di binomi come vero e falso, reale e fittizio,
l identificazione che si instaura tra detto e immaginato, descritto e visitato,
vissuto e narrato e, infine, una costante omologazione per ricordare Barilli,
di narrazione e metanarrazione. Esempi di questo tipo abbondano non solo
nei dialoghi ma anche nelle descrizioni delle città individuali:

In questo senso nulla è vero di quanto si dice d Aglaura, eppure se ne trae


un immagine solida e compatta di città, mentre minor consistenza raggiungono gli
sparsi giudizi che se ne possono trarre a viverci. Il risultato è questo: la città che
dicono ha molto di quel che ci vuole per esistere, mentre la città che esiste al suo
posto, esiste meno. (p. 73)
Molteplicità de Le città invisibili in una prospettiva lotmaniana 213

In fine, l enfasi che Franke pone sul termine superficie che di per sé
esclude ogni ricerca di conoscenza o di essenza , risulta assai riduttiva:
The prevalence in the cities of shiny metallic and other reflective materials
precludes all penetration of depth or shows depths to be empty . Così il
critico contraddice l affermazione precedente: There is nothing immediate
about cities; they are complex products 47 (n.c.). Essendo d accordo con
quest ultima osservazione aggiungiamo che la città per Calvino diventa un
veicolo espressivo e strumento epistemologico che gli permette di entrare nel
vivo delle proprie pulsioni contrastanti e tensioni conoscitive e non solo di
riflettere sulle contraddizioni del mondo scritto e del mondo non scritto
mentre al lettore l universo invisibile si dispiega come un segno, o meglio,
come una pluralità di segni che vanno continuamente decifrati. L Autore
stesso scrive nella lezione sull esattezza: Un simbolo più complesso, che mi
ha dato le maggiori possibilità di esprimere la tensione tra razionalità
geometrica e groviglio delle esistenze umane è quello della città ; e aggiunge
subito: Il mio libro in cui credo d aver detto più cose resta Le città invisibili,
perchè ho potuto concentrare su un unico simbolo tutte le mie riflessioni, le
mie esperienze, le mie congetture . Ancora nella lezione sull esattezza
Calvino si sofferma sul rapporto tra le parole e le cose, tra la superficie delle
cose e l inseguimento di qualcosa di nascosto o di solo potenziale o
ipotetico che noi operiamo continuamente. La ricerca di cui parla l Autore
va ben oltre la superficie fenomenica delle cose ne Le città invisibili e
riguarda non soltanto la parola che collega la traccia visibile alla cosa
invisibile, alla cosa desiderata o temuta ma si associa anche direttamente a
una precisa concezione di scrittura: all idea di letteratura quale strumento di
conoscenza come osserva Calvino stesso48 nella menzionata lettera a Claudio
Varese. Quest ultimo perfino sostiene: Nelle Città invisibili le due parole
essenza e fenomeno si inseguono, si fronteggiano, si acavallano tanto che il
loro rapporto può sembrare la struttura stessa del libro, quasi la ricerca o la
dominata ansia dell essenza contrapposta alla labile molteplicità dei
fenomeni 49 (corsivi dell autore).
La portata epistemologica delle città calviniane deriva dalla costruzione di
un sistema modelizzante secondario 50 per dirla con Lotman che però
non è più mimetico ma è invece strettamente legato alla poetica di Calvino,
alla scrittura come esplorazione dei mondi del tutto straniati dalle
rappresentazioni realistiche e alla letteratura quale strumento di accesso a
tali mondi. Quello che interessa a Calvino non è una semplice
rappresentazione di alterità ma è innanzitutto la creazione di prospettive
diverse, di sguardi sul mondo , che mettano in dubbio i nostri abitudinari
modi di pensare, di vedere le cose e che aprano nuovi orizzonti e potenzino i
nostri sensi (quello di vista in primo luogo) e che inoltre sottraggano
all automatismo della percezione non solo gli oggetti ma anche i concetti e le
Slavica Gruji i 214

idee. Come per klovskij più tardo che intitola significativamente una parte
della sua prefazione alla Teoria della prosa (opera pubblicata cinquanta anni
prima) Straniare, come mezzo per conoscere51 anche per Calvino lo
straniamento presuppone la conoscenza. Sotto tutti questi aspetti Le città
invisibili si avvicinano assai al mondo della poesia, al testo poetico ed è
questo il campo in cui la teoria di Lotman ottiene risultati molto significativi.
Chiariamo subito che associando il libro di Calvino al testo poetico
intendiamo attirare l attenzione su alcuni procedimenti che sono tipici della
poesia, quali ad esempio l immaginazione visiva dello scrittore e la sua
capacità di pensare e scrivere per immagini, la brevità del testo e
concentrazione del pensiero, infine l aspetto ritmico e fonologico del
linguaggio. Notiamo inoltre la ricchezza del lessico e diversità di stili
d espressione, la volontà di creare strutture simmetriche e ordinate, lo stretto
rapporto tra piano sintattico e piano semantico del discorso, alto grado di
ambiguità e le molteplici potenzialità interpretative del testo. In fatti è
inerente alla poesia la creazione di un mondo in cui ci si interroga sul senso
delle cose e dell essere e sulla propria posizione nell universo nonché
l autenticità artistica di tale universo poetico (per dirla con Lotman: La
poesia non descrive con altri mezzi quello stesso mondo descritto dalla prosa,
ma crea il proprio mondo 52). Ora accenneremo molto rapidamente ad alcuni
di questi procedimenti.
L immaginazione visiva con la quale l autore riesce a rendere visibile
l invisibile è attestata nelle descrizioni di tutte le cinquantacinque città e il
suo fascino principale sta nel rapporto che si instaura tra l immagine e il
pensiero oppure tra l immagine e la memoria o il desiderio. Di tanti esempi
riportiamo solo il seguente:

Finalmente giunge a Isidora, città dove i palazzi hanno scale a chiocciola


incrostate di chiocciole marine, dove si fabbricano a regola d arte cannocchiali e
violini, dove quando il forestiero è incerto tra due donne ne incontra sempre una
terza, dove le lotte dei galli degenerano in risse sanguinose tra gli scommettitori.
A tutte queste cose egli pensava quando desiderava una città. Isidora è dunque la
città dei suoi sogni: con una differenza. La città sognata conteneva lui giovane; a
Isidora arriva in tarda età. Nella piazza c è il muretto dei vecchi che guardano
passare la gioventù; lui è seduto in fila con loro. I desideri sono già ricordi. (p.
16).

Questo connubio di immagine e pensiero (oppure ricordo, la mente che


immagina, il sogno ecc.) non è caratteristico soltanto delle città poliane ma è
ugualmente presente nei passi narrativi dentro la cornice (per ricordare solo
l incipit) nonchè nei dialoghi tra Marco e Kublai53.
A proposito dell economia espressiva e la brevità del testo calviniano
riportiamo un osservazione opportuna di Aleksandr Veselovskij,
Molteplicità de Le città invisibili in una prospettiva lotmaniana 215

comparatista e italianista russo, citato da klovskij nell Arte come


procedimento: Il pregio dello stile consiste proprio nel fornire la maggiore
quantità possibile di concetti nella minore quantità possibile di parole 54.
Quest idea sarebbe solo un luogo comune se non fosse per il più ampio
contesto in cui viene discussa, quello cioè che riguarda la specificità del
linguaggio poetico (nonché la formulazione della tecnica di straniamento)55.
L argomento viene rivisitato da Lotman ne La struttura del testo poetico, ora
in ambito semiotico e con dei prestiti di termini dalla teoria
dell informazione: L arte è il mezzo più economico e compatto di
conservare e trasmettere l informazione. Ma l arte possiede anche altre
qualità, che sono del tutto degne di attrarre l attenzione dello specialista
cibernetico, e col tempo, forse, anche dell ingegnere costruttore. Avendo la
possibilità di concentrare un enorme informazione in una superficie molto
ristretta (confronta il volume di un racconto di echov ed un manuale di
psicologia), il testo artistico ha anche un altra specialità: esso trasmette ai
diversi lettori una differente informazione, a ciascuno nella misura della sua
comprensione 56. Lasciando da parte la riduzione, in questa fase di ricerca,
dell idea (e del significato) all informazione57, negli scritti teorici di Lotman
l economia espressiva è anche legata alla complessità58 del testo poetico (e
artistico) la quale è direttamente proporzionale alla complessità
dell informazione che esso trasmette 59.
Questo ci riporta alla questione della struttura(zione) del libro calviniano. È
nota la crescente importanza che gli aspetti compositivi del testo stavano
assumendo nella narrativa di Calvino durante e dopo gli anni Sessanta
raggiungendo il culmine proprio con Le città invisibili. Chiaramente non si
tratta più solo di ferree regole imposte per fare spazio a un libero gioco
combinatorio come ne Il castello dei destini incrociati; qui ci si chiede se la
struttura stessa sia un portatore di significato. Siccome, nell intento di dare
una risposta affermativa, abbiamo già esaminato brevemente alcuni
procedimenti ne Le città invisibili (come povtor, sopostavlenie ecc.) resta
qualche commento finale. La complessità della struttura del libro
proviene innanzitutto dalla sua duplicità: l organizzazione del testo
secondo l asse paradigmatico, con rapporti di giustapposizione e ripetizione,
e lungo l asse sintagmatico60 con vari tipi di combinazioni testuali, permette
una doppia lettura, una sequenziale o lineare e l altra selettiva, combinatoria,
pluridirezionale come un viaggio alla seconda potenza , navigazione
testuale per gli spazi invisibili del viaggiatore Marco Polo. Questa lettura
ipertestuale è ulteriormente favorita dal sovvertimento o dallo stranimento
di categorie del tempo e dello spazio che vanno contro l ordine cronologico-
causale della narrazione lineare costituendo in quel modo una forma
spaziale di scrittura61, per ricordare il termine che Joseph Frank usa in
riferimento alla poesia e alla prosa moderna intenzionalmente frammentata
Slavica Gruji i 216

(ne Le città invisibili si nota subito la frammentazione del periodo e l uso


prevalente di paratassi).
La lettura antisequenziale, inoltre, è in pieno accordo con l aspetto grafico
del testo l alternarsi dei titoli (nell indice ) di varie serie delle città spesso
rappresentate dalla critica in forma di parallelogramma che purtroppo,
nell edizione mondadoriana viene trascurato62. Il lettore così può seguire vari
itinerari per le città invisibili, può tracciare il proprio percorso e leggere
diverse (o tutte le) serie nell ordine desiderato oppure si può concentrare solo
sulle singole (specifiche) sezioni. Calvino stesso, come abbiamo visto,
dichiara che i capitoli vanno letti a uno ma aggiunge subito e poi ognuno
nelle varie serie che il libro suggerisce (corsivo nostro). Questo ordine
suggerito dallo scrittore non è affatto casuale esso sottolinea ancora una
volta l importanza che la struttura del libro e la totalità del testo assumono
nel processo della produzione del senso e della costruzione (a volte una
vera proliferazione) di significati.
La rappresentazione di geometrie grafiche del libro trova corrispondenza
nelle geometrie delle figure di pensiero e di parola, innanzitutto nel chiasmo.
Leggiamo ad esempio nel quarto corsivo che Lo straniero aveva imparato a
parlare la lingua dell imperatore, o l imperatore a capire la lingua dello
straniero (p. 46), nell ultimo capitolo troviamo e non può essere che
Urbino un palazzo che anziché sorgere entro le mura d una città contiene una
città tra le sue mura (p. 144), nella città di Anastasia la tua fatica che dà
forma al desiderio prende dal desidero la sua forma (p. 20)63.
Un altra figura che riflette bene le geometrie della forma è la distributio
cioè la ripartizione esatta di elementi costituenti64. Nell esempio che segue si
nota la struttura binaria del periodo e la tripartizione delle frasi coordinate
(l uso delle terne è molto frequente nelle Città invisibili):

Gli altri ambasciatori mi avvertono di carestie,/ di concussioni,/ di congiure,//


oppure mi segnalano miniere di turchesi nuovamente scoperte,/ prezzi vantaggiosi
nelle pelli di martora,/ proposte di forniture di lame damascate. (p. 33)

Molto belli sono i passi dove le simmetrie della distribuzione viene


accompagnata dalla leggerezza dell immagine e dell espressione:

[...] e nei suoi sogni ora appaiono città leggere come acquiloni,/ città traforate
come pizzi,/ città trasparenti come zanzariere,// città nervatura di foglia,/ città
linea della mano,/ città filigrana da vedere attraverso il loro opaco e fittizio
spessore. (p. 79-80)

L attenzione al lessico merita un discorso a parte. Qui menzioneremo solo


la ricchezza e la varietà dei registri e la cura del dettaglio. Nella città di
Molteplicità de Le città invisibili in una prospettiva lotmaniana 217

Fillide ponti diversi uno dall altro attraversano i canali: ponti a schiena
d asino, coperti, su pilastri, su barche, sospesi, con i parapetti traforati (p.
97), le finestre sono a bifora, moresche, lanceolate, a sesto acuto, sormontate
da lunette o da rosoni , i pavimenti a ciottoli, a lastroni, d imbrecciata, a
piastrelle bianche e blu (p. 97). Oppure si ricordi la città di Eufemia: La
barca che vi approda con un carico di zenzero e bambagia tornerà a salpare
con la stiva colma di pistacchi e semi di papavero, e la carovana che ha
appena scaricato sacchi di noce moscata e di zibibbo già affastella i suoi basti
per il ritorno con rotoli di mussola dorata (p. 43).
Le ripetizioni fonologiche giocano un ruolo importante e ci riportano alla
questione del rapporto tra suono e significato. Ne La struttura del testo
poetico Lotman sottolinea che
nessun suono del testo poetico, isolatamente preso, ha un significato autonomo.
[ ] Dal momento in cui le ripetizioni sonore diventano oggetto dell attenzione
del poeta, insorge lo sforzo per attribuire ad esse un certo significato oggettivo. È
evidente, che tutte le riflessioni sui significati che avrebbero i fonemi, considerati
al di fuori delle parole, non portano alcun senso generale e si basano su
associazioni soggettive. (corsivo nostro)

La teoria di Lotman è in accordo con la prassi di Calvino; nei corsivi del già
citato quinto capitolo che si distingue per la leggerezza delle sue immagini
troviamo ad esempio la ripetizione del suono o , di solito considerato come
rappresentativo di tonalità basse e gutturali (insieme alla vocale ù ); Calvino
però toglie peso a questi due suoni i quali nel loro nuovo contesto
diventano sinonimi di leggerezza dell immagine e dell espressione: vedevo
di lontano elevarsi le guglie d una città dai pinnacoli sottili, fatti in modo che
la Luna nel suo viaggio possa posarsi ora sull uno ora sull altro, o dondolare
appesa ai cavi delle gru (p. 80). La ripetizione insistente di queste due vocali
riappare ad esempio in Procopia, la città continua , però con un significato
del tutto diverso; la leggerezza ora si trasforma in pesantezza e il ritmo
diventa lento: è stato solo l anno dopo che, a un movimento tra le foglie, ho
potuto distinguere una faccia tonda e piatta che rosicchiava una pannocchia ,
tutto il ponte pieno di tipi dalla faccia tonda, accoccolati perchè non avevano
più posto per muoversi; sgranocchiavano le pannocchie, poi rodevano i
torsoli (p. 152). Qui Calvino gioca con le qualità iconiche delle parole, la
forma dell espressione riflette il suo contenuto e la o diventa il segno
iconico per le facce tonde . Questi esempi (e se ne potrebbero fare molti
altri) confermano che anche in Calvino il significato dei suoni cambia a
seconda del contesto in cui vengono a trovarsi.
Un altro procedimento molto rilevante è l enumerazione caotica, per usare
il termine coniato da Leo Spitzer in riferimento alla poesia moderna; anche in
Calvino questa figura si rivela estremamente adatta a esprimere il flusso
Slavica Gruji i 218

continuo65 e il disordine del mondo attraverso una costruzione, quella


dell elenco, che era tradizionalmente considerata espressione dell ordine del
mondo. Qui ricordiamo solo una città, Bersabea: un pianeta sventolante di
scorze di patata, ombrelli sfondati, calze smesse, sfavillante di cocci di vetro,
bottoni perduti, carte di cioccolatini, lastricato di biglietti del tram, ritagli
d unghie e di calli, gusci d uovo 66 (p. 118).
Infine il ruolo del ritmo. Si nota subito l uso particolare di frasi ritmiche e
l infrazione del ritmo prosastico per sottrarlo all automatizzazione . Ne
L arte come procedimento klovskij distingue giustamente il ritmo prosastico
da quello artistico e poetico e scrive su quest ultimo (e il suo discorso si
applica bene alle città calviniane): si tratta non di un ritmo complesso, ma
della infrazione del ritmo, e di un infrazione tale da non poter essere
prevista 67. Tornando al nostro libro, nelle città continue, ad esempio,
Calvino introduce alcune frasi ritmiche, molto brevi: Così prosegui,
passando da una periferia all altra, e viene l ora di partire da Pentesilea.
Chiedi la strada per uscire dalla città; ripercorri la sfilza dei sobborghi
sparpagliati come un pigmento lattiginoso; viene notte; s illuminano le
finestre ora più rade ora più dense (p. 163). Queste frasi ritmiche infrangono
l andamento lento delle città continue che riflettono l affollamento e la
monotonia delle metropoli moderne68 dimostrando che neppure in queste città
il ritmo è riducibile alla mimesi. Invece di una mimesi del quotidiano si tratta
del suo superamento attraverso il linguaggio. Nel Mondo scritto e mondo
non scritto Calvino scrive: La vera sfida per uno scrittore è parlare
dell intricato groviglio della nostra situazione usando un linguaggio che
sembri tanto trasparente da creare un senso d allucinazione, come è riuscito a
fare Kafka .
Nel paragrafo seguente l Autore aggiunge:

Forse la prima operazione per rinnovare un rapporto tra linguaggio e mondo è la


più semplice: fissare l attenzione su un oggetto qualsiasi, il più banale e familiare
e descriverlo minuziosamente come se fosse la cosa più nuova e più interessante
dell universo69.

E klovskij osserva:
Se noi, in arte, paragoniamo due gatti, o due fiori, la forma artistica si attua non
sul momento di questo accoppiamento, in sè: si tratta di detonatori di grosse
esplosioni, di accessi alla conoscenza70.

Per klovskij maturo la forma evidentemente non è più fine a se stessa,


nè si può staccare dal contenuto. Altrimenti diventa solo una formula
provocatoria ma in realtà una formula capitolarda; è una frattura della sfera
dell arte, la distruzione della totalità percettiva dell uomo 71. Tornando a
Molteplicità de Le città invisibili in una prospettiva lotmaniana 219

Calvino, la questione della forma ne Le città invisibili, come abbiamo visto,


va ben oltre la costruzione e la compiutezza formale dell opera e si associa
ai vari aspetti, argomenti, significati del libro dimostrando di non essere solo
un termine isolato del binomio forma-contenuto. Quanto alla stessa parola
forma essa ricorre spesso sia nei testi in corsivo sia nei racconti-
descrizioni, principalmente per significare espressione, ordine,
organizzazione ma implica anche la ricerca del senso come ad esempio nel
passo seguente dove le immagini delle rovine delle città si presentano come
segni che cercano un senso: Così viaggiando nel territorio di Ersilia incontri
le rovine delle città abbondonate, senza le mura che non durano, senza le ossa
dei morti che il vento fa rotolare: ragnatele di rapporti intricati che cercano
una forma (p. 82).
Oltre all importanza che la forma (nelle sue varie accezioni) assume nei due
scrittori (si intende, in ciascuno a suo modo ), oltre alla poetica della
distanza , alla tecnica di straniamento e all interazione di straniamento e di
immagine o di visione ( ritengo che quasi ovunque ci sia un immagine, ci sia
straniamento 72 sostiene klovskij e Calvino ammette: l unica cosa di cui
ero sicuro era che all origine d ogni mio racconto c era un immagine
visuale 73), oltre all interesse comune per la riscrittura, e qui accenniamo solo
alla riscrittura klovskiana del Milione74 quello che accomuna Calvino e
klovskij è il fatto che ambedue sono due pensatori instancabili che riflettono
continuamente sulla letteratura. Il loro pensiero, proprio come quello di
Lotman, non è rimasto cristalizzato nel tempo, le loro idee si sviluppano in
rapporto al contesto storico e ai loro interessi75. Le ricerche di tutti e tre i
pensatori vertono sul linguaggio e la sua funzione, su quello che la parola può
esprimere e tutti e tre affrontano la letteratura con un approccio e una
preparazione interdisciplinare. Sia per Calvino che per Lotman e Bachtin il
testo è inseparabile dal suo contesto e si articola come intreccio (molteplicità)
di voci in Bachtin, come dialogo con altri testi ne Le città invisibili,
attraverso una duplice strategia intertestuale e intratestuale. Inoltre, le idee,
gli aforismi, i segni del libro di Calvino si rapportano sempre a qualche
aspetto della realtà anche quando sembrano più lontani dalla realtà in senso
immediato. Per citare Pasolini: come ogni racconto de Le mille e una notte è
il racconto di una anomalia del destino, così ogni descrizione di Calvino è la
descrizione di una anomalia del rapporto tra mondo delle Idee e Realtà (che è
poi il Destino nella civiltà occidentale). L invenzione poetica consiste
nell individuazione di tale momento anomalo 76 (corsivi dell autore).
Al contesto e al intertesto appartengono inoltre la tradizione e la
molteplicità di stili delle città. Come giustamente scrive Celati:
Stilisticamente i capitoli di Marco Polo appartengono alla tradizione del
frammento didascalico, degli erbari, dei bestiari, dei libri di meraviglie e di
viaggi medievali alla Mandeville: scintillanti miniature costruite per
Slavica Gruji i 220

accumulazione di dettagli 77. Anche la formulazione del periodo riflette la


molteplicità di stili; il viaggiatore così, ad esempio, ricorda che Gerusalem
sovra duo colli è posta, d impari altezza (p. 144) richiamando una lontana
tradizione letteraria. La molteplicità stilistica come molteplicità di idee e di
modi interpretativi che il libro esamina non è semplicemente die
Ansammlung von Verfahren78, un accumulazione dei devices; qui il punto
principale è il dialogo che si instaura tra loro. Per dirla con Bachtin: When
there is a deliberate (conscious) multiplicity of styles, there are always
dialogic relations among the styles 79.
In relazioni dialogiche entrano inoltre, ricordando Barilli, molte importanti
teorie del narrare, e quelle francesi ne costituiscono solo una parte. Leggere
Calvino alla luce di collusione con la narratologia in chiave struttural-
semiotica della nouvelle critique francese , come giustamente osserva il
critico, sarebbe limitare a senso unico, all influsso di una singola scuola,
quella che ci sembra essere una situazione più ampia, e una conseguente
teoria generale di riscrittura del passato: situazione che lungi dall essere
derivata dalle recenti ricerche specificamente francesi, potrebbe anzi servire a
riproporre queste ultime in termini più vasti e comprensivi, in un rapporto da
contenente a contenuto, e non viceversa .
L idea che le opposizioni e le differenze sono alla base del significato e
della percezione è una delle premesse principali su cui Lotman costruisce la
sua teoria. E i romanzi di Calvino, Le città invisibili innanzitutto, dimostrano
in modo migliore che Vedere vuol dire percepire delle differenze 80. Anche
le differenze tra l inferno e non inferno, tra le città continue e quella fatta di
frammenti mescolati col resto, d istanti separati da intervalli, di segnali che
uno manda e non sa chi li raccoglie. Se ti dico che la città cui tende il mio
viaggio è discontinua nello spazio e nel tempo, tu non devi credere che si
possa smettere di cercarla (p. 169) (n.c.).

SLAVICA GRUJI I
University of Toronto,
Toronto, Ontario

__________
NOTE
1
Nella vita degli imperatori c è un momento, che segue all orgoglio per l ampiezza
sterminata dei territori che abbiamo conquistato, alla malinconia e al sollievo di
sapere che presto rinunceremo a conoscerli e a comprenderli; un senso come di nuoto
che ci prende una sera con l odore degli elefanti dopo la pioggia e della cenere di
sandalo che si raffredda nei bracieri; una vertigine che fa tremare i fiumi e le
montagne istoriati sulla fulva groppa dei planisferi, arrotola uno sull altro i dispacci
Molteplicità de Le città invisibili in una prospettiva lotmaniana 221

che ci annunciano il franare degli ultimi eserciti nemici di sconfitta in sconfitta [ ]; è


il momento disperato in cui si scopre che quest impero che ci era sembrato la somma
di tutte le meraviglie è uno sfacelo senza fine nè forma, che la sua corruzione è troppo
incancrenita perché il nostro scettro possa mettervi riparo, che il trionfo sui sovrani
avversari ci ha fatto eredi della loro lunga rovina . Italo Calvino, Le città invisibili
(Torino: Einaudi, 1972), p. 13.
2
Si nota subito che la suddivisione delle città in gruppi ben distinti non è rigida; così,
ad esempio, Zenobia, città sottile, potrebbe anche appartenere alla categoria città e il
desiderio oppure Eufemia, città degli scambi, a quella de le città e la memoria .
3
Viktor klovskij, Teoria della prosa, Torino: Einaudi, 1976, p. 12.
4
Italo Calvino, Lezioni americane, Milano: Mondadori, 2002, p. 123.
5
Stefan Speck nel suo studio dedicato all attualità del metodo formalista riassume
efficacemente queste caratteristiche del primo formalismo con le parole seguenti:
Bevorzugung des Weges gegenüber dem Ziel, des Prozesses gegenüber dem
Ergebnis, der Dynamik gegenüber der Statik . Von klovskij zu de Man: Zur
Aktualität formalistischer Literaturtheorie, München: Wilhelm Fink Verlag, 1997, p.
102.
6
Michail Bachtin, Speech Genres and Other Late Essays, Austin: University of Texas
Press, 1986, p. 121.
7
Ibidem, p. 121.
8
Jurij M. Lotman, The point of View in a Text , in New Literary History: Journal of
Theory and Interpretation, 6.2 (1975), p. 339.
9
Jurij M. Lotman, La struttura del testo poetico, Milano: Mursia, 1976, pp. 71-72.
10
Italo Calvino, Lezioni americane, cit., pp. 82-83.
11
Pier Vincenzo Mengaldo, La tradizione del Novecento: da D Annunzio a Montale,
Milano: Feltrinelli, 1974, p. 416.
12
Jurij M. Lotman, La struttura del testo poetico, cit., p. 18.
13
Il dualismo di forma-contenuto deve essere sostituito dal concetto di idea che si
realizza nella struttura adeguata e non esiste al di fuori di questa struttura Jurij M.
Lotman, ivi, p. 18.
14
L opera si intitola Lektsii po struktural noi poetike. Vvedenie, teoriia stikha.
15
Jurij M. Lotman, Lektsii po struktural noi poetike. Vvedenie, teoriia stikha,
Providence, Rhode Island: Brown University Press, 1968, pp. 63-64.
16
Italo Calvino, Lezioni americane, cit., p. 56.
17
Claudio Varese, Sfide del Novecento: letteratura come scelta, Firenze: Le lettere,
1992, p. 381.
18
Italo Calvino, Lezioni americane, cit, p. 80.
19
Summation in time citata da de Lauretis è un espressione usata da Lotman in
riferimento al testo iconico i cui elementi non si congiungono nello spazio ma si
trasformano uno nell altro associandosi alla categoria del tempo. Verbal narration is
constructed, first and foremost, by the addition of new words, phrases, paragraphs,
chapters. Such narration is always an increase in the size of the text. For the internally
nondiscrete text-message of the iconic type, however, narration is a transformation, an
internal transposition of elements . Cfr. J. M. Lotman, The Discrete Text and the
Iconic Text: Remarks on the Structure of Narrative , New Literary History: Journal of
Theory and Interpretation, 6.2 (1975), pp. 222-38.
20
Teresa de Lauretis, Semiotic Models: Invisible Cities , Yale Italian Studies, II, 1
Slavica Gruji i 222

(1978), p. 21.
21
Jurij M. Lotman, Lektsii po struktural noi poetike. Vvedenie, teoriia stikha, cit., pp.
77-78.
22
La ripetizione dei paragrafi assume molteplici funzioni. Essa può anche sottolineare
qualche aspetto importante del libro, come il già menzionato rapporto tra parole e altri
tipi di comunicazione non verbali; cfr. ad esempio p. 29, p. 45, pp. 128-29, pp. 139-
40.
23
Renato Barilli, Tra presenza e assenza: due modelli culturali in conflitto, Milano:
Bompiani, 1974, p. 258.
24
Cfr. Vladimir Ja. Propp, Morfologia della fiaba, Torino: Einaudi, 1969, pp. 85-89.
Per funzioni Propp intende le azioni dei personaggi significative per l andamento
della vicenda e lo sviluppo dell intreccio. Secondo Propp il problema della
distribuzione delle funzioni può essere risolto sul piano della ripartizione tra i
personaggi delle sfere di azione (corsivi dell autore). Così mentre un personaggio
viene associato soltanto a una sfera di azione (per es. è solo un aiutante) un altro
abbraccia più sfere d azione per esempio è ad un tempo donatore e aiutante (p.
86).
25
Jurij M. Lotman, The Text Within the Text , PMLA, 109.3 (1993), p. 378.
26
Jurij M. Lotman, La struttura del testo poetico, cit., p. 276.
27
Ivi, p. 276.
28
Ivi, p. 278.
29
Michail Bachtin, Speech Genres and Other Late Essays, Austin: University of
Texas Press, 1986, p. 120.
30
Italo Calvino, Saggi 1945-1985, Milano: Mondadori, Vol. 1, p. 217.
31
Italo Calvino, Lezioni americane, cit, p. 82.
32
Italo Calvino, Mondo scritto e mondo non scritto, Milano: Mondadori, 2002, p. 117.
33
Al contemplarne questi paesaggi essenziali, Kublai rifletteva sull ordine invisibile
che regge le città, sulle regole cui risponde il loro sorgere e prender forma e
prosperare e adattarsi alle stagioni e intristire e cadere in rovina. Alle volte gli
sembrava di scoprire un sistema coerente e armonioso che sottostava alle infinite
difformità e disarmonie, ma nessun modello reggeva il confronto con quello del gioco
degli scacchi. Forse, anziché scervellarsi a evocare col magro ausilio dei pezzi
d avorio visioni comunque destinate all oblio, bastava giocare una partita secondo le
regole, e contemplare ogni successivo stato della scacchiera come una delle
innumerevoli forme che il sistema delle forme mette insieme e distrugge (p. 128).
Però questo modello riduttivo, come abbiamo visto, porta all operazione estrema: la
conquista definitiva, di cui i multiformi tesori dell impero non erano che involucri
illusori, si riduceva a un tassello di legno piallato: il nulla (p. 129).
34
Renato Barilli, Tra presenza e assenza: due modelli culturali in conflitto, cit, p.
260.
35
Ivi, pp. 259-60.
36
Teresa de Lauretis, Semiotic Models: Invisible Cities , cit., p. 21.
37
William Franke, The Deconstructive Anti-logic of Le città invisibili , Italian
Quarterly, 30 (1989), p. 31.
38
Ivi, p. 31.
39
Teresa de Lauretis, Semiotic Models: Invisible Cities , cit., p. 28.
40
William Franke, The Deconstructive Anti-logic of Le città invisibili , cit., p. 38.
Molteplicità de Le città invisibili in una prospettiva lotmaniana 223
41
Teresa de Lauretis, Semiotic Models: Invisible Cities , cit., p. 32.
42
William Franke, The Deconstructive Anti-logic of Le città invisibili , cit, p. 38.
43
Teresa de Lauretis, Semiotic Models: Invisible Cities , cit., p. 32.
44
Ivi, p. 32.
45
Ivi, p. 24.
46
William Franke, The Deconstructive Anti-logic of Le città invisibili , cit. p. 38.
47
Ivi, p. 34.
48
Claudio Varese, Sfide del Novecento: letteratura come scelta, cit., p. 380.
49
Ivi, p. 378.
50
Il termine sistema modelizzante secondario viene tradotto nell edizione italiana
de La struttura del testo poetico come sistema di simulazione secondario . Lotman
lo definisce nel modo seguente: L espressione secondario in rapporto alla lingua va
intesa non solo nel senso di: che si serve di una lingua naturale come di materiale .
Se il termine avesse solo un tale contenuto, l inclusione in esso di arti non verbali
(pittura, musica e altre) sarebbe illegittima. [ ] I sistemi di simulazione secondari
(come anche tutti i sistemi semiotici) vengono costruiti secondo il tipo di lingua. Ciò
non signica che essi riproducano tutti gli aspetti delle lingue naturali. Così, per
esempio, la musica si distingue radicalmente dalle lingue naturali per l assenza di
legami semantici obbligatori, tuttavia oggi è evidente la già completa regolarità della
descrizione di un testo musicale come struttura sintagmatica (opere di Langlebin e di
G. B. Gasparov).[ ] In quanto la coscienza dell uomo è coscienza linguistica, tutti
gli aspetti dei modelli sovracostruiti sulla coscienza, fra cui l arte, possono essere
definiti come sistemi secondari di simulazione . Jurij M. Lotman, La struttura del
testo poetico, cit., pp. 15-16.
51
Viktor klovskij, Teoria della prosa, cit., pp. x-xiv.
52
Jurij M. Lotman, La struttura del testo poetico, cit., p. 143.
53
Solo un esempio: Neanche io sono sicuro d essere qui, a passeggiare tra le fontane
di porfido, ascoltanto l eco degli zampilli, e non a cavalcare incrostato di sudore e di
sangue alla testa del mio esercito, conquistando i paesi che tu dovrai descrivere, o a
mozzare le dita degli assalitori che scalano le mura d una fortezza assediata (p. 109).
54
Viktor klovskij, Teoria della prosa, cit., p. 9.
55
Ivi, pp. 9-13.
56
Jurij M. Lotman, La struttura del testo poetico, cit., p. 31.
57
La distizione tra informazione e significato o contenuto verrà fatta nelle
successive opere di Lotman.
58
La struttura stessa diventa il portatore del significato e la complessità della
struttura non è caratteristica solo della poesia e: [ ] la data informazione (il
contenuto) non può nè esistere, nè essere trasmessa fuori della struttura data.
Ripetendo una poesia nel linguaggio comune, distruggiamo la struttura e, di
conseguenza, non portiamo più al ricevente quel volume di informazione che è
contenuto in essa. [ ] Se il contenuto ideologico di Guerra e Pace o dell Eugenio
Onegin potesse essere esposto in due paginette, ne deriverebbe una conclusione
naturale: perché leggere lunghe opere? Bastano brevi manualetti . Jurij Lotman, La
struttura del testo poetico, cit., p. 17.
59
Cfr. Jurij Lotman, Analysis of the Poetic Text, trans. ed. D. Barton Johnson, Ardis:
Ann Arbor, 1976, pp. 34-36 nonché La struttura del testo poetico, cit., pp. 16-17.
60
Lotman associa l asse paradigmatico all allegoria e al simbolo e l asse sintagmatico
Slavica Gruji i 224

alla metafora: La metafora si forma come avvicinamento di due unità semantiche


indipendenti, l allegoria e il simbolo come approfondimento del significato di una
unità. La differenza fra di loro è la differenza degli assi sintagmatico e paradigmatico
dell organizzazione del testo letterario . Jurij Lotman, La struttura del testo poetico,
cit., p. 250.
61
Nel suo libro Writing Space: Computers, Hypertext and the Remediation of Print
Jay David Bolter cita la ben nota osservazione di Franke sulla forma spaziale nella
poesia di Eliot e Pound i quali hanno sovvertito the inherent consecutiveness of
language, frustrating the reader s normal expectation of sequence and forcing him to
perceive the elements of the poem as juxtaposed in space rather than unrolling in
time . Queste premesse gli servono come punto di partenza per l analisi dell ipertesto.
(Mahwah, N. J.-London: Lawrence Erlbaum Associates, 2001, p. 174).
62
In questa edizione l indice non appare. Cfr. Italo Calvino, Romanzi e racconti, Vol.
2, Milano: Mondadori, 1990.
63
A volte il chiasmo si trova in combinazione con altre figure come ad esempio
nell incipit di Aglaura; qui il chiasmo è unito all antitesi: Poco saprei dirti d Aglaura
fuori delle cose che gli abitanti stessi della città ripetono da sempre: una serie di virtù
proverbiali, d altrettanto proverbiali difetti (p. 73).
64
Cfr. Heinrich Lausberg, Handbook of Literary Rhetoric: A Foundation for Literary
Study. Leiden-Boston-Köln: Brill 1998, pp. 302-03.
65
Eco coglie bene questo flusso continuo del mondo, costante solo nei propri
cambiamenti. Egli ricorda nel suo saggio sulla combinatoria dei possibili la
descrizione di Fedora per concludere: Dunque il tempo passa mentre si concepisce e
la cancellazione del passato è la proposta di un diverso futuro. Dramma delle utopie,
mentre si prescrivono i mezzi per cambiare il mondo quale è, il mondo è già cambiato
e la regola di mutamento va sottomessa a severa revisione . Umberto Eco, Sugli
sepcchi e altri saggi, Milano: Bompiani, 1985, p. 209.
66
Cfr. p. es., pp. 81, 117, 119, 165.
67
Viktor klovskij, Teoria della prosa, cit., p. 25.
68
A volte dietro il ritmo lento delle metropoli si celano veri e propri versi come ad
esempio nel finale della sesta sezione:
Non le labili nebbie della memoria
nè l asciutta trasparenza
ma il bruciaticcio
delle vite bruciate
che forma una crosta sulle città,
la spugna gonfia di materia vitale
che non scorre più,
l ingorgo di passato presente futuro
che blocca le esistenze calcificate
nell illusione del movimento:
questo trovavi al termine del viaggio (p. 106).
69
Italo Calvino, Saggi 1954-1985, cit., pp. 1872-873.
70
Viktor klovskij, Teoria della prosa, cit., p. ix.
71
Rifiutando l emozione o l ideologia, in arte, noi rifiutiamo tra l altro anche la
conoscenza della forma, il fine di questa conoscenza, e l esperienza della conscenza
stessa . Viktor klovskij, Teoria della prosa, cit., pp. ix-x.
Molteplicità de Le città invisibili in una prospettiva lotmaniana 225
72
Ivi., p.18.
73
Lo scrittore ricorda le immagini straniate della sua trilogia: Per esempio, una di
queste immagini è stata un uomo tagliato in due metà che continuano a vivere
indipendentemente; un altro esempio poteva essere il ragazzo che s arrampica su un
albero e poi passa da un albero all altro senza più scendere in terra; un altra ancora
una armatura vuota che si muove e parla come ci fosse dentro qualcuno . Italo
Calvino, Lezioni americane, cit., p. 99.
74
Nel 1931 esce la riscrittura klovskijana del Milione col titolo Marko Polo
razved ik e il libro viene tradotto e pubblicato in edizione francese nel 1938 mentre
l edizione italiana appare nel 1972 quando vengono pubblicate anche Le città
invisibili.
75
Mentre klovskij esordisce come proponente della pura forma, di letteratura che
rifiuta ideologie, il contesto storico-sociale e ogni tipo di engagement Calvino inizia
la sua carriera come scittore impegnato per approdare verso la fine degli anni
Sessanta e negli anni Settanta al romanzo combinatorio, al gioco letterario e alle
geometrie della forma. Alcune riconsiderazioni klovskijane delle sue opere giovanili
sono riassunte nella già citata prefazione: L opera letteraria è una pura forma, non è
un oggetto, nè un materiale, ma un rapporto di materiali. E come ogni rapporto,
anche questo è un rapporto di dimensione zero. Perciò è indifferente la scala di
un opera, il valore aritmetico del suo numeratore e del suo denominatore: è
importante il loro rapporto. Opere umoristiche o tragiche, universali o da camera ,
contrapposizioni tra un mondo ed un altro, o tra un gatto e una pietra sono uguali
tra di loro. Era scritto con ardore, ma era molto inesatto . Viktor klovskij, Teoria
della prosa, cit., p. ix.
76
Pier Paolo Pasolini, Descrizioni di descrizioni, Torino: Einaudi, 1979, p. 38.
77
Gianni Celati, Il racconto di superficie , Verri, 1 (1973), p. 96.
78
Stefan Speck, Von klovskij zu de Man: Zur Aktualität formalistischer
Literaturtheorie, München: Wilhelm Fink Verlag, 1997, p. 100.
79
Michail Bachtin, Speech Genres and Other Late Essays, cit., p. 112.
80
Italo Calvino, La vecchia signora in chimono viola , in Saggi 1945-1985, Milano:
Mondadori, 1995, Vol. 1, p. 566.

OPERE CITATE

Barilli, Renato. Tra presenza e assenza: due modelli culturali in conflitto, Milano:
Bompiani,1974.
Bakhtin, Mikhail Mikhailovich. Speech Genres and Other Late Essays, Austin:
University of Texas Press, 1986.
Bolter, Jay David. Writing Space: Computers, Hypertext, and the Remediation of
Print, Mahwah, N. J.: Lawrence Erlbaum Associates, Publishers, 2001.
Calvino, Italo. Le città invisibili, Torino: Einaudi, 1972.
_____. Romanzi e racconti, Milano: Mondadori, 1991, Voll. 2.
_____. Saggi 1945-1985, Milano: Mondadori, 1995.
_____. Mondo scritto e mondo non scritto, Milano: Mondadori, 2002.
_____. Lezioni americane: Sei proposte per il prossimo millennio, Milano:
Mondadori, 2003.
Slavica Gruji i 226

Celati, Gianni. Il racconto di superficie , Verri, 1 (1973), pp. 93-114.


De Lauretis, Teresa. Semiotic Models: Invisible Cities, Yale Italian Studies, II, 1
(1978), pp. 13-37.
Eco, Umberto. Sugli specchi e altri saggi, Milano: Bompiani, 1985.
Franke, William. The Deconstructive Anti-logic of Le città invisibili , Italian
Quarterly, 30 (1989), pp. 31-41.
Lausberg, Heinrich. Handbook of Literary Rhetoric: A Foundation for Literary Study,
Leiden-Boston-Köln: Brill, 1998.
Lotman, Jurij. Lektsii po struktural noi poetike. Vvedenie, teoriia stikha, Providence,
Rhode Island: Brown University Press, 1968.
_____. Analysis of the Poetic Text, Ardis: Ann Arbor, 1976.
_____. La struttura del testo poetico, Milano: Mursia, 1972.
_____. The Discrete Text and the Iconic Text: Remarks on the Structure of
Narrative , New Literary History: Journal of Theory and Interpretation, 6.2 (1975),
pp. 333-38.
_____. Point of View in a Text , New Literary History: Journal of Theory and
Interpretation, 6.2 (1975), pp. 339-52.
_____. The Text Within the Text , PMLA 109.3 (1993), pp. 377-84.
Mengaldo, Pier Vincenzo. La tradizione del Novecento. Da D Annunzio a Montale,
Milano: Feltrinelli, 1975.
Pasolini, Pier Paolo. Descrizioni di descrizioni, Torino: Einaudi, 1979.
Propp, Vladimir. Morfologia della fiaba, Torino: Einaudi, 1969.
Speck, Stefan. Von klovskij zu de Man: Zur Aktualität formalistischer
Literaturtheorie, München: Wilhelm Fink Verlag, 1997.
klovskij, Viktor. Teoria della prosa, Torino: Einaudi, 1976.
Varese, Claudio. Sfide del Novecento: letteratura come scelta. Firenze: Le lettere,
1992.