Sei sulla pagina 1di 2

dISPOSITIVO DELL'ART.

426 cODICE DI pROCEDURA cIVILE


Il giudice, quando rileva che una causa promossa nelle forme ordinarie riguarda uno dei rapporti previsti dall'articolo
409, fissa con ordinanza l'udienza di cui all'articolo 420 e il termine perentorio entro il quale le parti dovranno
provvedere all'eventuale integrazione degli atti introduttivi mediante deposito di memorie e documenti in cancelleria .
Nell'udienza come sopra fissata provvede a norma degli articoli che precedono.
E' possibile che durante lo svolgimento del processo, il giudice, da solo o su sollecitazione di parte, rilevi che
la causa si sta svolgendo con un rito diverso dal quello necessario. Non si tratta di un difetto di competenza
ma di semplice diversit di rito. Pertanto, quando il giudice rileva che la causa sia stata promossa con il rito
ordinario ma attiene ad uno dei rapporti previsti dall'art. 409 del c.p.c., dispone con un'apposita ordinanza il
mutamento del rito, fissando l'udienza di discussione ex art. 420 del c.p.c. e il termine entro cui le parti
devono procedere all'integrazione dei rispettivi atti.
(2) L'ordinanza di mutamento del rito presuppone la previa instaurazione del contraddittorio e pu essere
pronunciata anche dopo l'istruttoria. Nel caso in cui il procedimento di primo grado si sia svolto con il rito
ordinario anzich con quello speciale, il giudice d'appello dispone la conversione del rito, senza rimettere la
causa al primo giudice.
(3) Si precisa che il mutamento di rito non travolge gli effetti sostanziali e processuali della domanda e lascia
immutate le preclusioni e le decadenze gi maturate. A tal proposito, l'eventuale integrazione degli atti
introduttivi mediante il deposito di memorie e documenti di cancelleria non consente alle parti di proporre
domande nuove.
Cass. n. 9694/2010
Il processo erroneamente introdotto con il rito ordinario regolato dal rito speciale non dal momento in cui ne viene
statuita la natura, bens dal momento in cui il giudizio ha inizio in applicazione del relativo rito, in quanto in
precedenza rileva il rito adottato dal giudice che, a prescindere dalla sua esattezza, costituisce per la parte il criterio di
riferimento, anche ai fini del computo dei termini previsti per le attivit processuali. Ne consegue che, ove una
controversia in materia di lavoro sia erroneamente trattata fino alla conclusione con il rito ordinario, trova
applicazione il principio dell'apparenza o dell'affidamento, per il quale la scelta fra i mezzi, i termini ed il regime di
impugnazione astrattamente esperibili va compiuta in base al tipo di procedimento effettivamente svoltosi, a
prescindere dalla congruenza delle relative forme rispetto alla materia controversa.
Cass. n. 9550/2010
Il mutamento del rito da ordinario a speciale non determina - neppure a seguito di fissazione del termine perentorio di
cui all'art. 426 c.p.c. per l'integrazione degli atti introduttivi - la rimessione in termini rispetto alle preclusioni gi
maturate alla stregua della normativa del rito ordinario, dovendosi correlare tale integrazione alle decadenze di cui agli
artt. 414 e 416 c.p.c. e non valendo la stessa a ricondurre il processo ad una fase anteriore a quella gi svoltasi.
(Principio affermato dalla S.C. in relazione ad una causa in materia di locazione in cui, dopo la trasformazione del rito
ex art. 426 c.p.c., erano stati nuovamente prodotti documenti gi prodotti tardivamente nell'anteriore corso della causa
secondo il rito ordinario).
Cass. n. 19345/2007
L'ordinanza con la quale il giudice del lavoro dispone il mutamento del rito e rimette la causa promossa con il rito
speciale al capo dell'ufficio per l'assegnazione ad una sezione ordinaria non ha contenuto decisorio e non ha portata
vincolante in ordine alla qualificazione del rapporto operato dal remittente; ne consegue la non impugnabilit
dell'ordinanza in Cassazione n con regolamento di competenza n con ricorso ordinario.
dISPOSITIVO DELL'ART. 427 cODICE DI pROCEDURA cIVILE
Il giudice, quando rileva che una causa promossa nelle forme stabilite dal presente capo riguarda un rapporto diverso
da quelli previsti dall'articolo 409 , se la causa stessa rientra nella sua competenza dispone che gli atti siano messi in
regola con le disposizioni tributarie ; altrimenti la rimette con ordinanza al giudice competente, fissando un termine
perentorio non superiore a trenta giorni per la riassunzione con il rito ordinario .
In tal caso le prove acquisite durante lo stato di rito speciale avranno l'efficacia consentita dalle norme ordinarie.
La norma in analisi disciplina l'ipotesi opposta rispetto all'articolo precedente in quanto viene in rilievo nel
caso in cui il rapporto dedotto in giudizio sia estraneo alla previsione di cui all'art. 409. Di conseguenza, il
giudice pronuncia un'ordinanza di mutamento del rito da speciale ad ordinario.
(2) Diversamente, se la causa non rientra tra quelle elencate nell'art. 409, il giudice adito deve rimettere la
causa a quello competente, assegnando alle parti un termine perentorio, non superiore a trenta giorni, per
riassumere la causa con il rito ordinario. Nell'ordinanza di mutamento del rito, il giudice deve anche indicare
quale sia l'organo territorialmente competente.
(4) Per quanto riguarda le prove acquisite durante il rito speciale, queste avranno l'efficacia consentita nel rito
ordinario, ci significa che non si potr tenere conto delle prove estranee al rito ordinario, n di quelle
ammesse d'ufficio o su istanza di parte al di fuori dei limiti di ammissibilit stabiliti dal codice civile.

L'inammissibilit delle prove dovr essere fatta valere dalla parte interessata alla loro esclusione dal processo,
in virt del principio dispositivo.