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degli accertamenti avvenuti nel secondo semestre 2017 riportanti i dati

riferiti ai ricorrenti; g) Copia della denuncia querela sporta a carico dei


ricorrenti;
- con la sentenza appellata il Tar, respinte le preliminari eccezioni, aveva
accolto il ricorso e, annullato il diniego, ordinava alla Siae di fornire i
documenti richiesti agli originari ricorrenti, entro il termine di venti
giorni;
- pur dopo aver consentito il riconosciuto accesso (come da nota datata
12 luglio 2019), in sede di appello la Siae dichiarava l’interesse ad
appellare ed ottenere la riforma della pronuncia e, nel ricostruire in fatto
e in diritto la vicenda, con il presente gravame deduceva l’erroneità della
sentenza Tar, proponendo i seguenti motivi: inammissibilità
dell’originario ricorso per asserita irritualità della domanda di accesso
agli atti, non sottoscritta direttamente dalle parti ma dall’avvocato
difensore; difetto dei presupposti per l’esercizio dell’azione e la non
applicabilità nel caso di specie, stante il carattere privatistico della
società e dei rapporti coinvolti, delle norme sul diritto di accesso;
- si costituivano in giudizio le parti appellate private, chiedendo la
declaratoria di inammissibilità ed il rigetto del gravame;
- alla camera di consiglio del 30 gennaio 2020 la causa passava in
decisione.
Considerato in diritto che:
- preliminarmente, non è fondata l’eccezione di inammissibilità
dell’appello, dedotta dalle parti appellate a fronte dell’avvenuta
consegna della documentazione oggetto del riconosciuto diritto di
accesso;
- in proposito, costituisce jus receptum il principio a mente del quale
l’acquiescenza alla sentenza, e la conseguente carenza di interesse
all’appello, non è desumibile dall’esecuzione della sentenza di primo
grado che, qualora non sia stata sospesa, è doverosa per
l’amministrazione soccombente, tranne nel caso in cui, nell’ambito
dell’esecuzione intrapresa, quest’ultima dichiari in modo espresso di
accettare la decisione o comunque tale accettazione sia
inequivocabilmente evincibile dal complessivo comportamento tenuto
(cfr. ex multis Consiglio di Stato, sez. V, 21 ottobre 2019, n. 7134);
- nel caso di specie la proposizione dell’appello e la consegna della
documentazione sono stati oggetto di espressa dichiarazione,
rispettivamente, di interesse alla riforma della sentenza di prime cure e
di mera esecuzione della sentenza stessa, cosicché permane l’interesse
alla decisione in capo alla Siae;
- nel merito, peraltro, l’appello è infondato;
- la documentazione oggetto dell’istanza di accesso in oggetto, riassunta
nella narrativa in fatto, riguarda i procedimenti disciplinari avviati nei
confronti delle odierne parti appellate;
- queste ultime, nella rispettiva qualità editori e di compositore che
hanno conferito mandato alla Società Italiana degli Autori ed Editori
affinché questa svolga l’intermediazione dei diritti sulle loro opere (ex
art. 180 L. 633/1941 e art. 1, L. 2/2008), in quanto associati, sono tenute
a rispettare le norme statutarie e le norme regolamentari interne di SIAE;
- nel caso in cui contravvengano agli obblighi imposti da tali norme, gli
stessi associati possono essere soggetti a sanzioni secondo le
disposizioni previste nel Capo III “Sanzioni e procedimento
disciplinare” del Regolamento Generale SIAE;
- ciò è quanto risulta essere avvenuto nel caso di specie, con il
procedimento avviato con la contestazione, “di aver concorso in una
attività finalizzata alla predisposizione e alla proposizione agli esecutori
di accordi destinati a fare inserire nei programmi musicali titoli di opere
a prescindere dalla relativa e fattiva esecuzione. Condotta questa, in
precipua violazione di quanto stabilito dall’art. 10 del Regolamento
Generale tenuto conto di quanto previsto dall’art. 42 dello stesso
Regolamento”;
- all’esito del relativo iter, il Comitato Disciplinare, eseguita la rituale
istruttoria, accertava l’esistenza dell’infrazione ed irrogava sanzioni
disciplinari di tipo pecuniario, mentre i successivo ricorsi proposti al
Consiglio di Gestione venivano respinti con la delibera di conferma
delle sanzioni, comunicata alle parti in data 21 gennaio 2019;
- l’istanza di accesso oggetto del presente giudizio riguardava gli atti
ulteriori rispetto a quanto già consegnato ai legali delle parti odierne
appellate, con particolare riferimento all’elenco di atti riportato nella
narrativa in fatto;
- con il primo ordine di censure la società appellante contesta la
mancanza di firma degli originari ricorrenti nell’istanza di accesso,
invocando quella giurisprudenza secondo cui (cfr. ad es. Consiglio di
Stato, sez. IV, 28 gennaio 2016, n. 317) la domanda di accesso ai
documenti deve essere avanzata dalla parte che vi ha interesse o anche
da un suo legale, ma, in tal caso, deve essere accompagnata - per
asseverare l’effettiva provenienza della richiesta da parte di soggetto
interessato - da copia di apposito mandato o incarico professionale
ovvero da sottoscrizione congiunta dell'interessato stesso;
- nel caso di specie il motivo è infondato sotto due concorrenti profili
specifici;
- per un verso, il diniego oggetto di contestazione non si basa su tale
motivo, dedotto solo in sede giudiziale, scontrandosi quindi l’originaria
eccezione di primo grado (tramutatasi in motivo di appello) con il
principio consolidato a mente del quale è inammissibile l’integrazione
postuma della motivazione del provvedimento lesivo;
- per un altro verso, in coerenza con lo stesso orientamento predetto, i
mandati professionali dei legali della parti istanti erano già nella
disponibilità di SIAE, in quanto allegati in calce ai tre ricorsi presentati
al Consiglio di Gestione (cfr. in specie docc. nn. 7, 8 e 9 del fascicolo di
primo grado) e contenevano una estensione comprendente la fase in
questione (con valenza per “ogni fase, stato e grado, anche di
impugnazione, di cautela monitoria, di esecuzione, di relative
opposizioni, reclami, nonché nelle procedure connesse e dipendenti”);
- del pari infondato è il secondo ordine di censure, concernente il
presunto carattere privatistico della Siae, dell’attività svolta in parte qua
e dei rapporti coinvolti;
- secondo la costante giurisprudenza di questo Consiglio (cfr. ad es. Ad.
Plen. n. 7 del 2012 e sez. VI, 28 luglio 2015, n. 3741), in linea generale
la Siae, in quanto destinataria delle comunicazioni di cui al d.p.c.m. 17
gennaio 2014 (Riordino della materia del diritto connesso al diritto
d'autore) è da annoverare tra i soggetti esercenti un'attività di pubblico
interesse (quella, appunto, correlata al controllo del corretto riparto tra le
imprese intermediarie di settore, dei compensi derivanti da riproduzione
privata, ad uso personale, di fonogrammi e videogrammi dovuti agli
artisti, interpreti ed esecutori, nella qualità di soggetto incaricato facente
capo al Dipartimento dell'editoria della Presidenza del consiglio dei
Ministri) che stabilmente detiene quella documentazione);
- ciò vale altresì per la materia in essere, coinvolta dai procedimenti cui
afferiscono i documenti oggetto dell’istanza di accesso degli originari
ricorrenti, in specie per gli ambiti disciplinari;
- infatti, ad esempio (cfr. Consiglio di Stato, sez. VI, 10 maggio 2013, n.
2566), l’attività che i mandatari della Società Italiana degli Autori ed
Editori (Siae) svolgono per la clientela e l'utenza Siae nonché,
soprattutto, le attività di vigilanza e controllo nel settore dello spettacolo
e nell'intrattenimento in genere non sono prive di profili di pubblico
interesse, che giustificano l’applicazione della disciplina normativa
dell’accesso anche alle procedure selettive dei mandatari;
- ciò coerentemente con i principi generali, in quanto la disciplina
dell’accesso, nella sfera d’azione dei pubblici poteri (nella lata accezione
fatta propria, come si è detto, dal legislatore in questa materia),
rappresenta la regola e non l’eccezione, stante il nesso evidente che
sussiste tra accesso agli atti (formati o comunque detenuti dalle
amministrazioni e dai soggetti equiparati) e la salvaguardia delle
esigenze di trasparenza nell’azione amministrativa;
– sussistono giusti motivi, a fronte della novità della questione, per
compensare le spese di lite.
P.Q.M.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta),
definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo
respinge.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 30 gennaio
2020 con l'intervento dei magistrati:
Sergio Santoro, Presidente
Vincenzo Lopilato, Consigliere
Alessandro Maggio, Consigliere
Dario Simeoli, Consigliere
Davide Ponte, Consigliere, Estensore
L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
Davide Ponte Sergio Santoro

IL SEGRETARIO