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GLI ATTI SUCCESSIVI AL DIBATTIMENTO

CONSIDERAZIONI GENERALI

Il legislatore, quando si occupa della decisione, regolamenta sia l’aspetto


PROCEDIMENTALE, sia l’aspetto della STRUTTURA DELLA DECISIONE
STESSA. Il legislatore si concentra particolarmente sulla razionalità che
deve informare il momento della decisione. Le regole poste dal codice
non toccano il libero convincimento del giudice, ma pongono limiti alle
modalità con le quali il convincimento si forma.

Per quanto concerne l'aspetto procedimentale, la SOTTOFASE DEGLI


ATTI SUCCESSIVI AL DIBATTIMENTO Inizia nel momento in cui l'organo
giudicante si ritira per deliberare in segreto in camera di consiglio e
termina nel momento in cui la sentenza è depositata in cancelleria.

LA DELIBERAZIONE DEL GIUDICE EX ART 525

In ossequio al PRINCIPIO DI IMMEDIATEZZA, la sentenza deve essere


deliberata subito dopo la chiusura del dibattimento (ART 525.1) . Tra i
principi che governano il nostro processo penale va segnalato il
PRINCIPIO DI IMMUTABILITà DEL GIUDICE, il quale viene sancito nell’ART
525.2 ai sensi del quale Alla deliberazione della sentenza devono
concorrere gli stessi giudici che hanno partecipato al dibattimento. La
norma citata sanziona con la nullità assoluta ex art 179 (non sanabile è
rilevabile in ogni stato e grado del processo ) la violazione della suddetta
regola.

Tuttavia, è possibile che, ad istruttoria già iniziata, uno dei componenti


del collegio giudicante debba necessariamente essere sostituito da un
altro magistrato, il che potrebbe accadere, ad esempio, in caso di
trasferimento del giudice ad altro tribunale o in caso di congedo per
maternità. In casi del genere, gli atti assunti innanzi al precedente
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collegio giudicante o innanzi al precedenti e giudice monocratico,
proprio in virtù dell'art 525.2, non possono essere utilizzati ai fini della
decisione del nuovo organo giudicante, e la sentenza eventualmente
emessa utilizzando tali atti sarebbe affetta da nullità assoluta ed
insanabile. Per ovviare alla nullità della sentenza è dunque necessario
procedere alla rinnovazione integrale del dibattimento, cioè alla
ripetizione della sequenza procedimentale costituita dalla dichiarazione di
apertura del dibattimento, dall' esposizione introduttiva e dalla richiesta
di ammissione delle prove, dai provvedimenti relativi alla ammissione,
balla assunzione delle prove secondo le regole stabilite nell'art 496 SS.
Questo significa che, nel caso di rinnovazione del dibattimento a causa del
mutamento della persona del giudice monocratico o della composizione
del giudice collegiale, sarà necessario procedere nuovamente alla
escussione del teste già sentito innanzi al precedente organo giudicante,
a condizione che tale audizione:

- possa nuovamente aver luogo


- e sia stata richiesta da una delle parti.
Tuttavia, è possibile che le parti del processo prestino
concordemente il consenso all’ utilizzabilità degli atti assunti in
precedenza. In questo caso, il giudice potrà limitarsi a darne lettura,
senza dover procedere alla ripetizione dell'atto. In altri termini, il
giudice, ai fini della decisione, potrà utilizzare la testimonianza resa
innanzi al precedentemente magistrato, senza la necessità di
ascoltare nuovamente il teste. A proposito, occorre evidenziare che
le sezioni unite hanno puntualizzato che i verbali delle prove
assunte nella pregressa fase dibattimentale fanno già parte del
contenuto del fascicolo per il dibattimento a disposizione del nuovo
giudice e che quella fase pur soggetta a rinnovazione conserva
comunque il carattere di attività legittimamente compiuta, il che
rende ragionevole, e rispettoso del principio di oralità e di
immediatezza.
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Ai sensi dell’ART 525.3, la deliberazione non può essere sospesa se
non in caso di ASSOLUTA Impossibilità. Si vuole che colui che
decide lo faccia in base a percezioni recenti e non a lontani ricordi.
Passando a trattare nel dettaglio la fase della deliberazione della
sentenza, con particolare riferimento a quella collegiale, l’ART 527
regola in modo minuzioso le regole attraverso le quali il giudice deve
deliberare, le quali sembrano ispirarsi al rigore logico della priorità
di decidere.
Per quanto riguarda l’ORDINE DELLE QUESTIONI da trattare, il
collegio esamina, innanzitutto, le questioni processuali, onde
accertare che non sussistano ostacoli alla decisione nel merito.
Infatti, ai sensi dell’ART 527.1, il collegio decide separatamente le
questioni preliminari non ancora risolte ed ogni altra questione
relativa al processo. Solo successivamente passerà all’ESAME DELLE
QUESTIONI DI FATTO E DI DIRITTO:
- QUESTIONI DI FATTO Il collegio valuterà se le prove acquisite in
dibattimento abbiano o meno dimostrato i fatti affermati
rispettivamente dall’accusa e dalla difesa.
- QUESTIONI DI DIRITTO Il collegio provvederà a risolvere tutte le
eventuali problematiche interpretative relative alle norme che
ritiene doversi applicare.
Proseguendo nell’ordine, la decisione verterà poi sulle QUESTIONI
RELATIVE ALL’APPLICAZIONE DELLE PENE, DELLE MISURE DI
SICUREZZA E DELLE EVENTUALI RICHIESTE DI RISARCIMENTO DEL
DANNO AVANZATO DALLA PARTE CIVILE.
Quanto alla MODALITà DI DELIBERAZIONE, L’ART 527.2 riconosce a
ciascun giudice la possibilità di enunciare le ragioni della propria
opinione e di votare ciascuna questione. Il voto su una singola
questione prescinde dal voto espresso sulle altre.
Il presidente raccoglie i voti cominciando dal giudice con minore
anzianità di servizio e vota per ultimo. Gli eventuali contrasti emersi
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dalle votazioni in merito alla entità della pena o della misura di
sicurezza sono risolti dal codice attraverso un meccanismo
analiticamente descritto nel comma 3, ispirato al principio del favor
rei. Ai sensi di tale disposizione, se nella votazione sull’entità della
pena o della misura di sicurezza si manifestano più di due opinioni, i
voti espressi per la pena all’ a misura di maggiore gravità si
riuniscono a quelli per la pena o la misura gradatamente inferiore,
fino a che venga a risultare la maggioranza. In ogni altro caso,
qualora vi sia parità di voti, prevale la soluzione più favorevole all’
imputato.
la deliberazione si svolge in segreto in camera di consiglio, e cioè
senza la presenza di altre persone che non siano i giudici , i quali
sono obbligati a mantenere il segreto sulla deliberazione. Colui che
viola tale obbligo compie il delitto di rivelazione di segreto. Le
norme che impongono il segreto hanno lo scopo di garantire la
libertà morale della singola persona che fa parte dell'organo
giudicante. Ai sensi dell'art 125. 5, si procede alla verbalizzazione
dell'opinione dissenziente con l'indicazione del nominativo di chi
l'ha espressa soltanto se quest’ultimo lo richiede. La concezione
tradizionale del principio di imparzialità vuole che il giudice possa
decidere senza timori di mali e senza speranze di vantaggi.

LETTURA DEL VERBALE IN CAMERA DI CONSIGLIO EX ART 528

Qualora sia necessaria la lettura del verbale di udienza redatto con la


stenotipia ovvero all’ascolto o la visione di riproduzioni fonografiche o
audiovisive di atti del dibattimento, il giudice sospende la deliberazione e
procede in camera di consiglio alle operazioni necessarie, con l'assistenza
dell' ausiliario ed eventualmente del tecnico incaricato della
documentazione.

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DECISIONE

REQUISITI DELLA SENTENZA EX ART 546

La decisione finale emanata dal giudice all esito del processo deliberativo
può essere favorevole o sfavorevole all imputato. Nel primo caso verrà
emessa una sentenza di proscioglimento, mentre nel secondo caso sarà
emessa la sentenza di condanna. A prescindere dal tipo di decisione, la
sentenza contiene i requisiti seguenti:

- L’intestazione in nome del popolo italiano ed indicazione


dell'autorità che l'ha pronunciata
- generalità dell' imputato o altre indicazioni personali che valgono
ad identificarlo nonché generalità delle altre parti private
- imputazione
- conclusioni delle parti
- la concisa esposizione dei motivi di fatto e di diritto su cui la
decisione fondata, con l'indicazione dei risultati acquisiti e dei criteri
di valutazione della prova adottati e con la enunciazione delle
ragioni per le quali il giudice ritiene non attendibili le prove
contrarie con riguardo:
a- all’ accertamento dei fatti e delle circostanze che si riferiscono all’
imputazione e alla loro qualificazione giuridica
b- alla punibilità e alla determinazione della pena, secondo le
modalità stabilite dal comma due dell'art 533, e della misura di
sicurezza
c- alla responsabilità civile derivante dal reato
d- all’accertamento dei fatti dai quali dipende l'applicazione di
norme processuali
- dispositivo

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- data e sottoscrizione del giudice  La sentenza emessa dal giudice
collegiale e sottoscritta dal presidente e dal giudice estensore. Se,
per morte o altro impedimento, il presidente non può sottoscrivere,
alla sottoscrizione provvede, previa menzione dell' impedimento, il
componente più anziano del collegio. Se a non poter sottoscrivere l
estensore, alla sottoscrizione, previa menzione dell' impedimento,
provvede il solo presidente.

La sentenza è nulla se manca o è in completo nei suoi elementi essenziali


il dispositivo ovvero se manca la sottoscrizione del giudice. Ai sensi
dell’art 547 (correzione della sentenza), Se occorre completare la
motivazione insufficiente ovvero se manca o è in completo alcuno degli
altri requisiti previsti dalla precedente norma analizzata, si procede anche
d ‘ufficio alla correzione della sentenza a norma dell’art 130.

REDAZIONE DELLA SENTENZA EX ART 544

Conclusa la deliberazione, il presidente dell'organo giudicante redige il


DISPOSITIVO e lo sottoscrive. Il dispositivo consiste nell’enunciazione
sintetica e schematica della decisione del giudice , con l'indicazione degli
articoli di legge applicati. Esso è redatto e sottoscritto immediatamente
dopo la conclusione della deliberazione. Dunque, in esso è riassunto il
comando nel quale si traduce la decisione e che può essere, in sintesi, il
proscioglimento o la condanna.

Subito dopo il dispositivo è redatta la MOTIVAZIONE, che consiste nella


concisa esposizione delle ragioni in fatto ed in diritto su cui la decisione
fondata, con l'indicazione delle prove poste a base della decisione stessa
e l’ enunciazione delle ragioni per le quali il giudice ritiene non attendibili
le prove contrarie. Quando si parla della motivazione, è necessario fare
riferimento alla LEGGE N 103 DEL 2017 che ha imposto al giudice penale
un MODELLO LEGALE E RAZIONALE DI MOTIVAZIONE, che
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sostanzialmente si articola attraverso alcuni passaggi necessitati che
mirano a rendere esplicito e riconoscibile il percorso logico seguito dal
giudice agevolandone la comprensione anche ai fini dell’esercizio de
diritto di impugnare. La novità costituisce la premessa per altre modifiche
del codice che impongono alle parti quella specificità dei motivi di
impugnazione che deve essere valutata, in rapporto alla motivazione,
come condizioni di ammissibilità dell' appello del ricorso per Cassazione.
Tutto ciò ha fondato le premesse per attuare in concreto l'esigenza di
ragionevole durata del processo. È necessario fare riferimento ai requisiti
formali che la sentenza deve avere, alcuni dei quali sono stati introdotti
dalla riforma Orlando.

- L’intestazione in nome del popolo italiano ed indicazione


dell'autorità che l'ha pronunciata
- generalità dell' imputato o altre indicazioni personali che valgono
ad identificarlo nonché generalità delle altre parti private
- imputazione
- conclusioni delle parti
- la concisa esposizione dei motivi di fatto e di diritto su cui la
decisione fondata, con l'indicazione dei risultati acquisiti e dei criteri
di valutazione della prova adottati e con la enunciazione delle
ragioni per le quali il giudice ritiene non attendibili le prove
contrarie con riguardo:
e- all’ accertamento dei fatti e delle circostanze che si riferiscono all’
imputazione e alla loro qualificazione giuridica
f- alla punibilità e alla determinazione della pena, secondo le
modalità stabilite dal comma due dell'art 533, e della misura di
sicurezza
g- alla responsabilità civile derivante dal reato
h- all’accertamento dei fatti dai quali dipende l'applicazione di
norme processuali
- dispositivo
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data e sottoscrizione del giudice  La sentenza emessa dal giudice
collegiale e sottoscritta dal presidente e dal giudice estensore. Se, per
morte o altro impedimento, il presidente non può sottoscrivere, alla
sottoscrizione provvede, previa menzione dell' impedimento, il
componente più anziano del collegio. Se a non poter sottoscrivere l
estensore, alla sottoscrizione, previa menzione dell' impedimento,
provvede il solo presidente.

IL CONTENUTO SOSTANZIALE DELLA SENTENZA. Nella motivazione della


sentenza il giudice mette a confronto fatto storico ricostruito mediante le
prove con il fatto tipico ricostruito mediante l'interpretazione delle
norme. La prassi giudiziaria distingue all'interno della sentenza:

- I CAPI il capo della sentenza è identificabile con la singola


imputazione
- I PUNTIil punto è costituito da una tematica di fatto o di diritto
che deve essere trattata e risolta per giungere alla decisione in
merito ad una o più imputazioni.

VALUTAZIONE DELLE PROVE. Ai sensi dell’ART 192.1 Il giudice valuta


la prova dando conto nella motivazione dei risultati acquisiti e dei
criteri adottati. Ai sensi dell’ART 546.1 LETT E, il giudice espone i
motivi del suo convincimento indicando le prove poste alla decisione ed
enunciando le ragioni della loro attendibilità e le ragioni della non
attendibilità delle PROVE CONTRARIE. La valutazione delle prove
costituisce per le parti il coronamento di quello nero sostanziale che si
esplica nel loro potere di argomentare. La medesima attività
rappresenta per il giudice è un vero e proprio potere. La valutazione
delle prove costituisce un'attività legale e razionale.

- Legale, perché si esercita su prove legittimamente acquisite:


soltanto ciò che è validamente acquisito deve essere valutato ai fini
decisori.

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- Razionale, perché implica l'obbligo di motivare, di giustificare la
decisione secondo criteri di ragionevolezza nel rispetto di tre ordini
di regola: logica, della scienza, dell'esperienza corrente. Tali criteri
devono essere messi in correlazione con lo standard probatorio
dell’oltre ogni ragionevole dubbio. Nella motivazione il giudice deve
spiegare perché le prove della causa, valutate anche alla luce degli
elementi addotti dalla difesa, sono tali da eliminare ogni dubbio
ragionevole sul Rita dell' imputato o, viceversa, perché tali prove
lasciano residuale una ricostruzione alternativa dei fatti rispetto a
quella addotta da chi accusa.
A- RISULTATI ACQUISITI Come abbiamo detto nella motivazione
devono essere indicati i risultati acquisiti. In tal senso, si fa
riferimento non ad un quid esistente sul piano materiale, Ma ad
un'operazione mentale applicata agli elementi di prova
precedentemente raccolti. Pertanto, non vi sono dati di fatto che
siano accettabili di per sé, ovvero prove il cui valore sia
determinato a priori. Al contrario, in ogni caso è necessario che un’
attività raziocinante del giudice che serve ad accertare la
attendibilità della dichiarazione e la credibilità della fonte. Ed è
proprio per questo motivo che il giudice è tenuto a dare conto
delle operazioni compiute dei risultati raggiunti.
B- CRITERI ADOTTATI Gli art. 192 e 546.1 LETT E diventano,
pertanto, complementari nel descrivere il percorso argomentativo
della decisione del giudice. Viene richiesta l'esposizione delle
massime di esperienza e delle leggi scientifiche utilizzate nella
valutazione degli elementi di prova, considerati singolarmente e nel
loro complesso, e cioè in rapporto tra loro punto l'art 500 46.1 lett
e, attraverso il prescritto vaglio delle opposte ragioni, recepisce
traduce le esigenze del confronto tra le diverse ipotesi ricostruttive
del fatto, che sono state elaborate dalle parti. In questo caso, il
giudice è chiamato a scegliere quella ricostruzione della vicenda che
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è capace di fornire una spiegazione ragionevole a tutti gli elementi
raccolti. I due articoli sono complementari in quanto l'uno indica i
mattoni con i quali si costruisce quell’ edificio, che è considerato
dall’altro. Ovviamente il ragionamento del giudice non avrà il
carattere del inconfutabilità logica, bensì quello dell' accettabilità
irrazionale. L'obbligo di motivazione appare connaturale a questa
forma di razionalità. Dunque, il giudice è tenuto a darne conto in
modo analitico delle scelte operate, in quanto soltanto attraverso la
motivazione è possibile un controllo sul ragionamento del giudice.
Infatti, motivare significa esporre le ragioni di un convincimento o
di un giudizio. Di conseguenza, esporre le ragioni significa
giustificare la scelta compiuta in modo da renderla comprensibile e
condivisibile da parte di coloro che quella motivazione si troveranno
a leggere.
- CARATTERE DIALOGICO DELLA MOTIVAIONE L’ART 546.1 LETT E
afferma che il giudice nel giustificare le proprie scelte in ordine alle
prove che stanno alla base del suo convincimento, deve dar contro
anche di quelle ragioni che contrastano e delle ragioni per cui le ha
ritenuti non convincenti. Infatti, il giudice non può limitarsi a
scegliere un ipotesi ricostruttiva del fatto e ad enunciare le prove
che la confermano, ma deve anche indicare le ragioni che lo hanno
portato ad escludere le ipotesi alternative ed a ritenere non
attendibili le prove contrarie addotte. Ed è proprio in questo punto
che si apprezzano le novità introdotte dalla riforma Orlando. La
struttura della motivazione, quindi assume un carattere dialogico
nel senso che essa deve dar conto del conflitto sulle prove e di
quello sulle ipotesi. Una motivazione che prendesse in
considerazione solo le prove a favore e non anche le prove
contrarie, certamente potrebbe costituire un ragionamento
coerente, ma perderebbe quella struttura dialogica che è

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legalmente imposta e che costituisce lo specchio fedele delle
risultanze.
- I CAPI E I PUNTI DELLA SENTENZA. Infine, la riforma ha perseguito
chiaramente l'effetto di codificare quella prassi giudiziaria che
appunto, come già detto distingue all'interno della motivazione
della sentenza i capi ed i punti. L'546.1 LETT E, in perfetto
parallelismo con L’ART 187, identifica tali punti nel modo seguente:
A- accertamento dei fatti e delle circostanze che si riferiscono all
imputazione e alla loro qualificazione giuridica;
B- punibilità e determinazione della pena, secondo le modalità
stabilite dall’ART 533.2, e della misura di sicurezza;
C- Responsabilità civile derivante dal reato;
D- accertamento dei fatti dai quali dipende l'applicazione di norme
processuali;

LA MOTIVAZIONE QUALE DOVERE COSTITUZIONALE. Esiste un nesso


inscindibile tra giurisdizione e motivazione, il che emerge dall'art
111.6, ai sensi del quale tutti i provvedimenti giurisdizionali devono
essere motivati. Tipico dell’ obbligo costituzionalmente sancito è il suo
ricollegarsi a comportamenti che hanno la funzione decisoria, al fine di
renderli conoscibili dalle parti e controllabili ad opera dei giudici dell'
impugnazione e dell’opinione pubblica. È ormai entrata nell’uso
prevalente della dottrina la distinzione tra funzione entro processuale
e funzione extra processuale della motivazione. La prima consiste
nell’esigenza di garantire le parti del processo sulla esattezza e
correttezza della decisione. La sua funzione è quella di rendere
possibile un controllo interno al processo sul fondamento della
sentenza ed è strettamente connessa alla possibilità dell’
impugnazione. Per quanto riguarda la funzione extra processuale, si fa
notare che il processo è anche un fatto che riguarda l'intera comunità.
Sotto questo profilo, la motivazione svolge una funzione
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essenzialmente democratica in quanto rende possibile un controllo
esterno sul fondamento della decisione. Infatti, il giudice, motivando la
sua decisione, rende conto del proprio operato e giustifica il modo con
cui ha esercitato il suo potere. Dunque, la motivazione è una
componente strutturale necessaria dei provvedimenti del giudice e
costituisce una conquista della nostra civiltà giuridica. Inoltre, non
avrebbe senso imporre l'obbligo di motivare ammettendo, però, che il
giudice possa non enunciare in modo adeguato e completo le ragioni
della sua decisione. Tuttavia, questo non significa che il giudice debba
argomentare su ogni minimo dettaglio, in quanto ciò produrrebbe
motivazioni ridondanti e sostanzialmente inutili. Al contrario, occorre
che egli motivi su tutto ciò che rilevante, ossia su tutte le scelte che
influiscono sull’ esito finale della controversia e su quelle premesse del
suo ragionamento, che sono state o potrebbero essere
ragionevolmente messe in dubbio.

Inoltre, e necessario sottolineare che non è necessario che il giudice


firmi genericamente di aver utilizzato le prove assunto nel processo o
di essere pervenuto all’accertamento del fatto sulla base della
deposizione di tizio, del risultato della perizia svolta da Caio o dalla
perquisizione domiciliare effettuata dalla polizia giudiziaria. E
necessario che sia indicato anche il contenuto della deposizione
testimoniale, il parere del perito o l’ esito della perquisizione. Solo in
questo modo la motivazione diventa un rimedio contro l'arbitro,,
perché la controllabilità del discorso giustificativo del giudice scaturisce
dal rapporto tra elementi di prova e fatti accertati. Tuttavia,
l'esposizione delle prove non basta ad esaurire il dovere di motivare in
fatto. il concetto di motivazione esprime più di quanto non esprime
quello di indicazione utilizzato dal art 546 lett e motivare significa
rendere esplicito anche il canone di argomentazione utilizzato per
arrivare all’affermazione della sussistenza o della insussistenza del
fatto imputato.
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La motivazione può essere contestuale al dispositivo oppure essere
depositata dal giudice in un secondo momento, ma non oltre il 15º
giorno da quello della pronuncia salvo che, per ipotesi più complesse, il
giudice non ritengo di dover provvedere dire entro un termine più
lungo, non eccedente comunque il 90º giorno da quello della
pronuncia.

Nelle ipotesi previste dall’art 533.3bis, il giudice provvede alla stesura


della motivazione per ciascuno dei procedimenti separati, accordando
precedenza alla motivazione della condanna degli imputati in stato di
custodia cautelare. In tal caso il termine suddetto è raddoppiato per la
motivazione della sentenza cui non si è accordata precedenza.

SENTENZA DI PROSCIOGLIMENTO

La sentenza di proscioglimento può assumere la forma della:

- sentenza di non doversi procedere  Tali sentenze non


contengono un accertamento del fatto storico, ma si limitano a
statuire su aspetti processuali che impediscono tale accertamento.
Per questo motivo, e se sono comunemente definite come
pronuncia meramente processuali. Il processo, pur essendo in
posizioni strumentali rispetto all’ accertamento sulla questioni di
fatto dedotta in giudizio, può a sua volta essere fonte di statuizioni
giuridiche processuali idonee a costituire oggetto di accertamento
giurisdizionale, l'esito positivo del quale è condizione necessaria
affinché il procedimento possa considerarsi validamente instaurato
e correttamente proseguito.
- della sentenza di assoluzione Tali sentenze possono contenere
un vero e proprio accertamento, che il giudice ha operato mediante
le prove. Pertanto, esse sono idonee a fondare l’efficacia del

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giudicato nei processi civili, amministrativi e disciplinari, in base agli
art 652-654.
Si tratta di due provvedimenti che, pur essendo entrambi favorevoli
all’imputato, si fondano su presupposto totalmente differenti.
Tuttavia, vi è un aspetto formale che è comune ai due tipi di
proscioglimento. Quando il giudice pronuncia sia una sentenza di
non doversi procedere, sia di assoluzione, egli deve precisarne la
causa, ossia la formula terminativa che costituisce una sorta di
riassunto della motivazione della decisione. Le formule terminative
sono previste dalla legge in modo tassativo negli artt. 529-531. Il
codice impone al giudice di precisarle nel dispositivo non soltanto
perché alcune di esse sono idonee a determinare gli effetti del
giudicato, ma anche perché tutte favoriscono una maggiore
intelligibilità del contenuto e della motivazione della decisione.

SENTENZA DI NON DOVERSI PROCEDERE EX ART 529-531

la sentenza di non doversi procedere e giustificata da una motivazione di


carattere strettamente processuale. Essa, infatti, prescinde da qualunque
tipo di statuizione sul merito, e quindi sull’innocenza dell’imputato, in
quanto è emanata in tutti i casi in cui:

- l'azione penale non doveva essere iniziata o non deve essere


proseguita.
- Inoltre, il giudice provvede nello stesso modo quando la prova
dell'esistenza di una condizione di procedibilità è insufficiente o
contraddittoria. Più la medesima formula deve essere utilizzata per
altre cause di improcedibilità che non sono espressamente
menzionate nell'articolo 529, come nei casi in cui il giudice ritenga
che vi sia stato un errore sull'identità fisica dell' imputato, o che si
sta procedendo contro la medesima persona per un fatto già
accertato con una sentenza irrevocabile, o che sia stata confermata
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l'esistenza di un segreto in relazione ad una prova essenziale per
definire il processo. Alla situazione in cui manca la prova della
condizione di procedibilità è equiparata a quella in cui la prova
dell'esistenza della medesima è insufficiente o contraddittoria. Si
tratta di un'applicazione del principio in dubbio pro reoSe il
giudice ha un ragionevole dubbio sulla esistenza di una condizione
di procedibilità, la situazione è identica alla mancanza della stessa. Il
giudice deve pronunciare sentenza di non doversi procedere.
Questo principio vale per tutte le sentenze sia di non doversi
procedere, sia di assoluzione.

SENTENZA DI NON DOVERSI PROCEDERE PER ESTINZIONE DEL REATO EX


ART 531

Una particolare tipologia di sentenza di non doversi procedere è indicata


dall' art 531, in cui è sancita la necessità di pronunciare tale sentenza nei
casi di estinzione del reato, enunciandone la causa nel dispositivo, salvo i
casi di cui all'art 129.2

Salvo quanto disposto dall'art 129.2, il giudice, se il reato è estinto,


pronuncia sentenza di non doversi procedere enunciandone e la
causa nel dispositivo. Il giudice provvede nello stesso modo quando
vi è il dubbio sull’ esistenza di una causa di estinzione del reato.

Ai sensi dell'art 129.1, SE nel corso del processo penale si manifesta una
causa di estinzione del reato, il giudice deve dichiararla immediatamente
ed il processo non deve proseguire. La causa di estinzione è dichiarata
mediante sentenza di non doversi procedere. Questo perché al giudice è

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impedito di pronunciare un accertamento dell’esistenza del reato e della
responsabilità dell' imputato.

Come si comprende, questa disposizione fa salva l'ipotesi di cui al comma


2 dell'art 129, ai sensi del quale quando ricorre una causa di estinzione
del reato ma dagli atti risulta evidente che il fatto non sussiste o che
l'imputato non lo ha commesso o che il fatto non costituisce reato o non è
previsto dalla legge come reato, il giudice pronuncia sentenza di
assoluzione o di non luogo a procedere con la forma prescritta. Dunque,
da questo combinato disposto si percepisce che salvo nei casi in cui,
sebbene ricorre una causa di estinzione, dagli atti risulta evidente che il
fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha commesso o che il fatto non
costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato il giudice emette
una sentenza di non doversi procedere. Le cause di estinzione del
reato sono elencate dagli articoli 530 e ss. del codice penale, e
rappresentano delle ipotesi in cui lo Stato, in base a varie ragioni di
opportunità, preferisce non applicare una pena all'imputato.

Siccome la declaratoria di estinzione del reato dipende anche


dalla condotta di altri soggetti (ad esempio la remissione della querela da
parte della persona offesa), l'imputato può trovarsi nella situazione in cui
si ritiene innocente ma, venendo in rilievo una causa di estinzione, gli
viene precluso un accertamento nel merito.

Per tale motivo, posto che la reputazione dell'imputato prevale sempre,


quando ricorre una causa di estinzione del reato, ma dagli atti risulti
evidente che il fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha commesso o
che il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato,
il giudice è tenuto a pronunciare sentenza di assoluzione o di non luogo a
procedere. La mera sentenza di non doversi procedere non tutela invece
l'onore dell'imputato innocente, visto che, come si capisce dall'esempio
sopra utilizzato, ciò che emerge sarebbe solo che la persona offesa ha
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rimesso la querela, senza alcun accertamento nel merito della questione.
Più la sentenza di non doversi procedere per estinzione del reato è una
sorta di sentenza ipotesi virgola in quanto essa valuta la punibilità del
fatto in astratto. Per tale motivo non vi è un proprio accertamento e,
pertanto, la sentenza non è idonea a formare giudicato nei confronti dei
processi civili, amministrativi e disciplinare che hanno ad oggetto il
medesimo fatto. Inoltre, non è idonea a incrinare la presunzione di
innocenza dell’imputato che è garantita dalla costituzione e dalla
convenzione europea dei diritti dell'uomo.

Il giudice pronuncia sentenza di non doversi procedere per estinzione del


reato enunciandone la causa nel dispositivo che, pertanto, menzionerà la
singola causa estintiva. Il giudice adotta tale pronuncia sia quando vi è la
prova della esistenza della causa estintiva, sia quando vi è il dubbio sulla
esistenza della medesima, in quanto si applica il principio in dubio pro
reo.

Dunque, in ossequio al principio in dubio pro reo, il giudice è tenuto a


pronunciare la sentenza di assoluzione anche quando manca, è
insufficiente o è contraddittoria la prova che il fatto sussiste, che
l'imputato lo ha commesso, che il fatto costituisce reato o che il reato è
stato commesso da persona imputabile. Allo stesso modo provvede se vi
è la prova o il dubbio sull’ esistenza di una causa di giustificazione o di una
causa personale di non punibilità. Il codice prevede varie ipotesi di
estinzione del reato:

- la morte del reo prima della condanna


- la amnistia
- la remissione di querela
- la prescrizione del reato
- l'oblazione nelle contravvenzioni
- la sospensione condizionale della pena
- il perdono giudiziale per i minorenni
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- ulteriori cause estintive sono previste in relazione a singoli reati.
Il riconoscimento delle predette cause estintive non impedisce al
giudice civile di accertare la sussistenza del fatto, nel cui caso si
produrranno gli effetti civili, ossia l'obbligo del risarcimento del
danno ex art 185 CP.

SENTENZA DI NON DOVERSI PROCEDERE E INTERESSE DELL’IMPUTATO


ALL’ASSOLUZIONE

Il codice tiene conto anche di un altro aspetto: l'imputato ha interesse ad


ottenere l'assoluzione nel merito perché questa formula è
oggettivamente più vantaggiosa rispetto alla sentenza di non doversi
procedere. Infatti, l'accertamento che il fatto non sussiste, o che
l'imputato non lo ha commesso, o che il fatto non costituisce reato o non
è previsto dalla legge come reato, vale a scagionare nel merito l'imputato.
Di fronte all’ opinione pubblica una sentenza di assoluzione con le
formule menzionate ha un effetto ampiamente liberatorio. Il codice
tende a contemperare due esigenze:

- l’interesse dell’imputato
- economia processuale
Tali esigenze impongono di non proseguire oltre col processo in
presenza di una causa di improcedibilità. In tale situazione, ai sensi
dell'art 129.2, al giudice è posto l'obbligo di pronunciare sentenza di
assoluzione se dagli atti risulta evidente l'innocenza dell' imputato
per uno dei motivi sopra elencati. Da quanto esposto si ricava che la
soluzione nel merito rimane subordinata ad una situazione in cui
innocenza sia evidente e ciò risulti dagli atti. Non è consentito al
giudice acquisire ulteriori mezzi di prova, dovendo l'innocenza
risultare dagli atti esistenti nel momento in cui si verifica il fatto
18
estintivo, anche se sulle risultanze che derivano da tali atti sarà
doveroso che il giudice compie le valutazioni logiche che si rendono
necessarie. Per ovviare a questo stato di cose, il nuovo art 157
introdotto dalla legge 5 dicembre 2005 numero 251, dispone che la
prescrizione è sempre espressamente rinunciabile dall' imputato.

SENTENZA DI ASSOLUZIONE EX ART 530


La sentenza di assoluzione contiene la declaratoria di innocenza
dell’imputato.

ART 530.1 SE il fatto non sussiste, se l'imputato non lo ha


commesso, se il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla
legge come reato ovvero se il reato è stato commesso da persona
non imputabile o non punibile per un'altra ragione, il giudice
pronuncia sentenza di assoluzione indicandone la causa nel
dispositivo

Quando il giudice emana la sentenza di assoluzione, deve


necessariamente utilizzare una delle formule assolutorie
tassativamente previste nella norma in esame:
a- il fatto non sussiste  cioè il fatto storico non è stato provato.
Ad esempio, viene contestato un omicidio, ma dalla perizia
emerge che la vittima è deceduta per cause naturali. Tale formula
deve essere adottata quando il fatto di reato, addebitato nell
imputazione virgola non trova conforto nelle risultanze
processuali. Ciò significa che il fatto storico ricostruito mediante
le prove non rientra nella fattispecie incriminatrice dal punto di
vista degli elementi oggettivi, poiché non risultano presenti gli
elementi di fatto che dovrebbero integrare la condotta, l'evento o
il rapporto di casualità. L’insussistenza del fatto postula la
19
carenza di elementi essenziali della fattispecie, per cui solo nel
caso del difetto di tali elementi.
b- l'imputato non lo ha commesso  cioè il fatto esiste nella sua
materialità ma non è attribuibile all’ imputato. La formula è
utilizzata quando il fatto, addebitato all’imputato, sussiste dal
punto di vista del solo elemento oggettivo, ma il reato non è
stato commesso dall’imputato, bensì da un’altra persona.
c- il fatto non costituisce reato cioè è stato commesso in
presenza di una causa di giustificazione o in assenza
dell’elemento psicologico (dolo, colpa o preterintenzione ). In
questo caso, il fatto addebitato nell’imputazione è stato
commesso dall’imputato e sussiste nei suoi elementi oggettivi,
previsti dalla fattispecie incriminatrice (condotta, rapporto di
causalità, evento), e tuttavia il fatto non è un illecito penale (non
costituisce reato). Possono mancare o quello specifico elemento
soggettivo che è richiesto dalla norma incriminatrice (dolo, colpa
o preterintenzione) o uno degli elementi oggettivi che
costituiscono il presupposto della condotta o dell’evento, come
avviene quando è carente la qualifica di pubblico ufficiale o di
incaricato di pubblico servizio quando questa è richiesta, o la
situazione di imprenditore fallito nel delitto di bancarotta. Il
giudice utilizza la formula il fatto non costituisce reato anche
quando sono integrati sia l’elemento soggettivo che l’elemento
oggettivo, ma il fatto è stato commesso in presenza di una delle
cause di giustificazione. Infatti, queste eliminano l’antigiuridicità e
rendono lecito il fatto sia ai fini del diritto penale, sia ai fini del
diritto civile ed amministrativo. Ad esempio, l’imputato ha
volontariamente ucciso, ma lo ha fatto in una situazione di
legittima difesa.
d- il fatto non è previsto dalla legge come reato cioè non riveste
alcuna rilevanza penale. Ad esempio, si tratta di un illecito civile o
20
amministrativo. In questo caso il fatto storico indicato nell’
imputazione non rientra in alcuna fattispecie incriminatrice né
sotto il profilo oggettivo, né sotto il profilo soggettivo. Siamo,
dunque di fronte ad una assoluzione in iure. Il fatto contestato è
stato commesso, ma è estraneo a qualsiasi norma incriminatrice:
è stato attribuito all’ imputato per un errore di valutazione
giuridica del PM. La formula è utilizzata anche quando il fatto era
previsto come reato, ma la relativa norma di legge ha perso
efficacia. Ciò avviene quando la Corte costituzionale dichiara
illegittima una norma penale o quando una legge depenalizza
determinati reati, trasformandoli in illeciti amministrativi.
e- il reato è stato commesso da persona non imputabile o non
punibile per un’altra ragione Questa formula è utilizzata
quando il giudice accerta che il fatto è stato commesso ed è
penalmente illecito, ma l'imputato non è punibile in concreto.
Infatti, egli può essere non imputabile perché minore di 14 anni o
totalmente infermo di mente; può essere coperto da una causa di
non punibilità dovuta, ad esempio, al rapporto di parentela
previsto in relazione ai delitti contro il patrimonio commessi
senza violenza alle persone; infine, può essere penalmente
immune, come accade per gli agenti diplomatici accreditati
presso lo stato italiano. L'immunità può essere limitata a
determinati reati, come avviene nel caso dell' art 68.1 cost,
secondo cui i membri del Parlamento non possono essere
chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati
nell'esercizio delle loro funzioni. La presente formula terminati va
ovviamente è la più sfavorevole:
A- Da un lato, il giudice riconosce che l'imputato ha commesso un
fatto penalmente illecito, anche se lo dichiara esente da pena.
B- L'opinione pubblica può percepire facilmente il giudizio di
disvalore sociale emesso dalla sentenza punto da un altro lato,
21
se il giudice accerta che l'autore del reato e non imputabile,
ma pericoloso socialmente, deve applicargli la misura di
sicurezza prevista dalla legge.
f- l’imputato non è punibile ai sensi dell’art 131 bis per
PARTICOLARE TENUITà DEL FATTO  In base alle nuove
disposizioni, quando l'offesa è particolarmente tenue ed il
comportamento non è abituale, il giudice non IRROGA la sanzione
penale e assolve l'imputato perché il fatto non è punibile. In
seguito all’accertamento rigoroso delle predette condizioni, lo
stato rinuncia ad applicare la pena: al danneggiato resterà
soltanto la possibilità di rivolgersi al giudice civile per ottenere la
condanna del responsabile al risarcimento del danno.

Queste formule sono elencate tassativamente secondo un ordine


gerarchico che muove da quelle più favorevoli a quelle meno
favorevoli, in termini di eventuali effetti extra penali della sentenza
e di possibile pregiudizio morale insito in alcune di esse . Le formule
di assoluzione, per il solo fatto di essere previste, si collocano in
contrasto con la presunzione di non colpevolezza, che pone a carico
del PM l'onere di provare la responsabilità dell' imputato al di là di
ogni ragionevole dubbio. La Corte costituzionale ha chiarito che
esiste una gerarchia delle formule di proscioglimento, da
determinare in considerazione dell'interesse dell' imputato a venire
assolto con l'impiego di quella fra esse che risulti produttiva degli
effetti per lui meno pregiudizievole.

22
MANCANZA, INSUFFICIENZA E CONTRADDITTORIETà DELLA PRPVA DI
REITà

Ai sensi dell’art 530.2 Il giudice pronuncia sentenza di assoluzione anche


quando manca, è insufficiente o è contraddittoria la prova che il fatto non
sussiste virgola che l'imputato non lo ha commesso, che il fatto costituisce
reato o che il reato è stato commesso da persona imputabile.

Più le formule assolutorie suddette devono essere applicate dal giudice


sia quando manca la prova della reta dell' imputato, sia quando tale prova
è insufficiente o contraddittoria.

È importante fare un collegamento tra l’art 533.1 e l’art 530.2:

- Ai sensi dell'articolo 533.1, il giudice pronuncia sentenza di


condanna se l'imputato risulta colpevole del reato contestatogli al di
là di ogni ragionevole dubbio. Con la sentenza il giudice applica la
pena e la eventuale misure di sicurezza
- Ai sensi dell’art 530.2 Il giudice pronuncia sentenza di assoluzione
anche quando manca, è insufficiente o è contraddittoria la prova che
il fatto sussiste, che l'imputato lo ha commesso, che il fatto
costituisce reato o che il reato è stato commesso da persona
imputabile.
Dalla lettura simultanea di queste disposizioni si ricava che la prova
di reità è insufficiente o contraddittoria quando lascia persistere
anche solo il dubbio circa la prospettabilità di una ragionevole
ricostruzione alternativa del fatto storico. Infatti, mentre la
condanna presuppone la certezza della reta; La soluzione non
richiede necessariamente l'accertamento della innocenza, bensì la
mera non certezza della reità. E prassi abbastanza diffusa che il
giudice, di fronte alla prova mancante, insufficiente o
contraddittoria, indichi nel dispositivo che il proscioglimento è stato
adottato ex art 530.2. A ben vedere, si tratta di una non accettabile

23
forzatura del testo normativo che rischia di assumere il significato di
una implicita re introduzione nel nostro ordinamento giuridico della
formula di assoluzione per insufficienza di prove, appartenente al
codice del 1930. La giurisprudenza si è limitata a precisare che
nell’ipotesi anzidetta è consentito richiamare nel dispositivo della
sentenza l'art 530.2 senza, però, fare espressa menzione della
mancanza, insufficienza o contraddittorietà della prova. Il canone
del ragionevole dubbio ha l'effetto di imbrigliare il libero
convincimento del giudice. La dottrina definendo il modello
normativo della motivazione in fatto, fa riferimento a diverse
disposizioni, come l'art 192.1, 527.2, 546.1 lett e, Nelle cui
disposizioni si coglie un continuo richiamo ai criteri ed alle ragioni
attraverso i quali il giudice ha preso una determinata decisione. Tra
queste disposizioni è necessario fare riferimento anche all'art 606
lett e, nel quale si menziona la contraddittorietà e la illogicità della
motivazione come vizi che portano all’ annullamento della sentenza.
i canoni di razionalità impongono di oggettivare al massimo i
passaggi logici della motivazione ed hanno lo scopo di rendere
uniforme il criterio valutativo dei giudici, in conformità al principio
di legalità, di uguaglianza e di ragionevolezza.

IL PRINCIPIO DI PRESUNZIONE DI INNOCENZA


La regola di giudizio prevista dall’art 530.2 deriva dalla polivalenza
funzionale del principio di presunzione di innocenza, da cui si ricava
la chiave di lettura dell’art 27.2 cost, secondo la quale il principio in
esso contenuto si pone quale REGOLA DI GIUDIZIO. Secondo il
significato in esame la presunzione di innocenza va ad incidere
sull’onere della prova, che ricade conseguentemente sulla pubblica
accusa, e risolve l'eventuale incertezza processuale ponendola a
favore dell' imputato, coinvolgendo in tal senso gli strumenti del

24
procedimento e l'atteggiamento del giudice. In tal senso, si può
affermare che nell’art 27.2 si concentrano sia:
a- una regola probatoria  La presunzione di innocenza va intesa
quale regola probatoria, il cui assunto si ricava in maniera chiara
dal dettato dell'articolo sei della cedu e dalla giurisprudenza della
Corte europea. La logica insita nella considerazione di non
colpevolezza non consente che l'accertamento del fatto storico
prenda avvio da una posizione di discolpa dell' imputato. Questo
è il motivo per il quale, nel nostro ordinamento, l'onere della
prova ricade sull’ accusa. Presumere l'imputato non colpevole
impone al pubblico ministero l'onere di provare l'accusa di reità e
pertanto di convincere il giudice della tesi accusatoria. Proprio
per effetto della presunzione di innocenza si configura una
posizione di vantaggio. La presunzione di innocenza
atteggiandosi quale presunzione relativa resta valida fino a che
non sia dimostrato il contrario. Sebbene, non può configurarsi in
capo all’ imputato alcun onere probatorio, lo stesso può decidere
di fornire la prova di fatti idonei a dimostrare la sua estraneità al
reato, attività questa certamente consentita dal codice di rito ma
l'esito negativo giammai potrà essere posto a suo carico.
All’imputato è riconosciuto il diritto di attivarsi in via autonoma
attraverso le espletamento di indagini difensive e di confutare
dialetticamente le prove dell'accusa attraverso delle regole ,
necessarie per la garanzia del contraddittorio e della parità delle
armi tra le parti. Allo stesso imputato è riconosciuto il diritto al
silenzio. diverse sono le disposizioni dalle quali si ricava
l'esistenza di un onere probatorio in capo all'accusa. Importante
è porre l'attenzione sull’art 493, chi stabilisce l'esposizione
introduttiva e di cui all’ art 496.1, che regola l'ordine di
assunzione delle prove, invertibile solo su accordo delle parti

25
b- una regola di giudizio  La presunzione di innocenza si pone
altresì quale regola di giudizio ricevendo esplicito riconoscimento
nelle formule di proscioglimento degli artt. 529 e 531. Le regole
di giudizio impongono un grado di certezza probatoria
necessario affinché il giudice adotti un determinato
provvedimento. Tali regole si inseriscono nel preciso contesto del
processo penale governato dal principio del libero
convincimento del giudice. L'esistenza di questo principio, non
espressamente previsto nel codice di rito, si ricava
implicitamente dal dettato normativo di cui all'art 192.1, che
precisa che il giudice valuta la prova dando conto nella
motivazione dei risultati acquisiti e dei criteri adottati. Dall'
accoglimento nel nostro ordinamento del principio del libero
convincimento del giudice deriva che la valutazione compiuta
dall’ organo giudicante è svincolata dalla tassatività dei mezzi di
prova ed ha un valore degli stessi predeterminato per legge. Il
giudice è obbligato ad esporre gli argomenti della sua valutazione
nella motivazione del provvedimento. In questo contesto le
regole del giudizio si inseriscono nelle ipotesi di incertezza
processuale risolvendo il problema di individuare la parte
destinata a subire le conseguenze sfavorevoli del dubbio insoluto
sul fatto. In prospettiva le regole, preordinate alla pronuncia di
merito sull’ imputazione, mirano a garantire l’effettività della
garanzia della presunzione di cui all'art 27.2. Nel caso in cui, all’
esito di tutte le risultanze istruttorie legittimamente acquisite, i
fatti non siano stati completamente provati dall’ accusa, il
giudice ha il dovere di astenersi dal pronunciare condanna.
Correlativamente, solo quando l'accertamento del fatto dimostra
l'esistenza del reato e la responsabilità dell’imputato può
correttamente applicarsi la sanzione penale. Sulla base del valore

26
riconosciuto alla presunzione di non colpevolezza è stato accolto
il canone dell’IN DUBIO PRO REO (ARTT. 529.2, 530.2-3, 531.2):
 art 529.2sentenza di non doversi procedere Il giudice
pronuncia sentenza di non doversi procedere quando la
prova dell'esistenza di una condizione di procedibilità è
insufficiente o contraddittoria.
 Art 530.2-3 il giudice pronuncia sentenza di assoluzione
anche quando manca, è insufficiente o è contraddittoria la
prova che il fatto sussiste, che l’imputato non lo ha
commesso, che il fatto costituisce reato o che il reato è stato
commesso da persona imputabile. Se vi è la prova che il
fatto è stato commesso in presenza di una causa di
giustificazione o di una causa personale di non punibilità
ovvero vi è il dubbio sull’esistenza delle stesse, il giudice
pronuncia sentenza di assoluzione.
 Art 531.2 se il giudice il dubbio circa l'estinzione del reato,
pronuncia sentenza di non doversi procedere.

RAPPORTO TRA ART 531 E 129.2


La legge prevede una sorta di gerarchia tra PROSCIOGLIMENTO NEL
MERITO ed ESTINZIONE DEL REATO. Il proscioglimento nel merito
deve prevalere, nel caso in cui, dagli atti risulta evidente la non
colpevolezza dell’imputato. Come abbiamo visto, l’ art 531 si apre
con una CLAUSOLA DI SALVEZZA, introducendo un’ingiustificata
modifica della regola assolutoria all’esito del dibattimento e in
presenza di una causa di estinzione. La causa di estinzione
determinerebbe il passaggio dal criterio del ragionevole dubbio a
quello dell’evidenza, il che avviene in un momento avulso che è
27
quello descritto nell’art 129.2. Questa norma assume una funzione
deflattiva, per cui ha una ratio e una valenza applicativa laddove il
dibattimento non sia iniziato o quanto meno non si sia concluso. In
tale ottica, si spiega bene il motivo per il quale, il legislatore, prima
della conclusione del dibattimento, richiede l’evidenza probatoria ai
fini dell’ASSOLUZIONE NEL MERITO, in presenza di una causa di
estinzione del reato. Lo stato degli atti può essere incompleto,
dunque inidoneo a fondare la decisione in punto di responsabilità,
anche se comunque rimane sempre viva la necessità di porre fine
alla vicenda processuale dal SICURO ESITO FAVOREVOLE
ALL’IMPUTATO. A ciò consegue, che essendo il reato estinto,
l'esigenza di evitare lo spreco della risorsa giustizia ex art 111 cost,
giustifica l'adozione della declaratoria di non punibilità ex 129.2.
Tale esigenza viene, dunque, bilanciata con il diritto ad essere
assolto allorché risulti evidente, e non meramente dubbia, l'assenza
di responsabilità. Se la disposizione in discorso ha chiaro significato
in un contesto procedimentale antecedente alla chiusura del
dibattimento, il richiamo all'art 129.2mal si concilia con la istruttoria
conclusa, nel qual caso la deflazione è inoperabile e il quadro
probatorio risulta essere completo. A ciò consegue, che la
SOPRAVVENIENZA ESTINTIVA, non avrebbe giustificazione il
mutamento della regola assolutoria in tale momento processuale. In
ragione del fatto, che si deve ritenere che conclusasi l’istruttoria, il
principio di non colpevolezza impone, in ogni caso, l’ASSOLUZIONE
NEL MERITO IN PRESENZA DEL RAGIONEVOLE DUBBIO DI REITà,
almeno ai sensi dell’ART 530.2. Adottando tale ricostruzione, il
giudice sarebbe gravato da uno sforzo meritevole maggiore: egli
dovrebbe dichiarare estinto il reato unicamente laddove riscontri e
motivi la responsabilità sostanziale dell’imputato. Stessa cosa non
accadrebbe laddove, nonostante la soppravenienza estintiva, vi sia,
al riguardo, DUBBIO RAGIONEOLE.
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PROVVEDIMENTI SULLE MISRE CAUTELARI EX ART 532
La sentenza di proscioglimento impone al giudice di emanare
provvedimenti sulle misure cautelari eventualmente disposte.
Infatti, l'art 532 afferma che il giudice è tenuto ad ordinare la
liberazione dell' imputato in stato di custodia cautelare e a
dichiarare la cessazione delle altre misure cautelari personali
eventualmente disposte. La stessa disposizione si applica nel caso in
si sentenza di condanna che concede la sospensione condizionale
della pena.

SENTENZA DI CONDANNA ART 533

ART 533.1 Il giudice pronuncia sentenza di condanna se l'imputato


risulta colpevole del reato contestatogli al di là di ogni ragionevole
dubbio. Con la sentenza il giudice applica la pena e le eventuali misure di
sicurezza.

Si al termine del dibattimento il giudice ritiene provata la penale


responsabilità dell' imputato, pronuncia la sentenza di condanna ai sensi
dell’art 533. presupposto indefettibile per una pronuncia in tal senso è la
prova della colpevolezza AL DI Là DI OGNI RAGIONEVOLE DUBBIO. il
ragionevole dubbio non è un mero dubbio possibile, ma è solo quel
dubbio che non consente di giungere alla convinzione circa la v eridicità
della tesi formulata dall' accusa. La nuova formulazione dell'articolo in
esame costituisce il risultato della riforma legislativa di cui alla legge n 46
29
del 2006, in applicazione del PRINCIPIO DI PRESAUNZIONE DI
INNOCENZa Costituzionalmente garantito

LA REGOLA DELL’OLTRE OGNI RAGIONEVOLE DUBBIO

Innalzamento dello standard probatorio richiesto comporta che anche


qualora sussista un solo dubbio ragionevole, il giudice è obbligato ad
assolvere. Problematica evidentemente conseguenziale e comprendere
quando la colpevolezza può ritenersi provata oltre ogni ragionevole
dubbio. In primo luogo, il dubbio ostativo alla condanna deve essere
ragionevole. Dunque, la prospettazione difensiva deve essere dotata di
un' intima razionalità, plausibilità e sostenibilità in punto di fatto e di
diritto. In tal senso, il dubbio che la difesa mira ad insinuare nella
fondatezza della tesi accusatoria non potrà derivare da una ricostruzione
dell' accadimento fantasiosa o palesemente smentita dalle risultanze
processuali. Non può asserirsi che l'imputato è colpevole al di là di ogni
ragionevole dubbio, quando ad esempio, dagli atti emerga una
ricostruzione dei fatti contraria rispetto a quella teorizzata dall’ accusa ,
dotata di pari o superiore persuasività.

Come abbiamo visto, Ai sensi dell’art 533.1, il giudice pronuncia sentenza


di condanna se l'imputato risulta colpevole al di là di ogni ragionevole
dubbio. Dalla lettura di questa disposizione si percepisce che dal punto di
vista processuale, il corretto significato di tale formula evidenzia la
circostanza che ragionevole dubbio, non significa dubbio razionale o
logico, ma dubbio plausibile, caratterizzato però da una sorta di
oggettività in grado di estrinsecarsi mediante una motivazione
ineccepibile che, a sua volta, deve passare attraverso categorie logiche.
Sei questa è la definizione del concetto di ragionevole dubbio con la quale
occorre confrontarsi, inevitabilmente si dovrà affermare che al di sotto di
questo standard il dubbio si presenta in termini meramente psichici,

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irrilevante di conseguenza da un punto di vista giuridico. Da qui, un
rapporto molto stretto tra il criterio dell’ oltre ogni ragionevole dubbio e
la motivazione della decisione del giudice, destinato a provocare un
ulteriore vincolo al principio del libero convincimento del giudice.

I punti essenziali della sentenza di condanna sono l'accertamento della


sussistenza del fatto storico, la sua qualificazione come l'esito penale,
l'affermazione che l'imputato lo ha commesso ed, infine, la
determinazione della pena o di altra conseguenza penale. Inoltre, la
sentenza pone a carico del condannato il pagamento delle spese
processuali e della eventuale custodia cautelare (ART 535). questo è il
contenuto minimo della sentenza di condanna. VI sono altri punti
eventuali che riguardano sia aspetti penali, sia singoli aspetti civili. Fra gli
aspetti penali ricordiamo l'applicazione delle pene accessorie, delle
misure di sicurezza, della sospensione condizionale, la non menzione
della condanna nel certificato del casellario giudiziale e la dichiarazione
di falsità di documenti o atti. Be sono leggi speciali che impongono di
inserire nella sentenza di condanna ulteriori prescrizioni. Fra gli aspetti
civili importante è la pronuncia sulla domanda di risarcimento del danno
formulata dalla parte civile nelle sue conclusioni ex art 523.2.

ART 533.2Se la condotta riguarda più reati, il giudice stabilisce la pena


per ciascuno di essi e quindi determina la pena che deve essere applicata
in osservanza delle norme sul concorso di reati e di pene o sulla
continuazione. Nei casi previsti dalla legge il giudice dichiara il
condannato delinquente o contravventore abituale o professionale o per
tendenza.

I capi della sentenza penale di condanna vengono in rilievo quando le


imputazioni sono molteplici. Il codice e regolamento all’ Ipotesi in cui la
condanna penale riguardi più reati: il giudice stabilisce la pena per

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ciascuno di essi e, quindi, Nei determina la misura in osservanza delle
norme sul concorso di reati o di pene e sulla continuazione.

ART 533.3Quando il giudice ritiene di dover concedere la sospensione


condizionale della pena o la non menzione della condanna nel certificato
del casellario giudiziale, provvede in tal senso con la sentenza di
condanna.

Quando la condanna riguarda procedimenti per i delitti di cui all art 400
7.2 lett a (GRAVI DELITTI IN MATERIA DI CRIMINALITà ORGANIZZATA),
anche se connessi ad altri reati, il giudice può disporre, nel pronunciare la
sentenza, la separazione dei procedimenti anche con riferimento allo
stesso condannato quando taluno dei condannati si trovi in stato di
custodia cautelare e, per la scadenza dei termini e la mancanza di altri
titoli, sarebbe rimesso in liberta.

Questa disposizione è strettamente connessa all’art 544.3bis ai sensi del


quale, nelle ipotesi di separazione in sede di condanna, il giudice deve
provvedere alla stesura di una motivazione separatamente per ciascuno
dei procedimenti, accordando precedenza alla motivazione della
condanna degli imputati in stato di custodia cautelare. In tal modo sarà
possibile evitare la decorrenza dei termini, che è ricollegata all’avvenuto
deposito della motivazione della sentenza della quale la parte abbia
conoscenza.

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DECISIONE SULLE QUESTIONI CIVILI EX ART 538 SS.

CONDANNA PER LA RESPONSABILITà CIVILE EX ART 538

Oltre al contenuto essenziale sull’ accertamento della sussistenza del


fatto di reato, sulla qualificazione giuridica dello stesso, sulla
responsabilità dell' imputato e sulla determinazione della pena, la
sentenza di condanna può contenere statuizioni eventuali su altre
questioni. Si pensi alla pronuncia sulla falsità di documenti ovvero alle
statuizioni civilistiche quali, la condanna del civilmente obbligato per la
pena pecuniaria o la condanna alle spese processuali. In particolare, nella
sentenza di condanna il giudice è tenuto a pronunciarsi su EVENTUALI
QUESTIONI DI CARATTERE CIVILISTICO, secondo le disposizioni di cui agli
artt. 538 SS, concernenti le richieste di accertamento o di restituzioni
avanzate dalla parte civile ove costituita. In tale evenienza, il giudice
penale decide su questioni strettamente civilistiche, che devono essere
valutate motivate in un apposito capo della sentenza. E necessario
sottolineare che la domanda risarcitoria non è accolta automaticamente.
Infatti, il giudice deve valutare se il danneggiato era legittimato a
costituirsi parte civile e se ha subito un danno derivante direttamente dal
reato. In caso di CONDANNA DELL’IMPUTATO AL RISARCIMENTO DEL
DANNO, e altresì disposta la liquidazione, a meno che non sia
competente un diverso giudice. Laddove nel giudizio sia presente il
RESPONSABILE CIVILE, la condanna alle restituzioni ed al risarcimento del
danno è pronunciata anche contro di lui in solido, quando è riconosciuta
la sua responsabilità.

33
CONDANNA GENERICA E PROVVISIONALE EX ART 339-340

Ai sensi dell'art 540, il giudice può dichiarare la provvisoria esecutorietà


delle statuizioni civilistiche, purché la parte civile lo abbia richiesto ed
abbia addotto giustificati motivi.

Quando non è possibile provvedere alla liquidazione, in quanto le prove


acquisite risultano insufficienti per quantificare il danno, il giudice
pronuncia una CONDANNA GENERICA e rimette le parti davanti al giudice
civile. Tuttavia, a richiesta della parte civile, può condannare l'imputato e
il responsabile civile al pagamento di una PROVVISIONALE nei limiti del
danno per cui si ritiene già raggiunta la prova.

La liquidazione non ha luogo, però in due casi:

- Se la competenza spetta ad altro giudice


- Se le prove acquisite non consentono una immediata individuazione
del quantum debatur, il giudice penale può pronunciare sentenza di
condanna generica al risarcimento, riassumendo le parti davanti un
giudice civile.
Pertanto, nel caso in cui il giudice non liquidi il risarcimento
specificando il quantum, la parte civile può chieder ed ottenere la
condanna generica dell’imputato o/e del responsabile civile al
pagamento di una PROVVISIONALE immediatamente esecutiva nei
limiti del danno per cui si ritiene sia stata raggiunta la prova. O
presupposti per la condanna al pagamento di una provvisionale
sono:
a- L’affermazione di responsabilità dell’imputato
b- La condanna generica al risarcimento del danno
c- L’acquisizione di elementi in grado di provare una parte del
danno che, quindi, può essere liquidato.
Sebbene ai fini della condanna generica non assume rilevanza
all’omessa quantificazione del danno nelle conclusioni scritte della

34
parte civile, e comunque necessaria la relativa richiesta della parte
civile.

Ai sensi dell’art 339 può disporsi il beneficio della SOSPENSIONE


CONDIZIONALE DELLA PENA, condizionandolo al pagamento di una
somma a vantaggio della persona offesa costituita parte civile.

La condanna al pagamento della provvisionale è immediatamente


esecutiva. Nel caso di CONDANNA GENERICA, quando si procede per
OMICIDIO DEL CONIUGE, ANCHE LEGALMENTE SEPARATO O
DIVORZIATO, DALL’ALTRA PARTE DELL’UNIONE CIVILE, anche se l’unione
è cessata, o dalla persona che è stata legata da relazione affettiva e
stabile convivenza, il giudice, rilevata la presenza dei figli della vittima
MINORENNI O MAGIORENNI ECONOMICAMENTE NON
AUTOSUFFICIENTI, costituiti come parte civile, provvede , anche d’ufficio,
all’assegnazione di una PROVVISIONALE IN LORO FAVORE, IN MISURA
NON INFERIORE AL 50 % DEL PRESUMIBILE DANNO, da liquidare in
separato giudizio civile. Nel caso in cui vi siano beni dell' imputato già
sottoposti a SEQUESTRO CONSERVATIVO, In deroga all'art 320 punti uno,
il sequestro si converte in pignoramento con la sentenza di condanna in
primo grado, mi limiti della provvisionale accordata.

la sentenza è pubblicata in udienza dal presidente o da un giudice del


collegio, mediante lettura del dispositivo. Si tratta di un momento
strettamente processuale, che va tenuto distinto dalla pubblicazione della
sentenza di condanna a quale pena accessoria ex artt. 36 e 186 CP che,
rispettivamente richiamati dagli artt. 536 e 543, prevedono la diffusione
della sentenza stessa su quotidiani o siti internet, o quale effetto della
condanna o quale modalità di riparazione del danno.

35
CONDANNA ALLE SPESE RELATIVE ALL’AZIONE CIVILE EX ART 541

L'articolo 541 prevede, in armonia con il principio della soccombenza,


tipico del rito civile, che con la sentenza che accoglie la domanda di
restituzione o di risarcimento del danno, il giudice condanna l'imputato e
il responsabile civile in solido, al pagamento delle spese processuali in
favore della parte civile, salvo che ritengo di disporne, per giusti motivi,
la compensazione totale o parziale. Le condizioni per la condanna alle
spese sostenute dalla parte civile sono, pertanto:

A- l'affermazione della responsabilità penale dell’imputato


B- condanna per le restituzioni ed il risarcimento del danno
L’art 153 disp.att prevede che la parte civile debba depositare
apposita nota spesa. Da ciò, si può desumere che ulteriore requisito
è rappresentato proprio da espressa domanda della parte civile in
tal senso. Dunque, la condanna alle spese è inibita in caso di revoca
della costituzione di parte civile. In prospettiva generale, in tema di
pagamento delle spese processuali in favore della parte civile, attesa
la loro pertinenza ad una domanda privatistica innestata nel giudizio
penale, il regime adottato dal legislatore in via ordinaria, con il
comma uno dell’ art 541, è fondato sul criterio di soccombenza in
analogia con quanto disposto dall’art 91 cpc. Sulla base di questa
analogia, si deve ritenere che per il giudice quindi sia possibile anche
disporre la compensazione parziale o totale delle spese in presenza
di giusti motivi. Di conseguenza, il giudice di appello, quando
l'imputato abbia interposto specifico gravami sul punto, ha l'obbligo
di motivare, per quanto succintamente, circa le ragioni per le quali
esclude la ricorrenza di giusti motivi a fini di compensazione delle
spese.
Qualora sia stato proposto ricorso per Cassazione, la parte civile
ricorrente non può ottenere la rifusione delle spese processuali all
esito del giudizio di legittimità che si è concluso con l'annullamento

36
con rinvio o della sentenza impugnata, bensì far valere le proprie
pretese riparatori e nell’ulteriore corso del processo, in cui il giudice
di merito dovrà accertare la sussistenza, a carico dell' imputato,
dell'obbligo della rifusione delle spese giudiziali con riferimento
all’esito del gravame. Tuttavia, la mancanza condanna dell’
imputato, nella sentenza di annullamento con rinvio, alla rifusione
delle spese del giudizio di legittimità in favore della parte civile
vittoriosa non esonera il giudice di rinvio dell'obbligo di disporla.

CONDANNA ALLE SPESE NEI CONFRONTI DELLA PARTE CIVIL E

Se ne è fatta richiesta e qualora SIA RIGETTATA LA DOMANDA DI


RESTITUTIO IN INTEGRUM O DI RISARCIMENTO DEL DANNO presentata
ai sensi dell’art 541.1, la parte civile può essere condannata alla
RIFUSIONE DELLE SPESE PROCESSUALI SOSTENUTE DALL’IMPUTATO O
DAL RESPONSABILE CIVILE PER EFFETTO DELL’AZIONE CIVILE, a meno che
non ricorrano giustificati motivi per la COMEPENSAZIONE TOTALE O
PARZALE DELLE SPESE.

Nel caso in cui vi sia COLPA GRAVE, la parte civile può essere condannata
al RISARCIMENTO DEI DANNI CAUSATI ALL’IMPUTATO O AL
RESPONSABILE CIVILE EX ART 541.2.

Le condizioni per la CONDANNA DELLA PARTE CIVILE quindi sono:

a- la richiesta dell’imputato o del responsabile civile


b- l’assoluzione dell’imputato per ragioni diverse dal difetto di
imputabilità
37
c- Il rigetto consequenziale della domanda di risarcimento o di
restituzione proposta dalla pc.
La possibilità per il giudice di dichiarare la compensazione totale o
parziale è esercitabile tanto nel caso di Condanna dell' imputato e
del responsabile civile in favore della parte civile, tanto nell’ipotesi
inversa, Se ricorrano giusti motivi, tra i quali è da annoverarsi il
concorso di colpa della persona danneggiata.

CONDANNA DEL QUERELANTE ALLE SPESE E AI DANNI EX ART 542

Allora il procedimento penale abbia avuto inizio in seguito di querela e


l'esito del giudizio sia ampiamente liberatorio nei riguardi dell' imputato,
il giudice può condannare il querelante al pagamento delle spese del
procedimento anticipate dallo stato secondo le disposizioni di cui all'art
427, nonché alla rifusione delle spese e al risarcimento del danno In
favore dell' imputato e del responsabile civile. La condanna del
querelante non è comportata da qualsiasi forma assolutoria: rilevano le
so le formule perché il fatto non sussiste o perché non lo ha commesso.

Ai sensi dell'art 542.2, l'avviso del deposito della sentenza è notificata al


querelante affinché possa, evidentemente, esercitare il suo diritto alla
impugnazione della decisione.

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PUBBLCAZIONE DELLA SENTENZA COME EFFETTO DELLA CONDANNA EX
ART 536

Nei casi previsti dall’art 36 cp, il giudice stabilisce nel dispositivo se la


sentenza deve essere pubblicata per intero o per estratto e designa il
giornale o i giornali in cui deve essere inserita.

PRONUNCIA SULLA FALSITà DI DOCUMENTI EX ART 537

Tale disposizione impone al giudice di dichiarare nel dispositivo la falsità


di un atto o di un documento, accertata con sentenza di condanna. La
radio della norma è quella di eliminare dal mondo giuridico un atto
soprattutto con riguardo alla falsità materiale. Si pensi ad un assegno
bancario o testamento, che potrebbe essere nuovamente utilizzato. La
dichiarazione di falsità ha dunque:

A- una funzione preventiva di natura pubblica, diretta ad evitare la


commissione di altri reati, attraverso il riutilizzo di un documento o
di un qualsiasi atto dichiarato falso
B- una funzione di tutela di interessi privati che potrebbero essere lesi
dal detto utilizzo.
Con la sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti,
che è decisioni equiparata ad una sentenza di condanna, il giudice è
tenuto a dichiarare la accertata falsità di atti o di documenti. Nel
caso in cui tale declaratoria sia omessa, la Corte di Cassazione è
legittimata ad adottare i provvedimenti di cui all’ art 537, non
occorrendo alcuna valutazione di merito.
Con lo stesso dispositivo, salvo il caso di pregiudizio degli interessi di
terzi non intervenuti come parti nel procedimento, è ordinata la
CANCELLAZIONE TOTALE O PARZIALE, secondo le circostanze e, se è
il vaso, la RIRPRISTINAZIONE, la RINNVAZIONE O LA RIFORMA
DELL’ATTO O DEL DOCUMENTO, con la prescrizione del modo con
39
sui deve essere eseguita. La cancellazione, la ripristinazione, la
rinnovazione o la riforma non è ordinata quando possono essere
pregiudicati interessi dei terzi non intervenuti come parti nel
procedimento.
La pronuncia sulla falsità è impugnabile, anche autonomamente,
con il mezzo previsto dalla legge per il caso che contiene la
decisione sull’imputazione. Le regole enunciate trovano
applicazione anche nel caso di SENTENZA DI PROSCIOGLIMENTO. In
caso di dichiarazione di estinzione del reato per prescrizione è
comunque necessario procedere all’accertamento della eventuale
falsità del documento.

INDEGNITà A SUCCEDERE EX ART 537BIS

Il giudice quando pronuncia sentenza di condanna per uno dei fatti


previsti dall’art 463, la cui disposizione elenca i casi di indigni ita, dichiara
l’indegnità dell’imputato a succedere. Dunque, risulta attribuita alla
competenza del giudice penale, tanto in sede di condanna, quando in
sede di patteggiamento della pena, il compito di dichiarare l’indegnità a
succedere, evitando così agli eredi di dover promuovere un’azione civile
per ottenere lo stesso risultato. L'intervento legislativo che persegue la
finalità di rendere automatica l'applicazione dell' indegnità a succedere in
caso di condanna per uxoricidio, è stato imposto dal fatto che l'istituto
non impedisce la chiamata all'eredità, ma comporta la rimozione dell'
acquisto successori o, su domanda di parte e per sentenza, costitutiva, del
giudice. L’indignità a succedere pur essendo operativa ipso jure, deve
essere dichiarata con sentenza costitutiva su domanda del soggetto
interessato, atteso che essa non costituisce un'ipotesi di incapacità
all'acquisto delle dita, ma solo una causa di esclusione dalla successione.

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ATTI SUCCESSIVI ALLA DELIBERAZIONE EX ARTT. 544 SS

PUBBLICAZIONE DELLA SENTENZA EX ART 545

La sentenza è pubblicata in udienza dal presidente o da un giudice del


collegio mediante lettura del dispositivo. La lettura della sentenza
equivale a notificazione della stessa per le parti che sono o devono
considerarsi presenti all’ udienza. La lettura della motivazione redatta a
norma dell'articolo 544, ai sensi del quale subito dopo al dispositivo è
redatta la motivazione, segue quella del dispositivo e può essere
sostituita con un’ esposizione riassuntiva.

DEPOSITO DELLA SENTENZA EX ART 548

L'intera sentenza deve essere depositata in cancelleria entro i termini


indicati a suo tempo nel dispositivo, quando è stato letto in udienza. Il
pubblico ufficiale addetto e cioè il cancelliere vi appone la sottoscrizione e
la data del deposito.

Quando la sentenza non è depositata entro il 15º giorno ne entro il


termine indicato nel dispositivo l'avviso di deposito è comunicato al
pubblico ministero e notificato alle parti private cui spetta il diritto di
impugnazione. L'avviso di deposito con l’estratto della sentenza e in ogni
caso comunicato al procuratore generale presso la Corte d appello.
Ovviamente, l'avviso di deposito è notificato a chi risulta difensore dell'
imputato al momento del deposito della sentenza.
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Prima della legge n 67 del 2014, l'avviso di deposito con le strato della
sentenza doveva essere notificato all’imputato contumace. Dalla notifica
decorreva il termine per impugnare la sentenza. La legge menzionata ha
eliminato l'istituto della contumacia e la necessità della notifica perché
nei confronti dell' irreperibile il processo deve essere sospeso. Viceversa,
quando l'imputato è stato dichiarato assente, si presume che egli abbia
volontariamente rinunciato ad essere presente all udienza, nel cui caso
egli è rappresentato dal difensore.

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