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Relatore:

dott.ssa Maria ACIERNO


Giudice Tribunale di Bologna

SOMMARIO: Cap. I: Gli incombenti del Giudice designato ex art. 168 bis anteriori
alla I' udienza di comparizione - 1. Art. 168 bis u.c.: smistamento dei fascicoli
da parte dellistruttore: un passaggio organizzatorio destinato a scomparire? 2. Art. 269 cpv c.p.c.: lo spostamento della prima udienza di comparizione
dovuto alla chiamata del terzo richiesta dal convenuto: permane la funzione
acceleratoria della disposizione? - Cap. II: Gli incombenti dell'istruttore
nelludienza di prima comparizione - 1. Le verifiche preliminari ex art. 180
c.p.c. un elenco incompleto e ridondante - 2. I controlli effettivamente
realizzabili sulla base degli atti difensivi iniziali: a) controllo della tempestiva
costituzione di almeno una delle parti (artt. 171-307 c.p.c.); b) controllo della
regolare costituzione delle parti (art. 182 c.p.c.); c) controllo della validit
degli atti introduttivi (artt. 164-167 c.p.c.); d) controllo sulla esistenza e
validit della notificazione della citazione (art. 291 c.p.c.); e) controllo sulle
eventuali intervenute decadenze (art. 167 c.p.c.); f) l'art. 181: la mancata
comparizione delle parti in prima udienza - 3. Verifiche solo eventualmente
realizzabili alludienza ex art. 180 c.p.c.: a) controllo sulla completezza del
contraddittorio (art. 102 c.p.c.); b) sospensione del procedimento ex art..
295 c.p.c.; c) riunione di procedimento Cap. III: Gli incombenti
dellistruttore nell'udienza ex art. 180 c.p.c. diversi dalle verifiche preliminari
- 1. Provvedimenti doverosi: termine al convenuto e fissazione della prima
udienza di trattazione: sono atti del procedimento del tutto inevitabili? 2.
Provvedimenti condizionati dalle istanze delle parti: a) provvisoria esecuzione
e sospensione della esecutoriet del decreto ingiuntivo (artt. 648-649 c.p.c.);
b) ordinanze anticipatorie ex art. 186 bis ter e quater.

Introduzione
La soluzione definitivamente accolta (1) dal legislatore di codificare la distinzione tra
udienza di prima comparizione (art. 180 c.p.c.) e prima udienza di trattazione ha avuto
il pregio di aver fornito materiale normativo da esaminare e valutare non pi
sottoponibile a revisione (2).
Prima di allora, la vigenza meramente temporanea di numerose disposizioni (3) e la
tecnica "atomistica" di introduzione delle disposizioni novellate (4) aveva determinato
(1) Con la legge di conversione 20-12-95 n. 534 (in G.U. serie generale - n. 296 del 2012-95. Il testo coordinato del d.1. 18-1-95 n. 432 con la legge di conversione in
G.U. 28-12-95 n. 302, serie generale, p. 40. Lart. 4 del d.1. riporta le modifiche all'art.
180 c.p.c. in esame. In appendice alla relazione - sub A).
(2) Le critiche sulla inutilit e non opportunit normativa in oggetto sono state indicate
in modo accurato e completo nei numerosi commenti gi apparsi nelle riviste. Per una
disamina pi approfondita cfr nota a margine Pretura Monza ord. 29-9-95 in Foro It.,
1995, p. 3298. Si in particolare criticato la anelasticit della dicotomia tra le due
udienze e la difficolt di far rientrare talune attivit processuali nelle verifiche preliminari
(udienza ex art. 180 c.p.c.) o nelle questioni attinenti alla definizione del thema
decidendum.Anche la Corte Costituzionale con la sent.n84.del 1996 ha ritenuto non
irragionevole la bipartizione della fase preparatoria introdotta con il novellato
art.180 cpc in quanto fondato sullesigenza di consentire pi ampiamente la difesa
al convenuto.
(3) Cfr.: da ultimo la abrogazione del novellato art. 181 c.p.c. per effetto della citata
legge di conversione (nota 1) e la reintroduzione del regime anteriore al 1-1-93 in
ordine alla mancata comparizione delle parti in prima udienza ed in quelle successive.
La sorde della disposizione contenuta nell'art. 181 esemplificativa delle divergenti
pressioni subite dal legislatore della novella ad una iniziale applicazione del regime di
cancellazione della causa dal ruolo alla prima udienza in cui non comparivano le parti
alle sole cause pendenti dopo il 1-1-93 (ex 1. 26-11-90 n. 353 cos come modificata
dalla 1. 14-12-92 n. 477). Si pervenuti ad una estensione della nuova regola anche
alle cause pendenti (ex d.1. 121/95) ed ora, invece definitivamente applicabile la
disciplina vigente prima dell'entrata in vigore della legge n. 353/90.
(4) A parte il "corpus" omogeneo relativo al procedimento cautelare uniforme (art. 669
bis e ss.) le altre disposizioni della 1. 26-11-90 n. 353 sono entrate in vigore in tempi
differenziati e con estensione applicativa distinta nel tempo. Per esempio: le
controversie pendenti al 1-1-93 erano integralmente assoggettate al rito antevigente.
Con il d.1. n. 121 del 20-4-95 sono state ritenute applicabili a tali controversie le
disposizioni della novella in precedenza vigenti solo per le cause instaurate dopo il 1-193 (si tratta in particolare delle disposizioni nuove in materia di rito nei procedimenti
connessi - ordinanze anticipatorie di condanna - cancellazione cause dal ruolo,
2

un accanimento interpretativo sproporzionato rispetto alla durata effettiva delle


soluzioni faticosamente adottate (5).
Non riveste particolare utilit pratica valutare la adeguatezza del risultato finale rispetto
alla lunga e complessa genesi del processo di formazione del nuovo procedimento di
cognizione mentre occorre mettere a fuoco con esattezza quali sono i compiti
dellistruttore risultati rafforzati e divenuti ineluttabili per effetto del modello
processuale derivante dagli articoli 180 e 183 c.p.c.6
Deve essere sottolineato preliminarmente che la centralit del ruolo di direzione
dell'udienza e di individuazione dell'oggetto della trattazione da parte del giudice
rimasto inalterato anche all'esito della distribuzione in due udienze della attivit volta ad
introdurre in modo tendenzialmente completo l'oggetto ed i soggetti della lite. Va
aggiunto che se si vuole riconoscere una funzione positiva alla diluizione (7) della
attivit preparatoria come delineata dalle disposizioni citate, essa va ricercata nella
inderogabilit dei controlli preliminari codificati nell'art. 180 c.p.c. e desumibili dal
codice (8) e nella obbligatoriet degli adempimenti previsti nell'art. 183 (9) con
provvisoria esecuzione sent. I grado). Questo parziale "coliage" normativa ha
subito applicazioni caotiche e casuali proprio perch estratto da un contesto coerente
ed inserito in un insieme eterogeneo. Ancora pi bizzarra la sorte delle cause
instaurate dopo il d.1. 24-4-95 n. 121 le quali dopo l'entrata in vigore del d.1. 9-8-95 n.
347 sono state assoggettate ad un regime giuridico "virtuale" per oltre tre mesi diverso
sotto il profilo della individuazione del giudice competente e delle decadenze
processuale, diverso dall'attuale vigente.
(5) Per i procedimenti di convalida il tentativo di rendere organica e distinta la fase
sommaria da quella a cognizione piena ha trovato un riscontro normativa positivo
nell'art. 660 c.p.c. cos come novellato dalla 1. di conversione (in Appendice vedi sub
B).
6

la recente proposta di modifica governativa della fisionomia del procedimento civile


(..) sembra ricondurre il ruolo del giudice a quello fortemente criticato in dottrina
prima della novella del 1995, restituendo esclusiva centralit solo alla funzione
deliberativa con riudzione o eliminazioni delle attivit e facolt endoprocessuli di
direzione deludienza, controllo dello svolgimento effettivo del contraddittorio,
cognizione diretta dellistruzione probatoria.
(7) Li felicissima scelta terminologica di B. CAPPONI: "Prima udienza di
comparizione e prima udienza di trattazione. Preclusioni di merito e preclusioni
istruttorie". Relazione tenuta all'incontro di studi sul tema, Frascati 27 29-11-95.
8
( ) Mi riferisce a quelli qui pi diffusamente esposti nel cap. Il sub. 1 - sub. 2.
(9) Per la individuazione degl'incombenti rinvio al cap. IV.

preminente rilievo per l'interrogatorio libero, realizzabile in modo pi confortevole in


una udienza depurata del carico delle verifiche preliminari gi effettuate nella udienza di
prima comparizione.
Deve essere, al contrario, fin dall'inizio abbandonata la tentazione di ritenere che la cd.
"controriforma" realizzata con lo spostamento in avanti di talune decadenze
processuali incombenti sul convenuto (10) e con la predisposizione di un'udienza da
dedicare "in ogni caso" (11) alle verifiche preliminari significhi un ritorno a prassi
contrassegnate dalla tendenza a posticipare il pi possibile la conoscenza del fascicolo
da parte del giudice ed a svalorizzare il rilevantissimo contributo alla definizione
dell'oggetto del giudizio e del thema probandum da attribuire all'interrogatorio libero.
La rigidit impressa dal legislatore alle udienze ed agli adempimenti da eseguirsi prima
della istruzione probatoria non esclude (12) la concreta possibilit di adeguare
elasticamente il modello processuale alle caratteristiche delle singole controversie,
eludendo, se effettivamente superfluo, qualche passaggio procedimentale anche se
codificato.
Tali scelte non possono per essere rimesse alla determinazione ancorch concorde
delle parti ma rimangono estrinsecazione dell'esclusivo potere di direzione dell'udienza
conservato dalla legge in modo notevolmente rafforzato dalla novella, al Giudice
Istruttore.
Non mancano sul punto orientamenti della giurisprudenza di merito 13 non uniformi.
Si segnalano in particolare alcune recenti pronunce che hanno ad oggetto, la
possibilit di ammettere i mezzi di prova direttamente alla prima udienza di
comparizione delle parti quando il convenuto sia contumace e la facolt del giudice di
rimettere la causa in decisione direttamente alla prima udienza di comparizione sempre
nel caso in cui il convenuto non si sia ancora costituito.
La soluzione positiva in ordine allammissibilit dei mezzi di prova 14 si fonda sulla
possibilit di revocare lordinanza ammissiva in caso di costituzione del convenuto nel
termine di cui allart.180 cpc secondo comma, ritenendo pertanto necessaria la
fissazione di tale termine anche al convenuto contumace.
(10) Ovvero la proposizione delle eccezioni processuali e di merito per le quali il
convenuto ha un termine non inferiore a venti giorni prima della udienza ex art.
183 c.p.c. (cfr-. ex 180 2 comma c.p.c).
11
( ) La locuzione viene usata con riferimento alla prima udienza di comparizione:
argomentando dall'art. 180 2 comma c.p.c. che riferisce l'espressione "in ogni
caso" alla fissazione della prima udienza di trattazione, richiedendo, pertanto, lo
svolgimento di entrambe le udienze.
12
( ) Cfr.: CAPPONI, n op. ult. cit. p. 16.
13

Pret. Lecce, 9/4/96 (ord) in Giur. It. 1997, I,2, 104; Trib.Bari 26/9/95 in Corr. Giur.,
1996,700; Trib: Modena 6/3/96 in Giur. It. 1998,I,2, 690
14
Pret. Torino 11 luglio 1997 ult. cit.
4

La decisione contraria poggia sulla doverosit delle scansioni procedimentali fissate


nellart.180 cpc e 183 cpc e sulla conseguente obbligatoriet del termine sopra citato al
convenuto contumace. La Suprema Corte con una recentissima sentenza ha posto fine
allaccesa dialettica sorta in dottrina ed in giurisprudenza in ordine alla doverosit del
termine ex art. 180 secondo comma c.p.c. al convenuto contumace stabilendo alcuni
principi di diritto che bene elencare analiticamente :
1) alludienza di prima comparizione il giudice deve dufficio fissare ludienza di
trattazione e assegnare al convenuto, senza necessit di una sua istanza, il termine per
la proposizione delle eccezioni in senso stretto;
2) le parti costituite possono di comune accordo rinunciare alla fissazione delludienza
ex art. 183 c.p.c. salva la facolt del giudice di fissare ugualmente tale udienza se
ritenga necessaria la trattazione prima dello sviluppo istruttorio della causa delle
questioni rilevabili dufficio;
3) il convenuto costituito pu rinunciare al termine;
4) la mancata concessione del termine al convenuto contumace ed in particolare
lomessa fissazione delludienza ex art. 183 c.p.c. determinano un vizio consistente
nellomessa attivazione del contraddittorio. Questa tipologia di vizi pu ricorrere non
solo in limine litis in caso di contumacia involontaria o di falsa o irregolare
rappresentanza ma anche nel corso del giudizio per quasiasi inosservanza delle norme
che con idonee prescrizioni procedurali assicurano la tempesitva informazione e
leffettiva parit delle armi alle parti;
5) la nullit che ne deriva non rientra nel campo di applicazione dellart. 156 primo
comma in quanto non tassativamente prevista n produce, ove rilevata dal giudice
dappello il rinvio al giudice di primo grado ex art. 353 e 354 c.p.c.. Ne consegue che
il giudice dappello tenuto a rimettere in termini le parti e consentire lattivit difensiva
illegittimamente pretermessa in primo grado. Ove tale attivit non sia svolta dal giudice
dappello la Corte di cassazione deve cassare con rinvio per far svolgere al giudice
dappello lattivit di rimessione in termini, omessa. 15
Di opposto avviso sulla doverosit del temine per la formulazione delle eccezioni non
rilevabili dufficio invece una pronuncia relativa alla immediata rimessione in
decisione alludienza ex art.180 cpc sempre in caso di contumacia del convenuto 16.
Gli stessi interrogativi si pongono con riferimento alle parti costituite. Ci si chiede cio
se alludienza di prima comparizione la causa possa essere rinviata per la discussione e
decisione o addirittura viene decisa in prima udienza o se in tale udienza possano
15

Corte di Cassazione sez II civile, 24 maggio 2000 n.6808 in Foro It. 2000, I,31633169 con nota ciritca di M.G.Civinini. I precedenti di merito in termini sono Trib.
Modena ult. cit.
16
Pret. Torino 3 giugno 1996e 11/7/96 (ord) in Giur. It. 1998, I,2, p.690-692 e Pret.
Reggio Emilia 21/12/95 in Giur. It. 1996, I, 2, 404. Le preonunce ritenevano
applicabile iltermine di cui al secondo comma dellart. 180 c.p.c. solo alle parti
costitutite.
5

essere anticipate attivit processuali omettendone od accorpandone altre generalmente


destinate ad altra udienza.
Su tale ultimo profilo problematico la risposta stata fornita nella sopra citata
sentenza della Suprema Corte: se ci sono le parti e il giudice non ha problemi di
scansione delle udienze possono essere svolte in un unico contesto temporale le
attivit proprie delludienza ex art.180 e 183 e si pu procedere in prima udienza
allammissione delle prove. Diverso invece il caso in cui le parti chiedano al giudice
di anticipare unattivit processuale da differire alludienza ex art.183 o 184 cpc.
Lesempio pi frequente ha ad oggetto al richiesta di CTU nelle cause in cui non sia
contestato lan debeatur o nelle controversie in cui per la qualit delle parti pu
escludersi la possibilit di riuscire nella conciliazione delle stesse e si pu dubitare
sullutilit dellinterrogatorio libero. La natura cogente ed inderogabile delle
disposizioni relative alle preclusioni concerne esclusivamente le preclusioni gi
verificatesi ma non esclude che le parti possano avere una limitata disponibilit in
ordine alla sequenza procedimentale idonea a incidere sulle preclusioni ancora non
consumate se tale disponibilit venga utilizzata anche in applicazione del principio della
ragionevole durata del processo codificato nel novellato art. 111 Cost per una pi
sollecita trattazione dei procedimenti.
Queste sono le evenienze processuali in cui assume rilievo il potere di direzione
delludienza da parte del giudice e la necessit della preventiva conoscenza del
fascicolo. Lo sviluppo procedimentale previsto in via generale dalla novella non
infatti ineluttabile e soprattutto non deve essere utilizzato come strumento di
differimento dello studio del fascicolo con la giustificazione del formale ossequio al
sistema delle preclusioni introdotto dal legislatore.
Se alla prima udienza di comparizione possibile decidere una questione preliminare
impediente desumibile dagli atti introduttivi e rilevabile dufficio o prospettata da una
delle parti , non necessario procedere alla fissazione delludienza ex art.183 cpc ma
pu essere fissata unudienza di precisazione delle conclusione o di discussione (se la
causa proposta davanti al Pretore o sar proposta davanti al giudice unico). Rimane
di primario rilievo il rispetto del contraddittorio per cui se la questione viene rilevata
dal giudice dufficio necessario differire la decisione per consentire alle parti di
dedurre al riguardo.
La stessa elasticit processuale pu essere adottata per una richiesta di CTU, in
quanto mezzo istruttorio che non preclude nelle scansioni procedimentale disposte dal
giudice di indicare altri mezzi istruttori.
Pi complesso lesame relativo alla richiesta di ammissione prove o di termini ex art.
184 cpc alludienza ex art.180 cpc. Lammissione delle prove dovrebbe essere
preceduta da una espressa rinuncia al termine di cui al secondo comma dellart.180
cpc da parte del convenuto, ferma restando per il giudice la possibilit di disporre
linterrogatorio libero delle parti o di tentare la conciliazione tra di esse anche in un
momento successivo.
Lostacolo maggiore allaccoglimento di un istanza congiunta di ammissione prove
6

risiede per sulla considerazione che ludienza ex art.183 cpc anche il momento in
cui si maturano rilevanti preclusioni in ordine alle questioni di competenza e
connessione ed in ordine alla definizione del petitum ed al potere di modificare le
domande e le eccezione. La soppressione di tale udienza pertanto preclude alle parti
definitivamente di esercitare le facolt processuali che trovano uno sbarramento
temporale in tale udienza.
Le stesse perplessit induce listanza delle parti volta a sopprimere linterrogatorio
libero e con esso tutte le attivit proprie delludienza ex art.183 cpc con
provvedimento finale di fissazione dei termini istruttori.
Viene in rilievo per questa evenienza il potere-dovere del giudice di valutare se siano
da esaminare questioni che non possono pi essere riproposte dopo lesaurirsi
procedimentale delludienza ex art.183 cpc.
Si deve, al riguardo sottolineare che tali problemi non sorgono quando in prima
udienza di comparizione il giudice disponga la rimessione della causa in decisione
perch in questo caso la causa viene decisa in prima udienza ex art.80 bis disp.att.cpc
senza precludere in caso di rigetto della questione preliminare o pregiudiziale lo
sviluppo del procedimento a cognizione piena.
Cap. I - Gli incombenti del giudice designato ex art. 168 bis anteriori alla prima
udienza di comparizione.
Lesame delle disposizioni sulle quali scandita la fase introduttiva del procedimento
ordinario viene condotta attraverso gli incombenti dell'istruttore all'udienza di prima
comparizione e nella prima udienza di trattazione.
E necessario individuare con esattezza nelle singole controversie gli adempimenti ed i
passaggi procedimentali ineliminabili, senza affidarsi meccanicisticamente all'apparente
inderogabilit del sistema di sdoppiamento delle udienze e di separazione delle attivit
da eseguirsi in ciascuna di esse che emerge dall'esame letterale degli artt. 180 e 183184 c.p.c. (per i mezzi di prova).
Lobiettivo rimane fissato nell'effettivit della trattazione e, conseguentemente,
indispensabile avere la chiara definizione - per ciascuna scansione procedimentale - del
potere dispositivo delle parti e del contenuto della funzione di direzione del giudice
senza omissione negli adempimenti doverosi (17), anche in presenza dell'accordo delle
parti, ma anche senza forzature procedimentali quando l'appesantimento non solo
temporale del processo inversamente proporzionale alla limitatezza dell'oggetto
controverso.
1) Art. 168 bis u.c.: smistamento dei fascicoli da parte dellistruttore: un passaggio
organizzatorio destinato a scomparire?

Gli adempimenti del giudice designato ex art. 168 bis secondo comma c.p.c. per il
procedimento a cognizione piena verificabili anteriormente alla udienza di prima
comparizione riguardano la integrazione del contraddittorio ad istanza di parte
convenuta (art. 269 2 co.), la eventuale introduzione di un sub-procedimento
incidentale di natura cautelare od anticipatoria (art. 669 quater); la necessit di natura
organizzatoria di distribuire le prime udienze secondo tempi diversi da quelli risultanti
dalla citazione a comparire indicata dalla parte.
Conviene partire da quest'ultimo incombente divenuto con lo sdoppiamento in due
udienze della fase introduttiva, meramente eventuale.
Una delle finalit della prima udienza di comparizione consiste proprio nella possibilit
di smistare le controversie da rinviare per la prima udienza di trattazione secondo le
esigenze dell'agenda di ciascun giudice in modo da poter dedicare all'interrogatorio
libero ed alla trattazione delle questioni rilevabili d'ufficio un segmento temporale
delludienza da fissare adeguato alla complessit delle singole controversie.
Inoltre la preparazione delle cause per la prima udienza di trattazione dovrebbe essere
facilitata dalla conoscenza, ancorch superficiale, degli atti introduttivi del giudizio
disponibili all'udienza ex art.180 c.p.c..
Viene meno, di conseguenza, la concreta utilizzabilit dell'art. 168 bis ultimo comma,
secondo il quale il giudice istruttore pu differire con decreto da emettere entro cinque
giorni dalla presentazione del fascicolo, la data della prima udienza fino ad un massimo
di quarantacinque giorni.
E stata espunta dalla disposizione originaria la parte relativa all'ininfluenza dello
spostamento d'udienza sulle decadenze. Rimane invece inalterato il termine di
costituzione tempestiva nel caso in cui il differimento dudienza rispetto a quello
indicato dalla parte nellatto introduttivo dipende da impedimento del giudice e non
frutto di un suo specifico provvedimento organizzatorio.
La differenza di regime delle decadenze per questa fattispecie, disciplinata al comma
quarto dellart.168 bis cpc e quella introdotta con la novella, di cui al comma quinto,
stata sottoposta allesame della Corte Costituzionale sotto il profilo della ingiustificata
disparit di trattamento. La Corte ha ritenuto la questione manifestamente infondata in
quanto lintroduzione della disposizione di cui allart.168 bis quinto comma si
giustificava nellimpianto originario della novella con la fondamentale esigenza di porre
il giudice nelleffettiva possibilit di conoscere il thema decidendum mentre il
differimento officioso ex artt.168 bis quarto comma cpc risiede nellesigenza di
disciplinare preventivamente ed in via automatica loggettiva impossibilit di tenere
udienza nella data indicata dalle parti18.
18

Corte Cost. 30 dicembre 1997 n. 461 in Giur. It. 1998, I,1, 1791 con nota di
Annarita Gili la quale rileva che la conclusione della Corte era prevedibile sotto il
profilo della indicata identit di ratio da parte del giudice remittente. Sarebbe stato pi
incisivo secondo questo orientamento dottrinario sottolineare che entrambi i rinvii sia
8

Prima della introduzione della udienza di prima comparizione nei numerosi incontri di
studi e di ricerca di prassi uniformi che hanno scandito la gestazione frazionata della
novella era emersa la concreta eventualit di non comprimere tutte le attivit
procedimentali relative alla fase introduttiva, mediante un'udienza preliminare destinata
alla distribuzione razionale delle cause al fine di renderne effettiva la trattazione
ancorch differita ad una udienza successiva.
Non vi era per una unanimit di orientamento sull'utilizzazione generalizzata o mirata
di tale separazione della fase introduttiva (salvo i casi in cui la estensione del
contraddittorio o la rinnovazione degli atti introduttivi non imponevano di fatto la
moltiplicazione della prima udienza) proprio perch si sottolineava l'esistenza di uno
strumento avente analoghe finalit come il potere di differimento della prima udienza ex
art. 168 bis u. comma.
Si voluto accennare all'intenso dibattito che ha preceduto l'introduzione dell'art. 180
c.p.c. novellato non tanto per evidenziare la compatibilit del sistema preesistente con
la concreta possibilit di distribuire la fase introduttiva in pi di un'udienza, ma
piuttosto per suggerire un uso veramente marginale dell'art. 168 bis ultimo comma,
con l'attuale codificazione ed applicazione generalizzata cogente della separazione tra
udienza destinata alle verifiche preliminari e prima udienza di trattazione.
La utilizzazione del potere discrezionale di differire la prima udienza ex art. 168 bis fino
ai 45 giorni congiunta con il lungo termine a comparire stabilito all'art. 163 bis
potrebbero consentire al convenuto di costituirsi ex art. 167 c.p.c. e
conseguentemente proporre tempestivamente domande riconvenzionali e chiamata di
terzo, con uno spatium deliberandi che pu superare gli 80 giorni (19).
La dilazione temporale sembra veramente eccessiva se comparata alla marginalit delle
decadenze connesse alla costituzione successiva al termine di cui all'art. 167 c.p.c.. ma
si tratta di uno spatium deliberandi destinato ad incrementare fortemente se si assume
come termine finale quello stabilito all'art. 180 c.p.c. per la proposizione delle
eccezioni processuali e di merito.
Scegliendo questa seconda modalit di costituzione, il convenuto ha un tempo di
allestimento delle proprie difese che pu divenire veramente lungo in quegli uffici ove
non sia possibile fissare in tempi ravvicinati alla udienza di prima comparizione la
udienza ex art. 183 c.p.c. soprattutto se prevarr la prassi di concedere il termine
massimo consentito dalla legge e consentire il deposito della ed. comparsa di risposta
bis fino al ventesimo giorno prima dell'udienza ex art. 183 (non computando ex art.
155 c.p.c. il giorno in cui fissata la udienza (20).
che vengono disposti ex art. 168 bis quarto comma sia ex quinto comma sono del
tutto indipendenti dalla volont delle parti.
(19) Il rilievo con riferimento ad esperienze di ordinamenti diversi di CAPPONI in op.
ult. cit., p. 16 e ss. ove sottolineato che nel tempo in cui il convenuto nel ns.
ordinamento pu validamente costituirsi, in altri ordinamenti viene decisa la causa.
(20) Per questo modo di computare il termine cfr: BALENA op. cit. pag. 138 contra
9

La disposizione contenuta all'ultimo comma dell'art. 168 bis tuttora vigente.


Lo spazio applicativo deve essere veramente residuale.
Possono esservi controversie in cui per la pluralit delle parti, diventa opportuna la
fissazione separata e differita della udienza di prima comparizione, al fine di procedere
a verifiche preliminari accurate.
Alla stessa soluzione si potrebbe pervenire per controversie seriali, con identico
oggetto in modo da procedere alla riunione pi speditamente soprattutto se il numero
delle cause veramente elevato e viene distribuito in "blocchi" a diversi giudici.
Diventa, in conclusione, rilevante stabilire se la Cancelleria deve provvedere sempre ed
in via generale alla trasmissione dei fascicoli relativi alle udienze di prima comparizione
gi fissate, al fine di mettere il giudice in condizione di esercitare il potere discrezionale
di cui all'art. 168 bis o se ormai tale passaggio organizzativo pu essere omesso in via
generale con la possibilit di selezionare preventivamente le tipologie di controversie
per le quali pu essere applicabile l'art. 168 bis, utilizzando le esemplificazioni fornite o
scegliendo parametri diversi.
Per i motivi ampiamente esposti questo ultimo mi sembra l'orientamento da adottare,
con la precisazione che l'esame dei fascicoli di ciascuna udienza di prima
comparizione deve comunque essere eseguito prima dello svolgimento dell'udienza e,
pertanto, le esigenze di smistamento possono trovare ampio spazio valutativo in corso
di essa.
2) Art. 269 c.p.c. c.p.v.: lo spostamento della prima udienza di comparizione
dovuta alla chiamata del terzo richiesta dal convenuto: permane la funzione
acceleratoria della disposizione?
La chiamata in causa di un terzo, diverso dal litisconsorte necessario (21) ha sub to
significative modificazioni con l'entrata in vigore della novella.
Lart. 269 c.p.c. stato sostanzialmente riscritto con la finalit di scongiurare una
decelerazione eccessiva dell'avvio della trattazione dovuta alla partecipazione al
giudizio di litisconsorti facoltativi su richiesta delle parti.
Lanalisi degli adempimenti dell'istruttore deve, pertanto, essere effettuata sulla base di
questo criterio guida, incisivamente fotografato nella nuova disciplina della chiamata in
causa su istanza del convenuto.
Nel regime antevigente, lo sbarramento temporale comune ad entrambe le parti per
richiedere l'autorizzazione a chiamare un terzo era costituito dalla prima udienza (22).
Cass. 7-4-88 n. 2739 in Giust. Civ. 1988 I, 2952 nel senso che il dies a quo quello
della costituzione e non quella dell'udienza.
(21) Originario o divenuto tale ex ai 107 c.p.c. "iussu iudicis".
(22) Sulla perentoriet del termine anche nel regime antevigente cfr. fra le tante: (Cass.
19-10-76 n. 3617).
10

Il giudice vi provvedeva solo all'esito di una valutazione discrezionale ed insindacabile


(23) relativa alla sussistenza di ragioni di connessione giustificativi dell'istanza.
Se la parte (attrice o convenuta) voleva evitare tale giudizio citava il terzo nel rispetto
dei termini a comparire alla prima udienza (art. 269 primo comma previgente).
Lattuale disciplina normativa della chiamata del terzo si fonda su un regime
decadenziale diverso per ciascuna delle parti.
Il primo comma dell'art. 269 c.p.c. stabilisce innovativamente per entrambe le parti che
alla chiamata in causa del terzo si provveda con citazione a comparire all'udienza
fissata dal giudice nel rispetto dei termini a comparire.
La disposizione sembrerebbe avere l'esclusiva funzione di vietare al convenuto, ove il
rispetto dei termini di comparizione lo potesse consentire, di chiamare in causa il terzo
direttamente per la prima udienza.
I commentatori pi autorevoli della novella sono divisi al riguardo.
La maggioranza degli autori (24) non condivide l'interpretazione restrittiva risultante
dall'esame letterale dei primi due comma dell'art. 269 c.p.c. in quanto la citazione del
terzo per la prima udienza risponderebbe pienamente all'esigenza acceleratoria voluta
dalla nuova disciplina normativa e potrebbe per i litisconsorti necessari citati dal
convenuto per la prima udienza determinare una rilevante anticipazione delle attivit cd.
preliminari (25).
La soluzione estensiva sembra preferibile anche se introduce una deroga alla regola
dell'attribuzione al giudice del potere esclusivo di fissare ludienza per la citazione del
terzo.
Limperativit di quest'ultimo principio si esprime, per, pienamente nel secondo
comma dell'art. 269 c.p.c., disciplinante specificamente la chiamata in causa del terzo
da parte del convenuto.
(23) La insindacabilit sempre stata sottolineata dalla Suprema Corte cfr. fra le
tante Cass. 21-9-79 n. 4867 e 23-1-78 n. 4292 sulla necessit della preventiva
deliberazione sulla connessione cfr. Cass. 13-4-87 n. 3667 e 9-5-90 n. 3806.
(24) BALENA in: "La riforma del processo di cognizione", Napoli, 1995 p. 244;
LUISO in: "La riforma del processo civile", Milano, 1991, p. 163 e ss.; TARZIA in:
"Lineamenti del nuovo processo di cognizione", Milano, 1991 p. 100;
COSTANTINO in: Provvedimenti urgenti per il processo civile (Commentario a
cura di CIPRIANI e TARZIA), in Nuove leggi civili commentate, 1992, p. 77;
BUCCI, CRESCENZI, MALPICA in: "Manuale pratico della riforma del
processo civile" Padova, 1991, p. I 15; DI NANNI in: "Codice di procedura civile,
Legge 26-11-90 n. 353", Torino, 1991, p. 128 n. 3.2.
25
( ) Losservazione finale di BALENA, op., ult. cii. p. 244, il quale sottolinea che
l'intervento coatto a cura del convenuto per la prima udienza consente un pi rapido
superamento della fase cd. preliminare.
.
11

Dalla disposizione risultano chiaramente predeterminati il contenuto minimo della


richiesta ed il termine entro cui formularla.
Gli adempimenti della parte non pongono pertanto problemi interpretativi.
La chiamata in causa del terzo deve avvenire a pena di decadenza nel termine di
costituzione stabilito nell'art. 166 c.p.c. e cio "almeno venti giorni prima dell'udienza
di comparizione".
Lultimo comma dell'art. 167 c.p.c. ed il capoverso dell'art. i 269 c.p.c. determinano
inequivocamente lo sbarramento temporale per tale incombente.
Il convenuto deve, a pena di decadenza, fare dichiarazione nella comparsa di risposta
della volont di chiamare in causa un terzo e contestualmente chiedere lo spostamento
della prima udienza per garantire il rispetto dei termini a comparire26.
Il contenuto effettivo degli adempimenti cui tenuto il giudice sono invece oggetto di
ampia revisione interpretativa.
La disposizione sembrerebbe imporre all'istruttore lo spostamento della prima udienza
di comparizione limitando il potere di controllo del giudice alla tempestivit ed alla
completezza dell'istanza.
Ladozione di questo profilo interpretativo, pi aderente all'esame letterale della
disposizione dovrebbe poggiare sulla non attribuibilit al convenuto della facolt
processatale di citare il terzo per la prima udienza di comparizione nel rispetto dei
termini a comparire.
Al convenuto sarebbe attribuito il potere non sindacabile nel merito, di chiamare in
causa un terzo ma solo con le modalit tipizzate nel capoverso dell'art. 269 c.p.c..
Tale potere sarebbe corrispondente a quello dellattore libero di instaurare la lite
contro chi ritiene.
Linterpretazione indicata ha senz'altro il pregio di una perfetta coerenza testuale con le
disposizioni contenute nel l e 2 comma dell'ari. 269 c.p.c. ma si pone in contrasto
con l'orientamento convalidato della giurisprudenza di legittimit formatasi nel regime
antevigente dell'art. 269 c.p.c., secondo la quale il provvedimento del giudice di
autorizzazione alla chiamata in causa costituisce il frutto di una deliberazione
sull'esistenza di un requisito della connessione.
Anche l'apparente equiparazione tra le parti conseguente dalla lettura testuale delle
disposizioni esaminate viene posto in dubbio se raffrontato al terzo comma dell'art.
269 c.p.c., regolante la chiamata in causa del terzo ad opera dell'attore.
Per tale parte infatti espressamente stabilito che il giudice compia una valutazione sul
requisito della connessione.
26

Cfr. Trib. Milano 2 luglio 1996 (ord) in Giur. It., 1997, I,2, 305 con nota adesiva di
Dalmotto. La costitutzione tempestiva e listanza di spostamento dudienza possono
anche non essere contestuali purch eseguite nel termine di costituzione tempestiva. In
un precedente dello stesso Tribunale era stata sancita la rilevabilit dufficio della
chiamata in causa tardiva. Trib. Milano (ord), 19 dicembre 1995 in Giur. It,, 1997, I, 2,
266.
12

La conoscenza degli atti difensivi del convenuto da parte dell'attore non sembra per
idonea ad eliminare i dubbi di una disparit di trattamento tra le parti.
Anche il convenuto, al momento della tempestiva formulazione dell'istanza ex secondo
comma art. 269 c.p.c. conosce l'atto di citazione e si trova in condizioni difensive
pressoch analoghe a quelle dell'attore (27).
Al giudice che ha l'incombente di provvedere ex art. 269 2 comma c.p.c. si
prospettano diverse alternative pratiche:
a) spostamento doveroso dell'udienza di prima comparizione senza la preventiva
valutazione della connessione, comunque differibile e concretamente realizzabile
con la separazione dei giudizi;
b) esame preventivo non solo della ritualit della richiesta ma anche del requisito della
"connessione" ancorch in una fase processuale nella quale ancora non si
formato il contraddittorio.
La Corte Costituzionale investita della questione della compatibilit costituzionale
dellart.269 secondo comma c.p.c. in relazione al terzo comma ne ha escluso la
fondatezza28.
All'esito di un incontro finalizzato ad una prima valutazione delle modifiche introdotte
con il d.1. n. 238/95 avvenuto fra i magistrati dell'Emilia Romagna stata da alcuni
prospettata la possibilit di differire la decisione sulla chiamata in causa del convenuto
alla prima udienza di comparizione gi fissata, in modo da garantire sostanziale parit di
trattamento tra le parti (29), sul rilievo che la previsione dello spostamento d'udienza
stabilito all'art. 269 c.p.c., capoverso, fosse pi coerente con il quadro normativo
iniziale della fase introduttiva caratterizzato da una prima udienza carica di
adempimenti ed in particolare incentrata sulla partecipazione personale delle parti.
Con la previsione di una scansione processuale aggiuntiva dedicata esclusivamente alle
verifiche preliminari, l'esigenza di razionalizzazione sottesa allo spostamento
necessitato della udienza di prima comparizione verrebbe meno, tanto pi che stato
codificato per tale udienza il controllo sulla completezza del contraddittorio, ove
questo adempimento sar possibile prima della completa formazione del thema
(27) Vedi per tutti: G. OBERTO in "La riforma del processo civile", Roma, 1994, vol.
1, pag. 260 ss.
28
Corte Cost. sent. N. 80 del 1997 con la quale stato stabilito che il potere del
convenuto di chiamare in causa un terzo senza il preventivo vaglio di ammissibilit del
giudice corrisponde al potere dellattore di chiamare un giudizio una pluralit di parti
con latto introduttivo del giudizio. Con la sentenza n. 260 del 1997 la Corte era
intervenuta dichiarando lillegittimit costituzionale dellart. 271 primo comma nella
parte in cui non estende al terzo lapplicabilit del secondo comma dellart. 167 c.p.c e
la conseguente facolt di proporre domande riconvenzionali in caso di costituzione
tempestiva.
(29) Per l'attore che intenda chiamare in causa un terzo la "prima udienza" quella di
trattazione come risulta dall'art. 183 penultimo comma.
13

decidendum (cfr. il richiamo espresso all'art. 102 c.p.c. contenuto nell'elenco, degli
adempimenti da eseguire all'udienza di prima comparizione).
La soluzione suggestiva ma incontra due obiezioni: la prima e testuale in quanto l'art.
269 c.p.v. verrebbe abrogato per tutta la parte non disciplinante la decadenza
temporale per la proposizione dell'istanza; la seconda sistematica.
Con l'adozione della soluzione indicata, alla possibile sufficienza di una sola udienza di
prima comparizione ancorch spostata in avanti nel tempo, si sostituirebbe la quasi
certa duplicazione dell'udienza ex art. 180 c.p.c. dovuta alla citazione del terzo.
Quale che sia la prima udienza di comparizione successiva alla richiesta di parte
convenuta formulata ex art. 269 c.p.c. primo capoverso deve ribadirsi che in questa
udienza vanno svolti tutti gli adempimenti previsti dalla legge in materia di verifiche
preliminari.
Ludienza destinata alle verifiche preliminari secondo il novellato art. 180 c.p.c. pu
non esaurirsi in una sola sessione temporale e snodarsi almeno in due udienze quando
l'attore ex 3' comma art. 269 c.p.c., richieda espressamente gi all'udienza di prima
comparizione di essere autorizzato a chiamare un terzo. Al riguardo la Suprema Corte
ha stabilito che la chiamata in causa del terzo ad opera dellattore non pu essere
autorizzata dal giudice dopo la prima udienza di comparizione se lesigenza sorta
dallesame della comparsa di risposta, in caso di costituzione tempestiva, o alla prima
udienza di trattazione, se lesigenza sorta dopo lo svolgimento delludienza ex art.
180 c.p.c (se la costituzione del convenuto avvenuta in tale udienza o lesigenza
sorta a causa della proposizione di eccezioni non rilevabili dufficio nel termine
indicato dallart. 180 secondo comma c.p.c.). 30
Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, contrariamente ad un consolidato
orientamento della giurisprudenza di merito 31, la Suprema Corte con una recente
sentenza ha stabilito che lopponente, convenuto in senso sostanziale, non potendo
chiedere lo spostamento dudienza per la veste formale di attore che riveste, deve
chiedere al giudice, con lo stesso atto di opposizione di essere autorizzato a chiamare
in causa un terzo, non essendo abilitato per la particolare struttura e funzione del
giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, a chiamare in giudizio nellatto di
opposizione una pluralit di parti. 32
Rimane da definire un ultimo profilo relativo al processo che per il meccanismo delle
cd. chiamate a catena, acquisti una pluralit di parti.
Se si verifica tale evenienza occorre chiedersi se il giudice gi alla prima delle udienze
30

Cass. Sez. II 12 maggio 2000 n. 6092. Contra Trib. Terni, 29 novembre 1999, in
Giur. It. 2001, 1879, nota Socci. Il giudice di merito ritiene che in tutti i casi la
chiamata in causa del terzo ad opera dellattore non pu essere preclusa fino alla prima
udienza di trattazione.
31
Pret. Matera, 4/11/98 in Foro It. 1999, I, 3107 e Pret. Torino (ord) 18/7/96 e 31/7/96
in Giur. It, 1997,1,2,378-380.
32
Cass. Sez. I, 27 giugno 2000 n. 8718.
14

ex art. 180 c.p.c. deve concedere al convenuto originario il termine decadenziale per la
proposizione delle eccezioni processuali e di merito oppure se deve differire tale
adempimento all'udienza di verifica della costituzione del terzo.
Si deve chiarire se la fase introduttiva scandita normativamente in due sottofasi
destinate rispettivamente alle verifiche preliminari e all'effettiva trattazione pu essere
composta di udienze a contenuto misto quanto meno sotto il profilo delle decadenze
ad esse ricollegabili oppure se si deve procedere unitariamente e destinare le udienze
esclusivamente all'uno (le verifiche preliminari) od all'altra (la trattazione o meglio
l'interrogatorio libero) degli adempimenti indicati dal legislatore (33).
Il problema non privo di rilievo pratico perch incide sul regime delle decadenze
poste a carico del convenuto originario.
In una causa con una pluralit di parti il termine per la proposizione delle eccezioni
processuali e di merito non rilevabili d'ufficio pu essere notevolmente spostato in
avanti se lo si ancora per tutti all'esito della verifica della completezza del
contraddittorio.
Non pu infatti escludersi che il terzo una volta costituitosi ex art. 271 c.p.c. secondo
comma chieda ritualmente di chiamare in causa un'altra parte con conseguente
spostamento doveroso dell'udienza di prima comparizione.
La soluzione "unitaria" oltre ad evitare situazioni processuali troppo sbilanciate in
favore delle parti ultime entrate nel processo (34) coerente con il testo dellart. 180
c.p.c. secondo il quale il termine perentorio ha come "dies ad quem" la prima udienza
di trattazione.
Si deve segnalare, sempre in relazione al problema della moltiplicazione delle udienze
preparatorie quando nel processo entrino una pluralit di parti, una recente pronuncia
di merito con la quale si stabilito che nel caso in cui uno dei convenuti proponga
domanda riconvenzionale nei confronti di un altro convenuto non necessario lo
spostamento dudienza come nel caso della chiamata in causa del terzo in quanto la
domanda rivolta verso parti gi costituite e deve pertanto ritenersi conosciuta dal
destinatario con il deposito della comparsa di risposta, salva la necessit della
notificazione nel caso in cui la domanda riconvenzionale sia diretta verso un
convenuto contumace35.Il problema non si pone per l'integrazione del contraddittorio
dovuta a litisconsorzio necessario non potendosi evitare ex lege la trattazione unitaria
delle controversie e la posizione difensiva di partenza paritaria delle parti.

(33) La stessa riflessione con riferimento agli altri provvedimenti conseguenti alle
verifiche preliminari che hanno ad oggetto rinnovazione di atti, in B. CAPPONI loc.
ult.. ,cit., p. 25, il quale conclude anche se amaramente per la soluzione unitaria.
(34) Si pensi al caso in cui si proceda allinterrogatorio libero delle parti oroginarie
nell'udienza destinata limitatamente al terzo chiamato alle verifiche preliminari.
35
Trib. Milano, 19 giugno 1997 (ord) in Giur. It., 1998, I,2, 269.
15

Cap. II - Gli incombenti dell'istruttore nell'udienza di prima comparizione.


1) Le verifiche preliminari ex art. 180 c.p.c. - un elenco incompleto e ridondante.
La prima udienza di comparizione destinata alle verifiche preliminari sulla regolarit e
completezza del contraddittorio.
Il suggerimento fornito dalla dottrina (36) e dalle prime riflessioni dei pratici (37) di
prevedere l'opportunit di suddividere la fase introduttiva quantomeno in due udienze
per poter adeguatamente procedere alla trattazione della causa, stato accolto con una
soluzione tecnica che ha destato perplessit.
Il primo comma dell'art.. 180 c.p.c., contiene, infatti, un elenco di adempimenti
"doverosi" per l'istruttore non differibili ad udienze, successive.
La indicazione delle verifiche preliminari da effettuarsi in 1 udienza viene eseguita dal
legislatore con il riferimento diretto alle disposizioni che disciplinano i controlli da
effettuare, come generalmente avviene per le catalogazioni od esemplificazioni di
carattere tassativo.
Lelenco contenuto nel 1 comma dell'art. 180 c.p.c. non pu essere ritenuto tassativo
perch talune attivit da svolgersi necessariamente alla udienza di prima comparizione
quali l'accertamento della tempestiva costituzione di almeno una delle parti ed i
provvedimenti conseguenti alla mancata comparizione delle stesse, non sono contenuti
nella disposizione.
La classificazione non integra infine neanche il contenuto minimo dei controlli
preliminari esercitabili prima della piena definizione del thema decidendum cui
destinata la prima udienza di trattazione (38).
Laccertamento relativo al litisconsorzio necessario pu non essere realizzabile prima
dell'interrogatorio libero delle parti o comunque pu emergere dopo la precisazione e
la modificazione delle domande e delle eccezioni o delle conclusioni effettuabili
esclusivamente alla prima udienza di trattazione.
(36) Cos TARZIA in Lineamenti, cit. p. 81.
(37) Questa era la soluzione maggioritaria negli incontri tra Magistrati che sono
susseguiti lungo la interminabile "vacatio legis" della novella, in particolare nellambito
dellOsservatorio della "Giustizia Civile" finalizzati alla creazione di prassi comuni per i
tribunali dell'Italia settentrionale.
(38) La qualificazione giuridica del rapporto dedotto in giudizio, all'esito della prima
udienza di trattazione pu ad esempio chiarificare la natura trilatera del contratto da
esaminare (es.: da cessione credito in cessione contratto). Un'altra esemplificazione
pu provenire dalle controversie aventi ad oggetto responsabilit civile da circolazione
stradale quando venga opposta dalla compagnia assicurativa la esclusione della
copertura assicurativa e sia necessario citare il Fondo di Garanzia vittime della Strada,
perch esistono danni alle persone, oppure quando risulti che il bene su cui si vanta un
diritto di propriet comune.
16

Evidenziata la finalit meramente esortativa del catalogo di adempimenti preliminari


posti a carico del giudice deve sottolinearsi che le indicazioni provenienti dai
commentatori sulla scissione della fase introduttiva del giudizio non prevedeva un
sistema di rigida separazione delle attivit classificabili come verifiche preliminari e
quelle pi propriamente attinenti alla definizione del thema decidendum e degli effettivi
contraddittori.
Doveva essere compito delle parti e del giudice provvedere a controlli ed alla
rinnovazione delle nullit esercitabili sulla sola base degli atti introduttivi della causa.
La maggior parte delle questioni, astrattamente classificabili come preliminari possono
invece sorgere con l'esame pi approfondito del rapporto dedotto in giudizio.
La scelta di non predeterminare le attivit ed i controlli processuali preliminari da
effettuarsi all'udienza cosiddetta di smistamento aveva il pregio di eliminare i dubbi
interpretativi sulla fissazione temporale di decadenze variamente ancorate alla prima
udienza, coincidente nel regime previgente nella prima udienza di trattazione.
La soluzione contraria presenta, invece, il grave inconveniente di lasciare all'interprete
la definizione temporale di termini decadenziali aggiungendo al problema, gi affrontato
per le controversie di lavoro della non coincidenza tra l'unit temporale e l'unit
giuridica processuale dell'udienza, anche quello di stabilire, quando la "prima udienza
significhi udienza di prima comparizione o prima udienza di trattazione.
In numerose disposizioni riportato il termine "prima udienza".
Lart. 269, comma terzo relativo alla chiamata in causa da parte dell'attore indica come
termine finale la prima udienza.
La disposizione va coordinata con l'ari. 183, 4 comma nel quale espressamente
prevista la facolt dell'attore di chiamare un terzo in causa se l'esigenza sorta dalle
difese del convenuto.
Nulla vieta all'attore di proporre l'istanza all'udienza ex art. 180 c.p.c. ma il termine di
decadenza va spostato alla prima udienza di trattazione, quando le attivit introduttive
del convenuto sono incomplete39.
Alludienza ex art.180 cpc pu pertanto essere decisa una richiesta di chiamata in
causa del terzo formulata dallattore alludienza stessa quando il convenuto non chieda
un termine per dedurre sullistanza in precedenza non conosciuta o quando lesigenza
39

Cfr. nota 30 per i pi recenti orientamenti della giurisprudenza di merito e legittimit


in ordine al maturare delle preclusioni per la chiamata in causa del terzo da parte
dellattore. In precedenza Trib. Reggio Emilia (ord) 2 agosto 1996 con nota adesiva di
A. Gili nella quale si chiarisce che la prima udeinza entro la quale occorre procedere
alla richiesta di chiamare in causa il terzo per lattore si determina o alludienza ex
art.180 c.p.c. o alludienza ex art. 183 c.p.c. a seconda del momento in cui il
convenuto si sia costituito o abbia sollecitato (fino alla memoria ex art. 180 secondo
comma c.p.c.) lesigenza difensiva dellattore. Ludienza destinata al controllo della
chiamata del terzo sempre quella ex art. 183 c.p.c. per le parti gi costituite salva la
necessit di effettuare attivit difensive sollecitate esclusiv amente dalle difese del terzo.
17

di estendere il contraddittorio sorga effettivamente dalle difese del convenuto


costituitosi tempestivamente. Opposta invece la soluzione se la richiesta di chiamata
in causa dellattore sia contenuta nellatto di citazione40. Tale richiesta deve reputarsi
tardiva perch certamente non dipendente dalle difese del convenuto. Lattore pu
infatti convenire direttamente una pluralit di parti con latto di citazione senza
lautorizzazione del giudice. Questa necessaria solo nel caso in cui lesigenza ed il
conseguente appesantimento processuale dipende dalle difese in precedenza non
conosciute del convenuto.
Il rilievo officioso o di parte della connessione deve avvenire in prima udienza.
Anche per questa fattispecie di difettoso coordinamento normativo si propone la
soluzione sopra illustrata per il termine perentorio contenuto nell'art. 269 c.p.c. terzo
comma.
Le ragioni della connessione possono, infatti, emergere per la prima volta all'esito
dell'interrogatorio libero delle parti.
Soluzioni diverse sono invece gi state prospettate in ordine alla rilevabilit
dell'incompetenza territoriale derogabile.
Lart. 38 2 comma c.p.c. fissa a pena di decadenza il rilievo nella comparsa di
risposta.
La disposizione va, per coordinata con l'art. 180 2 comma, secondo il quale le
eccezioni processuali non rilevabili d'ufficio possono essere proposte nel termine non
inferiore a venti giorni dalla prima udienza di trattazione, fissato dal giudice all'esito
della udienza di prima comparizione.
Se l'art. 38 2 comma si pone in relazione di specialit con il nuovo secondo comma
dell'art. 180 c.p.c., il rilievo dell'incompetenza territoriale derogabile va anticipato al
termine di costituzione tempestiva stabilito negli artt. 166-167 per la proposizione della
domanda riconvenzionale e della chiamata di terzo da parte del convenuto (41)
Se, invece, si ritiene che la disposizione successiva abbia abrogato le disposizioni con
essa incompatibili anche tale eccezione pu ritenersi validamente proposta nella
comparsa di risposta bis prima della la udienza di trattazione nel termine assegnato dal
giudice (42).
La soluzione da preferire sembra la seconda in primo luogo perch i numerosi difetti
di coordinamento normativo causati dalla caotica e frammentata introduzione di
disposizioni nuove portano ad escludere una volont derogatoria del legislatore
rispetto al principio generale della modifica per effetto della legge successiva delle
precedenti disposizioni contrarie. Con una recente pronuncia anche la Corte di
Cassazione ha ritenuto proponibile leccezione di incompetenza territoriale derogabile
40

Per la opposta soluzione adottata dalla Suprema Corte nel giudizio di opposizione a
decreto ingiuntivo vedi nota n.31.
(41) Cfr. Pretura Monza ord. 23-9-95 in Foro it., 1995, I, 3296, nel corso della quale
viene accolta questa tesi.
(42) Cos Tribunale Trani ord. 9-10-95 in Foro it., 1995, 1, 3295.
18

fino alla prima udienza di comparizione delle parti se il convenuto si sia costituito a tale
udienza.
In particolare la Corte ha evidenziato che lart.38 c.p.c. individua nella comparsa di
risposta latto in cui occorre formulare leccezione in oggetto senza riferirsi in
particolare alla costituzione tempestiva. Prima del 21 giugno 199543 era lart.167 nella
versione antevigente a stabilire che le eccezioni non rilevabili dufficio dovevano essere
prospettate nel termine di costituzione tempestiva. Escluse tali specifiche eccezioni
con il D.L. 21 giugno 1995 n.238 cui si deve lattuale formulazione dellart.180 c.p.c.,
dalle preclusioni che si consumano nel ventesimo giorno precedente ludienza ex
art.180 cpc leccezione di incompetenza territoriale derogabile deve essere formulata
nella comparsa di costituzione alludienza ex art.180 c.p.c.
C da chiedersi se leccezione sia da ritenersi validamente proposta secondo
lorientamento della Cassazione anche se formulata in una comparsa di costituzione
depositata nel termine di cui allart.180 cpc (quello cio destinato a far maturare le
decadenze in ordine alla proposizione delle eccezioni non rilevabili dufficio). La Corte
sembra derivare lo sbarramento temporale delludienza di prima comparizione
dallapplicazione dellart. 171 cpc che disciplina gli effetti della costituzione tardiva44.
Il secondo comma di tale disposizione prescrive infatti che se una delle parti si sia
tempestivamente costituita laltra pu costituirsi fino alla prima udienza, ferme per il
convenuto le decadenze maturate ex art.167 c.p.c., non contenente alcun richiamo
alleccezione di incompetenza territoriale derogabile.
Lorientamento espresso dalla Corte era gi presente nella giurisprudenza di merito
secondo la quale leccezione poteva essere proposta fino a che si potevano formulare
eccezioni non rilevabili dufficio 45.
In secondo luogo, rimane, anche con lo spostamento del termine di proponibilit
dell'eccezione di incompetenza territoriale derogabile, la diversa rilevabilit temporale
di tale eccezione rispetto alle altre fattispecie di incompetenza per le quali il termine
decadenziale (una volta tanto) indicato chiaramente nella prima udienza di trattazione.
In terzo luogo nelle fattispecie caratterizzate da una pluralit di fori concorrenti, quali i
rapporti obbligatori, la individuazione del giudice competente pu essere condizionata
dalla proposizione di un'eccezione che modifichi la qualificazione del rapporto.
Per numerose altre disposizioni (es. art. 168 bis u.c., art. 163 3 comma n. 7) la
indicazione meramente esemplificativa) non sussistono dubbi interpretativi: il
riferimento alla prima udienza va interpretato nel senso di udienza ex art. 180 c.p.c., in
43

Cass.18 maggio 1998 n.4965 in Foro It. 1998, I, 2882.


Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo lo sbarramento temporale va
individuato nellatto di opposizione e non nella prima udienza essendo latto di
opposizione il primo atto difensivo successivo alla domanda creditoria azionata con il
decreto. Cos la Suprema Corte 27/5/99 n. 5161.
45
Trib. Napoli 1/3/97 in Foro It. 1998,I, 606: Di medesimo avviso Trib. Trani, 9/10/95
in Foro It. 1995,I, 3295.
44

19

quanto si tratta incontestatamente del riferimento temporale alla prima scansione


temporale del procedimento.
Quando la individuazione della "prima udienza" costituisce uno sbarramento temporale
decadenziale per l'emersione processuale di questioni preliminari o pregiudiziali, il
termine finale va individuato nell'udienza ex art. 183 c.p.c..
Le ragioni della scelta sono due.
Lart. 180 c.p.c. novellato costituisce la risposta ad un problema organizzativo di
smistamento delle cause ed ad un problema difensivo di garanzia per il convenuto:
introduce una deroga espressa al sistema delle preclusioni, spostando in avanti la
proponibilit delle eccezioni non rilevabili d'ufficio e si lascia inalterato l'impianto
sistematico delle decadenze non collegate agli atti difensivi iniziali.
Non vi pertanto motivo di identificare diversamente dal testo originario della novella,
l'udienza nella quale devono essere rilevate le questioni di competenza e connessione e
le altre per le quali il legislatore fissi come termine decadenziale la prima udienza, tanto
pi che gli adempimenti prescritti nell'udienza ex art. 180 c.p.c., non perdono di rilievo
officioso se non esaminati in tale udienza perch la loro emersione processuale non
assoggettata ad alcuna decadenza, attendendo tutti alla completezza e regolarit del
contraddittorio.
Vi anche una ragione logica: le questioni esemplificate possono richiedere la
preventiva trattazione del thema decidendi e, pertanto non ne pu essere anticipata la
rilevabilit ad una fase anteriore.
2) I controlli effettivamente realizzabili sulla base degli atti difensivi iniziali.
Le verifiche che attengono alla instaurazione del procedimento e del rapporto
processuale hanno effettivamente contenuto preliminare e, conseguentemente devono
venire rilevate e superate con gli strumenti variamente disposti dalla legge
esclusivamente all'udienza ex art. 180 c.p.c..
La necessit organizzativa di non sovraccaricare una sola udienza anche delle verifiche
estranee alla determinazione del thema decidendi, ha indotto il legislatore a duplicare la
fase introduttiva.
Lomissione dell'attivit di verifica e di sanatoria dei profili di invalidit riscontrabili
sulla base degli atti introduttivi gravemente censurabile sul piano della responsabilit
professionale del giudice ma non esclude la rilevabilit successiva delle questioni non
affrontate, nella sede processuale appropriata, ove la decadenza non risulti da
disposizioni ad hoc (46) o dall'applicazione del principio generale in materia di nullit
relative contenuto nell'art. 155 secondo comma c.p.c. con il rischio di dilatazione della
fase introduttiva veramente poco confortanti.
La rilevabilit oltre l'udienza di prima comparizione o la preclusione del rilievo oltre tale
(46) Es.: ex art. 164 5 comma la costituzione del convenuto sana i vizi della citazione
incidenti sulla validit dell'atto introduttivo ex art.. 164 1 comma.
20

udienza verranno evidenziate comunque nell'esame delle singole attivit di verifica


preliminare cui si rinvia.
a) controllo sulla tempestiva costituzione di almeno una delle parti (artt. 171-307
c.p.c.)
La preventiva necessit di verificare se con la tempestiva costituzione di almeno una
delle parti si possa definire incardinato un procedimento giudiziale non indicata
specificamente tra le verifiche preliminari da effettuarsi alla udienza di prima
comparizione.
Loggetto del controllo ne impone per il rilievo assolutamente preliminare perch
l'adempimento - da realizzarsi mediante la tempestiva iscrizione a ruolo - la
condizione processuale per poter procedere ai controlli sul contraddittorio.
Lesegesi delle disposizioni che disciplinano le conseguenze della tardiva costituzione
delle parti non agevole.
Lart. 171 I comma dispone che se nessuna delle parti si costituisce si applicano le
disposizioni dell'art. 307 1 e 2 comma.
Lart. 307 c.p.c. che disciplina l'estinzione del processo per inattivit delle parti,
determina al 1 comma il termine perentorio entro il quale riassumere i procedimenti
cancellati dal ruolo e stabilisce, ancorch indirettamente, che la sanzione della
cancellazione della causa dal ruolo consegue alla mancata costituzione di almeno una
delle parti entro il termine di cui all'art. 166 c.p.c..
Lorientamento ormai consolidato della Suprema Corte interpreta le due disposizioni
(art. 171 1 comma e 307 1 comma) nel senso che ciascuna delle parti ha l'onere di
costituirsi nel tempo rispettivamente prescritto dalla legge (47) con la conseguenza che
il giudice deve disporre la cancellazione della causa dal ruolo anche quando l'attore
costituitosi oltre il termine di 10 giorni dalla notificazione della citazione ad esso
imposto dall'art. 165 c.p.c., sia per rientrato nel termine di costituzione tempestiva
stabilito dall'ari. 166 c.p.c. (almeno venti giorni prima della udienza di prima
comparizione) per il convenuto.
La mancata cancellazione della causa dal ruolo rilevabile in ogni grado del giudizio
(48) ed il convenuto costituitosi ritualmente (nel termine di cui all'art. 166 c.p.c.), pu
sollevare il difetto di costituzione tempestiva dell'attore e chiedere che venga disposta
la cancellazione della causa dal ruolo.
La Suprema Corte per non ha sempre avuto un indirizzo univoco in ordine alle
conseguenze del rilievo nei superiori gradi del giudizio, della costituzione tardiva di
entrambe le parti o di una sola di esse se laltra non costituita.
Lomissione della cancellazione della causa dal ruolo in primo grado si traduce in un
vizio della sentenza suscettibile di essere fatto valere in sede di impugnazione.
(47) Cfr. Cass.: 28-11-87 n .8878.
(48) Sent. Cass. su rep. Foro It.. 9-3-90 n. 1928.
21

I problemi interpretativi iniziano a sorgere quando si deve stabilire quali siano gli effetti
della rilevata invalidit del giudizio di primo grado.
Le soluzioni prospettate dalla giurisprudenza di legittimit sono state di tre tipi.
Si detto che il giudice dappello deve limitarsi a cancellare la causa dal ruolo 49 con la
conseguente possibilit delle parti di riassumerla entro lanno in primo grado.
Secondo un diverso orientamento, il giudizio deve essere rimesso in primo grado
introducendo una nuova fattispecie di rimessione oltre quelle tassativamente indicate
negli articoli 353 e 354 cpc50.
Infine va evidenziato lindirizzo che stato fatto proprio dalle Sezioni Unite della Corte
di Cassazione secondo il quale il giudice del gravame deve, una volta rilevata la nullit
del giudizio di primo grado, procedere alla rinnovazione degli accertamenti compiuti in
primo grado e decidere nel merito 51.
La scelta operata dalle Sezioni Unite appare del tutto condivisibile perch coerente
(ancorch relativa ad un giudizio trattato con il rito antevigente) con il favore del
legislatore della novella per la conclusione dei giudizi con decisioni di merito, come
attestato dalla disciplina della rinnovazione e della integrazione degli atti invalidi.
Le critiche a tale orientamento fondate sul salto di un grado di giurisdizione non
convincono di fronte alla diseconomicit delle contrapposte soluzioni incentrate sulla
totale regressione del giudizio ad un grado inferiore, contrariamente alla natura
giuridica del nostro giudizio di secondo grado.
La giurisprudenza rimane comunque consolidata in ordine alla necessit di cancellare la
causa dal ruolo in caso di costituzione tardiva di entrambe le parti quando il convenuto
non voglia profittare dellintroduzione della controversia o nel caso di tardiva
costituzione dellattore cui non segua la costituzione del convenuto, od infine nel caso
in cui lattore non si sia costituito ed il convenuto tardivamente costituitosi faccia
valere il vizio della costituzione tardiva.
La assolutezza dell'orientamento peraltro non fondata sull'interpretazione letterale del
rinvio all'art. 307 c.p.c., contenuta nell'art. 171 c.p.c. 1 comma stata aspramente
criticata da un'autorevole dottrina (52).
E stato rilevato che se il giudice concede un termine al convenuto costituito per
integrare l'atto difensivo rimasto incompleto per la tardiva costituzione dell'attore o
dispone la rinnovazione della citazione quando il convenuto non si sia costituito, nella
49

Cfr. Cass. 4/7/94 n. 6298 in Foro It. Rep. 1994 voce Appello Civile n. 64.
Cfr. Cass. 9/3/90 n.1928 in Foro It. Rep. 1990 voce Procedimento Civile n. 138.
51
Cfr. Cass. Sez. Un. Civili 3/10/95 n.10389 in Foro It. 1996, I, 1298 con nota di
Balena; nellopposizione a decreto ingiuntivo quando lopponente abbia richiesto
labbreviazione dei termini di comparizione ex art. 645 secondo comma c.p.c. i termini
di costituzione per lattore sono ridotti della met e lopposizione, in caso di
costituzione tardiva dellattore improcedibile ex art. 647 c.p.c.
(52) PROTO PISANI in "La nuova disciplina del processo Civile", Napoli, 1991,
p. 123.
50

22

stessa evenienza elimina ogni disparit di trattamento per le parti rimettendo pienamente
in termini la parte che aveva potuto confidare della mancata costituzione tempestiva
dell'avversario.
La sanatoria dovrebbe trovare applicazione per tutte le fattispecie di tardiva
costituzione dell'attore, secondo l'orientamento dottrinario citato, anche per quelle
effettuate successivamente al termine di cui all'art. 166 c.p.c..
La conclusione consegue al riconoscimento di una finalit esclusivamente difensiva al
rispetto del termine di costituzione.
Solo la mancata costituzione dell'attore, quando il convenuto abbia a sua volta omesso
di costituirsi, determina la sanzione della cancellazione della causa dal ruolo.
La costituzione ancorch intempestiva del convenuto produrrebbe un effetto
immediatamente sanante la invalidit conseguente alla tardiva costituzione dell'attore
anche se il convenuto si fosse costituito per eccepire la intempestiva iscrizione a ruolo
del giudizio da parte dell'attore.
La concessione di un termine per integrare l'atto difensivo e la restituzione in termini
per le decadenze gi verificatesi producono infatti lo stesso effetto della cancellazione
della causa dal ruolo, ponendo la parte convenuta nella stessa condizione processuale
conseguente alla notifica della citazione.
Secondo la Suprema Corte, al contrario, i termini di costituzione hanno rilievo
pubblicistico e devono essere osservati, non potendosi, in mancanza, ritenere
validamente instaurata la lite.
La soluzione della rinnovazione della citazione suggerita dalla dottrina, ritenuta
inapplicabile in quanto non prevista dalla legge (53) dalla Suprema Corte.
La soluzione della sanabilit della tardiva costituzione sembra preferibile.
In effetti con la rinnovazione della citazione o con la rimessione in termini per le
decadenze maturate il convenuto non subisce alcun svantaggio difensivo dalla tardiva
costituzione dell'attore.
Poich l'art. 307 c.p.c. riconosce alla tardiva costituzione di una parte la dignit
processuale di atto esistente, facendo conseguire precisi ed opposti effetti alla
iscrizione a ruolo entro od oltre il termine di cui all'art. 166 c.p.c., potrebbe essere
applicata la norma secondo la quale il giudice, quando sia possibile deve disporre la
rinnovazione degli atti, in considerazione anche del favore legislativo per la
instaurazione di procedimenti non viziati all'esito di un rigoroso vaglio, giudiziale
anticipato alla fase introduttiva.
La cancellazione della causa dal ruolo o la rinnovazione della citazione devono,
comunque, essere inequivocamente disposte alla udienza di prima comparizione
avendo ad oggetto accertamenti del tutto estranei all'oggetto della lite.
(53) Non risulta applicabile per analogia la disciplina normativa delle nullit stabilita
all'art. 162 1 comma in quanto la fattispecie della tardiva costituzione equiparata
quanto agli effetti alla mancata costituzione con conseguente inesistenza dell'atto da
sanare.
23

Rimangono da esaminare i problemi riguardanti la natura e lestensione del sindacato


del giudice in materia di accertamento della regolare e tempestiva costiituzione delle
parti.
In primo luogo deve essere precisato che il controllo effettuato dalla cancelleria sulla
regolarit della costituzione si limita alla verifica delle eventuali omissioni materiali
(completezza della nota discrizione a ruolo e del deposito degli atti indicati
nellart.168 cpc, in particolare esistenza della procura, cfr.art.74 disp.att.cpc.) mentre
lindagine sui requisiti degli atti (es. validit della procura) sono attribuiti in via
esclusiva al giudice. Infine il cancelliere non pu rifiutare la costituzione per
inosservanza dei termini.
Al riguardo si segnala una recente pronuncia secondo la quale leventuale mancata
certificazione del cancelliere in ordine al deposito di atti necessari alla costituzione non
incide sulla prova della costituzione tempestiva che pu essere fornita per testi54.
Infine occorre esaminare il problema relativo allaccertamento della costituzione
tempestiva in un giudizio instaurato nei confronti di una pluralit di convenuti.
Lart.165 cpc secondo comma stabilisce che nel caso di pluralit di convenuti,
loriginale della citazione debba essere inserito nel fascicolo nei dieci giorni successivi
allultima delle notificazioni. Da tale disposizione discende il principio secondo il quale
ai fini della valutazione della tempestivit della costituzione occorre avere riguardo
allultima delle notificazioni eseguite anche perch una costituzione priva dellatto di
citazione non consentirebbe al cancelliere lesercizio dei poteri di controllo stabiliti
negli artt.168 cpc e 74 disp.att.cpc55.
Di recente per la Corte di Cassazione ha mutato indirizzo ritenendo che
laccertamento della costituzione tempestiva debba essere effettuato sulla base del
primo atto notificato 56. La Corte ha tratto dal secondo comma dellart.165 cpc.
conclusioni opposte a quelle che la dottrina e la giurisprudenza avevano colto.
In particolare la Corte ha ritenuto che la specifica prescrizione del deposito
delloriginale dellatto di citazione entro dieci giorni dallultima notificazione sta ad
evidenziare che il fascicolo deve essere gi formato perch la costituzione deve
avvenire entro il decimo giorno dalla prima notifica. Altrimenti ragionando la
54

Pret. Pordenone 6/12/96 in Foro It. 1998, I, 300; conforme cass. 29/6/81 n. 4225 in
Foro It. Rep. 1981 voce Procedimento Civile n. 139.
55
M.Criscuolo in : Udienza di prima comparizione, relazione tenuta nella prima
settimana di studio relativa al tirocinio ordinario nel settore civile il 15-19 febbraio 1999
con ampia nota di dottrina e giurisprudenza degli anni 50 di accoglimento della tesi
esposta.
56
Cass.sez II, 16 luglio 1997 n.6481 in Giur.It.1998,I,1,1576 che si segnala anche per
il contrasto con le citate sezioni unite in ordine alle conseguenze del rilievo nei gravami
della tardiva od omessa costituzione dellattore. In questa pronuncia si dispone la
rimessione del giudice al giudice del grado precedente perch disponga la
cancellazione della causa dal ruolo.
24

disposizione sarebbe priva di rilievo pratico perch se il fascicolo non formato


perch lattore non ancora costituto ovvio che non sia depositato loriginale della
citazione. Secondo la Corte in conclusione la costituzione deve avvenire sulla base
della prima notificazione ancorch senza il deposito, ma solo con lesibizione della
procura resa a margine od in calce allatto di citazione.
La soluzione stata criticata in dottrina57 perch non tiene conto delle esigenze poste a
base della necessit della costituzione tempestiva che risiedono per il convenuto in una
vacatio temporis prima della prima udienza di comparizione non inferiore a 50 giorni e
per lattore di avere una tempestiva assegnazione della causa al giudice designato
perch possa assumere le decisioni inerenti la fase anteriore alla prima udienza (es.
provvedimenti ex art.168 bis quarto e quinto comma).
Gli adempimenti stabiliti all'art. 181 1 comma (58) devono essere effettuati all'udienza
ex art. 180 c.p.c..
Scarsa applicazione pratica ha l'art. 171 c.p.c. per la parte. relativa alle decadenze in
cui incorre il convenuto che si costituisce tardivamente (oltre il termine di cui all'art.
166 c.p.c.) quando l'altra parte si sia tempestivamente costituita.
In questo caso alla udienza di prima comparizione non si determina alcuna decadenza
in quanto le domande riconvenzionali e la chiamata in causa del terzo sono tardive e la
proposizione delle eccezioni processuali e di merito pu essere formulata ben oltre tale
udienza nel rispetto del termine di cui all'art. 180 2 comma.
Va infatti esclusa lapplicazione del principio alle fattispecie di tardiva costituzione di
entrambe le parti.
b) controllo della regolare costituzione delle parti (art. 182 c.p.c.).
Lart. 182 1 comma prescrive che il Giudice Istruttore verifichi d'ufficio la regolarit
della costituzione delle parti e le inviti, quando occorra, a completare o a mettere in
regola gli atti e documenti difettosi.
Lultima parte della disposizione disciplina la sanatoria delle mere "irregolarit" degli
atti e dei documenti concernenti la costituzione delle parti.
Ne consegue l'ininfluenza sulla validit successiva del procedimento della omessa
integrazione anche se determinata dalla mancata sollecitazione del giudice.
Rimane, invece, ferma la regola stabilita all'art. 162 c.p.c. dell'obbligo di disporre la
57

Cfr. nota Ronco sent. ult. cit. Vedi anche Trib. Roma, 16 dicembre 1997 in Foro It.
1998, I, 2660. Il Tribunale ha stabilito che in caso di costituzione tardiva dellattore in
un procedimento con una pluralit di convenuti sufficiente la costituzione tempestiva
di almeno uno dei convenuti.
(58)Vedi la nuova formulazione dell'art. 181 c.p.c. per effetto della legge di
conversione 20-12-95 n. 534 del d.1. 19-10-95 n. 432 che abroga la novella e
reintroduce il previgente sistema della necessaria mancata comparizione reiterata per
due udienze per poter validamente disporre la cancellazione.
25

rinnovazione degli stessi atti se affetti da nullit.


Il secondo comma dell'art. 182 c.p.c. disciplina invece la sanatoria del difetto di
assistenza, rappresentanza ed autorizzazione disponendo che il giudice pu assegnare
alle parti un termine per eliminare il vizio riscontrato nella esecuzione della verifica
preliminari.
Dal coordinamento della disposizione in esame con il 1 comma dell'art. 180 c.p.c.
che impone al giudice - quando occorra - di adottare i provvedimenti di cui all'art. 182
c.p.c., pu desumersi la doverosit del controllo e dell'ordine di integrazione da parte
del giudice ogni qual volta accerti il difetto della capacit processuale della parte ( 59).
La rilevanza del controllo, che pu essere eseguito per tutto il corso del procedimento
non deve sfuggire.
La giurisprudenza della Suprema Corte, ancorch anteriore all'innovazione normativa
risultante dal nuovo testo dell'art. 180 c.p.c., ha due orientamenti difformi sul difetto di
capacit processuale delle parti non sanato dal Giudice Istruttore ex art. 182 c.p.c.
capoverso.
Il pi recente orientamento consente al Collegio anche in secondo grado di esercitare
tale verifica e dispone l'acquisizione dell'atto autorizzativo o di conferimento del potere
di rappresentanza mancante (Cass. 20-4-94 n. 3775 in Foro It. 1995, 1, 1296) anche
dopo che la causa stata posta in deliberazione.
Nella pronuncia n. 7682 del 23-6-92 (60) invece si ritiene che il potere del giudice di
disporre la rinnovazione degli atti ex art. 182 2 comma discrezionale e pu essere
esercitato solo nella fase istruttoria con conseguente inammissibilit dell'appello
proposto dal sindaco in nome e per conto del Comune privo al momento della
decisione, dei documenti inerenti la prescritta autorizzazione.
Sembra preferibile l'orientamento pi recente in quanto coerente con il disposto
dell'art. 162 c.p.c. 1 comma e pienamente corrispondente all'intento del legislatore
della novella di evitare pronunce di rigetto in rito valorizzando in ogni fase del
procedimento il potere di rinnovare gli atti affetti da invalidit.
La natura meramente formale della verifica esaminata e la sua incidenza sulla qualit
esclusivamente processuale di parte possono far dubitare sulla necessit di fissare una
volta disposta la integrazione degli atti una nuova udienza ex art. 180 c.p.c. all'esito
della quale fissare al convenuto il termine per proporre le eccezioni processuali e di
merito non rilevabili d'ufficio.
La verifica dell'integrazione potrebbe infatti validamente effettuarsi alle prima udienza
di trattazione in quanto necessariamente preceduta da un'attenta lettura del fascicolo.
(59)Le fattispecie pi frequenti riguardano la mancanza della delibera contenente
l'autorizzazione a stare in giudizio per i legali rappresentanti degli enti pubblici.
Analogo provvedimento autorizzatorio deve essere emesso dal giudice delegato per la
legittimazione processuale del curatore o l'omesso deposito della procura generale alle
liti.
(60) Conforme Cass. 8/6/88 n. 3884.
26

Questa soluzione non sembra in contrasto con il sistema della fase introduttiva ed
inoltre evita una eccessiva dilatazione temporale delle sessioni dedicate ai controlli
preliminari.
Di particolare rilievo il controllo sullesistenza e la validit della procura alle liti
conferita dalle parti ed in particolare la procura rilasciata alla parte che si costituita
per prima, generalmente lattore, in quanto requisito di validit della costituzione stessa
e conseguente della effettiva instaurazione del contraddittorio.
La giurisprudenza pi recente ha affrontato alcune questioni problematiche specifiche
e frequenti in materia di validit della procura che opportuno sottolineare.
In primo luogo va ricordata la sentenza delle Sezioni Unite con la quale stata
sanzionata di invalidit la procura conferita da una societ con firma illeggibile del
legale rappresentante se sia impossibile derivare il nome del legale rappresentante
dallesame del mandato.61
La Corte ha composto un contrasto tra le sezioni semplici affermando che la
certificazione dellautografia da parte del difensore postula che ne sia accertata
lidentit ed esige che,ne sia indicato il nome. Pertanto, quando n nellintestazione n
nel contesto dellatto processuale che contiene la procura risulti il nome della persona
fisica che lha conferita (perch non vi nominativamente indicato e la firma
illeggibile) lincertezza sulla persona del conferente, rende invalida la procura stessa (e
conseguentemente inammissibile il ricorso per cassazione nella fattispecie esaminata
dalla Corte). Precisa per la Corte che tale invalidit pu essere sanata con il deposito
di documenti che attestino la preesistenza al giudizio dei poteri rappresentativi del
legale rappresentante che ha apposto la firma illeggibile.
Lorientamento richiamato stato confermato dalla giurisprudenza di merito 62 in una
fattispecie in cui la parte non era stata in grado di documentare la preesistenza dei
poteri in capo al legale rappresentante che aveva apposto la propria firma in modo
illeggibile. In una recente sentenza la Suprema Corte ha confermato tale orientamento 63
fissando alcuni principi.
1) la certificazione ex art. 83 c.p.c. da parte del difensore dellautografia della
sottoscrizione della parte postula che ne sia accertata lidentit ed esige che ne sia
indicato il nome in quanto lincertezza sulla ersona che conferisce la procura
preclude lindagine sullesistenza effettiva dei poteri rappresentativi e sulla
conseguente validit della procura;
2) la sanatoria successiva pu avvenire solo sulla base di atti preesistenti al momento
del conferimento della procura;
3) la valutazione della rilevanza probatoria delle integrazioni documentali rimessa alla
discrezionalit del giudice di merito ed insindacabile in Cassazione;
4) la invalidit della procura per le ragioni sopraesposte non pu essere sanata
61

Cass.Sez.Un. 5 febbraio 1994 n.1167 in Foro It.,1994,I,1415.


cfr. Trib. Lucca 25 giugno 1996 in Foro It.1997,I,2643.
63
Cass.sez. Lavoro 14 luglio 2001 n.9596 in Foro It. 2002, I,101.
62

27

mediante la concessione del termine ex art. 182 c.p.c. in quanto la sussistenza dello
ius postulandi presupposto per la valida esistenza del rapporto processuale,
inoltre la concessione del termine ex art. 182 c.p.c. altres rimessa alla
insindacabile valutazione de giudice di merito.:
Il rigore di questultimo principio stato disatteso dalla giurisprudenza di merito che
ha invece ritenuto sanabile nel termine ex art. 182 c.p.c. loriginario vizio della procura
con firma illeggibile del legale rappresentante della persona giuridica non desumibile
dagli atti introduttivi. IL giudice di merito non ha ritenuto superabile il rilievo della
Suprema Corte secondo la quale linsanabilit deriva dal fatto che ex art. 182 c.p.c. la
sanatoria ha effetto ex tunc, fatti salvi per i diritti quesiti e pertanto anche le
preclusioni attinenti alla costituzione gi maturate. Ma se il termine viene concesso
alludienza ex art. 180 c.p.c. le evenutali conseguenze della mancata costituzione
tempestiva sarebbero solo quelle relative alla domanda riconvenzionale e alla chiamata
di terzo.64 In una recente sentenza delle sezioni unite65 stato infine affermato,
componendo un precedente contrasto tra le sezioni semplici, il principio della
irrilevanza della sottoscrizione della parte e del difensore in calce allatto introduttivo
del giudizio ai fini della configurabilit di un valido conferimento di procura, ancorch
lavvocato sia stato indicato quale difensore della parte nellintestazione dellatto. Si
deve registrare un trend sempre pi formalisitico della Suprema Corte in ordine ai vizi
della procura, forse dettato anche da inconfessate ragioni deflattive comprensibili nei
giudizi di legittimit ma non in quelli di merito dove le pronunce in rito hanno solo
leffetto di diluire ancora di pi nel tempo il raggiungimento di una risposta nel merito
delle domande di tutela azionate dalle parti.
Va anche menzionato il problema relativa alla validit della procura su foglio aggiunto.
La legge 27 maggio 1997 n.141 ha stabilito al riguardo che la procura si considera
apposta in calce anche se rilasciata su foglio separato che sia per congiunto
materialmente allatto cui si riferisce..
La disposizione non ha risolto i contrasti giurisprudenziali sulla validit della procura
in oggetto. Le prime pronunce successive alla novella sono state di segno diverso. Un
indirizzo pi rigorista ha ritenuto comunque invalida la procura su foglio aggiunto se il
mandato non contenga un espresso riferimento allatto cui si riferisce66.
Lorientamento pi estensivo si fonda invece sulla considerazione che con la legge
n.141 del 1997 la congiunzione materiale della procura allatto cui si riferisce
elemento sufficiente per ritenere la procura stessa come se fosse apposta in calce
indipendentemente dal contenuto del mandato 67.
Il contrasto interpretativo ha indotto le Sezioni Unite a prendere posizione nel senso
dellorientamento pi liberale in ordine alla validit della procura apposta su foglio
64

Trib. Roma 4 febbraio 2000 in Foro It. 2000, I,2042.


Cass. Sez. un.civili 9/(2001 in Foro It. 2002, I,101.
66
Cass. 21/6/97 n.5569 in Foro It. 1997, I, 3152 con nota critica di Cipriani,
67
Cass. 20/9/97 n. 11595 in Foro It, 1998, I, 823.
65

28

aggiunto68.
Un ultimo problema che pu investire il giudice nel controllo dellesistenza e della
validit dello ius postulandi riguarda la possibilit dopo la soppressione della figura del
procuratore legale della procura conferita a legale extra districtum.
La legge n. 27 del 1997 ha soppresso lalbo dei procuratori legali. Per i giudizi
introdotti dopo lentrata in vigore di tale legge non si pongono problemi interpretativi
in quanto lo ius postulandi conferito ad un avvocato extra districtum pienamente
valida.
I contrasti sono sorti in ordine ai giudizi introdotti prima di tale legge con un mandato
conferito ad un procuratore extra districtum. Una parte della giurisprudenza di merito
ha ritenuto che la nuova normativa abbia avuto unefficacia sanante dei giudizi ab
origine invalidamente introdotti in quanto la procura risulti conferita solo al legale extra
districtum e non al domiciliatario. Unaltra pronuncia ritiene invece che tale nuova
disposizione non possa applicarsi ai giudizi in corso in quanto non irretroattiva.
Il primo indirizzo argomenta dallart.11 preleggi per arrivare alla conclusione che la
legge da applicare quella vigente al momento della decisione con conseguente effetto
sanate. Laltro si fonda invece sul principio tempus regit actum con conseguente non
sanabilit del vizio originario.
Il contrasto sanato dalle Sezioni Unite nel senso dellirretroattivit della novella ha
trovato definitiva soluzione con la legge dinterpretazione autentica n.479 del 1999
art.8 con la quale si stabilito che lart. 6 della legge n.27 del 1997 applicabile a tutti
i giudizi in corso alla data della sua entrata i vigore e che il difensore munito di procura
pu svolgere in ogni caso il suo patrocinio senza limitazioni territoriali. 69.Peraltro la
soppressione della distinzione tra procuratori legali ed avvocati e la prescrizione
delliscrizione in un unico albo per entrambi non ha eliminato lattivit procuratoria, n
ha implicitamente abrogato lart. 82 r.d. 22 gennaio 1934 n.37, a norma del quale il
procuratore esercente extra districtum deve eleggere domicilio
presso la
circoscrizione del tribunale ove si trova lautorit giudiziaria ad ta, dovendosi in
mancanza ritenere eletto domicilio presso la cancelleria dellautorit giudiziaria adita 70.
68

Cass. Sez.un.10 marzo 1998 n.2642 in Foro It., 1998, I,961 e ss e Cass.28 febbraio
2000 n.2231 in Foro It. 2000, I,2550 nella quale confermato lorientamento secondo
il quale la procura rialsciata su foglio separato ma congiunto materialmente allatto
idonea a conferire certezza della proveninenza dalla parte del potee di rappresentanza e
a dar luogo alla presunzione di riferibilit della procura stessa al giudizio cui latto
accede..
69
Cfr. Cass. 28 settembre 2001 n.12133 sullefficacia della nuova legge n.479 del
1999.
70
Cfr. Cass. Sez.III 22 maggio 2001 n.6959. La necessit dellelezione di domicilio
non pu essere sospetta di incostituzionalit secondo la Suprema Corte in quanto non
determina una compressione del diritto del difensore ad organizzare liberamente il
proprio lavoro ma si limita a non onerare la parte che non ha scelto un difensore extra
29

c) controllo della validit degli atti introduttivi (artt. 164 -167 c.p.c.).
Il controllo del giudice riguarda in primo luogo la fattispecie di nullit dell'atto di
citazione contenute nellart. 164 c.p.c. lo. comma consistenti nella mancanza dei
requisiti essenziali della vocatio in ius (indicazione del giudice e dell'attore) nella
insufficienza del termine per comparire o nella mancanza dell'avvertimento sulle
"temperate" conseguenze della costituzione intempestiva.
Seguono quelle relative al contenuto espositivo dell'atto introduttivo (n. 3-4 art. 164: la
determinazione della cosa oggetto della domanda e l'esposizione degli elementi di fatto
e di diritto), da estendersi alla domanda riconvenzionale, anch'essa rinnovabile se
viziata da nullit, con provvedimento da assumersi in sede di verifiche preliminari.
Ci si deve per chiedere se il giudice disponendo la rinnovazione degli atti nulli ex ari.
164 c.p.c. deve sempre rifissare l'udienza di prima comparizione ex art. 180 c.p.c.
devono essere distinte le diverse evenienza processuali.
Le nullit rilevabili per la mancata costituzione del convenuto (art. 164 1 comma)
impongono la rifissazione di una udienza ex art. 180 c.p.c. perch la parte raggiunta
dalla citazione non ha ricevuto un atto idoneo a farle predisporre difese tempestive.
Alla stessa conclusione dovrebbe pervenirsi per l'inosservanza del termine a comparire
e per il mancato avvertimento delle conseguenze della costituzione intempestiva.
Anche per queste fattispecie il convenuto sia che non si costituisca sia che lo faccia al
solo fine di eccepire la nullit non stato posto nelle condizioni reputate adeguate dalla
legge, per potersi validamente costituire.
La stessa soluzione andrebbe in conseguenza adottata per il difetto di determinatezza
dell'oggetto e degli elementi di fatto e di diritto fondanti la pretesa attorea.
Al termine per la rinnovazione della citazione o per la integrazione della domanda qualora il convenuto si sia costituito, consegue la rifissazione dell'udienza destinata alle
verifiche preliminari, non potendosi porre a carico del convenuto un termine di
decadenza per la proposizione di eccezioni processuali e di merito senza avere la
preventiva conoscenza del rapporto dedotto in giudizio.
Una recente pronuncia di merito ha esaminato proprio il problema delle conseguenze
della mancata integrazione dellatto di citazione in ordine alla nuliit della domanda in
quanto indeterminata.
Il giudice di merito ha ritenuto che la specificazione causa di valore indeterminabile ex
art 9 cpc. fornita dalla parte cui era stata contestata lomessa specificazione del
quantum, sia del tutto insufficiente ad emendare la invalidit della domanda 71.
Si pongono per due interrogativi: la concessione del termine per la rinnovazione degli
atti non pu precedere quello relativo alla proposizione delle eccezioni processuali e di
merito quando il convenuto sia costituito e salva la rilevabilit del vizio non emendato
all'udienza ex art. 183 c.p.c. con riapertura per il convenuto del termine per la
districtum di oneri aggiuntivi relativi alle notifiche fuori circondario
71
Trib.Torino, sez iv, sent.17 dicembre 1998 in Guida al Diritto n. del 1999 pag.90.
30

proposizione delle eccezioni processuali e di merito.


La seconda domanda riguarda il caso in cui l'attore integri all'udienza le carenze
espositive contenute nei nn. 3-4 art. 163 c.p.c. ed il convenuto sia costituito.
In questo caso, valutata positivamente l'integrazione della domanda effettuata
dall'attore il giudice dovrebbe poter fissare la 1 prima udienza di trattazione previa
concessione al convenuto del termine perentorio per la proposizione delle eccezioni
processuali e di merito.
Un'ultima riflessione merita lintegrazione della domanda riconvenzionale disposta dal
giudice ex art. 164 penultimo comma, e art. 167 c.p.c..
Per questa evenienza dovrebbe imporsi il passaggio alla effettiva trattazione della causa
con la fissazione del termine di decadenza al convenuto, non potendosi far discendere
da un comportamento deliberatamente non diligente la conseguenza dello spostamento
in avanti di una decadenza processuale.
d) controllo sulla esistenza e validit della notificazione della citazione. (art. 291
c.p.c.)
Ludienza di prima comparizione fisiologicamente destinata alla verifica della
instaurazione del contraddittorio.
Il giudice ex art. 291 1 comma deve provvedere alla rinnovazione della notificazione
ex art. 160 c.p.c. se ne riscontra la invalidit.,
E utile ricordare che la fattispecie di nullit della notificazione indicata nell'art. 160
c.p.c. non sono tassative.
Il giudice pu, pertanto, procedere alla rinnovazione della notificazione non solo se
non sono state osservate le disposizioni relative alla persona cui deve essere
consegnata la copia o se vi incertezza assoluta sulla persona a cui la notificazione
viene fatta o sulla data (ex art. 160 c.p.c.) ma si estendono anche alla mancata
individuazione della persona che ha richiesto la notificazione quando non sia in alcun
modo possibile dall'atto processuale desumere le generalit del richiedente ed, infine,
all'incompetenza dell'ufficiale giudiziario che, ha provveduto alla notifica.
Il potere di rinnovazione non si estende alla notificazione inesistente. 72
La definizione, di origine non normativa, deve essere intesa in senso restrittivo al fine
di consentire un largo uso del potere di rinnovazione attribuito al giudice dall'art. 291
c.p.c..
Secondo la pi recente qualificazione giuridica, fornita dalla Suprema Corte, la
inesistenza giuridica della notificazione ricorre quando questa manchi del tutto o sia
diretto a destinatario del tutto diverso da quello risultante dalla citazione o sia effettuata
, in, modo assolutamente non previsto dal codice di rito (Cass. 11-4-91 n. 3819).
72

In ordine alla non rinnovabilit ex art. 294 c.p.c. dellattivit difensiva e istruttoria da
parte del contumace che alleghi di essersi costituito con persona non abilitata
allesercizio dello ius postulandi Cass.16/2/2000 n.1711 in Foro It.2000,I,3244.
31

Devono, pertanto, essere ritenute inesistenti solo quelle notifiche cui non pu in alcun
modo conseguire la costituzione del convenuto, non risultando fenomenicamente
possibile che tale parte sia venuta, per effetto della eseguita notifica a conoscenza
dell'atto.
e) controllo sulle eventuali intervenute decadenze (art. 167 c.p.c.)
Ci si riferisce in particolare alla domanda riconvenzionale e alla chiamata di terzo
tardiva da parte del convenuto.
Il giudice deve far rilevare le decadenze fin dall'udienza ex art. 180 c.p.c. in modo che
le parti siano effettivamente messe nella condizione di incontrare le loro deduzioni
difensive sulle domande ed eccezioni formanti oggetto dellaccertamento giudiziale di
merito.
Deve essere esclusa in particolare ogni efficacia sanante alla cd. accettazione tacita
della controparte non essendo pi ammissibile riconoscere effetti giuridicamente
rilevanti al comportamento meramente inerte della parte e far discendere, come era
principio consolidato nel sistema previgente, l'estensione del petitum dalla
disattenzione del difensore.
Le decadenze, come per il processo del lavoro, sono prefissate a tutela dell'interesse
di rilievo pubblicistico della razionalit e rapidit del procedimento e sono
conseguentemente del tutto sottratte alla disponibilit delle parti ( 73).
La rilevabilit tempestiva delle decadenze costituisce una attivit doverosa e
particolarmente utile del giudice anche nelle fasi processuali successive, in modo da
non gravare l'oggetto della deliberazione finale di questioni estranee alla res iudicanda.
f) l'art. 181 1 comma: la mancata comparizione delle parti in prima udienza
Il testo dell'art. 181 c.p.c., risultante dalla L. 534/95 di conversione del d.1. 18-10-95
n. 432 dispone che se nessuna delle parti compare alla prima udienza, il Giudice fissa
un'udienza successiva, di cui il cancelliere d comunicazione alle parti costituite.
La "prima udienza" indicata nella disposizione non pu che coincidere con quella
disciplinata dall'art. 180 c.p.c. in quanto destinato al primo (in senso temporale oltre
che tecnico giuridico),confronto tra le parti.
Il rinvio va disposto senza la concessione del termine previsto dal secondo comma
dell'art. 180 c.p.c., perch l'oggetto del provvedimento del giudice il differimento
integrale della udienza di prima comparizione, in quanto non effettuata per la mancata
comparizione delle parti.

(73) Si porr fine alle molteplici rimessioni sul ruolo dovute a domande principali o
riconvenzionali non istruite perch introdotte caoticamente in corso di causa, magari in
una memoria allegata a verbale e non conosciuta dalla controparte.
32

3. Verifiche solo eventualmente realizzabili alludienza ex art. 180


a) controllo della completezza del contraddittorio (art. 102 c.p.c.)
E stato gi osservato che la necessit di integrare il contraddittorio pu pi
frequentemente sorgere all'esito dell'interrogatorio libero delle parti od attraverso una
pi puntuale qualificazione giuridica del rapporto dedotto in giudizio (74).
Non mancano per fattispecie di litisconsorzio necessario in cui immediatamente
riconoscibile dalla natura stessa della controversia la pluralit di parti.
Si pensi ai giudizi di opposizione all'esecuzione, nei quali parte necessaria il debitore
esecutato (ed in quelli avverso il piano di riparto tutti i creditori pignoranti od
intervenuti), nelle azioni costitutive tendenti al mutamento di uno stato o rapporto
giuridico destinato ad operare nei confronti di pi soggetti.
Lanticipazione dell'ordine di rinnovazione del contraddittorio deve essere realizzata
dal giudice ogni qual volta sia possibile in modo da evitare che all'udienza ex art. 183
c.p.c. possa verificarsi un regresso ad una fase processuale gi esaurita con
remissione in termini ex art. 184 bis per le decadenze gi verificatesi e una eccessiva
dilatazione temporale della fase introduttiva (75).
b) sospensione del procedimento ex art. 295 c.p.c.
Analoghe considerazioni valgono per la decisione relativa alla sospensione necessaria
della causa ex art. 295 c.p.c..
Le fattispecie pi frequenti riguardano la proposizione di una domanda
riconvenzionale eccedente la competenza per valore del giudice della causa principale,
nella opposizione a decreto ingiuntivo.
Lorientamento della Corte di Cassazione a sezioni unite, (sent. n. 10984 del 1992 in
Giust. civ., 1992, 1, 2333) sul rilievo che la competenza del giudice dell'opposizione
funzionale prescrive che la domanda riconvenzionale sia separata da quella principale
(74) A mero titolo esemplificativo si pensi ai giudizi di divisione ereditaria in cui solo
con l'interrogatorio libero possono emergere un numero di eredi superiori a quello
formante oggetto del rapporto originario oppure in una causa di rivendica o di
accertamento negativo di un diritto altrui, di cui emerge la contitolarit con terzi, non
ancora partecipanti al processo, o quando l'oggetto di un giudizio in materia
immobiliare rigurdi invece una parte comune di un edificio.
(75) Per le controversie in cui la pluralit di parti pu desumersi da documenti pu
essere utile disporre lintegrazione documentale necessaria e rinviare ancora per gli
adempimenti ex art. 180 c.p.c. ad un'udienza ravvicinata.
33

salva la possibilit di sospendere quest'ultimo giudizio se l'oggetto della


riconvenzionale pregiudiziale rispetto alla cognizione dell'opposizione a decreto
ingiuntivo.
Il provvedimento di sospensione va assunto all'udienza ex art. 180 c.p.c., in quanto la
proposizione di domande riconvenzionali sia che provengano dall'opponente
(convenuto in senso sostanziale) sia che provengano dall'opposto (attore in senso
sostanziale) devono essere fissate a pena di decadenza negli atti introduttivi
accompagnati da costituzione tempestiva.
Per l'opponente la decadenza discende dal divieto di proporre domande nuove nel
corso del giudizio (salva la "reconventio reconventionis", ex art. 183 c.p.c. 4
comma), per l'opposto dall'art. 167 c.p.c..
Le parti ai fini dell'esercizio di facolt processuali in senso stretto sono qualificate
secondo la veste che formalmente assumono nel giudizio.
Per le altre fattispecie di sospensione conseguenti alla pendenza di una controversia
legata da nesso di pregiudizialit, il provvedimento, di natura doveroso non soggetto a
limiti temporali, ma la necessit di sospendere va accertata con particolare rigore salvi i
casi in cui non sia prevista dalla legge (art. 75 c.p.c.; questioni di stato; querela di
falso).
c) riunione di procedimenti
Occorre in primo luogo distinguere la riunione di procedimenti pendenti davanti lo
stesso giudice da quelli pendenti davanti a giudici diversi.
Per i primi la richiesta di parte non assoggettata a limiti temporali di proposizione
(arg. a contrario art. 40 comma 2 comma e 274 c.p.c.).
Quando i procedimenti pendono davanti a giudici diversi dovrebbe trovare
applicazione il termine di decadenza stabilito dall'art. 40 2 comma.
La perplessit interpretativa sorge dal dubbio che lo spostamento temporale sia
limitato alla fattispecie di connessione che determinano lo spostamento di competenza
ex lege e l'accertamento della connessione con sentenza di incompetenza (art. 40
comma 1).
Deve, pertanto, essere rilevata entro la prima udienza di trattazione, la connessione
dovuta alla necessit di procedere ad accertamenti incidentali (art. 34 c.p.c.) alla
cognizione di domande riconvenzionali (art. 35 c.p.c.) o di eccezioni di
compensazione (art. 36 c.p.c.).
Danno invece luogo ad un mero provvedimento ordinatorio di riunione i motivi di
connessione specificati nell'art. 103 c.p.c..
La trasmissione ex lege del fascicolo al dirigente dell'ufficio ex art. 274 c.p.c., deve
per precedere la fase di trattazione ed provvedimenti contenenti le deliberazioni di
carattere organizzatorio precedere ogni altra valutazione, salvo che l'esigenza sorga
all'udienza ex art. 183 c.p.c. e sia ancora possibile procedere alla riunione perch le
cause si trovano nella stessa fase processuale.
34

La litispendenza e la continenza sono le fattispecie di incompetenza per le quali non


fissato dall'art. 38 c.p.c. un termine di decadenza per la loro rilevabilit, n lo
sbarramento temporale pu dedursi dal citato art. 40 c.p.c..
E comunque opportuno assumere nella fase preliminare od introduttiva del
procedimento i provvedimenti ex art. 39 c.p.c. in quanto l'attivit processuale svolta
nella causa "contenuta" o in quella successivamente instaurata per la litispendenza
diventa inutiliter data con la declaratoria di incompetenza.
Cap. III - Gli incombenti dellistruttore nelludienza ex art. 180 c.p.c. diversi dalle
verifiche preliminari.
1) Provvedimenti doverosi: termine al convenuto e fissazione della prima udienza
di trattazione: sono atti del procedimento del tutto inevitabili?
Lesame si sposta sul secondo comma dell'art. 180 c.p.c. introduttivo delle pi
rilevanti modifiche al sistema originario delle decadenze ed alla configurazione
normativa della fase introduttiva del giudizio.
La disposizione si apre con la concessione alle parti della facolt di chiedere un
termine per memorie qualora l'esigenza sorga dalla lettura degli atti difensivi iniziali.
Il giudice ha il potere discrezionale di autorizzare o negare l'esercizio di tale facolt.
La medesima previsione era contenuta nella prima parte del primo comma dell'art. 180
c.p.c. previgente ed aveva la finalit di temperare il principio dell'oralit della trattazione
solamente enunciato gi dal legislatore del 1940.
Il "temperamento" ha funzionato ben oltre le previsioni iniziali trasformando l'udienza
di prima comparizione in un'udienza destinata quasi esclusivamente a concedere un
rinvio per esame della costituzione del convenuto.
Nell'attuale contesto normativo la previsione di un termine per lo scambio di memorie
all'inizio del procedimento non pu incidere sulla sequenza obbligata delle udienze
destinate alla fase introduttiva scandita dagli artt. 180 e 183 c.p.c..
Se il giudice non deve disporre la rinnovazione o l'integrazione di atti, l'udienza di
prima comparizione deve concludersi in ogni caso con la fissazione dell'udienza di
trattazione e non con un provvedimento avente ad oggetto il prolungamento degli
scambi e dei controlli preliminari.
La obbligatoriet del passaggio all'udienza ex art. 183 c.p.c. o nei limitati casi in cui
possibile, a fasi processuali successive, deriva sia dall'aggancio temporale con il
termine di decadenza per le eccezioni non rilevabili d'ufficio, sia dalla finalit
pubblicistica di accelerazione dei tempi del procedimento posta a base della novella.
Il provvedimento del giudice all'esito dell'udienza ex art. 180 c.p.c., qualora sia stata
accolta la richiesta di una o di entrambe le parti di depositare memorie deve essere
formulato in modo da indicare in primo luogo il termine per la proposizione delle
eccezioni non rilevabili d'ufficio, ed a scalare, tenendo conto del principio del
contraddittorio, l'altro termine ex art. 170 c.p.c..
35

Luso della facolt processuale esaminata deve essere moderato perch alla prima
udienza di trattazione largamente prevista la possibilit per le parti di dedurre e
scambiarsi memorie senza peraltro alcun potere limitativo del giudice.
La disposizione che crea maggiori difficolt interpretative rimane per quella che
stabilisce il differimento temporale della decadenza riguardante la proposizione delle
eccezioni non rilevabili d'ufficio.
Il legislatore ha previsto che "in ogni caso 76 fissa a data successiva la prima udienza
di trattazione, assegnando al convenuto un termine perentorio non inferiore a venti
giorni prima di tale udienza per proporre le eccezioni processuali e di merito non
rilevabili d'ufficio".
Prima della citata sentenza della Corte di Cassazione n. 6808 del 2000 erano state
prospettate due soluzioni una positiva ed una negativa.
La risposta negativa riconosce al termine in oggetto una funzione esclusivamente
difensiva e pertanto ne assoggetta la concreta applicabilit all'istanza di parte,
equiparandone il regime giuridico alle altre fattispecie in cui una facolt processuale
viene sottoposta con provvedimento del giudice ad una definitiva limitazione
temporale (cfr. art. 244 c.p.c. ultimo comma per le deduzioni istruttorie) (77).
La locuzione "in ogni caso" che apre la disposizione relativa alla concessione del
termine in oggetto andrebbe interpretata nel senso di quando al convenuto non lo si
pu rifiutare.
La risposta positiva poggia su pi salde basi normative e sistematiche.
La disposizione in esame introduce, in via generale, un nuovo regime giuridico delle
decadenze cui assoggettata la parte convenuta.
La conferma testuale proviene dall'art. 167 c.p.c. 2 comma, emendato della parte
relativa alla proposizione delle eccezioni processuali e di merito ed incontestatamente
applicabile per le decadenze rimaste ancorate alla costituzione ante causam anche al
convenuto contumace all'udienza di prima comparizione.
La soluzione opposta postula invece un regime di decadenze temporalmente diverso
per il convenuto tempestivamente costituito ex art. 167 c.p.c. e per quello che non
versi in tale condizione processuale.
Per il primo le decadenze relative alle eccezioni non rilevabili d'ufficio scatterebbero
nel termine di cui all'art. 180 c.p.c. 2 comma, per il secondo sarebbero tutte
anticipate al termine di venti giorni prima dell'udienza di prima comparizione.
La conclusione per priva di sostegno normativo proprio perch lart. 167 c.p.c.
secondo comma prescrive solo per le domande, riconvenzionali la proponibilit a pena
di decadenza nel termine indicato nell'art. 166 c.p.c.
La fissazione del termine ex art. 180 2 comma c.p.c. vale pertanto anche per il
convenuto non di prima comparizione, anche se il provvedimento che lo determina
76

Per la doverosit del termine al contumace cfr nota n. 15.


( )VERDE in: Il nuovo processo di cognizione: lezioni su 1 grado ed impugnazioni
in generale, Napoli 1995, p. 22-23.
77

36

non deve venire comunicato a tale parte sia che venga reso in udienza sia che sia
contenuto in un provvedimento riservato.
Lart. 176 2 comma, coordinato con l'art. 252 1 comma (78) regola la prima ipotesi.
La seconda deriva dall'applicazione dell'ari. 176 2 comma e 170 1 comma, ai sensi
dei quali i provvedimenti emessi fuori udienza vanno comunicati alle sole parti
costituite salvo che abbiano ad oggetto l'ammissione dell'interrogatorio formale ed il
giuramento decisorio del contumace per cui trova applicazione l'art. 292 1 comma
c.p.c..
Il problema della rinunciabilit del termine da parte del convenuto costituito e la
possibilit di non fissare la prima udienza di trattazione quando la causa gi matura
per la decisione sono stati affrotnati dalla Suprema Cote e illustrati anliticamente gi nel
capitolo III 1 della presente relazione.
I due profili sono direttamente collegati perch la mancata indicazione del termine per
proporre le eccezioni non rilevabili dufficio su richiesta della parte convenuta
logicamente prodromica alla omissione delludienza ex art. 183 c.p.c..
Lesame testuale della disposizione sembra escludere la legittimit del "salto" dalle
verifiche preliminari alla precisazione delle conclusioni omettendo di dedicare una
udienza alla trattazione della causa e di concedere il termine decadenziale ancorato a
tale udienza.
Residua un limitato margine di elusione dell'imperativo normativo in ogni caso
Si tratta del caso in cui la causa venga ritenuta dalle parti e dal giudice matura per la
decisione.
E insufficiente il mero consenso comune delle prime o la sola valutazione
discrezionale del secondo perch da un lato al giudice non pu venire sottratto il
potere-dovere di rilievo pubblicistico di direzione del procedimento; dall'altro, la
disposizione esclude l'esistenza di un potere discrezionale del giudice, imponendogli al
contrario "in ogni caso" e non quando lo ritenga necessario od opportuno, la
prefissione del termine.
La corretta interpretazione della locuzione sembra pertanto ogni caso in cui le parti
non sono d'accordo sul contrario ed il giudice non consenta(79).
Deve essere infatti sottolineato che l'art. 80 bis disp. att. non stato abrogato e
pertanto astrattamente possibile ritenere la causa matura per la decisione e rinviare

(78) Lart. 176 2 stabilisce che i provvedimenti resi in udienza si intendono conosciuti
dalle parti presenti e da quelle che dovevano comparire. Lart. 292 1 comma che si
devono portare a conoscenza del contumace solo provvedimenti ammissivi di
interrogatorio formale.
(79) Ad analoga conclusione pervengono BALENA in op. ult. cit. p. 322 e CAPPONI
op. ult. cit. p. 13.
37

esclusivamente per questo incombente (80).


Il potere discrezionale del giudice di direzione delludienza incontra il limite della rigida
demarcazione delle udienze fissata dal legislatore.
Il problema si pu riproporre quando le parti, entrambe costituite (81) chiedono gi
all'udienza ex art. 180 c.p.c. un provvedimento ammissivo di prove orali, ritenendo
superflua non solo la concessione del termine per la proposizione delle eccezioni non
rilevabili d'ufficio ma anche l'interrogatorio libero delle parti.
Questa evenienza di pi difficile soluzione rispetto a quella sopra esaminata della
causa di puro diritto.
Quando la soluzione richiede lo svolgimento di attivit istruttoria non sembra
consentita l'omissione della prima udienza di trattazione.
Va osservato infatti che la esatta definizione del thema decidendi integrata delle
questioni (condizioni dell'azione ed eccezioni) rilevabili d'ufficio suggerite dal giudice
sia obbligatoriamente prodromica alla fase istruttoria vera e propria.
Il sistema normativo incentrato sulla consequenzialit delle due fasi al fine di
pervenire ad un completo accertamento del merito (82).
La obbligatoriet tendenziale dell'udienza ext. 183 c.p.c. deriva anche dal maturarsi di
talune decadenze (artt. 38-40 c.p.c,.) in tale udienza.
C' da chiedersi come incide il mancato espletamento della prima udienza di
trattazione sul regime giuridico di tali decadenze.
Se la mancata fissazione dell'udienza ex art. 183 c.p.c. dipesa esclusivamente dal
giudice dovrebbe essere consentito alle parti di sollevare le eccezioni di incompetenza
alla prima sessione temporale e processuale in cui ci sia possibile, e cio all'udienza
successiva a quella di prima comparizione preliminarmente allo svolgimento degli
incombenti prescritti dal provvedimento di rinvio.
Pi difficile applicare la stessa soluzione quando la udienza ex art. 183 c.p.c. sia
stata omessa con il consenso delle parti.
In questa evenienza il rilievo officioso e di parte delle questioni di competenza deve
ritenersi del tutto precluso.
Ad una soluzione analoga si pu pervenire per la evenienza che il giudice fissi l'udienza
ex art. 183 c.p.c. ma ometta di concedere al convenuto (che non vi ha rinunciato se
(80) Lart. 80 bis disp. att. prescrive che la rimessi al Collegio possibile anche
alludienza di prima comparizione. Per un'attenta disanima del problema vedi
BALENA op. ult. cit. p. 326.
(81) Questa la condizione di partenza per poter valutare l'ammissibilit di "salti" nel
procedimento.
(82) Rimane da obiettare che in numerose controversie relative alla responsabilit civile
per circolazione stradale o nelle cause volte alla mera determinazione di un compenso
quando sia incontestato lan debeatur il thema decidendi si esaurisce nella attivit
istruttoria di quantificazione del danno e, pertanto la prima udienza di trattazione risulta
superflua.
38

costituito o quando sia contumace) il termine perentorio per la proposizione delle


eccezioni non rilevabili d'ufficio.
Pu trovare applicazione in questo caso la regola generale in materia di termini
perentori secondo la quale l'omessa pronuncia dei giudice fa scattare il termine di
legge.
Conseguentemente entro il ventesimo giorno anteriore alla fissata prima udienza di
trattazione devono essere proposte le eccezioni di parte.
Lo stesso principio direttamente statuito dall'art. 669 octies in materia di riassunzione
del giudizio di merito all'esito della fase cautelare.
Il legislatore indica espressamente che in caso di omessa indicazione del termine nel
provvedimento del giudice va riassunto nei trenta giorni.
2. Provvedimenti condizionati dalle istanze delle parti.
a)

provvisoria esecuzione e sospensione della esecutoriet del decreto ingiuntivo


(art. 648-649 c.p.c.)

b)

ordinanza anticipatoria 186 bis - ter - quater

Poich l'udienza di prima comparizione destinata esclusivamente all'esecuzione dei


controlli formati sul contraddittorio e la costituzione delle parti rientranti nelle cd.
verifichi preliminari (83) ci si chiesti se fosse possibile alle parti formulare richieste di
provvedimenti anticipatori richiedenti, tendenzialmente, la delimitazione del thema
decidendi ad unudienza non destinata normativamente a tale incombente.
In particolare devono essere esaminati la richiesta di provvisoria esecuzione del
decreto ingiuntivo, la richiesta di sospensione della provvisoria esecuzione del decreto
che ne sia munito, le ordinanze di condanna anticipata disciplinate dagli artt. 186 bis,
ter, quater.
La richiesta di provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo disciplinata dall'art. 648
c.p.c. senza alcuna previsione temporale relativa alla adottabilit da parte del Giudice
Istruttore del provvedimento di accoglimento o di rigetto.
Sul piano testuale nessun ostacolo normativo proveniente dall'art. 648 c.p.c. si
frappone alla decisione sull'istanza alla prima udienza di comparizione.
Lopponente, da considerarsi attore, al fine di applicare il regime di decadenze
appropriato, (84) se vuole evitare l'accoglimento della pi probabile richiesta di
provvisoria esecuzione deve anticipare alla data di costituzione (e formazione del
fascicolo) od al massimo, alla udienza di prima comparizione, la devoluzione in
(83) Sull'individuazione delle quali rinvio ai cap. I e II della presente , relazione.
(84) Contra ord. Pretore Monza in Foro It., 1995,1, 3296, per vedi in Cass. Sez. Un.
18-5-94 n. 4837, in Foro It. '94, 1, 1682, la chiara precisazione in motivazione che
all'opposto spettano potevi processuali del convenuto.
39

giudizio di prove documentali oppositive al diritto di credito vantato dall'opposto.


La previsione di un termine di decadenza successivo per la indicazione dei mezzi di
prova - disciplinato nell'art. 184 ed articolabile in pi di una sessione processuale
applicabile esclusivamente al procedimento a cognizione piena, ed ha lo scopo di
consentire alle parti di procedere gradatamente ma non discrezionalmente alla
definizione del thema decidendi e del thema probandi,, relativi al giudizio di merito.
Nulla per vieta alla parte di scoprire preventivamente le proprie carte ed anzi tale
comportamento processuale costituisce un vero e proprio onere quando nel giudizio
ordinario si innesta una richiesta di condanna anticipata quale quella contenuta nell'art.
648 c.p.c.. Ne consegue la necessit d i porre l'opponente nella condizione di
difendersi validamente sull'istanza e art. 648 c.p.c. quando l'opposto - convenuto in
senso formale - si costituisce direttamente alla udienza di prima comparizione e chiede
la provvisoria esecuzione del decreto.
La concessione di un termine a difesa non significa, per, differire l'esame dell'istanza
all'esito dell'interrogatorio libero delle parti, ma esclusivamente garantire il
contraddittorio effettivo anche nel subprocedimento incidentale destinato agli
incombenti di cui all'art. 648 c.p.c..
La conclusione rafforzata dalla "specialit" del subprocedimento in oggetto, ritenuto
secondo, l'orientamento maggioritario in dottrina e nella giurisprudenza di legittimit
(85) una prosecuzione della fase monitoria (86) e non un "incidente" dell'ordinario
giudizio di merito.
Senza prendere posizione sul delicato problema della qualificazione giuridica della
provvisoria esecuzione ex art. 648 c.p.c. deve rilevarsi che la reiterabilit dell'istanza
(87) all'esito di un provvedimento di rigetto, ormai divenuta "ius receptum" costituisce
un ulteriore argomento a sostegno della soluzione affermativa.
La risposta negativa si fonda in particolare sulla autonomia della deliberazione relativa
alla provvisoria esecuzione rispetto alla fase monitoria; sulla "piena cognizione" del
Giudice Istruttore fin dall'instaurazione del giudizio di merito, sulla natura anticipatoria
ma non cautelare del provvedimento (analogamente allo stesso provvedimento
monitorio) ed alla conseguente ineludibile necessit di avere prima di decidere una
tendenzialmente completa prospettazione del thema decidendum, soprattutto con
riferimento ai parametri di valutazione richiesti dall'art. 648 c.p.c., non sicuramente
individuabili in forma completa alla prima udienza di comparizione.
Si tratta in verit di considerazioni pratiche di indubbio rilievo ma prive di sostegno
normativo.
(85) Cfr. Cass. Sez. lavoro 8-2-92 n. 1410 ove ribadito che il giudizio di
opposizione apre una valutazione sulla fondatezza della pretesa, mentre la decisione ex
art. 648 c.p.c. si fonda sull'esame dei presupposti del decreto.
(86) Con conseguente valutabilit degli elementi di prova per l'opposto esclusivamente
della fase sommaria.
(87) Cass. 8-12-93 n. 12138.
40

La tendenziale minore efficacia dell'interrogatorio libero all'esito di un provvedimento


di accoglimento della provvisoria esecuzione, non pu costituire elemento
discriminante l'inammissibilit de a richiesta.
La norma prevede che l'ingiungente la formuli senza limiti temporali dilatori e sulla base
degli elementi di fatto e di diritto a sostegno del credito desumibili dalla fase speciale,
senza prevedere condizioni diverse da quelle relative al sostegno probatorio
dell'opposizione.
Il profilo qualificante della deliberazione l'avvenuta instaurazione del contraddittorio,
non anche la trattazione della stessa.
La intervenuta trattazione costituisce una eventualit procedimentale seguente alla
reiterazione dell'istanza all'esito di rigetto o alla scelta dell'opposto di differirne
l'adozione ad una fase del procedimento pi avanzata.
La soluzione indicata senz'altro applicabile al provvedimento ex art. 649 c.p.c., dove
le ragioni di tutela cautelare sono incontroverse.
Per quanto riguarda i provvedimenti anticipatori ex art. 186 bis e ter la soluzione
dell'interrogativo notevolmente pi problematica perch non si tratta di
provvedimenti legati ad una fase di accertamento ancorch sommario, del diritto gi
avvenuta ante causam.
Si tratta di sub-procedimenti incidentali inseriti nel giudizio di merito e tendenzialmente
generati dall'evoluzione della cognizione piena in corso di procedimento.
La incidenza statistica di tali richieste in sede di udienza di prima comparizione
dovrebbe essere modesta.
Per l'art. 186 ter la sussistenza fin dagli atti introduttivi del giudizio dei requisiti di
ammissibilit della tutela monitoria dovrebbe spingere la p arte ad azionare il
procedimento speciale.
Per l'art. 184 bis il requisito della "non contestazione" destinato ad emergere nella
maggior parte dei casi dopo l'interrogatorio libero od addirittura dopo la formazione
delle prove costituite.
Deve per obiettarsi sul piano testuale la assenza di una preclusione temporale iniziale,
essendo ravvisabile in entrambe le disposizioni solo la fissazione del termine finale di
esercizio del diritto (la precisazione delle conclusioni) (88).
Lostacolo normativo potrebbe provenire da una lettura sistematica dellart. 180 2
comma che prevede per il convenuto la possibilit di proporre le eccezioni processuali
e di merito oltre la conclusione delludienza dedicata ai preliminari.
A differenza dell'art. 648 c.p.c., nessun particolare onere di diligenza probatoria pu
essere posta a carico della parte contro la quale diretta l'istanza.
Il godimento del termine di differimento delle decadenze per le eccezioni di parte
nonch delle altre limitazioni temporali graduali relative alla definizione del thema
decidendi e probandi non incontra ostacoli dalla proposizione di istanze ex art. 186
(88) Questo sembra l'orientamento del Tribunale di Milano secondo il resoconto di una
riunione tenutasi all'indomani dell'entrata in vigore dell'art. 180 novellato tra i colleghi.
41

bis e ter.
Tali istanze potrebbero essere ritenute inammissibili all'udienza ex art. 180 c.p.c.
quando la parte contro cui sono dirette intende esercitare validamente il proprio diritto
di distribuire il proprio onere difensivo secondo la scansione di legge salvo nella
soluzione contraria assicurare il pieno rispetto del contradditorio e la possibilit di
esercitare sia pure in un termine temporalmente contratto tutte le difese non precluse..
Un'applicazione residuale potrebbe essere ravvisata quando le parti chiedono
entrambe di passare direttamente alla fase deliberativa, ed una di esse formula istanza
ex art. 186 bis o ter.
In tutte le altre controversie in cui le parti od il giudice nonostante il diverso iniziale
avviso delle parti, decidono di procedere secondo l'ordine temporale delle fasi
processuali volute dalla legge, non pu farsi discendere alcuna conseguenza
probatoria - quale la non contestazione o la sussistenza dei requisiti per l'ingiunzione dall'incompleta difesa di una parte dovuta alla facolt processuale di differirne la
devoluzione in giudizio ex lege.
La conclusione negativa pu essere applicata all'art. 186 quater, salva la applicazione
residuale sopra evidenziata.

42

TRIBUNALE

DI

IVREA

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
IL TRIBUNALE
in persona del Giudice monocratico dott. Gianluigi MORLINI
ha pronunciato la seguente
SENTENZA
AI SENSI DELLART. 281 SEXIES C.P.C.
nella causa civile iscritta al n. 203/2000 R.G. Cont.
promossa

da

BALOCCO Massimo, residente in San Giusto Canavese, via Massimo DAzeglio n. 3, elettivamente domiciliato in San
Giusto Canavese, viale Trieste n. 9, presso lo studio dellavv. Domenico Ozzello e dellavv. Anna Ronchetto, che lo
rappresentano e difendono sia congiuntamente che disgiuntamente per delega in data 17/1/2000, posta a margine
dellatto di citazione;
- a t t o r econtro
ADDA Ugo, residente in Caluso, corso Marconi n.113, rappresentato e difeso dallavv. Loredana AGNETIS del foro di
Torino e dallavv. Giancarlo BERTONE del Foro di Ivrea per delega in data 09/3/2000 in calce alla citazione notificata, con
elezione di domicilio presso il secondo in Ivrea, via Palestro n.30.
-

43

c o n v e n u t o

OGGETTO: Richiesta di risarcimento danni .


Assegnata a decisione alludienza del 28.11.2000, sulle infrascritte conclusioni delle parti.

CONCLUSIONI DELLATTORE:
In via preliminare e pregiudiziale: Voglia lOn.le Tribunale di Ivrea, Giudice Istruttore designato, dichiarare tardiva e
pertanto inammissibile la domanda riconvenzionale, formulata dal convenuto, per i motivi di cui alla memoria in causa del
29/6/2000 e per leffetto rigettare listanza di emissione di ingiunzione di pagamento con ordinanza ai sensi dellart. 186 ter
c.p.c.. Qualora non ritenesse di dichiarare la tardivit e linamissibilit della domanda riconvenzionale, Voglia lOn.
Tribunale di Ivrea, Giudice Istruttore designato, in ogni caso respingere listanza del convenuto in punto concessione
ordinanza ai sensi dellart. 186 ter c.p.c., in quanto le gravi inadempienze e negligenze non sono solo fondate su prova
scritta, ma risultano palesemente dal comportamento omissivo, tenuto dal convenuto Ugo Arch. Adda, a fronte di precise
disposizioni di legge in materia, come ampiamente esposto nella narrativa degli atti difensivi di parte attrice.
Nel merito: Voglia lOn.le Tribunale di Ivrea, contrariis reiectis e previe le declaratorie e le istanze istruttorie tutte del
caso, dichiarare tenuto e per leffetto condannare il Convenuto sig. ADDA Arch. Ugo al risarcimento dei danni patiti e
patenti dallAttore, a causa della negligenza nonch imperizia professionale del Convenuto medesimo, danni patrimoniali,
che si quantificano complessivamente in 60 milioni, di cui a) . 50 milioni, a titolo di somma risultante dalla differenza di
costi tra loriginaria risistemazione del tetto ed il rifacimento totale dello stesso, b) . 6.069.456, a titolo di oneri urbanistici
aggiuntivi versati, c) la rimanenza per il costo della perizia asseverata o in quellaltra veriore somma, da accertarsi in corso
di causa, previa, se del caso, espletamento C.T.U.. Voglia altres lOn.le Tribunale di Ivrea dichiarare tenuto e condannare
il Convenuto al pagamento di una somma di denaro, da liquidarsi in via equitativa dal Giudice adito, a titolo di
risarcimento danni morali dallAttore patiti e patenti.
Con favore delle spese, dei diritti ed onorari di causa.

CONCLUSIONI DEL CONVENUTO:


Dichiararsi infondata in fatto e in diritto e pertanto respingersi ogni domanda del sig. BALOCCO Massimo.

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In via riconvenzionale: previa in ogni caso emissione con ordinanza ex art. 186 ter c.p.c. di ingiunzione di pagamento
dellimporto di 58.571.079 (importo liquidato, dedotto lacconto percepito, tributi di legge e . 532.500 per costo
liquidazione parcella) quale risultante dallallegata documentazione costituita da parcella vidimata dallOrdine
Professionale competente, dichiararsi tenuto e condannarsi lattore sig. BALOCCO Massimo al pagamento del predetto
importo di L. 58.571.079, corrispondente alle competenze professionali spettanti allarch. Ugo Adda per lattivit
professionale prestata in favore dellattore, oltre gli interessi e la rivalutazione di legge;
Riservato ogni altro diritto anche in ordine ai danni.
In ogni caso con le spese anche dellemananda ingiunzione, oltre i tributi di legge.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione ritualmente notificato a controparte, Massimo Balocco conveniva in giudizio
Ugo Adda, domandando la sua condanna al pagamento della complessiva somma di . 60.00.000.
Rilevava lattore di avere conferito allAdda un incarico professionale di progettista e di direttore dei lavori
relativamente ad un immobile sito in San Giusto Canavese, e che il negligente comportamento del
convenuto aveva reso necessaria dapprima la revoca dellincarico e successivamente la richiesta risarcitoria
in sede giurisdizionale.
Si costituiva in giudizio parte convenuta, resistendo alle richieste ex adverso e proponendo altres
domanda riconvenzionale di pagamento di . 58.571.079 per attivit professionale svolta a favore del
Balocco e da lui non retribuita. Per tale somma, chiedeva emettersi ingiunzione ex art. 186 ter c.p.c..
Alludienza ex art. 180 c.p.c. del 31/5/2000, il Giudice sollevava dufficio la questione della
tardivit della domanda riconvenzionale spiegata dal convenuto, ed invitava le parti a prendere posizione sul
tema con le memorie ex art. 180 comma 2 c.p.c.. Dopo il rituale scambio di memorie, alludienza del
22/9/2000 le parti discutevano la questione, parte attrice faceva propria leccezione di decadenza ed il
Giudice fissava poi udienza di precisazione delle conclusioni al 28/11/2000.
In tale udienza, i procuratori rassegnavano le conclusioni sopra trascritte, ed il Giudice decideva
45

con la presente sentenza letta in udienza dopo avere discusso la causa ex art. 281 sexies c.p.c..

MOTIVI DELLA DECISIONE


E documentalmente provato, e non oggetto di contestazione, che latto di citazione della presente
controversia relativo ad una udienza ex art. 180 c.p.c. che lattore ha individuato nel 17/5/2000.
Parimenti documentale e non contestato che la udienza ex art. 180 c.p.c. stata effettivamente tenuta il
31/5/2000.
Ci posto, non pu essere accolta linterpretazione di parte convenuta, secondo la quale lo spostamento di
udienza stato disposto dal Giudice Istruttore con provvedimento ex art. 168 bis comma 5 c.p.c.. In
realt, assorbente in tal senso il rilievo che non esiste alcun decreto del G.I. di differimento delludienza.
Tale differimento al 31/5/2000, piuttosto, rappresenta un rinvio dufficio ex art. 168 bis comma 4 c.p.c.,
posto che il Giudice non teneva udienza il 17/5/2000, ed anzi in tale data doveva ancora prendere servizio
presso il Tribunale di Ivrea.
Se cos , non pu che concludersi che era onere del convenuto proporre domanda riconvenzionale, ai
sensi dellart. 167 comma 2 c.p.c., con una comparsa di risposta depositata venti giorni prima del
17/5/2000. Infatti, lart. 166 c.p.c. chiarisce che i venti giorni prima debbono essere calcolati rispetto
alludienza fissata nellatto di citazione ovvero rispetto alludienza fissata a norma dellart. 168 bis
quinto comma, ma non anche rispetto alludienza fissata ex art. 168 bis quarto comma. Di ci si trae poi
chiara conferma anche dallart. 70 bis disp. att. c.p.c., che stabilisce testualmente come i termini di
comparizione, stabiliti dallart. 163 bis del codice, debbono essere osservati in relazione alludienza fissata
nellatto di citazione, anche se la causa rinviata ad altra udienza a norma dellart. 168 bis quarto comma
dello stesso codice.
Poich la comparsa di costituzione e risposta stata depositata il 11/5/2000, deve allora inferirsi che la
stessa stata depositata solo sei giorni prima delludienza fissata in atto di citazione, e deve quindi essere
considerata tardiva la relativa domanda riconvenzionale per la violazione del termine decadenziale posto
46

dallart. 167 comma 2 c.p.c..


N, daltro canto, ritiene il Giudice che sia accoglibile losservazione di parte convenuta relativa alla non
sollevabilit dufficio delleccezione di tardivit. E ci, indipendentemente dal fatto che parte attrice ha in
ogni caso fatto propria leccezione nelle memorie ex art. 180 c.p.c..
In assenza di specifici contributi giurisprudenziali sul punto noti a questo Tribunale, si ritiene che militino a
favore della rilevabilit dufficio tre ordini di ragioni.
Da un primo punto di vista, deve osservarsi che sarebbe illogico ed irragionevole ritenere sottratto alla
verifica del Giudice il rispetto dei termini decadenziali, in particolare nellambito di un processo a
preclusioni rigide e decadenze come lattuale, ove questi termini siano posti in essere in ragione
dellinteresse pubblico (estraneo alla volont delle parti) al sollecito e corretto svolgimento del processo.
Se nella vigenza del cosiddetto vecchio rito civilistico era possibile laccettazione tacita del contraddittorio
relativamente alle domande tardive, e la modificazione delle domande era comunque possibile fino
alludienza di precisazione delle conclusioni, una delle novit della novella proprio quella di fissare, per la
proposizione delle domande, termini aventi natura perentoria e regime sottratto alla disponibilit delle parti.
Da una seconda angolazione, deve evidenziarsi che, a livello letterale, lart. 180 c.p.c. individua i compiti
del Giudice con lampia dizione di verificare la regolarit del contraddittorio, e nellambito di tale
operazione appare difficile non ricomprendere anche il controllo della tempestivit della proposizione della
domanda riconvenzionale. Senza contare che, lart. 175 c.p.c. sancisce come il processo sia diretto dal
Giudice Istruttore, che ha lobbligo di esercitare tutti i poteri intesi al pi sollecito e leale svolgimento del
procedimento.
Da ultimo, va sottolineato che tutta la giurisprudenza citata da parte convenuta a sostegno della non
rilevabilit dufficio della tardivit della dom anda, inconferente, essendo relativa alla vigenza del
cosiddetto vecchio rito processualcivilistico, completamente superato dallentrata in vigore delle leggi
353/1990 e 534/1995. La stessa Cass. n. 8168/1998, citata dalla difesa del convenuto, chiarendo che tale
principio vale solo nel vecchio rito e che solo in tale ambito applicativo lelaborazione giurisprudenziale sul
47

punto si formata, lascia sostanzialmente intendere che nel nuovo rito deve valere lopposto principio della
rilevabilit dufficio.
In realt, come autorevole dottrina ha sottolineato, la rilevabilit dufficio della tardivit della domanda
riconvenzionale deve essere desunta dalla conforme posizione della Suprema Corte in tema di rito del
lavoro, sicuramente molto pi simile al vigente rito ordinario di quanto sia assimilabile il vecchio rito
ordinario allattuale (cfr. in particolare Cass. Sez. Lav. n. 717/1997, Cass. Sez. Lav. n. 1335/1992, Cass.
n. 3111/1988 e Cass. Sez. Un. n. 6423/1981 sulla rilevabilit dufficio delle decadenze previste dallart.
416 c.p.c.). Di ci ne consapevole anche la giurisprudenza di merito formatasi sul vigente codice di
procedura, che ha gi statuito, in un caso speculare al presente, la rilevabilit dufficio della decadenza del
convenuto dalla facolt di chiamare il terzo in causa per non avere formulato tale richiesta in una comparsa
depositata venti giorni prima delludienza ex art. 180 c.p.c. (Trib. Milano ord. 19/12/1995)
Ci posto e ritenuto necessario procedere ad una pronuncia di inammissibilit con sentenza parziale
relativamente alla domanda riconvenzionale, il giudizio deve proseguire coma da separata ordinanza.

P. Q. M.
Tribunale di Ivrea
Il G.I., in funzione di giudice monocratico

non definitivamente pronunciando,


dichiara inammissibile perch tardiva la domanda riconvenzionale proposta da Ugo Adda nei confronti di
Massimo Balocco;
dispone la prosecuzione del giudizio davanti a s come da separata ordinanza.

Ivrea, 28/11/2000
IL GIUDICE
dott. Gianluigi MORLINI

48

IL COLLABORATORE DI CANCELLERIA
Geom. Vincenzo GURGONE

Depositato in Cancelleria il ........................................


IL COLLABORATORE DI CANCELLERIA
Geom. Vincenzo GURGONE

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TRIBUNALE

DI

IVREA

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
IL TRIBUNALE
in persona del Giudice monocratico Dott. Gianluigi MORLINI
ha pronunciato la seguente
SENTENZA
AI SENSI DELLART. 281 SEXIES C.P.C.
nella causa civile iscritta al n. 202/1999 R.G. Cont.
promossa

da

A. BIANCHINI INGENIERO S.A, corrente in Barcellona, in persona del suo procuratore legale rappresentante protempore, Massimo Guarnieri Minnucci, elettivamente domiciliata in Ivrea, P.zza Municipio 6, presso lo studio dellavv.
Pietro CECCHIN, che la rappresenta e difende unitamente allavv. Gianluigi MATTA del Foro di Torino, per delega in
data 8.6.1999, posta a margine della comparsa per riassunzione di causa.
-attricecontro
PRO-ME sas, corrente in Strambino, in persona del suo legale rappresentante sig. Mestrinaro Andrea, elettivamente
domiciliata in Strambino, Via Ivrea n. 4, presso lo studio dellavv. Lodovico GAUDIOSI, che la rappresenta e difende
unitamente allavv. Antonio PAPPALARDO, per delega in data 9.12.1999, posta a margine della citazione di terzo in
causa.
-co nvenuta-

50

e contro
GUARNIERI MINUCCI Alessandro, residente in Barcellona, elettivamente domiciliato in Ivrea, P.zza Municipio n. 6,
presso lo studio dellavv. Pietro CECCHIN, che lo rappresenta e difende unitamente allavv. Gianluigi MATTA del Foro
di Torino, per delega indata 5.7.2000, posta in calce alla copia notificata dellatto di citazione di chiamata di terzo in causa.
- terzo chiamato OGGETTO: Risoluzione contratto.
Assegnata a decisione alludienza del 18/12/2000.
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con citazione in riassunzione regolarmente notificata a controparte, la Bianchini Ingeniero S.A.


conveniva in giudizio la Pro. Me. s.a.s. di Mestrinaro & C., a seguito di provvedimento ex art. 38 comma
2 c.p.c. con il quale, sullaccordo delle parti, il Tribunale di Torino dichiarava la propria incompetenza nella
causa promossa dalla Bianchini contro la Pro. Me, per essere competente il Tribunale di Ivrea. Con tale
citazione in riassunzione, parte attrice chiedeva accertarsi la risoluzione di un contratto per la fornitura di
merci stipulato tra le parti, e la condanna di parte convenuta alla restituzione di . 99.823.779, pagate
come acconto dalla Bianchini, oltre interessi e rivalutazione.
Si costitutiva in causa la Pro. Me., domandando il rigetto della domanda e lo spostamento della
prima udienza al fine di potere citare il terzo Massimo Guarnieri Minucci, che, a seguito del differimento di
udienza, veniva citato dalla Pro. Me e si costituiva in causa.
Alludienza ex art. 180 c.p.c. del 6/7/2000, il Guarnieri Minucci ribadiva leccezione, gi formulata
in comparsa, di nullit della citazione del terzo. Il Giudice, con provvedimento riservato del 11/7/2000,
dichiarava la nullit della citazione del terzo per mancata indicazione degli elementi di cui allart. 164
numeri 3 e 4 c.p.c., e cio per mancanza tanto del petitum che della causa petendi, fissando a parte
convenuta un termine perentorio ex art. 164 comma 5 c.p.c. per lintegrazione.
Parte convenuta provvedeva ad integrare il proprio atto di citazione del terzo, ma il Guarnieri
Minucci, con comparsa 10/11/2000 e alludienza del 6/12/2000, formulava una nuova eccezione di nullit
per mancata indicazione della causa petendi. La Pro. Me chiedeva il rigetto delleccezione ed il Giudice,

51

con ordinanza riservata 11/12/2000, fissava udienza di precisazione delle conclusioni e discussione ex art.
281 sexies c.p.c..
Alludienza del 18/12/2000, le parti precisavano le proprie conclusioni come sopra trascritte e
discutevano la causa con il Giudice, che provvedeva come da presente sentenza e motivazione contestuale
letta in udienza.
MOTIVI DELLA DECISIONE
a) Non pu esservi dubbio sul fatto che, con lintegrazione della citazione del terzo, la Pro. Me abbia
sanata la nullit della stessa sotto il profilo del petitum, ma non anche sotto quello della causa petendi.
Infatti, una lettura comparata della originaria citazione e dellatto di integrazione, evidenzia come il
convenuto non abbia in alcun modo provveduto allesposizione dei fatti e degli elementi di diritto
costituenti le ragioni della domanda ex art. 163 comma 3 n. 3 c.p.c.Di ci, tutto sommato, consapevole la stessa difesa della Pro. Me, che ha chiesto il rigetto
delleccezione di nullit argomentando da due diversi profili, e cio ritenendo che la costituzione del
terzo sani ipso iure la nullit; e che, comunque, il terzo abbia potuto avere conoscenza della causa
petendi con la lettura della comparsa di risposta, posto che gli avvocati difensori del terzo chiamato
sono gli stessi dellattore.
Tale tesi, peraltro, non pu essere accolta.
b) Sotto il primo profilo, facile replicare che la costituzione della controparte (nel caso di specie, del
terzo Guarnieri Minucci), idonea a sanare la nullit della citazione solo nel caso di nullit della vocatio
in ius, e non gi della editio actionis. Ci chiaramente esplicato dal codice di procedura civile, che
allart. 164 comma 3 c.p.c. chiarisce i termini nei quali la costituzione della controparte sana i vizi della
vocatio in ius, mentre allart. 164 commi 4 e 5 non fa menzione di possibilit alcuna di ritenere sanato
il vizio della editio actionis a seguito della costituzione della controparte. Daltronde, anche
intuitivamente, sarebbe illogico ritenere sanata la nullit del petitum e della causa petendi della
citazione, a seguito della costituzione di una parte che chiarisce di non potere difendersi, proprio perch
52

manca una domanda e la ragione a supporto della stessa: anche da questo profilo, quindi, non pu
certo essere esclusa la pronuncia di nullit ex art. 156 comma 3 c.p.c., posto che latto non ha in alcun
modo raggiunto il proprio scopo.
c) Parimenti, deve essere disattesa largomentazione della Pro. Me circa la conoscenza aliunde del
Guarnieri Minucci delle ragioni della domanda ex adverso, a seguito della lettura della comparsa di
risposta. Infatti, anche a volere ammettere, in ipotesi, che la causa petendi della domanda formulata
dalla Pro Me. nei confronti del Guarnieri Minucci, sia enucleabile dalla comparsa di risposta con la
quale la Pro. Me. stessa si oppone alle domande della Bianchini (il che comunque tuttaltro che certo,
posto che anche dalla comparsa di risposta non facilmente comprensibile la ragione della domanda
della Pro. Me nei confronti del Guarnieri Minucci), ci non toglie che la nullit della citazione del terzo
deve comunque essere dichiarata.
Occorre al proposito chiarire che, contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa Pro. Me. in udienza
di discussione, non vi prova che la comparsa di risposta sia stata notificata al terzo in uno con la
citazione, posto che non solo la relata di notifica non ne fa cenno, ma lo stesso atto originale notificato
dalla Pro. Me e poi depositato agli atti, che non contiene alcun allegato.
Quanto poi allosservazione che la comparsa sarebbe comunque conosciuta dal terzo, perch il
difensore del Guarnieri Minucci lo stesso della Bianchini, appena il caso di osservare che il
meccanismo formale di notificazione non pu essere sostituito dalla presunzione di conoscenza del
contenuto della stessa per il tramite dellavvocato difensore della parte.
d) Ci posto, ed acclarato che la Pro. Me. non ha provveduto a sanare la nullit della citazione del terzo
nel termine perentorio concesso dal Giudice, ritiene il Tribunale che la nullit stessa vada accertata con
sentenza.
Infatti, in assenza di contributi giurisprudenziali sul punto noti a questo Giudice, deve escludersi la
possibilit della concessione di un secondo termine per integrare la citazione. Impone questa
conclusione innanzitutto un argomento giuridico, posto che il termine per integrare dichiarato dalla
53

legge perentorio, e la stessa ordinanza 7/7/2000 ha ribadito tale natura. Inoltre, a supporto di tale
conclusione, vi poi anche un argomento logico, poich, diversamente opinando, si potrebbe giungere
ad una serie indefinita di rinvii ex art. 180 c.p.c., tutti volti a sanare la nullit della citazione del terzo,
con ovvio pregiudizio delle eventuali ragioni dellattore e sostanziale violazione dellart. 111 comma 2
Cost., laddove si prescrive, anche in ordine al processo civile, la necessit di una sua ragionevole
durata.
Detto dellimpossibilit della concessione di un nuovo termine per integrare la citazione, lelemento
problematico diviene quello di individuare lo strumento provvedimentale con il quale accertare la nullit.
Ritiene il Giudice, sempre in assenza di giurisprudenza sul punto, che non possa essere applicato
analogicamente alla nullit dell editio actionis, lart. 164 comma 2 c.p.c., espressamente dettato in
tema di nullit della vocatio in ius, posto che lordine di cancellazione della causa dal ruolo e
lestinzione ex art. 307 c.p.c., appaiono integrare un meccanismo che presuppone la mancata
costituzione della controparte, lomissione della rinnovazione e la conseguente non necessit di
provvedere sulle spese di lite.
Nel caso oggetto di causa, invece, vi costituzione di controparte, trattasi di integrazione e non
rinnovazione della notifica, necessario provvedere anche alle spese di lite e garantire al soccombente
la possibilit di appellare la decisione, stante il contenzioso tra il Guarnieri Minucci e la Pro. Me. sulla
nullit o meno della notifica.
Pertanto, concludendo sul punto ed aderendo alla posizione seguita dalla pi autorevole dottrina
processualcivilistica, ritiene il Giudice che il termine per integrare la notifica ex art. 164 comma 5 c.p.c.
non sia rinnovabile, e che in caso di mancata integrazione la causa debba essere definita con sentenza e
non con ordinanza ex art. 164 comma 2 c.p.c.Giusto tutto quanto sopra esposto, deve essere allora dichiarata con sentenza parziale la nullit della
citazione del terzo operata dalla Pro. Me nei confronti di Guarnieri Minucci, mentre deve proseguire la
causa tra la Bianchini e la Pro. Me. Le spese di lite relativamente al rapporto processuale tra Pro. Me.
54

e Bianchini seguono la soccombenza, e sono liquidate come da dispositivo.


P. Q. M.
Tribunale di Ivrea
Il G.I., in funzione di giudice monocratico

non definitivamente pronunciando,


Dichiara la nullit della citazione del terzo Massimo Guarnieri Minucci da parte del convenuto Pro. Me.
s.a.s. di Mestrinaro & C., per violazione dellart. 163 comma 3 n. 3 c.p.c.;
dichiara tenuta e condanna la Pro. Me. s.a.s. di Mestrinaro & C. a rifondere a Massimo Guarnieri
Minucci le spese di lite della presente procedura, che liquida, in assenza di apposita nota spese, in .
60.000 per esposti, . 1.500.000 per diritti ed onorari, oltre Iva e Cpa come per legge;
dispone la prosecuzione del giudizio davanti a s come da sparata ordinanza.
Ivrea, 18/12/2000
IL GIUDICE
Gianluigi MORLINI

IL COLLABORATORE DI CANCELLERIA
Geom. Vincenzo GURGONE

Depositato in Cancelleria il ........................................


IL COLLABORATORE DI CANCELLERIA
Geom. Vincenzo GURGONE

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Il Giudice,
-

vista la sentenza parziale in pari data;

rilevato che la causa prosegue tra Bianchini Ingeniero S.A. e Pro. Me s.a.s. di Mestrinaro & C.;

considerato che non sono state chiesti dalle parti i termini di cui allart. 183 comma 5 c.p.c.;

ritenuto che debbono allora concedersi i termini perentori per deduzioni e produzioni istruttorie;
P.Q.M.

Concede alle parti termine perentorio fino 15/5/2001 per deduzioni e produzioni istruttorie, termine perentorio fino al
15/6/2001 per prova contraria, rinviando per i provvedimenti di cui allart. 184 c.p.c. alla udienza del 4/7/2001 ore 10 al fine
di decidere sulle istanze istruttorie.

Ivrea, 18/12/2000.
Il Giudice
Gianluigi Morlini

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Il Giudice, a scioglimento della riserva,


RILEVATO CHE

- Con ordinanza 28/7/1999 il G.I., ritenuta sussistente nella presente causa unipotesi
di litisconsorzio necessario, ordinava lintegrazione del contraddittorio nei
confronti di Mussatto Antonio entro il 31/3/2000
- alla odierna udienza, parte attrice ha dedotto lavvenuto decesso del terzo chiamato
Mussatto Antonio, nei confronti del quale doveva essere integrato il
contraddittorio; ed ha prodotto una notifica non andata a buon fine nei confronti
del presunto erede del Mussotto, con lettera spedita il 30/3/2000;
- parte convenuta ha domandato di dichiarare la cancellazione della causa dal ruolo
ex art. 270 comma 2 c.p.c., a seguito della mancata citazione del terzo;
RITENUTO CHE

- parte attrice si comunque attivata nellottemperare allordine di integrazione del


contraddittorio da parte del Giudice, tentando una notifica nei confronti del
presunto erede del Mussatto;
- in ogni caso, ha chiarito la giurisprudenza della Suprema Corte che il
provvedimento di cancellazione della causa dal ruolo ex art. 270 comma 2 c.p.c.
non atto dovuto da parte del Giudice in presenza della mancata integrazione del
contraddittorio. Infatti, rientra nel potere discrezionale del Giudice stesso fissare
una nuova udienza a seguito di tale mancata integrazione precedentemente disposta
(cfr. Cass. Civ. sez. III 1/2/1995 n. 1136, Cass. Civ. 30/3/1982 n. 1980);
OSSERVATO CHE

- deve allora verificarsi leffettivo decesso del Mussatto e procedersi alla integrazione
del contraddittorio nei confronti degli eredi
P.Q.M.
- Rinvia alludienza del 14/6/2001 ore 9,30;
- ordina a parte attrice di documentare lavvenuto decesso di Antonio Mussatto,
depositando a tale udienza apposita documentazione;
- ordina a parte attrice di provvedere alla integrazione del contraddittorio nei
confronti degli aventi causa del Mussatto entro il 10/4/2001.
Ivrea, 17/11/2000
Si comunichi

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