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IL PROCEDIMENTO MONITORIO E IL GIUDIZIO DI OPPOSIZIONE

Sommario: LA FASE MONITORIA. 1. Natura del procedimento di ingiunzione. Profili di costituzionalità. - 2. I presupposti
speciali di ammissibilità del decreto ingiuntivo.- 3. L’oggetto del ricorso. I crediti professionali. - 4. La prova scritta del credito. -
5. Le ulteriori condizioni di ammissibilità. La notifica all’estero. 6. I provvedimenti decisori. LA FASE DI OPPOSIZIONE. 7.
La natura del giudizio di opposizione e la posizione processuale delle parti. 8. Il problema della competenza. 9. Il regime di
esecutorietà del decreto in pendenza del giudizio di opposizione. 10. I provvedimenti anticipatori di condanna. 11. La
definizione del giudizio di opposizione.

LA FASE MONITORIA
1. Natura del procedimento di ingiunzione. Profili di costituzionalità.
Un ordinamento che intenda assicurare un’efficace tutela dei diritti soggettivi dei singoli non può
certamente prescindere dall’esigenza di prevedere, in particolari e specifiche ipotesi, mezzi di tutela
più rapidi e semplificati, rispetto a quello assicurato dal processo ordinario di cognizione. Tale
giudizio - caratterizzato dalla rigorosa predeterminazione normativa delle forme, dei termini e delle
posizioni soggettive delle parti, nonché dall’instaurazione del contraddittorio in forma anticipata
rispetto al provvedimento finale - è, invero, sempre connotato dalla completezza della cognizione
demandata al giudice adito. Ma è evidente che proprio il dispiegamento delle garantistiche, ma al
contempo meno celeri, forme del processo ordinario di cognizione, comporta la necessità di
predisporre mezzi di tutela più rapidi, in presenza di peculiari situazioni processuali.
A siffatta esigenza risponde la tutela sommaria caratterizzata, ben al di là della mera semplicità della
sequenza procedimentale, addirittura dall’incompletezza della cognizione, in quanto non definitiva, o
parziale, o superficiale. Nell’ambito di questa il legislatore ha inteso, per l’appunto ricomprendere (nel
libro IV, titolo I, dedicato ai procedimenti speciali), ma con specifico ed esclusivo riferimento ai diritti
di credito, il procedimento monitorio 1, nel quale all’emissione del provvedimento di ingiunzione il giudice
perviene sulla base di una cognizione sommaria in quanto parziale, ovvero - secondo alcuni -
superficiale.
Il procedimento in questione è, perciò, diretto a far conseguire, al soggetto che se ne avvalga, una
pronuncia di condanna - con conseguente formazione del titolo esecutivo - in forme più agili e più
spedite rispetto a quelle proprie della cognizione ordinaria. Trattasi, dunque, di una forma speciale di
cognizione, caratterizzata da un accertamento sommario e provvisorio della pretesa creditoria, ma pur
sempre espletato in funzione di una decisione di condanna del presunto debitore.
La descritta connotazione del procedimento induce, peraltro, ad escludere che il medesimo possa
essere configurato - come, per la verità, sostenuto da una parte considerevole della dottrina - un mero
“accertamento con prevalente funzione esecutiva”; talchè la pronuncia di ingiunzione non
rivestirebbe il valore di un’affermazione del diritto del ricorrente, ma si limiterebbe a verificare
soltanto l’esistenza delle condizioni per l’emanazione del decreto, dando vita, pertanto, ad un

1 Sul procedimento monitorio v.: GARBAGNATI, I procedimenti di ingiunzione e per convalida di sfratto, Milano, Id. Il procedimento
di ingiunzione, Milano, 1991, PROTO PISANI, Il procedimento di ingiunzione, in Riv.trim.dir.proc.civ., 1987, BALBI, Ingiunzione
(procedimento di) in Enc.giur., Roma, 1989, ora nel volume di aggiornamento VI dell’Enc.giur., Roma, 1997, Id. Ingiunzione e
convalida di sfratto (indifferenza del legislatore, libro dei sogni e realismo riformistico), in Riv. dir.proc., 1997, pp.1027 e ss., id. Inattività
dell’intimato ed esecutorietà del decreto di ingiunzione, in Riv.dir.proc., 1979, pp.40 e ss., VALITUTTI-DE STEFANO, Il decreto
ingiuntivo e la fase di opposizione, II ed. Padova, 2000, RONCO, Struttura e disciplina del rito monitorio, Torino, 2000, PAJARDI, Il
procedimento monitorio, Milano, 1991, EBNER-FILADORO, Manuale del procedimento di ingiunzione, Milano, 1993, FRANCO,
Guida al procedimento di ingiunzione, Milano, 1998, TOMEI, Procedimento di ingiunzione, in Digesto (disc.priv.), Torino, 1996, XIV,
pp.559 e ss., CONTE, Il procedimento ingiuntivo tra diritto di difesa e principio di uguaglianza, in Riv.dir.proc., 1993, pp. 1196 e ss.,
NICOLETTI, Note sul procedimento ingiuntivo nel diritto positivo, in Riv.trim.dir.proc.civ., 1975, pp.980 e ss., SCIACCHITANO,
Ingiunzione (dir.proc.civ.), in Enc.dir., Milano, 1971, p.509, POGGESCHI, Ingiunzione (procedimento di), in Noviss.dig.it., VIII,
pp.666 e ss., SATTA, Di alcuni profili del procedimento per ingiunzione, in Riv.trim.dir.proc.civ., 1968, pp.956 e ss. Tra le opere meno
recenti, v. VISCO, Il procedimento per ingiunzione, Roma, 1951, CIOFFI, I procedimenti di ingiunzione e per convalida di sfratto, Roma,
1959, CRISTOFOLINI, Il processo di ingiunzione, Padova, 1939, CALAMANDREI, Il procedimento monitorio nella legislazione
italiana, Milano, 1926 (ora in Opere giuridiche, IX, Napoli, 1983, pp.3 e ss.).
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accertamento giurisdizionale a carattere provvisorio 2. Senonchè, deve in contrario osservarsi che


proprio la suindicata sommarietà della cognizione comporta che il ricorso al monitorio si distingua
dall’esercizio dell’azione dichiarativa finalizzata alla condanna, esperibile in un ordinario processo di
cognizione, esclusivamente per la struttura speciale del procedimento e per la forma del
provvedimento finale. Per il che, lo svolgimento del procedimento in questione - sia pure in forme più
celeri e semplificate - costituisce estrinsecazione dello stesso potere giurisdizionale proprio dei
provvedimenti decisori ordinari, ed ha per scopo la più rapida formazione della cosa giudicata 3:
beninteso sempre che l’inerzia dell’intimato consenta il conseguimento di tale risultato, atteso che nel
monitorio si verifica un’inversione - a carico di detto soggetto - dell’onere di instaurare il
contraddittorio per il giudizio a cognizione piena e completa.
La conclusione suesposta si fonda, peraltro, su di una serie di dati di diritto positivo, agevolmente
desumibili dalle norme in tema di ingiunzione.
Si considerino, invero, al riguardo, gli artt.643 e 644 c.p.c., che prevedono l’onere di notificare al
debitore ingiunto - dal che si determina la pendenza della lite - il ricorso ed il decreto ingiuntivo, a pena
di inefficacia, nel termine di sessanta giorni dalla pronuncia. Ora, è di tutta evidenza che la pendenza
della lite e la sanzione processuale summenzionata, sono incompatibili con un procedimento speciale
che si concluda con l’emissione del decreto, e che non si correli alla proposizione di una domanda di
condanna. Senza dire che la menzionata necessità della notifica del ricorso, unitamente al decreto,
rende ragione del contenuto di accertamento della situazione sostanziale, dedotta nel predetto atto di
parte, che il provvedimento monitorio viene indubbiamente a rivestire. Va tenuto conto, inoltre,
dell’art.653 c.p.c., a tenore del quale è proprio il decreto ingiuntivo, ossia la domanda introdotta con
il relativo ricorso, a costituire oggetto di conferma o revoca con la sentenza che definisce
l’opposizione.
D’altra parte, a sostegno dell’opinione sopra esposta depone, poi, la stessa idoneità al giudicato che -
secondo l’orientamento di gran lunga prevalente 4- la pronuncia di accoglimento della domanda di
ingiunzione presenta, in specie in forza del disposto dell’art.656 c.p.c., laddove stabilisce che il
decreto ingiuntivo non opposto è impugnabile per revocazione anche ai sensi dell’art.395 n.5 c.p.c.
(ossia quando il decreto sia contrario ad altra sentenza avente efficacia di cosa giudicata).
Né, ad escludere che il provvedimento monitorio pronunci in merito al diritto azionato dal creditore,
potrebbe valere il disposto dell’art.640 co.3° c.p.c., contenente una previsione di riproponibilità della
domanda in caso di rigetto dell’istanza. Difatti, tale previsione si spiega agevolmente considerando la
particolare struttura del procedimento in questione, che non ammette il ricorso a prove diverse da
quella scritta. Dal che deriva l’intento del legislatore - tenuto conto anche della non impugnabilità del

2 In tal senso v. CHIOVENDA, Istituzioni di diritto processuale, Napoli, 1935, pp.215 e ss., ZANZUCCHI, op.cit., I, p.160,
BETTI, Diritto processuale civile, Roma, 1936, pp.549, 569-570, TOMEI, op.cit., pp.560-561 e 571-573, MANDRIOLI, Diritto
processuale civile, XIII ed., III, Torino, 2000, pp.181 e ss., LIEBMAN, Manuale del diritto processuale civile, I, Milano, 1984, pp. 166-
168. Secondo una diversa, ma ormai disattesa, impostazione, invece, il procedimento monitorio costituirebbe addirittura una
forma di esercizio della giurisdizione esecutiva: CRISTOFOLINI, op.cit., pp.89 e ss., STOLFI, La notifica del decreto di ingiunzione
concesso al creditore dello stato, in Riv.dir. proc.civ., 1928, p.62; contra Cass.5.7.68 n.2282. Per un esame delle diverse opinioni in
ordine alla natura del procedimento in parola, v. GARBAGNATI, I procedimenti, cit., pp.31 e ss.
3 Per l’opinione in parola cfr. CALAMANDREI, Il procedimento monitorio, cit., pp.35 e ss., 142 e ss., GARBAGNATI, I

procedimenti, cit., pp.42-47, FAZZALARI, Processo civile (diritto vigente), in Enc.dir., XXXVI, Milano, 1987, pp.189 e ss.,
MONTELEONE, Diritto processuale civile, III, Padova, 1998, pp.223-226, VALITUTTI-DE STEFANO, op.cit., pp.20 e ss.,
SCIACCHITANO, op. cit., pp.505 e ss., JAEGER, Diritto processuale civile, Torino, 1943, p.740. In senso contrario si è espresso,
di recente, RONCO, Struttura, cit., pp.82 e ss, secondo il quale la condanna monitoria avrebbe la sola funzione di garantire la
stabilità della condanna, onde evitare che essa possa essere rimessa in discussione in un successivo giudizio di cognizione.
4 In tal senso, GARBAGNATI, I procedimenti, cit., pp.10-14, Id. Preclusione pro iudicato e titolo ingiuntivo, in Studi in onore di E.

Redenti, I, p.467, MANDRIOLI, Diritto, III, cit., pp.218 e ss., MONTELEONE, op.cit., p.225, LANFRANCHI, Profili, cit.,
pp.118-123, LUISO, Diritto processuale civile, IV, Milano, 1997, pp.104 e ss., ALLORIO, Nuove riflessioni critiche in tema di
giurisdizione e giudicato, in Problemi di diritto, Milano, 1957, II, p.57 e ss., VALITUTTI-DE STEFANO, op.cit., pp.155 e ss, e in
giurisprudenza, tra le più recenti, Cass.2.8.02 n.11602, Cass.13.2.02 n.2083, Cass. 20.4.96 n.3757, Cass.3.5.91 n.4833,
Cass.21.11.90 n.11251, Cass. 22.5.87 n.4647, Cass.2.4.87 n.3188. Contra, nel senso che il decreto ingiuntivo non opposto dà
luogo ad una mera preclusione pro iudicato, REDENTI, Diritto processuale civile, Milano, 1954, III, pp.26-27, ANDRIOLI,
Volontà e giudizio nel processo civile, in Annali della facoltà di giurisprudenza dell’università di Genova, 1962, pp. 109 e ss.,
MONTESANO, Luci ed ombre, cit., p.597. Per CARNELUTTI, Istituzioni del processo civile italiano, Roma, 1956, I, pp.156 e 166 e
ss., l’attività del giudice in sede monitoria si ridurrebbe, invece, alla mera verifica dell’esistenza di un titolo legale, il cd. titolo
ingiuntivo.

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provvedimento negativo in parola - di consentire l’ulteriore esercizio dall’azione di condanna da parte


del creditore insoddisfatto, utilizzando - se del caso - mezzi di prova ammissibili in un processo
ordinario.
L’accertamento del diritto di credito azionato nella procedura monitoria, dunque, si svolge attraverso
una prima fase sommaria a carattere esclusivamente documentale - cui si suole riservare la qualifica di
procedimento di ingiunzione in senso stretto - destinata a concludersi con l’emissione di un decreto inaudita
altera parte; ad essa può fare seguito, ad iniziativa del debitore ingiunto, l’apertura di un procedimento
di primo grado a cognizione piena: il giudizio di opposizione, nel corso del quale la pretesa creditoria è
soggetta ad un ulteriore vaglio in contraddittorio con il soggetto intimato.
Nondimeno, il regime probatorio agevolato ed il carattere differito ed eventuale del contraddittorio,
hanno ingenerato non pochi dubbi circa la legittimità costituzionale del procedimento, con riferimento
agli artt.3 e 24 Cost. E tale rilievo potrebbe, oggi, trarre nuovi spunti dall’inserimento dei principi del
giusto processo nell’art.111 Cost. Per vero la norma, nella nuova formulazione del comma 2°, contiene
l’enunciazione della regola generale, secondo cui “ogni processo si svolge nel contraddittorio delle
parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo ed imparziale” 5.
Né va tralasciato di dire che la forma del decreto prescelta dal legislatore ha suscitato ulteriori
perplessità, tenuto conto del disposto dell’art.111 co.3° Cost. (nel nuovo testo), che prevede la
motivazione per i provvedimenti a contenuto decisorio.
Tuttavia, sotto il primo profilo, va osservato che la chiave di volta della legittimità costituzionale del
procedimento in questione è stata agevolmente ravvisata proprio nell’unitarietà dell’azione, sia pure
attraverso lo svolgimento delle due fasi suindicate, che, per un verso, consente al creditore di
integrare - con efficacia retroattiva - le prove prodotte in sede monitoria (senza alcun esonero, quindi,
dall’onere probatorio), per altro verso, si traduce nella possibilità per il debitore di provocare un
giudizio a cognizione piena, che gli consenta la più ampia possibilità di allegazione difensiva ed
istruttoria. In altre parole, la possibilità di un contraddittorio, sia pure posticipato o eventuale, fa sì che il
decreto ingiuntivo non possa acquistare efficacia di cosa giudicata se la parte debitrice non sia stata
posta preventivamente in condizione di interloquire sulla pretesa avanzata nei suoi confronti; il che
vale di per sé ad elidere il paventato contrasto con le menzionate disposizioni costituzionali 6.
Ma la sostanziale unità del processo per ingiunzione vale, senza dubbio, ad elidere anche possibili
dubbi di incostituzionalità del modello, alla luce del nuovo testo dell’art.111 co.2° Cost., atteso che la
scelta legislativa di prevedere l’instaurazione del contraddittorio, in forma eventuale e posticipata, si
palesa conforme alla duplice esigenza - di celerità e semplificazione del giudizio, da un lato, e di
assicurazione delle garanzie di uguaglianza tra le parti dall’altro - che ispira il procedimento.. Talchè,
non sembra azzardato affermare che la cennata opzione legislativa appare informata a criteri di
ragionevolezza, che valgono - con ogni probabilità - ad escludere un contrasto con i suddetti principi
di rango costituzionale.
Più di recente si è, inoltre, ulteriormente chiarito che l’emissione, nella prima fase, di un
provvedimento inaudita altera parte, non vale ad esonerare il ricorrente dalla prova dei fatti costitutivi
dell’azione proposta, né è idonea a comprimere la eguale possibilità delle parti di interloquire in ordine
ad essa, stante la possibilità del successivo instaurarsi di un processo ordinario sulla medesima
domanda. Di conseguenza si è affermato che le scelte operate dal legislatore, in ordine alla tutela
processuale da riservare a singole situazioni, non possono essere sindacate in sede di verifica della
legittimità costituzionale, laddove rispondano a criteri di ragionevolezza in ordine alle peculiarità delle
situazioni tutelabili, e sempre che l’unitarietà del procedimento consenta - come nel caso del processo
monitorio - l’esplicazione del diritto di difesa del debitore 7.
Nondimeno questo schema legislativo, ampiamente collaudato dalla prassi, è stato talvolta sottoposto
a revisione critica dalla giurisprudenza di merito, rilevandosi che la deroga al principio del
contraddittorio - nella fase del procedimento monitorio in senso stretto - non si traduce
5 V. la legge costituzionale 23.11.99 n.2, in G.U. 23.12.99 n.300.
6 In tal senso Corte Cost. 6.7.72 n.125, in Foro it., 1972, I, 2355. D’altro canto, non si è mancato di rilevare, in proposito, che la
ratio legislativa di consentire una più rapida formazione del titolo esecutivo induce ad escludere, in mancanza di un’espressa
previsione di legge, la sussistenza di un obbligo di preventiva audizione del debitore ingiungendo: così Cass.18.12.98 n.12668.
7 Cass.2.12.92 n.12855. Conf. BALBI, Ingiunzione, cit., pp.4-5 della voce, Id. Inattività, cit., pp.40 e ss.

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necessariamente nell’esclusione di qualsiasi apporto difensivo da parte dell’asserito debitore, il quale,


quindi, qualora fosse venuto a conoscenza del deposito del ricorso, ben potrebbe intervenire ed offrire
al giudicante prove documentali a lui favorevoli 8. Ebbene, non può revocarsi in dubbio che
l’interpretazione in parola - diversamente da quella che nega ogni diritto di difesa al debitore - sia
sicuramente conforme agli artt. 3 e 24 della Costituzione. Invero, se certamente non contrasta con la
Carta Costituzionale - per i motivi sopra enunciati - la mancata previsione dell’obbligatorietà del
contraddittorio nella fase sommaria, si porrebbe, viceversa, in palese contrasto con essa un indirizzo
interpretativo che escludesse aprioristicamente qualsiasi intervento difensivo dell’ingiungendo nella
suddetta fase.
Per quanto concerne, infine la pretesa assenza di motivazione del provvedimento, si è correttamente
osservato che la necessità di una qualche esplicazione, ancorchè concisa o per relationem, delle ragioni
della decisione può trarsi, per i provvedimenti emessi in forma di decreto, dal combinato disposto
degli artt.641 co.1° e 135 c.p.c., mentre una più ampia ed articolata argomentazione, al riguardo, va
logicamente riservata alla sentenza che chiude il giudizio di opposizione 9.

2. I presupposti speciali di ammissibilità del decreto ingiuntivo.


Ad ogni buon conto va tenuto presente che il regime privilegiato delle ragioni creditorie, proprio del
procedimento per ingiunzione, è ancorato dal legislatore anzitutto alla natura ed all’oggetto della
situazione tutelabile. Deve trattarsi, invero, di un diritto di credito del ricorrente relativo al pagamento
di una somma di denaro, o alla consegna di una quantità di cose fungibili o di una cosa determinata
(art.633 c.p.c.). Al di fuori di tali limiti oggettivi, pertanto, il ricorso alla procedura in esame non potrà
che essere ritenuto inammissibile. Inoltre, l’anzidetto regime è fondato sull’esistenza di una prova di
un certo spessore già in disponibilità del creditore (prova precostituita) (artt.633 n.1 e 634). Il che vale
a giustificare un accertamento più superficiale della pretesa azionata, salvo successivo riesame nel
giudizio a cognizione piena; e sempre che il debitore abbia alcunché da opporre.
I requisiti suindicati sono, pertanto, considerati dal legislatore (come si evince anche dalla stessa
rubrica dell’art.633 c.p.c.) come vere e proprie condizioni specifiche di ammissibilità della procedura
in discorso. In altri termini - diversamente dal processo ordinario, che può essere azionato sulla base
delle situazioni più diverse, ed a sostegno delle quali può essere posto qualsiasi mezzo di prova - nel
caso del procedimento monitorio il diritto di credito ad una particolare prestazione e la prova scritta
della pretesa creditoria costituiscono presupposti processuali speciali per l’esperimento della procedura in
esame. In aggiunta ai presupposti generali comuni a tutte le altre forme di giudizio (giurisdizione e
competenza del giudice - quest’ultima espressamente menzionata dall’art.633 - capacità e
legittimazione delle parti) potrà, quindi, comportare una pronuncia di inammissibilità della domanda di
ingiunzione anche la totale assenza di prova scritta, o la mancanza, nel diritto azionato, dei requisiti
richiesti dall’art.633 c.p.c.
Il problema di fondo - da sempre dibattuto, soprattutto in dottrina - attiene però al se detti requisiti
costituiscano esclusivamente presupposti speciali di ammissibilità dell’istanza, con la conseguenza che
il giudice dovrebbe limitarsi ad una mera delibazione circa l’esistenza formale della prova e
dell’oggetto 10, ovvero se costituiscano elementi valutabili dal giudice, onde inferirne l’esistenza del
diritto azionato; al pari di quanto si verifica nel processo ordinario di cognizione. Il problema - com’è
evidente - investe principalmente la prova del credito, quale presupposto sul quale si incentra
l’accertamento giudiziale, una volta verificata la sussistenza della situazione legittimante con i
requisiti prescritti.
Ma prima ancora di portare l’attenzione sulla prova - ad ulteriore conferma del fatto che la domanda
di ingiunzione costituisce esercizio, sia pure in forme speciali, dell’ordinaria azione di condanna - va
osservato che è normativamente prevista la necessità che l’attore assolva all’onere dell’allegazione,
consistente nell’indicare al giudice i fatti costitutivi del proprio diritto. Tanto si evince dal disposto

8 Trib.Bari, decreto 21.3.90, in Foro it., 1991, I, 1270 e ss, con nota di DE LUCA.
9 Cfr. Cass.16.6.87 n.5310, Cass.2.12.92 n. 12855.
10 CALAMANDREI, op.loc.ult.cit., CARNELUTTI, op.loc.ult.cit., NICOLETTI, op.cit., ppp.975 e ss., TOMEI, op.loc.ult.cit.

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dell’art.638 c.p.c. che al comma 1° richiama - a proposito della forma della domanda - l’art.125 c.p.c.,
che include tra i requisiti del ricorso “le ragioni della domanda”. E lo stesso primo comma dell’art.638
c.p.c., non a caso, subito dopo impone al ricorrente di indicare al giudice “le prove che si producono”.
Ebbene, proprio i ripetuti richiami normativi ad un onere di allegazione e di prova del credito
inducono, non infondatamente, a ritenere che il giudice compia - in sede di emissione del decreto
ingiuntivo - la stessa attività valutativa del materiale probatorio che il medesimo giudicante è
chiamato ad operare nel processo ordinario di cognizione. Per vero, il riferimento alla prova non può
non rinviare anche al risultato dell’operazione intellettuale in questione, insito nel termine - certamente
polisenso 11 - di prova del diritto azionato. Con la conseguenza che detto termine deve essere inteso
anche come approvazione della cognizione trasmessa dal dato documentale acquisito, quale momento
di conoscenza effettiva, al di là del mero riscontro formale del fatto storico rappresentato 12.
Certo, nel procedimento monitorio la valutazione della prova documentale è soggetta - come più
innanzi si vedrà - a talune regole particolari: e segnatamente, per un verso, alla soggezione al vincolo
di alcune fattispecie di prova legale, per altro verso, all’opposto ampliamento del principio del libero
convincimento, in forza del quale sono utilizzabili, ai fini dell’emissione del decreto ingiuntivo,
documenti che non avrebbero valore probatorio in un giudizio ordinario di cognizione. Il che discende
dal fatto che la struttura speciale del procedimento preclude al giudicante, stante l’istituzionale
assenza del contraddittore, una previa e completa valutazione di tutte le ragioni ed eccezioni delle
parti in causa.
Tuttavia, da ciò non può inferirsi che il grado di convincimento del giudicante debba essere inferiore a
quello richiesto, nel processo di cognizione, per l’accoglimento della domanda proposta dall’attore:
ovverosia che il giudizio in sede monitoria debba limitarsi alla mera verosimiglianza dei fatti costitutivi
del credito, la cui sussistenza debba essere soltanto giustificata. Per vero, la possibilità di porre a
fondamento di un provvedimento giurisdizionale una prova attenuata di mera verosimiglianza è
ristretta a quei soli casi in cui la legge richieda espressamente una delibazione di tal fatta (artt.274
c.c., 265 co2° c.p.c., 714 c.p.c.), ovvero quando determinati provvedimenti - segnatamente in materia
cautelare - richiedano l’assunzione di sommarie informazioni (artt. 1171 c.c. e 669 sexies c.p.c.). E
tali rilievi appaiono tanto più fondati ove si consideri che il legislatore ha inteso aderire - in via
generale, e fatte salve limitate ipotesi che si avvicinano al procedimento monitorio puro (artt.634 co.2°,
635, 636 c.p.c.), di cui in seguito si dirà - allo schema del procedimento monitorio documentale, che, a
differenza del primo, richiede la prova dei fatti costitutivi del credito azionato.
Né può meravigliare più di tanto il fatto che le regole di formazione del convincimento del giudice
mutino, allorquando venga instaurato il giudizio di opposizione, nel corso del quale, invero, i
documenti posti a fondamento della richiesta di ingiunzione potrebbero essere sforniti di valore
probatorio. E’ chiaro, infatti, che l’instaurazione del contraddittorio tra le parti comporta esigenze
diverse, anche in ordine ai mezzi di prova, rispetto a quanto disposto dalla legge per la fase che si
svolge inaudita altera parte. Del resto, sembra davvero inaccettabile che il giudicante debba emettere
un provvedimento potenzialmente produttivo della cosa giudicata, senza poter valutare l’idoneità o la
sufficienza dell’unica prova ammissibile in quel giudizio (la prova documentale), ovvero senza poter
fare applicazione del generale principio iura novit curia, in forza del quale è riservata esclusivamente al
giudice la qualificazione dei fatti sottoposti al suo esame 13. Sicchè deve fondatamente escludersi che
la mera presenza della situazione soggettiva legittimante o di una scrittura di qualsiasi tipo possano, di
per sé soli, condurre all’emissione di una pronuncia di accoglimento del ricorso, atteso che la
cognizione del giudice, in sede di emissione del provvedimento monitorio, si estende all’esame dei
fatti costitutivi del diritto di credito fatto valere; anche se una più computa indagine in tal senso è
riservata alla pienezza della cognizione che caratterizza il successivo giudizio di opposizione 14.

11 Sui diversi significati del termine “prova”, cfr. PROTO PISANI, Appunti sulle prove civili, in Foro it., 1994, V, 49 e ss.
12 Cfr., nella medesima prospettiva, PROTO PISANI, Il procedimento d’ingiunzione, cit., p.294.
13 Si consideri, ad esempio, l’ipotesi della prova scritta a sostegno di una richiesta di ingiunzione per un debito di gioco o avente

una causa illecita.


14 In tal senso si è, del resto, espressa la giurisprudenza prevalente: Cass.7.10.67 n.2326, in Giust.civ., 1968, I, p.58, secondo cui la

cognizione del giudice chiamato a provvedere sulla domanda di ingiunzione non si esaurisce nel controllo meramente formale
dell’esistenza di un titolo ingiuntivo, nonché Cass.28.7.56 n.2943, Cass.23.5.72 n.1588, Cass.13.7.77 n.3150, Cass. 23.7.94

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Per concludere sul punto, può, pertanto, dirsi che la prova documentale del credito costituisca, nello
stesso tempo, un presupposto speciale di ammissibilità del decreto ingiuntivo (la cui assenza, quindi,
non consente neppure di prendere in considerazione l’istanza), nonché l’elemento probatorio
esclusivo, sulla cui portata e sul cui contenuto si incentra la valutazione di merito del giudice della
sede monitoria.

3. L’oggetto del ricorso. I crediti professionali.


Il regime privilegiato delle ragioni creditorie, proprio del procedimento per ingiunzione, è ancorato,
dunque, innanzitutto alla natura ed all’oggetto della situazione tutelabile. Deve trattarsi, invero, di un
diritto di credito del ricorrente relativo al pagamento di una somma di denaro, o alla consegna di una
quantità di cose fungibili o di una cosa determinata (art.633 c.p.c.). Di conseguenza, al di fuori di tali
limiti oggettivi, il ricorso alla procedura in esame non potrà che essere ritenuto inammissibile.
Orbene, prendendo l’avvio dall’ipotesi del diritto di credito al pagamento di una somma di denaro, va
osservato che detta somma deve essere liquida ed esigibile.
Sotto un primo profilo, concernente la liquidità, il codice postula quindi, ai fini dell’emissione
dell’ingiunzione, che la somma di denaro sia esattamente determinata nel suo ammontare, senza
alcuna possibilità di procedere a calcoli o aggiunte di sorta (v. il richiamo espresso alla liquidità
operato dall’art.633 c.p.c.). Per di più il requisito in esame - in coerenza con la natura sommaria e
documentale del procedimento - deve non solo esistere, ma essere altresì documentalmente provato,
al momento in cui il procedimento si instaura con il deposito del ricorso 15. L’esigenza che il quantum
sia esattamente determinato comporta, d’altro canto, l’inammissibilità di un’istanza di provvedimento
monitorio con la quale si chieda, genericamente, la condanna dell’asserito debitore al risarcimento dei
danni. Né, tanto meno, sarebbe in ipotesi concepibile una tutela del diritto del ricorrente non
esperibile in via diretta, ma per il tramite di una decisione sul rapporto obbligatorio: come nell’ipotesi
in cui il credito in denaro, o la restituzione di una cosa mobile, dipendano da una pronuncia di
risoluzione del contratto. In tal caso, infatti, il diritto in questione non viene ad esistenza se non con la
pronuncia di risoluzione; epperò detta pronuncia, in quanto avente natura costitutiva (nel caso
dell’art.1453 c.c.) o comunque di previo accertamento della avvenuta risoluzione del contratto (nel caso
dell’art.1454 c.c.), e non di mera condanna, non può trovare ingresso in sede monitoria. Sicchè deve
ritenersi, ad esempio, inibito al compratore di ottenere, con decreto ingiuntivo, la restituzione del
prezzo pagato al venditore inadempiente, attesa la conseguenzialità di tale pronuncia di condanna - ex
art. 1458 c.c. - a quella costitutiva di risoluzione della compravendita 16.
Viceversa, il ricorso alla procedura monitoria è da ritenersi senz’altro ammissibile qualora il
risarcimento del danno sia agevolmente determinabile sulla base delle previsioni contrattuali, come
nelle ipotesi di caparra confirmatoria o penitenziale, ovvero in quella della clausola penale, quando il credito
dipenda dall’esercizio di un diritto potestativo del ricorrente (come per la clausola risolutiva espressa
prevista dall’art.1456 c.c.) 17, giacchè in dette ipotesi il diritto di credito non è soggetto a previa
pronuncia giudiziale, né in ordine alla risoluzione del rapporto, né in ordine alla determinazione del
quantum. E’, per contro, da escludere che, in caso di mancanza di una clausola risolutiva espressa, la
penale prevista dai contraenti possa essere chiesta con il procedimento d’ingiunzione, dal momento
che l’operatività della clausola penale - al di fuori dell’ipotesi di cui all’art. 1456 c.c. - postula in ogni
caso il preventivo accertamento giudiziale dell’inadempimento o del ritardo nell’adempimento; con la
conseguenza che sarebbe impossibile ritenere sussistente la liquidità del credito, già al momento della
proposizione della domanda di ingiunzione.

n.6879, per le quali la prova richiesta dalla legge per l’emissione del decreto ingiuntivo è quella che può trarsi, in ordine ai fatti
costitutivi di un diritto di credito, da qualsiasi documento meritevole di fede quanto all’autenticità. Nel senso che la prova scritta di
cui parla l’art.633 n.1. c.p.c. sia la prova costitutiva del diritto di credito, v. pure LUISO, Diritto processuale civile, IV, cit., p.93,
GARBAGNATI, op.cit., p.98, FRANCO, op.cit., p.105.
15 Cass.6.7.78 n.3357, Cass.9.10.75 n.3206.
16 In tal senso, App..Milano 24.6.66, in Foro pad., 1967, I, p.897.
17 Trib.Milano 9.2.81, in Giur.it., 1981, I, 2, p.417, con nota adesiva di GARBAGNATI, MANDRIOLI, Diritto, III, cit., p.189,

nota 1).

6
7

Notevoli perplessità suscita, pertanto, quell’orientamento giurisprudenziale che ha ritenuto possibile


l’emanazione di un provvedimento monitorio, avente ad oggetto la revoca ex art.67 l.f., di pagamenti
effettuati dal fallito in frode ai creditori, e la conseguente restituzione dei relativi importi alla massa
dei creditori 18. Invero, l’efficacia costitutiva della pronuncia di revocatoria del pagamento 19 contrasta
con la menzionata possibilità di attivare il procedimento di ingiunzione unicamente per ottenere la
condanna del presunto debitore. Ancora meno condivisibile appare, d’altra parte, quella decisione con
la quale, sulla scia della soluzione già adottata per il fallimento, si è ritenuta possibile l’emanazione di
un provvedimento monitorio per il recupero di pagamenti eseguiti dal debitore ammesso al
concordato preventivo, inefficaci nei confronti della massa ai sensi dell’art.167 l.f. 20. Va osservato,
invero, che l’esecuzione di pagamenti in frode alla par condicio creditorum è sanzionata dalla legge con la
dichiarazione di fallimento del debitore ammesso al beneficio concordatario (art.173 l.f.), mentre non
risulta affatto estensibile al concordato preventivo l’azione revocatoria prevista, in caso di fallimento,
dall’art.67 l.f.
Il requisito dell’esigibilità è da ritenersi, poi, implicitamente contenuto nel secondo comma dell’art.633
c.p.c., laddove la norma esclude l’efficacia del provvedimento monitorio qualora il diritto azionato
dipenda da una condizione sospensiva non verificatasi, ovvero da una controprestazione (art.1453, 1460
c.c.) non ancora adempiuta 21.
La necessità che l’ingiunzione si riferisca ad un credito scaduto comporta, peraltro, che nel caso di
previsione di un termine in favore del debitore - ed in tal senso soccorre la presunzione relativa di cui
all’art.1184 c.c. - il creditore comprovi, con idoneo atto scritto, la decadenza dell’intimato dal beneficio
del termine, per i motivi tassativamente indicati dall’art.1186 c.c., atteso che, in tale ipotesi, l’anticipata
scadenza dell’obbligazione implica, senza dubbio, il perfezionamento del requisito dell’esigibilità del
credito ex art.633 c.p.c. 22.
Da ultimo deve rilevarsi che la norma dell’art.633 c.p.c. non fa riferimento alcuno all’ulteriore
requisito della certezza del credito, menzionato, invece, dall’art.474 c.p.c. a proposito dell’esecuzione
forzata cui, in definitiva, tende l’azione esperita con la richiesta di ingiunzione. Si suole, peraltro, dare
per scontato che l’ingiunzione non possa essere emessa se non per un credito certo, prima ancora che
liquido ed esigibile, ravvisandosi la certezza nell’esigenza che, nel contenuto del titolo esecutivo,
l’esistenza del diritto venga esattamente e compiutamente accertata, in guisa da non poter più essere
messa in dubbio 23.
La necessaria predeterminazione dell’entità del credito, imposta dalla previsione legislativa del
requisito della liquidità, e la conseguente impossibilità di far luogo - in sede di emissione del decreto
ingiuntivo - ad una condanna al risarcimento di danni che non siano stati preventivamente
quantificati dalle parti, hanno provocato un ampio dibattito sull’ammissibilità della condanna del
debitore ingiunto, oltre che alla sorta capitale, anche agli accessori del credito azionato. Nessuna
questione può evidentemente porsi per quanto concerne gli interessi, la cui misura o è determinata in
via generale dalla legge, oppure, qualora sia stabilita dalle parti in misura maggiore a quella legale,
deve risultare da pattuizione stipulata per iscritto ex art.1284 c.c.; in caso contrario gli interessi sono
dovuti al tasso legale ed in tale misura, pertanto, devono essere liquidati nel provvedimento
monitorio; e sempre che, ovviamente, vi sia una specifica domanda in tal senso da parte del creditore
istante 24.
Per converso, è di tutta evidenza che il risarcimento del maggior danno derivante dalla svalutazione
monetaria richiede una più complessa indagine probatoria, incompatibile con la struttura e la funzione
del procedimento monitorio in senso stretto. In realtà, la tesi che sostiene la possibilità, per il giudice

18 Trib.Milano 26.1.81, in Foro it., 1981, I, p.1182.


19 Per tutte, Cass.19.10.98 n.10350, Cass.S.U. 13.6.96 n.5443, in Foro it., 1996, I, 2734.
20 Trib.Milano 14.2.83, in Giur.it., 1984, I, 2, p.37.
21 In tal senso Cass.2.5.87 n.4125, Cass.19.11.69 n.3760, in Foro it., 1970, I, 65, secondo la quale il credito deve essere esigibile

almeno alla scadenza del termine per l’opposizione, App.Roma 12.5.55, in Giust.civ., 1955, I, p.1178.
22 Cass.17.3.78 n.1343, Cass.24.9.59 n.2613, Cass.17.5.56 n.1687, in Foro it., 1956, I, 1298, App.Firenze 18.5.67, in Giur.tosc.,

1967, p.697, GARBAGNATI, op.loc.ult.cit.


23 Cass.25.2.83 n.1455, Cass.11.4.75 n.1375.
24 V. Cass.5.12.94 n.10433, Cass.9.2.93 1561.

7
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della fase monitoria, di emettere condanna anche per la svalutazione del credito, appare fondata sul
rilievo - superato dalla più recente giurisprudenza di legittimità - della notorietà del fenomeno
inflattivo, produttivo di un danno - la cui dimostrazione sarebbe in re ipsa - quantificabile nella misura
minima risultante, quanto meno, dagli indici ufficiali dell’Istat25. Tale impostazione non può essere
condivisa, essendo ormai contraddetta dal rilievo - formulato dalla giurisprudenza più recente - della
non automatica riconoscibilità del danno da svalutazione, e della non correttezza della liquidazione di
detto pregiudizio in misura fissa, senza cioè tener conto di elementi “personalizzati” (qualità e
condizioni della categoria cui appartiene il creditore), forniti in giudizio dallo stesso interessato26.
Uniformandosi, quindi, al generale indirizzo summenzionato, la giurisprudenza ha recentemente
escluso che il giudice del decreto ingiuntivo possa pronunciare condanna anche in ordine alla
rivalutazione del credito dovuto dal debitore ingiunto, fatta salva la possibilità, per i creditore, di
richiedere tale accessorio nel successivo giudizio di cognizione instaurato con l’opposizione 27.
Il decreto ingiuntivo, oltre che per il pagamento di una somma di danaro liquida ed esigibile, può
essere chiesto ed ottenuto - a norma dell’art.633 c.p.c.- anche per la consegna di una cosa mobile
determinata, o di una determinata quantità di cose fungibili. Quanto al primo requisito, è del tutto
pacifico che il termine “consegna” deve essere riferito alle sole prestazioni di dare che costituiscono il
contenuto di un rapporto obbligatorio, per cui è da ritenersi inammissibile l’esercizio dell’azione di
rivendica di una cosa mobile nelle forme del procedimento d’ingiunzione, non essendo la procedura in
questione finalizzata alla tutela del diritto di proprietà o di altri diritti reali 28. Per contro, è da
considerarsi perfettamente ammissibile, per i motivi esposti, l’emissione di un decreto ingiuntivo per
la restituzione di una cosa mobile, costituente oggetto dell’esercizio di un’azione di restituzione di
carattere personale 29. Dallo stesso tenore letterale dell’art.633 c.p.c. deriva, poi, in modo inequivoco,
l’inammissibilità di un procedimento monitorio a tutela del diritto al rilascio di un immobile, ovvero per
ottenere l’esecuzione di un obbligo di fare o di non fare. Del resto, in tali ipotesi l’avente diritto ben
può fare ricorso alla procedura di cui agli artt.605 e ss. c.p.c., oppure - ricorrendone gli estremi - al
procedimento per convalida di sfratto, ex art.657 e ss. c.p.c.
Eppure, si è affermata - in giurisprudenza - l’ammissibilità del decreto ingiuntivo, in caso di inerzia
dell’I.N.P.S. nel rilasciare l’estratto conto a norma dell’art.54 l.9.3.89 n.88, allo scopo di ottenere la
condanna dell’ente all’immediata consegna del documento in questione, attestante i dati contributivi
e retributivi ai fini del calcolo pensionistico 30. Analogamente, in materia fallimentare, si è ritenuto
che il curatore del fallimento possa fare ricorso al procedimento monitorio, al fine di ottenere copia
degli estratti conto relativi ai rapporti intrattenuti con gli istituti di credito dall’impresa fallita 31. In
entrambe le ipotesi ora menzionate - nelle quali l’estratto conto è stato considerato come una mera res
cartacea - si è evidentemente pretermessa la considerazione dell’attività - di elaborazione dei dati
contributivi o contabili - che è alla base delle richieste suindicate.
Come pure non poche perplessità suscita quella decisione con la quale si è ritenuto possibile
ingiungere, al presunto obbligato, la consegna della chiave di accesso ad un immobile,

25 Cfr., in tal senso, Trib.Milano 16.2.79, in Giur.it., 1979, I, 2, p.406, Trib. Milano 5.6.80, in Giur.it., 1980, I, 2, p.645, Trib. Sala
Consilina 29.8.79, in Dir. e giur., 1979, p.559. Per il carattere presuntivo del danno con riferimento agli indici Istat si erano
pronunciate: Cass.5.6.85 n.3336, Cass.7.1.83 n. 123, Cass.4.9.82 n.4816, Cass.30.11.78 n.5670.
26 Cass.S.U. 5.4.86 n.2368, in Giust.civ., 1986, I, p.1595, Cass.S.U. 19.4.84 n.2564, ma già in precedenza Cass.S.U. 4.7.79 n.3776,

in Giust.civ., 1979, I, p.1546. Più recentemente cfr., tra le tante, Cass.23.8.96 n.7772, Cass.21.6.95 n.7024, Cass.1.12.95 n.12422,
Cass.16.11.94 n.9645.
27 Cass.17.5.01 n.6757, Cass.22.2.93 n.2106, Cass.30.5.88 n.482, Cass.30.5.87 n.4821, Trib.Milano 28.12.82, Trib.Ivrea 9.1.81, in

Giur.it, 1981, I, 2, p.500. Si è, inoltre, ritenuto che – stante la peculiare conformazione del procedimento monitorio, in cui non
appare compatibile la commisurazione del giudicato non solo al dedotto, ma anche al deducibile – il creditore che abbia
ottenuto l’ingiunzione per il pagamento della sorta capitale e degli interessi, ben potrebbe agire in separata sede per ottenere,
dopo il passaggio in giudicato del decreto ingiuntivo, anche la rivalutazione monetaria sul medesimo importo: Cass.6.7.02
n.9857.
28 Cass.18.11.74 n.3690, in Foro it., 1975, I, 595.
29 Cass.14.12.78 n.5957, Cass.26.11.91 n.12654, quest’ultima relativa alla restituzione, mediante decreto ingiuntivo, del bene

oggetto di un contratto di vendita con riserva di proprietà, nei confronti dell’acquirente inadempiente.
30 Pret.Bari 27.11.90, in Foro it., 1991, I, 958.
31 Trib.Milano 21.6.96, in Foro it., 1996, I, 3200, con nota di FABIANI.

8
9

indipendentemente da ogni indagine - ritenuta di pertinenza del giudizio di opposizione - in ordine


alle ragioni ed alla legittimità del possesso 32.
Quanto alla consegna di una determinata quantità di cose fungibili, va soltanto rilevato che l’art.639
c.p.c. fa carico al creditore di dichiarare la somma che è disposto ad accettare, in mancanza della
prestazione in natura, a definitiva liberazione dell’altra parte: somma che rappresenta, perciò,
esclusivamente il controvalore del bene dovuto, e non una seconda prestazione, e tanto meno una
valutazione di danno da parte del ricorrente33.
L’art.633 c.p.c. ha, di poi, esteso l’ambito di applicazione del procedimento monitorio, in primo
luogo, ai crediti vantati da avvocati e procuratori per prestazioni giudiziali o stragiudiziali, ovvero per
il rimborso di spese sostenute - oltre che dai suddetti professionisti - anche da cancellieri, ufficiali
giudiziari e da chiunque abbia prestato la sua opera in occasione di un processo (n.2); in secondo
luogo, ai crediti professionali dei notai e degli altri esercenti libere professioni per le quali esistono
tariffe legalmente approvate (n.3). Con riguardo a tale ultima categoria di professionisti (ingegneri,
architetti, geometri, commercialisti, ecc.) va, però, precisato che, nei casi in cui la legge prescrive che
determinate attività siano poste in essere esclusivamente da professionisti iscritti, l’esecuzione delle
prestazioni medesime, da parte di chi non sia regolarmente inserito nell’albo professionale, dà luogo a
nullità assoluta del relativo contratto, rilevabile d’ufficio, privando, di conseguenza, il professionista
dell’azione per il pagamento delle proprie spettanze 34. Sarà allora necessario per il professionista
istante - in sede di richiesta di decreto ingiuntivo - esibire, oltre alla prova scritta del credito, pure il
certificato di iscrizione nell’albo, quale presupposto condizionante l’accoglimento della domanda 35.
Per quanto attiene, poi, ai crediti dei patrocinatori legali, va rilevato che le spettanze professionali
vanno liquidate a carico del cliente, a prescindere dalle statuizioni sulle spese contenute nella
decisione relativa al giudizio cui esse si riferiscono, ben potendosi avere riguardo, nella liquidazione a
carico del cliente, al valore effettivo della controversia, in luogo di quello presunto a norma del codice
di rito 36.

4. La prova scritta del credito.


La ratio del regime privilegiato dei diritti che possono essere azionati con il procedimento in esame -
come già cennato - risiede nella sussistenza di due fondamentali presupposti, rappresentati dalla forte
probabilità di esistenza del credito ed, al contempo, dalla possibilità di un rapido riscontro della
fondatezza della domanda: l’uno e l’altro ancorati al fatto che la prova del diritto è documentale. Ora,
premesso che - come dianzi detto - il riferimento alla prova comporta un vero e proprio giudizio circa
l’idoneità del documento a rappresentare il fatto costitutivo della domanda, il problema principale
concerne, a questo punto, l’individuazione dell’ambito di cognizione del giudice, in sede di emissione
del decreto ingiuntivo. Invero - secondo un indirizzo ampiamente consolidato - nel procedimento
monitorio la prova scritta può essere costituita da qualsiasi documento, pur se privo dell’efficacia
probatoria assoluta di cui agli artt. 2700 e 2702 c.c., e pur se non fornisca la prova piena
dell’esistenza del diritto ivi menzionato, dal momento che è possibile al creditore integrare - nel
successivo giudizio di opposizione e con efficacia retroattiva - le prove già fornite in sede di
procedimento monitorio 37.
Ebbene, il primo problema che ovviamente si pone, al riguardo, concerne l’autenticità della scrittura.
Nulla quaestio per l’atto pubblico (art.2700 c.c.) o per la scrittura privata già autenticata, ai sensi
dell’art.2703 c.c. Ma per la scrittura con firma apposta non previamente autenticata o verificata
giudizialmente, la mancanza di un contraddittorio si traduce nell’impossibilità di un riconoscimento

32 Cass.25.1.79 n.567. Si consideri, al riguardo, che il rilascio dell’immobile si effettua, a norma dell’art. 608 co.2° c.p.c., mediante
l’immissione nel possesso del bene e la consegna delle chiavi.
33 Cass.18.5.66 n.1276.
34 Per tutte, v. Cass.16.1.96 n.305, Cass.2.12.93 n.11947, Cass.18.7.91 n.8000.
35 In tal senso, Cass.7.5.87 n.423.
36 Cass.30.5.91 n.6101.
37 L’indirizzo summenzionato risale a Cass.S.U. 12.12.50, in Mass. Foro it., 1950, p.555, seguita da Cass.16.7.65 n.1568, Cass.

24.6.68 n.2112, Cass.25.3.71 n.845, Cass.27.1.79 n.615, e molte altre. Tra le più recenti cfr. Cass.14.3.95 n.2924.

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tacito o di un disconoscimento nelle forme di cui agli artt.214 e 215 c.p.c. Tuttavia, ciò non può
comportare - in presenza della previsione derogatoria di cui all’art.634 co.1° c.p.c. - l’inutilizzabilità
del documento, essendo, per contro, rimessa al giudice dell’ingiunzione la valutazione circa
l’autenticità del medesimo alla stregua delle regole di comune esperienza., prescindendo dagli effetti
legalmente previsti nei procedimenti a contraddittorio pieno. Ed, al riguardo, si suole fare l’ipotesi di
uno scritto a firma illeggibile, o quella della sottoscrizione palesemente apposta da persone diverse su
scritture attribuite tutte al debitore; evidenziandosi la totale mancanza di autenticità del documento in
entrambe 38. Peraltro, è fin troppo evidente che nessuna valenza probatoria può essere riconosciuta
alla scrittura non sottoscritta dal presunto debitore, da ritenersi ontologicamente inesistente come
fonte di prova 39.
Il documento deve contenere, inoltre, un qualche elemento probatorio in ordine all’esistenza del
diritto del ricorrente. Il problema, ovviamente, non si pone nel caso in cui l’atto racchiuda una
dichiarazione confessoria dell’obbligato, o una promessa di pagamento ex art.1988 c.c., o anche una
ricognizione o rinnovazione ai sensi dell’art.2720 c.c., beninteso qualora il documento originale, del quale
la ricognizione comprova l’esistenza ed il contenuto, contenga la dimostrazione del diritto del
ricorrente. E’ chiaro, infatti, che nei casi suindicati la scrittura è idonea a fornire la prova diretta del
credito azionato. Tuttavia, secondo l’indirizzo di gran lunga maggioritario, è sufficiente che dall’atto
possa desumersi anche una prova indiretta o critica: nel senso che il fatto rappresentato -
documentalmente certo - debba essere idoneo a dimostrare in via induttiva e presuntiva - sia pure nei
limiti stabiliti dall’art.2729 c.c., che ammette soltanto presunzioni gravi precise e concordanti - i fatti
costitutivi del diritto del ricorrente 40. Nella medesima prospettiva, pertanto, devono ritenersi prove
idonee a fondare l’ingiunzione, in via indiziaria e presuntiva, anche gli scritti provenienti da terzi 41.
In definitiva, dunque, il legislatore ha inteso perseguire l’obiettivo di assicurare la pronta attuazione
del diritto di credito del ricorrente, ampliando il principio del libero convincimento del giudice,
previsto dall’art.116 c.p.c. Epperò, il medesimo obiettivo è valso, in senso contrario, a giustificare
anche la previsione di taluni casi in cui la scrittura, piuttosto che essere demandata alla libera
valutazione del giudicante, riceve dalla stessa legge una particolare efficacia probatoria.
Casi di efficacia legale della prova scritta possono essere considerati i seguenti.
A) Gli estratti autentici della scritture contabili. Invero tali estratti, nonché quelli delle scritture previste
dalle leggi tributarie, purché regolarmente bollati e vidimati nelle forme di legge, sono idonei a
fondare l’emissione di un’ingiunzione per i crediti relativi a somministrazioni di merci e di denaro,
nonché per prestazioni di servizi, anche nei confronti di soggetti che non siano imprenditori (art.634
co.2° c.p.c.): in palese deroga al disposto dell’art.2710 c.c., che prevede un’efficacia probatoria di
dette scritture, a favore dell’imprenditore, solo nei rapporti con altri imprenditori. Per di più, in via di
principio e salvo il diverso prudente apprezzamento del giudicante, i libri contabili fanno prova contro
l’imprenditore (art.2709 c.c.), e non in suo favore 42. La consistente eccezione a tali regole probatorie
è stata, peraltro, giustificata in base alla considerazione che l’art.634 co.2° c.p.c. costituisce norma
speciale rispetto al disposto dell’art.2710 c.c. 43.
B) Crediti dello stato e degli enti pubblici. L’art.635 c.p.c. prevede che i libri o registri, autenticati da un
funzionario autorizzato o da un notaio, costituiscono prove idonee all’emissione di un decreto
ingiuntivo in favore della P.A. Anche qui, come nell’ipotesi sopra esaminata, viene attribuita dalla
legge una particolare efficacia probatoria a documenti provenienti dalla stessa parte che li allega, in
considerazione - come poc’anzi detto - della peculiare attendibilità che si inteso riconoscere agli stessi.
Vanno considerati, al riguardo, gli estratti dei saldaconti bancari, certificati conformi alle scritture della

38 GARBAGNATI, op.loc.ult.cit.
39 Cass.26.1.87 n.720, in Giust.civ., 1988, I, p.242, Cass.14.3.87 n.266, Cass.24.1.95 n.801.
40 VALITUTTI-DE STEFANO, op.cit., pp.82-83, Cass. 16.2.71 n.386, Trib.Milano 15.1.73, in Mon.Trib., 1975, p.33,

Pret.Verbania 26.3.84, in Foro pad., 1985, I, p.296.


41 Cass.8.5.76 n.1625, Cass.23.4.76 n.1449, Cass. 10.8.73 n.2326.
42 Cass.17.2.95 n.1718.
43 Cass.26.10.92 n.11613, Cass.20.7.85 n.4305, GARBAGNATI, La prova scritta nel processo di ingiunzione, in Riv. dir.proc., 1966,

pp.361 e ss. E’ innegabile, peraltro, che le disposizioni in parola inducono a ritenere che lo strumento monitorio sia accordato
con maggiore facilità a soggetti (pubblici o privati) socialmente più forti. Cfr., in tal senso, CHIARLONI, Diritto processuale civile e
società di classi, in Riv.trim.dir.e proc. civ., 1975, 753 e 756, RONCO, Struttura, cit., 111 e ss.

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banca da un dirigente che dichiari contemporaneamente che il credito è certo e liquido, ai sensi
dell’art.102 l. 38/638. Tuttavia, la più recente giurisprudenza, considerato che la disposizione del
D.L.vo 1.9.93 n.385, che ha esteso a tutte le banche la possibilità di avvalersi di tali documenti, opera
un riferimento testuale all’estratto conto e non all’estratto dei saldaconti, non ha mancato di evidenziare la
sostanziale differenza sussistente tra i due documenti. Il primo - funzionale a certificare le
movimentazioni debitorie e creditorie intervenute dall’ultimo saldo, con le condizioni attive e passive
praticate dalla banca - ha, infatti, un’efficacia probatoria piena anche nel giudizio di opposizione, in
forza disposto dell’art.1832 c.c. che prevede una presunzione di veridicità del conto fondata sulla
mancata contestazione da parte del cliente. 44 Il secondo, invece, ha valore probatorio solo ai fini
dell’emissione del provvedimento monitorio, mentre nella successiva fase dell’opposizione può
rivestire, al più, un valore meramente indiziario 45.
Se ne è, pertanto, tratta la conseguenza che, per ottenere l’emissione del decreto ingiuntivo nella
nuova previsione del D.L.vo 93/385, sia necessaria la produzione dell’estratto conto 46, dovendo
ritenersi ormai abrogata la norma di previsione del preesistente “saldaconto” 47.
C) Prova scritta dei crediti previdenziali. Analoga efficacia è attribuita, dall’art.635 co. 2° c.p.c., agli
accertamenti eseguiti dall’ispettorato del lavoro o dai funzionari degli enti di previdenza e di
assistenza, in relazione ai crediti vantati dagli stessi per omissioni contributive. Il decreto ingiuntivo
può essere emesso anche per le sanzioni civili 48, e pure se l’attestazione proviene dal direttore di una
sede provinciale dell’istituto (benchè la norma faccia riferimento agli accertamenti dei funzionari),
essendo connaturale al rapporto gerarchico la sostituzione del direttore al funzionario nell’attestare
l’effettività dell’accertamento svolto 49. La medesima efficacia probatoria privilegiata, peraltro, è -
pressoché pacificamente - riconosciuta anche agli accertamenti effettuati da funzionari non all’uopo
autorizzati, attesa la mancata previsione di una specifica autorizzazione nel disposto dell’art.635
co.2° c.p.c. 50. Il rilevante privilegio probatorio concesso agli enti, che possono avvalersi di prove da
essi stessi formate, è stato ritenuto non costituzionalmente illegittimo, in base alla considerazione che
l’eventuale accoglimento dell’istanza di ingiunzione non si fonda sulla mera affermazione del
ricorrente, ma sulle indagini comunque effettuate - in contraddittorio con il debitore - dai competenti
organi amministrativi 51.
D) Parcella delle spese e prestazioni. L’art.636 prevede la possibilità di esperire la procedura monitoria per
la tutela dei crediti professionali, allegando la sola parcella delle spese e prestazioni, corredata dal
parere dell’associazione professionale. Il prevalente indirizzo, propenso a ritenere - in forza della
previsione dell’art.636 co.2° c.p.c.- che il giudice fosse senz’altro vincolato a ritenere provate le spese
e prestazioni esposte nella parcella, quanto meno in sede monitoria 52, è stato, in verità,
profondamente innovato dalle precisazioni introdotte in merito dalla Corte Costituzionale 53, la quale

44 A tal fine non può, peraltro, ritenersi sufficiente - nel giudizio di opposizione - un rifiuto generico ed immotivato delle
relative risultanze contabili, occorrendo piuttosto la formulazione di censure circostanziate, specificamente dirette contro singole
e determinate annotazioni. V. Cass.25.2.02 n.2751, Cass.15.9.00 n.12169, Cass.7.3.92 n.2765, Cass. 27.4.88 n.3176, Cass.29.1.82
n. 575, e molte altre.
45 Sul valore indiziario del saldaconto nel giudizio di opposizione: Cass.17.4.96 n.3630, Cass.S.U. 18.7.94 n.6707, in Arch.civ.,

1994, n.6707.
46 Cass.S.U. 94/6707, cit.. Naturalmente le banche ben possono porre a fondamento della domanda di ingiunzione anche una

qualunque prova scritta, ai sensi dell’art.634 c.p.c., come le copie autentiche delle schede originali di conto corrente, con
attestazione notarile di conformità alle registrazioni contenute nei libri contabili della banca: Cass.1.4.80 n.2336.
47 Cfr., nel senso che debba essere respinto il ricorso per decreto ingiuntivo di una banca che abbia prodotto, a prova del credito,

un saldaconto, Trib.Udine 19.10.94, in Il fallimento, 1995, p.956, Giud. Pace Ancona 30.90.96, in Arch.civ., 1997, p.416,
Trib.Alessandria 13.5.97, Giur.it., 1998, p.54, Trib.Trani 15.4.98, in Foro it., 1998, p.2566, che considera insufficiente, per
l’accoglimento della domanda di ingiunzione, la produzione di una mera lista movimenti, anziché l’estratto generale del conto
ex art.50 D.L.vo 385/93.
48 Pret.Ferrara 1.2.90, in Lav.Prev. oggi, 1990, p.1553, Pret.Ferrara 8.6.88 n.55, in Inform.prev., 1988, p.1532.
49 Cass.19.11.96 n.10104, Cass.21.4.95 n.4512, Cass.8.8.87 n.6847, Cass.7.6.86 n.3795, Cass.14.1.85 n.57, Pret.Como 24.9.85, in

Inform.prev., 1985, p.1324, Pret.Salerno 31.5.86, ivi, 1987, p.593.


50 Cass.24.5.85 n.3148, Cass.4.5.82 n.2792, Cass.27.7.95 n.8211 e, da ultimo, Cass.18.6.98 n.6110.
51 Corte Cost. 4.11.87 n.376, in Giur.cost., 1987, fasc. 12.
52 Cass.21.3.83 n.1977, Cass.21.4.81 n.2342, Cass.19.3.80 n.1848.
53 Corte Cost. 4.5.84 n.137, in Foro it., 1984, I, 1776, Corte Cost. 19.1.88 n.34, che hanno ritenuto manifestamente infondata la

questione di legittimità costituzionale dell’art.636 co.2° c.p.c.

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12

ha affermato che il consiglio dell’ordine non deve limitarsi a fornire un mero parere di congruità, in
relazione alle voci di tariffa applicate, ma deve estendere la sua indagine al se ed al come le
prestazioni siano state effettuate dal professionista. Con la conseguenza che - se tale indagine non
risulta dal parere espresso - il giudice ben può ritenere non sufficientemente provata la domanda, ed
invitare il ricorrente ad integrare la prova ex art.640 c.p.c. (non a caso richiamato dall’art.636); fatto
salvo il rigetto del ricorso quando le prestazioni addirittura non siano ricomprese nelle tariffe, in
quanto estranee all’attività professionale del ricorrente 54.
La regola generale - di là dalle ipotesi di efficacia legale della prova sopra esaminate - è, tuttavia,
quella della libera valutazione della prova (art.116 c.p.c.) da parte del giudice della fase monitoria. E
la giurisprudenza, in particolare, ha individuato una serie di fattispecie riconducibili al concetto di
prova scritta espresso dall’art.634 c.p.c. A titolo meramente esemplificativo, quindi, possono
considerarsi i seguenti casi di valutazione giudiziale della prova.
A) Fatture commerciali. E’ incontroversa l’idoneità di tale documento - se estratto in forma autentica da
un regolare copia fatture - a comprovare la spedizione o la consegna della merce, o la prestazione del
servizio, in favore della persona che in esso figuri come destinatario, e contro cui sia richiesta
l’ingiunzione 55. Le perplessità attengono, però alla possibilità che la fattura - che concerne il momento
esecutivo del contratto - possa fornire di per sé la prova dell’avvenuta conclusione di una
compravendita, sì da fondare la domanda giudiziale di pagamento del prezzo da parte del venditore.
In via di principio dovrebbe, per vero, escludersi che tale documento, in quanto formato dalla stessa
parte che se ne avvale, possa costituire di per sé ed a favore di colui che la ha emessa, la
dimostrazione dei patti contrattuali intercorsi 56. A meno che non sia espressamente o implicitamente
accettata dalla controparte 57: cosa di difficile riscontro in una procedura a contraddittorio posticipato
ed eventuale come quella monitoria. Nondimeno, ad onta di tali rilievi, l’orientamento senz’altro
prevalente - traendo spunto dalla consistente deroga probatoria introdotta dall’art.634 co.2° - è nel
senso di ritenere che le semplici fatture possano costituire prova dei crediti in questione limitatamente
alla fase di emissione del decreto ingiuntivo, e fatta salva ogni ulteriore valutazione del materiale
probatorio nel successivo giudizio di opposizione 58.
B) Titoli di credito. Nel disposto del co.1° dell’art.634 c.p.c. rientrano senza dubbio cambiali ed assegni
bancari, in quanto - seppure privi dei requisiti formali prescritti dalla legge - integrano delle promesse
di pagamento, ai sensi dell’art.1988 c.c. 59. Tale efficacia probatoria si esplica, però, solo nei rapporti
tra emittente del titolo e prenditore, o tra il giratario ed il proprio girante, in quanto la dichiarazione
rilasciata dal debitore è, in questi casi, fondata su di un rapporto causale preesistente, mentre non si
esplica nei rapporti tra il portatore o il giratario e l’emittente o il traente, atteso che nessun rapporto
obbligatorio sussiste all’atto dell’emissione del titolo tra detti soggetti 60. Naturalmente l’efficacia

54 Nondimeno, deve rilevarsi che non sempre la giurisprudenza - anche di legittimità - ha fatto corretta applicazione delle linee
interpretative tracciate dalla Corte Costituzionale, essendo state, infatti, riprese - in qualche pronuncia più recente - le
affermazioni circa la presunzione di veridicità della parcella del professionista che avevano caratterizzato l’indirizzo precedente,
sulla base del discutibile assunto che la mera iscrizione all’albo del professionista medesimo costituirebbe “una garanzia della
sua personalità”. Di conseguenza si è ribadito che il parere del Consiglio dell’ordine è limitato alla verifica circa la corrispondenza
delle voci indicate in parcella a quelle della tariffa, senza alcun controllo in ordine al valore e all’importanza della controversia
Cass.30.1.97 n.932. Cfr., invece, Cass.22.5.98 n.5111, secondo cui il giudice, una volta acquisito il parere, potrebbe
legittimamente discostarsi da esso, a condizione di fornire adeguata motivazione e di non ricorrere al criterio dell’equità.
55 GARBAGNATI, op.cit., p.79, ANDRIOLI, Commento al codice di procedura civile, Napoli, 1942, IV, p.24, Cass.28.5.79 n.3090,

Cass.21.3.70 n.771.
56 Cass.27.11.74 n.3890.
57 Cass.26.11.79 n.6190, Cass.15.5.74 n.1385, Cass.20.12.68 n.4042.
58 Cass.28.5.79 n.3090, Cass.8.6.79 n.3261, ed altre. Maggiore attendibilità riveste il nuovo documento di trasporto, istituito dal

D.P.R. n..472/96, che ha soppresso le bolle di accompagnamento, atteso che detto documento, che può accompagnarsi alla fattura,
deve contenere anche la causale del trasporto della merce e della consegna.
59 Si ritiene che l’onere di deposito della cambiale, di cui all’art.66 R.D. 14.12.33 n.1669, attenga ai requisiti per l’esame del merito

della domanda, e che la sua inosservanza sia rilevabile solo su eccezione di parte, talch è l’omesso deposito delle cambiali non
impedisce l’emanazione del decreto ingiuntivo: Cass.19.4.00 n.5086. L’assegno bancario, ai fini dell’emissione del decreto
ingiuntivo, anche provvisoriamente esecutivo ex art.642 c.p.c., può essere prodotto anche in fotocopia: Cass.19.9.00 n.12388.
60 Per tutte: Cass.11.8.77 n.3718, Cass.28.1.75 n.340.

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probatoria della tratta, che non contiene alcuna promessa diretta di pagamento, si esplica solo in caso
di accettazione da parte del trattario 61.
C) Deliberazione dell’assemblea condominiale. L’art.63 disp.att. c.c. concede all’amministratore la facoltà
di ottenere decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo, nonostante opposizione, per la riscossione
dei contributi condominiali, sulla base dello stato di ripartizione deliberato dall’assemblea. Ciò in
quanto la delibera vincola anche gli assenti e dissenzienti, finché non sia dichiarata nulla o annullata
dal giudice dell’impugnazione 62.
D) Provvedimenti giurisdizionali. Si suole ormai generalmente escludere che un provvedimento monitorio
possa essere fondato su una sentenza di condanna, poiché prima del passaggio di detta sentenza in
cosa giudicata si verificherebbe un’ipotesi di litispendenza con il procedimento monitorio; dopo il
passaggio in giudicato il creditore ricorrente incorrerebbe nel divieto del bis in idem e, del resto, la
domanda in sede monitoria sarebbe del tutto priva di interesse 63. Per contro è, senza dubbio, da
ritenersi prova scritta idonea all’emissione del decreto ingiuntivo la sentenza di condanna generica, in
quanto insuscettibile di dar luogo all’azione esecutiva, né idonea a far sorgere gli estremi della
litispendenza o continenza di cause, attesa la diversità del petitum rispetto all’azione monitoria 64. Si è,
inoltre, ritenuta l’ammissibilità dell’ingiunzione fondata su sentenza di revocatoria fallimentare passata in
giudicato che contenga solo nella motivazione, e non nel dispositivo, la condanna alla restituzione
delle somme oggetto di revoca 65; come pure su lodo arbitrale irrituale, sebbene la sua validità sia
oggetto di contestazione in un giudizio in corso, atteso che - ai fini che ci occupano - è sufficiente un
documento anche privo di efficacia probatoria piena 66. Di particolare interesse appare, infine, la
fattispecie relativa alla richiesta di decreto ingiuntivo fondata su di un provvedimento di volontaria
giurisdizione, emesso con il rito camerale di cui agli artt.737 e ss. c.p.c. In tal caso l’ammissibilità
dell’ingiunzione è stata affermata 67 sul rilievo che i provvedimenti in questione acquistano
un’efficacia non equiparabile al passaggio in giudicato (art.741 c.p.c.) e sono modificabili e revocabili
in ogni tempo (art.742 c.p.c.), potendo essere disapplicati per illegittimità nel corso di un successivo
procedimento contenzioso 68 e, dunque, anche nel giudizio di opposizione all’ingiunzione.
E) Efficacia probatoria in sede monitoria può rivestire, infine, anche il cd. documento elettronico, per
l’effetto dell’attuazione, avvenuta con D.P.C.M 8.2.99, in G..U. 15.4.99 n.87, delle regole tecniche
per l’apposizione della “sottoscrizione digitale” sui documenti informatici, ai sensi del D.P.R.
10.11.97 n.513, emesso in forza della l. 15.3.97 n.59 69. In tal caso, infatti, il documento elettronico
può rivestire l’efficacia probatoria di una scrittura privata, ex artt.2702 c.c. e 634 c.p.c., anche ai fini
dell’emissione di un decreto ingiuntivo, e può, perfino, dare luogo ad una scrittura privata autenticata
ex art. 2703 c.c., secondo la procedura indicata dall’art.16 del D.P.R. 513/97.

61 Cass.25.10.91 n.11388.
62 Cass.9.10.97 n.9787. Qualora manchi lo stato di ripartizione, invece, il verbale dell’assemblea condominiale, contenente
l’indicazione delle spese occorrenti per le cose comuni, costituisce prova idonea per l’emissione dell’ingiunzione non esecutiva:
Cass.21.11.00 n.15017. Si ritiene, inoltre, che l’amministratore possa ottenere il decreto ingiuntivo anche sulla base delle ricevute di
pagamento: Cass.29.3.01 n.4638.
63 Cass.9.2.88 n.1376, Cass.16.12.88 n.6874, Pret.Monza 13.5.89, in Foro it., 1990,I, 632.
64 Cass.16.12.88 n.6874, Cass.13.4.93 n.4368, Cass.6.3.96 n.1741.
65 Cass.10.3.80 n.1579, in Giur.it., 1981, I, 1, p.1883. Nella stessa prospettiva si è affermato che la sentenza dichiarativa

dell’illegittimità del licenziamento, che contenga solo in motivazione, e non nel dispositivo, l’indicazione delle mensilità
spettanti a titolo di indennità sostitutiva ex art.18 l.300/70, è sufficiente per l’emissione del decreto ingiuntivo, per tali mensilità,
se corredata da dichiarazione con la quale il lavoratore abbia esercitato il relativo diritto di opzione: Cass.17.1.01 n.595.
66 Cass.28.9.88 n.5260, Cass.19.6.85 n.3688. Estremamente problematica appare, invece, la possibilità di fondare un decreto

ingiuntivo su scritti difensivi relativi a controversie in atto; possibilità che, ad ogni buon conto, è decisamente da escludere i caso di
identità di petitum tra i due giudizi, potendo profilarsi un’ipotesi di litispendenza o continenza di cause. Cfr. Trib.Milano
9.11.83, in Giur.it., 1986, I, 2, p.286.
67 Trib.Salerno 29.3.94, est. Valitutti, inedita, concernente il caso di un decreto che disponeva il pagamento diretto dell’indennità

di espropriazione ai sensi dell’art.30 l. 25.6.1865 n.2359.


68 Cass.26.2.93 n.2395, Cass.20.4.82 n.2444, Cass.25.7.72 n.2546.
69 La “firma digitale”, ai sensi dell’art. 1 del citato D.P.R. 513/97, è “basata su un sistema di chiavi asimmetriche a coppia, una

pubblica ed una privata, ch e consente al sottoscrittore tramite la chiave privata ed al destinatario tramite la chiave pubblica,
rispettivamente, di rendere manifesta e di verificare la provenienza e l’integrità di un documento informatico o di un insieme di
documenti informatici”. Sulla disciplina giuridica del documento elettronico cfr., da ultimo, FERRARI, La nuova disciplina del
documento informatico, in Riv.dir.proc., 1999, pp.129 e ss.

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5. Le ulteriori condizioni di ammissibilità. La notifica all’estero.


Ad ulteriore garanzia del creditore munito di documentazione particolarmente probante - il codice di
rito ha, poi, formulato un’ulteriore ipotesi ampliativa dell’ambito di applicazione del procedimento
monitorio, con riferimento ai casi in cui il credito dipenda da una controprestazione o da una
condizione (art.633 co. 2° c.p.c.). A tal riguardo è, invero, pacifico in giurisprudenza - con riferimento
alla fattispecie normativa in esame - che, nei contratti a prestazioni corrispettive, il creditore non
debba ritenersi onerato di una duplice prova: quella dell’esistenza dell’obbligazione di cui invoca il
soddisfacimento, e quella dell’avvenuto adempimento dell’obbligazione propria, cui è subordinata
l’esigibilità del credito, essendo sufficiente che il medesimo, oltre alla dimostrazione dell’esistenza del
primo dei presupposti summenzionati, offra elementi, anche semplicemente indiziari, dai quali possa
desumersi - ai sensi dell’art.116 c.p.c. - la sussistenza del secondo 70. Ci si è chiesti, al riguardo, se
detti elementi indiziari in ordine all’adempimento della controprestazione debbano risultare
necessariamente da atto scritto, o possano essere comprovati in altro modo, ad esempio mediante
escussione di testi. L’opinione contraria all’ammissione della prova orale appare senz’altro preferibile,
sia perché il legislatore, quando ha inteso ammettere escussioni testimoniali sommarie o ante causam,
lo ha espressamente stabilito (artt.689, nel testo precedente alla riforma, o 692 c.p.c.) 71, sia perché
l’assunzione di prove in assenza di controparte contrasta in modo palese con la natura strettamente
documentale della fase monitoria.
Va, di poi, osservato che il 3° comma dell’art.633 c.p.c. stabilisce che l’ingiunzione non può essere
pronunciata se la notificazione all’intimato, ai sensi dell’art.643, deve avvenire fuori della Repubblica.
L’esclusione disposta dal legislatore - evidentemente basata sulla scarsa fiducia nei confronti delle
notifiche da eseguirsi all’estero e sull’esigenza di concedere termini più ampi per l’opposizione a chi
riceve la notifica al di fuori dell’Italia - è da ritenersi, peraltro, sicuramente inoperante nelle ipotesi in
cui il debitore, benchè residente all’estero, abbia eletto domicilio in Italia, ovvero vi abbia nominato
un procuratore generale 72. L’orientamento decisamente maggioritario ha sostenuto, poi, che
l’eventuale violazione dell’ultimo comma dell’art.633 non determina un difetto di giurisdizione del
giudice adito con l’ingiunzione, ma provoca esclusivamente l’inammissibilità del ricorso, per cui non
priva il giudice del potere di conoscere la controversia cui il decreto si riferisce. Con la conseguenza
che siffatta inammissibilità è rilevabile nel giudizio di opposizione ai soli fini della pronuncia sulle
spese della fase monitoria, mentre non impedisce che il giudizio medesimo prosegua regolarmente
fino alla pronuncia di merito73.
Di particolare rilevanza è però, in argomento, la questione relativa alla persistenza della validità
dell’impostazione tradizionale, diretta a giustificare l’esclusione di cui alla norma dell’art.633 u.c.,
soprattutto in considerazione del contrasto, ormai evidente, con la disciplina desumibile dalle
convenzioni internazionali, e segnatamente dalla Convenzione di Bruxelles del 27.9.68. Ebbene va
rilevato, in proposito, che secondo un primo indirizzo sarebbe da escludersi che il divieto di cui alla
disposizione in esame possa ritenersi superato dall’entrata in vigore della richiamata Convenzione di
Bruxelles, atteso che quest’ultima si applica solo al riconoscimento delle decisioni giurisdizionali rese
in conformità alle norme dell’ordinamento giuridico nel quale sono state emesse 74. L’orientamento in
parola ha, poi, ricevuto l’avallo anche della Corte Costituzionale che ha dichiarato manifestamente
infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art.633 u.c. - per il dedotto contrasto con i
patti comunitari ed il principio di liberalizzazione degli scambi all’interno della comunità - in base al
rilievo che le norme di diritto internazionale, richiamate dall’art.10 Cost., non si identificano nelle

70 Cass.8.2.71 n. 330, Cass.6.9.69 n.3076, Cass.24.6.68 n.2112. V. pure Trib.Milano 25.9.86, in Rep. Foro it., 1988, voce
Ingiunzione, n.23, in cui si precisa che tra le condizioni di ammissibilità del decreto ingiuntivo non vi è la mancata contestazione
del credito. In generale sul punto, v. Cass.S.U. 30.10.01 n.13533.
71 Così EBNER-FILADORO, op.cit., p.13.
72 Cass.5.7.01 n.9094, Trib.Milano 18.7.66, in Mon.Trib., 1967, p.185.
73 Corte Cost., ord. 27.6.89 n.364, Cass.6.3.76 n.757, Cass.10.1.75 n.70, Cass.S.U. 68/2736, cit., Cass.22.6.57 n.2376, Trib.Milano

17.1.83, in Foro pad., 1983, I, p. 207. Contra Cass. 27.3.98 n.3271, secondo cui la nullità del decreto ingiuntivo, per violazione
dell’art.633 u.c. c.p.c., non rilevabile d’ufficio, può essere denunciata soltanto con l’atto di opposizione tempestivamente
proposto.
74 Trib.Milano 17.1.83, in Foro pad., 1983, I, p.207, Trib.Brescia 22.10.82, in Foro pad., 1982, I, p.289.

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disposizioni derivanti da trattati internazionali ratificati dall’Italia, e che i patti comunitari non fissano
principi generali in materia processuale, essendo detta materia lasciata alla disciplina interna degli
stati membri 75. Per converso, secondo un diverso e più condivisibile indirizzo, le viste ragioni di
tutela dell’intimato - scaturenti dalla scarsa garanzia che offrirebbero le notifiche da eseguirsi
all’estero - sarebbero, oggi, superate in forza di una serie di fattori sopravvenuti, tra i quali andrebbero
considerati: a) le facilitazioni per dette notifiche introdotte, per gli Stati firmatari, dalla Convenzione
dell’Aja del 15.11.65 (l. 6.2.81 n.42); b) l’approvazione della l. 31.5.95 n. 218 che, tra l’altro, ha
ampliato l’ambito della giurisdizione italiana; c) la maggiore possibilità di utilizzo dell’opposizione
tardiva, stante l’intervento della Corte Costituzionale 76; d) l’ampliamento del termine per la
proposizione dell’opposizione, introdotto dall’art.8 del D.L. 18.10.95 n. 432. Da tali premesse si è
tratta, quindi, in via interpretativa, la conseguenza dell’avvenuta tacita abrogazione della limitazione
di cui all’art.633 u.c., per effetto dell’entrata in vigore della Convenzione di Bruxelles del 1968 77

6. I provvedimenti decisori.
La domanda di ingiunzione, proposta nelle forme sopra indicate, deve superare un primo vaglio di
carattere processuale da parte del giudice adito. Quest’ultimo è, infatti, tenuto a verificare, prima di
ogni altra cosa, se ricorrono nel caso concreto tutti i presupposti processuali dell’azione, e se questa è
stata proposta con i requisiti e nei limiti previsti dall’art.633 c.p.c. Sotto i profili indicati vengono in
considerazione i presupposti, in precedenza esaminati, della competenza del giudice - sempre che sia
rilevabile d’ufficio - della capacità processuale del ricorrente, nonché della sottoscrizione del ricorso
da parte di un procuratore munito di regolare procura ed iscritto in uno degli albi dei tribunali del
distretto. In tutte le ipotesi ora elencate, l’eventuale pronuncia di rigetto non potrebbe che rivestire un
carattere meramente processuale, assimilabile, dunque, alle sentenze cd. di assoluzione
dall’osservanza del giudizio.
Viceversa, in caso di esito positivo della valutazione relativa ai presupposti processuali e, quindi, una
volta ritenuta la sussistenza dei requisiti per una pronuncia nel merito, il giudice adito dovrà procedere
all’esame delle prove esibite dal ricorrente a sostegno della domanda di ingiunzione. Tuttavia, va
rilevato che l’art.640 co.1° c.p.c., in deroga al principio dell’onere della prova in senso sostanziale, ha
concesso al giudice la possibilità di invitare il ricorrente ad integrare la documentazione esibita, ogni
qual volta la domanda appaia insufficientemente ingiustificata ma, evidentemente, non già ictu oculi
infondata. Il che può accadere, a titolo meramente indicativo, quando il ricorrente ometta di allegare
tutti gli effetti cambiari elencati nel ricorso, o produca documenti redatti in lingua straniera, o richieda
gli interessi in misura superiore a quella legale soltanto enunciando nella domanda, ma non
producendo in giudizio, la relativa convenzione derogativi. Va da sé, inoltre, che le uniche
integrazioni istruttorie compatibili con il rito monitorio attengono alla sola prova documentale,
mentre è da ritenersi inibito al giudicante il compimento di attività istruttorie diverse; come pure è da

75 V. Corte Cost. 89/364, cit. La stessa questione di legittimità costituzionale è stata ritenuta, di nuovo, manifestamente
infondata da Corte Cost., ord. 23.3.98 n. 80, con riferimento anche agli artt.3, 24 e 41 Cost.
76 Corte Cost. 20.5.76 n.120, in Giur.cost., 1976, I, p.879.
77 Pret.Torino 12.2.96 n.1500, in Giur.it., 1996, I, 2, pp. 822 e ss., Trib.Tolmezzo 8.4.98, in La Nuova Giurisprudenza Civile

Commentata, 1998, p.814, secondo cui il giudice dovrebbe direttamente disapplicare l’art.633 u.c. c.p.c., in quanto contrastante con
il principio comunitario della libera circolazione di beni e servizi. In precedenza si era pronunciato nel senso dell’ammissibilità
del decreto ingiuntivo nei confronti di debitore residente all’estero, Trib.Brescia 16.6.85, in Foro pad., 1986, I, p.441. Tuttavia
Pret.Bologna 25.9.97, in Foro it., 1998, I, 269, con nota critica di DI PAOLA, ha riaffermato l’opinione tradizionale
sull’inammissibilità. Del paventato contrasto tra la disposizione in discorso ed il principio della libera circolazione delle merci,
dei servizi e dei capitali, garantita dagli artt.34, 59 e 73B del Trattato CE, è stata investita per due volte anche la Corte di Giustizia
delle Comunità Europee. Nella prima decisione la Corte aveva sancito l’equiparabilità del ricorso per decreto ingiuntivo ad
un’ordinaria domanda giudiziale, ai sensi dell’art.27 n.2 della Convenzione di Bruxelles del 1968, aprendo così la strada per una
deroga al divieto espresso dall’u.c. dell’art.633, quando la notifica deve avvenire in uno Stato aderente all’Unione, atteso che la
notifica della domanda giudiziale non può essere, in quanto tale, limitata al solo territorio nazionale.: Corte Giust. Comunità
Europee 13.7.95, causa C-474/93, Hengst Import BV c. Campese, in Foro it., 1996, IV, 395-399. Tuttavia, con la secondo
pronuncia, la Corte è ritornata alla non condivisa impostazione tradizionale dell’inammissibilità del decreto ingiuntivo da
notificarsi all’estero, ancorchè nel territorio di Stati aderenti all’Unione Europea: Corte Giust. Comunità Europee 22.6.99, causa
C-412/97, ED s.r.l. c. Fenocchio, in Gazz.giur., n.29 del 1999, p.17.

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escludere la possibilità per il medesimo di disporre l’integrazione del contraddittorio nei confronti di
un litisconsorte necessario. Per vero, la mancanza dei necessari presupposti di rito o di merito non
può che comportare, in ogni caso, il rigetto del ricorso78.
Qualora il ricorrente non risponda all’invito, rivoltogli dal giudice, di integrare la prova documentale
offerta, o non ritiri il ricorso, non può che procedersi al rigetto della domanda di ingiunzione, ai sensi
dell’art.640 co.2° c.p.c. Come pure va, senz’altro, disattesa, senza neppure la possibilità di disporre
l’ulteriore istruttoria prevista dal primo comma, la domanda che appaia a priori assolutamente
infondata: come nel caso in cui il documento sia del tutto privo di autenticità o di efficacia probatoria,
o quello in cui il creditore istante non abbia fornito elementi indiziari sufficienti a convincere il
giudicante dell’adempimento della controprestazione, o dell’avveramento della condizione
sospensiva. Ai casi menzionati va equiparata l’ipotesi in cui dalla documentazione esibita emerga, in
modo incontrovertibile, l’esistenza di un fatto impeditivo o estintivo del diritto del ricorrente
rilevabile d’ufficio dal giudice adito. Si pensi alla prova del pagamento contestuale alla stipula del
contratto, che emerga dallo stesso titolo esibito dal venditore a sostegno della domanda di
ingiunzione per il prezzo della compravendita 79. Come pure al rigetto della domanda potrà indurre la
constatata carenza di legittimazione passiva del debitore ingiunto 80.
Alle fattispecie finora menzionate, rientranti nella previsione normativa di non accoglibilità della
domanda, vanno, infine, aggiunte le ipotesi in cui l’interpretazione del ricorso conduca il giudice a
conclusioni diverse da quelle che il ricorrente vorrebbe inferirne, come accade nei casi di obbligazione
naturale o a causa illecita, ovvero quando vengano erroneamente applicate talune voci di tariffa alle
prestazioni professionali del ricorrente 81.
E’ opinione pacifica in giurisprudenza che il decreto di rigetto, ancorchè emesso sulla base di una
sommaria istruttoria, non sia impugnabile né con il regolamento di competenza 82, non essendo
configurabile nella fase monitoria una decisione sulla competenza in contraddittorio tra le parti, né
con ricorso per cassazione ai sensi dell’art.111 Cost., trattandosi di un provvedimento - ancorchè di
carattere decisorio - inidoneo al giudicato, e costituente, quindi, una mera pronuncia allo stato degli atti
83 . Tanto si desume con evidenza dalla mancanza di preclusioni, ai sensi dell’art.640 u.c. c.p.c., alla

riproposizione della domanda, sia nuovamente in sede monitoria con lo stesso petitum e in base alla
medesima causa petendi 84, che in sede ordinaria, mediante la proposizione di un nuovo giudizio di
cognizione fondato, eventualmente, su elementi probatori diversi.
Il positivo riscontro della prova offerta dal ricorrente comporta, invece, una decisione di accoglimento
della domanda di ingiunzione. E’ quasi superfluo sottolineare, peraltro, che devono del pari ricorrere,
ai fini di una decisione positiva sull’istanza monitoria, tulle le condizioni dell’azione, in generale
necessarie per qualsiasi forma di cognizione, e segnatamente - oltre all’esistenza del diritto di credito,
attestata dalla documentazione prodotta dal ricorrente - la legittimazione e l’interesse ad agire per la
realizzazione di tale diritto. Sotto quest’ultimo profilo si è, infatti, evidenziato che il creditore, il quale
abbia già ottenuto una sentenza di condanna del debitore, ha esaurito il diritto di azione e non può,
quindi, per evidente difetto di interesse, ulteriormente richiedere un decreto ingiuntivo contro il
medesimo debitore, per lo stesso titolo e lo stesso oggetto di cui alla sentenza 85.

78 Si è ritenuta inconciliabile, con la natura del procedimento di ingiunzione, la presentazione di una memoria difensiva da parte
del difensore del rico rrente, al fine di illustrare le ragioni fatte valere con la domanda di provvedimento monitorio Trib.Venezia
4.6.92, in Foro it., 1994, I, 289. L’opinione suscita, tuttavia, ragionevoli perplessità, ove si consideri che l’art.640 c.p.c. non vincola
in alcun modo il ricorrente, per quanto concerne la risposta da dare a seguito dell’invito rivoltogli dal giudice.
79 Cfr. Trib.Cremona 26.11.55, in Giur.it., 1956, I, 2, p.761.
80 Si ritiene giuridicamente inesistente il decreto ingiuntivo emesso nei confronti di un soggetto che sia già deceduto al momento

della presentazione del relativo ricorso: Cass.12.8.92 n.9526, Cass.11.2.77 n.610, Cass.14.4.70 n.1020. Nel caso di ingiunzione nei
confronti di un imprenditore dichiarato fallito, e notificata a quest’ultimo oppure al curatore, si ritiene che il decreto ingiuntivo
sia del tutto inefficace ed inopponibile alla massa dei creditori, e con esso anche l’ipoteca giudiziale che sia stata iscritta in base al
medesimo titolo: Cass.23.7.98 n.7221, Cass.22.9.97 n.9346, Cass.25.3.95 n.3580, Cass.10.4.90 n. 2974
81 Cass.21.10.54 n.3962.
82 Cass.24.2.92 n.2261, Cass.18.1.88 n.333.
83 Cass.9.12.93 n.12138, Cass.20.12.85 n.6547, Cass.5.1.83 nn.31 e 32, Cass. 14.12.82 n.6902, Cass.25.2.81 n.1148.
84 V. Cass.8.9.70 n.1293, Cass.17.10.57 n.3914.
85 In tal senso, cfr. Cass.16.7.97 n.6525, Cass.28.3.74 n.873. In argomento si è posto, in giurisprudenza, il problema relativo al

se possa considerarsi legittima la richiesta di emissione di più decreti ingiuntivi, ciascuno per una somma inferiore a quella

16
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La pronuncia di accoglimento della domanda deve essere espressa nella forma del decreto motivato,
prevista dall’art.641 c.p.c. in relazione al disposto dell’art.135 u.c. c.p.c., avente – come detto -
natura di un accertamento con attitudine al giudicato 86, del tutto analogo a quello contenuto in una
sentenza definitiva di condanna emessa all’esito di un processo ordinario di cognizione. Esso deve
contenere l’ingiunzione al debitore di pagare la somma dovuta o di consegnare la cosa o la quantità di
cose fungibili o, invece di queste, la somma indicata dall’art.639 c.p.c., nel termine di quaranta giorni
87 , con l’avviso della possibilità di proporre opposizione nel medesimo termine, procedendosi, in

mancanza, ad esecuzione forzata.


Si suole ammettere, nonostante il silenzio della norma al riguardo, la possibilità che il decreto
ingiuntivo si limiti ad accogliere parzialmente la domanda del ricorrente. In tal caso la notificazione del
decreto ingiuntivo non deve essere intesa come acquiescenza da parte del creditore, ma risponde
all’esigenza di evitare la caducazione del decreto, ai sensi dell’art.644 c.p.c., per la parte di domanda
accolta 88.
Il decreto di accoglimento deve, poi, contenere la liquidazione delle spese processuali, compresi i
diritti di procuratore e gli onorari di avvocato da porsi a carico del debitore, il quale è tenuto a
corrisponderle anche nell’ipotesi in cui abbia pagato la somma ingiunta dopo l’emissione del
provvedimento, ma prima della notificazione dello stesso, essendo tali spese causalmente ricollegabili
alla mora debendi dell’intimato 89. Viceversa, si è affermato che ove il debitore dimostri di avere
provveduto al pagamento dopo la richiesta del decreto, ma prima della sua emissione, il creditore istante
deve agire in separata sede per il pagamento delle spese della procedura monitoria, legittimamente
avviata prima di detto pagamento 90.
In via di principio il provvedimento monitorio, emesso sulla base della prova scritta nel senso
suindicato, acquista l’efficacia esecutiva solo a seguito della mancata opposizione dell’ingiunto, come
previsto dall’art.647 c.p.c., o a seguito del rigetto dell’opposizione con sentenza passata in giudicato o
provvisoriamente esecutiva, ai sensi dell’art.653 c.p.c. Tuttavia, in particolari ipotesi previste
dall’art.642 c.p.c., il decreto ingiuntivo, a fronte di una documentazione ritenuta particolarmente
probante, deve essere senz’altro dichiarato provvisoriamente esecutivo dal giudice adito. La ratio della
norma va, per vero, ravvisata proprio nella peculiare natura delle prove sulle quali si fonda

complessivamente dovuta dall’ingiunto. In particolare, ci si è chiesti se la suddetta condotta del creditore possa considerarsi
conforme al principio della correttezza nella fase dell’esecuzione del contratto (art.1375 c.c.), e se la stessa corrisponda ad un
interesse apprezzabile dell’istante, ai sensi degli artt.100 e 277 c.p.c. Al quesito la giurisprudenza ha fornito risposte antitetiche.
In una prima decisione si è detto che l’adempimento di un’obbligazione pecuniaria, nascente da un unico rapporto
obbligatorio, va eseguito e preteso in un’unica soluzione, tenuto conto anche del disposto dell’art.1181 c.c., che legittima il
creditore a rifiutare un adempimento parziale: Cass.8.8.97 n.7400. Viceversa, una seconda pronuncia - proprio prendendo
spunto dall’art.1181 c.c., che conferirebbe al creditore la facoltà di chiedere, oltre che di accettare, un adempimento parziale - ha
ritenuto ammissibile la richiesta di più provvedimenti monitori, ritenendo che il pericolo di un aggravio di spese per il debitore,
esposto ad una pluralità di decreti ingiuntivi, sarebbe dal medesimo ovviabile o mediante la messa in mora del creditore,
offrendogli l’adempimento dell’intero, o mediante la proposizione di un’azione di accertamento negativo del credito:
Cass.19.10.98 n.10326.
86 Si è, peraltro, di recente osservato che il decreto ingiuntivo non opposto acquista efficacia di giudicato limitatamente al

rapporto dedotto in giudizio, con la conseguenza che allorchè muti taluno degli elementi di diritto fatti valere, ivi compreso il
dato temporale di riferimento del credito, l’efficacia del giudicato è destinata a cessare: Cass.13.2.02 n.2083, con riferimento al
pagamento di prestazioni dello stesso tipo di quelle oggetto del precedente giudicato, ma eseguite in un periodo diverso. In
senso analogo, Cass.2.8.02 n.11602, secondo cui dopo il passaggio in giudicato del decreto ingiuntivo ottenuto dall’appaltatore
per il pagamento del prezzo, ben può il co mmittente agire contro il medesimo per i vizi e difetti dell’opera appaltata, accertati in
epoca successiva ad esso, Trib.Palermo 16.7.01, in Giur.mer., 2001, p.1253, secondo cui la cosa giudicata, in caso di monitorio per
canoni di locazione, copre unicamente le rate oggetto del decreto, e non si estende ai canoni successivi, non precludendo,
pertanto, la possibilità di far valere successivamente anche eccezioni relative alla validità ed efficacia del rapporto.
87 L’originario termine di venti giorni è stato elevato a quaranta dall’art.8 del D.L. 18.10.95 n.432, convertito dalla l. 20.12.95

n.534, ed ancor prima dal D.L. 21.6.95 n.238 e dal D.L. 9.8.95 (non convertiti). Il più lungo termine per la proposizione
dell’opposizione a decreto ingiuntivo, introdotto dalla norme suindicate, non trova applicazione nelle ipotesi in cui il deposito
del ricorso sia avvenuto prima dell’entrata in vigore delle stesse: Trib.Avellino 11.12.96, in Giur.merito, 1997, p.254. Contra, nel
senso dell’immediata applicabilità dello ius superveniens, Trib.Roma 23.5.96, in Temi Romana, 1996, p.364.
88 In tal senso, cfr. Cass.93/7003, Cass.3.5.74 n.1244, Cass.8.10.56 n.3408. In caso di irregolarità della notifica del decreto

ingiuntivo, o di caso fortuito o di forza maggiore l’ingiunto può dispiegare una opposizione tardiva ai sensi dell’art.650 c.p.c.,
con possibilità di sospensione dell’esecuzione ex art.649 c.p.c.
89 Cass.10.1.96 n.164, Pret.Roma 31.5.75, in Temi Rom., 1975, p.570.
90 Cass.11.4.90 n.3054.

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l’ingiunzione, la cui attendibilità è tale da far ritenere particolarmente certo il credito azionato dal
ricorrente, e correlativamente meno probabile la fondatezza dell’eventuale opposizione del debitore
ingiunto.
L’elencazione contenuta nell’arrt.642 c.p.c. (cambiale, assegno bancario, atto ricevuto da notaio o
altro pubblico ufficiale), ad avviso della giurisprudenza prevalente, non è tassativa, bensì meramente
esemplificativa, per cui il regime di esecutorietà previsto dal primo comma dell’art.642 c.p.c. può
essere esteso anche al di fuori dei casi espressamente previsti, purchè l’ingiunzione sia fondata su un
titolo pubblico certo, e prima facie non contestabile 91. In contrasto con l’indirizzo tradizionale
summenzionato - che limita l’accezione di atto pubblico, ai sensi dell’art. 642 c.p.c., alla scrittura
avente natura contrattuale - si pone, invece, quella decisione che ha ravvisato anche nella motivazione
della sentenza quel documento di fede privilegiata, in ordine alla sussistenza del credito, che consente
l’ingiunzione provvisoriamente esecutiva a norma dell’art.642 c.p.c. 92. L’opinione appare, tuttavia,
non condivisibile, considerato che il tenore letterale della norma, nel menzionare l’atto “ricevuto” dal
pubblico ufficiale, non può che inequivocabilmente intendere l’atto a contenuto negoziale, posto in
essere attraverso la manifestazione di volontà dei soggetti interessati, e consacrato nel documento
redatto dall’ufficiale rogante.
A differenza della provvisoria esecuzione “vincolata”, prevista dal primo comma a fronte di
determinate allegazioni documentali, il comma secondo dell’art.642 c.p.c. attribuisce, invece, al
giudice il potere discrezionale di concedere la clausola di immediata esecutività del decreto, nel caso in
cui vi sia un “pericolo di grave pregiudizio nel ritardo”. Ora, il riferimento alla gravità del pregiudizio rinvia
certamente ad una valutazione più rigorosa di quella che andava effettuata, a norma dell’art.282 c.p.c.
nell’originaria formulazione, per la concessione della provvisoria esecuzione della sentenza
appellabile. Tuttavia, la ratio di tale diversità è verosimilmente da ravvisare nell’assenza del
contraddittorio, che caratterizza la fase monitoria e che, pertanto, impone una maggiore cautela nella
valutazione del pregiudizio dedotto dall’istante 93. Ad ogni buon conto, la valutazione non si fonda –
in questo caso - sulla particolare efficacia probatoria della documentazione prodotta dal ricorrente,
bensì su dati fattuali sintomatici, quali il pericolo di dissesto o di insolvenza del debitore, ovvero
quello di deterioramento delle cose da consegnare. Per cui il requisito in parola non può che essere
ravvisato in relazione al pericolo, per il creditore, di realizzare utilmente il suo credito differendo
l’inizio dell’azione esecutiva all’esito del giudizio a cognizione piena, desunto da elementi concreti
idonei ad evidenziare la possibile perdita o sottrazione dei beni destinati a garanzia del credito 94. Non
v’è dubbio, poi, che tale situazione pregiudizievole debba essere comprovata dal creditore, non
essendo certamente sufficiente la mera affermazione del medesimo al riguardo, e che - considerate le
caratteristiche proprie della fase di ingiunzione in senso stretto - l’accertamento del periculum in mora
debba avvenire esclusivamente su base documentale.
Per le cennate caratterizzazioni, dunque, il provvedimento di concessione della clausola di
provvisoria esecutività del decreto risponde, indubbiamente, ad una funzione lato sensu cautelare. Il
che, peraltro, non comporta affatto l’operatività del procedimento cautelare uniforme, essendo
prevista per detto provvedimento una speciale disciplina sicuramente non compatibile - ai sensi
dell’art.669 quaterdecies - con gli artt. 669 bis e ss. c.p.c. 95.

LA FASE DI OPPOSIZIONE
7. La natura del giudizio di opposizione e la posizione processuale delle parti..
Il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo - secondo l’orientamento prevalente e che appare
preferibile - va ricostruito come uno sviluppo successivo ed eventuale della fase monitoria, diretto a
consentire un’esplicazione piena delle difese dell’ingiunto, attraverso la restaurazione del principio del

91 Cass. 10.3.80 n.1579, Cass.25.10.74 n.3130, Cass.25.5.73 n.1545, Cass.20.7.65 n. 1647.


92 Cass.10.3.80 n.1579.
93 GARBAGNATI, I procedimenti, cit., p.133.
94 Pret.Roma 17.7.81, in Dir.lav., 1983, II, p.138.
95 Ad una “finalità generale di cautela del credito fatto valere, ricollegata ad una serie di atti privilegiati, oppure alla positiva

valutazione in ordine all’esistenza del pericolo di grave pregiudizio nel ritardo”, ha fatto riferimento anche Corte Cost. 17.6.96 n.
200, in Foro it., 1997, I, 389, con nota di SCARSELLI.

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19

contraddittorio 96. Sembra, allora, da escludere che il giudizio in esame possa essere inteso come un
vero e proprio procedimento di impugnazione del decreto, ancorchè taluni profili possano far
propendere per un giudizio di siffatta natura. Si consideri, ad esempio, l’atto introduttivo
dell’opposizione, la cui somiglianza con l’atto di impugnazione si coglie nell’analogia tra le
conseguenze ascritte alla mancata proposizione di entrambi i rimedi, derivando anche dall’omessa
opposizione al monitorio effetti del tutto equiparati al giudicato 97.
Nondimeno, il procedimento si svolge come un giudizio di primo grado che ha per oggetto, non già la
sola validità e legittimità del decreto ingiuntivo opposto, bensì la fondatezza o meno della pretesa
creditoria azionata con il ricorso. Per vero, la conferma o la revoca del decreto ingiuntivo non
dipendono tanto da un giudizio di legalità e di controllo riferito esclusivamente alla sua emanazione,
quanto piuttosto da una valutazione piena - tipica di un giudizio ordinario di cognizione - circa
l’esistenza e la validità del credito, posto a fondamento del ricorso 98. Tanto vale a rendere persuasi
del fatto che il giudizio in questione non riveste i caratteri del rimedio (impugnazione) sostitutivo del
provvedimento monitorio, atteso che le valutazioni sulla legittimità del provvisorio accoglimento della
domanda attorea possono non coincidere con quelle sulla fondatezza della pretesa azionata. In altri
termini, questa potrà essere accolta anche se il decreto ingiuntivo è stato emesso al di fuori dei limiti
di legge. In tale prospettiva, dunque, non si impugna il decreto, ma si opera al fine di non fare
conseguire definitività a quanto ivi provvisoriamente sancito, attesa la rilevata idoneità del decreto
ingiuntivo non opposto ad acquisire, non diversamente da una sentenza, l’efficacia di cosa giudicata
sostanziale.
Da tale ricostruzione sistematica discende che l’opponente è attore solo in senso formale, mentre in realtà
il medesimo resta convenuto rispetto alla pretesa creditoria dell’opposto, il quale, viceversa, assume il
ruolo di attore in senso sostanziale 99. Secondo l’impostazione dominante, quindi, solo la domanda
spiegata, a sua volta, dall’opponente potrebbe essere considerata una riconvenzionale, laddove quelle
eventualmente svolte dall’opposto (per chiedere ad es. la rivalutazione monetaria) sono da intendersi
come mere domande accessorie o ulteriori rispetto alla domanda proposta in sede monitoria 100. Si
applica, peraltro, all’attore in senso sostanziale il divieto di modificazione delle domande, fatta salva
la sola emendatio, nei termini di cui all’art.183 co.4° e 5°.
Allo stesso modo va ripartito, secondo le regole generali di cui all’art.2697 c.c., l’onere probatorio tra le
parti, dovendo l’opposto fornire la prova - questa volta piena - del credito azionato, mentre
incomberà sul debitore opponente dimostrare la sussistenza di fatti impeditivi, modificativi o estintivi
di tale diritto 101. Ancora, l’atto di opposizione ha il contenuto di una comparsa di risposta, anche per
quanto concerne il conferimento della procura, che può essere conferita anche in calce alla copia del
decreto notificato, nonché per quanto concerne tutte le preclusioni ricollegate dal codice alla prima
difesa del convenuto (riconvenzionali, incompetenza per territorio derogabile, chiamata del terzo).

96 Nel senso che il giudizio di opposizione è un ordinario giudizio di cognizione di primo grado, cfr., tra le più recenti,
Cass.13.12.99 n.13950, Cass.7.7.99 n.7036, Cass.17.6.99 n. 5984, Cass.2.9.98 n.8717. In tal senso, VALITUTTI-DE
STEFANO, op.cit., pp.189 e ss.
97 Per la natura impugnatoria dell’opposizione al provvedimento monitorio: Cass.S.U. 8.3.96 n.1835, Cass.S.U. 8.10.92

nn.10984 e 10985. Da ultimo, v. RONCO, op.cit., pp.340 e ss.che configura tale giudizio come una “impugnazione di primo
grado”.
98 Tra le tante, v. Cass.22.2.02 n.2573, che fa riferimento espresso ai “fatti costitutivi” della pretesa creditoria che, pur se assenti in

sede monitoria, devono comportare un accoglimento della domanda, se sussistono al momento della decisione, Cass.27.9.99
n.10704, Cass.17.2.98 n.1656, Cass.28.9.94 n.7892, Cass. 17.11.94 n.9708, secondo cui ai fini dell’accoglimento della richiesta di
pagamento del credito è sufficiente la richiesta di conferma del decreto ingiuntivo.
99 Questa è l’impostazione pressoché unanime della giurisprudenza, a partire dalla remota Cass.28.2.56 n.756, fino a – per

citarne solo alcune - Cass.5.11.92 n. 12000, Cass.3.3.94 n.2124, Cass.8.11.95 n.11625, Cass.7.5.97 n.3972, Cass.1.6.99 n.5340,
Cass.27.6.00 n.8718. In senso contrario v, però, Cass.S.U. 18.5.94 n.4837.
100 Cass.25.3.99 n.2820, Cass.29.1.99 n.813, Cass.24.3.98 n.3115. Si ritiene, peraltro, che non integri una domanda

riconvenzionale, ma una mera difesa, la questione di nullità del contratto azionato in sede monitoria, fatta valere
dall’opponente: Cass.18.7.02 n.10440. In quanto domanda ulteriore ed autonoma, rispetto a quella di rigetto della domanda
proposta dall’opposto con l’ingiunzione, la riconvenzionale dell’opponente può essere riproposta anche in un giudizio
successivo alla declaratoria di improcedibilità dell’opposizione a decreto ingiuntivo: Cass.2.8.02 n.11602. Su tali profili sia
consentito rinviare ulteriormente a VALITUTTI-DE STEFANO, Il decreto, cit., 225 e ss.
101 Cass.17.11.97 n.11417.

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Un problema spinoso si pone, tuttavia, proprio con riferimento alla chiamata di un terzo in causa. Invero,
nessun problema insorge quanto alla chiamata in causa che volesse dispiegare l’opposto, visto che a
tale fattispecie dovrebbe potersi bene adeguare il meccanismo del co.3° dell’art. 269 c.p.c. (l’opposto
vi provvederebbe, cioè, alla prima udienza di trattazione, in conseguenza delle difese del debitore).
Per converso, anche qui l’opponente si pone come convenuto in senso sostanziale, interessato a
riversare sul terzo eventuali conseguenze pregiudizievoli derivanti dall’ingiunzione, o a dirimere un
possibile contrasto tra il creditore opposto ed un terzo “pretendente”. Tuttavia, dal punto di vista
formale, l’opponente che provvede egli stesso a fissare in citazione l’udienza di prima comparizione,
dovrebbe contestualmente chiederne, si badi a pena di decadenza, lo spostamento all’istruttore,
manifestando al contempo la propria intenzione di chiamare in causa un terzo, e quindi provvedere
alla duplice notifica: prima dell’atto di citazione in opposizione, contenente i suddetti requisiti; poi,
del successivo atto di chiamata del terzo. Ebbene, la soluzione del problema - ferma restando
l’impossibilità di una pedissequa applicazione del disposto dell’art.269 c.p.c., così come formulato per
la chiamata in causa del convenuto in subiecta materia - non può che essere quella di consentire
all’opponente una delle eseguenti possibilità: 1) o evocare direttamente in giudizio il terzo con l’atto
di opposizione 102 2) o procedere ad una dichiarazione in tal senso, con contestuale richiesta di
spostamento dell’udienza; 3) o chiedere al giudice, ma solo nell’atto di opposizione - atteso che la
decadenza è prevista dal codice, per il convenuto sostanziale, con riferimento al primo atto difensivo
(ma, in verità, la decadenza è più esattamente ancorata ad una duplice omissione) - l’autorizzazione a
chiamare in giudizio il terzo 103; 4) o applicare il regime previsto per l’attore - autorizzazione in prima
udienza - sul presupposto che l’opponente esplichi i poteri processuali dell’attore in senso formale.
In ogni caso l’opponente è tenuto, a pena di inammissibilità della domanda, a produrre la copia
notificata del decreto ingiuntivo opposto, essendo tale incombente necessario a verificare la
tempestività dell’opposizione rispetto alla data di notifica del provvedimento monitorio 104.
Va osservato, poi,che in via di principio legittimato a proporre opposizione è colui al quale venga
notificata l’ingiunzione, purchè, però, questi coincida ovviamente con la persona dell’ingiunto. Non
può, peraltro, escludersi una legittimazione anche della persona diversa che riceva la notifica
dell’ingiunzione, quando i dati anagrafici e quelli emergenti dal ricorso non consentano di escludere
un possibile pregiudizio per il medesimo, in caso di acquisita definitività del decreto ingiuntivo 105.
L’atto di opposizione deve essere notificato al ricorrente in uno dei luoghi di cui all’art.638 c.p.c. 106,
ed il giudizio si svolge secondo le norme del procedimento ordinario dinanzi al giudice adito, con la
sola peculiarità della riduzione a metà dei termini di comparizione (art.645 c.p.c.) .

8. Il problema della competenza.


Il giudizio di opposizione - secondo un orientamento ormai consolidatissimo in giurisprudenza - va
devoluto alla competenza funzionale ed inderogabile del giudice che ha emesso il provvedimento; con la
conseguenza che il giudice dell’opposizione, una volta ritenuta l’incompetenza del giudice della fase
monitoria, non può che dichiarare la nullità del decreto ingiuntivo opposto, senza provvedere
all’indicazione dell’ufficio giudiziario ritenuto competente ed alla conseguente translatio iudicii 107.

102 In tal senso, Pret.Torino ord. 18.7.96, in Giur it., 1997, I, 2, 378, secondo cui tale incombente dovrebbe essere effettuato a
pena di decadenza. Nello stesso senso, Pret.Torino 31.7.96, ibidem. Ma sembra eccessivo e non condivisibile comminare una
sanzione processuale non prevista espressamente.
103 Tale è la soluzione prescelta da Cass.27.6.00 n.8718, secondo cui l’opponente non può notificare l’opposizione ad un

soggetto diverso dal creditore procedente, dovendo il processo proseguire tra le parti originarie.
104 Cass.S.U.19.4.82 n.2387, Cass.90/7580.
105 Cass.18.6.92 n.7523.
106 La notifica del dell’atto di opposizione a decreto ingiuntivo a più parti presso un unico difensore, eseguita mediante

consegna di una sola copia, non è inesistente, ma affetta da nullità, sanabile, ex tunc, con la costituzione in giudizio di tutte le
parti: Cass.11.4.02 n.5198.
107 Giurisprudenza pacifica: v, tra le più recenti, Cass.26.7.01 n.10206, Cass.26.11.99 n.13204, Cass.6.10.99 n.11119, Cass.1.3.98

n.2843, Cass.9.6.90 n. 5623. Peraltro, si è recentemente precisato che la sentenza con la quale il giudice dell’opposizione dichiari la
nullità del decreto opposto, esclusivamente per l’incompetenza del giudice che lo ha emesso, integra una statuizione sulla
competenza e non sul merito. di talchè qualora la statuizione sulla co mpetenza si rilevi errata, in sede di regolamento di

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Come pure, in caso di domande riconvenzionali, o in presenza dei casi di connessione di cui agli artt.31-40
c.p.c., o di continenza (con l’eccezione di cui subito si dirà) con altre cause, dalla competenza
funzionale si è fatta discendere l’impossibilità del simultaneus processus, e quindi di una tutela del
debitore ingiunto contemporanea a quella speciale accordata al creditore, con la conseguenza che, in
caso di incompetenza del giudice dell’ingiunzione in ordine ad una delle suddette domande,
quest’ultimo deve trattenere la causa di opposizione, rimettendo le altre cause al giudice competente;
salvo a sospendere il giudizio di opposizione ex art.295 c.p.c. Né potrebbe, il suddetto giudicante,
dichiarare la continenza a favore del giudice superiore; e neppure potrebbe operare alcuna deroga a
tale competenza funzionale per ragioni di connessione 108.
Sul punto la giurisprudenza (seguita da buona parte della dottrina 109) è stata pacifica per decenni. Un
contrario orientamento si era, peraltro, diffuso, nei primi anni novanta, nel senso di ritenere che -
eccettuato il caso di incompetenza per materia o per territorio inderogabile - il principio di cui
all’art.36 c.p.c. fosse applicabile anche alla riconvenzionale proposta nel giudizio per decreto
ingiuntivo, consentendo la rimessione dell’intera causa al giudice competente per valore 110. Si
osservava, infatti, che la competenza funzionale ben potrebbe esaurirsi in una qualunque definizione
del procedimento di ingiunzione, compresa la declinatoria di incompetenza per ragioni sopravvenute
(domande o eccezioni sollevate dall’opponente).
Tuttavia le Sezioni Unite, con due decisioni concernenti, rispettivamente, il caso della domanda
riconvenzionale e quello della continenza, hanno confermato il precedente indirizzo, ribadendo la
competenza funzionale ed inderogabile del giudice dell’opposizione, ma ancorandola alla - non
condivisa - natura di impugnazione che si è inteso riconoscere al relativo giudizio 111. Di poi,
l’orientamento in parola ha avuto nuovamente l’avallo delle Sezioni Unite 112, cui sembra ormai
essersi adeguata - sia pure con quale eccezione in tema di continenza - la successiva giurisprudenza
113 .

9. Il regime di esecutorietà del decreto in pendenza del giudizio di opposizione.


Una peculiarità della trattazione del giudizio di opposizione è rappresentata, poi, dalla possibilità che il
provvedimento monitorio – ovviamente non esecutivo ex artt.642 e 647 c.p.c. - sia dichiarato
provvisoriamente esecutivo anche in corso di causa. Tale evenienza è, peraltro, normativamente
condizionata all’assenza di prova scritta a sostegno dell’opposizione, ed al fatto che la causa in
questione non si presenti di pronta soluzione (art.648 c.p.c.). Il che implica - com’è evidente - un vero e
proprio giudizio sull’efficacia probatoria delle allegazioni documentali delle parti 114. Ebbene, non

competenza, la declaratoria di nullità del decreto ingiuntivo resta travolta dalla pronuncia della Corte di Cassazione: Cass.11.6.02
n.8327.
108 Tra le tante, Cass.26.4.93 n.4897, Cass.21.9.90 n.9624, Cass.12.12.89 n.5554.
109 Per tutti, GARBAGNATI, op.cit., 158, TARZIA, Opposizione a decreto ingiuntivo dinanzi a giudice incompetente, in Giur.it., 1963,

I, 2, 120.
110 Cass.8.4.91 n.3653, Cass.26.5.92 n.6298, Cass.24.3.92 n.3620.
111 Cass.S.U. 8.10.92 nn.10984 e 10985, in Foro it., con nota fortemente critica di PROTO PISANI.
112 Cass.S.U. 8.3.96 n.1835.
113 Tra le più recenti, Cass.14.2.00 n.1625, Cass.9.2.98 n.1319, Cass.25.9.97 n.9418, Cass.7.2.96 n.965, Cass.10.7.96 n.6300.

Tuttavia, un’eccezione sembra esser stata fatta, in caso di continenza, quando la causa contenuta sia l’opposizione a decreto
ingiuntivo e la causa contenente sia una domanda, appartenente ad un giudice superiore e dispiegata da tempo anteriore alla
presentazione del ricorso monitorio. In tale ipotesi si ritiene, infatti, pur dopo il cennato revirement delle Sezioni Unite, che il
giudice dell’opposizione eserciti la sua competenza funzionale dichiarando la nullità del decreto ingiuntivo per incompetenza del
giudice emittente, rimettendo l’intera controversia al giudice preventivamente adito. Così Cass.7.10.91 n.10484, Cass.14.2.98
n.1571, Cass.6.10.99 n.11119, Cass.17.12.99 n.14225. Naturalmente, laddove le cause in rapporto di continenza o connessione
pendano dinanzi allo stesso tribunale, si rende applicabile esclusivamente l’istituto della riunione ex artt.273 e 274 c.p.c.;
Cass.11.6.02 n.8327, Cass.14.9.99 n.9803. Una deroga, tanto al principio generale di cui all’art.5 c.p.c., quanto alla regola fissata
dall’art.645 c.p.c., si ha in seguito alla creazione di un nuovo ufficio giudiziario; per il che il nuovo ufficio sarà competente a
trattare le opposizioni avverso i decreti ingiuntivi emessi dal precedente ufficio giudiziario, i cui affari siano in parte transitati
nella competenza del nuovo ufficio. Così Cass.6.6.02 n. 8240, relativa all’istituzione del Tribunale di Nocera Inferiore ex l.
127/92, cui è stata riconosciuta la competenza a conoscere le opposizioni avverso i provvedimenti monitori emessi dal
presidente del Tribunale di Salerno.
114 Sotto tale profilo la scelta legislativa di far dipendere le condizioni di esecutorietà del titolo allo sviluppo dell’esame del merito

è stata, altresì, ritenuta ragionevole da Corte Cost. 17.6.96 n.200. V. pure in senso non dissimile, Corte Cost. n.65/96.

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sembra possa considerarsi prova idonea ad inibire la concessione della provvisoria esecuzione la
scrittura che provenga dallo stesso debitore (come le lettere di contestazione della merce acquistata);
ovvero il medesimo atto nel quale sia consacrato il diritto azionato (es. lo stesso contratto del quale si
fornisca un’interpretazione diversa da quella data dal creditore); o una consulenza di parte,
contraddetta da elementi probatori di segno opposto. E, d’altra parte, anche la prova scritta per
eccellenza del pagamento, quale è la quietanza, deve essere riferibile in via diretta ed immediata al
credito azionato 115.
Quanto alla prontezza di soluzione dell’opposizione, questa va senz’altro intesa con riferimento alla
concreta attività processuale da svolgere, e non certo alla contingente situazione, o al carico di lavoro
dell’ufficio giudiziario, che non consenta la definizione del processo in tempi rapidi. Il che, in
concreto, si verifica se è già provata - alla stregua della documentazione idonea anche per la fase di
merito - e, quindi, non necessita di ulteriore istruzione, la domanda principale, ossia quella del
creditore; e - nello stesso tempo - le sole eccezioni dispiegate dall’opponente abbiano bisogno di
ulteriore istruzione, sì che non possano ritenersi fondate già allo stato degli atti. In questo caso la
provvisoria esecuzione potrà essere concessa.
Orbene, una volta escluso che la causa sia fondata su prova scritta o di pronta soluzione, il giudice ha
la facoltà, non già l’obbligo, di concedere la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo (“può
concedere”, art.648 c.p.c.). A tale concessione, pertanto, il giudicante dovrà determinarsi all’esito di una
rigorosa valutazione del fumus boni iuris della pretesa creditoria dell’opposto,astenendosi dal concedere
la provvisoria esecuzione quando - come appena detto - la prova scritta posta a fondamento del
monitorio non costituisce prova valida anche in un giudizio a cognizione piena, come quello di
opposizione. Tale valutazione è, anzi, da ritenersi addirittura preliminare all’esame di eventuali
allegazioni probatorie del debitore ingiunto 116. Così, mentre non potrà essere concessa la provvisoria
esecuzione del decreto fondato esclusivamente su fatture contestate dall’opponente, a diversa
soluzione potrà pervenirsi ove a queste si accompagnino anche le relative bolle di accompagnamento -
contenenti anche la causale della consegna - debitamente sottoscritte dal debitore. Sulla scorta delle
considerazioni che precedono, non appare, pertanto, infondata quell’opinione che ravvisa
nell’ordinanza ex art.648 c.p.c. un’ipotesi di condanna con riserva, ossia un provvedimento di condanna
allo stato degli atti, che si pone, quindi, come una mera anticipazione della condanna finale. In tale
prospettiva, dunque, l’ordinanza in esame non ha natura cautelare 117, ma necessita di una positiva
delibazione dell’intero materiale probatorio a sostegno della domanda azionata 118, laddove le
eccezioni dell’opponente troveranno un più adeguato svolgimento - anche sul piano probatorio - nel
prosieguo del giudizio di opposizione.
Sembra, invece, da escludere, attesa la natura di provvedimento non cautelare a cognizione sommaria
propria dell’ordinanza ex art.648 c.p.c., che sia necessaria - ai fini in questione - la valutazione anche
del periculum in mora per la pretesa creditoria azionata, essendo, tra l’altro, le ragioni del debitore
adeguatamente tutelate dalla necessaria considerazione del fumus dell’azione proposta. Tanto più che,
diversamente opinando, l’ordinanza in esame non potrebbe, verosimilmente, essere mai concessa,
vertendosi in ipotesi di lesione di un diritto di credito, adeguatamente risarcibile per equivalente.
La provvisoria esecuzione autorizzata, invece, ai sensi dell’art.642 c.p.c., - e non quella concessa ex
art.648 c.p.c. - può essere sospesa, con efficacia, dunque, ex nunc - ma non revocata con effetti ex tunc

115 In argomento v, da ultimo, CATALDI, La provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo, Milano, 1999, FORNACIARI, La
provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo opposto e l’ordinanza provvisoria di rilascio tra tutela cautelare e tutela giurisdizionale differenziata,
in Riv.trim.dir. e proc.civ., 1994, 1007 e ss., VALITUTTI-DE STEFANO, Il decreto, cit., 305 e ss. Fondamentale sempre, al
riguardo, GARBAGNATI, op.cit., 192 e ss.
116 Su tali profili, Corte Cost. ord.25.5.89 n.295, preceduta da Corte Cost.4.5.84 n. 137, che – nel dichiarare l’incostituzionalità

dell’art.648 co.2°, nella parte in cui imponeva la concessione della provvisoria esecuzione in caso di cauzione da parte del
creditore – sottolineava la necessità di una valutazione comparatistica dell’idoneità probatoria del materiale prodotto da
entrambe le parti fino al momento della richiesta di provvisoria esecuzione.
117 In termini, BALBI, Ingiunzione, cit., p.19.
118 In tale prospettiva, v. PROTO PISANI, Il procedimento, cit., pp.291 e ss., SCARSELLI, La condanna con riserva, Milano, 1989,

VALITUTTI-DE STEFANO, op.cit., pp.315 e ss., Trib.Firenze ord.2.8.91, in Foro it., 1992, I, 1936, Trib.Vercelli ord. 18.4.91, in
Foro it., 1991, I, 2535.

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119- dal giudice istruttore per gravi motivi, ai sensi dell’arrt.649 c.p.c. Il presupposto in esame è stato
prevalentemente individuato nel pericolo che l’esecuzione possa arrecare al debitore un danno
irreversibile, senza garanzia di adeguato risarcimento, nel caso in cui l’opposizione sia riconosciuta
fondata. Ma è da ritenersi, altresì, che i gravi motivi debbano essere ravvisati - e in misura ben più
pregnante - laddove si riscontri una situazione di grave incertezza probatoria sui fatti costitutivi del
diritto azionato dal creditore, nonostante il particolare valore ascritto ai documenti previsti
dall’art.642 c.p.c., ai fini della concessione della provvisoria esecuzione 120. Si ritiene, inoltre, che
dovrebbe essere sufficiente, per concedere la sospensione, la mancanza dei requisiti di cui all’art.642
c.p.c.(prova particolarmente probante, periculum in mora) 121, salvo a riconoscere successivamente - su
richiesta del creditore - la provvisoria esecuzione ex art.648 c.p.c., ove il fumus del credito sia aliunde
dimostrato. Tuttavia, potrebbe - in senso contrario - sostenersi che, poiché l’oggetto del giudizio di
opposizione è esclusivamente la pretesa del creditore, e non già il decreto ingiuntivo in sé, i gravi
motivi debbano avere riguardo prioritariamente al merito della domanda introdotta con il
provvedimento monitorio. Per il che, per un verso, il solo periculum in mora del creditore, ex art.642
c.p.c., non potrebbe sorreggere da solo la provvisoria esecuzione del provvedimento monitorio, atteso
che la mancanza di una valida prova rende illegittima qualsiasi situazione di provvisoria esecutività di
un comando che aveva presupposto il buon fondamento delle ragioni creditorie. Per altro verso,
laddove il diritto di credito azionato, all’esito delle attività assertive e probatorie svolte fino al
momento in cui viene esaminata l’istanza ex art.649 c.p.c., sia ancora sorretto da prova, mentre il
periculum non sia mai sussistito o non sussista più, anziché sospendere la provvisoria esecuzione e
riconcederla ex art.648 c.p.c., ben potrebbe mantenersi la provvisoria esecuzione - a dispetto
dell’insussistenza del periculum - per il più pregnante presupposto della prova del buon diritto del
creditore ingiungente.
L’ordinanza ex art.649 c.p.c., sia pure esclusivamente nella parte che riesamina criticamente il
periculum, non può non avere una funzione lato sensu cautelare, ma sotto il profilo strutturale essa non
appare strumentale alla decisione di merito, per questa intendendosi la pronuncia finale
sull’opposizione, dal momento che tale provvedimento si limita a sospendere il titolo esecutivo, ma
non travolge neppure gli effetti esecutivi già prodotti dal decreto; talchè per essa va esclusa la
qualificazione cautelare in senso stretto 122.
I provvedimenti di cui agli artt.648 e 649 c.p.c. vanno concessi con ordinanza non impugnabile 123 e,
quindi, non revocabile (art.177 c.p.c.). Tuttavia, considerato che le norme summenzionate dichiarano

119 Cass.7.5.02 n.6546, Cass. ord.14.7.95 n.548. La mancata previsione della revocabilità della provvisoria esecuzione concessa ex
art.642 c.p.c., è stata riconosciuta non incostituzionale da Corte Cost.17.6.96 n.200 e da Corte Cost. n.65/96. V. pure, da ultimo,
Corte. Cost.1.5.01 n.134.
120 Si consideri il caso tipico del disconoscimento della firma apposta sul titolo di credito prodotto in sede monitoria. In tal

senso Trib.Latina ord.20.2.96, in Foro it., 1996, I, 2339. Si noti che il disconoscimento della scrittura privata è stato addirittura
codificato quale motivo impediente la concessione della provvisoria esecuzione dell’ingiunzione in corso di causa, ai sensi
dell’art.186ter . V. amplius, VALITUTTI-DE STEFANO, op.cit., pp.343 e ss. Sia consentito rinviare anche, sul punto, a
VALITUTTI, Le ordinanze provvisoriamente esecutive, Padova, 1999, pp.101 e ss. Nel senso che il sopravvenire, dopo l’emanazione
del decreto ingiuntivo, di un fatto estintivo o impeditivo del credito comporti la possibilità di dedurlo solo nel processo di
opposizione all’ingiunzione ex art.649 c.p.c., e non anche in sede esecutiva con l’opposizione ex art.615 c.p.c., v. Cass.22.55.80
n.3386 e, da ultimo, Cass. 7.5.02 n.6546. Nel caso di sospensione della provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo, dovrà
necessariamente sospendersi, ex art.623 c.p.c., anche il processo esecutivo, finché il titolo - con il rigetto eventuale
dell’opposizione - non abbia riacquistato la sua efficacia esecutiva: Cass.31.7.02 n.11378, Cass.16.10.92 n.11342, Cass.3.5.91
n.4866, che fanno salvi, però, gli atti esecutivi già compiuti prima della sospensione, non trattandosi di revoca della provvisoria
esecuzione che operi ex tunc.
121 Cfr. Cass.26.5.94 n.5171, Cass.8.2.92 n.1410, Cass.14.9.93 n.5312, secondo cui le eventuali illegittimità della fase monitoria

potrebbero rilevare, appunto, in sede di disamina delle istanze sulla provvisoria esecuzione.
122 In tal senso, Trib.Lecce 10.11.93, in Foro it., 1994, I, 885, che ha escluso la reclamabilità, ex art.669terdecies, dell’ordinanza ex

art.649 c.p.c.
123 Si reputa che i provvedimenti in parola, in quanto non aventi carattere decisorio definitivo, non siano impugnabili con ricorso

per cassazione ex art.111 Cost.: Cass.25.2.95 n.2173, Cass.13.3.96 n.2109, Cass.5.8.97 n.7211. Il provvedimento di concessione
della provvisoria esecuzione ex art.648 c.p.c., non avendo carattere definitivo, non preclude l’ammissibilità del regolamento
preventivo di giurisdizione: Cass.30.12.98 n.12901. Non è ammissibile, invece, il regolamento di competenza avverso i provvedimenti ex
artt.648 e 649 c.p.c. che si limitino ad un accertamento con cognizione sommaria sulla competenza, quale presupposto per la
decisione in ordine alla sussistenza, o meno, dei requisiti prescritti per concedere o sospendere la provvisoria esecuzione del
monitorio: Cass.9.2.94 n.1344, Cass. 17.3.98 n.2862, Cass.27.11.99 n.13255, Cass.5.9.02 n.12949.

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non impugnabili solo le ordinanze che concedono o che sospendono la provvisoria esecuzione, e non i
provvedimenti di rigetto di tali istanze, ci si è chiesti se queste ultime, una volta disattese in prima
udienza, possano essere riproposte in corso di causa 124. Ebbene, un’interpretazione sistematica del
giudizio in questione, che tenga conto dell’eccezionalità del privilegio accordato al creditore di
anticipare gli effetti di una condanna esecutiva, nonché della natura unitaria delle ordinanze con le
quali viene concessa o negata, ovvero sospesa, la provvisoria esecuzione dell’ingiunzione, induce a
ritenere preferibile che in ordine alle istanze in parola si provveda in limine litis. La relativa delibazione
va condotta, cioè allo stato degli atti, impregiudicata l’estrinsecazione dell’onere probatorio nella fase
a cognizione piena, e sul quale il giudice non potrà che pronunciarsi - pena la sommarizzazione del
giudizio di opposizione – esclusivamente con la sentenza definitiva 125. D’altro canto, la possibilità per
il creditore di proporre nel corso del giudizio istanza ex art.186 ter c.p.c., soprattutto e proprio nel
caso in cui il materiale probatorio a suo favore si sia incrementato, vale a ridimensionare la
problematica in parola, quanto meno per l’ordinanza ex art.648 c.p.c.
Va osservato, poi, che l’opportunità di riservare alla decisione a cognizione piena - ossia alla sentenza
che decide l’opposizione - ogni ulteriore intervento sul decreto opposto, ha indotto la prevalente
giurisprudenza ad escludere l’ipotesi di una concessione solo parziale dell’esecuzione provvisoria 126. Si è,
invero, osservato, al riguardo, che la possibilità di ridurre la somma o la quantità di cose fingibili è
prevista solo in caso di conciliazione, provvedendosi in tale ipotesi, da parte del giudice istruttore,
alla prescritta riduzione mediante ordinanza non impugnabile (art.652 c.p.c.). Sicchè deve escludersi,
in via generale, un potere dell’istruttore di incidere sul decreto ingiuntivo con una semplice ordinanza,
emessa prima di una decisione a cognizione piena che tenga conto dell’intera attività istruttoria
assunta ad iniziativa delle parti contrapposte 127. Se ne deve concludere che il fumus del creditore non
sussisterà più, per l’intero credito ingiunto, sol che si verifichi una - sia pur parziale – estinzione di
esso, non esistendo più il diritto in questione nella stessa entità fatta oggetto dell’ingiunzione: sicchè
la provvisoria esecuzione non andrà concessa.
Resta da dire della discussa possibilità di provvedere sulla richiesta ex art. 648 c.p.c., già in prima
udienza di comparizione ex art.180 c.p.c. L’orientamento favorevole ad una pronuncia in tale udienza
128 - in verità maggioritario - non parrebbe del tutto condivisibile, considerato il tenore letterale

dell’art.180 c.p.c., che finalizza tale udienza al compimento solo di particolari attività ivi previste e
prevede, “in ogni caso”, la fissazione dell’udienza di trattazione ex art.183 c.p.c., con l’assegnazione
del termine per la proposizione di eccezioni non rilevabili d’ufficio. E, a tal riguardo, non sembra
logico che l’opponente, in quanto convenuto sostanziale, possa fruire della possibilità di eccepire, ad
es., la prescrizione, nel termine che gli deve essere concesso ex art.180 c.p.c., e che, al contempo, il
medesimo debba subire l’esecuzione provvisoria – in ipotesi – autorizzata prima della scadenza del

124 Per la riproponibilità dell’istanza rigettata, v. Trib.Lecco 24.7.86, in Foro it., 1988, I, 971, Trib.Torino 11.5.79, in Giur.it., 1980,
I, 2, pp.15 e ss., Trib.Rimini 30.12.67, in Giust.civ., 1967, I, p.1027.
125 Per la irrevocabilità anche delle ordinanze di rigetto delle istanze ex artt.648 e 649 c.p.c. si è espresso, infatti, l’orientamento

prevalente: Cass.4.6.69 n.1362, Cass.244.3.75 n.1107,. Cass.30.1.87 n.880, Trib.Roma 28.11.89, in Foro it., 1990, I, 2101.
126 Cass.7.7.76 n.2549, in Giust.civ., 1976, I, p.1620, Trib.Napoli 20.5.83, in Dir. e giur., 1983, p.605, Trib.Torino, ord.25.2.92, in

Nuova giur.civ. comm., 1993, p.51, Trib.Lucca ord. 24.10.95, in Toscana giur., 1996, p.27, Trib.Macerata,, ord.12.2.93, Sa.ti.ma c/
Carima, inedita. Contra, per la concedibilità dell’esecuzione provvisoria parziale, Trib.Milano, ord. 27.3.91, in Giust.civ., 1991,
p.2816, Trib.Milano, ord. 5.12.91, in Giur.mer., 1993, I, p.989, Pret.Monza, ord.13.6.96, in Giur.it., 1997, I, 2, p.18,
Trib.Avellino, ord. 27.7.81 n.174, inedita, Trib.Como 17.4.96, in Giur.it., 1996, I, 2, p.814.
127 Nondimeno, si è affermato che, qualora il giudice conceda la provvisoria esecuzione soltanto per una parte della somma

ingiunta, tale provvedimento non è abnorme (e, quindi, ricorribile per cassazione ex art.111 Cost.), in quanto non esorbita del
tutto dalla fattispecie normativa. Tuttavia, essendo illegittimo, poiché il giudice modifica in una fase del processo in cui non gli è
consentito, il decreto ingiuntivo, assume natura di sentenza, soggetta agli ordinari mezzi di impugnazione. Così Cass.21.5.01
n.6901.
128 Per la concedibilità immediata si è espresso un consistente orientamento: tra le tante, Trib.Trani 2.10.95 e Pret.Monza 29.9.95,

in Foro it., 1995, I, 3298, Trib.Milano 20.7.95, ibidem, 1995, I, 2994, Trib.Firenze 13.10.95, ibidem, 1996, I, 1074, Trib.Bari
21.11.95, in Corr.giur., 1996, 1996, p.695, Trib.Napoli 22.3.96, in Gius, 1996, p.1952, Trib.Parma 16.3.96, in Giur.it., 1997, I, 2,
p.814, Trib.Roma, ord. 7.5.96, ibidem, p.637. In dottrina, nello stesso senso, RONCO, op.cit., pp.488 e ss., FRANCO, op.cit.,
p.827. Per la concedibilità solo all’udienza di trattazione: Trib.Bari 18.10.95, in Corr.giur., 1996, p.696, Trib.Sala Consilina
2.11.95, in Foro it., 1996, I, 1073, Pret.Lanciano 5.12.955, in Gazz. Giur. Giuffrè, - Italia Oggi, 1996, p.26, Trib.Torino 16.1.96, in
Giur.it., 1996, I, 2, p.233, Pret.Napoli 26.1.96, in Foro it., 1996, I, 3242. Per più ampie osservazioni si rinvia, al riguardo, a
VALITUTTI- DE STEFANO, op.cit., pp.305 e ss.

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termine suindicato, ed in relazione ad un provvedimento non avente neppure natura cautelare. Tanto
più che, a differenza del vecchio sistema, la formulazione del thema decidendum deve ora avvenire in un
termine assai ristretto, e senza possibile reversibilità nella fase precedente (cd principio di eventualità),
una volta che siano state precisate le domande e le eccezioni, stante l’introdotto regime delle
preclusioni.
A soluzione diversa deve, invece, pervenirsi per quanto concerne l’ordinanza ex art.649 c.p.c., atteso
che la vista natura lato sensu cautelare del provvedimento dovrebbe indurre a ritenere possibile la
sospensione in qualsiasi momento se ne ravvisino i presupposti, anche con possibilità di fissare
un’udienza ad hoc, svincolata, cioè, dai termini di comparizione ordinari 129.

10. I provvedimenti anticipatori di condanna.


Un cenno va fatto alla possibilità di concessione delle ordinanze ex artt.186 bis e ter c.p.c. nel giudizio
di opposizione a decreto ingiuntivo. A tal riguardo, sembra doversi ritenere che la natura ordinatoria
ed anticipatoria della decisione finale propria di entrambi i provvedimenti - ed evidenziata dalla loro
revocabilità, a differenza delle ordinanze ex artt.648 e 649 c.p.c. - non impedisca al creditore, che non
abbia già conseguito la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo (poiché in caso contrario
difetterebbe l’interesse all’istanza), di ottenere l’emissione di uno dei provvedimenti suindicati. Ciò,
naturalmente, ove il medesimo abbia acquisito e prodotto ulteriore materiale probatorio in corso di
causa (segnatamente prove scritte), o si sia verificata un’eventuale ammissione del debitore circa la
debenza delle somme richieste. In tal modo viene, altresì, a perdere di attualità la dibattuta
problematica relativa alla reiterabilità dell’istanza di provvisoria esecuzione disattesa dal giudicante in
limine litis, potendo le ordinanze in parola essere emesse fino al momento della precisazione delle
conclusioni, sulla scorta del materiale probatorio intanto formatosi.
E’, tuttavia, doveroso segnalare un diverso e più estensivo indirizzo, propenso a ritenere che i
provvedimenti in questione possano essere chiesti - sia pure per una somma minore rispetto a quella
ingiunta, previa sospensione della provvisoria esecuzione ai sensi dell’art.649 c.p.c. - anche quando il
creditore abbia ottenuto un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo ai sensi dell’art.642 c.p.c.,
e si veda contestato dal debitore solo il quantum della pretesa, ovvero abbia raggiunto la prova piena
di solo parte del credito ingiunto 130.
In ogni caso, deve considerarsi che, trattandosi di provvedimenti non decisori, la coesistenza di due
diverse ingiunzioni non può comportare problemi di sorta, essendo le relative statuizioni prive del
carattere della definitività e, quindi, destinate ad essere assorbite dalla decisione di merito 131. Né alla
soluzione positiva qui accolta può ostare la considerazione che, estinguendosi il giudizio di
opposizione, si avrebbero due titoli esecutivi, in forza del disposto degli artt.186 bis o ter e 653 c.p.c.
Per vero, la situazione è già prevista dall’ordinamento - basti pensare al decreto ingiuntivo ottenuto in
base ad una cambiale, o ad un atto ricevuto da notaio - e ad essa può porsi facilmente rimedio nella
sede naturale dell’opposizione all’esecuzione 132.
Va osservato, poi, che l’orientamento decisamente prevalente in dottrina ed in giurisprudenza è
favorevole all’applicazione dell’ordinanza post-istruttoria nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo,
quanto meno quando il provvedimento monitorio non sia stato dichiarato provvisoriamente esecutivo

129 In tal senso, cfr. Corte Cost., ord. 28.7.88 n.936, sia pure con riferimento al rito del lavoro, e sul presupposto - non
condivisibile - di un’applicazione analogica dell’art.351 c.p.c., Pret.Trapani 20.6.92, in Riv.lav.prev.soc., 1993, p.692.
130 CIVININI, op.ult.cit., 337, Trib.Pistoia 12.10.94, in Foro it., 1995, I, 332 e ss.
131 Tra l’altro, attualmente provvisoriamente esecutiva, in forza del novellato art. 282 c.p.c. Questa potrà, ad esempio, revocare il

decreto ingiuntivo e sostituirsi all’ordinanza ex art.186 bis o ter, per la minor somma eventualmente riconosciuta, o viceversa.
132 In tal senso, CIVININI, Le condanne anticipate, in Foro it., 1995, I, 333 e ss., SCARSELLI, Osservazioni sparse sul nuovo art.186

quater, in Foro it., 1995, I, 38. In giurisprudenza, per l’ammissibilità delle ordinanze ex artt. 186 bis e ter c.p.c. nel processo di
opposizione a decreto ingiuntivo, v. Trib.Taranto 19.10.94, in Foro it., 1995,I, 2587, Trib.Pistoia 12.10.94, cit., Trib.Verona
29.3.93, ivi, 1993,I, 1993, con nota di FABIANI, Trib.Milano, ord. 30.6.94, in Riv. dir.proc., 1995, p.1291, Pret. Salerno, ord.
26.11.96, in Giur.it., 1997, I,2, p.431, Pret.Verona, ord. 22.1.98, in Giur.merito, 1998, p.407. Contra, Trib.Mondovì, 25.8.94, ivi,
1995,I, 331, Trib.Roma, ord. 13.4.94, in Arch.civ., 1994, p. 1276, Trib.Milano 16.5.95, ivi, I, 2587, Trib. Bologna, ord. 14.10.94,
in Riv.dir.proc., 1995, p.1291, Trib.Bologna 2.7.96, in Giur. merito, 1997, p.13, Trib.Napoli, ord., 13.5.94, in Giur.it., 1995, I,2,
p.293 Trib. Nocera Inferiore, ord. 4.10.95, in Arch.civ., 1996, p.490, Trib.Como, ord. 17.4.96, in Giur.it., 1996, p.814.

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ex artt.642 o 648 c.p.c. 133, giacché, in caso di già avvenuta concessione di tale clausola, l’istante
otterrebbe due titoli esecutivi su un medesimo diritto sostanziale. Né va sottaciuto che, in siffatta
ipotesi, difetterebbe del tutto l’interesse del creditore ad ottenere un duplice provvedimento
esecutivo, in contrasto con quanto richiesto, in via generale, dal disposto dell’art.100 c.p.c..
Tuttavia, nella medesima prospettiva, altri Autori - muovendo dalla considerazione che l’interesse
dell’istante potrebbe essere anche quello di ottenere la condanna della controparte alle spese
dell’intero procedimento, o di conseguire la definizione anticipata della lite con un provvedimento
avente attitudine al giudicato - opinano addirittura per l’ammissibilità dell’ordinanza post-istruttoria
nell’ipotesi in cui il decreto ingiuntivo sia provvisoriamente esecutivo. A tal proposito si rileva,
invero, che l’interesse a richiedere il nuovo provvedimento al fine di ottenere un’utilità processuale
maggiore di quella fornita dal primo, dovrebbe rendere sempre possibile la sovrapposizione dei titoli
esecutivi, peraltro non estranea - in via di principio - al nostro ordinamento 134.
Premesso quanto precede, deve osservarsi che la soluzione proposta dal menzionato indirizzo
favorevole all’applicabilità dell’art.186 quater nel procedimento di opposizione all’ingiunzione -
ancorché di gran lunga prevalente rispetto a quello contrario 135 - suscita, per la verità, non poche
perplessità di ordine sistematico. Invero, in caso di accoglimento totale della suddetta istanza, l’ordinanza
post-istruttoria dovrebbe contenere una pronuncia di rigetto dell’opposizione, con conseguente
conferma del decreto ingiuntivo opposto. Ma, in verità, riesce ben difficile ipotizzare che l’ordinanza
post-istruttoria possa contenere siffatte statuizioni, dato che - in forza del combinato disposto degli
art.186 quater e 653 c.p.c .- i predetti provvedimenti decisori esulano dal contenuto dell’ordinanza in
parola, per essere riservati esclusivamente alla sentenza passata in giudicato o provvisoriamente
esecutiva.
Consapevole delle difficoltà ora evidenziate, parte della giurisprudenza ha, pertanto, ipotizzato che
l’oggetto dell’istanza e del susseguente provvedimento (ossia la pretesa creditoria) debba essere
concepito come del tutto avulso e distaccato dalle statuizioni relative alla sorte del decreto
ingiuntivo, che pure costituiscono oggetto del procedimento di opposizione. Si è osservato, infatti,
che - non essendo consentito al giudice istruttore modificare o revocare il provvedimento monitorio -
l’ordinanza ex art.186 quater non potrebbe che avere ad oggetto l’emissione dell’ordine di pagamento
o di consegna, senza alcuna interferenza con il giudizio di validità o ammissibilità del decreto
ingiuntivo e, quindi, senza alcuna possibilità di operare su quest’ultimo, essendo ogni decisione in
merito riservata alla sentenza definitiva. Peraltro, si è aggiunto che nei due casi di conversione
dell’ordinanza in sentenza, previsti dai co.3° e 4° dell’art.186 quater, la sentenza convertita o equiparata
dovrebbe rivestire l’attitudine ad incidere sul decreto ingiuntivo, anche solo per confermarlo, non
diversamente dalla sentenza definitiva prevista dall’art.653 c.p.c. 136.
A tale impostazione deve, però, replicarsi che il provvedimento monitorio - che non può essere
revocato o modificato, e neppure confermato con l’ordinanza anticipatoria di condanna - resta del
pari fermo ed intangibile anche nel caso di conversione di detto provvedimento in sentenza. Difatti,
non va tralasciato di rilevare che l’ordinanza ex art.186 quater acquista efficacia di sentenza
limitatamente all’oggetto dell’istanza, nel quale - come dianzi detto, e di tanto mostra di non dubitare
neppure la giurisprudenza in esame - non rientra certo il rigetto dell’opposizione e la conferma del

133 SCARSELLI, op.cit., 403-404, Trib.Catania, ord. 9.10.95, in Foro it., 1996, I, 1053, Pret.Bologna, ord. 30.11.95, in Giur.it.,
1996, I,2, p.412, con nota di RONCO, Trib.Foggia, ord. 27.10.95, in Giur. merito, 1996, p.671, Trib.Nocera Inferiore, ord.
26.6.96, in Giur.it., 1997, I,2, p.13, Pret. Bologna, ord. 1.4.96, ibidem, Pret.Macerata, ord. 11.1.97, rel. Taglienti, inedita, che ha
ritenuto ammissibile l’ordinanza ex art.186 quater nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo non provvisoriamente
esecutivo, anche nell’ipotesi di precedente concessione del provvedimento ex art. 186 bis c.p.c., previa, però, revoca di tale
provvedimento da parte del pretore, in sede di emissione dell’ordinanza post-istruttoria.
134 MANDRIOLI, op.cit., II, p.123, BASILICO-CIRULLI, Le condanne anticipate nel processo civile di cognizione, Milano, 1998,

pp.550 e ss., SPERA, L’ordinanza successiva alla chiusura dell’istruzione ex art.186 quater c.p.c., in Quaderni del C.S.M., 1997, pp.358-
359.
135 In senso contrario all’ammissibilità dell’ordinanza ex art.186 quater nel giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo, si sono

espressi: VALITUTTI, Le ordinanze, cit.,pp.258 e ss., LAPERTOSA, L’art.186 quater c.p.c.: una rivoluzionaria novità nella giustizia
civile, in Riv.dir.proc., 1996, p.62, COSTANTINO, La lunga agonia del processo civile, in Foro it., 1995, V, 326 e ss., Trib.Monza, ord.
14.12.95, in Foro it., 1996, I, 3543, Trib.Salerno, ord. 18.3.97 e Trib.Vallo della Lucania, ord. 17.3.97, in Giur.Salernitana, 1997,
p.116.
136 Per questi rilievi v. Trib.Nocera Inferiore, ord. 26.6.96, cit.

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decreto ingiuntivo. Per il che, in caso di rinuncia alla sentenza o di estinzione del giudizio di
opposizione, verrebbe a verificarsi - non già una mera sovrapposizione di titoli esecutivi (laddove il
decreto ingiuntivo fosse reso in forma esecutiva) - ma addirittura una duplicità di provvedimenti
idonei al giudicato sul medesimo diritto azionato. Di più, seppure fosse ipotizzabile una sorta di
assorbimento (più che di revoca) del decreto ingiuntivo da parte dell’ordinanza post-istruttoria, tale
situazione verrebbe comunque a porsi in contrasto con il disposto dell’art.653 co.1° c.p.c., secondo
cui è il decreto ingiuntivo ad acquistare efficacia esecutiva in seguito al rigetto dell’opposizione. Se ne
deve necessariamente dedurre che non potrebbe l’ordinanza in questione sostituirsi al provvedimento
monitorio, posto che è quest’ultimo e non la decisione di rigetto dell’opposizione a tradursi in un
provvedimento definitivamente esecutivo.
Qualora, infine, l’istanza ex art.186 quater fosse accolta solo parzialmente, l’ordinanza emessa - non
potendo, per le medesime ragioni suesposte, revocare il decreto ingiuntivo pur se convertita in
sentenza - rischierebbe addirittura di dare luogo a contraddittorietà di giudicati, verificandosi la
condanna dell’intimato per due somme diverse in dipendenza dello stesso rapporto azionato 137.

11. La definizione del giudizio di opposizione.


Qualora l’opposizione sia rigettata con sentenza passata in giudicato o provvisoriamente esecutiva -
oltre che in caso di estinzione del giudizio in esame - il decreto che non ne sia già munito acquista
efficacia esecutiva. Se ne deduce che la decisione di rigetto non si sostituisce all’originario titolo
costituito dal decreto monitorio, ma piuttosto assiste con il suo passaggio in giudicato, o con la sua
provvisoria esecutività, la condanna insita nel decreto. Di conseguenza ad acquistare efficacia di
giudicato non è il decreto, cui la legge si limita conferire esecutività, ma la sentenza di rigetto.
Il giudizio di opposizione può, viceversa, concludersi con un accoglimento totale dell’opposizione, per
ragioni di rito o di merito, cui deve conseguire - com’è ovvio - la revoca del decreto ingiuntivo
opposto 138.
Ma ad analoga conclusione deve pervenirsi anche in caso di pagamento totale o parziale intervenuto in corso
di causa, nonché in caso di accoglimento parziale dell’opposizione. Per vero - tenuto conto della natura
del giudizio di opposizione, che si concreta nel pieno esame della situazione giuridica controversa -
sembra corretto sostenere che le condizioni di fondatezza dell’azione del creditore debbano essere
riscontrate al momento della pronuncia definitiva nel giudizio di opposizione, e non - come si riteneva
in passato - nel successivo giudizio di esecuzione, in cui si dovrebbe proporre, da parte del debitore
ingiunto, l’eccezione di adempimento. Anche perché nel giudizio di esecuzione non possono farsi
valere fatti estintivi che avrebbero potuto essere dedotti nel processo in cui il titolo è ancora
suscettibile di essere modificato 139. Di conseguenza, qualsiasi pagamento intervenuto nel corso del
giudizio di opposizione comporta la necessità di revocare il decreto ingiuntivo 140 , essendo, tra l’altro,
del tutto illogico mantenere in vita un titolo, eventualmente esecutivo, una volta accertata la
sopravvenuta estinzione del diritto in esso consacrato. L’identica conclusione si impone, ovviamente,
per i casi di accoglimento parziale dell’opposizione per motivi diversi dall’intervenuto pagamento.
In entrambe le ipotesi summenzionate, al decreto ingiuntivo revocato si sostituirà la condanna del
debitore ingiunto, nei limiti del diritto accertato, attesa la natura di domanda di merito sul diritto di
credito azionato, propria del ricorso per ingiunzione.
Quanto al regime delle spese, possono verificarsi le seguenti evenienze: a) la sentenza dichiara la nullità
del decreto o accoglie integralmente l’opposizione per motivi di merito: il provvedimento sulle spese
contenuto nel decreto ingiuntivo viene travolto insieme a questo e, nello stesso tempo, l’opposto sarà
condannato alle spese del giudizio di opposizione; b) l’opposizione viene rigettata integralmente, ma
viene riconosciuta, anche implicitamente, l’invalidità del decreto: le spese della sola fase monitoria
(ma non quelle del giudizio di opposizione) non potranno essere poste a carico dell’ingiunto; c)

137 In tal senso cfr. anche Trib.Vallo della Lucania, ord. 17.3.97, cit.
138 Per tutte, Cass.22.4.92 n.4804, Cass.18.10.83 n.6121.
139 Per tutte, Cass.25.2.94 n.1935.
140 Cass.S.U. 7.7.93 n.7448, Cass.12.2.94 n.1421, Cass.21.12.95 n.13027, Cass. 13.6.97 n.5336, Cass.25.5.99 n.5074.

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l’opposizione viene rigettata integralmente con conferma anche del decreto ingiuntivo: questo
conserva la sua efficacia anche per le spese; d) l’opposizione viene accolta solo in parte: la sentenza si
sostituisce al decreto anche per le spese della fase ingiuntiva. Va, da ultimo, soltanto ricordato che,
non diversamente dalle altre pronunce di condanna, i decreti dichiari esecutivi, a norma degli artt.642,
647 e 648 c.p.c., costituiscono titolo per l’iscrizione dell’ipoteca giudiziale sui beni del debitore
ingiunto, ai sensi dell’art.655 c.p.c.
Roma, 22.10.02. Dr Antonio Valitutti
Giudice del Tribunale di Salerno

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