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Citizen Journalism: Giornalismo Partecipativo E Il Nuovo Modo

Di Fare Informazione
Il citizen journalism ha riportato la democrazia nelle mani delle persone. Un esercito di singole
persone dotate di telefoni cellulari, videocamere e blog sta sostituendo rapidamente i media
tradizionali come fonte di informazione affidabile ad ampio raggio. In questo articolo di
fondamentale importanza, Chris Willis e Shayne Bowman sono stati fra i primi a tentare di
spiegare cos'è realmente il citizen journalism e perché questo approccio dal basso può
rappresentare il futuro dell’informazione.

Sfortunatamente, le convinzioni popolari ritengono che l’informazione proveniente da canali


ufficiali sia di qualità superiore e maggiormente affidabile rispetto a quella prodotta da un blogger
o da una persona qualsiasi con una videocamera traballante. I media tradizionali continuano ad
essere considerati la fonte della verità, ma ciò che ad essi manca è esattamente l’essenza della
verità: la convalida.

Come si distingue il falso dal vero? I media convenzionali hanno una comunicazione a senso unico
con il loro pubblico: non c’è possibilità di fare una controverifica di quello che è stato detto o
scritto. Il citizen journalism al contrario, trova la sua vera forza in un continuo processo di controllo
da parte di una vasta comunità. E' possibile condividere facilmente la propria opinione, essere
d'accordo o in disaccordo con quello che è stato detto grazie alle nuove tecnologie e al Web. Per
questo motivo viene definito giornalismo partecipativo.

Il citizen journalism è:

L’azione di un cittadino o di un gruppo di cittadini che svolgono un ruolo attivo nel processo di
raccolta, stesura, analisi e diffusione delle notizie e dell’informazione. L’obiettivo di questa
partecipazione è fornire un'informazione indipendente, affidabile, accurata, accessibile a tutti e
pertinente di cui una democrazia ha bisogno.

Per capire meglio lo spirito che anima il citizen journalism, e perché può rappresentare un grande
passo avanti nel modo di fare e fruire l’informazione online, devi leggere assolutamente questo
articolo.
Noi Media: Introduzione al Citizen Journalism

Nel suo libro Being Digital (Essere digitali), pubblicato nel 1995, Nicholas Negroponte predisse che
in futuro l’informazione online avrebbe messo i lettori in condizione di scegliere solo gli argomenti
e le fonti di loro interesse.

Il “Daily me” come Negroponte chiamò questo processo, turbò molti custodi del giornalismo
tradizionale. Permettere ad un lettore di ridurre coscientemente la visione d'insieme osservò
qualcuno, avrebbe potuto minare i “fondamenti filosofici degli organi d'informazione”.

Tale previsione, che otto anni fa pareva essere all’avanguardia e destava qualche preoccupazione,
sembra essersi avverata solo in parte. Il Wall Street Journal, MSNBC.com, il Washington Post e la
CNN, tanto per citarne alcuni, offrono tutti ai propri lettori una qualche possibilità di
personalizzazione dell'home page dei rispettivi siti.

Milioni di utenti di Yahoo! personalizzano il proprio notiziario su My Yahoo con le stesse agenzie di
stampa che i giornalisti usano per tutti i quotidiani sparsi per il globo. Il servizio di Google News
utilizza un algoritmo per selezionare i titoli da migliaia di siti di informazione - creando una sorta di
edicola globale.

E gli organi d'informazione, da Fox News e The Drudge Report fino ai singoli blo,g danno alle
notizie il tipo di taglio dogmatico che Negroponte immaginava.

Ma il futuro dell’informazione online è semplicemente uno sviluppo continuo di questa tendenza


- ovvero notizie "a la carte"? Per una democrazia una maggiore personalizzazione significa
necessariamente maggior comprensione?

Nella visione di Watts Wacker, autore e futurologo, la questione non riguarda una maggiore
personalizzazione, ma una maggiore ampiezza delle prospettive. Secondo Wacker, il mondo sta
cambiando velocemente e le persone non riescono ad adattarvisi. Di conseguenza si possono
fissare meno riferimenti culturali comuni. Le idee, gli stili, i prodotti e le abitudini si trasferiscono
sempre più velocemente dalle periferie alla cultura di massa.
Per affrontare la confusione, i consumatori stanno cercando nuove prospettive, sostiene Wacker.
Cercano un’automobile da comprare mentre navigano in Internet, leggendo sia recensioni
professionali che amatoriali.

Ma come si comportano quando si tratta di notizie? E cosa faranno in futuro? Per capirlo Wacker
consiglia di individuare quali saranno le persone del futuro e studiarle oggi.

Come si possono trovare persone che "vivono già nel futuro"? Individuando gli early adopters -
ovvero tutti quelli che per primi adottano le nuove tecnologie sperimentandone tutte le possibilità
di utilizzo.

In Corea del Sud, quello che viene presentato come uno dei servizi online del futuro è arrivato già
da qualche anno.

OhmyNews.com è il più influente sito di informazione del paese, che attira all'incirca due milioni di
visitatori al giorno. Quello che è insolito in OhmyNews.com è legato al fatto che i lettori non solo
possono scegliere le notizie che vogliono leggere, ma possono anche scriverle.

Con l'aiuto di oltre 26.000 utenti-giornalisti registrati, questo giornale online "collaborativo" si è
affermato come un concorrente diretto degli organi d'informazione tradizionali in soli quattro
anni.

A differenza dei suoi concorrenti OhmyNews ha sposato la rapidità, la cooperatività e l'attenzione


alla community tipica del Web.

Ora sembra che la visione del "Daily me" di Negroponte sia stata rimpiazzata dall'idea del "Daily
We".
Dietro la Rivoluzione Del Citizen Journalism

Il Sorgere di "We Media"

La venerabile professione del giornalista sta affrontando uno di quei rari momenti della storia in
cui, per la prima volta, la sua egemonia di custode dell'informazione è minacciata non solo dalle
nuove tecnologie e dai concorrenti, ma potenzialmente dal suo stesso pubblico.

Equipaggiati con strumenti semplici per pubblicare online, connessioni flat e telefonini sempre più
potenti, gli internauti possiedono i mezzi per diventare dei soggetti attivi nella creazione e
diffusione delle notizie e dell'informazione. E tutto questo grazie a Internet.

La Piena Maturità Dei Blog

Internet sta maturando come mezzo d'informazione. I media online si evolvono con ogni evento
informativo importante e mentre i nuovi siti sono diventati più reattivi e più abili a fronteggiare le
crescenti necessità di lettori e visitatori, le community online e i siti di informazione personale
stanno assumendo un ruolo sempre più importante che, fino a poco fa, è stato svolto dai media
tradizionali.
Per quanto attualmente ci siano molti modi per il pubblico di partecipare al processo giornalistico,
ne parleremo in questo articolo, sono i blog che hanno ricevuto maggior attenzione da parte
dell'informazione tradizionale lo scorso anno.

I weblog o blog, come sono comunemente conosciuti, rappresentano l'espressione più attiva e
più sorprendente di questa tendenza alla partecipazione. Questi sistemi di editoria personale
hanno dato avvio ad un fenomeno che mostra i segni di una rivoluzione - offrendo ad ognuno con
il giusto talento e la giusta energia la possibilità di essere ascoltato e letto ovunque nel Web.

I blog sono spesso giornali online innovativi, con i testi disposti in ordine cronologico inverso e
numerosi link, che forniscono spaccati di vita aggiornati sull'autore, oppure opinioni su uno
specifico argomento. Spesso sono pieni di commenti dogmatici, possono rivelare vicende personali
(come ad esempio le riflessioni degli studenti universitari sulla vita in dormitorio) o possono essere
diretti e abbastanza obiettivi.

La crescita dei blog è stata largamente alimentata dall'avvento della banda larga e dai costi
contenuti dei software, spesso disponibili anche gratuitamente. Questi strumenti di facile utilizzo
hanno aperto nuove possibilità di collaborazione senza limiti geografici o di tempo. Il risultato è un
aumento di nuovi modelli sociali e di nuovi mezzi di espressione.

Community come Slashdog.org hanno permesso ad una moltitudine di voci di esprimersi, pur
esercitando un controllo e filtrando le discussioni.

I blog hanno aumentato la loro influenza attirando fasce sempre più ampie di lettori e nello
stesso tempo rivolgendosi ad un pubblico più mirato.

"I blog sono in qualche modo una nuova forma di giornalismo, aperta a tutti quelli che possono
aprire e aggiornare un sito web, e sono esplosi lo scorso anno."
Scrive Walter Mossberg, esperto di tecnologie del Wall Street Journal.
""Il loro punto di forza è che introducono voci fresche su vari argomenti nel dibattito nazionale e
favoriscono la formazione di gruppi di interesse attraverso le loro ramificazioni di link."

Ad esempio è stato riconosciuto il ruolo importante svolto dai blog nell'attirare l'attenzione degli
organi di stampa sulle dichiarazioni di stampo razzista del senatore Trent Lott.
Vicenda che si è poi conclusa con le dimissioni di quest'ultimo da capogruppo di maggioranza al
senato."

La descrizione di Mossberg dei blog come un nuovo tipo di giornalismo potrebbe preoccupare i
giornalisti tradizionali, ma siamo di fronte ad un giornalismo di tipo diverso, non strettamente
limitato da tradizioni e convenzioni tipiche della professione.

Queste attività di coinvolgimento dei cittadini nell'informazione non si limitano ai blog. Si


possono trovare anche nei newsgroup, nei forum, nelle chat, nei sistemi di editoria sociale e nelle
applicazioni peer to peer come i servizi di messaggistica istantanea. In questo modo nuove forme
di partecipazione sono nate grazie alle nuove tecnologie, molti si sono sforzati di trovare loro un
nome. Per convenzione il nome è preso a prestito dalle tecnologie avanzate (cioè forum, blog, reti
di utenti, ecc.)
Il Citizen Journalism dà il Via Alla Conversazione

Il termine che usiamo - giornalismo partecipativo - intende descrivere il contenuto e lo spirito


della comunicazione online che spesso si incontra nei social media. Ecco la definizione pregnante
che abbiamo adottato:

Giornalismo partecipativo: l'azione di un cittadino o di un gruppo di cittadini che svolgono un ruolo


attivo nel processo di raccolta, redazione, analisi e diffusione delle notizie e dell'informazione.
L'intento di questa partecipazione è fornire un'informazione indipendente, affidabile, accurata,
accessibile a tutti e pertinente che ogni democrazia richiede.

Il citizen journalism è un fenomeno in fase emergente che nasce dal basso e nel quale c'è poco o
nessun controllo editoriale, o un formale flusso di lavoro giornalistico che determina le decisioni di
chi vi partecipa. E' invece il risultato di molte conversazioni simultanee e distribuite che
rapidamente sbocciano o sfioriscono nei social network.

Mentre l'esplosione dei blog è un fenomeno recente, l'idea di sfruttare il pubblico per trovare
nuovi spunti o quella di trasformare i lettori in cronisti o commentatori non lo è. Molti organi di
stampa da tempo cercano le notizie all'interno delle loro community e sperimentano la possibilità
di trasformare i lettori in giornalisti.

Nei primi anni '90 i giornali sperimentarono l'idea del giornalismo civico, in cui stimolavano la
partecipazione dei lettori sotto forma di focus group, sondaggi e commenti alle notizie del giorno.
La maggior parte di questi primi tentativi erano incentrati sulle elezioni. In seguito si cercò di
coinvolgere il pubblico in discussioni più focalizzate su problemi di interesse generale come il
razzismo, lo sviluppo e la criminalità.

Secondo un rapporto del Pew Center for Civic Journalism, almeno il 20% dei 1500 giornali
americani promossero una qualche forma di giornalismo civico tra il 1994 e il 2001. Quasi tutti
ritennero che questo avesse avuto un effetto positivo sulla comunità.

Il giornalismo civico ha però una reputazione piuttosto controversa e non tutti sono convinti dei
suoi benefici. Mentre da un lato si tenta attivamente di incoraggiare la partecipazione, dall'altro i
media tradizionali mantengono un alto grado di controllo nell'impostare l'agenda, scegliere i
partecipanti e moderare la conversazione. Qualcuno ritiene che il giornalismo civico sia spesso
troppo vago e focalizzi la sua attenzione su questioni molto generali come la criminalità o la
politica, e non sia invece abbastanza reattivo rispetto ai bisogni quotidiani del pubblico.

Eppure il seme dal quale germoglia il giornalismo civico è il dialogo. Allo stesso modo un'altra sua
caratteristica identificativa è la conversazione e non c'è nessun organo di stampa centrale che
possa controllare lo scambio di informazioni.

La conversazione è il meccanismo che ribalta i ruoli tradizionali del giornalismo e crea uno
scambio di idee dinamico, etico ed egalitario.

La fluidità di questo approccio pone più enfasi sulla pubblicazione di informazioni piuttosto che sul
filtraggio. Le conversazioni si sviluppano nelle comunità sotto gli occhi di tutti. Al contrario gli
organi di stampa tradizionali sono impostati per filtrare le notizie prima di diffonderle. Il dibattito
all'interno della redazione può anche essere improntato alla collaborazione, ma non è aperto
all'esame o alle considerazioni del pubblico.

John Seely Brown, chief scientist di Xerox Corp., ha elaborato ulteriori considerazioni nel libro The
elements of journalism:
"In un'era in cui chiunque può essere un reporter o un commentatore sul Web, ci si sta dirigendo
verso un giornalismo bidirezionale. Il giornalista diventa forum leader o moderatore piuttosto che
semplicemente insegnante o relatore. il pubblico si evolve e non è più formato da consumatori ma
da pro-sumers, una termine ibrido composto da consumer e producer."

La descrizione di Seely Brown suggerisce una relazione simbiotica che già conosciamo. Ma il citizen
journalism non sembra aver bisogno di un "esperto" per svolgere una funzione di mediazione o di
facilitazione. L'abbondanza di blog, forum e community online sembra effettivamente dimostrarlo.

Questo solleva alcune questioni importanti:

 Se il citizen journalism è sorto senza l'aiuto diretto di giornalisti e senza iniziative dei
media tradizionali, quale ruolo svolgeranno questi ultimi in futuro?
 I media tradizionali sono disposti a rinunciare a parte del controllo sull'informazione e a
collaborare attivamente con il loro pubblico?
 O sarà il lettore informato e più consapevole che comincerà a formulare l'agenda delle
notizie?
 L'utilità del giornalismo si conserverà nel tempo?

Il Giornalismo ad un Bivio

Nel suo libro New Values pubblicato nel 1996 l'ex editore del Chicago Tribune Jack Fuller ha
sintetizzato bene il concetto: "il nuovo mezzo interattivo da un lato minaccia lo status quo,
dall'altro garantisce un modo nuovo e stimolante per conoscere il mondo." Questo descrive
abilmente le due diverse opinioni relative alla partecipazione del pubblico al giornalismo.

Non è solo Internet che ha sfidato lo status quo dell'informazione. Nel loro libro del 2001 The
elements of journalism Bill Kovach e Tom Rosenstiel hanno spiegato in modo avvincente che il
business dell'informazione sta attraversando un "momento di transizione".

Secondo gli autori, ogni volta che si è verificato un cambiamento significativo in ambito sociale,
economico e tecnologico questo ha avuto ripercussioni sull'informazione. E' accaduto negli anni
compresi fra il 1830-40 con l'avvento del telegrafo; nel 1880 con un calo del prezzo della carta e
una forte ondata di immigrazione; negli anni '20 del '900 con la radio e la nascita del gossip e del
divismo, negli anni '50 con l'inizio della Guerra Fredda e con l'arrivo della televisione.

L'avvento della cablatura, seguito da quello di Internet e della telefonia mobile, ha portato
l'ultimo sconvolgimento nel mondo dell'informazione. E questa volta il cambiamento può avere
conseguenze drammatiche come spiegano Kovach and Rosenstiel,

"Per la prima volta nella nostra storia l'informazione viene prodotta sempre più da aziende
estranee al giornalismo, e questa nuova organizzazione economica è importante. Ci troviamo di
fronte alla possibilità che l'informazione indipendente venga rimpiazzata in futuro da
comunicazioni commerciali camuffate da notizie."

Kovach e Rosenstiel sostengono che le nuove tecnologie, assieme alla globalizzazione e alla
convergenza dei media, stiano provocando un allontanamento fra il citizen journalism e quello che
sostiene una democrazia in salute.

Chiaramente il giornalismo sta vivendo un processo di ridefinizione del suo ruolo, adattandosi
alle forze dirompenti che lo circondano. Così non c'è da stupirsi che le discussioni sulle forme di
citizen journalism, come i blog, si consumino frequentemente in dibattiti impostati sulla difensiva
in cui si discute di cosa sia il giornalismo e di chi possa legittimamente definirsi giornalista.

Sebbene il dibattito mirato a definire il ruolo del giornalismo sia utile e chiaramente necessario,
allo stesso tempo impedisce alla discussione di considerare il maggior beneficio che si può
ottenere dalla partecipazione del pubblico al processo dell'informazione. Per di più il dibattito
spesso acuisce le differenze ignorando invece le ovvie affinità tra i due processi. Se diamo uno
sguardo ravvicinato ai compiti e ai valori della professione tradizionale, le differenze diventano
meno evidenti.

Da un punto di vista pratico il giornalismo è visto come "una professione di raccolta, redazione e
pubblicazione di notizie e articoli per giornali, riviste, televisione o radio."

In termini di valori fondamentali del giornalismo si discute molto.

Dopo lunghe interviste con centinaia di giornalisti americani, Kovach e Rosenstiel sostengono che
termini come imparzialità, equilibrio e obiettività sono troppo vaghi per essere indicati come
elementi essenziali di questa professione. Dalle loro ricerche, hanno sintetizzato invece questo
concetto: "Il principale proposito del giornalismo è fornire ai cittadini le informazioni di cui hanno
bisogno per essere liberi e autonomi."

Nel caso citato sopra del sito di informazione sudcoreano, vediamo che i valori e le mansioni
tipiche del giornalismo sono centrali nella sua filosofia. La differenza essenzialmente si riduce a
una redistribuzione del controllo - una democratizzazione del mezzo. "Con OhmyNews abbiamo
voluto dire addio al giornalismo del XX secolo, dove la gente vedeva le cose solo attraverso gli occhi
dei media tradizionali", ha detto Oh Yeon-ho, giornalista e fondatore di OhmyNews.com.

"Il concetto principale è che ogni cittadino può essere un reporter", spiega Yeon-ho. "Un reporter è
qualcuno che conosce una notizia e che cerca di informare gli altri."
La Nuova Evoluzione Dell'Ecosistema Dei Media

La differenza più ovvia fra citizen journalism e giornalismo tradizionale è legata alla diversità delle
strutture e delle organizzazioni che li producono.

 I media tradizionali sono costituiti da organizzazioni gerarchiche con fini commerciali. I


loro modelli di business sono le trasmissioni e pubblicità mirate. Essi valutano
rigorosamente il flusso di lavoro, la sua redditività e la sua integrità.
 Il citizen journalism è creato da comunità collegate in network che danno più importanza
alla conversazione, alla collaborazione e all'uguaglianza rispetto alla redditività.

Clay Shirky, un professore associato della New York University, interpellato sugli effetti economici
e sociali delle tecnologie legate a Internet, vede la differenza in questi termini:

"L'ordine delle cose nella diffusione dell'informazione è 'prima filtra poi pubblica'. Nelle community
è 'prima pubblica poi filtra'.

Se vai a una festa, non sottoponi i tuoi pensieri ai padroni di casa, in modo che ti dicano quali
possono essere pronunciati davanti a tutti e quali no, ma questo è il funzionamento
dell'informazione. I giornalisti sottopongono le loro notizie alla verfica della redazione prima di
diffonderle al pubblico. I membri di una community, al contrario, dicono quello che hanno da dire, e
solo in seguito la parte buona viene separata da quella mediocre."

Molti giornalisti sono sprezzanti nei confronti del giornalismo partecipativo, particolarmente
verso i blogger, che considerano dilettanti senza capacità o interessati solo a loro stessi. Viceversa
molti blogger giudicano i media tradizionali come un club esclusivo ed arrogante che pone la
difesa dei propri interessi e la propria sopravvivenza economica sopra le responsabilità sociali di
una stampa libera.

Secondo Shirky, quello che i media tradizionali non capiscono è che nonostante una carenza di
preparazione o di formazione giornalistica degli internauti, il Web stesso agisce come un
meccanismo di selezione, con la differenza che "la valutazione editoriale viene fatta dopo, non in
anticipo."

In "The Elements of Journalism", Kovach and Rosenstiel hanno un punto di vista simile:

""Questo tipo di interazione hi-tech è un giornalismo che assomiglia nuovamente ad un dialogo,


come accadeva quattrocento anni fa alle origini della professione nei caffè e nelle public houses
inglesi. Vista sotto questa luce, la funzione del giornalismo non è sostanzialmente cambiata
nell'era digitale. Le tecniche possono essere differenti, ma i principi fondamentali sono gli stessi.""

Ciò che sta emergendo è un nuovo ecosistema dei media, dove le community online discutono e
approfondiscono le notizie create dai media tradizionali. Queste community producono anche
citizen journalism, informazione dal basso, annotative reporting, commenti, verifiche dei fatti e i
media tradizionali le nutrono, utilizzandole come serbatoi di suggerimenti, fonti e idee per storie.

Scott Rosenberg, capo redattore di Salon.com, spiega,

"I blog espandono l'universo dei media. Sono una forma di vita nell'informazione che è originaria
del Web, e aggiungono un nuovo ingrediente al nostro miscuglio, qualcosa di pregiato, qualcosa
che non sarebbe potuto esistere prima del Web.

Dovrebbe essere ovvio che i blog non sono in competizione con il giornalismo "istituzionale", ma
piuttosto sono di complemento. Se i professionisti sono criticati per essere impersonali, cauti,
corporativi e conformisti, i blogger sono l'opposto quasi sotto ogni aspetto: sono sconsiderati,
confessionali, bizzarri e conformisti."

Dan Gillmor, uno dei difensori più eloquenti del blogging, nonchè giornalista tecnologico e blogger
per il San Josè Mercury News, descrive questo ecosistema come "la nuova ondata del
giornalismo". In un post sul suo blog del 27 marzo 2002, Gillmor descrisse i principi che
definiscono l'attuale movimento "We Media":

 I miei lettori ne sanno più di me..


 Questo non è una minaccia, ma piuttosto un opportunità.
 Possiamo sfruttare questo tutti insieme per creare qualcosa a metà tra un seminario e una
conversazione, arricchendoci a vicenda.
 L'Interattività e le tecnologie della comunicazione - sotto forma di email, blog, forum di
discussione, siti web e altro ancora - rendono tutto questo possibile.