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I giornali on-line: come sta diventando

l’informazione dei quotidiani.

“Intere generazioni stanno crescendo e cresceranno


avendo a disposizione tecnologie di comunicazione
e di scambio dati impressionanti e sarà molto difficile
convincerle che c’è qualcosa di buono, interessante
e divertente anche in uno sgualcito insieme di sottili
fogli di carta acquistato all’edicola”
Vittorio Sabadin,
L’ultima copia del New York Times

La considerazione di Vittorio Sabadin è alla base di questo


capitolo in quanto mette in chiaro in poche righe qual è la
questione che mi ha portato ad iniziare la tesi con questo
argomento, ovvero come cambia il mondo dell’informazione dei
quotidiani con l’utilizzo diffuso di internet e, di conseguenza,
l’analisi di quelle che sono le caratteristiche “standard” che si
possono notare nel mare di informazione che è il web e del suo
rapporto con chi produce tradizionalmente l’informazione.
A detta di uno degli inventori del World Wide Web, Tim
Berners-Lee, internet ha cambiato il mondo dell’informazione
probabilmente più dell’invenzione della stampa da parte di
Gutenberg.
Nato come una rete di comunicazione interna, il web è
diventato una rete globale grazie ad una decisione storica, presa il
30 aprile del 1993, quando il Cern di Ginevra annunciò che il
nuovo sistema sarebbe stato disponibile a tutti, senza costi.
Secondo un rapporto della World Association of Newspapers,
l’incremento medio degli utenti è del 20% l’anno. La maggior
parte degli utenti ha un’età compresa tra i 18 e i 34 anni ed è
seguita da quarantenni: sono proprio le fasce di utenti che i

1
giornali tradizionali cercano di attirare a sè. Internet è già il
secondo media consumato nel trascorso della casa dopo la
televisione, ma con le nuove connessioni a banda larga le
abitudini domestiche tenderanno a cambiare ulteriormente.
L’accesso a linee veloci ridurrà, ancora di più, il tempo trascorso
a guardare la televisione, ad ascoltare la radio o a leggere un
giornale.
Quando si parla del rapporto che internet ha instaurato con
il giornalismo ci si trova in un campo che è difficile da analizzare
in quanto la definizione dei rapporti tra un medium nuovo (il
Web) e un mestiere “antico” come il giornalismo, sono ancora in
via di definizione. Probabilmente non sarà mai molto facile
stabilire una descrizione completa e definitiva del rapporto di
influenza e cambiamento che intercorre tra questi due soggetti,
proprio perché entrambi sono in costante aggiornamento. Le
nuove tecnologie digitali sono in continuo sviluppo e fermento
innovativo e il loro utilizzo nel campo del giornalismo non può
che rispecchiare queste caratteristiche di continuo progresso e di
perenne innovazione. Il titolo del film di Toto’ “Chi si ferma è
perduto” calza a pennello per descrivere la situazione di
mutamento che si trova ad affrontare il giornalismo in tutte le sue
forme. Non è facile descrivere come il giornalismo,
specificatamente quello dei quotidiani, sia cambiato con la
diffusione capillare di internet. Due cose sono però sempre vere:
la rete abbassa terribilmente i costi per produrre informazione e
da voce a quanti prima non ne avevano avuta1.

1
R. Staglianò, Giornalismo 2.0. Fare informazione al tempo di Internet, Carocci,
Roma, 2004

2
Storicamente il rapporto “ufficiale” tra il mondo del
giornalismo e il nuovo media nasce nel 1993. L’anno in cui
internet fu “aperto al pubblico” il San Jose Mercury News aprì le
porte dell’informazione ad internet mandando in rete, ospitato
all’interno del portale America OnLine, il primo sito web di un
quotidiano. L’accesso al sito era a pagamento, 9.95 dollari al
mese. Anche se la grafica non era molto accattivante e l’accesso
era a pagamento, il sito del quotidiano riuscì comunque a
conquistare i favori di molti lettori perchè offriva essenzialmente
due servizi nuovi ed innovativi: la possibilità di consultare un
archivio e quella di poter creare un filo diretto con i giornalisti
della testata tramite l’utilizzo delle e-mail.
Già nel 1994 molte tra le testate più importanti negli Stati
Uniti, come The New York Times, il Washington Post e Usa
Today, fecero il loro ingresso nel mondo virtuale anche se non
era ancora ben chiaro il modo in cui una testata giornalistica
dovesse comportarsi nei confronti della rete. L’ingresso di molti
gruppi editoriali in internet è stato favorito, almeno inizialmente,
dagli “abbagli” sui grandi guadagni che la “new economy”
sembrava offrire senza troppe difficoltà. Ma ben presto chi si era
lanciato a capofitto in questa avventura si dovette ricredere a
causa dell’esplosione della bolla speculativa della “new
economy” nel 2000. Questo evento implicò un ripensamento e un
ridimensionamento dell’idea che vedeva come inarrestabile
l’avanzata, sempre più veloce e imponente, verso la rete. La
strada di internet comunque non fu piu’ abbandonata.
Anche in Italia la “febbre da internet” nei gruppi editoriali
prese piede. A metà anni ’90 si registra lo sbarco in rete del sito

3
dell’Unione Sarda, giornale di proprietà di Nichi Grauso,
fondatore della compagnia Tiscali. A seguire l’esempio del
quotidiano sardo fu, inizialmente, L’Unita’ ; ma dopo poco tempo
tutte le grandi testate del nostro paese intrapresero la strada del
web senza di fatto abbandonarla più, pur vivendo momenti di
altalenante fortuna. I problemi principali che una testata
incontrava, negli Stati Uniti come in Italia e nel resto dei paesi
economicamente sviluppati, erano fondamentalmente due: il
modello economico che doveva sostenere e finanziare la
produzione e la trasmissione delle notizie in rete e il modo in cui
queste dovevano essere presentate.
In questo stadio iniziale dello sviluppo dell’informazione
su internet i problemi su cui gli addetti ai lavori dovevano
ragionare, e trovare delle soluzioni adeguate, erano
sostanzialmente tre:
- non era possibile avere lo stesso contenuto su due mezzi diversi
tra loro;
- al mezzo diverso doveva corrispondere un diverso modo di
trattare l’informazione;
- la diversità del pubblico e della destinazione d’uso richiedeva
un approccio commerciale specifico2.
Gli editori e i direttori delle testate capirono molto presto
che non era attraente, per i lettori, trovare sul sito web gli stessi
identici contenuti del giornale cartaceo. La cosiddetta tecnica del
repurposing3, con la quale, per esempio, il “Corriere della sera”
era sbarcato sul web, fu abbandonata ben presto. Secondo Carelli,
2
S. Peticca, Il giornale on line e la società della conoscenza, Rubettino, Soveria
Mannelli, 2005, pp. 67 - 68
3
Questa tecnica consiste, come dice il nome stesso, nel riproporre sul web i
medesimi contenuti del prodotto cartaceo.

4
infatti “l’informazione online gode di alcune peculiarità legate
alla specificità del mezzo sul quale viene veicolata (internet) che
la rendono profondamente diversa da quella dei media
tradizionali”4.
Quello che fu più difficile da individuare era il modello
economico che potesse essere in grado di sostenere
finanziariamente una struttura nuova e adeguata, che facesse su
internet informazione indipendentemente dal rapporto col
giornale cartaceo. Tuttora un modello che sia efficace nel
sostenere le spese e nel produrre dei guadagni non si è imposto
con chiarezza tra gli operatori del settore, ma vi sono delle strade
che sembrano più percorribili delle altre e di cui si parlerà
nell’ultimo paragrafo di questo capitolo.
Certo è che, mentre molte sperimentazioni sono in atto, il
numero degli utenti della rete cresce a ritmo serrato allargando
sempre più la base di mercato che, oltre a crescere
numericamente, migliora i propri standard tecnologici, di
produzione e fruizione, grazie alla rapida diffusione dei
collegamenti a banda larga e Wi-Fi.
Anche per questi motivi, la gerarchia di importanza tra
quotidiani cartacei e corrispettivi web sta cambiando all’interno
delle stesse redazioni. Ormai non si aspetta più di pubblicare gli
articoli nella versione su carta, ma i pezzi scritti dai giornalisti
della testata vengono prima pubblicati sul sito web e poi escono
su carta il giorno dopo. Inoltre, molti quotidiani in fondo agli
articoli o alle pagine inseriscono richiami specifici ai lettori per

4
E. Carelli, Giornali e giornalisti nella rete. Internet, blog, vlog, radio, televisione e
cellulari: i canali e le forme della comunicazione giornalistica, Apogeo, Milano,
2004, p. 25

5
andare a visitare il sito web dove trovare approfondimenti,
multimedia e magari le fonti dalle quali è stato tratto l’articolo.
Oltre ad una evidente e necessaria integrazione tra
redazioni web e redazioni su carta e una conseguente sinergia
nella produzione di contenuti, si viene a creare un “full-time
informativo” tra sito e quotidiano, che non conosce soste, 24 ore
su 245. Molte testate giornalistiche, comunque, continuano a
vedere il proprio sito web come una copia elettronica del prodotto
tradizionale, ma sono sempre di meno. Questo non è certo il
modo migliore per sfruttare le potenzialità offerte dal web. I siti
migliori, infatti, sono quelli dei quotidiani in cui non esiste più
l’idea di “conflitto” tra carta e web: si ritiene, anzi, che la
maggior offerta multimediale, di approfondimenti tramite link e
ipertesti e di maggiore partecipazione e ricerca del contributo
informativo dei lettori sono tra le caratteristiche principali che
consentono di attirare l’attenzione di un numero sempre maggiore
di consumatori di informazioni. Il nuovo mezzo ha permesso ai
quotidiani di competere ad armi pari con le radio, le televisioni e
le agenzie stampa in tutti gli aspetti riguardanti la produzione di
informazioni: il tempismo, gli approfondimenti e gli
aggiornamenti costanti aggiungendo, quando è il caso, accanto al
testo la forza del suono e delle immagini fisse o in movimento.
Addirittura, l’informazione che si sviluppa su internet ha
un qualcosa in piu’ rispetto all’equivalente su altri media. La
World Association of Newspapers ha definito, infatti, l’offerta
informativa dei quotidiani tradizionali come un dare le notizie,
mentre sul web si “crea conoscenza”6.
5
V. Sabadin, op. cit., p. 65
6
Ibidem p. 67

6
Il processo di produzione della conoscenza nel mondo
attuale ci consente di parlare, nell’era informazionale, di una vera
e propria “società della conoscenza”. Sara Peticca spiega perchè
questa definizione calza a pennello alla società attuale sostenendo
che “l’informazione diffusa e condivisa attraverso il computer
non ha modificato solo il modo di trasmettere i contenuti, ha
anche determinato cambiamenti significativi nelle strutture
cognitive, nelle reazioni sensoriali e nelle forme di percezione
della mente umana. In questo senso, l’arricchimento di
conoscenza che ne deriva, è determinato dalla possibilità di
aumentare continuamente le informazioni a disposizione e di
rendere possibile la trasmissione del proprio pensiero a milioni di
persone realizzando, cosi’, nuove forme di socializzazione”7.
Stiamo quindi vivendo in un epoca in cui le informazioni hanno,
per la prima volta, una natura soprattutto emozionale, vengono
interiorizzate dai lettori che le arricchiscono e le adattano alle
loro esigenze caricandole di emotività, trasformandole, cosi’, in
conoscenza.

1.1Spazio e tempo
“Chi è grande non sconfiggerà più
chi è piccolo, ma chi è più veloce
batterà quelli che sono lenti”
Rupert Murdoch

7
S. Peticca, op. cit., p. 3

7
Il bisogno di diffondere informazioni ha sempre incontrato
dei limiti fisici quali le distanze di tempo e le distanze di spazio;
l’evoluzione tecnologia nel corso della storia, dai segnali di fumo
alle tavolette di argilla, e poi passando per la radio e il telefono, è
progredita cercando di ridurre queste distanze.
Con internet le categorie di spazio e tempo vengono
profondamente modificate, mutando così non solo i modi di
produzione delle informazioni, ma anche le modalità della loro
fruizione, con la conseguenza di modificare i concetti di spazio e
tempo anche nei processi di interazione sociale.
Lo spazio diventa una variabile indipendente perché sul
web ce n’è molto a disposizione e lo si può usare a piene mani
per riempirlo di informazioni che incontrano il loro unico limite
proprio nel tempo che il lettore dedica alla loro lettura. Lo spazio
del web è uno spazio che è differente dall’idea che abbiamo
sviluppato noi esseri umani nel mondo reale.
Weinberger nel suo “Arcipelago Web” definisce lo spazio
creato sul web come uno spazio “interconnesso, dinamico, poco
definito, esplosivo”; le dimensioni di questo spazio aumentano
con l’aumentare del numero dei siti disponibili in rete, ma le
“dimensioni spaziali” del “luogo internet” aumentano
effettivamente solo quando questi siti vengono visitati, altrimenti
rimangono solo pagine che nessuno ha mai visto, alla stregua di
un luogo che non esiste8.
In un giornale on line il nuovo media consente al
giornalista di non avere limiti di spazio per trattare una
determinata notizia, le pagine a disposizione sono virtualmente

8
D. Weinberger, Arcipelago Web, Sperling e Kupfer Editori, Milano, 2002

8
illimitate per cui una notizia può essere trattata e approfondita in
maniera completa e soddisfacente anche per i lettori più esigenti.
Inoltre, questo spazio illimitato consente di collegare la notizia
principale ad altri approfondimenti o ad articoli d’archivio del
giornale o addirittura ad altri siti internet. Insomma, come
sostiene Carelli “su internet la qualità è data anche dalla
quantità!”9.
Un altro fattore che non può essere tralasciato riguarda il
costo economico differente che si ha nella gestione degli spazi tra
un quotidiano cartaceo e un quotidiano online. La spesa per
l’acquisto della carta è ancora una delle maggiori voci di uscita
dei quotidiani, mentre la spesa per i byte è minuscola rispetto
all’investimento totale di una testata online. Questa variabile
economica ha dei risvolti importanti nella fisionomia del prodotto
finale perché, mentre nel giornale stampato l’occupazione degli
spazi nelle pagine è molto rigida e richiede una serie di scelte ed
esclusioni delle notizie da pubblicare, nell’online questa necessità
di scelta ed esclusione tra cosa pubblicare e cosa no si riduce di
molto. È chiaro che in un contesto del genere risulta sempre più
importante il ruolo di selezione operato dai giornalisti. L’online
non è una specie di discarica delle notizie dove può essere
pubblicata qualunque cosa solo perché c’è abbondanza di spazi,
anche in rete il giornalista deve filtrare il flusso delle
informazioni e decidere di pubblicare delle notizie solo quando
queste meritano un posto in pagina.
Per quanto riguarda il fattore tempo, internet spazza via la
concezione di periodicità tipica di tutti gli altri mezzi di

9
E. Carelli, op. cit., p. 25

9
comunicazione di massa. Il telegiornale e il giornale radio hanno
degli orari predefiniti in cui vanno in onda; per leggere un
quotidiano “nuovo” bisogna aspettare che esca in edicola la
mattina. Internet ha rivoluzionato questo concetto introducendo
un flusso continuo, 24 ore su 24, di notizie nuove o aggiornate in
tempo reale in quanto “la rete ha in sé una vocazione
continuativa, in cui del flusso delle notizie si da conto man mano
che queste avvengono”10. La notizia sui siti internet viene messa
immediatamente a disposizione dei lettori, anche se, talvolta, la
necessità di pubblicare immediatamente una data notizia non
permette una verifica seria e definitiva sulla sua veridicità, per cui
il ruolo di controllo e mediazione del giornalista viene limitato a
tutto vantaggio dell’immediatezza dell’informazione e del
desiderio di superare i diretti concorrenti senza rischio di
prendere un “buco”11( ma, anzi, di darlo). Ovviamente
l’aggiornamento continuo non è un obbligo ma una possibilità in
più, rispetto ai mezzi tradizionali, che bisogna usare con
decisione ma anche con tutta la prudenza del caso per evitare di
farsi abbagliare dalla fretta e rendere pubblica una notizia che
non è stata verificata in profondità.
Inoltre, il sito internet può riportare degli aggiornamenti
costanti anche per avvenimenti che accadono in altre parti del
mondo, proprio perchè non ha degli orari precisi ed è regolato da
un processo continuativo di aggiornamenti: a qualunque ora ci si
colleghi, si possono leggere notizie aggiornatissime che
provengono da ogni parte del mondo senza doversi adattare alle

10
R. Staglianò, op. cit., 42
11
Un “buco” si ha quando una testata arriva in ritardo a pubblicare una notizia che
dei concorrenti hanno reso già pubblica.

10
esigenze dei fusi orari. Per quel che riguarda un quotidiano
online, il bisogno di aggiornamenti continui è normale e quasi
fisiologico perché le redazioni tendono a seguire l’andamento
delle notizie in diretta; ma, rispetto a quando internet non
esisteva, la redazione oltre a seguire gli eventi può anche
pubblicarne gli aggiornamenti in tempo reale senza aspettare di
elaborare la pagina che verrebbe stampata e letta la mattina
successiva. Così facendo i quotidiani stanno interiorizzando
sempre di più i riflessi tipici delle agenzie stampa, alle quali
incomincia ad accomunarle la velocità di reazione, rispetto
all’accadere dell’evento, e la copertura continua12.
I migliori siti di informazione sono quelli che mantengono
aggiornati costantemente i propri contenuti. Infatti “la rete è
ormai considerata dagli utenti uno dei canali privilegiati quando
si richiedono soprattutto informazioni tempestive”13.
La vera sfida che tutti i giornali del mondo hanno iniziato
ad affrontare non vede il suo campo di battaglia nel mercato
dell’editoria, ma in quello del tempo, del tempo dei consumatori
di informazioni. Per questo motivo il valore che i quotidiani
possono vendere ai pubblicitari è il tempo che il lettore trascorre
a sfogliare un giornale.
Dal momento che sul web i concetti di spazio e tempo non
hanno più il valore che fino ad oggi veniva loro assegnato, anche
i concetti di locale e globale si confondono e si intrecciano
nell’ormai famoso termine “glocalizzazione”, ovvero
localizzazione globale. “Questo vuol dire” - sostiene Carelli -

12
R. Staglianò, op. cit., p. 45
13
M. Pratellesi, New journalism. Teorie e tecniche del giornalismo multimediale,
Bruno Mondadori, Milano, 2004

11
“che la rete nonostante sembri avere una vocazione naturale alla
vastità, alla mondializzazione, a essere appunto World Wide Web,
funziona benissimo anche per comunicare eventi in ambito
geografico molto piccolo o per rivolgersi ad un pubblico molto
ristretto, a minuscoli gruppi di pubblico, cosiddetti di nicchia”14.
Secondo una ricerca effettuata nel 2001 da “cPulse, the
Internet Satisfaction Monitor” risulta che il 44% dei consumatori
di notizie locali si è detto “molto soddisfatto” della propria
esperienza contro il 37% di quelli che hanno letto, invece, notizie
nazionali. Questi risultati hanno portato molti quotidiani online
statunitensi ad incrementare il settore delle notizie locali15.
Questo processo è molto presente anche nei siti internet dei
grandi quotidiani italiani che danno, non solo sulla carta, molto
spazio alle redazioni locali.

1.2Il linguaggio
Un’analisi dei giornali online e delle novità che essi
portano con sè non puo’ prescindere da uno sguardo attento al
linguaggio utilizzato nelle sue diverse sfaccettature. La necessità
di porre lo sguardo su come i testi vengono scritti, e quindi
appaiono agli occhi e agli apparati cognitivi del lettore, si basa su
due tesi facilmente condivisibili. La prima concerne, nello
specifico, il campo giornalistico e si basa sull’assunto che il
giornalismo online porti con sè una serie di novità di tipo
linguistico che lo distinguono nettamente dal giornalismo della
carta stampata e che vanno necessariamente esaminate, per
comprenderne i modi di utilizzo e i cambiamenti che comportano
14
E. Carelli, op. cit., p. 28
15
R. Staglianò, op. cit., pp. 48 - 49

12
nel flusso informativo. La seconda tesi è di carattere piu’ generale
e prende le mosse dall’importanza che riveste il linguaggio
utilizzato sul web in quanto “tutte le interazioni in Internet sono
prevalentemente di tipo linguistico”16.
Per entrare in maniera piu’ specifica nell’analisi del
linguaggio del web e del giornalismo online occorre partire
dall’affermazione di Davide Frattini nel suo saggio La scrittura
per il Web: “Creare un sito efficiente non significa solo avere una
grafica e suoni iper-attraenti, ma vuol dire anche creare testi che
siano in grado di attrarre l’attenzione degli impazienti navigatori,
portandoli a leggere quello che c’è scritto”17.
Nel web la comunicazione e lo scambio di informazioni
sono focalizzate sui singoli consumatori e questi a loro volta sono
diventati, come vedremo piu’ avanti, produttori di informazione.
Il linguaggio dei giornali online, quindi, deve essere chiaro e
parlare a tutti, arricchendosi grazie alla collaborazione e alle
pratiche di conversazione degli utenti della rete. Il linguaggio di
internet è “vivo” perchè “estremamente creativo, bidirezionali,
capace di promuovere nuove forme di socializzazione”18.
Per la scrittura sul web non esistono vere e proprie regole
da rispettare, per cui molti scrittori online si sono costruiti da soli
il loro stile. Crawford Kilian, docente di scrittura al Capilano
Community College della British Columbia in Canada, ha cercato
di rimediare alla penuria di letteratura in questo campo con il suo

16
S. Peticca, op. cit., p. 108
17
D. Frattini, “La scrittura per il Web” in E. Carelli, op. cit., p. 35
18
S. Peticca, op. cit., p. 108

13
Writing for the web, fornendo una serie di “regole”19 da tenere a
mente per scrivere un buon testo sul web.
Alla base di un testo web, secondo Kilian, c’è la sua
brevità, che dovrebbe ovviare alla maggiore difficoltà e lentezza
nella lettura di un testo su uno schermo. I testi che nascono per le
pubblicazioni online devono, quindi, essere legati alle esigenze di
fruizione, e cioè anche alla velocità della lettura sullo schermo di
un computer che è ridotta rispetto alla carta stampata. Per questo
motivo, “si devono dire le cose nella maniera più densa e
compatta possibile, facendo entrare il maggior numero di idee nel
minor numero di parole”20. Il testo deve essere molto scandito e
spezzettato possibilmente in diversi sottoparagrafi. Non bisogna
preoccuparsi di spezzettare le frasi con la punteggiatura perchè
scrivere utilizzando periodi brevi aiuta a semplificare, sintetizzare
e rendere piu’ chiaro il discorso. Inoltre, il discorso puo’ essere
anche spezzettato con elementi che rientrano in altre forme di
linguaggio, anche grafiche o visive. Per semplificare il più
possibile un paragrafo lungo, è preferibile scomporlo in liste per
punti che consentono al lettore di individuare immediatamente le
singole voci. Kilian, inoltre, consiglia di non utilizzare giri di
parole che possono risultare inutili, ma ritiene preferibile
l’utilizzo di verbi in forma attiva e non passiva secondo la logica
per cui “dove si può dire la stessa cosa con una parola anziché
con tre, il dubbio non sussiste”. Pratellesi aggiunge anche la
necessità di utilizzare parole semplici e di facile comprensione
per tutti, lasciando da parte quei termini che fanno sembrare un

19
Più che di regole sarebbe meglio parlare di accorgimenti in quanto non è detto che
non rispettando i consigli di Kilian non si possa scrivere un buon testo web.
20
R. Staglianò, op cit., p. 65

14
testo piu’ colto ma che possono rischiare di risultare
incomprensibili al lettore medio21. Tutti questi accorgimenti
rispondono ad un principio che, ormai da tempo, circola nella rete
e riguarda il modo in cui chi produce un messaggio, o una
notizia, deve rapportarsi al lettore. Il principio è racchiuso
nell’acronimo Kiss, Keep it simple, stupid (Rendilo semplice,
stupido). Ovvero, presenta ed esponi le cose in maniera semplice
e chiara, altrimenti il lettore che visiterà il tuo sito non sarà
soddisfatto di quello che troverà e cercherà le stesse notizie in
altri siti.
Il lettore deve essere sempre al centro delle attenzioni di
chi scrive, per cui bisogna cercare di fornirgli la possibilità di una
navigazione facile, piacevole e che stimoli il suo interesse sia dal
punto di vista testuale che dal punto di vista grafico - visivo.
Nel giornalismo online il titolo della notizia assume un
carattere sempre più importante, dovendo anticipare il contenuto
del testo e non dovendo “schioccare” il lettore, come spesso
avviene in forme di giornalismo più tradizionale. A differenza di
quanto avviene nei giornali stampati, sui siti internet “i titoli sono
meno a effetto, ma molto più chiari, diretti e mirati a rispecchiare
i veri punti salienti dell’informazione”22. Il corpo della notizia
deve essere possibilmente breve e molto chiaro, composto da
blocchi di testo non molto lunghi nei quali le parole chiave siano
enfatizzate e magari ben visibili grazie all’uso del grassetto, in
modo tale da rendere la lettura non troppo contorta e faticosa23.
21
M. Pratellesi, op. cit., p. 105
22
M. Pratellesi, op. cit., p. 75
23
E. Carelli, op. cit., p. 36.
A questo proposito e’ utile citare una ricerca effettuata da Jakob Nielsen che ha
scoperto che quasi quattro quinti degli utenti di internet non legge, ma si limita a fare
una rapida scansione dei contenuti della pagina. In un contesto di fruizione del

15
Possono, poi, essere utili anche dei piccoli spazi o delle righe
vuote, che diminuiscono l’impatto monotono di una pagina scritta
in maniera molto fitta, dando una boccata d’ossigeno al lettore e
favorendo un maggiore ordine visivo del testo. Il lead, l’attacco
del pezzo, conserva online la sua importanza – come sulla carta
stampata – per cui la “regola aurea” delle 5 W vale a maggior
ragione in un mondo in cui le notizie devono essere raccontate
nella maniera piu’ semplice e diretta possibile. Nelle prime righe
del pezzo rimane ancora fondamentale, quindi, rispondere alle 5
domande: chi, cosa, dove, quando e perchè. Talvolta il titolo
dell’articolo puo’ anche contenere tutte le informazioni richieste
nel lead, sostituendolo di fatto.
Anche se non esistono delle vere e proprie regole pratiche,
la direzione verso cui si muove la scrittura sul web è quella di una
semplificazione sempre crescente, che risponde all’idea secondo
cui la questione essenziale alla quale chi produce il contenuto del
testo deve cercare di fare molta attenzione è la curiosità del
navigatore. In ogni sito web, compresi quelli dei quotidiani
online, ogni elemento testuale e ogni elemento grafico devono
essere sempre elaborati e migliorati per rendere l’esperienza
dell’utente la più piacevole e interessante possibile. Per questo
motivo, secondo Jakob Nielsen, è fondamentale iniziare la pagina
o l’articolo con le conclusioni più importanti (il lead di cui sopra)
in modo tale che l’utente possa trovare immediatamente nel suo
percorso di lettura le linee principali del discorso così da poter
decidere se continuare a proseguirlo usando anche gli strumenti

genere evidenziare graficamente le parole chiave del testo aiuta il visitatore della
pagine nella sua lettura. (www.html.it)

16
di approfondimento di cui internet consente un uso molto vasto24:
i link e la multimedialità, dei quali si tratterà nel prossimo
paragrafo.
Infine, per quanto riguarda l’aspetto puramente grafico e di
visualizzazione sullo schermo, bisogna sottolineare l’importanza
che riveste l’home page di ogni sito internet e in special modo
quella di un quotidiano on line. La home page è la “vetrina delle
offerte” in cui la testata mostra i suoi pezzi più pregiati e che
deve apparire sempre aggiornata pur nel rispetto delle
fondamentali gerarchie delle notizie. Tutto questo deve avvenire
all’interno di una pagina la cui struttura è sostanzialmente rigida
e tale da consentire solo poche variazioni nella disposizione delle
notizie e degli spazi, in modo tale da rappresentare una sorta di
punto di riferimento per il lettore che già conosce il sito e quindi
si potrà muovere agilmente tra le varie sezioni e aree della
pagina.

1.3 La forma: ipertesto, link, multimedialità


“Ts’ui Pen avra’ detto qualche volta:
‘Mi ritiro a scrivere un libro’.
E qualche altra volta:
‘Mi ritiro a costruire un labirinto’.
Tutti pensarono a due opere;
nessuno penso’ che libro e labirinto
fossero una cosa sola”
Jorge Luis Borge,
Il giardino dei sentieri che si biforcano

Il linguaggio di internet non è esclusivamente un


linguaggio verbale, peraltro strutturato su diversi livelli testuali,
ma anche audiovisivo.

24
Ibidem, p. 37

17
La struttura di un sito di informazione online è molto
flessibile nella sua fruizione perchè offre al lettore la possibilità
di selezionare solo ciò che rientra nei suoi interessi. La curiosità
del navigatore dovrà, quindi, essere stimolata dall’abilita’ del
giornalista, che nella Home page del sito farà apparire in maniera
“accattivante” le notizie che potrebbero interessare maggiormente
una quantità più vasta possibile di visitatori. Gli strumenti a
disposizione dei giornalisti online per far si che i navigatori
usufruiscano delle notizie offerte da un determinato sito internet
sono diversi e fondamentalmente nuovi rispetto a quelli esistenti
per la carta stampata.
Il web mette in crisi il modello testuale con la sua classica
logica sequenziale e anche la sua tecnologia di scrittura. Su
internet si è giunti alla produzione di ipertesti, come rete di testi e
multimedialità con immagini fisse, in movimento e suoni;
dunque, il web, nella sua complessità e generalità, ha bisogno di
un modello non lineare di testi e di un modello non più
esclusivamente testuale25.
Per giungere ad una descrizione del testo ipertestuale e
multimediale occorre che il concetto di testo venga scorporato,
guardando ai diversi aspetti del contenuto e della forma. In
quanto contenuto, il testo si richiama al significato di testis,
testimonio, che documenta e garantisce l’esistenza di qualcosa di
esterno al testo stesso; in quanto forma, invece, il testo si
richiama al concetto di textum, tessuto, che è caratterizzato da
una struttura di relazioni interne che lo tengono unito e gli danno
coerenza.
25
G. Lughi, Parole on line. Dall’ipertesto all’editoria multimediale, Guerini e
Associati, Milano, 2001, p. 12

18
Nell’epoca della comunicazione mediata dal computer
l’espressione più moderna del textum è l’ipertesto, che ha giocato
un ruolo fondamentale nel passaggio verso la nuova testualità del
web, aprendo la dimensione lineare verso la molteplicità e la
reticolarità. Esso ha portato a modificare l’approccio al testo dei
lettori da una dimensione lineare ad una reticolare, “dal sentiero,
al labirinto”. Questa possibilità di scrittura e lettura non lineare
non è dovuta solo all’accresciuta libertà del lettore. Essa dipende
direttamente dalle caratteristiche specifiche del supporto su cui
avviene la lettura, e cioè la memoria magnetica dei computer. La
sua peculiarità tecnica consiste proprio nel fatto che i dati
possono essere organizzati facilmente in strutture complesse e
che per rappresentare tutte le relazioni che possono collegare i
vari elementi bisogna usare una struttura a rete26. Questa struttura
trova nel computer il suo supporto ideale grazie alle sue grandi
capacità di memorizzazione, alla velocità nel recupero dei dati e
alla possibilità di apportare modifiche ai dati, e quindi ai testi, in
ogni momento.
L’ipertesto è, dunque, quella struttura organizzativa del
testo che consente al lettore di poter usufruire di diversi livelli di
approfondimento che si dispiegano solo se è il lettore a volerlo.
Esso consiste in una serie di brani o testi, autonomi dal punto di
vista del significato, collegati tra loro – che vengono chiamati
nodi – tramite link che consentono di modificare i percorsi di
lettura introducendo una serie di bivi o scorciatoie nella
visualizzazione del testo che solo il lettore deciderà di

26
Ibidem p. 74

19
intraprendere o meno. I link non sono necessariamente testuali
ma possono essere anche visivi, grafici, video e audio.
Per comprendere meglio il funzionamento di un ipertesto il
paragone più usato è quello con il dizionario, che è un testo ma
non ha un filo conduttore stabilito, se non l’ordine alfabetico
delle iniziali delle parole. Non ha senso leggere le sue voci una
dopo l’altra, nell’ordine in cui ci vengono presentate; ma, a
partire da una voce che ci interessa, si possono seguire i rimandi
ad altre voci ad essa correlate.
Lughi parla di ipertesto come di un “testo di categoria
superiore”, in quanto contiene nella sua struttura a nodi anche i
normali testi sequenziali. In particolare, la superiorità testuale
dell’ipertesto si evince in base al fatto che esso comprende in sè
tutti e tre i livelli di organizzazione delle strutture di dati. Ad un
primo livello l’ipertesto può rappresentare i normali testi
sequenziali; al secondo livello, esso è in grado di leggere un testo
ad albero come, ad esempio, la struttura di un menù ad
ampliamento progressivo; infine, al terzo livello, l’ipertesto si
presenta nella sua forma peculiare, come struttura reticolare senza
un punto di attacco definito, che offre la possibilità di muoversi
in diverse direzioni27. È necessario, però, puntualizzare che
quest’ultima caratteristica tende a venir meno nei testi
specificatamente giornalistici, in quanto questi necessitano di un
inizio e una fine che siano facilmente riconoscibili al lettore per
evitare di creare confusione nell’argomentare una notizia.
I link aprono il testo e lo predispongono ad
approfondimenti e a digressioni di ogni tipo. I collegamenti

27
Ibidem p. 75 - 76

20
ipertestuali possono essere indirizzati verso un’altra pagina del
sito stesso (link interni) oppure possono condurre il lettore a
visionare una pagina di un altro sito (link esterno), magari la
fonte stessa dal quale è stato tratto l’articolo che si legge. I
collegamenti ipertestuali devono “manifestare la loro natura di
snodo narrativo”28, avendo una loro specificità grafica29 che il
lettore riconoscerà già al primo colpo d’occhio e che gli
consentirà di allargare gli orizzonti del testo che sta leggendo. Ma
per rendere davvero funzionale un ipertesto, chi lo elabora deve
farlo seguendo un’opera di atomizzazione e organizzazione che
sia basata su una logica precisa ed efficace, che non generi
confusione durante la navigazione, consentendo a chi decide di
approfondire un argomento, tramite l’uso dei link, di non perdersi
nelle fitte maglie della rete. È consigliabile quindi usare link che
siano effettivamente di approfondimento al testo principale e che
ne favoriscano la comprensione.
A volte è comunque possibile che i lettori possano provare
un senso di disorientamento per la mancanza di un percorso
principale nello svilupparsi del testo, oppure perchè i diversi
rimandi ipertestuali finiscono per creare una sorta di percorso
circolare, formando una struttura “ad anello” tra un numero più o
meno ampio di nodi. È utile, quindi, oltre che elaborare le opere
intertestuali seguendo una precisa logica, anche utilizzare dei
meccanismi testuali o grafici che facilitino la consultazione di
questo genere di testi, rendendola meno confusa e accessibile
anche a chi non è abituato ad una comunicazione ipertestuale.

28
R. Staglianò, op. cit., p. 69
29
Di solito il colore del testo del link e’ diverso dal resto del testo e dello sfondo in
modo da risultare ben visibile nella pagina.

21
Un problema relativo all’utilizzo dei link riguarda
l’ambiguità che alcune volte questi possono presentare nei casi in
cui c’è rischio di confusione con alcuni collegamenti pubblicitari.
Chi redige ed edita il testo per la rete, utilizzando dei
collegamenti ipertestuali, deve fare molta attenzione affinché si
eviti quella che Pratellesi chiama “commistione incestuosa tra
informazione e pubblicità”.
Un altro aspetto che determina la specificità
dell’informazione online è la multimedialità. Questo termine ha a
che fare con l’esistenza di nuovi tipi di testi molteplici e
compositi ed è anche il termine che caratterizza nella maniera più
chiara il processo di convergenza tra media diversi che sta
avvenendo grazie alla comunicazione mediata dal computer.
Inoltre, la parola “media” permette di espandere la concezione di
questo termine al di fuori dei parametri puramente tecnici,
facendogli acquisire una dimensione più sociale30.
Il testo multimediale riassume in sè le caratteristiche del
testo scritto e del testo visivo. Prima dell’avvento della
comunicazione mediata dal computer, questi due tipi di testo si
sviluppavano su supporti completamente diversi: il testo scritto
sulla carta, dove l’immagine non ha mai avuto grande forza di
espansione, rimanendo confinata alle illustrazioni o alla
pubblicità; il testo audiovisivo sulla pellicola o nelle trasmissioni
via etere, dove il testo scritto ha sempre avuto una funzione
accessoria.
Considerando nello specifico l’informazione online, si può
vedere come la notizia sul web si compone non solo da testo e

30
G. Lughi, op. cit., p. 21

22
fotografie che sono elementi tipici dei giornali cartacei, ma
anche, e sempre di più con la diffusione delle connessioni ad alta
velocità, di file audio e video. “Immagini, suoni e video non sono
elementi secondari, ma parte integrante del modo di fare
informazione. Il testo funge da filo conduttore che lega gli
elementi”31. Il testo è ancora la porzione di notizia considerata
fondamentale perchè fornisce i legami e le argomentazioni per
comprendere al meglio ciò di cui si parla. Le immagini, invece,
oltre a corredare l’articolo in maniera molto simile a come
avviene nei quotidiani cartacei, possono essere raggruppate per
creare delle intere fotogallery32 che sembrano essere molto
gradite dai lettori.
La più grande innovazione introdotta dalla multimedialità
è la possibilità di accompagnare le informazioni e le notizie del
quotidiano online con file audio e video. I primi, componente
tipica della radio, stanno diventando un elemento caratteristico
della rete, non solo per quanto riguarda l’aspetto musicale, ma
anche nel campo delle news. Il podcasting è sempre più praticato
dai siti dei quotidiani online e consiste nel mettere a disposizione
dei file audio in cui è contenuta, per esempio, la rassegna stampa
quotidiana o il testo completo di un articolo magari troppo lungo
che renderebbe la lettura tramite lo schermo troppo faticosa.
Inoltre, per un sito di informazione la possibilità di rendere
disponibili dei file audio consente di offrire all’utente interviste
integrali, magari realizzate telefonicamente per ridurre i costi di
produzione. L’utilizzo dei file audio potrebbe dare un’immagine
31
E. Carelli, op. cit., p. 28
32
Galleria fotografica, ovvero pagine web contenenti esclusivamente immagini
riguardanti un determinato evento, argomento o personaggio, a volte accompagnate
da didascalie.

23
della testata online di sempre maggiore veridicità e quindi
affidabilità, nel raccontare i fatti. L’utilizzo di file sonori
originali potrebbe ridurre di molto il “teatrino delle smentite”.
Sarà molto più difficile per una personalità pubblica smentire le
proprie dichiarazioni che hanno suscitato delle polemiche se
queste stesse dichiarazioni sono disponibili integralmente e alla
portata di chiunque33. Questi file possono essere anche scaricati
dal lettore che può decidere quando e come ascoltarli grazie alla
portabilità consentita dai moderni lettori audio di file mp3 che ne
rendono possibile l’ascolto anche quando non si è vicini al
computer.
I file video, la più grande innovazione portata dalle
capacità multimediali della rete, hanno faticato un po’ di più ad
imporsi nei moduli dell’informazione quotidiana online. I
problemi principali scaturivano da fattori tecnici, tecnologici ed
economici. Il caricamento e la visualizzazione dei documenti
video era molto lento e difficoltoso e, inoltre, la realizzazione di
questi prodotti richiedeva, oltre ad una certa abilità nell’usare gli
strumenti in maniera appropriata, anche un importante impegno
di risorse economiche e umane che solo poche strutture potevano
permettersi. In pochi anni, però, le tecnologie digitali sono
diventate economicamente alla portata di molte più persone e
quindi anche dei professionisti, che hanno imparato ad utilizzarle
anche se non sempre in maniera molto professionale. Sono state
proprio delle realtà più snelle, che non hanno il bisogno di offrire
un prodotto di qualità professionalmente impeccabile, a realizzare

33
R. Staglianò, op. cit., p. 39

24
i contenuti più interessanti dal punto di vista giornalistico –
multimediale, come il caso Indymedia dimostra bene34.
Grazie anche alla rapidissima espansione delle connessioni
a banda larga, o wireless ad alta velocità, le difficoltà di
visualizzazione dei video sono state quasi completamente risolte
per cui è sempre più frequente la presenza di questi strumenti
informativi che vengono molto apprezzati dai lettori.
Nelle redazioni giornalistiche persiste ancora qualche
dubbio sulle modalità con cui mettere a disposizione i file video.
La scelta è tra l’offrire all’utente il video integrale, non lavorato,
magari non perfetto dal punto di vista grafico ma molto realistico
e con l’audio originale, oppure montare questi video come
fossero veri e propri servizi telegiornalistici, eliminando l’audio
originale e accompagnando il video con un commento o con un
racconto più espressamente giornalistico. Molte redazioni
importanti sul web come quella di “Repubblica.it” o del
“Corriere.it” hanno optato per un’integrazione dei due modelli.
Sono state create delle vere e proprie redazioni video che
realizzano servizi, inchieste e interviste esclusive, in veri e propri
studi televisivi, che poi vengono messi a disposizione online35.
Allo stesso tempo, sulle pagine web dei giornali vengono
pubblicati molti video non lavorati o ritoccati, con l’audio
originale che documentano, senza mediazione alcuna, eventi
(soprattutto curiosità) che si esplicano tramite la visione di
immagini senza bisogno di spiegazioni o commenti.
“Internet consente inoltre”, spiega Carelli, “una maggiore
discrezionalità nelle scelte del giornalista per quanto riguarda la
34
Ibidem p. 41
35
Chiari esempi sono sia “Repubblica TV” o “Corriere TV”

25
problematica dell’eventuale crudezza delle immagini”36, quando
esse potrebbero risultare lesive della sensibilità di chi si trova ad
osservarle. E’ noto che questa è una problematica molto sentita,
per esempio, da chi “confeziona” un telegiornale, che deve fare
moltissima attenzione alle immagini di particolare violenza o
scabrosità, che rischiano di essere viste anche da utenti di giovane
età, minori compresi. “In rete, invece, il navigatore può scegliere
se vedere o non vedere un documento. Inoltre è possibile
introdurre un avviso, warning, che metta in guardia l’utente sul
contenuto delle immagini disponibili”37. In verità lo stesso
identico processo di messa in guardia può essere praticato durante
la visione di un telegiornale avvertendo il pubblico della
possibilità che le immagini che verranno mandate in onda
potrebbero urtare la sensibilità di chi le guarda.
Infine, non bisogna mai dimenticare che lo spettatore può
cambiare canale o spegnere del tutto il televisore se non apprezza
certi contenuti.

1.4 I contenuti: cosa fa notizia online?


Le considerazioni sui contenuti di un sito di informazione
non possono prescindere da alcuni aspetti riguardanti l’identità
del pubblico che si rivolge al web per mantenersi informato. I
consumatori di notizie online sono in aumento e si tratta
soprattutto di un pubblico più giovane e scolarizzato di quello
degli altri media. Secondo Pratellesi, il lettore di notizie sul web
tende ad interessarsi di più a notizie che sono in svolgimento o
che si prevede possano portare a degli sviluppi, per cui è
36
E. Carelli, op. cit., p. 31
37
Ibidem p. 31

26
fondamentale un costante aggiornamento. Inoltre, questo
pubblico ricerca anche un certo tipo di contenuti, che nei media
tradizionali non trovano molto spazio, mentre non sembra attratto
dai contenuti privilegiati dalla carta stampata. Ad esempio, il
cosiddetto “teatrino della politica”, il fiume di dichiarazioni,
contro-dichiarazioni e chiacchiericci che riempie le prime pagine
dei quotidiani cartacei è sicuramente poco ricercato da chi si
vuole informare online e di conseguenza questo genere di
contenuti sarà poco apprezzato dai visitatori dei siti web. I
giornali online, in effetti, hanno cercato di distaccarsi da questo
modello di cronaca politica, concentrando i propri sforzi più su
fatti ed eventi reali che sul semplice chiacchiericcio. Un aiuto in
questa direzione viene dalla possibilità di linkare le fonti originali
su cui è basato l’articolo. Ad esempio, per quanto riguarda la
politica, la possibilità di poter consultare il testo di un disegno di
legge licenziato dal governo e consegnato all’esame delle camere,
consente di comprendere le intenzioni del potere esecutivo in
maniera molto più chiara rispetto alle eventuali dichiarazioni
preconfezionate (e poi magari smentite) mandate alle agenzie di
stampa, che riempiono le pagine di cronaca politica dei quotidiani
cartacei. È possibile affermare, per lo meno con riferimento alle
testate online di maggiore qualità, che la spettacolarizzazione
della politica che ha ormai conquistato il modello informativo dei
media tradizionali38, nell’online viene tenuta, con esiti alterni,
abbastanza lontana, a tutto vantaggio dell’informazione sui
contenuti.

38
Questo processo è in atto non solo in Italia ma, in misura diversa, in tutti i modelli
informativi del mondo occidentale.

27
Una tendenza ormai abbastanza chiara del giornalismo
online è quella che vede agli ultimi posti della lista di popolarità
dei lettori i settori degli interni e degli esteri, a meno che non si
tratti di situazioni straordinarie. L’acronimo “Penc” è eloquente
da questo punto di vista in quanto vuol dire “Politica ed esteri,
nessun clic”. Dall’esperienza di “repubblica.it” si evince che nei
primi anni del 2000 le sezioni più accattivanti per i lettori sono
state quelle della cronaca e dello sport, alle quali si sono aggiunte
anche la scienza, il mondo di Internet e il costume. Inoltre, si è
registrata la valorizzazione di notizie curiose, del tipo “strano ma
vero”. In generale tuttavia anche online vale la regoletta secondo
la quale per fare una buona prima pagina (homepage sul web) gli
ingredienti di sicuro successo sono quelli che ricadono nel campo
delle cosiddette tre “S”, ovvero: sangue, sesso e soldi.
Ad attrarre i lettori del web sono sicuramente le catastrofi,
le disgrazie e i grandi eventi, specialmente se sono luttuosi. Il
secondo “ingrediente” è il sesso, anche se è un argomento più
delicato da maneggiare per una testata, poiché ci può essere il
serio rischio di attirare sul nome del giornale che fa troppo
disinvoltamente uso di argomenti piccanti, un alone di negatività
da parte di un certo moralismo. Per quanto riguarda la terza “S”, i
soldi, non è importante solo il contenuto delle notizie. Online non
si va solo per informarsi, ma anche per “fare”; per molti utenti
internet non è solo il luogo dove informarsi sulle vicende
finanziarie, ma è anche il luogo e lo strumento con il quale gestire
il proprio denaro. Sono stati infatti molti i siti che nel mondo
hanno cercato di rispondere il più possibile ad entrambe le
esigenze dei lettori-utenti, ibridando in molti casi la propria

28
vocazione originale. Un esempio su tutti è l’esperienza del “Wall
Street Journal” che, appena sbarcato in rete, fu l’unico grande
quotidiano a riscuotere un certo successo pur richiedendo un
abbonamento per poter accedere alle notizie. Le motivazioni che
stanno alla base del successo di questa “eccezione”39 risiedono
nella sua natura di giornale finanziario, le cui notizie hanno
valore economico intrinseco legato alla tempestività della
comunicazione40.
Per il sostentamento economico di ogni testata è
sicuramente fondamentale conoscere i gusti del proprio pubblico,
capire quali argomenti interessano di più e quali meno, quali
suscitano maggiori reazioni di curiosità e quali invece vengono
esclusi dalla lettura, in modo tale da offrire agli inserzionisti una
serie di dati che possano consentire loro di concepire al meglio le
azioni di promozione che mettono in atto. L’informazione non
dovrebbe però cedere alle sentinelle dell’auditel41 e non dovrebbe
basarsi esclusivamente su fattori commerciali: il primo soggetto a
beneficiare delle maggiori conoscenze sui gusti del pubblico
dovrebbe essere il giornalista. Nel mondo online evitare di cadere
in logiche puramente commerciali è più facile rispetto ad un
quotidiano cartaceo, perché grazie allo spazio virtuale possono
essere prodotti contenuti di alta qualità informativa e contenuti
che vadano incontro a pubblici più di massa e che soddisfino le
aspettative degli inserzionisti che investono su quel determinato

39
Si tratta di un’eccezione perché raramente delle testate online hanno riscosso un
certo successo, anche economico, richiedendo una forma di pagamento a fronte del
servizio informativo che offrivano.
40
R. Staglianò, op. cit., pp. 85 - 92
41
Nel 2003 e’ nata anche Audiweb che svolge per il web la stessa funzione che
Auditel svolge per le televisioni, ovvero monitorare le quantità di pubblico che si
dedicano alla ricezione di un determinato messaggio o informazione.

29
sito. Per dirla in maniera più chiara, un’accurata analisi, punto per
punto, dell’ultima legge finanziaria approvata dal Parlamento,
accompagnata da un link al testo integrale del documento e
corredata magari da interviste video ad una serie di esperti, può
“convivere” in homepage accanto alle foto del calendario della
modella di turno senza per questo rinunciare al buon giornalismo
né ad un folto gruppo di inserzionisti. In conclusione, “si deve
procedere ad un contemperamento di interessi fra le ragioni
configgenti, quelle del servizio pubblico, implicitamente iscritte
nello statuto di ogni giornale, e quelle della partita doppia, che
riguardano l’impresa editoriale che lo stampa e lo distribuisce la
quale, alla fine dell’anno, deve far quadrare i conti”42.
Una storia pubblicata su internet acquista un significato
solo se io lettore la ritengo utile per me stesso e quindi acquisto
nel rapporto col mittente un ruolo attivo. La sfida principale che i
giornali online dovranno affrontare non sarà quella della
personalizzazione individuale intesa come filtro dei contenuti,
bensì quella di attivare il più possibile la partecipazione mentale
del lettore, dandogli maggiore possibilità di riflette e discutere.
Questo obbiettivo che i giornali online devono proporsi di
raggiungere è frutto dell’interattività intrinseca del web, che
richiede un’attitudine mentale diversa rispetto ai media broadcast
che contengono un contenuto scelto e lavorato da loro nella
speranza che incontri il gusto di un’audience passiva.

1.5 L’interattività
“I miei lettori ne sanno piu’ di me”
Dan Gillmor

42
R. Staglianò, op. cit., p. 84

30
La pratica della fruizione dei testi multimediali è
caratterizzata dall’aspetto peculiare dell’interattività, che non è
“riconducibile alle modalità di interazione precedenti, e
certamente modifica il quadro delle pratiche negoziali tra testo e
lettore”43.
Per iniziare un discorso sul concetto di “interattività” non
si può non partire dal descrivere quali siano i modelli
comunicativi che caratterizzano l’avvento delle tecnologie
digitali e delle reti telematiche nel rapporto con i modelli
caratteristici dei media tradizionali. Il modello comunicativo dei
media “tradizionali” quali Tv, stampa e cinema è un modello
direzionale, che implica una comunicazione che ha un preciso
punto di partenza e una direzione orientata ad un destinatario.
Lughi chiama questo modello comunicativo di presentazione. La
sua trasposizione sul web consiste nell’usare la rete, da parte del
mittente, per rendere pubblici dei contenuti che l’utente
consulterà praticando una semplice attività di lettura. Il secondo
modello da prendere in considerazione è di tipo circolare e
prevede un continuo scambio comunicativo tra i partecipanti. In
rete questo modello si esplica nella pratica degli utenti che
stabiliscono dei contatti con altri soggetti instaurando una
situazione comunicativa di tipo dialogico, ad esempio tramite
chat line, forum, e-mail e programmi di messaggistica istantanea.
Lughi chiama questo modello comunicativo di partecipazione
proprio perché consente all’utente del media e del web di
partecipare alla produzione della comunicazione, dei contenuti e
alla formazione della socialità. Le due forme spesso si mescolano
43
G. Lughi, op. cit., p. 168

31
secondo modalità sempre diverse, per cui presentazione e
partecipazione tendono a convergere44.
Il lettore che viene coinvolto in questo processo di
convergenza tra i due modelli comunicativi assume la figura di
“interattore multimediale”, ovvero “di colui che è in grado di
interagire con il mezzo di comunicazione e di condizionarlo
usando, contemporaneamente, tutte le forme di comunicazione
disponibili”45.
Nella comunicazione su internet occorre comunque
distinguere tra interazione e interattività: la prima si realizza
quando sono diverse persone ad usare la rete per comunicare tra
loro, mentre la seconda si riferisce al fatto che la fonte
d’informazione offre presentazioni diverse a seconda dei
comportamenti dell’utente. Condizione dell’interazione è la
presenza temporale tra i protagonisti della comunicazione, mentre
nell’interattività questa caratteristica non c’è. Al contrario, anzi,
l’interattività si basa su architetture trasmissive bidirezionali, in
cui “lo scambio di informazioni non avviene tra i due soggetti
della comunicazione (autore e utente), ma tra l’utente e il
prodotto dell’attività’ dell’autore”46, quindi solo indirettamente
con l’autore stesso. In questo caso, pertanto, il dialogo avviene
sempre dopo che è avvenuta la prima metà della comunicazione,
ovvero dopo che l’autore ha elaborato il suo testo. D’ora in poi,
nel parlare di giornalismo online mi riferirò esclusivamente
all’aspetto interattivo del mezzo di comunicazione e di come esso
venga usato nel campo della produzione di informazioni.

44
Ibidem pp. 26 - 27
45
S. Peticca, op. cit., p. 93
46
G. Lughi, op. cit., p. 169

32
Un testo interattivo non può essere considerato come
un’opera conclusa, come quello che viene offerto dalla carta o dai
media elettronici tradizionali. Il modello di fruizione di questo
genere di testo può essere collegato alla nozione di stand by, nel
senso che il testo rimane fisso per quello che è fin quando al suo
interno non avviene un evento che ne modifica una sua parte.
L’evento in questione viene avviato dal lettore anche solo tramite
un click sul mouse o sulla tastiera del suo computer.
Su internet al lettore è offerta la possibilità di giocare un
ruolo attivo, di scambio, di dialogo. Per dirla con le parole di
Lughi, nel web “pur di fronte alla direzionalità della
comunicazione editoriale, il soggetto diventa a tutti gli effetti uno
dei protagonisti dello scambio, la sua presenza sul canale gli
garantisce diritto di azione e parola”47. La base minima di questa
libertà di azione del lettore sta nella discrezionalità che questi ha
nell’usufruire del meccanismo dell’ipertesto, proprio perchè è
egli stesso a decidere il percorso di lettura che vuole effettuare,
nei tempi e nei modi che preferisce, approfondendo ciò che più lo
interessa o lo attira.
In realtà, i livelli su cui un lettore può esercitare una
effettiva attività nel rapporto con il prodotto informativo sono più
di uno. Dalla semplice scelta del medium e della testata cui
rivolgersi per informarsi, che rappresenta il livello minimo di
libertà di scelta del lettore, si passa alla possibilità di costruirsi un
percorso testuale personalizzato offerto, come ho spiegato prima,
dalle caratteristiche peculiari della comunicazione ipertestuale. Il
media internet, però, consente un livello di attività del lettore

47
Ibidem p. 45

33
ancora maggiore, rendendo possibile una vera e propria
comunicazione biunivoca che rompe gli schemi unidirezionali dei
media di comunicazione di massa come i quotidiani cartacei, le
radio e le televisioni. Staglianò sostiene che nel giornalismo
online si deve cercare in tutti i modi di “far partecipare i
visitatori-lettori del sito” chiedendogli espressamente voti,
opinioni e quant’altro possa stimolare l’attivazione di un
feedback da parte del destinatario del messaggio iniziale. Grazie
alle sue caratteristiche intrinseche, che i giornali online
dovrebbero sfruttare il più possibile, internet offre la possibilità di
effettuare una comunicazione tra emittente e utente, o anche tra
soli utenti, che sia in tempo reale ed efficace, attraverso sondaggi,
forum, commenti agli articoli, chat ecc. Queste grandi possibilità
che possono essere offerte al lettore-utente non devono tuttavia
far sorgere l’illusione che, nel giornalismo online, questi è
diventato il protagonista principale del flusso delle informazioni.
Il grado di interattività del sito di una determinata testata è
stabilito dai suoi autori e risponde ad un progetto editoriale
complessivo che non può essere “sconvolto” da una eccessiva
partecipazione dei lettori. Quindi, esistono delle “zone” dei siti
dove la possibilità di interagire è maggiore e altri dove è minore,
o anche inesistente. Gli spazi e le modalità dell’interattivita’ del
sito internet di un quotidiano online vengono stabiliti dall’editore
della testata in base alle sue convinzioni riguardo alla gestione
organizzativa della redazione. Gli editori dedicano attenzione alle
risorse derivanti dall’esercizio dell’interattività solo quando
queste sono a costo zero. Ancora pochissimi siti online riescono
ad essere in attivo con i propri conti e il fatto che sui temi

34
importanti la gente cerchi ancora le informazioni sui giornali
cartacei induce i proprietari delle testate a non dedicare molte
energie alle potenzialità di internet. Secondo alcuni studiosi, i
rapporti tra la testata e il pubblico possono essere migliorati
mettendo a disposizione di quest’ultimo dei prodotti giornalistici
che siano il risultato di una sempre maggiore sinergia tra carta e
online. I due prodotti non sono in concorrenza tra loro, ma
possono essere complementari nelle modalità di fruizione48.
Spetta agli editori trovare il modo di rendere questa sinergia
appetibile anche da un punto di vista economico.
Da un’indagine svolta nel 2005 dalla Fortunati su
trentaquattro giornalisti delle maggiori testate generaliste italiane
(Sole24ore, la Repubblica, Corriere della Sera, La Stampa),
risulta che in queste grandi redazioni non c’è quasi mai nessuno
preposto d’ufficio all’attività’ di lettura dei forum del sito e,
quindi, alla “importazione” degli argomenti nel lavoro
redazionale trasformandoli in inchieste o articoli. Solo l’8,8% dei
giornalisti intervistati dichiara di conoscere i contenuti che
vengono inviati alla redazione tramite diversi strumenti di
interazione. Il fatto che questa non sia una pratica organizzata
vuol dire che questo campo di interattività si basa ancora
essenzialmente su una certa vaghezza e casualità, legate
soprattutto alla volontà individuale di ogni giornalista. È anche
vero, tuttavia, che molti dei giornalisti che consultano le chat e i
forum organizzati dal proprio sito internet, anche se non vi
partecipano molto, possono subire una sorta di influenza indiretta
da parte dei lettori.
48
L. Fortunati, M. Sarrica, F. De Luca, L’interattivita’ in redazione, in Problemi
dell’informazione, n. 1 marzo 2007

35
Non bisogna dimenticare, poi, che nello scambio
interattivo tra giornalisti e lettori le due parti non hanno eguali
diritti sullo spazio comunicativo, anche perchè non hanno le
stesse abilità e competenze comunicative. I lettori comunicano in
maniera molto informale, mentre i giornalisti lo fanno per
mestiere, seguendo regole di scrittura e di presentazione delle
notizie molto precise e peculiari della professione giornalistica.
Se si prendono in considerazione le interazioni tramite e-mail si
può comprendere bene come nel rapporto tra i due soggetti della
comunicazione ci sia una parte più “forte” rispetto all’altra. I
giornalisti decidono in maniera personale e soggettiva a quali
messaggi rispondere e quali lasciar perdere, non solo perchè a
volte questa attività può risultare un appesantimento del lavoro
redazionale, ma anche perchè non esistono regole, e spesso non
vengono date dall’editore indicazioni precise su come accostarsi
a questo strumento di relazione col l’audience. Ogni giornalista
si accosterà, quindi, a questo strumento in maniera personale, in
base alle sue convinzioni riguardo all’utilità di perseguire un
rapporto più diretto con i propri lettori e in base alla propria
disponibilità di tempo. Ancora molti giornalisti hanno una visione
scettica sull’utilità di questo rapporto, di conseguenza è facile
comprendere che non sono molti i professionisti che dedicano
una certa attenzione ai messaggi dei lettori.
Comunque, l’interattività nei rapporti tra emittente e
destinatario di un messaggio è la più grande innovazione
introdotta dalla comunicazione mediata dai computer collegati in
rete che, anche se con modalità diverse, porta il lettore – utente
ad essere sempre più protagonista del flusso informativo. Questa

36
qualità peculiare di internet porta con sè una gran quantità di
innovazioni nella produzione dei testi e dell’informazione e, allo
stesso tempo, nella loro fruizione, non agendo solamente
all’interno del processo cognitivo individuale di ogni lettore-
utente. La possibilità di interagire col testo e con gli altri utenti ha
delle implicazioni di forte innovazione anche nel campo
collettivo, delle collettività sociali che si formano tramite lo
sfruttamento di questa qualità “internettiana”. L’interattività va
intesa, quindi, non solo come risorsa operativa nella costruzione
dei testi, ma anche come risorsa concettuale all’interno della
quale il soggetto si appropria di un oggetto attraverso le
trasformazioni che il suo intervento produce su di esso. Al di là
del rapporto tra individuo e macchina, si sviluppa dal lato
dell’utenza un’intelligenza distribuita, di tipo collettivo e
connettivo, non centrata, che fa anche da collante della comunità.
Il rapporto che si viene a creare tra i contenuti del testo e il
lettore-utente che li deve interpretare, e con i quali interagisce, è
di tipo collaborativo. La collaborazione avviene tra le “istruzioni”
– non vincolanti – che il testo contiene per la propria lettura, e la
componente di libertà e di arbitrarietà che il lettore porta con sé.
Questa interazione, che di per sé è innovativa nel mondo
dell’informazione, consente anche un ulteriore modo di interagire
tra giornalista e lettore. Secondo la teoria tradizionale dell’agenda
setting, il lettore subisce la gerarchizzazione dei contenuti, e
quindi degli argomenti delle notizie, pensata dal giornalista nel
proporgli le informazioni. Nel momento in cui il lettore è in
grado di interagire col testo proposto dal giornalista e, quindi,
anche con i suoi contenuti, anche il concetto di agenda setting si

37
può modificare, in quanto il lettore, con le sue scelte, contribuisce
in parte a formare l’agenda setting del giornalista. Molto spesso
questa attività del lettore viene svolta in maniera inconsapevole
ma può avere degli effetti su tutto il processo di produzione delle
informazioni. Nell’articolo già citato, L. Fortunati definisce
l’interattivita’ come il mezzo per superare la “monodirezionalita’
del messaggio dalla fonte all’audience e creare una varietà di
forme comunicative dinamiche, in cui il pubblico è visto come
capace d’influenzare le politiche editoriali, di procurare notizie e
anche di co-produrre le notizie assieme alla redazione”49.
È possibile giungere a questo risultato grazie alla
possibilità di sapere con precisione quanti lettori leggono un
determinato articolo piuttosto che un altro, per quanto tempo ci si
soffermano e molti altri dati. Poter essere a conoscenza di questi
dati, da parte di un editore o un direttore di quotidiano, può avere
un certo peso sulle scelte della redazione.

1.6 Mobilita’ e personalizzazione dell’informazione


“I giovani dedicano ormai più tempo e più soldi
alla connettività mobile e sempre meno ai giornali.
La battaglia si gioca sul tempo dedicato ai media,
sul luogo in cui uno strumento di informazione viene
utilizzato e per quali contenitori di informazioni
la gente decide di spendere il suo denaro”
Takashi Ishioka
direttore pubblicazioni “Asahi”

Come abbiamo visto nel primo paragrafo, “con le nuove


tecnologie i limiti di tempo e spazio stanno rapidamente
cambiando a tutto vantaggio degli utenti che potranno sempre
godere di un servizio informativo presente in qualsiasi luogo e in

49
L. Fortunati, M. Sarrica, F. DeLuca, p. 92

38
qualsiasi momento”50. Si parla perciò di mobilità
dell’informazione. Essa consiste nel poter ricevere le notizie
senza andarsele a cercare nè in edicola nè sui siti on-line. La
mobilità dell’informazione si ha quando le notizie possono essere
recapitate direttamente nel luogo in cui l’utente si trova.
La mobilità è una delle variabili più importanti e
innovative nei processi di comunicazione mediati dal computer
perchè riguarda il contesto in cui avviene la fruizione, sempre
più diffusa ed estesa grazie alla miniaturizzazione dei terminali.
Si tratta un processo in fieri legato soprattutto alle novità in
campo tecnologico. È proprio questo processo tecnologico che ha
consentito all’idea di mobilità dell’informazione di conquistare
l’importanza, soprattutto commerciale, cui è giunta. Ormai
praticamente tutte le testate giornalistiche sfruttano la possibilità
di offrire a pagamento un servizio di informazioni che raggiunga
l’utente direttamente sul suo telefono cellulare a fronte di un
pagamento. Questo genere di servizio potrebbe – e lo sta
diventando rapidamente – essere un moltiplicatore delle entrate
per un’azienda editoriale, che viene ad avere uno strumento in più
per una più facile ottimizzazione del rapporto tra costi e ricavi
dell’impresa editoriale, anche se esistono ancora numerose
incognite in merito legate soprattutto ai comportamenti dei
consumatori.
Da un punto di vista più tecnico, già nel 2001 Lughi
sosteneva che uno dei campi di maggiore interesse per lo
sviluppo del web riguardava “la possibilità di produrre pagine che
potessero essere lette su diverse periferiche, come computer,

50
E. Carelli, op. cit., p. 61

39
periferiche vocali, telefoni cellulari, televisione, pocket computer,
elettrodomestici, ecc”. Insomma, “aumenterà sempre di più il
numero di persone che accedono al web da postazioni e
periferiche diverse dal computer collocato a casa o in ufficio” ma,
questi nuovi strumenti, “dispongono di solito di display ridotti,
per i quali sarà opportuno offrire comunque la possibilità di
visualizzazione ottimale”51.
Un esempio pratico di come una testata giornalistica
online può effettivamente applicare il concetto della mobilità al
lavoro redazionale e alla soddisfazione delle richieste degli utenti,
con un occhio rivolto anche alla riduzione dei costi di
produzione, è quello rappresentato da Mediaset col suo portale di
news online TgCom. A descriverla è Emanuele Carelli, il suo
fondatore e primo direttore, nel suo Giornali e giornalisti nella
rete (2004), dove ricorda che “la piattaforma Polymedia, sistema
di edizione e pubblicazione che permette ai giornalisti di
veicolare in modo molto semplice i propri articoli sul web, sui
cellulari, sul teletext e, quando sarà attiva la tecnologia digitale
terrestre, anche in televisione […], ha permesso alla redazione di
realizzare oltre ai contenuti per il web anche i testi per
Mediavideo e di poter offrire i propri prodotti a realtà esterne,
come le compagnie di telefonia mobile”52.
Se nei modelli di informazione tradizionale era il lettore-
utente a cercare, e raggiungere, l’informazione che desiderava,
oggi, grazie dalla digitalizzazione dell’informazione, sono le
notizie a giungere direttamente e senza fatica (ma solo con una
piccola spesa) al computer o al telefono cellulare di ognuno di
51
G. Lughi, op. cit., p. 85 - 86
52
E. Carelli, op. cit., p. 100

40
noi. Ci aveva visto lungo Roger Chartier quando il 18 ottobre del
2000, in un’intervista rilasciata a “la Repubblica”, affermava che
“Il testo elettronico non sarà più legato a un oggetto specializzato,
si tratti di computer o di libro elettronico. I testi varcheranno lo
spazio e raggiungeranno il lettore su qualunque superficie adatta:
il muro della stanza dove ci troviamo o la manica della mia
giacca”. È proprio quello che sta succedendo ai nostri giorni con
la diffusione dei computer palmari e della tecnologia Wap prima,
Umts poi, nei telefoni cellulari.
I giornali dovranno adattarsi, e lo stanno facendo in
maniera sempre più decisa, alla nuova generazione dei
consumatori dei media che richiedono le informazioni su una
gran varietà di piattaforme nel tempo, nel luogo e nel modo che
verrà ritenuto da questi di volta in volta il più appropriato.
La mobilità non si esplica esclusivamente tramite l’invio
delle notizie al nostro telefono, ma si sta realizzando anche grazie
alla diffusione delle tecnologie Wi-Fi, ovvero gli strumenti
tecnologici che ci consentono di collegare il nostro computer alla
rete, senza bisogno di collegamenti via cavo alla rete telefonica53,
in qualunque posto ci troviamo.
Complementare al concetto di mobilità è quello di
personalizzazione dell’informazione. Se l’utente può decidere
come e quando ricevere le informazioni, può anche decidere quali
informazioni ricevere, o per lo meno quali siano i campi che lo
interessano maggiormente. L’utente si trova di fronte ad “un
prodotto flessibile, adattabile e modificabile a seconda dei propri
53
Proprio nei mesi in cui sto scrivendo questa tesi di laurea si sta svolgendo la gara
d’appalto, bandita dal Ministero per le Telecomunicazioni, per la realizzazione di una
rete nazionale detta Wi Max che consentirebbe di coprire le connessioni ad internet
senza fili in tutto il territorio italiano.

41
gusti ed esigenze”54. Mobilità e personalizzazione danno
all’audience dell’informazione la possibilità di “portarsi dietro”
l’informazione. Questo è un fattore che favorisce la
fidelizzazione tra l’utente e la testata giornalistica.
Personalizzando l’informazione, l’utente costruisce all’interno
dell’offerta informativa un proprio percorso personale. Nel
giornale online ogni utente traccia una propria rotta,
soddisfacendo le proprie aspettative e così fa saltare la griglia
proposta dalla redazione.
Il pubblico di un quotidiano o di un sito web non è solo
localizzato geograficamente. Esistono dei pubblici di nicchia che
sono molto concentrati intorno ad un tema o ambito di
conoscenza che è slegato da ambiti geografici definiti o immobili.
Lo stesso argomento può interessare lettori situati in luoghi
lontanissimi tra loro, ma legati dal desiderio di informazione
intorno a un tema comune, a un argomento che li lega.
I primi strumenti informatici in possesso dei siti di
informazione online erano le newsletter tematiche, che
consentivano di raggiungere tramite e-mail i lettori che
desideravano avere un certo tipo di notizie55. Nella situazione
attuale la ricerca di notizie legate ad un tema ben preciso è stata
enormemente facilitata dall’utilizzo delle ricerche per parole
chiave o tags, attraverso le quali è possibile trovare tutte quelle
notizie che riguardino l’argomento di maggiore interesse del
lettore. Tanto le newsletter quanto l’utilizzazione delle ricerche
per parole chiave rispondono ad un’esigenza di personalizzazione
dell’informazione che cerca di soddisfare il fabbisogno
54
M. Pratellesi, op. cit., p. 17
55
R. Staglianò, op. cit., p. 50

42
informatico specifico di ciascuno. Ci sono stati numerosi
esperimenti in questa direzione che, a dire la verità, non hanno
sortito molti successi56. Secondo Staglianò l’equilibrio ottimale
tra i giornalisti e le esigenze dei lettori risiede “nell’intersezione
tra l’offerta tradizionale (gli argomenti scelti per noi dai
giornalisti) e daily me”57.
La mobilità rende l’informazione nomade in quanto si
cerca di arrivare a piazzare l’informazione “sulle traiettorie
sempre più aleatorie del lettore. E, soprattutto, di imbarcare la
maggior densità di valore possibile (informazioni, marchi,
pubblicità, ecc.) su questi micro-contenuti […]. In un altro senso,
la nomadizzazione avvicina tutto. Nella temporalità come in
rapporto alla fabbricazione dell’ informazione: il “cannone di
informazioni” può raggiungere chiunque dovunque, a casa, al
lavoro […].Il problema non è più sapere se la carta o la tv sono
morte, ma di essere connessi col lettore.”58.
Le critiche che vengono mosse più frequentemente contro
l’eccessiva personalizzazione dell’informazione riguardano, da
un lato, la scomparsa del cosiddetto fattore serendipity59; e,
dall’altro, il rischio di una eccessiva segmentazione della società
in nicchie incomunicanti. I mass media elettronici, come Tv e
Radio. hanno avviato questo processo di segmentazione della
società, ma hanno anche contribuito a produrre e ad alimentare un

56
Per esempio l’esperimento del “Daily me” portato avanti da Nicholas Negroponte
che consisteva in uno strumento elettronico nel quale venivano messe a disposizione
dell’utente-lettore solo le notizie sugli argomenti che questi richiedeva. L’obbiettivo
voleva essere quello di rendere individuale l’informazione.
57
R. Staglianò, op. cit., p. 54
58
Benoit Raphael sul suo blog: http://benoit-raphael.blogspot.com/2008/03/mdias-
aprs-le-portail-dinfos-le-canon.html
59
Ovvero la possibilità di imbattersi, per caso, in notizie che ci possono interessare.

43
immaginario collettivo comune che in rete viene a mancare60. Il
sociologo Manuel Castels sostiene infatti che “dai network
informatici sono spuntati valori e interessi di ogni genere” e che
quindi “da un punto di vista empirico, non vi è traccia di una
cultura comune unificata su internet”61.
Parlando di mobilità e personalizzazione delle
informazioni, non si può non accennare a uno strumento che è già
presente negli USA e che potrebbe avere un ruolo nel futuro dei
nostri media. Noi sappiamo che la possibilità di ricevere le
informazioni che desideriamo via sms sul nostro cellulare è un
servizio utile ed economicamente conveniente per chi produce i
contenuti che vengono inviati. Ma, come abbiamo visto nei
paragrafi precedenti e come vedremo anche più avanti in questo
lavoro, internet si caratterizza come media per la sua interattività,
ovvero per la possibilità che offre ai suoi utenti di produrre, loro
stessi, dei contenuti. Essendo sempre più vicino alla notizia “il
lettore può anche contribuire sempre più facilmente all’
informazione” per cui “l’avvenire del giornalismo partecipativo
sarà determinato dalla capacità dei media di restare in contatto
permanente con i loro lettori. Un po’ come oggi fa già la radio”62.
In questo ambito si inserisce Twitter, sito di micro-
blogging nato a San Francisco e lanciato sul mercato nell’ottobre
2006.
Twitter consiste in un social network in cui i partecipanti
inviano messaggi non più lunghi di 140 caratteri, tramite diversi

60
R. Staglianò, op. cit., p. 57
61
M. Castels, Galassia Internet, Feltrinelli, Milano, 2001, p. 61
62
http://www.lsdi.it/2008/03/09/se-l%e2%80%99-informazione-diventa-nomade-
dopo-i-portali-i-%e2%80%9ccannoni%e2%80%9d-per-raggiungere-dovunque-i-
lettori/

44
strumenti di messaggistica come e-mail o programmi di
messaggistica istantanea, ma soprattutto tramite sms via telefono
cellulare63. Twitter può avere una serie di usi tra i più diversi e,
senza dubbio, una delle possibile applicazioni riguarderà il
campo dell’informazione online. Non è un caso che nel corso
della campagna elettorale per le elezioni presidenziali del 2008,
non hanno esitato a diventare utenti di Twitter molti dei candidati
a Presidente degli Stati Uniti come Barack Obama, Hillary
Clinton e John Edwards.
Agli occhi dei meno attenti, Twitter potrebbe essere
considerato inizialmente una tecnologia per utilizzi ludici, un po’
come i blog della prima ora, ma negli Stati Uniti ha già
cominciato ad avere usi molto più seri e importanti. Una delle
applicazioni più interessanti di questo sistema innovativo è stata
quella che ha visto protagonista il “Los Angeles fire department”
durante la grave crisi degli incendi che, nell’ottobre 2007, hanno
devastato molte aree intorno alla grande città californiana. I vigili
del fuoco di Los Angeles hanno adottato questo strumento di
comunicazione proprio per fronteggiare i problemi legati allo
sviluppo di focolai a macchia d’olio. Twitter è stato utilissimo nel
convogliare le informazioni sulla posizione dei nuovi focolai che
si sviluppavano intorno alla città, fornite dagli utenti che si
trovavano sul posto. Qui la mobilità non riguarda solo il ricevere,
ma anche il fornire informazioni.
In conclusione, internet consente di sviluppare la mobilità
delle informazioni in senso bidirezionale e non solamente in

63
Il sito web di Twitter e’ www.twitter.com. Per farsi una breve idea su questo nuovo
strumento di web 2.0 si puo’ consultare wikipedia al link
http://en.wikipedia.org/wiki/Twitter.

45
modo unidirezionale come per ora sta avvenendo nel mondo
dell’informazione italiana. Twitter è una di quelle novità che
potranno contribuire a stravolgere e innovare ulteriormente il
mondo dell’informazione, anche se è difficile per ora capire quale
possa essere il modo migliore per utilizzarlo all’interno del
mondo giornalistico.

1.7Quali modelli economici sostenibili?


“La notizia è gratis,
ma l’informazione si paga!”
Hans Nijemhuis,
direttore dell'olandese Nrc Nextt

Una cosa di cui si può essere certi è che chi naviga su


internet è abituato ad un “mondo” in cui tutti i contenuti, o quasi
tutti, sono free, letteralmente gratis, liberi. Il navigatore non è
abituato a pagare per ricevere e usufruire dei contenuti della rete
e non ha intenzione di abituarsi a questo scambio economico
anche perché già paga per usufruire della connessione alle linee
telefoniche. Di esempi concreti ce ne sono innumerevoli, basti
pensare allo scambio peer-to-peer64 di file musicali, video,
documenti e interi film senza dover spendere neanche un
centesimo per averli, col semplice scambio tra utenti che mettono
a disposizione degli altri ciò che la memoria del computer
contiene.
Questo discorso vale a pieno titolo anche nel campo
dell’informazione. Le uniche motivazioni capaci di far cambiare
le abitudini dei visitatori della “terra del gratis” devono
64
Per peer-to-peer si intende un collegamento individuale di due nodi della rete che
mettono in comune i propri file, contenuti, ecc. Questa tecnologia e’ avversata dalle
istituzioni economiche e non che difendono il diritto di proprietà intellettuale dei
produttori di questi prodotti culturali e musicali.

46
riguardare qualcosa che possa essere percepito dall’utente come
qualcosa di realmente utile e prezioso65. Nella stragrande
maggioranza dei casi, chi cerca informazioni su internet non
vuole pagarle; piuttosto che pagare un abbonamento si fa molto
prima ad abbandonare il sito che richiede il pagamento per
cercarne un altro che non lo richiede, ma che offre più o meno gli
stessi contenuti.
Gli editori che hanno portato le loro attività sul web hanno
dovuto affrontare questo nuovo modo di pensare e agire dei
lettori quasi da subito, quando le richieste di pagamento per
accedere alle proprie notizie non venivano accettate se non da un
ristretto gruppo di utenti, certo non sufficiente a sostenere
economicamente un’impresa che aveva dei costi abbastanza
importanti. Riccardo Staglianò, riferendosi a quelle testate che
negli anni ’90 sbarcavano online, parla di una vera e propria
corsa all’oro… ma senza oro66. Qualunque giornale ha come
prima e fondamentale finalità quella di informare, ma per poter
sopravvivere deve inevitabilmente far fronte a vincoli di carattere
economico.
I vari editori hanno sperimentato diverse strategie di
business, ma non sono riusciti a trovare ancora una formula
vincente anche se, oramai, la diversificazione delle fonti di
profitto sembra essere la via da percorrere e che offre le garanzie
di sostentamento maggiori. Emilio Carelli ha analizzato le
principali strategie economiche per sostenere le testate online,

65
Mi riferisco per esempio ai siti di informazione economica e finanziaria come
quello del Wall Street Journal. La sua particolarità era quella di non essere
semplicemente un quotidiano d’informazione specializzata; per molte persone che
lavorano nel mondo della finanza, il WSJ è un indispensabile strumento di lavoro.
66
R. Staglianò, op. cit., p. 26

47
portate avanti dagli editori, e le ha raggruppate nei quattro
seguenti modelli.
A) Consultazione a pagamento.
Viene richiesto un abbonamento a chi vuole usufruire dei
contenuti della testata, ma questa strategia ha avuto scarso
successo proprio per la scarsa propensione a pagare per ricevere
delle notizie da parte degli utenti della rete67;
B) Consultazione gratuita con pubblicità.
Prendendo esempio dal modello di business delle televisioni
commerciali, è stata una delle strategie più usate dai gruppi
editoriali fino allo scoppio della bolla speculativa della new
economy alla fine del 2000. Consiste nel consentire all’utente di
fruire di tutti i contenuti prodotti dalla testata appositamente per il
web in maniera completamente gratuita, ma nel contesto della
pubblicità. Il concetto di base di questo modello è che “la gratuità
produce traffico, il traffico rende preziosi gli spazi pubblicitari”68,
per cui il costo di produzione dei contenuti e delle informazioni
non viene addossato all’utente, ma viene finanziato da soggetti
terzi che pagano per poter usufruire di questi preziosi spazi
pubblicitari. È stato grazie a questo sistema che la presenza dei
banner69 in rete si è diffusa in maniera massiccia. In seguito al
rallentamento della new economy e ai fatti legati all’11
settembre, gli investimenti pubblicitari in rete hanno subito una
67
Un esempio del fallimento di questo modello può riconoscersi nella storia del
settimanale elettronico, promosso dalla Microsoft, “Slate” (www.slate.com); la
testata dopo un anno e mezzo di gratuità ha ritenuto possibile incominciare ad
esigere un prezzo per la lettura dei propri articoli. Dopo un anno esatto
dall’introduzione dell’abbonamento da 19,95 dollari, il settimanale, visto il calo
vertiginoso degli utenti, che aveva portato alla drastica riduzione degli introiti
pubblicitari, decide di ritornare ad offrire i propri contenuti in forma gratuita.
68
R. Staglianò, op. cit., p. 100
69
Sono spazi pubblicitari all’interno dei siti web che indirizzano l’utente che vi
clicca lungo un percorso di conoscenza del prodotto che viene promosso.

48
brusca frenata, ma non sono scomparsi e tutt’ora continuano ad
sorreggere moltissimi siti. È pero’ possibile sostenere che un
modello che si basi esclusivamente sui finanziamenti pubblicitari
in rete non può avere lo stesso successo che registra nell’ambito
televisivo, per il semplice fatto che su internet è comunque
l’utente che decide se vedere o meno una determinata pubblicità,
e quindi se clickare sul banner o no. Ultimamente nei siti dei
maggiori quotidiani italiani si stanno sviluppando delle forme
pubblicitarie che sono molto invasive e che a volte coprono
completamente la home page risultando poco piacevoli e poco
attraenti per un navigatore che vorrebbe semplicemente dare
un’occhiata alle ultime notizie. L’invasività cerca di ovviare a
quello che, per un pubblicitario, è sicuramente un problema,
ovvero il fatto che è l’utente a decidere se usufruire del
messaggio promozionale o meno. “Invadendo” la schermata
iniziale della home page del sito visitato, si cerca di “costringere”
il navigatore a dare attenzione al messaggio pubblicitario che
altrimenti verrebbe, probabilmente, ignorato a favore dei
contenuti giornalistici;
C) Multirevenues business model o pay-per-use.
L’idea è quella di mantenere gratuita la consultazione delle
notizie, ma di differenziare l’offerta del sito tramite la
proposizione di una serie di servizi “a valore aggiunto” a
pagamento. Insomma, “dar via gratis il contenuto di base per far
pagare tutto quello che vi sta intorno”70. Alcuni esempi sono il
pagamento per la consultazione degli archivi, i servizi di
informazione via sms o mms o anche servizi di e-commerce in

70
R. Staglianò, op. cit., p. 106

49
collaborazione con società specializzare nel campo. Questo
modello di business è attualmente molto usato dai siti di
informazione online, che lo hanno declinato in maniere diverse a
secondo delle proprie esigenze e di quelle dei loro lettori. Le
prime testate ad applicarlo furono, dopo il 1997, alcuni prestigiosi
quotidiani americani come il “New York Times”, “Usa Today” e
il “Washington Post”, che richiedevano delle forme di pagamento
soprattutto per la consultazione dei propri articoli di archivio. I
servizi che è possibile vendere non sono diretti solo agli utenti
finali del prodotto ma anche agli inserzionisti. Questi ultimi
hanno bisogno di informazioni sugli utenti che ricevono i
messaggi pubblicitari, al fine di conoscerli, capire chi sono, che
interessi hanno, i motivi che li spingono a visitare un determinato
sito ecc. Tutte queste informazioni possono essere raccolte dal
sito del giornale attraverso registrazioni, formulari da riempire
online per avere gratis dei servizi che normalmente dovrebbero
pagare. Le informazioni personali date dall’utente in cambio di
un servizio che, altrimenti, sarebbe stato a pagamento consentono
all’editore del sito di rivendere questi dati specifici agli
inserzionisti permettendo loro di elaborare dei messaggi
pubblicitari sempre più specifici e mirati a pubblici sempre
meglio definiti. Attualmente queste informazioni vengono
richieste dai maggiori siti italiani di informazione non solo nei
campi riguardanti i servizi a pagamento, ma anche per accedere ai
servizi di interattività del sito: per partecipare ai forum, per
commentare e votare le notizie e gli articoli bisogna compilare
dei moduli con le proprie informazioni personali. Questo
meccanismo produce due risultati principali: il primo è quello di

50
restringere la possibilità di interagire con i contenuti prodotti
dalla testate e il secondo è quello di alimentare sospetti e paure,
magari anche non fondati, sull’effettivo rispetto dei propri dati
personali e delle leggi sulla difesa della privacy, che possono
indurre il lettore-utente a rinunciare a dire la propria per paura
che i propri dati possano essere utilizzati in maniera non consona
al rispetto della propria identità e delle leggi vigenti che la
tutelano.
D) Content provider.
Questo modello rientra sempre nell’ottica della vendita di servizi,
ma prevede anche la vendita di contenuti realizzati per il proprio
sito ad altre realtà su internet o esterne alla rete71. E’ un modello
reso possibile dalla grande espansione del mercato delle
informazioni, ed è legato essenzialmente alla sua mobilità e alla
sempre maggior richiesta di notizie preconfezionate da parte di
soggetti che non hanno come prima finalità quella
dell’informazione e che quindi non rientrano nel campo del
giornalismo72.
Un ulteriore modello di finanziamento di un sito di
informazione online potrebbe consistere in un’offerta mista tra la
completa gratuità o il pagamento di un abbonamento. I giornali
potrebbero offrire due versioni online: una gratis con la
pubblicità, l’altra a pagamento ma senza banner e altre forme di
promozione pubblicitaria73.

71
Questa attività si chiama syndication.
72
E. Carelli, op. cit., pp. 93 - 98
73
M. Pratellesi, op. cit., p. 126

51
Secondo Carelli, fino al 2003, nessuno di questi modelli ha
avuto un effettiva supremazia rispetto agli altri, anche se gli
ultimi due risultano essere i più praticati.
La pubblicità su internet, comunque, dopo il crollo del
2000 è in forte ripresa e coinvolge ogni genere di siti puntando ad
accrescere significativamente la propria quota nel mercato
pubblicitario. A rilevarlo sono delle ricerche svolte da WR
Hambrecht sul mercato pubblicitario internettiano negli Stati
Uniti che, è cresciuto in tre anni, dal 2005 al 2008 di circa sei
miliardi di dollari74. Allo stesso tempo negli Usa si sta registrando
un netto calo nelle vendite di spazi pubblicitari sui giornali
stampati che, secondo la Newspaper Association of America, dal
2006 al 2007 ha registrato il 9,4 % di minori introiti, pari a circa
42 miliardi di dollari. È anche vero che ci vorranno diversi anni
ancora affinché la pubblicità sui quotidiani stampati venga
raggiunta da quella sulle edizioni online: sempre negli Stati Uniti,
quest’ultima è cresciuta di quasi il 19% ma rappresenta solo il
75
7,5% del complesso dei ricavi pubblicitari dei giornali . La
tendenza , tuttavia, va in questa direzione.
In Italia, anche se lentamente, la direzione del mercato
pubblicitario rispecchia sicuramente un andamento sostenuto
verso il mercato digitale della rete. Roberto Binaghi, Presidente
del Centro Studi AssoComunicazione durante lo Iab (Interactive
Advertising Bureau – Italia) Forum del 2007 a Milano ha
dichiarato che il comparto digitale acquisirà nel 2008 una quota
intorno all’8% sul totale degli investimenti pubblicitari, contro il
74
Per i dati completi si guardi: http://www.sfnblog.com/index.php/2008/03/28/1462-
us-internet-ad-reached-18-billion-in-2007
75
http://www.lsdi.it/2008/03/31/pubblicita-crollati-nel-2007-meno-94-i-ricavi-dei-
giornali-usa/

52
6,3% alla fine del 2007 e il 4,6% a chiusura del 2006. Sarà quindi
in linea con un prospettico 10% nel 201076.
Una contromossa al lento esodo della pubblicità dalla carta
verso altre forme e altri media arriva ancora una volta dagli Stati
Uniti, in cui la crisi del giornalismo su carta è molto avvertita. È
stata inventata, da poco tempo, una nuova formula del mercato
pubblicitario, elaborata per reagire alla crisi economica che
attraversano gli editori a causa del diminuire degli introiti
pubblicitari della carta stampata, che introduce un nuovo metodo
di calcolo dell’audience delle testate. Questo nuovo metodo si
chiama “Total audience” e tiene conto non solo delle copie
vendute in edicola ma anche dei visitatori del sito internet. A
fianco di questa nuova modalità di conteggio quantitativo delle
audience è nato un nuovo modo di vendere gli spazi pubblicitari:
gli editori offrono pacchetti che comprendono spazi sia sulla carta
che sul sito77. Ancora è troppo presto per poter sostenere che
questo modello nuovo possa portare dei risultati economici
soddisfacenti per un editore in crisi, ma sicuramente è una spinta
in più che accelera quel processo di complementarietà, e non di
divisione, che dovrebbe caratterizzare il lavoro interno delle varie
redazioni di una stessa testata che, oltre ad intersecarsi nel lavoro,
diventano complementari anche nel “produrre” ricchezza
spendibile da parte dell’editore nei confronti degli inserzionisti.
In un momento di crisi come quello che sta attraversando
ultimamente il giornalismo su carta, il dibattito sugli strumenti di

76
Da “la stampa.it”:
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=3
0&ID_articolo=3439&ID_sezione=&sezione=
77
C. Cazzola, Arriva dagli USA la Total audience, in Prima Comunicazione n. 380
gennaio 2008

53
salvaguardia economica del prodotto è molto acceso e comprende
una serie di opinioni anche molto diverse tra loro. Uno degli
aspetti più dibattuti riguarda un eventuale aumento delle
sovvenzioni governative. Come sappiamo, in Italia questa pratica
è ben presente e costituisce anzi una delle fonti principali di
finanziamento di giornali che, se fossero lasciati liberi di
competere sul mercato, non avrebbero speranze di sopravvivenza.
Fa più scalpore, tuttavia, sapere che negli Stati Uniti - dove la
tutela della stampa, anche da un punto di vista economico e
legale è sempre esistita, ma si caratterizzava per una serie di
interventi legislativi prevalentemente indiretti (protezione del
copyright, esenzione dal pagamento delle tasse statali sulla
vendita, sconti sulle spedizioni postali, ecc) - ci sia qualcuno che
pensi ad una serie di sovvenzioni statali dirette a sollevare la
stampa dalla crisi che sta vivendo. E’ difficile però pensare che
gli stessi giornalisti americani accettino maggiori sovvenzioni
statali, visto che uno dei loro vanti è l’indipendenza dal potere, di
cui devono essere “i cani da guardia”. Eppure, Dean Baker ha
addirittura proposto un “otto per mille” a favore delle attività
creative, tra cui rientrerebbe anche il giornalismo.
Ma le ipotesi che alimentano il dibattito sono le più
disparate e qualcuno ha già messo in pratica, ad esempio, il
ritorno della prima pagina all’uso solo per la pubblicità. Diversi
quotidiani “avvolgono” il giornale con una copertina di quattro
pagine che comprende la testata del quotidiano e il resto dello
spazio coperto dalla pubblicità78.

78
Queste ipotesi sono state tratte dall’articolo “Giornali: quale business model per il
futuro leggibile al link: http://www.lsdi.it/2008/04/05/giornali-quale-business-model-
per-il-futuro/

54
In questo contesto in perenne evoluzione esistono
comunque alcuni punti fermi su cui ci si può basare per
comprendere i cambiamenti che si susseguono nel sostentamento
economico del giornalismo online.
Uno di questi punti fermi consiste nel fatto che le esigenze
su cui ci si deve basare sono quelle dei lettori-utenti, che sono
sempre più esigenti e richiedono di essere soddisfatti sempre di
più. Carelli sostiene, infatti, che “il futuro dei giornali online
forse risiede proprio nella capacità di intessere uno stretto
rapporto con i propri utenti, un rapporto interattivo grazie al quale
i lettori possano esercitare i propri desideri e i giornalisti offrire
un’informazione ricca e costantemente aggiornata”79.
Da un punto di vista più strettamente economico, un
secondo punto è che i costi di produzione delle notizie, grazie
all’avvento dei computer e di internet, si stanno riducendo a vista
d’occhio. Due esempi su tutti possono consentire di comprendere
in pieno questa situazione. Prima di tutto, l’uso delle e-mail nel
lavoro redazionale consente le comunicazioni tra redazione,
inviati e collaboratori – che si trovano in giro per l’Italia e per il
mondo – in tempi brevissimi e a costo zero. Il secondo esempio è
quello che riguarda le ricerche di archivio. Prima dell’utilizzo
diffuso del computer, mantenere un archivio di redazione ricco e
fornito costituiva una spesa notevole, anche se per il giornalista
che doveva svolgere una ricerca i tempi risultavano comunque
essere lunghi e, a volte, anche faticosi. Non vi è nessun dubbio
che grazie agli archivi elettronici dei giornali, ai motori di ricerca,

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E. Carelli, op. cit., p. 99

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ai database e ai contenuti presenti su internet i tempi e i costi per
effettuare una ricerca siano stati abbattuti in maniera decisiva.

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