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IL SISTEMA FE-C E LE TRASFORMAZIONI

ALL'EQUILIBRIO DELL'AUSTENITE
Le trasformazioni che riguardano l'austenite sono per la maggior parte di tipo diffusivo: prevedono un
meccanismo di movimento atomico a lungo raggio.
In una lega metallica, dato un atomo che costituisce la matrice, esistono:
atomi sostituzionali: essi vanno a sostituire un atomo nella matrice del materiale;
atomi interstiziali: si trovano negli "interstizi" lasciati liberi all'interno della cella cristallina (atomi di
piccole dimensioni che non inducono una deformazione eccessiva nella cella cristallina; esempi di
queta tipologia di atomi sono il Carbonio, l'Azoto, il Boro ecc.).
OSS: atomi di natura interstiziale o sostituzionale daranno origine rispettivamente a diffusione interstiziale
(movimento fra gli interstizi) o sostituzionale (movimento di vacanze reticolari).
Le reazioni che possono avvenire in un materiale si classificano in gruppi:
a)
b)
c)
d)
e)

reazioni di precipitazione;
trasformazioni eutettoidiche;
reazioni di ordinamento;
trasformazioni massive;
trasformazioni polimorfiche.

a)
Reazioni di precipitazione: si parte da una soluzione sovrassatura di un elemento (soluto), arrivando
a produrre una matrice che abbia rilasciato parte di questo soluto per ottenere una composizione pi vicina
a quella di equilibrio, e contestualmente tale soluto dar origine ad un precipitato (ricco di soluto stesso
quindi); tale precipitato pu risultare stabile (previsto dal diagramma di fase ossia possiede una situazione
di minimo energetico), ma pu essere anche metastabile (precipitato di transizione, destinato a divenire un
prodotto pi stabile se opportunamente attivato).
b)
Trasformazioni eutettoidiche: prevedono la trasformazione di una fase (solida) in due fasi solide
contemporaneamente;
OSS: le reazioni di precipitazione e le trasformazioni di tipo eutettoidico sono trasformazioni a lungo
raggio, perch entrambe prevedono un cambiamento di composizione: affinch la fase prodotto presenti
una composizione differente dalla fase parente, necessario che gli atomi diffondano su di una distanza
significativa. Le altre tre trasformazioni che verranno descritte nel seguito possono invece prendere luogo
in assenza di variazioni di composizione.
c)
Reazioni di coordinamento: una fase ' (disordinata) si trasforma in una fase di ugual
composizione con ordinamento differente.
d)
Trasformazioni massive: si produce una fase partendo da una fase ( ha la stessa struttura di ,
ma presenta una diversa struttura cristallografica).

e)
Trasformazioni polimorfiche - riguardano sistemi multicomponenti: si assiste ad una trasformazione
in cui non cambia la composizione ma la struttura cristallografica (differenti strutture cristallografiche
presentano diversa stabilit al variare della temperatura).
Alla base di una trasformazione di fase c' sempre una diminuzione dell'energia libera del sistema; affinch
la trasformazione avvenga, essa deve essere accompagnata da una riduzione dell'energia libera (G < 0). La
differenza fra l'energia libera dei reagenti e quella dei prodotti la forza motrice della trasformazione;
inoltre, affinch possa avvenire la reazione, si deve passare per uno stato attivato: necessario fornire
dell'energia al sistema per fargli superare una barriera di attivazione che costituisce un ostacolo alla
trasformazione stessa; pi alta la barriera di attivazione, pi complicata sar, nella pratica, tale
trasformazione: da un punto di vista energetico la trasformazione pu avvenire se vi la diminuzione di G
(energia libera di Gibbs), tuttavia da un punto di vista pratico essa pu non avvenire perch cos lenta che
ai fini pratici non se ne vedranno mai gli effetti.
OSS: la barriera di attivazione legata alla cinetica di reazione: maggiore la differenza fra l'energia di
attivazione e quella dei reagenti, minore sar la cinetica del processo.

Dal diagramma energetico si definiscono due tipologie di equilibrio:


Metastabile - stato B: il materiale rimane "inerte" fintantoch non attivato, permettendo agli
atomi di raggiungere un livello energetico pari alla barriera di attivazione;
Stabile - stato A.

IL DIAGRAMMA FE-C
Partiamo dal considerare del Ferro puro: esso presenta delle trasformazioni polimorfe, ossia possiede
differenti fasi stabili per diversi livelli di temperatura:
TFUSIONE = 1538C con la struttura cubica a corpo centrato (ferrite - bcc);
1396C: trasformazione polimorfa ferrite austenite (fcc);
911C: trasformazione polimorfa austenite ferrite (bcc);
770C: trasformazione non magnetica - magnetica (temperatura di Curie).
Ora al Ferro puro ci aggiungiamo del Carbonio, che nel sistema Fe - C dar origine ad un composto
cementite Fe3C - ossia ad un carburo di Ferro che presenta (a livello stechiometrico) una percentuale di
Carbonio pari al 6.67% (sistema metastabile).

Consideriamo tre punti critici di tale diagramma:


I)
PUNTO DI PERITETTICO (0.17% di Carbonio, T = 1495C): un acciaio di questa concentrazione
presenta una trasformazione peritettica in cui la fase ferritica reagisce con la fase liquida per dare origine
ad un'unica fase solida + ;
II)

PUNTO EUTETTICO (4.3% di Carbonio, T= 1148C): un liquido di questa composizione a 1148C si


+
trasforma in due fasi solide: austenite + cementite
+

OSS: nella pratica non troveremo MAI grafite all'interno dell'acciaio, perch il Carbonio sar sempre
combinato sotto forma di carburo; la fase stabile del Carbonio la grafite, quindi la cementite rappresenta
di fatto una fase metastabile, con un livello energetico maggiore; tuttavia la trasformazione che porta alla
precipitazione di grafite, essendo pi lenta di quella che porta alla precipitazione di cementite, fa s che la
grafite non se ne venga mai a formare.
III)
PUNTO DI EUTETTOIDE (0.77% di Carbonio, T = 727C): un acciaio di questa composizione, a tale
temperatura si trasforma formando due fasi solide: una fase ferritica ed una di cementite (tale punto
fondamentale nello studio dei trattamenti termici sugli acciai) +
.
A 1495C la quantit di Carbonio solubilizzabile nella matrice ferritica in forma interstiziale pari allo
0.09%; oltre tale soglia il Carbonio va a diffondere allinterno del liquido (che rappresenta la seconda fase
possibile). A 1148C vi il limite di solubilit del Carbonio nellaustenite pari a 2.11%; per valori di Carbonio
maggiori, si deve formare una nuova fase in grado di poterlo ospitare: la cementite. Alle basse temperature
la ferrite, essendo caratterizzata da una struttura bcc, riesce ad ospitare poco Carbonio (0.02% al massimo);
sopra tale soglia il Carbonio non pu pi essere solubilizzato, andando a finire nella cementite.
ACCIAIO: lega che contiene una quantit di Carbonio < 2.11%; tale materiale NON solidifica in
maniera eutettica;
GHISA: lega che contiene una quantit di Carbonio > 2.11%; il liquido residuo in queste leghe - che
ancora non si trasformato nella fase principale (austenite e/o cementite) si trasformer in
cementite:
o GHISE BIANCHE: quando si rompono, contenendo molta cementite, espongono una
superficie di frattura tendenzialmente brillante (aspetto metallico).

OSS: la ghisa in un sistema non binario (ad esempio ternario) pu formare grafite: se essa si rompe, la
superficie di frattura, per effetto della grafite che non riflette la luce, mostra una superficie scura ed opaca.
Il diagramma Fe - C di equilibrio: esprime il campo di stabilit
delle diverse fasi in funzione della temperatura; ogni punto del
diagramma rappresenta una condizione di minimo energetico
ASSOLUTO; il diagramma per non ci dice quanto tempo occorre
al sistema per raggiungere tale equilibrio: devo tenere in
considerazione la cineteca di reazione; il diagramma informa su
che cosa mira il sistema aspettando un tempo sufficientemente
lungo. Nella pratica, raffreddando in maniera pi o meno rapida ,
otterr dei prodotti differenti: in relazione alla velocit di
attraversamento dei vari punti critici si possono formare strutture
con propriet molto diverse fra di loro.
Nel grafico riportato a destra vengono mostrati i diversi prodotti
dell'austenite in base alla loro durezza.

Ga = energia di attivazione, in parte legata alla cinetica di reazione: essa rappresenta l'energia da fornire
agli atomi nella condizione di partenza, per superare la condizione energetica di picco. Il valore di Ga
legato al meccanismo con cui gli atomi si muovono; esso inoltre proporzionale alla frazione di atomi in
grado di superare tale livello energetico: la probabilit che un atomo possa passare da una condizione ad
una pi stabile, legata da un'equazione esponenziale che vede al numeratore il negativo di tale energia di
attivazione; la velocit di reazione legata a questa energia di attivazione.

Considerando le trasformazioni dell'austenite vicine all'equilibrio, distinguiamo due casi limite:


Laustenite si pu trasformare in ferrite e cementite in condizioni isoterme TIME TEMPERATURE - TRANSFORMATION (TTT curve);
Laustenite si pu trasformare in ferrite e cementite in condizioni di raffreddamento continuo
CONTINUOS - COOLING - TRANSFORMATION (CCT curve).

Nel primo caso l'austenite viene raffreddata "istantaneamente" alla temperatura di trasformazione:
l'austenite quindi non si ancora trasformata perch non le abbiamo dato il tempo e perci assistiamo alla
sua trasformazione a temperatura costante.
L'austenite per si pu trasformare anche in condizioni non isoterme e a temperatura non costante con un
processo di raffreddamento continuo.
Le cure TTT e CCT mi dicono quanto tempo mi serve affinch avvenga la trasformazione.

LA TRASFORMAZIONE AUSTENITE - FERRITE


In questo tipo di trasformazione i siti di nucleazione preferenziali (per i materiali policristallini) sono i bordi
grano, ossia delle zone altamente energetiche perch pi difettose: la ferrite comincer quindi a formarsi
partendo dai bordi grano austenitci originali; in particolari condizioni possibile avere una nucleazione
intragranulare della ferrite (all'interno del grano austenitico quindi): tale fenomeno avviene quando ci siano
situazioni energetiche favorevoli anche all'interno del grano - ad esempio la presenza di inclusioni non
metalliche (particelle non austenitiche che si riscontrano negli acciai - es. SMn) le quali possiedono delle
interfacce simili ai bordi grano, dove la ferrite pu iniziare a nucleare. La nucleazione intragranulare la si
pu riscontrare anche quando io ho deformato meccanicamente il grano, con la conseguente introduzione
di linee di dislocazione; in generale per prevale la nucleazione a bordo di grano perch molto pi rapida
di quella intragranulare. La velocit relativa della nucleazione intergranulare rispetto a quella intragranulare
dipende molto dalla dimensione del grano: se il materiale presenta una grana fine, a parit di volume V0, ho
una maggiore superficie di bordo grano rispetto al caso in cui vi sia una grana maggiore.
Inoltre, nel momento in cui si ha la formazione di ferrite a bordo
grano, il Carbonio presente nell'austenite deve scappare perch
la ferrite ne pu solubilizzare al massimo lo 0.02%; tale Carbonio
quindi diffonde all'interno dell'austenite rimanente: se il grano
piccolo, la quantit di Carbonio satura velocemente l'interno del
grano, aumentando quindi la percentuale di Carbonio presente
nell'austenite stessa; in questo modo viene ridotta la velocit di
nucleazione perch per tale austenite si riduce il
sottoraffreddamento T (differenza fra la temperatura di
trasformazione all'equilibrio e la temperatura attuale del
materiale).
OSS: in generale, maggiore il sottoraffreddamento maggiore la velocit di nucleazione.
Nel caso della grana grossa, il Carbonio in eccesso raggiunge pi difficilmente il centro del grano, variando
in maniera limitata la composizione chimica dell'austenite stessa (composizione di partenza) e quindi pi
facile assistere alla nucleazione di ferrite intragranulare rispetto al caso precedente.
La grana fine/grossa dipende dalla temperatura di austenitizzazione (a quale temperatura il materiale
stato portato): il materiale presenta una spinta termodinamica a ridurre le dimensioni del bordo di grano
(produrr spontaneamente una grana grossa).
La lega mostrata a destra di composizione pari allo 0.15% di
Carbonio, e per tale lega sono stati svolti degli esperimenti di
trasformazione isotermica dell'austenite in ferrite: nel caso in
esame, stato portato il materiale a 840C e poi congelato
a quattro diverse temperature; i pezzi sono stati mantenuti a
quella temperatura fintantoch la quantit di ferrite formata
non fosse quella prevista dalla regola della leva del
diagramma Fe - C (la parte di austenite non trasformata
risulta come residuo a quella temperatura); il pezzo stato
poi preso e gettato in acqua, trasformando l'austenite residua

in martensite. Nelle microstrutture riportate, la parte bianca la ferrite, la parte grigia martensite.

La temperatura di equilibrio alla quale avviene la trasformazione dell'austenite in ferrite nel caso a) circa
di 800C, ci significa che presente un sottoraffreddamento di 40C (il pi piccolo dei quattro casi trattati):
la ferrite che precipita a tale temperatura, lo fa preferibilmente al bordo grano sottoforma equiassica: il
cristallo di ferrite tende ad accrescersi nelle varie direzioni, per cui alla fine si trovano blocchi di ferrite
sfaccettati (ferrite di tipo allotriomorfo).
Passando via via ai casi b), c) e d) aumenta via via il sottoraffreddamento, e nel caso d) (T = 550C) ci sono
quasi 300C di sottoraffreddamento, ossia cambiano drasticamente le condizioni per la cinetica del
processo (aumenta in modo notevole la velocit di nucleazione), quindi si tendono a formare molti pi
cristalli, i quali avranno una natura aciculare: tali cristalli non sono pi ugualmente propagati in tutte le
direzioni ma tendono ad accrescere lungo delle direzioni preferenziali (ferrite di Widmanstatten).
All'aumentare del sottoraffreddamento si passa quindi da una struttura completamente equiassica, ad una
che comincia ad avere degli aghi, fino ad arrivare ad una sempre pi aciculare.

OSS: sotto ad una certa temperatura (Tw), si forma


solo ferrite di Widmanstatten; la curva TTT del
materiale indica inoltre la differente velocit di
nucleazione, al variare del sottoraffreddamento; il
grafico a lato dimostra che per elevati
sottoraffreddamenti ho una velocit di nucleazione
pi spinta, il che porta ad avere un punto di
trasformazione per tempi molto brevi; il
carattere della trasformazione cambia in relazione
alla temperatura (o per meglio dire al
sottoraffreddamento).
La
trasformazione
dell'austenite in ferrite una trasformazione di tipo
diffusivo (attivata termicamente, e avviene con il
moto di atomi su lunghe distanze di diffusione).
La funzione che esprime la quantit di ferrite nel tempo un'equazione che prende il nome dai suoi
scopritori: Johnson Mehl - Avrami: essi hanno scoperto che la frazione di ferrite che si forma a partire
dallaustenite pari a:

mentre

L'andamento di di tipo sigmoidale; la relazione di Johnson Mehl Avrami caratterizza quasi tutte
le reazioni di tipo diffusivo.
OSS: all'aumentare del T, la cinetica diventa pi rapida e ci lo si vede chiaramente nel grafico sopra (il
"naso" della curva si sposta verso sinistra): da T2 a T1 cambia il valore di k, difatti questa proporzionale alla

velocit di nucleazione della ferrite (che dipende da T). Le reazioni termicamente attivate avvengono per
nucleazione ed accrescimento; il sottoraffreddamento determina il rapporto fra velocit di nucleazione e
quella di accrescimento: all'aumentare di T cresce la velocit di nucleazione rispetto a quella di
accrescimento (parecchi cristalli ma di piccole dimensioni). Se abbiamo grani piccoli, aumenta la superficie
di nucleazione e quindi ne aumenta di conseguenza la cinetica di trasformazione.
Nelle curve TTT il raffreddamento a temperatura
costante,
il
che
equivale
a
dire
"a
sottoraffreddamento
costante".
Nella
trasformazione a raffreddamento continuo invece
esso non costante ma comincer con un T nullo
per andare via via a crescere (grafico a lato). Nelle
curve CCT il sottoraffreddamento determina la
velocit del processo: se raffreddo in maniera pi
veloce ottengo una curva che si sposta via via verso
sinistra
(ottengo
potenziali
strutture
di
raffreddamento via via diverse fra di loro).
I prodotti di trasformazione al raffreddamento continuo sono legati a due fattori:
Dimensioni del grano di partenza (grana fine/grossa);
Velocit di raffreddamento.

Commentiamo le micrografie a lato: nel caso a) il


materiale stato austenitizzato a 900C, ossia ad una
temperatura
molto
inferiore
rispetto
alla
temperatura di 1150C del caso b); in a) si vede molta
ferrite allotriomorfa con una elevata superficie di
bordo grano, quindi la nucleazione pu avvenire per
sottoraffreddamenti piccoli (ho tanti siti di
nucleazione); se invece il grano grosso (ho pochi i
siti di nucleazione), per poter avere nucleazione devo
avere uno sottoraffreddamento elevato, portandomi
in condizioni di nucleazione di Widmanstatten.
Nel caso c) s ha un raffreddamento lento (basso T):
formazione di ferrite allotriomorfa; se a parit di
dimensioni del grano aumenta il T, ci porta la
nucleazione di Widmanstatten.

Nel grafico sotto sono mostrati i vari campi morfologici della ferrite.

La struttura allotriomorfa la migliore per la ferrite perch, essendo questa una fase duttile, la forma
aciculare ne danneggia notevolmente il comportamento meccanico (molti siti di concentrazione degli
sforzi).

LA TRASFORMAZIONE DELL'AUSTENITE IN FERRITE PI PERLITE


La perlite un costituente microstrutturale formato da due fasi
(ferrite e cementite): ha una microstruttura di tipo lamellare dove la
ferrite la matrice e la cementite forma delle lamelle con spaziatura
regolare. Tendenzialmente la perlite si forma al bordo di grano e
laddove vi maggiore superficie di bordo grano (ossia nei punti
critici); la colonia perlitica tende a propagarsi solamente all'interno di
uno dei grani che si affacciano al bordo grano stesso: essa sceglie il
nodulo che presenta un'orientazione cristallografica pi favorevole; a
seconda della temperatura, si formano dei noduli perlitici che si
accresceranno, occupando tutto il grano austenitico originario (le sub
- unit che andranno a riempire il grano austenitico originario si
chiamano colonie perlitiche). Il parametro che governa il tipo di
perlite che si ottiene il sottoraffreddamento: in generale, maggiore
T, minore la spaziatura interlamellare.

OSS: anche la trasformazione perlitica attivata


termicamente, quindi la velocit di nucleazione
aumenta con l'aumentare del sottoraffreddamento;
inoltre, aumentando il T aumenta il numero di noduli
che possono nucleare a bordo grano.

La perlite caratterizzata dalla presenza di lamelle di cementite


immerse in una matrice di ferrite.
Il grafico a sinistra mostra come all'aumentare del
sottoraffreddamento, la spaziatura fra le varie lamelle di
cementite tende a calare (al diminuire della spaziatura delle
lamelle aumenta la durezza della perlite).
OSS: osservando una normale micrografia, si vede che la ferrite
bianca tuttavia anche la cementite lo : ci che viene messo in
risalto sono i bordi grano tra le due fasi - l'attacco acido (Nital
Acido Nitrico) agisce sui bordi grano e quindi la zona scura in
esame sono proprio questi ultimi.
La trasformazione perlitica prevede la formazione cooperativa di lamelle di ferrite e di cementite:
all'aumentare del sottoraffreddamento osserviamo una diminuzione della spaziatura interlamellare, ossia
otteniamo una perlite fine (meno risolvibile al microscopio); inoltre, all'aumentare del T, per effetto
dell'aumento della forza motrice di trasformazione (maggiore G di trasformazione aumentando il T), si
ha una velocit di nucleazione pi elevata (aumenta il rapporto velocit di nucleazione su velocit di
accrescimento) aumentando quindi il numero di germi perlitici che nucleano sul bordo di grano austenitico.

Realizzando la trasformazione poco al di sotto delleutettoide (es. 700C) ho pochi noduli perlitici che,
nucleando, si ostacolano poco nella crescita e si accrescono di molto: ottengo la perlite grossolana; per
contro, se effettuo un sottoraffreddamento elevato (es. 550C) ottengo una situazione in cui ho molti
noduli perlitici, i quali saturano velocemente il bordo di grano e quindi non possono pi accrescersi
facilmente (crescono solo all'interno del grano): una perlite pi fine comporta l'avere delle propriet
meccaniche migliori rispetto a quella grossolana. Con un trattamento di normalizzazione (raffreddamento
in aria molto veloce) ottengo della perlite fine; la grossolana si viene a creare lasciando i pezzi in forno
spento.

MECCANISMO DIFFUSIVO: la struttura perlitica il risultato di un meccanismo di nucleazione ed


accrescimento cooperativo di cristalli di ferrite e cementite. Vediamo come avviene:
Immaginando un bordo grano ipotetico in unaustenite parente, sotto la spinta di una forza motrice
(sottoraffreddamento), supponiamo che nuclei per prima una lamella di cementite (ipotesi pura, non
dimostrata). La germinazione di tale cristallo non casuale: esso pu crescere all'interno di uno dei due
grani adiacenti (NON in entrambi) e questo perch esso tende ad avere un'orientazione cristallografica non
casuale con i due grani: con uno dei due forma un'interfaccia semicoerente, ossia si instaura una relazione
cristallografica particolare; tale interfaccia a bassa mobilit perch per imporre che rimanga l'ordine
cristallografico si vengono a creare dei costrain locali i quali evitano che il germe di cementite possa
accrescersi in altre direzioni; nellaltro grano invece nasce un'interfaccia in cui non esiste una relazione
cristallografica particolare (interfaccia incoerente): esiste un bordo netto e nessuna direzione
cristallografica, per cui quella diventa un'interfaccia ad elevata mobilit ed il cristallo si accresce all'interno
di questo grano.
OSS: quando una colonia perlitica nuclea al bordo grano austenitico, cresce solamente allinterno di uno dei
due grani associati a tale bordo, quello con il quale non presenta alcuna relazione di orientazione
cristallografica, caratterizzato da elevata mobilit dellinterfaccia).

Dopo essere germinato il grano di cementite (6.67% di


Carbonio), nelle immediate vicinanze nasce una regione
svuotata di Carbonio: risucchio/diffusione di Carbonio dal
grano austenitico verso il cristallo di cementite per poterlo far
accrescere; tale processo diffusivo continua fino a quando il
livello di Carbonio circostante scende al di sotto di un livello
limite, oltre il quale si arresta l'accrescimento della cementite

e si creano le condizioni favorevoli a far germinare la ferrite (dal punto di vista termodinamico): ai bordi
della cementite si formano due lamelle di ferrite le quali causano la crescita del nodulo perlitico.
Arriveremo quindi ad un punto in cui il bordo di grano austenitico completamente saturato dalla presenza
di noduli perlitici; trattando di perlite fine, se si congela la trasformazione dopo un certo tempo, vediamo
che i noduli perlitici hanno saturato il bordo grano, mentre al centro vi ancora dell'austenite (che al
raffreddamento diverr martensite).
OSS: nelle immagini sopra si vede che la germinazione di colonie perlitiche pu avvenire anche per
ramificazione dei noduli perlitici esistenti: l'interfaccia fra austenite non trasformata e perlite diventa a sua
volta sito di nucleazione per i germi di cementite o di ferrite; alla fine si riesce a distinguere a malapena il
grano austenitico originario poich le nuove unit microstrutturali diventano dei subgrani.
Come per la ferrite, anche la perlite nuclea preferenzialmente al bordo grano, ossia nella zona pi difettosa
del cristallo; tuttavia, se esistono dei siti di nucleazione intragranulare (ad esempio inclusioni o accumulo di
dislocazioni - in generale siti ad alta energia) il materiale tende a produrre nucleazione anche in queste
regioni, dando vita ad una nucleazione intragranulare, competitiva con quella che si ha a bordo grano
(figura a pagina precedente; inoltre si vede un film di ferrite proeutettoidica che si pu formare proprio
perch l'acciaio non era perfettamente eutettoidico).
OSS: perch la perlite attaccabile chimicamente in maniera pi facile della martensite? Perch una
martensite "fresca" (di tempra) ha la stessa composizione dell'austenite ma di fatto la sua capacit di
attaccarsi legata sostanzialmente al bordo delle placche martensitiche che si formano: nel caso della
perlite invece le interfacce ferrite/cementite sono molto pi reattive: la superficie specifica all'interno della
perlite la rende molto pi reattiva che non la martensite.
MECCANISMO DI ACCRESCIMENTO: la velocit di accrescimento della perlite stata sperimentalmente
calcolata/misurata; in condizioni isoterme si sono fatti esperimenti di trasformazione interrotta e si
andata a misurare la dimensione della perlite: si osservato che la velocit di crescita dipende dal
coefficiente di diffusione del Carbonio nell'austenite e dal sottoraffreddamento (elevato al quadrato)

"
!

$ %

Di fatto sono ipotizzabili tre tipi differenti tipologie di processo di accrescimento delle colonie perlitiche:
Diffusione del Carbonio dall'austenite di fronte alla ferrite verso la cementite (diffusione interna
allaustenite);
Diffusione del Carbonio all'interfaccia ferrite/austenite e cementite/austenite;
Diffusione del Carbonio dall'interno della ferrite verso la cementite.

La pi valida delle tre ipotesi la prima mentre gli altri due


meccanismi possono essere ignorati (almeno in parte); inoltre,
affinch avvenga la "migrazione" del Carbonio, necessario che vi sia
uno squilibrio di concentrazione; chi ha dato una spiegazione al
problema stato Hultgren: egli ha detto sostanzialmente che la
quantit di Carbonio nell'austenite di fronte ad una lamella di
cementite la si pu leggere sul diagramma di fase in particolare dove
ho l'interfaccia fra il campo di stabilit dellaustenite con la cementite
(e stesso discorso per quanto riguarda la ferrite).
Hultgren ha proposto le estrapolazioni delle linee continue del
diagramma di fase: quelle linee sotto alla temperatura di equilibrio
tendono a prolungarsi in maniera mostrata nella figura stessa.
Si osservato inoltre che la velocit di accrescimento costante per
una data temperatura (vedi grafico a sottostante). Diagrammando la
velocit di crescita della perlite rispetto alla temperatura, si vede che
essa massima per valore di 550 - 600C; l'aumento della velocit
fino ad una certa temperatura legato alla forza motrice della
trasformazione: pi aumenta T, pi aumenta la forza motrice e di
conseguenza la velocit di trasformazione; se scendo per troppo
con la temperatura (sottoraffreddamento troppo elevato) continua
ad aumentare la spinta termodinamica alla trasformazione, ma la
mobilit atomica viene meno (calo della velocit del processo).

Il diagramma a sinistra mostra come la velocit


di crescita e di nucleazione della perlite
cambino al variare della temperatura di
trasformazione (piccoli T implicano elevate
velocit di crescita ma piccole di nucleazione =
perliti grossolane).
Le curve TTT sono utili perch ci dicono quanto
tempo necessario per portare a termine la

trasformazione perlitica. Da quello che abbiamo visto finora, possiamo ribadire che possibile ottenere
strutture completamente perlitiche anche da acciai non completamente perlitici (o eutettoidici);
normalmente, durante la solidificazione di un acciaio gli iper/ipoeutettoidico, la formazione della perlite
anticipata dalla formazione/precipitazione di una fase proeutettoidica tuttavia, se consideriamo le linee di
estrapolazioni viste prima, in condizione di trasformazione isoterma, raffreddo velocemente il materiale,
attraverso il campo di possibile formazione della ferrite ad una velocit tale da non permettergli di
precipitare ottenendo una struttura completamente perlitica; si utilizza un sottoraffreddamento
sufficientemente elevato, tale da inibire la precipitazione della fase proeutettoidica: pi mi sposto dalle
condizioni di eutetticit, pi necessito di elevati sottoraffreddamenti per annichilire la possibilit di
precipitazione di fase proeutettoidica.
OSS: quando vi la presenza di fase proeutettoidica (es. ferrite) tale da saturare il bordo di grano, la
nucleazione di perlite avviene a partire dallo stesso allotriomorfo.
PRESENZA DI ELEMENTI IN LEGA: nelle curve TTT e CCT, tutti gli elementi di lega (Cobalto escluso), spostano
le curve verso destra (ossia rallentano il meccanismo di nucleazione/accrescimento); quando nel materiale
intervengono degli elementi sostituzionali, all'aumentare delle dimensioni atomiche si riduce la cinetica.
Un altro aspetto importante riguarda la termodinamica: tutti gli elementi di lega tendono a modificare i
punti critici del materiale:
Nichel e Manganese abbassano la temperatura delleutettoide (A1), stabilizzando la fase austenitica
(elementi gammageni);
Silicio, Cromo e Molibdeno invece stabilizzano la fase (elementi alfageni), innalzando quindi la
temperatura di A1.
I grafici seguenti esprimono, in funzione della percentuale del singolo elemento, la variazione relativa della
temperatura di eutettoide.

Gli elementi di lega modificano anche il contenuto di Carbonio delleutettoide, che non si trover pi allo
0.77% come nella lega binaria: in generale, quasi tutti gli elementi in lega producono un calo del Carbonio
eutettoidico.

La diffusione viene rallentata dagli elementi in lega, e ci si spiega dal punto di vista fisico - metallurgico, da
un lato dalle dimensioni atomiche (maggiore difficolt per gli atomi di liberarsi dai legami con i primi vicini)
dall'altro, la cinetica pi lenta si spiega con la necessit per gli elementi di lega di ripartirsi fra ferrite e
cementite all'atto della trasformazione: avremo quindi elementi maggiormente affini alla cementite che
tenderanno a ripartirsi a favore di questa, ed elementi anticarburigeni - poco propensi a formare carburi che andranno preferibilmente nella ferrite: nasce la necessit di suddividere gli elementi in carburigeni e in
anticarburigeni; i carburigeni sono tutti quelli che tendono a formare volentieri carburi (ad es. il
Manganese, il Cromo, il Molibdeno ecc.); contrariamente, il Silicio, Nichel e Cobalto finiscono
preferenzialmente nella ferrite.
Negli acciai con degli elementi in lega troviamo una spaziatura interlamellare differente da quella prevista
dalle leghe binarie: il Manganese produce un aumento della spaziatura interlamellare mentre il Cromo
produce una spaziatura pi fine.

Nel caso di elementi in lega presenti sottoforma di atomi sostituzionali, la diffusione prevede dei movimenti
di interfaccia: il sostituzionale diffonde pi velocemente all'interfaccia austenite/ferrite e
austenite/cementite, ossia segue il secondo meccanismo di diffusione visto in precedenza; inoltre in questo
caso il sottoraffreddamento elevato al cubo.

"
!

LA TRASFORMAZIONE AUSTENITE - BAINITE


Come detto prima, la formazione della perlite dipende dalla cinetica di trasformazione, ossia dal
sottoraffreddamento; inoltre stato detto che sotto ad una certa temperatura la cinetica di trasformazione
rallenta in maniera significativa (sempre pi difficile per la perlite venrsi a formare); si pu per formare un
altro costituente microstrutturale caratterizzato anch'esso da ferrite e cementite, ma avente una
morfologia differente: la bainite.

Bassi T perlite;
Elevati T martensite;
Medio - alti T bainite con caratteristiche simili alla martensite;
Medio - bassi T bainite con caratteristiche simili alla perlite.
Per quanto riguarda le curve TTT e CCT, la bainite rappresentata da un "secondo naso" che in certi
materiali si raccorda bene con quello della perlite, mentre in altri nasce una separazione fra il naso perlitico
e quello bainitico (non solo in termini di temperatura ma anche in termini temporali - il naso bainitico pi a
sinistra di quello perlitico).

Conducendo una trasformazione isoterma, a seconda che questa avvenga alle temperature pi alte o pi
basse, troveremo due diverse tipologie di bainite:
Bainite superiore: campo di temperatura pi elevate;
Bainite inferiore: campo di formazione a ridosso della martensite.
Le temperature tipiche dell'intervallo bainitico sono fra i 350 - 550C; come per la perlite, anche la bainite
formata da due fasi: ferrite e cementite; in generale tale trasformazione richiede la diffusione del Carbonio;

inoltre sempre come per la perlite, essa caratterizzata da una trasformazione isoterma (procede
all'aumentare del tempo).
Il grafico a lato mostra un andamento simile a quello di
Johnson Mehl - Avrami (cinetica dipendente dalla
temperatura) per, a differenza della perlite la cui
trasformazione va sempre a completamento, non raro
che nel caso della bainite la trasformazione non vada a
termine (anche per lunghi tempi di permanenza alla
temperatura di trasformazione): parte dellaustenite
quindi non riesce a trasformarsi.
La trasformazione martensitica invece di tipo atermico
(non dipende dal tempo), la quale molto spesso non va
a completamento (perch ho dei sottoraffreddamenti
cos elevati che mi danno una forte forza motrice, ma
non ho l'ausilio della diffusione).
Il fatto che la trasformazione bainitica non vada a completamento
indice che vi la presenza di un contributo NON isotermo alla
trasformazione.
Come per la martensite, anche per la bainite esiste una temperatura
dinizio trasformazione (bainite start): fintantoch non si raggiunge un
sottoraffreddamento minimo di soglia, la trasformazione non parte; la
temperatura oltre la quale la trasformazione
non procede pi prende il nome di bainite
finish (se T > TB.finish ho una totale
formazione in bainite).
Se si prende un campione e lo si lucida a specchio e lo si sottopone poi a
trasformazione bainitica, sulla superficie si vedono comparire dei segni (tilting
superficiale): la bainite non si forma in maniera allotriomorfa, ma essendo un
costituente che si forma per forti sottoraffreddamenti, la ferrite
bainitica si former in maniera similare a quella di Widmanstatten; di
fatto quindi la ferrite bainitica ha una forma aciculare (e non
equiassica!); il tilting superficiale che si forma corrisponde al fatto che
la placca di bainite che si forma, dove raggiunge il pelo libero della
superficie originaria produce una trasformazione locale che si
manifesta con questa morfologia superficiale.

In modo similare a quanto avviene per la martensite, la placca di ferrite bainitica mantiene un'orientazione
cristallografica, ossia un piano non ruotato e non distorto, con l'austenite parente: la placca bainitica
mantiene, rispetto al piano adiacente dell'austenite, un certo ordine cristallografico (austenite e bainite
hanno un piano in comune denominato habit plane - piano di accomodamento, non ruotato e non distorto,
fisso, attorno al quale avviene la trasformazione).
Nella figura seguente vediamo i due possibili tipi di bainite:
Bainite superiore: si forma a temperature pi elevate; si distinguono delle placche a struttura
granulare (irregolare);
Bainite inferiore: si distinguono delle placche pi fini e aciculari con spigoli pi netti.

All'aumentare del sottoraffreddamento si ha una forza motrice che via via aumenta, e quindi si hanno pi
placche piccole anzich poche placche grandi; inoltre le placche sono pi appuntite per effetto della
maggiore deformazione cui laustenite di partenza stata sottoposta.
Al microscopio elettronico si pu vedere che all'interno della bainite
superiore ci sono delle placche scure (ferrite), alternate a delle lamelle
chiare (cementite): la morfologia simile alla perlite, solo che le lamelle
perlitiche sono dei parallelepipedi, mentre nella bainite la forma
aciculare.
Come si crea la bainite superiore? Supponiamo che a causa di un
sottoraffreddamento nuclei a bordo grano una placca di ferrite bainitica;
tale placca deve rigettare Carbonio nellaustenite circostante (solubilit
di Carbonio massima dello 0.02%); alle temperature alle quali precipita la
bainite superiore, la diffusione del Carbonio permette di fuoriuscire dalle
placche e di andare a precipitare al bordo della placca di ferrite
precipitata.

Nel caso della bainite inferiore si nota molta irregolarit al suo interno; la
placca di ferrite bainitica nuclea allo stesso modo del caso precedente, ma a
causa della temperatura molto pi bassa, anche un interstiziale come il
Carbonio fa fatica a diffondere su distanze cos
importanti, e quindi la precipitazione della cementite
non avviene al bordo fra austenite/ferrite ma all'interno
della placca ferritica (precipitazione in situ dei carburi)
che d origine a quella struttura cos corrugata; studi
specifici hanno dimostrato che la precipitazione del
Carbonio non avviene in maniera casuale, ma lungo piani
cristallografici preferenziali della ferrite e quindi si
formano degli array di carburi disposti circa a 45 rispetto
alla placca ferritica (vedi immagine a sinistra).
La bainite superiore molto fragile perch le sue unit principali formate da ferrite, sono separate da un
film di cementite (fragile); la bainite inferiore invece, avendo i carburi distribuiti in maniera fine all'interno
della placca, tendenzialmente molto meno fragile e migliore.

Dallo studio delle curve TTT e CCT possibile ottenere


la formazione parziale di bainite e di perlite; inoltre,
raffreddando velocemente il campione, porto alla
formazione di martensite, ottenendo in questo modo
una struttura di tipo misto.