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A.

MICROECONOMIA
Capitolo primo
Bisogni e beni economici
1.1. Microeconomia e attivit economica
La microeconomia studia il comportamento del singolo individuo,
consumatore o produttore, e linteragire di questo con gli altri operatori del
sistema. Tale studio si compie attraverso la formulazione di leggi e la
costruzione di modelli idonei alla comprensione dello sviluppo di ogni
attivit economica.
Lattivit economica dellindividuo generata dallo squilibrio che
contraddistingue la molteplicit di finalit perseguibili e la limitatezza dei
mezzi disponibili ed utili per il loro conseguimento. Pi precisamente,
un'azione economica implica:
a) l'esistenza di una molteplicit di obiettivi che l'uomo intende
perseguire con l'impiego dei mezzi scarsi da lui posseduti;
b) la possibilit - da parte dell'uomo - di scegliere tra i diversi usi dei
mezzi posseduti.
Il meccanismo delle scelte, su cui basata ogni azione economica, si
pone in moto allorch luomo, in presenza di un numero elevato di finalit
non realizzabili contemporaneamente, si trovi a dover graduare gli obiettivi
del suo agire secondo il rispettivo livello di importanza. LEconomia postula
che tale meccanismo sia condotto nel rispetto del principio edonistico, del
minimo mezzo o massimo tornaconto. In altri termini, lindividuo una volta
fissato lobiettivo, compie le scelte al fine di impiegare il minimo livello di
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Bisogni e beni economici

risorse disponibili per il suo raggiungimento o, simmetricamente, sceglie le
modalit di impiego di una determinata quantit di risorse allo scopo di
ottenere il massimo effetto utile.
Lo studio della microeconomia, riportato in questo testo, segue le fasi
logiche dellattivit economica secondo il seguente schema generale:
bisogni domanda produzione

1.2. I bisogni
Si definisce bisogno ogni stato di instabilit interiore che induce l'uomo
a procacciarsi i mezzi adatti a sopprimere una certa sensazione di fastidio, o
a prolungare una sensazione di piacere. La quantit di mezzo necessaria per
estinguere completamente un bisogno si dice fabbisogno.
I bisogni naturali sono quelli il cui appagamento non richiede alcun
sacrificio da parte dellindividuo, il quale per soddisfarli impiega mezzi a lui
accessibili e altres disponibili in quantit praticamente illimitata (ad
offerta
costi
Mercato
Microeconomia

esempio, il bisogno di respirare in quanto laria un bene accessibile ed
abbondante).
I bisogni economici sono invece quelli il cui appagamento richiede
l'impiego di beni disponibili in quantit limitata o di non immediata
accessibilit da parte delluomo.
In particolare, i bisogni economici si presentano con i seguenti caratteri:
a) illimitatezza, quando i bisogni aumentano con il progredire della
tecnica e della civilt;
b) variabilit, allorch variano da individuo ad individuo e, per lo stesso
individuo, mutano nel tempo anche in relazione alle sue condizioni fisiche,
psichiche e sociali;
c) saziabilit, quando il bisogno diminuisce di intensit se viene
progressivamente soddisfatto, finch non si estingue del tutto.
1.3. La classificazione dei bisogni
I bisogni si dicono primari quando il loro appagamento risulta essenziale
per la sopravvivenza dell'uomo; in caso contrario si dicono secondari.
La reattivit dell'uomo misurata con riguardo alla necessit di
appagamento di un certo bisogno al variare della quantit di mezzo atto a
soddisfarlo, rappresenta l'elasticit di quel bisogno. Un bisogno primario
logicamente un bisogno rigido; per contro il bisogno - ad esempio - di
collezionare francobolli un bisogno elastico in quanto strettamente
collegato alla disponibilit del mezzo (il bisogno di collezionare avvertito
per beni disponibili in quantit limitate), come pure elastico il bisogno di
possedere un telefonino, ecc..
Se poi si tiene conto delle modalit temporali con le quali si palesano, i
bisogni sono:
- continui, se si manifestano ininterrottamente;
- periodici, se compaiono periodicamente;
- occasionali, se si presentano saltuariamente.
I bisogni, inoltre, possono essere individuali o collettivi, a seconda che
siano avvertiti dall'individuo considerato singolarmente oppure in quanto
membro di una collettivit organizzata (ad esempio, rispettivamente, il
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Bisogni e beni economici

bisogno di riposarsi e il bisogno di spostarsi con l'automobile). Tra i bisogni
collettivi vanno annoverati quelli cosiddetti sociali (tra questi, il bisogno di
intrattenere rapporti interpersonali).
Una ulteriore distinzione va fatta tra bisogni concorrenti e bisogni
complementari: i primi si escludono a vicenda, nel senso che il loro
soddisfacimento non pu avvenire simultaneamente ( impossibile, ad
esempio, assistere contemporaneamente a due differenti manifestazioni
teatrali); quando invece al soddisfacimento di uno stimolo si accompagna la
necessit di appagamento di un altro stimolo, si parla di bisogni
complementari (ad esempio, il bisogno del caff e quello dello zucchero).
1.4. I beni economici
Ogni mezzo utile, ossia atto a soddisfare un certo bisogno, si dice bene.
I beni non accessibili all'uomo e/o disponibili in quantit illimitata, si
dicono beni non economici .
Per converso, si dice bene economico ogni cosa che, oltre ad essere utile
ed accessibile all'uomo, si presenta disponibile in quantit limitata ed altres
permutabile.
La accessibilit del bene economico, ovviamente, si riferisce alla
possibilit dell'uomo di procacciarsi la cosa utile: i materiali presenti su
Giove, quindi, non sono beni economici.
Il fatto, poi, che i beni economici sono disponibili in quantit limitata,
comporta che l'uomo compia un sacrificio per approvvigionarsene.
La permutabilit del bene economico, infine, attiene alla capacit del
bene stesso di essere scambiato con un altro bene.
Al concetto di bene economico, per altro verso, strettamente collegato
quello di ricchezza. Questultima pu essere definita come linsieme di tutti i
beni economici a disposizione del singolo individuo o della collettivit. I
ragione di questo, si pu parlare di ricchezza individuale, nazionale o
mondiale, e ci a seconda che essa si riferisca al singolo soggetto economico
ovvero faccia riferimento ad un ambito di analisi pi specificamente
macroeconomico.
Microeconomia

Daltro canto, il concetto di ricchezza si presta ad una duplice
interpretazione: si distingue la ricchezza-patrimonio, intesa come fondo
statico di beni economici posseduti dallindividuo o dalla collettivit in un
dato istante, dalla ricchezza-reddito che va considerata come flusso
dinamico di beni prodotti dallindividuo o dalla collettivit che vanno ad
aggiungersi ad un preesistente fondo di ricchezza.
1.5. La classificazione dei beni economici
I beni economici si prestano ad una schematica classificazione in
funzione di alcune caratteristiche.
a) Beni immobili e beni mobili: sono beni immobili la terra ed ogni
stabile costruzione, anche galleggiante o sospesa purch permanentemente
collegata al suolo. Tutti i beni che non rientrano in tale definizione sono beni
mobili.
b) Beni diretti (o di consumo): soddisfano direttamente un certo
bisogno senza ulteriori trasformazioni: ad esempio il pane o un indumento.
c) Beni indiretti (o strumentali): costituiscono i mezzi necessari per la
creazione dei beni di consumo. Sono beni strumentali, ad esempio, gli
impianti industriali. La luce elettrica e le altre fonti energetiche fungono da
beni indiretti quando vengono utilizzate per la creazione di altri beni; quando
invece sono utilizzate direttamente per il soddisfacimento di un bisogno
(ad esempio, per riscaldare ed illuminare la casa) vanno classificate come
beni di consumo.
d) Beni complementari: vanno impiegati in maniera congiunta al fine di
appagare un certo bisogno (zucchero e caff).
e) Beni succedanei: presentano le medesime qualit con riferimento
all'appagamento di un certo bisogno.
f) Beni presenti: sono disponibili all'attualit.
g) Beni futuri: si renderanno disponibili in avvenire.
h) Beni congiunti (o ad offerta congiunta): si tratta di beni che
scaturiscono dallo stesso processo produttivo; non pertanto possibile
produrre l'uno senza ottenere contemporaneamente l'altro (ad esempio, il
miele e la cera).
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i) Beni connessi: sono quei beni che, pur essendo originati dallo stesso
processo produttivo, possono essere ottenuti separatamente (ad esempio, la
carne e la lana di pecora).
l) Beni durevoli (o a fecondit ripetuta): non esauriscono la loro utilit al
primo impiego.
m) Beni non durevoli (o a fecondit semplice): sono in grado di
soddisfare una sola volta il bisogno.
Microeconomia

Capitolo secondo
Teoria del consumatore
2.1. Fattori che influenzano la domanda
Sono ora analizzati i fattori che influenzano la domanda di un bene. Si dice
domanda la quantit di un certo bene richiesta da un individuo o da una collettivit
di individui ad un certo prezzo e in un certo istante.
Quando si parla di legge della domanda si intende generalmente una
funzione inversa del prezzo. Ci vero a parit di tutte le altre condizioni (ceteris
paribus). Il prezzo infatti non lunico elemento determinante la domanda. Questa
anche funzione di altre grandezze tra le quali, innanzitutto, il prezzo delle merci
correlate al bene domandato, il reddito ed i gusti dei consumatori.
La domanda di un bene come detto influenzata dalle variazioni di prezzo
di beni in qualche modo correlati al bene domandato. Possibili correlazioni sono la
succedaneit e la complementarit. Siano ad esempio A e B due beni succedanei
(con A immaginiamo lautomobile e con B i mezzi pubblici, il prezzo a cui far
riferimento per A il costo dellautovettura mentre per B la tariffa del servizio).
Un aumento del prezzo di B provoca un aumento della domanda di A. Se invece A
e C sono due beni complementari (A ancora lautomobile e C la benzina) evidente
che un aumento del prezzo di C provoca una diminuzione della domanda di A.
Unaltro importante fattore da cui dipende la domanda di un bene certamente
il reddito del consumatore. Si pu facilmente immaginare che un aumento del
reddito abbia come conseguenza laumento della domanda del bene in oggetto.
Esistono per beni, detti inferiori, per i quali esistono alternative sul mercato di
migliore qualit (beni superiori). In tal caso lincremento di reddito spinge il
consumatore a sostituire il bene inferiore con la possibile alternativa, provocandone
cos una riduzione della domanda.
Un ultimo rilevante fattore che contribuisce a determinare la quantit
domandata di un bene il gusto dei consumatori, la cui variabilit condizionata
da numerosissimi altri elementi.
Viene di seguito esaminata la domanda relativa al singolo consumatore essendo
la domanda di mercato, nella teoria tradizionale, intesa come somma delle
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Teoria del consumatore

domande di tutti i consumatori individuali. Lipotesi di base che il consumatore
assecondi nellagire il principio edonistico. Dati cio il suo reddito e i prezzi di
mercato delle varie merci, egli programma di spendere tutto il suo reddito in modo
tale da conseguire il pi elevato livello di soddisfazione o di utilit. Spieghiamo
con maggiore dettaglio il concetto di utilit e forniamo la definizione di consumo.
2.2. L'utilit
Si dice utilit economica l'attitudine di un bene economico a soddisfare un
bisogno. I caratteri dell'utilit sono i seguenti:
a) soggettivit: l'utilit relativa all'individuo che avverte la necessit di
estinguere il bisogno (ad esempio, la droga utile al drogato).
b) indipendenza: un bene utile indipendentemente da valutazioni di ordine
etico, sociale o politico (la droga condannata dalle istituzioni politiche e dalla
morale pubblica; ci nonostante essa utile al drogato).
c) mutabilit: l'utilit direttamente proporzionale alla intensit del bisogno da
estinguere ed inversamente proporzionale alla quantit di bene (il pane, ad
esempio, tanto pi utile all'uomo quanto pi egli affamato; daltra parte
l'importanza che luomo attribuisce al pane tende a diminuire quando maggiore la
quantit di esso disponibile).
Nell'ipotesi che il bene economico possa essere suddiviso in dosi, l'utilit si
dice poi :
a) iniziale, quando relativa alla prima dose;
b) marginale, se attribuita all'ultima dose;
c) totale, pari alla somma delle utilit di tutte le dosi del bene economico.
2.2.1. Lutilit totale e lutilit marginale
La legge di variazione dell'utilit totale funzione crescente della quantit di
bene e presenta un punto di massimo in corrispondenza del fabbisogno (figura 1).
Microeconomia

X
0
U
f x1 x2 x3

Figura 1. Lutilit totale funzione crescente della quantit del bene
Inoltre, lutilit totale aumenta in misura meno che proporzionale
all'incremento della quantit di bene. Ci, in altri termini, significa che
l'incremento di utilit che si ottiene dalla n-esima dose di bene risulta inferiore
all'analogo incremento relativo alla dose (n-1)-esima.
Ne deriva che l'utilit attribuita a ciascuna dose di bene via via decrescente
fino ad annullarsi in corrispondenza del fabbisogno, quantit per la quale il
bisogno completamente soddisfatto.
Nel diagramma di figura 1, dunque, la quantit 0f quella che consente di
estinguere il bisogno originario, giacch in corrispondenza di essa si annulla
l'incremento di utilit totale che si ottiene da quantit addizionali di bene. E'
evidente, daltra parte, che in corrispondenza del fabbisogno la legge dell'utilit
marginale presenta un punto di nullo. L'utilit marginale, infatti, in quanto
attribuita all'ultima dose di bene, esprime l'incremento di utilit totale che la dose
medesima in grado di arrecare al consumatore; incremento che, come si detto, si
annulla appunto in corrispondenza della quantit di bene pari al fabbisogno.
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X
0
U'
x1 x2 x3
f
Figura 2. Lutilit marginale funzione decrescente della quantit del bene
La legge dell'utilit marginale pu essere ricavata agevolmente a partire dalla
figura 1.
La derivata prima calcolata nei singoli punti della funzione di figura 1,
definisce il saggio di variazione dellutilit totale, chiamato dagli economisti grado
finale di utilit (ovvero grado marginale di utilit). La legge del grado finale di
utilit descritta nel diagramma di figura 2, dove sull'asse delle ascisse sono
riportate le quantit di bene e sull'asse delle ordinate i corrispondenti gradi finali di
utilit. L'ascissa 0f, in corrispondenza della quale si annulla il grado finale di utilit,
individua il punto di saturazione del bisogno, ossia la quantit di fabbisogno.
L'utilit marginale pu, quindi, essere ottenuta come prodotto aritmetico tra il
grado finale di utilit e una quantit incrementale del bene; prodotto che,
graficamente, corrisponde all'area del rettangoloide tratteggiato in figura 2. Ne
segue, pertanto, che il diagramma di figura 2 rappresenta anche la legge dell'utilit
marginale, coincidendo infatti, la legge di variazione delle superfici dei
rettangoloidi relativi a dosi successive di bene, con la funzione del grado finale di
utilit.
In sintesi, dunque, detta U(x) l'utilit totale riferita alla quantit x di bene,
valgono le seguenti relazioni matematiche:
- GRADO FINALE DI UTILIT : ( )
( )
dx
x dU
x U =
'
,
- UTILIT MARGINALE : ( )
( )
dx
dx
x dU
dx x U

=
'
.

Microeconomia

Ed inoltre:
( ) ( )

=
x
dx x U x U
0
'

,

essendo l'utilit totale pari alla somma delle utilit relative alle singole dosi.
2.3. Il consumo
Il consumo distruzione di utilit: consiste infatti nella distruzione, totale o
parziale, di un bene economico.
Il consumo pu essere classificato in rapporto agli effetti della distruzione di
utilit ed altres al soggetto del consumo (consumatore).
Riguardo agli effetti della distruzione di utilit, solitamente si effettua la
seguente classificazione:
a) consumo di godimento: il bene viene impiegato per soddisfare un bisogno
avvertito dalluomo (ad esempio, la legna utilizzata per riscaldare la casa);
b) consumo produttivo: il bene impiegato per creare altri beni (ad esempio, le
materie prime utilizzate per realizzare manufatti di vario genere);
c) consumo improduttivo: il bene viene distrutto senza soddisfare alcun
bisogno (ad esempio, la distruzione di unautovettura a seguito di un incidente).
Il consumo infine si dice privato o pubblico a seconda che venga attuato per
soddisfare i bisogni avvertiti dal singolo soggetto ovvero per appagare bisogni di
natura collettiva.
2.4. Il principio di livellamento delle utilit marginali
L'homo economicus ha necessit di appagare una pluralit di bisogni. Per fare
questo egli agisce in modo da ottenere la massima soddisfazione compatibilmente
con la quantit di beni in suo possesso (principio edonistico). In particolare, il
soggetto impiega i beni in maniera tale che i bisogni via via appagati presentino
tutti la stessa intensit residua. In altri termini, giacch il soggetto tende
naturalmente ad appagare dapprima i bisogni pi urgenti e poi, in base ad una
gradazione di preferenza, quelli meno urgenti, egli raggiunge la massima
soddisfazione quando risultano uguali le utilit marginali dei diversi beni
impiegati.
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Poniamo, ad esempio, che il soggetto abbia necessit di procurarsi il bene pane,
il bene formaggio ed il bene frutta. Le utilit marginali di tali beni siano quelle
indicate in tabella 1. Se il soggetto dispone di sette unit di moneta e nellipotesi
che ogni dose di bene sia acquistabile con una unit di moneta, egli non le spende
tutte per l'acquisto di sette dosi di pane; acquisto che gli fornirebbe un grado finale
di utilit del bene pari a 40. Egli impiega invece 4 unit di moneta per l'acquisto di
4 dosi di pane (utilit marginale =70), due unit per l'acquisto di due dosi di
formaggio (utilit marginale =70) ed una unit per l'acquisto di una dose di frutta
(utilit marginale =70). In tal modo il soggetto, giungendo al livellamento delle
utilit marginali dei tre beni, rende massima la utilit totale ritraibile dallacquisto
dei beni medesimi (100+90+80+70+80+70+70=560). Qualsiasi altra modalit di
distribuzione della ricchezza posseduta dal soggetto produrrebbe in lui un pi basso
livello di utilit totale.



Utilit marginale



Dosi

Pane


Formaggio

Frutta
1
a
dose
100 80 70
2
a
dose
90 70 60
3
a
dose
80 60 50
4
a
dose
70 50 40
5
a
dose
60 40 30
6
a
dose
50 30 20
7
a
dose
40 20 10
8
a
dose
30 10
9
a
dose
20
10
a
dose
10
Tabella 1. Livellamento delle utilit marginali
Lo schema dell'esempio precedente si complica lievemente se i tre beni
considerati non presentano il medesimo prezzo unitario. Se infatti il prezzo per
unit di bene pari ad 1 unit di moneta per il pane, a 2 per il formaggio e a 3 per
la frutta, il soggetto si comporta in modo tale che, se dispone di una sola unit di
moneta, acquista la prima dose di pane ottenendo una utilit pari a 100 (100/1); se
dispone di 2 unit di moneta, egli continua ad acquistare il pane (seconda dose)
Microeconomia

ottenendo un'utilit pari a 90 (90/1); e ci in quanto, se con la seconda lira
intendesse acquistare formaggio, ne acquisterebbe solo 1/2 dose, ottenendo una
utilit pari a 40 (80/2), minore perci di 90.
Dunque, ragionando come sopra, se il soggetto dispone di 8 unit di moneta, al
fine di massimizzare l'utilit totale dei tre beni, egli si comporta in modo da
acquistare sette dosi di pane che gli procurano una utilit marginale di 40 (40/1), e
1/2 dose di formaggio con la quale parimenti ottiene una utilit uguale a 40 (80/2).
Pertanto, il soggetto non acquista alcuna dose del bene frutta la cui utilit,
rapportata al prezzo del bene stesso, di entit trascurabile.
In conclusione, se definiamo utilit marginale ponderata il rapporto tra la
utilit marginale di un certo bene ed il rispettivo prezzo unitario, si pu affermare
che : ogni individuo tende a distribuire le risorse di cui dispone in modo da
uguagliare le utilit marginali ponderate dei beni da acquistare.
Una estensione della problematica qui affrontata si ha quando il soggetto
intenda conseguire lequilibrio nella distribuzione del reddito tra acquisti e
risparmio.
Anche in tal caso il soggetto agisce in modo che lutilit marginale dellultima
unit di moneta risparmiata sia uguale allutilit marginale di ognuna delle ultime
unit di moneta spese nellacquisto dei beni .
Dette quindi U(a), U(b) e U(c) le utilit marginali di tre differenti beni A, B e
C, il cui prezzo unitario rispettivamente pa, pb e pc, ed ancora Um lutilit
marginale della moneta, la condizione di equilibrio del soggetto pu essere
espressa con le seguenti uguaglianze:
( ) ( ) ( )
m U
pc
c U
pb
b U
pa
a U
'
' ' '
= = = .
In altri termini, le utilit marginali ponderate dei tre beni devono essere, in
condizioni di equilibrio, tutte uguali tra loro nonch uguali allutilit marginale
della moneta.
Daltro canto, ovvio che questultima utilit, nel caso la moneta venga
risparmiata allacquisto di altri beni, equivale allutilit marginale che in
prospettiva il soggetto attribuisce ai beni futuri nei quali la moneta medesima verr
convertita quando sar spesa. Ed chiaro, inoltre, che lutilit marginale dei beni
futuri, a parit di caratteristiche dei beni presenti, inferiore alla corrispondente
utilit di questi ultimi.
In simboli, considerato che lutilit marginale per definizione data dal
prodotto tra il grado finale di utilit e la dose marginale del bene, nella condizione
di equilibrio e per due differenti beni si deve verificare luguaglianza:
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( ) ( ) ' ' ' ' ' ' ' ' dx x U dx x U = , (2.2)
dove U(x) e U(x) sono i gradi finali di utilit dei beni x e x, dx e dx
rappresentano le rispettive dosi marginali.
Se per x un bene futuro e dx la sua dose marginale, per quanto detto deve
essere:
) ' ' ( ' ) ' ( ' x U x U > ,
e in conseguenza, affinch sia soddisfatta luguaglianza (2.2), deve essere:
' ' ' dx dx < .
Ne deriva ovviamente che il soggetto economico, per essere indotto a
risparmiare, deve avere in futuro la possibilit di acquistare, con la moneta
risparmiata oggi, una quantit di bene x maggiore di quella che potrebbe
acquistare allattualit.
2.5. Le curve di indifferenza
Lutilit, per come stata descritta, rappresenta un concetto misurabile su scala
cardinale. Lunit di misura generalmente adottata la moneta. Secondo tale
definizione cio il consumatore attribuisce ad un paniere di merci A utilit doppia
rispetto al paniere B se egli disposto a pagarlo due volte di pi. Lapproccio
cardinalista dellutilit, in tal senso, impone come necessaria condizione la
costanza dellutilit marginale della moneta. Perch la misurazione abbia senso ,
infatti, necessario che lunit di misura rimanga costante. Questa , per, unipotesi
non accettabile in quanto sappiamo che un aumento di reddito (aumento cio della
quantit di moneta a disposizione) provoca una diminuzione dellutilit marginale
della moneta.
La teoria del consumatore stata quindi interamente riformulata in termini di
preferenze, e lutilit interpretata soltanto come un modo di descrivere tali
preferenze. Le ipotesi in questo caso assumono la sola capacit del consumatore di
ordinare le sue preferenze. Diventa quindi essenziale la preferenza che il
consumatore attribuisce nella scelta tra due panieri di merci e non la misura di
quanto uno dei due sia pi utile dellaltro. La misura ordinale sufficiente in tal
caso a descrivere il comportamento del consumatore.
Le preferenze del soggetto consumatore possono quindi essere analizzate con
lausilio delle curve di indifferenza o curve di isoutilit.
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Supponiamo che il consumatore debba scegliere tra una serie di panieri
contenenti differenti combinazioni di due diversi beni (figura 5). In ordine di
preferenza ovvio che il consumatore sceglie il paniere c e non quello d , in
quanto questultimo contiene minori quantit sia del bene 1 che del bene 2.
Analogamente egli preferisce il paniere t a quello c e, quindi, il paniere t a quello
d.
0
quantit del bene 2
q
u
a
n
t
i
t


d
e
l

b
e
n
e

1
q2
q2' q2'' q2'''
q1'
q1''
q1'''
q1''''
q1
c
c'
d'
t

Figura 5. Curve di indifferenza
Pu tuttavia verificarsi che al consumatore risulti indifferente la scelta tra i
panieri c e c, quando egli reputi che la variazione nella quantit di uno dei due
beni sia compensata dalla variazione di segno opposto nella quantit dellaltro
bene. Il paniere c, ad esempio, pur contenendo una quantit di bene 2 inferiore
allanaloga quantit presente nel paniere c, possiede una maggiore quantit di bene
1, motivo per cui il consumatore pu ritenere equivalenti i due panieri.
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Riportando in un piano cartesiano le infinite combinazioni equivalenti (q
1
,q
2
) al
consumatore del bene 1 e del bene 2, si ottengono le curve di indifferenza riportate
in figura 5. Tali curve hanno andamento decrescente in quanto, com intuibile,
affinch due combinazioni di beni siano indifferenti al consumatore, una
diminuzione della quantit di un bene deve essere bilanciata da un aumento di
quantit dellaltro bene. Le curve medesime, inoltre, si presentano convesse
rispetto allorigine degli assi coordinati: allaumentare della quantit del bene 2 per
dosi costanti (figura 5) il consumatore perci disposto a rinunciare a dosi sempre
pi piccole del bene 1; ci giustificato dalla diminuzione della utilit marginale
attribuita al consumo di dosi successive di bene 2 ed allaumento dellutilit
marginale dalle dosi del bene 1 via via sottratte dal consumo per ottenere

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lindifferenza della combinazione. A tale riguardo, particolare rilievo assume il
coefficiente angolare ( )
2 1
dq / dq

della retta puntualmente tangente alla curva di
indifferenza (figura 6); coefficiente che, denominato saggio marginale di
sostituzione, esprime in che modo i due beni possono essere reciprocamente
sostituiti nel rispetto del livello di soddisfazione complessiva del consumatore.
A questo punto, occorre osservare che il consumatore non pu per accedere
indifferentemente alle quantit di beni contenute nei panieri rappresentati dalle
diverse curve di figura 5. Ci, evidentemente, perch il consumatore deve tener
conto dei prezzi unitari p
1
e p
2
dei beni 1 e 2, come pure dellammontare del
reddito R di cui egli pu disporre.
In particolare, le combinazioni acquistabili dei beni 1 e 2 sono soltanto quelle
che soddisfano la seguente equazione:
2 2 1 1
q p q p R + = (2.3)
la quale configura la cosiddetta retta del bilancio del consumatore.
Il coefficiente angolare di questa retta si dice saggio marginale di
trasformazione ed esprime il rapporto tra i prezzi unitari dei due beni.
0
quantit del bene 2
q
u
a
n
t
i
t


d
e
l

b
e
n
e

1
P
P'
q1'
q1''
q2'
q2''

Figura 6. Rappresentazione grafica del saggio marginale di sostituzione fra i beni 1 e 2
Microeconomia

0
P
quantit del bene 2
q
u
a
n
t
i
t


d
e
l

b
e
n
e

1

Figura 7. Posizione di equilibrio nello scambio
Va da s che tra le combinazioni di beni acquistabili dal consumatore non vi
sono quelle che si collocano al di sopra della retta del bilancio (figura 7), le quali
non sono accessibili al consumatore in quanto non compatibili con i livelli del
reddito e dei prezzi dei beni. Vi sono invece le combinazioni che giacciono al di
sotto della retta stessa, le quali ci nondimeno rappresentano combinazioni per cos
dire inefficienti. Ne deriva, quindi, che la combinazione di equilibrio corrisponde
al punto di tangenza tra la retta del bilancio e una delle diverse curve di
indifferenza (punto P in figura 7). Qualsiasi altra combinazione acquistabile di
beni, infatti, arrecherebbe al consumatore un livello di soddisfazione complessiva
inferiore a quello ottenibile dalla combinazione di equilibrio.
2.6. Le curve reddito-consumo e prezzo-consumo
Abbiamo detto che la domanda di un bene condizionata, oltre che dal prezzo
dello stesso, anche dal reddito e dal prezzo di beni ad esso correlati. Osserviamo,
nello schema semplificato in cui il consumatore impieghi tutto il suo reddito nel
consumo di due soli beni, come la variazione del reddito del consumatore, e come
anche la variazione dei prezzi dei beni che egli intende acquistare, determina lo
spostamento della retta del bilancio dalla posizione di equilibrio, modificando cos
la domanda degli stessi.
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Se la retta del bilancio individuata inizialmente dalla retta R'S' (figura 8), un
aumento o una diminuzione del reddito del consumatore, a parit di prezzo dei
beni, comporta una traslazione della stessa rispettivamente nella posizione R''S'' o
in quella RS. Analogamente, quando variano i prezzi dei beni, fermo restando il
reddito, varia la pendenza della retta del bilancio. Ipotizzando infatti che questa
retta sia rappresentata dalla RS' (figura 9), se aumenta il prezzo del bene 2 (a parit
di prezzo del bene 1) la retta stessa si sposta nella posizione RS, giacch, con il
medesimo reddito, il consumatore in grado di acquistare una minore quantit del
bene 2; il contrario ovviamente accade se il prezzo del bene 2 diminuisce (in tal
caso la retta RS' si sposta in RS'').
Per analizzare leffetto che una variazione del reddito produce sul consumo dei
beni facciamo riferimento alla figura 8.
Se lequilibrio del consumatore attinto inizialmente nel punto P, una
variazione - ad esempio in aumento - del reddito fa traslare verso destra,
parallelamente a s stessa, la retta del bilancio: la successiva posizione di equilibrio
individuata, ad esempio, dal punto P'. Analogamente, un ulteriore aumento di
reddito fa spostare la posizione di equilibrio in P''. Congiungendo i punti
corrispondenti alle posizioni di equilibrio relative ai vari livelli di reddito, si ottiene
la curva reddito-consumo. Questultima, se entrambi i beni hanno qualit
comparabile, avr inclinazione positiva (figura 8.a), altrimenti, se il bene 2 un
bene inferiore (cio la sua domanda diminuisce allaumentare del reddito)
linclinazione della curva sar negativa (figura 8.b).
P
P'
P''
R
R'
R''
S S'
S''
quantit del bene 2
q
u
a
n
t
i
t


d
e
l

b
e
n
e

1
1
2
3

Figura 8.a
Microeconomia

P
P'
P''
R
R'
R''
S S' S''
quantit del bene 2
q
u
a
n
t
i
t


d
e
l

b
e
n
e

1
1
2
3

Figura 8.b
Figura 8. Variazione del consumo in rapporto al reddito
In modo analogo possibile analizzare la variazione del consumo in funzione
del prezzo dei beni nellipotesi che rimanga costante il reddito del consumatore
(figura 9).
In tal caso al diminuire del prezzo del bene 2, fermo restando il prezzo del bene
1, la posizione di equilibrio si sposta dal punto P al punto P' e poi,
successivamente, al punto P''. Congiungendo i punti rappresentativi delle
successive posizioni di equilibrio, si ottiene la curva prezzo-consumo.
1
2
3
4
P
P'
P''
R
S S'
S'' S'''
quantit del bene 2
q
u
a
n
t
i
t


d
e
l

b
e
n
e

1

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Teoria del consumatore

Figura 9. Variazione del consumo in rapporto al prezzo
2.6.1. La curva prezzo-consumo e la curva di domanda
Al variare del prezzo del bene 2 e mantenendo fissi il prezzo del bene 1 ed il
reddito possibile tracciare, congiungendo i punti di ottimo nelle preferenze del
consumatore, la curva prezzo-consumo. Ci pu essere descritto in altro modo se
sui due assi si riportano il prezzo del bene 2 e il corrispondente livello di ottimo di
consumo, ovvero la quantit di bene 2 domandata a quel determinato prezzo. Nella
figura 10 quindi tracciata la curva della domanda relativa al bene 2. Si osserva
che ad una diminuzione del prezzo corrisponde un aumento della quantit
domandata.
quantit
p
r
e
z
z
i
0
q1
q2 q3
p1
p2
p3
D

Figura 10. Variazione della quantit domandata al variare del prezzo
2.6.2. Leffetto di sostituzione e leffetto di reddito
Dalla figura 9 si evince che una variazione del prezzo del bene 2, oltre ad
influenzare il consumo di questo bene, comporta anche una variazione di consumo
del bene 1, il cui prezzo non variato. Ci pu essere spiegato in virt delleffetto
di sostituzione e delleffetto di reddito.
Leffetto sostituzione deriva dalla modifica del saggio marginale di
trasformazione, conseguente alla variazione del prezzo di uno dei due beni. La
modifica del saggio marginale di trasformazione produce una rotazione della retta
del bilancio. Immaginiamo che tale rotazione avvenga intorno al punto di equilibrio
Microeconomia

iniziale X. Lipotesi che la modifica del prezzo del bene 2 non comporti una
variazione del potere dacquisto: la combinazione X ancora una combinazione
efficiente, le stesse quantit di bene 1 e bene 2, corrispondenti al punto X sono cio
acquistabili con limpiego di tutto il reddito. Leffetto sostituzione cos descritto
provoca per una modifica dellottimo, ossia un aggiustamento nella
composizione della spesa del consumatore, il quale decide per effetto della
variazione relativa dei prezzi di spostare la composizione della spesa nel punto Y, a
favore cio del bene 2 rispetto al bene 1. Il consumatore tende cio a sostituire il
bene meno costoso con il bene similare il cui prezzo invariato.
E daltro canto ovvio che la diminuzione di prezzo di un bene, solitamente
acquistato dal consumatore, provoca in lui un effetto comparabile a quello prodotto
da un aumento del suo reddito monetario. Questultimo effetto, denominato
effetto reddito, pu agire esaltando o deprimendo leffetto di sostituzione.
Geometricamente tale effetto rappresentato dalla traslazione parallela della
retta del bilancio verso lalto per portarsi cos nella condizione finale conseguente
alla riduzione del prezzo del bene 2. La combinazione ottima di spesa passa cos
dal punto Y al punto Z. Nella figura 11 leffetto reddito agisce nella stessa direzione
delleffetto sostituzione producendo un incremento delle quantit acquistate sia del
bene 1 che del bene 2.
X
Y
Z
R
quantit del bene 2
q
u
a
n
t
i
t


d
e
l

b
e
n
e

1
Spostamento
Rotazione
effetto sostituzione effetto reddito

Figura 11. Effetto reddito e effetto sostituzione
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Teoria del consumatore

La figura rappresenta un caso in cui i due beni hanno qualit comparabili,
allorch invece il bene di prezzo invariato sia un bene superiore (ovvero di
maggior pregio rispetto al bene il cui prezzo variato), al diminuire del prezzo del
bene inferiore leffetto reddito (figura 8b) determina un aumento del consumo del
bene superiore a sfavore del bene inferiore il cui consumo, di conseguenza, si
riduce. Leffetto di reddito agisce, sotto tale ipotesi, in direzione opposta alleffetto
di sostituzione, in taluni casi fino ad annullarlo.
2.7. Le schede di domanda
La domanda pu essere individuale o totale, a seconda cio che sia espressa dal
singolo soggetto consumatore, ovvero scaturisca dalla somma delle richieste
individuali di una definita collettivit di consumatori. Con riferimento ad un
determinato bene e ad un determinato istante, per mezzo di indagini statistiche,
possibile compilare la scheda di domanda individuale (tabella 2) e la scheda di
domanda totale o collettiva (tabella 3).


Prezzo unitario


Quantit domandata

80.000
70.000
60.000
50.000
40.000


1
2
3
4
5
Tabella 2. Scheda di domanda individuale
Prezzi unitari
Quantit
domandata
da A
Quantit
domandata
da A
Quantit
domandata
da A
Scheda della
domanda globale

80.000
70.000
60.000
50.000
40.000
30.000
20.000


-
-
-
-
1
2
3

-
1
2
3
4
5
6

1
2
3
4
5
6
7

1
3
5
7
10
13
16

Tabella 3. Scheda di domanda collettiva
Microeconomia

Dall'esame di tali schede risulta di norma che la quantit di bene richiesta
aumenta al diminuire del prezzo unitario del bene, e viceversa. Questa circostanza,
che descrive il comportamento tendenziale del consumatore, esplicita la legge di
domanda, la cui ratio, gi in precedenza illustrata nello schema a due soli beni,
risiede nel principio della utilit marginale decrescente del bene richiesto dal
soggetto. Basti osservare, infatti, che all'aumentare della quantit di bene
diminuisce l'utilit che ad esso viene attribuita dal consumatore; s che diminuisce
parimenti l'ammontare del prezzo che il consumatore stesso disposto a pagare per
l'acquisto di ulteriori quantit di bene.
Riportando su di un piano cartesiano i dati indicati nella scheda di domanda
(individuale o complessiva) si ottiene la curva riportata in figura 12. Essa si
presenta continua nell'ipotesi che il bene possa essere scomposto in dosi o quantit
infinitesimali. Si tratta inoltre di una curva "statica" in quanto esprime la domanda
riferita ad un determinato istante.
quantit
p
r
e
z
z
i
0
q1
q2 q3
p1
p2
p3
D

Figura 12. La curva della domanda
Fermo restando l'andamento generale della curva, evidente peraltro che la
"reattivit" dei consumatori nell'adeguare la domanda a date variazioni di prezzo,
pu risultare differente a seconda della tipologia del bene: per taluni beni (in
genere per quelli facilmente surrogabili con altri) si pu verificare che variazioni
anche modeste di prezzo si traducono in notevoli variazioni di domanda; ci, per
tal altri beni (in particolare per quelli di prima necessit), pu invece non accadere,
nel senso che notevoli variazioni di prezzo non comportano analoghe variazioni di
domanda. Nel primo caso la domanda si dice elastica, nel secondo rigida.
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In particolare, indicando con q = (q - q') la variazione della quantit di bene e
con P = (p - p') la corrispondente variazione di prezzo, si definisce coefficiente di
elasticit della domanda il seguente rapporto:
.

=
p
q
p
q
p
p
q
q
K

(2.4)
Tale coefficiente, pertanto, dato dal quoziente della variazione relativa della
quantit richiesta rispetto alla variazione relativa del prezzo. La domanda si dice
elastica quando il valore assoluto del coefficiente di ammontare superiore
all'unit; in caso contrario la domanda rigida o anelastica.
Ancorch il coefficiente di elasticit debba essere calcolato puntualmente sulla
curva di domanda, le curve molto inclinate sull'asse delle ascisse denotano
complessivamente un comportamento rigido della domanda (figura 13), mentre le
curve poco pendenti indicano una elasticit della domanda tanto maggiore quanto
minore si presenta la loro pendenza (figura 14).
quantit
p
r
e
z
z
i
0
q1 q2 q3
p1
p2
p3
D

Figura 13. Curva rigida: K < 1
Microeconomia

quantit
p
r
e
z
0
q1 q2
q3
p1
p2
p3
z
i
q4
p4
D

Figura 14. Curva elastica: K > 1
Per altro verso, linfluenza esercitata da una variazione di prezzo di un dato
bene sulla domanda relativa ad un altro bene succedaneo o complementare al
primo, pu essere verificata calcolando il coefficiente di elasticit incrociata della
domanda (J), dato dal rapporto tra la variazione relativa del prezzo del bene
considerato e la variazione di quantit domandata del bene succedaneo o
complementare.
Per i due beni H1 e H2, il coefficiente J si ottiene come segue:

=
2
2
1
1
pH
pH
qH
qH
J

(2.4)
Tale coefficiente perci in grado di misurare il grado di correlazione tra i due
beni ed, in particolare, il segno dello stesso indica rapporti di complementarit o di
succedaneit: <0 beni complementari; >0 beni succedanei.
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