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ECONOMIA AGRARIA
BENI, BISOGNI, UTILITA’ E MERCATO
Tutti noi ogni giorno facciamo scelte economiche perché decidiamo come impiegare il
nostro tempo, le nostre risorse, ma queste scelte derivano dalle nostre esigenze che in
gergo economico si chiamano BISOGNI, questi bisogni non sono percepiti da tutti allo
stesso modo poiché ognuno li può percepire in maniera più o meno intensa.
Per esempio nel momento in cui percepisco la sensazione della sete nasce in me il bisogno
di bere, se nasce in me il bisogno di bere devo necessariamente disporre dell’acqua, questa
esigenza porta a una voglia di disporre di un BENE.
Il bene è disponibile per tutti? No, perché non sempre la disponibilità di un bene può
soddisfare l’esigenza di tutti quanti ne richiedono una parte quindi il bene diventa un bene
economico nel senso che non essendo disponibile in quantità sufficienti per soddisfare le
esigenze di tutti bisogna che per averne una porzione ognuno di noi sia disponibile a fare un
sacrificio, il sacrificio può essere: l’acquisto con disponibilità di moneta o lo scambio.
Il mercato di una volta era basato sullo scambio ma successivamente quando lo scambio
tramontò entrò un elemento indifferenziato che è il DENARO, il denaro è una Capitale
Indifferenziato ( se ho 10 buoi questi sono un Capitale Differenziato perché posso
scambiarli ma devo trovare qualcuno a cui interessano)
L’UTILITÀ è il grado di soddisfazione che ognuno di noi ricava dall’utilizzo di determinati
beni.

PAROLE CHIAVE DELL’ECONOMIA


 SCARSITÀ: l’economia è la scienza della scarsità perché tratta della distribuzione dei
beni in quantità scarsa rispetto alle esigenze (la disponibilità non soddisfa le
esigenze)
 BENI ECONOMICI (beni scarsi): si dice economico perché non essendo disponibile in
quantità sufficienti bisogna pagare per poterne disporre e li possiamo dividere in
Beni Materiali ( pane, automobile) e Beni Immateriali (spettacolo)
 UTILITÀ: Un bene economico deve essere utile e l’utilità è la misura della
soddisfazione individuale
 PREZZO: I beni economici in quanto scarsi hanno un prezzo di acquisto e di vendita,
il prezzo deriva dalla realizzazione di una transazione (uno ha venduto e l’altro ha
acquistato ) e non bisogna confonderlo con il valore poiché esso non corrisponde
mai con il prezzo ed è un’attribuzione ( una stima ) che usiamo per dare un peso ad
un determinato bene.
 PRODUZIONE: Nell’ambito dei grafici la produzione avrà convessità verso l’alto
invece i costi avranno convessità verso il basso, la produzione ci fa capire quale sia la
nostra attività lavorativa ma soprattutto il concetto di produzione è basato
sull’utilizzo di beni per ottenere altri beni. Es: utilizzo sementi in agricoltura
per ottenere piante che a sua volta mi produrranno semi che quindi saranno il
risultato finale dell’uso delle sementi originali, se io utilizzo il grano per produrre
farina essa sarà il risultato finale del mugnaio e la materia prima per il panettiere di
cui il risultato finale sarà il pane; quindi spesso un bene è la materia prima per un
soggetto e la materia finita per un altro.
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 RISORSE: Nel processo produttivo per produrre un bene si utilizzano altri beni
intermedi, altre risorse, anche queste scarse, per cui sorge il problema dell’impiego
alternativo. Es: se voglio produrre farina devo rinunciare al grano

Per ottenere un bene in via definitiva devo avere la MATERIA PRIMA, il LAVORO e il
CAPITALE INDIFFERENZIATO ( che serve per poter sostenere tutte le varie spese)

Non tutti i beni sono riproducibili ma alcuni beni possono essere migliorati per aumentare
la produttività, impiegando più fertilizzanti con riferimento alla terra; oppure con
l’istruzione per migliorare il lavoro.

Possiamo distinguere 3 tipi di produzione: produzione del breve, medio e lungo periodo.

Per la PRODUZIONE DEL BREVE PERIODO gli interventi che si possono fare non sono così
tanti, se io per esempio ho deciso di seminare un campo di 10 ettari di grano dopo la
semina non potrò apportare ulteriori correzioni, l’ apporto di correzioni mira ad
incrementare la produttività (aumentando le unità di fertilizzanti, aumentando il numero di
lavoratori ma non all’ infinito)

Questo andamento della produzione avrà un punto di flesso, in un primo momento da O a A


ho una fase di produzione più che proporzionale, mentre i costi saranno meno che
proporzionale; da A a B ho una fase di produzione meno che proporzionale cioè con
rendimenti inferiori rispetto al primo tratto OA.

Quando avrò raggiunto il punto massimo la produzione non aumenterà più ma tenderà a
decrescere e quindi è inutile che continuo ad aumentare fertilizzanti (per esempio: è inutile
che continuo a dare azoto alla pianta perché non migliorerà ma subirà danni e non avrò un
aumento di produzione)
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 TUTTE LE AZIONI UMANE SONO DA


CONSIDERARSI ECONOMICHE?
Condizioni perché l’azione umana sia suscettibile di considerazioni economica:
 Riguardo agli OBBIETTIVI:
1. Che siano molteplici
2. Che siano classificabili secondo le preferenze
 Riguardo alle RISORSE
3. Che siano limitate
4. Che abbiano usi alternativi. L’uso alternativo delle risorse deve essere
razionale ed efficace per ricavare la massima efficacia ( utilità)

 DI COSA SI OCCUPA L’ECONOMIA ?


L’economia si occupa della società e del comportamento degli individui in rapporto alla
distribuzione della ricchezza (risorse), ed è lo studio delle scelte dei pochi (scarsi) mezzi a
disposizione della società.
La formulazione di teorie sul funzionamento della società fa dell’economia una scienza:
SCIENZA ECONOMICA.

Tra le diverse definizioni la più accreditata è la seguente:


L’economia è lo studio del modo in cui gli individui e le società scelgono di impiegare
risorse produttive scarse che hanno possibili usi alternativi per produrre beni nel tempo e
distribuirli per il consumo, presente o futuro, degli individui e di gruppi sociali; inoltre studia
la produzione, lo scambio (concetto di mercato), la distribuzione e il consumo di beni e
servizi che contribuiscono al benessere materiale della società.
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MICRO E MACRO ECONOMIA


La MICROECONOMIA studia il comportamento delle singole unità (uomo, famiglia,
impresa)
La MACROECONOMIA studia il comportamento di un’aggregazione di unità (insieme di
individui, insieme di famiglie)
Micro e macro economia sono due diversi criteri di indagine della scienza economica, con
cui si è in grado di fornire le soluzioni migliori a coloro i quali prendono le decisioni (es: per
fronteggiare la disoccupazione)

La MICROECONOMIA studia:
 IL comportamento economico dei singoli operatori, imprese, famiglie, mercati; lo
studio degli elementi ci permette di arrivare al concetto di prezzo e valore.
Il livello dei prezzi e delle produzioni di beni e servizi tramite la Teoria Dell’equilibrio
Economico Generale che tiene conto del comportamento dei consumatori, delle
imprese e dei mercati.
Il variare del sistema dei prezzi induce a cambiare le nostre scelte, infatti ci sono dei prezzi
che incidono sulle scelte in maniera più o meno proporzionale (es: il variare del prezzo del
carburante si scarica su tutti ovvero sul trasportatore)
La domanda può essere:
 ELASTICA: quando al variare del prezzo dei beni varia in misura più o meno
proporzionale anche la quantità richiesta dai consumatori, per esempio se il prezzo
dei diamanti si dimezzasse la domanda crescerebbe notevolmente
 ANELASTICA: quando al variare del prezzo corrispondono variazioni di intensità
minore di domanda, quindi il prezzo di un bene non incide sulla domanda.
 A ELASTICITÀ UNITARIA: quando il prezzo di un determinato bene incide sulla
richiesta della domanda che risponde in maniera direttamente proporzionale e
quindi varia nella stessa misura e direzione.

La MACROECONOMIA studia:
- I fenomeni aggregati relativi al sistema economico, il livello generale dei prezzi, il
tasso di disoccupazione.
- I rapporti reciproci tra i mercati e si occupa dei problemi degli aggregati economici:
reddito nazionale, consumi, risparmi, investimenti.
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ECONOMIA POSITIVA E NORMATIVA


In rapporto allo scopo dell’ANALISI DEI PROBLEMI l’economia si distingue in due metodi di
indagine:

1. ECONOMIA POSITIVA: riguarda l’osservazione di tutto ciò che è la realtà.


L’economista osserva, descrive e analizza i fatti di un sistema economico (che
abbraccia un territorio prevalentemente omogeneo) e cerca di spiegarne le cause
(es. analizza la disoccupazione e ne spiega la causa; controlla i flussi commerciali e
spiega perché il commercio è vantaggioso per le due parti. Per questo motivo
l’economia positiva è descrittiva).

2. ECONOMIA NORMATIVA: mira ad individuare le misure idonee per migliorare


l’andamento del sistema economico, perciò è prescrittiva (ovvero ci sono delle
indicazioni ben precise che vengono date agli economisti). Si occupa anche dei dati
che raccolgono gli economisti sull’economia positiva.
-L’economista propone alle pubbliche autorità (policy maker) gli interventi più
idonei (per es. ridurre la disoccupazione).
-L’economia normativa chiama in causa i giudizi di valore, cioè l’aspetto economico
di una decisione.

Entrambe le economie (positiva e normativa) sono correlate.


Soprattutto è l’economia positiva che influenza l’economia normativa.
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ECONOMIA INDUTTIVA E DEDUTTIVA


Sono due i metodi per formulare teorie scientifiche capaci di spiegare i fenomeni
economici: Il metodo Deduttivo e quello Induttivo.

_Il METODO DEDUTTIVO muove da ipotesi generali e attraverso deduzioni logiche giunge
alla spiegazione di un fenomeno economico tramite l'osservazione della realtà (si parte dal
generale per arrivare al particolare). Nella fase di deduzione si parte dunque da un numero
di ipotesi facilmente verificabili con dei limiti che sono stati messi a punto e sulla base di
queste ipotesi si cerca di costruire un modello economico di analisi per spiegare la realtà
(questi modelli sono tanti e fondamentalmente si basano sull’analisi empirica, del materiale
grezzo...).

_Il METODO INDUTTIVO partendo dall'osservazione di un elevato numero di casi e


basandosi sulla frequenza con cui lo stesso fenomeno si verifica, perviene alla
formulazione di leggi generali (si parte dal particolare per arrivare al generale).
La Fase Induttiva consente di verificare se il modello da noi costruito può spiegare la realtà,
altrimenti si passa ad un modello di seconda approssimazione e così di seguito. In
conclusione lo studio dell’economia è basato sul METODO DELLE APPROSSIMAZIONI
SUCCESSIVE fin quando il risultato ci soddisfa (se non ci soddisfa il modello è sbagliato). Per
spiegare la realtà economica si utilizzano i modelli economici -> essi sono le equazioni
matematiche e i grafici.

Come fa la società a prendere decisioni?


Il funzionamento <<economico>> delle società è il prodotto delle decisioni di una
molteplicità di individui. Nessuno decide su tutto e per tutti. Quindi bisogna trovare
elementi di incontro delle decisioni dei singoli individui della società.

Dunque la teoria economica studia:


A. In che modo gli individui prendono le loro decisioni
B. Come gli individui interagiscono tra loro
C. Le forze e le tendenze che influenzano l’economia nel suo complesso.
A e B sono oggetto della microeconomia, C è oggetto della macroeconomia.
Gli individui subiscono delle sollecitazioni mentali o fisiche dalle quali nascono le sensazioni
da cui provengono i bisogni degli individui.
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I BISOGNI
Per bisogno si intende il desiderio di disporre di un mezzo ritenuto idoneo a far cessare una
sensazione dolorosa od a prevenirla, oppure a conservare una sensazione piacevole
oppure a provocarla.
Il concetto economico di bisogno è uno stato d'animo del soggetto.
Affinché il desiderio divenga bisogno, in senso economico, occorre che l'individuo pensi che
esista qualcosa idonea a soddisfarla, ma non necessariamente la cosa deve essere capace,
è sufficiente che l'individuo reputi che quella sia adatta (cioè è una nostra sensazione).

CARATTERISICHE DEI BISOGNI


Dunque i BISOGNI sono situazioni di necessità che ci spingono a procurarci i mezzi per
soddisfarle. I caratteri dei bisogni sono:
o Illimitatezza: se ne generano continuamente dei nuovi
o Saziabilità: possono essere soddisfatti
o Risorgenza: si ripresentano nel tempo
o Soggettività: sono diversi da persona a persona
o Variabilità: cambiano nel tempo
o Comparabilità: non si misurano, ma si possono comparare su una “scala dei
bisogni” (che varia sempre da individuo a individuo)

Lo Stato soddisfa i BISOGNI DEGLI INDIVIDUI con le Imposte e le Tasse. Differenza tra
imposte e tasse:
- IMPOSTA: è un tributo che ciascuno di noi deve versare per determinate ragioni
(ad es. avere una casa, percepire un reddito, svolgere un’attività commerciale…)
- TASSA: il cittadino la versa la tassa allo stato solo quando gli chiede un servizio (es.
tassa universitaria, tassa della licenza alla caccia…) anche questa è un tributo.
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I BENI ECONOMICI
È un BENE un qualsiasi mezzo idoneo, o ritenuto idoneo, a soddisfare un bisogno.

Perché un mezzo sia bene occorre:


1) Che esista un bisogno da soddisfare con quel mezzo;
2) Che quel mezzo sia idoneo o presunto idoneo a soddisfare quel bisogno;
3) Che il mezzo sia accessibile.
Un bene per essere economico, oltre alle precedenti condizioni, ne deve soddisfare una
quarta:
4) Che sia disponibile in quantità limitata (scarsa) relativamente al fabbisogno totale
del gruppo di individui considerato, perché se è disponibile a volontà è un bene, ma
non un bene economico.

CLASSIFICAZIONE BENI ECONOMICI


I beni possono essere classificati in base a come li conseguiamo:
Secondo la DESTINAZIONE:
• Beni Di Consumo, sono quei beni a fecondità semplice, ovvero esauriscono la
loro utilità con un solo uso in quanto sono destinati ad un solo uso (es. la
benzina, un panino, o il grano che diviene un bene di consumo quando diventa
farina)
• Mezzi Di Produzione
Secondo la DURATA:
• Beni A Fecondità Semplice
• Beni A Fecondità Ripetuta, se destinati a più usi, ovvero non esaurisce la sua
disponibilità dopo il primo utilizzo
Secondo la NATURA:
• Beni Materiali
• Beni Non Materiali O Servizi, che a loro volta si dividono in Reali (se il servizio è
reso da un altro bene) e Personali (se forniti da persone)
Secondo il MOMENTO DI DISPONIBILITÀ:
• Beni Presenti (immediatamente disponibili)
• Beni Futuri
Secondo i RAPPORTI DI USO TRA I BENI:
• Beni Indipendenti (il grado di soddisfazione dall'uso è indipendente dalla
disponibilità di altri beni)
• Beni Succedanei O Surrogabili O Fungitivi (soddisfano in modo uguale lo stesso
bisogno, dunque uno può fungere e svolgere la funzione di un altro. Es. mela e
pera sono dei frutti, questi possono essere succedanei perché o si mangia una
mela o una pera ho soddisfatto il mio fabbisogno di frutta)
• Beni Complementari, devono essere utilizzati contestualmente per dare una
certa utilità (auto e benzina)
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LE SCELTE DEL CONSUMATORE


Uno degli obiettivi della microeconomia è spiegare come i consumatori spendono il
proprio denaro, comprendere questo comportamento dei consumatori è importante perché
partendo dal comportamento del consumatore si giunge alle parti più ampie
dell’economia.
Le scelte e i comportamenti dei consumatori rappresentano processi soggettivi (riguardano
diversamente ciascuno di noi) secondo i quali ciascuno sceglie i beni di consumo preferiti.
Le scelte tra le diverse possibilità di consumo stanno alla base della nozione di utilità (noi
scegliamo un bene in base all’utilità che esso ha per noi), il termine indica soddisfacimento
e quindi misura di beni e servizi preferiti dai consumatori, in altri termini l’utilità è la
quantità di soddisfazione che un individuo attribuisce ad un bene in un dato momento, ed è
un'aspettativa dell'individuo e non un giudizio a posteriore.
Non esiste un parametro specifico per la misura dell’utilità, ma è misurata secondo il nostro
grado di soddisfacimento.
L’ utilità dunque è un termine che utilizzano gli economisti per comprendere il modo in cui i
consumatori ripartiscono le loro limitate risorse tra i beni che soddisfano i loro bisogni.
Ognuno di noi ha un limite, ovvero una disponibilità economica in base alla quale noi
dobbiamo fare la scelta dell’acquisto di beni o mezzi per soddisfare i nostri bisogni, secondo
la nostra scelta il grado di utilità (personalmente considerato) può essere più o meno
elevato. Dunque questo termine diventa un termine di gradiente (es possiamo avere un
gradiente, ovvero una maggiore o minor utilità dal pane o da un dolce)
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LEGGE DELL'UTILITÀ DECRESCENTE


I bisogni possono essere soddisfatti da successive dosi di uno stesso bene che per lo stesso
soggetto hanno utilità marginale decrescente (se sono assetato la prima dose di acqua mi
dà la massima soddisfazione, la seconda me ne dà di meno e così via)
Quantità successive di uno stesso bene hanno, per ciascuno individuo, utilità decrescenti.

La decrescenza è valida entro un intervallo di tempo, prima che il bisogno riemerga.

In questo grafico è grafico è


rappresentata in modo
decrescente la situazione
descritta (dosi successive di
uno stesso bene hanno utilità
decrescente). Partendo dalla
prima dose, 40, man mano
che dò altre dosi l’utilità
decresce (per lo stesso
individuo nello stesso
momento). Dunque per x
tendente a zero la dose non è
più rappresentabile con un’area (come ad es. da 5 a 6), ma è rappresentabile solo con un
puntino nell’asse dell’ascissa perché tende a diminuire, e, l’uso di altre dosi possono fare più
male che bene perché la soddisfazione è così piena che non posso aggiungere altre dosi.
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L’UTILITÀ GLOBALE DI BENI INDIPENDENTI,


SUCCEDANEI E COMPLEMENTARI.
Si definisce UTILITÀ GLOBALE, quella ottenibile dall’uso contemporaneo di più beni distinti:
A e B.
• L'uso della quantità A, da sola, fornisce un'utilità totale pari a UA. (utilità di A)
• L'uso della quantità B, da sola, fornisce un'utilità totale pari a UB. (utilità di B)

L'uso contemporaneo della quantità A e B, può fornire un'utilità globale UA,B tale che
possono esserci tre relazioni:

1) UA,B = UA + UB nel caso in cui i beni siano indipendenti (es. ho le scarpe e l’acqua,
ognuno soddisferà una diversa esigenza).

2) UA,B < UA + UB nel caso di beni succedanei (o beni sostituti. Sono beni che i soggetti


economici possono utilizzare alternativamente per soddisfare lo stesso bisogno. Si tratta
di beni che, pur avendo alcune caratteristiche diverse, appagano la stessa necessità. Ad es.
posso mangiare sia una mela che una pera per soddisfare l’esigenza di mangiare frutta).

3) UA,B > UA + UB nel caso di beni complementari ( se se ne fa un uso contemporaneo,


l’utilità è maggiore delle singole unità. Un esempio di beni complementari sono la benzina e
le automobili che se utilizzate complementariamente danno un’utilità maggiore rispetto il
singolo utilizzo.)

L’utilità fornita dall’uso di un bene economico erogato in dosi uguali e successive può
essere distinta in iniziale, marginale e totale.

-L’UTILITÀ INIZIALE consiste nella prima dose (esempio: se bevo, il primo sorso equivale alla
prima dose)
-L’UTILITÀ MARGINALE è quella che ritengo di percepire realmente dall’ uso dell’ultima
dose.
-La somma tra quella iniziale e quella marginale dà L’UTILITÀ TOTALE.

È importante la conoscenza del significato perché consente di comprendere il concetto di


RENDITA DEL CONSUMATORE. La rendita può essere definita, anche, Surplus.
L’U. Marginale è l’incremento di utilità di o soddisfazione che un individuo trae da una
piccola variazione della quantità consumata di un bene.
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Nella Fig. 2 che segue sono evidenziate l'utilità iniziale, marginale, totale e differenziale o
rendita del consumatore costituita dall' utilità totale meno il prodotto tra le quantità x e la
sua utilità marginale.

L'utilità differenziale così come ottenuta non è altro che l'eccedenza dell'utilità totale di
fronte all'utilità totale che avrebbe la quantità x se la sua utilità fosse sempre uguale a
quella marginale.

Fig. 2 - Curva dell'utilità marginale, totale e differenziale


(rendita del consumatore)
A

CB = prezzo unitario costante dalla


prima all'ultima dose acquistata

Area ABC = Utilità differenziale, rappre-


U ti lit à

senta la rendita del consumatore

B BX = Utilità marginale
C

O
1 2 3 4 5 6 X 7 8 dosi
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Dosi uguali del bene acquistato a prezzo costante

Spiegazione: es.1

Per comprendere meglio i concetti esposti si può pensare all'atteggiamento che l'individuo
potrebbe avere di fronte ad una crostata di fragole. Il primo pezzo di torta sarebbe molto
gradito. L'incremento di utilità che genererebbe un secondo pezzo di crostata, sebbene
consistente, sarebbe sicuramente minore del primo.  L'incremento del terzo ancora minore
e così via. Nel caso della crostata di fragole è poi anche verosimile immaginare che vi sarà un
punto in cui il nostro consumatore sarà "sazio".
Una volta raggiunto il punto di sazietà eventuali altri incrementi del consumo del bene (il
mangiare altri pezzi di torta) probabilmente apporteranno una disutilità, diminuiranno cioè
il livello di soddisfazione individuale.
In corrispondenza del punto di sazietà l'utilità marginale è nulla (il consumatore è
indifferente se mangiare il pezzo di crostata oppure no) ed il suo livello di utilità è massimo.
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Es.2
Ipotizziamo di consumare dosi
successive di uno stesso bene
(lattine). Queste dosi successive in
via tecnica dovrebbero dare la stessa
soddisfazione; in verità l’utilità della
prima lattina è maggiore della
seconda che a sua volta è maggiore della terza. Posto che le lattine contengono la stessa
quantità di coca cola, l’utilità è differente, perché il consumatore non ha gli stessi bisogni
per tutte le dosi (il bisogno di dissetarsi è massimo alla prima dose).
L’utilità totale sarà fornita dall’area ABDO. Se a questa sottraiamo l’utilità marginale ( BDO)
otteniamo l’utilità differenziale ABC, ovvero la rendita del consumatore.
CB rappresenta invece il prezzo unitario costante dalla prima all’ultima dose.
Affermiamo, quindi, che l’utilità del bene descresce dal primo sorso e cosi via.

LA MASSIMIZZAZIONE DELL’UTILITÀ E SCELTE DEL


CONSUMATORE
Secondo la Teoria Marginalista il consumatore impiega il suo reddito nell’ acquisto di beni
aventi per lui diversa utilità, per l’ottenimento della massima soddisfazione ed è portato a
ripartire il suo reddito in modo che le utilità marginali dei singoli beni acquistati siano
uguali.
Quando le utilità marginali sono uguali il consumatore avrà ottenuto la massimizzazione
dell’utilità.
Quindi il massimo di utilità globale si realizza quando le utilità marginali ponderate dei beni
consumati o acquistati sono uguali tra loro, cioè:
Um a Umb Um c
= = =.. . .. .
pa pb pc
Il raffronto deve essere fatto tra le UTILITÀ MARGINALI Um divise per i rispettivi PREZZI p
dei beni.
L’UTILITÀ MARGINALE PONDERATA è pari alla utilità marginale diviso il prezzo P del bene.
Ump= Um/P
La scelta del consumatore, costretto a ripartire un reddito limitato tra beni diversi, mira ad
ottenere l’uguaglianza tra le utilità marginali ponderate dei diversi beni acquistabili.
Ma come fa il consumatore a decidere quando smettere di consumare un bene e
cominciare a consumarne un altro?
Ovviamente dipende dal suo grado di soddisfazione. Quello che conta è che per lo stesso
consumatore le utilità marginali devono essere uguali tra di loro, però ponderate per lo
stesso prezzo.
Es. l’utilità marginale del pane deve essere ponderata a quella della carne. (per un etto di
carne comprerò due panini, ma se non dovesse piacermi il pane potrei anche non
comprarlo)
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Finché il rapporto tra utilità marginale e prezzo sarà favorevole al consumatore converrà
acquistare; non gli converrà acquistare ulteriori dosi del bene quando il rapporto diventerà
sfavorevole.

LA TEORIA DEL CONSUMATORE


Si basa sulle curve di indifferenza e sul vincolo di bilancio.
• il VINCOLO DI BILANCIO si basa su dati oggettivi riguardanti reddito e prezzi.

• Le CURVE DI INDIFFERENZA stanno a indicare che il consumatore è contento della


consumazione combinata di più beni.
La curva si dice Curva Della Domanda ed esprime le quantità che l'individuo
acquisterebbe ai diversi prezzi, fermo restando i suoi gusti, il suo reddito, i prezzi e
l'assortimento dei beni disponibili sul mercato.
Per fare un esempio molto semplice, si potrebbe immaginare che quattro serate in
pizzeria e due serate al cinema forniscano la stessa utilità di tre serate in pizzeria e
tre serate al cinema oppure ancora di due serate in pizzeria e quattro al cinema e
così via.
A proporre le curve di indifferenza per spiegare le scelte del consumatore è stato l
economista Alfredo Pareto, la cui teoria è nota come efficienza paretiana o ottimo
paretiano (allocazione efficiente delle risorse).
Le curve d’indifferenza riflettono informazioni soggettive sulle preferenze del
consumatore nei confronti dei beni A e B.

Una curva di indifferenza indica tutte le possibili combinazioni di consumo dei prodotti X1 e
X2 che assicurano al consumatore la stessa utilità o soddisfazione.  
E’ l'insieme dei beni che garantiscono al consumatore lo stesso livello di utilità.
La curva di indifferenza si costruisce per punti, ciascuno dei quali individua la quantità di un
bene a cui il consumatore deve rinunciare per ottenere una dose aggiuntiva dell’altro bene.

Il grafico ha la convessità rivolta verso il basso. Per ottenerlo incrociamo i punti delle
ascisse e delle ordinate.
Esattamente una curva d’indifferenza assume la forma riportata nel grafico
La tabella e il grafico sottostanti evidenziano
un’ipotetica combinazione con pari soddisfazione
ricavabile dai beni x1 e x2. Tutte le combinazioni
offrono al consumatore la stessa utilità totale.
I valori riportati in tabella stanno a indicare una
variazione infinitesimale dei beni x2 che indicano
il vestiario e x1 gli alimenti.
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Questo perché ogni consumatore ha un reddito con cui deve soddisfare le esigenze e
quando si trova davanti delle scelte deve trovare la posizione ottimale, posto che il suo
vincolo è la LINEA DI BILANCIO. Oltre non può andare.

Cerchiamo di costruire i grafici tramite dei numeri reali come si vede la tabella.
ES. 1 sola di hamburger e 10 bibite. Alla fine ciò che ne viene fuori è questa curva.

Nel caso esaminato il consumatore deve rinunciare a 4 dosi del bene x2 per avere una dose in più
del bene x1. Quindi i beni stanno in un rapporto di 4 : 1.
Ne segue che ∆x2 / ∆x1= 4

Questo rapporto costituisce il SAGGIO MARGINALE DI SOSTITUZIONE (SMS) che è la quantità di un


bene a cui si è disposti a rinunciare per ottenere un’unità aggiuntiva in altri beni a parità di utilità.

Il sms in valore è il rapporto inverso tra le utilità marginali dei due beni, quindi sarà il rapporto
inverso (∆x2/∆x1=Um1/Um2)
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MAPPA DI CURVA DI INDIFFERENZA


Una curva di indifferenza più distante dall’ origine degli assi indica una variazione positiva
del reddito e viceversa. Tutto ciò che sta a sinistra verso l’origine di ciascuna curva è quello
che mi posso permettere, devo rinunciare a quello che sta a destra.

Supponiamo che le curve siano 4.


La curve di indifferenza non si incontrano mai e variano da un consumatore all’altro che ha
un diverso reddito.

Al variare del reddito le curve si modificano: allontanandosi dall’ origine del grafico, il
reddito aumenta e con esso le quantità dei beni acquistabili, in questo caso cresce anche il
livello di utilità o soddisfazione del consumatore. Si verificherà il contrario se il reddito
diminuisce.

Il VINCOLO DI BILANCIO del consumatore è la combinazione ottimale dei beni e servizi che questi
può acquistare, a parità di reddito.
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VINCOLO DI BILANCIO DI UNO STUDENTE PER L’ACQUISTO


DEL PANIERE COMPOSTO DA PASTI E FILM.
Ognuno di noi sceglie le quantità da acquistare
P= prezzo
Q= quantità

I valori ottenuti sono quelli che ci dobbiamo aspettare. Il tasso di scambio tra pasti film è 1:2. Quindi
un aumento di un pasto comporta la rinuncia di due spettacoli

.
18

Si ha il reddito totale e possibili combinazioni di acquisto. Con il reddito possiamo acquistare 8


quantità di A o tutte le quantità di B.
Tutto ciò che è dentro la linea di bilancio lo posso acquistare.
Il rapporto tra il bene A e quello B determina la pendenza della linea di bilancio. Il grafico evidenzia
che il consumatore deve rinunciare a 2 unità del bene A per disporre di 300 euro da spendere per
l’acquisto di 3 unità del bene B al prezzo di 100 euro cadauno.
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LINEA DI BILANCIO
Per spiegare il concetto di linea di bilancio o della possibilità di consumo
richiamiamo due principi
1. Il consumatore ha un REDDITO FISSO y
2. Siano p1 e p2 i prezzi dei due beni (alimenti e vestiario,).

Il consumatore è libero di spendere il suo reddito acquistando i due


beni in libera combinazione, secondo i propri desideri, restando
all’interno del reddito disponibile y compresa nell’ ambito dell’area
0AB.
La linea di bilancio è espressa matematicamente
Dall’equazione: p1 * X1 + p2*X2.
La linea di bilancio ci consente di chiarire alcuni aspetti teorici e pratici. Essa, in quanto
retta, ha pendenza costante (va in alto a sinistra e in basso a destra), motivo per cui
all’aumentare della quantità di una bene diminuisce la quantità dell’altro. La pendenza
della linea di bilancio data dal rapporto tra i prezzi dei due beni (P1 e P2), corrisponde al
<SAGGIO MARGINALE DI TRASFORMAZIONE> (STM), dato dal rapporto tra P1 e P2.
Aumento della quantità del primo bene = STM = P1
Diminuizione della quantità del secondo p2
Questa eq. si riferisce alla tabella
precedente.
Questo grafico ci indica contestualmente
l’aumento dell’utilità totale e la diminuzione
dell’utilità marginale. La semiretta che va da
9 a -3 rappresenta l’utilità marginale, essa
presenta un massimo e poi diminuisce
perché subentrano dei fattori negativi
(le dosi eccessive).
Nel primo caso (punto 9) l’utilità totale
corrisponde con la marginale ed è data dalla
sommatoria dei valori sulla semiretta nera, la
dose successiva sommata alla precedente
(6+9) mi dà una utilità totale pari a 15 e una
marginale pari a 6 e così via.
Questo vuol dire che la diminuzione è valida entro un intervallo di tempo, ma anche
l’aumento è valido entro un intervallo di tempo perché via via vado avanti subentra
l’indifferenza dell’uso di un determinato bene per uno stesso processo.
Dunque l’utilità totale derivante dal consumo di dosi successive di uno stesso bene si
ricava sommando i valori dell’utilità marginale. Essa (l’utilità totale) raggiunge un massimo
e poi diminuisce perché subentrano i valori negativi (-3) in quanto dosi successive alla
sazietà non aumentano la soddisfazione del consumatore e possono causare danni.
20

VARIAZIONE DELLA LINEA DI BILANCIO IN


FUNZIONE DEL PREZZO
La pendenza (AB) della linea di bilancio o del reddito del consumatore
rimane costante se i prezzi dei due beni (X1 e X2) non variano. Al variare del
rapporto tra i prezzi dei due beni (P1 /P2), varia anche la pendenza. Così,
all’aumentare del prezzo di X1, la linea di bilancio diventa AC, cioè si
sposta verso l’origine degli assi perché se il reddito rimane costante ed
aumentano i prezzi la disponibilità ad acquistare diminuisce; viceversa se il
prezzo diminuisce la linea di bilancio diventa AD (ho una maggiore
possibilità di acquistare più beni con lo stesso reddito).
Piccolo approfondimento:
In Europa con l’entrata della moneta unica si sono verificati (prima c’era l’ECU, che era una
unità di conto, la seconda valuta (virtuale) dell'Unione europea dopo l'UCE) dei vantaggi e
dei svantaggi (in Italia dei svantaggi) sul valore dell’euro. L’entrata dell’euro ha modificato
non solo il nostro assetto economico, ma quello di tutto il mondo perché con l’entrata
dell’euro se noi prima pagavamo ad es. 1Kg di frutta 1000 lire, siamo passati a pagare 1
euro, ma un euro non è pari a 1000 lire ma è pari a quasi 2000 lire di allora (dunque questo
assetto ci ha penalizzati). Viceversa abbiamo avuto un vantaggio per l’acquisto di beni di
seconda necessità (es. elettrodomestici, per la conversione da lire correnti in euro costanti).
Questo raddoppio del prezzo dei beni di prima necessità non ha portato neanche a dei
vantaggi per i produttori (es. di pomodoro, zucchine, melanzane…) perché poveri erano e
poveri sono rimasti. Il vero vantaggio è stato per i commercianti (coloro che si pongono da
intermediari).
Conversione da lire correnti in euro costanti: dopo il 1861 (dopo c’è l’unione d’Italia)
l’unificazione delle monete (prima c’erano monete che variavano da una regione all’altra) ha
attribuito un valore alle varie monete (come ora è stato fatto con l’euro), con il passare del
tempo però l’inflazione ha causato una perdita di acquisto della moneta quindi il valore in
lire correnti è diminuito così come è successo ora con l’euro. Quando noi andiamo a
prendere la tabella di conversione delle lire correnti in euro costanti attuali possiamo vedere
che lo stipendio di un professore valeva di più in passato. Quindi quando i prezzi
aumentano il reddito diminuisce (con 46/50 mila lire un professore viveva molto bene, ora
con 1000/1500 euro non può vivere bene), con l’entrata dell’euro essendo aumentati prezzi
in modo esponenziale molte famiglie si sono ritrovate in disagio.
Per calcolare i dati della tabella: si prendono i valori degli ultimi due anni della moneta
attualmente in vigore e si fa il rapporto fra la moneta l’anno in corso e quella del penultimo,
l’indice che ne viene fuori si deve moltiplicare per il valore della moneta dell’anno in corso e
si ottiene il valore della rivalutazione della moneta o dell’inflazione. Tutti i confronti si
devono fare a tali condizioni, es. se facciamo il confronto tra quello che prendeva un
docente 5 anni fa e lo confrontiamo con quello che prende oggi noi non abbiamo fatto
nessun tipo di operazione ragionevole e valida perché i poteri di acquisto cambiano (es. per
comprare una cinquecento ai tempi del prof bastava un salario, oggi per comprare una
cinquecento non basta più un salario).
NB: all’esame di abilitazione non dobbiamo fare mai errori di confronto di valori calcolati in
periodi diversi, dobbiamo riportare sempre o tutto al passato o tutto al presente.
21

VARIAZIONE DELLA LINEA DI BILANCIO IN


BASE AL REDDITO
La linea di bilancio si sposta in base alla variazione del rapporto dei prezzi
dei beni, ma si può spostare anche in base al valore del reddito: se varia
il reddito del consumatore, invece dei prezzi dei beni, la linea di bilancio
diventa una parallela all’originale linea <AB>. Così, se il reddito aumenta
si ha una nuova linea di bilancio <CD>, più lontana dall’origine degli assi.
Se il reddito diminuisce la nuova linea di bilancio sarà <EF>, più vicina
all’origine degli assi.

POSIZIONE DI OTTIMO EQUILIBRIO PER IL


CONSUMATORE
Noi dobbiamo individuare la posizione ottimale per il
consumatore.
Per definire la posizione ottimale del consumatore bisogna
sovrapporre la LINEA DI BILANCIO e la MAPPA DELLE CURVE DI
INDIFFERENZA. La sovrapposizione dei due grafici evidenzia che
il consumatore è libero di muoversi in qualunque punto della
linea AB (il suo reddito).
Tutte le posizioni a destra di x di AB non sono accessibili
perché sono superiori al reddito e tutte quelle a sinistra di x
non gli interessano perché al di sotto del suo reddito Y.
Il consumatore tende alla curva d’indifferenza più distante
dall’origine degli assi, consentita dalla linea di bilancio (in
questo caso C1). La posizione ottimale si ottiene nel PUNTO T, punto di tangenza della curva
C2 con la linea di bilancio AB.
In corrispondenza del punto T la curva di indifferenza C2 e la linea di bilancio AB hanno la
stessa pendenza (per questo hanno un solo punto di tangenza) , quindi si può affermare che
il consumatore abbia raggiunto un equilbrio ottimale quando il Saggio Marginale Di
Sostituzione e il Saggio Ottimale Di Trasformazione sono uguali.
 SMS=STM.
Posto che il SMS in valore è il rapporto inverso tra le utilità marginali dei due beni:
SMS = ΔX2/ ΔX1 = Um1/Um2
Quando passiamo al saggio marginale di trsformazione a confrontarsi non sono più le
variazioni delle quantità, ma le variazioni dei prezzi STM= P1/P2.
Quindi se Um1/Um2 = P1/P2, ne segue che Um1/P1 = Um2/P2. Questa uguaglianza sta a
indicare che il consumatore raggiunge l’equilibrio ottimale quando le utilità marginali
ponderate dei diversi beni si eguagliano.
22

N.B. Questa uguaglianza è domanda di esame

EFFETTO DI UNA VARIAZIONE DI PREZZO


SULL’EQUILIBRIO DEL CONSUMATORE
A parità di reddito, un aumento di prezzo degli alimenti obbliga il
consumatore ad acquistarne una minore quantità.
Per questo la linea di bilancio non passerà più da B ma si sposterà
in B’ più vicino all’origine degli assi. Il nuovo equilibrio di tangenza
è nel punto T’. Quindi si è spostata la posizione del consumatore.
Questi adattamenti nella realtà avvengono continuamente,
quindi la nostra posizione può cambiare.

EFFETTO DI UNA VARIAZIONE DI


REDDITO SULL’EQUILIBRIO DEL CONSUMATORE
In questo caso sono riportate le tre possibilità delle curve
di indifferenza che sono tangenti alle tre linee di bilancio
questo sta a indicare dal punto di vista grafico quello che è
l’impatto che crea la variazione del potenziale d’acquisto
delle famiglie.
Una diminuzione del reddito sposta parallelamente a se
stessa la linea di bilancio verso sx. Il nuovo equilibrio si
realizzerà più vicino all’origine <A’> < B’>, viceversa, un
incremento di reddito sposterà la linea di bilancio in
posizione <A’’> <B’’>. Questo sta a indicare dal punto di
vista grafico l’impatto che crea la variazione del potenziale
d’acquisto delle famiglie.
23

COMPORTAMENTO DEL CONSUMATORE


Il consumatore vive in una società nella quale esiste la MONETA e si attuano SCAMBI.

• Ciascun bene ha un prezzo che il singolo individuo non può modificare (perché il
libero mercato è governato dall’accordo tra la domanda e l’offerta, la modifica del
prezzo di un bene può essere fatta solo dal monopolista).

• L'individuo dispone di un reddito con il quale può acquistare definite quantità di


beni, in relazione ai prezzi corrispondenti (es.si possono acquistare molte patate e
non molti diamanti).

-> Piccola parentesi: a far cambiare idea all’individuo spesso è la pubblicità.


Quando il prof era giovane sapeva che la cera per le scarpe aveva una marca ed era
sempre la stessa, oggi invece quando dobbiamo comprare qualcosa non c’è più la
stessa marca per lo stesso prodotto. Il consumatore è infedele per antonomasia e
compra quel prodotto che offre apparentemente più opportunità, vantaggi, da cui
può trarre maggiore soddisfazione. Quindi la pubblicità serve a far cambiare idea al
consumatore come ad es. la distribuzione dei beni nei scaffali dei supermercati: essa
ha una distribuzione logica, i beni di prima necessità come zucchero, sale, non li
troveremo mai sotto il naso perché vengono sempre comprati, troveremo messi ben
in vista nello scaffale i prodotti nuovi, per sollecitare l’interesse del consumatore
all’acquisto di questi. Quando il consumatore va al supermercato ha una
determinata disponibilità economica quindi l'individuo dispone di un reddito con il
quale può acquistare definite quantità di beni, in relazione ai prezzi corrispondenti.

• I bisogni sono infiniti e non tutti soddisfabili con il reddito disponibile.

• L'individuo è costretto a distribuire il suo reddito secondo le sue preferenze per


ottenere il massimo di utilità.

• Il consumatore consegue il massimo di utilità quando distribuisce la quantità di


reddito disponibile fra i vari beni in modo tale che le utilità marginali siano uguali
tra loro.
24

UTILITÀ PONDERATA
(ponderare vuol dire pesare, vedere effettivamente rispetto al prezzo quanto incide)
• Sia Q la quantità necessaria del bene A per saturare il bisogno individuale.
• Il bene A abbia un prezzo pa (un bene se non ha un prezzo non è un bene economico)
Quando un bene ha un prezzo è un bene che si può ponderare.
Se ipotizziamo il rapporto 1/pa (1 è l’unità di moneta (euro, dollaro…), pa il prezzo del
bene a) si può arrivare alla conclusione che se noi suddividiamo la quantità di un bene in
dosi uguali abbiamo sempre una dose ponderata 1/pa acquistabile con 1 unità di
moneta (una dose ponderata è quindi una dose rapportata col proprio prezzo -> 1/pa).
Dunque il rapporto 1/pa indica la quantità di A acquistabile con 1 unità di
moneta.
Si suddivida la quantità Q in dosi uguali a 1/pa cioè in dosi acquistabili con 1 moneta.
Si ottengono n dosi di cui la n (ennesima, cioè l’ultima dose) satura il bisogno e la n+1 ha
utilità nulla (perché quando si arriva alla sazietà non si ha bisogno di ulteriori dosi). Se
rapportiamo la quantità di utilità al prezzo del bene si ottiene l'utilità ponderata.
 Quindi abbiamo visto la suddivisione del bene in dosi, il consumo di queste dosi da
Utilità, se rapportiamo l’utilità al prezzo del bene abbiamo l’UTILITÀ PONDERATA.
Così, per es., la terza moneta ci darà un'utilità ponderata pari a U3/Pa (U3 è la terza moneta)
essa è un'utilità dosale risultante dal prodotto tra l'utilità marginale ed una quantità del
bene. L’ultima dose (marginale) è quella che soddisfa a pieno le esigenze del consumatore,
oltre quest’ultima non è necessario andare perché il consumatore non la gradisce, quindi
l’utilità dell’ennesima dose più una diventa nulla.
È noto che dosi successive di uno stesso bene hanno utilità marginale decrescente,
pertanto le utilità ponderate decrescono all’aumentare del numero di dosi del bene
consumato (il principio dell’utilità decrescente vale anche per le utilità ponderate), giacché
diminuisce il numeratore si avrà:

U1 U 2 U 3
> > > ......
pa p a p a
L'UTILITÀ MARGINALE PONDERATA è data dal rapporto dall'UTILITÀ MARGINALE dx (dx è
una infinitesima parte di un bene, dunque una quantità indefinita) di un bene e il PREZZO
DEL BENE STESSO:

U dx
pa
Con l’aumento delle dosi del bene l’utilità ponderata tende a diminuire fino a
diventare infinitamente piccola, infatti si può rappresentare sull’asse delle ascisse solo con
un puntino.
Finché il consumatore riterrà il rapporto tra l’utilità marginale e prezzo favorevole,
continuerà ad acquistare ulteriori dosi del bene e smetterà di acquistarne quando il
25

rapporto diventerà sfavorevole oppure quando riterrà che l’ultima dose di utilità
ponderata è inferiore alla prima dose di un altro bene (es. ultima dose del bene pasta è
inferiore alla prima dose del bene vino).

LE CONDIZIONI DI VINCOLO DELL’INDIVIDUO


In rapporto al reddito non sufficiente per acquistare tutti i beni, il consumatore (individuo)
non può superare il reddito Y disponibile, ma dovrà rispettare la relazione:
a * pa + b * pb + c * pc + ….= Y (il bene a x il prezzo a, il bene b x il prezzo b…fino ad arrivare a Y
che è il reddito che dispone il consumatore)
dove a, b, c, …, sono le quantità acquistate dei beni A, B, C, …, e pa, pb, pc, …, i prezzi
corrispondenti.
La spesa non può essere superiore a Y, essendo Y il reddito che il consumatore ha deciso di
destinare al consumo, per questo motivo la relazione scritta costituisce il VINCOLO DEL
CONSUMATORE (che dunque è la spesa max che può sostenere il consumatore per
l’acquisto di diversi beni a diversi prezzi).

LE SCELTE DEL CONSUMATORE


Per raggiungere la massima soddisfazione, il consumatore, disponendo di un reddito
limitato dovrà operare delle scelte tra beni diversi che, ovviamente, lui desidera.
Comincerà ad acquistare dosi del bene che gli procura l’ utilità più alta. Quando l’utilità del
primo bene diminuisce e diventa minore uguale all’utilità del secondo bene, egli acquisterà
questo altro bene e cosi via.
Il consumatore raggiungerà l’ equilibrio quando le utilità marginali ponderate dei beni
saranno uguali. Quindi questa è la situazione in cui il consumare si sentirà appagato.

Es. compriamo dei panini, il primo dimostra di avere una maggiore utilità, il secondo meno
del primo e cosi via; ad un certo punto il consumatore troverà più utile comprare dell’acqua
piuttosto che un altro panino.

CONDIZIONI DI MASSIMA UTILITÀ GLOBALE


L’ individuo dispone di un reddito Y per l’acquisto di diversi beni, affinché l’utilità totale sia
massima. Ciò si ottiene quando le utilità marginali ponderate dei beni acquistati siano uguali
tra loro, cioè
Uma / Pa = Umb / P b = Umc /Pc ecc..

Per questo motivo nessun individuo ha utilità marginale nulla, cioè avrà sempre un
desiderio. Quindi nessuno è completamente soddisfatto a causa del reddito limitato di
fronte ai bisogni illimitati.
Su questo aspetto poggia la funzione del MARKETING. Infatti il consumatore è sollecitato da
operazioni di marketing come promozioni che ci spingono a comprare un prodotto anche se
non ne abbiamo bisogno. La promozione è sia una sollecitazione per l’acquisto ma anche un
aiuto per il consumatore.
Se il reddito varia, il consumatore adegua il suo comportamento; la crisi ha portato
l’individuo a spendere meno.
26

CONDIZIONI DI EQUILIBRIO INDIVIDUALE


In rapporto al proprio reddito, ai propri gusti ed ai prezzi correnti, l’ individuo sceglierebbe
di acquistare una certa quantità del bene A se il prezzo fosse Pa.
Supponiamo che esista il prezzo proibitivo P, tale che nessuno acquisterebbe il bene A.
Supponiamo inoltre che anche a prezzo zero il consumo ha un limite, questo perché il
bisogno è saziabile.
Sia Q la quantità del bene A, ( vedi grafico seguente).
Se il prezzo è minore di quello proibitivo, ma superiore a zero, la quantità domandata avrà
un valore positivo compreso tra 0 e Q.
La quantità domandata aumenta al diminuire del prezzo, infatti per la condizione di
equilibrio economico individuale, deve essere:

Fig. 3 - La domanda individuale del bene A Curva individuale


del bene A al
P = 1000 Per P=1000 quantità acquistata zero variare del prezzo
Per P=1 quantità acquistate Q1
P.
P1 Per P=2 quantità acquistate Q2
750
Prezzo

500
Dose di
P2 saturazione
250

0 Q1 Q2 Q
Quantità

La curva della domanda esprime la quantità che un individuo acquisterebbe ai diversi


prezzi. Fermo restando i suoi gusti, il suo reddito , i prezzi e l’ assortimento dei beni
disponibili sul mercato.
Visto che la curva che ha un inizio in O è termine in Q è una retta, la sua dal generica è:
y= a + bx.
LA DOMANDA COLLETTIVA è la somma delle domande individuali e ne ripete le
caratteristiche.
LA DOMANDA AGGREGATA é la somma delle domande collettive.
27

domande domande domande


individuali collettive aggregate

ELASTICITÀ DELLA DOMANDA RISPETTO AL PREZZO


Per indicare la reattività dei consumatori alle variazioni del prezzo di un bene si utilizza il
concetto di ELASTICITÀ della domanda rispetto al prezzo. Essa è la variazione percentuale
della quantità domandata divisa la variazione percentuale del prezzo. Quindi è un
rapporto.
L’Elasticità é un termine che descrive la reattività della quantità domandata rispetto alla
variazione di prezzo.
Gli economisti indicano il grado di elasticità domanda con i coefficienti Ep, ε, Ƞ.
Ep= VARIAZIONE PERCENTUALE DELLA QUANTITÀ DOMANDATA / VARIAZIONE
PERCENTUALE DEL PREZZO

Per comprendere il concetto di elasticità,bisogna esaminare la variazione relativa tra le


grandezze.
Ipotizziamo due gruppi di prezzi:

I prezzi del secondo gruppo sono tutti inferiori di un’ unità rispetto a quelli del primo
gruppo, quindi la VARIAZIONE ASSOLUTA Ap= 1 è uguale per tutti.
Di contro le VARIAZIONI RELATIVE, date dal rapporto tra la Variazione Assoluta e i
Corrispondenti Valori, sono tutte diverse:
1/100= 1 %
1/50=2%
1/20=5%

Quindi quando noi diciamo che c’è stata una variazione di un centesimo, significa che c’è
stata una variazione dell’1 %.
1

TIPOLOGIA DELLA DOMANDA IN RAPPORTO AI SUOI


VALORI
Quando una variazione di prezzo dell’ 1% genera una variazione della quantità domandata
maggiore dell’1 % si ha una domanda elastica. Es. Bene di valore elevato, perché alla
variazione dei prezzi la reattività dei consumatori è maggiore dell’1%.
Viceversa quando una variazione di prezzo dell’ 1 % genera una variazione della quantità, la
domanda è anaelastica o rigida. È l’esempio dei beni di prima necessità.

Quando la variazione percentuale della quantità é esattamente uguale alla variazione


percentuale del prezzo si ha una DOMANDA AD ELASTICITÀ UNITARIA. Un aumento di
prezzo dell’ 1 % produce una diminuzione della domanda pari all’1 %.

L’ Elasticità di una curva in un suo punto è il rapporto tra le variazioni relative di x e y in


quel punto cioè:

dx
x dx y
E= = ⋅
dy dy x
y
[Possiamo pensare a dx come 100 g di mortadella a fronte dei 5 kg totali di mortadella (x)]

Se Y è il prezzo e X è la quantità domandata, sostituendo si avrà

P dQ
Ep= ⋅
Q dP
L’ Elasticità della curva della domanda, in un punto, rispetto al prezzo è la variazione
percentuale della quantità domandata divisa la variazione percentuale del prezzo in quel
punto.
CONSIDERAZIONI SULL’ ELASTICITÀ DELLA DOMANDA RISPETTO AL PREZZO
In riferimento ad una curva di domanda si deve osservare che le variazioni relative del
prezzo è quelle delle quantità hanno andamento opposto.
Andando dell’ alto verso il basso della curva (retta ),la variazione relativa al prezzo aumenta
mentre quella della quantità diminuisce.
2

ELASTICITÀ DELLA DOMANDA DI UNA RETTA


Valori dell’ elasticità a intervalli di prezzo lungo la retta della domanda.
.

Una curva di
domanda rettilinea ha
pendenza costante,
l’elasticità della
domanda varia da
infinito, nel punto in
cui la curva tocca l’
asse del prezzo (asse
y), a zero nel punto in
cui la stessa curva
tocca l’ asse della
quantità (asse x)

Come si vede ci sono


ci sono dei coefficienti
Ep>1
Ep=1
Ep<2.

Nella parte intermedia vi è Ep=1, significa che tanto varia il prezzo, tanto varia la quantità. Se ci
muoviamo verso l’alto, Ep>1 ; verso il basso sarà Ep<1.
Tutti i punti della terra che rappresenta la curva di domanda hanno la stessa pendenza, ma al di
sopra del punto intermedio M, la domanda è elastica (Ep>1}, mentre al di sotto é Anelastica o rigida
(ep<1);
Nel punto intermedio M la domanda è ad elasticità unitaria.
Come si vede anche se la pendenza della curva di domanda è costante , l’elasticità non lo è. Questo
perché la PENDENZA é il rapporto tra due variabili, mentre l’ ELASTICITÀ è il rapporto tra le
variazioni percentuali delle due variabili.
3

In questa tabella è riportato il calcolo dell’elasticità rispetto al prezzo di una curva di domanda
lineare utilizzando il METODO DEL PUNTO MEDIO.

Nella figura si osserva che nei tratti in cui il prezzo è basso la quantità domandata è maggiore e la
curva di domanda è rigida ( Ep < 1 ), dove il prezzo è elevato, la quantità domandata è bassa e la
curva è elastica (Ep >1 ).

Nella prima colonna ci sono le quantità Q di un determinato bene in dosi successive, il ∆ Q varia di
dosi di 10 in 10, il prezzo P è dato dalla quantità del prezzo imposto, il ∆ P è dato dalla sottrazione di
2 valori successivi e quindi ( 6-4 =2) ; (4-2=2); (2-0=2)

Il Valore Medio Del Prezzo si calcola applicando questa formula P1+P2/ 2 e quindi sarà:

6+4/2 = 5 ; 4+2/2=3; 2+0/2=1

Stessa cosa per il Valore Medio Della Quantità Q1+Q2/2.

Tab. 1 - Calcolo numerico del coefficiente di elasticità (*)


οࡽ οࡼ
Q ΔQ P ΔP (Q1+Q2)/2 (P1+P2)/2 ࡱ࢖ ൌ + Elasticità
ሺࡽ૚൅ࡽ૛ሻȀ૛ ሺࡼ૚൅ࡼ૛ሻȀ૛
0 6 ૚૙ ૛
÷ ൌ
૞ Elastica
10 2 5 5 ૞ ૞
10 4
૚૙ ૛ Elasticità
10 2 15 3 ÷ ൌ

૚૞ ૜ unitaria
20 2
૚૙ ૛
10 2 25 1 ÷ ൌ
૙ǡ૛ Anelastica
30 0 ૛૞ ૚

(*) Samuelson P.A., Nordhaus W.D., Bollino C.A. (2009) -Economia (XIX Ed.). Pag.58

VALORI ELASTICITÀ DELLA


DOMANDA LUNGO UN RETTA
 Quando la variazione della quantità domandata è
superiore alla variazione del prezzo (es. il prezzo del bene
si dimezza e la quantità domandata del bene triplica) è
ELASTICA
 Quando il prezzo si dimezza e la quantità domandata
aumenta del 50% è anaelastica
 Quando il prezzo si dimezza e la quantità raddoppia la
domanda è ad elasticità unitaria
4

IL MERCATO
È quel meccanismo messo in moto dall’agire e dall’interagire di compratori e venditori, che
determina il prezzo e la quantità di beni e servizi da scambiare.
Esistono diversi tipi di mercati tra cui il MERCATO REALE per quanto riguarda la transazione
( è quello in cui noi andiamo, facciamo le nostre scelte e compriamo ciò che vogliamo) e il
MERCATO VIRTUALE ( dove non è necessario che offerente e acquirente si incontrino e
quindi si possono avere scambi commerciali senza che i due soggetti si incontrino) ; inoltre
tra le varie forme abbiamo:

 MERCATO DEI BENI (prezzo): che ha come unità di misura il prezzo


 MERCATO DEL LAVORO (salario): c’è un operaio che lavora il cui compenso è il salario
 MERCATO DEI CAPITALI (interesse): è il più complesso, tuttavia il prezzo dei capitali è
dato dall’interesse che è il prezzo d’uso dei capitali; c’è chi ha capitale da poter offrire e
chi ha bisogno di capitale da poter integrare nella propria attività e costui per avere un
capitale non suo deve pagare un interesse.
I = Co * r * n in cui :
I= TASSO DI INTERESSE
Co= CAPITALE
r= SAGGIO DI INTERESSE espresso in valore percentuale
n= TEMPO che può essere espresso in anni, in mesi o giorni.
 MERCATO DELLA TERRA (rendita): il compenso della terra è la rendita che è il reddito
percepito in virtù della proprietà; se ho un’azienda e la do in affitto percepisco
mensilmente un canone di affitto ma se la coltivo io quello che otterrò è la rendita.
Per quanto riguarda il reddito abbiamo 2 tipologie: il Reddito Dominicale che è
imputabile al proprietario del fondo e il Reddito Agrario che è imputabile a colui il
quale il fondo lo coltiva.
5

FORME DI MERCATO
a) CONCORRENZA PERFETTA: domanda e offerta tendono a raggiungere un equilibrio in un
punto comune chiamato Punto Di Equilibrio
Se è concorrenza perfetta vuol dire che il prezzo si determina
lasciando oscillare domanda e offerta perché se c’è un eccesso di
offerta rispetto alla domanda parte della merce rimarrà invenduta
e saranno i venditori a rimanere delusi perché non avranno
venduto tutta la loro merce; se c’è un offerta inferiore alla
domanda (domanda superiore al bene venduto ) a rimanere delusi
saranno i potenziali compratori perché non vi sarà più merce
disponibile.
b) MONOPOLIO: si ha quando un detentore di un certo bene ha la facoltà di stabilire a suo
piacimento il prezzo di un determinato bene per cui immette sul mercato un determinato
bene e ne stabilisce il prezzo, se non c’è libertà di concorrenza i compratori sono costretti a
comprare a quel determinato prezzo ( per es. il monopolio delle sigarette poiché lo Stato
ne detiene il monopolio e per cui anche se aumentassero i prezzi i fumatori
continuerebbero a fumare.
c) OLIGOPOLIO
d) CONCORRENZA IMPERFETTA

CONCORRENZA PERFETTA
E’ una forma di mercato ideale. E’ il modello ipotizzato dalla Teoria Neoclassica (liberalismo
economico) e si basa sul principio del laisser faire ( lasciate fare).
Nel mercato in concorrenza perfetta in ogni momento vige un unico prezzo, valido per
venditori e acquirenti (Legge di Jevons o di indifferenza dei prezzi)
In questa forma di mercato l’impresa non ha la possibilità di fissare o influire sui prezzi
(price-taker = senza potere contrattuale) cioè subisce il prezzo.
Caratteri della concorrenza perfetta
 POLVERIZZAZIONE DELLA DOMANDA : se esistono molte aziende che producono
beni esiste una quantità elevata di compratori
 POLVERIZZAZIONE DELL’OFFERTA
 OMOGENEITÀ DEL PRODOTTO: se il prodotto non è omogeneo allora vi sarà una
discriminazione della qualità del prodotto per cui non vi sarà più concorrenza
perfetta
 TRASPARENZA DEL MERCATO: deriva dal fatto che il prezzo è dovuto all’accordo o
alla fissazione tra quantità offerta e acquistata
 LIBERTÀ DI ENTRARE E USCIRE DAL MERCATO: tutti possono entrare o uscire dal
mercato riferendoci non solo al mercato rionale ma anche del mercato ideale
6

 MOBILITÀ DEI FATTORI PRODUTTIVI: alcuni fattori produttivi possono essere


spostati, per esempio il fattore produttivo che può essere spostato è il denaro
perché è un capitale indifferenziato, un’azienda non la posso trasferire, la trattrice è
un mezzo mobile ma è fisso per destinazione perché la destinazione d’uso è l’azienda

CONCORRENZA PERFETTA E POLVERIZZAZIONE DELLA


DOMANDA E DELL’OFFERTA
MOLTI COMPRATORI POLVERIZZAZIONE DELLA DOMANDA
L’offerta proviene da numerose imprese di piccole o piccolissime dimensioni, che non sono
in grado di influenzare l’offerta complessiva e quindi il prezzo

MOLTI VENDITORI POLVERIZZAZIONE DELL’OFFERTA


Offerta della produzione di mandorle : poiché le azienda produttrici di mandorle sono
aziende che producono una quantità limitata di prodotto dal che la funzione dell’incettatore
( colui il quale mette in rapporto produttori e compratori) esso concorda con i produttori
l’acquisto di mandorle il quale li rivende ai grossisti.
Esistono diverse figure di OPERATORI DI ACQUISTO:
- INCETTATORE: colui il quale mette in rapporto produttori e compratori
- MEDIATORE LEGALE che è iscritto all’albo della Camera Di Commercio e che ha
diritto a una piccola percentuale del valore del bene compra-venduto, il quale si
assume la responsabilità di far incontrare domanda ed offerta.
- INCARICATI DI ACQUISTO che operano a mano libera e a mano vincolata, a mano

...CONCORRENZA PERFETTA, OMOGENEITÀ DEL


PRODOTTO E TRASPARENZA DEL MERCATO
Ipotizziamo che tutte le imprese producono un bene con le stesse caratteristiche il
consumatore è guidato nella sua scelta dal prezzo del bene e non da altri elementi

OMOGENEITÀ DEL PRODOTTO stesse caratteristiche per ciascun bene


Tutti gli operatori economici sono informati sulle condizioni della domanda e dell'offerta
Le dimensioni del negozio es. può essere un supermercato, un ipermercato, ecc. influisce
sui prezzi dei prodotti pur essendo uguali (i prodotti). Questo perché quando il rivenditore è
singolo nell’acquistare quel determinato prodotto contratta con il fornitore, se la quantità
che acquista è elevata contratta il prezzo migliore quindi può avere prezzi di vendita più
bassi, se invece quantità è piccola acquisterà lo stesso bene ad un prezzo più alto, di
conseguenza anche i prezzi di vendita saranno più alti.
7

TRASPARENZA DEL MERCATO perfetta informazione dei soggetti economici


Le imprese possono liberalmente entrare e uscire dal mercato, cioè iniziar un’attività
quando c’è possibilità di profitto o chiuderla quando non è più conveniente

LIBERTÀ DI ENTRARE E USCIRE DAL MERCATO non ci sono ostacoli all’accesso di


nuove imprese
I fattori produttivi sono facilmente trasferibili da un luogo all’altro, da un’impresa all’altra.
Materie prime, capitale e lavoro affluiscono dove sono meglio remunerati, cioè laddove ci
sono le condizioni primarie, del terreno, lì c’è la convenienza di:

MOBILITÀ DEI FATTORI PRODUTTIVI facilità di passaggio da un’impresa all’altra

IL CONSUMO E I SUOI ADATTAMENTI


L’incontro tra la curva della domanda e dell’offerta segna il PUNTO DI EQUILIBRIO,
corrispondente alla quantità domandata e a quella offerta ad un determinato prezzo:
PREZZO DI EQUILIBRIO.
Quando il prezzo diminuisce cresce la domanda, parte della quale resterà insoddisfatta.
Quando il prezzo aumenta ci sarà un eccesso di offerta, parte della quale resterà invenduta.
Dunque nel momento in cui l’offerente offre di più di quello che richiede il mercato parte
del prodotto rimarrà invenduto perché il punto di equilibro salta e viceversa, l’equilibrio tra
venditore e compratore sì raggiunge in rapporto al variare del prezzo.
In agricoltura l’eccesso di offerta è legato anche alla stagionalità della produzione.
Es.: se si compra tutto il grano nel mese di giugno/luglio il prezzo tende a diminuire perché
la quantità offerta è molta, se invece il produttore ha la capacità di stoccare il prodotto (ad
es. in dei silos a temperatura controllata) lo sottrae dal commercio per poi immetterlo
quando produzione non ce ne (a novembre-dicembre) e il prezzo tende a salire.
Infatti in economia si ottiene valore in più con il trasferimento del prodotto nel tempo e nello
spazio: se il bene è in abbondanza nel meridione per venderlo devo abbassare i prezzi, ma
se trovo un periodo e un posto dove il prodotto è inferiore alla domanda, lo trasferisco ad
es. dalla Sicilia al Veneto il prezzo salirà (si deve mettere in conto sempre i costi di
conservazione e quando il prodotto si deve trasferire i prezzi di trasporto).
Alcuni hanno dei mercati di vendita ben precisi e in questo caso gli aspetti più importanti
sono i CONTRATTI DI COMMERCIALIZZAZIONE, questi possono essere dei Contratti Per
Produzione E Vendita (es.: il produttore di pomodoro firma un contratto in cui tutta la
produzione viene acquistata da un acquirente). Quindi si firmano dei contratti di acquisto e
il produttore si impegna a produrre e vendere il prodotto solo a quel determinato
compratore.
L’economia contrattualizzata però non è molto diffusa (ci sono delle industrie che
producono il prodotto utilizzato per la trasformazione, come ad es. la Benetton che produce
la lana che utilizza). L’economia contrattualizzata dà vita alla filiera, infatti essa ha dei
rapporti commerciali a monte con i fornitori di determinati prodotti da lavorare e a valle
con la collocazione dei prodotti già lavorati, questo sistema da vita all’Agribusiness:
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complesso delle aziende operanti nel settore agrario (lavorazione, trasformazione e


commercio dei prodotti agricoli) e di quelle impegnate nella fornitura di beni strumentali
alle prime. Oggi quindi non si parla più di agricolo, ma si parla di agro-alimentare perché vi è
un forte legame tra l’attività produttiva agricola e quella di trasformazione e
commercializzazione.

PUNTO DI EQUILIBRIO IN SITUAZIONE DI


CONCORRENZA PERFETTA
In questo grafico vi è rappresentata la
situazione di concorrenza perfetta così come
descritta verbalmente.

 La curva della domanda scende da


sinistra verso destra
 La curva dell’offerta sale da sinistra
verso destra.
Queste due curve si intersecano nel
PUNTO DI EQUILIBRIO.
 Nella parte superiore vi è
rappresentato l’eccesso di offerta
 Nella parte inferiore vi è rappresentato
l’eccesso di domanda
I prezzi possono andare a 600 a 350 -> domanda e offerta in concorrenza perfetta trovano il
punto di equilibrio a 500.

ESTREMI DELL’ELASTICITÀ RISPETTO AL PREZZO (CASI LIMITE)


Esistono due curve di domanda che hanno forma perpendicolare tra loro:

1) La verticale rispetto all’asse X è perfettamente rigida indica che la quantità


domandata/offerta non può essere modificata qualunque sia il prezzo, questo perché si
tratta di beni non riproducibili (es. quadri d’autore).
2) L’orizzontale rispetto all’asse X indica una domanda perfettamente elastica, quindi una
leggera variazione di prezzo fa variare all’infinito la quantità domandata.

Gli estremi opposti della domanda sono le curve di domanda verticale


che rappresentano la domanda Rigida (Ep= 0 ).

Le curve di domanda orizzontali indicano la domanda perfettamente


Elastica (Ep= infinito).

Queste due curve si possono rapportare alla vendita di terreni: ci


sono alcuni appezzamenti di terreni posizionati in certi posti che
diventano imperdibili (es. il terreno è posizionato vicino alla mia
azienda) quindi si è disposti a pagare prezzi anche alti. In questo
caso lo stato ci viene incontro per il diritto di prelazione (o di
acquisto): a parità di prezzo il limitrofe ha diritto di acquisto.
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Da questo punto di vista però il mercato spesso non è trasparente perché si può camuffare
anche il vero prezzo con un prezzo superiore così che il vicino è scoraggiato ad acquistare a
quel prezzo. Ma non sempre è così semplice perché alcune volte si può anche impugnare il
contratto di compravendita poiché se nel preliminare di acquisto era stato fissato un certo
prezzo tra venditore e compratore per sfuggire al diritto di prelazione, se quel prezzo non
viene rispettato nell’atto si può impugnare il contratto.

MONOPOLIO
È una forma di mercato, dove un unico venditore offre un prodotto o un servizio per il
quale non esistono sostituti (monopolio naturale) oppure opera in ambito protetto. Il
monopolio ha il vantaggio del monopolista che fissa il prezzo di un determinato bene, però
non è detto che il bene venga venduto a quel prezzo poiché questo è fatto dalla domanda e
dall’offerta, quindi se non è un prodotto necessario per problemi di vita o di morte il
prodotto può rimanere invenduto se il monopolista fissa un prezzo troppo alto (perché
non ci saranno acquirenti disposti a comprare il prodotto).
Caratteri del monopolio:
o CONCENTRAZIONE DELL’OFFERTA (colui il quale detiene il prodotto in mano)
o POLVERIZZAZIONE DELLA DOMANDA (sono in tanti a chiedere l’acquisto di un
determinato bene)
o BARRIERE ALL’ENTRATA (il monopolio viene protetto dallo sbarramento all’ingresso
in un certo territorio es. negli anni 50 potevano entrare in Italia solo macchine a
diesel Peugeot e Mercedes)
o CONTROLLO SUL PREZZO (si tratta di un monopolio)
o MASSIMIZZAZIONE DEL PROFITTO (chi è monopolista tende a massimizzare il
profitto)

TIPOLOGIA DEL MONOPOLIO


Si ha CONCENTRAZIONE DELL’OFFERTA NELLE MANI DI UN SOLO PRODUTTORE e la
domanda è esercitata da una moltitudine di acquirenti. Es monopolio del tabacco: chi ha
piante di tabacco non solo deve numerare il numero di piante, ma anche il numero di
foglie per pianta, quindi abbiamo un vincolo ben preciso che impone lo stato.
L’offerta è concentrata in un unico produttore (lo stato) e non sono disponibili beni
succedanei su cui possa indirizzarsi la domanda dei consumatori.
La DOMANDA È POLVERIZZATA TRA UNA MOLTITUDINE DI CONSUMATORI, le cui decisioni
individuali non sono in grado di influenzarla in modo decisivo. Ad esempio lo stato quando
vuole può aumentare il prezzo del tabacco a suo piacere (questo anche perché in questo
caso gli acquirenti anche se il prezzo aumenta non smettono di fumare, come ad esempio
per la benzina).
Le BARRIERE ALL’INGRESSO favoriscono il monopolista e lo riparano dagli effetti della
concorrenza. Fino a poco tempo fa queste barriere erano a protezione dei paesi europei, i
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prodotti dei paesi extra-comunitari potevano entrare nei paesi europei a determinate
condizioni: contingentate dal punto di vista della quantità e obbligate nel pagare l’ingresso
nei diversi poli dell’unione europea.

Piccolo excursus:
Prima della liberalizzazione dei mercati l’unione gestiva la commercializzazione dei prodotti e l’esportazione
con la fissazione dei prezzi. In rapporto alla tipologia del prodotto il prezzo assumeva una definizione:

o PER I PRODOTTI AGRICOLI (ad es. per lo zucchero) vi era il Prezzo Di Orientamento, cioè quel prezzo
al quale l’imprenditore doveva tendere per ottenere un equo reddito (un reddito tale da consentire di
coprire le spese sostenute);
o PREZZO DI RESTITUZIONE ALLE ESPORTAZIONI: quando c’era un eccesso di produzione nei paesi
europei quel prodotto in eccesso poteva essere esportato anche a prezzi inferiori di quelli che
vigevano in Europa. Era dato dalla differenza tra i prezzi che vigevano in Europa e i prezzi di
esportazione;
o PREZZO DI ENTRATA O DI SOMMA: se un importatore europeo importava un determinato prodotto
da paesi stranieri ad un prezzo nettamente inferiore al prezzo che vigeva in Europa, la differenza tra
il prezzo di importazione e il prezzo vigente in Europa doveva essere sborsata dall’importatore.

Questo era un modo per tutelare il mercato dei paesi europei. Con la globalizzazione i prezzi sono stati
liberalizzati, quindi ognuno può importare a proprio piacimento a un determinato prezzo perché i prezzi dei
prodotti europei sono crollati. Però l’unione europea mette a disposizione per i diversi produttori che hanno i
titoli il pagamento unico aziendale: se supponiamo ad es. che c’è un allevatore di pecore che percepiva il
premio per gli ovini, scendendo il prezzo del latte, della lana ecc. deve essere tutelato e aiutato a mantenere
lo stesso livello di rendita che aveva prima dell’abbattimento delle barriere. Fine excurus.

Il monopolista influenza il mercato mediante il CONTROLLO DEI PREZZI O LA


DETERMINAZIONE DELLA QUANTITÀ (è il monopolista che decide la quantità di beni da
mettere nel mercato).
Il monopolista FISSA IL PREZZO al livello che gli garantisce il MASSIMO PROFITTO, ma non
sempre questo suo obbiettivo viene raggiunto perché ci sono la Curva Dei Costi e la Curva
Del Ricavo Totale.
 Ipotizziamo la curva del
ricavo che parte dall’origine e
tende a salire verso l’alto.
La curva dei costi invece parte
da un’altezza superiore
all’origine perché esiste un
vincolo dato dai costi fissi che
l’imprenditore deve sempre
sostenere (es. affitto di un locale,
un terreno, ecc.). La curva
dei costi parte da questo punto,
scende e interseca la curva di ricavo totale e torna a salire.
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In un primo momento il costo è più che proporzionale, in un secondo momento diventa meno
proporzionale (infatti scende e interseca la curva del ricavo), poi tende a risalire e interseca di
nuovo la curva del ricavo totale.
Per trovare il PUNTO DI MASSIMO PROFITTO tracciamo una parallela (T T’) alla curva del ricavo
totale e tangente alla curva dei costi, dopo di ché traccio una perpendicolare all’asse delle x che
parte dalla curva di ricavo e passa per il punto di tangenza (H’) della curva dei costi con la parallela
alla curva di ricavo -> la distanza H H’ rappresenta il massimo profitto.

FORME DI MONOPOLIO
DI FATTO:
 Disponibilità esclusiva di una risorsa scarsa, si viene a creare per ragioni storiche,
politiche o fisiche; per esempio basti pensare ai fratricidi soprattutto nel Paesi
dell’ovest quando c’era una quantità di risorse scarse.
 Prodotti o tecnologie protetti da brevetti, quando si crea qualcosa di esclusivo si va
a brevettare quello che è stato il risultato ottenuto attraverso determinati
procedimenti; c’è un periodo entro quale nessuno può usare quel determinato
brevetto senza l’autorizzazione dell’autore. Per esempio i produttori di farmaci
depositano quello che è un determinato prodotto con certe caratteristiche,
specificità e per circa 10 anni sono esclusivisti e il prezzo sarà alto, solo quando
scade il periodo di brevetto altre case farmaceutiche possono appropriare del modo
di fare quel determinato prodotto e quindi lo possono immettere come mercato
parallelo o farmaci generici.
 Impresa che ha eliminato o acquistato le imprese rivali (concorrenti) per esempio
nell’ambito del calcio venivano acquistati da grandi società dei calciatori molto forti
di altre società in modo che non potevano essere presi da squadre che magari le
avrebbero portati a risultati maggiori.

LEGALE ESERCITATO DALLO STATO:


 Per motivi fiscali: i proventi della commercializzazione dei prodotti sotto monopolio
di Stato producono entrate considerevoli, basti pensare alle sigarette, alle marche
da bollo, alla carta bollata
 Per motivi sociali
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LA DISCRIMINAZIONE DEI PREZZI


Il monopolista può avvantaggiarsi per ottenere un profitto maggiore attuando una politica
di discriminazione dei prezzi.
Per esempio nei prezzi dei biglietti aerei in base al giorno, ora e mese i prezzi cambiano in
base alla richiesta, quando ci sono posti residui adottano la tecnica dei low cost” ovvero
con prezzi stracciati in modo da aumentare ulteriormente il proprio profitto.
Per attuare la discriminazione dei prezzi si devono verificare 3 condizioni:
1. Potere monopolista (essere un monopolista) oppure avere un certo potere
monopolista (comportarsi da monopolista)
2. Il monopolista deve essere in condizioni di segmentare il mercato cioè dividerlo per
gruppo o aree omogenee e andare a commercializzare il prodotto, questa
segmentazione viene fatta sulla base dei connotati economici sociali della
popolazione di un determinato paese
3. Il primo acquirente non deve poter rivendere il prodotto o servizio, se acquisto un
prodotto a 80 dollari non devo poterlo rivendere a 90 dollari

Nel caso della Coca cola si ha una rendita per posizione perché ormai il brand è molto
consolidato e questo deriva non solo dalla qualità, dalle caratteristiche, ma grazie anche alla
misteriosità della formula.
In realtà il valore del prodotto rispetto al valore del brand della coca cola è una solo illusoria
perché grazie a diversi studi si è visto come la coca cola cresce molto meno della pepsi coca;
la coca cola ha un capitale così differenziato infatti l’apporto della vendita della coca cola
rispetto al volume di affari è solo l’1-2% e tutto il resto deriva da tutt’altra cosa proprio
perché hanno differenziato il proprio capitale con società che operano in più parti.
Per esempio nel caso del Mulino bianco, il brand della Mulino bianco è la Barilla e il mulino
bianco è una filiera della Barilla.
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DISCRIMINAZIONE DEI PREZZI E RICAVO TOTALE


I prezzi vengono discriminati in modo da aumentare il
profitto

Ricavo totale con 3 prezzi differenti A, B, C


Se noi vendiamo un certo prodotto ad un certo prezzo AA’ avremo ricavo totale che sarà
quello in rosso, se poi vendiamo quel prodotto (magari se è possibile cambiando la marca
per evitare conflitti ) ad un certo prezzo BB’ più basso del precedenti avremo un profitto
pari all’area blu, infine abbiamo una terza possibilità che è quella di vendere quel prodotto
ad un prezzo CC’; quindi abbiamo ottenuto dalla vendita di questo prodotto con 3 prezzi
diversi una certa area che è il ricavo totale con 3 prezzi differenziati.
Quando si alza il prezzo cioè da A si alza a B, la quantità che si deve vendere a quel prezzo
più elevato rispetto a A è la quantità 0N, continuando ad alzare il prezzo da B a C la quantità
che si deve vendere a quel prezzo sarà 0M.
IL PREZZO NEI MONOPOLI PUBBLICI
L’obiettivo del monopolio pubblico è la realizzazione di un interesse collettivo, i pubblici
poteri non possono guardare al singolo caso ma devono guardare quello stesso argomento
a 360° per poter coinvolgere tutti coloro i quali per un motivo o per un altro sono interessati
ad un prezzo.
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Il prezzo come aspetto di realizzazione di profitto è sicuramento un prezzo che dia una
notevole differenza positiva……
Alcune volte il pubblico potere (Stato) ha la possibilità di stabilire un prezzo politico che è
inferiore al costo di produzione, può offrire un servizio, un prodotto ad un prezzo inferiore
al costo di produzione; ovviamente quando lo Stato fa una scelta del genere lo fa poiché
magari quel servizio, prodotto a prezzi inferiori rispetto al costo evita………..
Per esempio nel caso del vaccino anti-influenzare distribuito gratis dallo Stato, nel
momento che in cui distribuisce i vaccini la popolazione andrà incontro ad un numero
inferiore di persone che si ammaleranno, quindi lo Stato preferisce pagare pochi euro per
distribuire i vaccini perché altrimenti la popolazione ammalandosi e andando in ospedale
farebbe spendere molti più soldi per le cure.

PARTICOLARI FORME DI MONOPOLIO


 MONOPOLIO BILATERALE quando c’è:
- Un solo grande acquirente
- Un solo grande offerente
Si contrappongono e quindi la fissazione del prezzo tra un grande acquirente e un grande
offerente diventa un prezzo di equilibrio
Per esempio avere un appezzamento di terreno di cui è proprietario un individuo e da un
lato confina con un fiume e un solo lembo di terra confina con un altro proprietario, egli
può essere l’unico acquirente perché se non può raggiungere il posto non ha senso
comprarlo quindi quando si vengono a creare certe situazione che a causa di posizioni
l’unico acquirente può essere un solo individuo.

 MONOPSONIO quando si ha:


- Un solo grande acquirente
- Offerta polverizzata tra un grande numero di piccoli imprenditori

OLIGOPOLIO:
- Polverizzazione della domanda
- Offerta concentrata nelle mani di pochi offerenti
- Prodotto più o meno omogeneo
- Interdipendenza tra coloro che hanno il prodotto
- Differenziazione del prezzo ma devono tener conto della reazione di altri
produttori rispetto alla scelta stabilita da un certo produttore
- Barriere all’entrata (noi queste barriere le avevano a livello europeo e quindi
certi prodotti non poteva entrare e se entravano potevano farlo solo in
determinati periodi pagando un dazio
Mercato in cui l’offerta è concentrata nelle mani di poche grandi imprese la cui caratteristica
determinante è la contraddizione tra cooperazione e interesse personale.
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I monopolisti non cooperano tra di loro, poiché ciascun monopolista mira esclusivamente al
proprio profitto, e per questo è portato ad agire in totale autonomia, facendogli venire
meno il potere monopolistico.

IL DUOPOLIO
È la forma semplice di mercato oligopolistico.
Nel duopolio c’è la tendenza da parte delle imprese ad accordarsi sulla quantità di beni da
produrre e sul prezzo di vendita, in questi casi si parla di due tipologie di accordo:
 COLLUSIONE: accordo tra imprese che operano nel medesimo mercato allo scopo di
determinare le quantità da produrre o il prezzo da applicare. Le imprese
oligopolistiche si accordano tra loro (cooperazione) per adottare una strategia
finalizzata alla massimizzazione della somma del profitto.
 CARTELLO: gruppo di imprese che agisce in maniera coordinata, tale da apparire
come monopolio. Le imprese massimizzano il profitto congiunto e si spartiscono il
profitto monopolistico. In questi casi interviene l’antitrust, in altri casi gli oligopolisti
si trovano in disaccordo per l’ accaparramento dei mercati.

Per evitare che il duopolio si trasformi in monopolio vi è un garante per salvaguardare il


consumatore.
Per massimizzare il profitto i duopolisti tendono a produrre di più dei monopolisti, con il
risultato che il prezzo di vendita diminuisce e il profitto diviene inferiore.

In questo caso, i duopolisti tentano di raggiungere una sorta di equilibrio non cooperativo,
detto di Nash (rappresenta la situazione nella quale un gruppo si viene a trovare se ogni
componente del gruppo fa ciò che è meglio per se, cioè mira a massimizzare il proprio
profitto a prescindere dalle scelte degli avversari.)

Conseguenze: nel duopolio il prezzo è inferiore a quello del monopolio, ma superiore a


quello della concorrenza perfetta (caso in cui il prezzo eguaglia il costo marginale, cioè il
costo dell’ultima dose prodotta).
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OLIGOPOLIO: l’oligopolio può essere di due tipi:


 OLIGOPOLIO OMOGENEO:  OLIGOPOLIO DIFFERENZIATO:
Tutti i produttori offrono lo stesso I produttori differenziano i loro
bene o beni perfettamente prodotti (come i prodotti
sostituibili tra loro. Esempio: è brevettati). In questo modo si può
questo il caso del mercato aumentare il proprio introito.
dell'acciaio; Esempio: è questo il caso del
mercato delle automobili, delle
gomme, degli elettrodomestici.

Interdipendenza:
Quando un’impresa prende una decisione deve tenere conto della reazione delle altre, in
quanto influenza le scelte delle altre imprese e ne è a sua volta influenzata.

Questo disegno indica che vi sono delle


imprese che si influenzano a vicenda.

OLIGOPOLIO E QUOTE DI MERCATO


L’obiettivo di ogni impresa è quello di mantenere o espandere la propria quota di mercato.
Ciascuna azienda cerca di accaparrarsi una fetta di mercato e mira ad espandere la propria
produzione. Le altre aziende però cercheranno di reagire e controbattere.
L’oligopolio tende sempre all’equilibrio.

Ciascuna impresa determina il prezzo secondo la propria


strategia. Nella commercializzazione il prezzo viene definito
in base alla propria posizione. Il prezzo è determinato dalla
sommatoria di tutte le voci di spese sostenute più un mix(?)
di profitto. Nei paesi totalitari non è consentito profitto ai
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produttori, quindi il prezzo deve variare al costo. In altri casi il discorso cambia, si varia il
prezzo per variare il profitto, ma si deve tenere conto:
 Della reattività della domanda e dell’ elasticità della curva.
 Della reattività della concorrenza: tendenza ad applicare riduzioni di prezzo per
evitare fughe della domanda.
Se il produttore non può agire sul prezzo può agire sulla diversificazione del prodotto. Può
variare anche il modo con cui viene proposto. Ma, per fare questo, viene a cadere la
fidelizzazione del consumatore. Quindi non si ha più un punto di riferimento.

OLIGOPOLIO E BARRIERE ALL’ENTRATA:


L’oligopolio può essere anche aiutato da barriere per ottenere maggiori output.

 TECNOLOGICHE -> impianti di grandi dimensioni tali che, a parità di input, si riesce
a produrre nell’unità di tempo, molti più output. La tecnologia contribuisce alla
differenziazione. ( es. le trebbie di un tempo permettevano di produrre molto meno
rispetto a quelle moderne).
 COMMERCIALI-> ingenti spese pubblicitarie. Nei paesi del nord c’è una pubblicità
maggiore rispetto a quelli meridionali; questo perché nel sud si ha un prodotto di
nicchia. Se io ho poco prodotto non ha senso fare grandi campagne pubblicitarie.
Ecco perché a volte vengono immessi prodotti non originali (es. il “parmisan")

OLIGOPOLIO:
può essere:
 COMPETITIVO: Le imprese si fanno concorrenza e si confrontano sul mercato.
 COLLUSIVO: Le imprese concludono accordi che trasformano il mercato in un
monopolio di fatto: fissano quote di produzione, prezzi minimi, aree di vendita. (es.
ci sono tante aziende di tabacco, che finiscono per accordarsi, non per volere loro,
ma perché lo stato impone le stesse regole a tutti, quindi sono praticamente
costrette).
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CONCORRENZA IMPERFETTA O MONOPOLISTICA


È caratterizzata da numerosi venditori e numerosi compratori. Le imprese operano in
concorrenza, ma con la possibilità di differenziare il prodotto e determinare il prezzo di
vendita.
Oggi è il sistema di mercato più diffuso. In questo sistema la domanda è frazionata ed il
consumatore non ha chiara conoscenza del mercato. Per questo viene meno l'unicità del
prezzo in quanto l'acquirente è disposto a pagare di più per una maggiore qualità, vera o
presunta.
Ci sono stati degli studi che sostengono che non sempre un prezzo maggiore corrisponde ad
una qualità migliore. Il consumatore, infatti, non è informato del mercato e si basa solo su
quello che ha acquistato in passato. Quindi spesso la scelta è data dall’esperienza e sono i
clienti che esaltano la qualità di un certo prodotto. Per es. il carciofo di Catania è superiore
a quello della puglia, ma quello sardo sarà una via di mezzo tra i due; alla fine il mercato
offre un determinato un prodotto e ogni prodotto ha delle caratteristiche diverse. Per
potere fare un affermazione del genere dovremmo confrontare la qualità dei prodotti ma se
non conosciamo non possiamo giudicare.

Caratteri:
 Polverizzazione della domanda
 Polverizzazione dell’offerta
 Differenziazione del prodotto
 Differenziazione dei prezzi
 Libertà di entrata e di uscita nei mercati: ci sono dei momenti opportuni per entrare
nel mercato.
 Mobilità dei fattori produttivi: i fattori produttivi possono essere trasferiti da un
posto all’altro.

DIFFERENZIAZIONE DEI PRODOTTI:


Le imprese differenziano i prodotti principalmente per l'aspetto esterno, ricorrono alla
pubblicità per modificare il gusto dei consumatori, si ritagliano una propria clientela tramite
abili venditori e agendo sui prezzi. Spesso ci sono degli intermediari che speculano e non
fanno altro che far aumentare il prezzo.

Creazione di differenze in prodotti simili:

 REALI: Qualità, gusto, prestazioni, proprietà terapeutiche…. Es. Noi sappiamo che il
latte può essere scremato, parzialmente scremato, ma la qualità dipende
dall’alimentazione dell’animale. Quindi anche se acquistiamo un prodotto di una
categoria potremmo sentire un gusto diverso. Il latte non proviene infatti sempre
dallo stesso posto.
 IMMAGINARIE: Packaging (modo di confezionare e presentare), marchi, promozione
e comunicazione, pubblicità, mode ….
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DIFFERENZIAZIONE DEL PREZZO:


La fetta di mercato occupata dall’impresa è divisa in due parti:
 CONSUMATORI FEDELI: non c’è bisogno di prodigarsi più di tanto perché ci sono dei
consumatori fedeli.
 CONSUMATORI ATTENTI alla qualità, al prezzo e disposti a modificare le proprie
scelte.
In questa forma di mercato l’impresa è una price-setter cioè fissa il prezzo in base al potere
di mercato. I nostri prodotti non riescono a competere perché non abbiamo un prodotto
omogeneo nonostante la buona qualità. Quindi mentre altri possono alzare il prezzo fino
ad un certo livello, noi no.

PRODUZIONI, COSTI E PROFITTO


PRODUZIONI
TEORIA DELL’IMPRESA E DELLA PRODUZIONE: serve per capire come le imprese
stabiliscono la quantità di output da produrre. Ci sono delle aspettative dei produttori che
stabiliscono la quantità di produrre.

PRODUZIONE E CONSUMO: Consumo e produzione sono due azioni opposte;

 il CONSUMO consiste nel soddisfare i bisogni tramite l'uso di beni, materiali o


servizi.
 La PRODUZIONE consiste nel creare beni e servizi da destinare al consumo.
Il consumo è vincolato al ritmo produttivo, non potendo il primo eccedere il secondo.
Così come la produzione è vincolata al consumo, senza il quale la produzione diventa
un'azione priva di significato.

 Gli input sono le risorse che le imprese impiegano per produrre output ( prodotto
finito o trasformato) . Es. se vogliamo il pane (output) dobbiamo usare farina e
acqua (input).
 Prodotti o output sono I beni e i servizi realizzati dalle imprese.
 Il processo produttivo consiste nel trasformare un insieme di input in output,
creando utilità presente o futura.
In economia si crea Utilità quando un bene viene sottratto alla commercializzazione
attuale, quando un bene viene trasferito da un posto all’altro, quando un bene cambia
forma o per soddisfare il mercato finito o per costituire un bene intermedio.
Ogni passaggio della forma nello spazio e nel tempo, comporta dei costi.
Ognuno per la lavorazione dei beni si spetta un ragionevole introito (non si utilizza la parola
guadagno in quanto non è un termine corretto).
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LA TEORIA DELLA PRODUZIONE


La TEORIA DELLA PRODUZIONE analizza gli aspetti economici della produzione, quindi, in
altri termini studia il comportamento dell’impresa e la relazione in valore tra gli input e gli
output. Tale relazione è nota come FUNZIONE DI PRODUZIONE.
Quello che interessa capire è come l’impresa stabilisca la quantità di produzione. Essa non
può fare soltanto una scelta perché in agricoltura alcuni capitali non sono perfettamente
divisibili per determinate produzioni e si potrebbe incorrere ad errore.
Ad es. per i mezzi meccanici non è possibile fare un rapporto perfettamente corrispondente tra
mietitrebbia e superficie da trebbiare perché l’imprenditore o un’associazione di imprenditori
potrebbe comprarla utilizzandola a turno, e, finito ciascuno il proprio lavoro occuperà il mezzo o per
fare qualcosa nei campi limitrofi, oppure, verrà depositato in garage. È importante sapere che per un
imprenditore agricolo qualora decidesse di trebbiare altri campi, non dovrebbe superare il 50% di
trebbiatura dei campi stessi, dal momento che questo è il valore massimo consentito all’imprenditore
agricolo; se lo superasse, passerebbe da imprenditore agricolo tradizionale a un contoterzista puro.
Conoscendo la QUANTITÀ DI PRODUZIONE e quindi la CURVA DELL’OFFERTA, sarà possibile
massimizzare il profitto in bilico: è il modo di stabilire una determinata quantità perché
dipende da tanti fattori, input impiegati e dagli output ottenuti. Quest’ultimi non sono
vincolati soltanto dalla superficie del terreno, ma da tanti altri.
Importante è diversificare la produzione per cercare di garantire un equilibrio in merito al
profitto ottenuto come nel caso della microeconomia perché chi decide di coltivare una
superficie agraria affidandosi soltanto ad una monocoltura, come può essere ad esempio il
grano, non sa se otterrà una produzione ottimale, o deluderà le sue aspettative.

A livello della macroeconomia, le multinazionali diversificano gli investimenti per evitare


perdite eccessive (si passa dal vino, alle pianta per fibre da tessuti, ecc.) per cercare di avere
maggior profitto (a seconda le annate) da uno o un altro fattore, mentre le piccole imprese
lo fanno sulla base delle loro esigenze e loro aspettative.

Dunque, le imprese sono chiamate a decidere Cosa, Quanto e Come Produrre.


Esse dovranno scegliere la giusta combinazione dei fattori produttivi in base ai vincoli
tecnici e di mercato.

Per le coltivazioni erbacee è facile prevenire l’andamento sul mercato, per quelle arboree no.
Nel momento in cui l’imprenditore si accorge che il mercato di un determinato prodotto (olio, pesche, uva…) è
portato a scegliere quello che il mercato richiede per aver un profitto; ma la domanda del mercato è a priori
rispetto all’offerta, quindi, l’imprenditore che decide di trasformare il proprio campo di grano in un vigneto o
frutteto lo fa, tenendo conto delle perdite( visto che per 4-5 anni con la messa a dimora delle piante non può
produrre grano o altro) e del costo che deve essere sostenuto in quei cinque anni, cosicché le piante
raggiungano la maturità tale da poter dare la quantità di prodotto che compensi i costi che sta avendo( è la
fase di equilibrio). Dopodiché la pianta raggiunge lo stadio di maturità e alla fine di tal periodo vi sarà una
decrescenza della produzione, in cui l’imprenditore accuserà delle perdite tra costi e ricavi. Nel caso
dell’estimo, quell’età è detta del massimo tornaconto.
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Spiegazione grafico: supponiamo da 0 a n l’orizzonte temporale.


In una prima fase 00’ ci sono solo costi e poca produzione. Arriverà un punto in cui essi si
eguaglieranno, anche se l’agricoltore non vedrà alcun profitto e raccolga parte del
prodotto.
Pian piano la produzione cresce, raggiunge un massimo, ottenendo la stabilizzazione della
produzione (ciò non significa che sia uguale di in anno ad anno, ma simile). Nel periodo in
cui si ha una maturazione della piantagione la produzione sarà costante, non tenendo conto
però delle possibili calamità.
Successivamente inizia a decrescere fin quando raggiunge un certo punto, da cui bisognerà
trovare l’età del massimo tornaconto, cioè sapere quando e se estirpare la coltura.
In estimo, si va per approssimazioni successive quando si fa il confronto tra i costi e i ricavi:
quando i ricavi superano i costi all’imprenditore conviene produrre, quando ricavi sono
inferiore ai costi, conviene estirpare. Logicamente, un imprenditore cerca di non
raggiungere il punto in cui costi e ricavi si eguagliano perché ciò significherebbe che non ha
avuto alcun profitto, e anticipa l’estirpazione per poi poter far un altro ciclo di piantagione.
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PROFITTO
Il PROFITTO, o TORNACONTO, è la differenza tra costi sostenuti e ricavi ottenuti. Può
essere positivo (+) o negativo (-). Può essere anche nullo.
Se il profitto è negativo, l’imprenditore continua a produrre, accontentandosi del profitto
ottenuto.
EQUAZIONE DEL TORNACONTO
(+ -) T = PLV – (Q+Sv+Imp) + (Sa+St+I+Bf)

Costi oggettivi Costi di retribuzione

 (+-) T= TORNACONTO
 PLV = PRODUZIONE LORDA VENDIBILE. La produzione può essere tutta venduta, ma
può essere anche accantonata, così come può essere utilizzata per i salari. Nella Plv
viene conteggiato anche l'autoconsumo e il reimpiego. E’ il ricavo della produzione
al lordo degli autoconsumi e al netto de reimpiego.
 COSTI OGGETTIVI
1. Q= QUOTE (quote di ammortamento, manutenzione e assicurazione dei capitali
fissi). Le quote rappresentano il costo annuo necessario per mantenere costante
l’entità e l’efficienza dei capitali a logorio parziale (capitali fissi dell’azienda).
 Ammortamento: È la stima della misura in cui il capitale perde di
valore durante un periodo, a causa di:
o Usura per l’uso
o Usura dovuta al tempo
o Obsolescenza
 La Quota Di Manutenzione rappresenta la spesa relativa agli
interventi effettuati sugli elementi di capitale a logorio parziale
affinché gli stessi conservino le migliori condizioni di funzionamento
ed efficienza.
 La Quota Di Assicurazione infine rappresenta la spesa sostenuta per
assicurare i vari elementi del capitale dall’eventuale rischio di
danneggiamento per cause accidentali.
2. Sv= SPESE VARIE: con il termine spese varie si è soliti indicare tutti gli acquisti di
beni impiegati nel processo produttivo.
3. Imp = IMPOSTE: soldi che si pagano allo stato.
 COSTI DI RETRIBUZIONE
1. Sa= SALARIO: rappresenta il compenso del lavoro manuale ovvero quello
impiegato nell’esecuzione delle attività aziendali;
2. St= STIPENDIO, corrisponde invece al compenso del lavoro intellettuale che
comprende le attività di amministrazione, direzione e sorveglianza.
3. I= INTERESSI
4. Bf = BENEFICIO FONDIARIO. Con la locuzione beneficio fondiario l’economia
agraria è solita indicare la remunerazione spettante alla figura economica che
concede all’attività aziendale l’uso del capitale fondiario di sua proprietà.
6

FUNZIONE DI PRODUZIONE
Processo di trasformazione dei fattori produttivi (imput) in
beni o servizi aventi utilità presente o futura.
In agricoltura, tra gli input più importanti vanno inclusi il
Lavoro, il Capitale, la Terra, ma anche la conoscenza, la
tecnologia, l’energia e l’organizzazione.
In realtà l’unione europea, non pensa che sia necessaria la
terra.

Ci sono altri vincoli che incidono sulla produzione, oltre la combinazione di determinati
fattori, come quelli di mercato o i prezzi dei fattori produttivi (es. qualche anno fa i prezzi
dei carburanti subirono delle impennate).

La funzione di produzione indica la capacità dell’impresa ottenibile con tutti i fattori


produttivi (terra, capitale, lavoro) è detta FUNZIONE AGGREGATA, con un solo fattore è
FUNZIONE DISAGGREGATA. Questi due aspetti sono facce della stessa medaglia.

Allora la FUNZIONE DI PRODUZIONE può essere rappresentata con una tabella, un grafico,
un’equazione che mostrano la Produzione Massima (Q) che può essere ottenuta, a parità di
tecnologia e tempo, combinando i fattori della produzione disponibili (es. capitale K - si
intendono i costi-, e lavoro L, T è la terra).
Q= f (K;L; T)
Consideriamo variabile un solo input: il lavoro, mentre gli altri fattori (capitale e terra)
rimangono invariati
All’aumentare del numero delle unità lavorative il prodotto totale aumenta in modo meno
che proporzionale. Questo in forza della Legge Dei Rendimenti Decrescenti, in base alla
quale l'aggiunta di un input, produce una quantità addizionale di output sempre minore,
tale che la curva assume la forma riportata nella figura seguente

L’impresa che mira ad ottenere la massima produzione possibile, in rapporto agli input impiegati, opera in
modo tecnicamente efficiente.

La Tecnologia determina la quantità di output che è possibile ottenere da un insieme di input. Ogni anno essa
è in continuo aggiornamento che sicuramente è a vantaggio della produzione. Ad esempio, alcuni anni fa
l’estrazione dell’olio veniva fatta per pressione: le olive venivano messe in una “molazza”, in cui all’interno vi
erano delle due ruote parallele che giravano, producendo una pasta, che si stratificava e si pressava. Oggi,
invece, avviene l’olio viene prodotto per estrazione continua: le olive passano direttamente dalla vasca di
lavaggio ad una vite senza fine che ne crea la pasta e da lì alla fine l’estrazione dell’olio. In quest’ultimo caso le
rese sono maggiori rispetto alla precedente tecnica.
7

VARIAZIONE DEL PRODOTTO TOTALE NEL BREVE PERIODO AL


VARIARE DELLE UNITÀ LAVORATIVE
In una prima fase la produzione è superiore
all’unità lavorative impiegate, nella seconda
cresce in maniera più che proporzionale, nella
terza la produzione diminuisce per effetto della
sommatoria degli elementi che impieghiamo. Essi
raggiungono un massimo e poi non crescono più,
ma anzi diminuiscono in forza dei rendimenti
decrescenti, in base alla quale Legge l’aggiunta di
un input produce una quantità addizionale di
output sempre minore, tale che la curva assume
la forma riportata nella figura accanto.
Questa è la CURVA DELLA PRODUZIONE: in una prima
fase, cresce in maniera più che proporzionale, nella seconda fase in maniera meno che
proporzionale, nella terza fase raggiunge un massimo e decresce.
Nel grafico all’asse delle ascisse corrispondono le Unità di lavoro, mentre quella delle
ordinate la produzione. Non c’è l’unità di produzione perché è un grafico applicabile a
qualsiasi prodotto che sia vino, grano, olio, olive, o altro.
(Il quintale non è un’unità di misura riconosciuta intenzionalmente, lo sono il kg e la t
(tonnellata)
Il quintale viene usato come unità di misura più nel meridione d’Italia).

LA FUNZIONE DI PRODUZIONE DI BREVE E LUNGO PERIODO


Il BREVE PERIODO è quell’intervallo di tempo nel quale un solo fattore della produzione
varia, mentre tutti gli altri rimangono fissi
Q=f(Kfisso;L)

Nel LUNGO PERIODO, invece, tutti i fattori produttivi possono variare


Q=f(K;L)

Non esiste un intervallo di tempo specifico che separi il breve dal lungo periodo.
L’arco temporale di riferimento varia a seconda del settore produttivo considerato.
Es. le piante erbacee hanno un periodo di tempo più breve rispetto alle arboree. Quando si
fanno ricerche sulla stima delle produzioni, per le piante erbacee si tiene in considerazione
un periodo di tempo uguale ad un biennio, con le arboree la media deve essere almeno di
quattro, perché facendolo di tre anni si potrebbero avere due anni di carica e uno di scarico
o viceversa, quindi, il valore effettivo non rappresenterebbe effettivamente la Q.
La Comunità Europea, invece, la considera quinquennale; è un po’ sbagliato perché è come il
caso dei tre anni perché possono esserci due anni di carica e due di scarico, con un anno poi
incerto se di carico o scarico della produzione, anche se giustifica questa scelta dal maggior
numero di anni presi in considerazione. I ricercatori italiani hanno un modo di procedere
diverso.
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LE TRE FASI DELLA PRODUZIONE


Le fasi più significative della produzione sono tre:
I FASE: all’aumentare del lavoro (L) il prodotto totale (Q) cresce in moodo più che
proporzionale, funzione crescente a rendimenti crescenti
II FASE: il Q continua a cresce, ma in quantità meno che proporzionale - funzione crescente
a rendimenti decrescenti
III FASE: al crescere del fattore di produzione il prodotto totale (Q) decresce – funzione
decrescente

Funzione della produzione nel breve periodo

Siamo di fronte ad un grafico che raffigura


un prodotto totale.
Nella I fase dall’origine al punto A si ha la
fase crescente con incrementi più che
proporzionali: il rendimento è superiore
rispetto al lavoro. Nel tratto AB si ha fase
crescente con incremento meno che
proporzionali perché il rendimento è
minore alle unità lavorative. Nella terza
fase che va dal punto B a C i rendimenti
sono decrescenti: la produzione ha un max
e poi diminuisce. Già, nel punto compreso
tra A e B non ha più senso immettere
unità lavorative. A e B non conviene
immettere unità lavorative, sarebbe solo uno spreco.

PRODOTTO TOTALE, MEDIO E MARGINALE


Il PRODOTTO TOTALE (Qt) misura la quantità di output ottenuta con l’impiego di input

 Il PRODOTTO MEDIO (PMe) di un fattore produttivo è dato dal rapporto tra il


prodotto totale e la quantità di input utilizzata per produrre l’output
 Il PRODOTTO MARGINALE (PMr) di un fattore è la variazione dell’output
determinata da una variazione unitaria (infinitesima) dell’input, tenendo costante la
quantità impiegati di tutti gli altri fattori produttivi
LEGGE DEI RENDIMENTI DECRESCENTI
La funzione di produzione di breve periodo prima cresce in misura più che proporzionale,
poi continua a crescere, ma in misura meno che proporzionale, secondo l’andamento della
legge dei rendimenti decrescenti: l’aggiunta di dosi successive di un fattore produttivo, in
combinazione con uno o più fattori fissi, determina una crescita della produzione più che
proporzionale rispetto all’input; da un certo punto in poi, il prodotto continua a crescere in
9

misura meno che proporzionale, quando si supera la pena ed efficiente utilizzazione dei
fattori fissi disponibili il prorotto totale (Q) tende a diminuire.

ISOQUANTI
Produzione con un solo fattore produttivo variabile (lavoro):
Parliamo di ISOQUANTI quando il Prodotto Totale, Medio E Marginale varia soltanto di un
fattore produttivo che può essere di pari entità con diverse combinazioni dei diversi fattori
che teniamo in considerazione nella produzione (ovvero Q, K ed L).
Nel nostro caso la tabella indica la variazione del prodotto totale, medio e marginale a
capitale K costante, al variare delle unità lavorative. Se utilizzo i dati dell’intera giornata i
grafici non verranno arrotondati nella cuspide perchè si varia da una unità a unità, mentre
se usiamo l’ora lavorativa saranno più precisi, ma gli andamenti sono sempre uguali.

La tabella presenta la quantità di lavoro che va da 0 a 10, la quantità di capitale totale che
lasciamo costante a 10, ed il prodotto totale che varia al variare delle unità lavorative, così
come per prodotto medio e marginale.
Non è che aggiungendo le unità di lavoro la produzione aumenta in modo proporzionale,
anzi arriva a una certa quota e poi ma decresce.
Calcoli che sono stati fatti per la tabella.
Il prodotto totale è dato dalla quantità di K e di L es. 1+2 L=3 x 10 Q = 30 quindi si somma il
numero delle fila in considerazione più quello della fila precedente. ( questo ragionamento
viene fatto solo inizialmente, poi la Q comincerà a decrescere)
Quindi, vediamo come aumentando le unità lavorative il prodotto totale non aumenta in
maniera proporzionale, anzi poi arriva ad un certo punto e poi decresc
10

PRODUZIONE CON UN SOLO FATTORE PRODUTTIVO


VARIABILE (LAVORO)
1. All’aumentare delle unità di lavoro, la PRODUZIONE TOTALE (Q) aumenta, raggiunge il suo
valore massimo e dopo diminuisce
2. Il PRODOTTO MEDIO DEL LAVORO (PMel) produzione per lavoratore, prima aumenta e
dopo diminuisce ed è dato dal rapporto tra la quantità prodotta (Q o P) e la quantità di
lavoro (L)

3. Il PRODOTTO MARGINALE DEL LAVORO ( PMrl) ottenuto con l’aggiunta di una unità
lavorativa, inizialmente aumenta, raggiunge un massimo, dopo diminuisce e infine diviene
negativo ed è dato dal rapporto ∆ quantità prodotta e ∆quantità di lavoro.

PRODUZIONE CON UN SOLO FATTORE PRODUTTIVO


VARIABILE( LAVORO) : LA PENDENZA DELLA CURVA
DEL PRODOTTO TOTALE
La pendenza della curva del
prodotto totale è data dalle tangenti
rispetto alla curva della produzione,
ci sono 3 punti contrassegnati con B,
C, D questi sono i punti in cui cambia
il valore della produzione infatti il
punto B è un primo punto di flesso e
quindi la produzione aumenta in
maniera più che proporzionale, nel
punto C aumenta ma in modo meno
che proporzionale e nel punto D la
produzione diminuisce, nel punto A
abbiamo una pendenza della
tangente e quindi una produttività
marginale, nel punto B una
produttività media, nel punto C la
produttività media sarà uguale a
quella marginale.

La pendenza 0B indica il prodotto medio dato dal rapporto Q/L; invece, nel punto C abbiamo la
coincidenza del prodotto medio con il prodotto totale, e quindi sarà quel punto in cui risulteranno
essere uguali.
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PRODOTTO MEDIO E PRODOTTO MARGINALE


Nella Curva Della Produzione Totale (fig.3 ) la prima unità di prodotto medio corrisponde
inizialmente alla prima unità di produzione. questo cresce . Ricordando i punti A, B e C del
grafico precedente, tracciando una verticale parallela all’asse delle ordinate, osserviamo
come la curva del prodotto marginale arrivi ad un punto massimo e dopodiché tende a
diminuire, più o meno velocemente, fin quando incrocia un punto qualsiasi della curva del
prodotto medio, rappresentante anch’esso il punto massimo della curva.
Il punto E, dato dall’intersezione tra curva del prodotto marginale e curva del prodotto
medio rappresenta il MOMENTO DI MASSIMA CONVENIENZA per l’imprenditore ad
entrare nel mercato perché prodotto marginale e medio si eguagliano.
Da questo punto E il prodotto medio tende a diminuire perché influenzato dal prodotto
marginale, però mentre il secondo raggiunge l’asse delle x , il primo diminuisce ma molto
meno.
In questo grafico sono messe a rapporto la curva del prodotto totale (sopra) e la curva del
prodotto medio e marginale (sotto)

Dal primo punto di flesso A tracciamo la verticale che deve passare esattamente per la
cuspide del valore massimo del prodotto marginale quindi per A A’, dal secondo punto di
flesso B tracciamo la verticale che passa nel punto di incrocio tra il prodotto medio e
marginale ovvero il punto E, dal terzo punto C quando andiamo a tracciare la verticale per la
cuspide della produzione, incroceremo il punto della p. media sul valore maggiore, ma
anche su quello minore del marginale.
Quindi c’è una corrispondenza tra il grafico della produzione totale e il grafico della
produzione media e marginale.
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PRODUZIONE NEL LUNGO PERIODO


Prima abbiamo disegnato le curve di indifferenza relative al consumatore, il consumatore
con quantità diverse di beni misurati ottiene la sua massima soddisfazione.
Con gli isoquanti non ci riferiamo più ai consumi, questi si riferiscono alla quantità di output
(produzione ottenuta) con diverse combinazioni di fattori produttivi, l’aspetto fondamentale
è che con diverse combinazioni di fattori produttivi possiamo ottenere sempre la stessa
produzione.
 Nel lungo periodo tutti i fattori produttivi possono variare dando luogo a varie
combinazioni che determinano numerosi isoquanti.
 Un ISOQUANTO rappresenta tutte le possibili combinazioni di fattori produttivi che
assicurano lo stesso livello di produzione.
 La MAPPA DI ISOQUANTI è un insieme di isoquanti a ciascuno dei quali corrisponde
un livello costante di prodotto
 Nel caso di due fattori produttivi: capitale e lavoro, si possono ipotizzare le
combinazioni riportate nella tabella che segue.
Per noi questo concetto è importante perché si collega all’evoluzione dell’economia agraria, in particolare
dell’agricoltura poiché noi in passato avevamo molte unità di lavoro e poco capitale. Oggi siamo in una
situazione opposta in cui ci sono molti capitali (mezzi tecnici) e poche unità (se cerchiamo un operaio per
lavorare in campagna è difficile trovarlo).

PRODUZIONE CON DUE FATTORI VARIABILI


Nella produzione con due fattori abbiamo sulla colonna di sinistra Unità Di Capitale (1000,
10000 euro…) e sulle colonne da 1 a 5 abbiamo la diversa possibilità delle Unità Di Lavoro.
Vediamo con una sola unità di capitale cosa
succede combinandola con due unità di
lavoro (due soggetti) o con 5 unità. Nel caso
di una unità di lavoro con 3 soggetti
otteniamo una produzione (un output) pari a
55, nel caso di una unità di lavoro con 5
soggetti otteniamo una quantità di
produzione pari a 75. Ma queste due
combinazioni non sono le sole, se noi
variamo la combinazione e mettiamo ad es.
tre unità di capitale e una di lavoro
otteniamo una produzione sempre pari a 55,
viceversa se con 3 unità di capitale utilizzo
due unità di lavoro (quindi due operai) io
otterrò una produzione di 75 che prima ottenevo con una sola unità di capitale e 5 di lavoro.
Quindi diverse combinazioni di fattori produttivi o input ci danno la stessa produzione. Se
noi andiamo avanti, con 3 unità di lavoro e 3 di capitale otteniamo il valore massimo della
produzione che è pari a 90. Questo valore di produzione lo posso avere con 2 unità di
capitale e 5 di lavoro e viceversa. Questo significa che in base alla mia posizione posso anche
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avere più capitali disponibili e rendo la mia attività agricola più meccanizzata, cioè gli
impiego più risorse economiche, o, viceversa, posso anche avere forza lavoro in abbondanza
e non mi conviene spendere soldi per la meccanizzazione.
Questi valori corrispondono a delle
CURVE DEGLI ISOQUANTI: hanno la
stessa forma delle curve di
indifferenza, però si riferiscono
alla produzione (e non al costo).
Come si può vedere se andiamo a
incrociare i valori si ottengono i
punti di questo grafico.
Perché isoquanti? Perché noi
dobbiamo tenere conto della
massima efficienza della
produzione, a noi interessa
ottenere una produzione con i
minimi costi, tutto questo dipende
dalla nostra disponibilità di
capitale.

CARATTERISTICHE DEGLI ISOQUANTI


- Gli isoquanti sono simili alle curve di indifferenza, però, mentre le curve di
indifferenza evidenziano le varie combinazioni di due beni che danno eguale
soddisfazione al consumatore, un isoquanto evidenzia le varie combinazioni di due
fattori produttivi che danno la stessa produzione.
- Le caratteristiche degli isoquanti sono di notevole importanza per la comprensione
della teoria della produzione con due fattori variabili. Due isoquanti non possono
mai incrociarsi, le curve scorrono sempre parallele, non si intersecano mai (questo
perché la tecnologia è sempre in evoluzione, non si possono mai incrociare le
tecnologie attuali con quelle degli anni passati).
- Le curve di indifferenza e gli isoquanti hanno entrambi la convessità rivolta verso
l’origine degli assi, ma in ambedue i casi non si intersecano mai.
- Se gli isoquanti si intersecassero significherebbe che due livelli diversi di output
dello stesso bene potrebbero essere prodotti con la medesima combinazione di
fattori produttivi o input (nel punto di intersezione). Ciò è impossibile perché si
impiegano sempre le migliori tecniche di
produzione con risultati diversi (per
l’evoluzione della tecnologia).

COSTI NEL BREVE PERIODO


Produzione e costi hanno un legame perché si
condizionano a vicenda. L’obbiettivo
dell’imprenditore agricolo come già detto è
14

quello di avere una produzione elevata con i minor costi possibili, infatti il primo problema
è rendere efficiente questa combinazione. I costi sono di tre
tipologie:
- Un COSTO TOTALE, che racchiude tutto
- Un COSTO FISSO, che guarda quei costi che comunque si sostengono
indipendentemente dalla produzione
- COSTI PROPORZIONALI: che si distinguono in Direttamente Proporzionali e Non
Direttamente Proporzionali. Noi facciamo riferimento a quelli direttamente
proporzionali.
A noi interessa sapere come si sviluppano queste curve.
Se vediamo nel costo totale la curva ha un andamento che richiama quello della
produzione, la differenza è che la curva di produzione è distribuita in 3 tratti (il primo tratto
è una produzione crescente a rendimenti crescenti), quando la produzione rappresenta
rendimenti crescenti i costi vanno all’opposto, cioè c’è un Costo A Rendimenti Decrescenti.
Quando poi la situazione si inverte e nel secondo tratto i rendimenti sono decrescenti il
costo aumenta, quindi il costo è Più Che Proporzionale rispetto al primo tratto. Nel terzo
tratto i costi possono aumentare, sebbene le curve sono sfuggenti verso l’alto (i costi
aumenterebbero sempre di più, senza aumentare la produzione). La produzione alla fine
aveva un andamento decrescente, la curva dei costi in questo caso che è più che
proporzionale alla produzione tende a sfuggire verso l’alto quindi i costi aumenterebbero.
Questi costi, soprattutto la sommatoria dei costi totali (dati dai costi proporzionali e i costi
fissi) possono essere anche costruiti in forma tabellare (come vediamo nella tabella in
figura).
(il breve periodo dipende dall’indirizzo produttivo, es. nelle colture erbacee è 1 anno, in
quelle arboree 4 anni…)

PRODUZIONE E COSTI
I costi risentono della teoria della produzione e l’andamento
della funzione di produzione si riflette sull’andamento delle
curve di costo. Nella fase dei rendimenti decrescenti i costi
variabili crescono in modo più che proporzionale.
 A basse quantità di produzione l’impresa beneficia di
rendimenti crescenti dei fattori produttivi (nella fase
iniziale la produzione è più che proporzionale)
 Da un certo volume di produzione in poi entra in vigore
la legge dei Rendimenti Marginali Decrescenti (la
produzione tende a diminuire)
Qui sono messe a confronto due curve: la curva della
produzione che raggiunge un massimo nel punto più alto
mentre i costi in corrispondenza di questa verticale non
raggiungono il massimo perché tendono ad aumentare: il costo totale e
proporzionale aumentano mentre i costi fissi sono sempre uguali. Il punto 0’ L’ è
quando inizia la produzione.
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LA FUNZIONE DEL COSTO TOTALE


 Il costo del breve periodo è espresso dalla funzione:
KT=Kf+Kv
Dove:
KT= COSTO TOTALE
Kf= COSTI FISSI
Kv= COSTI VARIABILI
Da tenere presente che l’impresa opera in un mercato di concorrenza perfetta,
quindi non può influenzare il prezzo di vendita del suo prodotto (non può decidere a
quanto vendere il suo prodotto perché i prezzi sono determinati dall’incontro tra la
domanda e l’offerta...).

ANALISI DEI COSTI DI PRODUZIONE


Nella TEORIA DELL’IMPRESA è fondamentale stabilire sia i costi a livello di produzione e
quello che si chiede l’imprenditore agricolo, l’imprenditore agricolo programma la propria
attività sulla base delle proprie conoscenze e delle annate precedenti, questo stabilisce i
fattori necessari per la produzione e il capitale di anticipazione. Sulla base dell’indirizzo
produttivo si determina il presunto capitale di anticipazione per l’annata agraria, questo
perché l’indirizzo produttivo varia.
Ad es. se supponiamo come indirizzo quello zootecnico bovino può essere o indirizzo produttivo
carne o indirizzo produttivo latte. Se l’indirizzo produttivo è di carne, io allevo gli animali e la mia
produzione la otterrò alla fine del finissaggio degli animali, infatti nella fase di ingrasso non si fa altro
che spendere soldi e se ad es. vendo il vitello dopo 8-9 mesi il mio incasso lo posticipo di 8-9 mesi ->
dunque per questi 8-9 mesi si deve avere un capitale di anticipazione. Se invece il mio indirizzo
produttivo riguarda la produzione di latte avrò bisogno di un capitale di anticipazione nettamente
inferiore.

Detto questo, per tradurre in equazione quello che è stato visto prima con i grafici noi
abbiamo che la somma del costo totale è la somma di tutte le spese sostenute per una
attività produttiva. Il costo totale è suddiviso in due gruppi: i COSTI OGGETTIVI (gruppo 1) e
COSTI REDDITO (gruppo 2).
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__Il PRIMO GRUPPO di questa equazione è uguale alle spese varie le imposte e le quote,
questo vuol dire che a prescindere dal tipo i imprenditore, tipo di indirizzo produttivo, ….
sono costi che si devono sostenere.
-Le QUOTE (Q) servono per la reintegrazione dei capitali parziali (mezzi, caseggiati,
stalle, ecc.)
-Le SPESE VARIE (Sv) si riferiscono a quei input che esauriscono la loro utilità in un
solo utilizzo (sementi, concimi, acqua, ecc. )
Quindi nelle Sv il consumo è totale, nelle quote il consumo è parziale poiché esaurisco una
quota parte (della trattrice, del caseggiato, ecc.).
__Il SECONDO GRUPPO è rappresentato dai costi reddito, sono una spesa per l’imprenditore
(quindi vanno calcolati esattamente come sono), ma possono diventare per lo stesso
imprenditore un reddito. Ai fini del calcolo della produzione lorda vendibile si deve tenere
conto di tutte le voci di spese che deve fare l’imprenditore (una voce di spesa è il SALARIO).
Se l’imprenditore non ha operai esterni all’azienda ma egli stesso è imprenditore e
operatore manuale, il salario da un lato lo deve calcolare alla fine del calcolo dei costi e
dall’altro lato diventa un reddito perché questo salario non corrisponde a persone esterne
all’azienda ma corrisponde a se stesso che è l’imprenditore completo (es. se l’imprenditore
si avvale di un ragioniere deve pagarlo, se invece si fa da se la contabilità questa voce di
STIPENDIO non la deve corrispondere ad una figura esterna all’azienda ma se la incassa lui
stesso, però questo non vuol dire che non bisogna calcolarla perché deve essere sempre
calcolata perché è una voce).
L’INTERESSE è il prezzo d'uso del capitale.
Il BENEFICIO FONDIARIO è il prezzo d’uso del capitale fondiario (quindi dell’azienda nel suo
complesso, perché l’azienda è costituita anche dai capitali stabilmente investiti quindi ad es.
un fabbricato, un pozzo, una strada, una stalla… che se l’azienda non la coltivasse ella stessa
la potrebbe dare in affitto ad un altro soggetto e questo corrisponderebbe ad un beneficio
fondiario).

Ci sono due grandezze che nell’ambito del calcolo del bilancio dell’azienda devono essere
tenute in considerazione: il PRODOTTO NETTO AZIENDALE e il PRODOTTO NETTO SOCIALE.
_Il PRODOTTO NETTO AZIENDALE è la nuova ricchezza ottenuta nell’ambito di un arco
temporale normalmente di un anno nell’ambito dell’azienda: se noi andiamo a prendere le
tre voci Salario, Interessi e Beneficio Fondiario e li consideriamo Costi Reddito, otteniamo il
Prodotto Netto Aziendale. Se io nell’equazione del costo totale prelevo le 4 voci di salario,
stipendio, interessi e beneficio fondiario, queste 4 voci (che sono i Costi Di Retribuzione)
sommate vanno a costituire il Prodotto Netto Aziendale. Al di là della destinazione di queste
4 voci vengono sempre chiamate costi reddito (che poi se li incassa tutti l’imprenditore o no
non importa), che sommate danno il prodotto netto aziendale.
_Le Imposte sono una spesa per l’imprenditore quindi sono Costi Oggettivi, ma se io faccio
un ragionamento di natura diversa perché quell’imposta diventa un reddito per lo stato
quindi un “Costi Reddito”, se io vado a sommare salario, stipendio, interessi, beneficio
fondiario e imposte ottengo il PRODOTTO NETTO SOCIALE. Perché prodotto netto sociale?
Perché se quei 4 elementi sono il prodotto netto aziendale e se gli sommiamo le imposte
abbiamo il prodotto netto sociale perché lo stato è un nostro socio nei costi di produzione,
questi soldi che incassa l’imprenditore li rimette in circolo sotto forma di servizi. Quando lo
stato paga i servizi (mutua, vigili urbani, ecc. ) da un servizio alla popolazione.
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RIEPILOGANDO:
 Nella TEORIA DELL’IMPRESA è fondamentale la definizione di Volume Di Produzione
e dei Costi Da Sostenere.
 Il COSTO TOTALE è (KT) la somma di tutte le spese sostenute fino alla vendita della
produzione.
 Il KT può essere suddiviso in due gruppi:
a) Il primo gruppo (COSTI OGGETTIVI) è costituito dal valore dei beni
totalmente o parzialmente consumati nel processo produttivo (Capitali Fissi
E Circolanti);
b) Il secondo gruppo (COSTI REDDITO) è composto dai compensi spettanti a
coloro che conferiscono i fattori produttivi:
c) KT = (Q+ Sv + Imp) + (Sa+ St + Bf) .
(questi costi sono delle spese per l’imprenditore, ma possono rappresentare
anche un reddito)
Il KT non varia in modo proporzionale al variare della quantità prodotta, poiché non tutti i
singoli costi variano in egual misura rispetto al prodotto realizzato.
 Alla formazione del KT concorrono due gruppi di costi:
1) I COSTI FISSI O COSTANTI che non dipendono dalla quantità prodotta e
pertanto nel breve periodo non cambiano (canoni di affitto, assicurazione
delle macchine).
2) I COSTI VARIABILI, dei quali alcuni aumentano proporzionalmente al variare
della produzione (costi di raccolta, carburanti, arature) ed altri, invece,
variano in base alla legge della produttività decrescente (costi di
manutenzione, concimazioni).

ANALISI DEI COSTI DI PRODUZIONE


OF è il tratto in cui i costi variabili incidono in modo meno che
proporzionale e al quale corrisponde una produzione più che
proporzionale
FB è il tratto in cui i costi variabili incidono in maniera più che
proporzionale e la produzione è meno che proporzionale
(aumentando le unità produttive la produzione non cresce in modo
proporzionale alle unità produttive ma cresce in misura minore)
I costi proporzionali sono rappresentati con una semiretta che ha
origine coincidenti con l’origine degli assi, i costi variabili hanno
andamento esattamente rispecchiato della curva del costo totale
però il costo totale viene anche influenzato da quello che è la curva dei costi fissi o costanti.

DINAMICA DEL COSTO TOTALE, DEI COSTI VARIABILI,


PROPORZIONALI E FISSI
18

Per comprendere la dinamica dei costi di produzione è necessario introdurre i concetti di


COSTO MEDIO UNITARIO e COSTO MARGINALE.
Quando si parla di PRODUZIONE, il prodotto marginale parte al di sopra della curva del
prodotto medio, quando invece si parla di COSTI, il costo marginale parte al di sotto della
curva del costo medio unitario
Il costo medio unitario si ottiene dal rapporto: 𝑲𝑴𝒆 = 𝑲𝑻\𝑸

La curva del costo medio (KMe) coincide con il costo totale


per la prima unità di prodotto, dopo decresce perché la
produzione è più che proporzionale, raggiunge un minimo E
in corrispondenza della verticale abbassata dal punto di
tangenza tra la curva del KT e la semiretta con origine in "O" e
l'asse della quantità prodotta (Q), successivamente cresce.
Il costo medio minimo (E) è detto PUNTO D’INGRESSO,
poiché l’impresa ha convenienza ad entrare nel mercato
quando il prezzo di mercato è uguale al suo costo medio nel
punto minimo di produzione.
Il Costo marginale unitario (KMr), dato dall'incremento di costo dell'ultima unità di bene,
si ottiene dal rapporto dell'incremento del costo totale e l'incremento di prodotto unitario:
𝑲𝑴𝒓 = ∆𝐊𝐓\ 𝚫𝐐
La curva del costo marginale (KMr) inizia più in basso del KMe, raggiunge il minimo Punto
H, (in corrispondenza della verticale abbassata dal primo punto di flesso della curva del KT),
incrocia la curva del KMe nel suo punto minimo (E) e dopo crescere in misura maggiore del
KMe.
Il tratto che va da E a I cresce più velocemente del costo medio ragion per cui influenza il
valore del costo medio.
ANDAMENTO DEI COSTI
REGOLE PER DISPORRE
CORRETTAMENTE LE CURVE DEI
COSTI:
 Si fissi un punto A sull’asse dei costi a partire
dal quale si tracci il segmento parallelo
all'asse della quantità AA' che rappresenta i
Costi Costanti KC.
OA: segmento che indica il valore dei costi
fissi
 Si tracci la curva del Costo Totale KT a partire
da A, essa ha un andamento che evidenza
dei flessi, il primo punto di flesso è il punto B
quindi il tratto che va da A a B è un tratto in
cui i costi sono meno che proporzionali e la convessità è rivolta verso l’alto, dal
19

punto B a C la convessità è rivolta verso il basso in cui i costi sono più che
proporzionali.
 A partire da 0 tracciare la semiretta tangente alla curva KT.
 Dal Punto Di Tangenza, punto K, si abbassi l’ordinata, su di essa si troverà il valore
minimo del Costo Unitario Medio Kme (curva DF, punto E) che è il punto di incrocio
tra la curva del costo medio e del Costo Marginale ed è il momento più conveniente
affinché un’impresa entri nel mercato perché il costo medio è più basso rispetto a
quello di H
 Per individuare il valore minimo del KMr, si abbassi la perpendicolare dal punto di
flesso del KT (punto B) fino a raggiungere l’asse delle quantità o dell'ascissa che
interseca il punto più basso del costo marginale (H).
Sull’ordinata tracciata si collocherà il valore minimo del KMr, punto H.

 Considerazioni sulla curva del costo marginale (KMr):


 Valore minimo in corrispondenza del punto di flesso del KT (punto B);
 Valore minimo minore del minimo del costo unitario medio KME;
 Punto di incontro del KMr con il KMe ove questo è minimo.
I diversi valori in corrispondenza delle curve corrispondono a precisi risultati
economici

 Il KT nel tratto AB della curva ha un


andamento meno che proporzionale,
perché condizionato dalla fase più che
proporzionale della produzione. In questa
fase, ad incrementi di produzione
costante, corrispondono aumenti del
costo totale decrescenti, evidenziati
dell'andamento del costo marginale
(tratto GH della curva KMr).

 Nel tratto BC della curva, il costo totale è più che proporzionale, condizionato dalla
fase meno che proporzionale della produzione. In questo tratto per ottenere dosi
successive di prodotto occorre affrontare incrementi di spesa sempre crescenti,
come evidenzia il tratto HI del costo marginale (KMr).
20

 Il costo marginale (KMr) interseca il costo medio (KMe) nel suo punto minimo (E),
negli altri casi le unità di prodotto precedenti, a sinistra di (E), anche se crescente, si
ha il KMr sempre minore del KMe e contribuisce ad abbassarlo; per le unità di
prodotto successive al punto (E) il KMr contribuisce all'aumento del KMe.
 Per quanto riguarda l'andamento reciproco del KMr e del KMe, si ricorda che il
primo è formato esclusivamente dai costi variabili, il secondo (KMe) è condizionato
anche dai costi fissi che per un tratto lo mantengono superiore al minimo.
 Il segmento 0A rappresenta il valore dei costi costanti o fissi raffigurati dalla curva
AA’

COSTO DI BREVE PERIODO


Nel breve periodo alcuni fattori sono fissi e altri variabili.
I COSTI FISSI TOTALI (KFT) includono gli importi per gli affitti, le quote, le assicurazioni, le
imposte e le retribuzioni fisse; in un arco temporale che in agricoltura è considerato al di
sotto dell’anno solare i costi sono fissi ma possono subire solo piccole variazioni, (questa
parte qui si differenzia dall’equazione del costo)
I COSTI VARIABILI TOTALI (KVT) comprendono le spese per le materie prime, i
combustibili, ecc.
Il COSTO TOTALE (KT) è dato da KFT + KVT (costo fisso totale + costo variabile totale)
Nel breve periodo l’imprenditore può variare la produzione modificando le quantità dei
fattori variabili utilizzati e questo fa variare le curve del KFT, KVT e KT; nel caso dei fattori
variabili se vogliamo seminare grano invece di mettere 2 quintali di semina per ettaro ne
possiamo mettere 2,30- 2,40 in modo che produrrà qualcosa in più, possiamo anche dare
21

una maggiore quantità di concime sempre con moderazione perché non tutti i concimi
vanno ad aumentare la produzione.

Valori ipotetici dei costi KFT, KVT, KT

La curva dei KVT cresce al variare della produzione, la curva dei KVT è rivolta verso l’alto e
aumenta ad un tasso crescente. L’impresa impiega una quantità contenuta di fattori variabili
(concimi, sementi, carburanti) combinati con i fattori fissi tale che la legge dei rendimenti
decrescenti non è ancora operante, di conseguenza la curva del KVT è rivolta verso il basso
cioè fino al primo punto di flesso W la convessità è verso l’alto e la curva è rivolta verso il
basso, ovvero aumenta ad un tasso crescente; dalla W in poi
L’imprenditore può agire sugli input variabili per aumentare la produzione ma gli input
variabili si combinano con i costi fissi e quindi anche se noi variamo i fattori variabili la
produzione non cresce in maniera più che proporzionale perché questi fattori variabili che
22

aumentiamo sono frenati dai fattori fissi (dimensione dell’azienda, dimensione


dell’appezzamento)
Dopo il punto di flesso W cambia direzione e entra in vigore la legge dei rendimenti
decrescenti e quindi la produzione cresce in maniera meno che proporzionale e i costi in
maniera più che proporzionale quindi la curva del KVT è rivolta verso l’alto ed aumenta ad
un tasso crescente. Dato che KT=KFT + KVT, la curva del KT ha la stessa forma della curva
KVT, ma posta al di sopra di KVT a causa della sommatoria dei KFT per ciascun livello di
produzione.

COSTI UNITARI
I costi sono importanti per l’imprenditore, in quanto egli considera i COSTI UNITARI come
parametro per stabilire il prezzo di vendita dei prodotti.
Dai costi totali derivano i costi unitari che sono per l’impresa anche più importanti dei costi
totali nell’ analisi.
I costi medi derivano dai corrispondenti costi totali diviso la produzione (output), allora:

- COSTO FISSO MEDIO (KFMe) = KFT/Q -> è dato da dai costi fissi totali diviso la
quantità;

- COSTO VARIABILE MEDIO (KVMe)= KVT/ Q -> è dato dai costi variabili totali diviso la
quantità;

- COSTO TOTALE MEDIO (KTMe)= KT/Q -> è dato dai costi totali diviso la quantità.

Il KTMe può essere anche ottenuto dalla sommatoria del costo fisso medio e del costo
variabile medio, quindi: KFMe + KVMe.

Il COSTO MARGINALE (KMr) corrisponde a quel tot di costi in più utilizzati per avere
maggiore produzione. E’ uguale alla variazione dei costi totali ( KT ) e dei costi variabili (
KVT) dovuta ad una variazione unitaria della produzione (output).

COSTI UNITARI MEDI E CORRISPONDENTI CURVE


23

Le curve sono generate


automaticamente sulla base dei
numeri riportati nelle tabelle.

Da notare che la curva del costo


fisso medio KFMe decresce
all’aumentare della produzione,
mentre le curve KVMe, KTMe, e
KMr prima decrescono e poi
aumentano.

Dobbiamo ricordare per gli esami


che la curva del costo marginale è
quella che parte più in basso;
quando parliamo di produzione marginale, il prodotto marginale è la curva più in alto.

Il costo fisso medio decresce all’aumentare della produzione, perché il costo totale viene
spalmato su una produzione maggiore; con la prima unità di produzione il costo coincide
con il totale. Via via che aumenta la produzione il costo si spalma su una produzione
maggiore.

Il costo marginale è quello che cresce sempre più e per effetto di esso, la curva del costo
variabile e la curva del costo totale medio tendono a seguirne l’andamento. Ciò non
avviene per il costo fisso medio perché si deve spalmare su una quantità sempre maggiore .

IL PROFITTO (o tornaconto)
È la differenza tra la PLV e i costi
totali.
+-T= PLV – KT
Si può scrivere anche:
Nell’ambito dell’economia agraria
si fa riferimento ad un
imprenditore ordinario. Egli è colui
il quale ha capacità imprenditoriali
che sono quelle di un imprenditore
normale: non ha né capacità eccessive per avere un profitto positivo, ne è troppo scarso
per avere un profitto negativo.

Il profitto è la Ricerca del livello ottimale di produzione per cui:


A) Se l’incremento di ricavo è maggiore dell’ incremento di costo, conviene aumentare
il livello di impiego del fattore variabile; questo ragionamento è riferito al caso in
cui vi è un solo fattore variabile.
B) Se l’incremento di ricavo è minore dell’incremento di costo, conviene ridurre il
livello di impiego del fattore variabile;
24

C) Se l'incremento di ricavo e l’incremento di costo si eguagliano, si ha la


combinazione ottimale, per cui non bisogna modificare il livello di impiego del
fattore variabile. (=condizione ottimale). L’imprenditore si può rispecchiare in questa
condizione.
Per verificare le tre condizioni riportate si può ragionare in termini di valori totali e unitari
come nella tabella della ricerca del livello ottimale di produzione, ricordando che il profitto è
il valore positivo che si ottiene dalla differenza tra PLV e costi totali.

Se noi osserviamo i valori, possiamo vedere


come:
- il costo medio unitario è uguale a
KT/Q;
- il KMr è dato da ciascun valore del KT
meno il Kt del rigo precedente
- infine il tornaconto si ottiene dalla
differenza tra RT meno KT

Rt è il ricavo totale

RICERCA DEL LIVELLO OTTIMALE DI PRODUZIONE


Il PROFITTO MASSIMO si ottiene in corrispondenza della massima differenza tra Ricavo
Totale e Costo Totale.
● Per la ricerca del livello ottimale di Produzione è necessario considerare i prezzi di
mercato degli input e degli output.
Ricordando le fasi della produzione (crescita più che proporzionale, crescita meno
che proporzionale e decrescita), si può affermare graficamente quanto segue:

Queste curve sono ottenute


dall’elaborazione automatica dei
numeri della tabella precedente.
La MASSIMA CONVENIENZA
sarebbe l’ideale ma si ottiene
soltanto quando la tangente alla
curva del costo è parallela alla
semiretta del ricavo.
Nel punto di tangenza il valore del
profitto, dato dalla distanza tra la
25

curva del RT e del KT, è massimo. Il tratto compreso tra A e A’ è la massima distanza
presente tra queste due curve e corrisponde al profitto massimo. Il profitto massimo si ha
quando i costi sono minimi.
Il massimo profitto è misurato dal segmento (AA’) coincidente con l’ordinata passante per il
punto di tangenza della semiretta parallela al KT.
Tutto ciò che si ha tra X1 e X2 è Profitto Positivo;
quello che si trova al di la di X2 è negativo, è una perdita; lo stesso vale per ciò che si trova
prima di X1

X1 e X2 sono detti Punti Di Parità o Punti Di Indifferenza perché il costo eguaglia il ricavo.
I costi totali partono più in alto in quanto ci sono i costi fissi.
Se io aggiungo variabili, per esempio X3, il profitto diminuisce.
RICERCA DEL LIVELLO OTTIMALE DI PRODUZIONE
TRAMITE IL COSTO UNITARIO E IL RICAVO UNITARIO
È rappresentata come segue:
Invece di Rma mettere R

Date le curve del Costo Marginale Unitario


(KMr), del Costo Medio Unitario (KMe) e
del Ricavo Marginale, corrispondente al
prezzo di mercato P=RMr, si osserva che il
costo medio minimo si trova in
corrispondenza del punto C, quindi l’area
PNCL è il PROFITTO TOTALE per una
produzione 0E.

Incrementando la produzione il profitto


totale tende ad aumentare raggiungendo il
massimo in corrispondenza del livello di
produzione 0F. In quel caso il PROFITTO è
dato dall’area PBDM.

● È possibile affermare che per


ottenere il Massimo Profitto si deve
aumentare la produzione fino al
punto in cui il Costo Marginale
(Kmr) e il Ricavo Marginale Unitario
(Rmr,= prezzo) coincidono (punto B
nella figura), a cui corrisponde una
produzione ottimale pari alla quantità OF.

Quindi se andiamo nel tratto H G avremo che il costo supera il ricavo quindi profitto
negativo proprio per questo ci possiamo spingere fino al massimo che è rappresentato dal
tratto bd precisamente nel punto B.

 Se il produttore aumentasse la produzione fino alla quantità X2 il KMe di produzione


coinciderebbe con il RMr prezzo unitario si mercato (punto G), in questa situazione il
profitto medio si annullerebbe, mentre il profitto medio dell’ultima dose prodotta sarebbe
negativo (segmento HB). Per questo motivo il punto X2 è detto punto di indifferenza.
 Se al contrario, il produttore diminuisse la produzione fino al livello X 1, il costo marginale
sarebbe inferiore al prezzo, il costo medio uguale al costo marginale e il profitto medio
uguale a zero (punto A). Per questo motivo anche il punto X1 è detto punto d’indifferenza.
CONCLUSIONI
Qualunque altro livello di produzione superiore a X2 oppure inferiore a X1 comporterebbe un
costo medio superiore al prezzo con conseguente perdita media per ciascuna unità prodotta
(per es. nel punto X3 la perdita media unitaria è rappresentata dal segmento LI).
SCELTA DEL LIVELLO DI PRODUZIONE CON UN SOLO
FATTORE VARIABILE
Osservate intanto che il fattore variabile è messo sulla linea delle ascisse, quindi quando noi
scegliamo un fattore variabile (il capitale, il lavoro, …) lo mettiamo sull’asse delle ascisse.
Il problema non cambia: prima avevamo la curva del Costo Totale, ora il costo totale siccome
è solo un fattore variabile cresce costantemente,
mentre per quanto riguarda il Ricavo Totale c’è
una curva rappresentata che riporta esattamente
l’andamento della curva di produzione
(crescente in maniera meno che
proporzionale..) , ovviamente queste due curve
si incrociano all’inizio e alla fine, anche in questo
caso vale il criterio che il profitto massimo si ha
quando si ottiene la massima distanza fra le due
curve.
Il costo è una semiretta che nasce dall’origine e
prosegue perfettamente equidistante dagli assi
sempre a salire, il ricavo invece segue
l’andamento della curva. In ogni caso il costo
che bisogna sostenere è pari al prezzo del ricavo
del fattore variabile che aggiungiamo, quindi la
progressione è sempre costante. Ovviamente per
le dosi, che rappresentano gli input, la crescita è
pari al prezzo del singolo fattore. Quindi la funzione del costo totale è rappresentata da queste
due curve. Anche in questo caso noi abbiamo una semiretta che parte dall’origine fino al punto
di tangenza del ricavo totale, questa semiretta ha colore rosso ed è tratteggiata. In ogni caso
noi dobbiamo trovare la massima distanza e il punto di indifferenza.
Il primo punto di indifferenza x1 si trova sulla verticale nel punto di tangenza di una semiretta
partente dall’origine e che tocca la curva del ricavo totale, da quel punto di tangenza si traccia
la perpendicolare se preferite parallela all’asse delle y, in tal caso l’asse delle y è il lavoro. Per
vedere qual è la massima distanza dobbiamo in questo caso tracciare una parallela (e. una
semiretta) al costo totale, il punto di tangenza di questa parallela al costo totale è il punto A.
tracciamo una perpendicolare all’asse delle x (o del fattore variabile) e parallela ovviamente
all’asse delle y, questa intersecherà il costo totale in un punto che noi chiamiamo B. il
segmento AB rappresenta il massimo profitto. La perpendicolare per raggiungere l’altro punto
di indifferenza parte dalla sommità del costo totale, questa perpendicolare ci va ad individuare
il punto x2 che è l’altro punto di indifferenza (x2 è una posizione ultima del ricavo totale dopo di
che il ricavo totale tende a diminuire sempre di più rispetto al costo totale).
Conclusione
Con un unico fattore variabile, la quantità ottimale di input da impiegare è quella che
corrisponde alla massima distanza tra la curva di ricavo totale e la semiretta del costo totale
(KT).\

ECONOMIA AGRARIA
ARTICOLAZIONE TEMATICA DELL’ECONOMIA
AGRARIA
Il rinnovamento teorico e metodologico dell’economia agraria ha condotto a tre discipline:
• ECONOMIA DELL’AZIENDA AGRARIA
• ESTIMO RURALE
• POLITICA AGRARIA
I campi d’indagine possono essere ricondotti a quattro ampi capitoli:
• 1 MICROECONOMIA AGRARIA
• 2 MACROECONOMIA AGRARIA (si occupa dei grandi raggruppamenti)
• 3 POLITICA AGRARIA (che deve dare le indicazioni per gli interventi nel settore agricolo)
• 4 ECONOMIA DELLE RISORSE NATURALI E DELL’AMBIENTE che studia l’ottimo privato e l’ottimo
pubblico (lo studio di queste risorse naturali può essere di interesse pubblico o del privato)

1 MICROECONOMIA AGRARIA
La microeconomia agraria tratta:
• L’ECONOMIA DELLA PRODUZIONE: L’economia della produzione riguarda i criteri e i metodi per
l’analisi della allocazione delle risorse, la gestione aziendale e le modalità di conferimento dei
mezzi produttivi: terra, capitale, lavoro.
• L’ECONOMIA DEI MERCATI, perché accanto allo studio della teoria della produzione c’è anche
l’economia dei mercati. E’ articolata in aree tematiche:
• Analisi della domanda, dell’offerta ed equilibrio di mercato del singolo prodotto (quindi
non si occupa dell’insieme della produzione, ma del singolo)
• Analisi dell’efficienza del mercato (con riferimento alla localizzazione degli impianti di
trasformazione, conservazione e distribuzione dei prodotti: logistica)
• L’analisi della struttura e della performance dei mercati, a livello di singolo paese e in
ambito internazionale, questo è uno studio di macroeconomia per vedere l‘andamento nei
singoli produttori a livello sia nazionale che internazionale (es. quando sentiamo in tv che il
nord è in crescita, il sud in recessione, …)
• Le diverse forme d’integrazione dei mercati e il coordinamento delle decisioni dei
produttori, però noi esamineremo le integrazioni dell’agricoltura con il mercato
(economia agro-alimentare). Un aspetto da guardare sono le decisioni dei produttori:
queste sono state anche richieste da parte dell’unione europea che con un apposito
decreto ha conferito alle associazioni dei produttori quei compiti che un tempo erano
affidati all’egea.
2 MACROECONOMIA AGRARIA
Si occupa dei problemi strutturali e della performance del settore agricolo, le principali aree
d’indagine sono:
• Il ruolo dell’agricoltura nello sviluppo economico poiché essa ha un ruolo determinante non
solo in termici economici
• I problemi di adattamento del settore nel breve e lungo periodo quindi i processi evolutivi
dell’economia; l’agricoltura ha evidenziato dei cambiamenti nel tempo e negli ultimi tempi il
periodo più significativo per l’agricoltura è stata la cosiddetta “economia verde” nel periodo post-
bellico c’è stato un interesse particolare per la modernizzazione dell’agricoltura perché nel
periodo fascista a tutti coloro i quali partecipavano ad azioni belliche era stato promesso una
superficie di terreno proporzionale alle esigenze della famiglia, da quel momento in poi ci fu la
cosiddetta “Riforma Agraria” che non è altro che una normativa che ha visto espropriare ampie
superficie territoriali ai latifondisti per ridisegnarla e distribuirla agli assegnatari. La superficie che
veniva assegnata agli assegnatari era tale che non era sufficiente per poter soddisfare le esigenze
della famiglia sia in termini di produzione che in termini di disponibilità di lavoro.
• L’analisi delle interdipendenze settoriali con particolare riferimento alla struttura del sistema
agroalimentare; l’agricoltura passa da essere un settore per la soddisfazione delle esigenze degli
individui ad essere un settore legato alla vendita dei prodotti.
Quando si parla di agroalimentare si intende la trasformazione dei prodotti agricoli in prodotti
industriali (grano-farina, pomodoro-conserve ecc..) e quindi l’agricoltura è collegata a valle con il
settore di trasformazione e a monte con il settore industriale perché dall’industria provengono i
mezzi produttivi. Con la PAC nel 1985 passa tutto nelle mani dell’Unione Europea essa ogni anno
elabora una politica agricolo comunitaria sulla base delle integrazioni degli stati membri.
• La distribuzione territoriale delle produzioni agricole e i legami d’interdipendenza con le altre
attività produttive quindi sia l’industria di trasformazione dei prodotti agricoli sia l’industria di
produzione dei mezzi meccanici
3 POLITICA AGRARIA
La politica agraria tratta i seguenti temi:
1. Analisi degli obiettivi dell’intervento pubblico in agricoltura
2. I criteri e le istituzioni per la programmazione dell’uso delle risorse agricole, la
programmazione a differenza di prima parte dal basso per giungere a livello decisionale e quindi è
dalla base che devono essere fatte le proposte di revisione relative all’agricoltura e questo dà una
forza maggiore all’agricoltura perché tutto quello che si chiede viene accolto dalla politica
agricola poi trasferita agli stati membri e da lì applicata alle diverse aree.
3. L’analisi degli strumenti:
• Gli interventi sul mercato interno e internazionale volti al sostegno e alla stabilità dei
prezzi e dei redditi, dal 2004 in poi cambia il compito della PAC perché i paesi dell’ Est del
Mediterraneo chiedono di entrare nell’ Unione europea e quindi chiedono gli stessi diritti
degli altri paesi; a la popolazione dell’UE prima dell’ingresso degli altri paesi era intorno ai
250 milioni e avevano un reddito medio pro-capite successivamente la popolazione
aumentò a causa dell’ingresso degli altri paesi ma il reddito non aumentò in modo
proporzionale; tutto questo determinò la diminuzione del reddito medio pro-capite e
quindi tutte quelle regione dell’Obbiettivo 1 ( regioni in cui il reddito medio pro-capite era
inferiore al reddito medio europeo ) sono state costrette ad uscire dall’Obbiettivo 1.
• La politica del credito e degli investimenti
• La politica delle strutture e degli investimenti pubblici
• La politica fiscale: è regolatrice dell’andamento dell’economia
• La politica della ricerca e dell’assistenza tecnica
• La politica previdenziale

4 ECONOMIA DELLE RISORSE NATURALI E DELL'AMBIENTE


Questa parte è stata sviluppata a partire dal 1988 circa, poiché la Germania evidenziò gravi danni
alle sue foreste, devastate dalle piogge acide. Da quel momento questo tema viene affrontato
dalla politica comunitaria.
➢ Si occupa dei seguenti temi:
• Analisi dei conflitti tra ottimo privato e ottimo sociale nell’uso delle risorse;
• Valutazioni d’impatto ambientale: oggi l’imprenditore agricolo è chiamato a tutelare
l’ambiente in modo da continuare a beneficiare del pagamento unico aziendale e in ogni
caso degli impegni che ha assunto con l’Unione Europea dal momento in cui ha aderito al
biologico, ha chiesto dei contributi, ecc..
• Individuazione delle strategie ottimali di politica economico-agraria: l’unione Europea ha
stabilito che l’agricoltura ha un carattere multifunzionale. Ha stabilito anche di
incrementare le dimensioni aziendali perché esse (soprattutto in Italia) sono di medie e
piccole dimensioni. Sotto questo punto di vista l’Italia non ha un’agricoltura omogenea.
Ultimamente c’è stato un accaparramento delle aree non coltivate in modo da
incrementare la base territoriale dell’azienda e potere allevare più capi di bestiame. Ma
l’UE ha stabilito che non tutta la superficie a disposizione può essere ritenuta base
territoriale per gli allevamenti. Quindi la politica comunitaria determina cambiamenti nelle
scelte dell’agricoltore.
L' AGRICOLTURA E I SUOI CONTENUTI
➢ Si definisce AGRICOLTURA l’insieme delle attività economiche o l’insieme dei prodotti ottenuti
da un complesso di attività economiche aventi sede nelle specifiche unità produttive e fondate sui
processi biologici della vita vegetale ed animale (coltivazioni, silvicoltura, allevamenti, pesca).
L’ attività agricola di cui si parla è fortemente condizionata dalle condizioni atmosferiche, dalle normative
e da tutto ciò che può interferire con la produzione.
Tuttavia i vari processi biologici sono da sempre stati oggetto di ricerca per cui il ciclo biologico è stato
compattato, ad esempio attraverso coperture, e il calendario della produzione è stato ampliato. E’ facile
trovare, infatti, prodotti fuori stagioni. Inoltre è aumentato il numero di scambi commerciali. Noi non ci
occuperemo della pesca pur rientrando nell’ambito del settore primario. Affermiamo soltanto che il fermo
pesca può essere accomunato al set aside che voleva ridurre le derrate agricole per rientrare nelle quote
che l’UE aveva stabilito per ciascun paese.

CARATTERI DELL'AGRICOLTURA
Le condizioni di produzione sono soggette a diversi rischi:
1) Di mercato dei mezzi produttivi e di vendita delle produzioni, con prezzi variabili e risultati
economici incerti imputabili a:
➢ Polverizzazione dell' offerta
➢ Marcata stagionalità delle produzioni: la stagionalità delle produzioni impone al
produttore agricolo di adattarsi alla vendita, ove non diversamente possibile, a prezzi
variabili e talvolta non favorevoli.
➢ Rapida deperibilità delle produzioni: vi sono dei prodotti non conservabili, ma ci sono
anche dei prodotti che lo sono, ad esempio, all’interno di silos in modo da spalmare in un
maggiore arco di tempo la vendita dei prodotti.
➢ Insufficiente informazione e scarsa professionalità: è un aspetto che l’UE ha cercato di
colmare attraverso dei corsi di formazione che devono essere frequentati se ci si vuole
iscrivere al registro degli imprenditori agricoli alla camera di commercio. L’UE ha investito
notevoli somme per la formazione di giovani imprenditori
2) Rischi tecnologici: nuovi procedimenti produttivi e/o comparsa di nuove macchine.
3) Rischi tecnici (specifici dell’agricoltura): esposizione a fenomeni atmosferici e fitopatologici.
4) Rischi politici: intervento pubblico in agricoltura che può cambiare per decisione dei governi.
… ULTERIORI SPECIFICITÀ DELL'AGRICOLTURA
• Durata del ciclo produttivo vincolato dalle caratteristiche biologiche delle produzioni;
• Condizioni ambientali e caratteristiche dei suoli: altimetria, giacitura, fertilità, profondità,
suscettività alla trasformazione irrigua, potenzialità di meccanizzazione; in Sicilia abbiamo molti
terreni argillosi e inclinati.
• Stagionalità delle operazioni colturali e dei flussi di produzione;
• Complessità e diversificazione delle operazioni colturali che ostacolano la specializzazione del
lavoro o che richiedono competenze specifiche;
• Irregolarità della distribuzione dei calendari di lavoro; i calendari di lavoro sono costituiti in base
alle esigenze delle colture dove abbiamo archi colturali dove le imprese hanno necessità di
manodopera altri periodi dove non abbiamo bisogno di manodopera.
• Debole forza contrattuale: sui mercati dei mezzi produttivi, dei prodotti e dei servizi; rigidità
dell’offerta dei prodotti agricoli, dei fattori produzione -terra-, (variazioni dell'offerta del lavoro)
Si stipulano dei contratti tra i produttori che possono creare buone soluzioni. Funziona soprattutto
per le colture ortive.
EVOLUZIONE DELLA FIGURA DI IMPRENDITORE AGRICOLO
• La figura dell'imprenditore agricolo a titolo principale (di seguito chiamato I.A.T.P.) è stata
introdotta dalla DIRETTIVA CEE 159/1972 (=periodo in cui sono state introdotte la maggior parte
delle direttive), successivamente, rimpiazzata da specifici REGOLAMENTI CEE. Con essi la CEE
faceva obbligo agli Stati membri di uniformare la normativa interna (=dalla direttiva al
regolamento).
C’è una differenza tra direttiva e regolamento:
-Il regolamento deve essere applicato immediatamente dopo la pubblicazione sulla gazzetta
ufficiale dell’UE serie L
- La direttiva lascia allo stato membro e ai soggetti interessati un margine di tempo per essere
applicate.

• L' art. 2 della direttiva 159/’72 considera imprenditore agricolo colui che esercita l' attività
agricola a titolo principale, in possesso di sufficiente capacità professionale, si impegna a tenere
una contabilità e a varare un piano di sviluppo dell' impresa agricola. Oggi questo piano di
sviluppo è rappresentato dal business plan (un programma di sviluppo o di riconversione delle
attività produttive)
• L'art. 3 disponeva che gli Stati membri dovevano definire la nozione di imprenditore agricolo a
titolo principale (I.A.T.P) tenendo presente che il reddito da lavoro agricolo fosse pari o superiore
al 50% del reddito complessivo dell' imprenditore e che il tempo di lavoro dedicato alle attività
extra-aziendali fosse inferiore alla metà del tempo di lavoro totale.
Dunque due sono i requisiti essenziali:
a) Che venga dedicata all’attività agricola almeno il 50% del proprio tempo di lavoro complessivo;
b) Che si ricavi dalle attività svolte almeno il 50% del proprio reddito globale da lavoro.
Per l’imprenditore operante nelle zone svantaggiate i requisiti elencati sono ridotti del 25%.
La rivisitazione della Dir. È stata operata dal Reg.(CE) 1257/’99 e del successivo Reg. (CE) 1750/’99
recante disposizioni di applicazione del regolamento 1257/’99.
Il reg. CE 1257 in Italia venne attuato dal D.Lgs 228 del 2001: riorganizzazione del settore agricolo.
RIORGANIZZAZIONE DEL SETTORE AGRICOLO (D.LGS 228
DEL 2001)
Il decreto Lgs 228, detto “ Legge Di Orientamento E Modernizzazione” del settore agricolo e si
compone di 36 articoli divisi in 5 capi.
Con il D. Lgs n.228/2001 viene migliorata la definizione di agricoltore.
Infatti nel Capo I. Art 1 viene ridefinito il ruolo dell' imprenditore agricolo:
1. “È imprenditore agricolo chi esercita una delle seguenti attività: coltivazione del fondo,
selvicoltura, allevamento di animali (non più solo bestiame) e attività connesse.”
2. Con il termine “Connesse” si intendono le attività dirette alla cura e allo sviluppo di un ciclo
biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso, di carattere vegetale o animale, che
utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque dolci, salmastre o marine.
3. Sono connesse le attività, esercitate dal medesimo imprenditore agricolo, dirette alla
manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione che
abbiano ad oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del
bosco o dall'allevamento di animali, nonchè le attività dirette alla fornitura di beni o servizi
mediante l'utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell'azienda normalmente
impiegate nell'attività agricola esercitata, ivi comprese le attività di valorizzazione del
territorio e del patrimonio rurale e forestale, ovvero di ricezione ed ospitalità come definite
dalla legge.
Con la nuova definizione di imprenditore agricolo il legislatore ha, dunque, inteso ricomprendere
nell’area dell’impresa agricola ogni attività basata sullo svolgimento di un intero ciclo biologico
ovvero di un fase essenziale del ciclo stesso. Ciò ha portato ad una esplicita estensione della
disciplina dell’impresa agricola a quelle particolari attività (quali l’apicoltura, l’allevamento di
maiali per l’ingrasso e non per la riproduzione) che in passato erano state ricondotte alla
fattispecie dell’impresa agricola solo in via interpretativa. Le attività tradizionali di coltivazione del
fondo, selvicoltura e allevamento di animali possono essere svolte anche senza la connessione
diretta con il terreno, anche se la norma fa riferimento ad un utilizzo potenziale. Così, ad esempio,
le coltivazioni in serra o la funghicoltura hanno comunque carattere agricolo.
L’attività agricola è tale ancorchè abbia per oggetto una sola fase necessaria del ciclo produttivo
di carattere vegetale o animale e non l’intero processo. Così, ad esempio, la coltivazione delle
piante non deve necessariamente aver inizio dal seme, ma può essere ricompreso anche l’acquisto
della piantina già formata a condizione che la successiva fase di produzione comporti una crescita
qualitativa e quantitativa del bene.
E’ considerata agricola anche l’attività di prestazioni di servizi a condizione che sia svolta con le
macchine e attrezzature utilizzate prevalentemente e normalmente in agricoltura. Quindi
l’acquisto di una macchina (ad esempio, per lo sgombero della neve) che non viene utilizzata nel
fondo, produce servizi di carattere commerciale.
Le attività di manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e
valorizzazione dei prodotti agricoli sono da considerarsi attività connesse quando sono presenti i
seguenti requisiti:
A) REQUISITO SOGGETTIVO: l’imprenditore che svolge tali attività deve essere lo stesso
imprenditore agricolo che esercita la coltivazione del fondo o del bosco o l’allevamento di animali;
B) REQUISITO OGGETTIVO: i prodotti oggetto di tali attività devono provenire prevalentemente
dall’attività di coltivazione del fondo, del bosco o di allevamento esercitata dall’imprenditore
agricolo di cui sopra. La nuova formulazione non richiede più, quindi, che le attività connesse
siano esercitate “nell’esercizio normale dell’agricoltura”, così come prevedeva la disposizione
abrogata
Questa opportunità che l’unione europea ha dato all’imprenditore agricolo ha favorito
l’avvicinamento dell’attività agricola con l’attività artigianale perché molti prodotti sono destinati
all’attività di artigianato (es. trasformazione del pomodoro) in modo da aumentare l’occupazione e
creare reddito aggiuntivo.
Alla pari dei piccoli soggetti, come recita l’art 1 “si considerano imprenditori agricoli le
cooperative di imprenditori agricoli e le società, quando utilizzano, per lo svolgimento delle
attività prevalentemente, prodotti dei soci, ovvero forniscono ai soci beni e servizi diretti alla
cura ed allo sviluppo del ciclo biologico” delle coltivazioni e o degli animali.
Per formare una Società almeno un socio deve possedere la qualifica di imprenditore agricolo
professionale;

DECRETO LEGISLATIVO n.99/2004: disposizioni in materia di soggetti


e attività, integrità aziendale e semplificazione amministrativa in agricoltura.
D. Lgs N. 99/2004 (Capo I – Soggetti e attività)
Il D. Lgs. 228/01 (Legge Di Orientamento E Modernizzazione Del Settore Agricolo) è stato
modificato e integrato dal presente Decreto, che ha introdotto tra l’altro la figura di IAP.
Questo decreto rimarca e definisce in maniera più puntuale che è imprenditore agricolo colui il
quale in possesso delle competenze svolga attività agricole. Una volta prima di questa normativa
quando un giovane chiedeva il riconoscimento di coltivatore diretto perché lavorava nella propria
azienda con il padre, ci andavano i vigili urbani a sorpresa 2-3 volte per vedere se quel soggetto
svolgeva attività nell’ambito aziendale oppure era frottola. Quindi quando verificano che il
richiedente svolgesse l’attività, questo otteneva il riconoscimento di coltivatore diretto. Questo
principio è stato introdotto perché l’unione europea ha introdotto la così detta integrità aziendale
e favorire la conservazione di essa.
Ma nonostante questo che riguardava principalmente il passato, c’era da tenere in considerazione
l’argomento “nuove entrate nel mondo agricolo”: coloro i quali dalla fase di studente (come
siamo noi) volevano entrare nell’ambito dell’attività agricola. In questo caso a noi le competenze le
darà la laurea (abbiamo il diritto di passare direttamente all’iscrizione alla camera di commercio
per svolgere attività agricola, chi non aveva un titolo specifico culturale doveva fare un corso di
formazione che veniva finanziato dall’UE in particolare con il fondo sociale europeo: si frequentava
un corso di formazione di 900 ore minimo fino ad un max di 1200, alla fine facendo gli esami si
otteneva l’attestato e questi erano equiparati a coloro si laureavano in agraria (anche se con 900
ore non potevano avere conoscenze pari ad un laureato). Anche in questo caso veniva sancito il
principio che l’imprenditore agricolo a titolo professionale (quindi si è passato da titolo principale
a titolo professionale) doveva svolgere almeno il 50% del proprio tempo di lavoro in azienda e che
ricavi da essa almeno il 50% del proprio reddito globale da lavoro.
ART. 1 – IMPRENDITORE AGRICOLO PROFESSIONALE (IAP)
• È IAP colui il quale, in possesso di conoscenze e competenze professionali, ai sensi dell’art. 5
del Reg. CE n. 1257/199, dedichi alle attività agricole di cui all’art. 2135 del codice civile e
successive modifiche ed integrazioni, direttamente o in qualità di socio di società, almeno il
50% del proprio tempo di lavoro complessivo e che ricavi delle attività medesime almeno il
50% del proprio reddito globale da lavoro.
• Reg. (CE) 1257/99, i requisiti indicati al comma 1) sono ridotti al 25%
IAP
• Nel Calcolo Del Reddito Globale Da Lavoro non si computano le pensioni, gli assegni, le
indennità e le somme percepite per l’espletamento di cariche pubbliche, ovvero in società,
associazioni ed altri enti operanti nel settore agricolo
• Inoltre, l’art. 1 della L. 232/2016, stabilisce che “per gli anni 2017. 2018 e 2019, i redditi
dominicali e agrari non concorrono alla formazione della base imponibile ai fini
dell’imposta sul reddito delle persone fisiche dei coltivatori diretti e degli imprenditori
agricoli professionali.
Si tratta di una norma provvisoria introdotta al fine di sostenere gli operatori del settore agricolo,
in particolare i coltivatori diretti e agli imprenditori agricoli professionali iscritti alla previdenza
agricola.
La circolare 8/E/2017 ha chiarito che rientrano nell’agevolazione anche le società semplici che
attribuiscono per trasparenza ai soci persone fisiche – in possesso della qualifica di coltivatore
diretto o imprenditore agricolo professionale –redditi fondiari.
• Sono riconosciute le agevolazioni tributarie in materia di imposizione indiretta e
creditizie stabilite dalla normativa vigente a favore delle persone fisiche in possesso della
qualifica di coltivatore diretto.
Nella programmazione 2014-2020 è stato introdotto il criterio di IAP attivo (Art.9 del Reg. CE
1307/2013) e la BLACK LIST, secondo la quale “Sono esclusi dai pagamenti diretti gli agricoltori
che appartengono a una lista nera: aeroporti, servizi ferroviari, opere idrauliche, servizi
immobiliari, camping, tenute di caccia, tenute di pesca e di acquacoltura, attività minerarie, terreni
sportivi e aree ricreative permanenti”.
Praticamente causa dei portoghesi (non portoghesi a causa del Portogallo ma portoghesi quelli che
si intrufolano senza diritto), quelli che si sono comportati da Portoghesi a livello europeo hanno
beneficiato degli stessi pagamenti diretti di coloro i quali si occupano effettivamente agricoltura.
Allora è stato introdotto il concetto che per continuare a usufruire dei pagamenti unici aziendali e
di tutti i diritti per l'accesso ai finanziamenti dai fondi strutturali il “criterio del imprenditore
agricolo attivo” secondo il regolamento del 2013. Accanto all’ imprenditore agricolo attivo è stata
introdotta la cosiddetta lista nera, questa lista si riferisce a quelle aree che beneficiavano dei
compensi dei pagamenti unici ma non avevano diritto: pensate per esempio alle aree
aeroportuali o alle aree che magari erano sottoposte a determinati vincoli… es: se si ha un
appezzamento di terreno che viene adibito a parcheggio non si può beneficiare del pagamento
unico aziendale. Quindi si parla di imprenditore agricolo attivo, cioè colui il quale svolge
effettivamente l’attività di imprenditore agricolo.
Questa tabella si riferisce al fatto che a causa delle
minime intenzioni aziendali in Italia parecchi non
hanno potuto e non possono accedere ai
finanziamenti dei fondi strutturali perché le
istituzioni aziendali sono piccole. Allora in questa
tabella sono fissati quali sono i minimi (bisogna
quindi ingrandire l'azienda per accede ai
finanziamenti, si parla quindi minimo di 8 ettari).

ART. 2- OBBLIGO DI ISCRIZIONE AL REGISTRO DELLE


IMPRESE
Prima i professionisti che svolgevano quindi altre professioni risultavano imprenditori e
ottenevano contributi nonostante avessero altre fonti di reddito
1)La Regione sociale delle società che hanno quale oggetto l'esercizio esclusivo dell'attività di cui
all'articolo 2135 deve contenere l'indicazione di società agricola. Anche quelle costituite prima
dell’entrata in vigore del presente decreto che hanno dovuto adeguare lo statuto, ove redatto.
2)Imprenditoria agricola giovanile (art. 3, d.lgs 99/2004) è considerato giovane imprenditore
colui che ha un’età tra 18 e 39 anni.
3)L’ISMEA ha istituito le agevolazioni per l’insediamento che può arrivare fino ad una somma di 70
mila euro.
4) L' iscrizione degli imprenditori agricoli, dei coltivatori diretti e delle società semplici esercenti
attività agricola, nella sezione speciale del registro delle imprese ha la funzione di certificazione
anagrafica e la conoscenza dei diritti e doveri..
5) Ciascuna azienda beneficiaria di contributi, sostegni, aiuti deve essere censita, all' interno della
anagrafe delle aziende che viene gestita attraverso il codice fiscale dell’imprenditore agricolo,
tramite il “FASCICOLO AZIENDALE” o carta dell'agricoltore o del pescatore (D.P.R. 503 del
1dicembre 1999).
Dal REGISTRO DELLE IMPRESE è possibile ottenere informazioni dettagliate sulle singole imprese:
Natura Giuridica, data di costituzione, Capitale Sociale, Codice Fiscale, organi sociali, numero
addetti, Localizzazione Geografica.
Ancora, è possibile conoscere le variazioni più importanti della vita delle singole aziende:
Cessazione, Liquidazione, Fallimento( molto difficile per le aziende agricole poiché attraverso
delle situazioni come calamità o scarsa produzione possiamo vedere che gli agricoltori venivano
esentati i pagamenti quindi accumulati ma ad un certo punto sono troppi e superano il valore
dell’azienda, per non far fallire l’azienda la regione ha messo a disposizione dei fondi pubblici che
risanano i debiti degli agricoltori), Variazione Delle Cariche, Trasferimenti.
IL FASCICOLO AZIENDALE
Per costituire il proprio fascicolo, l'azienda può rivolgersi ad un Centro Autorizzato Di Assistenza
Agricola (CAA) a cui l'azienda conferisce il mandato si occupa di raccogliere e conservare i dati
dell’azienda.
DPR 503 del 1 dicembre 1999
• Regolamento recante norme per l' istituzione del fascicolo aziendale della carta dell’ agricoltore
e/o del pescatore e dell' anagrafe delle aziende agricole.
Con il D.lgs 29 marzo 2004, n 99 che amplia il precedente vi sono:
• Disposizioni in materia di soggetti e attività, integrità aziendale e semplificazione
amministrativa o in agricoltura (art. 1, co2, legge 38/2003)
L’ Integrità Aziendale è stata introdotta per impedire lo smembramento dell’azienda e la
polverizzazione (distribuzione di un’azienda su più appezzamenti anche in comuni diversi).
La Semplificazione Amministrativa riguarda i tributi he l’imprenditore è costretto a pagare: ai fini
dell’IRPEF concorrevano reddito dominicale agrario.

I PRINCIPALI CONTENUTI DEL FASCICOLO AZIENDALE


• Sede dell'azienda (è importante ai fini della vendita dei prodotti agricoli) e delle unità tramite il
codice ISTAT (es CT:0870159; codice catastale C351)
• Legale rappresentante e sede legale che può essere diversa rispetto a dove ricade l’azienda
• Dati di produzione, trasformazione e commercializzazione
• Consistenza zootecnica complessiva dell'azienda e delle singole unità
• Consistenza territoriale, titolo di conduzione e individuazione catastale degli immobili,
comprensiva dei dati aerofotogrammetrici, cartografici e del telerilevamento in possesso
dell'amministrazione
• Domande di ammissione e programmi di intervento concernenti l'applicazione di regolamenti
comunitari e nazionali in materia di aiuti e sovvenzioni e stato dei singoli procedimenti
• Dati relativi all’ accesso a fondi strutturali
I fondi strutturali sono gli strumenti di intervento creati e gestiti dall' UE per finanziare i progetti di
sviluppo interno dell'Unione. Gli obiettivi principali dei fondi strutturali sono 3:
1. Riduzione delle disparità regionali in termini di ricchezza e benessere
2. Aumento della competitività e dell'occupazione
3. Sostegno della cooperazione transfrontaliera

ANAGRAFE DELLE AZIENDE AGRICOLE


ANAGRAFE DELLE AZIENDE contiene informazioni su tutti i soggetti, pubblici o privati ,che
vogliono intrattenere rapporti con la P.A nel settore agricolo: pertanto, questi soggetti, prima di
avviare una qualsiasi “pratica” con gli uffici della pubblica amministrazione dovranno iscriversi.
Include tutti i soggetti pubblici e privati identificati dal Codice Unico di identificazione delle
Aziende Agricole CUAA, che intrattengono a qualsiasi titolo rapporti amministrativi e/o finanziari
con la Pubblica amministrazione centrale o locale. Il CUAA deve essere utilizzato esclusivamente
quando si ha motivo di accedere nell’anagrafe delle aziende oppure quando si presentano delle
domande sulla base sei finanziamenti del PSR.
CUAA: codice fiscale e/o partita IVA dell’azienda che a qualsiasi titolo intrattenga rapporti con la
P.A. le comunicazioni o domande inoltrata dell’azienda agli uffici dell’ente pubblico, il legale
rappresentante aziendale è obbligato a indicare il CUAA dell’azienda. Così come devono fare gli
uffici della P.A. in ogni comunicazione dell’azienda.
ENTI DI INTERESSE AGRICOLO
(enti a cui si appoggia l’imprenditore agricolo per presentare domande, progetti, …)
• CAA – Centro di assistenza agricola. È una struttura che sulla base di apposita convenzione con
l’Organismo Pagatore (AGEA) svolge atti di: costituzione e/o aggiornamento del fascicolo
aziendale (che deve essere uniforme, quindi il CAA ha questa capacità di inserire nel fascicolo
aziendale tutti i dati che interessano l‘imprenditore agricolo e la sua azienda in maniera uniforme),
predisposizione e presentazione delle domande/dichiarazioni dei beneficiari a valere sul I e II
pilastro della PAC
• AGEA – Agenzia per le erogazioni in agricoltura: organismo pagatore e Autorità competente a
gestire il Sistema informativo agricolo nazionale (SIAN) previsto dal Reg. CE 1782/2003. Una volta
l’agea si chiamava AIMA (azienda interventi meccanico agricoli) perché aveva il compito del ritiro
dei prodotti in eccesso, del controllo dei prezzi (che erano stabiliti dalla commissione agricola
dell’unione Europea), quindi l’aima per svolgere il proprio compito doveva verificare che il prezzo
di un determinato prodotto di un arco temporale ben preciso si calcolasse al di sotto di quel
valore a cui doveva tendere l’imprenditore agricolo per avere un equo reddito -> quando se il
prezzo di quel prodotto scendeva sotto una determinata soglia era l’aima che doveva intervenire.
Non avendo più questo compito perché l’aima è diventata agea si limita solo ai pagamenti di
acquisto terreni, ecc. lo stoccaggio dei prodotti è stato invece affiato all’organizzazione dei
produttori.
• SIAN – Sistema informativo agricolo nazionale: strumento di gestione dei dati resi disponibili
da P.A. (pubblica amministrazione), Enti Territoriali e Organismi Pagatori, quindi è un database
dove noi possiamo andare a cercare gli elementi che ci interessano di una certa azienda. Serve per
l’aggiornamento del fascicolo aziendale.

ATTIVITA’ CONNESSE (AGRITURISMO)


Permettono di ampliare il reddito dell’imprenditore agricolo
• Tra le attività connesse rientrano quelle agrituristiche (legge quadro 20.02.2006, n. 96),
l’organizzazione delle attività ricreative, culturali e didattiche, di pratica sportiva,
escursionistiche e ippoturismo finalizzate ad una migliore fruizione e conoscenza del
territorio, nonché la degustazione dei prodotti aziendali, inclusa la somministrazione del
vino, ai sensi della legge n. 268/1999, e successive integrazioni.
La stagionalità dell’ospitalità agrituristica si intende riferita alla durata del soggiorno dei singoli
ospiti.
IMPOSIZIONE FISCALE DELL’ATTIVITÀ AGRITURISTICA
ATTIVITA’ DI AGRITURISMO ESERCITATA SOTTO FORMA DI DITTA INDIVIDUALE
Imposte indirette:
o Determinazione forfettaria pari al 50% dell’iva incassata oppure con opzione
o Determinazione con il metodo ordinario (tutto dipende dalla convenienza che ha
l’imprenditore agricolo)
Imposte dirette:
o Per le aziende individuali, la determinazione del reddito, ai fini delle imposte dirette, avviene
forfettariamente nella misura del 25% del giro d’affari al netto di IVA.
ATTIVITA’ DI AGRITURISMO CON FORMA GIURIDICA DIVERSA DALLA DITTA INIDIVIDUALE
Sono addetti alle attività agrituristiche anche i lavoratori agricoli dipendenti all ’azienda. Il loro
trattamento tributario rimane esattamente quello dell’operaio agricolo. Questi devono essere
però regolarmente essere sani fisicamente per poter svolgere un’attività con l’imprenditore.
Imposte indirette:
o Determinazione forfettaria pari al 50% dell’iva incassata oppure con opzione
o Determinazione con il metodo ordinario del reddito d’impresa?
Attività agrituristiche
• Sono addetti alle attività agrituristiche, e sono considerati lavoratori agricoli ai fini previdenziali,
assicurativa e fiscale, i familiari i lavoratori dipendenti a tempo indeterminato, determinato e
parziale.
• Alle opere ed ai fabbricati destinati alle attività agrituristiche si applicano le disposizioni del
permesso di costruire evitava i pagamenti nel caso di fabbricati agricoli, disciplinato dal D.P.R.
380/2001 (testo unico dell’edilizia) che ha sostituito la concessione edilizia di cui alla legge
10/1997 nota come legge Bucalossi che prevedeva pagamenti per la concessione edilizia, nonché
dalla legge 104/1992 che prevede l’abbattimento delle barriere architettoniche.
ESERCIZIO DELL’ATTIVITA’ DI VENDITA DEI PRODOTTI
AGRICOLI (riguarda sempre le attività connesse)
Gli imprenditori agricoli, singoli o associati, iscritti nel registro delle imprese, possono vendere
direttamente al dettaglio, in tutto il territorio nazionale, i prodotti provenienti in misura
prevalente dalle rispettive aziende, osservate le disposizioni vigenti in materia di igiene e sanità.
→ La vendita diretta dei prodotti agricoli in forma itinerante è possibile previa comunicazione al
sindaco del comune del luogo ove ha sede l’azienda di produzione e può essere effettuata decorsi
30 giorni dal ricevimento della comunicazione (principio silenzio/assenso). In forma itinerante
quindi basta l’autorizzazione del sindaco, qualora il sindaco non risponde entro 30 gg il silenzio del
comune si intende come consenso alla vendita dei prodotti. Ovviamente per poter fare la richiesta
si deve essere di sana e robusta costituzione, iscritti alla camera di commercio, ecc.
VENDITA DIRETTA PRODOTTI AGRICOLI
La disciplina amministrativa prevista dall' articolo quattro del D.Lgs.228 2001 e successive
integrazioni si applica anche agli enti ed alle associazioni che intendano vendere direttamente
prodotti agricoli.
➢ la comunicazione deve contenere anche la specificazione dei prodotti di cui si intende
praticare la vendita e delle modalità con cui si intende effettuarla ivi compreso il commercio
elettronico.
➢ Per la vendita al dettaglio posto fisso su aree pubbliche la comunicazione deve contenere la
richiesta di assegnazione del posteggio ai sensi dell'articolo 28 del DLGS 31 Marzo 1998 numero
114. A tal proposito i comuni devono provvedere appositi spazi e relativi regolamenti
ATTIVITA’ AGROMECCANICA: Art 5.(D.Lgs.99/2004)
E definita attività agromeccanica quella svolta per conto terzi con mezzi meccanici aziendali per
l'esecuzione delle operazioni colturali dirette alla cura ed allo sviluppo di un ciclo biologico o di
una fase necessaria del ciclo stesso, la sistemazione e la manutenzione dei fonti agroforestali, la
manutenzione del erde, nonché tutte le operazioni successive alla raccolta dei prodotti per la
messa in sicurezza.
Sono comprese nell’attività agromeccanica le operazioni relative al conferimento dei prodotti
agricoli ai centri di stoccaggio e all'industria di trasformazione, se eseguite dallo stesso soggetto
che ne ha effettuato la raccolta.
Questo tipo di attività serve all' agricoltore per aumentare il proprio reddito, perché non è
abbastanza sufficiente lavorare le proprie terre quindi il legislatore ha dato l'opportunità di
svolgere questa attività del conto terzi.

Nell’attività agro meccanica contoterzista si possono individuare tre diverse modalità operative:
1. Riguarda il tradizionale scambio di manodopera e servizi tra piccoli imprenditori
agricoli,avente per oggetto prestazioni di rilevanza economica minore e Già Disciplinata dal
l’articolo 2139 del codice civile;
2. Si potrebbe definire contoterzismo misto e individuo imprenditori agricoli che svolgono anche
attività di conto terzismo, mediante l'utilizzo prevalente di attrezzature o risorse dell'azienda,
normalmente impiegate nell’attività agricola esercitata. Questa particolare categoria di
contoterzisti viene di fatto individuata dalla riscrittura dell'articolo 2135 codice civile, operato dall'
articolo uno del DLGS.n.228 2001 (legge di orientamento agricolo).
3. Modalità relative al contoterzismo puro esercitata da coloro che possiedono solo macchine che
non sono prevalentemente usata all'interno della propria azienda e svolgono lavorazioni per
conto terzi . Tale figura prima del DLGS.n. 99/2004 svolgeva attività di tipo commerciale e subito
una forma di concorrenza sleale da parte del conduttore si sta misto che gode di tutti i vantaggi
derivanti dalla sua equiparazione con l’imprenditore agricolo. Come l'acquisto di carburante
agricolo. Quindi all' agricoltore vi è data la possibilità di effettuare contoterzismo ma deve
registrare il numero di ore in cui ha lavorato per conto terzi e il reddito che ha ricavato.
ORGANIZZAZIONE DEI PRODUTTORI (Art.26 d-LGS 228/2001 e art 6 d-
LGS 99/2004 e successive modifiche)
Le ORGANIZZAZIONI DEI PRODUTTORI (OP) sono società volute dall'unione europea per la
commercializzazione dei prodotti dei propri aderenti.
Le OP sono gli elementi portanti della OCM dei mercati nel settore dei prodotti ortofrutticoli , della
quale dovrebbe garantire il funzionamento decentrato:
1. Assicurare la programmazione della produzione il suo adeguamento alla domanda dal punto di
vista quantitativo e qualitativo;
2. Promuovere la concentrazione dell'offerta l’immissione sul mercato della produzione dei soci
3. Ridurre i costi di produzione e regolarizzare i prezzi alla produzione
4. Promuovere pratiche colturali e tecniche di produzione e di gestione dei rifiuti che rispettino
l'ambiente in particolare per tutelare la qualità delle acque, dei soli e del paesaggio e per
preservare e/o favorire la biodiversità integrità fondiaria
Il DLGS 99 del 2004 prevede tra l'altro i seguenti punti:
• Conservazione dell’integrità Fondiaria attraverso il compendio unico.
• Estensione del diritto di prelazione o di riscatto agrario.
• Ricomposizione Fondiaria e quella aziendale e mezzo di contratto di affitto.
• La valorizzazione del patrimonio abitativo rurale e riadattamento di quei fabbricati che
servono a svolgere l’attività agricola. Se ad esempio un terreno vicino in vendita possiamo
acquistare quel terreno a pari prezzo che il proprietario vuole vendere a terze persone.
• Fascicolo aziendale e carta dell'agricoltore e del pescatore.
• Semplificazione degli adempimenti amministrativi.
(*) Compendio unico (già minima unità colturale) indica le estensioni di terreno necessaria
al raggiungimento del livello minimo di redditività (8 12 UDE) determinato dai PSR per la
erogazione del sostegno agli investimenti previsti dai regolamenti c'è 1257 e 1260/1999 e
successive modificazioni.
TRATTAMENTI PARTICOLARI DELLE IMPRESE AGRICOLE
• Contrattuale, previdenziale ed assicurativo, come se ad esempio abbiamo terreni in zone
svantaggiate paghiamo solo il 50% delle tasse.
• Tributario
• Creditizio: Consente di accedere al sistema creditizio con tassi agevolati
• Contabile ed amministrativo
• Contributivo (accessibilità ai sostegni pubblici
• Fallimentare
REGIME FISCALE
il testo unico imposte sui redditi (T.U.I.R) riguarda:
• IRPEF imposta sul reddito delle persone fisiche articolo 1-71.
• IRES imposta sul reddito della società articolo 70 161.
imposte sul reddito in agricoltura, i redditi dei terreni si dividono in:
• REDDITO DOMINICALE che va imputato al proprietario del terreno cioè il soggetto che possiede
un diritto reale su di essi, quando abbiamo ad esempio affitto o mezzadria o altro ma questo
reddito viene percepito dal proprietario.
• REDDITO AGRARIO che va imputato invece al soggetto che esercita l'impresa agricola ai sensi
dell'articolo 2135. Quindi questo reddito spetta a chi trae reddito da quel terreno.
• Quindi se è sia proprietario e inoltre esercita sul quel terreno gli spettano entrambi i redditi.
IMPOSTA REGIONALE SULLE ATTIVITÀ PRODUTTIVE IRAP
L’IRAP è un tributo di competenza regionale ed è applicato dal 1 gennaio 1998 DLGS 40
04/06/1997 si applica alle attività produttive esercitate e deve essere pagata solo da chi svolge
attività d'impresa ed è legata al fatturato di aziende and i liberi professionisti.
Imponibile per il calcolo dell'Irap varia a seconda del soggetto interessato all aliquota base e del
3,9% per le altre imprese varie:
• impresa commerciale 4,20%
• imprese e cooperative agricole e pesca 1,90%
• banche e società finanziarie 4,65%
• assicurazione 5,90%
La base imponibile ai fini Irap è determinata dalla differenza tra l’ammontare dei corrispettivi
(ricavi) e l’ammontare degli acquisti destinati alla produzione.
Entrambi redditi concorrono alla determinazione del calcolo dell ’imponibile ai fini IRPEF. Imposta
che con la legge di bilancio 2016 ha esonerato le imprese agricole dal pagamento per il 2017 2018
2019 mentre la legge di bilancio del 2016 aveva già escluso dal pagamento IMU i terreni agricoli e
la prima casa e dall' IRAP prevista per la società. L’aliquota dell’imponibile varia dal 4% al 7%
dipende dalla ricchezza del comune. L’ IMU viene pagata in due trance una a giugno l'altra a
dicembre.
ABROGAZIONE IRAP
Con la legge di stabilità 2016 i soggetti che esercitano attività agricola sono esenti dal
versamento dell'imposta Irap. Prima della predetta legge tali soggetti erano assoggettati ad
un'aliquota pari al 1,90% nonostante le modifiche apportate dalla legge del 2016 vi sono soggetti
che risultano essere ancora assoggettata all’ IRAP quali:
• attività agriturismo
• attività di allevamento di animali alimentati con mangimi per insufficiente superficie di terreno.
• altre attività agricole come manipolazione e commercializzazione di alcuni prodotti differenti da
quelli previsti dall' articolo 32 comma 2 lettera B del TUIR.

L’IMPOSTA SUL VALORE AGGIUNTO (IVA)


l'iva è entrata in vigore il 1 gennaio 1973, prima dell’iva esisteva il dazio serviva mettere l'imposta
sui prodotti che si vendevano. Questo imposta porta molti imprenditori ad e evadere cercando
quindi di acquistare prodotti senza fattura pagando in contanti così facendo non aumenta l'
imponibile sull’Irpef.
Per l'agricoltura è previsto (DPR 633/72) un regime speciale: sono esonerati dal versamento
dell'imposta e da tutti gli obblighi documentali e contabili, compresa la dichiarazione annu ale, i
produttori agricoli che hanno realizzato, nell’anno d'esercizio, un volume d'affari non superiore a
2.582 28 € elevato a 7.746,85 per i produttori agricoli dei comuni montani con meno di 1000
abitanti e nelle zone con meno di 500 abitanti incluse negli altri comuni montani individuati dai
rispettivi regolamenti legislativi regionali Dove sono state introdotte le cosiddette zone
svantaggiate.
Agevolazioni fiscali per la piccola proprietà contadina:(legge di stabilità 2014 legge 14 maggio
2018)
L'iva è un'imposta che grava sui prodotti In entrata e in uscita paga l'iva chi acquista il prodotto
incassa l'iva chi vende il prodotto.
➢ Con la nuova legge di stabilità le agevolazioni fiscali per l'acquisto di terreni agricoli continuano
ad applicarsi per la piccola proprietà contadina PPC
➢ Tutti i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali IAP potranno continuare ad
acquistare terreni agricoli e fabbricati pertinenziali con imposta catastale dell'1% sul prezzo della
compra vendita.
➢ L'agevolazione prevede inoltre che rimborsa di registro ordinaria e quella ipotecaria, siano
fissati nella misura di 168 € e non costituiscono, quindi, una percentuale sul prezzo.
Inoltre l'atto di compravendita e relative copie sono esenti dall' imposta di bollo. perché quando
noi facciamo un atto o rogito pagheremo in base al numero di pagine o anche righe, Inoltre
utilizzano un carattere di scrittura molto esteso e molte volte riscrivono cose già puntate nelle
pagine precedenti possiamo vedere che fino a 100.000 € il notaio percepisce un importo x.

AZIENDA AGRICOLA
• Azienda (articolo 2555): complesso di beni organizzati dall' imprenditore per l'esercizio
dell'impresa.
• Azienda: UNITÀ OGGETTIVA (combinazione elementare di fattori produttivi).
• Impresa (articolo 2082): esercizio di un'attività economica organizzata con l'impiego di uomini
e beni: i primi entrano a far parte dell'impresa contratto di lavoro, i secondi costituiscono
appunto, l'azienda.
• Impresa: UNITÀ SOGGETTIVA (scelte economiche e gestionali fatte dall’imprenditore).
“fra tutti i modi tecnicamente possibile di combinare i mezzi di produzione, chi gestisce l'azienda
ne sceglie una ha preferenze degli altri”.
Caratteristiche aziendali
• FATTORI PRODUTTIVI
• DIMENSIONE
• FORMA GIURIDICA

FATTORI PRODUTTIVI
I fattori della produzione che combinati costituiscono l'azienda agraria sono:
• CAPITALE INDIFFERENZIato (denaro che possiamo fare quello che riteniamo più opportuno)
• CAPITALE FONDIARIO (terra alla base dell’azienda poi si aggiungono i miglioramenti fondiari)
• CAPITALE DI ESERCIZIO O AGRARIO (scorte che possono essere vive come il bestiame, morte
come i prodotti in magazzino o i mezzi meccanici, capitale di anticipazione somma di capitale che
l’imprenditore deve avere prima dell’annata agraria per pagare tutti i costi che servono prima della
raccolta, diritti di produzione)
• LAVORO (manuale e direttivo svolto da un amministratore dell’azienda o dallo stesso
imprenditore)
• RISCHIO D'IMPRESA (che alla fine viene indicato come profitto o tornaconto) non è altro che le
spese nell’annata agraria e i ricavi ottenuti dalla vendita.
l'azienda agraria e l'unità tecnico economica (combinazione elementare di fattori) nella quale
viene organizzata la produzione agricola.
Fra i capitali di scorta abbiamo: strumenti di scorta (macchine attrezzi e bestiame), prodotti di
scorta (concimi, fertilizzanti e combustibili).
GLI ELEMENTI CARATTERIZZANTI IL CAPITALE FONDIARIO
Elementi che incidono sui risultati economici dell’azienda agraria…
• Ubicazione Del Fondo (ambiente fisico se è pianeggiante o in collina, economico-sociale,
pedologia, distanza dai mercati, clima e tanti altri fattori) perché i costi aumentano all’aumentare
della distanza.
• Natura Dei Terreni (grana, struttura, composizione) fertilità o presenza di pietre e tanti altri
fattori che limitano la crescita di determinate colture.
• Numero, Estensione, Configurazione Degli Appezzamenti
• Miglioramenti Fondiari (rappresentano ulteriore valore alla terra nuda come ad esempio
impiantare un frutteto o qualsiasi altro impianto)
• Viabilità Interna
• Sistemazione Della Superficie e impianti irrigui fissi
• Pozzi, Cisterne, invasi raccolta acqua , presenza di recensioni
IL CAPITALE DI ESERCIZIO
DI SCORTA
• Bestiame
• Macchine Ed Attrezzi
• Prodotti Di Scorta
DI CIRCOLAZIONE
• Spese Per L'acquisto Dei Mezzi Tecnici
• Spese Per Noleggi ad esempio il contoterzismo
• Spese Per Imposte, Tasse E Contributi Vari
• Spese Per La Manodopera Aziendale Ed Extra Aziendale
• Spese Per Manutenzione Ed Assicurazione Dei Capitali Fissi

Gli aspetti rilevanti del capitale circolante sono:


a) la FRAZIONE DEL CAPITALE CIRCOLANTE di cui bisogna disporre l'inizio dell'annata agraria in
forma indifferente e definito: capitale di anticipazione se l’imprenditore non possiede questo
capitale lo deve obbligatoriamente chiedere ad una banca.
b) il TEMPO MEDIO DI ANTICIPAZIONE DELLO STESSO CAPITALE ai fini del calcolo degli interessi :
Ca=Ip-Ia/r
• *Ip Interesse Passivo
• *Ia Interesse Attivo
• *r Capitalizzazzione
Il saggio di interesse invece quando noi prendiamo denaro ha un saggio elevato quando lo
depositiamo è molto basso.
LAVORO MANUALE E LAVORO DIRETTIVO
• il Lavoro Manuale e quello necessario per l'esecuzione delle operazioni del processo produttivo
• il Lavoro Direttivo: direzione, amministrazione dell’azienda e sorveglianza.
RISCHIO D'IMPRESA
• è legato alla gestione aziendale e ricade sull’imprenditore
• la rimunerazione e residuale e si ottiene per differenza tra poste attive poste passive del bilancio
aziendale
PLV-((Sv+Q+Imp) + (Sa+St+I+Bf)) =+-Tornaconto
Nel caso che il tornaconto sia pari o quasi 0 Andrà comunque bene poiché l'agricoltore e datore di
lavoro di sé stesso. Proprio per questo abbiamo il +- perché non sempre il tornaconto è positivo.
CLASSIFICAZIONE DELLE AZIENDE AGRICOLE IN BASE ALLE
DIMENSIONI (OTE)
L'unione europea classifica le aziende sulla base della dimensione economica e sull'orientamento
tecnico economico. Fino all'anno 2009 il parametro utilizzato è stato il REDDITO LORDO
STANDARD RLS parametro utilizzato per avere una comparabilità tra le aziende dal 2010 è stato
sostituito dalla PRODUZIONE STANDARD PS, è stato sostituito perché dentro il RLS vi erano
indicatori che non erano utili per la comparazione.
La PS e il valore della produzione lorda aziendale determinata per Regione e per attività
produttiva vegetale e animale ed è calcolata utilizzando valori di base medi riportati nel
“regolamento CE n. 1242/2008”
Detto criterio prendi in considerazione la capacità produttiva dell'azienda, espressa in moneta,
che forniscono lo stesso reddito, indipendentemente dalle superfici territoriali e dagli ordinamenti
colturali.
Avendo sostituito l'RLS con il PS ora possiamo paragonare due aziende differenti come uno
serricola e una zootecnica anche se abbiamo delle differenze dove la produzione sarà maggiore
nella prima ma l'estensione sarà maggiore nella seconda “il valore che si può comparare e quello
economico”. Quindi la dimensione non si calcola più in ettari ma bensì in moneta. Quindi possiamo
comparare tutte le tipologie di aziende.
➢ La PS comprende tutti i redditi aziendali costituiti dai compensi per il lavoro, la terra ed il
capitale al lordo delle imposte (imposte compresa) e delle spese non direttamente imputabili (vi
rientrano, ad esempio, la manodopera e le materie prime).
➢ la PS viene standardizzata su una media quinquennale per zona altimetrica e per regione
agraria, riferita all’ettaro di cultura e/o al UBA (unità di bestiame adulto).
*Possiamo vedere che la media quinquennale è molto difficile da fare nelle aziende con olive o
pistacchio che ad esempio anni di carica e scarica quindi avremo delle variazioni, quindi viene fuori
un valore anomalo. Quindi a livello nazionale si utilizza per le coltivazioni erbacee si utilizza una
media di 3 anni, per aziende arboricole si fa una media su un numero di anni pari

L'incidenza percentuale di ciascuna coltura o allevamento sulla PS permette di individuare, con il


criterio della prevalenza, L'ORIENTAMENTO TECNICO ECONOMICO (OTE) dell'azienda, articolato
in 5 raggruppamenti:
1. AGRICOLTURA GENERALE,
2. ORTO FLORICOLTURA,
3. COLTIVAZIONI PERMANENTI,
4. ERBIVORI,
5. GRANIVORI.
➢ La Dimensione Economica Aziendale, espressa in euro, è data dalla sommatoria delle
produzioni standard di ogni singola attività produttiva praticata in azienda. La stratificazione delle
aziende per dimensione economica e riportate nel reg. CE 1242/2008.
➢ La classificazione europea prevede 14 classi con facoltà di accorpamento nei singoli stati.
➢ L'Italia ha optato per l'accorpamento delle classi più grandi, definendo complessivamente 8
classi.
TIPI D’IMPRESA
Un’ulteriore classificazione dell’azienda si basa sulla sua struttura e utilizza come carattere
distintivo il tipo d’impresa stabilito dai rapporti tra:
• IMPRESA
• PROPRIETÀ
• MANODOPERA

IL BILANCIO CONTABILE E IL BILANCIO ECONOMICO


Non c'è una perfetta coincidenza tra i risultati economici ottenibili dai due tipi di bilancio a causa
dei loro diversi criteri di valutazione dei costi e dei ricavi, a loro volta riconducibili alle loro diverse
finalità.
BILANCIO CONTABILE: evidenzia l'utile o perdita di esercizio e si determina il reddito dell
’imprenditore senza intaccare il patrimonio dell’azienda (reddito erogabile).
BILANCIO ECONOMICO: evidenzia il compenso dei fattori della produzione posseduti o meno dall
’imprenditore concreto e/o il reddito netto complessivo spettante all' imprenditore/gestore
dell'impresa, quindi l'efficienza economica dell'azienda. Questo è più preciso del precedente
perché tiene conto del patrimonio ed eventuale variazione, come ad esempio l’acquisto o vendita
di terre.

TIPI DI BILANCIO ECONOMICO


• BILANCIO CONSUNTIVO si elabora alla fine dell'annata agraria, esaminando l'esito delle attività
svol te per comprendere ed evidenziare il risultato economico.
• BILANCIO PREVENTIVO si elabora in sede di programmazione delle scelte per prevedere
eventuali risultati
• BILANCIO MEDIO CONGUAGLIATO prende in esame diverse annate agrarie giungendo ad una
determinazione dei valori medi delle produzioni ottenute e dei mezzi tecnici impiegati.
*Possiamo vedere che quando facciamo la media possiamo avere dei prezzi diversi rispetto
all’annata precedente come esempio l’aumento del costo del carburante.
• BILANCI GLOBALI: relativi a tutta l'azienda
• BILANCI PARZIALI: bilanci relativi alle attività produttive (colture erbacee, Arbore, allevamenti,
prodotti trasformati), può servire anche per una scelta ad esempio il costo di esercizio di una
macchina agricola se ad esempio è conveniente acquistarla o affidarsi al contoterzismo.
a) BILANCI PARZIALI CONSUNTIVI che hanno lo scopo di:
• Comparazione tra attività all'interno della stessa azienda o tre aziende diverse
• Analisi Inter periodico tra le stesse attività
b) BILANCI PARZIALI PREVENTIVI che hanno lo scopo di avere elementi di valutazione nel
caso di:
• Sostituzione tra attività produttive
• Modalità di esecuzione delle operazioni colturali
• Grado di trasformazione di un prodotto esempio valutare se conviene vendere oggi o se
lo trasformiamo abbiamo più guadagno.
DETERMINAZIONE DEI RISULTATI ECONOMICI
DELL'AZIENDA AGRARIA
BILANCIO CONSUNTIVO
• ATTIVO: valore dei beni e servizi prodotti (PLV) perché magari deve essere ancora venduta.
• PASSIVO: valore dei beni e servizi impiegati nel processo produttivo
Scopi del bilancio consuntivo:
• Strumento dell’attività imprenditoriale
• Analisi comparate tra aziende omogenee
• Indagini all'interno del settore agricolo
• Confronti intersettoriali
EQUAZIONE DEL TORNACONTO (già spiegata)
PLV-((SV+Q+IMP)+(BF+I+SA+ST))=+-T
Ci serve per introdurre il prodotto netto sociale e il prodotto netto aziendale.
DETERMINAZIONE E RIPARTIZIONE DEL PRODOTTO
NETTO
PRODOTTO NETTO SOCIALE: (PNs)
PNs= Plv-(Sv+Q) *lo stesso valore può essere ottenuto anche PNs=Imp+Sa+St+I+Bf+-T
Rappresenta il valore della produzione vendibile al netto del valore dei beni e dei servizi consumati
o impiegati nel processo produttivo. In altri termini rappresenta l'aumento effettivo di ricchezza
realizzato nell’azienda considerata.
PRODOTTO NETTO AZIENDALE: (PNA)
Rappresenta l'aumento di ricchezza privata ottenuta dall’azienda.
PNa=PNs-Imp oppue possiamo ricavarlo da PNa=Plv-(Sv+Q+Imp)
VALORE AGGIUNTO (VA): differenza tra Plv e il valore dei fattori logorio totale (spese varie).
il PNa e ripartito tra le persone economiche che hanno conferito alla produzione i fattori
necessari: capitale e lavoro, oppure ne hanno curato il coordinamento, assumendo nei relativi
rischi. Questo di qua va bene quando abbiamo a che fare con imprenditori astratti o puro Quando
gestisce solo l'organizzazione, quando invece andiamo ad esaminare l'imprenditore concreto
queste voci possono non essere tutte incluse.
ATTIVO DEL BILANCIO
La Produzione Lorda Totale (Plt) dell'azienda e la somma di tutti i prodotti ottenuti durante
l'annata agraria.
La Produzione Lorda Vendibile (Plv) corrisponde alla produzione lorda totale meno i prodotti
reimpiegati (Pr) nella produzione. *della Plv fa parte anche l'utile lordo di stalla (ULS) costituito
dalla variazione positiva o negativa del capitale bestiame durante l’anno.

PASSIVO DEL BILANCIO


Il costo di produzione è dato dalla somma dei compensi spettanti ai fattori produttivi; dalle spese
sostenute per acquisti servizi extra aziendali; delle quote per mantenere efficienti i capitali
aziendali (fondiario e agrario); dalle imposte e dalle tasse (tributi vari).

• Imprenditore puro mette solo l’organizzazione quindi percepisce solo il tornaconto


• Capitalista ha l’azienda, quindi non deve pagare il beneficio fondiario
• Proprietario capitalista ha come spese i salari o il beneficio fondiario se ha beni in affitto
• Affittuario capitalista deve pagare i lavoratori quindi i salari
• Affittuario coltivatore ha come spese i salari
• Proprietario può essere proprietario totale o parziale per questo Bf è riportato in entrambi i lati

CLASSIFICAZIONE DEI COSTI DI PRODUZIONE


1.Determinazione dei risultati aziendali per categorie di fattori
Sv,Q,Sa,St,Bi,Bf,Imp
2.Determinazione dei risultati aziendali in base alla distinzione nel breve periodo tra fattori
disponibili in quantità fissa in quantità variabile
Costi Fissi:
• quote di ammortamento di capitali fissi
• remunerazione dei lavoratori fissi
• imposte
• interessi sui capitali fissi
• canone di affitto del capitale fondiario
Costi Variabili
• spese per l'acquisto di fattori a logorio totale
• interessi sul capitale di anticipazione remunerazioni dei lavoratori avventizi
3.Determinazione dei risultati aziendali in base alle attività per la quale sono sostenuti .
costi specifici

DETERMINAZIONE DEL REDDITO LORDO


Reddito lordo aziendale=> RLa=PLV-KV *kv costi vari
Reddito netto aziendale=> RNa=PLV-KT RNa=RLa-CF=PLV-(KV+KF)
Reddito lordo per singole attività=> RLi=PVi-CVi

DETERMINAZIONE DELLA PRODUZIONE LORDA VENDIBILE


BENI
• Prodotti venduti
• Prodotti destinati alla remunerazione dei fattori
• Variazione positive (negative)delle scorte
• Produzione in corso di realizzazione (frutti pendenti)
• ULS *utile lordo di stalla
SERVIZI
• Servizi forniti a terzi come il contoterzismo
• Servizi a persone agriturismo, venatori * “consente di cacciare all’interno delle proprie terre con
dei limiti e l’imprenditore deve a sua volta reintegrare la selvaggina, questi cacciatori pagheranno
un compenso e l’imprenditore deve garantire la presenza di attrezzature adeguate, l’imprenditore
riceve dei fondi per fare tutto questo”, educativi)
• Servizi destinati al remunera azione dei fattori
• Uso dell’abitazione
ENTRATA ACCESSORI
• Contributi pubblici (alla gestione)
• Risarcimento danni
• interessi attivi dovute a denaro depositato.

SPESE PER L’AQUISTO DI FATTORI A LOGORIO TOTALE


ACQUISTO BENI MATERIALI
• Fertilizzanti
• Acqua per l’irrigazione
• Agrofarmaci
• Sementi e piante
• Mangimi, foraggi o medicinali per il bestiame
• Carburanti o energia elettrica
SERVIZI
• Noleggi
• Consulenze professionali
• Assicurazioni
• Servizi forniti da enti pubblici
• Contributi consortili
• Acqua o altro
• Manutenzione ordinaria su i vari impianti
ANTICIPAZIONI COLTURALI (COSTI SOSTENUTI L’ANNO PRECEDENTE)
Come una concimazione di fondo o altre pratiche colturali che possono essere utili per la coltura
in campo e anche per quella successiva

COSTI RELATIVI ALL’IMPIEGO DEI FATTORI A LOGORIO


PARZIALE
QUOTE DI AMMORTAMENTO *quota che dobbiamo detrarre per più anni, sono spese che
facciamo in un anno ma questo bene dura molti anni quindi andiamo ad detrarre una percentuale
ogni anno in base al costo del bene.
• Fabbricati rurali
• Macchine e attrezzi
• Impianti fissi (di irrigazione, viabilità, recinzioni e tante altre).
• Arboreti
QUOTE DI MANUTENZIONE
• Manutenzione ordinaria e manutenzione straordinaria
• Vanno imputate le quote annuali relative alla manutenzione straordinaria
• I costi di manutenzione vanno imputati come Sv
QUOTE DI ASSICURAZIONE
Se si stipula un contratto di assicurazione va imputato come Sv,* Non abbiamo l'obbligo di
assicurarle se queste macchine agricoli vengono utilizzate all'interno dell'azienda e non andranno
mai su strada ma un caso di furto il danno è totale e a carico dell’imprenditore.
Altrimenti si imputa una quota proporzionale al rischio e al valore del capitale.

REMUNERAZIONE DEI FATTORI EXTRAZIENDALI


1. IMPOSTE: oneri obbligatori che ricadono sul patrimonio o sui redditi punto sono esborsi a
favore dello Stato e/o di enti pubblici che garantiscono le condizioni istituzionali e sociali entro cui
è possibile realizzare l'attività economica.
➢ Imposte dirette: IRPEF, IRAP, IMU
➢ Imposte indirette: IVA (regime normale, regime di esonero, regime speciale).
2. SALARI (Sa) E STIPENDI (St)
3. CANONE DI AFFITTO
4. INTERESSI PASSIVI *dovuti a prestiti

RIPARTIZIONE DEL REDDITO AZIENDALE


➢ REDDITO NETTO:
• come si determina il RN
• RN, a seconda del tipo di impresa che abbiamo
• come si ripartisce il RN
➢ STIMA DEL COMPENSO spettante al lavoro svolto dall’imprenditore
➢ VALUTAZIONE DEL LAVORO INTELLETTUALE
➢ IL COMPENSO DEL CAPITALE DI ESERCIZIO
• interessi sul capitale di scorta
• interessi sul capitale di antipazione
➢ REMUNERAZIONE DEL CAPITALE FONDIARIO
➢ PROFITTO

BILANCIO CONGUAGLIATO
Bilancio conguagliato: bilancio i cui valori attivi e passivi vengono determinati mangia con
riferimento a prezzi, produzione e costi di un anno specifico, ma a quelli medi di un certo
numero di anni .
Numero di anni: in relazione all' ordinamento produttivo
Colture poliennali:
• Stazione di impianto
• Stazione di incremento
• Stazione di maturità
• Stazione di decremento

BUSINESS PLAN
L'unione europea ha imposto l'obbligo della redazione del business plan o piano d'impresa per lo
sviluppo dell’attività agricola come condizione di accesso ai finanziamenti, il che evidenzia
l'importanza del BP anche in agricoltura.
Nei PSR le regioni tendono a costruire pacchetti giovani, in cui il premio di insediamento si è
social finanziamento degli investimenti per l'ammodernamento delle aziende agricole per cui il
piano aziendale deve arrivare a coprire l'intero progetto di sviluppo dell'impresa.
Che cosa è e a cosa serve?
Il business plan è un documento volto a rappresentare il progetto di sviluppo imprenditoriale.
E uno strumento da utilizzare per sviluppare adeguatamente le idee progettuali, confrontando le
competenze dell'impresa con le opportunità di mercato;
• Per definire gli investimenti dei loro fondi di finanziamento
• Per permettere una valutazione della redditività delle scelte
• Per fornire all' imprenditore una guida che dia la possibilità di tenere sotto controllo l'evoluzione
del progetto.

in definitiva serve a far chiarezza sui contenuti del progetto e sulla sua fattibilità:

• aiuta a comprendere se l'idea imprenditoriale si è realizzabile, con quali mezzi, con quali tempi
e costi.
• COSA è
➢ Il business plan dello strumento utilizzabile per pianificare e descrivere lo sviluppo di una nuova
iniziativa imprenditoriale, per valutare gli effetti degli investimenti programmati dalle imprese per
ottenere finanziamenti, convincendo eventuali finanziatori della propria iniziativa .
➢ nel medio/lungo periodo, permette all'impresa di programmare progettare il cambiamento
(senza subirlo).
➢ è il progetto che motiva, analizza, valuta e riassume un’attività che si vuole avviare o lo sviluppo
di una già esistente, limitando quanto più possibile il rischio imprenditoriale.

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