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Le supplici (Eschilo)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Le supplici Tragedia Autore Eschilo Titolo originale Lingua originale Ambientazione Greco antico Argo, Grecia

Prima assoluta 463 a.C. circa Teatro di Dioniso, Atene Premi Vittoria alle Grandi Dionisie Personaggi Danao Pelasgo Araldo egiziano Coro delle Danaidi

Le supplici (in greco antico / Hiktides) una tragedia di Eschilo che faceva parte di una trilogia tragica comprendente anche Gli egizi e Le Danaidi, pi il dramma satiresco Amimone (tali opere sono per andate perdute). La tragedia fu probabilmente rappresentata nel 463 a.C. Esiste una omonima tragedia di Euripide, che per racconta un diverso episodio della mitologia greca.

Indice 1 Trama 2 Commento 2.1 Il coro delle Danaidi 2.2 L'amore 3 La datazione 4 Note 5 Bibliografia 6 Altri progetti Trama Antefatto: Danao ed Egitto erano due fratelli gemelli che condividevano la sovranit sul regno dEgitto. Il primo aveva avuto cinquanta figlie, il secondo altrettanti figli. Egitto aveva tentato di imporre il matrimonio tra i propri figli e le figlie di Danao (chiamate collettivamente Danaidi), ma un oracolo aveva predetto a Danao che un suo nipote l'avrebbe ucciso; per questo il re aveva

vietato alle figlie di sposarsi e, alla richiesta di matrimonio dei cugini, queste si erano rifiutate ed erano fuggite ad Argo, in Grecia. La tragedia prende avvio quando le Danaidi, appena sbarcate in terra greca, vengono esortate da Danao a raggiungere il recinto sacro, dove i supplici hanno per antica consuetudine un diritto di asilo inviolabile. Esse raccontano la loro storia a Pelasgo, re di Argo, ma questultimo restio ad aiutarle, per il timore di una guerra contro lEgitto. Infine il re promette di portare la questione di fronte allassemblea cittadina; dal canto loro, le Danaidi affermano che, se non verranno accolte, si impiccheranno nel recinto sacro. Pelasgo dunque si reca con Danao allassemblea, e poco dopo torna con buone notizie: si deciso di accogliere la supplica delle ragazze. Queste allora intonano un canto di gratitudine, ma ben presto arriva un'amara sorpresa: gli egizi sono appena sbarcati presso Argo, e vogliono rapire le Danaidi. Arriva laraldo egizio con i suoi armigeri per portarle via, ma lintervento di Pelasgo glielo impedisce. Laraldo se ne va urlando minacce: la guerra tra Argo e lEgitto ormai inevitabile. Le Danaidi vengono allora accompagnate da Danao e da alcune ancelle dentro le mura della citt.

Commento Il coro delle Danaidi Come in tutte le tragedie pi antiche, anche qui il coro delle Danaidi ad essere maggiormente in evidenza, mentre gli altri personaggi non sono che comprimari, cui manca l'energia e la decisione che invece caratterizza le ragazze. Per l'interpretazione dell'opera necessario porsi un problema principale: perch le Danaidi rifiutano con tanta ostinazione il matrimonio? Tale comportamento doveva apparire inusuale e sorprendente nella Atene del V secolo a.C., dove le donne in genere non potevano opporre rifiuti di questo genere. Anche la spiegazione secondo cui tali nozze sarebbero state incestuose appare debole, in quanto i matrimoni tra cugini erano ammessi dalla legge ateniese. Le Danaidi invece rifiutano la supremazia maschile e i doveri della procreazione, e nel matrimonio vedono solo il pericolo di diventare come schiave. Una possibile spiegazione di questo inusuale comportamento femminile offerta dalla continuazione della storia, che veniva narrata nelle tragedie perdute. Gli egizi grazie alla guerra riuscivano a ottenere il matrimonio con le ragazze, ma queste ultime, durante la prima notte di nozze, ammazzavano tutti i loro mariti. Quelle che allinizio del dramma erano creature spaventate e perseguitate, si trasformavano in spietate carnefici.[1] Le Danaidi insomma nelle tragedie successive venivano probabilmente sempre pi descritte come donne che, semplicemente, rifiutavano a priori di sottostare alle consuetudini tipiche del loro tempo: il matrimonio, lamore e i figli. L'amore La tragedia insomma caratterizzata da evidenti contrapposizioni di vasta portata culturale: un popolo orientale e dispotico contro una citt greca e democratica;[2] libert femminile contro assoggettamento della donna alluomo; rifiuto della sessualit contro necessit universale di sottostare alle leggi dellamore e della procreazione. Tuttavia, era soprattutto questultimo, probabilmente, largomento principale della trilogia tragica: l'amore una legge universale, e, come tale, deve sempre essere rispettato. Questa interpretazione anche confermata da un frammento che ci rimasto della terza tragedia, Le Danaidi, in cui la dea Afrodite si lancia in una sorta di elogio delleros: AFRODITE: Il sacro cielo sente il desiderio di penetrare la terra, la terra desidera le nozze: la

pioggia, figlia del cielo, feconda la terra ed essa genera agli uomini le greggi e il frutto di Demetra, e i germogli di primavera maturano da queste umide nozze: di tutto ci io sono la causa. (Fr. 44 Radt) La datazione Data la grande preponderanza della parte attribuita al coro, e la difficolt nelluso del secondo attore, questa tragedia era in passato considerata la pi antica nel corpus delle tragedie di Eschilo, e datata intorno al 490 a.C. In seguito a un ritrovamento papiraceo,[3] per, si scopr che lopera era stata presentata ad una edizione delle Dionisie cui partecipava anche Sofocle e non poteva quindi essere anteriore al 468 a.C. Oggi la data considerata pi probabile il 463 a.C. Di conseguenza non questa l'opera teatrale pi antica che ci sia pervenuta integra: il primato spetta ai Persiani, che furono rappresentati nel 472 a.C. Note ^ Con leccezione di Ipermestra, che, innamorata del marito, decide di risparmiarlo, dando cos origine alla casata reale di Argo. ^ Da notare il deliberato anacronismo della consultazione di un'assemblea ad Argo, nonostante l'ambientazione in epoca arcaica, come omaggio alla democrazia ateniese. ^ Il fr. 3 pertinente al papiro di Ossirinco 2256, pubblicato nel 1952. Bibliografia Eschilo, Sofocle ed Euripide, Il teatro greco - Tragedie, a cura di Guido Paduano, BUR, 2006. ISBN 978-88-17-00971-3. Giulio Guidorizzi, Letteratura greca, da Omero al secolo VI d.C., Mondadori, 2002. ISBN 97888-88242-10-1. Vincenzo Di Benedetto ed Enrico Medda, La tragedia sulla scena, Einaudi, 2002. ISBN 97888-06-16379-2. Umberto Albini, Nel nome di Dioniso, Garzanti, 2002. ISBN 978-88-11-67420-7.