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Lirica Corale.

Convenzionalmente facciamo risalire la nascita della lirica all’inizio dell’attività di


Archiloco e la sua fine, allo sviluppo del dramma.

La lirica corale si sviluppa a Sparta ed è in stretta relazione con occasioni pubbliche sia
religiose che profane. Gli antichi distinguevano diversi tipi di lirica corale: canti dedicati
agli dei ( inni ) e canti dedicati agli uomini. Tra i primi vi erano Peani ( canti dedicati ad
Apollo ), Parteni ( canti dedicati alle fanciulle, in particolare ad Artemide ) e Ditrambi
( dedicati a Dioniso ), il prosodio ( canto processionale ) e l’iporchema. In lode agli uomini
era l’encomio ( elogio ), l’epinicio ( vittoria sportiva ), l’imeneo e l’epitalamo ( nunziali ), il
treno ( funebre ) e lo scolio ( convivale ).

Possiamo dire che la lirica corale si diffonde maggiormente durante il periodo di


transizione che vedeva in Grecia una profonda crisi dell’aristocrazia e quindi dei capisaldi
della società. La lirica corale era una forma d’arte aristocratica poiché i nobili e i tiranni
partecipavano agli agoni ( competizioni di poesia ), commissionavano opere ai poeti e
mantenevano il poeta a loro spese. All’inizio del V secolo però la lirica corale non è più
legata soltanto al ristretto mondo aristocratico ma disposta alla celebrazione di personaggi
rilevanti per l’intera Grecia.

Rappresentati della lirica corale del periodo di transizione e quindi anche gli ultimi
portavoce di questo movimento artistico furono Simonide, Bacchilide e Pindaro.

Simonide
Simonide nacque a Ceo ne 556 a.C e trascorse la sua vita vagando tra le corti e le città
greche dove prestava la sua opera e partecipava a gare poetiche ( autore itinerante ). Fu
istruttore di cori e scrisse epinici per i vincitori di gare atletiche. Quando fu ucciso Ipparco,
il poeta si reco dagli Scopadi, in Tessaglia, e ne cantò le vittorie sportive. Di nuovo ad Atene
nel 490 a.C Simonide scrisse l’elegia per i morti di Maratona , poi l’inno e l’epigramma per
gli Spartani caduti alle Termopili e il carme per la vittoria di Salamina.

Di Simonide ci rimangono brevi frammenti , citati da antichi scrittori, tra cui alcune sue
poesie. La sua produzione si divideva in elegiaca e lirica corale. Le elegie riguardavano
soprattutto fatti storici. Esse di solito erano molto brevi e avevano le caratteristiche di un
epigramma. I componimenti di lirica corale invece sono più importante stilisticamente:
scrisse encomi, treni, ditrambi, parteni e peani. Per quanto riguarda gli altri generi fu
rivale di Pindaro e maestro del nipote Bacchilide.
Utilizzò l’epinicio per celebrare i vincitori delle gare sportive, diventate simbolo dell’unità
della Grecia dopo la vittoria su Persiani e Cartaginesi; l’encomio per celebrare le imprese
delle personalità pubbliche e il treno alla morte del personaggio. L’epitafio è un aspetto
particolare dell’elogio pubblico , iscrizione celebrativa posta sulla tomba di chi è caduto in
battaglia difendendo la propria città.

In precedenza era raro che il canto si estendesse e trattasse argomenti estranei


all’occasione per la quale era stato scritto, ma il “tu” al quale si rivolge Simonide non è più
un singolo ma l’uomo in generale rendendo così il canto anche una meditazione
sull’esistenza.

• Encomio per Scopas: E’ il frammento più ampio che ci rimane ed è discusso


anche da Platone nel Protagora. Esso critica un principio dell’etica che faceva
coincidere l’eccellenza dell’uomo con il successo e da ciò deduceva a difficoltà di
raggiungere la perfezione. Per Simonide questo risultato è impossibile. La sorte
umana è in balia degli dei e non esiste rimedio contro la sventura.
• Il lamento di Danae: Simonide era capace anche di utilizzare altri toni. Troviamo
prova dell’uso del patos nel “Lamento di Danae” in cui descrive la vicenda di Perseo
e suo padre Acrisio. In un famoso frammento,che descrive la sofferenza di Danae
rinchiusa in una cassa in mezzo al mare insieme a suo figlio, riconosciamo l’abilità
di Simonide di accostare elementi tragici la dolcezza e la serenità tramite uno stile
sobrio ed equilibrato.
• Per i caduti alle Termopili: descrive il trionfo delle polis sui Persiani ed elenca
in modo monumentale i caduti alle Termopili in modo da rendere la parola eterna
come la gloria degli eroi.

Bacchilide
Bacchilide nacque a Ceo e fu nipote da parte materna di Simonide, che seguì nei viaggi di
corte in corte finché si stabilì a Siracusa.

A contendersi i favori della corte vi era anche Pindaro oltre ad Eschilo, in seguito. Morto
Gerone, Bacchilide tornò in patria dove compose la sua ultima opera. Gli antichi
conoscevano Bacchilide per diversi Epinici, ditrambi, peani, parteni e carmi conviviali.
Bacchilide come lo zio fu un grande contestatore in ambito religioso, non ammise mai
pubblicamente di essere ateo ma alcune sue affermazioni potrebbero farci pensare che non
fosse molto religioso. Infatti secondo Bacchilide il mito doveva essere qualcosa da tenere in
considerazione , non una verità assoluta.

Di Bacchilide conosciamo un ditrambo in onore di Teseo: un dialogo lirico tra il re Egeo


importante per chiarire le origini della commedia e della tragedia. Il Teseo riprende il mito
del giovane figlio di re Egeo che per evitare che la sua terra perda ancora vite umane come
sacrificio al dio Minosse, sfida il Minotauro. La mitologia racconta che Arianna con un
lungo filo gli serbò la via dell’uscita.

Bacchilide introdusse una novità per quanto riguarda lo schema dell’epinicio: le lodi
tessute per il vincitore sono presenti nella prima parte, chiamata Elogio, in una seconda
parte troviamo il mito utilizzato per spiegare l’evento e come conclusione abbiamo la
gnome ovvero la morale.

Bacchilide aveva una grande attenzione per la psicologia dei suoi personaggi. Abbiamo
anche un suo epillio ne quale non concentra la vicenda nell’attimo in cui si riassume, ma la
distende in un’esposizione abbastanza dettagliata.

Pindaro.
Pindaro visse nelle due maggiori promotrici di arte poetica, quella di Agrigento e quella di
Siracusa ma nacque in Beozia. La sua nobile origine da famiglia dorica gli donò
un’educazione privilegiata. La sua vita ebbe una svolta per i legami politici scelti dalla
famiglia che si schiero con gli attici Alcmenoidi dopo la cacciata dei Pisistratidi.

Pindaro utilizza la lingua della lirica corale ( dialetto dorico misto ad elementi eolici ).
Nell’edizione alessandrina la sua produzione è formata da 17 libri ordinati per generi. A noi
sono giunti soltanto 4 dei suoi libri divisi secondo le gare di cui celebravano i vincitori. Essi
contengono rispettivamente 14 odi Olimpiche( gare in onore di Zeus ), 12 Pitiche ( giochi
per Apollo Pizio ), 11 Nemee (gare biennali che avevano luogo a Nemea ) , 8 Istmiche
(giochi in onore di Poseidone ). Le altre opere sono note solo per alcuni frammenti in cui
appaiono descrizioni del mondo divino, racconti mitici, e voci d’amore.

L’epinicio di Pindaro si articola secondo tre linee tematiche svolte con grande varietà di
motivi: l’elogio, che contiene un succinto riferimento al vincitore; il mito, collegato con la
famiglia o la patria del celebrato; e la gnome ossia l’enunciazione di sentenze religiose e
morali.

Vediamo quindi che la struttura dell’epinicio sia simile a quella di Bacchilide, se non fosse
per l’aggiunta da parte di Pindaro di un quarto elemento che richiama l’occasione per il
quale è stato scritto: la celebrazione. Negli epinici compare di frequente una prima persona
ma non si sa con chi identificarla, potrebbe essere il poeta, il coro, la folla.. ma in questa
prima persona si riassume il coinvolgimento fra l’esperienza del vivere e la sua
sublimazione artistica.

Tra gli epinici di Pindaro gli antichi considerano sublime l’Olimpica 1 scritta per la vittoria
di Gerone. Essa inizia con un’immagine in cui acqua, oro e fuoco vengono convocati per
esaltare l’eccellenza dei giochi di Olimpia e Gerone. L’immagine della vittoria del destriero
Ferenico viene rappresentata tramite il mito del progenitore della stirpe dorica: Pelope.
Prima si mostra il mito di Tantalo, padre di Pelope, che avrebbe imbandito le sue carni agli
dei, in realtà il giovane era stato rapito da Poseidon che si era innamorato di lui. Nella
seconda parte troviamo Pelope che prega il dio di concedergli di sposare Ippodamia. Suo
padre però avrebbe concesso la sua mano solo a chi lo avrebbe battuto ad una gara con i
carri e per questo motivo Poseidon aiuta Pelope ad andare più veloce.

Lo stile di Pindaro è caratterizzato da una struttura poco unitaria caratterizzata da varie


parti slegate tra loro. Questi salti da un argomento all’altro sono detti VOLI PINDARICI.
Per quanto riguarda il linguaggio utilizza uno stile moderno e ardito pieno di figure
retoriche.

La tragedia.
L’invenzione del teatro è uno degli apporti più importanti trasmessi dall’antica Grecia. La
rappresentazione teatrale era legata non solo ad un momento di svago ma era considerata
un fenomeno religioso, politico e di carattere agonistico.

Un fenomeno religioso perché veniva rappresentato durante celebrazioni festive in onore


del dio Dioniso, i soggetti tragici sono ispirati al mito e vi è un’indagine sulla natura della
divinità.

Un fenomeno politico poiché aveva funzione educativa e di assemblea.

Aveva poi un carattere agonistico poiché le tragedie venivano rappresentate durante un


concorso al quale potevano partecipare tre autori ognuno dei quali presentava una
tetralogia. I partecipanti erano scelti da un arconte mentre le spese della messa in scena
erano sostenute dai coreti. Le gare duravano tre giorni dalla mattina fino al tramonto e i
giudici venivano scelti tra i cittadini. In un primo momento l’ingresso era libero, in seguito
fu introdotto un biglietto di 2 oboi ma nell’età di Pericle nessuno pagava.

La tragedia era l’unione tra parti recitate e parti cantate.

All’inizio vi era un solo attore per scena con TESPI, in seguito ne fu introdotto un altro da
ESCHILO. Ne vedremo tre solo con SOFOCLE. Gli attori si chiamavano rispettivamente
protagonista, deuteragonista e tritagonista.

Il coro era formato da careuti, con eschilo erano 12 con Sofocle 15. Il capo del coro era il
corifeo. Il coro era considerato un personaggio collettivo che poteva rappresentare la voce
dei vecchi saggi o delle donne. Se veniva da sinistra, proveniva dalla campagna, se veniva
da destra invece dall’agorà.

La tragedia era composta da:


- PROLOGO ( che conteneva l’antefatto o direttamente l’inizio della tragedia );
- PARODO ( canto d’ingresso del coro );
- EPISODI ( alternati da STASIMI = canti statici del coro )
- ESODO ( ultima parte + uscita del coro ).

Sulla scena erano presenti anche macchinari:


- Una piattaforma mobile EKKU’KLEMA
- una macchina utilizzata come gru MAKANE’
- gli dei potevano apparire anche dal tetto mobile TEOLOGEION
- per riprodurre tuoni e fulmini si usavano il BRONTEION o il KERAUNOSKOPEION

Un argomento molto combattuto per quanto riguarda la tragedia è quello della sua origine.
Una prima spiegazione ci viene da Aristotele che nel suo libro sulla POETICA definisce la
tragedia l’imitazione di un’azione seria in grado di purificare, tramite un processo di
catarsi, gli spettatori. La catarsi attraversa due fasi: la COMPASSIONE ( per i personaggi )
e la PAURA ( che la stessa vicenda possa capitare a loro ). Sarebbe nata dunque da
DITRAMBI trasformati in seguito in DRAMMI SATIRESCHI. Il coro infatti si travestiva da
animali e più precisamente da capre. Infatti si dice che il termine tragedia derivi dalla
parola “TRAGOS” che significa capro.

Secondo altri la tragedia deriva da culti eroico – misterici nata come un TRENO.

I tre grandi tragediografi greci sono Eschilo, Sofocle ed Euripide. Il fondatore della
tragedia tuttavia viene considerato Tespi, quello del dramma satiresco Pratina e della
tragedia di argomento storico, Frinico.

I tre tragediografi, oltre che per il numero degli attori sulla scena, si distinguevano per i
temi trattati:
Eschilo affrontava il tema della giustizia divina, esaminando il rapporto tra uomo e
divinità;
Sofocle il tema dell’eroe solitario, concentrandosi sull’uomo che si trova da solo di fronte al
dio;
Euripide il tema della passione concentrando tutta la sua attenzione sulla psicologia
umana.

Eschilo.
Eschilo nacque ad Eleusi nel 525 da famiglia nobile. Iniziò da giovane a scrivere per il
teatro. Prese parte alle guerre contro l’invasione persiana nel 490 e si dice che scrisse
l’epigramma inciso sulla sua tomba che celebra il suo valore durante la battaglia di
Maratona dove cadde anche suo fratello Cinegiro. La prima vittoria di Eschilo nei concorsi
tragici risale al 484 con un opera ignota. In seguito venne invitato da Gerone in Sicilia e
scrisse una tragedia per celebrare la fondazione della città di Enna. Morì a Gela: una
leggenda ci narra che un’aquila scambiò la sua testa pelata per una roccia e vi scagliò una
tartaruga per romperne il guscio.

Tragedie di Eschilo:

• I Persiani: rappresentata per la prima volta nel 472. E’ ambientata a Susa dove
Atossa, madre di Serse, attendono con ansia l’esito della battaglia di Salamina. La
regina racconta un sogno angoscioso fatto quella notte. Poco dopo arriva un
messaggero che annuncia la disfatta dei Persiani. La battaglia viene descritta
accuratamente prima con la descrizione delle flotte poi con quella dello scontro. Le
forme prevalenti sono quelle del racconto e del lamento. Compare lo spettro di
Dario, padre di Serse, che spiega ad Atossa il motivo della disfatta militare
giudicandola la punizione per la tracotanza del figlio.
• Sette a Tebe: Antefatto = i figli di Edipo si erano accordati per dividersi il potere
sulla città di Tebe, avrebbero regnato un anno a testa. Eteocle tuttavia allo scadere
del primo anno non aveva voluto cedere il trono al fratello così Pollinice gli dichiarò
guerra. Eteocle deve rincuorare la popolazione e giunge un messaggero
informandolo che l’esercito di Pollinice è nei pressi della città e hanno deciso di
presidiare le sette porte di Tebe con sette dei suoi soldati migliori. Quindi Eteocle
deve scegliere a sua volta sette guerrieri. Il coro di giovani tebani reagisce con paura.
Un messaggero informa Eteocle che hanno deciso i guerrieri che occuperanno ogni
porta e s’informa sulle loro capacità. Il settimo guerriero destinato a combattere è
Eteocle stesso che capisce di doversi scontrare con il fratello. Le donne del coro
intonano un canto di paura. Sei delle sette porte di Tebe hanno tenuto ma alla
settima porte, Eteocle e Pollinice si sono uccisi a vicenda. La felicità della vittoria
passa in secondo luogo.
• Supplici: Danao ed Egitto sono due fratelli gemelli che condividevano la sovranità
sul regno d’Egitto. Il primo aveva 50 figlie e il secondo ne aveva altrettanti maschi.
Egitto aveva cercato di imporre il matrimonio tra i loro figli ma le danadi
terrorizzate erano scappate ad Argo. Arrivate ad Argo le danadi vengono convinte da
Danao ad entrare in un recinto dove hanno diritto di asilo. Esse raccontano la storia
al re di Argo ma questo non vuole aiutarle per non entrare in guerra contro l’Egitto.
Le Danidi affermano che se non verranno aiutate si impiccheranno nel loro recinto.
Danao poco dopo torna con il re di Argo comunicando alle danidi che verranno
accolte e intonano un canto di gratitudine. Gli egizi sbarcano ad Argo e vengono
rapite. Il re di Argo glielo impedisce e inizia la guerra tra Argo ed Egitto.
• Prometeo Incatenato: Dopo la rivolta di Zeus contro il padre Crono, Zeus prende
il potere. Prometeo, per aver donato il fuoco agli uomini subisce la sua collera e
viene incatenato ad una roccia ai confini della Terra. Prometeo ha incontri con varie
divinità ma mai con Zeus stesso. La scena si apre con Efesto, il Potere e la Forza che
hanno catturato Prometeo e lo hanno incatenato ad una rupe. Il titano viene
raggiunto da personaggi che cercano di confortarlo ( le Oceanine , Oceano ed Io ).
Prometeo però conosce un segreto che potrebbe portare alla disfatta di Zeus: la
relazione tra il dio e Teti. Zeus manda Ermes per estorcere il segreto a Prometeo il
quale, non cedendo, viene scagliato in un abisso senza fondo.
• Orestea: trilogia formata dalle tragedie di Agamennone, Coefore e Eumenidi. Nel
primo dramma la regina Clitennestra uccide il marito Agamennone e Cassandra,
figlia di Priamo, compiendo il primo di una serie di delitti che costituiscono il nucleo
della trilogia. Nelle Coefore, Oreste, figlio di Clitennestra e Agamennone, uccide la
madre per obbedire ad un ordine di Apollo. L’eroe viene perseguitato dalle Erinni
( tutelano i vincoli di sangue ). Nel terzo episodio il centro della narrazione è
costituito dall’assoluzione di Oreste: dopo un processo divino, le Erinni depongono
il loro furore per diventare delle divinità benevole, le Eumenidi.

Secondo Eschilo le disgrazie dell’uomo sono causate dall’hybris di cui si macchia l’uomo
stesso. L’hybris è il superamento del limite consentito. Tuttavia la tracotanza molte volte
ha radici più profonde e lontane, talvolta antecedenti all’individuo che la commette. In
questo caso la catena delle maledizioni risale alle origini della stirpe.

Lo stile di Eschilo è austero caratterizzato dall’uso di metafore, allusioni e analogie.


Eccezionale è la sua creatività verbale: ogni parola ha un valore autonomo, ma riceve il
significato dal contesto.

[16.40.40] Syl: I Persiani: tragedia più importante perché al contrario delle altre
trilogie di eschilo è slegata e perché é la prima di argomento storico. Valuta la
situazione dal punto di vista dei vinti ma non vuole presentare la superiorità politica
e militare degli Ateniesi bensì trattare il lato morale della faccenda. Vi sono due
interpretazioni dell'apparizione di Dario e delle sue parole: la prima è che Serse sia
stato punito per l'invidia degli dei "ftonos teon" ( se non sbaglio ) e la seconda
perché ha peccato di tracotanza. Importante in questa tragedia è il coro dei vecchi
che predice la sconfitta di Serse e il sogno di Atossa. Anche se compare solo alla fine
il protagonista è Serse.
[16.43.32] Syl: Sette a Tebe: antefatto > Edipo predice ai figli che si sarebbero uccisi
a vicenda. Importanti qui i messaggeri che annunciano a Eteocle l'arrivo
dell'esercito del fratello e del coro delle donne che intonano canti d'angoscia. I
"sette" corrispondono ai sette guerrieri schierati alle sette porte di Tebe.Eteocle è
angosciato quando si rende conto di essere il settimo guerriero perché sa che la
profezia del padre sta per avverarsi. Alla fine la felicità delle donne viene superata
dalla loro angoscia per la morte dei due fratelli.
[16.48.49] Syl: Supplici: la tragedia parte dal fatto che Danao ed Egitto avevano
rispettivamente 50 figli. Perché le Danaidi non vogliono sposarsi? 1) Non volevano
commettere incesto ( endogamia ) 2) Erano "femministe" e odiavano gli uomini,
non volevano rendersi schiave 3) Il matrimonio era stato imposto loro con la forza
Le Danaidi hanno colpa perché si erano promesse ad Artemide tradendo così
Afrodite. Qui compare un elemento tipico di Eschilo: AGIRE SIGNIFICA
SOFFRIRE. Lo troviamo nella scelta che deve compiere Pelsago: salvare le Danaidi
signfica andare in guerra con l'Egitto, non salvarle significa essere colpevoli della
loro morte. Protagonista: coro. Nel seguito delle supplici: le danaidi riportate in
Egitto sono costrette a sposare i cugini ma le uccidono nel sonno, tranne Ipermestra
che innamorata del suo consorte lo risparmia. Le sorelle si sentono tradite e la
rimproverano.
[16.50.56] Syl: Prometeo Incatenato: Ci sono dei dubbi su questa tragedia: Eschilo
ha sempre considerato gli dei "buoni" e giusti in quanto puniscono gli uomini per
insegnargli una lezione. in questa tragedia Zeus è un tiranno. Prometeo si pone
come un benefattore. Dubbi sull'ordine della trilogia: il prometeo portatore di fuoco
potrebbe essere la prima se la si intende come la storia di Prometeo che ruba il
fuoco per portarlo agli uomini; l'ultima se la si interpreta come la tragedia che parla
delle Prometee, feste ateniesi in onore di prometeo in cui si porta una fiaccola.
[16.54.38] Syl: Orestea: unica trilogia completa greca.
Agamennone: antefatto > Agamennone uccide Ifigenia per avere il vento favorevole,
anche qui troviamo "agire=soffrire". Il ruolo del messaggero qui è interpretato da
Clitennestra che, dopo aver commesso l'omicidio, confessa ciò che ha fatto ed
essendo lei a raccontarlo troviamo piu coinvolgimento. C'è il tema della vendetta e il
"SANGUE CHIAMA SANGUE" ovvero parliamo di quelle colpe che sono legate ad
una famiglia. Tappeto rosso su cui Clitennestra fa camminare Agamennone: vuole
far finta di celebrarlo sì, ma alcuni dicono che anticipi la sorte di Agamennone.
[16.56.12] Syl: Coefore: Anche qui Oreste si trova davanti ad una scelta che lo farà
soffrire: se uccide la madre farà infuriare le Erinni, se non la uccide farà infuriare
Apollo. Oreste non ha colpa, ma essendoci stati omicidi nella sua famiglia e
essendosi i suoi familiari macchiate di colpe, queste stesse colpe ricadono su di lui.
[16.58.18] Syl: Eumenidi: le eumenidi sono scatenate da Clitennestra. Oreste si
rifugia a Delfi dove Apollo cerca di difenderlo facendo istituire un tribunale divino.
Qui troviamo la "giustizia divina" importante per Eschilo che considera gli dei
sempre giusti nelle loro punizioni, qui possiamo ricollegarci all'incertezza del
prometeo incatenato. Inoltre qui si infrange l'unità di luogo propria di una
tragedia , infatti abbiamo due città: Delfi e Atene.
[16.59.16] Syl: Tragedie complessive rimaste: 7 ( Eschilo ) 7 ( Sofocle ) 17
( Euripide )

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