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1] Omero, Odissea 6.7ss e 262ss (trad. M.G.

Ciani) [I Feaci abitavano presso i Ciclopi, ma poi] Di l li port via Nausitoo simile a un dio, e li condusse a Scheria, lontano da tutti gli uomini che mangiano pane, di mura circond la citt, fabbric case, innalz templi agli dei e divise la terra. [Istruzioni di Nausicaa ad Odisseo]: Ma quando saremo vicini alla citt - alte mura la cingono e a fianco, da una parte e dallaltra, vi sono due porti belli, con una stretta imboccatura: l vengono tratte in secca le navi agili in mare, vi un approdo per tutti. Intorno allo splendido tempio di Posidone si apre la piazza, circondata da massi di pietra conficcati per terra: l preparano le attrezzature alle navi, le vele, i cordami, e piallano i remi. 2] Pausania, X.4.1 (trad. C. Franco) [A proposito di Panopeo nella Focide] [] Se si pu chiamare polis anche una che non ha edifici sedi di magistrature n ginnasi, n un teatro n unagor n condotte che portano lacqua a una fontana, i cui abitanti vivono in baracche, simili a bivacchi di montagna, aggrappati su scarpate [] 3] Alceo fr. 130b Voigt (trad. A. Porro) Bench probo nei costumi, sventurato / io selvatica conduco lesistenza / sognando dudir chassemblee [agoras] / vengano convocate, o Agesilaide, / e assise [bollas]: mio padre e il padre di mio padre / usi ad esse invecchiarono, con costoro, / cittadini tra loro ostili; / ma io da questi fui allontanato / fuggendo in terre estreme [eschatiaisi]: e come Onomacle / lAteniese vissi lungi dalla pugna [oppure: una vita da lupo braccato] / guerra fuggendo: sedizione [ stasin] / coi potenti non bello addossarsi (?)/ al tempio degli dei beati / approdato sulla nera terra / gli stessi convegni / vivo tenendo il piede fuor dai mali, / dove le Lesbie, che spiccan per bellezza, / vengono traendo i pepli, e intorno freme / eco mirabile di donne, / di sacre grida lor chogni anno suonan, / da tanto gli dei un giorno / Olimpi 4] Senofonte, Elleniche 2.4.20 (trad. M. Ceva) [Discorso di Cleocrito] Cittadini, perch ci scacciate, perch volete ucciderci? Non solo noi non vi abbiamo fatto alcun male, ma abbiamo anzi partecipato con voi alle cerimonie pi sacre, ai sacrifici e alle feste pi belle, siamo stati compagni di coro, di scuola, di armi, abbiamo affrontato con voi molti pericoli per mare e per terra per la nostre comune salvezza e in difesa della libert di entrambi. In nome degli di dei nostri padri e delle nostre madri, dei nostri vincoli di sangue, di parentela, di eteria giacch molti di noi sono uniti da legami di questo tipo rispettate dei e uomini, cessate di nuocere alla patria, non sostenete lempiet dei Trenta, che per i loro interessi personali hanno ucciso in otto mesi quasi pi Ateniesi di tutti i Peloponnesiaci in dieci anni di guerra. Mentre potremmo vivere in pace nella nostra citt, costoro ci fanno combattere gli uni contro gli altri la guerra pi infame, pi dolorosa, pi odiosa a dei e uomini che sia mai esistita. Eppure sapete bene che tra i cittadini che abbiamo appena ucciso ve ne sono alcuni pianti amaramente non solo da voi, ma anche da noi. 5] Eschilo, Supplici, 600ss. (trad. C. Franco) Danao: Coraggio, figlie, buone le notizie di questa terra. Del popolo deciso lautorevole decreto [psephismata]. Coro: Salute o vecchio, che buone notizie mi annunzi, di anche a noi, quale limite stato fissato? Del popolo la mano potente [demou kratousa cheir] come si addensa? Danao: Decisero gli Argivi [edoxen Argeioisin] senza esitazione []. Le mani destre di tutto il popolo si levavano a dar vigore a queste parole, e allora fremette il cielo: Noi vi accogliamo [metoikein], sicuri da rapina e da saccheggio [asylia]; nessuno di qui o straniero vi scaccer, e se vi si avvicinasse con la forza, chi non vi rechi aiuto tra i cittadini di qui [gamoron] sia privo di onori [atimoi] e in esilio bandito. Con queste parole il signore Pelasgo convinceva [] e udendo ci il popolo di Argo confermava con la mano, senza araldo, che cos fosse. Il popolo dei Pelasgi udiva
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dunque convincenti parole in assemblea [demegorous eupitheis strophas], e Zeus vimpose il fine. 5b] Eschilo, Persiani 230-244 (trad. C. Franco) Regina: Ma questo desidero sapere, amici: dove sulla terra si dice che sorga Atene? Corifeo: Lontano, presso gli estremi palpiti del Sole re. Regina: Eppure bram mio figlio prendere questa citt? Corifeo: Intera la terra di Grecia sarebbe cos soggetta al re. Regina: Hanno dunque sterminata massa di armati? Corifeo: Tale la loro armata, che gi ai Persiani inflisse molti mali. Regina: E che altro? Potenza di ricchezza? Corifeo: Fonte dargento essi hanno, tesoro della terra. Regina: E freccia che piega larco hanno nelle mani? Corifeo: No. Pesanti lance e armi di scudo. Regina: E quale condottiero domina e comanda larmata? Corifeo: Di nessun mortale si dicono servi n soggetti. Regina: Ma come potrebbero affrontare lassalto del nemico? Corifeo: Cos da aver disfatto lesercito grande e possente di Dario. 6] Euripide, Supplici, 399-456 (trad. C. Franco) Araldo tebano: Chi il signore [tyrannos] di questa terra? A chi debbo annunciare le parole di Creonte, capo di Cadmea terra, poich Eteocle morto presso le mura dalle sette porte, caduto per mano del fratello Polinice? Teseo: Anzitutto hai iniziato male [pseudos] il tuo discorso, straniero, cercando qui un signore [tyrannos]. Non da un uomo solo retta questa citt, bens libera. Il popolo [demos] sovrano [anassei], con le cariche a turno, annuali, e non attribuisce pi valore alla ricchezza, ma anche il povero ha uguaglianza [ison]. Araldo: Come ai dadi, mi concedi un punto di vantaggio. La citt da cui provengo ha signoria di un uomo solo, non della massa [ochlos]. Non vi persona che con parole tronfie la mena in ogni direzione, a proprio vantaggio. Giacch quegli piacevole e dopo aver dispensato favore [charis] poi la danneggia, e poi con nuovi inganni cela quel che ha fatto e sfugge alla giustizia. Del resto come potrebbe il popolo [demos] che non possiede il retto pensiero [me diortheuon logous] reggere rettamente [orthos] la citt? Il tempo, e non la fretta, ci danno questa conoscenza: ma un uomo povero che lavora la terra, se anche fosse non inconsapevole [amathes], per causa del lavoro [ergon hypo] non potrebbe volgere lo sguardo alle faccende comuni [koina]. E certo pessimo per i migliori [ameinosin] quando un pezzente [poneros] abbia riconoscimento [axioma], dominando il popolo con la parola, lui che prima era niente! Teseo: Loquace questo araldo, ma fuori tempo. Ma poich tu hai voluto contendere in questo agone [agona egoniso], ascolta. Tu mi hai provocato a questa contesa di parole. Nulla pi di un signore [tyrannos] nefasto per la citt, quando al primo posto non sono le leggi valide per tutti [nomoi koinoi], ma uno solo domina [kratei], che possiede la legge come cosa sua, e non c pi uguaglianza [ison]. Mentre se vi sono leggi scritte il debole e il ricco hanno giustizia uguale [isen]. E il debole pu replicare alloltraggio del pi forte, e il piccolo vince sul grande se ha dalla sua parte la giustizia. Questa la condizione della libert [to eleutheron]: chi vuole alla citt apportare un buon consiglio [bouleuma] mettendolo in comune [es meson]?. Cos chi lo vuole pu splendere, chi non vuole tace. Che cosa c di pi egualitario [ isaiteron] per la citt? E poi, quando il popolo [demos] signore della terra, gioisce di veder fiorire i giovani cittadini, mentre un signore [basileus] odia questo, e i migliori [aristous] e quanti egli creda saggi, li uccide, timoroso per il suo potere [tyrannidos]. Come potrebbe essere sicura la citt in cui, come in un campo di spighe a primavera, si mozzano le sommit e si miete la giovent? Che giova ai figli allora cumulare ricchezza, se solo per dar agio al signore [tyrannoi]? Perch allevare delle caste vergini in casa, se
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solo per dare piacere ai signori [tyrannois], quando lo pretenda, e per procurarci affanni? Possa lasciare la vita, se questo deve essere il loro destino di violenza. Questo per rispondere ai tuoi colpi. 7] Tucidide, II 34 e 37-41 [trad. O. Longo] 34. Nello stesso inverno gli Ateniesi celebrarono secondo lusanza patria le pubbliche esequie dei primi caduti di questa guerra, nel modo che segue. Due giorni prima le ossa dei defunti vengono esposte in un padiglione eretto a questo scopo e ciascuno reca al suo congiunto le offerte che predilige. Quando savvia il corteo funebre, dieci carri portano le arche di cipresso, una per ciascuna trib, in cui sono racchiuse le ossa dei caduti secondo la trib di appartenenza. Segue una lettiga vuota, addobbata, quella degli scomparsi i cui corpi non poterono essere ritrovati. Accompagna il corteo funebre chiunque lo desideri, cittadino o straniero. Sul luogo della sepoltura sono presenti le donne del parentado per levare le lamentazioni. Le ossa vengono inumate nel pubblico sepolcro [demosion sema], situato nel pi ridente sobborgo della citt: in esso che ogni volta ricevono sepoltura i caduti nelle guerre. Uneccezione venne fatta per i caduti di Maratona, che per linsigne onore dimostrato furono sepolti sul campo di battaglia. Dopo linumazione, un uomo scelto dalla citt, ritenuto in possesso di non comuni doti dintelligenza, e che goda di un prestigio eminente [axiosis], pronuncia in onore dei caduti lelogio che si conviene, quindi tutti si allontanano [] 37. [Discorso di Pericle] [] Il nostro ordinamento politico [politeia] non emula le leggi di altre citt: siamo noi di modello ad altri, non i loro imitatori. Il suo nome democrazia, poich si fonda non su cerchie ristrette [oligous], ma sulla maggioranza dei cittadini [pleionas]. Nelle controversie private, le leggi garantiscono a tutti eguale trattamento [ison]. Quanto al prestigio [axiosis], chi acquisti buona rinomanza in qualche campo, non viene prescelto ai pubblici onori per il rango, ma per i meriti; n la povert, per loscurit della reputazione che ne deriva, dostacolo a chi offra alla citt i suoi buoni servigi. E alla libert che si ispira la nostra condotta di cittadini, sia nei confronti della collettivit, che quando, nei rapporti tra i singoli, le abitudini della vita quotidiana potrebbero far nascere reciproche diffidenze: non nutriamo malanimo contro il nostro vicino, se questi si comporta come meglio gli aggrada, n prendiamo atteggiamenti risentiti, che anche se non portano danno, risultano tuttavia offensivi nel loro manifestarsi. E se nella vita privata intratteniamo rapporti liberi da ogni malevolenza, in quella pubblica un timore reverenziale a vietarci di violare la legge, nellobbedienza ai magistrati in carica e nel rispetto delle leggi, e in primo luogo di quelle stabilite in difesa di chi subisce ingiustizia, e di quelle norme non scritte che comportano per che le violi unonta unanimemente condivisa. 38. Alla nostra mente abbiamo assicurato non pochi diversivi che ne alleviano le fatiche: giochi e feste sacre che si susseguono per tutto lanno, splendide dimore private il cui godimento allontana, giorno per giorno, ogni motivo di afflizione. Inoltre la potenza della nostra citt fa s che da ogni parte della terra affluiscano merci dogni genere. Ci troviamo cos a godere dei prodotti dalle altre regioni con un piacere non meno intimo e familiare di quello con cui gustiamo i frutti della nostra terra. 39. Anche nel predisporci alla guerra ci distinguiamo da nostri avversari. La nostra citt aperta a tutti [koinen] , n mai con espulsioni di stranieri impediamo ad alcuno di apprendere o di osservare cose che, non celate, possano giovare al nemico che le scopra: confidiamo meno nellapprestamento di insidie che nellardimento da noi stessi riposto nellazione. Nelle diverse forme di educazione fin dalladolescenza i nostri nemici si addestrano nelle virt guerresche a prezzo di una dura disciplina; noi invece, pur conducendo un genere di vita libero da costrizioni, affrontiamo alla pari cimenti non meno rischiosi. [] Ora, pronti come siamo ad affrontare ogni prova con animo sereno, non sotto lincombere di gravosi addestramenti, e con un ardimento non imposto dalle leggi, ma insito nel nostro modo di essere, ce ne viene un duplice vantaggio: non anticipiamo con le fatiche presenti le sofferenze future, e quando dobbiamo fronteggiarle ci mostriamo non meno audaci di chi dedito a continue tribolazioni. In questo, e in altro ancora, la nostra citt degna di essere da tutti ammirata. 40. Amiamo ci che bello, ma senza nulla concedere allo scialo. Amiamo il sapere, ma serbando intatta la nostra virile fermezza [philokalumen te gar meteuteleias kai philosophoumen aneu
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malakias]. Della ricchezza ci avvaliamo come opportunit dazione, non come pretesto per verbose vanterie. Riconoscere la propria indigenza non per noi motivo di ignominia: ben pi ignominioso non industriarsi per uscirne. Ci facciamo carico cos degli affari privati come delle pubbliche incombenze, e pur perseguendo le pi svariate occupazioni, siamo tuttavia in grado di assumere col dovuto discernimento le decisioni che riguardano la citt. Siamo i soli a tacciare non solo di disimpegno, ma di inettitudine chi a nulla di ci prende parte. Agli stessi uomini spetta fra di noi decidere e ponderare opportunamente le varie questioni, poich non riteniamo che i dibattiti pregiudichino le scelte, ma al contrario consideriamo un danno non venir istruiti con le parole prima di passare alle azioni che vanno intraprese. Unaltra qualit che ci distingue lunire laudacia pi impavida alloculata valutazione delle imprese che predisponiamo: negli altri, lignoranza apporta tracotanza, la ponderazione indugio. [] Siamo i soli ad elargire favori senza sospetti, non per un calcolo dellutile, ma con la fiducia che propria della liberalit. 41. In breve, affermo che nel suo insieme la nostra citt la scuola della Grecia [pasan polin Hellados paideusin einai] ; preso individualmente, ciascuno cittadino poi in grado di atteggiare con duttilit il proprio corpo alle pi svariate forme di vita, nella piena padronanza di s e con ogni decoro. 8] Platone, Menesseno 238b-239a (trad. F. Adorno) Nati e moralmente formati in tale modo, gli antenati di costoro presero ad organizzarsi secondo una certa costituzione politica, della quale giusto parlare brevemente. E difatti la costituzione politica [politeia] che forma gli uomini, uomini buoni se buona, cattivi se cattiva. Ci che ora importa mostrare come i nostri progenitori siano stati allevati in una buona costituzione politica, grazie a cui essi furono virtuosi [agathoi] e per cui virtuosi sono i loro discendenti di oggi, tra i quali i morti qui presenti. La costituzione politica, allora ed ora, difatti la stessa, unaristocrazia, con la quale oggi ci reggiamo e con la quale sempre, o quasi, ci siamo retti da quel tempo lontano. C chi la chiama democrazia, c chi la chiama con il nome che pi gli piace; in realt unaristocrazia con lapprovazione della massa [plethos]. S, perch sempre abbiamo avuto dei re: ora di nascita, ora di elezione; ma in gran parte, il potere della citt risiede nella massa [plethos] che affida magistrature e potere a coloro che, volta per volta, ha lopinione che siano i migliori, senza che debolezza di posizione sociale, povert, oscurit di nascita siano per qualcuno causa di esclusione, e le opposte condizioni siano titoli di preferenza, come in altre citt; non vi che un solo limite: abbia in mano potere e governo chi abbia fama dessere sapiente o virtuoso. Causa di tale costituzione la nostra eguaglianza di nascita [he ex isou genesis]. Mentre le altre citt sono composte di uomini di tutte le provenienze e ineguali, s che tale ineguaglianza si rispecchia nelle stesse costituzioni politiche, che sono tirannidi e oligarchie, e gli abitanti si considerano gli uni di fronte agli altri o come schiavi o come padroni, noi e i nostri tutti fratelli perch frutto di una sola madre, non ci consideriamo n schiavi n padroni gli uni degli altri, ma la nostra eguaglianza di origine [isogonia] dovuta alla stessa natura, ci costringe a ricercare eguaglianza legale [isonomia], stabilita per legge, e a non arrenderci gli uni agli altri, se non di fronte a fama di virt e di intelligenza. . 9] Aristofane, Acarnesi 1ss. (trad. G. Paduano) Diceopoli: Quante cose mi mordono il cuore! E piaceri pochi, pochissimi, uno, due , tre, quattro; mentre a contare i dispiaceri come la sabbia del mare. Vediamo: un vero piacere qual stato? Oh, lo so che cosa mi ha rallegrato il cuore: quando hanno fatto sputar fuori a Cleone cinque talenti. Come ho goduto! Per quelli mi sono cari i cavalieri: fu impresa degna della Grecia. In compenso, un dolore davvero tragico lho sofferto quando a teatro stavo a bocca aperta aspettando Eschilo, e sento invece annunciare Teognide, fa entrare il coro. Invece mi piaciuto quando, dopo Mosco, venne Dexiteo a cantare la melodia beota. Questanno per per poco non muoio e resto tutto stravolto a veder spuntare fuori Chericle per il nomo ortio. Mai per, da quando faccio i bagni, la lisciva mi ha bruciato gli occhi come oggi che vedo la Pnice deserta, sebbene lassemblea sia convocata allalba. Tutti chiacchierano in piazza e vanno su e gi tenendosi alla larga dalla corda
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rossa. Ma se non ci sono neanche i pritani! Poi, arrivando in ritardo, si precipiteranno in massa, urtandosi lun laltro per stare in prima fila. e di trattare la pace se ne infischiano. Citt. citt! Io arrivo sempre primo e siedo in assemblea; poi visto che sono solo gemo, sbadiglio, magito, scorreggio, mi annoio, scrivo, mi tiro i capelli, faccio i conti e guardo alla mia campagna, struggendomi per la pace. La citt la odio e mi prende nostalgia del mio villaggio, che mai mi disse comprati il carbone n laceto n lolio, ma produceva tutto da s, e di comprare non si parlava. Ora sono qui, pronto a gridare, interrompere, insolentire gli oratori, se appena parlano daltro che non sia la pace. Ma eccoli, i pritani. E mezzogiorno: giusto come dicevo: spingono tutti per essere in prima fila. 10] Onori per Oiniades [IG I (2) 118 = M-L 90, dallAcropoli, 408/7 a.C.] (trad. C. Franco) Dei. Fu deciso dalla boule e dal popolo. Teneva la pritania [la trib] Antiochis, segretario Eukleides, presidente [epestatei] Hierokles, arconte Euktemon. Dieitrephes propose: poich Oiniades di Palaiskiathos persona favorevole [agathos] alla polis degli Ateniesi e zelante nel fare tutto quel che pu di bene, e rende favori a qualunque Ateniese giunge a Skiathos, che lo si lodi e lo si iscriva come prosseno e benefattore degli Ateniesi, [lui e] anche i suoi discendenti, e che la boule di volta in volta in carica vigili che egli non subisca offesa [adikeisthai], e cos gli strateghi e larconte in carica a Skiathos. Che questo decreto lo faccia incidere il segretario della boule su stele di pietra e esporre in citt. Che egli sia invitato come ospite nel pritaneo domani. Antichares disse: il resto come [ stato deciso] dalla boule, ma nel [testo del]la decisione si corregga al posto di Skiathos, perch sia scritto Oiniades di Palaiskiathos. 10 bis] Legge ateniese contro la tirannide (338 a.C.) [Hesperia 21, 1952] (trad. M. Guarducci) Sotto larconte Phrynikos, durante la nona pritania della trib Leontis, nella quale era segretario Chairstratos di Ameinis del demo di Acharnai; dei proedri metteva ai voti Menestratos del demo di Aixone; Eukrates di Aristotimos del demo di Pireo disse: Alla buona fortuna del popolo degli Ateniesi, possa sembrare ai nomothetai: Se alcuno si sollevi contro il popolo mirando alla tirannide, o contribuisca a stabilire la tirannide o abbatta il popolo degli Ateniesi o la democrazia in Atene, colui che uccida chi abbia fatto qualche cosa di queste sia considerato innocente. Non sia lecito ad alcuno dei membri del consiglio dellAreopago n salire sullAreopago n sedere nelladunanza n deliberare anche di una sola cosa, quando fossero abbattuti il popolo o la democrazia in Atene. Ma se, abbattuti il popolo o la democrazia in Atene, uno dei membri dellAreopago salga sullAreopago o sieda nelladunanza o deliberi su qualche cosa, perda egli ogni diritto civile [atimos esto], egli e la sua discendenza, e la sua sostanza venga confiscata e la decima sia della dea Atena. Il segretario del consiglio faccia incidere questa legge in due stele di pietra e collocare luna allingresso dellAreopago, per il quale si accede alladunanza del consiglio, laltra nellassemblea popolare. Per lincisione della stele il tesoriere del popolo dia venti dracme dalle somme che il popolo spende per i decreti. 11] Lisia, Difesa per un Anonimo [XXI] 1ss (trad. E. Medda) [] Vorrei chiedervi di ascoltare anche qualche altra considerazione, perch sappiate chi luomo sul quale state per emettere la vostra sentenza [psephieisthe]. Ho superato lesame della maggiore et sotto larcontato di Teopompo [411/10] e subito, nominato corego per le rappresentazioni tragiche, ho speso trenta mine; tre mesi dopo, altre duemila dracme in occasione della vittoria alle Targhelie con un coro maschile; poi, sotto larcontato di Glaucippo [410/09], ottocento dracme per i ballerini di pirrica alle Grandi Panatenee. Inoltre, nello stesso anno, ho vinto come corego per gli uomini alle Dionisie spendendo, compreso lofferta del tripode, cinquemila dracme; altre trecento le ho spese sotto larcontato di Diocle [409/08] alle Piccole Panatenee con il coro ciclico. Nel frattempo ho sostenuto la trierarchia per sette anni, sborsando per questo sei talenti. E nonostante sostenessi tante spese e affrontassi per voi tanti rischi ogni giorno lontano dalla patria, ho ugualmente versato contributi straordinari [eisphoras], uno di trenta mine e laltro di quattromila
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dracme. Non appena rientrato, sotto larcontato di Alexias [405/04] mi subito toccata la ginnasiarchia alle feste di Prometeo e ho riportato la vittoria spendendo dodici mine. In seguito sono stato corego di un coro di bambini, per il quale ho speso pi di quindici mine. Sotto larcontato di Euclide [403/02] ho vinto nel concorso comico facendo il corego a nome di Cefisodoro e ho speso, compresa lofferta votiva dei materiali, sedici mine; alle Piccole Panatenee ero corego per i ballerini di pirrica imberbi e ho speso sette mine. Ho vinto con la trireme gareggiando al Sunio, con una spesa di quindici mine; senza contare unarchiteoria, unarreforia e altre cose del genere per le quali ho speso pi di trenta mine. Se avessi voluto sostenere le liturgie attenendomi alla lettera della legge, non avrei speso neppure la met delle somme che ho elencato. Nel periodo in cui sono stato trierarca la mia nave era la meglio equipaggiata di tutta la flotta. Ve ne dar la prova lampante. Per prima cosa Alcibiade, che avrei considerato un fortuna non avere a bordo con me, si era imbarcato sulla mia nave, senza che vi fossero fra noi rapporti amichevoli [philos] n legami di parentela [syggenes] o comunanza di trib [phyletes]. Ebbene, penso sappiate che, essendo stratego, e potendo quindi fare quello che voleva, non si sarebbe mai imbarcato su unaltra nave se non fosse stata la meglio equipaggiata, visto che doveva affrontare il combattimento di persona. Quando poi voi gli avete tolto il comando e avete eletto i dieci strateghi, tra cui cera Trasillo, tutti loro volevano imbarcarsi sulla mia nave. Vi sal alla fine Archestrato di Frearrio [] e quando lui cadde a Mitilene, fu Erasinide a navigare con me. E allora, quanto credete abbia speso, se ho allestito la trireme in quel modo? Quanti danni pensate che abbia inflitto al nemico? E quanti vantaggi invece abbia procurato alla citt? Eccone la prova pi certa: quando le nostre navi furono distrutte nellultima battaglia, senza che sulla mia nave fosse imbarcato nessuno stratego (voglio ricordare anche questo, perch ve la siete presa con i trierarchi per la sconfitta) ho portato in salvo la mia nave e ho salvato anche quella di Nausimaco del Falero. E non stato un caso, ma la conseguenza della mia accurata preparazione: ero riuscito infatti, convincendolo con un ingaggio generoso, ad avere come pilota per tutto il tempo Fantia, che aveva fama di essere il migliore di tutta la Grecia, e avevo anche procurato lequipaggio che fosse alla sua altezza, e cos anche tutto il resto dellattrezzatura. Che queste mie affermazioni sono vere lo sapete tutti voi che eravate l come soldati. Convoca dunque anche Nausimaco. [TESTIMONIANZA]. Le navi che si salvarono dunque erano dodici; e io ve ne riportai indietro due, la mia e la trireme di Nausimaco. 12] Lisia, Contro Pancleone [XXII] 2ss (trad. E. Medda) Visto che gi da parecchio tempo [Pancleone] non la smetteva di provocarmi con le sue prepotenze, sono andato alla lavanderia dove lavorava, e lho invitato [prokalesamen] a presentarsi dal polemarco, convinto che fosse un meteco. Lui per si dichiarato cittadino di Platea, e allora gli ho chiesto a quale demo appartenesse, visto che uno dei presenti mi consigliava di citarlo [prokalesasthai] anche di fronte alla trib della quale pretendeva di far parte Di fronte alla sua risposta, cio che apparteneva al demo di Decelea, lho citato anche di fronte ai giudici della trib Ippotoontide; poi sono andato dal barbiere che sta vicino alle erme, dove si ritrova di solito la gente di Decelea, e a tutti i Deceleesi che riuscivo a trovare chiedevo se conoscevano un tal Pancleone del demo di Decelea. Nessuno diceva di conoscerlo. Cos quando sono venuto a sapere che aveva in corso altre cause [dikas] davanti al polemarco, e che altre ancora le aveva gi perdute, gli ho fatto causa anchio. Prima di tutto vi presenter come testimoni i Deceleesi ai quali avevo chiesto informazioni, poi anche le altre persone che hanno fatto causa a Pancleone davanti al polemarco e lhanno avuta vinta, quelli che sono qui presenti. Ferma lacqua, dunque. 13] Lisia, Per linvalido [XXIV], 19ss. (trad. E. Medda) [Il mio avversario] dice anche che nel mio negozio si raccolgono in gran numero persone poco raccomandabili, gente che ha dissipato il proprio patrimonio e insidia chi invece cerca di conservare il suo. Ebbene, voi tutti riflettete sul fatto che, dicendo questo, accusa me n pi n meno che tutti gli altri negozianti [hosoi technas echousin], e i frequentatori della mia bottega non meno che quelli dei negozi di tutti gli altri artigiani [demiourgous]. Ognuno di voi infatti ha labitudine di andare dal
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profumiere, dal barbiere, dal cuoiaio o dove gli capita, e la maggior parte di solito va nelle botteghe che si trovano pi vicine al mercato [agora], pochissimi invece in quelle che ne sono pi lontane; di conseguenza, se qualcuno di voi vorr bollare la disonest dei miei clienti, evidente che condanner al tempo stesso anche quella di tutti i frequentatori delle altre botteghe: e se condanna loro, condanna quella di tutti gli ateniesi, perch tutti avete labitudine di ritrovarvi in qualche bottega, in un posto o nellaltro. 14] Aristofane, Vespe, 548ss. 655ss. (trad. G. Paduano) Filocleone: Subito, fin dallinizio, dimostrer che il nostro potere non inferiore ad alcuno. Chi pi felice, pi beato di un giudice, pi temuto, pi vezzeggiato anche nella vecchiaia? innanzitutto alla mattina, appena alzato dal letto, ci sono i pezzi grossi che mi aspettano ai cancelli del tribunale. Non faccio tempo ad avvicinarmi che qualcuno mi tende la mano molliccia, che ha rubato denaro pubblico. Si chinano e mi supplicano gemendo []. Una volta entrato, quando le preghiere mi hanno fatto sbollire lira, di tutto quello che ho detto non faccio pi niente, ma sto a sentire cosa dicono per essere assolti. Quali piaggerie non si trova ad ascoltare un giudice? C chi piange miseria e ai guai veri ne aggiunge altri, finch non riesce a pareggiare i miei. Chi racconta un aneddoto, o una favola di Esopo, nella speranza che io rida e deponga la collera. Se non ci lasciamo convincere, tirano fuori i bambini, tenendoli per mano, maschi e femmine. E io sto a sentire [] Non un grande potere questo? Non significa essere superiori alle ricchezze? [] E di tutto questo non dobbiamo rendere conto a nessuno. Nessun potere sta alla pari del nostro. [] Quando il consiglio e il popolo sono incerti su una faccenda importante, si vota di rinviare i colpevoli ai giudici. Allora Evatlo e il grande Cleonimo, quel ruffiano che ha gettato lo scudo, giurano che non ci abbandoneranno, che combatteranno sempre per il popolo. In assemblea non c verso di riportare la maggioranza se non si propone insieme di sciogliere i tribunali dopo la discussione della prima causa. E Cleone, che ci governa a forza di urli, noi soli non ci sbrana, ma anzi ci protegge, ci porta in palmo di mano e ci scaccia le mosche. [] Dimenticavo il meglio: quando torno a casa col salario, tutti mi fanno feste per i quattrini [] Non vero che il mio potere grande, e non inferiore a quello di Zeus, dal momento che abbiamo gli stessi attributi? Se strepitiamo, i passanti dicono Per Zeus, come tuona il tribunale!. Se scagliamo i nostri fulmini, tutti tremano e se la fanno sotto, anche i ricchi e persone autorevoli []. Bdelicleone: Stammi a sentire, pap, spiana un poco la fronte. Calcoliamo alla buona, senza fare conti precisi, sulla punta delle dita, quant la somma dei tributi che ci versano le citt alleate. Poi, a parte, le tasse, le decime, i depositi, le miniere, i mercati, i porti, le rendite, le confische. Il totale allincirca di duemila talenti. Togli ora il salario annuale dei seimila giudici (di pi non ce n): sono centocinquanta talenti. F. Come? Il nostro salario non neanche il dieci per cento delle entrate? B. Eh no. F. E il resto dove va a finire? B. A quelli che dicono: mai tradir le masse ateniesi; combatter per il popolo sempre. Questi sono i padroni che tu ti scegli, lasciandoti raggirare dalle loro parole. Loro si fanno corrompere dalle citt alleate a cinquanta talenti per volta, minacciando e spargendo il terrore. Pagate il tributo, o tuoner sulla vostra citt, la rader al suolo. E intanto tu sgranocchi contento le briciole del potere. E gli alleati, vedendo che la massa della popolazione vive dello stipendio di giudice e non ha niente da mettere sotto i denti, ti calcolano quanto il voto di Conno, mentre a loro portano in dono pesce marinato, vino, tappeti, formaggio, miele, sesamo, cuscini, coppe, mantelli, corone, collane, tazze a altri oggetti di lusso. [] E non una schiavit intollerabile, che questi occupino tutte le cariche, loro e i loro adulatori stipendiati? e tu ti accontenti di tre oboli, e te li sei sudati remando, combattendo, assediando le citt nemiche. Ma quello che pi mi spiace, che tu ti muovi agli ordini di costoro; ti arriva il figlio di Cherea, che un ragazzotto scostumato, che cammina a gambe larghe e sculetta, e ti impone di essere puntuale alladunanza. Chi di voi arriver dopo il segnale, non avr
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i tre oboli. Lui per la sua dracma come avvocato la piglia anche se arriva in ritardo, e quando laccusato porta la sua bustarella, la spartisce con qualche magistrato par suo e in due si danno da fare per sistemare la faccenda. [] Pensa un poco: tu e tutti quanti potreste esser ricchi, e invece vi fate prendere in giro non so come dai demagoghi. Sei padrone di molte citt, dal Ponto alla Sardegna, ma non ne ricavi niente, a parte il misero stipendio che ti danno. Ti vogliono povero, e il perch te lo dico io; perch tu conosca il padrone, e quando lui fa un fischio e ti aizza contro un nemico, tu gli salti addosso pi rabbioso. [] Ci sono mille citt che ci pagano tributo: basterebbe imporre a ognuna di pensare al sostentamento di venti cittadini, ecco che ventimila uomini vivrebbero mantenuti a carne di lepre, a latte e formaggio, cinti di corone, una vita degna di Atene e della vittoria di Maratona. Ora invece parete raccoglitori di olive, e andate dietro a chi vi paga il salario. 15] Senofonte, Lamministrazione della casa, 14 (trad. C. Natali) [Parla Iscomaco] Io mi sono abituato ad alzarmi dal letto ad unora in cui posso ancora trovare in casa le persone, se mi capita di dover vedere qualcuno. Se invece mi capita di avere qualche affare in citt, vado a sbrigarlo e mi servo di questoccasione per fare una passeggiata, ma se non c nulla che richieda la mia presenza in citt, lo schiavo mi porta nei campi a cavallo e io uso la strada che porta ai miei campi come luogo ove passeggiare. Forse meglio questo, che fare una passeggiata sotto il portico di una palestra.. Arrivato in campagna, metti che stiano piantando o lavorando il maggese o seminando o riportando al riparo il raccolto: il controllo come avviene ogni cosa e li correggo, se conoscono un procedimento migliore di quello che trovo l. Poi quasi sempre monto a cavallo e faccio esercizi ippici, simili, per quanto posso agli esercizi necessari in guerra [] Io torno a casa a ripulirmi, un po camminando un po correndo; poi mangio quel tanto che mi basta a trascorrere la giornata senza tuttavia sentirmi n vuoto n troppo appesantito. 16] Teofrasto, Caratteri XXVI (trad. G. Pasquali) Lindole oligarchica consiste in una bramosia di dominio che tende a potenza e a profitto, e luomo oligarchico suppergi un tale che, quando lassemblea popolare discute quali persone si debbano designare perch aiutino larconte a metter ordine nella processione, salta su a sostenere che a questa commissione si debbano concedere i pieni poteri, e se gli altri propongono sia composta di dieci membri, esclama Uno basta, ma questuno, s, devessere un uomo!, e dei versi di Omero ne ha ritenuto uno solo: Non buona cosa dei molti il dominio,/ Un solo imperi [ Iliade 2.204], mentre non ne sa a mente nessun altro. Sintende che costui buono a tener discorsi di questo genere: Noi dovremmo raccoglierci insieme a consiglio e trovar modo di liberarci dal canagliume [ochlou] e dalla piazza [agoras], e lasciare stare le cariche pubbliche, e finir cos una buona volta di esporre la nostra persona al ludibrio o alle onorificenze di codesta gente;Dobbiamo essere noi o loro ad abitare la citt?. Ed esce a mezzogiorno tutto ravvolto nel mantello, con i capelli n lunghi n corti, con le unghie curate appuntino, e declama in tono tragico discorsi cos: Per colpa dei denunciatori non si pu pi reggere in questa citt; In tribunale chiunque ci intenti lite, riesce sempre a farci dare torto; Non so davvero intendere a che spera riuscire chi simmischia nella politica; La plebe [plethos] ingrata e sempre alla merc di chi le faccia largizioni e doni. Si vergogna nellassemblea, ogni volta che gli capita accanto uno tutto smunto e sudicio. E dice: Quando cesseremo dal rovinarci con le trierarchie e le liturgie?, e che la razza dei demagoghi esosa, aggiungendo che Teseo ha lui la prima colpa dei mali di Atene, poich egli raccolse il popolo da dodici citt in una, abolendo la monarchia, ma che pag egli stesso la pena delle sue malefatte, poich fu egli la loro prima vittima. E simili ragionamenti tiene con gli stranieri e con quelli tra i cittadini che hanno carattere simile al suo e professano le medesime opinioni politiche. 17] Andocide, Sui misteri, 36ss., 73ss. (trad. L. Canfora) Dopo la prima denuncia di Ermocopidi presentata da Teucro, Pisandro e Caricle, che erano gli incaricati dellinchiesta e in quel momento erano considerati campioni della democrazia, andavano
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dicendo che laccaduto non poteva essere lopera di pochi ma che aveva come fine labbattimento [katalysis] della democrazia [] In citt lo stato danimo era tale che, quando laraldo invitava il Consiglio ad entrare nella sala delle adunanze e abbassava il segnale, al medesimo segno i componenti del Consiglio entravano nella sala mentre i cittadini scappavano via dallagor temendo ciascuno di poter essere arrestato. Esaltatosi per i mali della citt, Dioclide present unaccusa per crimini flagranti [eisaggelian] alla Bul, sostenendo di sapere chi avesse mutilato le Erme, e precisamente che si trattava di circa 300 persone, spiegava anche come li avesse veduti e come mai fosse stato testimone della vicenda. [] Ecco, cittadini, quale fu laccusa congegnata da Dioclide. Unitamente allaccusa egli ha presentato anche la lista delle persone che dichiarava di aver riconosciuto: in tutto 42 nomi, i testa Mantiteo e Apsefione, che erano buleuti e sedevano nel consesso dinanzi al quale egli esponeva la sua denunzia, quindi gli altri. A questo punto si alz Pisandro e disse che bisognava abrogare il decreto votato sotto Scamandrio e sottoporre al supplizio delle ruota coloro di cui Dioclide aveva fatto il nome []; la Bul url che Pisandro aveva perfettamente ragione. Sentito ci Mantiteo e Apsefione corsero a rifugiarsi sullaltare, supplicando che non li si mettesse alla tortura, che si consentisse loro di fornire dei garanti e solo cos li si giudicasse. A stento ottennero ci, ma non appena ebbero nominati i loro garanti, saliti a cavallo fuggirono presso i nemici, lasciando qui i loro garanti, sebbene questi fossero per legge passibili delle stesse pene incombenti su coloro per i quali si offrivano come garanti. Il Consiglio al termine della seduta ci fece arrestare tutti in segreto, e dispose che fossimo legati e messi ai ceppi. Convocarono inoltre gli strateghi e diedero ordine che facessero radunare gli Ateniesi in armi: quelli che abitavano in citt dovevano convergere nellagor, quelli in servizio alle lunghe mura dovevano radunarsi al Theseion, gli abitanti del Pireo nella piazza di Ippodamo; ai cavalieri bisognava dare lordine a suon di trombe di radunarsi nellAnakion; il Consiglio medesimo aveva lordine di salire sullacropoli e dormire l; i Pritani nella Tholos. [] E Dioclide, il responsabile di tutti questi mali, lo scortavano issato su di un carro e incoronato, fino al Pritaneo, e lui desinava l dentro (come un benefattore della patria) []. Quando dunque le navi furono distrutte e incominci lassedio, voi vi poneste il problema di prendere provvedimenti che agevolassero la riconciliazione e decideste di restituire i diritti a coloro che ne erano stati privati [tous atimous epitimous poiesai], e fu Patroclide a presentare la proposta. ma chi erano gli atimoi, e perch lo erano diventati? Ve lo spiego subito. Alcuni erano debitori nei confronti dello stato, quelli in particolare che avevano ricoperto magistrature ed erano stati riconosciuti colpevoli di malversazioni, ovvero quelli che erano stati condannati per illegale espulsione dei proprietari, o per accuse riguardanti la condotta pubblica, o per ammende, o gente che aveva acquistato beni con denaro dello stato ma non aveva poi rimborsato lerario, o ancora quelli che avevano fornito cauzioni allo stato con la condizione di versare il dovuto entro la nona pritania (pena il pagamento del doppio del loro debito) Questo era il primo genere di atimia. Poi ce nera un altro che colpiva le persone fisiche ma non toccava affatto i beni. Si trattava dei condannati per furto o per venalit: nel loro caso la perdita dei diritti si estendeva anche ai discendenti. Poi cerano quelli che avevano disertato, o si erano sottratti al servizio militare o per vilt o per rinuncia a combattere in scontri navali, o avevano gettato lo scudo o per tre volte erano stati convinti di falsa testimonianza, o avevano maltrattato i genitori. Tutti costoro erano atimoi in quanto persone, ma avevano conservato i loro beni. Poi cerano alcuni, soggetti ad esclusioni solo parziali, per esempio i militari che sotto i tiranni erano rimasti in citt; costoro avevano serbato tutti gli altri diritti di cittadinanza, tranne il diritto di parlare in assemblea o di fare parte nel consiglio. Altri non avevano diritto di presentare accuse per crimini pubblici [graphai], ovvero di intraprendere azioni di interdizione contro terzi. Ancora altre limitazioni prevedevano il divieto di far vela per lEllesponto o per la Ionia; ad altri ancora era vietato laccesso allagor. Ebbene tutti questi decreti limitativi voi decideste di cancellare sia le copie esposte in pubblico sia gli altri esemplari, e vi scambiaste sullacropoli la promessa di reciproca fiducia. Leggi il decreto di Patroclide.
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18] Pseudo Senofonte [Crizia?], La politeia degli Ateniesi 1ss. (trad. G. Serra, modificata) La costituzione [politeia] degli Ateniesi, cio la loro scelta di questo tipo di costituzione, io non lapprovo, perch con essa hanno scelto che la canaglia [ponerous] stia meglio della gente per bene [chrestous]; per questo dunque non lapprovo. Ma poich hanno deciso cos, dimostrer come in tutto e nel modo dovuto essi difendano la loro costituzione e facciano tutte quelle altre cose, che al resto dei Greci sembrano sbagliate. Per prima cosa dir questo: che giustamente qui la canaglia e i poveri e il popolo ritengono di avere di pi dei nobili e dei ricchi per la ragione che il popolo che fa andare le navi e conferisce la potenza alla citt : i timonieri, i capirematori, i comandanti in seconda, i manovratori e i carpentieri. Costoro sono quelli che conferiscono la potenza alla citt, molto pi degli opliti, dei nobili e della gente per bene. Poich dunque le cose stanno cos, sembra loro giusto che tutti accedano alle cariche pubbliche, sia per sorteggio sia per elezione e che sia data la facolt di parlare a qualunque cittadino lo voglia. Il popolo tuttavia non chiede affatto di partecipare a quelle cariche che, esercitate bene portano salvezza a tutto il popolo ed esercitate male lo mettono in pericolo: n alle strategie ritengono di dover partecipare per sorteggio, n alle ipparchie. Il popolo infatti sa che gli pi vantaggioso non esercitarle lui quelle cariche, ma lasciare che le esercitino quelli che ne hanno pi degli altri la capacit. ma sono le cariche che comportano una indennit e dei vantaggi privati, quelle a cui il popolo aspira. In secondo luogo, quanto al fatto che alcuni si meraviglino che essi in ogni campo concedano di pi alla canaglia, ai poveri e agli uomini del popolo che non alla gente per bene, apparir evidente che proprio in questo essi provvedono ad assicurare la stabilit della democrazia. Infatti i poveri, i popolani e la canaglia, se stanno bene e se sono in molti a star bene, rafforzano la democrazia; se invece stanno bene i ricchi e la gente per bene, gli uomini del popolo rendono forte i proprio avversari. Dovunque al mondo i migliori [to beltiston] sono avversi alla democrazia, perch nei migliori lintemperanza [akolasia] e lingiustizia [adikia] sono minime, massimo invece lo scrupolo del bene; nel popolo al contrario lignoranza [amathia], il disordine [ataxia] e la cattiveria [poneria] sono grandissime. La povert e la mancanza distruzione soprattutto lo spingono ad azioni turpi, mentre la mancanza di mezzi causa la stoltezza di alcuni. 18 bis] Aristotele, Politica 1279b [trad. R.Laurenti] La tirannide, come si detto, una monarchia che esercita potere despotico sulla comunit politica: c oligarchia quando sono sovrani del regime coloro che hanno propriet; democrazia, al contrario, quando lo sono coloro che non possiedono grandi propriet, ma sono poveri. La prima difficolt riguarda la definizione. Supponiamo che i pi, essendo ricchi, siano sovrani dello stato e si ha democrazia quando sovrana la massa: cos pure che i poveri siano in minor numero dei ricchi e che, essendo pi forti, siano sovrani del regime e si dice che dove un piccolo numero di individui sovrano, si ha loligarchia. In tali casi le definizioni delle costituzioni non sembrerebbero esatte. 19] Crizia, fr. 6 DK [= Athen. 10. 432d] (trad. M. Timpanaro Cardini) E costume di Sparta, e tradizionale osservanza / bere ognuno il suo calice, colmo di vino / e non, chiamando uno a nome, bere in suo onore e passargli il calice / n verso destra far tutto il giro dei convitati. [***] La mano lidia, di origine asiatica, invent i boccali / e il porgerli verso destra brindando, e il chiamare forte / per nome quello a cui si vuol brindare. / Poi per tali libagioni si abbandona la lingua / a turpi detti, e pi languido il corpo / diventa, e sullo sguardo torbida nebbia saddensa. / Loblio disf nel cuore la memoria; / vacilla la mente; si danno i servi a corrotto / costume; si va incontro a una spesa rovinosa. / Invece i giovani Lacedemoni bevono sol tanto / che basti a volgere la mente a gaie speranze, / e la lingua a benevole parole, e a moderato riso. / Tal modo di bere utile al corpo, / e alla mente e alla borsa; ben si accorda alle opere di Venere / e al sonno, che il porto della fatica / e anche alla salute, delle dee la pi gradita ai mortali, / ed anche alla temperanza, compagna della Religione. 19bis] Lisia, Difesa [Or. 25.7ss] (trad. E. Medda, modificata)
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Innanzitutto bisogna considerare che nessun uomo per natura oligarchico n democratico, ma quale che sia per lui il regime [politeia] conveniente, quello brama che sia in vigore [kathestanai]: perci soprattutto sta in voi far s che il pi gran numero possibile di cittadini sostenga lattuale assetto. Che le cose stiano cos lo potrete facilmente capire dagli eventi passati. Considerate infatti i capi di entrambi i regimi [politeion], giudici, quante volte hanno cambiato [metebalonto] [] Dunque non difficile rendersi conto, giudici, che le discordie tra gli uni e gli altri non riguardano il genere di governo [politeia], ma linteresse personale di ciascuno. 20] Aristofane, Vespe 1208-1256 (trad. G. Paduano) Bdelicleone: Ora stenditi qui e incomincia ad imparare come si partecipa a un banchetto in societ. Filocleone: Come debbo sdraiarmi? Dimmi, presto. B. Con eleganza [euschemonos]. F. Cos? B. Assolutamente no. F. Allora come? B. Stendi le ginocchia, e con gesto atletico sdraiati mollemente sui tappeti. Poi loda qualche oggetto di bronzo, guarda il tetto, ammira i parati della sala. Ecco, frattanto lacqua per le mani. Portano le mense; dopo il bagno si cena e si fanno libagioni. F. Ma te lo stavi sognando, questo banchetto? B. C una flautista che suona. I convitati sono Teoro, Eschine, Fano, Cleone; e accanto a lui un forestiero, il figlio di Acestore. Tu sei con loro: le canzoni, sei sicuro di capirle? F. Senzaltro. B. Davvero? F. Meglio dei Diacri. B. Lo vedremo subito: metti che io sia Cleone; e per prima cosa canto la canzone di Armodio. Sta a sentire: non ci fu mai un uomo in Atene F. Tanto furfante e tanto ladrone! B. Questo vuoi fare? ma ti stordir a forza di urli! Ti minaccer di morte, rovina, esilio. F. Se lui minaccia, io canter a mia volta: Tu che aspiri al sommo potere, distruggerai la tua citt, la tua sorte appesa a un filo. B. E quando Teoro, seduto ai piedi di Cleone, gli prende la mano e canta: ora che hai sentito la storia di Admeto, ama le persone oneste [tous agathous], tu che rispondi? F. Con una lirica: non si pu fare la volpe, n essere amico di tutti. B. Poi toccher a Eschine figlio di Sello, persona di buon gusto e sapiente. Lui canter: Arrida ricchezza e salute a me e a Clitagora tra i Tessali. F. Le abbiamo sparate ben grosse, tu ed io. B. Ora ne sai abbastanza per andare a pranzo da Filoctemone. Tu ragazzo, Creso, porta il pranzo: dopo vogliamo ubriacarci. F. Questo no: ubriacarsi non va bene: dal vino nascono botte, sassate, porte rotte, e alla fine si pagano i conti della sbornia. B. No, se ti trovi in mezzo a gente per bene [kalois te kagathois] [] 21] Aristofane, Nuvole 961ss; 1353ss (trad. F. Turato) Discorso migliore. dir dunque comera lantica educazione, quandero in auge io che proclamavo il giusto, e vigeva temperanza [sophrosyne]. In primo luogo, i ragazzi, guai se li si sentiva fiatare! Poi quelli duno stesso quartiere [tous kometas] quando si recavano dal maestro di musica [eis kitharistou], dovevano sfilare per le vie della citt in bellordine [eutaktos], fianco a fianco, e nudi, anche se nevicava fitto, come farina. Il maestro dal canto suo gli insegnava e loro attenti e composti senza stringere le cosce canti tipo Pallade di citt distruggitrice tremenda o lontano trascorre un grido, che dovevano intonare rispettando la melodia tramandata dai padri. e se qualcuno faceva il buffone o prendeva cantando una di quelle curve complicate e stravaganti che oggi van tanto di moda alla Frini per intenderci le buscava, tante di quelle botte, per oltraggio alle Muse. Dal maestro di ginnastica [paidotribou] dovevano poi sedere con le gambe ben distese per non mostrare nulla che potesse far sentire a quelli di fuori i morsi crudeli del desiderio: e quando si rialzavano dovevano spianare la sabbia per non lasciar traccia del proprio fresco fascino agli innamorati [erastaisin]. Allora, nessun ragazzo si sarebbe unto sotto lombelico [] o avrebbe avuto lardire di avvicinare lamante [erasten] e tentarlo con voce languorosa e sguardi ruffiani. A un banchetto non era permesso arraffare [] fare gli ingordi e gli sguaiati e i troppo disinvolti,
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come incrociare i piedi. [] E proprio con questa roba che ho allevato i combattenti di Maratona, una generazione di eroi! Tu invece a quella odierna insegni a drappeggiarsi subito nei mantelli! [] Perci coraggio, ragazzo, scegli me: imparerai a odiare la piazza [agoran] e a tenerti lontano dai bagni pubblici, a vergognarti di ci di cui ci si deve vergognare e a prendere fuoco se ti sfottono, ad alzarti dal tuo scanno appena si avvicina un anziano e a non essere insolente coi genitori. Insomma, niente pi comportamenti indecenti []. Se farai quel che ti dico e ti ci metti con la testa, avrai sempre torace robusto, colorito sano, spalle larghe, lingua corta, natiche sviluppate e il membro no! Se per contro coltivi quel che usa oggid, intanto avrai colorito malsano, spalle strette, torace gracilino, lingua lunga, glutei minuti, lunga per la proposta di voto [psephisma]. Strepsiade. Bene, allora vi dir quando e perch abbiamo cominciato a litigare. Si era a tavola questo lo sapete e io per prima cosa gli faccio: Prendi la lira e cantami unaria di Simonide, quella di Montone e della sua tosatura. E lui subito a dire che suonare la cetra e cantare mentre si beve come una donna che macina lorso un vecchiume, roba daltri tempi. []. E aggiungeva che Simonide come poeta non vale niente. Io sulle prime ce la faccio a trattenermi, anche se a stento, poi lo invito a prendere un ramo di mirto e a recitarmi almeno qualche cosa di Eschilo, e lui sbotta: Eschilo? Ah, quello per me non lo batte nessuno quanto a fracasso, incoerenza, enfasi, abissi di parole. E a questo punto potete ben immaginare il cuore mi diede un tuffo. Tuttavia, ingoiando bile, dico: Recitami allora una robina moderna, almeno, una qualsiasi, tanto tutta di gran qualit. E lui attacca subito una tirata di Euripide, quella del fratello che dio ci scampi si sbatte la sorella uterina. Allora non ci ho visto pi e lo aggredisco subito, a parole, una scarica di insulti. Come capita, una parola tira laltra, e cos finisce che lui mi salta addosso e mi gonfia di botte, mi riduce in cenere, mi strangola, mi stritola. 22] Senofonte, Lamministrazione della casa, 9.2 (trad. C. Natali) [Parla Iscomaco] Per prima cosa mi sembr il caso di mostrare [a mia moglie] le risorse della casa. Non adorna di decorazioni, Socrate, ma le stanze sono state costruite avendo cura che potessero accogliere nel modo migliore le cose che potessero starvi dentro. Di modo che ognuna invitava ci che era adatto a lei. La camera degli sposi [thalamos] nella parte pi interna richiudeva le cose pi preziose, le coperte e gli abbigliamenti: le sale asciutte il grano, quelle fredde il vino, quelle luminose le suppellettili e le attivit che richiedono luce. Le mostrai le stanze di soggiorno, ben arredate, fresche destate e calde dinverno. Le feci vedere linsieme della casa, mostrando come fosse orientata a mezzogiorno, il che rendeva chiaro perch era riscaldata dal sole in inverno ed ombreggiata destate. Le mostrai anche le stanze per le donne [gynaikonitin], separate dagli appartamenti maschili [andronitida] con una porta chiusa a chiave, in modo che non si introducesse quello che non si deve, e le serve non potessero fare dei figli a nostra insaputa. [] Fatto questo ci mettemmo a distribuire per trib [kata phylas] i vari oggetti. 23] Lisia, Per luccisione di Eratostene [I] 9ss (trad. F. Pesando) Io posseggo una casetta a due piani, la cui disposizione la stessa sopra e sotto per gli appartamenti delle donne e per quelli degli uomini. Quando ci nacque il bambino, la madre prese ad allattarlo; affinch non corresse pericolo nello scendere le scale quando fosse necessario fare il bagno al bambino, io andai al piano superiore, mentre le donne si spostarono dabbasso. Ed era gi unabitudine, perch la donna scendeva spesso per dargli il latte e per non farlo strillare. [] Passato del tempo, tornai improvvisamente dalla campagna e. dopo aver mangiato, il bambino strillava ed era fastidioso [] ed esortai mia moglie a scendere e dare il latte al bambino perch smettesse di piangere. Ma lei allinizio non voleva andare perch a suo dire era contenta di vedermi dopo un lungo tempo ma io mi spazientii e le ordinai di scendere e lei disse - gi, perch tu rimasto solo dia fastidio alla servetta? [] e io mi misi a ridere mentre quella si alza, va via chiudendo la porta come per gioco e si porta via la chiave. e io non accorgendomi di nulla e non avendo nemmeno alcun sospetto mi addormentai, perch ero tornato dalla campagna. Sul far del
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giorno quella torn e apr la porta. Quando le chiesi perch, durante la notte, avevano cigolato le porte, disse che si era spento il lume e laveva riacceso dai vicini []. 24] Plutarco, Pericle 12 (trad. C. Carena) Ma ci che procur il maggior diletto e ornamento agli Ateniesi, la maggior meraviglia agli stranieri, e oggi rimane, solo, a testimoniare che la potenza dellEllade di cui tanto si parla, e il suo antico splendore non sono menzogne, voglio dire la costruzione degli edifici sacri, fu pure il pi denigrato degli atti pubblici di Pericle e bersaglio di accuse calunniose da parte di suoi avversari nelle assemblee. Essi gridavano che laver trasferito da Delo ad Atene il tesoro comune degli elleni era un sopruso che suscitava maldicenze e pregiudizio al buon nome del popolo ateniese; anche la pi valida scusa di cui esso disponeva contro i suoi denigratori, e cio daver portato via dallisola il tesoro per paura che i barbari se ne impadronissero e per custodirlo in luogo sicuro, gli era stata tolta da Pericle, giacch lEllade doveva ritenersi offesa in modo brutale e tenuta apertamente sotto il giogo di un tiranno, al vedere che con i contributi estorti a forza per sopperire alle spese della guerra contro i Persiani, gli Ateniesi indoravano e abbellivano la loro citt come una donna vanitosa, cingendola di pietre preziose, statue e templi di mille talenti luno. Pericle spieg ai cittadini che non dovevano rendere nessun conto agli alleati dellimpiego che facevano del tesoro, dal momento che combattevano per essi e tenevano lontani i barbari. I nostri alleati disse non ci consegnano cavalli o navi od opliti, ma solo denari; e questi non appartengono pi a chi li versa, ma a chi li riceve, purch presti il servizio per cui li riceve. E la nostra citt, quando abbia provveduto adeguatamente ai bisogni della guerra non dovrebbe impiegare le sue disponibilit in opere che si traducano, una volta compiute, in gloria eterna e, mentre si compiono, in benessere concreto? esse suscitano attivit di ogni genere e fanno sorgere le necessit pi varie; queste, risvegliando ogni arte, muovendo ogni mano, danno da mangiare con i salari a quasi tutta la citt, sicch mentre sadorna, si nutre anche da s. Pericle voleva insomma che, se i giovani atti alle armi si arricchivano alla guerra, grazie ai contributi degli alleati, la folla dei lavoratori non inquadrati nellesercito n rimanesse esclusa dai profitti, n vi partecipasse restando oziosa e inerte. A questo scopo port e propose allassemblea piani grandiosi di costruzioni e disegni dopere, la cui esecuzione richiedeva molto tempo e lintervento di molte categorie dartigiani; in tal modo anche i cittadini rimasti a casa avevano una giustificazione per partecipare al godimento degli utili pubblici, non meno degli equipaggi, delle guarnigioni e degli eserciti. Furono usati come materiali la pietra, il bronzo, lavorio, loro, lebano, il cipresso; furono impiegate le arti che li trattano e lavorano, cio falegnami, scultori, fabbri, scalpellini, tintori, modellatori doro e davorio, pittori, arazzieri, intagliatori, per non dire di coloro, che importarono e trasportarono tutte queste merci: armatori, marinai e piloti in mare, carradori, allevatori, conducenti, cordai, tessitori, cuoiai, terrazzieri e minatori. Ogni categoria aveva poi schierata sotto di s, come un generale il proprio corpo darmata, una folla particolare di manovali che erano le membra di cui si serviva per disimpegnare la sua mansione. 25] Tucidide, 2.13.3-5 (trad. C. Moreschini) [Pericle] Li esortava ad aver coraggio, giacch ogni anno arrivavano alla citt circa seicento talenti di tributi da parte degli alleati, senza contare le altre entrate, e che anche allora cerano nellAcropoli seimila talenti di argento coniato (la somma pi alta era stata di novemilasettecento, da cui erano state detratte le spese per i Propilei dellAcropoli e per gli altri edifici e per limpresa di Potidea), inoltre cera loro grezzo e largento delle offerte pubbliche e private, e tutti gli oggetti sacri che servivano nelle processioni e nei giochi, e la preda fatta sui Medi e altre cose del genere, per una somma non inferiore ai cinquecento talenti. Inoltre aggiungeva anche non poco denaro ricavato dagli altri templi, di cui si sarebbero serviti; e se proprio fossero stati privati di tutto, si sarebbero anche serviti degli oggetti doro dedicati alla statua di Atena: mostrava che sulla statua vi
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erano quaranta talenti doro puro, e che tutto poteva essere tolto. Disse che, una volta servitisene per raggiungere la salvezza, ne dovevano restituire altrettanto. 26] Demostene, 29, 1.9-11 (trad. M. Menghi) Mio padre, signori, ha lasciato due fabbriche [ergasteria], entrambe non piccole. In una si fabbricavano coltelli, vi lavoravano 32 o 33 schiavi [machairopoioi], alcuni comprati al prezzo di cinque o sei mine, altri a quello di almeno tre mine. Mio padre ne ricavava un reddito [prosodon] annuo netto di trenta mine. Laltra era una fabbrica di letti, in cui lavoravano venti schiavi [klinopoioi] che gli erano stati dati come garanzia per un prestito di quaranta mine. Questa gli fruttava unentrata netta di dodici mine. In pi ha lasciato un talento dargento dato in prestito con un interesse di una dracma alla mina e il cui interesse [ tokos] annuo ammontava a pi di sette mine. Questo il capitale produttivo [energa] lasciato da mio padre, come riconosceranno i miei stessi avversari: in tutto un capitale di quattro talenti, cinquemila dracme, che fruttava cinquanta mine allanno. oltre a questo, egli ha lasciato avorio e ferro, usato come materia prima nella fabbrica, e legno per i letti, per un valore di ottanta mine; della galla e del bronzo comperati al prezzo di settanta mine. Poi una casa del valore di tremila mine, materiale darredamento, coppe, oggetti doro, vestiti, i gioielli di mia madre, tutto questo per un valore di circa diecimila dracme; nella casa ha lasciato inoltre ottanta mine dargento. A questo dobbiamo aggiungere settanta mine, un prestito marittimo fatto a Xouthos, 2400 dracme depositate nella banca di Pasione, seicento in quella di Pilade, 1600 dracme date a Demotele figlio di Demone, infine prestiti di duecento o trecento dracme alla volta, per un totale di un talento. Tutto ci ammontava a un totale di pi di otto talenti e trenta mine. Facendo il calcolo scoprirete che la somma complessiva di quattordici talenti [?]. 27] Senofonte, Sulle entrate, 4.1 ss (trad. M. Menghi) Se le miniere dargento fossero sfruttate a dovere, io credo che procurerebbero unimmensa ricchezza indipendentemente dalle fonti di reddito. Desidero quindi sottolineare la possibilit di queste miniere a quanti non ne sono a conoscenza; infatti, una volta al corrente, sarete in grado di decidere meglio in che modo sfruttarle. Ora, sappiamo tutti che le miniere sono state sfruttate fin da tempi remoti. Nessuno infatti in grado di stabilire quando esse furono aperte per la prima volta. Eppure, anche se da molto tempo si scava e si estrae il minerale dellargento, pensate a quanto sono piccoli i mucchi che sono stati scavati in confronto alle colline naturali in cui si trova largento. E risulta in modo chiaro che la zona argentifera, lungi dallesaurirsi, si estende sempre pi. Nel periodo in cui vi lavorava il pi gran numero di persone, nessuno era disoccupato, e anzi vi era sovrabbondanza di lavoro rispetto ai lavoratori a disposizione. Anche oggi, chi possiede schiavi nelle miniere, non ne riduce mai il numero, anzi, per quanto gli possibile, cerca di accrescerlo. Del resto, credo che quando sono in pochi a scavare e a cercare, la quantit dargento scarsa; quando invece sono in tanti, la quantit di minerale che viene alla luce aumenta considerevolmente. Cos, di tutte le attivit che io conosco, questa lunica in cui lo sviluppo non provoca sentimenti dinvidia. Tutti i coltivatori possono dirvi di quanti gioghi di buoi e di quanti uomini hanno bisogno per coltivare le loro terre; e se uno di questi ne ha pi del necessario, calcolano di essere in perdita. Nellattivit mineraria invece tutti si lamentano di avere una manodopera insufficiente. I l caso diverso, ad esempio, con i lavoratori del bronzo: quando essi sono in sovrannumero, vi una caduta del prezzo del loro lavoro, per cui falliscono. Lo stesso discorso vale per i fabbri. E la situazione non diversa quando vi una sovrabbondanza di grano e di vino: trovandosi questi prodotti a buon mercato, i coltivatori non ci guadagnano, cosicch molti, lasciando perdere il lavoro dei campi, si danno agli affari, al commercio al minuto e al prestito ad interesse. Ma quanto maggiore la quantit di minerale e di conseguenza dellargento, tanto maggiore il numero di quelli che si danno a questattivit. Largento infatti non come il materiale darredamento: quando ne abbiamo acquistato a sufficienza per la casa, non ne richiediamo pi. Nessuno invece possiede tanto argento da non volerne avere di pi. E se uno ne ha una gran quantit, trova lo stesso piacere nel nascondere
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quello che avanza e nellusarlo. E quando le citt si trovano in una situazione di prosperit, la domanda dargento molto alta. Gli uomini infatti sono inclini a spendere i loro soldi in armi di valore, in buoni cavalli e in case e installazioni magnifiche, mentre le donne si danno a spendere in vestiti e in gioielli doro. ma quando le citt attraversano momenti di crisi, sia a causa di una cattiva raccolta, sia a causa della guerra, la terra viene lasciata incolta e si ha bisogno di soldi per pagarsi i viveri e i mercenari. E se qualcuno afferma che loro non per nulla meno utile dellargento, non ho niente da dire su questo punto, ma solo che quando vi sovrabbondanza doro, questo perde di valore, mentre largento ne acquista. 28] Omero, Iliade 6.208 = 11.784 (trad. C. Franco) [Parla Glauco: Ippoloco mi ha generato e sempre mi ha ingiunto]: essere sempre il migliore e su tutti primeggiare [Peleo vecchio al figlio Achille ingiungeva]: essere sempre il migliore e su tutti primeggiare 29] Senofane fr. 2 Gentili Prato (trad. C. Franco) Se uno al tempio di Zeus presso le rive del Pisa in Olimpia vincesse o per la rapidit delle gambe o al pentatlo o alla lotta o affrontando il doloroso pugilato o quella terribile gara detta pancrazio, certo apparirebbe pi glorioso ai suoi concittadini e ai giochi avrebbe il posto donore e la citt gli darebbe il vitto a spese pubbliche e un dono che sarebbe per lui prezioso; e otterrebbe tutto questo anche vincendo alla corsa dei carri, senza esserne degno quanto lo sono invece io. Perch pi conta la mia saggezza che non la forza fisica degli uomini e dei cavalli. Ben irragionevole questa opinione, e non giusto dare pi pregio alla forza che alla benefica saggezza. Difatti se c tra il popolo un abile pugilatore o uno bravo nel pentatlo o nella lotta o nella corsa (che la pi onorata prova di forza tra quelle che gli uomini compiono negli agoni) non per questo ne trae vantaggio il buon ordine della citt. Una gioia ben piccola verrebbe dal fatto che uno vince una gara sulle rive del Pisa: non questo infatti che arricchisce le case della citt. 29] Euripide, Autolico, fr.1 (trad. C. Franco) Delle tante disgrazie che affliggono la Grecia, nessuna peggiore che la razza degli atleti. Essi intanto non apprendono ad amministrare bene una casa. N lo potrebbero fare: un uomo che comunque schiavo delle sue mascelle e assoggettato al ventre come potrebbe acquisire ricchezza pi di quella paterna? Ma loro non sono capaci nemmeno di reggere la miseria e affrontare il destino, perch non sono abituati a costumi di virt, ed duro per loro finire in povert. Certo da giovani se ne vanno orgogliosi, come idoli della loro citt, ma quando arriva lamara vecchiaia finiscono male come cenci logori. Sono contrario anche alluso dei Greci di organizzare per loro delle riunioni, e di onorare piaceri inutili per la gioia di un banchetto. Dunque quale bravo lottatore, quale veloce corridore, o lanciatore di disco, o pugilatore vittorioso con le corone che ha conquistato si reso benemerito della propria citt? Combattono forse il nemico con il loro disco, scacciano linvasore della patria prendendo a pugni gli scudi nemici? Nessuno si d a queste follie quando il ferro avversario incombe. Sono allora i saggi e valorosi cittadini che bisogna incoronare, e chi governa la citt nel modo migliore, da uomo saggio e giusto, e chi con le sue parole allontana il male, eliminando guerra e sedizione. Queste sono per ogni citt e per tutti i Greci le belle azioni! 30] Eschine, Contro Timarco 22ss (trad. M. Marzi) Il legislatore pass a fissare il criterio che noi dobbiamo seguire quando, adunati in assemblea [ekklesia], deliberiamo intorno alle questioni pi gravi. E donde prende lavvio? Leggi dice sulla buona condotta [eukosmia]. [] Dopo che la vittima espiatoria sar stata portata tuttintorno e laraldo avr rivolto le preghiere tradizionali, ordina ai proedri di mettere ai voti le mozioni concernenti la religione dello stato, gli araldi, gli ambasciatori, le cose profane. Subito dopo il banditore rivolge la domanda di rito: Chi, fra coloro che hanno superato let di cinquantanni, vuole prendere la parola?. E dopo che tutti questi hanno parlato, invita alla tribuna ogni altro
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ateniese che voglia parlare e che non sia interdetto. [] Tanto decoro avevano gli oratori dun tempo [] che quel che noi oggi facciamo abitualmente, parlare cio con la mano fuori dal vestito, essi allora giudicavano un atto sconveniente. [] Considerate dunque quanto [gli esempi del passato] differiscano da Timarco. [] Questi si vergognavano di parlare con la mano fuori dal vestito, e Timarco invece, durante unassemblea, ha gettato via il mantello e si esibito nudo in un esercizio di pancrazio (lepisodio risale allaltro giorno, non ad antica data). Il suo corpo era cos mal ridotto guasto dallubriachezza e dal vizio che le persone dabbene col presenti si coprirono il volto e provarono vergogna per la citt, al pensiero che noi ci serviamo di consiglieri di questa specie. Ed in considerazione di casi come questi che il legislatore ha indicato espressamente coloro che devono parlare al popolo e quelli ai quali non permesso. [] Chi sono dunque quelli che, a giudizio del legislatore, non debbono presentarsi alla tribuna? Coloro che sono vissuti nella turpitudine: [] se si presenta a parlare un cittadino che percuote il padre o la madre, o che nega loro gli alimenti, o che non d loro un tetto [] o colui che non ha preso parte alle spedizioni militari a lui prescritte o che ha gettato via lo scudo [] o colui che si prostituito o ha avuto relazioni [] o colui che ha scialacquato il patrimonio o altra eredit. []. Sono questi dunque glindividui che il legislatore esclude dalla tribuna [] e se uno di essi, violando queste disposizioni, non solo si presenta a parlare, ma fa anche il delatore e si comporta da insolente, e la citt non riesce pi a sopportare un soggetto simile, allora dice il legislatore - un qualunque cittadino, che non sia interdetto, potr citarlo a sottoporsi allinchiesta [dokimasia] e ordina a voi di giudicare il caso in tribunale. 31a] Andocide, Sul Coreuta, 11 (trad. C. Franco) Quando fui incaricato della coregia per le Targhelie e mi tocc come istruttore Panakles e la trib Pantakleis oltre alla mia [cio la Erechtheis], svolsi il mio incarico come meglio e pi equilibratamente potevo. Anzitutto organizzai un luogo per listruzione del coro presso la mia abitazione, come avevo fatto in precedenza quando ero stato corego per le Dionisie. Poi scelsi i membri del coro meglio che potei, senza punire alcuno, senza ricorrere alla costrizione e senza inimicarmi alcuno, ma dando disposizioni che potessero riuscire le pi gradite ed opportune per entrambe le parti: io ordinavo e chiedevo, essi di buon grado e volontariamente mi inviavano gli allievi da istruire. Ma quando arrivarono i ragazzi, io non ebbi la possibilit di essere presente e di occuparmene; avevo allora delle questioni con Aristione e Filino, a cui attribuivo massima urgenza, perch avevo intentato loro una denuncia [eisaggelia] da discutere davanti alla Boule e agli altri Ateniesi. Preso dunque da questi pensieri, incaricai Fanostrato di occuparsi delle eventuali necessit per il coro: egli appartiene allo stesso demo di coloro che oggi mi accusano [di omicidio di un coreuta], ed mio parente acquisito (ha sposato mia figlia), sicch pensavo che avrebbe provveduto per il meglio. Accanto a lui cerano anche altri due, Ameinia delle trib Erechtheis, designato dalla sua stessa trib ad occuparsi in permanenza della formazione dei cori, ritenuto un uomo per bene, e [] della trib Kekropis, che svolgeva abitualmente tale incarico per quella trib. Un quarto, Filippo, era incaricato degli acquisti e delle spese su richiesta del poeta che istruiva il coro o di uno degli altri: tutto perch i ragazzi fossero preparati per il meglio e non restassero privi di alcunch in mia assenza. b] Lista dei vincitori delle Dionisie per lanno 459/8 (IG II/III 2318, 41-51) (trad. C. Franco) Sotto larcontato di Philokles, la trib Oineis [vincitrice per il coro] dei ragazzi, Demodoco era corego; la trib Ippothontis [vincitrice per il coro] degli uomini, Euktemon di Eleusi era corego; nelle commedie era corego Eukleides, Euphronios era listruttore [didaskalos], nelle tragedie Xenokles di Aphidna era corego, Aischylos era listruttore. 32] Licurgo, Contro Leocrate 77 (trad. E. Malcovati) [cf. Tod II, 204] Giuramento degli efebi Io non disonorer le armi sacre n abbandoner il compagno della mia fila, difender le cose sacre e sante e non minore tramander ai posteri la patria ma pi grande e pi
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forte, da solo e con tutti. e prester ascolto ai magistrati in carica e ubbidir alle leggi stabilite e a quante altre per lavvenire se ne sanciscano saggiamente; e se qualcuno voglia distruggerle, non lo permetter, da solo e con tutti. E onorer i riti patrii. Testimoni mi siano di questi gli dei, Aglauro, Estia, Eni, Ares Enialio, Atena Areia, Zeus, Thall, Aux, Egemone, i confini della patria, i grani, gli orzi, le viti, gli olivi, i fichi 33] Eschilo, Eumenidi 916ss (trad. M. Valgimigli) Coro: Mi cara questa comunit con Pallade Atena. Amo questa citt che anche il potentissimo Zeus e Ares vollero asilo dei numi e che dei numi di Grecia protegge gli altari col suo diadema di torri. Per lei io prego e siano le preghiere vaticini propizi: rampollino su dalla terra per impulsi fecondi le sue letizie vitali alla luce raggiante del sole []. Sar mia grazia che venti maligni non rechino danno alle piante, che il soffio dellarsura non bruci alle viti e agli ulivi le gemme e si arresti alle soglie del nostro paese, che non serpeggi tra le messi il triste morbo che fa morire le spighe, che le floride greggi nutrite dai prati partoriscano al tempo dovuto i loro parti e che le ricchezze scavate dalla terra, dono di Ermes, sempre dimostrino agli dei riconoscenza del dono. [] Lungi da qui le morti che troppo giovani vite recidono! E a vergini amabili vita di nozze felici concedano gli dei, e voi Moire sorelle regolate giustizia, che in ogni casa abitate, che in ogni momento con vostro peso di giustizia accorrete, che in ogni luogo siete di tutte le dee le pi venerate. [] Anche faccio voti che mai nella nostra citt si odano fremiti di discordia civile [stasin], insaziata di mali. N mai nella polvere delle nostre strade si abbeveri di nero sangue di cittadini per strappare alle case, in collere vendicatrici di morti, altri morti. E scambio ci sia di gioia nella comune concordia, e unanime odio ai nemici: delle molte calamit unica medicina questa ai mortali. [] Salute a voi nel possesso felice delle vostre ricchezze! Salute a voi, cittadini di questa citt che vostra sede avete presso la vergine figlia di Zeus! Ricambiate con amore il suo amore, rispondete alla sua saggezza esercitando saggezza. Chi al riparo delle ali di Pallade, al padre di Pallade sacro.
APPENDICE

G. Sartori, Democrazia e definizioni, Bologna 1975, 159 Si deve avvertire che lautogoverno, quello vero, quello che praticavano i Greci, comporta una totale devozione del cittadino al pubblico servizio: governarsi da s vuol dire passar la vita governando [] Lassorbente politicit richiesta dalla conduzione in proprio dei pubblici affari crea un profondo e insanabile squilibrio tra le varie necessit e funzioni della vita associata, poich a una ipertrofia della vita politica corrisponde inevitabilmente latrofia della vita economica. Di tanto questa democrazia si perfezionava, di altrettanto ai suoi cittadini diventavano pi poveri. N la polis greca aveva modo di sfuggire al circolo vizioso nel quale si aggirava, che era di cercare un rimedio politico al malessere economico, di provvedere con la confisca delle ricchezze alla insufficiente produzione di ricchezza. la democrazia antica era fatalmente destinata a naufragare nella lotta di classe tra ricchi e poveri, proprio perch allevava solo un animale politico e non anche un homo oeconomicus.

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