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C ATA N I A

lidentit urbana dallantichit al settecento


a cura di Lina Scalisi E S T R AT T O

domenico sanfilippo editore

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lidentit urbana dallantichit al settecento

Palazzo del Municipio, Catania. Scuola napoletana, Martirio di SantAgata con capriccio di rovine romane, olio su tela, 1640-60 circa

LA CITT NeL MedIoeVo: SVILuPPo urBANo e doMINIo TerrITorIALe Lucia Arcifa

Lidentit urbana di Catania nellAlto Medioevo si sostanzia attorno ai due simboli della coscienza cittadina: la martire Agata e lelefante, elaborati allinterno della cultura latinocristiana, la prima, e del sostrato bizantino-islamico, il secondo. La forte valenza che i due elementi, in forma separata o compresenti, acquistano nella storia della citt d conto di una dimensione di civitas, mantenuta fortemente nel corso dei secoli altomedievali, i secoli della lenta trasformazione della citt cristiana, bizantina, islamica. La ricerca archeologica se, da una parte, non configura ancora un quadro organico dei processi di trasformazione della citt, daltra, consente gi di individuare, nel corso del VI secolo, i segni tangibili dello stravolgimento del tessuto urbanistico antico, del riutilizzo degli spazi pubblici, dellinurbamento delle aree di seppellimento. Contestualmente si rafforza quella proiezione orientale della citt che, a partire dal VII secolo, ne modificher sostanzialmente i tratti culturali, con una marcata orientalizzazione delle gerarchie ecclesiastiche, dei culti praticati, in un quadro di sottolineatura del ruolo difensivo che contribuir a segnare una forte discontinuit tra la citt antica e quella altomedievale. Ancor meno evidente il grado di attrazione nei confronti del suo territorio, i cui limiti sono peraltro piuttosto incerti, in termini di drenaggio fiscale, capacit di veicolare le merci e di convogliare i prodotti agricoli. In generale, si possono evidenziare piuttosto alcune direttrici preferenziali che si rivolgono verso la sfruttamento economico delle pendici meridionali e orientali del vulcano, veicolate essenzialmente attraverso il monachesimo benedettino e alcune pi sparute fondazioni italo-greche. Ma se analizziamo il rapporto tra la citt e la viabilit di lunga percorrenza, nel lungo periodo sembra venire meno la capacit di attrazione che la citt romana esercitava sui due itinerari principali: la direttrice nord sud, da Messina a Siracusa, e quella est-ovest in direzione di Palermo. Si innesca una sorta di marginalizzazione di questo territorio, a favore di direttrici pi interne che solo le scelte del pieno medioevo potranno ricomporre. Trasformazioni urbane e uTilizzo crisTiano dello spazio: il caso di sanTagaTa la veTere Trasformazioni urbane e proiezione territoriale sono, dunque, i nodi fondamentali alla base di un ragionamento sulla citt altomedievale, che allo stato attuale dispone di ben pochi elementi di riflessione. La lettura archeologica delle stratigrafie pi tarde tende a delineare una certa convergenza di dati attorno al VI secolo, momento in cui labbandono dei basolati lavici, i progressivi rialzamenti dei piani stradali (legati al venir meno della manutenzione ordinaria), la costruzione di edifici allinterno di spazi pubblici paiono indicare un momento di svolta nella organizzazione urbana. Lanalisi, effettuata nellambito delle complesse indagini allinterno del monastero dei Benedettini, dei livelli pavimentali al di sopra del lastricato romano evidenzia in modo inequivocabile i segni del degrado urbano. I riempimenti dei condotti fognari attestano che nel corso del VI secolo venne meno il regolare smaltimento dei rifiuti, determinando presumibilmente la crescita dei livelli stradali che si impostano al di sopra delloriginaria pavimentazione lavica. Nel caso del cardo I e del decumano che lo incrocia, le evidenze archeologiche attestano comunque il mantenimento degli allineamenti originari e la costruzione di un piano di calpestio rozzamente realizzato con piccoli ciottoli, databile alla met del VII secolo1. I dati delle indagini effettuate al Teatro indicano proprio il VI secolo come un momento cruciale nel quale collocare gli episodi di occupazione delledificio, ai fini di un diverso uso dello spazio pubblico; in tal senso stato interpretato lambiente quadrangolare,

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1. S. Agata al Carcere, il carcere di S. Agata 2. S. Agata la Vetere, sarcofago cosiddetto di SantAgata

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3. S. Agata la Vetere, sarcofago cosiddetto di SantAgata, particolare del coperchio

impiantato sul pavimento marmoreo dellorchestra, costruito senza utilizzo di malta, che ha fatto ipotizzare un uso del luogo, forse ancora pubblico, quale macellum2. rispetto a questo quadro cronologico, pi precoce appare la dismissione dellanfiteatro, forse gi avviata nel corso della seconda met del IV secolo, allinterno del quale si istalla, nel VIVII secolo, un impianto artigianale per la fusione e la lavorazione del vetro3. Meno chiaro, invece, lepisodio costruttivo, rintracciato nel corso degli scavi nel cortile di SantAgata la Vetere, dove, nel corso del V secolo, lo spazio aperto viene delimitato da un muro la cui natura non facilmente ipotizzabile4. Accanto a questi dati, che, a partire da una prospettiva che privilegia la citt antica, attestano in modo inequivocabile i segni del degrado urbano, riteniamo sia possibile e giustificata anche una lettura volta a rintracciare, diciamo cos in positivo, i segni del lento riarticolarsi della citt attorno a nuovi fulcri religiosi. La mancanza di dati attendibili circa il primitivo gruppo episcopale rappresenta, a tuttoggi, uno dei limiti pi importanti alla ricostruzione della citt cristiana, per il ruolo che di norma lepiscopio riveste quale nucleo generatore del nuovo sistema urbano. appena il caso di ribadire che nelle fonti arabe e normanne non c alcun riferimento allantica cattedrale di Catania. Nel racconto del vescovo Maurizio5, relativo al rientro delle reliquie da Costantinopoli, dopo il trafugamento di Maniace del 1040, non si fa menzione della chiesa di SantAgata la Vetere, n dei luoghi del martirio. Nel 1366 il priorato di SantAgata la Vetere descritto come derelitto e desolato, privo di officiatura stabile del culto. Ben consolidata appare, nel documento, la tradizione relativa ai luoghi agatini: il carcere allinterno del quale la martire riceve la visita dellapostolo Pietro e il suo primitivo sepolcro6; ma le fonti, pur descrivendo lo stato di indigenza in cui versa lantico priorato, suggeriscono indirettamente di non avere coscienza di un passato illustre della chiesa. La citt medievale, in altri termini, mostra di avere perso il ricordo dellantica cattedrale bizantina; sar soltanto nellambito della polemica municipalista di fine Seicento che si assiste da parte della storiografia locale alla costruzione del ruolo di SantAgata la Vetere7, creando i presupposti per una contrapposizione tra vecchia e nuova cattedrale, tra la citt bizantina e la nuova citt normanna. Il problema della sede vescovile primitiva , dunque, al momento destinato a restare aperto e ampi margini di incertezza permangono sullindividuazione del polo primario nella topografia cristiana della citt. Altrettanto complessa la problematica relativa allinurbamento del culto di Agata, per la valutazione del quale possediamo una serie di dati di non facile e univoca lettura, sui quali vorremmo, tuttavia, soffermarci, in considerazione della pregnanza dei luoghi cos duratura e radicata nella citt medievale e moderna. La forte caratterizzazione dei luoghi in senso agatino trova una prima conferma documentaria solo in et medievale: , infatti, nella documentazione relativa al priorato di SantAgata la Vetere, che appaiono, come si diceva, gi consolidati i luoghi tradizionalmente indicati come il carcere (fig. 1) e il sepolcro della santa (figg. 2-3), espressamente ricordati nel documento del 1366. dal punto di vista archeologico i risultati dei lavori fin qui condotti8, pur non accertando lesistenza di un edificio di culto, indirizzano tuttavia verso una precisa rioccupazione cristiana dellarea verosimilmente nel corso del VII secolo. Lo scavo dei livelli archeologici nel cortile di SantAgata la Vetere ha evidenziato lesistenza di una necropoli, alla quale al momento possiamo ascrivere undici sepolture, prive ovviamente di corredo, in considerazione dellepoca; le modalit di giacitura osservate braccia conserte o, pi di frequente, incrociate sul petto indicano, tuttavia, chiaramente losservanza del rituale cristiano. Si tratta di semplici fosse terragne, orientate in senso est-ovest, in alcuni casi rivestite internamente da blocchi appena squadrati, la cui copertura, dove presente, era composta da coppi, tegole o porzioni di laterizi (figg. 4-5). Le sepolture riutilizzavano i resti della struttura muraria, posta sul lato ovest dellarea di scavo, consistente in un lungo muro, con orientamento nord-sud, lungo 8,90 m e largo 0,50 m, composto di pietre regolarizzate, legate da calce, sulle cui fondazioni poggiavano i crani degli inumati9. Indipendentemente dalla interpretazione della struttura muraria rinvenuta, per la quale saranno necessari ulteriori approfondimenti volti ad appurarne la funzione, evidente qui la cesura netta intervenuta nelluso dellarea, tra spazio aperto (pubblico?) e uso funerario. Anche se, di recente, stata sottolineata la non necessaria concomitanza tra necropoli e chiesa, appare ipotizzabile che questa prima testimonianza di unarea di sepoltura intra moenia, con caratteri non di casualit, ma che risponde ad una organizzazione spaziale precisa, possa essere stata connessa alla presenza di un edificio di culto10. La data di nascita di questa necropoli, peraltro, si sovrappone in modo significativo alla cronologia

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4. S. Agata la Vetere, necropoli cristiana (VII-VIII secolo). rilievo (da Patan-Tanasi 2006)

5. S. Agata la Vetere, necropoli cristiana (VII-VIII secolo). (Archivio fotografico Soprintendenza BB.CC.AA. Catania)

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6. Basilica bizantina di via dottor Consoli, mosaico pavimentale, particolare (Archivio fotografico Soprintendenza BB.CC.AA., Catania)

ultima assegnata alla basilica di via dottor Consoli (fig. 6), di recente rivisitata da F. Trapani11, che non pare protrarsi oltre il VI secolo, e che sulla base della famosa iscrizione di Iulia Florentina stata identificata come basilica martiriale dei martiri catanesi (Agata ed euplo?)12. Ci pare, in altri termini, possibile mettere in connessione la fine dellutilizzo dellarea cimiteriale suburbana con limpianto della necropoli dentro le mura e, in definitiva, con linurbamento del culto in questarea prossima alle mura settentrionali. di tutta evidenza appare il legame topografico tra il primitivo luogo di culto suburbano e la nuova scelta topografica, in prossimit della porta regia, la principale via di accesso alla citt lungo le mura settentrionali13, dalla quale prendeva avvio il tracciato della strada di collegamento verso Cibali e i casali del bosco etneo (fig. 7). Accanto a ragioni di vicinanza topografica, altre possono essere suggerite o quanto meno intraviste, anche in considerazione delle recenti esplorazioni tra le due chiese di SantAgata la Vetere e del Carcere, che consentono di ipotizzare una articolazione monumentale dellarea di tutto rilievo, estremamente promettente anche ai fini di una indagine focalizzata sui processi di trasformazione della citt antica. Indagini che, pi in generale, consentono di ritornare sulla interpretazione complessiva dellarea sulla quale, come noto, gravano pesanti condizionamenti legati ad una ricostruzione consolidata nella religiosit popolare, che mette in scena, gi da et medievale, un edificio identificato con il pretorio di Quinziano e il carcere in cui la martire fu imprigionata. Non escluderei che, in una prima fase, linurbamento del culto possa avere utilizzato il grande edificio che insisteva sullarea pi settentrionale, ora meglio conosciuto a seguito dei lavori di messa in sicurezza dei locali annessi alla chiesa del Carcere e sul quale possibile aprire nuove ipotesi di ricerca14. Le indagini hanno, infatti, consentito di precisare che il cosiddetto Carcere di SantAgata riutilizza la camera voltata (favissa) di un edificio su podio, di cui allo stato attuale possibile ricostruire il perimetro complessivo, le dimensioni del podio e i resti della cella superiore. Larticolazione architettonica cos ricostruita richiama piuttosto chiaramente la tipologia dei mausolei funerari o, pi verosimilmente, in considerazione della dislocazione allinterno del perimetro urbano, dei templi su podio15 (fig. 8). La peculiare configurazione della facciata orientale, prospiciente allanfiteatro, articolata con tre nicchioni, suggerisce una stretta connessione con la stessa costruzione dellanfiteatro, lasciando ipotizzare lesistenza di un articolato piano che concepisce ledificio come una sorta di fondale scenografico, regolarizzando il declivio naturale della collina e creando una prospettiva architettonica monumentale. Lo stretto nesso qui ipotizzato ha, com ovvio, ulteriori ricadute nellinterpretazione complessiva dello spazio circostante il tempio: unarea aperta, verosimilmente pubblica per la quale, sulla base dei resti archeologici ritrovati, possibile ricostruire lesistenza di un primitivo collegamento viario con la parte della citt romana cresciuta ai piedi della collina di Montevergine. Pur con i molti margini di incertezza per una ricerca ancora in corso, larea indagata, alla luce della ricostruzione qui proposta, assume, dunque, una centralit nella organizzazione urbana della citt medio e tardo imperiale di tutto rilievo. Non escluderei che, nella logica di una riutilizzazione ben documentata in Sicilia tra VI e VII secolo, ledificio templare possa essere stato consacrato quale chiesa cristiana, e che, gi allora, la camera voltata allinterno del podio sia stata utilizzata per ambientare i luoghi del martirio di Agata. A tal proposito sembrano soccorrere le indicazioni ricavabili dalla documentazione agiografica relativa a S. Lucia: come stato notato da d. Motta, nella redazione della Passio greca, i termini utilizzati per indicare il sepolcro di Agata (tfoj, naj, sroj) propongono una sostanziale coincidenza tra sepoltura e luogo di culto (naj tj mrturoj). Nella redazione pi tarda (IX sec.) esso indicato come un recinto sacro (shkj), situato allinterno della citt16; una descrizione che appare coerente con la configurazione dei luoghi quale emerge dalle indagini archeologiche sopra ricordate e che anche nei secoli successivi determina una sorta di separatezza tra il nucleo di SantAgata la Vetere e la citt, ancora rintracciabile nelle rappresentazioni cartografiche cinquecentesche (fig. 9). La porzione di necropoli, oggi ritrovata, assumerebbe in questa prospettiva un significato ancor pi pregnante, attestando il rito di sepoltura intra moenia connesso allinurbamento del culto martiriale. Se, dunque, le indagini gettano una luce significativa sulla scelta topografica, nel momento di inurbamento del culto agatino, aprono anche una serie di questioni interessanti sulle modalit di concessione dellarea, ipotizzando, come abbiamo fatto, una trasformazione del tempio in chiesa cristiana.

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7. Biblioteca Angelica, roma. Pianta di Catania (1584), larea settentrionale con la Porta regia 9. Biblioteca Angelica, roma. Pianta di Catania (1584), Bastione di S. Agata

8. S. Agata al Carcere, ipotesi di restituzione delledificio su podio (elab. e. Sangregorio)

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Anche volendo spostare la riflessione sul piano delle considerazioni di ordine giuridico, linurbamento del culto allinterno di unarea pubblica trova, nella cronologia individuata (fine VI- inizi VII secolo), un significativo parallelo con la situazione italiana che vede, prima di questa data, ben pochi esempi di edifici cristiani installati in luoghi pubblici, in virt del principio ancora vigente della inalienabilit del patrimonio monumentale17. Focalizzando, infine, lattenzione sulla diffusione del culto di SantAgata, questo arco cronologico coincide significativamente con quello di una ulteriore propagazione del culto nella penisola italiana, con attestazioni ampie in ambito romano e ravennate, sia dal punto di vista liturgico che architettonico; per non tacere dellazione esercitata dallo stesso papa Gregorio nella riappropriazione della figura di Agata allortodossia cattolica, nella quale si voluto riconoscere un preciso intento polemico contro processi di acculturazione determinatisi in Sicilia sotto la dominazione gota18. Trasformazioni e occupazione degli spazi pubblici: il peso dei culTi orienTali. una possibile lettura in chiave antiariana si potrebbe dare, sulla scorta di una ampia documentazione di ambito romano, anche per quegli edifici con dedica alla Theotokos che costituirebbero la risposta ortodossa alla presenza ariana allinterno della citt. Le dediche alla Theotokos, il cui numero rilevante negli anni attorno alla riconquista dellAfrica e dellItalia, sono infatti caratteristiche della politica imperiale dopo la riconquista. Il culto verso la madre di dio, considerata patrona dellesercito imperiale e dellintero stato bizantino, costituiva un forte strumento nella polemica antiariana, che trovava impossibile accettare la dimensione della Vergine quale madre di dio19. Le indagini recenti non hanno chiarito le questioni legate alla primitiva intitolazione della chiesa di S. Maria della rotonda (fig. 10) che sembrerebbe rivelare, pur allinterno di una riutilizzazione parziale di strutture termali di et romana, una pi forte autonomia progettuale. Ledificio insiste, dunque, tra la fine del VI e la prima met del VII, su di unarea precedentemente occupata da un ampio edificio termale, coerentemente con quel processo di riorganizzazione e trasformazione degli spazi pubblici, gi individuato per altre aree oggetto di indagine archeologica20. La maggiore autonomia che le nuove indagini assegnano, ora, allimpianto centrico della rotonda sembrerebbe avvalorare il peso di questo edificio nel contesto urbano, sia in relazione alla rilevanza topografica dellarea, che per il riutilizzo delle strutture romane nellarea del presbiterio, che potrebbe fare ipotizzare un uso liturgico quale vasca battesimale. In attesa di ulteriori e pi approfondite analisi sul monumento, la facies bizantina della citt, per la quale gi le lettere di Gregorio Magno mostrano un certo fervore edilizio21, emerge ulteriormente dal numero di dediche religiose variamente ricollegabili al mondo orientale (fig. 11); una veloce disamina degli edifici religiosi, ragionevolmente attribuibili allarco di tempo in oggetto, orienta, in via preliminare, a riconoscere lesistenza di un lungo processo nella progressiva costruzione della citt cristiana; quanto si evince dalle dedicazioni riferibili allambito religioso greco-orientale (SS. Cosma e damiano, S. demetrio, S. Maria dellIdria, Ss. elena e Costantino, S. Stefano, S. Pantaleo), per molte delle quali non siamo in grado di proporre una precisa ubicazione, essendo la loro conoscenza mutuata quasi esclusivamente dagli accenni documentari e dal nome delle relative contrade medievali. La distribuzione lungo via Crociferi (contrada dei Ss.elena e Costantino; chiesa di S. Stefano inglobata allinterno dellattuale monastero di S. Benedetto), nellaltura di Montevergine (S. Maria dellIdria, S. Barbara), nellarea del presunto Foro (S. Pantaleo) evidenzia, per, la concentrazione di queste chiese allinterno del nucleo urbano di pi lontana origine22, con dediche attribuibili ad un momento pi antico (piuttosto chiaro , ad esempio, il caso della chiesa dedicata ai Santi elena e Costantino) ed altre decisamente pi recenti collegate alla progressiva militarizzazione della societ dellIsola, fin dal VII secolo inoltrato23. A questa seconda fase sono riportabili una serie di edifici religiosi, rintracciabili nelle fonti agiografiche o toponomastiche, che in alcuni casi ripropongono il tema della occupazione di edifici pagani. Il caso pi evidente quello delledificio dedicato ai santi Quaranta Martiri, santi militari per eccellenza, il cui culto, di origine armena, a Costantinopoli accertato dalla fine del VI secolo24 e la cui diffusione legata alla classe dirigente militare bizantina. Nella Vita di S. Leone, luso dellavverbio vuv orienta verso una sostanziale contemporaneit tra il momento di redazione del testo e quello della dedica delledificio25. Il riferimento agli antichi edifici circolari greci, nei quali il culto

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10. S. Maria della rotonda, interno

11. Localizzazione degli edifici religiosi di et bizantina. In evidenza larea del supposto kastron legenda: 1. S. Agata la Vetere; 2. Contrada SS. elena e Costantino; 3. S. Maria de Itria; 4. S. Barbara; 5. S. Maria de rotunda; 6. SS. Quaranta Martiri (?); 7. S. Pantaleo; 8. S. Stefano; 9. S. Salvatore.

estensione ipotetica del castrum bizantino

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12. Cappella Bonaiuto, interno

13. S. Agata al Carcere, rilievo delle strutture relative alle fortificazioni di et altomedievale (verde), medievale (giallo) e cinquecentesche (blu) (da Arcifa 2009)

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alloggiato, rende evidente la riutilizzazione di un edificio a pianta centrica, per il quale si potrebbe pensare allodeon o forse, secondo una ipotesi ripresa di recente, a strutture prossime allanfiteatro26. Altrettanto significativa la dedica a S. Pantaleo, inserita in un contesto pubblico per eccellenza27, che rimanda ad un momento di peculiare sinergia tra potere politico, militare e religioso tale da rendere possibile la trasformazione dei luoghi e il cambio di destinazione di edifici destinati ad uso pubblico28. bene ribadire che la trasformazione della citt cristiana avviene allinterno di un contesto normativo per cos dire disciplinato e che gli ultimi studi sulla citt tardo antica hanno messo ben in evidenza. Non si tratta di una occupazione che potremmo definire abusiva di luoghi pubblici ma di un riuso che risponde a criteri di mantenimento del patrimonio pubblico, per edifici divenuti inutili, allinterno di un quadro legislativo di riferimento29. I dati a nostra disposizione non consentono di inserire coerentemente, allinterno del contesto fin qui tracciato, la cosiddetta tricora del Salvatore, meglio nota come cappella Bonaiuto (fig. 12); i recenti lavori di restauro non hanno sciolto del tutto gli interrogativi relativi alloriginaria natura delledificio30, per il quale non possiamo escludere una iniziale destinazione funeraria e una collocazione cronologica pi alta31, rispetto alle datazioni (VI oppure VII-VIII secolo) assegnategli tradizionalmente32. Certamente la sua ubicazione, in relazione alla prevalente distribuzione degli edifici religiosi in citt, sopra esaminati, la caratterizza per una posizione marginale, extra moenia. essa potrebbe avere svolto, almeno a partire dalla tarda et bizantina, il ruolo di edificio religioso a servizio di un quartiere suburbano, che andava sorgendo in prossimit del futuro Porto Saraceno, segnalando, in altri termini, quel processo, ancora poco chiarito, che determiner in et medievale la diversa dislocazione dellarea portuale rispetto alloriginario bacino posto alla foce del fiume Amenano. la ciTT difesa: ipoTesi sul kastron bizanTino La dislocazione degli edifici religiosi allinterno del nucleo urbano antico orienta verso una sostanziale preminenza dellarea della collina di Montevergine rispetto alle aree meridionali, verso le quali si indirizzer, nel pieno medioevo, lo sviluppo urbano. Sul piano urbanistico e topografico, il rilievo della collina di Montevergine33 costituisce la caratteristica morfologica pi evidente della citt altomedievale, la quale trova una significativa rispondenza, come vedremo successivamente, nel rapporto preferenziale che la citt costruisce, in questa fase, con il territorio pedemontano, che si sviluppa a nord e a nord-ovest di essa. Sullarea della cosiddetta acropoli si concentrano, come si diceva, gran parte degli edifici religiosi, la cui datazione possiamo ragionevolmente circoscrivere ad et bizantina; ma la citt altomedievale sembra sfruttare il dislivello naturale della collina di Montevergine a fini difensivi; una serie di elementi di natura documentaria e archeologica consentono, infatti, di ipotizzare lesistenza di una struttura difensiva, che nella tarda et tematica si impianta a protezione del centro secondo uno schema un kastron verosimilmente quadrangolare che caratterizza molti centri di et bizantina34. Il dibattito sullesistenza o meno di fortificazioni nella citt tardo antica si impernia sul famoso passo delle Variae di Cassiodoro, lepistola III, 49, l dove lautorizzazione di Teodorico a riutilizzare le pietre dellanfiteatro, ut in murorum faciem surgat, stata interpretata come un preciso riferimento alle fortificazioni della citt per le quali, effettivamente, nel prologo della lettera il gruppo dirigente cittadino esprime precise preoccupazioni. In verit, una pi puntuale esegesi del brano, orienta verso una disposizione volta al riutilizzo del materiale per costruzioni di uso pubblico35. del resto, la testimonianza di Procopio, di qualche decennio successivo, attesta che alla vigilia della guerra grecogotica, nel 456, la citt era del tutto priva di fortificazione e tale ancora verso la fine della guerra36. Procopio, cos bene informato sulle capacit difensive delle citt italiane nel corso della guerra greco-gotica, di fatto menziona fortificazioni solo a Lilibeo, Palermo, Messina, sottolineando, nel caso di Catania, lassenza di difese. La citt ci appare invece certamente munita di un circuito difensivo nelle fonti arabe della conquista, quando in grado di resistere a numerosi attacchi, prima di essere conquistata definitivamente37 e inserita nellelenco di Muqaddas quale citt murata38. dal punto di vista archeologico, un primo elemento di riflessione viene dagli scavi condotti nellarea delloratorio attiguo alla chiesa di SantAgata al Carcere; le indagini hanno mes-

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so in luce il resto di una struttura voltata, in origine un criptoportico o una sostruzione per una rampa di accesso alla collina, di et tardo-imperiale, costruita a ridosso del declivio naturale; la parziale demolizione dei piloni a valle, nel corso del VII secolo, configura diversamente la parte muraria preservata, la cui altezza complessiva fu, in prosieguo di tempo, ulteriormente rialzata con la costruzione di un apparecchio murario soprastante, privo di malta di calce, che fa ipotizzare una riutilizzazione in chiave difensiva della struttura39 (fig. 13). La citt tardo bizantina sembra, dunque, dotarsi qui di un primo sistema di difesa: una interpretazione indirettamente suffragata dalle emergenze monumentali delle epoche successive che dimostrano come la cinta medievale e poi il bastione cinquecentesco continuino a utilizzare il naturale salto di quota per impostare le difese sullo stesso allineamento. daltra canto, la ricerca dei limiti complessivi della citt bizantina si arresta sostanzialmente a questa parte della citt, in ragione della sua conformazione altimetrica. Come possibile ipotesi di lavoro, parrebbe utile riflettere sui naturali salti di quota rimarcati dagli allineamenti di via Crociferi a est e via Teatro Greco a sud40: la citt potrebbe avere impostato le proprie difese sulla cesura naturale determinata dalla linea di faglia. un contributo di ordine toponomastico viene a questo proposito dal ricordo della porta di mensu, porta gi distrutta al tempo del Bolano41, il cui ricordo si manteneva ancora nel nome del quartiere omonimo. dai riferimenti presenti tra i documenti del Tabulario di S. Benedetto, il quartiere risulta contiguo e confinante con quelli di Pozzo dAlbano, S. Agostino, S. Pantalone42; alcune citazioni, in particolare, consentono di restringere ulteriormente larea a quello spazio geografico tra il Convento di S. Agostino e lodeon43 e di ipotizzare che la via porta di mezzo avesse un tracciato non molto dissimile dallattuale discesa di S. Agostino. Come si vede, la porta doveva trovarsi in unarea strategica posta in corrispondenza del margine meridionale della collina, a monte dellarea dove ubicato il presunto foro. Se il nome del quartiere fa riferimento ad unarea di pi recente urbanizzazione44, tra la Giudecca, ad ovest, e i quartieri commerciali a sud-est, la presenza di una porta di accesso, ubicata lungo il margine meridionale dellaltura, rimanda allesistenza di una linea di fortificazione . cos ipotizzabile che si debba guardare alla porta di mezzo, sulla quale come noto la storiografia locale ha costruito il mito dei rapporti conflittuali tra Federico II e la citt45, come ad uno dei punti di accesso della cinta fortificata bizantina, relitto non pi compreso nel momento in cui i resti saranno inglobati nella espansione urbana della citt medievale. Almeno due diverse notazioni delle fonti rafforzano, allo stato attuale, lidea di un allineamento difensivo a monte del teatro e dellodeon: il riferimento del Biscari, a proposito del convento di S. Agostino, parte del quale fabbricata sopra grosse antiche muraglie46, ma, soprattutto, la citazione del Bolano della torre Milisindi il cui nome rimanderebbe ad un sostrato germanico47 che, con la sua posizione a monte dellangolo orientale del teatro, potrebbe configurare lesistenza di una torre aggettante lungo la cinta muraria. una tale ipotesi, allo stato attuale delle nostre conoscenze, non confligge con gli elementi emersi dalle indagini condotte allinterno del Teatro48; i dati fin qui noti, infatti, rendono perspicua una successione stratigrafica accertata fino al VII secolo inoltrato, mentre molto meno evidente, sul piano insediativo, la stratificazione altomedievale, con particolare riferimento ai secoli VIII /inizi IX, relativa, cio, al momento di massimo restringimento del perimetro urbano. Non escluderei, dunque, che il Teatro possa essere stato lasciato fuori della costruzione delle difese nella tarda et tematica49. Non forse casuale, a tal proposito, che le indicazioni preliminari fin qui disponibili indicano un notevole iato cronologico nella successione stratigrafica tra il poderoso strato di riempimento, che nel corso del VII secolo sigilla lultimo episodio insediativo istallatosi al di sopra dellorchestra, e la fase basso medievale segnalata dalle invetriate di XIII secolo50. In definitiva, potremmo ipotizzare che, nellambito della riorganizzazione difensiva dellultima et bizantina, la citt sia stata dotata di difese limitatamente alla cosiddetta acropoli, e cio alla parte alta della citt meglio difendibile. Considerando i supposti limiti settentrionali (bastione di SantAgata la Vetere), orientali (via Crociferi) e meridionali (via Teatro greco) il circuito murario verrebbe ad assumere un andamento quadrangolare non dissimile da altri castra di et bizantina 51 (fig. 11). Non appare cos del tutto casuale che nel pieno cinquecento la delimitazione delle circoscrizioni delle chiese sacramentali si attesti sui limiti sopra individuati: i confini assegnati alle due chiese di SantAgata la Vetere e di S. Maria dellIdria compongono, infatti, un quadrilatero suddiviso simmetricamente dallasse mediano di via S. Maddalena52. una volta smantellata la struttura, ipotizzabile che il limite fisico, rappresentato dalla fortificazione, abbia comunque im-

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prontato la percezione di questo settore urbano fissando nel tempo la sua delimitazione. Lindagine sulle ulteriori aperture presenti lungo i limiti del castrum bizantino pu al momento contare di scarne indicazioni. oltre la gi ricordata porta di mezzo, ipotetico ingresso lungo il limite meridionale, la porta di SantAgata credo che possa avere rappresentato il suo corrispettivo lungo il lato settentrionale. La sua posizione, in asse, allinterno del perimetro urbano, con lattuale via Santa Maddalena, (asse viario antico della citt) e sulla quale confluiscono gli importanti itinerari suburbani da nord, consente allo stato attuale di assegnare alla porta S. Agate, Regis, o aquilonare una antichit ben maggiore rispetto alle attestazioni basso medievali. Pi complessa la localizzazione della porta Ariana, citata nella redazione tardo bizantina della vita di S. Leone, posta, verosimilmente, in direzione di Siracusa53 (lungo il limite occidentale?), che conferma ulteriormente lesistenza di una cinta fortificata, al momento della redazione del testo agiografico, agli inizi del IX secolo54. la dimensioni TerriToriale: la viabiliT suburbana e la preminenza del bosco eTneo nellalTomedioevo. Le questioni ancora tutte aperte, relative alla individuazione del kastron bizantino e delle sue porte, sono strettamente connesse, come si vede, alla ricostruzione della viabilit suburbana e, pi in generale, per larco cronologico che qui ci interessa, alla capacit della citt di intercettare i tracciati viari di lunga percorrenza. La citt configura il suo rapporto con il territorio attraverso gli assi viari che, dipartendosi dalle porte urbiche, garantiscono i collegamenti con larea del Bosco e della fascia pedemontana orientale (porta nord o porta SantAgata); con Patern e la media valle del Simeto, ad ovest; verso i terreni della Piana a sud ovest (porta Ariana?). Lungo questi tracciati, che in alcuni casi riutilizzano lantica viabilit romana, sorgono, probabilmente, nel corso dellet bizantina una serie di insediamenti monastici che sovrintendono alla nuova organizzazione territoriale (fig. 14). Gli itinerari che si dipartono a ventaglio lungo le pendici sud-orientali delletna appaiono avere proprio nella porta Nord o di SantAgata un unico punto di irraggiamento. La complessit dei processi insediativi nel territorio a nord di Catania non rende facile la ricostruzione di questi tracciati, n tanto meno una pi precisa lettura dello sviluppo di itinerari alternativi attraverso larea del Bosco etneo, rispetto alla viabilit di et romana, il cui tracciato peraltro ancora ben lungi dal considerarsi perfettamente ricostruito. Complessivamente, riteniamo di potere leggere un interesse pi marcato, nel corso dellAlto Medioevo, per la viabilit pedemontana che si attesta intorno ai seicento metri di quota; ad essa demandato il compito di itinerari di lunga percorrenza, a discapito della viabilit a quota pi bassa, di tradizione romana, lungo lasse Ficarazzi-Nizzeti. due sostanzialmente le direttrici pi antiche: luna in direzione nord attraverso contrada Cifali (Cibali), tangente alla collina di S. Sofia, verso i casali di S. Giovanni Galermo, Mascalucia e Nicolosi e i vigneti istallati lungo le pendici del vulcano a quota seicento/ settecento metri; laltra, a quota pi bassa, dominata dallaltura di Monte San Paolillo, verso SantAgata li Battiati e Viagrande55 che prosegue verso nord in direzione di Fleri, Milo , Mascali ricollegandosi alla viabilit di lunga percorrenza verso Messina. Il tracciato romano dellItinerarium da Messina a Palermo, tangente al suburbio settentrionale della citt56, mantiene ancora un ruolo portante nel drenare i collegamenti verso nord-est, in direzione di Nizzeti e pi tardi di S. Filippo di Carcina, lungo le timpe del versante orientale; ma pare in questa fase intermedia, pi direttamente legato allo sfruttamento delle risorse idriche dei mulini di contrada reitana, e solo nel corso del Quattrocento recuperato nella sua funzione di viabilit di lunga percorrenza. dalla porta ovest si apriva, invece, litinerario in direzione di Patern e di Palermo, tangente la localit di Nesima, che doveva gravitare ancora nel solco dellantica viabilit romana attraverso la media valle del Simeto. lungo questi assi viari che intravediamo una attivit costruttiva, volta a garantire una rete capillare di assistenza. In questo senso mi pare di potere interpretare i riferimenti alle fondazioni monastiche citate nelle lettere di Gregorio Magno ma anche i resti archeo-logici che aiutano a ricostruire l azione di cristianizzazione dellimmediato hinterland catanese, documentando nel contempo la gravitazione privilegiata verso le pendici sud-orientali delletna . La ricognizione della letteratura archeologica mostra una persistenza di lungo periodo con la sovrapposizione delle fasi edilizie di et bizantina su precedenti insediamenti ro-

14. direttrici viarie in relazione agli insediamenti monastici altomedievali. 1. Monte Po; 2. Santa Sofia; 3. Monte S. Paolillo

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mani57: a Monte Po di Nesima, altura che domina il tracciato in direzione di Patern, sopra i ruderi pertinenti un vicus romano si imposta una basilichetta bizantina (VII-VIII secolo) scavata dal Libertini58, alla met degli anni Venti del secolo scorso. Sulla collina di S. Sofia, posta in posizione dominante rispetto allitinerario verso Mascalcia e Nicolosi, la presenza di ruderi in contrada Petraro, gi ricordata dal Biscari, avvalorata dalle osservazioni di Libertini che sottolinea evidentissimi ruderi bizantini59; essi ripropongono la presenza di una villa tardo-romana, sulla quale si imposta una fase edilizia pi tarda, che gi lAmico ricollegava ai resti del monastero di S. Giuliano, ricordato da Gregorio Magno, poi inurbatosi nel corso del XIII secolo60; infine laltura di Monte S. Paolillo, che controlla un importante punto di snodo verso la costa e larea delle timpe intermedie61, presenta tracce insediative databili allAlto Medioevo, che si impostano su di un contesto funerario di et romana62. Come si vede, le direttrici della colonizzazione benedettina, che troviamo poi pienamente in funzione da et normanna in poi, attraverso le fondazioni che fanno capo allazione del monastero di S. Maria di Licodia63, consolidano in realt scelte gi in atto da et bizantina, legate allavanzata del vigneto e allo sfruttamento delle risorse boschive dellarea pedemontana. Nei casi di Nesima e di S. Sofia, si intravedono i riferimenti ad una presenza monastica alla quale, nei decenni precedenti larrivo dellIslam, affidata la costituzione di una rete di monasteri sulletna, imperniata su Nicolosi, e che prosegue verso il monastero gregoriano di S. Andrea super Mascalas, attraverso la direttrice di Fleri64. La dislocazione di questi edifici pu, a mio giudizio, segnalare la predominanza di alcuni assi viari e, in linea generale, la proiezione della citt su alcune fasce territoriali privilegiate, verso Patern da una parte, e verso il versante pedemontano sud-orientale, dallaltra, a discapito, almeno per lalto medioevo, dellarea meridionale della Piana dove, allo stato attuale, non siamo in grado di segnalare testimonianze archeologiche o toponomastiche riferibili ad una irradiazione altrettanto significativa. A fronte di un allentato legame con il territorio meridionale e con Siracusa si delinea, dunque, la preminenza delle pendici meridionali e orientali delletna verso le quali la citt proietter quegli interessi economici che sovraintendono alla colonizzazione benedettina del versante meridionale e alla nascita dei casali nellarea del bosco. Lo sfruttamento delle risorse idriche della media valle del Simeto certamente alla base del successo di questarea: non a caso colpisce nella documentazione di et normanna la precoce comparsa e il numero di mulini ricollegabili alle presenze monastiche dellarea. In realt, i processi che abbiamo ipotizzato vanno ricompresi nellambito delle profonde modificazioni dellassetto viario e insediativo che si delineano nellultima et bizantina, culminando poi con la caduta di Siracusa in mano islamica. Catania eredita almeno formalmente il ruolo di capitale e citt metropolita65; fronteggia i numerosi assalti arabi, resistendo fino agli inizi del X secolo. A fronte di tutto ci, lanalisi dellassetto viario per la tarda et bizantina indica una minore incidenza del ruolo della citt e del suo territorio, in relazione alla differente organizzazione viaria che privilegia altri ambiti territoriali. A partire dal VII secolo inoltrato lasse di collegamento est/ovest dellIsola si attesta lungo la dorsale nebroidea, determinando, di riflesso, una certa marginalizzazione dei centri costieri, e di Catania, in particolare, sulla quale gravitava in et romana il collegamento per Termini attraverso la via del Simeto. Larretramento complessivo dei collegamenti costieri pare ridimensionare, inoltre, il ruolo della citt nellattirare la viabilit nord/sud da Messina verso Siracusa. una serie di elementi, piuttosto, supporta lipotesi di un maggiore peso acquisito dalla direttrice viaria pi interna che mette in comunicazione la costa tirrenica con il versante pedemontano occidentale etneo. Lungo questa direttrice si trovano centri che assumono un ruolo significativo nel passaggio tra et bizantina e prima et islamica, demenna, Troina, Maniace e la stessa Patern, che consente il controllo di importanti punti di guado sulla Piana. Non a caso ancora in et normanna la scelta di enrico Aleramico ribadisce il ruolo militare della rocca di Patern che controlla a sud unarea importante per la viabilit: oltrepassato il Simeto e il dittaino, una serie di itinerari si dipartono a ventaglio in direzione di Piazza, Caltagirone, Lentini (fig. 14). Proprio la documentazione di et normanna consente di ricostruire a ritroso un itinerario ben attrezzato con la giarretta sul Simeto allaltezza di contrada Finocchiara/ Passo dei Veneziani e con il Ponte del Ferro/S. Pantaleone sul dittaino, lungo la strada per Lentini66. una dedica, quella al santo bizantino, che si inquadra, come si visto in ambito urbano, nel forte sviluppo di santi militari tra VI e VII secolo, attestando indirettamente linteresse dello stato bizantino nel garantire la fruizione della viabilit di lunga percorrenza e attrezzarne i percorsi. Nello specifico, i due punti di attraversamento sul Simeto e sul dit-

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taino, obbligatori nellambito di un tracciato nord/sud attraverso la Piana, si impongono rispetto ai punti di guado pi orientali in prossimit della foce del Simeto e del Galici, che vedremo in funzione posteriormente con la giarretta di SantAgata e il Ponte di San Paolo. Il ruolo di madina, attribuito a Patern nellelenco di Muqaddas, pare confermare cos ancora per il X secolo la funzione privilegiata che assume la media valle del Simeto a controllo degli itinerari di collegamento tra il Val demone e il Val di Noto. la madina islamica Il ridimensionamento, sopra ipotizzato, del ruolo di Catania nellassetto complessivo della Sicilia nord-orientale non deve per adombrare la lunga resistenza alla conquista islamica, che evidentemente faceva leva sulle capacit difensive e sulla ricchezza e fertilit del territorio circostante. Non siamo in grado di valutare il peso della conquista sulleventuale modificazione degli assetti territoriali. Come vedremo successivamente, solo nel lungo periodo potremo cogliere la riaffermazione del ruolo costiero della citt, che le scelte di et sveva sanciranno in via definitiva. Sul piano urbanistico e topografico, la cesura rappresentata dalla svolta del X secolo lascia spazio, ritengo, ad alcuni elementi di forte continuit tra la citt bizantina e la citt islamica quali traspaiono dagli scarni accenni dei cronisti arabi. Nella madinat al-fil lelemento identitario, lelefante, e la stessa configurazione della citt, in quanto luogo fortificato, si pongono in netta continuit con let precedente. Illuminante, a questo proposito, la testimonianza pi tarda di Al Himyari relativa alla descrizione della citt; riferendo dellelefante, dal quale la madinat prende nome, egli sottolinea la sua ubicazione in posizione elevata, al di sopra di un basamento di roccia collocato sul tetto di un importante edificio della citt ed esattamente sul palazzo che domina il teatro67. La traduzione di A. de Simone pu ulteriormente essere puntualizzata, considerando che il termine tetto traduce il concetto di parte sommitale e, soprattutto, i termini edificio/ palazzo traspongono il concetto, ben pi pregnante di qasr, che come noto connota un luogo fortificato, una cittadella68. Non sfugge, nella descrizione, il ruolo dominante della statua posta in posizione ben visibile per chi guarda la citt da una prospettiva meridionale. Ledificio cui si riferisce la fonte, o, meglio, la linea fortificata del qasr mantiene, dunque, una posizione elevata e domina il teatro in virt del naturale declivio della citt anche su questo lato. Lungo questa linea, coincidente di massima con lattuale via Teatro greco, abbiamo ipotizzato che dovesse erigersi la porta di mezzo, pertinente al kastron bizantino e poco pi a est la torre Milisindi. La citazione del qasr, nel testo di Al Himyari, consente, a nostro parere, di individuare uno dei limiti della fortificazione della citt islamica, significativamente coincidente con quella di et bizantina. Anche nel caso dellelefante, che sembra soppiantare le radici cristiano-latine della citt, mi pare che possa essere ragionevolmente supposta una linea di continuit che affonda le proprie radici nelle modificazioni di et bizantina. Henri Bresc ha ripreso di recente il tema, riferendo il simbolo dellelefante allo strato arabo musulmano della cultura folklorica siciliana, sostenendo che lelefante ha rimpiazzato, come palladium, una statua bizantina di bronzo69. Pi precisamente, la cultura islamica ha piuttosto utilizzato un simbolo gi presente nella citt, per il quale, del resto, lo stesso Salvatore Tramontana aveva sottolineato il legame profondo con il mondo bizantino, segnalato dal nesso tra il siciliano liotru e il nome del mago eliodoro70. Non forse casuale che lanalisi di un testo profondamente catanese, quale la vita di S. Leone, la cui redazione dovrebbe collocarsi tra VIII e inizi IX secolo, restituisca una dimensione culturale della citt profondamente diversa e articolata, intrisa di influenze orientali e permeata da forme di religiosit molto lontane dallortodossia, e parimenti diffuse nel mondo bizantino; in questo contesto, in cui spicca la totale assenza della martire Agata, la protezione contro le eruzioni delletna affidata ad una statua (xanon), non meglio identificata, vero e proprio talismano. allinterno di questa atmosfera che, forse gi nellultima et bizantina, emerger la forza simbolica dellelefante, destinato a soppiantare momentaneamente limmagine di Agata (figg. 15-16). Simbolo stesso delloriente dalle guerre alessandrine in poi71, lelefante mantiene e accentua nel mondo bizantino una dimensione legata al trionfo72, alla quale la cultura cristiana accosta una valenza religiosa salvifica73. I due aspetti (il riferimento al trionfo e alla salvezza) amplificano di significati la posizione dominante che le statue di

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15. Biblioteche riunite Civica e ursino recupero, sigillo di enrico Aleramico, 20 maggio 1115; recto e verso

16. denaro di Federico IV (1355-1377), zecca di Catania (collez. privata)

elefante hanno nella stessa Costantinopoli, dove ornano la porta Aurea che d laccesso alla grande arteria processionale della Mes74, le piazze pubbliche, in particolare il foro di Costantino, che si aprono lungo questo asse, fino alla spina dellippodromo75, sbocco naturale dei trionfi, luogo di esibizione dei prigionieri e del bottino dellarmata imperiale. La pregnanza simbolica, cos evidente nella cultura bizantina, non trova un corrispettivo altrettanto forte e radicato in et islamica76, rendendo del tutto plausibile, a nostro parere, nel caso catanese, lipotesi di un radicamento della tradizione gi nella tarda et bizantina. Il confronto con la situazione costantinopolitana rafforza, nello specifico, lidea che la statua, forse proveniente da qualche edificio della citt (ippodromo?), sia stata ricollocata al di sopra di una di queste emergenze (la torre Milisindi o la porta meridionale), assumendo, a partire da una certa data, il ruolo di palladium. In un contesto di forte vicinanza culturale con Costantinopoli, quale traspare dalla vita di S. Leone, si elabora, dunque, una nuova immagine simbolica di matrice orientale, fortemente legata al trionfo e alla salvezza, che nel mondo islamico trova ampia rispondenza, tramandata dal gesto di Ibn al Thumnah, che rimette in piedi questo xoanon volendo forse conquistare il favore della popolazione di estrazione greca. Lelefante domina cos, nella descrizione di Al Hymiari, una delle emergenze della cinta fortificata che, in considerazione delle qualit difensive della collina di Montevergine, potrebbe avere riutilizzato le strutture del kastron bizantino (fig. 11). La formazione della madina islamica si porrebbe, in questa ipotesi, in netta continuit con la citt fortificata bizantina. Come nei casi documentati di continuit tra fase bizantina e islamica, altamente probabile che la madina, con la moschea congregazionale, il mercato, gli uffici amministrativi, abbia continuato a utilizzare laltura di Montevergine. La Catania islamica nella scarna descrizione di Al-Muqaddas, riferibile alla fine del X secolo, una citt murata77, al cui interno trovano spazio gli elementi pi tipici della vita urbana: mercati, fondaci, bagni, moschee. Allo stato attuale, daltro canto, le indagini archeologiche non consentono una verifica puntuale; al contrario proprio quelle allinterno del complesso dei Benedettini nellarea meglio indagata si mostrano particolarmente avare di stratigrafie attribuibili con certezza a questo arco cronologico, con una sovrapposizione piuttosto ricorrente tra le fasi tardo antiche e gli strati di et basso medievale. Se la ricerca futura dovr chiarire meglio lapparente discrepanza tra fonti documentarie e risultanze dellindagine archeologica, possibile fin dora intravedere le linee di sviluppo della citt altomedievale e il suo progressivo ampliamento, che determiner la formazione dei quartieri periferici; quella attorno al Porto Saraceno avr certamente costituito uno delle principali aree di espansione, che allo stato attuale possibile ricostruire, sia pure a partire dal filtro della documentazione pi tarda, di epoca normanna e sveva. un processo che trova un significativo parallelo a Palermo, dove i nuovi quartieri extra moenia, sorti attorno alla rada portuale della Cala, fin dalla met del X secolo, travolgono le prime necropoli islamiche sorte sulla roccia78. Lubicazione del Porto Saraceno79 nota attraverso riferimenti documentari e rappresentazioni cartografiche tardo cinquecentesche; ancora alla fine del Quattrocento attorno alla contrada di Lu imbarcu seu Portus saraceni vel Sancti Thomae si addensano una serie di magazzini di propriet di monasteri e esponenti del patriziato urbano80. La pianta del 1584 nel delineare il tracciato delle mura alla spalle della cattedrale descrive una sorta di u rovesciata sulla quale si apre la porta del Porto (fig. 17). lo spazio oggi occupato da Piazza S. Placido e via Porticello, che corrisponde grosso modo allantico bacino portuale, a quella data gi parzialmente interrato; lo stretto nesso tra porto e cattedrale puntualmente descritto dal cronista Michele da Piazza che nel 1343 descrive lingresso della galea di re Ludovico nel portum civitatisin oppositum ecclesie beate Agathe81. La posizione del porto medievale, a est rispetto alle absidi della cattedrale, pone la questione del rapporto con il porto antico della citt: pu in altri termini il Porto Saraceno essere considerato il diretto erede del porto di Catina greca e romana? Come noto la questione del porto antico non ha ancora trovato una precisa definizione, anche se la sua ubicazione ipotizzata nellarea dellattuale Villa Pacini, in corrispondenza della foce del fiume Amenano82. da quellarea proviene lepigrafe onoraria, databile alla tarda et imperiale, relativa al restauro di strutture portuali, danneggiate a seguito di una violenta mareggiata83. Le stesse strutture rinvenute alla fine dellottocento in via Zappal Gemelli sono state interpretate, nellambito di questa ricostruzione, come opere di sistemazione delle sponde del fiume o riconducibili ad attrezzature portuali84; la localizzazione di questi rinvenimenti consente, come si vede, di delineare unarea posta a ovest/ sud-ovest rispetto

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18. Archivio Capitolare di Catania, platea del 1145

17. Biblioteca Angelica, roma. Pianta di Catania (1584), Porto Saraceno 19. Catania, Castello ursino. Prospetto meridionale con la Porta cosiddetta del Sale e la rampa che consentiva in origine laccesso al mare 20. Catania, Museo Civico di Castello ursino. Iscrizione di Aurelius Samohil 383 d.C. (da rizzone 2008)

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alla cattedrale, in apparenza distinta, dunque, rispetto allubicazione di Porto Saraceno. Lavanzamento della linea di costa, a seguito del progressivo interramento delloriginaria insenatura, avrebbe nel tempo determinato lo spostamento in avanti dellarea portuale che in et medievale , come si diceva, certamente ubicata pi ad est. Per quanto non sia facile fissare dei riferimenti cronologici per questo processo, possiamo indirettamente cogliere il nuovo ruolo assegnato a questa parte della citt, a partire dai processi di urbanizzazione che verosimilmente gi in et islamica la investono: la presenza, in prossimit del Porto Saraceno, dellunica moschea nota dalle fonti, trasformata nel 1179 nella chiesa cristiana dedicata a S. Tommaso, la testimonianza tangibile della densa presenza islamica che caratterizza questo lembo della citt, ancora in et normanna85. Non in modo casuale, del resto, proprio in questarea verr trasferito il centro direzionale della citt, con la costruzione dellabbazia fortificata di SantAgata che si insedia in unarea a forte densit musulmana; ancora dalla giarida del 1145 possibile calcolare una popolazione islamica, soggetta al vescovo, di circa mille persone86 (fig. 18). I nuovi quartieri islamici vengono cos ad occupare unarea a destinazione funeraria nella citt romana che, sulla base delle differenze di quote riscontrabili tra i livelli di et romana e quelli medievali a Piazza duomo e nel cortile di Palazzo Platamone, interessata da un rialzamento dei livelli di calpestio di oltre tre metri87. Non ci sono dati per mettere in relazione il progressivo rialzarsi delle quote con le modificazioni della linea di costa in questo tratto n tanto meno possibile articolare meglio la relazione che abbiamo ipotizzata tra lo spostamento del porto verso est e la nascita dei quartieri islamici. Limportanza di questa fase per la formazione della citt medievale mi sembra ulteriormente avvalorata da un dato toponomastico fin qui scarsamente compreso. Sembra infatti risalire a questepoca la formazione del toponimo ursino, riferito al promontorio sul quale sorger il castello (fig. 19). Il toponimo attestato, per quanto sappiamo, solo dal tardo duecento, quando non pi compreso, fissato in una forma ormai ipercorretta, latinizzata. ritengo che ai fini di una migliore comprensione possa rivelarsi utile un pi stretto collegamento con le caratteristiche portuali dellarea prospiciente al promontorio su cui sorger il castrum svevo, poi definito ursino. Accanto alla possibile derivazione dallarabo [dar] al-sinaa (arsenale)88, ancor pi perspicace appare il collegamento, proposto da A. de Simone, con larabo irsa (ancoraggio, approdo), e in particolare con la forma duale irsayni (c.obl.) (due approdi)89. La complessit delle trasformazioni intercorse su questo tratto della linea di costa, in et storica, fino alla definitiva trasformazione dei luoghi a causa della colata del 1669 non consente una immediata sovrapposizione del toponimo alla realt fisica attuale. e, tuttavia, la felice rispondenza linguistica tra larabo e le trasformazioni successive induce a prospettare alcune possibili ipotesi. La formazione del toponimo in et islamica potrebbe, da una parte, consegnarci la particolare realt portuale alla foce dellAmenano in cui al porto antico, di et romana, si affianca il nuovo Porto Saraceno. Non possiamo, tuttavia, escludere che il toponimo possa invece alludere alla peculiare conformazione della costa a nord e a sud dello sperone roccioso di Castello ursino che rende plausibile lesistenza di due diversi punti di approdo. Se le caratteristiche dellinsenatura a nord sono, come abbiamo appena visto, ancora oggi parzialmente individuabili, ben pi complessa risulta la ricostruzione della linea di costa antica a sud di Castello ursino a causa dellavanzata del fronte lavico del 1669 che, aggirando il castello da sud giunge fino al mare. Lincrocio tra i dati geologici90 e le indicazioni della cartografia storica consente di ricostruire lesistenza di una vasta depressione, poi colmata dalla colata lavica. La presenza dellippodromo, ancora segnalato nelle carte Spannocchi e Negro, fornisce in realt lunico punto certo per la ricostruzione di questa parte, posizionandosi, sulla base delle ultime proposte interpretative, al di sopra dellantico banco lavico dei fratelli Pii, a circa trecento metri dalla porta della decima91; ma la mancanza di indagini geognostiche rende incerta lindividuazione di eventuali variazioni morfologiche della linea di costa, tra et romana e alto medioevo, nel tratto tra lippodromo (e dunque il fronte lavico dei Fratelli Pii) e il castello ursino. Non siamo in grado cio di determinare se il profilo costiero si attestasse sul prolungamento ideale di Castello ursino o se in et romana fosse pi arretrato tanto da lasciare posto ad una insenatura, protetta naturalmente dal promontorio sui cui sorger il castello. certo, comunque, che la spiaggia a sud di Castello ursino era utilizzata ancora nel Medioevo come luogo di approdo: nel succitato episodio del 1343, la galea di re Ludovico si immette allinterno del porto mentre il resto della flotta si ferma in oppositum civitatis iuxta plagiam per

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sbarcare poi sulla marittima, attestando lutilizzo di questo tratto di spiaggia come luogo di approdo. In questa ottica, la stretta lingua rocciosa su cui sorger il castello si pone dunque a inframmezzare due diversi punti di approdo, la costa sabbiosa a sud, dove possibile tirare a secco le imbarcazioni e linsenatura portuale a nord, caratterizzata da un pescaggio maggiore. Anche i recenti scavi effettuati allinterno del Castello ursino hanno, peraltro, dimostrato che questo promontorio, che guarda da sud larea portuale, era gi stato occupato dai coloni greci92, e vede in et altomedievale limpianto di strutture edilizie, rinvenute nella sala III dellala orientale, per la cui interpretazione, ancora problematica, stata avanzata lipotesi che possa trattarsi di strutture di fortificazione93. del resto, ancora per il duecento lanalisi delle strutture del castello sembra rimarcare lesistenza di un rapporto diretto con il mare sul lato meridionale delledificio94. Se da una parte, dunque, possibile individuare le linee guida dellespansione urbana al di fuori della madina, in direzione dellarea portuale, resta ancora tutta da comprendere la formazione dei futuri quartieri meridionali e le eventuali implicazioni rispetto alle aree di pi antica urbanizzazione. possibile che in connessione con il progressivo ampliamento della citt verso est si sia innescato un processo di spopolamento dei quartieri alti della citt, ipotizzabile sulla base delle scarse attestazioni riferibili ai secoli in questione, rintracciate, per esempio, nelle stratificazioni dei Benedettini. Peraltro, possiamo ipotizzare che la crescita urbana a sud-est della madina non dovette essere isolata, e comport la rioccupazione dei quartieri meridionali, posti tra la cittadella fortificata e il porto. Verosimilmente, in questa fase deve essersi formato anche il quartiere ebraico. Lesistenza in et normanna di una comunit ebraica, gi alquanto numerosa95, attestata dalle disposizione del 1168, con cui il vescovo Aiello concede alla comunit locale di potersi amministrare secondo le proprie consuetudini96. Le prime attestazioni epigrafiche, in realt, mostrano gi nel III secolo d.C. la presenza di una comunit ebraica che nel corso del IV organizzata con una sinagoga e presbiteri per il culto97 (fig. 20). Possiamo ritenere che, pur senza specifiche attestazioni di et bizantina ad esclusione dellaccenno ad un mago ebreo nella vita di S. Leone , si sia mantenuto un nucleo poi ampliatosi in et islamica, quando, come noto, la Sicilia pienamente inserita nella fitta rete di rapporti, non solo economici, con le comunit ebraiche dellegitto fatimida e del Maghereb98. Gli accenni documentari consentono la localizzazione del nucleo originario della Giudecca tra la Porta judaica lungo il tracciato occidentale delle mura medievali e la chiesa di Santa Marina lungo la via Santa Trinit, nelle cui vicinanze sorgeva la sinagoga grande99. Nei pressi di questarea, oltre il limite delle mura occidentali, era larea cimiteriale della comunit che si estendeva immediatamente al di fuori della porta Judaica, a sud delle arcate dellacquedotto romano, sulla via per Patern100. La successiva espansione della Giudecca si sarebbe indirizzata verso est, oltre la chiesa di santa Marina, dando origine, secondo linterpretazione di Gaudioso, alla distinzione tra judaica de susu e quella de iuso dei documenti bassomedievali101. Pur in mancanza di riscontri archeologici per le epoche pi antiche, riteniamo che i quartieri sud occidentali possano sin dallorigine avere accolto la comunit ebraica; una localizzazione giustificata, in prima istanza, dalle esigenze rituali che necessitano della vicinanza di acque sorgive per alimentare il bagno, pienamente soddisfatte dalla favorevole posizione topografica lungo il corso dellAmenano. Proprio il corso dellAmenano, ancor pi che altri riferimenti monumentali, deve avere fornito una sorta di asse mediano, disposto in senso nord-ovest /sud-est, lungo il quale si dispone la comunit ebraica, determinando, in ultima analisi, la distinzione canonica tra le due parti della Giudecca bassomedievale tra Judaica inferior e Judaica superior. La scelta iniziale sembra avere privilegiato, peraltro, larea a pi forte vocazione commerciale della Catania tardo antica, prossima alla contrada S. Pantaleone, dove tradizionalmente viene ubicato il foro102 a ridosso di un settore che nella colonia romana risulta fortemente connotato in senso politico e istituzionale103 e che nel corso del VII secolo va trasformadosi in unarea extra-urbana. La costruzione del kastron bizantino e poi della madina islamica104 connota a quella data, la posizione del quartiere ebraico extra moenia, a sud-ovest dellaltura di Montevergine; una configurazione spaziale che ricorda molto da vicino quella di Palermo, dove lharat al-yahud era raggiungibile tramite una delle porte che si apriva lungo la cinta fortificata del qasr. Lespansione urbana della citt e le esigenze di difesa ad essa connessa comporteranno, forse gi in et normanna, linclusione del quartiere allinterno del circuito murario della citt medievale105.

21. Biblioteca Nacional de espaa, Madrid. Spannocchi Tiburzio, Descripcin de las marinas de todo el reino de Sicilia, (1578), La torre di don Lorenzo Gioieni 22. Biblioteca Angelica, roma. Pianta di Catania, (1584), La torre di don Lorenzo Gioieni

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casTrum e civiTas. la ciTT normanna La costruzione di una rocche e di una chiesa dedicata a San Gregorio sanciscono, nel racconto di Amato di Montecassino, la presa di Catania dopo un assedio di quattro giorni da parte di ruggero, nel 1071106. Ad oggi, questo episodio ha mantenuto contorni del tutto evanescenti, e non immediatamente evidente se le scelte ruggeriane si siano indirizzate verso una conferma del ruolo strategico del qasr o abbiano privilegiato aree esterne alla cinta islamica107. Non c alcuna traccia archeologica o toponomastica, nella citt bassomedievale, che consenta di accertare la costruzione di una fortificazione nella prima et della contea, n tanto meno la sua eventuale continuit con quel palatium che, alla fine del XII secolo, accoglie in citt re enrico in visita a Tancredi cum honore qualis decebat regem108. Levidenza cartografica consente, daltro canto, di avanzare qualche ipotesi, a partire dalla rilevanza monumentale che ancora nel Cinquecento conserva la domus di Lorenzo de Juenio, rappresentata nella ben nota veduta Spannocchi, nonch nella pianta di Catania del 1584, conservata presso la Biblioteca Angelica a roma (figg. 21-22). Il confronto tra le due piante mette in evidenza la forte mole di questo quadrilatero, per il quale gi in passato stata avanzata lipotesi di un edificio difensivo di et sveva109. La differenza di scala con il costruito circostante, la stereometria dei volumi, alleggerita dalle finestre in alto, ripropongono con forza, se si esclude la tardiva copertura a padiglioni, il raffronto con gli imponenti donjons etnei di Patern e Adrano. I tardi riferimenti documentali mettono in rilievo il carattere forte delledificio ad modu di castellu, cinto di mura intorno110, posto lungo lasse viario che da S. Agostino conduce fino alla Porta del re111; una posizione forte gi indicata dal Negro, quando ricorda lesistenza di una Torre antica sul sito che domina la citt112. essa da ricercare tra lospedale Santa Marta e lodierna via Santa Maddalena, dove gi il Policastro segnalava lesistenza di ruderi visibili e le fondazioni di una torre quadrangolare intercettata in occasione di lavori stradali113. Ancora oggi, la peculiare situazione altimetrica di via Montevergine e il forte salto di quota verificabile con via Santa Maddalena suggerisce lesistenza di una struttura particolarmente imponente, solo parzialmente rasata dopo il terremoto del 1693, i cui resti possono avere contribuito a determinare la peculiare conformazione altimetrica dellarea. Non escluderei, in altri termini, la possibilit di individuare nella torre di don Lorenzo Gioieni il donjon costruito da ruggero subito dopo la conquista; una tale ipotesi conferirebbe allimpianto urbano di et normanna una bipolarit, castrum-cattedrale, che ripropone schemi ben documentati nellurbanistica normanna114. Nello specifico, risulterebbe ulteriormente rafforzato il ruolo strategico dellaltura di Montevergine in perfetta continuit con le scelte della citt bizantino/islamica. Il lento scivolare verso loblio del castrum-palatium normanno, ancor pi dopo la costruzione di castello ursino, ha nel tempo determinato una visione falsata delle dinamiche urbane. Nellipotesi qui avanzata, la minore rilevanza insediativa, che pare connotare i quartieri alti in et medievale, sarebbe piuttosto collegata alla presenza di unampia area demaniale che per le sue necessit strategico-difensive, almeno inizialmente, tiene a freno il processo di espansione urbana. utile sottolineare, a tal proposito, come, ancora alla fine del Cinquecento, la Pianta Angelica pare evidenziare graficamente il sostanziale vuoto di costruzioni attorno al blocco quadrangolare delledificio, non ancora circondato da una fitta maglia insediativa, come ci si potrebbe aspettare nel caso di un progetto nobiliare sorto allinterno di unarea edificabile. Proprio loriginaria natura demaniale e difensiva della fabbrica pu avere determinato il vuoto circostante, ancora solo parzialmente interessato dalla crescita urbana della citt cinquecentesca. Tralasciando del tutto lintervento ruggeriano, la tradizione storiografica identifica, piuttosto, la nascita della citt medievale con la costruzione del monastero di SantAgata da parte dellabbate Angerio tra il 1088 e il 1092 e la sua elevazione a sede vescovile con il diploma di ruggero nel 1091. La scelta topografica per il nuovo sito della Cattedrale contrapposto a quello della chiesa di SantAgata la Vetere, identificata tradizionalmente con la vecchia cattedrale bizantina in prossimit del Porto, avrebbe segnato il tramonto dei quartieri alti della citt e il definitivo spostamento dellasse direzionale, nei pressi del Porto Saraceno. Le considerazioni fin qui svolte sembrano delineare, invece, il lento processo di crescita urbana gi avviato e indirizzato verso le aree meridionali, ai piedi della cittadella fortificata, che mantiene il suo ruolo forte, con la formazione di almeno due diversi nuclei: uno in prossimit del Porto Saraceno, segnalato dalla moschea ancora esistente nella tarda et normanna; laltro pi ad ovest, dal quale trarr origine la ben pi vasta Giudecca basso

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medievale. Come si vede, alla luce di questi elementi, le scelte urbanistiche operate nella prima et normanna appaiono meno radicali e trovano, piuttosto, la loro ragion dessere nelle modificazioni innescatesi almeno dal X secolo. La costruzione della cattedrale di SantAgata a ridosso dellarea portuale sottende, peraltro, la centralit acquisita dal porto di Catania nelle attivit economiche del vescovado: vale appena la pena ricordare tra le concessioni di ruggero ad Angerio, i diritti di dogana portuali. La natura di ecclesia munita, che gli studi sulla cattedrale hanno messo in evidenza, si comprende meglio alla luce della necessit di proteggere e fortificare, ma anche controllare, le attivit espletate allinterno del piccolo bacino portuale, sorvegliando nel contempo unarea a forte densit musulmana, come si evince indirettamente dai documenti di fine XI secolo115. Nella stessa descrizione di edrisi, che precede di circa un quindicennio il terremoto del 1169, la madinat al-fil, la citt dellelefante, presenta ancora, nonostante sessantanni di presenza benedettina, una impronta spiccatamente islamica con i suoi fondaci, le moschee, i bagni, gli alberghi. La presenza benedettina aveva, comunque, gi innescato il lento distacco dalla cultura islamica assegnando una nuova centralit alla figura della martire. Se nella balad al-fil il ruolo di Agata risulta ovviamente smorzato, il recupero colto della componente latina, operato in et normanna con il trasporto delle reliquie da Costantinopoli, aprir una nuova pagina nellidentit urbana, rivitalizzando un culto che da quel momento agglomera la coscienza cittadina e che inserisce la citt tra le mete del pellegrinaggio internazionale116. La ripresa del culto agatino, daltro canto, non accantona il secondo elemento simbolico, che, anzi, con una operazione pregna di significati verr ricollocato in una posizione emblematica: secondo il racconto di edrisi117, lelefante di pietra (innalzato, come sappiamo, da Ibn Thumnah sulle fortificazioni del qasr) venne trasportato allinterno della citt e posto nella chiesa dei monaci. Ancora nel basso medioevo la porta di Liodoro, come vedremo, manterr il ricordo del simulacro eretto, evidentemente ancora una volta, a protezione di una degli ingressi della cittadella vescovile118. La descrizione di edrisi risulta particolarmente interessante perch consente di affrontare il problema della definizione della citt, quale entit murata. Se, nel testo, laccenno alla cinta urbica farebbe ipotizzare la costruzione di una fortificazione nel corso della prima met del XII secolo, a ben guardare esso sembra piuttosto suggerire una sostanziale sovrapposizione tra la citt e la cittadella vescovile. Se pensiamo alloriginaria collocazione dellelefante al di sopra del qasr, il suo spostamento allinterno della citt non pu che far pensare ad unarea ancora pi ristretta: credo, cio, che lenceinte bien dfendue, descritta da edrisi, possa essere interpretata e identificata con il circuito della cittadella vescovile, che, come tale, contribuiva fortemente agli occhi del geografo a individuare il nucleo della citt stessa. una concezione quella di edrisi che, richiamandosi alla giurisprudenza di matrice islamica, trova nello specifico una ragione peculiare, considerando che allinterno della cittadella vescovile, nata attorno alla cattedrale e al monastero di SantAgata, si concentravano le funzioni politiche e religiose, prerogative del vescovo per tutta let normanna. da essa prese origine il toponimo di Civita119 denominazione con la quale, per estensione, si fin con lindicare nel basso medioevo i quartieri pi orientali di Catania, dal porto a Porta Aci e dalla via della Luminaria fino a Porta Pontone. Allo stato attuale, la ricostruzione dellimpianto fortificato della cittadella presenta per limiti notevolissimi (fig. 23). Il camminamento merlato lungo i muri esterni delle absidi e del transetto meridionale della Cattedrale dimostra che ledificio, costruito a filo delle mura, doveva esso stesso costituire elemento integrante della cinta fortificata120. ulteriori spezzoni, verosimilmente collegabili a questo tratto meridionale, sono stati intercettati nellarea di Piazza duomo, area in cui si ubica la Platea magna del centro medievale, a sud della cattedrale e nellangolo sud-est della piazza121. Il tratto meglio conosciuto il limite occidentale venuto alla luce nel corso di lavori stradali e indagato per circa 20 m. I lavori di scavo nel 1974, infatti, hanno messo in luce un ampio tratto di muro, costituito da grossi blocchi di lava rozzamente squadrati, con direzione nord-sud, con uno spessore di m 1,55, conservato per unaltezza di quasi due metri, la cui fondazione non fu possibile indagare per intero122. Il muro delimitava a ovest un asse stradale identificato con la Via Luminaria, che alle spalle della Platea magna, con andamento grosso modo nord-sud, collegava la porta dei canali con la Porta Aci; esso stato interpretato come muro occidentale della Loggia costruita nella Platea magna entro la prima met del XIV secolo123. La ricostruzione dellassetto urbano della Piazza, proposta da Tomasello124, giunge alla conclusione che le murature occidentali della Loggia coincidono con il limite ovest della cinta fortificata, confermando sostanzialmente le descrizioni delle fonti pi tarde. La presenza di un muro antichissimo, inglobato nelle murature della Loggia , infatti, attestata anche dagli scrittori seicenteschi; un tratto

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23. Biblioteca Angelica, roma. Pianta di Catania (1584), Limiti ipotetici della cittadella vescovile 24. Arco di via Cestai relativo al monastero di S. Giovanni Gerosolimitano

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del muro, che collegava il palazzo vescovile alla Loggia, fu distrutto nel 1622, in occasione della risistemazione della piazza con lapertura della via Sacra125. Alla destra della Loggia si vedeva poi, ancora alla fine del Seicento, un arco diruto in cui era collocato lelefante, prima di esservi collocato sopra126. Per quel che riguarda il lato settentrionale della cittadella vescovile, appare verosimile che il limite possa essere costituito dallasse attuale di via Vittorio emanuele, almeno in considerazione della notevole struttura muraria ritrovata da orsi nel 1918, in occasione di scavi che interessarono la strada nel tratto tra il portone dellArcivescovado e il giardino prospiciente il lato nord della cattedrale127. del tutto indefinito resta, invece, il limite orientale di questo circuito; a soccorrerci, almeno sul piano delle ipotesi, per un atto di vendita datato 1360, che attesta una contrada Porta di Liodoro da ubicarsi in prossimit di S. Placido128. Quanto possiamo intuire del nucleo iniziale della Civita rende, come si vede, improbabile lidentificazione, a suo tempo avanzata, del circuito della Civita con quello della citt tout court129. una larga parte della popolazione continu a vivere allesterno, nei quartieri a quella tangenti, anche se non siamo in grado di valutare lestensione complessiva della citt normanna, larticolazione dei quartieri, la consistenza materiale del costruito. Nella nostra ipotesi, dunque, i diversi quartieri che sorgeranno lungo le pendici meridionali e orientali colmeranno lentamente la distanza tra i due poli, donjon e civitas, determinando laddensarsi della maglia urbana fino a rendere necessaria, in un momento non ancora individuato, la costruzione di una cinta urbana complessiva130. Lunico dato relativo alla consistenza demografica del centro il numero di quindicimila abitanti riportato da ugo Falcando131. una lenta crescita demografica si registra nel confronto tra i dati del tardo duecento, in base ai quali la citt annoverava circa diecimila abitanti, e i tremila/tremilacinquecento fuochi censiti nel 1370 che consentono di valutare una popolazione di dodici-quindicimila abitanti132. La popolazione era distribuita in una ampia area urbana, che comprendeva gran parte dellantica citt romana e pi a est i nuovi quartieri sorti intorno al porto. diversa per la densit edilizia rispetto alla citt antica: meno densamente abitata sembra essere stata larea della collina di Montevergine, lacropoli della citt classica; una minore concentrazione edilizia che potrebbe, come si diceva, rimandare alla scelte urbanistiche di et normanna . Quartieri a pi alta densit urbana sono quelli posti lungo le pendici meridionali della collina di Montevergine e lungo il corso dellAmenano, dove si sviluppa, come dicevamo, il quartiere ebraico, la Giudecca133. Ai margini del nucleo fortificato della Civita si istallano, da ovest a nord-ovest, le aree a pi forte vocazione commerciale: i mercati, lAmalfitania e, probabilmente, la loggia dei veneziani, come sembrerebbe indicare la chiesa di S. Marco, successivamente annessa allomonimo ospedale che sorgeva sul luogo dellattuale palazzo universitario134. A nord lospedale di S. Giovanni Gerosolimitano, di cui resta oggi solo larco di via Cestai (fig. 24), databile tra la fine del XIII e linizio del XIV secolo135, sede dellordine degli ospitalieri, la cui presenza a Catania risale quasi certamente al XII secolo: quanto suggeriscono le donazioni a favore dellordine, che nella seconda met del XII secolo si accrescono proprio in questa parte della Sicilia orientale136. La forte impronta della citt antica si misura per i quartieri occidentali sulla base della persistenza degli assi viari che si mantengono in alcuni casi ancora dopo il terremoto del 1693: il caso di via Teatro Greco, per la quale le indagini archeologiche condotte su alcuni ambienti del complesso dei Benedettini, prospicienti alla strada, hanno dimostrato la persistenza del tracciato viario, senza soluzione di continuit da et tardo romana fino al basso medioevo (XIII-XIV secolo)137; ma anche il caso della strada romana, rintracciata nel corso degli scavi di via Crociferi, che presenta una sostanziale continuit di vita da et romana a et medievale138 e, ancora, quello di via S. Maria delle Grazie, il cui tracciato attuale coincide in sostanza con quello preterremoto. La stessa sistemazione a terrazze, che lo scavo di via Crociferi ha evidenziato per il versante orientale della collina di Montevergine, appare condizionare anche la sistemazione medievale dellarea che significativamente prende il nome di contrada de astracu139. un nuovo asseTTo TerriToriale: la cosTruzione del casTello ursino Ad eccezione dei riferimenti sopra menzionati, manca nella documentazione anche tarda alcun accenno ai limiti della cittadella vescovile; e, daltro canto, come si diceva, ben presto il toponimo Civita pass ad indicare una estensione maggiore di quella originaria. Queste considerazioni fanno ritenere che una parte di questo circuito sia stata smantellata o inglobata nella crescita edilizia; non escluso che proprio il terremoto del 1169

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abbia contributo al superamento di questo stato di cose. un tratto del muro della Civita, quello che delimitava a ovest la Platea magna, fu riutilizzato intorno alla met del XIV secolo nella costruzione della Loggia. Altre parti del muro di cinta, quelle a settentrione, furono, riteniamo, abbattute alla met del Cinquecento, quando per allargare e abbellire la piazza furono demoliti gli edifici che vi si erano addossati nel corso dei secoli, forse anche a seguito del terremoto del 1542140. Nei fatti, la civitas venne rapidamente integrata allinterno del processo di espansione urbana; i quartieri orientali conobbero, in questa fase, una crescita edilizia determinata in buona parte dalla presenza della cattedrale, ma che, in termini pi generali, va corredata ad una maggiore compenetrazione e interazione tra la citt e il suo territorio costiero, in termini di viabilit, utilizzo delle insenature portuali, messa a coltura dei terreni. La documentazione consentir di seguire questi processi, con pi contezza, solo a partire dal pieno Trecento, ma sono le scelte di et normanna, nel ribadire la centralit della sede episcopale catanese, a innescare il lento processo che porter, nel corso del basso medioevo, alla rinnovata capacit di Catania di intercettare la rete viaria di lunga percorrenza dellIsola. La costruzione di Castello ursino fisser cos le coordinate costiere di questo territorio confermando e corroborando il nuovo assetto territoriale, volto a valorizzare una pi organica rete di citt demaniali lungo la costa orientale. Sono le concessioni della prima met del XII secolo a mostrare il peso crescente che i territori meridionali della Piana assumono nelleconomia della citt, in relazione con le necessit legate allincremento dellallevamento che caratterizza tutto il Mezzogiorno dopo la conquista normanna141. Le donazioni di Tancredi (1103) e di ruggero (1125) incentivano lampliamento del territorio di Catania a spese di quello di Lentini, dal Simeto verso sud fino al Gornalunga142. Contestualmente, la stessa donazione dei terreni di Mascali, a nord, finalizzata allallevamento, evidenzia una maggiore compenetrazione dei territori a nord e a sud, con lo sviluppo del piccolo cabotaggio e lincremento degli itinerari lungo la costa. Non casualmente, proprio sulla fascia ionica, si proietteranno gli interessi economici del vescovado, testimoniati dalla elaborazione dei documenti falsi relativi alla donazione di S. Giovanni di Fiumedreddo (confezionato gi nel XII secolo) e ai possedimenti delle vigne tra Taormina e Messina e della turrim super murum Messana dove edificare una domos ad opus Monasterii, falso del duecento143. Cogliamo lesigenza di ampliare la sfera di influenza, controllando lo sbocco dellAlcantara e, nel contempo, di dotarsi di un luogo di sosta a Messina, che resta ancora a lungo il punto di confluenza delle merci a pi lunga percorrenza. Lespansione economica del vescovado lungo la costa non scalza, in questa fase, i rapporti di forza: il porto peloritano sar ancora per tutto il duecento e oltre polo di attrazione delle attivit economiche dellarea etnea144. Nel 1168 il vescovo Aiello abolisce i diritti di barcaggio sulla scapha fluminis, la giarretta al Simeto145, a favore dei burgenses di Catania, cavalieri e pellegrini. Possiamo ritenere che la misura del vescovo, inserita allinterno di una serie di concessioni volte a garantire maggiori libert di movimento e di commercio ai cittadini di Catania, possa avere contribuito ad incrementare la viabilit lungo la costa, e un rafforzamento degli itinerari nord-sud che uniscono il Bosco alla Piana in relazione alle necessit della pastorizia146. Si intravede qui, ancora in fase iniziale, il ricostituirsi degli itinerari costieri, ancora descritti come saxosa itinera147, il cui peso sar destinato a crescere nel corso del Basso Medioevo, per poi assumere probabilmente un ruolo concorrenziale rispetto alle direttrici viarie gravitanti su Patern. Ancora per let normanna, daltra parte, il ruolo di preminenza, ereditato dallAlto Medioevo, che abbiamo assegnato alla direttrice di penetrazione nord/sud, dal Tirreno attraverso i Nebrodi e il versante occidentale delletna, fornisce una pi chiara motivazione allistaurarsi della signoria militare di enrico Aleramico, posta a controllo degli itinerari che intersecano la Piana verso sud. I diritti di barcaggio della Giarretta sotto Patern, punto di snodo fondamentale, sono in questo caso strettamente controllati dal potere signorile e resteranno nelle mani del conte Maletta fino al duecento, quando vi subentrer la signoria del monastero di Santa Maria di Licodia, nellambito di un pi ampio progetto di radicamento su quel territorio. In realt, il tema dei rapporti tra la signoria degli Aleramici e il vescovado di Catania meriterebbe ulteriori approfondimenti, con particolare riguardo alle dinamiche e alle linee preferenziali verso cui si indirizza la colonizzazione benedettina e degli ordini militari, nonch con riferimento ai conflitti insorti a seguito dei processi di espansione territoriale148. In questa fase, il massiccio sfruttamento delle risorse, in termini di energia idraulica e mano dopera musulmana, condotto dalle fondazioni religiose nella media valle del Simeto, indirizza ancora gran parte dei prodotti verso Messina, contribuendo al successo duraturo della

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viabilit alta intorno alletna che bypassa Catania attestandosi sulla direttrice segnalata dalle fondazioni monastiche a quota collinare149. I tentativi di consolidamento, da parte del vescovo catanese, volti a rafforzarne la presenza nel territorio tra Mascali e Calatabiano, allo sbocco dellAlcantara, trovano una ulteriore chiave interpretativa, alla luce della peculiare configurazione dellarea, che consente di intercettare i flussi di transito da e per Messina provenienti dalle pendici meridionali delletna. Con la seconda met del XII secolo, la fine della presenza aleramica a Patern agevola certamente il vescovado nella affermazione della sua egemonia territoriale. e non escluderei che a questa politica espansiva possano essere legate le accuse contro Pagano de Parisio, venuto in possesso della contea di Patern, e contro il suo fratello Gualterio150, segnalata dalla documentazione degli inizi del duecento, nel corso della minorit di Federico II. Lacquisto, da parte di questultimo, del castello di Calatabiano crea evidentemente una pericolosa saldatura di interessi e ingenera una serie di ostilit che procurano incursus plurimos et rapinas ai danni della chiesa di Catania, proseguiti nel tempo nonostante un iuramentum pacis tra le parti. Come noto, le afflictiones e i dampna multa, perpetrati da Gualterio e Pagano a danno della chiesa catanese si risolveranno nel 1213 a favore del vescovo che vedr ratificato dalla regina Costanza lacquisto del castello di Calatabiano151; il suo possesso, almeno momentaneamente, proietter ulteriormente lungo la costa, la sfera di influenza e le attivit produttive del vescovado152. allinterno delle dinamiche territoriali appena delineate, in cui si assiste alla rivitalizzazione del ruolo economico della fascia costiera, che si inserisce la costruzione di Castello ursino, iniziata da Federico II nel 1239. Il disegno complessivo, teso ad assegnare un maggior peso allassetto e alla difesa dei territori costieri e dei centri demaniali dellarea orientale, stato da tempo sottolineato e ben messo in evidenza153. Cos come, con riferimento alla situazione catanese, la volont di sancire con un atto di grande impatto urbanistico la nuova posizione giuridica della citt, distratta dal patrimonio feudale del vescovo e compresa nel demanio154. La costruzione del castello, infatti, lungi dal porsi in antitesi alla citt, come tramanda la storiografia locale, vede anzi la forte compenetrazione di intenti tra limperatore e i cives che, come noto, offrono allerario 200 onze doro, manifestando la volont di sottrarsi alla giurisdizione vescovile. Castello ursino concorre, dunque, ad attuare il programma di difesa del regno, ma rappresenta anzitutto insieme ad Augusta e Lentini, la presenza capillare dellimperatore sul territorio155, con una valenza non solo militare ma residenziale e di immagine, che ne radica con forza la ritrovata dimensione costiera. Alla luce di queste osservazioni, il sito prescelto evidenzia, come naturale, il rapporto privilegiato con il mare, nella scelta, quasi obbligata, del tratto di costa meridionale che ne consentiva, prima della colata lavica del 1669, un accesso diretto, ben pi agevole rispetto alla frastagliata e scoscesa costa a nord di Porto Saraceno156; daltro canto, esso si pone in chiara antitesi, differenziandosi nettamente, rispetto ai due principali poli urbani della citt normanna: la civitas con la cattedrale presso il Porto Saraceno a sud-est, e la collina di Montevergine che dominava lingresso nord della citt. Le ipotesi sopra esposte sulla formazione del toponimo ursino, nel prospettare una pi stringente lettura delle caratteristiche portuali dellarea, sembrano, inoltre, rimarcare, ancora per questepoca, il peculiare ruolo del castello a ridosso dellarea portuale alla foce dellAmenano157, a nord, e, contestualmente, in una posizione di dominio rispetto alla rada costiera a sud. Non a caso, sul lato meridionale del castello si apre la seconda porta dingresso dalla quale, secondo G. Agnello si scendeva probabilmente con scala intagliata nello scoglio, nel mare sottostante158. La creazione di questo nuovo fulcro tiene conto del naturale processo di crescita edilizia che nella citt duecentesca interessa i quartieri meridionali a vocazione commerciale, pi strettamente interrelati alle attivit produttive e allafflusso di merci provenienti dalla Piana. La sua posizione appare in stretta relazione con la Porta decima, sulla quale confluiva il traffico della Piana e la viabilit di lunga percorrenza proveniente da sud159. la strada che collega Lentini con Catania attraverso la giarretta al Simeto e il Galici, un itinerario particolarmente frequentato, che nel corso delle guerre del Trecento verr fortificato con la costruzione della torre di Bicocca160. Il nesso cos verificabile, tra lubicazione del castello e litinerario per Lentini, contribuisce ulteriormente a illuminare lorganicit complessiva del disegno federiciano, quale traspare dal gruppo di lettere del novembre 1239 e la forte progettualit che unisce la costruzione dei castelli di Augusta, Catania e il restauro di quello di Lentini. La costruzione del castello, che fornisce alla citt un nuovo centro della vita politica, sede della corte per molti anni, determina anche sul piano urbanistico importanti modificazioni; attorno ad esso graviter la crescita edilizia della citt bassomedievale, che rivalut i

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quartieri meridionali: il patrimonio edilizio, rilevabile nelle contrade limitrofe di S. Giovanni de Castro ursino, S. Lorenzo, S. Pantaleo, caratterizzato da numerosi tenimenta domorum, palazzi, torri e portici, segnala la formazione di una nuova zona residenziale che si contrapporr allantica Civita di et normanna161. La scarna documentazione non consente di seguire il processo di osmosi del castello nel tessuto urbano della citt, n tanto meno seguire gli ampliamenti della cinta urbica, che forse gi in et aragonese arriva ad includerlo; un processo che di fatto non annulla i conflitti tra castello e citt, che, anzi, si inaspriscono nel corso del Quattrocento, quando la giurisdizione del castellano entra in contrasto con lamministrazione cittadina162 . Allo stato attuale, la ricostruzione del circuito difensivo complessivo affidata alla documentazione cartografica cinquecentesca, redatta per illustrare i progetti di ammodernamento di fortificazioni giudicate ormai vetuste e non confacenti alle nuove esigenze difensive163. Sul piano documentario le fonti confermano lesistenza di diverse fasi edilizie, nelle quali si assiste ad una compenetrazione tra vecchio e nuovo edificato. Gli accenni alle mura nei documenti trecenteschi non ci aiutano a capire quali tratti utilizzassero i resti delle fortificazioni precedenti e quali fossero state costruite ex novo in et medievale. Il tratto delle mura nei pressi di S.Giovanni Palombaro seguiva da vicino uno pezo di anticaglia riutilizzandola in parte (iuxta li mura di la chitati cum li anticagli di li ditti mura)164. Ancora nel Seicento la contrada denominata La Cortina, nei pressi delle Terme dellIndirizzo, ubicate in prossimit della cinta meridionale, fa riferimento allesistenza di una cinta muraria, che in quel tratto non pu non accostarsi ai ruderi di via Zappal Gemelli165. Anche nei pressi di Porta Pontone segnalato, nel Quattrocento, un tratto di muro antico posto lungo il litorale, allesterno delle mura medievali166. rimaneggiamenti, aperture di nuove porte lungo tutto il circuito sono evidenti fra Tre e Quattrocento, ma uno studio complessivo e diacronico di quello che doveva presentarsi gi nel medioevo come un grande palinsesto, ancora tutto da intraprendere167. un nuovo baricenTro urbano: la loggia Nella citt del Trecento il castello ursino costituisce il centro della vita pubblica, grazie al lungo soggiorno della corte tra il 37 e il 77; non a caso a partire dagli anni Trenta del XIV secolo inizia con Blasco Alagona una politica di acquisti capillari nelle contrade intorno al castello, volta a requisire gran parte del patrimonio edilizio esistente168. In quegli anni, larea intorno al castello divenne il quartiere generale della famiglia: una scelta volta a controllare da vicino la vita politica della citt. Nellarco di poco pi di un cinquantennio, gli Alagona si ritagliarono un grande spazio, e la contrada fu abitata quasi esclusivamente da famiglie filo-alagoniane. Questa affermazione, daltro canto, non esaurisce la complessa politica di occupazione e controllo dello spazio urbano e territoriale messa in atto dalla famiglia Alagona, che tiene conto della progressiva saturazione degli spazi allinterno della cinta urbica, intercettando le principali direttrici di crescita verso il territorio. La stessa bipolarit, che la costruzione del castello ursino inserisce nella espansione urbana si ricuce, nel corso del Trecento, attorno alla Platea magna, lo spazio antistante la cattedrale. allinterno di questo spazio, infatti, che si costruisce la loggia giuratoria, il cui valore simbolico per la citt si rifletter sulla stessa piazza percepita come il cuore della vita cittadina169 (fig. 25). La costruzione della loggia viene cos a comporre idealmente la duplicazione dei fulcri allinterno del tessuto urbano, identificando un luogo baricentrico tra la Civita e il castello. La prima attestazione della loggia in realt solo della met del Trecento, affidata al ricordo del cronista Michele da Piazza, che ricorda la plateam logie magne civitatis Catanie170. Pur in mancanza di un pi preciso riferimento cronologico, possiamo ritenere che la loggia sia stata edificata entro i primi decenni del Trecento: una datazione coerente, rispetto ai concomitanti processi di consolidamento dellidentit cittadina, che caratterizzano le comunit del regno nei primi del Trecento quando le universitates promuovono la scritturazione dei corpi consuetudinari e dei privilegi e si formalizza un sistema elettorale per le cariche cittadine171. Per Catania questo processo viene a culminare con lapprovazione del testo delle Consuetudini, da parte di Ludovico nel 1345172; pochi anni pi tardi, nel 1353, il riferimento cronachistico ci consente di appurare il funzionamento del sistema elettivo e la consuetudine per i Giurati di riunirsi nella logia magna civitatis. La loggia occupa dunque lo spazio antistante la chiesa cattedrale, riutilizzando sul lato occidentale un muro antichissimo che faceva parte del circuito murario delloriginaria cittadella vescovile, ormai ampiamente diroccata173; uno

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25. Cattedrale, sarcofago della regina Costanza. Nel riquadro, a sinistra, la rappresentazione della loggia giuratoria

26. Veduta di Catania prima del 1669, olio su tela, 1708 (?), (collez. privata), La via Luminaria

27. resti del monastero di S. Maria di Nuovaluce (da Longhitano 2003)

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spazio, dunque, in origine di pertinenza dellautorit vescovile del quale non riusciamo a cogliere il processo di progressiva demanializzazione. In linea generale possiamo ritenere che i provvedimenti federiciani, svuotando il vescovado di funzioni esercitate sul territorio urbano (la custodia portus, la riscossione della dogana), oltre che dei diritti giurisdizionali, abbiano creato le premesse per la liberazione di spazi nel tessuto urbano occupati poi dai nuovi simboli dellidentit cittadina. I progressivi interventi di risanamento edilizio della piazza, volti a dare ornamento alla citt174, rafforzano ulteriormente la percezione di questo luogo come il vero cuore dello spazio urbano tangente alla via Luminaria, la direttrice nord-sud che collega porta Canali con Porta Aci, e sul quale si dirige la viabilit da sud-ovest, la carrera capitis Sancti Laurentii proveniente da Porta decima attraverso la Piazza S. Filippo e Piazza dellherba. ipotizzabile, peraltro, che la costruzione della loggia possa inserirsi allinterno di un pi ampio disegno urbanistico, che vede lapertura o la sistemazione dellasse viario di via Luminaria il cui tracciato si mostra pienamente coerente con il muro occidentale delledificio. Il selciato della strada, messo in luce dallo scavo del 1974, nella sua sistemazione tardo seicentesca, oblitera alcuni ambienti databili al XII secolo, evidenziando come almeno fino al terremoto del 1169 la crescita edilizia avesse interessato questarea, addossandosi al muro della cittadella vescovile. Al di sopra di questa fase, la presenza di materiale trecentesco, raccolto negli strati immediatamente sottostanti il selciato, fornisce un primo orizzonte cronologico per la costruzione del primitivo impianto stradale175. Il forte segno di questo asse viario evidente ancora in alcune delle rappresentazioni tardo cinquecentesche di Catania, quasi a marcare e separare limpianto ancora ortogonale dei quartieri occidentali da quello ben pi tortuoso della parte orientale, che dalla cattedrale si prolunga in direzione di Porta Pontone (fig. 26). Nei secoli successivi i numerosi rifacimenti per isolare la loggia rispetto al tessuto urbano, conferendole maggiore dignit e accrescendone il decoro, sono volti ad assicurare una maggiore permeabilit tra la piazza e la viabilit circostante; interventi urbanistici che porteranno nel 1622 allabbattimento degli ultimi tratti del muro occidentale appartenente alla cittadella vescovile costruita da Angerio176. la ciTT degli alagona allinterno di un tessuto cittadino ormai quasi saturo che si opera, come accennato, il radicamento della famiglia Alagona: una pervasiva presenza, che occupa nellarco della seconda met del Trecento con grande lucidit i punti di snodo fondamentali nello spazio urbano e nel territorio, con una manifestazione di potenza che si esprime anche attraverso il linguaggio simbolico. Negli atti del processo Statella le testimonianze attorno allattivit di Artale si soffermano su alcuni fatti emblematici: la costruzione del monastero di Nuovaluce, il luogo di Nesima, la costruzione della torre in qua morabatur; ma si ricordano anche le insegne apposte sopra Porta Pontone e su altre porte in citt, a dimostrazione del grandem statum raggiunto177. Sono alcuni degli episodi pi eclatanti che insieme agli ulteriori elementi emergenti dalla documentazione notarile consentono di leggere lampio progetto che impegna Blasco prima e poi Artale, a partire dalla seconda met del Trecento, nel costruire e affermare una vasta e compatta signoria territoriale, che si impernia su Catania. In particolare, dopo la morte di Blasco, si precisa nella politica della famiglia una strategia complessiva, volta alla costruzione di una grande area di influenza nella Sicilia orientale178, perseguita da Artale cui si affiancano i fratelli: Manfredi per i territori pi meridionali di Noto, Vizzini, Francofone, Monte rosso, Jaimo per Siracusa, Matteo per Lentini. Il privilegio del 1365, con cui Federico III ratifica lo scambio della contea di Mistretta con quella di Patern; la concessione con la quale perviene ad Artale la terra e il castello di Aci179; quella del 1386, relativa alla terra di Augusta, disegnano le coordinate territoriali entro cui si dispiega in modo preferenziale lazione di Artale180. Con riferimento alla citt e al suo immediato hinterland, cogliamo allora la valenza dei numerosi acquisti operati; anzitutto quelli in contrada Nesima, lungo la strada per Patern: in pochi anni, tra il 75 e l81 si addensano attorno al loco vocato Nisima terreni, vigneti, impianti artigianali per un valore complessivo di quasi 200 onze, che delineano il volto di una masseria fortificata, una azienda produttiva, posta poche miglia a ovest dalla citt con terreni coltivati a vigneto e altri specializzati in coltivazioni irrigue181. Sul versante meridionale il poggio Seju o machalda vede listallazione del monastero di Nuovaluce nel 1361; il luogo prescelto domina la strada di Fontanarossa, la strada che uscendo dallingresso sud di Catania prosegue lungo la piana in direzione di Lentini182 (fig. 27). questa una delle

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29. Castello ursino, Museo Civico, sarcofago con insegne degli Alagona, proveniente dal monastero di Nuovaluce 30. Castello ursino, Museo Civico, acquasantiera con insegne degli Alagona, proveniente dal monastero di Nuovaluce

31. Castello ursino, Museo Civico, epigrafe, relativa alla fondazione del monastero di Nuovaluce

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direttrici privilegiate dellespansione degli Alagona, che culminer nel 1359 con la presa del castello di Lentini183; litinerario costiero attraverso il casale Silvestri, il Pantano, le contrade Bombacaro e Fontarossa, fino alle vigne dellArena, sar particolarmente battuto dalle truppe dei Chiaramonte e degli Alagona nel corso degli anni Cinquanta, quando il racconto di Michele da Piazza disegna minutamente la geografia di questo territorio. La fondazione di Nuovaluce viene cos a cadere in un momento peculiare, dopo la presa di Lentini, allorch necessario rafforzare complessivamente il radicamento territoriale della casata, al quale contribuisce anche la fondazione monastica. La scelta iniziale, operata da Artale, sembra volere riprendere le fila di un disegno di radicamento dellordine, nel territorio orientale, risalente a Federico II, la cui fondazione della basilica del Murgo, sulla baia di Agnone, va verosimilmente compresa nellambito del rinnovato appoggio allordine e al monastero di S. Maria di roccadia, a est di Lentini184; nello specifico, il progetto di Artale pare, almeno inizialmente, volersi smarcare dalla presenza benedettina gi straripante nel territorio, nel quadro degli stretti legami tra lordine cistercense e Federico III, funzionali alla esaltazione della legittimit dinastica aragonese 185. La rilevanza topografica del sito, connesso ad uno degli itinerari pi battuti per lingresso in citt dalla Piana, conferisce alla fondazione alagoniana (fig. 28) una ulteriore valenza, che traspare dalluso accorto e diffuso dei simboli, quali le insegne della casata apposte nellepigrafe, nel sarcofago, nellacquasantiera (figg. 29-31). La scelta dellordine e la ricca dotazione del monastero corroborano, poi, le finalit anche produttive assegnate alla fondazione, tra cui spiccano le attivit legate allallevamento186. Il riflesso della grande espansione dellallevamento nella Sicilia trecentesca187 evidente nelle preoccupazioni del fondatore, che dota il monastero di alcuni iazzi, recinti per la dimora degli animali, ma che non trascura le ulteriori componenti di unazienda articolata, in cui si intrecciano le attivit legate allo sfruttamento del bosco, il pascolo, il vigneto, la molitura del grano. A tutto questo si aggiunga il controllo della giudecca che Artale trasferiva al monastero, al quale spettava ora la riscossione dei diritti sul ghetto188. Quando si prende in considerazione il vasto patrimonio di cui labbazia viene dotata, appare evidente ancora una volta il suo dispiegarsi in modo prevalente lungo una area costiera nord-sud, che dai terreni settentrionali, al confine con il bosco di Aci ( il fondaco dellabate), si dirige verso la Piana. La dotazione del monastero da parte di Artale illustra cos la stretta compenetrazione nel territorium di Catania tra i terreni coltivati a vigneto, posti a nord nellarea dei casali del Bosco, e quelli a sud vocati alla pastorizia e allallevamento, che orienta lo sviluppo economico nel corso del Trecento. di riflesso, emerge anche la seconda direttrice preferenziale, seguita dallespansione economica e territoriale di Artale Alagona che mostra un interesse crescente per questa parte settentrionale e per il suo sfruttamento. La politica di acquisti, intrapresa gi da Blasco e proseguita con Artale, ricondurr, infatti, nelle mani della famiglia gran parte dei terreni lungo la costa in direzione di ognina e del territorio di Aci, lungo lasse viario che passa da contrada Santa Venera. Lindebolimento dei diritti feudali del vescovo libera le potenzialit economiche del territorio di Jaci; linteresse della famiglia Alagona a stabilire una egemonia territoriale nella fascia costiera tra Aci e Catania culminer, cos, nella presa di possesso del castello di Aci, volta a garantirsi introiti economici e completa libert di movimento nei collegamenti tra i due centri Sul piano urbanistico, linteresse verso il suburbio nord-orientale trova riflessi significativi, che si focalizzano attorno a Porta Pontone, lingresso orientale che immette sulla Civita e dal quale attraverso le xare del rotolo si raggiunge facilmente il porto di ognina. Le testimonianze del processo Statella suggeriscono che la stessa apertura della Porta, sulla quale erano apposte le insegne della casata, possa essere addebitata alliniziativa di Artale Alagona189; alla famiglia apparteneva il tenimentum domorum costruito a ridosso delle mura. La dettagliata descrizione del notaio Francavilla190 consente di verificare laspetto fortificato della residenza, caratterizzata da ben due torri, luna magna, la turri di lu Puntuni a tria solari, e laltra parva, vocata la turri di lu Tripodu, addossate alle mura urbiche, a sud e a est, in aperta contravvenzione delle norme difensive che impongono ancora in et normanno sveva la non edificabilit in prossimit delle mura: loccupazione di unarea demaniale con la costruzione di un edificio fortificato si inquadra perfettamente nella politica della famiglia di acquisizioni di prerogative pubbliche, che le consentono di conquistare allinterno della citt un ruolo di assoluto rilievo191. Nello specifico, lapertura e il controllo di una porta sul circuito orientale delle mura si rivelano strategiche rispetto al programma di acquisizioni perseguito lungo la costa, in direzione di ognina. In pochi anni pervengono nelle mani di Blasco e poi di Artale gran parte degli oliveti della costa in

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28. Castello ursino, Museo Civico, gruppo scultoreo, proveniente dal monastero di Nuovaluce, che sembra rappresentare la Madonna ed Artale Alagona

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contrata Longine. Linteresse non si rivolge soltanto allacquisizione di terreni produttivi ma si focalizza anche sul pieno controllo dello spazio territoriale192 tra la citt e il porto di ognina, un approdo forse secondario193, ma che assume in et aragonese un rilievo antitetico al porto cittadino di Porto Saraceno194. Lazione di Artale si dispiega con margini di grande libert195, che lasciano ipotizzare un progetto volto ad incrementare il ruolo di ognina quale porto urbano; un progetto forse ridimensionato dalla colata lavica, che, fra due e Trecento, interessa questa parte del territorio196, ma che nei fatti non costituir un ostacolo nei collegamenti tra la citt e il suburbio nord-orientale. Peraltro, come si detto, le linee di intervento della famiglia, gi con Blasco, sono proiettate pi a nord, verso quel territorio di Aci che a partire dal Trecento vede svilupparsi un polo economico di un certa importanza, grazie allo sfruttamento della acque della flomaria Regitana. Nel corso del Trecento si susseguono gli acquisti che consentono, a Blasco prima e Artale dopo, di controllare ampi appezzamenti di terreno in contrada Santa Venera e lungo il corso della fiumara, le cui acque sono utilizzate da mulini e impianti idraulici197. Il vigneto e le colture irrigue sono al centro dello sfruttamento agricolo di questo territorio che, di fronte allavanzata del vigneto, vede arretrare sempre pi a nord la frontiera del bosco. A questo processo di messa a coltura dei terreni partecipa anche il monastero di Novaluce, a cui viene assegnato proprio ai confini del bosco, il fondo detto fondaco dellabbate, su cui sorger, poi, il nucleo di Aci Aqulia. La rilevanza economica dellarea comporter la crescita degli itinerari di collegamento con Catania e il sorgere delle infrastrutture viarie. Nel Trecento, lospedale di Santa Venera al Pozzo gi attivo come diretta emanazione della chiesa di Santa Venera di Catania. La sua posizione assicura un preciso riferimento lungo un itinerario che da Catania si addentra verso il bosco di Aci e, oltrepassandolo, giunge in planicie prope villam mascalarum198. Gli accenni del cronista, relativi agli spostamenti di truppe angioine, consentono di accertare come questo itinerario, inizialmente locale, tenda ad assumere nel tempo una funzione di asse di collegamento di pi lunga percorrenza. Come si ricorder, nel corso dellalto medioevo litinerario costiero tra Catania e Messina era risalito a quote collinari, lungo la direttrice che da Viagrande proseguiva per Fleri e Milo; su questo tracciato, infatti, si attestano il priorato di S. Giovanni di Paparometta, lospedale Blanchardi sopra Mascali, S. Giovanni de aqua Mili. Alle eruzioni di fine Trecento si addebita la necessit di spostare la strada lungo un tracciato a quota pi bassa, che, attraverso contrada Nizzeti per reitana e Santa Venera al Pozzo, proseguiva per contrada Culia per addentrarsi poi nel bosco, in direzione di Mascali. Proprio i processi di trasformazione e di messa a coltura delle terre, la creazione di un polo artigianale di rilievo con lo sfruttamento intensivo dellenergia idraulica creano i presupposti indispensabili per attrarre il tracciato viario verso quote pi basse, recuperando, almeno nellarea tra reitana e S. Filippo di Carchina, la viabilit di et romana199. La Porta Aci aperta sulla cinta muraria settentrionale di Catania, e certamente esistente alla fine del duecento200, segnala cos il nuovo riferimento urbano, che orienta spazialmente la citt nel suo rapporto privilegiato con i territori pi fertili ed economicamente produttivi. Porta Aci a nord e porta decima a sud indirizzeranno, allinterno della citt, gli assi viari longitudinale e trasversale via Luminaria, carrera di San Lorenzo che assolvono al compito di garantire la permeabilit tra la citt e il suo territorio, riflettendone la rinnovata proiezione verso la fascia costiera. Su di essa, e particolarmente sui territori a nord, si indirizzeranno le energie della citt nel tentativo di ampliare larea del suo districtus201. Ne nasceranno le tensioni che dominano il Quattrocento.

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M.G. Branciforti, Nuove acquisizioni archeologiche, in Catania tardo antica. Nuove scoperte archeologiche e valutazioni storiche (Atti del Colloquium, Catania 3-4 marzo 2003), c.d.s. 2 In considerazione dello grande quantit di ossa animali, che presentavano caratteristici tagli netti tipici della macellazione, ritrovati nello strato di riempimento quasi a diretto contatto con il piano dellorchestra: cfr. M.G. Branciforti, Nuove acquisizioni archeologiche, cit. Il recinto risulterebbe abbandonato nella prima met del VII secolo, quando si forma il poderoso strato di riempimento che interra definitivamente lorchestra e la parte pi bassa della cavea. 3 H.J. Beste-F. Becker-u. Spigo, Studio e rilievo sullanfiteatro romano di Catania, in Mitteilungen des deutschen Archologischen Instituts rmische Abteilung113, 2007, p. 610. 4 Costruita con una tecnica edilizia del tutto peculiare e conservata per una lunghezza di circa 8 m, questa struttura muraria, priva di tramezzi intermedi, doveva essere pertinente ad un ambiente o ad un recinto aperto sulla cui natura mancano allo stato attuale elementi dirimenti; vedi infra; cfr. A. Patan-d. Tanasi, Ceramiche fini dagli strati tardo romani degli scavi 2003-2004 a S. Agata la Vetere (Catania), in Old Pottery in a New Century. Innovating Perspectives on Roman Pottery Studies, a cura di d. Malfitana, J. Poblome, J. Lund, (Atti del Convegno Internazionale di Studi Catania 22-24 aprile 2004), Catania 2006, p. 466; A. Patan-d. Cal-d. Tanasi, Indagini archeologiche a S. Agata la Vetere e S. Agata al Carcere, in Tra lava e mare. Contributi allArchaiologhia di Catania (Catania 22-23 novembre 2007) c.d.s. 5 epistola di Maurizio, in o. Caietani, Vitae Sactorum Siculorum, Panormi 1657, I, 53-59; G. Scalia, La traslazione del corpo di S. Agata e il suo valore storico in Archivio Storico per la Sicilia orientale s. II, III-IV, 1927-28, pp. 38-157. 6 G. Scalia, La traslazione del corpo di S. Agata, cit., p. 132. Per una analisi del sarcofago tradizionalmente attribuito a SantAgata, conservato presso la chiesa di SantAgata la Vetere cfr. F. Buscemi, Il sarcofago di S. Agata, in Archivio Storico per la Sicilia orientale XCV, 1999, pp. 125-146. 7 Cfr. la ricostruzione di F. Privitera, Epitome della vita e miracoli dellinvitta mobilissima e generosa sposa di Ges S. Agata, con laggiunta dellAnnuario Catanese per le notizie sacre, anco profane della citt di Catania, Paolo Bisagni, Catania 1690, p. 107, sulla base di una affermazione di G.B. de Grossis, Catanense Decachordum sive novissima sacrae catanensis Ecclesiae Notizia, Catanae, In aedibus illustrissimi Senatus Typis Ioannis rossi 1654, I, chord. 2, Mod. 2, excursus 3; affermazione poi ripresa da tutta la letteratura degli storici catanesi. 8 Cfr. da ultimo A. Patan-d. Cal-d. Tanasi, Indagini archeologiche a S. Agata la Vetere, cit., c.d.s. 9 Cfr. A. Patan-d. Tanasi, Ceramiche fini, cit., pp. 466-467; d. Cal-d. Tanasi, Catania, S. Agata la Vetere e S. Agata al Carcere. 2002-2005, in Archeologia Medievale XXXIII, 2006, pp. 429-431. da un punto di vista cronologico, tale momento di organizzazione funeraria dellarea pu essere compreso tra il VII e lVIII secolo d.C. La datazione, oltre ad essere suffragata da elementi quali lassenza di corredo, la postura a braccia conserte degli individui e la tipologia tombale piuttosto tarda, avvalorata dai materiali pi tardi del deposito che sigillava la maggior parte delle tombe databili al tardo VIII-IX sec. 10 G. Cantino Wataghin, The Ideology of Urban burials, in The idea and ideal of the town between Late Antiquity and the Early Middle Age, a cura di G.P. Brogiolo-B. Ward Perkins (The trasformation of the Roman world 4), Leiden- Boston-Kln 1999, pp. 147-163. 11 F. Trapani, Il complesso cristiano extra-moenia di via dottor Consoli a Catania, in Archivio Storico per la Sicilia orientale XCV, I-III, 1999, pp. 77-124. 12 Cfr. da ultimo V. rizzone, La pi antica comunit cristiana di Catania attraverso i documenti epigrafici (secoli IV-V), in Agata santa. Storia, arte, devozione (Catalogo della Mostra, Catania 29 gennaio-4 maggio 2008), Prato 2008, p. 177. 13 La denominazione di Porta di lo Re, con la quale la porta indicata nel documento del 1556 che assegnava i confini alle chiese sacramentali (cfr. A. Longhitano, La parrocchia nella diocesi di Catania prima e dopo il Concilio di Trento, Palermo 1977, pp. 85-86) si sovrappone a quella pi antica di Porta di SantAgata la Vetere che compare nei documenti medievali (cfr. C. Ardizzone, I diplomi esistenti nella Biblioteca Comunale ai Benedettini. Regesto, Catania 1927, p. 152, doc. 290 del 1341). 14 Per un pi puntuale inquadramento si rimanda a L. Arcifa, Da Agata al liotru: la costruzione dellidentit urbana nellaltomedioevo, in Tra lava e mare, cit. c.d.s. 15 La scarsa incidenza della tipologia su podio nella Sicilia romana sottolineata da r.J. Wilson, Sicily under the Roman Empire. The archaeology of a Roman province, 36 BC-AD535, Warminster 1990, pp. 105-106; e.C.Portale-S. Angiolillo-C. Vismara, Le grandi isole del Mediterraneo occidentale. Sicilia Sardinia Corsica, roma 2005, pp. 71-72. 16 Cfr. d. Motta, Percorsi dellagiografia. Societ e cultura nella Sicilia tardoantica e bizantina, Catania 2004, p. 59; G. rossi Taibbi, Martirio di S. Lucia. Vita di S. Marina. Testi greci e traduzione, (Istituto siciliano di studi bizantini e neoellenici. Testi 6), Palermo 1959, p. 52; S. Costanza, Martirio di S. Lucia vergine e martire di Cristo, in Archivio Storico Siracusano 3, 1957, p. 95. Secondo leditore, la Passio greca risale al V secolo, quella latina da assegnare alla fine dello stesso secolo o a quello successivo: G. rossi Taibbi, ibidem, pp. 15, 23. 17 V. Fauvinet-ranson, Le devenir du Patrimoine monumental romain des cits dItalie lpoque ostrogothique, in Les cits de lItalie tardo-antique (IVe-Vie sicle). Institutions, conomie, socit, culture et religion, a cura di M. Ghilardi, C. J. Goddard, P. Porena, (Collection de lEcole Franaise de Rome 369), rome 2006, p. 212. 18 d. Motta, Percorsi dellagiografia, cit., pp. 30-40. 19 r. Coates-Stephens, Bizantine Building patronage in post reconquest Roma, in Les cits de lItalie tardo.antique (IVe-Vie sicle), cit., pp. 149-166; Id., La committenza edilizia bizantina a Roma dopo la riconquista, in Le citt italiane tra la tarda antichit e lalto Medioevo, a cura di A. Augenti (Atti del Convegno ravenna 26-28 febbraio 2004), Firenze 2006, p. 299-316. 20 C. Guastella, Sancta Maria Rotunda, in Tra lava e mare. Contributi allarchaiologhia di Catania, cit., c.d.s. ; Le Terme della Rotonda di Catania, a cura di M.G. Branciforti-C. Guastella, Palermo 2008, pp. 66-67. 21 Nel 598, ad opera del diacono Cipriano, viene edificata una domum di propriet della chiesa catanese (Greg. M., reg. ep. IX, 43); mentre alliniziativa di Giuliano si deve la costruzione di un monastero, citato nella lettera del 603 (Greg. M., reg. ep. XIII, 21). Nel caso della costruzione di Cipriano, lespressione utilizzata domum eiusdem ecclesiae (cfr. S. Gregorii Magni, Opera. Registrum Epistolarum, ed. d. Norberg,
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Corpus Christianorum, Series. Latina, 140 A, Turnhout 1982, p. 601) non autorizza una interpretazione meno generica delledificio. 22 Alcuni di questi edifici erano certamente ancora in vita nel Tardo-Medioevo: la chiesa di S. Pantaleo era probabilmente officiata alla fine del duecento; S. Maria dellIdria, S. Barbara, S. Maria la rotonda, S. domenica sono tutte menzionate dalle decime del 1308-1310: P. Sella, Rationes decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV. Sicilia, Citt del Vaticano 1944, p. 73; ancora officiata nella seconda met del Trecento era la chiesa di S. Stefano, ricostruita, seconda una iscrizione oggi dispersa, dopo il terremoto del 1169, tra il 1170 e il 1171, e che verr inglobata allinterno del monastero delle benedettine: cfr. M.L. Gangemi, Il tabulario del monastero San Benedetto di Catania (1299-1633), Documenti per servire alla storia di Sicilia I s. Diplomatica, XXXIV, Palermo 1999, pp. 242-244. Per lepigrafe e. Boschi-e. Guidoboni, Catania Terremoti e lave dal mondo antico alla fine del Novecento, INGV-SGA, Bologna 2001, pp. 61-62. 23 Il complesso legame tra i santi militari e i diversi strati della societ bizantina, con particolare riferimento allesercito esaminato da C. Walter, The Warrior Saints in Bizantine Art and Tradition, Aldershot 2003. 24 Le reliquie dei santi Quaranta Martiri furono riscoperte da Giustiniano durante la ricostruzione di S. Irene nel 551; circa 40 anni dopo, nel 590, limperatore Maurizio dedica a Costantinopoli una chiesa ai Santi Quaranta. 25 Cfr. A. Acconcia Longo, La vita di S. Leone vescovo di Catania e gli incantesimi del mago Eliodoro, in rivista di Studi bizantini e neoellenici n.s. 26, 1989, p. 97, cap. 18. Il culto dei Santi Quaranta Martiri attestato anche a Siracusa dove nella prima met dellVIII secolo si decora, con il racconto del loro martirio, la volta delloratorio della regione A della catacomba di S. Lucia: M. Sgarlata-G. Salvo, La catacomba di Santa Lucia e lOratorio dei Quaranta Martiri, Siracusa 2006; M. Sgarlata, Catania. Dalla citt pagana alla citt cristiana, in Agata santa. Storia, arte, devozione, cit., p. 166. 26 I nuovi studi condotti sulla rotonda sembrano rigettare lipotesi di una dedica originaria di questo edificio ai Santi Quaranta, riproponendo, per questultimo, lidentificazione con la chiesa di S. Maria di Bethlem gi indicata da Casagrandi e Libertini: C. Guastella, Ecclesia Sancta Maria de Rotunda: vicende e prime ricognizioni, in Le terme della Rotonda, cit., p. 75. 27 Alla tradizionale interpretazione del cortile di S. Pantaleone come Foro, pi di recente e. Tortorici ha opposto una nuova proposta interpretativa quale horrea: cfr. e. Tortorici, Osservazioni e ipotesi sulla topografia di Catania Antica, in Edilizia pubblica e privata nelle citt romane (Atlante Tematico di topografia antica) 17, 2008, pp. 105-110. 28 dal punto di vista cronologico, difficilmente una occupazione potrebbe ragionevolmente collocarsi prima del VI secolo in ragione della difesa dei luoghi pubblici perseguita da Teodorico. Nel corso del VI secolo il culto di S. Pantaleo presente a Napoli e a Tivoli dove stato connesso alla presenza della guarnigione bizantina: cfr. r. Coates-Stevens, La committenza edilizia bizantina a Roma dopo la riconquista, in Le citt italiane tra la tarda antichit e lAlto Medioevo, cit., p. 311, nota 18. 29 Cfr. J. dubouloz, Acception et dfense des Loca publica, daprs les Variae de Cassiodore. Un point de vue juridique sur les cites dItalie au VI sicle, in Les cits de lItalie tardo.-antique (IVe-Vie sicle), cit., pp. 53-71. 30 Cfr. G. randazzo, Il complesso monumentale inglobato nel Palazzo Bonajuto in Catania, in Siculorum Gymnasium, n.s. LVII, (Atti del VI Congresso nazionale dellAssociazione italiana di Studi Bizantini, a cura di T. Creazzo-G. Strano), pp. 735-747. 31 Cos F. Tomasello che accenna allesistenza di diversi elementi costruttivi, di tradizione tardo antica che sembrano indirizzare verso una cronologia alta: F. Tomasello, La viabilit suburbana in et imperiale, in Tra lava e mare, cit., c.d.s. 32 G. Agnello, La basilichetta trichora del Salvatore a Catania, in rivista di Archeologia Cristiana XXIIIXXIV, 1947-48, pp. 147-168, rist. in Id., Larchitettura bizantina in Sicilia, Firenze 1952, pp 116-129; S.L. Agnello, Architettura paleocristiana e bizantina della Sicilia, in IX Corso di Cultura sullarte paleocristiana e bizantina, 1962, p. 60. riassume le diverse posizioni degli studiosi G. Margani, Celle tricore. Edifici a pianta trilobata nella tradizione costruttiva siciliana, in documenti del dipartimento di Architettura e urbanistica, 28, 2005, pp. 55-71. 33 Si veda la ricostruzione proposta in F. Tomasello, Per una immagine di Catania in et romano-imperiale, in La citt antica in Italia, Atti del VI Congresso di Topografia Antica, rivista di Topografia Antica, XVII, 2007, I, pp. 133-134 e fig. 9. 34 Per alcuni esempi in area calabrese, si veda C. raimondo, Le citt dei Brutii tra tarda Antichit e Altomedioevo: nuove osservazioni sulla base delle fonti archeologiche, in Le citt italiane, cit., pp. 519-558. 35 Cos in particolare r. Soraci, Catania in et tardo antica, in Catania Antica, a cura di B. Gentili (Atti del Convegno della S.I.S.A.C. Catania 23-24 maggio 1992), Pisa roma 1996, p. 270, con bibliografia; e ancora prima B. Pace, Arte e civilt della Sicilia antica, IV, roma, Napoli, Citt di Castello 1949, p. 208. Lespressione in communiendis moenibus (Cassiodoro, Variae, III, 49) sembra comunque attestare la consapevolezza da parte del ceto dirigente catanese della necessit di provvedere alla difesa della citt . 36 Goth. 5, 40. 37 Ibn al Atr, in M. Amari, Biblioteca arabo-sicula, I, Torino-roma 1881, p. 402. 38 Muqadasi in M. Amari, Biblioteca, cit., p. 672. 39 Cfr. L. Arcifa, Da Agata al liotru: la costruzione dellidentit urbana nellaltomedioevo, in Tra lava e mare, cit., c.d.s. 40 Questo limite ricalca peraltro quello individuato per la citt arcaica la cui estensione, a meridione, si sarebbe arrestata in corrispondenza della via teatro Greco, lungo il ciglio della collina: cfr. e. Tortorici, Osservazioni e ipotesi sulla topografia di Catania, cit., p. 117; S. Privitera, Lo sviluppo urbano di Catania dalla fondazione dellapoikia alla fine del V secolo d.C., in questo volume. 41 Cfr. i passi del Bolano riportati in P. Carrera, Delle memorie historiche della citt di Catania I, Catania 1639, p. 40; G.B. de Grossis, Catanense Decachordum, cit., VI, 3, 10; V. M. Amico Statella, Catana Illustrata sive sacra et civilis urbis Catanae istoria Catanae 1740, lib. IX, 2, 9; cfr. G. Libertini, Lindagine archeologica a Catania nel secolo XVI e lopera di Lorenzo Bolano, in Archivio Storico per la Sicilia orientale XVIII, 1922, rist. in G. Libertini, Scritti su Catania Antica, cit., pp. 39, 45. 42 M.L. Gangemi, Il Tabulario del monastero S. Benedetto di Catania, cit., p. 563: in contrata Porte de in Medio,

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videlicet a lo pindinello di Sancto Augustino; in contrata di la Porta di in Menzu seu di lu Puzu di li Albi, pp. 545, 550. A. Longhitano, La parrocchia, cit., p. 180 n. 146. 43 Si vedano in particolare i riferimenti contenuti in Carrera a proposito di un epigrafe ritrovata: Ne gli anni del Signore 1594 cavandosi sotto terra nelle case del dottor d. Cataldo Fimia Patricio Catanese, tra le ruine del theatro minore [= odeon], nel mezzo della citt, vicino alla Porta hoggi chiamata di Mezzo, e vicino alla chiesa, e convento di S. Agostino; Carrera, Delle memorie historiche, cit., I, p. 280. La stessa epigrafe vista in via Porta di mezo, in aede Cataldi Fimiae da Walther: cfr. K. Korhonen, La collezione epigrafica del Museo Civico di Catania. Storia delle collezioni-Cultura epigrafica-Edizione (Commentationes Humanarum Litterarum, 121), Helsinki 2004, p. 167-168, n. 24. Lo stesso Bolano nella descrizione del teatro precisa che il suo limite orientale si trova sotto la torre Milisindi, mentre il limite occidentale prope Portam Mediam. 44 Analoga situazione si registra a Noto, dove il quartiere centrale, cresciuto e incuneatosi tra i due antichi quartieri di S. Luca e S. Martino, accoglier nel corso del XIII secolo la pi recente crescita edilizia: L. Arcifa, Osservazioni sullimpianto urbano di Noto in et medievale, in Corrado Gonfalonieri: la figura storica, limmagine e il culto, a cura di F. Balsamo-V. La rosa (Atti delle Giornate di studio, Noto 24-26 maggio 1990), Noto 1992, p. 58. 45 Bolano in Libertini, Lindagine archeologica, cit., p. 45. Cfr. Longhitano, La parrocchia, cit., p. 179, nota 146. 46 I. Patern Castello, Viaggio per tutte le antichit della Sicilia, Napoli 1781, p. 31. La presenza di una importante struttura disposta in senso est-ovest indicata anche nella Pianta rocca. 47 Il nome di origine germanica e deriva dal nome personale femminile Milesindis. Secondo Caracausi, potrebbe essere giunto per tramite francone, probabilmente con loccupazione normanna: cfr. G. Caracausi, Dizionario onomastico della Sicilia II, Palermo 1993, s.v. Melisenda. Ma non possiamo escludere una pi antica ascendenza, in concomitanza con lorganizzazione tematica dellesercito bizantino per la cui composizione, anche in Sicilia, si attinge a contingenti militari provenienti tra laltro da area balcanica: J. Ferluga, Byzantium on the Balkans. Studies on the Bizantine Admistration and the Southern Slavs from the VIIth to the XIIth Centuries, Amsterdam 1976 48 Cfr. Il complesso archeologico del Teatro e dellOdeon di Catania, a cura di M.G. Branciforti-G. Pagnano, Palermo 2008. 49 La notizia del rinvenimento nel 1922 di un tardo sepolcro barbarico, durante la costruzione di un acquedotto lungo via S. Agostino, fornita da G. Libertini, non contiene elementi per una pi corretta collocazione cronologica e topografica. Tuttavia, essa appare coerentemente inserita nel quadro di un drastico ridimensionamento dellabitato qui ipotizzato; cfr. G. Libertini, Catania. Iscrizione frammentaria rinvenuta nella via S. Agostino, in Notizie Scavi 1923, pp. 412-413 rist. in G. Libertini, Scritti su Catania, cit., pp. 61-62. 50 M.G. Branciforti, Nuove acquisizioni archeologiche, cit. 51 Cfr. g. ravegnani, Castelli e citt fortificate nel VI secolo, ravenna 1983. Considerando, a titolo esemplificativo i limiti cos definiti, si ricostruirebbe una cinta di circa 450-500 metri per lato. 52 A. Longhitano, La parrocchia, cit., pp. 164-168. 53 , infatti, da essa che entra a Catania lemorroissa siracusana guarita dal vescovo: cfr. a. Acconcia Longo, La vita di S. Leone, cit., pp. 38-39. Secondo Libertini essa dovrebbe aprirsi sul lato sud-occidentale, e indicare la presenza di una comunit eretica di seguaci di Ario: cfr. A. Holm, Catania antica, trad. G. Libertini, Catania 1925, p. 24. 54 Allepoca di Leone V (813-820) o Michele II (820-829) secondo la sua editrice: cfr. A. Acconcia Longo, La vita di S. Leone, cit., p. 54 55 Verso una direttrice gi interessata dallo sfruttamento agricolo di et romana, come testimoniano i ritrovamenti di superficie, che documentano per i siti di Sciarelle, Poio e Tremonti una lunga continuit di vita almeno fino al VII secolo. Cfr. A. Patan, Insediamenti di et romana sul versante orientale dellEtna, in Cronache di Archeologia 31, 1992, pp. 123-133. 56 Si veda la ricostruzione proposta da F. Tomasello, La viabilit suburbana in et imperiale, in Tra lava e mare, cit., c.d.s. 57 C. Sciuto Patti, Su gli antichi paghi esistenti nelle vicinanze di Catania, in Archivio Storico Siciliano n.s. XVII, 1892, pp. 421-437. 58 Cfr. A. Holm-G.Libertini Catania antica, cit., pp. 67-68; G. Libertini, Catania nellet bizantina, in Archivio Storico per la Sicilia orientale, XXVIII, 1932, pp. 242-266 rist. in G. Libertini, Scritti su Catania antica, cit., p. 175-192; la ripresa delle indagini, a met degli anni Novanta, ha portato al rinvenimento di una nuova struttura basilicale, la cui datazione ad et medievale non altrimenti precisata: cfr. P. Marchese, Ceramica a vetrina pesante rinvenuta alla periferia di Catania nellinsediamento bizantino di Nesima superiore, in Actes du VIIe Congrs International sur la Cramique Mdivale en Mditerrane (Thessaloniki, 11-16 octobre 1999), Athnes 2003, p. 509-512. 59 G. Libertini, Catania nellet bizantina, cit. p. 188. 60 V. Amico, Catana Illustrata cit., lib IX, cap. VIII, p. 165-166. Tradizionalmente, questo monastero viene identificato con il monastero citato da Gregorio Magno, reg. XIII, 21, fondato nel 600 dal nobile catanese Giuliano: si veda, ad esempio, V. Cordaro Clarenza, Osservazioni sopra la storia di Catania, cavate dalla storia generale di Sicilia, Catania 1833, I, p. 173. In realt i riferimenti contenuti nella lettera di Gregorio (monasterio itaque vestro, quod a vobis in catanensi urbe constructum est) non consentono, una identificazione attendibile, n di escludere una localizzazione allinterno del perimetro urbano. 61 Si veda lipotesi ricostruttiva elaborata in e. Tortorici, Contributi per una carta archeologica subacquea della costa di Catania, in Archeologia subacquea III, 2002, p. 322 fig. 47. 62 Sui ritrovamenti di Monte S. Paolillo cfr. A. Patan-G. Buscemi Felici, Scavi e ricerche a Catania, Licodia Eubea, Grammichele, Ramacca, in Kokalos XLIII-XLIV, 1997-98, II, 1, pp. 189-195. La presenza di una fase altomedievale a Monte S. Paolillo mi stata segnalata da d. Tanasi che ringrazio. 63 Cfr. L. Arcifa, Unarea di strada nel medioevo: la media valle del Simeto, in Tra Etna e Simeto. La ricerca archeologica ad Adrano e nel suo territorio, a cura di G. Lamagna, (Atti del Convegno Adrano 2005), c.d.s. 64 Ibidem. 65 Cfr. V. Laurent, Une source peu tudie de lhistoire de la Sicile au haut Moyen Age: la sigillographie bizan-

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tine, Bizantino-sicula 2, Palermo 1966, p. 42. La valorizzazione amministrativa di Catania gi evidente dalla riconquista di Belisario; ad essa ricollegabile lapertura della zecca, in funzione fino ai primi decenni del VII secolo; il nuovo ruolo raggiunto da Catania alla fine del VI secolo, in rapporto alle citt della costa orientale e alla stessa Siracusa sottolineato, da ultimo, da B. Clausi-V. Milazzo, La citt medievale: dai Bizantini agli Aragonesi, in Catania. Storia, cultura, economia, a cura di F. Mazza, Soveria Mannelli 2008, p. 81. 66 Per il ponte di S. Pantaleone: L.-r. Mnager, Notes critiques sur quelques diplomes normads de lArchivio Capitolare di Catania, in Bullettino dellArchivio Paleografico Italiano n.s. II-III, 1956-1957, II, pp. 169-171. La documentazione della prima et normanna (1102) d conto di un ulteriore punto di guado sul dittaino detto di S. Anastasia, probabilmente sotto Motta, poco prima della confluenza sul Simeto: S. Cusa, I diplomi greci e arabi di Sicilia, 2 voll. Palermo 1868-1882, I, p. 550. Sulla giarretta di contrada Finocchiara: L. Arcifa, Unarea di strada, cit., c.d.s. 67 Cfr. a. de Simone, Catania nelle fonti arabe, in Chiesa e societ in Sicilia. Let normanna, a cura di G. Zito, (Atti del I Convegno Internazionale organizzato dallarcidiocesi di Catania 25-27 novembre 1992), Torino 1995, 118-119. 68 Il senso ulteriormente corroborato dal fatto che in entrambe le occorrenze utilizzato il termine qasr. ringrazio Annliese Nef, alla cui cortesia devo queste preziose precisazioni sul testo di Al Himyari. 69 Con riferimento allo xoanon citato nella vita di Leone e attribuito a eliodoro: H. Bresc, Spulcres suspendus et statues propectrices : fragments dapotlesmatique sicilienne, in Mlanges offerts G. Duby, IV, Aix-enProvence 1992, 67-76. 70 S. Tramontana, Gli anni del Vespro, Bari 1989, p. 365 71 M. Charles, The rise of the Sassanian elephant corps: elephants and the later Roman Empire, in Iranica antiqua, 42, 2007, p. 340-341, che sottolinea, pi che lefficacia militare, il valore simbolico dellelefante, come rappresentazione vivente del potere della dinastia sasanide. 72 Questa dimensione trionfale spiega perch lanimale sostituisca il cavallo nel tiro del carro dei vincitori: la tradizione perdura fino a eraclio che, allindomani della vittoria sullimpero sasanide, entra a Costantinopoli accompagnato da elefanti: su eraclio Nikephoros patriarch of Constantinople short history, a cura di C. Mango, dumbarton oaks, Washington dC, 1990 (CFHB, 13), p. 22. 73 La dimensione religiosa dellanimale tratteggiata nel Physiologus graecus, a cura di F. Sbordone, In aedibus Societatis dante Alighieri, Mediolani, Genuae, romae, Neapoli 1936, pp.128-133, bestiario simbolico scritto tra II e III sec. d C. che conosce in et bizantina tra V e VI secolo una nuova redazione: cfr. G. Muradyan, Physiologus. The Greek and Armenian Versions with a Study of Traslating Technique (Hebrew University Armenian Studies 6), Leuven 2005, p. 2. Lanimale si riproduce in modo asessuato attraverso la consumazione del frutto di mandragora, incapace di rialzarsi senza laiuto di un elefante pi giovane, nemico del serpente; caratteristiche tutte che nellesegesi simbolica rimandano ad Adamo ed eva (dunque al destino delluomo che non conosce la riproduzione sessuata prima della consumazione del frutto delleden) e alla stessa figura di Ges Infante che ridiventa piccolo per la salvezza delluomo. Nel racconto di Giovanni defeso (VI secolo) si sottolinea il comportamento religioso degli elefanti, giunti a Costantinopoli come bottino di guerra, i quali fanno il segno della croce davanti alle chiese e la proskinesi allimperatore, riconosciuto come leletto di dio: John of ephesus, Ecclesiastical History, Part 3, a cura di r. Payne Smith, oxford university Press, 1860, III, lib. II, 48. desidero ringraziare Vivien Prigent alla cui generosit devo numerosi spunti di riflessione e riferimenti bibliografici. 74 r. Janin, Constantinople bizantine, 2 ed., Paris 1964, p. 270; G. dagron, Constantinople imaginaire. Etudes sur le recueil des Patria, Paris 1984, p. 129, p. 183. Le statue, portate da Teodosio, provenivano dal tempio di Ares ad Atene. 75 dagron, ibidem, p. 166. 76 J. ruska-Ch. Pellat, Fil s.v. in Encyclopdie de lIslam, II, Leyde-Paris, 1977, pp. 913-914, che sottolineano come lanimale nel mondo musulmano a ovest dellIndo e della Persia sia considerato oggetto di pura curiosit 77 Al-Muqadasi, in M. Amari, Biblioteca, cit., II, p. 672; A. de Simone, Catania nelle fonti arabe, cit. p. 116. 78 L. Arcifa-M.H. de Floris-C.A. di Stefano-J.M. Pesez, Lo scavo archeologico di Castello San Pietro a Palermo in Mlanges de lecole Franaise de rome-Moyen Age, 101, 1989; J.M. Pesez, Castello San Pietro, in Federico e la Sicilia. Dalla terra alla corona. Archeologia e architettura, a cura di C.A. di Stefano-A. Cadei, Catalogo della Mostra (Palermo 16 dicembre 1994-30 maggio 1995), Siracusa 1995, pp. 313-319. 79 Il nome deriverebbe dalla presenza nei pressi della spiaggia di una columna marmorea in qua erat sculpta imago cuisdam saraceni qui vocabatur Tristaynus: cfr. Bartolomeo da Neocastro, Historia sicula (1250-1293), in G. del re, Cronisti e scrittori sincroni napoletani, 2 voll, Napoli 1868, II, p. 551. 80 M.L. Gangemi, Il Tabulario del monastero, cit., pp. 520-521. 81 Michele da Piazza, Cronaca 1336-1361, a cura di A. Giuffrida, Palermo-So-Paulo 1980, p. 104. Nel 1387 il monastero di S. Lucia, vicino al Porto Saraceno, vende alla citt alcune case per lamplificazione del piano di esso porto per potere raccogliere e ricevere pi felicemente le navi: cfr. G. Policastro, Catania prima del 1693, Catania 1952, p. 51 n. 33. 82 e. Tortorici, Contributi per una carta, cit. p. 314. 83 G. Manganaro, Epigrafi frammentarie di Catania, in Kokalos 1959, pp. 157-158. 84 C. Sciuto Patti, Su alcuni avanzi di arte antica scoperti in Catania nella via Zappal Gemelli, in Archivio Storico Siciliano, n.s., XXI, 1896, pp. 88-96. 85 l.T. White, Latin monasticism in Norman Sicily, Cambridge Mass 1938, trad. it. Il monachesimo latino nella Sicilia normanna, Catania 1984, p. 179. 86 Cfr. da ultimo la revisione del calcolo in A. de Simone, Catania nelle fonti arabe, cit. p. 133 nota 64 87 Per il confronto tra la stratigrafia rinvenuta a Piazza duomo e i livelli rinvenuti da Fichera nel cortile di Palazzo Platamone si veda F. Giudice, Catania. Scavo in Piazza Duomo, nellarea ad ovest della Fontana dellElefante, in Cronache di Archeologia 18, 1979, p. 112. 88 Secondo il parere di A. de Simone, che ringrazio per la grande disponibilit con cui ha voluto esaminare questi aspetti linguistici, il passaggio da [dar] al-sinaa ad ursino foneticamente possibile, se si ipotizza una assimilazione dellarticolo con mutamento della vocale iniziale e la velarizzazione della penultima a (in

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o), a causa della contiguit della faringale fricativa sorda. Meno congruente appare, invece, una mutuazione dal greco , secondo le delucidazioni che mi ha cortesemente fornito C. rognoni. daltro canto, bisogna comunque sottolineare che i documenti basso medievali attestano anche a Catania la forma tarsana (si confronti ad esempio nel 1410 il riferimento alla galea ki in lu tarsana di Cathania: P. Sardina, Tra lEtna e il mare. Vita cittadina e mondo rurale a Catania dal Vespro ai Martini (1282/1410), Messina 1995, p. 222), mostrando, almeno in linea di principio, che anche in questa area geografica lesito finale del termine arabo non si discosta dalle varie forme (darsina, tarzan) attestate in Sicilia e nella penisola: cfr. G. Caracausi, Arabismi medievali di Sicilia, (Centro di Studi Filologici e linguistici siciliani, Supplementi 5), Palermo 1983, pp. 376-378. 89 A tal proposito la stessa de Simone riconduce al termine arabo i toponimi Fondo dellorsa e Torre dellorsa, attestati lungo la costa palermitana, in corrispondenza di luoghi adatti allattracco. Nel caso della forma irsaayni due approdi, la studiosa propone di ricostruire una forma dialettale irsain (con i lunga risultante dalla chiusura del dittongo -ay), con un mutamento della vocale iniziale in considerazione della vicinanza con la consonante velarizzante -r, che giustifica il passaggio i>u. 90 C. Monaco et alii, The geological map of the urban area of Catania (Eastern Sicily): morphotectonic and seismotectonic implications, in Mem. Soc. Geol. It. , 55 2000, p. 430 e tav. f.t. 91 e. Tortorici, Osservazioni e ipotesi, cit., pp. 103, 104 fig. 11. 92 Con strutture connesse ad attivit commerciali che consentono, in via ipotetica di localizzarvi lemporion della citt arcaica: cfr. S. Privitera, Lo sviluppo urbano di Catania, cit., in questo volume. 93 A. Patan, Saggi di scavo, cit., p. 906. 94 Cfr. infra, p. 96. 95 Secondo Abulafia, la comunit nel 1144-45 era composta da 25 famiglie ebree con speciali privilegi fiscali: cfr. d. Abulafia, Gli ebrei di Sicilia sotto i Normanni e gli Hohestaufen, in N. BucariaM. LuzzatiA. Tarantino, Ebrei e Sicilia, (Catalogo della Mostra, Palermo 24 aprile 22 maggio 2002), Palermo 2002, p. 70. 96 G. e B. Lagumina, Codice diplomatico dei Giudei di Sicilia, 3 voll. Palermo 1884-1909, I, p. 12; de Grossis, Catana sacra, cit., p. 88, S. Simonsohn, The Jews in Sicily I. 383-1300 , Leiden-New York-Kln 1997, p. 421-422, n. 187 97 G. Manganaro, Giudei grecanici nella Sicilia imperiale. Documentazione epigrafica e figurativa, in Ebrei e Sicilia, cit., p. 33. 98 M. Gil, Sicily 827-1072, in the light of the Geniza documents and parallel sources, in Italia Judaica. Gli ebrei in Sicilia fino allespulsione del 1492, Atti del V Convegno internazionale (Palermo 15-19 giugno 1992), roma 1995, p. 150. 99 M. Gaudioso, La comunit ebraica di Catania nei secoli XIV-XV, Catania 1974, p. 22; lautore ritiene, in considerazione dellubicazione della chiesa di S. Marina in via Pozzo Mulino, che la via S. Trinit possa essere considerata il limite divisorio tra le due parti della Giudecca. 100 M. Gaudioso, La comunit ebraica di Catania, cit., p. 25. 101 G.e B. Lagumina, Codice diplomatico, cit., I, p. 253; M. Gaudioso, La comunit ebraica di Catania, cit. p. 22; r. rizzo Pavone, Gli archivi di stato siciliani e le fonti per la storia degli ebrei in Italia Judaica, cit., p. 80 (Judaica inferior, Judaica superior) 102 Contrata S.tae Marinae seu Sancti Pantaleonis: cfr. A. Longhitano, La parrocchia, cit., p. 175. 103 Cfr. S. Privitera, Lo sviluppo urbano di Catania, cit., in questo volume. 104 Vedi supra. 105 La localizzazione dei quartieri ebraici, quasi costantemente allinterno del circuito difensivo, sottolineata da Bresc, il quale ritiene che, con poche eccezioni, i quartieri ebraici sviluppatisi a seguito dellespansione delle citt siciliane in et normanna siano stati integrati nelle cerchie murarie successive: H. Bresc, Arabi per lingua, ebrei per religione. Levoluzione dellebraismo siciliano in ambiente latino dal XII al XV secolo, Messina 2001, p. 112-115. 106 Amato di Montecassino, Storia d Normanni. Volgarizazione in antico francese a cura di V. de Bartholomaeis, Fonti per la Storia dItalia, roma 1935, p. 276. 107 Agnello, sulla scorta di Casagrandi, sottolinea, ad esempio, linteresse topografico del promontorio sul quale sorger il castello ursino, ai fini di una difesa del porto e di una ampia porzione della costa: G. Agnello, Larchitettura sveva in Sicilia, Tivoli 1935, p. 415. Pi di recente, il ritrovamento dei resti archeologici nel corso di scavi a Castello ursino ha fatto ipotizzare una qualche relazione con la primitiva rocca normanna: cfr. A. Patan, Saggi di scavo allinterno del castello Ursino di Catania, in Kokalos XXXIX-XL, 1993-94, II,1, p. 906. 108 Gesta regis Henrici secundi, a cura di W. Stubbs, Rerum Britannicarum Medii Aevi, Scriptores, 49, II, London 1867, p. 159. 109 Lattribuzione della torre di don Lorenzo allo stesso Federico II, fu avanzata gi da C. Sciuto Patti, Sul castello Ursino. Notizie storiche, in Archivio Storico Siciliano n.s., X, 1885, p. 233; forti riserve sono, peraltro, avanzate, a tal proposito, gi da G. Agnello, Architettura sveva in Sicilia, cit., p. 400, nota 3. di recente G. Pagnano, Il disegno delle difese. Leruzione del 1669 e il riassetto delle fortificazioni di Catania, Catania 1992, p. 35, ritorna sullipotesi di un edificio forse di et sveva. 110 Cronaca siciliana del secolo XVI, a cura di V. epifanio e A. Gulli, Palermo 1902, p. 24. 111 Cfr. i riferimenti contenuti nelle delimitazioni del vescovo Caracciolo per listituzione delle chiese sacramentali nel 1555: procedendo per viam ante domos spectabilis domini Laurentii de Juenio usque ad portam quam di lo re dicunt: A. Longhitano, La parrocchia, cit., pp. 86, 167, 169. 112 Si veda la relazione di F. Negro-C.M. Ventimiglia, Latlante di citt e fortezze del Regno di Sicilia 1640, a cura di N. Aric, Messina 1992, p. 136, opportunamente richiamata e sottolineata da G. Pagnano, Il disegno delle difese, cit., p. 23. 113 G. Policastro, Catania, cit., p. 185. 114 P. delogu, I Normanni in citt. Schemi politici e urbanistici, in Societ, potere e popolo nellet di Ruggero II, Atti delle III giornate normanno sveve (Bari 1977), Bari 1979, pp. 173-206; e. Cozzo, Quei maledetti normanni. Cavalieri e organizzazione militare nel Mezzogiorno normanno, Napoli 1989, p. 80, che ribadisce la posizione del castello di norma costruito a ridosso delle mura.

tra continuit e innovazioni: la citt antica e medievale

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Sulla base della giarida del 1145 possibile calcolare una popolazione musulmana soggetta al vescovo di circa mille persone: H. Bresc, Dominio feudale, consistenza patrimoniale e insediamento umano, in Chiesa e societ in Sicilia, cit., pp. 99-100; A. de Simone, Catania nelle fonti, cit., pp. 119 e ss. 116 e. Pispisa, Il vescovo, la citt e il regno in Chiesa e societ in Sicilia, cit., pp.143-144. 117 Quant llphant do provient son surnom, cest un talisman en pierre qui reprsent cet animal. Il slevait autrefois au sommet dune costruction; on la trasport depuis lintrieur de la ville et place dans lglise des moines: Idrs. La premire gographie de lOccident, a cura di H. BrescA. Nef, Paris 1999, IV, 2, p. 314. 118 La contrada Porta di Liodoro (prossima a quella di SantAgata) citata nel documento dato a Catania il 10 ottobre 1360 XIV Ind., regestato in C. Ardizzone, I diplomi esistenti, cit., n. 533, p. 250. Il riferimento ai beni di damigella Maletta consente di ipotizzare che la Porta in questione fosse uno degli ingressi della cittadella vescovile: cfr. L. Arcifa, La citt medievale, in Boschi - Guidoboni, Catania Terremoti e lave, cit., p. 48. A conferma si veda la citazione cinquecentesca della Porta di Liodoro in Cronaca siciliana del secolo XVI, cit., p. 4; cfr. anche G. Policastro, Catania, cit., pp. 84-85 che ricorda la porta piccola del duomo, lungo la navata settentrionale, chiamata anticamente del Liodoru perch era prossima al luogo dove era collocato lelefante lavico. cfr. F. Privitera, Epitome della vita e miracoli, cit., p. 194. 119 G. Fasoli, Tre secoli di vita cittadina catanese (1092-1392), in Archivio Storico per la Sicilia orientale, IV s. VII, 1954, pp. 132-133. 120 La stretta connessione si evince del resto dai versi che compongono lepitaffio del vescovo Angerio, che contengono un preciso riferimento alla costruzione della cittadella vescovile quando, dopo il ricordo della cattedrale, dice muros et turres facciendaque cetera feci: G.B.de Grossis, Catana sacra, cit., p. 67. Per luso nella documentazione di et medievale del termine murum a indicare le mura urbiche, cfr. F. Maurici, Federico II e la Sicilia. I castelli dellImperatore, Catania 1997, p. 175. 121 F. Tomasello, Catania, Piazza Duomo. Contributo per la restituzione dellimpianto urbano della citt seicentesca, in Cronache di Archeologia 18, 1979, p.118 e p. 125 nota 60. 122 F. Giudice, Catania. Scavo in Piazza Duomo, cit., p. 106. 123 Cfr. infra; M. Gaudioso, Origini e vicende del palazzo Senatorio di Catania, in Archivio Storico per la Sicilia orientale, LXXI, 1975, pp. 287-324. 124 F. Tomasello, Catania, Piazza Duomo, art. cit. 125 G.B. de Grossis, Catanense Decachordum, cit., pp. 61-62; Privitera, Epitome, cit., p. 195. Si veda infra. 126 Cfr. F. Privitera, Epitome della vita e miracoli, cit., p. 194. 127 P. orsi, Catania. Scoperte varie di antichit negli anni 1916-1917, in Notizie degli Scavi di Antichit, 1918, pp. 53-71. 128 C. Ardizzone, I diplomi esistenti, cit., p.250, doc. 533; L. Arcifa, La citt medievale, cit., p. 48. Nel Cinquecento uscendo dalla porta di lu Liodoro si andava a la chiacsa di lu Campanaro...: Cronaca Siciliana del secolo XVI, cit., p. 4. 129 G. Fasoli, Tre secoli di vita cittadina catanese, cit., p. 133. 130 dati non particolarmente stringenti vengono, al momento, dalle indagini archeologiche effettuate nel corso di scavi alla Purit dove stato messo in luce un torrioncino quadrato, ritenuto pertinente alla cinta muraria medievale senza ulteriori precisazioni cronologiche: cfr. M.G. Branciforti, Gli scavi archeologici nellex reclusorio della Purit di Catania, in Megalai Nesoi Studi dedicati a Giovanni Rizza per il suo ottantesimo compleanno, a cura di r. Gigli, Catania 2005, pp. 58-59, nota 39. Nel caso del torrione, messo in luce nel corso dei lavori di restauro presso la chiesa di SantAgata al Carcere, sembra pi opportuna una datazione tra epoca sveva e aragonese, in considerazione della tecnica muraria che fa uso di pezzame irregolare con numerosi inserti di laterizi. 131 ugo Falcando, La Historia o Liber de regno Siciliae e la Epistola ad Petrum Panormitane ecclesie thesaurarium, a cura di G.B. Siragusa, F.I.S.I. 55, roma 1897. 132 S.r. epstein, Potere e mercati in Sicilia. Secoli XIII.XVI, (trad. it.), Torino 1996, pp. 51, 54. 133 M. Gaudioso, La comunit, cit., pp. 21-34. 134 G. Sorge, Lineamenti di storia dellospedalit civile catanese, Catania 1940, p. 8. 135 S. Lo Presti, Un nobile avanzo della Chiesa di S. Giovanni di Fleres. La finestra di via Cestai, in Catania. rivista del Comune s. II, II, 3, 1954, pp. 66-70. Per una attestazione della contrada Hospitalis Iherosolimitani nella citt quattrocentesca: P. Sardina, Classi sociali e resistenza anticatalana a Catania alla fine del XIV secolo, in Mediterraneo medievale. Scritti in onore di Francesco Giunta, Soneria Mannelli 1989, III, p. 1159. 136 L.T. White, Il monachesimo, cit.., p. 370. 137 M.G. Branciforti, Quartieri di et ellenistico e romana a Catania in AAVV. Archeologia del Mediterraneo. Studi in onore di E. De Miro (Bibliotheca Archaeologica, 35), roma 2003, p. 108. 138 M.G. Branciforti, Mosaici di et imperiale romana a Catania, in Atti del IV Colloquio dellAssociazione Italiana per lo Studio e la Conservazione del Mosaico, a cura di r.M. Bonacasa Carra-F. Guidobaldi (Palermo 1996), ravenna 1997, p. 177. 139 M.L. Gangemi, Il tabulario, cit., p. 106. 140 Cronaca Siciliana, cit., pp. 215-216. 141 F. Porsia, Lallevamento, in Terra e uomini nel Mezzogiorno normanno-svevo, Atti delle settime giornate normanno-sveve (Bari 15-17 ottobre 1985) Bari 1987, p. 247. 142 G.B. de Grossis, Catana sacra, cit., pp. 61-62; r. Pirri, Sicilia Sacra disquisitionibus et notis illustrata, Panormi 1733, rist. an. 1987, pp. 520-526; S. Cusa, I diplomi greci, cit., pp. 549-551 (1102), 554-556 (1125); L.r. Mnager, Notes critiques, cit. p. 169-171; H. Bresc, Dominio feudale, cit., pp. 94-98. 143 H. Bresc, Dominio feudale, cit., p. 95. 144 La mediazione peloritana nei rapporti di Catania con il mondo esterno gi rilevabile nella relazione di Maurizio sul rientro delle reliquie di Agata a Catania, che evidenziano come la rotta da e per Costantinopoli facesse capo esclusivamente al grande porto sullo stretto, punto di confluenza del commercio sovraregionale: cfr. e. Pispisa, Messina, Catania, cit., p. 186; per una riflessione sulle differenti gerarchie urbane tra i due centri, che si innescano dalla seconda met del Trecento cfr. S. epstein, Potere e mercati, cit., p. 252-253. 145 Il testo delle concessioni del vescovo Giovanni dAiello in G.B. de Grossis, Catana sacra, cit., p. 88; cfr. G. Fasoli, Tre secoli, cit. p. 144-145.
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catania

lidentit urbana dallantichit al settecento

H. Bresc, Dominio feudale, cit. p. 101. Il riferimento, relativo ai 36 stadi tra Aci e Catania, contenuto nella lettera di Marziale che narra del ritorno delle spoglie di Agata da Costantinopoli: cfr. r. Pirri, Sicilia Sacra, cit., p. 527. Ancora nellambito degli avvenimenti del tardo duecento Bartolomeo da Neocastro descrive litinerario di re Giacomo tra Aci e Catania attraverso una saxosam et arctam viam, per quam quatrupedes ordinate perambulare non poterant: Bartolomeo da Neocastro, Historia sicula, cit., II, p. 549. 148 H. Bresc sottolinea a tal proposito che gi la lettera del vescovo Maurizio, in occasione della traslazione delle reliquie di SantAgata lascia intuire lesistenza di conflitti tra enrico Aleramico e il vescovado cfr. H. Bresc, Dominio feudale, cit., p. 96 149 L. Arcifa, Unarea di strada, cit., c.d.s. 150 H. Niese, Il Vescovado di Catania e gli Hohenstaufen in Siciliani,in Archivio Storico per la Sicilia orientale XII, 1915, pp. 84-87; C.A. Garufi, Per la storia dei secoli XI e XII Miscellanea diplomatica IV I de Parisio e i de Ocra nei contadi di Patern e di Butera, in Archivio Storico per la Sicilia orientale X, 1913, pp. 346-373. 151 C.A. Garufi, Per la storia dei secoli XI e XII, cit., p. 372; la complessa vicenda, nella quale si manifestano anche gli interessi dellarcivescovo di Messina Berardo viene ricostruita da L. Sorrenti La giustizia del vescovo a Catania, in Chiesa e societ in Sicilia Secoli XII-XVI, a cura di G. Zito, Atti del II Convegno Internazionale (Catania 1993), Torino 1995, p. 47. 152 A Calatabiano la ricognizione del 1267 ricorda limpianto da parte del vescovo di una masseria e di un trappeto da zucchero: H. Niese, Il vescovado di Catania, cit., p. 92. 153 F. Maurici, Federico II e la Sicilia. I castelli dellimperatore, Catania 1997, p. 161 154 L. Sorrenti, La giustizia del vescovo a Catania, cit., p. 48-49. 155 A. Cadei, I castelli federiciani: concezione architettoniche e realizzazione tecniche, in Federico II e la Sicilia a cura di A. Paravicini Bagliani e P. Toubert, Palermo1998, p. 198. 156 Per la quale, ancora nel Cinquecento, la relazione di Camilliani sottolinea la frequenza delle insenature nelle quali non sempre agevole lo sbarco, ma dove le imbarcazioni possono trovare rifugio non viste: cfr. M. Scarlata, Lopera di Camillo Camilliani , roma 1993, p. 323. 157 solo ipotizzabile che la fase medievale rintracciata al di sopra dei resti di et greca rinvenuti in via Zappal Gemelli possa riferirsi ad una sistemazione coeva alla costruzione del castello: C. Sciuto Patti, Su alcuni avanzi di arte, art. cit., pp. 88-96, che attribuisce ad et medievale un tratto di muro e una grandiosa soglia di larga porta; G. Libertini, La topografia di Catania antica e le scoperte dellultimo cinquantennio, in Archivio Storico per la Sicilia orientale 19, 1923, rist. in Id., Scritti su Catania antica, cit., pp. 49-51. 158 G. Agnello, Larchitettura sveva, cit., p. 439 159 Sulla Porta decima cfr. A. Longhitano, La parrocchia, cit., p. 176; P. Sardina, Tra lEtna e il mare, cit, p. 92. dalla Porta decima le merci entravano attraverso la carrera capitis Sancti Laurentii tanto ampia da consentire il passaggio dei carri. probabile che il tracciato di questa strada ripercorresse quello della via basolata individuata da Sciuto Patti in via Zappal Gemelli: C. Sciuto Patti, Su alcuni avanzi, cit., p. 95. 160 Michele da Piazza, Cronaca, cit., p. 355. 161 P. Sardina, Tra lEtna e il mare, cit., p. 88 162 M. Gaudioso, Il castello Ursino nella vita pubblica catanese del secolo XV, in Bollettino Storico catanese V, XVIII 1940, pp. 202-222. 163 Lo studio di G. Pagnano, Il disegno delle difese cit, ricostruisce la storia delle fortificazioni e dei progetti di ammodernamento tra Cinquecento e ottocento, fornendo una fondamentale base anche per le epoche precedenti. 164 M.L. Gangemi, San Benedetto di Catania. Il monastero e la citt nel Medioevo, Messina 1994, p.75 165 Cfr. supra, nota 81 166 d. Ventura, Citt e campagne di Sicilia. Catania nellet della transizione (secoli XIV-XVI), Catania 2006, p. 61 167 P. Sardina, Tra lEtna e il mare, cit., pp. 71 e ss. 168 A. Giuffrida, Il Cartulario della famiglia Alagona di Sicilia, (Acta siculo-aragonensia I), Palermo-Sao-Paulo 1979, passim; d. Ventura, Potere e spazio urbano nella societ medievale: gli Alagona di Catania, in Memorie e rendiconti IV, X, 2000, pp. 87-105; P Sardina, Tra lEtna e il mare, cit., p. 89. 169 una rappresentazione della loggia offerta dal sarcofago trecentesco della regina Costanza: cfr. S. Bottari, La tomba di Costanza dAragona nella Cattedrale di Catania, in Catania. rivista del Comune I, 1953, pp. 3-14; G. Fasoli, Tre secoli di vita cittadina catanese (1092-1392), in Archivio Storico per la Sicilia orientale s. IV, VII, 1954, p. 136. Per una interpretazione della scena come una presentazione delledificio cfr. F. Tomasello, Catania. Piazza Duomo, cit. pp. 125-126. 170 Michele da Piazza, Cronaca , cit. , p. 133. 171 Cfr. F. Titone, I magistrati cittadini. Gli ufficiali scrutinati in Sicilia da Martino I ad AlfonsoV, Caltanissettaroma 2008, pp. 10, 34-35. 172 V. La Mantia, Antiche consuetudini delle citt di Sicilia, Palermo 1900, rist. an. Messina 1993, p. CLVIII; d. Ligresti, Catania dalla conquista dellautonomia alla fine del Cinquecento, in questo volume. 173 Vedi supra. 174 Per esempio, gli interventi voluti da Martino I nel 1408 che portarono allabbattimento di una bottega appartenente alla chiesa dellAscensione: cfr. P. Sardina, Tra lEtna e il mare, cit, p. 69. 175 Tali indicazioni cronologiche sono deducibili dalle relazioni preliminari di scavo: cfr. F. Giudice, Catania. Scavo in Piazza Duomo, cit., pp. 108-110. 176 M. Gaudioso, Origini e vicende del Palazzo, cit., p. 301. 177 I. La Lumia, Estratti di un processo per lite feudale del secolo XV concernenti gli ultimi anni del regno di Federico III e la minorit della regina Maria, (documenti per servire alla storia di Sicilia , I serie diplomatica, III) Palermo 1878, pp. 177-178. 178 un disegno che si inquadra nel pi vasto processo di consolidamento di estesi domini territoriali unito allacquisizione di posizione di potere nei centri demaniali che, nel corso del Trecento, vede impegnati i pi importanti esponenti dellaristocrazia feudale dellisola: P. Corrao, Governare un regno. Potere, societ e istituzioni in Sicilia fra Trecento e Quattrocento, Napoli 1991, pp. 46-54.
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tra continuit e innovazioni: la citt antica e medievale

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La terra e il castello di Aci erano pervenuti nelle mani di Blasco gi nel 1320: cfr. H. Finke, Acta aragonensia, Berlin-Leipzig 1922, III, pp. 178-179; nel 1381 Artale Alagona presta omaggio a urbano VI per il possesso della terra e del castello: A. Giuffrida, Il cartulario, cit, p. 109. 180 A. Giuffrida, Il cartulario, cit., p. 73, 109, 114 181 A. Giuffrida, Il cartulario, cit. p. 89, 94-95, 109 182 A. Longhitano, Santa Maria di Nuovaluce a Catania. Certosa e abbazia benedettina Catania 2003; la posizione del poggio a dominio della via di Fontanarossa sottolineata in Michele da Piazza, Cronaca, cit. p. 105 183 Michele da Piazza, Cronaca, cit, p. 387-390. 184 G. Agnello, Larchitettura sveva, cit, p. 236-237. 185 Allinterno di tali legami si inquadra la fondazione di S. Maria de Altofonte: S. Fodale, I cistercensi nella Sicilia medievale, in I cistercensi nel Mezzogiorno medievale, a cura di H. Houben-B. Vetere, Atti del Convegno Internazionale di Studi (Martiano-Latiano-Lecce 25-27 febbraio 1991) Galatina 1994, p. 356 186 Cfr. il privilegio di Martino del 1392 con il quale vengono confermate al monastero le dotazioni e i beni concessi dal suo fondatore e che erano stati confiscati a seguito della ribellione di Artale, trascritto dal Barberi : G.L. Barberi, Beneficia ecclesiastica, a cura di I. Peri, Palermo 1963, I, pp. 180-184. 187 S. epstein, Potere e mercati, cit., p. 173. 188 Cfr. M. Gaudioso, La comunit ebraica, cit, pp. 33-34. Il monastero possedeva una grangia in citt in contrada judichello: cfr. d. Ventura, Edilizia urbanistica e aspetti di vita economica e sociale a Catania nel 400, Catania 1984, p. 86. 189 I. La Lumia, Estratti di un processo per lite feudale, cit., pp. 178-179. 190 Il documento pubblicato da d. Ventura, Edilizia urbanistica, cit. p. 88; Id., Potere e spazio urbano cit., pp. 87-105. Agli inizi del Quattrocento, il complesso fortificato era ormai in rovina, a seguito certamente delle turbinose vicende che alla fine del Trecento, tra il 1392 e il 1398, videro un continuo stato di guerra delle forze catalane coi ribelli siciliani, tra cui gli Alagona, e che provocarono un rivolgimento della vita politica isolana e un ricambio totale della classe dirigente: P. Corrao, Governare un regno, cit., pp. 89 e ss. 191 Sulla stessa linea sembrano, peraltro, porsi gli interventi di Artale, volti al rafforzamento delle difese cittadine, con la costruzione di un fossato sul lato delle difese verso Lentini e con ledificazione della torre sulla Serra di lu Cardillu, che dominava la strada per Motta e Patern: cfr. Michele da Piazza, Cronaca, cit. pp. 358-359. 192 Assai per tempo deve essersi formata una viabilit secondaria, alla quale sembrano fare riferimento le fonti quando descrivono litinerario (saxosi itineri spatio) percorso dalle reliquie di S.Agata nel suo ritorno a Catania. Lungo questo tracciato, si trovava la chiesa di S.Agata le Xare, in prossimit di ognina, costruita, secondo la tradizione, in et normanna, nel ricordo del passaggio della Santa: Privitera, Epitome , cit., p. 128; G. Policastro, Catania, cit., p. 21 . 193 Il toponimo di origine araba Gaito (da qaid) localizzato poco pi a sud di ogniuna, in prossimit di una delle estremit dellinsenatura originaria prima delleruzione, fa ritenere un uso dellinsenatura anche in et altomedievale. 194 Al porto di Santa Maria de Longino approda, ad esempio, la galea di Federico III, accolto da Artale che lo accompagna verso lingresso in citt: cfr. I. La Lumia, Estratti di un processo, cit. p. 45. 195 Si veda lepisodio narrato da Michele da Piazza, Cronaca, cit., p. 327. 196 Secondo la storiografia locale linsenatura di ognina sarebbe stata parzialmente colmata da questo episodio per il quale de Grossis e Amico indicano date discordanti: G.B. de Grossis, Catanense Decachordum, cit., t. I, p. 227 (1408) e V. Amico Statella, Catana illustrata cit., p. 53 (1381). un ridimensionamento degli effetti della colata invece ipotizzato da recupero il quale ritiene che la lava non abbia interessato il bacino portuale: G. recupero, Storia naturale e generale dellEtna, Catania 1815, rist. an. Catania 1983, II, p. 31. La delimitazione della colata gi proposta da C. Sciuto Patti, Carta geologica di Catania e dintorni di essa, Catania 1873, ulteriormente precisata nella Carta geologica dellarea urbana di Catania in C. Monaco et alii, The Geological Map of the Urban Area of Catania (Eastern Sicily): Morphotectonic and Seismotectonic Implications, in Mem. Soc. Geol. It. 55, 2000, pp. 425-438. Pi di recente il riconoscimento, sulla base delle fonti storiche, di un episodio eruttivo avvenuto nel 1224 ha permesso di ipotizzare che proprio questa eruzione, possa avere raggiunto il mare in corrispondenza di ognina, prospettando dunque un pi preciso inquadramento storico per le cosiddette lave di ognina: e. Guidoboni-C. Ciuccarelli, First historical evidence of a significant Mt. Etna eruption in 1224, in Journal of Volcanology and Geothermal reserch, 2008, pp. 1-8. 197 S. Bella, Acque, ruote e mulini nella terra di Aci, Belpasso 1999. 198 Michele da Piazza, Cronaca, cit., pp. 328-329. 199 In tal senso sembra doversi interpretare la citazione della via magna contenuta in una confinazione di fine Trecento e riferibile alla via che dalla reitana attraverso Nizzeti giungeva a Catania: S. Bella, Aci, S. Filippo ed Aquileia. Risposta alle Memorie sulle origini di Aci del sac. V. Raciti Romeo, Acireale 1893, pp. 163-165. 200 dalla porta di Jaci entra in citt nel 1287 re Giacomo: cfr. Atanasio di Aci, Di la vinuta di lu Re Japicu in Catania, in opuscoli di autori siciliani, IV, Palermo 1760, p. 97. 201 M. Aymard, Catania e i suoi territori, in Catania. La citt, la sua storia, a cura di M. Aymard-G. Giarrizzo, Catania 2007, p. 285 e ss.
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2009 Domenico Sanfilippo Editore spa Catania www.dseditore.it - info@dseditore.it isbn 88-85127-50-9