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Gian Pietro Brogiolo 7

PRESENTAZIONE
Gian Pietro Brogiolo

I primi sette seminari su “tardo antico e alto medioevo in Italia settentrionale” hanno trattato temi
variegati: dalle fortificazioni, alle campagne, all’edilizia, ai territori di frontiera, alle ceramiche, alle
sepolture. Su argomenti complementari sono stati incentrati i due convegni archeologici gardesani, dedi-
cati rispettivamente alla fine delle ville e alle fortificazioni dell’arco alpino.
Temi senza dubbio eterogenei, ma che hanno consentito di iniziare la composizione del puzzle delle
nostre conoscenze sull’altomedioevo in Italia settentrionale. La possibilità di scambiare dati inediti da
scavi recenti e il coinvolgimento di quanti operano nelle Soprintendenze hanno costituito un elemento di
forza di questi appuntamenti.
L’ottavo seminario, che ha come titolo “luoghi di culto rurali tra VII e VIII secolo”, inaugura una serie
di incontri dedicata alle chiese, riprendendo alcuni aspetti marginalmente affrontati nell’incontro sulle
sepolture. Numerosi sono i motivi che mi hanno indotto a scegliere questo tema.
Innanzi tutto la volontà di ribadire l’importanza dell’indagine archeologica nel corso del restauro delle
chiese. Non in tutte le regioni questa sensibilità può dirsi acquisita; vi sono ancora casi nei quali i parro-
ci fanno entrare le ruspe distruggendo ogni traccia delle preesistenze archeologiche.
Al di là di questa considerazione che potremmo definire di opportunità, ve ne sono altre di esclusivo
ordine scientifico.
Le chiese costituiscono il parametro archeologico meglio identificabile e più diffuso a partire dal V
secolo. Chi studia il Medioevo non può dunque prescindere dal considerarle come una delle fonti princi-
pali, non soltanto sull’evoluzione delle tipologie edilizie e delle tecniche costruttive, ma soprattutto sulle
trasformazioni dell’insediamento, della cultura e dell’ideologia dei gruppi sociali che hanno trovato in
esse un modo di rappresentare il proprio rango sociale.
Occorre dunque riprenderne lo studio con nuovi obiettivi, superando da un lato il taglio cronologico
“paleocristiano” limitato alle fasi più antiche della cristianizzazione, dall’altro l’approccio prevalente-
mente storico artistico, circoscritto agli aspetti formali, dalle tipologie edilizie all’apparato liturgico.
Acquisite informazioni sulle strutture insediative (città, castelli, villaggi) è dunque tempo di inserire
in questi contesti anche le chiese, espressione di una società altomedievale in transizione, inizialmente
assai composita sul piano sociale, etnico e religioso, ma che ritrovò, nella prima metà dell’VIII secolo,
un’identità culturale ed ideologica destinata a caratterizzare l’intero medioevo.

I seminari, nei quali rientra anche questo appuntamento di Garda, hanno abitualmente come arco cro-
nologico il tardo antico e l’alto Medioevo, mentre in questa occasione è limitato al VII e VIII secolo, un seg-
mento che possiamo considerare centrale rispetto al periodo solitamente considerato.
La scelta nasce dal fatto che l’argomento “Luoghi di culto tra tardo antico e alto Medioevo” è troppo
vasto per poter essere adeguatamente discusso in un solo incontro. Ne sono perciò stati progettati tre:
oltre a questo, ne sono previsti un secondo sui luoghi di culto delle origini (V-VI sec.) e un terzo incentra-
to sul periodo che va dai Carolingi agli Ottoni (IX-X secolo).
Per analoghi motivi, si è ritenuto opportuno limitare il campo d’indagine alle campagne. Per le città
vi sono problemi specifici che derivano dalla presenza delle sedi episcopali e delle grandi basiliche fune-
rarie suburbane. Problemi che meritano una trattazione a parte, senza peraltro dimenticare i legami tra
città e territorio, sia come rapporti gerarchici tra vescovo e presbiteri operanti nelle campagne, sia come
trasmissione di idee e di cultura architettonica e storico artistica.
Abbiamo deciso di iniziare con il VII-VIII secolo, poiché ci è parso assai attuale, in questa fase della
ricerca archeologica e storica, dopo i due convegni, in cui si è trattato diffusamente di sepolture spesso
legate alle chiese, di Gardone Riviera e di Ascoli Piceno e in contemporanea con il lavoro storico che è alla
base della grande mostra, aperta a Brescia dal 18 giugno al dicembre 2000, che ha avuto come tema il
contributo longobardo (nell’VIII sec.) alla costruzione dell’Europa carolingia.
8 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Nel programma erano previste relazioni per sei regioni dell’Italia settentrionale: Piemonte, Lombar-
dia, Trentino, Alto Adige, Veneto, Friuli. Nel volume che ora vede la luce è mancato all’appello il Veneto.
La lacuna è peraltro compensata da un intervento di Hans Rudolf Sennhauser che con la sua splendida
relazione sulla Svizzera ha fatto emergere la grande potenzialità dello studio delle chiese ai fini di una
ricostruzione storica generale.

La scelta di Garda, come sede del primo seminario, non dipende solo dall’ospitalità offerta dall’ammi-
nistrazione comunale, per la quale dobbiamo ringraziare l’assessore alla cultura prof. Fabio Gaggia, ma
soprattutto perché è al centro di un progetto di ricerca avviato nel 1998 sul territorio dei comuni di Garda,
Bardolino e Costermano, territorio adiacente alla Rocca di Garda, fortificazione di V secolo che ebbe note-
vole importanza nello scacchiere politico e militare a nord di Verona per tutto l’altomedioevo.
A differenza di progetti, quali quelli su Monte Barro e Monselice, che avevano avuto come tema cen-
trale lo studio di una fortificazione, al centro di questa ricerca vi sono le trasformazioni del territorio e la
principale testimonianza archeologica è costituita proprio dalle chiese. In seguito alle cospicue donazio-
ni di beni fiscali, da parte dei re longobardi e degli imperatori, si insediarono in questa zona monasteri
del calibro di S. Salvatore di Brescia, S. Colombano di Bobbio, S. Zeno di Verona, il capitolo della catte-
drale di Verona. Tutti questi enti ecclesiastici edificarono, sulle loro proprietà; luoghi di culto, che si
aggiunsero alle preesistenti chiese paleocristiane con cura d’anime e agli oratori privati fondati da pro-
prietari terrieri.
Di molti di questi edifici esistono cospicue testimonianze, con una concentrazione che ha pochi con-
fronti in altre regioni italiane.
Sulla sommità della Rocca è in corso di scavo una chiesa con sepolture da cui proviene una fibula gota
a disco con teste d’aquila. Attorno alla Rocca sopravvivono in alzato la chiesa di S. Zeno e parte di quella
di S. Vito di Bardolino. Vecchi scavi hanno messo in luce fasi altomedievali anche nelle chiese di S. Seve-
ro e di S. Maria di Cisano, sempre in comune di Bardolino. Frammenti di arredo liturgico di VIII-IX seco-
lo provengono, oltre che da queste chiese, anche dalla Pieve di Garda.
Di altre piccoli edifici che sorgono, in aperta campagna, al di sopra di ville romane, solo lo scavo ci potrà
confermare l’ipotesi che rientrino nel modello degli oratori funerari privati eretti dai proprietari del fondo.
Per il 2001 è previsto lo scavo della chiesa di S. Croce, su insediamento romano al confine tra Bardolino e
Cavaion veronese.
Il territorio di Garda si propone dunque come banco di prova archeologica per molti dei temi affron-
tati in questa sede. Il punto di riferimento, teorico e metodologico di questa ricerca, sono i risultati otte-
nuti in area merovingia, che offrono uno stimolo per un rinnovamento delle ricerche, che mi auguro trovi
taluni spunti di riflessione anche negli atti che ora vedono la luce.

(Gian Pietro Brogiolo)


Claudio Azzara 9

CHIESE E ISTITUZIONI RURALI NELLE FONTI


SCRITTE DI VII E VIII SECOLO: PROBLEMI
STORICI E PROSPETTIVE DI RICERCA
Claudio Azzara

La riflessione storiografica sulle chiese rurali e, quali appare necessario prendere le mosse per
soprattutto, sulle pievi e sulle parrocchie si è sof- ogni ulteriore riflessione sul tema. Si tratta dei
fermata nell’ultima ventina d’anni, con dovizia di ben noti saggi di Aldo Settia (Pievi e cappelle nella
ricerche e di risultati, in misura preponderante -se dinamica del popolamento rurale) e di Cinzio Vio-
non esclusiva- sull’età bassomedievale, evidente- lante (Le strutture organizzative della cura d’ani -
mente favorita da una ben più ricca base docu- me nelle campagne dell’Italia centro-settentriona -
mentaria, dalla quale poter ricavare informazioni. le. Secoli V-X)2. Va ricordato come in anni imme-
Non è questo il luogo per ricostruire bibliografie, diatamente precedenti si fossero prodotti anche gli
anche solo sommarie, in merito, ma vale la pena studi di Andrea Castagnetti (La pieve rurale nell’I -
sottolineare come -accanto alle molte monografie talia padana, del 1976, e L’organizzazione del ter -
di singoli studiosi e al proliferare di studi locali- si ritorio rurale nel Medioevo, del 1979) 3; mentre
collochino anche importanti lavori collettivi e occa- dopo il 1980/1982, un’indagine specifica sul tema
sioni di bilancio storiografico, dagli Atti del VI “Plebs” e “populus” in ambito rurale nell’Italia
Convegno di Storia della Chiesa in Italia tenutosi altomedievale si ritrova nel saggio, che porta que-
a Firenze nel 1981 (Pievi e parrocchie in Italia nel sto titolo, di Luigi Pellegrini, apparso nella miscel-
basso medioevo. Secoli XIII-XV, Roma 1984), alla lanea Società, istituzioni, spiritualità. Studi in
più recente miscellanea curata da Agostino Para- onore di Cinzio Vi o l a n t e, pubblicata nel 1994 4 .
vicini Bagliani e Véronique Pasche, La parrocchia Infine, un utile termine di confronto e di verifica
nel medio evo. Economia, scambi, solidarietà per la situazione dell’Italia settentrionale longo-
(Roma 1995)1. In simili ricerche gli squarci sulla barda -oggetto specifico di questo intervento- si
situazione altomedievale restano, tuttavia, inevi- può rintracciare nell’analisi sul meridione longo-
tabilmente limitati a quei pochi cenni che risulta- bardo condotta da Giovanni Vitolo e presentata in
no di volta in volta funzionali quale premessa degli un contributo recente (L’organizzazione della cura
sviluppi posteriori. d’anime nell’Italia meridionale longobarda, rela-
Il termine di riferimento per gli studi sull’orga- zione a un convegno beneventano del 1992, pubbli-
nizzazione ecclesiastica delle campagne italiane cata negli Atti dello stesso, nel 1996)5.
nell’altomedioevo -e sui rapporti tra chiese e popo- Questi sembrano essere gli interlocutori princi-
lazioni rurali alla luce delle fonti scritte- è a pali con i quali dialogare circa l’argomento qui pro-
tutt’oggi da rintracciare negli Atti della XXVIII posto. Il vastissimo saggio di Violante del 1982, in
settimana di studio del Centro italiano di studi particolare, nelle quarantacinque pagine dedicate
sull’alto medioevo di Spoleto, risalenti al 1982 (il (su un totale di centonovantacinque) all’organizza-
convegno si era svolto nel 1980), quindi, ormai, a zione pievana nei secoli VII-VIII, esaurisce in
una ventina di anni fa. In quella sede trovano spa- buona sostanza l’analisi della scarsa documenta-
zio, in particolare, due contributi che ci pare rap- zione scritta di tale periodo sul tema in oggetto;
presentino ancora le proposte d’interpretazione e una documentazione nel complesso ridotta nella
di bilancio storiografico più ampie e valide e dalle quantità e mal distribuita nei diversi periodi e

1 Rispettivamente, Pievi e parrocchie 1984 e Parrocchia nel 2 Settia 1982 (ripubblicato in Settia 1991, pp. 1-45); Violante
medio evo 1995. Tra gli atti di convegni di pochissimo tempo 1982 (ripubblicato in Violante 1986, pp. 105-265). Di quest’ulti-
anteriori si ricordi anche Istituzioni ecclesiastiche 1977. Quali mo autore si vedano anche Violante 1977 (ripubblicato in Vio-
studi regionali, per l’Italia settentrionale, si rammentino, a lante 1986, pp. 267-447); Violante 1989 e Violante 1990.
titolo puramente indicativo, la miscellanea Pievi nel Veneto 3 Castagnetti 1976 e Castagnetti 1979.
1987 e i recenti studi di Apeciti 1994 e soprattutto Curzel 1999. 4 Pellegrini 1994.
Un bilancio storiografico cui fare sicuro riferimento resta Vasi-
na 1984; si veda pure la bibliografia offerta da Mascanzoni 5 Vitolo 1996.
1988-89.
10 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

nelle differenti regioni, che pone quindi limiti dif- talia longobarda -almeno per quanto riguarda il
ficilmente superabili a ogni possibilità di una più tema del loro nesso con il popolamento rurale- ci
approfondita conoscenza. La base documentaria sembra possano venire, piuttosto, -come indicava
su cui Violante esercita la propria critica si riduce a suo tempo lo stesso Settia- solo grazie all’elabo-
in sostanza a un numero contenuto di carte del razione del dato archeologico, per quanto esso è
Codice diplomatico longobardo edito dallo Schia- in grado di documentare.
parelli, relative soprattutto all’area toscana, che
rappresenta oltretutto una realtà politico-geogra- La testimonianza delle fonti scritte
fica fortemente differenziata rispetto ai territori
del regno posti a nord del Po; gran parte delle valu- Quali, dunque, gli aspetti del problema al cui
tazioni avanzate devono fondarsi, ad esempio, su riguardo la testimonianza delle fonti scritte ha
un solo, pur importante, documento, quello pro- permesso di fissare qualche specifico elemento di
dotto in seno alla nota contesa giurisdizionale per conoscenza ?
il controllo di alcune pievi occorsa tra il vescovo di Innanzitutto, sulla scorta dei documenti è
Siena e il suo omologo di Arezzo nel 715 (un docu- stata riscontrata una significativa accelerazione
mento utilizzato, in via pressoché esclusiva, anche del ritmo della crescita numerica delle chiese rura-
dal ricordato saggio di Pellegrini)6. li nel VII e, soprattutto, nell’VIII secolo, in conco-
Insomma, per l’Italia longobarda dei secoli mitanza con i mutati orientamenti devozionali e
VII e VIII ci si deve accontentare di poche infor- patrimoniali dell’aristocrazia longobarda del
mazioni ricavabili dalle fonti documentarie, che tempo8; fino a giungere a una sorta di ‘saturazione’
gettano un po’ di luce su ambiti geografici circo- nel corso del secolo IX, durante il quale le nuove
scritti e specifici, lasciandone al buio molti altri. fondazioni si fecero assai più rare. A questo propo-
Le carenze documentarie appaiono evidenti sito, e a titolo di esempio, Settia fa notare come nel
anche da un confronto con i secoli immediata- territorio diocesano lucchese si contino quaranta-
mente precedente e successivo. Per la fine del VI tre nuove chiese nel secolo VIII e solo ventuno nel
secolo e i primissimi anni del VII, ad esempio, IX. Anche nel Mezzogiorno longobardo si riscon-
notizie utili provengono sicuramente dal ricchis- tra, secondo Vitolo, una crescita particolarmente
simo epistolario di papa Gregorio Magno, larga- accentuata delle fondazioni di cappelle e di oratori
mente utilizzato da Violante e da cui trae qualche da parte di potenti laici proprio nella seconda metà
argomento sul tema anche lo studio di Vincenzo dell’VIII secolo9.
Recchia su Gregorio Magno e la società agricola, La testimonianza di alcuni capitoli di legge dei
del 1978 7. Un supplemento di informazione può capitolari italici dei sovrani carolingi -e segnata-
forse derivare anche dal meno ampio, ma tutt’al- mente quelle di due capitolari di Lotario I databili
tro che trascurabile, e sicuramente meno studia- l’uno all’825 e l’altro all’832- conferma il quadro di
to, epistolario di un precedente pontefice, Pelagio un progressivo stato di abbandono di numerosi
I (556-561). Per il IX secolo, invece, oltre alle edifici ecclesiastici in età carolingia, tanto che in
carte, si possono utilizzare (e sono stati in effetti quei testi normativi ci si preoccupava di far obbli-
utilizzati) i cenni -peraltro non molto estesi- pre- go alle popolazioni che gravitavano sulla chiesa in
senti nei Capitolari carolingi, laddove la norma- oggetto di provvedere alla sua manutenzione e
tiva di Rotari e dei suoi successori longobardi è restauro, anche con l’intervento coercitivo dei fun-
invece silenziosa sulla materia. Beninteso, qual- zionari pubblici del luogo, se ne era il caso10. Molte
che ulteriore spunto può sempre giungere da una cappelle private appaiono a questa data in abban-
considerazione più estesa delle fonti scritte di dono perché la frammentazione derivante dall’ec-
altro genere (narrative, agiografiche) o anche da cessiva moltiplicazione delle fondazioni faceva
nuove letture dei documenti del Codice diploma - precipitare i redditi di queste, rendendole non più
tico longobardo , ma crediamo che da ciò ci si vantaggiose per le famiglie che ne detenevano il
possa eventualmente attendere solo precisazioni controllo.
tutto sommato complementari o aggiustamenti Il motivo della proliferazione degli edifici reli-
di prospettiva. Veri progressi nell’analisi degli giosi fra VII e VIII secolo è stato individuato dallo
ordinamenti ecclesiastici delle campagne dell’I- stesso Settia non tanto nelle esigenze cultuali

6 Il documento è edito in CDL, n. 19, pp. 61-77. Per un com- 8 Sulle trasformazioni, culturali e sociali, delle élites longobar-
mento dello stesso, si vedano almeno Castagnetti 1979, pp. 29- de, e sulla testimonianza che al riguardo possono offrire le fonti
43, e, con riferimento alla peculiare valenza della lite in rap- materiali, si veda quanto detto nel contributo di Gian Pietro
porto alla definizione del confine diocesano, Gasparri 1995, pp. Brogiolo in questo stesso volume.
14-15. Da notare che talecontroversia si trascinò addirittura 9 Settia 1982, p. 446, e Vitolo 1996, pp. 110-111 e 134.
fino al 1220. Circa la specificità della Tuscia nel contesto del 10 Rispettivamente, Cap. reg. Franc ., 163, 8 (“praecipimus ut
regno longobardo, si veda quanto delineato da Gasparri 1990.
singulae plebes secundum antiquam consuetudinem fiant
7 Recchia 1978 (di cui si vedano soprattutto, sul tema che qui
restauratae; quod si filii eiusdem ecclesiae eas restaurare
interessa, le pp. 21-24). noluerint, a ministris rei publicae distringantur...”); 202, 10.
Claudio Azzara 11

immediate della popolazione residente in un precedenti parochia o diocesis), si sarebbe diffuso


determinato luogo, quanto piuttosto nella libera -soprattutto nell’Italia centro-settentrionale- a
combinazione di una molteplicità di fattori, tra i partire dalla Toscana, secondo quanto ricostruito
quali appare ai suoi occhi prevalente la volontà da Violante13. Plebs avrebbe dunque, proprio in
degli individui di maggior ricchezza e prestigio questo periodo, preso a indicare uno specifico ter-
sociale di erigere edifici sacri sulle terre di pro- ritorio, in via di progressiva definizione, partendo
prietà, indipendentemente dalla presenza sul dall’individuazione, più che di uno spazio geogra-
posto di una comunità abbastanza ampia di poten- fico, dell’insieme costituito dal popolo di fedeli che
ziali fedeli; e questo sia per esigenze di devozione faceva capo a una data chiesa battesimale per le
individuale sia per motivi di ostentazione di status esigenze del culto (così come avvenne anche per la
e di attrazione di patrimoni. Se le cose stanno dav- circoscrizione del vescovo, la diocesi). Il disegno di
vero così -come appare del tutto condivisibile- è una geografia ecclesiastica, con il suo evidente
evidente che la distribuzione delle chiese innalza- contributo all’inquadramento delle popolazioni
te da privati non può configurare da sola alcuna nel territorio, sembrerebbe procedere di pari
sorta di mappa dell’insediamento delle collettività passo con il faticoso precisarsi di circoscrizioni
rurali11. pubbliche (civitates, iudicariae) nel regno longo-
La determinazione della consistenza demica, e bardo dell’VIII secolo 14.
della struttura sociale, della popolazione che gra- I documenti mostrano, tuttavia, come il territo-
vitava su una specifica chiesa rurale non è agevo- rio pievano fosse, durante tale periodo, tutt’altro
lata nemmeno da un indicatore di natura archeo- che stabile. È soprattutto lo stesso Violante ad
logica quale la presenza presso un dato edificio approfondire questo aspetto, ancora una volta
religioso di un cimitero. In Italia, solo dal secolo IX sulla base della ‘solita’ documentazione toscana e
il diritto di sepoltura venne riservato alle chiese specialmente del già citato documento del 715 15.
battesimali; in precedenza, si seppelliva anche in La frequente vacanza di molte sedi episcopali era
aperta campagna o presso chiese private. Pure uno dei fattori che comportava l’instabilità della
dopo il IX secolo i membri delle famiglie agiate dipendenza diocesana delle varie chiese battesi-
continuarono a essere sepolti in cappelle private o mali, nel mentre il proliferare di queste ultime
presso monasteri e abbazie, per lasciare i cimiteri contribuiva a sua volta ad alterare la rete delle cir-
delle pievi ai ceti inferiori, confermando così in coscrizioni pievane. Del resto, Violante avverte
qualche misura la tradizionale immagine della che questa impressione potrebbe anche dipendere
pieve quale ‘chiesa dei poveri’, di fronte alla cap- dalla concentrazione geografica delle testimonian-
pella privata ‘chiesa dei ricchi’12. ze, relative a una regione dalla forte specificità,
Il moltiplicarsi delle nuove fondazioni ecclesia- quale la Toscana, sollevando quindi dubbi sulla
stiche rurali nell’Italia longobarda, che si svolse validità generale del modello (o, meglio, lasciando
in parallelo con la progressiva cattolicizzazione intendere l’impossibilità di proporre alcun genere
della gens Langobardorum, avrebbe -con riferi- di modello).
mento specifico alle chiese battesimali- favorito il Resta, insomma, una pluralità di indicazioni -
graduale precisarsi del territorio pertinente a cia- talora con aspetti contraddittori- che risponde pro-
scuna pieve, disegnando una nuova geografia cir- babilmente a una pluralità di situazioni concrete.
coscrizionale, dopo i dissesti prodotti in gran Per un verso, la documentazione, considerata nel
parte della penisola dalla lunghissima guerra suo complesso, permette di vedere come nel secolo
goto-bizantina e della prima invasione longobar- VIII il territorio della chiesa battesimale tendesse
da. È proprio tra la fine del VII secolo e il principio a consolidarsi e le chiese minori in esso presenti -
dell’VIII che comincia a comparire nei b r e v i a oratoria, oraculi, tituli, monasteria- fossero pro-
inquisitionis e negli atti privati il termine plebs pensi a disciplinarsi nella comune dipendenza
nella duplice accezione di “chiesa battesimale” e dalla chiesa battesimale stessa. Le carte sono
di “territorio di cura d’anime”. Il vocabolo, d’origi- abbastanza ricche di informazioni sui modi in cui
ne popolare nella sua valenza territoriale (nei erano rette le pievi e gli oratorî e sulle funzioni dei
documenti ecclesiastici ufficiali esso compare con vari preti, diaconi, chierici che in queste istituzio-
tale significato solo dal IX secolo, sostituendo i ni operavano. Gli oratorî nell’VIII secolo dimostra-

11Una lettura almeno in parte differente sembra venire da Pel- della fortuna del vocabolo plebs nella sua nuova accezione sug-
legrini 1994, il quale, nel fenomeno della costruzione di chiese gerisce una diffusione che dalla Tuscia coinvolge progressiva-
rurali, tende a rivalutare invece la “spinta dal basso”, vale a mente la Romagna (seconda metà dell’VIII secolo), quindi l’A-
dire il contributo fornito dalle vive esigenze religiose della bruzzo, l’Umbria, le Marche, l’Emilia e il Veneto occidentale
comunità stabilita su uno specifico territorio. (prima metà del secolo successivo), infine la Lombardia (X seco-
12 Settia 1982, pp. 453-460. Sul rapporto fra usi funerari, forme lo) e, da ultime, il Piemonte e la Liguria. Per la fortuna di plebs
del popolamento e assetti sociali nell’Italia longobarda, si veda nell’Italia meridionale, si veda Vitolo 1996, pp. 125-126.
anche La Rocca 1998a, pp. 277-290; La Rocca 1997; La Rocca 14 Per quest’ultimo fenomeno, si veda almeno Gasparri 1990,
1998b. pp. 274-277.
13 Violante 1982, pp. 1015-1018. La cronologia qui proposta 15 Violante 1982, pp. 1019-1029.
12 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

vano di avere in genere officianti stabili, che con frequenti casi di sottrazione delle chiese priva-
dipendevano concretamente dal rettore della chie- te al controllo episcopale e pievano18.
sa battesimale nel cui territorio si trovavano. Le
fonti scritte illustrano le procedure attraverso le Chiese e popolamento rurale
quali venivano compiute la scelta dei sacerdoti (da
parte del p o p u l u s per le chiese battesimali, da Se le grandi linee dello sviluppo istituzionale
parte del fondatore per quelle private), la loro con- delle chiese rurali altomedievali e del loro rappor-
sacrazione ad opera del vescovo e l’istituzione nel to con i diversi soggetti religiosi e laici del territo-
reggimento delle chiese loro affidate e nel possesso rio restano fenomeni noti -come s’è visto- solo
dei relativi beni; illustrano altresì il vincolo di attraverso informazioni parziali quando non
oboedientia, o salutatio, che li legava al vescovo e ambigue; ancor meno indagabile risulta il nesso
che era concretamente espresso dal versamento di (cui in parte si è già accennato) tra le chiese e le
un censo16. forme del popolamento, a causa dell’estrema
Tuttavia, accanto a questi segni di tendenziali povertà delle notizie che le fonti scritte offrono in
riordino e disciplina, che mostrano lo sforzo di un merito. La documentazione, vagliata a tale fine
graduale affermarsi, lungo il secolo VIII come soprattutto da Settia, mostra un quadro di grande
detto, del sistema di cura d’anime “per pieve”, ve eterogeneità di situazioni concrete. Nuclei di inse-
ne sono altri che denunciano, all’opposto, il con- diamento potevano formarsi nel corso del tempo
temporaneo proliferare in forme disordinate di attorno a chiese nate in una posizione isolata, spe-
molteplici legami di dipendenza giurisdizionale e cie se esse esercitavano un forte potere di attrazio-
di derivazione sacramentale e liturgica delle sin- ne, ad esempio per la presenza al loro interno di
gole chiese, fonti battesimali, oratorî, altari, perfi- importanti reliquie; così come, al contrario, chiese
no sacerdoti; e ciò a causa del sempre più com- di nuova erezione potevano deliberatamente sce-
plesso intreccio di rapporti e competenze. Un gliere di collocarsi nell’ambito di nuclei demici già
sacerdote poteva infatti aver ricevuto la consacra- formati, assecondandone i bisogni. I documenti di
zione da un vescovo diverso da quello nella cui VIII-IX secolo rendono del resto difficile la stessa
diocesi si trovava la chiesa che egli reggeva, oppu- ricostruzione delle forme del popolamento rurale,
re un singolo altare della sua chiesa poteva essere anche in ragione dell’uso di una terminologia che
stato consacrato da un presule diverso dal suo poco chiarisce, per l’insopprimibile polivalenza
ordinario diocesano, e via dicendo. Nel secolo VIII semantica dei vari nomi impiegati (locus, casale,
inoltrato, nella Lucchesia studiata da Violante, curtis, castrum).
laici eminenti fondatori di oratorî tendevano a Su questi delicati aspetti si è soffermata da
riservare a sé e ai propri eredi la scelta dei rettori ultima Cristina La Rocca, in una recentissima Set-
degli stessi, mentre la documentazione di inizio timana spoletina (1997) 19, dimostrando come la
secolo sembrava indicare invece un legame meno gerarchia degli insediamenti fissata dal vocabola-
diretto e solido fra i rettori delle chiese private e i rio tardoantico (civitas, vicus, pagus, villa) abbia
fondatori delle medesime; addirittura, a questa in realtà perduto la propria uniformità semantica
data diverse chiese battesimali correvano il e la propria capacità di sicura individuazione a
rischio concreto di essere ‘privatizzate’. Il crescen- partire dal secolo VI. Anche il vocabolo fundus, ad
te disordine manifestato dalle ripetute distorsioni esempio, rimane nei documenti come semplice
nella riscossione delle decime, dalle prevaricazio- calco formale nelle conferme pubbliche, senza
ni da parte di molti vescovi a danno del clero pie- denotare alcuna continuità insediativa; pure in
vano, dall’indisciplina dei rettori dei tituli minori, zone come la Sabina che conservano la terminolo-
dai criteri impropri sovente seguiti nella scelta di gia catastale romana per fundi, l’insediamento
questi ultimi, emerge con maggior chiarezza nel appare sparso, articolato piuttosto in curtes e in
secolo IX, in reiterate disposizioni di legge di casali. Le villae e i vici si contrassero (solo un terzo
Lotario I e di Ludovico II, che presentano un qua- di essi pare sopravvivere fino al VI secolo) e anche
dro evidentemente frutto di processi di più lungo quando continuarono a essere frequentati mutaro-
periodo17. no sovente destinazione funzionale. Il VII secolo,
È da notare che il carattere contraddittorio dei in particolare, si presenta come un momento di
fenomeni in argomento pare verificabile -fatte cesura sul piano della strutturazione degli inse-
salve le locali specificità- anche nel meridione, diamenti e tra lo stesso e quello successivo si ebbe
dove a un generale tentativo di disciplinare per una diffusa riorganizzazione territoriale in forme
norma sotto la pieve le chiese minori corrisponde nuove.
invece in molti documenti un quadro disordinato, Per Settia 20, la popolazione non urbana dell’I-

16 Su tutti questi argomenti, Violante 1982, pp. 1029-1057. 18 Vitolo 1996, pp. 122-128.
17 Si vedano, ad esempio, Cap. reg. Franc. 168, 8; 201, 3 (Lota- 19 La Rocca 1998a.
rio I); 209, 1; 210, 2, 4, 5; 228, 6, 13 (Ludovico II). 20 Settia 1982, pp. 460-470.
Claudio Azzara 13

talia longobarda era distribuita per lo più in case casi da verificare per l’VIII secolo, a titolo di puro
massariciae erette su fondi, quindi isolate dai vil- esempio, Borgo San Dalmazzo (in provincia di
laggi (che saranno denominati vici o villae dal IX Cuneo), posta vicino alla romana Pedona, o Casale
secolo). Il carattere sparso proprio di questo tipo di di Sant’Evasio (oggi Casale Monferrato), sito pres-
insediamento sarebbe andato aumentando nell’- so l’antica Vardacate.
VIII secolo, sulla base della testimonianza dei con-
tratti di livello (anche se pare lecito pensare alla Limiti della ricerca
possibilità di dinamiche almeno in parte diversifi-
cate nelle varie regioni del regno). In tale contesto Nel sopra ricordato contributo spoletino, Cin-
complessivo, i documenti indicano l’edificio religio- zio Violante auspicava che lo studio delle istituzio-
so rurale come alternativamente presente dentro ni ecclesiastiche delle campagne medievali sapes-
il villaggio, oppure posto nelle sue immediate adia- se in futuro spostarsi vieppiù dagli originari, e
cenze (“prope”, “non longe”), ma anche lontano da sino ad allora prevalenti, interessi di natura giuri-
esso (nel qual caso, lo si individuava topografica- dico-istituzionale ai temi riguardanti la vita del
mente con la menzione di terre, gruppi di case o clero e del popolo e le molteplici espressioni della
altri indicatori generici di località). Una grande spiritualità. Si tratta di motivi sui quali la testi-
varietà di soluzioni, quindi. monianza delle fonti scritte si presenta come pre-
Sempre secondo Settia, i documenti dell’Italia dominante e specifica. Per il periodo storico qui
longobarda, presi nel loro complesso, mostrereb- considerato, e nell’ambito dell’Italia longobarda -
bero una tendenziale prevalenza di edifici eccle- peraltro- le notizie restano comunque troppo scar-
siastici rurali collocati in luoghi isolati, con forse se per consentire indagini soddisfacenti. La ‘verifi-
una qualche differenziazione riscontrabile fra l’I- ca’ compiuta da Luigi Pellegrini 22, a una dozzina
talia padana (in cui sarebbero in proporzione un d’anni di distanza, circa l’effettivo orientarsi della
po’ più numerose le chiese in villaggi) e la Tuscia ricerca lungo le linee metodologiche allora indica-
(in cui prevarrebbero decisamente le chiese situa- te da Violante sembra confermare tale constata-
te presso coltivi o case sparse). Naturalmente, zione. Numerosi risultano i campi d’analisi che, se
come s’è detto, la capacità di attrazione di una vengono esplorati con profitto per i secoli del pieno
specifica chiesa potrebbe aver pur sempre favorito e del tardo medioevo (in alcuni casi, già per il IX-X
lo svilupparsi nel tempo di un nuovo nucleo demi- secolo), rimangono allo stato di poco più che sem-
co attorno ad essa, e ciò, a sua volta, avrebbe potu- plici nodi problematici in rapporto all’età anterio-
to farle ottenere il rango di pieve, se già non lo re: tra questi, giusto per addurre qualche esempio
possedeva. sulla scorta dello stesso Pellegrini, i temi della pro-
Molto complessa, e altrettanto insoddisfacente venienza sociale del clero pievano, dell’accultura-
nel fornire dati di qualche sicurezza, è anche la zione, dei modi della predicazione, della capacità
valutazione del rapporto esistente tra la pieve e le delle comunità rurali di coagularsi attorno alla
località di antico insediamento romano. La lettera- pieve e di identificarsi con essa, disegnando nuovi
tura sulla continuità fra il pagus romano e la pieve spazi territoriali e mentali e una nuova coscienza
medievale è abbondante e lascia emergere posizio- collettiva.
ni contrastanti. La continuità è stata per lo più Inoltre, e infine, la complessiva scarsità delle
accettata come valida sul piano giuridico (anche se fonti scritte, la loro disuguale distribuzione cro-
sulla scia di Bognetti, o di Cavanna, si parla, più nologica e geografica (e talora anche la tentazio-
che di “continuità” vera e propria, di “continua imi- ne di anticipare per semplice congettura fenome-
tazione”). Settia 21 considera le primitive pievi ni che sono testimoniati con sicurezza solo per
quali centri viari sorti su una strada di epoca epoche posteriori), non mettono certo al riparo
romana, anche indipendentemente dalla giurisdi- dal rischio di incorrere in distorsioni di prospet-
zione territoriale del pagus: la continuità è allora tiva. Così, l’estrema laconicità dei dati relativi
essenzialmente insediativa. Spesso capitava che alla cura d’anime nelle campagne meridionali dei
attraverso una pieve si rianimasse un vecchio cen- secoli V-VII può spingere a limitare al solo ambi-
tro romano; è questo il caso, peraltro molto più to cittadino/episcopale una concreta presenza del
tardo, di Brescello, rilanciata da Adalberto di cristianesimo nel Mezzogiorno, ipotizzando il
Canossa alla fine del X secolo attraverso l’inventio netto prevalere di culti precristiani nel mondo
del corpo di San Genesio. Solo l’archeologia può rurale ancora a quest’epoca e uno scarso impegno
dimostrare però se in una determinata località vi pastorale verso di esso; un’impressione, questa,
siano state un’effettiva continuità d’insediamento che può essere agevolmente fugata non appena si
o, piuttosto, delle forme di più tarda ripresa, dopo considerino le diverse emergenze archeologiche
vicende varie. Settia cita a questo riguardo come di edifici ecclesiastici rurali databili a quel perio-

21 Settia 1970 (ripubblicato, con una nota aggiuntiva, in Set- 22 Pellegrini 1994.
tia 1991, pp. 167-284).
14 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

do occorse anche in anni recenti. Ancora, il bana, per una sempre incerta percezione dei con-
riscontro di casi specifici (ad esempio, negli studi fini ecclesiastici, ridimensiona troppo precoci
di Chris Wickham sull’area dell’Appennino riconoscimenti della capacità da parte della
toscano) in cui singoli individui faticavano a defi- pieve di disegnare spazi definiti di identità
nire con precisione la propria appartenenza ple- comunitaria.
Claudio Azzara 15

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Gabriella Pantò, Luisella Pejrani Baricco 17

CHIESE NELLE CAMPAGNE DEL PIEMONTE


IN ETÀ TARDOLONGOBARDA

Gabriella Pantò, Luisella Pejrani Baricco

A differenza di altre regioni dell’Italia setten-


trionale, per il Piemonte si registra fino al periodo
carolingio la quasi totale assenza di fonti scritte
giuridiche e amministrative, mentre appena più
numerose risultano essere le fonti agiografiche e
narrative, però non ancora adeguatamente analiz-
zate nei contenuti e nel valore documentario. Il
vuoto di informazioni storiche per i secoli VII e
VIII coinvolge tutte le diocesi del Piemonte antico,
per le quali mancano dati certi anche sulle liste
episcopali, ricostruite per lo più in età carolingia e
ottoniana1.
La ricerca archeologica per il periodo altome-
dievale nella regione piemontese ha potuto conta-
re dagli anni Ottanta in poi su un elevato nume-
ro di indagini condotte in ambito rurale, che
hanno prodotto una abbondante documentazione
su contesti tipologicamente e cronologicamente
diversificati, portando in alcuni casi a integrare
la carente documentazione scritta. Per i secoli
che qui interessano, la relativa indeterminatezza
nella periodizzazione dei depositi stratigrafici
indagati, ineludibile in assenza di precisi indica-
tori materiali, porta ad appoggiare le cronologie
relative di scavo a datazioni assolute ottenute
attraverso analisi radiometriche C14 su campio- Fig. 1) Localizzazione dei siti presentati: 1 Mombello. 2
nature sistematiche sia paleobotaniche, sia Centallo. 3 Testona. 4 Desana. 5 Dorzano. 6 Sizzano. 7
osteologiche. Infatti, se gli studi sulla cultura Gozzano. 8 Orta.
materiale di ambito longobardo sono stati note-
volmente affinati, consentendo datazioni piutto-
sto precise, non così è per altri manufatti quali le
decorazioni scultorere, legate a problemi com- scambio dei manufatti in pietra ollare, che porta
plessi e con inquadramenti cronologici ancora a rivedere la posizione di isolamento e immobili-
incerti2, e la ceramica, la cui sopravvivenza oltre smo che si riteneva caratterizzare gli insedia-
la fine del VI secolo era stata motivo di discussio- menti rurali prima del Mille3.
ne ancora negli ultimi anni. Solo recentemente
anche per il Piemonte si sta evidenziano da un Mombello
lato la carenza, quando non la totale assenza, di
ceramica nei secoli qui trattati, evidentemente Nella Val Cerrina, lungo la sponda sinistra del
sostituita dall’uso prevalente di recipienti lignei, Torrente Stura, è stato individuato nel 1994 un
dall’altro un quadro di intensa circolazione e sito archeologico di grande interesse, tuttora in

1 BOLGIANI 1982, p. 61. chiese rurali nel Piemonte altomedievale (VII-VIII secolo), in
2 CROSETTO 1998a e A. C ROSETTO, Decorazioni scultoree dalle questo volume.
3 PANTÒ 1998, pp. 275-276.
18 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Fig. 2) Carta della iudiciaria Torrensis (tratta da A.A. SETTIA 1983).

corso di scavo, ubicato sul tracciato della strada già nel primo elenco delle pievi della diocesi di Ver-
collinare a sud del Po, che anticamente collegava celli alla metà del X secolo. La chiesa plebana è
Industria a Vardacate4. Dopo l’abbandono delle descritta nelle visite pastorali fino alla fine del
due città romane, nell’alto medioevo si formò un Settecento, quando dedica e titolo di pievania pas-
distretto amministrativo rurale, frutto di una sano definitivamente alla chiesa di Morsingo.
ristrutturazione territoriale che superò i limiti Scomparso l’edificio, ne rimase il ricordo nel nome
municipali precedenti: la iudiciaria Torrensis (fig. dell’attuale cascina del Piovano, assai prossima al
2). Inclusa nel ducato longobardo di Ivrea, rientra- sito archeologico.
va invece ecclesiasticamente nella diocesi di Ver- Questo insediamento si compone di un settore di
celli ultra Padum e fu presto assorbita nella marca abitato, vicino all’alveo del torrente, e della relativa
di Ivrea già dagli inizi del X secolo. Questo territo- chiesa con cimitero, situata circa 200 metri più a
rio risulta connotato dalla ricchezza di beni fiscali, monte. Le indagini in corso sull’area residenziale
distribuiti in beneficio nei secoli X-XII, e dalla fre- non hanno ancora esaurito la stratificazione
quenza dei toponimi di origine germanica 5, che archeologica, ma pare ormai accertato che la prima
trova significativo riscontro nella distribuzione dei fase di occupazione sia costituita da un edificio
ritrovamenti longobardi6, ai quali si aggiunge ora rustico di età romana con strutture in laterizi di
la testimonianza diretta dell’insediamento di recupero, a cui fece seguito un periodo di abbandono
Mombello. La traccia dell’antico confine tra Indu - e di conseguente crollo dei fabbricati. Allineamenti
s t r i a e Va r d a c a t e sarebbe tuttavia rimasta nel di buche per palo, paralleli alle vecchie strutture,
toponimo legato alla pieve di San Michele di segnano la rioccupazione dell’area, probabilmente
Meda7 (cioè meta–cippo confinario), che compare avvenuta nel VI secolo e caratterizzata dall’uso di

4 Le indagini sono dirette da Emanuela Zanda: SARDO, Z ANDA stesura dei rapporti definitivi di scavo. In occasione del Semi-
1995; Z ANDA, S ARDO 1996; Z ANDA 1996a; Z ANDA 1999; M ICHE- nario Emanuela Zanda ha presentato un poster dedicato al
LETTO, Z ANDA, B ARELLO in corso di stampa. Oltre alle notizie sito.
edite mi è stato generosamente concesso dalla collega di con- 5 S ETTIA 1983, pp. 11-53; SETTIA 1991 p. 194.
sultare la documentazione di scavo e di esaminare i materiali. 6 MICHELETTO, PEJRANI BARICCO 1997, pp. 300, 307.
I dati sintetizzati in questa scheda hanno tuttavia carattere
preliminare, in attesa della conclusione delle indagini e della 7 Per le vicende della pieve di Meda: SETTIA 1983, pp. 173-175;
BANFO 1995, pp. 398-405.
Gabriella Pantò, Luisella Pejrani Baricco 19

tecniche costruttive miste, che in parte recuperaro-


no i ruderi dell’edificio romano. Nel VII secolo infine
fu costruita ex novo una casa a vano unico quadra-
to, realizzata con blocchi di arenaria legati da argil-
la e dotata di un focolare all’interno, con almeno due
successive pavimentazioni.
Appartengono alle fasi insediative di VI-VII
secolo abbondanti materiali in parte raccolti nella
stratificazione ancora intatta e per il resto recupe-
rati dal vaglio del terreno agricolo di copertura, che
comprendono: ceramica longobarda decorata a
stampiglia e a stralucido, invetriata, pietra ollare,
calici di vetro, pettini e strumenti ricavati dal corno
di cervo, complementi di abbigliamento. Tra questi
spicca una placchetta di cintura reggiarmi in ferro
con estesa pseudo–placcatura in argento decorata a
motivi geometrici ageminati e con l’inserto di
almandini, databile alla fine del VII secolo8 (fig. 3), Fig. 3) Mombello. Placca di cintura proveniente dall’a-
che attesta le possibilità economiche e il rango socia- rea dell’abitato.
le elevato di almeno alcuni membri della comunità.
Ulteriore conferma ne è data dal ritrovamento
di un tremisse a nome di Maurizio Tiberio del I resti di muratura hanno fatto pensare che l’aula
tipo (fine VI-inizi del VII secolo) e di una frazione fosse suddivisa da un vano laterale a sud. Davanti
di siliqua a nome di re Pertarito (672-688), tanto alla facciata si dispone una fila abbastanza regola-
più significativi in quanto monete ad alto valore re di tombe prevalentemente costruite a cassa in
intrinseco emerse in un contesto rurale e non muratura con mattoni e laterizi romani di reimpie-
urbano9. go legati da malta o, nell’unico caso della tomba 20,
L’estensione dell’abitato, sicuramente più da argilla: le forme ricostruibili sono generalmente
ampio dell’area già esplorata, non è ancora defini- rettangolari, anche se il peso dei mezzi agricoli ha
ta, ma poteva comprendere più nuclei in cui si deformato vistosamente le strutture determinando
svolgevano, accanto alle attività domestiche, talvolta anche il sollevamento dei laterizi, che nella
anche lavorazioni artigianali come la tessitura e la maggior parte dei casi rivestivano il fondo. Le
lavorazione dell’osso, mentre pare indubbio che tombe che ancora conservavano resti delle deposi-
una delle principali fonti di reddito e di sussisten- zioni sono risultate comunque violate in antico, ad
za fosse legata all’allevamento, attestato da eccezione di due sepolture infantili.
abbondanti resti di fauna. La T 10 accolse la salma di un neonato, verosi-
A monte del villaggio, su un sedime non occu- milmente una bambina, riccamente vestita con il
pato dall’insediamento romano precedente, fu velo decorato da un bordo di broccato d’oro, ritro-
costruita la chiesa, conservata soltanto nella parte vato in parte all’altezza della spalla sinistra e
occidentale per tratti di fondazione e fosse di spo- presso il cranio, una collana di vaghi in pasta
liazione (figg. 4,54). vitrea, ambra e una moneta romana forata. Questi
La prima aula di culto è caratterizzata da una elementi potevano orientare la cronologia della
tecnica muraria in pietra legata da argilla mista a sepoltura verso la fine del VI secolo - inizi del
minuti granuli di calce: si conserva un tratto della VII10, ma una seconda monetina forata d’argento,
parete laterale sud (9 m), tracce della facciata occi- ancora in studio, pare abbassare abbastanza net-
dentale sotto le successive ricostruzioni, e un tamente la datazione. Un coltellino completava il
breve segmento della parete nord. dono funebre, particolarmente prezioso in quanto
Una fossa di spoliazione poco profonda e alcuni riferito a una sepoltura infantile11.

8 I materiali, appena restaurati, sono in corso di schedatura, T 8 della vicina area cimiteriale e da altri esempi piemontesi,
pertanto vi si accennerà solo brevemente, come insostituibili come la placchetta della T 2 di Rivoli–Perosa: MICHELETTO, PEJ-
indicatori cronologici e culturali. In particolare per quanto RANI BARICCO 1997, pp. 327-328, fig. 12, n. 4.
riguarda le guarnizioni di cintura ageminate, i nuovi ritrova- 9 ARSLAN 1998, pp. 295-296, figg. 227-228; MICHELETTO, ZANDA,
menti e il recupero, attraverso il restauro, di un consistente BARELLO in corso di stampa.
repertorio proveniente dagli scavi di Testona (almeno per alcu- 10 Concorderebbero con questa cronologia la tipologia delle
ni pezzi l’identificazione è sicura), stanno delineando un qua- perle e la presenza delle monete come pendenti, la cui frequen-
dro regionale peculiare con tipologie e motivi decorativi che si za è stata rilevata nella necropoli di Castel Trosino tra i corre-
discostano talvolta dalle produzioni già note in ambito italiano. di della fase più antica del cimitero (tardo VI-inizi VII secolo):
Per la cronologia della placchetta in questione valgono i riferi- scheda di L. PAROLI in P AROLI (a cura di) 1995, pp. 290-291,
menti generali all’evoluzione tecnica e stilistica di questi tomba A, n 2.
manufatti, per i quali si rimanda a GIOSTRA 2000, pp. 103-105,
11 Sul problema si rimanda a RUPP 1997, p. 37 con bibliografia
ma i confronti più puntuali sembrano offerti dalla cintura della
precedente.
20 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Fig. 4) Mombello. Veduta aerea dello scavo dell’area della chiesa.

Fig. 5) Mombello. Planimetria generale del cimitero e dell’edificio di culto. Gli asterischi indicano la presenza di
oggetti di corredo nelle tombe.
Gabriella Pantò, Luisella Pejrani Baricco 21

La seconda sepoltura, T
20, non violata ma forte-
mente deformata, era di un
bambino di 8-9 anni; ha
restituito guarnizioni in
bronzo, forse pertinenti a
due diverse cinture cosid-
dette “longobarde”, per la
sospensione delle armi, del
tipo largamente standar-
dizzato e diffuso, della
prima metà del VII secolo, Fig. 6) Mombello. Placche di cintura provenienti dalla T 8, all’interno della chiesa.
un coltello e una fusaiola.
Resti di broccato d’oro
compaiono invece in ben
altre quattro tombe, tutte depredate in antico. di collana sono infine ciò che resta del corredo della
Nella T 12 i fili d’oro sono associati alla prima inu- sepoltura femminile.
mazione di un adolescente di 13-14 anni rideposto L’analisi degli oggetti ci conferma dunque l’uso
nel loculo di riduzione; in quella accanto (T 13), con reiterato delle tombe nel corso del VII secolo, com-
resti di due individui adulti di sesso diverso, il broc- presa la deposizione di almeno un ricco corredo
cato è stato prelevato vicino a un cranio, mentre nel d’armi.
riempimento è stata raccolta una fibbietta d’argen- In un secondo tempo la chiesa fu parzialmente
to con puntalino, relativa alle stringhe che ferma- ricostruita e suddivisa in tre navate, di cui riman-
vano le calze12. L’analisi antropologica in corso sta gono gli attacchi sul muro di facciata, un grosso
confermando l’attribuzione di questi preziosi ele- pilastro rettangolare e il negativo del simmetrico,
menti di abbigliamento alla sepoltura femminile. spogliato. Ancora la facciata e la navata sud subi-
Ancora fili aurei provengono dalla T 21, quasi com- rono ulteriori interventi edilizi in un terzo periodo.
pletamente distrutta, in cui sono stati raccolti resti Alle ultime fasi di occupazione sono da attribuire
scheletrici sconvolti di un individuo maschile e di un forno per la cottura della calce e una fornace da
uno femminile insieme a pochi oggetti residui dei mattoni. La datazione al radiocarbonio dei resti di
corredi, tra i quali compaiono frammenti dell’impu- combustione del forno indica la metà del XII seco-
gnatura di uno scudo, e dalla T 8, l’unica della lo per l’utilizzo di queste strutture, evidentemente
prima fase cimiteriale collocata all’interno della legate a un cantiere di costruzione. Per il momen-
chiesa, nell’angolo nord-occidentale. Da questa to è ancora difficile stabilire degli agganci cronolo-
provengono i resti di almeno tre sepolture, due gici certi per le successive trasformazioni della
maschili e una femminile, e numerosi oggetti dei chiesa, ma la prima fase cimiteriale risulta svilup-
relativi corredi, comunque per la maggior parte parsi dagli inizi del VII secolo al 720-760 almeno,
sconvolti e trafugati. Tra questi si segnalano il secondo la datazione al radiocarbonio eseguita sui
codolo di una spatha con terminazione dorata e un resti osteologici della T 7, in fossa terragna. In
rinforzo ageminato del fodero, parti dell’imbraccia- seguito altre sepolture in semplice fossa si orienta-
tura e dell’umbone di uno scudo da parata, decora- no nord, sud lungo la parete di facciata; prive di
to con lamine bronzee e borchie dorate, borchie e complementi di abbigliamento presuppongono la
chiodini, forse relativi al fodero di un sax, guarni- presenza del sudario, in base alla posizione degli
zioni di più cinture. Una fibbia in bronzo a placca arti, e appartengono stratigraficamente a una fase
fissa di tipo bizantino a margini sagomati13 doveva più recente, connessa con la ristrutturazione in
appartenere alla cintura di un abito, della prima forma basilicale.
metà-secondo terzo del VII secolo, mentre a una Lo studio antropologico in corso14 sembra evi-
cintura militare per la sospensione delle armi sono denziare una discreta incidenza della mortalità
da riferire tre placchette in ferro con decorazione infantile e giovanile (28% circa), spesso sottorap-
zoomorfa molto stilizzata, ageminata in fili d’ar- presentata nei cimiteri indagati archeologicamen-
gento e ottone su pseudo-placcatura in argento (fig. te, mentre la mortalità degli adulti risulterebbe
6). La forma e le caratteristiche tecniche e decora- piuttosto precoce, in assenza di soggetti deceduti
tive rimandano alla placchetta ritrovata nell’abita- in età senile. Le stature sono alte nel sesso femmi-
to, attribuita alla fine del VII secolo. Alcuni vaghi nile, da sopra la media ad alte in quello maschile.

12 La tipologia di queste guarnizioni compare ad esempio nella dalla fine del VI a gran parte del VII secolo; l’esemplare di
T 205 di Castel Trosino, datata al secondo quarto del VII secolo Mombello si confronta ad esempio con quello della T 3 di Trez-
(cfr. scheda di M. RICCI in PAROLI (a cura di) 1995, pp. 259-260), zo sull’Adda: ROFFIA, SESINO 1986, p. 56, n. 7.
ma è presente anche in Piemonte, a Testona: VON HESSEN 1971, 14 Le analisi antropologiche sono affidate a Elena Bedini, della
p. 34, tav. 47, nn. 478-484. Anthropozoologica di Livorno, che mi ha amichevolmente
13 Abbastanza comuni, queste fibbie sono generalmente datate messo a disposizione i dati preliminari della ricerca.
22 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Pur considerando lo stato di con-


servazione del deposito archeologico
e il fatto che l’indagine non ha potu-
to estendersi all’intero edificio, sem-
bra da escludere l’identificazione di
questa chiesa con la pieve di Meda,
sopravvissuta fino al Settecento e
certamente accompagnata da un
vasto cimitero medievale. Qui si
tratta invece di un oratorio privato,
a carattere funerario, edificato da
un ristretto nucleo famigliare ari-
stocratico, radicatosi localmente nei
possedimenti terrieri confiscati ai
romani o da questi abbandonati in
seguito al declino delle due città
vicine. La straordinaria ricchezza
delle vesti in broccato15, il pregio dei
manufatti ritrovati anche nell’abi-
tato e il tremisse d’oro potrebbero
adombrare una funzione pubblica
del capofamiglia, come amministra-
tore di terre regie, di cui si coglie-
rebbe un’eco più tarda nei numerosi
beni fiscali citati dai documenti di
X-XII secolo.
(L.P.B.)

Centallo

Il caso del San Gervasio di Cen-


tallo16 (fig. 7), nel Cuneese e in dio-
cesi di Torino, costituisce un altro
esempio di chiesa ricostruita per
iniziativa di una comunità in cui la Fig. 7) Centallo. Veduta aerea dello scavo.
componente culturale ed etnica lon-
gobarda ha trovato conferma sia in
alcuni oggetti di corredo, sia nell’a-
nalisi antropologica completa condotta sulle sepol- fonte e di ristrutturazione dei vani annessi al lato
ture17. Non ci soffermeremo sulla fase paleocri- settentrionale dell’aula di culto, tra la seconda
stiana del complesso battesimale 18 , frutto della metà del VI e il VII secolo, si sviluppò il cimitero
ristrutturazione dei resti di una villa danneggiata della comunità che evidentemente subentrò agli
da un incendio tra la fine del IV e gli inizi del V antichi proprietari nel possesso delle terre e nel
secolo, e fondata per iniziativa di uno dei possesso - patronato della chiesa. Malgrado la perdita della
res dei latifondi attestati nel V secolo lungo il con- funzione battesimale, l’edificio non subì un declino
fine tra Liguria e Transpadana19 (fig. 8). e fu anzi oggetto di una impegnativa opera di rico-
A questa chiesa di origine, dunque, privata fu struzione di cui si può identificare l’artefice fonda-
presto sottratta la facoltà di possedere il battiste- tore nel personaggio sepolto nella navatella nord
ro, forse in concomitanza con l’istituzione di una in una tomba in muratura, con alveolo cefalico, di
nuova chiesa battesimale da parte dell’autorità accurata fattura e con la singolare deposizione di
diocesana. Durante le fasi di soppressione del attrezzi in ferro tra gli arti inferiori20.

15 Per l’area piemontese si segnala il ritrovamento di fili aurei


MICHELETTO, PEJRANI BARICCO 1997, pp. 330-338.
di decorazione della veste nella T 1 di Pecetto di Valenza, in 17 BEDINI et al. 1997; MALLEGNI et al. 1998.
provincia di Alessandria, nell’ambito di un piccolo cimitero
18 P EJRANI BARICCO in corso di stampa.
forse della fine del VII-inizi VIII secolo: DONZELLI 1989; MICHE-
LETTO, PEJRANI BARICCO 1997, pp. 307-308. Per il catalogo delle 19 MENNELLA 1993, pp. 220-222.
tombe altomedievali italiane contenenti fili d’oro e per il loro 20 Si tratta della T 12, orientata ovest/est, collocata nell’area
significato come segni di distinzione sociale di una ristretta cer- antistante l’altare della navata nord, se la ricostruzione plani-
chia nobiliare si rimanda a AHUMADA SILVA 1990, pp. 62-66; si metrica proposta è corretta. Di forma antropomorfa con alveolo
veda inoltre RUPP 1997, p. 107. cefalico, si differenzia da tutte le altre tombe del sito anche per
16 Per una sintesi sul sito si veda la scheda di chi scrive in l’accurata muratura in ciottoli, rivestita internamente con uno
Gabriella Pantò, Luisella Pejrani Baricco 23

Fig. 8) Centallo. Schemi planimetrici delle principali fasi costruttive: 1) edificio di età romana e tardoantica; 2) tra-
sformazione in chiesa con battistero (V sec.); 3) modifiche seguite alla soppressione del battistero (VI sec.); 4) rico-
struzione della chiesa (VII sec.).

L’analisi delle caratteristiche e della stratifica- Le fondazioni, poco profonde, si appoggiarono


zione delle sepolture in relazione alle fasi edilizie, in parte su quelle delle strutture precedenti; la
supportata da una serie di datazioni al radiocarbo- muratura della chiesa appare composta da ele-
nio dei resti umani e dallo studio degli elementi menti eterogenei e di varia pezzatura disposti a
superstiti dell’abbigliamento degli inumati, consen- corsi irregolari, legati da malta poco consistente.
te di datare al VII secolo, probabilmente alla prima Vi compaiono reimpiegati frammenti marmorei di
metà, la ricostruzione della chiesa (fig. 9). La tipolo- età romana databili tra il I e il III secolo, derivati
gia scelta è quella basilicale a tre absidi con navate da are votive, decorazioni scultoree ed epigrafi
separate da grossi pilastri rettangolari, simili a funerarie: segno di una raccolta estesa di materia-
quelli della seconda fase di Mombello, che dovevano li edilizi da necropoli e da aree sacre abbandonate.
assumere quasi l’aspetto di setti murari intercalati La ricerca di grandi lastre lapidee, da utilizzare
da arcate di comunicazione con le navate laterali, come monumentale chiusura delle tombe più
piuttosto che di una ritmica scansione di sostegni. importanti, portò al recupero di una stele dell’età

spesso strato di intonaco scialbato; sul bordo superiore è rica- oggetti non permettono di qualificare il loro proprietario come
vato un incasso per l’alloggiamento della copertura, già rimos- orefice, ma forse in senso più lato come magister o committen-
sa in antico, probabilmente quando la sepoltura fu violata. La te. M ICHELETTO, P EJRANI B ARICCO 1997, pp. 334-336, fig. 16.
datazione al radiocarbonio calibrata è risultata compresa fra il Sulla presenza e l’interpretazione di attrezzi da lavoro, in par-
545 e il 655; l’inumato – un uomo di 45-50 anni – fu deposto con ticolare da orefice, nei corredi di età longobarda si rimanda, da
un gruppo di utensili in ferro tra gli arti inferiori: un martello, ultimo, a GIOSTRA 2000, pp. 13-22.
uno strumento a punte piegate e una piccola incudine. Gli
24 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Fig. 9) Centallo. Planimetria dello scavo. In evidenza la fase costruttiva del VII secolo e le relative tombe.

Fig. 10) Centallo. Veduta da est dell’atrio.


Gabriella Pantò, Luisella Pejrani Baricco 25

del Ferro, come vedremo avvenne anche a Gozza-


no. Da segnalare ancora l’articolazione esterna
delle pareti con una serie di paraste, leggibili sul
perimetrale nord, sulla facciata dell’atrio e sul suo
lato meridionale, mentre la base di una di queste
sembra indicare la presenza di arcate cieche anche
sulla parete interna dell’abside, caratteristica che
trova oggi riscontro nella seconda fase preromani-
ca della chiesa di San Dalmazzo di Pedona21.
La basilica di Centallo era preceduta da un
atrio rettangolare con ampio varco di ingresso
nella parete occidentale. Il lato sud pare rico-
struito, ma presenta la stessa partitura a paraste
tipica di questa fase edilizia; inoltre prosegue
oltre i limiti di scavo, lasciando aperta la possibi-
lità di ulteriori sviluppi delle strutture del com-
plesso. La destinazione di questo spazio è ad area
funeraria privilegiata per un gruppo di maschi
adulti, evidentemente i capi della comunità, inu-
mati in tombe a cassa in muratura di accurata
costruzione, coperte da grandi lastre di pietra,
tra le quali la stele preromana utilizzata per la
tomba in asse con l’ingresso (fig. 10). Questa è
rivestita sul fondo e sulle pareti di malta signina
e conteneva i resti di due individui maschili: la
deposizione più recente è datata 605-685 al C14
calibrato (fig. 11). Posizione e caratteri costrutti-
vi ne evidenziano il privilegio, ma non vi si sono
rinvenuti elementi di corredo o di abbigliamento,
così come ne erano prive le altre tombe dell’atrio
e la tomba femminile di Agnella, collocata a nord
di questo, e ancora coperta dalla sua epigrafe Fig. 11) Centallo. Particolare della T 126.
f u n e r a r i a 22 .
Proprio la presenza di epitaffi, per di più con
onomastica latina, testimonia la ripresa dei ritua-
li funerari romano-cristiani da parte dell’élite ege-
mone di questa comunità, che preferì affidare la
memoria della propria identità all’iscrizione e alla
monumentalizzazione del sepolcro in uno spazio
architettonico privilegiato, invece che all’ostenta-
zione sociale dell’abbigliamento e dei beni perso-
nali al momento della sepoltura23, come sembrano
ancora riflettere i corredi parziali rinvenuti nella
fase cimiteriale precedente.
Il prezioso rivestimento in lastrine di corno di
cervo decorate a incisione di una tavoletta lignea,
probabilmente parte di una cassetta-reliquiario, Fig. 12) Centallo. Frammento di cornice in marmo.
può confermare l’orientamento a trasferire sulla
chiesa e sul suo arredo liturgico le iniziative ever-
getiche pro anima dei maggiorenti. La tendenza relazione alla sospensione delle sepolture, riprese
perdurò ancora nella prima metà dell’VIII secolo, soltanto più tardi, tra XIII e XV secolo. Poiché
quando la chiesa si arricchì di una decorazione pare inverosimile che la comunità riflessa nel
scultorea, di cui sono indizi piccoli frammenti di cimitero si sia estinta, dobbiamo pensare a un
lastre e uno di cornice con intreccio a tre vimini24 radicale trasferimento delle sepolture presso la
(fig. 12), ma le fortune di questa chiesa funeraria chiesa plebana durante i secoli centrali del
privata sembrano successivamente declinare in medioevo.
(L.P.B.)

21 MICHELETTO 1999, pp. 48-51. 23 LA ROCCA 1997; LA ROCCA 2000; DE RUBEIS 2000.
22MENNELLA, COCCOLUTO 1995, pp. 33-34, p. 11. 24 CROSETTO 1998a, p. 315, fig. 248.
26 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Fig. 13) Moncalieri, frazione Testona. Planimetria della chiesa di Santa Maria con localizzazione dell’area di scavo.

Testona un preesistente impianto, è concordemente ricono-


sciuta nell’attuale parrocchiale di Santa Maria,
Il vescovo di Torino Landolfo, nell’atto di fonda- sopravvissuta nella struttura romanica e solo in
zione dell’abbazia di Cavour25, emesso nel 1037 e parte alterata da addizioni barocche.
considerato il suo testamento spirituale, ricorda le La chiesa, a tre navate concluse da absidi semi-
difficoltà incontrate nell’amministrare la diocesi circolari, di cui quella laterale meridionale non
torinese, ancora gravemente segnata dalle violenze conservata in elevato, è caratterizzata dalla pre-
e dalle devastazioni imputate alle scorrerie sarace- senza, al di sotto del presbiterio rialzato, di una
ne del secolo precedente; redatto in forma di narra- cripta a oratorio scandita in tre navatelle, affian-
zione autocelebrativa, il documento è centrato cata da ambienti laterali, oggi adibiti a usi impro-
sulla figura del vescovo e sulle sue iniziative volte a pri; originariamente, si accedeva alla cripta
rinnovare le strutture e l’organizzazione diocesa- mediante scale laterali che sono state eliminate
na, però in un quadro di sicurezza ristabilita attra- con la creazione di un accesso frontale in occasione
verso il potenziamento delle difese del territorio di restauri condotti nel 1934-41. La possente torre
con la ricostruzione o la nuova edificazione di strut- campanaria a pianta quadrangolare, si accosta
ture fortificate26. Nel luogo di Testona egli aveva all’edificio come corpo indipendente allineandosi
restaurato il castello dotandolo di una torre e cin- alla facciata romanica 28. La tecnica costruttiva
gendolo di mura, aveva promosso la costruzione di mostra per gli elevati un uso prevalente dei ciotto-
una chiesa collegiata dedicata alla Vergine Maria e li e della pietra tagliata frammista a laterizi di
l’ampliamento di un’altra chiesa. Se l’identificazio- modulo romano, per lo più frammentari, con evi-
ne di quest’ultimo edificio di culto rimane incerta, denti stilature nella malta dei giunti, mentre nelle
la chiesa collegiata voluta dal vescovo e realizzata fondazioni sono utilizzati con larga prevalenza
ex novo secondo il documento27, ma sorta invece su ciottoli legati da abbondante malta.

25 BAUDI DI VESME, DURANDO, GABOTTO 1900, doc. 2, pp, 8-11 e arduinica di recupero della tradizione, cfr. L A ROCCA 1992, p.
la recente edizione critica di CANCIAN 1997. 135 ss.
26 GANDINO 1997,pp. 25-26. Per l’attività vescovile di potenzia- 28 La prima analisi dell’edificio fu pubblicata da OLIVERO 1940,
mento delle difese del territorio, che interessò otto siti, alcuni pp. 78-115; si rimanda, per le architetture landolfiane e in par-
dei quali già incasellati, si rimanda a MONTANARI 1997, pp. 85- ticolare per la chiesa di Testona, a T OSCO 1997, tenendo conto
86. che le indagini archeologiche hanno portato all’individuazione
27 Per l’ideologia del vescovo, in contrapposizione alla politica della facciata, che si riteneva perduta, e a una nuova lettura
dell’impianto della cripta (PANTÒ 1999b).
Gabriella Pantò, Luisella Pejrani Baricco 27

Fig. 14) Moncalieri, frazione Testona. Chiesa di Santa Maria, veduta panoramica dello scavo da est.

I lavori di ristrutturazione e risanamento che La più antica fase cimiteriale (D, fig. 15), con 5
hanno interessato l’ala nord della canonica, sono tombe di adulti maschili e di un giovane, presenta
stati l’occasione per effettuare un’indagine archeolo- come caratteristica comune il taglio delle fosse di
gica in un ambiente al piano terra adiacente all’ab- forma rettangolare, con pareti nettamente rettili-
side maggiore della chiesa (fig. 13). È stato pertanto nee, forse determinate dall’utilizzo di tavole lignee
possibile documentare i resti dell’abside meridiona- delle quali però non è rimasta traccia materiale (fig.
le e del cimitero esterno a essa raggiungendo i livelli 16); la cronologia delle sepolture nell’ambito del
di terreno naturale, sensibilmente digradanti da VII-VIII secolo è suggerita da una datazione C14
nord/nord-ovest verso sud, secondo l’originario profi- effettuata sulla T 35 ( 595 ± 55 AD, calibrata 645-
lo della collina su cui sorge la chiesa29. 760). Il livello successivo (C, fig. 15) sembra segnare
Nell’ambiente, in una superficie di circa 20 mq, un più intenso sfruttamento dell’area con una mag-
sono state documentate complessivamente 37 giore densità di inumazioni di soggetti di entrambi i
tombe sovrapposte su quattro livelli distinti sulla sessi (12 tombe), ma con una leggera prevalenza di
base delle evidenze stratigrafiche, mentre i resti di sepolture femminili. Il momento più tardo di utiliz-
almeno altri 18 individui sono stati recuperati non zo di questo livello cimiteriale, prima della costru-
in connessione anatomica nel riempimento di un zione romanica e dell’estensione del cimitero intor-
ampio canale di drenaggio post medievale, che no a essa, è indicato dalla datazione C14 effettuata
attraversava l’ambiente da nord verso sud (fig. sul soggetto della T 26 (950 ± 50 BP = 970 AD).
14). Le inumazioni, tutte in piena terra con depo- Allo stato attuale delle ricerche, la connessione
sizioni di entrambi i sessi e infantili in decubito spaziale del cimitero preromanico si può solo
dorsale, sono del tutto prive di corredo e di ele- induttivamente porre in relazione con un più anti-
menti del costume, mentre notizie raccolte in pas- co edificio di culto, del quale è stato individuato un
sato e oggi difficilmente verificabili, segnalavano il tratto di muratura di ciottoli legati da malta al di
ritrovamento presso la chiesa di sepolture “con sotto del perimetrale sud della chiesa, in un vano
oggetti di metallo” e di altre in laterizi “con corre- già scavato in passato e ubicato nella manica ovest
do povero”30. della canonica.

2 9 Per una prima informazione sugli esiti dell’indagine si dentale della canonica addossata al muro d’ambito meridiona-
rimanda a PANTÒ 1999b, pp. 255-257. Nuovi scavi sono stati le della chiesa romanica.
programmati per il 2001 in alcuni ambienti della manica occi- 30 La segnalazione orale è raccolta in N EGRO P ONZI MANCINI
1988, p. 72, n. 56.
28 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Fig. 15) Moncalieri, frazione Testona. Chiesa di Santa Maria, schemi delle fasi cimiteriali.

Fig. 16) Moncalieri, frazione Testona. Chiesa di Santa Maria, particolare della T 35.

Le analisi antropologiche31, pur considerando la na indagata nel 1878 da Edoardo e Claudio Calan-
limitata consistenza numerica del campione riferi- dra32, mentre al contrario per i soggetti di sesso
bile ad età preromanica, evidenziano per gli indivi- femminile la somiglianza è decisamente marcata,
dui di sesso maschile una scarsa affinità con i grup- in particolare con il campione di popolazione di
pi umani analizzati in altre necropoli longobarde, Romans d’Isonzo e con quello di Centallo, dove i
compresi quelli della vasta necropoli a file di Testo- valori delle probabilità sono per tutte le misure

31 Le analisi antropologiche sono state condotte da Licia Usai fatto espresso riferimento a una ventina di crani che “con tutta
della Anthropozoologica di Livorno, che ringrazio per aver con- fatica” furono salvati, date le cattive condizioni di conservazio-
cesso l’anticipazione dei dati. Il campione di Testona è stato ne dei resti umani: C ALANDRA, C ALANDRA 1880, p. 22. Invece,
confrontato con quelli di Romans d’Isonzo, Santo Stefano in per le analisi effettuate dal professor Gamba e commentate dal
Pertica, Rivoli loc. La Perosa, Centallo e con i crani recuperati Lagneau (edite in DE BAYE 1888, pp. 113-114) pervennero 31
dalla necropoli longobarda di Testona (cfr. nota 32). Per crani probabilmente perché a quelli della necropoli longobarda
Romans d’Isonzo si rimanda a BEDINI, BARTOLI, VITIELLO 1989, di Testona si aggiunsero altri 6 crani dolicocefali prelevati da
per Centallo a BEDINI et al. 1997 e MALLEGNI et al. 1998, p. 234 alcune tombe alla cappuccina e a cassa laterizia scavate presso
ss. la cascina Arpino di Moncalieri da Davide Calandra nello stes-
32 Nella sintetica relazione degli scavi edita dai Calandra, è so anno: PANTÒ 1999a, pp. 80-81. Per le analisi antropologiche
si rimanda a KISZELY, SCAGLIONI 1969.
Gabriella Pantò, Luisella Pejrani Baricco 29

Fig. 17) Localizzazione lungo l’asta del Po delle aree funerarie di ambito longobardo: 1. Torino, via Nizza; 2. Torino,
Lingotto; 3. Moncalieri, Fioccardo; 4. Moncalieri, cascina Arpino; 5. Moncalieri, borgo Piacentino; 6. Testona, necro-
poli; 7. Trofarello; 8. Testona, Santa Maria.

superiori al 50%. Una differenza morfometrica dei Il cimitero di Santa Maria potrebbe perciò rive-
soggetti inumati si è inoltre riscontrata nel passag- lare la particolare attrazione di una parte della
gio dal livello C, dove compaiono individui mesocra- popolazione femminile verso l’istituzione religiosa
nici accanto a brachicranici e dolicocranici, al livel- nel VII secolo inoltrato, mentre l’organizzazione
lo cimiteriale coevo all’impianto della chiesa landol- della necropoli a file e il rituale tradizionale ger-
fiana (B), dove invece si rileva la scomparsa della manico persistevano a poca distanza. Casi di cimi-
dolicomorfologia cranica insieme alla riduzione teri policentrici sono ormai conosciuti e possono
della statura su soggetti di entrambi i sessi. comprendere anche sepolture presso le chiese 35,
Certamente non sfugge la problematicità del- così come non stupisce osservare gli esiti del pro-
l’interpretazione storica di questi nuovi dati – cesso di osmosi con la popolazione autoctona dopo
destinati comunque a essere integrati e verificati la prima generazione immigrata.
con la prosecuzione degli scavi già programmati –, Per Testona è tuttavia un dato nuovo che com-
forse correlabili con quelli della necropoli di Testo- pleta, anche se complica, il quadro offerto dalla
na, dove i corredi femminili sono largamente sotto precedente documentazione archeologica. Da
rappresentati33: il fenomeno è noto e solo in parte tempo è nota infatti la rilevante presenza longo-
riconducibile alla precoce riduzione e scomparsa barda nell’area della collina torinese tra Moncalie-
del dono funebre per le donne34. ri e Testona36, rivelata da ritrovamenti funerari

33 VON HESSEN 1971, pp.48-49; NEGRO P ONZI MANCINI 1980a, p. “necropoli barbarica” in regione Fioccardo, e un certo interesse
2; la stima si basa sul conteggio minimo delle tombe, circa desta la descrizione del nucleo funerario individuato presso la
250/300, con una possibile percentuale di corredi maschili non cascina Arpino, non lontano dall’attuale cimitero, dove furono
superiore all’11% e di quelli femminili non superiore al 5%. individuate tombe a cassa con inumati soggetti dolicocefali
34 LA ROCCA 1997,p. 40 ss. (supra, n. 32). Per la bibliografia relativa ai contesti funerari, ai
ritrovamenti di ambito longobardo questi ritrovamenti e alle
35 Sul rapporto tra tombe longobarde ed edifici di culto cfr.
testimonianze di età romana, alcune delle quali inedite e frutto
L USUARDI SIENA 1989, p. 215 ss. e L USUARDI S IENA 1997 con di ricerche condotte nei primi decenni del Novecento, si riman-
bibliografia precedente. da a P ANTÒ 1999a, pp. 80-87. Per la ricostruzione del tessuto
36 Oltre alla necropoli di Testona, fu indagata nel 1910 una insediativo della collina dall’età romana al medioevo su base
toponomastica e storica, cfr. L A ROCCA 1986.
30 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Fig. 18) Desana, località Settime. Cartografia generale con localizzazione dei ritrovamenti e dell’asse del metanodotto.

avvenuti in passato lungo l’itinerario terrestre che lieri del Tempio, cui fu affidata la custodia del
da Torino risaliva il corso del Po costeggiando la ponte, e la formazione di un borgo a carattere mer-
riva destra (fig. 17); oltrepassata l’attuale località cantile anteriormente allo sviluppo di Moncalieri
Fioccardo la strada si diramava da un lato attra- nel XIII secolo39.
versando il fiume Po verso la valle di Susa e dal- (G.P.)
l’altro si inerpicava verso il Mons Calerius, inca-
stellato almeno dal X secolo, per poi ridiscendere a Desana
oriente verso Testona, evitando così l’aggiramento
del promontorio, lambito a meridione dalle Il sito di Desana, già segnalato nell’Ottocento
acque37. per il ritrovamento di un ripostiglio di monete di
La favorevole posizione dell’insediamento lon- piena età imperiale 40 , fu portato all’attenzione
gobardo sorto con funzione di controllo del distret- degli studiosi nel 1938, quando il Museo Civico di
to territoriale gravitante sul punto di guado o sul Torino acquisì dal mercato antiquario rari e prezio-
ponte, lungo un importante asse di navigazione si oggetti di età gota, per i quali è stata proposta
fluviale, alternativa a quanto restava dei percorsi l’appartenenza al corredo funerario del romano
terrestri di età romana, è già stata evidenziata38. Stefanius e della ostrogota Valatru(di) interrato in
Successivamente, proprio la presenza del punto di età teodoriciana41. Nuovi dati sono emersi grazie a
attraversamento del fiume verso la strada di Fran- recenti ricerche condotte in località Settime, il cui
cia sarà ancora oggetto di rilevanti interessi politi- toponimo miliario, per il quale si nota una signifi-
ci e commerciali tanto da determinare la fondazio- cativa concordanza con la distanza da Vercelli, par-
ne dell’ospedale di Sant’Egidio da parte dei cava- rebbe indicativo di un luogo di sosta lungo il trac-

37 Per l’itinerario della strada in sponda destra del Po e verso 39 SERGI 1981, p. 42; BORDONE 1997, p. 93.
Asti, e per le ipotesi di identificazione con la via Fulvia, si 40 Ritrovato entro un vaso, con emissioni di Matidia e di Ploti-
rimanda a CRESCI MARRONE 1991, p. 121 e a SETTIA 1991, p. 234 na: BRUZZA 1874, p. LX.
ss. 41 FUCHS 1944,p. 102; VIALE 1971, pp. 71-77; BIERBRAUER 1974;
38 MICHELETTO, PEJRANI BARICCO 1997, p. 305. La localizzazio-
BIERBRAUER 1994, pp. 208 ss. La datazione del complesso ad età
ne del punto di attraversamento è ipotizzabile solo a valle della teodoriciana (primi anni del regno) non contrasta non la pre-
fascia a frequente impaludamento, in corrispondenza degli senza anche di oggetti più antichi (secondo quarto del V secolo).
ampi meandri del fiume che caratterizzavano ancora in tempi Oggi, l’effettiva provenienza del “tesoro” dal territorio comuna-
recenti le campagne di Testona, ossia tra la confluenza del tor- le di Desana è messa in discussione da studiosi locali, che ne
rente Chisola e quella turbolenta del Sangone, dove il Po si ritengono probabile la provenienza da Trino, senza tuttavia
incassa in un corso relativamente stabile. Per le attestazioni apportare elementi probatori: per ulteriori informazioni si
documentarie relative alle divagazioni del corso del Po tra rimanda a PANTÒ 2000. Per gli indizi di presenze gote in Pie-
Testona e Moncalieri, rettificato a partire dalla metà del Sette- monte su base toponomastica cfr. S ETTIA 1996, pp. 17-18.
cento, si rimanda a Progetto Po 1989, pp. 40-48.
Gabriella Pantò, Luisella Pejrani Baricco 31

Fig. 19) Desana, località Settime. Tombe di ambito longobardo (area A).

ciato viario che collegava Vercellae ad Hasta42 e che ne del cristianesimo”44 (fig. 18, area G), la cui pla-
guadava il “flumen Gardina” presso il luogo dove nimetria sembra richiamare gli impianti noti delle
tra il 1150 e il 1156 fu fondato il monastero bene- ville tardo antiche della Cisalpina45. Recenti pro-
dettino di Santa Maria, probabile ospedale di spezioni e raccolte di superficie portano a ipotizza-
ponte 43. Alcuni scavi non sistematici condotti in re l’estensione in quest’area anche di una necropo-
passato, avevano documentato a nord-est della rog- li databile tra il I secolo a.C. e il I d.C. Due limitati
gia Gardina la presenza di un imponente edificio sondaggi di scavo praticati a breve distanza (fig. 18,
con pianta a U esteso su una superficie di oltre area H) hanno consentito di accertare rispettiva-
5.000 mq, connesso a un ambiente absidato ritenu- mente la presenza di resti strutturali, al momento
to dagli scopritori “risalente ai tempi della diffusio- di problematica collocazione cronologica in assenza

42 Per la viabilità in Piemonte in età romana si rimanda in ulti- Settime si tratta di un terreno sito “in territorio et curte Septi-
mo a B ANZI 1999, però con qualche riserva per l’accettazione mi” confinante con il “fluvius” Gardina: CASSETTI 2000.
acritica dei risultati degli studi locali; a CALZOLARI 1994, p. 51 44 BORLA 1982, p. 87. L’autore, in alcune note indirizzate alla
in particolare per questo tratto secondario e per le possibili Soprintendenza Archeologica del Piemonte negli anni successi-
variazioni di età successiva a VERCELLA BAGLIONE 1993. vi alla scoperta (1973), precisa che il rilievo fu realizzato inte-
43 In un atto di vendita del 1171 alla badessa di Santa Maria di grando planimetricamente le strutture osservate con lo scavo.
45 SPAGNOLO GARZOLI 1998, p. 84.
32 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

di reperti, e di un piccolo edificio di culto in mura- delimitate da una semplice cordolatura di ciottoli e
tura di ciottoli legati da tenace malta, il cui model- frammenti laterizi, distribuite su tutti i lati dell’e-
lo planimetrico, ad aula, concluso a oriente da dificio, ma con maggiore addensamento a oriente.
profonda abside a semicerchio oltrepassato ester- Le tombe a cassa rettangolare o rastremata, con
namente contraffortata, con un annesso quadran- lati lunghi lievemente arcuati e copertura a doppio
golare a nord, porta a collocare la chiesa piuttosto spiovente, sono otto, utilizzate per più inumazioni
precocemente nell’ambito del V secolo46. successive, e risultano realizzate con l’impiego di
Completano il complesso quadro insediativo materiali laterizi e ciottoli con legante di terra (fig.
evidenziato in questa zona i risultati delle indagi- 21). Solo la T 30, ubicata all’interno presso la fac-
ni condotte nel 1993 poco più a nord. In prossimità ciata, in posizione di privilegio insieme alle altre
della cascina Settime 47, i lavori di scavo per il tre sepolture al centro dell’aula, è realizzata con
metanodotto Chivasso-Mortara (fig. 18, aree A-F), l’uso di malta. La cronologia delle tombe a cassa e
hanno portato all’individuazione di diversi conte- in particolare del tipo con lati lunghi arcuati, mag-
sti insediativi e funerari di orizzonte tardoantico e giormente attestato, si colloca tra il VII secolo
altomedievale distribuiti in poco meno di 1 km, in avanzato e l’VIII. Una sola tomba, ubicata in posi-
parte compromessi per le condizioni di forte zione marginale a nord-est dell’area attesta invece
aggressione del sito sottoposto ad agricoltura la presenza del tipo a cassa antropoide, diffuso
intensiva48. anteriormente alla fine del X secolo51.
Apparentemente isolate al margine orientale Il cimitero presso Settime rivela, per un periodo
del sito (area A) sono state indagate due tombe a cronologico ancora scarsamente rappresentato in
cassa orientate ovest-est (T 1 e T 59), una delle Piemonte negli aspetti funerari, consuetudini loca-
quali sicuramente violata in antico, con semplici li, caratterizzate da specificità proprie, tra le quali
corredi funerari di ambito longobardo rappresen- si evidenzia la localizzazione delle riduzioni a lato
tati rispettivamente da un vaso a fiasco con deco- del cranio dell’ultimo inumato, mentre non sembra
razione a stampiglia e da un coltellino (fig. 19). Se di poter rilevare nella posizione degli arti superiori
per quest’ultimo non è possibile una precisa pun- delle costanti ripetitive. Non sono stati rinvenuti
tualizzazione cronologica, per il vaso a fiasco i con- elementi di corredo o del vestiario, mentre in due
fronti riconducono ai primi decenni del VII seco- casi è attestata la presenza di oggetti di uso perso-
lo49. La localizzazione delle due sepolture a breve nale, quali una fusaiola o vago di collana nella ridu-
distanza da un contemporaneo e più esteso cimite- zione T 31S, da correlare alla deposizione primaria,
ro (area B) con popolazione per gran parte autocto- e parte di un acciarino di selce nella T 29.
na, suggerisce la presenza, ancora socialmente La rarefazione delle sepolture nel corso dell’VIII
separata, di un gruppo egemone di tradizione ger- e del IX secolo, con la sporadica ripresa nel X, però
manica a carattere famigliare. in area marginale (T 3), può essere solo in parte
Ad un momento vicino all’occupazione longo- ricondotta al disciplinamento di età carolingia che
barda rimanda la formazione del cimitero con 57 proibiva le sepolture in chiese non plebane e alla
tombe di diversa tipologia e un numero minimo di riorganizzazione normativa vescovile della diocesi
73 individui, sviluppatosi in relazione alla presen- vercellese nel IX-X secolo 52, dal momento che il
za di un edificio di culto, il cui impianto planime- declino sembra coinvolgere anche l’insediamento.
trico è essenzialmente disegnato dalla posizione Allo stesso periodo di utilizzo del cimitero è
delle sepolture, essendosi conservato unicamente riferibile la presenza di nuclei abitativi, labilmen-
un breve tratto di muratura in fondazione, realiz- te conservati nelle strutture materiali. La presen-
zata con pezzame laterizio e ciottoli legati da argil- za di capanne a pianta circolare è testimoniata da
la (fig. 20). Alcuni elementi dell’apparato decorati- una base parzialmente interrata, dal diametro di
vo recuperati nel livello di distruzione, e in parti- circa m 3 (area C), e da alcune lenti di terreno for-
colare un laterizio decorato databile entro la temente antropizzato anch’esse di forma circolare,
prima metà dell’VIII secolo50, documentano l’im- che hanno restituito una elevata quantità di fram-
pegno profuso nella ricostruzione o nell’amplia- menti di pietra ollare (area D). Una capanna con
mento dell’edificio. sviluppo planimetrico presumibilmente rettango-
Le più antiche inumazioni documentate sono in lare è invece documentata da esili strutture realiz-
piena terra, seguite da tombe di tipo più eleborato zate con l’impiego di legno e argilla cruda su zocco-

46 In particolare i confronti per l’abside rimandano a edifici di 48 Per la pubblicazione esaustiva dello scavo e per la documen-
culto datati dalla fine del IV-V secolo, come la basilica di Porta tazione di dettaglio si rimanda a PANTÒ 2000.
Decumana ad Aosta ed esempi transalpini: cfr. la rassegna in 49 VITALI 1999, p. 206.
REYNAUD 1998, p. 236, 250. In ambito locale similitudini si 50 A. C ROSETTO, Decorazioni scultoree dalle chiese rurali nel
riscontrano a Sizzano (cfr. infra) e Mergozzo (PEJRANI BARICCO
1999, p. 115, fig. 9). Piemonte altomedievale (VII-VIII secolo), in questo volume.
51 I confronti tipologici rimandano al vicino sito di S. Michele di
47 Nel cortile della cascina si conservano in elevato, inglobate
in un fabbricato rustico, le strutture superstiti della chiesa di Trino: NEGRO PONZI MANCINI (a cura di) 1999.
Santa Maria del priorato benedettino. 52 PANERO 1988, p. 14 ss.; CHIARLONE 2000.
Gabriella Pantò, Luisella Pejrani Baricco 33

Fig. 20) Desana, località Settime. Planimetria generale del cimitero e dell’edificio di culto (area B).
34 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Fig. 21) Desana, località Settime. Particolare del cimitero, settore orientale.

li di muratura (area E). La scarsa conservazione fenomeno che si sta delineando per i contesti inse-
dei resti non consente considerazioni sull’organiz- diativi pedemontani del Piemonte, ma che appare
zazione degli spazi o sul modello di habitat, che indiziato anche da quelli funerari di ambito longo-
sembra comunque configurarsi secondo un assetto bardo con deposizione di recipienti, in passato rite-
sparso, caratterizzato dalla commistione tra le nuti tardoromani54.
aree insediative e funerarie, sorte in adiacenza I dati archeologici portano a collocare solo nel
alle strutture abbandonate di un edificio rustico di IX-X secolo un reale mutamento nelle forme di
età tardoantica (area F). insediamento e di occupazione del territorio di
Elemento comune dei diversi contesti indagati Septimum, anche se la sopravvivenza del villaggio
è l’assenza di ceramica, mentre i ritrovamenti di dopo il Mille trova attestazione documentaria. “È
pietra ollare (fig. 22) affermano una insospettata probabilmente da ricercare nel centro ammini-
vivacità commerciale e la presenza di attività arti- strativo della curtis il nuovo polo di attrazione per
gianali del fuoco, testimoniate dall’elevata percen- la popolazione, non coincidente con il villaggio
tuale di recipienti con marcate iridescenze ramate altomedievale”55, prima della costituzione del bor-
dovute all’alterazione della clorite sottoposta ad gofranco di Tricerro l’anno 121856, avvenuta in un
alta temperatura53. L’incremento del commercio momento coincidente con la precoce decadenza del
della pietra ollare a partire dal VII secolo è un monastero di Santa Maria di Settime57.
(G.P.)

53 Sono stati rinvenuti in totale 42 frammenti, con caratteriz- X secolo (Carvico, S. Tomé: M A L A G U T I , in stampa; Brescia,
zazione delle superfici spesso indicative ai fini cronologici (cfr. palazzo Martinengo e piazza Labus: GUGLIELMETTI 1996, p. 11;
PANTÒ 2000). Le attestazioni maggioritarie riguardano i clori- Pellio Intelvi: ARSLAN, CAIMI, UBOLDI 2000, pp. 147-149).
toscisti (gruppi G e F), provenienti dall’arco alpino nord-occi- 54 Due recipienti provengono da Borgovercelli, uno più alcuni
dentale, con prevalenza dalla Valle d’Aosta con la val Meriana frammenti da Borgomasino, uno da Carignano e uno da Beina-
e dalle valli di Lanzo. Sono presenti anche alcuni talcoscisti, sco: per la bibliografia specifica cfr. P ANTÒ 2000, n. 57.
con trattamento delle pareti esterne ad arco di cerchio, i cui 55 CHIARLONE 2000. L’ultima menzione del villaggio di Septi -
confronti riportano al periodo tardolongobardo, da cave dalle
Alpi centrali, in particolare da Valtellina e Bregaglia (gruppo mum risale al 1188: PANERO 1985, p. 22.
D) e da Ticinese o Novarese (gruppo B). La sottorappresenta- 56 Per le popolazioni che confluiscono verso Tricerro cfr. PANE-
zione della ceramica rispetto alla pietra ollare si sta eviden- RO 1979, passim
ziando anche altrove, in contesti insediativi compresi tra VIII e 57 CASSETTI 2000.
Gabriella Pantò, Luisella Pejrani Baricco 35

Fig. 22) Desana, località Settime. Pietra ollare dai siti di abitato (aree E, D, C). Le lettere piccole corrispondono al
gruppo petrografico; gli asterischi segnalano i recipienti utilizzati come crogioli (scala 1 : 3).
36 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Fig. 23) Dorzano. Veduta aerea dello scavo.

Dorzano cospicui ruderi doveva caratterizzare il paesaggio


ancora ai tempi dell’arcivescovo di Vercelli Gio.
In prossimità dell’altopiano morenico della Stefano Ferrero se questi, scrivendo nel 1609,
Bessa i cospicui ritrovamenti archeologici di età ricordava che “ […] in valle S. Secundi reperiunt
romana documentati nelle aree dei comuni di Dor- passim incolae inter arandum fundamenta multa
zano e di Salussola e in particolare nella piana di antiqua aedificiorum ingentium, quorum frequen-
S. Secondo, portano a identificare la zona compre- tia etiam supra terram eminent”61.
sa tra i due centri abitati come sede di un insedia- Oltre alle scoperte avvenute nel passato di
mento vicano del pagus Victimulae, amministrati- resti strutturali e di importanti documenti epigra-
vamente dipendente da Eporedia58, sviluppatosi fici e figurativi, per lo più di piena età imperiale, in
in relazione allo sfruttamento delle aurifodinae, la particolare nelle regioni denominate “Murassi” e
cui rilevanza dall’età repubblicana era già stata “Le Porte” 62, altri elementi suggeriscono la possi-
sottolineata da Strabone (Geogr. V, 1, 12) e da Pli- bilità che in questa zona anche nella tarda anti-
nio (n.h., XXXIII, 41, 78) 59. Collocata lungo una chità sorgessero edifici di notevole estensione e
diramazione dell’asse viario che da Vercelli porta- rilevanza. La complessità topografica del sito si
va a Ivrea e ai passi alpini60, la località è ancora evidenzia anche in relazione all’ubicazione delle
ricordata nella C o s m o g r a p h i a d e l l ’ A n o n i m o diverse aree funerarie di orizzonte tardoantico e
Ravennate, risalente forse al VII secolo seppure altomedievale identificate sulla base di vecchi
basata su fonti tardoromane, che la indica ubicata ritrovamenti, poco o nulla documentati, che tutta-
iuxta Eporejam non longe ab Alpe est civitas quae via offrono informazioni sulla localizzazione di
dicitur Victimula (Rav. 4, 30). L’affioramento di tombe e aree sepolcrali topograficamente connesse

58 Come evidenziato dalle ricerche di B RECCIAROLI TABORELLI 60 VERCELLA BAGLIONE 1992; BANZI 1999,p. 54 ss.
1988, pp. 135-136. 61 FERRERO 1609, p.23.
59 Per il discusso passo di Strabone, che lo colloca nei pressi di 62 Per una rassegna dei ritrovamenti e della bibliografia relati-
Piacenza, e in generale sull’attività estrattiva della Bessa cfr. va si rimanda a PANTÒ 1991-92, p. 60 ss., a MASSARA 1999 (con
DOMERGUE 1998. tentativo di localizzazione topografica sulla base dei catastali
del XVIII e XIX secolo), e a LEBOLE 1999.
Gabriella Pantò, Luisella Pejrani Baricco 37

Fig. 24) Dorzano. Planimetria fase 1.

a edifici di culto63. Recenti indagini hanno consen- navate con le minori fiancheggiate a est da ambienti
tito di evidenziare la presenza di strutture presu- simmetrici a pianta quadrangolare e navata centrale
mibilmente riferibili a una villa di età bassoimpe- conclusa da abside semicircolare oltrepassata, ester-
riale, della quale è stato identificato anche un namente rafforzata da due contrafforti. Resti struttu-
ambiente absidato64. rali in prosecuzione del muro d’ambito meridionale,
A breve distanza, su un rilievo dominante la potrebbero indicare la presenza di un atrio, forse non
piana di S. Secondo, è in corso l’indagine di un edifi- contestuale per le differenze riscontrate nella tecnica
cio di culto (fig. 23) già intercettato nel corso di ricer- costruttiva. In tempi successivi altri ambienti si addi-
che condotte nel XIX secolo65 e interpretato dagli zionarono lungo il lato esterno settentrionale (fig. 24).
editori del passato come un ponderario, in ragione La muratura, conservata solo per brevi tratti
del ritrovamento avvenuto nel 1819 di un’iscrizione nel primo filare di elevato, è in ciottoli accurata-
dedicatoria databile al I-II secolo, che ne ricorda la mente connessi con l’inserzione di rari laterizi, più
donazione da parte di Titus Sextius appartenente abbondanti nei tratti di elevato, legati da tenace
alla tribù Voltinia, duumviro a Eporedia66. malta. La tipologia dell’abside 68 e la tecnica edili-
Il primo impianto attribuibile con certezza a un zia convergono nell’indicare per la costruzione una
edificio di culto67 è basilicale orientato, articolato in tre cronologia compresa tra la fine del IV e il V secolo.

63 I dati sono stati raccolti e analizzati in PANTÒ 1991-92. Dal V, 6772). Le recenti indagini sono state dirette da Luisa Brec-
territorio provengono la lapide funeraria cristiana di Vitales ciaroli Taborelli e dalla scrivente nella campagna di scavo del
adolescens, cronologicamente attribuita al V-VI secolo e rinve- 1998: PANTÒ 1999c, con bibliografia precedente.
nuta nel 1782 nel coro dell’oratorio di San Pietro Levita (RODA 66 BRUZZA 1874, n. XXIX, pp. 55-56; RODA 1985, n. 100, pp. 168-
1985, p. 176 n. 104), e il frammento che ricorda Anastasio, oggi 169; MASSARA 1999, p. 25 ss.
perduto, già murato nella facciata dello stesso edificio (SCHIA- 67 Nell’area orientale sono stati documentati i resti di un picco-
PARELLI 1894-1895, pp. 198-200; VIALE 1971, p. 77).
64 BRECCIAROLI TABORELLI 1995, pp. 328-329. lo edificio la cui funzione e cronologia potrà essere definita con
la prosecuzione delle indagini.
65 RONDOLINO 1882, p. 29, ci informa che durante gli scavi pra- 68 Si riscontrano marcate similitudini con le chiese della Valle
ticati “da mani ignoranti”, oltre a rovinarsi le strutture mura- d’Aosta prevalentemente datate tra la fine del IV e il V secolo,
rie, “se n’andarono i marmorei selciati” comprese, forse, le epi- e in particolare con quelle di Villeneuve (aula N) e di S. Loren-
grafi funerarie cui dovevano far parte i due frammenti con i zo ad Aosta: per la bibliografia specifica e per ulteriori confron-
nomi rispettivamente di Modesta e Liberata, oggi perduti (CIL ti cfr. B RECCIAROLI TABORELLI 1993, p. 306.
38 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Fig. 25) Dorzano. Planimetria fase 2.

Dai dati attualmente raccolti sembra di poter l’addizione di navate laterali delle quali è al momen-
escludere, almeno per i primi tempi, la destinazio- to meglio documentata quella settentrionale, forse a
ne funeraria della chiesa. L’assenza di sepolture terminazione absidata, come parrebbe indicare una
non consente di riconoscere in questo edificio un trincea d’asporto ancora da indagare, racchiudente i
santuario dedicato al culto di san Secondo69, pre- resti di un elemento circolare di muratura di ciotto-
sunto martire della legione tebea, che sarebbe li dal quale si diparte una canalizzazione di elemen-
stato giustiziato sotto Diocleziano e Massimiano ti laterizi, forse interpretabile come residuo di una
“uno milliari prope castellum Cesariano quod […] vasca battesimale (fig. 25). Le strutture murarie
nomen Victimolis accepit” come narrato dalla Pas - dell’ampliamento si caratterizzano per la tessitura
sio, edita dal Mombrizio nel 1478 e ripresa dagli irregolare con l’impiego di pietre e ciottoli legati da
editori degli Acta Sanctorum, ma non anteriore malta, tranne che nel filare di imposta dove le pietre
all’VIII secolo70. D’altra parte recenti studi tendo- hanno maggiore pezzatura e legante d’argilla. Pro-
no a collocare la diffusione del culto dei santi mili- babilmente all’arredo di questa fase è attribuibile
tari e in particolare di quelli della leggendaria l’opus sectile pavimentale in piastrelle di diverse
legione Tebea solo in età gota e poi longobarda, in forme e dimensioni, con prevalenza dei triangoli in
forte contrapposizione all’arianesimo71. bianco e nero, recuperati nell’arativo.
Un importante ampliamento comportò l’esten- Intorno all’edificio si estese l’area cimiteriale72
sione dell’edificio con l’arretramento verso est del- con tombe in piena terra e altre, maggioritarie, a
l’abside innanzi alla quale si sviluppa una struttura fossa delimitata mediante cordolature di ciottoli e
definita da quattro pilastri, dei quali due cruciformi laterizi fratti, mentre una sola documenta la pre-
a est e due quadrangolari a ovest. Resta ipotetica senza della tipologia a cassa di muratura. Questa

69 Secondo l’interpretazione di L EBOLE 1994, p. 333 ss. 71 CRACCO RUGGINI 1999, pp. 32-33 con fonti e bibliografia.
70 Acta SS. Augusti, V, cc. 792-797; l’interpretazione degli ultimi 72 Al momento sono state indagate poco più di una decina di
due capitoli, che alludono a diverse traslazioni delle reliquie e tombe contenenti in alcuni casi più di una inumazione. L’anali-
che forse sono di epoca successiva, è controversa. Il vescovo Fer- si antropologica dei resti umani, pervenuti in precarie condi-
rero ricorda la presenza di una Vita del martire nell’Archivio zioni di conservazione, è stata effettuata da E. Bedini; si è
della Chiesa di Vercelli “in codice quodam perantiquo” (FERRERO riscontrata la presenza di soggetti di entrambi i sessi deceduti
1602, p. 21), a oggi non reperito. Per la rivendicazione alla chie- tutti in età adulta o avanzata, mentre appare evidente la sotto-
sa vercellese del santo cfr. CROVELLA 1968, pp. 52-57, LEBOLE rappresentazione degli infanti.
1979, pp. 24-40 e in ultimoMONACI CASTAGNO 1997, pp. 69-70.
Gabriella Pantò, Luisella Pejrani Baricco 39

Fig. 26) Dorzano. Particolare della T 5.

(T 5), collocata in evidente posizione di privilegio L’abbandono dell’edificio sembra collocarsi dopo
all’esterno dell’edificio in asse alla facciata, è rea- l’VIII secolo, presumibilmente nel corso del IX. Pur
lizzata in muratura di ciottoli e tegole frammenta- considerando con riserva i toni catastrofici che
rie poste in opera con legante di argilla, priva di nella Vita del Beato Pietro Levita, pervenuta in
fondo e copertura costituita probabilmente da doppia copia del XIII secolo, ma ascrivibile al X-XI
tavole lignee e da alcune lastre di pietra (fig. 26). secolo, accennano a devastazioni subite dai luoghi
L’inumato, un soggetto adulto di sesso maschile73, muniti e dalle chiese di Vittimulo nel corso di
era deposto con il capo a est poggiato su un emise- distruttivi eventi bellici74, non si può non notare
squipedale utilizzato come cuscino cefalico. La cro- come il destino del pagus e con esso l’assetto inse-
nologia della tomba è suggerita dall’analisi C14 diativo della conca di S. Secondo fosse destinato a
effettuata sui resti umani, che ha fornito la data- mutare drasticamente “nel volgere di qualche seco-
zione non calibrata all’anno 770 ± 50. lo”75. Tra l’atto dell’826 degli imperatori Ludovico e
La realizzazione dell’ampliamento della chiesa Lotario a favore del conte Bosone, in cui la corte di
con possibile funzione battesimale, ancora ante- Biella è collocata nel pago di Victimulae (Ictimo -
riormente alla metà del VII secolo, è suggerita lum)76, e il diploma di Ottone III del 999, in cui il
dalla presenza dei frammenti di un vasetto con quadro di riferimento è completamente mutato in
decorazione a stralucido di tradizione pannonica favore di Biella 77 si colloca l’incastellamento del
deposto in una sepoltura infantile (T 8), che affian- sito di altura di Salussola, probabile nuovo polo di
ca l’abside sul lato meridionale. aggregazione delle popolazioni rurali78.
(G.P.)
73 Il soggetto, alto cm 165, deceduto a 45-50 anni, era stato 76 MGH Diplomata, 1893, doc. 323, pp. 748-751.
afflitto in età infantile da rachitismo. 77 BORELLO 1933, doc. 1, p. 1 ss. in cui il riferimento al comita-
74 Archivio Capitolare di Vercelli, Vita beati Petri Levitae, cod. to di cui fa parte Biella, rimanda alla precoce organizzazione
XLVII, ff. 79-82, e cod. XXXIV, ff. 196-201. Il corpo del Beato, col- carolingia dell’impero.
laboratore di Gregorio Magno, morto il 604 o poco dopo, sarebbe 78 Per il quadro relativo all’incastellamento del Biellese si
stato trafugato “a romana sede ad uictimuli castrum antiquo rimanda ai dati raccolti in PANERO 1985, p. 27, n. 15; in generale,
vocabulo cesareanum dictum” e traslato sotto il vescovo Ingone per le dinamiche che portarono alla costruzione di castelli e
(961-967) nel castrum di Salussola: a tale proposito cfr. CANTINO all’incastellamento di curtes tra X e XI secolo in Piemonte, foca-
WATAGHIN 1997, p. 44, n. 86, con bibliografia precedente. lizzate attraverso la ricerca storica, si rimanda a SETTIA 1999, p.
75 G ANDINO 1990, p. 70. 342 ss; per le fonti archeologiche cfr. MICHELETTO 1998, pp. 70-77.
40 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Sizzano

Ancora un abbandono si
evidenzia per la chiesa di Siz-
zano, nel Novarese, costruita
in una villa romana con con-
tinuità di vita e trasformazio-
ni attestate dai materiali fino
al IV-V secolo 79 (fig. 27). La
villa faceva parte delle estese
strutture abitative del pagus
Agaminus80, mentre la pre-
senza di una comunità cri-
stiana nello stesso p a g u s
sarebbe attestata da Eusebio
di Vercelli già a metà del IV
secolo81.
La precisa sovrapposizio-
ne delle strutture paleocri-
stiane sul precedente peri-
metro della villa, nel suo
angolo sud-occidentale, indi-
ca non solo l’ovvia recenzio-
rità della chiesa, ma anche
che il suo inserimento tra i
fabbricati del complesso
avvenne in un periodo in cui
esso era pienamente in fun-
zione, partecipe della genera-
le prosperità del distretto
rurale di appartenenza, che
non subì significative contra-
zioni dell’abitato nel tardo Fig. 27) Sizzano. Veduta aerea della villa con oratorio paleocristiano.
impero, come attestano le
evidenze archeologiche in più
siti del territorio pagense.
L’edificio di culto è ad aula unica (m 15,40 x 11 L’esame preliminare dei materiali ceramici
circa), conclusa a oriente da un’abside con profilo raccolti negli strati relativi all’edificio di culto
interno a semicerchio oltrepassato, affiancata da suggerisce un orizzonte cronologico tra IV e V
due vani rettangolari simmetrici (fig. 28). Distru- secolo, ma le caratteristiche architettoniche di
zioni moderne praticate nell’abside hanno impedi- matura elaborazione – in particolare l’abside
to di verificare la presenza dell’altare, mentre sono stretta tra i pastophoria – fanno propendere per il
risultati meglio conservati i resti dei piani pavi- V secolo82.
mentali dell’aula che, raccordandosi alle pareti, I rapporti con la villa non lasciano dubbi sul
provano l’unitarietà di impianto della chiesa e per- carattere privato della fondazione religiosa, le cui
mettono di precisare i rapporti stratigrafici con le sorti appaiono ad essa legate anche nel seguente
fasi successive. periodo di vita. Nei primi tempi la chiesa non

79 Gli scavi sono in corso dal 1988 sotto la direzione di Giusep- cristianizzazione delle campagne che muoveva dai vertici civili
pina Spagnolo Garzoli, con la partecipazione di chi scrive alle prima ancora che ecclesiastici, ossia dai grandi proprietari
due campagne che hanno interessato la chiesa: SPAGNOLO GAR- ormai cristiani di queste ville incastonate in complessi vicani”.
ZOLI 1991; PEJRANI BARICCO 1999, pp. 80-83. 82 Pur in assenza di confronti precisi, pare infatti poco probabile
80 Sulle attestazioni archeologiche ed epigrafiche del pagus e che l’organica disposizione dei pastophoria non risenta già dei
sulla sua struttura territoriale: S PAGNOLO GARZOLI 1998, S PA- modelli orientali mutuati attraverso Ravenna. Va comunque sot-
GNOLO GARZOLI 1999; DESSILANI 1995. tolineato, come si accennerà nelle conclusioni, che il tema archi-
81 Sulla dibattuta questione dell’autenticità dell’interpolazio- tettonico degli annessi laterali ricorre più volte nell’architettura
ne che include la plebs degli Agaminae ad Palatium nell’elenco della nostra regione, con soluzioni variate sia in relazione a
delle prime comunità cristiane dell’attuale Piemonte citate da impianti a tre navate, sia a edifici a navata unica. Non è quindi
Eusebio di Vercelli, di recente si è espressa favorevolmente escluso che qui si tratti di una elaborazione originale per la crea-
CRACCO RUGGINI 1999, in particolare pp. 26-29, che vede con- zione di locali indispensabili alla funzionalità liturgica, relativa-
fermata dalla documentazione archeologica “la traccia di una mente indipendente dai più aulici e lontani riferimenti.
Gabriella Pantò, Luisella Pejrani Baricco 41

Fig. 28) Sizzano. Veduta aerea della chiesa.

Fig. 29) Sizzano. Particolare delle tombe affiancate alla parete meridionale della chiesa.
42 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

accolse sepolture né interne né esterne; soltanto Gozzano


quando il pavimento era ormai interrato e la
quota di calpestio si era notevolmente rialzata, si Le indagini sull’isola d’Orta, condotte in più
sviluppò un limitato cimitero lungo la parete occasioni fino all’estate del 1999 (figg. 30, 31),
meridionale e al suo interno, presso l’angolo sud- offrono dati sempre più numerosi sulle vicende
occidentale (fig. 29). Successive erosioni del depo- della chiesa e del castrum, per i quali si è proposto
sito archeologico e le arature del terreno hanno di attribuire l’importante fase costruttiva databile
ridotto lo stato di conservazione delle strutture tra la fine del V e gli inizi del VI secolo all’iniziati-
funerarie al solo fondo o a pochi resti delle pareti va dei vescovi novaresi, alla quale si accompagnò il
delle tombe a cassa rettangolari o trapezoidali con rilancio del culto dei santi Giulio e Giuliano, mis-
pezzame laterizio disposto a secco o legato da sionari evangelizzatori dell’area del Cusio85. Se la
malta ora disgregata. Altri fondi accuratamente tomba di san Giulio è venerata sull’isola almeno
costruiti con tegole o mattoni interi potevano dal V secolo, quella di san Giuliano era finora loca-
essere connessi a coperture a doppio spiovente di lizzata nella chiesa di San Lorenzo a Gozzano
tegole, secondo tipologie diffuse, confrontabili ad dalla tradizione agiografica, che vuole l’edificio
esempio con le diverse varianti emerse a Centallo costruito dal santo stesso per predisporvi la pro-
nel cimitero di VI-VII secolo. A “cappuccina” era pria tomba86, dalle strutture romaniche della chie-
inoltre coperta la tomba più antica, infantile e iso- sa attuale – che comprendono il cenotafio emer-
lata nell’aula, l’unica forse compatibile, per la gente dietro l’altare (fig. 32) – e dalla documenta-
quota del colmo, con la seconda pavimentazione zione scritta relativa alla pieve di Gozzano.
della chiesa. Con un diploma del 919, Berengario I concede
Nessun oggetto di corredo è stato ritrovato, né al vescovo di Novara Dagiberto di istituire presso
si possono trarre informazioni sui resti scheletrici, la chiesa plebana di Gozzano un mercato settima-
completamente perduti a causa della natura del nale, al sabato, e una fiera annuale il 24 ottobre,
terreno. Si può quindi soltanto ipotizzare che tra giorno della festa di san Giuliano, le cui ossa – dice
VI e VII secolo l’ultimo gruppo di residenti della il documento – sono conservate nella chiesa stessa.
villa, forse i proprietari, data la discreta qualità La data della festa corrisponde alla traslazione
costruttiva delle tombe, abbia scelto il proprio ora- delle reliquie, probabilmente avvenuta alla fine
torio privato come luogo di sepoltura, anche se l’e- del IX secolo sotto l’episcopato di Cadulto (882-
dificio, già interrato, stava avviandosi a rovina. 891), mentre la conferma della dedica della pieve a
Successivi allineamenti, abbastanza regolari, san Giuliano è data da una citazione del 97087.
di buche da palo, rivelano l’esistenza di un edificio La nuova chiesa plebana fu dunque costruita
di legno, probabilmente impostatosi tra i ruderi prima degli inizi del X secolo e dotata delle reliquie
della chiesa ormai abbandonata. Difficilmente si sottratte al San Lorenzo, dove tuttavia si conservò
tratta di una cappella, mentre non si esclude possa la memoria dell’originario luogo della sepoltura di
essersi verificata nell’alto medioevo una riconver- Giuliano, oggetto di perdurante devozione. In
sione dell’area all’uso abitativo o agro-pastorale. seguito la chiesa dovette subire un progressivo
La chiesa dunque non sopravvisse a lungo all’ab- degrado, se nel 1141 il vescovo Litifredo la affidò a
bandono della villa, che a sua volta rientra nell’or- un gruppo di laici, purchè la restaurassero e prov-
mai noto fenomeno della fine di queste strutture, vedessero al suo sostentamento.
verificatosi nell’Italia settentrionale nel corso del L’edificio attuale, ad aula unica absidata, è
VI secolo83. Tuttavia la precoce decadenza di que- frutto di successivi parziali rifacimenti: il settore
sto oratorio potrebbe avere relazione anche con l’i- orientale, che comprende l’abside, appartiene
stituzione di una chiesa battesimale, se fossero all’età romanica, probabilmente ai restauri ese-
confermate le origini paleocristiane del San Vitto- guiti dopo il 1141, mentre il resto della navata fu
re di Sizzano, citata come pieve nel 1000 e nel 1013 ricostruito più tardi, in sostituzione delle struttu-
e che alla fine del XVI-inizi del XVIII secolo, prima re preromaniche evidenziate dallo scavo.
di essere ricostruita, aveva ancora un battistero L’origine paleocristiana della chiesa è stata
autonomo, sotto forma di capella rotunda antiqua infatti rivelata dall’indagine completa svolta al suo
con abside, altare e resti di un fonte battesimale interno e appena conclusa, che ha chiarito come l’at-
laterizio84. tuale edificio ricalchi sostanzialmente lo schema
(L.P.B.)

83 BROGIOLO (a cura di) 1996. Intra, ora attribuito alla fine del IX secolo, e potrebbe risalire
84 GAVAZZOLI TOMEA 1980, p. 94. agli inizi dell’VIII, contemporaneamente alla stesura della Vita
di San Gaudenzio: GAVINELLI 1998-1999, pp. 28-31; ANDENNA
85 PEJRANI BARICCO 1999, pp. 83-97; PEJRANI BARICCO 2000.
2000, p. 20.
86 La redazione del testo della Legenda Sancti Julii et Juliani 87 Sulle chiese di San Lorenzo e di San Giuliano a Gozzano: DI
è stata recentemente retrodatata rispetto alla cronologia pro- GIOVANNI 1980, pp. 190-194. Per i riferimenti documentari e il
posta dalla critica precedente, in quanto esso compare già nel quadro storico precedente le indagini archeologiche si rimanda
passionario 12 (10) della Biblioteca Capitolare di San Vittore di ad ANDENNA 1987.
Gabriella Pantò, Luisella Pejrani Baricco 43

Fig. 30) Isola di S. Giulio d’Orta. Scavo 1998 in casa Tallone; la freccia indica i resti del muro di cinta del castrum
tardoantico (fine V-inizi VI sec.).

Fig. 31) Isola di S. Giulio d’Orta. Scavo


1999 in piazza Vittorio Veneto: sui resti di
una scala monumentale tardoantica si
impostano edifici di età longobarda.

Fig. 32) Gozzano. Chiesa di San Lorenzo,


veduta dell’area presbiteriale agli inizi
dello scavo; dietro l’altare emerge la coper-
tura del cenotafio.
44 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Fig. 33) Gozzano. Chiesa di San Lorenzo, panoramica dello scavo da ovest.

planimetrico della prima chiesa, ricostruibile in chiesa battesimale di Santo Stefano di Lenta, di cui
base ai resti delle fondazioni, visibili nei brevi trat- si è proposta una rilettura e un’ipotesi di datazione
ti delle pareti longitudinali non fasciati dalle pan- alla prima metà del VI secolo, offre un importante
che in muratura di età moderna, e allo sviluppo quanto raro confronto in ambito regionale89.
della fase cimiteriale più antica (figg. 33, 34). Dietro il banco, sull’asse mediano della chiesa
L’aula era verosimilmente conclusa da un absi- ed esattamente al di sotto del cenotafio di età
de, come suggerisce la disposizione radiale delle romanica, si è individuata una tomba molto ben
tombe, e dotata di un banco presbiteriale a ferro di costruita con il fondo monolitico in pietra e le pare-
cavallo (fig. 35). Ai lati di questo si allineano due ti in muratura legate e rivestite da malta signina.
basi in muratura che dovevano supportare un dia- Il defunto doveva essere deposto con il capo a est,
framma murario. Davanti al synthronos sono con- come indicano il cuscino in pietra e la terminazio-
servati lacerti di pavimentazione che delineano ne arcuata della cassa, che richiama la forma dei
un’area quadrangolare, larga quanto il banco, con sarcofagi. Ritrovata ora vuota e priva della coper-
tracce di opus sectile, contornato da resti di coccio- tura originaria, questa tomba era evidentemente
pesto su vespaio, che forse si estendeva al resto quella di un personaggio venerabile, un ecclesia-
della chiesa. Il quadrilatero lastricato davanti al stico, data la posizione a oriente del capo90, di cui
banco doveva accogliere l’altare, probabilmente anche più tardi, dopo la traslazione delle reliquie,
chiuso da recinzioni. si ribadì la santità evidenziandone il sepolcro con
La tipologia dell’aula unica con gruppo presbite- una sovrastruttura emergente dal pavimento, con
riale banco-altare trova abbondanti riscontri nelle soluzione analoga a quella adottata per San Giulio
chiese paleocristiane delle diocesi settentrionali nella sistemazione romanica del presbiterio della
della metropoli di Aquileia, a suo tempo studiate da basilica sull’isola.
Menis e prevalentemente datate al V secolo88. Non In attesa di approfondire meglio i confronti
lontano da Gozzano, ma in diocesi di Vercelli, la tipologici di questo santuario, e in assenza di ele-

88 MENIS 1958, pp. 195 ss. 90Sull’ipotesi che la disposizione inversa dei defunti con capo a
89 PEJRANI BARICCO in corso di stampa. est sia riservata agli ecclesiastici: D URAND 1988, p. 191; vi
accenna inoltre CROSETTO 1998b, p. 227.
Gabriella Pantò, Luisella Pejrani Baricco 45

Fig. 34) Gozzano. Chiesa di San Lorenzo, panoramica dello scavo da est.

Fig. 35) Gozzano. Chiesa di San Lorenzo, planimetria dello scavo. Gli asterischi indicano la presenza di oggetti di
corredo nelle tombe.
46 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

capo a ovest. Di norma le tombe furono riutilizzate


più volte e poi manomesse o interamente svuotate
già in antico, con qualche eccezione nell’area del
presbiterio, meno disturbata. Si segnalano casi di
cassette di riduzione ricavate al tempo della
seconda inumazione (ad esempio T 13/16, T 17/20).
Lo studio in corso dei resti scheletrici 91, pur-
troppo mal conservati, va delineando le caratteri-
stiche di un gruppo umano selezionato per sesso ed
età di morte: sono infatti nettamente prevalenti
gli individui maschili adulti (oltre il 53%), spesso
di età avanzata, come si è riscontrato per le tombe
dell’atrio del San Gervasio di Centallo. D’altra
parte non stupisce che l’area interna alla chiesa
abbia attratto le sepolture privilegiate dei capofa-
miglia adulti o anziani, mentre è possibile che gli
altri membri della comunità – donne e bambini –
siano stati inumati all’esterno.
Soltanto sette tombe hanno restituito oggetti di
corredo e in ogni caso le rideposizioni e le violazio-
ni hanno sicuramente causato l’impoverimento o
la perdita completa dei corredi, benchè probabil-
mente questi fossero già in origine di tipo ridotto.
La sola tomba quasi integra, salvo un limitato
Fig. 36) Gozzano. Chiesa di San Lorenzo, bottiglia in disturbo all’estremità orientale, è la numero 2,
vetro proveniente dalla T 2 (scala 1 : 2). posta a nord dell’altare e ancora coperta da una
grande lastra lapidea sigillata con malta lungo i
margini: questa reca incisa un’importante epigra-
menti di datazione assoluta, si può provvisoria- fe leponzia della fine del III- prima metà del II
mente ipotizzare che sia sorto contemporanea- secolo a.C.92. All’interno dell’ampia cassa in mura-
mente alla ricostruzione della chiesa di San Giulio tura era sepolto un uomo di oltre 50 anni, con una
tra la fine del V e gli inizi del VI secolo. bottiglia di vetro, deposta all’altezza delle ginoc-
Probabilmente posteriore al primo impianto è chia, quale unico dono funebre, la cui tipologia
lo sviluppo delle sepolture che andarono progressi- trova confronti in contesti databili dalla fine del VI
vamente occupando tutto lo spazio disponibile, ad a tutto il VII secolo93 (fig. 36).
eccezione dell’area dell’altare, solo parzialmente In asse con l’ingresso della chiesa, in una posi-
intaccata sul fronte occidentale. Lo sviluppo del zione privilegiata che più volte si è evidenziata
cimitero appare ordinato per file, senza sovrappo- come tale anche negli esempi precedenti, la T 63,
sizione delle strutture. Le tombe sono tutte a cassa estesamente distrutta, conteneva i resti sconvolti
in muratura, oppure rivestite con grandi elementi di un individuo maschile di età matura o senile e di
lapidei di recupero, tra i quali una stele e altri un altro adulto forse femminile. Apparteneva sicu-
frammenti iscritti di età romana. Il fondo era ramente al primo una ricca cintura multipla per la
quasi sempre rivestito di laterizi o di lastre lapidee sospensione del sax con guarnizioni in ferro age-
e ancora lastre costituivano la copertura, come si è minato in argento e ottone su pseudo-placcatura in
potuto osservare nei pochi casi in cui era conserva- argento dei campi decorativi (fig. 37). Si conserva-
ta. I materiali edilizi impiegati nelle pareti com- no: la fibbia a placca fissa, con anello e ardiglione
prendono ciottoli, scapoli di pietra, frammenti di decorati a tratteggio in argento e ottone e decora-
laterizi ed emisesquipedali, legati da argilla o da zione di II Stile animalistico “armonioso” sulla
calce, talvolta utilizzata solo per la stilatura dei placca; due placche a forma di U, sempre con ani-
giunti sulle superfici interne della tomba. Resti di mali anguiformi intrecciati con schemi diversi,
finitura a intonaco sono stati inoltre osservati in compresi in un bordo perlato a punti alternati d’ot-
pochi casi, tra i quali spicca la T 45, posta davanti tone e d’argento, e altre due placche più allungate
all’ingresso, per il rivestimento con intonaco rosso e articolate, di cui una con decorazione tripartita,
delle pareti e del fondo. di tipologia già attestata nella cintura multipla
I defunti erano regolarmente deposti con il della T 4 di Trezzo, e ricorrente nelle cinture suc-

91Devo alla cortesia di Elena Bedini le anticipazioni sui risul- me, alto collo cilindrico, corpo globulare e fondo concavo, in
tati delle analisi antropologiche. vetro verde chiaro con numerose bolle, decorata con un fila-
92GAMBARI 1998. mento applicato di colore bianco opaco, avvolto a spirale a par-
93Si tratta di una bottiglia frammentaria con bocca imbutifor- tire dalla base del collo su quasi tutto il corpo. Appartiene alla
forma B5 della classificazione di STIAFFINI 1985, pp. 680-682.
Gabriella Pantò, Luisella Pejrani Baricco 47

Fig. 37) Gozzano. Chiesa di San Lorenzo, guarnizioni di cintura provenienti dalla T 63.

Fig. 38) Gozzano. Chiesa di San Lorenzo, fibbia e puntale di cintura provenienti dalla T 16 (scala 1 : 2).

cessive alla metà del VII secolo, tra le quali pare Infine nella cassetta di riduzione T 16, connes-
inserirsi il caso in esame94. sa alla T 13, contenente i resti di un uomo molto
Nell’ambito del VII secolo si collocano anche gli robusto, di elevata statura (cm 177,5 circa) e di età
altri oggetti di corredo ritrovati nelle tombe 47, 60, avanzata, si sono raccolti la fibbia e il puntale
56, 54, tra i quali due fibbie in ferro di cinture reg- frammentario di una cintura “a cinque pezzi” in
giarmi a placca mobile triangolare, confermano la ferro di forma allungata, assegnabile alla fine del
predominanza delle inumazioni maschili. VII secolo-inizi dell’VIII95 (fig. 38).

94A restauro concluso sarà possibile approfondire la studio in una maglia passante, spezzata. Il bordo è sagomato, la deco-
degli schemi decorativi per una valutazione più precisa dei con- razione è limitata a quattro borchie in ottone con corona di base
fronti; per il momento si rimanda in generale al gruppo delle zigrinata. Sul retro è presente un occhiello di fissaggio spezza-
cinture multiple ageminate, con motivi di II Stile animalistico to. Il puntale, frammentario, aveva probabilmente in origine
“armonioso” e agli sviluppi più maturi di queste decorazioni, da borchie di fissaggio in metallo diverso (argento e ottone) ai lati,
ultimo analizzati da GIOSTRA 2000, pp. 88-102. mentre quella centrale fu sostituita in antico con una borchia
95PEJRANI BARICCO 1998, p. 96, fig. 29 a, b. La fibbia è priva di emisferica in ferro. Per la forma e per la terminazione trafora-
ardiglione, con placca mobile triangolare allungata terminante ta, la fibbia si confronta con esemplari decorati provenienti da:
Calvisano, Santi di Sopra, T 12; Giengen, T
48 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

In sintesi, la chiesa paleocristiana, sorta in Partendo dalle chiese battesimali, sorte per
relazione alla sepoltura venerata, verosimilmente diretta iniziativa del centro episcopale e finalizza-
identificabile con il diacono Giuliano della tradi- te alla cura pastorale delle popolazioni rurali, non
zione agiografica, si connota in funzione funeraria emergono incrementi durante l’età longobarda:
nel corso del VII secolo per opera di un gruppo, cui pur nella limitata casistica oggi disponibile, tutti i
appartengono personaggi di ceto elevato di ambito battisteri preromanici individuati hanno rivelato
longobardo96. La vitalità del luogo di culto sembra origini più antiche, databili tra V e VI secolo, in
tuttavia declinare nel corso dell’VIII secolo in con- accordo con il panorama offerto dalle fonti scritte e
comitanza con l’arrestarsi dello sviluppo del cimi- archeologiche del resto della penisola per il V seco-
tero, che riprenderà soltanto molto più tardi, dopo lo e in particolare a partire dalla seconda metà102.
la ricostruzione romanica, con sepolture del XIII- Per contro non si verificano nemmeno abban-
XV secolo. doni e le strutture paleocristiane reggono i periodi
Ai due santuari di Giulio e Giuliano tocca quin- di crisi, legati alla guerra greco-gotica e alla con-
di una diversa sorte: il castrum sull’isola, probabi- quista longobarda, proseguendo nella loro funzio-
le residenza del vescovo di Novara e poi del duca, ne fino a consolidarla nel successivo ordinamento
contribuisce a mantenere inalterato il prestigio plebano, salvo tardivi trasferimenti di alcune sedi
della chiesa, che nei secoli successivi conferma il per attrazione del centro abitato. Potrebbe essere
suo ruolo divenendo pieve, mentre la chiesa di San questo il caso della chiesa di San Giovanni ai
Lorenzo tra VIII e X secolo subisce la concorrenza Campi a Piobesi e di San Giovanni in Montorfano
di una nuova chiesa plebana, costruita sull’altura di Mergozzo, dove gli edifici vengono restaurati o
dominante l’abitato e poi inclusa nel castrum di ricostruiti durante l’altomedioevo e i fonti battesi-
Gozzano, attestato per la prima volta nel 101597. mali rimangono in funzione fino all’età romanica,
(L.P.B.) quando i documenti segnalano però una diversa
ubicazione della pieve.
Conclusioni Ancora, il battistero di Cureggio conosce un
periodo di temporanea crisi a partire dal VI secolo,
Se per le chiese battesimali di età paleocristia- ma l’edificio sopravvive fino alla ricostruzione del
na, documentate archeologicamente, è stata tenta- complesso plebano tra la fine dell’IX e la prima
ta una sintesi regionale98, manca ancora un qua- metà del XII secolo103.
dro riassuntivo che integri questa categoria di edi- Sull’interpretazione delle due fasi edilizie della
fici in un panorama complessivo sulle strutture grande chiesa di Dorzano mancano ancora ele-
materiali finora note, relative alla prima cristia- menti dirimenti, che forse potranno essere acqui-
nizzazione delle campagne dell’Italia nord occi- siti con il proseguire delle indagini. Il sedime non
dentale99, anche se non mancano approfondimenti risulta occupato in età romana e dunque non ci
su singole diocesi o su ambiti territoriali più circo- sono prove del suo inserimento in una villa e dell’i-
scritti100. Di conseguenza non è agevole distingue- niziativa privata di un possidente laico all’origine
re le linee di tendenza dell’evolvere delle tipologie della sua fondazione. Le dimensioni straordinaria-
e della distribuzione delle chiese, della loro funzio- mente ampie per gli standard regionali, raggiunte
ne e del loro rapporto con gli insediamenti nei seco- soprattutto nella seconda fase, depongono a favore
li VII e VIII, che cercheremo quindi di abbozzare dell’antichità e dell’importanza dell’istituzione
partendo in primo luogo dalle esemplificazioni religiosa: forse davvero una chiesa battesimale a
illustrate nelle schede. servizio di un centro demico “quasi urbano” come
Continuità di vita degli edifici, nuove fondazio- Victimulae, che di questo seguì le sorti scomparen-
ni e abbandoni risultano in buona parte condizio- do definitivamente tra IX e X secolo. La tomba pri-
nati dallo stato giuridico iniziale delle strutture vilegiata di fine VIII-inizi IX secolo davanti all’in-
religiose, quando non intervengono importanti fat- gresso è comunque indizio significativo di conti-
tori politici o radicali modificazioni dell’assetto nuità d’uso dell’edificio fino all’età carolingia, se
territoriale e insediativo a complicare le dinami- non addirittura di qualche intervento evergetico
che dell’organizzazione ecclesiastica101. in suo favore.

96Valgono naturalmente per questo gruppo tutte le cautele 100 Sarebbe arduo e superfluo raccogliere in questa sede una
invocate dal dibattito storiografico recente sull’attribuzione esauriente rassegna bibliografica; ci si limita a segnalare tra i
“etnica” dei corredi di età longobarda, come è emerso ad esem- contributi più recenti CANTINO WATAGHIN 1997; CANTINO WATA-
pio nel Convegno di Ascoli Piceno del 1995 ( Atti di Ascoli). GHIN 1998; CANTINO WATAGHIN 1999; LIZZI TESTA, CRACCO RUG-
Come nel caso di Centallo, le analisi antropologiche potranno GINI 1998.
forse contribuire alla definizione delle caratteristiche del cam- 101 Su questi temi si farà riferimento in particolare a VIOLANTE
pione umano rappresentato. 1982 e a SETTIA 1991, pp. 3-45.
97 ANDENNA 1987. 102 Si rimanda al contributo di S. Gelichi e di V. Fiocchi Nicolai
98 PEJRANI BARICCO in corso di stampa. in L’edificio battesimale in Italia, in corso di stampa.
99 Può valere come esempio il lavoro svolto per la Lombardia: 103 PEJRANI BARICCO in corso di stampa, DI GIOVANNI 1980, pp.
SANNAZARO 1990. 182-184.
Gabriella Pantò, Luisella Pejrani Baricco 49

Ritornando agli inizi dell’evangelizzazione sue disponibilità economiche nella ricostruzione


delle campagne, i dati archeologici sembrano con- dell’edificio.
fermare che in un primo tempo la costruzione degli È difficile non leggere in questo intervento di
edifici di culto non fu promossa tanto dai vescovi, mecenatismo una manifestazione del radicamento
ancora impegnati nel consolidamento della loro fondiario dell’aristocrazia longobarda avvenuto
sede cittadina, quanto dai grandi possidenti ter- nel VII secolo, in concomitanza con la sua conver-
rieri, ai quali fu delegato il compito di convertire i sione al cattolicesimo e con il processo di osmosi
rustici alle loro dipendenze104. Accanto all’azione tra la popolazione romana e quella immigrata,
missionaria spontanea di chierici e predicatori non avviatosi dopo le prime fasi di stanziamento sepa-
inquadrati nelle gerarchie diocesane, che traspare rato dei conquistatori108.
nell’epigrafia105 e dalla quale originano rari san- La chiesa di Mombello è per ora l’unica attesta-
tuari, come quelli di Giulio e Giuliano sull’Isola zione archeologica di un oratorio privato, a carat-
d’Orta e a Gozzano, ben più evidente risulta nella tere funerario, costruito ex novo dai membri di una
documentazione archeologica il precoce impegno famiglia che il corredo d’armi e la facoltà di indos-
dei possessores nel dotare di edifici di culto le loro sare vesti decorate di broccato d’oro permettono di
residenze rurali. identificare come appartenenti alla nobiltà longo-
All’esempio di Sizzano si può aggiungere quel- barda, forse investita di responsabilità ammini-
lo di Ticineto 106 dove alcuni ambienti di una villa strative nell’ambito della iudiciaria. Per una volta
furono trasformati in oratorio privato intorno al è chiaro il rapporto tra la chiesa e il nucleo abitato
quale, più tardi, si sviluppò un cimitero attribuito di riferimento, in posizione assai ravvicinata, non-
al periodo compreso tra la fine del V e il VII secolo. ché il contrasto tra il rango elevato degli abitanti e
La funzione funeraria pare esclusiva per l’edificio, la qualità molto semplificata del loro modo di abi-
privo di resti di un eventuale altare o di fonte bat- tare.
tesimale, mentre la vasta diffusione delle sepoltu- La vicinanza tra capanne, oratorio e cimitero
re nell’area circostante può riferirsi alla popolazio- emerge anche dall’indagine dei siti individuati
ne ancora insediata sulle terre della villa, dopo presso Settime di Desana, appartenente a una
l’abbandono delle sue strutture residenziali, avve- fase insediativa un po’più attardata nell’VIII seco-
nuto tra V e VI secolo. lo, ma destinata comunque a mutare e scomparire
Anche qui, come a Sizzano, la ristrutturazione nel corso del successivo.
territoriale seguita alla fine del sistema di gestio- L’appropriazione a scopo funerario, da parte di
ne fondiaria incentrato sulle ville, non favorì di un gruppo egemone, probabilmente longobardo,
certo la promozione a chiesa pubblica degli oratori del San Lorenzo di Gozzano ripete per certi aspet-
privati – comunque improbabile in quei secoli – e ti la situazione emersa a Centallo, ma qui la stret-
finì per determinarne il definitivo declino, quando ta correlazione con il San Giulio d’Orta e la conse-
il consolidarsi delle prerogative delle chiese batte- guente disponibilità di un maggior numero di fonti
simali impedì loro di esercitare anche la funzione storiche, ci permette di seguire meglio in filigrana
funeraria. l’evoluzione dei due santuari tra età gota e longo-
Sempre all’iniziativa privata di un latifondista barda in ambito sì rurale, ma connotato dalla pre-
pare da riferire la trasformazione in chiesa delle senza senz’altro eccezionale del vescovo e del duca.
strutture tardo romane scoperte a Centallo, che si In ogni caso l’avvento dei Longobardi non risul-
distingue per l’eccezionale presenza del battistero, ta determinare discontinuità, almeno per l’Italia
probabilmente dovuta proprio all’istituzione pre- nord occidentale, nell’utilizzo degli edifici di culto
coce di questa chiesa, entro la metà del V secolo, precedenti, semmai restaurati o ricostruiti con
prima che la diffidenza dei vescovi e del papa nei funzione funeraria.
confronti delle fondazioni private sfociasse, per Segni di crisi ricorrono invece durante l’VIII
queste, nella rigorosa interdizione di possedere il secolo con la sospensione, a volte brusca, delle
fonte battesimale, come emerge verso la metà del sepolture nelle chiese non battesimali, anche
VI secolo nei testi di papa Pelagio I107. quando gli edifici perdurano fino all’età romanica e
Non a caso a Centallo la sequenza stratigrafica oltre. In alcuni casi la fine del cimitero sembra
colloca proprio nel VI secolo la soppressione del pesare in modo determinante tra le cause di
fonte. Ma a scongiurare un destino avverso a que- abbandono degli oratori. Infatti, anche se soltanto
sta chiesa intervengono nuovi proprietari: una con la legislazione carolingia l’organizzazione ple-
comunità abbastanza consistente che vi si stabili- bana riceve il suo assetto definitivo, non va dimen-
sce il proprio luogo di sepoltura e che poi investe le ticato che il passo si compie dopo una lunga fase di

104 Nell’ampia bibliografia sul ruolo dei possessores nella cri- 106 NEGRO PONZI MANCINI 1980b, NEGRO PONZI MANCINI 1982,
stianizzazione delle campagne si segnalano: L IZZI 1989 e S AN- NEGRO PONZI MANCINI 1983, Z ANDA 1996b.
NAZARO 1990, per il riferimento alla documentazione storica e 107 VIOLANTE 1982, pp. 992-1000.
archeologica di aree limitrofe al Piemonte o che lo comprendono. 108 Per la situazione piemontese: MICHELETTO, PEJRANI BARIC-
105 MENNELLA 1998.
CO 1997.
50 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

gestazione, che progressivamente conferisce alle regione, e in generale dell’Italia centro-settentrio-


chiese battesimali le funzioni sacramentali, la nale, che non consentì lo sviluppo di funzioni par-
base economica derivata dalle decime e la giurisdi- rocchiali per i dipendenti dell’azienda agraria109.
zione su un preciso territorio, determinando la Tra gli altri, l’esercizio del diritto di sepoltura,
crisi delle chiese private. Né questa tendenza fu codificato nella prima metà del IX secolo110, trova
bilanciata in modo apprezzabile nell’Italia nord- particolare riscontro nella documentazione
occidentale dalla diffusione delle chiese nei centri archeologica proprio nella discontinuità delle
curtensi dell’VIII-IX secolo, data la struttura sepolture presso le chiese non plebane per i secoli
dispersa dei beni fondiari delle corti di questa centrali del medioevo.

109 SETTIA 1991, in particolare pp. 9-10. Gli scavi condotti a ruolo dell’edificio religioso in rapporto al castrum e alla curtis:
Frugarolo, nella cascina La Torre, dove si sarebbe localizzato il BOUGARD 1991.
centro della curtis regia carolingia di Orba, coincidente con il 110 V I O L A N T E 1982, pp. 11 3 9 - 1143. Il quadro più sfumato e
castrum del X secolo, non modificano, per ora, il quadro trac- aperto alle eccezioni tracciato da Settia a proposito del diritto
ciato. L’individuazione di una chiesa nel castrum, identificabile di sepoltura delle pievi risente delle conoscenze parziali rag-
con la chiesa plebana citata nel X secolo o, più probabilmente, giunte dalla ricerca archeologica agli inizi degli anni Ottanta,
con la cappella di San Vigilio, nota alla fine del IX secolo in villa quando egli scrisse il suo articolo Pievi, cappelle e popolamento
Urbe, lascia ancora aperti molti problemi interpretativi sul nell’alto medioevo, riedito in SETTIA 1991, pp. 10-17.
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Alberto Crosetto 55

DECORAZIONI SCULTOREE DALLE CHIESE


RURALI NEL PIEMONTE ALTOMEDIEVALE
(VII - VIII SECOLO)

Alberto Crosetto

Un laterizio decorato altomedievale da Desana

Tra i laterizi che riempivano una fossa di scari-


co, nell’area del cimitero scoperto nei pressi della
cascina Settime di Desana (provincia di Vercelli), è
stato individuato un frammento di mattone deco-
rato. Le condizioni della giacitura e le vicende
della sua utilizzazione hanno sicuramente inciso
sullo stato di conservazione1. Si riscontrano, infat-
ti, numerose abrasioni superficiali e sbrecciature;
tutti i lati presentano ampie rotture e, in partico-
lare, si deve lamentare la perdita totale di più di
metà elemento. L’impasto (Munsell 2.5YR 4/8 red)
abbastanza duro, a grana grossolana, presenta
numerosi vacuoli e diffusi inclusi micrometrici
quarzitici (bianchi), fitti anche in superficie. Del
laterizio si possono riscontrare solo alcune dimen-
sioni: completamente la larghezza (cm 19,5) e lo
spessore (cm 5,5), mentre per la lunghezza abbia-
mo solo una misura di massima della parte con-
servata (cm 17,4). Osservando tuttavia l’anda-
mento della decorazione e dando per scontate l’ite-
razione del motivo e la presenza sull’elemento di
almeno una coppia di girali, come nel mattone di
Bazzano (N EGRIOLI 1940, tav. XXII), si è potuta
ipotizzare una lunghezza complessiva in origine di
almeno una quarantina di centimetri. Questa si
Fig. 1) Desana, frammento di laterizio decorato e rico-
può dunque avvicinare alla dimensione tipica dei struzione grafica (ril. S. Salines).
laterizi classici (cm 44), piuttosto che a quelle
riscontrate su altri esempi di epoca altomedieva-
le2. Tra i pochi di questi che si avvicinano all’ipote-
si ricostruttiva del pezzo di Desana, si possono sembra particolarmente curata e sono evidenti
ricordare alcune cornici e una ghiera d’arco in diverse irregolarità disegnative, come le angolo-
cotto da Brescia (FIORILLA 1985-1986, n. 2.6 = cm sità del profilo delle foglie. Il retro è in parte accu-
48 x 19,5 x 7; n. 2.15 = cm 51 x 16 x 5; n. 3.4 = cm ratamente lisciato; questo si nota soprattutto
41 x 22 x 6,7)3. Le caratteristiche tecniche sembra- verso il bordo esterno, forse perché destinato ad
no escludere una realizzazione in cassaforma o con essere in vista. Nel restante spazio è lasciato mar-
una scalpellatura a cottura avvenuta; ben visibili catamente grezzo, con alcune incisioni per render-
sono infatti i segni degli interventi di manipolazio- lo più adatto ad una posa in opera. Non si sono tut-
ne plastica e di lisciatura eseguite a crudo, in parte tavia riscontrate tracce di malta che possano con -
con una spatola. Nel complesso la superficie non fermare un suo inglobamento nella muratura.

1 Per lo scavo si rimanda a PANTÒ 2000. 3 FIORILLA 1985-1986, p. 186, p. 192, pp. 202-203. Alcuni dei
2 F IORILLA 1985-1986; NOVARA 1994, p. 49 frammenti citati (n. 2.6 e 2.15) sono stati riediti (e rimisurati)
in DE MARCHI 2000a, schede 493 e 398.
56 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

La decorazione si sviluppa su una sola faccia museo di Brescia (IX secolo: PANAZZA, TAGLIAFERRI
del lato più ampio e su uno dei lati brevi. La prima 1966, pp. 85-86, nn. 92-93); in pilastrini dalla chie-
presenta un unico girale con tre coppie di foglie sa di S. Maria a Colombaro di Franciacorta (BS)
pendule, collegato con ogni probabilità ad un tral- (VIII - IX secolo: PANAZZA, T AGLIAFERRI 1966, pp.
cio a cornucopia con andamento sinuoso. Negli 65-67, n. 86), dalla cattedrale di Luni (V ERZONE
spazi di risulta, nell’angolo superiore e nel lato 1945, tav. XXXIX, n. 58); dalla chiesa lucchese di S.
inferiore, sono presenti fogliette, la prima più pic- Micheletto e al Museo nazionale di Lucca (VIII - IX
cola e tozza, marcatamente lanceolata l’altra, secolo: BELLI BARSALI 1959, p. 40, n. 36; pp. 65-67,
riempitivo d’uso in molti esempi analoghi. Il moti- n. 86); oppure, con andamento orizzontale, su cor-
vo doveva essere quindi iterato più volte, con que- nici o architravi, tra le quali quella da S. Maria
sto o altri riempitivi (girandole, elici, rosette, d’Aurona di Milano (metà VIII secolo: R AVAGLIA
nastri viminei e perlati), fino a completare la cor- 2000, scheda 272). Solo in qualche caso si ritrova
nice. Sull’altro lato breve si trova invece un fregio utilizzato come bordura di plutei a Trento, frazio-
più semplice, che riprendeva, in modo molto stiliz- ne Doss (VIII secolo: D E MARCHI 2000b, scheda
zato, il tema del nastro sinuoso con girali. La resa 387), a Rive d’Arcano (prima metà VIII secolo:
è puramente disegnativa, realizzata a crudo con LUSUARDI SIENA 1997, p. 167) e al museo di La Spe-
un’incisione netta, ma poco profonda, effettuata zia (seconda metà VIII secolo: FRONDONI 1987, p.
per mezzo di una piccola spatola (il segno presenta 52). Tra questi di particolare interesse risulta il
una larghezza di cm 0,5), né risulta curata una pluteo spoletino da S. Gregorio Maggiore (datato
particolare coerenza formale del fregio, costruito all’VIII secolo: S ERRA 1961, pp. 65-67, n. 86) nel
in realtà da tratti separati tra loro. Questi elemen- quale compaiono, anche se inserite in forma più
ti permettono di determinare che nel frammento ridondante e in un insieme decorativo di gran
conservato si deve riconoscere la parte terminale, lunga più complesso, le medesime foglie duplici
assai probabilmente la testata sinistra, di una cor- che troviamo nel laterizio di Desana.
nice orizzontale, forse destinata ad essere in parte Sono quindi da aggiungere, significativi per la
inserita in muratura come fascia decorativa4 e non tipologia del materiale, altri confronti con la deco-
come architrave della recinzione presbiterale. razione in cotto contemporanea, anche se in gene-
I confronti per questo motivo vanno ricercati re di resa qualitativamente superiore, come le già
nell’ambito della stessa tipologia, variamente citate cornici da Brescia 6, anche queste con una
detta a “foglie pendule” o “accartocciate”, a “vortici girandola a foglie profondamente incavate e una
di foglie” o altrimenti “girandola a foglie oblun- semplice treccia sul lato, o il mattone di Bazzano7.
ghe”, diffusa tra i prodotti scultorei su pietra nel La diffusione di queste tipologie decorative sul
territorio piemontese. Girali a “foglie pendule”, in cotto è testimoniata da altre cornici da San Vittore
genere però costituiti da singoli elementi, si trova- di Ravenna, con ricche cornucopie perlate (secon-
no nella fascia inferiore di un capitello (prima da metà VIII - IX secolo: NOVARA 1994, pp. 54-55),
metà VIII secolo), reimpiegato nella cripta di S. e da un esempio di nastro sinuoso da Pavia, simile
Anastasio ad Asti (G ABRIELLI 1977, p. 32), sulle al motivo del lato breve, anche se certo più ricco e
due facce di un architrave di porta dal S. Ponzio di ottenuto con diverse modalità di fabbricazione
Monticello d’Alba (prima metà VIII secolo: C RO- (VIII secolo: L O M A R T I R E 2000, scheda 268). La
SETTO, 1999b, pp. 122-123), in un frammento di un serie dei confronti, la resa del modulo decorativo
elemento analogo da Borgo San Dalmazzo (prima ed alcuni particolari, come le caratteristiche
metà VIII secolo C R O S E T T O, 1999a, p. 133) e in fogliette di riempitivo, inducono ad una datazione
alcune cornici da S. Massimo di Collegno (prima del pezzo di Desana entro la prima metà dell’VIII
metà / metà VIII secolo: CASARTELLI NOVELLI 1974, secolo.
pp. 108-110, nn. 35-37). Non mancano confronti È comunque necessario sottolineare che questo
anche su un area più ampia e con persistenze che frammento assomma in sé alcuni aspetti di singo-
si ritrovano, in forma più schematica, anche nei lare rilevanza nel quadro delle testimonianze note
secoli successivi 5. Il motivo viene usato prevalen- per il territorio piemontese. Oltre ad essere la
temente come decorazione ad andamento verticale prima attestazione di una presenza decorativa
per pilastrini o colonnine, come a Gazzo Veronese altomedievale in una zona, il basso vercellese,
(VIII secolo: LUSUARDI SIENA et al. 1989, p. 174) e al finora totalmente ignorata dalle segnalazioni -

4 La presenza di parti, lasciate grezze o meglio incise a solchi FIORILLA 1985-1986, pp. 192-194). Tra queste in particolare la
irregolari sul retro del pezzo, suggerisce questa interpretazio- ghiera d’arco in cotto (VIII secolo), che presenta un motivo
ne. Fasce decorative inserite nella muratura dell’altare o, più molto simile (DE MARCHI 2000a, scheda 498).
probabilmente, delle pareti sono attestate a Rive d’Arcano 7 Tra i reperti segnalati al museo di Bazzano (NEGRIOLI 1940) è
(prima metà VIII secolo): LUSARDI SIENA 1997, p. 162. di sicuro interesse il già citato mattone con semplice cornice
5 Un esempio particolarmente indicativo è quello utilizzato in laterale e motivo più articolato sulla faccia principale. In esso si
una lastra di Como (IX secolo): ZASTROW 1981, p. 35. possono notare simili caratteristiche del modulo decorativo (il
6 Brescia, Musei civici: cornici laterizie da S. Salvatore, VIII girale a foglie pendule, singole in questo caso) e analogie tecni-
secolo (P ANAZZA, TAGLIAFERRI 1966, pp. 116-118, nn. 141-143; che, come il doppio girale sulla faccia maggiore.
Alberto Crosetto 57

una delle prime per la stessa diocesi8 - l’interesse


risiede anche nella stessa tipologia del materiale,
essendo l’unico elemento in cotto finora noto per
questo periodo in area piemontese9. Risulta palese
che tale ritrovamento, oltre a costituire un’ulterio-
re prova dell’uso decorativo di questa tipologia di
materiali e della sua diffusione generalizzata, sug-
gerisce una maggior cautela nell’interpretazione
delle attestazioni finora registrate. La conferma di
un utilizzo di apparati decorativi in cotto, decisa-
mente soggetti a dispersioni maggiori, da conside-
rare accanto alla possibile presenza di altri ele-
menti, realizzati con materiali di maggiore deperi-
bilità10 oppure non decorati11, può infatti far ipo-
tizzare una diffusione assai più vasta di queste
testimonianze, e quindi degli edifici di culto sul
territorio rurale del Piemonte altomedievale,
rispetto alle percentuali finora stimate.

Chiese rurali e scultura altomedievale in Pie -


monte

Il panorama piemontese, osservato nella sua Fig. 2) Carta dei confini diocesani e ubicazione dei
globalità, permette di riscontrare una diffusa pre- reperti: 1 Novalesa; 2 Germagnano; 3 Belmonte; 4 San
senza di elementi di arredo scultoreo altomedieva- Ponso; 5 Bollengo; 6 Orta San Giulio; 7 Pianezza; 8 Col-
le, distribuiti però in modo disomogeneo: numeri- legno; 9 San Vito di Torino;10 Moriondo; 11 Sangano; 12
camente rilevanti, in genere, nelle città che in quel Macello; 13 Pagno; 14 Cavallermaggiore; 15 Savigliano;
momento erano sedi episcopali (Torino, A l b a , 16 Pollenzo; 17 Santa Vittoria d’Alba; 18 Monticello
Acqui, Tortona, Asti, Ivrea, Vercelli, Novara) o in d’Alba; 19 Villar San Costanzo; 20 Centallo; 21 Cara-
grandi centri religiosi; presenti e diffusi nel terri- glio; 22 Borgo San Dalmazzo; 23 Mombasiglio; 24 Gavi;
torio del Piemonte meridionale; quasi assenti nel- 25 Libarna; 26 Viguzzolo.; 27 Desana.
l’area delle diocesi settentrionali12, dove, vicever-
sa, non sono rare le attestazioni archeologiche di
edifici di culto paleocristiani e altomedievali13.
I reperti, in genere, provengono da chiese di dislocati, riutilizzati con valenze particolari. Ben-
particolare rilevanza o da pievi, segnalate come ché spesso rimanga ignota l’originaria destinazio-
tali dalla documentazione di X – XI secolo, ma ne dei reperti scultorei, nondimeno in molti casi
spesso legate alla riorganizzazione di epoca caro- tale presenza costituisce un rilevante segnale di
lingia. È ben vero che talvolta si ha il sospetto, che continuità.
si possa trattare in realtà di elementi decorativi Nel quadro tracciato emerge l’imponenza,

8 Scarsissima è la segnalazione di elementi di scultura altome- 11 Si possono citare ad esempio alcuni elementi non decorati da
dievale dal territorio dell’antica diocesi di Vercelli, se non per S. Massimo di Collegno, in particolare pilastrini provvisti di
quanto attiene a Vercelli città (area di S. Eusebio, ex inf. scanalature provenienti da una recinzione (Torino, Museo di
Gabriella Pantò e un frammento, forse proveniente dal S. Sal- Antichità). Una reale panoramica di questa classe di reperti è
vatore, inglobato nel campanile di S. Francesco: PANTÒ 1986, p. difficile sia perché completamente trascurata nelle schedature
125) e alle zone meridionali, di influenza astigiana (Villadeati: locali e, ovviamente, nel Corpus della scultura, sia per una
SILICANI 1996, p. 134) maggiore difficoltà di riconoscimento tra il materiale disperso o
9 Non è stata finora studiata e schedata la produzione delle offi- reimpiegato. Nondimeno la presenza di recinzioni assai artico-
cine laterizie in Piemonte nel periodo VI – VIII secolo, che, da late a fronte dei pochi reperti noti suggerisce che l’utilizzo di
alcuni segnali, dobbiamo pensare esistente con modalità opera- lastre e altri elementi aniconici fosse maggiore di quanto si
tive non dissimili dalla vicina area lombarda (FIORILLA 1986). immagini.
Alcuni elementi come il bollo ancora inedito di Ursicinus, 12 La diocesi di Torino è l’unica che abbia avuto una prima com-
vescovo di Torino nella seconda metà del VI (ex inf. Luisella Pej- pleta schedatura: CASARTELLI NOVELLI 1974. Dopo l’edizione del
rani), quello del vescovo Benenates, vescovo di Asti nel VII Corpus sono venuti alla luce altri complessi (in particolare
secolo (MAGGIORA VERGANO 1875, pp. 224-225) e il problematico Novalesa e Borgo San Dalmazzo) nell’ambito della stessa dio-
caso della tegola altomedievale “tortonese” (X secolo?: ANTICO cesi. Per Asti, Acqui, Tortona, Ivrea, Novara (quest’ultima già
G ALLINA 1985, pp. 410-412) lasciano ipotizzare la presenza di illustrata in CAPRA 1966) è stato effettuato un primo panorama
officine produttive di proprietà vescovile e verosimilmente sommario in C ROSETTO 1998. Una nuova revisione dei reperti
destinate ai grandi cantieri urbani. scultorei di Alba e territorio in CROSETTO 1999b.
10 Sono emblematiche le transenne in stucco, anche se più 13 SANNAZARO 1990; PANTÒ 1990-1991; CANTINO WATAGHIN 1997;
tarde (IX - X secolo), di S. Fruttuoso a Camogli: FRONDONI 1998, PEJRANI BARICCO 1999; PEJRANI BARICCO in corso di stampa.
pp. 23-24.
58 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Fig. 3) Borgo San Dalmazzo, chiesa di S. Dalmazzo: architrave (prima metà VIII secolo).

Fig. 4) Cavallermaggiore, chiesa di S. Pietro: cornice (prima metà VIII secolo).


Alberto Crosetto 59

numerica e qualitativa, di alcuni complessi da territorio a nord di Torino troviamo testimonianze


attribuire a particolari fondazioni religiose alto- scultoree a San Ponso (colonnine e base d’altare di
medievali, come santuari e monasteri. Tra questi tardo VII secolo: C ASARTELLI N OVELLI 1974, pp.
si possono ricordare l’edificio dedicato al santo 156-158; CROSETTO 1998, p. 313), non lontano dal
Dalmazzo a Borgo San Dalmazzo (lastra decorata castrum di Belmonte; a Belmonte stesso (capitello,
con croce della fine del VI - inizio VII secolo; ele- metà / seconda metà VIII secolo: C A S A R T E L L I
menti di una completa recinzione presbiterale con NOVELLI 1974, pp. 57-61); a Bollengo (pilastrino,
plutei, cornici, archivolti e capitelli della prima VIII secolo: COSTA 1960-61), sulle propaggini della
metà VIII secolo)14; la pieve di S. Massimo a Colle- Serra d’Ivrea. Se per quest’ultimo sito non abbia-
gno, ritenuta già da tradizione antica sede della mo altre notizie20, ben attestati sono gli insedia-
sepoltura del primo vescovo torinese (transenna di menti altomedievali di Belmonte, sede di un
finestra, lastre, cornici, architravi, archivolti e castrum, e la pieve di San Ponso, dove sono noti i
pilastrini collocabili tra la metà e la seconda metà resti di un battistero (V - VI secolo)21.
VIII secolo)15; l’abbazia merovingia dei SS. Pietro Sui percorsi stradali di collegamento tra Tori-
e Andrea di Novalesa (lastre, capitelli e cornici no, Cavour e Pedona (Borgo San Dalmazzo) tro-
genericamente attribuiti all’VIII secolo) 16; il san- viamo elementi scultorei a Macello (lastra decora-
tuario di S. Costanzo al Monte e l’abbazia di S. ta, inizio VII secolo: C ASARTELLI N OVELLI 1974,
Costanzo del Villare a Villar San Costanzo (corni- pp. 150-151), alla pieve di S. Lorenzo di Caraglio
ce e pilastrini dell’inizio dell’VIII secolo)17. (pluteo e cornice della prima metà VIII secolo:
Le altre testimonianze minori punteggiano il CASARTELLI NOVELLI 1974, pp. 78-79). Sulla stra-
territorio, seguendo in particolare noti percorsi da tra Pedona, Pollentia (Pollenzo - Bra) e Alba
stradali e le preesistenze abitative di età romana. abbiamo invece segnalazioni di arredi altomedie-
Non sono mancate talvolta verifiche di una precisa vali alla chiesa battesimale di S. Gervasio a Cen-
attestazione, con il ritrovamento di antiche fasi tallo (cornice ad intreccio della prima metà VIII
costruttive dello stesso edificio di culto o di tracce secolo: C ROSETTO 1998, p. 315), a S. Croce e a S.
insediative. I resti scultorei altomedievali costitui- Pietro di Savigliano (lastre della seconda metà
scono pertanto un utile elemento di riferimento VII secolo, inizio VIII secolo: CASARTELLI NOVELLI
nell’analisi di un quadro più vasto. 1974, pp. 158-165), a Pollenzo (prima metà VIII
Nell’arco alpino, i materiali scultorei segnala- secolo: CASARTELLI NOVELLI 1974, pp. 152-155, pp.
no alcuni insediamenti religiosi nei punti cruciali 167-170), alla pieve di S. Ponzio a Monticello d’Al-
delle valli, soprattutto in quelle di valico, come, in ba (resti della recinzione presbiterale e architra-
Valle di Susa, la già citata abbazia di Novalesa e ve della prima metà VIII secolo: C ROSETTO 1999b,
anche, in bassa valle, S. Pietro di Pianezza (lastra pp. 173-175), alla località Turriglio di Santa Vit-
con l’agnello crucigero di ascendenze chiaramente toria d’Alba (lastra, decorata a cerchi intrecciati
bizantine, fine VI - prima metà VII secolo: CASAR- della fine VIII secolo: C ROSETTO 1999b, pp. 183-
TELLI NOVELLI 1974, pp. 146-150) 18; nelle Valli di 184, che reimpiega una precedente epigrafe alto-
Lanzo, S. Stefano di Germagnano (pilastrino del medievale).
VII - VIII secolo)19; in Val Varaita, l’abbazia dei SS. La presenza di insediamenti sulle propaggini
Pietro e Colombano di Pagno (pluteo della metà collinari è parimenti confermato dalla presenza,
VIII secolo: C ASARTELLI NOVELLI 1974, pp. 145- nelle vicinanze di Torino, di due lastre dal S. Sal-
146); in Val Sangone, la pieve di S. Maria a Sanga- vatore di Moriondo (seconda metà VIII secolo:
no (cornici e una lastra di VIII secolo: B R AY D A CASARTELLI NOVELLI 1974, pp. 175-177) e un’altra,
1964, fig. 10; CROSETTO 1998, p. 315). Ancora, nel unitamente ad una cornice, dalla chiesa di S. Vito

14 Ai 13 reperti schedati nel Corpus (CASARTELLI NOVELLI 1974, 18 Sulla presenza insediativa a Pianezza, non ancora testimo-
pp. 61-78) si sono aggiunti altri 22 frammenti, editi complessi- niata relativamente alle fasi altomedievali: CROSETTO, DONZEL-
vamente in CROSETTO 1999a. Non è tuttavia improbabile che le LI , WATAGHIN CANTINO 1981, pp. 385-386; C ANTINO WATAGHIN
indagini ed i restauri in corso portino a nuove acquisizioni. 1998, pp. 45-46.
15 Il complesso dei marmi di S. Massimo venne purtroppo alla 19 Tra i frammenti epigrafici di epoca romana, casualmente
luce durante i restauri degli anni Cinquanta, nel corso dei quali ritrovati a Germagnano (BAROCELLI 1933; BAROCELLI 1968, pp.
subirono dispersioni incontrollate. I 36 frammenti conservati, in 97-108), è presente un pilastrino, attualmente conservato pres-
parte inglobati nelle murature della chiesa e in parte al Museo di so il Museo di Antichità di Torino, con croce patente incisa sulla
Antichità di Torino, furono schedati in CASARTELLI NOVELLI 1974, faccia principale. La presenza di scanalature laterali conferma
pp. 89-130. Si deve però ricordare che tra il materiale in deposito la sua appartenenza alla recinzione presbiterale di una scom-
esistono ancora alcuni frammenti inediti di pilastrini. parsa chiesa, che sembra dedicata a S. Stefano.
16 Il complesso è stato oggetto di studi parziali (C ASARTELLI 20 Il pilastrino si trova reimpiegato nella chiesa dei SS. Pietro
NOVELLI 1979; C ASARTELLI N OVELLI 1988; C ANTINO WATAGHIN e Paolo di Bollengo in diocesi di Ivrea. Non sono note, allo stato
1996 e una schedatura su modelli ministeriali RA da parte di attuale delle ricerche, segnalazioni di attestazioni archeologi-
Paola Dianzani),ma è ancora privo di un’analisi sistematica. È che altomedievali nell’area.
da notare che il quasi trentennale cantiere di restauro è ancora 21 Sull’insediamento fortificato (V - VII secolo) di Belmonte:
in corso e i ritrovamenti di resti scultorei proseguono. MICHELETTO, PEJRANI BARICCO 1997, pp. 318-325. Sul battistero
17 Schede in CASARTELLI NOVELLI 1974, pp. 130-145 e COCCOLU- di San Ponso: PEJRANI BARICCO in stampa.
TO 1992.
60 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

di Torino (metà VIII secolo: C ASARTELLI NOVELLI


1974, pp. 228-229)22.
Isolato e poco conosciuto in quanto a dinamiche
territoriali è il caso di Mombasiglio, nella diocesi
albese, da cui proviene un isolato pilastrino, ritro-
vato in località S. Andrea (VIII secolo: C ROSETTO
1999b, pp. 175-176)23, mentre altre testimonianze
sono attestate nei pressi di Tortona, lungo il trac-
ciato della via Postumia, alle antiche pievi di S.
Maria di Lemure (Gavi) (lastre e cornici di VIII
secolo: MONACO 1936, coll. 56-57 e CESCHI, OSSIAN
DE NEGRI, GABRIELLI 1959, p. 216), di S. Stefano a
Libarna (poi Serravalle Scrivia) (cornice e archi-
volto di pergula, VIII secolo: D I S A N Q U I N T I N O
1825) e di S. Maria a Viguzzolo (lastre e pilastrini,
VIII secolo: FUMAGALLI 1978, p. 55; SEGAGNI MALA-
CART 1987, p. 388) 24.

Fig. 5) Mombasiglio: pilastrino (VIII secolo).

22 È da ricordare la presenza di probabili tombe altomedievali 24 Dalla località cascina Valegge, a circa un chilometro dalla
dalla località S. Vito di Torino: BAROCELLI 1917, p. 74. pieve di Gavi, proviene un’epigrafe paleocristiana datata al 458
23 Non vi sono altri dati su questa chiesa. Si può notare che la recentemente riedita: MENNELLA 1997-1998. Il ritrovamento di
località di S. Andrea è segnalata come sede dell’edificio di culto, una punta di lancia data una sepoltura, ritrovata nel concen-
ora scomparso, in relazione all’insediamento originario dell’a- trico di Serravalle Scrivia, a pochi chilometri da Libarna, alla
bitato, confinante ancora oggi con terreni dal significativo fine VI – prima metà VII secolo: GUASCO 1952, p. 223. AViguz-
nome di Braia (Braida) e Castlè (Castellazzo) (Atlante 1993, pp. zolo sono segnalati vari ritrovamenti di epoca genericamente
86-87) medievale, ancora da verificare compiutamente.
Alberto Crosetto 61

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P. Marina De Marchi 63

EDIFICI DI CULTO E TERRITORIO NEI SECOLI


VII E VIII: CANTON TICINO, AREA ABDUANA,
BRIANZA E COMASCO. NOTE PER UN’INDAGINE
Paola Marina De Marchi

1. Introduzione lare il Canton Ticino, dove si è operato sul territo-


rio seguendo una metodica quasi capillare3, anche
Il territorio interessato a questa prima parzia- se dettata da emergenza, i territori del bacino del-
le indagine corrisponde ad un’area che, in Lom- l’Adda oggetto di una ricerca territoriale quasi a
bardia, si distingue in età tardoantica ed altome- tappeto, ancora da completare, soprattutto relati-
dievale - con discontinuità e mutamenti nel primo vamente alle fortificazioni tardoantiche e altome-
periodo della dominazione longobarda - per omo- dievali e agli edifici di culto spesso a queste corre-
geneità culturale e di vicende storiche, sintetizza- lati4, le rive occidentali del lago di Como e parte del
bili nell’importanza strategica e nell’apertura ai suo entroterra, coinvolgendo le sponde del lago di
transiti, in una forte e radicata tradizione cristia- Lugano5 segnate da ricerche limitate a singoli siti.
na1 e culturale autoctona. Le fonti archeologiche Queste ricerche, mirate alla conoscenza di un
disponibili relativamente agli edifici di culto e agli microterritorio preso a modello di indagine, hanno
insediamenti presentano ancora carattere di dato risultati sufficienti per avere punti di riferi-
discontinuità, nel caso degli insediamenti sono del mento per future indagini. Sfuggono ancora le
tutto carenti. Le informazioni in nostro possesso relazioni tra edifici di culto e abitati, anche perché
risalgono spesso a scavi casuali datati ai primi è difficile ricostruire il quadro di un insediamento
anni del secolo, a realtà individuate e non ancora sparso e mobile, per la conoscenza del quale man-
scavate, o a notazioni riportate dagli storici e non cano ricerche interdisciplinari e indagini sistema-
affiancate da ricerche sul campo 2 . I dati più tiche condotte con metodologie avanzate. Anche se
aggiornati e sistematizzati riguardano in partico- il filo conduttore è senza dubbio la rete viaria, che

1 Sono numerose le epigraficristiane datate dal V al VI secolo, meridionale una sepoltura contenente 5 individui ed una fibula
conservate soprattutto in chiese della Brianza, del Lecchese e di III-IV secolo (cfr. vicino sepolcreto di Madrano), sotto il pavi-
del Comasco (S.Vittore a Galliano, S.Stefano a Garlate, S.Stefa- mento si trovarono nascosti una punta di cristallo e pietre cubi-
no a Lecco, SS.Sisinnio e Agata a Ossuccio, S.Giovanni e S. che di pirite, materiali molto commerciati dalla popolazione di
Eufemia all’Isola Comacina, S.Vincenzo e S.Stefano di Lenno, valle, deposti a scopo votivo in una visione pagana del culto. Il
S.Maria al Tiglio e S.Vincenzo a Gravedona, S.Vittore a Laino S.Lorenzo di Gudo (VI secolo), nell’edificio di II fase (VI-VII
d’Intelvi). E sono solo gli esempi più importanti anche per la secolo), consiste in una cappella quadrangolare contenente un
concentrazione e distribuzione in particolari aree cfr. MONNE- sarcofago in muratura intonacata, dove accanto al capo dello
RET DE VILLARD 1912, pp. 5-75; REALI 1995, pp. 145-153. scheletro era deposta una siliqua di Teodorico (491-522), cfr.
Come in Brianza, anche in Canton Ticino la cristianizzazione FOLETTI 1997, pp. 113-179. In DONATI 1999 la raccolta degli
sembra manifestarsi precocemente (IV-V secolo), nel V secolo si articoli relativi ai ritrovamenti avvenuti fino al 1993.
erigono i primi edifici di culto, più che edicole funerarie, mauso- 2 La selezione operata nella scelta degli edifici è basata sulla
lei, oratori, centri a cura d’anime) che si impiantano su ville completezza dei dati raccolti durante lo scavo archeologico e, in
romane e aree cimiteriali tardoantiche (secoli IV-V, S.Vittore e assenza di scavi, sulle informazioni offerte dalle fonti biblio-
S.Stefano di Muralto, Riva S.Vitale, e altre, vedi oltre); un note- grafiche con dati particolarmente significativi (presenza di epi-
vole numero di dediche santoriali ricorda santi di tradizione grafi, sepolture con corredo, ecc.). Occorre dire che i dati di
paleocristiana (S.Vittore, SS.Nazaro e Celso, S.Abbondio, ad scavo raccolti in area lombarda sono spesso disomogenei, a con-
esempio). In questa particolare regione ciò che più colpisce è fronto dei metodi seguiti in Canton Ticino, dove le informazioni
non tanto la massima concentrazione di edifici di culto nel Sot- sembrano essere state raccolte in base ad una scheda preordi-
toceneri e in area Bellinzona, ma l’inerpicarsi nelle valli fino ad nata unitaria, si veda DONATI 1980, ad agevolare le ricerche
Airolo (SS.Nazario e Celso, mausoleo nel V-VI secolo, poi orato- successive.
rio con sepoltura privilegiata), presso il passo S.Gottardo, che 3 DONATI 1999; FOLETTI 1997.
evidentemente era già frequentato allora, a Dongio (VI secolo,
S.Pietro) nell’alta Val di Blenio, con un mausoleo familiare /ora- 4 GELICHI, BROGIOLO 1996; BROGIOLO 1997, pp. 67-88.
torio, a Gudo (S.Lorenzo, edicola funeraria nel VI, poi edificio 5 NOBILE DE AGOSTINI 1995-97, pp. 134-135; 1996, pp.
con sepoltura privilegiata nel VI-VII) lungo la strada che da 32-33; 1998, pp. 8-11, 2000, pp. 13-26; CAPORUSSO 1995-97,
Domodossola conduce a Camedo. Ad Airolo la chiesa di pp. 230-231, CAPORUSSO, BLOCKLEY 1995, pp. 243-250;
SS.Nazaro e Celso (datata al V-VI secolo) inglobava nel muro 1996, pp. 239-278.
64 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Tav. I) carta di distribuzione degli edifici di culto

1- Airolo: SS. Nazaro e Celso 28- Erba: S. Maurizio


2- Quinto - Deggio: S. Martino 29- Albese con Cassano: S. Cassano
3- Dongio: S. Pietro 30- Como: SS. Cosma e Damiano
4- Gorduno: S. Carpoforo 31- Campione d’Italia: S. Pietro
5- Arbedo: S. Paolo 32- Lanzo d’Intelvi: SS. Nazaro e Celso
6- Gudo: S. Lorenzo 33- Laino Intelvi: S. Vittore
7- Muralto: S. Vittore e S. Stefano 34- Ossuccio: SS. Sisinnio e Agata
8- Bironico 35- Isola Comacina: S. Giovanni e S. Eufemia
9- Mezzovico: S. Abondio 36- Lenno: S. Vincenzo e S. Stefano
10- Sonvico: S. Martino 37- Gravedona: S. Maria del Tiglio e S. Stefano
11- Gravesano: S. Pietro 38- Samolaco: S. Fedelino
12- Vezia: S. Martino 39- Piona: S. Eufemia
13- Bioggio: S. Ilario 40- Lecco: S. Stefano
14- Melide: SS. Quirico e Giuditta 41- Lecco: S. Martino in Agra
15- Riva S. Vitale 42- Garlate: S. Stefano
16- Besazio: S. Antonino 43- Garbagnate Monastero: SS. Nazaro e Celso
17- Mendrisio: S. Martino 44- Bulciago: S. Stefano
18- Castel S. Pietro: Chiesa Rossa 45- Monte Brianza: S. Vittore Castello
19- Morbio Inferiore: S. Giorgio 46- Olgiate Molgora: S. Stefano in Beolco
20- Morbio Superiore: S. Martino 47- Brivio: S. Giovanni Battista
21- Sagno: S. Martino 48- Carvico: S. Tomé
22- Stabio: S. Abondio 49- Terno d’Isola: S. Vittore
23- Stabio: SS. Pietro e Paolo 50- Madonna della Rocchetta
24- Sumirago- S. Maria 51- Trezzo d’Adda: S. Martino
25- Castelseprio: S. Giovanni 52- Fara Gera d’Adda: S. Alessandro
26- Lurago Marinone: S. Giorgio 53: Incino: S. Eufemia e S. Giovanni
27- Galliano: S. Vittore
P. Marina De Marchi 65

nell’area considerata da Sud a Nord è quasi dise- Il periodo considerato non permette di inserire
gnata (Tav. 1, dati parziali 6) dalla distribuzione gli edifici nelle circoscrizioni diocesane 8 (Milano,
degli edifici di culto. Il tracciato segue l’Adda e lo Como), ancora in buona parte sconosciute territo-
affianca, raggiunge Lecco, si distribuisce tra Lecco rialmente, e di coglierne appieno la relazione con
e Como, secondo un andamento diagonale che l’organizzazione rurale del cristianesimo. Per il
tende a Nord, addensandosi nell’alta Brianza, sale VII secolo non si hanno notizie di pievi, molti edifi-
successivamente verso il lago di Lugano e le sue ci di culto rurali hanno origini in età paleocristia-
sponde. In Canton Ticino gli edifici di culto da Bel- na, si sviluppano nel VII secolo, poi in epoca
linzona percorrono poi le valli per i valichi, nel imprecisata assumono il ruolo pievano.
comasco le rive del lago, raggiungendo Chiavenna. I dati attualmente emergenti indicano quali
I punti di massimo addensamento si hanno a sono gli elementi cardine per la comprensione di
cavallo tra Brianza e area Lecchese, lungo l’Adda, funzioni e gerarchie: a) le strade, la maggior parte
tra lago di Lugano e di Como, nel Mendrisiotto: degli edifici di culto registrati, infatti si posiziona
sono i territori dove il popolamento era già fitto in lungo percorsi viari9, in punti di passo, anche in
età romana. Nella maggior parte dei casi risulta dipendenza con abitati individuabili dalle fonti
difficile sapere se e quali luoghi di culto a noi noti scritte, spesso in collegamento con le aree di
si trovassero vicino o presso centri abitati preesi- approvvigionamento di materie prime (valli alpi-
stenti o di nuova fondazione (vici), al loro interno, ne)10; b) la stretta relazione tra chiese (cappelle,
al centro di una corte presso le case signorili, o in oratori, edicole, mausolei, ecc.) e castelli 11, un
posizione isolata, ma centrale rispetto al territo- intreccio che a sua volta rimanda alla facilità di
rio, in modo da potere essere raggiunti da una accesso ai luoghi e ai percorsi viari relativi e - non
popolazione rurale che viveva in villaggi sparsi o secondario e conseguente -al processo di cristianiz-
distribuita nei terreni (loci, fundi, capanne, case zazione che coinvolse questo territorio fin dal IV/V
massariciae), dove lavorava la terra. secolo, con punta massima nel V secolo e nel VI per
Nel caso, ad esempio, dei SS.Cosma e Damiano l’area Lariana, con l’appoggio della classe dirigente
di Como, esterna alla cinta muraria e posta presso locale che intratteneva rapporti con le città12. Un
la strada che percorrendo la sponda occidentale rapporto città/campagna che in realtà esistette
del lago porta a Chiavenna, si può parlare di chie- anche nell’VIII secolo, come attestano i documenti
sa suburbana, con funzione cimiteriale (una di archivio, in molti casi in probabile continuità con
tomba, scavata nello spazio interno, conteneva un il secolo precedente; c) l’alta percentuale di sepol-
corredo composto da un vasetto in ceramica longo- ture interne ad edifici di culto (oratori, cappelle),
barda e da un coltellino in ferro7), di dubbia inter- particolarmente significativa quando si tratti di
pretazione circa il ruolo pubblico o privato che tombe in posizione privilegiata (aree absidali,
svolse. Di certo fu un edificio religioso di passo. navata, ricavate nei muri perimetrali) e provviste

6 Vedi n. 2. percorso a Taverne Torricella un ponte conduceva a Lugano e,


7 CALC 1993, pp. 99-100, tra il materiale recuperato vi sono seguendo altra via, alla Val Capriasca, a Sonvico, alla Valsolda.
Altrettanto importanti erano le strade che da Como e da
due epigrafifunerarie inedite.
Castelseprio, portavano a Riva S.Vitale e al lago di Lugano, di
8 Sul tema si vedano VIOLANTE 1982, pp. 963-1155; CASTA-
qui via terra o via acqua a Campione, o attraverso la valle di
GNETTI 1982; SETTIA 1991. Sintesi per la Lombardia, con Muggio e la Val di Mara in Val d’Intelvi e al lago di Como, si
menzione degli autori ecclesiastici di riferimento, SANNAZA- vedano in merito TOZZI 1995, pp. 11-55; BONORAMAZZOLI
RO 1992, pp. 61-71. 1994, pp. 177-184; DONATI 1978, pp.161-171; FOLETTI 1997.
9 Il rapporto delle strade di tradizione romana con gli edifici di 10 Dalle valli alpine provenivano le materie prime estratte nelle
culto è molto stretto, nonostante il degrado, l’apprestamento di miniere e nelle cave, verso le zone di pianura (marmo, pietra,
varianti parziali e l’adeguamento della rete viaria con percorsi pietra ollare, quarzo, metalli, si pensi indicativamente alle loca-
che conducessero ai nuovi fulcri insediativi (xenodochi, luoghi lità di Musso, Piona, Chiavenna, Valsassina, Airolo, Val di Mag-
di culto, monasteri), CANTINO WATAGHIN 1998, pp. 623-629. gia), per cui vedasi, ad esempio, DE MICHELE, ZELIOLI e
Ai grandi collegamenti erano destinate la pedemontana Aqui- TAGLIABUE 1995, pp. 342-346, 347-359, 2000 anni di pietra
leia/Como/lago Maggiore/Milano (che passa per Garlate/chiesa ollare 1982. L’estrazione di metalli in valle spiega la buona atte-
di S.Stefano e ai piedi del Monte Barro, S.Eufemia e S.Giovan- stazione di sepolture con strumenti da fabbro nelle necropoli
ni di Incino), la Milano/Como (S.Vincenzo in Galliano, S.Mauri- romane della zona, NOBILE DE AGOSTINI 1994, pp. 212-244.
zio di Erba), la via che corre sulla sponda occidentale del lago di 11 La relazione tra oratori, mausolei e castelli è spesso eviden-
Como e il lago medesimo (dall’area esterna alle mura di Como,
te, così S.Stefano di Garlate con il centro fortificato di Monte
con la chiesa dei SS.Cosma e Damiano, a Ossuccio, all’Isola
Barro, BROGIOLO 1995-1997, pp. 236-238. In punti strategici
Comacina, a Lenno, a Gravedona, a Sorico, a Samo Laco, a
sono ad esempio: l’oratorio con sepoltura privilegiata del Motto
Chiavenna). La Milano/Monza/Lecco, raccordata alla Berga-
di Dongio (VI secolo), situato all’incontro del fiume Brenno,
mo/Como, che supera il Brembo ad Olginate e segue il percorso
lungo la strada per il Lucomagno, il S.Martino di Morbio Supe-
Pontida, Caprino, bergamasco, Cisano, Olginate, Garlate,
riore (VI-VII secolo), inizialmente una torre, che controllava il
Sala, Cisano, Incino, Como. Il tratto Brivio, Olginate, Garlate,
passaggio tra la Val di Muggio e la Val d’Intelvi, S.Martino di
Galbiate corre sulla pedemontana e sui rami secondari attivi
Sagno (VII-VIII secolo) posta in un’area militare collegata all’I-
sia in età tardoantica che nell’altomedioevo. I collegamenti ter-
sola Comacina (dalla Val Muggio si dominavano i versanti della
ritoriali sono garantiti da percorsi minori e di valle, ad esempio
Val d’Intelvi), FOLETTI 1997, cit.
le strade che da Castelseprio per la Valganna portavano a
12 SANNAZARO 1990 e 1992.
Ponte Tresa e di qui al Monte Ceneri e a Bellinzona, su questo
66 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

di un corredo funerario 13 non limitato a comple- te dal Vescovo di Como per esaudire i bisogni reli-
menti di abbigliamento, ma caratterizzato da armi, giosi delle popolazioni 16. Mentre sembra ancora
dagli accessori relativi e da altri manufatti di pre- difficile comprendere il rapporto tra lo spazio del
gio d’ambito culturale longobardo, indice di defunti vivere e quello della morte per le classi meno
di rango alto e distinto da un elevato potere econo- abbienti che abitavano in fondi agricoli, non aggre-
mico. Le sepolture in luogo di culto indicano la pos- gati in villaggi e lontani dai centri abitati maggiori.
sibilità di scelta delle modalità del funerale e L’interrogativo che ci si pone ruota attorno alla
rispondono alle esigenze di autorappresentazione conoscenza delle dinamiche sottese alla formazione
di un’aristocrazia, talvolta di altissimo rango, come di fulcri demici ai quali la popolazione faceva capo
ricorda l’epigrafe di Aldo e Grauso, cittadini bre- e, ancora, a quale organizzazione, o a quali regole
sciani, personalità di corte menzionate da Paolo “spontanee” di aggregazione obbediva la rete degli
Diacono che ne narra le vicende14, epigrafe murata abitati sicuramente gerarchizzata in villaggi o
nella chiesa dei SS.Pietro e Andrea a Beolco presso ville, castelli, dove si svolgevano le attività produt-
Olgiate Molgora e datata alla fine del VII secolo15. tive, di mercato e di distribuzione dei prodotti, la
Avremmo già, in tal caso, alcuni indizi per cogliere difesa e il culto, oppure se, come è attestato nelle
le gerarchie e il significato di molti oratori senza città, i ceti meno abbienti (si pensi all’insediamen-
conoscerne il tempo di sviluppo (da cappella e ora- to d’età longobarda, datato al VI/VII secolo, emerso
torio a pieve), legato a variabili non misurabili se nell’area del monastero di fondazione desideriana
non con un’attenta analisi dell’evoluzione della sto- di Brescia S.Giulia 17) venissero sepolti, secondo
ria di un territorio, considerato nel suo insieme, ed necessità e risparmio, nei poderi presso casa o negli
espressione nella maggior parte dei casi di una stessi spazi tra le case, a partire dal VII secolo negli
volontà devozionale privata, connessa a fondatori oratori pubblici con cura d’anime e funzione cimite-
appartenenti alle classi alte o medio alte della riale (ad esempio, S.Maurizio ad Erba, Tav. II 18,
popolazione, funzionari regi, nobili, uomini liberi. S.Stefano e S.Vittore a Muralto, S.Vittore a Terno
Mentre soprattutto per i secoli VII e VIII abbonda- d’Isola, SS.Pietro e Paolo a Stabio, Tav. III, S.Tomè
no le notizie circa la fondazione di chiese da parte a Carvico19, S.Eufemia a Incino). Tutto ciò andreb-
dei sovrani longobardi, che funzionarono come be messo in relazione con le giurisdizioni ammini-
modello da imitare per le classi dirigenti. Solo in strative territoriali, le prime note dalle fonti scritte
area comasca le basiliche di S.Eufemia a Piona (a. dell’VIII secolo (giudicaria di Sirmione e del
616, et sepolturas ibi ordinavit) e l’omonima dell’I- Seprio20, le restanti da documenti successivi e sol-
sola Comacina, quasi contemporanea, furono volu- tanto intuite21), e le modalità di gestione e di con-

13 In Canton Ticino su 17 località di ritrovamento un terzo circa tova, Brescello, nel 602 circa) in un territorio ancora fortemen-
riguarda sepolture con corredo in luoghi di culto o in stretta te romanizzato, DE MARCHI 1999, pp. 215-243. In Canton
relazione con essi (S.Antonino di Besazio, S.Pietro e Paolo di Ticino i due fattori geomorfologico e di scarsa penetrazione
Stabio, la chiesa battesimale di Riva San Vitale, S.Carpoforo a all’interno del territorio (valli) da parte longobarda è molto evi-
Gorduno, S.Paolo ad Arbedo, S.Martino di Sonvico, FOLETTI dente, tombe con armi e necropoli longobarde o longobarde/
1997), con maggiore concentrazione nel Sottoceneri e presenze autoctone si arrestano, salvo sporadiche eccezioni di cui occor-
più rarefatte nel circondario, DE MARCHI 1997, pp. 284-285, re valutare meglio il significato anche in base al tipo di corredo
nell’area lombarda presa in considerazione la proporzione meno caratterizzante, poco oltre la piana di Bellinzona all’inol-
diviene molto alta nelle regioni periabduane e in Brianza, dove trarsi nelle valli, laddove si stringono a ridosso del fiume Tici -
su 13 esempi 8 sono coinvolti da sepolture con corredo “longo- no, del quale sono note le piene e le divagazioni del corso, tra le
bardo” (S.Stefano a Garlate, SS.Pietro e Andrea a Beolco, aree due riviere montagnose solcate da vallecole. In queste zone,
di S.Stefano a Bulciago e di S.Giorgio a Brivio, SS.Nazaro e caratterizzate da insediamenti medievali e resti di aree fortifi-
Celso a Garbagnate Monastero, S.Vittore a Terno d’Isola, DE cate poste a mezza costa, si può immaginare un popolamento
MARCHI 1995, pp. 35-85, SS.Cosma e Damiano a Como, CALC rado in piccoli nuclei, adattato ad un’economia di sussistenza
1993, pp. 99-100, S.Martino a Trezzo, LUSUARDI SIENA (fiume, legno, pascolo) e di intermediazione nel trasferimento
1997, pp.365-375, ma il riferimento “colto” più celebre resta la delle materie prime e dei prodotti alpini a valle.
sepoltura con ricco corredo del Duomo di Monza, attribuita alla 14 Hist. Lang., V, 36-38.
regina Teodolinda, HASELOFF 1952, pp. 368 ss.). Il Liber 15 DOZIO 1858, pp. 81-82; SANNAZARO 1994, pp. 284- 318,
Diurnus impediva il seppellimento in cappelle e oratori, a meno
che non si rinunciasse alla consacrazione del luogo, ma in figg. 194-195.
realtà tali norme vennero ampiamente eluse, SETTIA 1991, 16 SETTIA1991, p. 11, n. 26.
pp. 226-227; sul tema GRILLETTO, LAMBERT 1983, p. 329- 17 BROGIOLO 1992, pp. 179-210.
356, anche perché è evidente l’ottimo rapporto tra classi diri- 18 CAPORUSSO 1995-1997, pp. 232-233.
genti laiche e religiose. In questa area le sepolture o sono sin-
gole o raggruppate in piccoli nuclei che rappresentano un grup- 1 9 Nell’edificio in muratura, che venne a sostituire quello
po parentale, prevalentemente in edifici di culto ad indicarne la ligneo, successivo al VII secolo, vennero scavate sei tombe nella
funzione, spesso limitata ad un certo periodo di tempo, a mau- navata e cinque nel nartece, in nuda terra e con delimitazione
soleo di famiglia. Sembra però indicativo, in base ai dati cono- in pietra, prive di corredo, sei erano di adulto e tre di bambino.
sciuti, che nelle aree di pianura prevalgano le grandi necropoli L’omogeneità delle strutture funerarie e i dati stratigrafici sug-
longobarde in campi aperti, in questa regione quasi assenti. geriscono che l’utilizzo cimiteriale risponde ad un periodo cir-
Questa caratteristica dovette essere determinata, oltre che dal coscritto, BROGIOLO 1989a, pp. 155-170.
carattere collinare del territorio, da una occupazione tardiva, 20 DE MARCHI 2000, pp. 405-441; BROGIOLO 1989, pp. 13-48.
successiva alla conquista da parte di Agilulfo dell’Isola Comaci- 2 1 BOGNETTI 1966, pp. 249-252; SANNAZARO 1994; DE
na (588-589) e delle città bizantine lungo il Po (Cremona, Man-
MARCHI 1995, pp. 35-85.
P. Marina De Marchi 67

Tav. II) S.Maurizio ad Erba (da CAPORUSSO 1995-97)

trollo del territorio, almeno a partire dai primi un veloce transito per Ravenna e l’Adriatico. Que-
decenni del VII secolo22, in aree come la nostra di sta posizione strategica assunse grande rilievo nel
particolare interesse pubblico (vie di portata tardoimpero (IV e V secolo), con l’inizio delle inva-
“internazionale”, vicinanza ai confini). sioni barbariche, e lo mantenne in seguito (VI/VII
Occorre tener conto che l’area considerata è geo- secolo) per ragioni militari, ma anche economiche.
graficamente in posizione nodale, poiché funge da L’area svolse il ruolo di terra di frontiera e venne
ganglio di interconnessione, grazie alla presenza attrezzata per la difesa con l’apprestamento di for-
delle maggiori vie di comunicazione (di terra e d’ac- tificazioni e di apparati di controllo e avvistamento
qua), tra penisola italiana e regioni del Rodano e strategici minori; localmente il fronte dei castra in
del Reno, lungo un asse di collegamento Nord/Sud, parte seguiva il corso dell’Adda (Madonna della
attraverso i valichi che, oltre Chiavenna (Julier, Rocchetta, Monte Brianza, Brivio, Monte Barro),
Septimer, Maloia) e Bellinzona (Lucomagno, del- piegando a Ovest verso Castelseprio, e a Nord per
l’Uomo, S.Gottardo, S.Giacomo), conducevano l’Isola Comacina, Chiavenna e Bellinzona. Alcuni
oltr’alpe. Mentre lungo l’asse Est/Ovest, attraverso di questi castelli, quelli di fondazione pubblica,
i fiumi Adda e Ticino affluenti del Po, era garantito ebbero continuità di vita nell’altomedioevo, assu-

22 Il primo documento che ricorda funzionari regi è il Praecep - prietà ad una classe di nobili al suo servizio. Il documento con-
tum (CDL, III/I, 2, 624 ?, luglio 25, Pavia, pp. 7-12) che fa riferi- cerne la donazione di terre fatta dalla monarchia al monastero
mento a gastaldis vel agentibus nostris, con i quali Agilulfo di Bobbio, estese dal Monte Penice fino alla Trebbia, zona di pas-
intendeva garantire il controllo amministrativo e della pro- saggio delle vie che conducevano alla Ligura ancora bizantina.
68 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Tav. III) SS.Pietro e Paolo a Stabio (da FOLETTI 1997)

mendo talvolta il ruolo di città “capoluogo” di un Castel San Pietro e nella motta di Gorduno (Can-
territorio anche esteso (Castelseprio, Pombia e Sir- ton Ticino), in S.Vittore di Laino d’Intelvi (a. 55623),
mione), modificando ulteriormente l’assetto terri- in S.Stefano a Lecco (a. 53524), di questi ultimi il
toriale dei municipia romani. Altre fortificazioni primo sicuramente fondato da un religioso, il
minori, di fondazione privata e più tarda, ebbero secondo dubitativamente. A Laino d’Intelvi è certo
funzioni di appoggio al sistema difensivo, o di dife- che il castello sorse attorno alla chiesa, che ne costi-
sa delle popolazioni, e sono da riconoscersi in tuì il primo fulcro, lo stesso forse avvenne per Lecco

23 CIL, V, 5418 (relativa al servitore di Cristo e diacono Mar- 24 BORGHI 1971, pp. 211-245 (che ricorda un Vigilius presby -
cellino). ter), dall’area della chiesa di S.Stefano a Lecco proviene un
capitello scolpito di VII-VIII secolo.
P. Marina De Marchi 69

(non scavato); a Gorduno è probabile che sia avve- pert (a. 745 28), forse referendario regio, ricco pro-
nuto l’opposto, l’edificio di culto dedicato a S.Car- prietario di terre e bestiame, nonché di servi, dota-
poforo si addossò ad una torre facente parte di una to inoltre di altri beni mobili di valore, quali la cin-
cinta muraria25. La fortificazione, posta di fronte a tura multipla guarnita di elementi in oro (valore
Bellinzona in posizione di controllo della Val di Bia- 100 soldi), contenitori di pregio in bronzo e argen-
sca, venne probabilmente fondata da un privato to, ricchi abiti e gioielli.
laico e guerriero. In base alla distribuzione dei Egli ha proprietà tra Adda e Molgora, a Bonate,
ritrovamenti archeologici di età tardoromana e dei presso le rive del Brembo (una vigna che si affaccia
castelli di tradizione tardoantica (infra) è evidente su una via pubblica), oltre ad altri possedimenti
la prossimità tra luoghi di culto, abitati, castelli. Si sul Ticino. Sono appezzamenti, per lo più, di picco-
pensi solo all’addensamento di presenze già ricor- la estensione (terre coltivate a vigne), corti domo-
dato lungo l’Adda e nell’alta Brianza: gli abitati cultili e case massariciae ed uno xenodochio, pode-
rurali potevano fornire scorte alimentari in caso di ri in fundo Trecio, a Roncello nei pressi di Trezzo, a
necessità, i castelli difesa ed accoglienza. In alcuni Capiate.
castelli sono poi attestate attività di lavorazione di Un altro esempio è il gasindio regio T a i d o
materie prime (ad esempio Laino e Monte Barro, (testamento a. 77429), civis bergomatis. Bonate è
attivo fino al VI secolo). Mancano ancora scavi sede di una domoculta, dove il nobile vive. Anche il
archeologici sistematici per molti siti castrensi. I patrimonio fondiario di Taido è notevole e si distri-
dati sono pertanto carenti. La rete insediativa buisce lungo il Brembo, probabilmente usufruendo
risponde ad un sistema complementare e omoge- della stessa via pubblica ricordata nella carte di
neo, che si intravede, ma non si può ancora preci- Rottpert, nell’Isola Brembana con proprietà a
sare, della quale sono tangibili almeno per l’VIII Mapello, case massariciae a Rodi presso Filago, in
secolo i rapporti con i centri urbani. Anche i carat- villa d’Arzago d’Adda, a Cenate presso il Serio,
teri comuni ai manufatti rinvenuti nelle sepolture senza considerare le terre in Val Camonica che si
longobarde, pur denunciando modelli di riferimen- estendono fino al Passo del Tonale, nel pavese, nel
to differenti (tradizione bizantina o prevalente- veronese, a Sirmione.
mente germanica, spesso in un medesimo contesto) In queste due carte, che interessano i territori
richiamano una cultura omogenea che trova riferi- abduani, si precisano alcuni insediamenti di mag-
menti in diverse località, spesso distanti tra loro e gior importanza rispetto ad altri, Agrate, Trezzo,
rimandano, con molta probabilità, ad opifici loca- Bonate30, Terno d’Isola (Tav. IV), posto al centro di
lizzabili nelle città o nei centri abitati maggiori26, un sistema territoriale e poi capopieve, centri col-
in un quadro di distribuzione e commercializzazio- legati tra loro da una rete viaria a carattere locale,
ne, di ampiezza nazionale e internazionale. dove abitano e svolgono le proprie attività due alti
Non è da sottovalutare il legame tra eserciti e personaggi di corte, le loro famiglie, i massari, i
cristianizzazione, avvalorato da epigrafi funerarie servi. Tra le chiese citate vi sono S.Giuliano a
relative a capi militari e condottieri datate tra il IV Bonate, S.Vittore in Terno (in teranis) d’Isola, alle
e il V secolo, in edifici religiosi di castello (Monte quali vengono donate case massariciae, S.Ambro-
Brianza) o posti in punti nodali per il passaggio di gio in Zanica nel Bergamasco, S.Maria a Casirate,
eserciti (Garlate)27. Come per le reliquie, il richia- S.Alessandro fuori le mura di Bergamo, S.Pietro,
mo epigrafico a militari di valore storico può avere S.Maria, S.Vincenzo a Bergamo. È forte il legame
inciso nella scelta del luogo di seppellimento, in tra classe dirigente ed alto clero, ma anche il biso-
una logica di propaganda familiare, da parte di gno spirituale pro remedio anime.
nobili longobardi due secoli dopo. È interessante, in ogni modo, l’attestazione di
uno xenodochio ad Agrate (luogo di transito, colle-
gato a Milano e a Monza). Poco si sa della chiesa di
2. Edifici di culto-territorio S.Giuliano in Bonate, di certo si può dire che essa
con S.Vittore a Terno d’Isola, dalla quale dipende
Le fonti scritte indicano alcuni luoghi, tra gli l’oratorio di S.Tomè di Carvico, non sono proprietà
altri, che sembrano acquisire la specificità di poli personali di Taido e quindi dovrebbero essere pub-
demici di attrazione e di controllo del popolamen- bliche. ATerno d’Isola abbiamo tombe privilegiate
to: pensiamo ad esempio ad Agrate e a Tr e z z o , nella navata31 e un’area cimiteriale esterna fre-
ricordati nel testamento del vir magnificus Rott- quentata a lungo.

25 FOLETTI 1997, cit. 28 CDL, 83, 745 aprile. AMBROSIONI 1986, pp. 175-178.
26 RICCI 1997, pp. 239-273; BROGIOLO 1994, pp. 257-263; 29 CDL, 293, 774 maggio.
GIOSTRA2000; DE MARCHI 2000, pp. 284-291. 30 Nel documento sono nominate tre corti ed una sola chiesa,
27 Si ricordano le epigrafi di Merobaudo (con questo nome si probabilmente pubblica, SETTIA1991, p. 9, n. 19, a riprova del
ricordano tre personaggi vissuti tra IV e V secolo), sepolto nella fatto che non è scontato che ogni unità proprietaria avesse il
chiesa di S.Vittore a Monte Brianza, e di Pierius, capo in testa suo luogo di culto cui riferirsi.
delle truppe di Odoacre, ucciso combattendo contro Teodorico, 31 DE MARCHI, FORTUNATI ZUCCALA, VITALI 1992, pp.
re dei Goti, nel 490 presso l’Adda, BROGIOLO 1997. 216-223.
70 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Tav. IV) S.Vittore a Terno d’Isola (da DE MARCHI, FORTUNATI ZUCCALA, VITALI 1992)

S.Vittore, per la posizione centrale rispetto al Individuare il ruolo specifico di un oratorio o di


territorio dell’Isola Brembana, ben servita da col- una cappella non è sempre facile, in base ai dati in
legamenti viari32, può ritenersi una chiesa cimite- nostro possesso; ad esempio a S.Maurizio presso
riale a cura d’anime, nata per opera di un fondato- Erba35 sembra prevalere la funzione cimiteriale
re o benefattore, che può essere anche un religioso, forse connessa alla cura d’anime di una comunità
sepolto nel VII secolo all’interno dell’edificio (t. locale, i cui maggiorenti si fanno seppellire nell’ora-
9333). La sua tomba contiene più rideposizioni suc- torio. S.Vincenzo a Galliano36 (Tav. V), in seguito
cessive che possono riferirsi a familiari o (even- pieve, sorta nel V secolo come attestano i corpi santi
tualmente) ad altri religiosi. Si può dedurne che e le epigrafi funerarie relative a religiosi, deposti
verso questo polo cultuale si convergesse dal terri- nell’area della cripta 37 è sicuramente un centro
torio circostante. Esso è un edificio cimiteriale di religioso di rilievo e di cura d’anime a scala territo-
culto, con tracce di attività insediative (ricovero riale, quasi certamente connesso ad una comunità
della popolazione ?34), sorto su un’area cimiteriale religiosa stabile. Questo edificio rimase intatto fino
e sacra di età romana, quindi già luogo di raduno e al VII secolo, quando subì rifacimenti cospicui,
di incontro per almeno due buoni motivi. venne rinnovato negli arredi e ospitò, infine, le

32 BROGIOLO 1992a, pp. 226-231. S . Vincenzo a Sesto Calende, GUERRONI, BROGIOLO,


33 Il defunto è sepolto con un anello monogrammato in argento CAZORZI 1983, pp. 97-123, di S.Vittore a Terno d’Isola e di
S.Tomè di Carvico, BROGIOLO 1989a, pp. 155-170.
e un pettine in osso, DE MARCHI 1992, pp. 223-225.
35 CAPORUSSO 1995-97, pp. 232-233.
34 Circa l’utilizzo di edifici di culto a ricovero di masserizie, e
36 Archeologia a Cantù 1991.
forse di persone, in secoli più tardi si veda SETTIA1991, p. 16,
n. 42. Se ciò valesse per il primomedioevo, si giustificherebbero 37 Epigrafi funerarie datate agli anni 446, 485-86, 522, 525, rela-
le tracce d’uso abitativo presenti, ad esempio, negli oratori di tive a Savino, Adeodato, al presbyter Ecclesio, vedi n. precedente.
P. Marina De Marchi 71

romano: Ta v. VI), posto sulla strada che corre


lungo la sponda occidentale del lago e di fronte
all’Isola Comacina38, sorto su una necropoli di V
secolo, si è pensato - relativamente alla fase di VII
secolo - ad un mausoleo di comunità (religiosa ?),
essenzialmente per la distribuzione delle sepoltu -
re (ordinate e predisposte durante la costruzione
della chiesa) e per l’omogeneità dei defunti, per la
maggior parte individui di sesso maschile adulto
(tra i 25 e i 35 anni) sepolti senza corredo (salvo
una sepoltura che conteneva un’olpe vitrea39 posta
tra le mani del defunto, secondo una tradizione
romano-cristiana che prosegue nell’altomedioe-
vo40). Un mausoleo di confronto, ma a carattere
familiare privato, è costituito da S.Stefano di Gar-
late (anch’esso nella fase di VII secolo, Tav. VII),
sorto su una villa romana mosaicata41, con sepol-
ture distinte da corredi (elementi da cintura in
ferro ageminato, un anellino in oro, pettini, men-
tre la presenza di vesti preziose è attestata dalle
impronte lasciate sul terreno).
Rispetto agli esempi considerati è di grande
interesse il caso di Campione sul lago di Lugano,
dove vivono ed operano gli arimanni Arichis e Sigi-
Tav. V) S. Vittore a Galliano (da Archeologia a Cantù 1991) rad e il primo Totone, parenti di Walderada di Arsa-
go Seprio42 e di Totone II, loro discendente43. I loro
beni che li definiscono in origine come medi proprie-
tari fondiari con una funzione pubblica limitata, si
sepolture di due nobili forse longobardi, Manifret e estendevano prevalentemente nella giudicaria del
Odelbertus, laici o religiosi anch’essi come i prede- Seprio, dal Canton Ticino odierno (Adro, Cadro,
cessori, comunque cristiani come pare osservando Bissone, Bellinzona, Morcote) al Varesotto, ma i
l’apparato iconografico delle stele funerarie (croce contatti sociali con il passare del tempo divengono
con agnello, croce incorniciata da un arco). L’edifi- sempre più ampi, mentre la famiglia acquisisce pre-
cio sorge su un dosso poco lontano dall’abitato stigio, e raggiungono le città di Piacenza, Milano,
(vicus romano), che ha restituito notevoli testimo- Como. Le loro attività mercantili (di negotiatores),
nianze. Vi si riconoscono i tratti di un edificio pub- compreso il mercato di servi44, sono collegate stret-
blico destinato a servire un’area territoriale più tamente con il monastero di S.Ambrogio a Milano e
ampia dei centri abitati a lui vicini, sia per la posi- con altre chiese milanesi, così come Taido aveva
zione prossima alla strada Milano/Como, che per la stretti rapporti con la città di Bergamo, Rottpert
capacità di attrazione determinata dalla tradizione con la corte regia e Aldo e Grauso (ricordati da Paolo
del servizio di culto e di cura d’anime che vi svolge- Diacono45 e nell’epigrafe funeraria di S.Pietro e
va un clero integrato nell’organizzazione ecclesiale, Andrea a Beolco) con la corte e il ducato di Brescia
già nel V secolo, ivi sepolto, nonché dalla presenza in un’ambigua politica di successione al trono.
di reliquie e papiri di VII secolo, periodo in cui forse Anch’essi si fecero seppellire, come pare dal ritrova-
la chiesa divenne pieve, deposti nell’altare. mento di una sepoltura bisoma con ricco corredo
Per i SS.Sisinnio ed Agata ad Ossuccio (vicus (armi e un anello in oro, forse un sigillare, perduti46)

38 CAPORUSSO, BLOCKLEY 1995, pp. 250-275. 43 I documenti inerenti la storia di questa famiglia coinvolgono
39 L’olpe del tipo Isings 14 è datata al I secolo d.C., e sarebbe un due periodi differenti, una prima fase che va dal 721 al 756, cor-
oggetto di riutilizzo. Essa ha confronti con altra rinvenuta nella risponde al regno di Liuprando, Ratchis (746-749) e Astolfo
chiesa di S.Eufemia all’Isola Comacina e a S.Vittore di Corbet- (750-758), una seconda fase più tarda che raggruppa una serie
ta, CAPORUSSO, BLOCKLEY 1995, p. 253. di documenti datati tra il 769 e l’807 si riferisce, per lo più, al
40 FEVRIER 1987, pp. 881-942. secondo Totone. Indicazioni e analisi della famiglia e dei suoi
complessi rapporti personali (con indicazione dei Codici Diplo-
41 BROGIOLO 1995-97, pp. 236-238. matici di riferimento) sono in MOR 1928, p. 126 ss.; ROSSET-
42 Altro centro territoriale con una necropoli longobarda di TI 1986, p. 200; LA ROCCA2000, pp. 45-69. Un’analisi pura-
oltre 25 tombe, non scavata integralmente, MARIOTTI 1994, mente funzionale alla ricostruzione degli insediamenti nella
pp. 120-122, posta a poca distanza dalla chiesa di S.Vittore, giudicaria del Seprio in età longobarda è in DE MARCHI 2000,
sede pievana, MASTORGIO 1990, pp 117-190, e dal centro sto- pp. 129-131.
rico, che mostra origini piuttosto antiche. La chiesa in questo 44 LAROCCA2000.
caso è posta fuori dall’abitato e costeggia la strada che conduce 45 Hist. Lang., V, 36-38.
agli abitati di Mezzana e Somma Lombardo. 46 DOZIO 1858, pp. 81-82.
72 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Tav. VI) SS.Sisinnio ed Agata ad Ossuccio (da CAPORUSSO, BLOCKLEY 1995)


P. Marina De Marchi 73

Tav. VII) S.Stefano a Garlate (da BROGIOLO 1995-97)

Tav. VIII) S.Zenone a Campione (da CAPORUSSO 1995-1997)


74 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

S.Zenone è una chiesa privata, fondata per esigen-


ze personali, che svolge il ruolo di mausoleo fami-
liare come, con sviluppi diversi, S.Stefano di Gar-
late, poi pieve, (con numerose sepolture ben ordi-
nate nello spazio a disposizione, provviste di corre-
do), anch’essa ubicata lungo strade di smistamen-
to ad ampio raggio (la via Bergamo/Lecco/Como
proveniente da Aquileia, con allacciamenti alla
pedemontana per il lago Maggiore) e in riva al
fiume Adda.
Abbiamo, quindi, nel nostro territorio un buon
campionario di “oratori” privati usati come mauso-
lei di famiglia, che i corredi funerari indicano già
Tav. IX) S.Pietro a Dongio (da FOLETTI 1997) utilizzati a questo scopo nella prima metà del VII
secolo, ai quali si possono aggiungere numerosi
altri esempi.
Al proposito si ricordano: S.Pietro di Dongio di
VI secolo (con tombe interne ed area cimiteriale
- e dall’epigrafe 47- nella chiesa rurale di Beolco, esterna, Ta v. IX), S.Lorenzo di Gudo di VI/VII
dove dovevano trovarsi loro proprietà. secolo (con tombe in un sacello interno all’edificio,
Ritornando ai Totonidi, si sa che fecero erigere caratterizzato da un impianto rettangolare, Tav.
un edificio di culto a Campione (nei documenti X), S.Antonino di Besazio (con sette sepolture lon-
menzionato come f u n d u s, l o c u s, nel 777 come gobarde nella navata), S.Carpoforo di Gorduno di
vicus) dedicato a S.Zenone (Tav. VIII), oggetto di VII secolo (con sepolture prive di corredo nella
donazioni da più parti (Walderada a. 725, lascia navata e una tomba di guerriero armato, forse il
beni all’oratorio, come Magnerada altro membro fondatore del castello, posta appena all’esterno
della famiglia a. 769, un certo Orso a. 804, le dona presso una torre cui si addossò l’edificio religioso).
parte delle sue proprietà in Val d’Intelvi e nell’ini- Ancora oratori privati connessi alla figura di un
dentificato castro Axongia in finibus sepriensis 48). benefattore/fondatore possono ravvisarsi in
La chiesa, oggetto di donazioni, come si è visto, SS.Nazaro e Celso ad Airolo, datato dal V all’VIII
suscitava un’attrazione, solo in parte determinata secolo (Tav. XI, tomba ad arcosolio, ricavata nel
dai contatti familiari, anche fuori dal territorio muro perimetrale Sud della navata, con corredo di
campionese, attrazione forse connessa alla dedica III/IV secolo51, rispettata negli edifici posteriori),
al santo, patrono delle acque e poi della Val d’In- SS.Quirico e Giulietta a Melide datata dal VI al IX
telvi, a cerimonie e riti particolari, alla presenza secolo (cenotaffio di VII secolo in pietra accurata-
dello xenodochio, ma soprattutto alla vocazione mente rifinito e posto al centro della navata, Tav.
mercantile. XII), S.Giorgio a Morbio inferiore di VII secolo (con
A S.Zenone scavi archeologici hanno portato in una doppia sepoltura privilegiata, a sarcofago,
luce una struttura funeraria monumentale conte- accuratamente intonacata e coperta da lastroni, e
nente fili d’oro da broccato e una moneta di Perta- una seconda sepoltura sotto l’altare). A n c o r a
rido (672-688) e una seconda tomba femminile con SS.Nazaro e Celso a Garbagnate Monastero, VII
gioielli datati al VII secolo avanzato (orecchini di secolo (Tav. XIII, con tomba ricavata in un muro
tipo bizantino in oro con pendente vitreo, anello perimetrale della navata, provvista di corredo),
aureo con pasta vitrea blu nel castone 49). Nella S.Martino di Sagno (con tomba privilegiata),
casa della famiglia dei Totoni, per loro espresso S.Pietro a Gravesano, di IV/V secolo (Tav. XIV, con
volere, venne fondato uno xenodochio (indice, tomba privilegiata in sarcofago chiuso da lastre di
come ad Agrate, di vie di transito e di pellegrini) e, granito, al sacello nella fase di VII/VIII secolo
d’altro canto, Campione per la sua posizione di venne aggiunta una seconda sepoltura in muratu-
capo lago era un passaggio obbligato, grazie alle ra e a lastre). Nel S.Abbondio di Mezzovico (memo-
vie di terra e d’acqua, per chi veniva dal milanese, ria: Tav. XV), di VI secolo, sopra una tomba privi-
dal Mendrisiotto e dal Comasco, verso Lugano e il legiata venne costruito un sacello funerario in
Sottoceneri per Bellinzona50 e le valli e viceversa. legno, per ricordare un benefattore d’alto rango o
Un luogo in un certo senso ideale come sosta per il una persona particolarmente venerata, rispettato
viaggiatore e per transazioni commerciali. Anche dall’edificio di VII secolo ricostruito in pietra52.

47 Cfr. epigrafi di Galliano, in area Briantea, di S.Giovanni a 51 Una fibula tipo Madrano, sotto il pavimento della chiesa si
Castelseprio (Wideramm), GELICHI, BROGIOLO 1996, pp. rivennero in una buca coperta da lastre un granulato di pirite
151-152. cubico e una punta in cristallo, si pensa con significato votivo e
48 Vedi n. 43. apotropaico, FOLETTI 1997, p. 122.
49 CAPORUSSO 1995-97, pp. 230-232. 5 2 Gli esempi ticinesi sono in FOLETTI 1997; Garbagnate

50 FOLETTI 1997. Monastero in BASERGA1906, pp. 101-114.


P. Marina De Marchi 75

Tav. X) S.Lorenzo a Gudo (da FOLETTI 1997) Tav. XI) SS.Nazaro e Celso ad Airolo (da FOLETTI 1997)

Tav. XII) SS.Quirico e Giulietta a Melide (da FOLETTI 1997) Tav. XIII) SS.Nazaro e Celso a Garbagnate Monastero
(da BASERGA1906)
76 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Tav. XIV) S.Pietro a Gravesano (da FOLETTI 1997)

Tav. XV) S.Abbondio a Mezzovico (da FOLETTI 1997).


P. Marina De Marchi 77

Si tratta in ogni caso di fabbriche poste lungo Dai documenti analizzati deriva che la popola-
strade, accessibili, quindi, con una certa facilità, in zione, che lavorava nei fondi e nelle case massari-
territori fiscali53 e in proprietà di nobili di corte, che cie ricordate nelle fonti, sparsa in diversi luoghi
sembrano collegate a centri demici curtensi o a vil- della proprietà, difficilmente si faceva seppellire
laggi in via di formazione. Solo nel caso di Campio- nelle chiese private dei loro signori, a parte casi
ne, sicuramente un villaggio non secondario, si rile- non accertabili, considerata la situazione di
va, allo stato attuale delle ricerche, una doppia pos- benessere e di privilegio anche denunciata dai
sibilità: S.Zenone, oratorio privato è mausoleo di corredi funerari rinvenuti nella maggior parte dei
famiglia posto entro l’abitato, una seconda chiesa, casi e dalle strutture tombali molto ben realizza-
indagata archeologicamente54, dedicata a S.Pietro te, indizio della presenza sul posto di mano d’ope-
(cui poi si aggiunsero i SS.Nazaro e Celso, Tav. XVI), ra specializzata (per lo più a lastroni monolitici,
posta a Nord dell’abitato, presenta caratteri diversi. S.Maurizio ad Erba, S.Vincenzo a Galliano, S.
Essa sorge, infatti, su un’area funeraria che non Stefano a Garlate, più un sarcofago e una cappuc-
sembra avere sviluppi ulteriori. Siamo forse di fron- cina, SS.Pietro e Paolo a Stabio, S.Giovanni ad
te ad un oratorio dove si pratica il culto e la preghie- Incino, SS.Cosma e Damiano a Como, SS.Nazaro
ra, svincolato da proprietà e quindi pubblico. Anche e Celso a Garbagnate Monastero 58, SS.Nazaro e
il suo ampliamento, in un periodo successivo all’ere- Celso ad Airolo, SS.Sisinnio ed Agata ad Ossuccio,
zione, va in questa direzione interpretativa, mentre in muratura). Escono da questo quadro, differen-
al contrario a S.Zenone alcune tombe risultano ziandosi, gli edifici di S.Vittore a Terno d’Isola
vuote, forse per cessazione dell’uso funerario in loco. (poi pieve), di S.Tomè a Carvico, sottoposta a
Non documentato da fonti scritte è l’esempio Terno, di S.Stefano e di S.Vittore (pieve) a Mural-
della chiesa dei SS.Pietro e Paolo di Stabio, che ha to, di S.Vincenzo a Galliano (pieve), di S.Eufemia
restituito sepolture con corredo d’arme di VII secolo ad Incino (vico romano, poi centro pievano), anco-
e un’ampia area cimiteriale esterna, mausoleo pri- ra in parte conservata in alzato, con il vicino bat-
vato che probabilmente assunse solo in seguito il tistero di S.Giovanni 59, cimiteriale e a cura d’ani-
ruolo di chiesa cimiteriale e di cura d’anime. Stabio me, di S.Eufemia all’Isola Comacina con annesso
è coinvolto da più ritrovamenti longobardi, di VI ma battistero di S.Giovanni (cimiteriale, con arredo
soprattutto di VII secolo e di alto valore artistico ed musivo, di affreschi e scultoreo notevoli60), per la
economico, in molti dei quali si riconosce la tradizio- quale è certa la fondazione da parte del vescovo di
ne tardoromana e bizantina, che parla di contatti Como agli inizi del VII secolo. A queste chiese,
culturali con il territorio lombardo e la Lucchesia, è tutte divenute pievi, si affianca nell’assunzione
un centro integrato nei circuiti di commercializza- del ruolo pubblico, proprio per la sua posizione sul
zione dei prodotti o, comunque, in contatto con inse- percorso di più strade, S.Stefano di Garlate.
diamenti e città d’altre regioni peninsulari55. Sem- Luoghi di culto di indubbio interesse, gli esem-
bra verosimile, quindi, che Stabio come, per ragioni pi ticinesi dei SS.Pietro e Paolo di Stabio e di
ogni volta diverse, Arsago Seprio e Campione, aves- S.Martino di Sonvico (Tav. XVII, datata al VI/VII
se l’assetto di un abitato popolato da più nuclei secolo, con rifacimenti della metà dell’VIII), dotata
familiari, come è plausibile per Trezzo d’Adda di un notevole altare di marmo, per le quali sia in
(nucleo cimiteriale di nobili d’alto rango, maschile e relazione alla continuità/contiguità di un insedia-
guerriero, un secondo cimitero longobardo nel luogo mento preesistente e di un centro demico “longo-
dell’oratorio di S.Martino, familiare con sepolture bardo” nel VII secolo, nel primo caso, che per l’ar-
maschili, femminili e di bambino, sorto su una villa redo liturgico nel secondo caso è pensabile l’atti-
romana, cui si sovrappose alla metà del VII secolo vità, anche limitata e successiva all’uso cimiteria-
l’oratorio omonimo)56 e Muralto con due chiese pub- le, di cura d’anime.
bliche, S.Stefano e S.Vittore, situate a poca distan- Il S.Ilario a Bioggio (prima metà dell’ V I I I
za l’una dall’altra costruite sicuramente per le secolo, Tav. XVIII) viene eretto dopo aver spiana-
necessità di un abitato particolarmente vitale57. to i resti di un’area sacra, di una villa e di un inse-

53 DE MARCHI 2000 c.s. 58 BASERGA1906, pp. 101-120.


54 CAPORUSSO, BLOCKLEY 1996, pp. 239-278. 59 Gli scavi in S.Giovanni di Incino hanno evidenziato una pri-
55 DE MARCHI 1997, pp. 283-329; DE MARCHI 2000 c.s. mitiva pianta ad aula unica quadrangolare, di VI-VII secolo,
5 6 ROFFIA, SESINO 1986, pp. 9-100; LUSUARDI SIENA alla quale in un momento successivo si aggiunse un abside qua-
drangolare, affiancata da due ambienti laterali con sepolture,
1997, pp. 365-375. GELICHI, NOBILE 1995, pp. 9-11.
57 A Muralto, località S.Vittore e scavi nell’area del Park Hotel, 60 Per cui MONNERET DE VILLARD 1914. Una sintesi dello
ad attività metallurgiche più o meno modeste, attive nel VI e stato delle indagini in CAPORUSSO 1998; in CAPORUSSO
nel VII secolo in continuità con le età precedenti si affiancava- 1995-97, pp. 233-236, note sulle ultime indagini che hanno rile-
no fondachi utilizzati come depositi di quarzo per la lavorazio- vato che gli edifici religiosi inglobarono parte degli edifici roma-
ne del vetro, che sfruttavano le vie d’acqua dei laghi Maggiore ni e una torre tardoantica (?).
e di Lugano, il Ticino e altri fiumi minori per la commercializ -
zazione dei prodotti, DONATI 1999, pp. 163-169, 404.
78 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Tav. XVI) S.Pietro a Campione (da CAPORUSSO, BLOCKLEY 1996)


P. Marina De Marchi 79

Tav. XVI) S.Martino a Sonvico (da FOLETTI 1997)

Tav. XVIII) S.Ilario a Bioggio (da FOLETTI 1997)

diamento romani, frequentati fino al VI secolo. eccessive fratture dall’età romana all’altomedievo,
Considerata la sua posizione d’altura, elevata su nel caso ticinese di Muralto, sembra dimostrato
un picco, e l’apparente mancanza di abitati nelle dal fatto che S.Stefano è sorto su un abitato roma-
vicinanze fa pensare ad una fondazione esaugura- no (Tav. XIX), con edifici anche d’uso artigianale e
le di un luogo pagano 61, del quale si sono volute produttivo, mentre S.Vittore utilizza in parte gli
cancellare le tracce, soprattutto considerando l’e- ambienti di una villa romana (Ta v. XX), di cui
sistenza a valle di un altro edificio di culto di sfrutta i vani termali come fonte battesimale, e di
VII/VIII secolo 62. fabbricati adiacenti a questa, andati parzialmente
Il legame con l’insediamento antico, senza in disuso nel V/VI secolo. Le due chiese di Muralto

61 SANNAZARO 1992, pp. 62-63. 62 In corso di studio da parte degli addetti dell’Ufficio Cantona-
le dei Monumenti storici di Bellinzona.
80 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Tav. XIX) S.Stefano a Muralto (da FOLETTI 1997)

hanno annesse aree cimiteriali con sacello funera- Airolo), più raramente quadrata (S.Stefano a
rio (S.Stefano) e sepolture prive di corredo coeve Muralto). La nuova classe dirigente ha necessità
all’edificio altomedievale63. devozionali e di rappresentanza.
Nel VII secolo, epoca alla quale si attribuiscono Non sembra un caso che molte delle cappelle e
cronologicamente i corredi funerari “longobardi” degli oratori frequentati dalla nobiltà del tempo,
rinvenuti negli edifici di culto (prima metà del sepolta con o senza corredo, si distinguano per la
secolo), la frequentazione di numerose chiese deposizione in altari e nicchie, appositamente rea-
riflette una mutata mentalità dei possidenti e dei lizzate, di capselle portareliquie in argento o in
nobili longobardi, anche su modello delle case altro materiale (gesso, stucco), datate dal IV/V
regnanti. Si riscontrano in questo periodo - soprat- secolo all’altomedioevo. Le capselle sono segno di
tutto a partire dalla metà del secolo - rifacimenti e una devozione antica, legata alla presenza di reli-
ristrutturazioni, ad esempio le chiese lignee sono quie (corpi santi), danno all’edificio un’aura di sto-
sostituite da edifici in muratura (S.Tomè a Carvi- ria e di santità che cattura. I reliquiari sono con-
co), in molti altri casi a edifici a piante semplifica- centrati soprattutto nella Brianza orientale e
te ed essenziali ad aula unica rettangolare o qua- attorno al medio corso dell’Adda, li troviamo a
drangolare si aggiunge l’abside presbiteriale semi- SS.Nazaro e Celso a Garbagnate Monastero (due
circolare (S.Stefano a Garlate, SS.Sisinnio ed esemplari), a S.Giovanni Battista al castello di
Agata ad Ossuccio, S.Pietro a Gravesano, SS.Qui- Brivio (due esemplari) e a S.Stefano di Garlate
rico e Giuletta a Melide, SS.Nazaro e Celso ad (due esemplari)64.

63 FOLETTI 1997. l’altare, BASERGA1903; i pezzi in marmo, stucco, pietra ges-


64 I due esemplari di S.Stefano di Garlate sono in pietra gesso- sosa hanno un’attribuzione generica dall’età tardoantica all’al-
sa ed una in argento e sono state recuperate sotto l’altare par- tomedioevo, la capsella argentea di Brivio con raffigurazione
rocchiale odierno, in una fossa chiusa da una lastra rettangola- dell’adorazione dei magi, ottenuta a sbalzo e a bulino, si data al
re di marmo bianco decorata da una croce greca apicata, i tre di V secolo; i materiali di Garlate, una capsella parallelepipeda in
SS.Nazaro e Celso a Garbagnate, uno in stucco, uno in argento, argento e le tre laminette in argento, si datano al IV-V secolo,
un terzo del quale si conserva solo il coperchio, erano deposti per confronti. I temi raffigurati sono nel primo caso una scena
sotto l’altare romanico in una fossa ricoperta da una lastra in biblica lavorata a sbalzo, nel secondo figure di oranti crucifere.
marmo decorata come quella di Garlate, i due ultimi esempi La capsella argentea di forma ellittica di Garbagnate Monaste-
rinvenuti a S.Giovanni Battista al castello di Brivio, uno in ro, simile a quella di Civate, si dovrebbe datare al V-VI secolo,
marmo, l’altro in argento si trovavano in un loculo posto sotto SANNAZARO 1994, pp. 291-299.
P. Marina De Marchi 81

Tav. XX) S.Vittore a Muralto (da FOLETTI 1997) Tav. XXI) S.Carpoforo a Gorduno
(da FOLETTI 1997)

Le chiese di castello, in molti casi non ancora fase iniziale) con abside semicircolare o quadran-
indagate archeologicamente (Castello di Brivio, golare (Madonna della Rocchetta). Talvolta con-
S.Stefano a Lecco, S.Vittore a Laino d’Intelvi, tengono sepolture di rango, relative a guerrieri e a
S.Vittore a Monte Brianza, Motta fortificata di capi militari, o a personalità di alto lignaggio,
Gorduno, Tav. XXI), pongono grossomodo gli stessi benefattori o fondatori, di fatto figure di riferimen-
problemi degli altri edifici di culto, con la differen- to per la comunità, sepolti con armi e vesti in broc-
za che è chiaro l’ambito cui si riferiscono, ricono- cato. Le sepolture sono in rari casi all’interno del-
scibile primariamente nel fare riferimento ad uno l’edificio: una sepoltura di cavaliere a Castelseprio
spazio precisato, e quindi ad una comunità defini- (rideposizione nel muro di controfacciata) 65, cui si
ta, anche se non si è in grado di conoscere la capa- unisce l’epigrafe funeraria di Wideramm, una di
cità di attrazione territoriale di un castello, che in guerriero a Gorduno66 (nell’area antistante la fac-
alcuni casi come a Castelseprio (centro di una giu- ciata della chiesa a ridosso di una torre probabil-
risdizione territoriale), o con più dubbi all’Isola mente tardoromana). A Monte Brianza una ricca
Comacina (castrum e luogo sacro, in una posizione sepoltura è nota alle cronache locali. Essa si trova-
di transito notevole) e a Bellinzona (funzione di va presso la porta antica del castello e conteneva
ricetto della popolazione circostante in caso di uno scheletro “dalla statura gigantesca...entro
pericolo) spesso dovette essere molto ampia. La muri come in una stanza”, sepolto con oggetti
posizione degli edifici di culto, all’interno dello d’oro, uno scudo da parata e un elmo (?) (corredo
spazio definito dalle mura, è variabile: centrali perduto)67. Sono sepolture singole, non relative ad
sono S.Vittore a Monte Brianza, S.Giovanni a un gruppo, solo a Castelseprio si rileva un’ampia
Castelseprio, mentre sono decentrati S.Vittore a area cimiteriale con deposizioni coperte da lastre
Laino, S.Carpoforo a Gorduno, Madonna della monolitiche crucigere, di personalità di alto
Rocchetta (Tav. XXII), S.Eufemia e S.Giovanni lignaggio, poste all’esterno e a ridosso dell’abside.
all’Isola Comacina. A Bellinzona non è stato iden- Su questa località si sviluppò col tempo una
tificato alcun edificio di culto tardoantico e/o alto- nobiltà di castello i cui rappresentanti raggiunse-
medievale. Rimane in taluni casi aperto il rappor- ro il titolo di conte, svolgendo talvolta attività in
to cronologico tra chiesa e fortificazioni, quale rappresentanza dell’imperatore a Milano 6 8 . A
delle due strutture sia sorta per prima, o se siano Laino d’Intelvi due sepolture (manomesse) sono
sorte contemporaneamente. state scoperte casualmente all’esterno del muro di
Queste chiese non si distinguono per la strut- cinta (una femminile conteneva orecchini a cestel-
tura dalle altre, ad eccezione di S.Eufemia all’Iso- lo aurei di VI/VII secolo, l’altra maschile uno scra -
la Comacina (aula biabsidata). Si tratta per lo più masax)69. La funzione, forse prevalente, di ricetto
di semplici aule ad un’unica navata (almeno nella delle popolazioni locali che distinse il castello di

65 LUSUARDI SIENA, SESINO 1987-88, pp. 97-129. 67 BERETTA 1960, p. 34; BROGIOLO 1997, pp. 69, 78.
66 In questa località si registra un mutamento di rito dalla 68 GELICHI-BROGIOLO 1996, p. 156.
tomba con corredo, presso la torre e la chiesa, che venne aperta 69 GIUSSANI 1913-14, pp. 61-73; NOBILE DE AGOSTINI,
e le armi riseppellite poco distanti, in una fossa a parte, DE RAPI, UBOLDI 2000, pp. 22-24.
MARCHI 1997, p. 303.
82 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Tav. XXII) Madonna della Rocchetta (da BROGIOLO 1997)

Bellinzona può essere suffragata dalla presenza di geometrico regolare, datato ad età carolingia
sepolture prive di corredo70. (infra). Sondaggi operati all’interno dell’edificio
A Castel San Pietro gli edifici di culto più anti- hanno rivelato la presenza di un’area cimiteriale
chi sono andati interamente perduti, a testimonia- tardoromana71 (Tav. XXIII). La fabbrica, in origine
re l’appartenenza all’altomedioevo rimane nell’o- forse lignea, sorse quindi presso un insediamento
dierna Chiesa Rossa (dedicata a S. Pietro) una preesistente, che continuò a vivere da età gota al
lastra di ciborio o di pluteo, decorata ad intreccio Rinascimento. A Morbio Superiore gli edifici che

70 MEYER 1976.
Val d’Intelvi, l’insediamento fortificato di Castel S.Pietro dovet-
71 DONATI 1980, pp. 52-55; il momento di maggior fortuna, te averlo in età gota (nell’area sono state trovate monete di Giu-
grazie alla posizione in altura che domina il Mendrisiotto e la stiniano), MARTINELLI 1996 et al., pp. 129-205.
P. Marina De Marchi 83

Tav. XXIII) Chiesa Rossa a Castel San Pietro (da DONATI 1980)

attorniano l’oratorio di S.Martino (Tav. XXIV, un Tendenzialmente le dediche santoriali degli


fabbricato quadrangolare all’esterno, a pianta oratori attivi nell’altomedioevo rimandano ad età
semicircolare all’interno e con un ambiente absi- tardoantica, S.Vittore ad esempio (Laino, Monte
dato) hanno fatto pensare che si trattasse di un Brianza, Muralto, Arsago Seprio), S.Stefano
edificio di culto integrato in una fortificazione, (Muralto, Lecco, Garlate, Bulciago, Lenno), S.Car-
anche in considerazione del fatto che il luogo è poforo (Gorduno), SS.Nazaro e Celso (Garbagnate
posto su una collina che controllava il passaggio, Monastero, Campione, Lanzo d’Intelvi, Milano),
attraverso la Val di Muggio, verso la Val d’Intelvi e SS.Cosma e Damiano (Como), per fare solo pochi
il lago di Como72.

72 FOLETTI 1997.
84 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Tav. XXIV) S.Martino a Morbio Superiore (da FOLETTI 1997)

esempi. S.Eufemia all’Isola Comacina, fondata nel preesistenze romane 74, presso vici (S.Vincenzo in
VII secolo, che ha la stessa dedica delle chiese di Galliano, SS.Sisinnio ed Agata ad Ossuccio,
Piona e di Incino, riprende le esigenze di missiona- S.Eufemia ad Incino), o nell’area di ville e di inse-
riato e di propaganda del culto tricapitolino, cui diamenti romani (S.Stefano e S.Vittore a Muralto,
aderì la regina Teodolinda, particolarmente diffu- S.Stefano di Garlate, S.Martino a Trezzo, Ta v.
so nell’area del lago di Como e in Brianza73. XXV, S.Eufemia all’Isola Comacina), impostandosi
Dai dati considerati risulta, infine, che nume- o direttamente sui loro resti e utilizzandone spazi
rosi edifici di culto sorsero sopra o nei pressi di e ambienti o nei loro pressi (S.Ilario a Bioggio). In

73 BOGNETTI 1967, pp. 305-345. 74 BERTOLONE 1954 e 1958.


P. Marina De Marchi 85

Tav. XXV) S.Martino di Trezzo (da LUSUARDI SIENA1997)

Ta v. XXVI) S.Antonino a Besazio (da


FOLETTI 1997)

molti casi si rileva una soluzione di continuità non ( Ta v. XXVI), per S.Abondio a Mezzovico, per
quantificabile temporalmente, in altri casi uno S.Lorenzo a Gudo, per SS.Nazaro e Celso ad Airolo.
iato molto breve. Questo è più evidente quando l’e- In conclusione si può dire, anche pensando
dificio di culto altomedievale viene preceduto da alla fondazione tardoantica di molti castelli, che
un edificio d’uso religioso o funerario tardoantico, nel passaggio all’altomedioevo l’organizzazione
di cui ne costituisce la prosecuzione spesso con degli insediamenti preesistenti tenne perchè non
ampliamenti e mutamenti d’utilizzo (SS.Nazaro e vennero meno le ragioni economiche, di sussi-
Celso ad Airolo, S.Stefano a Garlate, S.Vincenzo a stenza e di approvvigionamento dei prodotti
Galliano, forse S.Vittore a Terno d’Isola). rurali, e commerciali dettate principalmente
Il caso più frequente concerne il rapporto con dalle strade. I mutamenti riguardarono soprat-
aree cimiteriali tardoantiche (IV/V secolo) che si tutto l’organizzazione territoriale, non il lavoro
riscontra per S.Vittore a Terno d’Isola, per SS.Pie- agricolo e la frequentazione di depositi di materie
tro e Paolo e S.Abondio a Stabio, per la Chiesa prime (selve, cave 75 , miniere, laghi, fiumi, corsi
Rossa a Castel S.Pietro, per S.Antonino a Besazio d’acqua, paludi), come in buona parte attestano

75 BERTOLONE 1958, a proposito di una cava di pietra olla- proprietario della cava ?) incisa nella parete datata all’alto-
re a Chiavenna che conserva un’iscrizione (nome proprio, del medioevo.
86 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Tav. XXVII) S. Giorgio a Morbio Inferiore (da FOLETTI 1997)

anche le fonti scritte ( s u p r a). Le vie, pur con familiari. A questa tipologia appartengono, con
nuovi percorsi, furono i principali fattori di conti- dimensioni variabili, SS.Nazaro e Celso ad Airolo
nuità e sviluppo economico. (IV/VI secolo, poi con abside semicircolare), S.Pie-
Gli edifici di culto di nuova fondazione (VII tro a Gravesano (V/VI secolo, poi nel VI/VIII con
secolo) non sono molti, tra questi S.Tomè a Carvico abside semicircolare), S.Lorenzo a Gudo (VI seco-
(edificio ligneo di metà VII), S.Martino a Sonvico lo, cui venne aggiunto, agli inizi del VII secolo, un
(sepoltura di metà VII), SS.Nazaro e Celso a Gar- secondo corpo quadrangolare), S.Stefano di Mural-
bagnate Monastero (tomba di VII), SS.Pietro e to (IV/V secolo, ampliato nel VI/VII con un’area
Paolo a Stabio (metà VII), S.Martino a T r e z z o presbiteriale quadrata), S.Abbondio a Mezzovico
(metà VII) (Tavv. XIII, III, XXV). (di VI secolo in legno, successivamente ampliato),
SS.Quirico e Giuletta a Melide (VI/VII secolo, cui
3. Impianti edilizi ed arredi liturgici nel VIII/IX venne aggiunta un’abside semicircola-
re), SS.Sisinnio ed Agata ad Ossuccio (VI/VII seco-
La varietà delle tipologie e di soluzioni costrut- lo, in età altomedievale ampliato e completato con
tive è ampia, per fare un esempio abbiamo: l’aggiunta di un’abside 76 ), S.Stefano a Garlate
a) aule uniche a pianta rettangolare (o qua- (fase più antica, ampliata nel VII secolo con l’ag-
drangolare, Tavv. XI, XIV, X, XIX, XV, XII, VI, VII), giunta di un corpo rettangolare assiale al primo e
distribuite prevalentemente in Canton Ticino, con con la costruzione di un’abside semicircolare77).
datazioni tendenziali a partire dal V/VI secolo fino b) aule uniche con abside quadrata (Tavv. III,
ad esempi più tardi. Spesso gli edifici, che presen- XIV, XIX, XXII), gli esempi sono piuttosto numero-
tano questo impianto, sono di dimensioni modeste si in Canton Ticino78. In Italia sono attestati nelle
e hanno funzione di sacelli santoriali e mausolei regioni settentrionali. La tipologia, di tradizione

76 CAPORUSSO, BLOCKLEY 1995. 78 FOLETTI 1997.


77 BROGIOLO 1995-97, pp. 236-238.
P. Marina De Marchi 87

tardoantica, è considerata propria dei territori (nella fase altomedievale più antica), S.Ilario a
transalpini79 prossimi alle Alpi. Di certo le testimo- Bioggio (forse già nella fase in cui era costruita in
nianze lombarde, piemontesi (chiesa e cappelle legno), S.Pietro ad Arbedo (VII/VIII secolo), S.Pie-
della Novalesa80), friulane (la chiesa di Nimis), si tro al Motto di Dongio (fine VI secolo), S.Martino a
attestano soprattutto in area subalpina e prealpi- Sonvico (metà dell’VIII secolo), S.Antonino a Besa-
na, forse risentendo l’influsso (o partecipando di zio (metà del VII secolo), S.Martino a Mendrisio
una cultura comune) delle aree alpine più setten- (VII secolo), il battistero di S.Giovanni all’Isola
trionali. La datazione del tipo va tendenzialmente Comacina.
da metà VI al VII/VIII, può trattarsi di mausolei S.Vittore a Muralto ha navata e coro rettango-
familiari e di luoghi di preghiera, oratori. Hanno lari (fase di VI/VII secolo), nei SS.Cosma e Damia-
questa conformazione gli edifici relativi a S.Abon- no a Como l’edificio più antico ha pianta crucifor-
dio e a SS.Pietro e Paolo di Stabio (di V/VI secolo il me di grandi dimensioni, poi ridotta ad aula unica
primo, di prima metà VII il secondo), S.Martino a absidata88. Attualmente non è possibile ricostruire
Trezzo (metà del VII secolo81), SS.Nazaro e Celso a le piante di S.Vittore a Terno d’Isola e di S.Vincen-
Garbagnate Monastero (prima metà VII82), S.Gior- zo a Galliano (per la quale è prevedibile un’aula
gio a Morbio Superiore (VII secolo), S.Martino a unica monoabsidata).
Morbio Inferiore (fase di VII secolo), S.Stefano a L’ampiezza dell’edificio, solo raramente riscon-
Muralto (ampliamento dell’edificio ad impianto trata, può incidere sul ruolo e sulle funzioni. Per
rettangolare semplice, attribuito all’VIII/IX seco- quanto attiene agli elementi relativi all’arredo
lo), S.Martino a Quinto (attribuita dubitativamen- sacro, panche, altari, transenne o gradini di sepa-
te al IX secolo), S.Maria di Sumirago (di VIII/IX razione tra l’area del coro presbiteriale e la navata
secolo)83, Madonna della Rocchetta (VII ?)84, il bat- possiamo considerarli indizi di svolgimento di atti-
tistero di S.Giovanni ad Incino (V/VI secolo). A vità religiose di diverso tenore (preghiera, servizio
S.Stefano di Muralto si tratta di un ampliamento religioso, ecc.). La presenza di reliquie, oltre alla
dell’edificio originariamente a pianta rettangolare titolazione, può indicare culti e devozioni partico-
attribuito all’VIII/IX secolo85. lari di difficile definizione o uno status connesso al
c) chiese in legno documentate dal IV all’VIII rilievo e alla capacità di attrazione, che i proprie-
secolo (Tavv. XIV, XVII, XVIII), possono avere l’im- tari pubblici o privati dell’edificio desiderano tra-
pianto di un semplice sacello rettangolare o essere smettere all’esterno, con significato a doppia dire-
provviste di abside trapezoidale o semicircolare. In zione: dei nobili da un lato e della popolazione
un secondo momento vengono ricostruite in mura- rurale dall’altro. Il prestigio di un luogo, oltre che
tura. Appartengono a questa categoria: S.Pietro a dal rango del proprietario in caso di oratori priva-
Gravesano (un sacello di III/IV secolo), S.Martino ti, è anche determinato dalla qualità degli arredi
a Sonvico (prima metà del VII secolo), Chiesa scultorei e dagli elementi decorativi (mosaici pavi-
Rossa a Castel San Pietro (VII secolo?)86, S.Tomè a mentali, affreschi, epigrafi in memoria). Questi
Carvico (prima metà VII), S.Ilario a Bioggio, edifi- optional di qualità mettono spesso in relazione un
cio probabilmente a pianta rettangolare datato edificio, apparentemente periferico, con centri abi-
alla prima metà dell’VIII secolo (prima fase dell’e- tati di maggior peso territoriale e con le città (cen-
dificio), S.Vittore a Terno d’Isola (altomedievale ?), tri di produzionee luoghi di formazione di modelli
S.Maria Nullate a Fermo alla Battaglia (epoca culturali), sottolineandone l’importanza locale e/o
altomedievale)87. la subalternità rispetto ad essi. In questa direzio-
d) aule uniche rettangolari con abside (Tavv. I, ne sono interessanti, ad esempio, il pluteo decora-
VIII, XVI, XVIII, XXVIII, XVII, XXVI), costruita to ad intreccio geometrico regolare - e di buona fat-
come prolungamento dei muri perimetrali laterali tura - conservato alla Chiesa Rossa di Castel San
o impostata sui perimetrali mediante muri ( “spal- Pietro, che P.A. Donati (1980) datava ad età caro-
le” a ferro di cavallo) sono diffuse soprattutto dal lingia e voleva proveniente, per confronti, da
VII secolo, quando edifici più antichi ad aula ret- Lugano o da Como. La decorazione scultorea e le
tangolare vengono ampliati (vedi punto a). Nasco- epigrafi funerarie di Manifret e di Odelbertus di
no con questo impianto S.Maurizio a Erba (fino al S.Vincenzo in Galliano rimandano quanto meno a
VII, poi biabsidata come S.Eufemia all’Isola contatti con l’ambiente milanese, come i papiri
Comacina), S.Tomè a Carvico (VII secolo), S.Zeno- della stessa chiesa hanno confronti con altri con-
ne a Campione (VII secolo), S.Pietro a Campione servati in S.Giovanni a Monza89. Gli elementi che

79 SENNHAUSER 1979, pp. 193-218, si veda anche l’interven- 83 MARIOTTI 1992, pp. 83-89.
to tenuto al Seminario su tardoantico ed altomedioevo (Garda, 84 BROGIOLO 1997, cit.
14-15 aprile 2000), sul tema Luoghi di culto e popolamento 85 FOLETTI 1997, cit.
rurale tra VII e VIII secolo in Italia settentrionale.
86 DONATI 1980, cit.
8 0 CANTINO WATAGHIN 2000, pp. 129-141; BROGIOLO
1997, cit. 87 CAPORUSSO 1994, pp. 175.
81 LUSUARDI SIENA1997, cit. 88 CALC 1993, pp. 99-100.
82 BASERGA1906, pp. 101-114. 89 SANNAZARO 1994, cit.
88 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Tav. XXVIII) S. Paolo ad Arbedo (da FOLETTI 1997)

costituiscono l’altare di S.Martino di Sonvico tatori si hanno nei SS.Quirico e Giuletta di Melide.
(colonne con capitelli di VIII/IX secolo) rispondono Nei casi di capselle e reliquiari, come in quello
al clima culturale dell’epoca -con confronti in degli altari, esistono problemi irrisolti che riguar-
S.Vincenzo a Galliano 90- l’epigrafe funeraria di dano la contemporaneità della nicchia o dell’altare
Aldo e Grauso dei SS.Pietro ed Andrea di Beolco, con l’epoca di fondazione o di ristrutturazione
datata alla fine del VII secolo, è stata riferita ad della chiesa. Altari e reliquie in ogni caso possono
ambiente artistico pavese. essere trasferiti 91 da altre località e deposti in
Transenne e altri elementi di separazione tra momenti successivi all’apertura dell’edificio di
pubblico ed eventuale officiante sono a S.Zenone di culto per ragioni diverse (riconsacrazione, muta-
Campione, nei SS.Nazaro e Celso di Airolo (in menti di rito, riferimento a nuove dediche santo-
legno), ai SS.Nazaro e Celso di Garbagnate (un riali, esigenze di riqualificazione del sito per moti-
muro divisorio), al Motto di Dongio e in S.Pietro a vi di propaganda). Lo stesso vale per gli arredi
Gravesano (in muratura intonacata), in S.Martino liturgici (salvo quelli fissi e incorporati nella fab-
di Sagno presso Mendrisio (a lastre di granito con brica), quali i plutei e i loro apparati architettoni-
incavi); panchine per i fedeli in preghiera o i visi- ci, nonché in teoria per le epigrafi, che possono

90 Altari più poveri, a titolo di esempio, sono a SS.Nazaro e 91 Si veda l’esempio eclatante della translazione delle reliquie
Celso di Garbagnate Monastero e a S. Ilario di Bioggio, ma la a S.Giulia di Brescia dalla Gorgona, BROGIOLO 2000, pp. 143-
casistica è ampia, FOLETTI 1997. 155.
P. Marina De Marchi 89

essere acquisiti in un momento successivo alla fon- di sangue o di funzione, spesso di provenienza cit-
dazione o alla ristrutturazione dell’edificio, tadina ma che vive nel contado, pur conservando
segnando lo sviluppo economico del proprietario, legami con i centri urbani, la corte e l’alto clero. La
della comunità e liturgico, ma che talvolta pongo- circolazione degli uomini, i contatti tra campagne,
no problemi non da poco. Ad esempio l’altare in città e centri abitati maggiori, traspaiono nel VII
marmo di S.Martino di Sonvico sembra stratigrafi- secolo anche dalla cultura comune che investe
camente coevo all’edificio di culto più antico decorazione scultorea, cultura epigrafica, metalli
costruito in legno. Ma la sua composizione lascia lavorati (provenienti soprattutto dalle sepolture).
dubbi, infatti la mensa è sorretta da una colonnina Chi lavora nel VII secolo non compare aperta-
con capitello capovolto (a sua volta poggiante su mente, ne è chiaro dove si faccia seppellire (le pos-
un’epigrafe romana): un rimontaggio dei singoli sibilità sono molte), ma l’abitare dei proprietari
elementi incoerente e incomprensibile (visto che la fondiari sul territorio è la prima prova della pre-
mensa conserva l’incavo di appoggio del capitello senza di una popolazione rurale, che peraltro
che avrebbe dovuto essere, quindi, immediata- anima l’Editto di Rotari (643), composta da servi,
mente sotto la mensa). È quasi certo quindi il suo servi casati, massari, bovari, che lavorano la terra
trasferimento da altro luogo (supra). e attendono a tutti i lavori relativi all’allevamento
In base agli elementi disponibili sembra diffici- del bestiame, alla produzione e alla gestione della
le, infine, definire l’elemento discriminante dei proprietà.
diversi culti, ortodosso, ariano, tricapitolino (rece- L’alta società che progressivamente si sta sta-
pibile più che altro dalla titolazione a S.Eufemia, bilizzando nelle sue funzioni, sul territorio, cultu-
nei casi comaschi). ralmente investe in ristrutturazioni e rifunziona-
lizzazioni di edifici di culto. Nel VII secolo nascono
molte chiese e gli edifici preesistenti vengono
4. Conclusioni ampliati e dotati di spazi destinati alla preghiera o
al culto (absidi, cori, ecc.). Sono investimenti spiri-
Il VII secolo, per quanto scarsamente docu- tuali, politici e di rappresentanza, l’imitazione si
mentato archivisticamente e archeologicamente, rivolge alle mode e alle scelte di una monarchia
ha tutte le caratteristiche di un periodo cruciale, di che fonda e dota di beni monasteri e chiese.
transizione tra una società mobile ed una società Le campagne continuano ad essere lavorate e
che va via via organizzandosi, in particolare per forniscono i prodotti per le classi alte, il clero, la
quanto riguarda la proprietà terriera, le gerarchie popolazione rurale ed urbana. La distribuzione
sociali, i rapporti con il clero e il progressivo lento continua ed è sorretta da una rete viaria e insedia-
avanzamento verso l’assunzione dei simboli di tiva che, nonostante tutto, ha retto l’urto delle
potere legati alla tradizione tardoantica. guerre e delle occupazioni avvenute nel VI secolo.
Assistiamo, infatti, nonostante l’esiguità e la È molto alta, infatti, la continuità/contiguità con
parzialità delle informazioni a disposizione, a insediamenti di età romana e tardoromana, esisto-
numerosi esempi di sepolture in edifici di culto no vuoti cronologici ancora da colmare, ma l’evi-
(mausolei, sacelli, oratori), scelti come luogo di denza numerica dei riscontri fa pensare ad una
memoria di sé e della propria famiglia e di distin- buona tenuta insediativa.
zione sociale. Da parte longobarda, la rappresen- In questo periodo (con particolare attenzione
tazione della propria appartenenza ad un alto per il secondo trentennio del VII secolo) comincia-
ceto, o comunque alla società dei liberi, è ancora no a precisarsi i centri abitati che acquisiscono
affidata al corredo funebre e alla nobiltà della fisionomia di villaggi (ad esempio Galliano, Agra-
struttura funeraria (prevalgono infatti sepolture te, Campione, Muralto, Stabio, Incino), in altri
in sarcofagi di riutilizzo, tombe a lastre di pietra casi è evidente la funzione residenziale di una
con copertura monolitica realizzate con cura). La famiglia o di una comunità (ad esempio Garlate,
distribuzione abbastanza fitta di sacelli familiari e Ossuccio, Trezzo, Stabio), in altri ancora sembra
di mausolei è indizio di una proprietà terriera e di prevalere il ruolo del singolo, fondatore, benefatto-
un ceto di fideles del re che si sta territorializzan- re, signore del luogo (Garbagnate Monastero,
do, facendosi seppellire dove, almeno transitoria- Beolco, Gorduno). Si riconosce, infine, il ruolo ter-
mente, vive. Questa constatazione trova riscontro ritoriale, rivolto a più centri demici, di un luogo di
in quanto tramandato dai documenti scritti di VIII culto (Terno d’Isola, Carvico, Muralto, Campione,
secolo, che parlano chiaramente di un’alta nobiltà Garlate, Incino).

La carta di distribuzione si deve a Diana Limonta


90 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

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Aurora Cagnana 93

LUOGHI DI CULTO E ORGANIZZAZIONE DEL


TERRITORIO IN FRIULI VENEZIA GIULIA
FRA VII E VIII SECOLO
Aurora Cagnana

Fig. 1) Il territorio dell’attuale Friuli-Venezia Giulia in relazione ai confini della diocesi di Aquileia definiti nell’811
(da TAGLIAFERRI 1981, rielaborata).

1. Il quadro delle circoscrizioni ecclesiastiche regioni italiane, di successive ondate migratorie, che
hanno contribuito a spezzare l’unità amministrativa
Per lo studio delle vicende del popolamento fra precedente e a creare nuovi centri di potere.
tarda antichità e altomedioevo, il territorio del Friu- Quanto all’organizzazione ecclesiastica del ter-
li – Venezia Giulia può essere considerato un’area ritorio, essa è rimasta a lungo imperniata su Aqui-
campione di singolare importanza. Questa terra di leia, che nel corso del V secolo era divenuta sede di
frontiera, straordinariamente ricca di testimonian- una nuova provincia metropolitica1. I confini della
ze archeologiche, è stata teatro, come poche altre giurisdizione aquileiese, con le loro alterne vicen-

* Ringrazio i colleghi Isabel A HUMADA, Eliano C ONCINA, e, in concilio di Arles il vescovo Teodoro fa seguire al nome l’indica-
particolare, Fabio PIUZZI, che da molti anni operano sul territo- zione topografica “de civitate Aquileiensi, Provincia Dalmatiae”
rio friulano, per il loro generoso aiuto. (MENIS 2000, p.193). Secondo il Tagliaferri l’autorità metropoli-
Dedico questo testo alla piccola Maddalena, che in questi gior- tica di Aquileia si sarebbe consolidata fra gli anni 70 e 80 del IV
ni mi ha allietata con la sua nascita. secolo (TAGLIAFERRI 1981, pp. 10-11). In realtà la prima notizia
1Non si conosce il momento esatto in cui Aquileia fu elevata alla sicura risale al 442, anno in cui papa Leone Magno scrive al
vescovo Januario invitandolo a indire un sinodo di tutti i suoi
dignità metropolitica; di certo nel 314 non lo era ancora, se al provincialium sacerdotum (MENIS 2000, p. 193).
94 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Fig. 2) L’epigrafe rinvenuta nella pieve di S.Maria Maddalena di Invillino, che menziona un “Ianuarius presbiter”
(Museo Archeologico Nazionale di Cividale del Friuli).

de, ora d’ampliamento, ora di riduzione, possono zioni poco significative) fino alle soglie dell’epoca
costituire un indizio d’importanza non trascurabi- moderna, facendo di Aquileia la più vasta diocesi
le per lo studio del popolamento rurale, soprattut- d’Europa.
to se esaminate in relazione alle testimonianze All’ampliamento della circoscrizione diocesana
archeologiche dei luoghi di culto e in particolare fa però da contrappunto, nel corso dei secoli VII e
delle chiese battesimali. VIII, una vistosa contrazione della giurisdizione
Fra i secoli VII e VIII l’organizzazione territo- metropolitica; la divisione del patriarcato in segui-
riale della chiesa d’Aquileia attraversa importanti to allo “Scisma dei tre capitoli” (sancita ufficial-
trasformazioni che interessano sia la circoscrizio- mente nel 607) e la conseguente creazione della
ne diocesana, sia i confini della provincia metropo- nuova autorità metropolitica di Grado, comportò
litica. Entro la prima metà dell’VIII secolo la dio- una significativa riduzione del territorio aquileie-
cesi aquileiese registra un notevole ampliamento se. Tale divisione non fu superata neppure nel 699,
della sua giurisdizione, dovuto all’annessione dei in seguito alla ricomposizione dello Scisma, dato
territori di Julia Emona (Lubiana), dove l’ultimo che, anche dopo quella data, i due patriarcati d’A-
vescovo è attestato nel 590, e di Julium Carnicum quileia e Grado continuarono a coesistere; il secon-
(Zuglio), dove la serie dei vescovi si estingue con do vedrà attribuirsi, quali suffraganei, diversi
Amatore, attorno al 7402. vescovati sorti lungo la costa veneto-bizantina.
In seguito a queste annessioni la configurazio- Ancora più drastiche le riduzioni territoriali
ne territoriale della diocesi aquileiese divenne subite dalla Provincia Aquileiese sul confine set-
vastissima: comprendeva, infatti, la porzione tentrionale. Nel 798, infatti, la promozione di Sali-
orientale del Friuli Venezia Giulia, fino al corso del sburgo a sede metropolitana, voluta da Carlo
Tagliamento, il Cadore, la Carinzia, la Stiria meri- Magno, comportò la sottrazione ad Aquileia del
dionale, la Slovenia. Con Carlo Magno il confine territorio della diocesi di Sabiona (la cui sede si era
settentrionale fu fissato al corso della Drava, fra nel frattempo trasferita a Bressanone) che venne
Lienz-Aguntum e Ptuj- Poetovium (Fig.1). Ad occi- annessa alla nuova provincia salisburghese4.
dente esso era ancora costituito dal Tagliamento, In conclusione, nei secoli che si affrontano in
oltre il quale si trovava la diocesi di Concordia, questa sede, il territorio dell’attuale regione Friuli
mentre a sud ricalcava per un buon tratto il corso –Venezia Giulia risulta suddiviso in tre diverse
della Kulpa. Più incerti sono invece i limiti orien- circoscrizioni religiose: compresa nella diocesi di
tali, che dovevano comunque seguire in parte il Concordia la parte ad Ovest del Tagliamento, nel-
corso del fiume Solla e attraversare la Sava3. l’immensa diocesi aquileiese quella a Est e, infine,
Questi limiti, fissati definitivamente all’inizio in quella di Grado la fascia lagunare.
del IX secolo, erano destinati a durare (con varia- Sporadiche ma preziose indicazioni contenute

2 Per la storia della circoscrizione diocesana e metropolitica di Come già il suo predecessore Fidenzio (rifugiatosi attorno al
Aquileia cfr. M ENIS 1964; T AGLIAFERRI 1981, p. 8 e ss.; MENIS 700 presso i duchi longobardi di Cividale) lasciò JuliumCarni -
2000, pp. 193 – 207. L’ultimo vescovo emonese noto, Patricius, cum per recarsi a Cividale, dove incontrò l’opposizione del
partecipò ai sinodi di Grado (573-577 e 579), mentre all’epoca patriarca Callisto, ivi trasferitosi nel 737, per volontà del quale
del sinodo di Marano, nel 590, risulta che si schierò per la parte si estinse la serie dei vescovi di Zuglio (MENIS 2000, p. 200).
cattolica. Dopo questa data la sua sede vescovile dovette deca- 3 Cfr. M ENIS 1964, p. 33; TAGLIAFERRI 1981, p. 9
dere (M ENIS 2000, p. 200). L’ultimo vescovo di Julium Carni - 4 MENIS 1964, p. 33.
cum, invece, Amatore, è attestato all’inizio dell’VIII secolo.
Aurora Cagnana 95

nelle fonti scritte attestano che, almeno


dalla fine dell’VIII secolo, le campagne
friulane erano compiutamente suddivise
in circoscrizioni plebanali. Nel Concilio
tenutosi nel 796 a Cividale per volontà
del Patriarca Paolino, fra le altre disposi-
zioni impartite al clero e alla popolazione
rurale, si vieta anche di contrarre matri-
moni “sine notitia sacerdotis plebis”5.
L’esistenza di una rete di chiese bat-
tesimali sembra provata anche da un’al-
tra attestazione di notevole interesse,
costituita da un reperto epigrafico, ritro-
vato murato nella chiesa pievana di
S.Maria Maddalena a Invillino (Fig.2). Si
tratta di un frammento di cimasa con
tabella dedicatoria nella quale è menzio-
nato un “Ianuarius presbiter” e un “famo -
lo Tevortoalio”.6 Anche questo documen-
to, che è datato fra la fine del VII e l’inizio
dell’VIII secolo, attesta, indirettamente,
l’esistenza di un clero locale già bene
organizzato. Infatti, in tale periodo il ter-
mine “presbiter” (come “archipresbiter”,
“plebanus”, “praepositus”) è generalmen-
te indicativo del chierico che officia una Fig. 3) La suddivisione del territorio del Friuli- Venzia Giulia in
chiesa battesimale e la rispettiva circo- Arcidiaconati (da DE VITT 1990, rielaborata).
scrizione pievana7. Con tale interpreta-
zione concorda inoltre la dedica a S. Gio-
vanni Battista, che sembra appunto
rimandare all’esistenza di un battistero. co elenco delle pievi poste alla sinistra del Taglia-
Più problematica è invece la menzione della mento risale al 1247; in quell’anno esse furono sot-
‘ecclesia Sancti Laurenti’ di ‘Boga’ (Buia), nel Friuli toposte ad una decima stabilita dal patriarca Ber-
collinare, che appare in un diploma carolingio, toldo; rispetto a molte altre città italiane, si tratta
peraltro di dubbia autenticità8. L’espressione ‘cum di un elenco piuttosto tardo, tuttavia per sette di
omnibus facultatibus suis’ che vi ricorre è stata queste pievi costituisce la prima citazione 14. Di
assunta come prova della funzione pievana dell’edi- poco successive sono le Rationes Decimarum
ficio9 . Tuttavia, alla luce delle più sistematiche (1296), rassegna più completa della precedente15.
ricerche sulle fonti scritte altomedievali, tale inter- Il quadro territoriale offerto da queste fonti dimo-
pretazione appare piuttosto forzata; non sembra stra che nel XIII secolo il vasto territorio della dio-
possibile, senza espliciti riferimenti nelle fonti, cesi aquileiese era suddiviso in arcidiaconati, retti
interpretare le citazioni di ecclesiae e delle relative da ecclesiastici che esercitavano poteri vicini a
pertinenze fondiarie come pievi, tanto più che nei quelli vescovili e che s’inserivano perciò fra i
secoli VIII e IX le chiese pievane sono decisamente patriarchi e le pievi, troppo numerose e troppo lon-
più rare delle fondazioni private10. tane per essere controllate direttamente da Aqui-
Fino al XII secolo, le indicazioni sull’esistenza leia 16. Dei dieci arcidiaconati che costituivano il
di chiese battesimali nelle campagne friulane sono territorio della diocesi, quattro erano in Italia: uno
piuttosto sporadiche11. Solo col XIII secolo avanza- corrispondeva al Cadore e tre all’area dell’attuale
to si dispone del quadro completo di tali circoscri- Friuli (Fig.3). Il più vasto era l’arcidiaconato “infe-
zioni, sia per il territorio afferente alla diocesi di riore”, che comprendeva quasi trenta pievi; quello
Concordia12 sia per quello di Aquileia13. Il più anti- “superiore”, esteso la metà, corrispondeva alla

5 P IUSSI 1998 p. 62 cap. VIII, 15. 10 SETTIA 1982, p. 445 e ss.


6 MOR 1964, p.367 e ss., data il pezzo fra VII e VIII secolo; in 11 Per una puntuale rassegna delle fonti scritte cfr. D E V ITT
BIERBRAUER 1987, p.46; tav.9, il frammento è datato alla prima 1990, pp. 44-53.
metà dell’VIII secolo. 12 DEGANI 1977.
7 VIOLANTE 1980, p. 967. 13 SELLA VALE 1941.
8 MGH Dipl. Karol. I, 234, n.175. In realtà non è certo se si trat- 14 MARCUZZI 1910 Sinodi, p. 327 (DE VITT 1990, p. 34, nota 4).
ti di un originale o di una copia posteriore (al proposito cfr. 15 SELLA VALE 1941; DE VITT 1990, p. 34.
MENIS, 1982, col. 97, n. 30).
16 SELLA VALE 1941, XXVI-XXX.
9 M ENIS 1982, cc. 46-47.
96 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

fascia collinare e pedemontana ed era suddiviso in Interessanti contributi a questo tema sono
quindici pievi; infine quello della Carnia abbrac- stati offerti anche da alcuni insigni studiosi, i
ciava l’alta montagna e, pur essendo di poco mag- quali hanno affrontato l’origine dell’istituto pleba-
giore, comprendeva solo undici pievi. Sulle valli nale in particolari porzioni del territorio22.
Fella e Resia i diritti arcidiaconali erano invece Assai ricco e articolato è in particolare il quadro
esercitati dal monastero di Moggio, mentre analo- proposto da Gian Carlo Menis, anche perché fonda-
ghi diritti detenevano il capitolo di Cividale e quel- to su solidi presupposti metodologici, ovvero sul
lo di Aquileia17. Tale suddivisione, che secondo il sistematico raffronto fra dati archeologici e testi-
Menis risalirebbe all’Altomedioevo 1 8 , sembra monianze provenienti dalle fonti scritte23. Secondo
rispecchiare, essenzialmente, i caratteri geografici questo studioso, al quale si deve la più completa
del territorio, in quanto corrisponde in larga misu- analisi critica dei monumenti paleocristiani e alto-
ra alle tre diverse aree di pianura, collina e mon- medievali della diocesi d’Aquileia, un consistente
tagna. Anche se la sua compiuta definizione non si fenomeno di cristianizzazione del territorio avreb-
coglie prima del XIII secolo, è in ogni caso utile be preso avvio fra la fine del IV e l’inizio del V seco-
porre a confronto la diversa entità del popolamen- lo, e sarebbe testimoniato da una notevole quantità
to in queste tre aree geografiche. Si può osservare, di evidenze archeologiche, oltre che da riferimenti
ad esempio, che mentre non vi è una grande diffe- letterari. Fra questi ultimi il più significativo
renza fra zona collinare e pianura (la prima com- sarebbe il sermo rusticus, nel quale il vescovo For-
prende, infatti, quindici pievi; la seconda, vasta il tunaziano avrebbe redatto un breve commento ai
doppio, ne comprende trenta), la zona montana è Vangeli, con lo scopo di rivolgersi a “una gran parte
decisamente meno popolata e le circoscrizioni reli- della popolazione celtica romanizzata della pianu-
giose raggiungono talora un’estensione enorme. È ra friulana”24. Una seconda ondata di evangelizza-
il caso della pieve di Gorto, che si estendeva sulle zione, fra la fine dell’VIII e l’inizio del IX secolo,
valli del Degano, Pesarina, Calda e sulla conca di sarebbe stata guidata da Aquileia nei confronti
Sappada, con una circoscrizione che corrisponde a delle popolazioni poste al di là delle Alpi e si sareb-
tre o quattro delle più piccole pievi della zona colli- be diretta verso la Carniola, la Stiria, la Croazia.
nare. Alcuni studiosi hanno osservato che tale dif- Infine una generale riorganizzazione del popola-
ferenza potrebbe essere dovuta “alla più antica cri- mento rurale sarebbe stata realizzata dopo la metà
stianizzazione della zona pianeggiante e collinare, del X secolo, epoca alla quale risalirebbe anche l’i-
ma anche alla persistenza, in montagna, di anti- stituzione degli Arcidiaconati sopra descritti25.
che circoscrizioni, insieme ecclesiastiche e civili, le Pur riconoscendo l’importanza e la sistemati-
quali non subirono smembramenti nel corso dei cità di questi contributi, dai quali non si può ovvia-
secoli: le pievi di valle”19. Vedremo più avanti come mente prescindere, non pare però inutile tentare
l’esame dei dati archeologici più recenti consenta una rilettura di tutti i dati archeologici fino ad ora
di modificare, almeno in parte, questo quadro. raccolti, focalizzando l’attenzione sui secoli VII-
VIII, epoca di grandi trasformazioni storiche e
2. La situazione delle ricerche archeologiche politiche, il cui riflesso sull’organizzazione del ter-
ritorio è stato di non poca importanza.
Le vicende della cristianizzazione rurale di Attraverso lo spoglio delle pubblicazioni regio-
questo ampio e articolato territorio hanno costitui- nali di carattere storico-archeologico, unitamente
to l’oggetto di ricerca di diversi studiosi, ai quali si all’esame di alcuni dati di scavo ancora inediti,
deve la raccolta sistematica delle fonti scritte e conservati presso gli archivi del Museo Archeologi-
materiali e talora anche la proposta di modelli co Nazionale di Cividale del Friuli, ho potuto rac-
interpretativi di carattere più generale. Per Pio cogliere testimonianze materiali relative a qua-
Paschini, ad esempio, le prime pievi del territorio rantasei luoghi di culto, distribuiti nei territori
friulano corrisponderebbero ai più antichi luoghi extraurbani, per i quali sono attestate fasi di VII e
fortificati, ma tale ricostruzione, come è stato giu- VIII secolo (Fig 4 e Fig.5). Queste testimonianze
stamente osservato, è fondata solo su labili indizi e materiali si trovano un po’ in tutto il territorio
su ipotesi “presentate con sicurezza eccessiva”20. regionale, ma in prevalenza nell’area collinare e
Non priva di stimoli è pure la ricostruzione di nella pianura.
Guglielmo Biasutti, anche se basata su un assun- Fra gli indicatori archeologici ho considerato
to metodologico piuttosto tradizionale, qual è la sia i frammenti scultorei d’arredo liturgico, indizi
presunta successione cronologica delle dedicazioni inequivocabili dell’esistenza di chiese, sia i resti
dei santi21. murari veri e propri, relativi a edifici posti in luce

17 DE VITT 1984, p. 25 e ss.; DE VITT 1990, pp. 1 –32. Per l’origi- 21 BIASUTTI 1966.
ne di tale istituzione cfr. anche MENIS 1964, p. 34. 22 CUSCITO 1987; MOR 1969.
18 MENIS 1964, p. 34. 23 MENIS 1958, MENIS 1999.
19 DE VITT, 1984, p. 27. 24 L’espressione è riportata in San Gerolamo, De viris illustri -
20 DE VITT 1990, p. 45. Cfr. P ASCHINI 1975, p. 340. bus, 97; cfr. MENIS 1974, p. 53.
25 MENIS 1964, p. 33.
Aurora Cagnana 97

attraverso ricerche archeologi-


che. Nove chiese sono indiziate
soltanto da resti murari; venti-
sette solo da reperti scultorei,
mentre in dieci casi l’esistenza
di un luogo di culto con fasi di
VII–VIII secolo è testimoniata
sia da resti archeologici che da
frammenti di arredo liturgico.
Per quanto concerne i reperti
scultorei, si dispone del podero-
so c o r p u s curato da A m e l i o
Tagliaferri relativamente alle
città e al territorio delle diocesi
di Aquileia e Grado26. Ai reperti
in esso raccolti vanno aggiunti
quelli provenienti dal Friuli
occidentale, ovvero dalla diocesi
di Concordia, studiati in partico-
lare dal Gaberscek27. Se si consi-
derano poi altri ritrovamenti
sporadici, editi solo parzialmen-
te28, si dispone in totale di circa
120 frammenti di arredo liturgi-
co, provenienti da chiese sparse
nel territorio rurale. È interes-
sante osservare che, fra questi,
Fig. 4) Localizzazione dei luoghi di culto con fasi di VII-VIII secolo
trentatré pezzi presentano una
attestati da elementi archeologici. Il numero entro cerchio indica la
datazione piuttosto ampia (VIII- presenza di strutture murarie, il numero semplice i ritrovamenti di
IX secolo), undici sono databili arredo liturgico.
all’inizio dell’VIII secolo; trenta-
cinque al pieno VIII secolo e
quarantuno fra la fine dell’VIII e
l’inizio del IX secolo29.
Sono invece diciasette le chiese con fasi di VII- struzione pressoché completa della pianta (com-
VIII secolo attestate da resti archeologici. Fra que- plesso di colle Zuca e S.Maria Maddalena a Invilli-
ste quattro sono indiziate solo da lacerti murari no; S.Silvestro a S.Salvatore di Maiano, S.Pietro di
(S.Maria di Gorto, S.Giorgio di Nogaro, S.Marco in Ragogna, SS.Gervasio e Protasio di Nimis,
Basiliano; S.Giuliano a Grado). Per altre quattro S.Lorenzo di Buia, S.Martino a Rive d’Arcano,
la planimetria può essere ricostruita parzialmente S.Andrea di Venzone, S.Maria in Sylvis di Sesto al
(S.Martino di Ovaro, S.Pietro ad Osoppo, S.Marti- Reghena).
no d’Asio, S.Daniele), mentre per ben nove edifici i Va osservato però che la qualità metodologica
resti archeologici sono tali da consentire una rico- delle ricerche è di valore disuguale: oltre la metà di

26 TAGLIAFERRI 1981, nel quale sono catalogati circa 600 pezzi, Cordenons; S.Giacomo al Castello di Maniago; S.Martino di
provenienti soprattutto dai grandi centri di Grado, Cividale, Meduno; nella chiesa dei Battuti di Prata; a S.Fosca di Solim-
Aquileia e, in misura minore, dal territorio extraurbano. bergo; nel cortiletto della porta orientale di Spilimbergo (GABER-
27 GABERSCEK 1980; dove si esaminano in particolare i fram- SCEK 1980, p.137 e segg.); a Farra d’Isonzo, e a Mainizza (TOMA-
menti di Sesto al Reghena, oltre ad altri frammenti sporadici D I N 1986); a S.Martino di Visco (T A S S I N 1983, pp. 17-18); a
provenienti dal territorio del Friuli occidentale. Per Sesto al S.Maria di Barbana, nell’isola di Grado (TAGLIAFERRI 1981, pp.
Reghena cfr. inoltre L AMBERT 1999. 424 – 425); a S.Michele a Castelmonte. Frammenti di arredo
28 È il caso dei pezzi di Visco, Mariano, Farra, per i quali cfr. liturgico databili all’inizio dell’VIII secolo sono invece attestati
nelle chiese di S.Giorgio in Brazzano (Cormons) (TAGLIAFERRI
TOMADIN 1986. 1981, pp. 302-303); mentre al pieno VIII secolo risalgono invece i
29 Delle ventisette chiese attestate solo da resti scultorei conser- pezzi rinvenuti a San Canzian d’Isonzo (TAGLIAFERRI 1981, pp.
vano manufatti di datazione ampia, fra VIII e IX secolo, le chiese 318-319). Elementi di arredo liturgico databili fra la fine dell’-
di: S.Maria di Udine (TAGLIAFERRI 1981, pp. 324 – 328); S.Maria VIII e l’inizio del IX sono infine attestati nelle chiese di S.Stefa-
Assunta in Basiliano (TAGLIAFERRI 1981, pp. 201-202); S.Maria no in Clama, ad Artegna (TAGLIAFERRI 1981, pp. 198-201); nel
Assunta a Muggia (CUSCITO 1995, p. 387 e ss.); S.Martino a Mug- S.Lorenzo in Villuza a S.Giacomo di Ragogna (TAGLIAFERRI 1981,
gia (CUSCITO 1975); S.Michele a Iudrio, Cormons (TAGLIAFERRI pp. 315-316); nei SS.Vito, Modesto, Crescentio a Fagagna
1986, vol. II, p. 294); S.Giovanni in Tuba a S.Giovanni al Timavo (TAGLIAFERRI 1981, pp. 319-320);a S.Martino a Turrida di Sede-
(T A G L I A F E R R I 1981, pp. 303 – 309); S.Ulderico a Flaibano gliano (TAGLIAFERRI 1981, pp. 320-323); a S.Girolamo a Cervi-
(TAGLIAFERRI 1981, pp.309 – 310); S.Giovanni Battista a Firma- gnano (BUORA 1984, pp. 35-36); a S.Pietro di Zuglio (TAGLIAFERRI
no, Premariacco (TAGLIAFERRI 1981, pp.314-315); a S.Giovanni di 1981, pp. 334-338; GABERSCEK 1986-87, pp. 39-41).
98 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Fig. 5) Tabella riassuntiva dei luoghi di culto con fasi di VII-VIII secolo attestati da elementi archeologici.
Aurora Cagnana 99

Fig. 6) Planimetria della pieve di S.Maria di Gorto, con evidenziati alcuni lacerti murari in fase con una sepoltura
(S) (da CALLIGARO 1997).

questi edifici è stata messa in luce nel corso di lo della pieve di S.Maria di Gorto (n.1), su un rilie-
scavi effettuati velocemente, nell’urgente neces- vo dominante la valle del Degano, rivestono un’im-
sità di ricostruire i crolli causati dal terribile portanza notevole trattandosi di una chiesa che,
sisma del 1976. Il recupero necessariamente dal XII secolo, è attestata come centro di un vasto
affrettato dei dati ha comportato perciò la perdita territorio pievano 30. Gli scavi condotti nel 1986
di buona parte delle informazioni. Non mancano hanno posto in luce il livello della chiesa bassome-
però, anche in questi casi, essenziali relazioni di dievale, pavimentato con lastre scistose che sigil-
scavo, talora corredate almeno da alcune osserva- lavano una successione di eventi più antichi, pur -
zioni sulle relazioni stratigrafiche fra i muri, oppu- troppo indiziati soltanto da modesti lacerti mura-
re fra strutture murarie e tombe databili in base al ri. Si sono però distinte almeno tre fasi: la prima
corredo. era rappresentata da un muro appoggiato diretta-
Anche dal punto di vista della distribuzione mente sulla roccia; alla seconda risaliva la costru-
territoriale, gli edifici attestati rappresentano un zione di una vasca in fase con un piano di calpestio
buon campione di dati: cinque si trovano nell’arci- e con un muro (Fig.6); mentre in una terza fase
diaconato di Carnia, otto nell’arcidiaconato supe- erano state realizzate strutture murarie con un
riore e tre in quello inferiore; due chiese sono atte- orientamento completamente diverso, associate a
state anche nella diocesi di Concordia e una nella due inumazioni. Il ritrovamento di un frammento
fascia lagunare (Fig. 4). scultoreo attribuibile ai secoli VIII-IX suggerisce
Si dispone perciò di una base statistica suffi- che a tale periodo sia da ricondurre una delle
cientemente ampia per ricostruire un panorama sequenze individuate, anche se non è possibile sta-
generale e per tentare di proporre alcune conside- bilire quale31. Problematica risulta inoltre la fun-
razioni interpretative. zione della vasca realizzata nella seconda fase, di
forma rettangolare, dotata di due scalini alle
3. Chiese e popolamento altomedievale nell’Arci - estremità, rivestita di cocciopesto alle pareti. Ben-
diaconato di Carnia ché si sia supposto che si tratti di una vasca batte-
simale, sembra però più accettabile l’ipotesi di una
Le strutture murarie poste in luce nel sottosuo- sepoltura, anche in conseguenza del fatto che era

30 DALL’OSTE, 1999, p. 17 e ss. 31 CALLIGARO 1997, p. 137 e ss.


100 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Fig. 7) S.Martino di Ovaro. Planimetria dei resti del complesso cultuale rinvenuto sotto la chiesa tardo-gotica (scavi
1992 - 1995).

coperta con un lastrone di pietra. In base ai dati e di opere murarie di notevole interesse. Sotto al
disponibili si può in conclusione affermare che nel pavimento è stata, infatti, evidenziata la presenza
sottosuolo della chiesa pievana di S.Maria di Gorto di un piano d’uso più antico, formato da lastre di
non si sono rinvenute tracce sicure dell’esistenza pietra e databile al XIV secolo in base ai reperti
di un luogo di culto anteriore all’VIII-IX secolo. La numismatici. Il sottostante piano di preparazione
presenza di sepolture parrebbe invece più antica sigillava i resti di una poderosa struttura muraria,
se si considera che in una di esse è stato rinvenuto costituita da bozzette legate da calce, dello spesso-
un orecchino, confrontabile con un analogo esem- re di cm 120 in fondazione e di cm 105 in elevato
plare da Ptuj (Slovenia), datato alla fine del IV (Fig.8). Tali resti murari sembrano delimitare una
secolo32. pianta poligonale, con diagonale di oltre m 5,00 e
Ancora inedita è invece una scoperta archeolo- lati di m 2,5 circa. Una serie di sepolture a inuma-
gica di notevole rilievo, effettuata nel sottosuolo zione risultava in parte addossata ai muri dell’edi-
della chiesa di S.Martino di Ovaro (n.2), menzio- ficio e in parte tagliata dalle fondazioni della chie-
nata a partire dal XIV secolo quale suffraganea di sa trecentesca. Da una di queste si è recuperato un
S.Maria di Gorto33 . L’edificio di culto attuale, di orecchino a lunula di tipo paleoslavo, che per la
aspetto tardo gotico, è ubicato poco lontano dalla forma e per i caratteri della decorazione trova
chiesa matrice, ma in posizione pianeggiante, puntuale riscontro in un esemplare dalla necropo-
presso il fiume Degano. Nel 1992 la realizzazione li di Kranje (Slovenia) databile fra la fine del IX e
di una trincea lungo tutto il perimetro della chie- gli inizi dell’XI secolo 34. Pur in mancanza di uno
sa, per il drenaggio e il consolidamento delle fon- scavo in estensione è comunque possibile ricono-
dazioni, ha posto casualmente in luce alcune scere una sequenza cronologica relativa che vede
sepolture ad inumazione, sistemate entro fosse nella costruzione poligonale l’elemento più antico,
delimitate da pietre, che risultavano tagliate dai rispetto al quale le inumazioni risultano immedia-
muri dell’edificio medievale (Fig.7). Ulteriori son- tamente posteriori; una di queste risale, con ogni
daggi effettuati all’interno della chiesa attuale probabilità, a un’epoca compresa fra la fine del IX
hanno portato all’individuazione di altre sepolture e l’inizio dell’XI secolo. Il tutto è stato poi sepolto

32 Ibidem, p. 146; fig. 7. 34 SAGADIN , 1988, p. 112 e ss.; tav. 18; tomba n 118, nn 7,8.
33 DALL’OSTE 1999, p. 76, doc. n.7.
Aurora Cagnana 101

Fig. 8) S.Martino di Ovaro. Particolare delle strutture murarie rinvenute sotto al pavimento della chiesa attuale.

sotto il pavimento trecentesco della chiesa di San individui in posizione supina, progressivamente
Martino, più volte rimaneggiata nel corso dei seco- respinti su un lato del sepolcro, che doveva essere
li. Quanto all’edificio poligonale, non pare infonda- riaperto ogni volta che veniva introdotto un nuovo
ta l’ipotesi che in esso sia da riconoscere una strut- individuo (Fig.10). Anche questi caratteri trovano
tura battesimale, anche se saranno necessarie puntuale riscontro in alcune tombe del complesso
ulteriori verifiche archeologiche, alle quali si di Colle Zuca a Invillino. In particolare la tomba
rimanda anche per una puntualizzazione cronolo- 18, sistemata nell’abside Sud della tricora e coeva
gica del manufatto. alla chiesa altomedievale (per IV), presenta gli
Ulteriori sondaggi di scavo, condotti fra il 1995 stessi caratteri della tomba di Ovaro. Dopo questa
e il 1999 nella zona esterna, in aderenza al lato prima serie di indagini sembra pertanto possibile
Nord della chiesa35, hanno portato all’individua- affermare che nei pressi della chiesa di S.Martino,
zione di strutture murarie che delimitavano un su una vasta area pianeggiante, dove nessun indi-
grande edificio dotato di un accesso sul lato Sud. zio nelle fonti scritte faceva presumere l’esistenza
Ivi è stata individuata anche una zona sepolcrale, di strutture precedenti, l’archeologia rivela invece
costituita da inumazioni plurime, deposte entro considerevoli tracce di un complesso di culto,
fosse foderate di pietre, oppure delimitate da molto probabilmente battesimale, nei pressi del
lastroni monolitici di rocce scistose (Fig.9). Anche quale si è continuato a seppellire anche nel corso
in questo caso non è possibile fissare una puntuale dell’Altomedioevo. Fino ad oggi non disponiamo di
sequenza cronologica per questi eventi, ma si può elementi archeologici certi per stabilire la cronolo-
osservare la forte somiglianza tipologica di alcune gia del primo impianto, ma i caratteri architetto-
tombe con analoghi sepolcri del complesso di Colle nici e le dimensioni del grande edificio poligonale
Zucca, a Invillino. In particolare la tomba 8 di sembrano richiamare da vicino il battistero di
Ovaro, parallela al muro E-W dell’edificio, presen- Hemmaberg, datato al V secolo36. Resta da chiari-
ta dimensioni di m 1,87 x 0,80, forma trapezoidale, re anche la cronologia di una fase di distruzione,
fondo intonacato dipinto di rosso, cuscini lapidei evidenziata dalle tracce di un incendio che ha ter-
sui lati brevi E ed W, deposizione plurima di sei motrasformato la soglia in pietra dell’apertura

35 CAGNANA c.s. 36 BIERBRAUER 1988, p. 48 e ss.; GLASER 1991; GLASER 1997, pp.
96-121.
102 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

coli cimiteri, che, per i caratteri dei


sepolcri e degli oggetti di corredo,
sono ben inquadrabili fra V-VI e VII-
VIII secolo37. In genere tali ritrova-
menti sono costituiti da piccoli grup-
pi di tombe, come si evince dalle
espressioni “alcune”, “quattro”, “un
piccolo sepolcreto”, che ricorrono
nelle relazioni, non di rado corredate
da schizzi o disegni. Tali sepolture
sono generalmente costituite da fosse
delimitate e protette da lastroni in
pietra; talora (come nei citati casi di
Ovaro e Invillino) è stata evidenziata
anche la presenza di cuscini lapidei.
Oltre ai caratteri dei sepolcri, sono
soprattutto gli oggetti di corredo rin-
venuti al loro interno che forniscono
ulteriori elementi di cronologia: fre-
quenti sono gli orecchini a tre cerchi,
ritrovati anche a Invillino e nelle
necropoli dell’Istria, che ben si data-
no fra la fine del VI e la metà dell’VIII
secolo, ma con una massima diffusio-
ne all’inizio del VII secolo38. In altri
casi sono invece presenti orecchini a
lunula con terminazione seghettata a
frangia, oppure decorata a cerchielli
incisi. Le fibule in bronzo fuso, con
decorazione a cerchielli incisi, atte-
state nel tipo cruciforme, zoomorfo, a
disco, sono presenti anche a Invillino
Fig. 9) S.Martino di Ovaro. Particolare dell’area sepolcrale posta (periodo III, secoli V-VII) e sono assai
nei pressi dell’edificio di culto. frequenti nelle sepolture tardoanti-
che di tutto l’arco alpino orientale39.
Un ulteriore indicatore archeologico
è rappresentato dal coltellino con
posta sul lato Sud. Tale evento traumatico non caratteristica terminazione ad anello, detto “tipo
sembra comunque avere messo fuori uso il com- Farra”, deposto frequentemente nelle sepolture e
plesso, la cui frequentazione sembra essere conti- databile fra VI e VII secolo40.A questi ritrovamen-
nuata anche successivamente all’incendio. Se il ti casuali va aggiunto lo scavo sistematico, edito
seguito delle ricerche archeologiche, previste per solo parzialmente, di una piccola necropoli forma-
l’estate 2000, non contraddirà le ipotesi interpre- ta da oltre cinquanta tombe, posta in luce in loca-
tative fin qui prospettate, il complesso di Ovaro lità Liariis, poco distante dalla chiesa battesimale
parrebbe da considerare come una ecclesia bapti - di Ovaro41. Anche in questo caso le tombe presen-
smalis alla quale doveva fare riferimento la popo- tavano una tipologia analoga a quella sino ad ora
lazione rurale delle vallate vicine. descritta e molte recavano oggetti di corredo (fibu-
A tale proposito l’archeologia offre una serie le in bronzo, coltelli “tipo Farra”, orecchini, eccete-
piuttosto ricca di dati che attestano l’esistenza, ra) ben databili fra VI e VII secolo. Da questa ricca
proprio fra V e VII secolo, di un fitto popolamento serie di testimonianze archeologiche si evince per-
delle valli del Degano, del But e dell’alto Taglia- ciò un quadro territoriale caratterizzato da un fitto
mento (Fig.11). popolamento sparso, costituito da modesti nuclei
Non pochi ritrovamenti occasionali effettuati abitati. Questa rete demografica (dovuta forse a
in passato attestano l’esistenza di oltre venti siti, un fenomeno di ripopolamento tardoantico della
costituiti da singole sepolture o, più spesso, da pic- montagna) doveva fare riferimento, per gli uffici

37 La fonte bibliografica principale è costituita da BROZZI 1989, 39 Cfr.B IERBRAUER 1991, p. 123 e ss.; BIERBRAUER 1987, pp. 145-
che ha raccolto con sistematicità tali testimonianze. Per un 147.
primo studio del popolamento tardoantico–altomedievale in 40 GIOVANNINI, 1989, pp. 35-36.
quest’area cfr. inoltre CAGNANA, C ONCINA, c.s. 41 CONCINA 1992; CONCINA 1997.
38 BIERBRAUER 1986, p. 147 e ss.; T ORCELLAN 1986, pp. 43-46.
Aurora Cagnana 103

Fig. 10) S.Martino di Ovaro. Particolare della tomba n. 8, con 6 inumazioni.

Fig. 11) Distribuzione territoriale delle testimonianze archeologiche databili fra V e VII secolo rinvenute in Carnia.
104 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Fig. 12) S.Stefano di Cesclans. Planimetria delle varie Fig. 13) La pieve di S.Pietro di Zuglio.
fasi architettoniche. A tratteggio fitto la chiesa con tor-
rione antistante, databile all’VIII secolo (da PIUZZI 1998).

religiosi, ai grandi complessi cultuali posti in luce ecclesiastiche di quest’area alpina. Intanto par-
dalla ricerca archeologica a Julium Carnicum, sul rebbe da rivedere l’ipotesi che nella chiesa di
colle Zuca di Invillino, ed ora anche a S.Martino di S.Maria di Gorto, pieve nel XII secolo, sia da iden-
Ovaro La funzione battesimale di questi complessi tificare la chiesa battesimale della valle del Dega-
è indicata dalla presenza di appositi edifici, men- no già dal V secolo, come proposto in passato43, poi-
tre non sembra che essi abbiano rappresentato un ché tale ipotesi non si concilia con il ritrovamento,
luogo obbligato di sepoltura per la popolazione poco lontano, dei poderosi resti del complesso cul-
rurale che, a quanto risulta, deve aver continuato tuale paleocristiano di S.Martino di Ovaro. È dun-
a usare piccoli cimiteri posti accanto ai villaggi. È que più probabile che in età tardoantica fosse que-
probabile che le sepolture che si trovano presso i st’ultimo il centro battesimale di riferimento per
grandi complessi di culto siano da riferire a perso- un ampio comprensorio rurale; in un momento
naggi ragguardevoli, oppure ad alcune delle fami- ancora imprecisato dell’Altomedioevo tale funzio-
glie locali. Il fatto che la chiesa battesimale non ne deve essere stata trasferita alla chiesa di Gorto.
costituisca il centro cimiteriale per il circondario si Purtroppo la frammentarietà dei dati archeologici
accorda, d’altra parte, con quanto emerge dall’ana- rinvenuti negli scavi della pieve di S.Maria ha
lisi delle fonti scritte, che indicano solo nell’età impedito di stabilire con certezza in quale momen-
carolingia l’affermazione dell’obbligo di sepoltura to questo luogo sia divenuto sede di una chiesa bat-
presso la chiesa pievana42. tesimale. Il ritrovamento di un frammento sculto-
Il quadro fin qui delineato si rivela importante reo databile fra VIII e IX secolo, indizio, quanto-
anche in relazione alla storia delle circoscrizioni meno, di un rinnovamento dell’arredo liturgico,

42 Cfr. S ETTIA 1982, pp. 457-458: “se ne deve concludere che ma, legato da allora all’amministrazione del battesimo – la
nemmeno in Italia è possibile parlare di un originario diritto di pieve tenderà ad acquisire stabilmente anche il monopolio delle
sepoltura riservato alla chiesa battesimale; forse soltanto a deposizioni funebri”.
partire dal IX secolo – insieme con il diritto di riscuotere la deci- 43 MENIS 1994, p. 66; fig.5.
Aurora Cagnana 105

potrebbe suggerire che anche il tra-


sferimento della funzione battesi-
male da Ovaro a Gorto sia da fissare
in tale arco cronologico.
L’ipotesi di uno spostamento
della chiesa battesimale verso una
posizione d’altura parrebbe indiret-
tamente rafforzata anche dai risul-
tati degli scavi effettuati recente-
mente nella chiesa di S.Stefano di
Cesclans (n.6), attestata come pieve
nel XIII secolo e posta poco distante
dalle precedenti. Le indagini nel sot-
tosuolo hanno, permesso di datare in
un’epoca non anteriore all’VIII-IX
secolo i resti di un edificio di culto
(Fig. 12), dotato di un torrione di
ingresso44.
Alcuni frammenti ceramici ricon-
ducibili al VII-VIII secolo, infatti,
erano sigillati dai muri perimetrali
dell’edificio, per il quale costituisco-
no perciò un termine post quem che
fa escludere l’esistenza di una chiesa
anteriore al VII secolo inoltrato.
Piuttosto la costruzione dell’edificio
di culto è stata preceduta da due fasi
di sepolture, la più antica delle quali
era costituita da una sorta di “mau-
soleo” o tomba monumentalizzata,
scavata nella roccia e poi intonacata.
Fig. 14) S. Pietro di Zuglio. Frammento di arredo scultoreo.
Questi dati sembrano indicare che,
analogamente al caso di S.Maria di
Gorto, anche per la pieve di S.Stefa-
no di Cesclans pare da escludersi
un’origine paleocristiana, fra V e VI secolo, come dopo il 1984 e databili fra la seconda metà dell’VIII
proposto in passato45. I dati archeologici portano e l’inizio del IX secolo 48. Tali reperti indicano,
infatti a collocare dopo la fine del VII secolo la fon- ancora una volta, l’esistenza di una consistente
dazione della chiesa battesimale di S.Stefano. fase architettonica da porsi fra la fine dell’VIII e
Più problematico è invece ricostruire la crono- l’inizio del IX secolo, anche se non è dato sapere se
logia di un’altra pieve d’altura: S.Pietro di Zuglio si tratti della riedificazione oppure della costruzio-
(n.5; Fig.13). Non è ben chiaro, infatti, a quali ne ex novo della chiesa battesimale. È comunque
“prove archeologiche” si riferiscano gli Autori che significativo che tale intervento sia di poco poste-
sostengono l’esistenza di resti paleocristiani sul riore alla soppressione del vescovato della sotto-
luogo46. Solo un’iscrizione che menziona il vescovo stante città di Julium Carnicum.
Januarius, databile al 490 d.C., fu vista nel 1453 In questo quadro territoriale pare piuttosto sti-
da Ciriaco d’Ancona “in vertice montis in eccl(es)ia molante tentare anche una rilettura delle celebri
S(an)ctorum Petri et Pauli”e andò in seguito per- evidenze archeologiche rinvenute a Invillino, sul
duta47. Non vi è alcun elemento per stabilire che colle Zuca (n. 3) e sul colle Santino (n. 4) (Fig.15).
quella fosse la sua posizione originaria; anzi pare Nel primo caso il grandioso complesso cultuale,
assai più probabile che essa vi sia stata trasferita forse dotato di battistero, mi pare difficilmente
dalla sottostante area paleocristiana di Zuglio. Di interpretabile come luogo di culto del modesto abi-
notevole importanza è inoltre la presenza del ricco tato posto in luce sul colle Santino. Più probabil-
contesto di frammenti scultorei (plutei, amboni, mente è da ravvisare in esso una grandiosa chiesa
cibori, cornici; Fig.14) rinvenuti in buona parte battesimale, punto di riferimento per un più ampio

44 P IUZZI 1998, pp. 394-395. 47 QUAI 1973, p. 113.


45 AA.VV. 1987. 48 TAGLIAFERRI 1981, pp.332-338; GABERSCEK 1986-87, pp.39-40.
46 Per un riassunto degli studi sulla pieve di S.Pietro di Zuglio
cfr. T AGLIAFERRI 1981, pp. 332-333, nota 1.
106 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Fig. 15) Ubicazione del colle Zuca (sede di un complesso paleocristiano) e del monte Santino (sede della pieve alto-
medievale di S.Maria Maddalena) in un rilievo del 1804.

Fig. 16) Colle Zuca (Invillino). Resti della chiesa altomedievale impostata sui ruderi della tricora paleocristiana (da
VANNACCI LUNAZZI 1997).
Aurora Cagnana 107

Fig. 17) Invillino. Planimetrie delle chiese altomedieva- Fig. 18) Venzone. Planimetria degli scavi del duomo di
li di colle Zuca (a sin.) e di S.Maria Maddalena (a S.Andrea con evidenziata la fase di VI-VII secolo (rilie-
destra) (da BIERBRAUER 1988). vo Soprintendenza B.A.A.A.A.S. del Friuli V. Giulia).

comprensorio rurale. In seguito a un incendio, che S.Maria Maddalena. È sulla parete meridionale di
Bierbrauer colloca intorno al 600 d.C., l’uso della tale chiesa che è stato trovato il frammento epigra-
grande aula è interrotto e sui resti della tricora fico citato più sopra, datato fra la fine del VII e l’i-
viene edificata una chiesa assai più modesta, di nizio dell’VIII secolo e che attesta, per quest’epoca,
forma rettangolare (Fig.16), che resta in uso fino al l’esistenza di un clero ben strutturato50.
IX secolo49. Il luogo di culto di riferimento del com- Ciò che preme osservare è come, anche in que-
prensorio rurale si sposta allora sul colle Santino sto caso, l’evidenza archeologica indichi uno spo-
(significativamente denominato in loco “colle della stamento della pieve altomedievale rispetto alla
pieve”), dove gli scavi hanno posto in luce i resti di chiesa battesimale paleocristiana, che pare essere
una chiesa rettangolare, associata ad un cimitero avvenuto, anche in questo caso, fra VIII e IX secolo.
di VIII secolo. Questo edificio, provvisto di vasca Per la chiesa di S.Andrea di Venzone, dove
battesimale in entrata, è stato realizzato in due scavi di emergenza hanno posto in luce le tracce di
fasi, essendo stata aggiunta in un secondo momen- una chiesetta rettangolare, non è possibile svolge-
to l’abside quadrata (Fig.17). Purtroppo gli scavi re considerazioni ulteriori. La cronologia al VI-VII
non hanno permesso di precisarne la datazione del più antico impianto (Fig.18), certamente ante-
assoluta, anche se si è potuto accertare che entram- riore alla fase glizoiana (metà XIII secolo), è stata
be le fasi sono sicuramente anteriori all’edificio del proposta sulla base dei caratteri stilistici di un
XII-XIII secolo, identificabile con la pieve di pilastrino recuperato nel corso degli scavi51.

49 BIERBRAUER 1988, pp. 27 e ss. 51 Lo scavo è inedito. Una breve relazione si trova presso il
50 MOR 1963, 1964, p. 367 e segg.; BIERBRAUER 1987, p. 46. Museo Archeologico Nazionale di Cividale del Friuli. Per alcu-
ne notizie sugli scavi cfr. C LONFERO 1988.
108 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

4. Le ricerche archeologiche nelle chiese dell’Ar -


cidiaconato superiore

Tre importanti luoghi di culto del Friuli collina-


re, SS.Gervasio e Protasio di Nimis (n. 9), S.Pietro
di di Osoppo (n. 13) e S.Pietro di Ragogna (n. 8), pre-
sentano alcune caratteristiche comuni di un certo
interesse: ubicazione sul sito di un castrum tar-
doantico identificabile con sicurezza con quelli men-
zionati da Paolo Diacono; continuità d’uso dall’epo-
ca paleocristiana al pieno Medioevo; funzione ple-
banale. Nel caso di Ragogna la presenza di un batti-
stero è attestata fin dalla fase paleocristiana52.
Tra queste fondazioni ecclesiastiche, quella dei
Santi Gervasio e Protasio di Nimis è una delle
prime ad essere state oggetto d’indagini archeolo-
giche programmate 53. L’edificio deve la sua pecu-
liare importanza al fatto di trovarsi nella località
del castrum Nemas, citato da Paolo Diacono in
relazione all’invasione avara del 610 (H.L.IV, 37).
La chiesa, attestata come sede plebanale dal 1247,
conserva nel sottosuolo le tracce di una più antica
fondazione, che il Menis ha datato alla seconda
metà del VI secolo, con planimetria ad aula unica
rettangolare (Fig.19), preceduta da un nartece e
conclusa da un presbiterio quadrato e rialzato 54.
Durante gli scavi sono stati posti in luce importan-
ti frammenti scultorei altomedievali che erano
stati reimpiegati nella chiesa romanica; alcuni
sono stati datati, genericamente, fra VIII e IX
secolo, mentre per altri è stato possibile restringe-
re la cronologia ad un periodo compreso fra l’VIII Fig. 19) Nimis. Planimetria della fase altomedievale
secolo inoltrato e i primi decenni del IX secolo55. della pieve dei SS.Gervasio e Protasio (da MENIS 1968).
La chiesa di Osoppo è posta su una sommità
naturale, protetta da fianchi molto scoscesi, in
prossimità di una fortezza più volte ampliata nel
corso dei secoli, gravemente danneggiata durante dei caratteri planimetrici con altri edifici paleocri-
l’ultimo conflitto mondiale e successivamente dal stiani57. La chiesa compare, come sede pievana, in
terremoto (Fig.20). Alcuni sterri effettuati negli una citazione dell’XI secolo58 e ciò fa presupporre
anni Cinquanta all’interno dell’aula hanno posto una continuità del culto anche nei secoli dell’Alto-
in luce strutture più antiche, ma hanno devastato medioevo, anche se per tale periodo non esistono
purtroppo la stratigrafia. Nuove ricerche, intra- ancora precisi riscontri archeologici.
prese fra il 1986 e il 1989, hanno interessato ciò Maggiori informazioni si possiedono, invece,
che restava dell’aula, il presbiterio e la sacrestia. per la chiesa di S.Pietro di Ragogna, identificabile
In quest’ultimo ambiente sono state recuperate con il castrum Reuniae citato da Venanzio Fortu-
interessanti testimonianze relative al periodo tar- nato (Vita Sancti Martini, 4, 644-651) e da Paolo
doantico e altomedievale, costituite da strutture Diacono (Fortunato e H.L.II,13). Accurate indagi-
domestiche (focolari) e da sepolture collocabili nel ni archeologiche, effettuate di recente, hanno con-
VII secolo 56. È stata inoltre identificata una fase sentito di ricostruire con un certo margine di sicu-
tardoantica della chiesa, rappresentata da un edi- rezza la successione degli eventi costruttivi, nono-
ficio a pianta rettangolare, con pedana presbite- stante le manomissioni operate in epoca postme-
riale sopraelevata, forse collegata all’aula tramite dievale avessero asportato ampie porzioni del
scalini (Fig.21). Non essendo stati raccolti elemen- deposito archeologico.
ti cronologici più precisi, la datazione dell’edificio Si è tuttavia potuto accertare che a una fase
al V-VI è stata proposta in relazione al confronto paleocristiana, datata posteriormente alla metà

52 LUSUARDI SIENA, VILLA 1998, pp. 183-184. 56 PIUZZI, VOUK 1989, cc. 225-274; PIUZZI 1998, pp. 392-394.
53 MENIS 1968. 57 VILLA 1995, p. 87 e ss.
54 MENIS 1968, p. 88 e ss. 58 L USUARDI SIENA, VILLA 1997, p. 282.
55 TAGLIAFERRI 1981, pp. 310-314.
Aurora Cagnana 109

Fig. 20) Osoppo, veduta della fortezza.

Fig. 21) I resti della chiesa tar- Fig. 22) Ragogna. Planimetria della fase altomedievale della chiesa
doantica di S.Pietro di Osoppo di S.Pietro (da LUSUARDI SIENA, VILLA 1998).
(da VILLA 1995).
110 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

del V secolo e costituita da un’aula con banco pre- concorda anche il tipo di pianta ad aula unica, ret-
sbiteriale, ha fatto seguito una totale ricostruzione tangolare, con parete piana, priva di abside ester-
altomedievale dell’edificio, databile forse alla na. La prima fase della chiesa s’interrompe in
seconda metà dell’VIII secolo, in relazione al ricco seguito ad un incendio “del quale furono trovate
contesto di frammenti scultorei reimpiegati nelle imponenti tracce fra i materiali depositati sia
murature o rinvenuti negli strati medievali 59. sopra il pavimento, sia all’esterno dell’edificio”64.
Questa nuova chiesa risulta caratterizzata da Tale temporaneo abbandono non ha impedito una
importanti trasformazioni: eliminazione del banco ricostruzione del luogo di culto, attestata da un’ab-
presbiteriale, ampliamento dell’aula, aggiunta di sidiola messa in luce ad Est del primo impianto.
un’abside rettangolare (Fig.22). Fra le due fasi Nel X secolo l’edificio doveva essere compreso
deve essere intercorso un periodo di distruzione e all’interno del castello di B o g a, il cui possesso
di uso ‘degradato’ dell’edificio, attestato da uno risulta confermato, nel 983, al patriarca di Aqui-
straterello di bruciato depositatosi sul pavimento leia tramite un diploma di Ottone II65.
della prima fase, da tracce di arrossamento degli Una fase edilizia collocabile attorno alla metà
intonaci, da piani d’uso in limo 60. Fin dall’epoca dell’VIII secolo è emersa anche negli scavi della
paleocristiana è attestata la presenza di un batti- pieve di S. Martino a Rive d’Arcano66. In tale arco
stero, costituito da una vasca quadrangolare fode- cronologico sembra, infatti, da porre una fase di
rata di cocciopesto, che subisce alcune modifiche ampliamento di un più antico edificio paleocristia-
successive, legate al passaggio dal rito dell’immer- no, del quale fu mantenuta l’abside semicircolare
sione a quello dell’aspersione. (Fig.25). Un ricco contesto di reperti scultorei,
Tracce di edifici di culto di VII –VIII secolo sono databili all’VIII secolo (Fig.26), sembra suggerire
attestate anche in altre due chiese pievane del per quel periodo un significativo rifacimento del-
Friuli collinare, entrambe ubicate sul sito di l’arredo liturgico67.
castelli altomedievali: S.Daniele e la già menzio- Fra le chiese altomedievali poste in luce dall’a-
nata pieve di S.Lorenzo di Buia (cit. 762), dove nalisi archeologica degli ultimi anni, ve ne è una
sono stati posti in luce anche i resti di un fonte bat- sola, quella di S.Silvestro, ubicata nel borgo di
tesimale. S.Salvatore di Maiano, che non ha mai rivestito
Nel primo caso i residui murari di una chiesa una funzione plebanale68. Il luogo è celebre poiché
databile all’VIII-IX secolo (Fig.23) sono emersi in nei suoi pressi è stata rinvenuta una delle più ric-
seguito a scavi condotti negli anni Ottanta dalla che necropoli longobarde del Friuli, utilizzata fra
Soprintendenza del Friuli Venezia Giulia 61. Tale la fine del VI e la seconda metà del VII secolo69. La
fondazione religiosa (la cui ricostruzione planime- chiesetta attuale, posta sulla sommità di un mode-
trica è ancora piuttosto incerta) è stata ipotetica- sto rilievo, è stata più volte rimaneggiata. Alcuni
mente collegata ad una fase d’incastellamento caro- sondaggi di scavo sono stati effettuati, sia all’in-
lingio dell’altura. È importante osservare che, pre- terno che all’esterno, dal Museo A r c h e o l o g i c o
cedentemente alla costruzione della chiesa, sono Nazionale di Cividale nel 1995. Essi hanno porta-
attestate nella zona delle strutture produttive. to all’individuazione di un edificio di culto segnala-
Gli scavi effettuati sotto la pieve di San Loren- to dai resti di un’abside a semicerchio oltrepassato
zo di Buia hanno portato all’individuazione di una (Fig.27). Non essendo stati raccolti elementi cro-
chiesa databile fra VI e VII secolo62. L’edificio era nologici nel corso dello scavo, una datazione all’Al-
costituito da una semplice aula rettangolare, pavi- tomedioevo può essere proposta solo sulla base dei
mentata in cocciopesto e dotata, nel settore orien- caratteri planimetrici dell’abside. Dagli scavi è
tale, di un presbiterio rialzato di un gradino emerso inoltre un ulteriore elemento architettoni-
(Fig.24). Accostata alla parete settentrionale si è co, costituito da una muratura ad andamento
rinvenuta la vasca battesimale, di forma legger- Nord-Sud, nella quale erano ben visibili dei fori
mente ovoidale, incavata a terra fino a una profon- quadrangolari, verosimilmente utilizzati per l’in-
dità di circa cm 40 dalla quota del pavimento cir- serimento di pilastrini che dovevano sorreggere,
costante. La cronologia dell’edificio si evince dal con ogni probabilità, gli elementi della recinzione
corredo della tomba addossata al muro perimetra- presbiteriale. È suggestivo collegare tale manufat-
le sud (con buone argomentazioni ritenuta in fase to con il frammento di lastra marmorea, di raffina-
con esso) che conteneva monili tipici del VI-VII ta fattura, rinvenuta nella vicina chiesa parroc-
secolo63. È stato osservato che con tale cronologia chiale di Mels, dove era stata certamente reimpie-

59 Ibidem, p. 187. 65 M.G.H. Dipl. German. II, 360, n. 304.


60 Ibidem, p. 185. 66 L USUARDI SIENA, PIUZZI, VILLA 1997, pp. 45-46.
61 AAVV 1993; PIUZZI 1998, pp. 391-392. 67 LUSUARDI SIENA 1997, p. 145 e segg.
62 MENIS 1982; MENIS 1995. 68 Lo scavo è stato edito solo in forma preliminare (cfr.C ONCINA
63 MENIS 1982, c.74 e sss. 1995, pp. 45-52).
64 Ibidem, c.78. 69 L OPREATO 1995.
Aurora Cagnana 111

Fig. 23) S.Daniele del Friuli. Planimetria con posizionamento delle murature altomedievali (rilievo di F.Piuzzi).

Fig. 24) Buia. Planimetria della pieve di S.Lorenzo con indicazione dell’aula paleocristiana (A) e dell’absidiola pre-
romanica (B) (da MENIS 1982).
112 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Fig. 25) S.Martino a Rive d’Arcano. Planimetria della fase del periodo III (metà VIII secolo, circa) (da L USUARDI
SIENA 1997).

Fig. 26) S.Martino a Rive d’Arcano. Frammento di Fig. 27) S.Silvestro a S.Salvatore di Maiano. Resti del-
ambone (da LUSUARDI SIENA 1997). l’abside altomedievale.
Aurora Cagnana 113

Fig. 28) S.Giorgio di Nogaro. Planimetria degli scavi con indicazione del lacerto musivo (A) e dell’abside paleocri-
stiana (B); del muro impostato sui resti dell’abside (C) e del focolare altomedievale (F) (da LAVARONE 1992).

gata70. L’analisi stilistica del pezzo ne ha eviden- poco distante da Palmanova71. Essi hanno rivelato
ziato le analogie con il ciborio cividalese di Calli- l’esistenza di un edificio di culto di notevole impe-
sto. Se tale reperto proviene veramente dalla chie- gno, attestato dai resti di murature perimetrali e
sa di S.Silvestro, come è stato ipotizzato, la sua di un’abside semicircolare (Fig.28). Alcuni bran-
datazione all’inizio dell’VIII secolo potrebbe esten- delli di pavimento musivo, conservati in aderenza
dersi a quella dell’edificio di culto, o almeno a un a tali murature, ne hanno suggerito una datazione
suo importante rifacimento. Ciò rende lecita l’ipo- attorno al V secolo 72. Una seconda fase è testimo-
tesi che la chiesa altomedievale di S.Silvestro, niata dalla presenza di un livello d’uso sovrappo-
posta nei pressi di una importante necropoli, sia sto direttamente sulla cresta di rasatura della
stata edificata, su committenza di una famiglia muratura absidale. Su tale livello si sono svolte
locale di origine longobarda, forse legata all’entou - attività antropiche, quali l’allestimento di un foco-
rage dei duchi cividalesi. Il fatto che l’edificio sia lare delimitato da muretti in pietre e laterizi (Figg.
rimasto completamente estraneo alla successiva 29, 30). I reperti ceramici contenuti indicavano
rete plebanale sembra rafforzare l’ipotesi che si una datazione compresa fra VI e VII secolo73. Poi-
trattasse di una fondazione privata. ché lo strato d’uso e il focolare sono stati interpre-
tati come una fase di cantiere, la loro datazione è
5. Indagini archeologiche nelle chiese dell’Arci - stata assunta quale termine ad quem per la secon-
diaconato inferiore da fase della chiesa, attestata da un muro con
andamento Nord-Sud collegato a un pavimento di
Rispetto alle zone precedentemente descritte, laterizi. Piuttosto che una fase di cantiere, mi par-
la pianura friulana presenta una quantità decisa- rebbe però più logico interpretare tale evidenza
mente minore di dati archeologici, anche se alcuni come una fase di abbandono, che segnala vistosa-
sono particolarmente significativi. mente una diversa destinazione d’uso della chiesa.
Di notevole interesse sono i risultati emersi In tal caso la datazione al VI-VII secolo avrebbe
dallo scavo della chiesa di S.Giorgio di Nogaro, valore di termine post quem per la ricostruzione

70 TAGLIAFERRI 1981, p. 300 e ss. 72 LAVARONE, 1992, pp. 45-54.


71 LAVARONE 1986-87, p. 155; AA.VV. 1992. 73 FASANO, 1992, pp. 69-78.
114 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Fig. 29) S.Giorgio di Nogaro. Particolare dell’abside paleocri-


stiana rasata e del livello carbonioso ad essa sovrapposto. (Da
LAVARONE 1992).

Fig. 30) S.Giorgio di Nogaro. Particolare del focolare altome- Fig. 31) S.Marco in Basiliano. Planimetria
dievale impostato sui resti dell’abside paleocristiana (da LAVA- degli scavi (da BERTOLISSI 1995).
RONE 1992).

successiva e sarebbe attestata una notevole cesura le pareti rivestite da fine intonaco rosato ed era
nella storia di questo luogo di culto, dopo la quale dotata di un cuscino lapideo. Difficile è però stabi-
esso risulta ricostruito, ma in tono decisamente lire l’esatta relazione stratigrafica fra queste
minore. tombe e due lacerti murari appartenenti ad un
Residui murari e sepolture altomedievali sono probabile luogo di culto, non meglio noto da altre
state rinvenute nel corso di scavi effettuati nella evidenze75.
chiesetta di S.Marco in Basiliano (suffraganea
della pieve di Variano), che per alcuni studiosi 6. Le testimonianze archeologiche nelle diocesi
sarebbe da identificare con la località “Duas Basi - di Grado e Concordia
licas”, citata nel 762 in una donazione a favore del
monastero di Sesto al Reghena74. Delle due tombe Diverse fonti scritte medievali, soprattutto cro-
a inumazione poste in luce sotto al pavimento nachistiche, attestano l’esistenza di numerosi luo-
della chiesa (Fig.31), quella più antica presentava ghi di culto nella laguna di Grado 76. Tuttavia solo

74 BERTOLISSI 1995 p. 25. 75 LOPREATO 1986-87, pp. 122-123.


76 MARCHESAN 1974, p. 93 e ss.
Aurora Cagnana 115

Fig. 32) S.Martino d’Asio. Planimetria della fase altomedievale (da PIUZZI 1998).

Fig. 33) S.Maria in Sylvis di Sesto al Reghena. Particolare del presbiterio triabsidato dopo gli scavi del 1987 (da TOR-
CELLAN 1986/87).

nell’isola di San Giuliano si sono conservate alcu- pertinente alla diocesi di Concordia, sono docu-
ne tracce materiali di un edificio forse d’età alto- mentati i resti di due luoghi di culto, con fasi accer-
medievale (n. 44). Si è proposto di interpretarle tate di VII-VIII secolo: S.Martino d’Asio (n.21) e la
come parti dell’arco trionfale di una basilichetta chiesa abbaziale di S.Maria in Sylvis, a Sesto al
rimasta inglobata in una casa colonica. Pur in Reghena (n.46).
mancanza di elementi cronologici certi, è stata Nel primo caso si tratta di una chiesa plebana-
proposta una datazione all’età paleocristiana, con le, dove gli scavi hanno posto in luce diverse fasi di
rifacimenti altomedievali77. ristrutturazione78. La più antica era costituita da
Ad occidente del Tagliamento, nel territorio un’aula rettangolare di m 10 x 4 circa, databile tra

77 Ibidem, pp. 101-102. 78 PIUZZI 1998, pp. 395-396.


116 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

evidenziò la parte absidale, fu oggetto di ricerche


archeologiche tra la fine degli anni Ottanta e l’ini-
zio degli anni Novanta. In un primo intervento si
era posto in luce tutto il luogo di culto, che risulta-
va parzialmente inglobato nelle fondazioni della
più grande chiesa bassomedievale, ancor oggi esi-
stente79.
In corrispondenza del presbiterio sono state evi-
denziate due lastre con i segni dell’alloggiamento
delle colonne che costituivano forse la pergula pre-
sbiteriale (Fig.33). Tali resti architettonici sono
stati datati fra la fine dell’età longobarda e l’inizio
dell’età carolingia. Più recentemente il Menis ha
rivisto i dati di scavo e ne ha proposto una diversa
lettura interpretativa80. L’edificio avrebbe due fasi:
la prima, databile fra la fine del VII e l’inizio dell’-
VIII secolo, sarebbe rappresentata soltanto da una
chiesetta triabsidata, mentre solo in un secondo
momento si sarebbe aggiunto il quadriportico anti-
stante (Fig.34). A queste due fasi costruttive corri-
sponderebbero anche diverse funzioni dell’edificio:
pievana in un primo tempo e poi abbaziale; a que-
st’ultima fase risalirebbe anche la pergula per la
divisione dell’area presbiteriale.

7. Osservazioni sui caratteri architettonici e


costruttivi

Per quanto concerne i caratteri materiali degli


edifici di culto fin qui esaminati, mi sembrano da
rimarcare, in primo luogo, le proporzioni assai
modeste (Fig.35). L’ampiezza dell’area è compresa,
infatti, fra i 60 mq circa di San Martino d’Asio e i
150 mq circa dei Santi Gervasio e Protasio di Nimis.
Si tratta perciò di costruzioni piuttosto piccole,
soprattutto se rapportate ai grandiosi complessi
paleocristiani dell’area alpina: quello di colle Zuca
ad Invillino, ad esempio, copre un’area di oltre 200
mq, mentre il grande edificio di Ovaro misura m
24,5 in lunghezza x m 9,50 in larghezza81.
Fig. 34) S.Maria in Sylvis di Sesto al Reghena. Plani- Anche i caratteri formali delle piante sono piut-
metria dopo gli scavi del 1991 (da MENIS 1999). tosto semplici: in quattro casi (S.Martino d’Asio,
S.Lorenzo di Buia, S.Andrea di Venzone, chiesa
altomedievale di colle Zuca a Invillino) si tratta di
VII e VIII secolo in base alla sequenza stratigrafi- aule rettangolari senza nessuna ulteriore articola-
ca (Fig.32). La pianta era priva dell’abside ester- zione, secondo una tipologia attestata anche nell’I-
na; solo un leggero dislivello di quota differenziava talia nord-occidentale, in Francia e in Svizzera e
la regione presbiteriale dall’aula. In fase con l’edi- che, per alcuni studiosi, sarebbe da ricondurre al
ficio si sono rinvenute diverse inumazioni, scavate tipo del sacello funerario 82. Nei casi di Buia e
nella roccia calcarea e dislocate entro il perimetro S.Martino d’Asio solo un lieve rialzo di quota diffe-
della chiesa. Per almeno due di loro è stata accer- renzia l’area presbiteriale dal resto dell’aula.
tata una pratica di riutilizzo che ha suggerito l’i- In tre casi (S.Pietro di Ragogna, S.Maria Mad-
dea di una tomba di famiglia. dalena di Invillino, SS.Gervasio e Protasio di
Di diversa natura l’edificio cultuale di S.Maria Nimis) è attestata la presenza di un’abside rettan-
in Sylvis di Sesto al Reghena. Individuato per la golare che movimenta leggermente l’essenzialità
prima volta nel 1801 da padre A.M.Cortinòvis, che della pianta, sempre ad aula unica. Questo sche-

79 TORCELLAN 1986-87, pp. 178-179; T ORCELLAN 1988. pagna di scavi svoltasi nel luglio 2000; non erano ancora note
80 MENIS 1999, pp. 53-73. all’epoca in cui si è svolto il convegno di Gardone sul Garda
81 Queste dimensioni sono state accertate nel corso della cam- (aprile 2000).
82 FOLETTI 1998, p. 119 e ss.
Aurora Cagnana 117

Fig. 35) Fondazioni ecclesiastiche di VII e VIII secolo del Friuli – Venezia Giulia. Planimetrie a confronto. In alto,
chiese ad aula rettangolare: (da sinistra) S.Martino d’Asio; S.Lorenzo di Buia; S.Andrea di Venzone, chiesa di colle
Zuca a Invillino. Nella fascia mediana, chiese con abside rettangolare: (da sinistra) S.Pietro di Ragogna; S.Maria
Maddalena di Invillino; SS.Gervasio e Protasio di Nimis (con torre in facciata); S.Stefano di Cesclans (con torre in
facciata). Nella fascia in basso, chiese con abside semicircolare: (da sinistra) S.Silvestro a S.Salvatore di Maiano;
S.Martino a Rive d’Arcano; S.Maria in Sylvis di Sesto al Reghena.
118 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Fig. 36) San Martino di Ovaro. Particolare della tecnica muraria.

Fig. 37) Chiesa altomedievale di colle Zuca a Invillino. Particolare della tecnica muraria.
Aurora Cagnana 119

ma architettonico, assai diffuso in tutto l’arco alpi-


no, oltre che in Francia e in Svizzera costituirebbe
“la soluzione più semplice ed economica per la
costruzione del presbiterio”83. Interessante è, nei
due casi di Nimis e Cesclans, la presenza di una
torre in facciata, interpretabile come campanile.
La terminaz ione ad abside circolare è attesta-
ta nei soli casi di S.Silvestro a S.Salvatore di Maia-
no e di S.Martino a Rive d’Arcano. Più articolata (e
più sviluppata in proporzione alla superficie del-
l’aula) è invece la regione presbiteriale della chie-
sa di S.Maria in Sylvis di Sesto al Reghena, costi-
tuita da un transetto sviluppato a ‘T’e triabsidato.
Tutt’altro che abbondanti sono i dati che
riguardano i materiali e le tecniche costruttive,
anche per il fatto che gli edifici di culto sono docu-
mentati, in genere, da modesti lacerti murari.
Nulla è dato sapere, ad esempio, circa i caratteri
delle coperture o degli infissi, mentre qualche ele-
mento in più si conosce per le pavimentazioni. In
nessuno dei casi esaminati parrebbe attestata la
presenza di mosaici, che pure erano utilizzati in
area urbana, come provano i casi celebri del lacer-
to pavimentale del battistero di Callisto (conserva-
to nel Museo Archeologico Nazionale di Cividale
del Friuli) o quello dell’episcopio di Aquileia. Le
chiese di VII-VIII secolo edificate nel territorio
rurale dovevano invece essere pavimentate con
letti di calce (S.Martino a Rive d’Arcano) o, al mas-
simo, con cocciopesto, come indicano i casi di Buia,
Nimis, San Martino d’Asio. È anche questo un ele-
mento che, oltre alle dimensioni, concorre a diffe- Fig. 38) SS.Gervasio e Protasio di Nimis. Particolare
renziare le fondazioni ecclesiastiche altomedievali della tecnica muraria.
dai più impegnativi impianti paleocristiani che,
anche nelle aree rurali, risultano, in più di un
caso, pavimentati con ricche decorazioni musive84.
Per quanto riguarda invece le opere murarie, Intanto la ricerca archeologica nelle chiese ha
non sembra vi siano da rimarcare vistose differen- dimostrato, in quasi tutti i casi esaminati, l’esi-
ze rispetto alle tecniche attestate negli impianti stenza di tracce materiali di fondazioni più antiche.
paleocristiani; le strutture sono sempre costituite Tuttavia, accanto agli elementi di continuità, mi
da elementi di raccolta (ciottoli, scaglie scistose) sembra si possano mettere a fuoco anche innegabi-
privi di una lavorazione che vada oltre lo ‘spacco’; li segni di cesura, che si impongono all’attenzione.
essi non sono stati molto selezionati per dimensio- Laddove l’archeologia ha documentato l’esi-
ni e risultano posti in opera secondo una tessitura stenza di fondazioni paleocristiane, queste ultime
priva di corsi, che non esclude l’impiego di elemen- presentano spesso i segni di brusche interruzioni
ti inclinati ‘a spina pesce’. Poco sappiamo dei rive- d’uso. Tracce d’incendi, di cambiamenti di funzio-
stimenti, che dovevano comunque essere costitui- ne o comunque di un uso ‘degradato’dei pavimenti
ti, se non da intonaci affrescati, almeno di un sono attestati un po’ in tutte le regioni esaminate.
essenziale ‘rinzaffo’, del quale si rintracciano talo- Ad Ovaro il grande complesso paleocristiano sem-
ra dei residui sulle pietre. bra essere messo fuori uso, una prima volta, da un
incendio le cui tracce sono state evidenziate in
8. Luoghi di culto e territorio: considerazioni tutta l’area scavata. Anche sul colle Zuca, a Invilli-
conclusive no, i grandi edifici di culto sono stati smantellati in
seguito a un incendio e successivamente, sulla tri-
Questa breve e rapida rassegna di dati suggeri- chora, è stata costruita una chiesa rettangolare, di
sce alcune interpretazioni di carattere generale. dimensioni decisamente più modeste.

83 ARSLAN 1954, p. 514. raccolte nell’area archeologica di S.Martino di Ovaro e nei livel-
84 Pavimentazioni a mosaico sono emerse in seguito agli scavi li di distruzione della fase paleocristiana di S.Pietro di Rago-
sul colle Zuca di Invillino, e diverse tessere musive sono state gna.
120 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Anche nel Friuli collinare si riconoscono i segni Se questi dati sembrano validi per tutto il ter-
di una interruzione d’uso in non poche costruzioni ritorio regionale, le vicende dei secoli successivi
religiose. A San Lorenzo di Buia, ad esempio, la pongono invece in evidenza una marcata differen-
prima fase della chiesa battesimale s’interrompe ziazione fra le diverse aree geografiche del Friuli
in seguito ad un incendio, che il Menis ha rintrac- Venezia Giulia.
ciato in tutta l’area scavata. Anche nella chiesa di Nella zona alpina emergono tracce di radicali
San Pietro di Ragogna la fase paleocristiana e la trasformazioni nell’organizzazione ecclesiastica
successiva ristrutturazione altomedievale risulta- del territorio: in ben due casi, (Ovaro e Invillino),
no intervallate da un deposito di livelli limosi. la sede della chiesa pievana risulta chiaramente
Un vistoso segno di interruzione d’uso è stato spostata rispetto al luogo della baptismalis eccle -
evidenziato, infine, nella pianura friulana, a S.Gior- sia paleocristiana, che risulta abbandonato. Pur-
gio di Nogaro, dove l’impianto paleocristiano risulta troppo mancano dati archeologici certi per stabili-
letteralmente distrutto e sulla cresta di rasatura re esattamente le coordinate temporali di tale tra-
dell’abside viene persino impostato un focolare. Se slazione, che può essere posta, genericamente, nel
dunque l’esistenza di una cesura evidente nell’uti- corso dell’VIII secolo. Anche gli scavi nella pieve di
lizzo di questi luoghi di culto è provata da chiare S.Stefano di Cesclans (dove non si sono trovate
tracce archeologiche, più difficile è però stabilire l’e- tracce di edifici religiosi anteriori alla fine del VII-
satta cronologia di tali eventi traumatici. L’incendio VIII secolo) confermerebbero questa ricostruzione,
che distrugge (o danneggia seriamente) il comples- che non pare contraddetta neppure nel caso della
so di Ovaro non è stato ancora datato, mentre per pieve di San Pietro di Zuglio, per quanto ne sap-
quello di Colle Zuca il Bierbrauer ha proposto una piamo fino ad ora.
data attorno al 600 d.C.. Del potente strato di bru- È nella fascia collinare del Friuli che si riscon-
ciato della chiesa di S.Lorenzo di Buia sappiamo tra invece una maggiore continuità nell’ubicazione
invece che esso copre il pavimento della fase edilizia delle chiese battesimali. In ben cinque casi, infat-
di VI-VII secolo. Quanto al livello limoso di Rago- ti, le sedi pievane insistono sul sito di precedenti
gna, esso risulta stratigraficamente posteriore alla chiese paleocristiane (Osoppo, Nimis, Ragogna,
chiesa di V secolo, mentre a S.Giorgio di Nogaro Buia, S.Martino a Rive d’Arcano), due delle quali
sappiamo che lo strato di distruzione dell’impianto (Ragogna e Buia) presentano già nella fase più
paleocristiano conteneva ceramiche databili al VI- antica tracce sicure di un battistero. Se ne può per-
VII secolo. Benché lacunosi e in qualche caso pro- ciò concludere che nel Friuli collinare, dopo un
blematici, questi dati sembrerebbero comunque momento d’interruzione traumatica nell’uso delle
orientare verso una cronologia compresa fra VI e chiese tardoantiche, la riorganizzazione della rete
VII secolo. Se così fosse, questa cesura storica plebanale medievale (che può genericamente collo-
andrebbe messa in relazione, con tutta probabilità, carsi nel corso dell’VIII secolo) abbia rispettato l’u-
con una delle più acute fasi della crisi politica e mili- bicazione dei precedenti centri battesimali. Com-
tare del territorio friulano, che proprio in tale perio- plesse e forse molteplici possono essere le cause di
do registra la divisione del patriarcato e subisce le questa maggiore continuità nell’ubicazione delle
invasioni longobarda e avara. Si può pertanto pen- sedi del culto; non pare privo di significato il fatto
sare che la prima fase di ‘cristianizzazione’, avviata che in ben tre casi le chiese si trovino sul sito di
nel corso del V secolo e concretizzatasi nella costru- castra tardoantichi (Ragogna, Osoppo, Nimis) che
zione di edifici battesimali talora grandiosi, abbia devono avere avuto un ruolo decisivo quali punti di
subito intorno all’inizio del VII secolo una prima, riferimento, anche amministrativo, per l’organiz-
notevole battuta d’arresto. zazione territoriale.
Aurora Cagnana 121

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aprile 1980, Spoleto.
Hans Nothdurfter 123

CHIESE DEL VII E VIII SECOLO IN ALTO ADIGE

Hans Nothdurfter

=|=|=|=|=|= Confine di stato Fig. 1) Le chiese del VII e VIII secolo: 1 Malles, S. Stefano a Burgusio; 2
_____________ Confine tra il municipium Triden- Malles, S. Benedetto; 3 Glorenza, S. Giacomo a Söles; 4 Silandro, S.
tum, dal 569 ducato Longobardo, e Giorgio a Corces; 5 Lana, S. Giorgio a Foiana; 6 Meltina, S. Valentino a
laZona dei Franchi, dal 591 dei Salonetto; 7 Naturno, S. Procolo; 8 Lana, S. Martino vecchio; 9 Tirolo,
Baiuvari
chiesa scavata sotto Castel Tirolo; 10 Tirolo, S. Pietro a Quarazze; 11
========== Confine tra le provincie tardoanti- Montagna, S. Vigilio e Lorenzo a Castelfeder; 12 Bolzano, S.Vigilio sul
che, dal 537 in mano dei Franchi
Virgolo; 13 Caldaro, S. Pietro a Castelvecchio; 14 S. Genesio, S. Cosma e
–––––––– vie primarie Damiano; 15 Bolzano, chiesa parrocchiale; 16 S. Lorenzo di Sebato, chie-
……………… vie secondarie sa parrocchiale; 17 – 19 Chiusa, le chiese della sede vescovile di Sabiona.

Nell’ alto Medioevo l’Alto Adige, territorio di rio ostrogoto e dalla riconquista del territorio da
confine dal periodo romano, diventa zona di con- parte dei bizantini; seguirono spedizioni militari e
tatto tra Franchi, Baiuvari e Longobardi. Lungo la scorrerie predatorie dei Franchi in territorio lon-
linea Merano – Chiusa corre il confine del munici - gobardo fino alla pace del 591. Le province Rezia I
pium Tr i d e n t u m, dal 569 ducato longobardo di e II e Norico, e con ciò anche la zona settentrionale
Trento. L’installazione del ducato longobardo fu dell’Alto Adige, sono nelle mani dei Franchi dal
preceduta da spedizioni militari franche in territo- 536/537. Dopo la pace del 591 tra Franchi e Longo-
124 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

bardi subentrano i Baiuvari. Dopo il 774, data La più antica di queste chiese è S. Stefano di
della conquista del regno longobardo da parte di B u r g u s i o (comune di M a l l e s), scavata nel
Carlo Magno, e dopo la sottomissione del ducato 1987/19891 (figg. 2, 3). Sorge solitaria sull’aspro
della Baviera nel 788, tutto il territorio delle Alpi pendio sul versante destro dell’ancora piccolo
orientali è sotto l’amministrazione dei Carolingi. Adige circa 200 m sopra il fondovalle. Dal 1146
Su questo sfondo storico vanno viste e interpretate circa fa parte della dotazione dei nobili di Tarasp
le chiese del VII e VIII secolo. al convento benedettino di Monte S. Maria, da loro
Le chiese altomedievali qui presentate costitui- fondata. La prima chiesa è una sala rettangolare
scono tre gruppi dal punto di vista della posizione di 8,30x3,80 m, cioè appena 33 m 2, spessore di
(fig. 1): chiese su vie di collegamento primarie e muro 0,60m, muro ovest 0,70 m, muratura con
secondarie, prevalentemente nel territorio dei Fran- argilla con poca calce, intonaco in calce. Sono stati
chi/Baiuvari o in zona di confine (10, di cui due sopra messi allo scoperto i muri laterali e il muro occi-
chiese paleocristiane); chiese nei castra o in posizio- dentale sotto il pavimento più recente e la prose-
ne di castrum su territorio longobardo (4, tra le quali cuzione verso est con tracce di affreschi nei muri
due paleocristiane) e chiese nella sede vescovile di del coro successivo, inoltre l’altare inglobato nel-
Sabiona (3, di cui due paleocristiane). Tra le chiese l’altare odierno e il pavimento in malta, di un gra-
nuove come tipo architettonico prevalgono chiese a dino più basso nel coro, perché il fondo scende for-
sala rettangolare, piccolissime nel VII secolo, legger- temente da ovest verso est. All’interno della chiesa
mente più grandi e talvolta a tre absidi nell’VIII/IX furono scavate quattro tombe orientate ovest-est
secolo, in due casi chiese in legno e alcuni casi singo- ed all’esterno altre sepolture, sempre senza corre-
lari. È difficile attribuire le chiese nettamente al VII do, e variamente orientate. Questa prima chiesa
e all’VIII secolo, dato che le prime talvolta sembrano viene datata nel VI secolo in base allo spessore dei
cominciare già nel V/VI secolo e le seconde hanno la muri (?) e al fatto che nella seconda chiesa ci sono
tendenza a prolungarsi nel IX secolo. tombe con corredo del VII secolo. Se è giusta la
datazione, questa chiesa è più vecchia dell’ultima
L E CHIESE SITUATE SULLE VIE DI COLLEGAMENTO chiesa paleocristiana dei SS. Cosma e Damiano
ED IN ZONADI CONFINE (comune di S. Genesio), ma la piccolezza e le tombe
sono elementi delle chiese altomedievali.
Le chiese qui presentate in alcuni casi si trova- In una seconda fase la chiesa venne ampliata
no in posizione appartata, lontano da ogni luogo verso sud e verso ovest. Spessore del muro occi-
abitato, ma un tempo su importanti vie di collega- dentale 1,00m, muro settentrionale 0,70 m, mura-
mento. Non potevano avere compiti di cura d’ani- tura in argilla. Rimase il coro precedente il quale,
me per conto dell’istituzione ecclesiastica ed è da per l’ampliamento verso sud, divenne in parte
escludere anche la pura e semplice devozione per rientrante. All’interno della chiesa furono scavate
spiegare l’esistenza di queste chiese. Sono invece quattro tombe in cista con corredo, distrutte. La
da interpretare come chiese padronali nell’ambito più importante è la tomba N. 2 all’angolo tra coro e
dell’organizzazione amministrativa da parte dei allargamento verso sud. Contiene resti di undici
nuovi signori del territorio. Un funzionario, incari- sepolture tra cui la penultima con 15 elementi di
cato di un compito preciso in un certo luogo (p.e. cintura in ferro ageminati in argento, databili nel
controllo e sicurezza di un tratto di via) e proprio secondo quarto del VII secolo. A questo periodo
per questo dotato di un fondo terriero, costruisce appartiene anche un puntale di cintura in ferro
presso la sua curtis una piccola chiesa, l’arreda e vi ageminato in argento e ottone, proveniente da
accosta il cimitero per la sua famiglia. Sepolture un’altra tomba a cista. La chiesa viene datata
all’interno della chiesa indicano una posizione ele- nella prima metà del VII secolo in base al corredo
vata del funzionario, probabilmente già nobile nel della penultima sepoltura della tomba N. 2.
senso medievale e feudale. Difficilmente databile (X o XI secolo) la terza
fase della chiesa, ora a due piani con arco trionfale
Sulle vie per l’Engadina e la Valtellina e coro rientrante rettangolare, che non entra nel
periodo qui da trattare, ma che fa vedere come ele-
Con tre chiese altomedievali (ed altre da scava- menti della prima chiesa vengono rispettati e riu-
re) sembra particolarmente fitta la rete di chiese tilizzati lungamente. Il coro delle precedenti fasi
nell’Alta Val Venosta, più precisamente nella zona venne rivestito e rinforzato da contrafforti soste-
di Malles e Glorenza. Diverse vie portano verso il nenti degli archi ciechi (spessore dei muri del coro
S-charl-Joch e nell’Engadina oppure verso il Giogo 1,00/1,30/1,80 m). La navata invece è una costru-
S. Maria/Pass Umbrail/Wormser Joch, che collega zione completamente nuova, con i muri laterali
la Val Venosta con la Valtellina, mentre il passo dello spessore di 1,60 m e il muro ovest di 1,80 m;
Resia sembra di minore importanza ed è controlla- muratura con pietre in parte lavorate e per lo più
to dalla vasta conca di Malles. messe in filari con malta di argilla e calce, usata

1 DALRI 1993, pp. 51-57, tavv. 1-27.


Hans Nothdurfter 125

Fig. 2) S. Stefano a Burgusio visto da nord.

Fig. 3) S. Stefano a Burgusio, piante della fase 1 (V/VI sec.) e della fase 2 (VII sec.) 1:200.
126 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Fig. 4) S. Benedetto a Malles da nord-ovest. La chiesa rinforzata completamente e dotata di un campanile nel Duecento.

Fig. 5) S. Benedetto a Malles. La parete est con le tre absidi a nicchia.


Hans Nothdurfter 127

Fig. 7 (sopra) S. Benedetto a Malles, pianta 1:200.

Fig. 6 (a lato) S. Benedetto a Malles. Colonna lavorata


in stucco nell’angolo nord-est, unica conservata in situ.

sia per la muratura che per l’intonaco, quest’ulti- nel 19934 (figg. 8-10). Sorge isolata sul pendio di un
mo con giunti. L’arco trionfale è costruito di blocchi cono di deiezione sul versante destro della valle, tra
lavorati molto grandi e disposti in parte vertical- Glorenza e Prato allo Stelvio, dove un tempo corre-
mente. Questa chiesa esiste tutt’oggi, il muro sud va la strada/sentiero verso il giogo di S.
nel XII secolo fu rinforzato a 2,40 m, con pietre Maria/Wormser Joch per Bormio. La prima chiesa
lavorate piatte e filari angolari. è una sala rettangolare di 5,50/5,70x3,40 m, cioè di
Tra le chiese della zona di Malles/Glorenza appena 25 m2. Sono stati trovati il muro orientale,
entra anche la chiesa di S. Benedetto a Malles alto due filari sotto il pavimento della seconda fase,
(figg. 4-7), famosa per gli affreschi e gli stucchi e pezzi e negativi dei muri nord e ovest. Spessore
carolingi, conservatisi in parte e datati dagli stori- del muro 0,80 m, muratura in argilla, intonaco in
ci dell’arte all’inizio del IX secolo2. L’edificio invece calce. In base all’intitolazione la prima chiesa non è
è databile al secolo VIII in base a più strati di databile prima del IX secolo, anche se la piccolezza
imbiancature sotto gli affreschi e gli stucchi3. Nel farebbe pensare al VII. Tra il X e il XII secolo la
XII secolo la chiesa fu rinforzata da un muro roma- chiesa ricevette un’abside, all’inizio del Duecento
nico e fornita di un campanile. È una chiesa ad affreschi romanici. Di questi abbiamo trovato i
aula rettangolare triabsidata, lunga 9,30/9,40 m, frammenti deposti ordinatamente (?) sul pavimen-
larga 5,45/5,50 m, dunque di circa 51 m2, alta 5,20 to in calce della seconda fase e coperti di argilla
m (dal recente pavimento che potrebbe dare il della chiesa stessa (ora ricomposti e riportati in
livello originale); le fondamenta sono alte più di un luogo), distrutta nella guerra del 1499 fra Impero e
metro. Lo spessore dei muri è di 0,65 m, il muro Tirolo contro un’alleanza di cantoni svizzeri. Verso
orientale misura 0,90m abbondanti. Le tre absidi il 1580 la chiesa venne abbattuta per la costruzione
sono conformate come nicchie nel muro est. La della successiva chiesa gotica a livello più elevato,
muratura è in pietre di cava con argilla nelle fon- distrutta dai Francesi nel 1799, da allora in rovina,
damenta, con malta di calce e argilla nell’alzato, riassettata negli anni Novanta. I muri del cimitero,
l’intonaco è in malta di calce. trovato sotto il suolo attuale, sono databili nel X/XI
La chiesa più piccola e più recente è quella di S. (nord) e nel XII secolo (est). Tra le tombe recupera-
Giacomo a Söles (comune di Glorenza), scavata te non ci sono sepolture del primo periodo.

2 RÜBER 1991; RASMO 1981, pp. 19-32, tavv. 16-44; 61-98; 3 EMMENEGGER, STAMPFER 1990, pp. 247-268.
VORROMANISCHE KIRCHENBAUTEN 1966-1971, p. 198, 4 NOTHDURFTER 1997a, pp. 417- 446.
1991, p. 264.
128 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Fig. 8) S. Giacomo a Söles, Glorenza. In fondo a destra la chiesa, a sinistra il maso Söles, tra i due complessi la stra-
da che portava verso il passo di S. Maria e a Bormio.

Fig. 9) S. Giacomo a Söles, Glorenza. Muri est e sud della chiesa ad Fig. 10) S. Giacomo a Söles, Gloren-
aula, pavimento della seconda chiesa (con abside) che all’inizio del Due- za, pianta 1:200.
cento venne decorata di affreschi.
Hans Nothdurfter 129

Fig. 11) S. Giorgio a Corces da nord-est. La chiesa medievale già restaurata, lo scavo della piccola chiesa e, sullo sfon-
do, Corces.

Sulla scorciatoia per la Valle dell’Inn ciose è protetta verso valle da frane rocciose, verso
monte è accessibile solo da una persona per volta.
Nell’arco di circa 100 km in linea d’aria (tra Sondaggi archeologici nel corso del consolida-
Passo Resia e Passo del Brennero) esiste una via di mento della rovina della chiesa più recente (data-
collegamento tra la media Val Venosta sul versan- bile al XII secolo) furono eseguiti nel 1996/19975 e
te sud e la media Valle dell’Inn sul versante nord ripresi nel 2000. Portarono alla luce il muro sud di
del crinale principale alpino. Essa porta dalla Val un edificio precedente sotto l’attuale muro meri-
di Silandro attraverso il Giogo di Tasca (Tascheljö- dionale, separato da uno strato di terra, con l’im-
chl) nella Val Senales e da qui, attraverso i valichi postazione di un arco appena visibile ad est e che si
del Giogo Alto, del Giogo Basso e del Giogo di Tisa perde nell’attuale muro occidentale, e 4,60 m del
(3200 m), nella Ötztal e nella Valle dell’Inn. È que- muro nord visibile all’esterno nell’attuale muro
sto il tragitto che stava percorrendo l’uomo venuto settentrionale; al centro dell’abside odierna un
dal ghiaccio, ed è la via che ancora oggi percorrono incasso per la deposizione delle reliquie, scavato
le 3000 pecore dalla Val Venosta e dalla Val Sena- nella roccia e rivestito di malta; al centro della
les quando vengono condotte ai pascoli estivi della navata odierna una tomba nella roccia, il fondo
Ötztal. In epoca tardoromana ed altomedievale era solo 0,55 m sotto il pavimento medievale, pavi-
una scorciatoia della Via Claudia Augusta, e nel mento e pareti rivestiti di malta, che sembra un
basso Medioevo vi si affacciavano le proprietà dei cocciopesto, con resti di scheletro scompigliati; a
nobili di rango Ursin/Ronsberg, rappresentanti dei ovest, in parte resecate dal muro occidentale
Guelfi, e dell’abbazia di Ottobeuren, una fondazio- attuale, quattro tombe disturbate dalla costruzio-
ne guelfa. All’inizio di questa via, sulle ripide rocce ne della chiesa odierna, tra cui una senza schele-
del versante sinistro della Val d’Adige, sorge la tro, ma con una fibula in lamina d’argento a stam-
rovina della chiesa di S. Giorgio a Corces (comu- po con piastra in bronzo, ed un’altra tomba, fortu-
ne di Silandro). La posizione, circa 200 m sopra natamente quasi intatta, accompagnata da un
Corces (figg. 11-15), è alquanto particolare. L’area muricciolo a secco sul lato nord, la sepoltura orien-
ripida a gradoni e restringentesi tra due gole roc- tata ovest-est, il corredo in situ: una fibbia della

5 NOTHDURFTER 1999a, pp. 97-110; NOTHDURFTER


1999b, pp. 85-92.
130 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Fig. 12) S. Giorgio a Corces da nord. A sinistra la tomba incassata nella roccia, a destra parte del muretto a secco che
circondava la tomba; in fondo il muro nord della chiesa, già rifatto, ma a destra in basso si vede un tratto del muro
della prima chiesa.

Fig. 13) S. Giorgio a Corces da est. In primo piano i muri nord e ovest di un terzo edificio. La muratura con pietre
irregolari e abbondante malta di calce fa pensare al tardoantico.
Hans Nothdurfter 131

Fig. 14) S. Giorgio a Corces. Nell’abside (già rifatta) il Fig. 15) S. Giorgio a Corces, pianta 1:200 delle due chie-
loculo per le reliquie, in primo piano la tomba centrale se e di un presumibile mausoleo precedente.
scavata nella roccia.

cintura, un pettine d’osso con astuccio decorato e di vetro di età tardoantica (?), la tomba stessa, sca-
un anello da pollice d’oro del diametro di 2,30 cm vata nella roccia, con lastra per cuscino per il capo,
con disco ornamentale di un orecchino a cestello, lo scheletro messo da parte per fare posto ad una
cioè con filigrane a forma di S e nel centro una pie- seconda sepoltura, non avvenuta, la tomba riempi-
tra. In base al corredo le sepolture all’interno della ta in un secondo tempo di pezzi di malta con coc-
chiesa vanno dall’inizio (orecchino) alla fine (fibula ciopesto. L’esame di questa tomba fa pensare ad
a disco) del VII secolo. un mausoleo costruito in legno su basamento in
Per la ricostruzione sono a disposizione solo muro a secco. Questo fatto induce ad ipotizzare che
l’incasso per la deposizione delle reliquie, cioè il sulle rocce ripide sopra Corces prima delle chiese
posto per l’altare, circa 4,60 m del muro nord e sorgevano dei mausolei. La parte occidentale della
circa 5 m del muro sud con l’impostazione di un piccola chiesa 2 in un primo tempo potrebbe essere
arco (trascurabile, perché forse appartenente a un stata un mausoleo, le sepolture forse in tombe a
edificio precedente). Includendo le tombe si cista, dato che la roccia al livello del pavimento e
potrebbe pensare ad una chiesa ad aula (lunga ca. scoscesa verso valle non ha segni di lavorazione. In
7,60 m con la larghezza di 4,29/4,40 m) con coro un secondo tempo il mausoleo sarebbe stato tra-
rientrante, supponendo l’abside sotto l’odierna sformato in chiesa, abbattendo il muro est (aspor-
abside. tando le tombe?) ed aggiungendo la parte orienta-
A nord-est della chiesa è stata scavata una le con altare e arco divisorio.
seconda chiesa (S. Giorgio 2) piccolissima, di 4x2 m Quanto alla chiesa più grande si potrebbe ipo-
all’interno, la parte orientale in malta di calce con tizzare un mausoleo intorno alla tomba centrale,
un blocco murato di 1x1 m addossato al muro est che è difatti di livello troppo alto in confronto
(interpretato come altare) ed un arco crollato ad all’incasso per le reliquie. Farebbero parte del
ovest; la parte occidentale invece è costruita a mausoleo il muro sud e il muro nord sotto i muri
secco. attuali della chiesa. L’impostazione di un arco nel
muro sud segnerebbe la posizione del muro orien-
Di recente a nord della chiesa di S.Giorgio è tale. Il muro ovest sarebbe stato sotto il muro
stata scoperta una tomba circondata da muri a recente. Questo sarebbe il mausoleo più importan-
secco, con davanti al muro occidentale frammenti te, murato con calce, pavimento e intonaco in coc-
132 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

ciopesto come la tomba stessa. Per la costruzione dentale a sud era per un palo doppio, intorno al
della chiesa nel VII secolo i muri est ed ovest ven- quale si trovavano resti di una traversa, grazie
nero abbattuti insieme al mausoleo adiacente, alla quale si è capito che questa era la zona d’in-
nella cui tomba finì parte dei calcinacci, mentre le gresso. Nella parte anteriore una buca più piccola
pietre venivano riutilizate per l’allungamento dei verso il centro è stata interpretata come incasso di
muri laterali verso ovest e per la costruzione del una transenna del coro. Tracce di traverse di soglie
coro. Nel VII secolo la chiesa serviva per le sepol- ai pali ad est potevano indicare una conclusione
ture della famiglia del funzionario, forse già nobile. orientale della chiesa a forma di trapezio. I pali
Circa 40 m distante dalla chiesa di S.Giorgio, erano grossi circa 30 cm (quelli della transenna del
sull’orlo della gola verso est, sorge un terzo edificio coro meno) ed infissi nel terreno morenico per
in muratura tardoantica con calce bianca mescola- 10/25 cm senza base o zeppe di pietra. Facevano
ta con sabbia grossa (tipica per il tardoantico), eccezione il palo 5 posteriore di sinistra e il palo 13
crollato a sud e ad est; si sono conservati due muri all’esterno: entrambi erano infissi nel terreno per
rispettivamente di 5,30 m e 5,25 m ed un pavi- 0,5 m. Il palo 13 era fissato con zeppe di pietra, il
mento in calce. All’esterno ad ovest anni fa è stata palo 5 però rivestito di malta (nella malta un fram-
segnalata una tomba. Non ci sono indizi per una mento di mattone). Nel rivestimento di malta era
chiesa e per questo si può avanzare l’ipotesi che si rimasta impressa la forma ottagonale del palo. I
tratti di un mausoleo. resti di legno conservatisi sono stati identificati
I mausolei, in base alla presenza di cocciopesto come cirmolo. La chiesa è stata ricostruita a nava-
e di vetri tardoantichi, sarebbero databili al V/VI ta trapezoidale, lunga 5,30 m e larga 4,10 m (a
secolo. La conferma dipende dalla datazione dei ovest), dunque circa 22 m2, con un coro ugualmen-
vetri non ancora studiati. Se gli scarsi accerta- te esteso in lunghezza e a forma trapezoidale,
menti sono interpretati correttamente, è la prima lungo 4,40 m e largo 3,20 m (alla transenna), e con
volta che in Alto Adige abbiamo dei mausolei pre- un atrio della larghezza della navata e profondo
cedenti alle prime chiese. 1,50 m. In base alle piccole dimensioni la chiesa
potrebbe essere datata al VII secolo, mancano però
Sulla via per la Val di Non tombe con corredo che possano darne conferma.
Come costruttori della chiesa in legno sono da
La chiesa di S. Giorgio a Foiana (comune di escludere i Longobardi, perchè in Italia costruiva-
Lana) sorge sul versante destro della Val d’Adige no in pietra, secondo la tradizione romana. Sono
a sud-ovest di Merano (figg. 16-18), circa 200 m da escludere i Baiuvari, perché non erano signori
sopra il fondovalle e poco sopra l’odierna strada del territorio. Resta l’organizzazione viaria caro-
verso il Passo Palade (1519 m). L’antica via di col- lingia dopo la sottomissione del regno longobardo
legamento dalla conca di Merano attraverso il nel 774.
Passo Palade per la Val di Non e più oltre per le Nel corso avanzato del IX secolo al posto della
Giudicarie e il Lago di Garda, con collegamenti chiesa in legno venne costruita una chiesa triabsi-
trasversali con la Val d’Adige e, attraverso il Passo data in muratura, della quale abbiamo scavato nel
di Tonale, con Brescia e Milano, ha avuto un’im- coro attuale i due tronconi di muro che dividono
portanza sopraregionale secolare. Nell’età del l’abside mediana dalle laterali e ad ovest, fuori
Ferro il percorso era un’importante rotta commer- dalla chiesa, il muro occidentale e, nelle fonda-
ciale dal territorio etrusco fin nel cuore delle Alpi; menta del muro recente sud, resti del muro meri-
in età romana sorgevano lungo il tragitto grandi dionale con tombe in muratura e senza corredo. La
insediamenti; per il tardoantico sono noti dei lunghezza della chiesa senza absidi è di 12,50 m,
castra da S. Ippolito, un buon tratto a monte di S. larghezza 6,30/6,90 m. Il tipo di chiesa triabsidata
Giorgio, fino a Sanzeno, Nanno/Anagnis e Vervò in si è mantenuto fino oggi nella vicina chiesa di S.
Val di Non. L’intero itinerario da Lana fino al Lago Margherita a Lana, anch’essa all’inizio della via
di Garda nell’alto Medioevo appartiene al ducato per la Val di Non, ai piedi della salita. È di dimen-
di confine di Trento ed è soggetto quindi alla sioni simili, ma leggermente più corta. Un’altra
sovranità longobarda. Proprio in territorio longo- chiesa triabsidata è stata scavata recentemente
bardo è stata scavata la prima chiesa in legno6. sotto Castel Tirolo (vedi sotto).
La chiesa sorge su uno sperone roccioso, davan- Le chiese triabsidate nei Grigioni sono grandi
ti alla facciata passa l’antica via incassata, in chiese abbaziali, databili all’VIII secolo. Per S.
parte ancora percorribile. Furono messe allo sco- Giorgio e S. Margherita si può proporre il IX seco-
perto due file di buche di palo all’interno della lo (muratura irregolare) in base alla situazione
chiesa del Duecento e una buca fuori situata più in storica; la datazione della chiesa sotto Castel Tiro-
alto. Le buche si trovano a distanze irregolari e lo tende al IX/X secolo. In ogni modo queste chiese
non sono allineate una all’altra. La buca più occi- non fanno più parte della relazione.

6 GLEIRSCHER, NOTHDURFTER 1987, pp. 267-305; NOTH-


DURFTER 1990b, pp.148-170, in part. pp. 149- 163; NOTH-
DURFTER 1997b, pp. 53-79, in part. pp. 74-77.
Hans Nothdurfter 133

Fig. 16) S. Giorgio a Foiana da sud-ovest. Fig. 17) S. Giorgio a Foiana, pianta 1:200.

Fig. 18) S. Giorgio a Foiana. Coro ed altare della chiesa odierna. Visibili i due tronchi di muro dell’abside centrale
della chiesa triabsidata. Nella zona antistante una buca di palo della chiesa in legno.
134 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Fig. 20 (sopra) S. Valentino a Salonetto, pianta 1:200.


La ricostruzione della chiesa in legno è ipotetica.

Fig. 19 (a lato) S. Valentino a Salonetto da ovest. La


croce segna il posto della chiesa che nel 1770 venne
abbandonata e sostituita da una nuova chiesa nel
paese.

Sulla via attraverso l’altipiano tra Merano e Bolzano secolo e perciò databile non prima dell’VIII/IX:
l’aula misura 8,50x6,50 m, 55 m2 abbondanti, l’a-
La valle dell’Adige tra Merano e Bolzano è trio ha la larghezza dell’aula e la profondità di 1,20
accompaganata a nord (sul lato sinistro) dall’alti- m, il coro è profondo 2,20 m e largo 3 m ad est.
piano di Avelengo, Meltina e S. Genesio, detto L’annesso a nord-est è lungo 3,80 m e largo 1,40 m.
“Salten”, che in ripide rocce precipita verso il fon- Una seconda serie di buche senza zeppe di pietra
dovalle. Tra Merano e Bolzano l’altipiano è rag- potrebbe segnalare una fase con abside più recen-
giungibile in due punti: da Settequerce, in comune te. Al X secolo è databile la chiesa in muratura con
di Terlano, passando per la chiesa dei SS. Cosma e abside a ferro di cavallo, più volte manomessa nel
Damiano (vedi sotto), verso S. Genesio, e da Vil- periodo romanico e con affreschi del Quattrocento.
piano lungo un sentiero ripido verso Meltina, pas- Alla chiesa in pietra dovrebbero appartenere le
sando per la chiesa di S. Valentino a Salonetto poche tombe senza corredo.
(comune di Meltina), oggi rovina, che sorge sul- La chiesa in legno, in base a considerazioni sto-
l’orlo dell’altipiano (figg. 19-22). riche, può essere attribuita ai Baiuvari. La Val
Anche qui è stata scavata una chiesa in legno d’Adige tra Merano e Bolzano faceva parte del
negli anni 1990-1991 (lo scavo non è ancora pub- ducato di Trento. La valle nell’VIII secolo era nelle
blicato). Sono state messe allo scoperto buche di mani dei Longobardi, poi contesa tra Longobardi e
palo ad est e a nord dell’abside più recente del IX/X Baiuvari, il castrum Maiense (Zenoburg) sopra
secolo e sia all’interno che all’esterno della navata. Merano e il castrum Bauzanum (forse il Virgolo)
I pali erano fissati con zeppe di pietra, nel riempi- secondo le fonti scritte cambiarono più volte di
mento delle buche c’erano resti di legno carboniz- signore7. Attraverso l’altipiano poteva snodarsi il
zato. La ricostruzione di un edificio ad aula, con collegamento in periodi di scontri. Con ciò la chie-
coro trapezoidale, atrio e un piccolo annesso è ipo- sa di S. Valentino a Salonetto può essere inserita
tetica. È più grande di tutte le chiese del VII/VIII nell’organizzazione viaria dei Baiuvari.

7 GLEIRSCHER 1991, pp. 629-634.


Hans Nothdurfter 135

Fig. 21) S. Valentino a Salonetto. L’esterno dell’abside, visibili buche di palo della chiesa in legno.

Fig. 22) S. Valentino a Salonetto. L’interno verso est con altare medievale e decorazione pittorica del Trecento.
136 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Sulle vie del fondovalle malta non è quella in calce della navata, ma è una
malta bianca lattiginosa contenente inclusioni di
La chiesa di S. Procolo a Naturno (figg. 23- carbone. La stessa malta è stata constatata nei
27), famosa per gli affreschi preromanici che fino frammenti di intonaco con pitture trovati intorno
oggi non sono datati, sorge a circa mezzo chilome- alle fondamenta del campanile (a nord) ed appar-
tro ad est del centro del villaggio, sulle pendici tenenti al muro orientale abbattuto per la costru-
orientali del grande conoide alluvionale sul quale zione del campanile. La stessa malta è stata con-
si estende Naturno. In posizione quasi analoga, statata dai restauratori nelle lacune degli affre-
sulla pendice occidentale, si trova la chiesa parroc- schi sulla parete dell’arco trionfale.
chiale, dedicata a S. Zeno, il più importante dei L’unico pavimento scavato nella navata, uno
due santi veronesi Zeno e Procolo. S. Procolo è la strato sottile di malta di calce e argilla sopra
prima delle piccole chiese isolate che è stata scava- acciottolato al centro, su strati sterili di ghiaia e
ta nel 1985/1986; nel 1986/1987 vennero restaura- sabbia nella metà nord, con numerose rappezzatu-
te le pitture8. re e mancante nella metà sud, sembrava collegato
Lo scavo ha messo allo scoperto una casa tar- ad una tomba murata nell’angolo sud-est della
doantica leggermente ad ovest, distrutta da un navata. La tomba di 1,90x0,85 m, profonda 1,65 m,
incendio databile, in base ad un frammento di con fori per trave a mezza altezza e un buco sul
orecchino a cestello trovato nelle ceneri intatte, al fondo, in un primo momento è stata attribuita alla
primo quarto del VII secolo; un piccolo cimitero chiesa originaria, elemento questo che ha potuto
nelle rovine della casa e poi la prima chiesa. Sem- spiegare l’arco trionfale fuori asse. Dal 1365 la
brava tutto chiaro: la prima chiesa si è in gran tomba è servita per la tumulazione della famiglia
parte mantenuta nell’odierna chiesa: l’aula ret- nobile degli Annenberg, per il VII secolo è stata
tangolare di 5,35x4,84 m, 26 m2 scarsi, alta 3,50 m interpretata come sepoltura del fondatore della
(dal pavimento odierno fino alla risega visibile nei chiesa, un signore terriero.
muri laterali), il coro profondo 2,60 m (incluso il Inoltre lo scavo ha portato allo scoperto due
gradino) e rastremato a trapezio, largo 3,16 m a transenne in legno nella zona antistante l’odierno
ovest e 2,65 m ad est, diviso dall’aula dall’arco scalino davanti all’arco trionfale: due buche di
trionfale fuori asse (0,72 m a nord, 1,08 m a sud), palo in legno, circondate di malta in collegamento
largo 3,16 m e alto 2,60 m, la finestra nel muro sud con il pavimento, distanti 1,10 m l’una dall’altra e
della navata, dove originariamente si trovava rispettivamente 1,30 m e 1,80 m dai muri laterali;
anche l’entrata. Al posto della parete est del coro è non in contatto con le colonnine un’impronta nega-
addossato il campanile (recentemente dendroda- tiva di una trave di soglia rettangolare nella metà
tato al 1170 in base a 7 campioni; per analisi tipo- nord ed una scanalatura nel muro per l’innesto
logiche invece è verosimile una datazione non della transenna, della quale nella metà sud non si
prima del 1300); nel Trecento i muri della navata sono trovate tracce. Ad est doveva esserci stato
vennero elevati, l’ingresso spostato al lato ovest, uno scalino (per un masso di pietra sporgente dal
nel coro fu imposta una volta a botte che richiede- lato settentrionale dell’arco trionfale) ed il livello
va rinforzi all’esterno, così che oggi navata e coro del pavimento del coro doveva corrispondere all’in-
stanno sotto un tetto unico a due falde. circa a quello odierno. Sotto l’altare, collocato in
La chiesa è costruita in area scoscesa e incor- modo obliquo rispetto al coro, sono state trovate le
pora tre metri del muro settentrionale della casa grosse pietre delle fondamenta di un altare prece-
per il muro nord. La navata è costruita in muratu- dente, largo 1,00 m, profondo 0,80 m, posizionato
ra di pietre disuguali con pochissima malta di diritto e più avanzato verso la navata, con resti di
calce di colore grigiastro. All’angolo sud-ovest all’e- malta giallastra e poco consistente.
sterno si trovavano tracce dell’intonaco originale A sud e ad est della chiesa è stato scavato un
della stessa malta. All’interno non solo mancavano cimitero di circa 60 sepolture, attribuibili all’alto
tutte le tracce di intonaco, ma nel muro nord per Medioevo, tra cui solo quattro con corredo, la
l’umidità si era disfatta perfino la malta della tomba 44 privilegiata, perché orientata nord-sud,
muratura. Solo nella parte occidentale sono stati con il cranio verso l’altare, distrutta alla parte
registrati resti di malta di argilla con intrusioni di destra per il rinforzo del coro, ma sulla sinistra con
calce. Questa stessa malta verde si trova nell’alta- un sax e un fodero ornato da piastre in bronzo con
re odierno ed è, secondo gli accertamenti del occhi di dado e ribattini a testa sferica. In base a
restauro, il supporto delle pitture della navata, questa tomba la chiesa è stata datata alla metà del
che però non raggiunge in nessun punto la zona VII secolo, deducendo la pianta (navata con coro
dello zoccolo (un campione a destra dietro la porta trapezoidale) da chiese in legno a nord delle Alpi
e sull’altare). Nelle fondamenta del muro meridio- ed interpretandola (per la piccolezza della navata)
nale del coro, unico muro con zoccolo sporgente, la come chiesa di un signore terriero.

8 ST.PROKULUS NATURNS. ARCHÄOLOGIE.WANDMALE- CHENBAUTEN 1966-1971, p. 230, 1991, p. 301 (bibliografia


REI 1990, pp. 17-162 (relazione di scavo); KOFLER, NOTH- completa).
DURFTER, RUPP 2000, pp. 8-38; VORROMANISCHE KIR-
Hans Nothdurfter 137

Fig. 23 (sopra) S. Procolo a Naturno, pianta 1:200.

Fig. 24 (a lato) S. Procolo a Naturno da sud-ovest. La


chiesa rialzata e dotata del campanile nel Trecento.

Fig. 25) S. Procolo a Naturno. Visibili la trave di soglia e una buca di palo in legno, circondata di malta, nella parte
davanti la preparazione per il pavimento.
138 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Fig. 26) S. Procolo a Naturno. Interno, visibili le pitture altomedievali.

Fig. 27) S. Procolo a Naturno. La tomba a sud-est della navata, in base a strati di malta nella muratura è databile
al periodo romanico. Una tomba precedente deve aver causato la posizione spostata fuori asse sia dell’arco trionfale
che della transenna. Le pietre lungo l’asse sono del fondo morenico.
Hans Nothdurfter 139

Un piccolo convegno in occasione della pubbli- no, che dà la datazione, non è collegata stratigrafi-
cazione degli scavi archeologici e degli interventi camente alla chiesa.
restauratori portò a una lunga discussione intorno Escludendo una chiesa in legno si propone qui
alla datazione sia dell’edificio che degli affreschi una ricostruzione della prima chiesa come sempli-
ed intorno al susseguirsi delle pitture nel coro, sul- ce aula rettangolare, lunga 7,50 m all’interno (la
l’arco trionfale e nella navata, che cerco di riferire posizione del muro orientale è data dalla tomba 44
brevemente. che rimane all’esterno), larga 4,84 m, cioè 36 m 2
È noto da tempo che le pitture della navata e abbondanti; una transenna e un gradino dividono
dell’arco trionfale sono attribuibili a due mani il coro (profondo 2,50 m) dall’aula dei laici; nella
diverse. Adesso sappiamo che le pitture della transenna con le colonnine l’accesso al coro non è
navata si sovvrappongono alle pitture della parete mediano, ma spostato a nord di circa 1,00 m; la
dell’arco trionfale nell’angolo nord-est e sono dun- trave di soglia innestata nel muro sembra servire
que posteriori. Inoltre è stato accertato che le pit- da gradino, anche se è incassata di 0,17 m sotto il
ture della navata si trovano su un intonaco bagna- pavimento ed alta solo 13 cm, mentre lo zoccolo
to sottile applicato sopra l’intonaco di argilla verde dell’altare richiedeva il pavimento del coro più alto
con intrusioni di calce. Questa malta, secondo i di 0,25 m; l’altare di 1,00x0,80 m è distante dal
restauratori, sarebbe anche la malta dei muri in muro circa 0,50 m e dal gradino 1,15 m; apparten-
alzato, mentre l’archeologia ha constatato malta gono a questa chiesa la finestra nel muro sud della
di calce nelle fondamenta e nella zona dello zocco- navata (chiusa all’esterno nel XV secolo), l’ingres-
lo, e argilla solo nella parte occidentale del muro so a sud (spostato ad ovest nel periodo gotico), l’u-
nord (riparazione?) e nell’altare. Per l’arco trionfa- nico pavimento scavato, perché è collegato ai letti
le i dati tecnici sono tutti dei restauratori: le pittu- di malta intorno alle colonnine lignee della tran-
re nell’intradosso dell’ arco trionfale si trovano su senna, ed una tomba sul lato sud dell’aula che ha
un intonaco bagnato, il supporto dovrebbe essere avuto come conseguenza la posizione non mediana
la malta bianca contentente carbone, constatata dell’accesso al coro. La tomba non è quella murata
nelle lacune dell’arco trionfale. Per le pitture del che oggi esiste e la quale, per gli strati di malta
coro (del muro est abbattuto; mancano tracce di nella muratura, va datata al periodo romanico, ma
pitture sul muro nord e sud) le informazioni sono una tomba precedente, contemporanea alla
dell’archeologia: sui frammenti d’intonaco di 4-7 costruzione della chiesa.
cm, contenente carbone, le pitture sono distese La ricostruzione di una prima chiesa rettango-
direttamente, senza intonaco bagnato, mentre lare è del tutto ipotetica. Il fatto che le fondamen-
dall’altra parte l’intonaco porta il negativo della ta e la malta della muratura nel coro con l’arco
muratura. Sembra delinearsi una successione dal trionfale e nella navata siano diverse può far sup-
coro all’arco trionfale e alla navata. Le pitture del- porre un periodo diverso di costruzione. Ma non si
l’arco trionfale e della navata hanno molti elemen- sono trovate tracce delle fondamenta del muro est
ti in comune e non possono essere distanti nel che doveva correre all’ interno della chiesa odier-
tempo. I frammenti del coro sembrano distinguer- na. Le fondamenta dei muri laterali abbattuti ad
si per i motivi decorativi. Manca fino ad ora l’ana- est potrebbero essere state integrate nei muri di
lisi delle malte e dei supporti, e le critiche sono rinforzo del Quattrocento, in ogni modo nel profilo
state severe9: sulla datazione delle pitture ne sap- del muro sud si vedono le pietre piatte e regolari
piamo quanto prima. per l’angolo sud-ovest della navata, mentre manca
Per quanto riguarda l’archeologia, la datazione un angolo sud-est della navata, il muro continua
della chiesa ad aula con coro trapezoidale al VII irregolare a livello uguale ma con malta diversa,
secolo e la deduzione da modelli lignei sono state contenente sabbia più grossa, e termina ad est con
criticate duramente 10; le transenne, l’unico ele- pietre più grandi e disposte orizzontalmente. Una
mento nuovo accettato come contributo da parte chiesa ad aula rettangolare corrisponde al quadro
dell’archeologia, non possono essere contempora- delle chiese del VII/VIII secolo, mentre cori rien-
nee al coro rientrante ed alle pitture, piuttosto tranti, di solito absidi, fino ad ora non ne conoscia-
sarebbero da attribuire ad una chiesa precedente, mo prima del X secolo. Fa specie il fatto che rico-
forse in legno, dato che buche di palo sono state struzioni di chiese nel X secolo portano ad un
trovate sia all’interno della chiesa (una, attribuita ingrandimento, mentre S. Procolo diventa più pic-
alla casa precedente) che all’esterno sul lato sud cola. Dato che è toccato solo il coro, potrebbe trat-
(due, attribuite a tombe come segno di riconosci- tarsi di una ristrutturazione rappresentativa, con
mento; pertiche); il coro trapezoidale andrebbe arco di trionfo che dà spazio ad un programma pit-
bene per il X secolo, non per il VII, lo stesso vale torico impressionante, voluto dal signore terriero.
per le pitture; il collegamento del pavimento con la L’ipotesi di una chiesa rettangolare precedente
tomba murata non convince; la tomba 44 all’ester- alla chiesa con coro trapezoidale avrebbe come

9 EXNER 1990, pp. 558-572. 10 KOBLER 1990, pp. 553-557.


140 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Fig. 29) S. Martino vecchio a Lana, pianta 1:200.

Fig. 28) S. Martino vecchio a Lana da est. In primo piano,


appena visibile a sinistra, l’abside romanica, in fondo il
pavimento e il muro ovest della chiesa romanica; al cen-
tro il muro est e l’altare addossato della prima chiesa.

conseguenza una datazione delle pitture nel X età imperiale) sepolture di neonati, strutture in
secolo, cioè piu tarda di quanto si pensasse. Per la legno bruciate (argilla bruciata), forse tardoroma-
storia locale sarebbe un fatto grave, perché queste ne, ed una prima chiesa11. All’interno del coro gotico
vengono comunemente indicate come le prime pit- corre un muro dello spessore di 0,55 m che si perde
ture medievali nel mondo di lingua tedesca. Lo a sud sotto l’abside romanica e a nord sotto il coro
scrivente ha ritenuto opportuno questo lungo gotico. Addossato al muro si trova un blocco murato,
excursus, perché in italiano manca una relazione largo 1 m e profondo 0,80 m, con intonaco di malta
sufficiente dei lavori degli ultimi 15 anni. di calce e con davanti un lastricato come podio.
A Lana esistono più nuclei insediativi con le Resti di sepolture scompigliate nello scavo di fonda-
rispettive chiese: Lana di Sopra con S. Lorenzo zione del muro meridionale gotico e soprattutto le
(non più esistente); Lana di Sotto con la chiesa sepolture (adulti e bambini) appena sotto il pavi-
parrocchiale, sotto la cui sagrestia, a quattro metri mento romanico ad ovest ed in parte sotto il muro
di profondità, ci si è imbattuti in un complesso di stesso ci indussero ad interpretare i resti murari ad
edifici dell’età imperiale, ricostruito in età tardoro- est come appartenenti ad una chiesa. Si può rico-
mana, livelli di distruzione, tombe tra le rovine e struire un’aula quadrata di circa 5,80x5,80 m, cioè
tracce di una prima chiesa con piccola abside semi- 34 m2 scarsi, nella quale il muro ovest si serve del
circolare, con sepolture; Lana di Mezzo con due muro romano come fondamento, mentre del muro
chiese: S. Pietro con antico cimitero e S. Martino meridionale non sono rimaste tracce a causa dell’e-
vecchio. dificazione della chiesa romanica e il muro setten-
Sotto la chiesa gotica di S. Martino vecchio a trionale corre al di fuori della chiesa recente. La pic-
Lana (figg. 28-29), profanata e inglobata in un com- colezza della chiesa, la mancanza di un coro rien-
plesso di abitazioni (convento dell’Ordine Teutonico trante e la presenza di sepolture inducono alla data-
dall’Ottocento), oltre l’abside e i muri laterali della zione nel VII/VIII secolo; ma la pianta quadrata ed
precedente chiesa romanica, nel 1998 sono stati sco- il fatto che la chiesa non abbia ricevuto un coro rien-
perti resti di un edificio romano (un muro nord-sud, trante fanno pensare ad un periodo avanzato del-
tegole ed una stampigliatura su tegola della prima l’alto Medioevo (X/XI secolo).

11 NOTHDURFTER 2000, pp. 221-223.


Hans Nothdurfter 141

Fig. 30) La posizione delle due chiese: quella sotto Castel Tirolo e, verso sinistra in fondo, S. Pietro a Quarazze, viste da est.

In zona di confine triabsidata, la quale era dotata di tre altari, uno in


ciascuna delle absidi, separate dall’aula da un gra-
Gli accertamenti delle due chiese paleocristia- dino, l’aula stessa divisa in una zona presbiteriale
ne di S. Pietro di Quarazze e la chiesa scavata ed in una zona per i laici (chiesa abbaziale?).
sotto Castel Tirolo sono veramente sorprendenti: La chiesa di S. Pietro a Quarazze (comune di
distanti solo un quarto d’ora l’una dall’altra, Tirolo) è la più piccola delle chiese paleocristiane
ambedue semplici aule rettangolari con abside (figg. 32-34), larga appena 3,20 m, lunga circa 11 m
larga (non accertata per S. Pietro a Quarazze), (?), con annessi laterali a nord, forse anche a sud.
ambedue, a quanto pare, senza banco presbiteria- Mentre la chiesa paleocristiana sotto Castel Tirolo
le, ma fornite di un loculo per le reliquie murato ha vita fino al IX-X secolo, a S. Pietro si succedono
con gradini di accesso. due chiese cruciformi nel breve tempo di 200 anni.
Gli scavi sotto Castel Tirolo (comune di Tiro- La prima sembra una semplice ristrutturazione,
lo), iniziati nel 1992 e ancora in corso 12, hanno riconoscibile solo attraverso il pavimento in calce
portato in luce la chiesa paleocristiana databile al con cocciopesto: vennero aperti i vani laterali verso
V-VI secolo (figg. 30-31), il loculo intatto, riempito l’aula, rimanevano in uso sia il loculo che l’altare.
di pietre e malta, il reliquiario ancora nel compar- L’altare a quattro colonnine è stato trovato inglo-
timento superiore di una nicchia chiusa da una bato nell’altare romanico della chiesa odierna.
lastra verticale. Siccome non si sono trovate tracce La seconda chiesa è un edificio completamente
di incendio o di distruzione, la chiesa paleocristia- nuovo, è la chiesa che ancora oggi esiste, a croce
na deve essere stata in uso per tutto il VII e l’VIII latina con cupola e torre centrale, abside a ferro di
secolo, fino alla costruzione della chiesa triabsida- cavallo all’interno e poligonale all’esterno, un
ta di uguale lunghezza, ma più larga (aggiunta annesso a nord con funzione di vano tombale,
dell’abside settentrionale), per la quale è proposta anch’esso con abside poligonale, forse leggermente
la datazione al IX/X secolo. Sembra che in que- più recente, per fare posto ad un sarcofago rialzato
st’occasione il loculo sia stato aperto, controllato e in marmo bianco, evidentemente una sepoltura
quindi riempito (di nuovo?) di pietre e malta e ancora più importante di quelle in due tombe
sigillato con un segno a ferro di cavallo. Così le murate che occupano l’annesso stesso (la storia
reliquie sarebbero rimaste valide per la chiesa locale attribuisce le sepolture alla famiglia nobile

12 DALRI 1997, pp. 81-100.


142 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Fig. 31) La chiesa sotto Castel Tirolo. Due tombe appartenenti ad una fase avanzata della chiesa paleocristiana, in
fondo l’abside sud della chiesa triabsidata.

Fig. 32) S. Pietro a Quarazze da est.


Hans Nothdurfter 143

Fig. 33) S. Pietro a Quarazze. Ricostruzione isometrica della terza chiesa (fine VIII secolo) da RASMO 1981, p. 35.

Fig. 34) S. Pietro a Quarazze, pianta 1:200 della seconda e terza chiesa (VI, VII e fine VIII secolo).
144 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Fig. 35) S. Vigilio e S. Lorenzo a Castelfeder da est. Fig. 36) S. Vigilio e S. Lorenzo a
Castelfeder, pianta 1:200.

dei Wanga che nel basso Medioevo avevano il castrum Castelfeder presso Montana ed il Virgolo
patronato della chiesa). Lungo i muri nord e sud presso Bolzano. Si tratta di punti strategicamente
della navata all’esterno si trovano altre tombe, il importanti in località naturalmente munite e
diritto di sepoltura si è conservato fino ad oggi. Tra facilmente difendibili, in alcuni casi fortificate e
le chiese semplici emerge qui un’architettura di quasi sempre con una chiesa. Si può supporre che
alta qualità. Deriva dalla tradizione bizantina e questi insediamenti in altura siano stati organiz-
ravennate lungo il litorale adriatico nella seconda zati dall’amministrazione pubblica nel tardo anti-
metà dell’VIII secolo e ha dei paralleli nelle chiese co e diventati poi rifugio di comunità circostanti
veronesi di S. Zeno a Bardolino e di S. Pietro in nell’alto Medioevo. Tutte le chiese dei castra
Valle di Gazzo Veronese, datate al IX secolo. Secon- divennero meta di pellegrinaggio e perciò si sono
do Nicolò Rasmo13 certe caratteristiche come l’ab- mantenute fino alla profanazione nella seconda
side, le due lesene eleganti di marmo bianco con metà del Settecento.
scanalature (e le due colonne di marmo rosso tren- L’esteso colle roccioso di Castelfeder (comune
tino?) alla crociera e le finestre a doppio arco indu- di Montagna) è circondato da un muro di difesa
cono alla datazione all’VIII secolo, mentre i muri con cammino di ronda sopra pilastri quadrati ed
massicci e le volte a botte robuste sembrano porta- archi ciechi. All’interno si trovano una torre con
re più verso il IX secolo. Gli stucchi14 trovati mura- filari di opus spicatum, resti di insediamento,
ti in una finestra nel muro sud della navata e nel- tombe ad avello e, sul punto più alto, la chiesa di
l’altare romanico, in un primo momento vennero S.Vigilio e S. Lorenzo (figg. 35-38) scavata nel
attribuiti da Reimo Lunz e da Rasmo al IX secolo, 1985/198615. Il muro di fortificazione è attribuibile
nel 1981 invece Rasmo li vede vicini agli stucchi di in via d’ipotesi al periodo della riconquista bizanti-
Disentis nei Grigioni e ritorna alla datazione della na dopo la metà del VI secolo (al Doss Trento sotto
chiesa e degli stucchi alla fine dell’VIII secolo. cemento è visibile un resto di muro dello stesso
tipo). Un edificio profano (ceramica) di pianta rom-
L E CHIESE NEI CASTRA boidale, lungo 9,60 m e largo 7,40 m (71 m2), con
entrata a sud fu adattato a chiesa, trasferendo
Sul lato occidentale della Val d’Adige i castra si l’entrata ad ovest. Da una delle tombe circondate
allineano messi in fila da Caldaro fino a Tesana da pietre e distrutte all’interno della chiesa deriva
presso Merano, sul lato orientale si trovano il una fibbia di cintura di tipo Bieringen e questo

13 RASMO 1949, pp. 111-114; RASMO 1976, p. 147; RASMO 1 5 BAGGIO, DAL RI 1986, pp. 849-864; BAGGIO, DAL R I
1981 pp. 33-37. 1989, pp. 35-38.
14 LUNZ 1978, pp. 6-33.
Hans Nothdurfter 145

Fig. 37) S. Vigilio e S. Lorenzo a Castelfeder, muri sud e ovest.

Fig. 38) Castelfeder verso sud. Parte del muro di fortificazione.


146 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Fig. 39) S. Vigilio al V i r g o l o , Fig. 40) S. Pietro a Castelvecchio. Il colle isolato visto da est, in cima la chie-
pianta 1:200. sa. Sullo sfondo il lago di Caldaro.

Fig. 41) S. Pietro a Castelvecchio. I resti murari della chiesa, il frontone in parte ristrutturato.
Hans Nothdurfter 147

porta alla datazione della chiesa nella prima metà lo 18), databile al V/VI secolo e ristrutturata nel
del VII secolo. Le tombe ad ovest all’esterno della VII/VIII, secondo le norme della nuova liturgia: lo
chiesa, anche queste distrutte da ricercatori abusi- scavo del 1998, non ancora pubblicato, ha potuto
vi, potrebbero essere state interrate prima dello mettere allo scoperto la demolizione parziale del
spostamento dell’entrata, dato che l’ingresso presbiterio paleocristiano (bema centrale, banco
rispetta la loro posizione. Tombe di neonati si tro- presbiteriale e solea) ed il trasferimento del pre-
vano a sud e ad est. Al IX-X secolo è databile l’ab- sbiterio nell’abside, elevata di due gradini e divisa
side rientrante a forma di ferro di cavallo con pila- dall’aula da una transenna.
stri all’esterno. Qualche chilometro a nord, presso Appiano, si
La chiesa di S. Vigilio sul Virgolo (comune di trova il vasto insediamento di Lamprecht, unico
Bolzano), un dosso roccioso ad est della conca di c a s t r u m senza chiesa, secondo quanto risulta
Bolzano, è stata scavata nel 1992/1993 e nel dalla piantina di vecchi scavi dell’inizio del XX
199516 (fig. 39). È un’aula di soli 6x4,20 m all’inter- secolo, ma con cinta muraria di pietrame legato
no, cioè 25 m 2 abbondanti, spessore di muro 0,75 con calce19. Secondo i reperti recuperati, l’insedia-
m. La chiesa sorge su un fondo roccioso che scende mento potrebbe già cominciare nel III secolo e per-
ripidamente da nord a sud, per cui a nord la roccia dura fino al VII/VIII secolo. Sempre nel comune di
venne demolita per dare sostegno al muro del Appiano è noto il castrum Predonico20, circondato
quale non si è trovata traccia, mentre il muro da una complessa cinta muraria, che ha come ele-
meridionale poggiava sulla roccia almeno tre mento caratteristico degli spigoli triangolari verso
metri più in basso. I reperti ricuperati nel mate- l’esterno, dunque attribuibile al periodo bizantino
riale di livellamento (frammenti di bicchiere di come il muro di Castelfeder. All’interno una serie
vetro verde chiaro) sono del V secolo e fanno sup- di edifici sono addossati alle mura. La chiesa di S.
porre costruzioni esistenti nel periodo tardo anti- Vigilio non è stata scavata ma, in base all’intitola-
co, mentre resti di scheletri scomposti portano ad zione, potrebbe essere attribuita al VI/VII secolo.
ipotizzare un mausoleo precedente. All’esterno Il castrum più settentrionale è S. Ippolito a Tesi-
della chiesa furono scoperte delle sepolture violate mo, su un colle dominante sopra Lana, sulla via
in antico, databili al VI/VII secolo in base a resti di per la Val di Non. Piccoli resti della fortificazione si
corredo (fibula a staffa a braccia uguali in ferro trovano nella parte nord. In base all’ intitolazione
anziché in bronzo ed un frammento di fibula del la chiesa potrebbe essere attribuita ancora al tar-
tipo a disco composito). L’unica sepoltura all’inter- doantico, dato che S. Ippolito e S. Cassiano d’Imo-
no della chiesa è databile alla metà del secolo VIII la, quest’ultimo patrono della diocesi di Sabiona,
in base a due elementi di cintura di ottone argen- sono spesso nominati insieme nel V-VI secolo (p. e.
tato e dorato di provenienza italico-bizantina. Dal a Milano).
650 circa il Virgolo è nelle mani dei Baiuvari, sup- La chiesa dei SS. Cosma e Damiano (comune
posto che il castrum Bauzanum, nominato da di S. Genesio), scavata nel 198521, è l’ultima chie-
Paolo Diacono per l’anno 680, sia da identificare sa grande paleocristiana e sembra aver perdurato
col Virgolo. In quell’anno i Longobardi cacciano il fino al periodo romanico (figg. 42-45). Sorge sulle
comes baiuvaro, che dovrebbe però essere tornato ripide rocce sopra Terlano al lato settentrionale
nell’VIII secolo. Il Virgolo successivamente rimane della Val d’Adige tra Bolzano e Merano. È una
in possesso dei Baiuvari. Per la chiesa recente con chiesa ad aula di 14,40x7,60 m con coro trapezoi-
abside qui si propone il X secolo in base all’abside dale rientrante ed annessi laterali. Per la costru-
a ferro di cavallo con due oculi e con pilastri all’e- zione della chiesa è stato abbattuto un grande edi-
sterno ed all’irregolarità della muratura. Diversi ficio tardoromano distrutto da un’incendio, per il
invece i risultati dello scavo: una moneta nella quale era stato spianato il terreno, abbassando la
tomba 5, attribuita alla prima chiesa e distrutta roccia che sale verso nord e riempendo di argilla il
nel corso dell’edificazione della seconda chiesa, franamento di blocchi che scende ripidamente
porta alla datazione nel XII secolo. verso sud-ovest. L’edificio è databile alla seconda
Dei castra lungo il versante destro della Val metà del VI secolo in base all’intitolazione e per i
d’Adige è stata scavata solo la chiesa di S. Pietro tre elementi di cintura in argento nella pertinente
a Castelvecchio (comune di Caldaro)17. Sorge in sepoltura a cappuccina, forse l’ultima di questo
cima al colle roccioso di Castelvecchio (figg. 40-41). tipo. L’intitolazione ai santi medici e il fatto che la
È una chiesa paleocristiana ad aula con abside chiesa romanica era meta di pellegrinaggio, legata
larga ed annessi di traverso, circondata da vani all’acqua salutifera che si trovava sempre in una
laterali (praticamente inscritta in un rettango- cavità di un cocuzzolo roccioso poco al di sotto della

16 BOMBONATO, DALRI 1999, pp. 221-223. 20 DALRI, RIZZI 1995, pp. 92-93 e p. 107, fig. 24,1-2 ( Pianta e
17 DALRI, RIZZI 1995, p. 104, fig. 19,1-2 (foto aerea, rilievo). muri di casa).
18 NOTHDURFTER 1992, pp. 38-47. 21 NOTHDURFTER 1985, pp. 253-264; NOTHDUFTER 1993

19 LUNZ 1990, pp. 46-48. DAL RI, RIZZI 1995, pp. 92-93, p. pp. 33-66.
107, fig. 24,1-2 (pianta e muri di casa).
148 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Fig. 42) SS. Cosma e Damiano a Settequerce. Nel ripido pendio del colle roccioso a sinistra la chiesa (in cima il castel-
lo di Greifenstein), più indietro, a destra, appena visibile, il colle del Virgolo.

Fig. 43) SS. Cosma e Damiano a Settequerce. La cavità Fig. 44) SS. Cosma e Damiano a Settequerce, pianta
nella roccia poco al di sotto della chiesa, dove l’acqua 1:200, la ricostruzione del coro è ipotetica.
salutifera non si esaurisce mai.
Hans Nothdurfter 149

Fig. 45) SS. Cosma e Damiano a Settequerce. Il coro della chiesa attuale, visibili l’abside romanica abbattuta e il
pavimento della chiesa paleocristiana. Una cavità nel pavimento, con minimi resti di un muro, potrebbe essere
interpretata come loculo.

chiesa, portano all’interpretazione della chiesa secondo datazione C14 24. Questa profanazione
paleocristiana come santuario (forse costruita dal- dovrebbe prolungarsi almeno nel VII-VIII secolo,
l’amministrazione bizantina con funzione anche di dato che non esistono tracce di una chiesa altome-
c a s t r u m oppure di caposaldo). Forse perfino il dievale. D’altra parte è possibile che, dopo un
grande edificio tardoromano, che per la costruzio- periodo di profanazione, la chiesa paleocristiana
ne della chiesa è stato abbattuto, doveva la sua esi- sia stata ristrutturata, forse più piccola, e usata di
stenza all’acqua salutare. nuovo. Lo scavo si è concentrato su una piccola
parte del coro. Il coro rettangolare di una seconda
LE CHIESE DELLASEDE VESCOVILE chiesa è databile solo verso la fine del X secolo in
base alla tecnica muraria con grandi ciottoli dispo-
Tra tutte le chiese paleocristiane solo le chiese sti in filari.
grandi di Bolzano e di S. Lorenzo di Sebato hanno
avuto un’interruzione di lunga durata. Mancava Il vescovado di Sabiona (comune di Chiusa) si
l’organizzazione amministrativa e con ciò manca- rivela passivo e conservatore in tutto l’alto
vano i mezzi per il mantenimento delle chiese Medioevo. Rimane esclusivamente vescovado
come opere pubbliche. A B o l z a n o è crollato il della popolazione romana, contrario alla fondazio-
muro sud quando la chiesa venne riedificata su ne di conventi, forse per impedire ai sovrani di
pianta ridotta: il muro sud passa ora sopra il banco intervenire. D’altra parte mancano dotazioni da
presbiteriale22. In base a lacerti di decorazione pit- parte degli imperatori o duchi fino al 901. Nelle
torica di questo secondo edificio, attribuibili in via fonti scritte, dopo Ingenuino, il vescovado non
ipotetica ai secoli VIII/IX23, l’interruzione sarebbe viene più nominato fino a metà del secolo VIII. Le
stata di 200 anni, secondo Rasmo perfino di 300, due chiese paleocristiane25 hanno continuità nel-
supponendo che la distruzione sia avvenuta già l’alto Medioevo con un minimo di ristrutturazione,
nel V secolo. A S. Lorenzo di Sebato è stato docu- e una chiesa viene costruita vicino al vecchio batti-
mentato un uso profano nel V e nel VI secolo stero (fig. 46).

22 RASMO 1957, pp. 7-2, in part. pp. 11-12, fig. 11 (pianta). 24 DALRI, RIZZI 1995, p. 98, nota 12.
23 SPADAPINTARELLI 1981, pp. 143-148. 25 BIERBRAUER, NOTHDURFTER 1988, pp. 243-300.
150 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Fig. 46) Sabiona da sud. In cima la chiesa di S. Croce sopra la chiesa a due aule paleocristiana ed altomedievale e,
un gradino di sotto, il castello vescovile (oggi convento). Seguono verso valle il grande giardino del convento senza
tracce di costruzioni e la fortificazione medievale con, ad est, la chiesa barocca di Nostra Signora e la piccola chiesa
di S. Maria. Sul terrazzo racchiuso dal muro medievale è stato scavato l’insediamento tardoantico con, ad est, il bat-
tistero paleocristiano, vicino al quale, nel secolo VIII, venne costruita la chiesa, mentre le rovine dell’insediamento
ad ovest venivano usate per il cimitero. Poco sotto il muro medievale sorgeva la grande chiesa paleocristiana ed alto-
medievale con sepolture all’interno ed all’esterno. Tutto il pendio verso valle era cimitero.

La chiesa sul pendio, terza chiesa in ordine costruiti una cappella laterale ed un annesso a
di grandezza, appartiene al tipo diffuso di aula con nord, raggiungibile con una scala con gradini di
abside larga, annessi traversali, atrio ed annessi spoglia in marmo dall’annesso laterale settentrio-
laterali. È arredata di tomba murata per le reli- nale. Sono stati documentati un incendio nella
quie (con gradini di accesso, camera a volta e nic- seconda metà del VII secolo, seguito da uso profa-
chia), di bema elevato, banco presbiteriale e solea. no dei vani laterali, ed una distruzione parziale
L’adattamento alla nuova liturgia sembra databi- provocata da una frana (figg. 47-48). In seguito i
le alla metà del VII secolo in base a due sepolture vani laterali a nord e la cappella laterale furono
con elementi multipli di cintura interrate nel abbandonati e chiusi da muri. Il muro nord della
primo pavimento. Venne demolito il presbiterio navata e dell’annesso laterale vennero rinforzati
paleocristiano di quanto era necessario per mette- da un secondo muro. La fine della chiesa avvenne
re un nuovo pavimento in malta, a livello più basso d’improvviso, col crollo della parte sud-est, databi-
nella navata e negli annessi laterali, a livello più le verso l’inizio del secolo VIII, in base alle ultime
alto di uno o due gradini nell’abside (il pavimento sepolture con corredo ad ovest della chiesa.
dell’abside è documentato solo da una foto del La chiesa paleocristiana ed altomedievale di S.
1929). Nel primo terzo dell’abside venne installato Croce (prima del Mille S. Cassiano) in cima alla
il nuovo loculo (attribuito ad una prima fase della rupe di Sabiona (figg. 49-51) è un edificio rettango-
chiesa paleocristiana nelle note preliminari 26), lare di circa 21x13 m con due aule parallele, con,
molto più piccolo, ma sempre in forma di un mau- ad ovest, l’atrio della chiesa sud ed un vano tom-
soleo, chiuso probabilmente a volta murata e bale forse aperto verso l’interno della chiesa nord,
coperta dal pavimento. Contemporaneamente, in e con, ad est, un vano battesimale, del quale sono
base alla malta bianca uguale, si può desumere state trovate solo la vasca battesimale ed un mini-
che i due vani a sinistra e a destra dell’abside furo- mo resto di pavimento. La mancanza di un loculo
no trasformati in absidi laterali, inoltre vennero per le reliquie e di un banco presbiteriale in ambe-

26 ibid. pp. 271-277, p. 276 fig. 7.


Hans Nothdurfter 151

Fig. 47) Sabiona, la chiesa sul pendio vista da est. In Fig. 48) Sabiona, la chiesa sul pendio, pianta dell’ulti-
primo piano il loculo della fase due e tre nell’abside; ma fase (fine VII / inizio VIII sec.), 1:300. Gli annessi
all’incrocio degli annessi traversali con la navata e l’ab- nord sono abbandonati, i muri della navata e dell’
side il loculo paleocristiano; i vani laterali nord chiusi, i annesso di traverso rafforzati verso nord.
muri rinforzati.

Fig. 49) Sabiona, la chiesa di S. Croce da nord.


152 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Fig. 50) Sabiona, la chiesa di S. Croce. Gli scarsi resti della chiesa paleocristiana ed altomedievale. In primo piano a
destra parte dell’atrio dell’aula sud con la scala a tre gradini e pavimento, a sinistra il vano tombale con l’ultimo
pavimento (il terzo), la tomba ancora chiusa e con i resti di un altare collocato sopra la tomba. In secondo piano ed
in parte fino nell’abside centrale romanica il pavimento altomedievale delle aule, su livello più basso nell’aula sud,
più alto nell’aula nord (della chiesa romanica sono le fondamenta dei pilastri e tratti di pavimento tagliati). Appena
visibili le tracce del muro divisorio tra le aule: negativi di malta e bordi rialzati del pavimento.

due le aule (forse distrutti dall’edificazione roma- dunque sarebbe stata orientata ad ovest, mentre
nica basilicale con le tre absidi) indusse all’erro- la chiesa sud sarebbe stata arredata di bema e
nea datazione della chiesa nel VII secolo27. banco presbiteriale, ed il vano battesimale, colle-
L’insieme di due aule parallele, di una tomba gato con la chiesa nord, avrebbe avuto il fonte bat-
importante e di un vano battesimale spinse Franz tesimale nell’angolo sud e un accesso dall’esterno
Glaser ad interpretare la tomba come tomba di a nord 28. Questa ricostruzione della chiesa forse
martire con sopra l’altare della chiesa nord, che non corrisponde alla realtà, ma dà un’impressione

27 ibid. pp. 284-290, p. 285 fig. 10. 28 GLASER 1997,pp. 730-736.


Hans Nothdurfter 153

Fig. 51) Sabiona, la chiesa di S. Croce, pianta. 1:300 ca.

completa di una chiesa paleocristiana che riunisce La chiesa di S. Maria (figg. 52-55) è l’unica
tutte le funzioni di una chiesa vescovile (chiesa per chiesa che venne costruita nel VII-VIII secolo
la celebrazione della santa messa, battistero, con - (datata in un primo momento in epoca romanica).
signatorium) del V secolo. In parte doveva sostituire la chiesa sul pendio,
La posizione della chiesa sulla sommità di crollata. Sorge venti metri più in alto, sull’argine
Sabiona è un elemento importante che induce ad orientale del terrazzo (oggi occupato dalla fortifi-
interpretare la chiesa come chiesa vescovile dal V cazione medioevale con le due chiese di S. Maria e
secolo, anche se il vescovo nelle fonti scritte emer- di Nostra Signora), dove nel tardoantico era stato
ge solo a metà del VI secolo. Nell’alto Medioevo eretto il battistero 29 nel contesto di un insedia-
venne abbandonato il vano battesimale, ma la mento che, dopo due distruzioni nel VI secolo, fu
chiesa rimase a due aule fino all’ XI/XII secolo, abbandonato. Ad est venne costruita la piccola
quando fu costruita la chiesa romanica sulla stes- chiesa, verso ovest le rovine vennero usate per il
sa pianta. Manca anche in seguito ogni traccia di cimitero (circa 100 tombe, solo due tombe con cor-
altari. Nelle aule fu posato un pavimento di malta redo). La chiesa è di un tipo che ricorda il tardoan-
di calce su ciottolato, nella parte orientale rinno- tico, anche se le dimensioni e la tecnica corrispon-
vato con malta di argilla. La chiesa sud aveva ora dono a quelle dell’alto Medioevo: aula rettangola-
un gradino che portava al coro leggermente eleva- re, lunga 6 m, larga 4,40 m, cioè 26 m 2 abbondan-
to, un nuovo muro ovest e un intonaco contenente ti, l’abside rientrante solo a nord, larga 3,78 m e
carbone nella malta. La stessa malta si trova nel profonda 4m. La muratura è irregolare, la malta di
muro di recinto ad est, che mette fuori uso il fonte calce molto magra, l’intonaco con malta di calce
battesimale, passandovi sopra. Il vano tombale con argilla. È l’unica chiesa con abside del VII-VIII
venne chiuso verso l’interno della chiesa nord e secolo che fin adesso conosciamo oltre le chiese
dotato di un accesso con dei gradini dall’esterno, di cruciformi di Quarazze (non accertato per S. Gior-
un nuovo pavimento e di affreschi. gio a Corces).

29 BIERBRAUER, NOTHDURFTER 1988, pp. 269-271.


154 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Fig. 52) Sabiona, la chiesa di S. Maria. L’abside vista da


nord. Fig. 54) Sabiona, la chiesa barocca di Nostra Signora e
la chiesa di S. Maria viste da sud-est.

Fig. 53) Sabiona, la chiesa di S. Maria. Parte sud dell’abside con muratura altomedievale (lo zoccolo dell’altare e il reli-
quiario sono dell’Ottocento, quando venne abbassato il pavimento, così che non sono rimaste tracce dei pavimenti).
Hans Nothdurfter 155

lo. La chiesa di S. Maria era meta di pellegrinag-


gio, un fatto che richiese continui ingrandimenti
fino alla costruzione ottagonale barocca di Nostra
Signora, ma la piccola chiesa di S. Maria si è con-
servata almeno in parte. Le chiese nei c a s t r a
diventavano meta di pellegrinaggio delle comu-
nità della zona circostante. Sopravvivono, come
chiese padronali, anche tutte le chiese piccole.
Le chiese piccole, piccolissime, in legno, più o
meno isolate rappresentano il fenomeno veramen-
te nuovo dell’edilizia altomedievale. Nel tentativo
di capire questo fenomeno si è partiti da un feno-
meno analogo a nord delle Alpi: nel territorio degli
Alamanni e dei Baiuvari è stato notato che, a par-
tire dal VI secolo ad ovest e dal VII secolo ad est del
Reno, all’interno delle necropoli merovinge le
tombe ricche diradano e si spostano all’orlo, sotto
grandi tumuli oppure vicino a piccolissime chiese
in legno30. Contemporaneamente si diffondono ric-
che tombe all’interno di chiese, un uso che ha ini-
zio nelle chiese sepolcrali dei re merovingi e in
seguito dei nobili ad ovest e poi ad est del Reno.
Quando le chiese con sepolture all’interno o con
piccoli cimiteri si trovano sparse nel territorio o in
punti strategicamente importanti 3 1 , vengono
interpretate come chiese di nobili, funzionari del
re merovingio o del duca della regione.
S. Procolo a Naturno è stato il primo caso in cui
è stato possibile adottare questa argomentazione:
un funzionario, dotato di terreno, costruisce la
chiesa in un piccolo cimitero e vi seppellisce la sua
famiglia. S. Stefano a Burgusio sarebbe da attri-
Fig. 55) Sabiona, la chiesa di S. Maria, pianta 1:300. Le buire ad un funzionario di alto rango, dato che si
tombe altomedievali (sigle nere) sono orientate al vano seppellisce all’interno ed all’esterno nel VI secolo e
battesimale paleocristiano del quale, oltre la vasca, non di nuovo, nella chiesa allargata, nel VII secolo. S.
si sono trovate tracce. Dell’abside della chiesa altome- Giorgio a Corces, per la posizione in un punto stra-
dievale la parte nord non è originale. tegico, è da interpretare come caposaldo di domi-
nio in mano ad un funzionario nobile, anche se
adesso, ipotizzando mausolei precedenti, si
potrebbe pensare ad uno stato simile già nel tardo
RISULTATI antico (questo, in via ipotetica, potrebbe valere
anche per S. Vigilio al Virgolo).
Tutte le chiese, sia quelle paleocrisitane che I corredi delle tombe sono scarsi in confronto a
quelle altomedievali, esistono ancora oggi o esiste- quelli a nord delle Alpi. Questo vale anche per le
vano almeno fino alla profanazione nel Settecento. tombe più ricche, che sono state scavate all’interno
Fanno eccezione la chiesa sotto Castel T i r o l o , e nei vani laterali della chiesa sul pendio di Sabio-
demolita sistematicamente per la costruzione del na. Va anche detto che il corredo non permette di
castello verso la fine dell’XI secolo, e la chiesa sul distinguere sepolture romane da sepolture longo-
pendio di Sabiona, crollata nella parte sud-est e di barde, franche o baiuvare. Inoltre le tombe dell’
seguito spianata intenzionalmente (non si trova- VIII-IX secolo non hanno piu corredi, in altri casi
vano tracce di humus nella rovina). Le chiese non sono state scavate le tombe appartenenti alla
grandi paleocristiane, pur avendo vissuto periodi prima chiesa. Il solo fatto che esiste il diritto di
di distruzione e di uso profano o di abbandono nel sepoltura, p.e. presso la chiesa sotto Castel Tirolo,
VII-VIII secolo, diventavano chiese parrocchiali. con tombe all’interno in periodo avanzato, e presso
Nella sede vescovile di Sabiona la chiesa di S. la chiesa cruciforme di S. Pietro a Quarazze, con
Croce era la chiesa del vescovo e, dopo il trasferi- l’annesso tombale e tombe lungo i muri, fa pensa-
mento della sede a Bressanone verso la fine del X re a signori terrieri di alto rango.
secolo, chiesa del palatium vescovile, ormai castel- Mentre a nord delle Alpi le piccole chiese con

30 BÖHME 1996, pp. 477-507. 31 BURZLER 1993, pp. 191-230 e 272-275.


156 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

sepolture di solito spariscono nel corso di poche mancanza di guerre o di ribellioni, con la conti-
generazioni, nel nostro territorio hanno continuità nuità della dinastia dei Tirolo e degli Asburgo dal
fino nell’Evo moderno. Nel basso Medioevo esse Duecento in poi e con l’immutata situazione delle
continuano ad essere chiese di signori terrieri, proprietà fondiarie e delle strutture delle comu-
giungendo alla fine nelle mani di conventi. Queste nità rurali.
chiese talvolta sono state ristrutturate o ingrandi- Futuri scavi porteranno all’allargamento e alla
te nel IX-X secolo, talvolta riedificate in periodo diversificazione del quadro delle chiese del
romanico, fornite di un campanile e arredate di VII/VIII secolo, dato che fino ad ora sono state sca-
affreschi e poi rimaste più o meno ferme, altre vate con successo solo chiese profanate ad ovest e a
ristrutturate ed affrescate in periodo tardogotico. sud del territorio, mentre l’archeologia non è riu-
Alcune di queste chiese sono diventate chiese filia- scita ad entrare nelle chiese parrocchiali o in chie-
li (S. Giorgio a Corces, S. Giorgio a Foiana, S. se di livello giuridicamente più alto. Le poche chie-
Valentino a Salonetto), altre perfino parrocchiali se parrocchiali scavate in parte o interamente non
(S. Pietro a Quarazze), altre hanno conservato il hanno portato risultati, perchè gli interventi non
diritto di sepoltura. Nell’Evo moderno la conti- sono stati programmati con intento scientifico,
nuità è un fenomeno local, che ha a che fare con la bensì dettati dall’emergenza.
Hans Nothdurfter 157

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Gianni Ciurletti 159

CHIESE DI VII – VIII SECOLO NEL TRENTINO:


PRIMI DATI DALLE RECENTI RICERCHE
Gianni Ciurletti

“…Accepta itaque fiducia exiit beatus Vigilius città della salma di Vigilio, che la tradizione sto-
incunctanter eorum territoria et aliquam partem riografica fino a pochi anni orsono, proprio a far
Veronensium vel Brixianorum, verbum domini capo a questo testo agiografico, voleva morto mar-
praedicando, ad Christi fidem convertens, ultra tire nella Val Rendena: “… occursio magna facta
triginta fundavit deo ecclesias.” così descriveva la est vicinarum omnium ecclesiarum sacerdotum et
forte opera missionaria del vescovo patrono di populi christiani qui ad eius exequias concurre -
Trento, morto nell’anno 400 (o, forse, 405), l’anoni- runt. Tollentesque veneranda pignora, tertio die
mo autore della Passio S. Vigilii, redatta in età passionis suae in basilica quam antea construxe -
altomedievale1. rat ad portam Veronensem, cum magna gloria et
Vigilio avrebbe dunque fondato più di trenta aromatibus condiderunt”4.
chiese nei territori delle due città contermini al Importante, ai fini del tema da noi affrontato in
capoluogo trentino non ancora evangelizzati dai questa sede, sarebbe dunque l’attestazione per
rispettivi vescovi. questo periodo di una forte attività pastorale da
Secondo la critica più recente siamo qui però in parte della chiesa trentina, il che implicitamente
presenza della trasposizione a ritroso in quell’epo- sembrerebbe presupporre non solo una diffusa
ca della realtà politica e religiosa del VI/VII secolo presenza di edifici adibiti al culto, differenziati per
che si trovava a misurarsi con il problema della importanza e funzioni, ma anche una già avanzata
conversione dei Longobardi 2 o, ancor più verosi- organizzazione delle comunità cristiane locali5.
milmente, di quella del VII/VIII, nel tentativo di Le fonti archivistiche trentine antecedenti
dare “una legittimazione successiva di un allarga- all’avanzato XII secolo sono però estremamente
mento dei confini diocesani trentini su territori o rarefatte e di conseguenza anche la documentazio-
zone d’influenza che prima erano stati di Brescia e ne relativa alla iniziale organizzazione della “cura
di Verona”3. d’anime”, ivi compresa la realtà degli edifici desti-
E probabilmente da attribuire pure al medesi- nati al culto, per il nostro territorio è sostanzial-
mo periodo è il quadro della realtà pastorale di mente inesistente 6, fatto salvo il capoluogo, Tren-
Trento delineato sempre dalla Passio all’arrivo in to. Per esso dati storici ed archeologici ci testimo-

1 L’edizione ancor oggi seguita dagli studiosi è quella curata da medesimo vescovo intendeva erigere sul luogo del loro martirio
CESARINI SFORZA1905. (l’edizione critica più recente e corretta sta in MENESTO’
2 FORLIN PATRUCCO 1986, p. 164; SPINELLI 1993, pp. 94 – 1985, pp.151 – 170).
5 Mancano a tutt’oggi prove concrete a suffragio di tale presun-
95.
3 ROGGER1996, pp. 57 – 58 (nella sua redazione più completa to fenomeno, lasciando così ancora aperto il problema, che
riguarda non solo il nostro territorio ma tutta l’Italia setten-
e definitiva, dice l’A., “occorre spostarla dopo il VII secolo, cioè
trionale, se l’organica ripartizione territoriale in circoscrizioni
dopo la ricomposizione dell’unità religiosa con re Cuniperto nel
minori all’interno della diocesi sia maturata nei secoli compre-
sinodo di Pavia del 698”). Vorremmo qui ricordare che negli
si fra la comparsa del cristianesimo nelle vallate alpine e il
anni dal 680 al 690 ad opera del duca di Trento, Alachi, ribella-
VII/VIII secolo o se essa dovette essere conseguenza della legi-
tosi al re, ampi lembi territoriali prima facenti parte di quei
slazione carolingia all’inizio del IX secolo, come per lo più ritie-
municipia dovettero essere inclusi nel ducato longobardo di
ne l’odierna storiografia ( CURZEL 1999, pp. 19 - 41). La legi-
Trento.
slazione carolingia in materia dovette comunque influire
4 Quelli sopra riportati risultano a tutt’oggi gli unici accenni sostanzialmente sull’organizzazione della chiesa trentina, ne
diretti delle fonti d’archivio in merito all’esistenza di edifici sono prova l’avvio di una lunga serie di vescovi germanici e il
religiosi nel territorio trentino prima del X secolo, dopo la men- riordinamento liturgico, come testimonia il “Sacramentario
zione - avvenuta tre secoli prima circa (397), nelle lettere di Trentino” redatto nel IX secolo (DELL’ORO, ROGGER 1983 -
accompagnamento delle reliquie dei martiri anauniesi inviate 1984).
da S. Vigilio a S. Sempliciano vescovo di Milano e a S. Giovan- 6 Recente è un lavoro (CURZEL1999) che con metodo rigoroso
ni Crisostomo vescovo di Costantinopoli - di un’ ecclesia nella
traccia un quadro delle pievi nel Trentino e della loro organiz-
città di Trento e di quella eretta in Anagnia ad opera e a spese
zazione.
dei tre missionari cappadoci, nonché di una basilica che il
160 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

niano infatti la presenza di una sede vescovile e di in breve sintesi, degli scavi e delle ricerche archeo-
chiese fin dalla seconda metà del IV secolo7. logiche effettuate nell’ultimo decennio, frutto
Anche le fonti epigrafiche, con riferimento ai sostanzialmente di interventi d’emergenza nel
secoli che vanno dal VI al X sono particolarmente corso di lavori di restauro di edifici religiosi o di
avare: due iscrizioni funerarie, una, da Riva del complessi castellani nel Trentino che hanno messo
Garda, databile al 5398, l’altra, dal colle di Tenna, in evidenza strutture o fornito comunque informa-
fra i laghi di Levico e Caldonazzo nell’Alta Valsu- zioni pertinenti a luoghi di culto tra VII e VIII
gana, genericamente collocata tra il VI e il VII 9, secolo15 (fig. 1).
altre due del IX/X secolo, provenienti da Besagno Delle dieci chiese di seguito presentate otto
di Mori nel Trentino meridionale, testimonianti la sono ancor esistenti, seppur dopo aver attraversa-
presenza di un oratorium/ titulus10. to molte e talora convulse vicende storiche, tre
L’esistenza di edifici di culto, fra V e VI secolo, risultano aver continuità fino ai giorni nostri ed
ci è invero indirettamente documentata da alcuni essere regolarmente officiate quali chiese pievane
reliquiari in pietra (dalla Valle di Non)11 mentre (S. Maria Assunta di Civezzano, all’imbocco set-
alcune lastre tombali e frammenti di esse, da San- tentrionale della Valsugana, nelle vicinanze di
zeno12 e da Mezzocorona13, nella piana rotaliana, Trento, S. Giustina di Cretto di Pieve di Bono
tra valle dell’Adige e valle di Non, testimoniano la nella valle del Chiese e S. Dionisio, Rustico ed
presenza di coevi cimiteri cristiani. Eleuterio a S. Croce nel Bleggio, nel T r e n t i n o
Analoga funzione per i secoli VIII/IX è svolta Occidentale); tre, dedicate tutte a S. Martino,
dai non infrequenti elementi di installazioni pre- individuate in strutture fortificate (una nel
sbiteriali decorate a bassorilievo con i tipici motivi castello di Stenico; l’altra in quello di Drena, oggi
dell’arte longobardo - carolingia (soprattutto nel- ridotta alle sole fondazioni; la terza sul monte
l’area dell’Alto Garda e delle valli Giudicarie) riu- omonimo, alle spalle di Riva del Garda, lungo un
tilizzati nei paramenti murari di chiese più recen- antico percorso verso il lago di Ledro e le valli bre-
ti o depositati in sedi museali. sciane, probabile antica pertinenza del monastero
Si tratta in tutti questi casi di testimonianze di S. Salvatore di Brescia, sconsacrata e fatta
importanti ma, ovviamente, connotate da ben pre- demolire nel XVIII sec.); sempre nel Rivano, e
cisi limiti di ordine scientifico14. pure sconsacrata, all’inizio del secolo scorso, è
Una mirata ricerca archeologica sul campo per quella di S. Maria del Pernone a Varone, mentre
parte sua è stata avviata solo negli ultimi anni: i su un dosso in Val di Gresta, tra il bacino bena-
primi esigui dati sono attualmente in fase di ela- cense e la valle dell’Adige, oggi assolutamente
borazione e di necessaria integrazione con quelli, lontana da abitati e da strade di comunicazione,
pure essi ancora limitati, relativi al popolamento fu eretta S. Tomè, ricostruita pochi anni or sono
rurale e agli insediamenti. dallo stato di semi - rudere in cui era caduta; nella
Sebbene in presenza di un simile quadro non bassa valle dell’Adige, non distante dall’antico
proprio confortante, si è fiduciosi nella possibilità tracciato della via Claudia Augusta, in un’area
di riuscire in tempi relativamente brevi, non solo assai ricca di testimonianze romane e altomedie-
con nuove indagini, ma anche mediante l’ap- vali, si erge S. Pietro in Bosco ad Ala, non più offi-
profondimento, il confronto, l’interpolazione di ciata, mentre lungo un tracciato un tempo di non
detti pur scarsi documenti in possesso delle disci- secondaria importanza, fra le valli del fiume Avi-
pline coinvolte nello studio di questo settore, ad sio e le terre del Veneto orientale, forse di fonda-
offrire fruttuosi nuovi contributi, come è già avve- zione privata, è S. Stefano di Fornace, aperta al
nuto per altri territori dell’Italia settentrionale. culto solo il giorno del Santo titolare.
Quella del convegno è l’occasione per riferire, Va infine rilevato che sia a S. Maria di Civezza-

7 Una panoramica sulle testimonianze archeologiche relative corpus della scultura altomedievale del Trentino, affidato dal -
alle chiese trentine dall’affermazione del cristianesimo alla l’Ufficio alla prof. Paola Porta dell’Istituto di Antichità raven-
fine del I millennio è stata presentata dallo scrivente nel conte- nati e bizantine dell’Università di Bologna.
sto di un simposio organizzato da H.R.SENNHAUSER a Mue- 15 Si tratta, come il lettore avrà modo di verificare, di informa-
stair (Svizzera) dal titolo “Fruehe Kirchen im oestlichen Alpen- zioni non di grandissimo rilievo, non solo per i limiti, in termi-
raum”, attualmente in fase di stampa. ni spazio/temporali, imposti agli interventi della soprintenden-
8 GARZETTI 1984 – 1986, n. 1084. za dalla tipologia dei medesimi, ma anche per il fatto che il loro
9 PACI 1993, pp.153 - 156. approfondimento e lo studio dei materiali di scavo sono tuttora
10 Sulle prime falde del Monte Baldo, tra la valle dell’Adige e il in corso (è prevista una loro prossima pubblicazione). Corre
inoltre l’obbligo di un’avvertenza: la situazione spesso assai
lago di Garda, non lontano da Brentonicum, uno dei castelli compromessa delle sequenze stratigrafiche indagate, la mode-
trentini distrutti dai Franchi nel 590 (PAOLO DIACONO, H. stia delle strutture archeologiche rinvenute, l’assenza di mate-
L., III, 31) Cfr. ORSI 1882. riali puntualmente datanti hanno reso estremamente difficile
11 NOLL1972. operare una netta distinzione cronologica tra le fasi di VII/ VIII
12 BONFANTI, DALRI’1986. secolo e quelle dei secoli immediatamente precedenti e succes-
13 DALRI’, ROSSI 1987. sivi. Per questo motivo l’A. si è visto costretto, suo malgrado, a
presentare in questa sede dati riferibili ad un arco temporale
14 E’in fase di conclusione l’opera di catalogazione e studio del
più ampio rispetto a quello contemplato dal convegno.
Gianni Ciurletti 161

Fig. 1) LOCALIZZAZIONE DELLE CHIESE

1. Civezzano, chiesa parrocchiale


2. Fornace, S. Stefano
3. Ala, S. Pietro in Bosco
4. Varone, S. Maria del Pernone
5. Riva del Garda, Monte S. Martino, S. Martino
6. Drena, S. Martino
7. Mori, S. Tommaso
8. Stenico, S. Martino
9. Bleggio Sup., SS. Dionisio, Distico, Eleuterio
10. Pieve di Bono, S. Giustina
162 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

no che a S. Maria del Pernone a Riva esiste una VIII/IX secolo, sono a semplice aula rettangolare,
fase precedente, assegnabile al V/VI secolo che, in cui l’accesso è solitamente realizzato nella
sicuramente nel primo caso, dubitativamente nel parete meridionale , prive di abside, orientate
secondo, venne a utilizzare strutture murarie di con altari a blocco. Abside che invariabilmente
costruzioni romane. compare nelle fasi successive.

L’impressione generale che si ricava dall’insie-


me dei dati è che in effetti in un periodo, per ora Civezzano (Alta V alsugana) – Chiesa par -
genericamente assegnabile tra VII e IX, si assista rocchiale (XVI sec.) (figg. 2-4)
ad una diffusione dei luoghi di culto nel nostro ter-
ritorio con la presenza, accanto alle chiese pubbli- Un edificio religioso realizzato attorno al V
che di diritto vescovile, di altre, frutto di iniziative secolo, utilizzando le strutture murarie di una
delle comunità locali o di privati, spesso collocate costruzione romana (II-IV sec. d.C.), viene parzial-
su alture, nel contesto delle prime, ancora piutto- mente ristrutturato con la sua trasformazione in
sto oscure, fasi di incastellamento. una architettura ecclesiale costituita da un
Per quanto attiene la loro architettura diremo ambiente ad aula unica e piccola abside semicirco-
che si tratta di una modesta architettura in cui il lare racchiudente il precedente spazio presbiteria-
materiale utilizzato è quello offerto dalle risorse le, rialzato. Chiaro un episodio di abbandono e pro-
locali: pietrame non lavorato, ciottoli, malta di fanazione denunciato dalla presenza al centro di
calce, talora integrata con argilla per strutture esso di un focolare con resti di ossa animali e
murarie (mediamente larghe tra i cm 60 e 70) e minuscoli frammenti ceramici. La funzione del
pavimenti; verosimilmente scandole in legno per i medesimo e, con esso, la sacralità dell’edificio ven-
tetti. Le planimetrie, almeno per il periodo ante gono successivamente ripristinate. I rapporti stra-

Fig. 2) Civezzano, S. Maria Assunta. Fase 2. Fig. 3) Civezzano, S. Maria Assunta. Fase 3.
Gianni Ciurletti 163

Fig. 4) Civezzano, S. Maria Assunta. Vista generale Fig. 5) Fornace, S. Stefano. Fase 1.
dello scavo.

tigrafici inducono ad indicare per la fase profana- situata nella frazione omonima, 1 km. a S/E del
zione/ripristino un generico VI/VII sec. paese, originariamente intitolata a S. Cipriano,
Farà seguito un totale rifacimento dell’assetto lungo un antico percorso che conduceva dalla Val-
absidale della chiesa che, verosimilmente tra VIII sugana alle valli di Fiemme e, scendendo per la
e IX secolo, diventa triabsidato. valle di Cembra, a quella dell’Adige, aggirando
La chiesa, dotata, sembra, di muro di cinta, fu così Trento e gli impaludamenti a nord di essa.
affiancata da cimitero dalle fasi più antiche, perlo- Non molto distante, al maso Saro, negli anni
meno dal IX secolo (dati radiometrici), fino alla Venti del secolo scorso si rinvenne una piccola
metà del secolo XIX. necropoli romana. Nel terreno ad essa circostante
Giova qui ricordare il ritrovamento, a Civezza- fino alla prima metà del XVIII sec. si seppellivano
no, tra gli anni Ottanta del secolo XIX e l’inixio del i defunti di Lona e Lases, due paesi collocati a
XX, in due aree distanti dalla chiesa in oggetto, diversi chilometri di distanza sulle propaggini
delle due note necropoli longobarde con tombe, nord – orientali del Calisio.
una femminile, l’altra maschile, provviste di ricco Nel sottosuolo resti pertinenti a un piccolo edi-
corredo funebre datate alla prima metà del VII ficio orientato, fin dall’inizio fiancheggiato da cimi-
secolo. tero, con due fasi costruttive altomedievali:
- la più antica, testimoniata da pochi elementi,
caratterizzata da un’aula rettangolare priva di
Fornace (Alta Valsugana) – Chiesa di S. abside, delle dimensioni di m 11,5X 5,5 e provvista
Stefano (XV/XVI sec.) (figg. 5-8) di una sepoltura nell’angolo sud – occidentale con
inumato privo di corredo, radiometricamente
Chiesa risalente sostanzialmente nella sua datata 1370 +- 60, A. D. 560+-60;
redazione attuale al tardo XV – inizi XVI sec., -la seconda, eretta, tra l’VIII e il IX sec., avente
164 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Fig. 6) Fornace, S. Stefano. Fase 2.

Fig. 7) Fornace, S. Stefano. Vista generale


della fase altomedievale.
Gianni Ciurletti 165

Fig. 8) Fornace, S. Stefano. Epigrafe funeraria altomedievale.

identiche dimensioni della precedente, salvo la


sostituzione della parete orientale con un’abside
semicircolare, che presenta un altare a blocco e la
pavimentazione con lastre di porfido locale; essa è
caratterizzata da sepolture privilegiate tra cui la
principale, in posizione quasi centrale, in adiacen-
za all’area presbiteriale sopraelevata di circa 20
cm., chiaramente manomessa in antico e ricoperta
con una lastra, frammentata e incompleta, in
marmo rosso. Essa riporta in bassorilievo, nell’a-
rea centrale, una croce, in quella superiore una
fascetta con decorazione a matassa soprastante
un’epigrafe funeraria (+ hIC REQUICE ( s i c )
BL...). Ad intrecci erano pure decorati alcuni ele-
menti in pietra arenaria facenti parte di una fine-
strella circolare. Il tutto assegnabile ad un tardo
VIII – IX sec.

Bibliografia: CIURLETTI, RIZZI 1996.

Ala – Chiesa di S. Pietro in Bosco (Va l l e


dell’Adige) (XIII –XVIII sec.) (figg. 9-10)

Chiesa di impianto romanico, con interventi ed


aggiunte cinque- e settecentesche, situata 2 km a
Sud del paese, sul fondovalle, sopra un piccolo rial-
zo terroso. La leggenda vuole che qui sia avvenuto
l’incontro tra Teodolinda, fuggitiva dalla Baviera
davanti all’invasione franca e Autari, i quali, come
ricorda Paolo Diacono (H.L., 3, XXX), si sposarono
il 15 maggio 589 nel campo di Sardi, presso Vero-
na, tradizionalmente collocato dagli studiosi qual-
che chilometro a Sud della nostra chiesa.
Ritrovamenti fortuiti e mai ben localizzati
fanno del sito e delle campagne vicine sede di rin-
venimenti di età romana ma anche longobarda, tra
cui le appliques in bronzo di una cintura databile
al VII sec. .
Nel blocco dell’altare nel 1802 si rinvenne un
miliare della Claudia Augusta a Pado di metà IV sec.
Nel sottosuolo, in corrispondenza dello spazio
presbiteriale della chiesa di XI/XII sec., modesti
Fig. 9) Ala, S. Pietro in Bosco.
166 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Fig. 10) Ala, S. Pietro in Bosco. Panoramica delle strutture di fase 2.

resti sono pertinenti alla chiusura, verosimilmen- diversi usi, trasformato con un accurato interven-
te bi – (o tri -) absidata, di un primo edificio sacro to di restauro, in centro per servizi culturali. Di
(misure unica absidina sopravvissuta: larghezza essa, collocata alle spalle della cittadina gardesa-
m 2,4 circa; profondità m 2,2 circa; spessore muro na, sul conoide del torrente Varone e ricostruita
50-60 cm). nella seconda metà del secolo scorso, si ha memo-
All’esterno di essa un campo cimiteriale, par- ria in un documento del 1229. La zona è sede di
zialmente occupato dalla sovrapposizione della numerosi rinvenimenti pertinenti all’età romana;
chiesa successiva, una cui sepoltura è stata radio- non lontano, in occasione dell’ampliamento del
metricamente datata alla metà del IX secolo. Nel locale cimitero, nei recenti anni Ottanta, si indivi-
terreno rimescolato di riempimento di un’altra, duarono i resti di una villa romana eretta a segui-
una fibula di tipo Gurina – Crepault, solitamente re l’andamento della collina.
datata al VI sec., farebbe supporre l’impiego del Una prima fase è collocabile tra il V e il VI sec.;
sito a scopo cimiteriale già in età precedente al di essa (dimensioni m.15,5 x 7) sono rimaste alcu-
nostro edificio. ne tombe con corredo16, alcuni brani murari perti-
Le opere di decussione del dosso per la costru- nenti alla zona absidale volta a S/E e, al centro di
zione della chiesa romanica, le trasformazioni e le questa, un loculo cruciforme interrato per le reli-
aggiunte posteriori nonché l’ininterrotto uso, per quie (di tradizione greco – orientale ?).
secoli, del terreno adiacente all’edificio a scopo Segue una seconda fase che ricalca la prece-
cimiteriale, hanno impedito ulteriori accertamenti. dente e che, seppur con modifiche stilistiche inter-
ne e un allungamento dell’aula sul fronte setten-
trionale, giunge fino al XIX secolo.
Riva del Garda/ Varone – Chiesa di S. Una lastra di installazione presbiteriale decora-
Maria del Pernone (XIX sec.) (figg. 11-13) ta con motivi fitomorfi a girali reimpiegata nella
struttura interna del campanile e un frammento
Edificio da tempo sconsacrato e recentemente, con decorazione a treccia rinvenuti in scavo testimo-
dopo una serie di trasformazioni finalizzate a niano una fase liturgica assegnabile all’VIII/IX sec.

16 CAVADA 1992, pp.120 – 121; fig. 19; CAVADA, 1996, p.25, fig. 8.
Gianni Ciurletti 167

Fig. 11 sopra) Riva del Garda, Varone, chiesa di S. Maria


del Pernone. Fase 2.

Fig. 12 in alto a destra) Riva del Garda, Varone, chiesa


di S. Maria del Pernone. Vista generale dello scavo.

Fig. 13 in basso a destra) Riva del Garda, Varone, chiesa


di S. Maria del Pernone. Elemento lapideo altomedieva-
le reimpiegato (interno).
168 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Fig. 15) Riva del Garda, Monte S. Martino, S. Martino.


Vista generale.

Fig. 14) Riva del Garda, Monte S. Martino, S. Martino.

Monte S. Martino – Chiesa di S. Martino Andreas Clericus abitante a Gosenago (MN): al


(Riva del Garda/Tenno) (figg. 14-15) monastero viene assegnata una “portione de casa
una masaricia in vico Prantio que recte fuit per
I ruderi della chiesa sono situati in un’area quondam Valterio et modo reguntur Iohanes”17.
boscosa a circa m 750 s.l.m., sul monte S. Martino Numerose campagne di scavo hanno portato
(anticamente Englo), il cui possesso fra i secoli alla luce, alcune centinaia di metri più a monte del
XIII e XVII secolo fu oggetto di lunghissime liti tra nostro edificio sacro, un grande complesso di natu-
gli abitanti di Riva del Garda e Pranzo, paese su ra santuariale di età romana (I - IV sec. d.C.), con
cui incombe il fianco sudorientale della montagna tracce di preesistenze di III- II sec. a.C., pure affe-
Pranzo, con Arco (Arquino) e il Monte, è indicato renti ad un luogo di culto indigeno, mentre imme-
come facente parte del Summolaco all’interno del diatamente attorno e sotto la chiesa ricerche
distretto autonomo (iudiciaria) di Sirmione in una attualmente in atto stanno evidenziando ampi
pergamena datata 25 settembre 771, nella quale si resti di un sito fortificato assegnabile ad un arco di
parla di una permuta di terreni tra Anselperga, tempo assai ampio tra il IV e il VII sec. d.C.
figlia del re Desiderio e della regina Ansa, abbattis - Il primo documento relativo all’edificio sacro
sa monasterii Domini Salvatoris di Brescia e risale al 1636: è un atto visitale che rivela che è in

17 CDL, II, 257. A proposito delle località trentine all’interno


del Sommolago si veda, da ultimo: BROGIOLO, LUSUARDI
SIENA, SESINO 1989, p.14, fig.1.
Gianni Ciurletti 169

Fig. 16) Castello di Drena, chiesa di S. Martino.

stato di abbandono. Situazione confermata da suc- una chiesa che riutilizza però, previo spostamento
cessive visite dei legati vescovili, motivo per cui dell’ingresso e rifacimento della pavimentazione,
esso fu sconsacrato e fatto abbattere dal vescovo di un edificio precedente (m 9 x 6 circa; spessore delle
Trento nel 175018. strutture murarie cm 60-70) che presenta orienta-
Le indagini, non ancora ultimate, oltreché rive- mento canonico (Nord-Ovest/Sud-Est), con ingres-
larci per essa fasi medievali con alterne fortune so, centrato, ad Ovest. E’ ad aula semplice con
(documentato, verosimilmente, un terremoto del abside semicircolare. Il presbiterio doveva essere
XII sec.), hanno portato in luce alcuni frammenti di diviso dall’aula a mezzo di una transenna, di cui
allestimenti liturgici di VIII/IX sec. che rimandano sono stati trovati alcuni frammenti, decorati da
dunque la sua erezione per lo meno a quel periodo. stilizzati motivi a rilievo zoomorfi e vegetali di
VIII-IX secolo; del tutto affini a questi sono alcuni
frammenti di una finestrella in arenaria
Drena/Castello - Chiesa di S. Martino . Il pavimento originario si componeva di lastre
(valle di Cavedine) (figg. 16-18) calcaree, fissate da malta. All’esterno della chiesa
si trova un cimitero in cui è frequente l’uso della
Alcuni manufatti di VI-VII secolo lasciano pre- semplice fossa terragna, ma, come nel castello di
sumere una presenza antropica sulla collina, Stenico, è documentata anche la presenza di un’u-
anche se non sono sufficienti a documentarne l’in- nica tomba-ossario, scavata nella roccia
sediamento stabile. Il castrum Drenae è citato per Si potrebbe trattare di una chiesa fortificata
la prima volta in un documento del 1175, allorché con funzioni parrocchiali .
viene venduto ai signori d’Arco. Ai piedi del mastio
centrale le indagini hanno portato alla scoperta di Bibliografia: CAVADA, 1990; CAVADA, PONTALTI 1996.

18 GUELLA1996, pp. 252 - 255.


170 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Fig. 17) Castello di Drena, chiesa di S. Martino. Plani- Fig. 18) Castello di Drena, chiesa di S. Martino.
metria da CAVADA 1990.

Mori/Vignolo (Valle di Gresta) – Chiesa di della spalla che distingue l’abside dalla parete set-
S. Tommaso (S. Tomè) (figg. 19-21) tentrionale dell’aula, si rinvenne una tomba a
cassa (m 1,60 x 0,80) con quattro lastre di calcare
Ricordata solo nel 1709, la chiesetta (m 7,7 x bianco di reimpiego e fondo in ciottoli e pietre qua
4,3), con orientamento canonico, sorge a m 700 e là coperti da calce. Inizialmente doveva ospitare
d’altezza, sui margini scoscesi di un vasto anfitea- uno o, più verosimilmente, diversi inumati le cui
tro terrazzato alle spalle di Nago Torbole prospi- ossa erano sconvolte e il cui corredo, inedito (due
ciente il lago di Garda, presso un percorso viario orecchini in bronzo a cappio, un orecchino in
antico che dal bacino lacustre conduce, passando argento a poliedro, vaghi di collana in pasta vitrea,
per la località dal significativo toponimo di Garda, due pettini d’osso a doppia fila, privi di decorazio-
alla valle di Gresta e di lì nella valle dell’Adige. ne, frammenti di tre braccialetti in bronzo con
Fino a qualche anno fa ridotta a livello di ruderi, estremità a testa di serpente, un coltello in ferro,
presenta, seppur denunciando interventi successi- frammentato, una fibbia di cintura a testa di
vi, un impianto romanico. Brevi indagini condotte cavallo) pure recuperato mescolato e sconvolto nel
al suo interno nel corso di recenti restauri (1993) deposito tombale, è riferibile ad individui, maschi-
hanno evidenziato l’esistenza di più piani pavi- li e femminili di età longobarda (tardo VI /prima
mentali: il più antico, direttamente impostato metà VII sec.). In due fasi successive furono inu-
sulla roccia, in grandi lastre di pietra spaccate, i mati altri quattro individui; infine il loculo venne
successivi in battuto di calce. utilizzato quale ossario con l’introduzione caotica
Alla distanza di poco più di un metro, poche di ossa verosimilmente reperite all’interno o in
decine di centimetri sotto il terreno, all’altezza adiacenza alla chiesa.
Gianni Ciurletti 171

Fig. 19) Mori, S. Tommaso. Fig. 20) Mori, S. Tommaso.

Fig. 21) Mori, S. Tommaso. Tomba a cassa.

Purtroppo scavi e scassi attorno alla chiesa, ma, frequentata almeno a partire dal X – XII sec.,
precedenti l’intervento dell’Ufficio, hanno stravol- come denunciano alcuni frammenti di ceramica
to il terreno impedendo di cogliere eventuali rela- comune pettinata rinvenuti sul primitivo pavi-
zioni crono-stratigrafiche tra la tomba e la medesi- mento.
172 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Fig. 22) Castello di Stenico, chiesa di S. Martino.

Fig. 23) Stenico, S. Martino (CAVADA 1996a). Fig. 24) Stenico, S. Martino. Veduta generale dello scavo.
Gianni Ciurletti 173

Fig. 26) Bleggio Superiore, S. Croce, cripta.

Fig. 25) Bleggio Superiore, S. Croce.

Stenico/ Castello – Chiesa di S. Martino tiones liturgiche in pietra arenaria rinvenuti in


(valli Giudicarie Esteriori) (XIII sec.) (figg. 22-24) passato nel sito, databili all’VIII e IX secolo.
Nel XIII sec. edificio verrà totalmente rasato e
Nella cappella palatina, trasformata nel corso sulle macerie sarà innalzata una chiesa più gran-
dei secoli e nella quale restauri finalizzati al suo de (m 8 X 4, 70) rispetto alla precedente, provvista
consolidamento statico nel 1988/89 avevano fatto di abside semicircolare col pavimento probabil-
scoprire un magnifico ciclo di affreschi duecente- mente in lastre di calcare e l’ingresso sul fronte
schi, un breve scavo su un’area di mq 21 ha messo occidentale.
in evidenza i resti di un primo piccolo edificio eccle- Bibl.: Cavada 1996a.
siale (m 5 x 3,30 ca.) con muri in pietrame e calce
povera (largh. media m 0,50) non perfettamente
simmetrici, con tracce di ingresso sul lato lungo Bleggio Superiore/S.Croce – Chiesa pieva -
meridionale, pavimento forse in lastre di pietra na dei SS. Dionisio, Rustico ed Eleuterio
rossa poggiate su un letto di terra e malta. Vi sono (Valli Giudicarie) (XVI – XX sec.) (figg. 25-27)
tracce di interventi di ristrutturazione successiva.
A breve distanza dall’angolo sud-occidentale, Menzionata dal 1153, rimaneggiata in età goti-
una tomba ad avello scavata nella roccia e ricoper- ca e ricostruita nel XVI sec. (la facciata di gusto
ta di uno strato di malta (cfr. S.Martino di Drena). classico è del 1913), sorge a 630 m s.l.m., sull’aper-
Si tratta probabilmente di una cappella pri- to versante rivolto ad est dell’ampia conca del
vata, allo stato attuale delle conoscenze l’edificio Bleggio ( antico toponimo documentato da un
più antico nell’area del castrum de Stinigo, allodio frammento epigrafico romano: Sextus Blegina, –
della comunità dei villaggi del Banale. Frammenti Lomaso).
di pietre lavorate ritrovate nel corso dello scavo La cripta di S.Agata, terza, accanto a quella del
sono riconducibili ai numerosi elementi di praecin - Duomo di Trento e della parrocchiale di Brentoni-
174 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Fig. 27) Bleggio Superiore, fraz. S. Croce, SS. Dionisio, Rustico, Eleuterio: cripta di S. Agata (tratto di abside di fase precedente).

co sul M.Baldo, delle cripte superstiti nel Trentino, occupa un triangolo di terra alla confluenza del
è il residuo di una fase romanica dell’edificio non torrente Adanà con il fiume Chiese.
altrimenti documentata. L’attuale chiesa, costruita fra il 1587 e il 1590,
La presenza di elementi frammentati di instal- fu soggetta a restauri e rifacimenti nel XVIII (fac-
lazioni in pietra nel corridoio di comunicazione ciata) e nel XIX sec.
con la soprastante cappella del Rosario, nonché All’interno di una cappella ricca di affreschi
nel paramento murario del campanile, depongono quattrocenteschi, situata sul fianco settentrionale
a favore della presenza di una chiesa di VIII/IX del presbiterio, residuo dello spazio presbiteriale di
secolo. una precedente chiesa abbattuta nel XVI sec.,
Lavori volti al restauro del pavimento della indagini archeologiche hanno evidenziato, coperta
cripta negli anni Sessanta e Settanta hanno inter- dall’accumulo dei materiali di demolizione, una
cettato al di sotto di esso resti di un’abside semi- struttura absidata con traccia di banco presbiteria-
circolare del tutto estranea alla cripta, pertinente le addossato e, antistanti ad essa, otto colonne
probabilmente ad una chiesa primitiva. disposte su due file pressoché parallele. Testimo-
Ulteriori lavori di restauro nel 1996 hanno nianza di una cripta di una fase certamente roma-
offerto l’occasione di una loro nuova individuazio- nica della chiesa pievana, monumentalmente non
ne e messa in carta e il ritrovamento a breve documentata ma della cui esistenza ab immemora -
distanza degli stessi di un ambone in pietra arena- bili ci parla un documento del 1221 e confermataci
ria con decorazione fito- e zoomorfa. dalla scoperta fra i materiali di riempimento di un
capitello scolpito su tutti i quattro lati con motivi
zoo- e antropomorfi assegnabile al XII secolo, ma
Pieve di Bono/Creto Chiesa di S. Giustina anche di un edificio ancora precedente, databile
(Valle del Chiese) (XVI-XIX sec.) (figg. 28-29) all’VIII/IX sec., come stanno a documentare sei
frammenti in arenaria di elementi di praecintiones
Il paese di Creto nel comune di Pieve di Bono presbiteriali con motivi decorativi a treccia19.

19 Tale struttura potrebbe aver assunto la funzione di cripta la chiesa attuale, indurrebbero a sospettare (una situazione
solo in una seconda fase, dopo aver costituito in origine lo spa- non diversa forse da quella, altrettanto incerta, della chiesa di
zio absidale di una chiesa fuori terra come alcuni indizi, tutti S. Croce del Bleggio (supra).
da verificare, quali l’artificiosità del rialzo terroso su cui poggia
Gianni Ciurletti 175

Fig. 28) Pieve di Bono, S. Giustina.


Fase 1.

Fig. 29) Pieve di Bono, S. Giustina.


Vista generale dello scavo.
176 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

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Hans Rudolf Sennhauser 177

PROBLEMI RIGUARDANTI LE CHIESE


DEI SECOLI VII E VIII
SUL TERRITORIO DELLA SVIZZERA

Hans Rudolf Sennhauser

In questo contributo metterò a fuoco la Svizzera


settentrionale e nord-occidentale (fig. 1), elaboran-
do due tipi di problemi: da una parte il rapporto fra
la sepoltura e l’edificio (in particolare la sepoltura e
la chiesa) e dall’altra la tipologia iconografica delle
chiese. La fascia cronologica del VII e VIII secolo è
promettente da almeno due punti di vista: negli
ultimi anni ha acquisito sempre maggiore impor-
tanza nell’ambito della ricerca degli archeologi
medievali e nel concetto di Storia dell’insediamen -
to ritroviamo le due problematiche citate -le sepol-
ture e le tipologie dell’architettura ecclesiastica-
proprio fra le priorità dell’esplorazione archeologi-
ca relativa a questo periodo. Ci sono numerose
novità fra le pubblicazioni; la più recente è la tesi di
dottorato discussa all’Università di Basilea da Reto
Marti, incentrata sulla storia dell’insediamento
nella Svizzera nord-occidentale, apparsa nell’apri-
le del 20001. Il secondo aspetto, grazie al quale vale
senz’altro la pena di concentrarsi su questo perio-
do, si fonda come è generalmente noto sul fatto che
per questo arco cronologico abbiamo particolari
indicazioni che aiutano a ricostruire sequenze e
datazioni. Nel VII e ancora nella prima parte dell’-
VIII secolo soprattutto le suppellettili funerarie
aiutano a questo scopo, mentre a partire dal 700
circa si incominciano a trovare fonti scritte. Per un
buon numero di chiese della Svizzera orientale e
settentrionale, addirittura fino ai margini del can-
tone di Berna abbiamo documenti sangallesi, in
gran parte in occasione di donazioni (fig. 2) e per
l’area occidentale - il Giura, la valle dell’Aare, un
territorio che altrimenti registra le prime intitola- Fig. 1) I territori trattati nel testo: il cantone di Basilea
zioni ecclesistiche soltanto a partire dal XIII secolo campagna (BL) e parti del cantone di Berna (BE).
- la Vita di San Germano di Moutier-Grandval,
scritta intorno al 700 e ad esempio un documento di
Strasburgo del 762 testimoniano con sicurezza l’e- importanti sono le cronache delle gesta di Colom-
sistenza di singole chiese, citate con riferimento bano e di Gallo- e le Vite scritte poco più tardi, come
alla località o con il nome del santo cui erano inti- ad esempio la Vita di San Lucio dei Grigioni, redat-
tolate2. Le biografie dei santi contemporanei -ho ta in epoca carolingia, consentono di ricostruire
già citato quella di Germano, ma soprattutto determinati contesti ed eventi. Per i Grigioni il

1 Reto Marti, Zwischen Römerzeit und Mittelalter. Forschun - 2 Heinrich Büttner, Studien zur Geschichte von Moutier-Grand -
gen zur frühmitelalterlichen Siedlungsgeschichte der Nordwe - val und St. Ursanne, in: Festschrift Oskar Vasella zum 60.
stschweiz (4.-10- Jahrhundert). Text- und Katalogband , Geburtstag am 15. Mai 1964, Freiburg, Schweiz 1964, p. 9 ss.
(Archäologie und Museum 41 A e B), Liestal 2000.
178 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Fig. 2) Le proprietà terriere del monastero di San Gallo intorno al 920, secondo la ricostruzione di Elisabeth Schudel.

testamento del vescovo Tello del 765, che contiene tile con aree cimiteriali. Si deve pensare che i
una donazione espiatoria al convento di Disentis, è poderi occupati e coltivati in epoca romana in
di importanza eccezionale. buona parte erano stati ceduti e abbandonati. I
nuovi arrivati a partire dal VI secolo si insediaro-
La situazione delle fonti e lo stato delle ricerche no nelle antiche aziende agricole, ma in genere
consentono poco a poco di avanzare prudentemen- non andarono ad abitare nella casa padronale
te alcune ipotesi di lavoro riguardo alle modalità e romana. Se si riflette sulla diffusione in epoca
al grado di cristianizzazione del paese. merovingica di tombe costruite secondo la tipolo-
gia antica, non può non profilarsi il pensiero che
Mi concentrerò dapprima sulle sepolture all’in- anche il seppellimento di morti in rovine di anti-
terno degli edifici, in particolare delle chiese. che fattorie, edifici abitativi o annessi, possa esse-
re interpretato come tentativo di realizzare un
1. Già da molto tempo si è notato con quale sepolcro di tradizione antica (fig. 5). Alcuni di que-
frequenza soprattutto nella zona mediana della sti luoghi hanno poi anche avuto un’evoluzione
valle dell’Aare e nella Svizzera occidentale (fig. 3) paragonabile agli edifici funerari sorti indipenden-
si ritrovino tombe merovingiche all’interno di rovi- temente: divennero infatti nuclei dai quali si svi-
ne di ville romane (fig. 4)3. Occasionalmente sorge lupparono edifici ecclesiastici. Se è possibile
l’impressione che i morti siano stati deposti del immaginarsi questo genere di parallelismi,
tutto intenzionalmente in determinate parti o dovrebbe essere anche consentito andare un passo
celle all’interno delle rovine; comunque è da rifiu- più in là e paragonare le rovine riempite di sepol-
tare l’opinione che si siano create sepolture nelle ture con le chiese cimiteriali del periodo tardoanti-
rovine per evitare di sottrarre porzioni di terra fer- co precedente.

3 Per una prima panoramica sull’argomento: Hans Rudolf (21–28 septembre 1986) (Collection de l’Ecole Française de
Sennhauser, Recherches récentes en Suisse. Edifices funéraires, Rome 123 – Studi di Antichità Cristiana XLI), Roma 1989, pp.
cimetières et églises, Actes du XIe Congrès International d’Ar- 1515–1533.
chéologie Chrétienne, Lyon, Vienne, Grenoble, Genève et Aoste
Hans Rudolf Sennhauser 179

Fig. 3) I principali insediamenti romani dell’altipiano e le strade che li collegavano.

Fig. 4) Oberbipp (BE), tombe rinvenute fra le rovine di una villa romana.
180 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Fig. 5) Edifici funerari rinvenuti fra le rovine di edifici romani (Vuippens, Hitzkirch). Edifici funerari come nuclei di
antiche chiese.
Hans Rudolf Sennhauser 181

Fig. 6) Chiese sviluppatesi da edifici funerari.


182 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Fig. 7) Svitto, San Martino, chiesa I, ai


margini di un’antica area cimiteriale.

2. In epoca merovingica, comunque, non si possibile dubitare che si trattasse di un’intenzione


utilizzarono soltanto edifici antichi e rovine per vera e propria, a Lyss (fig. 8) nel canton Berna, non
seppellire, ma come abbiamo già accennato, si è più possibile avere dubbi, in quanto la tomba
costruirono anche nuovi edifici funerari (fig. 6), durante la costruzione del muro perimetrale
impensabili senza la conoscenza delle tipologie venne modificata4. Le ossa della metà destra del
tradizionali. Edifici di questo genere rimangono, corpo vennero accuratamente impilate sopra i
inglobati nelle mura delle chiese ad Ardon e a resti della metà sinistra, la tomba venne circonda-
Muralto. Entrambi presentano una pianta qua- ta di sassi e coperta con lastre, integrate nella
drata. A Biel-Mett invece si è ritrovata una came- muratura della prima chiesa. Una nicchia ad arco-
ra sepolcrale di pianta rettangolare. Tutte e tre solio segnala la posizione della tomba al di sotto
sono state trasformate in cappelle o chiese: le del livello del pavimento. I dati non possono essere
prime con l’aggiunta di un piccolo coro e la terza di fraintesi: la tomba è più antica della chiesa e
un coretto e di una navata di proporzioni maggio- appartiene a un cimitero, forse tribale, non parti-
ri. Lo stesso è avvenuto nei pressi di Hettlingen, colarmente denso di sepolture. Quando si costruì
nel cantone di Zurigo e a Oberdorf, nel cantone di la prima chiesa si cercò di integrare la tomba pre-
Basilea campagna: entrambi i casi hanno origine servandola il più possibile e la sua ubicazione
in epoca merovingica e non romana. Esempi di venne ricordata mediante la nicchia ad arcosolio
questo tipo permettono di inferire che lo stesso visibile sulla parete. Fino all’epoca della Riforma
genere di sviluppo si ripetesse: usanze relative al la nicchia si conservò visibile.
culto dei morti vengono riprese e associate a nuovi Laddove una tomba diviene il nucleo dal quale
significati cristiani, quindi tramandate: gli edifici si sviluppa una chiesa, di solito si trova nelle adia-
funerari diventano cappelle o chiese, nelle quali cenze di un cimitero riservato a persone dell’alta
viene offerto un sacrificio sull’altare per i vivi e per società, che desiderarono distinguersi verso la fine
i morti. del periodo delle sepolture a file.5
3. In due casi è molto chiaro che tombe più A Lyss potrebbe trattarsi di un simile cimitero
antiche, situate ai margini di un’area cimiteriale esclusivo riservato a una tribù privilegiata: non è
più o meno estesa, vennero integrate nella parete possibile stabilirlo per ora. A Svitto invece questa
esterna di una chiesa costruita più tardi in quel eventualità è da scartare, in quanto si riscontra un
luogo. Nella chiesa di San Martino di Svitto (fig. 7) ampliamento dell’area cimiteriale al cui margine
si trattava di una tomba di una donna all’incirca settentrionale venne fondata la chiesa di San Mar-
ventenne, morta intorno al 700. Se in questo caso è tino6.

4 Hans Rudolf Sennhauser, Zum Abschluss der Ausgrabung in Jahrhundert), a cura di Walter Berschin, Dieter Geuenich,
der ehemaligen Johanniskirche von Lyss, in Dorfpost 69, Lyss Heiko Steuer (Archäologie und Geschichte, Freiburger For-
1969, pp. 2–3. schungen zum ersten Jahrtausend in Südwestdeutschland 10),
5 Cfr. Barbara Scholkmann, Christianisierung und Kirchen - Stuttgart 2000, pp. 111–138.
bau. Überlegungen zu Topographie, Chronologie und Typologie 6 Max Martin, Das Frauengrab 48 in der Pfarrkirche St. Mar -
der frühmittelalterlichen Kirchen im alemannischen Raum, in tin in Schwyz, MHVS 66, 1974, pp. 139–145.
Mission und Christianisierung am Hoch- und Oberrhein (6.–8.
Hans Rudolf Sennhauser 183

Fig. 8) Lyss (BE), San Giovanni, tomba ad arcosolio e pianta della chiesa I.

4. Spesso nelle chiese altomedioevali rurali pio Pipino si era fatto seppellire a Saint-Denis
si riscontrano diversi tipi di atri (fig. 9), che nella davanti all’ingresso della chiesa, in modo che i
maggior parte dei casi presentano un’ampiezza fedeli dovessero passare sopra la sua tomba7.
pari alla navata. Molto frequentemente vi si rin- 5. In un certo gruppo di chiese le tombe, alli-
vengono sepolture, anche nel caso di chiese dove la neate in una successione di file, riempiono l’intera
navata e il coro non sono stati utilizzati per sep- navata (fig. 11). Il parallelismo con le chiese cimi-
pellire (fig. 10). Questo uso richiama immediata- teriali più antiche di Sion e di St-Maurice non deve
mente il costume paleocristiano di inumare i morti essere trascurato e significativamente questo
negli atri e nei vestiboli. Occasionalmente deve gruppo di chiese raggiunge la massima concentra-
essere interpretato come un atto di umiltà, para- zione nel territorio più fortemente romanizzato
gonabile alla sepoltura sotto la gronda. Ad esem- della Svizzera occidentale e ai margini del canton

7 Karl Heinrich Krüger, Königsgrabkirchen der Franken, derts, (Münstersche Mittelalter-Schriften 4), München 1971, p.
Angelsachsen und Langobarden bis zur Mitte des 8. Jahrhun - 182.
184 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Fig. 9) Tombe situate all’interno di atri.

Grigioni (fig. 12). In queste chiese funerarie in però un altro, ultimo genere di sepoltura che non
parte si è continuato a seppellire per lungo tempo; obbedisce a questa regola e dove il rapporto fra
ad esempio a San Giacomo di Sissach si riescono a tomba ed edificio raggiunge un equilibrio diverso
distinguere tre fasi distinte di sepolture. Qui mi (fig. 13). Qui altre funzioni assumono un ruolo più
pare poco probabile che si tratti del cimitero di una importante rispetto al culto dei morti, cosa che
specifica tribù, in quanto le singole tombe, molto diventa particolarmente evidente laddove si trovi
consuete per tipologia, distribuite liberamente un’unica o un numero molto esiguo di tombe in una
nell’interno della chiesa, non corrispondono alla chiesa relativamente spaziosa, come ad esempio a
densità e regolarità che presentano le sepolture Tuggen, a Bülach, a Granges Marnand, a Meilen o
famigliari o tribali. Le file inoltre ricordano la a Messen. Questi edifici sono sorti chiaramente fin
distribuzione delle tombe nei cimiteri strutturati dall’inizio come chiese (luogo dove viene sommini-
ad allineamento precedenti la costruzione delle strata l’eucarestia) e contemporaneamente come
chiese. Sorge l’impressione che ci si fosse sforzati edifici funerari. Questo gruppo di edifici rompe al
di abituare la popolazione a farsi seppellire nel- tempo stesso un antico tabù, se si considera che in
l’ambito della chiesa, proprio continuando l’antico queste architetture non sta in primo piano il morto,
costume delle chiese sepolcrali e cimiteriali. bensì un’altra destinazone dell’edificio. Fondamen-
6. In tutti i contesti di chiese e sepolture fino- talmente si contravviene a un antico divieto, secon-
ra considerati il rapporto con la tradizione cristia- do il quale non era permesso seppellire all’interno
na più antica è facilmente dimostrabile. Esiste di aree abitate (con alcune eccezioni, ad esempio le
Hans Rudolf Sennhauser 185

Fig. 10) Cosiddette ”tombe di donatori”: in


alto Tuggen (Svitto), in basso Spiez (Berna),
sepoltura sotto la gronda.

tombe dei fondatori), né in edifici abitati o frequen- dire la sepoltura più vicina possibile al compimen-
tati per altri scopi. La legge delle dodici tavole reci- to dell’atto di salvazione di Cristo che si ripete nel
ta: Hominem mortuum in urbe ne sepelito neve sacrificio della messa.
urito8. Solo alla fine dell’Antichità -Sant’Ambrogio Questo gruppo di chiese non pare tanto antico,
ha fatto portare i corpi di Gervasio e Protasio rin- quanto medioevale. Non si trova nemmeno corri-
venuti nel 386 nella basilica ambrosiana facendoli spondenza con le usanze antiche, laddove per rea-
seppellire sotto l’altare- e soprattutto a partire dal lizzare una tomba si pratica semplicemente un
VI secolo si incontrano con maggiore frequenza buco nel pavimento, che può essere di malta o di
sepolture all’interno degli insediamenti. È signifi- lastre lapidee, e poi lo si richiude alla bell’e meglio.
cativo che siano state prese di posizione ecclesiasti- Le chiese di questo gruppo assumono chiara-
che e cristiane ad avviare questa evoluzione. È pro- mente la funzione di case di Dio, come ci indicano
prio la chiesa che in futuro sottolineerà così tanto già le dimensioni delle loro piante. Sono chiese
la comunità dei santi, vivi e morti. Sul concetto destinate alla cura delle anime dei viventi e di un
della compresenza contemporanea di queste due determinato gruppo di morti, cioé i parenti della
realtà si fonda anche la sepoltura ad sanctos, vale a famiglia dei fondatori e proprietari dell’edificio9. Le

8 Rudolf Düll, Das Zwölftafelgesetz, 5. Aufl. Heimeran, Mün- Stiftergrab und Eigenkirche, ein Begriffspaar der Mittelalte -
chen 1976, tabula X, p. 56. rarchäologie in historischer Kritik, Zeitschrift für Archäologie
9 Alcune voci bibliografiche sul tema delle chiese donate da pri- des Mittelalters 13, 1985, pp.27–38. – Horst Wolfgang Böhme,
Adelsgräber im Frankenreich. Archäologische Zeugnisse zur
vati:
Herausbildung einer Herrenschicht unter den merowingischen
Rudolf Moosbrugger-Leu, Die Schweiz zur Merowingerzeit, Königen, Jahrbuch des Römisch-Germanischen Zentralmu-
Handbuch der Schweiz zur Römer- und Merowingerzeit, Bern seums Mainz 40, 1993, Mainz 1995, pp. 397–534. – Horst W.
1971. – Rainer Christlein, Besitzabstufungen zur Merowinger - Böhme, Adel und Kirche bei den Alamannen der Merowinger -
zeit im Spiegel reicher Grabfunde aus West- und Süddeutsch - zeit, Germania. Anzeiger der Römisch-Germanischen Kommis-
land, Jahrbuch des Römisch-Germanischen Zentralmuseums sion des Deutschen Archäologischen Instituts 74, Mainz am
Mainz 20, 1973, Mainz 1975, pp. 147–180. – Michael Borgolte, Rhein 1996, pp. 477–507.
186 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Fig. 11) Chiese cimiteriali. Chiese funerarie con absidi.

tombe di questi ultimi paiono esser state distribuite proprie radici nella tradizione delle chiese cimite-
all’interno delle chiese secondo criteri, che incomin- riali. Forse non sarà mai possibile stabilire in quale
ciamo soltanto adesso a capire10. Le posizioni sul- misura la differenza coinvolga anche le ragioni
l’asse centrale di un edificio, vicino ai muri laterali, della fondazione e i fondatori. Comunque nelle chie-
da una parte o dall’altra della chiesa, negli angoli se funerarie la celebrazione dell’eucarestia, anche
occidentali, in fila davanti all’ingresso del coro, quando è chiaramente presente un altare, non era
all’interno e all’esterno della parete occidentale, la ragione primaria della loro fondazione; acquisiva
nonché nelle immediate adiacenze dei muri perime- piuttosto importanza più tardi – come è il caso delle
trali esterni della chiesa, sono state privilegiate in chiese cimiteriali paleocristiane, che sembrano
tutti i tempi. Con quest’ultimo gruppo di chiese ci essersi trasformate nel corso del tempo in chiese di
troviamo di fronte a un’innovazione portata dall’av- pellegrinaggio o in parrocchie.
vicendarsi dei tempi: si tratta sì di edifici destinati Le chiese di questi due gruppi non possono
alla messa, alla celebrazione festiva dell’eucarestia, forse essere separate con precisione in ogni caso, e
che servono anche a consistenti comunità di fedeli, possiamo ipotizzare l’esistenza di forme miste,
eppure al tempo stesso sono anche edifici funerari. che rendono il quadro meno chiaro. Queste forme
Fondamentalmente occorre riconoscere una diffe- potrebbero aver avuto origine nell’ampliamento
renza fra le chiese di questo gruppo, nelle quali si della cerchia cui si concedeva il diritto di sepoltura
trova soltanto una tomba o alcune poche privilegia- nella propria chiesa, oppure secondo altre moda-
te sepolture e il gruppo delle chiese che affonda le lità non più ricostruibili nei dettagli. Quindi

10 Marti, p. 149. La questione se le donne venissero seppellite il pensiero della ”comunità” che si divide in donne e uomini,
di preferenza al nord e gli uomini di preferenza al sud dovrà mentre nella seconda prevale l’idea della comunità famigliare,
essere posta di nuovo dopo la nostra identificazione dei gruppi che viene sepolta vicina.
5 e 6 (cfr. Marti, p. 149, nota 15). Nella prima tipologia prevale
Hans Rudolf Sennhauser 187

Fig. 12) Chiese destinate alla celebrazione della messa e alla sepoltura, ”chiese private” con presbiterio rettangola-
re rientrato.

potrebbe essere esistito fra le vere chiese cimite- pale, che per comodità diremo “presbiterio rientra-
riali, situate soprattutto al centro degli insedia- to”. Questa tipologia nel nostro territorio ha un
menti, come ad esempio sappiamo nel tessuto aspetto chiaramente non antico, si riscontra solo a
“urbano” di Sion, di St-Maurice e di Ginevra, e le partire dal VI secolo e nelle regioni come i Grigioni
chiese dotate di singole sepolture, un gruppo inter- o il Ticino, sempre più vicine alle tradizioni tar-
medio, riscontrabile anche in ambienti più rurali doantiche, non si trova quasi. Non è improbabile
(Risch, Muttenz eccetera). Provvisoriamente sarà che le caratteristiche estranee all’antichità finora
meglio non caricare la distinzione di troppe ipote- constatate abbiano qualcosa a che fare fra loro.
si, prendendola comunque sul serio ed evitando di
gettare nello stesso calderone tutto ciò che rientra Dedichiamoci ora alle tipologie di edifici sacri
nella categoria di “pianta con tomba o tombe”. rurali altomedioevali del VII e VIII secolo. Proce-
Sarebbe un errore, confermato anche dall’osserva- deremo analizzando due aree appartenenti rispet-
zione che la maggior parte delle chiese del gruppo tivamente alla Svizzera nordoccidentale e all’alto-
che abbiamo presentato hanno lo stesso genere di piano bernese, che comunque permettono di deli-
pianta: sono chiese a sala con presbiterio rettango- neare in gran parte i caratteri del patrimonio del-
lare di larghezza inferiore rispetto al corpo princi- l’intera Svizzera settentrionale.
188 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Fig. 13) Chiese con sepolture: chiese a sala con presbiterio rettangolare rientrato, pianta rettangolare e chiese a sala
con abside.
Hans Rudolf Sennhauser 189

Fig. 14) Tipologie di antichi edifici ecclesiastici nel cantone di Basilea campagna.

La Svizzera nordoccidentale è oggetto della tesi segnala nella figura 14 una chiara tradizione tar-
di dottorato di Reto Marti - nella figura 1 è segna- doromana, mentre nella figura 15 significa un
ta in alto l’area nei dintorni di Basilea. Marti ha ritorno ad essa nel primo Medioevo. La lettera B
tracciato la storia degli insediamenti della zona nella figura 14 significa: edifici altomedioevali che
fra il IV e il X secolo, analizzando tombe, chiese, si attengono più o meno letteralmente agli esempi
insediamenti e fonti scritte: il suo lavoro ha posto tardoromani, C segnala gli edifici altomedioevali
solide basi, che saranno indispensabili alle ricer- quadrangolari dell’altipiano e D si riferisce alle
che future. Sempre la figura 1 mostra in basso una chiese a sala con presbiterio rettangolare rientra -
parte del cantone di Berna entro l’ampio arco deli- to. Nella figura 14 sono segnate con la lettera C le
neato dall’Aare fra il lago di Thun e quello di chiese lignee di pianta quadrangolare dell’altipia-
Brienz, nonché lungo il corso del fiume sull’altipia- no, mentre le chiese con il presbiterio rettangolare
no. Metterò a confronto gli esempi tratti dai din- “rientrato” corrispondono alla lettera D. Nella
torni di Basilea, che si vedono a sinistra, con edifi- figura 14 sono rappresentati i dintorni delle sedi
ci dell’altipiano bernese, sulla base di un lavoro di episcopali tardoantiche di Kaiseraugst e Basilea,
Peter Eggenberger, dedicato alle chiese lignee ber- mentre la figura 15 mostra la vasta zona dell’alti-
nesi11. Io stesso ho finora aggiunto e vi propongo in piano fra le località romane di Olten e Soletta ad
questa trattazione una dozzina di ulteriori esempi. est, Avenches ad ovest: un territorio romanizzato,
Nella figura 14 gli edifici sacri fino all’800 sono chiaramente ripopolatosi con intensità nell’alto
contraddistinti dalle lettere A-D, mentre quelli più Medioevo. Nei dintorni di Basilea predominano gli
tardivi non lo sono. Nella figura 15 invece è visua- edifici precoci, la chiesa episcopale di Kaiseraugst,
lizzata la collocazione geografica degli edifici di cui poi Lausen, un edificio relativamente piccolo con
ci serviamo come esempi. La possibilità di un con- una tomba importante nel vestibolo e la chiesa
fronto immediato è offerta dal colore. La lettera A cimiteriale di Sissach. La tomba nel vestibolo di

11 Peter Eggenberger, Typologie und Datierung der frühmitte - mittelalterlicher Holzbau. Bericht über die 10. Sitzung der
lalterlichen Holzkirchen des Kantons Bern, Archäologie der Arbeitsgemeinschaft ”Mittelalter” in Detmold 1985, a cura di
Schweiz 2, 1993, pp.93–96. Cfr. anche: Peter Eggenberger, For - Heiko Steuer, Zeitschrift für Archäologie des Mittelalters 13,
schungen an Holzkirchen in der Schweiz, pp. 225–227, Früh - 1985, pp. 199–227.
190 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Fig. 15) Antiche chiese a nord e a sud di Berna.

Lausen non è un argomento contrario all’ipotesi margini. In realtà però non sorgono affatto in posi-
che la piccola chiesa servisse ad esempio alla zioni “marginali”, bensì centrali, cioè nelle valli dei
“familia” di un possedimento vescovile, come si è fiumi Aare e Langeten. Il territorio intorno al
pensato12 . Il gruppo delle chiese contrassegnate quale si dispongono, tuttavia, era coltivato in
dalla lettera A domina il campionario; persino epoca romana e più tardi venne abitato di nuovo.
Lausen, che all’inizio aveva all’incirca le dimensio- Le tipologie delle chiese corrispondono a questa
ni delle chiese altomedioevali che si vedono nella immagine: nel vuoto creatosi fra le località conti-
figura 15, è stata ampliata in seguito. Se in prati- nuativamente abitate dall’antichità si inserisce
ca al di fuori di Muttenz non troviamo che edifici uno strato di edifici qui segnati con le lettere C e D:
quadrangolari, possiamo forse interpretare questo chiese a sala rettangolari e chiese a sala con pre-
fatto come una minore attrattiva delle valli nei sbiterio rettangolare rientrato, e tutte queste
dintorni di Basilea per quello strato della popola- costruzioni sono prevalentemente lignee. Le chie-
zione che usava fondare chiese, a Muttenz come se a sala con presbiterio rettangolare, segnate
altrove. A questo stesso strato sociale sono attri- dalla lettera D, dovrebbero appartenere, per quan-
buibili le chiese della tipologia di Schöftland ecce- to riguarda il gruppo più settentrionale, alla tipo-
tera, ma anche le chiese con tombe ad arcosolio o logia di Muttenz, di Schöftland, eccetera, ma rap-
atri destinati alla sepoltura (chiese a sala con pre- presenterebbero una evoluzione più recente, data-
sbiterio “rientrato”, eccetera). bile all’VIII secolo. Soltanto le chiese in pietra di
La forma delle chiese indica che la nuova élite Biel-Mett a nord-ovest e Leissigen (in basso sulla
era dominata da proprietari terrieri provenienti carta) possono essere più antiche.
da ovest, e trova conferma anche nella diffusione
delle tombe ad arcosolio. Nell’area del cantone di In generale, o a grandi linee, possiamo dire per
Berna qui messa in rilievo si constata che gli edifi- il nostro territorio che chiese antiche o che si rifan-
ci che risalgono a tipologie più antiche, contrasse- no all’antichità, soprattutto di epoca carolingia,
gnate dalle lettere A o B, vengono a trovarsi ai sono caratterizzate da un’abside. La chiesa a sala

1 2 Maria Wi t t m e r-Butsch, Hypothesen zur Deutung Liestal (Schweiz) vom 13. bis 15. März 1995. a cura di Michael
ausgewählter Quellenfragmente, in Ländliche Siedlungen zwi - Schmaedecke (Archäologie und Museum 33), Liestal 1995, pp.
schen Spätantike und Mittelalter. Beiträge zum Kolloquium in 45–56.
Hans Rudolf Sennhauser 191

Fig. 16) Edifici ecclesiastici con tombe ad arcosolio secondo la ricostruzione di H.W.Böhme, con integrazioni.

Fig. 17) Chiese ed edifici funerari in architettura lignea.


192 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

con abside è inequivocabilmente la forma più dif-


fusa nel periodo più remoto e laddove, come nei
Grigioni, non lascia emergere altre tipologie, quali
la chiesa a sala con presbiterio rettangolare rien-
trato, è indice di una ricca tradizione antica, inten-
samente conservata. Edifici dalla pianta quadran-
golare ricordano sempre antichi mausolei e gene-
ralmente debbono essere interpretati come luoghi
di sepoltura, chiese cimiteriali, “coemeteria subte-
glata”. La sala rettangolare pura si trova dapper-
tutto e in ogni epoca; per un verso è la forma più
semplice, per un altro è molto versatile e può pre-
sentarsi come povera, ma anche ampia e grandio-
sa, come testimonia ad esempio un gruppo di cat-
tedrali carolinge (fra le altre Salisburgo, Worms,
eccetera).
Altrettanto difficile risulta l’interpretazione di
quella che viene chiamata “chiesa lignea”. Una
chiesa lignea può appartenere a qualunque epoca,
tipologia o tecnica costruttiva. Può trattarsi di un
riparo sopra una tomba, di una piccola chiesa, di
una sala o di uno spazio a più navate, di una chie-
sa retta da sostegni verticali lignei, oppure
costruita su un’armatura lignea orizzontale, e
conosciamo anche combinazioni delle varie tipolo-
gie; è persino possibile che una serie di edifici in
pietra costruiti in successione sia interrotta da un
edificio ligneo (forse provvisorio?). È comunque Fig. 18) Sistemi di sostegni verticali lignei: rappresen-
possibile inquadrare storicamente la forma della tazione schematica.
chiesa a sala con presbiterio rettangolare rientra-
to: rappresenta l’influsso franco nella Svizzera set-
tentrionale e orientale, che in genere si esprime
anche attraverso alcune caratteristiche dei costu- superstizione pagana. Per cui i servitori di Dio cer-
mi rinvenuti nelle tombe. carono di abitare in mezzo a costoro e di insegnare
a pregare il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Gallo
Le fonti scritte ci forniscono informazioni di però, del quale ci siamo proposti di celebrare le
vario tipo, in particolare le Vite dei santi a propo- meravigliose azioni in quest’opera, per grazia di
sito del ruolo e della diffusione del cristianesimo Cristo, aveva seguito fin dall’inizio della sua vita
nei secoli VII e VIII. Il vescovo alsaziano Eticho claustrale l’esempio di Colombano, uomo di Dio,
manda San Germano nel Giura, non per svolgere dividendo le sue fatiche, e ora incominciò ad incen-
opera di missionario, ma espressamente affinché diare i luoghi sacri dei pagani e a buttare nel lago
con i suoi monaci tenga aperta la strada romana le offerte che erano state portate agli idoli. Quando
che conduceva a Biel attraverso il passo della Pier- gli abitanti della regione videro i loro templi bru-
re Pertuis. San Colombano e San Gallo invece tro- ciati, afferrarono le armi dell’odio, che teneva pri-
vano nella Svizzera orientale tutt’altra situazione. gioniero il loro cuore e giunsero a decidere di
Gallo si era recato con il suo maestro e padre spiri- ammazzare Gallo, l’uomo di Dio e di cacciare in
tuale Colombano, su richiesta del re dell’Austrasia malo modo Colombano. Quando san Colombano si
Teodoberto, nel territorio dell’attuale Svizzera accorse di ciò pregò “Dio, che guidi il cielo, e secon-
nordorientale, in un castello di nome Turegum (la do la cui volontà tutto si svolge sulla terra, colpisci
futura Zurigo) e in un villaggio sulla costa setten- questo popolo, in modo che le cattive intenzioni
trionale del lago, chiamato popolarmente Tuccina nutrite contro i tuoi servitori ricadano sulla sua
(l’attuale Tuggen). Come dice il testo della Vita 13: testa. La sua posterità sia votata allo sterminio
“il luogo piacque loro, ma non il malvagio caratte- (Salmi, 109, 13)! Quando arriveranno nel fiore
re degli abitanti. Regnava fra di essi crudeltà e degli anni, possano essere colpiti da insensibilità e
cattiveria, ed erano anche caduti preda della pazzia, cosicché, oppressi dal peso dei debiti, rico-

13 Autore è il monaco sangallese Wetti, che scrisse la Vita di Gallo, redatta intorno al 680, circa 30 anni dopo il decesso del
San Gallo all’epoca dell’abate Gozberto (816-837), su richiesta santo, una fonte che si considera pertanto molto attendibile.
dell’abate stesso. Wetti morì nell’824: il testo risale quindi agli Cfr. Johannes Duft, Die Lebensgeschichten der Heiligen Gal-
anni 816-824 e riprende la versione originaria della vita di San lus und Otmar, St. Gallen/Sigmaringen 1988, p. 20 s.
Hans Rudolf Sennhauser 193

Fig. 19) Strada romana attraverso la Svizzera occidentale e percorso dei santi Colombano e Gallo verso San Gallo.

Fig. 20) Strade altomedioevali che attraversavano il territorio della Svizzera.


194 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

stiane situate intorno agli antichi centri si rivolse-


ro di nuovo al paganesimo. A Bregenz Colombano e
Gallo, ad esempio, trovarono una chiesa già dedi-
cata a Sant’Aurelia, che recava tre immagini di dei
nelle sue tre nicchie -si trattava forse di una pre-
coce chiesa a sala triabsidata?

Le fonti narrative ci informano che nella Sviz-


zera settentrionale e orientale, dove a differenza
di quella occidentale e del Giura a partire dal VI
secolo risiedevano soprattutto Alamanni, era in
corso un’attività missionaria. Il territorio degli
Alamanni è più o meno identico alla porzione sviz-
zera di quella che fu la diocesi di Costanza, fonda-
ta come si crede intorno al 600 come episcopato
alamanno.
In questa parte del paese, la Svizzera setten-
trionale e orientale, prevale però la tipologia della
chiesa a sala con il presbiterio rettangolare rien-
trato. Si può ritenere che questa forma sia caratte-
ristica delle chiese donate da privati, in quanto vi
si rinvengono frequentemente ricche tombe, o per-
lomeno è la forma più facilmente riconoscibile
come tale. Si tratta di chiese private nelle quali
veniva celebrata l’eucarestia, per esempio per la
familia dei proprietari terrieri e nelle quali pote-
vano essere anche sepolte persone particolarmen-
Fig. 21) Il territorio della diocesi di Costanza. te privilegiate -la famiglia del proprietario o alme-
no coloro che avevano fatto costruire la chiesa. Se
si considera il numero elevato di edifici sparsi in
noscano la loro vergogna e si convertano! Così si tutta la regione, si può immediatamente percepire
compirà su di loro la profezia del salmista: La sua che la cristianizzazione del paese intorno ai centri
iniquità ricade sul suo capo e gli piomba sulla testa rimasti cristiani dipendeva meno dai vescovi -i
la sua violenza (Salmi, 7, 17).” Quello che Wetti quali avrebbero piuttosto favorito forme architet-
dice sugli abitanti di Tuggen sembrerebbe una toniche tradizionali- che non dai proprietari ter-
vaticinatio ex eventu : Wetti ha evidentemente rieri, una sorta di “nobiltà” privata, che voleva
conosciuto gli sviluppi della storia. I figli degli abi- soprattutto assicurarsi la salute dell’anima e la
tanti della regione, che Colombano e Gallo aveva- conservazione della memoria.
no cercato di convertire invano, si sono poi chiara-
mente rivolti al cristianesimo verso la metà del VII La problematica può essere precisata sulla
secolo, forse anche un po’più tardi. Così giungiamo base di alcune constatazioni e riflessioni che
all’incirca all’epoca in cui si suppone che venisse riguardano le tipologie dell’architettura ecclesia-
fondata la chiesa di Tuggen, datata attraverso un stica e i corredi funerari. La figura 22 mostra una
gruppo di tre tombe dotate di corredo funerario. La carta che segnala la diffusione delle tombe nelle
cronaca agiografica è indicativa del momento della chiese all’interno del gruppo numero 2 definito nel
conversione al cristianesimo non solo degli abitan- 1993 da Anke Burzler. Gli esempi che risalgono
ti a nord del lago di Zurigo, bensì di una regione agli anni compresi fra il 570 e il 590 sono segnati
più vasta. Quello che possiamo concludere da altre con un punto scuro, mentre quelli che si collocano
fonti, anche se non hanno la stessa affidabilità fra il 590 e il 610 si distinguono con il triangolino
della Vita Galli, indica che la popolazione rurale nero. Entrambi i gruppi sono concentrati in gran
intorno alle località centrali maggiori, come ad parte sul territorio dell’attuale Svizzera setten-
esempio Coira, in genere venne convertita più trionale e orientale. La figura 23 segnala la diffu-
intensamente solo nel corso del VII o addirittura sione delle crocette in lamina d’oro, dove si consta-
dell’VIII secolo. Così, per esempio, i dintorni di ta che in Svizzera non ne sono state trovate.
Coira nel VI secolo erano ancora in gran parte Come si spiega questo fenomeno, se il legame
pagani e a Zillis sembra che fino al VI secolo inol- fra le crocette d’oro trovate nella Germania meri-
trato si sia praticato il culto mitraico in una grotta dionale con quelle longobarde dell’Italia settentrio-
primitiva molto vicina alla chiesa cristiana del V nale rimane indiscutibile e in generale si suppone
secolo. D’altra parte nel VI secolo comunità cri- che una missione venuta da sud sia passata dai
Hans Rudolf Sennhauser 195

Fig. 22) In alto: diffusione delle crocette in lamina d’oro secondo la ricostruzione di H.W.Böhme (veduta parziale). In
basso: diffusione delle tombe nelle chiese dello strato numero 2, 570-590 (punto nero), 590-610 (triangolo nero)
secondo la ricostruzione di Anke Burzler.
196 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

Fig. 23) Carta con sovrapposizione dell’area di diffusione delle crocette di lamina d’oro e delle chiese con ”tombe dei
donatori”: chiese a sala prevalentemente con presbiterio rettangolare.

Grigioni e da Coira? Si dovrebbe supporre, invece, po delle chiese dotate di tombe si identifica invece
che sia esistito una sorta di blocco che impedì la con l’influsso franco, esplicatosi già prima, intorno
penetrazione missionaria longobarda dall’Italia alla metà del VI secolo. Questo influsso si può con-
settentrionale nel territorio della Svizzera, giac- siderare già stabilmente ancorato nella Svizzera
ché, da quanto abbiamo detto finora dovrebbe esse- settentrionale ed orientale quando incomincia la
re evidente che non ci fosse più necessità di missio- missione alamanna nella Germania meridionale,
ni nelle montagne svizzere. Ma se la cristianizza- caratterizzata dalle crocette d’oro. E perché è così?
zione venne attivata dall’esterno, allora occorre I Franchi avevano preso questo territorio a Teodo-
pensare che provenisse in questa fase non dal sud, rico e per loro era molto importante che rimanesse-
ma dall’ovest, sotto l’egida dei Franchi, che domi- ro aperte le strade che attraverso le Alpi conduce-
navano il territorio elvetico dal 536. Le chiese a vano all’Italia settentrionale, come si ricava anche
sala con presbiterio rettangolare rientrato - ma non dalle istruzioni ricevute da Gallo e Colombano e dal
solo loro - lo testimoniano; dal punto di vista crono- loro itinerario seguito all’inizio del VII secolo. È
logico si può collocare lo sviluppo di questa tipolo- possibile che abbiano dato espressione a questa
gia costruttiva nel nostro territorio prima della volontà anche con la (ri?)-fondazione della sede
comparsa delle crocette in lamina d’oro nella Ger- vescovile di Basilea, nonché con la sottomissione
mania meridionale, alla fine del VI secolo. Il grup- della val Venosta a Coira, dando seguito per un
Hans Rudolf Sennhauser 197

verso all’antica regola di far coincidere le divisioni Senza volerlo siamo passati dalla cosiddetta
civili con quelle religiose, d’altra parte, almeno “archeologia degli edifici ecclesiastici” alla storia
nelle intenzioni, controllando efficacemente il ter- politica e culturale generale della Svizzera altome-
ritorio e i passi alpini ivi compresi. Se si fa un con- dievale: la forza espressiva di grande complessità
fronto con il compito dato al convento di Moutier- e pure così concreta degli edifici sacri medievali,
Grandval di custodire le strade nel Giura, emerge propria non solo delle chiese conventuali, vescovili
con chiarezza come la volontà di garantire la sicu- o di pellegrinaggio, bensì anche delle semplici
rezza delle strade e dei principali passi alpini fosse chiese rurali, riesce sempre ad affascinarci di
una delle preoccupazioni prioritarie dell’epoca14. nuovo.

Traduzione di: Vera Segre Rutz

FONTI DELLE IMMAGINI:

1 Sfondo: carta in rilievo dell’Ufficio Topografico Fede- 12 Oberwil, Muttenz, Sissach secondo la ricostruzione
rale, Berna. di Reto Marti (cfr. nota 1)
2 Hektor Ammann, Karl Schib, Historischer Atlas der 14 Secondo la ricostruzione di H.W.Böhme, in: Archäo-
Schweiz, Aarau 1951, p.13. logisches Korrespondenzblatt 1989, Heft 3, p. 287. Inte-
11 Sion secondo la ricostruzione di Alessandra Antoni- grata dagli esempi di Svitto e Schiers.
ni, Sion VS, Sous-le Scex, ein spätantik-frühmittelalter - 22 In alto: secondo la ricostruzione di H.W.Böhme, Art.
licher Bestattungsplatz. Gräber und Bauten, tesi di dot- Goldblattkreuze, in: Reallexikon der Germanischen
torato, Zuirgo 2000 (dattiloscritto). Altertumskunde, vol. 12, 1998, p. 315.
Gli esempi ginevrini sono tratti dalle pubblicazioni di In basso: secondo la ricostruzione di Anke Burzler, in:
Charles Bonnet: Markus Höneisen ( a cura di), Frühgeschichte der
Charles Bonnet et Béatrice Privati, Saint-Gervais à Region Stein am Rhein. Archäologische Forschungen im
Genève: les origines d’un lieu de culte, in: Archäologie Ausfluss des Untersees (Antiqua 26 / Schaffhauser
der Schweiz 14, 1991, 2, p. 210. - Patrimoine et architec- Archäologie 1), Basel 1993, ill. 187, p. 231.
ture, cahiers no. 3, août 1997: Autour de l’église. Fouilles Ad eccezione delle carte alle figure 2 e 22, nonché delle
archéologiques à Genève 1967-1997, piante di Sion, Sous-le-Scex, Genève, St-Gervais, Mut-
e di Jean Terrier (Meinier) tenz, Oberwil e Sissach, tutti i disegni sono stati esegui-
ti da Alfred e Niklaus Hidber (Ufficio Sennhauser).

14 Cfr. Knut Schaeferdiek, Art. Bekehrung (Alemannen), in Markus Höneisen, Frühgeschichte der Region Stein am Rhein.
Reallexikon der Germanischen Altertumskunde 2, 1976, p. Archäologische Forschungen am Ausfluss des Untersees (Anti-
184, e Horst Wolfgang Böhme, G o l d b l a t t k r e u z e, ebda., 12, qua 26 –Schaffhauser Archäologie I), Basel 1993, pp. 191, 218
1998, pp. 312–318 (Bibliografia). Inoltre Anke Burzler, in ss., 222 ss., 229, 390.
Gian Pietro Brogiolo 199

LUOGHI DI CULTO TRA VII E VIII SECOLO:


PROSPETTIVE DELLA RICERCAARCHEOLOGICA
ALLA LUCE DEL CONVEGNO DI GARDA
Gian Pietro Brogiolo

In una recente sintesi, aggiornata al 1998 élites germaniche; (2) il contemporaneo abbando-
(BROGIOLO et al. 1999) sono state pubblicate 82 no dei cimiteri aperti e l’affermazione delle inuma-
schede di altrettanti luoghi di culto dell’Italia set- zioni presso le chiese che divengono il centro di
tentrionale databili tra il V e il IX secolo. Nel cen- attrazione dei nuovi villaggi; (3) la ridefinizione
simento sono stati considerati solo gli edifici con delle prerogative del presbiter e conseguentemen-
una cronologia attendibile, indipendentemente te dell’ecclesia da lui retta, con la diffusione della
dalla funzione che non sempre è accertata. Il cam- pratica del battesimo dei bambini e l’assunzione di
pione analizzato, seppur significativo, è fortemen- rendite patrimoniali.
te lacunoso: ad esempio, non sono state inserite Per l’Italia settentrionale siamo ben lontani da
nel catalogo le chiese testimoniate solo da resti una sintesi e, per alcuni degli aspetti sottolineati
epigrafici e di arredo liturgico, particolarmente da Reynaud, brancoliamo nel buio. Nulla sappia-
numerose per i secoli VIII-IX secolo, né quelle mo di eventuali processi di ricristianizzazione in
menzionate da fonti scritte. Dopo il 1998, numero- alcune regioni, anche se la generale continuità dei
si scavi hanno messo in luce nuovi luoghi di culto: luoghi di culto tardo antichi nella maggior parte
soltanto quelli pubblicati nel Notiziario 1998 della delle aree considerate (infra) porterebbe ad esclu-
Soprintendenza archeologica della Lombardia dere fenomeni diffusi di ritorno al paganesimo. Ma
riguardano ben 17 luoghi di culto, la maggior parte poco conosciamo anche delle fasi di conversione
dei quali con fasi tra V e VIII secolo. all’ortodossia romana delle componenti pagane,
La distribuzione dei dati censiti non è omoge- ariane e tricapitoline della società tra VII-VIII
nea. Un terzo circa si concentra nel territorio a secolo, temi sui quali non si è andati finora aldilà
nord di Milano (diocesi di Milano, Como, Novara) dei contributi degli storici (si pensi, ad esempio, ai
per un totale di 27 chiese alle quali sono da aggiun- lavori del Bognetti sulle attività missionarie orien-
gere le 39 censite per il Canton Ticino (diocesi di tali (riassunti in BOGNETTI 1966), mentre è del
Milano e Como). Un totale dunque di 56 che equi- tutto assente qualsiasi informazione archeologica.
vale per numero a tutte le rimanenti dell’Italia Anche il problema del contesto insediativo nel
settentrionale (55). Tra queste, emergono altri tre quale sorgono le chiese sembra al di fuori degli
territori rappresentati peraltro da modesti cam- interessi della maggior parte degli archeologi,
pioni: quello delle diocesi di Trento e Verona (13), mentre solo occasionalmente è stato indagato
quello friulano pertinente alle diocesi di Aquileia e dagli storici (in particolare da Settia, per la cui
Zuglio (11) ed infine quello dell’area bizantina del- bibliografia si veda il contributo di Azzara in que-
l’esarcato (7). sti atti). In larga misura, coincide con la fine delle
È evidente che l’unico territorio con buona ville romane e la nascita dei villaggi altomedieva-
documentazione è quello a nord di Milano, ed è su li, fenomeno che si sviluppa su un ampio arco tem-
questo che si possono costruire alcune ipotesi porale, praticamente dal V al X secolo, ma proprio
interpretative da confrontare con quelle proposte il VII secolo appare cruciale in quanto coincide, in
per alcune regioni d’oltralpe. In particolare mi molti regioni, con il radicamento della nuova ari-
paiono significative quelle avanzate da Reynaud stocrazia longobarda nelle proprietà rurali. Pro-
(1999) per la Francia e da Sennhauser (1989 e in prio all’interno di questo processo è da verificare la
questo volume) per la Svizzera. tendenza alla concentrazione in villaggi rispetto
alla tenuta dell’insediamento sparso tardo romano
Il recente contributo di J.F. Reynaud (1999) incentrato sulle ville.
sull’adattamento e la riorganizzazione ecclesiasti- L’evoluzione degli aspetti devozionali è mate-
ca in Gallia tra VII e VIII secolo, individua tre pro- ria che attende ancora studiosi in grado di definir-
cessi di trasformazione: (1) la ricristianizzazione la, sia sulla base delle fonti scritte, puntuali nel
di numerose regioni grazie alla conversione delle descrivere il culto delle reliquie dall’età liutpran-
200 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

dea in poi (TOMEA c.s.) sia di quelle archeologi- torio (su questi temi si vedano i contributi in BRO-
che, che attraverso i vani e le nicchie destinate ad GIOLO, GAUTHIER, CHRISTIE 2000).
ospitare i reliquiari ne mostrano una continuità Le ricerche sulla campagna altomedievale
dal tardo antico in poi. devono però collocarsi in una prospettiva gerarchi-
ca diversa rispetto all’età antica, sia dal punto di
Tutti questi temi sono importanti ed è chiaro vista economico che sociale. A partire dal V secolo
che lo studio delle chiese altomedievali dovrebbe e con un sviluppo che appare pienamente dispie-
essere affrontato con sistematicità. gato nel VII e nell’VIII, si va affermando un pro-
In primo luogo con una dettagliata descrizione cesso di gerarchizzazione delle campagne grazie
degli edifici, dei quali serve conoscere non solo la all’emergere di nuovi importanti centri demici (i
forma (pianta, aperture, organizzazione interna), grandi castra) e di una costellazione di insedia-
e le dimensioni, ma anche le tecniche costruttive di menti nucleati minori che allentano, e in taluni
murature, pavimenti, soffitti e coperture, le deco- territori spezzano il rapporto città campagna,
razioni, l’eventuale arredo liturgico. Fondamenta- anticipando fenomeni che avranno pieno sviluppo
li sono anche la documentazione delle sepolture in età feudale.
(posizione, forma, tecnica costruttiva, corredo e La nuova gerarchia insediativa induce un
ritualità della deposizione) e i rapporti con il con- adattamento della rete dei luoghi di culto con
testo insediativo. Informazioni che vanno distri- modalità che dobbiamo presumere altamente
buite nella sequenza del luogo di culto e dunque pragmatiche, all’interno delle quali le aristocrazie
articolate nei periodi principali individuati. laiche ed ecclesiastiche hanno largo spazio di
E proprio da questo punto di vista appare prio- manovra per rinforzare la propria immagine ed il
ritario affinare la periodizzazione e l’interpreta- proprio potere (CRACCO RUGGINI 1998). La
zione funzionale. Distinguere, come in questa costruzione della chiesa, come ha sottolineato da
sede, le chiese di VII e VIII, rispetto a quelle più tempo Heiko Steuer (1989) per l’area merovingia,
antiche e posteriori, è certo valido in una prima è uno degli elementi che contribuisce a fissare l’in-
approssimazione, ma occorre proporsi l’obiettivo sediamento nel quale emerge come classe dirigen-
di scansioni ancora più circoscritte. Appare inoltre te la nobiltà dei fondatori di chiese.
auspicabile un’attenzione peculiare per il VII seco- In questi processi, tra fine VII e VIII secolo,
lo, un periodo filtro non solo, come si è detto, per appare rilevante, anche se da valutare regione per
l’insediamento, ma anche negli aspetti ideologici, regione, il ruolo dei monasteri (CANTINO WATA-
per il serrato confronto tra ariani, scismatici e GHIN 2000). Nella loro fondazione si esprimono,
ortodossi. Per questo secolo cruciale è inoltre indi- in modo ancora individualistico ed occasionale, sia
spensabile riconsiderare sistematicamente i luo- le pulsioni di una società che vive ormai con inten-
ghi di culto in rapporto alle aree cimiteriali e ai riti sa e sincera partecipazione la nuova fede, divenu-
funerari, non solo per verificare la relazione tra ta peraltro componente essenziale del sistema di
cimiteri aperti e sepolture presso le chiese, ma potere (ERHART, DE YONG 2000), sia le strategie
anche per valutare, caso per caso, le strategie familiari di conservazione del patrimonio e del
familiari ai diversi livelli sociali. Le datazioni, non rango sociale in un periodo nel quale erano soven-
limitate ai tradizionali corredi funerari, non sem- te in balìa del mutevole favore dei potenti (LA
pre presenti nelle sepolture, bensì fondate su ana- ROCCA1998).
lisi sistematiche al C14 sembrano offrire un qua-
dro inedito dell’edilizia religiosa del VII secolo.
Questo convegno non pretendeva di offrire
Sull’evergetismo di VIII secolo abbiamo da risposte esaustive a tutti i problemi che lo studio
sempre migliori informazioni, grazie alle fonti dei luoghi di culto altomedievale comporta. Su
scritte che lo mostrano come il risultato del con- almeno sei ha però fornito indicazioni quanto mai
fronto in atto tra le diverse componenti delle ari- stimolanti.
stocrazie sia all’interno di un singolo ducato, sia
tra un centro di potere e l’altro (MITCHELL2000).
Aristocrazie che, dopo la conversione delle mino- 1. Continuità e cesura nell’utilizzo dei luoghi
ranze ariane e pagane, si muovono ormai alla con- di culto paleocristiani
quista delle sedi laiche ed ecclesiastiche del pote-
re, avendo come punto di riferimento la città e Tra Lombardia e Piemonte sono rari i casi di
come riferimenti culturali le corti e gli episcopia luoghi di culto, si tratti di oratori funerari o di
(GASPARRI 2000). chiese battesimali, che rechino segni di distruzio-
ne violenta. Sembrano costituire eccezione le
In secondo luogo, è sempre più chiaro come lo regioni confinarie.
studio delle campagne, e delle chiese che vi sono In Alto Adige, le grandi chiese paleocristiane di
state costruite, non possa essere disgiunto da una Bolzano vengono riedificate in pianta ridotta dopo
riflessione complessiva sull’interazione città-terri- un abbandono di un paio di secoli, S. Lorenzo di
Gian Pietro Brogiolo 201

Sebato, viene utilizzata per scopi profani fin dal V È questo solo un aspetto di un rapporto più
secolo (Nothdurfter). ampio, che va valutato a scala regionale, attraver-
Nel Friuli, su un campione di 17 edifici con dati so una molteplicità di parametri archeologicamen-
archeologici, tre hanno evidenze di incendio (S. te rilevabili, tra luoghi di culto e (a) ville romane,
Martino di Ovaro, complesso cultuale del colle di (b) castelli tardo antichi-altomedievali, (c) villaggi
Zuca e S. Lorenzo di Buia), e due di attività che romani e di nuova fondazione, (d) necropoli, (e)
parrebbero incompatibili con un luogo di culto (le viabilità. Segnalo, per l’Italia settentrionale, i
chiese di S. Giorgio di Nogaro e S. Pietro di Rago- lavori di Marina de Marchi (1994, 1997) per la
gna). Tutte queste cesure si collocano tra VI e VII Lombardia, di Micheletto e Pejrani (1997) per il
secolo e sono riferite da Aurora Cagnana alle inva- Piemonte, di Bierbrauer (2001) per il Friuli.
sioni longobarda e avara.
Talora sono attesati usi domestici, plausibilmen-
te occasionali, come nel caso della parrocchiale di 3. Tipologia dei luoghi di culto
Civezzano (Ciurletti), di S. Vincenzo di Sesto Calen-
de (BROGIOLO e al. 1983) e del battistero di Cureg- Dalle relazioni, integrabili con altri dati, è possi-
gio (Pantò, Pejrani), ma sarei cauto nel collegare bile ricavare un primo censimento delle tipologie
questi fenomeni sempre ad una perdita di funzione. attestate nelle campagne dell’Italia settentrionale:
Del resto, anche tutte le chiese distrutte da
incendio e abbandonate, riprendono la funzione (a) chiese a semplice aula rettangolare, parti-
liturgica. La norma, come è stato osservato (BRO- colarmente diffuse nel patriarcato di Aquielia e
GIOLO, GELICHI, WATAGHIN 1999), è un dunque anche in Friuli, a S. Martino d’Asio, S.
sostanziale rispetto per il culto. Le chiese battesi- Lorenzo di Buia, S. Andrea di Venzone, colle di
mali appaiono dunque stabili, non solo perché Zuca.
investite di una funzione giuridica, ma anche per- (b) chiese ad aula unica e abside semicircola-
ché spesso, ad esempio quelle lungo le strade, ven- re, il tipo più semplice e più diffuso: in Friuli S. Sil-
nero fondate non in rapporto ad un singolo sito ma vestro di S. Salvatore di Maiano e S. Martino di
ad un territorio che in quelle strade aveva un Rive d’Arcano, in Lombardia-Canton Ticino a S.
punto di riferimento. Stefano di Garlate, SS. Agata e Sisinnio di Ossuc-
Da segnalare il caso di Dorzano (Pantò, Pejra- cio, S. Zenone di Campione, S. Pietro di Dongio,
ni), con un ampliamento, dovuto ad incremento SS. Nazaro e Celso di Airolo, SS. Quirico e Giulet-
demografico, nel corso del VII secolo, seguito da un ta di Melide, S. Pietro a Campione, S. Martino II di
abbandono nel IX, a seguito di una riorganizzazio- Sonvico, S. Stefano III di Muralto, S. Paolo di
ne che comporta il trasferimento della cura d’ani- Arbedo, in Alto Adige a S. Giacono a Soeles e S.
me in altra sede. Giorgio di Corces, in Trentino a Fornace S. Stefano
(abside aggiunta ad un’aula rettangolare), parroc-
chiale di Civezzano, S. Tomè di Mori, S Martino di
2. Chiesa e insediamento Castel Drena e S. Martino di Campi sopra Riva del
Garda, SS. Dionisio, Rustico ed Eleuterio di Bleg-
Nella maggior parte dei casi, il rapporto tra gio;
chiesa e insediamento, non compare nelle relazio- (c) chiese ad aula unica con abside rettango-
ni di scavo che si limitano a considerare il solo lare: in Friuli, S. Pietro di Ragogna, S. Maria Mad-
luogo di culto. Grave lacuna che non appare com- dalena di Invillino, SS. Gervasio e Protasio di
pensata dalle poche eccezioni. La più significativa Nimis, in Lombardia Canton Ticino a S. Martino
è certo quella di Mombello in Piemonte, presenta- di Trezzo, Garbagnate monastero, S. Giorgio di
ta in questo convegno da Gabriella Pantò e Luisel- Morbio inferiore, in Alto Adige a S. Procolo di
la Pejrani, sia per la qualità della sequenza (villa Naturno con abside trapezoidale;
rustica romana, abbandono, rioccupazione con edi- (d) chiese ad aula unica e tre absidi: Civezza-
fici in tecnica povera, un nuovo edificio di VII seco- no II, oltre alle ben note S. Benedetto di Malles,
lo coevo alla chiesa privata), sia per la possibilità Sirmione S. Salvatore che si rifanno agli esempi di
di attribuire il settore occupato nel VII-VIII secolo S. Felice di Pavia e S. Maria d’Aurona di Milano;
ad una famiglia aristocratica longobarda che si fa (e) chiese con transetto e tre absidi (pianta a
seppellire in una chiesa privata, a duecento metri T): S. Maria in Silvis a Sesto al Reghena (ex VII-in
di distanza dalla propria casa, mantenendo il VIII), S. Salvatore I a Brescia, Sabiona chiesa sul
costume funerario germanico. Mombello offre dun- pendio;
que il dato archeologico del radicamento dell’ari- (f) chiesa a croce latina con cupola e torre
stocrazia longobarda nelle proprietà terriere, sug- centrale, come S. Pietro di Quarazze, datata tra
gerito con informazioni più frammentarie anche VIII e IX secolo, che ha confronti nel S. Zeno di
altrove, ad esempio da analoghi casi lombardi a Bardolino e nel S. Pietro di Gazzo veronese. Molte
Trezzo, Palazzo Pignano, Garbagnate Monastero di queste chiese sono provviste di atrio ( S. Maria
ecc. (De Marchi). in Silvis a Sesto al Reghena (in una seconda fase di
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metà VIII), S. Tomè II di Carvico, S. Zenone di santo, come S. Giulio d’Orta e S. Lorenzo di Gorza-
Campione), talora aggiunto, un paio soltanto di no, trasformata in funeraria nel VII secolo (Pantò,
westwerk in facciata (S. Stefano di Cesclans e SS. Pejrani);
Gervasio e Protasio di Nimis)
Nell’alto medioevo sembrano rari i mutamenti
La tecnica costruttiva, nella stragrande mag- di funzione da funeraria a battesimale e viceversa.
gioranza dei luoghi di culto, è in muratura, preva- Ben attestato è ancora una volta un caso piemon-
lentemente con legante di malta. Raramente con tese, quello di Centallo (Cn). Il luogo di culto con
argilla (S. Benedetto di Malles ). Pochi sono gli edi- annesso battesimale, fondato nel V secolo da un
fici lignei, per ora concentrati tra Lombardia-Can- proprietario terriero, perde il battistero nel VI,
ton Ticino (S. Tomè di Carvico) e Trentino-Alto plausibilmente perché trasferito ad altra chiesa
Adige (S. Giorgio di Foiana, S. Valentino a Salo- battesimale e viene utilizzato come chiesa funera-
netto, Vigo di Fassa). ria della comunità sviluppatasi nell’ambito dell’a-
zienda agricola (Pantò, Pejrani). Al contrario, nel
S. Giovanni Battista di Cesano Boscone il battiste-
4. Funzione ro viene realizzato in un vano laterale dell’edificio
paleocristiano, già adibito ad uso funerario (Cere-
Quanto a funzione quattro sono le categorie di sa Mori 1996).
luoghi di culto, documentati in area rurale, di cui Talora, nel VII secolo la chiesa battesima-
si è trattato in questo convegno: le viene integralmente ricostruita come nel caso
del S. Pietro nel castello di Ragogna, in Friuli
(a) chiese con cura d’anime, nella stragrande (LUSUARDI SIENA, VILLA1998).
maggioranza dei casi di fondazione più antiche del Più costante sembra invece la fine dell’uso
periodo considerato in questa sede; non mancano funerario di molte cappelle private nel corso dell’-
peraltro eccezioni, come ad Invillino colle Santina, VIII secolo, da mettere in relazione, come sottoli-
dove la vasca, ubicata nell’atrio di una chiesa ad neano Pantò e Pejrani, con la riorganizzazione ple-
aula rettangolare con abside quadrata, viene data- bana della cura d’anime, processo questo assai
ta all’VIII secolo (Cagnana), e a Fiera di Primiero, lungo che avrà come conseguenza la rarefazione di
collocata nella navata e attribuita ad età carolin- nuove fondazioni private e forse anche le situazio-
gia (BOMBONATO, RAVAGNAN 1997); ni di abbandono e rovina menzionati nei capitolari
di Lotario dell’825 e 832 (Azzara).
(b) chiese con funzione funeraria, sovente di
origine tardo antica, appartenenti ad un gruppo,
come s. Agata e Sisinnio di Ossuccio, S. Vittore di 5. Complessi polifunzionali
Terno d’Isola, forse S. Stefano di Garlate (De Mar-
chi), la chiesa di Ticineto (Pantò, Pejrani), quella La ricerca sulle chiese rurali ha da tempo
tardo antica di S. Maria del Pernone di Arco (Ciur- messo in luce come talora esistessero più edifici,
letti); ciascuno con una propria funzione. Oltralpe sono
ben noti i casi d’Isle le Jourdain e del castrum
(c) chiese con funzione funeraria, apparte- d’Auxerre (REYNAUD 1999). Una situazione
nenti ad una famiglia di proprietari terrieri. Oltre simile è spesso ipotizzabile anche in Italia setten-
a quella di Mombello, di cui si è già fatto cenno, ve trionale sulla base di fonti eterogenee (come ad
ne sono numerose altre: in Alto Adige, quella di S. esempio per Garlate, ove vennero presumibilmen-
Stefano di Burgusio, le due o tre chiese di S. Gior- te fondate tra V e VII secolo ben tre chiese: S.
gio di Corces, quella di controversa interpretazio- Agnese con cura d’anime, S. Stefano con funzione
ne e datazione di S. Proculo di Naturno (Nothdurf- funeraria e S. Vincenzo, da identificare forse nel
ter); in Trentino, quelle di S. Stefano di Fornace, S. battistero: Brogiolo c.s.). Più rari i casi documen-
Tommaso di Mori/Vignolo, S. Martino di Stenico tati archeologicamente: Isola Comacina, Appiano
(Ciurletti); in Lombardia-Canton Ticino, quelle di Gentile, Muralto.
S. Zenone di Campione d’Italia, S. Lorenzo di Il doppio luogo di culto risponde all’esigenza,
Gudo, S. Antonio di Besazio, S. Carpoforo di Gor- sentita almeno fino al VI secolo, di tenere distinte
duno, SS. Nazaro e Celso di Airolo, SS. Quirico e la chiesa con cura d’anime, talora provvista di bat-
Giulitta di Melide, S. Pietro a Gravesano, SS. tistero localizzato in un edificio indipendente, e la
Nazaro e Celso di Garbagnate (De Marchi). In Pie- chiesa funeraria. Forse la stessa dedica serviva a
monte, la chiesa di Sizzano, fondata nel V secolo riconoscere la differente funzione, se non è casuale
dai proprietari di una villa; viene utilizzata in fun- che a Garlate, Muralto e Appiano, la chiesa fune-
zione funeraria solo nel corso del VII (Pantò, Pej- raria sia intitolata a S. Stefano, ma su questi temi
rani); occorrerebbe riprendere gli studi con metodi più
critici e più contestualizzati di quanto si è fatto in
(d) santuari sorti attorno ad una tomba di un passato.
Gian Pietro Brogiolo 203

La presenza di più luoghi di culto è probabil- (Nothdurfter), situazioni che trovano confronti con
mente il risultato di un processo che inizia nel V ed l’area merovingia (Sennhauser).
è ancora in atto nel VII, se a quel secolo si possono Quanto a fenomeni più tardi di conversione,
datare le trasformazioni in chiesa di precedenti Aurora Cagnana nel suo esauriente contributo
mausolei, come è stato proposto per Muralto e allude ad una serie di sepolture con elementi di
Garlate. corredo paleoslavo (su cui vedi anche BROGIOLO,
Anche per questo interessante problema storio- POSSENTI 2001). Si tratta di forme di colonizza-
grafico, servono ricerche archeologiche mirate ed zione, presumibilmente di IX-X secolo, del tutto
esaustive che si rivolgano non solo a tutti i luoghi analoghe a quelle che si verificarono in Istria al
di culto documentati, ma anche alle aree cimite- tempo del duca Giovanni, subordinato del marche-
riali e agli edifici residenziali collegati. se del Friuli, e che provocarono le lagnanze dei
romani che sfociarono nel famoso placito di Risano
dell’804. I colleghi croati (esaurienti sintesi in
6. Processi di acculturazione Bizantini, Croati, Carolingi) hanno da parte loro
sottolineato gli aspetti archeologici ed architetto-
Non vi è evidenza di processi di ricristianizza- nici del processo di evangelizzazione, nel corso del
zione, quali quelli attestati nella Svizzera, cui ha IX secolo, dei territori dalmati soggetti ai conti
fatto cenno Sennhauser nel suo intervento, ma croati, ad opera di missionari provenienti dal
solo di adesione al Cristianesimo delle componenti Patriarcato di Aquileia.
pagane immigrate con l’invasione longobarda e a
seguito della colonizzazione slava tra IX e X seco- I luoghi di culto, che, a tutt’oggi, costituiscono
lo. la fonte archeologica principale per lo studio del-
Sui modi in cui si espresse la conversione dei l’altomedioevo, meriterebbero infine di essere
Longobardi al cristianesimo, particolarmente indagati come testimonianza delle aristocrazie
significativi mi paiono gli esempi di costruzione di rurali. Alcuni spunti sono certo emersi dalle rela-
un luogo di culto in una precedente area cimiteria- zioni e dalle discussioni, purtroppo non pubblica-
le aperta, come a Trezzo S. Martino, S. Lorenzo di te, ma su questi temi occorrerà tornare a confron-
Gudo (De Marchi), S. Stefano di Cesclans (Cagna- tarsi in altre occasioni.
na), S. Procolo di Naturno e S. Giorgio di Corces
204 LE CHIESE TRAVII E VIII SECOLO IN ITALIASETTENTRIONALE

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