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PO SIZIO N E D E L L A R C H IT E T T U R A P A L E O C R IS T IA N A

RAVEN N ATE
in: in Studi Ravennati, Problemi di architettura paleocristiana,
Edizioni Dante, Ravenna 1962, pp. 3-54

Il presente studio svolge il tema della Relazione presentata al V I C on


gresso intemazionale di Archeologia Cristiana.
I limiti topografici e temporali, certo non estesi, della grande
fioritura artistica ravennate, ne avrebbero forse potuto agevolare
gli studi riassuntivi, intesi a cogliere lessenza dlie manifestazioni
architettoniche paleocristiane. Ma l inquadratura storico-artistica e
la valutazione dei caratteri e delle qualit estetiche di quell'archi
tettura non sempre possono essere considerate puntuali ed* esau
rienti; le ricerche e le discussioni impostate sullargomento risul
tano pi spesso riferite a monumenti isolati od, addirittura, a sem
plici particolari. Oppure ancora appaiono sollecitate e distorte dai
riflessi dellaccesa polemica intorno allinsistente, ed oggi superato,
dilemma: Oriente o Roma.
Allo scopo di giungere ad una razionale visione panoramica
del problema, che sincentra sullarchitettura dei secoli V e V I. sar
necessario prescindere da tesi preconcette e da false posizioni, tra
scurando le situazioni parziali o contingenti. A mio giudizio, in
vece indispensabile esaminare partitamente tutti i principali monu
menti ravennati, indagandone con metodo i diversi aspetti, in vista
di un loro coordinamento verso una auspicabile sintesi finale. Il pro
cedimento analitico potr forse apparire meccanico e persino arido:
si giustifica e si riscatta, per, come indispensabile sicura premessa
a coscienti valutazioni dordine generale e ad ogni ben fondata
interpretazione estetica.
A tal fine, i monumenti visti nella loro successione crono
logica debbono essere attentamente considerati sotto diverse v i
suali, studiandoli in particolare: a) dal punto di vista tipologico e
dell'organismo costruttivo, b) per la ricerca di eventuali rapporti di
esatto proporzionamento, c) nelle pi spiccate particolarit differen
ziali, d) nelle aspirazioni e nei raggiungimenti formali e dordine
figurativo.
L esame cos condotto e limitato alle manifestazioni sorte nei
complessi urbani, ribadir per i monumenti ravennati, idealmente
restituiti agli aspetti originari, la loro sostanziale coerenza; ne met
ter meglio in risalto la comune base culturale della differente te
matica, come delle varie espressioni artistiche e potr inoltre offrirci
il metodo migliare per saggiarne lirradiamento nellarea adriatica.
L architettura ravennate meriterebbe questo sforzo d indagine
e pi amorevoli studi.
La sua compagine, assolutamente eccezionale, si pu diire non
abbia rivali. Se per la celebre veste musiva, il passo deve esser ce
duto a Roma, nessunaltra citt pu ora competere con le vive ar
chitetture di Ravenna, che una secolare stasi ha miracolosamente
preservato al patrimonio monumentale. Dove trovare altrove tanti
edifici paleocristiani leggibili e quasi intatti nelle loro strutture?
Nemmeno il centro della Cristianit pu vantare e non solo
per il V e V I secolo Cali autentiche ricchezze!
Ravenna consente di esaminare i monumenti nella loro com
pleta spazialit tenendb facile conto dlfinnalzamento diei pian
a ti e dello spostamento dei colonnati e di studiarli in ogni epi
sodio o nesso costruttivo.
Non si pu difatti seguitare a tessere la storia dellarte paleo
cristiana soltanto conoscendo le orme lasciate dagli edifici sul ter
reno; necessario trascendere una prassi di studio ancora troppo
archeologica, indipensabile indagare a fondo e valutare i monu
menti nella loro compiuta essenza e non limitarsi a considerarli nei
disegni di pianta, quando questi esistano.
Ravenna impartisce solennemente tale monito e ci offre ogni
possibilit di profittarne.
* * *

Siffatta analisi dovrebbe prendere le mosse dalla citt di Classe,


dove il Cristianesimo si era precedentemente affermato, cos come
era subito riuscito a diffondersi, seguendo le direttrici di traffici
marittimi ed insediandosi nei grandi porti militari.
Purtroppo la distruzione di quel centro abitato, importantis
simo sotto tanti aspetti, avvenuta in modo cos radicale e com
pleto da non risparmiare nemmeno gli edifici pi venerandi: la
sola stupenda Basilica di S. Apollinare costituisce una miracolosa
eccezione. N i nuovi metodi di indagine e gli studi intrapresi in
questi ultimi tempi, han finora potuto gettare sufficiente luce su
una situazione completamente alterata dalla mutata configurazione

La Basilica Probi , lantica cattedrale suburbana di Classe,


sorgeva presso S. Apollinare. Le testimonianze pervenuteci intorno
allantichit della sua fondazione, che non valica il IV secolo, e
sull esistenza di un attiguo battistero, non forniscono alcun preciso
elemento sulle forme architettoniche. Non siamo nemmeno sicuri
che le dimensioni dell ambiente l ultimo a sparire di tutto il
complesso e che fu pubblicato dal Berti si riferissero a qualche
parte superstite della chiesa e non, come sembra pi probabile, ad
un portico dellatrio (i).
Ignoranza, pi che incertezza, si perci accompagnata finora
ai nomi di chiese classensi, alcune delle quali celebri. Cos per il bat-
tistero predetto poi dedicato a S. Eufemia per l antichissima
chiesa di S. Demetrio, per quella di S. Eleucadio, per la chiesa
ariana di S. Sergio, riconsacrata alla fine del V I secolo, per la Ba
silica Petriana del V secolo con il suo pi tardo battistero...
Di questi ultimi cospicui monumenti assai grave la totale
perdita. Il Berti nel 1875 indic con convinzione, ma non con esat
tezza, lesistenza di assai probabili resti: sarebbe oltremodo inte
ressante rintracciarli per riconoscere almeno l impianto pianimetrico
del pi vasto complesso monumentale di Classe paleocristiana (2).
Del battistero sappiamo, in verit, essere stato un fons tetragonus
eretto da Pietro II (494-5x9); impostato su strutture concentriche
(duplicibus muris) doveva aprirsi allinterno verso ambienti o nic-
chioni laterali destinati ai fedeli dei due sessi.
La chiesa di S. Severo, gi risplendente di mosaici e che fu
lultima a costruirsi in Classe, venne fondata da Pietro III (570-
577) e compiuta da Giovanni II. Questo edificio di cui ci re-

(1) M i richiamo, una volta per sempre, alla bibliografia essenziale sulla
storia ed i monumenti ravennati redatta da G. B ovini ed opportunamente
aggiornata ogni anno. Vedine lultima edizione premessa al I X Corso di cui-
tura sullarte ravennate e bizantina, Faenza 1962. Per questo primo, come per
gli altri edifici od aspetti monumentali distrutti, rinvio al pregevole utilissimo
volume di R. F ario LI, Ravenna paleocristiana scomparsa, Ravenna 19 6 1.
Richiamo anche lattenzione sul successivo studio della medesima autrice:
Due antichi edifici di culto ancora da rintracciare nel territorio di Classe:
la Basilica Probi e la Chiesa di S. Severo, in Studi storici, topogra
fici ed archeologici sul Portus A ugusti di Ravenna e sul territorio classi-
cano , Faenza 19 6 1, pp. 88-98.
(2) G. Be r t i , La Basilica Petriana in Classe, Ravenna 18 7 5, ed il re
centissimo studio di G . Bovini, La Basilica Petriana della Civitas Clas
sis ed il suo Battistero. Notizie storiche, nel volume Convegno per lo
studio della zona archeologica di Classe a mezzo dellaerofotografia , Ra
venna 19 6 1.
stano solo alcuni mosaici pavimentali asportati in passato e attri-
buibili perci allultimo quarto del V I secolo aveva 11 prospetto
rivolto a levante ed era verosimilmente costituito da tre navate:
quella centrale doveva esser lunga 1 20 palmi romani e larga 56 (3).
Se ipotesi e misure sono esatte, S. Severo non doveva presentare
una pianta dii forma allungata.
Invece sulla necropoli di Cesarea sorta nei tempi nei quali
il Cristianesimo da Classe si accostava a Ravenna venne eretta
la Basilica di S. Lorenzo certamente assai ampia, se fu completata
dopo 4 anni e mezzo di attivit costruttiva, poco prima dell anno
423. Lauricio praepositus sacri cubiculi dell imperatore Onorio edi
fic a sue spese la grandiosa basilica cimiteriale a tre lunghe navate
scompartite da trenta colonne (4); altro oblatore fu Opilione che
ne fece decorare a mosaico la facciata o, forse soltanto, la parte del
prospetto prossima allingresso.
Tanto scarse notizie ci tolgono la possibilit di soffermare lo
sguardo critico sui naturali precedenti, vorrei dire sulle matrici,
dellattivit architettonica ravennate e di rilevare le evoluzioni su
bite dagli antichi modelli nel passaggio da Classe a Ravenna del
centro propulsivo politico e religioso.

(3) Vedi lo specifico studio di R. F a RIOLI, citato a nota 1.


(4) A . Z irardini, D e antiquis sacris Ravennae aedificiis, pubblicato nel
1908-09 a Ravenna, p. 74.
Entrando ora nel vivo dellargomento, sar necessario spigolare
cronologicamente la fioritura architettonica ravennate, dando la pre-
cedenza agli edifici basilicali.
La prima grande chiesa propriamente ravennate, e sulle cui
rovine risorse e permane la Cattedrale metropolitana, fu la Basilica
Ursiana dai nome del fondatore vescovo Orso (5). La costruzione
entro le mura di Ravenna, della chiesa primigenia eretta a Catte
drale dfevesser verosimilmente posta in logica connessione con il
trasporto della Capitale d Milano a Ravenna.
Costruita verso la fine del IV o, pi probabilmente, al prin
cipio del V secolo, era conformata a cinque navate, come le cat
tedrali di Roma e di Milano. Trasformazioni dogni genere e suc
cessivi innalzamenti dei colonnati ne mutarono l aspetto, ma non
lorganismo che sopravvisse fino al 17 3 3 . anno del deplorevole ab
battimento per la successiva ricostruzione diretta dal Buonamici (5).
Le descrizioni di Agnello e le pi antiche notizie storiche
pertinenti in buon numero a questa Cattedrale, splendidissima per
le decorazioni parietali e le suppellettili sacre, purtroppo nulla ag
giungono di sicuro.
Per questo monumento la conoscenza della sua architettura
rimane affidata ai sommari e gi noti rilievi, eseguiti prima della
demolizione, che ci confermano un organismo a cinque navate
senza transetto e ad unica abside (taw . I e II).
L organismo architettonico era semplicemente proporzionato e
suddiviso. Il rapporto tra la lunghezza del corpo della Cattedrale
(con la naturale esclusione dellabside) e la sua larghezza appare

(5) G. Bovini , Qualche appunto sullantica Cattedrale di Ravenna, in


Felix R avenna, fase. 6 1, 19 5 3 , pp 59-84.
esattamente di una volta e mezzo, calcolandovi lo spessore dei muri.
Tutta la larghezza risultava poi divisa in tre parti eguali: la me
diana coincideva con lo spazio libero della navata centrale, mentre
ognuna delle laterali comprendeva, oltre allo spessore del muro di
ambito, i due colonnati e gli spazi delle navate laterali che appa
iono di eguale ampiezza. La costruzione era conclusa da unabside
finestrata, dalla pianta circolare allesterno e poligonale esternamente.
Due belle colonne mediavano linnesto alla navata principale della
grande abside.
Questa rintracoiata nelle fondazioni dal Mazzott (6)
costituisce finora lesempio pi antico della caratteristica volumetria
prismatica, propria dei mondo bizantino, che si afferm cos deci
samente a Ravenna.
I successivi innalzamenti dei colonnati in dipendenza dellab
bassamento del terreno non devono aver provocato ripercussioni
sulle coperture. I ricordi delle lastre plumbee, che ancora si nota
vano sul tetto in demolizione ed appartenevano ad1 antichi rifaci
menti, attestano loriginaria posizione delle travature; cos pure
lesistenza dei tubi fittili nella calotta absidale conferma la pristina
ossatura di quella volta. Si possono perci tentare sempre sulla
scorta dei disegni di rilievo e delle notizie raccolte circa linnalza
mento del piancito di precisare i rapporti degli alzati. Il pi
significativo indubbiamente offerto dalla proporzione tra larghezza
ed1 altezza delle pareti di fondo nella navata principale: assumendo
la misura del, rinterro prima della demolizione in m. 2,75, si trova
un rapporto che si aggira intorno a 1,5.
Anche per quanto riguarda il prospetto, siamo in grad di
diare qualche sommaria indicazione, sempre sulla precedente scorta
grafica (fig. x). La parte centrale risaltante sulle ali (7) imprimeva
opportunamente slancio alla larga facciata, il cui ritmo ascensionale
era accompagnato dal solenne crescendb dei portali.
Circa l origine del tipo architettonico non pu non esser su
bito ricordata la Cattedrale di S. Tecla a Milano, pure a cinque

(6) M. M a z z o t t , La cripta della Basilica Ursiana di Ravenna, in Fe


lix Ravenna, fase. 5 5 , 1 9 5 1 .
(7) La medesima soluzione di ispessimento verso lesterno nella parte
centrale del prospetto si nota nella chiesa degli Apostoli a Como (P. V e r -
, Architettura religiosa dellalto Medio E vo nellItalia Settentrionale,
Milano 1942, p. 19).
navate, mia di forme pi complesse anche nella sua prima stesura (8).
Le basiliche di Nicopoli sullo Jonio offrono pure possibilit di con
fronti interessanti. Ma riteniamo che pi vicino alle fonti palesti
nesi sia stata desunta questa ispirazione: lo stanno a testimoniare
lantica chiesa di Epidauro e, soprattutto, la basilica di Salamina
sulla costa orientale di Cipro che si attaglia esattamente per las
senza 'del transetto, il numero delle colonne e lesistenza di aper
ture postiche e laterali {9). Soltanto le proporzioni appaiono pi
schiacciate e leggermente variati si rivelano i rapporti tra le navate
(fig 2)
U n passo oscurissimo di Agnello denuncia per chiaramente
lesistenza di un muro dove si interrompeva la decorazione sulle
pareti interne della chiesa. Ricordando una di quelle superfici
eguali dalla parte degli uomini e delle donne (ipsa est paries,
ubi columnae sunt positae in ordinem usque ad murum de postis
maiore) lo storico ha voluto indicare le pareti interne della na
vata centrale e precisare, sia pure in modo inintelligibile, una par-

(8) Per i resti della Cattedrale milanese vedi : A . D e C a p it a n i d A r -


ZAGO, La Chiesa maggiore di Milano: Santa Tecla, Milano 19 52.
(9) A . O rlan d o s ,
, Atene 19 52.
Fig. 2 Pianta della chiesa di Salamina neWisola di Cipro.

ticolarit di quelle pareti coMegata ad un murum che non pu esser


certo quello di prospetto o di fondo. A che cosa pu mai riferirsi
la puntualizzazione di Agnello?
A parte qualche diversa interpretazione (io), quei grafici la
cui sostanziale concordia ne avvalora rattendibilit rapprese^
tano le strutture in gran parte originarie della Cattedrale. Possiamo
perci compiervi alcune altre osservazioni.
I due disegni appaiono ben differenziati, non tanto per lepoca

(io) M. M a zz o TTI, in Felix Ravenna , fase. 4, 19 5 1, pp. 5-6.

io
in cui furono redatti risultando eguale la misura dellinnaJza-
mento delle colonne quanto per la loro impostazione. Quelli del
Buonamici vogliono suggerire una visione ricostruttiva, direi ideale,
dellaspetto originario: regolarit e simmetria dominano con irreale
precisione ( n ) . L altro ha carattere quasi fotografico, documentando
nella vita murale della chiesa una realt vissuta.
Ed in questo disegno di sezione che compaiono, del tutto
chiuse e murate, le due ultime arcate verso labside, con lindica'
zione di una porta immettente in ambienti secondari, assai proba
bilmente delimitati da un muro trasversale alle navate. Queste par
ticolarit potrebbero richiamare alla mente il murum cosi mal
definito nel Codice estense: si potrebbe allora avanzare in via
soltanto provvisoria una nuova ipotesi costruttiva.
Si potrebbe forse supporre l'esistenza di un transetto, sugli
esempi di Roma e di Milano, dove tutti e quattro i precedenti edi
fici a cinque navate erano cos conformati (12). T ale transetto
avrebbe occupato lo spazio delle due ultime campate, poi risolto
diversamente e rinchiuso, come si rilevato nel disegno. Probabil
mente il colonnato proseguiva originariamente sino all abside di
fondo, come nella pi antica Cattedrale milanese (fig. 3) e nell altro
esempio della Basilica C di Nicopoli, che potrebbero esser assai cal
zanti per Ravenna a causa delle simili proporzioni generali e del
transetto ugualmente non sporgente sui fianchi. A Nicopoli, in
particolare, oltre all identico proporzionamento esterno, campeggia
vano nelle navate file di dodici colonne (fig. 4), come sarebbe av
venuto all Ursiana (13), assicurando il prestigio di un numero che
ritroveremo sovente nelle basiliche ravennati.
L ipotesi delleventuale transetto dovrebbe comunque essere
confortata da nuovi dati o da ritrovamenti. L abbiamo affacciata
non tanto per aprire nuove diffcili prospettive di ricerca, quanto

(ir) Veramente il Buonamici, nel disegnare il recinto al centro della


navata, caduto in unevidente sconcordanza tra pianta ed alzato: errore
che pu spiegarsi con i rilevati intenti di ricomposizione archeologica.
(12) Ricordo le monumentali basiliche paleocristiane del S. Salvatore,
oggi S. Giovanni in Laterano, di S. Pietro e di S. Paolo in Roma e della
Cattedrale di S. Tecla a Milano. Aggiungo anche l esempio offerto dal
S. Eusebio di Vercelli.
(13) Potrebbe cosi meglio essere spiegato il differente conteggio delle
colonne dellUrsiana che ha intrigato i raccoglitori di notizie. (N e hanno
vedute 48 il Fabbri ed il Galegati e, dopo la distruzione, 56 lo Zirardini).
Cfr. G. B o vin i , op. cit., pp. 70-71).

Il
Fig. 3 - L a primitiva Cattedrale Fig. 4 La basilica C di Nicopoli
di S. Tecla a Milano. in Epiro.

per meglio lumeggiare l unit deUispirazione. Ci contentiamo perci


di acciarare che gli architetti di questa prima chiesa propriamente
ravennate oltre che guardare a Milano comera naturale per la
Cattedrale della nuova Capitale hanno voluto direttamente ri-
farsi alle medesime origini orientali, specialmente greche, ben do-
cumentate nella storia ecclesiastica lombarda. Anche se l Ursiana
avesse avuto un transetto, il suo ordinamento come abbiam ve
duto sarebbe ugualmente stato pi vicino alle basiliche orientali
che al modello ambrosiano.
una significativa predilezione alla semplicit pi schietta che
ha, comunque, determinato la scelta del tipo architettonico e che
propone tutto un sostanziale indirizzo, non un inconsueto schema
per le seguenti espressioni architettoniche.

La Basilica di S. Croce pu considerarsi a s stante per la sim


bolica planimetria crociata che la ravvicinava alle piante centriche.
Ma il prevalente andamento longitudinale di questa chiesa ormai
perduta, ci permette osservazioni e confronti (14).
Il tipico impianto che dobbiamo ritenere voluto da Galla
Placidia, forse tra il 4 17 e il 422 si ricollega a modelli ben noti:
alcuni lontani nel tempo e nello spazio come la primitiva S. Ana
stasia a Roma, l'Apostoleion in Costantinopoli ed il Santuario di
Kaussi presso Antiochia ed altri assai pi prossimi ed operanti
come la Basilica Apostolorum (S. Nazario) e la Basilica Virginum
(S. Sempliciano) a Milano, la Basilica degli Apostoli a Como, il
S. Stefano di Verona. A differenza degli esempi milanesi, il tema
cruciforme appare qui interpretato con rettilinea semplicit che,
mentre garanzia dello spirito mistico della fondatrice, sembra re
spingere quella caratterizzazione di chiesa aulica e pi propriamente
palatina che v i si voluto scorgere. Neirerezione di questa chiesa,
come nei semplici sacelli costruiti nella stessa zona del Palazzo im
periale e dedicati a S. Giovanni Battista, a S. Zaccaria e a S. Vitale,
si deve vedere soprattutto la manifestazione di personale piet del
lAugusta.
Non esattamente simmetrica, la chiesa aveva la navata larga
1 1 metri ed una lunghezza di circa m. 36; nulla sappiamo sui bracci
trasversi (15). L attuale dissacrata chiesa dii S. Croce perpetua sul
luogo il ricord, ma non la forma della chiesa imperiale, anche se
ne ha parzialmente utilizzato fondazioni e strutture.
Mancava labside ricurva; la parete terminale, come a S. Sem
pliciano ed a Como, era rettilinea per meglio obbedire alle accen
nate esigenze simboliche e di semplicit costruttiva; il clero si rac
coglieva, secondo tanti esempi, specie di chiese nord-adlriatiche e
carniche, in un isolato bancone ad esedra di cui sono state rintrac
ciate chiare tracce. L aspetto esterno, a giudicare dalle relazioni di
scavo, era per la prima volta motivato a Ravenna da una sequenza
di paraste.
Come ben noto, la chiesa, perfettamente orientata, era for
nita di una ardlica la cui testata meridionale dava accesso alla
mirabile cappella superstite : il probabile Mausoleo di Galla Placidia,

(14) G. B o v in i , Note intorno alla chiesa ravennate di S. Croce, m Fe


lix Ravenna , fase. 60, 19 52, pp. 44-54.
(15) La ricostruzione grafica, normalmente accettata e riprodotta, ndica
i bracci trasversi della stessa altezza di quello principale; in realt la tipo
logia monumentale postulerebbe corpi laterali pi bassi come negli esempi
milanesi.
la cui ricchezza musiva pu offrirci un esempio del fulgore deco-
rativo proprio di quel complesso monumentale.
Non sar fuor di luogo notare come lardica superi di molto
la larghezza frontale cMLa chiesa (16) e come in quel prolungamento
si aprisse unantica porta senza scopo apparente.
Mi sembra doveroso, a tal proposito, richiamare nuovamente
gli esempi di Como identico nella larghezza della navata e
di S. Sempliciano, che ai feti del corpo frontale avevano ambedue
ambienti di culto, contigui alfe chiesa propriamente detta. Qualche
saggio di scavo potrebbe appurare se fossero stati 11 collocati come
posso logicamente supporre alcuni dei monasteria fondati
dalla stessa Augusta, tanto pi che in S. Croce assai probabil
mente priva dii arco trionfale si leggevano in rotunditate arcus
versi in onore del Battista che altrimenti non ottengono una sod
disfacente spiegazione.

La Basilica di S. Giovanni Evangelista fu pure voluta da Galla


Placidia. Costruita tra il 423 ed il 434 in ringraziamento per uno
scampato naufragio, doveva con la sua grandiosa mole, affermare
anche il nuovo indirizzo dinastico e politico.
Varie sono le questioni ancora pendenti su tale edificio: dalla
esistenza dellatrio originario a quella del nartece poi conglobato
nelPintemo, dalla datazione dei colonnati e dlie fiancate alfe ca
ratteristica abside, di evidente ricordo orientale, percorsa d una
galleria a giorno e fiancheggiata dai pastophoria .
Tuttavia, nella sua stesura definitiva la bella chiesa presenta
due serie di dodici colonne ed una planimetria allungata dovuta
allampliamento che segu labolizione del nartece.
A mio avviso, alcuni problemi potrebbero ormai risolversi, ri
conoscendo e precisando in questo monumento un caso tipico di
pentimento costruttivo .
Le fasi edilizie andrebbero cos puntualizzate e riassunte. Il pri
mitivo progetto, concepito con colonnati di soli nove sostegni e
limitato al muro di prospetto riemerso, ebbe iniziale applicazione

(16) Anche il primitivo progetto per S. Giovanni Evangelista compren


deva un atrio pi largo della facciata. 11 nartece oltrepassante la larghezza
del prospetto una delle caratteristiche dellarchitettura paleocristiana in
Grecia. N on mi sembra che, per la speciale chiesa di S. Croce, possa giu
stificarsi attraverso tale derivazione, tanto pi che nessuna delle altre forme
tipiche degli atri ellenici risulta accettata a Ravenna.
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Fig. 5 Restituzione della primitiva pianta di S. Giovanni Evangelista.


Da notare l'abside con le tre finestre poi obliterate.

con le strutture perimetrali, evidentemente conformate nello


spartito delle paraste e d'elle finestre a quell idea originaria.
Idea che trovava intima unit e logico sostegno nel tipico rapporto
uguale a \/2, con cui giudico tracciato limpianto originale, mal'
grado qualche irregolarit pianimetrica, come la larghezza dlie na
vate che si incrementa verso la zona presbiterale (17) (fig. 5).
Durante il corso di lavori e non dopo intervenne uno
dei non troppo rari ripensamenti, dovuti alle ragioni pi varie e
qui facilmente giustificabile con il desiderio di rendere pi vasta
e splendidi, la nuova chiesa per ragioni di prestigio (13). Mutato
il progetto, la basilica fu prolungata di tre campate verso lingresso,
abolendo il nartece, come si potuto chiaramente constatare nelle
fondazioni. Tutta la parte alta della chiesa che, come appare
logico, non doveva essere ancora costruita si conform alla nuova
visione, forsanche innalzandosi nelle strutture verticali; difatti in
tutte e due le fiancate della nave maggiore non si riscontrata la
minima traccia dii ripresa o di modifica, mentre la struttura laterizia

(17) La larghezza della nave principale misurata agli estremi aumenta


di 20 centimetri; poco meno quelle laterali.
Per quanto la costruzione non sia informata a perfetta rigidit geome
trica, ritengo che la precisa rastremazione pianimetrica non sia casuale.
Fig. 6 Pianta della situazione attuale (Rilievo Ballardint).

denuncia la sua evidente contemporaneit con il resto del monu-


mento.
Questa mia interpretazione basata sulla successione delle
fasi costruttive, che mi son permesso di definire logica pale-
semente confortata dalluso attestato da Andrea-Agnello per una
chiesa ravennate praticamente coeva: la Basilica Petriana di
Classe. Ricordando S. Pier Crisologo (429-449) muros per circuitum
hedificans, sed nondum omnia complens, viene a testimoniare come
delle chiese si costruissero prima i muri perimetrali e ribadisce tale
preziosa informazione aggiungendo molto espressivamente che altri
Vescovi antecessori opus implere .
Si tratt, in sostanza, di reperire solo altre quattro colonne,
con capitelli e pulvini, nel corso stesso della costruzione. Non deve
recare, perci, meraviglia se nessuna sostanziale differenziazione
pu cogliersi lin quei pezzi scultorei, messi in opera con vario cri
terio, ma senza denunciare soluzioni di continuit nel loro ordina
mento, e che ben convengono allet placidiana (18).

(18) U n solo capitello riprodotto in A . C o la sa n ti , L arte bizantina


tn Italia posteriore, forse di et teodoriciana; ma quello reimpiegato
sulla colonna sostenente all interno il ben pi tardo campanile.
Nel ricordare che lattuale disposizione delle colonne si at
taglia perfettamente allideazione primitiva, andrebbe riaffermata
la flessibilit tipica di un intervento innovatore su un progetto in
corso di realizzazione, e non rinevitabile cesura di una, pi o meno
tarda, ricostruzione (fg. 6).
Ed in questa fase di tempestiva modifica dei progetti che
io vedo inquadrarsi anche il saliente episodio del finestrato absidale.
Sopite ormai le vecchie polemiche sullargomento e riconosciuta
coeva la sequenza delle archeggia tura a giorno, mi sembra che la

o1 1 t ? 10
Fig. 7 Geometrico delia fiancata riportata al primitivo livello.

discussa, pi squillante soluzione si adegui chiaramente ai nuovo


indirizzo. Mentre la basilica oltrepassava il nartece con la prolun
gata teoria dlei suoi colonnati, si poteva ben sentire la necessit di
approfondire la visione dallaltro lato, di superare coraggiosamente,
con una soluzione inconsueta e-geniale, le concrete difficolt pre
sentate dalla costruzione in atto e di sfondare il limite non pi
invalicabile fissato dagli spessori murari. E, forsanche, di vincere
leffetto prospettico raccordante, determinato dal leggero divaricarsi
dei muri dambito e dei colonnati, oltre che dii evitare l aspetto
tradizionale di un conchiuso catino absidale.
La visione interna si esaltava in un accentuato sviluppo verti
cale che lasciava, sopra larco trionfale, amplissimo spazio per le
decorazioni. L abside pur assai vasta non simponeva per va-
---- /
(19} Il rapporto tra altezza e larghezza della navata maggiore doveva
imperniarsi su = 1,62 circa.
lori architettonici : l'effetto era studiatamente correlativo ai celebri
mosaici scomparsi.
AHestemo invece, il suo sfaccettato volume scatta vivacemente
pure oggi, e doveva ancor pi beneficiare dellinquadratura e del
contrasto offerti dalle bonarie moli degli orientali pastophoria .
Nel S. Giovanni possiamo per la prima volta ammirare la ti-
pica stesura dei fianchi con le finestre intervallate, nelle navatelle,
da paraste e da arconi nella nave principale. In questultima, lin-
serzione di due arcate cieche alle estremit abbassa il numero delle
finestre da 13 a n (fig. 7).
In ogni modo, pur attraverso il suo travaglio, il S. Giovanni
Evangelista preceduto da un atrio assurse ad assoluti valori
darte e le generazioni seguenti, con vivo e pi volte rinnovato
interesse, guardarono alla basilica placidiana come ad un archetipo.

Assai rimaneggiata dai successivi adattamenti, anzi rinnovata


quasi del tutto nelle strutture apparenti, si mostra la Basilica A p-
stolorum , oggi chiesa di S. Francesco. Fondata durante lepiscopato
di Neone, che vi fu seppellito, era completata da unardica; l sua
fama fu tale da caratterizzare con il proprio nome una larga zona
circostante (20).
Il ritrovato pavimento absidale e, sul prospetto, larcone della
porta che immetteva alla navata destra, inutilizzata per la costru-
zione del campanile, precisano in modo sicuro linizio e la termi
nazione della basilica. Allo stato attuale delle ricerche si deve rite
nere che ledificio, pervenutoci con le colonne ed i pulvini intatti
ed i capitelli manomessi dal restauro barocco, conservi la disposi
zione originaria delle tre navate separate da 24 colonne, come a
S. Giovanni Evangelista, anche se queste risultino, al solito, note
volmente rialzate (tav. III).
Ma le analogie sono ancor pi stringenti, presentando il S. Fran
cesco quasi le stesse misure e simile divaricazione nei colonnati della
pi stretta navata centrale. Le laterali sono invece di maggior lar
ghezza e strombate in senso opposto, esperendo cos nuovi tentativi
prospettici e conferendo maggior regolarit allesterno (fig. 8).
Si pu anche asserire che quel proporzionamento planimetrico
che non aveva potuto conseguire la basilica placidiana nel suo ca
suale ampliamento viene qui raggiunto e precisato. Il rapporto della

(20) I! pi recente riassunto sulle vicende architettoniche del tempio in


R. F a RIOLI, Ravenna paleocristiana scomparsa, pp. 100-106.
Fig. 8 La chiesa di S. Francesco conserva sostanzialmente limpianto della
Basilica Apostolorum . L antichit dellandamento dei muri a tratto continuo
documentata da resti in alzato.

squadrata costruzione, sempre misurata all esterno, per la Basi'


lica Apostolorum identificabile in
La derivazione che qui affermo indiscutibile, anche se per il
diverso aspetto del S. Francesco dovuto alla minore luminosit,
specie nelle navatelle, logica conseguenza della tarda redazione CO'
struttiva non risulti messa in evidenza. La presenza di un ini'
pianto neoniano, ripreso dallampliato S. Giovanni Evangelista, pu
costituire unulteriore prova favorevole alla tesi prima esposta e con
traria alla creduta ricostruzione del S. Giovanni nel V I secolo.

La chiesa di S. Agata Maggiore era originariamente comple


tata da un atrio a quadriportico. Distrutto questo e rimaneggiate
le antiche strutture, la chiesa ha assunto attraverso i secoli un
aspetto pittoresco, ma ancora opinabile per quanto riguarda le da
tazioni. La sua fondazione si riporta generalmente alla fine del
V secolo, mentre alcune parti rivelano la tecnica tipica della met
del V I secolo. Le navate, suddivise da io colonne per parte, risul
tano pi volte rialzate e manomesse, ma lautentieit dello spartito
affermata dalle imposte originarie dei colonnati sui muri di pro
spetto e di fondo (fig. 9). Cos pure sono visibili, sotto gli attuali
tetti delle navatelle, le antiche paraste esterne del corpo centrale.
Importante caratteristica, fin qui non rilevata, la rastrema
zione presentata dalla planimetria, per cui si restringe leggermente
Fig. 9 Restitutione del colonnato a sinistra di S. Agata al suo livello originario.

verso labside la larghezza della navata centrale. I muri longitudi


nali accompagnano la tenue convergenza, lasciando alle navatelle
ampiezza costante. Evidenti ragioni prqppettiche, che prenderanno
valore specie in et romanica, hanno determinato questa irregolarit
oggi accompagnata in alzato dallinclinazione del piancito e
che deve riportarsi alla concezione originaria del monumento, data
la chiara posizione dellantico spiccato degli archi iniziali dei colon
nati, dove gi si riscontra tale convergenza pianimetrica (fig. io).
Una soluzione inversa di quella tentata a S. Giovanni Evan
gelista viene qui applicata dopo lesperienza intermedia della Ba
silica Apostolorum , che gi aveva predisposto il medesimo effetto
prospettico nelle navate laterali. questo un interessante periodo
di transizione che dalle soluzioni prospettiche polari arriva a
nuove esatte precisazioni illusive. La tappa segnata da S. Agata
assai importante, se non vistosa, anche in considerazione della strada
percorsa proprio a Ravenna con aspetti sommamente indicativi che
abbiamo ora il piacere di riconoscere (21).
Peccato che la completa distruzione dellaltra chiesa fondata
dal vescovo Esuperanzio (S. Agniese) ci abbia tolto ogni possibilit
di utili confronti!
Malgrado la differenza che pu essere rilevata sulle murature,
il rapporto fra le misure medie della larghezza e della lunghezza
del corpo della chiesa, sempre compresi gli spessori murari, quello
del numero doro, congeniale alle ricerche estetiche e prospettiche

(21) Lo Goodyear e quanti si sono occupati dellargomento non hanno


preso in esame lesempio di S . Agata. Vedi, in ogni modo: L . C r e m a ,
Accorgimenti estetici nelle chiese italiane, in Critica darte , V ili, 19 37,
pp. 66-76
-*2 3 4 5 "
-I1 I 1 i
METRI 5

&**

Fig. io Rilievo della pianta di S. Agata Maggiore


(disegno inedito presso la Soprintendenza ai Monumenti).
denunciate dal monumento, mentre il rapporto tra altezza e lar
ghezza interna della nave centrale tende a V 2.
La chiesa doveva dlel resto presentarsi con una ricchezza che
la povert odierna non riesce a suggerire, pur tra le superstiti an
tiche sculture: il bellissimo ambone di marmo greco, atteggiato
come ultimo blocco di una colossale colonna, deve per far udire
la sua pacata classica voce nel cuore di una cos interessante diffi
cile costruzione (tav. IV).

Il gruppo delle chiese ariane culmina con la Cattedrale la


Anastasis Gothorum oggi Basilica dello Spirito Santo. Delle
altre abbiamo scarsissime notizie ed, a volte, nemmeno conosciamo
lesatta ubicazione. Le chiesa di S. Eusebio, di S. Andrea dei Goti,
di S. Giorgio erano in ogni modo certamente scaglionate nella zona
ariana che giungeva sino alla necropoli che Teodorico nobilit con
il proprio mausoleo. noto che parecchi preziosi capitelli del S. A n
drea, distrutto per la costruzione veneziana della Rocca Brancaleone,
debbono con ogni probabilit esser riconosciuti in quelli caratteriz
zati dalle foglie mosse dal vento e dai monogrammi di Teodorico
che si trovano reimpiegati nei portici della Piazza Maggiore e con
servati nel Museo Nazionale.
Il complesso episcopale ariano faceva fulcro sulla Cattedrale,
appositamente eretta e dedicata alla Haghia Anastasis (23). Si tratta
tuttavia di una delle chiese minori di Ravenna, di un edificio che
doveva apparire modesto in confronto allampiezza ed alla magni
ficenza della Ursiana (figg. x x e 12).
La precipua caratteristica della chiesa, che pur non si discosta
dalla tipologia ravennate, va colta nel poco accentuato sviluppo in
profondit. AUintemo si notano soltanto sette colonne per lato;
di conseguenza il rapporto tra lunghezza e larghezza della fabbrica.

(22) U n rilievo dellambone pubblicato in O rlan d o s , op. cit. Pu


esser ravvicinato a quello nella Basilica del Foro severiano di Leptis stra
namente costituito dai capiteli: delle lesene dangolo dellArco dei Severi
(P. R o m a n e l l i , in Atti IV Congresso di Archeologia Cristiana , voi. I,
pp. 267-268, p. 17.
Anche S. Agata risplendeva di mosaici. V edi G . B ovini , Note sullan'
tica decorazione musiva di S. Agata Maggiore a Ravenna, in Studi in
onore di A . Calderini e R. Paribeni , Milano 19 5 6 , voi. Ili, pp. 7 53-7 6 3.
(23) M. M a z z o t t i , L Anastasis gothorum di Ravenna ed il suo Batti'
stero, in Felix Ravenna, fase. 24, dicembre 19 5 7 , pp. 25-62.
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Fig n La pianta dello Spirito Santo annuncia il predominio della navata centrale.

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o_i 4_y______ 1 m.
Fig. i l Le sorprendenti proporzioni delle fiancate originarie ricondotte
all'antico livello.
interna e la raggruppata scansione delle finestre pi alte, che si accorda
con triforio in facciata.

misurate questa volta all'interno dei muri perimetrali, si abbassa a


1.2 (24).
Venuto cos a mancare leffetto di approfondimento prospet
tico, la chiesa sembra cercare timidamente altre vie di espressione.
A d esempio, i finestrati della navata centrale non corrispondono
unica eccezione per Ravenna con le arcate sottostanti: quelle

(24) La navatella sinistra quella riservata alle donne appena


sensibilmente pi larga dellaltra; lanomalia non sembra voluta ma rientra
in irregolarit ed imprecisioni murarie. Anche in S. A gata si rileva una si'
mile diseguaglianza, a favore per della navata di destra.
finestre si trovano avvicinate fra loro, verso il mezzo della parete,
quasi per aderire ad un fulcro accentrante costituito da un invi
sibile asse trasversale (25). L espanso catino absidale con la strana
curva dellarco trionfale policentrica ed oltrepassata concorda
nell accentuare una potenziale dilatazione dlio spazio in senso
trasversale (tav. V e fig. 13).
Il monumento ricorda molto da vicino, per le proporzioni della
pianta, per le misure e i rapporti tra le navate e per lo stesso nu
mero di colonne, la S. Agata dei Goti in Roma; anzi di codesta
chiesa romana eretta (467-70) dal Magister militum Ricimero
ugualmente per il culto ariano e nel quartiere abitato dai Goti
la Cattedrale eretica sembra abbia voluto costituire una replica.

Fig. 14 Il prospetto della Anastasis Gothorum nell essendole


stesura originaria. dubbia l'esistenza dellatrio.

significativo notare tali impreviste coincidnze: sono la mi


gliore controprova che, anche per le chiese ariane, la necessaria ri
cerca dei precedenti, sia pure su altri binari, conduce puntualmente
a Roma ed alla sua architettura sacra. L elaborazione ravennate
per quanto mai evidente; su di un aspetto non potuto finora
rilevare vorrei richiamare lattenzione. Nelle loro proporzioni ori
ginarie, prima dellabbassamento subito, i fianchi erano percorsi da

(25) In realt non esiste alcun asse architettonicamente definito o co


munque materializzato. L allineamento trasversale mediano passa per le due
colonne centrali e, sul lato Sud, per un'antica porta dingresso.
arcate di proporzioni slanciatissime (tav. VI), che suggeriscono an
ticipazioni notevoli rispetto agli sviluppi di tutta larchitettura me
dioevale. Di conseguenza, anche i rapporti tra altezza e larghezza
si accentuavano notevolmente (figg. 13 e 14).

D i particolare interesse la Basilica detta di S. Apollinare Nuovo,


costruita in nomine Domini dal re Teodorico presso il suo palazzo,
riconciliata dal vescovo Agnello e poi denominata S. Martino in
ciel doro per la ricchezza dellantico soffitto.
Le tre navate sono suddivise da due serie di 12 colonne;
labside, rintracciata nelle strutture inferiori stata, anni addietro,
baldanzosamente ricostruita. Le fiancate esterne son tutte percorse
1 come nel S. Giovanni Evangelista dalle tipiche archeggiature
in alto e dalle paraste terrene, questultime collegate da una cornice
laterizia che sincurva ad avvolgere gli ardii delle finestre (fig. 15).

O lii*?
...............
0 m.

Fig. 15 La differente impostazione dei finestrati in S . Apollinare N uovo.

Il monumento, costruito di getto e ben conservato, si presta


a qualche considerazione. La Chiesa ariana, anche in questo caso
si conformata ai precedenti, ma ha cercato di raggiungere una
pi espressiva interpretazione della corrente prassi costruttiva. La
lunghezza e la larghezza della bellissima chiesa risultano propor
zionate secondo la sezione aurea. Questa raffinata caratteristica pu
essere ricollegata con le proporzioni degli alzati e con il nuovo rap-
Cjjb=g==:nit y

Fig. 16 L esemplare pianta della grande basilica di S. Apollinare m Classe.


porto che qui intercorre fra le larghezze delle navate e che lascia
maggiore spazio alla nave centrale (26).
La diversa e quasi discordante spartizione dei finestrati riflette
la flessibilit deflimpostazione architettonica. Sorto con le sonore
cadenze strutturali dei fianchi, ledificio ha raggiunto altri pi sot-
tifi effetti, meglio commisurati ai propri limiti dimensionali e alla
indiscussa preponderanza della navata centrale.
Il finestrato superiore si fraziona e si ingentilisce nei suoi eie-
menti, nel solo intento di collaborare con un altro spartito: quello
della decorazione miusiva. Il contrasto che arieggia allinterno esalta
la nave centrale, allontana e rende ancor pi sublime il ritmato gioco
delle alte pareti; ad accentuare questi effetti le scene cristologiche
sono le pi lontane, redatte in maniera episodica e con le forme
pi minute.
L incidenza massiccia dei pulvini non riesce a turbare l interno
tutto impreziosito dagli antichi mosaici? impressiona per il suo
aspetto aulico e disteso (tav. VII), anche se nessuna particolare di
sposizione denunzia le funzioni di chiesa palatina che, specie per la
vicinanza con il palazzo regio, le sono state attribuite (27).

S. Apollinare in Classe, consacrata nel 549, fu costruita da


Giuliano Argentario per volont del vescovo Ursicino. Stupendo
conservatissimo monumento, oggi la pi bella e grandiosa basi
lica ravennate (28) (fig. 16).
La stessa pianta ha una propria estetica che rivela, nella sua lim
pidezza, la raggiunta perfezione di ricerche e di metodi. Il rapporto
pianimetrico relativo al corpo della chiesa esattamente 1,5; le na
vate scompartite da magnifiche colonne sempre 1 2 per lato
presentano in quella centrale una larghezza esattamente doppia di
quelle laterali.

(26) li proporzonamento tra laltezza e la larghezza della nave prin


cipale qui ottenuto con / 2. Si deve notare, a tal riguardo, una stretta
analogia con S. A gata Maggiore per quanto riguarda l uguaglianza di que
sto rapporto e dell'altro rilevato in pianta.
(27) Vorrei anzi notare che le due teorie mosaicate di vergini e di
martiri sulle due navate laterali, con il preciso riferimento alla divisione
della folla popolare secondo i sessi, non dovrebbero concordare con una
esclusiva o preminente utilizzazione per cerimonie riservate alla corte.
(28) lunico monumento ravennate cui sia stata dedicata una com
pleta monografia, esauriente opera di . , La basilica di S. A pol
linare in Classe, Citt del Vaticano 1958. pp. 280.
_J >_____
pjg, La fiancata della basilica classense. Tutte le finestre sono incorniciate
entro arcature (si notino le arcate cieche all'inizio delle navate).

Uno spazio perfettamente quadrato era racchiuso dal recinto


dellantico bema ritrovato di recente, come quadrata la pianta
dei due pastophoria (e perfettamente quadrangolare era latrio
antistante).
Nella semplicit e fermezza di tali rapporti che portano
anche a sminuire il consueto approfondimento dellabside sem
bra placarsi la dialettica basilicale ravennate.
Anche le felici grandiose proporzioni degli alzati possono
esser pienamente valutate e godute, dato che per il superstite mo
numento di Classe, a differenza di tutte le altre chiese ravennati,
non si lamentano sensibili interramenti.
Ribattono allinterno, con significativa coerenza, le proporzioni
semplici e larghe: si affermano nel pi basso rapporto di 1,3 3 tra
laltezza e lampiezza della grande nave. Nessuna chiesa ravennate,
come questultimo solenne monumento, si approssima ad una spa
zialit tipicamente romana; v i si sentono risuonare i versi finali del
lungo poema dedicato alle fortune di Ravenna ed alla fede di Roma.
Il corpo della chiesa risalta per la tranquilla stesura delle fian
cate (fig. 17), fiorite agli estremi con la tanto complessa articola
zione absidale e con lardica ricostruita.

Esattamente quattro anni prima della basilica classense, Mas


simiano consacr la chiesa di S. Michele in Africisco. Sono note le
disgraziate vicende di questo monumento che, per trovarsi nel cuore
della citt moderna, fu nel passato oggetto di deplorevoli aliena
zioni. Caduta in mani private, la chiesa fu spogliata e pressoch
distrutta: tra laltro (29), le rappresentazioni musive che decoravano
labside e larco trionfale sono da tempo finite e in pessime
condizioni al Museo Federico di Berlino (tav. V ili). Altri de-
sieda membra di S. Michele risultano sparsi per Ravenna (30).
T ra tanta rovina pu riuscire di vivo interesse, anche se non
del tutto consolante, apprendere i risultati preliminari di un recen
tissimo scavo (agosto 1962) intrapreso presso lantica abside, lunica
struttura rimasta visibile (tav. IX).
Nella porzione interrata riapparsa la bella cortina dei tipici
laterizi giulianei e v i si leggono le dimensioni delle tre finestre
camipeggianti sulle facce del prisma esterno. Anche senza aver
raggiunto il livello originario, di molto inferiore alla quota attuale,
la struttura ha meglio rivelato la sua importanza, soprattutto con
la scoperta dell'absidiola posta a conclusione della navata sinistra
e di cui si ignorava completamente la definizione esterna (31).
ora emersa, ad imitazione della principale, con pianta ester
namente profilata a poligono; in sostanza la nuova abside replica
forme tipiche in minuscole dimensoni. Non posta a conclusione
di un pastophorium , ma risulta appoggiata direttamente allo
riginale muratura della navatella: va pertanto considerata come
un'aggiunta.
Solo una metodica indagine e non un casuale sterro per
ragioni utilitarie potr chiarire incognite e precisare livelli.

La chiesa di S. Maria Maggiore, malgrado conservi sostanzial


mente l antica abside ed abbia reimpiegati all interno colonne e ca
pitelli ad acanto spinoso degli inizi del V I secolo, non ci consente
nuove riflessioni critiche: sicuramente fondata da Ecclesie, era a
tre navate scompartite da sedici colonne. Ci sfugge ogni precisa
disposizione e misura, anche per quanto riguarda il probabile tran-

(29) G. B ovini, U n antica chiesa ravennate: S. Michele in Africisco, in


Felix Ravenna , fase. 6 2, 19 5 3, pp. 5 -37.
(30) U n bellissimo capitello lavorato a giorno nel Museo Nazionale
(tav. X V , b), due colonne vennero utilizzate nel restauro del cosidetto Pa
lazzo di Teodorico, un mosaico proveniente dal pavimento della navatella
sinistra fu strappato e trasferito al Museo Nazionale.
(31) L absidiola era stata intravista durante le operazioni di distacco
del pavimento musivo (R. B a RTOCCINI, Il mosaico pavimentale di S. M i
chele in Africisco, in F e lix Ravenna, fase. 36, 1930, pp. 1 1 - 1 3.
setto ammesso dal Mazzoni (32) ed appare assai strana lanomala
pianta dell'abside a ferro di cavallo , che fu gi ritenuta parte
di un precedente sacello rotondo allinterno e decagonale esterna
menee.

Dopo queste scarne indicazioni su S. Maria Maggiore, lo studio


non pu essere ulteriormente esteso ad altri monumenti. Nessuna
precisa o sostanziale osservazione si pu compiere, chiatti, sulla
conformazione architettonica di altre basiliche ravennati trasformate
o distrutte (33).
Dispiace iniziare questo epicedio con la chiesa di S. Vittore
a tre navate, i cui resti vennero distrutti nei bombardamenti del
1944. La documentazione storica non ci soccorre nel farci conoscere
la forma di edifici perduti, come la distrutta S. Agnese fondata nel
V secolo e la chiesa dei Ss. Giovanni e Paolo risalente al V I, ma
ricostruita nel 1 73 3 invertendone l orientamento.
Qualche notizia sussiste invece per S. Andrea Maggiore che
esibiva come la Basilica Ursiana e S. Giovanni Evangelista
due colonne allinnesto dellabside con la navata centrale. Il suo
orientamento rivolto a settentrione un unicum per Raven
na si ritiene indice dHaw enuta utilizzazione di ambienti o
mura preesistenti.
Nulla si sa infine delle sole due basiliche fondate da Massi
miano la grande chiesa di S. Stefano Maggiore presso S. Vitale
ed il S. Giovanni in Marmorato che avrebbero potuto far giun
gere sino a noi la loro voce monumentale per un pi stupendo coro.

* * *

N ellaccingerci a trarre qualche conclusione dallanalisi com


piuta sugli edifici a pianta longitudinale, dobbiamo innanzitutto
riconoscere in tutte le espressioni basilicali il comune anelito ad una
semplicit dimpostazione architettonica che ci sorprende ad attrae.
L univoca scelta deHelementare impianto pianimetrico denun
cia, meglio di ogni altro argomento, ladesione pi convinta alla

(32) M. M azzo TTI, La basilica di S. M aria Maggiore in Ravenna, in


Corsi di cultura sullarte ravennate e bizantina, 1960, fase. 2, pp. 2 5 3 -
260.
(33) Anche per i seguenti monumenti richiamo le notizie storico-topo
grafiche raccolte nel volume di R. F arioli citato alla nota 2.
tradizione architettonica cristiana incentrata su Roma. Nello spai'
tito generale dallatrio fino allabside esclusa i caratteri ro-
mani sono certo evidenti e ben pi marcati a Ravenna che nella
edilizia sacra della precedente capitale lombarda, come pure della
vicina Dalmazia ed in Grecia. Anche il gusto per lunitaria am'
piezza degli spazi interni, lassenza del transetto e delle conse
guenti <( navate avvolgenti , delle gallerie superiori, degli endo-
narteci e di soluzioni comunque ricercate e complesse, confermano
fedelt alle origini cristiane e fermezza di ideali artistici.
Questa esemplare stabilit programmatica non scossa e forse
nemmeno scalfita dalle contrastate vicende e traversie politiche, di
cui Ravenna sub i pi forti contraccolpi deve commuoverci per
la fede che certo lanim e la sorresse. Ravenna non soltanto rifiuta,
per la tipologia basilicale, un allineamento con lOriente e con Bi
sanzio in particolare; ma si mostra refrattaria nellaccogliere alcuna
delle tanto variate esperienze lombarde, suscitate dallattivismo ar
chitettonico di S. Ambrogio, ed assai poco sensibile alle lusinghe
del mondo adriatioo e ionico (34).

Siffatta limpida, indiscutibile visione di fondo si precisa a


Ravenna, ma non si irrigidisce, attraverso luso di schemi propor
zionali ora rintracciati. Mentre il rapporto pi frequente, posto a
base delle costruzioni chiesastiche, di una volta mezzo tra lun
ghezza c larghezza, anche gli altri riscontrati ( V* 2, ' J ' J ed il nu
mero doro) rispondono ad affermate consuetudini di modulazione
classica.
Le modalit applicative di tali semplici proporzionamenti me
ritano particolare attenzione. Qualunque sia il rapporto, lo schema
proporzionale in questi monumenti ravennati non riguarda pi

(34) sufficiente un superficiale confronto con il S. Giovanni di Stu-


dion a Costantinopoli (c. 463) per constatarne una sostanziale diversit di
impostazione rispetto alle basiliche ravennati e per rendersi conto dell'as
senza di veri influssi della Capitale dOriente sulle scelte architettoniche di
Ravenna.
Per quanto concerne la posizione nei confronti di Milano, mi sembra
che potrebbe esser considerata volutamente agnostica o, addirittura, pole
mica da parte di Ravenna. Altrimenti non si spiegherebbe la quasi totale
indipendenza da modelli che, per ragioni cronologiche, geografiche, politiche
e religiose dovevano rivestire grande prestigio.
o meno studiatamente aspetti o particolarit delledificio, ma
la costruzione nel suo complesso, non concerne lo spazio interno,
ma le dimensioni esteriori comprensive degli spessori murari; in
sostanza prende in considerazione il volume della fabbrica con esclu
sione della parte absidale. Ci attesta la concretezza degli architetti
che consideravano ledificio nella sua unit e si preoccupavano di
poterne indicare preventivamente sul terreno i punti e gli allinea
menti estremi.
E che queste mie osservazioni cui sono pervenuto soltanto
attraverso il concorde esame dei dati monumentali siano sicu
ramente fondate, dando peso e valore a tutta la fioritura delle ba
siliche ravennati, confermato in pieno dal citato passo di Agnel
lo (35) in cui si indicano due successive fasi nella costruzione di
una basilica. La fabbrica veniva iniziata, difatti, dai muri perime
trali per poi essere completata nelle suddivisioni interne; anzi il
protostorico, per il secondo tempo impiega addirittura il verbo im
plere.
Tale unico metodo di ideazione e di lavoro indica perci lo
schietto desiderio dei costruttori di dar ordine ed unit alle loro
semplici fabbriche, direi agli stessi cantieri, pi che rivelare parti
colare gusto per raffinati accordi o per le pure ricerche teoriche.
La certezza delle osservazioni proporzionali compiute viene a
togliere ogni consistenza ad altre estemporanee ricerche recentemente
tentate (36).
Per le strutture in elevato, la proporzione tra laltezza e la lar
ghezza della nave centrale predominante per chi entri in chiesa
o ne esca si attua in diverse, ma non abnormi soluzioni. A parte
lesempio dello Spirito Santo, il rapporto abbastanza alto (1,6) in
S. Giovanni Evangelista e tende a diminuire gradatamente, attra-

(3 5 ) Vedi quanto si detto a proposito di S. Giovanni Evangelista.


1 passi agnelliani concernenti la Basilica Petriana possono leg
gersi nell edizione del Liber Pontificalis di Testi Rasponi (p. 7 1 , 11. 5-8 e
p. 77, 11. 3-6), oltre che sul recente studio del Bovini sulla Petriana.
(36) Mi riferisco allarticolo di N . Petrovic, Rapports et proportions
dans les plans des Basiliques du V'eme et V Im siecles de Ravenne et du
littoral septentnond de lAdriatique, in Felix Ravenna , fase. 34 , 1962,
pp. 4 0 -71. Nell irreale intento di ricondurre ogni pianta ad un solo preor
dinato schema proporzionale, si fa sostanziale perno su punti poco signi
ficativi come le tangenze alle absidi e, secondo la convenienza, si
inseriscono o meno nel computo la profondit dellardica, gli spessori mu
rari, ecc.
verso S. Agata e S. Apollinaire Nuovo imperniati ambedue su
V X come le loro piante lo sono nel numero doro per giungere
alla basilica classense che prende il valore maggiormente beante di
1,3 3 , di indubbio gusto classico.

* * *

Per quanto concerne la suddivisione in navate del corpo della


chiesa, precisiamo che pur attuandosi variamente a Ravenna
le ripartizioni rispecchiano la naturale tendenza dei secoli V e V I
verso un maggior sviluppo della nave centrale.
Le tappe di questo fenomeno non seguono rigorosamente la
cronologia degli edifici, ma landamento generale vi si adegua in

a E3 a D N < 2 n

a 53 Q D N = 2

Q -n , ^ N -ss D N > 2n

a 0 D N = 2 (n + m )

Riferendoci alle chiese a tre navate, da principio la nave


principale presenta larghezza minore della somma delle altre due
(N <C 2n), come a S. Giovanni Evangelista e a S. Francesco. Poi
il rapporto praticamente si uguaglia in S. Agata (N = 2n); smi
nuisce nello Spirito Santo ed in S. Apollinare Nuovo, dove si con
creta in una espressione complessa (N = 2 (n + m). Finalmente la
basilica classense per lo spirito chiarificatore che linforma
ritorna alla proporzione pi semplice, affermando lampiezza della
navata centrale doppia di quella delle navatelle (37).

La frequenza dei colonnati interni a dodici sostegni merita


pure di esser subito rilevata per la nota analogia con il numero

(37) Il metodo base di tale ripartizione indica come gli architetti una
volta stabiliti i limiti esterni della fabbrica si preoccupassero solo, e
giustamente, dellorganizzazione dello spazio interno e, perci, nei calcoli
non facessero normalmente intervenire gli spessori m e c che pur
esistevano ed avrebbero facilitato il loro compito. difatti frequente tro
vare altrove una suddivisione semplicemente tripartita sulla base di questa
uguaglianza (N = z(n + c + m) che adattata alle cinque navate abbiamo
incontrato allUrsiana.
degli Apostoli. La predilezione per le colonne corinzie, per il loro
simbolico numero e la costante sequenza dei pulvini e degli archi
laterizi che le sormontano puntualizza un comune carattere che
imprime a queste espressioni ravennati indiscutibile unit e logica
compositiva. Gli architravi, orizzontalmente gettati tra colonna e
colonna, sono sconosciuti a Ravenna, forsanche per lassenza di
marmi e di pietre nella regione attigua; ma non esistono certo ana
loghe ragioni pratiche, ad esempio, per giustificare lostracismo dato
ai capitelli ionici.
La sequenza delle archeggiature si attua con ritmo pressoch
uguale, fissato nel rapporto tra altezza totale ed interasse di ogni
arcata che si aggira sul valore di 2 (38).

C O L O N N A T I IN T E R N I

h 1 h/1

Basilica Ursiana 5 ,9 4 ? 3 ,7 4 7 ?
S. Giovanni Evangelista 5 ,5 0 3 ,2 0
VT
Basilica Apostolorum 4 ,6 3 3 ,2 1
V7
S . Agata . . . . 4 ,7 6 3 ,2 5 1 ,4 6

Anastasis Gothorum 4 ,2 7 2 ,6 1
S. Apollinare Nuovo . 4 ,7 6 2 ,7 3
Vi"
S . Apollinare in Classe 6 ,4 1 3 ,4 9 1 ,8 4

Dai valori sopra riportati si possono trarre alcune deduzioni,


con raffermare, prima di tutto, la validit del rapporto istituito.
Evidentemente i costruttori paleocristiani, invece di riferirsi allal
tezza totale, in sommit della curva, si basavano, nello studio del
progetto, su questi pi concreti elementi di alzato e di pianta.

(38) Gli attuali colonnati offrono elementi e dati attendibili, perch


anche attraverso i loro ripetuti innalzamenti assai diffcilmente pos
sano aver subito qualche apprezzabile modifica. Risulta difatti naturale ri
tenere che i restauratori si siano valsi delle stesse fondazioni, rispettando
lantico interasse e reimpiegando la stessa serie di colonne.
Qualche giustificata incertezza interviene invece per i sovrapposti archi
laterizi che possono esser stati costruiti con monta diversa, soprattutto in
relazione ai piedritti e agli spiccati. per questa ragione che abbiamo fatto
fulcro sulle misure di h e di 1 , non potendo scendere a troppe pre
cisazioni sul soprariferito valore di 2, come rapporto tra altezza totale, arco
compreso, ed interasse. Comunque doveva variare entro 1,8 e 2,3.
Notiamo poi che, per linterasse, ricorre spesso la misura in
torno a m 3,20 , e proprio negli edifici -apparentati dalle ricerche
prospettiche emerse dalle planimetrie studiate. La registriamo, non
potendo non rilevare ogni significativa comunanza che attesti con
tinuit in filoni di attivit architettoniche che, in questo caso, as
sumono semplici tradizionali espressioni.

Dovrebbe colpire invece la mancata correlazione fra la postura


delle colonne interne e la scansione delle arcate o delle paraste
esteriori. Ma tale indipendenza non casuale o soltanto legata a
specifiche esigenze compositive; dobbiamo supporre che anche il
numero delle archeggiature esterne avesse qualche significato se ne
vediamo fregiare in numero di nove le antiche fiancate del primo
S. Giovanni Evangelista, di S. Apollinare Nuovo e della Cattedrale
ariana. Non devo certo insistere sull importanza che si annetteva,
anche in campo religioso, alla ricerca di questo numero. Sar invece
pi originale e direi pi divertente scorgere come si sia in
vece voluto sfuggire un altro numero.
A tal proposito, mi sembra illuminante lesempio di S. Apol
linare in Classe. La logica pianimetrica di quel monumento era
riuscita ad assicurare una esatta rispondenza fra i sostegni interni
e le paraste esterne. Ma larchitetto per aprire dodici finestre sui
fianchi ne ha evitato a terreno la tredicesima, ponendo, all inizio
delle due fiancate, una originale insolita nicchia in corrispondenza
dellintercolunnio pi vicino al prospetto.
Cos pure avvenuto superiormente, dove salvo il divagante
motivo delle nicchie che ha dato molto a pensare una arcata
risulta ugualmente cieca. Anche in S. Giovanni Evangelista ed in
S. Apollinare Nuovo si pure coscienziosamente evitato il numero
di tredici, fatale in una disposizione interna a dodici colonne. La
totale coincidenza impressionante e le soluzioni dissimmetriche
adottate non rivelano certo esigenze architettoniche (39).
Ma il discorso sulle arcate presuppone laltro sulla presenza
delle paraste, iniziato da tempo per la architettura tardo-romana

(39) CaBROL-Leclerc, Dictionnaire darcheologie chrtienne, s. v. Nom-


bre. Dopo aver dissento dei numeri pi ricercati in et paleocristiana, cos
si esprime: A u contraire onze et treize semblent dshrits. In verit,
qui si voluto addirittura dare lostracismo al tredici, la cui cattiva for
tuna antica quanto largamente diffusa. Invece il numero undici compare,
proprio per escludere il tredici, in S. Apollinare Nuovo.
e paleocristiana (40). L animazione delle superfici esterne attuati
con semplice ritmo, dalle paraste e dai pilastri murari ai quali pu
anche affidarsi un preciso compito di resistenza nodale od un ge
nerico scopo di irrigidimento.
L architettura paleocristiana milanese aveva gi saputo, cor
tali mezzi di modulazione, imprimere alle pareti laspirazione ad
un verticalismo prima non sentito, J
Ravenna non esita, facilitata probabilmente dalle tradizioni
locali e dall ambiente adriatico, a far proprio un tale linguaggio,
moderandone qualche slancio e dimensionandone classicamente gl:
accenti. La sua architettura laterizia scandita nella successione
delle arcate incomicianti i finestroni appare sobria e semplicissima
in tutto il corpo prismatico della chiesa, che solo eccezionalmente
doveva esser decorato sulla fronte. Lo scrigno di fantasiose bellezze
e di rutilanti tesori era semplice, modesto nella sua povera essenza
di terracotta: le sue forme sembrano desunte dalledilizia dome
stica ed utilitaria. soprattutto il metro delle realizzazioni, in con
fronto della scala umana, ad offrire la misura, il tono monumentale
di questi sacri edifici.

A lla conclusa unit del corpo della chiesa aderisce la zona


absidale. Questa non compresa, come appare logico, nel propor-
zionamento del blocco principale costituisce non unaggiunta,;
ma sempre un episodio, sia pure un saliente episodio. comunque?
la parte pi complessa dal punto di vista esecutivo, dove veniva
richiesto speciale magistero murario per strutture poligonali ed in
curva, per grandi archi e volte. Non ho bisogno di rammentare
lorigine bizantina delle absidi definite poligonalmente allesterno
ed attraversate da finestre, come si riscontrano sempre a Ravenna
talvolta fiancheggiate da pastophoria pure alluso orientale. Si deve,
se mai, rilevare che la moda di tali absidi viene direttamente im
portata da Bisanzio, oltrepassando la Grecia dove ladozione sperai
dica limitata alle sole isole anatoliche.
Le particolarit rilevate nelle absidi ravennati portano a mo-

(40) Vedine una aggiornata trattazione in W . A r s l a n , Milano e Ra


venna. Due momenti dell architettura paleocristiana, in Felix Ravenna ,
fase. 3 3 , 1 9 6 1, pp. a i e sgg.
necessario tener presente che pure il Palazzo di Teodorico si valeva
del motivo di piccole paraste ugualmente spazieggiate (G. G h ir a r d in i , Gli
scavi del Palazzo di Teodorico a Ravenna, in Monumenti dei Lincei ,
voi. 24, 19 16 .
dificare lapparente indipendenza dallOriente bizantino prima af
fermata, in riferimento alla sobria organizzazione del corpo prin
cipale della chiesa. Sembra quasi che, per un principio program
matico, si sia voluto giustapporre allo schema basilicale romano una
zona absidale di dichiarato gusto bizantino.
Il gi noto fenomeno del graduale approfondimento dello spazio
riservato al presbiterio si attua anche nelle basiliche ravennati.
Salvo l'abside di S. Apollinare in Classe dove laspirazione clas
sica ne modera il valore, tutte le altre hanno un accentuato e assai
simile rapporto tra larghezza e profondit dellarea absidale (41).

Ed altri elementi tipicamente bizantini sono dati dalla deco


razione interiore e particolarmente dai marmi colorati quasi tutti
importati daUOriente, Per quanto questargomento comprenda an
che gli ornati degli edifici a pianta centrale, credo che non si deb
bano spendere molte parole per mettere in evidenza lorigine e la
lavorazione costantinopolitana dei vari capitelli che ammiriamo a
Ravenna. Analogie storiche, la presenza di lettere e sigle di mar
morari e di monogrammi greci lo confermano apertamente.
Forse quasi solo gli amboni collocati sull asse della chiesa
in mezzo alla navata vanno riguardati un prodotto d arte locale,
rispondendo ad una necessit di predicazione che intendeva ugual
mente rivolgersi alle due parti in cui, secondo i sessi, era diviso il
pubblico deii fedeli (42).
Il prezioso materiale decorativo formato da innumeri colonne
con basi e capitelli, dai rivestimenti marmorei, dai pulvini, dalle
recinzioni presbiteriali e dalle transenne pi varie veniva impie
gato nelle basiliche second una visione che potremo definire se non
proprio romana, certo profondamente latina, come vedremo a pro
posito del S. Vitale.

Si potrebbe dire in conclusione che gli edifici basilicali si ri


velano pressoch equidistanti dagli esempi di Roma e di Bisanzio.
La loro larga fioritura va spiegata non tanto con fenomeni di ra-

(41) Il rapporto per gli altri monumenti oscilla da 1,2 7 a 1,2 3. Solo
Anastasis Gothorum manifesta un minore approfondimento (1,33), forse
per le ragioni a suo luogo espresse.
(42) M i riferisco in particolare agli esempi della Basilica Ursiana e dei
Ss. Giovanni e Paolo, al Museo Arcivescovile, oltre ai frammenti per un
terzo pyrgos nel secondo chiostro del Museo Nazionale.
pido incremento urbano, quanto con indirizzi imputabili ad una
vera politica edilizia. Tuttavia larchitettura ravennate ha una sua
propria avvincente unit che non scaturisce dalla geopolitica delle
derivazioni e daHalchimia dei compromessi.
la luce mi sembra che sublima una esemplare eoe- <
renza di moventi e di risultanze e che assicura tale unit. A R a
venna la luce penetra dalle absidi, inonda le navate laterali: la
protagonista della visione architettonica.
Ben pi che a Roma dove la luce, sia pure abbondante,
penetra e scende quasi solo dall'alto tutto lo spazio interno si
qualifica in aspetti pi limpidi e lievi, facendo attenuare e tacere
contrasti di luci e di ombre. Nelle basiliche ravennati non si guarda
in alto per esaltarsi alla luce; questa prorompe dalle grandi finestre
delle navatelle e dellabside, gioca liberamente sui colonnati, sembra
anzi raccogliersi in basso per poter lievitare tutta larchitettura in
una ariosa, felice visione. Le superfici interne, largamente partecipi
di una luminosit marina, erano fatte per vivere e fiorire nella magia
dei mosaici. ^
Le architetture a pianta centrale, indubbiamente pi varie e
motivate delle basiliche, animano il solenne fermo panorama: i bat
tisteri, i sacelli cruciformi e soprattutto capolavori, cos differen
ziati fra loro, di S. Vitale e del mausoleo teodoriciano.
Gi abbiamo ricordato che la Basilica Probi , la prima Catte
drale nel suburbio di Classe, aveva sicuramente un battistero, di
cui per non sappiamo n la forma originaria n le trasformazioni
apportatevi da Massimiano.
Del Battistero Petriano rammentammo invece il fontem tetra-
gonum; ledificio mire magnitudinis duplicibus muris et altis m e'
nibus sollecita soltanto il nostro desiderio di una meno vaga cono
scenza. Poteva forse essere non troppo dissimile dai due celebri
battisteri che cronologicamente lo comprendono, ravvicinati dalla
similitudine del loro organismo (43).
Verosimilmente il Battistero della Cattedrale Ursiana fu co
struito dallo stesso vescovo Orso nel primo trentennio del V secolo.
Il monumento, ottagono ed arricchito da quattro absidi all in
terno, aveva un ambulacro periferico limitato al piano terreno e
collegato, attraverso un portico, alla Cattedrale. Eleganza di forme,
esiguit di spessori murari, rivelano notevole raffinatezza d im
pianto, che dal battistero lecito riverberare sulla sua, purtroppo
distrutta, Cattedrale (43). Neoine provvide a sostituire il soffitto
ligneo con la cupola di tubi fittili e a decorarne stupendamente lin-

(43) necessario ricordare che il Battistero della Cattedrale si presenta


nella pianta esterna come un quadrato, arrotondato agli angoli, e che perci,
con ogni probabilit, anche il suo recinto esteriore era a pianta quadran
golare.
Fig. 8 Pianta del Battistero degli Ortodossi. La ricostruzione
delle murature esterne in parte ipotetica.

temo; in epoca seriore il battistero venne protetto con lattuale ti-


burio.
Per le proporzioni interne dobbiamo rifarci a quelle deirim
pianto originario. Valutando il rinterro sopravvenuto e considerando
la primitiva comice poi nascosta dalla volta laltezza del Bat
tistero eguaglia il diametro interno, secondo un rapporto frequente
in antichi edifici a pianta centrale (44).
Il nucleo originario del Battistero privo di paraste esterne,
il che pienamente concorda con la sua definizione esteriore, cos
riassuntiva e glabra da attuare senza soluzione di continuit
il raccordo delle curve nicchie alle pareti rettilinee. L assenza di ri
salti o paraste caratterizza anche gli antichi disegni dellUrsiana:

(44) Per gli spaccati del monumento primitivo, ved i: C. C a sa l o n e ,


Ricerche sul Battistero della Cattedrale di Ravenna, in Rivista dell Isti
tuto di Archeologia e Storia dell Arte , N . S., anno V il i, 1959, pp. 202-
268. Cfr. anche la fig. 3 dellAppendice.
Fig. i9 II gioco dei volumi nella parte absidale che per prospettare la Cattedrale
ariana doveva forse essere il pi importante.

in tale coincidenza pu forse cogliersi un valido spunto per ravvi*


cinare ancor pi le due fabbriche?
Copia del monumento ursiano che, nello stesso tempo, potremo
definire elaborazione in chiave espressionistica, fornita dal Batti
stero degli Ariani. Per quanto sia scomparsa, ad eccezione della cu
pola, tutta la decorazione interna, il Battistero si qualifica pi chia
ramente della Cattedrale ariana per l'aderenza al modello e per lfe
accentuazioni apportatevi: richiamo in particolare l attenzione sulla
abside orientale pi grande delle altre, volutamente contrapposta
allesterno ai due risaltati corpi terminali dellambulacro periferico
(tav. X e figg. 18 e 19). Alcune paraste dell ambulacro apparivano
sagomate a libro , evidente spicciolo ricordo del S. Aquilino.
L esame architettonico dei due monumenti va perci condotto
in forma imitarla.
Non stato difficile ricollegare la loro planimetria ottagona
con quattro nicchie semicircolari, al fortunato irraggiamento dei
modelli ambrosiani del battistero di S. Tecla e della cappella di
S. Aquilino. T ale acquisizione lascia ormai il compito di precisarne
le differenze e le modalit di acclimatazione. Queste mi sembra che
si inseriscano perfettamente nella successione delle modifiche subite
dagli archetipi milanesi nel lungo percorso compiuto verso Oriente.
Gli esempi aquileiesi ed adriatici, varii e significativi, lo stanno a
testimoniare. Anche i pi antichi denunziano una semplificazione
della planimetria attraverso leliminazione delle nicchie rettangolari
e ralleggerimento delle sezioni resistenti che vediamo chiaramente
attuata a Ravenna, specie nel Battistero della Cattedrale. I due mo
numenti rispondono cos a quelle medesime esigenze di stringatezza
messe in evidenza per le basiliche e che potevano considerarsi dif
fuse nellambiente adriatico. Rammento appena che la volumetria
a prisma ottagonale dalle compatte muraglie aveva un esempio il
lustre: il Mausoleo di Diocleziano a Spalato.
L ambulacro esterno che si accompagna talvolta alla tipo
logia del battistero ambrosiano, come a Frjus si attua in forme
essenziali per le evidenti necessit del rito; a Ravenna dovremmo
crederlo congeniale e suscettibile di fervidi sviluppi se ci riferissimo
anche aUesempio del Battistero Petriano e se volessimo estrapolare
verso le complessit pianimetriche del S. Vitale.

Semplici oservazioni vorrei preporre per i sacelli cruciformi


di cui ci restano gli esempi della Cappella vescovile (Monasterium
Sancti Andreae Apostoli) e del sacello forse dedicato al S. Lorenzo:
il cosidetto Mausoleo di Galla Placidia. Per quanto riguardati nelle
funzioni ben differenziate il primo a carattere di oratorio, il se
condo di sepolcro possono venire tuttavia ravvicinati dallo stesso
simbolico motivo di pianta che presentava molte tangenze e precisi
collegamenti con larchitettura funeraria romana.
I costruttori ravennati non creano nuovi tipi: li affinano sem
plificandoli e li immergono' nellatmosfera di sogno determinata dalle
presenze musive. N el sepolcro detto di Galla Placidia sembra at
tuarsi forse per lultima volta il tipo del mausoleo romano
a croce, accogliente monumentali sarcofagi. Nella Cappella vesco
vile abbiamo il vivente modello di uno di quegli oratori privati, le
cui minuscole proporzioni armonizzavano con la preziosit degli or
nati e della suppellettile.
Si potrebbero citare gli esempi pi variati, anche se si tratta
di monumenti troppo piccoli e modesti per aver lasciato sempre
una traccia. per significativo che sulle coste adriatiche se ne
rintraccino molti, forniti quasi sempre di un ambiente antistante
e diversamente dedicati fin dallorigine: dal martyrium di S. Pro*
sdocimo a Padova alla simile cappella di S. Maria Mater Domini
presso la Basilica dei Ss. Felice e Fortunato a Vicenza, dal distrutto
sacello cruciforme di S. Andrea a Rimini a quello di Casaranello
in Puglia ed alle cappelle di S. Maria Formosa a Pola.
Non bisogna poi dimenticare la cella inferiore del Mausoleo
teodoriciano e lo scomparso sacello dedicato a S. Zaccaria, pene pror*
sum la chiesa di S. Croce, per il quale Agnello parla di similitu-
dinem crucis.
I rapporti in altezza, riferiti ai tre monumenti ravennati super
stiti, si imperniano intorno alla proporzione quadrata delle sezioni
principali (senza tener conto delle volte) con tendenza a snellirsi
progressivamente.
* * *
I La chiesa di S. Vitale svolge un tema complesso, assurgendo
a significativo capolavoro di unepoca e di una civilt che dovremo
ancor meglio riconoscere e valutare. Ritengo che lo scopo della sua
j erezione rimasto vago ed incerto, per quanto legato ad una
caratteristica insolita disposizione interna sia stato da me chia
rito, con il riconoscervi l aulico edificio che nella zona del Pa
lazzo imperiale era stato predisposto nella speranza di accogliervi
un giorno Giustiniano e Teodora e per celebrarvi le sacre funzioni
in presenza degli Augusti.
Le sicure notizie cronologiche, l implicazione nella fabbrica di
Giuliano Argentario, personalit discussa, ma indubbiamente par
tigiano della causa bizantina, il carattere non storico, ma politico,
dei due celebri quadri musivi favoriscono tale interpretazione, chia
ramente confermata dai precedenti e dagli echi che la storia del
larchitettura pu allineare sullargomento delle chiese palatine.
N el rinviare al mio studio sul tema specifico (45), non pos
sono tacersi gli altri diversi aspetti dell impareggiabile monumento
che ci si affollano dinanzi.
II complesso organismo architettonico (fig. 20) non privo di
precedenti, anche molto remoti e significativi, ma non puntualmente
rispondenti allo schema del S. Vitale. Per la struttura concentrica,
radialmente articolata e divisa a due piani nel deambulatorio peri
ferico, va pi precisamente riguardato come una elaborazione del

(45) Costituisce la seconda parte del presente volume.


Fig. 20 Schizzo assonometrico del 5. Vitale.

S. Lorenzo di Milano; impiantato su un quadrato di base, anzich


su otto lati, questo lunico edificio di data anteriore che pu oggi
essergli confrontato. Il paragone, quanto mai evidente nella strut
turazione, verrebbe, a mio avviso, rafforzato dalle supposte analoga
funzionali.
Oltre questa vistosa ascendenza, lorganismo del S. Vitale
trova notevoli similitudini e precisa contemporaneit nella chiesa de)
Ss. Sergio e Bacco a Costantinopoli, che puntualizza gli ultimi svii
luppi di un lungo processo evolutivo avvenuti nellambito della corte
bizantina. j
Ma non solo la provenienza dello schema che in queste
caso le circostanze indicano in Costantinopoli a caratterizzare
unopera architettonica; sono le risultanze visive e la propria inconj
fondibile figurativit. Pr il S. Vitale soprattutto linterpretazion^
degli alzati a veramente qualificare lopera darte (fig. 21).
Fig. 2i Parallelo grafico tra le sezioni dei Ss. Sergio e Bacco e di 5. Vitale.
Triangoli equilateri proporzionano il complesso vitaliano nei rilevanti episodi
ed incidenze spaziali, compresi i loggiati.

L'interiore forma ettagona qui chiaramente estrinsecata con


un ben pi ricco gioco di volumi, connaturale, del resto, alle mag
giori dimensioni. L alta cupola emisferica raccordata da nicchie, con-
rribuisce ad imprimere allinterno quella diversa, pi vigorosa ste
sura del testo architettonico che indubbio appannaggio del S. V i
tale e che in effetti determinata dal limpido ardito pr-
porzionamento delle sue membrature.
Cos in forza dli irrefrenabili impulsi, il monumento ravennate
si differenzia in maniera sostanziale, emancipandosi da pedisseque
soggezioni orientali ed eleva a vera gloria artistica uno schema co
struttivo, con la creazione di un autentico capolavoro. Distaccandosi
nobilmente dal supposto gemello, i paragoni con la chiesa dei Santi
Sergio e Bacco divengono improponibili, per quanto riguarda i va
lori architettonici: resta solo in comune il canovaccio di una rara
trama, la nuda similitudine di un soggetto costruttivo.
facile ammettere che provenga dal Bosforo il materiale mar
moreo, impareggiabilmente scolpito, dei sostegni e delle decorazioni
(tav. X V , a); ma anche altrettanto facile e doveroso riconoscere che
tutte le colonne monolitiche a pian terreno sono state collocate in
opera allungandone il fusto in modo notevole e significativo (ta
vola XII).
Ogni colonna poggia difatti su un rocchio di marmo apposita*
mente aggiunto e su una insolita base a gradini, pi alta delle nor
mali.
L architetto latino si rivela compiutamente in questo episodio.
La spregiudicata modifica attesta non tanto libert dazione ed ori
ginalit interpretativa nei confronti del prezioso materiale giunto
da lontano, quanto una spontanea efficace reazione a moduli e pro
porzioni di marca bizantina non congeniali al gusto italiano e che
altrove in paesi di meno alto potenziale architettonico sareb
bero riusciti graditi o ritenuti accettabili.
Sono queste sentite esigenze di sciolta eleganza e di acuita
snellezza a rivelare lo spirito della nuova architettura italiana, le
cui tendenze al verticalismo erano gi emerse a Milano ed a R a
venna e che ora raggiungono una suprema affermazione.
Malgrado che linterno risulti chiaramente proporzionato, nelle
sue essenziali scansioni, secondo lo schema tradizionale del triangolo
equilatero, tuttavia nel vano centrale Isp irazion e verso lalto ap
pare ben pi decisa. L elastica dilatazione dello spazio interno, de
terminata dal sistema dei pervii nicchioni, collabora nel suggerire e
imporre il predominante verticalismo del tempio (tav. XI).
Gli archi costantemente sovrapposti per le ancora inappa
gate esigenze di slanciato proporzionamento alle prolungate co
lonne, preludono alle altissime, nicchie inquadranti i trifori, dove
si accentua il rapporto tra altezza e larghezza raggiungendo valori
unici, quasi incredibili, rivelando pi che una tensione, addirittura
uno spasimo verso lalto.
In un cos eccitato clima di rapporti e sotto il corrusco velame
degli stupendi mosaici, non meraviglia scorgere le proporzioni spi
gliatissime dellarcone principale e dellabside, che pur sminuiscono
gradualmente quella eccezionale dei nicchioni. Per dallalta tribuna
di fronte al santuario che dobbiamo considerare il punto di v i
suale pi importante (tav. II della Parte Seconda) quel senso di
esasperato verticalismo pare attenuarsi.
All'esterno risponde lo snello spartito determinato da semplici
paraste e da sobri contrafforti, attraversati solo da una cornice de
nunciarne i solai interni. Imprimono slancio e vigore alle grandi
pareti dellottagono, qui proporzionate secondo il quadrato, come
pure le facce del tiburio; queste sono prive di paraste per lasciarne
in risalto lessenza geometrica, credo anche per attrazione verso i
simili prismi terminali dei Battisteri ravennati (tav. XIII).
La semplice orditura cede il posto nella zona absidale ad una
accesa fantasia volumetrica per rincalzare delle masse prorompenti
da una pianta a ventaglio e per il frammentato accavallarsi dei tetti.
Cubi, cilindri e prismi si giustappongono nella comune essenzialit
costruttiva, si compenetrano in un gioco che prima fiancheggia le
mergente abside e poi la sormonta, culminando nel tmpano pro
teso ai lati, quasi a rilanciare sventagliando verso il cielo
tanti dinamici impulsi (tav. XIV).

* * *

Sdegnosamente appartato ai margini della citt, chiuso nello


stile veste lapidea silente testimone di segreti drammi su cui
aleggiano leggende antichissime il mausoleo di Teodorico fa ve
ramente parte per s stesso. Studiato da tempo nelle difficili espres
sioni del suo linguaggio artistico, ne viene ora anatomizzata la pe
culiarissima essenza, nell'intento di lumeggiare gli aspetti originari
della moie misteriosa.
Il Mausoleo non ha cercato alcuna solidariet con i monumenti
ravennati e non soltanto con questi; n ha trovato vera fortuna in
seguito. un'opera solenne quanto isolata, indice di una speciale
situazione conclusa in s stessa e le cui forme, prive di valore nor
mativo, affondano diverse lontane radici.
I suoi elementi costitutivi non possono perci essere presi in
esame comparativo ai fini del nostro studio, che qui deve limitarsi
a registrare l acuto, globale interesse di un distaccato episodio che
solc, come una rapida meteora, lordinato firmamento dell archi
tettura ravennate.

* * #

Dopo quanto stato partitamente esposto, non possono avan


zarsi osservazioni generali di qualche rilievo sugli edifici accentrati.
Espunto il mausoleo di Teodorico e considerata la limitata essenza
delle cappelle crociate, i monumenti superstiti di maggior interesse
si riducono ai tre edifici magnificamente decorati: il S. Vitale ed i
due battisteri, che presentano pi di una similitudine nellimpianto
ottagono e nei tiburi.
Se non possono essere logicamente confrontate, con i colonnati
basilicali, le interne archeggiatine del S. Vitale e, ancor meno, quelle
decorative diel Battistero della Cattedrale ambedue pi snelle e
articolate molti altri elementi emergono dagli organismi cen
trici e vengono ad1 integrare quelli rilevabili nella edilizia basilicale.
Abbiamo perci riservato per ultimo uno sguardo conclusivo su co
muni aspetti, e specialmente sui ritmi e sulle forme delle aperture
portali e finestrati che contribuiscono ad imprimere un in
confondibile carattere alle architetture ravennati.
Nei grandi edifici le porte erano numerose, allevidente scopo
di facilitare la grande massa diei fedeli e di mettere ancor meglio
in comunicazione lo spazio interno con il luminoso ambiente circo
stante. Pi che nelle basiliche romane, sono qui frequenti le aper
ture laterali: all Um ana ed a S. Apollinare in Classe questa co
municabilit si attuava, oltre che con i portali sui prospetti, con
ben sei porte sui fianchi, ma anche altre basiliche presentano un
passaggio laterale, conservato nella mezzeria delle fiancate meridio
nali alla Anastasis Gothorum e a S. Apollinare Nuovo.
Semplici le incorniciature: robusti stipiti ed architravi di pietra
a sagome liscie inquadravano il vano della porta, per lo pi di pro
porzione quadrotta, a giudicare dagli esempi di S. Agata, di S. A-
pollinare in Glasse e di S. Vitale. Sono frequenti e pi facilmente
conservati i grossi arconi sovrastanti, che non hanno soltanto fun
zione di archi di scarico affioranti sulla muratura, ma creano effetti
plastici per la lunetta semicircolare che si approfondisce nel loro
interno. Per le proporzioni generali e per la presenza degli arconi
sovrapposti, le porte ravennati suscitano il ricordo di quelle del pa
lazzo salernitano.

Le tante, grandi finestre dei monumenti ravennati si presen


tano tutte romanamente arcuate a pieno centro (46).
L'alternanza tra vuoto e pieno , allinizio, perfettamente equi
librata, come si riscontra nei finestrati terreni di S. Giovanni fi-
vangelista.

(46) Solo in qualche edificio come a S. Giovanni Evangelista e a


S. Apollinare N uovo sovrapposto, alla struttura degli archi, un filare
di mattoni estradossati : il cosidetto bardellone .
Ancor pi raro vedere a Ravenna lo spiccato degli archi in ritiro
rispetto ai piedritti: il loro diametro normalmente uguale alla larghezza
dellapertura, specie nelle finestre di et paleocristiana. 11 contrario esempio
del Battistero della Cattedrale stato poi rettificato.
All'eguaglianza p = 1 subentrano senza diversit fra le
soluzioni ad! arcate o a pilastri rapporti, poco differenziati, che
danno maggior peso ai sodi murari; lespressione pi vistosa si in
contra nei larghi finestrati terreni di S. Apollinare Nuovo. Invece
in sintonia con la snellezza dello spartito i pieni diminuiscono
nelleccezionale sequenza terrena delAnastasis Gothorum. In am
bedue questi edifici le situazioni marginali non si ripetono nei fi
nestrati superiori, dove si ritorna agli schemi tradizionali (47).
Nelle proporzioni del vano incalza la medesima aspirazione,
ugualmente espressa in misura graduale e limitata. Partendo dal
Battistero della Cattedrale dove il rapporto tra altezza totale e
larghezza dteUapertura di una volta e mezzo si trascorre verso
proporzioni pi slanciate, i cui pi alti valori sono raggiunti dal-
lAnastasis Gothorum (2,1) e dal S. Vitale (48).
Come abbiamo veduto per i colonnati, i rapporti erano origi
nariamente studiati tra il piedritto e laltezza del vano. Cos ho
potuto dedurre dalle misure rilevate: in S. Apollinare in Classe d
si imbatte, ad esempio, nello stesso rapporto 1,3 3 gi emerso in
quel monumento.
Accenner infine che queste misurazioni hanno pure rilevato
lesistenza di una base imitarla prossima a m 0,32.
Bench questo studio non scenda a particolarit tecnico-strut-

(47) Nei finestrati superiori si notano sempre gli arconi tradizional


mente concentrici in luogo delle paraste. Anche tali differenziazioni ri
spetto ai finestrati terreni, suggeriscono quella successione nelle fasi dei la
vori di costruzione alla quale abbiamo fatto riferimento.
(48) Le finestre del S. Vitale, rispetto alle terrene, sveltiscono le pro
porzioni nel piano delle gallerie, dove raggiungono il valore totale di 2.
Nelle absidi tale rapporto globale si accentua in 2,5. Le finestrelle della
zona absidale e delle torri scalarie appaiono ancora pi slanciate. L articolata
impostazione del monumento ha evidentemente sconsigliato ladozione di
rapporti costanti.
turali, corre tuttavia lobbligo di rilevare la continua ricorrenza di
questa unit di misura che si riscontra nelle dimensioni dei laterizi,
anche in quelli giulianied, e che durata molto a lungo. Diversa dal
piede romano e da quello bizantino, costituisce una misura localiz-
zata e persistente in Italia settentrionale e che mi sembra possa
esser collegata con il cos dietto piede gallico (m 0,324), prati'
camente durato in Francia sino alladozione del sistema metrico de'
cimale (49).
La constatazione certo assai importante e suscettibile di no-
tevoli sviluppi. A noi basta rilevare la permanenza di un sistema
di misura localmente in uso, anche nei periodi di maggior splen
dore dell impero dOrienite. N e risulta chiaramente avvalorata lau-
tonomia architettonica ravennate.
Sapere che il S. Vitale stato progettato e costruito con unit
metrica propria di Ravenna, pu far cadere facili ipotesi sulla pianta
gi disegnata, pervenuta, belle pronta, da Costantinopoli e sulla
acquiescente ricettivit dia parte degli ambienti ravennati.

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Le soluzioni absidali del Battistero degli Ariani e del S. V i


tale pur tanto diverse per situazione, esigenze e rhisure ac
centuano nelle loro piante gli indici di approfondimento gi esami
nati per quelle basilicali (50).
Forse a causa delle limitatissime dimensioni, labside del Bat
tistero , tra la diecina di esempi ravennati, la pi profonda fra tutte.

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Accenno infine ai timpani terminali posti a coronamento di


facciate e di pareti ed alla caratteristica conformazione dei loro so
stegni: sono soluzioni veramente tipiche e distintive dellarchitet
tura ravennate, su cui non stata richiamata la dovuta attenzione
(fig. 22).
Anche se tali elementi, per risultare molto esposti agli agenti
degradanti, sono stati spesso restaurati o rifatti, tuttavia la loro
compatta presenza li impone come espressione valida ed originale.

(49) A u r S, Determmation du pied gaidois, in Memoires de lAca-


demie du Gard , V serie, tomo IX, 1868.
(50) Per S. Vitale si riscontra il rapporto 1,2.
Fig. 22 Particolare del prospetto nell a Anastasis Gothorum .
Notare il motivo dei laterizi a sbalzo e le cornici interrotte dai pilastri.

Indiscutibili esempi come quello sul sacrario del S. Vitale - ne


confermano del resto, se oe me fosse bisogno, lautenticit.
Ci premesso, dobbiamo rilevare il carattere anticlassico di tali
terminaz'oni : nessun ricordo di antiche forme e, soprattutto, la me-
Iodica assenza di cornici orizzontali che definiscano classicamente
lessenza triangolare del timpano.
Negata non solo ogni ascendenza illustre, ma anche le spicciole
e, vorrei dire, inevitabili tangenze con la prassi costruttiva romana,
dobbiamo rilevarne il carattere originale che apre spunti sul mondo
dellarchitettura medioevale.
Per meglio comprenderne lo spirito informatore necessario
allargare la visione. Questa conferma la carenza dei collegamenti for-
mali anche sui fianchi, la cui presenza invece normale non solo
nelle architetture classicheggianti. Cos, oltre la propria, il timpano
tende a sottolineare lindividualit della parete cui appartiene. Le
cernici si arrestano contro paraste e contrafforti, non collegando mai
fra loro le impaginazioni frontali.
N ellinsieme il corpo delledificio appare come troncato da que
sti muri timpanaii che lo sopravanzano in alto e sui fianchi. Sem
brano quasi posti per dividere e separare; anzi nelle basiliche accen
tuano senzaltro quella cesura tra il corpo basilicale e la zona delle
absidi che abbiamo lumeggiato.
Il laterizio svolge il suo essenziale modesto ruolo, con puntiglio,
esaurientemente. Gi nel Mausoleo di Galla Placidia nessun impiego
di mensole lapidee si inseriva nella compagine laterizia e nel vicino
S. V itale la soluzione dei mattoni posti a sbalzo viene a denunziare
la chiara essenza di una soluzione pratica che assume valore formale,
talvolta complesso. Ecco gli esempi dello Spirito Santo e della chiesa
di S. Apollinare Nuovo ricollegarsi forse ad antiche esperienze, of
ferte dalledilizia minore ed utilitaria, ed assurgere ad espressioni
che dan valore compositivo ai prospetti; questi risultano spesso pro
porzionati proprio in forza del motivo terminale mitrato , con
geniale sotto tanti aspetti allarte paleocristiana ravennate
(fig. 23).

L architettura paleocristiana ravennate ha una sua facies


ben caratterizzata in tutte le espressioni. Non soltanto lesemplare
attaccamento alla tradizione della basilica senza matronei , ma
la sua coerenza si rispecchia negli altri tipi di edifici, nella costanza
di forme e soluzioni particolari e, perfino, nei metodi costruttivi.
La convinta elaborazione di una propria tematica affrontata e
perseguita con fermlezza di intenti e solidit di mezzi rifugge
da avventure architettoniche e, soprattutto, da facili eclettismi. Il
mausoleo di Teodorico, unica eccezione ad una ordinata serie di
esperienze artistiche, voluto evadere dal mondo ravennate, ma
non si lasciato nemmeno attrarre verso disinvolte imitazioni: quel
monumento non certo facile, n eclettico.
Cosi il poema delle chiese ravennati si snack solenne e pacato
nei ritma basilicali, vibra per le appoggiature musive, si esalta nelle
liriche aspirazioni. La sua poetica non presenta attardamenti e so
lecismi linguistici : Ravenna raggiunge e mantiene un altissimo pre
stigio di vera capitale artistica.
La forza, ranima di Ravenna emergono ancor oggi dalla sua
architettura, che fu feconda irradiatrice di temi e di forme, matu
ranti in clima esarcale coraggiose anticipazioni.