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Appunti Diplomatica (Bresslau)

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Capitolo 2

 La storia della diplomatica è connessa con la storia delle


falsificazioni, spesso utilizzate dalle autorità per giustificare certe
pretese: nel corso della Storia autorità civili ed ecclesiastiche hanno
forgiato documenti o iniziato ad esaminare meglio le carte;
 Lo studio del documento inizia in Germania e in Francia. I Tedeschi
studiano i documenti per risolvere delle controversie nate dopo la
Guerra dei Trent’anni: delle vere e proprie battaglie legali a suon di
carte che vennero chiamate bella diplomatica. Daniel Papebroch,
gesuita, stila la nuova edizione dell’Acta Sanctorum, confrontandosi
con documenti falsi e formulando delle regole generali;
 Papebroch entra in scontro col monaco francese Jean Mabillon,
autore del De re diplomatica che, oltre ad essere una risposta al
gesuita tedesco, fornisce dei canoni ancora oggi validissimi;
 La nascita della École des chartres nel 1821 favorisce lo studio della
diplomatica, dell’archivistica e della paleografia;
 In Italia Maffei e Fumagalli portano la diplomatica in auge: il primo
con documenti dei primi secoli e l’evoluzione del latino, il secondo
studia documenti italiani ed entrambi si basano sull’operato dei
Maurini;
 Ficker e Sickel portano ad un rinnovamento: il primo studiò le fasi
del documento, dimostrando l’inesistenza di una regola generale; il
secondo si focalizza sul confronto delle scritture per individuare i
falsi.
Capitolo 13
 Uno dei modelli più importanti dell’alto Medioevo è il formulario
(documento senza valore giuridico atto solo ad essere da esempio),
di origine romana. Tra i più antichi abbiamo le Formulae Marculfi,
scritto dal monaco Marculfo per ordine del Vescovo Landerico per la
scuola e per i notai;
 La maggior parte dei libri di formulari non veniva compilato, per cui
alcuni sono frutto di diverse raccolte (come le Formulae collectionis
S. Dionysii, formulari carolingi trovati in un monastero, per i Franchi;
le collezioni di San Gallo o quelle bavaresi, e così via);
 Il libro di formulari papale è il Liber diurnus, utilizzato fino al XI
secolo;
 In Italia non abbiamo raccolte di formulari per i notai,
principalmente perché, se in tutta Europa il notariato era gestito
dagli ecclesiastici, in Italia era gestito dai laici e quindi i manuali non
venivano facilmente inseriti nelle biblioteche ecclesiastiche;
 I libri di formulari italiani dell’XI secolo si differenziano da quelli
precedenti per l’esposizione teorica delle regole da osservare: il
diacono Alberico di Montecassino fu il primo nella Penisola a
concepire un breve manuale di questo genere (Breviarum de
dictamine);
 Nel Medioevo compare anche un altro tipo di documento usato da
scrittori e notai: il documento anteriore (quel documento con valore
giuridico atto ad anticipare la stesura di un documento più
completo). Spesso succedeva che nessun documento successivo
venisse scritto, ed era molto utilizzato in Germania;
 Infine, chiamiamo atti le annotazioni per la stesura del documento
successivo qualora questo venisse pubblicato più in là nel tempo:
questi erano usati generalmente a livello locale per le comunità
cittadine.
Capitolo 15
 La lingua latina si è evoluta nel corso del tempo, iniziando ad
assumere elementi della lingua volgare ed eliminando alcune forme
classiche (visibile nei codici di legge longobardi);
 Nel Regno dei Franchi la conoscenza del latino dipendeva
semplicemente dal sapere le regole generali (gli ecclesiastici
conoscevano il latino scritto grazie alla Vulgata): di fatto, nel
tentativo di replicare il latino classico venivano creati dei volgarismi
(alcuni testi vengono chiamati “di compromesso”, o in tedesco
Kompromißtexte, per questo motivo):
1. Molto frequenti sono i cambi delle vocali (i/u brevi in e/o, ae/oe
in e, la e in una a, ecc.) e delle consonanti, alcuni di questi cambi
sono rimasti nel volgare di una zona ma scomparsi in un’altra (la s
in Francia alla fine delle parole, scomparsa in Italia);
2. Nelle coniugazioni alcune lettere vengono inserite in modo errato
(come la t) perché in lingua volgare non vengono pronunciate;
 In Germania spesso si ricorreva all’uso di parole tedesche munite di
desinenza latina;
 Carlo Magno tenta di depurare la lingua latina tramite
l’insegnamento nelle scuole per sudditi di grammatica latina, della
Bibbia e dei testi liturgici. Sotto Ludovico il Pio il lavoro del padre
venne rafforzato e nelle cancellerie si utilizzò il latino classico;
 Nei pochi documenti pontifici dell’VIII secolo si può notare l’uso del
latino classico corretto o quasi, nel IX secolo abbiamo un regresso e
nel X e XI secolo abbiamo documenti in latino volgare. Benedetto IX
e Pietro Diacono fanno in modo che il latino classico sia l’unico
utilizzato, e così è ancora oggi;
 In Italia il volgare rimase a lungo un elemento importante dei
documenti e si dovette aspettare il XII secolo affinché venisse
implementato il latino classico (l’Università di Bologna accettava solo
notai che conoscessero la lingua classica);
 Frequenti erano le figure retoriche, così come nel campo della
metrica si faceva uso di clausole (cursus) che davano ritmica grazie ai
suoni delle parole (particolarmente usate nella cancelleria pontificia,
poi diffuse in tutta Europa);
 Altro stile era quello della prosa rimata, all’inizio molto raro e più
un’eccezione alla regola che un vero e proprio standard;
 Oltre al latino si utilizzava il greco, almeno in età tardo-antica,
mentre, dall’Imperatore d’Oriente Maurizio, iniziò la sua lenta
sparizione dall’Occidente e il suo rafforzamento nella pars orientalis.
Il greco rimase nella Sicilia musulmana e normanna;
 L’italiano compare nei documenti sardi già nel 1070, mentre sulla
terraferma bisognerà aspettare la fine del XII secolo. Il francese
iniziò ad essere utilizzato nelle corti e della cancelleria comitale
nell’XI secolo, mentre il tedesco entrò nei documenti nella metà del
XII nelle varie sfaccettature dialettali che verranno unificate da
Lutero.

Capitolo 17
 Nel Medioevo si soleva scrivere i documenti su papiri, pergamene e
carta;
 Il papiro venne utilizzato per secoli da molte civiltà, ma nel
Medioevo si era soliti scrivere su papiro con modalità diverse
rispetto all’antichità e venne usato principalmente in età tardo-
antica e dai Longobardi, per poi sparire lasciando spazio alla
pergamena;
 La pergamena era un materiale prodotto nei monasteri (i
pergamenari): le dimensioni variavano in base ai bisogni e le regole
variavano di cancelleria in cancelleria;

 La carta nasce in Cina e viene portata in Europa grazie agli Arabi, ma


venne usata poche volte (Federico II ne proibì l’utilizzo ai notai). I
fogli di carta venivano usati come appoggi per scrivere i documenti, i
primi ad utilizzarli maggiormente furono i Tedeschi nel XIV secolo;
 Documenti più lunghi venivano scritti su rotoli di pergamena formati
da più pezzi, venivano rigati con “matite” di ardesia aguzza,
l’inchiostro utilizzabile era solamente quello nero, mentre a Bisanzio
era uso scrivere con l’oro (crisografia) i documenti importanti (uso
che venne preso dagli occidentali, per esempio il Privilegio
Ottoniano).

Capitolo 19
 I materiali per i sigilli erano due, cioè la cera e il metallo, ed era uso
imprimere il sigillo tramite l’anello-sigillo di retaggio romano;
 In tarda età carolingia si passò dalle gemme merovinge ai tipari con
diverse matrici. Il metallo più utilizzato era il bronzo, mentre delle
bolle di acciaio sappiamo ben poco;
 La custodia delle matrici era affidata ai funzionari della cancelleria o
dell’autore stesso del documento, mentre quella papale con gli
Apostoli veniva spezzata e sigillata dal vicecancelliere per il conclave;
 La distruzione delle matrici poteva avvenire per svariati motivi
(perdita della carica, impossibilità a adempiere al proprio ruolo,
condanna da parte di un tribunale, evitare la contraffazione del
sigillo, ecc.);
 Le matrici di piombo sono più frequenti di quelle d’oro, mentre la
cera utilizzata era quasi sempre cera colorata;
 Nel tardo Medioevo si delineò una restrizione sull’uso di sigilli di
metallo e cera alle sole autorità civili, la bolla d’oro era di uso
esclusivamente imperiale (Ottone I);
 La forma più frequente è quella rotonda, ma ce ne furono molte nel
corso del tempo, e venivano impresse su una o su due facce;
 Con Rodolfo d’Asburgo notiamo la presenza di un sigillo più piccolo
accanto a quello re, detto segreto o minore, spesso in anelli-sigilli
utilizzati per affari riservati;
 L’apposizione di un sigillo aveva delle fasi ben definite: sulla
pergamena veniva fatta un’incisione a croce (di solito in basso a
destra), si piegava il foglio per avere un’apertura quadrangolare, si
faceva colare la cera e si pressava con veemenza col sigillo;
 Ovviamente i sigilli avevano raffigurazioni una diversa dall’altra: gli
elementi comuni erano la raffigurazione della persona che deteneva
il sigillo o del suo stemma, lo scettro e il globo per gli imperatori, la
mitra e la pastorale per i vescovi, oppure i santi patroni di una
chiesa;
 Le bolle pontificie prima erano aniconiche, poi da Benedetto III
presentavano il nome del papa e il chrismon e da lì iniziarono a
cambiare nel corso del tempo;
 Le città fanno uso di sigilli raffiguranti simboli come animali o i santi
patroni, mentre i privati facevano uso di simboli secondo il proprio
gusto;
 Esistevano delle legende sui sigilli (raffigurazione del sigillo e nome
del proprietario), ma era molto comune fabbricare dei falsi sigilli e
spesso venivano imposti su documenti con valore giuridico e
viceversa (questo comporta anche problemi nell’accertarsi che il
documento sia vero).

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