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Piccola storia della lingua italiana Cap.

1 Il De Vulgari Eloquentia descrive gli idiomi parlati nella penisola attraverso esempi concreti. Dante certo che il modo di parlare si modifica nei luoghi, nel tempo (diacronia) e nello spazio (sincronia), e vuole che il volgare sia stabile come il latino, cercando una lingua letteraria usata da tutti i letterati. [analisi Tanto gentile e tanto onesta pare: gentile = donna dotata di sentimenti nobili, elevati ed elette qualit morali. Onesta = donna dotata di superiorit morale unita a decoro e dignit. Pare = rivelarsi palesemente. Donna = domina, signora, padrona. Ella = lei. Altrui = pronome: ciascuno, chiunque]. Cap. 2 La comunicazione scritta e parlata si modifica per vai fattori. In alcuni graffiti di Pompei, risalenti al 79 DC, vi erano forme particolari di scrittura. Lo scrivente improvvisato non coglie la differenza tra lingua parlata e scritta, usa un modo veloce, poco formale. Le lingue volgari hanno una continuit rispetto a quella parlata, parliamo di latino volgare che si distingue dal latino classico, cio letterario scritto; la scuola cerca di insegnare una lingua scritta diversa da quella parlata, si vuole insegnare ci che non si sa. [ Appendix Probi: documento didattico, IV sec , una lista di 227 parole, per ognuna di esse indicata la forma corretta ed errata]. Il latino parlato induceva gli insegnanti a suggerire la forma giusta poich molte parole sono distanti da quelle del latino classico letterario. Il latino si modific in base ad alcuni fattori: interferenze con lingue gi usate, chiamate lingue di sostrato, crisi del potere di Roma, novit sociali come larrivo di popolazione e la diffusione del cristianesimo che diffondeva il messaggio evangelico oralmente. Vi erano notevoli differenze tra il latino parlato e il latino scritto, dal modo di parlare del popolo cio il latino volgare derivano le lingue volgari, neolatine o romanze, le variet locali italiane tradizionali e le variet dei centri minori. Cap. 3 Normalmente la lingua scritta resta stabile mentre quella parlata evolve. La lingua parlata si allontana da quella scritta provocando un uso diverso dalla norma della scrittura, per esempio luso di preposizioni, articoli, tempi e modi verbali nuovi e un ordine di parole rigido, in seguito questa lingua si propose come alternativa al latino. La scrittura si differenzia dal parlare perch serve per la comunicazione pi formale, con la scrittura si salvaguarda la tradizione linguistica. Ovunque e sempre coesistono diversi modi parlare e scrivere, una correlazione tra le diverse variet della lingua. Con la crisi e il cambiamento del latino abbiamo la nascita delle lingue volgari, il latino viene usato in determinate circostanze e studiato ( es. politica, scuola e Chiesa). Il percorso della lingua latina un continuum in diacronia, si modifica delluso. La trasmissione orale di una lingua una delle principali manifestazioni di continuit della culturale orale che rende stabile la lingua tra le generazioni. Il volgare si adatta nella scrittura perch ci si accorge che la lingua si modificata, loralit il luogo del cambiamento, mentre nella scrittura si osserva il cambiamento con distacco oggettivo. Nei secoli di passaggio tra latino e italiano si sent la necessita di usare nella scrittura la lingua parlata che si allontan e divenne autonoma dal latino scritto. Cap. 4 Linterferenza di lingue diverse entra anche nelle scritture latine vicini alla lingua quotidiana che accolgono forme di lingua parlata. La scrittura viene usata per fini istituzionali e rivela scorrettezze grammaticali, gli atti notarili mostrano volgarismi

lessicali, fonetici e morfologici come nel documento di Tito redatto nell 823. Le parole quotidiane hanno condizionato la lingua, sono elementi che rimandano alla vita materiale e agli oggetti di uso comune. Nei Placiti Capuani vi una consapevolezza di differenze tra le lingue. E il pi antico atto notarile redatto a Capua nel 960 in cui vi un uso scritto e consapevole del volgare italiano. Vengono convocati tre testimoni per definire le propriet dellabbazia che da trentanni possiede delle terre, la frase dei testimoni riportata in volgare [analisi del passo]. I testimoni sono chierici e notali che usano il latino e sono consapevoli di ci che dicono. La scelta di usare il volgare legata al fatto di dare massima pubblicit e ufficialit ala testimonianza, serve per una prospettiva futura perch il volgare pi adeguato per il futuro. E un elemento qualificante ed segno che la scrittura il luogo di formalit per futura memoria. usato anche il costrutto della dislocazione a sinistra in cui un elemento nominale anticipato e poi ripreso col pronome, il soggetto spostato a fine frase, l oggetto anticipato e poi replicato con il pronome. Il volgare italiano nasce con i crismi dellufficialit e della formalizzazione della scrittura. Lindovinello veronese (fine VIII sec e inizio IX) una prova di penna scherzosa, ha difficile interpretazione e varie traduzioni. Nasce da uniniziativa occasionale e afferma limportanza della scrittura. Il copista pratica la scrittura per professione, conosce il latino ma esalta i volgarismi per esigenza di realismo mimetico, abbiamo un latino misto al volgare. Il Graffito della catacomba di Commodilla ( IX sec) fatto da lettere di diverso carattere e grandezza. E un testo insolito ma soprattutto esposto su superficie alla vista di pi persone. Questo scritto stato fatto su iniziativa individuale con consapevolezza di usare il volgare. L autore una persona informata sulle novit liturgiche, un religioso che vuole ricordare in nuovo uso o un promemoria regolativo. La lingua inusuale usata per esigenze pi concrete di scrittura sintetica e immediata, la lingua suggerita per le omelie come sancisce il Concilio di Tours nell 813 in cui veniva raccomandato per la predicazione luso della rustica romana lingua. Nella grafia vengono ripetute alcune caratteristiche della pronuncia, il graffito una raccomandazione per i celebranti a non dire ad alta voce le segrete orazioni, un promemoria veloce. Cap. 5 Il problema costante della lingua italiana il rapporto dialettico tra unit e molteplicit, si cerca ununit culturale. La lingua parlata e quella scritta possono essere usate in modi diversi. Il latino la lingua scritta mentre il volgare quella parlata, si ha cos il fenomeno della diglossia cio la compresenza di due lingue diverse. Il volgare scritto si diffonde nel dodicesimo secolo a seguito di esigenze di alcuni ambienti, come quelle del ceto commerciale. La prima esposizione di un interesse per il volgare la offre Dante nel Convivio e nel De Vulgari Eloquentia. In quest ultimo definisce un confronto tra volgare e latino: il primo si riceve per abitudine attraverso luso, il secondo una lingua secondaria richiedere lunga applicazione e studio assiduo; tutti possono conoscere il volgare ma pochi conoscono il latino usato anche per la grammatico e quindi prima arte del Trivio che forniva le conoscenze delle arti liberali. La lingua parta svolgeva una funzione didattica importante, infatti dante nel Convivio lo apprezza con perfettissimo amore. Dante afferma che il volgare uno strumento iniziale di conoscenza. Tuttavia il problema retorico e di stile che si pone quello su quale volgare utilizzare, perche bisognava sceglierne uno tra i molteplici. Tutti i volgari per sono inadeguati, hanno limiti intrinseci e suoni sgradevoli. Nel De vulgari eloquentia, Dante parla dellesistenza di quattordici volgari che a loro volta si differenziano, lautore usa il numero iperbolico mille. Gli unici volgari apprezzati sono quelli dei poeti siciliani e bolognesi come Guido Delle Colonne e Guido Guinizzelli. Dante apprezza la formalizzazione stilistica e retorica

mentre critica il siciliano comune e parlato dei modi di parlare chiamati blasoni popolari, che mettono in risalto la peculiarit di ogni volgare. A differenza del volgare il latino una lingua uniforme e stabile perch artificiale ideata da dotti. Il volgare parlato naturale non ha regolarit grammaticali. Cap. 6 Il volgare scritto quello usato da notai e mercanti, i primi per le scritture formulari latine e per trascrivere gli aspetti della realt, i secondi per esigenze di scrittura pratica e di commercio. Nella scuola di notai il volgare era usato per conoscere il latino, la tradizione in volgare era usata per motivi di ufficio. I notai imparavano il latino ma scrivevano in volgare, trasferivano nella scritture ci che si ascoltava. I mercanti usavano la scrittura per necessit concreta, concretezza e profitto. Linsegnamento privato era affidato a chierici con lo studio dellabaco e del far conto; l istruzione pratica e veloce un investimento per i figli perch garanzia per il futuro dellazienda. In Toscana nei pi antichi testi volgari di uso pratico si nota l0insegnamento di notai, chierici ed elementi di novit che fanno riferimento a un nuovo ambiente sociale che utilizza specificamente il volgare scritto. Nasce una contrapposizione tra cultura rurale tipica delle attivit manuali e cultura urbana dedita alle attivit del leggere e scrivere con alto tasso di alfabetizzazione grazie allo sviluppo economico. La diffusione della letteratura porta la circolazione dei libri in volgare anche per un pubblico femminile e vi era ricettivit per la letteratura anche nei testi morali e religiosi. Cap. 7 La cultura e la lingua siciliana viene usata da Dante e da altri come modello di scrittura letteraria, a Firenze la cultura era ricettiva e sensibile verso le altre produzioni. Il toscano si diffonde con la persuasione della sua letteratura ed un mezzo di diffusione del suo prestigio. I toscano hanno unattenzione particolare verso la cultura in volgare e incoraggiano limpiego dei versi volgari, il volgare pi usato quello toscano e la letteratura pi letta quella toscana grazie anche alopera di Dante. La diffusione di queste opere provoca unattenzione per il toscano anche in ambiente ligure e napoletano dove il fiorentino usato come strumento di espressione letteraria e quindi mezzo per la lingua scritta, perche comune e intellegibile. A Napoli la versificazione in volgare viene coltivata, circolano prove poetiche di autori che scrivono in volgare toscano (Bartolomeo da Capua e famiglia Acciaioli). Anche il Veneto accoglie la cultura toscana come modello linguistico da imitare, sempre grazie allinfluenza dantesca e i contatti frequenti tra Petrarca e Boccaccio. Cap. 8 Con le prose della volgar lingua di Bembo, si costruiscono le norme grammaticali fondate sullauctoritas di Petrarca e Boccaccio. In precedenza Leon Battista Alberti si impegn nella valorizzazione del volgare e delle sue valenze letterarie nella Grammatichetta, considerato il primo scritto filo linguistico in Italia. Obiettivo di Alberti era quello di scrivere senza errore, poich la grammatica precede tyutto. Egli vuole descrivere luso della lingua parlata con regole precise e conoscibili. Le prime regole fissate sono quelle della grafia: lordine delle lettere non alfabetico perch lautore vuole fasr riflettere sulla forma dei segni grafici, infatti egli riprende il discorso da dove terminavano le conoscenze di un alfabetizzato; per la prima volta si da grande importanza alla grafia perch si vogliono descrivere i segni grafici pi funzionali. Lopera di Alberti destinata alla riflessione personale ed spesso collegata alle polemiche linguistiche dei filologi. (scrivere senza corruptela)

Uno di questi dibattiti riguarda lunicit della lingua latina: secondo Bruni esistevano due lingue latine diverse, una per i colti e laltra per il popolo. Per Biondo invece il latino era una lingua unica, quello classico era la modulazione letteraria fatta dagli scritturi e la differenza tra colti e popolo stava nel modo e nei gradi. Quindi per bruni il sermo vulgaris era privo di regole e ci contrastava con la teoria di Alberti che riteneva il volgare una lingua grammaticale, Alberti voleva dimostrare che il volgare parlato aveva regole che potevano essere individuate e descritte. Alberti scrive in volgare per farsi comprendere da tutti, cerca di attenersi a regole morfologiche quindi deve descrivere le regole della grammatica in modo tale che sia qualcosa di utile a tutti (docere). Egli propone la regolarit del volgare affermata quando si accusano i vizi delluso linguistico cio lusare un nome nuovo improprio o concordare male quelli in uso, quindi vi la necessit di usare una lingua corretta priva di vizi. Cap. 9 Il toscano grazie al prestigio letterario e alla sua diffusione condiziona anche i testi non letterati. Nella lettera del milanese Visconti a Gonzaga si notano tre diverse componenti: tratti toscani, latini e locali. In latino troviamo le forme di saluto iniziali, alcuni tratti grafici e fonetici; in toscano la dittongazione pu/ suoi, larticolo plurale gli, la preposizioni articolate de e al, il condizionale in ei, il congiuntivo imperfetto in i; in lombardo abbiamo alcune consonanti scempie, la preposizione de, la finale e, costrutti con pronomi atoni el e la. Si denota quindi lesigenza di avere una lingua per comunicare oltre il proprio ambito locale e il prestigio dato al toscano. Nelle scuole di grammatica del 500, il latino lunica lingua studiata ma il libro in volgare gradito come diversivo; la volont di apprendere il volgare nasce come libera e spontanea esigenza. Nelle scuole di grammatica si scriveva in volgare per le necessit quotidiane o professionali, ma la lingua usuale era il latino. Da una testimonianza di Varchi sappiamo che il volgare poteva distogliere dallo studio e che la prima preoccupazione di un genitori era quella di sapere una corretta lettura del latino. Vi era la tendenza tra gli scolari a leggere di nascosto Petrarca, letterature clandestine o la grammatica volgare come le regole di Fortunio o le prose di Bembo, tutto ci per approfondire la padronanza del volgare. Secondo Trissino litaliano si impara da s. Nel 500 viene riconosciuto il valore del volgare letterario appreso con lo studio per avere unadeguata padronanza della lingua letteraria.. Secondo la maggioranza dei letterati tutti avevano una propria lingua materna in volgare e poi tutti acquisiscono il latino come lingua di cultura per cui tutti per avere padronanza di una lingua volgare scritta avrebbero dovuto studiare. I ceti popolari fanno domanda di istruzione, frutto di unesigenza di alfabetizzazione per cui molti sono capaci di scrivere il proprio volgare materno, le opere del 300 venivano usate come libri di lettura in famiglia, Borghini garantisce in un suo scritto che sempre furono letti e studiati i massimi autori di quel secolo, anche Fortunio afferma che in giovent ha dedicato il suo tempo libero alla lettura di Dante, Petrarca e Boccaccio. Liter linguistico e didattico si basava quindi su una competenza trilingue per cui al volgare materno e spontaneo si accostavano le lingue letterarie di Petrarca e Virgilio a seconda dei diversi ambiti di comunicazione; gi nel 500 tuttavia si preferiscono come autori Dante e Petrarca . Secondo Gelli la letteratura dei volgari non escludeva quella latina, egli infatti afferma d dover studiare il latino per comprendere Dante, si cercano quindi letture compatibili con quelle latine. Cap.10

Bembo in una prima fase lavora come filologo e fissa il testo classico della letteratura volgare con ledizione di Petrarca che da inizio alla filologia applicata ai testi volgari. Oltre a questo abbiamo anche la raccolta aragonese che selezione le opere dei poeti italiani dal 200 al 400, fatta per Federico DAragona, questo sintomo che la letteratura volgare sta acquistando prestigio; si afferma il principio per cui la letteratura volgare pu durare nei secoli e aspirare allo status dei classici. Bembo avverte lesigenza di formalizzare il volgare. Nelle prose della volgar lingua, un trattato dialogico in tre libri, riflette sulle leggi e le regole del volgare; sottolinea le differenze tra il parlare e lo scrivere, secondo cui con lo scritto si arriva lontano mentre il modo di parlare essendo vario non pu essere riportato fedelmente allo scritto. Bisogna scrivere leggi e regole stabili nel tempo perch lo scrivere il parlare pensato, e individuare leggi e regole stabili nel tempo. La lingua scritta deve modellarsi sugli autori e quindi si da al volgare il principio di autorit con riferimento a Boccaccio per la prosa e a Petrarca per la poesia. Il modello bembesco efficace per i letterati italiani, luniformit del Petrarca offre compattezza di stile, di argomento e di lingua; il volgare diventa lalternativa al latino. Vi furono durante il 500 molte opinioni relative alla questione della lingua: chi sostiene la superiorit del toscano e del fiorentino parlato come Gelli e Giambullari, la prospettiva della teoria cortigiana che si riferisce al prestigio della corte romana di Colli e Castelvetro, la teoria del Calmeta che favorisce il pregio della lingua usata a Roma di influenza toscana, Castiglione che preferisce il parlare toscano degli antichi, e Trissino secondo cui la lingua di Dante e Petrarca era gi italiana non fiorentina. La lingua delluso diversa in ogni luogo e si avverte lesigenza di avere un modello oggettivo e stabile; la teoria di Bembo semplice e lineare, utile per i letterati italiani. La stampa un mezzo di contatto della letteratura per tutti, la vita culturale si estende anche nel piccoli centri; esempio lampante quello della poetessa Isabella Morra che scrisse un breve canzoniere amoroso indice del fatto che ella si alfabetizza con Petrarca e quindi pu scrivere in una lingua uniforme anche nelle aree pi periferiche. La lingua duso viene usata per esigenze quotidiane come quelle dei notati e degli ecclesiastici, abbiamo quindi un italiano locale, mentre nelle carte darchivio troviamo una realt autentiva e complessa itrisa di variazioni linguistiche. La lingua di Bembo era per poche persone colte, tuttavia ci non impedisce la nascita di una letteratura dialettelale scritta da autori bilingui su temi di vita quotidiana. Cap. 11 Nei testi italiani nel secoli XIV XVIII vi lincidenza del toscano e la conseguenze tensione dinamica con gli elementi locali, collegati tra loro con tratti latineggianti. Colui che vuole scrivere in modo letterario deve eliminare gli elementi della lingua madre e accogliere i tratti latineggianti, quelli di cultura media erano per le scritture pratiche usate per motivi di lavoro; ogni atto di scrittura ha luogo nella consapevolezza di procedimenti da sovrapporre alloralit. Bruni riconosce tre categorie di testi: al livello pi basso troviamo i testi ai limiti della comprensibilit per scarsa coesione e coerenza intrisi di elementi locali (scritture semicolte), al livello medio vi una limitata padronanza nella scrittura con tracce dialettali, al livello pi elevato ci sono scritti elaborati con una lingua adeguata. Cap. 12 Nel 1859 viene promulgata la legge Casati che prevede un biennio di istruzione obbligatoria per tutti, si vogliono avvicinare tutti gli italiani alla lingua scritta e letteraria. Nell 800 i parlanti parlavano una lingua italiana con tratti dialettali oppure un dialetto intriso di elementi italiani, avevano quindi competenza passiva dellitaliano standard. Si vogliono dotare gli italiani di uno strumento linguistico unitario, il primo fu la scuola per tutti i bambini e in seguito il libro scolastico. Nel 1868 il ministro Broglio nomina una commissione di esperti per risolvere la questione sul tipo di lingua da diffondere e da insegnare. Vi erano due

sottocommissioni, una milanese presieduta da Manzoni e una fiorentina presieduta da Lambruschini; loro compito quello di ricercare i modi per rendere universale la buona lingua e la buona pronuncia. Secondo Manzoni pi idiomi diventano un ostacolo per lunit, non c concordia nemmeno sul mezzo da usare per superare la molteplicit; egli vuole prendere come modello il vocabolario dellaccademia francese in cui vi una stretta relazione tra la lingua e la societ parlante. Il modello di lingua da adottare senza dubbio quello toscano letterario colto, in particolare il modello e la variet colta di Firenze. Manzoni si concentra sul vocabolario perch unit della lingua unit di lessico; i libri devono essere scritti, rivisti da autori toscano e bisognava istituire un vocabolario novo economico e accessibile a tutti, usando una nomenclatura scienti diva comune. Manzoni tuttavia propone il modo per arrivare alla conoscenza della lingua viva mentre Broglio chiedeva i mezzi per diffondere la buona lingua, merito dallautore quello di aver combinato la teoria con una prospettiva attenta agli aspetti concreti dellistruzione. Cap. 13 La commissione fiorentina si muove invece su prospettive diverse. Si servono di altre fonti lessicografiche usando una lingua dettata dai libri e come modello il vocabolario dellaccademia della crusca; il nuovo vocabolario doveva essere limitato a una parte della lingua. Si propone lutilizzo di adottare come consulenti persone esperte della lingua parlata che conoscono la corruttela, possono rappresentare luso, questi devono suggerire parole di uso corretto, puro e ideale. Questa teoria assumeva dunque unimpostazione censoria e arcaicizzante. Ascoli pubblico un saggio, il Proemio, un cui vuole ridare il primato alla lingua scritta, questo intervento si configura come sistemazione teorica perche la tesi fiorentinista manzoniana si scontrava con la tradizione puristica libresca o con un purismo toscani sta lambruschiano. Esgli critica il titolo del Novo vocabolario perch la considera una forzatura, una rigida adesione al modello del fiorentino di uso vivo avrebbe provocato un disorientamento nei parlanti che dovevano adeguarsi a forme nuove modificando le abitudini ( in Italia da tempo tutti conoscevano la forma Nuovo). Secondo lui lunit poteva essere raggiunta con uno scritto di base toscana. La soluzione manzoniana poteva produrre effetti negativi poich cera una diffusione di un malinteso fiorentinismo; laccoglimento delluso quotidiano potrebbe condurre alla consacrazione di impropriet e scorrettezze. I punti principali su cui Ascoli dissente da Manzoni sono: il rifiuto di riconoscere la precedenza del parlato sullo scritto, e la convinzione che la cultura di una nazione non si misuri sulla vicinanza o meno tra lingua parlata e scritta. Tuttavia il proemio non deve intendersi totalmente contro Manzoni bens contro il purismo letterario che esaltava la buona lingua del popolo, mentre Ascoli sperava che non si predesse litaliano scritto tradizionale scientifico e culturale. Cap. 14 Nelle scuole degli ultimi decenni dell 800/900 lattenzione stata posta verso la correttezza della lingua letteraria, il conoscere le buone regole, cio lesprimersi per iscritto. Di solito si era accettato il modo di parlare spontaneo correggendo lespressione scrittaa, secondo Mioni la lingua parlata era trascurata. Lobiettivo primario della scuola era quello di condurre gli alunni a parlare una lingua diversa da quella appresa spontaneamente,per litaliano usata la didattica del latino. Amenta distingue due linguaggi: uno comune cio limperfetto del volgo, laltro perfetto parlato dalla gente civile, per nobile egli intendo una lingua frutto di studio ed educazione, viene contrapposta la figura della balia e un luogo ammaestramento allo studio; secondo laltrui la scuola deve essere indirizzata allinsegnamento dellitaliano.

Anche per De Sanctis lo studio dellitaliano necessario, una lingua scritta normativa, unaltra cosa. Per entrambi la scuola il luogo di diffusione della lingua e della norma linguistica . adottare un modello linguistico alterativo era una strada obbligatoria per staccarsi dal modo locale di parlare, e la scelta di continuare a studiare era una decisione consapevole e meditata. Lo studio dellitaliano come lingua di cultura era un preciso progetto culturale famigliare. Quindi per la tradizione didattica un interesse per litaliano parlato di manifestata attraverso la preoccupazione di una buona pronuncia e lattenzione alle forme e alluso parlato.

Cap. 15 Per imparare la lingua gli unici strumenti erano i maestri e i libri. Doveva essere curata la buona pronuncia e il modello toscano o il fiorentino era quello delle persone che meglio parlavano. Per proporre un concreto esempio di pronuncia i manuali insistevano sula pronuncia da evitare, si procedeva quindi con meccanismi di negazione che rendevano il dialetto un uso da rifuggire. De Amicis descrive lansia ipercorretti sta di aderire al modello toscano nel romanzo di un maestro che suscita a lungo andare lilarit nei piemontesi. DAnnunzio invece rievoca il proprio entusiasmo per il vivente linguaggio di toscana, tuttavia lautore sub un irrisione feroce da parte dei compagni di scuola per la pronuncia abruzzese nativa. Mancini, descrive la situazione postunitaria, affermando la necessit di avere una lingua comune per gli scambi e gli spostamenti , dato che lItalia una provincia, bisogna avere una lingua. Era sempre apprezzata una pronuncia prima di incertezze come si deduce dai testi della Baccini, che pur essendo toscana, trasferitasi in Liguria non perde il puro accento toscano, cosa che suscitava lammirazione negli insegnanti, questa era la dimostrazione che litaliano parlato, unito al dialetto non cancellavano le tracce del dialetto di nascita. La buona pronuncia era affidata spesso ai libri, Petrocchi suggerisce si segnalare con accenti il grado di apertura delle vocali, perch una buona pronuncia corrisponde a una perfetta educazione, bisognerebbe addirittura insegnare con moderazione la gorgia tipica toscana, il maestro il mediatore tra gli scarabocchi scritti dei libri e luso parlato che gli scolari dovranno apprendere.. i maggiori sforzi didattici erano concentrati sia vero il possesso della competenza della lingua scritta sia verso un lessico unitario di base fiorentina; si cercavano soluzioni lessicali alternative, ne derivava che la lingua doveva modellarsi poich luso vivo a Firenze era molto complesso. Oltre a ci vi era linterferenza tra dialetto e italiano, che fece nascere una variet intermedia chiamata lingua arbitraria. Secondo Romani una pronuncia corretta doveva orientarsi verso la lingua di uso comune , il monolinguismo fiorentino era segno di altri tempi: un utile variet nellunit; egli afferma che litaliano parlato non identificabile con il dialetto fiorentino. Davanzati sottolinea in un testo, quanto in una classe di alunni possano esserci, il bellaccento toscano, il milanese che ha soggiornato in varie parti dItalia, il siciliano che suscita ilarit; il maestro poi afferma il nuovo ruolo della citt di Roma, diventata luogo di incontro tra famiglie di tutta Italia. Lunit della patria si identifica nellunit della lingua parlata realizzata con lo scambio comunicativo. Nei libri di dialoghi scolastici era vivo linteresse autentico verso la lingua parlata, questo genere doveva illustrare il lessico specie le voci di arti e mestieri che venivano definite in uno stile lontano alla lingua parlata; dopo il 1868 tuttavia gli strumenti didattici si uniformarono allesigenza di orientare verso una lingua vivente la norma trasmessa dalla scuola, lattenzione and verso la sintassi del parlato. Cap. 16

Litaliano si diffuse grazie al teatro. Le compagnie filodrammatiche amatoriali giravano in localit piccole e quindi il pubblico fu messo in contatto con la lingua. Ricordiamo le commedie di Fiorillo, che con le sue egloghe tosco napoletane presentava una variazione linguistica di realt composita e Maggi che abitua il pubblico a fare i conti con una variet diversa dalla propria infatti propoone la lingua della scrittura e della letteratura allascolto. Nel 900 i fratelli De Filippo portavano in scena brani imparati a memoria attinti dalla tradizione orale, si ricorda la disperazione di Peppino nellimparare una battuta aulica, diversa dal proprio parlato; il teatro ha diffuso la lingua italiana. La lingua letteraria era affidata ai cantastorie, sottoforma di storie raccontante oralmente al fine di intrattenere un pubblico popolare; Di Giacomo ricorda il forte coinvolgimento con cui il pubblico popolare segue le avventure cavalleresche, Russo pone il ruolo del cantastorie al centro di una sua opera, il pubblico ascolta e commenta e il contatto tra lingua letteraria e dialetto stretto quasi contiguo. Un altro mezzo di diffusione della letteratura popolare erano i fogli volanti, Claps racconta in toni veristi che alcuni girovaghi vendevano fogli volanti con la stampa della lettera di Ges cristo; anche le prediche e le omelie rivolte a un uditorio cittadino erano mezzi di diffusione della lingua: il predicatore con laiuto della teatralit delle immagini entrava in eventi comunicativi di forte impatto emotivo, si ricordino in questo caso S. Alfonso de Liguori e la scuola di dottrina che diede impulso decisivo allistruzione popolare. Anche in tribunale circolava litaliano parlato, privo di accento, come ci ricorda DAndrea, era il luogo di produzione e conservazione dei testi scritti e anche il carcere era luogo di diffusione dellitaliano (Malerba) e il servizio militare (Verga). La facilit degli spostamenti favor il turismo e lo sviluppo industriale e della manodopera. Mancini ci ricorda limportanza delle strade ferrate, che furono determinanti per i contatti tra le popolazioni. Ultimo strumento era il libro anche quelli di carattere religioso e scolastico; lo stampatore Remondini produce libri per ambia circolazione, e Solimena afferma di aver imparato a leggere grazie al parroco del paese e in seguito studi litaliano, il latino e il greco. Cap. 17 La scuola grazie ai libri di lettura e i sussidiari cerc di difendere litaliano parlato e a stabilire il lessico; fece la fortuna di molti frasi celebri di uso comune anche i modi di dire che fanno riferimento alle scritture sono situazioni tipiche scolastiche; molte espressioni libresche vengono prese da Pinocchio e da I promessi sposi. Cap. 18 Tra il 300-500 il toscano diventa la lingua dei letterati mentre litaliano era lo strumento per mettere in contatto i contemporanei. Litaliano del 500 era una lingua da studiare, la lingua unitaria era diffusa nelle scritture, in cui troviamo sempre un italiano stabile; i dialetti si sono inseriti in seguito nella letteratura e sono stati valutati in maniera positiva, Di Giacomo mostra un certo interesse per i dialetti. La codificazione dellitaliano letterario e il principio dellistruzione per tutti sono stati i momenti fondamentali della storia della lingua. La scuola aveva fissato norme e regole; e quindi la didattica comporta che lalunno dirigente impara la lingua nuova e ha una consapevolezza linguistica pi ampia. Secondo Guicciardini vi erano differenza tra lingua parlata e quella imparata. Per Ascoli la riflessione sulle differenze linguistiche fa nascere una consapevolezza su alcun aspetti della grammatica grazie anche allesperienza diretta e concreta. Attraverso lincontro con persone e realt nuove, spostamenti, cambiamenti notiamo come viene condizionata la lingua.