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Il prestigio del volgare

Il volgare conquista progressivamente uno spazio in ambito culturale sottraendolo al


latino.
Cruciale al riguardo la riflessione di Dante che nel Convivio e nel de vulgari
eloquentia afferma il prestigio del volgare, senza tuttavia cedere a una istanza
campanilistica. Infatti il fiorentino (in esilio) Dante aveva del fiorentino e del toscano in
genere unopinione negativa fondata anche su una severa valutazione politica ed
etica. In seguito, anche per effetto delle sue fortune letterarie connesse allo stesso
Dante, a Petrarca e poi a Bembo il volgare toscano conquister un duraturo prestigio e
una sua stabilit.
Dualismo tra volgare e latino nel Medioevo
Sin dai Placiti capuani si delinea nella storia linguistica un dualismo o quasi una
competizione tra il latino e il volgare, che progressivamente si afferma non solo come
lingua della comunicazione quotidiana ma anche come lingua di cultura. Notai,
mercanti, religiosi, poeti contribuiscono in modi diversi a un ampliamento degli spazi
della lingua volgare.
Allinizio del Trecento nel Convivio(opera incompiuta che presenta alcune canzoni con
commento in prosa) Dante dimostra che per il commento alle canzoni opportuno
usare il volgare di s, perch attraverso di esso possibile altissimi e novissimi
concetti convenevolmente, sufficiente e acconciamente, quasi come per esso latino,
manifestare (I x 12). Rispetto al latino, che non raggiunge tutti, il volgare secondo
Dante sar come un sole nuovo.
Con la sua scelta Dante afferma quasi la pari dignit del volgare italico in rapporto
al latino e in questo modo dimostra anche che esso non inferiore al volgare di
lingua doco, che alcuni a torto esaltano.
Stabilit e variabilit delle lingue per Dante
In un trattato incompiuto, il de vulgari eloquentia, scritto in latino in quanto si tratta di
unopera teorica, Dante riflette sulla variabilit del volgare in rapporto alla stabilit del
latino, unica lingua studiata nel Medioevo perch ritenuta lunica dotata di
grammatica. Passando in rassegna le caratteristiche dei diversi modi di parlare nelle
diverse aree italiane, Dante intende individuare quale possa essere il volgare italiano
illustre.
Con i suoi accenni alle lingue parlate dal Friuli alla Sicilia Dante delinea la variabilit
linguistica italiana e nello stesso tempo cita anche i poeti Siciliani e quelli Bolognesi.
Questo trattato presenta quindi unessenziale sintesi dialettologica italiana e un primo
profilo storico-letterario della poesia in volgare. Tra i poeti Dante preferisce quelli che
scrivendo si sono allontanati dalla lingua spontanea, poich nella prospettiva di Dante
necessario che gli usi letterari si allontanino dai discorsi parlati.
Critiche di Dante ai volgari toscani
Nel de vulgari eloquentia Dante critica piuttosto aspramente i volgari toscani. Ai
Toscani in genere rimproverata la demenza (amentiam) e lubricachezza (ebrietate)
di considerare illustre il proprio volgare. Proprio per questo motivo Dante vuole
sgonfiare le pretese dei diversi volgari uno per uno (dignum utileque videtur
municipalia vulgria Tuscanorum sigillatim in aliquo depompare).
La prima frase che esemplifica il modo di parlare dei toscani si riferisce ai Fiorentini:
Locuntur fiorentini et dicunt Manichiamo introcque che noi non facciamo altro.
Seguono le frasi che alludono ai Pisani, ai Lucchesi, ai Senesi, agli Aretini.

Nella quasi generale ottusit dei Toscani in ambito linguistico (Sed quanquam fere
omnes Tusci in suo turpiloquio sint obtusi), tuttavia alcuni hanno raggiunto un livello
eccellente nella poesia (nonnullos vulgaris excellentiam cognovisse sentimus), come
Guido Cavalcanti, Lapo Gianni , Cino da Pistoia e un altro (cio lo stesso Dante).

Fortuna del volgare dopo Petrarca


La Divina Commedia, anche per la variet degli argomenti, presenta una lingua
variegata, che allude alla realt materiale (con asprezze lessicali), ma anche a concetti
elevati e a sentimenti delicati. Petrarca, che considera prestigioso solo il latino, riserva
il volgare alle poesie delCanzoniere, da lui intitolato in latino come Rerum vulgarium
fragmenta.
Nelle sue poesie narra del suo amore per Laura, selezionando un limitato numero di
parole, che ha poi rappresentato il nucleo fondamentale del lessico poetico italiano.
Perci nella poesia di Petrarca, pur in presenza di variabili stilistiche oggi messe in
evidenza, risalta la stabile uniformit di un lessico con vocazione poetica (chiaro,
fresco, dolce, core, amore, chiome, oblo, vago, tardo, lento, bello, deso).
In seguito Petrarca stato il modello dei poeti italiani: ci ne condiziona la percezione,
tanto che diventa difficile immaginare che leffetto di costruzione di un canone poetico
non sia stato in qualche modo consapevolmente voluto dallautore.
Litaliano lingua regolata e dotata di grammatica
La diffusione del volgare in letteratura conduce a una riflessione teorica sulla lingua
che diventa costitutiva della cultura intellettuale italiana e forse ha molto contribuito
alla fortuna dellitaliano nella cultura europea e mondiale. Alla met del 400 Leon
Battista Alberti (noto come architetto) in una sua breve Grammatichetta dimostra che
anche la lingua parlata segue delle regole, che quindi non sono unesclusiva del latino.
Cos fissato in via indiretta il principio (che tuttavia non tra gli interessi di Alberti,
orientato soprattutto a una dimostrazione teorica) che litaliano sia insegnabile. Nel
1525 il veneziano Pietro Bembo pubblica le Prose della volgar lingua in cui applica al
volgare il principio di autorit tradizionalmente affermato per il latino: la lingua volgare
pu raggiungere i posteri se gli scrittori seguono i modelli di Petrarca per la poesia e di
Boccaccio per la prosa.
Una lingua antica per il futuro
Per Bembo, secondo quanto si legge nelle Prose della volgar lingua, scrivere un
modo di parlare pensatamente, perci la scrittura migliore pu fondarsi su modelli
che hanno gi mostrato di poter sfidare i secoli. Anche per questo motivo quindi
lapparente contraddizione di ispirarsi a una lingua antica e trasmessa dalla scrittura
rappresenta di fatto la soluzione pi efficace perch la pi semplice, sicuramente pi
semplice di quelle che proponevano il modello (sfuggente e mobile) della lingua delle
Corti o quello del Fiorentino contemporaneo.
Bembo, con la sua riflessione e con la sua proposta, conferisce quindi alla lingua
volgare la stabilit che al tempo di Dante era riconosciuta solo al latino. Agganciando
gli usi linguistici a un modello autorevole viene infatti perpetuata nel tempo la validit
dei modelli
La lunga durata storica dellitaliano letterario
Per limpostazione data da Bembo al problema della lingua, a distanza di secoli, per
noi ancora comprensibile la lingua degli autori del Trecento o del Cinquecento.
Perci possiamo comprendere agevolmente per esempio il passo del Convivio in cui

Dante si riferisce alla mutevolezza del volgare: Onde vedemo ne le scritture antiche
de le comedie e tragedie latine, che non si possono transmutare, quello medesimo che
noi avemo; che non avviene del volgare, lo quale a piacimento artificiato si transmuta.
Onde vedemo ne le cittadi dItalia se bene volemo agguardare, da cinquanta anni in
qua molti vocabuli essere spenti e nati e variati; onde se l picciol tempo cos
transmuta, molto pi transmuta lo maggiore. S chio dico, che se coloro che partiron
desta vita gi sono mille anni tornassero a le loro cittadi, crederebbero la loro cittade
essere occupata da gente strana per la lingua da loro discordante. Di questo si parler
altrove pi compiutamente in uno libello chio intendo di fare, Dio concedente, di
Volgare Eloquenza

Stabilit dellitaliano e innovazione manzoniana


Gi nel Convivio Dante contrappone sottolinea la stabilit (verificata in primo luogo nel
latino) della lingua scritta alla variabilit della lingua parlata.
A seguito della soluzione di Bembo la stabilit diventa una caratteristica precipua della
lingua italiana letteraria: almeno fino allOttocento per tutti coloro che scrivono opere
letterarie la lingua sostanzialmente la stessa, anche se, proprio come notava Dante,
nella comunicazione parlata intervengono molte novit che oggi riconosciamo nei testi
meno condizionati dai modelli letterari.
Nella storia dellitaliano il quadro dei riferimenti cambia quando Manzoni, durante le
diverse fasi della stesura dei Promessi sposi, sceglie di non seguire soltanto la lingua
della tradizione scritta, ma orienta le proprie scelte in rapporto a una lingua viva e
intera, cio una lingua parlata adatta a trattare anche nella scrittura argomenti diversi
e a seguire i pi vari intenti comunicativi. Questo modello di lingua viva e intera
individuato da Manzoni nel fiorentino del suo tempo