Civiltà Musicale Greca e Romana
Civiltà Musicale Greca e Romana
Indice
Fonti per lo studio della musica nella civiltà greca e romana …………………………...…... 2
Cronologia del mondo greco …………………………………………………………………… 2
L’arte delle muse …………………………………………………………………………....….... 2
Modalità di comunicazione e contesti della mousikè …………………………………….….. 3
Testimonianze che ci rimandano al mondo antico ………………………………....……..….. 4
Forme e contesti, poesia lirica (melopoiía) ……………………………………………..……... 4
Le feste religiose (heortè) …………………………………………………………….………..... 5
Generi e contesti della lirica corale …………………………………………………………….. 5
I nómoi ……………………………………………………………………………………………. 7
Il Teatro …………………………………………………………………………………………… 8
L’Odeion ………………………………………………………………………………………….. 9
Gli strumenti nel mondo greco ………………………………………………………………… 9
I cordofoni ………………………………………………………………………………………... 10
Gli strumenti a fiato …………………………………………………………………………….. 11
Gli strumenti a percussione ……………………………………………………………………. 13
Strumenti musicali e attributi divini ………………………………………………………….. 13
Le donne e la musica …………………………………………………………………………… 14
Funzione socio-antropologica della choreia …………………………………………………. 14
La teoria musicale ………………………………………………………………………...…….. 15
Tipologie di trattati teorico-musicali ………………………………………………………….. 15
Principali approcci alla teorizzazione musicale ……………………………………………... 16
Testimonianze sugli harmonikoi ……………………………………………………………… 16
Testimonianze sui Pitagorici …………………………………………………………………... 17
Nomi delle altezze ……………………………………………………………………………… 17
I pitagorici e le consonanze (symphōniai) …………………………………………………… 17
L’armonica come “scienza” …………………………………………………………………… 18
La natura melodica della voce ………………………………………………………………… 18
Le sette specie di ottava ………………………………………………………………………... 19
Il concetto di tonalità …………………………………………………………………………… 19
Le sette parti della scienza armonica secondo Aristosseno ………………………………… 20
La scienza ritmica ………………………………………………………………………………. 20
Le cinque parti della scienza ritmica secondo Aristosseno ………………………………… 20
La musicoterapia Pitagorica …………………………………………………………………… 21
Il bello musicale ………………………………………………………………………………… 22
Aristosseno e il giudizio musicale ……………………………………………………………. 23
Notazione e frammenti ………………………………………………………………………... 23
I sistemi di notazione ………………………………………………………………………….. 23
Altri documenti musicali ……………………………………………………………………… 24
Civiltà musicale romana ………………………………………………………………………. 25
1
Fonti per lo studio della musica nella civiltà greca e romana:
Le fonti sono principalmente letterarie (occasionali, teoriche, storico-musicali,
lessicografiche), un esempio di fonti occasionali sono i poemi omerici, che non fanno
riferimento alla cultura musicale ma ci permettono di conoscere i contesti circostanti, i testi
storico-musicali invece ricostruiscono gli avvenimenti utilizzando sia personaggi storici
che personaggi mitologici.
Possediamo inoltre fonti iconografiche (soprattutto raffigurazioni vascolari, per quel che
riguarda il mondo greco, bassorilievi e statue per quanto concerne il mondo romano),
queste fonti tuttavia non sono sempre oggettive, la valenza dell’iconografia è perlopiù
simbolica.
Altre fonti sono quelle archeologiche (reperti di strumenti musicali), quelle papiracee
(documenti musicali) e quelle epigrafiche (iscrizioni su corporazioni di artisti, gare
musicali, documenti musicali incisi su pietra), naturalmente la musica non veniva incisa su
pietra, questa pratica veniva utilizzata per far permanere composizioni importanti e legate
a determinati eventi.
A partire dall’ VII secolo la Grecia inizia a espandersi tramite le colonie sia in oriente che
in occidente, questo ha permesso uno scambio culturale soprattutto con l’oriente.
Esistono più tradizioni musicali greche antiche a seconda della tradizione culturale locale.
Il mondo greco antico è geograficamente formato da:
Grecia continentale, Colonie d’oriente, Colonie d’occidente, Territori di vicino e medio
oriente.
È coinvolta anche una rete di scambi con le altre etnie, le musiche greche sono il prodotto
di una società multiculturale. Il ruolo della Grecia, dovuto alla sua posizione geografica,
ha una grande influenza culturale sull’Europa e in tutto l’occidente.
2
Ognuno dei nomi attribuiti alle muse hanno un vero e proprio significato pratico
Calliope, dalla bella voce
Clio, colei che rende famosi (attraverso la poesia/il canto)
Erato, l’amabile
Melpomene, colei che canta
Tersicore, colei che si diletta nella danza
Polinnia, dai molti inni
Euterpe, colei che rallegra
Talia, la festiva
Ourania, la celeste
3
Testimonianze che ci rimandano al mondo antico:
Dal punto di vista testuale, come abbiamo visto, abbiamo i poemi omerici. Secondo gli
studiosi questi testi sono un mettere per iscritto una serie di canti che riflettono la civiltà,
ma non quella del V secolo, bensì quella del mondo miceneo. Per ricostruire la musica nel
mondo miceneo abbiamo anche le fonti iconografiche, vediamo ad esempio l’affresco di
Orfeo nel Palazzo di Nestore a Pilo, queste fonti venivano poste anche in prossimità del
trono del re, questo ci fa capire l’importanza e il contesto che occupava.
Il cantore di corte, spesso suonava la phorminx, che non era uno strumento per chiunque
ma dedicato esclusivamente ai cantori professionisti.
All’interno dell’Odissea troviamo le seguenti testimonianze musicali:
Odissea libro 1 (153-159; 325-344) Femio suona e canta alla corte dei feaci
Odissea libro 8 Demodoco (62-75 simposio regale; 250-269 contesto pubblico
accompagnato da un coro muto che danza soltanto; 471-531 simposio regale)
Nello spazio interno si canta di guerra, mentre nello spazio esterno si canta degli amore di
Ares e Afrodite, argomento adatto a intrattenere il pubblico.
Distinguiamo due tipi di poesia lirica: quella monodica e quella corale. Quella monodica
veniva eseguita da un solo cantore in contesti semi-privati, l’esecuzione veniva cantata o
eseguita in parakataloghè (epica elgiaica e giambica che si pone a metà tra il parlato tipico
delle parti recitate del dramma e il canto “pieno” tipico delle composizioni liriche corali,
traducibile come recitativo), quella corale veniva eseguita da un coro in contesti pubblici
spesso celebrativi, l’esecuzione veniva cantata e spesso anche danzata.
I contesti del canto e della danza potevano anche non sommarsi, lo vediamo quando
Demodoco canta da solo ma accompagnato da un coro danzante.
Fra i contesti della lirica monodica vediamo il simposio. Esso è il momento che segue la
cena all’interno della casa aristocratica privata, i partecipanti sono solo uomini ed è
scandito da rituali molto forti fra cui la miscelazione di acqua e vino le cui proporzioni
sono dettate dal proprietario di casa (generalmente una parte di acqua e due di vino).
Tramite le iconografie vascolari vediamo che i suonatori si stendevano sul kline e troviamo
elementi come il kylix ossia la coppa di vino, fra gli strumenti vediamo l’aulos con la
rispettiva aulothéke, nonché la sua custodia.
Nell’area eolica, isola di Lesbo, venne assegnato un ruolo centrale al barbitos: lira dai bracci
più lunghi e suoni più gravi, Alce e Saffo vengono rappresentati mentre impugnano
questo strumento ed eseguono i loro canti.
4
I contatti reciprochi tra le comunità appartenenti a zone lontane tra loro determinano
scambi di conoscenze e novità tecniche (strumenti o forme poetiche)
Altri strumenti che provengono dalla famiglia delle arpe: sambyke e trigonon, sono attribuiti
da alcune fonti al sistema simposiale, sia come strumenti di accompagnamento del poeta
cantore sia perché impennati dalle donne che molto spesso curavano l’intrattenimento
musicale dei simposiasti. La musica del simposio è anche quella del sottofondo durante la
fase conviviale, in cui lo strumento più usato è l’aulos.
A partire dalla seconda metà del V sec. a.C. si ha un cambio di gusti e di abilità richieste e
si nota anche una intromissione di testi provenienti da altri ambiti letterari.
Gli skolia (antichi canti lirici) lasciano spazio a brani tattici da tragedie, le conoscenze
musicali di base non sono in grado di sopperire alle difficoltà tecniche dei brani, ci si affida
a professionisti.
Dalla fine del VI secolo ma soprattutto nel V cominciano ad apparire le donne all’interno
del simposio (etere), spesso suonatrici di aulos, suonatrici di arpa, suonatrici di strumenti
a corda o danzatrici, avevano anche il compito di dare piacere ai commensali e, entro una
soglia massima di prezzo, essi potevano ottenere le simposiali più carine e brave.
Il tiaso è invece una consorteria religiosa legata ad Afrodite, nell’ambito della quale le
fanciulle vengono educate al matrimonio.
Il lavoro degli artigiani, dei contadini e dei pastori era spesso accompagnato dalla musica
con la funzione di alleviare la fatica. Il suono dell’aulos accompagnava tutte le attività che
richiedevano sforzi intensi e ripetuti, fra queste vediamo anche le attività degli atleti sia in
allenamento che in gara.
L’aulos dava anche il ritmo ai soldati in marcia e ai rematori. Con Alessandro Magno i vari
ordini sono impartiti con delle trombe (salpinges), impiegate all’unisono per formule
melodiche e ritmiche.
5
avere questa città ideale, concentrandosi particolarmente sulle leggi (nomoi) che devono
delineare la struttura sociale.
Un elemento per lui fondamentale è l’educazione, in cui fa rientrare la mousikè.
Gli elementi che distinguevano un genere dall’altro erano sì gli argomenti ma anche gli
elementi tecnici.
nomos = idioma, costume, leggi. Si inizia ad utilizzare per denominare certi tipi di canti e
per definire l’organico (es. nomoi citarodici, voce accompagnata dalla cetra)
• inno à Preghiera agli dei. Fra gli inni religiosi troviamo la peana e il ditirambo.
• peana à È una forma di lode cantata e danzata da un coro legata al culto di Apollo,
deriva da lè Paiàn (divinità legata alla guarigione) e veniva eseguito da un coro
maschile accompagnato dalla cetra.
• imeneo e epitalamio à Il passaggio per la donna dalla casa del padre alla casa del
marito era il vero e proprio rituale del matrimonio, durante questo tragitto si canta
l’imeneo accompagnato dallo strumento a corda. L’epitalamio si cantava invece
davanti alla stanza nuziale.
6
• epinicio à Canto celebrativo per individui che hanno vinto una gara sportiva,
veniva eseguito da un coro maschile ed è stato quello meglio rappresentato nelle
iconografie. Degli epinici sono rimasti tantissimi frammenti, divisi per 4 raccolte
dedicate alle diverse tipologie di feste in onore agli dei.
Abbiamo degli esempi su cui formulare qualche ipotesi solo nel caso del peana, possiamo
quindi ipotizzarne le melodie.
I nómoi:
Forme puramente strumentali
- Nomoi auletici (aulos solista)
- Nomoi citaristici (kithara solista)
Monodia accompagnata
- Nomoi aulodici (aulos + ōidé)
- Nomoi citarodici (kithara + ōidé)
Abbiamo testimonianze concrete del Nómos Pitico, di esso troviamo due fonti differenti che
presentano delle varianti. Il testo aveva lo scopo di raccontare una storia senza le parole,
difatti è una forma puramente strumentale. Il nomos in questione è una rappresentazione
della battaglia di Apollo contro il serpente.
Si divide nelle seguenti fasi:
1. Peirà à prova per vedere se il campo è adatto alla battaglia
2. Katakeleusmos à Apollo sfida il serpente
3. Iambikon à combattimento (include suoni che imitano il serpente che digrigna i
denti prima di morire)
4. Spondeion à vittoria di Apollo
5. Katachoreusis à Apollo esegue una danza di vittoria
Il Teatro:
Verso la fine del sesto secolo nascono le forme musicali teatrali, tra queste vi è la tragedia
(derivata dal ditirambo secondo Aristotele). Queste forme probabilmente nascono da un
solista che si separava dal coro e iniziava a dialogarci, in quanto si compongono di
un’alternanza fra attori e coro la cui narrazione diventa qualcosa di agito compresa di
interazione fra personaggi e pubblico. Le prime forme teatrali venivano eseguite nella
piazza dell’Agorà e furono quindi costruite delle impalcature per far sedere il pubblico,
ma alla fine del VI secolo queste impalcature crollarono e si decise di spostare le
rappresentazioni teatrali sul pendio naturale dell’acropoli. Originariamente si usarono dei
gradoni ricoperti di legno, e solo dal IV secolo diventarono una struttura in muratura. Gli
elementi fondamentali del teatro sono principalmente tre:
- theatron: zona in cui risiede il pubblico sul pendio naturale. Il termine theatron
significa alla lettera “il luogo dal quale si guarda”.
- orchestra: è il terrazzamento sul quale si muove il coro. La parola orchestra deriva
dal verbo orcheomai, che significa “danzare”.
- skene: significa “tenda” e delimita lo spazio dell’azione. Originariamente la tenda
ha la funzione di dividere la scenografia dai camerini in modo tale che l’attore
nell’azione scenica possa cambiare costume. Successivamente questa tenda viene
dipinta e rappresenta un edificio, che diventa parte integrante dell’azione, creando
così la skenographia. Gli attori possono creare un’interazione tra spazio scenico e
spazio retroscenico.
- parodos: Corridoi laterali da cui entrano i personaggi e il coro.
Il coro tragico esegue una meleia, una danza per file in cui sono presenti 12-15 coristi, il
coro comico invece realizzava una danza più scomposta che è tipicamente chiamata
kòordax. Sia la danza comica sia quella tragica vengono accompagnate dall’aulos in quanto
esso era lo strumento che veniva adoperato maggiormente negli spazi aperti oltre ad avere
diversi rimandi al dio Dioniso.
8
Sia tragedia che commedia prevedevano parti recitate e parti cantate, il coro danzava
muovendosi nell’orchestra, lo spazio circolare dedicato a quest’ultimo. Noi oggi
riconosciamo la suddivisione di parti cantate e recitate tramite il tipo di metro utilizzato,
nelle parti recitate si utilizzava il ritmo trimetro giambico, mentre per le parti cantate e
danzate dal coro si utilizzavano i versi lirici.
Nella forma più antica dei due generi teatrali è il coro che realizza le parti multimediali.
La strofa era composta di 10 versi, mentre l’antistrofe di altri 10 versi con lo stesso metro e
stessa melodia ma testo diverso. Il coro girava verso un senso durante le strofe e verso
l’altro durante le antistrofe.
Nelle ultime tragedie di Euripide si vede che i versi lirici sono assegnati anche ai solisti,
quindi anche gli attori iniziano a cantare.
Lo strumento musicale che accompagna le parti cantate è l’aulos e l’auleta (femm.
auletride) viene pagato dallo stato, a un certo punto l’aulos diventa uno strumento
modulante, attraverso un sistema di chiavi diventa possibile passare da una scala all’altra
(aulo panarmonico).
La presenza di auli polimodali fa sì che i cantanti siano sempre più bravi per poter a loro
volta eseguire queste modulazioni, a un certo punto le parti solistiche diventano talmente
complesse da necessitare dei veri e propri professionisti. A partire dalla metà del V secolo
viene istituito un premio per il miglior attore, fino a quel momento erano presenti invece
unicamente premi per il miglio tragediografo e per il miglior commediografo, che
prevedevano la rappresentazione di una tetralogia (3+1) di commedie/tragedie a seconda
della categoria distinta. Di fianco al teatro venne costruito l’Odeîon.
Struttura:
Prologo
Parodo
Primo episodio
Primo stasimo
Secondo episodio
Secondo stasimo
Terzo episodio
Terzo stasimo
Epodo
L’Odeion
Esso è il primo edificio nato e architettonicamente concepito come una vera e propria sala
da concerto. Si tratta di un’ampia costruzione provvista di copertura lignea, per una
capienza di oltre 3000 spettatori, dalla singolare forma a padiglione. All’interno vi erano
tre file di panche in legno per gli spettatori e al centro un palco per i suonatori.
La nascita e la diffusione di questi spazi specifici per l’esecuzione musicale in tutto il
Mediterraneo testimoniano l’emergere del professionismo artistico musicale. In questo
edificio vennero trasferite tutte le competizioni aulodiche, auletiche, citarodiche e
citaristiche.
9
I primi scopritori degli strumenti musicali erano tutte divinità, lo vediamo nella Pitica di
Pindaro in cui viene citato l’aulos come strumento inventato dalla dea Atena, altri esempi
sono Ermes con la lira o chélys, Cibele o Coribanti con i tympana e Pan o Ermes con la
syrinx (a seconda della fonte).
A seconda dell’autore che leggiamo, i miti antichi sono riarticolati, qualche decennio dopo
la Pitica di Pindaro vediamo che Atena viene rappresentata buttando lo strumento da lei
inventato.
I cordofoni:
Possiamo suddividerli in 3 famiglie:
- LIRE (presentano i bracci contenenti la cassa armonica e le corde della stessa
lunghezza, i parametri sono la tensione e il diametro): lyra, chelys, phorminx,
kithara
- ARPE (presentano le corde perpendicolari alla cassa armonica e la lunghezza è
graduale): psalterion, trìgonon, pektìs, sambykes
- LIUTI (presentano corde la cui tensione può essere interrotta a diverse distanze):
trìchordos, pandoura.
• Bárbitos à È un tipo di chélys con i bracci più lunghi, è quindi in grado di produrre
suoni più gravi, viene spesso collegato alla poesia eolica e rappresentato in
presenza di Saffo e Alceo. Nelle proporzioni questo strumento è chiaramente
identificabile ed è l’unico fra i cordofoni ad essere rappresentato in contesti
dionisiaci (dove gli strumenti principali erano solitamente aulos e percussioni,
l’ipotesi è che il barbitos venisse utilizzato per i bassi). La musica nei contesti
dionisiaci era fondamentale per instaurare un rapporto con la divinità, le
percussioni permettevano un carattere particolarmente ritmato e venivano
10
utilizzate scale frigie. L’aulos e la scala frigia sono due elementi che scatenano uno
specifico “sentimento” che è l’entusiasmos.
Il presunto inventore di questo cordofono è Terpandro, celebre citarodo dell’epoca,
a lui vengono attribuite tantissime invenzioni, così come l’evoluzione dello
strumento che passa da avere 7 corde ad averne 8.
• Phorminx à È la parola più antica che abbiamo per indicare lo strumento a corda,
esso è uno strumento dedicato ai professionisti a differenza della chélys, è
realizzato in legno e composto principalmente da un unico pezzo, quindi i bracci
sono un prolungamento della cassa armonica. I cordofoni antichi hanno un numero
di corde variabili, spesso poteva dipendere dalla zona geografica, le zone
geografiche determinavano anche altri aspetti musicali, un esempio è l’harmonia
frigia (intesa come scala, disposizione di intervalli).
Come abbiamo visto per la chélys, tutti i cordofoni prevedevano un plettro tenuto
da un cordino che lo rendeva facilmente recuperabile.
Le testimonianze per quanto riguarda arpe e liuti sono molto più circoscritte, lo
vediamo già dal fatto che non esiste un termine che preveda l’utilizzo dell’arpa
assieme al canto, come avviene invece per la citarodia.
• Arpe à Denominate anche psallomena (corde pizzicate), le corde delle arpe venivano
pizzicate unicamente con le dita, esse a differenza di come si presentavano sulla lira
erano perpendicolari alla cassa. Vediamo le arpe rappresentate sempre assieme alle
figure femminili, possiamo trovarle quindi in contesti domestici o in presenza delle
muse. Le forme variavano, potevano essere più arrotondate o più triangolari.
• Liuti à Sono cordofoni con un numero di corde limitati che tuttavia presentano una
tastiera che permette il raggiungimento di più altezze tramite solo 2 o 3 corde. Essi
non compaiono nel mondo greco fino all’età ellenistica.
• Syrinx (flauto di Pan; lett: fischio) à È composto da un insieme di canne legate fra
di loro e tappate con la cera. Esternamente le canne hanno la medesima lunghezza,
che è invece diversa internamente per permettere una molteplicità di suoni.
Sulle origini della syrinx ci sono due miti differenti, il primo fa risalire la sua
invenzione ad Ermes e il secondo a Pan da cui prende il nome. Ermes è considerato
il dio dell’inventiva e dell’artigianalità, tuttavia non viene quasi mai rappresentato
con lo strumento in quando non è considerato musicista. Secondo il mito di Pan,
Syrinx era una fanciulla dalla voce melodiosa. Pan, si invaghisce di lei che lo rifiuta
in quanto né interamente uomo, né interamente capro, la fanciulla cerca di sfuggire
a Pan nascondendosi fra le canne, esso in preda all’ira taglia le canne e
12
comprendendo la sua sconfitta decide di unire le canne con la cera e trasformarle in
strumento musicale.
• Keras corno) à L’aulos frigio permetteva di attaccare a una delle due canne un
corno animale.
• Krotala à Come le nacchere, presentano due corpi di legno che si percuotono l’un
l’altro, veniva utilizzato nei contesti dionisiaci e durante il simposio.
• Seistron à Presenta una forma a ferro di cavallo e presenta delle barrette che
percuotono lo strumento quando questo viene scosso, è realizzato in metallo o in
terracotta. È uno strumento di origine egiziana la cui invenzione viene attribuita
alla dea Iside.
• Kymbala à Sono dei dischetti in metallo che si percuotono l’un l’altro come dei
piccoli piatti, all’esterno presentano un anello che permette di impugnarli.
• Sistro ápulo à È uno strumento a forma di scala che normalmente viene sempre
tenuto in mano da figure femminili. Le iconografie non permettono di capire come
venga suonato, viene spesso rappresentato in occasioni come feste o funerali,
quindi ha una forte valenza simbolica.
Il mito di Arione: Arione stava facendo ritorno dalla Magna Grecia e si accorse che dei
marinari lo stavano aggredendo cosi chiede di suonare la cetra un ultima volta. Dopo aver
suonato si getta in mare ma un delfino ammaliato dalla sua melodia lo salva.
13
Orfeo e le sirene: le sirene sono metà donne metà uccelli, con il loro canto attirano il
marinai che passando con le barche accanto alla loro isola vengono attratti dalla musica e
poi divorati. I loro nomi sono Psinoe, Agalope e Telsiepia, una suona la cetra, una l’aulos
mentre l’ultima canta. In quanto Orfeo possedeva il potere ammaliatore della musica, esse
lo uccisero.
Marsia: satiro frigio, si narra che la dea Atena dopo aver inventato l’aulos, il cui suono
ricordava quello delle grida della gorgone morente, lo gettò via perché specchiandosi notò
che nel suonare i tratti del suo viso si deformavano. Marsia lo raccoglie, impara a suonarlo
arrivando al punto di essere più bravo di Apollo. Le muse fecero da giudici della gara tra
Marsia e Apollo ma quest’ultimo vinse grazie alla sua musica accompagnata dal canto,
Marsia venne così scorticato da Apollo.
Le donne e la musica:
Le donne della Grecia antica erano esecutrici (cantanti, danzatrici, suonatrici), compositrici
ed educatrici (più raramente).
Le etere erano le uniche donne ammesse al simposio che intrattenevano come suonatrici di
aulos, barbitos o di arpa, o come danzatrici e suonatrici di percussioni. Erano per lo più
schiave o straniere spesso più istruite delle mogli legittime (queste ultime non avevano
invece accesso al simposio). Dietro il pagamento preventivamente battuto dovevano
soddisfare i bisogni dei simposiasti offrendo loro musica e piaceri erotici.
Troviamo invece le pornai che erano delle prostitute occasionali.
Il gineceo era la zona della casa riservata alle donne.
Sotto il segno della Dea Artemide troviamo dei riti di iniziazione che segnavano il
passaggio dall’adolescenza all’età adulta.
Le donne nella grecia dell’epoca classica non potevano andare a scuola, nemmeno in
scuole private ma sono presenti raffigurazioni iconografiche dove compaiono figure
femminili intente a suonare. Di scuole per fanciulli e fanciulle si può parlare dal primo
ellenismo, in esse avveniva l’insegnamento di musica e scrittura, l’educazione alla
ginnastica uguale sia per uomini che per le donne.
Nella poleis ateniese non è comunque da escludere l’istruzione musicale femminile vista la
presenza delle etere come suonatrici.
A partire dalla fine del V sec. a.C., l’iconografa mostra scene di danzatrici e auletrides in
compagnia delle rispettive maestre.
14
- Danze nobili (espressione di atteggiamenti belli)
- Danze ignobili (manifestazione di comportamenti sgradevoli)
All’interno della danza armata (enoplios orchesis) troviamo numerose forme coreutiche, la
più famosa è la pirrica, danza dal carattere marziale che accompagna i riti di transizione
(da uno stato sociale all’altro, da un’età all’altra).
Ha un legame con il culto di Artemide, divinità guerriera che presiede l’ingresso dei
giovani nel mondo adulto.
La pirrica è anche associata al culto di Dioniso, è veicolo di un ampio spettro di significati
e le sue caratteristiche specifiche dipendono dal contesto nella quale viene eseguita, dalla
musica che l’accompagna e dall’identità dei danzatori.
La teoria musicale:
Non parliamo più di techne ma di episteme (sapere teorico)
È composta di:
Ø Harmonikē = scienza armonica
Ø Metrikē = scienza metrica
Ø Rhytmikē = scienza ritmica
Secondo quanto riportato dalle fonti, il primo autore di un trattato di teoria musicale (non
pervenuto) è Laso di Ermione (VI sec. a.C), il testo in questione si chiama Peri mousikes
(testo a proposito della musica).
15
Ø Perì/de + genitivo (su, a proposito di) = solitamente indicava il cosiddetto “trattato
sistematico”, ossia quello che prende un argomento e lo divide in tutte le sue
categorie
Ø Akroasis = lett. “cosa ascoltata, racconto”
Ø Encheiridion = lett. (da tenersi) “nella mano”, testi molto riassuntivi
Ø Mousika = lett. “cose musicali”, testi aperti a continue rielaborazioni di solito
posseduti dagli insegnanti
Ø Eisagōgē = lett. “introduzione”, testi introduttivi e sintetici.
16
Testimonianze sui Pitagorici:
Il frammento più antico che abbiamo a riguardo è sempre una fonte indiretta, si tratta di
un testo di Filolao di Crotone che probabilmente appartiene a un’opera non musicale. Qui
c’è la prima descrizione di una scala che copre l’estensione di un’ottava, vengono descritti
gli intervalli consonanti e vengono espressi i rapporti matematici che li definiscono. La
grandezza armonica dell’ottava è formata da una quarta e una quinta, nonché gli intervalli
consonanti. La corda più alta ma più grave (hypatē) dista di una quarta dalla media
(mesē), mentre dalla media all’ultima (nētē) troviamo una quinta.
La quarta è espressa dal rapporto epitrito (4:3), la quinta dall’emiolio (3:2), l’ottava dal
doppio (2:1). Così la scala armonica comprende cinque toni e due semitoni minori (la
quinta è composta da tre toni e un semitono minore, la quarta da due toni e un semitono
minore).
L’origine di questa scoperta viene fatta risalire a Pitagora, il quale sarebbe passato per caso
nei pressi di una fucina e avrebbe udito dai martelli sull’incudine un risuonare di
consonanze e dissonanze. Entrò per verificare la causa delle differenze fra i suoni e la
scoprì osservando che i martelli erano di peso diverso e che la differenza nei suoni e il loro
consuonare erano dovuti a rapporti di grandezza fra i pesi. Pertanto, avendo stabilito un
principio di correlazione fra consonanze e numeri, sottopose la sua scoperta ad un altro
metodo: tese una corda su un’asse (canone) che divise per 12; prima pizzicò la corda
intera, poi la sua metà, pari a sei dodicesimi (6/12), e stabilì che la corda intera era in
consonanza di ottava con la sua metà, risultato avuto anche negli esperimenti precedenti
per il rapporto doppio. Poi con la corda intera e i suoi tre quarti (9/12) trovò la
consonanza di quarta; pizzicando la corda intera e i suoi due terzi (8/12) trovò la
consonanza di quinta, e così via per le altre. Si accorse così che più la corda sarebbe stata
lunga, più il suono sarebbe stato grave. Poi, con verifiche per mezzo di vari altri metodi,
vide che gli stessi rapporti di consonanza si esprimevano sempre con i suddetti numeri.
I suoni acuti erano detti oxùs mentre quelli gravi erano detti barùs
Ottava = harmonia
Quarta = syllabē (da syllambanō = “prendere insieme”), presso i suonatori di lira si dice
syllabē dalla forma della mano quando si suona lo strumento, poiché nell’uso eptacordale il
primo intervallo che le dita afferravano a distanza di quarta generava una symphōnia.
17
Quinta = di’oxeian, lett. “sistema che comprende le note acute”, la quinta infatti è congiunta
all’acuto alla consonanza di quarta.
La scienza della composizione musicale (melos) è multiforme e si divide in più parti: una di
esse di deve considerare la scienza detta armonica (harmonikē) che è, secondo lʼordine, la
prima ed ha una funzione elementare. Infatti essa è la prima delle trattazioni teoriche e ad
essa appartiene quanto concerne lo studio delle scale e delle tonalità. Nulla più di questo si
deve pretendere da chi possiede la suddetta scienza, perché questo è il suo fine. Tutti i
problemi di un grado più elevato, che si presentano quando lʼarte adopera già le scale e i
toni, non appartengono più allʼarmonica, ma alla scienza più generale che comprende
lʼarmonica e le altre scienze che riguardano la completa conoscenza della musica. Ed è il
possesso di questʼultima scienza che fa il musico (mousikos).
Un altro elemento di cui si è occupato Aristosseno sono i criteri secondo cui va fatta
quest’indagine armonica: esso dice che la voce umana o dello strumento (phonè) segue una
legge naturale nel suo movimento. A differenza dei suoi predecessori, Aristosseno, in
quanto aristotelico, cerca il modo di dimostrare fenomeni attraverso dei principi. Il primo
elemento essenziale è l’orecchio, per mezzo di cui giudichiamo le grandezze degli
intervalli; il secondo è l’intelletto, per mezzo di cui ci rendiamo conto del loro volume e il
terzo che mette in comunicazione i due precedenti è composto di percezione e memoria,
fondamentale per la comprensione della musica.
18
I testi di Aristosseno hanno un approccio più sistematico, si distinguono per l’uso di una
terminologia più specifica: esso non fa spesso utilizzo del termine “armonia” per intendere
la scala, utilizza piuttosto la parola “sistema”.
Aristosseno afferma anche che la realtà è sensoriale, esso descrive tutti i fenomeni così
come gli appaiono ai sensi e secondo lui, noi siamo in grado di percepire i suoni e il loro
movimento secondo la phantasia della percezione.
Oggetto di studio specifico della scienza armonica è la melodia armonizzata, vale a dire
quell’andamento di suoni e intervalli che si succedono in una "composizione determinata
e non casuale". Il sistema scalare alla base dell’organizzazione musicale aristossenica è il
tetracordo, un insieme di quattro suoni di cui il più acuto (mese) e il più grave (hypate) sono
posti a una distanza di quarta, un intervallo dell’ampiezza di due toni e mezzo,
distanziato dal seguente di un quarto di tono
Nell’ambito del tetracordo è importante ricordare il concetto di pyknon (alla lettera "ciò che
è compresso"), termine che indica la somma dei due intervalli più gravi di un sistema
tetracordale nel caso in cui tale somma non superi il restante intervallo.
I tetracordi possono inoltre associarsi tra di loro andando a formare sistemi scalari più
ampi: per congiunzione (synaphe, quando la nota più grave del tetracordo più acuto
coincide con la nota più acuta del tetracordo più grave) o per disgiunzione (diazeuxis,
quando tra i due tetracordi si ha un intervallo di tono), come nel cosiddetto sistema perfetto
maggiore, una scala che in tutto copre l’ampiezza di due ottave, formata da quattro
tetracordi variamente associati tra loro più un tono aggiunto al grave.
Il sistema perfetto minore, invece, è formato da tre tetracordi congiunti più un tono aggiunto
al grave. L’unione del sistema perfetto maggiore più quello minore forma il cosiddetto
sistema perfetto immutabile.
Le "forme" o specie di quarta, quinta e ottava sono scale che si ottengono quando cambia
l’ordine degli stessi intervalli semplici, mentre il numero e la grandezza rimangono gli
stessi.
Il concetto di tonalità
Molto importante è il concetto di tonos o "tonalità", con il quale si intendevano le
cosiddette scale di trasposizione, cioè gli ambiti sonori “nei quali sono poste le scale per
eseguirle”.
19
Le sette parti della scienza armonica secondo Aristosseno
- Suoni (phthongoi)
- Intervalli (diastemata)
- Sistemi o scale (systemata)
- Generi (gene)
- Tonalità o scale di trasposizione (tono o tropoi)
- Modulazioni (metabolai)
- Composizione melodica (melopoiia)
La scienza ritmica:
Prima definizione di ritmo: Platone, Leggi 2
“la scansione ordinata del movimento ha il nome di ritmo, quella della voce, quando il
tono acuto si fonde col grave, si dice armonia e l’abbinamento di ritmo e armonia si
chiama choreia”
Il ritmo presenta una successione di valori ordinati, persiste l’idea dell’ordine; ritmo
significa forma/proporzione, quindi può essere applicato alle arti di qualunque tipo come
le arti visive.
Parallelamente all’elaborazione della scienza armonica, Aristosseno concepisce uno studio
sistematico delle forme di movimento ritmico più comunemente applicate alla melodia, in
quanto il ritmo appare diversamente nella sua applicazione alle varie discipline (nella
danza il ritmo si applica alle posture, agli schemata). Alla rhythmike episteme dedica un
trattato a sé stante: gli Elementi ritmici.
20
I tre generi ritmici greci:
• Genere ritmico doppio, il cui rapporto ritmico interno tra tempi in arsi e tesi è
doppio (trocheo e giambo)
• Genere ritmico pari, il cui rapporto ritmico interno tra tempi in arsi e tesi è pari
(dattilo e anapesto)
• Genere ritmico emiolio, il cui rapporto ritmico interno tra tempi in arsi e tesi è di
3:2 (cretico e peòne)
Il genere dattilico inizia da una agoge di quattro tempi, ed aumenta fino ad una di sedici,
di modo che il piede più grande sia quattro volte maggiore del più piccolo.
Il genere giambico parte da una agoge di tre tempi, ed aumenta fino ad una di diciotto, di
modo che il piede più grande sia sei volte maggiore del più piccolo.
Il genere peonico inizia da una agoge di cinque tempi, ed aumenta fino ad una di
venticinque, di modo che il piede più grande sia cinque volte maggiore del più piccolo
La musicoterapia Pitagorica:
Al pitagorismo è tradizionalmente attribuita la teorizzazione delle antiche pratiche e
convinzioni relative all’uso terapeutico della musica, riuscendo, come dice Aristosseno, a
«purificare il corpo attraverso la medicina, l’anima attraverso la musica».
La fonte che testimonia questo uso della musica è nelle vite pitagoriche. Pitagora impiega le
giuste melodie, come fossero psicofarmaci, per manipolare passioni ed emozioni,
mutandole nei loro opposti. La cura è di carattere allopatico: la musica introduce stimoli
contrari alle affezioni sulle quali si intende intervenire. Così avviene la catarsi (katharsis),
ossia la purificazione. Lo strumento prediletto dai Pitagorici era la lira, difatti essi
consideravano l’aulos uno strumento violento, più adatto alle feste popolari.
Platone afferma che la musica ha anche una funzione educativa. Nella Repubblica scrive
che “Chi possiede una sufficiente educazione musicale può accorgersi con grande
acutezza di ciò che è brutto o imperfetto nelle opere d’arte o in natura, mentre sa
approvare e accogliere con gioia nel suo animo ciò che è bello, e nutrirsene e diventare un
uomo onesto”.
21
quelle che si rivelano adatte a rispondere a pieno alle due qualità che alla musica si
richiede di esprimere.
Le varie caratteristiche musicali concorrono a creare questo oggetto mimetico. Nella
Repubblica si delineano le varie caratteristiche. Intanto viene specificato che gli strumenti
da accettare sono quelli che non possono modulare perché in una composizione non ci
può essere un miscuglio di armonie onde evitare di confondere la psiche. Inoltre non
bisogna cercare ritmi vari, il ritmo ha capacità mimetiche e l’uso di un solo ritmo equivale
a una vita ben ordinata. Sempre nella Repubblica viene delineata una scaletta di valore fra i
tre elementi che compongono la musica: in prima linea vi è il Logos, il contenuto a cui va
adeguato il metro e la melodia. In una composizione ritmo e testo devono seguire il Logos
perché così possiamo capire l’oggetto mimetico di base.
Il lavoro della musica sulla sensibilità è apprezzabile soprattutto nel famoso progetto
paideutico, incentrato sulla musica, del terzo libro della Repubblica. Degno di interesse è
anche un passo delle Leggi che suggerisce come gli stimoli musicali possono influenzare
l’emotività dei bambini appena nati.
Ben prima di entrare nel famoso programma educativo che prevede, secondo tradizione,
l’impiego di musica e ginnastica, nelle Leggi Platone si pone il problema delle modalità per
educare i neonati, coloro che “non sono ancora in grado di comprendere il linguaggio (la
parola)”. Si tratta di una forma di educazione che non può contare sull’educazione del
bimbo. L’uomo, più di ogni altro animale appena nato, ha l’abitudine di usare subito la
voce, esprimendo così, attraverso grida e pianti, piacere o avversione per qualcosa. Tale
educazione si oppone alla naturale propensione dell’uomo ad esprimersi con il pianto,
forgiando invece l’intera indole del bambino con “l’abitudine”.
Platone si sofferma ad analizzare la pratica antica di placare i neonati con il dondolio e il
canto, un metodo molto comune impiegato dalle madri per far addormentare i bambini
che stentano a prendere sonno. Le madri non li tengono a riposo, ma li muovono,
agitandoli continuamente tra le braccia e intonando qualche melodia: li incantano, come
coloro che sono presi da furore bacchico impiegano come rimedio il movimento della
danza e della musica.
Il rimedio musicale consiste nel produrre un’agitazione, un movimento esterno in grado di
dominare l’interno; la conseguenza di questo dominio è il ripristino della calma nell’anima
e la normalizzazione del battito cardiaco, turbato in entrambe le condizioni.
Il bello musicale:
Per quanto riguarda il “bello” (to kalon) abbiamo testimonianze meno esplicite e spesso
ambigue. Platone è l’autore che esplicita più chiaramente il rapporto tra valore etico ed
estetico della musica. Per Platone la correttezza, la bellezza della musica non consiste nella
capacità di suscitare piacere nell’anima perché, se il criterio fosse il piacere, i bambini
sceglierebbero le marionette, i ragazzi le commedie, le donne istruite, i giovani e tutto il
popolo opterebbero per la tragedia, gli anziani per la poesia di Omero ed Esiodo. La
soluzione per giudicare “il bello” non è esiliare il piacere dalla sfera del giudizio musicale,
ma lasciare che solo i migliori giudichino la musica. Solo le persone che hanno compiuto il
percorso educativo sono in grado di giudicare, il metro di giudizio si basa sulla bellezza
morale, sulla forma estetica ed etica, si deve poter riconoscere l’oggetto mimetico e la sua
bontà, deve essere propedeutico per l’educazione dell’individuo. Questo vale anche per le
altre arti.
Se Platone tende a fornire alle supreme guide dello Stato gli strumenti per selezionare le
musiche più funzionali a rafforzare le tradizioni e i valori della comunità, Aristotele ritiene
utile utilizzare ogni genere di musica conosciuta dalla società del suo tempo riconoscendo
22
alla musica funzioni diversificate: non solo educazione (paideia), ma anche divertimento
(paidia) e ricreazione intellettuale.
È necessario che la percezione e l’intelligenza vadano di pari passo nel giudicare gli
elementi di una composizione musicale. Sono tre gli elementi minimi che si devono poter
distinguere: il ritmo, la sillaba e la nota.
Un brano musicale noi lo vediamo con gli elementi distinti ma si deve sempre considerare
nella sua fusione d’insieme per permettere così la synecheia, questo concetto di continuità.
Questo è il principio della percezione unica di Aristosseno.
Notazione e frammenti:
La civiltà greca è una civiltà orale: la fruizione della musica avveniva attraverso l’ascolto e
l’oralità. Sono molte le fonti iconografiche in cui il maestro insegna all’allievo come
suonare o cantare semplicemente per imitazione, mostrando le posizioni da tenere sullo
strumento o facendogli ascoltare la melodia che poi deve ripetere.
Da un certo momento in poi, in alcuni papiri compaiono due sistemi di notazione
melodica distinti, uno per la musica strumentale e l’altro per quella vocale. Il principio su
cui si basano questi due sistemi è lo stesso: segni dell’alfabeto che indicano altezze sonore
relative e che, nel caso della notazione vocale, Aristosseno cita come parasemantiké, cioè
scrivere dei simboli appartenenti all’alfabeto canonico ionico sopra al testo da mettere in
musica, mentre per quella strumentale si dispongono i simboli dell’alfabeto arcaico l’uno
dopo l’altro, come sopra un unico rigo, e che, mancando la compresenza di sillabe verbali
alle quali applicarli, necessitano di una notazione ritmica sovrascritta ai simboli melodici.
La notazione si basa sui principi della teoria musicale greca, presuppone quindi l’esistenza
dell’unità di misura del tetracordo, tuttavia non si conosce il concetto di altezza assoluta
della nota in uso nella civiltà musicale moderna, difatti senza un sistema di misurazione
del suono non è possibile individuare un punto di riferimento assoluto quale il La a 440
Hz del sistema moderno. Il riferimento è quindi dettato dalle regole della pratica musicale
che per secoli rimane appannaggio quasi esclusivo degli uomini e che in base a ciò fa sì
che le trascrizioni moderne siano fatte presupponendo un ambito di riferimento pari alla
voce media maschile, in sostanza un registro di baritono/tenore.
I sistemi di notazione:
Dalla seconda metà del III sec.a.C., la sopravvivenza scritta di alcuni brani musicali del
mondo antico documenta l’esistenza di un sistema di scrittura musicale in uso da almeno
un secolo. Possediamo il sistema completo dei simboli melodici, essenzialmente lettere
dell’alfabeto, solo grazie a fonti molto tarde, come il trattato di Alipio.
Per quel che riguarda invece il ritmo, sin dall'epoca arcaica la lingua greca fornisce uno
schema ritmico nel quale le strutture melodiche pare si adeguino quasi completamente al
23
testo. Infatti, nella Repubblica Platone afferma che "ritmo e armonia musicale si regolano
sulla parola, non la parola su di loro".
I simboli, che sarebbero lettere dell’alfabeto, sono articolati in triadi e traslate in tre
posizioni: dritto, rovesciato e disteso. Probabilmente quella strumentale è la notazione più
arcaica e i simboli delle triadi corrispondono ai tre piknon (enarmonico, diatonico e
cromatico). Il simbolo normale indica la nota di base mentre gli altri due le alterazioni
(realizzate attraverso la chiusura parziale o totale del foro dello strumento).
⊂ = sigma diritto = La
∪ = sigma disteso = La + / La diesis
⊃ = sigma rovesciato = La diesis / Si
Altri simboli:
§ Le makrai vengono scritte sopra uno o più simboli melodici, indicando la durata
complessiva della singola nota o dell’intero gruppo.
§ Un altro segno ampiamente utilizzato nei frammenti superstiti è il leimma (Λ
oppure ∩), che il più delle volte indica una pausa (o "tempo vuoto") la cui durata
dipendeva dalla makrà che vi è sovrapposta.
§ L’hyphén indica la legatura.
§ Occasionalmente sopra le note musicali può comparire un punto detto
Stigmè: secondo la trattatistica teorica, tale segno grafico sta ad indicare una o più
note in arsi, cioè in levare.
Dialogo della musica antica e della moderna - Pubblicato nel 1851 da Vincenzo Galilei.
Sono i primi brani musicali greci conosciuti, sono 4 antiche cantilene trovate a Roma in
coda ad alcuni trattati musicali teorici. Dato che Galilei non conosceva il greco chiese
supporto a Girolamo Mei.
24
Civiltà musicale romana:
L’originalità della cultura musicale romana è stata a lungo oggetto di discussione.
Tanto per cominciare, tra i documenti musicali superstiti non ne esiste nessuno con testo
latino, ma vi sono ben 40 frammenti con notazione e testo greci che risalgono all’età
imperiale composti da musicisti greci per committenti o contesti romani: è il caso di
Mesomede, citarodo cretese attivo a Roma sotto l’imperatore Adriano, descritto in
dettaglio nel saggio Un musicista greco alla corte di Adriano: Mesomede di Creta.
Vengono adottate le forme musicali greche e vengono riprese le feste pubbliche in cui
eseguire spettacoli musicali e gare che prendono il nome di Ludi.
Anche la trattatistica teorico-musicale in lingua latina, sembra limitarsi a riprodurre i
principi delle teorie musicali pitagorica e aristossenica, prediligendo l’approccio
cosmologico matematico.
Lo stesso termine ars musica è un calco dal greco mousike techne, a indicare quella stessa
interazione tra componenti verbali, melodico-strumentali e coreutiche veicolata dal lemma
originario.
La spettacolarità e teatralità della musica romana sono tra le caratteristiche più evidenti
del nuovo contesto culturale: le esecuzioni pubbliche combinano danza, parole e musica al
fine prevalente di divertire il pubblico, diversamente dal mondo greco dove avevano
l’essenziale funzione di veicolare e trasmettere i valori etici e religiosi della comunità.
Vittorie militari o celebrazioni di defunti illustri diventano eventi da celebrare
pubblicamente attraverso l’uso di numerosi strumenti musicali, molti dei quali legati al
mondo militare, come trombe e corni.
Il teatro (attestato a Roma a partire dal 364 [Link] l’introduzione dei cosiddetti ludi
scaenici), pur sviluppandosi prevalentemente sui modelli di tragedia e commedia greche,
amplifica rispetto a queste la propria dimensione musicale dando ampio spazio al canto
solistico e ai dialoghi cantati.
Nuove forme di spettacolo gradualmente si impongono, come il pantomimo o tragedia
saltata, una sorta di balletto tragico o mitologico in cui il solista virtuoso (saltator o planipes)
è accompagnato da una vera e propria orchestra che riunisce strumenti di varia natura, a
fiato, a corda e a percussione.
Tra gli strumenti conosciuti dai Romani, soltanto quelli a corde di uguale lunghezza come
la lyra e la kithara sono reputati di origine greca e tenuti in debita considerazione; non
mancano le testimonianze della loro presenza in varie occasioni pubbliche ma, fino
all’epoca imperiale, il suono di questi strumenti ha un ruolo minore nella definizione del
paesaggio sonoro romano ed è presente principalmente in privato, nelle residenze delle
classi sociali più elevate.
Alcune percussioni, legate ai rituali dionisiaci e soprattutto al culto di Cibele, incontrano
particolare fortuna presso i Romani: i cymbala e il tympanum.
Con la diffusione del culto di Iside, a Roma si afferma l’uso di un altro idiofono metallico,
il sistrum.
A completare il panorama strumentale romano vi sono quegli strumenti risalenti a epoche
preistoriche spesso costruiti con materiali vegetali di rapido deperimento (come il flauto di
Pan).
25