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POLIMERI SINTETICI & MEMBRANE BITUMINOSE

A cura di: Bizzarri Simone

Col termine bitume si intende una miscela di idrocarburi naturali o residuati derivanti dalla distillazione o raffinazione del greggio.Il bitume, come il catrame, l'asfalto e la pece di catrame, fa parte della categoria dei materiali bituminosi.I bitumi possono essere naturali o artificiali. I bitumi naturali sono molto diffusi sulla crosta terrestre.Costituiscono in qualche caso il materiale impregnante di molte rocce di tipo sedimentario (arenarie e calcari), (in questo caso si parla di asfalti naturali), oppure si presentano sotto forma di vene o sacche nel sottosuolo o come affioramenti superficiali di estensione variabile, veri e propri laghi, alimentati da vene sotterranee.I bitumi naturali si trovano a Trinidad, nel Venezuela, in Messico, a Cuba, nel Colorado e in svariati altri paesi.I bitumi artificiali o bitumi di petrolio possono sostituire egregiamente quelli naturali anche se presentano rispetto a questi ultimi una minore stabilit a causa di una minore percentuale di asfalteni,questi si ottengono dalla distillazione del greggio. Caratteristiche chimico fisiche Il bitume una sostanza di colore da bruno a nero, ha consistenza semisolida, termoplastico, ma non presenta una temperatura di fusione ben definita.I bitumi sono impermeabili all'acqua, parzialmente solubili in molti solventi organici apolari, quali il benzene, il tetracloruro di carbonio ed il cloroformio e sono completamente solubili in solfuro di carbonio.All'analisi chimica i bitumi presentano una percentuale in peso di carbonio e di idrogeno intorno rispettivamente all'80% e al 10%.La percentuale di contenuto di zolfo, ossigeno e azoto assai variabile: lo zolfo, ad esempio, a seconda della provenienza, pu variare dal 1% al 10%.Per ossidazione all'aria e prolungata esposizione agli agenti atmosferici (sbalzi termici, ecc.) il bitume subisce un invecchiamento con decadimento delle sue propriet. Questo processo consiste essenzialmente in una ossidazione dei componenti oleosi e delle resine asfaltiche; si ha cos un aumento del tenore di asfalteni ed il bitume indurisce, perdendo elasticit.
Utilizzo:

Per le sue propriet (legante a caldo, impermeabile, isolante), il bitume largamente usato per pavimentazioni stradali, manti impermeabili, isolamenti elettrici.

ANALISI DELLE MATERIE PRIME POLIMERICHE

Il Polimero

Un polimero una macromolecola, ovvero una molecola dall'elevato peso molecolare, costituita da un gran numero di gruppi molecolari (detti unit ripetitive) uguali o diversi (nei copolimeri), uniti "a catena" mediante la ripetizione dello stesso tipo di legame (covalente). I termini "unit ripetitiva" e "monomero" non sono sinonimi: infatti un'unit ripetitiva una parte di una molecola o macromolecola, mentre un monomero una molecola composta da un'unica unit ripetitiva. Nel seguito, quando si parla di "monomeri" si intendono dunque i reagenti da cui si forma il polimero attraverso la reazione di polimerizzazione, mentre con il termine "unit ripetitive" si intendono i gruppi molecolari che costituiscono il polimero (che il prodotto della reazione di polimerizzazione).[2]Bench a rigore anche le macromolecole tipiche dei sistemi viventi (proteine, acidi nucleici, polisaccaridi) siano polimeri, nel campo della chimica industriale col termine "polimeri" si intendono comunemente le macromolecole di origine sintetica: materie plastiche, gomme sintetiche e fibre tessili (ad esempio il nylon).

Classificazione dei polimeri


I polimeri possono essere classificati in vari modi:

I polimeri prodotti da monomeri tutti uguali, sono detti omopolimeri. Mentre quelli prodotti da monomeri rappresentati da due o pi specie chimiche differenti vengono detti copolimeri.[7] A seconda della loro struttura, possono essere classificati in polimeri lineari, ramificati o reticolati.[8] In relazione alle loro propriet dal punto di vista della deformazione, si differenziano in termoplastici, termoindurenti e elastomeri. Esistono polimeri naturali organici (ad esempio cellulosa e caucci), polimeri artificiali, ossia ottenuti dalla modificazione di polimeri naturali (come l'acetato di cellulosa) e polimeri sintetici, ossia polimerizzati artificialmente (ad esempio PVC e PET). A seconda del tipo di processo di polimerizzazione da cui sono prodotti si distinguono in "polimeri di addizione" e "polimeri di condensazione". In relazione all'omogeneit del peso molecolare si possono distinguere i polimeri omogenei da quelli eterogenei o polidispersi, con quest'ultimi caratterizzati da alta variabilit del peso molecolare medio.

Classificazione dal diagramma sforzo-deformazione


Diagramma sforzo-deformazione per i polimeri A) fibre B) termoplastici C) elastomeri. Ogni materiale, in seguito ad uno sforzo risponde con una deformazione, a cui associata un maggiore o minore allungamento percentuale. Nel caso dei polimeri si distingue tra:

fibre polimeri termoindurenti polimeri termoplastici elastomeri.

In linea di massima, i polimeri con maggiore cristallinit (fibre) sono pi fragili, mentre i polimeri amorfi (elastomeri) sono pi duttili e pi plastici. A partire dal diagramma sforzo-deformazione possibile ricavare i seguenti parametri:

Modulo di elasticit: aumenta all'aumentare della cristallinit del polimero Tensione di rottura: diminuisce all'aumentare della cristallinit del polimero Allungamento percentuale alla rottura: aumenta all'aumentare della cristallinit del polimero Tensione di snervamento: aumenta all'aumentare della cristallinit del polimero.

Classificazione dei polimeri per struttura


La struttura dei polimeri viene definita a vari livelli, tutti tra loro interdipendenti e decisivi nel concorrere a formare le propriet reologiche del polimero, dalle quali dipendono le applicazioni e gli usi industriali.

Classificazione in base alla struttura stereochimica


L'assenza o la presenza di una regolarit nella posizione dei gruppi laterali di un polimero rispetto alla catena principale ha un notevole effetto sulle propriet reologiche del polimero e di conseguenza sulle sue possibili applicazioni industriali. Un polimero i cui gruppi laterali sono distribuiti senza un ordine preciso ha meno probabilit di formare regioni cristalline rispetto ad uno stereochimicamente ordinato.Un polimero i cui gruppi laterali sono tutti sul medesimo lato della catena principale viene detto isotattico, uno i cui gruppi sono alternati regolarmente sui due lati della catena principale viene detto sindiotattico ed uno i cui gruppi laterali sono posizionati a caso atattico. La scoperta di un catalizzatore capace di guidare la polimerizzazione del propilene in modo da dare un polimero isotattico valsa il premio Nobel a Giulio Natta. L'importanza industriale notevole, il polipropilene isotattico una plastica rigida, il polipropilene atattico una gomma pressoch priva di applicazioni pratiche.

I polimeri sintetici pi utilizzati in campo industriale sono solitamente 2:

Polipropilene
Il polipropilene (PP, anche: polipropene) un polimero termoplastico che pu mostrare diversa tatticit. Il prodotto pi interessante dal punto di vista commerciale quello isotattico: un polimero semicristallino caratterizzato da un elevato carico di rottura, una bassa densit, una buona resistenza termica e all'abrasione.La densit del polipropilene isotattico di 900 kg/m e il punto di fusione spesso oltre i 165 C. Le propriet chimiche, determinate in fase produzione, comprendono la stereoregolarit, la massa molecolare e l'indice di polidispersione. Il prodotto atattico si presenta invece come un materiale dall'aspetto gommoso, e ha scarso interesse commerciale ( stato usato solo come additivo).Il polipropilene ha conosciuto un grande successo nell'industria della plastica: molti oggetti di uso comune, dagli zerbini agli scolapasta per fare alcuni esempi, sono fatti di polipropilene. Il polipropilene usato anche come isolante per cavi elettrici, in alternativa al cloruro di polivinile, per cavi di tipo LSOH in ambienti a bassa ventilazione, come ad esempio le gallerie. Questo impiego indicato per la caratteristica del polipropilene di emettere meno fumi ed alogeni tossici, che ad alte temperature possono produrre sostanze acide.Inoltre il polipropilene viene usato per produrre reti per zanzariere plissettate. L'uso del polipropilene si esteso a vari campi dell'industria, un esempio importante l'industria di produzione dei tubi per acqua e gas. Il PP ha recuperato rispetto al PE (polietilene) come materia prima per la costruzione di tubazioni per trasporto di acqua e gas in pressione e non. Il motivo da ricercare nelle maggiori performance chimiche e soprattutto meccaniche del PP rispetto al PE. Un' altra utilizzazione molto interessante del polipropilene la costruzione di aeromodelli dinamici che conferisce al velivolo stesso una leggerezza unica. Oggi sono prodotti in PP un numero elevato di oggetti e componenti da costruzione.

Polietilene

Il polietene (pi comunemente noto come polietilene) il pi semplice dei polimeri sintetici ed il pi comune fra le materie plastiche.Viene spesso indicato con la sigla "PE", cos come ad esempio si usa "PS" per il polistirene o "PVC" per il polivinilcloruro. Ha formula chimica (-C2H4-)n dove n pu arrivare fino ad alcuni milioni. Le catene possono essere di lunghezza variabile e pi o meno ramificate.Il polietilene una resina termoplastica, si presenta come un solido trasparente (forma amorfa) o bianco (forma cristallina) con ottime propriet isolanti e di stabilit chimica, un materiale molto versatile ed una delle materie plastiche pi economiche; gli usi pi comuni sono come isolante per cavi elettrici, film per l'agricoltura, borse e buste di plastica, contenitori di vario tipo, tubazioni, strato interno di contenitori asettici per liquidi alimentari e molti altri.

Classificazione del polietilene


Granuli di LLDPE. Questi granuli sono prodotti durante il processo di polimerizzazione e vengono successivamente lavorati per ottenere il prodotto finito. In base alla distribuzione dei pesi molecolari e al grado di ramificazione si ottengono tipi di politene con propriet e usi differenti:

Polietilene ad altissimo peso molecolare (UHMWPE): un polietilene con peso molecolare medio compreso tra 3106 e 6106 u (secondo lo standard ASTM D4020).[2] Ne risulta un materiale con catene ben impaccate nella struttura cristallina e molto resistente. Questo tipo di polietilene viene sintetizzato attraverso la polimerizzazione per coordinazione con metalloceni. Le particolari propriet meccaniche lo rendono adatto, a differenza degli altri tipi pi comuni di polietilene, ad impieghi particolari, come ad esempio protesi e giubbotti antiproiettile. Polietilene ad alta densit (HDPE) o (PEAD): un polietilene poco ramificato,[3] ha quindi forze intermolecolari elevate e maggiore rigidit rispetto al polietilene a bassa densit; viene generalmente sintetizzato attraverso polimerizzazione per coordinazione con un sistema catalitico di tipo Ziegler-Natta. Polietilene a bassa densit (LDPE): molto pi ramificato dell'HDPE, quindi un materiale pi duttile e meno rigido, viene generalmente sintetizzato attraverso polimerizzazione radicalica. Polietilene lineare a bassa densit (LLDPE): sostanzialmente polietilene lineare dotato di un numero significativo di ramificazioni corte, viene normalmente ottenuto per polimerizzazione di una miscela di etene e -olefine (butene, esene, ottene) con catalisi di tipo Ziegler-Natta. Polietilene espanso.

ANALISI DI LABORATORIO COMPIUTE SULLE MATERIE PRIME

I polimeri sintetici vengono analizzati ed identificati secondo norme,tecniche e caratteristiche ben definite.Ci avvaliamo dellaiuto di 2 strumenti essenziali quali il Melt Flow Index ed il DSC Pirys.

Melt Flow Index


Il Melt Flow Index o Melt Index (abbreviato in MFI) l'indice della fluidit di un polimero fuso; la sua misura si effettua caricando il polimero fuso a una determinata temperatura in un cilindro riscaldato cui fissato un cilindretto (diametro 2,095 mm e lunghezza 8 mm), che esercita una forza costante e fa fluire il polimero attraverso un capillare; il peso (espresso in grammi) di polimero fuoriuscito in 10 minuti corrisponde al valore del Melt Flow Index. Tanto maggiore il peso di materiale fuoriuscito, tanto maggiore il Melt Flow Index e minore la viscosit del polimero. La temperatura di esercizio e il peso del cilindretto sono fissati dalle norme a seconda del tipo di materiale che si vuole testare. Utilizzo del Melt Flow Index: Il Melt Flow Index fornisce un'indicazione di massima sull'opportunit di associare un materiale ad un determinato processo di lavorazione. In particolare materie plastiche che presentano elevati valori del Melt Flow Index possono essere impiegati in operazioni di stampaggio a iniezione (per le quali richiesta una minore viscosit), mentre materiali con valori del Melt Flow Index pi bassi possono essere impiegati in operazioni di estrusione e stampaggio per soffiaggio (per le quali richiesta una maggiore viscosit).Il test consiste nellintrodurre una certa quantit di polimero nel macchinario,attendere alcuni minuti affinch il campione da analizzare sia sciolto e quindi misurare la quantita in peso di campione che fuoriesce alla base del MELT in 120secondi applicando una forza costante(mediante 2 pesi), Ogni polimero ha un range identificativo nel quale oscilla

Calorimetria differenziale a scansione (DSC)

La calorimetria differenziale a scansione, nota anche con l'acronimo DSC (dall'inglese differential scanning calorimetry) , insieme all'analisi termica differenziale (DTA), la principale tecnica di analisi termica utilizzabile per caratterizzare molti tipi di materiali (tra cui: polimeri, metalli e materiali ceramici).Il principio di base di queste tecnica consiste nel ricavare informazioni sul materiale riscaldandolo o raffreddandolo in maniera controllata. In particolare il DSC si basa sulla misura della differenza di flusso termico tra il campione in esame e uno di riferimento mentre i due sono vincolati ad una temperatura variabile definita da un programma prestabilito.La misura differenziale del sistema estremamente importante sia dal lato teorico che dal lato pratico, perch il segnale risultante pu essere studiato indipendentemente da tutti quegli effetti termici esterni al sistema che si ripercuotono in modo eguale sui due campioni permettendo di ricevere in output il comportamento proprio del materiale, o della porzione di materiale, indipendentemente dalle condizioni di prova.

Funzionamento
La macchina viene predisposta mettendo sugli alloggiamenti due crogioli identici (detti coppelline) scelti in modo da resistere alle temperature di prova senza interagire con il campione in esame. Uno dei due crogioli rimarr vuoto in quanto servir come riferimento per la misura differenziale. Se la macchina a disposizione fornita di bilancia meglio caricare il materiale solo dopo aver tarato la bilancia con il peso dei crogioli vuoti in modo da avere una misura precisa della massa inserita del campione.Tramite l'unit di controllo si chiude ermeticamente la fornace in modo da isolare l'ambiente di prova dall'esterno. Una volta inserito il programma termico (solitamente una rampa lineare di temperatura), all'interno della fornace contenente il materiale da analizzare viene creata un'atmosfera inerte con un flusso continuo ed uniforme di Ar o N2. Una volta iniziata la prova, il calore ceduto dalla fornace riscalda sia il campione che il provino di riferimento in egual modo. Ogni variazione di temperatura tra i due dovuta a fenomeni che insorgono nel materiale da analizzare: una reazione esotermica innalzer la temperatura del campione mentre una endotermica far l'opposto.Durante tutto l'arco dell'esperimento un sistema di termocoppie raccoglie i dati di temperatura e li invia ad un elaboratore che mediante un apposito software li elabora per generare l'output per l'utente. Una volta terminata la prova il sistema di raffreddamento permette all'operatore di aprire la macchina e rimuovere i crogioli.Introducendo delle opportune approssimazioni, possibile analizzare quantitativamente il meccanismo di funzionamento del calorimetro dimostrando che il flusso termico differenziale (dato dalla differenza tra il flusso di calore che dovrebbe essere erogato dallo strumento al campione ed al provino di riferimento in modo da mantenerli in equilibrio termico secondo lo schema di temperature impostato per la prova) direttamente proporzionale alla differenza di temperatura tra campione di riferimento e campione in analisi. quindi giustificato il principio di funzionamento dello strumento che misura tramite termocoppie la differenza di temperatura tra il campione e il riferimento per stimare il flusso termico delle reazioni che avvengono all'interno del materiale in quanto direttamente proporzionali tra loro.

PREPARAZIONE DELLA MESCOLA:

Una volta che le materie prime sono state controllate,quindi garantita la loro mnatura e la loro piu o meno eccellente qualit ,si procede con la creazione di una MESCOLA. La MESCOLA si prepara allinterno di un forno che ha un volume di 100 quintali,e si parte utilizzando una vera e propria ricetta.In base alla quantit,alla tipologia e alla qualit dei polimeri che si andranno ad aggiungere al bitume si otterranno mescole piu o meno pregiate (plastomeriche o elastomeriche) che andranno poi a conferire determinate caratteristiche alla membrana prodotta. Per identificare le varie mescole si utilizzano nomi differenti (BASE,TIPO,TIPO B,GOLD 5, ALFA,FLEX,WALL,GUMecc ecc) che poi andranno a dare nomi differenti alle membrane prodotte (BLACK,PREMIUM,TITAN,WALLSTICK,STARFLEX,BRAIGUM,GOLD18,WUNDERFLEX ecc ecc). Le mescole hanno dei parametri specifici,quali viscosit e peso specifico,che devono rispettare.Per controllare questi parametri si preleva un campione ai forni e si eseguono dei test. Il piu importante e immediato lanalisi della viscosit:

Viscosimetro Brookfield E Viscosit dinamica


Il viscosimetro uno strumento che si usa per misurare la viscosit dei fluidi,ossia la propriet dei fluidi che indica la resistenza allo scorrimento.Noi utilizziamo un Viscosimetro Brookfield.Questo tipo di viscosimetro invece misura la forza necessaria per mantenere in rotazione un disco od un cilindro, a velocit angolare costante immerso nel fluido da misurare.Anche in questo caso la forza dipende dalla viscosit del fluido.

Altri test sono:

Punto di rammollimento (anello e biglia o pallanello) Peso Specifico Indice di penetrazione (in bagno termostatato a 60C)

La mescola finita e controllata viene poi mandata in un tank di stoccaggio che andr ad alimentare la vaschetta della linea.In questa vaschetta verr poi immersa secondo dei procedimenti ben specifici,unarmatura. Larmatura,prodotta da altre aziende, composta da POLIESTERE o FIBRA DI VETRO e serve a dare una sorta di scheletro alla membrana.Esistono armature di vari spessori e finiture,che andranno poi a dare anchesse caratteristiche particolari al prodotto finito. Ogni membrana,in base al tipo di armatura,al peso,allo spessore e al tipo di mescola utilizzata,dovr rispettare determinati parametri ad essa propri,quali:

FLESSIBILITA A FREDDO (bagno termostatato da -5C a -20C) TENUTA AL CALORE (120C/100C per 2 ore) TRAZIONE LONGITUDINALE E RADIALE
Affinche tali caratteristiche siano monitorate e verificate,vengono prelevati campioni per ogni tipo di membrana con intervalli regolari di tempo.I dati vengono poi trascritti in un elenco seguendo un ordine cronologico,vengono verificati spessori e masse areiche in base al programma di produzione e poi vengono tagliate delle fustelle per ogni membrana che verranno utilizzate in laboratorio per i test sopra elencati. Il prodotto finito sar poi etichettato in base alle caratteristiche EFFETTIVE possedute e messo in vendita.