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Il complesso di Edipo visto da Girard

Un’identificazione non bene identificata

L’inconscio freudiano è come un vaso di Pandora, deposito dei desideri più


pericolosi, guardato a vista dal residuo mitico di tutti i padri putativi, il Super-Io.
Questi, come un giudice-sentinella vi ha rimosso la coscienza del parricidio e del
desiderio incestuoso per consentire all’Edipo (che per Freud tutti siamo) di
continuare a guardare il mondo, depositando il fardello della sua coscienza
parricida e incestuosa in un angolo inattingibile alla coscienza.
L’elemento mitico di un desiderio libero, padrone, romanticamente puro ha, per
Girard, impedito a Freud di individuare le conseguenze della “mimesi radicale” nel
concetto di “identificazione” di cui egli parla. Freud nelle sue analisi non può fare a
meno di connotare l’identificazione con tutti i tratti “mimetici” del desiderio secondo
l’altro, ma senza però giungere mai ad identificarlo come tale. Che questo concetto
costituisse, anche se in modo velato, un punto centrale e genetico nella sua
psicoanalisi è attestato inequivocabilmente, come mostra Girard, dagli scritti
freudiani.
“L’identificazione è nota in psicoanalisi come la prima manifestazione di un legame
emotivo con un’altra persona. Essa svolge una funzione nella preistoria del
complesso di Edipo”.1
“Originariamente, nella primitiva fase orale dell’individuo, investimento oggettuale
e identificazione non sono distinguibili l’uno dall’altro”.2
L’identificazione non solo svolge una funzione preistorica ma è l’elemento che
edifica e costituisce il carattere morale nelle forme edipiche positive.
“…gli effetti delle prime identificazioni prodotte in tenerissima età risulteranno
generali e persistenti. Questo ci riporta alla formazione dell’io ideale o Super-Io,

1
S. FREUD, Psicologia delle masse e analisi dell’io, in Opere, IX, Boringhieri, Milano 1977, p.293
2
S. FREUD, L’io e l’Es, in Opere,IX, p.491
21
giacchè dietro ad esso si cela la prima e più importante identificazione
dell'individuo, quella con il padre” . 3
A ragione Girard ci dice che Freud nelle sue analisi sulla identificazione non solo vi
riscontra una funzione “preistorica” e costitutiva all’interno del complesso di Edipo,
ma nelle sue definizioni gli attribuisce tutti i tratti e persino l’originarietà che per
Girard costituiscono il desiderio secondo l’altro.
“A tutta prima tale identificazione non sembra essere la conseguenza o l’esito di un
investimento oggettuale, bensì qualcosa di diretto, di immediato, di più antico di
qualsivoglia investimento oggettuale”.4
Ma appunto, come si è già rilevato, tutte le analisi freudiane circa il concetto di
identificazione anche se rilevano in esso molti dei tratti della mimesi intercorrente tra
“discepolo” e “modello” nel “desiderio triangolare” quale lo intende Girard, non
giungono però mai a pensarlo in termini di desiderio. Addirittura in un passo di
Psicologia delle masse e analisi dell’io, nel capitolo dedicato a “Suggestione e
libido”, analizzando l’imitazione a cui è spinto l’individuo preso come elemento della
massa, la riconduce alla suggestione reciproca e a quella operata dal prestigio del
capo:
“Si tratta della magica parola suggestione. In Tarde aveva nome “imitazione”, ma
dobbiamo dar ragione ad un autore il quale obbietta che l’imitazione è assunta sotto
il concetto di suggestione e ne è anzi una conseguenza. In Le Bon ciò che
caratterizza i fenomeni sociali viene ricondotto a due fattori; la suggestione
reciproca fra i singoli e il prestigio del capo. Ma il prestigio si manifesta a sua volta
solo nei suoi effetti; ovverosia nella suggestione che suscita.” 5
Nell’ottica di Girard il “prestigio del capo” che si manifesta nella “suggestione”
rimanda immediatamente alla fascinazione che il “discepolo” subisce dal “modello”,
e la suggestione reciproca tra i singoli individui al fenomeno del “contagio mimetico”
che, come un riflesso che reciprocamente rimandano una moltitudine di specchi,
provoca un abbagliamento generale, il che è un po’ quello che succede nei “fenomeni
3
Ibid, p. 493
4
Ibidem
5
S. FREUD, Psicologia delle masse e analisi dell’io, p. 278
22
di massa” dove sia la gioia che la violenza si propagano amplificandosi a velocità
vertiginosa.
Il destino dei grandi pensatori è quello di pensare oltre le forme linguistiche su cui si
stabilizzano le loro intenzioni, di dissodare un terreno da cui altri raccoglieranno
frutti preziosi; questo non segna i loro limiti bensì ne prova la grandezza.
I concetti della psicoanalisi appartengono oramai alla cultura di massa e la critica che
ne intende fare Girard si ripercuote nel nostro modo di intendere le dinamiche
psicologiche e quindi la nostra stessa persona.
Ma seguiamo il modo in cui Girard, nella sua decostruzione del complesso di Edipo,
sottoporre il “desiderio mimetico triangolare” al suo basanos naturale quale la
psicoanalisi viene ad essere per chi intende fondare una “psicologia interdividuale”.
Dice Girard:
“Tra le nozioni che traggono la loro forza da un mimetismo mal evidenziato, talune
appartengono al gruppo delle identificazioni, la modalità più importante di
identificazione per Freud, in quanto quella ‘preistorica’ che prepara il complesso di
Edipo è quella del bambino.”6
“Il bambino manifesta grande interesse per il padre; vorrebbe divenire ed essere ciò
che questi è, sostituirlo sotto ogni aspetto. Diciamolo tranquillamente, si fa del padre
il suo ideale. Tale atteggiamento nei confronti del padre non ha nulla di passivo né di
femminile; è essenzialmente maschile. Si concilia molto bene con il complesso di
Edipo che contribuisce a preparare. ”7

Avere per essere

L’identificazione è un desiderio di essere che cerca in tutta naturalezza di realizzarsi


per mezzo di un avere, cioè mediante l’appropriazione degli oggetti del padre. A
questo stadio si direbbe che il desiderio per la madre obbedisca a due origini: in

6
R. GIRARD, La violenza e il sacro,Milano 1982, p. 223
7
S. FREUD, Psicologia delle masse e analisi dell’io, p. 293
23
primo luogo, all’identificazione con il padre, al “mimetismo”, in secondo luogo alla
libido che si fissa sulla madre, in quanto è possesso del padre.
Queste due forze agiscono nello stesso senso e non possono che rafforzarsi
reciprocamente.
“Il bambino s’accorge che il padre gli sbarra la strada verso la madre; la sua
identificazione con il padre assume per questo fatto una colorazione ostile e finisce
per confondersi con il desiderio di sostituire il padre, anche presso la madre.
L’identificazione, d’altronde, è ambivalente fin dall’inizio.”8
L’identificazione del bambino con il padre ha tutte le connotazioni del desiderio
mimetico: in effetti come ci fa notare Girard, quel “anche presso la madre” rivela un
certo grado di consapevolezza in Freud di un desiderio che, imitandone un altro, si
orienta verso i suoi oggetti; vi converge pericolosamente preparando quella che per
Freud sarà una rivalità.

Identificazione e modello

E in un passo di Psicologia delle masse e analisi dell’io, Freud giunge persino ad


identificare il padre come “modello” e lo fa descrivendo l’identificazione:
“… il legame concerne il soggetto oppure l’oggetto dell’io. Il primo tipo di legame è
pertanto possibile già prima di qualsiasi scelta di oggetto sessuale … Si nota
soltanto che l’identificazione tende a configurare il proprio io alla stregua della
persona assunta come modello.”
Il primo tipo di legame, cioè quello che concerne il soggetto, l’identificazione, è
anteriore a qualsiasi scelta di oggetto sessuale: l’identificazione, la configurazione del
proprio io in conformità ad un modello, ritornando ad un passo citato in precedenza, è
la prima manifestazione di un legame emotivo con un’altra persona.

8
Ibidem
24
E fin qui non abbiamo aggiunto nulla agli scritti di Freud, basterebbe inserirvi la
parola desiderio e forse potremmo attribuirne la paternità a Girard senza troppo
scandalo.

Rivalità e sviluppo della personalità

Ma proseguiamo con l’enunciazione freudiana del complesso edipico.


“Da questo momento in poi (cioè da quando il bambino si accorge che il padre gli
sbarra la strada verso la madre) il comportamento verso il padre è ambivalente;
sembra quasi che l’ambivalenza, già contenuta nell’identificazione fin dal principio,
si faccia manifesta. Ambivalenza verso il padre e l’aspirazione oggettuale
esclusivamente affettuosa verso la madre costituiscono per il maschietto il contenuto
del complesso edipico nella sua forma positiva. ” 9
Lasciamo ancora a Freud enunciare le conseguenze che l’identificazione avranno
nella formazione e nello sviluppo del bambino:
“… gli effetti delle prime identificazioni prodotte in tenerissima età risulteranno
generali e persistenti. Questo ci riporta alla formazione dell’ideale dell’io (Super-
Io), quindi dietro ad esso si cela la prima e più importante identificazione
dell’individuo, quella con il padre. A tutta prima tale identificazione non sembra
essere la conseguenza o l’esito di un investimento oggettuale, bensì qualcosa di
diretto, di immediato, di più antico di qualsivoglia investimento oggettuale … Il
Super-Io non è però un residuo delle prime scelte oggettuali dell’Es, esso ha anche il
significato di una potente formazione reattiva nei confronti di quelle scelte.” 10
Girard afferma che il Super-Io non è nient’altro che la ripresa dell’identificazione
col padre, oramai non più collocata prima del complesso di Edipo, ma dopo, è tipico
di un complesso rimosso; vela a dire, di un desiderio parricida ed incestuoso che è
stato prima cosciente e poi confinato nel subconscio, rimosso. Ancora qui la
identificazione è posta da Freud stesso come “più antica di qualsivoglia investimento
9
S. FREUD, L’Io e l’Es, p. 494
10
Ibidem
25
oggettuale” e la sua forza è tale che produce effetti persistenti e generali, cosi’
persistenti da costituire l’io morale del soggetto che lo guiderà per tutta la sua vita. E
pur tuttavia la libido, il desiderio, dopo un imprinting così coercitivo prodotto
dall’identificazione, resta in Freud oggettuale senza che egli faccia mai della
suggestione del modello-padre il “pifferaio” di una libido che egli intende
interamente “appoggiata” sui bisogni primari.

Rivalità, coscienza e rimozione

Indubbiamente Freud è giunto vicinissimo ad una visione mimetica del desiderio e ne


ha delineato tutti gli elementi, cui non a caso si riconnette Girard. Fin qui Girard non
farebbe che una piccola obiezione di inconseguenzialità che può essere letta come il
riconoscimento ad un pensatore che ha saputo individuare tutti gli elementi di un
fenomeno, fallendo però al momento di seguire le implicazioni che un elemento
conteneva nei termini della legge che lo regola.
Limitare gli effetti dell’identificazione a quelli positivi della costituzione del Super-Io
senza riconoscere nel padre il “modello” di cui il figlio imita il desiderio è anche
conseguenza dell’assunto freudiano della possibilità di un desiderio puramente
oggettuale (come quello verso la madre), assunto che lo psicologo non pone mai in
discussione. Fondamentale nella struttura dell’Edipo e per le categorie principali della
psicoanalisi è il problema della coscienza del desiderio parricida e incestuoso; poi
rimossi, a Edipo superato, nell’inconscio dal Super-io. La messa in questione della
coscienza di questi desideri nel bambino toglie ogni senso sia alla rimozione che
all’inconscio rendendo la psicoanalisi monca e zoppa.
“Se il figlio si dirige verso gli oggetti del padre, è insomma, perché si orienta in tutto
e per tutto sul modello che si è dato, e questo modello si dirige necessariamente
verso i suoi oggetti; quelli che già gli appartengono o quelli di cui intende
appropriarsi.”11

11
R. GIRARD, La violenza e il sacro, p. 228
26
Le conclusioni che Girard avrebbe voluto da Freud sono qui assunte come causa
operante per il comportamento del bambino:
“Il movimento del discepolo verso gli oggetti del modello, compresa la madre, è già
abbozzato ed incluso nell’idea stessa di identificazione quale è definita da Freud.”12
La rivalità edipica esiste, continua Girard, ma assume un significato tutto diverso. E’
predeterminata dalla scelta del modello; non ha nulla di fortuito ma non ha niente a
che vedere con una volontà di usurpazione.
E’ in tutta innocenza che il discepolo si dirige verso il modello. La rivalità edipica
reinterpretata in chiave mimetica comporta conseguenze abbastanza differenti da
quelle rilevate da Freud.
La rivalità mimetica sfocia sempre nella violenza reciproca, ma una tale reciprocità è
il risultato di un processo. Se nell’esistenza vi è una fase in cui la reciprocità non
esiste ancora è proprio nell’infanzia, nei rapporti fra adulti e bambini. Solo l’adulto
può interpretare i movimenti del bambino come un desiderio di usurpazione; li
interpreta a partire da significati culturali di cui il bambino è privo. Il rapporto
discepolo-modello esclude per definizione l’uguaglianza che renderebbe la rivalità
comprensibile nella prospettiva del discepolo.
“Il discepolo è nella posizione del fedele di fronte alla divinità; non capisce che può
diventare per questa una minaccia entrandovi in concorrenza … Il desiderio del
parricidio e dell’incesto non può essere un’idea del bambino, è con ogni evidenza
l’idea dell’adulto, l’idea del modello.” 13
Affrontando l’ira del modello, il discepolo la ricondurrà ad una sua insufficienza, ad
un demerito, ad una colpa che costringe il modello a sbarrargli la strada della
soddisfazione libidica.

12
Ibidem
13
Ibid, p. 229
27
Desiderio e violenza

“Lungi dal dissiparsi il prestigio della divinità, oramai vendicatrice, ne uscirà


rafforzato. Il bambino si crede colpevole senza sapere di cosa, indegno di possedere
l’oggetto desiderato, l’oggetto apparirà più desiderabile che mai.” 14
Se, come afferma Freud, gli effetti della prima identificazione saranno generali e
persistenti, il legame tra la violenza ed il desiderabile che qui si forma potrebbe
accompagnare il soggetto per l’intera esistenza.
“L’orientamento del desiderio verso gli oggetti protetti dalla violenza dell’altro si è
così iniziato.” 15
La triangolazione edipica in cui al desiderio viene sbarrata la strada in maniera
accidentale dall’ostacolo paterno rivela pian piano il triangolo mimetico in cui ad un
desiderio guidato dalla fascinazione per un modello, dalla imitazione del suo
desiderio inevitabilmente il modello stesso sarà l’ostacolo che sbarrerà la strada.
Questo è il vero elemento critico e forse catastrofico legato ai primi rapporti tra il
bambino ed i genitori, elemento che sarà costantemente richiamato per tutta
l’esistenza dalla coscienza morale del soggetto o Super-Io.
“La separazione del Super-Io dall’io non è dunque qualcosa di casuale. Essa
rappresenta la più importante caratteristica evolutiva e dell’individuo e della specie;
infatti, dando espressione durevole all’influenza dei genitori, essa perpetua
l’esistenza stessa di quegli stessi fattori a cui deve la propria origine.” 16
Ma questi fattori originari sono anche l’identità del modello e dell’ostacolo il cui
frutto maligno è il legame tra il desiderabile e la violenza la quale potrebbe divenire il
14
Ibid, p. 230
15
Ibidem
16
S. FREUD, L’Io e l’Es, p 497
28
“significante” di tutto ciò che è desiderabile. Se la potenza dell’identificazione con il
padre è tale da mantenere viva nell’individuo la legge morale, come pensare che gli
elementi edipici rimossi dal Super-Io non vengano richiamati ad ogni suo
manifestarsi.

Un’incongruenza in Freud

Secondo Girard non può esserci, da parte del bambino, la coscienza di una rivalità
che gli provochi, per quanto breve, la coscienza del desiderio di parricidio e
d’incesto.
Già si potrebbe criticare l’assunto freudiano richiamando l’attenzione nello
sbilanciamento tra discepolo-bambino e modello-padre che, come dice Girard,
ricorda un po’ il rapporto intercorrente tra la divinità e il fedele (infatti, il modello
induce all’imitazione o all’identificazione in virtù della suggestione che provoca,
come lo stesso Freud rileva in Psicologia delle masse e analisi dell’io, capitolo
Suggestione e libido); e si potrebbe rilevare come questa immensa differenza di
status costituisca un impedimento, per chi si trova sovrastato da questa divinità, a
rivaleggiare con essa. Ma il punto essenziale della debolezza e della incongruenza
della teoria freudiana è ammettere che il bambino conosca già una legge che invece
dovrebbe imparare solo attraverso il Super-Io a complesso di Edipo superato, il che è
assurdo o quantomeno una indebita inversione tra la causa ed il suo effetto.
E’ evidente che il bambino impara la legge che proibisce l’incesto e la legge del
rispetto del padre solo in forza del superamento del complesso edipico: la legge e
l’identificazione del padre e della madre, nei loro rispettivi ruoli sono
sostanzialmente la stessa cosa. Non può esserci, dunque nel bambino, una coscienza
iniziale del parricidio e del desiderio incestuoso perché questi sono riconosciuti come
tali solo una volta appresa la legge, portato finale dell’Edipo.
“La definizione del Super-Io presuppone tutt’altra cosa che la coscienza mitica della
rivalità; poggia con ogni evidenza sull’identità del modello e dell’ostacolo, identità

29
che il discepolo bambino non riesce ad individuare. Il Super-Io non è nient’altro che
la ripresa dell’identificazione con il padre, non più collocata prima del complesso di
Edipo ma dopo. La concezione mimetica elimina ogni coscienza e persino ogni
desiderio reale di parricidio e di incesto; la problematica freudiana è invece
interamente fondata su tale coscienza.” 17

Il double-bind mimetico

La prospettiva del desiderio mimetico lega indissolubilmente l’identificazione, la


scelta d’oggetto e la rivalità; il tema girardiano del double-bind mimetico fornisce
una diversa prospettiva di lettura del complesso di Edipo inteso da Freud come
desiderio parricida ed incestuoso originariamente coscienti, ma che poi hanno cessato
di esserlo, in quanto rimossi. Il double-bind è per Girare il doppio legame che si
instaura tra “discepolo” e “modello”: il discepolo prova per il modello una aperta
venerazione e contemporaneamente un sentimento di odio dando vita ad un legame
ambivalente. (Sulla nozione girardiana di double-bind ritorneremo più diffusamente
oltre, a p. 37)
Abbiamo già visto che Freud facendo dell’identificazione un elemento “primitivo” e
capace di produrre effetti generali e persistenti non giunge però mai a cogliervi la
dialettica “modello-ostacolo” e questo certamente gli consente di attribuire al figlio
una rivalità che sfocia in un desiderio di parricidio e di mantenere nel bambino un
desiderio oggettuale ed incestuoso. Ma ciò è possibile a Freud a prezzo delle
incongruenze sopra rilevate, e anche per il fatto che egli è guidato o fuorviato da
un’idea di inconscio precostituita che doveva necessariamente nutrirsi di elementi
mitici e genetici come il parricidio e l’incesto. L’inconscio gioca un po’ il ruolo del
paravento borghese che in fondo ammette i desideri più inconfessabili purchè restino
estranei alla coscienza, ovvero gli elementi patologici frutto di un “cattivo edipo”; il
Super-Io come eredità culturale tramandata dal proprio padre produce una personalità
17
R. GIRARD, La violenza e il sacro, p. 234
30
di alto profilo morale quanto più è capace di separare dalla coscienza i bisogni ed i
desideri di una animalità che l’uomo, suo malgrado, si trascina dietro.

Mito e desiderio

Si produce così una separazione netta tra il patologico e la normalità, separazione che
va persa nella prospettiva del desiderio mimetico in cui, secondo Girard, il double-
bind provocato dall’identità del modello-ostacolo non permette di delineare, almeno
nella sua genesi, una separazione tra normale e patologico legata all’essenza del
desiderio. Questo, infatti, resta sempre, in entrambi i casi, imitazione di un altro
desiderio; scrive Girard che “quello che il desiderio ha di proprio è di non avere
nulla di proprio”.
La coscienza del desiderio parricida ed incestuoso, la pompa aspirante e rimovente
del Super-Io, il vaso di Pandora dell’inconscio sono per Girard il frutto del mancato
riconoscimento dell’identità del modello e dell’ostacolo. Sono anche frutto
dell’ostinato attaccamento di Freud ad un desiderio oggettuale e, aggiungerei,
dell’attaccamento al concetto di inconscio che in qualche modo permette la
convivenza nell’individuo di tutti i principi del patologico mantenuti in forma di
essenze dormienti ed innocue ed di un io morale, giudice e sentinella che libera la
coscienza dai disturbi del desiderio.
La concezione girardiana di un desiderio mimetico-triangolare, o desiderio secondo
l’altro, costituisce una critica radicale non solo ad alcune categorie fondamentali
della psicoanalisi, ma mette in questione la sua esistenza stessa. Come d’altronde
pone in crisi il mito romantico di un desiderio puro, spontaneo, totalmente autonomo
ed il perpetuarsi di tale concezione del desiderio nei movimenti politici e culturali del
Novecento, che sempre in un modo o nell’altro anelano a liberare il desiderio, così
intimo a facoltà concepite alla stessa stregua come la fantasia, l’immaginazione dalle
briglie della società borghese. In sostanza, Girard pone tutti i radicalismi libertari di
fronte all’essenza stessa del loro cavallo di Troia, che si rivela una seducente prigione

31
nella veste di un desiderio che trascina l’individuo all’imitazione del desiderio di un
altro assunto come modello, che gli si rivelerà poi solo come ostacolo.

Metodo in Girard e incongruenze in Freud

Paradossalmente, sia l’istanza borghese che in qualche modo la psicoanalisi


freudiana rappresenta, sia i radicalismi che con la loro violenta contrapposizione ad
ogni istanza ritenuta borghese hanno delineato la storia politica e culturale del
Novecento trovano nella teoria girardiana del desiderio mimetico tanto la critica dei
loro presupposti che la loro spiegazione fattuale.
Ma lasciamo delineare a Girard i presupposti metodologici e l’elemento che forse
nell’intero pensiero occidentale sempre guidano l’analisi ed in senso positivo la
critica, e che permette all’indagine scientifica di mettere ancora a frutto la tradizione
di pensiero che ci giunge dal passato..
Si tratta spesso della parte più viva di un pensiero, quella che può ancora essere
messa a frutto.
“La critica …, deve sempre indirizzare i suoi sforzi verso ciò che, all’interno di una
teoria qualsiasi, poco importa in quale ambito, non può essere definito che in termini
di ‘incongruenza’. Una critica efficace riuscirà ad integrare l’incongruenza della
teoria precedente a una teoria nuova, entro la quale sarà compresa in quanto tale, e
costituirà oramai solo un’applicazione regolare di principi più efficaci.” 18
Abbiamo visto che la iniziale coscienza nel bambino del desiderio parricida ed
incestuoso è un’incongruenza rispetto alla teoria edipica e precisamente in rapporto
alla nozione di Super-io, negli effetti che vengono ad essa ascritti. Infatti se
l’individuo apprende la legge attraverso il superamento del complesso edipico, come
suo precipitato, e se d’altronde solo la coscienza di tale legge può connotare i due
desideri oggetto della rimozione come “parricida” e “incestuoso”, ne segue, per
Girard, il paradosso dell’effetto prima della causa.

18
R. GIRARD, Delle cose nascoste fin dalla fondazione del mondo, pag. 460
32
Abbiamo mostrato, con Girard, le incongruenze degli sviluppi concettuali che Freud
trae dalle sua definizione iniziale dell’”identificazione”: come quando in Psicologia
delle masse ed analisi dell’io arriva a dire: “si nota soltanto che l’identificazione
tende a configurare il proprio io alla stregua della persona assunta come modello”.
Forse se tale definizione non fosse emersa dall’analisi dei fenomeni di massa e non
fosse stata usata per il “capo” (il quale in un’ottica girardiana mette in opera una
“mediazione esterna” e di conseguenza non diviene mai ostacolo per i suoi discepoli),
se il padre fosse stato chiaramente riconosciuto come modello, forse Freud sarebbe
stato costretto a prendere atto che l’identificazione, la scelta d’oggetto e la rivalità
sono inseparabili, perché la “scelta” del modello lo costituisce necessariamente come
ostacolo, perché l’imitazione del desiderio del modello ci incammina sulla strada
dell’oggetto desiderato su cui già da sempre si trova il modello stesso; tanto più il
modello ci suggestiona quanto più doloroso sarà l’urto contro ciò che si rivelerà come
ostacolo.
E’ probabile che questa seconda incongruenza, diversamente dalla prima, emerga solo
dopo che si abbiano assunti gli occhiali di Girard e che più che una incongruenza
costituisca una risorsa del pensiero freudiano in attesa di espressione. A tale fine,
l’acume e la sagacia di Girard hanno infatti fatto il necessario.
Vorrei ora tentare di portare chiarezza su di un punto del discorso girardiano che
concerne ciò che Freud inquadra come un “Edipo anormale”; vale a dire quei casi in
cui i sentimenti ambivalenti e contraddittori qui in gioco si spingono molto più
lontano dell’odio e della venerazione e viene ad aggiungersi nel bambino un
desiderio omosessuale passivo, un desiderio di essere desiderato dal padre in qualità
di oggetto omosessuale.

Rivalità e patologia

Se per Freud è sufficiente chiamare in causa un fattore omosessuale che poi si


inscriverà in una natura umana che è fandamentalmente bisessuale, per Girard la

33
suddetta dinamica non è niente altro che la crescente fascinazione che scaturisce dal
mimetismo stesso prodotto dal feed-back di una rivalità aggravata.
“Trovandosi ad affrontare l’ira del modello, il discepolo è obbligato in un certo
senso a scegliere tra se stesso e il modello. E’ evidente che sceglierà il modello. L’ira
dell’idolo deve essere giustificata, e non può essere giustificata che dall’insufficienza
del discepolo, da un segreto demerito che obbliga il dio a vietare il “sancta
santorum”, a chiudere la porta del paradiso. Lungi dal dissiparsi il prestigio della
divinità, ormai vendicatrice,ne uscirà rafforzato.” 19
“ Se l’imitatore è portato ad interpretare le interferenze mimetiche (le rivalità) in
favore del rivale, si capisce facilmente sia come il soggetto, associando sempre
l’oggetto più prezioso all’opposizione più implacabile, possa ormai soltanto
desiderare in un contesto di “gelosia morbosa”, di “masochismo” e di
“omosessualità latente”, e come questo soggetto riproduca continuamente la
struttura che comporta tutti questi sintomi se essa arrivasse a disfarsi.” 20
Siamo qui di fronte ad una “fascinazione” ossessiva verso il modello, desiderio e
rivalità non sono più separabili: solo un oggetto conteso da un rivale è desiderabile,
ma andando avanti in un rapporto sempre più stretto con il modello il disprezzo che
esso ci mostra diviene il segno del suo immenso valore (masochismo), fino ad una
erotizzazione del rivale nella forma di una latenza omosessuale nel discepolo verso il
modello.
Questi sono gli elementi che nell’ottica della “psicologia interdividuale” preparano la
svolta verso il patologico, il double-bind tante volta richiamato da Girard che
conduce il desiderio nel vicolo cieco dell’odio impotente e della sofferenza.
Nell’Edipo pare un passaggio obbligato, anzi un “rito di passaggio”, in quanto un
desiderio oggettuale che si orienti sulla madre cozza necessariamente contro il padre;
esso troverà nel Super-Io il setaccio che lo ripulisce dalle scorie pericolose. Nella
teoria mimetica di Girard spesso il double-bind pare un esito necessario del desiderio
secondo l’altro, la soglia del patologico si determina nell’escalation della rivalità in

19
R. GIRARD, La violenza e il sacro, pag. 230
20
R. GIRARD, Delle cose nascoste fin dalla fondazione del mondo, pag. 436
34
quel momento particolare e culminante della dinamica in cui si oltrepassa ciò che
Girard chiama “soglia metafisica”, in cui cioè l’oggetto del desiderio perde
d’importanza: ciò che conta ormai è solo e primariamente il possesso del prestigio,
della “pienezza d’essere” del modello, per cui la rivalità si acuisce. L’escalation di
una rivalità, con i suoi feed-back aggravanti, può condurre una personalità adulta nel
vicolo cieco del risentimento e dell’odio con i suoi corollari di violenza. Ma questo
esito della rivalità dovrebbe rimanere episodico, cioè legato ad una relazione di
rivalità reale o immaginata. Perché la svolta verso il patologico si delinei nei suoi
tratti morbosi, ripetitivi, e una personalità ne venga modificata è plausibile credere
che debba essersi prodotta in tenera età, quando il bambino, ancora estraneo alle
dinamiche della violenza e sensibilissimo alla suggestione del padre-modello, ne
imita in tutta innocenza il desiderio.
Qui, nell’impatto con una personalità che cerca di costituirsi e che si organizza
emotivamente sulla soddisfazione dei propri desideri, una rivalità con i suoi feed-
back aggravanti può plausibilmente lasciare un imprinting persistente.
La famiglia anche per Girard, svolge un ruolo, almeno nel suo principio, protettrice
nei confronti delle rivalità mimetiche.
“La famiglia non svolge per me il ruolo necessario che per Freud svolge nella
patologia del desiderio. Questa patologia nel suo principio, non è familiare. E’
mimetica.” “ E’ normale che il padre serva da modello al figlio, ma non è normale
che il padre divenga per il figlio un modello di desiderio sessuale; non è normale che
il padre diventi modello in ambiti nei quali l’imitazione susciterà la rivalità. In altre
parole, secondo la norma familiare, è modello di apprendimento e non di
desiderio.”21

Dinamica di una svolta

Se non vogliamo ricadere nella tesi freudiana delle essenze dormienti patologiche
incorporate nell’individuo e non ci accontentiamo nemmeno di dire che il patologico
21
Ibid, p. 428
35
sussiste in potenza nella propensione umana alla mimesi è necessario individuare i
fattori che avviano il desiderio nel vicolo cieco del double-bind. Definiamo a tal fine
con più precisione il double-bind, quale Girard lo delinea sulla scorta di G. Bateson e
della scuola californiana di Palo Alto.
Esso è originato da una sorta di “ingorgo” della comunicazione interpersonale dove
ad una ingiunzione positiva formulata in modo esplicito ne segue una negativa e
contraddittoria (espressa per lo più non verbalmente, ma tramite atteggiamenti) e
accompagnata da sentimenti di condanna tendenti ad evidenziare l’inadeguatezza
dell’altro a concretizzare la prima ingiunzione positiva. E’ un tipo di corto circuito
relazionale che sembra svilupparsi tra padre e figlio, e soprattutto tra madre e figlia.
La madre si pone esplicitamente come modello e ingiunge alla figlia: “ imitami, devi
essere come me!” Ma negli atteggiamenti esprime per i tentativi della figlia
freddezza, indifferenza, le getta addosso le sua inadeguatezza: “Non sarai mai capace
di essere come me!” Questo provoca nella figlia un’ambivalenza che la fa passare nei
riguardi della madre da un sentimento di venerazione incondizionata all’odio più
profondo.
Che il mimetismo nel suo esito patologico trovi qui la sua svolta appare ormai chiaro.
Ma come, quando e perché questa svolta si delinei non risulta, a mio avviso, evidente.
Ci ha detto Girard che, almeno in via di principio, la famiglia svolge un ruolo
protettrice rispetto alle rivalità mimetiche, normalmente un buon padre non diviene
modello in ambiti nei quali l’imitazione susciterà la rivalità; secondo la norma
familiare è modello di apprendimento e non di desiderio. Implicitamente con ciò,
Girard pare suggerirci che un buon modello di apprendimento si colloca in quella
dimensione relazionale che, già in Menzogna romantica e verità romanzesca, egli
aveva definito di “mediazione esterna”.
Il padre con il suo comportamento, il suo esempio, mostrerà al figlio-discepolo il
desiderio ma anche la sua legge; mostrerà la madre come oggetto di affetto filiale e
rispetto, non guiderà il desiderio del discepolo verso oggetti che possano suscitare la
rivalità mimetica. Quale elemento potrebbe turbare questo bel quadretto familiare e

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produrre quell’accorciamento di distanza discepolo-modello che una volta giunto alla
mediazione interna scatenerà la rivalità mimetica?

Il modello diviene una divinità vendicatrice

Ci dice Girard che il figlio in virtù dello squilibrio in cui lo pone la suggestione del
modello non potrà mai interpretare questa “divinità” come un rivale. Ma Girard dice
anche:
“il bambino non si è mai trovato esposto alla violenza, ragione per cui non avanza la
minima diffidenza verso gli oggetti del modello. Solo l’adulto può interpretare i
movimenti del bambino come un desiderio di usurpazione … il rapporto modello
discepolo esclude per definizione l’uguaglianza che renderebbe la rivalità
concepibile nella prospettiva del discepolo …Il padre prolunga tratteggiandoli i
movimenti appena accennati dal figlio e costata senza sforzo che questi punta diritto
al trono ed alla madre … Nel mito è l’idea che l’oracolo suggerisce a Laio, molto
tempo prima che Edipo sia capace di desiderare alcunchè.” 22
Si sentono spesso i mariti denunciare lo stato di depressione in cui versa la moglie
dopo il parto, come dire: ‘da quando c’è il bambino non si cura più di me’. Non
sarebbe plausibile che il padre-modello, vivendo la perdita di attenzione della moglie,
sentendosi relegato ad un ruolo marginale, espropriato di tutti i segni della regalità
patriarcale e, pur tuttavia, trovandosi in dovere di ricoprire il ruolo di marito e padre
affettuoso e premuroso, non sarebbe plausibile che il suo malcontento risentito verso
“l’intruso” provocasse nevroticamente un atteggiamento di ostilità, di condanna, una
velata e subdola disapprovazione che nel bambino, in cui la componente libidico
emotiva prevale, potrebbe essere vissuto come il ribaltamento di una divinità
olimpica e luminosa in un dio malvagio e vendicatore, che per qualche colpa
sconosciuta gli lancia addosso la sua maledizione gettandolo in un universo
d’angoscia?

22
R. GIRARD, La violenza e il sacro, pag. 229
37
Questo sì potrebbe essere un passo capace accorciare la distanza tra discepolo e
modello e di legarli nella rivalità della mediazione interna con tutti i suoi feed-back
aggravanti. Ma fin quando non c’è double-bind, fin quando il padre non produce un
cortocircuito nella comunicazione verso il bambino con le due ingiunzioni
contraddittorie, irrompendo come un ostacolo nello spazio esistenziale del figlio
proprio tra lui e gli oggetti che il suo desiderio gli aveva indicato, fino a questo punto
gli avremmo legittimamente riconosciuto il diritto alla patria potestà, avendo egli
mantenuto tutte le potenzialità del modello di apprendimento.
Ma: “il padre prolunga tratteggiandoli i movimenti appena accennati dal figlio e
constata senza sforzo che questi punta dritto al trono ed alla madre” .
Il padre vede il proprio desiderio guidare il figlio verso ciò che riteneva i “suoi
oggetti”: interpreta i movimenti del bambino alla luce di una scaltrezza ammaestrata
da tutte le rivalità mimetiche vissute nel corso della sua esistenza, e vi riconosce solo
colui che gli usurpa il trono e gli contende la sposa.
Certamente la sua ragione lo riconduce ai suoi doveri di padre affettuoso e marito
premuroso, ma non è affatto scontato che vi pieghi anche il desiderio, specie ora che
ha intrapreso la via della rivalità; tentare di arginare l’odio con la ragione è un po’
come contenere l’acqua in un paniere di vimini. Nelle relazioni mimetiche tra adulti
può essere il discepolo che nel suo percorso forsennato verso gli oggetti illuminati dal
sole del modello va ad inciampare in quello che oramai gli si rivela solo un ostacolo,
anche se è legittimo attribuire a questo modello almeno la stessa scaltrezza che
concedevamo al padre. Può in questo caso essere il discepolo che nella sua
identificazione o scelta del modello (che non va certo pensata come un qualcosa di
razionale o cosciente) lo sceglie così esistenzialmente vicino che il suo desiderio
inciampa subito nell’ostacolo modello o ne provoca la reazione violenta innescando
l’escalation della rivalità. Ma l’adulto non vi giunge sprovveduto, conosce le
dinamiche della rivalità, e se non si è creato un legame profondo tra la violenza ed il
desiderabile, visto il mal partito, egli potrebbe anche rinunciare e volgersi altrove.

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Una svolta pericolosa

Perché si delinei una personalità in cui il desiderio ri-produce patologicamente il suo


scacco, pare necessario un vissuto profondo, impresso emotivamente nella memoria,
il cui effetto subliminale porta il soggetto ad interpretare la violenza come il
significante di tutto il desiderabile. Questo vissuto trova le condizioni di possibilità
più favorevoli nella primissima infanzia, ma qui per tutte le ragioni esposte in queste
analisi è necessaria una prima mossa del modello-padre, il solo, come Girard rileva,
attrezzato culturalmente per interpretare il desiderio dell’altro come rivalità.
O perché super-valuta un desiderio al quale il figlio accenna, o perché facendosi
modello di desiderio guida il discepolo verso oggetti che necessariamente lo mettono
in una rotta di collisione con se stesso in quanto padre- modello: in tutti i casi ancora
una volta è il padre che accorcia i termini della mediazione creando le condizioni per
il double-bind. Quando Girard afferma che la mediazione interna è l’elemento
caratteristico della modernità in cui le istanze egualitarie hanno rimosso tutte, o quasi,
le barriere sociali che in qualche modo arginavano in passato le rivalità mimetiche,
non si può che concordare. Se, come rileva il Toqueville citato da Girard, nella
nascenti democrazie borghesi un sentimento di eguaglianza di principio spronava
l’individuo a colmare le disuguaglianze di fatto, oramai oggi siamo all’impiego
sistematico del modello in chiave provocatoria; non è più il discepolo che “sceglie” il
modello ma è questo che irrompe attraverso i media nel suo spazio esistenziale e gli
si impone come quello che più gli manca.
Bene o male che sia, il desiderio, con la modernità è sempre più esacerbato. Ma si
può pensare che le condizioni cui l’ambiente ci sottopone possano provocare un
comportamento violento o criminale ma non siano sufficienti a condurre un soggetto
ad uno stato patologico, a produrre una personalità psicotica fino allo stadio morboso,
dedita a riprodurre le condizioni della sua sofferenza qualora vengano meno.
L’ossimoro contenuto nella “psicologia interdividuale” contiene la possibilità positiva
di una mimesi pacifica (e non succube della promessa di divinizzazione tipica del

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desiderio romantico) ma anche quella negativa del double-bind mimetico dove l’odio
impotente distrugge l’individuo o lo confina nel “sottosuolo”,” rendendo la superfice
della terra un paradiso inaccessibile”. 23

23
R. GIRARD, Menzogna romantica e verità romanzesca, p. 56
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