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ETA PAGANO-CRISTIANA - DA ADRIANO A DIOCLEZIANO
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PERIODO DEGLI ANTONINI
A P U LEI 01)
Nacque verso il 125 2) a Madaura, suI confine tra la Numidia e la Getulia '), da una famiglia assai ragguardevole, non sappiamo se originaria del luogo 0 discendente da qualcuno dei veterani dedotti a Madaura poi che divenne colonia militare di Roma. Egli si chiama africano e patria sua considera la terra africana dove trascorse la maggior parte della vita e compose le maggiori opere. Suo padre, che fu uno dei duouiri iuri dicundo '), lascio ai due figli circa due milioni di sesterzi : e Apuleio dichiarava nell' Apologia ') di avere profuso gran parte del patrimonio in viaggi, in istudi e in frequenti liberalita, A Cartagine, la venerabile maestra di tutta la provincia "), compi gli studi grammaticali e retorici ') che tanta importanza dovevano avere per questa genialissimo 50- fista dell' Africa romana. Da Cartagine passo ad Atene sede delle principali scuole filosofiche, dove allora pure rifioriva, fiore artificioso, l'atticismo. La egli si educe al culto di Platone: rna, avido di sapere, penetro pure con i peripatetici nel vasto mondo delle scienze naturali, e non si contento di legge-
I
r) 11 prenome II ignoto: quello di Lucius II nato forse per confusione 0 identificazione con I'eroe del suo romanzo.
2) La data II ipotetica e risulta dalla supposizione, ragionevole
ma non sicura, che il processo contro Apuleio abbia avuto Iuogo nel ."
158 e che egli allora avesse poco pill che trent'anni.
3) Egli stesso (A pol. 24) si chiama Seminumida e Semigetulo ; rna non nomina 130 sua citta natale. Nei manoscritti Apuleio ha I'epiteto di platonicus Madaurensis « il filosofo platonico di Madaura »; e a Mdaourouch fu scoperto nel 1918 il frammento di una dedica dei Madaut'enses ciues a un « philosopho platonico » detto « lora ornamento» (ornamento suo): e questa e certamente Apuleio, che sia nei titoli delle opere sia. nelle citazioni altrui II costantemente detto « filosofo platonico ».
4) I due supremi magistrati annuali eletti dal senato [Link].
5) Apol, 23·
6) Florida IV, 21.
7) Flor, IV, 18: « Presso di voi, Cartaginesi, ho passata la. mia infanzia: e voi siete i miei maestri».
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STORIA DELLA LETTERATURA LATINA
re i tanti volumi di Aristotile e dei suoi discepoli '). rna volle anche sperimentare. OItre le scienze naturali, studio geometria, astronornia, rnedicina, musica e fu anche poeta '). In una delle pubbliche conferenze tenuta negli anni maturi a Cartagine Apuleio stesso, con quasi ciarlatanesca compiacenza, si presentava agli ascoltatori ed esponeva quello che iI suo talento aveva saputo fare: (( poesie di ogni genere, epiche e liriche, corniche e tragiche, satire ed enigmi, storie variate, orazioni apprezzate dagli oratori, dialoghi lodati dai filosofi: di tutto aveva fatto in greeo e in latino » a). Egli aveva bevuto a tutte Ie coppe del sapere: i generi letterari, da altri singolarmente coltivati, diceva di abbracciare tutti insieme e di coltivare con uguale ardore tutte le nove Muse ').
In Grecia s'inizlava pure ai misteri, diffusi ormai nel territorio greco-romano, e acquistava sempre pio il dominio di quella lingua greca di cui fara sfoggio e pompa presso i compatrioti, lieti e orgogliosi di trovare in un uomo della lora terra colui che in tutto l'impero rappresentasse insieme, fuse nel proprio spirito, le due massime civilta e sap esse con uguale maestria e spontaneita adoperare Ie due Hngue sovrane del mondo civile. In Atene rimase qua1che tempo a), rna in nessun luogo ebbe lunga dimora questo sofista inquieto e smanioso di viaggi 6) che partito dall' Africa neppure nell'Africa ebbe tregua quando ci fu ritornato. Cosi il suo occhio si svagava di terra in terra, come il suo ingegno percorreva i vari campi del sapere senza fermarsi in un punto per tentare le protondita. Uomo di fede pill che di scienza, aveva bisogno piu delle cose varie che delle cose profonde: di credere e di vedere, senza indugiare pensierosamente intorno ad alcun problema. Egli fu l'espositore fantastico, brillante ed eloquente di quanta gli uomini colti pensavano e sognavano in un tempo di turbamenti e di esaltazioni spirituali, allorche la gente accorreva
I) Apol, 36.
2) Flor. IV, 20; 28; 32.
3) ru». II, 9, 27·
4) Flor, IV, 20, 5.
5) Percorse la Grecia e fu a Sarno ed in Frigia. In Flor, II, IS parla di un ternpio di Giunone, che sorgeva sulla riva del mare in vicinanza della citta di Sarno, coi ricordi personali di chi ha veduto coi propri occhi. Cfr. De Mund<>, 17.
6) Egli stesso nell' A pol. 73 si dice peregrinationis cupiens.
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ai discorsi dei sofisti vaganti, divenuti ambiziosi missionari della religione e del culto pagano, oltre che divulgatori di dottrina letteraria e filosofica. Tale volle essere Apuleio, che aveva tutte Ie doti per eccellere: Ia gioventu, la bellezza, la fantasia, la molteplicita delle cognizioni. il fascino singolare della parola, Fu aRoma '), la citta che attraeva quanti erano desiderosi di fama e di fortuna; vi acquisto alte amicizie ') e reputazione e vi esercito con successo l'avvocatura I). Torno in Africa ch'era aneora giovanissimo: e si stabili, -forse, a Cartagine, il centro intellettuale della provincia. Ma, spirito vagabondo e avventuroso, faeeva frequenti viaggi per visitare altre citta.
Recavasi una volta da Cartagine ad Alessandria; la stanchezza del lungo cammino e l'esaurimento delle forze 10 co-
strinsero a fermarsi in Oea dove contava amici ed estimatori. ,;
Era d'inverno: ed egli trascorreva il suo tempo nella ospitale dimora degli Appi quando Ponziano, che gli era stato compagno in Atene, 10 invito nella propria casa a ristorare le
forze e a godere dell'ampia vista marina, in attesa del pros-
simo inverno. In casa di Ponziano, dov'era la madre vedova
e il fratello minore Sicinio Pudente, rieevette e ricambio Apu-
leio Ie piu affettuose premure. Un . giorno ch'egli avea te-
nuto nella basilica di Oea un'acclamatissima conferenza, Pon-
ziano gli propose con assai lusinghevoli parole il matrimonio
COn la madre Pudentilla, donna gia matura rna bisognosa di marito e ricca cosi di quattrini come di pretendenti. Apuleio,
che aveva gran voglia di viaggi e nessnna di nozze, resto dapprima sorpreso e riluttante, rna poi fini con l'affezionarsi al
I) Del tempo. della durata e delle vieende della sua dimora nella capitale non sappiamo nulla di eerto; che assai malsieura fonte autobiografica potrebbe essere - per chi volesse adoperarla - quanto e detto di Lucio nel libro XI e specialmente nel proemio delle Metamorjosi,
2) La conobbe Scipione Orfito ehe fu console nel 149 e nel 172 e di cui feee l'elogio quanto Orfito fu proconsole di Cartagine: Flor, III. 17, 4
3) Altri invece vuole sia state retore, riferendosi a un passo delle Metam . XI. 28 dove e detto ehe il giovane Madaurensis assunse patrocinia sermonis Romarni. Ottime, anzi eccezionali qualita di avvocato egli aveva indubbiamente, e 10 dimostra la sua Apologia dove le sottigliezze forensi dell'argomentazione sono associate alla precisione delle cognizioni giuridiche.
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progetto ed anche a Pudentilla, la quale non era rimasta insensibile aIle grazie del giovane filosofo. Fu decisa la celebrazione del matrimonio dopo che Ponziano si fosse ammogliato e Sicinio Pudente fosse uscito di minorita, Senonche Ponziano, convertito dalle parole del suocero Erennio Rufino uomo ribaldo e capo di corrottissima famiglia, si rivolto contro Apuleio e volle costringere la madre a ricusare le seconde nozze. Ma la vedova era presa d'amore, ormai: essa respinse il figlio traviato e sposo Apu1eio in una casa di campagna. Ben tosto Ponziano morl dopo avere confessato i propri torti; restava i1 fratello minore, ragazzo di quattordici anni che il vecchio Rufino adescava con le moine cortigianesche della vedovata figliuola, mentre spargeva Ie pili atroci ca1unnie sul conto di Apuleio a cui si imputava 1a morte del figliastro e la malefica seduzione di Pudentilla. Quando le voci furono divu1gate ed acquistarono consistenza, Sicinio Pudente insieme con 10 zio paterno Sicinio Emiliano, che 10 assisteva come tutore, presento contro i1 patrigno l'accusa capitale di magi a '), abbandonando quella,
I) Apuleio non era specificamente imputato di pocula amatoria 0 di nocturna sacra (empi sacrifici) , ma complessivamente di magia IApol. 25; 27): tipo generico di reato che comprendeva un cumulo di vari maleficio La ipotesi che nell'eta imperiale contro gl'imputati di magia si siano applicate Ie disposizioni delle XII Tavole sulla in. cantatio mali carminis ci pare destinata a cadere.
Apuleio, accennando alle responsabilita penali delle pratiche magiche, adopera una frase alquanto vaga e percio strana in un imputato di magia: « per quanto ne ho sentito dire la magia b legalmente perseguitabile » e ricorda subito dopo la interdictio delle XII Tavole diretta a impedire i magici malefici operati contro le messi (cap. 47 Magia ista, quantum ego audio, res est legibus delegaia, iam inde antiquitus duodeoirn tabulis propter incredundas frugum illecebras interdicta). Non b da credere che nel codice decemvirale fossero altre e pin estese norme contro Ia magia. Apuleio afierma Ia perseguibilita giuridica della magia secondo vigenti norme legali, che non indica precisamente forse perche non ancora precisamente determinate: e a documentare come fosse notoriamente pericoloso l'esercizio della magia, in ogui tempo colpita dalle leggi, ricorda Ie piu antiche disposizioni che punivano l'incantesimo contro i frutti dei campi; questo accenno specifico alla sola incantatio frugum sarebbe inesplicabile se nelle dodici Tavole fossero state altre norme contro le fatture magiche. Che i carmina e i uenena come p rat i c h e 0 m i c ide cadessero sotto la sanzione della Lex Cornelia de sicariis et veneficiis risulta da un passo di Marciano (Dig. XLVIII, 8, 3) e dalle Istituzioni di Giustiniano (IV, 18, 5). Secondo la testimonianza di Mode-
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certarnente insostenibile, di assassinio. Gli accusatori tentarono di dimostrare che Apuleio, presentato da loro come il tipo dell'affascinatore bello, eloquente ed elegante, dedito alla vita lasciva e aIle pratiche tenebrose della magia, capitate in Oea in condizioni non liete di fortuna, aveva con un filtro amatorio sedotto per cupidigia della dote la rice a vedova Pudentilla, la quale, ripugnante dapprima a un secondo matrimonio, aveva dovuto cedere alla potenza deU'incantatore.
La causa, tenuta circa tre anni dopo che Apuleio era giunto 'in Oea '), fu discussa in Sabrata '), una delle tre principali citta della Sirtica, dinanzi al proconsole romano Claudio Massimo: forse fra l'anno ISS e iI 158 "). Apuleio mantiene la difesa su un tono scherzoso e derisorio che vorrebbe indurre nei lettori la persuasione della enorme ignoranza e sconsigliatezza degli avversari; magiunto alla parte ultima e fondamentale dell'accusa, con gli atti alIa mano, pote luminosamente provare la noncuranza del denaro e la nobilta della propria condotta in favore dei figliastri ai quali aveva voluto assicurare la successione di tutti i beni materni. L'argomentazione finale spezza ogni nervo all 'accusa , determinata per certo da una considerazione di danno private e mossa da persone soltanto sollecite del proprio interesse. La difesa che Apuleio fa della sua scienza e della sua vita non can-
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stino Dig. 48, 8, I3) anche i mala sacrificia caddero sotto la sanzione della legge Cornelia in forza di un senatus consultum. La lex Cornelia, che colpiva i venena, fu dunque verisimilmente estesa, durante la sua secolare evoluzione, anche ai riti magici e misteriosi che servivano alla preparazione delle funeste bevande: e fu applicata genericamente al crimen magiae che investiva nel primo secolo dell'Imperc anche i cristiani aecusati di magia e di segrete riunioni notturne (Tertulliano, Apol, 7). La magia cadeva sotto la lex Iulia maiestatis quando Ie pratiehe magiche si riferissero a vicende della casa imperiale 0 a mutamenti politici.
I) Apel. 55.
2) Nell' Apologia (59; 6J) Apuleio parla di Oea come di una cittil. lontana dalla sede del processo tenuto in luogo dov'egli, recatosi apposta per la necessita della difesa, non aveva una propria dimora (domus) rna un aUoggio provvisorio (hospitium). Da un cenno ben chiaro del cap. 59 risulta che Sabatra fu la sede del convegno giuridieo.
3) E una ipotesi. L'unico indizio cronologico dell' Apologia (cap.
85) ci riporta al tempo di Antonino Pio morto neU'a. I61.
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cella l' odioso sospetto che quel matrimonio celasse una venale speculazione: rna con le rivelazioni testamentarle Apuleio ha veramente annullato la causa a delinquere ed ha estirpato, com'egli stesso affermava '), la radice del processo. Era quello l'unico punto documentabile e la prova e riuscita perfetta. Quest'ultima parte dell' Apologia dovette provocare l'esito favorevole del processo, rimasto finora in un campo tutto indiziario. L'assoluzione non risulta da veruna particolare notizia, rna si puo facilmente argomentare dal tono sicuro e altezzoso di tutto il discorso, elaborato dopo la sentenza, che sarebbe inesplicabile in un imputato convinto dagli accusatori, condannato dai giudici e scampato a stento alla pena di morte. A divulgare la sua Apologia Apuleio fu indotto non solo dal desiderio di consacrare con la durata di un' opera letteraria un suo trionfo giudiziario rna anche, e forse piu, da un bisogno di permanente protesta contro la fastidiosa taccia di mago che l'assoluzione del pro console romano non aveva davvero cancellata.
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Ma era veramente mago Apuleio? Gli avversari che 10 trassero davanti al proconsole d' Africa 10 asserivano e forse anche 10 credevano; rna nel secolo quarto la tradizione leggendaria del suo potere magico, formatasi in Africa, e testimoniata dagli scrittori africani. .Nel principio del secolo Lattanzio 10 nomina come uno dei piu famosi taumaturghi pagani insieme con Apollonio Tianeo '): e i nomi di Apollonio e di Apuleio sono verso la fine del secolo ricordati da Marcellino a S. Agostino, a documento della protervia gentile '). Agostino ricorda spesso l' antico suo connazionale africano come scrittore le cui opere possano traviare le menti degli uomini dalla vera fede. Nell'ottavo libro della Citta di Dio, dove confuta con singolare preoccupazione la dottrina demoniaca di Apuleio, fa onorevole testimonianza dell'ingegno e della cultura del filosofo a cui piu volte conferisce il nobile titolo di
I) Apol, WI.
2) Div. In. Ill. 21.
3) AUGUS'l'IN. Epist. CXXXVI.
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« platonicus» e che ammira sieeome ora tore eloquentissimo; rna, pure riconoscendo la forza dei demoni maligni e i miracoli della magia, Agostino insiste nel negare il magico potere di Apuleio, addueendo la mancanza di valide testimonianze '), i easi punto straordinari della sua vita trascorsa senza grandezze di onori e di fortuna e la stessa (I disertissirna» orazione ond'egli si diseolpava dall'accusa di essere mago '). Resta il fatto che nel quarto seeolo Apuleio platonico ed Apollonio Tianeo pitagorieo rappresentavano nella fantasia dei pagani quella virtu soprannaturale ehe i eristiani esaltavano in Gesu. La religione aveva superato la filosofia, e l'aspra contesa non volgeva sulla verita dei rniracoli reciprocarnente asseriti, rna sulla origine di essi: perche, secondo i cristiani, i maghi del paganesimo avevano agito per virtu di forze rnalefiche, mentre Gesu aveva operato per la sua celeste potenza. Apuleio definiva la magia « arte gradita agl'immortali dei, scienza pietosa e divina, saeerdotessa del cielo »: e il mago era per lui il sacerdote egizio che conosceva Ie leggi del rito, Ie regole dei saerifici e il fondamento delle religioni, non « colui ehe merce un intimo e personale commercio con gli dei puo con incantesirni conseguire qualunque egli desideri ineredibile prodigio » "). Ma nel secondo secolo d. C. il mago non poteva piu nella opinione comune riprendere la vecchia dignita di sacerdote e di sapiente, e la magia non era piu quella di Zoroastro, l'arte « pia et divini sciens » in cui si educavano i re dei Persiani '), rna era gia divenuta I'arte del maleficio '). Del resto la definizione di Apuleio: ars divini sciens, non e realmente discorde da quella « communio loquendi cum deis immortalibus » da Apuleio giudieata come volgare e condannabile opinione. II dissidio fondamentale fra il concepimento pagano e l'opinione cristiana riguarda la intrinseca natura dei demoni. Per i cristiani i demoni sono strumenti di arti magiche e gli dei pagani sono demoni cattivi ehe cercano di turbare la
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I) Cfr. AUGUST. Epist. ClI.
2) ~iv. D. VIII. 18-19.
3) Apol. 26.
4) Apot, 25·
5) Anche nel linguaggio giuridico rroviamo la confusione fra mago e malvagio, mago e incantatore.
STORIA DELLA LETTERATURA LATINA
vera fede degli uomini imitando i miracoli celesti; nel paganesimo invece i1 demone e un essere divino e ()aLWJ}v e sinonimo di dio. Nella dottrina neoplatonica professata da Apuleio i demoni sono intermediari fra gli dei e gli uomini, interpreti e messaggeri di salute, come gli angeli e gli arc angeli della teologia israelitica '). In questa sfera demoniaca opera la magia e sui demoni esercita il mago la forza dei suoi scongiuri sia per la conoscenza del futuro sia per i1 conseguimento dei maggiori benefici celesti. Anche nella Apologia, di fronte ai nemici che l'accusano e al tribunale che deve giudicarlo, Apuleio spiega con la dottrina platonica i miracoli dei maghi 2) i quali, se pur non hanno quella « communio loquendi cum deis » lora attribuita dall'opinione volgare, posseggono tuttavia quell'intimo commercio con le potesta demoniache per cui mezzo scende agli uomini la grazia dei celesti. E poco dopo dichiara: « 10 sono stato in Grecia iniziato a un gran numero di misteri religiosi e conservo accuratamente i segni e i simboli che mi furono consegnati dai sacerdoti ... Dico cose che tutti sanno » '). Certamente a tutti era nota la esistenza dei pili celebrati misteri del culto orientale e greeo: rna se Apuleio fa quella confessione, inopportuna e pericolosa ad un imputato di magia, vuol dire che era generalmente diffuso non
I) Nel De Seo Socratis, cap. VI, Apuleio scriveva: « Esistono « certe divine potesta intermedie che abitano gIi aerei spazi fra la « somma volta del cielo e Ie bassure della terra, e per lora mezzo i « nostri desideri e i nostri meriti giungono sino agli dei, I Greci Ii « chiamano demoni. Fra i terreni e i celesti di qua preghiere di la « grazie portano: e riportano dagIi uni agIi altri domande e soccorsi, « interpreti e messaggeri di salute. Essi, come dice Platone nel Con« vito, presiedono a tutte le rivelazioni, ai diversi miracoli dei maghi « ed ai presagi d'ogni sorta. Ciascuno di essi compie le sue funzioni « speciali nella parte che gli e stata assegnata, nel conformare i sogni, « nel tagliare le fibre delle vittime, nel regolare il yolo degli uccelli, « nel lanciare i fuImini, nei lampeggiamenti delle nubi 0 in tutto cio « che ci fa conoscere l'avvenire. Le quali cose tutte, sebbene proven« gano dal vol ere e dal potere dei celesti, pure e da credere siano ese« guite per la docilita, 10 zelo e il ministero dei demoni... Non e fun« zione degli altissimi dei scendere cosi basso tra noi. Cia spetta in « sorte aile intermedie divinita che abitano nelle aeree plaghe conti« gue parimenti alla terra e al cieIo »,
z) Apol. 43. 3) Apol, 55·
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solo il sospetto, rna anche il convincimento che egli, iniziato ai misteri, fosse altresi molto esperto nelle scienze occulte ed avesse domestichezza con le arti magiche: e il fatto stesso della donna epilettica condotta a lui perche guarisse puo esseme indizio non trascurabile ').
Questo c1amoroso episodio del processo e il solo ben conosciuto della vita di Apuleio. Dopo l'assoluzione quanta tempo sia rimasto in Oea non sappiamo; rna in una citta dove restavano ancora i suoi accusatori e l'eco di liti e dissidi cosi scandalosi per la sua famiglia, il soggiomo non gli doveva essere ne comodo ne gradito "). Nella seconda parte della sua vita 10 ritroviarno a Cartagine dove, se non ebbe alcuna « iudiciaria rei publicae potestas » - come diceva S. Agostino irridendo al suo decantato potere di mage - godette pero di rinornanza e riguardo superiore certamente ad ogni pubblica magistratura; e i Cartaginesi, che inalzavano statue in suo onore, 10 nominarono gran sacerdote della provincia a). In Cartagine continuo a svolgere piu intensamente l'attivita di conferenziere e a dare nuovi esempi di quella eloquenza abbagliante e sonante, quale non si era udita fino allora : e la gente eolta di Cartagine, corne aveva fatto quella di Oea, aecorreva a quelle conferenze corne a un pubblico spettacolo. Quest'uomo «-bramoso del cammino » .) che aveva percorso tanti paesi e imparato e sperimentato tante case, che sapeva con 10 stesso fascino di parola rivolgere una preghiera agli dei e raccontare una fiaba orientale 0 un apologo esopiano 0 un episodio lascivo: che conosceva la vita gal ante e avventurosa e in Grecia e in Roma si era fatto iniziare ai rnisteri divini: che aveva fama di
r) Apuleio, a scherno degli avversari, proponeva : « stabiliscano essi dunque che curare e guarire la malattia ~ uflicio del mage e del fattucchiere» (Apol, 51), ne pensava 0 ad arte nascondeva che quando la causa del morbo era, come credevasi volgarmente nell'epilessia, un demone, il mage esorcista stimavasi il solo medico capace di liberare il sofferente. Formule magiche erano diffusissime nella cura delle malattie nervose. Cfr. PLINIO, N. R., XXX, l.
. 2) In Oea Apuleio dovette incontrare presso alcuni cittadini - probabilmente i suoi medesimi aceusatori - gravi eontrasti allorche si volle inalzare una statua in suo onore (AGOSTINO, Civ. 4. VIII, 19).
3) n». IX; XVI, 26, 37; XVII. Cfr. Anth. Pal. II, 303.
4) Apol, 72 viae cupidus.
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saper dominare le forze segrete della natura e dichiarava di avere appreso svariati culti e moltissimi riti per amore della verita e per dovere verso gli dei '): quest'uomo appariva al pubblico come insignito di una sapienza e di una potesta sacerdotale. Filosofo si annunciava, e tale 10 definivano gli altri: ma la filosofia allora poteva abbracciare tutte le scienze e tutte le imposture ed essere scienza delle cose umane e delle cose celesti, ricerca e divinazione. Apuleio era inoltre uno fra i pin tipici e geniali dei nuovi sofisti, che avevano per arma precipua di conquista, pin che il sentimento 0 la meditazione, la parola. Tutto nella sua intelligenza e nel suo spirito era accolto per essere espresso: e per essere espresso nella forma pin gradevole e improvvisa e brillante, non in quella pin commovente; era il sofista fatto per le acclamazioni del pubblico coIto e mondano che del predicatore ammira pin la parola bella che la fede vera, pin le informazioni della dottrina che le rivelazioni della pieta. A suscitare l' ammirazione del pubblico devoto e letterato nessuno era meglio adatto di lui che sapeva parlare ugualmente Ie due lingue e nelle due lingue alternamente, in ,greco e in latino, aveva saputo nella basilica di Cartagine celebrare in prosa e in versi Esculapio '), il gran dio, di cui si era fatto panegirista per le grandi citta dell' Africa I). Nelle due lingue: questo faceva di Apuleio l'orgoglio e la meraviglia dell' Africa. I suoi nemici che 10 trassero dinanzi al tribunale sotto il peso di una imputazione capitale COS! cominciavanoIl loro atto di accusa : « Accusiamo un filosofo bello e facondissimo sia in greeo che in latino » 4); e due seeoli dopo un grande della sua terra, S. Agostino, condannandone Ie dottrine malefiche, riconosceva i1 genio letterario di quest'uomo « in utraque lingua, id est et greca et latina! » ').
I) Apol, 55.
2) Flor, IV. 18.
3) Sulla divina maesta di Esculapio aveva parlato nei primi tempi del suo arrivo in Oea in una conferenza celebratissima e divulgatissima fra i « religiosi Oeenses». Apol, 55.
4) Apol. 4: Accusamus apud. te philosophum formonsum lit tam Graece quam Latins disertissimum.
5) Civ. d. VIII, 12.
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In Cartagine Apuleio fini, non sappiamo quando, la sua vita ').
OPERE FlLOSOFICHE E SCIENTIFICHE. - Prima dell' Apologia, dove mostra conoscenza diretta della dottrina platonica, Apuleio compose a1cuni scritti filosofici, che sono rimasti; due di contenuto, per cosi dire, platonico: un trattato in due libri De Platone et eius dogmate in cui, trascurata la dialettica, considera solo la parte ontologica ed etica: e l' opuscolo De Deo Socratis dove espone con tono predicatorio la dottrina demoniaca '); e uno di contenuto peripatetico, De mundo, rifacimento libero del trattato pseudo-aristotelico :rt£QL xQa[.lo'U "). In questi scritti Apuleio vuole essere non gia semplice ed esatto espositore rna rinnovatore e conciliatore delle vecchie dottrine con Ie riuove imponenti credenze mistieo-religiose. Nell' Apologia egli ricorda alcuni suoi libri, seritti in greco, di « naturales quaestiones» '), e altre opere di storia naturale scritte in latino, di cui feee leggere alcuni passi « de piscium genere » nella pubblica udienza 6). Si ritiene - com'e vezzo oramai di certi critici per Ie opere di Apuleio - che questi libri di scienze naturali siano solo compilazioni 0 traduzioni di originali greci. Pin che alle ipotesi dei critici dobbiamo credere aIle parole pronunciate davanti al magistrato romano, e quel che pin conta, inserite nell' Apologia dall'autore stesso i1 quale afferma la originalita di molte sue ricercherivolte a una piu ampia e personale conoscenza della materia trattata larga-
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r) Cli accenni cronologici dei Florida ci riportano al regno di Marco Aurelio e di Vero che govemarono insieme dal 161 al 16<), anno della morte di Vero. In Flor, II. 9 si parla del favor C,aesarum che doveva elevare Honorinus al consolato.
2) Sidonio Apollinare (Epist. II. 9. 5) ricorda una sua traduzione del Fedone.
3} Altri scritti ehe portano il nome di Apuleio, un trattato di 10- gica formale con titolo greco mQI EQf!TJVEla<;, e un dialogo hermetico Asclepius sono, specie I'ultimo, da ritenersi apocrifi.
4} Apol. 36.
5) Apol. 37. Seruio (ad Georg. II. 126) ricorda un' opera apuleiana de arboribus; e altre opere sono citate dagli antichi: di a g r i - col t u r a (Palladio I. 35. 9; Photius Bibl. 163). di m e die ina (Prisciano, Gr. lat. II, p. 203. 14), di as t ron 0 m i a (Giov. Lido, Mens. 4, 73; Ostent. 3. 4. 7; 10, 44, 54). di a r i t met i c a e di m us i c a (Cassiodoro, De Arithm., De Mus. alia fine).
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mente dalla scuola peripatetica e da lui dichiarata con piu ordine e comrpiutezza 1). Anche per i1 lato linguistico 2) e deplorevole la perdita di queste opere dove Apuleio vantavasi di esporre con termini seelti ed appropriati in greco e in latino cose note a poehissimi ').
Nell' Apologia Apuleio ricorda pure i suoi Ludicra: raecolta di poesie seherzose ed amatorie: di cui riferisce un bigliettino poetico (epistolium) su un dentifricio e due epigrammi am orosi addotti dagli avversari fra i doeumenti di accusa per dimostrare l'intemperanza e la lascivia dell'imputato A).
A polo g i a"). - E l'unica orazione giudiziaria che avanzi di tutta la latinita imperiale. Nei codici e divisa in due libri, dei quali il secondo comincia col cap. 66. L'arbitraria divisione .) fu provoeata dall'insolita ed eecessiva lunghez-
I) Apol, 36.
2) Apuleio stesso (Apol, 38) faceva rilevare come nei suoi libri di storia naturale scritti in latino fossero « sia fatti di rara conoscenza sia nomi ancora fuori di uso presso i romani e fin allora inesistenti: e che questi nomi tuttavia, meres 10 studio e la volonta sua, erano bensi derivati dai greci, rna di puro conic latino »: come l;qlo'toxu. e <j>o'toxcx da lui resi vivipari e avipari.
3) Apol, 39 ega ... qui res paucissimis cognitas Graece et Latins propriis et elegantibus uocabulis oonscribo .
4) Apol, 6; 9. Un verso di Apuleio e citato da Nonio (p. 68 M.).
La traduzione in versi di un brano di Menandro, Apechomenos, non e ritenuta autentica. Nell' Apologia stessa (cap. 33) Apuleio ricorda un suo « liber» in cui si descriveva una statua di .Venere, e ne riporta una frase: interjeminium tegat et [emoris obiectu et palmae velamenta, dov'e un curloso eufemismo « interfeminium » (quello che e +ra It' cosce: da [emens, Un'opera de praverbiis e citata da Charisius (Gt lat. I, 240 K), una de republica da Fulgenzio (p. 122, 17 Helm) e una di Quaestiones Conuiuiales da'Sidonio Apollinare (IX, 3, 3) e da Macrobio (VII, 3, 23). Di un romanzo intitolato Hermagoras riferiscono due frammenti Prisciano (Gr. lat. II, 85 K.) e Fulgenzio (p. 1I2, 10 Helm.). Un'epitame historiarum , di cui e cenno in Prisciano (Gr. lat. III, 482 K; II, 250), comprendeva forse una serie di brevi storie amorose, come quell' Erotioos ricordato da Gio. Lido (de mag. III, 64)
5) E il titolo d' uso; il titolo data dai codici e : pra se de magia liber.
6) Essa e dovuta forse al recensore del testa apuleiano, alla fine del secolo quarto. II limite della divisione non fu scelto a caso, perche il cap. 66 presenta sin dalle prime' parole un distacco dalla parte precedente. Quest'ultima parte e meno diffusa della prima, procede senza digressioni all'esame dei documenti e alla confutazione delle accuse; e non a improbabile sia stata pronunciata presso a poco nella forma che
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za del discorso, il quale con l'audizione dei testimoni, con la lettura dei brani Ietterari e dei documenti epistolari avrebbe occupato un tempo assai pin lungo di quello consentito dalle norme giudiziarie. L'orazione, che Agostino giudicava « copiosissima et disertissima », secondo un procedimento comune agli oratori fu poi dal1'autore riveduta, accresciuta e abbellita di espedienti letterari. II discorso pronunciato fu certamente molto pin breve nelle argomentazioni, meno ricco di aneddoti e di piacevolezze, meno squisito e raffinato nella fattura stilistica: giacche Apuleio ebbe appena tre 0 quattro giorni di tempo per compiere la sua difesa 1). Malgrado il lavoro di elaborazione e di ampliamento .) il discorso mantiene una certa freschezza d'improvvisazione e una continua vivacita d'interesse reale. L'Imputato e preso da un'ira sottile e tenace: 51 che la sua difesa ondeggia tra due cose agli uornini gradevolissime: l'invettiva e la caricatura. La sua argomentazione e diretta solo al proconsole, a cui parla da uomo di dottrina, di fede e di riguardo; per gli avversari non ha che beffe, insolenze e freddure.
L' Apologia e fra Ie opere di Apuleio quella piu oratoriamente e retoricamente impostata: dove I'influsso della tradizione scolastica impaccia quel libero dominio delle forme e dei colori, quella superba tavolozza delle Metamoriosi che fa di Apuleio uno dei piu grandi signori della espressione letteraria. Ma per quanto nel dire, nell'argomentare e nel concludere si senta qua e la 10 studio di Cicerone, in ogni pa-
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possediamo. Del resto quest'ultimo punto della difesa si prestava p0- co ad amplificazioni erudite 0 declamatorie.
1) Apol. 1.
2) Evidenti amplificazioni sono il discorso suI dentifricio e l'igiene dei denti (7-8), la teoria platonica dell'amore celeste e terrestre (12), la lunga dissertazione e divagazione sullo specchio e sulla riflessione delle immagini (13-16), l'elogio filosofico della poverta (18-21). n Iungo discorso sui pesci magici ha sublto per certo un sensibile ampliamento (29-41): e in due capitoli, 29 e 32, si ripetono inutilmente Ie stesse ragioni. Le citazioni letterarie e poetiche, come quelle enniane, sono probabilmente aggiunte posteriori: e la digressione sulla epilessia, tratta dal Timeo platonico, dinanzi al tribunale poteva essere piu brevemente accennata (49-51): ne crediamo che Apuleio abbia proprio sentita la necessita di fare a Claudio Massimo queU'artificiosa chiacchierata sulla campagna propizia alla genitura (88).
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gina di essa resta tuttavia inalterata la personalita dello scrittore, nel rilievo dei fatti e delle persone, nella festosita del racconto, nelle molte frasi da satira e da commedia, nell'uso dei neologismi e delle forme arcaiche e popolari, nel continuo gioco delle parole, delle allitterazioni e delle antitesi, e generalmente in tutto 10 sfavilIio dellaespressione.
Flo rid a. - Non sappiamo precisamente con quale scopo, se scolastico 0 Ietterario, se per il pubblico 0 per se, un anonimo abbreviatore abbia, in un tempo che ci e pure ignoto, estratto dai discorsi di Apuleio quei ventitre frammenti di varia proporzione '), che sono giunti col nome di Florida, vale a dire antologia '): mentre e perduto il corpo integro dei discorsi originali in quattro libri ") pubblicato probabilmente dallo stesso Apuleio. Non sono gran cosa: rna la colpa e forse del cattivo gusto 0 della scelta interessata del raccoglitore che doveva essere africano come risulta dalla preferenza data ai luoghi relativi alla provincia d' Africa 0 ai magistrati d' Africa 0 aIle lodi di Cartagine '). Tuttavia anche da questi estratti si vede che Apuleio intendeva con le sue conferenze trattare di ogni questione: c' e in lui I' oratore dei discorsi politici ufficiali, il panegirista religiose, i1 letterato, l' erudito, il moralista, iI novellatore, i1 filosofo ch'esercita iI suo ufficio non esponendo un particolare sistema rna divulgando Ie nozioni universali del sapere e le norme della vita spirituale con una filo-
I) Alcuni vee chi editori, centro la tradizione manoscritta, hanno aggiunto ai Florida la prefazione del De Deo Socratis che anche reeentissimi critici amano considerare come una ricucitura di cinque pezzi staccati. Ma, comunque sia da considerare la struttnra di quella praejatio, la tradizione manoscritta dei Florida va rispettata e non ~ lecito apportarvi, senza necessita, aggiunte e confusioni.
2) :Il; da escludere che sia il titolo dato da Apuleio 0 che si riferisea al genus ftoridum del dire. Alcuni critici, su argomenti poco sicuri, ritengono che i Florida' siano un prontuario di luoghi comuni messi insieme daIIo stesso Apuleio per proprio uso oratorio.
3) I Florida sono divisi in quattro libri: ed b verisimile che il raccoglitore abbia mantenuto la divisione della raccolta originale.
4) Questi luoghi relativi all' Africa costituiscono altresl gli estratti piu ampi. Alcuni di essi sono ricavati dai discorsi pronunciati a Cartagine (IX, XVI, XVII. XVIII. XX); e dai personaggi nominati risulta che queste orazioni sono state tenute sotto il regno di Marco Aurelio e di Lucio Vero, cioe dopo il processo di magia.
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sofia che e insieme eloquenza e sapienza: « disciplina regalis tam ad bene dicendum quam ad bene vivendum reperta » l).
L e Met a m 0 r f 0 s i (Metamorphoseon libri Xl) "). - Furono composte dopo il processo di magia. Se fosse stata un' opera di giovinezza - come alcuni si sono ostinati a credere -, anteriore al ritorno di Apuleio in Africa e al suo matrimonio, non si capirebbe come di essa, tutta intessuta di azioni magiche, non sia fatto cenno in un processo di magia in cui gli accusatori frugarono in ogni parte dell'attivita di Apuleio traendone persino, a documento di mala vita, alcune poesiole insignificanti. L' opera fu seritta probabilmente in Cartagine ').
S 0 m mar i 0 . - I: Lucio, il giovane protagonista del romanzo, va per affari a Hypata in Tessaglia, la terra classica dell'arte rnagica, e camminando ascolta da un compagno di viaggio una lunga, sozza e terrificante storia di stregoneria. A Hypata b ospitato in casa di Milone ricco usuraio che vive sordidamente con la moglie Panfila, maga potente, e con una sola ancella, la graziosissima Fotis - II. n giomo appresso Lucio, girellando per via, in contra una ricca signora imparentata con la sua casa, Birrena, che 10 conduce nel suo splendido palazzo e dopo avergli invano offerta ospitalita 10 mette in guardia contro Ie fattucchierie della maliarda Panfila. Lucio, anziche impaurirsi, sente una gran voglia di farsi iniziare in quell'arte tremenda della magia; intanto con il favore e il vigore della gioventu entra nelle buone grazie di Fotis con la quale trascorre in letizia le sue notti. Una volta, insistentemente invitato, si reca a desinare in casa di Birrena dopo essersi armato di una spada per consiglio di Fotis impensierita pei frequenti assalti nottumi operati dalla gente di mala vita. AI palazzo di Birrena Lucio trova una folla di con vitati, il fiore della citta, e da uno di essi, che ne fu la vittima, ascolta un altro macabro e spaventoso racconto di streghe. A notte avanzata
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I) Flor, I, 7.
2) 1l: il titolo dell'opera che gli antichi conoscevano pure col nome di Asinus Au"cus (AGOSTINo, Civ. d. XVIII, 18).
3) Mancano nelle Metam<J1'tosi indizi cronologici ben chiari. Se il cenno del iuridicus prooincialis (I, 6) che assegna con un suo « deereto » i iutores ai figli orfani di padre e da riferire ai magistrati incaricati da Marco Aurelio della nomina dei tutori, abbiamo un indizio per collocare la composizione delle Metamortosi sotto il regno di Marco Aurelio e dopo la morte di Vero (16<)) perche in esse e ricordato un solo Caesar (III, 29: VII, 6; IX, 42; X, 13). Anche nel colorito stilistico si rivela tutt'intera la tavolozza di Apuleio.
STORIA DELLA LETTERATURA LATINA
fa ritorno a casa insieme col suo domestico; alla prima piazza un colpo di vento spegne lora la lampada, e si trovano immersi nel buio Giunto a mala pena presso la casa di Milone Lucio vede che la porta e assalita da tre corpi vigorosi. Trae la spada e si avventa e uno dopo l'altro Ii trafigge. Fotis, svegliata dal rumore, viene ad aprire : e Lucio sfinito dal travaglio si mette a letto e subito si addormenta. - III. Fatto giorno e arrestato e condotto al tribunale in mezzo alla folla che 10 sta a guardare, invece che con ira, con grandi risate. Per la gran calca I'udienza e trasferita in teatro. L'accusatore ha parole di esecrazione per l' efferato straniero: Lucio si duende calorosamente e invoca la pieta dei giudici; rna quando gli e ordinato di sollevare di sua mana U manto che copre i carpi dei tre uccisi, in mezzo alla frenetica ilarita del pubblico, si accorge che sono tre otri gonfi can le tracce dei suoi colpi di spada. In quel giorno a Hypata ricorre la testa del deus Risus, del dio del ridere, che si celebra con qualche nuova trovata :' e Lucio ne ha subita la prova. La mortificazione e grande, ma I'amore dell'ancella gli restituisce I'allegrezza. Essa gli promette inoltre di svelargli i segreti intimi della padrona, Dopo quaJche tempo accorre e gli annunzia che la padrona, vanamente desiderosa di trarre a se un giovane beota che essa. amava, si sarebbe mutata in uccello per volare sotto questa forma presso di lui. Per Ie fessure della porta. Lucio assiste alia prodigiosa trasformazione, La maliarda, spalmatosi tutto il corpo can una pomata, si tram uta in barbagianni e vola. via. Lucio, riavutosi dallo stupore, vuole trasformarsi anche lui, e scongiura Fotis che I'assista: rna la fanciulla scambia per errore il vasetto deU'unguento e Lucio sl converte, anzi che in gufo, in asino: in un asino che conserva il sentimento umano. Fotis consola il malcapitato: basta masticare appena delle rose per riprendere la figura umana : essa. ne avrebbe portato alla. prima luce del giorno. Intanto I'uomo-asino se ne va nel luogo che ora piu gli conviene, nella stalla, dove il suo cavallo e 1'asino di Milone. Le due bestie, gelose della biada, accolgono male il nuovo venuto che sotto la nueva forma comincia a passare una prima bruttissima notte. Una banda di ladri assalta Ia casa di Milone, la saccheggia e, addossato il bottino aIle tre bestie della stalla, s'incammina verso la cavern a che serve ad essa di rifugio. Lungo la via Lucio vede dentro un giardino tante vergini rose tutte bagnate di rugiada, e si accosta avido per addentarle : rna pensa ch' e assai pericoloso per un somaro riprendere in mezzo ai briganti la forma umana; e cos! continua a sopportare it basta quest'asino in attesa di nuove rose per tornare ad essere un uomo. - IV-VI. Dopo una serie di tristi avventure, dovute alla sua inquieta intraprendenza, Lucio, che porta. ormai con se il destino dell'asino caricato e bastonato, arriva ai piedi di unarida mentagna, alla caverna dei ladroni custodita da una vecchia serva. Sopraggiunge un'altra banda di ladri con altro bottino. Fra i rae-
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conti delle lora imprese banchettano lautamente e poi si addormentano, per rimettersi a notte alta in campagna. Non molto dopo ritornano, inquieti e solleciti, conducendo una giovane di nobile aspetto, disperata e piangente, che avevano preso in ostaggio per ottenere dai ricchi parenti il prezzo del riscatto. I briganti, prima di ripartire per Ie consuete spedizioni, raccomandano alla vecchia di trattare riguardosamente e di consolare la bella inconsolabile. La fanciulla, do po breve assopimento, si abbandona a piu furiosa disperazione al ricordo del suo state felice, dei parenti, del cugino suo fidanzato a cui fu rapita quando stava per celebrarsi la promessa di matrimonio e che ora ha sognato di vedere assassinato da uno dei ladroni. La vecchia sospirando la rassicura: i sogni sono vane illusioni e annunciano spesso il contrario di quello che avviene. Intanto, per distrarla, Ie raceonta una favola dei vecchi tempi: e incomincia la lunga deliziosa storia di Amore e Psiche che va dalla fine del libro quarto alla fine, circa, del sesto. L'asino ha udito la fiaba cosi bella (tam bella fabella) che la vecchia esaltata e brilla raccontava alla fanciulla prigioniera: e si duole di non avere l'occorrente per scrivere. Tornano i briganti carichi di nuovo bottino, dopo aver sostenuto un grave combattimento: e riportano indietro Lucio e il suo cavallo - Ie due bestie lora rimaste, che l'altro asino era morto di fatiche - per riprendere il resto della preda. Pei gravi maltrattamenti subiti e piu ancora per le terribili minacce che ha sentito profferire dai briganti malcontenti del suo servizio, egli profitta di una lora assenza e rompe la corda. La vecchia cerca invano di trattenerlo; la giovane prigloniera, invece di aiutarla, salta sul dorso dell'asino e via di galoppo. 13: chiaro di luna, e i ladroni nella notte Ii riconoscono da lontano. Ripresi e ricondotti alla cavern a vedono la vecchia che pende impiccata a un .-amo di cipresso. La fanciulla viene legata: i briganti discutone fra lora di che orribile morte dovranno punire, il giorno appresso, i due fuggitivi. - VII. Arriva intanto uno dei Iadroni rimasio a Hypata e racconta gli avvenimenti successivi al saccheggio della casa di Milone, di cui era tenuto responsabile Lucio scomparso col suo cavallo dopo il misfatto: quindi presenta ai compagni un giovane di vigorosa statura che narra le sue audacissime imprese brigantesche e si offre lora come capo. Egli e invece Tlepolemo, il fidanzato di Charite, la fanciulla prigioniera. Dopo avere ubriacati i ladroni, li lega strettamente e fatta salire sull'asino la fidanzata, la riporta felicemente a casa; poi torna con molta gente alla caverna, ne trae Ie ricchezze predate e precipita dall'alto delle rocce i briganti. I due fidanzati sono felici. L'asino, benemerito della loro felicita, raccoman dato con ogni cura e mandato in campagna a fare libera vita in compagnia delle torme equine; ma la sua vita e in realta tribolata perche, senza che 10 sappiano i suoi protettori, egli deve vivere in servitu e subire continui maltrattamenti e oltraggi. - VIII. Tlepolemo e Cha-
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rite periscono tragicamente per la malvagita eli un rivale geloso. I lora schiavi, temendo il dominio di un nuevo signore, fuggono in massa e fra le moIte bestie da soma si traggono dietro anche I' asino. Dopo un viaggio pieno di brutte avventure i fuggitivi giungono stanchi in una citta popolosa dove decidono di stabilirsi. Le bestie sono condotte al mercato. L'asino non trova compratori, e finisce con l'esser venduto a una lurida masnada di sacerdoti della dea Siria. - IX. Scoperti e imprigionati questi sacrileghi impostori, I'asino, scampato piu volte alla morte, e messo di nuovo in vendita e passa al servizio di un mugnaio. Continua il faticoso tormento della sua vita asinina a cui unica consolazione e la naturale curiosita, la ingenita curiositas, che gli permette di vedere tante cose e di ascoItare i discorsi di tutti che agiscono liberamente dinanzi a lui come dinanzi a una bestia. Cos! egli puo osservare i malefizi della moglie del suo mugnaio, donna crudele, empia, ubriacona e sgualdrina, che dopo avere tradito il marito ne procura con arti magiche la morte. L'asino cambia padrone: passa dal rnugnaio ad un povero ortolano che 10 conduce ogni mattina carico di erbaggi, alla citta vicina. Presso quel poverissimo padrone I'asino durante l'inverno patisce il freddo e la fame e assiste alla tragica distruzione della intera famiglia di un bravo pater [amilias di un villaggio vicino. Anche l'ortolano, il padrone di questo sfortunato asino che porta sfortuna, e vittima dell'odiosa prepotenza di un soldato romano. - X. In potere del soldato l'asino osserva altre vicende di umana scelleraggine. Quindi e venduto a due fratelli, l'uno pasticciere, l'altro cuciniere eli un ricchissimo signore. Fa bella vita presso di lora e mangia d'ogni ben di dio di nascosto ai due, che vedendo sparire i pezzi piu gustosi e delicati si accusano reciprocamente; ma poi osservando che I'asino, mentre lascia intatta la biada, si fa sempre piu bello e grosso, 10 sorvegliano e ne scoprono la incredibile ghiottoneria. II padrone eli casa, venuto a conoscenza dellasino che mangia i pasticcini, 10 conduce di sua rnano nella sala da pranzo ed (:, tutto lieto di comprare a gran prezzo una bestia cosi straordinaria che gusta beatamente come un normale convitato il vino col miele. L'affida a un liberto che 10 tratta con ogni cura e 10 ammaestra a fare tante cose alla maniera degli uomini; I'asino, che potrebbe fare tutte quelle cose da se, senza bisogno eli maestri, seguita a fingersi bestia per non compromettersi, e 10 asseconda docilmente. Diventa cosi una bestia famosa, che tutti vogliono ammirare, Fra questi e una signora assai distinta e ricca che, allietata dalle sue molte placevolezze, a poco a poco - asinaria Pasifae - se ne innamora; e, corrotto con denaro il custode, trascorre talune mostruosamente deliziose notti d'amore. II padrone, saputa la cosa, decide di dare uno spettacolo nel teatro di Corinto '), in cui una sciagurata donna, con-
I) Nel Lucio greco la scena e a Tessalonica.
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dannata aile bestie per nefandi delitti, dovra essere pubblicamente offerta all'ardore amoroso dell'asino ammaestrato. Lucio preferirebbe morire piuttosto che subire I'Infamia di tale rappresentazione e il contatto di cosi abominevole creatura. Ma una speranza invade gia l'anima sua. :E tornata la primavera, e con essa rifioriscono le rose. Arriva il giorno destinato allo spettacolo. Esso e condotto in pompa solenne, seguito dal popolo, al teatro, Incominciano i giochi: prima le danze, poi il pantomimo mitologico che rappresenta il giudizio di Paride, Quando I'asino vede che e venuto il suo turno e tutti sono occupati a preparare 10 scenario per le sue nozze con Ia donna assassina, preso di vergogna, di disgusto e di paura, scappa via, incustodito com'era, e, percorse di galoppo sei miglia, giunge a Cencree, Ia bella citta sul golfo di Saronico. Si ritira in un luogo solitario della spiaggia, e sui grembo morbidissimo dell'arena si abbandona nella calma della sera a un dolce sonno. - XI. II libro undecimo comincia con un inno fisico-religioso alla luna, la potente signora della notte tacita e misteriosa : a cui l' asino, dopo essersi purificato bagnandori sette volte nel mare, chiede lamentosamente la sua forma umana. Ripreso il sonno, ecco una prodigiosa apparizione: e la dea che e chiamata con nomi diversi in Iuoghi diversi: la madre Pessinunzia della Frigia, la .Minerva di Atene, la Venere di Cipro, la Dittinna di Creta, la Proserpina della Sicilia, la Cerere di Eleusi e Giunone e Bellona e Ramnusia: quella che gli Etiopi e gli Egizi chiamano col suo vero nome di Iside. Essa gli ordina di presentarsi domani, giorno della sua festa, alla solenne processione, con la mente pura e serena: il pontefice portera una corona di rose attaccata al sistro: ch' egli si accosti con calma, come a baciare la sacra mano, e spicchi di quelle rose; deporra cosl la detestabile spoglia asinina. E cosl avviene in mezzo alla comune stupefazione. II pontefice - preavvertito dalla dea - spiega al giovane trasfigurato i motivi di quella metamorfosi. Egli ha vissuto una vita macchiata da voluttuose impurita. e ha scontato una curiosita malefica: in fine Ia cieca fortuna 10 ha condotto - attraverso tante disgrazie - a « una religiosa beatitudine »; ora, scampato dalla fortuna cieca, egli e sotto la protezione della fortuna veggente '). Dopo fervidi esercizi spirituali, il giovane supplica il primo sacerdote che 10 inizi « ai misteri della sacra notte )): rna bisogna aspettare per cosi delicate funzione il segno di assentimento divino: che altrimenti sarebbe temerario e sacrilego ministero; la dea ,sceglie i suoi fedeli tra quelli giunti al termine della esistenza e posti sui limite dei due mondi, il mondo della morte e il mondo della salute ch' essa schiude agli eletti. Con Ia preghiera, con la pazienza e con l' osservanza dei sacri riti egli arriva al momento desiderato e da Mitra sacerdote b consacrato al cuIto di Jside
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r) Cioe della Provvidenza che governa il mondo.
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con tutte le pompose e meravigliose cerimonie del rito. Poco tempo dopo 1a iniziazione, ispirato dalla Dea si dirige aRoma: e con felicissimo viaggio giunge alla « sacrosancta civitas », alla citta santa dove tutti i culti divini sono celebrati. Colli seguita a vivere nel culto della dea; trascorso un anno, e avvertito che e necessaria un 'altra iniziazione ai misteri dell'invincibile Osiride, il gran dio padre sommo degli dei. 11 suo nuovo iniziatore sara uno dei pastofori ') Asinius Marcellus: nome non appropriato alla ripresa della sua forma umana '). Lo stesso Asinius e stato avvertito in sogno che uno di Madaura gli sarebbe inviato per la sacra cerimonia, Unica amarezza e I'esiguita delle sostanze, pill penosa in Roma che nelle citta provinciali; il giovane madaurese si vede ridotto a dura poverta : rna il destino propizio gli schiude una gloriosa e proficua professione di avvocato, mentre con una terza iniziazione di perfezionamento diviene pastoforo di Osiride.
Alla fine del breve esordio I'autore avverte: fabulam grae- I canicam. incifrimrus: una favela, cioe, di origine greca: e Apu-
leio ha un modello greeo davanti. Nel AOVXLO~ ~ "Ovoc attribuito a Luciano, contemporaneo di Apuleio, e narrata la medesima storia eli un Lucius trasformato in asino e restituito
poi alla forma umana: e si crede che le due opere di Apuleio e della pseudo Luciano risalgano direttamente a una fonte greca comune: quella indicata dal patriarca Fozio '), il quale scri-
veva di aver letto « alcuni discorsi di metamorfosi') di Lu-
cio di Patre .), scrittore dilettevole e amante di narrazioni prodigiose: i cui primi due 1 6 g 0 i concordano con il Lucio 0
l' asino di Luciano in tal modo che se ne potrebbero dire
una copia se Luciano non apparisse piuttosto l'imitatore 0 l'abbreviatore dell'ampio racconto di Lucio patrense .) », Nelle
I) Sacerdoti che portavano la divina icone.
2) Cosi ha it testo manoscritto: rejormationis meae alienurn namen. I pill degli editori leggono (non) alienum, cioe « nome che aveva rapporto con la mia trasformazione »,
3) PHOTIUS, Bibl. 129.
4) ME·W.!LOQtpWcrEWV Aoym lIuitpoQoL.
5) Forse nome del protagonista, che parlava in prima persona. anzi che dell'autore.
6) La questione sulla derivazione delle Metamorjosi e stata tra Ie pill dibattute: alcuni hanno sostenuto che Apuleio dipenda dallo pseudo Luciano, altri da Lucio Patrense; qualcuno crede Apuleio stesso autore delle Metamorfosi greche di cui avrebbe fatto poi una redazione latina: altri ha invece attribuito le Metamorfosi greche a Luciano supponendo che l' 0'10<; ne fosse un magro compendio surrogato poi all' originale nel corpo delle opere lucianee.
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Metamorfosi di Apuleio tante novelle e descrizioni sono inserite che mancano nel compendio greco ') e dovevano anche mancare nei due libri del Patrense dove gli episodi accessori non era no certamente tanti ne tali da soverchiare come in Apuleio l' episodio centrale.
Sin dal principio 10 scenario pauroso e favoloso della magi a appare come 10 sfondo del romanzo. Insieme col protagonista Lucio, che racconta le proprie avventure, sono altri personaggi che raccontano altre loro avventure: sl che ne viene un tessuto di episodi fiabeschi e di novelle di origine letteraria e popolare che con capricciosa ricchezza e varieta la fervida immaginazione dell'autore aggruppa intorno a un tronco principale. L'opera ill Apuleio richiama subito quella di Petronio: in entrambe narratore e i1 protagonista, in entrambe una serie di racconti si dirama dall'azione principale, ambedue si riattaccano al genere che traeva origine e nome dalle Storie Milesie di Aristide 2): le quali e verisimile contenessero piecanti narrazioni satiriche di scaltriti amori aduIterini poste in bocca di un unieo novellatore che in origine era forse l'autore stesso e pili tardi, come nei romanzi di Petronio e di Apuleio, fu i1 protagonista. Ma i1 romanzo di Apuleio, pili che quello di Petronio, doveva riflettere la forma originaria della Milesia a) per l'ammassamento delle novelle Ie quali, salvo rare eccezioni '),
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I) In alcuni luoghi iI Lucius greco e Ie Metamorfosi hanno uguale sviIuppo e qualche volta, come nella fine del libro sesto, la concordanza si fa stretta persino nei termini. Ma la maggior parte degli episodi e delle descrizioni apuleiane manca nel Lucius greco: e i luoghi corrispondenti sono di solito assai pili ampi e ricchi di nuovi particolari e inframmezzati di nuovi racconti. Nei primi due Iibri di Lucio Patrense era narrata la storia del giovane mutato in asino: di la e non daIl'opuscolo lucianeo prese Ie mosse Apuleio per sviluppare I'ampia tela del suo romanzo.
2) Appartenevano con ogni probabilita al secondo secolo a. C.: ed e una sfortuna si siano perdute. Era un genere ricco di germi destinati continuamente a rivivere e a prosperare per iI doppio alimento della origine popolare e della elaborazione letteraria.
3) Apuleio stesso fin dal principio dichiara ch'egli intreccera insieme le sue favole « sermone Milesio» (I, I At ego tibi sermone isto Milesio varias [abulas conseram).
4) Per es. la novella IX, 35-38. Sulla materia e sulla tecnica della novellistica apuleiana e degno di menzione i1 volume di un giovane filologo italiano: ETTORE PARATORE, La novella in A Puleio, Palermo Sandron, 1928.
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sono aggruppate fra loro da un vincolo che Ie tiene insieme nella trama e nello spirito ora tragico ora lascivo; oppure sono inserite l'una nell'altra in modo da ricavare l'una dall'altra piu luce 0 rilievo 0 sollievo. Quest'arte dell'unita screziata, dei molti colori che s'intrecciano e si combinano in modo da fare una tinta sola era stata gia sperimentata felicemente nelle Metamorfosi di Ovidio.
Nei primi tre libri 10 sfondo cupo delle tetraggini magiche e rallegrato dalla lasciva freschezza dell'amorosa avventura ancillare; COS! come nei libri IV-VII in quell'orrido mondo brigantesco s'insinua come un lungo ristoro la favola di Amore e Psiche che occupa due libri interi. Non e da negare che talune vecchie leggende e fiabe e novelle abbiano intendimento allegorico : rna questo non e carattere loro originario; esempio tipico e la fiaba di Amore e Psiche, una delle piu squisite composizioni artistiche della letteratura latina imperiale, dove Apuleio, l'unico antico che ci abbia trasmesso l'immortale leggenda, ha impiegato tutte le risorse del suo stile fastoso e immaginoso e della sua indole insieme oscena e tragica, mistica e beffarda: dove l'ingenuo incanto della credenza popolare e mescolato, anzi che fuso, con la schernitrice rappresentazione del vecchio mondo divino. Molti hanno veduto in questa favola un mito religioso e filosofico e hanno tentato di spiegame il significato recondito: rna il velario favoloso non ha potuto interamente squarciarsi per dissipare con la pesantezza di una rivelazione allegorica la malia di quel racconto che per Apuleio stesso e la « bella fabella ». Qualunque sia il rivestimento allegorico voluto dall'autore, il nueleo originario di questa favola e popolare '), e della fiaba popolare ha tutti gli elementi, ancora oggi vivi, sin dalle prime parole: erat in quadam cioitate rex et regina: « c' era una volta in un paese un re e una regina » .•. Ma quando? dove? in che paese? in che tempo? Non si sa. E apparisce il re, la principessina bella esposta al mostro, il palazzo incantato, Ie sorelle cattive e punite, 10 sposo invisibile e divino; poi Ie tante disavventure e le imprese tremende e impossibili che la principessa compie merce aiuti mi-
I) Apuleio non e I'Inventore di questa favola che, venuta di oriente, dovette nella letteratura ellenistica essere rielaborata e arricchita di nuovi elementi mitid e novellistici e di nuove significazioni morali
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racolosi, e la felicita finale. E questa la fiaba popolare che continua a vivere oltre i confini della letteratura. Pill tardi venne l'adattamento simbolico che nel race onto di Apuleio non e facile negare: ce 10 dicono i nomi stessi <lei due protagonisti I' Anima e l' Amore, e le moIte tribolazioni della tenera Psiche, che, compassionata e assistita da tutta la natura, e costretta a vagare per il mondo e a scendere pure al1'infemo prima di conciliarsi con la celeste persecutrice, di ricongiungersi all' Amore perduto e diventare essa stessa immortale e divina. Tutto cia e pure confonne al simbolismo apuleiano cosi imponente nell' ultimo libro dov'e svelato, col felice destino del protagonista, il destino dell' anima dopo il patimento e la purificazione.
II libro ultimo e affatto nuovo e inatteso. L' opuscolo lucianeo si chiude con l'arguzia crudamente buffonesca della dam a che innamorata di Lucio, quand'era asino, 10 respinge ora per Ie sue ridotte proporzioni di uomo. Le MetamorfoiSi si chiudono fra Ie celebrazioni dei sacri misteri. II libro undecimo '), pieno nel suo principio di una trepida gioia religiosa, resta sino alla fine 10 splendido libro delle visioni estatiche, della liturgia mistica e delle sacre iniziazioni: e in esso la personalita dell'autore si delinea nettamente nel protagonista che non e pill quel Lucius nativo della Grecia, rna e a un tratto il « Madaurensis » '), il nativo di Madaura, l'africano Apuleio, insomma, filosofo e sacerdote.
Apuleio e 10 scrittore pill genialmente barocco della letteratura romana. Ma nella trama, pure complicata voluminosa e disuguale, delle Metamorfosi, quest' ultimo libro intrude troppo repentinamente la personalita dell' autore nel personaggio del romanzo che finora nulla ha fatto prevedere di tale subitanea conversione. L'autore non ha saputo fondere 1'elemento mistico con quello erotico e parodico della novella satirica tradizionale: e l' armenia dell' opera ne e rirnasta offesa.
I) 1i: insolita la distribuzione dell'opera in undici libri: ed b fondata opinione che un die i sia numero mistico, e che l'autore abbia voluto simboleggiare nel numero dei libri il procedimento della mistica iniziazione che si com pie nell'undecimo giorno, dopo i died giorni di preparazione. Cfr. Met. XI, 23; 28; 30.
2) XI, 27.
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Apuleio e un ricreatore di favole, anzi che un creatore di tipi I). Nel suo spirito avventuroso, fantastico, contraddittorio agiscono la superstizione e la scienza, la purita e la impurita, la religione e la profanazione: e hanno 10 stesso fascino la preghiera e la fiaba. Ma il senso del mistero prevale. I casi della sua vita, l'indole della persona, la sua stessa leggendaria fama di mago ci assicurano che Apuleio ebbe gran parte nel movimento religioso della sua epoca '). Non manca all'arte sua una malizia canzonatrice che investe soprattutto l'Olimpo di Omero, come nella « bella fabella » di Amore e Psiche: rna al tempo di Apuleio quel vecchio Olimpo e crollato: su queUe rovine s'inalza la croce cristiana 0 la divinita misticofilosofica del paganesimo.
S til e . - Nelle Metamorfosi e tutta la suppellettile stilistica apuleiana. Apuleio e scrittore che sa trartare una questione giuridica, difendere una causa, levare in alto una preghiera, formulare uno scongiuro, presentare un dio, anatomizzare un animale 0 una pianta, raccontare una novella, descrivere una cerimonia sacra 0 una scena profana, lumeggiare e colorire un'allegoria, senza avere modelli da imitare o da superare, restando rarissimo artefice di uno stile dove la traccia qua e la di certe frasi e di certe architerture pili note si perde nella total ita di una fra le pili personali costruzioni.
Nella sua infanzia senti parlare forse dapprima il punico e il libico; rna sarebbe infelice proposito quello di rintracciare nel suo latino influssi d'idiorni indigeni. Critici vecchi e nuovi hanno cercato l' Africa in Apuleio, e non l'hanno trovata. L'hanno cercata nel lessico e nello stile: ed e lessico e .stile latino dell'eta imperiale; hanno cercato nelle Metamorjosi i racconti indigeni dei numidi e vi hanno trovato le novelle
I) In questo, Petronio resta unico nella storia del romanzo antico. I tipi di Apuleio sono quelli della novellistica greca: rna si muovono in uno sfondo di avventure pin ampio e spettacoloso.
2) Nel nono libro, parlando della cattiva moglie del mugnaio inimica fidei, hostis pudicitiae, dice ch'essa, calpestati e sprezzati tutti gli dei, « simulava iI culto - com'essa diceva - di un u n i c 0 d i 0)) (quem praedicaret unicum). Non b da escludere ci sia allusione al cristianesimo che allora appariva ai pagani come una setta infame dedita a ogni empieta. Qui si allude a una donna cristiana 0 a una pagana convertita ai riti della legge giudaica 0 anche solo al monoteismo giudaico
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greche. L' Africa c'e - se mai - nel vigore e nel fascino della personalita, nell'inquietudine spirituale, in quel certo bisogno di agitare Ie moltitudini che hanno i principali scrittori africani, compreso quel Frontone che si romanizzo tanto quanto nessuno fu mai a tal segno romanizzato degli scrittori italici. Apuleio e una personalita letteraria, non scolastica. L'uomo della scuola segue un indirizzo, non 10 inizia; asseconda una maniera di stile, non si forma uno stile. Con i vecchi motivi retorici e letterari che pili ebbero risonanza e consonanza nello spirito suo, Apuleio organizzo la sua maniera stilistica che se e artificiosa non e per questo meno naturale. Giacche per alcuni scrittori, di singolare talento, e naturalezza quella che in altri e ricercatezza stentata; per essi il linguaggio ha vita se ha qualche cosa di straordinario e di risuscitato: come se il loro pensiero possa soltanto brillare nella fredda lucidezza di vocaboli morti 0 nell'abbaglio di parole ignote 0 inattese 0 nuovamente combinate dentro periodi musieali studiosamente coneertati. I due aspetti spirituali dell'autore, quello riflessivo e quello ciarlatanesco, quello schietto e quello lambieeato appariscono bene nel suo linguaggio dove sono esempi fastidiosi di prolisse leziosaggini e fresca vivacita di espressioni parlate.
Apuleio e un cesellatore raro e forse unico. Nessuno pin di lui bade ad assicurare tanto spesso la perfetta corrispondenza dei termini, dei concetti, dei suoni I), sapendo pure abilmente variare 0 interrompere la sueeessione ritmica delle frasi. II earattere precipuo del suo stile e il eumulo: cio ch'era sparso 0 raro negli altri serittori in lui divenne costume; egli seppe fare particolarmente suo cio che apparteneva un po' a tutti, e coi materiali onde aveano fatto moderato 0 disordinato uso gli scrittori precedenti si costrui un suo grandioso, se anche barocco, edificio stilistieo.
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CODIel. - Codice fondamentale per il De Magia, le Metamorfosi e i Florida e il famoso Mediceo II (Laurenziano 68, 2) del sec. XI che il Boccaccio porto via da Montecassino. Dal Mediceo secondo (F) di-
I) Nella euritmia apuleiana i termini sono spesso contrapposti in modo da avere la stessa rima, 10 stesso numero di sillabe e la stessa quantita, Se Apuleio sia veramente tra gli scrittori seguaci della clausola e da ricercare specialmente nelle sue opere oratorie, come l' Apo-
logia; e la ricerca da risultati affermativi. .
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pende il Laurenziano 29, 2 del sec. XII, che ci aiuta a restituire la lezione di F laddove essa b alterata 0 svanita. Da questi due codici direttamente ri indirettamente derivano gli altri codici, compreso l' Ambrosiano N 180 sup. del principio del sec. XIV, che b il piu autorevole fra i « codices recentiores» e si ritiene derivato da un'antica copia di F fatta prima che vi si producessero, per una lacerazione del foglio 160, le due lacune nei capitoli 7-9 del libro ottavo. II testa di F risale a un archetipo costituito alla fine del secolo quarto da un recensore Sallustius, come risulta dalla sottoscrizione del libro nono.
Per gli altri scritti apuleiani i codici principali sono il Bruxellensis 10054 del sec. XI e il Monacensis 621 del sec. XII.