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Gli Etruschi

IL TERRITORIO
L'Etruria interna e la nazione etrusca
L'Etruria interna, situata nelle attuali Toscana, Umbria, alto Lazio, pu venire suddivisa in due zone. La prima, settentrionale, con un paesaggio collinare ricco di acque e vegetazione. La seconda, meridionale, anch'essa ricca di acqua e vegetazione, ma caratterizzata da rilievi montani che circondano laghi vulcanici. Sulle coste di entrambe queste regioni si susseguono spiagge sabbiose, promontori scoscesi, lagune e paludi. In questo territorio sorsero le dodici citt che, secondo la tradizione, costituirono la potente dodecapoli etrusca. I centri storicamente pi importanti furono, da sud a nord: Veio, Caere, Tarquinia, Vulci, Roselle, Vetulonia, Populonia, Volterra, Volsinii, Chiusi, Perugia, Cortona, Arezzo, Fiesole. Il popolo etrusco era costituito da un insieme culturalmente omogeneo di citt-stato indipendenti che, nei vari periodi storici, si alternarono alla guida del processo di espansione commerciale e territoriale. Spesso le varie citt-stato stringevano patti di tipo militare o economico, ma non mancavano i contrasti e le gelosie. In questa scarsa capacit di coordinamento vanno ricercate le cause delle sconfitte militari degli Etruschi contro i popoli vicini. Sconfitte che causarono, prima la decadenza economica e poi la scomparsa come entit politica. Una volta ogni anno i rappresentanti dei popoli etruschi si incontravano presso il Fanum Voltumne, un luogo sacro rimasto ancora sconosciuto, nel territorio della citt di Volsinii (l'attuale Orvieto). Qui i rappresentanti della dodecapoli trattavano gli affari politici ed economici, e onoravano gli dei comuni. In concomitanza delle celebrazioni religiose e delle assemblee politiche si svolgeva un importante mercato che richiamava genti da tutti i territori circostanti.

LA SOCIETA
Le classi sociali
Agli albori della storia di questo popolo, nel periodo Protovillanoviano (et del Bronzo) e nel successivo Villanoviano iniziale (et del Ferro), non si notano segni di una distinzione in classi allinterno della societ; essa invece appare evidente nel Villanoviano evoluto, nella seconda met dellVIII secolo a.C., quando i corredi funerari cominciano a mostrare netti segni di differenziazione: aumentano gli oggetti di corredo in quantit e qualit, appaiono vasi ed ornamenti dimportazione. Qualcosa cambiato nella societ etrusca e lo si vedr amplificato alla fine del VIII secolo a.C. e nel

successivo, quando appare lo splendore della societ orientalizzante, con allapice le ricche aristocrazie dalle grandi tombe a tumulo e dai sontuosi corredi, che basavano il proprio potere e prestigio sul controllo dei commerci con lOriente e delle attivit agricole e pastorali. La nascita di un ceto "medio" avviene nellet Arcaica, nel VI secolo a.C., quando artigiani e mercanti iniziano a prendere coscienza delle proprie capacit, operando per proprio conto e non pi per i ricchi principi. Fanno parte della stratificazione sociale anche i lautni, gli schiavi, importati come merce da paesi lontani o catturati durante le numerose battaglie per il predominio sul commercio tirrenico: a volte si rinvengono i luoghi di sepoltura di questi esponenti della classe servile, cremati e posti in recipienti di terracotta, tumulati in piccole nicchie scavate nelle strutture sepolcrali dei padroni.

La Famiglia
La struttura della famiglia etrusca non dissimile da quella delle societ greca e romana. Era cio composta dalla coppia maritale, padre e madre, spesso conviventi con i figli ed i nipoti e, tale struttura riflessa dalla dislocazione dei letti e delle eventuali camere della maggior parte delle tombe. Conosciamo alcuni gradi di parentela in lingua etrusca grazie alle iscrizioni, come papa (nonno), ati nacna (nonna), clan (figlio), sec (figlia), tusurhtir (sposi), puia (sposa), thuva (fratello) e papacs (nipote).

La Donna
Merita un cenno la condizione sociale della donna che, a differenza del mondo latino e greco, godeva di una maggiore considerazione e libert: se per i latini la donna doveva essere lanifica et domiseda, cio seduta in casa a filare la lana, e su cui, nelle et pi antiche, il pater familias (il capofamiglia) aveva il diritto di morte qualora fosse stata sorpresa a bere del vino, per gli Etruschi ella poteva partecipare persino ai banchetti conviviali, sdraiata sulla stessa kline (letto) del suo uomo, o assistere ai giochi sportivi ed agli spettacoli. Questo era scandaloso per i Romani che non esitarono a bollare questa eguaglianza come indice di licenziosit e scarsa moralit da parte delle donne etrusche: addirittura dire "etrusca" era sinonimo di "prostituta". Ma la condizione sociale della donna nella civilt etrusca era veramente unica nel panorama del mondo mediterraneo, e forse ci derivava dalla diversa stirpe dei popoli, pre indoeuropei gli etruschi, indoeuropei latini e greci. La donna poteva trasmettere il proprio cognome ai figli, soprattutto nelle classi pi elevate della societ. Nelle epigrafi talvolta il nome (oggi diremmo il cognome) della donna appare preceduto da un prenome (il nome personale), segno del desiderio di mostrarne lindividualit allinterno del gruppo familiare a differenza dei Romani che ne ricordavano solo il nome della gens, della stirpe. Tra i nomi propri di donna pi frequenti troviamo Ati, Culni, Fasti, Larthia, Ramtha, Tanaquilla, Veilia, Velia, Velka, i cui nomi appaiono incisi sul vasellame migliore di casa od accanto alle pitture funerarie.

La Classe dominante
La classe dominante nelle citt-stato etrusche era costituita da un ceto aristocratico, originatosi in epoche remote dall'amalgamarsi di ricche famiglie di origine italica ed extra-italica, che deteneva le leve pi importanti del potere, e da un ceto in crescita di mercanti e proprietari terrieri che aspirava ad entrare nell'oligarchia dominante.

Dalle iscrizioni possiamo riconoscere i membri del ceto gentilizio poich il loro nome personale andava sempre accompagnato al nome della stirpe. Il ceto gentilizio fu all'origine sia dell'espansione che della decadenza etrusca. Capace di grande propulsione in epoca arcaica e fino al V secolo a.C., non fu in grado di accogliere gli sviluppi tecnologici e sociali che contraddistinsero lo sviluppo storico delle civilt antiche pi evolute, condannando la propria cultura alla decadenza..

LArringatore
Tipico dell'ordinamento sociale etrusco era il grande livello di importanza attribuito ai capi, che si manifestava nella solennit del cerimoniale che sottolineava le loro azioni pubbliche. La forma dello stato era oligarchico, con organi collegiali di governo, di cui il pi alto magistrato, il lucumone, veniva eletto per un periodo prefissato tra le famiglie pi nobili. In alcune citt perdurava invece il sistema monarchico, che era il pi diffuso in et arcaica. Il lucumone riassumeva in s il ruolo di capo civile, militare e religioso. Simbolo della sua autorit era un fascio di verghe in cui era inserita una scure. Altri simboli del potere erano la corona d'oro, lo scettro, il mantello di porpora, il trono d'avorio. Poco sappiamo sulle suddivisioni sociali del mondo etrusco: possiamo distinguere tra una classe di proprietari, divisa tra aristocrazia e ceto mercantile, ed una di servi, divisa tra uomini liberi e schiavi. La classe servile non ebbe mai la possibilit di intervenire direttamente nella guida dello stato e benefici in modo marginale della ricchezza dei ceti abbienti. Questa netta separazione costitu nei momenti di crisi un fattore di debolezza, minando le basi di quella coesione sociale necessaria per resistere ai pericoli esterni.

Il linguaggio
L'indecifrabilit della lingua ha contribuito a creare un alone di fascino e mistero intorno alla civilt etrusca. Infatti, nonostante l'alfabeto sia chiaramente derivato da quello greco la lingua etrusca appare allo studioso isolata nel contesto storico. L'insoddisfacente livello di conoscenza, che non ci consente di inserirla in un preciso ceppo linguistico, contribuisce a creare incertezza per quanto riguarda l'origine del popolo etrusco. Per pi di quattro secoli, dal XV secolo ad oggi, esperti di glottologia e semplici appassionati si sono cimentati con i frammentari testi etruschi che sono giunti fino a noi. Oggi possiamo dire che l'enigma della lingua etrusca stato almeno parzialmente svelato, in quanto ne conosciamo la fonetica, il significato di molte parole, e possiamo ricostruire parte delle regole grammaticali. Se il livello delle nostre conoscenze ci permette di capire il senso dei testi di cui siamo in possesso, anche vero che non siamo in grado di ricostruirne l'esatto significato letterale. Non si tratta quindi di trovare una chiave di interpretazione che ci permetta improvvisamente di giungere alla completa comprensione della lingua etrusca, ma di approfondire il livello di analisi del materiale che abbiamo a disposizione. Vedere immagine1 Situati in una regione cardine per i traffici commerciali tra oriente ed occidente, gli Etruschi seppero sfruttare al meglio questa posizione di favore. Con il controllo del Mar Tirreno garantito dalle loro flotte, i mercanti etruschi erano altrettanto noti di quelli greci o fenici ai popoli che abitavano le coste del Mediterraneo. Anche le vie commerciali di terra che portavano verso il nord Europa erano percorse dai mercanti etruschi, che in tal modo fungevano da tramite tra le civilt progredite del bacino orientale del Mediterraneo, e quelle meno sviluppate dell'Occidente e del lontano settentrione.

I prodotti per cui gli etruschi erano pi conosciuti erano il vino, i vasi, tra cui i buccheri, le suppellettili e le armi in bronzo. Per facilitare il commercio e gli spostamenti di truppe i territori etruschi erano percorsi da una fitta rete di strade, anche realizzate con complesse opere di ingegneria. Queste strade verso nord permettevano di varcare gli Appennini per giungere nella Pianura padana; verso sud, collegavano l'Etruria con la Campania Etrusca e le floride citt dell'Italia meridionale.

La moneta
Nei tempi pi remoti, in cui gi i commerci erano floridi, la maggior parte degli scambi avveniva per baratto. I primi mezzi di scambio furono pezzi di rame o di argento grezzo. Nell'et arcaica le poche monete che circolavano, in un'economia essenzialmente basata sul baratto, erano monete greche. La coniazione delle monete in modo sistematico incominci nella met del V secolo a.C., e si concentr a Populonia in corrispondenza della zona mineraria pi ricca di tutta l'Etruria. Solo alla fine del IV secolo a.C., sull'esempio romano, apparvero monete di bronzo fuse e coniate.

I quartieri popolari
I quartieri popolari erano abitati dalla classe dei servi: si trattava di uomini e donne liberi, che godevano dei diritti civili come la propriet, ma che non avevano parte nella guida politica della citt. Oggi possiamo distinguerli nelle iscrizioni funebri in quanto il loro nome non contiene l'indicazione della stirpe di appartenenza come per le classi gentilizie. La classe servile dal IV secolo a.C. fu autrice di sommovimenti sociali, il cui scopo era l'ottenimento dei diritti politici, rivendicazioni che ebbero a volte epiloghi cruenti.

Le abitazioni etrusche
I materiali con cui erano costruite le case del ceto popolare non differivano molto da quelli che erano utilizzati per le dimore delle classi gentilizie: quindi uno zoccolo in pietra su cui venivano alzati muri in argilla o mattoni crudi, sorretti da intelaiature in legno. Le case erano affiancate e raggruppate in isolati, gli ambienti erano piccoli e con uno scarso sviluppo in altezza. Secondo i precetti religiosi le strade dovevano incrociarsi ad angolo retto. Nella realt, siccome spesso le citt venivano edificate su alture, ci era impossibile, e gli abitati si formavano adeguandosi alle caratteristiche del luogo, dando vita ad un tortuoso dipanarsi di stretti vicoli.

Gli schiavi
Come tutte le civilt antiche anche gli Etruschi utilizzavano come forza lavoro gli schiavi, che fornivano una mano d'opera a basso costo che poteva anche essere molto specializzata. Essi erano uomini e donne che non godevano di diritti civili e politici, ed erano considerati oggetto di propriet. Le occupazioni pi comuni nelle citt erano i lavori domestici nelle abitazioni del ceto aristocratico, oppure come lavoranti nelle botteghe artigiane; nelle campagne: l'agricoltura o l'estrazione dei metalli nelle miniere.

La fonte principale di schiavi erano le guerre e le razzie nei territori nemici. In genere gli schiavi non erano maltrattati in quanto erano considerati beni preziosi e la morte di uno di essi era vista come una grave perdita economica.

Il paesaggio rurale
Il paesaggio rurale dell'Etruria era ed caratterizzato ancor oggi da un susseguirsi di zone collinose coperte da una fitta vegetazione boschiva e ricche di acque. Nella parte meridionale, alle colline si affiancano rilievi montuosi che circondano laghi di origine vulcanica. La ripartizione del territorio fu alla base della nascita del popolo etrusco: i confini delle propriet erano ritenuti sacri ed inviolabili, e accuratamente marcati da cippi in pietra. Le prime attivit agricole consistevano nella coltivazione di grano, orzo, miglio, fave, lenticchie. Il territorio ricco di pascoli si prestava anche all'allevamento: le specie pi comuni erano i bovini, i suini e gli ovini, per l'alimentazione ed il lavoro; gli equini per il trasporto ed il combattimento. I contatti con la civilt greca portarono molti benefici all'agricoltura: la rotazione delle colture; dal VII secolo a.C. la coltivazione della vite, che ebbe grande diffusione e produsse vini esportati in tutto il Mediterraneo; dal V secolo a.C. la coltivazione dell'ulivo. Il territorio etrusco era celebre per la sua fertilit, questo accadeva per le sue caratteristiche geologiche e per l'intervento dell'uomo. Gli Etruschi furono infatti capaci di grandi opere di ingegneria civile, come acquedotti scavati nella roccia, cambiamenti del corso di fiumi, bonifiche di grandi tratti di territori costieri paludosi, una fitta rete di canalizzazioni per l'irrigazione, e di strade anche scavate nel fianco di montagne. La fauna dell'entroterra, lepri, cinghiali, uccelli, cervi, caprioli, che popolavano le regioni boschive, forniva abbondante cacciagione. Le foreste garantivano anche il legname necessario ad armare le flotte, e servivano per l'industria metallurgica come combustibile. Ricche di metalli, la regione delle Colline Metallifere e l'Isola d'Elba costituirono infatti una risorsa economica di grande valore per gli Etruschi, sia dal punto di vista commerciale che da quello militare. Per secoli nelle miniere localizzate nelle loro terre si estrassero rame, ferro, piombo, stagno.

L'artigianato
Sulle strade ed i vicoli delle citt si affacciavano le botteghe degli artigiani, fervide di attivit produttive e di commerci. Nelle botteghe si fabbricavano recipienti e vasi di terracotta di ogni foggia ispirati al gusto greco, suppellettili ed arnesi in bronzo, raffinati gioielli in oro e in altri metalli preziosi. Prodotti che venivano acquistati in loco o che prendevano la via di popoli lontani. Tra gli artigiani che lavoravano nelle citt etrusche troviamo anche appartenenti ad altre popolazioni: soprattutto italici e greci la cui abilit era molto apprezzata. Nei laboratori pi grandi lavoravano anche schiavi specializzati, sono stati ritrovati infatti molti oggetti prodotti in serie che fanno pensare ad una produzione organizzata quasi industrialmente. Le ceramiche pi tipiche della vasta produzione etrusca furono i buccheri. Si tratta di vasi caratterizzati dal colore nero lucido delle superfici, determinato dalla tecnica di fabbricazione e cottura. Nella fase pi antica la produzione di buccheri, tipica della citt di Cere, consisteva soprattutto in prodotti caratterizzati da uno spessore sottile. Successivamente al bucchero sottile si affianc il bucchero pesante, con pareti spesse e decorazioni in rilievo o applicate.

Particolare attenzione per la squisitezza della loro fattura meritano gli specchi, trovati a centinaia nelle necropoli. Il modello pi comune era quello tondo con il manico. Il retro della superficie di bronzo era inciso o lavorato a rilievo, solitamente con soggetti mitologici provenienti dalla cultura greca, oppure coperto di iscrizioni. La produzione di monili ed oggetti in oro, nella quale gli etruschi dimostrarono un elevato grado di elaborazione tecnica capace di sfruttare le possibilit espressive del metallo, fu ricchissima e meritatamente famosa. Il periodo di massima fioritura fu tra la met del VII e la fine del VI secolo a.C., a Vetulonia e Vulci. Anche nell'oreficeria trionf il gusto per il sovraccarico e gli effetti enfatici, sia con l'incontro di motivi ornamentali vegetali, figurati e geometrici, sia con l'impiego delle diverse tecniche di lavorazione, spesso combinate insieme. Tali tecniche comprendevano l'incisione, lo sbalzo, la fusione la filigrana e, soprattutto, la granulazione, consistente nell'applicare sulla superficie del metallo piccoli granelli d'oro saldati tra loro, moltiplicando cos l'effetto dell'incidenza della luce.

I giochi atletici ed i gladiatori


Nelle zone rurali adiacenti alle citt o ad aree sacre, si svolgevano, in strutture temporanee lignee di cui non ci rimasta traccia, le gare atletiche ed i giochi gladiatorii. Per ognuno di questi eventi si radunava un folto pubblico composto di individui di ogni estrazione sociale, uomini e donne. Di queste manifestazioni ci rimasta nelle pitture tombali una vasta iconografia che ci consente di farcene un'idea precisa. Sotto la direzione di un giudice, la cui autorit era simboleggiata dallo stesso bastone ricurvo dei sacerdoti, il lituo, gli atleti gareggiavano negli sport pi seguiti nelle antiche civilt mediterranee. Il lancio del disco e del giavellotto, la lotta, il pugilato, la corsa, il salto in alto, il salto con l'asta, la corsa in tenuta da combattimento, la corsa a cavallo. Lo sport pi seguito era per la corsa delle bighe, per cui la passione del pubblico raggiungeva livelli di vero fanatismo. Grandi onori erano concessi ai vincitori delle gare, che davanti ai magistrati della citt ricevevano premi a testimonianza del loro valore atletico. Anche i giochi gladiatori dovevano richiamare un pubblico numeroso ed esigente. I combattimenti avvenivano all'ultimo sangue tra schiavi, in genere prigionieri di guerra, armati in fogge diverse ed addestrati in apposite scuole. Oltre i combattimenti uomo contro uomo, singoli o in squadre, erano frequenti anche i combattimenti di uomini contro animali feroci.

LA NAVIGAZIONE
Il Porto e la navigazione
Il porto costituiva una zona di grande dinamismo economico e vivacit culturale. Spesso per ragioni difensive le citt non erano edificate sulla costa, ma un po' all'interno. Fu cos che le citt pi importanti ebbero dei porti, ad esempio Pyrgi per Cere, che si svilupparono fino a diventare dei centri rinomati ed importanti loro stessi. I porti oltre ad accogliere il traffico commerciale e militare, erano il punto di raccolta di una numerosa flottiglia di piccole imbarcazioni usate dai pescatori, le acque della costiera etrusca erano infatti note per la loro pescosit. Gli Etruschi nella prima fase della loro storia furono un popolo marinaro rispettato in tutto il Mediterraneo.

La navigazione, per mancanza di strumentazione, e per la fragilit delle imbarcazioni, che non erano in grado di resistere alle tempeste, avveniva alla pi breve distanza possibile dalla costa, e solo di giorno. Di notte le navi da carico gettavano l'ancora in luoghi riparati, mentre le navi da guerra venivano trascinate dagli equipaggi sulla riva. I marinai dell'epoca usavano per orientarsi gli astri e la loro conoscenza della conformazione delle coste; esistevano anche dei portolani, ma non erano di uso comune.

Il commercio marittimo
Nei tempi antichi la navigazione rappresentava il metodo meno costoso e pi sicuro per il trasporto delle merci e delle persone. I mari ed i fiumi navigabili erano solcati da un traffico intenso di imbarcazioni che trasportavano ogni tipo di mercanzia. Gi nel VII e nel VI secolo a.C. i mercanti Etruschi raggiungevano, sulle loro navi, ogni zona del Mediterraneo. I prodotti tipici esportati erano le ceramiche, in particolare i buccheri, ed il vino. Le navi da carico erano di forma tozza e panciuta, con la chiglia coperta a volte da una lamina di piombo, la poppa alta e ricurva, la vela quadrata agganciata all'albero centrale. Disponevano di ancore di pietra, la cui invenzione era dagli antichi attribuita proprio agli Etruschi. Per dirigere la rotta il timoniere utilizzava due remi situati sul castello di poppa.

La guerra sul mare


Le navi da guerra, lunghe e affusolate, erano spinte dallo sforzo di rematori posti su una o due file, e usavano il vento come forza motrice ausiliaria. Lunghe fino ad una trentina di metri, nei tempi pi antichi erano prive di ponte; in seguito furono dotate di un ponte superiore dove prendevano posto i marinai e i soldati. Sulla prua andava ad inserirsi un rostro che affiorava a pelo d'acqua, usato in combattimento per speronare le navi nemiche. Sul mare la tecnica del combattimento era quella della manovra e dello speronamento. Il successo dipendeva perci dall'abilit degli equipaggi e dalla vigoria dei rematori. Nell'avvicinamento veniva effettuato un fitto lancio di proiettili, anche infuocati; quando le navi erano accostate gli equipaggi cercavano di colpirsi utilizzando lunghe lance. Si ricorreva all'abbordaggio ed al combattimento corpo a corpo quando erano imbarcati contingenti di fanteria, e nel caso in cui si mirasse alla cattura della nave nemica e del suo carico. Per la pericolosit della navigazione durante la stagione invernale le operazioni navali venivano interrotte, ma il disastro di intere flotte distrutte da una tempesta non era infrequente anche durante la stagione estiva.

LESERCITO
La composizione dellesercito etrusco
L'armanento offensivo del fante etrusco comprendeva per il combattimento corpo a corpo una vasta scelta di armi: l'asta pesante, la spada lunga, che dal VI secolo viene sostituita da una corta, asce normali e bipenni, spade ricurve, pugnali. Le armi da getto erano: giavellotti, archi e fionde. L'armamento difensivo era costituito da una corazza per il torace, di tessuto rinforzata da borchie metalliche o interamente di bronzo, in due o pi pezzi, foderata in lino; il capo era protetto da un

elmo di bronzo, di fogge molto differenti: con guanciali e paranaso, a calotta, semplice o crestato; le gambe da schinieri. Completava il tutto uno scudo in cuoio, legno o bronzo, di forma circolare ellittica o rettangolare. Pi di una volta parteciparono alle battaglie anche schiere di sacerdoti armati di serpenti e fiaccole ardenti, il cui effetto era per pi psicologico che effettivo. A volte gli Etruschi arruolarono truppe mercenarie assoldate presso le popolazioni confinanti. Nei tempi pi antichi doveva essere diffuso l'uso del carro da guerra. Non sappiamo se fungesse da solo mezzo di trasporto sul campo di battaglia per i capi, oppure da vero e proprio strumento di combattimento. In epoca storica venne comunque abbandonato, e per migliorare la mobilit delle truppe si prefer costituire dei corpi di cavalleria. Conosciamo molto poco dell'organizzazione militare degli etruschi e delle loro tattiche di combattimento. Possiamo dedurre che l'esercito fosse costituito da corpi specializzati: la cavalleria, gli opliti, ed i fanti leggeri. La cavalleria, aveva la sua forza principale nella mobilit, quindi le erano assegnati compiti di ricognizione, di schermaglia e di inseguimento. Gli opliti, la cui armatura poteva essere di fogge molto differenti, ma che garantiva al corpo una protezione abbastanza completa, combattevano in formazione compatta, i migliori in prima fila, e cercavano l'urto contro la formazione nemica. Infine i fanti leggeri, dotati di armi da getto, ma non protetti da corazze, avevano lo scopo di scompigliare e di provocare la formazione nemica, colpendola da lontano. Vi erano poi dei corpi di genieri che avevano il compito di erigere fortificazioni, e di provvedere allo smantellamento di quelle nemiche durante le operazioni di assedio. Come ultima risorsa, in alcune occasioni, parteciparono agli scontri schiere di sacerdoti che si gettavano sui nemici armati di serpenti e torce accese. Nei tempi pi antichi doveva essere diffuso l'uso del carro da guerra. Non sappiamo se fungesse da solo mezzo di trasporto sul campo di battaglia per i capi, oppure da vero e proprio strumento di combattimento.

Il fante etrusco
L'armamento offensivo del fante etrusco comprendeva per il combattimento corpo a corpo una vasta scelta di armi: la lancia, la spada lunga o corta, asce normali e bipenni, spade ricurve, pugnali. Le armi da getto erano: giavellotti, archi e fionde. L'armamento difensivo era costituito da una corazza per il torace, di tessuto rinforzata da borchie metalliche; oppure di bronzo, in due o pi pezzi, foderata in lino. La testa era protetta da un elmo di bronzo, di fogge molto differenti: con guanciali e paranaso, a calotta, semplice o crestato. Le gambe erano difese da schinieri in bronzo. Completava il tutto uno scudo in cuoio, legno o bronzo, di forma circolare, ellittica o rettangolare.

Le navi
Le caratteristiche delle navi degli Etruschi sono comuni con quelle dei popoli marinari del Mediterraneo orientale come Greci e Fenici. Come materiale da costruzione usavano il legname delle foreste dell'entroterra dell'Etruria, da cui traevano il fasciame e gli alti alberi delle loro imbarcazioni. Lo scafo era di solito lungo una decina di metri, con la chiglia coperta a volte di una lamina di piombo, la poppa ricurva, la prua acuminata, la vela agganciata all'unico albero centrale. Per dirigere la rotta il timoniere disponeva di uno o due remi situati sul castello di poppa.

Le navi da carico erano piuttosto panciute, e sfruttavano il vento come sola forza motrice; disponevano anche di ancore, la cui invenzione era dagli antichi attribuita agli Etruschi. Le navi da guerra, pi lunghe e affusolate, erano munite di remi, su uno o due ordini, e usavano il vento come forza motrice ausiliaria. Non c'era un ponte superiore, marinai, rematori e soldati occupavano gli stessi spazi. Sulla prua aguzza andava ad inserirsi un rostro che affiorava a pelo d'acqua, usato in combattimento per speronare le navi nemiche. Sul mare la tecnica del combattimento quella della manovra e dello speronamento delle navi nemiche, allo scopo di aprire grosse falle sotto la linea di galleggiamento. Il successo dipende perci dall'abilit degli equipaggi e dalla vigoria dei rematori. Nell'avvicinamento si effettua un fitto lancio di dardi, anche infuocati. Si ricorre all'abbordaggio ed al combattimento corpo a corpo quando sono imbarcati contingenti di fanteria, e nel caso in cui si miri alla cattura della nave nemica e del suo carico pi che all'affondamento. La navigazione, per mancanza di strumentazione, e per la fragilit delle imbarcazioni, che non erano in grado di resistere alle tempeste, avveniva alla pi breve distanza possibile dalla costa, e solo di giorno. Di notte le navi da carico gettavano l'ancora in luoghi riparati, mentre le navi da guerra venivano trascinate dagli equipaggi sulla riva. I marinai dell'epoca usavano per orientarsi gli astri e la loro conoscenza della conformazione delle coste; esistevano anche dei portolani, ma non erano certamente di uso comune.

L'architettura militare
Le prime cittadine etrusche confidavano per la difesa nell'inaccessibilit dei luoghi, per edificare venivano spesso scelte alture dominanti su speroni rocciosi, e nel fitto dedalo di vicoli degli abitati. Durante il VI ed il V secolo a.C. le cinta murarie con cui venivano circondate le citt pi importanti erano molto semplici nella concezione. Grossi massi squadrati venivano sovrapposti secondo un tracciato che si limitava a seguire il perimetro cittadino. I punti pi deboli come le porte di accesso venivano rafforzate dalla presenza di torri. Gli Etruschi rimasero sempre fedeli a questa antiquata concezione e non seguirono gli sviluppi, databili dal IV secolo a.C., dell'architettura militare, secondo i quali il tracciato veniva disegnato secondo le esigenze difensive. La conseguenza fu che le loro citt divennero vulnerabili agli attacchi delle popolazioni culturalmente progredite residenti nel centro e nel meridione della penisola italiana.

Le lotte contro Roma


Gli Etruschi riuscirono ad avere per un certo tempo il sopravvento ed a comandare su Roma e sul territorio circostante . La fine di questa dominazione segnata dal tradizionale racconto della cacciata di Tarquinio il Superbo. La leggenda narra che il sovrano esule si rivolse a Porsenna, re della citt etrusca di Chiusi, per averne l'appoggio militare e rientrare, cos, in Roma. Porsenna accolse la preghiera del monarca appartenente alla sua stessa stirpe, si mise personalmente alla testa delle truppe e marci verso la citt. Giunto nei pressi, pose l'assedio; ma gli atti di valore dei Romani furono tali che, dopo qualche tempo, il re di Chiusi giudic pi utile abbandonare l'amico e l'impresa. Le ostilit con gli Etruschi si protrassero poi per lunghi anni, specialmente per la conquista della citt Veio, il cui assedio rimase memorabile come quello di Troia. Esso dur dieci anni e per la prima volta i soldati romani ricevettero uno stipendio a compenso del prolungato abbandono dei campi e della conseguente perdita dei raccolti.

LA RELIGIONE
Alla base della religiosit etrusca vi era l'idea fondamentale che il destino degli uomini fosse completamente deciso dagli dei, misteriosi ed indefiniti esseri soprannaturali. Ogni fenomeno naturale, come il fulmine o il volo degli uccelli, era quindi espressione della volont divina, e conteneva un messaggio da interpretare per uniformarsi al volere degli dei. Spinti da questa concezione gli Etruschi realizzarono un complesso sistema di codifica della ritualit che seguivano con un'attenzione oltremodo scrupolosa, tanto che divennero famosi presso gli altri popoli antichi per la loro religiosit e superstizione. Dall'VIII secolo a.C. con l'intensificarsi dei contatti con la cultura greca inizi un processo di fusione con le divinit dell'Olimpo greco. Tuttavia questo processo non attenu la specificit del sentimento religioso degli Etruschi ed il senso di completo annullamento dell'uomo di fronte al volere divino.

I sacerdoti

Depositaria della dottrina e tramite tra uomini e dei era la casta sacerdotale, che rivestiva un ruolo di grande importanza nella guida civile e religiosa delle comunit etrusche. I sacerdoti indossavano un abbigliamento particolare, tra cui un alto cappello semiconico, e portavano un bastone con una estremit ricurva. Essi erano divisi in collegi e partecipavano a tutte le attivit pubbliche, che per gli Etruschi assumevano un forte significato sacro. Le scritture erano composte da libri contenenti un complesso sistema codificato di regole rituali. I principali riguardavano: l'interpretazione delle viscere degli animali, condotta dagli "Aruspici", l'interpretazione dei fulmini, condotta dagli "Auguri", e le norme di comportamento da seguire nella vita quotidiana. Alla base della disciplina religiosa etrusca vi era la suddivisione del cielo in sedici zone: le dimore degli dei. Ad est si trovavano quelli propizi, ad ovest quelli sfavorevoli. In questo modo, per quanto riguarda la divinazione, ogni evento atmosferico poteva essere tradotto in un messaggio della divinit che abitava quel luogo. Secondo i casi poteva trattarsi di un ordine, un avvertimento lieto o funesto, un segno di ira o di scontento Questo sistema di divisioni veniva riprodotto anche sul fegato degli animali sacrificati, di cui ci sono giunti dei modelli in bronzo, cosicch anche dalla osservazione delle sue caratteristiche fisiche si poteva comprendere il volere degli dei.

L'architettura religiosa
Il tempio etrusco, per la cui costruzione erano stabilite precise regole, era caratterizzato da una pianta quasi quadrata. La met anteriore era costituita da un portico colonnato, la met posteriore era occupata da tre celle, ospitanti le statue di tre divinit, oppure da una cella singola fiancheggiata da due ali aperte. A parte per il basamento e per le fondamenta, venivano utilizzati materiali leggeri e deperibili: mattoni crudi per i muri, e legno per la struttura. Il tetto era a doppio spiovente, molto ampio e basso, di notevole sporgenza laterale, e sulla facciata dominava un frontone triangolare aperto o chiuso. Il tetto era completato da un complesso sistema di elementi decorativi e di protezione in terracotta dipinta a colori vivaci, a rilievo e a tutto tondo. Tra questi elementi vi erano gli acroteri, che venivano posti sulla sommit del tempio e agli angoli degli spioventi, e le antefisse, che venivano sistemate a chiusura delle tegole di copertura.

LE NECROPOLI
Il regno dei morti
Nei tempi pi antichi gli etruschi credevano ad una qualche forma di sopravvivenza terrena del defunto. Da ci nasceva l'esigenza, come forma rispettosa di omaggio, di garantirne la sepoltura e di dotarla di richiami al mondo dei viventi. La tomba era quindi realizzata in modo da sembrare la casa del defunto, sia nell'architettura che negli arredi. Assieme al corpo venivano inumati anche i suoi beni pi personali e preziosi, vestiti, gioielli, armi, oggetti di uso quotidiano. Sulle pareti del sepolcro erano dipinte scene dal forte significato vitale, come banchetti, giochi atletici, danze. Dal V secolo a.C. anche la concezione del mondo dei defunti risent in modo pi marcato dell'influenza della civilt greca. Venne cos a configurarsi un al di l, localizzato in un mondo sotterraneo, nel quale le anime dei defunti trasmigravano, abitato da divinit infernali e dagli spiriti di antichi eroi. Il passaggio tra i due mondi era visto come un viaggio che il defunto compiva scortato da spiriti infernali. I pi importanti di questi spiriti erano la dea Vanth dalle grandi ali che regge una torcia, il demone Charun, dal viso deforme, armato di un pesante martello, il demone Tuchulcha, dal volto di avvoltoio e dalle orecchie di asino, armato di serpenti. Il destino di ogni defunto era quindi di essere condotto in un mondo senza luce e speranza in cui il fluire del tempo era segnato dai patimenti delle anime che ricordavano i momenti felici delle loro vite terrene. Le sofferenze delle anime dei morti potevano essere alleviate dai parenti con riti offerte e sacrifici. Per personaggi particolarmente illustri doveva essere possibile, grazie a speciali cerimonie, provvedere alla beatificazione o in casi eccezionali alla deificazione.

Le tombe
Gli etruschi attribuivano grande importanza al culto dei morti, anche perch era un mezzo per l'affermazione del prestigio e della potenza di una famiglia. Possiamo distinguere diversi momenti nell'esercizio di questo culto e la sua evoluzione si rifletter anche nelle tipologie delle necropoli. Nei primi tempi gli etruschi erano legati alla concezione della continuazione dopo la morte di una attivit vitale del defunto. La tomba veniva cos costruita nell'aspetto della casa e dotata di suppellettili e arredi, veri o riprodotti in miniature, a volte le pareti venivano affrescate con scene della vita quotidiana o dei momenti pi significativi, sereni e piacevoli del defunto. Allo stesso modo, cornici, travature, soffitti, frontoncini, soffitti, tesi a ricostruire l'ambiente domestico, venivano dipinti oppure scolpiti nella roccia. Gli esempi pi antichi di tomba monumentale sono costruiti sul modello dell'abitazione allora in uso: una capanna a pianta circolare o ellittica. Si tratta infatti di sepolcri a pianta circolare edificati con grandi blocchi di pietra e coperti con una falsa cupola ottenuta dalla progressiva sporgenza verso l'interno dei filari dei blocchi fino ad una lastra terminale di chiusura. Alla camera sepolcrale si accedeva attraverso un breve corridoio dove spesso venivano poste offerte di cibo o suppellettili. Quando questa tipo di tomba venne abbandonata, si pass ad una scavata sottoterra, prima ad un solo ambiente poi a pi a camere.

Le tombe interamente scavate sottoterra, generalmente nei fianchi di colline, sono definite "ipogei", mentre quelle scavate in terreno pianeggiante e ricoperte da terra e pietrisco "tumuli". Il nuovo tipo caratterizzato da un ambiente centrale accessibile da un lungo corridoio al di l del quale si disponevano altri ambienti. La pianta poteva essere anche molto complessa con un corridoio, camere laterali, sala centrale con pilastri e banchine. I tumuli assumono a volte dimensioni monumentali, con diametro superiore ai 30 metri, e spesso contenevano varie tombe della stessa famiglia. Esempi di primo piano sono osservabili a Cerveteri e si ricollegano all'evoluzione delle tipologie abitative contemporanee alla necropoli (seconda met del VII secolo a.C.), quando le case si organizzarono in due o tre ambienti affiancati e preceduti da una sorta di vestibolo oppure attorno ad una corte centrale. Dalla met del VI e per tutto il V secolo a.C. si assiste ad un nuovo mutamento dell'impianto planimetrico delle necropoli. Le nuove tombe sono chiamate "a dado" e si allineano l'una di fianco all'altra, costituendo vere e proprie citt dei morti con strade e piazze. All'interno delle tombe vi erano solo due ambienti, all'esterno scalette laterali portavano alla sommit del dado dove esistevano altari per il culto. Tale cambiamento riflette un profondo mutamento della struttura sociale, con l'affermarsi di un ceto non aristocratico promotore di soluzioni abitative meno sfarzose. Inoltre, a causa dell'influenza del mondo greco erano cambiate anche le concezioni di fondo riguardo il destino dei defunti. Alla primitiva fede nella "sopravvivenza" del morto nella tomba, si sostitu l'idea di un "regno dei morti", immaginato sul modello dell'Averno greco.

I riti funebri
La morte di un personaggio appartenente ad una famiglia illustre era celebrata con la partecipazione al lutto di tutta la cittadinanza. Il giorno della sepoltura un lungo corteo si snodava dall'abitazione del defunto alla tomba della famiglia. Sacerdoti con i simboli del loro ufficio religioso, suonatori di flauto, parenti e conoscenti con offerte votive, accompagnavano il corpo trasportato su di un carro a quattro ruote. Dal corteo, che procedeva con grande lentezza, si alzava un misto di litanie, meste musiche, alti lamenti dei familiari e delle prefiche. Arrivati alla tomba, precedentemente preparata per la cerimonia, si procedeva al rito di sepoltura del defunto. Alcuni ritrovamenti di parti di testi religiosi riguardanti cerimonie funebri ci permettono di farci un'idea di quanta attenzione dovesse essere data dagli Etruschi a questo rituale. Purtroppo, la nostre incompleta conoscenza della lingua etrusca non ci consente di comprendere chiaramente il linguaggio specializzato di questi testi, e quindi non siamo in grado di ricostruire con precisione le cerimonie. Ci che possiamo dire con certezza che la preghiera, la musica e la danza vi avevano grande importanza; e che, al momento pi intensamente religioso, si affiancavano giochi di destrezza, gare atletiche e combattimenti cruenti all'ultimo sangue.

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