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STORIA DELLA MUSICA FUTURISTA

L’iniziatore ed il teorizzatore del nuovo linguaggio musicale fu Francesco Balilla Pratella che, secondo lo stile
della corrente, scrisse ben 2 manifesti nel 1910 e 1911: “Il Manifesto dei musicisti futuristi” e “La musica
futurista-Manifesto tecnico“.

Il concetto di fondo era quello di abolire la musica classica, le canzonette amate dal pubblico ed inneggiare
alla libertà del musicista e dell’artista creando una nuova musica.

Tuttavia i componimenti del Pratella restarono, in parte, legati ad un linguaggio musicale tradizionale (per
lo più alla musica popolare, sua passione giovanile) ma, ciononostante la sua musica non piacque molto al
pubblico (subendo qualche sua performance musicale il lancio di uova ed ortaggi) anche se ci fu qualche
eccezione positiva.

Ma chi poi davvero creò in concreto un nuovo linguaggio musicale fu Luigi Russolo che nel 1913 pubblicò
“L’arte dei rumori“.

Nel suo articolo spiegava che la musica non doveva essere armoniosa ma doveva nascere dai rumori dei
nuovi oggetti della vita quotidiana e poi mescolati più o meno casualmente.

Aggiunse quindi alla sua attività di pittore anche quella di compositore.

Sostituì le note con righe continue, che dovevano indicare nell’alzarsi e nell’abbassarsi, l’emissione del
rumore.

Resosi conto della difficoltà di scrivere in tal modo brani musicali il Russolo inventò anche degli strumenti
che avrebbero dovuto “creare musica“.

Inventò quindi “l’intonarumori” con il compito di “intonare i rumori” nel 1913 e successivamente “il
rumorarmonio” che aveva invece quello di modificarli e amplificarli.

L’intonarumori era composto da una ventina di “strumenti” diversi ciascuno con un nome indicativo del suo
uso (gorgogliatori, fischiatori, bisbigliatori, crepitatori, urlatori, scoppiatori, ronzatori, stropicciatori,
sibilatori, scrosciatori etc.) e presentava scatole voluminose nelle quali veniva prodotto il rumore girando
una manovella: a seconda della velocità con cui si girava, si incrementava o si diminuiva l’intensità del
rumore.

Il rumorarmonio invece con una tastiera e due pedali consentiva di regolare intonazione, intensità e scelta
del rumore.

Tuttavia nonostante gli sforzi del Russolo i “concerti” (ohibò) produssero talvolta forti e negative reazioni
del pubblico, al punto che a seguito del “Convegno di automobili ed aeroplani” sorse una grossa rissa fra
spettatori e futuristi che richiese l’intervento della polizia.

Comunque alle sue “opere” non mancò mai il sostegno dei futuristi.

A differenza del Pratella, che a un certo punto si arrese tornando alla musica popolare romagnola, il Russolo
insistette a lungo… ma sempre con risultati non esaltanti.

Lo spirito originario della rivoluzionaria musica futurista andò quindi pian piano scemando,
Negli anni ’20 e nei primi anni ’30 altri musicisti cercarono di rivitalizzarla tralasciando però l’estremismo
degli strumenti e quello concettuale e tornando alle note… ma sempre senza grandi successi… anche se le
loro opere erano comunque molto meno cacofoniche.

Era evidente che la totale rottura con la “musica classica”, la “popolare” e la nascente “leggera”, insieme
alla disarmonia dei suoni (un’amica a cui la feci ascoltare si offese), non poteva essere molto apprezzata.

Tuttavia le opere del Pratella e del Russolo suscitarono l’interesse di alcuni musicisti d’avanguardia come
Stravinsky e Prokofiev… anche se poi nessuno di loro giunse mai ad utilizzarle.

Solo nel secondo novecento alcune sperimentazioni musicali riportarono alla luce la musica futurista ma
soprattutto per i concetti di libertà e di anticonformismo (ad es. Cage)

anche se qualche artista ed alcuni complessi presero spunto ed inserirono qualche brano futurista nelle loro
musiche.

Comunque si tratta solo di piccolissimi riferimenti e di qualche sporadico brano… essendosi la musica…
nella quasi totalità diretta da tutt’altra parte.

In conclusione si può affermare che, nonostante l’impegno dei futuristi, la loro musica è stato un genere
artistico tra i meno riusciti della corrente.

Il post nasce solo dalla necessità di far conoscere questo aspetto della corrente di cui si erano perse nel
tempo (giustamente a mio parere) le tracce e quindi ha un intento soprattutto storico in quanto all’epoca
ebbe comunque una certa notorietà ed in ogni caso l’ammirazione del mondo futurista.

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