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Swedenborg, la via mistica che conduce alla scienza

di Maurizio Schoepflin (il Giornale, 13 aprile 2004, p. 23)

Uno studio sulle chiese che si richiamano all'insegnamento del dotto svedese

Per Kant era soltanto un visionario e un illuso un po’ debole di mente; altri lo hanno considerato un vero
e proprio schizofrenico; eppure a lui si sono ispirati, in modo e a titolo diverso, scrittori del calibro di
Balzac, Baudelaire, Hugo, Pound e Borges, musicisti come Berlioz e Schoenberg, filosofi del valore di
Schelling e Herder. E come se non bastasse, ancora oggi, circa cinquantamila fedeli appartengono alle
Chiese che a lui si richiamano. Stiamo parlando dello svedese Emanuel Swedenborg, nato a Stoccolma
nel 1688 e morto a Londra nel 1772, del quale il recente volumetto di Jane Williams-Hogan, Swedenborg
e le Chiese swedenborgiane, pubblicato dall’Editrice Elledici nella collana «Religioni e Movimenti» diretta
da Massimo Introvigne, offre un convincente ritratto (pagg. 136, euro 9).

Si è soliti distinguere tre periodi nella vita e nell’opera di questo singolare personaggio che, fin da
giovane, si dimostrò particolarmente versato negli studi scientifici, che condusse con successo, aderendo
alle tesi materialistiche e meccanicistiche di Cartesio e Newton. In un secondo momento, tuttavia, egli
cominciò a guardare alla natura secondo una diversa prospettiva, che potremmo definire spiritualistica,
fino a convincersi che il mondo fisico è un’emanazione della divinità. Ma è a partire dal 1745 circa che il
mutamento di rotta nella vita di Swedenborg diventa ancor più radicale, e nella sua esistenza si apre una
terza fase, che risulterà caratterizzata da fenomeni ed eventi eccezionali e per certi versi inquietanti, dei
quali egli stesso ci informa attraverso l’opera Diario dei sogni.

Tutto, infatti, inizia proprio con una lunghissima serie di sogni e di visioni, in cui si mescolano erotismo e
religione, tentazioni terribili e rassicuranti incontri con il divino, che convincono il Nostro di essere il
destinatario di una vocazione e di una missione particolari. Lasciato il posto di lavoro presso il Collegio
delle miniere di Stoccolma, Swedenborg comincia allora a dedicarsi a quello che pensa essere il suo
nuovo compito, ovvero a trasmettere una rivelazione relativa alla corrispondenza fra Antico e Nuovo
Testamento e alle meraviglie del Cielo e dell’inferno, cosa che egli ritiene di fare negli otto volumi
dell’opera Arcana Coelestia, da lui considerata frutto di ispirazione divina e finalizzata, come molte altre
scritte successivamente, a un profondo rinnovamento del cristianesimo.

Certo di vivere nell’imminenza della fine del mondo, egli si comporta come un profeta mandato a
rivelare la verità ultima all’umanità, una verità di cui fanno parte contenuti davvero singolari: la
corrispondenza fra mondo naturale e mondo spirituale, nel primo dei quali l’uomo vive con il corpo e
con la mente, mentre abita il secondo con gli affetti e il subconscio; la certezza che la morte è la
continuazione della vita; la convinzione dell’eternità del matrimonio, che per lui, peraltro mai sposatosi,
è la fonte della felicità piena e la metafora centrale mediante la quale è possibile spiegare sia la realtà
divina, perfetta unione di amore e saggezza, sia il destino del marito e della moglie, che diventeranno
come un unico angelo agli occhi del Signore.

Nel nome di questo scienziato, pioniere delle neuroscienze, consigliere reale e membro della Dieta
svedese, amico del grande naturalista Linneo, mistico, visionario e profeta, venne fondata una nuova
Chiesa divisa in varie organizzazioni, alcune ancora oggi assai vitali e in fase di espansione; a questo
riguardo, non è difficile cogliere nella religione swedenborgiana la presenza di elementi tipici dello
spiritismo, della New Age e della stessa psicoanalisi, cioè di dottrine che hanno conosciuto e continuano
a conoscere un grande successo.

Jane Williams-Hogan, Swedenborg e le Chiese swedenborgiane

Elledici, Leumann (Torino) 2004, pp. 136, Euro 9,00, ISBN 88-01-02849-0