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Leon Chaitow

I PERICOLI DELLA VACCINAZIONE E LE POSSIBILI ALTERNATIVE


(Ci che ogni genitore dovrebbe sapere)

Titolo originale: "Vaccination and Immunization: Dangers, Delusions and Alternatives (What every parent should know)". Pubblicato per la prima volta in Gran Bretagna nel 1987 da The C.W. Daniel Co. Ltd.). 1989, IPSA EDITORE, Via Giuseppe Crispi, 50, 90145 Palermo.

Traduzione dall'inglese di Alessandra Bertagnolli.

INDICE Ringraziamenti Al lettore Nota importante dellautore CAPITOLO 1: L'immunizzazione un problema? CAPITOLO 2: La sorprendente storia dell'immunizzazione CAPITOLO 3: Immunizzazione e funzione immunitaria attraverso tre esempi: vaccinazione contro tubercolosi, poliomielite e difterite CAPITOLO 4: Rivendicazioni e contestazioni dei successi dell'immunizzazione CAPITOLO 5: Effetti negativi immediati delle tecniche di immunizzazione (sindrome di morte infantile improvvisa e danni al cervello) CAPITOLO 6: I pericoli a lungo termine dell'immunizzazione (leucemia, cancro, sclerosi multipla, eccetera) CAPITOLO 7: Potenziamento del sistema immunitario e alternative all'immunizzazione (omeopatia, fitoterapia, osteoterapia, agopuntura, metodi nutrizionali, ecc.) CAPITOLO 8: Conclusioni e domande Letture consigliate e fonti consultate

RINGRAZIAMENTI Desidero riconoscere il mio grande debito nei riguardi di un certo numero di persone, senza le quali la pubblicazione di questo libro non sarebbe stata possibile. Il mio ringraziamento va: al Dottor Andrew Lockie che mi ha autorizzato a illustrare il suo approccio ai metodi di immunizzazione omeopatica, come pure a utilizzare la sua presentazione delle idee di George Vithoulkas, eminente omeopata greco; a Simon Marlin, direttore del "Journal of Alternative Medicine", per avermi consentito di trarre citazioni dal suo periodico e per avermi indicato altre fonti di informazione; a Jannette Marshall, della redazione di "Here's Health", per il permesso di riprendere brani di testi comparsi per la prima volta nelle pagine di quella che la rivista medica pi conosciuta in Europa. Desidero pure tributare un rispettoso omaggio ai molti ricercatori e scrittori che ho citato nel corso del libro avvalendomi dei loro apporti alla documentazione della storia della vaccinazione. Molta riconoscenza devo a mia moglie Alkimi per aver messo a punto, con garbata dedizione, il mio manoscritto finale, come ha fatto tante volte per altri lavori. Sento infine di dover esprimere in modo particolare la mia gratitudine e insieme la mia ammirazione per l'opera del Dottor Beddow Bayly, dai cui scritti ho ripreso estesi brani specialmente a proposito della vaccinazione antipolio e dell'immunizzazione contro la difterite. Il suo lavoro infaticabile in questo campo ha aiutato tante persone a capire gli errori e la fallacia di molti pretesi dati scientifici. Leon Chaitow, Corf (Grecia), 1986.

AL LETTORE Questo libro stato scritto con uno scopo ben preciso. Vale a dire per informare tutte le persone interessate a questi temi e in particolare i genitori di bambini piccoli sui pericoli conosciuti e possibili delle tecniche di vaccinazione e di immunizzazione, alle quali essi sono tenuti a sottoporre i loro figli. La casistica medica dice che queste tecniche costituiscono delle misure di protezione relativamente sicure. Ma i fatti non lo confermano, e questo un pesante elemento a sfavore. In realt, la protezione risulta essere parziale. Ci sono rischi immediati non ipotetici, e in alcuni casi si tratta di rischi potenzialmente letali. In pi, a lungo termine, si sta scoprendo che quelle tecniche rappresentano consistenti fattori di rischio di malattie degenerative gravi. Esistono alternative: soprattutto c' quella che consiste in un'ottima alimentazione e in una buona igiene. Ai genitori si suggerisce di prendere atto dell'evidenza, di attenersi ai fatti e di maturare le proprie scelte discutendo con consulenti sanitari di fiducia, anzich accettare supinamente le opinioni unilaterali della corporazione dei medici. La maggior parte delle prove contro l'efficacia e la sicurezza dei processi di immunizzazione del resto di provenienza medica, e i principali oppositori a questi metodi sono medici, donne e uomini, che ne sono rimasti delusi. I pericoli spesso non sono affatto trascurabili: quelle tecniche hanno il potenziale effetto di alterare negativamente il ciclo vitale di un bambino. Ai vantaggi in termini di protezione si contrappongono, sull'altro piatto della bilancia, conseguenze di segno opposto, e una decisione in materia e bene che sia presa da persone informate, piuttosto che da gente ignara dei pericoli e influenzata dal peso dell'autorit e dalle pressioni ufficiali. Nel Regno Unito le vaccinazioni non sono obbligatorie, e la scelta sar tanto pi libera quanto pi basata su una conoscenza esauriente del problema. I genitori che si prendono la responsabilit di non fare immunizzare i propri figli sono tenuti ad assumere nello stesso tempo la responsabilit di curarne in modo particolare la dieta e di sostenerne il benessere in una misura tale da migliorare il loro stato di salute e da renderli pi capaci di resistere alle infezioni o pi capaci, se le dovessero prendere di affrontarle senza conseguenze troppo gravi.

NOTA IMPORTANTE DELL'AUTORE Le conclusioni di questo libro sono che in misura pi o meno grande le tecniche correnti di immunizzazione contro determinate malattie hanno certo qualche concreta efficacia positiva in termini di protezione, per molte comportano anche dei pericoli sia a breve sia a lungo termine, cosa che conferisce loro un carattere profondamente problematico. Chiunque, per s o per i propri figli, decida di rifiutare il ricorso a tecniche immunizzanti deve essere pienamente conscio delle conseguenze che ne derivano. I genitori che accettano le responsabilit derivanti dal rifiuto di far immunizzare i figli sono tenuti ad assumere la responsabilit di curarne in modo particolare la dieta e di sostenerne il benessere in una misura tale da assicurare loro una maggiore resistenza alle infezioni e la possibilit, se dovessero prenderle, di affrontarle senza conseguenze troppo gravi. Affermare semplicemente che l'immunizzazione non sicura o che non offre la protezione asserita non serve, se non ci si assume la responsabilit di un'azione positiva. I vari aspetti di tale azione sono delineati nel capitolo 7. Questo libro non intende asserire che voi non dovete immunizzare il vostro bambino ma piuttosto che, se decidete di seguire il parere medico corrente in questa materia, dovete essere consapevoli dei connessi potenziali pericoli. Se decidete contro l'immunizzazione, bisogna che lo facciate dopo aver acquisito una completa cognizione dei fatti. Se invece vi risolvete per l'immunizzazione, allora occorre accompagnare quest'intervento con un rafforzamento della salute da raggiungere attraverso una nutrizione ottimale - il quale sia in grado di limitare quanto pi possibile i rischi di cui si parla nel nostro testo. Leon Chaitow.

Capitolo 1 L'IMMUNIZZAZIONE E' UN PROBLEMA?

La maggior parte della gente vive nella convinzione che l'immunizzazione sia una procedura scientifica sicura, che preserva dalle malattie e salvaguarda la salute: il messaggio che ha assorbito dalle autorit, dalla medicina ufficiale e dai media. Ma i fatti lo contraddicono. In realt, molto di ci che preso per ovvio e che viene accettato come se fosse di l da ogni ragionevole dubbio pu al contrario, se sottoposto ad un esame pi rigoroso, rivelarsi meno che valido. Esistono le prove che molte immunizzazioni non sono senza pericolo nel breve termine, che esse offrono una protezione assai minore di quanto si possa credere, e che gli effetti a lungo termine di certe forme di immunizzazione possono costituire un'insidia per la salute. La storia della vaccinazione e quella dell'immunizzazione fatta di altisonanti rivendicazioni, accompagnate da successi apparenti e da massicci e tragici fallimenti, ed fatta anche di manipolazioni delle risultanze effettive. Le ragioni di tutto questo sono connesse con il meglio e il peggio della natura umana, come pure con la miopia professionale e con la riluttanza a mettere in discussione verit generalmente sostenute. La fondatezza di queste nostre asserzioni verr dimostrata pi avanti, e il lettore sar messo in grado di farsi un'opinione autonoma su basi oggettive. Molte delle riflessioni che stanno a monte dell'idea di dare protezione tramite l'immunizzazione derivano da un certo concetto filosofico dell'origine della malattia che di per se stesso appare discutibile. Si tratta di un concetto che non aiuta affatto, ma anzi impedisce una corretta comprensione degli innati meccanismi del nostro corpo e della loro spontanea autoregolazione. La capacit del corpo di proteggere se stesso contro le infezioni naturalmente collegata allo stato fisico generale. Cos, argomentazioni che hanno senso se avanzate con riferimento a bambini di una societ sviluppata, dotati di un accettabile livello di salute, possono rivelarsi prive di senso in relazione a bambini malnutriti di un paese sottosviluppato. I pericoli dell'immunizzazione variano molto in questi due opposti contesti e, come si pu intuire, esiste un'ampia gamma di variazioni fra i due estremi in entrambi gli scenari. Alcuni esempi di quali variazioni si riscontrino saranno dati nei capitoli seguenti. La conclusione cui pervenuto l'autore di questo libro che per raggiungere salute e protezione ci sono strade migliori. Il lettore potr trarre alla fine la sua. Con il punto di vista espresso in questo libro si vuol chiamare in causa la tecnica di immunizzazione cos come viene attualmente portata avanti. Ci si avvarr delle testimonianze di molti scienziati e medici che sono giunti, essi stessi, a mettere in discussione l'uno o l'altro aspetto delle tecniche cos energicamente impiegate dalla medicina istituzionale e dagli enti governativi preposti alla tutela della salute pubblica. Nell'esporre i punti deboli e i pericoli dell'immunizzazione sar necessario: guardare alla storia delle tecniche coinvolte (capitolo 2); esaminare i presupposti logici dei metodi usati (capitolo 3); sottoporre a verifica, pi da vicino, la conclamata efficacia del metodo dell'immunizzazione nei confronti di determinate aree di malattia (capitolo 4); valutare la terribile insidia a lungo termine di malattie non superabili, che si possono considerare collegate alle tecniche usate (capitolo 5); considerare con cura le prove relative a effetti collaterali nel breve termine (capitolo 6); e mettere in discussione le reiterate asserzioni di natura propagandistica circa la supposta auspicabilit, efficacia
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e sicurezza dell'immunizzazione che, specialmente per quanto concerne i bambini, ha spesso carattere obbligatorio (capitolo 7). Intrapreso l'esame di questi problemi, sar inoltre opportuno, dati i pericoli che ne derivano per la salute, pensare a tecniche di protezione pi sicure, alternative. E alternative all'immunizzazione esistono, meritevoli di considerazione da parte dei genitori come pure da parte delle persone cui pu succedere di doversi sottoporre, per qualche ragione, all'immunizzazione. Nella sua opera pi importante, "Medical Nemesis" [Nemesi medica, 1975], Ivan Illich, il grande scrittore che ha combattuto contro tanti pregiudizi, ha affermato: Lo studio e l'evoluzione di determinate malattie forniscono la prova che, negli ultimi cent'anni, i medici non hanno colpito queste malattie pi duramente di quanto non l'abbiano fatto i preti in tempi pi antichi. Le epidemie andavano e venivano, esecrate dagli uni come dagli altri e non ostacolate da nessuno. Esse non sono state modificate dai rituali seguiti nelle cliniche mediche pi di quanto non siano state intaccate dagli esorcismi cui si ricorreva nei santuari religiosi. Giustamente Illich punta il dito sulle tendenze dell'ambiente come determinanti primari dello stato generale di salute di una popolazione, dove cibo, igiene, condizioni di lavoro, alloggio, eccetera sono i fattori che pi incidono, dopo le tendenze ereditarie. Sar compito di questo libro convincere il lettore della veridicit di tali affermazioni, in modo da ingenerare, se non altro, un certo atteggiamento critico verso l'immunizzazione, che oggi pratica largamente quanto supinamente accettata, mentre in realt non offre ai destinatari una protezione davvero qualificata. Tutti coloro che desiderano proteggere se stessi e i propri figli, e che non hanno difficolt ad assumersi un largo margine di responsabilit, saranno indotti a ricercare alternative pi sicure. Non dovete interpretare quanto stiamo dicendo come un invito a non immunizzare i vostri figli e voi stessi. Semplicemente, dovrebbe essere messa in dubbio la validit di molte asserzioni fatte a proposito di questi metodi e si dovrebbe dare una valutazione giusta dei rischi che vi sono connessi, come pure delle reali probabilit di potenziali benefici. Insomma, discutendo sui molti aspetti dell'immunizzazione, cercheremo di sollevare il velo delle mezze verit e delle affermazioni propagandistiche diffuse in modo insistente nell'ultimo secolo. Dobbiamo chiederci con molta franchezza se l'immunizzazione sicura, se protegge dalle malattie, se i pericoli di effetti secondari valgono il rischio, e quali sono i legami fra queste tecniche e certe malattie croniche negli anni successivi. In breve, dobbiamo interrogarci sulla validit dei concetti che stanno a monte delle tecniche, e dobbiamo anche prendere in esame queste, considerando inoltre gli effetti collaterali di ciascuna, nel lungo come nel breve periodo, rispetto ai promessi benefici. Se i dati effettivi saranno esaminati con mente serena, allora forse molti pareri, a lungo mantenuti, cambieranno, e ci sar la speranza che le tecniche e le idee mediche cambino a loro volta. Prenderemo anzitutto in considerazione l'affascinante e complessa storia dell'immunizzazione.

Capitolo 2 LA SORPRENDENTE STORIA DELL'IMMUNIZZAZIONE

La storia dell'immunizzazione ha le sue origini nella ricerca, cominciata in un tempo molto lontano, di un mezzo per ridurre i rischi di contrarre il vaiolo. Edward Jenner di solito indicato come il padre del vaccino contro il vaiolo, ma la verit che, vari secoli prima dei suoi tentativi di prevenire questa malattia usando liquido tratto da una pustola vaccinica, erano gi state adottate tecniche che costituiscono un antefatto delle sue idee. I sacerdoti druidi nell'antica Britannia e in Germania come possibile mezzo protettivo dal morbo avevano usato, diluendolo, l'essudato isopatico di ammalati di vaiolo (H. Lindlahr, "Philosophy of Natural Therapeutics", 1918). Nel Rinascimento, la tecnica conosciuta con il nome di isopatia, che cercava di curare ogni malattia usando i suoi stessi prodotti, come pus, essudato, eccetera, era insegnata in maniera specifica dal grande genio medico del tempo, Paracelso. Lo storico Le Duc riferisce di metodi similari, impiegati a Costantinopoli nell'anno 1672 da un'anziana donna circassa. La donna avrebbe inciso una croce nella carne di chi ricorreva a lei, mettendo poi sulla ferita essudato di un malato vaioloso con l'assicurazione che si trattava di una misura di prevenzione infallibile. Fra le altre cure prescritte, troviamo la continua preghiera, l'astinenza dalla carne e il digiuno di quaranta giorni. E' verosimile che il digiuno avesse particolare effetto benefico sulla salute dell'individuo. Deve essere ricordato che,a quei tempi, il vaiolo era largamente diffuso in Europa e che tecniche di autoinoculazione affini a quella sopra descritta erano praticate in tutti i paesi. Tuttavia, l'organizzazione sistematica della vaccinazione antivaiolosa fu il risultato dell'opera di Jenner. Di professione era barbiere e pedicure. Suo unico lampo di genio fu, secondo Bernard Shaw (Lettera a "The Nation", 3 febbraio 1923), l'aver acquisito da un fattore di nome Jesty l'idea che l'esposizione ad una malattia delle mucche, il vaiolo bovino, potesse proteggere un soggetto dal vaiolo. In realt la storia pi complessa perch Jenner, essendosi convinto che mungitori e mungitrici a contatto con il vaiolo bovino non erano poi cos protetti come asseriva Jesty, pens che tale protezione poteva invece essere ottenuta attraverso i cavalli che, a loro volta, avevano infettato le mucche. Conseguentemente procedette ad inoculare negli individui un vaccino tratto da cavalli infetti. La sua pratica colp la fantasia popolare del tempo e il parlamento inglese riconoscente stanzi a suo favore 30.000 sterline. Egli dichiarava che, una volta vaccinati con successo, non si correva pi alcun rischio di contrarre il vaiolo e, per quanto aumentassero le prove del contrario, le sue dichiarazioni erano largamente accettate. Pi tardi divent pratica comune, in Europa occidentale, vaccinare i bambini per mezzo della pustola vaccinica. Ma alla fine, nella seconda met del diciannovesimo secolo, si verificarono devastanti epidemie di vaiolo e la circostanza indusse a mettere fuori legge le tecniche sostenute da Jenner. Lindlahr afferma che: Negli anni 1870-71 il vaiolo era in ascesa in Germania. Le persone che contrassero la malattia furono pi di un milione e 120000 ne morirono. Il 96% di queste era stato vaccinalo e solo il 4% non era stato cos protetto. Anzi la maggior parte delle vittime era stata vaccinata, almeno una volta, poco prima di contrarre la malattia. Bismark, il cancelliere tedesco, mand ai diversi stati tedeschi una nota nella quale si affermava che numerose malattie eczematose erano il risultato della
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vaccinazione e che le speranze riposte nell'efficacia del virus del vaiolo bovino per la prevenzione del vaiolo si erano rivelate del lutto ingannevoli. G. Bernard Shaw scrisse in "The Nation" (3 febbraio 1923): Quando risult assolutamente innegabile che la vaccinazione non salvaguardava la vita, si ripieg sull'affermazione che il suo effetto aveva una durata di sette anni (sette un numero magico) e la vaccinazione in molti casi fu resa obbligatoria, per esempio per le persone impegnate nei servizi pubblici e per quelle che volessero attraversare le frontiere senza sottostare a quarantene. Il termine di sette anni sarebbe potuto diventare di sette mesi o addirittura di sette giorni se la vaccinazione non avesse ricevuto un colpo mortale nel 1871, nel momento in cui la vaccinazione obbligatoria giungeva al suo punto massimo, in corrispondenza della pi terrificante epidemia di vaiolo mai registrata. Questa fu poi seguita da un'altra grande epidemia, nel 1881, durante la quale, a proposito, il sottoscritto, sebbene fosse stato vaccinato, contrasse la malattia. Me la cavai meglio di mio nonno, che prese pure lui la malattia pur essendo stato vaccinato. Fu dopo questi fatti che le autorit cessarono di fare assegnamento soltanto sulla vaccinazione e presero a sostenere l'isolamento come metodo utile a contenere il dilagare delle epidemie. Questa scelta incontr un sorprendente successo e, insieme ai miglioramenti igienici, determin il declino dell'incidenza del vaiolo. Preso atto dello spaventoso fallimento della vaccinazione forzata nel prevenire ricorrenti scoppi di epidemie che colpivano tanto la popolazione "protetta" quanto quella non protetta, l'obbligatoriet fu infine revocata. Nonostante ci e nonostante altri casi nei quali la vaccinazione fall completamente nella protezione della popolazione, e a dispetto di effetti collaterali sempre pi violenti, i suoi propugnatori continuarono i loro tentativi di giustificare l'uso di questa tecnica asserendo che, durante il periodo della sua obbligatoriet, la malattia, in Europa, era complessivamente regredita. Se il suo declino poteva davvero essere correlato all'uso del vaccino, allora tutto il resto non contava: il vantaggio, per quanto non definitivo, di fasi di bassa incidenza controbilanciava e anzi ripagava dei periodici insuccessi e incoraggiava, in conclusione, a proseguire sulla strada intrapresa. Il fatto che non poteva essere attribuito alle vaccinazioni il merito del declino del vaiolo. La sua diffusione era diminuita in Europa, questa la verit, tanto dove si era ricorsi alla vaccinazione quanto dove non si era adottata questa pratica. Si pu al massimo riconoscere che a determinare il fenomeno avevano concorso, in piccola parte, anche le vaccinazioni: come avvenuto per molte altre malattie mortali di quel tempo, quali il colera, il tifo, la tubercolosi, la dissenteria. Ivan Illich ha chiarito questo punto: Le infezioni che prevalevano al principio dell'et industriale fanno capire come la medicina ottenne la sua reputazione. La tubercolosi, per esempio, raggiunse il suo tetto massimo durante due generazioni. A New York il tasso di mortalit, attorno al 1812, era davvero molto alto. Settant'anni dopo, quando Koch ne isol il bacillo, si era abbassato al 37 per mille, per scendere a meno del 18 per mille nel 1910, quando fu aperto il primo sanatorio. La malattia deteneva ancora il secondo posto nelle tabelle di mortalit. Dopo la seconda guerra mondiale, prima che gli antibiotici divenissero di uso comune, la tubercolosi era scesa all'undicesimo posto con un tasso del 4,8 per mille. Allo stesso modo colera, dissenteria e tifo hanno fatto registrare le loro punte massime e sono poi diminuiti del tutto al di fuori del controllo medico. Nel momento in cui la loro eziologia veniva compresa e la loro terapia diventava specifica, queste malattie avevano perso molto della loro rilevanza. I tassi di mortalit per scarlattina, difterite, pertosse e morbillo relativamente a
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bambini fino ai 15 anni, rilevati fra il 1860 e il 1965, sono diminuiti per il 90% del totale prima dell'introduzione degli antibiotici e della larga diffusione dell'immunizzazione contro la difterite. La spiegazione della diminuzione potrebbe essere ricercata in un'alterata virulenza degli stessi microrganismi, come pure in un miglioramento dell'igiene e delle abitazioni, e soprattutto in una maggiore resistenza alle malattie dovuta a una migliore alimentazione. La storia naturale del vaiolo e quella di molte delle principali malattie infettive del passato hanno seguito schemi simili, e questo non tanto in relazione all'immunizzazione quanto alle migliorate condizioni nutrizionali e ambientali della popolazione. Ne deriva una chiara e basilare indicazione per quanto riguarda il punto su cui concentrarsi se si vuole accrescere la nostra capacit di controllo di queste malattie. IL PAZIENTE E IL SUO SISTEMA IMMUNITARIO COSTITUISCONO IL PUNTO CENTRALE DA CONSIDERARE. Alcuni pensano che il miglior modo per rinforzare le funzioni immunitarie stia nell'esporre l'organismo ad agenti infettanti attenuati o modificati, cio a immunizzazione e vaccinazione. Altri, invece, ritengono che il sistema di difesa deve essere reso pi forte operando sulle condizioni nutrizionali e ambientali. Se la protezione fosse ottenibile attraverso l'immunizzazione con rischi relativamente piccoli, come vorrebbero farci credere, allora potrebbe essere discussa serenamente in uno spassionato dibattito. Da quando per stato dimostrato che l'immunizzazione porta come conseguenza rischi nel breve e nel lungo termine, offrendo in cambio solo una protezione incerta, si anche reso necessario un ripensamento a proposito dell'intero discorso dell'immunizzazione di massa. La tecnica sostenuta da Jenner fallita miseramente nel diciannovesimo secolo e ha portato, alla fine, al collasso del programma di vaccinazione obbligatoria. E' stato Pasteur con la sua abilit e il suo genio per le pubbliche relazioni, a rilanciare l'idea e la metodologia dell'immunizzazione tramite vaccinazione. I risultati raggiunti in pubbliche dimostrazioni da Pasteur hanno in certo modo messo in ancor pi chiara luce il fatto che ci si imbatte in gravi difficolt quando si tenta di valutare la desiderabilit o meno di quelle tecniche. Pu effettivamente essere che la vaccinazione potenzi in un certo grado, nell'individuo, la protezione contro particolari microrganismi, (e, pi avanti nel libro, prenderemo in considerazione i meccanismi coinvolti in questo processo): ma, e si tratta di un ma enorme, quali sono le ripercussioni delle tecniche in questione, nel breve e nel lungo termine? Qui sta il nocciolo della questione: non si afferma che l'immunizzazione non abbia, qualche volta, almeno un effetto desiderabile, ma va sottolineato che un simile parziale beneficio pu avere per la salute un costo inaccettabile. E l'aspetto pi triste della situazione che i costi non sono riconosciuti poich, spesso, non si manifestano per molti anni e quando lo fanno, non sempre facile vedere il collegamento. Per fortuna recenti ricerche mediche hanno dimostrato che i pericoli a lungo termine, ipotizzati per la salute come conseguenza della vaccinazione e dell'immunizzazione, non sono delle fantasie, e sono anzi degni della massima attenzione. Se fosse provato che, per esempio, la protezione contro una comune malattia dell'infanzia, come il morbillo, comporta rischi maggiori di contrarre, in et adulta, qualcosa come la sclerosi multipla, quanti genitori sarebbero ancora d'accordo con il consiglio di immunizzare i figli e non si fermerebbero per la preoccupazione di esporli a un futuro pericolo? Se fosse dimostrato che i rischi a breve termine dell'immunizzazione contro la spiacevole, ma raramente grave, pertosse coinvolgono un serio, seppure piccolo, pericolo di danni al cervello e di epilessia, quanti genitori
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accetterebbero il rischio? In ambedue gli esempi la risposta che, se fosse stabilito il collegamento fra queste terribili conseguenze e la vaccinazione, quest'ultima troverebbe ben poche persone disposte a farvi ricorso. E questo sarebbe doppiamente vero se i rischi annessi al morbillo o alla pertosse risultassero minimi quando lo stato di salute generale del bambino sufficientemente buono grazie ad una giusta alimentazione, all'igiene, eccetera. Il fatto che tutte le conseguenze sopra menzionate non sono soltanto possibili ma anche probabili, mentre i pericoli derivanti dalle malattie dell'infanzia sono minimi, se si adottano le misure sanitarie di base. Il rischio di gravi danni al cervello in seguito a vaccinazione antipertosse viceversa reale. Qualcosa di analogo si dovrebbe dire per l'uso di vaccini del tipo di quello contro il morbillo. C' il rischio di malattie croniche degenerative a lungo termine: e questo fatto costituisce soltanto, come si suol dire, la punta dell'iceberg. Se pu essere dimostrato che una forte reazione al vaccino antipertosse produce danni al cervello (vedi capitolo 5), quale gamma di reazioni minori si trova tra questo grave effetto collaterale e l'effetto minimo accertabile in altri casi? In alcuni bambini potrebbero risultarne solo cambiamenti di comportamento di scarso rilievo, ma in altri si potrebbe notare un reale declino della salute. Non esiste, insomma, in queste reazioni, una situazione del tipo tutto o niente. Gli effetti collaterali non sono necessariamente soltanto i pi gravi, cio quelli che si evidenziano in modo pi drammatico: ci sar una miriade di quelli minori, che condizioner fortemente negli anni successivi e forse per tutta la vita il comportamento del bambino. Nel nostro tentativo di comprendere in maniera accettabile cosa in gioco in quest'area dell'intervento sanitario dobbiamo tenere a mente che le prove, per ora, riguardano gli effetti collaterali gravi e ovvi, ma che questi sono solo una piccola percentuale di tutti gli effetti prodotti sulla popolazione in genere quando, e sia pure con le migliori intenzioni, si aggredisce il sistema immunitario dei bambini con sostanze altamente tossiche.

PASTEUR E LA SUA EREDITA' Come molti innovatori della scienza medica, Louis Pasteur non era un medico ma un chimico ricercatore. Poich sulla sua probit sono stati avanzati dubbi, evidente che il suo posto nella storia della medicina richiede un riesame. Il punto che alcune sue grandi scoperte sono state attribuite a uno scienziato a lui contemporaneo, il Professor Antoine Bchamp. Il Dottor Archie Kalokerinos e il Dottor Glen Dettmann hanno riassunto la controversia nei termini seguenti (Seminario dell'Accademia internazionale di Medicina preventiva, Phoenix Arizona, 28 agosto 1977): La medicina moderna basata sulla teoria germinale della malattia formulata da Pasteur: a causare una malattia specifica un organismo specifico e sar uno specifico vaccino a dare protezione. Ombre di dubbio furono gettate sulla validit di questo dogma quando alcuni bambini aborigeni, cui era stato somministrato il vaccino, non avendone ricevuto protezione, morirono (vedi capitolo 5). Presto si cap che in certe circostanze, per varie ragioni, i soggetti diventano suscettibili di contrarre malattie, e che i germi non fanno altro che approfittare di questo stato di ricettivit. Il fatto di vaccinare soggetti suscettibili non li rende necessariamente immuni; pu anzi avere l'effetto
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opposto. Luce ancora maggiore venne gettata sul problema quando fu scoperto che Pasteur plagiava l'opera del grande scienziato contemporaneo Bchamp. Secondo questo acuto osservatore, la base della vita non la cellula bens un gene vivente che egli chiam microzima. I microzimi possono evolvere con il mutare dell'ambiente e diventare virus o batteri, nocivi o innocui. E sebbene virus apparentemente specifici possano riprodursi come organismi simili, questo vero soltanto se esistono certe specifiche condizioni ambientali. In condizioni diverse, pu aver luogo un'evoluzione verso altri tipi di virus e batteri. Allo stesso modo un'infezione pu essere esogena o endogena, prendendo origine da un processo di evoluzione del microzima. Si spiega allora la limitatezza dei vaccini e si comprende, invece, l'importanza delle condizioni nutritive della cellula. Tuttavia il semplice etichettare Pasteur come plagiario non agevola molto la nostra comprensione della complessit dell'immunizzazione. Nelle pagine seguenti la nostra attenzione sar rivolta a Pasteur e ai suoi continuatori come pure a certe polemiche sulle teorie derivate dai suoi studi e dalle sue ricerche, polemiche impresse in maniera indelebile nella storia del pensiero umano del ventesimo secolo. Pasteur era un chimico che aveva cominciato lavorando nel campo della cristallografia. Nel corso dei suoi studi sulle variazioni nella struttura dei cristalli, e mentre lavorava per isolarne le varie combinazioni, aveva notato che particolari microrganismi potevano riconoscere specifiche variazioni nelle molecole, e potevano essere utilizzati nei suoi esperimenti. In seguito gli fu richiesto di tentare di scoprire le ragioni dei processi di deterioramento del vino, della birra e di altre bevande che a volte inacidivano o fermentavano, con gli intuibili grossi danni commerciali, mentre in altre occasioni, in circostanze apparentemente identiche, non succedeva nulla di tutto questo. La sua prima ricerca in questo ambito fu svolta a proposito del latte, e lo port alla conclusione che specifici microrganismi erano responsabili del suo inacidimento. Egli per non riusc a separare questi ultimi dal latte. Con l'andare degli anni, egli studi vino, birra, aceto, burro e i fenomeni della fermentazione e dell'inacidimento. La sua conclusione fu che i cambiamenti che si producevano in questa sostanza andavano collegati all'azione di microrganismi che vi erano contenuti. Dimostr che i microrganismi presenti nel latte acido erano diversi da quelli del vino fermentato e che, se si verificavano dei cambiamenti anomali, dovevano essere presenti e attivi altri microbi. Questa linea di ricerca fu estesa dallo scienziato britannico Joseph Lister, il quale dimostr che le ferite, se mantenute sterili, non sarebbero diventate infette da sole, e introdusse nelle operazioni chirurgiche l'impiego di un disinfettante come l'acido fenico. In quel medesimo tempo, Pasteur ampli la sua ricerca fino a includere un certo numero di malattie animali e umane. Egli era arrivato alla conclusione che doveva esistere un microrganismo specifico per ogni forma di malattia infettiva e che, isolandolo, si faceva il primo passo verso la protezione dai suoi effetti, a condizione di riutilizzare le vecchie idee di Jenner. I microrganismi che Pasteur cercava erano, a suo parere, agenti esterni rispetto al ricevente: vivevano nell'ambiente e, dall'esterno, infettavano il corpo di uomini e animali. L'opera del suo illustre contemporaneo Bchamp suggeriva il contrario. Bchamp, infatti, credeva nello spontaneo sviluppo di microrganismi nelle cellule, a partire da quelli che aveva chiamato i microzimi. Bchamp sosteneva che queste particelle minime erano in grado, in condizioni appropriate, di evolversi in entit batteriche e virali. In questo modo, l'ipotesi di una sorgente
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esterna dell'infezione veniva a essere negata proprio dallo stesso uomo dal quale Pasteur aveva "preso a prestito" la scoperta dei processi di fermentazione del vino. Bchamp stesso, nel suo libro "The blood and its Elements" [Il sangue e i suoi elementi] (1912) afferm quanto segue: Nel 1872 Pasteur tent il suo plagio pi sfacciato. Scopr all'improvviso, otto anni dopo la mia scoperta, che i fermenti che provocano la fermentazione del vino sono presenti gi negli acini. Scopr, conseguentemente, che anche vegetali e animali contengono gi all'origine le cose che spontaneamente, indipendentemente dai germi, causano l'alterazione delle loro cellule. Secondo le teorie di Bchamp, i microzimi devono essere considerati le pi piccole forme di vita. Le cellule sono entit labili. Esse sono costituite da microzimi fisiologicamente indistruttibili. Si resta affascinati quando ci si rende conto che Bchamp ha descritto il processo con cui i microzimi si moltiplicano per formare una spirale di materia genetica (D.N.A.) alla fine del diciannovesimo secolo e senza l'aiuto di raggi X o di microscopi elettronici. Nel libro citato (pagina 296) egli nota che l'unione dei microzimi disegna una figura a 8, d luogo a una formazione a doppia spirale. Egli si serviva di ingegnosi metodi di vista rinforzata che gli permisero di vedere ci che fu descritto estesamente soltanto negli anni '60 da Wilkins, Watson e Crick, vincitori del premio Nobel, i quali si avvalsero della rifrazione a raggi X. Il metodo di Bchamp utilizzava una luce polarizzata, prodotta da un prisma di Nicol che vibrava su un piano e che veniva poi, a sua volta, esaminato attraverso un secondo prisma. Una volta accettata la presenza probabile nel corpo di una vasta massa di materia genetica detta microzima o D.N.A., si pu cominciare a comprendere l'origine delle particelle virali. Come vengono descritti nella rivista "Time" (3 novembre 1986), i virus ricordano molto i microzimi di Bchamp: Essi sono dei modelli di minimalismo biologico, consistenti in un semplice nucleo di materia genetica - siano essi molecole D.N.A. o R.N.A. - e in un involucro protettivo fatto di proteine. Il virus privo di una struttura cellulare, a differenza di tutte le altre forme di vita come noi le conosciamo. "Time" continua cos: A differenza delle vere forme di vita, esso non necessita di nutrimento e non pu metabolizzarlo, non cresce e non pu replicarsi senza l'aiuto del suo ospite. Se si mette un virus in una provetta, non far niente. Non capace nemmeno di fare copie di se stesso. Bchamp affermava: La cellula non l'elemento istogenetico permanente. Dato che la sua esistenza transitoria, essa non pu essere ritenuta l'unit di vita. Pi fondamentale della cellula il microzima; esso un suo componente e rimane in vita quando la cellula distrutta. E' l'elemento primordiale organizzato. In presenza di un virus esogeno, cio il cui materiale genetico si sia integrato in quello della cellula, il microzima pu divenire patogeno, cio capace di causare malattie. E il suo carattere patogeno pu essere prodotto tanto dall'interno del corpo quanto da fonte esterna (vedi capitolo 6, per le moderne prove della teoria di Bchamp). Esiste una perenne controversia fra i sostenitori della teoria esternista e quelli della teoria internista della genesi dell'infezione. In particolare, fra i primi rientra la maggioranza di coloro che lavorano alla medicina moderna, ma c' ancora una grossa corrente d'opinione che sostiene che il punto di vista di Bchamp pi vicino alla realt. E cos ci
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sono due ipotesi del tutto diverse sull'origine degli organismi infettivi che, dopo tutto, costituiscono il principale interesse dell'immunizzazione. Pu darsi che, per quanto riguarda le origini di tali microrganismi, ci sia verit sia nella teoria esternista sia in quella internista, poich tutte e due le ipotesi sono argomentate dai loro rispettivi enunciatori con gran forza e logica. Dal punto di vista di coloro che si oppongono alle tecniche di immunizzazione, l'opera di Bchamp appare enfatizzare l'importanza della salute del corpo, la vitalit del sistema immunitario e, pertanto, la naturale resistenza alle malattie. Questo sembra essere assai pi che un concetto filosofico e un'area di diversit di opinione rispetto a chi vorrebbe proteggere il corpo dagli attacchi di questo o quel microrganismo stimolando le difese del corpo con l'aiuto di forme attenuate degli stessi microrganismi coinvolti nella specifica infezione (o di altri prodotti secondari del processo infettivo). Si tratta di una diversit di opinione essenziale, che sta a fondamento delle alternative alle tecniche di immunizzazione standard. Quali che siano gli inconvenienti della vaccinazione e dell'immunizzazione, a breve e a lungo termine, e ve ne sono molti come si vedr, ogni discorso contro l'uso di queste tecniche cade se non c'e una possibile alternativa. E ci si deve anche rendere conto che, nonostante le argomentazioni "scientifiche" in appoggio alle tecniche generalmente accettate, esiste un'obiezione di base al loro uso, dato che risultano fondate su una metodologia e su presupposti incerti. In altre parole, i cattivi risultati dell'immunizzazione sono inevitabili perch derivano da un'impostazione che non resiste a un esame razionale e che potrebbe trovare forse applicabilit nelle condizioni sterili di un laboratorio ma assai meno nella pratica della vita quotidiana. E' incontestabile che le infezioni possano risultare da batteri provenienti dall'esterno, ma il fatto che esse possano scoppiare anche spontaneamente, in un corpo le cui funzioni siano compromesse quanto basta, indicato con pesante evidenza dalla gamma di infezioni virali esistenti e dal fatto che questi virus e molti batteri si trovano anche in soggetti chiaramente in buona salute. L'agente infettante esterno, quale che sia il grado di virulenza, non produrr infezione necessariamente, ma soltanto se il soggetto ospite non in grado di controllare la sua attivit e fornisce un ambiente idoneo al suo propagarsi. Questo viene sempre pi chiaramente notato per quanto riguarda quel moderno flagello che prende il nome di A.I.D.S. Il Dottor Jay Levy, che svolge ricerche sull'A.I.D.S. all'Universit di San Francisco, menzionato sulla rivista "Time" (3 novembre 1986, pagina 46) per aver detto che il virus dell'A.I.D.S. non fa s che un soggetto contragga necessariamente la malattia. Altre infezioni, l'uso della droga, un'alimentazione povera, stress e mancanza di sonno causerebbero un probabile indebolimento del sistema immunitario. Egli afferma: Se il sistema immunitario del soggetto non compromesso da tali fattori, credo che esso sar capace di combattere il virus e di non far sviluppare la malattia. Questo pone il problema nella giusta prospettiva. Il soggetto ospite, cio il soggetto infettato e il suo sistema immunitario decidono se l'A.I.D.S., o ogni altra infezione, far presa oppure no. I virus o i batteri giocano il loro ruolo soltanto se loro permesso di farlo. Il Professor Dubos, della Rockfeller University, afferma ("Health Consciousness", ottobre 1986): Virus e batteri, da soli, non sono le cause delle malattie infettive, c' qualcos'altro.

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Il Dottor Kalokerinos e il Dottor Dettmann presentano il problema cos: Responsabili non sono tanto i virus e i batteri quanto ci che causa il loro evolversi in agenti patogeni e infettivi, per esempio il nutrimento della cellula. Il modo in cui si vive diventa, pertanto, importante. Dietro l'A.I.D.S., infatti, piuttosto che lo specifico virus che in realt infetta soltanto una persona sulle dieci che sono state esposte al contagio, ci sono l'abuso di droga, la promiscuit sessuale e abitudini di vita disordinate. La stessa verit fondamentale vale per tutte le infezioni. Quando, nell'analisi di una patologia, si enfatizza il ruolo di un certo microrganismo fino a presentarlo come il fattore primario, si commette per giunta l'errore di non far capire che la sua capacit di nuocere dipende dal buono o cattivo stato fisico generale del ricevente, e si indebolisce il senso di responsabilit delle persone per quanto riguarda il mantenimento della propria salute. Il problema sar meglio discusso nei prossimi capitoli, ma sin d'ora dobbiamo chiedere al lettore di tenere bene a mente i differenti aspetti su cui pongono l'accento le due sopramenzionate scuole di pensiero. L'una dice che noi siamo soggetti ai capricci e alle insidie di creature minuscole che, a meno che non abbiamo una protezione naturale o acquisita, ci faranno ammalare. E dato che una protezione acquisita in modo spontaneo sar sempre, per sua natura, casuale e imprevedibile, secondo la scuola in questione, necessario proteggere i soggetti dagli agenti infettivi per mezzo di un'immunizzazione artificiale (di questo procedimento parleremo pi in l). L'altra scuola dice che ognuno di noi si deve anzitutto preoccupare di mantenersi nel migliore stato di salute possibile. Se potenziamo le nostre resistenze e se ci teniamo lontani da livelli di salute pericolosamente precari, acquisiamo un certo grado di immunit dalle infezioni e al tempo stesso la capacit di farvi fronte se ci capitasse di esserne colpiti. Se non fosse dimostrabile che i meccanismi di difesa del corpo possono essere in effetti positivamente influenzati a questo fine, allora la critica alle tecniche di immunizzazione generalizzate andrebbe considerata alla stregua di un puro discorso accademico privo di rilevanza pratica. Il nocciolo della questione che questo libro tende a chiarire che certo con l'immunizzazione si verificano indubbi mutamenti che danno qualche beneficio, in quanto accrescono la resistenza contro un particolare microrganismo, ma questo beneficio varia in realt molto a seconda che l'individuo sia o non sia costituzionalmente sano e, associati a quell'apparente protezione, si riscontrano poi gravi effetti negativi e pericoli che fanno delle tecniche usate per conseguirla un procedimento molto discutibile. Il grado di influenza negativa sull'individuo varia a seconda del tipo di immunizzazione, ma anche in relazione al fisico e allo stato di salute dell'individuo immunizzato. Gli effetti immediatamente dannosi dell'immunizzazione sono, per certi aspetti, conosciuti. Questi saranno precisati e messi bene in luce. I pericoli a lungo termine sono invece meno conosciuti, ma meritano persino maggiore pubblicit se non altro perch, in termini di potenziali danni all'umanit, le loro conseguenze sono pi pesanti. L'assunto non dunque che l'immunizzazione non funziona affatto, bens che essa agisce in maniera casuale e non sicura. In effetti molti soggetti contraggono ancora le malattie dalle quali si aveva l'intenzione di proteggerli. I rischi concomitanti sono, inoltre, di gran lunga maggiori di quanto sia tollerabile. Ci sono indubbiamente dei soggetti in relazione ai quali accettabile l'idea che si debbano affrontare certi rischi. Quello che non ammissibile che ci sia una campagna sostenuta da un governo per un'immunizzazione di massa, e si respinga arbitrariamente ogni obiezione contro quei metodi. Bisogna dare il primo posto a misure che siano di prevenzione nel vero senso della parola.
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Ci dovrebbe portare come conseguenza al riconoscimento del fatto che fondamentale rafforzare lo stato di salute generale dell'individuo, in modo da permettergli di fronteggiare adeguatamente l'esposizione ad agenti infettivi e di superare senza grossi problemi le infezioni che dovesse capitargli di prendere. In altri termini, alla medicina preventiva dovrebbe interessare fondamentalmente una cosa: che la salute di ogni uomo, donna o bambino, e specialmente di ogni bambino, sia a un livello ottimale. Considerata da questo superiore punto di vista, la pratica di ricorrere all'immunizzazione attraverso l'introduzione di microrganismi attenuati e dei prodotti secondari dell'infezione, nel tentativo di stimolare nel corpo una reazione protettiva, si dimostrer essere una povera seconda scelta, per molte persone. Mettere invece l'accento su igiene e salute, da conseguirsi per mezzo di una ottima alimentazione e di una estrema attenzione ai fattori che sostengono e rafforzano le naturali capacit di difesa del corpo, la scelta pi giusta per la medicina preventiva. Il lascito di Pasteur sembra aver allontanato l'uomo da questa strada. Ci si muove nella direzione opposta. Dobbiamo prendere atto che, per ragioni economiche, per ignoranza e talvolta deliberatamente, molti non seguono i dettami di coloro che puntano su una migliore nutrizione e una maggiore igiene anzich sull'immunizzazione. In certe situazioni, bisogna riconoscerlo, bene che siano disponibili tecniche come quella dell'immunizzazione. Ma se ne dovrebbero conoscere bene gli inconvenienti, e si dovrebbero conoscere anche le alternative da mandare avanti a vantaggio di coloro che possono fare una scelta e, potendolo, la farebbero in questo senso. Prima di tornare a Pasteur e a coloro che vennero dopo di lui, per cogliere meglio l'evoluzione di queste idee e tecniche nel secolo che abbiamo alle spalle, bene dare rilievo al fatto che le tecniche impiegate da lui e dagli altri ricercatori sui quali discuteremo erano avulse da un contesto comune. Lavorare in un laboratorio su un microrganismo in connessione con colture impiegate in umori o animali da esperimento non ha molto a che fare con l'esposizione di un individuo medio nel suo normale ambiente. Il predominio in medicina dell'idea che particolari malattie abbiano cause specifiche ha nascosto alla maggior parte del genere umano il fatto che in molte forme di cattiva salute, e nelle stesse infezioni, operano precedenti multicausali. L'esposizione a microrganismi virulenti e la presenza degli stessi all'interno del corpo non necessariamente causano l'infezione. Questa circostanza non va ascritta a un precedente contatto con quei microrganismi che abbia portato come conseguenza all'acquisizione di una specifica immunit. Il fatto che i soggetti in buona salute, e la definizione di salute richiede qualche chiarimento, per lo pi possono gestire adeguatamente le esposizioni agli agenti infettivi. L'evidente incapacit di microrganismi fortemente nocivi a causare una malattia quando ne manchino le condizioni stata dimostrata in modo bizzarro da pi di un pioniere dell'immunologia. Il Dottor Max von Pettenkofer, luminare nel campo dell'igiene, inger a questo scopo milioni di bacilli patogeni di colera, prelevati da soggetti infetti. Anche Elie Metchnikoff, il grande patologo russo, prov l'esattezza del suo punto di vista ricorrendo allo stesso metodo. Cos fecero pure un certo numero di altri sperimentatori all'inizio del ventesimo secolo. Il peggio che capit loro fu una leggera diarrea, eppure i bacilli attivi del colera furono riscontrati presenti nelle feci. Questo evidenzia la grande differenza fra le condizioni della vita reale e l'opinione che, mettendo assieme un determinato microrganismo e un certo soggetto umano, ne verr fuori una particolare malattia.
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Ren Dubos, scrivendo sull'argomento, ha rilevato che ricercatori come Koch e Pasteur avevano avuto a che fare con situazioni sperimentali artefatte piuttosto che con eventi naturali e che non possibile riprodurre la natura in laboratorio. E' insita nel carattere degli esperimenti una qualche manipolazione e limitazione delle condizioni reali. Poich, in tali circostanze, la natura sar chiamata a fornire risposte a domande escogitate dall'uomo, queste risposte saranno largamente influenzate dalla tipologia delle domande stesse. Sono stati i primi lavori di Pasteur su latte, birra, eccetera a condizionarne il pensiero. Egli sapeva che un particolare germe inacidiva il latte, e che un particolare germe fermentando mutava il succo d'uva in vino e cos questo in aceto. Pensava che, come un barile di birra, il corpo umano fosse alla merc di microrganismi estranei che potevano causare le malattie, allo stesso modo in cui potevano causare la fermentazione del liquido nel barile, fosse esso latte, vino o birra. Quando cercavano di dimostrare che i microrganismi producevano specifiche malattie, Pasteur e i suoi compagni di lavoro non consideravano la possibilit di farlo mostrando come una malattia potesse essere contratta con l'esposizione ad agenti infettivi presenti nell' aria, ma pensavano di arrivarci iniettando nel corpo sostanze tratte da corpi malati. Non riprodussero la vita com' realmente, e questo inficia la validit di tutte le loro scoperte. La rivista medica "The Lancet", nel marzo 1909, comment: Quando un batterio infettivo viene iniettato in un animale accade spesso che esso provochi una malattia che clinicamente non somiglia a quella originaria che produce quello stesso batterio. La risposta, afferm Bchamp, era che la malattia nata da noi e in noi. Cos la protezione contro le malattie pu essere fatta dipendere, secondo questo modo di pensare, da fattori che promuovono la salute nel corpo. Incluse l'igiene e una sana alimentazione. Secondo le parole di uno dei pionieri della cura naturale, Henry Lindlahr, la salute dipende da una vita giusta, cio dal nostro modo di pensare, sentire, respirare, mangiare, bere, far ginnastica, fare il bagno e vestirci, nonch dalla nostra attivit sessuale e da quella sociale che devono porsi in relazione armoniosa con le leggi del nostro essere. E' l'interazione fra l'ospite e il microrganismo a determinare il prodursi e la gravit dell'infezione. Concentrare lo sguardo sull'agente infettivo, prestando solo un'attenzione minima al corpo colpito dall'infezione, un errore che ha portato molta sofferenza al genere umano. Anche nei casi in cui l'immunizzazione efficace errato pensare che la sua capacit protettiva conduca di per s a una migliore salute. L'alimentazione e altri aspetti della vita fisiologica e psicologica dell'uomo sono in assoluto di gran lunga pi importanti del virus o del microbo che in certe condizioni pu scatenare processi devastanti. Pasteur fece la sua ricerca con zelo infaticabile e dedizione. Da un lato era un lavoratore accanito e dall'altro aveva uno speciale fiuto per la pubblicit, e seppe sfruttare fino in fondo tutte e due le qualit. Le sue dimostrazioni riguardo all'efficacia dei suoi vaccini per la prevenzione dell'antrace e il trattamento dell'idrofobia si svolgevano in pubblico ed erano riportate dalla stampa che vi poteva assistere. La drammatica dimostrazione dell'immunizzazione e protezione delle pecore contro quella malattia mortale che l'antrace, ebbe come testimoni centinaia di persone, e la fama di Pasteur crebbe rapidamente. Bisognerebbe notare che in questi esperimenti Pasteur induceva l'antrace negli sfortunati animali iniettando nel loro corpo bacilli virulenti di antrace, ma questo non il modo naturale in cui si trasmette la malattia. La protezione offerta dal suo vaccino era abbastanza reale, perch le pecore vaccinate nel corso della prova sopravvivevano, mentre le altre morivano di una morte penosa. E' per chiaro che l'efficacia della protezione, in questo modo, era dimostrata rispetto a un attacco portato da bacilli iniettati nel sangue ma non nel caso di
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un'infezione contratta in modo spontaneo. Vale anche la pena di sottolineare che, in genere, gli animali selvatici vivono in completa armonia con i batteri infettivi. Negli animali lasciati nel loro habitat naturale malattie serie si manifestano in misura minima o nulla. Come si sa, soltanto quando sono catturati e tenuti in ambienti che non sono i loro, essi possono diventare soggetti alle infezioni. Il rapporto fra un animale libero e qualsiasi batterio che possa essere ritrovato nei suoi tessuti non di pericolo per l'animale stesso. E noi dovremmo soffermarci a esaminare questo aspetto del puzzle. Ovviamente, non andr dimenticato il fatto che anche l'uomo vive in condizioni innaturali ed infatti soggetto, anche lui, a malattie infettive. Ci si deve chiedere se vantaggioso per lui assoggettare il corpo all'introduzione di materie biologiche estranee, aliene, per ottenere una protezione che un corpo sano ha gi. Nel 1885 Pasteur cur una bambina idrofoba e riusc a salvarle la vita. La scrupolosit della sua opera in questo campo indice di una dedizione illimitata alle sue opinioni sulla specificit delle cause delle malattie, cause identificate in microrganismi. Pasteur aveva anche scoperto, in parte casualmente, che utilizzando versioni indebolite o attenuate del microrganismo originariamente virulento, era possibile stimolare il corpo a proteggere se stesso dall'agente infettivo. Molto del lavoro di immunizzazione , ancora oggi, fondato su questa base. Una schiera di scienziati operanti in questo campo affianc Pasteur e ne prosegu l'opera. Dobbiamo ad alcuni di loro la formulazione del pensiero ortodosso corrente in materia immunologica. Tra gli altri da ricordare il batteriologo tedesco Robert Koch. Egli studi il bacillo dell'antrace e fu capace di dimostrare, nel 1878, l'origine batterica delle infezioni delle ferite. Fra i suoi maggiori successi va annoverata la scoperta del bacillo della tubercolosi. La sua opera in questo campo port alla produzione della sostanza derivata da questo bacillo, chiamata tubercolina. Questa, in realt, non ebbe successo nel trattamento della tubercolosi, ma rimasta in uso quale sostanza diagnostica: se iniettata, infatti, sotto la pelle di una persona o di un animale precedentemente esposti al bacillo, provoca un'infiammazione locale. Koch anche conosciuto per il postulato, o legge che dir si voglia, da lui formulato in ordine ai criteri che permettono di considerare un determinato organismo come agente di una particolare malattia. Il postulato di Koch afferma che il microrganismo deve risultare sempre associato con la malattia in questione, e che se pu essere isolato, allevato in coltura e poi inoculato in un animale sano, esso produrr di nuovo la malattia. E, dopo questo, dovrebbe poter essere di nuovo isolato e coltivato prelevandolo dai tessuti lesi dalla malattia. Il difetto di questa in apparenza precisa formula, sta nel fatto che non prende in nessuna considerazione il ricevente. Il Professor G. T. Steward, dell'Universit della Carolina del Nord, ha dimostrato che la risposta individuale all'inoculazione di una quantit standard di microrganismi varia e che, in altri termini, la validit del postulato di Koch limitata, perch su questo meccanismo agiscono tanto le sostanze iniettate quanto le reazioni del ricevente. Il Professor Steward proclama che la legge non tiene conto delle variazioni biologiche e nemmeno delle complesse condizioni che influenzano le infezioni in situazioni naturali. Le condizioni di laboratorio possono essere desiderabili ai fini della tipizzazione, ma non rispecchiano la vita. Le regole di Koch presuppongono che specifici microrganismi, isolati dai molti altri con cui in condizioni normali sono associati, vengano introdotti artificialmente in certi animali da esperimento a ci predisposti, ma questi ancora una volta differiscono marcatamente da animali e uomini in ambienti naturali.
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Messa la cosa in questi termini, gi evidente dove va a parare il pensiero di Steward: viene messa bene in luce l'importanza anche delle condizioni del soggetto e non soltanto dell'agente infettante. E' un tema centrale della medicina preventiva in generale sfavorevole dell'introduzione di sostanze tossiche nell'organismo, introduzione che viene giustificata con la speranza di acquisire un certo grado di protezione, la quale resta in realt problematica. Un'altra delle maggiori figure nella storia dell'immunologia, la cui influenza si fa ancora sentire, quella del batteriologo tedesco Paul Erlich. Egli lavor sull'uso delle sostanze che combattono gli agenti infettivi, come pure sulla definizione delle grandi linee da seguire nella tipizzazione delle tossine batteriche e delle antitossine. Le sue ricerche portarono alla messa a punto di agenti efficaci nella cura della sifilide e di malattie di origine batterica. Fu lui a proporre la teoria che cercava di spiegare che cosa avveniva nel corpo quando un agente infettante o una sostanza tossica entrava in circolo. Dimostr che quando questo accadeva il corpo del ricevente veniva stimolato alla produzione di una sostanza detta anticorpo o antitossina; dopo di che l'organismo era in grado di tollerare una quantit di sostanze tossiche che, inversamente, lo avrebbero ucciso. Lo avrebbero ucciso perch, spiegava Erlich, le cellule del corpo hanno dei recettori sui quali le tossine possono attaccarsi innescando un processo di avvelenamento cellulare. Molecole combinate di recettori e tossine venivano quindi spinte in circolo nel sangue insieme a recettori addizionali prodotti dal corpo in risposta all'offensiva tossica. Tali anticorpi erano in grado di neutralizzare successive invasioni di microbi o di tossine, prima che il corpo potesse esserne danneggiato. Quanto descritto poteva accadere in seguito all'introduzione nell'organismo di un vaccino o di piccole quantit di tossina. Questa teoria originaria, detta della catena laterale, stata notevolmente modificata da studi posteriori. Essa costituisce, comunque, il primo tentativo di spiegare scientificamente l'idea di antigeni e anticorpi. Nel prossimo capitolo ritorneremo con maggiori dettagli sull'argomento. Questi ricercatori e coloro che seguirono il loro insegnamento considerarono di importanza primaria l'identificazione e l'isolamento dell'agente infettante, che si trattasse di un batterio o di qualcos'altro. Usandolo in forma attenuata, oppure utilizzando prodotti secondari del processo infettivo, fu quindi fatto il tentativo di stimolare le difese preventive del corpo contro l'esposizione all'infezione vera e propria. La reazione immediata del pubblico e dei media fu entusiastica. Ecco, finalmente, una risposta per la miriade di mali cui l'uomo andava soggetto e che la scienza poteva adesso cominciare a curare. L'apparente successo nel trattamento delle malattie infettive, il cui numero era in aumento a quel tempo, sembrava confermare che l'entusiasmo era ben riposto. Ma era davvero cos? Molte prove raccolte indicano che per molta parte il successo apparentemente raggiunto con l'introduzione di vari vaccini e tecniche immunizzanti coincise con un declino di queste malattie dovuto a una serie di altre ragioni, che saranno enumerate in seguito. Qual' la storia naturale delle infezioni? Ci baster guardare pi da vicino alcuni dei meccanismi coinvolti nella stimolazione artificiale del sistema di difesa del corpo, per mezzo dei vaccini, eccetera. Cos facendo avremo al tempo stesso l'opportunit di esaminare le vaccinazioni antitubercolare e antipoliomielite in quanto esempi di tecniche che non reggono, per quanto concerne la loro efficacia e la loro conclamata sicurezza, a un attento scrutinio. Sicurezza e efficacia
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dell'immunizzazione saranno ulteriormente esaminate pi da vicino nei capitoli seguenti, in relazione ad altre specifiche forme di immunizzazione.

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Capitolo 3 IMMUNIZZAZIONE E FUNZIONE IMMUNITARIA ATTRAVERSO TRE ESEMPI: VACCINAZIONE CONTRO TUBERCOLOSI, POLIOMIELITE E DIFTERITE

Il corpo ha in s, gi costruiti, dei sistemi di difesa. Dobbiamo tenerlo presente, nel valutare i vari metodi adottati nell'immunizzazione. L'uomo convive con i microrganismi fin dall'alba della sua esistenza, e in funzione loro, con sfumature che vanno dall'ostilit alla dipendenza, ha orientato i suoi meccanismi di difesa. Nel corpo umano vi sono microrganismi senza i quali esso non potrebbe sopravvivere in buona salute. Alcuni di questi batteri vivono nell'intestino dove, in cambio di rifugio e cibo, forniscono utili e spesso vitali servizi, come la produzione di certe vitamine e il controllo di altri microbi meno desiderabili. Si tratta dunque di simbiosi, un rapporto dal quale sia il ricevente sia l'ospite traggono benefici. In altri casi, tuttavia, ci sono inquilini meno graditi che, pur non rendendo alcun servigio al corpo, in circostanze normali non sembrano costituire una seria minaccia. Ma se il corpo compromesso, essi possono avvantaggiarsene ed estendere attivit e campo d'azione, causando malattie e fastidi. Questo processo va sotto il nome di infezione opportunistica, ed abbastanza comune, per esempio si verifica nell'A.I.D.S. (che un caso limite). Nell'A.I.D.S. i meccanismi di difesa sono fortemente indeboliti e permettono la diffusione di microrganismi che in precedenza erano ben contenuti. Uno di questi e la "Candida albicans" che, nella quasi totalit di uomini, donne e bambini del pianeta, si trova generalmente nell'intestino e in altri organi. Di regola essa provoca danni piccoli, perch tenuta a livelli moderati dai meccanismi di difesa del corpo, tra i quali sono inclusi i batteri che abbiamo detto pi desiderabili tra quelli che abitano nell'intestino. In caso di A.I.D.S. uno dei segni gravi del declino di efficienza del sistema immunitario l'espansione dell'attivit di "Candida" nella bocca e spesso in tutto l'apparato digerente. Questo esempio aiuta a comprendere la natura dell'equilibrio che esiste tra l'uomo e le minuscole creature sue compagne. In generale, quando in buona salute, il corpo in grado di tollerare la maggior parte degli agenti patogeni e difendersene. Ci provato, per esempio, dagli incredibili esperimenti nei quali grandi ricercatori coraggiosi o temerari ingoiavano grandi quantit di batteri di colera, senza ammalarsi. Naturalmente un gran numero di individui, a causa di povert, ignoranza, cattiva igiene e malnutrizione, non riescono a conservare la capacit di difesa necessaria a fronteggiare gli attacchi di microrganismi, i quali cercano sempre di estendere la propria attivit. E' in situazioni di questo tipo che un livello accettabile di presenza di microrganismi patogeni pu mutarsi in aperta infezione. Le difese del corpo includono la barriera fisica della pelle, che tiene fuori batteri e altri aspiranti intrusi. Una volta che siano penetrati, il corpo pu contare su altre linee di difesa, interne. Uno dei metodi chiave cui il corpo fa ricorso per affrontare materie estranee o microrganismi, consiste nel secernere sostanze particolari da tutte le membrane mucose. In alcune aree ci reso possibile da peli microscopici (ciglia): come accade nelle membrane mucose dell'epitelio dell'apparato respiratorio, le ciglia aiutano a muovere il muco che, essendo vischioso, ingloba corpi estranei e batteri e lo sospinge verso un punto dove pu essere eliminato, per esempio tossendo. Nello
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stomaco e nell'apparato digerente il muco assistito dalla naturale acidit che aiuta a distruggere i batteri indesiderabili. Anche le tonsille agiscono come avamposti di difesa dell'apparato respiratorio e dell'apparato digerente. Esse sono importanti, come verr notato pi in l, per ridurre il pericolo di malattie come la poliomielite. Nei pi profondi recessi dell'intestino, e in altre parti del corpo come la vagina e l'apparato urinario, si trovano colonie di batteri amici, che pure possono essere di aiuto. Alcuni di questi utili organismi producono secrezioni antibiotiche che riducono l'attivit di batteri indesiderati e mantengono l'acidit a un livello di equilibrio che soddisfa le necessit di difesa del corpo. Colonie batteriche di vitale importanza, quali quelle che costituiscono la flora intestinale, vengono fortemente decimate da un uso eccessivo di antibiotici, e questo pu avere conseguenze rilevanti perch lascia spazio a un'invasione opportunistica da parte di batteri nocivi e funghi, per esempio di "Candida". Tali alterazioni possono verificarsi pure a causa di variazioni dell'acidit, come avviene in caso di diabete. Un fattore ancor pi importante nel sistema della prima linea di difesa del corpo noto come la via alternativa del complemento(A.C.P.). Sappiamo che a questa "via" compete un ruolo cruciale nella resistenza immunologicamente indotta, e non specifica, all'infezione e che essa ha una parte attiva nei processi infiammatori. Le sostanze interessate nell'A.C.P. sono prodotte nelle cellule epiteliali di intestino, fegato, milza, nonch da macrofagi, e vengono chiamate properdine o complemento alternativo. Fra le loro varie funzioni ci sono la neutralizzazione dei virus e la distruzione dei batteri, per esempio quelli enterici. Di funzioni questo sistema ne ha anche altre, ma anzitutto un elemento importante dei meccanismi di difesa del corpo, allo stesso modo del sistema reticoloendoteliale (RES), che costituito da vari tessuti impegnati nella resistenza alla malattia. Il sistema contiene cellule che producono sostanze specifiche atte alla difesa come le proteasi, enzimi capaci di neutralizzare i fattori dannosi per il corpo. Il RES ampiamente implicato nei processi di detossificazione, ma svolge anche un ruolo difensivo. Se i batteri dovessero abbattere le difese sopradescritte, si troverebbe poi a dover affrontare un secondo formidabile spiegamento di difensori. Esistono infatti due distinti tipi di sistemi biologici di difesa. Il primo, che costituisce il campo principale dell'immunologia, detto sistema di difesa immunologica, e verr esaminato pi avanti. Ma ce n' un altro, a torto negletto, che conosciuto come sistema di difesa chimica e che dovrebbe essere tenuto presente quando si voglia davvero comprendere la complessit delle difese del corpo. Il sangue stesso, se sano, largamente batteriostatico. In altri termini, pu stoppare e rendere innocua un'invasione di batteri semplicemente per mezzo della sua composizione chimica. Ma perch questo avvenga necessaria una alimentazione adeguata. In particolare, la vitamina C nel sangue capace di uccidere batteri e particelle virali. E' importante per sapere che il livello di vitamina C richiesto per raggiungere questo grado di protezione di gran lunga al di sopra di quello richiesto per produrre un minimo effetto antiscorbutico. Circa le varie sostanze nutritive tutti abbiamo esigenze diverse, in funzione del nostro carattere biochimico individuale. Le esigenze di vitamina C variano ampiamente in periodi di stress, infezioni, gravidanza, e in relazione a uso di alcool, tabacco, eccetera. Cos, un livello personale corretto non pu essere dedotto solamente da ci che consigliato, ma richiede piuttosto sperimentazioni con modelli dietetici e magari assunzioni integrative. Il Dottor Jeffrey Bland, dell'Istituto di Scienza e Medicina
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Linus Pauling, sostiene che l'individuo medio nella societ occidentale, assediato da inquinamento dell'aria e dell'acqua (determinato da fattori tossici come metalli pesanti e non da batteri patogeni come nei tempi passati), coinvolto in abitudini alimentari innaturali e alle prese con cibi superraffinati, ha necessit di un'integrazione di circa 400-600 milligrammi giornalieri. La vitamina C detossifica i metalli pesanti, come il piombo, ed utilizzata dal corpo in caso di allergie. Secondo il Dottor W. Philpott ("Clinical Ecology", capitolo 57, pagina 497) nessun antibiotico altrettanto efficace. E aggiunge: Infezioni gravi come la polmonite o stati tossici quali quelli prodotti da morsi di insetti o serpenti, sono efficacemente trattate con endovenose di qualche grammo di vitamina C. Pertanto, in caso di necessit di difesa immunologica, c'e bisogno anche di un'alimentazione ottimale. Essa l'ultima linea di difesa dopo che la pelle, le secrezioni delle mucose e i fattori chimici del sangue non sono riusciti a bloccare l'invasore. Come vedremo pi in l, il primo tentativo che le difese immunologiche compiono quello di distruggere gli organismi invasori; a questo fa seguito la produzione di anticorpi che li neutralizzino. La prontezza di questa difesa immunitaria dipende da un adeguato livello di piridossina o vitamina B 6. Per operare ad alti livelli di efficienza, sia la vitamina B 6 sia la vitamina C richiedono che tutte le altre sostanze nutritive siano presenti in quantit sufficiente. Secondo molti esperti, che si basano su un'esperienza clinica, su indagini ed esami, l'uomo vive in larga misura con livelli marginali e persino insufficienti di questi e di altri nutrienti vitali. Come vedremo dall'esperienza australiana con gli aborigeni (capitolo 5), esiste un livello di vitamina C critico, necessario per permettere al corpo di fronteggiare attacchi ed infezioni. E' un livello al di sotto del quale un bambino, se esposto alle tossine della vaccinazione, pu morire per shock immunologico. E' questa l'area del potenziamento immunologico su cui si pu agire con un intervento personale, e nel quale maggiori livelli di protezione possono essere raggiunti senza pericolo e anzi accompagnati da uno stato di benessere. Si ritorner su questo argomento nel capitolo in cui si esaminano le alternative alle tecniche di immunizzazione. Quando proteine estranee entrano nel corpo attraverso la pelle, l'intestino o qualsiasi altra strada, mettendo il sistema immunitario a confronto con la loro presenza, intervengono alcuni fatti degni di nota. Quelle sostanze, che si tratti di veleni o batteri, vengono indicate con il nome di "antigeni" e comprendono quasi tutte le cose estranee al corpo, persino i tessuti degli organi trapiantati. La principale risposta del corpo la produzione di anticorpi specifici per ogni antigene. Una volta creato dal corpo, l'anticorpo pu riconoscere e cercare di neutralizzare solo l'antigene specifico al quale il corpo stato esposto. Non invece in grado di far fronte a nessuno delle migliaia di altri potenziali invasori. Si pensa che il meccanismo sia da mettere in relazione con una disposizione molecolare unica e specifica: l'anticorpo si sovrappone esattamente all'antigene e lo neutralizza. La sequenza degli eventi potrebbe svolgersi pi o meno cos: delle proteine estranee, per esempio batteri, entrano in circolazione nel sangue e vengono individuate da una cellula detta "macrofago", ne esistono due tipi, infatti alcune sono libere e, in una certa misura, presenti nel sangue, altre, invece, sono insediate: per esempio, nei tessuti di cui sono rivestiti i vasi sanguigni; si tratta di cellule che agiscono come spazzini di cellule morte, di materie di scarto e, naturalmente, di batteri indesiderabili. Il macrofago ingerir i batteri invasori degradandoli in piccole particelle. E' un processo detto "fagocitosi". Il macrofago entra poi in contatto con un globulo bianco detto "linfocito" (vedi oltre), con il quale esso divide le informazioni che ha ora acquisito riguardo la struttura del nemico. Sopravviene a questo punto una trasformazione del linfocito in un'autentica
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fabbrica che produrr "anticorpi" con il preciso compito di riconoscere gli antigeni in questione e affrontarli. Tale produzione ha luogo all'interno dei linfonodi e di altre strutture linfatiche, e si conclude con il rilascio definitivo nel sangue di anticorpi. Questo processo, che sar discusso pi avanti, pu durare alcuni giorni o alcune settimane, e gli anticorpi possono trovarsi ancora presenti molti anni dopo. Un successivo incontro con lo stesso agente infettivo, supponiamo parecchi anni pi tardi, potr causare una risposta pi intensa, poich gli anticorpi riconosceranno l'intruso dall'esperienza passata. I globuli bianchi, i "leucociti", sono i mediatori principali dell'intero processo. Essi possono suddividersi in due gruppi principali: da una parte i "granulociti" ("neutrofili", "eosinofili" e "basofili") e dall'altra i "linfociti" e i "monociti". I neutrofili sono il tipo pi importante tra i granulociti. Poich, di solito, essi hanno un nucleo che contiene un certo numero di segmenti o lobi connessi, sono detti "leucociti polimorfonucleari". Essi operano nel circolo sanguigno dove hanno una rimarchevole capacit di formare barriere al fine di prevenire l'avanzata di particelle o microrganismi estranei. I "neutrofili" contengono enzimi che possono servire alla degradazione di microrganismi. Vivono breve tempo nel sangue, una mezza giornata all'incirca, e poi si trasferiscono in altri tessuti, dove rimangono attivi per pochi giorni, prima di essere assorbiti essi stessi dal corpo e quindi rimpiazzati. Un altro tipo di granulociti sono gli "eosinofili", che costituiscono circa il 2% dei leucociti in circolazione. Essi hanno pi relazioni con l'infezione parassitica e con le reazioni allergiche che con i microrganismi e le materie tossiche. I "basofili" comprendono una frazione molto piccola del totale dei leucociti e svolgono il loro ruolo nelle reazioni allergiche. Contengono sostanze come l'istamina e l'eparina. Un tipo di cellule ancor pi importante sono i linfociti. Questi costituiscono un'ampia percentuale dei globuli bianchi. A differenza dei neutrofili non sono fagociti, non ingoiano e distruggono microrganismi invasori. I linfociti si suddividono in "linfociti B" e "linfociti T", a seconda della loro provenienza dal midollo osseo e dalla borsa di Fabrizio (B) o dal timo (T). I linfociti T prendono parte al processo che rende le cellule atte a sviluppare una specifica resistenza alle infezioni da virus, funghi e batteri. Il loro compito quello di riconoscere e attivare le difese contro tumori e proteine estranee, quali ad esempio i tessuti trapiantati. Il rigetto di questi ultimi ricade infatti nel campo d'azione di queste cellule. I linfociti T sono suddivisi, essi pure, in cellule coadiuvanti (helper) e cellule citotossiche (killer). E' attraverso l'attivit di queste che i linfociti B sono guidati alla produzione di anticorpi contro gli invasori. La proporzione fra linfociti helper e killer e importante, ed uno dei caratteri distintivi dell'A.I.D.S. dove il rapporto completamente modificato. I linfociti B producono cambiamenti a fini difensivi contro particolari antigeni, per esempio contro i batteri. Se stimolati in maniera appropriata, essi secernono molecole dette "immunoglobuline" (anticorpi), che proteggono dall'esposizione a particolari virus o batteri. Si calcola che il ciclo vitale di queste cellule vari da poche settimane a molti anni (vedi anche il capitolo 7). Una ulteriore forma di leucocita il "monocita", che ha pure la capacit di ingerire particelle estranee e batteri. I monociti sembrano essere pi attivi in caso di tubercolosi o infezioni da funghi. Come si gi detto, i linfociti B, se stimolati dall'apparire di invasori estranei, producono immunoglobuline (Ig), che sono state suddivise in diversi gruppi. L'IgM, pure nota come "macroglobulina", di dimensioni considerevoli rispetto alle altre immunoglobuline, ed la prima sostanza che compare dopo un'infezione o l'immunizzazione. Essa battericida e esercita la sua
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azione contro le tossine batteriche che entrano dall'intestino. L'IgG, pure conosciuta come "gammaglobulina", rappresenta il gruppo pi ampio delle immunoglobuline che appaiono in un secondo tempo nel processo di difesa contro l'infezione. L'IgA si trova in grande quantit nel muco e nelle altre secrezioni del corpo, come saliva, lacrime, latte materno, eccetera. Queste immunoglobuline proteggono la superficie delle membrane mucose (del tratto intestinale, eccetera). L'IgE, invece, connessa alle reazioni allergiche mentre l'IgD ha un ruolo ancora non precisabile. Di immunoglobuline o anticorpi che sembrano collegarlo a un medesimo particolare compito, ogni leucocito B sulla sua superficie ne ha approssimativamente 100.000. Si spiega cos la sua capacit di riconoscere solo specifici antigeni o microrganismi tra quanti possono stimolarlo. Ci vuol dire che, una volta programmato per effetto di una precedente fase di attivit, un linfocito B destinato alla produzione di un particolare anticorpo (Ig) e pu pertanto, presumibilmente, rispondere solo a uno stimolo proveniente da questo particolare organismo e non a quelli provenienti da altri. In circostanze normali, infezione e contatto con microrganismi hanno luogo attraverso una serie di eventi interconnessi i quali provocano l'attivazione dei cambiamenti cellulari gi descritti. Cos preparati, i linfociti B riconoscono e disattivano, o cercano di farlo, ogni invasore che si ripresenti: ci che accade quando le normali malattie infettive infantili vengono via via superate. In et adulta, l'immunit contro queste malattie sar stata raggiunta, e si calcola che a questo punto soltanto una piccola parte della capacit del sistema immunitario sia stata utilizzata e destinata a questo tipo di difese, in cui i linfociti B possono riconoscere e combattere solo quegli agenti a cui sono stati in precedenza esposti. Il resto della funzione immunitaria rimane libero di opporsi a nuovi organismi provocatori. Se invece il sistema immunitario viene provocato artificialmente, via immunizzazione, tramite l'iniezione di materie tossiche nella circolazione sanguigna, e non nel modo in cui avviene normalmente nelle infezioni, richiesto un impiego di forze molto pi potente. Si calcola ("The Dangers of Immunisation", Humanitarian Society, 1983) che in questo modo la capacit immunitaria pu essere impegnata fino al 70% del totale, mentre la stessa risulterebbe impiegata solo in misura variabile tra il 3 e il 7% nel caso di un'infezione contratta in precedenza spontaneamente. Quell'impiego potrebbe essere magari soltanto del 30%, ma resta il fatto che in ogni caso eccede, di gran lunga, quello richiesto in situazioni normali. Le conseguenze di questo tipo di sovrastimolazione e di eccessivo lavoro delle funzioni immunitarie sono sconosciute. E' possibile che ne risulti un indebolimento del sistema immunitario stesso, che lasci l'individuo pi esposto a infezioni di altra specie, pi incline alle reazioni allergiche e con maggiori possibilit di malattie derivanti da malfunzionanti barriere immunitarie, e cio di artrite reumatoide, A.I.D.S., eccetera. E' stata avanzata l'ipotesi che i moderni vaccini siano fattori fondamentali nella crescente tendenza verso le allergie che coinvolgono sia il sistema nervoso centrale sia il resto del corpo. Fra le malattie messe in diretta relazione con questo tipo di assalto al sistema immunitario sono da ricordare la sindrome da morte infantile improvvisa (S.I.D.S.) e la sclerosi multipla (M.S.). Entrambe saranno ampio oggetto di discussione pi avanti. Nelle infezioni normali, cio non nelle vaccinazioni, il sistema immunitario risponde ad antigeni di vario tipo in maniera ordinata ed efficiente. In caso di stimolazione artificiale, tramite vaccino, la risposta abnorme e innaturale. Come meglio si pu comprendere dopo la breve descrizione che abbiamo fatto delle componenti delle reazioni immunitarie, l'idea di immunizzare contro un microrganismo introducendolo, in forma attenuata, nel corpo con la vaccinazione, in forma attenuata, nasce dal proposito di fornire al
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corpo stesso una barriera protettiva contro le infezioni che quello stesso microrganismo potrebbe causargli. L'efficacia di questo processo messa, peraltro, in dubbio e anzi oggetto di una vera e propria disputa. Prospetteremo i pericoli che ne derivano a breve termine e quelli potenziali a lungo termine, con la speranza di mettere cos in questione questo tipo di scelta. Le tecniche correnti di immunizzazione includono l'uso di "vaccini vivi" per i quali si usano in qualche forma attenuata gli stessi microrganismi responsabili della specifica malattia che si intende combattere. Le malattie contro le quali ci si avvale di una protezione ottenuta mediante l'impiego di vaccini "vivi" comprendono il morbillo, la rosolia, la T.B.C., l'influenza, la polio e la febbre gialla. Tra i vaccini "uccisi", che pure sono adoperati, i pi importanti sono quelli che prevengono le seguenti malattie: colera tifo e paratifo (vaccino TAB), pertosse, influenza, antrace e rabbia. La vaccinazione B.C.G. pu essere assunta come esempio di un intervento inefficace e rischioso.

LA VACCINAZIONE B.C.G. CONTRO LA T.B.C. La confusione che esiste nel pensiero medico a proposito della vaccinazione B.C.G. veramente sorprendente. I test per bambini, di norma, dovrebbero essere anticipati se si vuole essere sicuri che i risultati abbiano qualche valore probativo. Il test tubercolinico non in alcun modo compatibile con questa aspettativa. Prima di immunizzare contro la T.B.C. viene praticato un test cutaneo sul quale si sono appuntate le critiche dell'Accademia Americana dei Pediatri, come risulta da un avvertimento che la stessa ha rivolto a quelli, fra i propri membri, che adottavano questa tecnica. Nel documento si legge, tra l altro, che: I test per la tubercolosi non sono perfetti, ed necessario che i medici siano consapevoli che talvolta le reazioni ottenute, tanto le positive quanto le negative, possono essere sbagliate. Ebbene, ci che queste reazioni significano e, a sua volta, oggetto di disputa. Quando un bambino viene sottoposto a un test per la difterite, tramite inoculazione di una tossina, una reazione negativa considerata indicativa del fatto che il bambino immune, cio gi stato esposto all'antigene e pertanto non ha pi bisogno di immunizzazione. Nei test B.C.G. si ritiene che un risultato negativo indichi uno stato di non immunit, e quindi dimostri che c' bisogno dell'immunizzazione. Nella classe medica non c' davvero unanimit di pareri. Il Dottor Robert Mendelsohn afferma ("Confessions of a Medical Heretic"): Il vostro bambino potrebbe avere la T.B.C. sebbene abbia risposto negativamente al test della tubercolina. Oppure potrebbe non averla ma risultare positivo allo stesso test. Data l'inesperienza di molti medici, tutto questo pu portare a conseguenze devastanti. Queste conseguenze potrebbero consistere in terapie anti T.B.C. a base di farmaci estremamente nocivi, e magari nel ricorso, senza alcuna necessit, ai raggi X. Mendelsohn conclude dicendosi convinto che le potenziali conseguenze di un risultato positivo al test della tubercolina sono pi pericolose della effettiva minaccia di malattia, e aggiunge: Credo che i genitori dovrebbero rifiutare il test a meno che non abbiano espressa conoscenza del fatto che il loro bambino stato a contatto con qualcuno che ha la malattia.

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L'introduzione di una specifica, limitata dose di tubercolina dovrebbe permettere di stabilire se c' o no l'infezione. Il "Lancet" (16 maggio 1952, pagina 935) afferma che esiste oggi un considerevole disaccordo, persino tra esperti di tubercolosi, proprio per quanto riguarda ci che una reazione positiva o negativa alla tubercolina rappresenta realmente. Questo era il punto di vista ufficiale manifestato alla Societ Medica Norvegese di Oslo dal Dottor Carrol Palmer, capo del Gruppo di Ricerca sulla T.B.C. di Copenhagen. In una successiva relazione, Palmer asser: E' giunto il momento per un pi approfondito esame dell'asserzione secondo la quale la sensibilit tubercolinica indice di infezione in atto ("American Review of Tuberculosis", 1953, volume 68, pagina 678). Per quanto riguarda i pericoli del metodo, rifacciamoci al punto di vista del Professor Wallgren, responsabile in buona parte dell'introduzione del vaccino B.C.G. in Svezia. Egli ne fu in qualche misura deluso e, dopo aver fatto ricerche sulle reazioni gravi verificatesi in cinque pazienti, quattro dei quali erano morti, dopo la vaccinazione B.C.G., afferm: Noi abbiamo, fino a questo momento, incoraggiato attraverso la pubblicit quanta pi gente possibile a sottoporsi al vaccino B.C.G., anche quando non esistevano ovvi rischi di esposizione. La nostra propaganda ha qualche pericolo. Non possiamo pi a lungo evitare di rifletterci. Wallgren continu osservando che la maggior parte delle vaccinazioni B.C.G. non aveva mai avuto, in un paese come la Svezia, la possibilit di stimolare una reale azione protettiva per il periodo dell'infanzia. In poche parole, le vaccinazioni non erano necessarie. Il Dottor Carrol Palmer, riferendosi ai commenti di Wallgren, dice: La sua proposta di riconsiderare l'uso del vaccino B.C.G. arriva in un momento particolarmente appropriato. L'opinione che le vaccinazioni di massa tramite B.C.G. non contribuiscano all'efficacia della battaglia USA contro la T.B.C., un'opinione ora avvalorata dalla proposta di Wallgren per la Svezia, mi sembra esatta. Alcuni anni pi tardi, a un convegno sul vaccino B.C.G. tenuto a Glasgow (relazione sul "British Naturopathic Journal and Ostheopatic Review", inverno 1964, pagine 87-91), i giudizi sopramenzionati furono ribaditi da un'affermazione del responsabile dell'Ufficio Medico della citt, il quale disse: Pi di un quarto di secolo trascorso dall'introduzione della vaccinazione B.C.G. e, a dispetto del fatto che pi di 100 milioni di persone siano state vaccinate, c' un disaccordo di fondo sulla sua validit. E gli effetti collaterali? Fra questi possono essere i seguenti, descritti da Harold Simon, medico, nel suo libro "Attenuated Infection" (1960): Alcuni ceppi della B.C.G. producono nel soggetto stati patologici, se non addirittura tubercolosi progressiva. Una relazione dall'Olanda indica che un numero significativo di bambini ha contratto linfoadenite, congiuntivite flittenulare e fistole drenanti come conseguenze della vaccinazione B.C.G. Il disaccordo tra i medici che utilizzano questa tecnica, come pure le opinioni sulla sua efficacia e sui pericoli che vi sono connessi, la rendono particolarmente indesiderabile.

TOSSINE E ANTITOSSINE Anche i tossoidi sono usati nelle vaccinazioni. Questi comprendono le tossine di particolari infezioni, come il tetano e la difterite, parzialmente detossificate o modificate, tramite calore o
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trattamento chimico. Le tossine sono delle sostanze solubili in acqua che vengono distrutte da calore, luce, ossigeno e da varie sostanze chimiche. Esse sono prodotti dell'attivit di certi batteri e in forma pura possono essere estremamente velenose. E' noto che una decimillesima parte di un millilitro dell'umore nel quale il bacillo di tetano cresciuto pu uccidere un porcellino d'India in cui essa venga iniettata. Le tossine si fondono con il materiale all'interno delle cellule di certi tessuti, formando un legame fisso che distrugge il tessuto. Un'antitossina, prodotta dal corpo oppure, come si asserisce, somministrata dall'esterno, romper questo vincolo se raggiunge in tempo utile il luogo adatto. Le tossine sono selettive, cos una sostanza tossica per una specie ma non necessariamente per un'altra. Tossine prodotte da batteri differenti agiscono, nell'uomo, su differenti tessuti. Cos la tossina del tetano agisce sulle cellule nervose e la tossina della difterite sulle ghiandole surrenali. L'antitossina per uso umano derivata, di solito, dagli animali. Somministrando a un cavallo, per esempio, dosi regolarmente in aumento di una particolare tossina, in genere di difterite o tetano, si provocher la produzione di antitossine. Queste vengono poi estratte assieme al sangue e fatte coagulare. Il siero, liberato dalle cellule del sangue, trattato con antisettici e usato su individui affetti da difterite o tetano per accrescere la capacit del loro corpo di affrontare le tossine della malattia e per promuovere l'immunit contro l'infezione. La naturale produzione di antitossine avviene via plasma. Il plasma la parte fluida del sangue e il mezzo nel quale si trovano i vari tipi di cellule sanguigne. E' fatto di costituenti proteici complessi ed una parte vitale dei meccanismi di difesa. Oltre a produrre antitossine, esso e pure agglutinante. Si tratta di un processo nel quale ha luogo il raggruppamento che riduce la capacit dei microbi invasori di muoversi liberamente. Il processo agglutinante pure usato nelle procedure diagnostiche per rilevare nei primi stadi della malattia, nel tifo per esempio, se l'infezione e in atto. Nelle tecniche di immunizzazione, a seconda dei casi, si scelgono due diverse vie per raggiungere l'obiettivo. L'immunizzazione attiva, si pensa, ottenuta introducendo organismi vivi o morti, o le loro tossine. Si consegue cos il risultato di una lenta produzione di immunit, che pu durare a lungo. E' del resto il modo in cui si conquista l'immunit naturale, cio attraverso l'infezione. L'immunit passiva invece raggiunta pi rapidamente, introducendo plasma o siero prelevati da un animale immunizzato. E' usata quando l'infezione esiste gi e la sua efficacia e considerata pi curativa che preventiva. Si pensa che l'immunizzazione passiva sia pi appropriata in certe forme come la difterite, in cui il danno al corpo causato pi dalle tossine prodotte dalla malattia che dall'azione dei batteri stessi. Un'immunit acquisita passivamente quella, per esempio, trasmessa dalla madre al feto attraverso la placenta, o al neonato attraverso il latte. Dando consigli sull'uso dei tossoidi, cio delle tossine modificate o dei vaccini, gli esperti sottolineano che possibili reazioni alla vaccinazione possono essere classificate come effetti collaterali o effetti contrari. Gli effetti collaterali sono di solito blandi o moderati, mentre gli effetti contrari sono pi gravi. Gli effetti collaterali si presentano come febbre e esantema, con irritazioni vicino al punto della vaccinazione. Le reazioni contrarie, che si producono in un tempo vicino al momento in cui si fatta la vaccinazione, non sono sempre messe in relazione con quest'ultima. E' la posizione della edicina ufficiale, come mostrano dichiarazioni del tipo della
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seguente: La vaccinazione infantile viene fatta in un periodo in cui cose come le convulsioni sono occorrenze relativamente comuni, il che confonde molto il quadro sia per il bambino sia per il genitore. Simili reazioni devono peraltro essere sempre denunciate, in Inghilterra, al Comitato per la sicurezza delle medicine.

L'IMMUNIZZAZIONE ANTIPOLIO E ANTIDIFTERICA Al fine di comprendere l'importanza delle complesse reazioni connesse alla vaccinazione, fisseremo l'attenzione, in questo capitolo, sull'immunizzazione antipolio e parleremo di alcune rivelazioni sensazionali riguardo alla difterite. Oltre alla formazione di anticorpi, che considerata una misura del grado di risposta data dal corpo alla vaccinazione, esiste da parte di questo una ulteriore ipotetica risposta. Questa risposta nota come memoria immunologica e si pensa sia indipendente dalla presenza di anticorpi. Il presunto fenomeno in primo piano nel dibattito fra medici che vorrebbero promuovere l'uso del vaccino antipolio per via orale, come si fa nel Regno Unito, e quelli che sono a favore del vaccino a base di virus iniettati, adottato per esempio in Olanda. Quelli che danno la preferenza al vaccino orale vivo sottolineano che l'immunit alla polio acquisita naturalmente, come avviene a chi prende la malattia in modo spontaneo, dura tutta la vita. Coloro che preferiscono il vaccino orale suggeriscono che questa forma quindi sul piano dell'efficacia pi sicura del vaccino da virus uccisi e che la diminuzione frequentemente notata della presenza di anticorpi circolanti anni dopo la vaccinazione con virus inattivati indica che la protezione offerta da quest'ultima ha una durata limitata. Tuttavia, coloro che sono in favore del vaccino da virus inattivato sottolineano che, sebbene dopo qualche anno ci possa essere una relativa o totale assenza di anticorpi al virus della polio, esiste una memoria immunologica che rende possibile una rapida risposta da parte del corpo quando venga messo alla prova dal contatto con uno qualsiasi dei vari tipi di virus della polio. Questa teoria , entro certi limiti, confermata dagli esperimenti sugli animali, i quali mostrano che frazioni di particelle virali possono suscitare una rapida risposta in animali precedentemente vaccinati, anche se non vi erano anticorpi in circolazione. Il complesso dibattito continua, sebbene finora non si sia riusciti a dare una spiegazione definitiva di ci che costituisce la memoria immunologica ("The Lancet", 8 dicembre 1984). C' poi un altro fenomeno, riportato nel dibattito sull'immunit alla polio, che merita di essere menzionato. E' sottolineato dai ricercatori ("The Lancet", vedi sopra) che l'efficacia di un vaccino antipolio orale accertata attraverso i livelli di anticorpi circolanti dopo la vaccinazione. Questo in realt sembra che costituisca solo parte del quadro, perch non fa rilevare i livelli di immunit intestinale. Viene affermato che teoricamente tale immunit intestinale pu essere presente persino in assenza di risposta sistematica di anticorpi, e viceversa. In altri termini, dopo la vaccinazione, potrebbe non essere evidente la formazione di anticorpi sufficienti a garantire una protezione, ma questo non significherebbe necessariamente mancanza di protezione perch potrebbe comunque esserci immunit intestinale. E allo stesso modo potrebbe esserci un'attivit di anticorpi, in assenza di immunit intestinale. L'immunit intestinale teorica assieme alla memoria immunologica sembrerebbe provvedere utili nicchie in cui i ricercatori possano rifugiarsi se richiesti di fornire spiegazioni per le anomalie che si riscontrano nel sistema che stanno esaminando. Queste spiegazioni potranno rivelarsi valide ipotesi ma, per ora, rimangono solo congetture e utili termini
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cui fare ricorso in caso di bisogno. Potr anche succedere che si scopra che si tratta non di due cose ma di una sola. Rimane il fatto che le epidemie di polio, in anni recenti, hanno spesso coinvolto soggetti vaccinati ("Journal of Biological Studies" 1984; 12: 1-10), e che nel 1982 e 1983 tutti i casi di poliomielite paralizzante, negli USA, erano dovuti a vaccinazione. Dal 1980 stato rilevato solo un caso di polio, provocato da virus selvatico (Nota: questo rapporto proveniente dal Centro di controllo sulle malattie di Atlanta, Georgia, stato pubblicato sul "Lancet" l'8 dicembre 1985, pagine 1215-17). Il termine di virus selvatico usato per indicare il virus che sopravviene spontaneamente, non deriva cio dalle forme usate nella vaccinazione. Naturalmente tutti questi ricercatori sono a favore dell'una o dell'altra forma di vaccinazione e danno pieno merito alle campagne di vaccinazione, passate e presenti, per il decremento della malattia. Un editoriale sul "Lancet", che riprende questo rapporto, dichiara: Esiste il pericolo che questa affermazione faccia aumentare le cause promosse contro produttori di vaccino e autorit sanitarie pubbliche rendendo problematico il rifornimento di vaccino per la protezione della popolazione. In conclusione, si suggerisce di rallegrarsi per i successi presenti e di pensare a nuove opzioni per quanto riguarda il futuro. In funzione di tali opzioni da consigliare una riflessione sulle parole di Robert Mendelsohn (autore di "Confessions of a Medical Heretic"), che sono citate dall'"East-West Journal", novembre 1984: C' un dibattito in atto fra gli immunologi sui rischi dei vaccini antipolio da virus inattivati rispetto a quelli da virus vivi o attenuati. Mendelsohn dice: I fautori dell'uso di virus inattivati sostengono che responsabile dei casi di poliomielite che ogni tanto si verificano la presenza nell'altro prodotto di organismi virali vivi. I fautori dell'uso di virus attenuati rispondono che il vaccino da virus inattivato offre una protezione insufficiente e di fatto accresce la "suscettibilit" di chi stato vaccinato. Credo che tutte due le parti abbiano ragione e che l'uso dell'uno e dell'altro dei due vaccini aumenter, e non diminuir, la possibilit che vostro figlio contragga la malattia. IN BREVE, SEMBRA CHE LA MANIERA PIU' EFFICACE PER PROTEGGERE VOSTRO FIGLIO DALLA POLIOMIELITE SIA QUELLA DI ASSICURARVI CHE NON RICEVA IL VACCINO. Siamo d'accordo, e aggiungiamo che una buona igiene e un'ottima alimentazione ridurrebbero ancora di pi i rischi. L'attuale controversia dovrebbe essere vista nella prospettiva storica dei tentativi di raggiungere l'immunit da questa o quell'altra malattia. La relazione che segue, ridotta per ragioni di spazio, fu scritta dal Dottor Beddow Bayly, membro del Collegio Reale dei Chirurghi, e pubblicata nel 1956 dalla Lega Nazionale Antivivisezione, organizzazione che ha condotto per molti anni una campagna contro i metodi di vaccinazione descritti nel nostro libro. Questa relazione illustrativa dell'arroganza dei metodi usati, come pure delle contraddizioni imbarazzanti emerse dalle ricerche che seguirono i primi insuccessi della vaccinazione antipolio e dall'inchiesta sull'immunizzazione antidifterica degli anni '50. L'inchiesta illuminante del Dottor Bayly, con la condanna delle tecniche di vaccinazione, merita un franco riconoscimento: Qualche anno fa ci che va noto sotto il nome di gammaglobulina fu introdotto nella profilassi contro la poliomielite ed usato ancor oggi a questo scopo per chi sia stato esposto al contagio. Le gammaglobuline sono contenute nel sangue di una persona che abbia avuto la malattia. Esse vengono iniettate a quanti potrebbero venire in contatto con la malattia al fine di proteggerli dall'infezione. La loro validit sotto questo rispetto fu oggetto di indagine in America nel 1952,
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quando a met di 54772 bambini venne iniettata globulina e all'altra met gelatina. All'ottava settimana si scopr che nessun valore protettivo poteva venire ascritto alla globulina, mentre l'iniezione di gelatina nei soggetti di controllo veniva associata ad un aumento di paralisi negli arti sottoposto all'iniezione. Negli anni seguenti venne praticata l'inoculazione a altri 235000 bambini. Il Comitato Consultivo Nazionale che condusse l'inchiesta espresse il parere che l'operazione "non aveva apparentemente influenzato l'incidenza della gravit delle paralisi che si erano successivamente sviluppate". Secondo il Dottor Geffen ("Public Health", marzo 1955) "la inoculazione costosa, incerta, inaffidabile, d al massimo un'immunit di breve durata. Probabilmente", egli precisa, "di 5-8 settimane". In ogni caso non ebbe successo nel proteggere un tecnico di laboratorio che, nel novembre 1954, accidentalmente si graffi un dito con l'osso aguzzo della colonna vertebrale di una scimmia morta dopo ripetute inoculazioni intramuscolari del virus del tipo 2. Lo stesso giorno al tecnico venne somministrata gammaglobulina per via intramuscolare, ma egli manifest sintomi di polio otto giorni pi tardi ("Lancet", 2 aprile 1955, pagina 702). E non serv neppure a impedire il manifestarsi di 40 casi di poliomielite in 6000 persone inoculate durante un'epidemia scoppiata a Manitoba nel 1953. Il Times (16 novembre 1953), nel riportare l'accaduto, afferm che le autorit sanitarie di Manitoba, pur considerando la gammaglobulina utile, avevano concluso che non costituiva una risposta definitiva al problema di come arginare le epidemie di polio. E non era davvero un giudizio esagerato. I risultati pi favorevoli, riportati nel primo dei due esperimenti sopra citati, erano dovuti, fu spiegato, al fatto che ai pazienti che formavano il gruppo di controllo era stata iniettata gelatina (1952), mentre nel secondo caso (1953) non era stato iniettato niente. Hammon e i suoi colleghi che eseguirono il primo "considerarono la possibilit che l'inoculazione di gelatina, come quella di molte altre sostanze, potrebbe provocare, in certi casi, paralisi da polio e dare cos una falsa reputazione alla gammaglobulina nell'azione protettiva" ("Lancet", 13 marzo 1954, pagina 558). E' difficile credere che, a dispetto di questa prova scientifica di inefficacia della gammaglobulina, il Presidente della Fondazione nazionale per la paralisi infantile abbia annunciato nel 1954 che si stavano producendo 3 milioni di dosi di siero (nel 1953 erano state 1 milione). Ed ancor pi inaudito che, nel numero di agosto 1954 del bollettino "Poliomyelitis Current Literature", fu pubblicata effettivamente la notizia (ripresa dal "Medical Officer", 19 novembre 1954, pagina 260) che "il dottor Graber aveva studiato il possibile effetto della gammaglobulina in seno ad un programma di inoculazione di massa nel Wisconsin. Egli osserva che non esiste prova che la gammaglobulina abbia avuto alcun effetto nel mutare il corso dell'epidemia o nel prevenire casi di poliomielite". Si ammise inoltre che "in seguito al fallimento della gammaglobulina in casi di familiari esposti al contagio, nel 1954 l'Illinois non verr rifornito di questa sostanza. Tuttavia, non fu per causa del suo fallimento come profilattico che nel 1953 il Dipartimento di Sanit pubblica di Glasgow declin l'offerta di rifornimento di siero da parte degli amministratori dell'United States Roosevelt Memorial Fund. La ragione addotta era interessante e, secondo il "Weekly Scotsman" (22 gennaio 1953) fu questa, che data la relativamente bassa incidenza della poliomielite in quella citt, sarebbe stato necessario praticare l'inoculazione a 1.250.000 persone per prevenire un'epidemia, la quale avrebbe potuto colpirne al massimo solo 250. Questo della presunta misura profilattica fu un altro pietoso esempio della scarsa attendibilit della sperimentazione su animali, visto che Bodin aveva scoperto nel 1949 che la gammaglobulina aveva avuto molto successo nella protezione delle scimmie dall'infezione conseguente all'inoculazione di
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tutti e tre i tipi di virus ("Annali della Societ di Biologia Sperimentale", N.Y., 1949, 72, 259). Poich divenne sempre pi chiaro che sieri animali e umani erano inefficaci e che ci si sarebbe potuto aspettare di avanzare poco in questa direzione, l'attenzione venne diretta alla produzione di un vaccino che avesse buona riuscita nella prevenzione della malattia. Fu nel 1949 che un gruppo di ricercatori di Harvard, sotto la direzione di Enders, rifer di essere riuscito a coltivare il virus della polio nei tessuti di rene di scimmia Rhesus. In seguito, il Dottor Jonas E. Salk di Pittsburg isol uno speciale prodotto di coltura nel quale fece crescere le cellule di rene. Si sapeva gi che esistevano tre tipi principali di virus: (1) Brundhild, (2) Lansing e (3) Leon, ma il dottor Salk e i suoi collaboratori isolarono e classificarono 74 famiglie. Nel 1952, dopo aver preparato dei vaccini sperimentali e dopo averli provati sulle scimmie, si convinse di averne prodotto uno abbastanza sicuro per essere somministrato ad esseri umani. Il 12 aprile 1955, nel decimo anniversario della morte del presidente Roosevelt, la Fondazione per la paralisi infantile annunci al mondo, attraverso ogni possibile mezzo pubblicitario, che il vaccino isolato da Salk era "sicuro, potente ed efficace". Ad Hann Harbor, nel Michigan, durante un meeting di 500 medici e scienziati, il Dottor Salk e il Dottor Francis fecero delle rivendicazioni talmente radicali sul vaccino che quasi ogni giornale americano dichiar che Salk aveva sconfitto la poliomielite. Solo 13 giorni dopo che il vaccino era stato acclamato alla radio e dalla stampa americana come una delle pi grandi scoperte del secolo, e 2 dopo che il Ministero della Sanit inglese ebbe annunciato il benestare per la produzione del vaccino, giunsero le prime notizie di disastri. Dei bambini cui era stato inoculato un ceppo di vaccino svilupparono la polio. Nei giorni seguenti furono riportati altri casi, alcuni dei quali verificatisi dopo l'inoculazione di altri ceppi. In seguito sopraggiunse un'ulteriore complicazione, del tutto imprevista. L'ufficiale medico di Denver, Dottor Florio, annunci il manifestarsi di ci che egli chiam poliomielite satellite, cio di casi di malattia sviluppata dai genitori o da altri soggetti a stretto contatto con un bambino cui era stato inoculato il vaccino e che, dopo alcuni giorni di malattia all'ospedale, era tornato a casa, e aveva trasmesso la poliomielite ad altri, pur non essendone affetto egli stesso. Il 23 giugno il Servizio della Sanit pubblica americano annunci che erano stati rilevati 168 casi di polio, con 6 morti, tra i vaccinati e 149 casi, con 6 morti, tra soggetti a contatto con bambini vaccinati con il Salk. Ma riguardo ai casi satellite la situazione , a rigore, molto peggiore. Secondo il Dottor Florio, i bambini cui sia stato inoculato un vaccino difettoso possono diventare portatori di virus. Egli calcol che ("Daily Express", 6 maggio 1955) tutti i 1.500 bambini vaccinati a Denver erano diventati portatori. "Abbiamo creato un gruppo di portatori, disse, e poi ci sar un altro gruppo e il ciclo continuer. E' molto sconfortante". Alcuni dei soggetti a contatto contrassero la malattia in forma mortale. L'intervallo fra l'inoculazione e il primo segno di paralisi oscillava fra i 5 e i 20 giorni e in buona parte dei casi aveva origine nell'arto in cui il vaccino era stato iniettato. Un altro aspetto della tragedia che il numero dei soggetti che svilupparono la polio era molto pi grande di quello previsto senza la vaccinazione. Infatti nell'Idaho, secondo quanto afferma il Dottor Carl Eklund, una delle maggiori autorit governative in merito, la polio colp solo i bambini vaccinati, in aree nelle quali non c'erano stati casi fin dall'anno precedente; in 9 casi su 10 la paralisi si verificava nel braccio in cui era stato iniettato il vaccino ("News Chronicle", 6 maggio 1955). Un articolo sul "Time" (30 maggio 1955) commentava: "In retrospettiva, una buona parte del biasimo per il fallimento del vaccino and alla Fondazione Nazionale che, in diversi anni di
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pubblicit, aveva gonfiato il pericolo della polio presentandolo in modo del tutto sproporzionato rispetto alla sua effettiva incidenza e si era buttata sulla vaccinazione con una preparazione evidentemente insufficiente". Probabilmente poche persone ricorderanno che il Dottor J. O. Leake, allora direttore medico del Servizio sanitario statunitense, ebbe a riferire anni fa di una serie di 12 casi di polio in bambini cui era stato inoculato un vaccino antipolio trattato chimicamente. L'inizio della malattia si era verificato 6-14 giorni dopo la prima o la seconda iniezione. Cinque erano morti e tre erano rimasti gravemente paralizzati. Il Dottor Leake, che scriveva sul "Journal of the American Medical Association" (1935, 105, 2.152), aggiungeva il seguente commento: "Molti medici saranno d'accordo nel ritenere che questi casi rendono per il momento indesiderabile un ulteriore uso del virus di polio per la vaccinazione umana". Persino il "British Medical Journal" (4 aprile 1936), in un articolo di fondo, dichiar che sembra probabile che simili disastri faranno rinviare per molto tempo ulteriori tentativi di questo tipo. Solo l'entusiasmo del pubblico d'oltre Oceano per tecniche di immunizzazione specifica pu spiegare come mai sono stati fatti tali tentativi". L'editorialista concludeva: "Ci vorr molto coraggio per riproporre di portare l'attacco a questo male con armi analoghe a quelle sinora usate". Ma sottovalutava la memoria corta della gente e la sua influenzabilit da parte della ben orchestrata pubblicit della stampa e dell'ostinatezza a senso unico dei ricercatori. Il lettore avr notato che in molte relazioni sul vaccino Salk viene frequentemente usata la parola potenza e si fa riferimento alla stimolazione di anticorpi nel sangue del bambino vaccinato. Quanto sia infondato presumere che la formazione di anticorpi sia una misura di immunit, fu pienamente dimostrato in una relazione pubblicata dal Consiglio per la ricerca medica nel maggio 1950, intitolata "Studio sulla difterite in due zone della Gran Bretagna". In questa relazione, firmata da nove medici (Percival Hartley, W. J. Tulloch, M. Anderson, W. A. Davidson, J. Grant, W. M. Jamieson, C. Kenbarrer, R. Morton e G. H. Robertson), si affermava che il verificarsi della difterite in soggetti inoculati "imponeva un'indagine sullo stato immunitario e sulla dinamica del meccanismo immunitario". Visto l'estremo rilievo del problema, e poich sia in Gran Bretagna sia in altri paesi si sono fatti e con ogni probabilit si faranno moltissimi test di vari vaccini, test nei quali si d per assodato che la formazione di anticorpi pu essere correlata con l'immunit, opportuno dare qui un breve riassunto delle scoperte del Consiglio per la ricerca medica. Sembra che nell'ambito dello studio condotto da questi nove medici, sia stata svolta un'indagine sulla difterite clinica in 95 persone che avevano completato il ciclo delle vaccinazioni a Newcastle e a Gatershead. La ricerca aveva fatto speciale riferimento alla concentrazione di antitossine nel siero di queste persone e di infermiere ospedaliere, familiari a contatto e portatori. La relazione afferma che gi nel 1939 e nel 1940-42 si era investigato sulla "concentrazione di antitossine nel siero di 62 persone inoculate che, in varie zone dell'Inghilterra e del Galles, avevano contratto la difterite". Peraltro "alcuni dei risultati ottenuti apparivano cos insospettati, cos contraddittori e anzi paradossali che, dopo la fase iniziale, l'inchiesta, almeno nei termini in cui era stata impostata e poi attuata, dovette essere chiusa". Il paradosso, vi si legge, stava in questo: "in ripetute occasioni si scopr che un campione di siero, prelevato da un paziente precedentemente inoculato, che aveva prodotto bacilli difterici su tamponi del naso e della gola e che, in base alle risultanze cliniche manifestava qualcuno dei sintomi classici della difterite, risultava contenere grandi quantit di antitossine difteriche. Ora, secondo Schick, le persone il cui siero contenga non meno di un trentesimo di un'unit di antitossina per millilitro, oppure, secondo esperti di altri paesi, non meno di un centesimo di un'unit di antitossina, non
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dovrebbero aver contratto la difterite. Ma il fatto che, su 62 pazienti sottoposti all'inchiesta che era stata svolta prima dell'aprile 1942, non meno di 25 (il 40%) presentavano nei loro campioni di siero un decimo o pi di un'unit di antitossina difterica per millilitro; anzi, tra questi, 5 ne presentavano dieci unit o pi, 7 da una a quattro unit e 13 da 0,1 a 0,8 unit". Come unica spiegazione si avanz il sospetto che ci fosse stato un errore: "Ma esami di controllo delle tecniche usate per la determinazione del contenuto antitossinico nei campioni di sangue e siero non rivelarono fonti di errore che potessero spiegare titoli cos alti". Fu deciso di ripetere l'indagine di Tyneside e di fare la maggiore attenzione possibile nella selezione dei pazienti, nella raccolta del materiale patologico e nel suo esame. E di nuovo si trovarono 30 persone con difterite clinica, nelle quali il contenuto di antitossina nel siero era di un ventesimo di unit o pi per millilitro. Ci si imbatt in un altro paradosso, "cio nel verificarsi di parecchi casi di non inoculati che non avevano antitossine in circolo, ospitavano microrganismi virulenti e tuttavia erano perfettamente in salute. Si trattava di persone, per lo pi infermiere, con poche o nessuna antitossina in circolo, regolarmente impiegate in corsie di difterici, non affette da difterite; di persone precedentemente inoculate oppure no, con poche o nessuna antitossina nel sangue, viventi a stretto contatto con difterici nelle loro case e non contagiate. Ci si aspettava che casi di difterite sarebbero scoppiati, sia tra le infermiere sia tra i parenti dei pazienti, fornendo cos il materiale per questa parte dell'inchiesta, ma l'aspettativa non venne soddisfatta". La terza parte della relazione tratta dello scoppio di epidemie nel Dundee, negli anni 1941-42, e pure in essa si fa riferimento al verificarsi di casi di difterite in persone il cui siero conteneva una apprezzabile quantit di antitossine. I fatti svelati in questa relazione provano la fallacia della teoria che la presenza di anticorpi comporti sempre protezione contro una particolare malattia; ma in tutte le relazioni recentemente pubblicate, concernenti la prova d'immunit all'infezione, si tace sugli anticorpi e si lascia presumere che la teoria sia provata. Qual il vaccino pi efficace, quello da virus ucciso con la formalina e iniettato per via intramuscolare oppure quello da virus attenuato e somministrato per bocca? Su questo problema si discusso molto. Secondo il "Lancet" (15 maggio 1955, pagina 1018), "Salk e Sabin hanno sostenuto a lungo punti diversi circa la vaccinazione antipolio, ma dalle ultime risultanze sembra che abbia ragione Sabin. Egli sostiene l'uso del vaccino da virus attenuato, da somministrare per la via naturale dell'infezione, la bocca. Sabin ha affermato che le iniezioni intramuscolari di vaccino inattivato non conferiscono un'immunit che dura tutta la vita e che sarebbe impossibile rivaccinare ogni volta che l'immunit artificiale a breve termine si esaurisce. Se i bambini ricevessero tale vaccino ci sarebbe ben presto una popolazione di giovani adulti non protetti contro la polio; e, poich la malattia pi grave negli adulti che nei bambini, un vaccino che conferisca solo una breve immunit potrebbe alla fine risultare, quando i bambini fossero cresciuti, una causa del presentarsi della malattia stessa in forme gravi". D'altra parte, tutte le affermazioni di Sabin riguardo l'efficacia del suo vaccino sono basate su stime degli anticorpi presenti, quali risultato della vaccinazione, nel siero del sangue di scimpanz e di "volontari" umani aventi parte nell'esperimento. Il presupposto che sta a monte di questa tecnica di accertamento del grado di immunit indotto dalla vaccinazione stato dimostrato del tutto infondato, e si pu cos giustamente concludere che l'efficacia del vaccino vivo attenuato per ora assolutamente problematica.

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L'argomentazione pi forte contro l'uso di un vaccino da virus attenuato o modificato, di qualsiasi tipo, quella portata avanti dal Professor McIntosh, professore di patologia all'Universit di Londra. In presenza dei membri della Societ Reale di medicina, il 19 ottobre 1926 McIntosh afferm: "Scientificamente non pu essere contestato che sotto ogni punto di vista l'iniezione di un virus capace di moltiplicarsi nel corpo umano nociva. Quando si verifica il moltiplicarsi del virus, non c' alcuna possibilit di valutare la dose alla quale il paziente stato assoggettato. Cos l'effetto non pu essere controllato, e in individui suscettibili potrebbe portare a dei risultati non previsti". Commentando questo discorso, l'editorialista del "Lancet" (24 maggio 1930, pagina 1138) scrisse: "La reintroduzione dell'uso di virus attenuato per la tubercolosi fu descritta dal Professor McIntosh come un passo indietro. Non si sa, egli disse, per quanto tempo un bacillo attenuato pu rimanere inattivo e poi riassumere la sua virulenza originaria". Queste critiche scientifiche si rivolgono ugualmente all'inoculazione e alla ingestione di qualsiasi virus vivo e sono valide oggi come al tempo in cui esse vennero formulate. A dispetto delle ripetute asserzioni dell'impossibilit per le forme attenuate di ogni virus vivo di polio di ritornare alla tossicit originaria, lo stesso Sabin scopr che quando a 26 volontari, fra i 21 e i 30 anni, venne somministrata una minuscola goccia di un singolo ceppo di virus di polio, esso si mutava, nel corpo dei soggetti, in qualche forma virulenta (Time, 23 maggio 1955)". Dopo aver esaminato attentamente la situazione concernente l'incidenza della polio in vari paesi, Bayly volse l'attenzione al Regno Unito, dove il rischio relativo di poliomielite era ritenuto davvero molto piccolo, e dove la malattia stessa, come descritto dagli esperti, non assumeva che raramente carattere di estrema gravit: I dati comunicati dall'Archivio Centrale mostrano che, durante gli anni 1943-53, il numero medio annuale di casi di polio, rilevati in Inghilterra e Galles, era di 3.328, con una media mensile di soli 227 soggetti su una popolazione di 42 milioni 290.000, dunque con una percentuale pari a 6 per milione. Secondo il Dottor Dennis H. Geffen, ufficiale dell'impero britannico, su 100 persone affette dal virus il 90% non manifestava sintomi, il 9% ne manifestava di lievi, come mal di gola, irrigidimento del collo, eccetera, mentre solo l'1% sviluppava la paralisi. "Public Health" (marzo 1955) rifer di una sua affermazione alla Metropolitan Branch, Society of medical Officers of Health: Noi siamo inclini a dimenticare che la poliomielite la meno grave delle malattie infettive con l'eccezione di quell'unica complicazione, o estensione della malattia, che distrugge le cellule motorie e il midollo spinale, causando la paralisi. A parte ci, essa sembra essere un'infezione leggera che dura pochi giorni, i cui sintomi sono probabilmente meno gravi di quelli di un raffreddore alla testa; inoltre la guarigione completa e l'immunit duratura. Se potessimo essere sicuri che un soggetto che contragga la polio non diverr paralizzato, dovremmo parlare in favore della diffusione della malattia, al fine di sviluppare, a livello collettivo, un'immunit naturale.

FATTORI DI PREDISPOSIZIONE DEL RICEVENTE

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Il Dottor Geffen ufficiale medico al Saint Pancras e nel discorso da cui abbiamo ripreso le parole ora citate aveva da dire alcune cose interessanti circa l'importanza dei fattori di predisposizione all'infezione nel ricevente in confronto al ruolo del virus infettante. Egli ha elencato, tra quei fattori, i quattro principali: 1. L'asportazione chirurgica di tonsille e adenoidi. 2. La gravidanza. 3. Gli sforzi, le fatiche, il freddo eccessivi. 4. Le piccole ferite come quelle determinate da inoculazione di vaccini o da iniezioni di farmaci tipo penicillina. Si riscontrato che di solito la paralisi colpisce l'arto che ha sofferto il trauma. Un gran numero di inchieste, disse Geffen, aveva convinto Gaylor Anderson, specialista nel campo della Pubblica Sanit nel Minnesota che innegabilmente: a) soggetti con polio di tipo bulbare, pi spesso di altri soggetti affetti da altri tipi di polio, avevano nella loro precedente storia clinica un'asportazione di tonsille e adenoidi; b) se un soggetto che ha subito la tonsillectomia sviluppa la polio, la probabilit di complicazione bulbare 4 volte pi grande che in un soggetto che abbia le tonsille; c) la quota di casi bulbari in soggetti tonsillectomizzati non in relazione n alla loro et ne al periodo di tempo trascorso dall'operazione. Il Dottor R.V. Southcott ("Medical Journal", agosto 1953, pagina 281) ritiene che un bambino a cui sono state tolte le tonsille all'et consueta di 5-7 anni soffre di traumi ai nervi della faringe che aumentano la sua suscettibilit alla polio bulbare per almeno 10 anni. In un'epidemia in Australia del Sud, negli anni 1947-48, egli scopr che in 35 casi su 39 di polio bulbare il paziente era stato tonsillectomizzato; d) la pi alta quota di casi bulbari in persone pi anziane dovuta primariamente all'assenza delle tonsille, piuttosto che all'et. La tesi che ogni ferita al corpo causa cambiamenti nelle cellule nervose che alimentano la parte, cos che diminuisce la loro capacit di resistere all'infezione da virus. Geffen ha potuto osservare, egli stesso, che i soggetti che contraggono la polio dopo l'appendicectomia sviluppano paralisi dei muscoli addominali e perfino dei muscoli dell'intestino. Egli convinto che l'iniezione dei vaccini antipertosse o antidifterici non solo localizza la paralisi nei soggetti contagiati dal virus, ma ne aumenta anche la predisposizione. E indubbio pertanto che perfino la vaccinazione del bambino contro la polio pu provocare proprio le condizioni che ne favoriscono l'attacco e aumentare cos l'incidenza della malattia. E questo rischio non assolutamente limitato alla prima iniezione. Come segnala un corrispondente del "Lancet" (6 marzo 1954, pagina 516): "Un bambino che abbia subito tre iniezioni rischia tre volte: c' un'esposizione reiterata...".

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Geffen riferisce pure di esperimenti che dimostrano che la castrazione nelle scimmie comportava una pi grande suscettibilit all'inoculazione intranasale di virus. Altro risultato concreto dell'osservazione clinica che esseri umani sofferenti di carenza di vitamina B 6 hanno via via meno resistenza all'infezione. Un numero considerevole di scimmie fu utilizzato da Bodian (D. Bodian, "American Journal of Hygiene", 1948, 48, 87-93), per una ricerca all'interno della quale esse venivano private di questa vitamina (piridossina) e poi esposte all'infezione. I risultati sembrarono confermare l'esperienza clinica. Fu dopo la pubblicazione sia della relazione di Francis sul valore del vaccino sia di quella sui tragici fatti che seguirono il lancio del vaccino in America, che uno dei maggiori autori in materia, W. Ritchie Russell dell'ospedale Radcliff di Oxford, membro del Collegio reale dei Medici del Dipartimento di Neurologia, scrisse in una lettera al "Lancet" (21 maggio 1955, pagina 1071): "Sarebbe giusto sottolineare il fatto che, per quanto il virus sia morto, qualsiasi tipo di inoculazione pu accelerare la paralisi da polio in un numero relativamente piccolo di bambini che forse albergano gi il virus. Ci si fa credere che questi pericoli siano minori del beneficio della protezione in genere assicurata, ma quando la protezione ben lontana dal 100%, i meriti del metodo e le statistiche che lo riguardano diventano contestabili". Russell fautore dell'uso di virus vivo poich, dice: "E' certamente pi efficace del metodo Salk e pu persino comportare meno rischi, poich se un vaccino orale dovesse inaspettatamente portare ad una malattia febbrile ci sono ancora molte possibilit che non ne consegua alcuna paralisi. Quando, invece, la polio favorita da un'inoculazione, le naturali difese del sistema nervoso sembrano essere inefficaci, e molti casi evolvono verso forme con paralisi che colpiscono in particolare, l'arto usato per l'iniezione". Bayly conclude le sue annotazioni sull'argomento con un attacco contro il continuo sfruttamento di animali in questo campo della scienza, sfruttamento che descrive con particolari strazianti. Egli chiede che, dovendo fare della ricerca, si faccia uso di colture di tessuti umani (ed provato ampiamente che questo ora possibile), evitando cos sofferenza ai milioni di animali da laboratorio usati annualmente per esperimenti, per la produzione di vaccini, eccetera. Viene discusso anche il fattore commerciale, nella vaccinazione. E' un aspetto che riguarda i produttori dei vari sieri e vaccini, che godono di profitti astronomici, come pure, nel caso del vaccino antipolio, gli esportatori di scimmie, in numero enorme, dall'India. Allo stato attuale, la disputa fra chi d la preferenza al vaccino Salk rispetto a quello Sabin, e viceversa, continua violenta nonostante i trent'anni di verifica trascorsi dal disastroso lancio del vaccino Salk. Questo prova, sostiene il Dottor Mendelsohn, che tutte e due le fazioni hanno probabilmente ragione quando parlano dell'inefficacia e dei potenziali pericoli del vaccino difeso dall'altro. Ci troviamo di fronte a un istruttivo esempio di vaccinomania della peggiore specie. Naturalmente, i medici sono consapevoli dei pericoli inerenti alle vaccinazioni e sono informati che ci sono specifiche controindicazioni. Il vaccino vivo non dovrebbe mai essere somministrato nei casi seguenti: 1. Se esiste prova di uno stato d'infezione acuta o di febbre. 2. In stato di gravidanza (a meno che non ci siano rischi maggiori a non usarlo che a usarlo). 3. Quando il sistema immunitario malfunzionante.
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4. In casi di malattia di indole maligna e se in corso un trattamento ormonale con farmaci come il cortisone. Si deve inoltre tener presente che: In caso di vaccino antimorbillo questo non deve essere somministrato se il bambino, oppure se uno dei suoi fratelli o genitori hanno precedenti di convulsioni o allergia alle uova o tubercolosi attiva. Il vaccino antipolio dovrebbe essere evitato in caso di diarrea o vomito, allergia alla penicillina o altri farmaci come la neomicina. Il vaccino alla tubercolina o B.C.G. dovrebbe essere evitato in caso di manifestazioni di sepsi esterna o interna. Il vaccino antirosolia dovrebbe essere evitato su bambini allergici ad alcuni farmaci come la neomicina o su donne che potrebbero rimanere incinte entro un periodo di 12 settimane dalla vaccinazione. Il vaccino antipertosse dovrebbe essere evitato se vi sono precedenti di crisi e convulsioni, o danni al cervello o altre encefalopatie. Se i genitori o gli altri bambini della famiglia hanno un precedente di malattie neurologiche o se lo stesso bambino ha un precedente di malattie neurologiche o di sviluppo ritardato, che potrebbe collegarsi a insufficienze neurologiche, allora la vaccinazione antipertosse si rivelerebbe poco saggia. I tossoidi difterici non dovrebbero essere somministrati dopo i dieci anni di et senza aver fatto prima dei test. I tossoidi tetanici non dovrebbero essere somministrati se il paziente non ha assunto una dose di richiamo negli ultimi dodici mesi. Infine, il vaccino antinfluenzale non dovrebbe essere somministrato a bambini con meno di nove anni o a quelli allergici alle uova. Le reazioni specifiche ai vaccini e i pericoli insiti negli stessi sono stati denunciati nei seguenti termini ("General Practitioner", 19 aprile 1985): Antipolio: sebbene succeda di rado, esiste un pericolo di paralisi, da collegarsi al vaccino, in persone esposte al contagio; pertanto i genitori che non siano stati precedentemente vaccinati dovrebbero farlo assieme ai loro figli (Nota: provato che molte poliomieliti paralizzanti hanno origine dalla vaccinazione o dal contatto con persone immunizzate). Antimorbillo: una sindrome simile al morbillo potrebbe verificarsi circa una settimana dopo la vaccinazione, in qualche caso con convulsioni e danni al cervello. Si valuta che il rischio di complicazioni serie esista nella misura di 1 caso su 87.000 (Nota: nella realt raramente si presenta una situazione del tipo nessun problema oppure problema gravissimo. Mentre le reazioni e conseguenze rilevanti si presentano con l'incidenza ora indicata, reazioni minori, di importanza decrescente, si riscontrano con una frequenza via via maggiore. C' spazio per complicazioni a volte leggere a volte pi serie. Non sempre, tuttavia, tali eventi vengono associati alla vaccinazione,
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persino se sono i genitori ad osservarli. Come si vedr, esiste un pericolo grave di malattie croniche nel lungo termine come conseguenza della vaccinazione antimorbillo: vedi capitolo 6). La vaccinazione anticolera non ha pi molto interesse da quando nel Regno Unito ha perso favore. A partire dal 1973, a causa della limitata validit del vaccino uno specifico certificato internazionale non pi richiesto (Nota: se le autorit mediche affermano che un vaccino ha validit limitata, esso dev'essere realmente inutile, vista la loro abituale devozione ai vaccini anche di pi dubbio valore). Secondo il Dottor Leonard Roodyn che scrive sul "General Practitioner" del 10 maggio 1985 sull'argomento vaccinazione per chi viaggia, la protezione di questo vaccino (anticolera) ha probabilmente un'efficacia di non pi del 50%, e l'immunit dura solo 6 mesi. Egli nota che soggetti come i membri degli equipaggi di volo, che si sottopongono a frequenti vaccinazioni, talvolta sviluppano reazioni abbastanza gravi. Quali assicurazioni di efficacia si danno, nella pratica corrente, per le vaccinazioni talvolta imposte a turisti e viaggiatori? Richiamandoci ai commenti di Bernard Shaw (vedi pagine precedenti), diciamo che le vaccinazioni davvero non assicurano una protezione permanente. TIFO: essendo stati vaccinati due volte a distanza di un mese, la protezione dovrebbe durare tre anni. COLERA: una singola dose dovrebbe proteggere quel 50% per i quali efficace, per 6 mesi. POLIO: tre dosi, a distanza di un mese l'una dall'altra, dovrebbero fornire da 5 a 10 anni di immunit. TETANO: un ciclo di tre iniezioni, con un intervallo di sei settimane fra la prima e la seconda, e di sei mesi fra la seconda e la terza, darebbe l'immunit da 5 a 10 anni. Riguardo all'EPATITE A e B, si varia secondo il tipo di iniezioni e la potenza della dose, e la protezione ha durata limitata. Il vaccino contro la FEBBRE GIALLA dovrebbe essere efficace per 10 anni. Molte di queste rivendicazioni sono per controverse. Il materiale di cui sono fatti i vaccini spesso molto nauseante a vedersi. Per esempio, tossine e antitossine difteriche sono derivate da sangue di cavallo putrefatto; il vaccino antipertosse dal muco tratto dalla gola di bambini infetti; il vaccino antitifo derivato da materia fecale decomposta di vittime del tifo; il siero antipolio Salk era tratto dai reni di scimmie infette; lo screditato vaccino, usato inefficacemente contro l'influenza suina, che ebbe terribili effetti su chi lo aveva utilizzato, era derivato da uova marce infette. Questi sono i materiali e le tecniche usati per provocare una risposta nel complesso meccanismo di difesa del corpo. Di frequente si verificano reazioni sinistre, a volte di drammatiche dimensioni. La storia legittima molti dubbi, per non dire di peggio, sull'efficacia delle tecniche di vaccinazione. Esse dovrebbero essere confrontate, sotto questo rispetto, con il processo di acquisizione spontanea dell'immunit. Discutendo di immunit spontanea, gli autori dell'opuscolo "The Dangers of Immunization", pubblicato dall'Humanitarian Society della Pennsylvania, evidenziano che nella vita quotidiana le infezioni a cui andiamo incontro e di cui ci rendiamo conto sono in ragione di un centesimo rispetto a quelle non evidenti.
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Queste infezioni minori, che non traspaiono da sintomi clinici, hanno come effetto il mantenimento della funzione immunitaria a un livello di allerta. La prova nella ricerca descritta nel libro di Maxcy-Rosenaw, "Preventive Medicine and Public Health" (Decima edizione. Pubblicato da Appelton-Century Croft, 1973). Cos si presume che le infezioni minime ripetute capitano quando il materiale infetto sfugge alle attenzioni della difesa di prima linea, cio di tonsille, di linfonodi e delle funzioni immunitarie intestinali. Esse stimolano la produzione di una risposta del sistema immunitario che non raggiunge un'intensit tale da renderci consapevoli della battaglia. Questa risposta in contrasto diretto con la vasta gamma di offese che la vaccinazione produce, quando provoca il sistema su vasta scala esaurendo le sue riserve (poich nessun sistema o organo ha riserve illimitate di materiali o di capacit funzionali). E si dovrebbe pure riflettere sul fatto che il corpo pu fronteggiare materiali tossici e infettivi quando si presentano in una certa forma, ma forse molto meno quando si presentano in un'altra. Molte infezioni batteriche che occorrono naturalmente hanno il loro inizio nell'intestino e tuttavia le tecniche di vaccinazione di solito introducono l'invasore attraverso il sangue. Un'analogia pu essere tratta dalla differenza che c' fra veleno di serpente ingerito, che non avrebbe quasi nessun effetto, e quello introdotto nel sangue, che avrebbe invece un effetto altamente tossico. Si dovrebbe pure essere consapevoli del fatto che il sistema immunitario infantile non completamente sviluppato e evolve lentamente verso il suo pieno potenziale tramite l'esposizione a miriadi di microrganismi in un ambiente naturale. Assalire il sistema immunitario prima che esso abbia avuto il tempo di svilupparsi e di maturare naturalmente, sembrerebbe essere una sollecitazione disastrosa. Le risorse e i materiali di questa capacit di difesa immatura non sono in grado di agire adeguatamente di fronte all'introduzione di materiali tossici su vasta scala, e la precocit della risposta cui costretta indebolisce la sua efficienza a lungo termine. Questo processo sarebbe un fattore fondamentale nell'aumento osservato di immunodeficienza nei bambini, delle loro malattie allergiche e dei loro disturbi comportamentali. Prima di volgere la nostra attenzione alle reazioni e ai pericoli immediati dell'immunizzazione e a tutto ci che vi si connette in modo immediato, a cominciare da un precario stato di salute per finire con la possibilit di morte (specialmente quando i soggetti sono dei bambini), metteremo a fuoco il problema dell'efficacia di queste tecniche, e delle rivendicazioni e contestazioni che si sono fatte in materia. Su questo punto le testimonianze che porteremo saranno risolutive. Lasciando per il momento da parte il tema dell'inefficacia e della devastazione a lungo termine che possono far seguito all'adozione di quelle tecniche (vedi capitolo 5), possiamo subito dire che, guardate alla luce dei loro primi risultati, in alcuni casi semplicemente desolanti, tali tecniche gi da tanto tempo sarebbero dovute cadere nel pi completo discredito. Quando riesamineremo le prove del "successo" di altre forme di immunizzazione, il lettore vorr rammentare le informazioni relative all'inefficacia della vaccinazione fornitegli in questo capitolo, specialmente per quanto riguarda il vaccino B.C.G. antitubercolosi e la vaccinazione antipolio, e vorr anche tener presenti le notazioni sulla difterite contenute nella descrizione del fallimento del vaccino antipolio fatta da Bayly.

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Capitolo 4 RIVENDICAZIONI E CONTESTAZIONI DEI SUCCESSI DELLA IMMUNIZZAZIONE

Mettiamo da parte per ora ogni considerazione estranea e, com' giusto, concentriamo l'attenzione sulle rivendicazioni di successo che, all'incirca da un secolo, vengono avanzate a favore delle tecniche di vaccinazione e immunizzazione. L'aver debellato il vaiolo stato, si dice, uno dei grandi trionfi della scienza medica. Che fosse in declino prima che la vaccinazione di massa venisse istituita un fatto opportunamente dimenticato, come dimenticati sono i molti casi di individui che, pur immunizzati, hanno contratto la malattia (vedi oltre). Il Dottor Glen Dettmann afferma che ("Health Consciousness", ottobre 1986) patetico e ridicolo dire che abbiamo vinto il vaiolo con il vaccino, dato che solo il 10% della popolazione era stato vaccinato. Se si devono davvero a vaccinazione e immunizzazione le decine di migliaia di vite che a stare all'apparenza sono state salvate, allora non si possono mettere in risalto soltanto i danni a breve e a lungo termine determinati da questi metodi, ma se ne devono soppesare equamente i pro e i contro. Se invece la protezione ascritta a loro merito un'impressione di superficie, che ha in realt una base circoscritta, allora la polemica ha ragioni d'essere di ben diversa consistenza. Bernard Dixon, nel suo libro "Beyond the Magic Bullet", afferma che: L'immunizzazione contro la difterite, introdotta su vasta scala attorno al 1949, sembra avere avuto un effetto dirompente sull'incidenza della malattia. Le morti per difterite tra i bambini andarono costantemente diminuendo in una misura che vari dalle 1300 unit del 1860 alle meno di 300 nel 1940. E'vero che un calo particolarmente forte si ebbe intorno al 1900, anno in cui l'antitossina fu usata per la prima volta: ma il declino pi rapido era stato registrato tra il 1865 e il 1875, vale a dire prima che il bacillo della difterite venisse isolato. Molti esperti hanno fatto rilevare un fatto in certo senso analogo e ugualmente singolare: la difterite e le malattie infettive dell'infanzia, tipo morbillo, scarlattina e pertosse, hanno subito in uno stesso arco di tempo una netta e apparentemente inarrestabile regressione sia quanto a incidenza,cio nel numero dei casi, sia quanto a gravit, regressione poco influenzata dall'introduzione dell'immunizzazione come degli antibiotici. Con questo non si vuole affermare che antibiotici e immunizzazione siano inefficaci, ma piuttosto notare che, nella prospettiva reale della storia naturale delle malattie menzionate, hanno avuto solo una parte marginale. E' cambiato il grado di virulenza di molti microrganismi responsabili delle infezioni. C' stato un tempo in cui la scarlattina era una malattia di gravit tale che chi ne era affetto doveva essere ricoverato in ospedale, in isolamento. E' noto che stata l'evoluzione dei microrganismi verso forme pi attenuate a portare a patologie di minore gravit che in passato. Alla fine del diciannovesimo secolo nel Regno Unito, per ogni milione di abitanti la scarlattina faceva registrare circa 1.500 casi di decesso all'anno. Ora il tasso sceso sotto lo 0,5 per milione. Questo livello stato raggiunto a prescindere dall'immunizzazione: il declino della malattia stato rapido e vistoso e ha occupato la maggior parte di questo secolo molto prima dell'arrivo degli antibiotici. Le cause del fenomeno possono essere ravvisate nel concorso di due circostanze: c' stata una maggiore resistenza da parte del soggetto ospite grazie a un migliore stato generale di salute (dovuto a un'alimentazione pi sana e al fatto che sempre meno gente abita negli antigienici bassifondi delle citt), e c' stato un mutamento evolutivo del microrganismo che all'origine dell'infezione,
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organismo appartenente alla famiglia degli streptococchi. Se nel frattempo fosse stato messo a punto un vaccino, non c' dubbio che gli sarebbe stato attribuito il merito di un cambiamento tanto significativo e delle vite cos salvate. E' andata diversamente e, in generale, non c' un unico fattore unico cui si debba far risalire il cambiamento avvenuto. La cosa certa che in questo caso nulla dobbiamo alle vaccinazioni. E qualcuno potrebbe persino dire, con seriet, che il declino della malattia dovuto alla non vaccinazione. Bernard Dixon ha rilevato che le infezioni, nel quadro globale delle condizioni della vita preistorica, erano di poca importanza perch gli uomini erano raccolti in famiglie pi piccole, ben distanziate dagli altri, sparsi nuclei e l'alimentazione era migliore. Questo rimane vero per gli animali selvatici. In condizioni di insano affollamento e di alimentazione povera, vale il contrario, e non stanno in altro le cause della pesante incidenza delle malattie infantili che colpivano in passato l'uomo urbanizzato. Il Professor T. Mckeown sottolinea che il moderno miglioramento della salute, a livello collettivo, incominciato ed stato portato avanti senza una grossa partecipazione della scienza e della tecnica, se si fa eccezione per le inchieste epidemiologiche sulle condizioni ambientali svolte nel diciottesimo secolo e agli inizi del diciannovesimo. Con l'aumentata disponibilit di cibo, con l'introduzione di misure igieniche e di acqua pulita e con il controllo delle nascite, ci fu un repentino cambiamento per quanto riguarda le malattie di natura infettiva, le quali diminuirono sia sotto il rispetto della diffusione sia per quanto attiene ai loro indici di mortalit. Era un cambiamento che poco aveva a che fare con le procedure dell'immunizzazione. Spesso, nella disputa, viene addotto il caso del tifo per vantare uno dei pi rilevanti successi dell'immunizzazione. Ma un'analisi dei fatti un po' pi attenta non convalida quella rivendicazione, al contrario. I bacilli usati nel vaccino TAB sono di tre tipi. Ci sono bacilli di tifo isolati da feci di soggetti infetti e bacilli di paratifo A e B che, nella loro combinazione, costituiscono una dose contenente pi di cinquecento milioni di bacilli. L'immunizzazione contro il tifo fu largamente adottata durante la prima guerra mondiale, e le prime affermazioni di successo sono di quel periodo. Durante la prima guerra boera, tra le truppe britanniche, si erano avuti circa sessantamila casi di questa malattia, ottomila dei quali mortali. Si spesso affermato che il vaccino antitifo non era ancora in uso a quel tempo, ma la verit diversa. C'era un vaccino messo a punto da Sir Almroth Wright e vi si fece ricorso, facendone giungere pi di 400.000 dosi in Sudafrica, dove si procedette alla sua inoculazione a un'alta percentuale di soldati. Fra le prove della sua inefficacia c' la testimonianza di un certo Dottor J. Washbourne, che era sul posto: In forma leggera o mortale, i casi di tifo si verificano tanto tra i vaccinati quanto fra i non vaccinati e, a quanto si pu giudicare, con la stessa frequenza. Dopo questo disastro, nel 1902, anno della fine della guerra, la vaccinazione antitifica delle truppe fu sospesa, ma venne reintrodotta nel 1914 a titolo facoltativo. Durante la prima guerra mondiale, combattuta essenzialmente nelle trincee, la maggior parte dei militari era di fatto vaccinata, e gli assertori della validit delle tecniche di immunizzazione poterono osservare esultanti che durante l'intero conflitto si erano registrati poco pi che 20.000 casi di tifo, 1.200 dei quali mortali. Rapportato al numero degli uomini che erano stati coinvolti nella guerra boera, questo dato corrispondeva a un indice che evidenziava un notevole progresso. Peraltro, la vera spiegazione del declino del tifo, quanto a incidenza e a tasso di mortalit, venne fornita da Sir Malcolm Morris in una sua conferenza del 1921 a Chadwick, quando osserv: Gli eserciti operanti sul fronte occidentale, nell'ultima guerra, erano in gran parte al riparo degli attacchi di dissenteria, diarrea, tifo e colera grazie a una buona situazione igienica. L'aver provveduto a garantire alle truppe un ambiente sano era stata misura di gran lunga pi importante del vaccino, che aveva fallito al principio del secolo e avrebbe fallito ancora se l'igiene non avesse protetto i soldati. A conferma di questa affermazione si pu citare il fatto che, dove ci furono delle
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carenze igieniche, per esempio a Gallipoli e in Mesopotamia, il vaccino si dimostr inefficace e manc al suo compito di difendere le truppe da epidemie di malattie intestinali e di tifo. Da queste epidemie emerge un elemento interessante, che getta dubbi su molte cifre relative ai pretesi successi delle tecniche di vaccinazione. Di fronte a casi di una malattia contro la quale il soggetto stato protetto mediante una qualche forma di immunizzazione, il medico messo in un imbarazzante dilemma e spesso, senza ulteriori approfondimenti, diagnosticher qualcosa di diverso dalla malattia infettiva. E' successo cos in molte situazioni, per esempio di recente negli Stati Uniti quando bambini immunizzati contro la polio mostravano tutti i sintomi della polio acuta: i medici hanno scoperto allora tutta una serie di modi adatti per descrivere questi casi con altri termini. Per quanto riguarda il tifo, c' una sorprendente confessione fatta da medici. I dottori Martin e Upjohn riconobbero che nel 1917, dovendo catalogare 325 casi di tifo, considerammo con sospetto quelli relativi a persone che erano state vaccinate e riuscimmo a escluderne 300, lasciandone passare solo 25. Altri medici militari, e tra loro il colonnello Donegan, hanno confessato di aver avuto l'ordine dai superiori di classificare i casi di tifo in soggetti vaccinati come qualcosa di diverso, e di aver obbedito. Le statistiche mediche esibite a sostegno della vaccinazione, date queste circostanze, non hanno significato. Durante la seconda guerra mondiale, l'incidenza del tifo era bassa, ma questo era dovuto in gran parte all'efficienza nell'approvvigionamento di acqua pulita e alla buona attenzione data all'igiene. Ci furono per epidemie occasionali, e una di queste in certo senso illuminante. Il 18 settembre 1945 il "Lancet" riport che nell'esercito di liberazione era scoppiata un'epidemia e 80 persone ne erano state colpite: oltre la met aveva dovuto essere ospedalizzata, e si erano avuti due morti. Eppure quelle persone, dalla prima all'ultima, erano state vaccinate annualmente contro il tifo almeno tre volte, e la maggioranza, anzi, di inoculazioni ne aveva subite quattro o cinque. La notizia equivale ad un'attestazione che il vaccino chiaramente inefficace, conclusione cui per altra via ci portano anche numerose dimostrazioni, come quella fatta a Toronto nel 1916 quando il Dottor Fraser e un gruppo di suoi collaboratori mostrarono di non temere i microrganismi ingoiando milioni di bacilli di tifo senza che poi si manifestasse in loro questa malattia. La soluzione del problema tifo sta nell'igiene pubblica e personale. Il "British Medical Journal" del 22 luglio 1933 affermava: Va sottolineato il fatto che nel Regno Unito la riduzione dei casi di tifo cominciata prima che s'intuisse dove si trova il bacillo che lo provoca e quale fosse questo bacillo, sicch chiaro che va ascritta a miglioramenti nelle cure igieniche voluti dalle autorit locali. In un prossimo capitolo focalizzeremo la nostra attenzione sulle conseguenze di questo particolare vaccino. Qui ci preme passare, nella saga della vaccinazione, al racconto di un'altra serie di "successi". La vaccinazione antidifterica si dimostrata non solo inefficace (vedi capitolo precedente), ma anche apportatrice di gravi rischi. La difterite declin nel Regno Unito durante la guerra, e la corporazione medica accredit questo successo all'immunizzazione. Alcuni medici, tuttavia, non condividevano tale persuasione. In effetti, prima della guerra, un gruppo di 50 medici di Guernsey aveva firmato una petizione contro l'obbligo di vaccinazione antidifterica sull'isola, sottolineando che la malattia era praticamente sparita in Svezia senza che ci fosse fatto ricorso all'immunizzazione. I risultati di questa, in vari paesi europei, sembrano andare nella direzione opposta a quella desiderata. In Germania, dove l'immunizzazione era obbligatoria, durante il caos e le migrazioni del 1945 si registrato un vasto incremento dei casi, essendo il loro numero aumentato da 40.000 a oltre un quarto di milione, nonostante una grande campagna di immunizzazione. A Parigi, nel 1944, i casi aumentarono di circa il 30%, bench la vaccinazione
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fosse obbligatoria. In Ungheria, dove l'obbligo dell'immunizzazione era stato introdotto nel 1938, ci fu un aumento del 35% in due anni. Nella Svizzera neutrale, nel cantone di Ginevra, i casi si triplicarono fra il 1941 e il '43, pur essendo la vaccinazione obbligatoria fin dal 1933. La situazione della Germania allo scoppio della guerra era in netto contrasto con quella della Norvegia, paese dove la vaccinazione non era in uso e dove furono segnalati soltanto 50 casi nello stesso periodo in cui in Germania se ne dovevano registrare 150.000. Pubblicazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanit mostrano che la difterite in costante declino in molti paesi europei, compresi alcuni di quelli nei quali la pratica dell'immunizzazione non entrata. Quel declino iniziato assai prima che la vaccinazione venisse messa a punto. Non esiste garanzia certa che la vaccinazione protegga i bambini dalla malattia, e in effetti nel Regno Unito si sono dovuti registrare, in bambini immunizzati, 30.000 casi di difterite. Pi avanti, discuteremo gli effetti collaterali dell'immunizzazione, ma vale la pena di sottolineare subito il verificarsi di una forma di malattia difficilmente distinguibile dalla polio, quale diretto risultato dell'antidifterica (vedi i capoversi sulle Malattie indotte, al capitolo 6). La propaganda medica vorrebbe dare a intendere che solo i bambini non vaccinati contraggono la malattia, ma anche qui si verifica il cosiddetto fenomeno della "ridiagnosi". Accade che, dopo aver diagnosticato, per esempio, la difterite, il medico apprenda che il bambino stato immunizzato, e a questo punto si senta in obbligo di cambiare il nome della malattia. E' stato osservato che simili cambiamenti di diagnosi hanno a volte raggiunto il 60% dei casi, e le autorit non hanno mai negato la fondatezza di questa accusa, che ribadita con insistenza da parte di chi contrario alla pratica delle vaccinazioni. George Bernard Shaw, scrivendo il 10 febbraio 1923 su "The Nation", ha spiegato in che modo le statistiche vengono spesso usate per stravolgere le effettive risultanze sull'efficacia delle vaccinazioni: Nei comuni ospedali, pare che alcune inoculazioni pasteuriane abbiano prodotto una vistosa contrazione di tipo, diciamo statistico, delle malattie. A stare ai dati medici, le vaccinazioni avrebbero cancellato tutte le malattie contro cui sono state applicate, in modo irresistibile e trionfale. Ma se si consultano i prospetti dell'Archivio sanitario centrale si vede che non hanno avuto alcun effetto oppure hanno addirittura peggiorato le cose. Quando venne denunciata questa discrepanza, i pasteuriani controbatterono un p avventatamente che i dati dell'Archivio riguardavano i casi di mortalit considerati in assoluto, mentre il test reale da farsi era quello concernente la morte o la guarigione del singolo malato. Detto con parole nostre, se in una comunit di cento anime un singolo soggetto contrae la difterite e poi ne muore, si ha tra i pazienti una mortalit del 100%: questo porta all'introduzione della pratica dell'inoculazione, e si ottiene il risultato che l'intera popolazione prender la difterite, ma solo ottanta persone ne moriranno, riducendosi pertanto l'indice di mortalit nei pazienti dal 100% all'80%, chiara indicazione, come ognuno vede, di un'enorme miglioramento delle condizioni generali di salute prodotto dall'inoculazione. Dunque, c' l'abitudine dei medici a fare diagnosi di comodo, magari in contrasto con i fatti ma d'accordo con la loro idea che se il paziente "protetto" con l'immunizzazione non pu avere una determinata malattia anche se ne presenta tutti i segnali e sintomi. E c' una forzatura delle statistiche per dimostrare che il successo stato raggiunto da una certa vaccinazione, quando non
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vero. Diventa proprio difficile a questo punto far capire ai profani che, per la verit, certe immunizzazioni peggiorano le cose. L'esempio limite addotto da Shaw illumina bene su ci che lo stesso scrittore chiamava la fallacia e il gioco di prestigio delle statistiche nei confronti dei fenomeni reali. E nella realt abbiamo una malattia come il tifo, che in un certo periodo diminuita, con o senza vaccinazione, e in un altro, durante il quale la vaccinazione era obbligatoria, ha avuto invece grande incidenza. Si anche visto come l'uso di correggere la diagnosi tolga validit alle cifre ufficiali che mirano ad attestare che soltanto i non vaccinati contraggono la malattia. Se si tengono presenti anche gli effetti secondari indotti, dei quali parleremo pi avanti, si hanno molte buone ragioni a sfavore dell'applicazione a livello di massa delle tecniche di immunizzazione. La scienza medica rivendica tra i suoi maggiori trionfi l'eliminazione del vaiolo. Ma se davvero sia lecito collegare il declino di questa malattia soprattutto all'immunizzazione rimane molto dubbio, dato che sono coinvolti anche altri fattori, come risulta dagli esempi che abbiamo riportato. Nel Regno Unito, i casi di vaiolo diminuirono drasticamente verso la fine della seconda guerra mondiale. Si tratt di un fenomeno cos rilevante che ormai morivano pi bambini in seguito alle vaccinazioni che non per naturale attacco della malattia. Un rapporto dell'Archivio centrale datato 17 febbraio 1974 segnalava che, nei 25 anni intercorsi tra il 1947 e il dicembre 1962, quasi due terzi dei bambini nati in Inghilterra o nel Galles non erano stati vaccinati contro il vaiolo. Tra questi, nell'intero periodo ne erano morti di vaiolo 4 sotto i cinque anni, mentre tra i bambini vaccinati, cio tra tutti quelli dell'altro terzo, ne erano deceduti, in seguito a reazioni al vaccino, non meno di 86, e molti ancora ne erano stati in qualche misura danneggiati. Come se non bastasse questo raffronto tanto pesante, c' dell'altro. Nelle cifre fornite dal governo del tempo si affermava che, nel corso del 1962, per effetto del vaccino non era morto nessun bambino sotto i cinque anni: ma c' una relazione che prova il contrario, esiste una serie di casi registrati dal competente organo di Sanit pubblica. La relazione spiega la natura delle possibili complicazioni della vaccinazione nei termini seguenti: Cancrena vaccinica. Questa forma, nota pure con il nome di vaccinite cronica progressiva, quella in cui la lesione primaria da vaccinazione non guarisce, ma diventa invece necrotica e pertanto aumenta in dimensioni. Simili lesioni appaiono sul corpo di chi portatore di virus vaccinico. La morte sopravviene di solito dopo settimane o mesi. La relazione continua cos: Un caso letale si verific in un bambino vaccinato all'et di quattro mesi; la malattia segu il modello descritto, ed egli mor tre mesi dopo. Nel suo sangue non venne mai accertata la presenza di anticorpi vaccinici e il suo livello di gammaglobulina risultava anormalmente basso. Nel seguito vengono descritti altri casi, e la relazione continua prendendo in considerazione la patologia conosciuta come encefalo mielite postvaccinica. Vi si legge che in tutto furono registrati, nel 1962, 60 casi di encefalomielite postvaccinica, cinque dei quali mortali. Il primo a morire fu un bambino di otto mesi, che si ammal dieci giorni dopo la vaccinazione, con manifestazioni di vomito e evidente malessere generale. Il giorno successivo al ricovero in ospedale presentava tutti i sintomi di una bronchite, ma nessun altro sintomo anormale. Un giorno pi tardi aveva convulsioni nella parte destra del corpo, con conseguenti movimenti di torsione. Le convulsioni continuarono, ed egli mor il giorno dopo ancora.

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Tutti i casi vengono accuratamente descritti, uno dopo l'altro, in quelle pagine: ma non affiora nessuna loro traccia nel rapporto dell'Archivio centrale per quell'anno. E' una nuova prova che sarebbe folle dare eccessivo credito alle cifre ufficiali e addurle in una qualsiasi discussione come elementi risolutivi a favore o a sfavore di una certa tesi. E' chiaro peraltro che negli anni del dopoguerra, fino a che questa pretesa misura preventiva non fu per fortuna abbandonata, la vaccinazione contro il vaiolo uccise pi bambini di quanto non facesse la malattia vera e propria. Abbiamo ricordato la personale esperienza di Shaw: era pi facile prendere il vaiolo in seguito alla vaccinazione che per il mancato ricorso alle sue difese. A questo punto importante citare anche la testimonianza fornita da un luminare di Medicina preventiva e sociale dell'Universit di Otago, il Dottor C. W. Dixon, che era un convinto sostenitore delle tecniche di vaccinazione. Nel 1964 scrisse quanto segue: Se fosse una procedura del tutto innocua, o potesse essere resa tale, la vaccinazione di routine di neonati e di bambini sarebbe una proposta accettabile perch comporta dei vantaggi. Certo qualche singolo individuo potrebbe morire per le sue conseguenze o avere un violento attacco di vaiolo, ma complessivamente ci sarebbe una diminuzione della mortalit tra la popolazione e le statistiche sarebbero meno pesanti. C' un dato del quale siamo sicuri: il rischio di contrarre il vaiolo, entro tre anni, anche dopo uno stretto contatto, per coloro che hanno fatto con esito positivo la prima vaccinazione o la rivaccinazione vescicolare, molto basso; ma via via che l'intervallo di tempo si allunga, diminuisce la nostra possibilit di predire quel che potr succedere. In sostanza, quel che Dixon metteva in discussione era il convincimento di quei medici che, essendo stati vaccinati e rivaccinati con successo, credono di essersi garantiti un'immunit permanente: Io non mi faccio illusioni, sono appena stato rivaccinato per la quinta volta e ho avuto una buona risposta in forma di reazione vescicolare che ha lasciato una piccola cicatrice. Il punto nodale delle affermazioni di Dixon era che la vaccinazione di massa causava la diffusione della malattia e aveva raggiunto scarsi risultati nel contenimento delle epidemie, sicch la vaccinazione dei bambini su vasta scala si risolveva in un tasso di mortalit molto pi alto di quello che ci si sarebbe potuti aspettare se la vaccinazione fosse stata abolita, dato che si sommavano i suoi effetti negativi a quelli del vaiolo. Per fortuna l'antivaiolosa non pi in uso, poich si asserisce che la malattia ormai scomparsa dalla terra, completamente debellata. Del resto, per il suo contenimento, oggi si dispone di un'efficace terapia a base di farmaci, e perci le argomentazioni circa l'impiego dell'antivaiolosa hanno un carattere puramente accademico. La sua storia resta in ogni modo istruttiva, per quanto riguarda la confusione dei pareri e la manipolazione di statistiche in funzione di determinati punti di vista. I pionieri della ricerca medica, come Pasteur, Koch e Erlich, hanno impostato le cose in un modo che ha largamente condizionato l'approccio della moderna medicina alla storia naturale delle malattie infettive. Ci si concentrati sull'agente infettivo, esagerandone l'importanza, e si trascurato il ricevente. Certo al tempo dell'identificazione, a opera di Koch, del microrganismo connesso con la tubercolosi, molti cittadini europei erano portatori di questo pericoloso bacillo: ma soltanto quando il bacillo cominciava a proliferare, a causa delle cattive condizioni alimentari, lavorative e igieniche,
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il corpo diventava vulnerabile. Ai giorni nostri si pu dimostrare che nell'intestino o nella saliva di buona parte degli individui esiste una grande variet di microrganismi patogeni, i quali, peraltro, non provocano malattie se non si verificano altri eventi e non si producono condizioni idonee a un'incontrollata espansione della loro attivit. Solo a quel punto si svilupper la malattia. Si dice che le persone infettate dall'A.I.D.S. siano, in America e in Europa, almeno dieci volte pi numerose di quante mai ne manifesteranno i sintomi. Perch la malattia prenda piede, necessario che, nei controlli e nelle difese messe in opera dai corpi sani, intervengano dei cambiamenti. Non la stessa cosa dire che un batterio causa una determinata malattia oppure che esso vi ha parte e che la malattia non pu esistere se non c' quel particolare batterio. Non esiste colera senza lo specifico bacillo del colera, ma molti soggetti portano quel microrganismo nel loro corpo eppure verosimilmente non saranno mai colpiti da quella malattia. Prima che l'infezione abbia luogo, necessario il concorso di molti fattori: fattori che non rientrano nel campo d'influenza di un'eventuale immunizzazione contro il particolare agente patogeno. L'attenzione all'igiene fisica e mentale, ai pericoli del sovraffollamento, all'alimentazione (inclusa l'acqua potabile), costituiscono i fattori primari che innalzano la capacit di difesa del corpo e permettono di vincere le infezioni. Si pu dire che l'immunizzazione si occupi solo di un aspetto del problema, e per giunta periferico: e se ne ha una riprova quando si vede che il declino delle malattie infettive attribuibile poco o niente a quel metodo di prevenzione, dato che in larga misura risale al secolo scorso. Le cose che contano sono le condizioni sanitarie e la qualit dell'alimentazione, sono questi i fattori su cui si dovrebbe mettere l'accento. Non a caso operatori intrepidi come Pettenkofer e il russo Metchnikoff furono in grado di ingoiare grandi quantit di microrganismi patogeni senza ammalarsi. Ecco perch, se si considerano anche gli inaccettabili effetti collaterali che provatamente ne conseguono, i genitori, prima di arrendersi incondizionatamente alle immunizzazioni, farebbero bene a pensarci un momento. Pi avanti, in questo libro, esamineremo alcune tra le tecniche di immunizzazione che vengono messe in opera sul singolo individuo, nonch certi effetti collaterali che si sono registrati. Qui preme puntare l'attenzione sui presunti vantaggi offerti da quelle procedure e paragonare le orgogliose rivendicazioni alle effettive prove, le quali disegnano in verit un quadro completamente diverso. L'immunizzazione dalla pertosse oggetto di controversia, perch i suoi effetti collaterali sono stati molto pubblicizzati. A suo favore si afferma, da parte di alcuni, che la sua efficacia e la protezione offerta superano di gran lunga gli effetti nocivi. Uno sguardo al grafico delle morti annuali, causate da questa malattia durante il periodo che va dal 1900 alla met degli anni '70, mostra che, rispetto al tetto massimo di poco meno di 900 morti per 1 milione di bambini con meno di 15 anni che si era registrato nel 1905, si avuto un calo di enorme consistenza. C' stato infatti un abbassamento dei livelli di mortalit nell'ordine dell'80% gi prima che fosse introdotta l'immunizzazione in serie, cosa avvenuta alla met degli anni '50. Da allora il calo continuato, ma pi lentamente. E se cos, anche chiaro che i meriti maggiori della contrazione che si registrata non possono essere attribuiti a una pratica che non era ancora in uso. Gli esperti hanno pareri discordi a proposito del grado di efficacia dell'antipertosse, e la cosa si spiega perch la malattia mostra in molte epidemie uguale incidenza fra i bambini immunizzati e i bambini non immunizzati. La pertosse si manifesta con sintomi leggeri nei bambini di costituzione sana e robusta, ed remissiva ad una terapia di mantenimento. Una recente relazione sulla rivista "Lancet" (5 ottobre 1985, pagina 776), afferma che in un gruppo di bambini affetti da pertosse, malattia confermata dall'identificazione al microscopio dei microrganismi presenti in tamponi nasali, molti erano stati immunizzati. Nella maggior parte dei casi la malattia si presentava in forma leggera, e questo sia che ci fosse stata o meno immunizzazione, per cui soltanto pochi bambini, secondo la relazione, furono ricoverati in ospedale. Non si pu dire che la pertosse sia una malattia
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grave per bambini ben nutriti, di costituzione sana, mentre offre vantaggi problematici la pratica dell'immunizzazione di massa dati i rischi che vi sono connessi (vedi capitolo 5). I dati di cui disponiamo a proposito del calo registrato nell'incidenza della pertosse sono analoghi a quelli relativi a varie altre forme infettive acute, contro le quali, a scopo preventivo, si pure fatto ricorso all'immunizzazione. Ma un declino consimile stato anche notato in malattie, come la scarlattina, per le quali non c'era immunizzazione. Il Professor Gordon Steward dell'Universit di Glasgow, capo del Dipartimento della sanit, ha studiato a fondo l'antipertosse. Qui di seguito riportiamo le opinioni da lui espresse a proposito della sua efficacia (sui pericoli di questo vaccino abbiamo raccolto alcune testimonianze nel capitolo 5). Sono tra coloro che ritengono la vaccinazione, nel migliore dei casi, solo parzialmente efficace nel controllo della pertosse e pensano che non sia stata mai provata la sua capacit di proteggere i bambini di et inferiore a un anno, gli unici peraltro, almeno nel Regno Unito, la cui salute sia seriamente minacciata da questa malattia. Per come vedo io il problema, i marginali vantaggi del vaccino per i bambini di pi di un anno, dovrebbero controbilanciare gli effetti nocivi del vaccino stesso, effetti molto comuni, che in qualche caso portano a danni irreversibili al cervello, paralisi e deficienza mentale. A causa di questo rischio o per il timore che suscita, molti genitori e medici sono riluttanti a far vaccinare i bambini. Quando si vuole accertare se una qualsiasi malattia infettiva in aumento o in diminuzione, essenziale considerare con spirito critico non solo il suo attuale grado di aggressivit ma anche quello che aveva in passato. Se si fa questo, diventa subito chiaro che, per la maggior parte, le principali malattie infettive, specialmente quelle infantili, sono andate diminuendo, quanto a incidenza e a indici di mortalit, in tutti i paesi sviluppati: un fenomeno che, in maniera pi o meno continua, dura ormai da cinquant'anni o pi. C' stato un tempo nel quale pertosse, e insieme scarlattina, difterite, morbillo causavano molte morti o lasciavano uno strascico di pesanti complicazioni cui si connetteva una salute precaria, con conseguenze che duravano anni, e a volte per sempre. Almeno in Gran Bretagna, quei giorni sono passati, da trent'anni o pi. E' molto infrequente che ai giorni nostri capiti di morire per una di queste malattie. Altrettanto rare sono le complicazioni da cui la salute esca seriamente minata, e questo si pu dire soprattutto di morbillo e pertosse. In ogni caso, un dato importante da cogliere che il calo delle principali malattie infettive e di parecchie altre, sia in termini di frequenza del loro apparire sia in termini di gravit della loro evoluzione, stato registrato prima che fosse stato realizzato un qualsiasi programma nazionale di vaccinazione. E' evidente che altri fattori, oltre alla vaccinazione, svolgono un ruolo importante nella diminuzione, in proporzioni e in gravit, delle malattie infettive: e QUESTO LEGITTIMA QUALCHE DOMANDA CIRCA LA MISURA, SE MAI CE N'E' STATA UNA, IN CUI LA VACCINAZIONE HA CONTRIBUITO, RISPETTO AD ALTRI FATTORI, A METTERLE SOTTO CONTROLLO E CIRCA LA MISURA IN CUI I BENEFICI CHE APPORTA, SE MAI CE NE SONO STATI, SONO CONTROBILANCIATI DA EFFETTI COLLATERALI PERICOLOSI O POTENZIALMENTE PERICOLOSI. Il Professor Steward afferma che durante le epidemie che si sono verificate nel 1974-75 e nel 197879 nel Regno Unito, e nel 1974 negli Stati Uniti e in Canada, la percentuale dei bambini vaccinati che contrassero la pertosse fu del 30-50%. Il Professor Steward crede nell'immunizzazione, ma non in quella contro la pertosse, almeno nella sua attuale forma. In una testimonianza pi recente, comparsa sul "British Medical Journal" del luglio 1983, ha spiegato questa sua opinione. Per
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precisare la sua posizione sulla vaccinazione antipertosse, ha scritto una lettera al periodico sopra citato con una serie di pertinenti osservazioni. Vediamole: Rispetto agli altri vaccini, quello antipertosse detiene un solido e non invidiabile primato quanto a numero di libri e di relazioni stese fin dal 1933 sulla sua neurotossicit e su altri suoi esiti indesiderabili, primato acquisito ben prima che, attraverso i media, venisse costruita ai suoi danni una pubblicit contraria. Rapporti clinici di varie fonti provano che nelle epidemie di pertosse degli anni '70 e del 1982, furono ricoverati in ospedale molti bambini che ne erano stati colpiti in forma grave. E' una conferma del fatto, evidente anche dalle statistiche americane, che il programma di vaccinazione attuato non necessariamente proteggeva i bambini. Altro fatto da notare che, fra i bambini che si ammalano di pertosse, per un certo numero (1 su 38.000) c' la complicazione di un'encefalopatia con danni permanenti al cervello, ma che corrono lo stesso rischio (si resta nella norma: da 1 caso su 25.000 a 1 caso su 110.000) anche i bambini che vengono vaccinati contro difterite pertosse e tetano. E' stato anche notato che il rischio di morte da pertosse (1 su 13.000) non si prospetta poi tanto pi grave del rischio di morte da vaccino antipertosse (1 su 100.000). Steward afferma inoltre che: Dai dati emergono buone ragioni a sostegno della tesi che, se potessero esser ridotti privazioni e sovraffollamento, diminuirebbero l'incidenza e la gravit della malattia, ma fino a quel momento la vaccinazione sar necessaria. I dati mostrano che l'attuale vaccino non serve a tenere sotto controllo le epidemie, non abbastanza efficace e comporta una percentuale di rischio troppo elevata per essere ulteriormente mantenuto nei programmi di vaccinazione di massa. Il Dottor Julian Kenyon discute il problema in una lettera alla redazione del "Journal of Alternative Medicine" (agosto 1984): In una recente relazione, il Professor Steward arrivato alla conclusione che, in una famiglia media, i rischi connessi con la vaccinazione sono per un neonato tanto gravi quanto quelli derivanti dalla stessa malattia. Il Dipartimento sanitario stato messo in imbarazzo da questo rilievo, e per otto mesi ha tenuto insabbiato il documento. Non c' dubbio che molto presto dovremo ascoltare un'ennesima difesa d'ufficio dei programmi di vaccinazione, sebbene questa sul piano dei fatti risulti sempre pi contestabile. Quando il recente dibattito sul vaccino antipertosse ha raggiunto le sue punte pi accese, si sono messi di mezzo i politici, e abbiamo dovuto ascoltare le non imparziali assicurazioni del Ministero della Sanit, secondo il quale il vaccino antipertosse fa bene e tutti dovremmo giovarcene. Conclusione davvero curiosa. Persino il principe Carlo e la principessa Diana hanno chinato il capo di fronte a questa linea ufficiale, e cos il principe William stato debitamente vaccinato con la consueta procedura. Non sono mancati, nell'occasione, abbondanti servizi sui media, in entusiastica sintonia con la medicina tradizionale. Si poteva pensare che il principe Carlo avrebbe confermato l'attenzione della famiglia reale per le cure omeopatiche, ma evidentemente deve essersi arreso alle truppe d'assalto del Ministero della Sanit. I rischi della vaccinazione variano molto: si va dalle reazioni di non grande entit a tempi brevi ai danni imponenti al cervello e perfino alla morte. Molti omeopati osservano che la vaccinazione determina effetti collaterali di lunga durata, che non vengono rilevati e quindi nemmeno registrati. Questo confermato anche dalla mia esperienza.
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Analogamente, i rischi della pertosse di rado sono letali, mentre possono produrre a lungo termine effetti gravi, con danni ai polmoni. Se dovessi scegliere tra danni ai polmoni e danni al cervello, la mia scelta cadrebbe sui primi, e certo sarei grato di dover "soltanto" subire un drenaggio al giorno, sputare ogni tanto un po' di sangue e magari, dopo un piccolo sforzo, aver qualche volta l'affanno. Dopo tutto, il lobo malato di un polmone si pu sempre asportare, e questo aiuta nei casi peggiori, ma che cosa si pu fare in caso di danni al cervello? Ovviamente, comunque la si pensi, giusto preoccuparsi dell'eventualit che i bambini, una volta sospese le vaccinazioni, si ammalino tutti in occasione di un'epidemica ricomparsa della malattia nel prevedibile giro di due anni. C' un'alternativa? Gli omeopati dicono di s. Discuteremo l'argomento nel capitolo 7, sulle alternative alla vaccinazione. Nel caso della poliomielite, il grafico sulla mortalit dovuta a questa malattia in Inghilterra e Galles, relativo al periodo che va da sei anni prima dell'introduzione del vaccino a sei anni dopo, mostra che, prima dell'introduzione del vaccino, c' stato un calo dell'82% (si passati dai 755 morti del 1950, che era un tetto, ai 137 del 1956). Nei successivi sei anni c' stata fu un'ulteriore caduta del 67% (tanto da giungere a 45 morti nel 1962), un declino che poi continuato. Si ripropone a questo punto la domanda se l'immunizzazione abbia o meno a che fare con il progressivo calo d'incidenza di questa malattia. L'immunizzazione contro la poliomielite si ottiene somministrando un vaccino orale, non iniettandolo, e dunque sotto questo rispetto si tratta di una forma pi accettabile di altre. La malattia, come tante altre, si manifesta con gradi di virulenza variabili, e tanti casi sono quasi asintomatici, dato che si riscontra soltanto una temporanea diarrea e non di pi. Quanto ai sintomi di paralisi, da notare che da molti studiosi sono stati associati a infezioni che susseguono a un intervento di tonsillectomia o a una precedente vaccinazione antidifterica. Ne abbiamo parlato in modo pi esteso nel capitolo 3: ancora una volta, si pu vedere come i fattori da cui dipende la gravit dell'infezione vanno ricercati non nei microrganismi ma nel ricevente. Analoghi commenti si possono fare anche a proposito di difterite, morbillo, eccetera. Il punto cruciale della discussione rimane il fatto che poche sono le prove a supporto della conclamata efficacia dell'immunizzazione su vasta scala, a supporto delle rivendicazioni che la presentano come un fattore di riduzione nell'incidenza delle malattie in questione. Nel caso della difterite, l'incidenza risulta adesso molto bassa nei paesi industrializzati, ma l'immunizzazione continua a essere praticata, nonostante tante prove della limitatezza dei benefici che apporta, se mai ne ha apportati. Durante un'epidemia che si verific nel 1969 a Chicago, l'amministrazione locale rifer che su un totale di 16 casi c'erano 4 persone che erano state totalmente immunizzate, mentre altre 5 avevano avuto inoculato il vaccino almeno una volta. In occasione di un'altra epidemia, si trov che ogni tre persone che erano morte per difterite una era stata immunizzata in modo completo, e si trov anche che dei 23 portatori identificati, 14 erano stati immunizzati. Restano da discutere i suoi effetti collaterali a lungo termine, ma a prescindere dai rischi che la vaccinazione contro questa malattia comporta, bisogna dire che le prove della sua efficacia appaiono singolarmente poco convincenti. Secondo i dati forniti dall'Unione britannica per l'abolizione della vivisezione, tra bambini completamente immunizzati si sono registrati di recente nel Regno Unito oltre 30.000 casi di difterite.

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Che si prenda in considerazione pertosse o difterite, vaiolo o poliomielite, si giunge sempre al medesimo punto. Ancor prima di arrivare a chiederci quale sia il danno supplementare che si infligge a un corpo aggredendolo in modo non naturale, siamo assaliti da dubbi troppo stringenti sulla presunta efficacia di questi metodi. La ben documentata testimonianza concernente il tifo, che abbiamo riportato pi sopra e che si riferiva soprattutto a periodi di guerra, un forte argomento a sostegno della tesi che il calo registrato nell'incidenza della malattia, in determinate fasi, non andava collegato con l'immunizzazione bens con l'igiene e con la disponibilit di acqua pulita. Bassa si mantenne l'incidenza del tifo anche durante il secondo conflitto mondiale: ebbero importanza determinante le condizioni igieniche, e in effetti nell'esercito di liberazione britannico l'usare acqua che non fosse quella fornita dai serbatoi idrici mobili dell'esercito era reato che portava davanti alla corte marziale. Il primo vaccino antimorbillo venne brevettato negli Stati Uniti nel 1963. Come si vedr nei prossimi capitoli, stato dimostrato che uno dei pericoli della vaccinazione, e cio l'encefalite che si manifesta in parecchi casi, pari al medesimo pericolo insito nella malattia stessa. Il vaccino lascia molto a desiderare anche sotto il rispetto della sua efficacia protettiva. Il Dottor Robert Mendelsohn presenta la questione in questi termini: Considererei inaccettabili i rischi associati al vaccino antimorbillo persino nel caso in cui ci fossero prove convincenti che funziona. E non ce ne sono. E' vero che c' stato un calo nell'incidenza della malattia, ma iniziato molto prima dell'introduzione del vaccino. I casi di morbillo negli Stati Uniti nel 1958 assommarono a circa 800.000, ma il loro numero nel 1962, ossia un anno prima dell'apparizione del vaccino, gi era sceso di 300000 unit. Durante i quattro anni seguenti, sebbene i bambini venissero vaccinati con un virus "ucciso" che si rivel inefficace e che ora caduto in disuso il numero dei casi si contrasse di altre 300.000 unit. Il tasso di mortalit determinato dal morbillo era pure diminuito in modo altrettanto drastico, e questo sempre indipendentemente dalla vaccinazione. All'inizio del secolo, in un anno, si registravano tra la popolazione 13,3 morti per morbillo ogni 100.000 soggetti. Nel 1955, quando ancora non era stata vaccinata una persona, il tasso di mortalit era calato del 97,7%: si avevano cio soltanto 0,03 morti su 100.000 individui. Il Dottor Mendelsohn continua: Questi numeri sono una inconfutabile prova del fatto che il morbillo stava scomparendo prima che il vaccino venisse introdotto. Nel 1978, un'indagine condotta in trenta stati, permise di osservare che pi della met dei bambini che avevano contratto la malattia erano stati regolarmente vaccinati. Un articolo apparso sul "Journal of Paediatrics" nel 1962 (volume 91, numero 2, pagine 317-330) e dedicato agli aspetti epidemiologici e sierologici del morbillo, conteneva le seguenti informazioni: Nella citt e nella contea di Saint Louis si verific, nel 1970 e negli anni 1971-74, un'epidemia di morbillo durante la quale furono ricoverati in ospedale 130 bambini e 6 morirono. In un periodo di quaranta settimane si registrarono 430 casi. In una scuola, su 90 bambini notoriamente vaccinati, 19 si ammalarono di morbillo: un tasso di insuccesso pari al 20%. Analoghi dati clinici furono raccolti anche in un'altra scuola, e si accert che 35 dei 125 bambini che si erano ammalati (il 28%) erano stati vaccinati. Gli autori consigliavano un programma di rivaccinazione per i bambini per cui il primo tentativo non aveva avuto successo:
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Peraltro, ammettevano, pu darsi che anche questo risulti inutile, perch un vaccino che ha fallito pu fallire di nuovo. Durante l'inverno 1967-68 si verific a Chicago un'epidemia di morbillo. Sull'"American Journal of Epidemiology" (volume 91, numero 3, pagine 286-293) si osservava: Due dati caratteristici richiamano l'attenzione: 1. l'alta percentuale dei casi che si devono registrare fra i bambini vaccinati in et prescolare; 2.il fallimento di programma scolastico di immunizzazione intensiva, varato nel tentativo di sconfiggere le epidemie di morbillo. Il 72% dei casi era relativo a bambini di et inferiore ai 5 anni. Il programma di immunizzazione messo a punto a Chicago non aveva avuto visibilmente nessun effetto sul corso dell'epidemia. Come vedremo nei prossimi capitoli, la vaccinazione antimorbillo in uso a quel tempo aveva per conseguenza una forma nota come morbillo "atipico", ed stato supposto che implicasse, oltre a questo, una vasta gamma di effetti indesiderabili a lungo termine. Il fallimento del metodo documentato in misura tale da essere di l da ogni ragionevole dubbio, e tuttavia c' chi continua a avvalersene. Questi fatti relativamente recenti sono poca cosa rispetto alla tragedia che si abbatt sulla Gran Bretagna in occasione dell'epidemia di vaiolo degli anni 1870-72. Una considerevole parte della popolazione era stata vaccinata, almeno una volta, e tuttavia 44.000 persone persero la vita; l'epidemia, come sappiamo da Bernard Shaw, non risparmi i vaccinati. Questo e altri insuccessi, come pure i molti casi di effetti collaterali inaccettabili, indussero infine l'opinione pubblica a schierarsi contro la vaccinazione obbligatoria. Si potrebbe ritenere tutto questo una digressione di puro interesse storico, ma bisogna rammentare che ancora alla fine del 1961 si ebbe nel Regno Unito una piccola epidemia di vaiolo: su 59 casi, 34 si riferivano a individui vaccinati e 25 no. Uno dei responsabili del Ministero della Sanit, nel 1962, rifer sulla vicenda e trov un po' di consolazione nel fatto che tra i non vaccinati si erano registrati 16 decessi e solo 5, invece, tra i vaccinati. (Queste cifre non includono i soggetti che importarono il contagio dall'estero, tra i quali soggetti si ebbero due morti). Umiliati dai fatti, i sostenitori del vaccino abbandonarono la posizione prima sostenuta che si rispecchiava nella dichiarazione che il vaccino assicurava una piena immunit e ripiegarono sull'affermazione che c'era una differenza molto marcata a favore della vaccinazione, nel senso che questa avrebbe un effetto benefico sul decorso della malattia. In realt, il vantaggio cos guadagnato, come vedremo, pu comportare il pericolo di un cronico precario stato di salute. Ed comunque significativo l'enorme divario tra la nuova, pi prudente posizione e l'affermazione iniziale che la vaccinazione assicurava un'immunit per tutta la vita. Negli anni '60 non era pi il singolo soggetto a essere presentato come il beneficiario dell'antivaiolosa, che per fortuna non era pi di moda. C' un'interessante relazione sul "Medical Officer" del 10 gennaio 1964, a questo proposito: C' stata molta confusione mentale, perch si mancato di mettere in risalto la differenza di valore che c' tra l'assicurare un'immunit parziale all'individuo oppure alla comunit. Pu succedere che muoia di vaiolo una persona vaccinata alcuni anni prima, ma certo che un gruppo di persone che siano state vaccinate, in caso di esposizione al contagio, far registrare, nel suo insieme, un tasso di mortalit da vaiolo pi basso di quello che si avr in un gruppo di pari consistenza, formato da persone non vaccinate, che sia messo nelle stesse condizioni. Ebbene, persino questo contestabile. Nella piccola epidemia del 1962, infatti, non si ebbero neppure casi di minore gravit in alcune aree nelle quali la prevenzione antivaiolosa mediante vaccinazione era a livelli molto bassi: un esempio pu essere fornito da West Bromwich, dove soltanto il 7% dei bambini era stato vaccinato.
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Lasciamo a questo punto il vaiolo per spostare la nostra attenzione su un'altra malattia che, in termini di insuccesso dell'immunizzazione, offre pari motivi di interesse. Si tratta del morbillo tedesco o rosolia, una forma non grave per i bambini ma che diventa un'autentica minaccia per i bambini ancora non nati nel caso in cui ne sia contagiata la loro madre nei primi mesi di gravidanza. C' il rischio, per il nascituro, di malformazioni. Ai ragazzi il vaccino viene somministrato nella speranza di evitare che essi contraggano spontaneamente la malattia in un momento inopportuno, quando potrebbero contagiare una donna in stato interessante. Per quanto riguarda le ragazze, l'idea che il vaccino serva a mettere fuori gioco la malattia prima che raggiungano la maturit. Si rinuncia cos all'immunit naturale offerta dalla malattia stessa, e sono in molti a pensare che questo aumenti per le donne la minaccia di contrarla in et feconda. Molti studi hanno mostrato che spesso non c' la prova della presenza di anticorpi in donne che sono state immunizzate da ragazze. E lo conferma il fatto che molte persone tra quelle che sono state a suo tempo vaccinate, contraggono poi, in effetti, la malattia. Secondo il Dottor Mendelsohn all'esame del sangue eseguito appena quattro o cinque anni dopo la vaccinazione antirosolia, gran parte dei bambini non presenta prove di immunit. Oggi, a causa dell'immunizzazione, la maggioranza delle donne non acquisisce mai l'immunit in modo spontaneo. Se la loro immunit vaccinoindotta venisse a cessare, esse potrebbero contrarre la rosolia proprio mentre sono in stato interessante, con conseguente danno per il bambino che portano in grembo. Mendelsohn fa rilevare che, dal momento che la rosolia costituisce una minaccia pi che altro per i bambini non nati, se l'immunizzazione fosse la soluzione, ci si dovrebbe pure aspettare che fossero sicuramente immunizzati gli ostetrici. In questo modo essi eviterebbero di contagiare le loro pazienti. Ma un'inchiesta fatta in California, di cui ha dato notizia l'"American Medical Association Journal", rivela che pi del 90% degli ostetrici e ginecologi intervistati aveva rifiutato la vaccinazione. C implicita una pesante valutazione negativa, e viene poi spontaneo chiedersi: perch un vaccino, che oltretutto ha notoriamente gravi effetti collaterali (vedi capitolo 5), deve essere inflitto ai bambini, quando gli stessi medici, in prevalenza, lo rifiutano? Un altro articolo, comparso sull'"Australian Nurses Journal" nel maggio 1978 mise in chiaro che ci sono prove schiaccianti contro l'efficacia del vaccino. La Dottoressa Beverley, del Dipartimento universitario dell'Ospedale Austin di Melbourne, rimase cos colpita da queste notizie che, a conclusione di una minuziosa inchiesta, fu spinta a chiedersi se la vaccinazione di massa era davvero auspicabile. Gli esami da lei fatti concernevano reclute dell'esercito, la cui immunit alla rosolia era bassa, come risultava dalle analisi del sangue. Le reclute vennero immunizzate con virus attenuato e poi rimandate al campo di addestramento dove in passato la rosolia aveva fatto periodiche comparse. Quattro mesi dopo l'immunizzazione scoppi un'epidemia che contagi l'80% delle persone che erano state "protette". Un successivo esperimento, intrapreso dalla Dottoressa Allan in un istituto neurologico, conferm gli stessi risultati: l'immunizzazione non era in grado di prevenire la malattia. Siccome l'immunizzazione contro la rosolia risponde allo scopo di prevenire malformazioni dei nascituri, si potrebbe a questo punto controbattere che quello l'unico risultato importante, e che in qualche modo il vaccino permette di conseguirlo. Ma con una relazione alla stampa, Sir Henry Yellowless, allora responsabile della Sanit pubblica, riconobbe (26 febbraio 1976) che questa forma di protezione, anche per i non ancora nati, non pronta per l'uso. La relazione diceva che, a dispetto degli alti livelli di vaccinazione, non c' stata una riduzione apprezzabile nel numero di bambini che alla nascita presentano malformazioni. E' chiaro che la causa delle vaccinazioni stata difesa con affermazioni confuse e seminatrici di confusioni. Chi si attiene ai fatti, dando loro la dovuta attenzione, coglie con chiarezza che la
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protezione poco garantita, che le statistiche vengono manipolate e che si mettono in atto indebite pressioni sui medici affinch cambino diagnosi quando da quella vera potrebbe emergere che l'immunizzazione ha fallito. Ma a dispetto di tutto questo si pu leggere sul "Lancet" (12 ottobre 1985, pagina 828) la raccomandazione che l'immunizzazione contro la rosolia venga introdotta nel Regno Unito, e se ne faccia un requisito legale per l'ammissione dei bambini alla scuola. La presenza di un batterio non significa malattia. Lo stato di salute del ricevente, il corpo del soggetto, questo il fattore che decide se ci sar o meno contagio. L'introduzione di materiali tossici provoca una risposta da parte del corpo che, per quanto riguarda la difesa da particolari microrganismi, pu trarne soltanto vantaggi limitati. Questa non necessariamente una situazione desiderabile e, a lungo andare, ha solo un effetto marginale sulla salute di molti individui. I rischi, di cui parleremo a fondo nei prossimi capitoli, superano di gran lunga gli ipotetici benefici. La propaganda in favore dell'immunizzazione ha conquistato l'opinione pubblica e ha influenzato il pensiero medico, l'autorit politica e le stesse misure, prese a livello internazionale, per il controllo delle malattie. Questo avvenuto a spese di approcci diversi che avrebbero potuto innalzare in modo sostanziale il livello di benessere delle persone a rischio. Ci sono di mezzo interessi politici e economici, perch in questa materia i guadagni sono enormi, e la verit non sempre piacevole. Abbandonare l'idea che la protezione si possa ottenere attraverso l'immunizzazione e dare invece attuazione ai costosi provvedimenti, tante volte promessi, per migliorare i livelli nutrizionali in paesi in cui oggi si stenta a sopravvivere, non sono prospettive che tutti i politici possano accogliere con gioia, anche se vero che bisognerebbe costringerli a prenderle in considerazione. Con l'appoggio di qualificati movimenti di opinione pubblica e sfruttando la potenza dei media, si potrebbe finalmente far arrivare un messaggio in questo senso agli interessati. Il primo messaggio chiaro da trasmettere che l'immunizzazione offre solo una protezione limitata. E si vedr a quali costi, dato che la nostra attenzione si volger ora a considerare alcuni dei molti modi in cui la salute delle persone e delle comunit umane stata messa a rischio e danneggiata dall'uso delle tecniche di immunizzazione.

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Capitolo 5 EFFETTI NEGATIVI IMMEDIATI DELLE TECNICHE DI IMMUNIZZAZIONE

Nel capitolo 3, a commento del modo in cui l'immunizzazione sembra funzionare, abbiamo citato prove che ne fanno mettere in dubbio l'efficacia nei confronti di tubercolosi, difterite e poliomielite; e la discussione su quelle specifiche forme di immunizzazione ha poi trovato ulteriore spazio nel capitolo 4, dedicato a una serie di testimonianze della loro inefficacia. L'esame dell'argomento prosegue ora in questo capitolo 5, che tratta degli effetti negativi immediati di tali tecniche. Discutere separatamente dell'efficacia o meno dell'immunizzazione, dei suoi effetti negativi immediati, e dei suoi pericoli a lungo termine, cio smembrare sotto rubriche diverse le scoperte negative che sono state fatte in proposito, chiaramente arbitrario, perch tutti quei temi, in una certa misura, si sovrappongono. Il lettore che voglia farsi un giudizio esatto su uno qualsiasi di questi particolari aspetti non potr non prendere in considerazione anche i capitoli in cui non se ne tratta in modo diretto, ma al contrario dovr tener ben presenti anche le prove e i pareri riportati nelle loro pagine. Se si esaminano le prove relative agli effetti sul corpo delle tecniche di immunizzazione, si scoprir che questi possono essere divisi in due grosse categorie. Alcuni effetti si verificano in modo vistosamente rapido, e il loro stretto collegamento con le tecniche di vaccinazione si coglie subito. Ci sono poi alterazioni diverse, che non si evidenziano prima di molti mesi o anni, ed pi difficile metterle in rapporto con l'immunizzazione, fintantoch tale connessione non sia stata stabilita o mediante espresse ricerche o tenendo sotto osservazione, nel tempo, persone che risultano vaccinate. Per fare un esempio, se si studia una determinata malattia, mettiamo la sclerosi multipla, pu succedere che nella ricerca dei possibili fattori si noti che pi pazienti hanno in comune, tra altri elementi, il fatto di aver sofferto di una particolare forma infettiva o quello di esser stati oggetto di una certa specifica immunizzazione. In questo modo, malattia e immunizzazione essendo state messe in qualche relazione, la seconda diventerebbe passibile di sospetto. Come vedremo, alcuni studiosi sono giunti a stabilire sperimentalmente una connessione tra virus del morbillo e sclerosi multipla. Ci sono cambiamenti di tipo ancora diverso, che non si collegano all'immunizzazione con la stessa palmare evidenza delle reazioni immediate o di certe malattie croniche che vengono fuori a distanza di anni, ma che pure possono costituire una conseguenza, e consistono in lievi alterazioni generali di funzioni o di sistemi dell'organismo. Pure queste modifiche richiedono un lavoro di indagine perch sia davvero provato un loro legame con i metodi di immunizzazione. Quelle alterazioni sono, in molti casi, sintomi che preannunciano una salute cagionevole, e potrebbero includere un indebolimento generale della funzione immunitaria come pure scarsa energia e vitalit. Il pi importante cambiamento tra quelli che possono derivare direttamente dall'introduzione nel corpo di sostanze estranee, quali sono i vaccini, consiste nelle alterazioni che si potrebbero verificare nel materiale genetico preposto alla riproduzione delle cellule. Si tratterebbe del pi grave tra tutti gli effetti a lungo termine prodotti dall'immunizzazione, perch per via di certe implicazioni potrebbe collegarla con le alterazioni cellulari che conducono al cancro o, in altri casi, con alterazioni che porterebbero il corpo a identificare come estranee certe cellule e
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quindi innescherebbero una sua reazione di difesa. Per tale via si pu arrivare a capire il modo in cui avvengono le reazioni autoimmuni: parliamo della condizione patologica in cui una parte del corpo mostra di essere allergica a se stessa, con conseguenti reazioni infiammatorie, e un esempio offerto dall'artrite reumatoide, che appunto una malattia autoimmune. Nel valutare tutti questi campi di reazione o di cambiamento dobbiamo tener ben presente che su scala enorme il coinvolgimento umano in questo esperimento di misure protettive di massa. Si sta discutendo di fatti che riguardano miliardi di persone su un arco di tempo di circa cento anni e che hanno fatto registrare un crescendo nell'ultimo mezzo secolo. Se si riflette obiettivamente sul repentino e allarmante incremento notato in tutto il mondo delle malattie croniche, che toccano persino i bambini pi piccoli, e poi sull'incremento delle malformazioni che si rilevano alla nascita nei paesi industrializzati, e poi ancora sul massiccio aumento delle malattie mentali, possibile cominciare a rendersi conto che se c' un nesso, suggerito dall'evidenza o da ricerche sperimentali, tra questi fenomeni e l'immunizzazione, ci troviamo in presenza di una catastrofe tra le pi gravi che il genere umano si autoinflitto nel corso della storia.

SINDROME DI MORTE INFANTILE IMPROVVISA (S.I.D.S.) La nostra attenzione si concentrer anzitutto sulla possibile connessione tra la vaccinazione e il pi tragico degli eventi, la sindrome di morte infantile improvvisa. Molti studiosi hanno notato che i casi di improvvisa e inesplicabile morte di bambini apparentemente sani si producono spesso entro qualche ora o qualche giorno dalla vaccinazione. Tutte le vaccinazioni si trovano a essere coinvolte nel fenomeno, ma qualcuna pi di altre. Pi e pi volte c' stato chi ha gettato l'allarme o elevato proteste, ma non sembra esserci stata mai nessuna reale ripercussione sul livello di consapevolezza della classe medica e della gente comune. Non sembra aver chiarito le idee nemmeno il notorio successo di un programma medico realizzato in Australia (che verr descritto particolareggiatamente pi avanti), grazie al quale, tramite un semplice cambiamento nell'alimentazione, e cio con una somministrazione integrativa di vitamina C, l'incidenza della morte infantile susseguente a vaccinazione, che stava raggiungendo proporzioni terribili, stata messa sotto controllo. Il Dottor Mendelsohn ha categoricamente affermato: Il mio sospetto, condiviso da altri colleghi, che le circa 10.000 morti per sindrome di morte infantile improvvisa che si verificano ogni anno negli Stati Uniti sono da mettere in relazione con uno o pi dei vaccini somministrati ai bambini come si fa di regola. ll vaccino antipertosse sembra essere il pi dannoso, ma il primato negativo potrebbe anche spettare a qualche altro. Il Dottor William Torch, della facolt di medicina dell'Universit del Nevada, ha osservato che responsabile di casi di sindrome di morte infantile improvvisa potrebbe essere il DifPerTet. Durante un'indagine Torch ha potuto rilevare che due terzi dei 103 bambini morti per S.I.D.S. erano stati immunizzati nelle tre settimane precedenti con il DifPerTet. Molti erano morti a un giorno di distanza dalla vaccinazione. Torch afferma che non si era trattato di coincidenze ma che, almeno in alcuni casi, c'era un chiaro rapporto causale. Nel 1979, durante una campagna di vaccinazione nel Tennessee, ci furono 8 casi di S.I.D.S., immediatamente susseguenti alla somministrazione di routine di vaccino DifPerTet: al loro verificarsi fece seguito l'intervento dell'autorit competente che blocc l'ulteriore impiego di quello specifico vaccino. Del gruppo citato, cinque bambini erano morti entro un giorno dalla vaccinazione. A dispetto di questa forte connessione, venne ufficialmente scoperto che non c'era rapporto fra la vaccinazione e le morti.
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Non sono insolite prese di posizione di questo tipo nell'ambiente medico, e meritano un po' d'attenzione. Nel caso in questione, la negazione ufficiale di un nesso tra le vaccinazioni e le morti fu ribadita in base al rilievo che l'analisi di altri casi portava a credere che l'antipertosse non potesse causare la sindrome di morte infantile improvvisa. Che la prova ben evidente di una connessione causale in un determinato caso possa essere infirmata da scoperte fatte nel corso di un'altra indagine, del tutto inammissibile. Eppure e accaduto. In un discorso tenuto nel 1985 alla Societ degli omeopati, Harris Coulter, coautore con Barbara Loe Fisher del libro "D.P.T.:A Shot in the Dark" (D.P.T., uno sparo nel buio) edito da Harcourt-Bracelanovich, ha affermato quanto segue a proposito di questo problema: Il metodo usato era del tipo "controllo retrospettivo dei casi": furono rilevati 400 casi di S.I.D.S., e per ognuno di questi bambini morti ne vennero selezionati per controllo due che avessero in comune con il primo data di nascita, peso alla nascita e razza. Quando si misero a confronto le storie di vaccinazione dei due gruppi, si trov che in un gruppo, quello del S.I.D.S., solo il 38% era stato vaccinato, mentre nel gruppo di controllo i vaccinati costituivano il 56%. Il direttore del Comitato per le malattie contagiose, in occasione di una riunione nel luglio del 1983, afferm che questo dato andava a chiaro sostegno dell'opinione che l'immunizzazione contro pertosse, difterite e tetano non rientrava nell'eziologia della sindrome di morte infantile improvvisa. Il Dottor Coulter e la Dottoressa Fisher sottolineano con forza che non era provato nulla del genere. I due gruppi non erano correttamente raffrontabili. Fattori come quelli genetici, nutrizionali, fisiologici e altre variabili rendono un bambino pi vulnerabile di un altro, e non hanno niente a che fare con la data di nascita e con la razza. Sono fattori, e tale anche l'allattamento al seno, d'importanza fondamentale nel determinare il grado di suscettibilit agli attacchi immunologici. La vicenda sopra citata ben esemplifica quel che Coulter descrive come il modo in cui la medicina ufficiale si mette alla ricerca della verit scientifica, comportandosi come Alice nel paese delle meraviglie. Uno studio intrapreso nel 1979 all'Universit di Los Angeles, con la sponsorizzazione della F.D.A. (Food and Drug Administration), e confermato da altri studi successivi, ha portato ad accertare che negli Stati Uniti circa 1000 bambini muoiono annualmente per dirette conseguenze della vaccinazione DifPerTet, e sono classificati come morti per S.I.D.S.. Essi costituiscono il 10-15% del totale dei casi di S.I.D.S. che annualmente si verificano negli Stati Uniti, i quali, a seconda delle statistiche, risulterebbero ammontare a 8-10.000. Il lavoro pratico di gran lunga pi importante in questo campo stato compiuto dal Dottor Archie Kalokerinos e dal Professor Glen Dettmann nella loro indagine sui bambini aborigeni australiani, descritta dal Dottor Kalokerinos nel libro "Every Second Child", pubblicato dall'editore australiano Thomas Nelson nel 1974. Il tasso di mortalit infantile fra gli aborigeni aveva mostrato un improvviso aumento nei primi anni '70: era raddoppiato nel 1970 ed era ulteriormente cresciuto nel 1971, raggiungendo un limite per cui, in alcune aree del Nord, la mortalit infantile aveva toccato la cifra di 500 bambini su 1.000. Era un livello assolutamente inaccettabile, ma non sembrava che ci fosse una risposta al problema. Il Ministro dell'Interno di quella zona si rivolse al Dottor Kalokerinos per una consultazione. La spiegazione balen alla mente di Kalokerinos di colpo quando gli torn in mente che Ralph, il ministro, gli aveva detto che avevano intensificato le campagne di immunizzazione: Mio Dio! Sapevo da anni che potevano costituire un pericolo, ma forse lo avevo sottovalutato. S, avevo fatto questo errore. Non c'era nemmeno bisogno di andare sul posto. Lo sapevo. Una quipe sanitaria raggiungeva una zona, faceva mettere in fila dagli aborigeni bambini e neonati e procedeva all'immunizzazione. Nessun esame, nessuna raccolta di precedenti, nessuna analisi delle carenze nutrizionali.
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Succedeva cos. Tra i piccoli molti si sarebbero ammalati di raffreddore. Non c'era da stupirsi se morivano. Alcuni sarebbero morti dopo poche ore a causa di una grave carenza di vitamina C, acutizzata dall'immunizzazione. Altri sarebbero morti pi tardi di "polmonite", "gastroenterite" o "malnutrizione". I pochi sopravvissuti sarebbero stati messi in fila un'altra volta, entro un mese, per un'altra immunizzazione. Se fossero riusciti a vivere ancora, sarebbero stati messi di nuovo in fila. Poi ci sarebbero state iniezioni di richiamo contro morbillo, polio e persino T.B.C. Non ci sarebbe stato da stupirsi se avessero continuato a morire. Il fatto sorprendente era che qualcuno sopravvivesse. E' da notare, a proposito degli aborigeni, la circostanza che si tratta di una popolazione particolare, e che i problemi che deve affrontare non sono comuni ad altri gruppi. I livelli di carenza nutrizionale che vi si registrano sono impressionanti. Il caso degli aborigeni ci ha permesso di capire davvero la natura della sindrome di morte infantile improvvisa ossia delle cosiddette morti in culla, la natura insomma, comunque si voglia chiamarlo, di questo atroce insulto ai moderni standard di piet e di sollecitudine. Le riflessioni di Kalokerinos potrebbero essere respinte come mere elucubrazioni, se non fosse per il fatto che lui e Dettmann riuscirono a risolvere quasi del tutto il problema delle morti dei bambini mediante il semplice espediente di una somministrazione addizionale di vitamina C. Collegando l'esperienza dei bambini aborigeni, che morivano per quello che viene definito shock immunologico ovvero per paralisi risultante da interazioni nutrizionali-immunologiche, con l'espandersi del fenomeno S.I.D.S. nei paesi sviluppati, Kalokerinos dice: Non ho dubbi sul fatto che alcune delle cosiddette morti in culla sono dovute a deficienze gravi di vitamina C e si verificano anche se la dieta adeguata... La risposta al vaccino contro le infezioni non sempre buona. Prima di tutto si ha un'aumentata necessit di vitamina C, e questo, in particolare se associato a carenze dietetiche o a un assorbimento intestinale deficitario, pu acutizzare la deficienza. Si abbassa allora l'immunit e lo stesso agente immunizzante concorre a questo abbassamento temporaneo. Cos un bambino pu morire qualche giorno dopo essere stato immunizzato, a causa di infezioni quali la polmonite o la gastroenterite. Quali che siano i meccanismi coinvolti, adesso almeno provato che molti bambini che si trovano in condizioni di particolare fragilit per carenze nutrizionali, muoiono dopo l'immunizzazione. Kalokerinos afferma che potrebbero nascondersi carenze persino in una buona dieta. Come possibile? Disponiamo di una spiegazione ora che stato formulato con chiarezza il concetto di individualit biochimica. E' una nozione che risale in larga parte all'opera del Dottor Roger Williams, dell'Universit del Texas, il quale ne ha parlato in modo esauriente nel suo libro appunto intitolato "Biochemical Individuality" (Texas University Press). Nel suo studio Williams ha mostrato che, per cause genetiche o in seguito a successive acquisizioni, ognuno di noi ha, nei confronti di certe sostanze nutritive, esigenze di tipo assolutamente individuale, il che pu spesso rendere i suoi bisogni molto maggiori di quelli di ogni altra persona della stessa et, dello stesso sesso e delle stesse condizioni. Si comprende quindi come i bambini possano aver speciale bisogno di determinati nutrienti, che peraltro non sono sufficientemente presenti in quella che magari sembrerebbe a prima vista una dieta pur equilibrata. Cos qualche bambino sarebbe messo in condizioni di non poter far fronte a un attacco come quello portato al suo fisico dall'immunizzazione, e il risultato potrebbe essere uno shock immunologico e disturbi del suo sistema nervoso centrale con conseguenti effetti sul meccanismo della respirazione e con il prodursi della tragedia della sindrome di morte infantile improvvisa. La migliore difesa contro questi pericoli sembra essere l'allattamento al seno, che dovrebbe essere sempre praticato quando possibile, e il pi a lungo possibile, al modo stesso in cui la nutrizione
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dovrebbe essere la pi accurata, sia per la madre sia per il figlio, senza le carenze di sostanze nutritive dovute ai cibi raffinati. Per un ironia della sorte, nelle zone pi ricche del mondo, cio nel Nord e in Occidente, la cattiva nutrizione ha come causa la sovralimentazione, mentre nei paesi sottosviluppati il fenomeno contrario, la sottoalimentazione, a generare il medesimo effetto. E in tutti e due questi mondi l'immunizzazione viene a costituire un rischio per il bambino, come provano da un lato la sindrome di morte infantile improvvisa negli Stati Uniti e in Europa, e dall'altro i drammatici eventi descritti, per l'Australia degli aborigeni, da Kalokerinos. Come si vedr dall'esame delle prove di reazioni neurologiche all'immunizzazione, lo squilibrio nutrizionale uno dei fattori soggiacenti a questo fenomeno. Queste reazioni sono infinitamente pi diffuse della sindrome di morte infantile improvvisa che potrebbe, in effetti, essere presentata come la reazione neurologica estrema, che si conclude appunto con collasso e decesso. Nel 1985, due gemelli morirono in Scozia a ventiquattrore dalla somministrazione del vaccino trivalente. L'autopsia port all'ipotesi di un caso di S.I.D.S.; e le vaccinazioni vennero sospese e quella partita di dosi di vaccini fu sottoposta a esame. Il seguito della storia conferma quanto angusta fosse la visuale degli investigatori. I vaccini furono esaminati per accertare l'eventuale presenza di impurit o di altri fattori che avrebbero potuto danneggiarne la qualit. Secondo le parole dell'Istituto per gli standard biologici, l'analisi dei vaccini stata completata, e non ne emersa alcuna anormalit. Essi vennero pertanto rimessi in uso nel paese. Quanto alla compagnia produttrice del vaccino, che era la Wellcome Foundation, il suo commento fu il seguente: Posto che 2,5 bambini su 1.000 muoiono di S.I.D.S., e posto che due terzi della popolazione infantile ricevono tre dosi di vaccino DifPerTet, rientra nelle normali probabilit che ogni anno, entro 24 ore dalla somministrazione del vaccino, si registrino da cinque a dieci decessi di bambini. I gemelli sono particolarmente a rischio. Ora, chiunque abbia un minimo di intelligenza in grado di capire che se la sindrome di morte infantile improvvisa spesso conseguenza della vaccinazione, fra vaccinazione e morte infantile ci sar naturalmente uno strettissimo nesso. Soltanto se si ipotizza che i due termini, morte infantile e vaccinazione, non sono collegati, si pu annettere qualche senso al tortuoso linguaggio impiegato dalla Fondazione. Ma che vi sia un legame provato, sicch spesso il bambino vulnerabile soccomber a un grave shock immunologico, shock connesso in maniera diretta con l'intervento di vaccinazione. In Australia se ne avuta una chiara dimostrazione. Che i gemelli abbiano deficit nutrizionali pressoch equivalenti, comprensibile. In Scozia i gemelli soffrono verosimilmente di maggiori carenze di quelli del restante Regno Unito, con l'eccezione dell'Irlanda del Nord: la dieta appare essere molto povera di frutta e verdura fresca, e ricca invece di cibi raffinati. Il livello di salute materna verrebbe trasmesso ai bambini, anche per quello che riguarda le carenze, e specificamente per la carenza di vitamina C. Non sappiamo se questo fosse il caso dei gemelli sopra ricordati, ma stiamo facendo un'osservazione generale che si riferisce alla Scozia e ai gemelli. Come i bambini aborigeni descritti da Kalokerinos, anche questi hanno poche possibilit di sopravvivere agli attacchi del vaccino patogeno. Che i vaccini risultassero "normali", e quindi venissero considerati sicuri, ancora pi terrificante che se fossero stati giudicati, per qualche ragione, imperfetti. Cos la tragedia continua.

DANNI NEUROLOGICI E DELL'IMMUNIZZAZIONE

DANNI

AL

CERVELLO

COME

CONSEGUENZE

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Nel corso del loro importante lavoro di ricerca sugli effetti della vaccinazione DifPerTet, il Dottor Coulter e Barbara Loe Fisher hanno avuto modo di descrivere con cura la reazione acuta che, nella sorprendente variet delle molte rilevate, appare tipica. Quando la reazione blanda, tra i molti sintomi ci sono: eruzione cutanea, gonfiore sul punto dell'iniezione, un po' di febbre, pianto insistente e mal d'orecchi. Essi scompaiono senza necessit di interventi, e vengono ritenuti "normali" dai medici che seguono i bambini. Quando la reazione pi acuta e pi grave, spesso comporta febbre alta, a 40 gradi e pi, come pure collassi, convulsioni e spesso un pianto di tipo particolare detto encefalitico o pianto con strilli. In qualche caso sopravviene la morte. Se un bambino che ha avuto reazioni gravi all'immunizzazione sopravvive, pu in seguito manifestare problemi cronici molto seri. I meno preoccupanti potrebbero essere problemi cronici agli orecchi, allergie multiple, asma e disturbi del sonno. Le conseguenze a lungo termine pi pesanti potrebbero invece includere ritardi mentali, crisi riferibili al "piccolo male" o al "grande male", emiplegia o paraplegia (paralisi parziale), danni agli organi di senso (disturbi della parola, dell'udito e visivi fino alla sordit e alla cecit). Questi danni sensoriali talvolta, al limite, sfociano nella condizione conosciuta con il nome di "autismo infantile", nella quale il bambino appare incapace di comunicare e chiuso in un mondo tutto suo. In condizioni meno gravi, l'indebolimento delle capacit percettive porta all'incapacit di apprendere, o a forme come dislessia e iperattivit. Il citato studio dell'Universit di Los Angeles, sponsorizzato dalla Food and Drug Administration, di cui abbiamo parlato a proposito della sindrome di morte infantile improvvisa, valuta che ogni anno si verifichino da 11.000 a 12.000 casi circa di danni neurologici permanenti come risultato della vaccinazione DifPerTet. Ma secondo Coulter e la Fisher in questo modo si incorre in una sottovalutazione scandalosa delle cifre effettive, e a questo proposito sottolineano il fatto che circa il 15-20% di bambini americani in et scolare classificato come disabile all'apprendimento. Ammontano a circa 3 milioni i bambini che annualmente, nel sistema scolastico statale statunitense, devono essere iscritti a corsi speciali di insegnamento. Molti di questi bambini, viene asserito, sono stati danneggiati dall'antipertosse, e in definitiva il loro numero deve essere molto pi alto di quanto si mostra di credere nello studio che abbiamo menzionato. E' stato notato che, rispetto al momento in cui comincia a diventare evidente che un bambino lontano dai normali standard di sviluppo, la diagnosi di ritardo mentale congenito o di disturbi convulsivi congeniti viene formulata qualche mese dopo Secondo Coulter e la Fisher, i bambini che non tengono il passo rientrano di solito tra quelli che sono stati vaccinati pi volte, a 2, 4 e 6 mesi di et. Ci si pu chiedere se giusto presentare un'inchiesta svolta da un'importante istituzione come superficiale, quando le sue conclusioni non concordano con le valutazioni diverse da noi formulate. La risposta sarebbe negativa se quell'accusa venisse avanzata in modo gratuito, e non invece, come nel nostro caso, in considerazione delle procedure che in quell'inchiesta sono state seguite. Si pu dimostrare che il metodo adottato dai ricercatori di Los Angeles per taluni aspetti stato discutibile e si deve concordare con Coulter e la Fisher che stata sottovalutata in modo inaccettabile la frequenza del nesso tra vaccinazione antipertosse da una parte e conseguenti danni e decessi dall'altra. Per esempio, nell'indagine si chiedeva ai medici di Los Angeles di riferire per un periodo di due anni tutte le reazioni manifestatesi entro 48 ore dalla vaccinazione. E' lecito domandare perch mai si assunto questo limite delle 48 ore, dato che non mai stato fatto alcuno studio per dimostrare che reazioni da vaccino non si manifestano dopo questo lasso di tempo. Si noti che, dato quel termine cronologico, non vennero presi in considerazione ai fini statistici i casi di due bambini morti poco dopo la vaccinazione. Uno si era ammalato quattro ore dopo, ma era morto quattro giorni pi tardi, e quindi oltre il limite delle 48 ore. L'altro si era ammalato dopo tre giorni ed era morto al quarto giorno, sicch lui pure fu escluso dalle rilevazioni. Oltre ai casi di
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morte, si rilevarono molte altre reazioni che avrebbero potuto trovare posto nelle statistiche dell'inchiesta, ma ne rimasero invece fuori. Ci furono, per esempio, 9 bambini le cui reazioni, di convulsioni e di collasso, non vennero annotate perch non abbastanza gravi. Si ha notizia di altri 17 casi, in cui si ebbero manifestazioni di strilli di alta tonalit, un segno che si pensa sia da collegare a fatti cerebrali, e anche questi casi non trovarono spazio e attenzione, tanto che i bambini non furono poi tenuti sotto osservazione nel tempo per accertare se mai si manifestasse a lungo termine qualche deficit. Su queste basi il Dottor Coulter, la Fisher, e anche altri, hanno assunto una posizione critica rispetto ai risultati dell'inchiesta, sebbene dagli stessi esca l'indicazione di un preoccupante livello di reazioni nocive al vaccino. Coulter e la Fisher osservano che, fatta eccezione dello stato del Maryland, non ci sono leggi che chiedano ai medici di tenere una registrazione dei nomi dei produttori dei vaccini da loro usati, e dei numeri distintivi delle varie partite. In questo modo, identificare in tempo utile le partite di vaccino difettose diventa difficile e a volte impossibile. I due studiosi affermano che l'autorevole Food and Drug Administration (F.D.A.) e i produttori sanno da decenni che l'unico test usato negli Stati Uniti per verificare la sicurezza del vaccino antipertosse, il test di tossicit murina (su cavia), privo di significato, perch non pu essere messo in correlazione con la capacit del vaccino di causare nei bambini morte o danni al cervello. Test pi sicuri sono stati ideati soprattutto in Giappone, ma con quello usato negli USA sarebbe possibile legittimare l'utilizzazione di un vaccino quattro volte pi potente dell'attuale e quindi in misura proporzionale pi tossico. L'unico tentativo fatto dalla F.D.A. di dare una valutazione degli oltre quarant'anni di impiego di vaccino antipertosse sotto il rispetto delle reazioni nocive dallo stesso provocate, stato lo studio dell'Universit di Los Angeles, ma sebbene dai suoi risultati, pubblicati nel 1982 sul "Journal of Paediatrics", emerga che le reazioni al vaccino vanno dalle eruzioni alle infezioni auricolari, dalla febbre alta alle convulsioni gravi, dai danni al cervello alla morte, va notato che non ci si mai preoccupati di renderne edotta la gente comune. Il vaccino contro gli orecchioni, afferma il Dottor Mendelsohn ("The People's Doctor", Newsletter), ha un valore estremamente discutibile perch, se vero che pu diminuire l'incidenza della malattia nei bambini cui viene somministrato, lo fa con il rischio di esporli ai suoi pericoli pi tardi, dato che poco probabile che i suoi effetti protettivi durino per tutta la vita. I rischi insiti negli orecchioni vengono del resto esagerati, e quello di sterilit maschile quasi nullo: l'eventualit di sintomi di orchite (infiammazione dei testicoli) ben scarsa, e quasi sempre interessato un solo testicolo, il che significa, come sottolinea Mendelsohn, che un uomo pu sempre popolare il mondo con l'altro. Mendelsohn rileva che reazioni neurologiche possono essere prodotte da un certo numero di vaccini diversi dall'antipertosse: la vaccinazione contro il morbillo e quella contro gli orecchioni, dice, possono anche esporre i bambini a complicazioni che interessano il sistema nervoso centrale e comprendono crisi convulsive dovute alla febbre elevata, sordit unilaterale e encefalite. Anche se tali rischi sono poco probabili, essi sono infinitamente meno accettabili dei pericoli di poco conto derivanti dalla malattia da cui si ritiene che i vaccini proteggano. La motivazione principale per l'uso del vaccino antimorbillo data dal proposito di prevenire certi effetti collaterali della malattia (i quali, sia detto per inciso, sono rarissimi nei bambini ben nutriti) come l'encefalite. Secondo stime ufficiali, dei bambini che contraggono il morbillo 1 su 1.000 soffrir di encefalite: ma questo contestato da studiosi come Mendelsohn, il quale controbatte che la cosa pu essere vera nel caso di bambini che vivano in condizioni di povert, ma non quando ci si riferisce a bambini ben nutriti e in buone condizioni igieniche, perch allora la probabilit di questa complicazione appare dell'ordine di 1 su 100.000. La verit, come asseriscono Kalokerinos e
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Mendelsohn, che il vaccino stesso comporta un alto rischio di encefalite e di altre malattie gravi come la panencefalite sclerotizzante subacuta, che una forma quasi sempre mortale, dato che comporta un indurimento della materia cerebrale. Il vaccino antimorbillo anche sospettato di causare reazioni particolarmente gravi come atassia (mancanza di coordinamento nei movimenti), ritardi mentali, meningite, convulsioni e paralisi unilaterale. E queste sarebbero solo le possibili manifestazioni a breve termine, poich, come vedremo pi oltre, la possibilit di degenerazioni neurologiche a lungo termine, quale si d nella sclerosi multipla, stata pure collegata al vaccino antimorbillo. Tutto questo si aggiunge al fatto che stanno aumentando le prove che il vaccino non nemmeno efficace nella protezione contro il morbillo, e che il calo di incidenza di questa malattia ha poco a che fare con il suo impiego. Le cifre statunitensi mostrano che gli 800.000 casi del 1958 erano scesi a 500.000 nel 1962, anno che ha preceduto l'introduzione del vaccino. Il fenomeno continuato anche dopo. Abbiamo gi preso in rapido esame la controversia sulla vaccinazione antipolio, e la discussione se sia preferibile il vaccino vivo o quello inattivato (vedi capitolo 3). Abbiamo visto che entrambi comportano rischi. Forse l'opinione di chi mise a punto il vaccino "ucciso", cio di Salk, pu essere interessante in quanto ci informa sul vaccino rivale, scoperto da Sabin. Salk su "Science" del 4 aprile 1977 sostiene che: L'antipolio con virus vivo stata la principale causa di un certo crescente numero di casi di poliomielite paralizzante che si registrato negli Stati Uniti a partire dal 1972. Per evitarne il verificarsi, sarebbe necessario mettere fine alla routine dell'uso di antipolio con virus vivo. Purtroppo non possiamo riportare l'opinione di Sabin sul vaccino di Salk, ed una sfortuna perch certo avremmo modo di concludere che la soluzione migliore quella di non usare n il vaccino dell'uno n il vaccino dell'altro. Nel Regno Unito, tra le voci che si sono alzate contro l'uso del vaccino antipertosse c' quella, importante, del Professor Gordon Steward il quale, nella sua qualit di insegnante di Sanit pubblica all'Universit di Glasgow, ha preso posizione contro i suoi colleghi e ha contestato l'adozione di quel metodo di prevenzione a causa dei suoi inaccettabili rischi. Steward ha messo in evidenza non solo i pericoli inerenti al vaccino ma, in verit, anche la sua inadeguatezza allo scopo. Riprendiamo da un suo scritto quanto segue ("Here's Health", marzo 1980, pagine 87-90). Il vaccino antipertosse era somministrato assieme a tossoidi di difterite e tetano come un triplice vaccino. Introdotto nel 1957, questo vaccino stato somministrato al 70% dei neonati a partire dal 1960 e a pi del 70% di tutti i bambini dal 1969. Il programma di vaccinazione stato seguito passo passo, negli anni tra il 1957 e il 1968, dal Ministero della Sanit che nel 1969 ha poi annunciato che i vaccini "non erano molto efficaci" e non avevano raggiunto l'obiettivo di controllare le epidemie e di proteggere dal contagio i bambini che avevano completato il ciclo delle vaccinazioni. Durante questo periodo la percentuale dei bambini vaccinati ha raggiunto e superato 180%, ed documentato che la pertosse progressivamente declinata quanto a diffusione e quanto a gravit. Ma ugualmente certo non solo che la pertosse ha colpito bambini che erano stati vaccinati, ma anche che si sono registrate reazioni negative al vaccino gravi, che hanno causato problemi e preoccupazione. Se si fa riferimento al tempo dei primi esperimenti con il vaccino antipertosse, al tempo in cui negli Stati uniti e nel Regno Unito veniva somministrato da solo e non come elemento di un triplice
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vaccino, emerge con chiarezza che con la seconda soluzione cresciuto il grado di probabilit di reazioni che possono interessare negativamente il cuore e il sistema nervoso. Tali reazioni comprendono shock, collasso, convulsioni, crisi di strilli, e tutte sono state gi rilevate in bambini cui era stato somministrato l'antipertosse da solo, negli anni dei primi esperimenti. Si fatta pi luce su questo problema quando il Professor W. Ehrengut di Amburgo e il Dottor John Wilson e colleghi dell'ospedale per bambini di Great Ormond Street a Londra, in maniera indipendente hanno notato che segni di gravi danni al cervello cominciavano a comparire in alcuni bambini poco dopo una reazione negativa al DifPerTet. Quasi nello stesso periodo apparvero sulla stampa parecchie relazioni, provenienti da diverse parti del Regno Unito, nelle quali si dava notizia di bambini che, precedentemente sani, erano diventati ritardati mentali o erano rimasti paralizzati poco dopo aver ricevuto il vaccino ora menzionato. Il governo, su consiglio di competenti organi consultivi, reag a queste relazioni ribadendo l'efficacia e la sicurezza del vaccino antipertosse e affermando che doveva restare unito agli altri due vaccini. Si insistette pure sul fatto che era necessario continuare con un'alta percentuale di vaccinazioni tra i bambini di tutte le et, se si volevano evitare le epidemie. A quel tempo, si era nel 1974, nelle diverse zone del paese i livelli di vaccinazione erano dell'80% circa, raramente al di sotto del 70% e spesso oltre il 90%. Un'ultima punta nella diffusione della pertosse si era avuto nel 1970-71, e poich di regola le epidemie hanno la tendenza a verificarsi ogni tre, quattro anni, era facile prevederne una per il 1974-75. Si verific puntualmente, e forn l'opportunit di controllare l'efficacia del vaccino antipertosse. Fu presto chiaro che la protezione era ancora una volta incompleta, era al massimo temporanea: in tutte le relazioni pubblicate a quel tempo si poteva leggere che una considerevole parte dei casi, pari al 30-50%, aveva riguardato bambini vaccinati. Il Professor Steward continua affermando che le notizie di danni cerebrali a bambini immunizzati con il vaccino trivalente continuavano, nei primi anni '70, a suscitare preoccupazione. Il risarcimento per i bambini danneggiati dal vaccino venne introdotto a partire dal 1978. Negli anni '70 il complemento antipertosse fu spesso escluso dalla vaccinazione polivalente, mentre venivano somministrati congiuntamente vaccino antitetanico e vaccino antidifterico. Diversi medici sollecitavano un ritorno all'antipertosse in previsione di epidemie. L'allarme si dimostr fondato quando, nel 1977-78 e nel 1979 si registr una grossa epidemia. Venne peraltro notato che, rispetto al numero di quanti avevano contratto la pertosse, che era in aumento, il tasso di mortalit appariva il pi basso che mai si fosse registrato. Un'altissima percentuale dei contagiati era stata vaccinata, e anche in altri paesi si doveva prendere atto del medesimo fenomeno. In Canada e negli Stati Uniti un largo uso dell'antipertosse era stato sostenuto con l'affermazione che in quel modo la malattia stava scomparendo. Questo non aveva impedito il manifestarsi gi nel 1974 di estese epidemie nelle quali si aveva un 30-50% di contagiati che era stato vaccinato in forma completa. Nella Germania occidentale, come risultato della preoccupazione suscitata dalla tossicit del vaccino e dalle reazioni negative, alcune regioni ne abbandonarono l'uso. Successe cos ad Amburgo, per esempio, dove dopo la soppressione del vaccino non emerse nessuna variazione in ordine all'incidenza della malattia e al suo tasso di mortalit della malattia. Un quadro simile si disegn in Italia e in Egitto, dove anzi la malattia continu a calare senza una vaccinazione estensiva. A proposito di questi sviluppi, Steward conclude dicendo che, sulla base delle sue esperienze e delle sue ricerche, non si sarebbe mai sognato di vaccinare i propri figli, cosa che aveva pur fatto tra il 1951 e il 1956. La sua dichiarazione a questo riguardo chiara e inequivocabile:
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Non nutro nessun dubbio sul fatto che nel solo Regno Unito alcune centinaia, se non migliaia, di bambini che erano sani, sono stati senza necessit esposti a irreparabili danni al cervello che hanno rovinato le loro vite e quelle dei loro genitori. Che c'e di pi amaro e straziante del vedere la vita dei nostri amati bambini annientata da un intervento eseguito per proteggerli? Quanta angoscia e quanta disperazione sono state causate da tutto questo. Il danno neurologico quasi peggiore della morte. Quelli che non l'hanno provato, non possono assolutamente intuire che cosa significhi il vedere un bambino ridotto a un'esistenza di tipo puramente vegetativo, vederlo come morto mentre ancora vive. La gravit degli effetti collaterali della vaccinazione antipertosse stata discussa nel 1976 dal Dottor Vincent Fulginiti, presidente nell'Accademia americana di pediatria del Comitato per le malattie infettive, in un documento dedicato alle "Controversie sulle tecniche di immunizzazione oggi in uso". Egli osserva, tra l'altro: Ricorrentemente sono stati fatti tentativi di registrare in maniera sistematica tutte le complicazioni rilevabili in un dato gruppo di pazienti ai quali sia stata somministrata l'antipertosse. Come avvenuto a proposito dei controlli eseguiti per verificare l'efficacia del vaccino (vedi capitolo 4), si sono ottenuti dei risultati del tutto disomogenei. Il Dottor Strom, in Svezia, ha descritto minutamente 36 casi di malattie neurologiche significative, sviluppatesi in seguito all'antipertosse, che sono state osservate in un totale di 215.000 soggetti vaccinati, con un'incidenza approssimativamente pari al rapporto di 1 su 6.000. Ma la sua analisi stata prontamente contestata, e riesaminando i suoi dati qualcuno ha precisato che quell'incidenza era dell'ordine di 1 caso su 5.000. Le stime in altri paesi divergono notevolmente: l'incidenza risulterebbe pari a una cifra tra zero e 1 su 100.000. Sorprendentemente non siamo in grado di riferire dati o stime per gli Stati uniti, dove pure non si esita a caldeggiare la vaccinazione di tutti i bambini. Il Dottor Fulginiti riferisce che, tenendo conto di tutte le reazioni negative, ossia tanto delle banali quanto delle gravi, secondo uno studio del Consiglio per la ricerca medica, il numero totale di tutti i casi di reazioni che si registravano corrispondeva al 70% delle vaccinazioni. Egli spiega perch si talvolta nell'incertezza a proposito della connessione fra susseguenti malattie gravi e vaccino: Un elemento che ingarbuglia le cose l'esatta relazione temporale tra la somministrazione del vaccino e l'insorgere della reazione. Qual , in linea di massima, il periodo di tempo entro il quale un vaccino pu causare danni al sistema nervoso centrale o avere un qualche altro effetto negativo? Strom rilev che in alcuni pazienti malattie di tipo neurologico si erano manifestate una settimana dopo la somministrazione del vaccino. Tra malattia e vaccinazione c'era un nesso? Per la maggior parte degli studiosi c' se tra i due eventi passa un tempo non superiore a 24 ore; una minoranza ritiene che il possibile intervallo vada esteso fino a 2 o 3 giorni. Prove in merito non ce ne sono. In effetti, la natura stessa delle encefalopatie susseguenti all'antipertosse non chiara, nemmeno nei bambini che ne sono morti. Per i pazienti che sopravvivono alla malattia, non esistono test che permettano di stabilire un legame tra antipertosse e forme neurologiche osservate. Non c' quindi da stupirsi se, a proposito dell'incidenza di questa complicazione, non c concordia di idee.
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E non c' da stupirsi, d'altra parte, nemmeno del fatto che i genitori i cui bambini hanno riportato danni permanenti al cervello o sono morti pochi giorni dopo l'immunizzazione, avvertono che un collegamento c'. Si sa, quando i medici non sono d'accordo, a soffrirne sono i pazienti e la gente. E ancora non c' da stupirsi del fatto che la gente abbia preso posizione contro l'impiego di questo metodo di immunizzazione, in particolare, rifiutandolo per i bambini. La vaccinazione antipertosse trova la ragione della sua condanna nei disastri che provoca, e si dovrebbe non tardare oltre a mettere fine al suo impiego, attualmente accettato come una routine. Le prove contro gli altri vaccini, per quanto riguarda i danni neurologici che questi provocano, possono non essere cos nette; peraltro, questa relativa mancanza di chiarezza non cancella i sospetti. Si pu anzi parlare di prove anche nei confronti degli altri vaccini, e lo vedremo esaminando, tra poco, i danni a lungo termine che essi causano (danni che cominciano a manifestarsi appunto molto tempo dopo la vaccinazione). Mettendo assieme i contributi forniti da Steward, Mendelsohn, Kalokerinos e Coulter, prende forma un quadro che quanto meno giustifica motivi di ansiet, e ci pone dinnanzi a un problema cui si deve dare risposta. E sar in ogni caso una risposta tardiva per i bambini che, sacrificati sull'altare dell'immunizzazione, i danni cerebrali li hanno gi avuti. Non ci interessa sapere quanto fossero accettabili i motivi che hanno spinto la medicina in una determinata direzione: quello che certo che, di fronte all'evidenza dei danni che ne sono conseguiti, vien fatto di pensare che c' stata incompetenza, e anche una criminale insensibilit. E non deve pi succedere. Nelle prossime pagine passeremo a considerare alcune delle prove relative ad altre reazioni all'immunizzazione, le quali reazioni, bench meno drammatiche delle lesioni cerebrali e della morte, possono spesso danneggiare in una misura grave il bambino colpito. Si tratta di casi in cui, sempre in seguito a certe forme di immunizzazione, indebolita la funzione immunitaria o si manifestano artrite o pseudoartrite.

INDEBOLIMENTO DELLA FUNZIONE IMMUNITARIA E VACCINO ANTITETANICO Una delle chiavi dell'efficienza del sistema immunitario il rapporto tra i linfociti T induttori (helper) e i linfociti T soppressori (suppressor). I linfociti T induttori aiutano i linfociti B a produrre antigeni, e partecipano anche alla funzione di distruzione di virus e di cellule tumorali mediata da altri tipi di linfociti T. I linfociti T soppressori modificano e regolano il grado di risposta di ogni attivit antivirale o antitumorale. Tutti cooperano all'armonico svolgimento della funzione immune. Tra i linfociti T circa il 60% costituito da induttori, mentre i soppressori rappresentano il 20-30%. Questa proporzione molto importante, e se interviene un cambiamento, la cosa pu essere indice di una grave compromissione del sistema immune. Il controllo della proporzione tra induttori e soppressori rappresenta uno dei metodi principali per accertare i primi segni di A.I.D.S. (Sindrome di immunodeficienza acquisita). Il "New England Journal of Medicine" del 19 gennaio 1984 riportava una relazione su uno studio fatto su 11 individui sani, allo scopo di determinare gli effetti delle vaccinazioni antitetaniche di richiamo sul rapporto tra linfociti T induttori e T soppressori. Il metodo usato era quello, complesso, dello studio dell'immunofluorescenza indiretta, prima e dopo la vaccinazione. I risultati misero in evidenza che il rapporto normale era stato modificato in modo sostanziale in 4 degli 11 soggetti sani. Lo squilibrio era stato registrato tra il terzo e l'undicesimo
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giorno dall'immunizzazione, dopo di che vi era stato un ritorno al rapporto normale. Sebbene gli effetti fossero temporanei, era evidente che c'era stata una grave compromissione della funzione immunitaria. Quali effetti possano verificarsi sui bambini, in circostanze analoghe, sar da appurare in ulteriori ricerche, ma non si vede come evitare la conclusione che le ripetute vaccinazioni, di un tipo o di un altro, alle quali i bambini vengono assoggettati specialmente nel primo anno di vita, devono comportare alterazioni nella proporzione tra linfociti T induttori e T soppressori. Potrebbe essere questa la genesi dell'aumento delle risposte allergiche nei bambini pi piccoli, di cui parleremo pi oltre in questo stesso capitolo in modo particolareggiato. Tali reazioni non vengono prese nella dovuta considerazione da parte della maggioranza dei medici tradizionali, e proprio per questo i genitori dovrebbero ravvisarvi un motivo in pi per pensare molto bene a quello che fanno, prima di accettare il consiglio di immunizzare i propri figli.

ARTRITE E VACCINO ANTIROSOLIA La rosolia non una malattia grave, ma molto gravi sono talvolta gli effetti collaterali della vaccinazione che, sembra con scarso esito, stata progettata per difenderne i bambini. Rientrano in questi effetti l'artrite, l'artralgia (cio articolazioni doloranti) e quella dolorosa affezione che la polinevrite, a causa della quale si avvertono intorpidimento, bruciore e formicolio in molti nervi. Di solito questi sintomi hanno una durata circoscritta, ma possono anche durare pi mesi, e a volte si manifestano soltanto alcuni mesi dopo la vaccinazione. Con che frequenza si registrano tali effetti? Non si sa in modo certo, ma disponiamo di un'autorevole testimonianza che ci proviene dall'America e che riportata dal periodico "Science" (26 marzo 1977). Vi si legge: Lo H.E.W. ha dato notizia nel 1970 che non meno del 26% dei bambini che erano stati sottoposti alla vaccinazione contro la rosolia, nell'ambito di campagne sanitarie nazionali, si ammalato di artralgia e artrite. Molti di loro hanno avuto bisogno del medico e alcuni sono stati ricoverati in ospedale per accertamenti in relazione a febbri reumatiche e forme di artrite reumatoide. Nel New Jersey una rilevazione su larga scala ha provato che il 17% di tutti i bambini vaccinati aveva contratto artralgia o artrite. La relazione comparsa su questo prestigioso periodico continua sottolineando che, nel corso dell'anno precedente, si erano avuti negli Stati Uniti 87 casi di bambini nati con malformazioni congenite, in conseguenza della rosolia contratta dalle madri in attesa, ma che i dati disponibili mostravano come nel solo stato del New Jersey erano stati esposti al rischio di subire gravi danni alla salute 340.000 bambini, e questo a causa delle misure protettive contro una malattia, la quale l'anno prima aveva causato non pi di 12 casi di malformazioni. E' un prezzo inaccettabile, e tale andrebbe giudicato persino se si potesse dimostrare che la vaccinazione una valida misura protettiva, cosa evidentemente non vera. Documenti di altri paesi mostrano che il virus della rosolia associato allo sviluppo delle artriti. Per esempio, nel libro "Dangers of Immunization" pubblicato dalla Humanitarian Society a Quakerstown in Pennsylvania
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nel 1963, citata l'affermazione del Dottor Glen Dettmann per cui in Canada, degli adulti cui era stato somministrato il vaccino antirosolia, il 30% aveva lamentato attacchi di artrite nelle 4 settimane successive. Si era trattato in qualche caso di attacchi tanto forti da risultare paralizzanti. Dettmann affermava che in un terzo dei bambini e adulti sofferenti di artrite reumatoide erano stati trovati virus vivi di rosolia. Il "New England Journal of Medicine" (volume 313, numero 18, 31 ottobre 1985, pagine 11-17) riportava una relazione su una ricerca dedicata all'Infezione persistente da virus della rosolia, associata all'artrite cronica nei bambini. E' una conferma che tanto l'infezione da rosolia quanto l'immunizzazione con virus di rosolia causerebbero sinovite acuta, la quale di regola ha un decorso limitato, mentre in questi casi persiste mesi o anni, almeno in certe persone. Viene riferito anche che spesso, molti mesi dopo la vaccinazione, possibile isolare il virus prelevandolo da articolazioni malate di bambini che sono stati vaccinati contro la rosolia. Sempre la medesima relazione d notizia che si potuto isolare il virus della rosolia nel sangue periferico di donne che soffrivano di artrite insistente, a seguito di vaccinazione. Il virus fu trovato fino a otto anni dopo la vaccinazione, SEBBENE NELL'ORGANISMO CI FOSSE STATA UNA NORMALE RISPOSTA IMMUNITARIA. Forse, come qualcuno ha suggerito, si deve cercare qui la spiegazione dei problemi cronici alle articolazioni, di cui soffrono molte persone. Tra i bambini che hanno malattie croniche alle articolazioni, il 35% presenta particelle virali di rosolia nelle cellule linfatiche. L'artrite reumatoide nei ragazzi una malattia orribile, che distrugge per sempre le giovani articolazioni, sicch il suo collegamento con la vaccinazione deve preoccupare sia medici sia genitori. Le donne di cui si faceva menzione nel documento, erano state immunizzate per prevenire la malattia e non esporre a eventuale rischio di malformazioni i nascituri. La possibilit di danni per le madri rende pi difficile una decisione, in questi casi. La serie di malattie che la ricerca elencava come potenzialmente associate alla presenza di virus di rosolia comprendeva: artrite reumatoide giovanile, spondilartrite e artrite reumatoide poliarticolare. I virus non vennero rintracciati negli individui sani, e neppure in persone che avevano problemi alle articolazioni, ma di natura meccanica, quali distorsioni, lesioni, eccetera o con altre malattie del tessuto connettivo. La maggior parte di coloro che vennero coinvolti nella ricerca erano stati in passato vaccinati. Il fatto che non tutti gli individui affetti da quelle malattie mostrassero particelle virali nei tessuti esaminati, non esclude che queste fossero presenti altrove nel corpo. E' stato osservato che altri siti inaccessibili potrebbero essere i principali serbatoi di questi virus, perch nei conigli particelle di virus di rosolia sono state trovate in forte concentrazione nei tessuti della canilagine ialina, tessuti che non sono raggiungibili agevolmente da coloro che esaminano soggetti umani, a meno di interventi chirurgici. In conclusione, le prove sembrano confermare largamente il fatto che l'immunizzazione ha parte nella genesi di alcune malattie articolari degenerative che colpiscono bambini e adulti. Il premio Nobel Dottor John Enders, scrivendo sul "New England Journal of Medicine", afferma che la vaccinazione delle bambine non riduce la probabilit che esse contraggano la rosolia da adulte, poich la vaccinazione conferisce solo una parziale protezione, a differenza della malattia contratta spontaneamente, che d protezione sicura da una nuova infezione. In alcuni casi stato dimostrato che l'immunizzazione contro una particolare malattia ha come conseguenza una situazione nella quale la malattia stessa compare pi tardi ma in forma modificata. Il morbillo ne un esempio. La seguente serie di eventi descritta in un articolo comparso sul "Journal of the American Medical Association" (volume 1244, numero 8, pagine 804-6, 1980). Un vaccino di virus disattivato di morbillo fu usato in America, per immunizzare da questa malattia,
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negli anni compresi tra il 1963 e il 1968. Fu somministrato a circa 750.000 bambini. Un notevole numero di questi bambini ora soggetto, in et adulta, al cosiddetto "morbillo atipico". Si tratta di una forma molto grave di quella malattia: forma nella quale, a causa della vaccinazione, si registra una maggiore vulnerabilit ai virus del morbillo causata dal fatto che i meccanismi immunitari sono stati danneggiati. Fino a 16 anni dopo la vaccinazione si avuta una certa incidenza di "morbillo atipico". Pare che circa il 50% dei bambini vaccinati in et inferiore ai dodici mesi abbia sofferto di danni al sistema immunitario per quanto concerne la capacit di rispondere a questo specifico virus. Non si sa se anche la capacit di rispondere ad altri microrganismi risulti lesa: ricerche svolte su animali indicherebbero che c' una forte possibilit che sia cos. Il morbillo atipico spesso sfocia nell'encefalite, cio appunto nella malattia per evitare il rischio della quale si procede alla vaccinazione. La seguente affermazione del Dottor Marshall Horowitz, virologo all'Istituto universitario di medicina Albert Einstein: Non vi modo di sapere in anticipo quanti anni duri lo stato di rischio. Non azzarderei la previsione che l'eventualit si attenui con il passare del tempo. I casi di morbillo atipico non registrati come tali ammontano forse a centinaia o migliaia: si tratta di una malattia che disorienta i medici, i quali spesso negli Stati Uniti la diagnosticano come febbre delle Montagne Rocciose (una specie di meningite). Se disorienta i medici, possiamo immaginare in che misura disorienti la gente comune. A differenza di quanto succede per il morbillo, la probabilit di contrarre la difterite , nelle moderne societ industrializzate, esigua. Se dovesse essere contratta, esistono oggi antibiotici adatti ed efficaci. L'efficacia, invece, dell'immunizzazione contro la difterite , come si visto (capitoli 3 e 4) estremamente problematica, ma nonostante questo ogni anno si procede a decine di milioni di vaccinazioni. Un gran numero di "immunizzati" contrae la malattia tutte le volte che se ne deve registrare la ricomparsa, il che per fortuna avviene raramente: la situazione insostenibile, vien fatto di pensare, se si considerano anche i pericoli di per s connessi con ogni vaccinazione. Ma per la medicina moderna un dogma che si debba proseguire sulla strada intrapresa. Cos la vaccinazione contro il vaiolo continuata per molti e molti anni dopo che lo stesso era scomparso: vergognosa e anacronistica conseguenza stata la morte per antivaiolosa di 115 bambini sotto i cinque anni, e questo in un periodo di 28 anni, finito nel 1961, durante il quale non un solo bambino in Inghilterra o in Galles morto a causa della malattia (risposta del Ministro della Sanit a un'interrogazione parlamentare, 24 ottobre 1963). Va giudicata allo stesso modo la situazione messa in essere dall'antipolio, dato che la maggior parte dei casi in cui negli Stati Uniti si verificata la malattia devono esser considerati un diretto risultato della vaccinazione.

MALATTIE INDOTTE Sembra che occorrano molti anni prima che la macchina organizzativa possa essere fatta rallentare e prima che possa essere imposto l'alt a una forma di intervento che sta causando pi male che bene. Circa il fatto che il declino dell'incidenza della difterite sia cominciato molto prima del tempo in cui hanno preso avvio le campagne di immunizzazione, disponiamo di una massa di rilevazioni che lo attestano in modo palmare. Uno dei pi singolari effetti collaterali delle procedure di immunizzazione del tipo dell'antidifterica quello di alzare il tasso di incidenza di altre malattie virali, per esempio della poliomielite. Nel suo libro "The Hazards of Immunization", del 1967, Sir Graham Wilson porta, tra l'altro, la discussione su ci che si chiama una malattia indotta. Quando nel corpo del soggetto c' un'infezione latente o in incubazione, due sono le possibilit: che la malattia sia destinata a affermarsi a breve termine in modo manifesto oppure che le difese del
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corpo, messe all'opera, riescano a impedirlo. Se una vaccinazione, per esempio l'antidifterica, viene praticata allora, il periodo di incubazione dell'altra malattia, che potrebbe essere per esempio la polio, ne risulta ridotto, oppure l'infezione prima tenuta sotto controllo ne attivata e riesce a esplodere in forma acuta. Le due malattie, per le quali questa forma di induzione stata pi frequentemente registrata, sono la febbre tifoidea e la poliomielite. Secondo Wilson, anche altre malattie possono allo stesso modo essere attivate dalla vaccinazione: Esistono prove, dice, che dimostrano che la vaccinazione pu aprire la strada a altre malattie, quali la tubercolosi e le infezioni da rickettsie. Sono molti, documentatamente, i casi di polio che si sono manifestati subito dopo la vaccinazione antidifterica o la vaccinazione antipertosse. La paralisi risultante da tali malattie spesso rilevata nell'arto in cui stato iniettato il vaccino. Se dovesse esserci un virus, allo stato latente, in un soggetto idoneo, che sia vulnerabile (per esempio per carenze nutrizionali o a causa dell'indebolita soglia di vitalit e di salute), si potrebbe allora verificare una serie di alterazioni. Un articolo pubblicato dal "New England Journal of Medicine" nel 1970 (volume 283, numero 22, pagina 1209) ha trattato il tema della meningoencefalite (un'infiammazione del cervello) conseguente a vaccino antinfluenzale. Sembra che a causare questa forma sia l'invasione del sistema nervoso da parte di un virus che gi prima vi albergava assopito, e che il vaccino rende attivo. L'attivazione di virus latenti sembra essere un'eventualit potenzialmente pericolosa di ogni metodo di vaccinazione. Quanto al verificarsi della malattia da induzione, Wilson ipotizza che il meccanismo sia il seguente: Le modalit di azione del vaccino iniettato non sono ancora chiare. La spiegazione pi probabile che esso agisca determinando una sorta di coagulo che permette ai virus in circolazione di stabilirsi nel punto dell'iniezione e di procedere poi di l, attraverso le fibre nervose, fino al midollo spinale. Pi forte l'effetto di irritazione prodotto dal vaccino, e maggiore sar la probabilit che scatti il meccanismo ora descritto. E' il paradosso di una forma di protezione contro una malattia che al tempo stesso stimola l'azione di altre particelle virali che possono risiedere nel corpo del bambino, con terribili conseguenze. Non c' un modo per sapere quando, latenti o in incubazione, ci siano virus che possono venire attivati, e quindi non c' modo per sapere quando una vaccinazione pu innescare il processo cui abbiamo accennato. Oltre alla teoria di Wilson sul modo in cui la cosa pu succedere, disponiamo di una diversa spiegazione. Siccome la vaccinazione monopolizza una grossa parte degli agenti (linfociti T e B) che difendono il sistema immunitario, possibile che quest'ultimo sia messo in condizione di non saper pi far fronte ai microrganismi contro i quali gi prima della vaccinazione era impegnato. I linfociti possono diventare inerti, e perci incapaci di reagire in modo efficace contro altre tossine o agenti infettivi. Si pu supporre che, se un bambino assoggettato a una serie di vaccinazioni e di richiami di vaccinazioni, ne consegua una ridotta disponibilit di cellule immunologicamente attive: un indebolimento delle difese sarebbe cos il risultato dello sforzo di aumentarle. Questo si andrebbe ad aggiungere alle diffuse carenze nutrizionali che si osservano in molti bambini, i quali mangiano pochi vegetali e poca frutta fresca e in prevalenza si nutrono di carboidrati raffinati di vario tipo.

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REAZIONI ALLA VACCINAZIONE ANTINFLUENZALE Della sindrome di Guillain-Barr poche persone hanno sentito parlare, a meno che non ne abbiano avuto esperienza diretta per esserne state colpite. Si tratta di una malattia devastante, che colpisce il sistema nervoso con l'infiammazione dei nervi, e che ha un ben definito decorso. L'infezione pu dipendere da un'ampia gamma di microrganismi, e si verifica in entrambi i sessi e a ogni et. Di solito fa seguito a un'infezione delle vie respiratorie e si sviluppa rapidamente. La paralisi pu colpire tutti e quattro gli arti, e di norma ha una distribuzione simmetrica. E' spesso necessario ricorrere a somministrazione di ossigeno. Durante una campagna di vaccinazione di massa contro un'influenza epidemica verificatasi negli Stati Uniti nel 1976 (si trattava di influenza suina), fu rilevato un massiccio incremento di incidenza della sindrome di Guillain-Barr. Le autorit tendevano a minimizzare il problema, mentre a livello nazionale l'opinione pubblica segu lo scandalo con indignate proteste (vedi la testimonianza di C. Poser e P. Behan sul "Journal of Neuroimmunology", 1982). Le altissime richieste di risarcimento che si ebbero in questa vicenda servirono da un lato a frenare la corsa all'immunizzazione di massa contro l'influenza e dall'altro a diffondere tra la gente comune la consapevolezza dei pericoli connessi con la vaccinazione antinfluenzale. Le riflessioni che ora riporteremo, traendole dalla rivista medica "Annals of Internal Medicine" (volume 97, numero 1, pagina 149) del 1982, ci fanno capire il modo in cui gli effetti disastrosi di quel vaccino hanno influito sugli indirizzi di un certo pensiero medico. Pu essere che un antigene del vaccino contro l'influenza suina susciti, in alcuni pazienti, una risposta immunitaria alle proteine basiche della mielina, ossia alle proteine che avvolgono i nervi periferici nei pazienti che soffrono della sindrome di Guillain-Barr, e i nervi centrali nei pazienti affetti da forme del tipo della sclerosi multipla?. Questa possibilit, come altre che ricorderemo pi avanti, sembra indicare che alcune delle malattie per le quali sino ad oggi non ci sono n cause n cure conosciute, potrebbero avere origine nel danno causato al sistema immunitario dalla vaccinazione. A distanza di parecchi anni dal disastro provocato dal vaccino contro l'influenza suina, si cerc in tutti i modi di far decollare un secondo programma, ma per fortuna il Congresso rifiut di approvare la proposta. Non furono estranee a questa decisione determinate considerazioni di ordine finanziario, perch a suo tempo il Governo aveva controfirmato l'assicurazione dei produttori, e per questo stava pagando, ancora in quel periodo, qualcosa come 400 milioni di dollari di risarcimenti. Il motivo per cui la nazione americana si lasci all'inizio spingere dal panico ad accettare la pratica dell'immunizzazione di massa contro l'influenza, ben esemplifica il modo in cui passioni e paure possono essere utilizzate in occasioni consimili. Nel febbraio del 1977 era scoppiata un'epidemia d'influenza fuori del comune in un campo militare del New Jersey e un giovane soldato, che a quanto si riferisce era esausto per le estenuanti esercitazioni cui aveva dovuto partecipare, mor di polmonite. Circa 500 persone, sulle 12.000 che erano al campo, contrassero la cosiddetta influenza suina (il microrganismo infettante venne chiamato virus dell'influenza suina A/NJ/76). Si not che, al campo, alcuni malati risultavano colpiti anche dal virus di un altro tipo di influenza (AV/Victoria), che proprio in quel tempo negli Stati Uniti faceva ammalare molte persone. Si sostenne che l'epidemia che si stava verificando nel New Jersey era dovuta, per la sua parte maggiore e pi preoccupante, a un virus molto simile a quello della famigerata "spagnola" che nel 1918-19 aveva fatto milioni di morti. Questa somiglianza e la morte del soldato innescarono la paura di un ritorno di quel flagello. La situazione sfoci nell'annuncio fatto dal presidente Ford che il Governo federale avrebbe stanziato qualcosa come 135 milioni di dollari per appoggiare la messa
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a punto di un vaccino con il quale l'intera popolazione statunitense avrebbe potuto essere protetta. Al principio della campagna di vaccinazione ci furono molte reazioni blande e qualche reazione pi seria: una circostanza che indusse le compagnie di assicurazione a negare la copertura richiesta dai produttori di vaccino, che a questo punto chiesero al governo di farlo; e il governo lo fece. Si apr allora un vasto dibattito sulla sicurezza dell'intero programma, e cominciarono allo stesso tempo a essere sollevati interrogativi sulla effettiva probabilit di un'epidemia di grandi proporzioni. L'influenza aveva mostrato assai poche variazioni nel corso di mezzo secolo: l'alta mortalit che aveva caratterizzato l'epidemia del 1918-19 era probabilmente, si diceva, da mettere in relazione con diversi fattori e non con la sola virulenza del microrganismo che la causava. Forse tali fattori avevano pi a che fare con la malnutrizione e con lo stress del primo dopoguerra che non con il virus. Tutto fu sottoposto a una rivalutazione, e anche l'alta frequenza di reazioni gravi alla vaccinazione, come la sindrome di Guillain-Barr, ebbe peso nella decisione conclusiva che fu quella di fermare l'intero programma. Pare che la ragione principale della fine della campagna sia da identificarsi nel panico dei produttori di fronte alle richieste legali di risarcimento da parte delle vittime del vaccino. Accertamenti successivi dimostrarono che l'influenza nel New Jersey era stata una forma meno virulenta di quella provocata dal comune virus A, e si cap anche che in effetti non c'era stato il pericolo di una vasta epidemia. La morte del giovane militare fu vista come una conseguenza pi del suo grave stato di affaticamento che del virus stesso. Il fiasco della campagna di vaccinazione fu archiviato con la speranza che venisse coperto dall'oblio, ma questo non poteva riguardare coloro le cui vite erano state devastate da quell'esperienza. La funzione immunitaria del corpo non chiamata all'opera soltanto dalle infezioni, ma anche in prima linea nella vigilanza contro l'insorgere dei tumori. Quando la capacit immunitaria si deteriora, e quindi progressivamente si indebolisce, si fanno via via maggiori le probabilit che si sviluppi il cancro. E questo, come si vedr, uno dei pericoli pi gravi tra tutti quelli che conseguono all'immunizzazione, quale che sia il suo tipo. C' un'accusa persistente contro le procedure di vaccinazione, ed quella che sono responsabili dell'alterazione del materiale genetico delle cellule del corpo, e sono anche un fattore che fa diminuire l'efficienza immunitaria complessiva. Questa doppia responsabilit avalla il sospetto che le procedure di immunizzazione siano da porre a monte del crescente numero di casi di cancro nei bambini. C' poi il pericolo che nelle cellule del corpo abbiano luogo alterazioni tali da farle percepire come estranee da parte del sistema immunitario, nella qual cosa si ravvisata una possibile causa di malattie autoimmuni come l'artrite reumatoide. Ulteriore cambiamento patologico quello chiamato immunodeficienza. Ne coinvolta, per esempio, la ghiandola del timo, responsabile della produzione di secrezioni ormonali, che hanno un ruolo essenziale nei confronti dei linfociti e ne condizionano la capacit di difendere il corpo: senza timosina, che prodotta dal timo, i linfociti T non sarebbero i guerrieri altamente specializzati da cui dipende la nostra esistenza. Allo stato attuale delle nostre conoscenze, ignoriamo gli effetti a lungo termine che si producono su tutte queste funzioni quando interviene quella stimolazione artificiale della capacit immunitaria che la vaccinazione. I ricercatori vanno ripetendo a gran voce che in alcune persone potrebbe verificarsi una combinazione di eventi non solo tale da portare la funzione immunitaria ad agire contro le cellule dello stesso corpo in una risposta autoimmune, ma anche tale da far s che la capacit funzionale dei linfociti T risulti al contempo insufficiente. Questi due cambiamenti possono essere, sia l'uno sia l'altro, il risultato di procedure di immunizzazione. L'aumento del cancro nell'infanzia uno dei principali fenomeni rispetto ai quali l'immunizzazione pu essere un fattore di importanza fondamentale. La stessa origine potrebbero avere le malattie autoimmuni, il cui insorgere andrebbe pure riportato a alterazioni del sistema di difesa del corpo. E non hanno poi nessun carattere ipotetico le cifre concernenti l'incremento delle allergie in genere, alla cui
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allarmante diffusione si sta assistendo nei paesi industrializzati. Si tratta di mutamenti che probabilmente non dipendono da un'unica causa, ma sembrano avere un'origine multicausale. Molti allergologi pensano alla possibilit di una connessione tra il vasto spiegamento di sintomi allergici che si osserva oggi nei bambini e l'uso di proteine estranee tossiche nelle procedure di vaccinazione. Ci sono indizi che le cose stiano in effetti cos. Per esempio, negli adulti che sono stati immunizzati contro l'influenza, stato rilevato un aggravamento dei sintomi allergici: la cosa stata notata, nel corso di uno studio, in 6 su 7 persone immunizzate (relazione del Dottor Robert Gouch della Baylor University di Houston nel Texas al Ministero della Sanit, nel 1982). In tutta una gamma di altri sintomi e malattie fu pure notato un peggioramento dopo l'immunizzazione: pressione alta, diabete, gotta, morbo di Parkinson, e cos via. Il fattore allergico risultato, tra tutti, quello che ha messo in evidenza il peggioramento pi marcato. L'allergia rappresenta una risposta da parte del corpo di tipo eccessivo e indesiderabile. Poich il maggior responsabile delle reazioni allergiche il sistema immunitario, si pu a ragione ipotizzare che vi sia una connessione tra il modo in cui tale sistema funziona e il modo in cui viene trattato o sollecitato. Uno dei principali fatti con cui comunemente chiamato a confrontarsi l'introduzione nel corpo di sostanze estranee tossiche sotto forma di vaccini, introduzione che inizia molto precocemente. In questo capitolo abbiamo visto alcune delle possibili conseguenze che derivano dall'una o dall'altra delle sostanze usate. Sono conseguenze che implicano morte e malattie. Che le allergie siano in aumento messo in evidenza da inchieste come quella di cui ha dato notizia il "British Medical Journal" (17 settembre 1983, pagine 775-6): su 12.500 bambini circa, nati in una sola settimana del 1970, il 12% presentava all'et di cinque anni un eczema atopico, e con questo si era al doppio della proporzione registrata in un'analoga ricerca fatta 12 anni prima. Tutto ci reale e dimostrabile. Le allergie sono in aumento. Naturalmente potrebbero essere coinvolti fattori diversi dalla vaccinazione, per esempio dieta, inquinamento, farmaci e antibiotici in particolare, la desuetudine dell'allattamento al seno. Tuttavia l'immunizzazione tra i primi posti nella lista dei fatti sospettati di costituire la causa chiave di questo mutamento nella salute complessiva della popolazione. Il Dottor Mendelsohn avanza la seguente domanda retorica: Una malattia autoimmune pu essere spiegata semplicemente come una malattia in cui i meccanismi di difesa del corpo hanno perso la capacit di distinguere gli invasori estranei dai normali tessuti del corpo, il che implica la conseguenza che quest'ultimo inizia a distruggere se stesso. Abbiamo barattato orecchioni e morbillo contro cancro e leucemia?. Per arrivare a capire in qualche modo come siamo arrivati a questo punto, dobbiamo esaminare pi da vicino i fatti che mostrano quali sono i cambiamenti che potrebbero verificarsi nelle cellule del corpo in seguito all'immunizzazione, con i terribili risultati sopra menzionati.

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Capitolo 6 I PERICOLI A LUNGO TERMINE DELL'IMMUNIZZAZIONE (LEUCEMIA, CANCRO, SCLEROSI MULTIPLA, ECCETERA)

Da molto tempo, fautori di metodi terapeutici naturali e medici capaci di riflessioni lungimiranti ci mettevano in guardia contro i rischi connessi con l'immunizzazione. Tra i loro avvenimenti, uno dei pi frequentemente ripetuti era quello che la diretta introduzione nel sangue di microrganismi estranei non andava in qualche modo esente da pericoli a lungo termine. Cancro e malattie degenerative comparivano spesso tra le possibilit da loro menzionate. Indicazioni che confermano quelle ipotesi, peraltro, hanno cominciato a emergere dalle ricerche soltanto in anni relativamente recenti. Il rapporto per 1961-2 del Consiglio di ricerca medica del Regno Unito includeva una sezione dal titolo: La trasformazione della cellula ad opera di un virus tumorale, nella quale si poteva leggere, tra l'altro, la seguente affermazione: Il pi importante e il virus S.V. 40, che si trova naturalmente nelle scimmie e causa sarcomi, in sede sperimentale, nei criceti. La cosa appare di grande rilievo, soprattutto quando si consideri che cellule renali di scimmia sono usate estensivamente per la produzione di vaccini antivirali come l'antipolio. Il rapporto continuava sottolineando la necessit di fare in modo che venissero impiegati soltanto tessuti di scimmia certamente non infettati da quell'indesiderabile virus. Dichiarava improbabile l'eventualit che il virus potesse causare, in molte persone, l'insorgere di tumori, ma poi riferiva che relazioni recenti rivelano che esso causa un cambiamento nel comportamento delle cellule umane cresciute in coltura. Non vi era detto se, e eventualmente quando, fossero state prese precauzioni per prevenire la presenza del virus nelle cellule usate per la produzione dell'antipolio. Mette conto riflettere sul fatto che si dice che all'origine dell'A.I.D.S. ci siano certi virus che risultano endemici fra le scimmie dell'Africa centrale. Non stiamo proponendo nessuna ipotesi di connessione tra A.I.D.S. e vaccinazione antipolio, ma il fatto che l'antipolio e il virus che in soggetti gi compromessi ha dato avvio a quell'epidemia derivino entrambi dalle scimmie, dovrebbe indurci a pensare ai pericoli inerenti all'immissione nel corpo dei nostri bambini di materiali nocivi di questo tipo. Se gli effetti a lungo termine sono sconosciuti, i pericoli a breve termine ci sono invece noti, e tanto basta a gettare una luce sfavorevole sul metodo adottato per prevenire la poliomielite. Nel 1971 si ebbe notizia di un notevole passo in avanti fatto nella comprensione dei processi di alterazione del materiale genetico nelle cellule, dovuti al contatto con batteri ("World Medicine", 22 settembre 1971, pagine 69-72). L'articolo spiegava come alcuni batteriologi giapponesi avessero scoperto che batteri di una determinata specie potevano trasferire a batteri di una specie differente la loro capacit di resistenza a specifici anticorpi. Ulteriori ricerche al dipartimento di Fisiologia delle piante dell'Universit di Ginevra, giunsero a provare che il trasferimento di informazioni genetiche non avviene soltanto tra i batteri, ma si verifica pure tra batteri e piante superiori e tra batteri e animali. Questo processo comporta la diffusione del D.N.A. (materia genetica, acido desossiribonucleico, che istruisce ogni cellula del corpo sulla sua struttura e sulla sua funzione), che pu essere assorbito da altre cellule dell'organismo. Spostata la loro attenzione dalle piante agli animali, i ricercatori estrassero tessuti di rana e li immersero in una sospensione batterica: scoprirono allora che l'acido ribonucleico e l'acido desossiribonucleico (R.N.A. e D.N.A.), materia
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genetica proveniente dalle cellule batteriche, si "ibridavano" con la materia genetica dei tessuti di rana. I risultati vennero spiegati cos: Poich si sa che nessun batterio penetrato nei tessuti della rana, si pu concludere solo che il D.N.A. batterico deve essere stato essudato dai batteri e poi assorbito dalle cellule animali. Questo fenomeno di trasferimento probabilmente di portata generale: in caso contrario difficilmente si sarebbe ottenuta con successo, al primo tentativo, la sintesi del R.N.A. batterico con tessuti animali. Nel medesimo articolo veniva posta una domanda interessante: Quale connessione ha con la malattia il trasferimento da batteri a cellule umane? I danni al cuore conseguenti a febbre reumatica o altre infezioni batteriche possono essere il risultato della reazione del sistema immunitario del corpo alle sue stesse cellule che esibiscono un R.N.A. estraneo?. La ricerca continuata lungo queste linee ed stato confermato che, in condizioni di laboratorio, i linfociti del sangue umano liberano D.N.A. spontaneamente. Questo processo ha luogo, come ampiamente dimostrato, fra una variet di differenti cellule e specie. Il trasferimento del D.N.A. si verifica tra batteri e animali e uomini, e anche fra cellule di organismi superiori ("International Review of Cytology", volume 51, 1977, Academic Press). C' un'ovvia possibilit che processi affini entrino in causa nell'insorgere del cancro. Si pensato alla possibilit che il D.N.A. si trovi in forma libera e circoli nella corrente sanguigna o linfatica, da dove passerebbe per assorbimento nelle cellule con implicazioni riguardanti il manifestarsi di tumori. Nel 1975 il premio Nobel venne assegnato a David Baltimore e Howard Temin per il loro lavoro a dimostrazione che i virus cancerogeni usavano, come parte del processo oncologico, una sostanza detta "transcrittasi inversa" (un enzima). Il virus usa questa sostanza per integrarsi nel D.N.A. delle cellule che infetta. Una volta che si incorporato nel materiale genetico della cellula di un animale, pu avere inizio il processo di sviluppo del cancro. La comprensione del modo in cui le particelle virali riescono a diventare parte costitutiva delle cellule invase spiega quello che in precedenza appariva un mistero. Successivamente stato dimostrato come questo processo possa aver luogo senza che ne derivi un tumore. D'altra parte, il fenomeno pu prodursi anche senza l'impiego di transcrittasi inversa; alle cellule cos formate (D.N.A. cellulare e R.N.A. virale) si d il nome di provirus. Si pensa che questa capacit di legare con le cellule invase sia intrinseca all'R.N.A. virale dei virus di influenza, orecchioni, morbillo e poliomielite. Il Dottor Robert Simpson della Rutgers University del New Jersey ha dimostrato con test, in condizioni di laboratorio, che i provirus derivati per esempio dal virus del morbillo possono trovarsi nelle cellule invase senza che ci sia alcun segno di alterazione nella loro funzione e struttura. Simpson e altri si sono domandati a questo punto se l'introduzione nel corpo di virus di influenza, orecchioni, polio, eccetera, a seguito di un programma di vaccinazioni, non vada considerata come un'inseminazione di R.N.A. virale nell'uomo che determina lo sviluppo di provirus probabilmente sopiti nelle cellule di tutto l'organismo. La loro attivazione, in un successivo stadio, potrebbe forse essere responsabile di malattie quali la sclerosi multipla, il morbo di Parkinson, il cancro e molte altre. Si tratterebbe di una specie di non voluto atto di ingegneria genetica. Anche lasciando da parte i pericoli di contaminazione da parte di virus come quelli presenti nel rene di scimmia, sembra che, per mezzo dell'immissione nel sangue di virus e materiale batterico, l'uomo, senza volerlo, abbia dato avvio a un massiccio esperimento di ingegneria genetica. Gli effetti si faranno sentire per generazioni, man mano che le cellule con provirus latenti
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e le cellule con D.N.A. alterato cominceranno a dar segno della loro presenza con tutte le inevitabili conseguenze. In questa prospettiva, quali sono le malattie che potrebbero disegnarsi all'orizzonte? Il Dottor Mendelsohn sostiene che gli effetti a lungo termine, per esempio del vaccino antimorbillo, comprendono sclerosi multipla, diabete giovanile e sindrome di Reye (una grave complicazione di malattie come l'influenza che colpisce i bambini. Si notato recentemente che la somministrazione di aspirina a bambini piccoli, quando sono ammalati d'influenza, aumenta il rischio di tale sindrome, e sulla confezione di questo farmaco, negli Stati Uniti, si legge ora un'avvertenza a proposito del pericolo). La sindrome di Reye consiste in una encefalopatia grave accompagnata da degenerazioni degli acidi grassi in organi come il fegato, i reni e talvolta il cuore e il pancreas. Essa colpisce di solito durante la convalescenza i ragazzi sotto i 16 anni, usciti dall'influenza e dalla varicella. Sulle sue cause non sappiamo nulla se non, come si detto, che capita pi di frequente quando si fa uso di aspirina. E' una complicazione spesso mortale. Mendelsohn scrive: Continuano ad apparire rapporti che legano le vaccinazioni alla sindrome di Reye. Sui 22 bambini colpiti a Montreal, durante un'epidemia, 5 erano stati vaccinati (antimorbillo, rosolia, vaccino DifPerTet e antipolio Sabin) non pi di tre settimane prima del loro ricovero per sindrome di Reye. Il Centro per il controllo delle malattie, mentre stato pronto a cogliere un nesso tra la sindrome di Reye e certe epidemie di influenza, non ha, che io sappia, dato importanza uguale a un'associazione tra la malattia e lo stesso vaccino antinfluenzale ("San Francisco Chronicle", 22 maggio 1978). Abbiamo gi parlato della pionieristica opera di Dettmann e Kalokerinos (vedi capitolo 5) a proposito della prevenzione della sindrome di morte infantile improvvisa fra aborigeni sottoposti a immunizzazione. Questo lavoro li port a esaminare pi a fondo l'intero tema dell'immunizzazione e dei suoi effetti. Nel dicembre 1977, sull'australiano "Nurses Journal", Dettmann rifer della sua ricerca e dei risultati che aveva ottenuto nella prevenzione della sindrome di morte infantile improvvisa per mezzo della somministrazione di vitamina C, che ne aveva praticamente annullato l'incidenza (vedi "Medical Journal of Australia" 7 aprile 1973). Stimolati dai sospetti maturati nel corso della ricerca, furono indotti a pensare: Possiamo formulare la fondata ipotesi che sia un virus latente la causa di un certo numero di malattie degenerative, tra le quali vanno incluse artrite reumatoide, leucemia, diabete e sclerosi multipla. E' anche possibile che in queste malattie siano implicate alcune specie dei ceppi attenuati dei vaccini da noi sinora propagandati. Riguardo all'antipolio, il Dottor Fred Klenner, della Carolina del Nord, ha detto: Qui molti, anche se non lo dicono, sono del parere che i vaccini di Salk e Sabin, essendo tratti da reni di scimmia, siano stati direttamente responsabili dell'incremento della leucemia in questa nazione. Questo sospetto sugli effetti a lungo termine delle particelle virali che si trovano nel sangue che circola o che sono sopite in cellule situate altrove nel corpo, riecheggia anche nelle parole di altri ricercatori. Fondamentale, in proposito, l'articolo comparso sul "British Medical Journal" (11
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aprile 1967, pagine 210-13) con il titolo Sclerosi multipla e vaccinazione. Il tema riassunto in questo commento: Autori tedeschi hanno descritto l'apparente origine, per induzione, della sclerosi multipla dalle vaccinazioni contro vaiolo, tifo, tetano, polio e tubercolosi, come pure dal siero antidifterico. Zintchenko (1965) registr 12 pazienti nei quali la sclerosi multipla aveva cominciato a manifestarsi dopo un ciclo di vaccinazioni antirabbiche. Il Dottor Klenner, scrivendo sul "Cancer Control Journal" (volume 2, numero 3, 1974) afferma: Molte teorie sono state formulate a proposito della causa della sclerosi multipla, e la teoria virale ha, tra tutte, un posto preminente. Di che virus si tratta? Kempe, della facolt di Medicina dell'Universit del Colorado, a quanto riferisce il "Medical World News", ritiene che si tratti di un virus contenuto nell'antivaiolosa. Noi, al contrario, abbiamo dei pazienti sotto trattamento per sclerosi multipla i quali non hanno mai fatto questa vaccinazione. Il Dottor Alter, scrivendo sul "Medical Tribune", avanz l'ipotesi che quella sindrome derivasse da virus "sopito". La teoria, nel suo nucleo fondamentale, poggia sulla prova circostanziata che in altre malattie si registra la presenza di agenti filtrabili, trasmissibili, con propriet tipiche dei virus a lenta insorgenza. Noi crediamo che la sclerosi multipla sia causata al virus Coxsackie. A uno dei nostri pazienti stata diagnosticata una poliomielite, poich presentava una paralisi totale, ma in seguito guarito completamente. A sei anni gli era stata diagnosticata senza esitazione la sclerosi multipla. A un'altra paziente, pure seguita da noi, venne diagnosticata la polio all'et di 19 anni. A 28 la sclerosi multipla e il neurologo che fece per primo questa diagnosi convinto che non si sarebbe dovuto dare diverso nome alla patologia di cui la paziente soffriva a 19 anni. Ambedue le malattie possono causare paralisi, ma solo il virus Coxsackie permette un recupero completo, senza segni residuali. Pare che nella sclerosi multipla si possa avere il coinvolgimento di un certo numero di virus. Il virus Coxsackie rientra in un grande gruppo di virus, e precisamente in un genere in cui rientra anche il virus della polio (ne esistono tre ceppi diversi). I virus Coxsackie si dividono in due gruppi, che comprendono circa 30 tipi di particelle virali. Essi sono coinvolti in un'ampia variet di malattie: dal comune raffreddore alla polmonite, dalla meningite alla paralisi da polio. Spesso sono presenti in infezioni subcliniche, che hanno una presenza planetaria e si trovano nella maggior parte delle persone. E' la presenza nel sangue dei tipi pi virulenti che pu condurre a malattie gravi. Secondo il Dottor H. Weaver (come riferisce il "Medical News", 22 maggio 1967): Gli anticorpi in circolo sono responsabili, in certi casi, della distruzione della membrana mielinica nella sclerosi multipla. Test su colture di cellule rivelano che anche una proteina del sangue non identificata distrugge la mielina, ma se il fattore proteico viene rimosso la mielina si rigenera rapidamente. I pazienti con sclerosi multipla hanno probabilmente sofferto, in precedenza, di malattie infettive come morbillo o orecchioni. Questo potrebbe comportare una reazione autoimmune ritardata nel sistema nervoso centrale. Come si pu vedere, un certo numero di ricercatori punta un dito accusatore contro un virus latente nel corpo, il quale, se attivato, causa danni alla membrana mielinica che ricopre i nervi e porta alla disfunzione e alla paralisi da sclerosi multipla. E' interessante notare un altro aspetto dell'indebolimento del sistema di difesa immunitaria che incrementa il rischio di sclerosi multipla
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nell'et adulta. Si tratta della rimozione delle tonsille. Secondo il Dottor David Poskanzer del dipartimento di Medicina preventiva e di neurologia della facolt di Medicina di Harvard, il rischio di ammalarsi di sclerosi multipla quasi doppio se le tonsille non ci sono pi (I risultati della ricerca fatta su questo problema sono stati pubblicati su "The Lancet", 18 dicembre 1965). Poskanzer ipotizz che i virus potessero essere attivi nel corpo di un soggetto fin dall'infanzia, e che tale circostanza potesse essere messa in relazione con la situazione di emergenza che aveva portato all'asportazione delle tonsille. Queste glandole sono dei filtri che difendono il corpo contro infezioni dovute a virus e batteri e la loro assenza aumenta le possibilit per tali microrganismi di penetrare nei pi profondi recessi dell'apparato digerente. Questo uno dei motivi per cui diffusa oggi tra i medici l'opinione che le tonsille non dovrebbero essere quasi mai tolte. Esiste prova reale a sostegno della supposizione che i virus rimangano sopiti per molti anni e si riattivino pi tardi? Un articolo su "The Lancet" di sabato 5 gennaio 1985, basato su una ricerca condotta in Danimarca, aiuta a comprendere meglio questo fenomeno. Il titolo dell'articolo L'infezione da virus del morbillo senza comparsa di esantema, nell'infanzia, correlata al ritorno della malattia nell'et adulta. Ci che i ricercatori scoprirono che tra le persone che affermavano di non aver avuto nell'infanzia il morbillo, un certo numero ne aveva nel sangue gli anticorpi, prova della passata infezione. Alcune erano state immunizzate con sieroglobulina dopo che erano state a contatto con ammalati di morbillo. Questo aveva forse bloccato un'infezione che si stava sviluppando nel loro corpo. In et adulta, molti tra loro avevano sofferto di malattie autoimmuni: tra l'altro, malattie della pelle, tumori e malattie degenerative a ossa e cartilagini. Malattie come cancro all'utero, cancri della pelle, e casi di sclerosi multipla. Sembra che il fatto di aver arrestato il normale corso del morbillo con l'iniezione di sieroglobulina, abbia anticipato la naturale distruzione dei virus, un processo che, come oggi sappiamo, ha luogo nelle macchie che caratterizzano la malattia. L'importanza dell'esantema da morbillo (come di altri esantemi associati alle malattie infettive dell'infanzia) diviene chiara quando si studia il seguito dell'articolo citato. Vi si afferma: Si suppone che l'esantema sia causato da una reazione immunitaria mediata dai linfociti, che colpisce le cellule infettate dal virus del morbillo. Se quest'idea giusta, l'assenza di esantema potrebbe significare che il virus intracellulare sfugge al contrattacco con cui l'organismo reagisce durante un'infezione acuta; e allora si capisce come mai la malattia possa ricomparire pi tardi. In parole pi semplici, il corpo ha un modo, tra altri, per cercare di neutralizzare i virus che lo hanno invaso, ed quello di "bruciare" letteralmente le cellule che li contengono. Questo incenerimento avviene nei punti in cui ci sono le macchie, l'esantema, specifico segno che fa subito riconoscere il morbillo. Se, per esempio, con l'inoculazione di sieroglobulina questo processo viene in qualche modo stoppato, allora si impedisce la formazione dell'esantema e il virus sopravvive e resta presente nel corpo unicamente per causare danni in un tempo successivo. Quei soggetti che riferiscono di non aver avuto il morbillo da bambini, ma poi risultano portatori di anticorpi, il che denuncia una precedente attivit del virus, confermano infatti, quando viene loro chiesto, di esser stati immunizzati con sieroglobulina dopo aver avuto un qualche contatto con la malattia. La conseguenza che, tra le loro malattie da adulti, possiamo trovare il lupus eritematoso, il morbo di Scheurmann e la condromalacia, tutte forme croniche e degenerative.

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Gli autori di questo articolo sono decisamente a favore della vaccinazione, ma dal loro studio in realt emerge un invito alla prudenza, alla necessaria riconsiderazione in particolare, di due aspetti delle immunizzazioni cos come sono oggi proposte. La prima cosa da dire che se l'ipotesi sopra descritta corretta (per averne la certezza occorreranno ulteriori ricerche), la abituale somministrazione di sieroglobulina ai bambini che siano stati esposti al morbillo dovrebbe cessare, perch una pratica che pu impedire al morbillo in incubazione di manifestarsi, con il rischio delle conseguenze cui si fatto cenno. Il secondo punto cos precisato nel commento dei ricercatori: Sebbene il vaccino contro il morbillo contenga virus vivo, potrebbe essere sicuro se fosse somministrato dopo la scomparsa degli anticorpi materni. Detto altrimenti, ci sono prove che, quando si procede all'immunizzazione mentre ancora sono presenti quegli anticorpi, pu derivarne un effetto a lungo termine controproducente, e il virus del morbillo pu rimanere annidato nel corpo per svolgere pi avanti la sua azione dannosa. Come oggi sappiamo, non c' alcuna certezza che un soggetto vaccinato non contragga il morbillo, e lo confermano le testimonianze di tanti specialisti. Una volta vaccinati ci saranno gli anticorpi nel sangue. Una successiva infezione potrebbe pertanto non manifestarsi con il tipico esantema del morbillo, e verosimilmente si innescherebbe la sequenza degli eventi gi descritti. La ricerca di cui stiamo dando conto conferma i peggiori timori di quanti hanno preso in considerazione la possibilit che certi virus rimangano sopiti molti anni dopo l'immunizzazione. Essa fa anche capire quanto sia folle scardinare un prezioso meccanismo naturale, con tutte le sue capacit di cura, quale quello esibito da un corpo in buona salute. Un bambino sano non subir effetti negativi da un'infezione da virus di morbillo. Un bambino la cui funzione immunitaria sia stata modificata e indebolita dall'immunizzazione non sar invece in grado di far fronte in modo adeguato a quel virus e potrebbe pi tardi, da adulto, soffrire di malattie degenerative di vario genere. Tutto questo non pi mera congettura, anche se ancora non ne abbiamo una prova indiscutibile. Di prove peraltro ce ne sono abbastanza per suggerire una pausa di riflessione sulla direzione verso la quale l'immunizzazione sta da tempo spingendo l'uomo. Ce ne sono abbastanza per chiedere che si torni a dare la dovuta importanza a quell'aspetto del meccanismo di difesa a lungo trascurato, che rappresentato dalla cura nutrizionale, un aspetto che molto pu potenziarlo, e senza rischio di danni. Come abbiamo gi accennato, in quello stesso articolo a proposito dei danni causati dall'immunizzazione non si trascura di parlare di quelli che sono dovuti a reazioni autoimmuni e che appaiono evidenti in talune malattie dei pazienti. Si tratta di patologie come il lupus eritematoso. Dall'immunizzazione sembrano derivare vari mutamenti e potenziali danni: tra l'altro, certe alterazioni della cellula che portano il sistema immunitario a dirigersi contro i tessuti del suo stesso corpo. Allo stesso modo questi danni e questi cambiamenti hanno luogo nel materiale genetico e portano ad alterazioni maligne, aggravate ulteriormente dal fatto che la funzione immunitaria si trova a essere meno che adeguata. A ci bisogna aggiungere la possibilit che i virus restino nel corpo per molti anni, fino al momento in cui le circostanze favorevoli consentono loro di diventare attivi e di agire su vari tessuti e sistemi del corpo con un'ampia gamma di potenzialit distruttive. Il cancro pu essere un portato di uno dei cambiamenti di cui abbiamo parlato? Nel 1964 venne mostrato ("Journal of American Medical Association", 23 novembre 1964, pagine 721-26) che il virus che all'origine dei tumori detti poliomi pu produrre tali alterazioni maligne agendo nelle cellule del criceto attraverso i persistenti effetti del proprio D.N.A. trasferito alle cellule dell'animale. Si visto prima che esiste la possibilit di un trasferimento di materiale genetico dal virus alle cellule del corpo, trasferimento che determina l'alterazione del loro codice e del loro schema di
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riproduzione. Se le alterazioni maligne sono entrate a far parte del nuovo codice genetico, saranno mantenute quando la cellula si riproduce. C' da sottolineare un altro pericolo. I virus che non sono all'origine dei tumori, come quello della polio, per esempio, il Coxsackie B 4 e altri, hanno per mostrato di aumentare il grado di cancerogenicit di alcune sostanze quando vengono somministrate con loro in animali da esperimento. Carcinogeni (sostanze che causano il cancro) che di per se stessi sarebbero troppo deboli per nuocere, diventano molto pi potenti se combinati con questi comuni virus ("Science", 15 dicembre 1961). Questo rende indesiderabile la presenza nel corpo di particelle virali da vaccino, anche nei casi in cui siano state rese inattive. Si ricordi che il virus della poliomielite, sebbene indebolito, viene somministrato vivo. Anche il virus del vaiolo cancerogeno, secondo lo stesso studio. Abbiamo preso in considerazione sotto molti aspetti il potenziale pericolo cui si va incontro introducendo nel corpo umano, in forma di vaccino, particelle proteiche di origine virale o batterica. Giova a questo punto tornare per un momento sull'opera di Antoine Bchamp per vedere se dalle sue idee pu venire sull'argomento maggiore luce. Un analogo studio gi stato condotto da medici australiani, e pi avanti citeremo le loro osservazioni.

RECENTI PROVE CHE SUFFRAGANO L'IPOTESI DI BECHAMP Quanto segue tratto da un articolo di Ian Dettman, Glen Dettmann e Archie Kalokerinos comparso sul "Journal of the International Association for Preventive Medicine" (volume 4, luglio 1977) con il titolo "Microzimi, microrganismi e genesi della malattia": Esistono prove recenti biochimiche e microbiologiche a sostegno delle idee di Bchamp? I microzimi di Bchamp possono essere equiparati al D.N.A. (acido desossiribonucleico) o ai suoi componenti di degradazione costitutivi di molti dei cromosomi che determinano la natura della differenziazione cellulare. Come accade nei batteri e nei virus, i nostri geni determinano le nostre strutture proteiche, e perci i geni di virus e batteri e quelli di cellule umane hanno molto in comune. Per esempio, la tripletta di D.N.A. T.T.T. (timidina-timidina-timidina) codifica per la fenilalanina (un aminoacido) e la tripletta C.C.C. (citidinacitidinacitidina) codifica per la prolina (un altro aminoacido): questo sia che il trinucleotide si trovi in cellule umane, oppure di porcellino d'India oppure batteriche o virali. Pertanto sensato sotto il profilo biochimico sostenere che la struttura genetica di cellule tanto diverse, quelle umane e quelle batteriche, abbia origini analoghe. Cio il D.N.A. composto da nucleotidi, che a loro volta consistono di uno zucchero (desossiribosio) e di una base azotata, uniti tra loro da un legame estere fosforico. Non necessario avere una molecola completa di D.N.A. formata da migliaia di nucleotidi per fare una molecola proteica funzionale. Per esempio, una singola tripletta di poliuridina potrebbe codificare per un polipeptide di fenilalanina. Inoltre, la maggior parte degli enzimi e degli ormoni hanno siti attivi che possono essere costituiti di almeno una mezza dozzina di aminoacidi, e che possono essere codificati da un massimo di una mezza dozzina di triplette di D.N.A. Chimicamente, tali oligopeptidi possono essere prodotti in provetta, senza bisogno di complesse molecole cellulari come R.N.A., poliribosomi o reticoli endoplasmatici. Non impossibile che, dato il giusto ambiente nutritivo e energetico, si formi un polipeptide di pochi aminoacidi usando un oligonucleotide di D.N.A. come codice per la sequenza degli aminoacidi. Solo una modifica molto piccola dell'oligonucleotide di D.N.A. richiesta perch questo diventi un oligonucleotide di
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R.N.A. che serva come un sostituto dell'R.N.A. messaggero cellulare per la formazione dell'oligopeptide. I microzimi di Bchamp possono essere piccoli come oligonucleotidi o, per concettualizzare nel modo pi facile il mantenimento delle caratteristiche ereditarie di un organismo, Bchamp potrebbe essersi riferito, per usare una terminologia moderna, ai polinucleotidi contenenti diverse coppie geniche o anche all'intero cromosoma. E' pi facile, nel pensiero biochimico moderno, credere che Bchamp, quando descriveva i microzimi, intendesse i cromosomi in generale ma, come gi stato ipotizzato, non biochimicamente impossibile che egli si riferisse a poli- o oligonucleotidi. La maggior parte delle cellule contiene enzimi di degradazione come le proteasi o le nucleasi, pertanto esiste il potenziale per la autopolimerizzazione della macromolecola di D.N.A. E' di qualche interesse il fatto che nel nucleo interfasico i cromosomi sembrano disperdersi in granuli di cromatina diffusamente colorata. Lo stato di aggregazione del D.N.A. nel nucleo a riposo di organismi superiori non ancora stato provato.

LA LETTERATURA CORRENTE SOSTIENE LA TESI DI BECHAMP? Nella letteratura medica ufficiale si trovano elementi che possano essere addotti a sostegno del concetto di Bchamp circa la genesi naturale di virus e batteri, e in particolare circa la loro evoluzione dal D.N.A. della cellula? Il primo argomento a favore, e tra i pi convincenti, costituito dal ben studiato e ben documentato caso dei virus integrati o "latenti". Il D.N.A. del virus integrato incorporato nel cromosoma delle cellule umane. Qui esso pu risiedere per un considerevole periodo prima che alterazioni microambientali, che possono essere nutrizionali o ormonali o basate su stati psichici, causino l'insorgere del D.N.A. virale, e prima che questo prenda il sopravvento sul D.N.A. della cellula, in modo da indurla a produrre D.N.A. e proteine virali. Questa la maniera in cui agiscono molti virus dell'influenza, che possono causare una quantit di infezioni delle vie respiratorie superiori, ed probabilmente la maniera in cui fa la sua comparsa l'herpes. A uno stadio leggermente differente dell'evoluzione microbica, ci sono proprio molti esempi dell'esistenza di organismi patogeni allo stato di spore nei tessuti. Possiamo ricordare, fra questi organismi, il "Clostridium welchii", causa non rara di avvelenamenti da cibo, che pu essere commensale dell'intestino, e poi il "Clostridium tetani", supposta causa del tetano. Altri organismi "patogeni" comunemente presenti nel corpo, ma senza che questo causi automaticamente l'insorgere di una malattia, sono: "Neisseria gonorrhhoea", "Corynebacterium diphtheriae", "Treponema pallidum", "Mycobacterium tuberculosis", lievito ("Candida albicans"), "Vibrio cholera", Salmonella, pertosse, coagulasi positiva, stafilococchi, streptococchi beta emolitici, vari virus del vaiolo, virus dell'influenza, herpes, poliomielite, epatite, morbillo, rotavirus. Chiaramente ci devono essere altri fattori, oltre ai microrganismi o ai loro stati di resistenza (spora o D.N.A. latente) perch, in persone suscettibili, si manifesti lo stato di malattia. Sia che tali batteri o virus trovino il modo di entrare nel corpo via infezione o immunizzazione, e poi diventino latenti, sia che essi vengano formati da materiale genetico di base, sembra evidente
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che la vaccinazione/immunizzazione ha scarse prospettive di riuscire a controllare i processi che potrebbero sfociare in conseguenti malattie croniche. E' invece lo stato del ricevente a avere una decisiva importanza a questo riguardo. Una relazione sul virus, comparsa sulla rivista Time (3 novembre 1986) mette ben in chiaro che l'intera area di attivit dei virus latenti ancora un mistero per la scienza moderna. Vi si legge: Nelle infezioni cosiddette latenti, i germi virali rimangono repressi, attivandosi solo in maniera intermittente, ma nel corso di tutta la vita. Occasionalmente, PER RAGIONI DIFFICILMENTE COMPRENSIBILI MA CHE DI SOLITO HANNO A CHE FARE CON STRESS, AFFATICAMENTO, ATTIVITA' SESSUALE E PERSINO USTIONI SOLARI, il sistema immunitario non riesce pi a tenere sotto controllo i virus ibernati, i quali si risvegliano, si riproducono e si dirigono verso la pelle (il discorso verteva sul comportamento del virus dell'herpes). Come afferma Bernard Roizman, ricercatore all'Universit di Chicago che ha studiato l'herpes, Per tutto il tempo che i virus rimangono latenti nei gangli (dove si nascondono), essi rimangono protetti, e per l'herpes non esiste alcuna cura definitiva, n attualmente n in vista. Mentre la scienza medica trova un mistero il comportamento dei virus, l'opera di Bchamp lo spiega. A ogni tipo di immunizzazione sono connessi potenziali pericoli a lungo termine, e il fatto che per alcuni manchino ancora le prove non significa che un ripensamento di quelle procedure sia meno urgente. La direzione nella quale si sta movendo l'immunologia anzi cos preoccupante da rendere impellente un'investigazione globale sull'intero problema. Quando una malattia infettiva declina, in modo da non essere pi un assillo e una minaccia attuale per la salute, l'attenzione degli immunologi si sposta verso pascoli diversi. Adesso si sta seriamente pensando a un vaccino contro la carie dei denti. La natura batterica della produzione della placca sui denti, fattore fondamentale nelle malattie di denti e gengive, rende questo obiettivo, sostengono, adatto ai loro metodi. Ci si pu aspettare una campagna in questo senso: il fatto, invece, che una corretta alimentazione e l'igiene siano un modo pi naturale per preservare i denti, non viene presa in considerazione. Un altro campo, era molto meno facile immaginarlo, verso il quale l'immunologia sta puntando le sue armi, quello del dimagramento. Esperimenti recenti fatti in Scozia hanno dimostrato che con un'unica vaccinazione si possono ridurre i depositi di grasso nelle cavie del 50%. Come si procede, in questo caso? Cellule con grasso immagazzinato vengono prelevate da topi e iniettate a pecore; le pecore reagiscono contro queste cellule estranee producendo anticorpi. Gli anticorpi, prelevati dalle pecore, vengono iniettati in topi, e questo stimola il loro sistema immunitario ad attaccare e a distruggere tra le loro stesse cellule quelle con depositi di grasso. E' una ricerca che stata condotta presso l'Istituto Hannah Dairy di Ayr. Secondo i promotori, in origine era stata avviata per osservare il ruolo del grasso corporeo nella gravidanza, ma aveva poi portato all'idea che il medesimo metodo era suscettibile di essere impiegato per produrre carne pi magra. Il maggiore ostacolo all'uso di questa tecnica sulle persone, si afferma, rappresentato dalla gravit delle reazioni negative che potrebbero prodursi. Ma a questo si potr ovviare, pensano i ricercatori, ricorrendo alla tecnica detta di produzione di anticorpi monoclonali. La via da seguire quella di rendere immortale una cellula produttrice di anticorpi fondendola con una cellula cancerosa. E' una chiave per la replica senza fine del materiale prodotto nella cellula. I prodotti di questo ibrido cellulare dovrebbero poi essere iniettati nel corpo, in modo da permettere al sistema immunitario di attaccare le cellule lipidiche, portando cos l'umanit, si prevede, a un futuro libero dall'incubo
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dell'adipe. Fino a questo momento le tecniche di ingegneria genetica che ci regaleranno tale meraviglia hanno avuto successo solo con le cellule di topi e di altri piccoli mammiferi. Le cellule umane stanno dando prova di essere pi difficili da dominare ma, con il tempo, si otterr senza dubbio la sostanza che elimina l'obesit. Che cosa potrebbe comportare tutto questo per l'economia e il metabolismo del corpo non oggetto di molte riflessioni. Queste sono alcune delle strade verso le quali l'immunologia spera di avviare l'umanit. Resta da vedere se l'umanit vorr far sue simili scelte. Il nostro obiettivo dovrebbe essere quello di rinforzare l'immunit naturale e di mettere al bando tecniche che si sono dimostrate largamente inefficaci, pericolose nel breve e nel lungo termine e che, in qualche caso, hanno diffuso il seme della cattiva salute per le generazioni a venire. Nel prossimo capitolo prenderemo in considerazione i metodi che potrebbero essere adottati per il raggiungimento di pi alti livelli di immunit e di salute. Ma prima vorremmo citare le parole del Dottor Henry Lindhlar, che nel 1924 scrisse nel suo libro "Natural Therapeutics" (volume primo: "Philosophy"): La tendenza attuale della medicina allopatica indubbiamente quella di puntare su siero, antitossina e vaccino. In pratica, tutta la ricerca medica va in questa direzione. Ogni tanto le riviste mediche o i quotidiani danno l'annuncio di nuovi sieri e di nuove antitossine per curare certe malattie o per renderne immuni. Supponiamo che ricerca e pratica della medicina continuino per questa strada, trovando tutti d'accordo o, come le associazioni mediche auspicherebbero, mettendo tutti d'accordo per legge. Quali saranno i risultati? Prima che un bambino abbia raggiunto l'adolescenza, nel suo sangue saranno stati iniettati vaccini con sieri antitossine per vaiolo, idrofobia, tetano, meningite cerebrospinale, febbre tifoidea, difterite, polmonite, scarlattina, eccetera. Se l'allopatia avr carta bianca, il sangue di un adulto potrebbe diventare una mistura di dozzine di sporchi estratti batterici, di materie contaminate da malattie e di veleni utilizzati in farmaci distruttivi. Le tonsille e le adenoidi, l'appendice e magari varie altre parti del corpo umano verrebbero estirpate in giovane et sotto la pressione degli uffici sanitari. Ma quale dei due metodi pi sensato e razionale? Quello di cercare di produrre l'immunit riducendo il corpo umano a un ignobile contenitore in cui raccogliere materie contaminate da malattie d'ogni sorta e antisettici e germicidi velenosi oppure quello di creare un'immunit naturale migliorando il sangue su una base normale, purificando il corpo da materie nocive e veleni, correggendo le lesioni meccaniche e favorendo un giusto atteggiamento mentale? Quale di questi due metodi con pi probabilit porta alla malattia e quale alla salute?. La risposta a questa domanda, sebbene la stessa sia formulata con termini e immagini che collocano l'autore di questo libro fuori della contemporaneit, dovrebbe identificarsi con l'atteggiamento del lettore nei confronti della salute e delle terapie. Coloro che intendono seguire la strada suggerita da Lindhlar troveranno nelle prossime pagine un tentativo di guida.

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Capitolo 7 POTENZIAMENTO DEL SISTEMA IMMUNITARIO E ALTERNATIVE ALL'IMMUNIZZAZIONE (OMEOPATIA, FITOTERAPIA, OSTEOPATIA, AGOPUNTURA, METODI DIETETICI, ECC.)

I rilievi di fondo che questo libro ha proposto all'attenzione del lettore sulle tecniche di immunizzazione sono i seguenti: 1. Le tecniche di immunizzazione appaiono in larga misura inefficaci, ed errato attribuire loro il merito principale della diminuita incidenza delle malattie per cui vengono utilizzate. 2. Costituiscono invece la causa di un'ampia serie di indesiderabili effetti collaterali che vanno da quelli di scarsa entit a quelli letali. 3. Devono essere anche considerate la causa di alterazioni a lungo termine nel sistema immunitario e nella struttura cellulare e genetica, con ripercussioni, in prospettiva, inimmaginabili sul piano della salute. 4. Hanno inoltre il dannoso risultato di abituare la maggior parte delle persone a girare la responsabilit delle proprie condizioni sanitarie ai medici e, di conseguenza, a non impegnarsi nell'adozione di misure quali una sana nutrizione, un giusto esercizio fisico, eccetera, che migliorerebbero il loro stato. Questi rilievi trovano sostegno in un'ampia gamma di risultanze specifiche e ben circostanziate. La speranza che abbiano sufficiente peso da indurre a una sostanziale modifica dei propri orientamenti chi li trova sensati e fondati. Abbiamo passato in rassegna varie testimonianze e prove che mostrano come le tecniche di immunizzazione siano ripetutamente andate incontro a gravi fallimenti, mancando di fornire la protezione promessa. Abbiamo visto che fattori diversi, e segnatamente l'igiene, l'acqua pulita e le migliorate condizioni di vita sono state nella societ occidentale la vera e fondamentale causa della riduzione dell'incidenza di tante malattie. La nostra attenzione si anche fermata su alcuni dei molti esempi di effetti collaterali delle vaccinazioni, su quelli ben noti e su quelli ipotetici, su quelli immediati e su quelli connessi a processi degenerativi a lungo termine. I pericoli sembrano andare dalla minaccia di danni cerebrali alla morte, al cancro e ad altre malattie estremamente serie e distruttive. Abbiamo pure considerato come il bulldozer dell'immunizzazione avanzi incurante di insuccessi e disastri, oscillando tra fiaschi e dissensi all'interno della stessa classe medica, ma sempre con l'aria di rappresentare la salvezza dell'umanit, e magari con la pretesa per il futuro di immunizzarci contro ogni cosa, dal mal di denti all'obesit. E' tempo di gridare basta. E' tempo, per coloro che si oppongono a questi metodi e a queste procedure di esigere un radicale riesame critico del confuso modo di pensare e dell'ambiguo e non scientifico linguaggio che, come risulta da tanti esempi, ha caratterizzato per molti aspetti l'immunologia da pi di mezzo secolo. E' tempo di avere risposte non elusive alle domande molto concrete che poniamo circa le conseguenze a lungo termine dell'immunizzazione.
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Ammesso che ci siano dei benefici, e che da questi metodi consegua davvero un qualche grado di protezione, il costo in termini di rischio per molte persone resta troppo alto. Non compete ad altri decidere se i miei o i vostri figli debbano affrontare questi pericoli, a meno che quelle stesse persone non ne riconoscano l'esistenza e non accettino esplicitamente di assumersene tutte le responsabilit. Ma questo equivarrebbe ad affermare che d'ora in poi siamo privati, nei confronti dei nostri familiari, del diritto di curarli, di occuparcene e di decidere. Togliere ai genitori tali diritti sarebbe, credo, ritenuto incostituzionale negli Stati Uniti, e sarebbe giudicato un atto illecito da qualsiasi corte che in una societ democratica lo esamini con criteri di obiettivit e di giustizia. Ci dovrebbe essere libera e aperta disponibilit di informazione a proposito dei pericoli e rischi reali connessi a queste tecniche, e sarebbe opportuno che si moltiplicassero le ricerche sulle alterazioni genetiche e cellulari e sugli effetti a lungo termine per il sistema immunitario che esse provocano. E' pure tempo di stanziare fondi perch si compiano ricerche sui metodi alternativi che possono rinforzare la salute delle persone. Si tratta di metterle in grado di superare le infezioni se queste dovessero presentarsi e, meglio ancora, di assicurar loro maggiori possibilit di non ammalarsi affatto grazie a un pi fermo stato di salute. E' necessario uno sforzo concorde per educare la gente alla salute e per far sapere a tutti, con ogni mezzo possibile, quali metodi permettono di ottenere un'immunit effettiva, attraverso il potenziamento della salute. Per la classe medica e per le pubbliche istituzioni un cambiamento di rotta di questo tipo sarebbe catastrofico, ma non si pu eludere un futuro inevitabile. La medicina preventiva, che si lasciata coinvolgere dalla mania delle immunizzazioni, pu essere ritenuta una delle principali cause della cattiva salute oggi tanto diffusa nel mondo. Pu sembrare un giudizio duro, ma credo che le testimonianze fin qui presentate lo motivino ampiamente. Quanto meno dovrebbero, queste testimonianze, essere sufficienti a produrre qualche ripensamento e cambiamento di indirizzo. Due sono le principali scuole di pensiero che si incontrano quando ci si accinge all'esame delle alternative alle tecniche sinora prevalse. La prima propone l'uso di tecniche omeopatiche e di altri non farmaci attraverso i quali la funzione immunitaria pu essere potenziata in modo specifico o generale. La seconda si rif ai metodi nutrizionali.

POTENZIAMENTO OMEOPATICO DELLA FUNZIONE IMMUNITARIA Quando ci si propone il potenziamento della funzione immunitaria, cio della capacit di impedire le infezioni oppure di fronteggiarle in modo adeguato qualora avvengano, si pu far ricorso all'omeopatia in due modi alquanto diversi. Ci sono infatti pareri non univoci, e la loro fondamentale differenza si pu cominciare a chiarire osservando che, secondo una certa impostazione, le forze omeopatiche insite in determinate sostanze vanno utilizzate per rinforzare la capacit del corpo di difendersi contro specifiche infezioni, conferendogli un pi alto grado di resistenza. Una variante consiste nell'associare in qualche modo le tecniche d'immunizzazione ortodosse e le medicine omeopatiche. Nell'altra impostazione, ed la seconda delle due principali direzioni in cui si andata orientando l'omeopatia, si scartano le due opzioni sopra menzionate e si concentra invece l'attenzione sul potenziamento dello stato generale di salute, un potenziamento che si persegue tramite il trattamento della debolezza costituzionale (cio congenita). Per comprendere bene questi due approcci del tutto differenti, e alcune delle tecniche coinvolte, necessario qualche breve chiarimento su ci che costituisce un trattamento omeopatico. L'omeopatia usa vari materiali per preparare le sue medicine, che sono diluizioni in cui la sostanza base si presenta in minime dosi. Per usare la terminologia degli omeopati, la diluizione pu fermarsi
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alla prima decimale (1 x), in cui conservata una parte su 10 della sostanza originale, oppure continuare fino alla prima centesimale (1 c) e pi. Quando si arriva alla 1 m, probabilmente non sar pi possibile dimostrare la presenza, nemmeno di una sola molecola, della materia originale. Si annette molta importanza alle scosse (succussioni) con cui si agitano le diluizioni. Uno degli assunti fondamentali dell'omeopatia che la potenza della medicina aumenta con le progressive diluizioni: l'energia latente della sostanza viene liberata grazie a questo metodo di preparazione, cosicch l'effetto sul corpo deriva pi che dalle caratteristiche fisiche della sostanza, dal suo specifico potenziale di energia. C' qualche somiglianza, a livello superficiale, tra il principio della vaccinazione e quello dell'omeopatia, dato che nell'una come nell'altra si usa una piccola quantit di una certa sostanza per indurre il corpo a reagire con la risposta desiderata. Ma la differenza c', e sta nel fatto che nella vaccinazione si richiede una reale presenza di materiali o microrganismi tossici, mentre in omeopatia si impiegano quantit infinitamente pi piccole. Chi desideri approfondire le apparentemente strane teorie e tecniche dell'omeopatia potr consultare qualche libro sull'argomento (vedi elenco dei libri consigliati alla fine di questo testo). Il pensiero omeopatico imputa gli stati di cattiva salute per lo pi a predisposizioni ereditarie. La medicina omeopatica, pi che intervenire contro gli specifici sintomi che il paziente manifesta, cerca di agire sulle sue basi costituzionali, che sono a monte della cattiva salute di cui soffre. Per determinare quali siano le medicine adatte, l'omeopatia sottoporr quindi il paziente a un'accurata indagine domandandogli chiarimenti su una grande quantit di punti concernenti sensazioni, preferenze e antipatie, eccetera, e anche su quali fattori peggiorano o migliorano il suo stato fisico, nonch sui sintomi che ha notato. In questo modo si trovano rimedi che si attagliano con precisione al quadro che il paziente presenta. Il rimedio sar sempre basato sul principio che "il simile cura il simile", che pu essere illustrato dal seguente esempio. Se un paziente presenta un insieme di sintomi e di caratteristiche molto vicini ai sintomi e alle caratteristiche che ci dovremmo aspettare in una persona normale che consumasse una dose di una particolare sostanza, allora si pu prevedere che una dose omeopatica di tale sostanza avr un effetto curativo. I sintomi e le caratteristiche di una vasta gamma di sostanze sono stati "provati" per duecento anni, in passato, mediante la somministrazione di queste a volontari che ne hanno notato con cura gli effetti. Accostando le indicazioni generali raccolte dalla voce del paziente e i suoi sintomi, alla tavola dei possibili rimedi, l'omeopatia arriva alla prescrizione. La scelta della giusta potenza della medicina (un problema di diluizioni) dipende a questo punto dall'abilit e dall'esperienza del medico. Questa supersemplificata spiegazione ci d un'idea del modo in cui si procede in omeopatia. L'unica certezza, come sottolineano gli scettici, che grazie alla esiguit delle dosi le medicine omeopatiche, a differenza dei farmaci impiegati dai medici diciamo cos ortodossi, non causeranno danni. A proposito dell'immunizzazione, se vogliamo arrivare a capire in che consista la differenza dei metodi adottati dalla medicina omeopatica, la cosa migliore certo quella di ascoltare il parere di alcuni esperti del problema. Uno di loro un medico inglese che anche omeopata: si tratta del Dottor Andrew Lockie, membro del Reale Collegio dei chirurghi. In un articolo comparso sul "Journal of Alternative Medicine" (gennaio 1984) egli ha descritto nei termini seguenti le sue personali strategie in tema di immunizzazione: L'immunizzazione una delle poche aree della medicina in cui omeopatia e allopatia vengono a contatto e, sebbene a livelli diversi, appaiono operare in modo analogo. E' vero che alcuni omeopati inglesi in passato hanno accettato, pare, la vaccinazione antivaiolosa, ma in genere
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l'immunizzazione stata tradizionalmente guardata con sospetto dalla medicina omeopatica (J. Epps, "Homeopathy and its Principles Explained", Bloomsbury, 1882). Altri, pur notando che il processo mediante il quale li agenti nocivi venivano attenuati aveva una certa parentela con il concetto hahnemanniano di dinamizzazione, abbandonarono la pratica dell'immunizzazione perch questa era incerta, oscura, non affidabile e incontrollabile nei suoi effetti sull'infinitamente complesso organismo umano (S. Close, "Lectures in Homoeopathic Pbilosophy", Boericke & Tafel, 1924). J. Compton Burnett ("Vaccinosis", London Homoeopathic Publishing Co., 1984) riporta l'inizio di molti disturbi cronici alla vaccinazione antivaiolosa, mentre altri hanno messo in relazione analoghe conseguenze a lungo termine con altre immunizzazioni, quali quelle contro rabbia, morbillo, poliomielite, influenza, T.B.C. e tetano (G. Vithoulkas, "The Science of Homoeopathy", Grove Press, 1980). Questi effetti possono spesso essere controbattuti somministrando il corrispondente nosodo (prodotto della malattia), come il Variolinum prodotto dal vaiolo, oppure un rimedio che tenga conto del quadro sintomatico, per esempio, nel caso della vaccinazione antivaiolosa, Thuya, Malandrinum o Silicea. Sul fatto che molte malattie contro le quali si ricorre all'immunizzazione sono potenzialmente letali, forse non si discusso abbastanza. Che io sappia, scarsa stata la ricerca sul peso che hanno altri fattori, quali quelli genetici nutrizionali psicologici, nell'accrescere o nel diminuire la gravit con cui quelle malattie si presentano. E' una gravit di grado non costante, pur essendo una stessa patologia causata da un medesimo microrganismo. Sfortunatamente si pensa a immunizzare il "gregge" nella sua globalit, non a proteggere singoli individui, e anche il concetto di conseguenze croniche difficilmente viene discusso, dato che tutta l'attenzione monopolizzata dalle reazioni acute. Ci sono, peraltro, segni di cambiamento. In Germania, per esempio, si immunizzano contro la pertosse solo i soggetti che vengono giudicati a rischio. Gli omeopati si trovano a dover scegliere tra possibilit diverse, che sono le seguenti: 1. Usare esclusivamente le procedure della medicina ufficiale. 2. Usare tali procedure, per immediatamente neutralizzando con rimedi non specifici i loro effetti nocivi: per esempio impiegare la Thuya per prevenire complicazioni a lungo termine. 3. Usare le procedure anzidette, per controbattendone gli effetti nocivi con rimedi specifici di nota efficacia. 4. Usare i nosodi omeopatici al posto dei vaccini della medicina allopatica. 5. Cercare di agire sulla base organica del soggetto in modo da elevare il suo livello generale di salute e da metterlo in condizione di far fronte a qualsiasi infezione. 6. Usare rimedi omeopatici di specifica capacit curativa per proteggere le persone che sono state a contatto con soggetti ammalati. I rimedi specifici e non specifici usati come antidoti non sembrano in grado di influire molto sulla reazione acuta che fa seguito alla somministrazione dei tradizionali vaccini. Nella pratica, il sottoscritto utilizza tutte le possibilit ora elencate, salvo la numero 1.

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Difterite, tetano, polio: La vaccinazione, pi Mercurius cyan. 30; Hypericum 30, 1 dose; Gelsemium 30, immediatamente Pertosse: Pertussinum 30 (nosodo omeopatico). Una dose ogni 12 ore, per tre volte; poi 1 dose ogni tre settimane dall'autunno alla primavera. Se c' un'epidemia, dosi pi frequenti, specialmente in caso di incubazione della malattia. Morbillo, Orecchioni: Morbillinum, Parotidinum. Dosi come sopra per Pertussinum. Oppure agire sulla base organica del soggetto. Rosolia: La vaccinazione, pi Pulsatilla 30, una dose immediatamente. Tubercolosi: La vaccinazione, pi agire sulla base organica. Oppure Silicea 30 come antidoto (contro gli effetti nocivi). Raffreddori e Influenza: Nosodo omeopatico preparato da vaccino antinfluenzale, pi nosodi stafilococchi, eccetera; pi Bacillinum 30. Dosi come sopra per Pertussinum.

Immunizzazioni richieste prima di certi viaggi. Alcune vaccinazioni sono inefficaci, per esempio quella contro il colera e il paratifo: altre sono efficaci, per esempio quella contro il tifo. Il sottoscritto pratica quelle che funzionano e ne controbatte gli effetti nocivi somministrando appropriati rimedi omeopatici, di specifica efficacia: per esempio, Baptisia per il tifo. Mi regolo cos, attualmente, ma l'uso di medicine omeopatiche in alternativa o in contemporaneit con le immunizzazioni della medicina ufficiale resta materia opinabile.
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Non sono state fatte molte ricerche per appurare gli esiti della somministrazione di soli rimedi omeopatici, a scopo di immunizzazione. La somministrazione di rimedi omeopatici non solleva particolari problemi, e quando il paziente un bambino questo ha la sua importanza. Si tratta di medicamenti economici e non tossici. Devono peraltro essere somministrati pi di frequente e a rigore non possono dirsi sperimentati. In effetti, per quello che ne so, nella letteratura medica si trova notizia soltanto di un esperimento di immunizzazione omeopatica. In una fabbrica le assenze per malattia dovute a raffreddore e influenza risultarono diminuite per la somministrazione di pillole omeopatiche. Per quanto riguarda i bambini, un attento esame di tutti i fattori coinvolti, da compiersi parlando con i loro genitori, appare indispensabile e quanto si detto finora potrebbe venirne modificato. In un'occasione pi recente Lockie ha scritto quanto segue a proposito dell'opera di uno dei pi famosi omeopati del mondo, il greco George Vithoulkas il quale, in tema di immunizzazioni, sembra prediligere il metodo ricordato nella citazione che precede al numero 5, e cio quello che punta sul costituzionalismo. L'articolo comparso nel "Journal of Alternative Medicine", gennaio 1985. Vithoulkas ultrapersuaso del fatto che tutte le immunizzazioni possano alterare, in soggetti suscettibili, la forza vitale indebolendola e danneggiandola in una misura che, in alcuni casi, risulta irrimediabile. Immunizzare un po' come spostare tutti i soldati verso un area dove in atto un piccolo scontro, sguarnendo il fronte su cui il nemico sta invece addensando le sue forze. Questo paragone stato fatto da un collega di Vithoulkas. Un'altra idea di quest'ultimo, condivisa da molti omeopati, che le malattie contro le quali i bambini vengono immunizzati colpiranno soltanto quelli che sono predisposti, e diventeranno pericolose soltanto per quelli gi indeboliti da fattori costituzionali o da precedenti cure allopatiche. Vithoulkas ritiene che non sia necessario immunizzare i bambini di cui sia stata gi rinforzata la base organica con rimedi omeopatici, perch i loro meccanismi di difesa saranno in grado di respingere l'infezione e saranno pur sempre possibili, dandosene la necessit, efficaci cure omeopatiche. Sulla base della sua esperienza, egli porta esempi di malattie che ritiene risultanti dall'immunizzazione, per esempio l'artrite reumatoide e la sclerosi multipla. Indica anche l'aumento dei casi di A.I.D.S. e l'accresciuta incidenza di malattie autoimmuni quali possibili conseguenze dell'immunizzazione. Anche se non ha svolto un'effettiva ricerca in proposito, convinto che se si studiasse l'incidenza della sclerosi multipla in Israele, dove l'immunizzazione largamente diffusa, e poi nei vicini paesi mediorientali, dove la sua diffusione assai minore, si scoprirebbe una vistosa differenza. Vithoulkas spiega che le immunizzazioni possono portare nei bambini a un indebolimento del sistema immunitario rendendoli pi facilmente soggetti a infezioni dell'apparato respiratorio superiore, all'otite media ricorrente, alla bronchite, eccetera. Quando tali malattie possono essere fatte risalire all'immunizzazione e si somministra l'appropriato nosodo, si scopre di frequente che il bambino non pi esposto a quelle malattie. L'omeopatia greco ne trae la conclusione che quando si somministra un antidoto all'immunizzazione, intervenendo sul sistema immunitario, ne consegue necessariamente che il
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bambino non pi immune alla malattia contro la quale era prima protetto dall'immunizzazione: questo potrebbe essere facilmente provato misurando i titoli degli anticorpi prima e dopo la somministrazione del nosodo. Egli condanna senza appello la pratica di far seguire all'immunizzazione della medicina ufficiale la somministrazione di un antidoto omeopatico, e disapprova allo stesso modo i tentativi di arrivare a un'immunizzazione efficace usando la sola potenza omeopatica dei nosodi. La ragione che egli fornisce in proposito che, a suo giudizio, se si vuole che il nosodo abbia un'azione protettiva si deve prima far ammalare il paziente. Da queste citazioni emerge in modo chiaro che l'omeopatia preferisce volgere i suoi sforzi verso il paziente nel suo complesso piuttosto che verso lo specifico processo della malattia. E' una posizione affine a quella di chi sostiene che la medicina preventiva deve rinforzare il sistema immunitario dei pazienti senza incorrere nei pericoli che sono invece connessi a molte tecniche mediche correnti. Il Dottor Kenyon ha discusso sul "Journal of Alternative Medicine" (agosto 1984) l'approccio omeopatico alla vaccinazione antipertosse scrivendo: Gli omeopati affermano che somministrare la pertosse omeopatica (Pertussinum) a sei mesi, un anno, due anni e cinque anni un metodo di vaccinazione sicuro, esente da effetti collaterali. Nessun effetto collaterale, di qualche continuit, mai stato registrato a seguito della vaccinazione omeopatica. Resta il problema che questa tecnica non pu dirsi provata, dato che nessuno ha fatto esperimenti che si possano davvero definire tali, usando Pertussinum. Ho peraltro fiducia nella sua efficacia, avendovi fatto ricorso per tutti i miei figli e per altri pazienti. In numerose occasioni ho rilevato che il paziente manifestava sintomi di breve durata, tipici di una pertosse in forma debole. Il pi piccolo dei miei figli, il giorno in cui gli somministrai Pertussinum, fece due o tre rantoli tipici della malattia. Un fatto davvero degno di nota, che pu servire di replica agli scettici che ritengono le medicine troppo diluite per produrre qualche effetto: le diluizioni impiegate dal sottoscritto erano tali che non poteva esserci rimasta nessuna delle molecole originarie. Si potrebbe organizzare uno spettacolare esperimento, somministrando ad alcuni soggetti il nosodo e ad altri, per confronto e controllo, un placebo. Si capirebbe allora se la vaccinazione omeopatica ha o non ha una base reale. Sono stati gi fatti vari altri esperimenti dai quali emerge l'indicazione che l'approccio omeopatico ha un ruolo da svolgere nel rafforzamento della funzione immunitaria. Negli anni '70 venne condotto un esperimento sistematico, con un gruppo di bambini, seguito da un'quipe di medici, in relazione a programmi estensivi di vaccinazione antivaiolosa in et prescolare. A parte dei bambini venne somministrata, per via orale o intramuscolare, una sostanza omeopatica, il Variolum, e pi tardi, da quattro a sei settimane dopo, fu praticata sia a loro sia agli altri la normale vaccinazione antivaiolosa. I bambini che erano stati in precedenza oggetto della cura omeopatica ebbero tutti una caratteristica risposta, che i medici chiamarono "risposta accelerata", indicante immunit. Non ci furono altre reazioni. Uno dei medici coinvolti nell'esperimento, Henry Williams di Lancaster in Pennsylvania, dichiar che gli altri suoi colleghi avevano riscontrato il medesimo risultato.
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Quello stesso gruppo di medici, pi tardi, collaborando con la Nelson, la maggiore farmacia omeopatica londinese, produsse una sostanza omeopatica comprendente la diluizione alla trentesima c. di tutti i ceppi di influenza conosciuti. La diluizione venne somministrata mensilmente, in autunno e in inverno, a un certo numero di soggetti. Le reazioni immediate furono assai leggere, mentre i risultati dimostrarono poi che si trattava di una tecnica di immunizzazione, contro l'influenza, ragionevolmente efficace e scevra di pericoli. Di questi esperimenti si parla nel libro di Harold Buttram e John Hoffman, "Alternative to Vaccination: Vaccination and Immune Malfunction" (Humanitarian Yublishing Co., 1983). Un'analisi critica della ricerca omeopatica stata pubblicata nel numero di luglio 1984 del "British Homoeopathic Journal" dal Professor A. M. Scofield. Nell'articolo si dava notizia di una vasta serie di esperimenti su uomini, animali e piante. Particolare interesse hanno quelli relativi a infezioni in animali. Citiamo qualche brano qui di seguito. Infezioni. Jeanes e altri nel 1972 hanno riferito che una diluizione alla nona centesimale dell'F.S.H. (ormone stimolante del follicolo) era efficace nel trattamento di crisi indotte in cavie e conigli infettati con colibacilli. Non c'erano dati statistici n in questo lavoro n in quello di Barangere Filer (1971), che proclamarono il successo ottenuto con Geraniol dinamizzato nel trattamento di pulcini infettati con un virus. Nasi ed altri (1982) hanno studiato l'effetto di rimedi omeopatici sulla parassitosi e sulla durata della vita di topi contagiati con il protozoo parassita del sangue detto "Trypanosoma cruzi". Essi asserirono che un nosodo, preparato con il sangue di topi contagiati, e somministrato prima del contagio per dieci giorni, riduceva la parassitosi e proteggeva i topi dagli effetti letali dell'infezione. Viceversa tutti i topi di controllo morirono. Quando si variato lo schema del trattamento, il nosodo somministrato con altri tempi non risultato efficace. Efficace invece risultato un nosodo preparato con il "Trypanosoma cruzi" stesso, ma solo se somministrato prima che gli animali venissero infettati o contemporaneamente a questatto. Sfortunatamente non stata prodotta nessuna analisi statistica dei dati. Considerato che in uno dei gruppi oggetto dell'esperimento non sono stati rilevati parassiti nel sangue n si avuta alcuna morte, mentre nel gruppo di controllo si riscontrata una grave parassitosi con esito sempre letale, sarebbe stato necessario riprendere questo esperimento. Gli effetti di preparati omeopatici su cellule e batteri sono altrettanto interessanti. Qualche esempio: Moss e altri hanno esaminato gli effetti sul movimento dei macrofagi delle cavie e sui leucociti umani in vitro di cinque rimedi omeopatici, comunemente usati nel trattamento di lievi infezioni batteriche, in diluizioni varianti da grammi 2 per 10 alla meno 7 a grammi 2 per 10 alla meno 13 per litro. In quattro serie di esperimenti 47/533 test hanno mostrato una modifica statisticamente significativa nel movimento delle cellule. Per quanto riguarda i leucociti umani, 5/50 test da quattro soggetti sono stati significativi. In alcuni esperimenti il movimento risultava facilitato, mentre in altri risultava inibito. Gli effetti pi rilevanti vennero ottenuti su alcune cavie pi sensibili e nel caso di uno dei soggetti umani. L'importanza e il tipo di effetto appariva dipendere dalla partita degli animali in esame piuttosto che dagli interventi fatti. Questi risultati, come quelli ottenuti da Poitevin ed altri (1983), suggeriscono che l'efficacia delle cure omeopatiche pu essere ben influenzata dalla sensibilit individuale. La percentuale dei risultati di chiara significativit negli
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esperimenti citati era stata bassa, ma Moss (1982) ha sottolineato che le cure omeopatiche di regola sono usate per curare soggetti malati i quali, si pu supporre, hanno una sensibilit alla cura maggiore di quanta non ne dimostrino soggetti sani quali erano quelli usati negli esperimenti. Cellule diverse da quelle del sangue sono state usate in colture come materiali sperimentali per rimedi omeopatici. Boiron e altri (1981) hanno coltivato in vitro cellule epiteliali e fibroblasti in presenza di concentrazioni di HgCl2 che ha abbassato l'indice mitotico. Contro questo effetto indebolente stata trovata una protezione quando la diluizione era alla quinta centesimale, non per quando era alla quindicesima. L'esperimento stato analizzato in termini statistici. Alcune tecniche omeopatiche risultano dunque avere un effetto positivo indipendentemente dal grado della diluizione della sostanza usata. Ricerche ulteriori su questa materia sarebbero preziose. Si intravvede qui un'alternativa per quanti hanno necessit di un qualche aiuto, per via delle loro condizioni di povert o per il ridotto livello di protezione o per la cattiva nutrizione oppure in caso di epidemia. Il Dottor Andrew Lang del Nord Dakota ha scritto ("Homoeopathy. Textbook of Natural Medicine", Pizzorno and Murray, 1985) con una succinta formulazione: L'omeopatia una tecnica di induzione specifica di resistenza non specifica che stimola le difese interne del corpo e i meccanismi autoregolatori, anzich sostituirsi al corpo nelle sue funzioni avviandolo a una sorta di dipendenza dalla medicina stessa. FITOTERAPIA Per il potenziamento della funzione immunitaria esistono altri metodi sicuri e ben collaudati. Uno fra questi utilizza piante medicinali, per esempio l'"Echinacea angustifolia". Ma ce ne sono anche altre, e una ricerca pi analitica nei libri di fitoterapia pu fruttare al lettore interessato una larga messe di informazioni sull'argomento (si veda la bibliografia al termine del nostro libro). In un testo autorevole ("Textbook of Natural Medicine", citato) l'"Echinacea" presentata in questi termini: "Echinacea angustifolia": fiore conico purpureo che contiene inulina, betaina, echinaceina, echinacoside (un glucoside dell'acido caffeinico) e acidi grassi, e che incide su diversi parametri di immunit non specifica. La sua maggiore componente, l'inulina, un attivatore della via alternativa del complemento e pertanto promuove: la chemiotassi di neutrofili, monociti e eosinofili; la solubilizzazione di complessi immuni e neutralizzazione di virus; la batteriolisi. Il complemento ha parte decisiva nella resistenza non specifica dell'organismo all'infezione. Altre piante che contengono l'inulina sono: l'"Arctium lappa" e l'"Inula helenium". L'"Echinacea" potenzia la fagocitosi, attiva i linfociti citotossici (natural killer), ne aumenta i livelli di properdina. Le righe citate sono indicative del tipo di ricerca che viene svolta nella fitoterapia e delle alternative che questa mette a disposizione di chi voglia avvalersi di tecniche di prevenzione e di cura non tossiche. Possiamo dire che, utilizzando in modo combinato fitoterapia e medicina omeopatica, si viene a disporre di tecniche tramite le quali conseguibile un potenziamento della funzione immunitaria. Questi metodi non possono tuttavia sostituire un'adeguata nutrizione che, per chi aspiri ad avere
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una funzione immunitaria in buona efficienza, una condizione fondamentale e basilare. Ne parleremo pi oltre, anche se brevemente, dato che nel nostro libro non abbiamo lo scopo di fornire minuti ragguagli su queste varie strade, e qui vogliamo soltanto accennare alla mappa delle alternative meritevoli di attenzione. E a proposito di metodi per mezzo dei quali la funzione immunitaria pu essere stimolata sia in modo non specifico sia contro una particolare infezione in atto, s da aiutare il corpo a difendersi, dobbiamo anzi arricchire ulteriormente la nostra rassegna.

POTENZIAMENTO DELLA FUNZIONE IMMUNITARIA ATTRAVERSO L'OSTEOTERAPIA Il sistema linfatico la vitale rete di canali di comunicazione e drenaggio del corpo che riveste particolare importanza in caso di infezioni. Quando c' un'infezione i batteri vengono condotti attraverso il sistema linfatico fino ai linfonodi. All'interno di questi si trovano delle aree chiamate seni, che sono rivestite di macrofagi i quali possono inghiottire e distruggere batteri e altre materie tossiche. E' nel tessuto linfatico di questi noduli, come pure nella milza e nelle ossa, che sono prodotti i linfociti T e B. I linfociti T sono agenti sensibilizzatori altamente specializzati contro i microrganismi invasori. Che la linfa fluisca liberamente una condizione essenziale, per un'efficace difesa del corpo. Tutti coloro che hanno sofferto di mal di gola hanno sperimentato un indurimento e un'acuta sensibilit delle ghiandole del collo. Sono queste, appunto, strutture linfatiche che fanno fronte all'infezione e ai prodotti secondari di tale processo; strutture che in questi casi si congestionano con il risultato che il movimento della linfa diviene lento. In un quadro pi ampio, simili processi si verificano in tutti i punti in cui il corpo sta affrontando un'infezione e si trova nella necessit di smaltire i rifiuti tossici che ne derivano. Tutto ci che pu aumentare il movimento della linfa attraverso i linfonodi accresce le capacit di difesa. Quando gli antigeni passano attraverso queste strutture, la produzione di anticorpi aumenta da 4 a 7 volte. Gli osteopati ricorrono a vari metodi per agevolare il movimento della linfa. Sono metodi di cui fanno parte certe tecniche che, nel loro insieme, possono essere indicate come "tecniche di pompaggio linfatico". Vi rientrano tecniche che agiscono sui tessuti connettivi che circondano i vasi linfatici e tecniche di pompaggio linfatico che esaltano la funzione respiratoria allo scopo di muovere attivamente la linfa. Questi metodi sono estremamente efficaci, e sono usati in modo molto ampio in caso di infezione, specialmente quando i pazienti sono bambini. L'osteopata Simon Fielding li ha descritti sul "Journal of Alternative Medicine" (dicembre 1983, pagine 10-11). Versioni modificate di questi metodi potrebbero essere insegnate ai genitori e regolarmente adottate quando si verifichi un'infezione. E' stato dimostrato che tecniche di "pompaggio" rivolte alla milza aumenterebbero il numero dei leucociti nel sangue in una misura media di 2200 cellule per millimetro cubico. Ci avrebbe un'importante effetto immediato sulla capacit del corpo di fronteggiare processi infettivi di qualsiasi sorta. Secondo Fielding: L'efficacia delle tecniche di pompaggio linfatico stata provata clinicamente innumerevoli volte, e a conferma dell'esperienza clinica abbiamo ora i risultati di alcune ricerche. Il Professor John Measel ha dimostrato sperimentalmente con studi su soggetti umani che il pompaggio linfatico
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realmente utile al sistema immunitario ("Journal of American Ostheopatic Association", settembre 1982, volume 82, numero 1, pagine 28-31). Nella sua relazione Measel spiega i suoi metodi e obiettivi: Scopo dello studio era quello di fare nuove indagini sulla tecnica del pompaggio linfatico. I soggetti erano alcuni studenti di medicina. Si usato un polisaccaride del pneumococco come antigene, e quindi si fatta una ricerca sulla risposta immunitaria all'antigene. Il risultato dimostrava che la tecnica di pompaggio linfatico aveva un reale effetto sul sistema immunitario e specificamente sui linfociti B. Secondo i ricercatori all'aumento dei livelli di anticorpi, dovuto a questa terapia, corrisponderebbe un aumento della fagocitosi, e appunto ad accertare questa connessione puntava la loro indagine. Rispetto ai soggetti di controllo, quelli sottoposti a pompaggio linfatico presentavano effetti significativamente differenti. La tecnica consiste nell'esercitare una pressione sulla parete anteriore del torace mentre il paziente disteso, supino. Si esercitano 50 pressioni al minuto, con un breve intervallo, per 5 minuti: questo due volte al giorno per una settimana. Si tratta di una tecnica molto semplice, che ogni genitore pu facilmente imparare per applicarla poi al suo bambino. Agire cos sulla regione della milza ha, come si detto, un notevole effetto sul livello dei globuli bianchi. A tecniche come questa, magari pi miti ma parimenti efficaci e pi adatte ai bambini si pu far ricorso, dall'infanzia all'et adulta, in tutti i casi in cui ci sia un'infezione. Riducono, come si sperimentato, sia la durata dell'infezione sia la gravit dei sintomi. Il congiunto impiego di omeopatia, fitoterapia e misure aggiuntive non scelte tra quelle che caratterizzano la medicina allopatica rende per i genitori molto pi gestibile e meno traumatico il trattamento delle malattie infettive dei loro figli. Non si nega con questo, in assoluto, valore agli antibiotici tradizionali in situazioni analoghe, ma occorre rammentare che gli antibiotici sono inefficaci contro infezioni di natura virale, e negli ultimi anni hanno mostrato una diminuita efficacia contro le infezioni batteriche, dato che i microrganismi si sono assuefatti al loro uso e si sono geneticamente mutati in ceppi pi resistenti. Gli antibiotici dovrebbero essere riservati per le situazioni in cui siano veramente necessari, e non usati correntemente. In particolare, nelle infezioni virali, il loro uso per prevenire infezioni virali secondarie pu rivelarsi non necessario quando si impieghino i metodi alternativi sopra citati e insieme si somministri, per via endovenosa, vitamina C, come si visto esser stato fatto nei casi citati nel terzo capitolo di questo libro.

L'AGOPUNTURA NEL POTENZIAMENTO DELLA FUNZIONE IMMUNITARIA Diverse sperimentazioni hanno dimostrato che l'agopuntura ha un notevole effetto sulla risposta e sulla funzione immunitaria. Una relazione comparsa sull'"American Journal of Acupuncture" (numero 21, pagine 67-70, 1973) conteneva la descrizione di un esperimento nel quale sono state misurate, prima e dopo l'agopuntura, attivit fagocitaria e attivit fibrinolitica in soggetti umani. Si scoperto che l'attivit fagocitaria aumentava del 56%. Gli scienziati che seguivano l'esperimento sono arrivati alla conclusione che questo risultato si doveva alla stimolazione nel cervello dei centri ipotalamici diencefalici che regolano l'attivit fagocitaria. Su particolari effetti biochimici dell'agopuntura riferisce la dottoressa Louise Wensel nel libro "Acupuncture in Medical Practice"
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(Reston Publishing Co., 1980). In tale opera si parla di un certo numero di esperimenti durante i quali la leucocitosi risultata potenziata dall'agopuntura, e sono state influenzate positivamente le funzioni ormonali e immunologiche. L'agopuntura sembra favorire il potenziamento della funzione immunitaria, soprattutto quando in atto un'infezione. Mette conto notare che nel trattamento ai bambini non necessario usare aghi per ottenere i risultati descritti, e bastano per raggiungere lo stesso scopo pressioni e stimolazioni manuali. L'uso dell'agopuntura e delle tecniche proprie dell'osteoterapia sembrano avere maggiore rilevanza nei casi in cui l'infezione gi attiva, mentre i metodi omeopatici sono in misura uguale utili tanto nel fornire una difesa in fase preventiva quanto nella normale cura delle infezioni che abbiano colpito l'organismo. L'altro fondamentale metodo con il quale si ottengono benefici sia di tipo preventivo sia di tipo terapeutico quello nutrizionale.

NUTRIZIONE E SISTEMA IMMUNITARIO Uno studio dell'Organizzazione Mondiale della Sanit afferma che Il miglior vaccino contro le comuni malattie infettive una dieta adeguata. Un'alimentazione povera da tutti considerata come la causa principale e pi diffusa, rispetto a ogni altro fattore singolarmente preso, di deficienza del sistema immunitario. Di solito affermazioni come questa vengono fatte pi che altro in relazione alle sottonutrite popolazioni del Terzo mondo. Ma pi di recente si cominciato a mettere a fuoco anche il problema delle deficienze subcliniche da sovraconsumo, e in questo caso si parla delle popolazioni appartenenti ai paesi industrializzati, le quali spesso soffrono di iponutrizione da iperconsumo. Uno dei pi grandi medici inglesi di questo secolo, Sir Robert McCarrison, scriveva nel 1936: Ossessionati dagli invisibili microbi, virus e protozoi che consideriamo come cause prime delle malattie, sottomessi ai responsi dei laboratori in materia di diagnosi, intrappolati dai nostri stessi sistemi di nomenclatura, spesso dimentichiamo quella che dovrebbe essere la regola fondamentale per un medico, e cio che il pi importante fattore nella promozione della salute una corretta alimentazione, mentre un'alimentazione sbagliata il pi importante fattore di promozione della malattia. E' risaputo che ogni persona presenta una certa individualit biochimica che probabilmente la induce a discostarsi in qualche punto dalla dieta in astratto pi consigliabile. Il Professor Roger Williams ha svolto una ricerca in proposito e ha pubblicato le sue scoperte, che dimostrano come l'individualit biochimica una caratteristica universale di uomini, piante e animali. I suoi due libri principali, "Biochemical Individuality" (Texas University Press) e "Nutrition Against Disease" (Bantam Books) dovrebbero essere letti da tutti coloro che vogliono giungere a una reale comprensione di quello che il pi vitale degli argomenti. A proposito di malattie infettive Williams, che si rif all'esempio della T.B.C., osserva: Sappiamo molto di questa malattia. Sono stati fatti sforzi considerevoli e preziosi per isolare il bacillo colpevole, studiare le sue abitudini e tentare di trovare sostanze chimiche che lo uccidessero o ne spuntassero le armi, per senza danneggiare la persona che ne era stata contagiata. Ma la nostra conoscenza della tubercolosi, nonostante tutto, resta stranamente asimmetrica. Ignoriamo la
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ragione per cui alcune persone sembrano opporre all'infezione molta pi resistenza di altre e ignoriamo anche in che modo questa resistenza funzioni. Sappiamo che soggetti con una dieta inadeguata sono statisticamente pi vulnerabili all'infezione, e sappiamo che una dieta adeguata rappresenta parte essenziale della cura della tubercolosi. Se cerchiamo di dare di tutto questo un'interpretazione scientifica ci troviamo in imbarazzo, perch la ricerca medica non si mai preoccupata di esplorare seriamente l'argomento. A proposito dell'origine alimentare di molte malattie Williams, a titolo di esempio, spiega come le sue teorie potrebbero trovare applicazione nel caso della T.B.C.: Si potrebbe fare un'ipotesi di questo genere. I soggetti che sono suscettibili alla malattia hanno, a causa della loro individualit biochimica, specifiche necessit nutrizionali che non sono adeguatamente soddisfatte se mangiano secondo le loro consuetudini. Tali carenze rendono quei soggetti facile preda del bacillo della tubercolosi, in quanto forniscono un ambiente peculiare al quale il bacillo si adatta prontamente, nel tempo stesso in cui, viceversa, i tessuti dei soggetti si trovano a mancare di quanto occorrerebbe per controbattere l'attacco di quello specifico nemico. Un esempio di un caso nel quale il deficit nutrizionale pu sfociare in una infezione rammentato dal Dottor Carl Pfeiffer nel libro "Zinc and Other Micronutrients" (Pivot, 1978): I pazienti che soffrono di carenza di zinco, scrive, presentano tumefazioni che si estendono anche al viso per coinvolgere cavit e condotti nasali. Come risultato i pazienti parlano con caratteristica voce nasale, sintomo che sparisce dietro somministrazione di zinco e vitamina B 6. E continua: I bambini che soffrono ricorrentemente di infezioni all'orecchio medio, non le hanno pi se prendono vitamina B 6 e zinco in misura adeguata. In questo caso il controllo dell'infezione risulta dallo sgonfiamento dei tessuti tumefatti, ma pi in generale lo zinco ha altri effetti, quali il potenziamento dell'immunit e una diretta azione battericida. A sostegno di queste affermazioni, Pfeiffer cita largamente scoperte sue e di altri studiosi. Tra l'altro menziona l'opera del Dottor Robert Pecarek dei Laboratori sui metalli in traccia, il quale ha dimostrato che i linfociti del timo sono indeboliti quando nell'organismo c' carenza di zinco. Animali con questa carenza mostrano un'aumentata suscettibilit alle infezioni, specie di origine virale. Si pu correggere questa vulnerabilit fornendo zinco in quantit adeguata. Ricerche compiute nel Texas hanno mostrato che la resistenza immunitaria dipende da un'adeguata presenza di zinco. Non necessario sottolineare che questo soltanto un esempio, tra quelli possibili, delle molte sostanze nutritive che in vario modo sono coinvolte nella funzione immunitaria. L'interazione di zinco e vitamina B 6 indicativa della complessa catena di dipendenza reciproca che lega tra loro le sostanze nutritive. Se questa catena presenta in un punto qualsiasi un anello debole, determinato da carenza, allora la sua funzionalit globale ne viene diminuita. Il male che in molti individui delle nostre societ esistono dimostrabili carenze di certe sostanze nutritive, che sono vitali: quella di zinco una delle pi comuni. A questo riguardo, il lavoro di ricerca compiuto presso l'istituto di Scienza e Medicina Linus Pauling da scienziati come il Dottor Jeffrey Bland talmente probante che non lascia pi spazio a discussioni quando se ne sia avuta conoscenza. Un'inchiesta svolta negli Stati Uniti su un campione casuale di persone, inchiesta che come pietra di paragone di adeguatezza
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assumeva, a proposito della razione giornaliera raccomandata di sostanze nutritive, livelli che possiamo definire moderati, ha messo in luce che l'88% degli intervistati (gruppo di popolazione sano) manifestava almeno una carenza, e il 59% due o pi ("American Journal of Clinical Nutrition", volume 17, pagine 259-71). Molte altre inchieste dello stesso genere, fatte in Europa e in nazioni progredite, hanno rivelato situazioni analoghe, e con il passare del tempo si registrato un peggioramento. Le cose che si sono accertate per quanto riguarda le sostanze cui legata l'efficienza della funzione immunitaria possono essere cos schematizzate. PROTEINE. Le proteine sono giudicate fondamentali per un'adeguata funzione immunitaria. Problemi a questo riguardo sono scarsamente probabili nelle societ industrializzate, nelle quali il consumo di proteine , piuttosto che scarso, eccessivo. ZUCCHERO. Il consumo di zucchero riduce velocemente l'efficienza funzionale dei neutrofili nella fagocitosi. Ma questo non stato notato nel caso di consumo di altri carboidrati. La ricerca mostra che questi effetti del consumo dello zucchero hanno inizio entro mezz'ora e durano per oltre cinque ore. Al punto massimo la diminuzione dell'attivit fagocitaria del 50%, e il punto massimo si verifica circa due ore dopo che si sono consumati approssimativamente 100 grammi di zucchero, che si tratti di glucosio o fruttosio o saccarosio che si trovano nello zucchero comune, nel miele e nei succhi di frutta, per esempio nel succo d'arancia. La fagocitosi rappresenta la parte del processo di difesa dell'organismo nella quale microrganismi estranei invasori vengono inghiottiti dai neutrofili difensori (leucociti polimorfonucleari). Questi ultimi rappresentano circa i tre quarti dei globuli bianchi, e la loro perdita di efficienza pu compromettere in modo serio il processo sopra ricordato. Anche altri aspetti della funzione immunitaria vengono lesi. Questo dannoso effetto dello zucchero ("American Journal of Clinical Nutrition", volume 26, pagine 1180-4, 1973) ha particolare rilievo negli Stali Uniti e nell'Europa occidentale, dove il consumo del solo saccarosio di 100-150 grammi giornalieri, e dove viene consumata anche una variet di altri zuccheri. La cosa ha vitale importanza nei primi stadi dell'infezione, in quanto in quel momento pu determinare il cedimento o la resistenza dell'organismo all'infezione. Lo prova un fatto, ben documentato, che avvenuto negli Stati Uniti nel 1949, e che il Dottor Benjamin Sandler ha efficacemente descritto nel libro intitolato "Diet Prevents Polio" (Lee Foundation for Nutritional Research, Milkwaukee, 1951). Nel 1949, durante un'epidemia di poliomielite nella Carolina del Nord, il Dottor Sandler riusc a diffondere l'idea che lo zucchero era un fattore che contribuiva a far contrarre la malattia. Con l'aiuto di una radio locale e con pubblicit sui giornali, Sandler invit i genitori a far astenere i loro bambini dal consumo di gelati, di dolci, di bevande zuccherate e di zucchero, specialmente quando faceva caldo. Fortunatamente, la paura dell'epidemia fece prestare attenzione a quell'appello, e l'incidenza della poliomielite nella Carolina del Nord nel 1949, in confronto a quella che si registrava nel contempo nelle aree circostanti e che si era registrata in epidemie precedenti, diminu del 90%. Esperimenti condotti da Sandler su animali dimostrarono che animali normalmente resistenti alla polio venivano facilmente contagiati se resi ipoglicemici dall'uso di insulina. Un basso tasso di zucchero nel sangue una normale conseguenza dell'ingestione di grandi quantit di zucchero, dato che questa provoca la produzione da parte del corpo di pi insulina allo scopo di ridurre i livelli di zucchero. Ora, appunto nello stato di ipoglicemia, che prende avvio subito ma raggiunge il suo culmine al termine di due ore, avviene che l'infezione abbia maggiori probabilit di affermarsi stante la ridotta efficienza dei neutrofili fagociti. Si deve anche notare che insulina e vitamina C sembrano avere effetti esattamente opposti, sotto questo rispetto. Pertanto, nel caso in cui
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dovessero coesistere una carenza di vitamina C e una massiccia assunzione di zucchero (fatto non insolito in giovani che consumano molti cibi dolci e analcolici, mentre si alimentano scarsamente di verdura e di frutta), le possibilit di infezione sarebbero molto potenziate. (Nota: cibi contenenti caffeina, come la cioccolata, la coca cola, il caff, eccetera, favoriscono l'ipoglicemia perch stimolano il rilascio di zucchero nel sangue). Un cambiamento di abitudini dietetiche, con dosi aggiuntive di vitamina C in periodi di epidemie (e magari non solo allora) sembra essere una misura giudiziosa. GRASSI. Si ha una generale depressione della funzione immunitaria anche quando aumentano i livelli di grasso nel sangue. I grassi possono essere in notevole grado controbilanciati con una dieta che contenga rilevanti quantit di fibre. Tale dieta dovrebbe includere carboidrati non raffinati come riso e cereali integrali, e al contempo verdure di ogni tipo, legumi quali lenticchie, fagioli, eccetera, e frutta (da mangiare con la buccia se questa non contaminata da prodotti tossici e da conservanti). E' dimostrabile che grassi in eccesso, soprattutto se di origine animale (cio in latte, formaggio, carne) sono da evitare, e vanno mantenuti a livelli moderati. Hanno particolare rilevanza, in tema di funzione immunitaria, parecchie altre sostanze. VITAMINA A. Potenzia sotto pi aspetti la funzione immunitaria, in quanto agisce positivamente su fagocitosi, funzionamento del timo, risposta degli anticorpi, eccetera. Questo vale anche per il "precursore" della vitamina A, il beta-carotene. VITAMINA C. E' vitale per la funzione immunitaria, in quanto ha effetti antivirali e antibatterici. Migliora in generale il livello di resistenza del corpo. Se presa a titolo integrativo, dovrebbe essere assunta sempre insieme con bioflavonoidi, che in natura le sono associati. Il dosaggio ideale della vitamina C, se presa oralmente per scopi terapeutici, pu essere accertato aumentandolo lentamente giorno dopo giorno. Si inizia con un grammo al giorno e si pu aumentare ogni giorno di un altro grammo, finch non si manifesta diarrea. E' il punto in cui inizia l'intolleranza: se si scende di un grammo si ottiene la dose giornaliera ideale per la prima fase. Quando diminuisce d'infezione o lo stress, il bisogno si riduce, e la dose pu essere abbassata in modo da restare ben sotto i limiti tollerati dall'intestino. VITAMINA B (Tiamina). La carenza di questa vitamina diminuisce la capacit della milza di partecipare adeguatamente alla funzione immunitaria. VITAMINA B 2 (Riboflavina). Si connettono con la sua carenza un timo pi piccolo e un minore numero di anticorpi. VITAMINA B 12. Riduce l'attivit antibatterica del sangue, se carente. BIOTINA (una vitamina B). E' necessaria alla funzione dei linfociti T. ACIDO FOLICO (un'altra vitamina B). E' indispensabile alla funzione dei globuli bianchi. ACIDO PANTOTENICO (vitamina B 5). Aiuta nella produzione di anticorpi. VITAMINA E. E' importante per il potenziamento dell'immunit mediata da cellule. Quando in eccesso deprime la funzione immunitaria, e pertanto nei periodi di esposizione a infezioni non si dovrebbero prendere, per integrazione, dosi che superino le 250 unit internazionali.
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PIRIDOSSINA (B 6). E' stato dimostrato che una carenza di vitamina B 6 riduce molto la funzione immunitaria. E' noto che la carenza contenuta dalle diete ricche di proteine. Come le altre vitamine del gruppo B essenziale perch si abbia un adeguato livello di immunit. Il Dottor William Philpott ha dato notizia dei metodi nutrizionali che ha impiegato nella cura di un'estesa gamma di malattie nelle quali la funzione immunitaria risulta indebolita. Tra i suoi metodi figura anche quello che egli indica come "supernutrizione". Philpott le associa la proibizione per i pazienti di tutti i cibi, farmaci e sostanze che si inalano che invece aggravano i loro sintomi, e utilizza vaccini autogeni. I vaccini sono prodotti con microrganismi, di cui il paziente stesso portatore, che vengono coltivati e poi usati in iniezioni intramuscolari per stimolare la funzione immunitaria. Questo per soltanto quando il paziente sta nello stesso tempo ricevendo un sostegno addizionale attraverso i metodi nutrizionali cui accenneremo pi oltre. E' di Philpott questa sintetica annotazione ("A Physician's Handbook of Orthomolecular Medicine", Keats, 1979): Piridossina e acido pantotenico (vitamina B 6 e B 5) sono necessari per la resistenza immunitaria, dato che la loro carenza impedisce la formazione degli anticorpi. Queste vitamine fondamentali richiedono naturalmente la presenza adeguata e il sostegno di altre sostanze nutritive, in particolare di riboflavina, magnesio e manganese. Si sa che la vitamina C presa nella giusta quantit blocca l'attacco delle infezioni. MINERALI. Per la funzione immunitaria sono di estrema importanza anche alcuni minerali. Potenziano il sistema. CALCIO (e calmodulina, un attivatore del calcio). E' essenziale per la distruzione di sostanze estranee che siano state inghiottite dai globuli bianchi. RAME. Un diminuito numero di cellule che producono anticorpi stato osservato in topi con carenza di rame grave o anche modesta. COBALTO. Il cobalto aiuta i globuli bianchi a inghiottire e a distruggere le tossine. FERRO. La carenza e l'eccesso di ferro aumentano la vulnerabilit all'infezione, e in particolare indeboliscono la capacit di uccidere batteri. MANGANESE. Aiuta i globuli bianchi a inghiottire e distruggere le tossine. SELENIO. Il selenio in lieve eccesso stimola la produzione di anticorpi. ZINCO. Secondo il Memorial Sloan-Kettering Cancer Centre, lo zinco risulta un elemento essenziale per mantenere a livello normale i linfociti T e gli altri mezzi di resistenza immunitaria. Anche il selenio, che abbiamo gi citato, ha dimostrato di avere, nella difesa contro l'insorgere dei tumori, effetti specifici. Un certo numero di altre sostanze nutritive quali la LEUCINA, l'ISTIDINA, l'ARGININA, eccetera, che sono amminoacidi, sono coinvolti nella funzione immunitaria, e sono in grado di potenziare la fagocitosi e l'attivit antivirale. Il tripeptide glutatione perossidasi noto per la sua importanza a questo riguardo, come pure per essere un agente detossificante. DIGIUNO. Il digiuno come misura terapeutica spesso molto trascurato. Si sa ora che questa tradizionale misura naturopatica, se non troppo prolungata, aiuta in modo incisivo la funzione immunitaria. Durante le prime 36-60 ore di infezione si dovrebbe digiunare, si dovrebbe cio osservare una dieta a base di acqua, che determina un aumento dell'ordine del 50% dell'attivit
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fagocitaria. Il digiuno una delle pi importanti misure di pronto soccorso, che pu essere decisa dai genitori (articolo sull'"American Journal of Clinical Nutrition", volume 26, 1973). Ci si impadronisce della chiave del problema quando si comprende che il rischio d'infezione viene ridotto da una sana alimentazione. E una sana alimentazione sembra anche essere un fattore fondamentale per un efficace trattamento delle infezioni, se dovessero sopravvenire. Questa una cosa importante da ricordare da parte di chi voglia proteggere adeguatamente il benessere proprio e quello dei propri figli. Chi vuole approfondire il tema potr consultare i libri raccomandati nella bibliografia che conclude questo libro. Esula dai nostri compiti il dare consigli particolareggiati su ci di cui ci si deve nutrire. Confidiamo che il quadro generale sopra esposto faccia nascere nel lettore il desiderio di approfondire in modo autonomo un tema tanto vasto e importante. A proposito della funzione immunitaria ci sono altre condizioni che vanno tenute in attenta considerazione per il loro rilievo: alludiamo, tra l'altro, al problema del contenimento degli stress, al problema di un adeguato esercizio fisico, e poi all'esposizione all'aria buona, al sole, e alle norme igieniche di base. Le ricordiamo senza discuterle minutamente, il che non significa che non siano esigenze vitali. Si tratta viceversa di argomenti su cui ognuno dovrebbe investigare per proprio conto, avvalendosi dell'ampia letteratura disponibile a questo riguardo. Oltre a prendere in considerazione i temi ora accennati sar importante avere le idee chiare sui fattori che nel nostro stile di vita e nel nostro ambiente rischiano di minare un sistema immunitario sano, e che quindi aumentano, con la loro azione, e soprattutto con la loro azione congiunta, le probabilit di infezioni. Dobbiamo menzionarne qualcuno. L'ABUSO DI FARMACI E L'USO DI STIMOLANTI QUALI ALCOOL E NICOTINA. Il cosiddetto fumo passivo, che ha i medesimi effetti negativi. E' noto che i figli di genitori che fumano hanno molte pi probabilit di ammalarsi di infezioni alle vie respiratorie dei bambini che vivono con non fumatori; e via dicendo. L'USO DELLA PILLOLA. La pillola deprime la funzione immunitaria, come succede in genere con i medicinali a base di ormoni. L'ESPOSIZIONE ALL'ARIA E IL CONTATTO CON ACQUE INQUINATE DA METALLI PESANTI (piombo, eccetera). Tutte le persone che vivono in aree industriali, o in citt congestionate, dove il piombo della benzina presente nell'atmosfera, e presente in dosi che si possono presumere esorbitanti, dovrebbero aumentare il consumo di sostanze nutritive tipo vitamina C, selenio e calcio, che ne controbattono l'azione. Allo stesso modo si dovrebbe evitare di bere acqua di rubinetto in citt, dove pi che opportuno consumare acqua imbottigliata alla sorgente, e questo perch nell'acqua di rubinetto di molte citt che si trovano in aree industrializzate sono stati riscontrati alti livelli di contaminazione da metalli. TROPPI BAGNI DI SOLE. Hanno un effetto depressivo sulla funzione immunitaria, e quindi rendono pi alto il rischio di infezione. La cosa potr essere direttamente constatata da chi abbia infezioni da herpes simplex (vitiligine, eccetera) e vedr come le stesse diventino pi evidenti dopo un bagno di sole. LO STRESS IN TUTTE LE SUE FORME. Abbassa i livelli di resistenza immunitaria, ed quindi utile disporre di un metodo che ci suggerisca come smorzarne l'impatto (vedi bibliografia). Si tratta di tecniche di rilassamento e/o di tecniche di meditazione alle quali si pu fare regolarmente ricorso. Anche i metodi yoga e Tai Chi chuan hanno un effetto rilassante e benefico.
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SONNO INSUFFICIENTE. E' un altro fattore negativo, di cui dobbiamo essere consapevoli. Una sana alimentazione congiunta con un adeguato esercizio fisico aiuta viceversa il sonno. L'ESPOSIZIONE A RADIAZIONE ELETTROMAGNETICA. In quantit che non sia moderata pure abbassa l'efficienza immunitaria. Ne consegue che avranno bisogno di particolari precauzioni, di tipo nutrizionale e come si detto di altro tipo, tutti coloro che si trovano a dover lavorare davanti a uno schermo video o sono esposti a microonde, raggi X, telefono, radar, televisione, computer e tutti gli strumenti elettronici a bassa frequenza. Un altro punto molto controverso quello che riguarda il pericolo di ASSORBIMENTO DI MERCURIO a seguito di otturazioni dentarie con amalgama d'argento, come si usa in odontoiatria: il mercurio assorbito ha, come oggi sappiamo, il potenziale effetto di abbassare l'efficienza delle funzioni del sistema immunitario. L'argomento di notevole interesse, e merita di essere approfondito da quanti hanno otturazioni che potrebbero causare danni alla loro salute. Anche in questo caso sar utile leggere qualcosa di pi di quello che abbiamo ora scritto (vedi ancora la nostra bibliografia finale). Tutti questi fattori, e altri ancora, dovrebbero essere tenuti presenti quando si consideri, in tutte le sue implicazioni, la necessit di potenziare la funzione immunitaria. Per farlo occorre, come accennato, da un lato un'azione positiva e dall'altro la rimozione dei fattori negativi. Il messaggio che si pu trarre da queste nostre pagine vuole aprire nuove prospettive meritevoli di fiducia e rilevare per, al tempo stesso, che la direzione verso la quale ci ha portato, sia pure con le migliori intenzioni, la medicina, non potr essere presentata, in definitiva, come benefica per l'umanit. E' una strada, bisogna dirlo, che ci ha condotti ad abbassare piuttosto che ad alzare il livello complessivo della salute della popolazione, e che ha indebolito, in materia di salute, il senso personale di responsabilit che invece indispensabile per chi voglia vivere la propria vita in reale sintonia con le proprie esigenze. Ognuno deve tornare, in una certa misura, a essere arbitro della propria salute, e l'azione delle medicine va circoscritta ai campi in cui davvero adeguata, cio al trattamento curativo delle crisi della salute stessa e al pronto soccorso. Va rimesso invece nelle mani degli interessati, nelle vostre e nelle mie cio, tutta la materia della medicina preventiva. Del resto, con le informazioni di cui oggi disponiamo, abbiamo senz'altro la possibilit di cominciare a costruirci livelli di salute migliori, e anzi a puntare al livello ottimale. In questo quadro le tecniche di immunizzazione diventeranno del tutto inutili. Chi vorr servirsene lo faccia, per non sia costretto a farlo, come succede oggi, da pressioni e obblighi.

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Capitolo 8 CONCLUSIONI E DOMANDE

L'immunizzazione come fatto in s presenta alcuni aspetti positivi. Offre realmente un certo grado di protezione dalla malattia contro la quale stata progettata. Si tratta peraltro di una protezione conquistata a costo di mettere in pericolo chi la riceve, in pericolo sia per quanto riguarda gli effetti immediati sia per quanto concerne gli effetti a lungo termine, ed una circostanza che solo da poco comincia ad essere valutata nel modo giusto. Si percepisce che il costo complessivamente troppo elevato. D'altra parte, vi sono alternative, quantunque non completamente provate, alle attuali procedure di immunizzazione, alternative che puntano sui rimedi omeopatici. Vero che questi appaiono efficaci solo nel breve periodo, ma almeno c' la certezza che, a differenza dei moderni vaccini, non comportano pericoli. Il pi efficace metodo di immunizzazione pare che in definitiva consista in una strategia globale di promozione della salute, e ne abbiamo discusso alcuni aspetti. Restano alcune questioni che sono state appena accennate. Una quella delle implicazioni commerciali dei programmi di vaccinazione. C' gente che, alla ricerca dei profitti, ci ha investito grossi capitali. Dicendo questo non vogliamo insinuare che ci sono case farmaceutiche le quali, nonostante gli impegni ufficialmente assunti sul piano morale, metterebbero deliberatamente in pericolo la vita umana, o danneggerebbero consapevolmente la salute dei bambini falsificando all'occorrenza i dati emersi dal lavoro di ricerca e dall'esperienza fatta con i propri prodotti. Ma si deve ammettere che la natura umana quella che e trova mille modi per nascondere a se stessa la realt, soprattutto se ci sono in ballo un mare di soldi e un imprecisabile numero di carriere, cio molte buone ragioni per non vedere e per non riconoscere. Ci si pu chiedere come possibile che questo accada, visto che si tratta di scienziati ben preparati. La spiegazione sta nel fatto che tutti i dati, e anche quelli scientifici, si prestano a disparate interpretazioni. In un libro a favore dell'immunizzazione, pubblicato nel 1964, il Dottor John Rowan Wilson ("Margin of Safety") ha potuto affermare: La metodologia della ricerca biologica, sia per il chimico sia per il medico, cos imprecisa nel fissare i propri standard che sfiora il ridicolo. Ma la scienza in gran parte misurazione, e se non ci sono criteri precisi cui fare appello si deve andare avanti come meglio si pu, con quelli che si hanno a disposizione. Wilson si riferiva alle difficolt in cui Salk si era imbattuto quando aveva cercato di accertare l'efficacia della vaccinazione antipolio, da lui ideata, che utilizzava virus "ucciso". Commentando l'affermazione di Wilson, a proposito della "ridicola" imprecisione in cui si cade quando si cerca di misurare ci che non pu essere facilmente misurato, K. F. Williamson, direttore del "Vaccination Enquirer" (autunno 1964), ha messo in chiaro a sua volta i seguenti punti: Le misurazioni "imprecise" di cui parla Wilson sono purtroppo il nocciolo del problema, e la cosa deve essere presa in considerazione e valutata in tutta la sua importanza: non lecito ignorarla o accantonarla per una specie di fanatismo. E' infatti perfettamente vero che le misurazioni fatte da Salk in materia di immunit sono ridicole, anzi tirar fuori seriamente una media da una colonna di valori con forti variazioni e assumere a proposito di immunit la risultante cifra del 60% come dato valido e significativo, pi che essere ridicolo costituisce una dolorosa tragedia e, sul piano scientifico, il massimo della disonest a livello sperimentale.

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Williamson va al cuore del problema, e parla dello scienziato che si trova di fronte a fatti in disaccordo con le sue credenze. L'immunologo, osserva riferendosi a Salk, non si rende conto di essere disonesto, perch vuole credere nell'esattezza delle sue valutazioni a proposito di immunit, ma in realt vittima di un'illusione. L'incapacit di capire e l'impossibilit di arrendersi ai fatti, lo spingono in una non invidiabile condizione che lo porta ad autoingannarsi e a formulare spiegazioni del tutto arbitrarie e tortuose. Di fronte all'incostanza dei dati relativi alla mortalit che a tratti salgono e a volte scendono, non pu che rifugiarsi nel pensiero magico alla ricerca di conforto: trovarsi nell'oscurit una situazione che nessuno scienziato riesce a tollerare. Non tutti gli scienziati e i pionieri dell'immunologia, peraltro, hanno distorto la verit voltando le spalle ai fatti. Il grande propugnatore della vaccinazione antivaiolosa, Jenner, stato indicato dal Professor Greenwood su "The Lancet" (2 febbraio 1923, pagina 233) come colpevole di "truffa". Williamson riferisce la storia nei termini seguenti: Jenner, dopo aver cercato di truffare la Royal society, quando vide che questo tentativo era andato a vuoto, pens di rifarsi prendendo in giro i medici. La cosa gli riusc tanto bene che la vaccinazione un problema ancora in discussione dopo 170 anni di evidente frode. Frode? Truffa? E' possibile che persone che agiscono in questo modo siano scienziati? La risposta che si tratta di uomini, di esseri non infallibili; che chiunque si trovi in una situazione in cui tutto il suo sistema di valori fondamentali messo in crisi probabilmente finisce con l'ingannare se stesso e gli altri per un inconscio o deliberato meccanismo di autodifesa. Se lasciamo da parte l'idea di una frode perpetrata a freddo, ci resta pur sempre da chiedere perch scienziati e medici continuino a sostenere determinati metodi e sistemi anche quando i profani hanno ormai da tanto tempo compreso che si basano su false premesse. Un fattore da tener presente ci che si potrebbe definire come "conformismo terapeutico". Il Dottor Carl Simonton seguiva nella sua pratica i metodi della radiologia ufficiale quando scopr che per assistere i pazienti cancerosi c'erano possibilit alternative. Svilupp, anzi apr la strada ai metodi di visualizzazione, attraverso i quali i pazienti erano capaci in qualche misura di aiutare se stessi. Simonton descrive ("Dimensions of Healing Symposium", U.C.L.A., 1972) le difficolt incontrate da un medico che soggetto alle pressioni con cui i colleghi vogliono indurlo a conformarsi alle pratiche correnti e a non discostarsene: Addentrandomi nel campo della medicina, scoprii che era molto difficile aiutare la gente nel modo in cui avrei voluto essere capace di fare. A ogni passo esperivo che era impossibile, o quasi, compiere un progresso di qualche entit nel campo della terapia del cancro. Sono certo che molti altri colleghi hanno conosciuto la mia stessa esperienza quando hanno scoperto che il massimo che potevano fare era assai meno di quello che avevano sperato. Ma il medico soggetto alla pressione di idee correnti e di limitazioni tradizionali che gli vengono sia dal sistema stesso sia dalle persone da cui impara, e bisogna dire che egli avverte al contempo l'enorme responsabilit connessa alle sue decisioni. Il medico deve avere sempre ragione, dato che un suo errore pu mettere in pericolo la salute o la vita di qualcuno.
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La paura che questo possa accadere lo rende ossequiente agli insegnamenti medici che gli sono stati impartiti. Esita a pensare con la sua testa, per paura che una sua opinione errata possa avere un risultato doloroso o letale per i suoi pazienti. Il pensiero di noi medici dominato da questo orientamento molto comune, e nel corso di questi anni spesso cruciali c' stata da parte nostra la tendenza a procedere con i paraocchi sotto la tremenda oppressione della paura. Il medico, lo scienziato sono uomini. Conoscono il timore di finire fuori strada, il timore di essere emarginati dai colleghi e dall'ambiente, il timore di passare per "eretici": sono altrettante ragioni potenti per conformarsi, per evitare di smuovere le acque. E cos molti rimangono nelle righe. In generale coloro che distorcono risultati e alterano diagnosi per adattarle alle esigenze del sistema dominante non fanno questo per disonest; credono onestamente nella bont del sistema che proteggono e, grazie a qualche gioco di parola e all'ambiguit delle idee legate alla professionalit, riesce loro facile dare un'interpretazione razionale delle proprie azioni. Quando si messi di fronte a un paziente che presenta tutti i segni e sintomi di una determinata malattia da cui stato "protetto" con l'immunizzazione, difficile, ovviamente, formulare la stessa diagnosi che si formulerebbe nel caso di una persona non vaccinata. Chiamando la malattia con un nome diverso i medici difendono un sistema di credenze e un insieme di teorie in base alle quali hanno compiuto atti come la vaccinazione. E' chiaro che il paziente ai loro occhi non pu avere questa o quella malattia, e c' d'altra parte una tale abbondanza di nomi alternativi che trovarne uno esatto e al tempo stesso senza problemi non arduo. Tutto ci fatto per proteggere un sistema e per aiutare i profani a non cadere in dubbi sull'efficacia dei metodi adottati dai medici. La ridiagnosi un fenomeno reale che si verifica abitualmente. Nel caso della difterite la ridiagnosi era pi la regola che l'eccezione: soltanto ai pazienti vaccinati, importante notarlo, veniva diagnosticato qualcos'altro. Ci sono state epidemie in cui, per esprimerci con un numero, le ridiagnosi hanno raggiunto il 60% dei casi. Va da s che annettere un qualche senso alle statistiche, quando sono imbevute di tante inesattezze, risulta proprio difficile. La riluttanza a fare una diagnosi che metta in cattiva luce la professione, e in generale ad affermare una cosa qualsiasi che comporti lo stesso rischio, fenomeno molto antico nella storia della medicina. Il Dottor Henry May, un fautore della vaccinazione, poteva scrivere sul "Birminghan Medical Review" del gennaio 1874: Non molto sensato aspettarsi che un medico esprima opinioni che gli possono nuocere o possono in qualche modo sollevare dubbi sulle sue capacit. Barbara Loe Fisher, coautrice di "D.P.T. A Shot in the Dark", ha scritto sul modo in cui la mente del medico reagisce all'inaccettabile. Wolfgang Ehrengut, un medico immunologo tedesco occidentale, ha fatto notare che l'atteggiamento mentale pi diffuso tra i medici quando si tratta di vaccino antipertosse, sembra sintetizzabile in questo concetto: ci che non deve essere, non pu essere. Come dire: Non deve essere vero che questo vaccino, che si ritiene possa salvare tante vite, ha ucciso invece per quarant'anni un numero inaccettabile di bambini e danneggiato il cervello di molti altri. Che mai faremmo, se fosse vero? Come potrebbero mai vivere, sapendolo, quei medici che hanno somministrato estensivamente un vaccino neurotossico a milioni di bambini?.

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Il rifiuto di una verit ovvia diventa cos un meccanismo di autodifesa per una mente condizionata dalla scienza. In sostanza non c' un altro motivo. E' inutile andare a pensare a piani tortuosi per cui si fa il male e non si ammette di averlo fatto. Tutto deriva unicamente da una chiara incapacit di vedere i fatti e di accettarli. E' un errore umano, ma i genitori di bambini che hanno subito danni al cervello non lo perdoneranno facilmente. Naturalmente, quell'incapacit non caratterizza tutti i medici. Il Dottor Charles Creighton, parlando alla Royal Commission on Vaccination, ha detto: Finch non ho cominciato a esaminare a fondo il problema, stimolato dalla necessit di redigere una voce per l'Enciclopedia Britannica, restavo fedele alle credenze che mi erano state trasmesse quando ero studente, senza pormi particolari domande. Mi ci voluto del tempo per abbandonarle. Quello che mi ha messo in sospetto per prima cosa stata la particolare natura del vaiolo bovino. Mi sono chiesto anzitutto di che si trattava, e sono rimasto molto sorpreso da quanto ho trovato. Mi sembrato chiaro che quella malattia, secondo la testimonianza di quanti l'hanno descritta ai tempi di Jenner e poi in seguito, non aveva nessuna relazione con il vaiolo. Questo il sospetto da cui ho preso le mosse, che mi ha portato sulla china dello scetticismo fino a farmi approdare a un assoluto rifiuto di credere. Le pressioni commerciali che si legano alla necessit di continuare a promuovere la vaccinazione, sono troppo complesse perch si possano discutere in modo analitico. L'area di interessi commerciali, la vasta industria che gestisce gelosamente la ricerca, la messa a punto e la commercializzazione dei vaccini, cos come gli aspetti del problema che coinvolgono il potere e le istituzioni sono stati oggetto di una notevole inchiesta del Gannet News Service (PO Box 7858, Washington D.C. 20044). L'inchiesta stata poi ripubblicata con il titolo "The Vaccine Machine" e si articola in un certo numero di ben selezionate relazioni. Ne comparsa notizia su molti giornali statunitensi nella settimana iniziata il 16 dicembre 1984, ed disponibile presso la sopramenzionata agenzia. Per le sue intuizioni su taluni aspetti specificamente americani della saga delle vaccinazioni, merita attenta lettura. E' noto che nei rapporti intercorrenti tra istituzioni governative, istituti di ricerca e committenza commerciale, che stanzia cospicui fondi a favore dei predetti istituti, vige un rigido codice di comportamento. Un principio fondamentale che i fondi vengono stanziati a favore di ricerche che promuovono tecniche di vaccinazione tali da non mettere in discussione lo status quo. Nessuna ricerca significativa pu essere portata avanti senza questi fondi, e i fondi non vengono elargiti se i criteri generali non piacciono a chi ha in mano i cordoni della borsa. E' soggetta ad accurati filtri l'assunzione di personale per gli istituti di ricerca, per le istituzioni scolastiche e per le agenzie governative (questo vale negli Stati Uniti): si pensi a quanto avviene nella potente Food and Drug Administration. In questo modo, negli istituti e nelle altre organizzazioni il personale diventa, per cos dire, intercambiabile, fa parte della stessa squadra: del tutto improbabile che emerga qualcuno che sia in disaccordo, e che le acque vengano smosse. Altrettanto improbabile che persone dissenzienti o non conformiste trovino spazio presso i media, che sono subito pronti, viceversa, a fare da cassa di risonanza alle opinioni correnti e dominanti del potere, dell'establishment. La citata pubblicazione su "The Vaccine Machine" riporta un episodio che ben illustra questo fenomeno. Il Dottor John Anthony Morris, un apprezzato ricercatore nel campo della virologia, lavorava per la Food and Drug Administration, sezione Standard biologici. Nel 1976 prese
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posizione contro l'idea di introdurre un vaccino contro l'influenza suina: gli era chiaro che sarebbe stato inefficace. Al suo parere non fu dato alcun peso. Dopo il fallimento dell'operazione, nella quale 500 soggetti vennero colpiti dal tipo di paralisi chiamata Guillain-Barr, Morris venne esonerato dal suo incarico, nonostante il fatto che egli aveva avvertito i responsabili del pericolo che si stava correndo. Dopo il suo allontanamento dalla F.D.A. diede vita a un centro di ricerca scientifica senza fine di lucro, e non esit a dichiarare che essere stato buttato fuori gli aveva dato un senso di sollievo: Per la prima volta mi sono sentito un essere libero. Attribuiva il suo licenziamento a un ben preciso motivo economico: non si poteva tollerare che un dipendente prendesse posizione contro i vaccini antinfluenzali, con gli enormi profitti che proprio in quel tempo assicuravano a chi li stava producendo. I danni provocati dal vaccino antipertosse trovarono a livello pubblico una grossa risonanza, e in questo contesto Morris fu invitato a partecipare a un programma televisivo diffuso a livello nazionale, il Phil Donague show. A quel tempo era legato con un contratto di consulenza all'Universit del Maryland, una circostanza che venne sottolineata durante la trasmissione. Ma proprio per questo Morris fu censurato dall'universit. Si afferm che quanto era avvenuto poteva indurre il governo federale a non confermare le sovvenzioni fino allora erogate e forse a revocare quelle gi concesse. Morale: c' libert di parola, ma se si pestano i piedi al potere ci si espone a reazioni che possono essere davvero molto dure. I media appoggiano le idee ufficiali pi diffuse, e questo un modo per rinforzare gli orientamenti che vengono inculcati alla nuova generazione di scienziati e di medici. I quali, dopo aver investito anni e anni della loro esistenza per entrare a far parte delle strutture dell'ordine stabilito, non saranno poi molto propensi all'eresia. In altri termini, il sistema tende ad autoperpetuarsi, e soltanto un pubblico bene informato pu cominciare a introdurci elementi di cambiamento. In tutta questa vicenda, le forze in campo sono costituite dai motivi che si riscontrano quotidianamente nella gente comune: c' spazio per il meglio e per il peggio dell'umanit, l'egoismo e la disonest convivono con l'abnegazione pi nobile. Resta il fatto che, come nella natura delle cose, le trasformazioni saranno lente, perch le istituzioni e il potere rimarranno ostinatamente legati alle loro scelte e ai loro metodi. Di fatto oggi cos. Che cosa pu fare un genitore? Per quanto riguarda gli Stati Uniti, troviamo qualche elemento di risposta nelle parole di Barbara Loe Fisher: Attualmente sono 22 gli stati in cui i genitori hanno la facolt di avanzare contro la vaccinazione una "obiezione di principio". E' una libert che dovrebbe essere tutelata in quegli stati ed estesa a tutti gli altri. Il diritto di non usare un prodotto costituisce l'estrema forma di controllo della sua qualit, in un sistema economico libero, ed un diritto particolarmente importante in un'et in cui si cercano e si mettono a punto molti nuovi vaccini per combattere molte malattie, dall'herpes all'A.I.D.S. al cancro. E' facile prevedere che parecchi di questi vaccini saranno prescritti come obbligatori per gli adulti e per i bambini. E' lecito chiedersi se dovremo riscontrare lo stesso livello di trascuratezza, rilevato per quello contro la pertosse, nella loro ricerca, nella loro produzione, nei loro test di prova e nei loro controlli. Ma, oltre a queste domande, forse dobbiamo cominciare a chiederci se l'introduzione nel corpo dei bambini di tanti antigeni virali e batterici estranei non avr un impatto negativo sulla struttura genetica e il sistema immunitario di intere generazioni di americani, in forme impossibili da prevedere e da gestire.

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Passiamo a un'altra recente relazione, "G.P., Focus on Medicine" (21 settembre 1984), che verte su un altro vaccino, un vaccino nuovo: quello contraccettivo.: Il primo vaccino contraccettivo da provare sulle donne conterr probabilmente tossoidi difterici. Entrer nella sua composizione anche una sequenza di 37 amminoacidi da una delle catene Beta di gonadotropina corionica umana (H.C.G.). Ci sono probabilit che funzioni. Per il vaccino contraccettivo gli obiettivi principali sono quattro. Primo, si pu tentare di colpire uno o l'altro degli ormoni della riproduzione. In questo modo si avranno riflessi assai negativi sulle mestruazioni e, nel caso della gonadotropina, sul comportamento sessuale. In alternativa si pu agire in modo da rendere non fertili le uova; agire sul feto stesso; oppure, dato che una pillola maschile sembra fuori discussione per problemi di tossicit, si pu cercare di mettere fuori uso lo sperma quando giunge nella vagina. Il vaccino H.C.G., che agisce contro uno degli ormoni della riproduzione, ha come principale bersaglio l'uovo fecondato perch la mancanza di H.C.G. non permette l'impiantarsi dell'embrione. A stretto rigore, si dovrebbe parlare pi di un aborto precoce che di un vaccino contraccettivo. Fino a poco tempo fa, la somiglianza strutturale che l'H.C.G. ha con l'ormone luteinico (H.L.), lo faceva scartare perch determinava irregolarit mestruali: adesso, la tecnologia degli anticorpi monoclonali ha cambiato tutto. Lievi differenze di struttura sono state identificate fra gli specifici antigeni L.H. e H.C.G.. Alcuni ricercatori continuano a cercare un vaccino lavorando sull'L.H., nonostante le preoccupazioni che su questa strada si incontrano a proposito di alterazioni dell'attivit pituitaria. La principale e pi comune alternativa a un vaccino che agisca sugli ormoni un vaccino antisperma. Anche in questo campo gli anticorpi monoclonali hanno consentito alla ricerca di spingersi tanto in avanti che 20 antigeni sono stati gi identificati dalla testa alla coda dello sperma. Si sa che alcuni di questi hanno un ruolo nella sterilit, tanto in quella femminile quanto in quella maschile. Il prossimo stadio consister nello stabilire quali meccanismi immunitari siano coinvolti e, cosa non meno importante, nel determinare se gli antigeni trovati provengono veramente dallo sperma oppure sono soltanto proteine rilasciate dallo sperma morto. L'immunocontraccezione un programma realizzabile, su questo i ricercatori sono ottimisti, ma ci sono ancora molte difficolt da superare. Tra l'altro bisogna fare i conti con gli stessi meccanismi del corpo, protettivi di uova e sperma, meccanismi che effettivamente impediscono che contro gli agenti della riproduzione scatti una qualsiasi reazione immunitaria. Dopo tutto, sono davvero molto pochi gli individui in cui si manifesta una resistenza immunitaria naturale alle uova e alle cellule dello sperma, gli altri non reagiscono cos. Quale tipo di impatto tutto ci possa avere sull'equilibrio dell'organismo e sulla salute, resta naturalmente una questione aperta. E' giusto che ognuno scelga liberamente. In un'ideale tavola rotonda in cui si discuta dell'immunizzazione non pu mancare un posto per il "consumatore", perch sono i suoi figli a correre il rischio di essere sacrificati alle esigenze del sistema. Negli Stati Uniti, in molti stati, chi non ha completato il ciclo delle immunizzazioni si vede impedito l'accesso alla scuola pubblica: un divieto che stato dichiarato contrario alla costituzione. In altri stati, se i genitori dimostrano che la loro scelta basata su un particolare credo filosofico, i loro figli possono evitare l'immunizzazione forzata. C' peraltro il rischio che le autorit locali, con
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l'accusa che i genitori non sono adatti alla custodia, ne affidino figli alla tutela dello stato. Ed nel fatto quello che sta succedendo (vedi "D.P.T.: A Shot in the Dark", citato). E' un tipo di pressione inaccettabile, quando i genitori hanno un motivo legittimo per contestare l'immunizzazione. Nel Regno Unito c' libert di scelta, ma ci sono anche forti pressioni sui genitori perch si conformino alle indicazioni governative, sicch la resistenza diventa difficile soprattutto per quanti non sono ben risoluti e ben informati. Il nostro libro dovrebbe aiutarli, a questo proposito. Per quanto concerne il futuro, c' i pericolo che venga introdotta l'obbligatoriet dove ora non c' e che si vengano moltiplicando le forme di immunizzazione: il discorso che abbiamo gi fatto del vaccino anticarie, del vaccino anti A.I.D.S., e via dicendo. In materia di cure di massa forzate si pu citare l'esempio dell'immissione di fluoro nell'acqua potabile, misura attuata nonostante il fatto che la stragrande maggioranza dei consumatori sia incapace di averne qualche beneficio, dato che un'eventuale riduzione della carie dentaria si pu ottenere soltanto durante l'infanzia. E lasciamo da parte il fatto che anche questo metodo ha i suoi risvolti rischiosi. Il principio delle cure di massa via rete idrica molto simile al principio dell'immunizzazione obbligatoria. Ci siamo aperti un varco nell'intrico delle tecniche d'immunizzazione e, attraverso prove e testimonianze, abbiamo visto come in molti casi sulla loro efficacia esistano dubbi gravi. Sono reali cos i pericoli immediati come quelli a lungo termine. L'immunit appare come qualcosa di meno semplice di quanto non suggerisca il modello elaborato da Pasteur e seguaci. Ci pu essere immunit senza presenza di anticorpi, e ci pu essere mancanza di immunit anche quando gli anticorpi sono presenti: questo perch l'anticorpo specificamente connesso con un certo antigene, e varianti e ceppi "selvatici" possono aggirare questa apparente immunit. L'immunit vera dipende da un corpo ben nutrito e in buona salute, come insegna la natura che ha convissuto con virus e batteri nemici (e amici) da sempre. Meglio ricorrere a strade alternative, che sono infinitamente preferibili perch scevre dei pericoli che accompagnano l'immunizzazione. Le alterazioni genetiche e cellulari che, come stato dimostrato, l'immunizzazione in grado di produrre, e il corto circuito delle infezioni naturali (come il morbillo) possono portare a malattie degenerative croniche. Sono conclusioni che valgono per tutti. E le reazioni peggiori all'immunizzazione, come si visto nel caso degli aborigeni, le manifesteranno quelli che presentano carenze nutrizionali, quelli le cui funzioni immunitarie sono indebolite. L'immunit naturale deriva da una vita sana e igienica. L'immunit artificiale un'arma a doppio taglio con benefici in larga misura illusori e con rischi anche troppo reali.

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LETTURE CONSIGLIATE E FONTI CONSULTATE

Il lettore trover che molte delle citazioni e dei dati contenuti in questo libro sono accompagnati da rinvii alle opere da cui sono stati tratti. Quelli di cui non stata specificata l'origine sono ripresi dalle fonti sottoindicate che vogliamo consigliare al lettore interessato. Desidero ringraziare gli scrittori e i ricercatori, il cui lavoro mi ha aiutato a raccogliere le prove degli inconvenienti dell'immunizzazione. L'opera di organizzazioni che, nel corso dell'ultimo secolo, si sono schierate contro la vaccinazione e la vivisezione nel Regno Unito, merita un riconoscimento. Si tratta di: The British Union for the Abolition of Vivisection (47 Whitehall, London SW 1). The National Anti-Vaccination League (and its journal The Vaccination Inquirer) (26-28 Wanvick Way, London SW1). The National Antivivisection Society, and The Lord Dowding Fund for Humane Research (51 Harley Street, London W1). In Italia: Lega Nazionale per la libert delle vaccinazioni, via dei Carracci, 2, Milano Tel. 02-4984678. Associazione Igienista Italiana, via Pinetti, 91/4, 16144 Genova. In Francia: Ligue Nationale pour la libert des vaccinations, 4, rue Saulnier, 75009 Paris.] (N.d.E.).

Libri relativi all'immunizzazione utilizzati come fonti d'informazione: The Hazards of Immunisation. Wilson G. Athlone Press 1976. Beyond the Magic Bullet. Dixon G. George Allen & Unwin 1978. Vaccination Condemned. Elben. Better Life Research 1981. How to Raise a Healthy Child ln Spite of Your Doctor. Mendelsohn R. Contemporary Books Inc, 1984. The Dangers of Immunisation. Humanitarian Society, Quaker Town, Pa. 1983. A Physician's Hand~Dook of Orthomolecular Medicine. Roger Williams and Dwight Kalita, Keats 1979.
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Doctors Delusions, Crude Criminology and Sham Education. George Bemard Shaw. Constable and Co. 1932. Every Second Child. Kalokerinos A. Thomas Nelson Ltd., Australia 1974. Medical Nemesis. Illich I. Calder and Boyars, 1975 (tradotto in italiano, anche in versione telematica "Il Bivacco"). Bchamp or Pasteur? E. Douglas Hume, 1963. Mirage of Health. Dubos R. Allen and Unwin 1959. D.P.T.:A Shot in the Dark. Harris Coulter Ph. D and Barbara Loe Fisher. Harcourt-BraceJournovich 1984. L'Intoxication Vaccinale. Delarue F. Editions de Seuil, Paris, 1977 (tradotto in italiano). Vaccination the SilentKiller. Ida Honoroff. 2901 Les Flores Boulevard, Lynwood CA 90262. Diet Prevents Polio. Sandler B. Lee Foundation of Nutritional Research, Milwaukee Wis. 1951. Confession of a Medical Heretic. R. Mendelsohn MD. Contemporary Books 1980.

Riviste, articoli e relazioni utilizzati come fonti d'informazione: Pamphlets from Organizations listed above, also: Robert Mendelsohn M.D., The Medical Time Bomb of Immunisation against Disease. East/WestJournal, November 1984. Health Consciousness (Holistic Magazine) Volume 6, Numero, 4, August 1985. The Vaccine Machine, Gannet News Service Special Report (PO Box 7858, Washington D.C. 10044), 1984. Kenyon J. Whooping Cough: Dont't Vaccinate, J.A.M., Aug. 1984 (letter). Lockie A. Miasms and Vaccines. The Vithoulkas View, J.A.M., Jan. 1985, pagina 8. Lockie A. Protect with More than Immunisation. J.A.M., Jan. 1984, pagina 11. Stewart G. Danger. Here's Health, March 1980, pagine 87-90. Fulginiti V. Controversies in Immunisation Practices. Statement to Senate Subcommittee, June 1982. Morris J. Guillain-Brre Syndrome. The Lancet, Sept. 16, 1978, pagine 636.
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Morris J. Multiple Sclerosis and Vaccinations. Br. Med. J. Apr. 22, 1967, pagine 210-213. Ronne T. Measles virus Infection with rash in childhood is related to disease in adult life. The Lancet, Sat. 5 Jan. 1985, pagine 1-5. Weisbren B.A. A. Swine-Influenza Vaccine. Annals of Internal Medicine, July 1982, Pagine 149. Baraff L. et al. Possible Temporal Association between D.P.T. Vaccination and S.I.D.S. Paediatric Infectious Disease, 2(1)7, 1983. Fulginiti V. & Helfer R. Atypical Measles in Adolescent Siblings, 16 years after killed measles virus vaccine, J. of Am. Med. Assoc., August 22/29, 1980, pagine 804-806. Rosenberg G.A. Meningoencephalitis following an Influenza Vaccination. New England J. of Med. v 283(22), pagine 1209. Wilkins J. & Wehrle, P. Additional evidence against measles vaccube administration to infants less than 12 months of age: Altered immune responses following active/ passive immunisation. Journal of Paediatrics, June 1979, pagine 865-9. Linnemann C. et al. Measles Immunity after Revaccination. Paediatrics, March 1982, pagine 332-5. Brody J. Macallister R. Depression of Tuberculin Sensitivity following Measles Vaccination. Am. Review of Respirtory Diseases 90:607-611, 1964. Halsey N. et al. Risk Factors in Subacute Sclerosing Panencephalitis. Am. J. Epidemiology, 1980, volume 3, pagine 415-24. Viola M. V. et al. Persistent Measles virus infection in vitro and in man. Arthritis/Rheum. 1978, 21:46-451 (supplement). Rebel A. et al. Viral Antigens in osteoclasts from Paget's disease of bone. Lancet, 1980, ii, pagine 344-46. Joseph B. et al. Replication and Persistence of Measles Virus in defined subpopulations of human leukocytes. J. Virol. 1975, 16:1638-49.

Trasmissioni televisive: D.P.T.: Vaccine Roulette, 60-minute documentary, produced by Lea Thompson WRCTV, Washington D.C., April 1982 (Transcript $3). Donahue Report. December 1982. PO Box 2111, Cincinatti OH. 45201 (Transcript $2.50).

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Ulteriori letture suggerite: I libri, gli opuscoli e gli articoli di riviste specializzate cui si fa riferimento daranno una base pi ampia per la comprensione dei problemi dell'immunizzazione. Per una migliore conoscenza dei metodi alternativi di potenziamento della salute si raccomandano i seguenti libri. Alcuni sono pi tecnici di altri, e sono contrassegnati da un asterisco.

Alimentazione: Biochemical Individuality, Roger Williams. Texas University Press, 1978. Nutrition agains disease, Roger Williams. Bantam Books, 1979. Medical Applications of Clinical Nutrition, Ed. J. Bland. Keats, 1983. Nutrition and Vitamin Therapy, Michael Lesser. Thorsons, 1984. Your Personal Health Programme, J. Bland. Thorsons, 1984. The Whole Health Manual, Patrick Holford. Thorsons, 1983. Diet and Disease, Cheraskin, Ringsdorf and Clark. Keats, 1968. Candida albicans, Leon Chaitow. Thorsons, 1985. The Missing Diagnosis, C. Truss. PO Box 26508, Birmingham, Alabama, 1983. Diet Crime and Delinquency, Alexander Schauss. Parker House, 1981. Chemical Victims, Richard Mackamess. Pan Books Ltd., 1980. Food, Mind and Mood. David Shinkin and Michael Schachter. Bobbs-Merril Co. Diet and Nutrition, Rudolph Ballentyne. Himalayan Intemational Press, 1978. Clinical Ecology, L. Dickey. Thomas, 1976. Amino Acids in Therapy, Leon Chaitow. Thorsons, 1985. Low Blood Sugar, Martin Budd. Thorsons, 1984. The Toxic Time Bomb (Mercury fillings). Sam Ziff. Thorsons. 1985.

Libri sui metodi di cura alternativa: Homoeopathy: A practical guide to natural medicine. Phyllis Speight. Granada, 1979.
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Homoeopathy: Medicine for the new Man. George Vithoulkas, Thorsons 1985. Green Pharmacy: A History of Herbal Medicine. Barbara Griggs, Jill Norman and Hobhouse, 1981. Naturopathic Medicine: Roger Newman Tumer, Thorsons, 1984. A Text Book of Natural Medicine, Joseph Pizzorno and R. Murray, J.B.C. Publishing, Seattle, 1985. Your Complete Stress Proofing Programme, Leon Chaitow, Thorsons, 1985. Osteopathy: A complete health care system, Leon Chaitow, Thorsons, 1984. Osteopathic Medicine. Hoag, Cole and Bradford, McGraw-Hill, 1969. Acupuncture in Medical Practice, Louise Wensel, Reston Publishing Co. 1980.

Riviste specializzate: 1. Journal of Alternative Medicine, 30 Station Approach, West Byfllet, Surrey. 2. Here's Health, 30 Station Approach, West Byfleet, Surrey. 3. Health Consciousness, PO Box 550, Oviedo, Florida, 32775, USA. [Per il lettore italiano: Giornale della Natura, Via 25 Aprile, 11- 20060 Vignate (MI). Empedocle, Via Giuseppe Crispi, 50 - 90145 Palermo] (N.d.E.).

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