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Khyentse Norbu Sei sicuro di non essere buddhista?

Per il figlio di Suddhodana, il principe dell'India, senza il quale non saprei di essere ancora un viandante.

Khyentse Norbu Dzongsar Jamyang Khyentse Rinpoche, conosciuto anche come Khyentse Norbu, un lama originario del Bhutan, maestro di aspiranti monaci buddhisti tibetani in Asia, a partire dall'originario monastero di Dzongsar, poi in Tibet, India, Bhutan, Australia e Nord America; in Italia noto per due suoi film, La coppa e Maghi e viaggiatori. Ha studiato in Asia e in Occidente. Ha fondato associazioni non profit per la diffusione del buddhismo, tra cui Siddhartha's Intent e Khyentse Foundation.

Introduzione Una volta ero seduto in aereo sulla poltrona centrale della fila intermedia di un volo transatlantico, e il simpatico passeggero accanto a me fece un tentativo di mostrarsi gentile. Dalla mia testa rasata e dalla camicia color arancio-porpora dedusse che fossi buddhista. Quando fu servito il pasto, l'uomo premurosamente si offr di ordinare per me cibo vegetariano. Ritenendomi, giustamente, buddhista, si aspettava che non mangiassi carne. Fu l'inizio della nostra conversazione. Il volo era lungo e, per ingannare la noia, parlammo di buddhismo. Con il tempo, mi sono reso conto che spesso la gente associa il buddhismo e i buddhisti alla pace, alla meditazione e alla non violenza. Molti in realt sembrano pensare che, per fare un buddhista, bastino tuniche arancio-porpora o color zafferano e un sorriso serafico. Da buddhista convinto quale sono, dovrei essere fiero di una simile reputazione, soprattutto per l'aspetto non violento, cos raro in quest'epoca di guerra dell'umanit, la religione non ha mai smesso di generare efferatezze. Ancora oggi le violenze associate ai fondamentalismi religiosi monopolizzano l'informazione. Eppure, posso dire con certezza che finora noi buddhisti non ci siamo disonorati. Nel diffondere il nostra credo, la violenza non ha mai avuto alcun ruolo. Ci nonostante, da buddhista preparato quale sono, mi sento leggermente contrariato quando il buddhismo correlato soltanto alla pratica vegetariana, alla non violenza, alla pace e alla meditazione. Il principe Siddharta, che rinunci a tutti gli agi e i lussi della vita di corte, sicuramente cercava qualcosa di pi della passivit e della vita nei boschi quando si mise in viaggio per raggiungere l'illuminazione. Molto semplice nelle sue linee essenziali, il buddhismo non pu essere spiegato tanto facilmente. Rivela, infatti, una complessit, una ricchezza e una profondit che appaiono quasi insondabili. Intrinsecamente non religioso e non teistico, il buddhismo richiede un'esposizione in cui difficile non sembrare speculativi e religiosi. Diffusosi in molte parti del mondo, ha via via acquisito caratteristiche culturali che complicano ancor pi il tentativo di interpretazione. Decorazioni squisitamente teistiche quali incenso, campanelle e copricapo multicolori attraggono l'attenzione della gente, e nel contempo costituiscono un inconveniente. Si finisce con il pensare che il buddhismo tutto l e si distolti dalla sua essenza. A volte per la frustrazione originata dalla sensazione che l'insegnamento di Siddharta non si sia sufficientemente radicato, a volte per la mia stessa ambizione, mi trastullo con l'idea di riformare il buddhismo, di renderlo pi semplice, pi rigoroso. fuorviante e illusorio immaginare (come talvolta mi capita) che sia possibile semplificare il buddhismo riducendolo a pratiche ben definite e prestabilite, come il fatto di meditare tre volte al giorno, aderire a un certo modello di abbigliamento e sostenere convinzioni ideologiche come quella che il mondo intero deve essere convertito al buddhismo. Se grazie a queste pratiche fossimo in grado di garantire risultati immediati e tangibili, credo che al mondo i buddhisti sarebbero assai pi numerosi. Quando per mi riscuoto da queste fantasie (che peraltro faccio raramente), ragiono a mente lucida: un mondo di persone che si autodefiniscano buddhiste non sarebbe necessariamente un mondo migliore. Molti credono a torto che Buddha sia il Dio del buddhismo; perfino in paesi tradizionalmente buddhisti come la Corea, il Giappone e il Bhutan, tale approccio spiccatamente teistico al Buddha e al buddhismo ha i suoi adepti. Per questo motivo, nel libro ci serviremo del nome Siddharta e di Buddha in modo intercambiabile, perch la gente ricordi che Siddharta era solo un uomo e che quest'uomo diventato Buddha. comprensibile che alcuni credano che i buddhisti siano i seguaci dell'uomo fisico chiamato Buddha. Lo stesso Buddha tuttavia ha sottolineato che non dobbiamo venerare una persona, bens la saggezza che costei va insegnando. Inoltre, si d per scontato che la reincarnazione e il karma siano i concetti fondamentali del buddhismo. E persistono molte altre convinzioni errate, tutte piuttosto grossolane. Per esempio, il buddhismo tibetano accostato al lamaismo e lo zen in certi casi non neppure considerato buddhismo. Le persone un po' pi informate, ma pur sempre in errore, si servono di parole come vuoto o nirvana senza comprenderne appieno il significato. In una conversazione come quella con il mio vicino sull'aereo, pu darsi che l'interlocutore non buddhista incidentalmente chieda: Che cosa esattamente fa s che un buddhista sia tale?. la

domanda pi difficile cui rispondere. Se la persona in questione animata da un interesse autentico, una risposta esauriente non adatta alla conversazione poco impegnativa che ravviva una cena e le generalizzazioni generano spesso fraintendimenti. Immaginate di dare la risposta vera, quella che si rif ai fondamenti esatti di una tradizione che risale a duemilacinquecento anni fa. Si buddhisti quando si accettano le seguenti quattro verit: Tutte le cose composite sono impermanenti. Tutte le emozioni sono dolore. Tutte le cose sono prive di esistenza intrinseca. Il nirvana trascende ogni concetto. Queste quattro affermazioni, che furono pronunciate dal Buddha in persona, sono note come i quattro sigilli. Tradizionalmente, per sigillo si intende una sorta di marchio che conferma l'autenticit. Per amor di semplicit e di scioltezza in questo testo le quattro affermazioni saranno chiamate in differentemente sigilli e verit, senza confonderle con le quattro nobili verit del buddhismo che si riferiscono esclusivamente ai diversi aspetti della sofferenza. noto che i quattro sigilli abbracciano il buddhismo nel suo complesso, eppure la gente non desidera affatto sentirne parlare. Senza spiegazioni pi approfondite, servono solo a scoraggiare gli animi e in molti casi, non riescono a suscitare un pi vivo interesse. Cambia il soggetto della conversazione e tutto finisce l. Il messaggio dei quattro sigilli deve essere inteso letteralmente, non a livello metaforico o mistico e deve essere preso sul serio. I sigilli non sono tuttavia editti n comandamenti. Con un po' di riflessione, ci si accorge che non hanno nulla di moralistico o di rituale, n alludono a comportamenti buoni o cattivi. Sono verit secolari basate sulla saggezza, e la saggezza l'interesse primario di un buddhista. La morale e l'etica passano in secondo piano. Qualche aspirata di sigaretta e un po' di frivolezza non impediscono di diventare buddhisti, anche se non significa che abbiamo il permesso di essere sregolati o immorali. In senso lato, la saggezza deriva da una mente che possiede quel che il buddhista definisce una giusta visione, per quanto non ci sia affatto bisogno di considerarsi buddhisti per avere una visione giusta. In definitiva questa visione che determina le nostre motivazioni e le nostre azioni. il modo di vedere che ci guida lungo il sentiero del buddhismo. Se oltre ai quattro sigilli, siamo in grado di adottare tutto un insieme di comportamenti idonei, diventiamo buddhisti migliori. Quali sono invece le condizioni per le quali non si buddhisti? Se non siete in grado di accettare che tutte le cose composite o fabbricate sono transitorie, se credete che esiste una sostanza o un concetto fondamentale dotato di permanenza, allora non siete buddhisti. Se non riuscite ad accettare che tutte le emozioni sono dolore, se credete che esistano emozioni autenticamente piacevoli, allora non siete buddhisti. Se non potete ammettere che tutti i fenomeni sono illusori e insignificanti, se pensate che alcune cose esistano intrinsecamente, allora non siete buddhisti. Se infine pensate che l'illuminazione esiste nell'ambito del tempo, dello spazio e del potere, allora non siete buddhisti. Che cosa fa di voi un buddhista? Forse non siete nati in un paese buddhista o in una famiglia buddhista, non indossate la tunica, non vi rasate il capo, mangiate carne e siete dei fan di Eminem e di Parsi Hilton. Ci non significa che non possiate essere buddhisti. Per essere buddhista, bisogna accettare che tutti i fenomeni compositi sono impermanenti, che tutte le emozioni sono dolore, che tutte le cose sono prive di esistenza intrinseca e che l'illuminazione trascende tutti i concetti.

Non necessario che vi preoccupiate costantemente di queste quattro verit, basta che siano presenti nella vostra mente. Non andate in giro pensando continuamente al vostro nome, ma se qualcuno ve lo chiede lo ricordate all'istante. Non c' alcun dubbio. Anche a prescindere dagli insegnamenti di Buddha, anche senza aver mai sentito il nome Shakyamuni Buddha, chiunque accetti i quattro sigilli pu considerarsi in cammino sul suo stesso sentiero. Mentre provavo a spiegare queste cose all'uomo seduto accanto a me in aereo, cominciai a sentire un ronfare discreto e mi accorsi che si era addormentato. La nostra conversazione non era riuscita a risparmiargli la noia. Mi piace generalizzare e, leggendo questo libro, troverete moltissime generalizzazioni. Mi giustifico pensando che oltre alle generalizzazioni noi esseri umani non abbiamo molti altri strumenti di comunicazione. Di per s, questa gi una generalizzazione. L'obiettivo di queste pagine non di convincere i lettori a seguire Shakyamuni Buddha, a diventare buddhisti e a praticare il dharma. Ho intenzionalmente evitato di citare qualsiasi tecnica di meditazione, pratica o mantra. Il mio scopo principale sottolineare l'aspetto incomparabile, unico del buddhismo, che lo differenzia dalle altre concezioni. Cosa disse dunque quel principe indiano per guadagnarsi rispetto e ammirazione, persino da parte di scienziati moderni pervasi da scetticismo come Albert Einstein? Cosa disse per indurre migliaia di pellegrini a prostrarsi per tutta la durata del tragitto dal Tibet a Bodh Gaya? Che cosa distingue il Buddhismo dalle altre religioni? Io credo che la differenza essenziale sia contenuta nei quattro sigilli e ho tentato di esporre questi difficili concetti in un linguaggio il pi semplice possibile. Il vero scopo di Siddharta era di giungere alla radice del problema. Il buddhismo non ha vincoli culturali: non riserva i suoi benefici a una societ data e non trova spazio nei governi e nella politica. Siddharta non era interessato ai trattati accademici e a teorie scientificamente dimostrabili: non si curava che la Terra fosse piatta o rotonda. Egli mirava a una realt di tutt'altro tipo: voleva arrivare al nocciolo della sofferenza. Una cosa, spero di chiarire: i suoi insegnamenti non costituiscono una grandiosa filosofia intellettuale, che possibile leggere e poi mettere da parte, ma rappresentano una concezione logica e funzionale che chiunque pu mettere in pratica. A questo scopo ho cercato di servirmi di esempi tratti dai molteplici aspetti delle svariate condizioni di vita dall'infatuazione romantica alla formazione della civilt come la conosciamo. Anche se questi esempi sono diversi da quelli utilizzati da Siddharta, il messaggio da lui espresso rimane adeguato al mondo di oggi. Siddharta, inoltre, ha raccomandato di non dare per scontate le sue parole senza analizzarle. Indubbiamente, anche una persona comune come me deve essere sottoposta a esame e io vi invito a soppesare con attenzione quel che troverete in queste pagine.

1. Fabbricazione e impermanenza Buddha non era una creatura celeste. Era un semplice essere umano. Non troppo semplice, tuttavia, dato che era un principe. Prese il nome di Siddharta Gautama e la sua fu una vita privilegiata un palazzo sontuoso a Kapilavastu, una moglie e un figlio affettuosi, genitori che lo adoravano, sudditi fedeli, giardini lussureggianti in cui correvano liberi i pavoni e uno stuolo di prestanti cortigiani. Suo padre, Suddhodana, si premurava che all'interno delle mura del palazzo ogni sua esigenza venisse soddisfatta e ogni suo desiderio esaudito. Quando Siddharta era ancora un bambino, un astrologo predisse che, diventato adulto, avrebbe potuto scegliere una vita da eremita, mentre Suddhodana era fermamente determinato a farne l'erede al trono. La vita di corte era fastosa, protetta e sostanzialmente pacifica. Siddharta non ebbe mai screzi con i famigliari; se ne prendeva cura e li amava moltissimo. Aveva rapporti affabili con tutti, tranne qualche rara, sporadica tensione con uno dei cugini. Crescendo cominci a provare un'intensa curiosit per il proprio paese e per il mondo circostante. Ascoltando le suppliche del figlio, il re gli consent di cimentarsi in un viaggio fuori dalle mura del palazzo, ma diede precise istruzioni a Channa, il conducente del cocchio, affinch il principe vedesse solo cose belle e salutari. Siddharta rimase estasiato dai fiumi e dai monti e da tutti gli spettacoli naturali offerti dalla sua terra. Sulla via verso casa, s'imbatterono in un contadino che gemeva sul ciglio della strada, prostrato dal dolore provocato da una qualche devastante malattia. Per tutta la vita Siddharta era stato circondato da guardie del corpo vigorose e da floride dame di corte; il suono di quei gemiti e la vista del corpo straziato dalla malattia furono per lui fonte di intenso turbamento. Essere testimone della vulnerabilit del corpo umano lo scosse profondamente e ritorn a palazzo con il cuore pesante. Con il trascorrere del tempo, il principe sembrava tornato alla normalit, ma desiderava ardentemente compiere un altro viaggio. Suddhodana acconsent, a malincuore. Questa volta Siddharta vide una vecchietta sdentata che procedeva zoppicando, e ordin immediatamente a Channa di fermarsi. Chiese al suo cocchiere: Perch quella donna cammina in quel modo?. vecchia, mio signore, rispose Channa. Cosa significa 'vecchia'? domand allora Siddharta. Gli organi del suo corpo con il tempo si sono consumati e logorati, disse Channa. Sconvolto da quello spettacolo, il principe lo preg di riportarlo a casa. Ormai Siddharta non poteva pi tenere a freno la sua curiosit cos'altro c'era l fuori? Ripart con Channa per un terzo viaggio. Godette ancora delle bellezze della regione, dei monti e dei fiumi. Ma sulla strada del ritorno incontrarono quattro becchini che trasportavano su un palanchino un corpo senza vita. In tutta la sua esistenza Siddharta non aveva mai visto una cosa simile. Channa spieg che quel corpo fragile in realt era morto. Siddharta chiese: La morte verr anche per gli altri?. Channa rispose:S, mio signore, verr per tutti. Per mio padre? Per mio figlio? S, per tutti. Ricco o povero, di casta superiore o inferiore, nessuno pu sfuggire alla morte. il destino di tutti coloro che sono nati su questa Terra. Ascoltando come si manifestarono in Siddharta i primi segni di presa di coscienza, potremmo pensare che fosse davvero molto ingenuo. sconcertante che un principe, destinato a governare un intero regno, ponga domande tanto semplicistiche. Ma siamo noi gli ingenui. In questa nostra epoca dell'informazione, siamo circondati da immagini di decadimento e di morte decapitazioni, corride, sanguinosi omicidi che, lungi dal rammentarci il nostro destino, sono sfruttate a fini di intrattenimento e di profitto. La morte diventata un bene di consumo. Di solito non ci fermiamo a meditare profondamente sulla natura della morte. Non siamo affatto disposti a riconoscere che il nostro corpo e l'ambiente intorno siano costituiti da elementi instabili, suscettibili di andare in pezzi alla minima provocazione. Certo, sappiamo che un giorno moriremo. Ma, a meno che non ci sia

stata diagnosticata una malattia terminale, per il momento ci riteniamo al sicuro. Nelle rare occasioni in cui pensiamo alla morte, ci chiediamo: Quanto denaro ricever in eredit? Dove verranno disperse le mie ceneri?. In questo senso anche noi siamo ingenui. Dopo il terzo viaggio, Siddharta fu colto da un autentico sconforto, perch non poteva far nulla per proteggere dall'ineluttabilit della morte i sudditi, i genitori e soprattutto la sua adorata moglie Yashodhara e suo figlio Rahula. Disponeva degli strumenti per porre fine a calamit quali la povert, la fame e la mancanza di un tetto, ma non poteva preservare i suoi cari dalla vecchiaia e dalla morte. Logorato da questi pensieri, Siddharta cerc di affrontare con il padre il problema della mortalit. Il re era comprensibilmente perplesso dal fatto che il principe fosse dilaniato da quello che lui considerava un dilemma puramente teorico. Inoltre temeva fortemente che si realizzasse la profezia e che il figlio, invece di prendere il suo posto come legittimo erede del regno, scegliesse il sentiero dell'ascetismo. All'epoca non era affatto insolito che ind facoltosi e privilegiati diventassero asceti. Pur tentando di sdrammatizzare l'idea fissa di Siddharta, Suddhodana in realt non aveva dimenticato la profezia. Non erano riflessioni malinconiche di natura passeggera. Siddharta era preda di un'ossessione. Per impedire che il figlio sprofondasse nella disperazione, Suddhodana gli disse di non uscire pi dal palazzo e, in gran segreto, istru il seguito regale affinch tenesse il principe sotto stretta sorveglianza. Come ogni padre trepidante, intanto, faceva il possibile per rimediare alla situazione, nascondendo alla vista del figlio ogni altro segno di morte e di decadimento. Sonagli e altri trastulli Sotto molti aspetti, siamo tutti come Suddhodana. Nella vita quotidiana proviamo anche noi l'impulso di proteggerci e tutelare gli altri dalla verit. Di fronte ai segni inequivocabili del decadimento rimaniamo impassibili, imponendoci di passare oltre mentre ci consoliamo con rassicuranti affermazioni positive. Festeggiamo il nostro compleanno soffiando sulle candeline, ignorando che le candeline spente sono anche un simbolo che rammenta che siamo pi vicini alla morte di un anno. A Capodanno festeggiamo con petardi e champagne, senza pensare che l'anno appena trascorso non torner mai pi e che quello nuovo si profila pieno di incertezza pu succedere di tutto. Se qualcosa spiacevole, distogliamo deliberatamente l'attenzione, come fa una madre che distrae il suo bambino con sonagli e altri trastulli. Quando siamo gi di morale, usciamo a fare compere, ci svaghiamo, andiamo al cinema. Ci lanciamo in fantasie e congetture, vagheggiando una vita di successi case al mare, premi e trofei, una pensione anticipata, belle macchine, una famiglia felice, veri amici, celebrit: il tutto adatto al Guinness dei primati. Con il passare degli anni, desideriamo un compagno devoto, con cui andare in crociera o allevare barboncini di razza pura. Le riviste e la televisione propongono e promuovono tali modelli di felicit e successo, escogitando sempre nuove illusioni per farci cadere nella trappola. Queste idee di successo sono i nostri sonagli di adulti. Quel che facciamo durante la giornata, con pensieri e azioni, non dimostra affatto che siamo consapevoli della fragilit della vita: passiamo il tempo a fare cose insulse, come aspettare che finalmente sullo schermo abbia inizio un brutto film. Oppure ci precipitiamo a casa per seguire un reality show in televisione. Mentre siamo seduti a guardare la pubblicit, sempre aspettando, il nostro tempo in questa vita continua a fuggire via. Bast un'occhiata fugace alla vecchiaia e alla morte a far nascere in Siddharta il desiderio di conoscere la verit nella sua interezza. Dopo il terzo viaggio tent diverse volte di lasciare il palazzo per proprio conto, ma sempre invano. Poi, in una notte indimenticabile, dopo la consueta serata di intrattenimenti e baldoria, il palazzo fu avvolto in un misterioso incantesimo, che soggiog tutti tranne Siddharta. Il principe si aggirava per i saloni, scoprendo che chiunque, dal re Suddhodana ai pi umili servitori, era caduta in un sonno profondo. I buddhisti credono che questa sonnolenza generale fosse il frutto del valore collettivo di tutti gli esseri umani, perch fu l'evento

iniziale che port alla creazione di un essere straordinario. Senza pi l'obbligo di compiacere la famiglia reale, i cortigiani russavano a bocca aperta, in un disordinato scompiglio di membra, con le dita ingioiellate che ricadevano mollemente nelle pietanze. Come fiori appassiti, avevano perso ogni bellezza. Siddharta non si precipit a ristabilire l'ordine, come avremmo potuto fare noi; questo spettacolo non fece che rafforzare la sua determinazione: la perdita della loro bellezza era soltanto una prova ancora pi evidente dell'impermanenza. Poich tutti dormivano, il principe pot finalmente Andarsene senza essere visto. Dopo un ultimo sguardo a Yashodhara e Rahula, Siddharta usc furtivamente nella notte. Sotto molti aspetti noi siamo come Siddharta. Non siamo principi con tanto di pavoni, ma abbiamo le nostre rispettabili carriere, i gattini a casa le nostre innumerevoli responsabilit. Abbiamo i nostri palazzi monolocali in quartieri degradati, villette a schiera in periferia, attici a Parigi e abbiamo le nostre Yashodhara e i nostri Rahula. E le cose continuano ad andare male. Gli elettrodomestici si rompono, i vicini litigano, il tetto lascia filtrare la pioggia. I nostri cari muoiono; oppure sembrano solo morti, la mattina prima di svegliarsi, con le mascelle lasche come i cortigiani di Siddharta. Forse emanano un odore stantio di sigaretta o di salsa all'aglio della sera prima. Ci infastidiscono e masticano tenendo la bocca aperta. Eppure, per nostra volont che siamo bloccati l, e non facciamo il minimo tentativo di sfuggire. Se poi ne abbiamo davvero abbastanza e pensiamo Quel che troppo troppo, magari tronchiamo una relazione, per riallacciarne immediatamente una nuova con un'altra persona. Non ci stanchiamo mai di questo ciclo, perch continuiamo a sperare che l fuori ci sia l'anima gemella o il paradiso terrestre. Di fronte alle seccature quotidiane, il nostro primo riflesso di pensare che tutto si aggiuster, i denti si possono lavare, noi possiamo tornare a star bene. Forse crediamo anche che un giorno, grazie alle lezioni che la vita ci ha impartito, raggiungeremo la maturit perfetta. Ci aspettiamo di diventare dei vecchi saggi come Yoda, senza renderci conto che la maturit solo un altro aspetto del decadimento. Inconsciamente, siamo attratti dall'idea di raggiungere uno stadio in cui non sar pi necessario aggiustare nulla. Siamo certi che un giorno vivremo felici e contenti e affascinati dall'idea che alla fine tutto si risolve. come se quando abbiamo fatto finora, tutte le nostre vite fino a questo momento, fossero solo una prova generale. Convinti che debba ancora avere inizio lo spettacolo vero e proprio, che sar grandioso, non viviamo mai nel presente. Per la maggior parte di noi questo incessante manovrare, riorganizzare, migliorare la definizione stessa di vita. In realt stiamo aspettando che la vita cominci. In genere non abbiamo difficolt ad ammettere che stiamo lavorando per un momento di perfezione futuro ritirarci in una capanna di tronchi d'albero a Kennenbunkport o in un casotto sulla spiaggia in Costa Rica. O forse sogniamo di vivere i nostri anni futuri in un idealizzato paesaggio silvestre tipico dei dipinti cinesi, a meditare in totale serenit in una casa da t, con vista su una cascata e su un laghetto in cui guizzano carpe ornamentali. Abbiamo anche la tendenza a credere che, dopo la nostra morte, il mondo andr avanti. Lo stesso sole briller in cielo e i medesimi pianeti continueranno a girare, come pensiamo abbiano fatto sin dagli inizi del tempo. I nostri figli erediteranno la Terra. Questo dimostra fino a che punto ignoriamo la continua trasformazione di questo mondo e di tutti i fenomeni. I figli non sempre sopravvivono ai genitori e, se rimangono in vita, non necessariamente realizzeranno i nostri ideali. I nostri teneri bambini beneducati possono diventare dei mascalzoni che sniffano cocaina e si portano a casa ogni sorta di compagnia. I genitori pi rigidi e severi di questo mondo generano gli omosessuali pi vistosi, proprio come gli hippy pacifici e indolenti finiscono per avere figli neocon. Tuttavia, continuiamo ad aggrapparci al nostro modello di famiglia e al sogno che il sangue, i lineamenti, il nome e le tradizioni siano immortalati nella nostra prole. La ricerca della verit pu metterci sul sentiero sbagliato Il principe non venne meno alle sue responsabilit famigliari, occorre sottolinearlo; non si

sottrasse ai suoi doveri per far parte di una comunit dedita alla coltivazione biologica o per inseguire un sogno romantico. Abbandon la propria casa con la determinazione di un marito che rinuncia agli agi per guadagnare il necessario per la famiglia, anche se i famigliari non la vedevano nello stesso modo. Possiamo solo immaginare il dolore e la delusione di Suddhodhana il mattino seguente. lo stesso dispiacere dei genitori moderni quando scoprono che i loro ragazzi sono partiti per Kathmandu o per Ibiza a rincorrere un ideale, un'utopia, come i figli dei fiori degli anni sessanta (molti dei quali provenivano anch'essi da famiglie agiate e da case lussuose). Invece di indossare i pantaloni a zampa d'elefante, farsi piercing e tatuaggi, tingersi i capelli di viola, Siddharta si ribell rinunciando a ogni orpello principesco. Spogliandosi di quei capi che facevano di lui un aristocratico colto, indoss una veste rudimentale e divent un mendicante errabondo. La nostra societ, avvezza a giudicare le persone per quel che possiedono e non per quel che sono, si sarebbe aspettata che Siddharta rimanesse a palazzo, conducesse la sua esistenza privilegiata e perpetuasse il nome della famiglia. Il nostro modello di successo Bill Gates e raramente pensiamo a Gandhi e alla sua vittoria. In alcune societ asiatiche, cos come in Occidente, i genitori premono per la riuscita scolastica dei figli, al di l di ogni ragionevole considerazione per la salute. I bambini devono ottenere ottimi voti per essere accettati alle scuole della Ivy League e poi conseguirne i diplomi per assicurarsi impieghi prestigiosi in banca. Solo cos la famiglia riesce a tramandare la sua eterna dinastia. Immaginate che vostro figlio, dopo aver preso coscienza della morte e della vecchiaia, rinunci improvvisamente a una luminosa e remunerativa carriera. Per lui non ha pi senso lavorare quattordici ore al giorno, adulare il suo capo, sbaragliare i concorrenti, inquinare l'ambiente, contribuire allo sfruttamento del lavoro minorile e vivere tra continue tensioni per godere ogni anno solo di qualche settimana di vacanza. Vi annuncia che vuole vendere le azioni, donare il ricavato a un'istituzione di beneficenza e fare il vagabondo. Cosa fareste? Gli date la vostra benedizione e vi vantate con gli amici della sua ritrovata saggezza? O gli dite piuttosto che totalmente irresponsabili e lo mandate da uno psichiatra? Non fu solo una semplice repulsione per la morte e la vecchiaia che indusse il principe a disdegnare la vita di corte e ad andare incontro all'ignoto. Siddharta fece una scelta tonto cruciale perch non riusciva a capacitarsi che questo fosse il destino di tutti gli esseri umani, nati e ancora da nascere. Se tutto ci che nasce deve poi degradarsi e morire, nulla ha pi significato: non hanno pi significato i pavoni nel giardino, i gioielli, i baldacchini, l'incenso e la musica, la mensola d'oro su cui posava le pantofole, le preziose caraffe di importazione, il legame con Yashodhara e Rahula, con la famiglia e con la sua terra. Qual era dunque lo scopo di tutto questo? Perch una persona sana di mente avrebbe versato lacrime e sangue in nome di una realt che sapeva destinata a dissolversi o a essere abbandonata? Come poteva Siddharta rimanere nella beatitudine artificiosa del suo palazzo? Potremmo chiederci quale fosse la sua meta. Nel palazzo o fuori, non c'era modo di sfuggire alla morte. Il patrimonio regale non gli avrebbe procurato una dilazione. Cercava forse l'immortalit? Quant' futile! Siamo affascinati dai miti fantastici degli di greci immortali, dalle leggende del Sacro Graal e dall'elisir di lunga vita, oppure dalla storia di Ponce de Len, che condusse i conquistadores nella vana ricerca della fonte della giovinezza. Ci diletta la storia del leggendario imperatore cinese Qin Shi Huang, che mand in terre lontane una spedizione di giovani e fanciulle vergini alla ricerca di pozioni di lunga vita. Potremmo pensare che questo che cercava Siddharta. vero che lasci il palazzo con totale candore (come poteva far vivere in eterno moglie e figlio?), ma la sua ricerca non fu vana. Cosa trov Buddha Privo di qualsiasi supporto scientifico, il principe Siddharta si sedette su un praticello d'erba kusha, sotto un albero di ficus religiosa, e si mise a studiare la natura umana. Dopo un lungo periodo di meditazione, cap che tutte le forme, comprese le ossa e la carne, le emozioni e le percezioni, sono aggregate, sono cio il prodotto di due o pi cose messe insieme. Dall'unione di due o pi componenti nasce un fenomeno nuovo chiodi e legna diventano un tavolo, acqua e

foglie si trasformano in t, timore, devozione e un redentore portano a Dio. Il prodotto finale non ha un'esistenza indipendente dalle parti ed terribilmente deludente credere che esista in modo autonomo. Nel frattempo, le parti hanno subto un cambiamento. Per il semplice fatto di essere state messe insieme, il loro carattere muta e, sotto questa forma, diventano qualcos'altro sono composite. Siddharta cap che tale principio si applica non solo all'esperienza umana, ma a tutto, alla Terra intera, all'universo. Ogni cosa interdipendente, quindi soggetta a trasformazione. Non un solo componente in tutta la creazione esiste allo stato puro, autonomo e permanente. Non il libro che tenete in mano, n gli atomi e neppure gli di. Qualsiasi cosa alla portata della nostra mente, perfino frutto dell'immaginazione, per esempio un uomo con quattro braccia, dipende dall'esistenza di qualcos'altro. Siddharta scopr allora che l'impermanenza non significa morte, come di solito pensiamo, bens cambiamento. Ogni cosa cambia in rapporto a un'altra: anche la minima trasformazione soggetta alle leggi dell'impermanenza. Grazie a queste riflessioni, Siddharta trov il modo per far fronte alla sofferenza della mortalit. Accett che la trasformazione fosse inevitabile e la morte soltanto una fase del ciclo della vita. Cap inoltre che non esiste un'entit onnipotente in grado di invertire il cammino verso la morte; nessuna forma di speranza poteva imprigionarlo. E se non c' la cieca speranza, non c' neppure la delusione. Se si sa che tutto impermanente, non ci si attacca e, se non ci si attacca, si smette di pensare in termini di possesso e di mancanza, e si vive con pienezza. Il risveglio di Siddharta dall'illusione della permanenza ci permette di riferirsi a lui con l'appellativo di Buddha, il Risvegliato. Ora, dopo duemilacinquecento anni, comprendiamo che la sua scoperta e i suoi insegnamenti sono tesori inestimabili, che hanno ispirato milioni di individui colti e illetterati, ricchi e poveri, dal re Ashoka ad Allen Ginsberg, da Kublai Khan a Gandhi, da Sua Santit il Dalai Lama ai Beastie Boys. D'altra parte, se Siddharta fosse qui oggi, sarebbe non poco contrariato, poich le sue scoperte rimangono per lo pi prive di frutti. Ci non significa che la tecnologia moderna sia avanzata al punto di confutare i suoi risultati: nessuno diventato immortale. Tutti, a un certo punto, devono morire; ogni giorno muoiono circa 250.000 persone. Sono morti i nostri cari e altri ne moriranno. Quando se ne va una persona amata continuiamo a rimanere sconvolti e pieni di tristezza e non smettiamo di cerare la fonte della giovinezza o la formula segreta della longevit. Frequenti visite ai negozi di cibi salutisti e naturali, flaconi di DMAE e di retinolo, lezioni di yoga, ginseng coreano, chirurgia plastica, iniezioni di collagene e lozioni idratanti sono prove incontestabili che segretamente condividiamo il desiderio di immortalit dell'imperatore Qin. Il principe Siddharta non sentiva pi il bisogno n il desiderio dell'elisir di immortalit. Quando cap ce tutte le cose sono aggregate, che la scomposizione infinita e che in tutta la creazione non esiste nessun componente allo stato puro, autonomo e permanente, giunse alla liberazione. Ogni elemento aggregato 8e ora siamo in grado di capire che tutto aggregato) e la sua natura impermanente sono collegati in un tutto, come l'acqua e un cubetto di ghiaccio. Quando lasciamo cadere nel nostro drink un cubetto di ghiaccio, assorbiamo entrambi, acqua e ghiaccio. Nello stesso modo, Siddharta, di fronte anche al pi sano degli uomini, lo vedeva in vita e contemporaneamente prossimo alla decomposizione. Vi sembrer un atteggiamento macabro, eppure considerare entrambi gli aspetti un'esperienza sorprendente, capace di riservare immense soddisfazioni. Non come un folle alternarsi di speranze e delusioni, simile alle montagne russe. Se si guardano da questo punto di vista, le cose cominciano a dissolversi intorno a noi. La percezione dei fenomeni si trasforma e, in un certo senso, diventa pi limpida. allora facile constatare che le persone sono intrappolate nell'ingranaggio delle montagne russe e c'ispirano una sincera compassione perch l'impermanenza ovvia, eppure loro non se ne accorgono. Per l'attimo presente Per natura, l'atto di aggregare le cose in relazione al tempo un inizio, uno stadio intermedio e una fine. Questo libro prima non esisteva, ora c' e alla fine cadr in pezzi. Allo stesso

modo, l'Io che esisteva ieri cio, tu diverso dall'Io che esiste oggi. Il cattivo umore passato, avete imparato qualcosa, emergono nuovi ricordi, la sbucciatura sul ginocchio si sta rimarginando. La nostra esistenza, apparentemente continua, costituita da una serie di inizi e di punti finali in relazione con il tempo. Anche l'atto della creazione richiede tempo: un tempo prima di esistere, un tempo per venire alla luce e la fine della creazione stessa. Coloro che possiedono la fede in un Dio onnipotente di solito non mettono in discussione il concetto di tempo, perch Dio considerato indipendente dal tempo. La fede in un creatore onnipotente, per, presuppone l'elemento del tempo. Se il mondo sempre esistito, non c' bisogno di creazione. quindi necessario che il mondo non sia esistito per un periodo precedente alla creazione, imponendo cos la sequenza temporale. Poich il creatore Dio inevitabilmente si attiene alle leggi del tempo, lui stesso soggetto al cambiamento, anche se l'unica trasformazione subita dovesse essere l'atto di creazione del mondo. Benissimo. Poich un Dio permanente e onnipresente non pu cambiare, meglio avere un Dio impermanente, che esaudisce le preghiere e modifica le condizioni atmosferiche. Finch le azioni di Dio sono un alternarsi di inizio e di fine egli impermanente, in altre parole inaffidabile e soggetto all'incertezza. Se non c' carta, non ci sono libri. Se non c' acqua, non c' ghiaccio. Se non c' inizio, non c' fine. L'esistenza dell'uno dipende dall'altro, perci non c' una vera indipendenza. In virt dell'interdipendenza, se in un elemento per esempio la gamba di un tavolo si verifica anche solo un mutamento impercettibile, l'integrit del tutto compromessa, instabile. Anche se crediamo di essere in grado di controllare il cambiamento, in genere non possibile, in virt delle innumerevoli influenze invisibili di cui non siamo consapevoli. Per questa continua interdipendenza, la disgregazione di tutte le cose nel loro stato attuale o originario diventa inevitabile. Ogni cambiamento contiene in s un elemento di morte. L'oggi la morte di ieri. Le persone accettano che ogni cosa che nasce alla fine morir; tuttavia differiscono le definizioni di ogni cosa e di morte. Per Siddharta, la nascita si riferisce alla creazione nel suo complesso non solo fiori e funghi e uomini, ma tutto ci che nato o in qualche modo si aggrega. E la morte si riferisce a ogni forma di disgregazione o di scomposizione. Siddharta non aveva assegni di ricerca o assistenti, soltanto la torrida polvere dell'India e i bufali indiani di passaggio come testimoni. Cos semplicemente equipaggiato, comprese a livello profondissimo la verit dell'impermanenza. La sua rivelazione non fu spettacolare come la scoperta di una nuova stella, non intendeva dare giudizi morali n si proponeva di fondare un movimento sociale o una religione, e non lasci neppure una profezia. L'impermanenza un semplice fatto mondano; assai improbabile che uno di questi giorni un elemento composito, una qualche cosetta capricciosa, diventi permanente. Ancora meno probabile sarebbe la nostra capacit di dimostrarlo. Eppure oggi, con la nostra tecnologia avanzata, deifichiamo Buddha o tentiamo di raggirarlo. E tuttavia continuiamo a ignorare questa verit Duemilacinquecentotrentotto anni dopo che Siddharta ebbe varcato le porte del palazzo nel momento dell'anno in cui molti milioni di persone celebrano, festeggiano e anticipano un nuovo inizio, alcuni ricordando Dio, altri approfittando dei saldi di stagione uno tsunami spaventoso ha sconvolto il mondo. Perfino i pi freddi e indifferenti tra noi sono rimasti senza fiato per l'orrore. Mentre la notizia veniva trasmessa in TV, si sper che Orson Welles d'incanto la interrompesse per annunciare che era tutto un montaggio o che la discesa dell'Uomo Ragno, per magia, ci potesse risparmiare quell'orrore. Non c' dubbio che il cuore del principe Siddharta si sarebbe spezzato nel vedere le vittime dello tsunami trascinate a riva. Il suo dolore tuttavia sarebbe stato pi intenso nel constatare che siamo stati colti di sorpresa, dimostrando il nostro continuo rifiuto dell'impermanenza. Il pianeta costituito da un magma esplosivo. Ogni blocco della Terra Australia, Taiwan, le Americhe come rugiada, in procinto di gocciolare sull'erba. Il disboscamento sconsiderato, che alimenta la produzione di bastoncini cinesi e di pubblicit indesiderate, non fa che accelerare il processo di impermanenza. Non dovrebbe stupirci. Non difficile scorgere i segni della fine di ogni fenomeno,

eppure difficilmente ce ne convinciamo. L'eloquente messaggio dello tsunami, con il suo carico di devastazioni, non ha tuttavia impedito di mascherare e dimenticare morte e distruzione in pochissimo tempo. Nei luoghi in cui le famiglie accorrevano a identificare i corpi dei loro cari, sorgeranno lussuosi impianti balneari. Ovunque, nel mondo, si continuer a essere prigionieri di una realt di fenomeni compositi e fabbricati, nella speranza di realizzare una felicit duratura. Augurarsi di vivere felici e contenti un semplice desiderio di permanenza, anche se forse non esplicito. Ed un'altra dimostrazione del bisogno di impermanenza la creazione di concetti come amore eterno, felicit senza fine e redenzione. Intenzioni e risultato sono in contraddizione. Desideriamo installarci e rendere stabile il nostro universo, eppure dimentichiamo che i primi segni di erosione sono presenti gi al momento della creazione. Il declino, ovviamente, non il nostro scopo, ma ogni nostro gesto inevitabilmente lo provoca. Per lo meno dovremmo aver chiaro il concetto di impermanenza, invece di negarlo deliberatamente, ammonisce Buddha. Se siamo consapevoli della continua aggregazione dei fenomeni, ne comprendiamo l'interdipendenza. Una volta accettata l'interdipendenza, riconosciamo l'impermanenza. E se ricordiamo che tutto impermanente, siamo meno disposti ad aderire a posizioni inflessibili, rigide convinzioni (religiose e secolari), sistemi di valore vincolanti o a una fede cieca. La consapevolezza ci permette di non coinvolgerci in drammi personali, politici e relazionali. Accettiamo che le cose non siano e non saranno mai interamente sotto il nostro controllo e viene meno l'aspettativa che tutto possa avvenire in base alle nostre speranze e alle nostre paure. Non c' bisogno di accusare nessuno quando le cose vanno male, perch ci sono infinite cause e condizioni di cui tener conto. Possiamo applicare la consapevolezza dai pi astratti territori dell'immaginazione sino ai livelli subatomici. Neppure gli atomi danno certezza. Instabilit Il pianeta Terra, su cui comodamente leggete questo libro un giorno sar un luogo senza vita come Marte a meno che non sia stato disintegrato prima da un meteorite. Oppure un supervulcano potrebbe oscurare la luce del sole, estinguendo ogni traccia di vita. Molte delle stelle che contempliamo romanticamente nel cielo notturno sono gi spente da tempi immemorabili: godiamo del bagliore di astri che si sono estinti milioni d'anni fa. Sulla superficie di questa fragile Terra, i continenti continuano a trasformarsi: trecento milioni di anni fa, le Americhe come le conosciamo oggi facevano parte di un unico super-continente, che i geologi chiamano Pangea. Non c' bisogno di aspettare trecento milioni di anni per scorgere i cambiamenti. Anche nel breve arco di tempo rappresentato da una vita, possiamo testimoniare del dissolversi di un concetto grandioso come quello di impero, che svanisce come una goccia d'acqua sulla sabbia rovente. Un tempo, per esempio, l'India era governata da una regina che viveva in Inghilterra, le cui bandiere sventolavano trionfanti in molti paesi del mondo. Oggi il sole tramontato sull' Union Jack. Le cosiddette nazionalit e razze con cui ci identifichiamo tenacemente sono in continuo mutamento. Per esempio, i guerrieri Maori o Navajo, che per centinaia di anni hanno dominato le loro terre, ora vivono come minoranze in esigue riserve, mentre gli emigranti provenienti dall'Europa, che si sono insediati negli Stati Uniti duecentocinquanta anni fa, costituiscono la classe dominante. Per i cinesi Han, il popolo Manci era il diverso, poi la Cina si proclamata una repubblica che riunisce gruppi etnici diversi, e i Manci sono diventati uguali. Tuttavia, questa continua trasformazione non ci ha impedito di sacrificare vite e martoriare corpi per creare nazioni potenti, erigere confini e costituire societ. Quanto sangue stato versato, nel corso dei secoli, in nome dei sistemi politici? Ogni sistema determinato e formato da innumerevoli fattori sostanzialmente instabili l'economia, i raccolti, l'ambizione personale, le condizioni del sistema cardiovascolare del leader, l'avidit, l'amore e la fortuna. Anche in disgrazia perch fumano, ma non inalano; altri ottengono il potere grazie alle schede perforate*.
* I due esempi si riferiscono a casi di uomini politici che sono stati screditati per uno spinello fumato in giovent; oppure al caso di Al Gore, che ha perso le elezioni presidenziali, perch in Florida vi sono stati errori dovuti ai bordi

L'impermanenza e l'instabilit di tutti i fenomeni compositi diventano sempre pi complesse nell'ambito dei rapporti internazionali, perch la definizione di alleato e nemico soggetta a continui mutamenti. Ci fu un'epoca in cui gli Stati Uniti si scagliavano ciecamente contro un nemico chiamato comunismo. Perfino Che Guevara, un grande eroe popolare, fu etichettato come terrorista perch apparteneva a un certo partito che esibiva una stella rossa sul berretto. Avrebbe potuto benissimo non essere il perfetto comunista che noi ci rappresentiamo. Alcuni decenni pi tardi, la Casa Bianca corteggia la Cina, il pi grande stato comunista, assegnandole l'appellativo di nazione favorita e finge di ignorare situazioni per le quali un tempo avrebbe gridato allo scandalo. Deve essere stato a causa della precariet che contraddistingue la nozione di amicizia e inimicizia che quando Channa lo implor di accompagnarlo nella sua ricerca della verit Siddharta rifiut. Anche l'amico pi intimo e fidato soggetto al cambiamento. Noi tutti, nel corso della vita, ci siamo trovati nelle condizioni di modificare le alleanze nelle nostre relazioni personali. L'amico pi caro, con il quale avete condiviso i segreti pi profondi, pu diventare il vostro peggiore nemico, perch in grado di ritorcere contro di voi l'intimit raggiunta. Il presidente Bush, Osama bin Laden e Saddam Hussein Hanno avuto alle spalle un'infinit di rotture imbarazzanti. Il terzetto ha goduto per molto tempo di un rapporto di alleanza, per incarnare poi il prototipo dell'ostilit. Servendosi dell'intima conoscenza che avevano acquisito l'uno dell'altro, si lanciarono in una crociata sanguinaria costata migliaia di vite umane soltanto per far rispettare le loro diverse interpretazioni di morale. Fieri dei nostri principi, spesso li imponiamo agli altri e il concetto di morale perde allora ogni valore. La definizione di morale, d'altronde, si trasformata nel corso della storia dell'umanit, mutando in base all'air du temps di una determinata epoca. Negli Stati Uniti, sono impressionanti le fluttuazioni del barometro che definisce quel che o non politicamente corretto. Non importa a quale etnia o gruppo culturale ci si riferisca: c' sempre qualcuno che ancora offeso. Le regole continuano a cambiare. Un giorno invitiamo a pranzo un amico e poich rigorosamente vegetariano dobbiamo preparare il menu apposta per lui. La volta dopo, invece, chiede dov' la carne, perch ormai segue scrupolosamente una dieta a base di proteine. C' poi chi raccomanda l'astinenza prima del matrimonio e diventa improvvisamente promiscuo dopo aver provato il sesso. L'antica arte asiatica raffigura donne a seno nudo, e anche nella storia recente alcune societ in Asia tolleravano che le donne esibissero il petto. Con l'influenza della televisione e dei valori occidentali, stata introdotta una nuova morale. All'improvviso non portare il reggiseno un comportamento sconveniente: se la donna non copre il seno, considerata immorale e pu persino essere arrestata. Paesi che una volta mostravano una grande apertura di spirito ora si preoccupano di far applicare questa e altre norme etiche, raccomandando l'uso del reggiseno e prescrivendo un abbigliamento casto perfino nella pi torrida stagione dei monsoni. Il seno non cattivo in s e non cambiato, la morale che si modificata. Il mutamento della morale lo rende peccaminoso, atteggiamento che ha spinto addirittura la Federal Communications degli Stati Uniti a comminare una multa di 550.000 dollari a Janet Jackson, che aveva mostrato un seno per tre secondi! Cause e condizioni: l'uovo cotto e non puoi pi farci nulla Quando parlava di tutte le cose aggregate, Siddharta pensava non solo ai fenomeni percepibili pi evidenti, come il DNA, il tuo cane, la Tour Eiffel, le uova e lo sperma. Anche la mente, il tempo, la memoria e Dio sono aggregati. ogni componente cos associata si basa su numerosi strati di aggregazione. Allo stesso modo, quando insegn il concetto di impermanenza, Siddharta super il pensiero convenzionale sulla fine, come l'idea che la morte arriva una volta per tutte. La morte continua, sin dal momento della nascita, sin dall'attimo della creazione. Ogni cambiamento una forma di morte e quindi ogni nascita porta con s la morte di qualcos'altro. Immaginati di cuocere un uovo. La cottura di un uovo non pu avvenire senza un continuo cambiamento. Il risultato, l'uovo cotto, dipende da cause e condizioni essenziali. necessario avere
perforati delle schede elettorali. [N.d.T.]

un uovo, un pentolino pieno d'acqua e una fonte di calore. Intervengono inoltre cause e condizioni secondarie: una cucina, le luci, un timer, la mano per mettere l'uovo nel pentolino. Un'altra condizione importante l'assenza di interruzioni, per esempio un blocco dell'elettricit o l'improvvisa irruzione di una capra che rovescia il pentolino. Inoltre ogni singola condizione per esempio la gallina richiede a sua volta una serie di cause e condizioni. Ci vole un'altra gallina che abbia deposto l'uovo che abbia dato alla luce il pulcino, un luogo sicuro in cui ci sia potuto avvenire e cibo adatto che gli abbia permesso di crescere. Il pulcino cos nutrito deve svilupparsi e diventare una gallina. Possiamo continuare a scomporre gli elementi indispensabili e superflui dal principio alla fine, fino a un livello subatomico, con un numero sempre maggiore di forme, fogge, funzioni e definizioni. Quando concorre questa serie innumerevole di cause e condizioni, quando non s'incontrano ostacoli o non si verificano interruzioni, il risultato inevitabile. Molti fraintendono, e pensano che si tratti di destino o di fortuna, invece abbiamo ancora la facolt di influire su determinate condizioni, per lo meno all'inizio. A un certo punto, tuttavia, anche se preghiamo che l'uovo non cuocia, inevitabilmente cuocer. Come l'uovo, tutti i fenomeni sono il prodotto di miriadi di componenti, e sono quindi variabili. Quasi tutti questi infiniti elementi sono al di fuori del nostro controllo e, per questo, eludono le nostre aspettative. Il candidato alle lezioni presidenziali meno probabile pu vincere e portare il paese a uno stato di benessere e prosperit. Oppure pu trionfare colui di cui avete sostenuto la campagna ma che poi far sprofondare la nazione nella rovina economica e sociali, riducendovi in miseria. Forse pensate che i politici liberali o di sinistra siano illuminati, ma in realt possono essere la causa del fascismo o della recrudescenza degli skin-head, mostrandosi compiacenti o favorendo perfino la tolleranza degli intolleranti. Oppure proteggendo i diritti individuali di coloro il cui unico scopo quello di calpestare i diritti altrui. La stessa imprevedibilit si applica a tutte le forme esistenti: sentimenti, percezioni, tradizioni, amore, fiducia, diffidenza, scetticismo perfino i rapporti tra maestri spirituali e discepoli e tra gli uomini e i loro di. Tutti questi fenomeni sono impermanenti. Lo scetticismo, per esempio. C'era un canadese che era la personificazione stessa dello scetticismo. Si dilettava di dottrina buddhista per poter discutere con i suoi insegnanti. Era assai preparato in filosofia buddhista e le sue argomentazioni erano molto convincenti. Prediligeva quelle occasioni in cui poteva ricordare che bisogna sottoporre a esame le parole di Buddha e non darle mai per scontate. Qualche anno pi tardi divent devoto seguace di un celebre sensitivo. Il pi incallito degli scettici sedeva silenziosamente davanti al guru che intonava i suoi salmi con le lacrime che gli scendevano a fiotti, completamente dedito a un'entit che non aveva da offrire neppure un brandello di logica. Fede e devozione sembrano incrollabili, eppure, come lo scetticismo e tutti i fenomeni compositi, sono impermanenti. Che siate fieri della vostra religione o del fatto di non appartenere a religione alcuna, la fede ha un ruolo essenziale nella vostra vita. Perfino non credere presuppone la fede una fede assoluta e cieca nella logica o nella ragione, basata sui vostri sempre mutevoli sentimenti. Non dovrebbe quindi sorprendervi se quel che sembra cos convincente, alla fine non vi persuade pi. La natura illogica della fede non ha nulla di imperscrutabile; si tratta in realt di uno dei fenomeni pi aggregati e interdipendenti. La fede pu essere suscitata da un'impressione favorevole, nel momento adatto e nel luogo giusto. La vostra fede pu basarsi su una compatibilit superficiale. Magari siete misogini e incontrate qualcuno che esalta l'odio per le donne. Lo troverete interessante, sarete d'accordo con lui e gli accorderete fiducia. Qualcosa di insignificante, come il gusto condiviso per le acciughe, pu aggiungersi alla vostra devozione. Oppure una persona o un'istituzione riescono a mitigare il vostro terrore per l'ignoto. Altri fattori, come la famiglia, lo stato o la societ in cui siete nati, fanno parte dell'aggregazione di elementi che concorrono a creare ci che chiamiamo fede. Gli abitanti di molti paesi tradizionalmente buddhisti, come il Bhutan, la Corea, il Giappone o la Thailandia, seguono ciecamente la dottrina buddhista. D'altra parte, molti giovani di questi paesi ne rimangono delusi, perch non c' informazione sufficiente ed esistono innumerevoli distrazioni che interferiscono con il radicarsi dei fenomeni della fede. E cos i giovani finiscono per seguire altre credenze o semplicemente il proprio intelletto.

L'impermanenza opera in nostro favore Molti sono i vantaggi che derivano dalla comprensione della nozione di aggregazione, come per esempio la consapevolezza che per preparare un uovo alla coque sono implicati tanti fenomeni. Quando capiamo la natura aggregata delle cose e delle situazioni, impariamo a coltivare il perdono, la comprensione, l'apertura mentale e il coraggio. Per esempio, alcuni continuano a considerare Mark Chapman l'unico colpevole dell'omicidio di John Lennon. Se la nostra venerazione delle celebrit non fosse cos forte, Mark Chapman non avrebbe concepito la patologica fantasia di uccidere John Lennon. Vent'anni dopo l'avvenimento, Chapman ha ammesso che, quando ha sparato a Lennon, non lo considerava un essere umano reale. La sua instabilit mentale era dovuta a un insieme di fattori (chimica del cervello, educazione, sistema di cura psichiatrica negli Stati Uniti). Se riusciamo a comprendere l'insieme di elementi che costituiscono una mente malata e tormentata, e riconosciamo le condizioni in cui agisce, allora siamo in grado di capire meglio e perdoniamo tutti i Mark Chapman del mondo. Come nel caso dell'uovo alla coque, anche se avessimo pregato perch non avvenisse l'omicidio, esso barese stato inevitabile. Nonostante la comprensione acquisita, forse temiamo ancora Mark Chapman per la sua imprevedibilit. La paura e l'ansia sono gli stati psicologici dominanti della mente umana. Dietro la paura, si annida una costante brama di certezza. Temiamo l'ignoto. L'ardente desiderio di conferme della mente ha le sue radici nella paura dell'impermanenza. Il coraggio nasce quando si in grado di apprezzare l'incertezza, quando si convinti dell'impossibilit che le diverse componenti interconnesse tra loro possano essere statiche e permanenti. Dovrete prepararvi al peggio mentre vi cimentate per raggiungere il meglio. Acquisirete dignit e autorevolezza, qualit che miglioreranno la capacit di lavorare, preparare la guerra, costruire la pace, creare una famiglia, e godere dell'amore e dei rapporti personali. Sapendo che un pericolo in agguato proprio dietro l'angolo, accettando le innumerevoli potenzialit che possono presentarsi da questo momento, sarete capaci di consapevolezza e previdenza, come quelle di un generale di gran talento, non offuscato da paure irrazionali, ma preparato e lungimirante. Per Siddharta, se non c' impermanenza, non c' progresso, n cambiamento verso il meglio. Dumbo, l'elefante volante, riuscito a capirlo. Da piccolo, era escluso a causa delle sue enormi orecchie. Era solo, depresso e temeva di essere cacciato dal circo. Poi scopr che la sua deformit era unica e preziosa, perch gli permetteva di volare. Divent molto popolare. Se si fosse basato sull'impermanenza sin dall'inizio, non avrebbe sofferto tanto. La comprensione dell'impermanenza la chiave per liberarsi dalla paura di rimanere bloccati per sempre in una situazione, in un'abitudine, in uno schema. I rapporti interpersonali sono gli esempi pi perfetti e mutevoli dei fenomeni aggregati e dell'impermanenza. Alcune coppie credono di riuscire a mantenere il loro rapporto finch morte non ci separi leggendo manuali o consultando terapeuti. Sapere che Marte influisce sugli uomini e Venere sulle donne permette di interpretare solo alcune delle cause e delle condizioni pi ovvie della disarmonia. In una certa misura, queste modeste conoscenze possono contribuire a creare una pace temporanea, ma non tengono conto dei numerosi fattori nascosti che creano l'insieme del rapporto. Se siamo in grado di vedere l'invisibile, allora forse potremo avere una relazione perfetta o forse non ne cominceremo mai una. Applicare ai rapporti la conoscenza dell'impermanenza suggerita da Siddharta offre un piacere simile a quello descritto nelle commoventi parole che Giulietta disse a Romeo: La separazione una pena cos dolce.... In un rapporto, i momenti di separazione sono spesso i pi profondi. Ogni relazione destinata a finire, non fosse che a causa della morte. Con questo pensiero, si affina la nostra valutazione delle cause e delle condizioni che hanno provocato ogni diversa relazione. tanto pi evidente se uno dei partner colpito da una malattia terminale. Senza l'illusione del per sempre, la situazione straordinariamente liberatoria; affetto e sollecitudine sono prodigati senza riserva e la gioia si prova nel presente. Se il nostro partner ha i giorni contati, dare amore e sostegno non costa sforzi e offre serenit.

Tuttavia dimentichiamo che i nostri giorni sono sempre contati. Anche se intellettualmente sappiamo che ogni cosa nata deve morire e che ogni cosa aggregata alla fine si disgregher, a livello emotivo finiamo per convincerci della permanenza, dimenticando completamente l'interdipendenza. Questa abitudine incoraggia ogni sorta di stato negativo: paranoia, solitudine, senso di colpa. Ci sentiamo ingannati, minacciati, maltrattati, abbandonati come se il mondo fosse ingiusto solo nei nostri confronti. La bellezza negli occhi di chi guarda Quando Siddharta lasci Kapilavastu non era solo. Prima dell'alba, mentre i famigliari e i servitori dormivano, and sino alle stalle, dove Channa, il cocchiere e suo pi fedele amico, stava riposando. Channa rimase senza parole all'arrivo dell'inatteso Siddharta, ma, su sua istruzione, sell il suo cavallo preferito, Kathanka. Varcarono le porte della citt senza essere visti. Quando furono a una distanza di sicurezza, Siddharta smont e cominci a togliersi i bracciali, le cavigliere e tutti gli orpelli principeschi. Li consegn a Channa, gli ordin di prendere Kathanka e ritornare in citt. Channa lo supplic di accompagnarlo, ma il principe fu irremovibile: doveva tornare indietro e continuare a servire la famiglia. Siddharta gli chiese di trasmettere un messaggio ai suoi famigliari. Non dovevano preoccuparsi per lui, perch stava intraprendendo un viaggio molto importante. Aveva gi dato a Channa tutti i suoi ornamenti tranne uno, il simbolo supremo dello splendore, della casta e del portamento regale: i suoi magnifici lunghi capelli. Li tagli e, dopo averglieli consegnati, part da solo. Siddharta stava iniziando la sua esplorazione dell'impermanenza. Ormai gli sembrava sciocco utilizzare tanta energia per la bellezza e la vanit. Non criticava la bellezza e una cura adeguata del corpo, bens la convinzione che fossero sostanzialmente permanenti. Spesso si dice che la bellezza negli occhi di chi guarda. Si tratta di un'affermazione pi profonda di quel che sembra superficialmente. Il concetto di bellezza mutevole; le cause e le condizioni delle tendenze della moda cambiano in continuazione, cos come cambia l'osservatore. Ancora nella met del ventesimo secolo, i piedi delle ragazze cinesi venivano fasciati molto stretti e non crescevano pi di otto o dieci centimetri. Il risultato di questa tortura era considerato bello, e gli uomini provavano addirittura un godimento erotico nell'annusare le fasce utilizzate per bendare i piedi. Ora le cinesi si sottopongono ad altre forme di sofferenza, con trattamenti mirati a distendere la pelle per assomigliare alle donne di Vogue. Le ragazze indiane patiscono la fame per ridurre i loro corpi voluttuosi torniti e procaci come nei dipinti di Ajanta per poter emulare i lineamenti ossuti delle modelle parigine. Le dive del cinema muto in Occidente erano ammirate per le labbra minute, non pi grandi degli occhi, ma oggi vanno di moda bocche generose con labbra carnose. Forse la prossima stella dello spettacolo avr labbra da lucertola e occhi da pappagallo. A quel punto tutte le donne con le labbra turgide dovranno sottoporsi a costose operazioni. L'impermanenza annuncia buone notizie Buddha non era un pessimista o un uccello del malaugurio; era un realista, mentre noi abbiamo la tendenza a evadere dalla realt. Quando affermava che tutte le cose aggregate sono impermanenti, non intendeva darci brutte notizie; un semplice fatto scientifico. Se lo capiamo e lo assimiliamo nel modo giusto, pu condurci all'ispirazione e alla speranza, alla gloria e al successo. Per esempio, il surriscaldamento terrestre e la povert sono le conseguenze delle condizioni di insaziabilit del capitalismo: queste calamit possono essere radicalmente trasformate grazie alla natura impermanente dei fenomeni aggregati. Invece di dipendere da poteri sovrannaturali, come il volere di Dio, per invertire queste tendenze negative, basta una semplice comprensione della natura dei fenomeni aggregati. Una volta compresi, possibile manipolarli, e quindi incidere su cause e condizioni. Sarete sorpresi nell'apprender che un piccolo gesto, come quello di rinunciare ai sacchetti di plastica, in grado di rallentare il riscaldamento globale. Riconoscere l'instabilit di cause e condizioni ci permette di aver il potere di trasformare gli

ostacoli e di rendere possibile l'impossibile. Questo vale in ogni settore della vita. Se non possedete una Ferrari, potete benissimo creare le condizioni per averne una. Se volete vivere pi a lungo, potete smettere di fumare e fare esercizio fisico. una speranza ragionevole. La disperazione come il suo opposto, la cieca speranza il risultato della fede nella permanenza. Potete cambiare non solo il vostro universo fisico, ma anche quello emotivo. Per esempio mutando l'agitazione in pace della mente attraverso la rinuncia all'ambizione, oppure trasformando la scarsa stima di s in fiducia grazie a gesti di gentilezza e altruismo. Se noi tutti ci abituiamo a metterci nei panni altrui, coltiveremo la pace all'interno delle nostre case, con i vicini e con gli altri paesi. Questi sono tutti esempi di come possiamo incidere sui fenomeni aggregati a un livello mondano. Siddharta ha scoperto che perfino le condizioni pi temute dell'inferno e della dannazione eterna sono impermanenti, perch anch'esse sono aggregate. L'inferno non esiste come stato permanente nell'oltretomba, dove i dannati soffrono l'eterna tortura. Assomiglia piuttosto a un incubo. Se sognate di essere calpestati da un elefante, intervengono numerose condizioni, fra queste innanzitutto il sonno e forse un'esperienza negativa con gli elefanti avvenuta in passato. Non importa quando dura l'incubo; in quel momento siete all'inferno. Poi, se suona la sveglia o se semplicemente avete dormito abbastanza, vi ridestate. Il sogno un inferno temporaneo, e non dissimile dalla nostra idea di inferno reale. Allo stesso modo se odiate qualcuno e vi comportate in modo aggressivo o vendicativo, si tratta di un'esperienza infernale. L'odio, la manipolazione politica e la vendetta hanno provocato l'inferno su questa Terra. Un ragazzo pi basso, pi esile e pi leggero dell'AK-47 che costretto a imbracciare che non ha nemmeno un giorno di libert per svagarsi o festeggiare il suo compleanno perch troppo occupato a fare il soldato. un inferno. Viviamo in queste condizioni infernali per precise cause e condizioni e, di conseguenza, possiamo abbandonarle, con l'amore e la compassione come antidoto alla rabbia e all'odio, secondo quanto prescritto da Buddha. Il concetto di impermanenza non annuncia l'Armageddon o l'Apocalisse, n costituisce un castigo per le nostre colpe. Non intrinsecamente positivo n negativo, soltanto parte del processo di composizione delle cose. Di solito, apprezziamo solo una met del ciclo dell'impermanenza. Accettiamo la nascita, ma non la morte, la vincita, ma non la perdita, la fine degli esami, ma non l'inizio. La vera liberazione deriva dalla capacit di riconoscere il valore dell'intero ciclo e non delle singole cose piacevoli. Ricordando il carattere mutevole e impermanente di cause e condizioni, sia positive sia negative, le sfruttiamo a nostro vantaggio. La salute, la ricchezza, la pace, il successo sono temporanei quanto i loro opposti. Naturalmente Siddharta non accordava maggior valore al paradiso e alle esperienze meravigliose: sono altrettanto impermanenti. Potremmo chiederci perch Siddharta ha precisato che tutte le cose aggregate sono impermanenti. Per quale motivo non ha semplicemente detto tutte le cose sono impermanenti? Non sarebbe stato corretto affermare che sono impermanenti tutte le cose, senza l'aggettivo qualificativo aggregate? Ogni occasione dovrebbe invece ricordarci il primo termine, l'aggregazione, per non perdere di vista la logica di questa affermazione. Aggregazione un concetto molto semplice, ma si intreccia a tali livelli che abbiamo bisogno di ricordarlo costantemente per capirlo meglio. Nulla di quanto esiste o funziona nel mondo, nessun costrutto dell'immaginazione o dell'ambito fisico e materiale, nulla di quanto ci passa per la mente, neppure la mente stessa, dureranno per sempre. Le cose permangono per la durata della nostra vita, o fino alla generazione successiva; ma possono dissolversi pi rapidamente di quanto crediate. Nei due casi, il cambiamento finale inevitabile. Non una questione di probabilit o di fortuna. Se vi sentite disperati, pensateci, e non avrete pi motivo di sconforto, perch qualsiasi cosa provochi la vostra disperazione destinata a cambiare. Non inconcepibile che l'Australia diventi un giorno parte della Cina o che l'Olanda sia annessa alla Turchia. Non impossibile che un giorno provochiate la morte di un altro essere umano o che vi troviate inchiodati su una sedia a rotelle. Forse diventerete miliardari, redentori dell'umanit, premi Nobel o saggi illuminati.

2. Emozione e dolore Durante i suoi lunghi anni di meditazione e di penitenza, Siddharta fu irremovibile, determinato a trovare le origini della sofferenza e ad alleviare il proprio dolore e quello altrui. Sempre con l'intento di mantenere il suo stato di raccoglimento, si diresse a Magadha, nel cuore dell'India. Lungo la strada incontr un mercante di granaglie che gli offr un fascio d'erba kusha. Per Siddharta fu un segno di buon auspicio; nella cultura dell'India antica, infatti, l'erba kusha era considerata una sostanza purificatrice. Invece di continuare il viaggio, decise di fermarsi e di meditare proprio in quel luogo. Scelse un posto dove sedersi, su alcune pietre piatte sotto un albero di ficus religiosa, con l'erba kusha come stuoia. Silenziosamente fece un voto solenne: Possa questo corpo andare in decomposizione, e io essere ridotto in polvere, ma finch non trover la risposta, non mi alzer. Seduto sotto l'albero in assorta contemplazione, Siddharta non pass inosservato. Mara, il re dei demoni, ud il suo voto e percep la forza della sua determinazione. Cominci allora a perdere il sonno, perch sapeva che Siddharta possedeva le potenzialit per gettare nel caos tutto il suo regno. Poich era un guerriero capace di raffinate strategia, Mara invi cinque delle sue figlie pi belle affinch distraessero e seducessero il principe. Mentre si preparavano per il viaggio, le ragazze (le chiameremo apsaras o ninfe) si sentivano sicure dei loro talenti seduttivi. Quando per si avvicinarono a Siddharta, intento a meditare, la loro bellezza prese a dissolversi. Sfiorirono e invecchiarono, si ricoprirono di verruche e la pelle cominci a emanare uno sgradevole e penetrante odore. Siddharta non si turb. Le apsaras scoraggiate ritornarono dal padre, che and su tutte le furie. Era inconcepibile che qualcuno osasse rifiutare le sue figlie! Furibondo, Mara convoc il seguito regale e un grande esercito dotato di tutte le possibili armi fu immediatamente messo a disposizione. L'esercito di Mara sferr un attacco colossale. Tra la costernazione generale, tutte le frecce, lance, pietre e catapulte dirette contro Siddharta si trasformavano in una pioggia di fiori non appena raggiungevano il bersaglio. Dopo molte ore di inutili ostilit, Mara e il suo esercito si ritrovarono allo stremo delle forze, sconfitti. Alla fine, Mara si rec da Siddharta e, con tutta la diplomazia di cui era capace, cerc di convincerlo a rinunciare alla sua ricerca. Il principe rispose che non intendeva desistere, dopo tanti anni di tenaci tentativi. Mara chiese: Come possiamo avere la certezza che hai perseverato tanto a lungo? Siddharta rispose: Non ho bisogno di conferme, la Terra mi testimone. Nel dir questo sfior il terreno, la terra trem e Mara si dissolse in un vapore leggero. Siddharta fu libero e divent un buddha. Aveva scoperto la strada che poneva fine alla sofferenza sin dalle radici, non solo per se stesso, ma per tutti. Il luogo in cui avvenne la battaglia decisiva contro Mara oggi ha preso il nome di Bodh Gaya e l'albero sotto cui sedette Siddharta chiamato l'albero bodhi. Questa la storia che per generazioni le madri buddhiste hanno raccontato ai loro figli. Definire la felicit personale Chiedere a un buddhista: Qual lo scopo della vita? assurdo. La domanda presuppone che da qualche parte l fuori in cima a una montagna o in una grotta, esista uno scopo ultimo. La domanda suggerisce che possiamo decifrare l'enigma studiando con l'aiuto dei saggi, leggendo libri o praticando l'esoterismo. Se la domanda si basa sul presupposto che qualche dio, milioni di anni fa, ha concepito il progetto di finalit, squisitamente teista. I buddhisti non credono nell'esistenza di un creatore onnipotente e non pensano che lo scopo della vita sia stato deciso o definito, o debba essere tale. A un buddhista pi opportuno chiedere semplicemente: Cos' la vita?. Grazie alla nostra conoscenza dell'impermanenza, la risposta dovrebbe essere ovvia: La vita una lunga serie di fenomeni aggregati, quindi impermanente. un cambiamento continuo, una successione di esperienze transitorie. Esistono miriadi di forme di vita diverse, ma abbiamo tutti in comune una

cosa sola: nessun essere vivente desidera soffrire. Vogliamo tutti essere felici, presidenti e miliardari, formiche e api, gamberi e farfalle. Naturalmente, la definizione di sofferenza e di felicit subisce notevoli variazioni tra le diverse forme di vita, anche nel relativamente ristretto ambito umano. La definizione di sofferenza di alcuni corrisponde a quella di felicit di altri e viceversa. C' colui a cui basta riuscire a sopravvivere per essere felice; oppure chi vuole possedere settecento paia di scarpe. Ci sono persone appagate dall'avere l'effigie di David Beckham tatuata sui bicipiti. Per altri il prezzo della felicit la vita di altri esseri: impadronirsi della pinna di uno squalo, della coscia di un pollo o del pene di una tigre. Alcuni considerano erotico il leggero solletico di una piuma, mentre altri prediligono strumenti di tortura, fruste e catene. Il re Edoardo VIII prefer sposare un'americana divorziata piuttosto che portare la corona del potentissimo impero britannico. Perfino in uno stesso individuo, le definizioni di felicit e di sofferenza sono soggette a mutamenti. Lo spensierato periodo di un flirt improvvisamente non basta pi, quando si desidera una relazione pi seria e pi stabile; la speranza diventa paura. Per un bambino sulla spiaggia, felicit costruire castelli di sabbia. Per gli adolescenti, guardare le ragazze in bikini e i ragazzi che fanno surf a torso nudo. Nella mezza et, il denaro e la carriera rappresentano la felicit. Quando invece avete superato gli ottant'anni, vi rende felici collezionare saliere di ceramica. Per molte persone, lo scopo della vita quello di attenersi a queste innumerevoli e mutevoli definizioni. Spesso assorbiamo le definizioni di felicit e sofferenza che ci propone la societ in cui viviamo; l'ordine sociale a dettarci il modo con cui valutare l'appagamento. una questione di valori condivisi. Due esseri umani agli antipodi sulla Terra possono provare sentimenti identici piacere, disgusto, paura basati su antitetici indici culturali di felicit. Le zampe di pollo sono una prelibatezza per i cinesi, mentre i francesi adorano spalmare foie gras sulle tartine. Provate a immaginare come sarebbe il mondo se il capitalismo non fosse mai esistito e gli stati e gli individui vivessero secondo la pragmatica ideologia comunista di Mao Tse-tung: saremmo perfettamente felici senza centri commerciali, senza macchine di lusso, senza Starbucks*, senza competitivit, senza l'enorme divario tra ricchi e poveri, con l'assistenza sanitaria per tutti e le biciclette sarebbero pi preziose degli Humvee. Invece, impariamo a forgiare i nostri desideri. Dieci anni fa, nel remoto regno himalaiano del Bhutan, i videoregistratori erano il simbolo di opulenza pi ambito. Poi il club Toyota Land Cruiser ha sostituito il club VCR e lo ha rimpiazzato come simbolo di prosperit e felicit. L'abitudine di far coincidere i modelli del gruppo con i propri si forma a un'et molto precoce. Se alla scuola elementare tutti gli altri bambini hanno lo stesso tipo di portapenne, per essere uguali a loro cominciate anche voi a crearvi il bisogno di possederne uno. Lo dite a vostra madre e la felicit dipende dalla sua volont o possibilit di acquistarlo. Questo schema prosegue nell'et adulta. I vicini della porta accanto hanno la TV al plasma o un nuovo SUV, e li desiderate anche voi solo pi grandi e di ultimo modello. La competizione e il desiderio di eguagliare quello che hanno gli altri esiste anche a livello culturale. Spesso consideriamo le abitudini e le tradizioni di un'altra cultura superiori alle nostre. Recentemente un insegnante a Taiwan ha deciso di farsi crescere i capelli come per secoli fu consuetudine in Cina. Era elegante come un antico guerriero cinese, ma il direttore della scuola minacci di licenziarlo se non avesse adottato un comportamento corretto, cio un taglio di capelli corto, di stile occidentale, adatto al ventunesimo secolo. Adesso, con quei capelli rasati, sembra che abbia ricevuto una scossa elettrica. sorprendente l'imbarazzo che i cinesi provano talvolta per le proprie origini, eppure in Asia sono frequenti i casi di complesso di inferiorit-superiorit. Da una parte, gli asiatici sono orgogliosi della propria cultura, dall'altra la trovano arretrata e inadeguata. L'hanno sostituita con la cultura occidentale in quasi tutti i campi abbigliamento, musica, morale e persino nel sistema politico, influenzato da quello occidentale. Per raggiungere la felicit e alleviare la sofferenza, sia a livello personale che culturale, adottiamo metodi stranieri o esteriori, senza capire che i risultati possono rivelarsi opposti a quelli
* Catena di caffetterie nei paesi anglosassoni. [N.d.T.]

attesi. L'incapacit di adattarsi crea una nuova serie di problemi, perch non solo continuiamo a soffrire, ma finiamo per sentirci estranei alla nostra stessa vita, incapaci di adattarci al sistema. In una certa misura alcune di queste definizioni culturali di felicit funzionano. In genere, avere un cospicuo conto in banca, una casa confortevole, cibo a sufficienza, scarpe adeguate e altri agi essenziali, ci pu rendere felici. Invece i santoni indiani e gli eremiti pellegrini del Tibet si sentono felici perch non hanno bisogno di un portachiavi non temono che i loro averi possano essere rubati, in quanto non hanno nulla da mettere al sicuro. Definizioni istituzionalizzate di felicit Molto prima di raggiungere il celebre Bodh Gaya, Siddharta rimase seduto sotto un altro albero per sei anni. Era molto provato da una dieta che si limitava a pochi chicchi di riso e alcune gocce d'acqua. Non faceva il bagno n si tagliava le unghie; per questo motivo, era preso a modello dai compagni che come lui cercavano la verit spirituale. Era cos disciplinato che i figli dei mandriani del luogo che si dilettavano a fargli il solletico sulle orecchie con i fili d'erba e a suonargli la trombetta proprio all'altezza del viso non riuscirono mai a turbarlo. Un giorno, tuttavia, dopo molti anni di privazioni estreme, egli cap: Non giusto. Questa una strada estrema, un'altra trappola come prima i cortigiani, i pavoni e le posate incastonate di gemme. Decise cos di porre fine alla penitenza e si bagn nel vicino fiume Nairanjana (ora conosciuto come Phalgu). Con grande sorpresa dei suoi compagni, accett anche un po' di latte da una mungitrice di nome Sujata. Si racconta che essi abbandonarono Siddharta, temendo la sua influenza morale negativa e considerando la sua compagnia impedimento alla loro pratica. Che gli asceti desiderassero separarsi da Siddharta perch aveva infranto i suoi voti perfettamente comprensibile. Da sempre gli uomini perseguono la ricerca della felicit non solo con guadagni materiali, bens con mezzi squisitamente spirituali. La storia del mondo, in molti dei suoi aspetti essenziali, ruota intorno alla religione. Le religioni uniscono gli uomini offrendo loro una strada verso l'illuminazione e prescrivendo precisi codici di comportamento amare il prossimo, praticare la generosit e la Regola D'Oro, la meditazione, il digiuno, il sacrificio. Principi in s utili, ce tuttavia possono trasformarsi in rigidi dogmi, intrisi di puritanesimo, causa di sterili sensi di colpa e scarsa autostima. Non raro che l'intollerante e inflessibile credente disprezzi le altre religioni, servendosi del proprio credo per giustificare il genocidio culturale e perfino fisico. Frequenti sono i casi di tale devozione distruttiva, in ogni parte del mondo. Per raggiungere la felicit e lenire le sofferenze, gli esseri umani fanno affidamento non solo sulle religioni istituzionalizzate, ma anche sulla saggezza popolare -e perfino sugli slogan politici. Theodore Roosevelt disse: Se devo scegliere tra la morale e la pace, scelgo la morale. La morale di chi? A quale interpretazione dobbiamo dar credito? L'estremismo semplicemente l'adesione a una forma di morale che esclude tutte le altre. Un altro esempio: la saggezza di Confucio esercita una grande attrazione. Prescrive il rispetto e l'obbedienza verso gli anziani, e la totale discrezione sui vizi e il disonore che affliggono la famiglia e la nazione. Si tratta di una saggezza eminentemente pragmatica, che si rivela utilissima nel far funzionare il mondo. I criteri sono oculati, ma spesso le regole hanno conseguenze nefaste, come la censura e la repressione sistematica di ogni opposizione. Per esempio, l'ossessione di voler a tutti i costi salvare la faccia e mostrare deferenza verso gli anziani ha provocato secoli di inganni e menzogne, che hanno compromesso vicini di casa e nazioni intere. Se teniamo conto di questa situazione storica, non sorprende l'inveterata ipocrisia che vige in molti stati asiatici, quali Cina e Singapore. La classe dirigente di molti paesi condanna il feudalesimo e le monarchie e si vanta di aver scelto la democrazia o il comunismo. Questi stessi leader, tuttavia, riveriti dai sudditi, ma colpevoli di misfatti accuratamente occultati, mantengono il potere fino all'ultimo respiro o fin quando non li sostituisce un erede scelto con oculatezza. Poco cambiato dagli antichi sistemi feudali. La legge e la giustizia dovrebbero mantenere la pace e creare una societ armoniosa, eppure spesso il sistema giuridico protegge ricchi e disonesti, vessando poveri e innocenti con leggi ingiuste.

Noi uomini inseguiamo la felicit e ci prodighiamo a metter fine al dolore, dedicandovi pi tempo ed energie di quelli consacrati agli hobby e alla vita professionale, avvalendoci di innumerevoli metodi e strumenti. Per questo motivo, possediamo ascensori, computer portatili, batterie ricaricabili, lavastoviglie, tostapane che abbrustoliscono il pane al punto giusto, aspiratori per le cacche di cane, taglia-capelli a batteria, toilette con sedili riscaldati, Novocaina, telefoni cellulari, Viagra, moquette che ricoprono ogni superficie... Nonostante ci tutti questi agi finiscono inevitabilmente per provocarci fastidi in uguale misura. Le nazioni perseguono la ricerca della felicit e la lotta contro il dolore su vasta scala, scatenando conflitti per il territorio, il petrolio, lo spazio, i mercati finanziari e il potere. Intraprendono guerre preventive per sconfiggere il male ancor prima che si manifesti. Dal punto di vista individuale, abbiamo lo stesso atteggiamento quando seguiamo cure mediche preventive, assumiamo vitamine, ci sottoponiamo a vaccinazioni e ad analisi del sangue e scandagliamo con la TAC ogni parte del corpo. Cerchiamo i sintomi del male incombente e, appena li troviamo, tentiamo immediatamente di trovare la cura. Ogni anno, tecniche sempre nuove, cure all'avanguardia, libri di self-help offrono soluzioni contro il dolore che si vogliono durature e, idealmente, si prefiggono di eliminare il problema alla radice. Anche Siddharta si propose di sopprimere il dolore alla radice. Le sue soluzioni, per, non contemplavano rivoluzioni politiche, migrazioni su altri pianeti o la creazione di una nuova economia mondiale. Non intendeva neppure fondare una religione o stabilire codici di comportamento che avrebbero portato pace e armonia. Esplor la sofferenza con mente aperta, e grazie alla sua assidua meditazione scopr che sono le nostre emozioni la radice della sofferenza. Le emozioni sono dolore. In un modo o nell'altro, direttamente o indirettamente, tutte le emozioni nascono dall'egoismo, vale a dire implicano un attaccamento all'Io. Inoltre, egli cap che per quanto possano sembrare reali le emozioni non sono una parte intrinseca, essenziale dell'essere. Non sono innate, e tanto meno il frutto di una maledizione o una sorta di seme che qualcuno o un Dio ha impiantato dentro di noi. Le emozioni nascono quando concorrono cause e condizioni precise: per esempio, quando temi che qualcuno ti critichi, ti ignori, o ti sottragga un qualche utile, ecco allora che scaturiscono le emozioni corrispondenti. Se accordiamo loro spazio e valore, perdiamo la consapevolezza e l'equilibrio. Ci coinvolgiamo. Siddharta trov la sua soluzione: la consapevolezza. Se volete davvero eliminare la sofferenza, dovete raggiungere la consapevolezza, controllare le emozioni e imparare a non lasciarvi coinvolgere. Passando al vaglio le emozioni come fece Siddharta, identificandone l'origine, capirete che esse nascono da un fraintendimento, e quindi sono sostanzialmente difettose, imperfette. Tutte le emozioni sono essenzialmente una forma di pregiudizio e l'elemento di giudizio presente in ciascuna di esse. Per esempio, se si fa ruotare una torcia a una certa velocit, sembra di vedere un cerchio di fuoco. Al circo, questo spettacolo incanta e diverte stuoli di bambini ingenui e perfino qualche adulto. I bambini molto piccoli non si rendono conto che la mano e il fuoco della torcia sono due elementi ben distinti e separati. Pensano che quello che vedono sia reale e sono affascinati dall'illusione ottica che crea il cerchio. Ne sono convinti indipendentemente dalla durata, che pu essere quella di un attimo. Analogamente, molti di noi sono ingannati dall'aspetto del proprio corpo. Quando lo guardiamo, non lo consideriamo in termini di organi separati: molecole, geni, vene e sangue. Pensiamo al corpo nel suo insieme e crediamo che esista davvero un organismo chiamato corpo. Ancorati alla nostra convinzione, desideriamo un ventre piatto, mani da artista, una statura imponente, lineamenti aggraziati o una silhouette tutta curve. Diventiamo ossessionati, ci iscriviamo a una palestra e spendiamo una fortuna in lozioni idratanti, t dimagrante, diete, yoga, ginnastica addominale e oli profumati. L'aspetto e il benessere del nostro corpo ci suscitano emozioni contrastanti e ci sentiamo come quei bambini assorti, eccitati e perfino sgomenti davanti al cerchio di fuoco. In genere, gli adulti sanno che si tratta di una semplice illusione e non si lasciano coinvolgere. Grazie alla ragione, comprendiamo che il cerchio creato dalle sue parti aggregate il movimento di una mano che

tiene una torcia. Un fratello maggio impaziente potrebbe esasperarsi di fronte al piccolo o trattarlo con condiscendenza. Noi, che siamo adulti consapevoli, vediamo il cerchio e capiamo il fascino che esercita sul bambino, soprattutto di notte, quando ballerini, musica travolgente e altri divertimenti accompagnano lo spettacolo. L'infinito assortimento delle emozioni Man mano che la sua meditazione acquisiva profondit, Siddharta cominci a cogliere la natura eminentemente illusoria di tutti i fenomeni e, grazie a questa consapevolezza, torn con la mente alla sua passata vita a palazzo, alle feste e ai pavoni che scorrazzavano in giardino, agli amici e alla famiglia. Realizz che quella che noi chiamiamo famiglia molto simile a una foresteria o a un albergo, in cui i viaggiatori si registrano e abitano temporaneamente. Questo transitorio assembramento di persone alla fine si disperde al momento della morte, se non molto prima. Nel breve periodo di frequentazione, il gruppo intreccia rapporti di fiducia, responsabilit e amore e condivide successi e fallimenti, situazioni dalle quali scaturisce ogni sorta di dramma. Siddharta cap con chiarezza quant'era facile essere ammaliati dall'immagine idilliaca di famiglia, dall'idea di solidariet e dall'incanto della vita di corte. Gli altri non avevano questa sua stessa visione, quella di un adulto che coglie il cerchio di fuoco nella sua vera natura: un insieme illusorio e privo di sostanza di elementi aggregati. Ma come un genitore sollecito, invece di esasperarsi o guardare con condiscendenza il fascino che il fenomeno esercita sul bambino, cap che all'interno di questo ciclo non esisteva il male o il bene; non c'era errore, non c'era biasimo, e prov soltanto una profonda compassione. Dopo aver guardato oltre la superficialit della vita di palazzo, ora Siddharta era in grado di vedere anche il suo corpo fisico come un elemento privo di sostanza. Cerchio di fuoco e corpo avevano la stessa natura per lui. Finch si crede che una cosa esiste davvero (momentaneamente o per l'eternit), la convinzione si fonda su un fraintendimento. Questo malinteso non altro che mancanza di consapevolezza. Quando la consapevolezza smarrita, si instaura quella che i buddhisti definiscono ignoranza. Ed da questa ignoranza che scaturiscono tutte le nostre emozioni. Come vedrete, si pu spiegare tutto questo processo, che va dalla perdita di consapevolezza al progressivo emergere delle emozioni, servendosi delle quattro verit. Nel nostro universo terreno esiste una variet insondabile di emozioni. A ogni istante, si generano emozioni senza fine basate su malintesi, pregiudizi e sulla nostra ignoranza. Ben conosciamo l'amore e l'odio, la colpa e l'innocenza, il pessimismo, la gelosia e l'orgoglio, la paura, la vergogna, la tristezza e la gioia, ma la lista si pu estendere all'infinito. Alcune culture possiedono parole per emozioni che in altre societ rimangono vaghe e quindi non esistono. In alcune regioni dell'Asia, non esiste la parola che indica l'amore romantico, mentre per gli spagnoli ci sono molte definizioni per differenti sfumature d'amore. Secondo i buddhisti, esistono innumerevoli emozioni che ancora non hanno un nome e altre che trascendono la nostra capacit logica di definizione. Ci sono emozioni che sembrano razionali, ma la maggioranza completamente irrazionale. Alcune, di natura pacifica e quieta, sono in realt basate sull'aggressivit. Altre sono quasi impercettibili. A volte abbiamo l'impressione che qualcuno sia impassibile o distaccato, mentre in realt un groviglio di emozioni. Le emozioni a volte sono puerili. Vi succede addirittura di arrabbiarvi perch un altro non prova la vostra stessa rabbia e pensate che dovrebbe farlo. Un giorno siete sconvolti perch il vostro compagno troppo possessivo, e il giorno dopo perch non lo abbastanza. A un osservatore occasionale, alcune emozioni possono apparire divertenti, come quando il principe Carlo, in un momento intimo che si voleva senza testimoni, fece notare a Camilla Parker Bowles, che allora era la sua amante, che non gli sarebbe dispiaciuto reincarnarsi sotto forma di tampone interno per suo uso personale. Altre emozioni manifestano presunzione e superbia, come quelle dei legittimi residenti della Casa Bianca, che impongono al mondo intero la loro idea di libert. Anche obbligare gli altri ad adottare le nostre opinioni con la forza, i ricatti, l'inganno o una sottile manipolazione, fa

parte del nostro universo emotivo. Non pochi cristiani e musulmani si infervorano per convertire i pagani ed evitare loro l'inferno e la dannazione eterna, mentre gli esistenzialisti si accingono con zelo a trasformare in atei tutti i credenti. Le emozioni emergono sotto forma di un risibile orgoglio, come quegli indiani che danno prova di un incrollabile patriottismo verso un'India ormai completamente identificata con le caratteristiche del britannico oppressore. Molti patrioti americani si sono compiaciuti quando il presidente Bush, dal ponte della portaerei statunitense Abraham Lincoln, ha dichiarato la vittoria sull'Iraq, anche se in realt la guerra era a malapena iniziata. L'estremo bisogno di riconoscimento un'emozione: guardate la Malesia, Taiwan e la Cina, in strenua competizione tra loro per chi costruir il pi alto grattacielo del mondo, come se si trattasse di una dimostrazione di virilit. Le emozioni possono essere malsane e contorte, e portare alla pedofilia e alla zoofilia. Ci fu addirittura il caso di un uomo che mise un annuncio su Internet alla ricerca di giovanotti che desiderassero essere uccisi e divorati. Ricevette numerose risposte e alla fine trucid davvero uno dei suoi corrispondenti, cibandosi poi del suo corpo. Andare alle radici: l'Io (che non esiste) Tutte queste diverse emozioni e le loro conseguenze derivano da un fraintendimento, che a sua volta nasce da un'unica fonte, l'origine di tutta la nostra ignoranza: l'attaccamento all'Io. Siamo convinti che ognuno di noi sia un Io, che esista un'entit definita Io. E invece l'Io soltanto un ulteriore fraintendimento. Normalmente, ci creiamo un concetto di Io come un'entit solida e sicura. Siamo soggetti a un continuo condizionamento che ci spinge a considerare tale concetto di Io come un'entit solida e sicura. Siamo soggetti a un continuo condizionamento che ci spinge a considerare tale concetto coerente e dotato di realt. Pensiamo, Io sono la tal forma, e alziamo la mano. Pensiamo, Ho forma, questo il mio corpo oppure Questa forma sono io, sono alto oppure Io dimoro in questa forma, indicandoci il petto. Agiamo allo stesso modo con sentimenti, percezioni e azioni, Ho quei sentimenti, ho quelle determinate percezioni... Ma Siddharta si rese conto che da nessuna parte, n dentro n fuori dal corpo, esiste un'entit indipendente che possa essere connotata come Io. Come l'illusione ottica del cerchio di fuoco, l'Io illusorio. una falsit, fondamentalmente errata, che in definitiva non esiste. Cos come siamo affascinati dal cerchio di fuoco, ci ammalia l'idea di essere un Io. Quando consideriamo il nostro corpo, e i sentimenti, le percezioni, le azioni e la coscienza, li concepiamo come vari elementi di quel che presupponiamo essere il nostro Io. Se tuttavia ci soffermiamo ad analizzarli, ci accorgiamo che l'Io non abita affatto in ciascuno di essi. Aggrapparsi alla fallacia dell'Io un risibile atto di ignoranza; perpetua l'ignoranza e conduce a ogni sorta di dolore e di delusione. Qualsiasi cosa facciamo nella vita dipende dal modo in cui percepiamo il nostro Io, quindi se tale percezione, come inevitabile, si basa su malintesi, l'equivoco finisce con il permeare quel che realizziamo, vediamo e sperimentiamo. Qui non si tratta semplicemente di un bambino che fraintende luce e movimento; tutta la nostra esistenza basata su premesse prive di fondamento. Quando Siddharta scopr che l'Io non esiste, scopr anche che non esiste intrinsecamente il male solo l'ignoranza. In particolare, medit sull'ignoranza che crea un'etichetta di Io, facendola aderire a un fenomeno aggregato totalmente inconsistente, conferendole importanza e sforzandosi disperatamente di proteggerla. Una tale ignoranza, cap Siddharta, provoca direttamente sofferenza e dolore. Ignoranza significa semplicemente non conoscere i fatti, valutarli in modo improprio o avere una conoscenza incompleta. Queste diverse forme di ignoranza causano continui fraintendimenti ed errori di interpretazione, sopravvalutazioni e sottovalutazioni. Immaginate di cercare un amico e di avere poi l'impressione di scorgerlo in lontananza, in un campo. Quando vi avvicinate, vi accorgete di aver scambiato uno spaventapasseri per il vostro amico. Siete delusi. Non sono stati lo spaventapasseri burlone o il vostro amico ad aver cercato furtivamente di trarvi in inganno, stata la vostra ignoranza a tradirvi. Qualsiasi cosa facciamo che deriva dall'ignoranza puramente ipotetica. Quando agiamo senza essere guidati dalla conoscenza o da una conoscenza insufficiente, non c' base per la certezza. La nostra sostanziale insicurezza emerge e d origine a tutte queste

emozioni, definite o senza nome, riconosciute oppure non ammesse. Siamo sicuri di giungere in cima alle scale o di vedere l'aereo decollare e atterrare senza problemi alla destinazione prefissata, unicamente perch avvolti nella beatitudine dell'ignoranza. Ma questo uno stato che non durer a lungo, perch consiste nel sopravvalutare continuamente le probabilit che giocheranno in nostro favore e nel minimizzare gli ostacoli. certo possibile che concorrano cause e condizioni favorevoli e che le cose si svolgano come avevamo previsto, ma un esito che diamo sempre per scontato. Ce ne serviamo come dimostrazione che non potrebbe andare altrimenti e che le nostre ipotesi sono fondate, ipotesi che in realt non fanno altro che alimentare il generale fraintendimento. A ogni nostra supposizione quella per esempio di capire perfettamente il nostro coniuge ci esponiamo come una ferita aperta. Congetture e aspettative che dipendono da persone o fattori esterni ci lasciano completamente vulnerabili. In qualsiasi momento, una delle innumerevoli contraddizioni pu esplodere e disattendere la nostra speranza: noi, sbigottiti, battiamo in ritirata. Abitudini: le alleate dell'Io La pi straordinaria scoperta nella storia dell'umanit fu forse quella di Siddharta, che cap che l'Io non esiste come entit indipendente, che una semplice etichetta ed pura ignoranza farvi affidamento. Per quanto erronea, tuttavia, non compito facile distruggere l'etichetta dell'Io. Quest'etichetta chiamata Io il concetto pi difficile da eliminare. La scoperta di Siddharta della fallacia dell'Io trova il suo simbolo pi eloquente nella storia dell'annientamento di Mara. Considerato tradizionalmente il signore malefico del regno del desiderio, Mara rappresenta lo strenuo aggrapparsi di Siddharta ai tentacoli dell'Io. significativo il fatto che Mara sia dipinto come un guerriero elegante e invincibile che non ha mai subto disfatte. Come Mara, l'Io imperante e insaziabile, egocentrico e menzognero, avido di attenzioni, astuto e vanitoso. difficile ricordare che, come l'illusione del cerchio di fuoco, l'Io un aggregato, non ha un'esistenza indipendente ed soggetto a continui cambiamenti. Le abitudini ci rendono poco resistenti nei confronti dell'Io. Persino le consuetudini pi semplici e ovvie sono dure a morire. Sapere che fumare nocivo alla salute non basta a farvi smettere, soprattutto quando il rituale del fumo diventa un delizioso piacere: la forma affusolata della sigaretta, il lento consumarsi del tabacco, le fragranti volute di fumo che vi si attorcigliano fra le dita. Le abitudini dell'Io, tuttavia, sono una cosa ben diversa dalla semplice assuefazione, come quella per il fumo. Da tempi immemorabili, siamo completamente assuefatti all'Io. ci con cui c'identifichiamo, quanto pi amiamo, quanto pi detestiamo a volte. La conferma della sua esistenza il fine ultimo dei nostri sforzi. Azioni, pensieri e averi, persino il cammino verso la spiritualit, sono spesso modi per attestarne la realt. l'Io che teme lo scacco e aspira al successo, che paventa l'inferno e brama il paradiso. L'Io aborre la sofferenza, ma ama le sue cause. Dichiara scioccamente guerra in nome della pace. Desidera l'illuminazione, ma disdegna ogni percorso che potrebbe avvicinarvisi. Vorrebbe comportarsi da socialista, eppure vive come un capitalista. Quando l'Io si sente solo, aspira all'amicizia, ma l'atteggiamento possessivo nei confronti di colo che ama si manifesta con passioni che possono provocare aggressivit. I suoi presunti nemici come i cammini spirituali destinati a sconfiggerlo spesso vengono corrotti e diventano suoi alleati. L'abilit con cui l'Io si presta a giocare il gioco dell'inganno praticamente perfetta. Si avvolge in un bozzolo, come il baco da seta, ma, a differenza da quest'ultimo, non sa trovare la strada per uscirne. Combattere contro l'Io Nel corso della battaglia che ebbe luogo a Bodh Gaya, Mara dispieg contro Siddharta ogni sorta di armamenti. In particolare, possedeva una serie di frecce speciali, dotate di poteri straordinari: la freccia che suscitava il desiderio, quella che provocava apatia e torpore, un'altra che risvegliava l'orgoglio, oppure frecce che causavano gravi conflitti, prepotenza e arroganza,

ossessioni cieche o ancora la freccia che annullava ogni consapevolezza. Nei sutra buddhisti, leggiamo che in ciascuno di noi Mara rimane invincibile e continua a scagliarci le sue frecce avvelenate. Quando ne veniamo colpiti, all'inizio siamo intorpiditi, poi il veleno si diffonde in tutto il nostro essere e lentamente ci distrugge. Quando perdiamo la consapevolezza e ci aggrappiamo al nostro Io, agisce il veleno ottenebrante di Mara. Lentamente ma inevitabilmente, si fanno strada in noi potenti emozioni distruttive. Se ci colpisce la freccia del desiderio, svaniscono buon senso, temperanza ed equilibrio e s'instillano indegnit, corruzione e immoralit. Ormai intossicati, non ci fermiamo di fronte a nulla pur di ottenere quel che vogliamo. Se la passione ci divora, una prostituta grossa come un ippopotamo ci sembra sexy e affascinante, anche se a casa ci aspetta una fanciulla graziosa e piena di premure. Come le farfalline attratte dalla luce o i pesci che abboccano all'esca, molti sulla Terra rimangono intrappolati dalla passione per il cibo, la celebrit, le lodi, il denaro, la bellezza e la deferenza. La passione si manifesta anche con la sete di potere, che acceca i leader del mondo intero, indifferenti di contribuire cos alla distruzione del pianeta. Se non fosse per l'avidit di ricchezza di taluni, le autostrade sarebbero gremite di automobili alimentate a energia solare e nessuno morirebbe pi di fame. Sono innovazioni realizzabili dal punto di vista tecnologico e materiale, ma impossibili a livello emotivo. E nel frattempo, deploriamo l'assenza di giustizia e critichiamo aspramente personaggi come George W. Bush. Avvelenati anche noi dalle frecce della cupidigia, non ci accorgiamo che i nostri desideri concludere affari acquistando economiche apparecchiature elettroniche di importazione, e possedere beni di lusso come le Humvee in realt sostengono le guerre che stanno devastando la Terra. Ogni giorno a Los Angeles, durante l'ora di punta, la corsia preferenziale per i mezzi pubblici vuota, mentre il resto della strada intasato da migliaia di automobili con a bordo una sola persona. Perfino coloro che aderiscono alle marce di protesta: Non pi sangue per il petrolio fanno affidamento sul petrolio per l'importazione dei kiwi che servono a preparare i loro deliziosi frapp di frutta. Le frecce di Mara suscitano conflitti inesauribili. Nel corso della storia, le autorit religiose, ritenute esenti da ogni desiderio, modelli di integrit e di decoro a cui ispirarci, si sono dimostrate altrettanto assetate di potere. Manipolano i seguaci con la minaccia dell'inferno e la promessa del paradiso. Analogamente, i politici manovrano elezioni e campagne elettorali al punto da non avere scrupoli a bersagliare un paese inerme di missili Tomahawk, se questo pu servire a influenzare l'opinione pubblica in loro favore. A chi importa che vinciate la guerra, purch abbiate vinto le elezioni? Altri politici esibiscono ipocritamente la religione, sparano anche loro, costruiscono artificialmente i propri eroi o allestiscono catastrofi a effetto, tutto per soddisfare il loro desiderio di potere. Quando l'Io rigonfio d'orgoglio, si manifesta in innumerevoli modi meschinit, razzismo, fragilit, paura del rifiuto o di essere feriti, assenza di sensibilit, per citarne soltanto alcuni. A causa del loro orgoglio virile, gli uomini hanno soffocato l'energia e le risorse dell'altra met dell'umanit: le donne. Durante il corteggiamento, le due parti danno libero sfogo all'orgoglio, sempre attente a scrutare se l'altro sufficientemente degno o, viceversa, a mostrarsi alla sua altezza. Famiglie tronfie d'orgoglio per un'unione che non si sa quanto durer sperperano un patrimonio per una cerimonia nuziale di un giorno, mentre proprio in quel momento, in quello stesso villaggio, la gente muore di fame. Un turista elargisce una mancia di dieci dollari al portiere che spinge la porta girevole e, dopo pochi minuti, contratta per una maglietta a cinque dollari con una povera ambulante che lotta per mantenere la famiglia. Orgoglio e commiserazione sono strettamente correlati. Credere che la propria vita sia pi triste e pi dura di quella degli altri non nient'altro che una manifestazione di attaccamento al proprio Io. Quando l'Io elabora forme di autocommiserazione, non permette agli altri di provare una compassione autentica. In questo mondo imperfetto ci sono molti che hanno sofferto e continuano a soffrire. Il dolore di alcuni, tuttavia, considerato pi speciale. Anche se non disponiamo di vere e proprie statistiche, sembra ragionevole affermare che il numero di nativi americani trucidati durante la colonizzazione europea dell'America del Nord eguaglia quello di altri genocidi

riconosciuti come tali. Ci nonostante per questo inammissibile eccidio non esiste alcun termine di uso corrente, come antisemitismo o olocausto. Neanche ai massacri perpetrati da Stalin e Mao Tse-tung accordata una definizione chiara e adeguata; e non sono neppure commemorati con musei moderni e documentati, rivendicazioni da azioni legali che condannino i colpevoli o rievocati da film e documentari esaurienti. I musulmani insorgono contro le persecuzioni, dimenticando la distruzione messa in atto dai loro antenati Moghul, che conquistarono ampie porzioni di Asia in veste di missionari. I segni di tanta devastazione sono ancora visibili le rovine dimenticate di monumenti e templi un tempo eretti per amore di un Dio diverso. C' anche l'orgoglio di appartenere a una certa scuola o a una certa religione. Cristiani, ebrei e musulmani credono tutti nello stesso Dio e in un certo senso sono fratelli. Invece, a causa dell'intrinseco orgoglio di ciascuna confessione e della convinzione di avere ragione, la religione ha provocato pi morti delle due guerre mondiali messe insieme. Dalla freccia avvelenata dell'orgoglio stilla anche il razzismo. Molti asiatici e africani accusano gli occidentali bianchi di essere razzisti, ma il razzismo un'istituzione anche in Asia. In Occidente, per lo meno, esistono leggi antirazziste e il razzismo viene pubblicamente condannato. Invece, una ragazza di Singapore non ha il diritto di portare a casa il marito belga a conoscere la famiglia. In Malesia, le persone appartenenti alle etnie cinese e indiana non possono accedere allo stato di Bhumiputra, neppure dopo generazioni. Molti coreani di seconda generazione residenti in Giappone non sono ancora stati naturalizzati. Anche se molti bianchi adottano bambini di colore, improbabile che una famiglia benestante asiatica sia disposta ad adottare un bambino bianco. In genere gli asiatici considerano contro natura questo miscuglio di razze. Ci si chiede come si sentirebbero se la situazione fosse capovolta: se i bianchi dovessero emigrare a milioni in Cina, Corea, Giappone, Malesia, Arabia Saudita e India. Cosa succederebbe se installassero le proprie comunit, se fossero assunti nei posti di lavoro locali, se portassero con s le mogli, se continuassero a parlare la propria lingua per generazioni rifiutando di adottare quella del paese che li ospita e per giunta sostenessero le correnti religiose fondamentaliste del loro paese d'origine? L'invidia un'altra delle frecce di Mara. una delle grandi emozioni di chi si sente un perdente. Si manifesta in modo irrazionale e per confondervi architetta storie di fantasia. Pu colpire improvvisamente quando meno ve lo aspettate, addirittura mentre vi state godendo una sinfonia. Anche se non avete intenzione di diventare violoncellisti, se non avete mai neppure tenuto in mano un violoncello, improvvisamente invidiate l'ignara violoncellista che non avete mai incontrato prima. Il semplice fatto che piena di talento basta ad avvelenarvi lo spirito. Gran parte del mondo invidia gli Stati Uniti. Molti estremisti politici e religiosi, che mettono in ridicolo gli Stati Uniti e li condannano, accusando gli americani di essere satanici e imperialisti, cadrebbero in ginocchio pur di avere un permesso di soggiorno per quel paese, se non ne hanno gi uno. Per pura invidia, la societ spesso istigata dai media tenta di rovesciare coloro che hanno successo, sia esso economico, materiale o intellettuale. Alcuni giornalisti sembrano voler difendere diseredati e poveracci, ma spesso temono di rivelare che alcuni di questi diseredati sono dei veri e propri fanatici. Si rifiutano di renderne pubbliche le trasgressioni e i pochi che parlano apertamente corrono il rischio di essere tacciati di estremismo. Per il suo egoistico desiderio di avere molti seguaci, Mara predica astutamente la libert. Ma se qualcuno tenter di applicarla, Mara non lo apprezzer affatto. In realt, vogliamo avere la libert soltanto per noi stessi, non per gli altri. Se ci prendessimo ogni libert non ci sarebbe da meravigliarsi se non ci invitassero pi a tutte le feste. La cosiddetta libert e la cosiddetta democrazia sono solo altri strumenti di controllo nelle mani di Mara. Cosa dire dell'amore? Si potrebbe pensare che non tutte le nostre emozioni siano sofferenza che ne dell'amore, della gioia, dell'ispirazione creativa, della devozione, dell'estasi, della pace, della concordia, della realizzazione, del conforto? Siamo convinti che l'emotivit sia necessaria per la poesia e per l'arte, o

per comporre canzoni. La nostra definizione di sofferenza non rigorosamente stabilita ed limitata. Quella di Siddharta invece molto pi ampia e, nello stesso tempo, pi specifica e pi chiara. Alcuni ti pi di sofferenza come la rabbia, la gelosia e il mal di testa hanno ovvie connotazioni negative, mentre altri contengono sfumature molto pi sottili. Per Siddharta, tutto ci che porta con s incertezza e imprevedibilit sofferenza. Per esempio, l'amore pu essere piacevole e soddisfacente, ma non scaturisce indipendentemente dal resto. in rapporto con qualcuno o con qualcosa ed quindi imprevedibile. Come minimo, si dipendenti dall'oggetto amato e in un certo senso si sempre tenuti al guinzaglio. Concorrono poi innumerevoli altre condizioni, molto meno evidenti. Per questa ragione, vano considerare i genitori responsabili della nostra infanzia infelice o sentirci in colpa per il disaccordo tra loro, perch non siamo consapevoli delle molte altre condizioni non evidenti che queste situazioni comportano. I tibetani utilizzano le parole rangwang e shenwang per indicare felicit e infelicit. Sono termini difficili da tradurre con precisione; rang significa Io e wang potere, diritti o legittima ragione, mentre shen significa altro. In senso lato, finch si possiede il controllo, si felici, ma se qualcun altro a tenere il guinzaglio, si diventa infelici. Felicit significa quindi posseder il pieno controllo, la libert, i propri diritti, in tempo libero, e non avere nessun impedimento, nessun guinzaglio introno al collo. Significa avere la libert di scegliere o di non scegliere, la libert di essere attivi o di prendersela con calma. Ci sono alcune cose che possiamo fare per piegare a nostro favore le condizioni, per esempio assumere regolarmente vitamine per irrobustirci o bere una tazza di caff per svegliarci. Non in nostro potere, tuttavia, quietare la Terra in modo che non scateni un altro tsunami. Non possiamo impedire che un piccione vada a sbattere contro il parabrezza della macchina. Non possiamo tenere sotto controllo gli altri automobilisti in autostrada. Una parte consistente della nostra esistenza ruota intorno al tentativo di appagare gli altri, soprattutto perch cos possiamo sentirci a nostro agio. Non piacevole vivere con qualcuno che tiene il broncio di continuo. Ma tuttavia non possibile fare in modo che gli altri siano sempre allegri. Possiamo provarci, riuscirci talvolta, anche se questa sorta di manipolazione richiede resistenza e notevoli attenzioni. Non basta dire Ti amo all'inizio di una relazione. Dovete continuare a comportarvi in modo conseguente mandare fiori, mostrarvi premurosi e gentili fino alla fine. E se fallite, anche solo per un'unica volta, tutto quello che avete costruito pu andare in frantumi. Magari, anche se gli dedicate la pi totale devozione, l'oggetto della vostra attenzione pu fraintenderla, non saper pi accettarla oppure smettere di essere ricettivo. Un giovanotto si pregusta una cenetta a lume di candela con la ragazza dei suoi sogni, immagina come si svolger la serata, il modo in cui la cortegger e come riuscir a sedurla. Ma solo una fantasia, una congettura. In realt non siamo mai davvero pronti al cento per cento per ogni possibile situazione. Basta un unico un per cento perch ostacoli e avversari riescano a far danno: un lapsus, un'esplosione accidentale di gas, un'occhiata distratta che non si concentra del tutto sull'apparecchio a raggi X al check-point dell'aeroporto. Forse crediamo di non soffrire davvero e che, anche se soffriamo, non poi cos terribile. Dopotutto, non viviamo nei bassifondi e non siamo vittime del genocidio in Ruanda. Molti pensano, Sto bene, Sto respirando, Sto facendo colazione, Tutto va come dovrebbe andare, Non sto affatto male. Ma cosa significa? Ne sono davvero convinti? Per star meglio hanno smesso di prepararsi a ogni eventualit? Hanno eliminato le insicurezze? Un atteggiamento che deriva da un appagamento autentico e dalla capacit di apprezzare pienamente quello che gi si possiede quello raccomandato da Siddharta. Raramente, tuttavia, sperimentiamo tanta pienezza. Vi sempre in agguato la costante, tormentosa sensazione che per vivere ci voglia di pi, e questo scontento provoca sofferenza. La soluzione di Siddharta fu di raggiungere la consapevolezza delle emozioni. Se quando si manifestano ne siete anche soltanto parzialmente consapevoli, limitate il loro raggio di azione: ecco allora le emozioni trasformate in fanciulle controllate dal loro chaperon. Se qualcuno controllasse con attenzione il potere di Mara, questo si indebolirebbe. Siddharta, consapevole che fossero semplici illusioni, era immune al veleno dell frecce. In questo modo, le nostre emozioni pi violente

diventano innocue come petali di fiori. Quando le apsaras si avvicinarono a Siddharta, egli percep con chiarezza che erano solo fenomeni aggregati, come il cerchio di fuoco, e quindi persero ogni attrattiva. Non riuscirono a provocare in lui alcuna reazione. Comprendendo che gli oggetti del nostro desiderio sono in realt solo fenomeni aggregati, riusciamo a spezzare l'incantesimo della tentazione. Quando cominciate a rendervi conto del danno provocato dalle emozioni, la consapevolezza si affina. Una volta consapevoli per esempio se sapete di essere in cima a una scogliera potete valutare il pericolo che avete di fronte. Potete continuare ad andare avanti; camminare su una scogliera in piena consapevolezza non pi tanto terribile, anzi eccitante. La vera origine della paura l'ignoranza. La consapevolezza non vi impedisce di vivere, rende la vita molto pi piena. Se vi godete una tazza di t e siete in grado di cogliere il dolce e l'amaro insiti in tutte le cose temporanee, assaporerete pienamente il vostro t.

3. Tutto vuoto Subito dopo l'illuminazione di Siddharta, le sue parole, che chiamiamo dharma, cominciarono a pervadere tutti gli ambienti della vita indiana. Il dharma trascendeva il sistema delle caste e faceva appello ai ricchi e ai poveri in uguale misura. Uno dei massimi imperatori del III secolo a.C. Fu il re Ashoka, tiranno e guerriero instancabile che non si era fatto scrupoli a uccidere i suoi parenti pi stretti per consolidare il potere. Perfino il re Ashoka alla fine trov la strada del dharma e divent pacifista. Oggi noto come uno dei pi influenti sostenitori del buddhismo. Grazie a mecenati della sua tempra, il dharma continu a diffondersi, espandendosi in ogni direzione, e propagandosi ben oltre le frontiere dell'India. Nel primo millennio dell'era cristiana, a circa seicento miglia da Bodh Gaya, nel villaggio tibetano di Kya Ngatsa, nacque un altro uomo comune dotato di poter straordinari. Dopo aver trascorso un'infanzia di stenti e aver avuto una precoce iniziazione alla magia nera, questo giovane inquieto trucid decine di membri della famiglia e di vicini per placare la sua sete di vendetta. Abbandon la propria casa e alla fine incontr un contadino di nome Marpa, un valente maestro e traduttore di dharma che insegnava la natura dell'esistenza e la condotta di vita come un tempo erano state esposte da Siddharta. Il giovane ne usc trasformato. Divenne celebre come Milarepa, uno dei pi famosi santoni yogi del Tibet, i cui canti poetici e le cui vicende ancora oggi ispirano centinaia di migliaia di persone. L'eredit della sua saggezza stata trasmessa da una successione ininterrotta di maestri e allievi. Milarepa insegn ai suoi studenti che le parole di Siddharta non sono come le altre filosofie, che leggiamo per diletto o curiosit intellettuale e poi riponiamo in appositi scaffali. Possiamo applicare il dharma alla nostra realt e alla vita quotidiana. Nella prima generazione di seguaci di Milarepa, ci fu un brillante studioso di nome Rechungpa. Milarepa gli aveva raccomandato che l'integrazione della pratica alla vita pi importante del semplice studio dei testi, eppure Rechungpa part per l'India, deciso a ricevere un'istruzione tradizionale presso una delle massime istituzioni filosofiche buddhiste dell'epoca. Rechungpa si applic scrupolosamente, seguendo l'insegnamento di molti grandi studiosi e santi indiani. Dopo molti anni, ritorn in Tibet, e il suo vecchio maestro Milarepa and ad accoglierlo su un arido altopiano. Dopo che si furono scambiati i saluti ed ebbero parlato per qualche tempo degli studi di Rechungpa, dal cielo si rovesci improvvisamente una violenta grandinata. In quella sconfinata pianura, non c'era un solo luogo ove rifugiarsi. Milarepa vide sul terreno il corno di uno yak e si ripar svelto al suo interno, senza che il corno si ingrandisse n lui si rimpicciolisse. Dal suo nascondiglio all'asciutto, Milarepa inton una canzone per far sapere a Rechungpa che c'era ancora molto spazio nel corno di yak... se solo il suo discepolo avesse capito la natura del vuoto. Forse penserete che la storia del corno di yak sia una semplice favola. Oppure, se siete creduloni, immaginerete che si tratti di un caso di stregoneria escogitato dallo yogi tibetano. Non si tratta n dell'uno n dell'altra eventualit, come vedremo. Aggrapparsi al vuoto Vincendo su Mara e il suo esercito, Siddharta comprese il vuoto dell'esistenza. Cap che ogni cosa che vediamo, ascoltiamo, sentiamo, immaginiamo e che crediamo esista semplicemente vuoto, al quale abbiamo attribuito e riconosciuto una certa verit. Tale attivit di identificare o percepire il mondo come vero scaturita da una tenace abitudine individuale e collettiva lo facciamo tutti. La forza dell'abitudine cos ostinata e il nostro concetto di vuoto talmente poco attraente, che pochi hanno la volont di raggiungere il tipo di comprensione di Siddharta. Vaghiamo invece nel deserto, come viandanti disorientati che intravedono in lontananza un'oasi lussureggiante. L'oasi, in realt, soltanto il riflesso del calore sulla sabbia, ma per disperazione, sete e speranza, il pellegrino pensa che sia acqua. Esaurendo le sue ultime forze per raggiungerla, scopre che si tratta di un miraggio ed sopraffatto dalla delusione. Anche se non pensiamo di essere tanto disperati, e riteniamo di essere persone colte, sane di

mente e lucide, quando crediamo che tutto esiste davvero ci comportiamo come l'uomo nel deserto. Ci affanniamo per trovare amici autentici, sicurezza, riconoscimenti e successo o semplicemente pace e quiete. Magari riusciamo perfino ad aggrapparci a qualche parvenza di desiderio. Ma, come il viandante, se dipendiamo da una conferma esterna, alla fine siamo delusi. Le cose non sono come sembrano. Sono impermanenti e mai interamente sotto il nostro controllo. Se intraprendiamo un'analisi approfondita, come fece Siddharta, troveremo che definizioni come forma, tempo, spazio, direzione e dimensione possono venire facilmente demolite. Siddharta cap che perfino l'Io esiste solo a un livello molto relativo, proprio come un miraggio. Questa comprensione gli permise di spezzare il ciclo di aspettative, delusioni e sofferenza. Al momento della sua liberazione, pens: Ho travato un cammino che profondo, pieno di pace, non estremistico, chiaro, soddisfacente e delizioso. Ma se tento di esprimerlo, se cerco di insegnarlo, non c' nessuno capace di ascoltare, di prestare attenzione o di comprendere. Quindi rimarr in questo stato di beatitudine nella foresta. Si racconta che, avendo sentito i progetti di Siddharta, apparvero il dio Indra e il dio Brama, che gli chiesero di non isolarsi nella foresta, ma di diffondere il suo insegnamento per amore del prossimo. Anche se non tutti capiranno completamente il tuo insegnamento, dissero, ce ne saranno alcuni che ci riusciranno e sar una cosa preziosa essere d'aiuto anche soltanto a costoro. Per rispettare i loro desideri, Siddharta part per Varanasi, che anche a quell'epoca era una grande citt in cui si riunivano intellettuali e pensatori sulla riva del Gange. Quando raggiunse Sarnath, in prossimit di Varanasi, Siddharta incontr i suoi compagni di un tempo, quelli che tanti anni prima lo avevano abbandonato dopo che lui aveva infranto i voti e bevuto il latte che gli offriva Sujata. Appena lo videro avvicinarsi, si accordarono in tutta fretta per ignorarlo. Non vollero salutarlo e tanto meno alzarsi e inchinarsi davanti a lui. Ecco che arriva l'ipocrita, sogghignarono. Per chi, come Siddharta, aveva compreso il vuoto, concetti come la lusinga e la critica, la venerazione e il disprezzo, il bene e il male erano assolutamente irrilevanti. Erano questioni soggette a interpretazioni inconsistenti e non c'era quindi alcun bisogno di reagire come se fossero fondate. Siddharta allora si avvicin senza ombra di vanit, esitazione o orgoglio. Priva di ogni imbarazzo, la sua andatura era cos solenne che i cinque saggi non poterono fare a meno di alzarsi. Siddharta pronunci sul momento il primo dei suoi sermoni, con i suoi compagni di un tempo come i primi discepoli. La nostra logica limitata Siddharta non si sbagliava quando pensava che questo insegnamento non sarebbe stato compito facile. In un mondo dominato dall'avidit, dall'orgoglio e dal materialismo, anche solo insegnare principi di base come l'amore, la compassione e l'altruismo molto difficile, per non parlare della verit ultima, quella del vuoto. Siamo paralizzati da un sistema di pensiero a breve termine e vincolati alla concretezza. Per essere degne di un investimento in tempo ed energia, le cose per noi devono essere tangibili e immediatamente utili. Secondo questi criteri, il vuoto come lo definisce Buddha sembra completamente inutile. Pensiamo: Qual dunque il vantaggio di meditare sull'impermanenza e sul vuoto del mondo fenomenico? Come pu il vuoto essere produttivo? All'interno della nostra logica limitata, abbiamo una definizione chiara di ci che ha senso e scopo e il vuoto ne al di fuori. Semplicemente, l'idea di vuoto non si adatta alla nostra mente. La mente umana, infatti, agisce basandosi su un sistema logico inadeguato, anche se ne esistono molti altri. Agiamo con la convinzione che migliaia di anni di storia hanno preceduto questo momento, e se qualcuno ci dicesse che l'evoluzione umana stata breve come l'atto di inghiottire un sorso di caff, non lo capiremo. Una giornata all'inferno equivale a cinquecento anni, secondo la dottrina buddhista: eppure per noi l'unica funzione di queste immagini religiose quella di spaventarci e sottometterci. Provate a immaginare una settimana di vacanza con la persona amata breve come uno schiocco di dita. Una notte trascorsa in prigione con un violento stupratore sembra invece durare un'eternit. Cos percepito, il nostro concetto di tempo comincia a non apparire pi tanto stabile.

Alcuni lasciano penetrare un po' di ignoto nel proprio sistema concettuale, dando spazio ad altri possibili mondi di chiaroveggenza, intuizione, fantasmi, anime gemelle, ma in genere ci affidiamo a una logica rigida e scientificamente fondata. Una minoranza di persone dotate di talenti particolari ha forse il coraggio o la capacit di sfidare le convenzioni e, se il loro modo di pensare non troppo eccessivo, riescono a passare per artisti, come Salvador Dal. Ci sono anche alcuni yogi famosi che deliberatamente vanno solo un po' oltre quel che tradizionalmente accettato e sono venerati come folli divini. Se tuttavia oltrepassate troppo i limiti comunemente accettati, se accettate il vuoto, sarete considerati anormali, pazzi o irrazionali. Siddharta non era irrazionale. Sosteneva soltanto che il pensiero convenzionale e razionale limitato. Noi non possiamo, o non vogliamo, capire ci che esula dagli spazi a noi familiari. molto pi pratico agire in base al concetto lineare di ieri, oggi e domani, invece di affermare: Il tempo relativo. Non siamo programmati per pensare: Posso entrare in un corno di yak senza cambiare n forma n dimensioni. Non siamo in grado di demolire concetti come piccolo e grande. Continuiamo invece a rinchiuderci nelle nostre anguste ma confortanti prospettive tramandate per generazioni. Sottoposte ad analisi rigorosa, queste prospettive tuttavia non reggono. Per esempio, il concetto di tempo lineare su cui ampiamente riposa il mondo non tiene conto che il tempo non ha n inizio n fine. Servendoci di una tale logica imprecisa nella migliore delle ipotesi misuriamo o definiamo le cose, considerandole realmente esistenti. Funzione, continuit e consenso hanno un ruolo fondamentale nel nostro processo di conferma. Pensiamo che se qualcosa ha una funzione per esempio, la vostra mano serve a tenere questo libro allora deve esistere, e in modo permanente, valido, definitivo. La rappresentazione di una mano non funziona nello stesso modo, perch sappiamo che non davvero una mano. Se esiste una continuit in un fenomeno per esempio se ieri abbiamo visto una montagna e oggi ancora l abbiamo la certezza che sia reale e che ci sar domani e il giorno dopo. Se gli altri poi ci assicurano di vedere le stesse cose che vediamo noi, ci convinciamo ancora di pi che esistono realmente. Certo, non passiamo il tempo a razionalizzare consapevolmente, a confermare e a definire la reale esistenza delle cose questo un libro che esiste davvero nelle mie mani che esistono davvero. Inconsciamente agiamo con la convinzione che il mondo esiste su solide basi e questo influisce su quel che pensiamo e sentiamo in ogni momento della giornata. Solo in rare occasioni, quando ci guardiamo allo specchio o assistiamo a un miraggio, ci rendiamo conto che alcune cose sono pure apparenze: non c' carne e sangue nello specchio, non c' acqua nel miraggio. Sappiamo che le immagini allo specchio non sono reali, che sono prive di una natura intrinsecamente esistente. Questo genere di comprensione ci potrebbe portare molto lontano, ma arriviamo solo fino al punto in cui lo permette la nostra mente razionale. Di fronte all'idea di un uomo che entra in un corno di yak senza mutare le proprie dimensioni abbiamo poca scelta. O siamo razionali e confutiamo il fatto dicendo che semplicemente non possibile. Oppure ci affidiamo a una qualche sorta di credenza mistica nella stregoneria o a una cieca devozione e diciamo: Oh, si. Milarepa era un grande yogi, naturalmente poteva fare questo e ben altro. In entrambi i casi, la nostra visione distorta, perch la negazione una forma di sottovalutazione e la fede cieca una forma di sopravvalutazione. Il fiume di ieri: accettare la logica parziale Attraverso la sua infaticabile meditazione, Siddharta colse con chiarezza i difetti di queste forme convenzionali di valutazione, razionalizzazione e definizione. In una certa misura, ovviamente funzionano il nostro mondo va avanti proprio in virt di queste convenzioni. Riferendoci a un fenomeno realmente esistente, lo consideriamo ben definito, non immaginato, reale, dimostrabile, immutato e incondizionato. Naturalmente ammettiamo che qualcosa possa cambiare. La gemma si trasforma in fiore, e continuiamo a pensare che si tratti di un fiore realmente esistente, anche se cambia. La crescita e il cambiamento fanno parte della nostra idea prestabilita della natura del fiore. Saremmo molto pi sorpresi se rimanesse permanente. In questo senso, le

nostre aspettative di cambiamento sono immutabili. Un fiume scorre con la sua acqua fresca, sempre mutevole e continuiamo a chiamarlo fiume. Se ci ritorniamo dopo un anno, pensiamo che si tratti dello stesso fiume. Come pu essere lo stesso? Se isoliamo anche solo un suo aspetto o una sua caratteristica, quest'identit si sgretola. L'acqua diversa, la Terra in un altro punto della sua rotazione nella galassia, le foglie sono cadute e si sono rinnovate ci che rimane l'apparenza di un fiume simile a quello che abbiamo visto l'ultima volta. L'apparenza una base piuttosto instabile per la verit. A un semplice sguardo, i puntelli della nostra realt convenzionale si rivelano vaghe generalizzazioni e ipotesi. Anche se Siddharta utilizzava parole simili a quelle che la gente normale userebbe per definire la verit - non immaginata, definita, immutata, incondizionata il modo con cui se ne serviva era molto pi preciso; non sono generalizzazioni. Dal suo punto di vista, immutato significa immutabile in tutti gli aspetti, senza eccezione, anche dopo il vaglio di un'analisi rigorosa. La nostra normale definizione di verit il risultato di un'analisi parziale. Se l'analisi fornisce una risposta adeguata, se ci d quel che vogliamo, non andiamo oltre. Questo davvero un panino? Ha il gusto di un panino, quindi lo mangio. L'analisi finisce qui. Un ragazzo cerca compagnia, adocchia una ragazza, carina, si ferma a studiarla un po' e poi si avvicina. L'analisi di Siddharta continua ad affinarsi, finch il panino e la ragazza diventano semplici atomi e alla fine neppure gli atomi possono reggere alla sua analisi. Non trovando nulla a questo livello, egli libero da ogni delusione. Siddharta scopr che l'unico modo di confermare che qualcosa esiste realmente di dimostrare che esiste indipendentemente, scevro da interpretazioni, dalla fabbricazione o dal cambiamento. Per Siddharta, tutti i meccanismi apparentemente funzionali della nostra sopravvivenza quotidiana fisica, emotiva e concettuale non corrispondono a questa definizione. Sono tutti costituiti da parti instabili e impermanenti e quindi sono sempre mutevoli. Quest'affermazione pu far breccia anche nel nostro mondo di convenzioni. Per esempio, sapete che il vostro riflesso nello specchio in realt non esiste, perch dipende dal fatto che siete l davanti. Se fosse indipendente, ci sarebbe un riflesso anche senza il vostro viso. Analogamente, nessuna cosa pu esistere davvero senza dipendere da un'innumerevole quantit di condizioni. Guardiamo un cerchio di fuoco e ammettiamo senza difficolt le condizioni della sua creazione. Accettiamo che, finch concorrono tali condizioni, davvero un cerchio di fuoco... per adesso. Perch non pensiamo nello stesso modo del libro che stiamo tenendo in mano o del letto su cui ci corichiamo? Sembra un libro, gli altri lo considerano un libro, funziona come un libro; ma se lo analizzate bene anche in questo caso si applica il principio del per adesso. Le cose esistono per il momento; solo che non abbiamo il coraggio o la volont di applicare questo sistema di pensiero. Poich non abbiamo la perspicacia di vedere le cose nelle loro parti, ci accontentiamo di considerarle come un tutto. Se un pavone spennato da tutte le sue piume, non ci affascina pi. Non siamo affatto disposti ad arrenderci a vedere il mondo in questo modo. come rimanere raggomitolati nel letto dopo un bel sogno, solo vagamente coscienti che era soltanto un sogno e senza nessun desiderio di alzarsi. Oppure vedere uno splendido arcobaleno e non volersi avvicinare perch scomparir. Avere il coraggio di svegliare il nostro spirito e di analizzare le cose quello che i buddhisti chiamano rinuncia. Contrariamente alla credenza popolare, la rinuncia buddhista non autoflagellazione o austerit. Siddharta fu pronto e capace di vedere che tutto, nella nostra esistenza, una semplice serie di etichette poste su fenomeni che non esistono realmente, e in questo modo sperimentiamo il risveglio. Buddha non era un masochista Molte persone con una vaga idea di quel che insegnava Buddha pensano che il buddhismo sia morboso, che i buddhisti neghino la felicit e pensino solo alla sofferenza. Credono che i buddhisti evitino la bellezza e il godimento fisico in quanto tentazioni e debbano essere puri e misurati. In realt l'insegnamento di Siddharta non ha prevenzioni contro la bellezza e il godimento pi di quanto non ne abbia verso altri concetti finch non ci lasciamo trasportare dal pensiero che queste

cose esistono realmente. Siddharta aveva un discepolo laico, un guerriero di nome Manjushri, noto come incantatore e per avere uno spirito molto arguto. Fra gli altri allievi compagni di Manjushri c'era un monaco zelante e rispettato, conosciuto per la sua meditazione sulla bruttezza, un metodo prescritto, fra molti altri, a coloro che sono disorientati e travolti dalla passione. Consiste nell'immaginare tutti gli esseri umani come un ammasso di vene, cartilagini, intestini e simili. Manjushri decise di Mettere alla prova il monaco zelante servendosi dei suoi poteri sovrannaturali. Si trasform in una bellissima ninfa e comparve di fronte al monaco per sedurlo. Per qualche tempo, il monaco rimase impassibile, senza muovere neppure un muscolo. Manjushri esercit tutto il suo fascino e il monaco cominci a cedere al suo sortilegio. Era sorpreso: durante quei lunghi anni di meditazione aveva resistito stoicamente ad alcune tra le pi belle donne della regione. Turbato e deluso da se stesso, il monaco si diede alla fuga. Ma la ninfa Manjushri lo insegu finch lui, esausto, croll a terra. Mentre l'attraente fanciulla gli si avvicinava, pens: Ecco, questa bella ragazza sta per abbracciarmi. Chiuse ermeticamente gli occhi e aspett, ma non successe nulla. Quando finalmente li riapr, la ninfa si era scomposta in frammenti e comparve Manjushri ridendo. Pensare che qualcuno bello un concetto, disse. Aggrapparti a questo concetto ti limita, ti lega a un nodo e ti imprigiona. Anche pensare che qualcosa brutto un concetto altrettanto vincolante. Ogni anno spendiamo enormi somme di denaro per farci belli e per rendere piacevole l'ambiente in cui viviamo. Cos' dunque la bellezza? Anche se affermiamo che nell'occhio dell'osservatore, milioni di persone assistono al concorso Miss Universo per sapere chi la pi bella del mondo, secondo il giudizio di una commissione di esperti. A quanto si dice, la giuria stabilir il criterio definitivo di bellezza. Naturalmente alcuni non saranno d'accordo, perch tra le bellezze di tutto il pianeta questi giurati stanno ignorando le bellissime donne della Papuasia e le eleganti fanciulle delle trib africane che indossano anelli introno al collo affusolato. Se Siddharta presenziasse al concorso Miss Universo, per lui la bellezza suprema sarebbe di tutt'altro tipo. Ai suoi occhi, colei che incoronata non pu possedere la bellezza suprema, perch la bellezza dipende dall'osservatore. La definizione di Siddharta di supremo esige l'indipendenza da qualsiasi condizione: la condizione del concorso non necessaria a eleggere la donna pi bella, perch chiunque concorderebbe spontaneamente sulla sua bellezza suprema. Se davvero bella, neanche per un momento potrebbe essere anche solo leggermente non-cos-bella. Dovrebbe essere bella quando sbadiglia, quando russa, quando le fuoriesce dalle labbra un filo di saliva, quando si accovaccia sul water, quando vecchia sempre. Invece di vedere una pretendente pi o meno bella delle altre, Siddharta vedrebbe che tutte le donne sono prive di bruttezza e di bellezza. La bellezza che Siddharta scorge sta nelle centinaia di milioni di prospettive da cui pu essere contemplata ciascuna delle pretendenti. Tra i molteplici punti di vista dell'universo, qualcuno geloso, qualcuno la considera l'amante, la figlia, la sorella, la madre, l'amica, la rivale. Per un coccodrillo rappresenta il cibo, per un parassita un'ospite. Per Siddharta, bello di per s tale assortimento, mentre se la ragazza fosse realmente e definitivamente bella dovrebbe essere raggelata per sempre nel suo stato di bellezza. Non sarebbero necessari abiti da sera e costumi da bagno, riflettori e rossetti. Ma cos stanno le cose, c' tutta l'esibizione del concorso e per adesso lo spettacolo bello, come il nostro vecchio cerchio di fuoco, aggregato e impermanente. La verit relativa: in un certo senso esiste Nella filosofia buddhista, ci che percepito dalla mente non esiste prima che la mente lo percepisca; dipende dalla mente. Non esiste indipendentemente, quindi non esiste davvero. Ci non significa che non esiste in un certo senso. I buddhisti definiscono il mondo percepito come una verit relativa - una verit valutata e classificata dalle nostre menti ordinarie. Per essere definita come suprema, una verit non deve essere fabbricata, non deve essere prodotto dell'immaginazione e deve essere indipendente dalle interpretazioni. Anche se Siddharta aveva compreso il vuoto, il vuoto non era stato costruito da lui n da

nessun altro. Il vuoto non il risultato della sua rivelazione, n stato elaborato teoricamente per aiutare la gente a essere felice. Sia che Siddharta l'abbia insegnato sia che non l'abbia fatto, il vuoto sempre stato vuoto, anche se, paradossalmente, non possiamo neppure affermare con certezza che sempre esistito, perch trascende il tempo e non ha forma. N il vuoto potrebbe essere interpretato come negazione dell'esistenza cio, non possiamo neppure sostenere che questo mondo relativo non esiste perch, per negare una cosa, bisogna innanzitutto aver ammesso che esiste qualcosa da negare. Il vuoto non annulla la nostra esperienza quotidiana. Siddharta non ha mai detto che esiste qualcosa di spettacolare, di migliore, di pi puro o di pi divino di quanto percepiamo. Non era neppure un anarchico che rifiutava l'apparenza o la funzione dell'esistenza mondana. Non disse che non c' l'immagine di un arcobaleno o che non esiste una tazza di t Possiamo godere della nostra esperienza, ma il solo fatto di esperire qualcosa non significa che esista davvero. Siddharta sugger semplicemente di esaminare la nostra esistenza e di pensare che potrebbe essere solo un'illusione temporanea, come un sogno a occhi aperti. Se qualcuno vi chiedesse di sbattere le braccia e di volare, rispondereste: Non posso, perch nella nostra esperienza del mondo relativo non fisicamente possibile volare, come non possibile nascondersi in un corno di yak. Supponiamo invece che stiate dormendo e che sogniate di volare in cielo. Se qualcuno nel nostro sogno dicesse: Gli esseri umani non possono volare, rispondereste: S, io posso farlo, non vedi?. E volereste via. Siddharta concorderebbe su entrambe le argomentazioni non potete volare quando siete sveglie potete volare quando dormite. La spiegazione sta nel concorso o meno di cause e condizioni; una condizione necessaria alla possibilit di volare sognare. Se non sognate, non potete volare, se sognate, potete farlo. Se sognate di volare e continuate a credere di poterlo fare anche da svegli, allora un problema. Finirete per cadere e sarete molto delusi. Siddharta dice che anche quando ci svegliamo nel mondo relativo in realt dormiamo, e siamo preda dell'ignoranza, come i cortigiani di palazzo la notte in cui egli abbandon la sua vecchia vita. Quando concorrono le cause e le condizioni giuste, pu apparire qualsiasi cosa. Ma quando queste condizioni si sono esaurite, l'apparenza si dissolve. Considerando come un sogno la nostra esperienza in questo mondo, Siddharta scopr che l'abitudine a focalizzarci sulle mere apparenze del nostro mondo relativo e fantastico, convinti che esista davvero, ci proietta in un ciclo senza fine di dolore e angoscia. Siamo immersi in un sonno profondo, in letargo come il baco da seta nel suo bozzolo. Abbiamo tessuto una realt basata su proiezioni, immaginazioni, speranze, paure e illusioni. I nostri bozzoli sono diventati solidi e complicati. Le nostre fantasticherie ci appaiono talmente reali che il bozzolo ci imprigiona. Possiamo liberarci semplicemente realizzando che solo frutto della nostra immaginazione. I modi per svegliarci da questo sogno sono infiniti. Perfino sostanze come il peyote e la mescalina ci danno una vaga idea dell'aspetto illusorio della realt. Una droga, tuttavia, non pu provocare un risveglio assoluto, anche perch dipende da una sostanza esterna la cui efficacia, una volta esaurita, fa cessare anche l'esperienza. Immaginate di fare un sogno terrificante. Per svegliarvi vi basta essere anche solo vagamente consapevoli di sognare. La scintilla pu scaturire dal sogno stesso. Se in sogno fate qualcosa di strano, capite che state dormendo. Il peyote e la mescalina possono suscitare un'effimera comprensione, rivelando il potere della mente e dell'immaginazione. Le allucinazioni ci aiutano a riconoscere temporaneamente fino a che punto le illusioni possono essere tangibili e credibili. Ma queste sostanze non sono consigliabili, perch consentono solo un'esperienza artificiale, che in realt pu nuocere al corpo. Invece dovremmo aspirare a un risveglio definitivo, senza dipendere da uno stimolo esterno. meglio quando la comprensione proviene dall'interno. Abbiamo bisogno di risvegliarci dai nostri schemi abituali, come l'immaginazione e l'avidit. Un addestramento della mente e la meditazione sono i metodi pi rapidi, pi sicuri e pi efficaci per agire dall'interno sul flusso dei pensieri. Come disse Siddharta: Sei il maestro di te stesso. l'attaccamento che vi incatena. Siddharta era perfettamente conscio che, nel mondo relativo, si pu preparare una tazza di t

oolong e sorseggiarla; non diceva: Questo non t oppure Il t il vuoto. Semmai, avrebbe potuto suggerire che il t non quello che sembra ed costituito da foglie essiccate infuse in acqua bollente. Ci sono tuttavia appassionati di t che si entusiasmano per queste foglioline, e preparano miscugli speciali, inventando nomi altisonanti come Iron Dragon, di cui vendono piccole quantit per centinaia di dollari. Per loro, non si tratta semplicemente di una foglia immersa nell'acqua. Per questa ragione, circa millecinquecento anni dopo che Siddharta ebbe impartito il suo insegnamento, uno dei suoi eredi dharma, di nome Tilopa, disse al suo allievo Naropa: Non l'apparenza che ti vincola, ma l'attaccamento all'apparenza. Una volta, esisteva una bella monaca di nome Utpala. Un uomo s'innamor pazzamente di lei e cominci a corteggiarla con insistenza. Le sue pressioni le creavano disagio e Utpala cercava di evitarlo, ma lui era implacabile. Un giorno infine, con gran sorpresa dell'uomo, la monaca gli si avvicin e lo affront. Stentando a trovare le parole giuste, lui le dichiar tutto d'un fiato che amava i suoi occhi. Senza esitazione, la monaca se li tolse e glieli diede. Lo shock gli permise di capire con quanta facilit ci si lascia coinvolgere e ossessionare dalle parti aggregate. Una volta superata la violenta emozione e il raccapriccio iniziali, l'uomo divent il suo discepolo. In un'altra parabola buddhista giapponese, due monaci zen in viaggio si apprestavano a guadare un fiume, quando una fanciulla chiese loro di essere portata oltre quella rapida corrente. Entrambi i monaci avevano gi preso i voti definitivi e non era loro consentito toccare una donna, eppure senza esitazione il monaco pi anziano la sollev, se la mise sulla schiena e cominci ad attraversare il fiume. Quando raggiunsero la sponda opposta, fece scendere la donna, poi, senza parlare, entrambi i monaci ripresero a camminare. Dopo qualche ora il monaco pi giovane sbott: Non siamo monaci? Perch ti sei preso in spalla quella donna?. Il monaco anziano rispose: L'ho presa molto tempo fa. Perch tu la stai portando ancora adesso?. In un momento di chiarezza, siamo in grado di vedere il vuoto dei concetti astratti come la bellezza e la bruttezza sono aperti a qualsia interpretazione, dopotutto ma ci molto pi difficile capire il vuoto di cose non astratte, come la macchina da riparare, le fatture da pagare, la cura contro l'ipertensione, la famiglia che ci sostiene o che ha bisogno del nostro sostegno. comprensibile la nostra scarsa propensione o l'incapacit di considerare illusorie queste cose. pi assurdo lasciarsi affascinare da futilit quali l'alta moda, la haute cuisine, il prestigio sociale o l'appartenenza a club esclusivi. Molte persone sono cos viziate che ritengono indispensabile avere un televisore in ogni stanza o duecento paia di scarpe. Desiderare un paio di Nike o un completo di Armani visto in una boutique alla moda trascende ampiamente l'impulso concreto alla sopravvivenza. Nei negozi la gente arriva addirittura a contendersi delle borsette. I fenomeni aggregati delle confezioni accattivanti e delle ricerche di mercato sono cos complessi e ben studiati che diventiamo dei cultori delle grandi marche e accettiamo prezzi esorbitanti, che non hanno nessun rapporto con il valore reale. Poich la maggioranza della gente accorda valore a questi oggetti, difficile che una fanatica del marchio Louis Vuitton capisca la totale mancanza di significato della sua ossessione per una borsetta di autentica pelle. Amplificati dalla cultura popolare, lo status borghese e le grandi marche acquistano potere nelle nostre menti, rendendo sempre pi artificiale il nostro universo. Oltre a essere manipolati dai maniaci della pubblicit e dai prodigi del marketing, siamo condizionati da sistemi politici come la democrazia e il comunismo, da concetti astratti, come i diritti dell'individuo, e da posizioni morali, come la scelta antiabortista e l'eutanasia. L'universo politico costellato di queste etichette e le probabilit di avere leader politici sinceri sono quasi ridotte a zero. Gli esseri umani hanno sperimentato diversi tipi di leadership, ognuna delle quali ha i propri vantaggi, ma la gente in realt continua a soffrire. Ci sono politici veramente integri, ma per vincere le elezioni fingono di sostenere la causa gay oppure le si oppongono tenacemente, anche se non hanno posizioni definite sull'argomento. Ci troviamo spesso ad assecondare involontariamente le opinioni della maggioranza, perfino se si tratta di una posizione folle, soltanto per conformaci alla societ cosiddetta democratica. Molto tempo fa, in un paese devastato dalla siccit, un veggente molto rispettato predisse che

dopo sette giorni finalmente sarebbe piovuto. La sua previsione si rivel esatta e la gioia fu immensa. Poi annunci una pioggia di gioielli e l'avvenimento puntualmente si verific. La gente era ricca e felice. Predisse poi che dopo sette giorni sarebbe piovuto ancora, ma una pioggia maledetta questa volta, e che chiunque avesse bevuto l'acqua piovana si sarebbe ammalato. Il re ordin di far ingenti provviste d'acqua non contaminata in modo che nessuno fosse obbligato a bere l'acqua inquinata. I sudditi per non avevano i mezzi per far scorte d'acqua. Quando venne la pioggia, la bevvero e impazzirono. Solo il re era rimasto sano di mente, ma non poteva pi governare il suo popolo impazzito e, come ultima risorsa, bevve l'acqua anche lui. Per poter governare i suoi sudditi, doveva essere in grado di condividere il loro mondo illusorio. Come al concorso di Miss Universo, quanto facciamo o pensiamo in questo mondo basato su un sistema molto limitato di logica condivisa. Diamo al consenso un'importanza eccessiva. Se la maggioranza concorda sulla verit di un fenomeno, tale fenomeno in genere assume valore. Quando guardiamo uno stagno, noi uomini vediamo solo uno stagno; per il pesce nello stagno si tratta invece del suo universo. Assumendo una posizione democratica, i residenti acquatici vinceranno, perch sono molto pi numerosi di noi, che siamo gli osservatori dello stagno. Non sempre le regole della maggioranza funzionano. Orribili film di cassetta fanno incassi straordinari, mentre uno splendido film indipendente guardato solo da uno sparuto gruppetto di spettatori. Per la deplorevole fiducia nelle opinioni del gruppo, il mondo spesso retto dai governanti pi limitati e corrotti: la democrazia, infatti, fa appello al minimo comune denominatore. La verit: non una favola, non magia, non letale difficile capire il vuoto per chi, come noi, ha la mente condizionata dal pragmatismo; ecco perch la storia di Milarepa che trova rifugio nel corno dello yak quasi sempre considerata una favola. Non penetra nelle nostre menti limitate, cos come l'oceano non pu entrare in un pozzo. C'era una volta una rana che viveva in una pozza d'acqua sorgiva. Un giorno incontr una rana dell'oceano, che le raccont storie fantastiche sul suo ambiente oceanico e si vant della sua immensit. Ma la rana della sorgente non le credeva; pensava che la sua pozza fosse lo specchio d'acqua pi grande e pi favoloso del mondo, perch non aveva altri punti di riferimento, nessuna esperienza e nessuna ragiona di pensare altrimenti. Allora la rana oceanica port la rana dello stagno sulle rive dell'oceano. Di fronte a tanta immensit, la rana dello stagno mor per un attacco di cuore. La presa di coscienza non necessariamente letale. Non dobbiamo essere come la rana dello stagno, capaci di morire per lo sgomento all'incontro con il vuoto. Se la rana dell'oceano avesse dimostrato una maggiore compassione e una maggiore accortezza, sarebbe stata una guida migliore e la rana dello stagno non sarebbe morta. Forse, alla fine, si sarebbe stabilita sull'oceano. Non ci servono doni sovrannaturali per capire il vuoto. una questione di formazione e una volont di guardare le cose considerandone le diverse componenti, le cause e le condizioni nascoste. In questo modo come andare al cinema con lo stesso spirito di uno scenografo o un cameraman. I professionisti guardano ben oltre quel che si vede realmente. Capiscono com' collocata la cinepresa, sanno quali obiettivi e quali luci sono stati utilizzati, si rendono conto delle simulazioni al computer e di tutte le altre tecniche cinematografiche di cui il pubblico non consapevole: per loro l'illusione svanisce. I professionisti tuttavia sono ancora in grado di divertirsi moltissimo quando vanno al cinema. Questo un esempio del senso dell'umorismo trascendente di Siddharta. Le cravatte e il cappio delle emozioni Il classico esempio buddhista di cui ci si serve per illustrare il vuoto quello del serpente e della corda. Immaginiamo un uomo di nome Jack con la fobia dei serpenti. Jack entra in una stanza fiocamente illuminata, vede un serpente attorcigliato in un angolo ed colto dal panico. In realt quello che vede una cravatta a strisce di Armani, ma, nel suo irrazionale terrore, fraintende ci che vede al punto che potrebbe addirittura morire di paura una morte provocata da un serpente che non esiste realmente. Mentre preda dell'impressione che il serpente esista davvero, il dolore e

l'angoscia che prova costituiscono quello che i buddhisti chiamano samsara, una sorta di trappola mentale. Fortunatamente per Jack, la sua amica Jill entra nella stanza. Jill calma e lucida e sa che Jack convinto di aver visto un serpente. Accende la luce e spiega che non c' nessun serpente e che si tratta solo di una cravatta. Quando Jack si convince di essere al sicuro, il sollievo quello che i buddhisti chiamano nirvana - liberazione e libert. Il sollievo di Jack, tuttavia, basato sulla credenza errata di aver evitato il male, anche se non c'era nessun serpente e nulla che provocasse dolore. importante capire che accendendo la luce e dimostrando che non c' nessun serpente Jill afferma anche che non esiste una mancanza del serpente. In altre parole, non pu dire il serpente se n' andato., perch non c' mai stato. Non ne ha provocato la scomparsa, esattamente come Siddharta non ha creato il vuoto. Questo il motivo per il quale Siddharta insisteva di non poter eliminare la sofferenza altrui con un semplice cenno della mano. E neppure la liberazione poteva essere data per scontata o condivisa poco per volta, come una sorta di ricompensa. L'unica cosa che poteva fare era spiegare, in base alla sua esperienza, che non esiste affatto la sofferenza, il che equivale ad accendere la luce al nostro posto. Quando Jill trova jack paralizzato dal terrore, le si apre un ventaglio di possibilit. Potrebbe dire esplicitamente che non ci sono serpenti oppure servirsi di un metodo astuto, come quello di fingere di scortare il serpente fuori dalla stanza. Ma se Jack cos terrorizzato da essere incapace di distinguere un serpente da una cravatta, anche con la luce accesa, e se Jill non agisce con cautela, potrebbe solo peggiorare la situazione. Se gli facesse penzolare la cravatta davanti al viso, per esempio, Jack potrebbe avere un attacco di cuore. Ma se si comporta con prudenza e capisce che Jack in preda a una fissazione, pu dire: S, vedo il serpente, e portar via con precauzione la cravatta dalla stanza, in modo che Jack si senta temporaneamente al sicuro. A quel punto forse, Quando si calmato, pu essere condotto con circospezione davanti alla cravatta in modo che possa vedere che non c' mai stato alcun serpente. Se Jack non fosse mai entrato nella stanza, se non si fosse mai creato un simile equivoco, allora la situazione di vedere o meno il serpente sarebbe stata inesistente. Jack, invece, ha visto il serpente ed stato coinvolto dalla situazione: paralizzato per la paura, ha cercato una via di fuga. Gli insegnamenti di Siddharta costituiscono un metodo per ottenere la liberazione da situazioni del genere. A volte si parla del dharma come di un percorso sacro, anche se, a rigor di termini, nel buddhismo non esiste divinit. Un percorso un metodo, o uno strumento, che ci conduce da un posto a un altro; in questo caso, il percorso ci porta dall'ignoranza all'assenza di ignoranza. Utilizziamo la parola sacro o venerabile, perch la saggezza del dharma pu liberarci dalla paura e dalla sofferenza, facolt che in genere compito del divino. La nostra esperienza quotidiana colma di incertezze, gioie inattese, ansie ed emozioni, che si avvolgono intorno a noi come un serpente. Speranze, paure, ambizioni e una diffusa isteria creano quel buio e quelle ombre che rendono ancora pi vivida l'illusione del serpente. Come il fobico Jack, cerchiamo una via di scampo in tutti gli angoli della stanza buia. Il vero obiettivo dell'insegnamento di Siddharta quello di aiutare le creature pavide quali noi siamo a capire che la sofferenza e le ossessioni sono basate su semplici illusioni. Anche se Siddharta non poteva eliminare la sofferenza con un semplice gesto della mano o con il potere divino, quando fu il momento di accendere la luce si dimostr molto accorto. Sugger percorsi e metodi diversi per scoprire la verit e infatti all'interno della tradizione buddhista ci sono decine di migliaia di sentieri da seguire. Allora perch non semplificarla con un unico metodo? Come nel caso della molteplicit di farmaci necessari a curare le diverse malattie, esistono molti metodi per arrivare al risveglio, ognuno dei quali si adatta ai diversi tipi di consuetudine, di cultura e di atteggiamento. Decidere di sceglierne uno dipende dallo stato mentale del discepolo e dall'abilit di cui d prova il maestro. Invece di sconvolgere sin dall'inizio i suoi seguaci con l'idea del vuoto, Siddharta insegn loro dei metodi accessibili, come la meditazione, e dei precisi codici di comportamento: Fate la cosa giusta, non rubate, non dite bugie. In base alla natura del discepolo, prescrisse la rinuncia e l'austerit a diversi livelli, dalla semplice rasatura del capo a quello di astenersi dalla carne. Norme rigorose e apparentemente religiose si adattano perfettamente a coloro

che, all'inizio, non sono in grado di ascoltare o capire il vuoto, come pure a coloro la cui natura conforme all'ascetismo. Il modo in cui insegn Buddha: il dharma come placebo Alcune persone pensano che regole rigorose e azioni virtuose costituiscano l'essenza del buddhismo, in realt sono un aspetto infimo dei numerosi metodi di saggezza proposti da Buddha. Egli sapeva che non tutti sono in grado di capire le verit ultime sin dall'inizio. A prescindere dal concetto di vuoto, per molti di noi difficile elaborare idee come l'inferno semplicemente la percezione della propria aggressivit. Buddha non vorrebbe che Jack fosse irretito in un suo inferno personale, ma non pu nemmeno proporgli di elaborare le proprie percezioni e la propria aggressivit, perch, per di pi, Jack ignorante. Per amore di jack, Buddha insegna che esiste un inferno esterno a noi e che, per evitare di precipitarvi e di bruciare nel ferro fuso, egli deve smettere di lasciarsi coinvolgere da azioni ed emozioni negative e non virtuose. Questo genere di insegnamento pervade tutto il pensiero buddhista; molto spesso vediamo dipinti sulle pareti dei templi buddhisti i regni dell'inferno, brulicanti di corpi in fiamme e di strapiombi terrificanti colmi di acqua ghiacciata. Queste immagini possono essere prese alla lettera o in modo figurato, a seconda della capacit del discepolo. Coloro che possiedono attitudini superiori sanno che la fonte dell'inferno quotidiano e del dolore rappresentata dalle nostre percezioni. Sanno che non esiste il giorno del giudizio e che non c' un giudice. Quando Milarepa apparve nel corno dello yak, Rechungpa era gi sulla strada per diventare a sua volta un grande maestro. A livello intellettuale, possedeva un'enorme capacit di capire il vuoto e aveva sufficiente intuizione per vedere realmente Milarepa nel corno dello yak; ma la sua comprensione si blocc nel momento in cui avrebbe dovuto essere in grado di raggiungere il maestro. L'obbiettivo finale di Buddha quello di far capire a Jack, e a questi discepoli di livello superiore, che non esiste altro regno degli inferi oltre la loro aggressivit e la loro ignoranza. Riuscendo a ridimensionare temporaneamente le sue azioni negative, Jack evita un coinvolgimento pi profondo nelle percezioni, apprensioni e ossessioni che lo tormentano. La parola karma in sostanza sinonimo di buddhismo. Il karma considerato comunemente una sorta di sistema morale di ricompensa un cattivo karma e un buon karma. In realt semplicemente una legge di causa ed effetto, da non confondere con la morale e con l'etica. Nessuno, compreso Buddha, stabilisce la norma assoluta del negativo e del positivo. Le azioni e le motivazioni che ci distolgono da verit come tutte le cose composite sono impermanenti hanno conseguenze negative, o un cattivo karma. E tutte le azioni che ci permettono di accostarci alla comprensione di verit come tutte le emozioni sono dolore hanno conseguenze positive, o un buon karma. Alla fine della giornata, non c' Buddha che giudica; soltanto tu puoi davvero conoscere le motivazioni che si celano dietro le tue azioni. In una discussione con il suo discepolo Subhuti, Siddharta disse: Chi vede Buddha come una forma e chi ascolta Buddha come un suono, ha un'opinione sbagliata. Quattrocento anni dopo, il grande studioso indiano buddhista Nagarjuna si disse d'accordo. Nel suo famoso trattato sulla filosofia buddhista, dedic un intero capitolo ad analizzare il Buddha e concluse che in definitiva non c' un Buddha che esiste esteriormente. Ancora oggi non sono inconsueti detti buddhisti, come: Se incontri Buddha sul tuo cammino, uccidilo, che evidentemente da intendere in senso figurato. ovvio che non lo si potrebbe uccidere. Significa invece che il Buddha reale non un redentore che esiste esteriormente, vincolato al tempo e allo spazio. D'altra parte, comparso su questa Terra un uomo di nome Siddharta, conosciuto poi come Gautama Buddha, che camminava a piedi nudi per le strade di Magadha Chiedendo l'elemosina. Questo Buddha teneva sermoni, curava gli ammalati e andava perfino a far visita alla sua famiglia a Kapilavastu. La ragione per cui i buddhisti non contestano l'esistenza di questo Buddha fisico che ha vissuto nel quinto secolo a.C. In India e non nell'attuale Croazia, per esempio dovuta al fatto che abbiamo testimonianze

storiche che attestano che egli ha rappresentato per secoli la fonte di ispirazione in India. Era un grande maestro, il primo di una lunga serie di maestri e discepoli colti. Nient'altro. Ma per chi s'incammina seriamente sulla strada della ricerca, l'ispirazione tutto. Siddharta si serviva di molti metodi ingegnosi per risvegliare l'ispirazione nella gente. Un giorno un monaco not uno strappo sulla tunica di Gautama Buddha e si propose di cucirlo, ma Buddha rifiut la sua offerta. Continu a camminare e a chiedere l'elemosina con la tunica strappata. Quando poi buss alla porta di una donna indigente, il monaco rimase sconcertato perch sapeva che essa non aveva alcun obolo da porgergli. Quando vide la sua tunica strappata, la donna si offr di rammendarla con un piccolo spago. Siddharta accett e dichiar che la sua virt le avrebbe permesso di rinascere nella prossima vita come regina dei cieli. Molte persone, ascoltando questa parabola, trovarono l'ispirazione a compiere a loro volta atti di generosit. In un'altra parabola, Siddharta ammon un macellaio dicendogli che uccidere avrebbe generato un karma negativo. Il macellaio ribatt: tutto ci che so fare, il mio mezzo di sussistenza. Siddharta lo esort a fare almeno il voto di non uccidere dal tramonto all'alba. Non gli diede il permesso di uccidere durante il giorno, ma lo guid gradualmente a ridurre le sue azioni malsane. Questi sono esempi dei metodi accorti di cui si serviva Buddha per insegnare il dharma. Non disse che la povera donna sarebbe andata in paradiso perch aveva rammendato la sua tunica, come se lui fosse divino. Era la generosit della donna all'origine della sua buona sorte. Forse penserete che si tratti di un paradosso. Buddha si contraddice: prima afferma che lui stesso non esiste, che ogni cosa vuoto e poi insegna la morale e la redenzione. Ma questi sono i metodi necessari a non sgomentare le persone ancora impreparate ad affrontare il vuoto. In questo modo, si tranquillizzano e si preparano al vero insegnamento. In un certo senso, equivale a dire che c' il serpente e a buttare la cravatta dalla finestra. Questi molteplici metodi costituiscono il cammino. Tuttavia, il percorso in s alla fine deve essere abbandonato, proprio come si abbandona una barca quando si raggiunge la sponda opposta. Una volta arrivati, dovete sbarcare. Nel momento della comprensione assoluta, dovete abbandonare il buddhismo. Il percorso spirituale una soluzione temporanea, un placebo, che deve essere utilizzato finch il vuoto non compreso. I vantaggi della comprensione Forse vi chiederete ancora: Qual il vantaggio di capire il vuoto? Comprendendo il vuoto vi attenete all'idea secondo cui ci che appare esiste, ma senza aggrapparvi all'illusione che tutto sia reale, e senza la continua delusione simile a quella di un bambino che vuole inseguire l'arcobaleno. Potrete guardare attraverso le illusioni e ricordare che innanzitutto l'Io che le crea. Sicuramente vi succeder ancora di essere turbati oppure emozionati, tristi, arrabbiati o impetuosi, ma avrete la disinvoltura di chi, al cinema, si distacca dal dramma rappresentato perch capisce che soltanto un film. Paure e speranze per lo meno saranno mitigate, come quando si ammette che il serpente soltanto una cravatta. Se non abbiamo capito il concetto di vuoto, se non comprendiamo pienamente che tutte le cose sono illusioni, il mondo sembra reale, tangibile e solido. Allora anche le speranze e le paure diventano massicce e quindi incontrollabili. Per esempio, se avete una profonda fiducia nella vostra famiglia, vi aspetterete inevitabilmente che i vostri genitori si prendano cura di voi. Non provate gli stessi sentimenti nei confronti di uno sconosciuto che passa per strada: non ha gli stessi obblighi. La comprensione dei fenomeni aggregati e la comprensione del vuoto possono lasciare ai rapporti una certa libert. Se cominciate a intravedere esperienze, pressioni e circostanze che hanno condizionato i vostri genitori, le aspettative che avete nei loro confronti mutano e diminuiscono le delusioni. Quando diventiamo genitori a nostra volta, anche una minima comprensione dell'interdipendenza diminuisce le aspettative nei confronti dei figli, i quali possono considerare questo atteggiamento come una manifestazione di amore. In assenza di tale consapevolezza, nonostante le migliori intenzioni di amare e di prenderci cura dei nostri figli, il peso di aspettative e richieste pu diventare insopportabile. In tal modo, con la comprensione del vuoto, perdete interesse per gli infiniti trabocchetti e le

innumerevoli certezze che la societ costruisce per poi demolirli i sistemi politici, la scienza e la tecnologia, l'economia globale, la societ libera, le Nazioni Unite. Diventate come un adulto che perde il gusto per i giocattoli. Per molti anni, avete avuto fiducia in queste istituzioni, credendo che potessero avere successo l dove avevano fallito i sistemi del passato. Il mondo, per, non ancora diventato pi sicuro, pi piacevole, pi accogliente. Ci non significa ritirarsi dalla societ. Capire il vuoto non vuol dire diventare blas; al contrario, sarete in grado di provare un senso di responsabilit e di compassione. Se Jack grida, fa scenate, sbraita di smettere di riempirgli la casa di serpenti, e sapete che tutto ci accade a causa della sua fissazione, lo prendete in simpatia. Gli altri potrebbero non essere altrettanto indulgenti: per il bene di Jack, voi accendete la luce. Nella vostra vita, continuate a lottare per i diritti individuali, conservate il lavoro, siete attivi a livello politico all'interno del sistema; ma se la situazione cambia, in vostro favore oppure a vostro svantaggio, siete gi preparati. Non credete ciecamente che tutto ci che desiderate e che vi aspettate debba materializzarsi, e non siete accecati dal risultato finale. Il pi delle volte, molti di noi scelgono di rimanere al buio. Non siamo in grado di svelare le illusioni che costituiscono la nostra vita quotidiana, perch non abbiamo il coraggio di squarciare la rete in cui siamo intrappolati. Pensiamo che se continuiamo per la nostra strada alla fine staremo meglio. come se entrassimo in un labirinto nel quale facciamo sempre lo stesso percorso, e non vogliamo esplorare altre direzioni. Non tentiamo l'avventura perch pensiamo di avere troppo da perdere. Temiamo che, se osservassimo il mondo dal punto di vista del vuoto, potremmo essere estromessi dalla societ, perdere la rispettabilit, gli amici, la famiglia e il lavoro. Il fascino seducente del mondo illusorio non aiuta; confezionato troppo bene. Siamo bombardati da messaggi su saponette che ci renderanno profumati come l'ambrosia, sul potere miracoloso delle diete, sulla democrazia in quanto unico sistema possibile o sulle vitamine che ci fortificano. raro avere l'occasione di ascoltare i diversi aspetti della verit e le poche volte che ci succede, avviene in sordina. Immaginate che George W. Bush vada in Iraq e dichiari: Nel vostro paese la democrazia di tipo americano pu funzionare oppure non funzionare affatto. Come un bambino al cinema, siamo catturati dall'illusione, da cui derivano vanit, ambizione e insicurezza. C'innamoriamo delle illusioni che abbiamo creato e siamo eccessivamente orgogliosi del nostro aspetto, dei nostri averi e dei nostri successi. come indossare una maschera e continuare fieramente a pensare che la maschera siamo noi. Una volta c'erano cinquecento scimmie, una delle quali credeva di essere molto furba. Una notte questa scimmia vide il riflesso della luna nel lago. Con orgoglio, inform tutte le altre scimmie: Se andiamo al lago e raccogliamo la luna, saremo gli eroi che salvano il mondo. Sulle prime le altre scimmie non le credettero, ma quando videro con i loro occhi che la luna era caduta nel lago, tentarono di salvarla. Si arrampicarono su un albero tenendosi l'un l'altra per la coda in modo da riuscire a toccare la luna scintillante. Proprio quando l'ultima scimmia stava per afferrarla, il ramo si ruppe e caddero tutte nel lago. Non sapevano nuotare e cominciarono a dibattersi nell'acqua, mentre l'immagine della luna si frantumava in mille increspatura. Spinti dalla brama di successo e di originalit, siamo come queste scimmie: pensiamo di essere cos furbi da scoprire qualcosa di sensazionale e convincere i nostri simili a vedere quel che vediamo noi, a pensare quel che pensiamo noi, divorati dall'ambizione di essere come dei redentori, i migliori, in grado di capire tutto. Abbiamo piccole ambizioni, come quella di far colpo su una ragazza, o ambizioni smisurate, come quella di atterrare su Marte. E spesso cadiamo in acqua, senza nulla a cui aggrapparci e incapaci di nuotare. Poich aveva compreso il vuoto, per Siddharta era indifferente rimanere sdraiato sull'erba kusha sotto l'albero bodhi oppure sui cuscini di seta del palazzo. Il pensiero che i cuscini intessuti d'oro valgano di pi nasce solo dall'ambizione e dal desiderio degli uomini. In realt, un eremita di montagna pu trovare l'erba kusha molto pi morbida e pulita e considerarla il giaciglio migliore, senza doversi preoccupare che si consumi. Non avete bisogno di spruzzarle un liquido repellente per impedire ai gatti di farsi le unghie. La vita di corte ricolma di oggetti preziosi, che rendono

necessaria una manutenzione. Se fosse stato obbligato a fare una scelta, Siddharta avrebbe scelto lo stuoino di erba per non doversene occupare. Noi uomini consideriamo la larghezza di vedute una virt. Per ampliare la mente importante non accontentarsi di comodit e abitudini. Bisogna avere il coraggio di andare oltre le norme e di non rimanere bloccati alle comuni frontiere della logica. Se riusciamo a superare questi confini, capiremo che il vuoto davvero molto semplice. Il fatto che Milarepa abbia trovato rifugio dentro il corno di yak non dovrebbe sorprenderci pi di quanto ci sorprenda una persona che indossa un paio di guanti. necessario sfidare l'attaccamento alla vecchia logica, alla grammatica, all'alfabeto e alle equazioni numeriche. Se ci ricordiamo della natura composita di queste consuetudini, simo in grado di superarle. Non impossibile mandarle in frantumi. Tutto ci che serve una situazione in cui le condizioni siano quelle giuste e in cui venga fornito l'elemento opportuno di informazione; improvvisamente capirete che tutti gli strumenti su cui vi basate non sono cos rigidi ma elastici e adattabili. Il vostro punto di vista pu cambiare. Se qualcuno di cui vi fidate vi dice che vostra moglie, per la quale in tutti questi anni avete provato risentimento, in realt una dea di bellezza sotto mentite spoglie, cambier il modo in cui la guarderete. Analogamente, se state assaporando una deliziosa bistecca guarnita di ogni sorta di salse in un bel ristorante e vi gustate ogni boccone, e lo chef vi dice che in realt si tratta di carne umana, l'esperienza improvvisamente si capovolger. La sensazione di delizia si trasformer in disgusto. Quando vi svegliate dal sogno dei cinque elefanti, non la loro ipotetica irruzione nella stanza a sconcentrarvi, perch non esistevano n prima, n durante o dopo il sogno. Mentre li sognate, invece, sono assolutamente reali. Un giorno capiremo, non solo a livello intellettuale, che i concetti come grande e piccolo, guadagno o perdita, non esistono e che tutto relativo. Allora saremo in grado di entrare nel corno di yak e che un tiranno come il re Ashoka si inchinato e sottomesso a questa verit.

4. Il nirvana trascende ogni concetto Secondo i buddhisti, prima dell'esistenza in cui raggiunse l'illuminazione, Siddharta visse innumerevoli vite sotto forma di uccello, scimmia, elefante, re, regina e nei panni del bodhisattva, una creatura il cui unico scopo vincere l'ignoranza affinch tutti ne traggano vantaggio. Ma fu nella sua vita di principe indiano che Siddharta alla fine sconfisse Mara sotto l'albero bodhi e riusc a raggiungere l'altra sponda, l'altro lato del samsara. Questa condizione definita nirvana. Dopo aver raggiunto il nirvana, Siddharta tenne il suo primo sermone a Sarnath, vicino a Varanasi e continu a diffondere i suoi insegnamenti nel Nord dell'India per il resto della sua lunga vita. I suoi discepoli erano monaci e monache, re e condottieri, cortigiani e mercanti. Molti membri della sua famiglia rinunciarono alla vita mondana, compresa la moglie, Yashodhara, e il figlio Rahula. Dentro e fuori dall'India fu venerato dalle folle come creatura suprema. Eppure non divenne immortale. Dopo una lunga vita consacrata all'insegnamento, spir in un luogo chiamato Kushinagar. In quel momento egli trascese perfino il nirvana, verso uno stato chiamato parinirvana. Paradiso: l'ultima vacanza? Nirvana, illuminazione, liberazione, libert, paradiso - sono parole che molte persone amano pronunciare, ma pochi hanno il tempo di analizzare. Cosa significa accedere a uno di questi stati? Anche se pensiamo che il nirvana sia molto diverso dal paradiso, le nostre versioni di paradiso e di nirvana possiedono all'incirca le stesse caratteristiche. Paradiso/nirvana il luogo in cui andiamo dopo la morte, dopo molti anni in cui abbiamo pagato le tasse, abbiamo lavorato e ci siamo comportati da buoni cittadini. Incontreremo molti dei nostri vecchi compagni perch un luogo dove si ritrovano tutte le persone buone; mentre i defunti non-cos-buoni patiscono negli inferi. Infine nel paradiso/nirvana abbiamo la possibilit di risolvere i misteri della vita, di terminare le opere ancora incomplete, di fare ammenda e forse di riuscire a capire le nostre vite passate. Bambini piccolissimi privi di organi sessuali volteggiano intorno a noi sbrigando faccende domestiche. La nostra nuova dimora realizza ogni sogno e ogni desiderio ed splendidamente situata in una comunit di altri abitanti del nirvana che si attengono alle regole. Non siamo costretti a chiudere le porte e a sbarrare le finestre e certamente non c' bisogno di polizia. Se ci sono uomini politici, sono affidabili e onesti. Ogni cosa corrisponde ai nostri gusti: come una casa di riposo veramente piacevole. Qualcun altro immagina forse una luce bianca purissima, uno spazio sconfinato, arcobaleni e nuvole sulle quali ci posiamo in uno stato di beatitudine, esercitando il potere di chiaroveggenza e di onniscienza. Non c' da temere la morte, perch siamo gi morti e non c' nulla da perdere. L'unica preoccupazione va ai cari amici e ai famigliari che ci siamo lasciati alle spalle. Siddharta considerava queste versioni della vita dopo la morte delle semplici fantasie. Dopo un attento esame, la classica versione di paradiso non quella visione idilliaca e non neppure l'illuminazione. Pensione, luna di miele e picnic sono piacevoli, ma non durano all'infinito. Se le nostre vacanze da sogno si protraggono, cominciamo a sentire la nostalgia di casa. Una vita perfetta, che non porta con s la conoscenza della sofferenza o del rischio, alla fine diventa noiosa. Nel momento in cui capite che queste cose esistono, avete una scelta da compiere: mostrarvi sprezzanti o condiscendenti, oppure pieni d'empatia verso chi soffre. Non il paradiso. Qui, nell'universo mondano, guardiamo film polizieschi, erotici o dell'orrore. In paradiso non potete trastullarvi con un linguaggio sfrontato o con un abbigliamento provocante, perch, se siete onniscienti, sapete quel che nasconde. Il venerd sera, andate a fare baldoria dopo una settimana di duro lavoro. Oppure godete del cambiamento delle stagioni o installate l'ultimo software sul vostro computer. Forse aprite il giornale del mattino, leggete tutte le notizie spiacevoli che succedono nel mondo, e fantasticate su quel che fareste se foste al posto dei leader delle grandi nazioni. Continuate a fare tutto questo, nonostante il fatto che molti dei nostri semplici piaceri in realt siano problemi, neppure tanto mascherati. Se guardate una partita di calcio bevendo una birra, vi sentite obbligati a

seguire il match per due ore piene e non siete liberi di fare altro, le interruzioni vi infastidiscono, dovete pagare l'abbonamento alla TV satellitare e il conto del droghiere, il vostro tasso di colesterolo aumenta e rischiate di avere un attacco cardiaco se vince la squadra avversaria. Al contrario, l'illuminazione come possiamo immaginarla uno spazio costante, libero dai problemi. Come ci comporteremmo in una situazione che non presenta ostacoli? Dovremmo fare a meno dei brividi, dei successi e dei divertimenti che pensiamo siano la nostra felicit. Con tutta quella musica per arpa in paradiso, i fan di Eminem si annoierebbero ascolterebbero pi volentieri il suo ultimo album zeppo di linguaggio provocatorio. Accettando l'illuminazione come la immaginiamo, non riusciremmo pi a gustare un film di suspense: la facolt dell'onniscienza ci guasterebbe il finale a sorpresa. All'ippodromo mancherebbe ogni eccitazione, perch sapremmo gi qual il cavallo vincente. L'immortalit un'altra caratteristica generalmente attribuita all'illuminazione o al paradiso. Non appena arrivati nella nostra nuova dimora dei cieli, non moriremo pi, quindi non avremo altra scelta se non quella di vivere per sempre. Siamo intrappolati. Non c' via di fuga. Abbiamo tutto quello che sognavamo un tempo, tranne un modo per fuggire oppure le sorprese, le sfide, le soddisfazioni e il libero arbitrio, perch non ci serve pi. Considerando queste cose dal nostro attuale punto di vista, l'illuminazione il massimo stadio della noia. Nonostante ci, non analizziamo in modo critico la nostra versione della vita dopo la morte; preferiamo tenerci sul vago, con l'idea generica che si tratti di un ottimo luogo di riposo finale. L'illuminazione a cui aspiriamo per sempre, una sorta di residenza permanente. Altri pensano di poter tornare indietro per una visita, come una divinit o un essere superiore che possiede poteri straordinari che noi uomini non abbiamo. Avrebbero una sorta di immunit angelica, come un diplomatico che viaggia con un passaporto speciale. Grazie a tale immunit e al loro alto rango, pensano di risolvere ogni problema di visto e portare con s i propri cari. Ma poi nascono i guai: se alcuni di questi nuovi immigranti avessero le loro opinioni forse amano indossare certi vistosi calzini che distraggono le altre creature celesti in paradiso non ci sarebbe forse un problema? E se tutte le persone buone fossero membri del paradiso e del nirvana, quale versione di felicit riuscirebbe a prevalere? A prescindere dal modo in cui lo definiamo, l'obiettivo ultimo di ogni creatura la felicit. Non c' da stupirsi che la felicit sia un elemento indispensabile della definizione di paradiso, o di illuminazione. In genere, nella nostra versione personale di paradiso, immaginiamo di vivere in un sistema molto simile a quello attuale, in cui tutto pi raffinato e le cose funzionano meglio. La felicit non il fine ultimo Molti di noi credono che il risultato finale del percorso spirituale si raggiunga solo dopo il termine di questa vita. L'ambiente fisico e i corpi, impuri, ci bloccano e, per una perfetta riuscita, dobbiamo morire. Solo dopo la morte sperimenteremo lo stato divino o illuminato. Quindi la cosa migliore che possiamo fare in questa vita prepararci; ci che facciamo ora determiner l'accesso in paradiso o all'inferno. Alcune persone hanno gi perso la speranza. Hanno la sensazione di essere intrinsecamente cattive o malvagie e di non meritare il paradiso: sono predestinate agli inferi. Allo stesso modo molti buddhisti intellettualmente sanno che tutti hanno lo stesso potenziale e la stessa natura di Gautama Buddha, ma a livello emotivo sentono di non avere le qualit o le capacit di raggiungere le porte del paradiso o l'illuminazione. Per lo meno, non in questa vita. Secondo Siddharta, il luogo di definitivo riposo, il paradiso o il nirvana, non affatto un luogo: il sollievo dalla costrizione dell'illusione. Se pretendete che venga specificato un luogo fisico, pu essere benissimo quello dove siete seduti in questo momento. Per Siddharta, era la superficie di una pietra piatta e un po' di erba kusha essiccata sotto un albero bodhi nello stato indiano di Bihar. Nessuno, neppure oggi, pu visitare questa localit fisica. La versione di Siddharta della libert non-esclusiva. Pu essere raggiunta in questa vita, grazie al coraggio, alla saggezza e all'impegno dell'individuo. Non c' nessuno che non abbia questo potenziale, comprese le creature intrappolate nel regno degli inferi.

Lo scopo di Siddharta non era essere felice. Il suo percorso non conduce alla felicit. Si tratta invece di una strada diretta verso la liberazione dalla sofferenza, verso la libert dall'illusione e dalla confusione. Il nirvana, quindi, non n felicit n infelicit, esso trascende questi concetti dualistici. Il nirvana pace. Lo scopo di Siddharta nell'insegnare il dharma liberare completamente le persone come Jack, che hanno paura dei serpenti. Ci significa che Jack deve andare oltre il momentaneo sollievo in cui capisce che non assediato da un serpente, e comprendere che non c' mai stato un serpente, solo una cravatta di Armani. In altre parole, lo scopo di Siddharta di alleviare la sofferenza di Jack e poi aiutarlo a capire che non c' una causa di sofferenza che esiste intrinsecamente. Potremmo dire che il semplice fatto di capire la verit permette di raggiungere l'illuminazione. Nella misura in cui comprendiamo la verit, possiamo progredire attraverso gli stadi dell'illuminazione, chiamati livelli bodhisattva. Quando un bambino a teatro terrorizzato da un terribile mostro, se gli si presenta l'attore senza il costume di scena la sua paura sar mitigata. Grazie alla capacit di guardare oltre i fenomeni e di comprendere la verit, si raggiunge la libert. Perfino se l'attore si limita a togliersi la maschera, la paura diminuisce. Cos, se si comprende anche solo parzialmente la verit, vi uno stato di liberazione equivalente. Uno scultore pu creare una bellissima donna di marmo, ma dovrebbe avere la saggezza di evitare di innamorarsi della sua creatura. Come Pigmalione con la sua statua di Galatea, ci creiamo amici e nemici, ma poi dimentichiamo di esserceli creati da soli. Per mancanza di attenzione, le nostre creature diventano qualcosa di solido e reale e ci lasciamo coinvolgere a livelli sempre pi profondi. Se capite davvero, non solo a livello intellettuale, che ogni cosa semplicemente una vostra creazione, sarete liberi. Anche se la felicit considerata un semplice concetto, i testi buddhisti utilizzano ancora termini quali perfetta beatitudine per descrivere l'illuminazione. Il nirvana pu quindi essere inteso come uno stato gioioso, poich senza confusione n ignoranza, senza felicit n infelicit, c' beatitudine. Ancora meglio sarebbe capire che la fonte della confusione e dell'ignoranza, per esempio il serpente, non mai esistita. Quando vi risvegliate da un incubo, provate un profondo sollievo. La beatitudine sarebbe invece non aver mai sognato. La beatitudine, in tal senso, non equivale alla felicit. Ai suoi discepoli che si applicavano seriamente per liberarsi dal samsara, Siddharta sottolineava la futilit di ogni ricerca della pace e della felicit, in questo mondo o nell'aldil. La trappola della felicit Buddha aveva un cugino di nome Nanda che era profondamente e appassionatamente innamorato di una delle sue mogli. Erano ossessionati l'uno dall'altra, inseparabili di giorno e di notte. Buddha sapeva che per il cugino era giunto il momento di riscuotersi da questo stato di appagamento, cos and al palazzo di Nanda a chiedere l'elemosina. In genere i visitatori venivano immediatamente congedati, perch Nanda era troppo occupato a fare l'amore, ma Buddha possedeva un'influenza speciale. In molte delle sue vite non aveva mai detto una bugia e, per questo suo merito, era diventato particolarmente persuasivo. Quando la guardia annunci che Buddha era alla porta, Nanda si alz a malincuore dal suo nido d'amore. Si sentiva in dovere di andare almeno a salutare suo cugino. Prima che uscisse, sua moglie s'inumid il pollice e gli tracci sulla fronte un cerchio di saliva, esortandolo a ritornare prima che si asciugasse. Ma quando Nanda and a offrire il suo obolo, Buddha lo invit a seguirlo per vedere qualcosa di veramente raro e fantastico. Nanda cerc di trovare una scusa per non accompagnarlo, ma Buddha insistette. I due viaggiarono verso una montagna dove abitavano molti langur*, tra cui una scimmia con un occhio solo, dall'aspetto particolarmente repellente. Buddha chiese a Nanda: Chi pi bella, tua moglie o questa scimmia?. Ovviamente Nanda rispose che sua moglie era pi bella e ne descrisse tutte le delizie. Parlando di lei, si rese conto che la saliva sulla fronte si era essiccata da un pezzo e cominci a desiderare il ritorno. Buddha, invece, lo port al Paradiso di Tushita, dove centinaia di
* Scimmie dei Cercopitecidi, molto comuni in India. [N.d.T.]

splendide dee e montagne di paradisiaco splendore facevano sfoggio di s. Poi chiese: Chi pi bella, tua moglie o queste dee?. Questa volta, Nanda si inchin e rispose che sua moglie, paragonata a quelle dee, era come la scimmia. Buddha allora gli indic un trono sfarzoso, che rimaneva vuoto fra tutti quei tesori, le dee e le guardie. Sgomento, Nanda chiese: Chi si siede qui?. Buddha gli consiglio di domandarlo alle dee, che risposero: Sulla Terra, c' un uomo di nome Nanda che presto si far monaco. A causa delle sue azioni virtuose, rinascer in paradiso e occuper questo trono, affinch noi possiamo riverirlo. Immediatamente, Nanda chiese a Buddha di essere consacrato. Ritornarono nel mondo terreno e Nanda divent monaco. Buddha convoc poi un secondo cugino, Ananda, e gli disse di fare in modo che tutti i monaci evitassero Nanda. Dovevano schivarlo a ogni costo. Non mescolatevi a lui, perch avete intenti diversi, quindi idee diverse, e in conseguenza le vostre azioni non concorderanno, disse Buddha. Voi state cercando l'illuminazione, lui invece cerca la felicit. I monaci evitarono Nanda, che cominci a sentirsi triste e solo. Parl del suo sentimento di esclusione a Buddha, che gli disse di seguirlo di nuovo. Questa volta viaggiarono nel regno degli inferi, dove furono testimoni di ogni sorta di tortura, smembramenti e asfissie. Al centro di tutto quel fervore c'era un enorme calderone con tutti i demoni intorno in grandi preparativi. Buddha disse a Nanda di chiedere loro quel che facevano. Oh, risposero, sulla Terra c' un uomo di nome Nanda che adesso monaco. Per questo, andr in paradiso per un tempo lunghissimo. Ma poich non riuscito a estirpare le radici del samsara, rimarr troppo coinvolto dalle delizie del regno dei cieli e non sar in grado di generare altre circostanze favorevoli. I suoi meriti si esauriranno e cadr dritto nel calderone, dove lo faremo bollire. In quel momento Nanda cap che doveva rinunciare non solo all'infelicit, ma anche alla felicit. La storia di Nanda illustra fino a che punto siamo irretiti dalle soddisfazioni e dai piaceri. Come Nanda, non ci pensiamo due volte a tralasciare un piacere, quando se ne presenta uno migliore all'orizzonte. La scimmia con un occhio solo aveva confermato a Nanda la suprema bellezza della moglie, ma non aveva esitato ad abbandonarla alla visita delle dee. Se l'illuminazione fosse mera felicit, quando si profila qualcosa di pi allettante potrebbe facilmente venire scartata. La felicit una bel labile premessa su cui basare la propria vita. Noi uomini abbiamo la tendenza a raffigurarci una creatura illuminata partendo dal nostro contesto mentale. pi facile immaginarcela persa in vaghe lontananze, piuttosto che qui davanti a noi, che vive e respira, perch, nelle nostre menti, un essere simile deve essere spettacolare, con caratteristiche e talenti superiori, a cui si aggiungono le migliori qualit squisitamente umane. Alcuni di noi pensano di poter raggiungere l'illuminazione mettendocela tutta. Ma con un'immagine mentale tanto elevata, mettercela tutta probabilmente significa continuare a esercitarsi e a sacrificare ogni sorta di piacere per la durata di milioni di vite. Questi pensieri nascono quando ci prendiamo la pena di pensarci, ma il pi delle volte questo non accade. troppo faticoso. Quando ci accorgiamo della difficolt di sbarazzarci delle nostre vecchie abitudini mondane, l'illuminazione sembra davvero irraggiungibile. Se non riesco nemmeno a smettere di fumare, come posso pensare di eliminare abitudini come la passione, la rabbia o il rifiuto? Molti pensano di designare un redentore o guru, che compia la purificazione in vece loro, perch non credono di poterci riuscire da soli. Questo pessimismo diventa inutile, se sappiamo abbastanza sulla verit dell'interdipendenza e possediamo un po' di disciplina per applicarla. La speranza e la purezza primordiale L'illuminazione trascende il dubbio, proprio come lo trascende la conoscenza ottenuta con l'esperienza. Dobbiamo comprendere che le contaminazioni e i turbamenti che impediscono il nostro cammino verso l'illuminazione non sono immutabili. Per quanto ostinati e irremovibili possano essere gli ostacoli, sono solo fenomeni compositi instabili. Capire la logica secondo cui i

fenomeni compositi sono dipendenti e possono essere manipolati ci permette di scorgerne la natura impermanente e di trarre la conclusione che possono essere completamente rimossi. La nostra vera natura come un bicchiere da vino e le nostre contaminazioni e perplessit sono come la polvere, le impurit e le impronte delle dita che lo sporcano. Quando compriamo il bicchiere, intrinsecamente privo di impronte. Quando si sporca, la mente, consuetudinaria, pensa che il bicchiere sporco, non che il bicchiere ha accumulato un po' di sporcizia. La sua natura non sporca, un bicchiere sulla cui superficie si sono sedimentate polvere e qualche ditata. Queste impurit possono essere rimosse. Se il bicchiere sporco, allora l'unica scelta possibile sbarazzarsene, perch la sporcizia e il bicchiere sarebbero combinati in un'unica cosa: un bicchiere sporco. Non cos. Il sudiciume, le ditate e altre impurit che compaiono sulla sua superficie sono dovute a diverse circostanze, che sono temporanee. Possiamo servirci di ogni sorta di metodi diversi per togliere lo sporco. Lavare il bicchiere nel fiume, nell'acquaio o in una lavastoviglie; o chiedere invece alla cameriera di pulirlo. Indipendentemente dal metodo usato, l'intenzione quella di eliminare il sudiciume, non il bicchiere. Ecco la differenza tra lavare il bicchiere e lavare il sudiciume. Potremmo obiettare che si tratta soltanto di una distinzione semantica: quando diciamo che stiamo lavando i piatti, intendiamo che stiamo lavando via le impurit rimaste sui piatti e in questo caso Siddharta sarebbe stato d'accordo. Se pensiamo invece che il bicchiere sia qualcosa di diverso da quello di prima, l'interpretazione sbagliata. Poich il bicchiere non possiede intrinsecamente impronte di dita, quando togliete la sporcizia, esso non affatto trasformato, lo stesso bicchiere che avete comprato nel negozio. Quando pensiamo di essere arrabbiati e ignoranti, e dubitiamo della nostra capacit di raggiungere l'illuminazione, stiamo pensando che la nostra vera natura sia stabilmente impura e contaminata. Come le impronte delle dita sul bicchiere da vino, invece, queste emozioni non fanno parte della nostra vera natura; abbiamo solo assorbito elementi contaminanti da ogni sorta di situazione sfavorevole, per esempio frequentare persone non virtuose o essere incapaci di capire le conseguenze delle nostre azioni. L'assenza primordiale di contaminazione, la natura pura dell'Io, spesso chiamata natura buddha. Le contaminazioni e le conseguenti emozioni, tuttavia, sono presenti da un tempo talmente immemorabile e sono diventate cos tenaci da costituire la nostra seconda natura, gettando un'ombra su di noi. Non sorprendente credere che non ci sia speranza. Per riacquistare speranza, coloro che hanno intrapreso il cammino buddhista possono cominciare a pensare: Il mio bicchiere da vino pu essere pulito oppure Il mio essere pu essere purificato dalla negativit. lo stesso modo di pensare un po' ingenuo di Jack, che credeva di potere eliminare il serpente. Ci nonostante, a volte necessaria una fase preparatoria prima di poter vedere la vera natura primordiale delle cose. Se non possibile percepire la purezza preesistente di tutti i fenomeni, credere di poter raggiungere una condizione pura contribuisce per lo meno a farci progredire. Come Jack che voleva sbarazzarsi del serpente, vogliamo sbarazzarci dei nostri punti oscuri e abbiamo il coraggio di provare, perch lo riteniamo possibile. Dobbiamo semplicemente applicare quei rimedi che indeboliscono le cause e le condizioni delle nostre contaminazioni o rinforzano gli elementi opposti, generando per esempio amore e compassione per contrastare la rabbia. Laviamo i piatti baldanzosamente perch siamo certi di ottenere un bicchiere pulito: con lo stesso fervore ci apprestiamo a eliminare i nostri elementi oscuri perch abbiamo fiducia di possedere una natura buddha. Quando riponiamo i piatti sporchi nella lavastoviglie, non abbiamo dubbi, sappiamo che i residui di cibo possono essere rimossi. Se ci chiedessero di lavare il carbone per renderlo bianco, non avremmo la stessa fiducia n lo stesso entusiasmo. Una luce scintillante nell'oscurit tempestosa Come si pu individuare la natura buddha fra tanta ignoranza, oscurit e confusione? Il primo segno di speranza dei marinai dispersi in mare quello di scorgere un raggio di luce che scintilla nell'oscurit tempestosa. Navigando in quella direzione, i marinai vanno verso la fonte della luce, verso il faro. Amore e compassione sono come la luce che emana dalla natura buddha. In un primo tempo, la natura buddha un semplice concetto che va oltre la nostra portata, ma, generando amore

e compassione, alla fine riusciamo ad avvicinarci. arduo scorgere la natura buddha in chi perso nel buio dell'avidit, dell'odio e dell'ignoranza. La natura buddha cos lontana che la crediamo inesistente. Ma perfino nelle persone pi sinistre e violente ci sono lampi di amore e compassione, per quanto rapidi e fiochi. Se si colgono questi rari bagliori e s'investe energia per andare nella direzione della luce, la loro natura buddha pu essere rivelata. Per questa ragione, amore e compassione sono considerati il sentiero pi sicuro per raggiungere l'assenza totale di ignoranza. Il primo atto di compassione di Siddharta avvenne durante un'incarnazione precedente in un luogo improbabile non come bodhisattva, ma come residente del regno degli inferi, dove si era ritrovato in conseguenza di un cattivo karma. Era costretto a trascinare un carro tra le fiamme con un suo compagno di sventura, incalzati entrambi da un capo demone che li frustava senza piet. Siddharta era sufficientemente vigoroso, ma il suo compagno era molto debole e questa sua fragilit lo rendeva, sadicamente, il bersaglio preferito. La vista del compagno frustato provoc in Siddharta uno spasimo di compassione. Egli implor il demone: Per favore, liberalo, lascia che porti io il peso per due. Adirato, il demone lo colp con violenza alla testa e Siddharta mor, per incarnarsi poi in un regno superiore. La scintilla di compassione nel momento della morte continu a crescere e a diventare pi brillante nelle successive reincarnazioni. Oltre all'amore e alla compassione, esistono miriadi di possibili percorsi per consentirci di capire meglio la natura buddha. Pur comprendendo solo a livello intellettuale la nostra fondamentale bont e quella di tutte le creature, tale comprensione ci avvicina al compimento. come se non riuscissimo a trovare un prezioso anello di diamanti, per poi ricordare alla fine che al sicuro nel nostro scrigno dei gioielli, che non stato smarrito in qualche sconfinata regione montuosa. Anche se utilizziamo parole come realizzare, desiderare e pregare, l'illuminazione non raggiungibile tramite una fonte esterna. Un modo pi corretto di presentarla scoprire che l'illuminazione sempre stata presente, che parte della nostra vera natura. La nostra vera natura come una statua d'oro, appena plasmata nello stampo, che rappresenta le contaminazioni e l'ignoranza. Poich l'ignoranza e le emozioni non sono una parte intrinseca della nostra natura, come lo stampo non parte della statua, esiste qualcosa che purezza primordiale. Quando lo stampo viene infranto, appare la statua. Quando sono eliminate le nostre contaminazioni, si rivela la nostra vera natura buddha. importante capire, tuttavia, che la natura buddha non un'anima o un'essenza divina realmente esistente. Come possiamo rappresentarci l'illuminazione? Potremmo chiederci: Cos' l'illuminazione se non felicit o infelicit? Come pu presentarsi e funzionare? In che cosa consiste scoprire la nostra natura buddha? Nei testi buddhisti, quando sono poste queste domande, la risposta suggerisce che l'illuminazione qualcosa di inesprimibile, che va oltre le nostre concezioni. Molti la fraintendono, come fosse un'astuzia per evitare di rispondere alla domanda. In realt questa la risposta. La logica, il linguaggio e i simboli che possediamo sono molto limitati, non possiamo neppure esprimere qualcosa di terribilmente terreno come il senso di sollievo; le parole sono inadeguate a trasmettere pienamente l'esperienza globale del sollievo provato dal prossimo. Se perfino i fisici quantistici hanno difficolt a trovare le parole per esprimere le loro teorie, come possiamo aspettarci di trovare il vocabolario adatto all'illuminazione? Nella nostra vita corrente e quotidiana, in cui utilizzata solo una quantit limitata di logica e di linguaggio e in cui le emozioni continuano a far presa su di noi, possiamo solo immaginare cosa significhi essere illuminati. A volte, tuttavia, con l'impegno e con la logica deduttiva, possiamo raggiungere una buona approssimazione: quando vedete il fumo dalla cima di una montagna, per esempio, potete dedurre che si tratta di fuoco. Servendoci di quello che abbiamo, possiamo iniziare a capire e ad accettare che i punti oscuri sono dovuti a cause e condizioni ben precise, che possono essere manipolate e infine purificate. Raffigurarsi l'assenza di emozioni contaminate e di negativit il primo passo per capire la natura

dell'illuminazione. Immaginate di avere mal di testa. Il vostro desiderio immediato quello di provare sollievo. un desiderio legittimo, perch siete in grado di riconoscere che il mal di testa non parte del vostro essere innato. Cercate poi di capire ci che lo ha provocato mancanza di sonno, per esempio. Poi prendete il farmaco adatto contro il mal di testa, per esempio un'aspirina, oppure vi concedete un sonnellino. Nel suo primo sermone, a Varanasi, Siddharta insegn i quattro stadi seguenti, noti come le quattro nobili verit: conosci la sofferenza, abbandonane le cause, segui il percorso che porta alla sua cessazione, sappi che la sofferenza pu avere un termine. Alcuni potrebbero chiedersi perch Siddharta volle precisare Conosci la sofferenza. Non siamo forse abbastanza intelligenti da capire quando soffriamo? Purtroppo solo quando il dolore all'apice lo riconosciamo come tale. difficile convincere qualcuno che assapora spensierato un cono gelato che sta soffrendo. Egli ricorda poi le raccomandazioni del medico, che gli ha consigliato di diminuire il livello di colesterolo e di perdere peso. Analizzando pi da vicino questo piacere apparente, da quando il nostro amico ha cominciato a desiderare un gelato sino al progressivo insinuarsi di preoccupazioni per il grasso e per il colesterolo, vi accorgerete che si tratta di un periodo di tempo caratterizzato dall'ansia. facile accettare che le emozioni, come la rabbia, possano essere frenate con il giusto accorgimento magari soltanto per un pomeriggio, ma difficile immaginare che un'emozione possa scomparire per sempre. Possiamo raffigurarci una persona calma e tranquilla, capace di controllare in parte la sua collera, ma necessario fare un ulteriore progresso e immaginare qualcuno che l'ha eliminata in modo definitivo. Come si comporta chi in grado di superare tutte le emozioni? Il fedele incondizionato pu figurarsi una qualche docile creatura, forse seduta su una nuvola a gambe incrociate. Gli scettici, tuttavia, pensano che una persona di questo tipo viva come un vegetale, insensibile e intorpidita... se mai esista davvero. Anche se lo stato di illuminazione inesprimibile e gli esseri illuminati non possono essere concepiti da una mente normale, possiamo continuare a chiederci: Chi era Siddharta? Cos'ha fatto di cos sorprendente e straordinario? Quali meravigliose prodezze ha compiuto?. Nel buddhismo, un essere illuminato non giudicato per i suoi poteri sovrannaturali, come il fatto di volare, o per i suoi attributi fisici, come un terzo occhio. Spesso Buddha descritto come una creatura serena, dai colori dorati, con mani delicate e un portamento regale, ma questi ritratti fanno presa soprattutto su ingenui contadinotti e persone come Jack. Nei testi buddhisti rigorosi, le capacit di Buddha di volare e di compiere magie non sono contemplate. In realt, pi volte nella dottrina di base si consiglia ai seguaci di Buddha di non lasciarsi impressionare da questi aspetti illogici. Anche se simili talenti non sono da escludere, non furono mai considerati le sue imprese supreme. La sua vera grande opera fu la comprensione della verit, la quale ci libera dalla sofferenza una volta per tutte. Questo il miracolo. Buddha speriment la vecchiaia, la malattia e la morte proprio come noi, ma riusc a trovarne le cause che ne costituiscono il fondamento; e anche questo un miracolo. Capire che tutte le cose composite sono impermanenti fu la sua splendida vittoria. Invece di trionfare su un nemico esterno, scopr che il vero nemico il nostro attaccamento all'Io; neutralizzare questo attaccamento all'Io un'impresa ben superiore a tutti i miracoli sovrannaturali, reali o immaginati. Gli scienziati moderni si attribuiscono il merito di aver scoperto che il tempo e lo spazio sono relativi, eppure Siddharta giunse alla stessa conclusione ben duemilacinquecento anni fa, senza assegni di ricerca e laboratori scientifici e anche questo un miracolo. A differenza di molti dei suoi contemporanei (e di molti di noi oggi) convinti che la libert dipende dalla benevolenza altrui, Siddharta scopr che ogni essere umano costituito da una natura pura. Grazie a questa conoscenza, tutti gli esseri umani hanno il potere di liberarsi. Invece di ritirarsi in una vita di contemplazione, Buddha trov la compassione necessaria a condividere, con tutte le creature, le sue scoperte straordinariamente innovative, indipendentemente dalla difficolt di insegnarle e farle capire. Indic un sentiero, proponendo decine di migliaia di metodi, dai pi semplici, come offrire incenso, stare seduti con la schiena eretta e concentrasi sulla respirazione ai pi complicati, come le visualizzazioni e le meditazioni complesse. Fu questo il suo straordinario potere.

I vantaggi di andare oltre lo spazio e il temporanea Quando Siddharta raggiunse l'illuminazione, fu conosciuto come il Buddha. Buddha non un nome di persona, ma la definizione di uno stato della mente. La parola buddha definisce una qualit con un duplice aspetto: colui che compiuto e colui che risvegliato. In altre parole, colui che ha purificato le proprie contaminazioni e ha raggiunto la conoscenza. Con la consapevolezza ottenuta meditando sotto l'albero bodhi, Buddha abbandon lo stato dualistico in cui tutto era vincolato a concetti come soggetto e oggetto. Cap che nessuna cosa composita pu esistere in modo permanente, che nessuna emozione porta alla beatitudine se deriva dall'attaccamento all'Io, che non c' un Io che esiste realmente n fenomeni davvero esistenti che possono essere percepiti. E cap che l'illuminazione trascende i concetti. Questa scoperta ci che chiamiamo la saggezza di Buddha, una consapevolezza dell'intera verit. Buddha considerato onnisciente. Ci non significa che egli abbia frequentato tutte le universit e memorizzato tutti i libri esistenti. Non questo genere di studi che pu essere paragonato alla conoscenza del risvegliato, perch un sapere dualistico, basato su oggetti e soggetti, e vincolato ai limiti, alle regole e agli obiettivi che gli sono propri. chiaro che, nonostante le conoscenze scientifiche che possediamo oggi, il mondo non migliorato, anzi, forse perfino peggiore. Essere onnisciente non significa essere colto. Qualcuno che conosce tutto non ha nessuna non conoscenza e nessuna ignoranza. Buddha and oltre e indic agli altri la verit della mente risvegliata, in modo che potessero infrangere il ciclo della sofferenza: per questa compassione fu profondamente venerato. Se qualcuno cammina senza saperlo su un terreno minato, possiamo velocemente disinnescare le mine a sua insaputa. Tuttavia un'azione che protegge l'altro soltanto temporaneamente e non gli fornisce la verit completa. Spiegargli che in quella direzione ci sono mine antiuomo per parecchie miglia gli risparmia sofferenze immediate e future. Gli permette di andare avanti e perfino di condividere con gli altri queste informazioni. Analogamente, Buddha insegn a essere generosi se si vuole essere ricchi, e a provare compassione se si vuole vincere il nemico. Ammon anche che per essere ricchi era necessario accontentarsi, e per annientare il nemico bisognava prima vincere la propria rabbia. Infine, insegn che la sofferenza pu essere estirpata alle radici sopprimendo l'Io, perch, se non c' Io, non c' neanche chi soffre. Come riconoscimento dei suoi insegnamenti, i seguaci di Siddharta lo venerarono con canti e preghiere, nei quali cos potente da riuscire a poggiare l'intero universo in cima a un atomo. Altri seguaci, altrettanto devoti, desiderarono essere reincarnati nel regno chiamato il campo di buddha. Il campo di buddha considerato una terra pura, delle dimensioni di una particella infinitesimale, su cui tanti buddha quanti sono gli atomi dell'universo insegnano ai loro discepoli. Come nell'esempio del corno di yak di Milarepa, il non credente considera quest'immagine come una parabola religiosa, mentre il credente l'accetta in modo acritico, e pensa: ovvio che Buddha possa fare questo egli onnipotente. Pensando alla verit in termini di vuoto, comprendendo che non esistono distinzioni dualistiche e concetti quali il pi piccolo o il pi grande, chiaro che Buddha non aveva bisogno di muscoli per sollevare il mondo e poggiarlo su un atomo. La sola forza necessaria quella di capire che non esiste il piccolo o il grande. possibile eliminare l'abitudine che ci preclude questa concezione. Non siamo poi cos diversi da una donna anoressica o bulimica la quale, pur essendo bella e snella, non accetta quel che vede allo specchio, neppure se gli altri non concepiscono la sua ossessione. Buddha ci liber da questo disorientamento ed elimin il dualismo da tutte le cose il tempo, lo spazio, il genere, i valori. In tal modo l'universo poteva davvero poggiarsi su un semplice atomo. I devoti, poeticamente, lo immaginavano andare oltre il tempo e lo spazio. Anche i discepoli pi intimi di Siddharta, gli arhat, mettevano sullo stesso piano il cielo e il palmo di una mano, una manciata di fango e una moneta d'oro. Quando Siddharta raggiunse l'illuminazione, non fece fermare il tempo n decret la sua fine. Semplicemente, non era pi contaminato dal concetto di tempo. Dire che Siddharta ha eliminato l'impenetrabilit dei concetti di tempo e di spazio non significa che ha infranto le regole del tempo o

ha smontato concretamente una bussola. Egli andava completamente al di l dei concetti di tempo e di spazio. A noi che siamo schiavi del tempo, l'esperienza reale di oltrepassare il tempo e lo spazio rimane insondabile: tuttavia possibile attribuire a questi concetti una certa elasticit nei limiti della nostra esistenza mondana. Perfino un'infatuazione romantica dilata o restringe la percezione del tempo. Conosciamo qualcuno, sogniamo di aver incontrato l'anima gemella, di sposarci, avere dei figli e perfino dei nipotini. Poi un'inezia, come una striscia di saliva che fuoriesce dalle labbra dell'amato, ci porta bruscamente alla realt e tutte queste future generazioni immaginate scompaiono d'incanto. I vantaggi di oltrepassare spazio e tempo sono cos incomprensibili che non c'interessa capirli. Siamo troppo abituati a un mondo che dipende dal tempo e dallo spazio per sforzarci in vista di ricompense tanto intangibili. pi facile cogliere l'aspetto dell'illuminazione che trascende le distinzioni emotive di bene e male, piacere e dolore, lode e biasimo e altre emozioni dualistiche. Contare sui concetti di spazio e tempo comprensibile per adesso ci sono molto utili ma queste altre distinzioni sono cos inutili da sembrare assurde. Il dualismo ci obbliga a spendere milioni di dollari ogni anno per conservare un bell'aspetto. Se errassimo solitari nel deserto, non ci sarebbe affatto bisogno di essere belli, quindi desideriamo piacere in rapporto agli altri, per attrarli, per competere con loro, per essere accettati. Se qualcuno dice: Oh, che belle gambe che hai, siamo elettrizzati, e continuiamo a compiacerci e ad andare in cerca di complimenti. I complimenti sono come il miele su un coltello acuminato. Molti di noi sono cos immersi nel proprio concetto di bellezza da non capire che una personale idea di bello in realt pu risultare disgustosa agli altri. Diventiamo vittime delle nostre convinzioni e della nostra vanit. La vanit alimenta l'industria cosmetica, che una delle cause e delle condizioni che distruggono letteralmente l'ambiente. Se tra le lodi di cui siamo oggetto c' qualche piccola critica, tutta la nostra attenzione assorbita dalla critica. Chi desidera solo lodi e attenzioni come una farfalla che cerca di raggiungere la sommit del cielo. Nessuna distinzione, nessun concetto, nessun guinzaglio Oltre ai concetti convenzionali di tempo e di spazio, Buddha abbandon tutte le sottili distinzioni dualistiche di tipo emotivo. Non preferiva la lode alla critica, il guadagno alla perdita, la felicit all'infelicit, la celebrit a una vita ordinaria. Non oscillava tra ottimismo e pessimismo. Il primo non ha pi attrattive dell'altro, n giustifica un maggiore investimento di energia. Immaginate di non dipendere pi da lodi e critiche, di per s insignificanti, e di ascoltarle invece come faceva Buddha come semplici suoni, come un'eco. Proviamo a coglierle come se fossimo sul letto di morte. Forse saremmo contenti che i nostri cari ammirassero la nostra bellezza e la nostra eccezionalit, ma, nello stesso tempo, saremmo distaccati e imperturbabili. Non daremmo pi tanta importanza alle parole. Immaginiamo di essere al di sopra di lusinghe e complimenti, perch tutte le tentazioni mondane ci sembrano insignificanti, come un'insalata per una tigre. Indifferenti al richiamo di una lode o all'avvilimento di una critica, otterremmo una forza incredibile. Saremmo liberi, senza pi speranze e paure inutili, sudore e sangue, e reazioni emotive. Saremmo finalmente in grado di mettere in pratica la frase: Non me ne importa. Impassibili di fronte all'accettazione e al rifiuto altrui, potremmo apprezzare quel che abbiamo nel momento presente. In genere, facciamo in modo che le cose belle durino, o pensiamo di sostituirle nel futuro con qualcosa di ancora migliore oppure c'immergiamo nel passato, ricordandoci di tempi pi felici. Ironicamente, quell'esperienza di cui ora proviamo nostalgia non l'abbiamo apprezzata davvero, perch eravamo troppo occupati ad aggrapparci alle speranze e alle paure di quel periodo. Siamo come bambini sulla spiaggia, indaffarati a costruire castelli di sabbia, e gli esseri sublimi sono adulti che osservano da sotto l'ombrellone. I bambini sono entusiasti delle loro creazioni, si contendono conchiglie e palette, hanno paura delle onde che arrivano sempre pi vicino. Vivono ogni sorta di emozioni. Gli adulti rimangono tranquillamente sdraiati, sorseggiando un cocktail al cocco, guardando senza giudicare, senza provare orgoglio quando il castello di sabbia

perfetto e senza sentire rabbia o tristezza se qualcuno per caso calpesta una torre. Non sono coinvolti in quel mondo fantastico come lo sono i bambini. Si potrebbe forse desiderare un'illuminazione maggiore? Nell'universo secolare, l'analogia pi calzante con l'illuminazione la libert; in realt, il concetto di libert una forza dirompente nelle nostre vite private e nelle societ. Sogniamo di un'epoca e di un luogo in cui sia possibile fare ci che pi ci piace il Sogno Americano in altre parole. Nei nostri discorsi e nelle nostre costituzioni recitiamo come mantra il ritornello della libert e dei diritti dell'individuo, ma, nel profondo, non li desideriamo realmente. Se ci fosse garantita una libert totale, probabilmente non sapremmo cosa farcene. Non abbiamo il coraggio o la capacit di trarre profitto dalla vera libert, perch non siamo affrancati dall'orgoglio, dall'avidit, dalla speranza e dalla paura. Se tutti improvvisamente scomparissero dalla Terra e rimanesse una persona sola, possiamo immaginare per lei una libert totale potrebbe gridare, passeggiare nuda per strada, infrangere la legge anche se non ci sarebbe legge e nessun testimone. Alla fine, tuttavia, si annoierebbe, si sentirebbe sola e desidererebbe dei compagni. L'idea stessa di rapporto implica rinunciare a una parte della propria libert in favore dell'altro. Quindi, se il desiderio della persona sola si avvera e le concesso un compagno, probabile che quest'ultimo cominci a fare ci che pi gli piace, compromettendo cos la libert dell'altra, intenzionalmente o meno. Chi da biasimare? La persona sola: infatti, stata la sua noia a determinarne la rovina. Senza noia e senza senso di solitudine, sarebbe rimasta libera. giusto limitare la nostra libert. Anche se potessimo, non andremmo in giro nudi, n ci presenteremmo a un colloquio di lavoro con un pesce morto invece della cravatta, perch vogliamo fare buona impressione sugli altri e trovare degli amici. Temendo di essere considerati degli hippy evitiamo di approfondire culture alternative o minoritarie, nonostante la saggezza che potrebbero apportarci. Viviamo confinati dietro precise norme di responsabilit e conformismo. Ci scaldiamo tanto per i diritti dell'individuo, per la privacy, per la detenzione legale delle armi o per la libert di espressione, ma non ci piacerebbe avere un terrorista come vicino di casa. Quando si tratta degli altri vorremmo imporre regole precise: infatti se anche gli altri fossero liberi non potremmo fare quello che vogliamo. La loro libert limita la nostra. Quando i treni di Madrid sono saltati in aria e le torri di New York sono state ridotte in macerie, abbiamo accusato la CIA di lasciare ai terroristi libert di manovra. Pensiamo che il compito del governo sia quello di proteggerci dalla violenza. Violenti e terroristi, tuttavia, si autodefiniscono combattenti per la libert. Nello stesso momento, intendiamo essere politicamente corretti e sostenere la giustizia, quindi protestiamo quando il nostro vicino di colore arrestato dagli agenti federali. molto pi facile essere politicamente corretti su problemi molto lontani da noi. In entrambi i casi c' il rischio di diventare vittime della nostra correttezza politica. La rinuncia: il cielo il limite Se intendiamo seriamente raggiungere l'illuminazione, abbiamo bisogno di forza per rinunciare a ci che ritenevamo importante, e di coraggio per intraprendere da soli questo percorso. Coloro che non inseguono le lusinghe e i guadagni, che non rifuggono le critiche e non temono le perdite, a volte sono considerati anormali o perfino folli. Da un punto di vista ordinario, gli esseri illuminati possono sembrare folli perch non patteggiano, non sono attratti o influenzati dal guadagno materiale, non si annoiano, non cercano esperienze eccitanti, non hanno paura di perdere la faccia, non si conformano alle regole dell'etichetta, non fanno ricorso all'ipocrisia per interesse personale, non agiscono per impressionare gli altri, e non esibiscono talenti e capacit solo per il gusto di farlo. Se di giovamento al prossimo, tuttavia, questi saggi faranno tutto il necessario, e saranno in grado di comportarsi a tavola secondo un perfetto galateo o di portare avanti un'azienda contemplata nella classifica di Fortune. Nei duemilacinquecento anni di storia buddhista, probabilmente ci sono stati innumerevoli esseri illuminati che non furono mai riconosciuti tali o che

vennero banditi dalle comunit perch considerati pazzi. Pochi sono stati apprezzati perch possedevano ci che chiamiamo la folle saggezza. Se ci pensiamo bene, siamo noi a essere folli, pronti a struggerci per una lode, a tormentarci per una critica e ad aggrapparci alla felicit. Dimenticate pure di poter oltrepassare tempo e spazio; perfino andare oltre critiche e lodi non alla nostra portata. Se tuttavia cominciamo a capire, non solo intellettualmente, ma a livello emotivo, che tutte le cose composite sono impermanenti, allora il nostro attaccamento si allenta. Gradualmente viene meno la convinzione che pensieri e averi siano preziosi, significativi e permanenti. Se ci annunciassero che ci restano solo due giorni di vita, il nostro comportamento cambierebbe. Non ci preoccuperemmo di mettere le scarpe ben in fila, di stirare la biancheria intima e fare scorte di costosi profumi. Magari continueremmo a fare acquisti, ma con uno spirito nuovo. Se capiamo, anche parzialmente, che alcuni dei nostri concetti, sentimenti e oggetti familiari esistono solo sotto forma di sogno, potremmo sviluppare un maggior senso dell'umorismo. Riconoscere l'aspetto ironico della nostra situazione ci evita di soffrire. Proviamo ancora emozioni, che adesso per non possono pi illuderci o imbrogliarci. Ci innamoriamo ancora, ma senza la paura di essere rifiutati. Invece di riservarli alle occasioni speciali, faremo largo uso della crema per il viso e del profumo preferiti. In questo modo ogni giorno sar un giorno speciale. Le qualit di Buddha sono inesprimibili. Sono come il cielo, che non ha fine nello spazio. Il nostro linguaggio e le nostre capacit analitiche non vanno oltre il concetto di universo. A un certo punto, un uccello che vola sempre pi in alto per raggiungere l'estremit del cielo toccher i suoi limiti e dovr ritornare sulla Terra. La migliore metafora per la nostra esperienza in questo mondo quella di un sogno epico, composto di innumerevoli storie che si intersecano, di alti e bassi, di drammi e colpi di scena. Se un episodio del sogno brulica di diavoli e di mostri, speriamo di scappare. Siamo molto sollevati, quando apriamo gli occhi e vediamo il ventilatore che gira sul soffitto. Per il piacere della conversazione, raccontiamo: Ho sognato il diavolo che m'inseguiva, e ci conforta l'esser sfuggiti alle sue grinfie. Ma non il diavolo che se n' andato. Il diavolo non mai entrato nella nostra stanza durante la notte, e mentre vivevamo con lui quella terribile esperienza non era affatto presente. Quando vi risvegliate in uno stato d'illuminazione, non siete mai stati esseri senzienti, non avete mai lottato. Da questo momento in poi, non dovete stare in guardia contro il ritorno del diavolo. Quando raggiungete l'illuminazione, non potete ripensare a quando eravate creature ignoranti. Non pi necessaria nessuna meditazione. Non c' nulla da ricordare, perch non avete dimenticato nulla. Come Buddha disse nella Prajnaparamita Sutra, tutti i fenomeni sono come un sogno e un'illusione, perfino l'illuminazione come un sogno e un'illusione. Se ci fosse qualcosa di superiore o di pi importante dell'illuminazione, anche questo sarebbe come un sogno e un'illusione. Il suo discepolo, il grande Nagarjuna, scrisse che Buddha non disse mai che dopo l'abbandono del samsara esiste il nirvana. Il nirvana la non esistenza del samsara. Un coltello si affila in conseguenza del consumo di due oggetti: quello della cote e quello del metallo. Analogamente, l'illuminazione il risultato del consumo delle contaminazioni e dell'antidoto delle contaminazioni. Alla fine, si deve abbandonare il sentiero verso l'illuminazione. Se continuate a definirvi buddhisti, non lo siete affatto.

Conclusione In questa nostra epoca ci sono persone che mescolano religioni diverse, in una sorta di sincretismo, per adattarle alla loro situazione individuale. Nel tentativo di non essere settarie, queste persone interpretano i concetti cristiani alla luce del buddhismo o trovano analogie tra il buddhismo e il sufismo, o tra lo zen e il mondo della finanza. Naturalmente si possono sempre trovare sottili somiglianze tra due fenomeni esistenti, ma non credo che questi paragoni siano necessari. Anche se tutte le religioni hanno come punto di base un obiettivo filantropico in qualche modo comune in genere il conforto alla sofferenza ci sono differenze fondamentali. Le religioni sono come i farmaci e, come tali, destinate a lenire la sofferenza, ma variano in base al paziente e alla malattia. Se siete vittima di un avvelenamento da anacardio nordamericano, il trattamento adatto la lozione di calamina. Se soffrite di leucemia, non servir a nulla trovare analogie tra la lozione di calamina e la chemioterapia per giustificare l'assunzione di calamina, molto pi accessibile. Allo stesso modo, non c' alcun bisogno di confondere le religioni. In queste pagine ho intrapreso una rapida analisi dei fondamenti della concezione buddhista. In tutte le religioni l'idea la base della pratica, perch dall'idea scaturiscono motivazioni e azioni. anche vero che le apparenze possono essere deludenti. Non possiamo giudicare il nostro vicino di casa semplicemente dal modo in cui si presenta. Con la stessa ovviet, non possiamo giudicare qualcosa di cos personale come la religione in base all'apparenza superficiale. Non possiamo neppure giudicare le religioni dalle azioni, dall'etica, dalla morale o dai codici di comportamento che prescrivono. L'idea il punto di riferimento finale L'idea il nucleo di ogni religione. In un convegno interconfessionale non abbiamo altra scelta se non quella di mostrarci diplomatici e concordare sul fatto che tutte le religioni sono sostanzialmente identiche. In realt hanno idee molto diverse e nessuno, a parte voi, pu giudicare se un'idea migliore dell'altra. Solo voi come individuo, con la capacit mentale, il gusto, i sentimenti e l'educazione che vi sono propri, potete scegliere l'idea che vi si adatta. Come un copioso buffet, la variet di approcci offre qualcosa per tutti. Per esempio, il messaggio jain dell'ahimsa talmente profondo che ci si chiede perch questa grande religione non si sia sviluppata come le altre. E il messaggio cristiano d'amore e redenzione ha portato pace e armonia al cuore di milioni di uomini. L'apparenza esterna di queste religioni pu sembrare estremista e illogica a chi ne sta fuori. Molti di noi sono comprensibilmente scettici nei confronti di religioni secolari e di superstizioni che mancano di uno alogica apparente. Per esempio, diverse persone sono sconcertate dalla tunica arancio-porpora e dal cranio rasato dei monaci buddhisti perch sembrano del tutto irrilevanti rispetto alla scienza, all'economia e alla vita in generale. Non posso impedirmi di chiedermi cosa penserebbero se visitassero un monastero tibetano e vedessero i dipinti di divinit irose e di donne nude ritratte in posizioni esplicitamente sessuali. Penserebbero di avere davanti agli occhi un qualche aspetto esotico del Kama Sutra o, addirittura peggio, forse una prova della depravazione o un'opera del demonio. Chi si trova al di fuori delle religioni pu anche essere inorridito nel vedere gli adepti jain camminare nudi oppure nel venire a sapere che gli di ind pi venerati ricordano mucche e scimmie. Alcuni non riescono a capire perch i musulmani si servono della loro profonda filosofia che vieta di venerare gli idoli per giustificare la demolizione di icone sacre di altre religioni. Contemporaneamente, alla Mecca, uno dei luoghi pi sacri dell'Islam, la Ka'aba Hajar-e-Aswad (la sacra pietra nera) un oggetto fisico di adorazione ed destinazione di milioni di pellegrini musulmani ogni anno. Per coloro che non conoscono il cristianesimo pu sembrare inconcepibile che i cristiani non abbiano scelto un episodio tratto dal fulgore della vita di Cristo invece dell'evento pi triste e cupo, la crocifissione. Trovano incomprensibile che l'icona centrale, la croce, dia del redentore un'immagine di impotenza assoluta. Sono tutte apparenze. Giudicare o valutare un

percorso o una religione in base alle apparenze non saggio e non pu che alimentare i pregiudizi. Per definire una religione non serve neppure descrivere la sua prescrizione di una condotta rigorosa. L'aderenza alle regole non rende migliore l'individuo. Si sa che Hitler era vegetariano e che era molto attento alle regole igieniche e alla propria persona. La disciplina e le regole corrette non sono sacre in se stesse. Chi determina ci che buono, d'altronde? Ci che salubre per una religione insalubre e assurdo per un'altra. I Sikh, per esempio, non si tagliano mai i capelli e la barba, mentre i monaci di tradizione occidentale e orientale spesso si rasano il capo, e i protestanti sono liberi di scegliere la propria acconciatura. Ogni religione interpreta con dovizia di particolari i propri simboli e le proprie pratiche perch non si deve mangiare carne di maiale o gamberetti, perch ci si deve rasare o invece vietato farlo. Ma tra precetti e divieti, ogni religione deve avere un'idea fondamentale e quest'idea ci che pi conta. L'idea il punto di riferimento definitivo per stabilire se un'azione legittima. Un'azione si valuta in base alla conformit con la propria idea fondamentale. Per esempio, se vivete a Venice Beach, in California, e site convinti che sia giusto essere magri, la vostra motivazione quella di perdere peso: fantasticherete sulla spiaggia su quanto sarebbe bello e vi comporterete di conseguenza, rinunciando ai carboidrati. Immaginiamo invece che siate un lottatore di sumo a Tokyo. Secondo la vostra idea, giusto essere enormemente grassi, volete aumentare di peso e pensate che impossibile essere un lottatore di sumo tutto pelle e ossa. Il vostro comportamento consister nel mangiare riso e ciambelle a pi non posso. Il fatto di ingozzarvi di ciambelle quindi buono o cattivo, secondo la vostra idea. sbagliato credere che qualcuno che si astiene dalla carne sia una persona compassionevole: forse semplicemente convinto che la carne sia nociva perch aumenta il livello di colesterolo. In definitiva, non si possono giudicare le azioni delle persone senza conoscere a fondo le loro idee. Tutti i diversi approcci del buddhismo possono essere spiegati con i quattro sigilli tutti i fenomeni compositi sono impermanenti, tutte le emozioni sono dolore, tutte le cose sono prive di esistenza intrinseca e l'illuminazione trascende ogni concetto. Ogni azione e comportamento, incoraggiati dalle scritture buddhiste, sono basati su queste quattro verit o sigilli. Nei sutra Mahayana, Buddha consiglia ai suoi seguaci di non mangiare carne. Non solo non virtuoso nuocere a un altro essere vivente, ma l'atto di mangiare carne non si accorda ai quattro sigilli. Infatti, se mangiate carne, a un certo livello lo fate per sopravvivere, per sostenervi. La volont di sopravvivere corrisponde a un desiderio di permanenza: vivere pi a lungo a spese della vita di un altro essere vivente. Se mangiando un pezzo del corpo di un animale volete assolutamente garantirvi un prolungamento della vita allora, da un punto di vista strettamente egoistico, ci sono ragioni per farlo. Tuttavia, indipendentemente dalla qualit di cadaveri di animali di cui vi siete cibati, morirete lo stesso un giorno o l'altro. Si pu anche nutrirsi di carne per ragioni squisitamente borghesi o assaporare il caviale perch esotico, mangiare il pene di tigre per potenziare la virilit, consumare nidi di uccello bolliti per mantenere una pelle giovane. Non esiste comportamento pi egoistico: per la vostra vanit una vita viene estinta. Capovolgendo la situazione, noi uomini non siamo neppure capaci di sopportare la puntura di una zanzara, ma immaginate di essere rinchiusi in gabbie sovraffollate, con il becco chiuso, in attesa di essere macellati, oppure confinati in un recinto per essere ingrassati e diventare poi degli hamburger umani. Pensare che la vostra vanit sia degna della vita altrui significa attaccarsi all'Io. L'attaccamento all'Io ignoranza; e come abbiamo visto l'ignoranza conduce al dolore. Nel caso di mangiare carne provoca anche il dolore altrui. Per questa ragione, i sutra Mahayana consigliano la pratica di mettersi al posto di queste creature e di astenersi dal mangiare carne per compassione. Quando Buddha viet il consumo di carne, intendeva tutte le carni. Non scelse la carne di bue per ragioni sentimentali, o quella di maiale perch impura, n disse che si pu mangiare il pesce perch privo di anima.

La splendida logica dei quattro sigilli Come esempio del primo sigillo, l'impermanenza, prendiamo la generosit. Quando cominciamo a capire la prima verit, consideriamo ogni cosa transitoria e priva di valore, come se fosse una sorta di pacco di donazione all'Esercito della Salvezza. Non dobbiamo per forza disfarci di tutto, ma neppure attaccarci. Quando comprendiamo che i nostri possessi sono tutti fenomeni compositi impermanenti, ai quali non possiamo aggrapparci per sempre, la generosit praticamente gi in atto. Comprendendo il secondo sigillo, secondo cui tutte le emozioni sono dolore, capiamo che il principale colpevole quel miserabile dell'Io, che ci lascia dentro una sensazione di povert. Se non ci attacchiamo all'Io, non abbiamo pi ragioni per aggrapparci ai nostri averi e svanisce il dolore della miseria. La generosit diventa un atto di gioia. Comprendere il terzo sigillo, cio che tutte le cose sono prive di esistenza intrinseca, ci permette di capire la futilit dell'attaccamento perch, qualsiasi sia il suo oggetto, tale oggetto privo di una propria natura. come sognare di distribuire un miliardo di dollari ai passanti per strada. Potete elargire con generosit, perch il denaro del sogno e siete in grado di cogliere tutto il divertimento dell'esperienza. La generosit basata su queste tre idee inevitabilmente ci fa capire che non esiste un obiettivo. Non si tratta di sacrificarsi per ottenere riconoscimenti o per assicurarsi una rinascita migliore. La generosit senza ricompense, senza aspettative o senza condizioni accessorie, permette di meditare sulla quarta idea, la verit secondo cui la liberazione, l'illuminazione, trascende i concetti. Se giudichiamo il carattere esemplare di un comportamento virtuoso, come la generosit, secondo criteri materiali per esempio, quello della povert che si riesce a eliminare non raggiungeremo mai la perfezione. L'indigenza e le necessit degli indigenti sono senza fine. Perfino i desideri dei ricchi sono senza fine; in realt i desideri degli uomini non possono mai essere pienamente soddisfatti. Secondo Siddharta, la generosit dovrebbe essere valutata in base al livello di attaccamento che si ha nei confronti di quanto ci stato dato e nei confronti dell'Io. Comprendendo che l'Io e tutti i suoi averi sono impermanenti e privi di natura intrinseca, raggiungete il non attaccamento: questa la generosit perfetta. Per tale ragione, la prima azione incoraggiata dai sutra buddhisti la pratica della generosit. Una comprensione pi profonda del karma, la purezza e la non violenza Anche il concetto di karma, l'incontestabile marchio del buddhismo, ricade all'interno di queste quattro verit. In presenza di specifiche cause e condizioni, e in assenza di ostacoli, insorgono le conseguenza. La conseguenza il karma. Il karma accumulato dalla coscienza la mente o l'Io. Se l'Io agisce per avidit o per aggressivit, si genera un karma negativo. Se un pensiero o un'azione sono motivati dall'amore, dalla tolleranza e dal desiderio che gli altri siano felici, si genera un karma positivo. La motivazione, l'azione e il conseguente karma sono sostanzialmente come un sogno, un'illusione. Il nirvana trascendere il karma, sia buono che cattivo. Un'azione cosiddetta buona che non sia basata su queste quattro verit semplicemente rettitudine; non costituisce il percorso indicato da Siddharta. Anche se foste in grado di nutrire tutte le creature affamate sulla Terra, se agite senza la consapevolezza di queste quattro verit si tratterebbe soltanto di una buona azione, non del cammino verso l'illuminazione. In realt sarebbe un'azione virtuosa destinata ad alimentare e a sostenere l'Io. grazie a queste quattro verit che i buddhisti praticano la purificazione. Se si pensa di essere contaminati da un karma negativo, o si deboli oppure peccatori, e ci si sente frustrati pensando che questi ostacoli continuino a impedire la comprensione, sapere che sono compositi, quindi impermanenti e di conseguenza purificabili, costituisce un sollievo. D'altra parte, se ci si sente privi di capacit o di valore, ci si pu consolare sapendo che il merito pu essere accumulato compiendo azioni buone, perch la sua mancanza impermanente e si pu modificare. La pratica buddhista della non violenza non significa semplicemente la sottomissione con il

sorriso sulle labbra o il mite raccoglimento. La causa fondamentale della violenza la fissazione a un'idea assolutista, con la giustizia o la libert. In genere deriva dall'abitudine di aderire a concezioni dualistiche, come il bene e il male, il brutto e il bello, il morale e l'immorale. Un inflessibile moralismo occupa tutto lo spazio che permetterebbe l'empatia verso gli altri. Si smarrisce ogni lucidit mentale. Comprendendo che idee e valori sono compositi e impermanenti, come lo la persona che li vive, si previene la violenza. Se non avete un io, nessun attaccamento all'Io, non c' alcuna ragione per essere violenti. Se si capisce che i propri nemici sono dominati dalla loro stessa ignoranza e aggressivit, che sono prigionieri delle loro abitudini, pi facile perdonare il loro comportamento molesto. Nello stesso modo, se i pazzi di un manicomio vi insultano, non c' ragione di arrabbiarsi. Nel momento in cui smettiamo di credere negli estremi dei fenomeni dualistici, siamo riusciti a trascendere le cause della violenza. I quattro sigilli: un affare in blocco Nel buddhismo, qualsiasi azione riconosca o migliori le quattro verit un percorso giusto. Perfino le pratiche in apparenza rituali, come accendere incenso, dedicarsi a meditazioni esoteriche e recitare mantra, sono destinate ad aiutarci a concentrare l'attenzione su una o su tutte le verit. Qualsiasi cosa contraddica le quattro verit, comprese talune azioni apparentemente caritatevoli e compassionevoli, non fa parte di questo cammino. Perfino la meditazione sul vuoto diventa pura negazione, null'altro che un percorso nichilistico, se non avviene in armonia con le quattro verit. Per amor di semplicit possiamo dire che le quattro verit sono la spina dorsale del buddhismo. Le chiamiamo verit perch sono semplicemente dei fatti. Non sono fabbricate, non sono una rivelazione mistica del Buddha. Non hanno acquistato valore solo dopo che Buddha ha iniziato a insegnarle. Vivere in conformit di questi principi non un rituale o una tecnica. Non li si pu definire morali o etici e non si pu apporre loro un marchio o possederli. Non ci sono elementi come infedele o blasfemo nel buddhismo, perch non c' nessuno da imprecare, nessuno in cui credere e di cui dubitare. Tuttavia, chi non ha consapevolezza o non crede in questi quattro fatti per i buddhisti ignorante. Quest'ignoranza non legittima tuttavia il giudizio morale. Uno scienziato considererebbe ignorante, non blasfemo, che non crede che gli uomini siano atterrati sulla luna, o pensa che la Terra sia piatta. Analogamente, chi non crede nei quattro sigilli non un infedele. Se qualcuno dovesse dimostrare che la logica dei quattro sigilli fallace, che l'attaccamento all'Io non provoca dolore e che esiste anche solo un elemento che sfida l'impermanenza, i buddhisti continuerebbero comunque di buon grado a seguire il loro percorso: infatti quel che cerchiamo l'illuminazione, e illuminazione significa comprensione della verit. Se ignorate i quattro sigilli, ma insistete nel ritenervi buddhisti semplicemente perch siete innamorati delle tradizioni, la vostra una devozione superficiale. I maestri buddhisti credono che per quanto scegliate di definirvi tale se non avete fede in queste verit, continuerete a vivere in un mondo illusorio, convinti invece che sia solido e reale. Anche se questo genere di credenza offre temporaneamente la beatitudine dell'ignoranza, alla fine conduce sempre a una qualche forma di angoscia. Allora passerete il tempo a tentare di risolvere problemi e a cercare di sbarazzarvi dall'angoscia. Il vostro continuo bisogno di risolvere problemi diventer una forma di dipendenza. Quanti problemi dovete risolvere per poi vederne altri che si profilano all'orizzonte? Se siete felici di questo ciclo, allora non c' motivo di lamentarvi. Se invece intuite che non giungerete mai alla fine della risoluzione dei problemi, sar l'inizio della ricerca della verit interiore. Anche se il buddhismo non la risposta a tutti i problemi temporali e a tutte le ingiustizie sociali di questa Terra, se cominciate la ricerca ed entrate in contatto con Siddharta, queste verit vi sembreranno piacevoli. Se cos, dovrete prendere in considerazione l'idea di seguirlo seriamente. La ricchezza all'interno della rinuncia Come seguace di Siddharta, non dovete necessariamente emulare ogni sua azione non c'

bisogno che ve ne andiate di nascosto mentre vostra moglie dorme. Molte persone pensano che il buddhismo sia sinonimo di rinuncia, che sia necessario abbandonare la propria casa, la famiglia e il lavoro e seguire la strada dell'ascetismo. In parte quest'immagine di austerit dovuta al fatto che molti buddhisti venerano i mendicanti delle dottrine dei testi buddhisti, come i cristiani ammirano san Francesco d'Assisi. Non possiamo impedirci di essere commossi dall'immagine di Buddha che cammina a piedi nudi a Magadha con la sua ciotola per gli oboli, o da quella di Milarepa che sopravvive nella sua grotta con una semplice minestra di ortiche. La serenit di un semplice monaco birmano che accetta l'elemosina colpisce la nostra immaginazione. Ma ci sono seguaci di Buddha completamente diversi: il re Ashoka, per esempio, che scese dalla carrozza regale decorata di perle e d'oro, e proclam il suo desiderio di diffondere il buddhadharma attraverso il mondo. Si inginocchi, afferr una manciata di sabbia e dichiar che avrebbe costruito tante stupa quanti erano i granelli di sabbia nelle sue mani. Mantenne la sua promessa. Si pu essere re, mercanti, prostitute, drogati oppure dirigenti d'azienda e accettare i quattro sigilli. Non tanto il fatto di lasciarsi alle spalle il mondo materiale che preme ai buddhisti, quanto la capacit di comprendere l'abituale attaccamento a questo mondo e a noi stessi e di rinunciarvi. Quando cominciamo a capire le quattro verit, non dobbiamo necessariamente rinunciare alle cose, ma cambiare il nostro atteggiamento verso di esse, modificandone cos il valore. Possedere meno degli altri non significa essere moralmente pi puro o pi virtuoso. L'umilt pu essere in s una forma di ipocrisia. Quando capiamo che il mondo materiale privo di essenza e impermanente, la rinuncia non pi una forma di auto-flagellazione. Non c' bisogno di essere severi con noi stessi. La parola sacrificio assume un significato diverso. Grazie a questa comprensione, ogni cosa ha lo stesso peso della saliva che sputiamo per terra. Non proviamo inclinazioni sentimentali verso la saliva. Rinunciare al sentimentalismo un percorso di beatitudine, la sugata. Considerando la rinuncia come beatitudine, le storie di principesse, principi e condottieri indiani che un tempo rinunciarono alla vita di corte diventano meno stravaganti. L'amore per la verit e la venerazione per coloro che la cercano una tradizione antica nei paesi come l'India. Perfino oggi, invece di disprezzare coloro che rinunciano alla vita mondana, la societ indiana li venera con la stessa ammirazione con cui noi stimiamo i professori di Harvard e di Yale. Anche se la tradizione sta tramontando in un'epoca in cui impera un tipo di cultura globalizzata, ci succede ancora di incontrare santoni nudi, cosparsi di cenere, che hanno abbandonato i loro avviati studi da avvocato per diventare mendicanti pellegrini. Mi colpisce molto vedere che la societ indiana li rispetta invece di cacciarli come ignobili accattoni o come appestati. Non posso impedirmi di immaginarli al Marriot Hotel a Hong Kong. I nuovi ricchi cinesi, che cercano disperatamente di copiare i modelli occidentali, quali sentimenti nutrirebbero verso questi santoni cosparsi di cenere? L'usciere aprirebbe loro la porta? E come reagirebbe a un simile incontro il portiere dell'Hotel Bel-Air di Los Angeles? Invece di onorare la verit e di venerare i santoni, questa un'epoca che idolatra le pubblicit e celebra la liposuzione. Scegliere la saggezza, abbandonare le morali distorte Mentre state leggendo queste parole, forse pensate: Io sono generoso e non ho attaccamento ai miei averi. Forse non siete avari, ma, pur con tutta la vostra generosit, se qualcuno lascia l'ufficio portandosi via la vostra matita preferita, vi potreste arrabbiare al punto da staccargli un orecchio. Oppure vi scoraggiate se qualcuno vi dice: tutto ci che siete in grado di dare?. Quando doniamo, siamo presi dall'idea stessa di generosit. Ci aggrappiamo al risultato se non si tratta di una rinascita positiva, almeno di un riconoscimento in questa vita, o forse solo una targa commemorativa appesa al muro. Ho anche incontrato molte persone che pensano di essere generose perch elargiscono somme di denaro a un museo, o perfino ai propri figli, dai quali si aspettano devozione per la vita. Se non accompagnata dalle quattro verit, anche la morale pu essere distorta. La morale alimenta l'Io, inducendoci a essere puritani e a giudicare gli altri la cui morale diversa dalla nostra.

Convinti della nostra versione di morale, disprezziamo gli altri e cerchiamo di imporre loro la nostra etica, anche se significa privarli della libert. Il grande studioso indiano e santo, Shantideva, un principe che aveva rinunciato al suo regno, insegn che ci impossibile evitare di coinvolgerci in situazioni indegne, ma se riusciamo ad applicare anche una sola di queste quattro verit siamo protetti da qualsiasi mancanza di virt. Se pensate che l'intero Occidente sia in qualche modo satanico o immorale, sar impossibile conquistarlo o riabilitarlo, ma se coltivate una certa tolleranza, ci equivale a vincerlo. Potete spianare la terra intera per rendere pi facile percorrerla a piedi nudi, ma se indossate un paio di scarpe vi proteggerete dalle superfici ruvide e sgradevoli. Se arriviamo a capire le quattro verit, non solo a livello intellettuale, ma anche con l'esperienza, cominciamo a liberarci dalla fissazione sulle cose illusorie. Questa libert definita saggezza. I buddhisti venerano la saggezza sopra ogni cosa. La saggezza supera la morale, l'amore, il buon senso, la tolleranza e la pratica vegetariana. Non si tratta di uno spirito divino che cerchiamo da qualche parte fuori di noi. La applichiamo innanzitutto ascoltando gli insegnamenti sui quattro sigilli non prendendoli alla lettera, ma analizzandoli e meditandoli. Se siete convinti che questo percorso dissiper parte della vostra confusione e vi apporter un qualche sollievo, allora siete davvero in grado di mettere in pratica la saggezza. In uno dei pi antichi metodi di insegnamento buddhisti, il maestro d ai suoi discepoli un osso e insegna loro a meditare sulla sua origine. Attraverso questa meditazione, i discepoli alla fine vedranno l'osso come il risultato della nascita, la nascita come il risultato finale della formazione karmica, la formazione karmica come risultato finale del desiderio e cos via. Ormai convinti della logica di causa, condizione ed effetto, cominciano ad applicare la consapevolezza a ogni situazione e a ogni momento. quanto chiamiamo meditazione. Le persone in grado di offrirci questo tipo d'insegnamento e di conoscenza sono venerati come maestri perch, anche se possiedono una comprensione profonda e potrebbero vivere felicemente nella foresta, sono disposti a rimanere tra gli uomini per spiegare quest'idea a coloro che sono ancora nell'oscurit. Poich quest'informazione ci libera da ogni sorta di spasmo superfluo, siamo in grado di apprezzare immediatamente chi ce la fornisce. In tal modo, noi buddhisti rendiamo omaggio al maestro. Una volta che avete accettato intellettualmente l'idea, potete applicare qualsiasi metodo che vi consente di approfondirla. In altre parole, potete servirvi di qualsiasi sistema e di qualsiasi pratica che vi aiuti a modificare l'abitudine di intendere le cose come solide e cominciare a considerarle composite, interdipendenti e impermanenti. Questa la vera meditazione buddhista, la pratica autentica, non il semplice fatto di stare seduti in silenzio, immobili come un fermacarte. Anche se intellettualmente sappiamo di morire, questa conoscenza pu venire messa in ombra da qualcosa di irrisorio come un complimento. Qualcuno ci dice che abbiamo delle nocche molto graziose e subito pensiamo di trovare un modo per mantenerle tali. All'improvviso ci assale la sensazione di avere qualcosa da perdere. In questa nostra epoca siamo continuamente bombardati da cose sempre nuove che possiamo perdere e altre che non possiamo ottenere. Pi che mai, abbiamo bisogno di metodi che ci ricordino e ci abituino all'idea della morte, forse perfino appendere un osso umano allo specchietto retrovisore, se non proprio rasarci il capo e vivere in una grotta. Con l'ausilio di questi metodi, l'etica e la morale acquistano tutta la loro utilit. L'etica e la morale nel buddhismo possono essere secondarie, ma, se ci permettono di accostarci alla verit, diventano molto importanti. Siddharta stesso, tuttavia, ci consigliava di rinunciare a un'azione che sembra degna e positiva, ma che ci allontana dalle quattro verit. Il t e la tazza di t: la saggezza nell'ambito della cultura I quattro sigilli sono come il t, mentre gli strumenti per realizzare queste verit pratiche, rituali, tradizioni e modelli culturali sono come la tazza. Perizia e metodi sono osservabili e tangibili, ma cos non per la verit. La difficolt sta nel non lasciarsi entusiasmare dalla tazza. Le persone preferiscono sedere in un posto tranquillo con la schiena eretta su un cuscino per la meditazione invece di riflettere su quel che succeder ora, domani o nella prossima vita. Le pratiche esteriori sono percepibili, quindi la mente le etichetta rapidamente come buddhiste; invece il

concetto tutte le cose composite sono impermanenti non tangibile ed difficile da catalogare. ironico che nonostante ci siano ovunque prove dell'impermanenza essa non ci affatto evidente. L'essenza del buddhismo va oltre la cultura, ma praticata da molte culture diverse, che si servono delle loro tradizioni come della tazza che contiene gli insegnamenti. Se gli elementi di questi modelli culturali aiutano il prossimo senza provocarne danni e non contraddicono le quattro verit, Siddharta li incoraggerebbe. Nel corso dei secoli, sono stati creati innumerevoli tipi e stili di tazze, ma per quanto ottima sia l'intenzione e per quanto funzionino bene, se dimentichiamo il t al loro interno diventano solo un ostacolo. Tendiamo a focalizzarci sui mezzi e non sul fine, anche se la loro funzione quella di contenere la verit. La gente cos se ne va in giro con tazze vuote, o dimentica di bere il t. Ci succede di essere affascinati, o per lo meno distratti, dalla cerimonia e dalle apparenze delle pratiche culturali buddhiste. L'incenso e le candele sembrano esotici e attraenti; l'impermanenza e l'altruismo per niente. Lo stesso Siddharta diceva che il modo migliore di rendere onore consiste semplicemente nel ricordare il principio dell'impermanenza, la sofferenza provocata dalle emozioni, il fatto che i fenomeni non hanno esistenza intrinseca e che il nirvana trascende ogni concetto. A un livello superficiale, il buddhismo pu sembrare ritualistico e religioso. Le norme buddhiste come le tuniche arancio-porpora, i riti e gli oggetti rituali, l'incenso e i fiori, perfino i monasteri, hanno una forma possono essere osservati e fotografati e ci dimentichiamo che sono i mezzi per un fine preciso. Dimentichiamo che non si diventa seguace di Buddha eseguendo riti o adottando delle norme, come quelle di essere vegetariani o indossare tuniche. La mente umana tuttavia adora i simboli e i riti, e quindi essi sono praticamente inevitabili e indispensabili. I mandala di sabbia tibetani e i giardini zen giapponesi sono splendidi; ci ispirano e possono perfino essere degli strumenti per la comprensione della verit. La verit in s, invece, non n bella n non bella. Anche se probabilmente possiamo agire in assenza di oggetti, come copricapo rossi, gialli o neri, ci sono alcuni riti e alcune discipline che sono universalmente raccomandabili. Non si pu dire in modo tassativo che sbagliato meditare sdraiati su un'amaca o tenere in mano un cocktail guarnito di un ombrellino mentre si sta riflettendo sulla verit. Ma accorgimenti come quello di rimanere seduti con la schiena eretta offrono davvero dei grandi vantaggi. Correggere la propria posizione non soltanto un fatto accessibile ed economico, esso ha anche il potere di privare le emozioni dei loro soliti rapidi riflessi, che vi assorbono e vi mandano alla deriva. Vi offre un piccolo spazio per acquisire lucidit. Altri riti istituzionalizzati, come le cerimonie di gruppo e le strutture religiose gerarchiche, possono portare qualche beneficio, ma importante ricordare che sono stati oggetto di sarcasmo da parte dei maestri del passato. Personalmente credo che questi rituali siano la causa per cui molte persone in Occidente catalogano il buddhismo come un culto, anche se nelle quattro verit non c' la minima traccia di tendenza al culto. Ora che il buddhismo sta prosperando in Occidente, alcune persone pensano di alterare gli insegnamenti buddhisti per adattarli al modo di pensare moderno. Se c' qualcosa da adattare, si tratta dei simboli e dei riti, non della verit in s. Buddha stesso disse che la sua disciplina e i suoi metodi potevano conformarsi a tempi e spazi diversi. Le quattro verit, invece, non hanno bisogno di essere aggiornate o modificate; e comunque impossibile farlo. Potete cambiare la tazza, ma il t rimane puro. Dopo essere sopravvissuto per duemilacinquecento anni e aver viaggiato per 12.500 km dall'albero bodhi in India centrale a Times Square, a New York, il concetto tutte le cose composite sono impermanenti continua ad applicarsi. L'impermanenza sempre impermanenza anche a Times Square. Non potete modificare queste quattro verit; non ci sono eccezioni sociali o culturali. A differenza di altre religioni, il buddhismo non offre un kit di sopravvivenza che impone quanti mariti una donna deve avere o dove pagare le tasse o come punire i malviventi. In realt, a rigor di termini, i buddhisti non hanno neppure un rituale per le cerimonie nuziali. Lo scopo degli insegnamenti di Siddharta non era quello di dire alla gente quello che voleva sentirsi dire. Si mise a insegnare in virt del suo potente impulso a liberare gli altri dalle loro concezioni errate e dagli infiniti fraintendimenti della verit. Per spiegare correttamente questa verit, Siddharta si avvalse di

metodi e strumenti differenti, in base alle necessit del suo svariato pubblico. Questi diversi modi di insegnamento ora sono stati definiti specifiche scuole di buddhismo. La concezione fondamentale, tuttavia, rimane la stessa per tutte le scuole. normale che le religioni abbiano un capo. Alcune, come la Chiesa cattolica romana, possiedono un'elaborata gerarchia, retta da una figura con un potere assoluto, che prende le decisioni ed esprime i giudizi. Contrariamente alle credenze popolari, il buddhismo non possiede una figura o un'istituzione di questo tipo. Il Dalai Lama un leader secolare per la comunit tibetana in esilio e un maestro spirituale per molte persone del mondo intero, ma non necessariamente per tutti i buddhisti. In tutte le forme e le scuole di buddhismo presenti in Tibet, Giappone, Laos, Cina, Corea, Cambogia, Thailandia, Vietnam e in Occidente non esiste nessuna autorit che abbia il potere di decidere chi un vero buddhista e chi non lo . Nessuno pu dichiarare chi punibile e chi non lo . La mancanza di un potere centrale pu forse provocare una situazione caotica, ma anche una benedizione, perch in qualsiasi istituzione umana ogni fonte di potere corruttibile. Buddha ha detto: Sei il maestro di te stesso. Naturalmente, se un maestro colto fa lo sforzo di presentare la verit proprio a te, sei un essere fortunato. In certi casi, alcuni maestri possono essere venerati ancora pi del Buddha perch, anche se possono esserci stati migliaia di buddha, questa persona l'unica che annuncia la verit proprio alla porta di casa tua. Trovare una guida spirituale un fatto personale. Siete liberi di valutarla, che si tratti di un uomo o di una donna. Una volta convinti che il maestro quello giusto, accettarlo, sopportarlo, e goderne, fa parte della vostra pratica. Spesso si confonde il rispetto con lo zelo religioso. A causa delle inevitabili apparenze superficiali e anche per l'assenza di competenza di alcuni buddhisti, le persone dall'esterno possono pensare che adoriamo il Buddha e la stirpe dei maestri come gli di. Nel caso vi chiediate come trovare il percorso giusto, ricordatevi che qualsiasi strada che non contraddica le quattro verit sar una strada sicura. In definitiva, non sono i maestri d'alto rango che custodiscono il buddhismo, sono le quattro verit a esserne custodi. Non sottolineer mai abbastanza che la comprensione della verit l'aspetto fondamentale del buddhismo. Per secoli, gli studiosi e i pensatori hanno tratto grandi vantaggi dall'invito di Siddharta ad analizzare le sue scoperte. Le centinaia di libri che esaminano scrupolosamente e discutono le sue parole ne costituiscono la prova. Se il buddhismo vi interessa, lungi dal rischiare di essere tacciati di blasfemia, siete incoraggiati a esplorare a fondo qualsiasi dubbio. Un gran numero di persone colte per prima cosa ha cominciato a rispettare la saggezza e la concezione di Siddharta. Solo in un secondo tempo essi hanno offerto la loro completa fiducia e devozione. per questa ragione che, tanto tempo fa, principi e ministri non ci hanno pensato due volte prima di abbandonare i loro palazzi alla ricerca della verit. Mettere in pratica l'armonia Oltre alle verit profonde, oggi perfino le verit pi concrete e ovvie sono ignorate. Siamo come le scimmie che abitano nella foresta e defecano sugli stessi rami a cui si appendono. Ogni giorno ascoltiamo persone che discutono sulle condizioni dell'economia, senza essere in grado di riconoscere il rapporto tra la recessione e l'avidit. A causa di avidit, invidia e orgoglio, l'economia non sar mai abbastanza solida da assicurare a ciascuno i bisogni fondamentali della sopravvivenza. Il luogo in cui viviamo, la Terra, sempre pi inquinato. Ho incontrato gente che condanna i governanti e gli imperatori dell'antichit e le religioni delle origini in quanto fonti di ogni conflitto. Il mondo moderno e secolare forse migliore? Uno dei principali effetti della scienza e della tecnologia stato quello di distruggere pi rapidamente il mondo. Molti scienziati sono convinti che tutti gli organismi viventi e tutte le strutture che sostengono la vita sulla Terra siano in declino. giunto il momento che noi uomini moderni dedichiamo qualche pensiero alle questioni spirituali, anche se non abbiamo tempo di sederci su un cuscino, anche se c'infastidisce chi porta al collo un rosario e c'imbarazza rivelare agli amici non credenti le nostre inclinazioni religiose.

Riflettere sulla natura impermanente di ogni cosa che viviamo e sul doloroso effetto dell'attaccamento all'Io crea pace e armonia se non al mondo intero, per lo meno all'interno della nostra piccola cerchia. Accettando e praticando queste quattro verit, sarete buddhisti praticanti. Se leggete testi sulle quattro verit per diletto o esercizio intellettuale, senza metterle in pratica, siete come quei malati che leggono l'etichetta del flacone di un farmaco, ma non si decidono ad assumerlo. D'altra parte, se siete praticanti, non avete bisogno di esibire il vostro credo buddhista: anzi, se siete invitati a qualche ricevimento, un'ottima cosa tenerlo nascosto. Ricordate sempre, tuttavia, che in quanto buddhisti avete la missione di astenervi dal nuocere agli altri e di aiutarli il pi possibile. Non si tratta di una responsabilit immensa: se accettate in modo autentico le verit e meditate su di esse, questi gesti scaturiranno spontaneamente. anche importante capire che come buddhisti non avete la missione o il dovere di convertire il resto del mondo al buddhismo. I buddhisti e il buddhismo sono due cose diverse, come Democrate e la democrazia. Sono certo che molti buddhisti hanno fatto e stanno facendo cose terribili a s e agli altri. Tuttavia incoraggiante che finora i buddhisti non abbiano dichiarato guerre o saccheggiato i templi delle altre religioni in nome di Buddha ai fini di proselitismo religioso. Se siete buddhisti, necessario che adottiate la seguente condotta: un buddhista non prender mai parte a uno spargimento di sangue, n mai lo incoragger in nome del buddhismo. Non ci consentito uccidere neppure un insetto, tanto meno un essere umano. Se venite a sapere che un singolo buddhista o un gruppo di buddhisti lo ha fatto, dovete protestare e condannarli. Se mantenete il silenzio, non solo non li dissuadete, ma vi mettete al loro stesso livello. Non siete buddhisti.

Appendice sulla traduzione dei termini Ho tentato di esporre le quattro verit, il nucleo della filosofia buddhista, in un linguaggio quotidiano, accessibile alle persone di qualsiasi estrazione. Ho dovuto quindi prendere ardue decisioni rispetto alla scelta della terminologia. Penso sia importante ricordare che non esiste un consenso definitivo e autentico sulle traduzioni dei termini dharma in sanscrito e tibetano. All'interno delle diverse scuole buddhiste, e perfino nell'ambito di un'unica scuola buddhista tibetana, ci sono molte variazioni nel significato e nell'ortografia. Un ottimo esempio rappresentato da zag bcas 8pronunciato zag-chey) che abbiamo tradotto con emozione, come nel caso tutte le emozioni sono dolore. Questa scelta accolta con sospetto da chi pensa sia troppo generica. Molte persone pensano che non tutte le emozioni siano dolore. C' anche chi inarca le sopracciglia, perch crede che non sia affatto generica, nel senso che la traduzione pi esatta di zag bcas molto ampia. Come spiega Chokhy Nyima Rimpoche nel suo libro Indisputable Truth, la parola zag bcas letteralmente significa essere coinvolti nella caduta o nel cambiamento. Egli precisa poi: Una volta ho avuto l'opportunit di chiedere a Kunu Rinpoche, Tendzin Gyaltsen, chiarimenti sul significato di questo e altri termini buddhisti. Egli ha spiegato innanzitutto il significato di persona, o gangzag, che contiene una delle sillabe della parola corruttibile. Gang significa qualsiasi o chiunque nel senso di ogni possibile mondo o luogo di rinascita all'interno delle sei classi di creature, mentre zagpa significa cadere dentro uno di questi luoghi o muoversi dall'uno all'altro. Quindi, la parola che indica persona significa soggetta a trasmigrare. Egli ha anche parlato del dibattito tradizionale in corso su quest'etimologia, poich un arhat anche definito gangzag, personaggio. Walpola Rahula, l'autore di L'insegnamento del Buddha, traduce il primo sigillo con Tutte le cose condizionate sono dukka (sofferenza). Altri dicono: Tutte i fenomeni contaminati o corrotti posseggono la natura delle tre sofferenze. Il dizionario Rangjung Yeshe offre una traduzione analoga: Ogni cosa che si deteriora sofferenza. Si pu discutere ancora sul fatto se queste traduzioni sono troppo o non abbastanza generiche. Per comprendere molti di questi termini, gli studenti pi seri avranno bisogno di uno studio maggiormente approfondito e di ulteriori spiegazioni. Essenzialmente, ogni cosa che soggetta all'interdipendenza non possiede sovranit; non pu controllare pienamente se stessa, e questa dipendenza crea incertezza, la quale una delle componenti principali della definizione buddhista di sofferenza. L'uso della parola inglese suffering (sofferenza) richiede quindi molte spiegazioni precise. Ho tuttavia deciso di utilizzare la traduzione Tutte le emozioni sono dolore, in modo che i lettori non ricerchino la causa delle loro sofferenze a un livello esterno. Questa traduzione rende l'espressione pi personale: si tratta della nostra mene e delle nostre emozioni. Un altro aspetto di cui i lettori devono tener conto che i quattro sigilli come sono stati esposti in questo libro sono decisamente orientati in senso Mahayana. La tradizione Shravakayana, come quella Theravada, non possiede questi quattro sigilli; ne ha soltanto tre. I tre sigilli in questo contesto si sviluppano in quattro. Poich l'intento di questo libro una presentazione generale, ho deciso che meglio dare di pi anzich di meno, tutto anzich soltanto un po', in modo che non ci sia poi bisogno di aggiungere altro.

Ringraziamenti Parlando di fenomeni compositi, vorrei dire che non si deve cercare altrove per avere degli ottimi esempi. Questo libro un esempio perfetto di fenomeno composito. Anche se alcune delle indicazioni sono squisitamente moderne, la logica essenziale e la premessa all'argomento e tutte le analogie sono elementi che sono gi stati insegnati. Ho deciso che non devo vergognarmi di plagiare le idee e gli insegnamenti originali di Buddha e di molti dei suoi antichi seguaci, specialmente maestri come il grande guru Rinpoche Padmasambhava, Longchenpa, Milarepa, Gampopa, Sakya Pandita, Rigzin Jigme Lingpa e Patrul Rinpoche. Coloro che hanno trovato una qualche ispirazione potrebbero quindi cercare di conoscere qualcosa dell'opera di questi grandi maestri. Vorrei tuttavia ricordare che, se troverete gravi errori o fraintendimenti, sia nelle parole che nel significato, sono interamente sotto la mia responsabilit e , anche se i commenti sono sempre benvenuti, direi che si tratterebbe di uno spreco del vostro tempo prezioso. Il fatto che questo testo per lo meno di piacevole lettura dovuto allo sforzo di Noa Jones, non solo in termini di editing, ma anche perch si prestata a diventare la cavia del neofita della filosofia buddhista. Le debbo quindi tutta la mia ammirazione e la mia gratitudine. Ringrazio anche Jessie Wood, con i suoi occhi d'aquila per la punteggiatura. E infine sono grato a tutti i miei amici adolescenti, studiosi, bevitori di birra e pensatori per aver proposto argomenti molto stimolanti, che hanno contribuito a dar forma a questo libro. stato concepito in un piacevolissimo caff molto informale a Ubud, a Bali, una volta splendido regno ind; si progressivamente configurato tra le nebbie e le foreste di cedri sulle rive del lago Daisy; e ha preso la sua forma definitiva sulla catena dell'Himalaia. Mi auguro che possa destarvi un qualche interesse.