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14/07/13

L'emozione essenziale (Eric Baret)

in quiete
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" La conoscenza di Dio non si pu ottenere cercandola; tuttav ia solo coloro che la cercano (Bayazid al-Bi " Chi non cerca addormentato, chi cerca un accattone"

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L'emozione essenziale (Eric Baret)

3me Millnaire n. 82 Traduzione della dr.ssa Luciana Scalabrini 3M. Succede a volte o spesso, nella vita quotidiana, che abbiamo limpressione di mancare denergia. Come comprendere la fatica generale che pesa a tanta gente? E.B. La fatica dovuta a una cattiva utilizzazione della struttura psicofisiologica, quando lalimentazione, lattivit, o ancora il rapporto con la vita emozionale non sono appropriate alla corporalit. E un problema di gestione puramente funzionale ed molto difficile entrare nelle generalit quando si tratta di consigli terapeutici. Ciascuno, secondo la sua morfologia o il suo modo di pensare deve trovare una alimentazione, una attivit professionale, una vita affettiva o una sessualit adeguate. Non tutti possono essere pompiere, gangster, monaco, prostituta o contadino; bisogna trovare una professione conforme alle vostre possibilit, o un comportamento sessuale in accordo con la vostra sensibilit e quella del vostro partner. Lo stesso, la vostra vita affettiva deve integrarsi armoniosamente rispettando i vostri limiti. Se ogni volta che vedete le notizie alla televisione, siete traumatizzati dalle immagini dei bambini assassinati in Irak o altrove, astenetevi dal guardare la televisione. E una fuga, ma risponde alla non disponibilit del momento e deve essere ascoltata per potervi lasciare un giorno. Un militare avr un altro sguardo! 3M. Affrontando la situazione in termini di dispersione energetica, c una prescrizione generale che si basa su un certo ascolto di s, orientato verso una riorchestrazione dellenergia, secondo i termini usati da Klein? E.B. Lorchestrazione di cui parlava Jean Klein si riferisce a colui che, avendo trovato un equilibrio funzionale, o avendo rinunciato a trovarlo, diventa disponibile allinterrogazione profonda della vita. Solo chi cerca quellequilibrio fattivo escluso da quella integrazione, perch le sue energie sono stimolate verso lesterno e non tranquille e disponibili. Quando Klein parlava di riorchestrazione di energie, non si riferiva affatto alla fatica convenzionale dovuta alla nostra mancanza dintelligenza per affrontare il quotidiano, n a quella provocata dalle nostre mancanze affettive. Lapertura di cui parlava vi trova quando cessate di cercare un equilibrio ideologico, quando smettete di seguire un metodo di salute, dalimentazione, un metodo spirituale, religioso, e quando, invece di tentare di assomigliare a unimmagine, voi diventate ascolto della vostra corporalit, del vostro psichismo, della vostra sessualit. In quel momento, ognuno funziona secondo la sua sensibilit e la sua intelligenza, per trovare un altro modo di vivere che non corrisponde necessariamente ai costumi alla moda. Ciascuno scopre una relazione emozionale, che risponde alle sue capacit e non in funzione agli ideali di cui parlano i media. Solo questa rinuncia ad ogni tentazione di sviluppo personale permette un vero orientamento. Cos, quando non c pi dispersione ideologica, cio quando si trovato un funzionamento armonioso con il proprio marito, il proprio amante, la propria amante, la propria religione o la propria assenza di religione, col proprio corpo, con la societ, quando non ci sono pi antagonismi con la natura stessa di quelladeguamento, il sonno si riduce a qualche ora, la vitalit disponibile senza fatica e le energie non sono pi dirette in maniera eccentrica per la rassicurazione della personalit. Lenergia diviene allora concentrica e riposa naturalmente nellascolto. La riorchestrazione dellenergia allora possibile, lascia la sua tendenza dispersiva e, in quel riposo, pu diventare essenziale in ci che sta diventando una domanda non concettuale, che si pu schematizzare volgarmente con la domanda Chi sono?. Ma quella interrogazione un concetto ed lintensit, lardore che si pu formulare con la domanda Chi sono? che genera una centratura dellenergia, non verso qualcosa che sarebbe sempre una direzione oggettiva, ma verso il cuore della domanda, verso linterrogante. Questa riorchestrazione possibile, quando la struttura trova una integrazione armoniosa. Tranne nel caso di individui, ma il termine qui pu forse non avere il suo senso, eccezionali come Ramana Maharshi, che possono, senza alcun movimento esteriore, capovolgersi verso quel fuoco interiore. La via diretta accetta effettivamente la possibilit di una orchestrazione totale (mentale, corporea, sessuale, affettiva) in quel fuoco interiore senza che alcun cambiamento esteriore abbia preparato il risveglio. A livello pratico, Jean Klein ha sempre indicato che questo vero per un essere come Ramana Maharshi, ma per la maggioranza delle persone che si svegliano affaticate al mattino, agitate per linfedelt della loro moglie, per la digestione pesante o no, una follia pensare che quella integrazione profonda potrebbe avvenire senza una indagine molto concreta sul loro stile di vita. 3M. Ci sarebbe allora dapprima necessit di riorchestrarsi su un piano funzionale perch, nel senso dellEssere, una riorchestrazione pi essenziale si produca? Queste due tappe devono necessariamente succedersi una allaltra? E.B. Queste due tappe non sono legate nel senso di causa e effetto. Se si guarda pi profondamente, la tappa che sembrerebbe ulteriore, quella dellinterrogazione intima, precede lorchestrazione esteriore. Infatti, perch quelluno mette in questione il fatto di risvegliarsi affaticato o di deprimersi ogni volta che la propria moglie lo tradisce? Perch qualcuno mette in questione il fatto di non trovare larmonia o la soddisfazione? E perch ha il presentimento di una realt non oggettiva; se no, sarebbe contento con la sua piscina, la sua donna, la sua amante, il suo cane e la sua fatica. Il fatto di mettere in questione quegli elementi prova che la riorchestrazione si sta gi facendo. Il presentimento interiore stimola la riorchestrazione esterna, e linsegnamento di Jean Klein precisa sempre che la sadhana unespressione del presentimento, non il presentimento un risultato della sadhana. Diceva che la sua pratica dello yoga era

DISCIPLINE

Filosofia antica Mistica Sufismo Taoismo Vedanta Buddhismo Zen Filosofia Comparata Musica / Mistica Filosofia Critica Meditazione Alchimia Psich Tantrismo

AUTORI

Mircea Eliade Raimon Panikkar S.Weil e C.Campo Ren Gunon, ecc. Elmire Zolla G.I.Gurdjieff Jiddu Krishnamurti Rudolf Steiner P. C. Bori Silvano Agosti Alcuni maestri

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diventata intensa dopo la sua apertura. Ha visto allora che il suo corpo, il suo psichismo, le sue emozioni non erano adeguate allapertura. Allora si messo a lavorare per integrare il suo corpo, il suo psichismo e le sue emozioni in quella esperienza della verit. La pratica tradizionale dello yoga comincia dopo il presentimento della verit e non pu mai esserne il mezzo. Il prima e il dopo sono valori soggettivi, e non si pu dire che non c orchestrazione esteriore, il presentimento non si risveglia. Se c la tendenza ad unorchestrazione esteriore, che finalmente il presentimento si gi risvegliato. Linsegnamento tradizionale mostra che non si va verso qualcosa. Al contrario, il percorso negativo non mette laccento su ci che , che allora diventerebbe un riferimento obbiettivo, ma permette di vedere ci che non . Per Jean Klein, non c mai opposizione tra la via diretta e la via progressiva. Nella sua concettualizzazione, la via progressiva un allontanamento, una mancanza di chiarezza, ma nella sua realt pratica una concretizzazione del presentimento della via diretta. 3M. La via progressiva consiste nellottenere qualcosa. E.B. E immaginare che abbiamo bisogno duna esperienza oggettiva per essere. 3M. In un seminario di lavoro su di s, e con un approccio corporale, si produsse unapertura, un rilassamento, unenergia pi profonda, che, di ritorno alla vita quotidiana, disparve molto rapidamente. Che fare con quella constatazione, percepita negativamente dal ricercatore, che molto spesso in una strategia dacquisizione di uno stato? E.B. Il cuore di un seminario di rendersi conto dei propri impedimenti. Quando si esplorano il corpo e le emozioni, lo scopo non liberarsi da una tensione, ma di divenire disponibile alla manifestazione di quella tensione e di quella emozione. Non che manifestandosi chiaramente che una tensione o una emozione possono morire. Una vera via spirituale non provare ad arrivare a qualcosa, ma constatare e vivere quella constatazione con rispetto. E nellascolto che ci che si rispetta pu vivere e morire. Finch una paura o una tensione non possono vivere, rimangono. La natura della vita la morte. Lapparire e lo scomparire sono il cuore stesso dellenergia. Generalmente, quando si prova lemozione della paura, la si rifiuta e la si caccia. Ci che allora si chiama sentire la paura, per la verit sentire le difese, le tensioni muscolari create dal corpo per non avere paura. Quando si dice sentire langoscia, non langoscia, sono le contrazioni prodotte dal corpo per non sentire langoscia. In una esplorazione terapeutica e pedagogica, ci rendiamo conto di quanto ci rifiutiamo di sentire. Quando siamo gelosi, rifiutiamo la gelosia, pensiamo ad altro. Oppure la giustifichiamo, o la critichiamo; mettiamo in opera tutto piuttosto che sentirla nella gola, nelle spalle, nel ventre, ecc. Cos, pi mi rendo conto di quei processi, pi mi offro luoghi nei quali, quando la gelosia viene, smetter di volermi identificare con limmagine di una persona che non gelosa. In quel silenzio mentale, il corpo comincia a parlare. Perch il corpo parli, occorre che la mente sia tranquilla; silenzioso nellintenzione, nel sapere, nel commentare, nellapprovare, nel riprovare. Cos, nel mio silenzio sento in me la gelosia, vedo limmagine della mia donna col mio vicino e immediatamente dentro la gola, il plesso solare, il ventre che si contraggono io non faccio niente, lascio fare, lascio che le sensazioni di tensione che non sono la gelosia, che sono le reazioni alla gelosia, sicuro, ma tutto quello che ho a mia disposizione. Parto di l, e lascio parlare tutti quegli elementi tattili. Il corpo una totalit e di conseguenza, quando sento la gelosia in una regione del corpo, si tratta ancora di una reazione di difesa. E solo quando sento la gelosia nella totalit del corpo che essa si libera. Con la paura fissiamo lemozione in una localizzazione. Il corpo non limitato dal corpo visivo, ma dal sentire del corpo, dunque anche quella sensazione demozione va, a un certo momento, a sorpassare i riferimenti anatomici della sventurata scienza moderna. Allora sentiamo le emozioni, che sorpassano totalmente la fisiologia, espandersi nello spazio e bruciarsi Infatti, una tensione che si apre sempre pi, perde le sue caratteristiche di tensione e non pi unenergia separata dallambiente. Quando quella energia si reintegra nellambiente, non pi una tensione. E quando la frammentazione interviene in noi che lascolto ha tutto il suo posto. Non si tratta di diventare senza paura o senza gelosia, ma di diventare intimi con quei momenti. Pi mi rendo conto di quanto la mia vita sia fatta ad ogni istante di commenti affettivi, di gelosia, di paura, dintenzione, di strategie, pi vedo che non ho bisogno di essere libero da tutto quello. Quando la mia gelosia appare, quella la realt. La gelosia non allesterno della coscienza; si tratta di lasciar vivere quello che c. Quando lascio vivere la gelosia in me, lei mi libera da ogni immagine di me stesso e, a un certo punto, mi conduce alla tranquillit. Tutta la tecnica, se ce n una, l per condurvi ad essere disponibile al momento in cui rifiutate la via dellevidenza. E non consiste nellimmaginario egotico di non essere pi geloso, o di non avere pi paura, ma al contrario di lasciar vivere liberamente ogni percezione. 3M. Lidea di apertura che consiste nel lasciare lemozione, alla quale si resiste, vivere in s, unattitudine che pu essere allontanata dal nostro funzionamento di difesa egotico. Possiamo dirci, inconsciamente: Ecco un buon modo per eliminare lemozione!. E.B. Certo, inevitabile perch si funziona per schemi. Ci che si proiettato sul seno della propria madre a sei mesi, i giocattoli a tre anni, la squadra di scout a otto anni, i professori a sedici, nei genitori, nei terapeuti, le donne, i cani, i mestieri, i partiti politici, la squadra di calcio, o nella vittoria del proprio paese in una guerra economica o militare, la stessa cosa che si proietta nellascolto, o, per i pi sfortunati di noi, nellimmaginario del risveglio. Non si pu fare altro che proiettare unimmagine della tranquillit. Per uno unauto rossa, per un altro diventare un Budda, per un altro una terza amante, tutti e tre sperano la stessa cosa. Vogliono ci che immaginano essere la fine della separazione: poter infine lasciare. Lorigine di tutte quelle motivazioni lo scopo non cosciente di non essere niente, di non appropriarsi pi di unidentit, perch quello la tranquillit. Qualunque sia la motivazione, sempre profonda e nobile perch non ce n che una. Spesso poco chiara.
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Linsegnamento consiste nel rendersi conto che ci che si cerca la tranquillit. Un insegnamento non fatto per lasciare sopravvivere limmagine di una persona depressa quando una situazione non si svolge secondo la sua preferenza, ma di condurre a vedere che si liberi e anteriori ad ogni problematica. La bellezza della vita l, qualsiasi siano le modalit delle sue espressioni. 3M. Lasciar vivere unemozione in s quando si condizionati a respingerla, molto lontana dalla nostra comprensione ordinaria. Bisogna gi aver compreso che lemozione non pi una nemica. E.B. Sicuro; ci vuole un minimo dintelligenza per capire che lemozione non vuole che una sola cosa: eliminarsi. E che da parte mia non voglio che una cosa: rifiutare di sentirla. Per lego lemozione ci che c di peggio, perch in lei non c pi volont possibile, pi intenzione, si andati oltre. Lego ha sempre unimmagine da vendere ed traumatizzato allidea di non controllare pi; ne ha una paura folle. Ma lemozione, che il cuore della vita, non negoziabile. 3M. Quando lemozione lasciata libera, non la gioia che si rivela? E.B. Ogni emozione gioiosa. E meraviglioso lasciar vivere lemozione della tristezza. La lettura di un romanzo triste vi porta a vivere una depressione sapientemente orchestrata e profondamente sentita, per questo che lapprezzate. Avete ascoltato quella tristezza. Di conseguenza, sappiamo tutti che lemozione gioiosa. Vi sentite bene quando avete visto un film dellorrore. La persona che ha pagato 10 euro per un giro sulle montagne russe, urla la sua paura. Esce da quella distrazione calma e gioiosa. Se durante lavventura constata che la sua cintura mal agganciata, durante la discesa, tutto il corpo, che prima era completamente libero nellespressione della paura, si ritrae nella paura dessere lanciato. Dov la differenza? Nella prima paura che ha lasciato libera, non aveva paura: sentiva la paura. Nella seconda paura, ha creato ho paura; e siccome tutto il suo organismo organizzato per difendersi dalla paura, tre mesi dopo pu ancora avere lo shock psicologico di aver creduto di aver potuto essere scagliato dalle montagne russe. Non la paura che traumatizza, la paura della paura. Non il colpo che fa male, la paura del colpo. E limmaginario non devo ricevere il colpo, che aggredisce; limmaginario della paura che aggredisce. Quando ricevo un colpo, mi tendo, ed la tensione che mi aggredisce, non il colpo in s. Parliamo del dolore psicologico, sintende Il colpo crea una reazione fisica non immaginaria, ma anche in quel caso, colui che pu assorbire lo shock ne sar molto meno traumatizzato che chi si tende e si difende. Per questo le arti del combattimento a mani nude mettono spesso laccento sulla capacit di incassare, assorbire i colpi con la totalit del corpo e non di reagire bloccando, tendendo la regione colpita. Nella musica indiana, si trovano raga della paura, della tristezza, della gioia, della separazione, della riunione. Tutte le emozioni culminano forse, come formula lAbhinavagupta, in una emozione superiore, che lo spazio nel quale tutte le emozioni si qualificano, e si pu dire che puntano tutte verso quella emozione essenziale. Contrariamente ai percorsi volontari come quelli degli Yoga Sutra, e a quelli purificatori, che mirano a escludere lemozione come distrazione, Abhinavagupta e Jean Klein hanno sempre accentuato lapproccio del teatro e della musica, come tutto ci che esalta lemozione. 3M. Le emozioni, nel modo patologico in cui si vivono, sono come la tranquillit legate al modo con cui respiriamo. La respirazione pu essere contratta per la paura, o libera di riempire lo spazio nella libert. Come legato il respiro a unenergia, una vibrazione fondamentale? E.B. A livello puramente tecnico, la parola energia un concetto che varia linterpretazione secondo il suo impiego: in fisica quantica, nello yoga o in ogni ambito. Nello Shivaismo del Cashmire, utilizzato il termine spanda e si traduce con vibrazione. La vostra immagine del termine energia sicuramente differente dalla mia, e per ne parliamo insieme essendo daccordo, ma siamo daccordo su qualcosa di diverso. Quando parliamo al livello dello yoga, affrontiamo unarte di decostruzione di tutto a priori cerebrale. I circuiti di neuroni costruiti per difendere e affermare, sono poco a poco decostruiti dallo yoga. Di conseguenza, lo yoga proibito a tutte le persone che hanno problemi psicologici, perch bisogna essere in buona salute per imparare a morire. Ladepto senza antagonismo pu entrare in quella destrutturazione tecnica dello yoga e lasciare morire tutti i suoi concetti e le idee sullenergia, per divenire sensibile a ci che l, senza nominarlo mai. La prima esperienza, quando ci si siede o ci si allunga sul tappeto e si smette di pensare il corpo, un sentire non concettuale. Sentire che, per sua natura, passa da un cammino di pesantezza, di densit, di calore e che arriva a un certo momento a ci che possiamo definire vibrazione. Quella vibrazione un vero sentire che non n dentro n fuori. Nello yoga lasciamo ogni rappresentazione geografica dessere situati in un corpo. Il corpo percezione, vibrazione fatta del movimento della vita. La respirazione una delle polarizzazioni di quel movimento Quando un dinamismo precede lesplorazione, come unonda tattile che sincarna poi psicologicamente, linspirazione fisiologica sarresta e si sente un flusso di energia, che continua al di l di quellarresto. Quellonda ridiscende e inizia lespirazione fisiologica; poi lespirazione fisiologica sarresta, ma non il prolungamento energetico e unonda continua. Lentrare nel rito del pranayama quella scoperta, quel movimento tattile denergia che precede, succede e irriga la respirazione fisiologica. Linspirazione e lespirazione diventano allora completamente passive e quellonda completamente attiva. Un po come quando facciamo un movimento del braccio nellacqua, il braccio si ferma mentre le ondulazioni dellacqua continuano. Pi esploro ci che prolunga quei movimenti, pi mi accorgo che dopo lispirazione il movimento dellenergia sentito come una chiusura, una forma di silenzio. E un silenzio dellispirazione e dellespirazione, ma non un silenzio dellenergia. Durante il punto di riposo, un immenso dispiegamento dellenergia si produce, poi lenergia si concretizza nellespirazione. Lespirazione si compie, lenergia si dispiega nel vuoto e qualcosa ricrea linspirazione. Allinizio dellesplorazione i riposi sono vuoti in rapporto allinspirazione e allespirazione. Pi tardi la disponibilit a quei momenti darresto, dopo linspirazione e lespirazione fisiologiche, nei quali lenergia si prolunga, diventa il cuore di quellarte magica. I due momenti darresto sono allora il punto faro della pratica, il sole e la luna dellatto rituale. Lastro raggiante del riposo dopo linspirazione sar poco a poco assorbito, divorato dalla luna nera del riposo dopo lespirazione. Quella magnificenza della ritenzione positiva e la sua dissoluzione nel retroterra lessenza delpranayama cachmiriano. 3M. Quel processo si svolge nellassenza di pensiero? E.B. Quando c il sentire, non c pensiero. La parola energia una costruzione mentale. Ci che i fisici concepiscono in termini di energia oggi, non sar pi la stessa cosa tra 50 anni. Non possono spiegare le loro esperienze, perch non hanno i concetti necessari alla comprensione. Non lesperienza che limitata, ma i concetti. Non si pu pensare che in termini di passato e di futuro, di materia, di energia, di
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causalit, mentre l c unaltra cosa. Non una mancanza di tecnica, ma lincapacit di comprendere cosa succede. Altri concetti ci saranno, molto pi fini di quelli della materia, coscienza, energia, spazio, tempo, centro, che diventeranno caduchi, perch il sentire, la realt, saranno sempre al di l di ogni concetto. Alla fine la parola energia deve essere riconosciuta come unimmagine, dove ciascuno proietta il suo limite mentale. Il percepito non pu essere diverso dallultimo osservatore. Prima o poi il ricercatore dovr rinunciare ad ogni tentativo, per trovarsi nel corpo, lenergia, il pensiero e riconoscersi come ultimo percipiente. Lapparente studio, ascolto, disponibilit verso le modalit dellenergia non sono che per lasciar gli oggetti percepiti dissolversi nella coscienza, da dove rinasce non differenziata, legata allultimo come il fuoco e il suo potere di bruciare.

Da: http://www.revue3emillenaire.com/it/?p=651

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