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JOSE’ SILVA e PHILIP MIELE

IL METODO SILVA MIND CONTROL

Manuale operativo per lo sviluppo della mente intuitiva.

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Il Metodo Silva Mind Control

Josè Silva

Philip Miele

INDICE

INTRODUZIONE

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1. IMPARATE AD UTILIZZARE LA VOSTRA MENTE IN MODO SPECIALE

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2. CHI È JOSÈ

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3. LA MEDITAZIONE

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4. LA MEDITAZIONE DINAMICA

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5. MIGLIORARE LA MEMORIA

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6. LO STUDIO ACCELERATO

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7. IL SOGNO CREATIVO

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8. LE VOSTRE PAROLE HANNO UN GRANDE POTERE

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9. IL POTERE DELL'IMMAGINAZIONE

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10. USATE LA MENTE PER MIGLIORARE LA SALUTE

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11. UN ESERCIZIO INTIMO PER GLI INNAMORATI

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12. TUTTI POSSIAMO PRATICARE L’ESP

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13. FORMATE UN VOSTRO GRUPPO PER LA PRATICA

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14. COME AIUTARE GLI ALTRI MEDIANTE IL MIND CONTROL

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15. ALCUNE CONSIDERAZIONI

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16. INDICE DELLE TECNICHE

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17. UNO PSICHIATRA CURA I PROPRI PAZIENTI CON IL MIND CONTROL

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18. CRESCE LA STIMA IN VOI STESSI

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19. IL MIND CONTROL ED IL MONDO DEGLI AFFARI

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20. DOVE PORTA QUESTA STRADA?

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INTRODUZIONE

State ora per cominciare una delle avventure che più di ogni altra produrrà grandi cambiamenti nella vostra vita. Ogni risultato che raggiungerete sarà un passo ulteriore che muterà in voi il modo di concepire voi stessi ed il mondo che vi circonda. Unitamente ai vostri nuovi poteri avvertirete un senso crescente di responsabilità, che vi consentirà di impiegarli soltanto “per migliorare il genere umano”, (per usare un’espressione del Mind Control); né potreste usarla diversamente, come state per apprendere.

Il capo di uno studio di progettazione urbanistica di una città del West si richiuse nel suo studio privato lasciando la segretaria sola e agitata al suo scrittoio: erano andati smarriti importanti progetti per un centro commerciale di

cui sarebbe stata richiesta licenza di costruzione; ed entro la settimana si sarebbe dovuta tenere la riunione definitiva con i funzionari comunali. In altre occasioni

erano saltati posti importanti per molto meno

indifferente di fronte ad una situazione che avrebbe indotto chiunque altro a scenate furiose. Invece, egli sedette al proprio tavolo. Dopo un po’ chiuse gli occhi, e restò immobile e tranquillo: chiunque lo avesse visto avrebbe pensato che si stava preparando a far fronte al disastro. Trascorsi una decina di minuti, aprì gli occhi, si alzò in piedi con calma, uscì

dalla stanza e disse tranquillo alla segretaria: “Credo di averli trovati. Mi cerchi la nota spese di giovedì scorso, quando sono stato ad Hartford. In quale ristorante ho pranzato?”. Telefonò al ristorante; i piani erano là! Quel capo ufficio aveva imparato l’addestramento del Metodo Silva per il Controllo Mentale, per risvegliare quelli che per la maggior parte di noi sono talenti inutilizzati. Uno di questi è il recupero di ricordi smarriti che una mente non preparata non riuscirà mai a ritrovare. Queste facoltà risvegliate stanno facendo fare cose incredibili a più di mezzo milione di persone che hanno imparato a utilizzarle dopo aver seguito il corso di Mind Control. Che cosa fece esattamente quell’urbanista durante quei dieci minuti di quiete?. Lo possiamo dedurre con precisione dalla relazione di un altro diplomato del Corso Silva:

“Ieri alle Bermude ho vissuto un’esperienza incredibile. Entro due ore dovevo trovarmi all’aereoporto e prendere l’aereo per New York, e non mi riusciva di trovare il biglietto. Lo cercammo in tre per più di un’ora rovistando ogni angolo

della camera: sotto i tappeti, dietro il

ma il capo sembrava quasi

ovunque, in ogni angolo,

anche il più impensato; disfeci e rifeci per tre volte la valigia, ma il biglietto non saltò fuori. Infine mi decisi a cercare un angolo tranquillo ed entrai al livello. Non appena vi fui dentro, cercai di “vedere” il biglietto con chiarezza, come se l’avessi avuto davanti agli occhi; e lo vidi (con la vista che creo “a livello”) in fondo ad un armadio, in mezzo ad alcuni libri; lo si distingueva a stento. Corsi all’armadio e trovai il biglietto, proprio come l’avevo immaginato!

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Per quelli di voi che non hanno esperienza del Mind Control tutto ciò apparirà come qualcosa d’incredibile; poi, quando leggerete i capitoli scritti dall’ideatore del Mind Control, vedrete di quali e quanti poteri, ancora più stupefacenti, è capace la vostra mente. Forse ciò che più vi stupirà è la semplicità degli esercizi e la brevità del tempo necessario per sviluppare queste capacità. Josè Silva ha dedicato la maggior parte della sua vita adulta alla ricerca di come può essere educata la nostra mente e di ciò che riesce a fare. Ha messo a punto un corso della durata di 40-48 ore, che mette in grado chiunque di ricordare cose dimenticate, di controllare il dolore, affrettare la guarigione, di abbandonare abitudini indesiderate, di accendere l’intuizione così da permettere al “sesto senso” di convertirsi in una facoltà creativa, preposta alla soluzione dei problemi della nostra vita quotidiana. Inoltre, con questa pratica ci si sente pervasi da una pace interiore carica di gioia, da un tranquillo ottimismo che si fonda sulla prova concreta che possiamo controllare la nostra vita, e possiamo controllarla molto di più di quanto non abbiamo mai immaginato. Oggi, e per la prima volta, la parola stampata vi può insegnare a mettere in pratica gran parte di ciò che insegna il corso di Mind Control. Josè Silva, per il suo Metodo, ha attinto liberamente tanto dalle dottrine Orientali quanto da quelle Occidentali, anche se poi il prodotto finale è essenzialmente americano. Il corso, come lo è nel suo carattere anche l’ideatore, è prevalentemente pratico; tutto ciò che insegna è mirato ad aiutare la gente a vivere più felicemente e più intensamente, ora e subito. Nei vari capitoli scritti da Silva non farete altro, passando da un esercizio all’altro, che accumulare una serie di successi, di modo che la fiducia in voi stessi si rinforzerà, tanto da aprirvi a sempre nuove conquiste, che oggi, se non conoscete ancora il Mind Control, giudichereste assolutamente impossibili. Esiste la prova scientifica che la mente umana è veramente in grado di fare “miracoli”; per di più, possiamo rifarci alle esperienze di oltre mezzo milione di persone alle quali il Mind Control ha trasformato la vita. Immaginate, per esempio, di volervi servire della mente per migliorare la vostra vista. “Mentre seguivo il mio primo corso del Metodo Silva, mi accorsi che ai miei occhi stava accadendo qualcosa di positivo: stavano diventando più forti. Fino a quel momento avevo portato gli occhiali e li portavo da ben dieci anni; li avevo messi da piccolo e continuai a portarli fino a che mi diplomai; poi, dopo una lunga pausa, li ho rimessi intorno ai 38 anni: ogni volta che andavo dall’oculista, questi mi diceva che l’occhio sinistro era tre volte più debole dell’altro. I miei primi occhiali, nel 1945, li portavo per leggere, poi, nel ’48 o ‘49, dovetti passare ai bifocali, che ogni volta dovevo cambiare con altri più forti. Dopo il corso mi accorsi che i miei occhi erano diventati molto più forti, anche se non potevo ancora fare a meno degli occhiali per leggere; dato che miglioravano rapidamente, aspettai il più possibile prima di fare un nuovo controllo dall’oculista. Intanto, tornai ai miei occhiali dei vent’anni. Quando l’ottico mi misurò la vista, mi confermò che quei vecchi occhiali andavano certamente meglio, e che potevo portarli fino a quando non fossero arrivate le lenti nuove”. Tutto ciò vi potrà sembrare sicuramente molto strano adesso, ma una volta

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letto il capitolo 10, allora sì che vedrete con esattezza come sia normale, per coloro che hanno seguito il corso, e quanto sia facile, mettere la mente al servizio del corpo per accelerarne la guarigione naturale. Le tecniche, come testimonia la lettera di questa donna che è dimagrita di 12 chili in quattro mesi, sono di una semplicità sorprendente. Questa è la lettera. “Per prima cosa visualizzai una cornice blu e vi inquadrai un tavolo coperto di gelati alla crema, di torte al cioccolato e cose simili: tutte cose notoriamente ingrassanti. Poi tracciai una grossa X nera su quel tavolo, e visualizzai me stessa in uno specchio, che mi rifletteva molto più grossa di quanto fossi in realtà. Subito dopo visualizzai un tavolo incorniciato da una luce dorata, carico di cibi proteici come pesce, carni bianche, e altro, e vi tracciai su un bel segno di approvazione, e mi ripetei mentalmente che non desideravo mangiare altro che quei cibi; inoltre udii i miei amici che mi dicevano: “Che linea fantastica hai acquistato!”. Mi ero data anche una scadenza precisa (il che è molto importante perché ci si prefigge un traguardo). E ci riuscii: avevo provato tante diete, in passato, ma questo è stato l’unico metodo che abbia funzionato”. Il Mind Control è questo: andare ad un profondo livello di meditazione, in cui possiate addestrare la mente a lavorare attraverso il linguaggio delle immagini, che è quello proprio della mente, rinforzato dalle parole; ed è così che si raggiungono risultati sempre più stupefacenti, senza che se ne veda mai la fine; questo è quanto accade a coloro che si mantengono in continuo esercizio. Come potete vedere, questo non è un libro dei soliti. Questo è un libro che vi porterà passo passo, e facilissimamente, anzitutto alla meditazione; poi ai molti modi di farne uso, fino a quando, raggiunto l’ultimo gradino, sarete in grado, nel modo più normale, di fare ciò che la stragrande maggioranza delle persone ritiene assolutamente impossibile. Questo libro è composto da due libri, uno dentro l’altro. Il libro esterno (cap. 1 e 2, ed i capitoli che vanno dal 17 al 20, scritti da Philip Miele) descrive la crescita quasi esplosiva del Mind Control, ed il bene che ha fatto alle molte persone che lo hanno appreso. Il libro interno, il cuore del libro, è la parte in cui Josè Silva parla delle molte tecniche così come vengono insegnate ai corsi di Mind Control. Poiché le lezioni sono esperienze di gruppo guidate da istruttori esperti, i loro risultati sono più rapidi e spettacolari di quelli che avreste lavorando da soli. Se però osserverete scrupolosamente le direttive di Silva e praticherete gli esercizi, allora la vostra vita si trasformerà: non altrettanto in fretta, ma cambierà in meglio. Questo libro va letto in modo speciale: prima, come qualunque altro libro, va letto dal principio alla fine, ma senza iniziare a praticare nessuno degli esercizi descritti; poi si rileggano i capitoli dal 3 al 14 per avere un quadro più chiaro della strada che state per percorrere; poi tornerete al capitolo 3 e ne praticherete gli esercizi (ma solo quelli) per qualche settimana. Quando sentirete di essere pronti, passate al capitolo 4, e così via. Giunti al capitolo 14, sarete già esperti di tutto quello che viene insegnato al corso. Per arricchire ancor più la vostra esperienza, potreste formare un piccolo gruppo di amici che abbiano praticato i vostri stessi esercizi. Il capitolo 13 vi insegna come potrete farlo.

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CAPITOLO 1

IMPARARE

AD

UTILIZZARE

LA

VOSTRA

MENTE

IN

MODO

SPECIALE.

Immaginatevi di entrare in contatto diretto, operativo, con una Intelligenza Superiore, onnipresente, e poi, con immensa gioia e stupore, di scoprire che questa Intelligenza Superiore resterà accanto a voi per sempre. Immaginate anche che il primo approccio con questa Intelligenza sia stato un approccio così semplice che per il resto della vostra vita non avrete più da temere di dovervene privare: finalmente quel qualcosa di cui da sempre avevate percepito la presenza, pur non essendo mai stato possibile raggiungere, ora è lì, ed è lì per voi: è una Sapienza costantemente presente, è un lampo di illuminazione nel momento di bisogno, è una presenza affettuosa e piena d’amore che opera per voi. Cosa ne pensate? Non sarebbe un’esperienza eccezionale, un’esperienza pressappoco simile all’estasi? Dopo quattro giorni di addestramento al Metodo ci si sente esattamente cosi. Finora questa esperienza è conosciuta da oltre mezzo milione di persone, le quali hanno vissuto tutto questo; sanno che le tecniche procurano una profonda sensazione di benessere, e poi, con la pratica, ci si abitua gradualmente ad avere piena fiducia in questi poteri ed in queste nuove energie, ed è così che si conquista una vita più ricca, più libera dai soliti piccoli e grandi problemi. Ora, Josè vi spiegherà alcuni di questi metodi, in modo che possiate cominciare ad impiegarli voi stessi. Ma prima di tutto cominciamo a vedere cosa accade in una lezione di Mind Control. Si inizia con una conferenza che dura mediamente un’ora e mezza. L’Istruttore dà la definizione di Mind Control e parla dei due decenni di ricerche che hanno portato alla sua creazione. Poi descrive in breve i modi coi quali gli allievi potranno applicare le tecniche apprese durante il corso per migliorare la salute, risolvere i problemi quotidiani, apprendere con maggiore facilità nello studio, e approfondire la consapevolezza della propria interiorità. Poi segue un intervallo di circa 20 minuti. Durante la pausa per il caffè, gli allievi fanno conoscenza tra di loro. La casistica tipica dei nostri corsi ci dice che gli allievi appartengono agli strati sociali tra i più diversi: vi sono medici, segretarie d’azienda, insegnanti, autisti di taxi, casalinghe, studenti di scuola superiore o universitari, psichiatri, preti, pensionati. Questa è una tipica composizione della classe. Dopo l’intervallo si prosegue con un’altra lezione di un’ora e venti minuti, che comincia con una serie di domande e risposte, e poi si entra in argomento col primo esercizio, che consiste nel portare lentamente l’allievo a livello mentale di meditazione. L’istruttore spiega cosa sia uno stato di rilassamento profondo, il quale, anche se è più profondo del sonno, è caratterizzato da una particolare consapevolezza: si tratta infatti di uno stato di consapevolezza speciale, uno stato che si realizza praticamente in ogni disciplina meditativa, e anche in caso di profondo raccoglimento in preghiera. Qui non si fa uso né di droghe né di

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strumenti di “biofeedback”, ed il livello di rilassamento a cui si giunge viene chiamato “livello Alfa”, ed il realizzarlo viene detto dagli istruttori “andare a livello”. Durante l’esercizio l’allievo viene, con grande dolcezza, condotto “a livello” guidato da un linguaggio estremamente semplice: la semplicità del linguaggio è una caratteristica del Mind Control; durante le lezioni non si fa uso né di un gergo scientifico né di parole del lontano Oriente. Forse, alcune persone prima di arrivare al Mind Control avranno imparato e praticato la tecnica della meditazione mediante esercizi lunghi e faticosi, e magari si meraviglieranno nel constatare che un esercizio tanto semplice e breve (della durata di soli trenta minuti) possa condurre allo stesso risultato per il quale erano state necessarie settimane o mesi di faticoso esercizio. Una delle prime cose che l’allievo si sente ripetere è: “Tu stai imparando ad usare una maggiore parte della tua mente, e ad usarla in un modo speciale”. E’ una frase semplice, che gli allievi imparano ad interiorizzare sin dal principio. Il suo pieno significato è assolutamente stupefacente. Ognuno di noi, senza alcuna eccezione, possiede una mente che può essere educata con facilità ad esercitare poteri che ogni principiante dichiara apertamente di non avere. Comincerà a crederci solo dopo le prime esperienze. Un’altra frase che viene spesso ripetuta agli allievi è: “Proiettatevi mentalmente nel vostro luogo ideale di rilassamento”: esercizio, questo, piacevole, rilassante, notevolmente vivido, che ad un tempo rinforza l’immaginazione e conduce ad un rilassamento più profondo. Voglio dedicare qualche parola a riguardo della “meditazione”. Nel linguaggio corrente “meditare” significa “pensarci su”. Se per un momento mettete da parte questo libro e vi mettete a pensare a ciò che mangerete domani, quello che state facendo è meditazione. Invece nelle varie discipline meditative questo termine ha un significato più specifico: significa raggiungere un determinato livello mentale. In alcune discipline giungere a questo livello è fine a sé stesso: eliminare dalla mente ogni pensiero conscio. E questo, come dimostrano svariati studi eseguiti sull’argomento, produce una piacevole calma e giova molto a prevenire o alleviare

i disturbi causati dalla tensione. Questa è meditazione, ma meditazione passiva. Il Mind Control, invece, va molto più in là, in quanto insegna ad impiegare questo particolare livello della mente per la soluzione di ogni problema, dal più piccolo al più grande e più gravoso: questa è la Meditazione Dinamica, ed il suo potere è veramente spettacolare. Vediamo ora cosa si intende per livello Alfa. È una gamma di frequenze delle onde cerebrali, una specie di energia elettrica prodotta dal cervello, che può essere misurata con l’Elettroencefalografo (EEG). Le frequenze vengono misurate in cicli per minuto secondo (CPS). Le frequenze da 14 CPS in su sono chiamate onde Beta; da 7 a 14 CPS onde Alfa; da 4 a 7 onde Theta; e da 4 in giù sono dette onde Delta. Quando si è ben svegli, occupati in attività quotidiane quali il lavoro o

i rapporti sociali, si è a “livello Beta”: quello della coscienza esteriore, secondo la terminologia del Mind Control. Quando si sonnecchia, o si sogna ad occhi aperti, o ci si sta per addormentare, ma ancora non si dorme, in questi casi si è in Alfa. Con i termini del Mind Control si è a livello di “coscienza interiore”. Quando si dorme si è in Alfa, Theta o Delta, e non solamente in Alfa come molti credono.

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Chi conosce il Mind Control sa entrare al livello Alfa a suo piacimento, pur restando pienamente cosciente. Come ci si sente a questi vari livelli mentali?

L’essere in Beta, cioè nello stato di completa coscienza, non produce alcuna sensazione particolare: ci si può sentire fiduciosi o spaventati, affaccendati o in ozio, interessati o annoiati; sono queste alcune delle numerosissime sensazioni che è possibile vivere allo stato Beta. Riguardo i livelli inferiori, per la stragrande maggioranza delle persone le possibilità sono molto limitate, perchè la vita ci ha insegnato a “funzionare in Beta”: non in Alfa, non in Theta. A questi livelli più profondi ci limitiamo a fantasticare, a sonnecchiare o ad addormentarci del tutto; invece con l’addestramento del Mind Control è proprio a queste basse frequenze che le possibilità più interessanti cominciano a moltiplicarsi oltre ogni limite. Come scriveva Harry McKnight, Direttore associato del Silva Mind Control: “La dimensione Alfa contiene in sé un insieme completo di facoltà percettive, del tutto simili a quelle che si possiedono in Beta”. Questo è uno dei concetti chiave del Mind Control. Quando si saranno conosciute queste facoltà percettive e si sarà appreso come impiegarle, allora si comincerà a far uso di una maggior parte della propria mente ed in modo del tutto speciale: allora veramente si comincerà ad operare psichicamente, comunque si vorrà, attingendo le energie dall’Intelligenza Superiore. Molti cercano nel Mind Control un modo per rilassarsi, per eliminare l’insonnia e combattere il mal di testa, per studiare con profitto ed imparare a fare quelle cose che richiedono una grande forza di volontà, quali smettere di fumare, dimagrire, ecc. Molti vengono per questo, poi imparano molto, molto più

di questo.

Imparano che i cinque sensi (vista, udito, odorato, gusto e tatto) di cui madre natura ci ha corredati, sono solo una parte di quelli che possediamo realmente;

gli altri (sensi o poteri che dir si voglia) un tempo erano patrimonio solo di pochi privilegiati o di mistici che li avevano acquisiti in anni di meditazione trascorsi isolati dal mondo. La missione del Mind Control è quella di darci gli strumenti per risvegliare tali poteri, al fine di vivere meglio ed in piena armonia la nostra vita. Ciò che può significare questo risveglio, è detto con molta chiarezza da Nadine Bertin, nel numero di Marzo 1972 della rivista “Madamoiselle”, quando dichiara:

“La civiltà della chimica, per la valorizzazione ed espansione della mente umana

ci mette a disposizione pillole, iniezioni, polverine; io invece prendo la mia

“medicina”: il Mind Control che espande la mente e ci insegna ad espanderla sempre di più”. La denominazione “Mind Control” è giusta perché, a differenza di droghe o pratiche ipnotiche che gestiscono la vostra vita, qui siete voi a controllare e dirigere la vostra mente: l’espansione della mente, l’approfondimento della conoscenza di sé stessi e l’aiuto che può essere dato al prossimo mediante il Mind Control, hanno soltanto il limite delle nostre limitazioni. TUTTO è possibile!. Una persona ascolta ciò che è accaduto ad altri e all’improvviso, realizza che sta accadendo anche per lui!

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CAPITOLO 2

CHI È JOSÈ

Josè Silva, nato a Laredo, nel Texas, l’11 Agosto del 1914, rimase orfano del padre

all’età di quattro anni; sua madre si risposò e Josè, con la sorella maggiore ed un fratello più piccolo di lui, andarono a vivere dalla nonna. Due anni più tardi manteneva lui tutta la famiglia facendo vari lavori tra cui il lustrascarpe, il giornalaio, ed altro ancora. Alla sera aiutava sua sorella ed il fratellino nei compiti di scuola, mentre loro gli insegnavano a leggere e scrivere. Josè non andò mai a scuola salvo che per insegnare; tutte le sue conoscenze le ha fatte da autodidatta. L’occasione per emergere dalla miseria la trovò un giorno mentre aspettava il suo turno dal barbiere: cercava qualcosa da leggere e trovò le dispense di un corso per corrispondenza per radio-riparatori. Josè chiese la dispensa in prestito, ma il barbiere volle solo cederla in affitto, e per di più alla condizione che Josè sostenesse gli esami a nome dell’altro. Così ogni settimana Josè pagava un dollaro di affitto, studiava la lezione e svolgeva il compito per conto del barbiere. Dopo poco tempo il barbiere appese il suo diploma alla parete della bottega e continuò a fare il barbiere; invece Josè, allora quindicenne, dall’altra parte della città, iniziava a riparare radio. Col passare degli anni la sua attività di radiotecnico divenne la più importante della zona, e fruttò il denaro necessario per gli studi del fratello e della sorella, l’occorrente per sposarsi, e gli consentì anche di finanziare con circa mezzo milione di dollari quelle ricerche, durate venti anni, che lo hanno poi condotto al Mind Control. Un altro uomo in possesso di diplomi, guadagnati più onestamente che non il barbiere, fece accendere in Josè, inavvertitamente, la scintilla che diede poi il via alle successive ricerche. Quest’uomo era uno psicologo, che aveva il compito di esaminare gli uomini destinati al “Signal Corp” durante la seconda guerra mondiale. “Lei orina a letto?” - chiese a Josè, che rimase allibito.

chiese a lui, che aveva tre figli, ed in futuro ne

avrebbe avuti dieci, lasciandolo costernato. Certamente quell’uomo ne sapeva sulla mente umana più di quanto il barbiere ne sapesse sulla radio. Allora perché quelle domande cretine? Furono quegli interrogativi ad accendere l’interesse in Josè ed a lanciarlo in un’odissea di ricerche scientifiche, le quali poi faranno di lui, privo di qualsiasi diploma o attestato, uno degli studiosi più creativi del suo tempo. Freud, Adler e Jung divennero, attraverso i loro scritti, i suoi primi maestri. Quelle “domande cretine” assunsero un significato più profondo, e ben presto Josè fu in grado di formulare a sé stesso una domanda precisa: “É possibile migliorare la capacità di apprendimento di una persona, ossia il suo I.Q. (il Quoziente di Intelligenza), tramite ipnosi, o qualche altro metodo?”. Allora si credeva che l’I.Q. fosse una dote innata; ma Josè non ne era molto convinto. La sua domanda non riuscì ad avere una risposta immediata, anche perché Josè era impegnato nello studio dell’Elettronica avanzata per poter diventare

“Le piacciono le donne?”

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istruttore nel Signal Corp. Quando venne congedato, sfumati i risparmi e con 200 dollari in tasca, ricominciò a rimettere in piedi il suo lavoro; entrò nello Junior College di Laredo come insegnate part-time e coordinatore di altri tre insegnanti,

e si occupava dell’organizzazione del laboratorio di elettronica del College. Cinque anni dopo, con la comparsa della televisione, il suo laboratorio di riparazioni ebbe un tale impulso che Josè dovette dimettersi dall’insegnamento; il suo laboratorio era tornato ad essere il più grande della città, tanto che il suo

orario di lavoro finiva alle nove di sera; poi tornava a casa, cenava, metteva a letto

i piccoli, e quando tutto era immerso nel silenzio, si dedicava per circa tre ore allo

studio. I suoi studi lo portarono ad una profonda conoscenza dell’ipnosi. Ciò che apprese sull’ipnosi, ciò che sapeva di elettronica, ed alcuni brutti voti sulle pagelle dei figli, lo riportarono a quella stessa domanda che si era posto tempo addietro: “E' possibile migliorare l’intelligenza, e la capacità di apprendimento, mediante un qualche particolare addestramento della mente?”. Josè già sapeva che il cervello genera elettricità; aveva letto di esperimenti fatti all’inizio del secolo che avevano rivelato il ritmo Alfa; la sua elettronica gli insegnava che il circuito ideale è quello che presenta resistenza ed impedenza minime, giacché utilizza al massimo l’energia elettrica. Se l’impedenza del cervello venisse ridotta, questo non potrebbe lavorare meglio? Ed è possibile ridurre tale impedenza? Cominciò ad usare l’ipnosi per acquietare la mente dei figli, ed è così che scoprì ciò che a molti potrebbe sembrare un paradosso: che il cervello possiede tanta più energia quanto più viene ridotta la sua attività: più si abbassano le frequenze del cervello, più aumentano le sue capacità di immagazzinare informazioni; ma il problema cruciale che si poneva era di mantenere sveglia la mente a frequenze così basse; frequenze associate piuttosto al dormiveglia ed alla fantasticheria che non all’attività pratica. L’ipnosi consentiva quella recettività che Josè andava cercando, però non permetteva quel tipo di pensiero indipendente, che conduce al ragionare delle cose ed al comprenderle. Non è sufficiente avere la mente piena di ricordi; sono necessari anche il discernimento e la comprensione. Josè abbandonò ben presto l’ipnosi e cominciò a sperimentare esercizi mentali capaci di calmare il cervello e nello stesso tempo di tenerlo più sveglio e indipendente che con l’ipnosi: in queste condizioni, abbinando miglioramento della memoria e migliori capacità di comprensione, si sarebbero migliorati di molto anche i valori dell’I.Q. Gli esercizi dai quali si sviluppò il Mind Control richiedevano una concentrazione rilassata ed una visualizzazione mentale vivace, come mezzi per raggiungere livelli più profondi. Tali livelli, una volta raggiunti, rivelarono la loro grande efficacia per l’apprendimento, assai superiore a quello possibile a livello Beta. Josè ne ebbe la prova dal rendimento scolastico dei figli, che migliorò progressivamente ed ininterrottamente nei tre anni in cui egli andò mettendo a punto e migliorando sempre più le sue tecniche. Josè aveva tracciato un punto molto importante, poi confermato da ricerche successive e specialmente dal Biofeedback: egli fu il primo a dimostrare che possiamo imparare a funzionare alle frequenze cerebrali Alfa e Theta in piena coscienza. Ma doveva ancora venire un altro passo incredibilmente sorprendente.

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Una sera, la figlia di Josè era andata “a livello” (per dirla con l’attuale terminologia del Mind Control) e Josè la interrogava sui suoi studi. Mentre ella rispondeva, il padre, come soleva fare di solito, formulava mentalmente la

Ma improvvisamente, in tutta tranquillità, la routine subì

un cambiamento stupefacente: la bambina rispose ad una domanda che il padre non le aveva ancora rivolto; poi rispose ad una seconda, poi ad un’altra ancora Gli stava leggendo il pensiero!

Questo accadde nel 1953, quando l’ESP (Extra Sensorial Perception) stava diventando un campo di studio rispettabile e passibile di investigazione scientifica, soprattutto per merito delle pubblicazioni del dott. Rhine della Duke University. Josè gli scrisse e gli comunicò che aveva addestrato sua figlia all’ESP. Ma la risposta fu deludente. Il dott. Rhine insinuò, tanto per cominciare, che la bambina doveva essere una psichica; e che se non era stata sottoposta ad un esame anteriore all’esperimento, questo non poteva essere preso in considerazione. Nel frattempo i vicini dei Silva notarono che i voti di scuola dei figli di Josè erano sensibilmente migliorati. Sul principio degli esperimenti si erano mostrati sospettosi verso i tentativi di Josè di scandagliare l’ignoto, un ignoto forse protetto da forze che era meglio non stuzzicare; tuttavia non si potevano ignorare

i successi di un uomo che operava sui suoi figli. Sarebbe stato disposto Josè ad

occuparsi anche dei loro figli? Dopo la lettera di risposta del dott. Rhine, ciò era proprio quello che occorreva

a Josè. Se fosse riuscito ad ottenere anche da altri quanto aveva ottenuto da una

domanda successiva

bambina, avrebbe potuto registrare la ripetitività dell’esperimento, metodologia questa che è alla base di ogni sperimentazione scientifica. Nei dieci anni che seguirono addestrò 39 ragazzi di Laredo, con risultati sempre migliori, giacché con ogni soggetto migliorava ulteriormente la tecnica.

Fu così conquistato un altro primato: aveva creato un metodo, primo nella storia,

con il quale chiunque può essere addestrato all’ESP: e l’esattezza di tale tesi era

dimostrata dai 39 esperimenti, suscettibili di essere ripetuti a riprova. Occorreva però migliorare ulteriormente il metodo. A capo di altri tre anni, Josè mise a punto il corso che è oggi la base del metodo. L’insegnamento richiede solamente un periodo di tempo che va dalle 40 alle 48 ore, ed è efficace sia con gli adulti che con i bambini. Finora il metodo è stato convalidato da circa 500 mila “esperimenti”: e questa misura della ripetibilità è tale che nessun studioso della mente la può ignorare. Quei lunghi anni di ricerche sono stati finanziati dalla fiorente attività di Josè nel campo dell’elettronica; non ci fu nessuna disponibilità di sovvenzioni da parte

di Università, o Fondazioni, né tanto meno da parte del Governo, per un così

insolito campo di ricerca. L’organizzazione del “Mind Control” è una fiorente attività su base familiare i cui proventi vengono reinvestiti nel proseguimento della ricerca scientifica ed a sostegno della crescita dell’organizzazione. Oggi ci sono istruttori e centri di Mind Control in tutti i 50 Stati americani ed in ben 29 nazioni estere. Malgrado questo successo, Josè non è una celebrità, non è un guru né un maestro spirituale con seguaci e discepoli. Josè è un uomo semplice, di modi garbati, che parla con l’accento morbido, quasi spaesato, del Messicano Nordamericano; è un uomo robusto, col viso gentile facile a corrugarsi in un

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sorriso. A chi gli chiede che cosa abbia significato per lui il successo, Josè risponde con un fiume di storie di successi, di cui riportiamo qui qualche esempio: una donna scrisse all’ “Herald American” di Boston implorando qualche

aiuto per il marito tormentato dall’emicrania. Oltre a questa lettera, il giornale ne pubblicò un’altra il giorno dopo, di un’altra persona: chiedeva anch’essa cosa poteva fare per vincere queste frequenti emicranie. Una dottoressa rispose alle lettere dicendo di aver sofferto anche lei di emicranie per gran parte della vita finché, dopo aver appreso il Mind Control, le emicranie sparirono e non ne soffrì più. “Il giorno seguente tenemmo una conferenza introduttiva, e ci credereste che era assolutamente stipata?”. Un altro medico, eminente psichiatra, consiglia a tutti i suoi pazienti, sistematicamente, di imparare il Mind Control, perché il metodo stimola nel paziente l’intuizione necessaria per risolvere i suoi problemi, che diversamente richiederebbero un paio d’anni di terapie tradizionali. Un gruppo di diplomati del Mind Control fondò una cooperativa di marketing, la cui attività si svolgeva applicando le tecniche del Metodo Silva per inventare nuovi prodotti e studiare i modi per immetterli proficuamente nel mercato. Dopo tre anni la cooperativa disponeva già di ben 18 nuovi prodotti. Un agente pubblicitario che, come solitamente avviene in questo campo, aveva bisogno di un periodo di due mesi per lanciare una campagna pubblicitaria, dopo aver appreso il Mind Control riusciva a trovare le idee necessarie al lancio del prodotto in soli 20 minuti, e per svolgere il restante lavoro non gli occorrevano più di due settimane. Quattordici giocatori del Chicago White Sox dopo il corso di Silva migliorarono tutti la loro media, e taluni in modo sorprendente. Il marito di una donna afflitta da obesità, dopo che la moglie aveva tentato con scarso successo ogni tipo di dieta, le suggerì di tentare con il Mind Control; ella accettò a condizione che ci venisse anche lui. In sole sei settimane dimagrì di 9 chili, ed il marito smise di fumare. Un professore di una scuola di farmacologia insegna ai suoi alunni tecniche del Mind Control; dichiara: “I loro voti migliorano in ogni materia, anche se di fatto

studiano di meno e sono tutti molto più rilassati

Ora hanno tutti imparato ad

usare l’immaginazione ed io li incoraggio in questo. Dimostro loro che l’immaginazione è valida e che in essa è contenuta una certa forma di realtà, che può essere utilizzata”. Anche se Josè è una persona facile al sorriso, quando si sente dire “Josè, tu mi hai cambiato la vita!”, il suo sorriso svanisce un po’, e risponde: “No, il miracolo non l’ho fatto io: tu lo hai fatto, la tua mente lo ha fatto”. Nel prossimo capitolo sarà lo stesso Josè ad insegnarvi come utilizzare la vostra mente per modificare la vostra vita.

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CAPITOLO 3

LA MEDITAZIONE

(Nota: I capitoli che vanno da questo al 16 compreso sono stati scritti da Josè Silva; potrebbero far parte degli scritti più importanti che abbiate mai letto. Josè vi insegnerà gli elementi fondamentali del suo corso: per ottenere il massimo dei benefici dati dal suo corso è necessario che seguiate con la massima attenzione i consigli riportati nell’Introduzione.)

Vi aiuterò ad apprendere la meditazione. Quando avrete imparato ad entrare in

meditazione, allora sarete ad un livello mentale in cui potrete risolvere ogni tipo

di problema. Per ora, ci occuperemo soltanto della meditazione; più tardi

affronteremo il modo per passare alla soluzione di problemi. Poiché dovrete imparare senza l’aiuto di una guida qualificata, userò un

metodo leggermente diverso ed anche più lento del metodo che usualmente viene seguito nei corsi; così non avrete alcuna difficoltà. Anche se imparerete a meditare solamente, e vi fermerete a quel punto, alcuni

dei vostri problemi li avrete già risolti.

Nella meditazione accade qualcosa di molto bello: questa bellezza è la calma

infinita da cui verrete pervasi, e più approfondirete la meditazione e scenderete

nel vostro profondo, più diventerete padroni della vostra pace interiore, così forte

che nulla la potrà frantumare. Anche il vostro corpo ne trarrà beneficio. Troverete subito che tutte le

preoccupazioni ed i sensi di colpa sono assenti, quando meditate. Uno dei pregi della meditazione al livello Alfa è che “non potete” portate con voi i vostri sensi di colpa, né le vostre rabbie. Se tali sentimenti dovessero intrufolarsi mentre siete a livello, essi non faranno altro che farvi subito risalire fuori dal livello di meditazione. Poi, col passare del tempo, si allontaneranno sempre di più, finché

un bel giorno scompariranno del tutto.

Ciò significa che le attività della mente che provocano malattie fisiche sono state neutralizzate. Il corpo è progettato per essere sano; ha in sé i propri meccanismi risanatori. Tali meccanismi vengono bloccati dalle menti incapaci di controllare sé stesse. La meditazione è il primo gradino del Mind Control; già da sola contribuirà in buona misura a liberare quei poteri di guarigione presenti nel corpo, ed a restituirgli l’energia che le tensioni gli avevano in precedenza logorato. Ecco qui tutto quello che vi serve per raggiungere il livello Alfa, o livello meditativo della mente: quando al mattino vi svegliate, andate in bagno se necessario, e poi tornate a letto. Mettete la sveglia regolata per quindici minuti più tardi, nel caso doveste ricadere nel sonno durante l’esercizio. Chiudete gli occhi e guardate all’insù, dietro le palpebre, ad un angolo di circa 20 gradi (per ragioni non ancora ben note, basta questa posizione degli occhi per indurre il cervello a produrre onde Alfa).

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Ora, piano piano, ad intervalli di circa due secondi, contate alla rovescia da 100 a 1. Nel farlo, tenete la mente fissa su questo, e andrete in Alfa già alla prima prova.

Nelle lezioni di Mind Control gli allievi mostrano una gran varietà di reazioni a questa prima esperienza; spaziano tra “come è stato bello!” e “non ho sentito assolutamente nulla”. La differenza non è tanto in ciò che è accaduto a ciascuno di loro, quanto nella familiarità che già avevano in precedenza nei confronti di questo livello. Questo livello, chi più e chi meno, lo conosciamo tutti. Il motivo è che al mattino, quando ci svegliamo, rimaniamo spesso per un pò di tempo in Alfa. Per passare dal Theta, livello del sonno, al Beta, livello della veglia, è

necessario passare per l’Alfa; e spesso indugiamo a quel livello durante l’abituale routine dell’alzarsi dal letto al mattino. Se avete l’impressione che nel primo esercizio non vi sia accaduto nulla di particolare, semplicemente ciò significa che siete stati in Alfa molte altre volte in precedenza, senza che lo sapeste. In tal caso perciò rilassatevi e basta, non mettete in dubbio l’esercizio, e proseguite. Anche se, concentrandovi, già andate in Alfa fin dal primo tentativo, vi occorreranno tuttavia settimane di pratica per entrare nei livelli più profondi dell’Alfa, e passare poi nel Theta. Praticate il conteggio da 100 a 1 per dieci mattine. Poi contate solamente da 50 a 1, quindi da 25 a 1, poi da 10 a 1, e finalmente da 5 a 1, sempre per 10 mattine ogni volta. Fin dalla prima volta che andate in Alfa, usate un solo metodo per uscirne:

questo vi darà un maggior grado di controllo per evitare di uscirne involontariamente. Il metodo che usiamo nel Mind Control consiste nel ripetere mentalmente:

“Verrò fuori lentamente mentre conto da 1 a 5, e mi sentirò completamente

sveglio e meglio di prima. Uno

, meglio di prima”. Fisserete dunque due routine: una per entrare a livello, l’altra per uscirne. Se modificaste i percorsi, dovrete ripetere l’intero allenamento per imparare la nuova versione, e questo è tutto lavoro inutile. Quando avete imparato ad entrare nel vostro livello con il metodo del conteggio da 5 a 1 al mattino, allora sarete in grado di andare a livello in qualsiasi momento della giornata, quando lo volete. L’unica cosa che occorre è avere dieci o quindici minuti liberi. Vi occorrerà solamente un po’ di addestramento aggiuntivo, per il fatto che scenderete nel vostro livello partendo dal livello Beta, anziché da un leggero Alfa, in cui ci si ritrova al momento del risveglio. Sedetevi su una sedia o poltrona comoda, o su un letto, con i piedi ben poggiati sul pavimento; se lo preferite, sedete a gambe incrociate, all’orientale, nella posizione detta del loto. Abbandonate le mani in grembo, tenete la testa ben diritta (equilibrata, e non ciondolante); concentratevi ora su una parte del corpo, poi su un’altra, e rilassate così tutto il corpo. Cominciate dal piede sinistro, poi passate alla gamba sinistra, poi al piede destro, e così via, fino ad arrivare alla gola, al viso, agli occhi, e finalmente al cuoio capelluto. La prima volta che farete questo vi accorgerete di quanta tensione avevate accumulato nel corpo. Ora scegliete un punto del muro di fronte a voi, o del soffitto, localizzato in modo che

occhi aperti, sono completamente sveglio, mi sento bene, mi sento

cinque

due

tra poco aprirò gli occhi

tre

quattro

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fissandolo i vostri occhi si sollevino ad un angolo di circa 45 gradi; fissate lo sguardo su quel punto, e tenetelo fisso finché sentite le palpebre pesanti e vi viene voglia di chiuderle; a questo punto lasciate che cadano, stanche, sugli occhi. Ora cominciate il vostro conto alla rovescia da 50 a 1. Fatelo per dieci giorni, poi contate da 10 a 1 per altri dieci giorni; da allora in poi adotterete la vostra normale routine del conto da 5 a 1. Poiché, per fare questo esercizio, non siete vincolati al mattino, stabilite un orario per farlo regolarmente due o tre volte al giorno circa alla stessa ora, e dedicate mediamente 15 minuti ad ogni seduta. Una volta che avete raggiunto il vostro livello, qual’è il passo successivo? Fin dalla prima volta, non appena avrete raggiunto il vostro livello meditativo, dovete praticare la visualizzazione. Questo è della massima importanza nel Mind Control; quanto meglio imparerete a visualizzare, tanto più forte sarà la vostra capacità di “Controllare la vostra Mente”. Il primo passo consiste nel creare una base per la visualizzazione, uno schermo mentale. Dovrebbe essere come uno schermo da cinema, di grosse dimensioni; però non conviene che occupi l’intero campo della visione mentale. Questo schermo, non immaginatelo subito dietro le palpebre, bensì distaccato

da voi, ad una distanza di circa due metri. Sopra questo schermo proietterete tutto ciò su cui vorrete concentrarvi.

Più avanti lo impiegherete per altre cose. Una volta costruito il vostro schermo mentale, proiettatevi sopra qualcosa di semplice e familiare, come un’arancia, o un mela. Ogni volta che andate al vostro livello, è bene che produciate una sola immagine: potrete cambiarla nella seduta successiva. Concentratevi su quest’immagine per renderla ogni volta più reale, a

tre dimensioni, in tutti i suoi colori, in ogni dettaglio. Non pensate ad altro. Si è detto che il cervello è come una scimmia ubriaca che salta da una cosa

all’altra senza alcuna ragione.

E' sorprendente osservare quanto poco sappiamo comandare a questo nostro

cervello, nonostante spesso lui riesca a fare per noi cose tanto belle. Altre volte, invece, lavora addirittura alle nostre spalle, contro di noi, per procurarci un mal

di testa, o un’orticaria, o persino un ulcera! Questo nostro cervello è uno

strumento molto potente, troppo potente perché lo si possa lasciare libero, senza controllo. Ma una volta che avremo imparato a servirci della nostra mente per addestrarlo, farà per noi cose strabilianti, come vedremo tra non molto. Per il momento, portate pazienza con quell'esercizio semplice. Servendovi della mente, addestrate il cervello ad entrare tranquillamente nel livello Alfa e a concentrarsi esclusivamente su un immagine semplice, ogni volta in forma più vivida. Se le prime volte altri pensieri verranno ad interferire, mostratevi indulgenti; però fate in modo che a poco a poco, con dolcezza, se ne vadano, e tornate all’oggetto prescelto, l’unico che deve interessarvi. Irritarsi o lasciarsi prendere dal nervoso vi manda fuori dal livello Alfa. Questa è la meditazione come la si pratica generalmente in tutto il mondo. Se farete questo e null’altro, proverete anche voi ciò che William Wordsworth chiamava “Una felice tranquillità della mente”, ed una pace interiore ogni volta più profonda e duratura. La vivrete come un’esperienza eccitante, a mano a mano che raggiungete livelli più profondi; poi però vi ci abituerete, ed il senso di emozione sparirà. Quando accade ciò alcuni mollano tutto. Dimenticano che

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questo non è un “trip” (la ricerca di sensazioni insolite), ma è bensì il primo passo di quello che può ben essere il più importante viaggio della vostra vita.

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CAPITOLO 4

LA MEDITAZIONE DINAMICA

La meditazione passiva, della quale abbiamo dianzi parlato, (e che spero stiate per mettere in pratica) può essere realizzata in altri modi: anziché concentrarci su una immagine visiva, ci si può concentrare su un suono (del tipo Om o Aum o Amen) pronunciato ad alta voce o mentalmente, oppure sul ritmo del nostro respiro. Possiamo concentrarci su un punto di energia del corpo, o su un ritmo monotono quale il rullare di un tamburo, o nell’ascolto di un solenne canto gregoriano mentre contempliamo la rappresentazione maestosa di un rito religioso. Tutti questi metodi, o una loro combinazione, hanno tutti la capacità di portarvi a livelli mentali di profonda calma meditativa. Però io, personalmente, preferisco portarvi a questi livelli con un conto alla rovescia perché all’inizio occorre un po’ di concentrazione, e la concentrazione è la chiave del successo. Quando avrete raggiunto il vostro livello diverse volte con questo metodo, tale metodo resterà associato nella vostra mente con il risultato positivo ed il processo si convertirà in qualcosa di automatico. Nel Mind Control ogni successo diventa ciò che chiamiamo “un punto di riferimento”: basta evocare l’esperienza precedente in modo cosciente o anche solo inconscio, la riviviamo, e proseguiamo in avanti partendo da quel punto. Però, una volta che avete raggiunto il livello meditativo, non basta che vi limitiate a restare in attesa che succeda qualcosa. E' bello, è tranquillizzante, e contribuisce molto alla salute, ma questi sono risultati modesti in confronto a tutto quello che è possibile fare. Dovete andare oltre questa meditazione passiva, allenare la vostra mente ad attività dinamiche e organizzate (ed io sono convinto che essa sia stata creata proprio per questo); i risultati vi stupiranno. Sto dando molta importanza a questo punto perché ora è il momento di andare oltre la tecnica della meditazione passiva di cui avete appena letto, ed impariamo ad usare la meditazione in forma dinamica per risolvere problemi. Adesso potrete rendervi conto perché è tanto importante quel semplice esercizio di visualizzare una mela o qualunque altro oggetto voi scegliate. Ora, prima di andare al vostro livello, pensate a qualcosa di gradevole che vi è accaduto ieri o oggi stesso, anche se è qualcosa di banale. Ripassate brevemente il fatto con la mente, poi entrate totalmente nel vostro livello e proiettate tutto l’episodio sul vostro schermo mentale. Com’era la scena? Quali suoni, quali odori, quali sensazioni provaste in quei momenti? rivivete ogni dettaglio; vi sorprenderete e resterete stupiti nel constatare la differenza che esiste nel vostro ricordo in Beta rispetto la memoria Alfa: è quasi la stessa differenza che corre tra la parola “nuoto” e l’andare veramente a nuotare. Che valore ha tutto questo? Anzitutto, è il gradino di una scala che conduce verso qualcosa di più grande; secondo, possiede una sua propria utilità. Ecco

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come lo potete usare: supponete di dover cercare qualcosa di vostro che non avete veramente smarrito, ma soltanto occorrono un po’ di ricerche per poterlo ritrovare. Per esempio, qualche volta succede con le chiavi dell’auto: le avete

lasciate sul comodino da notte, o nella borsetta, oppure sono rimaste nel cruscotto? Se non siete sicuri di dove siano, andate al vostro livello, tornate indietro nel tempo fino all’ultimo istante in cui le avevate ancora, e rivivete quel momento. Poi andate avanti nel tempo, e se sono rimaste dove le avete lasciate, le ritroverete (se invece qualcuno nel frattempo le avesse prese, il problema da risolvere è di un altro tipo, e richiede tecniche molto più avanzate). Immaginate uno studente che ricorda di aver sentito dal professore che

ma quale mercoledì? Questo mercoledì, oppure il

l’esame sarà mercoledì

prossimo? Lo potrà chiarire da solo, al livello Alfa. Questi sono tipici esempi di piccoli problemi che possiamo risolvere con questa semplice tecnica meditativa. Ora andiamo a fare un gigantesco salto in avanti. Andiamo a collegare un avvenimento reale con un altro immaginario, che vi piacerebbe accadesse, e vediamo come si fa per collegare la realtà con l’immaginazione. Se seguirete alcune semplici regole, l’avvenimento immaginario si trasformerà in realtà.

PRIMA LEGGE: Dovete “desiderare” fermamente che l’avvenimento accada realmente. “La prima persona che vedrò domani per strada si starà soffiando il naso”: un progetto del genere sarebbe talmente insulso ed inutile che la vostra mente lo rifiuterà, ed è probabile che non funzioni. Però, che il “capo ufficio” sia più gentile, che un certo cliente sia più disponibile verso quello che intendete vendergli, o che un lavoro sgradevole riusciate a farlo in modo soddisfacente queste sono prospettive che possono effettivamente stimolare il nostro desiderio. SECONDA LEGGE: Dovete “credere” che il fatto si avvererà. Se il cliente è soprasaturo del prodotto che gli volete vendere, non potrete ragionevolmente credere che sarà ansioso di comprare. Se non riuscite a credere, entro limiti ragionevoli, che il fatto possa accadere, la vostra mente lavorerà in senso contrario, al negativo. TERZA LEGGE: Dovete “aspettarvi” che il fatto avvenga. Questa è una legge molto sottile. Le prime due sono semplici e passive; questa invece introduce una certa dinamica. È possibile desiderare un avvenimento, credere che possa succedere, e tuttavia non aspettarci che avvenga veramente. Volete che il capo ufficio domani sia più gentile? Sapete che potrebbe esserlo , ma potreste ancora sentirvi lontani dall’aspettarvelo. A questo punto subentra il Mind Control e la visualizzazione efficace. Lo vedremo tra poco. QUARTA LEGGE: Non “potete” creare un problema. Qui non parliamo del fatto che non lo “dovete” fare, ma del fatto che non lo “potete” causare. Questa è una legge fondamentale che controlla tutto. “Che bello sarebbe se avessi il potere di far sì che il capo commetta un errore tanto madornale da farlo licenziare, e che dessero a me il suo posto”. Quando si lavora in modo dinamico a livello Alfa siamo in contatto con l’Intelligenza Suprema, e dal suo punto di vista non sarebbe per niente “bello” desiderare questo per il capo ufficio. Potete fare in modo che peschino in fallo il capo ufficio e lo licenzino, ma questo lo fate esclusivamente di vostra iniziativa ,

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ed in Beta. In Alfa semplicemente non funziona.

Se cercaste di sintonizzarvi, a livello meditativo, con qualche tipo di intelligenza che sia disposta ad aiutarvi in un vostro disegno malvagio, questo vostro tentativo non sortirebbe alcun risultato: è come se cercaste di sintonizzarvi con una stazione radio che non esiste. Alcuni mi accusano di essere una persona ingenua e ottimista riguardo questo argomento. Migliaia di persone hanno fatto dei sorrisetti di compassione mentre io parlavo della assoluta impossibilità di fare del male a chicchessia stando in

Alfa

e noi esseri umani ne abbiamo perpetrato ben più della nostra parte; però questo lo si fa in Beta, e non in Alfa, e nemmeno in Theta, e probabilmebnte neppure in Delta. Le mie ricerche lo hanno confermato. Io non suggerisco mai di sciupare del tempo, però se proprio ci tenete che vi

provate a entrare a livello e di provocare

un bel mal di testa a qualcuno. Se visualizzerete questo “accadimento” con la

vividezza necessaria, affinché accada qualcosa

ma a voi. Una delle due cose, o tutte e due: voi, e non la vostra vittima, vi procurerete il mal di capo; oppure uscirete immediatamente dal livello Alfa. Detto questo, non ho certo risposto a tutte le domande che potreste pormi riguardo il potenziale di bontà e di malvagità della mente. Avremo altro da dire più avanti. Per adesso, scegliete un avvenimento che costituisca una soluzione per un dato problema, qualcosa che desiderate, che siete convinti che possa accadere; con l’esercizio che seguirà imparerete ad aspettarvi che si avveri. Ecco ciò che dovete fare:

dimostri quello che ho detto pocanzi

finché non lo scoprono di persona. C’è già bastante male su questo pianeta,

qualcosa accadrà, certamente

Scegliete un problema reale. Per fare un esempio, diciamo che il vostro “capo ufficio” negli ultimi tempi sia stato di malumore. Una volta arrivati a livello, dovrete fare tre passaggi:

1° passo: Tornate a rivivere sul vostro schermo mentale, in ogni dettaglio, un episodio in cui si manifestò il vostro problema. 2° passo: Spingete con dolcezza quella scena fuori dal vostro schermo mentale, verso il lato destro. Fate comparire al suo posto, sullo schermo, un’altra scena, che accadrà domani. In quest’altra scena tutti sono attorno al capo, sono allegri, ed il capo sta ricevendo delle buone notizie. E' evidente che adesso è di umore migliore. Se voi sapete specificamente qual’è la causa del problema, visualizzate la soluzione come già avvenuta. Visualizzatela con la stessa chiarezza con la quale avete immaginato il problema. 3° passo: Ora spingete la scena fuori, sempre verso la destra del vostro schermo mentale, e sostituitela con un’altra che farete entrare dalla sinistra; il capo ufficio è felice, gioviale come voi sapete che può veramente esserlo. Vivete questa scena vividamente, come se stesse accadendo davvero. Restate in questa situazione per un po’ di tempo, come se stesse accadendo davvero, e traetene un’impressione completa.

Poi, venite fuori dal livello contando da uno a cinque, aprite gli occhi, sarete

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ben svegli sentendovi meglio di prima. Potete essere certi di aver messo in moto delle forze che lavoreranno per voi, indirizzate a produrre l’avvenimento che avete progettato.

E questo funzionerà sempre, invariabilmente, senza eccezioni?

No. Comunque, se continuate a provare, questo è ciò che vi succederà: una delle vostre prime sedute di meditazione per risolvere problemi avrà successo. Quando

succede, chi può dire che non si trattò di una coincidenza? In fin dei conti, l’avvenimento che avevate scelto per provare doveva essere sufficientemente

probabile, se dovevate essere convinti che potesse realizzarsi. Poi però funzionerà

una seconda volta, poi una terza

l’una sull’altra. Smettete di praticare il Mind Control e vedrete diminuire le “coincidenze”. Riprendete a praticare e le coincidenze torneranno. Per di più,

man mano che la vostra abilità crescerà, noterete che siete ogni volta più disposto

a credere ed aspettarvi eventi sempre meno probabili. Con il tempo e con la

pratica otterrete risultati sempre più sorprendenti. Quando vi mettete a lavorare ad un problema, iniziate con il tornare a rivivere brevemente la vostra migliore esperienza avuta in precedenza. Quando si produrrà una esperienza ancor più riuscita, lasciate la precedente ed utilizzate quest’ultima come punto di riferimento. In questo modo andrete “di bene in meglio”, per dirlo con una frase che è ricca di un significato speciale per tutti noi del Mind Control. Tim Masters, studente universitario e tassista a Fort Lee, nel New Jersey, mentre aspetta tra un cliente e l’altro impiega quel tempo per meditare. Quando

il lavoro è fiacco, proietta sul suo schermo mentale una soluzione: una persona

Le “coincidenze” si andranno ad accumulare

carica di valigie che vuole andare all’aereoporto Kennedy. “Le prime volte che provai, non accadde nulla. Poi, finalmente, accadde: un

uomo carico di valigie che voleva andare al Kennedy. La volta successiva, collocai quell’uomo sul mio schermo mentale, e provai quella sensazione che si prova quando le cose stanno dando risultato, ed ecco apparire un altro cliente che si recava al Kennedy: funziona davvero!

È

come una raffica di buone occasioni che non smette più”.

Prima di proseguire con altri esercizi ed altre tecniche, mi permetto di sottolineare una cosa che sicuramente vi state chiedendo: perché spostiamo le scene da sinistra a destra sul nostro schermo mentale? A questa domanda risponderò più avanti con maggiori dettagli. Per adesso vi dico che i miei esperimenti hanno dimostrato che i livelli più profondi della mente vivono il tempo come un fluire che si muove da sinistra verso destra; in altre parole, il futuro viene percepito sulla sinistra, ed il passato sulla destra. Siamo tentati a dire di più su questo argomento, ma prima di approfondire questo tema abbiamo altre cose da fare.

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CAPITOLO 5

MIGLIORARE LA MEMORIA

Le tecniche per migliorare la memoria che vengono insegnate nel Mind Control possono contribuire a ridurre l’uso che facciamo solitamente della guida telefonica e, perché no, fare una grossa impressione sui nostri amici. Io però, personalmente, se voglio sapere un numero di telefono, lo vado a cercare sulla guida. Talvolta qualcuno dei diplomati del Mind Control usa davvero le sue nuove capacità per ricordare numeri di telefono; però, come ho detto nel capitolo precedente, per ottenere dei risultati ci deve essere il desiderio, ed il mio desiderio di ricordare dei numeri di telefono è assai scarso. Indubbiamente, se mi toccasse di attraversare l’intera città ogni qualvolta mi servisse un numero telefonico, il mio desiderio sarebbe vivissimo. E' un errore sostanziale applicare le tecniche del Mind Control per cose futili, proprio per quella triade indispensabile per farle funzionare: desiderio, credenza, aspettativa. Però, quanti di noi possono dire di avere una memoria buona come si vorrebbe che fosse? Può darsi che la vostra stia già migliorando, ed in misura insperata, se sapete già padroneggiare le tecniche descritte nei due capitoli precedenti. La vostra nuova capacità di visualizzare e rivivere avvenimenti del passato mentre siete a livello Alfa, si riverbera fino al Beta, di modo che è possibile che la vostra mente stia lavorando per schemi del tutto nuovi. E senza sforzi speciali. E ancora c’è posto per ulteriori miglioramenti. Nelle lezioni di Mind Control facciamo un esercizio speciale di visualizzazione:

l’istruttore scrive i numeri da i a 30 su una lavagna, poi gli allievi assegnano a ciascun numero il nome di un oggetto, (una palla di neve, dei pattini a rotelle, degli occhiali, ecc.); l’istruttore ne scrive il nome accanto a ciascun numero, poi volta le spalle alla lavagna, e li recita in ordine; gli allievi possono menzionare qualsiasi parola della lista, e l’istruttore dice a che numero corrisponde. Questo non è un gioco di prestigio da salotto; bensì una lezione di visualizzazione. L’istruttore ha in precedenza memorizzato una parola “chiave” per ogni numero: in tal modo ogni numero evoca l’immagine visiva corrispondente alla parola-chiave. Chiamiamo tali immagini “ganci per la memoria”. Quando un allievo nomina una parola, l’istruttore la combina in qualche modo fantasioso o associativo con l’immagine corrispondente al numero voluto. Facciamo un esempio: sappiamo che al numero 4 corrisponde la parola- chiave “RE”; se l’allievo propone per il numero 4 dell’elenco la parola “palla di neve”, l’immagine che potrei creare sarebbe quella di una palla di neve tirata sulla corona del Re. Risulta facile creare in tal modo delle immagini combinando insieme l’immagine corrispondente alla parola-chiave e quella proposta nella dimostrazione. Se l’alunno chiama il numero “quattro”, l’istruttore non fa alcuna fatica a vedere il Re colpito dalla palla di neve, ed immediatamente può mostrare di ricordare che al numero 4 corrisponde la palla di neve. Gli allievi cominciano ad imparare i “Ganci per la memoria” entrando a livello, mentre l’istruttore li nomina lentamente. Così, quando in seguito faranno lo sforzo di impararli a

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memoria a livello Beta, risulterà loro più facile perché le parole sembrano già familiari.

Mi è impossibile inserire i “ganci per la memoria” in questo libro per ragioni di

spazio, e perché vi occorrerebbe troppo tempo per mandarli a memoria. Avete già una potente tecnica per migliorare sia la vostra visualizzazione che la vostra memoria: lo schermo mentale. Qualsiasi cosa voi credete di aver dimenticato, di fatto è sempre associata con

un

evento. Se si tratta di un nome, l’evento corrispondente sarà il momento in cui

lo

avete udito o letto; tutto quello che dovete fare, sempre che abbiate già

imparato a lavorare con lo schermo mentale, è visualizzare l’evento passato collegato con ciò che credete di aver dimenticato, ed ecco che questo riaffiorerà.

Parlo di qualcosa che “credete” di aver dimenticato, mentre in realtà non l’avete dimenticato in senso assoluto. Semplicemente non riuscite a ricordarlo: sussiste una differenza significativa. Il mondo della pubblicità ci offre un esempio a tutti familiare sulla differenza

tra memoria e ricordo. Tutti noi vediamo la pubblicità in televisione; ce n’è una tale quantità, e sono talmente brevi che se ci chiedessero di compilare una lista di cinque o dieci che ci sono passati sotto gli occhi nella settimana scorsa, a stento riusciremmo a ricordarne tre o quattro, a dir tanto. Uno degli strumenti più importanti di cui si serve la pubblicità per produrre vendite sta nel far sì che noi “ricordiamo” il prodotto inconsciamente. E' dubbio che noi veramente dimentichiamo qualche cosa. Il nostro cervello conserva celate immagini collegate con tutti i fatti, anche i più banali. E quanto più l’immagine è vivida, ed il fatto importante per noi, tanto più facilmente la ricordiamo.

Un elettrodo che tocchi delicatamente il cervello, come si è provato nel corso di

interventi chirurgici a cervello scoperto, fa scattare nei minimi dettagli il ricordo

di una evento “dimenticato” da molto tempo, ed in un modo così vivido da

ricordare persino i suoni e gli odori. Questo accade perché si tocca il cervello, non

la mente; per quanto reali possano apparire le immagini che il cervello presenta

) che in realtà non le

sta di fatto rivivendo. Qui è la Mente che lavora, quella che sovrintende, che interpreta; e nessun elettrodo l’ha mai potuta toccare. Quella mente che, a differenza della punta del nostro naso, non la si trova in un luogo specifico.

alla coscienza del paziente, questi sa (qualcosa glielo dice

Torniamo alla memoria. A qualche migliaio di chilometri dal luogo in cui vi trovate, sta cadendo una foglia da un albero. Voi non ricorderete questo avvenimento perché non lo avete vissuto, né ha per voi alcuna importanza. Tuttavia, il nostro cervello registra molti più fatti di quanti ce ne possiamo rendere conto. Mentre ve ne state seduti a leggere questo libro, siete attraversati da migliaia

di esperienze di cui non siete consci. E quanto più siamo concentrati nelle lettura,

tanto meno ne siamo coscienti. Sono suoni e odori, immagini percepite con la

coda dell’occhio, forse la leggera molestia di una scarpa stretta, il contatto con la

sedia, la temperatura della stanza

se ne può fare un elenco senza fine. Noi

siamo consapevoli di queste sensazioni, però non ci accorgiamo di averne coscienza; sembra una contraddizione, ma il concetto ci sarà chiaro quando

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avremo analizzato il seguente caso di una donna sottoposta ad anestesia generale. Durante il periodo della gravidanza la donna aveva stabilito un ottimo rapporto con il suo ginecologo: fra loro c’era amicizia e confidenza. Al momento del parto, la donna viene sottoposta ad anestesia totale (è questa la prassi normale) e dà alla luce un bambino sano e robusto. Più tardi, quando l’ostetrico va a farle visita nella sua camera d’ospedale, la trova stranamente distaccata, quasi ostile. Né lei né il medico riescono a capire la ragione di questo nuovo atteggiamento, ed entrambi vogliono capire cosa ne è la causa. D’accordo decidono di scoprire, attraverso l’ipnosi, se c’è qualche ricordo nascosto che possa spiegare il cambiamento improvviso. Viene così sottoposta ad ipnosi e fatta regredire, a partire dalla ultima esperienza avuta con il medico, fino ai tempi anteriori. Non dovettero andare molto lontano: in trance profonda, invece di saltare il periodo in cui era "incosciente" nella sala parto, riferì per filo e per segno tutto quello che il medico e le infermiere si érano detto. Davanti alla paziente anestetizzata, i loro discorsi spaziarono tra osservazioni cliniche, commenti scherzosi, e altri seccati per la lentezza del parto. In quella circostanza ella era un oggetto, non una persona; i suoi sentimenti non avevano importanza: dopo tutto, era incosciente. O no?! Io metto in dubbio che in qualche momento si possa essere del tutto incoscienti. Possiamo o no ricordare quello che sperimentiamo, però stiamo sempre comunque sperimentando, e le esperienze lasciano una traccia indelebile nel cervello. E questo significa forse che imparando le tecniche per la memoria potrete ricordare il numero di questa pagina tra dieci anni? Che lo abbiate guardato o no, il numero esiste, e lo avete visto, magari solo con la coda dell’occhio. Però non è importante per voi, e probabilmente non lo sarà mai. Però il nome di quella simpatica persona che avete conosciuto ad una cena la settimana scorsa, siete in grado di ricordarlo? La prima volta che udiste il suo nome, fu un fatto importante; sarà sufficiente che ricreiate l'avvenimento relativo alla presentazione e ascolto del nome sul vostro Schermo Mentale (come vi ho spiegato in precedenza), e tornerete ad udire il suo nome. Rilassatevi, andate a livello, create lo schermo, e rivivete l’episodio. Vi occorreranno 15 o 20 minuti.

Ma abbiamo anche un altro metodo, una specie di sistema d’emergenza, che vi porta immediatamente al livello mentale in cui richiamerete più facilmente l’informazione.

Questo metodo implica un semplice meccanismo di scatto che, quando ve ne sarete veramente impadroniti, aumenterà di efficacia ogni volta che lo userete; per farlo vostro occorreranno parecchie sedute di meditazione al fine di interiorizzare compiutamente il procedimento. Ecco quant’è semplice: basterà unire la punta del pollice e delle prime due dita della mano (pollice con indice e medio di una qualunque delle due mani) e la vostra mente si sintonizzerà all’istante ad un livello più profondo. Se ci provate adesso, non succederà nulla:

non è ancora diventato un meccanismo attivatore. Affinché lo diventi, andate al vostro livello e dite a voi stessi (in silenzio o ad alta voce): “Ogni volta che

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congiungerò le dita in questo modo - (e unite ora le dita) - per uno scopo importante, andrò immediatamente al livello mentale adatto per compiere la cosa che io desidero”.

Fate questo ogni giorno per una settimana almeno, usando sempre le stesse parole. Ben presto nella vostra mente si formerà una stretta associazione tra l’unione delle tre dita ed il raggiungimento di un efficace livello di meditazione. Poi un giorno, in seguito, vi capiterà di cercare di ricordare qualcosa (come il

, si ostinerà a non saltare fuori. Qui la volontà non è solo inutile, è addirittura un ostacolo. Allora rilassatevi, prendete coscienza che quel nome esiste nella vostra

memoria, e che disponete di un mezzo per attivare il ricordo. Un insegnante elementare di Denver usa normalmente lo Schermo Mentale e la Tecnica delle Tre Dita per insegnare l’ortografia. Insegna in media venti parole alla settimana. Per mettere gli alunni alla prova, anziché passare da una parola

all’altra e verificare come la scrivono, chiede loro di scrivere tutte le parole che hanno studiato nella settimana; essi ricordano perfettamente le parole e come si

, “I più lenti - dice l’insegnante - finiscono la prova entro 15 minuti”. Con la stessa tecnica insegna loro la tavola pitagorica fino al 12; entro due mesi imparano ciò che mediamente richiede un intero anno scolastico. Tim Masters, lo studente universitario-taxista di cui abbiamo parlato nel capitolo precedente, trasporta spesso clienti che devono andare ad indirizzi di località vicine, che egli non conosce molto bene, e della cui toponomastica ha solo una vaga conoscenza. Ben pochi dei suoi frettolosi passeggeri sarebbero disposti ad aspettare pazientemente mentre egli si mette a meditare prima di partire;

scrivono

nome di una persona); il nome non salta fuori

e più vi sforzate di ricordarlo, più

con le loro tre dita unite, vedendole sul loro Schermo Mentale.

invece, con le tre dita unite, egli torna “a rivivere” l’ultima volta che si è recato in quella località. Prima di frequentare il corso di Mind Control, i voti di Tim al Tecnology Institute di New York erano tutti mediocri (classificazione “B”) ed uno solo buono (classificazione “A”).

un B e tutti gli altri A” - ci informa. Usa lo “Studio

Accelerato” (che tratteremo nel prossimo capitolo) e sostiene gli esami con la tecnica delle Tre Dita.

“Ora sono forte

Questa tecnica delle tre dita ha anche altri impieghi, di cui parleremo in seguito; la usiamo in diversi modi alquanto insoliti. E' una tecnica che da secoli fa parte di altre discipline meditative. La prossima volta che osserverete una pittura o scultura del Lontano Oriente (uno Yoghi, con le gambe incrociate, in meditazione), fate caso alle sue dita delle mani e vedrete che sono unite in modi analoghi.

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CAPITOLO 6

LO STUDIO ACCELERATO

Quando abbiate assimilato le tecniche per la memoria del capitolo precedente, sarete sulla buona strada e pronti per affontare la tappa successiva:

l’Apprendimento Accelerato. In breve, il modo con cui procederete sarà il seguente: comincerete con l’imparare ad entrare nel livello meditativo; poi, quando ci sarete arrivati, a creare uno schermo mentale, che vi servirà per svariati scopi, uno dei quali è il richiamo di informazioni. In seguito, quando vi capiterà di avere fretta, potrete usare la tecnica delle tre dita per ottenere, tra le altre cose, anche il ricordo istantaneo. Una volta imparato questo, sarete pronti per apprendere nuove tecniche per ottenere informazioni, cosa che faciliterà ancora più il ricordo. Altra cosa altrettanto importante, questi nuovi modi di studiare faciliteranno non solo il ricordo, bensì contribuiranno nello stesso tempo ad accelerare e approfondire la comprensione di quanto state imparando. Esistono due tecniche per studiare. Cominciamo dalla più semplice, anche se non è detto che sia anche la più facile. Quando siete in grado di padroneggiare la tecnica delle tre dita in modo così perfetto da consentirvi di raggiungere il vostro livello all’istante, ed operare in piena coscienza, allora potete impiegarla nell’ascolto di una conferenza o nella lettura di un libro. Questo migliorerà al massimo valore la concentrazione, e l’informazione si imprime allora nella memoria con più forza. Più avanti non troverete problemi a richiamarla sia a livello Beta, sia, ancor più vividamente, a livello Alfa. Uno studente che sostiene un esame con la tecnica delle tre dita ha quasi l’impressione di vedere il libro su cui ha studiato, e praticamente ascolta la voce dell’insegnante che spiegava la lezione in aula. L’altra tecnica non è altrettanto semplice, ma sarete già pronti per essa fin dalle prime prove di pratica del Mind Control. Possiede tutta l’efficacia dell’apprendimento a livello Alfa, con in più il rinforzo aggiuntivo dello studio in Beta. Vi occorrerà un registratore a cassette. Supponiamo che dobbiate imparare un capitolo complicato di un libro di testo; s’intende che non dovrete solo ricordarlo, ma anche capirlo. Come primo passo, non andate in Alfa; restate al livello di coscienza esterno, in Beta. Leggete il testo ad alta voce e registratelo. Poi entrate a livello, ascoltate la registrazione e concentratevi sulla vostra voce che recita l’argomento. Durante i vostri primi esercizi di Mind Control, specialmente se non avete dimestichezza con il registratore, può succedere che torniate di colpo al livello Beta quando premete il tasto di riproduzione, oppure che il suono della vostra voce vi renda difficile il ritorno in Alfa, di modo che, quando siete riusciti a ritornare a livello, avete perso parte della lezione, o tutta intera. Con la pratica avrete sempre meno probalilità che vi succeda. Eccovi comunque alcuni suggerimenti:

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Andate a livello già con le dita piazzate sul tasto di riproduzione (vi eviterà di dover aprire gli occhi per cercarlo). Incaricate un’altra persona di premere il tasto ad un vostro segnale. Usate la tecnica delle tre dita per affrettare il vostro ingresso in Alfa.

Il problema può sembrare più serio di quanto lo sia. Effettivamente, può essere un reale segnale dei vostri progressi. Quanto più avrete fatto progressi, tanto più il livello Alfa comincerà ad apparirvi differente sarà sempre più simile al Beta: e questo perché avrete imparato ad impiegarlo in forma cosciente. Essere ben svegli ed in piena efficienza mentale quando si è in Alfa è una speciale caratteristica del Mind Control. Quando andate avanti nei vostri progressi e ritrovate la vecchia sensazione di sentirvi in Alfa, vuol dire che in realtà state scendendo in un livello più profondo, forse il Theta. Nelle lezioni del Mind Control ho visto spesso allievi operare con successo a livello profondo, con gli occhi aperti, del tutto svegli come lo siete voi in questo istante; e parlare con chiarezza, ponendo e rispondendo a domande, o dicendo facezie. Torniamo al registratore: per riconfermare quanto si è imparato, lasciate passare qualche tempo, se possibile alcuni giorni, poi ritornate a leggere il materiale a livello Beta e riascoltatelo al livello Alfa. A questo punto l’informazione sarà definitivamente vostra. Se state lavorando assieme ad altri per imparare insieme il Mind Control attraverso questo libro, potete scambiarvi i nastri in una sorta di divisione dei compiti onde risparmiare tempo: ciò funziona benissimo, anche se c’è un qualche vantaggio nell’ascoltare la propria voce. Lo Studio Accelerato e la Tecnica delle Tre Dita si sono dimostrati, per i Diplomati di Mind Control, utili mezzi per risparmiare tempo in molti campi:

nelle vendite (specialmente nel campo delle assicurazioni), negli studi accademici, nell’insegnamento, nel diritto, nel teatro, per dirne solo alcuni. Un assicuratore canadese di successo non annoia più i clienti sfogliando gli appunti della sua agenda per rispondere alle domande riguardo i complessi problemi fiscali e immobiliari. Ha già pronta sulla punta della lingua l’enorme serie di notizie che gli servono grazie allo studio accelerato ed alla tecnica delle tre dita. Un avvocato penalista di Detroit si è “liberato” dagli appunti quando riassume un caso complicato davanti alla giuria. Registra il suo intervento e lo riascolta a

livello Alfa la sera precedente. Poi lo riascolta al mattino presto. Più tardi, quando si presenta sicuro di sé davanti ai membri della giuria, mantiene con essi il contatto visuale e mantiene la costante comunicazione con essi. Come risultato, parla con più persuasività che se stesse consultando appunti, e nessuno fa caso a quello che lui fa con le dita della sua mano sinistra. Un cabarettista di New York fa spettacolo commentando le notizie del giorno, e cambia perciò ogni giorno il testo; un’ora prima dello spettacolo ascolta il nastro che si è preparato e poi si presenta pronto per venti minuti di buon umorismo “spontaneo”. “Prima ero solito incrociare le dita e sperare per il meglio; adesso unisco le tre

dita e so già cosa succedera

un sacco di risate”.

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E' ovvio che lo Studio Accelerato e la Tecnica delle Tre Dita sono strumenti ideali soprattutto per gli studenti: ed è per questo che il Mind Control è stato insegnato, a tutt’oggi, in 24 Colleges, 16 di livello universitario e 8 di livello preliminare. Grazie a tali tecniche, migliaia di studenti studiano di meno e imparano di più.

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CAPITOLO 7

IL SOGNO CREATIVO

Quanto siamo liberi quando sognamo! Le barriere del tempo, le limitazioni dello

spazio, le leggi della logica, le repressioni della coscienza, tutto questo sparisce, e siamo gli dei delle nostre creazioni fugaci. Freud attribuì un’importanza capitale ai nostri sogni, giacché ciò che noi creiamo in essi appartiene solo a noi. Gli si attribuisce il detto: “Se capirete i sogni di un uomo, allora comprenderete quell’uomo”. Anche noi, nel Mind Control, prendiamo sul serio i sogni, però in modo diverso, poiché impariamo ad impiegare la mente in un modo diverso. Freud si occupava dei sogni che ci arrivano in forma spontanea. Non è questo il caso del Mind Control. Concentriamo il nostro interesse a creare deliberatamente sogni che servano a risolvere problemi specifici. Poiché programmiamo in anticipo il

tema, lo interpretiamo in modo differente

in questo modo limitiamo la spontaneità delle nostre esperienze, otteniamo però con i sogni una importante funzione: un maggior controllo sulla nostra vita. Quando interpretiamo un sogno che abbiamo programmato con debito anticipo, oltre ad acquisire una visione della patologia della nostra psiche, troviamo anche la soluzione a problemi quotidiani. Per il Controllo dei Sogni, sono tre i passi che insegnamo, e ad ognuno corrisponde un livello meditativo della mente. Il primo consiste nel ricordare i nostri sogni. Molta gente dice: “Io non sogno proprio mai”; questo non è mai la verità. Forse non ce lo ricordiamo, ma tutti noi facciamo dei sogni. Se si impedisce ad una persona di sognare, entro pochi giorni insorgono disturbi mentali ed emotivi.

con risultati sorprendenti. Anche se

Quando cominciai ad indagare circa la possibile utilità dei sogni per risolvere problemi, si era circa nel 1949, non ero affatto certo di quanto avrei scoperto. Avevo sentito parlare, come sarà certamente capitato anche a voi, di una quantità di storie collegate a sogni premonitori; conosciamo tutti l’episodio di Cesare avvertito di guardarsi dalle “Idi di Marzo”, giorno in cui venne assassinato. Pure Abramo Lincoln ebbe un sogno premonitore del suo assassinio. Se questi sogni, e tanti altri, fossero casi accidentali non suscettibili di ripetersi, avrei sprecato il mio tempo. Ci fu un momento in cui mi sentii proprio convinto che stavo effettivamente sprecando il mio tempo. Per circa quattro anni mi ero dedicato allo studio della psicologia (Freud, Adler, Jung) e cominciavo a convincermi che più studiavo, meno ne sapevo. Erano circa le due di notte; posai il libro che leggevo e me ne andai a dormire, deciso a non perdere altro tempo in progetti inutili come lo studio di quei giganti della scienza che non andavano nemmeno d’accordo tra di loro. Avevo deciso che a partire da quel momento il mio unico lavoro sarebbe stato l’elettronica, e nient’altro. Stavo trascurando troppo il mio lavoro, tant’è

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vero che ero a corto di soldi. All’incirca due ore più tardi mi risvegliai a causa di un sogno. Non si trattava di una serie di scene, come di solito capita nei sogni: era semplicemente una luce.

La visuale del mio sogno era abbagliata dalla luce accecante del sole a mezzogiorno, uno splendore dorato, brillante. Aprii gli occhi e mi ritrovai nell’oscurità della mia camera. Richiusi gli occhi e vidi di nuovo quella luce. Rifeci varie volte la prova, ed ogni volta la stessa cosa: occhi aperti, buio; occhi chiusi, luce. Poi, alla terza o quarta volta che chiusi gli occhi, vidi tre numeri: 3-4-3. Poi un’altra terna di numeri: 3-7-3. La volta successiva ricomparvero i primi tre numeri, e la volta dopo i secondi tre. Ero meno interessato ai sei numeri che non alla luce, che a poco a poco cominciò ad affievolirsi. Fui preso da un pensiero: che forse la vita arriva alla sua fine come un fuoco, con un ultimo repentino guizzo di fiamma. Quando mi resi conto che non ero in punto di morte, desiderai rivedere nuovamente la luce per cercare di studiarla; cambiai la respirazione, la posizione nel letto, il mio livello

ma senza alcun risultato. La luce continuò ad affievolirsi, fino a

svanire; il tutto nel giro di circa cinque minuti. Chissà se quei numeri avevano un significato; rimasi sveglio per il resto della notte sforzandomi a ricordare numeri telefonici, indirizzi, numeri di patenti:

qualsiasi cosa che potesse dare un significato a quei numeri. Oggi è diverso, io oggi possiedo un metodo più efficace per analizzare il significato dei sogni; allora però ero solamente alle prime fasi della mia ricerca. Il giorno seguente, stanco per avere dormito soltanto due ore, continuai nel tentativo di collegare quei numeri a qualcosa. Vi racconto adesso una serie di fatti non importanti, che mi condussero a decifrare il mistero, e, di lì, ad un importante settore del corso di Mind Control. Ero nel mio laboratorio di elettronica, e quindici minuti prima di chiudere venne un amico ad invitarmi a prendere un caffè. Mentre mi stava aspettando, venne mia moglie e mi disse: “Di già che vai a prendere un caffè, perché non passi per il quartiere messicano e mi compri un po’ di alcool per frizioni?”. Vicino al ponte c’è proprio un negozio dove quel tipo di alcool è più a buon prezzo. Durante il cammino raccontai il sogno al mio amico, e mentre glielo andavo raccontando mi venne un’idea: forse i numeri che avevo sognato erano della lotteria messicana! Passammo davanti alla ricevitoria principale della lotteria, ma le persiane erano abbassate perché era fuori orario di apertura: pazienza, forse era solo un’idea assurda, e proseguimmo un isolato oltre per comprare l’alcool che serviva a mia moglie. Mentre il commesso mi incartava la bottiglia dell’alcool, il mio amico dall’altro lato del negozio mi chiese:

- “Qual’era il numero che cercavi?”

- “Tre-quattro-tre, tre-sette-tre” gli risposi.

mentale

- “Vieni a vedere!”. C’era la metà di un biglietto con il numero 3-4-3!. Ognuna delle centomila ricevitorie sparse in tutto il Messico riceve ogni mese una serie di biglietti con gli stessi primi tre numeri. Questo negozietto era l’unico in tutto il Messico che vendesse la serie 3-4-3. La serie 3-7-3 la si vendeva in Città del Messico.

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Poche settimane dopo seppi che il mio biglietto, il primo biglietto di lotteria che avessi comprato in tutta la mia vita, aveva vinto 10.000 dollari, proprio la somma di cui avevo tanto bisogno con urgenza. Benché esultante, disobbedii al famoso proverbio “A caval donato non si guarda in bocca”, e analizzai con la massima attenzione questo “cavallo” che avevo ricevuto in dono, e quello che scoprii mi risultò di un valore di gran lunga maggiore del dono stesso. Il messaggio che mi era giunto da questa vincita confermava la convinzione che mi

si era andata consolidando, che i miei studi erano validi. In qualche modo ero riuscito a entrare in contatto con l’Intelligenza Suprema. Forse avevo stabilito

questo contatto molte altre volte prima d’ora, ma senza saperlo invece, lo sapevo.

,

questa volta,

Pensiamo a quante “coincidenze” apparentemente casuali mi avevano guidato

al risultato. In un momento di scoraggiamento sognai un numero in un modo

così particolare (con quella luce

amico ad invitarmi a prendere un caffè, e benché tanto stanco, accetto. Viene mia moglie a chiedermi di comprarle l’alcool per frizioni, e questo mi conduce all’unico posto in tutto il Messico dove era in vendita quel particolare biglietto. Chiunque pensi che tutto questo non è altro che coincidenze, avrebbe dei problemi a spiegare un fatto sorprendente, ma perfettamente controllabile:

quattro diplomati del Mind Control, negli Stati Uniti, hanno anch’essi vinto ad una lotteria, usando tecniche diverse, che ho messo a punto più tardi. Essi sono:

Regina M. Fornecker, di Rockford, Illinois, e David Sikich, di Chicago, che vinsero 300.000 dollari ciascuno; Frances Morroni, (Chicago), e John Fleming (Buffalo-New York), che vinsero entrambi 50.000 dollari. Non abbiamo nessuna obiezione da fare verso la parola “coincidenza”, nel Mind Control; però gli attribuiamo un significato particolare. Quando una serie

di eventi non facili da spiegare conduce ad un risultato positivo, li si chiama

“coincidenze”. Ma se coincidenze di questo tipo portano ad un risultato negativo vengono definite “accidenti”. Nel Mind Control impariamo a provocare “coincidenze”. “Una pura coincidenza” è una definizione che non conosciamo. Il sogno che mi portò a vincere alla lotteria mi convinse anche dell’esistenza

dell’Intelligenza Suprema e della possibilità che abbiamo di comunicare con essa.

Il fatto che sia successo mentre dormivo ed ero in preda ad una seria

preoccupazione riguardo il mio lavoro, non mi risulta determinante in assoluto. Migliaia di persone hanno ricevuto messaggi in un certo modo paranormali attraverso sogni in momenti di disperazione, o di incombente pericolo, a qualche

svolta della loro vita. La stessa Bibbia narra svariati sogni di questo tipo. Senza dubbio, tuttavia, in quel momento il fatto che succedesse proprio a me non mi sembrò meno di un miracolo. Mi ricordavo dalle mie letture che Freud affermava che il sonno crea le condizioni favorevoli alla telepatia. Per poter dare una spiegazione al mio sogno dovevo andare ancora oltre, e supporre che il sonno crea le condizioni favorevoli per ricevere informazioni dall’Intelligenza Suprema. Poi feci un passo ancora più

in avanti e mi chiesi se così facendo non ci mettevamo nelle condizioni di una

persona che si metta passivamente ad attendere che il telefono squilli. Non potremmo comporre noi stessi il numero per metterci in contatto, di nostra

): dovevo per forza ricordarlo. Poi arriva un

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propria iniziativa, con l’Intelligenza Suprema? Io, che sono una persona religiosa,

mi chiesi: se possiamo arrivare fino a Dio attraverso la preghiera, possiamo

certamente trovare il mezzo per raggiungere l’Intelligenza Suprema (più avanti, al capitolo 15, dove parlo di Dio e dell’ Intelligenza Suprema, vedrete che sono due cose ben distinte). Sì, i miei esperimenti dimostravano che possiamo entrare in contatto con l’Intelligenza Suprema attraverso vari modi. Uno di questi è il Controllo dei

Sogni; tecnica molto semplice e facile da apprendere. Non potrete contare su una luce brillante che vi aiuti a ricordare i vostri sogni, però potrete contare sull’effetto cumulativo del programmarvi voi stessi, mentre siete a livello, a ricordarli. Entrate in meditazione poco prima di addormentarvi, e ditevi: “Voglio ricordare un sogno. Ricorderò un sogno”. Poi addormentatevi con un taccuino e una matita a portata di mano. Quando vi svegliate, al mattino o nel cuore della notte, annotate ciò che ricordate del sogno. Continuate a farlo ogni notte, ed il ricordo dei sogni diventerà via via più chiaro e più completo. Quando sarete soddisfatti di come avete sviluppato la vostra abilità, siete pronti per il secondo passo. Durante la meditazione, prima di addormentarvi, prendete in esame un vostro problema che potrebbe risolversi attraverso un informazione o un consiglio. Dovete essere certi che veramente vi interessa risolverlo, giacché domande oziose provocano solamente risposte stupide. Poi programmatevi con queste parole:

“Voglio fare un sogno che contenga le informazioni necessarie per risolvere il problema che ho in mente. Avrò questo sogno, lo ricorderò e lo comprenderò”. Quando vi risveglierete, durante la notte o al mattino, rivedete il sogno che ricordate con maggior chiarezza e cercate di comprenderne il significato. Come ho già detto, il metodo per interpretare i sogni non è lo stesso della tradizione freudiana: i sogni infatti ce li creiamo noi stessi deliberatamente. Perciò, se avete domestichezza con la simbologia freudiana per l’interpretazione

dei sogni, scordatevela, se seguite gli obiettivi del Mind Control.

Provate ad immaginare come avrebbe interpretato Freud il seguente sogno: un uomo si trova in una giungla, circondato da selvaggi che lo incalzano minacciosi, armati di lance; le alzano e le abbassano, ed ogni lancia ha la punta fatta come

una cruna d’ago. Quando l’uomo si sveglia capisce che il sogno è la risposta ad un problema che lo sta ossessionando: come progettare una macchina per cucire.

Poteve essere fatta in modo che l’ago salisse e scendesse, però non cuciva

finché

, il sogno non gli disse che la cruna dell’ago doveva stare sulla punta. L’uomo era Elias Howe, l’inventore della macchina per cucire. Un diplomato del Mind Control attribuisce al Controllo dei Sogni il merito di avergli salvato la vita. Alla vigilia di un viaggio di sette giorni da fare in motocicletta, si era programmato un sogno che lo preavvertisse di ogni pericolo che avrebbe potuto incontrare. La maggior parte dei lunghi viaggi che aveva compiuto in precedenza erano stati caratterizzati da piccole disavventure: una volta una gomma a terra, un’altra l’ingorgo del tubo di alimentazione; nell’ultimo viaggio, un’improvvisa nevicata. Ebbe un sogno: era in casa di un suo amico. Servivano cena, e a lui toccò un piatto di fagioli crudi, mentre tutti gli altri mangiavano deliziose bisteccone. Qual’era il significato? Doveva forse astenersi dal mangiare fagioli durante il

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viaggio? Non c’era alcun pericolo che questo succedesse, dal momento che i fagioli non gli erano mai piaciuti, tanto meno crudi. Oppure che non era il benvenuto in casa di quel suo amico? Certamente no, era sicuro di quell’amicizia;

inoltre, questo non aveva nulla a che fare con il suo viaggio in motocicletta. Due giorni dopo viaggiava a tutta velocità su una superstrada di New York, all’alba. Era un bel mattino, la strada in ottime condizioni, niente traffico, salvo un camioncino più avanti. Quando si avvicinò al camioncino, vide che era carico di fagioli; ricordò il sogno e ridusse la velocità da 65 a 25 miglia all’ora; poi, in curva, ridusse ancora la velocità fino a 15 miglia; a questo punto la ruota posteriore slittò un po’ nella

, sbandamento sarebbe stato un incidente disastroso, forse mortale. Ecco perché solamente voi potete interpretare i sogni che siete voi stessi a programmare. Con un’auto-programmazione anticipata e finalizzata all’interpretazione del sogno, avrete già una “sensazione” circa il suo significato. Quel tipo di sensazione spesso è il mezzo con cui il nostro subcosciente silenziosamente comunica con noi. Con la pratica acquisterete sempre più fiducia verso queste sensazioni programmate. Le parole che vi ho suggerito di usare per l’auto-programmazione sono le stesse che utilizziamo nelle lezioni di Mind Control. Potrebbero funzionare bene anche altre parole, però nel caso che decidiate di frequentare il corso di Mind Control, sarete già condizionati a queste, e ne avrete un’esperienza più ricca, se avete già pronte le parole esatte al livello Alfa. Se sarete perseveranti e pazienti nel praticare il Controllo dei Sogni, scoprirete una delle risorse mentali più preziose. Non mettetevi razionalmente a sperare di diventare un vincitore di lotterie; fa parte integrante del meccanismo delle lotterie la premessa che siano pochi a vincere. Però fa parte del meccanismo della vita il fatto che ognuno di noi può guadagnare molto più di quanto offrono le lotterie.

stavano cadendo fagioli dal camion! Ad una velocità più elevata lo

curva

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CAPITOLO 8

LE VOSTRE PAROLE HANNO UN GRANDE POTERE

Nell’introduzione abbiamo suggerito di non praticare nessun esercizio alla prima lettura; quello che segue però è un’eccezione: provateci adesso. Metteteci tutta la vostra immaginazione. E vediamo che cosa implica.

Immaginatevi in piedi, in mezzo alla cucina di casa vostra, e che tenete in

mano un limone appena tolto dal frigorifero. Sentite il freddo nella mano. Studiate il suo aspetto esterno, la buccia giallognola. E' di un giallo ceroso, ai due estremi la buccia termina in protuberanze verdognole. Schiacciatelo un po’ e sentitene la consistenza ed il peso. Ora sollevatelo fino all’altezza del naso e respiratene l’odore. Non c e nient’altro che abbia lo stesso odore del limone, non

è vero? Ora tagliate a metà il limone e odoratelo di nuovo. Il profumo si fa più

forte

abbia lo stesso sapore del limone, non è vero?

A questo punto, se avete usato bene la vostra immaginazione, avrete

l’acquolina in bocca. Andiamo ad analizzare che cosa implica tutto questo. Parole, “semplici parole”, hanno stimolato le vostre ghiandole salivari; parole che neppure riflettevano una realtà, ma solo qualcosa che vi eravate immaginato. Quando leggeste le parole riferite al limone stavate dicendo al vostro cervello che

Non c’è nulla che

Ora mordetelo, e lasciate che il succo vi coli nella bocca

avevate tra le mani un limone, anche se in realtà non stavate parlando sul serio. Il vostro cervello invece vi prese in parola e disse alle ghiandole salivari:

- “Costui sta mordendo un limone; presto, lavate via il succo”.

E le ghiandole obbedirono.

La maggior parte di noi è convinta che le parole che adoperiamo riflettono dei

significati precisi, e che tale significato può essere buono o cattivo, vero o falso,

forte o debole. Questo è vero, però non è tutto; le parole non solo riflettono la realtà, ma anche creano una realtà, quale il flusso di saliva.

Il cervello non è un interprete perspicace delle nostre intenzioni; riceve

informazioni e le registra, e poiché è incaricato di occuparsi del nostro corpo, se

gli diciamo qualcosa come “adesso mi mangio un limone”, lui subito mette in azione le reazioni del caso.

È venuto il momento per quello che nel Mind Control chiamiamo “Ripulire la Mente”. Non esiste alcun specifico esercizio per fare questo; semplicemente decidere di fare molta attenzione alle parole che usiamo per attivare il nostro cervello. L’esercizio con il limone, che abbiamo appena fatto, è di tipo neutro; fisicamente non ci ha fatto né male né bene. Invece le parole che usiamo durante la giornata possono causarci indistintamente danno o beneficio. Quasi tutti i bambini hanno fatto qualche volta questo giochetto all’ora di

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pranzo: descrivere il cibo che stanno inghiottendo nei termini più nauseabondi che riescono ad immaginare: il burro diventa purea di scarafaggi schiacciati, tanto per dare uno degli esempi più pittoreschi che mi tornano in mente. Il

meccanismo del gioco consiste nel fingere di non provare alcuna nausea di fronte a tali nuove prospettive riguardo i cibi, e spingere gli altri al di là del limite che riescono a sopportare. Spesso il giochetto si conclude con qualcuno dei partecipanti che perde l’appetito. Anche da adulti spesso ci abbandoniamo a giochi del genere. Spegnamo il nostro appetito per la vita con parole negative, e le parole, acquistando via via più potenza con la ripetizione, a loro volta creano una vita negativa.

- “Come stai?”

- “Boh, non mi posso lamentare”, oppure

- “Non vale la pena di prendersela”

- “Non troppo male” Come può reagire il cervello di fronte ad atteggiamenti così deprimenti? Quando “E' un gran rompicapo verificare i resoconti di banca”, oppure “Questo tempo mi distrugge”, penso proprio che gli psicanalisti traggano gran parte dei loro guadagni dalle parole che usiamo. Ricordatevi che il cervello interpreta alla lettera. Esso dice:

“Costui desidera un bel mal di testa. Molto bene, accontentiamolo”. Ovviamente, non è che ogni volta che noi diciamo che qualcosa ci fa male, immediatamente arriva il dolore. Lo stato naturale del corpo è la salute, e tutti i processi vitali sono indirizzati verso la salute. Tuttavia, se continuiamo a maltrattare le difese naturali con continue stilettate verbali, arriveremo al punto

di produrre davvero i malanni che chiediamo. Esistono due fattori che aggiungono forza alle parole che adoperiamo: il nostro

livello mentale ed il grado di partecipazione emotiva con cui le pronunciamo. Se diciamo: “Dio mio, che male!” con convinzione, offriamo una calorosa ospitalità

al dolore; se diciamo: “Adesso non riesco a combinare nulla!” con veemenza, la

frase si tramuta in una realtà, che aggiunge l’effetto pratico al nostro stato d’animo. Il Mind Control ci offre una difesa efficace contro le nostre cattive abitudini. In Alfa ed in Theta le nostre parole accrescono la loro potenza in un modo incredibile. Nei precedenti capitoli avete visto come sia possibile programmare i sogni servendoci di parole semplici, oppure trasferire la stessa potenza delle parole in un gesto come le tre dita per portarci in Alfa.

Non ho mai riso di Emile Couè, anche se oggi, in questi tempi così sofisticati, molta gente lo fa. È famoso per una frase, che oggi può forse far sorridere come se fosse una battuta umoristica: “Ogni giorno, in ogni modo, io sto meglio, meglio, meglio”. Eppure queste parole hanno curato migliaia di persone, con malattie veramente gravi! Esse non sono una battuta comica; io le rispetto e guardo al Dott. Couè con grande considerazione, perché ho appreso cose di valore inestimabile dal suo libro “Il dominio di sé stessi attraverso l’autosuggestione” (New York: Samuel Weiser, 1974).

Il Dott. Couè praticò la professione di chimico per circa trent’anni a Troyes, in

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Francia, sua città natale. Dopo aver studiato l’ipnosi, e fatto esperienza con essa, elaborò una sua psicoterapia basata sull’autosuggestione. Nel 1910 aprì una clinica privata a Nancy, dove trattò con successo migliaia di pazienti, affetti da

reumatismi, gravi cefalee, asma, paralisi agli arti, balbuzie, malattie tubercolari,

fibromi, ulcere

Sosteneva di non essere mai stato l’artefice delle guarigioni: ma che in realtà insegnava ai pazienti l’autoguarigione. Non esiste il minimo dubbio che le

guarigioni siano avvenute realmente (sono perfettamente documentate). Ciononostante il metodo Couè è sparito praticamente del tutto dopo la morte di Couè, avvenuta nel 1926. Se il suo fosse stato un metodo complicato, che solo pochi specialisti avessero potuto imparare a praticarlo, forse oggi sarebbe famoso

e diffuso. Invece è un metodo semplice. Chiunque è in grado di impararlo. E la sua essenza e incorporata nel Mind Control. I due principi fondamentali sono:

una sorprendente varietà di malattie.

1. Possiamo pensare soltanto ad una cosa per volta. 2. Quando ci concentriamo su di un pensiero, esso si trasforma in una realtà, perché il nostro corpo lo converte in azione.

Pertanto, se volete attivare i processi auto-risanatori del corpo, quegli stessi che potrebbero forse essere bloccati da pensieri negativi (consci o inconsci), semplicemente ripetete per venti volte di seguito: “Ogni giorno, in ogni modo, io sto meglio, meglio, meglio”. Fate questo due volte al giorno e starete praticando il metodo Couè. Poiché la mia ricerca ha dimostrato che il potere delle parole si intensifica enormemente ai livelli meditativi, ho apportato alcuni adattamenti a tale metodo.

Ai livelli Alfa o Theta diciamo: “Ogni giorno, in ogni modo, io sto meglio, meglio,

meglio”; lo diciamo una sola volta durante la seduta di meditazione. Diciamo anche (sempre seguendo i principi di Couè): “Pensieri e suggerimenti negativi non avranno alcuna influenza su di me, a nessun livello della mente”.

Queste due affermazioni, da sole, hanno prodotto un numero impressionante

di risultati concreti. Di particolare interesse è l’esperienza di un soldato che

improvvisamente venne spedito in Vietnam senza che potesse frequentare oltre il

primo giorno il corso di Mind Control, che aveva appena iniziato. Però ricordava

il modo di meditare, e le due affermazioni.

Fu assegnato al reparto di un sergente alcolizzato, che scelse nel nuovo arrivato la vittima su cui riversare le sue prepotenze. Di lì a poche settimane il

malcapitato cominciò ad essere svegliato di notte da forti crisi di tosse e poi di asma, di cui non aveva mai sofferto prima. Un accurato esame medico accertò che

il suo stato di salute era ottimo; non si capiva quindi perché si sentisse sempre

più stanco, tanto da non riuscire più a compiere in modo soddisfacente il suo lavoro, ed attirarsi così su di sé vessazioni sempre più pesanti da parte del sergente. Altri soldati del suo reparto si erano dati alla droga; egli invece si rifugiò nel Mind Control ed in quelle due affermazioni. Per sua fortuna gli era possibile meditare tre volte al giorno, ed oggi racconta: “Dopo tre giorni ero completamente immune dal sergente. Eseguivo i suoi ordini, però nulla di quello

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che mi diceva mi poteva toccare; in una sola settimana smisi di tossire e l’asma se

ne andò”. Se tutto questo me lo avesse raccontato un allievo che aveva terminato

normalmente il corso, ne sarei stato compiaciuto, come sempre mi sento quando

mi vengono riferite storie di successi; però, in questo caso, il fatto che questo mi

venisse raccontato da un allievo che aveva frequentato soltanto il primo giorno,

mi colpì profondamente. Disponiamo di alcune tecniche ben più potenti per

l’autoguarigione, che vi insegnerò nei prossimi capitoli. Quello che rende particolarmente interessante il caso di questo soldato è che egli non sapeva nulla

di queste tecniche, ma solamente le due affermazioni che aveva imparato il

primo giorno.

Le parole possiedono una sorprendente potenza anche ai livelli mentali ancor

più profondi di quelli che utilizziamo nel Mind Control.

La signora Jean Mabrey, infermiera anestesista (e anche istruttrice del Mind Control), dell’Oklahoma, applica queste conoscenze per aiutare i suoi pazienti.

Non appena questi sono in anestesia profonda, ella sussurra al loro orecchio

istruzioni che possono accelerare il recupero, ed in alcuni casi anche salvare loro

la vita.

Durante un’operazione, quando di solito ci si attendeva una abbondante emorragia, il chirurgo si mostrò sorpreso: si aveva appena un filo di sangue. La

Mabrey aveva sussurrato al paziente, poco prima dell’incisione: “Dì al tuo corpo

di non sanguinare”; ed aveva poi ripetuto la stessa frase ogni dieci minuti circa

durante l’intervento. Nel corso di un altro intervento, aveva sussurrato al paziente: “Quando ti sveglierai, sentirai che tutti coloro che fanno parte della tua vita ti vogliono bene, e che anche tu ti vuoi bene”. La paziente era una donna tesa, che si lagnava continuamente, che sentiva anche il più piccolo fastidio come una cosa tremenda:

tale atteggiamento avrebbe potuto compromettere la sua guarigione. Più tardi, quando si riprese dagli effetti dell’anestesia, le era comparsa sul volto una espressione nuova; tre mesi più tardi il chirurgo confidò alla signora Mabrey che quella paziente, una volta tanto ansiosa, era “trasformata”: era diventata una persona rilassata, ottimista, che si riprese rapidamente dopo l’operazione. L’opera della signora Mabrey illustra tre delle cose che insegnamo nel Mind Control: primo, che le parole acquistano un potere speciale ai livelli mentali profondi; secondo, che la mente esercita sul corpo un dominio molto più forte di quanto si creda; terzo, che noi siamo sempre coscienti, in ogni momento (come detto al capitolo 5). Quanti sono i genitori che entrano di fretta nella cameretta del figlioletto che dorme, danno una veloce sistematina alla coperta, e se ne escono, mentre invece alcune parole positive ed affettuose sussurrate al bambino lo aiuterebbero a sentirsi più sicuro e sereno per tutto il giorno seguente? Sono talmente numerosi gli allievi del Mind Control che dichiarano di avere riportato miglioramenti alla salute, talvolta ancor prima di aver terminato il corso, che una volta mi accorsi che stavo pericolosamente vicino ad avere dei guai con la classe medica della mia città natale. Alcuni allievi raccontavano al loro medico che certi problemi di salute glieli avevamo risolti noi del Mind Control, ed i medici presentarono un esposto al Procuratore Distrettuale.

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Questi svolse un’indagine, e accertò che non praticavamo medicina, come temevano i medici. Per nostra fortuna non risulta illegale che il Mind Control faccia bene alla salute; diversamente, oggigiorno non esisterebbe l’organizzazione del Mind Control.

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CAPITOLO 9

IL POTERE DELL’IMMAGINAZIONE

La forza della volontà, prima di raggiungere l’obiettivo, deve vincere un nemico. Si prova a fare la prepotente, oppure, come fanno i ruffiani, cerca un accordo se le cose si fanno difficili. Esiste però un metodo un modo più dolce e più semplice per scuotersi di dosso le cattive abitudini: l’immaginazione. L’immaginazione punta direttamente sull’obiettivo e consegue il risultato voluto. È per questo motivo che nei capitoli precedenti diedi tanta importanza alla necessità che impariate la visualizzazione piena di realismo, praticata ai livelli profondi della mente. Se stimolate l’immaginazione con gli strumenti della fiducia, desiderio e aspettativa, e se la addestrate a visualizzare il suo obiettivo fino al punto che lo vedete, sentite, udite, potete assaporarlo e toccarlo, allora otterrete ciò che desiderate. “Quando la volontà e l’immaginazione entrano in conflitto, vince sempre l’immaginazione”, scrisse una volta Emile Couè. Se pensate che avete il desiderio di smettere un’abitudine nociva, è probabile che stiate mentendo a voi stessi. Se veramente voleste abbandonare quell’abitudine, essa scomparirebbe da sola. Quello che voi dovete in realtà desiderare, più che proprio perdere l’abitudine di per sé, è i benefici che otterrete nel perderla. Una volta che avrete imparato a desiderare quei benefici, vi troverete liberati dall’abitudine non più voluta. Il pensare ad un’abitudine, e decidere razionalmente di abbandonarla, può finire col legarvi ancor più strettamente ad essa. È un po’ la situazione di chi si propone di addormentarsi: la stessa fermezza della decisione finisce col tenerlo sveglio. Vediamo ora qual’è il sistema affinché tutto questo lavori in vostro favore. Come esempio, prenderemo le due abitudini che gli allievi del Mind Control riescono a vincere meglio: il mangiare troppo ed il fumare.

Se volete perdere peso, il primo passo consiste nell’analizzare il problema a livello esteriore. Il vostro problema ha le radici nel mangiare troppo, oppure nel non fare esercizio fisico, oppure in tutte e due le cose insieme? Può anche darsi che il problema non sia il mangiare troppo, ma una scelta errata dei cibi. La risposta può essere semplicemente una dieta meglio adatta alle vostre particolari esigenze. Il vostro medico può consigliarvi in proposito. Perché desiderate dimagrire? Siete tanto grassi da compromettere la salute, o semplicemente vi pare che se foste più snelli sareste più attraenti? Entrambi i motivi costituiscono una buona ragione per desiderare di dimagrire; comunque è necessario che sappiate in anticipo qual’è il beneficio che vi aspettate di ottenere dalla riduzione di peso. Se già mangiate i cibi adeguati in modica quantità, se fate quel tanto di esercizio fisico che riuscite a fare entro limiti ragionevoli, e siete solo un po’ sovrappeso, il mio consiglio sarebbe (salvo diverso parere del medico) di restare

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come siete. Infatti, l’alternativa sarebbe, tutto sommato, un trascurabile cambiamento ottenuto a prezzo eccessivo. Inoltre, avete probabilmente nella vostra vita problemi più importanti e migliori occasioni per mettere in pratica il

Mind Control. Se invece siete certi di voler veramente perdere peso, e ne avete validi motivi, allora il primo passo consisterà nell’analizzare tutti i vantaggi che ne verranno; non però benefici generici, del tipo “avrò un aspetto migliore”, ma vantaggi veri,

in grado di coinvolgere, se possibilie, tutti i sensi. Ad esempio:

Vista: Tirate fuori una vostra fotografia di quando eravate magro come vorreste esserlo ora.

Tatto: Immaginate la piacevole sensazione di toccarvi le braccia, sentire i muscoli lisci, e la pancia nuovamente magra.

Gusto: Immaginatevi il sapore degli alimenti che saranno la base della vostra nuova dieta.

Olfatto: Immaginatevi il profumo di quei nuovi cibi.

Udito: Immaginatevi cosa diranno le persone che sono importanti per voi, nel vedervi ritornati in perfetta forma!

I cinque sensi sono importanti, ma non sono tutto, per una visualizzazione perfetta: anche le emozioni sono importanti. Immaginatevi anche come vi sentirete euforico e sicuro di voi quando avrete

raggiunto il peso desiderato. Ora, quando tutto questo l’avrete ben chiaro in mente, andate a livello. Create

lo schermo mentale e proiettatevi sopra la vostra immagine, così come siete ora.

Poi fatela sparire e fate comparire dalla sinistra (dal futuro) una vostra immagine (potrebbe essere quella della vostra vecchia fotografia) di come volete essere, e di come sarete dopo la dieta. Mentre mentalmente contemplate quella nuova figura, immaginate, con tutti i possibili dettagli, ciò che proverete quando sarete magro così. Come sarà quando

vi chinerete ad allacciarvi le scarpe? Come vi sentirete nel salire le scale? E

quando potrete di nuovo indossare abiti che avete dovuto mettere via perché troppo stretti? Come starete in costume da bagno? Prendete tutto il tempo che vi serve per visualizzare e vivere tutte queste sensazioni. Fate ricorso a tutti e cinque i sensi, ad uno ad uno, come vi ho suggerito prima. Quale effetto produrrete su voi stesso con l’avere realizzato il vostro obiettivo? Ora rivedete mentalmente la vostra dieta, non solo quello che mangerete, ma anche la quantità; scegliete degli spuntini da fare tra un pasto e l’altro, tipo carota cruda, o mela, o simili; dite a voi stesso che questi sono gli unici cibi di cui il vostro corpo ha necessità, e che pertanto non vi trasmetterà stimoli di fame per ottenere altro. Qui finisce la vostra sedutà di meditazione. Ripetetela due volte al giorno.

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Notate bene che nella vostra meditazione non compare una sola immagine o pensiero in merito ai cibi che non dovete mangiare. Infatti ne mangiate troppi perché vi piacciono; ed il solo fatto di farveli venire in mente guiderebbe la vostra immaginazione verso direzioni proibite Il giornale “Mercury News” di San Josè, in un articolo apparso il 13 Ottobre 1974, riporta le parole di Alexis Smith, attrice di Hollywood:

“Il pensiero positivo funziona a meraviglia per ridurre il peso. Non bisogna pensare mai, neppure una sola volta, a ciò che si lascia; concentratevi invece su quello che state ottenendo”. Spesso ella si sente dire che sembra più bella adesso di come appariva nei suoi vecchi film della Warner Brothers, che vengono ora trasmessi per televisione. Ed attribuisce gran parte del merito al Mind Control. “La grande differenza tra ieri ed oggi - riferisce il giornale - è che oggi sono più equilibrata e posseggo maggior controllo su me stessa". Nel vostro programma per calare di peso, assicuratevi di scegliere un obiettivo ragionevole quando stabilite il peso da raggiungere; altrimenti distruggerete la credibilità del vostro progetto. Se pesate 25 chili di troppo, non potrete pretendere di diventare una Audrey Hepburn o un Mark Spitz nell’arco di una settimana. Una visualizzazione del genere vi porterebbe ben pochi benefici. È possibile che nei primi giorni vi arrivino antichi messaggi corporei, tipo il sapore delizioso di un pasticcino. In tal caso, quando, dati i vostri impegni giornalieri, non vi è probabilmente possibile entrare in meditazione, respirate profondamente, unite le tre dita, e ricordatevi mentalmente, con le stesse parole che adoperate durante la meditazione, che nella dieta c’è tutto quello che necessita al vostro corpo, e che non avvertirete alcuno stimolo di fame. Una fugace occhiata ad una vostra vecchia fotografia che vi ritrae con l’aspetto che vorreste riavere, vi sarà d’aiuto. Man mano che progredite nel vostro Controllo della Mente, in questo campo ed in altri, tutto il vostro stato mentale ne trarrà giovamento, e questo a sua volta contribuirà a far funzionare in modo più appropriato il corpo; aggiungendo un piccolo aiuto mentale, il corpo cercherà con maggior piacere il suo giusto peso. Esistono numerose varianti che potete applicare a questa tecnica, e vi potranno venire in mente durante la meditazione. Un operaio di Omaha, durante una seduta di meditazione, si disse: “Sentirò il desiderio di mangiare solamente i cibi giusti per il mio corpo”, e spontaneamente si accorse di desiderare solamente insalate e succhi di vegetali, mentre perdeva interesse verso i cibi ricchi di calorie. Risultato: perse 20 chili in quattro mesi. Una donna di Ames (Jowa) impiegò la stessa tecnica. Qualche giorno dopo andò a comperare delle ciambelle: tre per i figli e tre per i loro amichetti. “Mi scordai assolutamente di comperarne anche una per me. Quasi mi misi a piangere: Il Mind Control stava funzionando!”. Un contadino di Mason City (Jowa) comprò un vestito da 150 dollari che gli stava malissimo perché di taglia troppo piccola. Non riusciva a chiudere i pantaloni, né ad abbottonarsi la giacca. “Il commesso pensò che fossi scemo - disse - invece con la tecnica dello Schermo Mentale persi 23 chili in quattro mesi. Adesso il vestito sembra fatto su misura per me".

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Non tutti i risultati sono così spettacolari. Ed è ovvio che non tutti possano esserlo. Tuttavia, Caroline De Sandre, di Denver, e Jim Williams, che dirige l’attività del Mind Control nella zona del Colorado, avviarono un programma sperimentale per dimostrare l’efficacia delle tecniche del Mind Control per chi realmente desidera dimagrire. Caroline organizzò un gruppo sperimentale di 25 diplomati del Mind Control, che si sarebbero riuniti una volta alla settimana per tutto un mese. Fra i 15 che assistettero regolarmente a tutte le riunioni, la perdita media di peso fu un po’ più di due chili e mezzo. Tutti calarono di peso! Un mese dopo, Caroline intervistò nuovamente quei 15 del gruppo, e verificò che 7 avevano continuato a perdere peso, mentre gli altri 8 avevano conservato il peso raggiunto prima. Però nessuno era aumentato di peso! Non solo risultò un’esperienza priva di sacrifici, ma addirittura gradevole; calarono di peso senza morsi di fame o altri disagi, ed in più rinforzarono le tecniche di Mind Control che avevano acquisito. La diminuzione di peso fu pressapoco la stessa che avrebbero potuto ottenere seguendo qualcune delle diete considerate le più efficaci. La stessa Caroline aveva lavorato come istruttrice in uno di quei corsi per circa un anno e mezzo, ed era anche Direttrice aggiunta nel settore dietetico dello Swedish Medical Center di Denver, come esperta in nutrizione e controllo del peso. Ella prevede di proseguire con quel progetto di lavoro di gruppo, ed anche di organizzare analoghi gruppi per fumatori.

Il fumo è un vizio talmente nocivo che, se siete un fumatore, questo preciso momento è il più opportuno perché cominciate a trasformarvi in un ex-fumatore. Così come abbiamo fatto per dimagrire, cominceremo a piccoli passi per dare al corpo il tempo necessario perché riceva dalla mente istruzioni completamente nuove. Non occorre ripassare a livello esteriore i motivi per cui vi conviene smettere di fumare: quei lugubri motivi vi sono sufficientemente noti. Quello che vi serve è un elenco di benefici che ben presto vi diventerà chiaro e tangibile al punto da stimolare il desiderio di smettere il vizio. Avrete più vitalità; i sensi fisici saranno più acuti, assaporerete la vita con più gusto. I benefici che otterrete li conoscete meglio voi di me, che non ho mai fumato. Andate a livello, e vedetevi sullo schermo mentale nel momento in cui accendete la prima sigaretta della giornata. Visualizzate voi stesso, con calma, da quel momento fino al termine di un’ora più tardi, mentre fate tutto quello che fate normalmente, eccetto il fumare. Se, per esempio, l’ora è dalle 7.30 alle 8.30 del mattino, ripetete a voi stessi:

“Adesso sono, e continuerà ad esserlo, un ex-fumatore tra le 7.30 e le 8.30 del mattino. Approfitto per essere un non-fumatore per quest’ora. E' facile, e mi ci sto abituando”. Continuate con quest’esercizio finché vi sentite realmente a vostro agio, a livello esterno, con la vostra prima ora di libertà dalla schiavitù della sigaretta. A questo punto procedete con l’ora successiva, poi con una terza, e così via. Fatelo senza fretta, dato che il procedere con velocità eccessiva può condurvi a vivere tutto questo come una punizione del corpo: e questo non è giusto, perché è stata

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la mente, e non il corpo, ad iniziare l’abitudine. Deve pertanto essere la mente a

portarvene fuori servendosi dell’immaginazione. Elenchiamo alcuni consigli per accelerare il giorno della liberazione definitiva:

Cambiate spesso marca di sigaretta. Durante le ore in cui non siete ancora un ex-fumatore, chiedete a voi stesso, ogni volta che state per accendervi una sigaretta: “La desidero realmente questa sigaretta?”. Vi sorprenderete per quante volte la risposta risulta negativa. Aspettate finché il desiderio non sia reale. Se, durante le ore liberate dal vizio, il vostro corpo interviene con un apparente “necessità” di fumare, respirate profondamente, unite le tre dita, e, usando le

stesse parole impiegate nella meditazione, ricordate a voi stessi che continuerete

ad essere un ex-fumatore per tutta quell’ora.

Potete aggiungere altre tecniche a questo metodo di base per smettere di

fumare. Un uomo di Omaha, che si fumava un pacchetto e mezzo al giorno da otto anni, visualizzò in Alfa tutte le sigarette che si era fumato nella sua vita (un mucchio gigantesco!). Poi lo pose in un inceneritore e lo bruciò. Poi immaginò tutto il mucchio di sigarette che avrebbe fumato in futuro se non avesse smesso (un altro gigantesco mucchio), e pieno di allegria andò a bruciare anche questo nell’inceneritore. Dopo che per tante volte, in passato, aveva smesso

di fumare, per poi ricominciare, questa volta smise di fumare per sempre dopo

una sola seduta di meditazione. Non soffrì di voglie, non si mise a mangiare troppo, non ebbe disturbi collaterali. Purtroppo non posso dire di avere registrato altrettanti successi con il fumo come con la riduzione di peso. Tuttavia, mi risulta che il numero degli allievi che hanno smesso di fumare, o che hanno ridotto il numero di sigarette fumate, è abbastanza per esortare qualunque fumatore a mettere in azione il Mind Control per vincere l’abitudine.

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CAPITOLO 10

USATE LA MENTE PER MIGLIORARE LA SALUTE

Io trascorro circa la metà del mio tempo viaggiando da un paese all’altro per incontrarmi con gruppi di diplomati del Mind Control e tenere conferenze. Nell’arco di un anno incontro non dico centinaia, ma parecchie migliaia di persone che mi informano di autoguarigioni veramente meravigliose. Per questo ormai sono per me cosa normale. Mi stupisco per un altro motivo, mi stupisco per il fatto che non tutti si siano resi conto dell’immenso potere che la mente esercita sul corpo. Sono molti quelli che pensano che la guarigione psichica sia una cosa strana ed esoterica; invece, cosa ci potrebbe essere di più strano ed esoterico delle potenti sostanze chimiche che si ingeriscono dietro prescrizione medica, e che con i loro effetti collaterali spesso rappresentano una minaccia per la salute? Nell’arco di tutta la mia esperienza di guarigioni psichiche, mai ho visto o sentito dire di un qualche effetto collaterale dannoso. La ricerca medica sta mettendo in luce, in maniera sempre più inquietante, quanto sia profondamente radicato il rapporto tra la mente ed il corpo. Fra tutti gli svariati tentativi di ricerca, diversi tra di loro ed apparentemente non collegati tra di loro, emerge con forza un’affascinante coerenza nelle scoperte. La mente risulta svolgere un ruolo misteriosamente potente. Se il Mind Control fosse perfetto (ancora non lo è: continuiamo ad imparare) io credo che noi tutti possederemmo sempre, in ogni momento della nostra vita, un corpo perfetto. Tuttavia, è indiscutibile il fatto che se ne sappia già abbastanza per poter rinforzare con la nostra mente le forze riparatrici del corpo, con l’obiettivo di poter combattere con maggior successo le malattie. Già i metodi semplici di Emile Couè furono efficaci; le tecniche del Mind Control, che includono anche quelle di Couè, agiscono con efficacia ancor maggiore. Ovviamente, quanto più riusciremo ad acquisire capacità di autoguarigione, tanto meno avremo bisogno di cure mediche. Tuttavia, al punto in cui siamo nello sviluppo del Mind Control, ed al grado raggiunto di dominio delle tecniche, è ancora presto per poter mandare in pensione la classe medica. Quello che voi “dovete” fare è consultarli, come fareste normalmente, e seguire le loro prescrizioni. Quello che invece “potete” fare è stupirli con la velocità con cui vi ristabilite. A lungo andare, non vedendovi più nei loro studi, si chiederanno che ne è stato di voi. Molti nostri diplomati ci informano che si servono del Mind Control in casi di emergenza per ridurre le emorragie ed il dolore fisico. Un esempio: la moglie del signor Donald Wildowsky era in viaggio nel Texas, per accompagnare il marito ad un congresso. Secondo quanto riportò il giornale “Bulletin”, di Norwick, Connecticut, ella cadde in una piscina provocandosi la rottura di un timpano. “Eravamo a chilometri di distanza dalla città, e non volevo che mio marito fosse costretto a partire nel mezzo del còngresso, a cui teneva tanto” - ella dichiarò, secondo quanto riferisce il giornale - “Perciò andai a livello, misi la mano sull’orecchio, mi concentrai sulla parte dolorante e dissi: Passato, andato

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via, sparito!”. “L’emorragia si fermò di colpo ed il dolore cessò. Quando finalmente potei farmi vedere da un medico, questi rimase senza parole per lo stupore”. Per l’autoguarigione, occorre seguire sei passaggi abbastanza facili. Il primo passo consiste nell’incominciare, a livello Beta, a sentire che ci si sta trasformando in una persona capace di amore (e che pertanto sa anche perdonare), ed a considerare l’amore come un fine a sé stesso. Questo probabilmente richiederà una buona purificazione mentale (vedasi il capitolo 8). Secondo, andate a livello. Questo fatto, da solo, costituisce un passo fondamentale verso l’autoguarigione, in virtù del fatto che, come già accennai in

precedenza, a questo livello si neutralizza il lavoro negativo della mente (tutti i suoi sensi di colpa e le arrabbiature), ed il corpo è lasciato libero di fare ciò per cui la natura l’ha concepito: risanarsi da solo. Potete, è ovvio, avere dentro di voi sentimenti di colpa, o di rabbia, però abbiamo scoperto in modo inconfutabile che tali sensazioni si provano solamente in Beta, e che tendono a scomparire man mano che praticate il Mind Control. Terzo, parlate mentalmente con voi stessi riguardo il primo passo; esprimete il

vostro desiderio di riuscire a realizzare una perfetta limpidezza mentale

uso di parole positive, a pensare in modo positivo, a diventare una persona che ama e perdona. Quarto, analizzate mentalmente la malattia che vi turba. Usate lo schermo mentale e vedete, e sentite, la malattia. Questo passaggio deve essere breve; lo scopo è unicamente quello di concentrare l’energia curativa nell’esatto punto ove serve. Quinto, cancellate rapidamente quell’immagine della malattia e vivete la sensazione che siete completamente guarito. Sentite la libertà e l’allegria che vi procura il fatto di essere in perfetta salute. Trattenete quest’immagine, soffermatevi ad osservarla, sfruttatela a fondo, create la sensazione che ve la meritate, che in questo stato di perfetta salute vi trovate in completa armonia con il volere della natura nei vostri confronti. Sesto, rafforzate la vostra purificazione mentale ancora una volta, e terminate dicendo a voi stesso: “Ogni giorno, in ogni modo, io sto meglio, meglio, meglio!”. La mia esperienza mi dice che quindici minuti sono il tempo giusto. Ripetete l’esercizio ogni volta che vi è possibile, non meno di una volta al giorno. In questo non esiste un “troppo”.

a far

Consentitemi una breve digressione. E' possibile che abbiate sentito dire che la meditazione è un ottima cosa, ma che bisogna stare attenti a non restarne affascinati fino al punto di esagerare nel praticarla. Questo, dicono, può condurre ad isolarsi dal mondo e ad un insano accentramento della vostra attenzione su voi stessi. Io non so se questo sia vero oppure no: si dice questo in relazione ad altre discipline meditative, ma non per il Mind Control. Noi mettiamo in risalto la nostra partecipazione al mondo, e non l’isolarsi da esso; non miriamo al trascendere i problemi pratici, né ad ignorarli, ma piuttosto ad affrontarli a testa alta per risolverli. E non è possibile esagerare in questo.

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Ritorniamo all’autoguarigione: il primo passo non avrà mai un punto finale. Mettetelo in pratica in Beta, in Alfa, in Theta. Vivetelo. Se sentite che durante la giornata vi sfugge, unite per un momento le tre dita e rinforzate l’idea in forma istantanea. Molti nostri centri del Mind Control pubblicano dei bollettini informativi per i loro diplomati. Essi contengono testimonianze di allievi su quanto ha fatto per loro il Mind Control. Sono innumerevoli le narrazioni di come hanno controllato emicranie, asma, stanchezza e ipertensione arteriosa. Ne riporto una, che ho scelto perché l’autore è un medico.

“Sin da quando avevo circa undici anni ho sofferto di emicranie. Sulle prime si trattava di

crisi saltuarie, ed ero in grado di controllarle; ma con la crescita la situazione peggiorò, ed alla fine cominciai a soffrire di “emicranie a grappolo” che duravano tre o quattro giorni, con solo un paio di giorni di intervallo tra un attacco e l’altro. Un’emicrania

di solito prende un lato del viso e la testa. Ci si sente

come se gli occhi venissero cacciati fuori dalle orbite. E' come essere stretti da una morsa, e lo stomaco si torce. Talora gli attacchi vengono alleviati con farmaci speciali, a base di vasocostrittori, che si devono prendere all’inizio della crisi, quando il dolore è ancora tollerabile. Se il dolore invece è già cresciuto oltre misura, non c’è più nulla che lo allevia; non c’è altro da fare che aspettare che passi. Io ero giunto al punto di dover

veramente intensa è devastante

prendere la medicina ogni quattro ore, ed anche così il sollievo era solo parziale. Andai da uno specialista che mi fece un esame completo per accertare che non avessi qualche anormalità fisica o neurologica. Mi prescrisse un trattamento che già stavo praticando; i dolori continuarono.

Una delle mie pazienti era diplomata del Mind Control, e per circa un anno continuò a suggerirmi di frequentare il corso con lei. La mia risposta era sempre stata che non credevo a quelle stupidaggini. Alla fine, venne l’occasione in cui la visitai mentre ero al quarto giorno di una mia crisi di emicrania, e dovevo avere un colorito verdognolo; tanto che ella mi disse: “Non crede sia l’ora di fare il corso di Mind Control? La prossima

settimana comincia un nuovo corso

Mi iscrissi al corso, frequentai coscienziosamente tutte le sere, e con successo, perché non ebbi un solo mal di testa per tutta la settimana. La settimana dopo aver frequentato il corso, invece, mi svegliai con un terribile mal di testa: era l’occasione per verificare se

,

perché non ci viene con me?”.

la

mia programmazione dava risultati. Feci un ciclo di rilassamento e venni fuori

,

il mal

di

testa era scomparso

mi sentivo benone. Era un miracolo! Cinque minuti dopo mi

ritornò il mal di testa, ancora più intenso. Non mi diedi per vinto: feci un altro ciclo, ed il dolore scomparve momentaneamente, per tornare poco dopo. Dovetti fare dieci cicli, ma non mi diedi per vinto e non presi la medicina. Mi dissi che ci sarei riuscito, e finalmente l’emicrania spari. Per un certo periodo non ebbi più mal di testa, poi riapparve sporadicamente dopo circa tre mesi, ma non ebbi bisogno di prendere neppure un’ aspirina. Da quando ho fatto il corso di Mind Control non più preso una sola aspirina. Funziona davvero!”.

Riportiamo un altro caso, una suora di Detroit (Michigan), Barbara Burns. Ho scelto questo caso perché Suor Barbara ha fatto un uso veramente ingegnoso del suo meccanismo attivatore. Aveva portato gli occhiali per ventisette anni a causa di una miopia con astigmatismo. Man mano che la miopia peggiorava, doveva ricorrere a lenti sempre più forti, e questo le riduceva l’acutezza visiva a distanza. Ad un certo punto dovette passare agli occhiali bifocali. Infine, nel Luglio 1974,

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decise di ricorrere al Mind Control. In meditazione profonda diceva a sé stessa:

“Ogni volta che sbatterò le palpebre, gli occhi si metteranno a fuoco, come l’obiettivo di una macchina fotografica”. Se lo ripeteva in ogni sessione di meditazione, e dopo un paio di settimane poteva vedere senza occhiali; doveva ancora usarli solo per leggere. Andò per un controllo dal Dott. Richard Wlodyga, oculista (ed anche diplomato del Mind Control), che le diagnosticò una leggera deformazione della cornea. Suor Barbara incluse nella sua meditazione anche la correzione della cornea; due settimane dopo tornò dal Dott. Wlodyga per un altro esame. Proseguiamo il racconto del caso con il testo della dichiarazione trasmessaci dal Dott. Wlodyga, su richiesta di Suor Barbara.

“Ho esaminato per la prima volta Suor Barbara il 20 Agosto 1974

Agosto 1975. Non aveva portato occhiali per un anno La paziente presenta una riduzione di miopia manifesta al punto da non necessitare più l’uso degli occhiali”.

La visitai ancora il 26

E' chiaro che sia il Medico con l’emicrania, sia la Suora con la miopia non soffrivano di quelle “malattie tremende” che siamo abituati a temere. Può il Mind Control esserci di aiuto, se ci colpisse una di quelle malattie, oppure non resta altro da fare che sottoporci alle cure del caso e aspettare che passi il tempo? Proviamo a prendere in esame quella che è probabilmente la malattia più temibile di tutte: il cancro. Forse avete letto qualcosa sul lavoro svolto dal Dott. Carl Simonton, specialista oncologo. Marilyn Ferguson descrive parte del suo lavoro nel suo recente libro dal titolo “The Brain Revolution”, e, nel numero di Gennaio 1976 della rivista “Prevention Magazine”, se ne parla nell’articolo intitolato “Mind over Cancer”, scritto da Grace Halsell. Il Dott. Simonton, che si addestrò nelle tecniche del Mind Control, ne ha efficacemente adattate alcune per il trattamento dei suoi pazienti. Quando dirigeva il reparto radioterapico della Base Travis dell’Air Force, vicino a San Francisco, il Dott. Simonton studiò un fenomeno strano, anche se noto a tutti: il caso di persone che, senza motivi apparenti dal punto di vista medico, guariscono dal cancro. Quei casi vengono definiti “remissioni spontanee”, e sono in percentuale bassissima nelle statistiche sul cancro. Il ragionamento del Dott. Simonton fu che, se si fosse potuto scoprire la causa ditali remissioni, allora si sarebbe anche potuto studiare come provocare tale remissione. Scoperse che quei pazienti avevano in comune qualcosa di importantissimo:

molti di loro erano persone positive, ottimiste, e decise. In un intervento che tenne alla Convenzione del Mind Control organizzata a Boston nel 1974, disse:

“Il fattore emotivo più importante individuato dai ricercatori circa lo sviluppo del cancro in generale, è una perdita grave verificatasi tra i sei ed i diciotto mesi prima che il male venga diagnosticato. Lo dimostrano svariati studi condotti a lungo termine da parte di ricercatori tra loro

Osserviamo che non è solo la perdita in sé che

costituisce un fattore significativo, bensì il modo con cui il soggetto reagisce a detta

indipendenti, su gruppi sperimentali

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perdita. La perdita deve essere talmente grave da provocare nel paziente un senso di abbandono e sconforto persistente. Si direbbe che in tal modo la sua resistenza di fondo si indebolisce, e questo consente al male di svilupparsi clinicamente”.

In un altro studio realizzato alla Travis Air Force Base, riportato dalla rivista “Journal of Transpersonal Psychology” (vol.7, num. 1, 1975) il Dott Simonton classificò le attitudini di 152 ammalati di cancro suddividendoli in cinque categorie, che andavano da fortemente negativo a intensamente positivo. Poi

classificò le reazioni alla terapia da eccellente fino a insufficiente. Per 20 pazienti

i risultati del trattamento risultarono eccellenti, benché per 14 di essi le

condizioni fossero tanto gravi da prevedere meno del 50 per cento di possibilità di sopravvivere per altri 5 anni. Quello che ribaltò la bilancia a loro favore fu l’attitudine positiva. All’altro estremo della classifica, per i 22 che ebbero scarsi risultati dalla terapia, nessuno di essi mostrò segni di attitudine positiva.

Ciononostante, alcuni dei pazienti più positivi, quando furono dimessi e tornarono alla loro casa, ebbero un cambio di attitudine; “E constatammo che la malattia si aggravò in proporzione”. Divenne chiaro che il ruolo predominante, più che la gravità del male, l’aveva l’attitudine. L'Editore della rivista Journal cita

le seguenti parole del Dott. Elmer Green, della Fondazione Menninger:

stanno ottenendo risultati notevoli nel controllo

del cancro mediante l’accoppiamento della visualizzazione guidata alla regolazione della fisiologia, con la radiologia tradizionale”. Nel suo discorso che pronunciò a Boston il Dott. Simonton citò le parole pronunciate nel 1959 dal Dott. Eugene Pendergrass, Presidente dell’American Cancer Society:

“Esistono alcune prove che il progredire della malattia in generale viene

influenzato da tensioni emotive; nutro la sincera speranza che possiamo estendere il campo delle nostre ricerche fino ad includere la ben fondata ipotesi che dentro la nostra mente esiste un potere capace di esercitare forze in grado di accelerare o inibire il progresso di questa malattia”. Oggi il Dott Simonton è Direttore Medico del Cancer Counseling and Research Center di Forth Worth, dove assieme alla collega Stephanie Mathews-Simonton insegna ai suoi pazienti come partecipare mentalmente alla terapia. “Vedete, ho iniziato questo lavoro basandomi sull’idea che l’attitudine del paziente aveva un ruolo importante nella risposta a qualsiasi forma di terapia, e poteva influire sul decorso della malattia. Esplorando tale intuizione, mi resi conto che i concetti del Mind Control (biofeedback e meditazione) mi fornivano gli strumenti adatti per insegnare ai pazienti ad interagire e partecipare al proprio processo curativo. Posso dichiarare che questo, senza alcun dubbio, è lo strumento più potente che esista in grado di fornire l’aiuto emotivo che serve al paziente”. Uno dei primi passi che il Dott. Simonton compie nell’istruire i suoi pazienti consiste nello scacciare la paura. Quando inizia l’istruzione “Ci rendiamo conto che il cancro è un normale processo che ha luogo in tutti noi; che dentro ognuno

di noi esistono cellule cancerose che danno luogo a degenerazioni maligne. Però il

Non

corpo le riconosce e le distrugge, al pari di qualsiasi altra proteina estranea

si tratta solo di eliminare le cellule estranee, dato che sviluppiamo quel tipo di

“Carl e Stephanie Simonton

48

cellule continuamente. Si tratta di fare in modo che il corpo continui a vincere la sua eterna battaglia ed abbia il controllo dei suoi processi naturali”. La Dottoressa Simonton disse in un suo discorso:

“La maggior parte della gente immagina il cancro come una cosa orrida, maligna,

traditrice, che si insinua di soppiatto, possiede una forza tremenda, ed una volta che si è messo in moto non c’è più nulla che lo ferma. In realtà invece la cellula cancerosa non è

altro che una cellula normale che è impazzita

riproduce con tale rapidità che spesso esaurisce le proprie risorse e si consuma. E'

debole; se la si taglia, o le si sparano radiazioni, o la si tratta con chemioterapia, si ammala e non riesce a riprendersi. Muore. Confrontatela ora con una cellula sana. Sappiamo che se il tessuto è sano potete tagliarvi un dito, ed anche se non fate altro che bendarlo, il dito guarirà da solo.

Sappiamo che i tessuti sani guariscono da soli

è una cellula estremamente torpida: si

non divorano le proprie risorse. Così

, stando le cose, fate caso alle immagini mentali che abbiamo in proposito. Risulta evidente la forza che trasmettiamO alla malattia attraverso le nostre paure e le immagini

mentali caricate con il nostro terrore”.

Riguardo le tecniche di rilassamento e visualizzazione che essi impiegano associate con la cobaltoterapia, la Dott.ssa Simonton disse:

“E' probabile che lo strumento più potente che possediamo sia la tecnica delle immagini mentali. Ai pazienti che iniziano la terapia chiediamo tre cose fondamentali. Chiediamo loro di visualizzare la malattia, di visualizzare la cura, e di visualizzare il meccanismo immunitario del loro corpo. Nelle nostre riunioni di gruppo parliamo di immaginare ciò che desideriamo che avvenga, prima di essere convinti che succederà. Sembra sia importante immaginare in questo modo. Una delle cose essenziali, di cui parliamo, è la meditazione. Con quale frequenza medidate? Cosa fate durante la vostra meditazione?”.

49

CAPITOLO 11

UN ESERCIZIO INTIMO PER GLI INNAMORATI

Nella sua esposizione al congresso del Mind Control la Dottoressa Simonton parlò delle tante tensioni che accumuliamo nel corso della vita, e che, se non le affrontiamo adeguatamente, possono portare ad ammalarci. “E' assai raro che i nostri pazienti abbiano un matrimono felice - disse - quando un nostro paziente ha la fortuna di un buon matrimonio, questo

costituisce uno strumento meraviglioso con cui lavorare, ed una delle ragioni più importanti per tenere viva la loro voglia di vivere". Cos’è che rende felice un matrimonio? Non possiedo tutte le risposte su quest’argomento; il mio matrimonio con mia moglie Paula è straordinariamente

è stato ricco e interessante per trentasei anni, tuttavia non conosco

esattamente il motivo che lo ha reso ben riuscito. Chissà che il fatto stesso di non saperne dare una motivazione razionale, non sia parte dei motivi che lo rendono solido. Vi dico questo perché sia chiaro che non possiedo esperienza diretta e personale di matrimoni infelici; di conseguenza non mi considero un esperto su come si fa a rattoppare un matrimonio (e se sia il caso o meno di rattopparlo) qualora sopravvenissero serie difficoltà. Tuttavia conosco alcuni metodi per arricchire e rendere migliore un matrimonio, quando sia il marito che la moglie lo desiderano. Ora magari vi aspettate che cominci a parlare di sesso, dato che molti sono convinti che esso sia la base di un buon matrimonio. Io invece credo che un buon rapporto sessuale sia piuttosto la conseguenza di un buon matrimonio; ma di questo parlerò più avanti. Credo invece che la miglior base per un matrimonio sia l’intimità; ma non un intimità che invada lo spazio strettamente personale del partner; piuttosto quella che nasce dalla comprensione ed accettazione profonda dell’altro. Sono sul punto di suggerirvi qualcosa di piuttosto strano; pertanto è opportuno che prima vi spieghi alcuni antefatti. Abbiamo già accennato all’atmosfera di armonia gioiosa che si avverte nel finale del corso di Mind Control. Ma accade anche qualcos’altro. È qualcosa di più sottile, ma lo si avverte chiaramente. Gli allievi che stanno per diplomarsi provano la sensazione di essere profondamente legati l’uno all’altro. Vennero al corso come degli estranei i cui cammini non si sarebbero probabilmente mai incrociati, e presto si separeranno di nuovo e se ne andranno ognuno per la propria strada. Tuttavia questa sensazione di intesa reciproca resterà, e si risveglierà facilmente nel caso dovessero incontrarsi di nuovo. Si ritiene che questo provenga dal fatto di aver vissuto insieme un’esperienza profonda, di quelle che si vivono una sola volta nella vita. E' la stessa sensazione che provano i soldati dopo che hanno vissuto insieme una intensa esperienza di guerra. Potrebbe anche sentirla un gruppo di persone che siano rimaste per un intero pomeriggio intrappolate in un ascensore guasto. Questa è solo una parte della spiegazione, e forse neppure la più importante.

buono

50

E' la spiegazione che di solito si dà perché è la più ovvia. Succede anche qualcos’altro, che cercherò di spiegare. Durante la meditazione di gruppo, intensa e prolungata, si stabiliscono dei contatti; le menti diventano sensibili e ricettive, aperte al soave contatto di altre menti attraverso canali che in circostanze normali si formano solamente tra persone che hanno trascorso insieme tutta una vita. La maggior parte delle intimità fugaci sono superficiali e false, e ci lasciano una sensazione quasi di disagio. Il ricordo dell’esperienza è di breve durata. Ciò non succede nel caso di questa esperienza, poiché avviene ad un livello psichico profondo, ove permane nel tempo. Poiché non è una sensazione netta, bensì piuttosto sottile e confusa, non sorprendetevi se non ne sentite parlare da qualcuno di vostra conoscenza che abbia frequentato il corso; se provate a farne cenno, è probabile che vi risponda:

“Ah, sì: l’abbiamo sentito tutti. E' stato bellissimo!”. Questo possiamo chiamarlo un sottoprodotto del Mind Control. Infatti il corso non è stato strutturato per produrre queste sensazioni. Tuttavia (e questo è la cosa strana di cui ho accennato prima), se siete una coppia, potete utilizzare quello che già sapete a questo punto del Mind Control per creare, in modo deliberato, una bella intimità, che in altre circostanze potreste provare solo dopo molti anni di vita in comune. Il risultato sarà ben più intenso e profondo di quello che provano gli allievi durante il corso. Ecco quello che si deve fare:

1 - Scegliete mentalmente un luogo ove entrambi i partners si sentono ben a

loro agio e rilassati. Potrebbe essere una località dove avete trascorso insieme delle vacanze, qualsiasi posto che evochi il ricordo di momenti particolarmente piacevoli condivisi da entrambi. Può anche essere un posto dove nessuno dei due

è mai stato

lo potete creare insieme. Mai scegliere un posto dove ci sia stato uno

solo dei due: ne sarebbe turbata la simmetria dell’esperienza e diminuita la sensazione di comunione.

2 - Sedetevi ben comodi, vicini, uno di fronte all’altro.

Rilassatevi e chiudete gli occhi.

3 - Uno dei due dirà all’altro qualcosa come:

“Conterò da dieci a uno; ad ogni numero sentirai che entri sempre più profondamente in un piacevole livello meditativo.

Dieci

Nove

,

vai più profondo

Otto

Sette

Sei

più e più profondo

Cinque

Quattro

sempre più profondo

Tre

Due

Uno.

Ora sei rilassato, in un livello mentale gradevole e profondo. Con il tuo aiuto, ti incontrerò a quel livello”.

4 - L’altra persona dirà:

“Conterò da dieci a uno: ad ogni numero andremo insieme in un livello

sentiti entrare ancor più profondo insieme

mentale più profondo. Dieci

Nove

,

a me

ancor più profondo, e più vicini

ad un piacevole livello della mente. Andiamo insieme ancora più profondo”.

Otto

Sette

Sei

insieme, più e più profondo

Tre

Due

Cinque

Quattro

Uno. Ora siamo entrambi rilassati,

5 - La prima persona dirà:

“Molto bene, ora andiamo più profondo, insieme. Andiamo a trasferirci

51

insieme nel nostro luogo di rilassamento. Più lo riviviamo, più andiamo

profondo. Osserva il cielo

”.

6 - “Sì

è sereno, con qualche nuvola alla deriva

(ognuno

di voi descriverà,

con calma e spontaneamente, la scena come gli si presenta alla mente, e che

stanno vivendo insieme: la temperatura, i colori, i suoni, ogni particolare piacevole).

7 - Quando avrete tutti e due raggiunto un livello mentale ben profondo (non

abbiate fretta), e starete vivendo appieno il vostro luogo di rilassamento, uno dei due dirà all’altro:

“Ciò che io desidero di più nella vita è farti felice, e solo così potrò essere felice insieme a te”.

8 - L’altro dirà:

“Ciò che anch’io più desidero è farti felice, e solo dopo aver ottenuto questo penserò alla mia felicità”.

9 - Lasciate passare del tempo (lungo quanto volete) di comunione silenziosa, e

poi risvegliatevi. Per alcuni l’esperienza risulta ancor più intensa se si guardano negli occhi, tenendo la vista sfocata. Chi è esperto in meditazione può stare in Alfa, o in Theta, con gli occhi aperti non a fuoco. Se però non vi sentite a vostro agio, non sforzatevi a farlo.

Questo risulterà un’esperienza molto più intensa di quanto vi possiate immaginare nel leggerlo solamente. E ve ne convincerete la prima volta che provate a metterla in pratica; con qualche variante che potrete inventare voi stessi, è probabile che questa esperienza diventi parte permanente della vostra vita di coppia. Alcune parole di prudenza: la bellezza di quest’esperienza andrà del tutto persa se non la si usa nel giusto modo. Se una delle due persone non ne comprende lo scopo, oppure non è del tutto d’accordo sui suoi enunciati, la comunione intima che viene da tutto questo potrebbe risultare quasi sgradevole. Raccomando questa esperienza solamente a coppie che sono alla ricerca di una relazione più profonda, piena e duratura. Ognuno di noi possiede un’aura, che alcune persone sono in grado di percepire come un campo di energia vagamente visibile che avvolge il corpo. Possiamo imparare a percepire quest’aura. Molti diplomati, tra le facoltà che acquisiscono in seguito al corso, ci informano di essere in grado di percepire l’aura di altre persone. E che ognuna è personalizzata, come le impronte digitali.Quando due persone entrano in contatto fisico, i loro campi di energia si sovrappongono. Forma, intensità, colore e vibrazioni risultano modificati. Questo succede nei teatri e negli autobus affollati, ed anche nei letti dove dormono due persone. Più il contatto è frequente, più resta permanente la modificazione dell’aura. Nel caso di marito e moglie, questa modificazione è buona, poiché tendono a diventare complementari. Una separazione fisica prolungata inverte il processo, e questo, è inutile dirlo, non giova a rafforzare il vincolo del matrimonio. La vicinanza fisica è essenziale. Io raccomando il letto matrimoniale. Ora invece parliamo di sesso: il sesso non è un’esperienza: è una gamma completa di possibilità. Non sto parlando di tecniche o di posizioni; mi riferisco ad esperienze: qualità di esperienze a diverse profondità e intensità. Esiste una

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gamma di possibilità tanto vasta, come quella che esiste tra l’ebbrezza e la gioia duratura. Parecchie coppie consultano manuali di sesso, con ogni tipo di istruzione; e, migliorando la tecnica di accoppiamento, sono convinti di vivere una buona relazione di coppia. Il decidere lucidamente ogni singolo passo, che conduce al passo successivo, tiene viva quella che potremmo definire una esperienza intensa, al livello superficiale e cosciente del Beta. Invece è più importante lasciarsi andare durante l’esperienza, con la mente rilassata, fino ad un livello meditativo. Trasformarsi in una persona psichicamente sensitiva può arricchire immensamente un matrimonio. Anche senza uno specifico addestramento, i matrimoni felici e duraturi possono portare al risultato di una profonda comprensione psichica tra la coppia. Perché aspettare?

53

CAPITOLO 12

TUTTI POSSIAMO PRATICARE L’ESP

E' una cosa reale l’ESP? Al giorno d’oggi tutta la gente informata concorda

nell’ammetterlo. E' stato ampiamente dimostrato, con dovizia di prove, che ci è possibile percepire informazioni per mezzo di qualcosa di diverso dai cinque sensi fisici. Informazioni che riguardano il passato, il presente, o il futuro; che possono provenire da vicino o da lontano. Né il tempo, né lo spazio, né la gabbia

di Faraday, costituiscono una barriera per qualsiasi facoltà “extrasensoriale” che

operi nell’ESP. La sigla ESP rappresenta le iniziali delle parole Extra Sensory Perception = Percezione Extra Sensoriale. A me tale definizione non piace. Extrasensoriale

significa qualcosa di esterno, al di fuori dell’apparato sensoriale. E questo sembra voler negare che esista un altro apparato sensoriale in aggiunta ai cinque sensi fisici; invece è ovvio che ne esiste un altro, dal momento che percepiamo informazioni senza servirci dei sensi che ben conosciamo. Non vi è dunque nulla

di Extrasensoriale nell’ESP. Veniamo alla parola “Percezione”. Tale definizione è

appropriata per il tipo di esperimenti condotti dal Prof. J.B. Rhine alla Duke University, dove i soggetti percettori individuavano quale carta, delle speciali carte usate (le carte “Zener”), era stata sorteggiata, con una frequenza di risposte

esatte talmente alta da eliminare pressoché del tutto la possibilità che si trattasse

di una coincidenza. Però, nel Mind Control, non ci limitiamo a percepire;

addirittura “proiettiamo” la nostra coscienza là dove si trova l’informazione cercata. La parola Percezione risulta un termine troppo passivo per quello che facciamo. Di conseguenza, nel Mind Control parliamo di “Proiezione Effettiva Sensoriale”. Le iniziali sono le stesse, e questo sta bene, dal momento che includiamo tutto quello che generalmente si intende con ESP, ed altro in più. Per sperimentare l’ESP gli allievi del Mind Control non si sottopongono agli esperimenti di individuare la carta esatta. Tali prove servono a scoprire se una

persona è uno psichico. Noi già sappiamo che tutti lo sono, perciò ci proponiamo

un obiettivo più grandioso: addestrarli ad operare a livello psichico nella vita di

tutti i giorni, ed in modi talmente eccitanti da vivere una specie di “esaltazione” spirituale, intensa al punto che la loro vita non è più quella di prima. E questo è il risultato che si conquista al termine di una quarantina di ore di lezioni ed esercizi. Addestriamo le persone in modo ormai sistematico, e con risultato garantito, a funzionare psichicamente, e lo abbiamo già fatto alla data odierna con più di mezzo milione di allievi. Quando sarete padroni di tutte le tecniche che vi abbiamo finora presentato in questo libro, sarete già molto vicini al praticare l’ESP. Sarete capaci di entrare in livelli mentali profondi e rimanervi del tutto coscienti, e potrete visualizzare cose e avvenimenti quasi con la stessa pienezza della realtà che ci viene trasmessa dai cinque sensi fisici. Nel corso di Mind Control gli allievi sono vicini a funzionare psichicamente

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verso la fine del secondo giorno; al terzo giorno operano a questo livello senza problemi, per proiettare la loro coscienza oltre il corpo fisico. Cominciano con un semplice esercizio di immaginazione visiva. In uno stato di profonda meditazione si proiettano di fronte alla loro casa “immaginando” di essere lì. Annotano accuratamente, tutto ciò che vedono prima di entrare dalla porta principale, ed andarsi a piazzare al centro della stanza di soggiorno rivolti verso la parete sud. Osservano l’abitazione di notte, con le luci accese, poi alla luce del giorno, con i raggi del sole che entrano dalle finestre, e studiano tutti i dettagli che riescono a ricordare. Poi toccano la parete sud, ed entrano dentro la parete stessa. Questo può sembrare strampalato, invece risulta perfettamente naturale per quelli che hanno praticato un allenamento intensivo nel campo della visualizzazione. All’interno della parete vengono a trovarsi in una situazione in cui non sono mai stati prima, cosicché "esaminano" quel loro nuovo ambiente studiandone la luce, gli odori, la temperatura, e ne provano la solidità bussando alla parete. Quando sono nuovamente fuori dalla parete, piazzati di fronte ad essa, ne cambiano il colore: nera, rossa, verde, blu, viola, poi la fanno ritornare al colore originale. Poi sollevano una sedia (che alla dimensione di immaginazione non pesa affatto), e la studiano in contrasto con la parete, cambiandone ancora il colore. Ripetono lo stesso procedimento con un’anguria, un limone, un’arancia, tre banane, tre carote, ed un cespo di lattuga. Quando questa fase è completata, è stato compiuto il primo importante passo per spingere in secondo piano la mente logica e trasferire al primo posto la mente immaginativa, nella quale stanno le leve di comando. Nel genere di esercizio che vi sto descrivendo, la mente logica dice all’allievo:

“No, non dirmi che stai davvero dentro una parete, o in qualche altro posto assurdo. Tu “sai” che questo non è possibile; sei seduto qui!”. Invece la mente immaginativa, resa forte da una serie di esercizi di visualizzazione, ormai è in grado di ignorare quella protesta. A mano a mano che l’immaginazione si fa più forte, succede la medesima cosa ai nostri poteri psichici. Infatti è la mente immaginativa quella che li contiene. Nel corso della lezione successiva gli allievi si proiettano mentalmente nell’interno di cubi o cilindri di metallo (acciaio, rame, ottone, e piombo), dove, come fecero nel muro, esaminano la luce, l’odore, il colore, la temperatura e la solidità, il tutto ad un ritmo abbastanza accelerato da evitare che la logica abbia il tempo di interferire. Gli allievi avanzano gradualmente da situazioni semplici a strutture più complesse della materia, e cominciano le loro proiezioni all’interno della materia animata, iniziando con un albero da frutta. Esaminano l’albero sul loro schermo mentale nello scorrere delle quattro stagioni, sullo sfondo di una sequenza di colori; poi si proiettano all’interno delle foglie e dei frutti. Ora siamo ad un gigantesco passo in avanti: la proiezione all’interno di un animale domestico. Gli allievi hanno avuto un tale successo nelle prove precedenti, che a pochissimi viene in mente la domanda: “Ma questo, posso farlo veramente?”. Del tutto sicuri di sé, studiano l’animale dal punto di vista esterno, proiettandolo sullo sfondo del loro schermo mentale, mentre cambiano il colore

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dello sfondo; poi, con la stessa sicurezza, entrano mentalmente nel cranio e nel vivo cervello. Dopo un certo tempo per abituarsi a trovarsi all’interno del cranio dell’animale, riemergono per esaminarlo nuovamente dall’esterno. Poi si concentrano sul torace; vi penetrano dentro, ad esaminare la cassa toracica, la spina dorsale, il cuore, i polmoni, il fegato; poi di nuovo fuori, provvisti ormai di punti di riferimento che saranno utili per il giorno che probabilmente sarà il più sorprendente della loro vita: il quarto giorno, quando opereranno su persone umane. Prima però sono ancora necessari alcuni passi preparatori. Ad un livello meditativo particolarmente profondo, talora ben addentro nel Theta, Gli allievi del Mind Control (che ora possiedono l’immaginazione ben addestrata) si costruiscono un laboratorio, di dimensioni, forma, colori a loro gusto. Questo laboratorio conterrà un tavolo da lavoro, una sedia, un orologio, un calendario che può indicare qualsiasi data, passata, presente, o futura, ed anche alcuni archivi di informazioni. Finora non c’è nulla di insolito. Per poter comprendere meglio il passo successivo, è necessario mettere in evidenza quanto siano distanti tra di loro il nostro apparato psichico del linguaggio e della logica, e l’altro, che pure possediamo, delle immagini e dei simboli. Sottolineo questo aspetto perché il passo successivo consiste nell’equipaggiare il laboratorio con “strumenti” per correggere alla dimensione psichica le anomalie che verranno percepite negli esseri umani esaminati il giorno successivo. Molti di questi strumenti non assomigliano affatto a quelli che

vi è forse capitato di notare in un laboratorio reale. Si tratta di simboli altamente

strumentali

Immaginate un setaccio per filtrare le impurità del sangue; una delicata spazzola per spazzolare via una polvere bianca (che rappresenta le incrostazioni depositate nelle giunture in caso di artrite); lozioni o sciroppi per guarigioni

veloci; docce per lavare sentimenti di colpa; un impianto hi-fi con speciali musiche per calmare crisi di ansia, ecc. Ogni allievo si costruisce il suo proprio armamentario: mai che ce ne siano due uguali. Provengono dal luogo ove tutto è possibile, quello dei livelli mentali profondi; ed un gran numero di diplomati arriverà a rendersi conto che il lavoro che compie con quegli strumenti ha una conseguenza in quello che chiamiamo il mondo oggettivo. Mentre l’allievo opera con quegli strumenti, può venirsi a trovare ad avere

bisogno di qualche consiglio che lo aiuti in momenti di confusione

gli

servirebbe una “dolce vocina interiore” che lo guidi. Però per l’alunno del Mind Control non si tratta di una vocina, ma di una voce forte e decisa, e non una sola, addirittura due. Evoca nel suo laboratorio due consiglieri, uno maschile ed uno femminile. Prima di iniziare la seduta di meditazione gli si dirà di farlo, ed egli, come la maggior parte degli allievi, si sarà già fatto in anticipo un’idea abbastanza precisa di chi sono le persone che desidera avere come consiglieri. Invece ben di rado il suo desiderio si realizza; non per questo ne rimane però deluso. Un allievo aveva desiderato intensamente di potersi trovare come consigliere Albert Einstein; invece si ritrovò un ornino con la faccia dipinta da pagliaccio, con una pallina da ping-pong rosa al posto del naso, ed il colletto a padella tutto pieghettato. Eppure l’ornino si rivelò una fonte di ottimi consigli pratici. Un altro studente, Sam Merril, scrisse un articolo dedicato al Mind Control sul

o, se lo preferite, di strumenti simbolici.

56

New Times (pubblicato nell’edizione del 2 Maggio 1975); egli evocò due persone fin troppo reali come consiglieri; anche se il loro comportamento si rivelò ben diverso dalla loro vera personalità.

Nel suo laboratorio, che era il sommergibile atomico Nautilus, scrive Merril, “Dalla camera di decompressione venne fuori un omino con pantaloni a sbuffo e camicia di seta. Era snello, calvo, gentile, con occhi dolci nelle occhiaie incavate. Il mio consigliere era William Shakespeare. “Hallo” - gli dissi - ma non mi rispose. …Una voce metallica annunciò che stavamo per giungere a terra; William ed io saltammo da una passerella su una spiaggia deserta Sulla spiaggia incontrai il mio secondo consigliere: era Sophia Loren. Era appena tornata da una nuotata e la sua maglietta di cotone aderiva voluttuosamente alle bellezze del corpo. Anche lei sulle prime mi ignorò, ma si dimostrò invece assai felice di incontrare Shakespeare. I due si strinsero la mano, poi si lasciarono cadere sulla spiaggia, e cominciarono ad agitarsi, a sussultare, emettere gemiti, gridolini Il giorno dopo, quando venne il momento di lavorare seriamente su persone malate, “l’orientologo” del sig. Merril gli diede il nome di una donna di 62 anni, residente in Florida. I due consiglieri sembrarono più interessati l’uno dell’altro che della donna; la osservarono divertiti e si allontanarono per dedicarsi a tutt’altre cose.

I due consiglieri se n’erano andati senza dare alcun aiuto? No:…“L’addome

della donna era come scomparso; al suo posto c'era un intestino percorso da

trame rosee, che lampeggiava vivido come una lampada al neon”. L’orientologo gli rivelò poi che la donna era ricoverata in ospedale con una grave infiammazione intestinale: diverticolite.

I consiglieri possono diventare ben reali per i diplomati del Mind Control. Ma

chi sono? Non lo sappiamo con certezza. Forse una manifestazione dell’immaginazione archetipa, forse la personificazione di una voce interiore, talvolta qualcosa di più. Ciò che sappiamo è che una volta incontrati i nostri consiglieri, quando avremo imparato ad operare assieme a loro, si crea un magico legame e la collaborazione diventa un valore inestimabile. Oltre quattro secoli prima di Cristo il filosofo greco Socrate aveva un

consigliere, il quale, a differenza dei nostri consiglieri del Mind Control, invece di consigli si limitava a dargli degli avvertimenti. Come narra Platone, Socrate dichiarò: “Fin dall’infanzia sono stato assistito da un personaggio semidivino, la cui voce, di tanto in tanto, mi dissuadeva da qualche azione; però non mi ha mai detto quello che dovevo fare”. Un altro scrittore, Senofonte, attribuisce a Socrate le seguenti parole: “E finora non ha mai sbagliato”. Come vedrete tra poco, il diplomato del Mind Control, che si trasferisce mentalmente nel suo laboratorio, e si affida fiducioso alla guida dei consiglieri, è una persona che dispone di un potere immenso per fare del bene a sé e ad altre persone. In questa fase dell’ addestramento del Mind Control questo lo si comprende, tuttavia non lo si è ancora sperimentato.

Il giorno dopo l’aria quasi vibra per ciò che ci si aspetta.

Lo avvertono anche coloro che ripetono il corso per un ripasso delle tecniche.

57

Fino a quel momento, tutto quello che l’allievo ha sperimentato lo ha vissuto solo lui, nell’intimità della sua mente. Ora invece è giunto il momento in cui lo metterà in pratica, in un modo che tutti gli altri potranno constatare. Prima di questo, è ancora necessario completare due esercizi: sono entrambi esami mentali del corpo di una persona amica, secondo una procedura molto simile a quella usata per l’esame del corpo di un animale domestico; questa volta però con un obiettivo molto più pratico. Una volta terminato anche questo studio, gli allievi si combinano a due a due. Della coppia, uno riceve il nome di “psicorientologo”, e l’altro “operatore psichico” (“Psicorientologo” deriva da “Psicorientologia”, parola che io stesso ho coniato per definire tutto quello che facciamo nel Mind Control: significa

semplicemente orientare la mente). Lo psicorientologo scrive su un foglio il nome di una persona che conosce, l’età, l’indirizzo, e la descrizione di qualche serio problema di salute che affligge quella persona. L’operatore psichico, assistito dall’orientologo, entra a livello, forse per la prima volta alquanto dubbioso (ma che sarà anche l’ultima), su quello che dovrà fare. Quando è pronto (a livello, nel suo laboratorio, con i consiglieri accanto a lui), fa un segnale e lo psicorientologo gli dice nome, età, sesso ed indirizzo della persone il cui nome è scritto sul biglietto. Il lavoro dell’operatore psichico consiste nello scoprire ciò che affligge quella persona, che egli non ha mai conosciuto, né mai sentito nominare prima. Esamina il corpo di quella persona, dentro e fuori, in modo sistematico, come la sua immaginazione è stata addestrata a fare, consultando i consiglieri se gli sembra il caso, e magari “parlando” alla persona stessa che esamina. Lo psicorientologo lo assiste, lo sollecita ad andare avanti nell’esame, lo invita a seguitare a parlare, “come se stesse inventando”. Chi assistesse ad uno di quegli esperimenti, udrebbe cose di questo tipo (quanto segue è la descrizione di un caso reale):

Psicorientologo: “Il nome della persona è John Summers. Ha quarant’anni, e

vive ad Elkhart, Indiana. Uno

John Summers, di Elkhart, Indiana, è

ora sul tuo schermo mentale. Percepiscilo, sentilo, visualizzalo, immaginalo,

crealo; tu sai che è davanti a te, è un dato di fatto che lo hai di fronte. Osserva il suo corpo con la tua intelligenza, dal punto dove sai che c’è la sua testa, fino al punto dove sai che ci sono i piedi, dall’alto in basso, su e giù, alla velocità di una volta al secondo. Mentre osservi in questo modo il suo corpo, lascia che la tua immaginazione selezioni le zone che ti attraggono di più, man mano che ti vengono in mente. Ti sembrerà che te lo stia inventando, comunque dimmi tutto quello che ti viene in mente”. Operatore psichico: “Ha la spalla destra un po’ più bassa dell’altra, un po’

spostata in avanti

sinistra

Ora

un po’ più

Tutto il resto mi sembra a posto, eccetto forse la caviglia

due

tre

Provo a guardare dentro il torace

più freddo e più scuro

E tutto molto caldo

freddo verso destra torno alla caviglia

gli fa male quando il clima è umido

tutto

gli manca il polmone destro

Sembra a posto, ma c’è una piccola linea bianca, a zig-zag

se la deve essere rotta tempo fa

credo sia

aspetta, la mia consigliera lo sta facendo girare perché lo osservi di dietro,

58

mi

indica un punto dietro le orecchie

sì ci sono delle cicatrici molto profonde

ha

avuto una operazione alla regione mastoidea, molto profonda

Basta, è tutto”.

Psicorientologo: “Molto bene. Gli manca il polmone destro ed ha una cicatrice profonda dietro le orecchie. Non ho informazioni circa la caviglia. Adesso rivivi le sensazioni che provasti quando parlavi del polmone destro e della cicatrice dietro le orecchie. Ripassa quelle sensazioni e tienile come punto di riferimento per la prossima volta che lavorerai ad un altro caso”. Dopo un po’ lo psichico ritorna in Beta, sorride, e dice:

“Hai! E' stato fantastico!”.

Sì, è proprio fantastico. Vìola tutto quello che abbiamo finora sperimentato in

questo mondo sensato. Tuttavia scene come quella che abbiamo appena descritto diventano cosa normale. Alcuni fanno degli errori al loro primo caso, altri sbagliano del tutto il primo, il secondo, il terzo caso; tuttavia, prima che finisca la serata, pressoché tutti hanno centrato un numero abbastanza alto di casi, per

essere sicuri che non si tratta di “una semplice coincidenza”

qualcosa di terribilmente reale. Troppo spesso pensiamo che l’immaginazione sia una irresponsabile fabbrica di sciocchezze. E spesso lo è. Però le opere d’arte sono il frutto di immaginazioni

addestrate; ed anche i fenomeni psichici sono il risultato di una immaginazione addestrata in modo molto speciale. L’allievo del Mind Control, quando opera psichicamente per la prima volta, prova la sensazione di “stare semplicemente immaginando” quello che vede. Se smettesse di parlare la sua mente logica potrebbe indurlo alla tentazione di ragionare su quello che sta facendo, e così facendo comincerebbe a reprimere i suoi poteri psichici: è esattamente quello che succede nella vita di ogni giorno. Dopo il suo primo successo, l’allievo del Mind Control si convince che non sta “semplicemente immaginando”. Sta immaginando ed imparando a fidarsi della prima sensazione che gli viene in mente. E' il dono psichico che sta arrivando. Quelle che operano in questa dimensione sono leggi perfettamente naturali. La nostra mente non è limitata alla nostra testa: spazia ben oltre. Però, per farlo in modo efficace, è indispensabile che sia motivata dal desiderio, stimolata dalla fede, animata dall’aspettativa. Al suo primo esperimento, lo studente medio non ha una forte aspettativa. Se per caso è informato sull’argomento ed è di vedute aperte, sa perfettamente che esiste qualcosa chiamato ESP, ma la sua intera vita gli ha “dimostrato” che l’ESP è un potere che appartiene ad altri, non a lui. Quando scopre il contrario, quando ottiene il suo primo successo, la sua aspettativa esplode, e si mette in moto. Qualche ora dopo, con otto o nove casi centrati nel carniere, sarà diventato un diplomato del Mind Control. “Più e più volte ho visto gli allievi diagnosticare esattamente delle malattie ”, scrisse Bud Thomas, editore della rivista Midnight, in un articolo intitolato “i corsi di Mind Control POSSONO migliorare i vostri poteri mentali” (19 Novembre 1973). E descrive un caso a cui assistette, che riteneva particolarmente difficile perché nessuno sapeva di quale malattia si trattasse. Quello stesso giorno era andato a fare visita a suo figlio, ricoverato in ospedale. Nella stanza del ragazzo c’era anche un altro paziente, di cui Thomas non

qui c’è in gioco

,

59

conosceva nulla, se non il nome. Ed ecco cosa scoprì l’operatore psichico: la gamba destra era come “paralizzata”, braccia e spalle rigide, ed alcune vertebre erano saldate insieme a causa di una malattia. Oltre a quello, l’uomo aveva la gola irritata e l’intestino infiammato. Era alto circa m. 1.70, e pesava una cinquantina di chili. Tornato all’ospedale, Thomas potè verificare che il paziente, da ragazzo, era stato colpito da poliomielite. Era caduto dalla sedia a rotelle e si era rotto l’anca

destra, e tutte le altre cose che aveva detto l’allievo del Mind Control erano esatte, ad eccezione della gola irritata e dell’intestino infiammato. Quelli erano i sintomi

di

suo figlio. Può capitare che quello che sembra un errore, come in questo caso, sia invece

il

giusto centro nel bersaglio sbagliato. Con la pratica la mira migliora, e lo

psichico arriva anche a collegarsi con le cose, allo stesso modo che con le persone. Dick Mazza, cantante e attore di New York, arrotonda i suoi introiti trascrivendo a macchina manoscritti per autori ed editori. Un giorno perse un

manoscritto; disperato, chiamò un suo amico, diplomato del Mind Control, perché lo aiutasse a ritrovarlo. L’ultima volta che si ricordava di averlo con sé era stato quando era entrato nel piccolo auditonium di una chiesa per provare uno spettacolo. In quel momento stava uscendo dalla chiesa un gruppo di giovani aspiranti necrofori, che avevano celebrato una cerimonia di abilitazione alla professione. Il manoscritto in questione era in una busta bianca, con sopra scritto nome ed indirizzo di Dick, e la dicitura “urgente”.

Il diplomato del Mind Control ha come consigliera una anziana donna muta, il

cui aiuto consiste unicamente in cenni affermativi o di diniego fatti con la testa, ed una specie di linguaggio fatto di cenni. L’altro consigliere invece è un uomo, che le fa da interprete e talvolta gli dà anche qualche suo consiglio.

Il diplomato visualizzò il manoscritto, in base alla descrizione di Dick. Lo vide

in mezzo ad un mucchio di carte, sopra una enorme scrivania in pieno disordine.

“Il manoscritto è al sicuro in quel posto?”, chiese alla consigliera; Ella fece un cenno affermativo con la testa. “Ce l’ha qualcuno dei necrofori?”. “NO”. “E' sulla scrivania della chiesa?”. “NO”. “Me lo restituiranno presto?”. “SI” “Chi ce l’ha?”. La consigliera indicò lui. “Ce l’ho io?”, chiese.

A quel punto venne in suo soccorso il consigliere.

“Lei vuol dire che ce l’ha qualcuno della tua età. Costui ha chiesto ad una ragazza di portargli le sue carte in ufficio perché voleva uscire con i suoi allievi necrofori. Ora sono sulla sua scrivania. Non è il caso di preoccuparsi: quando le vedrà, le rimanderà a Dick”. Due giorni dopo il direttore della scuola per necrofori chiamò Dick per

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telefono, spiegandogli che nel riordinare un mucchio di documenti portati dalla chiesa alla sua scuola, vi aveva trovato la busta di Dick, finita non si sa come in mezzo alle sue carte.

Molti ci hanno mosso l’obiezione che i nostri esperimenti di diagnosi non sono

altro che trasmissione di pensiero (nient’altro che

Il primo caso che ho narrato come esempio, è un caso reale. Ricorderete che sembrava esserci un'esattezza: la caviglia fratturata. L’orientologo aveva potuto confermare la cicatrice nella regione mastoide e la mancanza di un polmone (li aveva annotati in precedenza sul suo biglietto). Invece non poteva dire nulla riguardo la caviglia fratturata; l’unica cosa che potè dire fu:

“Non possiedo informazioni su questo”. Più tardi, la persona in questione confermò di essersi fratturata la caviglia anni prima, e che quando il clima era umido le dava fastidio. Trasmissione di pensiero? Non certo come lo intendiamo normalmente; il pensiero non c'era nella mente dell’orientologo, giacché non sapeva nulla della caviglia fratturata. E quasi sicuramente in quel momento neanche il padrone della caviglia stava pensando a quello. Un altro caso: un allievo durante una diagnosi psichica disse che la donna su cui stava investigando aveva una cicatrice all’altezza del gomito, residuo di una frattura. L’orientologo non aveva informazioni su quel particolare, e più tardi volle verificare la notizia presso la donna; quella rispose che non aveva mai avuto lesioni al gomito. Invece, qualche giorno dopo la donna accennò quel fatto a sua madre: venne a sapere che da bambina, all’età di tre anni, si era davvero fratturata il gomito! Anche questa è trasmissione di pensiero? L’energia psichica che le persone emanano è molto più potente quando c’è di mezzo la sopravvivenza. Questo spiega perché è tanto elevato il numero di ESP spontanea in casi che implicano sciagure e morti improvvise. Questa è la ragione per cui l’esercizio finale del nostro corso consiste nel lavorare su persone con malattie gravi. Il diplomato che pratica coscienziosamente lo studio della diagnosi a distanza ed invio di energia curativa impara a percepire segnali psichici via via più sottili, finché sarà in grado di collegarsi psichicamente con qualsiasi persona, sia che questa si trovi in gravi difficoltà o meno. Con la pratica si diventa sempre più sensitivi. Fin dai primi esperimenti scopersi che i bambini manifestano abilità psichiche con maggior facilità che gli adulti. Sono molto meno condizionati dalla prospettiva del livello Beta riguardo ciò che è possibile e ciò che non lo è, ed il loro senso della realtà non si è sviluppato fino al punto da avere il coraggio di dire solamente cose che sembrano logiche. Mentre stavamo ancora mettendo a punto le basi del corso di Mind Control, avevamo progettato un esperimento per elaborare le strutture delle sedute di diagnostica. Come noterete, la mia prima tecnica era alquanto diversa da quella attuale. Avevamo insegnato gli elementi del corso a due ragazzini, Timmy e Jimmy. Li separai mettendoli in due stanze diverse, ciascuno assistito da un ricercatore,

: com'è esigente certa gente!).

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quasi precursori dello psicorientologo di oggi. Venne chiesto ad uno dei ragazzini, Jimmy, di entrare a livello e di creare qualcosa, qualsiasi cosa, con l’immaginazione. Nel frattempo Tommy, nell’altra stanza, entrò anch’egli a livello e gli si chiese cosa stesse facendo Jimmy in quel momento. Jimmy aveva detto al suo sperimentatore:

“Sto costruendo un camioncino. E' verde con le ruote rosse”. Lo sperimentatore di Tommy gli chiese:

“Cosa sta facendo Timmy in questo momento?”. “Sta costruendo un camioncino”. “Bene, descrivilo”. “È verde con le ruote rosse”. Questo è un lavoro psichico ad un livello più sottile di quello che otteniamo con gli adulti dei nostri corsi. Ci vuole molta pratica per “diventare come un fanciullo”.

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CAPITOLO 13

FORMATE UN VOSTRO GRUPPO PER LA PRATICA

Il mio desiderio è che mediante la lettura di questo libro voi possiate avvicinarvi il

più possibile a sviluppare le vostre abilità mentali come si fa nei corsi del Mind Control. Questo richiederà un’applicazione lunga, costante, ma piacevole. Per quanto riguarda gli esercizi che vi ho descritto finora, potete esercitarvi a farli da soli. Di qui ad uno o due mesi, quando sarete diventati esperti, sarete pronti per il làvoro di diagnosi e cura che abbiamo appena descritto. A quel punto sarà però necessario l’aiuto di un’altra persona, per essere guidati in un modo ben preciso. Ecco cosa dovete fare: ancor prima di iniziare il primo esercizio descritto in questo libro, formate un gruppo di almeno sei persone affiatate tra di loro, che intendano tutte imparare a praticare gli esercizi. Mantenetevi in contatto mentre andate avanti nella pratica, e quando tutti sarete pronti (ossia quando tutti saprete veramente padroneggiare le tecniche), riunitevi per cominciare le prove

di diagnostica.

Alla prima seduta dovrete dedicare l’intera giornata. Ogni persona porterà almeno quattro schede di persone malate, contenenti nome e cognome, età, ed indirizzo, di una persona affetta da qualche grave malattia; sull’altro lato della scheda sarà scritta la descrizione della malattia, con più dettagli possibile: questi risulteranno utili quando verrà il momento di verificare i risultati. Cominciate con la proiezione all’interno dei metalli. Siccome non disponete dei cilindretti metallici che adoperiamo nelle nostre lezioni, potete utilizzare monete d’argento o di rame, un anello d’oro, pezzetti di acciaio. Dovrete prima esaminare con molta attenzione ciascuno di questi oggetti; poi, una volta entrati nel livello, rivedeteli con l’immaginazione uno alla volta, piazzandoli mentalmente ad una certa distanza di fronte a voi, al di sopra del livello degli occhi. Immaginate l’oggetto che ingrandisce sempre più, fino a diventare grande come tutta la stanza; poi entrate dentro l’oggetto, e fate i vari esami. Fate lo stesso con frutta e vegetali, e per ultimo con qualche animale domestico. Potrete considerare l’esercizio riuscito quando ognuno di voi avrà provato una sensazione diversa a seconda che l’esame sia stato fatto in un oggetto oppure in un altro. Può succedere che le impressioni che voi avete provato siano del tutto diverse da quelle sentite dagli altri. Questo non ha importanza, ciò che conta è la sensazione che voi provate: essa costituirà il vostro punto di riferimento. Non sono ancora riuscito ad elaborare un metodo per aiutarvi ad evocare i consiglieri servendomi della parola scritta. Se in qualche modo riusciste a farlo da soli, questo sarebbe magnifico; comunque, potete benissimo andare avanti senza

di loro, anche se il vostro progresso sarà più lento. Per le prove di diagnosi, lavorerete in coppia, esattamente come facciamo nelle

lezioni di Mind Control. Nel Capitolo 12 troverete le parole esatte che l’orientologo dice allo psichico per presentargli il caso. Sono esattamente le

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parole che adoperiamo nelle lezioni, e vi suggerisco di usare anche nel vostro gruppo quelle stesse parole.

Vi ho accennato prima che dovrete operare in condizioni accuratamente

controllate. Ecco cosa voglio dire con questo:

1 - Scegliete un posto tranquillo dove non si corra il rischio di essere interrotti o disturbati.

2 - Assicuratevi che ogni membro del gruppo conosca bene gli esercizi contenuti in questo libro, nel giusto ordine, e che abbia imparato a farli con buoni risultati.

3 - Mettete bene in chiaro fin dal principio che non dovranno esserci gesti di

vanteria. È probabile che qualcuno del gruppo otterrà risultati più spettacolari

, in qualche senso; semplicemente è stato il primo ad avere successo. È però possibile che qualcuno non ottenga alcun risultato prima della quinta o sesta

riunione; spesso però i più lenti all’inizio risultano poi essere gli psichici più bravi.

4 - Se conoscete qualche diplomato del Mind Control, chiedetegli di unirsi al

vostro gruppo. Se ha continuato ad esercitare il suo Mind Control, vi sarà di

enorme aiuto; se ha già dimenticato qualcosa, un breve ripasso con questo libro oppure la ripetizione del corso (che può ripetere gratuitamente quante volte desidera), lo riporterà in forma.

5 - Quando toccherà a voi fare lo psichico, mettete da parte ogni dubbio e

gettatevi a capofitto nell’impresa. Seguite le sensazioni che vi vengono dal cuore

, di aver trovato. Non dite mai “No, questo non può essere”, restando in attesa di

qualche altra impressione. Quello che vi viene in mente di getto, è quasi sempre più esatto dell’impressione che tirate fuori con un successivo ripensamento. Parlate in continuazione! Esaminate il corpo dalla testa ai piedi e desciverete quello che vedete.

6 - Quando invece tocca a voi fare l’orientologo, non suggerite. Voi desiderate

che lo psichico abbia successo, però non servirà a nulla dirgli cose come: “Ritorna al torace. Sei proprio sicuro che non abbia nulla di ammalato in quella zona?”.

Se lo psichico dice cosa inesatte, non ditegli che ciò che ha percepito è

sbagliato. Nei primi tentativi, quando è probabile che si verifichino numerosi

sbagli, quello che in realtà sta succedendo è che lo psichico si sintonizzi su altri casi, invece di percepire quelli su cui viene indirizzato. Tale errore è relativamente poco importante, dato che può essere corretto con un po’ di altra pratica. Invece parole scoraggianti dette dallo psicorientologo possono bloccare il progresso. perciò limitatevi a dire: “Non ho informazioni su questo”.

7 - Abbiate pazienza. Se oltre mezzo milione di persone come voi ci sono

riuscite, è assolutamente sicuro che anche voi si riuscirete. E' probabile che vi ci vorrà più tempo, dal momento che lavorate da soli e con un gruppo informale; ma in fin dei conti, che fretta c’è?

tirate ad indovinare

e sopratutto, non cercate di ragionare su quello che sentite

degli altri

sulle prime. Questo non significa che è “il migliore”, o che è superiore

8 - Quando tutto il gruppo sarà riuscito ad avere successo nella diagnostica,

mantenete unito il gruppo, continuate a riunirvi, andate avanti insieme negli esperimenti di diagnosi. Ogni giorno diventerete più bravi, finché sarete in grado

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di fare diagnosi lavorando da soli: diventerete ogni giorno più sensitivi verso i sottili messaggi che si intrecciano nella vita di ogni giorno, anziché solo verso quelli più potenti delle malattie gravi.

9 - Non servitevi mai di una persona presente come soggetto da investigare. Oltre ad essere molto più difficile, esiste una precisa distinzione legale tra fare diagnosi ad una persona presente, ed il farla ad una persona lontana. Nel primo caso si tratta di pratica medica, e la legge proibisce di praticarla se non si è legalmente autorizzati; nel secondo caso si tratta di percezione psichica, e non presenta alcun problema legale. 10 - Qualora scoprite qualche cosa di anormale durante una vostra proiezione psichica, non precipitatevi ad avvertire l’interessato. Questo è compito del medico. Il vostro compito è quello di sviluppare le vostre potenzialità psichiche

per poter aiutare il prossimo a livello psichico

correggere a livello psichico le anomalie che percepite. Voi state diagnosticando mentalmente, ed allo stesso livello dovete guarire. All’inizio di questo capitolo vi ho avvertito di non dare molta importanza al fatto che una persona abbia successo prima, ed altri dopo. Ho imparato questa lezione in una forma clamorosa nel 1967, quando tenni uno dei miei primi corsi. C’era un allievo, Jim Needham, di professione istruttore di volo. Tutto procedette bene, per lui e per gli altri allievi, fino all’ultimo giorno del corso. Tutti i casi che provò a risolvere furono clamorosi insuccessi. Nessuno del gruppo di trentadue allievi andò male come lui. Jim vedeva gli altri riuscire: un successo dopo l’altro. Se ci riuscivano gli altri, doveva per forza farcela anche lui; allora architettò un piano per poter fare pratica a casa, con sua moglie, che aveva anch’essa frequentato il corso, assieme a lui. La moglie ritagliava dai giornali articoli che parlavano di persone vittime di incidenti, ed egli ogni sera andava a livello e studiava quei casi; la moglie gli diceva nome, cognome ed indirizzo, ed egli descriveva le lesioni. Oltre a questo la moglie gli leggeva nomi tratti dalle pagine gialle del telefono, ed egli cercava di indovinare la professione. Passarono sei mesi di errori continui; poi venne un successo pieno. Poi un altro, ed un altro ancora. Adesso Jim è in grado di operare psichicamente senza entrare a livello, con la massima naturalezza, in qualsiasi momento della vita quotidiana. Una sera Jim era a livello Beta, come chiamiamo il livello di coscienza esteriore, ed aiutava una classe di allievi del Mind Control nell’esercizio di evocare i consiglieri. Gli parve di vedere un negro gigantesco, vestito di broccato e con grossi braccialetti, che si avvicinava ad un allievo. L’allievo lo respinse, allora si avvicinò ad un altro, e svanì nella sua aura. Quando l’esercizio terminò, il primo allievo, una donna, disse che aveva trovato un solo consigliere. Gliene erano comparsi due, e quello maschile era Otello; però le incuteva timore. Il secondo allievo esclamò: “Ce l’ho io Otello! non arrivò subito, è comparso solo verso la fine dell’esercizio”. E' probabile che non avrete bisogno di insistere tanto a lungo come accadde a Jim Needham (che è un caso molto raro); però, se il successo tarda a venire, non vuoi dire che non possedete il dono dello psichismo. Non significa nient’altro se non che il successo sta arrivando con un certo ritardo.

e nella legalità. Limitatevi a

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CAPITOLO 14

COME AIUTARE GLI ALTRI CON IL MIND CONTROL

Scoprire le malattie di persone che non avete mai visto né conosciuto è certamente sorprendente; però noi non ci fermiamo a quel punto. Nel corpo in cui noi possiamo proiettare la nostra coscienza, possiamo anche proiettare la cura. E' ovvio che esista una energia che interviene nella proiezione mentale, una energia guidata dalle intenzioni della nostra mente. Se modifichiamo le nostre intenzioni, da raccolta di informazione ad azione curativa, modificheremo anche l’azione di quell’energia. In quale modo vincoliamo la nostra intenzione con quell’energia, in modo tale che essa realizzi il nostro volere?. L’intenzione, nella sua forma pura, è molto vicina alla volontà. Come ho detto nel capitolo dedicato al controllo delle abitudini, la volontà da sola non è di molta utilità. Nello stesso modo in cui scopriamo anomalie per mezzo della visualizzazione, subito dopo visualizziamo le condizioni che desideriamo stabilire, libere da anomalie. Questa è la cura psichica. Proprio così semplice. Per la gran parte delle guarigioni che otterrete, non sarà indispensabile che siate padroni della tecnica diagnostica. Potete diventare un guaritore ugualmente efficace semplicemente mediante lo schermo mentale, usato come si fa per risolvere problemi. Anche se siete solo alle prime tappe della meditazione e visualizzazione, potete tuttavia già ottenere buoni risultati. Molte possibilità che la vita ci offre si presentano spesso in un equilibrio molto delicato.Con una leggera spinta potete fare in modo che la bilancia penda a vostro favore. Talvolta, indubbiamente, la bilancia è già inclinata da una parte, e ci vorrà uno psichico più valido per raddrizzarla (valido come lo diventerete anche voi).

Tuttavia, se aspettate di diventare efficace come vorreste prima di cominciare a realizzare guarigioni psichiche, sciupereste occasioni preziose per aiutare persone in crisi. Personalmente, io ho iniziato la mia attività di guaritore molto prima di avere messo a punto il Mind Control, ed anche molto prima di avere sviluppato un metodo ben organizzato per la guarigione. Provai un metodo dopo l’altro, con risultati variabili; ciò che conta è che non rimasi ad aspettare: mi cimentai nelle guarigioni ogni volta che mi si presentò l’occasione, ed ottenni un discreto

abbastanza, in effetti, da guadagnarmi una notevole fama di

numero di successi

guaritore nella zona in cui vivo, vicino alla frontiera con il Messico. Molti erano convinti che io possedessi doni speciali, o poteri poco comuni; io invece avevo semplicemente letto molto, e sperimentato, finché trovai il bandolo della matassa. Una delle mie prime guarigioni dimostra quanto erano differenti i metodi che

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usavo allora. Nel 1959 seppi del parroco di una chiesa vicina a Laredo, che da quindici anni soffriva di dolorosi gonfiori alle ginocchia. Spesso doveva restare a letto; ed il dolore e l’essere costretto a letto non erano l’unica afflizione del sacerdote: gli era impossibile inginocchiarsi al momento dell’elevazione, come prescrive il rituale della Santa Messa. L’arcivescovo gli aveva mandato una speciale dispensa: però non possedeva dispense che liberassero il pover uomo dalla preoccupazione di non rispettare il rituale della cerimonia sacra.

Andai a fargli visita. “Penso di poterla aiutare - gli dissi - non sono medico, però da dodici anni mi occupo di parapsicologia ed ho ottenuto risultati molto simili alla cura attraverso la fede, che lei ben conosce". Non appena pronunciai le parole “risultati molto simili alla cura attraverso la fede”, il sacerdote assunse un’aria preoccupata, ma più per me che per lui.

Parapsicologia?

“Non ho mai sentito parlare di questa scienza. Spero che lei non si metta in

qualcosa che la Santa Chiesa disapproverebbe”. Gli spiegai, al meglio che mi fu possibile, alcune nozioni di parapsicologia, ed i metodi per attivare la guarigione. Nulla di quanto dicevo sembrava andare d’accordo con la teologia di quell’uomo. Mi promise che ci avrebbe pensato su, e che mi avrebbe chiamato presto. Però l’aria di compassione che aveva sul volto,

ed il tono incredulo della voce, mi facevano pensare che non lo avrei più rivisto.

Ero sicuro che si sarebbe messo a pregare per la mia anima, perché fossi protetto

da pericoli tanto gravi da far passare in secondo piano anche i suoi problemi

personali.

Cercai comunque di avere ancora notizie del sacerdote, ed un mese più tardi

mi ritrovai seduto a lato del suo letto.

“Josè, lei saprà che il Signore ci guida per sentieri ben strani. Qualche giorno dopo la sua visita ricevetti una circolare che conteneva la recensione di un libro scritto da un nostro confratello. Vi trovai un intero capitolo che parlava di

quella

Adesso la comprendo un po’ meglio, e sono disposto a consentirle di provare a

lavorare su di me”.

Stetti con lui un’ora buona, gli parlai delle mie letture e di parte del lavoro a cui

mi stavo dedicando. Più stavo con lui, più quell’uomo mi piaceva. Poi, quando si

dichiarò stanco, mi accomiatai. “Benissimo - mi disse - allora, quando cominciamo?”. “Padre, il trattamento è già iniziato”. “Non capisco”. “Questa è una cosa del tutto mentale, Padre, e mentre chiacchieravamo ho già fatto il lavoro iniziale”.

Il resto del lavoro lo feci a casa, quella stessa notte. Il mattino dopo il sacerdote

mi chiamò per telefono e con voce sorpresa e piena di gioia mi informò che quella

notte aveva avuto un grosso miglioramento. Tre giorni dopo la mia visita poteva camminare ed inginocchiarsi, e da allora non ha mai più avuto problemi alle ginocchia. Un miracolo?. No, un fenomeno puramente naturale. Ora vi spiego come l’ho fatto. Dopo un’ora di conversazione, entrambi eravamo ad un tempo attenti e

parapsicologia

di cui mi ha parlato.

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rilassati, due condizioni favorevoli per la guarigione. Gli argomenti di cui parlammo aumentarono la sua fiducia nella parapsicologia. Nel lavoro psichico la fiducia è importante, come lo è la fede nella religione. Nel frattempo io cominciai

a visualizzarlo che migliorava, ed imparai ad apprezzarlo sempre più; anche

questo è altrettanto importante. L’amore è una forza tremenda; ed io speravo che anche questo sentimento positivo fosse presente.

Feci anche un’altra cosa, per preparare il lavoro che avrei fatto più tardi, nella notte. Per facilitare il visualizzarlo in seguito, mentre parlavo con il sacerdote lo studiai attentamente: il volto, l’impressione lasciata dalla sua stretta di mano, il tono della sua voce, la sensazione generale che provavo nello stare alla sua presenza. Questo fu il “lavoro preparatorio”. Alcune ore dopo, quando il sacerdote stava dormendo, ed io ero ritornato a casa mia, portai a termine il resto del lavoro. Lo feci in un modo che risulta completamente diverso da come opero adesso. Avevo imparato che le energie