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Calcolo vettoriale e Geometria Analitica

(nozioni di sopravvivenza)

Appunti per il corso di


Analisi e Geometria 1
A.A. 2011/2012
M. Boella

3 dicembre 2011

Indice
1 Punti e vettori 2

2 Prodotto scalare 5

3 Prodotto vettore 6

4 Prodotto misto 7

5 Proiezione ortogonale 9

6 Piani e rette nello spazio 9


6.1 Equazioni del piano . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 10
6.2 Formula della distanza punto–piano . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11
6.3 Equazioni della retta . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 12
6.4 Posizioni reciproche di rette e piani . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 13

Avvertenza: Questi appunti non sono un’esposizione esauriente riguardo la Geometria Analitica
dello spazio, costituiscono solo un sintetico quadro dei concetti principali.

cbed Rilasciata con licenza CreativeCommons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 3.0 Italy.


Appunti di geometria analitica — cb Marco Boella 2

1 Punti e vettori
Definizioni base
Un punto del piano cartesiano è identificato dalle sue coordinate (x, y), un punto dello spazio
è analogamente identificato dalle coordinate (x, y, z).
Un vettore v (del piano o dello spazio) è un segmento orientato individuato da tre quantità:
• direzione: la direzione della retta cui v è parallelo;
• verso: l’orientazione con cui il segmento viene percorso;
• lunghezza: la lunghezza del segmento, detta anche modulo o norma, indicata con kvk
o con |v| (o anche, talvolta, con la lettera v senza grassetto); è detto versore un vettore
di lunghezza unitaria.
Graficamente, un vettore è indicato con una freccia:

Nello studio della fisica i vettori intervengono sovente per descrivere grandezze come velocità,
forze, . . . ; in questo ambito è i generale necessario conoscere anche il punto di applicazione
del vettore v, ovvero il “punto di partenza” di v, in geometria questa distinzione non esiste:
due vettori aventi lo stesso verso, la stessa direzione e identica lunghezza sono lo stesso
vettore, anche se ubicati in punti distinti dello spazio.
Punti e vettori sono tra loro legati: il punto P0 (x0 , y0 , z0 ) individua il vettore
 
x0
v0 = y0  ,
z0
la cui coda coincide con l’origine O e la cui punta coincide con P0 :

z0

P0 (x0 , y0 , z0 )
v0 y0

x0

−−→
in simboli v0 = OP0 .
Analogamente, dati due punti A(xA , yA , zA ) e B(xB , yB , zB ) il vettore v congiungente A
−→
con B e orientato da A a B, indicato anche con AB, è dato da
 
x − xA
−→  B
v = AB = yB − yA  .
zB − zA
Appunti di geometria analitica — cb Marco Boella 3

Operazioni con i vettori


Sono definite due operazioni:

• prodotto di un vettore v per un numero reale λ,

• somma di due vettori u e v.

Diamo subito di queste due operazioni il significato geometrico, dal quale è successiva-
mente possibile ricavare la definizione in termini analitici.

Definizione 1.1. Dato un vettore v e un numero reale λ, il prodotto λv è un vettore avente la


stessa direzione di v, lo stesso verso se λ > 0 ovvero verso opposto se λ < 0 e lunghezza pari
a |λ| kvk.

v 2v −2v

Poiché moltoplicare un vettore per un numero reale significa allungarlo o accorciarlo, in


generale “riscalarlo”, sovente in quest’ambito i numeri reali prendono il nome di scalare.

Definizione 1.2. La somma di due vettori u e v si esegue con la “regola del parallelogramma”:
se u e v individuano i due lati di un parallelogramma, la loro somma u + v corrisponde alla
diagonale di tale parallelogramma.

u+v

u
v

La somma di due vettori ed il prodotto per uno scalare godono di alcune proprietà, di
facile dimostrazione.
1
Proprietà 1.1. La somma di due vettori gode delle proprietà:

1) proprietà commutativa: u + v = v + u;

2) proprietà associativa: u + (v + w) = (u + v) + w;

3) esistenza dell’elemento neutro 0, tale per cui v + 0 = 0 + v = v;


1
Indicheremo i vettori in grassetto, e i numeri reali con le lettere dell’alfabeto greco.
Appunti di geometria analitica — cb Marco Boella 4

4) esistenza dell’opposto (−v) di ogni vettore v 6= 0, tale per cui v + (−v) = (−v) + v = 0;

il prodotto di uno scalare per un vettore gode delle proprietà:

5) proprietà di omogeneità: λ(µv) = (λµ)v;

6) compatibilità con la norma: kλvk = |λ| kvk;

7) proprietà distributiva rispetto alla somma:

λ(u + v) = λu + λv (λ + µ)v = λv + µv.

È facile mostrare come eseguire in termini delle componenti il prodotto per uno scalare
e la somma di due vettori:

Proprietà 1.2. Dato uno scalare λ ∈ R e due vettori u e v


   
u1 v1
u = u2
  e v = v2  ,

u3 v3

il prodotto λv e la somma u + v sono così definiti:


         
v1 λv1 u1 v1 u1 + v1
λv = λ v2  = λv2  , u + v = u2  + v2  = u2 + v2  .
v3 λv3 u3 v3 u3 + v3

Alla luce di quanto detto, possiamo conoscere anche l’espressione, in termini delle
componenti, del vettore 0 e del vettore (−v), opposto del vettore v:
     
0 a −a
0=  0 , v=  b  ⇔ (−v) = (−1)v = −b .

0 c −c

Infine, è utile conoscere l’espressione, in termini delle componenti, della lunghezza del
vettore v:  
a p
v = b =⇒ kvk = a2 + b2 + c2 ;
c
notiamo che ogni vettore v può essere trasformato in un versore moltiplicandolo per il
reciproco delle propria norma, in altri termini

1 v
v= è un versore.
kvk kvk
Appunti di geometria analitica — cb Marco Boella 5

I versori degli assi


I punti (1, 0, 0), (0, 1, 0 e (0, 0, 1) individuano i tre versori i, j e k:
z
1
k

i j y
1
1
x

i, j e k sono detti versori degli assi poiché sono versori, diretti come gli assi coordinati. Ogni
vettore v può essere scomposto in termini dei versori degli assi:
       
a 1 0 0
v = b = a 0 + b  1  + c 0 = ai + bj + ck.
c 0 0 1

2 Prodotto scalare
Il prodotto scalare di due vettori u e v è un numero reale, secondo la definizione seguente:

Definizione 2.1. Dati due vettori u e v, il prodotto scalare u v è definito come il prodotto
delle loro lunghezze, moltiplicato per il coseno dell’angolo compreso, in simboli (detto α l’angolo
compreso tra u e v)
u v = kuk kvk cos α.

Elenchiamo, senza dimostrarle, alcune proprietà del prodotto scalare tra due vettori:

Proprietà 2.1. Il prodotto scalare gode delle seguenti proprietà:

1) proprietà commutativa: u v = v u;

2) omogeneità rispetto agli scalari: (λu) v = u (λv) = λ(u v);

3) proprietà distributiva rispetto alla somma: u (v + w) = u v + u w;

4) positività: u u ≥ 0, e u u = 0 se e solo se u = 0;

inoltre, il prodotto scalare di due vettori diversi dallo 0 si annulla se e solo se i due vettori sono
perpendicolari2 :
u,v6=0
u v=0 ⇐⇒ u ⊥ v.

Notiamo inoltre che il prodotto scalare è ovviamente legato alla norma di un vettore:
v v = kvk2 .
2
Il prodotto scalare fornisce dunque un facile modo per verificare la perpendicolarità di due vettori non nulli:
u e v sono perpendicolari se e solo se u v = 0; è invece immediato verificare il parallelismo: infatti, se u e
v sono paralleli, allora u = λv.
Appunti di geometria analitica — cb Marco Boella 6

Calcolo del prodotto scalare, in termini delle componenti dei fattori


Il calcolo del prodotto scalare tra due vettori non si basa quasi mai sulla definizione (è arduo,
se non impossibile, stabilire quanto valga il coseno dell’angolo compreso tra due vettori), ma
sul calcolo in termini delle componenti.

Proprietà 2.2. Siano u = u1 i + u2 j + u3 k e v = v1 i + v2 j + v3 k, allora

u v = u 1 v1 + u 2 v2 + u 3 v3 .

Dimostrazione: Usiamo la proprietà distributiva rispetto alla somma e l’omoge-


neità rispetto agli scalari:
 
u v = u1 i + u2 j + u3 k v1 i + v2 j + v3 k
= u1 v1 (i i) + u1 v2 (i j) + u1 v3 (i k) + u2 v1 (j i) + u2 v2 (j j)+
+ u2 v3 (j k) + u3 v1 (k i) + u3 v2 (k j) + u3 v3 (k k)

osserviamo ora che i i = j j = k k = 1, mentre tutti gli altri prodotti tra i versori
degli assi si annullano per la reciproca perpendicolarità di i, j e k. Sopravvivono
solo tre dei nove prodotti elencati sopra, e si ottiene che u v = u1 v1 + u2 v2 + u3 v3 .


3 Prodotto vettore
Il prodotto vettore — o prodotto vettoriale — di due vettori u e v è (lo dice il termine stesso)
un vettore, vale la definizione seguente:

Definizione 3.1. Dati due vettori u e v, il prodotto vettore u × v è il vettore avente

• direzione perpendicolare al piano individuato da u e da v;

• verso tale per cui i tre vettori u, v, u × v formano una terna destrorsa;

• lunghezza pari a kuk kvk sin α (ove α è l’angolo compreso tra u e v).

Elenchiamo, senza dimostrarle, alcune proprietà del prodotto vettore:

Proprietà 3.1. Il prodotto vettore gode delle seguenti proprietà:

1) proprietà anticommutativa: u × v = −v × u;

2) omogeneità rispetto agli scalari: (λu) × v = u × (λv) = λ(u × v);

3) proprietà distributiva rispetto alla somma: u × (v + w) = u × v + u × w;

inoltre, il prodotto vettore di due vettori diversi dallo 0 si annulla se e solo se i due vettori sono
paralleli:
u,v6=0
u×v=0 ⇐⇒ u k v.
Appunti di geometria analitica — cb Marco Boella 7

Calcolo del prodotto vettore, in termini delle componenti dei fattori


Analogamente a quanto fatto con il prodotto scalare, determiniamo l’espressione di u × v in
termini delle rispettive componenti.

Proprietà 3.2. Siano u = u1 i + u2 j + u3 k e v = v1 i + v2 j + v3 k, allora

u × v = (u2 v3 − u3 v2 )i + (u3 v1 − u1 v3 )j + (u1 v2 − u2 v1 )k.

Dimostrazione: Usiamo la proprietà distributiva rispetto alla somma e l’omoge-


neità rispetto agli scalari:
 
u × v = u1 i + u2 j + u3 k × v1 i + v2 j + v3 k
= u1 v1 (i × i) + u1 v2 (i × j) + u1 v3 (i × k) + u2 v1 (j × i) + u2 v2 (j × j)+
+ u2 v3 (j × k) + u3 v1 (k × i) + u3 v2 (k × j) + u3 v3 (k × k)

osserviamo ora che i × i = j × j = k × k = 0, mentre per gli altri prodotti abbiamo

i × j = k, i × k = −j, k × j = −i,
j × i = −k, k × i = j, j × k = i;
pertanto

u × v = u1 v2 (k) + u1 v3 (−j) + u2 v1 (−k) + u2 v3 (i) + u3 v1 (j) + u3 v2 (−i);

riordinando i termini si ottiene la tesi. 

Dal punto di vista del calcolo, chi conosce già le regole base di algebra delle matrici, può
avvalersi della seguente formula, di facile verifica:
 
u = u1 i + u2 j + u3 k i j k
u × v = det u1 u2 u3  .
v = v1 i + v2 j + v3 k v1 v2 v3

Osserviamo infine che ku × vk corrisponde all’area del parallelogramma individuato da


u e da v.

4 Prodotto misto
Definizione 4.1. Il prodotto misto dei vettori u, v, w è definito come u v × w.

Notiamo che nella scrittura del prodotto misto le parentesi sono superflue, in effetti è
necessario effettuare dapprima il prodotto vettore tra v e w, indi il prodotto scalare tra u ed
il risultato ottenuto.
È immediato, usando le espressioni già determinate per i prodotti scalare e vettore,
constatare che il prodotto misto in termini delle componenti di
     
u1 v1 w1
u = u2  , v = v2  e w =  w2 
u3 v3 w3
Appunti di geometria analitica — cb Marco Boella 8

è dato da
u v × w = u1 (v2 w3 − v3 w2 ) + u2 (v3 w1 − v1 w3 ) + u3 (v1 w2 − v2 w1 ),
ossia, in termini matriciali:
 
u1 u2 u3
u v × w = det  v1 v2 v3  .
w1 w2 w3
Elenchiamo, senza dimostrarle, due proprietà del prodotto misto:
Proprietà 4.1. Il prodotto misto gode di due proprietà:
1) il prodotto misto è “ciclico”:
u v × w = v w × u = w u × v;

2) il prodotto misto di tre vettori non nulli u v × w si annulla se e solo se u, v e w sono


complanari.

Significato geometrico
Dimostriamo che
Proprietà 4.2. Dati tre vettori u, v e w, il valore assoluto del prodotto misto |u v × w|
corrisponde al volume del parallelepipedo individuato da u, v e w.

v×w

α u

w
ϑ
v

Dimostrazione: Consideriamo dapprima il caso che u e v × w siano concordi


(ossia: che l’angolo α compreso tra loro sia acuto). Sappiamo che, detto V il volu-
me del parallelepipedo, V è il prodotto dell’area di base per l’altezza; se scegliamo
come base il parallelogramma individuato da v e da w, allora l’area di base è
kv × wk, mentre l’altezza è kuk sin ϑ, ove ϑ è l’angolo che il vettore u forma con
il piano individuato da v e w; dunque V = kv × wk kuk sin ϑ. Osserviamo che il
prodotto scalare u (v × w) vale kuk kv × wk cos α, ma poiché α + ϑ = π2 abbiamo
che sin ϑ = cos α, pertanto V = u (v × w).
La dimostrazione procede nello stesso modo anche qualora α sia ottuso: è suffi-
ciente osservare che in tal caso α − ϑ = π2 , e dunque sin ϑ = − cos α e pertanto
V = −u (v × w).
I due casi possono essere riassunti in una formula in cui compare il valore
assoluto, da cui la tesi. 
Appunti di geometria analitica — cb Marco Boella 9

5 Proiezione ortogonale
Un importantissimo uso del prodotto scalare riguarda la proiezione ortogonale di un vettore
v nella direzione individuata da un altro vettore w. Dimostriamo la seguente proprietà:
Proprietà 5.1. Siano v e w due vettori, la proiezione ortogonale vP del vettore v nella direzione
individuata dal vettore w è data da
 
v w
vP = w.
w w

Dimostrazione: Consideriamo dapprima il caso in cui l’angolo α compreso tra


v e w sia acuto.

v
vP
w

Osserviamo che il vettore vP è parallelo e concorde con w, dunque vP = γw, con


γ > 0, inoltre considerazioni geometriche impongono che kvP k = kvk cos α = vkwwk ,
si può quindi ottenere vP moltiplicando per kvP k un versore diretto come w:
  !
 w v w w v w
vP = kvk cos α = = w.
kwk kwk kwk kwk2

Se α è ottuso, allora vP è discorde con w, ossia vP = γw, con γ < 0; la lunghezza


della proiezione è kvP k = kvk (− cos α) = − vkwwk , tuttavia se desideriamo ottenere
un vettore di lunghezza assegnata, discorde dal versore corrispondente, occorrerà
moltiplicare il versore per l’opposto della lunghezza, dunque
  !
w v w w v w
vP = − kvP k =− − = w.
kwk kwk kwk kwk2

Quindi in entrambi i casi (α acuto e ottuso)


!
v w
vP = w,
kwk2

ricordando infine che kwk2 = w w si ricava la tesi. 

6 Piani e rette nello spazio


Il calcolo vettoriale si presta molto bene a problemi di geometria analitica in due e tre
dimensioni.
Appunti di geometria analitica — cb Marco Boella 10

6.1 Equazioni del piano


Un piano P può essere individuato in tre modi diversi:

α) mediante un punto appartenente a P , ed un vettore perpendicolare a P ;

β) mediante tre punti non allineati, tutti appartenenti a P ;

γ) mediante un punto appartenente a P , e due vettori non allineati e paralleli a P .

α) β) γ)

Il caso α) porta immediatamente alla formulazione cartesiana dell’equazione del piano,


prenderemo successivamente in esame gli altri casi.

Equazione cartesiana del piano


Dato un punto P0 (x0 , y0 , z0 ) ed un vettore v = ai + bj + ck, ricaviamo l’equazione del piano
P passante per P0 e perpendicolare a v.
Siano dunque (x, y, z) le coordinate di un generico punto P ∈ P , poiché il vettore
−−→
P0 P appartiene al piano, sarà necessariamente perpendicolare a v, imponiamo allora tale
−−→
perpendicolarità, annullando il prodotto scalare di P0 P e v:
   
x − x0 a
−−→
P0 P v = 0  y − y0   b = a(x − x0 ) + b(y − y0 ) + c(z − z0 ) = 0,
z − z0 c

e quella appena scritta è una versione dell’equazione cartesiana del piano. In alternativa,
ponendo d = ax0 + by0 + cz0 , la stessa equazione diventa

P : ax + by + cz = d.

Notiamo allora che per costruire l’equazione del piano perpendicolare a v e passante per
P0 è sufficiente usare le tre componenti di v come coefficienti di x, y e z rispettivamente,
e successivamente attribuire a d il valore opportuno affinché le coordinate di P0 soddisfino
l’equazione scritta.
Nel caso che siano noti P0 e due vettori v e w paralleli al piano, è sufficiente calcolare
v × w per disporre di un vettore perpendicolare a P , e riportarsi dunque al caso precedente.
Se invece sono noti tre punti P1 , P2 , P3 ∈ P , è immediato creare due vettori paralleli a P :
−−→ −−→ −−→ −−→
P1 P2 e P1 P3 , indi calcolare il vettore P1 P2 × P1 P3 , perpendicolare a P , e riportarsi ancora al
caso iniziale.
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Equazione parametrica del piano


Per scrivere l’equazione parametrica del piano, è necessario essere nella terza delle situazioni
elencate prima (γ), disporre cioè di un punto P0 ∈ P e di due vettori v e w paralleli a
P (in alternativa, come abbiamo già notato, è sufficiente conoscere tre punti P1 , P2 , P3 ∈ P e
−−→ −−→
costruire ad esempio v = P1 P2 e w = P1 P3 ).
Supponiamo dunque di voler determinare le equazioni parametriche del piano passante
per P0 e parallelo ai vettori v e w, ove

P0 = (x0 , y0 , z0 ), v = v1 i + v2 j + v3 k, w = w1 i + w2 j + w3 k;

concordemente con la regola del parallelogramma, se v e w sono paralleli a P , anche


qualsiasi loro combinazione lineare sarà parallela a P :

vkP
⇒ (λv + µw) k P, ∀λ, µ ∈ R.
wkP

Analogamente, se P∗ = (x∗ , y∗ , z∗ ) ∈ P , esisterà una opportuna coppia di valori λ∗ e µ∗


−−→
per cui P0 P∗ = λ∗ v + µ∗ w. Dunque, l’equazione parametrica del piano è, scritta in forma
vettoriale:        
x x0 v1 w1
P : y = y0  + λ v2  + µ w2  λ, µ ∈ R;
z z0 v3 w3
ovvero, in forma scalare:


x = x0 + λ v1 + µ w1
P: y = y0 + λ v 2 + µ w 2 λ, µ ∈ R.


z = z0 + λ v 3 + µ w 3

6.2 Formula della distanza punto–piano


Dimostriamo la seguente proprietà:

Proprietà 6.1. Dato il punto P∗ (x∗ , y∗ , z∗ ) ed il piano P : ax + by + cz = d, passante per il


punto P0 (x0 , y0 , z0 ) e perpendicolare al vettore v, la distanza tra P∗ e P è data da

ax + by∗ + cz∗ − d


dist(P , P) = √ .
a2 + b2 + c2

Dimostrazione: Osserviamo che la distanza tra P∗ e P è la lunghezza della


−−→
proiezione ortogonale del vettore P0 P∗ nella direzione di v:

P∗

v
P0
Appunti di geometria analitica — cb Marco Boella 12

grazie alla Proprietà 5.1, possiamo concludere immediatamente che


−−→
P P∗ v
0
dist(P∗ , P) = v ,

v v

svolgendo i conti, si ricava che


 ∗   
−−→∗ x − x0 a
P0 P v = y∗ − y0  b = a(x∗ − x0 ) + b(y∗ − y0 ) + c(z∗ − z0 )
z∗ − z0 c
= ax + by + cz∗ − ax0 + by0 + cz0
∗ ∗

h i
P0 ∈ P ⇒ ax0 + by0 + cz0 = d
= ax∗ + by∗ + cz∗ − d,

inoltre v v = kvk2 , dunque



ax∗ + by∗ + cz∗ − d ax∗ + by∗ + cz∗ − d

dist(P , P) = v = kvk ,

2 2
kvk kvk

e semplificando kvk si ottiene la tesi. 

6.3 Equazioni della retta


Una retta r, nel piano o nello spazio, è individuata da

α) due punti di r;

β) un punto di r e una direzione;

γ) un punto di r ed un vettore v parallelo a r.

Osserviamo subito che i casi β) e γ) sono uno l’analogo dell’altro, poiché un vettore individua
una direzione, e data una direzione posso determinare un vettore concorde con essa. Inoltre,
−−→
anche il caso α) è ad essi simile: dati due punti P1 , P2 ∈ r un vettore parallelo a r è v = P1 P2 .
Costruiremo dunque le equazioni parametriche della retta partendo dal caso γ), poiché
gli altri sono ad esso equivalenti.

Equazioni parametriche della retta


Dato il punto P0 (x0 , y0 , z0 ) ed il vettore v = ai + bj + ck, per scrivere l’equazione della retta
passante per P0 e parallela a v è sufficiente osservare che, per ogni valore t del parametro
−−→
reale t, il risultato della somma del vettore OP0 con il vettore tv è un vettore che individua
un diverso punto P di r. L’equazione parametrica della retta è allora, scritta in forma
vettoriale:      
x x0 a
r : y = y0  + t b t ∈ R;
z z0 c
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ovvero, in forma scalare: 



x = x0 + a t
r: y = y0 + b t t ∈ R.


z = z0 + c t

Equazioni cartesiane della retta


Le equazioni cartesiane della retta si ottengono eliminando il parametro t dall’espressione
parametrica: se ad esempio tutte e tre le componenti a, b, c di v sono diverse da zero, da
ciascuna equazione si ricava, rispettivamente
x − x0 y − y0 z − z0
t= , t= , t= ,
a b c
uguagliando queste tre quantità si ottengono le cosiddette equazioni normali della retta r:
x − x0 y − y0 z − z0
r: = = .
a b c
Qualora una componente sia nulla (per fissare le idee, sia a = 0) si otterrebbero le uguaglianze
y − y0 z − z0
x = x0 , t= , t= ,
b c
da cui si perviene ad un’equazione della forma:
y − y0 z − z0
r : x = x0 , = .
b c
Si deduce dunque che una retta dello spazio è espressa in forma cartesiana da due
equazioni lineari, che coinvolgono le tre variabili x, y e z; poiché nello spazio un’equazione
di quel genere è un’equazione di un piano, si deduce che esprimere una retta tramite le
equazioni cartesiane corrisponde ad individuarla come intersezione di due piani.

6.4 Posizioni reciproche di rette e piani


Posizioni reciproche di due piani
Due piani P1 e P2 nello spazio possono essere coincidenti, paralleli o incidenti. In termini
analitici, detti

P1 : a1 x + b1 y + c1 z = d1 e P2 : a2 x + b2 y + c2 z = d2 ,

avremo che:

• i due piani sono coincidenti (P1 ≡ P2 ) se le due equazioni sono identiche, o perlomeno
proporzionali, cioè
a1 b1 c1 d1
= = = ;
a2 b2 c2 d2
Appunti di geometria analitica — cb Marco Boella 14

• i due piani sono paralleli (P1 k P2 ) se la proporzionalità riguarda i primi membri delle
equazioni, ma non i termini noti:
a1 b1 c1 d1
= = 6= ,
a2 b2 c2 d2
geometricamente, ciò corrisponde ad affermare che P1 e P2 sono perpendicolari a due
vettori v1 e v2 tra loro paralleli, tale condizione di parallelismo si trasferisce anche ai
piani corrispondenti;
se P1 e P2 non sono né paralleli, né coincidenti allora sono di necessità incidenti.
Un caso particolare si ha se i piani P1 e P2 , essendo incidenti, sono addirittura perpen-
dicolari. È immediato constatare che
P1 ⊥ P2 ⇐⇒ v1 ⊥ v2 ⇐⇒ v1 v2 = 0,
dunque i due piani P1 e P2 sono perpendicolari se e solo se
a1 a2 + b1 b2 + c1 c2 = 0.

Posizioni reciproche di un piano e una retta


Sia dato il piano P : ax + by + cz = d, perpendicolare al vettore vP = ai + bj + ck. La retta
r, passante per P0 (x0 , y0 , z0 ) e parallela al vettore vr = αi + βj + γk:
     
x x0 α
r : y = y0  + t β t ∈ R,
z z0 γ
può essere contenuta in P , parallela a P , incidente P . In termini dei vettori vP e vr , avremo
che
• la retta è parallela al piano se vP e vr sono perpendicolari, e P0 non appartiene al
piano, cioè
 
vP vr = 0 aα + bβ + cγ = 0
rkP ⇐⇒ ⇐⇒ ;
P0 6∈ P ax0 + by0 + cz0 6= d

• la retta è contenuta nel piano se vP e vr sono perpendicolari, e in più P0 appartiene al


piano, cioè
 
vP vr = 0 aα + bβ + cγ = 0
r⊂P ⇐⇒ ⇐⇒ .
P0 ∈ P ax0 + by0 + cz0 = d

se re P non sono né paralleli, né coincidenti allora sono incidenti.


Un caso particolare si ha se r e P , essendo incidenti, sono addirittura perpendicolari. È
immediato constatare che
r⊥P ⇐⇒ vr k vP ⇐⇒ vr = λvP ,
dunque r e P sono perpendicolari se e solo se
a b c
= = .
α β γ
Appunti di geometria analitica — cb Marco Boella 15

Posizioni reciproche di due rette


Due rette r1 e r2 nello spazio possono essere coincidenti, parallele, incidenti, sghembe. Siano
dunque
           
x x1 a1 x x2 a2
r1 : y = y1  + t b1  t∈R e r2 : y = y2  + t b2  t ∈ R,
z z1 c1 z z2 c2

avremo che:

• r1 e r2 sono coincidenti se v1 e v2 sono paralleli, e inoltre un qualsiasi punto di una


delle due rette appartiene anche all’altra:

v1 = λv2
r1 ≡ r2 ⇐⇒ −−→ −−→ ;
∃t : OP2 = OP1 + tv1

• r1 e r2 sono parallele se v1 e v2 sono paralleli e inoltre nessun punto di una delle due
rette appartiene anche all’altra:

v1 = λv2
r1 k r2 ⇐⇒ −−→ −−→ ;
OP2 6= OP1 + tv1 , ∀t ∈ R

• r1 e r2 sono incidenti se v1 e v2 non sono paralleli e vi è un punto P∗ comune a


entrambe le rette:

v1 6= λv2
r1 , r2 incidenti ⇐⇒ −−→ −−→ −−→ ;
∃t1 , t2 : OP1 + t1 v1 = OP∗ = OP2 + t2 v2

• r1 e r2 sono sghembe se v1 e v2 non sono paralleli e non vi è nessun punto comune a


entrambe le rette:

v1 6= λv2
r1 , r2 sghembe ⇐⇒ −−→ −−→ .
OP1 + t1 v1 6= OP2 + t2 v2 , ∀t1 , t2 ∈ R

Infine, r1 e r2 sono perpendicolari se e solo se lo sono i loro vettori direzione:

r1 ⊥ r2 ⇐⇒ v1 v2 = 0 ⇐⇒ a1 a2 + b1 b2 + c1 c2 = 0;

osserviamo che, affinché le due rette siano perpendicolari, non è necessario che siano
incidenti: rette sghembe possono essere perpendicolari (se e solo se v1 ⊥ v2 ).