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M a t e r a l i d i s t u d i o e r i f l e s s i o n e i n o c c a s i o n e d e l l’ i n c o n t r o

“per ripensare assieme al lavoro...” | Livorno - 11 Dicembre 2010

SCHEDE LAVORO
di Antonella Faucci

Per comprendere meglio la situazione che stiamo vivendo presentiamo


due schede relative una alla cronologia delle principali leggi sul lavoro e
l’altra alle diverse impostazioni del diritto del lavoro.

Chi come noi si confronta con le donne che in sede sindacale o


giudiziaria chiedono il rispetto dei loro diritti ha attraversato gli ultimi anni
con sempre maggiore difficoltà perche le tutele normative sono sempre
minori.

§§§

Cronologia delle principali fonti del diritto del lavoro

FONTI SOVRANAZIONALI.

Diritto internazionale
1919 Carta Internazionale del Lavoro
1944 Dichiarazione di Philadelphia
1961 Carta Sociale Europea
1964 Codice Europeo di Sicurezza Sociale
1966 Patto delle N.U. sui diritti economici, sociali e culturali
Convenzioni OIL

Diritto Comunitario

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1951-1957 Trattati istitutive delle Comunità Europee
1986 Atto Unico Europeo
1992 Trattato di Maastricht (UE)
1997 Trattato di Amsterdam
2001 Trattato di Nizza

FONTI STATUALI

Fine ‘800 inizi ‘900:

Il rapporto di lavoro ha ricevuto regolamentazione giuridica solo a partire


dalla fine del secolo scorso, in concomitanza con l’emancipazione delle classi
lavoratrici e come risposta alla “questione sociale” sorta con la rivoluzione
industriale.
Il fenomeno di maggior rilievo nell’evoluzione di tale ramo del diritto è
costituito dal passaggio dalla scarna disciplina del Codice Civile del 1865, che
regolamentava la “locazione delle opere e dei servizi” - e dalla modesta
elaborazione giurisprudenziale dell’epoca ad una diffusa e penetrante
regolamentazione del rapporto di lavoro inteso come rapporto fondamentale
dello Stato democratico.

Le prime episodiche applicazioni dell’intervento del legislatore hanno


riguardato solo talune condizioni economiche e sociali del rapporto di lavoro
quali la tutela del riposo settimanale e festivo (L. 489/1907) e della
condizione delle donne e dei minori (L. 3657/1896 e L. 242/1902 integrate
con la L. 818/1907) (Fase della legislazione sociale).

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1924- 1942

Il primo intervento legislativo organico è costituito dalla Legge sull’impiego


privato (RDL 1825/1924) Negli stessi anni, periodo corporativo fascista, una
ulteriore fonte di diritto concorre allo sviluppo della materia lavoristica: il
contratto collettivo corporativo, stipulato tra associazioni di datori di lavoro e
sindacati dei lavoratori, dotato di efficacia generale ed inderogabile da parte
della autonomia individuale.

1942
Entra in vigore il Codice Civile: si ha una sistemazione organica della materia
lavoristica cui è dedicata una disciplina ben distinta di quella concernente i
contratti in genere ricompresa unitariamente a quella della impresa e della
società nel libro V (fase della incorporazione del diritto del lavoro nel diritto
privato).
1948

Entra in vigore la Costituzione Repubblicana: alla visione corporativista dello


stato fascista sostituisce quella democratica e sociale, fondando la Repubblica
sul lavoro (fase della costituzionalizzazione).

Leggi successive:
L. 264/1949 in materia di collocamento
L. 25/1955 apprendistato
L.264/1958 lavoro a domicilio
L. 339/1959 lavoro domestico
L 1369/60 appalto di manodopera
L. 230/1962 contratto di lavoro a tempo determinato
L. 604/1966 licenziamenti individuali
L. 300/70 Statuto dei Lavoratori

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L. 533/73 Riforma del processo del lavoro
L. 164/75 e 427/77 istituzione della CIG
L. 285/77 occupazione giovanile
L. 903/77 Parità uomo-donna
accordo trilaterale 1983, protocollo di intesa 1984 sul contenimento del
costo del lavoro
L. 38/86 riforma dell’indennità di contingenza
L. 146/90 diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali
L. 108/90 tutela del posto di lavoro
L. 125/91 azioni positive per la parità uomo-donna
L. 421/92 Privatizzazione del pubblico impiego
L. 29/93 rinnovamento del sistema di contrattazione collettiva nel
pubblico impiego
Accordo luglio 1993 flessibilità, gestione crisi occupazionale, formazione,
riattivazione mercato del lavoro
Patto per il lavoro 1996 promozione dell’occupazione e strategia
integrata degli interventi sul mercato del lavoro
L. 608/96 assunzione diretta nominativa
L. 196/97 disciplina del lavoro interinale, riforma dell’orario di lavoro e
di alcune fattispecie contrattuali
D. Lgs 396/97 in materia di contrattazione collettiva e rappresentatività
sindacale nel pubblico impiego
1997 le Leggi Bassanini attuano il decentramento amministrativo e le
competenze delle Regioni abbracciano la materia del collocamento e
delle politiche del lavoro.

L. 469/97 riforma del collocamento


D.Lgs. 80/1998 disciplina del rapporto di lavoro per i dipendenti della
P.A.

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L. 144/99 riforma degli ammortizzatori sociali e degli incevntivi alla
occupazione, della assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul
lavoro e le malattie professionali, cartolarizzazione del TFR e decollo
della previdenza complementare
D.Lgs. 68/99 collocamento obbligatorio
D. LG. 345/99 Lavoro minorile
D.Lgs. 532/99 lavoro notturno
L. 53/2000 congedi parentali
L. 83/2000 riforma diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali
D.Lgs. 61/2000 riforma del lavoro a tempo parziale
D.LGs. 151/2001 T.U. inmateria di tutela e sostegno della maternità e
paternità
D. Lgs. 368/2001 riforma del rapporto di lavoro a tempo determinato
L. Cost. 3/2001 a modifica del titolo V della Costituzione attua una
nuova ripartizione della potestà legislativa tra Stato e Regioni.
Patto per l’Italia 2002 rottura dell’unità sindacale
L. 30/2003 delega al Governo in materia di occuopazione e mercato del
lavoro (legge Biagi)
D.Lgs. 276/03 attuazione della riforma del diritto del lavoro modificato
con D.Lgs. 251/2004 e L. 80/2005
D.Lgs. 124/2004 riforma della vigilanza in materia di lavoro
L. 243/2004 riforma della previdenza

HYPERLINK "" DM 6-10-04 incentivi a posticipo pensionamento


HYPERLINK "" D.Lgs. 30/05 invenzioni dei dipendenti HYPERLINK ""
HYPERLINK "" D.Lgs. 145/05 parità di trattamento tra gli uomini e le
donne, per quanto riguarda l'accesso al lavoro, alla formazione e alla
promozione professionale e le condizioni di lavoro.
HYPERLINK "" D.Lgs. 198/06 codice delle pari opportunità HYPERLINK ""
HYPERLINK "" L. 247/07 attuazione del Protocollo sul Welfare 23/7/07
D.Lgs. 81/08 Sicurezza sul lavoro HYPERLINK ""

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HYPERLINK "" DL 112/08, convertito dalla L. 133/08 modifiche al contratto
a termine e ad altri contratti atipici
L. 15/2009 Produttività del lavoro pubblico (L. Brunetta)
2010 Collegato Lavoro

§§§

L’intervento legislativo in materia di diritto del lavoro si impone, fin dai


primi anni successivi alla Rivoluzione Industriale, con carattere di
inderogabilità sulle determinazioni volontarie delle parti del rapporto di
lavoro con lo scopo di tutelare il soggetto più debole: il lavoratore.
Dalla fine dell’800 e sino agli inizi del XX secolo si registrano le prime forme
di legislazione sociale che interviene ad attenuare gli aspetti più deleteri della
produzione indusrtiale (infortuni, lavoro delle donne e dei fanciulli, orario di
lavoro, riposi etc.).
Altri aspetti del rapporto di lavoro (retribuzione, mansioni etc.) sono invece
lasciati alla libera determinazione delle parti secondo l’ideologia del codice
civile del 1865 e dello Stato liberale.
Solo successivamente si sarebbe affermato, infatti, il principio della tutela del
lavoratore come parte debole del rapporto di lavoro in netta contrapposizione
con l’impostazione della prima fase della legislazione sul lavoro improntata
invece alla logica della parità formale delle parti del rapporto di lavoro.

Con l’avvento del fascismo si attua in Italia una sistematica demolizione delle
livbertà sindacali e si realizza il sistema corporativo con l’obiettivo di
sueprare l’antagonismo fra gli interessi di classe subordinandoli all’interesse
comune dello Stato.
In questo periodo l’intervento del legislatore si sviluppa attraverso la c.d.
incorporazione dei principi che disciplinano il lavoro nel sistema del diritto
privato: il codice civile del 1942 ha infatti unificato, nel proprio ambito

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sistematico, il diritto civile ed il diritto commerciale inglobandovi anche il
diritto del lavoro.

Nel 1948 - ovvero nel momento in cui con il concorso delle forze politiche
rappresentative del movimento operaio, di quelle di ispirazione cattolica e
del pensiero di matrice repubblicana è varata la Costituzione repubblicana -
viene data la massima dignità e rilevanza ad alcuni istituti essenziali di
garanzia e di tutela del mondo del lavoro, a partire dalle indicazioni intese
alla complessiva emancipazione della classe lavoratrice contenute nella parte
dedicata ai principi fondamentali (la solenne affermazione di cui al primo
comma dell’’art. 1 - “L’Italia è una repubblica democratica, fondata sul
lavoro”, - il capoverso dell’’art. 3 - per cui “è compito della Repubblica
rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la
libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della
persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori
all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” - ed il primo
comma dell’’art. 4, secondo il quale “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini
il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo
diritto”).
Gran parte del titolo III della prima parte della Costituzione, dedicato ai
“rapporti economici”, prende in esame i diritti dei lavoratori e delle
formazioni sindacali: il diritto alla formazione ed all’elevazione professionale,
il diritto del lavoratore “ad una retribuzione proporzionata alla quantità e
qualità” del lavoro prestato e “in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla
famiglia una esistenza libera e dignitosa”, la previsione di una durata
massima della giornata lavorativa, il diritto alle ferie ed al riposo settimanale,
la parità di diritti della donna lavoratrice, la tutela delle lavoratrici madri, la
tutela del lavoro minorile, il diritto alla previdenza ed all’’assistenza, il diritto
all’inserimento lavorativo dei disabili, la libertà dell’organizzazione
sindacale, il riconoscimento dell’efficacia della contrattazione collettiva, il
diritto di sciopero, i limiti posti alla libertà dell’iniziativa economica privata.
Le direttive della Costituzione in materia di lavoro sopra citate costituiscono i
tasselli di una visione complessiva ed armonica che - se letta in sintonia con il
riconoscimento dei diritti inviolabili e con il programma di affrancamento dal
bisogno affidato alla Repubblica dal II comma dell’art. 3 - esprimono, per un
verso, il riconoscimento del lavoro come “elemento fondamentale
dell’ideologia politica informatrice dell’intero assetto statale” e, per altro
verso, stabiliscono i fondamenti del modello di stato sociale disegnato dalla

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Carta Costituzionale. Tali norme vanno lette nella loro concatenzaione, posto
che la Carta Costituzionale non solo indica nei suoi principi l’obiettivo della
piana occupazione ma stabilisce anche i criteri perchè quel lavoro sia
all’altezza della dignità delle persone.
La traduzione dei diritti e delle previsioni costituzionali si realizza attraverso
un percorso di grandi mobilitazioni del movimento operaio e dei lavoratori e
la loro fissazione nella legislazione ordinaria. L’elemento fondamentale che
contraddistingue questo percorso è quello della determinazione di regole
intorno al modello del rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato
e di in particolare intorno al concetto di tutela della stabilitàà del rapporto di
lavoro, nella piena consapevolezza che l’incisività delle conquiste normative
e salariali (fissate dalla contrattazione collettiva) non possa essere disgiunta
dalla difesa del posto di lavoro, ovvero dalla tutela rispetto alla possibilità
per il datore di lavoro di interrompere il rapporto. La stessa minaccia della
possibilità di risoluzione del rapporto costituiva (e costituisce) una riduzione
delle possibilità di mobilitazione collettiva dei lavoratori. E’ su questo crinale
- nella consapevolezza del nesso inscindibile della tutela dei diritti dei singoli
lavoratori e della difesa delle condizioni per la loro mobilitazione e quindi
per la conquista di migliori condizioni per l’insieme della classe lavoratrice -
che ha trovato particolare e significativo sviluppo la legislazione in materia di
lavoro; dal divieto di interposizione nel collocamento della manodopera
introdotto nel 1960, alla disciplina del lavoro a tempo determinato (dei suoi
limiti e del suo carattere di assoluta eccezione) previsto dalla legge 230 del
1962, alla disciplina dei licenziamenti varata nel 1966 sino alla previsione
della reintegrazione dei lavoratori ingiustamente licenziati in presenza di un
determinato requisito dimensionale dell’impresa contenuto nell’art.18 della
legge n.300 del 1970 e della nullità di qualunque atto o patto (quindi anche
del licenziamento) diretto a discriminare un lavatore in ragione della sua fede
politica o della sua collocazione sindacale prevista dall’art.15 dello Statuto dei
Lavoratori.
La cosiddetta rigidità in uscita - la quale comporta che il lavoratore non possa
essere licenziato senza giusta causa e/o giustificato motivo e che nell’ipotesi
in cui si verifichi un licenziamento ingiustificato il lavoratore abbia diritto
alla reintegrazione - si accompagnava peraltro alla previsione, esistente sin
dal dopoguerra, della chiamata numerica presso gli uffici di collocamento,
ovvero alla cosiddetta rigidità in entrata e quindi alla limitazione della
discrezionalità datoriale in ordine alla scelta delle persone da avviare al
lavoro.

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Si trattava di un meccanismo - conquistato attraverso dure lotte e faticosi
passaggi legislativi - teso alla salvaguardia complessiva delle forme di
organizzazione dei lavoratori e delle loro garanzie all’interno dei posti di
lavoro: non pacchi postali da spedire chissà dove e chissà quando a totale
discrezione dell’imprenditore, ma soggetti dotati di dignità e di diritti.
Lo Statuto dei Lavoratori ha rappresentato il punto di snodo fondamentale
nella storia della conquista dei diritti sindacali e del lavoro nel nostro Paese.
Ciò non significa che nel maggio del 1970 si determina il punto più alto sul
terreno complessivo del recepimento legislativo delle istanze provenienti dal
mondo del lavoro e dalle sue rappresentanze sindacali; ma certamente si può
affermare che con lo Statuto (la legge 300) si determina in modo organico e
complessivo una regolazione dei diritti del lavoratore - anzi del cittadino/
lavoratore - nel luogo in cui egli presta la propria attività, quantomeno sotto il
profilo della tutela della propria dignità e della sua possibilità di svolgere la
propria azione sindacale.
Dopo il 1970 altre conquiste, per lo meno nel quinquennio successivo,
continueranno a determinarsi, sulla spinta della grande crescita politico/
sindacale degli anni sessanta e della grande stagione di lotta del biennio rosso
1968/69 e dei primi anni settanta.
L’ingresso per successive stratificazioni dei diritti del lavoro e delle garanzie
dei lavoratori nell’ambito del nostro ordinamento giuridico - ed anche questo
fa parte della storia del conflitto sociale del nostro Paese negli ultimi
cinquant’anni - ha significato l’entrata in campo della figura del magistrato
del lavoro, specie a seguito della riforma del processo del lavoro avvenuta nel
1973. Il riconoscimento in via legislativa di nuovi e significativi diritti per i
lavoratori si traduce nella richiesta di tutela giurisdizionale, e per questa via
si determina una serie di pronunzie giudiziali innovative che a loro volta -
insieme ai mutamenti per via legislativa ed alle previsioni contrattuali -
incidono profondamente nella realtà dei luoghi di lavoro e nel rapporto tra
datore di lavoro e prestatore d’opera.
Sul finire degli anni settanta, e qui la storia sfocia nella cronaca, una serie di
istituti di tutela e garanzia del lavoro viene progressivamente smantellata,
nell’ambito di una poderosa trasformazione del quadro economico/sociale,
delle forme della produzione e sotto il peso incalzante di un attacco
padronale senza soluzioni di continuità, di uno scenario politico segnato da
forti elementi involutivi, di una sostanziale modifica dell’azione delle grandi
centrali sindacali.

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La parabola discendente della tutela normativa del diritto del lavoro (non
tanto con riferimento ai diritti sindacali quanto riguardo alle molteplici forme
in cui si manifesta il lavoro eterodiretto) ha inizio a partire dalla metà degli
anni ’70, sotto la duplice spinta delle grandi ristrutturazioni industriali con le
connesse e conseguenti massicce riduzioni del personale e del vasto processo
di decentramento produttivo, che mirava a rendere più flessibile il processo
lavorativo e soprattutto a spezzare le grandi concentrazioni operaie e la
grande forza contrattuale raggiunta nelle grandi fabbriche dal movimento dei
lavoratori.
Il mito della flessibilità ha invaso sempre di più il dibattito politico e
sindacale, sino a diventare un vero e proprio luogo comune. La flessibilità (in
entrata ed in uscita) ha significato ricattabilità del singolo e divisione tra le
diverse categorie dei lavoratori. Dalla diversificazione salariale, alla
diversificazione delle tipologie contrattuali nell’ambito del lavoro dipendente
ed alla crescita di un’area sempre più vasta di lavoratori formalmente
autonomi ma sostanzialmente piùù deboli e sfruttati degli altri.
Gli anni ottanta e gli anni novanta sono accompagnati da questa spinta
all’erosione delle faticose conquiste ottenute nei decenni precedenti: dalla
introduzione dei contratti di formazione e lavoro nel 1984, all’estensione delle
tipologie del lavoro a tempo determinato accompagnata dall’’introduzione
generalizzata dell’avviamento al lavoro per chiamata nominativa nel 1987,
sino al pacchetto Treu - che introduce il lavoro interinale, ovvero una nuova
forma di caporalato - nel 1997 ed alle disposizioni del settembre 2001 in tema
di rapporti di lavoro a termine.
Di seguito i principi contenuti nel Libro Bianco sfociati nella L. 30/2003 e nel
successivo D.Lgs. 276/03 compongono uno scenario di liberalizzazione
senza confini e di regolamentazione dei rapporti di lavoro, a partire dal
tentativo di sganciare, nella determinazione dei soggetti del rapporto di
lavoro, il datore dal dipendente e di introdurre in maniera generalizzata tra le
due parti del rapporto la presenza di un terzo soggetto che agisce da
intermediario. Il tutto avviene in presenza di una moltitudine di lavoratori a
vario titolo “atipici”, ovvero non certamente classificabili come piccoli
imprenditori o lavoratori autonomi, ma soggetti per i quali non viene più
utilizzato il classico schema della subordinazione e rispetto ai quali non sono
ritenuti applicabili gli istituti normativi e contrattuali che sono tipici del
lavoro subordinato.
Da ultimo il Collegato Lavoro, approvato definitivamente lo scorso 19
ottobre 2010, è stato definito dal sindacato una vera e propria “controriforma
del diritto del lavoro e del processo del lavoro”, “una vera e propria tagliola

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giudiziaria dei diritti nei confronti di tutti quei lavoratori temporanei e, in
genere, precari che non solo perderanno il lavoro in futuro, ma che lo hanno
giàà perso durante questa fase di crisi”.
Un mondo del lavoro sempre più disgregato, a cui si contrappone un
padronato sempre più potente, in uno scenario che vede sempre più contrarsi
la presenza della sfera pubblica che costituiva in ogni caso un fattore
significativo di regolazione e di controllo.
Contiene infatti una drastica riduzione dei permessi per assistere i disabili,
un pesante giro di vite sul part-time nel lavoro pubblico in cui la richiesta di
lavorare a tempo parziale può essere respinta se causa problemi al
funzionamento degli Uffici e tutti i part-time possono essere rivisti e
negoziati. Sappiamo che l’85% dei part-time riguarda le donne.
E ancora la sanatoria a favore delle imprese sul lavoro precario (se non
impugnati in 60 giorni entro il 24.01.2011 divengono0 definitivi i contratti dei
precari) e viene introdotto l’arbitrato sui diritti, in violazione dell’art. 24 della
Costituzione che stabilisce che tutti possono agire in giudizio per la tutela dei
propri diritti e interessi legittimi.
Richiamaiamo le tipologie dei diversi contratti precari dal sito NIDIL
( HYPERLINK "" www.nidil.cgil.it):

SOMMINISTRAZIONE (ex interinali)


COLLABORAZIONE
- a progetto
- coordinata e continuativa
- mini co.co.co.
- occasionale
HYPERLINK "" PRESTATORI D'OPERA CON P.IVA
HYPERLINK "" ASSOCIATI IN PARTECIPAZIONE
HYPERLINK "" CESSIONE DIRITTI D'AUTORE
HYPERLINK "" LAVORATORI DELLO SPORT
HYPERLINK "" VOUCHERS
§§§

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