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Caravaggio

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Michelangelo Merisi, o Amerighi, noto come il Caravaggio (Milano,


29 settembre 1571[1] – Porto Ercole, 18 luglio 1610), è stato un pittore
italiano. Formatosi tra Milano e Venezia e attivo a Roma, Napoli, Malta
e in Sicilia fra il 1593 e il 1610, è uno dei più celebri pittori italiani di
tutti i tempi, assurto a fama universale solo nel XX secolo, dopo un
periodo di oblio. I suoi dipinti, che combinano un'analisi dello stato
umano, sia fisico, sia emotivo, con uno scenografico uso della luce,
hanno avuto forte influenza sulla pittura barocca.[2][3][4]

Animo particolarmente irrequieto, nella sua breve esistenza affrontò


gravi vicissitudini. Data cruciale per l'arte e la vita di Merisi fu il 28
maggio 1606: responsabile di un omicidio durante una rissa e
condannato a morte, dovette sempre fuggire per scampare alla pena
capitale. Il suo stile influenzò direttamente o indirettamente la pittura
dei secoli successivi, costituendo la corrente del caravaggismo.

Ritratto di Caravaggio
Indice di Ottavio Leoni, 1621 ca.
(Carboncino nero e pastelli su carta blu,
23,4 × 16,3 cm)
1 Biografia
Firenze, Biblioteca Marucelliana,
1.1 Giovinezza e formazione (1571-1595)
inventario n. BMF DIS. VOL. H n. 4
1.2 I successi a Roma (1594-1606)
1.2.1 L'amicizia con il cardinal Del Monte
1.2.2 Le opere romane dal 1599 in poi
1.2.3 I guai con la legge
1.2.4 La fuga da Roma
1.3 Gli ultimi anni (1606-1610)
1.3.1 Il primo periodo napoletano
1.3.2 Il soggiorno a Malta e in Sicilia
1.3.3 Il secondo periodo napoletano
1.3.4 Ultimi giorni di vita
2 Il ritrovamento dei resti
3 Attività artistica
3.1 Stile pittorico
3.2 I soggetti
3.2.1 I soggetti efebici e la presunta omosessualità
3.2.2 Gli altri soggetti
3.2.3 La natura morta
3.2.4 I ritratti
3.2.5 Importanti committenze
4 Il periodo d'oblio e la moderna riscoperta
5 Il Caravaggismo
6 Film e altre opere su Caravaggio
7 Onorificenze
8 Opere
9 Note
10 Bibliografia
11 Voci correlate
12 Altri progetti
13 Collegamenti esterni
Biografia
Giovinezza e formazione ( 1571-1595)

Prima del ritrovamento dell'atto di battesimo di Michelangelo Merisi, si


credeva che il pittore fosse nato nel paese bergamasco di Caravaggio,
nel 1573. A seguito della scoperta archivistica nel Liber Baptizatorum
della Parrocchia di Santo Stefano in Brolo, è ormai certo che Merisi
nacque a Milano, probabilmente il 29 settembre (giorno di San Michele
Arcangelo, da cui forse il nome Michelangelo.[5] Meno certa è invece la
data del 25 settembre[1]), visto che l'atto di battesimo è datato 30
settembre 1571. Tale documento recita: «Adi 30 fu batz.o [battezzato]
Michel angelo f[ilio] de d[omino] Fermo Merixio et d[omina] Lutia de
Oratoribus/ compare d[omino] Fran[cesco] Sessa».[6]
Caravaggio, Fanciullo con canestro di I genitori del pittore – Fermo Merisi e Lucia Aratori – erano nativi di
frutta, 1592 ca. Olio su tela, 70 × 67 cm.
Caravaggio. Il 14 gennaio 1571 si sposarono e, sotto la protezione e
Roma, Galleria Borghese.
l'aiuto del marchese di Caravaggio e conte di Galliate Francesco I
Sforza (che fece loro da testimone), si trasferirono a Milano,
probabilmente per lavoro, poiché sembra che Fermo Merisi fosse un
magister (uno dei maestri-architetti addetti ai cantieri delle chiese milanesi).[7] È dunque ipotizzabile che essi
vivessero nel quartiere centrale milanese dove, appunto, alloggiavano le maestranze della "fabbrica del Duomo
di Milano", e delle quali faceva probabilmente parte anche Fermo. Maurizio Calvesi invece ritiene che Fermo
Merisi fosse in realtà "maestro di casa" dei marchesi di Caravaggio e che esercitasse "sia pure modestamente, il
mestiere di architetto".[8] È confermata anche l'esistenza di una sorella[9], Caterina[10], più altri due fratelli[11],
Giovan Battista, che si farà prete, e Giovan Pietro.

Nel 1577, per sfuggire alla peste, i Merisi lasciarono Milano e


tornarono a Caravaggio, ma qui morirono Fermo, suo padre Bernardino
e lo zio Pietro. Terminata l'epidemia, nel 1584, Michelangelo tornò a
Milano e fu mandato a bottega da Simone Peterzano,[12] un pittore
esponente del manierismo lombardo, che si professava diretto allievo di
Tiziano (si veda l'iscrizione in calce al suo autoritratto). Il contratto di
apprendistato, datato 6 aprile 1584, è firmato dalla madre, per poco più
di quaranta scudi d'oro. Secondo Mia Cinotti e Gian Alberto dell'Acqua,
"il contratto di apprendistato col Peterzano, del 6 aprile 1584,
sanzionava certamente un rapporto già in atto, perché Michelangelo
Caravaggio, I musici, 1595 ca. Olio su
risulta abitante nella casa del maestro."[13] Le varie date dei documenti
tela, 92,1 × 118,4 cm. New York,
sono certe, considerando che in quel periodo era appena stato riformato
Metropolitan Museum of Art.
il calendario.

L'apprendistato del giovane si protrasse per circa quattro anni, durante i


quali apprese la lezione dei maestri della scuola pittorica lombarda e veneta. Dalle Considerazioni sulla pittura
di Giulio Mancini (1558-1630), uno dei biografi dell'artista, abbiamo notizia del carattere del giovane
Caravaggio in quegli anni: «Studiò in fanciullezza per quattro o cinque anni in Milano, con diligenza ancorché
di quando in quando facesse qualche stravaganza causata da quel calore e spirito così grande».

Gli anni dal 1588, anno di scadenza del contratto con Peterzano, al 1592, ultima testimonianza della sua
presenza in Lombardia prima di raggiungere Roma, sono piuttosto nebulosi. Secondo Giulio Mancini, la madre
del pittore morì a Milano il 29 novembre 1590. Risolte le pratiche sulla spartizione dell'eredità (di cui è
pervenuta la documentazione), il giovane Merisi lasciò definitivamente la Lombardia per Roma, circa a metà
del 1592.[1] Tuttavia, secondo documenti emersi nel 2010 dall'Archivio di Stato di Roma (testimonianza del
barbiere Pietropaolo Pellegrino), l'artista non giunse a Roma prima del 1596, anno in cui è documentato presso
la bottega del pittore siciliano Lorenzo Carli.[14] Secondo il biografo Giovanni Pietro Bellori (1585-1655), il
la bottega del pittore siciliano Lorenzo Carli.[14] Secondo il biografo Giovanni Pietro Bellori (1585-1655), il
giovane pittore, «d'ingegno torbido, e contentioso», fuggì da Milano per altre ragioni, definite vagamente
«discordie», e quindi giunse «in Venetia ove si compiacque tanto del colorito di Giorgione, che se lo propose
per iscorta nell'imitatione»[15].

Secondo Giovanni Pietro Bellori, il pittore andò a Venezia col maestro Peterzano per un soggiorno di breve
durata. Bellori è comunque l'unico biografo a menzionare un soggiorno di Merisi a Venezia e tale notizia è
fortemente dibattuta, giacché una sua presenza in quella città non è stata mai confermata da documenti
d'archivio. Tuttavia, se Caravaggio fu effettivamente a Venezia, i legami stilistici con la grande scuola veneta di
Giorgione, Tiziano e Tintoretto sarebbero ancor più facilmente spiegabili.[16] Occorre precisare che lo stile di
Caravaggio avrebbe potuto risentire degli influssi veneti anche senza una permanenza veneziana, poiché in
quegli anni il dominio della Serenissima arrivava fino a Bergamo, con inevitabili radiazioni sul piano artistico e
culturale.

Secondo Longhi, per lo sviluppo del futuro stile del pittore sarebbe stata capitale la riflessione giovanile su
alcuni maestri lombardi, soprattutto di area bresciana, quali Foppa, Bergognone, Savoldo, Moretto e Romanino,
che Longhi definisce pre-caravaggeschi. A questa scuola si dovrebbero l'avvio della rivoluzione luministica e
la caratterizzazione naturalistica dei dipinti (contrapposta a certa aulicità rinascimentale), elementi centrali della
pittura di Caravaggio.[17].

I successi a Roma ( 1594-1606)

La sua presenza a Roma dal


1592 al 1593 non è sostenuta da
fonti storiche certe, tuttavia
sappiamo che nel 1594 fu
sicuramente ospite di
monsignor Pandolfo Pucci da
Recanati, da lui soprannominato
Caravaggio, I bari, 1595 ca. Olio su tela, monsignor Insalata, dall'unico
91,5 × 128,2 cm. Fort Worth, Kimbell alimento che gli forniva. Ebbe
Art Museum. inoltre rapporti artistici, più o
meno fugaci, con altri pittori Caravaggio, Riposo durante la fuga in
locali: prima col siciliano Egitto, 1594-1595 ca. Olio su tela, 135,5
Lorenzo Carli, grazie al quale conobbe poi Mario Minniti, che diventò × 166,5 cm. Roma, Galleria Doria
uno dei suoi più cari amici finché nel 1600 non tornò nella sua Sicilia. Pamphilj.
Lasciato il Carli, autore di opere destinate alle fasce più modeste del
mercato, ebbe un breve sodalizio con Antiveduto Gramatica e, infine,
frequentò per alcuni mesi la bottega di Giuseppe Cesari detto il Cavalier d'Arpino.[18][19] Per una malattia fu poi
ricoverato all'ospedale della Consolazione e interruppe il rapporto con il Cesari.[20] In questo periodo
probabilmente Caravaggio fu impiegato come esecutore di nature morte e di parti decorative di opere più
complesse, ma non se ne ha testimonianza certa. Un'ipotesi, priva di riscontri, è che Caravaggio possa aver
realizzato i festoni decorativi della cappella Olgiati, nella basilica di Santa Prassede a Roma, cappella affrescata
dal cavalier d'Arpino.

L'amicizia con il cardinal Del Monte

Grazie a Costantino Spata[21], pittore con il quale strinse una forte amicizia, Merisi nel 1597 conobbe il cardinal
Francesco Maria del Monte (1549-1627), grandissimo uomo di cultura e appassionato d'arte che, incantato dalla
sua pittura, gli acquistò alcuni quadri, tra i quali il famosissimo I bari. Il giovane lombardo entrò quindi al suo
servizio, rimanendovi circa tre anni. Del Monte, secondo Bellori: «ridusse in buono stato Michele e lo sollevò
dandogli luogo onorato in casa fra i gentiluomini».[22]
La fama dell'artista cominciò a salire all'interno dei più importanti salotti dell'alta nobiltà romana. L'ambiente
fu scosso dalla sua pittura rivoluzionaria, immediatamente al centro di discussioni e accese polemiche. Grazie
alle commissioni del suo influente e illuminato prelato, Caravaggio mutò il proprio stile, abbandonando le tele
di piccole dimensioni e i singoli ritratti e cominciando a dedicarsi alla
realizzazione di opere complesse, con gruppi di più personaggi descritti
in episodi specifici. Uno dei primi lavori di questo periodo è il Riposo
durante la fuga in Egitto.
Nel giro di pochi anni la sua fama crebbe moltissimo e Caravaggio
divenne un mito vivente per un'intera generazione di pittori che ne
esaltavano stile e tematiche.

Le opere romane dal 1599 in poi


Caravaggio, Giuditta che taglia la testa a
Oloferne, 1602 ca. Olio su tela, 145 × Nel 1599 Caravaggio, grazie all'aiuto del cardinale Francesco Maria del
195 cm. Roma, Palazzo Barberini, Monte, ricevette la prima commissione pubblica per tre grandi tele da
Galleria nazionale d'arte antica. collocare all'interno della cappella Contarelli nella Chiesa di San Luigi
dei Francesi, a Roma.[23][24] I dipinti che Caravaggio doveva realizzare
riguardavano episodi tratti dalla vita di san Matteo: la Vocazione e il
Martirio.

In meno di un anno il pittore concluse le due opere che gli aprirono il


successo, così che ebbe immediatamente altri importanti incarichi.
Dapprima da parte del commerciante Fabio Nuti, per un quadro
identificato nella Natività con i santi Lorenzo e Francesco d'Assisi di
Palermo, a lungo ritenuta dipinta in Sicilia nel 1609.[25] Quindi, per la
basilica di Santa Maria del Popolo. Per ordine del monsignor Tiberio
Cerasi, che aveva acquistato una cappella in questa chiesa, gli furono
commissionati due dipinti: la Crocefissione di san Pietro e la
Conversione di san Paolo. Contemporaneamente Francesco Contarelli
(nipote o figlio illegittimo di Matteo Contarelli) nel 1602 gli chiese la
realizzazione di una terza tela per San Luigi dei Francesi: San Matteo e
l'angelo. Il pittore, nonostante conoscesse bene il gusto dei suoi
committenti, scelse soggetti popolari, che esprimessero in una
dimensione reale e drammatica lo svolgersi degli eventi, rappresentando
i valori spirituali della corrente pauperista all'interno della chiesa
cattolica.[26]

La prima versione del San Matteo e l'angelo, distrutta in Germania Caravaggio, Natività con i santi Lorenzo
durante la seconda guerra mondiale, fu rifiutata, dice il pittore e e Francesco d'Assisi, 1600. Olio su tela,
biografo Giovanni Baglione. La notizia, ritenuta attendibile fino a tutto 268 × 197 cm. Già Palermo, Oratorio di
San Lorenzo. Trafugato nel 1969.
il XX secolo, fu smentita da Luigi Spezzaferro nel 2000. L'insigne
studioso ha dimostrato che la prima straordinaria versione del San
Matteo e l'angelo era una pala d'altare provvisoria, da collocare
temporaneamente nella Cappella in attesa che vi terminassero i lavori. La tela provvisoria non solo dava la
possibilità ai religiosi di officiare la messa in un ambiente più decoroso, ma offrì a Caravaggio la possibilità di
mettere in mostra le sue capacità, con la speranza di ricevere - come poi avvenne - la commissione delle tele,
oggi note come il Ciclo di San Matteo.[27] Quando a Caravaggio fu affidata la decorazione definitiva della
Cappella Contarelli, la prima versione del San Matteo e l'angelo fu rimpiazzata dall'attuale, tuttora in loco. Nel
caso del San Matteo e l'angelo, dunque, non si trattò di un rifiuto ma di una sostituzione già prevista.
L'informazione fornita da Giovanni Baglione è quindi una "malignità" dovuta alla nota rivalità esistente tra
Merisi e Baglione, per la quale si rimanda alla bibliografia in nota.[28] L'episodio del presunto rifiuto del San
Matteo e l'angelo, narrato anche da Bellori, coinvolge anche un altro importante protettore di Caravaggio, il
marchese Vincenzo Giustiniani (1564-1637). Queste le parole di Bellori:

« Qui avvenne cosa, che pose in grandissimo disturbo, e quasi fece disperare Caravaggio in riguardo della
riputazione; poiché avendo egli terminato il quadro di mezzo di San Matteo e postolo sù l'altare, fu tolto via
dai Preti, con dire che quella figura non aveva decoro, né aspetto di santo, stando à sedere con le gambe
incavalcate, e co' piedi rozzamente esposti al popolo. Si disperava il Caravaggio per tale affronto nella prima
opera da esso pubblicata in chiesa, quando il Marchese Vincenzo Giustiniani si mosse à favorirlo, e liberollo
da questa pena; poiché interpostosi con quei Sacerdoti, si prese per sé il quadro, e glie ne fece fare un altro
diverso, che è quello che si vede ora sul'altare.[29] »

Il marchese Giustiniani, ricco banchiere genovese nel giro della corte


pontificia (oltre che vicino di casa del cardinal Del Monte, visto che a
Roma abitava in palazzo Giustiniani con il fratello cardinal Benedetto
Giustiniani), fu protettore di Caravaggio per molti anni; collezionò
moltissime sue opere e contribuì grandemente alla formazione culturale
del pittore. In più di un'occasione, grazie alle sue ramificate influenze,
riuscì a salvarlo dalle gravi questioni legali nelle quali era spesso
implicato per colpa di un'indole aggressiva.[30]

Un'altra opera comunemente ed erroneamente ritenuta rifiutata è la


prima versione della Conversione di San Paolo, dipinta su legno di
cipresso per la Cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo. Come
dimostrato da Luigi Spezzaferro, la pala non fu rifiutata ma sostituita
Caravaggio, Conversione di san Paolo,
con l'attuale in seguito a nuovi accordi intervenuti tra l'artista e gli eredi
1601. Olio su tela, 230 × 175 cm.Roma,
del committente Tiberio Cerasi.[31] Basilica di Santa Maria del Popolo.

Nel caso invece della Morte della Vergine, commissionata per la chiesa
di Santa Maria della Scala a Roma, si trattò senza dubbio di un
rifiuto.[32] La figura della Vergine, rappresentata con il ventre gonfio e
con i piedi in vista, fu ritenuta indecente dai Carmelitani Scalzi che
rifiutarono il dipinto. Oltre alla posa indecorosa, Baglione e Bellori
scrivono che la Vergine era stata raffigurata addirittura come "morta
gonfia". Scrive Spezzaferro:

« […] per chi è romano e in modi più o meno simili parli ancora la
lingua in cui scriveva il Baglione, ["morta gonfia"] significa
semplicemente che la Vergine era un'umanissima donna gravida,
morta di parto. Con buona pace dei tanti esegeti che su questo
quadro si sono esercitati, forse si possono comprendere meglio le
sacrosante ragioni [all'origine del rifiuto] dei Carmelitani scalzi
[…][33] »

Dunque, piuttosto che una morte per annegamento, il ventre gonfio


suggeriva una gravidanza che, ovviamente, rendeva questa Caravaggio, Crocifissione di san Pietro,
raffigurazione ancora più scandalosa. Di questa grande pala, esiste un 1601. Olio su tela, 230 × 175 cm.Roma,
abbozzo eseguito dal Merisi, della sola figura della Maddalena Basilica di Santa Maria del Popolo.
piangente collocata in basso ai piedi della Vergine. Il ritaglio di questa
sola figura, delle stesse dimensioni, è nota come Maddalena addolorata.
L'opera di Caravaggio fu rimossa e sostituita da un dipinto eseguito da Carlo Saraceni (1579-1620),
raffigurante lo stesso soggetto. Nonostante il rifiuto, la tela di Merisi fu immediatamente notata (e apprezzata)
da Pieter Paul Rubens (1577-1640), celebre pittore fiammingo che all'epoca si trovava in Italia, pittore di corte
al servizio di Vincenzo I Gonzaga (1562-1612). Rubens, che aveva anche l'incarico di arricchire la collezione
del Duca di Mantova, suggerì a Vincenzo I di acquistare la Morte della Vergine per la considerevole cifra di
300 scudi.[34] Il dipinto, acquistato da Rubens tra il febbraio e l'aprile del 1607, entrò così a far parte della
ricchissima quadreria dei Gonzaga.[35] In seguito ai dissesti finanziari del casato, il duca Vincenzo II
(quartogenito di Vincenzo I ed erede del titolo ducale per la morte degli altri fratelli) svendette l'eccezionale
collezione di famiglia. Parte di essa fu acquistata da Carlo I d'Inghilterra e la Morte della Vergine di Caravaggio
lasciò l'Italia. In seguito alla decapitazione di Carlo I, i dipinti della collezione Gonzaga furono acquistati dal
finanziere e collezionista Everard Jabach e successivamente da Luigi XIV.[36] Il dipinto di Caravaggio arrivò
così a Parigi, dove si trova tuttora (Musée du Louvre, Galerie des Italiens).[37]
I guai con la legge

Durante il soggiorno presso palazzo Madama, dimora del cardinal Del Monte, il 28 novembre del 1600 Merisi
malmenò e percosse con un bastone Girolamo Stampa da Montepulciano, un nobile ospite del prelato: ne seguì
una denuncia. Gli episodi di risse, violenze e schiamazzi andarono via via aumentando; spesso il pittore fu
arrestato e condotto nelle carceri di Tor di Nona.[38][39]

Non sarebbe comunque stato quello il primo guaio con la legge per il turbolento artista. Giovanni Pietro Bellori
(uno dei suoi primi biografi) sostiene che, intorno al 1590-1592, Caravaggio, già distintosi per risse tra bande di
giovinastri, commise un omicidio a causa del quale era fuggito da Milano prima per Venezia (dove studiò la
pittura locale, in particolar modo Giorgione), poi per Roma. Il suo arrivo nella città papale sarebbe stato dunque
la conseguenza di una fuga.[40]

Nel 1601-1602 dipinse la Cattura di Cristo e Amor vincit omnia. Nel


1603 fu processato per la diffamazione di un altro pittore, Giovanni
Baglione, che querelò sia Caravaggio sia i suoi seguaci Orazio
Gentileschi e Onorio Longhi, colpevoli di aver scritto rime offensive
nei suoi confronti. Grazie all'intervento dell'ambasciatore francese,
Merisi, condannato al processo, fu liberato e trasferito agli arresti
domiciliari, seppur per poco (aveva scontato già un mese di carcere a
Tor di Nona).[41]

Tra il maggio e l'ottobre del 1604 il pittore fu arrestato varie volte per
possesso d'armi e ingiurie alle guardie cittadine; inoltre, fu querelato da
un garzone d'osteria per avergli tirato in faccia un piatto di carciofi.[42]

Nel 1605 fu costretto a scappare a Genova per circa tre settimane, dopo
aver ferito gravemente un notaio, Mariano Pasqualone da Accumuli, a
causa di una donna: Lena, l'amante di Caravaggio.[43] L'intervento dei
protettori dell'artista riuscì a insabbiare l'accaduto anche se, al ritorno a
Caravaggio, Amor vincit omnia, 1601- Roma, il pittore fu querelato da Prudenzia Bruni, sua padrona di casa,
1602. Olio su tela, 156,5 × 113,3 cm. per non aver pagato l'affitto; per ripicca, Merisi prese nottetempo a
Berlino, Gemäldegalerie. sassate la sua finestra, finendo nuovamente querelato. Nel novembre
dello stesso anno il pittore era degente per una ferita, che disse di
essersi procurato cadendo sulla propria spada.[43]

Il fatto più grave però si svolse a Campo Marzio, la sera del 28 maggio 1606: a causa di una discussione
causata da un fallo nel gioco della pallacorda (una sorta di tennis) il pittore fu ferito e, a sua volta, ferì
mortalmente il rivale, Ranuccio Tomassoni da Terni, con il quale aveva avuto già in precedenza discussioni
spesso sfociate in risse. Anche questa volta c'era di mezzo una donna, Fillide Melandroni, le cui grazie erano
contese da entrambi. Probabilmente dietro l'assassinio di Ranuccio c'erano anche questioni economiche, forse
qualche debito di gioco non pagato dal pittore o addirittura politiche: la famiglia Tomassoni era notoriamente
filo-spagnola, mentre Michelangelo Merisi era un protetto dell'ambasciatore di Francia.[44]

Il verdetto per il delitto di Campo Marzio fu severissimo: Caravaggio fu condannato alla decapitazione, che
poteva esser eseguita da chiunque lo avesse riconosciuto per strada. Nei suoi dipinti cominciarono
ossessivamente a comparire teste mozzate, e il suo macabro autoritratto prendeva spesso il posto del
condannato.[45] Degli autoritratti di come fosse effettivamente il reale volto del pittore, forse uno dei più
verosimili resta quello di un fuggitivo nella sua scena del Martirio di san Matteo. Tuttavia il ritratto più noto del
Merisi rimane quello a opera di Ottavio Leoni, che lo conobbe personalmente ma lo eseguì almeno 11 anni
dopo la morte. Leoni ritrasse anche Galileo Galilei, contemporaneo del Merisi, nel 1624; alcuni hanno
riconosciuto, in quest'ultimo, la grande somiglianza con il Pilato nella celebre tela Ecce Homo di Caravaggio
del 1601.

La fuga da Roma
La permanenza in città non era più possibile: ad aiutare Caravaggio a fuggire fu il principe Filippo I Colonna
che gli offrì asilo all'interno di uno dei suoi feudi laziali di Marino, Palestrina, Zagarolo e Paliano.[45] Il nobile
romano mise in atto una serie di depistaggi, con l'aiuto di altri componenti della sua famiglia, che
testimoniarono la presenza del pittore in altre città, facendone così perdere le tracce.

Per i Colonna Caravaggio eseguì in quel periodo diversi dipinti, su tutti la Cena in Emmaus, nella scarna
versione oggi a Brera.[46]

Gli ultimi anni (1606-1610)

Il primo periodo napoletano

Alla fine del 1606, Caravaggio giunse a Napoli, nei Quartieri Spagnoli,
dove rimase circa un anno.
La fama del pittore era ben nota. I Colonna lo raccomandarono a un
ramo collaterale della famiglia residente a Napoli: i Carafa-Colonna.
Qui il Merisi visse un periodo felice e prolifico. Furono infatti eseguiti:
la Giuditta che decapita Oloferne (1607), scomparsa, di cui forse esiste
una copia coeva nelle collezioni del banco di Napoli; la Sacra famiglia
con san Giovanni Battista (1607), appartenente alla collezione privata
Clara-Otello Silva a Caracas; una prima versione della Flagellazione di
Cristo (1607), conservata presso il Musée des Beaux-Arts di Rouen; la
Salomè con la testa del Battista (1607), alla National Gallery di Londra;
la prima versione di Davide con la testa di Golia (1607), al
Caravaggio, Flagellazione di Cristo, Kunsthistorisches Museum di Vienna; la Crocifissione di sant'Andrea
1607 ca. Olio su tela, 134,5 × 175,5 cm. (1607), presso il Cleveland Museum of Art e infine, la più importante,
Napoli, Museo di Capodimonte. che si ipotizza sia stata commissionata dai Carafa-Colonna, forse per
collocarla nella cappella di famiglia nella chiesa di San Domenico
Maggiore, la Madonna del Rosario (1606-1607). Poco dopo la sua
esecuzione, il dipinto fu venduto a mercanti e portato nelle Fiandre, poi a Vienna, dove ora si trova.

Dei molti dipinti eseguiti durante il primo periodo napoletano, solo due sono
ancora in città.

Il primo è il suggestivo Sette opere di Misericordia (1606-1607), uno dei


lavori più importanti del Caravaggio. Le “sette opere di Misericordia
corporali” sono condensati in un'unica scena. Sulla parte superiore del dipinto,
a supervisionare l'intera scena che si svolge nella parte bassa, vi è la Madonna
col Bambino accompagnata da due angeli. Riguardo ai forti contrasti del
chiaroscuro, si potrebbe interpretare la luce luminosa come metafora della
misericordia che “aiuta il pubblico a cercarla nella propria vita” [47]. La tela,
cardine per la pittura in Italia Meridionale e per la pittura italiana in generale,
presenta una composizione più drammatica e concitata rispetto alle pitture
romane, rinunciando a un fulcro centrale dell'azione. Questo aspetto fu di
grande stimolo per la pittura barocca partenopea successiva e il passaggio del
Merisi a Napoli, infatti, diede luogo alla nascita di molti esponenti
caravaggeschi tra i pittori locali. Caravaggio, Sette opere di
Misericordia, 1606-1607. Olio su
L'altro dipinto rimasto a Napoli fu eseguito tra il 1607 e il 1608, direttamente tela, 390 × 260 cm. Napoli, Pio
per la chiesa di San Domenico Maggiore, poi spostato al museo di Monte della Misericordia.
Capodimonte, ovvero una seconda versione della Flagellazione di Cristo.

Il soggiorno a Malta e in Sicilia


Nel 1607 Michelangelo Merisi partì per Malta, sempre per intercessione
dei Colonna, e qui entrò in contatto con il gran maestro dell'ordine dei
cavalieri di san Giovanni, Alof de Wignacourt, a cui il pittore fece
anche un ritratto. Il suo obiettivo era diventare cavaliere per ottenere
l'immunità, poiché su di lui pendeva ancora la condanna alla
decapitazione. In questo contesto il Caravaggio firmò un documento
che mise in discussione il suo reale luogo di nascita: il pittore vi
dichiara che sua città natale è Caravaggio, in provincia di Bergamo:
"Carraca oppido vulgo de Caravagio in Longobardis natus".[48] A
Caravaggio, Decollazione di san rimettere in discussione il suo luogo d'origine vi è poi un'ulteriore
Giovanni Battista, 1608. Olio su tela, attestazione, proveniente dalla scoperta di un documento nuovo; in esso
361 × 520 cm. La Valletta, Concattedrale
si legge la dichiarazione resa a Roma da un garzone mediolanensis,
di San Giovanni.
Pietro Paolo Pellegrino, nel corso di un interrogatorio: «questo pittore
Michelangelo... al parlare tengo sia milanese», ma poi specifica
«mettete lombardo, per che lui parla alla lombarda». Pellegrino non
riconobbe nella cadenza del pittore l'accento che gli era familiare, essendo lui stesso milanese per nascita.[49]

L'attività di pittore del Merisi proseguì, dipingendo nel 1608 la


Decollazione di san Giovanni Battista, il suo quadro più grande per
dimensioni, conservato nella Concattedrale di San Giovanni di La
Valletta. Nella stessa chiesa si trova un'altra opera del pittore, il San
Girolamo scrivente.
Dopo un anno di noviziato, il 14 luglio 1608 Caravaggio fu investito
della carica di "cavaliere di grazia", rango inferiore rispetto ai "cavalieri
di giustizia" di origine aristocratica. Anche qui ebbe dei problemi: fu
arrestato per un duro litigio con un cavaliere del rango superiore e
perché si venne a sapere che su di lui pendeva una condanna a morte.
Fu rinchiuso nel carcere di Sant'Angelo a La Valletta, il 6 ottobre: riuscì
incredibilmente a evadere e a rifugiarsi in Sicilia a Siracusa. Il 6
dicembre i cavalieri espulsero con disonore Caravaggio dall'ordine:
«Come membro fetido e putrido».[50][51]

A Siracusa, Caravaggio fu ospite di Mario Minniti, suo antico amico,


conosciuto durante gli ultimi anni romani. Nella città siciliana Mappa dei viaggi di Caravaggio
s'interessò molto all'archeologia, studiandone i reperti ellenistici e
romani: durante una visita assieme allo storico Vincenzo Mirabella
coniò il nome "orecchio di Dionigi" per descrivere la "Grotta delle Latomie". Durante questo soggiorno
dipinse, per la Chiesa di Santa Lucia al Sepolcro, una pala d'altare raffigurante il Seppellimento di santa Lucia
(la patrona della città siciliana), la cui ambientazione sembra proprio quella delle grotte da lui ammirate.

A Messina dipinse la Resurrezione di Lazzaro, tetra incompiuta e cimiteriale rappresentazione, la cui parte
centrale è occupata dal corpo di Lazzaro spasmodicamente teso nel gesto del braccio verso la luce, e
l'Adorazione dei pastori.

Giovanni Pietro Bellori cita la Natività con i santi Lorenzo e Francesco d'Assisi eseguita a Palermo per
l'oratorio di san Lorenzo, ma recentemente ha preso consistenza l'ipotesi, suffragata anche da nuovi
ritrovamenti documentari, secondo cui essa fu dipinta nel 1600 a Roma, su richiesta del commerciante Fabio
Nuti, e da lì spedita a Palermo.[52] L'opera fu trafugata nel 1969 e, secondo le indagini, sarebbe stata poi
distrutta.[53]

Il secondo periodo napoletano

Alla fine dell'estate del 1609 Caravaggio tornò a Napoli. Qui, probabilmente in ottobre, affrontato con violenza
da alcuni uomini al soldo del suo rivale maltese, all'uscita della Locanda del Cerriglio (nei pressi di via
Monteoliveto), rimase sfigurato e cominciò a circolare la notizia della sua morte.[54]
La fase creativa del suo secondo periodo napoletano è ricostruita dagli storici
con molte congetture: dipinse sicuramente il San Giovanni Battista disteso
(1610) appartenente a una collezione privata a Monaco di Baviera, la
Negazione di san Pietro, il San Giovanni Battista e il Davide con la testa di
Golia, quest'ultimo molto importante dal punto di vista storiografico in quanto
raffigurante un autoritratto del Caravaggio nella testa mozzata, sorte dalla quale
il Merisi tentava da anni di fuggire.[55]
Ancora al periodo di Napoli sono da attribuire i due quadri con medesimo
soggetto: la Salomè con la testa del Battista, che il pittore avrebbe dovuto
recapitare ai Cavalieri dell'Ordine, e la Salomè con la testa del Battista a
Madrid, cominciata durante il primo periodo napoletano. Poi vi furono tre tele
per la chiesa di Sant'Anna dei Lombardi di Napoli, il San Francesco che riceve
Caravaggio, David con la testa le Stimmate, il San Francesco in meditazione e una Resurrezione (quest'ultima
di Golia, 1609-1610. Olio su nota oggi attraverso una copia di Louis Finson ad Aix en Provence), tutte
tela, 125 × 101 cm. Roma, perdute durante il terremoto del 1805 che causò il crollo di una parte
Galleria Borghese. dell'edificio.[56][57]

Infine, dipinse il Martirio di


sant'Orsola (1610) per Marcantonio Doria, oggi conservato nel palazzo
Zevallos di Napoli. Questo è considerato l'ultimo dipinto di
Caravaggio.[58]

Ultimi giorni di vita

Da Roma gli fu inviata la notizia che papa Paolo V stava preparando


una revoca della condanna a morte. Da Napoli quindi, dove abitava
presso la marchesa Costanza Colonna nel palazzo Cellammare,[59] si
mise in viaggio nel luglio 1610 con una feluca-traghetto che Caravaggio, Martirio di sant'Orsola,
settimanalmente faceva il tragitto Napoli-Porto Ercole e ritorno, ma 1610. Olio su tela, 143 × 180 cm.
diretto segretamente allo scalo portuale di Palo di Ladispoli, sotto il Napoli, Galleria di palazzo Zevallos.
feudo degli Orsini, in territorio papale, luogo distante circa 40 km da
Roma. In quel feudo avrebbe atteso in tutta sicurezza il condono papale
prima di ritornare, da uomo libero, nella città eterna.

L'ipotesi più certa racconta che l'arrivo a Palo di Ladispoli, disatteso dalla sorveglianza costiera, ne causò il
fermo per accertamenti. Tuttavia la feluca, non potendo aspettare, sbarcò il Merisi e fece rotta a nord, per Porto
Ercole, dove era effettivamente diretta, portandosi dietro il bagaglio dell'artista. Quelle casse contenevano
anche il prezzo concordato dal Merisi col cardinal Scipione Borghese per la sua definitiva libertà: alcune sue
tele, tra cui un prezioso quadro del Battista. Il bagaglio, letteralmente vitale, andava recuperato; la versione
ufficiale afferma che gli Orsini gli avrebbero offerto un'imbarcazione per raggiungere Porto Ercole, e
recuperare quindi il prezioso carico; l'artista vi giunse, ma non è chiaro se la precedente feluca-traghetto stesse
già ritornando a Napoli coi suoi bagagli a bordo. Provato, e malato di febbre alta, probabilmente a causa di
un'infezione intestinale trascurata, restò a Porto Ercole, curato inutilmente da una confraternita locale, che il 18
luglio 1610 ne certificò la morte, avvenuta nel loro sanatorio.[60] Si ipotizza che il giorno successivo l'artista
fosse seppellito nella fossa comune del cimitero di San Sebastiano, ricavata sulla spiaggia e riservata agli
stranieri, e che oggi è il retroporto urbanizzato di Porto Ercole, dove nel 2002 è stato collocato il monumento.
In questa ricostruzione, risultata la più verosimile, non vi è certezza se il condono papale fosse stato
effettivamente spedito qualche giorno dopo a Napoli, alla Marchesa Colonna.[61]

Nell'occasione delle celebrazioni per i 400 anni dalla morte, un professore dell'Università di Napoli, Vincenzo
Pacelli, esperto del Merisi, a conclusione di uno studio coadiuvato da documenti dell'archivio di Stato e
dell'Archivio Vaticano,sposta la morte nella laziale riva di Palo di Ladispoli. Secondo Pacelli, il Caravaggio fu
assassinato da emissari dei cavalieri di Malta, con il tacito assenso della Curia Romana.[62][63]
Il ritrovamento dei resti
Caravaggio ebbe molte storie d'amore, ma nessun matrimonio o figli documentati. Il 16 luglio 2010, dopo oltre
un anno di ricerche storiografiche e analisi scheletriche, confronti col DNA dei discendenti dei fratelli del
pittore, di cognome Merisio di Caravaggio[64] un'équipe di scienziati italiani confermò che le ossa, contenenti
piombo e mercurio (usati in grande abbondanza dai pittori del '600 per preparare i colori), trovate nella fossa
comune del cimitero di Porto Ercole, sono all'85% quelle del grande artista.[65].
Le ricerche furono coordinate da un polo di istituti coordinati dall'Università di Bologna, con il supporto degli
atenei dell'Aquila e del Salento e del centro ricerche ambientali di Ravenna. Al risultato si è arrivati mettendo
insieme gli esiti di indagini storiografiche e di biologia scheletrica, nonché dell'uso di tecnologie per
l'accertamento dei metalli pesanti nelle ossa, di analisi dei sedimenti terrosi, della datazione con il metodo del
carbonio-14 e, per finire, del DNA.
Il 3 luglio 2010, dopo una settimana di permanenza nella città di Caravaggio, i resti ossei furono riportati via
mare a Porto Ercole e messi in mostra a Forte Stella, una fortificazione del paese. Il 19 luglio 2014 a Porto
Ercole è stata terminata la piazza del Caravaggio. L'analisi del DNA ha stabilito che i resti sono quelli del
pittore, ipotesi tuttavia non accettata da tutti, e contestata in particolare da esperti come Tomaso Montanari e
Vincenzo Pacelli.[66]

Attività artistica
Giulio Carlo Argan rileva che la pittura caravaggesca si distingue per
un realismo drammatico. Argan evidenzia anche che «il motivo
religioso è anche sociale: il divino si rivela negli umili». Il suo realismo
nasce dall'etica religiosa instaurata da Carlo Borromeo: non consiste
nell'osservare e copiare la natura ma nel rifiutare le convenzioni, nel
puntare sul vero rinunciando alla ricerca del "bello", nel rinunciare
all'invenzione per puntare sui fatti. Quanto alla morte: «il pensiero della
morte è dominante nel Caravaggio, come già in Michelangelo
Buonarroti. Ma per Michelangelo la morte era liberazione e
sublimazione, per il Caravaggio è soltanto la fine, l'enigma della
tomba».[67] La religiosità di Caravaggio trova riscontro nell'impulso Caravaggio, Cena in Emmaus, 1601.
dato da alcuni settori della Controriforma cattolica (San Filippo Neri, Olio su tela, 141 × 196,2 cm.Londra,
Sant'Ignazio di Loyola, San Carlo Borromeo) alla pratica di culto National Gallery.
rivolta a più ampi strati popolari.[68]

Stile pittorico

La particolare tecnica pittorica di Caravaggio fu il suo successo. Fino al suo inizio nella pittura, lo stile di molti
artisti era legato a un metodo basato prevalentemente sullo studio dell'arte classica, con forti influssi derivati
dai protagonisti del rinascimento italiano. Su tutti le figure di Michelangelo e Raffaello, nel centro Italia,
mentre nel settentrione la pittura si rifaceva soprattutto a Tiziano, Correggio e Leonardo.

La rivoluzione di Caravaggio sta nel naturalismo, espresso nei soggetti e nelle atmosfere in cui la capacità di
dare a un corpo una forma tridimensionale è evidenziata dalla particolare illuminazione che teatralmente
sottolinea i volumi dei corpi che escono improvvisamente dal buio della scena. Sono pochi i quadri in cui il
pittore lombardo dipinge lo sfondo, che passa in secondo piano rispetto ai soggetti, i soli protagonisti della sua
opera. Per la realizzazione dei suoi dipinti, Caravaggio nel suo studio posizionava lanterne in posti specifici per
far sì che i modelli fossero illuminati solo in parte, a "luce radente". Con questo artificio, Caravaggio fa
emergere da uno sfondo scuro solo specifiche porzioni della scena dipinta, che acquistano in tal modo un
rilievo quasi scultoreo.

Nell'opera del pittore sono evidenti dunque forti contrasti di luci e ombre. La luce plasma le figure, determina
ambienti e situazioni ed è concepita o come apparizione simbolica (essa è "Grazia" nella Vocazione di San
Matteo in San Luigi dei Francesi) o come fatto drammatico nell'intensità dei gesti dei personaggi (Martirio di
San Matteo nella medesima chiesa romana).[69] Nella pittura caravaggesca il valore materico - percettivo della
San Matteo nella medesima chiesa romana).[69] Nella pittura caravaggesca il valore materico - percettivo della
luce si fonde con quello teologico - mistico.

I soggetti

I soggetti efebici e la presunta omosessualità

Tra le opere giovanili del Caravaggio ci sono molti ragazzi seducenti


solitamente intenti a suonare uno strumento (tradizionale
accompagnamento all'amore) o mangiare un frutto (simbolo
dell'appagamento dei sensi); sono giovani colti dalla strada, dai luoghi
che lui amava frequentare come osterie, bische, bordelli e luoghi di
malaffare della città. La continua proposta di questi personaggi ha fatto
formulare a molti critici supposizioni riguardo alla presunta
omosessualità dell'artista e dei suoi due più importanti committenti, il
Cardinale del Monte e il marchese Giustiniani, che conservavano molte
di queste opere all'interno dei loro gabinetti privati; la più famosa tra
queste è l'Amor vincit omnia, dipinto dai forti toni sensuali che l'artista
dovette replicare per entrambi i committenti.
Caravaggio, Bacco, 1598 ca. Olio su tela,
È documentata la frequentazione del Caravaggio, specie nei suoi anni 95 × 85 cm. Firenze, Galleria degli
Uffizi.
romani, sia di diverse prostitute, alcune delle quali, come è noto, ritratte
nei suoi dipinti, sia di ragazzi con cui pare intrattenesse rapporti
sentimentali, tra cui Mario Minniti, modello per il Fanciullo con
canestro di frutta, la Buona ventura, I bari, il Concerto, il Suonatore di liuto, il Bacco, il Ragazzo morso da un
ramarro, la Vocazione e il Martirio di san Matteo.

Sulla questione, i critici d'arte e gli storici hanno espresso pareri contrastanti. Maurizio Calvesi sostiene:

« In realtà, la presunta omosessualità del Caravaggio, utile ad aggiungere un tocco al quadro del suo
"maledettismo", è probabilmente solo un abbaglio; e questo discende da una discutibile esegesi di alcuni
dipinti del primo periodo romano, che presentano figure effeminate o ritenute provocanti. A lungo, del resto,
ci si è rifiutati (e molti ancora si rifiutano) di applicare al Caravaggio quella lettura secondo i codici
"iconologici" dell'epoca, che consente di apprezzare le bellissime e rivelatrici simbologie di cui la sua pittura
è intessuta, pur nell'approccio realistico. Senza intendere il contesto dei simboli ogni scelta di figure o di
oggetti appare come il frutto di un impulso immediato, orientando verso interpretazioni soggettive e
modernizzanti.[70] »

Vittorio Sgarbi sostiene invece:

« Non m’importa conoscere la vita privata di Caravaggio (…) però mi colpisce la sua ambiguità. Mi
colpiscono quei giovani modelli, i suoi Bacco e i suoi Giovanni Battista, allusivi e lascivi come i ragazzi
fotografati da von Gloeden. Una omosessualità intinta di cattolicesimo, come quella diPasolini e di Testori e
di altri maledetti nostri contemporanei qualiFassbinder e Genet.[71] »

Margaret Walters ha scritto:

« Caravaggio si rivolgeva a Roma a una subcultura apertamente omosessuale; sofisticata, sicura di sé e ricca
al punto da poter indulgere nelle sue fantasie e da sviluppare propri codici e ironie. Il tono del lavoro del
Caravaggio per questo gruppo è caratteristico. È, per la prima volta, "camp" in modo riconoscibile, nella sua
sovversione ironica e teatrale degli stereotipi sessuali.[72] »

Gli altri soggetti


Non solo soggetti efebici caratterizzarono le pitture di Caravaggio,
spesso la rappresentazione, anche nelle opere ufficiali per committenze
pubbliche, di personaggi vecchi e deformi nei panni di venerati santi e
di prostitute e umili donne nelle vesti di importanti figure femminili
della storia della chiesa. L'utilizzo di questi modelli fu motivo di molte
critiche che accusavano l'artista di esaltare la goffaggine e la sporcizia
di certi personaggi, lasciando da parte l'idealizzazione della bellezza e
la ricerca di una perfezione compositiva, particolarità da sempre
ricercate dagli artisti precedenti, specie nella rappresentazione di
soggetti appartenenti alla storia della religione.
Caravaggio, Cattura di Cristo, 1598.
Olio su tela, 133,5 × 169,5 cm.Dublino,
La natura morta
National Gallery of Ireland.

Nelle prime opere del


Caravaggio si trovano spesso splendidi particolari di nature morte, ma
una sola è la composizione completa che ci sia pervenuta, la Canestra
di frutta della pinacoteca Ambrosiana. Ciò è riferibile soprattutto al
periodo di apprendistato nella bottega dal Cavalier d'Arpino. La frutta
rappresentata da Merisi è in perfetta sintonia con i personaggi. Le foglie
appassite, con il loro stato di maturazione avanzata, danno l'idea di una
particolare atmosfera di decadenza autunnale. Tradizionalmente, alle
Caravaggio, Canestra di frutta, 1599.
nature morte venivano associati significati allegorici, e l'appassire di
Olio su tela, 31 × 47 cm.Milano,
frutta e verdura in questo caso sembra parlare del rapporto di
Pinacoteca Ambrosiana.
convivenza tra vita e morte. Caravaggio si rivela da subito come artista
rivoluzionario che non si limita all'osservare e copiare la natura, ma
cerca di immergersi nella realtà e di presentarla senza filtri. Già nei
primi dipinti di Caravaggio possiamo notare la sua estrema voglia di puntare sul vero e la sua capacità di
prestare grande attenzione ai dettagli. Gli scienziati che analizzano i quadri di Caravaggio sono in grado di
riconoscere le malattie visibili sulle piante dipinte dall'artista.[73]

I ritratti

Il pittore non dipinse molti ritratti e di quei pochi restano soltanto quattro o cinque (l'unico ritratto femminile,
quello di una cortigiana, probabilmente Fillide Melandroni, modella per dipinti dell'artista, andò distrutto a
Berlino, nel Kaiser Friedrich Museum durante la Seconda guerra mondiale). Sopravvivono inoltre il ritratto del
cardinale Maffeo Barberini (che poi sarà papa col nome di Urbano VIII), quello del Gran Maestro dei cavalieri
di Malta Alof de Wignacourt con un paggio, il ritratto di un altro cavaliere di Malta, Antonio Martelli, quello di
un gentiluomo sconosciuto e quello del papa Paolo V (di incerta attribuzione).

Importanti committenze

Tra il 1600 e il 1606 Caravaggio dipinse per alcune chiese romane


quattro importanti tele laterali e cinque pale d'altare (compresa la
Deposizione nel sepolcro, ora alla Pinacoteca vaticana, ma dipinta per
la seconda cappella a destra in Santa Maria in Vallicella, la chiesa
Nuova di Roma), di cui tre (San Matteo e l'angelo, Morte della Vergine
e Madonna dei Palafrenieri) furono rifiutate o rimosse perché ritenute
rappresentazioni disdicevoli e poco decorose del soggetto sacro.[74]
Caravaggio, San Gerolamo scrivente,
Molti quadri di Caravaggio raffigurano santi, i più rappresentati sono 1606 ca. Olio su tela, 112 × 157 cm.
san Francesco, san Girolamo e san Giovanni Battista. San Francesco Roma, Galleria Borghese.
appare di solito come una figura ascetica in preghiera, San Girolamo
come un vecchio intento a scrivere e San Giovanni come un giovane,
praticamente nudo, nel deserto.
Il periodo d'oblio e la moderna riscoperta
Famoso e ammirato in vita, Caravaggio fu quasi completamente
dimenticato nei secoli successivi alla sua morte. In realtà dopo la sua
scomparsa, il duro giudizio sul suo modo - così crudo - di rappresentare
la realtà fu presto utilizzato dai suoi detrattori per denigrarne il valore e
la memoria. Basti pensare alle parole di un celebre pittore del Seicento,
Nicolas Poussin, giunto a Roma quattordici anni dopo la morte di
Caravaggio, che lo apostrofò con parole lapidarie: "Era venuto per
distruggere la pittura".[75]

Questo lungo periodo di oblio fu interrotto solo a metà del XX secolo e


la validità della sua opera fu universalmente riconosciuta solo grazie al
contributo di alcuni dei più importanti storici dell'arte del tempo, tra cui
Caravaggio sulla banconota da100.000 spicca il fondamentale apporto critico di Roberto Longhi, che mise in
lire. luce la sua importanza nello sviluppo dell'arte pittorica moderna e le
sue profonde influenze sull'arte europea dei due secoli successivi,
dimostrando la profonda influenza di Caravaggio soprattutto sulla
successiva pittura barocca (lo stile pittorico che emerse dalle rovine del manierismo).[76]

« Ribera, Vermeer, La Tour e Rembrandt non avrebbero mai potuto esistere senza di lui e l'arte diDelacroix,
Courbet e Manet sarebbe stata completamente diversa.[17] »

André Berne-Joffroy, autore di Le Dossier Caravage, disse di lui: «ciò che inizia con l'opera di Caravaggio è
molto semplicemente la pittura moderna.»[77]

Il Caravaggismo
Con questo termine si indica lo stile degli artisti che si ispirano al
Caravaggio.[78]

Nei dipinti caravaggeschi troviamo grande realismo nelle figure,


rappresentate generalmente su uno sfondo monocromo, e illuminate da
una luce violenta. I principali pittori caravaggisti sono Bartolomeo
Manfredi, Carlo Saraceni, Orazio e Artemisia Gentileschi, Giovanni
Antonio Galli (detto lo Spadarino), Francesco Boneri (più noto come
Cecco del Caravaggio), Gerrit van Honthorst (tradizionalmente
chiamato Gherardo delle Notti), Hendrick ter Brugghen, Giovanni
Serodine, Carlo Sellitto, Battistello Caracciolo e Jusepe de Ribera; in
questi ultimi due, operanti a Napoli, ritroviamo riproposto lo stile degli
ultimi anni del Caravaggio, caratterizzato da atmosfere molto cupe.
Altri artisti del Regno di Napoli influenzati dalla lezione caravaggesca
furono Luca Giordano, Mattia Preti e (attraverso questi ultimi)
Francesco Solimena.

La monumentale opera del Caravaggio influenza anche una fitta schiera


di grandi artisti d'Oltralpe, tra i quali: Louis Le Nain, Georges de La
Caravaggio, La Deposizione, 1602-1604
Tour, Valentin de Boulogne, Simon Vouet, Francisco de Zurbarán,
ca. Olio su tela, 300 × 203 cm.Città del
Diego Velázquez, Bartolomé Esteban Murillo, Matthias Stomer, Pieter Vaticano, Pinacoteca vaticana.
Paul Rubens, Antoon van Dyck, Rembrandt, Jan Vermeer, Adam
Elsheimer.

Inoltre, influenze caravaggesche pervadono persino le opere di artisti ottocenteschi: David, Goya, Gericault,
Delacroix, Courbet.[79]
Film e altre opere su Caravaggio
Sono stati girati due lungometraggi sulla vita del pittore:

Caravaggio, il pittore maledetto (1941), diretto da Goffredo Alessandrini.


Caravaggio (1986), diretto da Derek Jarman.

Nel 1967 la Rai trasmise lo sceneggiato televisivo Caravaggio con la regia di Silverio Blasi e Gian Maria
Volonté nelle vesti dell'artista.

Nel 2002 il cortometraggio Vernissage!...1607 Caravaggio, regia di Stella Leonetti, racconta la presentazione
di uno dei dipinti del Caravaggio, le Sette opere di Misericordia. L'artista è interpretato dall'attore Danny
Quinn.

Nel 2004 viene presentato il mediometraggio Caravaggio. L'ultimo tempo (1606-1610), opera del regista
napoletano Mario Martone.

Il 17 e 18 febbraio 2008, Rai 1 manda in onda lo sceneggiato televisivo di due puntate Caravaggio, regia di
Angelo Longoni, con Alessio Boni nei panni dell'artista, Claire Keim, Jordi Mollà, Paolo Briguglia, Elena Sofia
Ricci, Francesco Siciliano, Sarah Felberbaum, Benjamin Sadler, fotografia di Vittorio Storaro e musiche di
Luis Bacalov.

Nel 2008 è stato prodotto dalla Fondazione Marco Fodella un art film-mediometraggio Voluptas dolendi i gesti
del Caravaggio, tratto dall'omonimo spettacolo teatrale di Mara Galassi e Deda Cristina Colonna con la regia di
Francesco Vitali, con Deda Cristina Colonna e Mara Galassi, fotografia di Francesco Vitali, musica italiana del
XVII secolo dei compositori barocchi Francesco da Milano, Laurencinus Romanus, Giovanni Girolamo
Kapsperger, Girolamo Frescobaldi, Ascanio Mayone e Giovanni Maria Trabaci. È stato mandato in onda su
Sky Classica dal 2010 al 2013. È stato pubblicato in DVD Pal dalla Fondazione Marco Fodella nel 2010.

Il 2 febbraio 2011 è stato trasmesso su National Geographic il documentario Caravaggio. Il corpo ritrovato.
Viene raccontata in esso l'unica ricerca effettuata sui, probabili, resti mortali del più grande artista del barocco
italiano e dell'arte in generale. Prodotto da Doclab (regia Marco Visalberghi, autore Patrizia Marani) per
National Geographic Channel e girato in alta definizione (HD), il documentario segue, passo dopo passo, lo
svolgersi di una grande ricerca scientifica che si è prefissa di trovare lo scheletro di Caravaggio e interrogare le
sue ossa, per rispondere alle domande che gli storici dell'arte si pongono da sempre su di lui.

Onorificenze
Cavaliere dell'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, detto anche degli Ospitalieri

Al Caravaggio è intitolato il cratere Caravaggio su Mercurio[80] e l'aeroporto di Orio al Serio, a 5 km dalla città
di Bergamo[81].

Opere
Note

1. ^ a b c Ferdinando Bologna,MERISI, Michelangelo, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 73, Roma, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana, 2009.
2. ^ Vincenzio Fanti, Descrizzione completa di tutto ciò che ritr
ovasi nella galleria di pittura e scultura di sua altezza
Giuseppe Venceslao del S.R.I. Principe Regnante della casa di Lichtenstein, volume 1. Mich elangiolo da Caravaggio di
Casa Amerighi, books.google.com, 1767, p. 21..
3. ^ Giacinto Amati, Ricerche storico-critico-scientifiche sulle origini, scoperte, invenzioni e perfezionamenti fatti nelle
lettere, nelle arti e nelle scienze con alcuni tratti biografici: della vita dei più distinti autori nelle medesime , vol. 1,
books.google.com, 1828, pp. 169, 170.
4. ^ (EN ) Getty profile, including variant spellings of the artist's name, getty.edu. URL consultato il 24 febbraio 2012.
5. ^ Michelangelo Merisi da Caravaggio. Come nascono i capolavori , catalogo della mostra a cura di Mina Gregori,
Milano, Electa, 1991, p. 75.
6. ^ Si veda Caravaggio, Il Sole 24 ore, inserto domenicale, 25 febbraio 2007.
7. ^ Ragozzino, p. 4, Papa, p. 12, Baglione, p. 129.
8. ^ Maurizio Calvesi, Caravaggio, Art dossier, 2009, Firenze, Giunti, p. 7.
9. ^ Caravaggio, il municipio come un laboratorio del Csi , 9 marzo 2010.
10. ^ Esame del Dna per i parenti del Caravaggio, su Ravenna24ore.it.
11. ^ Giuseppe Frangi, Il pittore delle cose che accadono mentre accadono, su 30Giorni.it.
12. ^ Papa, p. 18.
13. ^ Mia Cinotti e Gian Alberto Dell'Acqua,Michelangelo Merisi detto il Caravaggio: tutte le oper e, Bergamo, Bolis,
1983, p. 208.
14. ^ Archivio di Stato di Roma,Tribunale criminale del Governatore, Investigazioni, reg. 274, c.180recto. Si veda anche
Caravaggio a Roma. Una vita dal vero, catalogo della mostra, Roma, De Luca Editori d'Arte, 2010, p. 235.
15. ^ Giovanni Pietro Bellori,Le vite de' pittori, scultori et architetti moderni, Roma, Per il Successore al Mascardi, 1672,
p. 202.
16. ^ Storia dell'Arte, p. 5.
17. ^ a b Longhi.
18. ^ Papa, pp. 41-43.
19. ^ Il cavalier d'Arpino (1568-1640), arte-argomenti.org. URL consultato il 18 febbraio 2012.
20. ^ Papa, p. 44.
21. ^ Catalogo POI, appasseggio.it, 10 novembre 2016.URL consultato il 20 gennaio 2017.
22. ^ Bellori, p. 210.
23. ^ Papa, p. 73.
24. ^ Le grandi opere: Piazza San Luigi dei Francesi, in Repubblica.it, 5 aprile 2011. URL consultato il 22 febbraio 2012.
25. ^ E. Mauceri, Il Caravaggio in Sicilia e Alonso Rodriguez pittor e messinese, «Bollettino d'arte», XVIII, 1924-1925, pp.
559-571:560-561; E. Arslan,Appunto su Caravaggio, «Aut Aut», I, 1951, 5, pp. 444-451:451; E. Arslan,Nota
caravaggesca, «Arte Antica e Moderna», II, 1959, 6, pp. 191-218:206-208; A. Moir , Caravaggio, Milano, Garzanti,
1982, p. 35; M. Calvesi,Caravaggio, i documenti e dell'altro, «Storia dell'arte», XLIII, 2011, 128, pp. 22-51:24-30; A.
Zuccari, Caravaggio controluce. Ideali e capolavori, Milano, Skira, 2011, p. X; M. Cuppone,Dalla cappella Contarelli
alla dispersa Natività di Palermo. Nuove osservazioni e precedenti iconografici per Caravaggio, «Roma moderna e
contemporanea», XIX, 2011, 2, pp. 355-372; G. Mendola, Il Caravaggio di Palermo e l'Oratorio di San Lor enzo,
Palermo, Kalós, 2012;C. Strinati, Michele Cuppone,Caravaggio - Claudio Strinati sulla "Natività" di Palermo , su
YouTube, 15 maggio 2013. URL consultato il 30 marzo 2017.
26. ^ Papa, p. 101.
27. ^ Luigi Spezzaferro, "Caravaggio accettato", inCaravaggio nel IV centenario della Cappella Contar elli: convegno
internazionale di studi, Roma 24-26 maggio 2001, Città di Castello, Petruzzi Stampa, 2002, pp. 23-50.
28. ^ Per la rivalità tra Caravaggio e Giovanni Baglione si vedano Michele Di Sivo, "Uomini valenti: il processo di
Giovanni Baglione contro Caravaggio", inCaravaggio a Roma: una vita dal vero, catalogo della mostra, Roma, De
Luca Editori d'Arte, 2011, pp. 90-108; ma anche Federica Papi, "Ombre e luci nel processo a Caravaggio: ipotesi sulla
Resurrezione di Baglione, novità su Filippo T risegni e una proposta per Francesco Scarpelli no", in Caravaggio a Roma:
una vita dal vero, catalogo della mostra, pp. 109-116; e infine Herwarth Röttgen, "Quel diavolo è Caravaggio: Giovanni
Baglione e la sua denuncia satirica dell'Amore terreno", inStoria dell'arte, 79.1993, pp. 326-340.
29. ^ Bellori, op. cit., 1672, pp. 205-206.
30. ^ Papa, pp. 111-114.
31. ^ Luigi Spezzaferro, "La Cappella Cerasi e il Caravaggio", inCaravaggio, Carracci, Maderno. La Cappella Cerasi in
Santa Maria del Popolo a Roma, Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale, 2001, pp. 9-34.
32. ^ Per ulteriori letture su questo dipinto, si rimanda alla scheda del Louvre: (FR ) "The Death of the Virgin" of
Caravaggio, Musée du Louvre.
33. ^ Luigi Spezzaferro, Caravaggio, Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale, 2010, p. 202.
34. ^ Carmen Scano, Michel Angelo io pittore da Caravaggio: la sua vita, i suoi tempi, il Seicento, Milano, Edizioni
Virgilio, 1977, p. 68.
35. ^ Germano Mulazzani, "Introduzione", inRubens a Mantova, catalogo della mostra(Mantova, palazzo Ducale 25
settembre-20 novembre 1977), Milano, Electa, 1977, p. 13.
36. ^ Ian Chilvers, Dizionario dell'arte, Milano: Baldini Castoldi Dalai, 2008, p. 455.
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Testi generalisti citati nella voce

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Giulio Argan, Storia dell'arte italiana, vol. 3, Sansoni, 2002, ISBN 88-383-1912-X.

Cataloghi di mostre, atti di convegni, raccolte di saggi e riviste scientifiche

Caravaggio e il suo tempo, catalogo della mostra a cura di Gabriella Borsano e Silvia Cassani, New York
(Metropolitan Museum of Art) e Napoli (Museo e Gallerie Nazionali di Capodimonte), Napoli, Electa
Napoli, 1985.
L'ultimo Caravaggio e la cultura artistica a Napoli, in Sicilia e a Malta, a cura di Maurizio Calvesi,
Siracusa, Ediprint, 1987.
Caravaggio. Nuove riflessioni, Quaderni di Palazzo Venezia, 6 (1989).
Michelangelo Merisi da Caravaggio. Come nascono i capolavori, catalogo della mostra a cura di Mina
Gregori, Firenze (Palazzo Pitti) e Roma (Palazzo Ruspoli), Milano, Electa, 1991.
Caravaggio e il Caravaggismo, dispense dal Corso di Storia dell'Arte Moderna I tenuta da Silvia Danesi
Squarzina, A.A. 1994/1995, a cura di Giovanna Capitelli e Caterina Volpi, Università degli Studi di Roma
"La Sapienza", Facoltà di Lettere e Filosofia, Istituto di Storia dell'Arte, Roma, Il Bagatto, 1995.
Caravaggio e la collezione Mattei, catalogo della mostra a cura di Rossella Vodret, Roma (Galleria
Nazionale d'Arte Antica), Milano, Electa, 1995.
Come dipingeva il Caravaggio, atti della giornata di studio, a cura di Mina Gregori con la collaborazione
di Elisa Acanfora, Milano, Electa 1996.
Michelangelo Merisi da Caravaggio: la vita e le opere attraverso i documenti, atti del convegno
internazionale di studi (Roma, 1995), a cura di Stefania Macioce, collaborazione scientifica e redazione
Marco Gallo, redazione e coordinamento a cura di Malena B. McGrath, Roma, Logart Press, 1996.
La Madonna dei Palafrenieri di Caravaggio nella collezione di Scipione Borghese a cura di Anna Coliva,
Venezia, Marsilio, 1998.
La luce del vero : Caravaggio, La Tour, Rembrandt, Zurbarán, catalogo della mostra (Bergamo, Galleria
d'Arte Moderna e Contemporanea), Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale 2000.
Michelangelo Merisi da Caravaggio: fonti e documenti, 1532 - 1724, a cura di Stefania Macioce, Roma,
Bozzi, 2003.
Caravaggio nel IV centenario della cappella Contarelli, atti del convegno internazionale di studi (Roma
2001), a cura di Maurizio Calvesi e Caterina Volpi, Città di Castello, Petruzzi Stampa, 2002.
Caravaggio e l'Europa: il movimento caravaggesco internazionale da Caravaggio a Mattia Preti,
catalogo della mostra a cura di Luigi Spezzaferro, Milano, Skira, 2005.
Caravaggio Bacon, catalogo della mostra (Roma, Museo e Galleria Borghese) a cura di Anna Coliva e
Michael Peppiatt, Roma, Milano Motta, 2009.
Caravaggio e l'Europa: l'artista, la storia, la tecnica e la sua eredità, atti del convegno internazionale di
studi (Milano, 2006), a cura di Luigi Spezzaferro, Milano, Silvana Editoriale, 2009.
Caravaggio, Comitato Nazionale per le celebrazioni del Quarto Centenario della morte del Caravaggio
1571 - 1610, a cura di Claudio Strinati, Milano, Skira, 2010.
Caravaggio a Roma. Una vita dal vero, catalogo della mostra a cura di Michele di Sivo e Orietta Verdi,
Roma, De Luca, 2010.

Opere fumettistiche

Milo Manara, Caravaggio - La tavolozza e la spada, graphic novel, Panini Comics collana 9L, maggio
2015

Voci correlate
Caravaggio (Italia)
Marchesato di Caravaggio

Altri progetti
Wikiquote contiene citazioni di o su Caravaggio
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Caravaggio

Collegamenti esterni
Tutta l'opera di Caravaggio, una mostra impossibile: sotto l'Alto Patronato del Presidente della
Repubblica Italiana.
(EN) Caravaggio.com: sito interamente dedicato all'opera del pittore lombardo.
La vita di Caravaggio, storiadellarte.com.
Fra storia e mito: la morte di Caravaggio a Porto Ercole, argentario-almanacco.it.
Caravaggio a Roma, 1600-1606, sul portale RAI Arte.
Identificata l'immagine di un angioletto nella Vocazione di San Matteo di Caravaggio, bta.it.

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