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L'Istituto per le Opere di Religione (meglio noto con l'acronimo IOR e comunemente conosciuto

come Banca Vaticana) un istituto privato, creato nel 1942 da papa Pio XII e con sede nella Citt del
Vaticano. erroneamente considerato la banca centrale della Santa Sede[1], compito invece svolto
dall'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (APSA).
Il suo direttore generale riporta direttamente ad un consiglio di amministrazione composto da cardinali che a
loro volta rispondono al Papa. L'attuale presidente il tedesco Ernst von Freyberg.
Lo IOR stato pi volte coinvolto in scandali, finanziari e non, fra i quali spiccano "l'affare Sindona" e
il crac del Banco Ambrosiano.
Indice
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1 Struttura e finalit
2 Storia

2.1 Dalla fondazione alla gestione di Nogara

2.2 L'Istituto per le Opere di Religione

2.3 Scandalo del Banco Ambrosiano

2.4 Scandali recenti


3 Organi ed amministrazione

3.1 Commissione cardinalizia di vigilanza

3.2 Consiglio di sovrintendenza


4 Conti
5 Cronotassi dei presidenti
6 Note
7 Bibliografia

7.1 Riferimenti per i dati economici


8 Filmografia
9 Voci correlate

10 Altri progetti
11 Collegamenti esterni

Struttura e finalit [modifica]


Secondo quanto stabilisce il suo statuto, ha lo scopo di:

... provvedere alla custodia e all'amministrazione dei beni mobili e immobili trasferiti o affidati allo IOR medesimo da persone fis

L'Istituto pertanto accetta beni con la destinazione, almeno parziale e futura, di cui al precedente comma. L'Istituto pu accettare

Ha una sola sede, collocata nel torrione Niccol V costruito nel 1453 addossato al Palazzo "Sisto V",
residenza del pontefice all'interno dello Stato della Citt del Vaticano.[3]
Lo IOR consta di 130 dipendenti, un patrimonio stimato (nel 2008) di 5 miliardi di euro, 44 000 conti correnti,
riservati a dipendenti vaticani, ecclesiastici e ad una ristretta quantit di enti privati. Rilevanti sono gli
investimenti esteri, in prevalenza in titoli di Stato o portafogli a basso rischio. Gli interessi medi annui
oscillano dal 4 al 12% e, non esistendo tasse all'interno dello Stato vaticano, si tratta di rendimenti netti.
[4]
Per quanto riguarda gli utili conseguiti, essi non vanno corrisposti ad azionisti - che nel caso dell'Ente non
esistono - ma sono devoluti in favore di opere di religione e di carit.[5]
L'istituto gestito da professionisti bancari e guidato da un presidente, non necessariamente un consacrato
o un religioso, che riferisce direttamente ad un collegio di cinque cardinali, nominati dal Papa e in carica per
un quinquennio con lo scopo di vigilare sulla fedelt dell'istituto agli obblighi statutari, e al Papa (o
al cardinale camerlengo durante un periodo di sede vacante).
Il bilancio e tutti i movimenti fatti dall'Istituto fino al 2013 sono stati noti solo ed esclusivamente al Papa, al
collegio dei cardinali che lo gestiscono, al Prelato dell'istituto, al Consiglio di sovrintendenza, alla Direzione
generale ed ai revisori dei conti.[6]. Il 15 maggio 2013 il presidente ha annunciato che entro la fine dell'anno
l'istituto aprir un proprio sito internet, sul quale sar pubblicato il bilancio [7].
Una rete di contatti con banche sparse nel mondo rende possibile l'esportazione di quantit illimitate di
denaro in assoluta riservatezza, poich Citt del Vaticano non aderisce ai patti internazionali antiriciclaggio.
Inoltre, il conto pu essere aperto sia in euro che in valuta straniera. I clienti vengono identificati solo
attraverso un numero codificato, alle operazioni non si rilasciano ricevute, non esistono libretti di assegni
intestati allo IOR [8] e tutti i depositi e passaggi di denaro avvengono tramite bonifici [9]. Infine, avendo sede in
uno Stato sovrano, ogni richiesta di rogatoriadeve partire tramite il ministero degli esteri del paese
richiedente. Finora quasi nessuna rogatoria stata mai concessa dal Vaticano.
A seguito di vicende giudiziarie riguardanti infrazioni della normativa antiriciclaggio compiute dallo IOR, il 30
dicembre 2010 il Vaticano si impegnato a dare piena applicazione alla convenzione monetaria firmata con
l'Unione europea il 17 dicembre 2009, introducendo leggi volte alla lotta al riciclaggio, che sono entrate in
vigore il 1 aprile 2011[10]. In continuit con tali impegni, il 15 maggio 2013 il presidente ha annunciato che
entro la fine dell'anno il bilancio sar reso pubblico, e che una nuova societ internazionale stata incaricata
di certificare il pieno rispetto degli standard internazionali anti-riciclaggio [11].
Il codice SWIFT dello IOR IOPRVAVX:

IOPR identifica l'Istituto per le Opere di Religione

VA il codice paese per lo Stato della Citt del Vaticano

VX il codice per la Citt del Vaticano

Il torrione Niccol V, sede dello IOR.

Storia [modifica]
L'Istituto per le Opere di Religione un ente dotato di personalit giuridica parte della struttura
amministrativa della Chiesa cattolica. Divenne un'organizzazione formale nel XIX secolo derivando da un
sistema informale finanziario della Chiesa conosciuto come Obolo di San Pietro.
L'Istituto attravers tre periodi di grande cambiamento: nel 1870 con la dissoluzione dello Stato Pontificio;
nel 1929 con i Patti Lateranensi che stabilirono l'indipendenza della Citt del Vaticano; ed in seguito agli
accadimenti della seconda guerra mondiale.

Dalla fondazione alla gestione di Nogara [modifica]

Bernardino Nogara, a capo dell'Amministrazione speciale per le Opere di Religione dal 1929 al 1954

L'11 febbraio 1887, papa Leone XIII costitu la "Commissione delle Opere Pie" che nel 1908, su iniziativa
di papa Pio X, fu rinominata "Commissione amministratrice delle Opere di Religione".

I Patti Lateranensi firmati nel 1929 durante il periodo fascista, riconobbero la Citt del Vaticano come uno
Stato indipendente. Con la legge di esecuzione del trattato (legge del 27 maggio 1929, n. 810[12]) l'Italia, per
compensare l'espropriazione dei beni immobili che la Chiesa cattolica aveva subito con le
leggi napoleoniche prima e fino al 1871 con le leggi del 7 luglio 1866 di soppressione degli Ordini e delle
Corporazioni religiose e del 15 agosto 1867 per la liquidazione dell'Asse ecclesiastico poi, si obbligava a
versare alla Santa Sede la somma di lire 750.000.000 ed a consegnare titoli didebito pubblico consolidato
per un valore nominale di 1.000.000.000 di lire. Questo fu una parte consistente dei capitali che motivarono
la creazione della banca e consentirono di iniziare la sua attivit economica.
La gestione del capitale fu affidata nel 1929 da papa Pio XI al banchiere laico Bernardino Nogara, posto a
capo della neo-costituita "Amministrazione speciale per le Opere di Religione". Nogara pose due condizioni
per accettare l'incarico assegnatogli: gli investimenti dovevano essere liberi da qualsiasi considerazione
religiosa o dottrinale e realizzabili in ogni parte del mondo. Cos, fra il 1929 e l'inizio della seconda guerra
mondiale, Nogara riusc ad investire i capitali vaticani in numerosi segmenti dell'economia italiana,
specialmente nell'energia elettrica, nelle comunicazioni telefoniche, nel credito bancario, nelle ferrovie locali,
nella produzione di macchine agricole, nel cemento, nell'acqua e nelle fibre tessili sintetiche. Fra le societ
controllate spiccano l'Italgas e, nel settore tessile, la Societ Italiana della Viscosa, La Supertessile, la
Societ Meridionale Industrie Tessili e La Cisaraion, unite poi nella holding CISA-Viscosa, poi assorbita
nella SNIA Viscosa. La dirigenza di Nogara permise anche forti partecipazioni nell'Istituto di Credito
Fondiario, nelle Assicurazioni Generali, nella Societ Italiana per le Strade Ferrate Meridionali, nell'Istituto
Romano di Beni Stabili (una compagnia immobiliare), nella Societ Elettrica ed Elettrochimica del Caffaro,
nella CONDOR Societ per l'industria petrolifera e chimica, nella Societ Mineraria e Metallurgica Pertusola,
nella Societ Adriatica di Elettricit e nelle Cartiere Burgo. Per quanto riguarda il settore bancario, il controllo
dei capitali vaticani si estese al Banco di Roma, il Banco di Santo Spirito e la Cassa di Risparmio di Roma[13].
All'arrivo della crisi degli anni '30, Nogara riusc a vendere all'IRI gli interessi mobiliari del Banco di Roma,
del Banco di Santo Spirito e del Credito sardo a prezzi di mercato, nonostante il loro deprezzamento
pressoch totale, con un guadagno di circa 630 milioni di dollari. Nogara, dal 1942 vicepresidente
della Societ Generale Immobiliare, ne rese l'Amministrazione speciale per le Opere di Religione azionista di
maggioranza nel 1945, con il 32,2% di capitale[14]. Un altro investimento strategico si rivel quello
nelle Officine Meccaniche Reggiane, nella Breda e nellaCompagnia Nazionale Aeronautica, che
nel 1935 fornirono armamenti e munizioni per l'offensiva italiana in Libia.
Il 17 marzo 1941 l'Amministrazione speciale assunse la denominazione di "Amministrazione delle Opere di
Religione".

L'Istituto per le Opere di Religione [modifica]


Il 27 giugno 1942 un documento autografo di papa Pio XII lo trasforma nell'"Istituto per le Opere di
Religione", una banca con scopo di lucro, dotata dipersonalit giuridica propria. Con questa trasformazione
lo IOR divenne un vero e proprio istituto di credito avente come oggetto d'impresa quello di far fruttare i
capitali a disposizione.
Il 31 dicembre 1942 il ministro delle Finanze del governo italiano Paolo Thaon di Revel emise una circolare
che prevedeva l'esenzione dello IOR dal pagamento delle imposte sui dividendi [13].
Nel corso degli anni l'istituto fu criticato per la spregiudicatezza del suo modus operandi, basato
principalmente sulla speculazione sul mercato azionario mondiale e su quello immobiliare, anche grazie ai
sostanziosi privilegi ed esenzioni sopracitati.
Nel 1962 lo IOR deteneva il 24,5% della Banca Privata Finanziaria di Michele Sindona, al quale, nel
1969, papa Paolo VI affid una consulenza per la modernizzazione dello IOR. Assieme a lui, una
commissione formata da Luigi Mennini, Pellegrino de Strobel e Massimo Spada. A Sindona fu venduta la
Societ Generale Immobiliare, della quale lo IOR mantenne una quota del 3%. Successivamente, furono

numerosissime le partecipazioni comuni, comprese le movimentazioni di capitali in paradisi fiscali, fra IOR e
Sindona[15].
Nel 1971 l'arcivescovo e guardia del corpo di Paolo VI Paul Marcinkus fu nominato presidente dello IOR.
Nel 1972, lo IOR possedeva circa il 51% delle azioni della Banca Cattolica del Veneto. Per volont del
direttore dello IOR Marcinkus, il 37% delle azioni venne venduto al Banco Ambrosiano diRoberto Calvi,
provocando la reazione dei vescovi veneti - tra i quali l'allora monsignor Albino Luciani (futuro papa Giovanni
Paolo I) - che, non essendone stati informati, chiusero per protesta i loro conti presso la Cattolica del
Veneto[16].
Secondo dichiarazioni del pentito di mafia Vincenzo Calcara, lo IOR era coinvolto nel riciclaggio di denaro di
Cosa Nostra[17], mentre un altro pentito, Francesco Marino Mannoia (secondoGiovanni Falcone il pi
prezioso collaboratore di giustizia) rivel nel 1998, durante il processo per mafia a Marcello Dell'Utri, che
Licio Gelli investiva i danari dei corleonesi di Tot Riina nella banca del Vaticano. (...) Lo IOR garantiva ai
corleonesi investimenti e discrezione[9][18]. Perci quando il papa Giovanni Paolo II venne in Sicilia e
scomunic i mafiosi, i boss si risentirono soprattutto perch portavano i loro soldi in Vaticano. Da qui nacque
la decisione di far esplodere due bombe davanti a due chiese di Roma [9] (esplose davanti alla basilica di
San Giovanni in Laterano e alla chiesa di San Giorgio al Velabro la notte fra il 27 e il 28 luglio 1993).
Secondo il giornalista Gianluigi Nuzzi,[19] che si avvalso dell'archivio di monsignor Renato Dardozzi,
attraverso lo IOR sarebbero stati movimentati, tra il 1989 e il 1993, 275 milioni di euro in contanti, pi 135200 miliardi di lire in titoli di Stato. Nel suo libro Vaticano S.p.A. sostiene che lo IOR era attivo nel riciclaggio
di denaro sporco, tangenti e supporto finanziario alla mafia. Il figlio diVito Ciancimino, Massimo, ha detto
Le transazioni a favore di mio padre passavano tutte tramite i conti e le cassette dello Ior.[20][21]

Con i proventi delle sue attivit economiche, negli anni ottanta lo IOR avrebbe finanziato organizzazioni
politiche ed entit bancarie volte a contrastare movimenti filomarxisti in America Latina (ad esempio
i Contras nicaraguensi[22]) ed i regimi comunisti dell'Europa dell'Est[23] (come
il sindacato polacco Solidarno).[22]
Il 21 giugno 1982 si apre il caso del crac del Banco Ambrosiano, uno dei maggiori scandali finanziari italiani
dal dopoguerra, nella quale sono coinvolti, tra gli altri, i vertici dello IOR (fra cui il Mons. Paul Marcinkus),
Roberto Calvi, Michele Sindona e Licio Gelli. Per i vertici vaticani non ci furono conseguenze giudiziarie
rilevanti, grazie allo status giuridico dello IOR.

Scandalo del Banco Ambrosiano [modifica]

Paul Marcinkus

Lo IOR fu, tra il 1946 e il 1971, il maggior azionista del Banco Ambrosiano[24][25]. Gi nel 1978 il capo della
Vigilanza della Banca d'Italia Giulio Padalinoaveva eseguito un'ispezione sui conti del Banco, facendo luce
sulla "parte occulta" della contabilit: dietro alle varie societ estere che acquistavano cospicui pacchetti di
azioni Ambrosiano c'erano lo stesso gruppo di Calvi e lo IOR[26]. A quel tempo, lo scandalo non ebbe alcun
seguito. Tuttavia, dopo il crac del Banco Ambrosiano, le responsabilit furono confermate nel corso delle
indagini dal ritrovamento di lettere di patronage concesse nel 1981 da Marcinkus (direttore dello IOR
dal 1971 al 1989) a Roberto Calvi (direttore del Banco Ambrosiano), con le quali confermava che lo IOR
direttamente o indirettamente esercitava il controllo su Manic. S.A. (Lussemburgo), Astolfine
S.A. (Panam), Nordeurop Establishment (Liechtenstein), U.T.C. United Trading Corporation (Panam), Erin
S.A (Panam), Bellatrix S.A (Panam), Belrosa S.A (Panam) e Starfield S.A (Panam)[27], societ fantasma
con sede in noti paradisi fiscali, che avevano fatto da "paravento" alla destinazione dell'ingarbugliato circolo
di denaro che aveva drenato duemila miliardi di lire dalle casse dell'Ambrosiano [28].
L'allora ministro del Tesoro Beniamino Andreatta impose la liquidazione del Banco Ambrosiano. Andreatta
rifer in Parlamento l'8 ottobre 1982, dichiarando che il Banco aveva un buco di circa due miliardi di dollari, di
cui un miliardo e 159 milioni garantiti dallo IOR.[29]
Marcinkus fu indagato in Italia nel 1987 per concorso in bancarotta fraudolenta del Banco Ambrosiano, il
quale fu accusato di riciclaggio di denaro dellamafia in connessione con la P2, una loggia massonica
"coperta" guidata da Licio Gelli. Le dichiarazioni del pentito di Cosa Nostra Vincenzo Calcara, ritenute
verosimili dal tribunale di Roma nel 2003, sembrano avvalorare questa tesi, raccontando di contatti fra
Marcinkus, Calvi (esponente della P2) e membri di Cosa Nostra [17].
Il 20 febbraio 1987 il giudice istruttore del tribunale di Milano, Renato Bricchetti, emise un mandato di cattura
contro Paul Marcinkus, Luigi Mennini e Pellegrino de Strobel, i vertici dello IOR, individuando gravi
responsabilit della Banca Vaticana nel crac del Banco Ambrosiano. Il mandato non fu per eseguito perch
Marcinkus godeva di passaporto diplomatico vaticano, mentre gli altri due si rifugiarono dietro il portone di
bronzo e la richiesta di loro estradizione non ebbe alcun esito [30]: alla fine la Cassazione non convalid il
provvedimento in quanto, per il fatto di aver agito in qualit di organi o di rappresentanti di un ente centrale
della Chiesa cattolica, furono considerati, ai sensi dell'art. 11 dei Patti Lateranensi, coperti da immunit
penale.[31]

La Banca Vaticana non ammise alcuna responsabilit per il fallimento del Banco Ambrosiano, ma fu creata
una commissione mista (Agostino Gambino, Pellegrino Capaldo e Renato Dardozzi per il Vaticano[32], Filippo
Chiomenti, Mario Cattaneo e Alberto Santa Maria per lo Stato Italiano) con il compito di approfondire la
questione. Il responso, pur non raggiungendo "conclusioni unanimi" sulla responsabilit giuridica dello IOR,
portava ad ammetterne una responsabilit morale[33][34]. Il 25 maggio 1984, a Ginevra, lo IOR, pur ribadendo
la propria estraneit ai fatti, sigl un accordo con le banche creditrici dell'Ambrosiano, versando 406 milioni
di dollari a titolo di "contributo volontario" [35].
Al crac fecero seguito diverse morti: Graziella Corrocher, la segretaria di Calvi, fu trovata morta dopo un volo
dal quarto piano del palazzo milanese che ospitava la sede del Banco Ambrosiano il17 giugno 1982[36][37] .
Roberto Calvi, membro della P2 e presidente del Banco Ambrosiano dal 1975, fuggito a Londra, fu trovato
impiccato il 18 giugno 1982 sotto il Ponte dei Frati Neri sulTamigi. Michele Sindona, altro piduista,
faccendiere colluso con la mafia siciliana e vicino allo IOR, mentre scontava la pena in carcere per l'omicidio
di Giorgio Ambrosoli, fu trovato avvelenato da un caff al cianuro il 20 marzo 1986 e mor due giorni dopo.
Il 1 marzo 1990 con chirografo di Giovanni Paolo II, l'Istituto per le Opere di Religione viene dotato di un
nuovo statuto che ne riafferma le finalit.[5] Nonostante tutto, lo IOR rimasto invischiato anche in scandali
pi recenti.

Scandali recenti [modifica]

Scandalo Enimont

Nel 1993, negli anni di Tangentopoli, il giudice Borrelli del pool di Mani pulite appur il transito nelle casse
dello IOR di 108 miliardi di lire in certificati del Tesoro destinati a quello che fu conosciuto come scandalo
Enimont. In quell'occasione, in via del tutto eccezionale, lo IOR decise di rispondere ad una rogatoria
richiesta dal pm Antonio Di Pietro che lavorava allora nel pool di Mani puliteed indagava sul caso. Tuttavia i
magistrati hanno poi denunciato che la banca vaticana aveva falsificato i documenti, nascondendo i conti
di Giulio Andreotti e non trasmettendo la documentazione su molte altre posizioni. Successivamente, per far
tornare i conti, ulteriore documentazione inviata venne ritenuta falsa. Da allora, questo risulta esser stato
l'unico caso in cui lo IOR abbia risposto a rogatorie internazionali. Secondo il giornalista Peter Gomez, lo
IOR risulta essere l'unica banca del mondo ad aver trasmesso informazioni false alla magistratura italiana [38].
Alti prelati e dirigenti dello IOR, tra cui il presidente Angelo Caloia[9], rimasero immuni da processo o arresto
a motivo dell'articolo 11 dei Patti Lateranensi che recita: Gli enti centrali della Chiesa Cattolica sono esenti
da ogni ingerenza da parte dello Stato italiano[39] .

Operazione Sofia

Il giornalista Gianluigi Nuzzi nel suo libro sostiene che lo IOR fosse impegnato nella fondazione di un partito
di centro destinato a sostituire la Democrazia Cristiana, crollata in seguito a Tangentopoli[19]. A tal proposito,
Giancarlo Capaldo, procuratore aggiunto di Roma, coordinatore dell'inchiesta sul golpe bianco-porpora
afferma:
L'operazione Sofia, vale a dire il tentativo di creare il Grande Centro che avrebbe preso il potere[40].

Caso Fiorani - BPI

Il 10 luglio 2007, uno dei "furbetti del quartierino" Giampiero Fiorani rivel ai magistrati milanesi la presenza,
nella BSI svizzera, di tre conti della Santa Sede da due o tre miliardi di euro e di aver versato in nero nelle
casse dell'APSA (la Banca centrale vaticana) oltre 15 milioni di euro [9][41].

Caso Anemone - Grandi Opere

Nell'inchiesta sulle "grandi opere" del 2010 sugli appalti del G8 a La Maddalena (nota anche come "Caso
Anemone"), stato accertato che Angelo Balducci (ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici,
arrestato per corruzione) avesse un conto presso lo IOR, dove - secondo i pubblici ministeri - avrebbe
trasferito buona parte delle sue rendite[42]. Nel 2006, interrogato dall'allora PM di Potenza Henry John
Woodcock, aveva ammesso lui stesso l'esistenza di tale conto, usato per ripagare un debito da 380 000 euro
contratto da monsignor Franco Camaldo, prelato d'onore e cerimoniere del Papa, intermediario nell'acquisto
di una villa dove avrebbe dovuto avere sede un nuova loggia massonica [42][43][44]. Balducci aveva un conto allo
IOR in quanto "gentiluomo di Sua Santit" nonch "consultore" e "supervisore" del patrimonio
della Propaganda Fide[44], la quale ha affittato decine di abitazioni a molti dei 412 personaggi inclusi nelle
liste dell'imprenditore Diego Anemone[43]. I magistrati sospettano ulteriori collegamenti con lo IOR a seguito di
sequestri di documentazione contabile, in particolare a Angelo Zampolini, intermediario della "cricca" di
Anemone e Balducci nell'acquisto di un appartamento a Roma per l'ex ministro Claudio Scajola[43]. Gli
inquirenti ritengono altres che parte del denaro accumulato da alcuni degli indagati con le tangenti pagate
da Anemone e da altri imprenditori si trovi depositato presso IOR [43].
L'Unit di informazioni finanziarie della Banca d'Italia ha appurato che tra i beneficiari dei bonifici transitati su
di un conto dello IOR presso la banca Intesa SanPaolo c' don Evaldo Biasini, economo
della Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue, coinvolto nell'inchiesta e, secondo i pm
perugini, custode dei fondi neri di Diego Anemone[45]. I documenti dei magistrati di Perugia e la contabilit
sequestrata a Don Evaldo Biasini svelano come i soldi tenuti da Don Bancomat per conto di Diego Anemone
transitassero per i conti IOR della Congregazione del Preziosissimo Sangue [46].

Operazioni di riciclaggio

Nel maggio 2010 la procura di Roma ha aperto un'indagine sui rapporti sospetti tra lo IOR e altre dieci
banche, fra cui Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banca del Fucino[47]. Le quotidiane operazioni da milioni di euro
fra questi istituti e lo IOR sotto forma di miriadi di assegni dagli estremi non chiari, avevano destato gi nel
2009 i sospetti dell'Unit di informazione finanziaria della Banca d'Italia. stato accertato dai magistrati che
lo IOR utilizzava in modo cumulativo un conto aperto presso la filiale 204 della Banca di Roma in via della
Conciliazione a Roma, versandovi assegni da parte dei propri clienti senza dare alcuna comunicazione in
merito, violando cos le norme antiriciclaggio (legge 173/1991 e D.Lgs 231/2007)[47][48]. Attraverso tale conto
sarebbero transitati circa 180 milioni di euro tra il 2006 e il 2008, per poi interrompere le operazioni con
l'integrazione della Banca di Roma nel gruppo Unicredit [47][48]. I PM sospettano che le transazioni attraverso
conti "schermati" intestati allo IOR celino in realt operazioni per conto di societ o singoli individui con
residenza fiscale in Italia, volte all'occultamento di reati vari, dall'evasione fiscale alla truffa [47][48]. La Guardia
di Finanza ha inoltre accertato casi di beneficiari fittizi fra quelli comunicati agli inquirenti [47]. La magistratura
italiana non ha per competenza ad indagare sullo IOR senza una rogatoria internazionale, a causa della
sua natura formalmente estera[47][48].
Il 20 settembre 2010 vengono sequestrati dalla procura di Roma (su segnalazione della Banca d'Italia) 23
milioni di euro depositati su un conto del Credito Artigiano Spa intestato allo IOR, per operazioni bancarie
effettuate in violazione della normativa antiriciclaggio[49][50]. Le operazioni incriminate sono trasferimenti
ordinati dallo IOR di 20 milioni da un conto presso il Credito Valtellinese alla JP Morgan di Francoforte e di 3
milioni alla Banca del Fucino[50][51]. Restano indagati il presidente dello IOR, Ettore Gotti Tedeschi, e il
direttore generale Paolo Cipriani.[49]
Nel frattempo sono venute alla luce anche altre due operazioni sospette, ovvero un prelievo in contanti da
600.000 euro, effettuato nell'ottobre 2009 dallo IOR per finalit non precisate su un conto Intesa SanPaolo, e
assegni per 300.000 euro incassati nel novembre dello stesso anno su un conto Unicredit. Dall'analisi degli
inquirenti risultato fittizio il nome del negoziante fornito dallo IOR, mentre la cifra proveniva in realt da una
banca di San Marino[45][52]. Alcuni dei conti di transito presso le banche italiane utilizzati dallo IOR nei recenti
scandali legati al riciclaggio sono attivi dai tempi del Banco Ambrosiano. [53]

A seguito di questi eventi, il Papa ha comunicato il 30 dicembre 2010 che verr finalmente data applicazione
alla convenzione monetaria firmata con l'Unione europea il 17 dicembre 2009, attraverso l'adozione di leggi
antiriciclaggio che entreranno in vigore il 1 aprile 2011. [10]
Tuttavia "lemanazione di tale normativa", come successivamente rappresentato in una comunicazione
della Banca d'Italia[54], "di per s, non modifica il regime applicabile allo IOR quale banca insediata in uno
stato extracomunitario a regime antiriciclaggio non equivalente".
Nel Marzo 2012 la procura di Roma ha avviato una rogatoria internazionale per conoscere i movimenti di
denaro del conto corrente dello IOR presso la Jp Morgan di Francoforte[55].

Vatileaks e dimissioni di Ettore Gotti Tedeschi


Per approfondire, vedi Vatileaks.

Nel corso dei primi mesi del 2012 si verificata una sistematica fuga di documenti riservati vaticani
riguardanti i rapporti all'interno e all'esterno della Santa Sede. Tali documenti evidenzierebbero, tra l'altro,
lotte di potere all'interno del Vaticano e alcune irregolarit nella gestione finanziaria dello Stato e
nell'applicazione delle normative antiriciclaggio. Il 24 maggio 2012 Ettore Gotti Tedeschi, presidente dal
settembre 2009, si presenta dimissionario al Consiglio di sovrintendenza e lascia la presidenza con la
sfiducia del Consiglio. I quotidiani parlano di posizioni inconciliabili tra lui e altri interlocutori istituzionali
riguardo l'attuazione delle norme di trasparenza bancaria [56]. Il giorno successivo gli subentra ad interim,
come da statuto, il vicepresidente Ronaldo Hermann Schmitz, con ratifica della Commissione cardinalizia di
vigilanza. La Commissione cardinalizia adotta formalmente la sfiducia votata all'unanimit dal Consiglio di
sovrintendenza il giorno prima, che addebitava all'ex presidente di non aver svolto varie funzioni di primaria
importanza per il suo ufficio e forse anche di aver fatto filtrare all'esterno notizie riservate [57]. Il 27 viene
diffuso un duro comunicato del Consiglio di sovrintendenza con le motivazioni della sfiducia [58]. Il 2 giugno
viene comunicato formalmente per lettera all'ex presidente il trasferimento delle sue competenze al
vicepresidente, che diviene presidente ad interim [59].
Il 28 giugno 2012 lo IOR ha aperto per la prima volta le porte a un gruppo di giornalisti guidati dal direttore
generale Paolo Cipriani con i i quattro membri del Consiglio di Sovraintendenza, Cipriani ha affermato che
nello IOR non ci sono conti cifrati e dal 1996 c' la tracciabilit di tutti i conti, ha controlli interni e esterni
antiriciclcaggio (l'Autorit di Informazione Finanziaria e la Deloitte per il bilancio), i conti sono circa 33mila, il
capitale totale di circa sei miliardi di euro, il 70% delle operazioni avvengono in Europa, il 65% in euro, il
30% in dollari e il resto in altre valute. Dal momento che non una banca, quindi senza scopo di lucro, gli
interessi non sono superiori al 5%. I dipendenti nel 2012 erano 112, cui si aggiungono alcuni consultori
esterni per casi particolari. Lo IOR supporta gli enti eccleasiastici in oltre 150 paesi del mondo [60].

Organi ed amministrazione [modifica]


L'amministrazione essenzialmente gestita da tre organi: una commissione cardinalizia di controllo che
riferisce direttamente al Papa ed da questi nominata; un consiglio di soprintendenza, paragonabile a
un consiglio di amministrazione, composto da banchieri internazionali, ed una direzione generale che dirige
e gestisce l'operativit dell'istituto.
Il Pontefice nomina il presidente della commissione cardinalizia di vigilanza dello Ior e gli altri quattro
cardinali membri. Il presidente pu essere un cardinale o un laico professionista del settore.
Il presidente della commissione cardinalizia nomina il presidente della consiglio di sovrintendenza dello Ior, e
il vicepresidente.
Tutti i membri della commissione di vigilanza eleggono con voto di maggioranza i restanti membri del
consiglio di sovrintendenza.

Emanazione diretta del consiglio di sovrintendenza la direzione dell'istituto, formata dal direttore generale e
dal vice direttore, nominati entrambi dal consiglio medesimo. La direzione responsabile di tutta l'attivit
operativa dell'Istituto e ne risponde al consiglio di sovrintendenza.

Commissione cardinalizia di vigilanza [modifica]


Dal 24 febbraio 2008, in sostituzione del card. Angelo Sodano, il presidente della commissione cardinalizia di
vigilanza dello IOR, il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone.[5]
Dal 16 febbraio 2013[61] la commissione risulta composta dai cardinali:

Tarcisio Bertone, italiano, presidente;

Jean-Louis Tauran, francese, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Inter-Religioso e
presidente della Commissione per le Relazioni Religiose con i Musulmani;

Odilo Pedro Scherer, brasiliano, arcivescovo di San Paolo;

Telesphore Placidus Toppo, indiano, arcivescovo di Ranchi;

Domenico Calcagno, italiano, presidente dell'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica.

Consiglio di sovrintendenza [modifica]


Il presidente del consiglio di sovrintendenza dello IOR Ernst von Freyberg, nominato dal papa Benedetto
XVI il 15 febbraio 2013.
Gli altri membri del consiglio sono:[62][63]:

Carl A. Anderson - cavaliere supremo dei Cavalieri di Colombo (USA)

Antonio Maria Marocco - Avvocato, gi Notaio (Italia)

Ronaldo Hermann Shmitz (Germania)

Manuel Soto Serrano (Spagna)

Altri membri dello IOR sono

Paolo Cipriani - Direttore (gi Vice direttore generale)

Massimo Tulli - Vice direttore

vacante - Prelato dell'Istituto

Conti [modifica]
I titolari di depositi IOR sono verso 33.500, in gran parte europei. Due su tre provengono dall'Italia, poi ci
sono Polonia, Francia, Spagna, Germania, mentre 2.700 sono fondi di congregazioni africane e
sudamericane.
Lo IOR permette di aprire un conto corrente solo a determinate categorie. Tutti vengono sottoposti a controlli
specifici prima di poter aprire un conto.
Possono aprire un conto allo IOR solo:

fondazioni canoniche e cause di beatificazione

dicasteri della Santa Sede

congregazioni religiose istituti secolari

Nunziature e delegazioni apostoliche

monasteri, conventi e abbazie

conferenze episcopali, arcidiocesi e diocesi e gli uffici annessi

parrocchie e chiese e gli uffici annessi

seminari e collegi

uffici della Santa Sede

cardinali e vescovi

clero secolare

religiosi e religiose autorizzate dai superiori

dipendenti attuali o pensionati del Vaticano, Santa Sede o IOR

famiglia pontificia

ambasciate presso la Santa Sede e corpo diplomatico accreditato [64]