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VALLE DAOSTA

1 DOC VALLE DAOSTA


La Valle dAosta e la pi piccola e pi
montuosa
tra
le
regioni
italiane,
caratterizzata da estati calde ma non molto
afose ed inverni freddi.
Essa divisa in tre parti di cui la media valle,
quella pi soleggiata e maggiormente
coltivata a vite.

La Valle DAosta percorsa in orizzontale per tutta la sua lunghezza dal


fiume Dora Baltea.
La coltura della vite, in questa regione, seppur si sia affermata
massimamente nel periodo medievale, era gi diffusa molti secoli prima
di Cristo. Anchessa sconvolta dal flagello della fillossera, nel corso del
1800, grazie alle temperature rigide invernali seppe resistere meglio di
altre regioni dItalia.
A causa del territorio montuoso, le viti sono coltivate su terrazzamenti
costituiti da costruzioni di muri a secco. Si pensi che una delle pi alte
vigne valdostane collocata a 1200 metri sul livello del mare.

I terrazzamenti non sono scavati nella montagna, ma sono strutturati


pietra per pietra.
Come precedentemente anticipato, la parte pi vitata della Valle
DAosta quella centrale (media valle). I vigneti sono tutti collocati a
sud perch e la posizione che consente di ricevere maggiore luce solare.
I sistemi di allevamento sono quelli del tendone aostano che da un
lato consentono alla pianta una maggiore esposizione ai raggi solari,
dallaltro, se collocati a pochi centimetri da terra, (attraverso sostegni
definiti piln) consentono anche di catturare il calore dal suolo.
La scarsit delle piogge, il clima secco e le forti escursioni termiche dal
giorno alla notte, durante il periodo di maturazione, accentuano
lintensit dei profumi dei vini valdostani.
Di fronte a questo scenario, la viticultura valdostana definita eroica
per le difficolt connesse al territorio montuoso.
Dalla zona sud orientale a salire nella zona nord occidentale, i vini
valdostani man mano diventano sempre meno morbidi ed assumono
cuspidi acide e tanniche.
Nella parte pi a nord troviamo la zona del Blanc de Morgex et de La
Salle, Nella bassa valle coltivato invece il nebbiolo dal quale si produce
il Donnas.
Da un punto di vista enologico la regione possiede ununica
denominazione che la VALLE DAOSTA DOC
variegata di
diverse tipologie, mentre non possibile rinvenire DOCG. Generalmente
alla denominazione VALLE DAOSTA DOC aggiunto in nome del
vitigno ed in questo caso la base deve essere costituta da almeno l85%
del vitigno menzionato. Oggi possiamo distinguere ben 7 sottozone della
DOC.
Nellalta valle coltivato quasi esclusivamente il vitigno Pri Blanc
(anche noto come Blanc De Morgex) a bacca bianca, in purezza, dal
quale si ricava il Blanc de Morgex e de La Salle, ideale per la produzione
di spumante e di passito.
Si tratta sempre un vino prodotto con uve coltivate in un ambiente
climatico estremo in cui tutto il ciclo vitale della pianta brevissimo
perch sfrutta i pochi momenti temperati offerti dal clima. Il grappolo si
presenta con acini compatti e croccanti, ed molto resistente al freddo
ed alle avversit climatiche.
Il vino prodotto con il Pri Blanc sia fermo che spumante. Alla vista
vino paglierino scarico con riflessi verdolini, al naso si propone un
profumo di erba, fieno ,mandorla e mela verde e pompelmo. Alla beva
un vino dotato di spiccata acidit e leggerezza alcolica.
Scendendo per la media valle, quella pi vitata della regione, troviamo il
vitigno Petit Rouge che costituisce la base essenziale di tutti i vini rossi
della Valle DAosta, in particolare del
2 TORRETTE.

Questo vitigno ha grappolo piccolo e con acini compatti. Da questo


vitigno si produce un vino rosso, spesso assemblato ad altri vini che
presenta particolari caratteri di morbidezza, profumi d aromi.
Nella bassa valle, invece, il vitigno dominante il nebbiolo noto
localmente come Picoutener. Dal nebbiolo si produce la DOC VALLE
DAOSTA DONNAS .
Questa tipologia di vino storica per la regione. Esso definito il fratello
montano del Barolo, in quanto prodotto dal medesimo vitigno
piemontese che in questa zona si caratterizza per peculiari aspetti
varietali.
un vino spigoloso e pungente gi allolfatto, soprattutto per la sua
spinta acida che solo lunghi affinamenti possono mitigare. Il vino mostra
un colore rubino brillante con accentuati riflessi granata. Alla beva
sapido. Tuttavia il nebbiolo non lunico vitigno a bacca nero presente
sul territorio, vi troviamo infatti anche il Fumin.

PIEMONTE
16 DOCG
42 DOC
Unitamente alla Toscana, anche il Piemonte una realt vitivinicola di
particolare importanza in Italia. Le pi importanti fonti storiche sulla
coltivazione della vite in Piemonte si collocano in piena et romana e
sono fornite da Plinio il Vecchio nella sua storia Naturale.La gran parte
della produzione vitivinicola concentrata a sud della regione nelle
provincie di Asti e Cuneo.
Con poche eccezioni i vitigni principali del Piemonte sono quasi tutti a
bacca rossa: il Nebbiolo, il Barbera, il Dolcetto.
Pur essendo solo tre i principali vitigni coltivati in Piemonte, la regione
vanta un numero elevatissimo di denominazioni di origine delle quali le
pi note hanno a base il Nebbiolo.
In particolare, in Piemonte troviamo 42 DOC e 16 DOCG.
Il Nebbiolo la base dei grandi vini rossi, quelli con lungo
invecchiamento. Il suo nome, probabilmente deriva dalla particolarit
della buccia degli acini maturi, particolarmente pruinosa che li fa
sembrare ricoperti da nebbia. Unaltra ragione del nome potrebbe
essere data dal fatto che, luva tardiva raccolta in autunno, in un
periodo di frequente nebbia.

PIEMONTE NORD. Nella zona pi a nord della regione, tra le DOCG pi


interessanti troviamo la GATTINARA e La GHEMME.
Sia la GATTINARA DOCG
che la GHEMME DOCG
sono prodotte al
90% con Nebbiolo al quale possono concorrere le uve di altri vitigni quali
la Bonarda o Vespolina.
Altra DOCG ERBALUCE DI CALUSO

PIEMONTE LANGHE. La parte centro meridionale del Piemonte,


comprendente alcune citt in provincia di Cuneo, rappresenta una delle
zone di maggiore pregio sotto il profilo vitivicolo, in quanto questa la
zona di produzione del Barolo.

Questa porzione di territorio che si trova tra le provincie di Asti e Cuneo


denominata Le Langhe.
LE DOCG BAROLO e BARBARESCO sono la punta di diamante della
vitivinicoltura piemontese, entrambi prodotti nella zona delle Langhe
intorno alla citt di Alba nella zona centro-meridionale della regione.

Il BAROLO DOCG
pi potente e concentrato del Barbaresco. un
vino che non si presenta mai di colorito scuro ed intenso ma tendente al
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granato anche quando giovanissimo. Il colore ed i riflessi pi chiari del


Barolo, dunque, non aiutano a identificarne lo stato evolutivo.
Tra le regole fondamentali di produzione c' l'invecchiamento: il Barolo
deve invecchiare almeno 3 anni prima di uscire a partire dal 1 gennaio
successivo alla vendemmia.
Il Barolo prodotto in numerosi comuni, i pi importanti dei quali sono
Barolo, La Morra, Castiglione Falletto, Monforte d'Alba, Serralunga
d'Alba. All'interno della produzione del Barolo, forse la pi grande
concentrazione vitata che c' in Italia, ci sono delle distinzioni non
previste dalla legge ma che gli esperti conoscono bene.
Il colore un rosso rubino non intenso ma vivace e con riflessi granata.
Il bouquet particolare va dalla ciliegia sotto spirito alle prugne secche.
Dotato di viva acidit, il Barolo si distingue per la sua possente trama
tannica.
Il nebbiolo profondamente legato a questa terra e, anche per questo,
al di fuori di Piemonte e Lombardia, non ha dato risultati convincenti,
sicuramente neanche paragonabili a quelli qui ottenuti.
Il BARBARESCO DOCG
forse pi leggero ed elegante rispetto al
Barolo. prodotto sempre in provincia di Cuneo ma leggermente pi a
nord rispetto al territorio del Barolo.
Il vino di questa zona era gi noto ai Romani, ma solo alla fine dell800
divenne definitivamente secco, mentre in precedenza era preferito
abboccato o addirittura amabile.
A differenza di quanto avviene per il Barolo, il Barbaresco, deve
invecchiare almeno 2 anni a partire dal 1 gennaio successivo alla
vendemmia.
La zona di produzione del Barbaresco molto meno estesa di quella del
Barolo, infatti esso viene prodotto in tre comuni, Barbaresco, Treiso e
Neive, che forse quello pi noto per la produzione di alta qualit.
Il Barbaresco che era gi conosciuto dai Romani, solo alla fine del 1800
divenne completamente secco, in quanto, in precedenza era preferito
abboccato o addirittura amabile.
Il Barbera il vitigno anchesso diffuso nella regione delle Langhe, ma
nella zona leggermente pi a nord rispetto ad Alba, nella parte pi
centrale della regione.
Esso coltivato non solo in molte altre parti dItalia, ma anche
allestero. Ha un colore molto pi scuro ed intenso rispetto al nebbiolo.
Allolfatto spicca per note di frutti rossi maturi con sfumature speziate di
liquirizia, vaniglia e tabacco mentolato. Alla beva ricco di acidit e con
pochi tannini. Non ha una capacit di invecchiamento estrema come il
Barolo.
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Dal vitigno Barbera si ricava, invece, il BARBERA DALBA DOC,


.
Altro vitigno interessante per i risultati che sta dando il DOLCETTO,
molto diffuso in Piemonte.
Di questo vitigno si hanno notizie certe solo verso il Settecento quando
parlando di zone di produzione si citano Acqui e Alessandria ma non le
Langhe, zona oggi considerata tra le pi importanti per lo sviluppo di
questo vitigno.
Deve il suo nome alla particolare dolcezza della sua polpa, mentre i
vini si presentano esclusivamente asciutti.
La sua caratteristica quella di essere ricco di sostanze coloranti, di
antociani, che danno una tonalit violacea al vino, ed riconoscibile
anche per i profumi vinosi. Da questo vitigno ottengono vini dal colore
intenso (rosso rubino con riflessi violacei) e di intenso profumo,
soprattutto se giovani, con sentori di ciliegia e frutti rossi macerati,
talora leggermente ammandorlato.
I vini Dolcetto sono inoltre caratterizzati da una bassa acidit e da un
piacevole retrogusto amarognolo. Inoltre al giusto corpo unisce una
buona alcolicit. Si consumano giovani o dopo un breve
invecchiamento. Rispetto alla Barbera ha minor acidit e ancor meno
capacit d'invecchiamento, i vini sono da bere in un paio di anni.
Similmente a quanto avvenuto in Toscana, in questi ultimi anni si
aperta una discussione, quasi una polemica, tra chi resta attaccato alla
tradizione e chi cerca l'innovazione. La differenza fondamentale tra le
due scuole di pensiero si trova sia nel sistema di vinificazione che nel
sistema di maturazione in legno. I modernisti, detti "barolo boys",
vogliono una macerazione delle bucce meno prolungata, quindi
un'estrazione minore di sostanze tanniche e coloranti e vogliono l'uso di
legno nuovo, barrique da 225 litri: risultano cos dei vini meno aggressivi
e di pronta beva, ma che forse saranno meno longevi.
I tradizionalisti fanno un discorso diverso: vogliono estrarre tutto il
possibile dalle uve ed evitare che il patrimonio polifenolico derivi
principalmente dal legno. Si effettuano lunghe macerazioni delle bucce
e si utilizzano botti pi grandi e vecchie ottenendo un vino pi longevo
ma che avr tannini pi duri.
Si pu dire che il portabandiera dello stile moderno Angelo Gaja,
mentre i fautori di quello tradizionale sono Giovanni Conterno, Rinaldi,
Bruno Giacosa, protagonisti di una querelle enologica che scuote il
mondo del vino piemontese.
Tra le zone emergenti c' la ROERO, DOCG
nella provincia di Cuneo,
sempre a base NEBBIOLO ma anche BARBERA, con produttori giovani e
moderni che giocano le carte dell'innovazione per potersi far notare sul
mercato aggiungendo anche un bianco al blend. Qui, come nel resto
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della regione, c' un vitigno a bacca bianca che sta andando per la
maggiore e sta avendo un discreto successo, l' ARNEIS, che d vita a
vini bianchi di un certo interesse. Un aneddoto vuole che il nome al
vitigno sia stato dato da un viticultore il quale, girando per la zona del
Roero tradizionalmente a bacca rossa, vide questo vitigno bianco e pare
che esclam: "ma cosa l' st'arneis?" (ma che cos' quest'affare?).

PIEMONTE ASTIGIANO. La storia dello spumante nostrano inizia


esattamente nel 1850, quando a Canelli, dalle cui ben fornite cantine
oggi sgorga pi o meno la met dello spumante "made in Italy,
approda un commerciante di vini il cui cognome sarebbe assai presto
diventato celebre, Carlo Gancia , il cui merito fu quello di voler
applicare gli insegnamenti dei francesi, e al tempo stesso
con
metodologie pi moderne il cd metodo Martinotti, sulle eccezionali
uve locali, le dorate e profumate uve dei vitigni di moscato bianco
(importate in Piemonte dagli spagnoli nel '600) che davano un vino
dolce e profumato, ma difficile da "domare" per conservarlo e poterlo
trasportare. Gancia crea lAsti Spumante e d origine ad una grande
dinastia vinicola che ininterrottamente prospera fino ai giorni nostri.
Dal Moscato Bianco, si produce LASTI DOCG
, uno spumante
ottenuto con circa 7,5% di alcol e la sua peculiarit che non ha
bisogno dell'aggiunta di lieviti e zuccheri per la rifermentazione.

Viene rifermentato utilizzando il filtrato dolce del Moscato, a basse


temperature, e lo zucchero e i lieviti naturali delle uve nelle autoclavi
con Metodo Charmat. Questa tecnica accessibile solamente alle
aziende di grosso potenziale a causa dei costi elevati.
Accanto a questo vino c' un'altra DOCG, il BRACHETTO D'ACQUI
o
semplicemente ACQUI, ottenuto dal vitigno Brachetto che pu essere
definito una sorta di moscato rosso poich anch'esso aromatico e
contiene molti terpni, che sono responsabili della profumazione del
vino. Il sistema di produzione del Brachetto analogo a quello dell'Asti o
del Moscato d'Asti, a seconda che si tratti della versione spumante o
frizzante.
Altra DOCG dellastigiano la BARBERA DASTI DOCG

Accanto alle denominazioni ricavate dai tre vitigni principali del


Piemonte, possiamo citarne altri Grignolino, Freisa, Brachetto e Moscato
Bianco che danno vita a DOC meno famose.
in particolare il GRIGNOLINO DEL MONFERRATO CASALESE, un vino
molto particolare da Grignolino e Freisa che ha poco colore tanto da
sembrare un rosato quando lo si versa nel bicchiere, ma allo stesso
tempo ha sia astringenza che acidit che lo rendono difficile da abbinare
se non a piatti particolarmente grassi (es: lessi).

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LIGURIA
16 DOCG
42 DOC
La Liguria una delle pi piccole regioni
italiane. Ha una conformazione a
mezzaluna (o ad arco) ed suddivisa in
due parti ben distinte tra loro: la Riviera
di Ponente (ovest) e la Riviera di
Levante (est).
Da un punto di vista morfologico, la
Liguria , probabilmente, la regione pi
estrema essendo i suoi territori montuosi, impervi, e a strapiombo sul
mare.
Da un lato, quindi, troviamo il mare e nella zona pi interna il bosco.
La vicinanza al mare, oltre a garantire un clima mite alla Liguria, la
favorisce nel turismo e nella commercializzazione dei suoi vini.
Similmente alla Valle DAosta, anche il territorio della Liguria molto
montuoso per cui lallevamento della vite possibile grazie a
terrazzamenti sorretti da muri a secco.
La coltivazione a fasce, tuttavia, non assicura una grande produzione.

La fioritura del vino Ligure non risale a tempi molto antichi. Possiamo
rinvenirne, infatti, alcune tracce intorno al Medioevo e poi
progressivamente si diffusa nel 1500. Purtroppo nel corso dell800 il
flagello della Fillossera non contribuir allo sviluppo del vino Ligure.
Inoltre, il patrimonio vitivinicolo ligure stato mal gestito dai produttori.

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In Liguria non troviamo DOCG ma ben 8 DOC.


Nella Riviera di Levante pi ad Est, quella in cui vengono prodotti i vini
liguri pi noti. Essa caratterizzata dalla DOC CINQUE TERRE , dove
le viti sono coltivate ad unaltitudine di 600 m.l.m. a picco sul mare.
Questa DOC altro non che un blend di tre vitigni a bacca bianca: il
Pigato, il Bosco e lAlbarola.

Nella Riviera di Ponente, nei pressi di Albenga, si estende al zona del


Pigato, considerato una variet di Vermentino. Esso ha un colorito giallo
paglierino con riflessi verdolini, al naso ha un buon corredo di profumi
floreali e note minerali. Alla beva secco, morbido e leggermente
amarognolo.
Il Vermentino Ligure forse il vino bianco pi conosciuto nella regione.
Si presenta giallo paglierino intenso con persistenti profumi di erba, fiori
di campo e pesca gialla. Non molto caldo ma ha una buona freschezza
e sapidit.
Tornando a parlare della DOC CINQUE TERRE, possiamo dire che il vino
base del blend rappresentato dal Bosco, che un vitigno a bacca
bianca adatto allappassimento. Oltre al Bosco ed al Pigato, altro vitigno
utilizzato per la DOC lAlbarola.
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Anchesso un vitigno a bacca bianca che produce un vino giallo


paglierino con riflessi verdolini. Al naso si percepisce un accentuato
profumo di erba di campo.
Troviamo anche un vitigno a bacca nera che il Rossese nella zona di
Imperia. In particolare, nella zona pi interna di Dolceacqua si produce
la DOC ROSSESE DI DOLCEACQUA . Questo vino presenta un colore
rubino intenso con note di rosa e frutti rossi. Non molto sapido con un
retrogusto amarognolo.
Di Questo vino non se ne producono grandi quantit e difficilmente
varca i confini della Regione, essendo esso, prevalentemente destinato
al consumo locale.

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LOMBARDIA
La coltura della vite in Lombardia
veramente antica. Abbiamo tracce di
coltivazione della vita intorno al Lago di
Garda, risalenti alla cultura etrusca.
Il territorio della regione molto vario:
vi una grande parte pianeggiante non
adatta alla coltivazione della vite, una parte montuosa e solo un 3% di
territorio collinare.
In un territorio morfologicamente siffatto, possiamo distinguere tre
grandi fasce di coltivazione della vite, ciascuna con aspetti molto
differenti rispetto allaltra.
In particolare:

La parte pi a nord della Lombardia, confinante con la Svizzera, si


sviluppata leroica coltivazione viticola della Valtellina. In questa zona si
produce la DOCG VALTELLINA SUPERIORE .
Nella parte centrale della Lombardia, il clima continentale,
positivamente influenzato dalla presenza di molti laghi. Nei pressi di
Brescia troviamo la Franciacorta che la zona viticola pi importante. In
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questa zona si produce per lappunto la DOCG FRANCIACORTA


che
uno dei pi famosi spumanti italiani metodo classico.
Nella zona pi a sud, vi la pi estesa fascia viticola lombarda
dellOltrep Pavese ai piedi di Pavia ed ai confini con lEmilia Romagna.
Qui, dalla coltivazione di vitigni internazionali, si produce la DOCG
OLTREPO PAVESE METODO CLASSICO

Lombardia Nord. Nella parte pi settentrionale e montuosa della


Lombardia, sono coltivati vitigni di montagna, forse per opera di antichi
liguri. Questi vitigni danno vita a vini con profumi e colorazioni meno
concentrati.
La coltivazione, in questa zona, non dissimile a quella della Valle
dAosta o della Liguria a causa del territorio montuoso che richiede il
ricorso a terrazzamenti. Ed proprio tra la Svizzera e Sondrio che si
estende il territorio della DOCG VALTELLINA SUPERIORE

Il termine superiore non si riferisce alla maggiore gradazione alcolica


dei vini prodotti, ma alla collocazione del territorio che si trova, per
lappunto, in posizione geografica pi a nord.
Questa DOCG prodotta con uve provenienti da Nebbiolo che, in
particolare nella Val Chiavenna conosciuto con il tipico nome di
Chiavennasca. Il disciplinare prevede che almeno il 90% del vino debba
essere prodotto con Nebbiolo Chiavennasca.
Questo vino si presenta di colore rosso rubino tendente al granato, con
particolari percezioni olfattive di nocciola, tabacco da pipa, ciliegie sotto
spirito. Alla beva leggermente tannico e sapido, meno tannico e
sapido del Barolo e del nebbiolo.
Alla DOCG VALTELLINA SUPERIORE deve essere associata la DOC
ROSSO DI VALTELLINA

dalla quale nata una ulteriore DOCG che

lo SFURSAT DI VALTELLINA DOCG .


Si tratta di un vito sfursat, sforzato, surmaturato prodotto con una
tecnica di appassimento artificiale non dissimile da quanto viene fatto
per lAmarone Veneto.
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Lombardia Centro. Scendendo progressivamente sino al centro della


regione, troviamo la zona viticola pi importante e celebre della
Lombardia, tra Bergamo e Brescia, dove si produce il FRANCIACORTA
DOCG .
In questa zona la coltura della vita giunta in ritardo per produrre solo
vini di alta qualit. Molte ville e casali,infatti, sono stati trasformati in
aziende vitivinicole. Il proposito stato quello di coltivare vitigni
internazionali e di vinificare secondo il medesimo metodo classico
utilizzato dai francesi per la produzione dello Champagne.
La base costituita da pinot bianco al 50%, per ilo satn non
consentito limpiego di pinot nero.
Forse da questa grande ambizione di poter imitare i grandi spumanti
francesi che deriva il nome Franciacorta, (Francia con il suffisso corta
proprio ad indicare qualcosa di pi piccolo rispetto alla Francia).
Altra tesi vuole che Il nome viene da corte franca, zona in cui i
monasteri erano esentati dal pagamento di tasse e balzelli.
I vitigni utilizzati per la produzione del vino sono lo Chardonnay, il pinot
nero ed il Pinot bianco, che sostituisce il Pinot meunier utilizzato per la
produzione dello Champagne.
Tra le aziende produttrici di Franciacorta deve essere citata prima di
tutte Ca del Bosco e Berlucchi.
Nel disciplinare del FRANCIACORTA sono previste tre versioni di
spumante: bianco, ros e satn. Questultima ha la particolarit di
essere, a causa della bassa presenza di co2, un vino maggiormente
morbido e setoso che attenua la sensazione di pungenza.
Alla DOCG FRANCIACORTA che prodotta solo nella versione spumante,
possiamo affiancare la DOC TERRE DI FRANCIACORTA che , invece, la
versione ferma del FRANCIACORTA.
Lombardia sud. La parte pi a sud della Lombardia, lOltrep Pavese,
e costituisce una lingua di terra che divide il Piemonte dallEmilia
Romagna. Questa la sede di molti vini internazionali quali lo
Chardonnay e il Pinot nero.
Il Pinot nero, in particolare, in questa zona particolarmente utilizzato
come base per spumanti tra i quali ricordiamo la DOCG OLTREPO
PAVESE METODO CLASSICO
utilizzato come base al 70%.
Man mano che si scende verso Mantova, ai confini con la Emilia
Romagna, troviamo buone coltivazioni del vitigno Lambrusco
Mantovano, mentre nel lato pi ad ovest verso il Piemonte troviamo il
Barbera, il Moscato giallo, il Riesling.
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In Lombardia, dunque, si scommesso


molto sulla coltivazione del Pinot nero
che costituisce vitigno base di ben due
DOCG. Esso un vitigno a bacca nera,
originario della Francia, dove
coltivato soprattutto in Borgogna e
Champagne.
Molto diffuso, nella zona dellOltrep
Pavese anche la coltivazione della
Croatina, un vitigno a bacca nera, con
un leggerissimo corpo e pochissimi
tannini. Ci che, invece, predomina,
sono i profumi contenuti nel vino
intensi e polposi. Da questo vitigno si produce un vino rosso spesso
anche frizzante come la DOC BONARDA

EMILIA ROMAGNA
Gli studi archeologici, collocano la coltivazione della vite in Emilia
Romagna assai indietro nel tempo sino a circa 6000 anni prima di Cristo.
Sicuramente il salto di qualit nelle tecniche di coltivazione della vite, fu
determinato dagli Etruschi. Tuttavia, lEmilia Romagna si sempre
distinta per la buona quantit di vino prodotto che per la qualit e
ricercatezza.
Il clima della regione sub continentale, in quanto ladriatico un mare
troppo ristretto per influire sulle condizioni termiche del territorio.
In Emilia Romagna possibile rinvenire molte DOC e solo due DOCG: la
ROMAGNA ALBANA e COLLI BOLOGNESI CLASSICO PIGNOLETTO.
Similmente a quanto avveniva in Lombardia, anche in Emilia Romagna
possiamo distinguere tre grandi fasce di coltivazione della vite.

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La zona pi a nord, quella dei Colli Piacentini e si coltiva Barbera,


Croatina e Trebbiano. Spostandoci verso il centro troviamo i Colli
Emiliani e Modenesi, area geografica che si distingue per la
produzione dei Lambruschi in tutte le loro variet.
La zona pi a sud quella dellAppennino Bolognese Romagnolo
che invece la sede di produzione del Sangiovese.
Emilia Romagna nord (Colli Piacentini). Possiamo dire che il vino
prodotto nella Emilia Romagna del nord, ed in particolare la DOC COLLI
PIACENTINI , altro non che la continuazione geografica dellOltrep
Pavese, del quale condivide la coltivazione di Barbera e Croatina, ai
quali si aggiunge il Trebbiano.
Quanto al trebbiano, vi una contesa con la regione Abruzzo, sulle
origini del vitigno. C da dire che la presenza del fiume Trebbia,
presente in Emilia Romagna, sembra dare ragione a questultima.
Emilia Romagna centro (Colli Emiliano Modenesi). La parte pi
centrale della regione, tra Parma, Reggio Emilia e Modena, la patria
del Lambrusco.
Negli anni 80, partivano grandi navi container per lAmerica, cariche di
Lambrusco. Allarrivo in America il vino veniva commercializzato in
lattina con il nome di red cola. I pi grandi importatori italo-americani
furono i fratelli Mariani che con i proventi delle vendite acquistarono a
Montalcino: sono gli attuali proprietari del castello Banfi.
A Modena possiamo trovare tre DOC a base di Lambrusco che sono
il LAMBRUSCO DI SORBARA,
Il LAMBRUSCO GRASPAROSSA DI CASTELVETRO
e IL LAMBRUSCO SALAMINO DI S. CROCE.
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Si tratti di vini che non hanno la pretesa di essere dei grandi vini e che
vengono abbinati a quasi tutta la produzione gastronomica locale.
Il lambrusco , dunque, il simbolo della enologia emiliana ed un vino
che, grazie alla sua bassa alcolicit gradito anche a coloro che non
sono molto avvezzi ai vini corposi.

Un cenno a parte deve essere fatto alla DOC LAMBRUSCO DI


SORBARA . Questa DOC, infatti quella che vanta una tradizione pi
antica. Questo vino offre al naso un particolare sentore di viola che
lelemento che lo contraddistingue dagli altri lambrusche. Dopo la prima
fermentazione, posto in bottiglia dove avviene una seconda
fermentazione che conferisce al vino il tipico tenore frizzante. Alla beva
e sapido, asciutto e di buona freschezza.
Nella Emilia del centro, troviamo anche la importante DOCG COLLI
BOLOGNESI CLASSICO PIGNOLETTO .
Molti attribuiscono il nome ad un vino chiamato "Pino Lieto", che
sarebbe stato descritto, da Plinio il Vecchio (I secolo d.C.) nella sua
Naturalis Historia, come "non dolce abbastanza per essere buono" e
quindi non particolarmente apprezzato dagli antichi romani che
amavano il vino molto dolce, tuttavia non sembra esserci alcun riscontro
di tale dizione nell'opera del poeta latino. Per altri deriva dalla tipica
forma dellacino, simile ad una piccola pigna.
Molto spesso vinificato frizzante, a volte spumante o passito. Nella Docg
previsto solo il vino fermo.
Emilia Romagna sud (Appennino Bolognese Romagnolo).
Tra Bologna e Ravenna, troviamo la DOC TREBBIANO ROMAGNOLO
. Il vitigno presente anche in altre parti dItalia ed allestero; si ricordi
ad esempio Ugni Blanc che il vino base per la produzione del Cognac e
dellArmagnac.
Scendendo verso la costa sud, troviamo la prima DOCG ALBANA di
ROMAGNA

.
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Questa DOCG prende il nome dal vitigno


Albana ed prodotto in tantissime
versioni, secco, amabile, dolce e passito.
LAlbana un vitigno a bacca bianca molto
antico nella regione. Il suo nome deriva dal
colore molto chiaro delluva (albus). Tra le
varie versioni, quella ritenuta di maggiore
pregio quella passito.
La fascia pi a sud della Emilia Romagna,
anche la sede del Sangiovese. Lantico
sviluppo del vitigno deriva proprio dal suo
nome ispirato al dio Giove dei Romani (sanctus zeus). Il vino prodotto
dal vitigno si presenza rosso rubino intenso con sfumature violacee. Il
profumo intenso, con note fruttate e speziate. Alla beva sapido,
secco e con una trama tannica molto ricca. Dal sangiovese si produce la
DOC SANGIOVESE DI ROMAGNA.

TRENTINO ALTO ADIGE


Il Trentino Alto Adige la pi settentrionale delle regioni italiane ed
divisa in due aree storico-culturali ed amministrative: al nord dallAlto
Adige e al sud dal Trentino.
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In questa regioni troviamo 8 DOC e nessuna DOCG.


La regione confina a nord con la Svizzera e lAustria, mentre a sud
incastonata tra il Veneto e la Lombardia.
Il territorio quasi interamente montuoso e la viticoltura concentrata
al fondovalle che attraversa la regione in verticale. Il sistema di
allevamento
pi
diffuso

rappresentato
dalla
pergola
Trentinarecentemente sostituto anche dal guyot e dal cordone
speronato.

I vitigni pi diffusi a bacca bianca sono lo Chardonnay, il Muller-Thurgau


e il pinot bianco.
I l vitigno a bacca rossa pi coltivato , invece lo Schiava assieme al
Merzemino che sembra abbia origini venete.
In Alto Adige, troviamo la DOC ALTO ADICE TERLANO PINOT
BIANCO
(classico riserva). un vino prodotto essenzialmente con
pinot bianco, un vitigno che nel sud Tirolo si meglio acclimatata.
Tra i vitigni a bacca bianca, degno di nota il Muller-Thurgau, vitigno
ottenuto dallo Svizzero Muller originario di Thurgau, dallincrocio di
Riesling e Madeleine royale.
Questo vitigno prevalentemente coltivato nelle zone pi a nord della
regione e permette di ottenere vini aromatici, ricchi di alcol a causa del
suo potenziale zuccherino ma poveri di acidit.
Altra DOC degna di nota lALTO ADIGE MOSCATO ROSA PASSITO
DOC . (Rosenmuskateller) E un
vinificazione dellomonimo vitigno.21

vino

pregiato

ottenuto

dalla

un vino che esprime un sentore fresco di rosa. Alla beva dolce, pieno
elegante con una delicatissima trama tannica.
Altro vitigno, diffuso un po in tutta la regione la Schiava. un vitigno
a bacca nera caratterizzato da un grappolo pesante e da un fragilit del
germoglio che richiede linserimento di un tutore che possa legare il
grappolo al tralcio cos da renderlo schiavo.

Nel Trentino, troviamo anzitutto la DOC TRENTO , che uno


spumante prodotto con uve Chardonnay, unitamente a pinot nero e
pinot bianco.
Uno dei prodotti di maggiore spicco, a tale proposito il Giulio Ferrari
Riserva che prevede una maturazione sur lie per pi di sette anni.
In questo territorio non si parla di spumante ma di talento in quanto il
termine spumante sarebbe troppo generico ed associabile a vini
aromatici.
Protagonista della DOC sicuramente lo Chardonnay. Il vitigno ha
origini francesi ed era definito, in passato, pinot giallo per distinguerlo
dal pinot bianco con il quale stato speso confuso. Lo Chardonnay oggi
coltivato in molte regioni italiane, anche al sud ma soprattutto in
quelle di tradizione spumantistica come il Piemonte, Friuli, Veneto,
Toscana, Trentino, Valle DAosta e Sicilia.
Differentemente la con la DOC TRENTINO
si indica il vino fermo
prodotto a Trento.
Tra i vitigni a bacca nero pi diffusi in Trentino possiamo trovare il
Merzemino citato nelle celebre opera di Mozart il Don Giovanni. Le
origini Venete del vitigno sembrerebbero essere confermate dal fatto
22

che il vino da esso prodotto era offerto allinizio dei pranzi ufficiali nella
repubblica della Serenissima.
Un particolare cenno deve essere fatto alla pergola trentina.

Si tratta di una forma di allevamento della vite diffusa nelle regioni


settentrionali, in particolare nel Trentino Alto-Adige, nel Veneto
occidentale e nell'Emilia-Romagna. Assume varie caratteristiche
secondo la giacitura del terreno, collinare o di pianura.
La pergola trentina ha il tetto inclinato leggermente verso l'alto di 2030 rispetto al palo verticale, e pu essere a unica ala (pergola
semplice) o a due ali (pergola doppia); la prima diffusa
prevalentemente in collina, mentre la seconda in pianura. Ciascuna vite
porta dai 2 ai 4 capi a frutto, che vengono appoggiati a raggiera sul
tetto della pergola e potati a Guyot. La pergola trentina necessita di una
palificazione complessa e piuttosto onerosa.

23

VENETO
Il Veneto una delle regioni Italiane
pi importanti per la produzione di
grandi quantit di vino ma soprattutto
per la particolare qualit del vino
prodotto.
Inoltre il Veneto la regione con la pi
alta
concentrazioni
di
vitigni
internazionali rispetto al resto dItalia.
Ab origine, le popolazioni nomadi che
giungevano nel Veneto, allo scopo di
affermare la propria identit culturale,
non seppero e non vollero valorizzare
le colture locali quali viti e olivi, caratterizzanti una cultura certamente
pi stanziale come quella romana, e distrussero quelle risorse allo scopo
di affermare la propria cultura nomade che, viceversa, sotto laspetto
enogastronomico era pi rappresentata da birra e condimenti animali.
Solo i Longobardi, ebbero la grande intuizione di valorizzare il
patrimonio culturale ed enogastronomico del territorio.
La particolare collocazione del Veneto, vicino al mare, come sappiamo,
favor lo sviluppo di importanti traffici commerciali di Venezia con
limpero Bizantino ed anche la vinificazione risent positivamente da ci.
In particolare, in Oriente erano apprezzatissimi i vini dolci ben alcolici
Europei, per cui Venezia pens bene di approfittare di ci per produrre il
Recioto e il Torcolato, nella zona tra Verona e Vicenza.
Quanto alla etimologia del termine Valpolicella, un primo orientamento
ritiene che il termine derivi da Val Polesella ossia valle paludosa, nel
dialetto locale come riferimento alla particolare natura alluvionale del
terreno. Altro orientamento, vuole il termine derivi dal latino Valle Polis
cellae ossia valle dalle monte cantine proprio con riferimento alla
grande produzione di vino dellantichit destinato agli scambi
commerciali con lOriente.
Come anticipato, in precedenza, nel Veneto possiamo trovare la pi
grande produzione e coltivazione di vitigni internazionali. Ci dovuto
da due grandi eventi che si verificarono tra il 1700 ed il 1800, che
comportarono un rilevante danno alla produzione viticola Veneta.
Il primo di essi fu la terribile gelata del 1700 che invase tutti i campi
della regione e successivamente il flagello fillosserico complet il
disastro. Fu questa la ragione per cui si pass alla coltivazione di vitigni
internazionali che fossero maggiormente resistenti alle avversit
climatiche.
Sotto laspetto geografico, possiamo identificare tre grandi zone:
24

la zona pi a nord della Regione, particolarmente destinata alla


produzione di vini bianchi per spumanti. questa la zona tra Treviso e
Trieste, ai confini con il Friuli. In particolare questa la zona di
produzione dei Prosecchi.
la zona centro occidentale della regione, che quella pi vocata per la
viticoltura ed collocata vicino al Lago di Garda. questa la sede di
produzione del Recioto e dellAmarone. Questa zona quella anche
definita del Veronese, proprio perch possiamo collocarla nei pressi di
Verona.
la zona pi a sud, intorno a Padova e Rovigo, che la terra del Soave,
dei Colli Euganei e Colli Iberici.

VENETO TREVIGIANO E PIAVE (nord). Partendo la nostra analisi


proprio dalla zona pi a nord del veneto, abbiano detto che erra
caratterizzata per la produzione di vini bianchi, in particolare di
Prosecco.
In passato si riteneva che il vino possedesse il medesimo nome del
vitigno Prosecco. Oggi, possiamo affermare, con maggiore precisione
che il vitigno da cui si produce il Prosecco il Glera, un vitigno a bacca
bianca, semiaromatico.
Una cosa da sapere che il Prosecco DOC qualcosa di completamente
differente dal Prosecco DOCG. Il primo, infatti, prevalentemente
prodotto per il mercato estero.
In particolare, nel Trevigiano stata individuate due zone di particolare
eccellenza per la produzione di Prosecco dove possiamo trovare il DOCG
CONEGLIANO VALDOBBIADENE25PROSECCO

e i COLLI ASOLANI

PROSECCO DOCG . Punta di diamante dei prosecchi DOCG la Cru


CARTIZZE. Al si sotto di queste denominazioni troviamo numerose DOC
Prosecco. la SOTTOZONA SUPERIORE DI CARTIZZE, una zona molto pi
vocata dove esce un prosecco con maggior residuo zuccherino. E pi
abboccato rispetto ad un normale prosecco e pu essere
tranquillamente abbinato ai dolci oppure servito come aperitivo.

Nella zona a Nord del Veneto da citare anche un tipico vino prodotto
con un tecnica particolare di appassimento che il TORCOLATO. questo
vino ottenuto principalmente da grappoli di uva VESPAIOLO che non
appassiscono su graticci ma vengono attorcigliate attorno a un palo (da
qui la dizione torcolato) produce un passito dolce.

VENETO VERONESE (sud ovest). Spostandoci verso il sud ovest della


regione, tra Verona e Vicenza troviamo una grande e buona produzione
di vino Veneto con base di Corvina Veronese. Il vino che se ne ottiene
molto particolare perch dotato di spiccata acidit, moderata
tannicit. Possiede un buon corredo olfattivo principalmente di
caramello e prugna.
Dal vino ottenuto dalla Corvina veronese, da citare sono: la
VALPOLICELLA

DOC

il

BARDOLINO
26

SUPERIORE

DOCG

lAMARONE

DELLA

VALPOLICELLA

DCG

RECIOTO

DELLA

VALPOLICELLA DOCG .
Il segreto della particolarit dei vini della Valpolicella lappassimento
delluva. Il procedimento di appassimento si spinge sino alla riduzione
del 50% di acqua contenuta negli acini.
La provincia di Verona caratterizzata principalmente dalla DOC
BARDOLINO, con tutta una tipologia di vini che ben si sposa con la
gastronomia del lago.
Il BARDOLINO SUPERIORE, nonostante la concorrenza di altri vini di
pregio e merito, ha ottenuto nel 2001 la DOCG. Il BARDOLINO prodotto
con vitigni tipici di queste zone, ma in particolare sono presenti 3 vitigni
autoctoni, in particolare la Corvina.
Spostandoci leggermente ad Est, verso linterno della regione tra Verona
e Vicenza, troviamo ancora questi tre vitigni nella DOC VALPOLICELLA:
i vini di questa DOC hanno subto unaltalena di consumi dovuta a
caratteristiche che non li vogliono leggeri come il Bardolino n
particolarmente strutturati.
La versione di maggior successo senza dubbio lAMARONE DELLA
VALPOLICELLA DOCG.
Questo vino una sorta di vinificazione prolungata (45-50gg), la
versione dolce ottenuta con i vitigni autoctoni del Veronese.
Il RECIOTO DELLA VALPOLICELLA DOCG un vino prodotto
utilizzando solo gli acini collocati ai lati del grappolo, che in veneto sono
definiti recie da cui deriva anche il termine RECIOTO, e che sono
quelli pi esposti al sole e quindi pi maturi.
Per comprendere il rapporto esiste tra RECIOTO ed AMARONE,
interessante sapere che alla produzione dellAmarone si giunti quasi
per un caso fortuito.
Il Recioto, come sappiamo, era quel vino dolce ed alcolico molto
apprezzato dalle popolazioni dOriente, che lo importavano dallItalia. Il
carattere dolce del vino determinato da un residuo zuccherino non
svolto, durante la fermentazione che conferisce il particolare carattere
al vino.
Da un fusto di recioto lasciato in cantina, dove anche i residui zuccherini
vennero trasformati in alcol, nacque un vino che non era pi dolce ma
amaro, anzi, Amarone.
27

Cerchiamo adesso di comprendere il delicato processo di produzione di


questi vini.
Dopo la prima settimana di ottobre, si procede alla vendemmia
selezionando luva sana. Questo grappoli sono messi ad appassire su
graticci (arelle) o anche su ampie cassette di legno traforato chiamate
platoaux in locali molto areati (fruttai). Lappassimento dura per circa
120 giorni e fa s che in fase di fermentazione si trasformi una quantit
maggiore di zuccheri in alcol e da qui si hanno le caratteristiche
dellAmarone che pur essendo un vino secco, ha sempre un residuo
zuccherino ed una gradazione alcolica elevata, mai al di sotto del 14%.

La fase dellappassimento delle uve fondamentale per la produzione


dellAmarone al punto che definita seconda vendemmia.
A fine gennaio inizio febbraio luva pigiata con lunga macerazione
delle bucce ed ha inizio la fermentazione anchessa lunga che dura per
circa 30/50 giorni. A questo punto se dopo la fermentazione il vino
riuscito a trasformare gran parte dei residui zuccherini contenuti
nelluva avremo lAMARONE, se invece permane una buona quantit di
residui zuccherini avremo il RECIOTO.
Dopo la vendemmia si richiede un invecchiamento minimo di 2 anni
prima dellimbottigliamento.
Per lAmarone ci sono state iniziali difficolt di commercializzazione, a
causa della forte gradazione alcolica che ne complica labbinamento con
le pietanze, tant che i produttori hanno anche provveduto ad
imbottigliare la versione da 375ml.
Merita una menzione anche la DOC VALPOLICELLA RIPASSO. Consiste
nel Valpolicella base che verso febbraio-marzo, quando si pigiano le uve
dell'Amarone e del Recioto, viene "ripassato" sulle vinacce dei due vini
ed estrae il colore e un leggero residuo zuccherino dando una
morbidezza ed una bevibilit maggiori.
VENETO SOAVE (sud est). Spostandoci ancora pi a Est, tra Padova e
Rovigo, troviamo una buona produzione di bianchi.
28

In particolare troviamo la DOC SOAVE


, che nella versione superiore ha
ottenuto addirittura la DOCG SOAVE
SUPERIORE .
Questo
vino,
che
originariamente non era considerato di
grande valore, si caratterizza perch
prodotto con Gargnega che un vitigno
molto interessante perch reagisce bene
allaffinamento
in
barrique.
La
Gargnega, tra laltro, un vitigno molto
resiste alle avversit in quanto ha il
grappolo molto spargolo. Dal vino
spiccano profumi di mandorle e fiori. Ha un elevato contenuto alcolico
ma non dotato di grande acidit.

FRIULI VENEZIA GIULIA


Nella regione Friuli Venezia Giulia, c subito da segnalare la differenza
tra la Venezia Giulia e il Friuli.
La prima solo il 4% dellintero territorio, mentre il restante 96%
costituito dal Friuli.
Il Friuli la terra pi vocata per la produzione di vino e storicamente
sempre stato il territorio dove si faceva la qualit a dispetto di quanto
avveniva in Venezia Giulia che si faceva la quantit.
Nella Regione, in antichit si produceva il vino Pucinum, decantato
anche da Plinio nella sua Naturalis Historia.
Il 50% dei vitigni coltivati in Friuli a bacca bianca la cui maggioranza
collocata in zone pianeggianti. Tra i vitigni a bacca bianca pi noti,
possiamo citare, innanzitutto il TOCAI friulano che in passato fu oggetto
di una causa intentata dallUngheria per cui oggi legalmente definito
friulano.
Il Friuli Venezia Giulia ha una produzione di bianchi pregiati
assolutamente inarrivabili anche per la sua posizione geografica, in
quanto il mare Adriatico ha una funzione mitigatrice del clima ma la
latitudine offre giornate calde e notti molto fredde. Si hanno cos
notevoli profumi ma anche grandi strutture con un corpo deciso ed un
piacevole corredo di morbidezza.

29

In Friuli Venezia Giulia vi il noto fenomeno Carsico o Carsismo che


consiste nella particolare conformazione del terreno costituito da rocce
calcaree e nella parte pi profonda vi lacqua che scorre sulle roccia.
Le temperature sono molto basse e ci rappresenta il metabolismo della
pianta per cui si vendemmia pi tardi.
Una delle zone vitivinicole pi importanti del Friuli la zona del Collio,
situata nella provincia di Gorizia, ai confini con la Slovenia.
A due passi da Gorizia parte la "strada del vino" del Collio, zona collinare
nota per la sua eccellente produzione di vini DOC, dove vi sono circa
1600 ettari di vigneti collinari specializzati: 19 grandi vini da uve
straordinarie, amorevolmente curate e delicatamente raccolte a mano,
accuratamente selezionate e lavorate in cantina con grande
professionalit. In questa zona troviamo infatti la DOC COLLIO .
Fino a poco tempo fa, il Friulano era chiamato Tocai. Oggi questo nome
vietato per il noto contenzioso con lUngheria. Concorre a formare la
DOC COLLIO un importante vitigno autoctono della regione che la
Ribolla Gialla.
Zona vitivinicola da citare, seppure di minore prestigio quella che si
estende tra Pordenone ed Udine; questa la zona del Grave, dove
"grave" la definizione data al terreno ricco di scheletro attraversato
dal fiume Tagliamento. C similitudine con una sottozona bordolese, la
Graves, segnata dalla presenza dei fiumi Gironda e Garonna. Essa la
zona pi povera del Friuli perch il terreno ha meno nutrimento. Il
territorio della grave caratterizzata da pietre depositate dai fiumi, che
30

assolvono la funzione di catturare i raggi del sole giornaliero per poi


sprigionarli sotto forma di calore la notte, mantenendo in tal modo una
temperatura alla vite sempre mite. L'accumulo del calore che viene
rilasciato di notte permette di ottenere uve pi zuccherine, con una
maggior dotazione di aromi e profumi, che rendono unici questi vini. In
questa zona troviamo la DOC FRULI GRAVE.
Nella zona pi a nord di Udine troviamo i Colli Orientali dove troviamo
sia la DOC COLLI ORIENTALI AL FRIULI nonch la DOCG COLLI
ORIENTALI AL FRIULI PICOLIT .
Della DOC COLLI ORIENTALI AL FRIULI, tra le tipologie rosso, possiamo
citare quello prodotto con il vitigno Refosco dal peduncolo Rosso, molto
simile al Piedirosso Campano.
un vitigno a bacca nera, che entra nella produzione di altre DOC della
regione. Nella versione bianco la DOC vede concorrere anche la Ribolla
Gialla.
Una menzione particolare deve esser fatta al vitigno Picolit che
compone la DOCG COLLI ORIENTALI AL FRIULI PICOLIT.

Da questultimo si ottiene un vino dolce e la sua particolarit che il suo


grappolo affetto da aborto floreale (acinellatura), nel senso che
numerose bacche non sostengono lallegagione e restano nello stato di
fiore e quelle che maturano hanno un contenuto maggiorato di
sostanze. La sua diffusione principalmente dovuta allopera di Nonino
che ha prodotto prima una grappa e ha cos sdoganato questo vitigno.

31

TOSCANA
Una delle pi importanti realt italiane, in tema di enologia la Toscana,
assieme al Piemonte. In Toscana, circa il 70% della produzione proviene
da vitigni a bacca nera, tra i quali soprattutto da uve di Sangiovese, che
consente di produrre grandi vini che, a seconda della zona prendono
nomi differenti. Ad esempio nella zona del Chianti prende lomonimo
nome, nella zona di Montalcino si chiama Brunello, a Scanzano si
chiama Morellino, ecc..
In linea con quanto affermato, infatti, tutte le DOCG della Toscana
costituiscono vini rossi, ad eccezione dellunica DOCG bianca che la
VERNACCIA DOCG.
Inoltre il sangiovese presente come base di quasi tutte le DOC.
La Toscana riesce a produrre grandi vini perch riesce a coltivare grandi
uve in un patrimonio geologico di grande importanza. Il terreno in
Toscana, infatti, particolarmente ciottoloso e caratterizzato da un
particolare drenaggio che alimenta bene la pianta con acqua ricca di
sostanze nutritive. Questa situazione si traduce in grande capacit del
suolo di raccogliere il calore durante la giornata per essere poi conferito
alla vite durante la notte.
Il panorama della Toscana caratterizzato quasi sempre rappresentato
dalla presenza costante di vigne, olivo e bosco.

32

Molti produttori si sono affidati ad architetti per farsi costruire cantine ed


aziende, non solo con una particolare attenzione allestetica del
territorio e del paesaggio ma anche al fine di favorire il turismo
enogastronomico.
La Toscana la regione in cui, a differenza di molte altre regioni italiane,
non abbiamo vini di derivazione greca ma etrusca. Gli Etruschi, infatti
avevano una viticoltura propria rappresentata da peculiari tecniche di
coltivazione della vite.
I greci, infatti, coltivavano la vite maritandola o a tutori morti, oppure ad
alberello. I vini greci erano maggiormente zuccherini, al punto che
venivano spesso diluiti con altri liquidi. La vite coltivata dai Greci era la
vitis vinifera sativa (sativa significa proprio coltivata).
Gli etruschi, viceversa, coltivavano la vite maritandola a tutori vivi, tipo
a piante come il pioppo, olmo. Il prodotto che se ne ricavava era pi
selvatico con minor quantitativo di zuccheri e dotato di particolare
acidit. La vite etrusca era la vitis vinifera silvestris (alla quale
appartiene anche il moderno sangiovese).
Il dato interessante era che, tuttavia, nelle occasioni importanti in cui si
banchettava, pensiamo ad esempio ad una particolare cerimonia o
anche ad un funerale, gli Etruschi stessi ricorrevano alluso del vino
greco.
Nel periodo medievale, la viticoltura toscana, venne promossa e
regolamentata attraverso la identificazione delle zone di migliore
vocazione del terreno. Questo processo di cultura del vino, prosegu
anche negli anni successivi in quanto, le ricche famiglie nobiliari, si
33

pensi ad esempio ai Medici, compresero che il vino era un prodotto


simbolo di ricchezza dei ceti medio alti ed era, altres, uno strumento
utile per ingraziarsi le simpatie dei regnanti di tutta Europa.
Tale costatazione, per, port progressivamente una aumento smisurato
di produzione del vino che avrebbe potuto andare a scapito della qualit
dello stesso. Per tale ragione, nel corso del 1750, si inizi a studiare la
viticoltura su base scientifica, facendo attenzione a tutte le fasi di
produzione del vino e creando delle ricette tradizionali tutte dirette a
conferire maggiore qualit al prodotto.
Nello studio dellenografia Toscana, possiamo anzitutto intingere un
cuore antico, che comprende la zona ricompresa, grossomodo, tra
Firenze e Siena, e la parte pi a sud della regione, tra Grosseto e
Scanzano, anchessa terra di diverse DOCG definita, invece laltra
Toscana.
CUORE ANTICO. Nella zona pi antica della Toscana, compresa tra
Firenze e Siena nel cuore della regione, attualmente sono presenti
numerose DOCG. Le pi antiche sono BRUNELLO DI MONTALCINO e
VINO NOBILE DI MONTEPULCIANO. Esse sono seguite da CHIANTI e
CHIANTI CLASSICO, CARMIGNANO e VERNACCIA DI SAN
GIMIGNANO.

Il BRUNELLO DI MONTALCINO DOCG


ha un padre ben identificato,
Ferruccio Biondi Santi, il quale, contro
l'usanza Toscana di fare il vino
34

rosso utilizzando anche uve bianche, nel 1888 prov a vinificare non il
Sangiovese piccolo (generalmente utilizzato per la produzione del
Chianti) ma il Sangiovese grosso in purezza ("grosso" perch ha la
buccia pi spessa, localmente si chiama BRUNELLO).
Lidea di vinificare il sangiovese in purezza, fu, a quellepoca, qualcosa
di rivoluzionari perch non esisteva nessun vino prodotto con una sola
variet di uva.
Esistono ancora due bottiglie del 1888, ma l'annata storica
considerata il 1891. Per un periodo abbastanza lungo fu prodotto da un
solo produttore, Biondi Santi, oggi i produttori di Brunello sono circa 165.
Il vino brunello, prende il nome dal comune di Montalcino, che si trova
sopra un colle a sud di Siena, ed il vino assume caratteristiche diverse a
seconda delle 4 esposizioni della collina in cui prodotto.
Nella zona pi a nord, abbiamo temperature pi basse ed il brunello si
presenta pi profumato e con un corpo pi robusto.
La parte pi a sud del colle che volge verso la Maremma (parte
meridionale della Toscana che confina con il Lazio) ha un clima pi mite
e pi secco, le uve maturano prima, il Brunello proveniente da questa
zona risulta pi morbido, meno aspro ma anche meno longevo (es: Villa
Banfi); verso est troviamo vini pi ruvidi, pi aspri ma anche pi longevi
(es: Biondi Santi).
La tecnica di produzione del Brunello, prevede la c.d. vinificazione
alluso toscano o governo toscano, che consiste nellaggiunta di un
10% al vino prodotto di altro estratto da uve surmaturate.
Le uve prima della vinificazione, sono sottoposte a preventiva cernita ed
il vino prodotto deve affinare almeno 2 anni in botti di rovere e
complessivamente deve essere messo in commercio non prima di 5 anni
dalla annata della vendemmia. Il disciplinare di produzione del Brunello,
prevede delle regole molto rigide.
Il vino rosso prodotto a Montalcino che non rientra nella DOCG, rientra
nella DOC Rosso di Montalcino.
Il VINO NOBILE DI MONTEPULCIANO DOCG
un vino prodotto
nella zona pi a est della Toscana. Sulla stessa linea meridiana di
Montalcino, ai confini con lUmbria. Il VINO NOBILE DI MONTEPULCIANO
si produce principalmente con il SANGIOVESE (localmente PRUGNOLO
GENTILE); stata la prima DOCG ad entrare in commercio in quanto
prevedeva e tuttora prevede un invecchiamento di 2 anni contro i 5 del
BRUNELLO.
Il rapporto tra il VINO NOBILE DI MONTEPULCIANO e il BRUNELLO il
medesimo rapporto esistente tra il BAROLO ed il BARBARESCO in
Piemonte.
35

Il vino rosso prodotto a Montepulciano che non rientra nella DOCG


rientra nella DOC Rosso di Montepulciano.
Il CHIANTI DOCG
un antichissimo vino prodotto in una una vasta
zona situata pi a nord rispetto a Montalcino. Ironia della sorte, il
termine Chianti sembra derivare dall'etrusco "clante", che significa
"acqua", ed era il nome di quell'area ricca di corsi d'acqua, ma un'altra
tesi sostiene che si possa risalire ad una nobile famiglia etrusca, sempre
di nome "Clante".
Quando in antichit si parlava di Chianti il termine era utilizzato come
sinonimo di vino di qualit, per cui veniva utilizzato sia per i vini rossi
che per i vini bianchi. Solo dal 1427 in poi, il termine fu utilizzato solo
per indicare i vini rossi. In questo stesso periodo, il Chianti inizia ad
essere utilizzato anche dai Papi e nel corso del 1700 si iniziano ad
emanare bandi per fissare i confini delle zone agricole.
Inizialmente c'era una sola DOCG CHIANTI, in seguito il CHIANTI
CLASSICO si tirato fuori formando una propria DOCG. La zona del
CHIANTI CLASSICO quella compresa tra i comuni di Siena e Firenze.
Possiamo aggiungere che DOCG CHIANTI suddivisa in 7 sottozone.
Per tutelare la produzione del Chianti Classico alcuni produttori sono
riuniti dal 1924 in un consorzio denominato "Gallo nero", che si occupa
della qualifica e della promozione del vino.

Successivamente ad un contenzioso con un produttore americano di


vino di nome Gallo, il riferimento al termine gallo nero stato
abbandonato ma se ne conservato il marchio.
La differenza tra i due tipi di Chianti notevole, in primo luogo il
CHIANTI CLASSICO ha eliminato l`uva bianca all'interno della propria
DOCG.
Anche qui esiste un pap del disciplinare del Chianti: il Barone Ricasoli
(1895) che mise per iscritto la ricetta del Chianti: SANGIOVESE,
CANAIOLO NERO pi MALVASIA DI CANDIA (inizialmente non era previsto
il TREBBIANO), questo perch se si fosse fatto un vino con solo le due
uve nere si sarebbe ottenuto un prodotto estremamente ruvido e non
adatto al consumo immediato, per cui per ammorbidirlo e per avere una
bevibilit pi pronta si doveva usare la MALVASIA. Successivamente, in
36

seguito alla grande richiesta di Chianti, i produttori iniziarono ad


"allungare" il vino con il TREBBIANO TOSCANO, tanto per da far
scadere la qualit del prodotto. Di fronte ad un prodotto scadente la
richiesta diminu e i produttori si videro costretti a rivedere l'uvaggio.
In ogni caso l'impennata dei consumi ha indotto le aziende a rivedere il
rapporto tra qualit percepita e qualit intrinseca dei propri vini, forse
troppo legati a disciplinari ormai obsoleti. I produttori in grado di
sostenere grossi investimenti hanno cos avviato delle sperimentazioni
in vigna e in cantina dalle quali si sono presto ottenuti dei vini di qualit
superiore rispetto ai prodotti di punta delle case stesse. Questa ricerca
ha introdotto il concetto di SUPERTUSCANS, che rappresentano la scelta
di alcuni produttori di fare un vino senza doversi attenere rigorosamente
al disciplinare di produzione, ma facendolo a loro piacimento uscendo
dalle DOC e retrocedendo tra i Vini da Tavola.
Produttori come Fontodi, Castelnuovo Berardenga, hanno fatto vini con
SANGIOVESE in purezza che hanno trovato grande riscontro sul mercato.
Nel 1994 il disciplinare del CHIANTI CLASSICO si uniformato dando la
possibilit di fare vino anche con sole uve SANGIOVESE (localmente
SANGIOVETO). Dal 1996 prevede anche il 15% max di CABERNET
SAUVIGNON (cfr. disciplinare di produzione).
Il primo SUPERTUSCAN fu il TIGNANELLO prodotto con 80% SANGIOVESE
e 20% CABERNET SAUVIGNON. Antinori ha reso buono il Chianti Classico
facendo un vino con un taglio 80% SANGIOVESE e 20% CABERNET
SAUVIGNON.
Ultima e unica DOCG bianca la VERNACCIA DI S. GIMIGNANO
prodotta in una stretta zona tra Pisa, Firenze e Siena. Lorigine del nome
incerta forse deriva dal latino vernaculum (del posto).
Essa non ha una particolare qualit intrinseca, il primo che inizi a fare
un vino con una Vernaccia elevata in barrique fu Terruzzi. Prevede una
versione Riserva di 1 anno, uno dei pochi vino bianchi che se ben fatto
pu essere longevo. Da segnalare che la vernaccia di San Gimignano ha
sentori caratteristici di affumicato, cera, incenso come se fosse odore di
chiesa.

37

Passando allanalisi dellaltra Toscana, una DOC interessante a sud di


Montalcino e Grosseto la MORELLINO DI SCANSANO DOCG
(MORELLINO un altro nome della qualit di SANGIOVESE con acino
piccolo). Molta uva di Scansano andava ad aiutare la produzione del
Brunello tanto richiesto. Vino di qualit, non particolarmente longevo,
ma buona realt.
In Toscana presente anche il MOSCATO BIANCO (localmente
MOSCADELLO) nella DOC MOSCADELLO DI MONTALCINO che si vinifica
dolce o liquoroso.
In gran parte della regione si produce un vino particolare, il VIN SANTO
, ottenuto prevalentemente con TREBBIANO TOSCANO e MALVASIA,
viene fatto appassire e poi pigiato, messo in caratelli con aggiunta di
"madre", cio Vin Santo vecchio. Dopo un periodo di maturazione - che
pu durare anche anni - si aprono i caratelli: il prodotto che si ottiene
molto variabile, dall'amabile al dolce. Esiste anche il Vin Santo in
versione "secco", utilizzato come una sorta di sherry italiano. Esistono
poi delle realt molto particolari come il VIN SANTO OCCHIO DI PERNICE,
peraltro molto caro, che prevedono anche uve a bacca rossa come
MALVASIA NERA e SANGIOVESE.
L'abbinamento classico con i cantucci.Il Vin Santo si chiama
VIN SANTO DEL
SANTO
VIN SANTO
DI lo
probabilmente
cos perch VIN
quando
il DEL
Cardinal Bessarione
('400)
CHIANTI
CLASSICO
assaggi
disse "sembra un CHIANTI
vino di Xanto"
cio un vinoMONTEPULCIANO
alla greca (dolce).
Chi
era di
fronte
male
e venne
chiamato
santo.
Si
produce
in tutta
la cap
prodotto
solo a Pisa
e
Vin
prodotto
soloUn'altra
in
versione
vuole
l'origine
del
nome
dal
fatto
che
le
uve
passite
vengono
Toscana
Firenze.
provincia di Siena.
pigiate durantediffuso
la settimana santa che precede la Pasqua cristiana.
particolarmente
Prodottoqualit
nella versione
Prodotto nella versione
ed
ha bassadistinguere
qualit.
Possiamo
tre diverse
di vin santo:
Prodotto nella versione
bianco e occhio di
pernice al (rosso) con
sangiovese al 80%.

bianco e occhio di
pernice al38
(rosso) con
sangiovese al 80%.

bianco e occhio di
pernice al (rosso) con
sangiovese al 50%.

UMBRIA
Similmente a quanto avvenuto in Toscana, anche lUmbria ha risentito
molto delle tecniche di vinificazione etrusche, successivamente
perfezionate dai romani.
39

Furono proprio gli etruschi a produrre il primo vino umbro ad Orvieto con
una tecnica particolare di vinificazione che prevedeva lutilizzo di vasche
scavate nel tufo e collocate a diverse altezza per far s che il vino
progressivamente scendesse nelle parti pi fresche delle grotte.
Sotto il profilo morfologico-territoriale, lUmbria al 63% collinare per
cui un territorio vocato per la coltivazione delluva.
Per molti hanno non stata molto valutata la viticoltura umbra sino al
1960 in cui viene riconosciuta la prima DOC e poi, finalmente nel 1990
con il riconoscimento della DOCG TORGIANO ROSSO RISERVA.

Da segnalare la zona intorno ad Orvieto, caratterizzata da terreni


tufacei e vulcanici. In questa zona i vini sono ricchi di minerali ed la
zona in cui sulle viti si sviluppano le c.d. muffe nobili che determinano
una surmaturazione delle uve. Si pu ricordare il celebre Muffato della
Sala.
La condizione enologica attuale dell'Umbria registra un notevole
fermento in cui la qualit in continua crescita e la maggioranza dei
produttori della regione hanno abbandonato da alcuni anni la
produzione di massa in favore di una migliore qualit.
n Umbria si coltivano uve sia bianche sia rosse, ed entrambe
rappresentano un fattore importante dell'enologia della regione. A
differenza di altre regioni in cui domina uno specifico stile di vino, in
Umbria, anche per effetto della sua tradizione, la produzione divisa,
quasi equamente, fra vini bianchi e vini rossi. Fra le uve a bacca bianca
certamente il Grechetto a ricoprire il ruolo primario, un'uva autoctona
dell'Umbria diffusa in tutta la regione e con la quale si producono
interessanti bianchi, sia in purezza, sia miscelata ad altre uve e in
particolare con lo Chardonnay. L'uva rossa la pi importante il
40

Sagrantino, che nonostante sia quasi esclusivamente presente in


Montefalco - la sua zona d'origine - i vini prodotti con quest'uva sono
oggi fra i pi rappresentativi di tutta l'Umbria.
TORGIANO ROSSO RISERVA DOCG . uno dei pi convincenti vini
rossi della regione, che ha ottenuto al DOCG nella versione riserva.
Torgiano un borgo fortificato che sorge non lontano da Perugia. Nel
Medioevo dalla Torre di Giano era possibile controllare tutto il territorio
sottostante. Questa torre divenuta poi simbolo della cittadina.

In passato, antichi statuti prevedevano sanzioni molto severe per chi


danneggiava i vigneti.
Il TORGIANO RISERVA deve affinare per 3 anni prima della messa in
commercio. il disciplinare prevede lutilizzo del 70% di sangiovese al
quale possono concorrere altri vitigni a bacca nera.
SAGRANTINO DI MONTEFALCO DOCG . Altra DOCG umbra il
Sagrantino di Montefalco. Questo vino prodotto tra Assisi e Spoleto,
con vitigno sagrantino al 100%.
Possiamo ritenere che luva rossa pi importante, in Umbria sia proprio il
sagrantino nonostante sia presente quasi esclusivamente in Montefalco.
Montefalco certamente l'area vitivinicola di cui si parla maggiormente
negli ultimi tempi e che sta diventando sempre pi l'area di riferimento
dell'Umbria enologica.
ll Sagrantino un'uva robusta e possente, con una carica tannica
notevole e una ricchezza organolettica rilevante

41

MARCHE
Il territorio delle Marche al 69% collinare
mentre la restante parte territorio
montuoso. Non vi sono pianure.
Il clima caratterizzato dai inverni rigidi
con abbondanti precipitazioni, mentre le
estati sono spesso siccitose.
La zona pi densamente vitata quella
della provincia di Ascoli Piceno a sud della
Regione, ma in provincia di Ancona e
Macerata, si coltiva il Verdicchio, che
rappresenta
da
tempo
la
migliore
espressione enologica e commerciale marchigiana.
Il Verdicchio che altro non se non il Trebbiano di Soave coltivato in
Veneto. Da questo vitigno si ricava la DOCG VERDICCHIO CASTELLI
DI JESI RISERVA. Altra denominazione il CONERO DOCG anchesso
prodotto nei pressi di Ancona.

la DOCG VERDICCHIO CASTELLI DI JESI RISERVA


si tratta di uno
dei bianchi pi rappresentativi dItalia. Per sua natura il Verdicchio un
vitigno longevo capace di affrontare molti anni di affinamento. Questa
denominazione, addirittura della tipologia Riserva, per cui per cui i
tempi di affinamento aumentano e, molti produttori addirittura
superando i termini minimi di invecchiamento previsti dal disciplinare,
portano il vino a raggiungere una particolare personalit.
Nel territorio sono presenti numerosi DOC di caduta. Parliamo di DOC di
caduta, quando facciamo riferimento a quei vini prodotti nelle
medesima vigna in cui tutto il vino
42 destinato ad una produzione di

elevato livello ma ci sono delle parti di produzione che sono destinate ad


una produzione leggermente pi bassa.
il CONERO DOCG anchesso prodotto nei pressi di Ancona, prodotto
con Montepulciano dAbruzzo e con una piccola percentuale residuale di
Sangiovese.

43

LAZIO
La viticoltura e lenologia Laziale non
vanta una produzione di rilievo tale da
aver mai fatto parlare di s.
Questa la regione con prevalente
produzione di bianchi.
Il vino pi rinomato il FRASCATI mentre
nella zona dei CASTELLI ROMANI si sono
vini conosciuti gi durante limpero
Romano.
La denominazione CASTELLI ROMANI
DOC
in qualche modo stata studiata per valorizzare questo vino
da un lato con il richiamo al castello chateau francese o al Castello
Toscano, dallaltro con riferimento a Roma ed ai Romani lo collega alla
citt eterna.
Nella zona dei Castelli Romani i vini sono prodotti con il contributo di
Malvasia bianca del Lazio, localmente chiamata Malvasia puntinata
proprio perch ogni acino presenta, sulla sua superficie esterna, un
puntino.
Tuttavia, questa Malvasia non era un vitigno in grado di garantire un
grande produzione per cui fu sostituita dalla Malvasia di Candia e dal
Trebbiano Romagnolo.
La DOC prevede la produzione di vini nella tipologia Rosso, Bianco o
Rosato.
Importante la DOC FRASCATI . Essa la denominazione pi
significativa della regione ed anche quella prodotta pi vicina a Roma.
Il termine frascati deriva dal fatto che, dove si produce questo vino
sullantica Tusculum (antica citt preromana nellarea dei Castelli
Romani, abbellita con notevoli costruzioni, giardini e ville), i cacciatori di
notte si ritiravano sotto le frascate che erano dei rifugi di fortuna
costruiti nel bosco.
Altra denominazione meritevole di menzione la DOCG CESANESE
DEL PIGLIO .
In Lazio possiamo trovare due differenti vitigni con il medesimo nome: il
Cesanese comune, che il pi tipico e presente nella zona dei Castelli
Romani e il Cesanese del Piglio, presente invece nella zona della
Ciociaria nei pressi di Frosinone a sud est del Lazio.
44

Il Cesanese del Piglio, utilizzato per la


produzione della DOCG, un vitigno
meno produttivo ma conferisce al
vino una maggiore struttura ed un
maggiore colore.

ABRUZZO
LAbruzzo una regione schiacciata
tra la montagna ed il mare Adriatico.
Essa rappresenta una grossa realt produttiva se si pensa che solo a
Chieti ci sono ben 40 cantine sociali.
pur vero che, lAbruzzo sempre stata storicamente la regione delle
quantit a scapito delle qualit.
Uno dei vini pi significativi della regione il Montepulciano
dAbruzzo che presente sia nellomonima DOC sia nella DOCG
COLLINE TERAMANE.
Marca invece quasi tutta ala produzione dei bianchi abruzzesi il
Trebbiano dAbruzzo, dal quale prodotta la DOC TREBBIANO
DABRUZZO.
La zona pi vitata il versante Adriatico della Regione con una piccola
rientranza tra Chieti e Sulmona, in zona centrale nella regione.

Anche in Abruzzo, similmente a quanto avveniva in Toscana ed in


Umbria, possiamo trovare tracce di viticoltura etrusca, successivamente
sviluppata dai Romani. Con la caduta dellImpero Romano, la viticoltura
45

cos come altre attivit agricole, vivono un progressivo declino. Il


superamento di questo periodo buoi ci sar solo nella seconda met del
1500.
Come anticipato, il vitigno pi rappresentativo della regione
certamente il Montepulciano dAbruzzo.
La DOC MONTEPULCIANO DABRUZZO
prodotta con uve di
Montepulciano al 90% alle quali possono concorrere una piccola
percentuale di Sangiovese. Questo vino deve avere due anni di
invecchiamento di cui uno in legno.
Il vitigno Montepulciano dAbruzzo, non ha nulla a che vedere con il
VINO NOBILE DI MONTEPULCIANO prodotto in Toscana.
cos chiamato perch i commercianti di lana toscani, venendo in
Abruzzo, avrebbero riconosciuto una certa somiglianza di questo vino
con il vino nobile di Montepulciano.
Di

questo

vino

si

produce

anche

la

DOCG

MOTEPULCIANO

DABRUZZO COLLINE TERAMANE .


Si ritiene che il vitigno che, generalmente da origine a vini molto ruvidi,
dai tratti organolettici scontrosi e selvatici, con trama tannica serrata,
quando venga coltivato nella zona di Teramo riesca ad acquisire una
maggiore eleganza e bevibilit.
Altro importante vino Abruzzese la DOC TREBBIANO DABRUZZO
prodotta da un vitigno tipico denominato BOMBINO BIANCO. questo vino
prodotto in larga scala in quasi tutta la regione.
Il nome di BOMBINO deriva dalla forma del grappolo alato che
assomiglia ad un bambino con le braccia distese. Le origini del nome
trebbiano sono molto discusse.

46

Sembra, infatti, che Plinio abbia per la prima volta fatto riferimento ad
un trebulanum di origini campane che solo successivamente fu
esportato in Abruzzo.
Il trebbiano non fu molto apprezzato tra i uomini importanti dellImpero,
ma veniva tuttavia consumato dai membri dellesercito al punto che
esso fu definito il vino dei soldati.
Oggi il trebbiano dAbruzzo considerato vitigno a pieno titolo e distinto
dal bombino bianco.

MOLISE
La storia, leconomia e la cultura del Molise strettamente legata a
quella dellAbruzzo.
Il territorio per met montano e per met collinare e nonostante si
collochi al centro della nostra penisola, presenta aspetti climatici pi
simili a quelli del Trentino che del Mezzogiorno.
Nel Molise troviamo solo 4 DOC. tra di esse, degna di menzione la
MOLISE TINTILIA DOC .
Questo vino prodotto dal vitigno omonimo realmente autoctono del
Molise. Esso un vitigno tardivo a bacca nera, con grappolo spargolo.

47

CAMPANIA
La Campania la regione dItalia che vanta una antica tradizione
enologica. Essa infatti stata uno dei primi centri di coltivazione e
studio della vita nel mondo.
Sin dallaantichit infatti, dal Porto di Pozzuoli veniva esportato in tutto il
mondo il Falerno, soprannominato il vino degli imperatori.
In Campania possiamo trovare una grande variet di vitigni autoctoni
quali il per palummo, la biancolella dIschia, la forastera, lasprinio
dAversa, ecc. Oggi la Campania vanta 15 DOC e ben 4 DOCG.
La viticoltura in Campania, dunque, si sviluppata gi in epoca etrusca,
soprattutto nella zona pi settentrionale della regione fino ad arrivare
agli anni dellImpero Romano, durante il quale la concentrazione dei
vigneti in questo territorio non ebbe eguali nel resto della penisola.
I vitigni pi antichi erano le Amineae, dai quali si produceva il
Sorrentinum, sulle colline di Sorrento, il Vesuvianum sulle pendici del
Vesuvio e, pi tardi anche il Gauranum nei pressi di Pozzuoli.
Tuttavia il vino pi famoso al mondo fu considerato sempre il Falerno.
48

Il 50% del territorio Campano collinare. In questo ambito, possiamo


trovare zone particolarmente vocate per la coltivazione della vite.
Tra esse possiamo individuare, sicuramente lIrpinia e il Sannio
(Comuni in provincia di Avellino e Benevento), dove sono prodotte tutte
e quattro le DOCG campane. Sempre a nord della regione ma dal lato
pi occidentale, troviamo il territorio del Falerno collocato tra il Volturno
ed il monte Massico. Verso il Tirreno troviamo la zona dei Campi flegrei
che va da Napoli sino a Pozzuoli (Bagnoli, Pianura, Fuorigrotta, ecc.). pi
gi troviamo la Costiera Amalfitana.
IRPINIA. Lenologia avellinese a tal punto sontuosa, in Campania,
che il territorio racchiude 3 della 4 DOCG riconosciutegli.

Il ruolo dell'Irpinia nella storia della viticoltura campana era talmente


rilevante che alla linea ferroviaria Avellino Rocchetta Sant'Antonio venne
dato
il
nome
di
"Ferrovia
del
vino".
49

Completamente circondata da vigneti, la provincia di Avellino offre vini


di fama internazionale come il Greco di Tufo, il Taurasi e il Fiano.
Vitigno simbolo di questo territorio laglianico dal quale si produce la
DOCG TAURASI.

La DOCG TAURASI, prodotta in alcuni comuni in provincia di Avellino


con uve Aglianico. Questo vitigno, conosciuto sin dallantichit come
Vitis Hellenica.
Il TAURASI ha ottenuto la DOCG nel 1993, prodotto con una base di
aglianico di almeno 85% . sotto laspetto organolettico un vino dal
profumo profondamente speziato, con note di chiodi di garofano,
tabacco per pipa liquirizia. Inconfondibile una dolce nota floreale di
viola che contraddistingue questo vino. Alla beva, i tannini sono molto
fitti, la morbidezza rilevante ed ha una buona persistenza.
Sempre nella zona dellIrpinia, prodotta la DOCG FIANO DI
AVELLINO
originariamente conosciuto come Vitis Apiana perch era
uva dolcissima a tal punto da attrarre le api.
Questo vino si presenta con caratteristiche aromatiche definite ed
inconfondibili, con sentori di mela, banana, nocciole e mandorle tostate.
Il vitigno pi antico dell'Avellinese senza dubbio il Greco di Tufo, da cui
si ricava l'omonimo vino, importato dalla regione greca della Tessaglia,
dai Pelagi. Si tratta di un vino dalla tipicit ineguagliabile con profumi
che ricordano la pesca e la mandorla amara. Si ottiene dalle uve
dellantico vitigno greco lAmine Gemina. Da questo vitigno di produce
la DOCG GRECO DI TUFO .
La coltivazione del vitigno Greco fu diffusa all'inizio sulle pendici del
Vesuvio e successivamente in altre zone della in provincia di Avellino,
dove prese il nome di Greco di Tufo.
A parte il riferimento a Tufo, localit di produzione, il termine riferito al
particolare terreno ricco di minerali e di zolfo. Da un punto di vista
organolettico, il GRECO DI TUFO, offre al naso profumi maturi di note
floreali, origano, camomilla e sentori agrumati, speziati. Alla beva di
percepisce maggiormente la nota agrumata e di pesca matura. un
vino dotato di buona freschezza, talvolta anche viva.
50

Recenti studi hanno confermato che il vitigno Greco identificabile con


lAspirinio.
La DOCG prodotta anche nelle versioni spumante.
SANNIO (BENEVENTO). Le colline vitate del Sannio, hanno una antica
tradizione.
Con il D.L. del 5/8/97 viene istituiti la DOC SANNIO localizzata
interamente nel territorio beneventano. Laria di produzione quella
collinare, a maggiore vocazione della provincia di Benevento.
Nel Sannio il vitigno pi diffuso Falanghina al punto che il vino che se
ne produce, stato istituito da un disciplinare apposito DOC
FALANGHINA DEL SANNIO. Di questa possono essere prodotte anche
la versione passito e spumante.
In passato, nel Sannio potevamo distinguere differenti DOC, quale ad
esempio, la DOC SOLOPACA, la DOC TABURNO, ecc. oggi tutte unificate
in ununica DOC SANNIO istituita nel 2011.
La DOC prevede la versione bianco e rosso. Il bianco vinificato con
falangina, malvasia di Candia, Coda di Volpe, Trebbiano Toscano ed altri
vitigni locali. Il Rosso nasce da un uvaggio complesso che comprende
Sangiovese, Piedirosso, Aglianico, Sciascinoso ed altri vitigni tradizionali
della zona.
Interessante citare lantica sottozona della DOC SANNIO SOLOPACA.
Da tredici Comuni collocati sulle pendici del monte Taburno, ricoperte da
vigneti ed oliveti, si ottengono questi vini di grande pregio. Sia la forma
di allevamento, che le tecniche di coltivazione, sono simili alla zona del
Solopaca. Da questultimo si differenzia la composizione ampelografica
imperniata in particolare sulaglianico per la produzione dei rossi ed in
particolare della DOCG AGLIANICO DEL TABURNO.
CASERTANO. Il casertano un territorio vocato soprattutto per la
produzione di grandi vini rossi piuttosto che bianchi. Nella zona del
casertano, ancora oggi si produce il Falerno, in vino antichissimo che i
romani usavano conservare in anfore chiuse con tappi ed etichette
indicanti lannata. La sua coltivazione si concentra nella parte pi
settentrionale della provincia di Caserta, alle pendici del monte Massico.

51

La vinificazione del Falerno d origine alla DOC FALERNO DEL


MASSICO di cui possono essere prodotte tre versioni: bianco rosso e
primitivo. Del tipo rosso, il falerno prodotto con percentuale di almeno
60% 80% di uve aglianico, alle quali possono concorre in percentuali
minori, piedirosso o altri vitigni a bacca nera. Del tipo primitivo
prodotto con uve primitivo al 85%. Del tipo bianco, invece, il falerno
prodotto con uve falangina.
La favola racconta che il dio Bacco, proprio sulle falde del monte
Massico, comparve sotto mentite spoglie ad un vecchio
agricoltore di nome Falerno, il quale, nonostante la sua umile
condizione, lo accolse offrendogli tutto quanto aveva, latte, miele e
frutta. Bacco, commosso, lo premi trasformando quel latte in vino
che Falerno bevve, addormentandosi subito dopo. Fu allora che Bacco
trasform tutto il declivio del monte Massico in un florido vigneto,
dando inizio alla storia pi bella che mai un vino abbia potuto
raccontare.
Sempre nella zona settentrionale del casertano, ai confini con il Lazio,
prodotto la DOC GALLUCCIO sia nella versione bianco, con base di
falangina, sia nella versione rosso con base di aglianico.
Scendendo pi a sud del Casertano, ai confini con Napoli e, in
particolare nella zona di Aversa, si produce lASPRINIO DI AVERSA
DOC, un vino prodotto da uve a bacca bianca, rampicate su altissimi
pioppi (con il sistema ad alberata) che impongono ai viticoltori degli
equilibrismi incredibili.
Questo sistema di allevamento era gi conosciuto in epoca romana
tant che fu disposta una legge che prevedeva, nel caso in cui il
contadino fosse caduto dallalberato, che lo stato si sarebbe accollato il
mantenimento di tutta la famiglia sino a che i figli del defunto non
fossero divenuti produttivi ed autonomi.

52

Questo vitigno tuttoggi coltivato a piede franco. Da questo vitigno si


produce uno spumante delicato e brioso con una naturale freschezza.
Dallasprinio si pu produrre anche un vino fermo. Recenti studi hanno
confermato che il vitigno Greco identificabile con lAspirinio.
Un cenno deve essere fatto, ad un vitigno autoctono casertano, la cui
coltura si sviluppata soprattutto in alcuni territori in provincia di
Caserta come Caiazzo, Alife, Piedimonte Matese: il Pallagrello.
Il Pallagrello era molto apprezzato dai Borbone, che lo offrivano,
unitamente ai grandi vini stranieri serviti ai loro pranzi, agli ospiti di
riguardo; il rispetto per questo vitigno era tale da indurre Ferdinando
IV di Borbone a vietare a chiunque il passaggio - pena severe sanzioni
- in una vigna situata in localit Monticello nel comune di Piedimonte
Matese.
CAMPI FLEGREI. Questa la zona della DOC CAMPI FLEGREI che
ricomprende i comuni di Quarto, Bagnoli, Pozzuoli. Nella denominazione,
rientra il vino Falerno Gauranum antichissimo ed inserito nella carta dei
vini della Corte di Napoli.
Anche nel Campi Flegrei coltivata, con buoni risultati, la falangina che
costituisce base indispensabile della DOC in versione bianco.
Nella versione rosso, la DOC costituita da almeno il 50% di Piedirosso
al quale possono concorrere aglianico ed altri vitigni a bacca rossa.
VESUVIO. Vitigni disposti sulle pendici del monte, su terreni di natura
vulcanica, legati alle vicende dellarea vesuviana che periodicamente
53

hanno danneggiato questa produzione vinicola fino alla disastrosa


eruzione del 1944. Da allora, si avviato un recupero lento ma continuo
fino ad arrivare alla DOC VESUVIO.
I vitigni a bacca bianca, quali falangina, coda di volpe, Greco,
costituiscono la base per la produzione di DOC VESUVIO BIANCO e DOC
LACRYMA CHRISTI BIANCO.
Dalla importante base del piedirosso, invece, si produce la DOC
LACRYMA CHRISTI ROSSO,
Il clima particolarmente favorevole anche in considerazione della
vicinanza del mare.
il VESUVIO BIANCO se raggiunge una gradazione alcolica minima di 12
gradi, pu forgiarsi della denominazione LACRYMA CHIRSTI BIANCO lo
stesso vale per il LACRYMA CHIRSTI ROSSO.
COSTIERA SORRENTINA. Dal 1994, le tre sottozone, Sorrento,
Gragnano e Lettere, sono state riunite nella DOC PENISOLA
SORRENTINA. Gragnano e Lettere, nella tipologia rosso frizzante ed
Sorrento, nella versione Bianco e Rosso. Il territorio relativo a tale
denominazione comprende il comune di Castellammare di Stabia, sale
verso i Monti Lattari fino a raggiungere il promontorio di Punta
Campanella. Le variet impegnate per la produzione della DOC
PENISOLA SORRENTINA ROSSO nelle sottozone GRAGNANO, LETTERE e
SORRENTO sono: piedirosso, scancinoso, aglianico, ed altri vitigni locali.
Per quanto concerne invece la DOC PENISOLA SORRENTINA BIANCO, le
variet di vitigni utilizzati sono falangina, biancolella, e greco.
Nellisola di Capri, troviamo una limitata zona vitata, atta alla
produzione Della DOC CAPRI BIANCO, con base di falangina e la DOC
CAPRI ROSSO con base di pedirosso.
ISCHIA. La DOC ISCHIA dal 1966 tra i primi vini italiani a
Denominazione dOrigine Controllata. La zona di produzione coincide
con i confini dellisola dIschia dove la vite fu introdotta dagli antichi
greci. In questo territorio particolarmente fiorente la vite a bacca
bianca, con piccole eccezioni per alcune piantaggini di piedirosso. La
DOC Si ottiene da uve Biancolella, Forastera e Pere palummo allevate
solo in Campania e sapientemente vinificate con tecnologie moderne.
COSTIERA AMALFITANA. Da questo territorio, caratterizzato da
terrazze, enormi scalini, dove predominano coltivazioni a vigna e limone
e dove i gusti e i profumi degli agrumi e della flora mediterranea si
mescolano con gli odori del mare, si ottengono i vini della DOC COSTA
DAMALFI. Il disciplinare di produzione prevede tre sottosezioni: Furore,
Ravello, Tramonti. La viticoltura, in queste zone eroica proprio a causa
54

del territorio particolarmente montuoso


che ricorda quello della Liguria.

PUGLIA
Storicamente, grazie alla sua posizione strategica, la Puglia stata
attraversata, in antichit, da tantissimi popoli provenienti, in particolare
dalla Grecia. Il Passaggio di queste culture, non solo ha lasciato la loro
impronta sotto laspetto architettonico e monumentale ma anche nel
settore agricolo.
Possiamo ricordare tre diversi gruppi etnici che si insediarono in Puglia
e, in particolare i Dauni a nord, i Peuceti al centro ed i Messapi a sud.
Progressivamente la Puglia divenne, per i grandi popoli antichi, un
grande serbatoio di vino, secondo solo alla Campania dove veniva
prodotto il Falernum.
In Puglia sono presenti molti vitigni alloctoni, originari della Campania
che furono impiantati nella regione e, oggi, non sono pi presenti in
quella di origine.
Un grande vantaggio della Puglia stato quello di non aver risentito del
flagello fillosserico nel 1800 ma solo in un periodo successivo.
Negli ultimi venti anni, la Puglia ha ottenuto una vera e propria
riqualificazione sotto laspetto vinicolo e produttivo al punto da attrarre i
favori e linteresse di molte regioni del nord dItalia.
Solo il 45% del territorio della regione collinare ed adatto alla
coltivazione della vite, tra laltro, la vicinanza del mar ionio a sud est e
dalladriatico a nord, crea un clima favorevole alla viticoltura. La
viticoltura praticata in tutta la regione ed in particolare concentrata
al sud e si distingue per la tradizionale coltivazione ad alberello che
vede la pianta non legata a tutori.

55

Possiamo distinguere tre zone: la Daunia, che la parte pi a nord della


regione, confinante con lIrpinia, che ricomprende Foggia ed il Gargano;
la Terra di Bari che la parte pi centrale della regione; il Salento,
che ricomprende lintera provincia di Brindisi, Lecce e Taranto.

La zona pi a nord della regione, quella definita della Daunia ed


identificabile con il Gargano, non un territorio particolarmente vocato
alla coltivazione della vite, ad eccezione di una piccola porzione pi
interna e confinante con la Campania. In tutta la provincia di Foggia,
infatti, il danno provocato dalla fillossera fu enorme. In particolare il
flagello fillosserico comport per un lungo periodo, la quasi scomparsa
del bombino bianco, vitigno a bacca bianca tipico della Puglia.
Oggi in questo territorio si produce ancora la DOC CACCE E MITTE DI
LUCERA , un vino rosso prodotto con il vitigno Uva di Troia o Nero di
Troia. A dispetto del suo nome, il vino che se ne produce non
particolarmente ricco di colore. Alla beva caldo ma poco fresco.
Scendendo verso il centro, nelle provincie di Andria, Barletta e Trani, il
vitigno Uva di Troia, base per unaltra DOC CASTEL DEL MONTE
NERO DI TROIA

. Questo vitigno,
56 per anni considerato di seconda

categoria rispetto al Negramaro ed al Primitivo, negli ultimi anni sta


progressivamente acquistando prestigio. Nella sua versione Riserva,
ottiene la DOCG CASTEL DEL MONTE NERO DI TROIA RISERVA.
La DOC CASTEL DEL MONTE prodotta anche nella versione BIANCO
, a base di bombino bianco e chardonnay.

La zona della Puglia centrale, comprendente Bari, Gioia del Colle e


Gravina. In questa parte di territorio troviamo la DOC GIOIA DEL
COLLE, prodotta nelle versioni rosso, bianco, rosato e primitivo. In
questa zona, cos come in tutte le atre zone della Puglia, possibile
produrre la DOC ALEATICO DI PUGLIA . un vino prodotto da un
vitigno a bacca rossa, appartenente alla famiglia dei moscati. Questo
vino generalmente abbinato alla pasticceria pugliese, come vino di
dopo pasto o come vino da meditazione.

Nella zona pi a sud della regione, a partire da Brindisi, troviamo la pi


interessante produzione di vini bianchi. In particolare possiamo trovare
la DOC OSTUNI BIANCO , e il BRINDISI DOC .
Spostandosi nel Golfo di Taranto, troviamo la terra delezione per il
Primitivo, le cui uve danno rigini a vini ricchi e molto corposi. In
particolare il simbolo dellantica viticoltura tarantina rappresentato dal
PRIMITIVO DI MANDURIA DOC

57

. Nella versione dolce naturale, con

una gradazione alcolica complessiva di


16% vol. di cui solo 13 svolti, in modo
da rendere percettibile un buon residuo
zuccherino, al Primitivo di Manduria
riconosciuta la DOCG PRIMINTIVO DI
MANDURIA DOLCE NATURALE.
Scendendo alla fine dello stivale verso
Lecce, giungiamo nel cuore del Salento
dove impera il Negroamaro. Questo
vitigno pu essere, a giusta ragione,
considerato luva italiana destinata, per
eccellenza alla produzione di vino
rosato anche se utilizzata, con attimi
risultati, per la produzione di rossi. Il suo nome deriva dal fatto che
negro molto scura ed ha una grande potenza di antociani, oltre ad
avere amaro un particolare finale di bocca amarotico superiore ad altri
vini.
Il negramaro base per le DOC NEGRAMARO TERRE DOTRANTO
ed anche del SALICE SALENTINO DOC

BASILICATA
In Basilicata possiamo trovare tracce di una cultura vinicola molto
antiche.
In particolare, secondo una teoria pi estensiva, lantica Enotria,
comprendeva anche questa regione e non solo una piccola parte della
Calabria.
Questa regione anche definita Lucania, confina con la Campania e la
Puglia a nord e con la Calabria a sud.
La viticoltura quasi esclusivamente localizzata nella zona pi a nord
della regione intorno allantico vulcano Vulture. questa, infatti, la zona
pi vicina alla Campania, dove si produce lAglianico del Vulture.

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La DOC AGLIANICO DEL VULTURE, prodotto dallo stesso vitigno dal


quale nasce il TAURASI DOCG in Campania. questo vino che gi aveva
avuto il riconoscimento come DOC ha ottenuto la DOCG AGLIANICO
DEL VULTURE
con la versione superiore e superiore riserva.
Evidentemente, il vino prodotto in questo territorio, si arricchisce di
caratteri varietali che lo contraddistinguono dal vino prodotto in
Campania.
La esposizione geografica, nonch la coltivazione delle viti in un
territorio vulcanico, conferisce al vino una spiccata mineralit ed una
particolare rudezza del tannino. Laglianico del Vulture pu fregiarsi
della qualificazione di riserva solo se riceve un affinamento di almeno
24 mesi in legno ed almeno 24 mesi in bottiglia. (in pratica viene
immesso in commercio solo dopo quattro anni dalla produzione.

59

CALABRIA
La vitivinicoltura della Calabria ha fornito,
per anni, vini da taglio caratterizzati da in
colore intenso ed un grado alcolico elevato.
Tra le varie tesi dirette a definirne i confini,
la pi restrittiva vuole che lEnotria, sia
collocata tra il fiume Lao a nord, ad est
dallaltopiano della Sila, a sud dallistmo di
Catanzaro.
Il vino prodotto in Calabria, era, come gi
anticipato, un vino essenzialmente da taglio
che, gi in epoca antica, era esportato fuori dai confini dai Greci, verso
molte citt mediterranee.
Possiamo distinguere tre zone vitivinicole pi importanti che sono: il
Massiccio del Pollino pi a nord della Regione, lAltopiano della Sila al
centro, e la zona pi a sud che quella dellAspromonte.

La Calabria non ha DOCG ma solo DOC di cui, le pi importanti sono: nella


zona pi a nord del Pollino il CIRO DOC, nella zona centrale dellAltopiano
della Sila, la DOC TERRE DI COSENZA con numerose sottozone e, infine,
nella parte pi a sud dellAspromonte la DOC GRECO DI BIANCO.
La zona di produzione del CIRO DOC collocata nella provincia di
Crotone, lantica Kroton da un clima eccellente. Il vino CIRO viene
prodotto con uve di Gaglioppo in purezza nella versione rosso e rosato e
con uve di Greco bianco per la versione bianco.
60

Vitigni famosi della Calabria, come gi visto sono il Gaglioppo, il Greco e il


Magliocco.
Il GAGLIOPPO o GALLOPPO marca tutta o quali la produzione rossa della
Calabria, prevalentemente nelle provincie di Catanzaro e Cosenza.
il principale vitigno a bacca nera, presente in gran parte della regione.
Ha sicure origini greche come tanti altri vitigni coltivati in Calabria ed i suoi
grappoli erano offerti in premio ai vincitori, a conclusione delle
competizioni sportive organizzate dagli Elleni nel VII secolo a.C.. Il
Gaglioppo un vitigno base per la produzione di diversi vini in Calabria,
tra i quali appunto LA DOC CIRO e la DOC TERRE DI COSENZA.
Dallanima di questa bacca nera, si produce un vino rosso rubino intenso e
vivace, con profumi vinosi che col tempo si evolvono in un ricco corredo
olfattivo, floreale e fruttato, complesso, aromatico con frutta rossa in
confettura, spezie e tocchi balsamici. Dopo laffinamento in barrique
assume un bouquet di profumi terziari in cui predominante il sottobosco,
tabacco, cuoio e spezie dolci. Al palato fresco, delicatamente sapido e
moderatamente secco per i tannini morbidi e rivestiti.
Altro rosso base il MAGLIOCCO, per anni confuso con il Galloppo dal
quale si distingue e si caratterizza per una serie di elementi. Luigi
Veronelli, stesso, nel fondamentale volume Catalogo Bolaffi dei Vini del
Mondo del 1968, scrive dei vari Cir prodotti in Calabria e ne conferma la
confusione concernente i due vitigni calabri utilizzando il termine
Magliocco quale sinonimo di Gaglioppo.
Il termine magliocco significa nodo strettissimo per la particolare
conformazione del grappolo. Altri appellativi utilizzati come sinonimi del
Magliocco sono il Guarnaccia, il Lacrima nera e lArvino.
Anche il Magliocco costituisce componente di rilievo nella produzione della
DOC Terre di Cosenza, nella versione rosato, unitamente ad altri vitigni a
bacca nera, ma soprattutto nella versione rosso la cui percentuale non pu
essere inferiore al 60%.
Questa perla nera calabrese, offre alla vista un colore rubino con riflessi
violacei e sprigiona al naso delicati sentori di frutti rossi. Custodisce il suo
succo netti sentori di fragola, che svela allolfatto assieme a soffi di
amarena ed accennate note speziate. Ha media struttura e moderata
gradazione alcolica. Il vino prodotto da questo vitigno molto meno
tannico rispetto al Gaglioppo, ma di colorito pi intenso e con pi
attenuata freschezza. Oggi ne possiamo distinguere due principali variet
con caratteristiche pressoch identiche: il magliocco dolce ed il magliocco
canino. Il magliocco canino prevalentemente coltivato nella fascia
tirrenica calabrese.
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SICILIA
La Sicilia la prima Regione Italiana per
produzione vitivinicola ma le sue uve hanno
fornito, sino a qualche tempo fa, in
prevalenza vini da taglio. Da qualche decennio la situazione
radicalmente cambiata.
Ai Fenici si deve l'introduzione del vino nel Mediterraneo, ma grazie
all'arrivo dei Greci, nel VIII sec. a.C. in Sicilia, che qui la cultura enoica
ebbe un grande impulso, unitamente alle coltivazioni dell'olivo e del
grano. La Sicilia lisola pi grande del Mediterraneo e di essa tre sono
le zone pi interessanti da un punto di vista viticolo: la zona pi a nord
della regione tra Palermo e Trapani, la zona intorno alletna e, infine, la
parte pi meridionale intorno a Siracusa.

Fino a qualche anno fa la Sicilia produceva una grande quantit di vino


da taglio che andava a rinforzare vini francesi un po' scarichi; oggi,
grazie a continue ricerche innovative che vogliono valorizzare il
territorio siciliano con i suoi vitigni autoctoni come il Nero d'Avola,
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il Frappato,
il Catarratto,
l'Inzolia,
ma
anche
con
vitigni
internazionali, assistiamo ad una rapida ascesa della qualit dei vini
siciliani che sempre pi spesso reggono confronti impensabili fino a
qualche tempo fa.
In Sicilia troviamo una sola DOCG CERASUOLO DI VITTORIA .
I territori ricadenti nella denominazione sono vari comuni presenti nel
golfo di Gela. La base ampelografia di questo vino rappresentata dal
vitigno NERO DAVOLA per circa il 70% al quale viene aggiunta una
percentuale di FRAPPATO.
Il NERO DAVOLA uno dei protagonisti della viticoltura sicula, in quanto
una delle migliori qualit di vitigno. Spesso denominato anche
CALABRESE per associarlo a quello coltivato anche in altre parti dItalia
come, in particolare, in Calabria e in Toscana.
La coltivazione del Nero dAvola si progressivamente concentrata nel
siracusano di cui, appunto Avola comune.
SI pensa che forse, il nome Calabrese sia una erronea traduzione del
termine Calaulisi (Cala = vino; Aulisi = Avola).
Spostandoci verso la parte nord Orientale dellisola, troviamo la DOC
ETNA .
Concorrono a formare la DOC i vigneti collocati in diversi comuni del
Catanese, collocati proprio intorno allEtna.
I vini etnei si sono, via via, qualificati come vini di particolare rilievo nel
corso degli anni novanta, rispetto alla sovranit del Nero dAvola.
Per la produzione di questa DOC concorrono due vitigni che sono il
CARRICANTE ed il NERELLO MASCALESE.
Degno di menzione un vino passito prodotto nellisola di Pantelleria al
quale stata riconosciuta la DOC PANTELLERIA

La base di questo vino passito il MOSCATO DI ALESSANDRIA anche


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definito Zibibbo. Originariamente questo
moscato era venduto come uva

da tavola e solo le partite invendute erano


destinate allappassimento.
Con il perfezionamento delle pratiche di
vinificazione, iniziarono a raccogliersi le uve
della prima fioritura e pi zuccherine, che
venivano collocate su stenditoi ad
appassire al sole.
Il mosto ottenuto dalla pigiatura delle uve
di moscato surmaturate detto passolata
ed avviato alla fermentazione.
Questo mosto , poi, unito a moscato
prodotto con uve fresche non appassite in
modo da avviare una seconda fermentazione.

SARDEGNA
Lintroduzione della vite in Sardegna, sembra sia avvenuta grazie ai
Fenici per finalit commmerciali.
Tuttavia, la viticoltura e lenologia sarda, non ebbe grade fortuna dei
successivi secoli, nenache durante limpero romano.
In Sardegna il vigneto parte integrante del paesaggio,
presente quasi ovunque, dalle pianure pi fertili vicino
al mare sino allalta collina e alle zone pi interne.

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Le aree pi significative sotto laspetto vitivinicolo sono: la zona della


Gallura, pi a nord dellisola ricomprendente Olbia, la zona intorno a
Sassari, la fascia orietale che da nuoro scende sino a sud e la zona pi
meridionale dellisola intorno a Cagliari.

In Sardegna troviamo una sola DOCG VERMENTINO DI GALLURA .


La DOCG prodotta nellarea nord orientale della regione conosciuta
come la Gallura. Il vitigno utilizzato per la produzione della
denominazione proprio il Vermetino che concorre in purezza o almeno
al 95%.
La fascia orietale dellisola che, da Nuoro scende verso il basso, la
zaona di produzione della DOC CANNONAU DI SARDEGNA .
La DOC prende il nome dal vitigno omonimo che concorre alla
produzione della stessa nella misura minina del 85%.
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