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Indice

Voci
Aglianico Aleatico Alicante (vitigno) Ansonica Arneis Barbarossa (vitigno) Bombino bianco Bombino nero Cabernet franc Cabernet-sauvignon Cacchione Cagnulari Canaiolo Cannonau Carmenere Catarrato Catarratto Chardonnay (vitigno) Chenin blanc Clinton (vitigno) Croatina Dolcetto (vitigno) Falanghina Frappato Friulano (vino) Gaglioppo Gamay Garganega Greco (vitigno) Grignolino Groppello Inzolia Lagrein Lambrusco 1 2 3 3 4 5 5 6 6 7 8 8 9 10 12 13 14 14 16 16 17 18 19 19 20 22 22 23 25 25 26 26 27 28

Lista delle uve nel mondo Malvasia Malvasia Bianca di Candia Malvasia nera di Brindisi Mamertino Merlot Molinara (vitigno) Montepulciano (vitigno) Moscato Muscadelle Mller-Thurgau Nebbiolo Negroamaro Nerello cappuccio Nerello mascalese Nero d'Avola (vitigno) Norton (vitigno) Nosiola Ottavianello Perricone Petit Verdot Picolit Pignolo Pinot Pinotage Primitivo (vitigno) Pri blanc Prunent Raboso Rebo (vitigno) Regent Ribolla gialla Riesling Rossese Sagrantino Sangiovese Sauvignon Strade del vino

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Summarrello Smillon Teroldego Timorasso Tintilia Traminer aromatico Trebbiano Trebbiano di Soave Uva Rondo Uva di Troia Uva sultanina Verdicchio Vermentino Vespolina Vitigno Vitigno autoctono Zibibbo

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Note
Fonti e autori delle voci Fonti, licenze e autori delle immagini 91 94

Licenze della voce


Licenza 95

Aglianico

Aglianico
L'Aglianico un vitigno rosso coltivato prevalentemente in Campania, Basilicata, Puglia e Molise. Il vitigno stato recentemente introdotto in Australia, dato che si sviluppa in climi prevalentemente soleggiati.

Sinonimi
Aglianica, Aglianichella, Aglianico del Vulture, Aglianico Femminile, Aglianico Mascolino, Aglianico Nero, Aglianico Tringarulo, Aglianico Zerpoluso, Aglianicuccia, Agliano, Agnanico, Agnanico di Castellaneta, Cascavoglia, Cerasole, Ellanico, Ellenico, Fresella, Gagliano, Ghiandara, Ghianna, Ghiannara, Glianica, Gnanico, Olivella di San Cosmo, Ruopolo, Sprierna, Tringarulo, Uva dei Cani, Uva di Castellaneta.

Caratteristiche
Epoca di vendemmia: media o tardiva (ottobre). Vigoria: medio-alta. Produttivit: abbondante e costante. Peso medio del grappolo: medio-basso (150-250 g). Acino: medio-piccolo, forma sferica; buccia molto pruinosa, di colore blu-nero, poca consistenza e medio spessore. Esigenze colturali: terreni collinari di origine vulcanica, ma si adatta bene anche a tipi di terreno diversi. Soffre le alte temperature estive e invernali dei mesi che non fa tiepido. Utilizzi: esclusivamente per la vinificazione, di preferenza in purezza.
Grappolo di uva rossa

Storia
un vitigno antico, probabilmente originario della Grecia e introdotto in Italia intorno al VII-VI secolo a.C. Una delle tante testimonianze della sua lunga storia il ritrovamento dei resti di un torchio romano nella zona di Rionero in Vulture, provincia di Potenza. Non ci sono certezze sulle origini del nome, che potrebbero risalire all'antica citt di Elea (Eleanico), sulla costa tirrenica della Campania, o essere pi semplicemente una storpiatura della parola Ellenico. Testimonianze storico-letterarie sulla presenza di questo vitigno si trovano in Orazio, che cant le qualit della sua terra natia Venosa e del suo ottimo vino. Il nome originario (Elleanico o Ellenico) divenne Aglianico durante la dominazione aragonese nel corso del XV secolo, a causa della doppia l pronunciata gli nell'uso fonetico spagnolo.

Aglianico

Vini DOC
L'utilizzo del vitigno predominante nella zona del Monte Vulture. L'Aglianico del Vulture, considerato uno dei migliori vini rossi italiani,[1] per ora l'unico vino della provincia di Potenza, assieme al Terre dell'Alta Val d'Agri, che ha ottenuto il marchio DOC, il 18 febbraio del 1971. I centri di produzione riguardano i comuni del Vulture-Melfese come Barile, Rionero, Venosa, Montemilone, Melfi, Acerenza, Ripacandida, Ginestra, Rapolla e Maschito . Un'altra zona di produzione dell'Aglianico la provincia di Benevento, in particolare alle pendici del monte Taburno. Senza dimenticare la provincia di Avellino dove il vitigno fondamentale per la produzione del prestigioso Taurasi, importante DOCG rosso del Sud Italia. All'Aglianico stato dedicato il romanzo "Storia controversa dell'inarrestabile fortuna del vino Aglianico nel mondo" (Marsilio, 2007), scritto da Gaetano Cappelli.

Voci correlate
Categoria:Vini DOC e DOCG prodotti con uva Aglianico Vino

Note
[1] Gambero Rosso, Il libro del vino. Manuale teorico & pratico , pag. 167, G.R.H. S.p.A., 2004. ISBN 88-87180-79-2

Aleatico
L' aleatico un vitigno aromatico a bacca nera (precisamente blu-vermiglio) A detta di molti probabilmente una mutazione del Moscato nero toscano.

Etimologia e sinonimi
Gi citato da Pier de Crescenzi (1303) e dal Trinci (1726) di dubbia etimologia: per alcuni deriva da qualche forma linguistica riconducibile alla Grecia, altri ritengono che provenga da Alia una localit vicino a Palermo, altri ancora lo fanno risalire allemiliano aliadga cio uva luglianica. Detto anche Aliatico, Leatico e Liatico, variamente denominato a seconda delle zone geografiche: Aleatico della Toscana, Aleatico nero di Firenze, Aleatico di Benevento, Aleatico di Portoferraio.

Caratteristiche
La pianta ha una foglia grande pentagonale, trilobata di colore verde cupo il cui grappolo piccolo, spargolo ed allungato. Lacino medio con buccia molto pruinosa di colore blu-vermiglio. Di vigoria medio-buona e produttivit media ma costante, matura nellultima decade di settembre. Il vino che si ottiene di colore rosso rubino con sfumature violacee accentuate; olfatto intenso e fruttato; al gusto morbido, dolce e leggermente astringente

Diffusione e coltivazione
coltivato essenzialmente in quattro zone: in gran parte della Toscana: degni di nota sono i vini nellIsola d'Elba, sull'Isola di Capraia e nel Grossetano (comuni di Sorano, Pitigliano e Manciano),

Aleatico nelle Marche, a Pergola e comuni limitrofi, con il nome di vernaccia rossa di Pergola in buona parte del Lazio (di pregio quello prodotto nella zona del Lago di Bolsena) in alcune zone dell'Umbria (nei pressi del Lago di Corbara e nellOrvietano) in tutta la Puglia (anche se i vini pi rinomati sono nel Salento e a Gioia del Colle)

Voci correlate
Vino Viticoltura Viticoltura in Italia Vitigno Vitis vinifera

Alicante (vitigno)
Vitigno originario della Spagna e coltivato anche in alcune regioni dell'Italia meridionale e nella Maremma grossetana. Deve il suo nome alla omonima citt di Alicante ed tuttora uno dei vini pi popolari della Penisola Iberica. Nonostante l'uva nera di questa vite produca un vino rosso e molto alcolico, ne esistono versioni rosate e di gradazione minore.

Ansonica
L' Ansonica un vitigno bianco italiano. Conosciuto anche con i nomi di inzolia o insolia, ha origini meridionali ma diffuso anche in altre regioni italiane come il Lazio e la Toscana, in particolar modo l'Isola d'Elba e il Monte Argentario. Il grappolo di grosse dimensioni ma con acini piuttosto radi. La vendemmia avviene attorno i primi quindici giorni di settembre.

Vini prodotti
Ansonica Costa dell'Argentario Elba Ansonica

Voci correlate
Inzolia

Arneis

Arneis
L'arneis un vitigno piemontese originario del roero diffuso oltre che nella regione originaria anche in Liguria e Sardegna. Prime citazioni che lo riguardano risalgono alla seconda met del XIX secolo, precedentemente veniva anche indicato con i nomi Bianchetta o Nebbiolo Bianco.

Caratteristiche morfologiche
Germoglio con apice cotonoso di colore bianco-verdastro con orli sfumati di rosa Grappolo medio o medio-piccolo di forma cilindrica-piramidale , spesso alato Acino medio-piccolo di forma elissoidale e colore giallo-verdastro con abbondante pruina Foglia di media grandezza con tre o cinque lobi a seconda dei cloni Allevamento a controspalliera con potatura corta o mista , predilige terreni collinari di buona esposizione e di composizione prevalentemente sabbiosa sensibile allo oidio e scarsamente alla muffa grigia e al marciume acido

Impiego
Viene utilizzato nella produzione del Langhe doc con menzione del vitigno se presente almeno per l' 85%, nel Roero Arneis docg in purezza sia per la versione ferma che quella spumante (metodo Champenoise e Charmat).

Collegamenti esterni
Vini delle Langhe, Roero e dintorni [1]

Note
[1] http:/ / www. albain. com/ vino

Barbarossa (vitigno)

Barbarossa (vitigno)
Il vitigno Barbarossa stato scoperto in Romagna nel 1995, in una vigna vecchia di oltre 150 anni e ormai abbandonata. Esso vitigno esclusivo della Fattoria Paradiso. Il nome ha origine proprio dall'imperatore del Sacro Romano Impero Federico che soggiorn a lungo nella Rocca di Bertinoro, detta del Barbarossa. Da questo vitigno nasce un omonimo vino di pregevole qualit. Il vino Barbarossa di colore rosso granato profondo tendente all'aranciato, ha profumo intenso e persistente che tende alla rosa appassita e la viola. Il sapore asciutto, sincero e generoso, di sicuro nerbo, un vino di grande carattere.

Bombino bianco
Il Bombino bianco uno dei vitigni pi antichi e pi diffusi nel mezzogiorno, in particolare in Puglia, dove la sua uva costituisce materia prima per eccellenti vini quali il Castel del Monte Bombino Bianco, il Castel del Monte Bombino Bianco frizzante, il San Severo Bianco, il San Severo Bianco frizzante e il Cacc'e mmitte di Lucera. Antica la presenza in Lazio, Marche e Abruzzo, dove viene chiamato Trebbiano d'Abruzzo, da cui si ottiene l'omonimo vino bianco Trebbiano d'Abruzzo. L'elevata produttivit unita all'ottima qualit del prodotto da vino hanno contribuito alla sua diffusione nelle regioni del nord e in Emilia-Romagna, dove viene anche denominato Pagadebit e Straccia Cambiale, in riferimento alla sua convenienza e al reddito che i viticoltori riescono ad ottenere. Caratteristiche fisiche foglia tri- o pentalobata di media grandezza grappolo medio-grande, conico o cilindrico, spesso a forma alata acino medio grande, rotondo, con buccia spessa e consistente, colore giallo-verdognolo e macchie marroni.

Bombino nero

Bombino nero
Questo vitigno, di cui si ignorano le origini, fu introdotto in Puglia in epoca antica; pare che l'origine del nome derivi dalla forma particolare del grappolo, somigliante ad un bambino dalle braccia un po' sollevate: da qui l'usanza di chiamarlo "bombino", in dialetto pugliese. conosciuto anche come Buonvino, soprannome dovuto alla buona vigoria nonch all'elevata resa sia in termini di materia prima che di mosto ottenuto. La zona di coltivazione quella del nord-barese, basso foggiano, con tendenza all'espansione in tutto il centro Italia. Il Grappolo si presenta grosso e compatto, con due ali. Gli acini sono grossi, hanno buccia spessa e consistente, di colore blu e pruinosa. La vendemmia si ha verso fine settembre, prima met di ottobre.

Cabernet franc
Il Cabernet franc una variet di uva che ha origine nella zona della Gironda, in Francia. Questo vitigno viene utilizzato in prevalenza assieme al Cabernet-Sauvignon.

Voci correlate
Categoria:Vini DOC e DOCG prodotti con uva Cabernet franc Bordeaux Vino Ampelografia

Grappoli di Cabernet franc

Cabernet-sauvignon

Cabernet-sauvignon
Il Cabernet-sauvignon un vitigno di origine bordolese, nelle zone del Mdoc e delle Graves, ed senz'altro la variet pi rinomata al mondo per la produzione di vini di grande qualit e longevit. Viene spesso usato in assemblaggio con Cabernet franc e Merlot, uvaggio che ha preso il nome di bordolese, dove stato introdotto. In Italia ne esistono molte versioni, sia in purezza che con altri vitigni rossi. Ha grandi capacit di adattamento alle pi disparate condizioni climatiche e tecniche di vinificazione, mantenendo le sue caratteristiche di riconoscibilit pur esprimendo perfettamente anche quelle del terroir. in grado di produrre vini intensi gi nel colore, ricchi di tannini e sostanze aromatiche, capaci di lungo invecchiamento; grazie alla grande struttura di questo vitigno, si possono osare lunghe macerazioni e affinamento in legno, soprattutto rovere francese, che gli consentono di esprimere nel tempo un bouquet complesso e affascinante.

Caratteristiche, esigenze ambientali e colturali


Ha foglia media, pentalobata e dentellata; grappolo medio-piccolo, oblungo, cilindro-piramidale, di buona compattezza, con un'ala spesso evidente; acino di dimensioni medie, quasi rotondo, con buccia molto resistente, blu-nera con sfumature violacee, ricca di pruina. La polpa astringente, con sapore di viola e sorba. L'epoca di maturazione medio-tardiva (prima met di ottobre).

Sinonimi
In Italia: Cabern, Cabernet Piccolo; in Francia: Bidura, Bousquet-Sauvignon, Carbonet, Marchoupet, Petit Bousquet, Petit Cabernet, Petit Vidure, Vidure.

Cenni storici
Le origini del Cabernet-Sauvignon non sono certe: alcuni studiosi lo ritengono originario dell'Epiro, ed il nome deriverebbe dal corrispondente guascone Carbonet; secondo altri il Cabernet-Sauvignon sarebbe la vitis caburnica descritta da Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia, e corrisponderebbe al vitigno (e vino) greco Kapnios. Il nome Sauvignon deriva da una antica parola francese che significa selvaggio (sauvage). Tuttavia test genetici effettuati nel 1996 presso il dipartimento di enologia e viticoltura dellUniversit della California a Davis hanno sorprendentemente dimostrato che il Cabernet Sauvignon un incrocio (probabilmente avvenuto in maniera spontanea nel XVII sec.) tra il Cabernet Franc, vitigno a bacca rossa, e il Sauvignon blanc, vitigno a bacca bianca.

Voci correlate
Categoria:Vini DOC e DOCG prodotti con uva Cabernet Sauvignon Bordeaux Vino

Cacchione

Cacchione
Il Cacchione un vitigno tipico della zona compresa tra Aprilia, Anzio e Nettuno prende il nome dal sinonimo Bellone. Da esso scaturisce un vino molto forte spesso usato insieme al trebbiano ed alla malvasia per creare dell'ottimo vino da tavola. Recentemente ha avuto il riconoscimento di vino DOC. Va servito freddo in accostamento con piatti a base di pesce.Viene prodotto sia ad Aprilia che ad Anzio e a Nettuno ma ha avuto il riconoscimento di cacchione DOC solo quello di Nettuno in quanto fa parte della tradizione Nettunese da moltissimo tempo ormai ed probabilmente nato a Nettuno.

Voci correlate
Ampelografia

Cagnulari
Il Cagnulari un vitigno originario della Sardegna.

Cenni storici e zona di produzione


L'origine del vitigno ancora incerta. Qualcuno afferma che sia stato introdotto dalla Francia nellOttocento. molto pi probabile invece che si sia diffuso in Sardegna e soprattutto nel sassarese durante il periodo di dominazione spagnola. Nel corso degli ultimi decenni, dopo la scomparsa quasi totale della viticoltura nellagro di Sassari, il Cagnulari viene coltivato soprattutto nei terreni di Usini, con interessanti realt dedicate a questo vitigno anche nei comuni di Ossi, Tissi, Uri, Ittiri, Sorso ed Alghero. Non si pu escludere a priori di possibili coltivazioni anche in altre zone della Sardegna. Si ha notizia (da verificare) che esiste qualche pianta nella zona di Selargius, ove viene impropriamente chiamato Barbera. Anche ad Atzara, nel nuorese, dovrebbe trovarsi qualche pianta. In certi vigneti della Gallura conosciuto come Caldareddu. Altri sinonimi sono: Cagnovali, Cagnulari Sardo, Cagnolari Nero, Cagnonale, Cagliunari. Un altro sinonimo potrebbe essere Cagnolaro che l"Elenco alfabetico dei nomi dei vitigni e loro sinonimi" della Regione Sardegna accomunerebbe questo vitigno al Bove Duro di Spagna ed al Bove Duro.

Caratteristiche
La vite: di buona vigoria, richiede sistemi di allevamento a media espansione, con potatura corta tipo alberello latino. La produzione abbondante e costante. Ha una discreta resistenza alle malattie crittogamiche. Soffre, invece, in particolari annate, leccessiva esposizione dei raggi solari e le temperature elevate (sopra i 40 c), con conseguente disseccamento del rachide. Anche una piovosit al di fuori del normale nel periodo estivo causa notevoli danni al grappolo, specialmente in siti particolarmente vigorosi, ove il rigonfiamento eccessivo degli acini porta ad una spaccatura interna degli stessi, provocando spesso del marciume acido che rende inutilizzabile gran parte della produzione. Nelle annate normali, per fortuna nella maggior parte dei casi, il grappolo matura perfettamente, dando al viticoltore unuva particolarmente ricca di zuccheri, di polifenoli e anche di una buona acidit. Con una vinificazione mirata si riesce ad ottenere un vino che resiste egregiamente al passare degli anni La foglia: grande, orbicolare, trilobata. La pagina superiore di colore verde intenso; la pagina inferiore lanuginosa.

Cagnulari Il grappolo: di media grandezza, piramidale, molto serrato, spesso alato. L'acino: solitamente di piccola dimensione, rotondo, con buccia spessa e consistente, pruinosa di colore nero. La polpa: dolce, con succo rosato La maturazione: nelle annate normali avviene in III o IV epoca. Il vino: anticamente era molto ricercato per tagliarlo con vini pi deboli; abbiamo notizia che nel 1800 (ancor prima della devastazione fillosserica che si manifest a Usini nel 1883) i viticoltori usinesi assieme a quelli di Sorso e di Alghero esportavano il loro prodotto in Francia, ove veniva usato come vino da taglio. Luva, che si ottiene con un numero limitato di gemme, d un vino di notevole struttura ed un tenore alcolico che varia dai 13 fino a raggiungere i 15 o 16 gradi. Il colore va dal rosso rubino carico al rosso granato.

Caratteristiche organolettiche
Il profumo molto caratteristico e spazia nella sua franchezza dal fruttato intenso (frutta rossa) in giovent, allo speziato (pepe nero, allerbaceo - muschio -, alla confettura di prugne, raggiungendo una grande ampiezza nei casi di vini invecchiati. Al gusto si rivela solitamente secco, caldo, abbastanza morbido, abbastanza fresco, abbastanza tannico, sapido, di corpo tendente al robusto, comunque armonico. Un vino quasi da mangiare.

Voci correlate
Vino

Canaiolo
Il Canaiolo un vitigno diffuso soprattutto nell'Italia centrale, utilizzato nella produzione di diversi vini DOC e DOCG. In particolare viene utilizzato per conferire morbidezza al Chianti e nel XVIII secolo era pi coltivato dello stesso Sangiovese, vitigno base del Chianti. Oltre che nel Chianti, il canaiolo viene utilizzato, quasi esclusivamente in assemblaggio, anche per diversi vini dell'area del centro Italia. Dal punto di vista morfologico, la pianta caratterizzata da una foglia non molto grande, quasi sempre a 5 lobi, di colore scuro e opaco; il grappolo non molto grande, con forma tozza ed acini rotondi con buccia blu tendente al viola. I vini in cui ne consentito l'utilizzo dai capitolati DOC e DOCG sono[1] : Colli di Luni rosso Carmignano Barco Reale di Carmignano Chianti Chianti Classico Colli dell'Etruria Centrale Colline Lucchesi Elba Montecarlo Morellino di Scansano Pomino Rosso di Montepulciano

San Gimignano Sant'Antimo rosso

Canaiolo Val di Cornia Vino Nobile di Montepulciano Colli Amerini Colli del Trasimeno Rosso Orvietano Torgiano Torgiano Riserva Cerveteri Colli Etruschi Viterbesi

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Note
[1] Scheda sul sito LaVINIum (http:/ / www. lavinium. com/ vitigni/ canaioln. htm).URL consultato il 03-04-2008.

Cannonau
Il Cannonau (altrimenti detto Cannonao, Cannonadu o Canonau) il vitigno a bacca nera pi diffuso in Sardegna. La coltivazione di questo vitigno diffusa in tutta l'isola ma concentrata nelle zone pi centrali del territorio. Fino a poco tempo fa non se ne conosceva con certezza l'origine e la maggior parte degli esperti erroneamente lo riteneva importato dalla penisola iberica. Tuttavia recenti studi hanno dimostrato la sua endemicit, infatti resti di vinaccioli risalenti a 3200 anni fa sono stati infatti ritrovati in diverse zone dell'isola (ad esempio a Sa Osa - nella valle del Tirso, sulle colline di Sardara - a nord di Cagliari, a Villanovafranca ed a Borre), facendo del Cannonau il vino pi antico del Mediterraneo, come riportato sul sito del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, ed inoltre, "il risultato di analisi gi condotte da laboratori spagnoli hanno dimostrato che il Cannonau, la cui uva ritenevano gli esperti fosse stata importata nel 1400 dalla Spagna, ha in realt origini autoctone" (sempre dal sito del Ministero citato).

Cannonau di Sardegna
Dalle uve cannonau si produce prevalentemente il vino DOC Cannonau di Sardegna, rosso o rosato, ottenuto con al minimo il 90% di uve cannonau. L'invecchiamento obbligatorio minimo di questo vino di un anno in botti di rovere o castagno. Cannonau di Sardegna rosso

Sottodenominazioni
Cannonau di Sardegna Capo Ferrato se le uve provengono dai territori comunali di Muravera, San Vito, Villaputzu e Villasimius (provincia di Cagliari) Cannonau di Sardegna Jerzu se le uve provengono dai comuni di Jerzu e Cardedu (provincia d'Ogliastra) Occorre precisare che il Cannonau di "Jerzu" ha la sua storia produttiva in Ogliastra. Jerzu per, a causa della morfologia del terreno, nel proprio territorio comunale ha poche vigne, le quali non sarebbero in grado di soddisfare la produzione presente sul mercato. Ne discende che le uve appena vendemmiate sono trasportate presso le cantine che hanno sede s, nel territorio comunale di Jerzu, (Cantina di Jerzu, sita nel paese, oppure le cantine del "Perda Rubia" sita pi a valle lungo la vecchia S.S. 125, ed altre di pi contenute dimensioni), da qui il nome di "Cannonau di Jerzu". In realt le uve sono coltivate nei territori di : Jerzu; Tertenia a ridosso del paese e a mare dello stesso, ma specialmente dalle zone a sud di quest'ultimo paese fino alle campagne di "Quirra" e poi nel territorio comunale di Cardedu.

Cannonau Cannonau di Sardegna Nepente di Oliena (o Oliena) se le uve provengono dal territorio comunale di Oliena e, in parte, di Orgosolo (provincia di Nuoro)

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Riserva
Con un invecchiamento di due anni (di cui almeno 6 mesi in botti di castagno o rovere) e una gradazione minima del 13% pu portare la qualifica riserva. Cannonau di Sardegna rosso riserva Cannonau di Sardegna Capo Ferrato riserva Cannonau di Sardegna Jerzu riserva Cannonau di Sardegna Nepente di Oliena riserva

Rosato
Tramite la fermentazione in bianco si produce il tipo rosato dal colore rosa brillante. Cannonau di Sardegna rosato

Liquoroso
Il tipo liquoroso si ottiene con l'aggiunta di alcol di origine viticola al mosto o al vino naturale. Cannonau di Sardegna liquoroso secco con una gradazione alcolica del 18% svolto e con zuccheri residui non superiori a 10 gr/l Cannonau di Sardegna liquoroso dolce naturale con gradazione alcolica del 16% svolto, con zuccheri residui di 50 gr/l e un invecchiamento di 2 anni in botti di rovere o castagno

Voci correlate
Vini sardi Vini DOC e DOCG prodotti con uva Cannonau Sardegna: vini e liquori

Collegamenti esterni
sardegnaagricoltura.it - Disciplinare Cannonau [1] sardegnaagricoltura.it - Vini a denominazione [2] Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali - Il vino pi antico del Mediterraneo [3] Corriere della Sera - Cannonau..il vino pi antico del mondo? [4] L'Unione Sarda - Archeologia - Trovati semi di uva e fico nel Tirso [5] La Citt del Vino nuragica scoperta nella Valle del Tirso [6]

Cannonau

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Note
[1] [2] [3] [4] [5] [6] http:/ / www. sardegnaagricoltura. it/ index. php?xsl=443& s=45724& v=2& c=3684 http:/ / www. sardegnaagricoltura. it/ index. php?xsl=456& s=14& v=9& c=3593& na=1& n=10 http:/ / www. aiol. it/ contenuti/ percorsi-culturali/ storia/ alimentazione/ il-vino-pi%C3%B9-antico-del-mediterraneo http:/ / archiviostorico. corriere. it/ 2004/ agosto/ 03/ cannonau_vino_piu_antico_del_co_9_040803055. shtml http:/ / unionesarda. ilsole24ore. com/ Articoli/ Articolo/ 128619 http:/ / www. consorziouno. it/ consorziouno/ opencms/ Notizie/ Archivio/ 2009/ ScopertaLaCittaDelVino. html

Carmenere
Il carmenere un vitigno nero di origine bordolese proveniente soprattutto della regione vinicola del Mdoc. Di colore molto intenso, aggiunge brillantezza, rotondit e carattere quando viene mescolato ad altri vitigni.

Storia e diffusione
Il Carmenre deriva dalla "Vitis biturica", giunta nel bordolese in epoca romana e proveniente dal porto di Durazzo - Albania (Columella). Dalla Vitis biturica sono stati selezionati, nel bordolese, il Carmenre, il Cabernet Franc, il Merlot, il Cabernet Sauvignon, il Malbech, ecc. In Italia il Carmenre occupa circa 4.200 ettari, in Cile 2.306 ha, in Francia poco pi di 100 ha Alla fine del XIX secolo quasi sparito dalla Francia a causa della filossera ma tornato in auge alla fine del XX secolo e si Grappoli di uva Carmenere particolarmente diffuso nella Cordigliera delle Ande (soprattutto in Cile e Per). Viene utilizzato in alcuni vini argentini e californiani e viene coltivato nell'Italia Settentrionale, tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia, dove in passato stato introdotto perch confuso con il Cabernet franc. Da 2009, la coltivazione del Vitigno Carmenere e diventata DOC in Veneto. La Zona Piave ha alcuni Produttori veramente interessanti. Il Carmenere DOC dell` Azienda Agricola VIGNA DOGARINA in Campodipietra, fa veramente un Carmenere molto buono e tipico per questo Vitigno e tipico anche per il suo territorio.

Carmenere

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Carmenere e Merlot
Apparentemente assomiglia al Merlot, col quale viene facilmente confuso. Occorre notare, per, alcune differenze ampelografiche: da giovani le foglie del Carmenere hanno una tonalit rossa mentre quelle del Merlot sono bianche; il Merlot, inoltre, matura due o tre settimane prima.

Voci correlate
Categoria:Vini DOC e DOCG prodotti con uva Carmenere Dal Anno 2009, la coltivazione dell Vitigno Carmenere e diventata DOC in Veneto. La Zona Piave ha alcuni Produttori veramente interessanti. Il Carmenere DOC di VIGNA DOGARINA a Campodipietra e un Azienda che fa veramente und grande Carmenere.

Foglia di Carmenere

Catarrato
Il catarratto un vitigno a bacca bianca siciliano, diffuso prevalentemente nella provincia di Trapani. caratterizzato da un contenuto in acidi ferulici al di sopra dei 10 mg/kg di uva.

Catarratto

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Catarratto
Il catarratto un vitigno di uva bianca da mosto presente in tutta la Sicilia, ma in particolare nella provincia di Trapani.

Il vitigno
uno dei vitigni di uva bianca pi antichi di Sicilia. Esso esiste in quattro variet diverse: Catarratto comune Catarratto lucido spargolo Catarratto lucido serrato Catarratto extra lucido

Il vitigno pi coltivato il catarratto lucido nelle sue variet. Il grappolo si presenta conico con due grappoletti affiancati ai lati del grappolo principale. Gli acini, di un colore giallo oro, sono sferici o ovoidali. Il raccolto solitamente abbondante anche se il vitigno pu andare incontro a malattie. La coltivazione avviene ad alberello con piante ben staccate una dall'altra. Il vitigno viene utilizzato per la produzione dei seguenti vini: Bianco d'Alcamo D.O.C. min. 85% Etna D.O.C. max 40% Marsala D.O.C. da 0 al 100% Contea di Sclafani min. 85%

Chardonnay (vitigno)
Lo Chardonnay un vitigno a bacca bianca, internazionale, coltivato in tutte le aree viticole del mondo.

Sinonimi
In Italia: Pinot Chardonnay, Pinot Giallo. In Francia: Arnaison Blanc, Arnoison, Aubain, Auvernat Blanc, Auxois Blanc, Chardenet, Chardonay, Chaudenay, Chaudenet, Epinette Blanc, Mconnais, Morillon, Noirien Blanc, Petit Chatey, Petite Sainte Marie, Pinot Blanc Cramant, Pinot Blanc Chardonnay, Plant de Tonnerre. In Germania: Weiss Burgunder, Weiss Elder, Weiss Klewner, Weiss Silber, Spter Weiss Burgunder.

Uva Chardonnay

Chardonnay (vitigno)

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Caratteristiche ampelografiche
Ha foglia media, rotonda; il grappolo di medie dimensioni, piramidale, serrato, scarsamente alato; lacino di media grandezza, con buccia mediamente consistente, tenera e di colore giallo dorato. La vigoria elevata, la produttivit regolare e abbondante. La vendemmia abbastanza precoce (prima decade di settembre). Predilige i climi temperato-caldi, i terreni collinari, argillosi e calcarei, gli ambienti ventilati e freschi. sensibile alle gelate primaverili.

Cenni storici
Le sue origini non sono chiare: secondo alcuni studiosi ha "radici" mediorientali, secondo altri nasce da un incrocio spontaneo da una vite pre-addomesticata ed un vitigno proveniente dallIlliria. comunque originario della Borgogna, da dove si diffuso progressivamente in tutto il mondo dalla fine del XIX secolo. A lungo confuso con il Pinot Bianco, le ricerche genetiche hanno dimostrato che un incrocio, avvenuto spontaneamente forse in epoca Carolingia, tra Pinot nero e Gouais blanc, un vitigno di origine slava di grande vigoria, utilizzato per tagliare numerosi vini. Il suo nome deriva da Chardonnay, lomonimo paese del Mconnais in Borgogna.

Diffusione
In Italia il vitigno Chardonnay coltivato praticamente in tutte le regioni, ma in particolare in Trentino-Alto Adige, in Lombardia (nella Franciacorta, in uvaggio, per produrre vini spumanti), in Veneto e Friuli-Venezia Giulia. In Francia, dove diffuso ovunque, viene utilizzato in purezza per produrre il Borgogna e, in uvaggio, per la produzione dello Champagne. Lo si trova anche in Australia, in California, in Cile

Il vino
Dalle uve di Chardonnay si possono ottenere vini fermi, frizzanti o spumanti, con gradazione alcolica alta e acidit piuttosto elevata. Il colore del vino giallo paglierino non particolarmente carico, il profumo, caratteristico, delicato e fruttato (frutta tropicale, ananas in particolare), il sapore elegante e armonico. Se invecchiato assume note di frutta secca. particolarmente indicato per laffinamento in barrique.

Altri progetti
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Chenin blanc

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Chenin blanc
Lo chenin blanc un vitigno francese di uva bianca.

Origine e ripartizione geografica


Originario dell'Angi dove la coltivazione attestata gi a partire dal IX secolo potrebbe essere stato ottenuto, per selezioni successive, dal chenin noir. Nei secoli successivi si estende alla Turenna dove prende il suo nome attuale, probabilmente dal Monte Chenin. Attualmente ampiamente coltivato, oltre che nella Valle della Loira, in Argentina, Cile, California, Nuova Zelanda, Australia e Sud Africa. Lo chenin l'unico vitigno autorizzato per la produzione di vini sia secchi sia liquorosi tra i quali troviamo i seguenti: Montlouis, Chaume, Jasnires, Savennires, Bonnezeaux, Coteaux du Layon, Coteaux de l'Aubance e Quarts de Chaume.

Grappolo di Chenin blanc

Clinton (vitigno)
Il Clinton, normalmente pronunciato Clintn, un vino rosso, prodotto da una vite importata in Europa intorno al 1820 dall'America in seguito alla invasione della fillossera cui resistente. Un tempo era diffuso in varie regioni d'Europa. Il vino ormai quasi scomparso ma godette in passato di grande diffusione, ancora assai popolare tra i conoscitori. Ha bassa gradazione alcoolica, il che lo rende di difficile conservazione, oltre la primavera. Ha un colore violaceo intenso che lascia una traccia densa nelle bottiglie e nei bicchieri e una macchia particolare nelle tovaglie. La sua produzione proibita in tutta la Comunit Europea, salvo alcuni permessi particolari.[1] un incrocio tra la Vitis labrusca e la Vitis riparia, una volta vinificato con le tecniche tradizionali il Clinton, si arricchisce di alcool metilico, sostanza che provoca danni al nervo ottico e alla retina per le interazioni che provoca al sistema nervoso.

Note
[1] (http:/ / www. earmi. it/ ricette/ fragolino. htm)

Croatina

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Croatina
La croatina un tipo di vitigno autoctono, a bacca nera presente soprattutto nell'Oltrep Pavese e nel Piacentino, in misura minore in Piemonte e in Veneto. Il vino prodotto con questa uva ha un contenuto di tannini esiguo, ne consegue un vino con carenza di "corpo", ma con profumi intensi di frutti rossi. Dall'uva della Croatina in purezza si ottengono vini beverini, ovvero a pronta beva, come la DOC Bonarda nella versione ferma" e frizzante. Unita ad uve provenienti da altri vitigni (Barbera, Uva Rara o Pinot Nero), si ottengono vini quali la DOC Gutturnio nelle varie tipologie, il Buttafuoco o la DOC Rosso Oltrep Riserva.
Grappoli di Croatina.

Caratteristiche ampelografiche
Vitigno a bacca nera, foglia media o medio-piccola, allungata e pentagonale, quinquelobata o trilobata; grappolo grande, conico allungato, alato, di media compattezza o compatto; acino medio, di forma sferoidale regolare, con buccia di colore turchino, spessa e coriacea, abbondantemente ricoperta di pruina. Viene erroneamente confusa con la Bonarda Novarese. Ha una produzione abbastanza elevata ma altalenante, predilige terreni piuttosto profondi, franco-argillosi limosi o argillosi, calcarei. Altri nomi con cui conosciuto sono: Croata, Croattina, Crovattina/o, Crovettina, Uga del zio, Neretto, Uva Vermiglia, Nebbiolo di Gattinara e Bonarda di Rovescala. Molto spesso, questo vitigno viene impropriamente chiamato Bonarda che invece il nome di un vino dei Colli Piacentini e dell'Oltrep Pavese prodotto con uve della Croatina. Ad accrescere la confusione, un altro vitigno che si chiama Bonarda, tipicamente piemontese.

Cenni Storici
Le origini risalgono alla seconda met dell'800. Ne parlano noti ampelografi, come Demaria e Leardi nel 1875, Di Rovasenda in un saggio del 1877 e Molon nel 1906. Il nome si ritiene etimologicamente legato alla val d'Arda, valle di confine tra Parma e Piacenza, zona dei colli Piacentini. Vi sono evidenze della cultura della vita nella zona sin dai tempi della vesta Romana. Si ritiene che nella zona di Rovescala (Oltrep Pavese) fosse presente sin dal Medio Evo. La sua notevole resistenza all'oidio ne favor la diffusione in tutto l'Oltrep e nel Novarese, a scapito di vitigni di pi eleganti e di qualita ma pi delicati alle avversita come la Vespolina, il Nebbiolo (Spanna) e la Moradella.

Croatina

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Zone di coltivazione
La Croatina viene coltivata in prevalenza nel Piacentino e nell'Oltrep Pavese, e in misura minore in Piemonte e Veneto dove rientra anche nel disciplinare dell'Amarone della Valpolicella

Utilizzo
Le DOC dove consentito l'utilizzo della Croatina sono: Emilia-Romagna Colli di Parma - 2540% Colli di Scandiano e di Canossa - 015% Colli Piacentini - 3045% (Gutturnio) Lombardia Oltrep Pavese - 2565%, 85100% (con la menzione Croatina) San Colombano al Lambro - 3045% Piemonte Bramaterra - 2030% Cisterna d'Asti - 80100% Colline Novaresi - 030%, 85100% (con la menzione Croatina) Coste della Sesia - min. 50%, 85100% (con la menzione Croatina)

Dolcetto (vitigno)
Vitigno a bacca nera coltivato soprattutto in Piemonte (in particolare nelle Langhe tra Dogliani, Alba, Acqui e Ovada, ma anche nellAstigiano), in Lombardia (in particolare nellOltrep Pavese), in Liguria (zona di Imperia) e in Valle dAosta.

Sinonimi
Beina, Bignola, Bignona, Bignonina, Cassolo, Dolcetta Nera, Dolcetto Piemontese, Nibi, Ormeasco, Uva dAcqui, Uva di Ovada, Uva di Roccagrimalda.

Caratteristiche ampelografiche
Foglia media, di solito pentalobata. Grappolo conico allungato, generalmente alato, spargolo. Acino di medie dimensioni, rotondo (ma non uniforme). La buccia di colore nero-bluastro, sottile e pruinosa. La maturazione medio-precoce (seconda met di settembre), la vigoria media, la produttivit buona.

Cenni storici
Lorigine di questo vitigno autoctono dibattuta, ed contesa tra il Monferrato e la Liguria. Se ne hanno notizie certe solo nel XVIII sec., dove era coltivato ad Acqui e ad Alessandria. L'origine del nome dibattuta: l'ipotesi prevalente ritiene che derivi dall'elevata dolcezza dell'uva matura, mentre una seconda tesi ritiene che derivi da "dessert", ossia dosso, collina.

Dolcetto (vitigno)

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Il Vino
Dalle uve di Dolcetto si ottiene un vino di colore rosso rubino (eventualmente con riflessi violacei), in genere con profumo intenso di liquerizia, mandorla amara, more e ciliegie e talora con richiami floreali, dal gusto secco, amarognolo, di medio corpo, poco acido, abbastanza tannico, morbido e armonico. un vino che diventa pronto alla beva abbastanza in fretta, da consumarsi quindi entro in primo anno dalla vendemmia o comunque dopo un breve invecchiamento.

Voci correlate
Dolcetto, variet di vini

Falanghina
La Falanghina un vitigno diffuso soprattutto nella zona della Campania: d un'uva a bacca bianca.

Frappato
Il frappato un vitigno a bacca rossa presente in tutta la Sicilia ma essenzialmente nella provincia di Siracusa e in quella di Ragusa.

Storia
Il vitigno molto antico e le prime notizie certe lo fanno risalire al XVIII secolo. La sua origine non nota e sembra possa non essere un vitigno autoctono ma proveniente dalla penisola iberica. Ne esistono due variet molto simili con grappoli piuttosto allungati e con acini molto ravvicinati di colore rosso intenso tendente al violetto. Questa caratteristica ha un aspetto negativo in quanto quando l'uva matura gli acini si pressano a vicenda provocando la spaccatura di alcuni di essi. Questo provoca la formazione di muffe ed un inquinamento del prodotto. Il frappato miscelato al nero d'Avola concorre alla produzione del cerasuolo di Vittoria D.O.C.G. vino dal titolo alcolimetrico di 13.

Voci correlate
Ampelografia

Friulano (vino)

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Friulano (vino)
Il "Friulano" un vitigno largamente coltivato in Friuli-Venezia Giulia, da cui prende il nome anche il vino bianco secco ottenuto dalle sue uve.

Caratteristiche ampelografiche del vitigno


Tralcio legnoso e di colore scuro con gemme piccole e schiacciate - foglia medio-grande, orbicolare, tri o pentalobata, seno peziolare chiuso e pagina inferiore glabra - grappolo medio, tronco-piramidale, alato e mediamente compatto - acino rotondeggiante (a volte leggermente ovoidale) con 1-2 vinaccioli di media grossezza e buccia pruinosa di colore verde-giallo. la maturazione medio-precoce, la Vigoria molto buona.

Parassiti e avversit
I pi comuni parassiti del vitigno friulano sono: Peronospora: un fungo che colpisce quasi tutti gli organi erbacei della pianta. Sulle foglie si presenta con delle chiazze tondeggianti con aspetto traslucido sulla pagina superiore (dette "macchia d'olio") e delle chiazze biancastre composte dal micelio del fungo sulla pagina inferiore. Il grappolo nella parte terminale si incurva ad uncino ed assume una colorazione brunastra, mentre i germogli presentano delle allessature ed imbrunimenti. Oidio: un fungo che colpisce tutte le parti erbacee della pianta. Gli acini vengono ricoperti da una polverina bianca, corrispondente al micelio, che se rimossa con un dito rileva dei puntini neri, sintomo della morte delle cellule della buccia. Botrite: un fungo parassita che colpisce soprattutto i grappoli e specialmente quelli i cui acini sono gi rotti o parzialmente attaccati da altre avversit. Il fungo si sviluppa ai danni dell'acino determinando un colore sempre pi scuro su cui cresce poi il micelio dal tipico colore grigio. Ragnetto rosso: un acaro che attacca le foglie ed i germogli delle piante. Le femmine sono di colore rosso mentre i maschi sono di colore pi spento. Il danno, dovuto alle loro punture, una forte decolorazione delle foglie che assumono tonalit bronzee e successivamente dissecano.

La tecnica di vinificazione
Per la produzione del "Friulano" si utilizza la vinificazione in bianco. Le uve vendemmiate vengono immediatamente portate in cantina, dove si provvede alla diraspa-pigiatura. Queste due tecniche, anche se effettuate con l'uso di un solo macchinario, devono essere ben distinte tra loro, in quanto per diraspatura si intende la separazione degli acini dal loro sostegno, cio il raspo, mentre per pigiatura si intende lo schiacciamento dell'acino per ottenere la fuoriuscita dei gran parte del mosto. Al termine della pigiatura la "miscela" di mosto e bucce viene immessa nella pressa, un macchinario atto ad ottenere la maggior quantit di liquido possibile tramite la vera e propria pressatura delle bucce. Questo processo deve per essere abbastanza lento, per evitare che nel mosto da cui si otterr il vino entrino sostanze non volute, come ad esempio i tannini ruvidi dei vinaccioli, delle sostanze polifenoliche che causano un'elevata astringenza del vino. Al termine della pigiatura il mosto viene portato nelle vasche di decantazione, dove viene trattato con degli enzimi (detti "pectolitici") o dei chiarificanti ("bentonite") per togliere la gran parte delle sostanze in sospensione. Al termine di questo processo, che pu durare molte ore, si pu dare inizio alla fermentazione alcolica innestando nel mosto i lieviti del ceppo Saccaromyces Cerevisiae. Questi lieviti utilizzano lo zucchero contenuto nel mosto per formare poi l'etanolo, ovvero l'alcool che noi percepiamo nel momento in cui beviamo il vino. Al termine della fermentazione, che dura pi o meno 30 giorni, il vino ottenuto viene lasciato a riposo in un'altra vasca. Da qui, con successive lavorazioni e stabilizzazioni (travasi, filtrazioni,...) si arriva al momento dell'imbottigliamento. A questo punto il "Friulano" pronto per essere consumato.

Friulano (vino)

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Caratteristiche organolettiche del vino


La sua caratteristica principale, come vino, il gradito profumo e sapore di mandorla amara, che porta quindi i produttori a non eccedere con i profumi dovuti all'invecchiamento. Se cos fosse si avrebbe un vino troppo impegnativo, pesante, che sazia al primo sorso, non pi elegante e beverino, come invece il Friulano dovrebbe essere. Un'altra evidente caratteristica di questo vino il retrogusto amarognolo, gradito in quantit limitate ovviamente. Per quanto riguarda il colore, quello del Friulano deve essere caratterizzato da un giallo paglierino molto scarico; segno questo di giovent e di eleganza.

Il nome
Fino a pochi anni fa il vino Friulano prendeva il nome di Tocai. Sciagurati accordi tra Italia, Ungheria e Comunit Europea del 1993 ne hanno vietato l'utilizzo a partire dal marzo del 2007, in quanto troppo simile al vino doc ungherese Tokaj. La somiglianza relativa solo ed esclusivamente al nome in quanto il Tocai Friulano ed il Tokaj Ungherese sono completamente diversi come vini per colore, profumo, gusto e come metodi di produzione. A gennaio 2008 la regione Friuli -Venezia Giulia stava ancora intentando l'ennesimo ricorso per fare annullare la sentenza. Il 15 novembre 2008 la Corte Costituzionale giudicava incostituzionale la legge regionale del Friuli Venezia Giulia 24/2007 che stabiliva la possibilit di utilizzare il nome Tocai per la vendita sul territorio italiano. Dalla vendemmia 2008, non consentito utilizzare il nome Tocai nelle etichette. Per completezza nel libro a cura di Walter Filiputti edito da FRIULI VENEZIA GIULIA VIA DEI SAPORI EDITORE altres dato leggere in modo assolutamente corretto a pag. 21 che : "In qualsiasi osteria degna di questo nome si entri in Friuli e si chieda un "tajut" di bianco, quello sar Tocai...". Le decretazioni effettuate comportano purtroppo anche se inavvertitamente che, oltre al Tocai, in Friuli, sia fuorilegge il "Tai e tajut" come risulta evincibile dalla normativa europea che riserva assolutamente la denominazione Tai -e variazioni- al solo "fu Tocai" con provenienza dal Veneto. Le decretazioni stabiliscono, in altri termini, che qualsivoglia "Tai" e tutte le variazioni di fantasia non possa altro che indicare il Tocai Veneto. Nel merito si applicano le normative europee relative alle indicazioni DOP e IGP. [1] [2]

Origine del Vitigno


Il libro Vitti di Toccai...300 di Stefano Cosma e Cristina Burcheri, Edizioni della Laguna, riporta il contratto matrimoniale di Aurora Formentini quando and in sposa al conte ungherese Adam Batthyany nel 1632. Tra i vari bene portati in dote dall'antenata dei conti di San Floriano del Collio vi sono anche 300 vitti di Toccai coltivate gi allepoca nelle campagne di Mossa e San Lorenzo Isontino. Questo prova lorigine italiana del vitigno Tocai.

Voci correlate
Categoria:Vini DOC e DOCG prodotti con uva Tocai Friulano Vino Vitigno

Friulano (vino)

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Note
[1] Tocai Friulano: odissea senza fine | Blog di Aldo Rossi (http:/ / aldorossi. splinder. com/ post/ 19049932/ Tocai+ Friulano:+ odissea+ senza+ ) [2] http:/ / www. rivistadirittoalimentare. it/ rivista/ 2009-01/ RAUSEO. pdf

Gaglioppo
Il Gaglioppo la variet di vitigno autoctono calabrese, di cui previsto dai disciplinari l'utilizzo per la produzione del Cir DOC nelle varianti rosso, rosato e riserva. Il clima calabrese secco e caldo e la particolarit del terreno arido, ed i vigneti non irrigui rappresentano le condizioni necessarie per la produzione di questo vino caratterizzato da una maturazione precoce ed elevata resistenza. un vitigno a bacca rossa, con grappoli di medie dimensioni e di forma conica. Il colore del vino rosso ottenuto rubino intenso, con profumi vinosi, che col tempo si evolvono in un ricco bouquet, quello del rosato rosa brillante, presenta un bouquet floreale e fruttato.

Gamay
Il Gamay un vitigno rosso autoctono della Borgogna diffuso anche in Italia principalmente in Valle d'Aosta, Friuli e Piemonte. I grappoli hanno dimensione medio-piccola con forma conica ed acini tendenti all'elissoidale. In Francia viene utilizzato nella produzione del Beaujolais.

Gamay

Garganega

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Garganega
La garganega luva bianca pi importante delle province di Verona e Vicenza, la variet che domina le colline della DOC Soave. Non possiede una aromaticit spiccata, ma un piccolo patrimonio di profumi di cui la mandorla e i fiori bianchi sono i pi nitidi; ha uno sviluppo biologico molto lungo, tanto da giungere a maturazione in ottobre; ha una buccia dura e particolarmente gialla (quasi rossa) quando matura. Non ha unacidit preponderante ma piuttosto un equilibrio di estratti e zuccheri.

Caratteristiche ampelografiche
Gli ultimi studi effettuati sul territorio, frutto della collaborazione tra produttori e istituzioni di controllo e ricerca, fanno emergere almeno quattro sottovariet, di cui due realisticamente protagoniste del Soave attuale. 1. La Garganega Tipica, denominata dal Perez bianca o dal Cosmo comune. la sottovariet pi diffusa, in collina come in pianura. Ha un vigore moderato, il grappolo pi o meno alato, abbastanza lungo, lacino sovente piuttosto grosso, anche se la giacitura (il tipo di sottosuolo) e il microclima possono influenzare proprio questultimo aspetto, facendo scaturire chicchi decisamente minuti. La maturazione tardiva della Garganega rende larea del Soave una di quelle in Italia in cui la vendemmia si chiude ancora oggi, malgrado la inesorabile desertificazione, ad ottobre inoltrato, quasi fosse una variet rossa come lAglianico del Vulture o il Nebbiolo della Valtellina. 2. La Garganega Dario, individuata nella particolare area di Brognoligo, frazione del comune di Monteforte, una probabile parente di quella che il Marzotto definiva la Garganega grossa. Ha un grappolo pi compatto della bianca, il suo acino naturalmente di maggiori dimensioni e la sua raccolta ugualmente tardiva. Le sue caratteristiche fisiologiche hanno fatto emergere una particolare inclinazione per i terreni di pianura, mentre pi difficile reperirla in collina. 3. La Garganega Verde ha un grappolo molto bello, sia perch la sua ala delicata sia per la densit dei chicchi che cos rada da renderlo spargolo, lacino pi piccolo, mentre la sua vocazione privilegia le zone occidentali di Soave e parte del territorio di Costeggiola (frazione di Soave). 4. La Garganega Agostega ha un acino grosso ed una maturazione molto pi precoce delle altre. Alcuni sostengono che la tendenza a marcire abbia determinato un progressivo abbandono della sua coltura, tanto che in questa fase si pu trovare solo in alcuni vigneti tra Soave e Monteforte.

Garganega

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Cenni storici
possibile che il primo riconoscimento ufficiale risalga al 1200 nel celebre trattato di Pietro de' Crescenzi nel quale si parla di Garganica, ma certo che tracce di questo nome e del vitigno vi fossero almeno dallanno 1000. In vari trattati si considera questuva dorata come lideale per la produzione dei dolci e passiti vini Retici. Vi sono numerose testimonianze che la fanno appartenere alla grande famiglia dei Trebbiani e quindi lorigine etrusca non sembra in discussione, visto anche limpianto a pergola (pi alto di quello di origine greca) dagli Etruschi, sperimentato e poi diffuso in gran parte dellItalia nord orientale. Inoltre ci sono molti studiosi a scommettere sulla vicinanza di carattere della Garganega con altri vitigni come il sardo Nuragus, il veneto Prosecco e il pi meridionale Grecanico. Una delle caratteristiche riconosciuta immediatamente, e giunta fino a noi quasi intatta, la consistente differenza tra alcuni cloni fondamentali. Pier de Crescenzi gi parlava di una sottovariet Femina, molto fruttifera, ed una Mascula, praticamente sterile. Un lavoro ampelografico pi approfondito stato fatto praticamente solo dal 1970 in poi, anche se le sue conclusioni non sono dissimili dalle ricerche fatte negli ultimi due secoli da numerosi studiosi come De Leonardis, Marzotto, e Cosmo.

Presenza sul territorio


La sua presenza abbraccia un largo territorio che parte dal Garda Veronese, non sono infatti rari i casi di ottimi bianchi ottenuti con questa variet da produttori generalmente dediti al Bardolino, ed arriva fino alla fine dei Colli Berici, sconfinando nei padovani Colli Euganei. Nella Valpolicella Classica il suo utilizzo si ristretto ad alcuni vini bianchi passiti, anche se molti contadini ottengono dalla garganega il vino bianco di tutti i giorni, talvolta venduto in damigiana. In questo territorio, pi vocato ai rossi, il vino bianco ha una visceralit ed una forza rustica che lo distinguono dalle versioni pi fini che cominciano a farsi vive dalla zona orientale della provincia di Verona. Infatti gi nella Valpolicella "allargata" (la zona non Classica), in particolare nei comuni di Mezzane e Illasi, la Garganega assume sfumature dalla mineralit pi sottile, i delicati aspetti floreali del vitigno si avvertono e sostituiscono le sensazioni pi "legnose" (quasi di corteccia) che appartengono ai territori occidentali e che ritroveremo in altre zone. Nella zona del Soave non Classico, il vitigno veneto restituisce parte della sua lievit olfattiva e le aggiunge una quota di muscoli: il punto sta nel dosarne la naturale esuberanza produttiva evitando vini troppo diluiti ma anche prodotti troppo grossi che le farebbero perdere spontaneit. Questa naturalezza sembra invece scaturire dai comuni di Soave e Monteforte, la zona del Soave classico: qui la composizione del terreno, accanto alla consuetudine interpretativa, a fare la differenza ed abbiamo di conseguenza unarmonia leggiadra ed una continuit tra naso e bocca. A Gambellara, appena entrati in provincia di Vicenza, la garganega, qui declinata al maschile e dunque garganego, offre laltra sua versione pi interessante e ricca di potenzialit: lungi dallessere sottile e raffinata come nel Soave, acquista una mineralit pi vissuta e una struttura gustativa quasi tannica, al punto da rappresentare un bianco deciso dalle ambizioni gastronomiche completamente diverse da quelle del Soave. Nel Vicentino troviamo ancora garganega nei Colli Berici, territorio dalle notevoli possibilit, e poi in qualsiasi vigneto della settentrionale area di Breganze possibile reperire filari di questo vitigno raramente vinificato in purezza. In provincia di Padova, ed in particolare nei Colli Euganei, ed in totale controtendenza con quello che il mercato farebbe intuire, vi sono alcuni produttori che stanno mettendo a punto bianchi a base di garganega ispirandosi proprio ai migliori esempi di Soave.

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Greco (vitigno)

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Greco (vitigno)
Il Greco un vitigno molto antico di uva bianca, di cui non si conosce l'origine, ma gi diffuso nell'impero romano. Gli acini sono medi o piccoli, sferoidali, la buccia pruinosa presenta un colore verde giallastro o grigio ambrato a seconda dell'esposizione solare. La foglia piccola, e ha cinque lobi; il grappolo grande e allungato, alato e molto compatto. coltivato in varie regioni d'Italia, dalla Liguria alla Campania alla Calabria, dove matura in mesi leggermente diversi, ma si pu dire generalmente in ottobre.

Grignolino
Il Grignolino un vitigno italiano. Coltivato essenzialmente nelle zone di Asti e del Monferrato Casalese ed in parte in aree marginali delle Langhe fornisce uve a bacca rossa. Mescolato con uve Freisa e Barbera fornisce vini dal colore pi intenso. Noto sin dal Medioevo come Barbesino il nome potrebbe comunque derivare da gragnola, espressione dialettale astigiana per indicarne i semi, molto numerosi in questa uva. I grappoli hanno dimensione medio-grande con forme tendenti al piramidale mentre gli acini, medio-piccoli, tendono alla forma ellittica. Il vitigno, scarsamente resistente alle malattie (tollera bene solo la peronospera), predilige l' esposizione al sole e terreni asciutti e sabbiosi.

Voci correlate
Grignolino d'Asti Grignolino del Monferrato Casalese Piemonte Grignolino Piemonte novello Grignolino

Groppello

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Groppello
Il Groppello una qualit d'uva con cui si produce l'omonimo vino. Ha un grappolo compatto come una pigna, chiuso come un nodo, o "groppo". Si spiegherebbe cos l'origine del nome.

Collegamenti esterni
Approfondimento su elzeremia.it [1]

Note
[1] http:/ / www. elzeremia. it/ vino_trentino. asp

Inzolia
L' inzolia, assieme al catarratto, uno dei grandi vitigni siciliani a buccia bianca.

Il vitigno
Prima della recente scoperta dei vini rossi siciliani, la parte da leone nell'enologia siciliana era fatta dai vini bianchi ed in particolare dal Bianco d'Alcamo D.O.C.. L'inzolia il pi antico vitigno autoctono siciliano e si poi diffuso anche in altre regioni italiane ed in particolare in Sardegna, Lazio e Toscana meridionale, dove denominato Ansonica. Il vitigno molto resistente anche in climi piuttosto siccitosi ed ha una foliazione piuttosto scarsa che richiede un minor assorbimento d'acqua. Il grappolo conico con due grappoletti ai lati e l'acino ovoidale di un colore giallo marcato. Il suo mosto viene utilizzato per la produzione di alcuni dei pi importanti vini siciliani D.O.C.: Bianco d'Alcamo 85-100% Contea di Sclafani 85-100% Delia Nivolelli Bianco 85-100% Marsala 100% Mamertino di Milazzo 35%

Voci correlate
Ansonica

Lagrein

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Lagrein
Il Lagrein un vitigno rosso autoctono dell'Alto Adige. Viene vinificato come rosso o rosato (Kretzer). Il terreno prediletto dal vitigno di tipo calcareo-argilloso con un sottosuolo ghiaioso; il grappolo ha una dimensione media con forma tendente al piramidale. Il Lagrein molto sensibile all'attacco degli acari ed a volte pu essere infettato da peronospora ed oidio. Descendenza: analisi genetiche dimostrono nell'Italia del Nord una stretta parentela con Teroldego e Marzemino. Inoltre esistono legami con Syrah, e quindi a Dureza e Mondeuse Blanche.[1]

Storia
Fino al XVIII secolo con "Lagrein" di solito si indicava il Lagrein bianco, che stato probabilmente fin dal Medioevo la pi importante variet nei dintorni di Bolzano. Indicato come "Lagrinum bonum" in un atto di Termeno nel 1379, una fonte di Bolzano nel 1498 nota esplicitamente il buon Lagrein bianco ("gueten weissen Lagrein"). Il Lagrein Rosso ("rot lagrein") trova la prima nominazione nel programma tirolese di Michael Gaismair del 1525.[2]

Posizioni
Particolarmente famose sono le aree intorno a Bolzano nel quartiere di Gries, che nel corso degli ultimi 100 anni causa la forte espansione della citt sono quasi scomparsi. Negli ultimi decenni, le zone orientali di Bolzano (Piani e Rencio) e anche quelle a Ora si sono fatti notare. Soltanto dagli anni 90 il Lagrein viene comercializzato soprattutto come monovitigno rosso. La variet nel 2009 stata coltivata da 877 aziende su 416 ettari, 25.000 ettolitri di vino sono stati vinificati come rosso e 3.200 ettolitri come rosato (Kretzer).[3] vigneti/masi/cantine celebre Gries / Bolzano: Cantina Bolzano - Taber-Hof; Convento Muri-Gries - Abbazia; cantina H. Rottensteiner - Grieser Select; cantina A. Egger Ramer - Kristan; cantina Malojer - Gummerhof; Schmid Oberrautner - Villa, Thomas Mayr & Shne, cantina Alois Lageder - Lindenburg; cantina Josef Niedermayr - Gries Blacedelle; Ignaz Niedrist - Berger Gei; Piani Bolzano / Rencio: Erbhof Unterganzner; Pfannenstielhof; Nusserhof, Glgglhof; Obermoser - Grafenleiten; Ansitz Waldgries - Mirell; Loacker Schwarhof - Piz Thurii; Untermoserhof; Fliederhof; Griesbauerhof; Thurnhof (Aslago); Kandlerhof; Diversi: Cantina Terlano - Porphyr; Kornell - Staves Greif (Bolzano e Terlano); Manincor (Caldaro); Lentsch Morus (Bronzolo), Carlotto F. - di Ora In Ora (Ora). I vini D.O.C. che ne derivano sono: Alto Adige Lagrein (storicamente scuro o dunkel, anche nella versione riserva); Alto Adige Lagrein rosato Alto Adige Lagrein di Gries (una variante doc del Lagrein scuro, anche riserva) Trentino Lagrein;.

Coltivazione al di fuori dell'Alto Adige e Trentino In Australia, una prima vinificazione documentata nel 1991. [4] Un gruppo di circa 15 aziende australiane circa dal 2000 vende vini varietali puri. [5] Nell'America esiste qualche piantazione (California, Oregon), i vini solitamente non sono commercializzati come Lagrein in purezza. Una coltivazione sperimentale conosciuta dalla Mosella. [6]

Lagrein

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Sinonimi
Il vitigno Lagrein anche conosciuta sotto il nome Blauer Lagrain, Burgundi Lagrein, Lagrain, Lagrino e Lagroin .

Note
[1] Gnalogie des cpages : le Pinot est apparent la Syrah (PDF) (http:/ / www. oiv2007. hu/ documents/ viticulture/ 141_vouillamoz_grando_oiv2007. pdf) [2] Obermair, Hannes: "Bozen Sd - Bolzano Nord. Schriftlichkeit und urkundliche berlieferung der Stadt Bozen bis 1500". Bozen: Stadt Bozen, 2 Bde., 2005-2008, Bd. 1 Nr. 833 u. Bd. 2 Nr. 1330 - Zwerger, Roland: Vom Weien Lagrein ber den Weiterlinger zum Gewrztraminer. Kleine Sdtiroler Sortengeschichte mit besonderer Bercksichtigung von Tramin. Bozen: Athesiadruck, Der Schlern 79/2005, Heft 8/9, pag. 83 - Politi, Giorgio: Gli statuti impossibili: la rivoluzione tirolese del 1525 e il programma di Michael Gaismair. Torino: Einaudi, 1995, pag. 328 [3] Camera di commercio di Bolzano - Agricoltura [4] May, Peter, VinoDiversity.com Lagrein - finding a new winegrape variety for Australian vineyards (http:/ / www. vinodiversity. com/ lagrein. html) [5] May, Peter, VinoDiversity.com Lagrein in Australia (http:/ / www. vinodiversity. com/ lagrein-australia. html) [6] Piantato 2007 dall'azienda Weingut Sailler in Osann-Monzel.

Lambrusco
Non sa Ella, signora Contessa, che Domineddio fece apposta il Lambrusco per inaffiare dell'animale caro ad Antonio abate? E io, per glorificare Dio e benedire la sua provvidenza, mi fermai a Modena a lungo a meditare la sapienza...
(Giosu Carducci, tratto dalla corrispondenza intrattenuta con la contessa Lovatelli)

Il termine Lambrusco indica una serie di vitigni differenti, da cui si possono distinguere: Lambrusco di Sorbara Lambrusco Grasparossa Lambrusco Salamino Vitigni minori sono il Lambrusco Marani, il Lambrusco Maestri, il Lambrusco Ancellotta, il Lambrusco Montericco, il Lambrusco Viadanese o Grappello Ruberti.

Etimologia
L'etimologia del nome incerta, esistono principalmente due ipotesi al proposito. La prima vuole che il nome derivi da LABRUM (margine dei campi). La vite LA(M)BRUSCA sarebbe quella che cresce incolta ai margini dei campi e il vino LA(M)BRUSCUS ovviamente il vino prodotto da tale uva. La seconda attribuisce l'origine alla fusione dei termini LABO (prendo) e RUSCUS (che punge il palato), da qui anche l'origine della parola "brusco".

Luoghi di produzione
I vini di lambrusco DOC si trovano nel Modenese, nel Reggiano, e nel Mantovano: Colli di Scandiano e di Canossa Lambrusco Montericco rosato frizzante Lambrusco di Sorbara Lambrusco Grasparossa di Castelvetro Lambrusco Salamino di Santa Croce Lambrusco Reggiano Lambrusco Grasparossa Colli di Scandiano e Canossa Lambrusco Mantovano

Lista delle uve nel mondo

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Lista delle uve nel mondo


A
Abondant Abouriou Aglianico Airn Albana Albario Alcaon sin.: Macabeu Aleatico Alicante Aligot Alphonse-lavalle, sin. : ribier (California), danube (Marsiglia) Altesse Amigne Angevine Oberlin Aramon Aranel Arbane o Arbanne Arbois Arinarnoa Arinto Arneis Arriloba Arrouya Arvine Arrufiac Auxerrois

B
Baco bianco e Baco nero, Baga Balochin Barbarossa Barbera Baroque Bergeron Black Hamburg Blanc Verdan

Bogazkere Bombino bianco Bombino nero Bonarda Bovale

Lista delle uve nel mondo Bouchet Bourboulenc Brachetto Brunello Bual

30

C
Cabernet franc Cabernet-sauvignon Cacchione Canaiolo Cannonau Carcajolo bianco Carcajolo nero Cardinal Carignan Carmnre Carricante Castellaro o Catarratto Csar o romain Chambourcin Chancellor Chardonnay Chasselas Chasselas di Gerusaleme Chasselas dorato di Fontainebleau Chasselas di Moissac Chasselas di Thomery Chatus Chelois Chenin blanc Ciliegiolo Cinsault Clairette Claverie Clinton Colombard Colorino Corbse Cornalin Cortese Corvina Ct Counoise

Croatina Crussin Czabah

Lista delle uve nel mondo

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D
Dabouki, sinonimi : malaga bianco, sabal kansko Danube, vedi Alphonse-lavalle Dattier de Beyrouth, sinonimo : regina Dindarella Diolinoir Dobrii Dolcetto Duras Durif

E
Emir Ermitage traire

F
Falanghina Fendant (Savoia, Svizera) Fer Servadou, anche chiamato pinenc, mansois o braucol Fiano Folle-Blanche, sinonimi : gros plant (paese di Nantes e Vende), piquepoult (Gers) Frankenthal, chasselas di Gerusaleme Frankonia, sinonimi : Blaufrnkisch (Austria), kkfrankos (Ungeria), frankovka (Croazia) e Slovenia), Lemberger ou Limberger (Allemagna) Frappato di Vittoria Frankovka, sinonimi : Blaufrnkisch (Austria), kkfrankos (Uungeria), Lemberger ou Limberger (Allemagna), frankonia (Italia) Freisa Friulano Furmint Feteasca

G
Gaglioppo Gamay Gamay di Chaudenay Gamay Fraux Gamza Garganega Garanoir Gewrztraminer o Traminer aromatico Gouais

Grechetto Greco

Lista delle uve nel mondo Grenache bianco, grigio o nero Grignolino Grolleau Groppello Gros colman Gros manseng Gros noir des Bni-Abbs (Algeria) Gros vert, sinonimi verdaou, verdal Gutedel Grner Veltliner

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H
Hrslevel Hibou Humagne bianco Humagne rosso

I
Idal Inzolia Isabelle Italia

J
Jacqure Jacquez Jaoumet, sinonimo Saint-Jacques Johannisberg Joubertin

K
Kadarka Kalecik Karas Kkfrankos, sinonimi : Blaufrnkisch (Austria), frankovka (Croazia) et Slovenia), Lemberger o Limberger (Germania), frankonia (Italia) Kknyel Kerner Klevener Koshu

Lista delle uve nel mondo

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L
Lagrein Lambrusco di Sorbara Lambrusco Grasparossa di Castelvetro Lambrusco Salamino di Santa Croce Lambrusco Reggiano Lambrusco Grasparossa Colli di Scandiano e Canossa Lambrusco Mantovano

Liliorila Loureiro

M
Macabeo Maccabeu bianco Madeleine Oberlin Malaga bianco Malbec Malvasia Malvasia Bianca di Candia Malvasia nera di Brindisi Mamertino Mammolo Marsanne o marsanne bianca Marselan Mauzac B Mavro Mavrud Melon Melon di Bourgogne Merlot Meslier Meunier Millot Lon Minnella Molette Molinara Mondeuse Montepulciano Moristel Morrastel Moscato Mourvdre Mller-Thurgau

Muscadelle Muscadet Muscardin

Lista delle uve nel mondo

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N
Narince Nebbiolo Ngrette Negroamaro Nerello cappuccio Nerello mascalese Nerettia cuneese Neretto di Bairo Nero d'Avola Nielluccio Noir de Listan

Nonay Noa ou Noah Norton Nosiola

O
Odjaleschi Okuzgozu Olivetta bianca Olivetta nera Ondenc

P
Paen Palomino Pamid Parraleta Pascal blanc Pecorino Pedro Ximnez Pelara Peloursin Perdea Perricone Perle de Csaba Persan Petit Courbu Petit manseng Petit verdot Petit meslier Petite syrah

Petite arvine Picardan

Lista delle uve nel mondo Picolit Piquepoul Pignatello Pignolo Pineau d'Aunis Pinot Pinotage ((Pizzutella )) Plavac Mali Pointu de vimines Poulsard Pri blanc Primitivo Prin blanc Prosecco Prugnolo Gentile Prunent

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Q
Quequette

R
Raboso Rebo Refosco Regent Regina Regina delle vite Ribolla gialla Riesling Riesling italiano Rogettaz Rognin Rolle ou Vermentino Romain ou csar Romorantin Rondinella Rossese Red Globe

Lista delle uve nel mondo

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S
Sabal kansko Saint-Franois Saint-Jacques Saint-Jeannet Saint Laurent Sagrantino Sangiovese Saperavi Sauvignon blanc Sauvignon Savagnin Savagnin blanc Scheurebe Schiava Sciacarello Smillon Sercial Servant Seyval blanc Skadarka Steen Strade del vino Summarrello Sultanine Sylvaner Syrah

T
Tannat Tempranillo Teroldego Terret nero Tibouren, scritto pure Tibourin Timorasso Tintilia Tocai Tokay Torronts Touriga franca o francesa Touriga nacional Traminer Traminer aromatico

Trebbiano Trebbiano di Soave Trepat

Lista delle uve nel mondo Tressalier Trousseau

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U
Ugni bianco Uva Rondo Uva di Troia

V
Valensy nero Verdal Verdaou Verdejo Verdelho Verdicchio Vermentino o Rolle

Vernaccia Verpillin Vespolina Vidal blanc Viognier Vitigno Vitigno autoctono Vittoria (tipo d'uva) Viura Vranac o Vranec

W
Weissburgunder Welschriesling

X
Xynisteri

Z
Zibibbo Zinfandel Zweigelt

Malvasia

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Malvasia
Malvasia un termine con il quale vengono indicati numerosi vitigni, per cui anche appropriato parlare di "Malvasie". Alcuni di questi si differenziano notevolmente tra loro per morfologia delle piante, colore, sapore e composizione biochimica del frutto, precocit di maturazione, produttivit ed attitudine alla vinificazione.

Storia
L'origine del nome da attribuirsi ad un vino che era prodotto a Malta, si trattava di un prodotto di pregio commercializzato da Venezia. Dopo la conquista da parte degli Arabi dell'isola nell'870 d.c. i commerci si interruppero. I molti vitigni denominati Malvasia hanno spesso in comune soltanto il nome, Grappolo di Malvasia derivante da una citt greca del Peloponneso, Monenbasia, Monemvasia o Monovasia, che significa "porto ad una sola entrata", citt che per assonanza con il nome greco fu ribattezzata dai Veneziani "Malvasia" (o Napoli di Malvasia, per distinguerla da Malvasia Vecchia, posta poco pi a nord). Si deve ai veneziani luso di tale appellativo per indicare prima i vini dolci ed alcolici provenienti dalla parte orientale del Mediterraneo, poi anche i locali in Venezia nei quali se ne svolgeva il commercio.

Caratteristiche
I vitigni Malvasia possono essere distinti in due gruppi: quelli con un leggero aroma che ricorda quello del Moscato quelli a sapore semplice. Ve ne sono a frutto bianco e a frutto nero. Fra le Malvasie a frutto bianco pi estesamente coltivate ricordiamo la Malvasia toscana o Malvasia del Chianti, cosiddetta perch la sua uva bianca entra per circa 1/10 nella preparazione di questo celeberrimo vino; quella Malvasia istriana (coltivata nel Friuli-Venezia Giulia); la Malvasia laziale e Malvasia Bianca di Candia; Malvasia di Sardegna (a sapore semplice); la Malvasia delle Lipari. Fra le Malvasie a frutto nero degne di nota ricordiamo quelle salentine: la Malvasia nera di Brindisi; la Malvasia nera di Lecce; quelle (sempre nere) astigiane come la Malvasia di Casorzo d'Asti passito, Malvasia di Casorzo d'Asti e Malvasia nera di Schierano.
Coltivazione di Malvasia nell'Istria meridionale

Alcuni cloni sono: Malvasia bianca MC 1; Malvasia bianca di Candia Rauscedo 2; Malvasia bianca lunga o del Chianti Rauscedo 2, Cenaia 2; Malvasia istriana ISV Conegliano 1.

I vini con tal nome sono liquorosi, dal sapore intenso dolce e gradevole.

Malvasia

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Diffusione
particolarmente diffusa in Piemonte, Sardegna, specialmente nell'antica citt di Bosa, nella Piacentino, Parmense, Sicilia, Basilicata (nella zona del Vulture), Puglia (in particolare nel Salento). La sua colorazione pu essere sia giallognola in vari tipi di spumanti, sia la pi diffusa Malvasia Nera. La gradazione alcolica va da 12 a 14.

Voci correlate
Malvasia di Casorzo d'Asti Malvasia nera di Brindisi Malvasia delle Lipari

Malvasia Bianca di Candia


La Malvasia Bianca di Candia la classica uva bianca, diffusa in maggior modo in Lazio e Campania e, pi limitatamente, in tutto il resto dell'Italia centro-meridionale. La fertilit e la forma del grappolo della malvasia bianca di Candia varia a seconda degli ambienti in cui viene coltivata. Si adatta ad ogni tipo di terreno e clima, purch sia caldo. molto resistente ai parassiti e alle siccit estive.

Malvasia nera di Brindisi


Malvasia nera di Brindisi Tipo Istituito con decreto del Gazzetta Ufficiale del DOC 12/09/1995 10/10/1995 , n 237

Resa (uva/ettaro) Resa massima dell'uva 75%

Titolo alcolometrico naturale dell'uva 11,5% Titolo alcolometrico minimo del vino 12% Estratto secco netto minimo 20,0

Vitigni con cui consentito produrlo Malvasia nera di Brindisi: 0.0% - 100.0% [1]

fonte: Ministero delle politiche agricole

La Malvasia nera di Brindisi un vitigno d'origine greca e delle isole egee, diffuso oggi nella maggior parte dei paesi mediterranei. Il suo vino, chiamato in inglese Malmsey, dolce con una stupenda tinta dorata. In Italia la sua coltivazione diffusa dal Piemonte alla Puglia. Vinificato opportunamente, pu anche dare un vino bianco secco di grande carattere e, affiancato in uvaggio ad altri vitigni, contribuisce ad arrotondare le caratteristiche del vino stemperandone la spigolosit.

Malvasia nera di Brindisi

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Voci correlate
Malvasia Appia dei Vini Brindisi Vino Ampelografia

Note
[1] http:/ / www. politicheagricole. it

Mamertino
Vino Doc MAMERTINO O Mamertino di Milazzo D.P.R. 3/9/2004 Sup. Ha 20,00,00 Le prime testimonianze storiche sulla produzione del vino Mamertino risalgono al 289 a.C., quando i Mamertini piantarono nel territorio di Milazzo una pregevole vite per la produzione di un pregevole vino. Tale era la bont di questo vino gi allepoca romana che, si narra, venne offerto a Gaio Giulio Cesare per celebrare il suo terzo consolato poi raccontato anche nei Commentarii de bello gallico. Nel Mamertino Rosso e Rosso Riserva presente luva Nocera che fino agli anni '60 era un vitigno ampiamente diffuso nella provincia di Messina, ma col tempo andato perduto perch soppiantato da altre variet che negli ultimi decenni hanno costituito le basi per la produzione di rossi importanti allargando la piattaforma ampelografica. Il metodo di produzione del Mamertino di Milazzo Rosso Doc prevede la pigiatura delle uve, poi messe a fermentare e a macerare assieme alla vinaccia. Con la successiva svinatura, si separa la vinaccia dal mosto e, dopo laffinamento e linvecchiamento, il vino viene stabilizzato e imbottigliato. Questa Doc comprende le variet di vino: Bianco, Bianco Riserva, Rosso, Rosso Riserva, Calabrese o Nero dAvola, Calabrese o Nero dAvola Riserva, Grillo-Ansonica o Inzolia. Per tutti i tipi laffinamento in bottiglia obbligatorio per 3 mesi prima della messa in commercio. Il Mamertino Doc [1] fa parte dei 3 vini della Strada del Vino della Provincia di Messina [2]. Nei comuni di Santa Lucia del Mela e di Mer si coltivano le variet Nero dAvola, Sangiovese, Nocera e Nerello Mascalese per i vini rossi e le variet Catarratto Comune, Catarratto Lucido, Inzolia e Grillo per i vini bianchi. Nel comune di Pace del Mela[3] invece i vigneti a Doc Mamertino Rosso sono stati impiantati aggiungendo alle variet del Nero d'Avola e del Nocera il Syrah, vitigno che caratterizza con i suoi profumi esotici il blend di questo prezioso vino.

Zona di produzione

Riferimenti normativi: Il Mamertino di Milazzo Doc ha ricevuto il riconoscimento con D.M. 03.09.2004, pubblicato sulla GU n. 214 del 11.09.2004 Abbinamenti: Mamertino di Milazzo Bianco Doc: antipasti leggeri di mare, secondi di pesce grigliato e marinato e risotti conditi con sughi di pesce. Mamertino Bianco Riserva Doc: fritture saporite, zuppe e intigoli di pesce, secondi di carne bianca, come pollame, coniglio e frattaglie. Mamertino di Milazzo Rosso Doc: primi conditi con rag di carne e secondi di carni rosse, sia lessate che grigliate, formaggi stagionati. Mamertino Rosso Riserva Doc: arrosti di carni rosse, grigliate, stracotti e stufati, selvaggina sia di pelo che con piuma. Mamertino Nero dAvola e Nero

Mamertino dAvola Riserva Doc: formaggi stagionati come il pecorino siciliano o il tipico "piacintinu": formaggio di pecora aromatizzato con lo zafferano, secondi di carne come le braciole di vitello, o il capretto alla messinese. Mamertino Grillo-Ansonica Doc: antipasti sia di verdure che di uova, con carni bianche fredde e con formaggi teneri e freschi.

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Mamertino Bianco
Uve: Grillo e Ansonica o Inzolfa (minimo 35%), Catarratti (minimo 45%) ed eventuale aggiunta di altri vitigni a bacca bianca della zona. Colore: paglierino pi o meno intenso, talvolta con riflessi verdolini Profumo: gradevole, fino, fruttato Sapore: secco, equilibrato.

Mamertino Bianco Riserva


Uve: Grillo e Ansonica o Inzolfa (minimo 35%), Catarratti (minimo 45%) ed eventuale aggiunta di altri vitigni a bacca bianca della zona Colore: giallo dorato, talvolta con riflessi ambrati Profumo: etereo, pieno, passito Sapore: dal secco, allamabile, al dolce, gradevole, tipico obbligatorio linvecchiamento di 24 mesi di cui 6 mesi in legno.

Mamertino Rosso
Uve: Calabrese o Nero dAvola (minimo 60%), Nocera (minimo 10%) ed eventuale aggiunta di altri vitigni a bacca rossa della zona Colore: rubino intenso, tendente al rosso Profumo: tipico, lievemente fruttato, delicato Sapore: secco, corposo, sapido.

Mamertino Rosso Riserva


Uve: Calabrese o Nero dAvola (minimo 60%), Nocera (minimo 10%) ed eventuale aggiunta di altri vitigni a bacca rossa della zona Colore: rubino intenso, tendente al rosso mattone Profumo: caratteristico, vinoso, armonico Sapore: secco, corposo, pieno. obbligatorio linvecchiamento di 24 mesi di cui 6 mesi in legno.

Mamertino

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Mamertino Calabrese o Nero dAvola


Uve: Calabrese o Nero dAvola (minimo 85%) ed eventuale aggiunta di altri vitigni a bacca rossa della zona Colore: rubino intenso Profumo: caratteristico, gradevole fruttato Sapore: asciutto, pieno, armonico

Mamertino Calabrese o Nero dAvola


Uve: Calabrese o Nero dAvola (minimo 85%) ed eventuale aggiunta di altri vitigni a bacca rossa della zona Colore: rubino intenso tendente al rosso granato Profumo: caratteristico, gradevole fruttato Sapore: asciutto, pieno, armonico obbligatorio linvecchiamento di 24 mesi di cui 6 mesi in legno.

Mamertino Grillo Ansonica o Inzolia


Uve: Grillo e Ansonica o Inzolia (minimo di ciascuno del 20%) Colore: paglierino pi o meno intenso, talvolta con riflessi verdolini Profumo: caratteristico, fruttato delicato Sapore: secco, armonico, fresco

Collegamenti esterni
Mamertino di Milazzo DOC prodotto sulle colline di Pace del Mela prospicienti il Golfo di Milazzo [4] Mamertino Doc, prodotto con il 90% di Nero d'Avola e 10% di Nocera nel milazzese [1] Mamertino Doc, prodotto con il 90% di Nero d'Avola e 10% di Nocera a Santa Lucia del Mela [5]

Note
[1] [2] [3] [4] [5] http:/ / www. mamertinovinodoc. it http:/ / www. stradadelvinomessina. it http:/ / www. nonnagnese. com/ MM/ nonnagnese. html http:/ / www. nonnagnese. com/ MM/ il_vino. html http:/ / www. biovinivasari. it

Merlot

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Merlot
Il Merlot un vitigno a bacca nera, il cui nome deriva dalla particolare predilezione che ha il merlo per le sue bacche, originario della Gironda, nel Sud-Ovest della Francia, e in particolare della zona di Bordeaux da cui nascono (in uvaggio con il Cabernet) alcuni dei pi prestigiosi vini al mondo (Saint-milion, Pomerol).

Le origini e la storia
Si parla del Merlot sin dal 1700, ma la prima descrizione dettagliata appartiene al Rendre (1854).
Grappoli di Merlot

Nella maggior parte delle zone vitivinicole del mondo, il Merlot compagno inseparabile del Cabernet Sauvignon; i due vitigni si integrano perfettamente: il primo donando al vino il suo frutto pieno e precoce, il secondo una maggiore aristocraticit e longevit. Nel bordolese consuetudine, secondo le zone, aggiungere nella composizione del vino una percentuale di Cabernet franc che, oltre ad una componente fruttata, gli dona piacevoli sensazioni erbacee e vegetali. In Italia il Merlot ha trovato condizioni ambientali ideali in Friuli, Trentino, Veneto, ed Emilia Romagna sin dalla fine dell'Ottocento, ma ormai diffuso in molte altre regioni, con risultati a volte sorprendenti, anche senza l'apporto di altre uve, come per esempio in Sicilia dove si trovano interpretazioni di Merlot in purezza di grande interesse enologico (e commerciale, di conseguenza), proprio perch il Merlot, nell'adattarsi a questo clima dalla forte impronta solare mostra un altro aspetto della sua versatile personalit, con sapori pi caldi e speziati.

Caratteristiche, esigenze ambientali e colturali


Ha foglia media, pentagonale, trilobata e quinquelobata; grappolo medio, piramidale pi o meni spargolo, con una o due ali e peduncolo legnoso di colore rosato; acino medio, rotondo di colore blu-nero con buccia di media consistenza ricoperta da abbondante pruina. Predilige terreni collinari, freschi, con buona umidit durante l'estate in quanto soffre la siccit. I sistemi di allevamento pi adatti sono il cordone speronato e il Guyot che assicurano un buon ombreggiamento dei grappoli al fine di evitare repentini abbassamenti dell'acidit fissa.

Malattie e avversit
sensibile alla peronospora, al marciume acido, alla cocciniglia, mediamente alla botrite e poco all'oidio. Pu presentare, in annate sfavorevoli ed in zone fredde e umide, fenomeni di colatura e acinellatura.

Voci correlate
Categoria:Vini DOC e DOCG prodotti con uva Merlot Vino Vitigno Ampelografia

Merlot

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Altri progetti
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Molinara (vitigno)
Molinara: Vitigno di uva nera diffuso nel veronese, deve il suo nome ad una patina come se fosse infarinata. Il vitigno Molinara, assieme alla Corvina veronese e alla Rondinella, vengono impiegate, dopo essere lasciati ad appassire su dei graticci per circa 5/6 mesi, alla produzione dell'Amarone, pregiatissimo vino del veronese.

Voci correlate
Uva Valpolicella Recioto della Valpolicella Vino

Montepulciano (vitigno)
Il termine Montepulciano indica un vitigno a uva nera coltivato in prevalenza in Abruzzo, Marche, Umbria, Puglia. una delle uve pi importanti del centro Italia da cui prende nome il pregiatissimo Montepulciano d'Abruzzo.

La storia
La terra nativa del Montepulciano d'Abruzzo (questo il nome per esteso) Torre de' Passeri in provincia di Pescara. IIl Montepulciano un vitigno autoctono e a testimonianza di ci, sono conservati diversi documenti risalenti al 1700. Va precisato che il Vino Nobile di Montepulciano non ha legami con questo vitigno; tale vino prende nome solo ed esclusivamente dalla citt toscana di Montepulciano. Il Montepulciano, assieme al Sangiovese, rappresenta al meglio la tradizione "rossa" dell'Italia centrale. Il Montepulciano ha un grappolo di grandezza e compattezza media, quasi sempre alato, di forma piramidale o conica. Matura in epoca avanzata (in genere le prime settimane di ottobre).

Montepulciano (vitigno)

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Il vino
Le uve Montepulciano sono capaci di espressioni di levatura mondiale per potenza, eleganza e ampiezza delle nuances olfattive. Un tempo esclusivamente riservati per il taglio, i vini a base di Montepulciano si caratterizzano per i tannini fitti, morbidi e non molto aggressivi, per i sentori di ciliegia e di marasca, per il finianoale pieno e sostenuto da una notevole forza estrattiva e alcolica.

Galleria fotografica

Grappolo di Montepulciano

Vigneto abruzzese con la classica forma di allevamento a "tendone"

Bibliografia
http://www.lattanzivini.it/Disciplinare%20Montepulciano.htm http://www.pe.camcom.it/files/regolazione_mercato/disciplinare_Montepulciano_nuovo.pdf http://www.alimentipedia.it/Vino/Vino_regioni/Vino_montepulciano_abruzzo.html

Moscato

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Moscato
Il Moscato un vitigno.

Storia
Origina dal bacino medio-orientale del Mediterraneo. Vettore della sua diffusione nelle regioni italiane meridionali furono i coloni greci, che portarono con loro i semi o i tralci per poterlo coltivare nelle colonie della Magna Grecia. La variet bianca la pi pregiata. Le uve venivano gi citate dai romani come Apicae (da Catone) o Apianae (da Columella e Plinio). Il suo nome deriva da muscum (muschio) a causa del profumo intenso e del suo dolce aroma. In tempi antichi si otteneva un vino dolce facendo appassire le uve. La diffusione al nord avvenne principalmente nel medioevo grazie ai Veneziani, che con i loro commerci con le isole del Mediterraneo lo importarono in tutto il nord Europa. La coltivazione del vitigno si diffuse velocemente grazie al volere delle classi agiate, in quanto il viticoltore era spesso recalcitrante alla sua coltivazione, per la difficolt di ottenere il vino passito.

I tipi
Il vitigno Moscato, raggruppa alcuni vitigni con uva di vario colore, da tavola o da vino.In particolare le variet sono: Moscato Bianco : un vitigno a foglia media, pentagonale, tri o pentalobata. Il grappolo medio, cilindrico-piramidale. L' acino medio, di forma sferica, con buccia sottile di colore giallo-verde. Le regioni dove viene coltivato sono :Valle d'Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia. In questa categoria compreso il Moscato d'Asti, la cui produzione consentita nelle province di Alessandria, Asti e Cuneo. Moscato Giallo : un vitigno a foglia media, orbicolare, trilobata o intera .Il grappolo medio-grande, piramidale allungato. L' acino medio, sferico, con una buccia pruinosa (ricoperta di un sottile velo di polvere), spessa e consistente di colore giallo. coltivato in Veneto, Trentino, Friuli-Venezia Giulia, Sicilia, Sardegna Moscato di Terracina : vitigno a foglia media, pentalobata con un grappolo ed acini grandi, il grappolo piramidale.L'acino sferico con buccia pruinosa, consistente di colore giallo-verde. Tipico della zona di Terracina (Lazio), del basso agro pontino e della piana di Fondi. Moscatello di Saracena : vitigno autoctono e coltivazione tipica e esclusiva del Comune di Saracena, (Citt del Vino) nell'area del Pollino in Provincia di Cosenza. Da questo vitigno si ottiene il Moscato di Saracena, vino passito da meditazione. Si produce con un procedimento antichissimo che prevede la vinificazione separata dell'uva moscatello, ottenuta dal vitigno autoctono e da altre uve. Il mosto ottenuto dalla vinificazione delle uve Malvasia, Odoacra e Guarnaccia viene concentrato attraverso un processo di sapiente e peculiare bollitura - per ottenere una riduzione di circa un terzo del totale: questo procedimento determina un aumento del grado zuccherino e quindi del grado alcolometrico. mentre l'aroma ed il gusto particolari provengono dall'uva moscatello, raccolta e appassita alcune settimane prima della vendemmia. L'uva moscatello disidratata, selezionata e schiacciata manualmente viene quindi aggiunta nelle giuste proporzioni - al mosto concentrato. Dopo una lunga e lenta fermentazione si ottiene un vino passito color giallo ambra dall'aroma intenso e dal sapore di miele, fichi secchi, frutta esotica. Moscato Rosa : vitigno a foglia media, pentagonale, pentalobata, con grappolo medio-grande, piramidale allungato. Acini medi con buccia pruinosa, sottili e di color nero-blu. Coltivazione in Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia

Moscato Moscato Nero di Acqui : vitigno a foglia piccola, pentalobata. Il grappolo piccolo, cilindrico. Acino medio, sferico con buccia consistente di colore nero-viola. Tipico della zona dell' acquese (Piemonte) Moscato di Scanzo : vitigno a foglia media, pentagonale, pentalobata. Grappolo e acino medio. L'acino ovale con buccia pruinosa di colore nero-blu. Viene coltivato in Lombardia nel comune di Scanzorosciate. Moscato di Alessandria o Zibibbo: un vitigno originario dell'Egitto a foglia media, trilobata talvolta pentalobata . Il grappolo grande, allungato, conico-piramidale. L' acino grosso, di forma ovoide con buccia spessa, consistente di colore verde-giallastro. coltivato in Sicilia e le sue uve sono utilizzate o da pasto, o per ottenere il Moscato di Pantelleria. Moscatello selvatico: un vitigno con foglia medio piccola, orbicolare, tri o pentalobata. Il grappolo medio, conico cilindrico,compatto. Gli acini sono medio grandi, rotondi, con buccia di colore giallo-verde. Coltivato in Puglia .

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Caratteristiche morfologiche
Germogliamento: Fioritura: Invaiatura: Maturazione dell'uva: seconda-terza decade di settembre.

Attitudini enologiche
Dal vitigno del Moscato Bianco si ricavano vini gialli paglierini carichi, freschi e dal sapore intenso.I vini pi importanti sono il Moscadello di Montalcino, Moscato d'Asti, Moscato di Siracusa e l'Asti spumante.

Muscadelle

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Muscadelle
Il muscadelle un vitigno francese di uva bianca. Il muscadelle accoglie la muffa nobile Botrytis cinerea, fungo microscopico che permette una concentrazione naturale degli zuccheri dell'uva. I vini prodotti da questo vitigno hanno profumi che possono ricordare il moscato, da cui il nome, pur non essendone imparentato.

Origine e ripartizione geografica


Il vitigno potrebbe essere originario della Dordogna dove oggi ancora diffuso. In Francia lo troviamo nella Gironda e nella Dordogna dove, insieme ai vitigni sauvignon blanc e smillon utilizzato per produrre vini bianchi e liquorosi ad alta gradazione alcolica come il Sauternes, Monbazillac o il Loupiac. Lo troviamo per anche in Linguadoca-Rossiglione. Al di fuori della Francia particolarmente diffuso in Australia.

Voci correlate
Sauvignon blanc Smillon Chenin blanc

Mller-Thurgau
Il Mller-Thurgau un vitigno aromatico originario del Geisenheim in Germania e utilizzato per produrre vino principalmente in Germania, Ungheria, Austria e Italia. Il vitigno fu creato alla fine del XIX sec. mediante incroci di Riesling, Silvaner e Chasselas, dall'enologo svizzero (originario di Thurgau) Hermann Mller (Thurgau).

Genealogia e sviluppo della vite del Mller-Thurgau


1882 incrocio di vitigni in Geisenheim da parte di Hermann Mller 1890 affinamento e messa a punto delle viti 1891 spostamento di Hermann Mller a Wdenswil (Svizzera) 150 viti Geisenheimer inviate in Svizzera 1892-1893 impianto di nuove viti in Svizzera 1894 piantagione di 73 specie nel land Riesling e Silvaner - la razza n 58 1897 prima riproduzione di nuove viti da Schellenberg (Wdenswil) 1901 primo perfezionamento sulle radici americane 1903 prima produzione della nuova specie 1906-1907 gamma di prova
Mller-Thurgau

Mller-Thurgau

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Caratteristiche organolettiche
colore: dal bianco carta al giallo paglierino tenue, con riflessi verdolini, brillante. odore: profumo caratteristico delicato e gradevole. sapore: secco, amabile, sapido, fresco, acidulo con leggero retrogusto amarognolo.

Produzione
In Germania
Baden, 3530 ha Franconia, 2260 ha Palatinato, 3195 ha Rheinhessen, 5000 ha Saale-Unstrut, 144 ha Mosel-Saar-Ruwer, 1660 ha Nahe, 713 ha

In Italia
Regione Trentino-Alto Adige Val di Cembra Lavis Terlano (Alto Adige-Sud Tirol) Regione Lombardia San Damiano al Colle

Calice di vino bianco

Nel resto d'Europa


Ungheria, 8000 ha Austria, 5236 ha (7,8%) Repubblica Ceca Slovacchia ca. 5300 ha Lussemburgo Svizzera, Riesling e Silvaner United Kingdom Slovenia Francia Moldova

Mller-Thurgau

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Nel mondo
Nuova Zelanda Stati Uniti d'America Giappone Cina

Voci correlate
Enologia Viticoltura Ampelografia

Collegamenti esterni
125 anni Mller-Thurgau [1] (DE) geisenheimer.de [2]

Note
[1] http:/ / www. lucianopignataro. it/ articolo. php?pl=3198 [2] http:/ / www. geisenheimer. de/ Dr_Hermann_Mueller. 614. 0. html

Nebbiolo
Il Nebbiolo un vitigno, producente uva a bacca colorata (nera), considerato uno dei vitigni di maggior pregio, per vini da invecchiamento di altissima qualit. Il termine nebbiolo pare derivare da "nebbia", non chiaro se per definire l'aspetto dell'acino, scuro, ma appannato (annebbiato) da abbondante pruina, ovvero se dovuto alla maturazione molto tardiva delle uve, che porta spesso a vendemmiare nel periodo delle nebbie autunnali.

Storia
Il Nebbiolo ha le sue prime citazioni storiche alla fine del 1200, (Pier Crescenzio, "liber" dell'Agricoltura), per la sua presenza in vari luoghi, primariamente in Piemonte, soprattutto per l'Astigiano e le Langhe. Solo a partire dal XIX secolo il Nebbiolo viene frequentemente citato nelle opere dei pi famosi ampelografi. Nel 1431 citato negli statuti di La Morra assieme al Pignolo (Pinot).

Zone di coltivazione
coltivato in particolar abbondanza in Piemonte nelle Langhe e nel Roero in provincia di Cuneo e nell'Alto Piemonte dove possiamo indicare le sottozone del Canavese soprattutto nel comune storico di Carema in provincia di Torino, del Biellese, dell'Alto Vercellese e del Novarese. presente anche nell'Astigiano seppure in quantit minore. Al di fuori del Piemonte ampiamente diffuso nella Bassa Valle d'Aosta, ancor pi in Valtellina ove costituisce la base per la produzione dei DOCG Valtellina superiore e Sfursat. presente anche in Franciacorta.

Nebbiolo

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Caratteristiche morfologiche
Germogliamento: prima decade di aprile. Fioritura: prima decade di giugno. Invaiatura: seconda decade di agosto. Maturazione dell'uva: seconda-terza decade di ottobre.

Attitudini enologiche
un vitigno producente uve di altissima qualit, per diversi aspetti, ma soprattutto per la completezza di tutte le caratteristiche, in buon equilibrio tra colore, corpo, acidit, aromi persistenti e volatili, robustezza alcolica. quindi uva adatta ad essere vinificata in purezza o con minimi apporti, a produrre vini definibili "nobili" di gran corpo e durata, previa adeguata maturazione (affinamento). Per definizione un vitigno adatto all'invecchiamento, infatti stabile per aromi e colore. A maturazione finita i vini di Nebbiolo presentano un profumo con note fruttate e di fiori secchi, di spezie. Al gusto il tannino moderato. Normalmente viene vinificato in purezza per far risaltare tutte le sue caratteristiche.

Vini ricavati
In purezza: Barolo, barbaresco, Roero, canavese, carema, gattinara, nebbiolo, valtellina superiore.

Sinonimi del Nebbiolo


Brunenta, Chiavennasca, Marchesana, Martesana, Melasca, Nebiolo, Picotener-Picotendre, Picoultener, Prunenta, Spanna.

Negroamaro
Il Negroamaro (o Negramaro) un vitigno rosso coltivato quasi esclusivamente in Puglia, in modo particolare nel Salento. L'origine del nome non altro che la ripetizione della parola nero in due lingue: niger in latino e maru in greco antico. uno dei principali vitigni dell'Italia meridionale. Il gruppo musicale dei Negramaro deve il suo nome a questo vitigno.

Sinonimi
Albese, Abruzzese, Arbese, Jonico, Mangiaverde, Negro Amaro, Nero Leccese, Nicra amaro, Niuru maru, Uva Cane.

Caratteristiche
Epoca di maturazione: media (fine settembre-inizio ottobre), si registrano variazioni in base alla zona di coltivazione. Vigoria: ottima. Produttivit: abbondante e costante. Peso medio del grappolo: medio-elevato (300-350 g).
Grappolo di uva rossa

Negroamaro Acino: medio-grosso, forma ovale pi largo all'apice; buccia pruinosa, di colore nero violaceo, poco sottile e consistente. Esigenze ambientali e colturali: adattabile con facilit a diversi tipi di terreno, con preferenza per quelli calcareo-argillosi, e ai climi caldi anche se aridi. Utilizzi: esclusivamente per la vinificazione, raramente in purezza; pi frequentemente unito ad altri vitigni (Malvasia Nera, Sangiovese, Montepulciano).

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Voci correlate
Vino Cucina salentina Categoria:Vini DOC e DOCG prodotti con uva Negroamaro Rosa del golfo

Nerello cappuccio
Il nerello cappuccio un vitigno coltivato alle falde dell'Etnanella provincia di Catania, e nella provincia di Messina, che concorre alla produzione dei vini Etna doc e del Faro Doc.

Il vitigno
Il nerello cappuccio un vitigno autoctono che cresce sulle pendici del vulcano Etna fra i 350 e i 900 s.l.m.. Esso concorre, per circa il 20% alla produzione del vino Etna rosso. Il suo nome dovuto alla particolare conformazione della pianta, coltivata ad alberello. La sua origine non nota ma viene coltivato in loco da diverse centinaia di anni. La sua produzione andata calando anno dopo anno e per un certo periodo se ne temuta l'estinzione. Come il nerello mascalese, con cui concorre alla produzione dell'Etna rosso, viene raccolto molto tardi, verso la met del mese di ottobre.

Nerello mascalese

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Nerello mascalese
Il nerello mascalese (niuriddu mascalisi in siciliano) un vitigno che cresce nella zona dell'Etna in provincia di Catania, e, nella zona di Capo Faro in provincia di Messina. Esso concorre per l'80% - 100% alla produzione del vino Etna Doc; per il 45% - 60% alla produzione del vino Faro Doc.

Il vitigno
Vitigno autoctono delle pendici dell'Etna, la sua nascita si perde nella notte dei tempi. Viene coltivato fra i 350 e i 1000 s.l.m. nella forma ad alberello. Il suo nome dovuto al fatto che da secoli viene coltivato nella zona del comune di Mascali su dei terreni costituiti, per gran parte, da sabbie vulcaniche. La sua uva ha una caratteristica forma oblunga e di colore rosso chiaro. Matura molto tardi e la sua vendemmia viene effettuata fra la seconda e la terza settimana di ottobre. I vini prodotti con questo vitigno sono ad elevata gradazione alcolica (13-14) e destinati ad un lungo invecchiamento. I vini prodotti ottenuti dalla vinificazione di questo vitigno hanno una grande variabilit a seconda della zona di coltivazione. Il nerello mascalese, infatti, come altri vitigni nobili (nebbiolo, pinot nero), ha una notevole sensibilit all'annata ed al terroir di provenienza.

Collegamenti esterni
Articolo di Paolo Massobrio su La Stampa 19 Marzo 2009 [1] Articolo di Luigi Salvo sul Nerello mascalese [2]

Note
[1] http:/ / www. lastampa. it/ _web/ cmstp/ tmplRubriche/ Cucina/ grubrica. asp?ID_blog=56& ID_articolo=858& ID_sezione=97& sezione=In%20cantina [2] http:/ / xoomer. alice. it/ luigisalvo/ art_251%20le%20contrade%20dell%20etna. htm

Nero d'Avola (vitigno)

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Nero d'Avola (vitigno)


Il Nero d'Avola il vitigno rosso pi rinomato della produzione vinicola siciliana, soprattutto quelli prodotti a Noto e Pachino. I vini prodotti da uve di Nero d'Avola sono esportati in tutto il mondo. Presentano una buona acidit che d loro possibilit di lungo invecchiamento, se ben conservati e se provenienti da alcune zone, soprattutto quelle dette prima, meglio ancora se provenienti da uve allevate con il tradizionale sistema detto ad "alberello" portato in Sicilia dai Greci fra il VIII e il VII secolo A.C. Sono tipicamente vini di forte carattere, talvolta un po' spigolosi talvolta molto eleganti. Al naso presentano vari sentori: di spezie e viole alcuni, altri di frutta a bacca rossa pi o meno matura, altri ancora caratteristici profumi eterei dovuti all'alcolicit. Il nero d'Avola presente sul mercato sia in purezza sia assieme ad altre uve. Il pi antico di questi uvaggi il Cerasuolo di Vittoria DOCG (titolo alcolometrico 13%) ricavato da Nero d'Avola e Frappato, che prodotto sulla costa meridionale della Sicilia fra Ragusa e Gela. Ai nostri giorni, talvolta utilizzato per il taglio di vini come il Merlot, il Cabernet Sauvignon e soprattutto con il Syrah, abbinamento che sta dando eccellenti risultati.

Voci correlate
Nero d'Avola (vino) Ampelografia Vino Vitigno

Collegamenti esterni
I migliori Nero D'Avola degustati da Luigi Salvo[1] Portale informativo sul Nero d'Avola [2] Scheda presso Colori di Sicilia [3] Scheda presso Lavinium, Guida ai Vitigni [4] Mamertino Doc, prodotto con il 90% di Nero d'Avola e 10% di Nocera nel milazzese [1]

Note
[1] [2] [3] [4] http:/ / xoomer. virgilio. it/ luigisalvo/ art_138%20L'anima%20pura%20del%20Nero%20D'Avola%20con%20Luigi%20Salvo. htm http:/ / www. nerodavola. com http:/ / www. coloridisicilia. it/ vinisiciliani/ stradedelvino/ nerodavola. HTM http:/ / www. lavinium. com/ vitigni/ nerodavo. htm

Norton (vitigno)

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Norton (vitigno)
La cultivar di vite Norton, conosciuta anche come Cynthiana, unica variet di rilievo della specie Vitis aestivalis, oggi la pi antica originale nordamericana in coltivazione commerciale.

Caratteristiche
La vite Norton-Cinthiana una vite con grappolo a bacca nera, forse lunica di origine americana di buon livello per la produzione di vino. Le foglie della variet sono molto meno lobate della specie botanica. I due nomi (Norton-Cynthiana) sono dovuti dal fatto che i due vini prodotti, il Norton corposo e forte, il Cynthiana frizzante ed amabile, si riteneva che fossero ottenuti da due diverse variet di vite. Accertamenti effettuati esaminando il corredo genetico hanno chiarito invece che la variet assolutamente la stessa, sono invece diversi i sistemi di vinificazione.

Storia
Il nome Norton deriva dal Dottor Daniel Norborne Norton, medico, ed appassionato giardiniere, a Richmond, Virginia (Stati Uniti), che inizi la commercializzazione del vino da tale uva nel 1830. Non noto se la vite del Dottor Norton fosse il risultato di una selezione da lui praticata sulla specie botanica di Vitis aestivalis, o se fosse invece un ibrido naturale, ovvero praticato da altri. Per quanto concerne le sue origini si ritiene possibile che sia solo una variet di aestivalis, alcuni pensano invece che sia il prodotto di una ibridazione tra Vitis aestivalis con Vitis labrusca x vinifera. Non si mai ritenuto tale fatto come rilevante da determinare maggiori accertamenti.

Coltivazione
La maggiore coltivazione attuale della Norton-Cynthiana si ha in Virginia ma soprattutto in Missouri ed Arkansas, soprattutto ad opera di viticoltori di origine tedesca (forse della valle del Reno), o comunque di lingua tedesca. La Norton ha cattiva resistenza ai comuni terreni calcarei da vigna europei, invece adatta a tutti quegli ambienti in cui la comune vite non cresce bene, umidi, con terreno neutro o sub acido. La vite inoltre ha sistemi di propagazione non molto agevoli, infatti come altre variet di Vitis aestivalis presenta difficolt di radicazione da semplice talea, dovuta alla scarsit di sostanze di accumulo nel legno. Si propaga agevolmente per propaggine. Ha buona resistenza alle normali patologie micotiche e parassitarie.

Nosiola

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Nosiola
Il Nosiola un vitigno coltivato particolarmente nella zona di Toblino e della Valle dei Laghi, dove si ritiene sia autoctono, e di Lavis, in provincia di Trento. il vitigno impiegato anche nella produzione del Vino Santo Trentino. Caratteristiche del vitigno: a foglia medio-piccola, grappolo medio, cilindrico allungato, alato, compatto - acino medio, sferoidale, la buccia pruinosa, sottile, consistente, di colore giallo verdastro. Maturazione: medio-tardiva Vigoria: media Caratteristiche del vino: vino bianco, chiaro, gradevole, profumato, con una punta di amarognolo, un poco sapido, poco acido. Di facile e gradevole bevita, anche sfuso.

Voci correlate
Categoria:Vini DOC e DOCG prodotti con uva Nosiola Vino Vitigno

Ottavianello
L'Ottavianello (o Ottaviano) un vitigno rosso coltivato in Puglia. L'origine del nome attribuito al marchese di Bugnano che lo introdusse nella regione dal nel comune di Ottaviano[1] .

Sinonimi
Cinsaut, Ottaviano.

Caratteristiche
Dall'Ottavianello si ricava un vino rosso rubino[2] , dal sapore lievemente aromatico che migliora con l'invecchiamento. Utilizzato esclusivamente in uvaggi, rientra nell'Ostuni Ottavianello.

Voci correlate
Vino Cucina salentina

Note
[1] Il sito www.vinoinrete.it (http:/ / www. vinoinrete. it/ sommelier/ _Vitigni Ottavianello. htm) [2] Eustachio Cazzorla, giornalista e sommelier (http:/ / www. eusto. it/ joomla_work/ index. php?option=com_content& task=view& id=102& Itemid=2)

Perricone

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Perricone
Il perricone - noto anche come perricone nero o pignatello - un vitigno autoctono della Sicilia a bacca rossa, utilizzato per produrre vini DOC come il Contea di Sclafani, il Delia Nivolelli e il Monreale. coltivato in tutta la regione, ma in particolare nelle province di Palermo, Agrigento e Messina.

Collegamenti esterni
Scheda tecnica [1] Articolo di Luigi Salvo su www.tigulliovino.it [2]

Note
[1] http:/ / www. vinoinrete. it/ sommelier/ _Vitigni%20Perricone. htm [2] http:/ / www. tigulliovino. it/ vini_a_confronto/ vini_a_confronto_024. htm

Petit Verdot
Il Petit Verdot un vitigno originario della zona del Mdoc, in Francia, dove viene usato in percentuali variabili per la produzione di alcuni Bordeaux, e diffuso anche in California e in alcune regioni italiane. Tuttavia, risulta essere un vitigno molto esigente per la maturazione, tanto che spesso il suo migliore potenziale viene espresso lontano dai luoghi di origine. La vendemmia viene effettuata tra fine settembre e met ottobre perch le caratteristiche del Petit Verdot sono quelle di maturare tardivamente, dando ottimi risultati in zone caratterizzate da clima caldo, molto soleggiato, costantemente ventilato e con scarsissime precipitazioni durante la fase vegetativa. Il Petit Verdot riesce ad esprimersi in modo davvero eccellente nella Maremma livornese, nella Maremma grossetana e nell'Agro Pontino. Il vino ottenuto presenta un colore rubino, intensi profumi fruttati, floreali e speziati; molto caratteristico il tannino intenso ma morbido e vellutato.

Picolit

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Picolit
Il Picolit (pronuncia corretta picolt, dall'omonima voce in lingua friulana, che indica le ridotte dimensioni del peduncolo, pecol o picol) un vitigno a bacca bianca autoctono del Friuli conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo. La particolarit di questo vitigno sta nel fatto che a causa di un difetto di impollinazione, sui grappoli si sviluppano pochi acini. La scarsa quantit di chicchi su ogni grappolo fa si che a maturazione raggiunta diventino particolarmente dolci. La successiva vinificazione da luogo ad un vino dalla spiccata dolcezza che pu essere anche affinato in barrique.

Pignolo
Il Pignolo un vitigno autoctono a bacca rossa coltivato in Friuli-Venezia Giulia. Il nome sembra derivi dalla forma dei grappoli molto chiusi, appunto come una pigna.

Cenni storici
Documenti storici ne testimoniano la coltivazione ancora prima del 1600.

Caratteristiche organolettiche
Colore: rosso rubino chiaro. Profumo vinoso, fruttato, di lampone. Gusto vinoso, abbastanza tannico.

Accostamenti
Carni rosse ad esempio grigliate o spezzatino di manzo

Voci correlate
Vino

Pinot

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Pinot
Il termine Pinot indica una serie di vitigni differenti, che si distinguono per caratteristiche e per utilizzo e che discendono geneticamente dal Pinot nero (o Pinot noir). Il termina pinot sembra derivare da "pigna", pi specificatamente "piccola pigna", a significare sia la modesta dimensione del grappolo, che la caratteristica di avere gli acini fitti, appressati, appunto come le squame di una pigna.

Un bicchiere di Pinot grigio

Pinot bianco
Per gli ampelografi, (gli studiosi delle caratteristiche morfologiche dei vitigni) il Pinot bianco ha sempre rappresentato fonte di ampia discussione. Ormai assodato che si tratta (cos come il Pinot grigio) di una variante genetica del Pinot nero, stato infatti a lungo confuso con lo Chardonnay (del quale d'altra parte possiede numerose caratteristiche comuni). Fino a quindici anni fa in Italia era spesso indicato come Pinot-Chardonnay e negli anni successivi alla fillossera spesso nel nord Italia le due variet sono state reimpiantate l'una al posto dell'altra o insieme. Il vitigno originario della Germania; in Alsazia Grappoli di Pinot bianco raggiunge i migliori risultati qualitativi, ma stato anche "esportato" in Stati Uniti, America latina e Australia. In Italia originariamente ha trovato il suo clima adatto in Friuli, in Lombardia, in Trentino e nell'Alto Adige. La sua diffusione in Toscana risale invece al '700, quando i Lorena, granduchi di Toscana, ne sponsorizzarono la coltivazione. In Italia i Pinot bianco di maggior pregio vengono da alcune zone del Friuli e dell'Alto Adige. In queste zone particolarmente adatte al vitigno, le rese per ettaro sono molto basse e questo consente di produrre un vino bianco molto strutturato, morbido e grasso, che anche adatto alla maturazione in barrique e si presta a essere invecchiato. Il Pinot bianco particolarmente adatto ad essere spumantizzato e quindi entra a far parte delle cuve dei migliori spumanti italiani del Friuli, del Trentino e della Franciacorta.

Pinot

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Pinot grigio
Il Pinot grigio (anch'esso, come detto, mutazione genetica del Pinot nero) stato per molti anni uno dei vini pi "alla moda" della produzione italiana. Un successo che ne ha permesso l'impianto non solo in Veneto, ma anche in Friuli e in Alto Adige. Sviluppo che port da un lato alla riduzione massiccia delle variet rosse e dall'altro ad un notevole balzo qualitativo (parallelo a quello delle vendite). di colore ramato, spesso vinificato in bianco ma se vinificato a contatto con le bucce assume il suo peculiare colore ramato ed teoricamente meno "dotato" della sua variante bianca o nera. Eppure la sua diffusione ha aperto poi la strada alla produzione di grandi vini fruttati, profumati e ben strutturati. In particolare ha maggiore acidit in Alto Adige (e quindi si presta a pi lunga Grappolo di Pinot grigio maturazione), molto ricco nel Collio e nei Colli Orientali del Friuli e infine ha dato risultati apprezzabili in Toscana. In Alsazia invece viene vinificato a contatto con le bucce sino ad assumere il suo peculiare colore ramato ed conosciuto come Pinot Gris (precedentemente Tokay Pinot Gris o Tokay d'Alsace), vino noto a livello internazionale e di grande livello qualitativo. Stessi vertici raggiunge anche in Germania (dove chiamato Rulnder), nel Valais (dove chiamato malvoisie) e in Ungheria (dove noto come szrkebarat). Il pinot grigio si accompagna bene agli antipasti, in particolare agli affettati, al pesce e alle carni bianche. Pu essere servito anche come aperitivo.

Pinot Meunier
presente quasi esclusivamente in Francia, nella regione dello Champagne, e deve il suo nome (meunier=mugnaio) al fatto che i suoi chicchi ricchi di pruina (un sottile strato di cera che riveste alcuni organismi vegetali e li rende impermeabili) sembrano effettivamente come se fossero stati infarinati.

Pinot nero (o Pinot noir)


Tra tutti i vitigni a bacca rossa del mondo considerato uno dei pi nobili (l'unico confronto possibile probabilmente quello con il Nebbiolo), e allo stesso tempo il pi difficile da interpretare, quello che pone l'enologo e il semplice consumatore di fronte alla degustazione forse pi complessa. L'origine del Pinot nero viene posta nella regione francese della Borgogna, Grappolo di Pinot Meunier dove alla base dei pi grandi vini della zona (e tra pi famosi del mondo) come Romane-Conti, Gevrey-Chambertin e Richebourg. presente anche nella regione dello Champagne, soprattutto sulla montagna di Reims, ma ultimamente ha fatto la sua autorevole comparsa anche fuori dall'Europa, in Oregon e in California. In Italia ne esistono due diverse qualit. La prima adatta a essere vinificata in nero e produce un vino rosso estremamente delicato, che varia considerevolmente di annata in annata persino nelle posizioni ad esso pi adatte. La sua vinificazione complessa e rappresenta forse la sfida maggiore per un enologo, che in genere riesce a ottenere in media una buona annata su cinque. Il risultato comunque talmente apprezzabile da giustificare gli sforzi dei produttori. Le zone di diffusione sono la Franciacorta, l'Oltrep pavese, il Trentino, il Veneto, il Friuli e l'Alto Adige (dove viene denominato Blauburgunder); anche in questo caso ha avuto successo il suo impianto in alcune zone della Toscana.

Pinot Il Pinot nero ha un colore rosso che non mai troppo marcato e si riconosce per un profumo molto caratteristico di piccoli frutti rossi (soprattutto ribes, ma anche mora e lampone). assolutamente adatto all'invecchiamento in barrique. Dalla seconda variet (quella vinificata in bianco, quindi senza contatto con le bucce) si ottiene un vino "neutro" che risulta per la miglior base per la produzione dello spumante, a cui d insieme corpo, complessit e anche una notevole longevit. In Francia alla base del successo del principe dei vini spumanti, lo Champagne. In Alto Adige (anche Sdtirol o storicamente Tirol) la variet annotata nel 1838 come "Bourgoigne noir" in un acquisto di barbatelle da parte dell'Ass. Agr. del Tirolo e Vorarlberg, filiale di Bolzano (k.u.k. Landwirtschafts-Gesellschaft von Tirol und Vorarlberg, Niederlassung Bozen) e pi tardi chiamata "Blauburgunder" come in Austria. La prima descrizione analitica di vini Pinot nero avviene da Edmund Mach (fondatore dell' Ist. Agr. San Michele a.A. [1]) nell'anno 1894: Friedrich Boscarolli - Rametz/Merano - Rametzer Burgunder 1890, Chorherrenstift Neustift/Novacella - Blauburgunder 1890, R.v.Bressendorf - Vernaun/Merano - Burgunder 1890, C.Frank - Rebhof Gries Bozen/Bolzano - Burgunder 1889, Fr. Tschurtschenthaler - Bozen/Bolzano - Burgunder 1890 & 1891, Fr. Tschurtschenthaler - Bozen/Bolzano - Kreuzbichler 1889 & 1891 & 1887.[2] Oggi piccole quantit di certe micro-zone (Mazon-Neumarkt/Mazzon-Egna, Buchholz/Pochi, Eppan Berg/Appiano Monte, Vinschgau/Venosta) sono regularmente al top di degustazioni nazionali. Vedi per esempio Giornate del Pinot nero [3] . Nella vendemmia 2008 si hanno registrato le seguenti cifre per la produzione di V.Q.P.R.D. Pinot Nero: 638 aziende viticole iscritte con assieme 337 ettari; 562 rivendicazioni su 309 ettari con una produzione di vino di 17338 ettolitri.[4]

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Voci correlate
Categoria:Vini DOC e DOCG prodotti con uva Pinot Bianco Categoria:Vini DOC e DOCG prodotti con uva Pinot Grigio Categoria:Vini DOC e DOCG prodotti con uva Pinot Nero Vino

Altri progetti
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Note
[1] http:/ / www. iasma. it/ [2] Peter Dipoli, Michela Carlotto: Mazzon e il suo Pinot nero, Pro loco Neumarkt/Egna, Fotolito Varesco, Auer/Ora, 2009 - ISBN 978-88-8300-032-4 [3] http:/ / www. blauburgunder. it/ [4] Camera di commercio di Bolzano Sez. Agricoltura (http:/ / www. handelskammer. bz. it/ it-IT/ AGRICOLTURA/ Agricoltura/ agricoltura. html): Superficie e produzione dei vini D.O.C. ed I.G.T. dell'Alto Adige, 21.04.2009

Pinotage

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Pinotage
Pinotage il nome di una variet scura di vite ottenuta da Abraham Perold nel 1925, quando egli ricercava all'Universit di Stellenbosch in Sudafrica. Si tratta di un incrocio tra pinot con il cinsault. Particolarmente adatto alla zona di Stellenbosch, famosa zona vinicola, ebbe gran successo fra i viticoltori grazie alla sua maturit precoce.

Primitivo (vitigno)
Primitivo un vitigno rosso italiano, molto diffuso nella terra di Bari, soprattutto a Gioia del Colle, dove ha avuto origine, ma anche in diversi altri paesi sulla Murgia barese, come Santeramo, Acquaviva, Cassano. Da qui, poi si diffuse anche nella terra di Taranto, Manduria, Avetrana, Maruggio, Sava, Lizzano, Torricella, Fragagnano, San Marzano, nel basso brindisino e nel leccese. L'origine del nome probabilmente legata al ciclo biologico (fioritura, maturazione, ...) precoce, e viene generalmente vendemmiato nella prima decade di settembre. Geneticamente identico al californiano Zinfandel, dove fu portato, pare, da Gioia del Colle, il primitivo sembra essere originario della Croazia, dove questa specie nota come Crljenak Katelanski. identificato anche con il nome di "Bavanda da Sa Poursidi" nella zona di Rovigno in Istria. L'origine istriana dello Zinfandel stata scoperta grazie al lavoro della genetista Carole Meredith, presso la University of California, Davis. Il Primitivo d origine a numerosi vini, tra i quali quelli appartenenti al gruppo del Primitivo di Gioia del Colle, del Primitivo di Manduria e del Primitivo di Lizzano.

Voci correlate
Vino

Pri blanc

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Pri blanc
Il Pri blanc un vitigno a bacca bianca autoctono della Valle d'Aosta. Ha la particolarit di essere franco di piede , cio non innestato su vite americana, in quanto coltivato esclusivamente tra i 900 e i 1200 metri nell'alta Valdigne, nel comprensori dei comuni di La Salle e di Morgex, tale particolarit lo ha reso immune dall'attacco della filossera. Viene considerato il vitigno pi alto d'Europa. Viene utilizzato nella produzione del Valle d'Aosta Blanc de Morgex et de La Salle in purezza.
Vitigni di Pri blanc a Morgex Questo vino prodotto sia nella versione fermo che spumantizzato con metodo classico, inoltre con lo stesso vitigno viene prodotto un Eiswein denominato Chaudelune Vin de Glace con uve ghiacciate raccolte a fine dicembre con temperatura al disotto dello zero.

Prunent
Il prnent un vitigno, autoctono della Val d'Ossola, clone del Nebbiolo da cui si ricava il vino omonimo.

Etimologia
Il nome "Prunent", di origine latina e deriverebbe dalla radice pruina (brina), con chiaro riferimento al periodo della vendemmia (fine Ottobre-Novembre) nel quale i terreni al mattino si presentano ricoperti di brina, oppure dal lemma prunum (susino, prugno), connesso al sapore del vino oppure alla tradizione di coltivare la vite insieme ai pruni selvatici presenti ovunque nella zona.

Cenni storici
Il vitigno ha origini antichissime. menzionato in un testamento scritto del 18 Maggio 1309 da di Dumino di Pello di Trontano che disponeva un lascito annuale di nove staia di vino perpetuo al Convento dei Frati Minori di Domodossola. E' specificato che il vino doveva essere tutto prnent e che doveva essere utilizzato solo per la celebrazione della Santa Messa. Con uve di Prunent si produceva un tempo un vino pregiato, da invecchiamento, conosciuto ed apprezzato anche fuori dallOssola. Sul finire del 1800, a causa della diffusione della fillossera che distrusse buona parte dei vitigni europei e obblig anche i viticoltori ossolani ad utilizzare barbatelle innestate, le vecchie piante di Prunent vennero nel corso degli anni sostituite con altri vitigni pi produttivi ma meno pregiati e, soprattutto, non sempre adatti alle condizioni climatiche della zona. Alcuni ceppi di Prunent centenario e franchi di piede si possono ancora trovare in Ossola, nelle zone di Pello, Trontano, Masera, Montecrestese. Dal 1990 in attuazione dalle istituzioni e imprese locali un ambizioso progetto di ricupero di questo antico vitigno.

Prunent

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Collegamenti esterni
700 anni di Prnent [1]

Note
[1] http:/ / www. prunent. it

Raboso
Il raboso un vitigno autoctono del Veneto, coltivato prevalentemente nel Veneto Orientale, particolarmente nella provincia di Treviso. Il nome deriva molto probabilmente dall'omonimo torrente che scorre tra Valdobbiadene e il Quartier del Piave Esistono comunque studi dell'istituto di Geisenheim in Germania , che collocano le origini di tale vitigno nella zona sud di Mainz e nella zona di Trier (Treviri) dato il lungo ciclo di maturazione tipico dei vitigni di tale zona e date anche le caratteristiche organolettiche simili riscontrabili nei vini rossi ivi coltivati. un vitigno molto rustico che si adatta a tutti i tipi di terreno. Ha grappolo grande e allungato, di forma cilindrica, con un'ala, solitamente ben compatto. L'acino medio, di forma ovoidale con buccia di colore blu-nero, pruinosa, coriacea, spessa. Polpa sciolta, acidula. Vendemmia alquanto tardiva. Si coltivano due variet: Raboso Piave , pi acidulo, e Raboso Veronese, pi amabile. Di bevita difficile ha ridotto la sua diffusione. Il Raboso Piave coltivato nella provincia di Padova conosciuto come Friularo (la letteratura da Goldoni a Maffioli ha spesso elogiato le qualit di questo vino), parola derivante da frio, poich vitigno storicamente legato alla pratica della vendemmia tardiva, con le uve lasciate in surmaturazione sulla pianta sino alla met di novembre (tradizionalmente la festa del Friularo ha luogo la terza domenica di novembre), periodo in cui il freddo ha gi "mangiato" un poco l'uva. Il nome non ha nulla a che vedere, quindi, con il Friuli, anche perch il biotipo del Raboso diffuso in regione il Refosco (reso noto, grazie ad alcune cooperative friulane, soprattutto quello cosiddetto dal peduncolo rosso) ed il Terrano nella zona pi orientale; sembra comunque, vi sia uno stretto legame fra questi "figli" del Raboso, ed il Tocai rosso. I nomi "piave", "veronese", indicavano anticamente il luogo di coltivazione, attualmente, assieme al Friularo ed al Refosco, solo il tipo di uva. I moderni metodi di vinificazione tendono a rilanciare il raboso rendendolo di gusto pi morbido e bevita pi facile, senza per togliere corpo e robustezza ad un vino conosciuto per queste caratteristiche. Alcune aziende trevigiane, per il Raboso, e due aziende padovane della zona a Denominazione di Origine Controllata Bagnoli per il Friularo, stanno riscoprendo e facendo riscoprire anche vini ottenuti dall'appassimento di queste uve, ottenendone di simili ai vini della Valpolicella, equilibrati per acidit (tipica di quest'uva) e dolcezza (accumulata nell'appassimento o nella surmaturazione in pianta) e quindi non stucchevoli come certi passiti bianchi, ottenendo cos un prodotto simile al Recioto della Valpolicella per il Friularo Passito, all'Amarone della Valpolicella per il Vendemmia Tardiva. Sono state, tra l'altro, riscontrate altre affinit in questi due vitigni, il Friularo e la Corvina (maggiore componente dei vini della Valpolicella): la presenza di resveratrolo, importante antiossidante. Meno conosciuto e poco diffuso il vitigno del raboso bianco. Recenti studi hanno visto alcuni importanti soggetti della vitivinicoltura del Piave, impegnati non solo nella riscoperta della Rabosa bianca e della Rabosina, ma anche un forte impegno nella valorizzazione di una variet bianca fortemente legata a quella terra, e che ha rischiato e rischia, come la Marzemina bianca, la scomparsa dalle cantine venete.

Raboso

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Il raboso nella letteratura


Lo scrittore ertano Mauro Corona ha cantato le lodi del raboso in Aspro e dolce, illustrando anche la peculiare tradizione locale relativa al recipiente da cui assaporare tale prelibatezza.

Vino duro, denso, quasi oleoso, scuro, vino di ciche, ma onesto, semplice, un vero amico. Il nonno e Piuto, certe sere,
prendevano sbronze memorabili. Bevevano sempre dalle stesse scodelle senza mai lavarle. In questo modo all'interno della terracotta veniva a formarsi la grpola, una crosta violacea e compatta spessa un centimetro. Cos se all'inizio la scodella conteneva mezzo litro, dopo qualche giorno ne conteneva la met.

Ho bevuto di tutto, dal Brunello di Montalcino al migliore Cabernet, dal Tocai al Barolo, dal Merlt allumile Clinton oggi
quasi introvabile, e via di questo passo. Ne ho mandato gi una petroliera senza diventare (per ora) alcolista. Ma il mio vino, il vino della memoria, della nostalgia, quello che, come il suo colore, rimarr indelebile nel ricordo il vino del vecchio Piuto: il sanguigno, robusto, schietto Raboso.

Altri progetti
Wikisource contiene un ditirambo in lingua veneziana scritto da Lodovico Past in onore del Vino Friularo di Bagnoli

Voci correlate
Categoria:Vini DOC e DOCG prodotti con uva Raboso Piave Categoria:Vini DOC e DOCG prodotti con uva Raboso Veronese Vino Vitigno

Rebo (vitigno)

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Rebo (vitigno)
Il Rebo un vitigno risultato dell'incrocio tra Merlot e Teroldego. Le sperimentazioni iniziate nel 1948 sono state perfezionate dal dottor Rebo Rigotti, dal quale prende il nome l'ibridazione, presso l'Istituto Agrario di San Michele all'Adige.

Voci correlate
Trentino Rebo, in onore di Rebo Rigotti, un vino trentino Doc.

Regent
Regent pu indicare: Regent, tipo di vitigno Regent's Park, parco di Londra Regent (Dakota del Nord), citt degli Stati Uniti Regent, birrificio della Repubblica Ceca Rgent, famoso diamante

Ribolla gialla
Il Ribolla gialla un vitigno a bacca bianca autoctono del Friuli-Venezia Giulia e della Slovenia.

Voci correlate
Collio Goriziano Ribolla Gialla Colli Orientali del Friuli Ribolla Gialla

Riesling

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Riesling
Il Riesling Renano un vitigno bianco dal quale si ottiene un vino fruttato e di carattere. Originario della Germania, si diffuse poi in Alsazia, Austria e Italia; oggi viene prodotto in molti luoghi del mondo, inclusa l'Australia. Fra le regioni dove si producono i Riesling pi rinomati si possono citare le vallate tedesche attraversate dai fiumi Reno, Nahe, Mosella, Saar e Ruwer. Per le caratteristiche morfologiche del territorio, i vigneti di questa regione hanno spesso forti pendenze che favoriscono l'esposizione delle piante ai raggi solari; questo Grappolo di Rieslig dona al vino unintensit e un bouquet molto apprezzati. Grazie alla latitudine settentrionale di questa zona e alle caratteristiche vulcaniche del territorio, il Riesling prodotto in Germania caratterizzato dall'equilibrio tra acidit, dolcezza e contenuto alcolico. Coltivato fuori zona tende a mantenere le sue caratteristiche originarie. Esiste anche un vitigno denominato "Riesling Italico". Il vino si presenta di colore paglierino con riflessi verdastri. Il bouquet fruttato, con sentori di pesca e di albicocca. Vino "per palati fini", secondo molti appassionati ed esperti divide, con lo Chardonnay, il gradino pi alto della qualit dei vini bianchi. Si accompagna a pesce lesso o ai ferri, a minestre e a carni bianche e va servito a 8-10C.

Voci correlate
Ampelografia Katzenelnbogen

Rossese

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Rossese
Il rossese un vitigno italiano di uva nera.

Origine e ripartizione geografica


Il vitigno di origine sconosciuta ma diffuso da molto tempo nell'Italia del nord. Appare gi in documenti del XVI secolo. classificato come vitigno supplementare nei vini DOC Riviera Ligure di Ponente Rossese e Rossese di Dolceacqua. classificato raccomandato nelle provincie di Imperia e Savona in Liguria. Nel 1998, copriva 351 ettari.

Caratteristiche, esigenze ambientali e colturali


Estremit dei ramoscelli giovani pubescenti, vellutati, verde bronzo. Foglie giovani pubescenti, gialle a riflessi ramati. Foglie adulte, a 5 lobi con seni superiori a forma di lira chiusa, denti angolosi, stretti, in due serie, un lembo lanuginoso. La maturit di seconda epoca: 10 giorni dopo il chasselas.

Potenziale tecnologico
I grappoli sono medi e gli acini sono di taglia piccola o media. Il grappolo troncato, alato e mediamente compatto. Il vitigno vigoroso e di produzione regolare. Il rossese poco sensibile all'oidio e alle gelate primaverili.

Voci correlate
Vino Vitigno Ampelografia

Sagrantino

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Sagrantino
Il Sagrantino un vitigno italiano autoctono dell'Umbria, impiegato nella produzione dei migliori vini della regione. Cresce principalmente nei territori che circondano il comune di Montefalco, con soli 670 ettari in produzione dedicati alla coltura gestiti da 350 produttori di uva circa. Gli imbottigliatori sono 89. La zona di produzione comprende l'intero territorio amministrativo del comune di Montefalco e parte del territorio dei comuni di Bevagna, Gualdo Cattaneo, Castel Ritaldi e Giano dell'Umbria siti tutti in provincia di Perugia.

grappoli di Montefalco Sagrantino

Il vino che se ne produce molto rinomato nel mondo, famoso per la sua grande intensit, concentrazione e capacit di invecchiamento grazie all'elevato contenuto polifenolico. tutelato dal marchio DOCG dal 1992. Le origini del vitigno sono ancora dibattute, ma una teoria accreditata lo considera originario della Grecia e importato in Italia da monaci bizantini. L'uva una delle variet pi tanniniche al mondo e da origine a vini dal coloro viola/nero. Il bouquet caratterizzato da aroma di frutti rossi, cannella e terra. Il Sagrantino di Montefalco DOCG richiede il 100 percento di uva sagrantino, con un minimo di 30 mesi di invecchiamento, di cui almeno dodici in botti di legno.

Voci correlate
Categoria:Vini DOC e DOCG prodotti con uva Sagrantino Vino Ampelografia

Collegamenti esterni
http://www.stradadelsagrantino.it/- "La strada del Sagrantino", sito che illustra l'area di produzione del Sagrantino Produttori di Sagrantino [1] Sagrantino Passito [2] "Il Consorzio Tutela Vini Montefalco", Il Consorzio che tutela, promuove e garantisce il Sagrantino di Montefalco [1] "Portale europeo sul sagrantino", Per promuovere il sagrantino in Europa [3] Disciplinare del Sagrantino [4]

Sagrantino

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Note
[1] [2] [3] [4] http:/ / www. consorziomontefalco. it/ http:/ / www. tuttomontefalco. it/ vino-montefalco/ sagrantino-passito-docg-montefalco. php http:/ / www. sagrantino. eu/ http:/ / www. agraria. org/ vini/ disciplinaremontefalcosagrantino. htm

Sangiovese
Il Sangiovese (insieme alla Barbera) uno dei vitigni italiani pi diffusi (le aree coltivate coprono l'11% della superficie viticola nazionale); viene coltivato dalla Romagna fino alla Campania ed tradizionalmente il vitigno pi diffuso in Toscana. Entra negli uvaggi di centinaia di vini, tra i quali alcuni dei pi prestigiosi vini italiani: Carmignano, Rosso Piceno Superiore, Chianti e Chianti Classico, Brunello di Montalcino, Vino Nobile di Montepulciano, Montefalco rosso, Sangiovese di Romagna, Morellino di Scansano e molti altri meno conosciuti ma altrettanto validi.

Storia
Grappoli di Sangiovese Le origini e la provenienza del Sangiovese sono incerte: le prime informazioni sicure risalgono solo al XVI secolo, quando Giovan Vettorio Soderini, nel suo trattato "La coltivazione delle viti", ne parla dicendo che il Sangiocheto o Sangioveto un vitigno rimarchevole per la sua produttivit regolare. Anche l'origine del nome incerta e varie sono le teorie: alcuni sostengono che derivi da sangiovannese in quanto originario di San Giovanni Valdarno; altri invece lo fanno risalire a forme dialettali (da "san giovannina" uva primaticcia dato il suo precoce germogliamento a fine giugno per la festa di San Giovanni Battista), chi sostiene che derivi da sanguegiovese, ossia sangue di Giove (in quanto proveniente dal Monte Giove nei pressi di Santarcangelo di Romagna).

Da recenti studi genetici sembra che il "Sangiovese", a dispetto della sua diffusa e storica presenza nellarea romagnola e tirrenica, possieda parentele con vitigni coltivati nel Sud Italia, soprattutto in Campania e Calabria (Palummina Mirabella e Calabrese Montenuovo). Dieci variet ne costituiscono la "famiglia" ed il Ciliegiolo sembra sia un suo discendente diretto[1] .

Caratteristiche e diffusione
In generale si parla di Sangiovese, ma in realt questo termine definisce un gran numero di variet (o cloni) nelle quali si differenziato nel corso dei secoli e nei diversi territori. In Toscana ad esempio se ne distinguono due grandi famiglie: il Sangiovese Grosso, che comprende tra gli altri le variet Brunello (utilizzato per la produzione dell'omonimo vino) e Prugnolo Gentile (utilizzato per la produzione del Vino Nobile di Montepulciano), ed il Sangiovese Piccolo, utilizzato in gran parte della regione. Non privo di interesse rilevare che anche il

Vendemmia di Sangiovese a Montepulciano

Sangiovese Brunello costituisce una derivazione del Sangiovese, precisamente un mutante identificato dal signor Ferruccio Biondi Santi, allinizio del secolo scorso, nella propria tenuta il Greppo, a Montalcino, in un appezzamento misto di aceri vitati e di olivi. Il Brunello assurto tra le star della viticoltura italiana a opera del nipote, Franco Biondi Santi, dopo che il vino fu offerto dalla regina Elisabetta, in un pranzo a Buckingham Palace, al presidente Saragat in vista ufficiale [2] . Per questo motivo difficile dare una descrizione assoluta del vino che se ne ricava, che ha certo alcune costanti comuni (buoni tannini ed elevata acidit) ma pu variare dal vino rosso pi economico ai vertici qualitativi del Brunello, vino di elevato valore prodotto nella zona di Montalcino; qui, nell'habitat unico delle colline montalcinesi, produce un rosso fra i pi apprezzati al mondo per struttura, pienezza di gusto, eleganza e capacit di invecchiamento. Il Sangiovese conosce in questi anni una grande popolarit anche in California, grazie al successo internazionale dei cosiddetti vini "super tuscans". Dalla Napa Valley si diffuso nelle maggiori zone vinicole californiane, dalla Sonoma County a San Luis Obispo.

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Voci correlate
Bis Categoria:Vini DOC e DOCG prodotti con uva Sangiovese Vino Ampelografia

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Wikimedia Commons contiene file multimediali su Sangiovese

Note
[1] http:/ / journal. ashspublications. org/ cgi/ content/ abstract/ 132/ 4/ 514 - ISSN: 0003-1062 [2] Antonio Saltini, Scene di storia di un grande vino. Visita alle cantine di Franco Biondi Santi, Previdenza agricola, ago-sett. 2000

Sauvignon

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Sauvignon
Il Sauvignon (chiamato anche Sauvignon blanc) un vitigno a bacca bianca, proveniente dalla zona francese di Bordeaux. Il nome deriva dalla parola francese sauvage ("selvaggio"), aggettivo dovuto alle sue origini di pianta autoctona del sud-ovest francese[1] . Si tratta di uno dei vitigni a bacca bianca pi diffusi nel mondo vitivinicolo, con il quale possibile produrre vini bianchi freschi con una marcata impronta varietale. Il vitigno Sauvignon blanc, grazie alla sua capacit di adattamento, coltivato estensivamente in Francia, Australia, Nuova Zelanda, Sud Africa, California e Sud America[2] , con una piccola quota anche in Italia. impiegato anche nella produzione di uno dei pi famosi vini dolci al mondo, il Sauternes. A seconda del clima, le uve Sauvignon possono dare ai vini sentori erbacei o di frutta fresca. In ogni caso i vini risultanti sono destinati ad Grappolo di Sauvignon blanc un veloce consumo, dato che l'invecchiamento superiore ad un anno non d effetti migliorativi sulle caratteristiche organolettiche nella maggior parte dei casi. Gli abbinamenti migliori lo vedono accompagnato a piatti di pesce e formaggi.

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Wikimedia Commons contiene file multimediali su Sauvignon

Note
[1] K. MacNeil The Wine Bible pg 52 Workman Publishing 2001 ISBN 1-56305-434-5 [2] Wine Lover's Page, "Sauvignon Blanc" (http:/ / www. wineloverspage. com/ lexicon/ )

Strade del vino

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Strade del vino


Le Strade del Vino, istituite in Italia con legge n.268 del 27 luglio 1999, sono percorsi segnalati e pubblicizzati con appositi cartelli, lungo i quali insistono valori naturali, culturali e ambientali, vigneti e cantine di aziende agricole singole o associate aperte al pubblico; esse costituiscono strumento attraverso il quale i territori vinicoli e le relative produzioni possono essere divulgati, commercializzati e fruiti in forma di offerta turistica.

Voci correlate
Strada del Vino Erice DOC Strada del Barolo Strada del vino dei Colli Euganei Appia dei vini

Collegamenti esterni
Strade del vino [1] su Open Directory Project ( Segnala [2] su DMoz un collegamento pertinente all'argomento "Strade del vino")

Note
[1] http:/ / search. dmoz. org/ cgi-bin/ search?search=Strade+ del+ vino& all=yes& cs=UTF-8& cat=World%2FItaliano [2] http:/ / www. dmoz. org/ cgi-bin/ add. cgi?where=

Summarrello
Summarrello un vitigno autoctono pugliese, originario della citt di Troia, sottospecie dell'Uva di Troia. Caratteristica principale, grappoli piccoli cilindrici con acini piccoli ed inserrati,a buccia spessa, si ottiene un eccellente vino di corpo dal colore rosso rubino intenso a volte impenetrabile, con notevole carica polifenolica. Produzione limitata collocata nella sola citt di Troia ed interland.

Smillon

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Smillon
Il smillon un vitigno francese di uva bianca. Insieme ai vitigni sauvignon blanc e muscadelle utilizzato per produrre vini bianchi e liquorosi ad alta gradazione alcolica come il Sauternes, Monbazillac o il Loupiac. Il smillon tra i vitigni pi predisposti ad accogliere la muffa nobile originata dal Botrytis cinerea, fungo microscopico che permette una concentrazione naturale degli zuccheri dell'uva.

Origine e ripartizione geografica


Di origine incerta la produzione oggi in netto calo in Francia, dove viene coltivato per lo pi nella Gironda e nella Dordogna. Al di fuori della Francia si trova in Sudafrica, Cile, Australia e Nuova Zelanda. Sebbene una volta fose considerato uno dei vitigni pi diffusi al mondo ora la sua produzione in calo un po' ovunque.

Voci correlate
Sauvignon blanc Muscadelle Chenin blanc
Grappolo di smillon

Teroldego
Vitigno a bacca nera coltivato quasi esclusivamente in Trentino, nella zona denominata Piana Rotaliana, cui fanno capo i comuni di Mezzocorona, Mezzolombardo e la frazione di Grumo nel comune di San Michele all'Adige.

Sinonimi
Teroldego Rotaliano, Teroldigo, Teroldega, Teroldico, Tiroldico.

Caratteristiche ampelografiche
La foglia grande, pentagonale e trilobata; il grappolo medio-grande, allungato e piramidale, talvolta cilindrico, a volte alato, mediamente compatto; lacino di media grandezza, rotondo, con buccia di colore nero bluastro, spessa, coriacea e molto pruinosa. La produttivit elevata.

Teroldego

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Cenni storici
Questo vitigno, di antiche origini, pare sia arrivato in Trentino dal veronese (zona del lago di Garda) dove era conosciuto come Tirodola, dal sistema di impianto con tutori denominati tirelle. Per altri sia lorigine che il nome sarebbero invece da far risalire al Tirolo. Comunque se ne hanno notizie documentali certe solo dallinizio del XIX secolo. Lanalisi del DNA ha rivelato caratteristiche genetiche comuni al Lagrein, al Marzemino e al Syrah, antichissimi vitigni di origini medio-orientali.

Il Vino
Dalle uve Teroldego si ottiene un vino di colore rubino carico con riflessi porpora; il profumo vinoso, e si possono percepire odori di viola e lamponi, ma anche di ciliegie e mandorle; il gusto, secco, strutturato, poco tannico, piuttosto acido, non molto alcolico. Rientra nelle DOC: Casteller, Teroldego Rotaliano, Trentino, Valdadige.

Collegamenti esterni
Il portale del Teroldego Rotaliano [1] Il portale della Strada Rotaliana [2]

Note
[1] http:/ / www. teroldego. com [2] http:/ / www. stradavinorotaliana. it

Timorasso
Il Timorasso un vitigno rustico e vigoroso anticamente coltivato nell'Alessandrino ed in particolare dal Novese al Tortonese fino all'Oltrep Pavese, sulle colline del Vogherese.

Coltivazione
Il Bollettino Ampelografico del 1885 segnalava tale vitigno come il maggiormente coltivato nel Tortonese. Dopo l'invasione della fillossera ha conosciuto un lungo periodo di abbandono preferendo i viticoltori dedicarsi a vitigni caratterizzati da produttivit pi elevata, quale il Cortese. Attualmente, in Val Borbera stato avviato un progetto per la rivalutazione del prodotto che inoltre viene anche vinificaro nelle tre valli Tortonesi: val Curone, val Grue e valle Ossona.

Il vino
Il vino che si ottiene un bianco corposo e di buona struttura, dai profumi fruttati e floreali molto delicati, dal colore giallo paglierino che con levoluzione vira verso il dorato. adatto ad un breve invecchiamento. Nelle sua variante "giovane" costituisce un ottimo aperitivo e si abbina perfettamente agli antipasti a base di verdure o a salumi poco stagionati. Nella variante stagionata si accompagna perfettamente ai primi piatti a base di tartufo, ai formaggi freschi, alle carni bianche ed ai piatti di pesce. La produzione, molto limitata, ne fa un vino pregiato per veri intenditori appassionati.

Tintilia

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Tintilia
La Tintilia un vitigno autoctono del Molise, per secoli considerato dalla popolazione locale il vitigno di eccellenza qualitativa. Se ne rischiata la scomparsa in seguito all'introduzione di vitigni pi produttivi, ma una recente campagna di recupero l'ha salvato. Per molto tempo stato considerato un parente del Bovale Grande oppure un vitigno di origine spagnola (l'etimo di chiara origine spagnola, dove tinto indica il rosso intenso dell'uva e del vino che ne deriva). Oggi invece si escludono tali parentele affibbiate in modo semplicistico, dopo una ricerca dell'Universit del Molise che non ha potuto rintracciare strette parentele con altri vitigni [1].

Note
[1] http:/ / www. bortonevivai. it/ news/ articolo. php?id=tintilia,%20un%20vino%20rosso%20del%20molise

Traminer aromatico
Il traminer aromatico o Gewrztraminer (Gewrz significa spezia in tedesco) o termeno aromatico, o ancora savagnin, un vitigno coltivato principalmente in Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia; ne esistono due tipi: un traminer aromatico o rosa e un traminer rosso. Vinificato in purezza (cio utilizzando solo questo vitigno) o in unione con altri vitigni d vita alle seguenti DOC italiane: "Trentino Doc" Trentino Traminer aromatico, "Alto Adige Doc" Alto Adige Traminer aromatico, "Colli Orientali del Friuli Doc" Colli Orientali del Friuli Traminer aromatico, "Carso Traminer Doc" Carso Traminer, "Collio Goriziano o Collio Doc" Collio Goriziano Traminer aromatico, "Friuli Grave Doc" Friuli Grave Traminer aromatico, "Friuli Isonzo o Isonzo del Friuli Doc" Friuli Isonzo Traminer aromatico,"Friuli Annia Doc" Friuli Annia Traminer aromatico, "Friuli Latisana Doc" Friuli Latisana Traminer aromatico, "Friuli Aquilea Doc" Friuli Aquileia Traminer aromatico superiore. Le sue uve sono utilizzate solo per la vinificazione e quindi ne escluso il consumo come uva da tavola. Per quanto riguarda l'origine del vitigno probabile che sia nato da incroci di variet di vitigni selvatici dell'Europa centrale e centro orientale. Il colore del vino che se ne trae giallo paglierino, profumi di spezie e canditi, e il gusto dolce e aromatico. aromatico (profumo primario) un gusto che riporta, nel ricordo, il gusto dell'uva. Sono aromatiche (uva aromatica), oltre al traminer aromatico, le seguenti uve: i Moscati, le Malvasie, il Riesling renano.

Trebbiano

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Trebbiano
Il Trebbiano fa parte di una delle famiglie di vitigni a frutto bianco tra i pi diffusi in Italia, presenti nell'uvaggio di decine e decine di vini DOC, sia bianchi che rossi. Da solo forma 6 diverse DOC (Trebbianino Val Trebbia dei Colli Piacentini, Trebbiano di Aprilia, Trebbiano di Arborea, Trebbiano di Capriano del Colle, Trebbiano d'Abruzzo, Trebbiano di Romagna). La sua vasta diffusione dovuta alla capacit di adattarsi alle pi diverse tipologie di terreno e condizioni climatiche, alla grande produttivit ed alle caratteristiche del vino che ne deriva, generalmente gradevole e corretto e facilmente Filare di Trebbiano commerciabile. Infatti sufficientemente neutro per essere impiegato in unione con altri vini dalla personalit pi spiccata, senza sopraffarli anche se utilizzato in elevate percentuali.

Voci correlate
Ampelografia Categoria:Vini DOC e DOCG prodotti con uva Trebbiano Giallo Categoria:Vini DOC e DOCG prodotti con uva Trebbiano Romagnolo Categoria:Vini DOC e DOCG prodotti con uva Trebbiano Toscano Categoria:Vini DOC e DOCG prodotti con uva Trebbiano di Soave

Trebbiano di Soave

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Trebbiano di Soave
Il Trebbiano di Soave un vitigno a bacca bianca presente nei vigneti delle province della DOC Soave. Il contributo che pu dare alla Garganega, vitigno tipico del Soave, notevole, soprattutto nella concezione di un Soave meno ricco e pi adatto ad un consumo immediato, ottenuto da un taglio che pu arrivare fino al 20% di Trebbiano locale.

Caratteristiche ampelografiche
Alcuni osservatori sostengono che il Trebbiano di Soave abbia molti aspetti in comune con il Trebbiano di Lugana e con il Verdicchio. Ci lo si potrebbe evincere da alcuni aromi che questi vini esprimono in uno stato di notevole maturit, sentori di mandarino che ci rimandano anche al Pinot Blanc alsaziano (molto diverso dallelegante Pinot Bianco diffuso nellItalia nord orientale). Certamente il grappolo e la foglia non hanno nulla a che vedere con il Trebbiano Toscano e cos la buccia dellacino: nel Trebbiano italiano tutto pi minuto e ridotto, pi spargolo e meno vigoroso, la stessa buccia del chicco delicata. Inoltre la sua produttivit non mai elevata.

Cenni storici
probabile che il Trebbiano di Soave sia lantica Turbiana di cui si parla almeno dal XVI secolo e che, conosciuta anche come Trebbiano veronese, producesse gi allora vini di gran pregio in Lombardia. I primi segnali affidabili sulla reale presenza veronese della Turbiana risalgono al 1818, quando il Pollini nelle sue Osservazioni Agrarie lo indica come coltivato in tutta la provincia, anche se poi rischia di far confusione con il Trebbiano Toscano e Romano. Dopo Pollini c stata una messe di studiosi pronti a scommettere sulla unicit di questo Trebbiano, sulla sua diffusione e sulla qualit di base dei vini. Il pi deciso stato il Cosmo che alla fine del 1939 segnala la sostanziosa presenza del vitigno nellarea del Soave (fino al 20%), al punto che lo si considerava indispensabile per fare un bianco allaltezza della sua fama. Dopo la Seconda guerra mondiale, poich il Trebbiano di Soave non un vitigno facile, la sua produttivit minuta, e lanticipo di maturit rispetto alla Garganega viene quasi considerato un limite, lo si comincia a sostituire con il pi sicuro e legnoso Trebbiano Toscano: inoltre il ceppo autoctono veronese ha un profilo organolettico troppo particolare. Sono oggi pochissimi i vigneti con presente lantica Turbiana, riconoscibile dal suo profumo di rosa e nella sua fragile sapidit.

Presenza sul territorio


Il Trebbiano di Soave presente in pochi vigneti del comune di Soave. Alcune delle sottozone in cui stato individuato sono Castelcerino, Fitt, Calvarino e Palestrello. pi raro trovarlo a Monteforte.

Uva Rondo

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Uva Rondo
Rondo una uva a bacca colorata, usata per vinificare, producente un vino rosso. La pianta che la produce un ibrido inter-specifico creato dal Professore V. Kraus della allora Cecoslovacchia, ottenuto da incrocio tra Zarja severa (un ibrido derivato dalla Vitis amurensis) e da uva Vitis vinifera Pinot St. Laurent. Kraus don il prodotto a Helmut Becker (1927-1990) del Geisenheim Grape Breeding Institute, che condusse ulteriori sperimentazioni sulla pianta usando una designazione protetta di questo Istituto -Geisenheim 6494-5 (Gm 6494-5)-, mantenuta fino al 1997.[1] Derivata dalle caratteristiche della antenata Vitis amurensis la pianta presenta unelevatissima resistenza al freddo invernale, ed unottima resistenza alle malattie micotiche, oltre ad una buona capacit di maturare anche con temperature relativamente basse. Comunque in postazioni particolarmente sfavorevoli sono consigliabili trattamenti contro lOidio. Il vino prodotto di colore rosso rubino, raramente tale uva vinificata in purezza, di norma usata per miscele. L'uva Rondo coltivata in diverse locazioni dei paesi nordici europei, dove le normali variet europee a bacca rossa non riescono a raggiungere la maturit. In tali locazioni riesce ad avere un buon colore, ed un discreto aroma. [2] La vite sporadicamente coltivata nelle regioni vinicole della valle del Reno, ed in diversi paesi del Nord Europa, come Danimarca, Inghilterra, Irlanda, Paesi Bassi e Svezia.

Note
[1] Winegrowers.info: Vine variety: Rondo (http:/ / www. winegrowers. info/ varieties/ Vine_varieties/ Rondo. htm), accessed on March 25, 2008 [2] English Wine Producers: The Main Grape Varieties Growing In The UK (http:/ / englishwineproducers. com/ grapes. htm), accessed on March 25, 2008

Uva di Troia

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Uva di Troia
L'uva di Troia un vitigno autoctono pugliese. Il nome lascia immaginare una sua provenienza dalla citt di Troia, in provincia di Foggia, molto probabilmente fondata da coloni greci, anche se non si pu non considerare l'ipotesi di una provenienza albanese dalla citt di Cruja. coltivato lungo la zona litoranea pugliese, nel nord barese e nella provincia di Bari. L'Uva di Troia anche detta Nero di Troia, Uva di Canosa, Vitigno di Barletta, Uva di Barletta, Troiano, Tranese, Uva della Marina. Viene coltivato in due sottospecie: "Uva di Troia" a grappolo pi grande e tozzo, e "Summarrello", con un grappolo cilindrico pi piccolo ed inserrato ed acini piccoli, quest'utltimo prodotto in quantit limitate nella solo citt di Troia e nelle zone limitrofe. stato per lungo tempo un vitigno relegato ad un ruolo secondario, quello di rafforzare con i suoi notevoli corpo e colore i vini pi deboli. Solo in tempi recenti inizia ricevere i giusti riconoscimenti, perch si dimostrato che vinificandolo in purezza si ottengono vini di assoluto pregio. Le origini del vitigno non sono certe, mentre certo il legame con la citt di Troia. Tra la leggenda che vuole Diomede sbarcato sulle rive del Gargano portando dei tralci di vite, che ha trovato qui il suo habitat naturale, a Federico II di Svevia che amava degustare il corposo vino di Troia, fino ad arrivare ai marchesi D'Avalos che acquistata la citt nel 1533, e notata l'assoluta qualit ed attitudine dei terreni circostanti incrementarono notevolmente le coltivazioni di quest'uva. Una serie di carestie, ed una notevole richiesta di olio, spinsero i contadini a ridurre drasticamente gli allevamenti di questa vite, gi di per s poco produttiva, sostituendoli soprattutto con uliveti Il vino che si ottiene da essa al termine dell'affinamento presenta un bel colore rosso rubino intenso giustamente tannico con tannini eleganti; austero, gusto speziato e di legno anche senza passaggio in barrique, con sentori di more e liquirizia. Prende anche il nome di "Nero di Troia" data la sua lata carica polifenolica che conferisce un colore rubino intenso a che a volte pu sembrare "nero".

Voci correlate
Cacc'e Mmitte di Lucera Castel del Monte Uva di Troia Castel del Monte Uva di Troia riserva Castel del Monte rosato Castel del Monte rosato frizzante Castel del Monte rosso Castel del Monte rosso riserva Rosso Barletta Rosso Barletta Invecchiato Rosso Canosa Rosso Canosa riserva Rosso di Cerignola Rosso di Cerignola riserva

Uva sultanina

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Uva sultanina
L'uva sultanina una variet d'uva di origine greca, turca o iraniana e particolarmente nota per il fatto che viene utilizzata, attraverso un processo di essiccazione, per ottenere l'uva passa. un'uva bianca caratterizzata dal possedere acini piccoli, senza semi ed alto contenuto di zucchero. Gli acini si presentano di colore verde chiaro sebbene, giunti ad un elevato grado di maturazione, possano assumere una colorazione ambrata ed un elevato grado di contenuti zuccherini.
Grappolo di uva sultanina. L'uva era tradizionalmente importata nei paesi anglosassoni dai territori dell'impero ottomano, da cui il collegamento del nome dell'uva con la figura del sultano. In base alla tradizione dell'impero ottomano, il nome dell'uva fu inventato dopo che il sultano fu costretto a lasciare esposta al sole l'uva per sfuggire ad un attacco di una tigre, da cui deriv il nome sultana.

Attualmente la Turchia e l'Australia sono i maggiori produttori di questa uva. Negli Stati Uniti l'uva sultanina conosciuta anche con il nome di Thompson Seedless, dal nome di William Thompson, il primo viticoltore a coltivarla in California.

Verdicchio
Il Verdicchio un vitigno a bacca bianca coltivato quasi esclusivamente nelle Marche. Si tratta di un vitigno piuttosto eclettico che viene utilizzato per produrre, generalmente in purezza, sia vini freschi e di pronta beva, sia vini molto strutturati e capaci di notevole longevit. altres utilizzato per produrre spumanti (sia metodi classici, sia Charmat) e vini passiti. Il nome verdicchio deriva chiaramente dal colore dell'acino, che mantiene evidenti sfumature di verde anche a piena maturazione.

Storia
Il vitigno considerato autoctono delle Marche: le prime testimonianze della sua coltivazione risalgono al XVI secolo. Recentemente, l'analisi genetica ha evidenziato una parentela molto stretta tra il Verdicchio e il Trebbiano di Soave: si dunque ipotizzato che il verdicchio sia stato introdotto nelle Marche da coloni veneti, giunti alla fine del '400 per ripopolare le campagne dopo un'epidemia di peste.

Zone di coltivazione
Le principali zone di coltivazione sono quella di Matelica in provincia di Macerata e quella dei castelli di Jesi in provincia di Ancona, ove si producono gli omonimi vini DOC. Il Verdicchio dei Castelli di Jesi tende a esibire un corpo maggiore rispetto al Verdicchio di Matelica, mentre quest'ultimo in genere pi dotato dal punto di vista olfattivo. Il verdicchio diffuso anche in altre zone delle Marche, dell'Umbria e dell'Abruzzo: tuttavia, al di fuori delle zone suddette, il vitigno tende a perdere il suo nerbo e a volte a far emergere alcune caratteristiche negative.

Verdicchio

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Caratteristiche morfologiche
Germogliamento: ? Fioritura: ? Invaiatura: ? Maturazione dell'uva: prima decade di ottobre.

Attitudini enologiche
un vitigno piuttosto duttile, adatto alle pi diverse tecniche di allevamento e di vinificazione. Storicamente, il Verdicchio ha avuto una grande fortuna commerciale sin dagli anni '60, in una versione fresca e semplice, anche grazie a un'azzeccata campagna di marketing. Tuttavia, con una maggior cura in vigna e in cantina, il Verdicchio produce uve di altissima qualit: oggigiorno tutti i principali produttori vinificano versioni del verdicchio di qualit superiore, aventi grande struttura, buona spalla acida ed elevato tenore alcolico. Risultati eccellenti si sono ottenuti anche con le vendemmie tardive. Questi verdicchi evoluti presentano un'ampia gamma di profumi floreali e fruttati, e spesso marcate note minerali (particolarmente la pietra focaia). In bocca, caratteristico il finale gradevolmente amarognolo. Sia che venga vinificato in acciaio, sia che venga vinificato in legno, il Verdicchio ha il potenziale per produrre vini di grande longevit, superando anche i vent'anni, almeno nelle annate favorevoli. Concretamente, soltanto poche etichette sono capaci di sopportare un tale invecchiamento, anche perch la maggior parte delle cantine cerca di produrre vini immediatamente godibili. Il Verdicchio si presta particolarmente bene anche alla produzione di spumanti naturali, sia con il metodo classico, sia con il metodo Charmat. I primi esperimenti di spumantizzazione "alla maniera del vero champagne" sarebbero stati condotti a met dell'800 da Ubaldo Rosi. Si produce anche il Verdicchio passito, tipicamente pi abboccato che dolce, anche in versione muffato.

Sinonimi del Verdicchio


Verdicchio Bianco, Verdicchio Verde, Verdicchio Giallo, Trebbiano di Soave, Trebbiano di Lugana.

Altri progetti
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Vermentino

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Vermentino
Il Vermentino un vitigno aromatico probabilmente originario del Portogallo (dove conosciuto con il nome di "codega"), o dell'isola di Madera, considerate le numerose affinit (ricchezza del colore e di estratto) con la locale malvasia; dalla penisola iberica si poi diffuso in Liguria, in Corsica, in Sardegna e, in minor misura, anche in alcune zone della Toscana e della Francia (Languedoc-Roussillon). Il vitigno viene utilizzato per la produzione di numerosi vini. In Sardegna uno tra i pi conosciuti ed apprezzati vini a base di Vermentino il Vermentino di Gallura, vino a Denominazione di Origine Controllata e Garantita, caratterizzato da una notevole struttura e alcolicit; tra i vini a Denominazione di Origine Controllata a base di Vermentino si possono citare l'Alghero Vermentino frizzante, e il Vermentino di Sardegna (contraddistinto da caratteristiche pi diversificate, dal vino pi strutturato a quello pi fresco e usato come aperitivo). Meno strutturati ma dotati di maggiore eleganza sono i vini a Denominazione di Origine Controllata liguri a base di Vermentino, quali il Riviera Ligure di Ponente, il Val Polcevera, il Golfo del Tigullio e il Colli di Luni. In Liguria il vitigno noto anche con i nomi di Malvasia Grossa, e Carbesso o Carbess; inoltre il pigato considerato da alcuni come una variet di Vermentino. In Toscana i pi conosciuti vini DOC a base di Vermentino sono: il Candia dei Colli Apuani, il Montecarlo ed il Bolgheri bianco. Negli ultimi anni gli enologi hanno lavorato per creare tipologie di Vermentino vinificato in purezza, per farlo risultare pi fruttato e gradevole. Un espediente per accentuare queste caratteristiche anticiparne la vendemmia, in modo che il mosto abbia maggior ricchezza di acidit. I vini a base di Vermentino sono generalmente dei bianchi secchi, ma delicatamente morbidi, di colore giallo paglierino con profumi intensi di fiori di campo ed erbacei, e una nota di pesca gialla. Possono essere abbinati con antipasti di mare, piatti di pesce (come il classico abbinamento tra aragosta e vermentino sardo) e polpo, ma anche con i tipici pansoti liguri con salsa di noci e gli altri piatti della cucina ligure. In Liguria, questo vitigno maggiormente sviluppato nella Riviera di Ponente, in special modo nelle zone in provncia di Imperia.

Voci correlate
Categoria:Vini DOC e DOCG prodotti con uva Vermentino Vino Ampelografia

Vespolina

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Vespolina
La vespolina o ughetta, (vitis vinifera circumpadana) un vitigno, che giunge a piena maturazione verso la prima met di ottobre. Sull'origine del suo nome esistono molte versioni, tra le quali quella che lo attribuisce al fatto che l'uva molto dolce e attrae le vespe. Viene coltivato in provincia di Novara gi dal secolo XVIII; di notevole regolarit nella seppur modesta produzione, il vitigno va lodato anche per la sua buona vigoria. I caratteri distintivi della pianta sono la foglia piccola pentagonale, il grappolo abbastanza compatto ed allungato, acino scuro tendente al nero. La prima descrizione della Vespolina risale al 1825, poi ad opera del Gallesio (che la chiam V. circumpadana). Fra i sinonimi ricordiamo ughetta e uvetta di Canneto in Oltrepo, balsamina in Val d'Ossola, nespolina o nespolino (nespouln), inzaga o inzagre, massana, solenga, novarina, uva cinerina, vispavola, vespolino.

Voci correlate
Colline novaresi

Collegamenti esterni
Agricoltura in Piemonte [1] Storia dell'uva vespolina [2]

Note
[1] http:/ / www. regione. piemonte. it/ agri/ ita/ piemontedoc/ vino/ vitigni/ vespolina. htm [2] http:/ / www. collinenovaresi. it/ Viticoltura/ vitigni/ vespolina_cenni-storici. htm

Vitigno

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Vitigno
Con il termine vitigno si indica una particolare variet di vite, generalmente utilizzata per la produzione di vino. I vitigni si possono distinguere per differenti forme e colori dei chicchi di uva, del grappolo e delle foglie, oltre che per differenti periodi di maturazione e soprattutto per le diverse caratteristiche organolettiche dei vini da essi ottenuti. Per identificare un dato vitigno necessaria una accurata descrizione della forma delle foglie e dei frutti (grappoli); di questo si occupa l'ampelografia. Tale studio sistematico ebbe inizio con l'agronomo I filari di un vigneto latino Columella e si svilupp con Pier dei Crescenzi nel XIII secolo e soprattutto con il Conte Odart che scrisse nel XIX secolo l'Ampelografia universale. Oggi, a queste accurate descrizioni morfologiche, standardizzate dall'Organisation Internationale de la Vigne et du Vin si sono aggiunte le pi accurate analisi del DNA. Numerosi vini vengono prodotti utilizzando miscele di uve di differenti vitigni, ad esempio il vino Chianti prodotto principalmente con vitigni di Sangiovese a cui si possono aggiungere Canaiolo Malvasia o Trebbiano. In Italia i vitigni pi diffusi sono tra i rossi il Nebbiolo, il Sangiovese, il Primitivo ed il Montepulciano; tra i bianchi il Trebbiano, il Vermentino, la Vernaccia ed il Moscato. Nel mondo si stima che esistano circa 5000 vitigni coltivati. I pi famosi e diffusi nel mondo (i cosiddetti "Vitigni internazionali") sono fra i rossi il Cabernet-Sauvignon, il Cabernet franc, il Merlot, il Pinot nero, lo Zinfandel e la Syrah; tra i bianchi il Sauvignon, lo Chardonnay, il Muscat ed il Riesling.

Elenco dei vitigni diffusi in Italia


Rossi
Aglianico Aleatico Alicante Ancelotta Barbera Bombino nero Bonarda Bonarda piemontese Bovale sardo Brachetto

Cabernet franc Cabernet-Sauvignon Caddiu

Vitigno Calabrese Canaiolo Cannonau Carignano Casetta Castiglione Cesanese Cigliegiolo Colorino Corvina veronese Corvinone Croatina Dolcetto Enantio Fortana

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Franconia Frappato Freisa Fumin Gaglioppo Gamay Greco nero Grignolino Groppello Lacrima Lagrein Lambrusco Magliocco canino Malvasia di Casorzo Malvasia di Schierano Malvasia nera di Brindisi Malvasia nera di Lecce Mammolo Marzemino Merlot Molinara Monica Montepulciano Moscato rosa Nebbiolo Negrara Negroamaro Nerello Nerello mascalese Nero d'Avola

Neyret Nieddera

Vitigno Nocera Notardomenico Ottavianello Pignolo Pinot Pinot nero Primitivo Raboso Rebo Refosco dal peduncolo rosso Rondinella Rossese Rossignola Ruch Sagrantino Sangiovese Schiava Schioppettino Sciascinoso Susumaniello Syrah Teroldego Terrano del Carso Triestino Tintilia Tocai rosso Traminer aromatico Uva di Troia Uva rara Vernaccia Vespolina Vin de Nus

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Vitigno

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Bianchi
Albana Ansonica Antiniello Arneis Asprinio Bellone Biancame Bianchello Biancolella Bombino bianco Bosco Bovale grande Carricante Catarrato Chardonnay Chasselas Cococciola Coda di volpe Cortese Durello Erbaluce Falanghina Fiano Forastera Francavidda Garganega Glera Grecanico dorato Grechetto Greco Greco bianco Grillo Guarnaccia Impigno Inzolia Kerner Malvasia Marchione Maruggio Minutolo Montonico Mont Moscato Moscatello selvatico Mller Thurgau Nosiola Nuragus Ortrugo Pampanuto Passerina Pecorino Picolit Pigato Pignoletto Pinot bianco Pinot grigio Pri blanc Prosecco Prosecco Ribolla gialla Riesling Sauvignon Sylvaner Veltiner Tocai friulano Traminer aromatico Trebbiano Verdeca Verdicchio Verduzzo Vermentino Vernaccia Vitovska Zibibbo

Voci correlate
Ampelografia Categoria:Vini DOC e DOCG per vitigno Categoria:Vitigni Enologia Vino Vite Uva

Bibliografia
Cavazza Domizio, Viticoltura, in Nuova enciclopedia agraria italiana, Torino 1914 Marescalchi Arturo, Dalmasso Giovanni, Storia della vite e del vino in Italia, 3 voll., Unione Italiana Vini, Milano 1931-33-37 Saltini Antonio, Per la storia delle pratiche di cantina. I, Enologia antica, enologia moderna: un solo vino, o bevande incomparabili?, in Rivista di storia dell'agricoltura, XXXVIII, n. 1, giu. 1998 Saltini Antonio, Per la storia delle pratiche di cantina. II, La tradizione enologica italiana dal ritardo secolare alle ambizioni di eccellenza, in Rivista di storia dell'agricoltura, XXXVIII, n. 2, dic. 1998 Seltman Charles T., Wine in the ancient world, Routledge & Paul, London 1957 Viala Pierre, Trait generale de viticulture. Ampelografie, 7 voll., Masson & C., Paris 1901-10 Zaccaria Demetrio, Sulla potatura della vite al tempo degli Arabi di Ibn al-Awwa^m, in Quaderni Viticoltura e Enologia, Universit di Torino, 4, Torino 1980

Vitigno

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Collegamenti esterni
Vitigni storici a cura dell'Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino [1] Guida dei vitigni di laVINIum.com [2] vinoinrete.it i Vitigni dalla A alla Z [3] vinostore.it i Vitigni coltivati in Italia regione per regione [4] (FR) Organisation Internationale de la Vigne et du Vin [5] (FR) vitis.org [6]

Note
[1] [2] [3] [4] [5] [6] http:/ / www. vitignistorici. it/ http:/ / www. lavinium. com/ vitigni/ guiduve_indice. shtml http:/ / www. vinoinrete. it/ sommelier/ _vitigni. html http:/ / www. vinostore. it/ argomese/ agosto03. php http:/ / www. oiv. int/ it/ accueil/ index. php http:/ / www. vitis. org/ accueil. html

Vitigno autoctono
Il vitigno autoctono una particolare variet di vite utilizzata per la produzione di vino, coltivato e diffuso nella stessa zona storica di origine del vitigno stesso, trattasi quindi di un vitigno non trapiantato da altre aree. Ogni vitigno autoctono presenta una sua caratteristica e distintiva forma e colore del grappolo, del chicco e delle foglie e conferisce al vino, da esso ottenuto, alcune caratteristiche organolettiche ben precise e tipiche. La coltivazione e la difesa dei vitigni autoctoni, ed anche la riscoperta di vitigni quasi scomparsi dal panorama agricolo viene intrapresa nell'ambito dello sviluppo dell'industria enologia verso la creazione di prodotti di qualit, a denominazione locale, in grado di combattere l' importazione di vini provenienti dal altre regioni o aree del mondo ed anche a contrastare, se possibile, la commercializzazione dei vini commerciali a basso costo e privi di specifiche propriet organolettiche. In Italia sono circa 350 i vitigni autoctoni registrati ufficialmente [1] , e tutte le principali regioni agricole italiane, con produzione vinicola hanno un elenco di vitigni autoctoni locali.

Voci correlate
Categoria:Vini DOC e DOCG per vitigno Enologia Vino Uva

Note
[1] Vitigni Autoctoni (Italian Native Vines): Witness to the Past and Protagonists of the Future (http:/ / italian-flavor. com/ news/ Italian_vines/ intro. html)

Zibibbo

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Zibibbo
Lo zibibbo sia il nome di un vitigno sia del vino dolce liquoroso che se ne ottiene. La parola "zibibbo" deriva dalla parola araba zabb ( )che vuol dire "uvetta" o "uva passita". Sinonimi che designano il vino zibibbo sono: Moscato di Pantelleria o di Alessandria, Moscatellone, Salamonica e Salamanna.

Storia
L'uva zibibbo, originaria dell'Egitto, stata introdotta per opera dei Fenici a Pantelleria, dove tuttora ne viene coltivata la quasi totalit della produzione nazionale. Di origine araba sono invece i caratteristici terrazzamenti dell'isola in cui viene coltivato il vitigno. Dall'uva zibibbo si ricava non solo il vino zibibbo, ma anche il moscato di Pantelleria.

Caratteristiche dell'uva
A foglia media, normalmente trilobata, a grappolo ben voluminoso e oblungo, l'acino grosso, ovoidale a buccia spessa di colore verde tendente al giallo; la maturazione un po' tardiva. L'uva Zibibbo usata sia per la vinificazione sia per il consumo diretto o per l'essiccazione. L'uva zibibbo ha eccezionali propriet organolettiche.

Caratteristiche del vino


Se ne ricava un vino giallo paglierino carico con riflessi dorati, dolce e con elevato grado alcolico dal caratteristico profumo. Oltre al consumo a se stante utilizzato per la produzione del vino DOC di Pantelleria, nella versione passito, moscato e spumante.

Voci correlate
Vitigno Moscato Moscato di Pantelleria Moscato di Pantelleria naturalmente dolce Moscato passito di Pantelleria Moscato passito di Pantelleria liquoroso Moscato passito di Pantelleria liquoroso extra Ampelografia

Fonti e autori delle voci

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Fonti e autori delle voci


Aglianico Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=32894656 Autori:: Andre315, CUSENZA Mario, Ciaurlec, Emiliadotcom, Generale Lee, MM, Mizardellorsa, Mnenno, Paginazero, Razzabarese, Tafkal, Tycheros, 30 Modifiche anonime Aleatico Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=33711807 Autori:: Basilicofresco, Fazzino, Gdevidi, Mizardellorsa, Rutja76, Triquetra, Xelloss, 5 Modifiche anonime Alicante (vitigno) Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=32062091 Autori:: .jhc., Anglogel, Mizardellorsa, 3 Modifiche anonime Ansonica Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=32086354 Autori:: Maxx1972, Mizardellorsa, 2 Modifiche anonime Arneis Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=32193900 Autori:: Ary29, Gosmardi, Luccaro, Mizardellorsa, Vigorone, 8 Modifiche anonime Barbarossa (vitigno) Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=32095063 Autori:: Balfabio, Gianma87, Mizardellorsa, 1 Modifiche anonime Bombino bianco Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=32066852 Autori:: Al-Nablusi, Biopresto, Mizardellorsa, Rollopack, 6 Modifiche anonime Bombino nero Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=33537697 Autori:: Basilicofresco, Mizardellorsa, 2 Modifiche anonime Cabernet franc Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=32390597 Autori:: Mizardellorsa, Phantomas Cabernet-sauvignon Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=32507289 Autori:: AnjaManix, Biopresto, Enrico, Francisco83pv, Frieda, Jalo, Lavinium, Mizardellorsa, Sbisolo, Speleologo, Ylebru, 7 Modifiche anonime Cacchione Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=32062856 Autori:: AttoRenato, Buggia, Fabio.gastone, Kiado, Mess, Mizardellorsa, Sbisolo, 7 Modifiche anonime Cagnulari Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=32117544 Autori:: Abisys, Mizardellorsa, No2, Paphlagon, Tanarighes Canaiolo Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=32083134 Autori:: Beechs, Cosicome, Dylan--86, Frazzone, Giova81, Mizardellorsa, Paperoastro, Vaccaricarlo, 2 Modifiche anonime Cannonau Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=34160170 Autori:: *Raphael*, Alfreddo, Elcaracol, ElfQrin, Felisopus, Frantore, Marcol-it, Marzedu, Maxx1972, Mizardellorsa, Paginazero, Panaboy, Pigr8, Symposiarch, 24 Modifiche anonime Carmenere Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=32096360 Autori:: Mizardellorsa, Nrykko, Rosenzweig, 5 Modifiche anonime Catarrato Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=32086829 Autori:: CRSA Basile Caramia, Fradeve11, Mau db, Mizardellorsa, 1 Modifiche anonime Catarratto Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=32072107 Autori:: Giancarlodessi, Maxx1972, Mizardellorsa, Triquetra, 1 Modifiche anonime Chardonnay (vitigno) Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=33538043 Autori:: Basilicofresco, Esculapio, MaEr, Marcok, Mizardellorsa, Nrykko, Numbo3, Orric, Paginazero, Petitverdot, Ronchet, Sedlex, Speleologo, 6 Modifiche 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Autori:: Albatros444, Daniele Forsi, Domas, Emanuele Saiu, FiloSottile, GiaGar, MM, Marcol-it, Mizardellorsa, Saraedum, Valentini17, Verve, Xelloss, 14 Modifiche anonime

Fonti e autori delle voci


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