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Da I gruppi sociali Speltini, Palmonari, Il Mulino

1. Definizioni di gruppo Il termine gruppo rientra nella categoria delle parole definite profane di cui parla R.Zazzo, cio parole talmente connotate a livello di impiego quotidiano e di senso comune da costituire, per lo studioso, un problema preliminare di definizione, da cui discende la scelta del dispositivo di ricerca che verr messo in moto, fra cui, le ipotesi di partenza, l'operazionalizzazione delle variabili, il contesto della sperimentazione, l'interpretazione dei fatti raccolti. La definizione di cosa sia un gruppo ci porta all'interno di uno dei principali luoghi del contendere fra studiosi dei processi gruppali, di cui porremo alcuni punti di riferimento. Nella prima parte del paragrafo presenteremo alcune delle definizioni di gruppo pi di frequente impiegate e una rapida tipologia dei gruppi, allo scopo di fornire punti di orientamento nella variet delle terminologie. Nella seconda parte del paragrafo presenteremo le definizioni di gruppo nell'ottica di tre teorie (Lewin, Sherif, Tajfel), poich esse costituiscono da un lato esempi di una prospettiva sociale nella psicologia sociale, dall'altro hanno fornito ispirazioni per un certo numero di ricerche su questo tema. 1.1 Definizioni e tipi di gruppo: notazioni generali L'esposizione di questa parte sar rapida e per certi aspetti un po' sommaria, ma ha lo scopo di fornire soltanto, come gi accennato, alcuni punti di orientamento e mostrare che quando si parla di gruppi ci si pu riferire a qualcosa di molto pi articolato e meno globalizzante di quanto la parola profana significhi per il senso comune. Mc. Grath [1984] parte dall'affermazione che se vero che ogni gruppo un'aggregazione di individui, ogni aggregazione di individui non necessariamente un gruppo. Quindi prima di arrivare alla definizione di gruppo, egli stila questa tipologia di aggregazioni sociali: aggregazione artificiali, quali i gruppi statistici o le categorie sociali, i cui componenti sono classificati insieme in base a caratteristiche comuni (sesso, et, livello di reddito, nazionalit ecc.) i quali per non necessariamente sono implicati in qualche tipo di relazione; aggregazioni non organizzate, senza altro tipo di legame; si possono fare ulteriori distinzioni nell'ambito degli aggregati in quanto essi possono includere o meno una vicinanza fisica e uno scopo contingente comune. Ad esempio, il pubblico di uno stesso spettacolo televisivo o naturale non condivide (necessariamente) la vicinanza fisica, mentre una folla s; i giocatori delle lotterie pubbliche condividono lo stesso scopo (vincere del denaro) ma non la vicinanza fisica; unit sociali con modelli di relazione, sono insiemi di individui accomunati da un set di valori, costumi, abitudini, linguaggio comune, come le culture e le subculture, oppure le parentele (unioni per nascita o matrimonio); unit sociali strutturate, contraddistinte da un pi forte carattere di interdipendenza e di relazioni strutturate, come una societ (pur presentandosi come vasto aggregato sociale, condivide zone geografiche, sistemi politici, relazioni strutturate e livelli di interdipendenza) una comunit, una famiglia (caratteristiche di interdipendenza e struttura di relazioni molto pi forti che non nella parentela); unit sociali intenzionalmente progettate, come un'organizzazione(scopi comuni, status e ruoli differenziati) o un gruppo di lavoro; unit sociali meno intenzionalmente progettate, come un'associazione o un'organizzazione volontaria ( sono presenti scopi comuni, ma non necessariamente saranno presenti relazioni interpersonali) o un gruppo di amici. Queste aggregazioni non sono mutualmente esclusive, normalmente un individuo partecipa ad una o pi di esse. Nella tipologia presentata, possiamo distinguere due dimensioni sulle quali esse

differiscono: la base su cui si fondano le relazioni fra i membri (grado di strutturazione e intenzionalit dello sviluppo di tali strutture); e la grandezza dell'aggregato. Proprio questi due elementi secondo McGrath [1984], pongono la differenza tra aggregazioni e gruppi; i gruppi sono quelle aggregazioni sociali che implicano reciproca consapevolezza e potenziale reciproca interazione, e che in quanto tali sono relativamente piccoli e relativamente strutturati ed organizzati. Tale definizione restrittiva, poich come vedremo in seguito vi sono gruppi che non hanno necessariamente interazioni dirette, ma che tuttavia possono influenzare in varie circostanze il comportamento degli individui a livello sociale. De Grada [1999] sottolinea che non sempre agevole una netta differenziazione fra gruppo e non-gruppo, dato che sono tutt'altro che infrequenti casi intermedi tra gruppo sociale vero e proprio, aggregato sociale e situazione collettiva. Per quanto nei gruppi umani l'interrelazione fra i componenti sia una caratteristica di base, questa pu manifestarsi in molti modi e gradi differenti sempre per, almeno in teoria, rilevabili a livello della condotta manifesta e/o dell'esperienza soggettiva dei componenti stessi. La definizione di McGrath, per quanto restrittiva, ci porta al cuore di uno dei principali problemi riguardanti i gruppi, ovvero la grandezza e l'interazione diretta, elementi che distinguono i piccoli gruppi (detti anche ristretti) e i grandi gruppi (detti anche estesi). Come nota opportunamente De Grada [1999], necessario fare una distinzione fra piccolo gruppo e gruppo faccia a faccia, sebbene entrambi abbaino la comune caratteristica del numero limitato dei loro membri: nei piccoli gruppi i componenti si conoscono e si influenzano reciprocamente, per quanto l'interazione diretta e continuativa di tutti i membri non sia una conditio sine qua non (es. un piccolo villaggio, una classe scolastica, un gruppo di amici ecc.); il gruppo faccia a faccia un gruppo ristretto nel quale tutti i membri interagiscono direttamente, hanno riunioni frequenti anche per lungo periodo, hanno diversi livelli di strutturazione e ufficialit (es: piccoli team di lavoro sono gruppi ufficiali strutturati; un gruppo spontaneo di adolescenti meno ufficiale e meno rigidamente strutturato). Solitamente, nelle definizioni di gruppo presentate dagli studiosi chiaro se ci si riferisce a piccoli o grandi gruppi, come nella definizione di McGrath o i quella di Bales, che riporteremo qui di seguito. Nel paragrafo successivo, esamineremo le definizioni di gruppo proposte da Lewin e Tajfel, applicabili ad entrambi i tipi di gruppo e per le quali grandezza ed interazioni dirette non sono elementi sufficienti per poter parlare di gruppo in senso psicosociale. Bales[1950] quando parla di gruppo si riferisce a piccoli gruppi ad interazione diretta; per questo autore infatti la caratteristica di base che definisce il gruppo sono le relazioni faccia a faccia, mentre la sua ragion dessere il perseguimento di un obiettivo comune. Secondo Bales, i comportamenti strumentali ovvero quei comportamenti messi in atto per il raggiungimento dello scopo comune, determinano nella vita del gruppo tensioni inevitabili tensioni che devono essere allentate con comportamenti di tipo socioemozionale o espressivi, cio comportamenti che esprimono direttamente le emozioni degli individui o che riguardano i comportamenti degli altri. Questa dimensione socio emozionale pu essere sia positiva che negativa, ossia non sono contemplate solo attivit quali lo scherzare, elogiare ed aiutare gli altri, dare prova di accettazione (area socioemozionale positiva) ma anche mostrare rifiuto ed opposizione, disapprovare astenersi dallaiutare piuttosto che esibire varie forme di antagonismo (area socioemozionale negativa), anche se prevedibile che la centralit del raggiungimento dello scopo implicher una maggiore quantit di comportamenti socioemozionali positivi, che servono da allentatori e nel contempo mirano al raggiungimento della meta, al contrario di quelli negativi che lo inibiscono. Unaltra differenziazione, oltre a quella tra piccoli e grandi gruppi riguarda la distinzione di gruppi primari e secondari. I gruppi primari sono insiemi di persone che interagiscono direttamente, sono legate da vincoli di tipo affettivo e sentono un forte senso di appartenenza e lealt nei confronti del gruppo. I gruppi secondari sono insiemi di persone che hanno scopi da raggiungere, ruoli differenziati in funzione del raggiungimento degli obiettivi, relazioni di tipo piuttosto impersonale perch basate sui fini pratici e sul contributo, in termini di ruolo, che ciascun membro pu offrire. Questa opposizione non cos radicale, considerando il fatto che nella realt non cos facile operare distinzioni cos nette; come suggerisce De Grada [1969], meglio parlare di primariet e secondariet per riferirsi al modo dessere nel gruppo, modalit che possono anche alternarsi nella

vita dello stesso. Nel quadro delle differenziazioni terminologiche, compare di frequente, soprattutto nella letteratura sulladolescenza, la distinzione fra gruppi formali ed informali. I gruppi formali sono quelli che si formano sotto unegida istituzionale, che ne detta gli obiettivi principali, come succede in associazioni sportive, politiche, religiose, culturali, socio educative. I gruppi informali sono aggregazioni spontanee naturali, il cui scopo non consiste nel perseguimento di attivit specifiche, ma nellintensit delle relazioni interpersonali tra membri. I gruppi informali (o spontanei o naturali) sono una forma tipica e molto diffusa di socializzazione nel periodo delladolescenza, mentre lappartenenza a gruppi formali riguarda solo una parte degli adolescenti. Eda notare la coesistenza di primariet e secondariet nei gruppi di adolescenti, pensando ad esempi quali una squadra sportiva o un gruppo di boy-scout, si pone in evidenza sia il lato istituzionale, ma anche la forte caratterizzazione che hanno tali gruppi sotto laspetto di relazioni intense fra pari e forti sentimenti di appartenenza e solidariet. Il termine naturali che viene utilizzato per parlare dei gruppi informali per sottolineare la loro origine spontanea e non istituzionale, viene utilizzato anche negli ambiti di ricerca per distinguere i gruppi reali dai gruppi sperimentali. Secondo McGrath [1984] le tipologie di gruppi ipiegati nella ricerca sono tre: 1) i gruppi naturali, che esistono indipendentemente dalle attivit e dai propositi di ricerca (es:commissioni di studio, squadre sportive, gruppi di lavoro ecc.); 2) i gruppi inventati (concocted), creati con mezzi per la ricerca (es:giurie simulate, famiglie artificiali, gruppi di laboratorio ); si tratta di gruppi meno reali dei primi, per quanto nel contesto della sperimentazione essi siano reali, poich gli individui in essi coinvolti reagiscono realmenteagli stimoli sperimentali; 3) i quasi-gruppi che sono, come i precedenti, creati per scopi di ricerca, ma non sono completamente dei gruppi in quanto hanno un pattern di attivit altamente artificiali e costrittivi (es: divisori che non permettono il faccia a faccia, comunicazione scritta e non verbale ecc.). Per questi quasi gruppi, secondo McGrath no ha senso chiedersi se siano o meno dei gruppi reali (nel senso del precedente punto 2), quanto piuttosto chiedersi se essi siano realmente dei gruppi a causa dellalta artificiosit indotta dalla sperimentazione. Nella letteratura psicosociale compare il concetto di gruppi di riferimento, che sono quelli con cui lindividuo si identifica o ai quali aspira di ad appartenere (si differenziano gruppi di appartenenza e di riferimento). Sherif [1967] porta lattenzione su come questa definizione sociopsicologica ci mostri quanto sia complesso e multiplo il rapporto dellindividuo con i gruppi. I gruppi di riferimento costituiscono una fonte di comportamenti e di valori, essi sono per Sherif la manifestazione della complessit delle moderne societ occidentali, in cui la collocazione sociale degli individui non fissa e immutabile, come pure lo il sistema del s, le cui componenti in termini di atteggiamenti, identificazioni e valori, nel corso delesistenza possono entrare in contraddizione e diventare fonti di conflitto. Si pu aspirare ad entrare a far parte di un gruppo per i significati che in quel momento dellesistenza individuale esso rappresenta; come pure il gruppo di appartenenza di un individuo pu essere punto di riferimento anche se lindividuo non vi al momento presente collocato fisicamente. Lesempio pu essere quello di un emigrato che scelga di non assimilarsi nel paese ospitante e tenga come riferimento costumi, abitudini e professione religiosa del proprio paese o etnia dorigine. 1.2 Il gruppo nelle teorie di Lewin, Sherif e Tajfel Lewin [1951; trad.it.1972] sostiene che le scienze sociali, da un punto di vista epistemologico, hanno dovuto percorrere un lungo tragitto prima di far riconoscere la realt di quello di cui si occupano. Concetti come atmosfera di gruppo o leadership o altri analoghi sono stati considerati a lungo come mere parole circondate da unaura metafisica, piuttosto che come fatti misurabili. Il gruppo per Lewin innanzitutto una totalit dinamica, le cui propriet strutturali sono diverse dalle propriet strutturali delle sottoparti. Ci si pu occupare di entrambe (propriet

strutturali dellinsieme o delle singole parti) in base allinterrogativo al quale si desidera rispondere. Dal punto di vista logico non vi alcun motivo di distinguere la realt di una molecola, di un atomo o di uno ione o pi in generale, la realt di un tutto o delle sue parti. Alla base del fatto che i gruppi hanno certe caratteristiche loro proprie, che sono differenti dalle caratteristiche dei loro sottogruppi o dei loro singoli membri, non vi sono considerazioni logiche superiori al fatto che le molecole abbiano propriet diverse da quelle degli atomi o degli ioni, di cui esse stessesono composte. Nel campo sociale come in quello fisico le propriet strutturali di una totalit dinamica sono diverse dalle propriet strutturali delle sottoparti. Una totalit dinamica caratterizzata dalla stretta interdipendenza delle sue parti. Ad esempio, come dice Lewin, sarebbe erroneo considerare che le donne bionde abitanti in una citt esistano in quanto gruppo, poich esse sono solo un numero di persone categorizzate in un insieme sulla base di una somiglianza di una delle loro caratteristiche. Se invece i membri biondi di una fabbrica vengono posti nella situazione di una minoranza artificiale e vengono discriminati rispetto ai colleghi, essi possono divenire un gruppo avente specifiche caratteristiche strutturali. Le propriet strutturali sono caratterizzate da rapporti fra le parti piuttosto che dalle parti o dagli elementi stessi. Considerando il gruppo come una unit, una totalit le cui parti che la compongono sono interdipendenti tra loro, Lewin adotta una definizione di gruppo applicabile tanto ai piccoli gruppi quanto ai grandi gruppi Aspetto che lo stesso Lewin sottolinea quando afferma che la teoria delle unit piccole e grandi deve essere concepita sia nelle scienze sociali, sia in quelle fisiche some un unico sistema teorico. Per quanto riguarda l interdipendenza tra le parti che compongono il gruppo Lewin ne distingue due tipologie: linterdipendenza del destino e linterdipendenza del compito. Linterdipendenza del destino costituisce un elemento macroscopico di unificazione, nel senso che qualunque aggregato casuale di individui pu diventare gruppo, se le circostanze ambientali attivano la sensazione di essere improvvisamente nella stessa barca (es: un insieme casuale di clienti di una banca che vengono presi in ostaggio durante una rapina) le persone coinvolte possono sperimentare un forte senso di coesione per il solo fatto di condividere un destino comune. Sappiamo dai resoconti di cronaca che in casi estremi (dirottamenti di aerei, requisizione di cittadini quali ostaggi ecc.) anche gli stessi autori dellazione delinquenziale possono entrare a far parte del gruppo che si forma, per quanto essi siano gli aguzzini. Un esempio costituito da un episodio avvenuto a Stoccolma nel 1973, in cui quattro impiegati di una banca furono presi in ostaggio da due banditi per un periodo di cinque giorni. Gli ostaggi non subirono n maltrattamenti n violenze e si cre una sorta di atmosfera di gruppo che port le vittime a solidarizzare con i sequestratori, a tal puto che gli ex ostaggi testimoniarono a favore dei banditi nel processo, li andarono a trovare in carcere e addirittura una delle impiegate che era stata presa in ostaggio divorzi dal marito per sposare uno dei sequestratori. Questo episodio, ricordato come la sindrome di Stoccolma, interpretata come lattaccamento della vittima al suo carnefice, pu essere visto come unesemplificazione, per quanto estrema, del fatto che insiemi casuali di individui possono divenire sotto la spinta di avvenimenti imprevedibili e stressanti, un gruppo che nel lasso di tempo della convivenza forzata costruisce una specie di solidariet interna, un senso del noi distinto dagli altri, unidea di destino comune. Altri esempi di destino comune sono presenti nella storia delle persecuzioni e delle discriminazioni di interi gruppi nazionali, minoritari, etnici, razziali, religiosi, linguistici ecc. Il solo fatto di appartenere ad un gruppo ha determinato in certi momenti della storia, un destino di discriminazione e addirittura di sterminio sistematico. Linterdipendenza del compito costituisce un elemento pi forte e pi diretto dellinterdipendenza del destino, poich proprio lo scopo del gruppo che determina un legame tra i membri, in modo tale che i risultati delle azioni di ciascuno abbiano delle implicazioni sui risultati degli altri. La natura di queste implicazioni pu essere positiva o negativa; linterdipendenza positiva (collaborazione) si ha nel caso in cui il risultato positivo di ognuno implica il successo del gruppo, linterdipendenza negativa (o competizione) si verifica quando il successo di un membro costituisce linsuccesso di un altro o degli altri membri. E ovvio che questi due tipi di interdipendenza creano dinamiche sostanzialmente differenti, che si riflettono sulla produttivit e sul clima interno dl

gruppo stesso. Sherif, ha iniziato i suoi studi sulla formazione dei gruppi e sulle relazioni fra gruppi nel 1948, creando un corpus di osservazioni e dati che costituiscono ormai un capitolo classico della psicologia sociale. Egli ha una concezione architetturale del gruppo, nel senso che lorientamento quello di considerarlo come una struttura i cui i membri sono legati da rapporti di status e ruoli e in cui si delineano norme e valori comuni:
gli individui che hanno motivazioni, privazioni o frustrazioni comuni tendono, assai frequentemente ad interagire tra loro. Se i motivi comuni non sono diretti a fini il cui raggiungimento da parte di uno precluda quello di altri, linterazione tende a persistere per un certo periodo di tempo, e nel corso di questa interazione tende a persistere per un certo periodo di tempo, e nel corso di questa interazione le posizioni sociali ed i ruoli assumono valori differenziati. Col tempo i rapporti tendono a divenire stabili a vari livelli, a seconda degli individui coinvolti, dei fattori esterni e dellefficacia delle attivit di gruppo. Nel momento in cui attua la struttura del gruppo, si formano anche delle norme comuni che hanno indotto gli individui a riunirsi o che si sono sviluppate nel corso della loro interazione. Almeno in tali questioni le attivit dei singoli membri vengono regolate internamente secondo la loro appartenenza alla struttura, e secondo la loro posizione sociale particolare e ruolo in base alle norme del gruppo [Sherif 1967; trad.it.1972, 98-99].

In altri termini, la condizione essenziale per la formazione di un gruppo linterazione nel corso del tempo di individui che hanno motivazioni, interessi, problemi comuni; la ripetuta interazione in nome di un interesse comune non significa, tuttavia, che i vari membri svolgano nelle varie attivit le stesse funzioni, anzi, nel corso del tempo esse si specializzano e si differenziano (pur restando ovviamente coordinate tra loro). Nelle attivit di gruppo infatti non tutti i membri sperimentano lo stesso livello di efficacia delle proprie iniziative, nel senso che alcuni ne vedono sistematicamente pi di altri il successo; secondo Sherif, liniziativa costituisce in qualsiasi organizzazione umana un indice operativo di potere. Le propriet minime ed essenziali di un gruppo sono rappresentate, quindi da: 1) una struttura e unorganizzazione dei ruoli dei membri, differenziata per funzioni potere o posizione sociale; 2) una serie di norme o valori che regolano il comportamento dei membri, almeno nelle attivit in cui il gruppo pi frequentemente impegnato [Sherif 1967]. Dato che i piccoli gruppi non sono dei sistemi chiusi, ma si situano in un contesto ecologico con valori e norme precipui, ci che avviene nelle relazioni infragruppo non pu essere analizzato indipendentemente dalle relazioni intergruppi; ad esempio nel caso di conflitto tra gruppi cambia la struttura del potere allinterno di ciascun gruppo, provocando mutamenti nelle leadership. Il gruppo definito in questo modo per forza di cose longitudinale come dice lo stesso Sherif, nel senso che relazioni di ruolo, status, compresa anche la relazione fra leader e membri e regole, si sviluppano nel corso del tempo. I raggruppamenti transitori di individui ad esempio nel contesto di una riunione, seduti attorno ad un tavolo a discutere di qualcosa e passarsi note in una specifica rete di comunicazioni non costituiscono necessariamente un gruppo, ma soltanto situazioni di unione. A partire da queste definizioni, secondo Sherif diventa importante sia per psicologi che per sociologi prendere in esame gruppi che si siano formati durante un certo periodo di tempo. Specifica lautore che per studiare i gruppi, come qualsiasi altro complesso fenomeno sociale, necessario utilizzare varie metodologie di ricerca, che vanno da quelle osservative e di inchiesta a quelle sperimentali, il metodo di laboratorio deve divenire lultimo tocco della ricerca sui gruppi; considerazione certamente condivisibile dal punto di vista epistemologico, anche se va ad urtare contro una serie di innumerevoli esempi di ricerca che hanno utilizzato il laboratorio come unico contesto di studio di gruppi che, daltro canto, non avevano nulla di longitudinale, trattandosi spesso di unioni transitorie di individui fra loro sconosciuti, impegnati in iterazioni poco salienti psicologicamente. La concezione strutturale di gruppo proposta da Sherif, pu adattarsi a gruppi di varie dimensioni, poich anche i grani gruppi sono caratterizzati da unorganizzazione che prevede differenziazioni nel potere e nei ruoli, come pure da norme e valori condivisi. Lo stesso Sherif sottolinea che: qualora i piccoli gruppi e i loro membri vengano studiati in relazione ai loro ambienti socioculturali, e questi ambienti siano esaminati in relazione ai gruppi in essi compresi, scomparir la dicotomia fra ricerche su piccoli gruppi e ricerche su grandi

organizzazioni. A pi riprese nei suoi scritti lautore ha sottolineato lesigenza di un approccio interdisciplinare e in particolare fra psicologia e sociologia (ma anche antropologia) per comprendere fenomeni che si situano a diversi livelli della vita del gruppo; se per sociologi, antropologi e storici lunit di analisi lorganizzazione sociale umana, per lo psicologo il modo di funzionare dellindividuo in relazione alle situazioni sociali, che comprendono necessariam ente dati socioambientali pi ampi (il contesto pi allargato e istituzionale) e no solo gli stimoli sociali pi prossimi quali possono essere quelli proposti i una situazione sperimentale vera e propria. In questo senso li studi sui gruppi di Sherif contengono dati estrapolabili ed adattabili sia al piccolo che al grande gruppo, per quanto egli presenti le sue riflessioni come elementi conoscitivi di ci che avviene nei piccoli gruppi prevalentemente informali, composti da individui in relazione diretta fra loro, piuttosto che come elementi generalizzabili ai grandi gruppi umani. Il concetto di gruppo utilizzato da Tajfel e dai suoi allievi nel quadro della teoria dellidentit sociale e delle relazioni intergruppi mutuato dalla definizione di nazione proposta dallo storico Emerson [1960]: Laffermazione pi semplice che si pu fare a proposito di una nazione che si tratta di un corpo di persone che sentono di essere una nazione; pu darsi che, conclusa ogni possibile minuziosa analisi, questa rimanga la sola affermazione possibile. Per Tajfel questa definizione di natura essenzialmente sociopsicologica, in quanto basata sul processo di autocategorizzazione e non da elementi estrinseci, come ci si potrebbe aspettare da un analisi storica, come ad esempio eventi politici, economici, storici, che possono determinare chi dentro e chi fuori dal gruppo. Ci che costituisce una nazione o un gruppo , dunque, il fatto che lindividuo si sente parte di essi; questa definizione di gruppo basata sul senso di appartenenza presenta in s tre componenti:una componente cognitiva (conoscere di appartenere ad un gruppo), una componente valutativa (il gruppo e/o lappartenenza ad esso pu essere considerata positiva o negativa), una componente emozionale (gli aspetti cognitivi e valutativi del gruppo e della propria appartenenza vengono accompagnati da sentimenti ed emozioni, quali amore, odio, piacere o dispiacere, vergogna od orgoglio). Questi aspetti appena esposti possono essere applicati sia a piccoli gruppi faccia a faccia, sia a grandi categorie sociali; vicende storiche e cronache mostrano numerosi esempi di ci che pu essere provocato dal sentirsi appartenenti ad un gruppo, dimostrando ampiamente che in intensa affiliazione al proprio gruppo non necessariamente collegata ad un interazione faccia a faccia fra tutti o la maggior parte dei membri del gruppo [Tajfel 1981]. Il paradigma dei gruppi minimali mostra che sufficiente imporre ad individui una categorizzazione sociale che distingua un ipotetico ingroup da un outgroup per condurre a comportamenti discriminatori nei confronti delloutgroup e a coesione e orientamento altruistico nei confronti dell ingroup. La categorizzazione sociale un processo cognitivo che divide il mondo sociale a categorie a cui si appartiene e no si appartiene; tale processo accentua la percezione di somiglianze e differenze intercategoriali e produce differenziazioni sul piano valutativo comportamentale. Il paradigma sperimentale che si basa sula categorizzazione sociale dimostra che lattrazione e linterdipendenza tra individui non sono condizioni necessarie per la formazione psicologica del gruppo, in quanto sufficiente imporre a soggetti sperimentali unappartenenza condivisa di gruppo per produrre una certa identificazione tra i membri pur in assenza di contatto interpersonale e di interdipendenza sociale. Per Tajfel, la categorizzazione sociale gioca un ruolo determinante nel processo di definizione di un gruppo. La definizione di un gruppo basata sullautocategorizzazione solleva una possibile critica di soggettivismo. Tajfel riconosce che ai criteri soggettivi di appartenenza devono corrispondere criteri oggettivi, utilizzabili da un osservatore esterno, che appunto assegna gli individui ad un gruppo o ad un altro. In condizioni naturali questo avviene generalmente per una serie di contingenze storico-sociali che determinano dei criteri, per i quali la categorizzazione dallesterno e dallinterno portano a definire consensualmente i confini dellappartenenza e della non appartenenza. Se questi criteri, non coincidono, lindividuo sar costretto prima o poi a ridefinire i propri criteri di categorizzazione sociale. Daltra parte la prima delle tre componenti

dellappartenenza di gruppo (di cui abbiamo gi parlato in precedenza) non da definirsi solo cognitiva, ma socio cognitiva, in quanto laspetto cognitivo individuale accompagnato dal sociale, cio dal consenso riguardo allappartenenza ad un gruppo, elemento necessario nel determinare le uniformit sociali e del comportamento sociale nei confronti dellingroup e degli outgroups [Tajfel 1981, trad.it.1995]. In generale vi la consensualit interna ed esterna al gruppo a proposito dello stabilire lappartenenza o meno di un individuo. Vi la possibilit, ammette Tajfel, che tale consenso possa originarsi allinterno di altri gruppi, determinando come conseguenza allinterno delingroup il nascere di criteri di appartenenza interna; ad esempio possibile che la continuit dellidentit di gruppo degli ebrei, nonostante la difficolt a stabilire dei criteri oggettivi entro cui collocare ebrei e non ebrei, possa derivare sia dal consenso degli outgroups a proposito dellesistenza di un gruppo chiamato ebrei, sia dal consenso corrispondente allinterno dellingroup [Herman 1970] Numerose sono state le influenze apportate da questi modelli teorici nelle ricerche successive, come vedremo in seguito. Einteressante, per il momento, accennare agli studi sul concetto di entitativit (entitativity) introdotto nel 1958 da Campbell, un concetto che ha poi avuto una certa popolarit [Hamilton e Sherman 1996; Gaertner e Shopler 1998; Sani 1998]. Il concetto di entitativit si riferisce al grado in cui un aggregato sociale percepito come entit esistente e reale da osservatori esterni; i principi gestaltici di somiglianza, prossimit, destino comune e organizzazione (usati originariamente nellambito della teoria della Gestalt per spiegare la percezione visiva del mondo fisico) permettono di porre in risalto quella percezione per cui un aggregato di persone diventa ununit, un entit, proprio i virt del fatto che i suoi componenti sono percepiti come simili, prossimi, legati ad un destino comune (cio interdipendenti). Secondo Campbell i gruppi sociali variano lungo un continuum di entitativit percepita: in base al variare delle situazioni, il grado di entitativit riferita ad un gruppo o ad un altro varia e i gruppi stessi vengono caratterizzati in base a questa percezione. Hamilton e Sherman [1996] prendono in esame alla luce del concetto di entitativit una larga parte della letteratura psicosociale concernente la percezione sociale, che alla base dellentitativit, e che costituisce una tematica peculiare della psicologia sociale, in quanto disciplina interessata alla modalit con cui gli individui percepiscono, interpretano e comprendono il mondo sociale. Asch [1946] il primo autore che ha colto limportanza della percezione interpersonale nel guidare le interazioni, poich i nostri comportamenti sociali, non dipendo soltanto dalle caratteristiche oggettive del mondo esterno, ma anche dal modo in cui noi percepiamo tali caratteristiche, producendo in noi opinioni e sentimenti. Secondo Asch, nella percezione sociale gli individui sono visti come unit e come entit dotate di coerenza interna; in altre parole, la nostra percezione degli altri si fonda sullattesa che essi siano delle entit organizzate: ciascuno di essi la stessa persona,con dei tratti personali che durano nel tempo (consistenza). In questa formazione delle impressioni, gli individui colmeranno i vuoti informativi o le incoerenze percepite con processi di inferenza, allo scopo di sviluppare un impressione organizzata degli altri. secondo Hamilton e Sherman, anche nella formazione di gruppi entrano in gioco meccanismi in parte simili a quelli che determinano la formazione delle impressioni relative agli individui, per quanto gli stessi autori, sulla base di unampia disamina della letteratura di riferimento e dei loro propri esperimenti, sostengano che ci si aspetta un minor grado di coerenza ed unit tra i membri di un gruppo di quanto ci si aspetti per la personalit di una singola persona. Detto in altre parole, ci si aspetta che i gruppi abbiano una entitativit pi bassa (unit, coerenza, organizzazione, consistenza) di quello che ci si aspetta dalle singole persone. Gli stessi Hamilton e Sherman segnalano che questa posizione appare in contraddizione con quanto affermato dalla teoria dellidentit sociale di Tajfel, in cui, la percezione del gruppo risulta pi entitativa, meno differenziata rispetto a quella degli individui. Gli autori dunque concludono affermando che la percezione entitativa degli individui appare pi alta di quella del gruppo, sebbene sia luna che laltra cambiano e divengono lungo un continuum, per cui possibile trovare situazioni in cui letitativit dei gruppi divenga pi elevata di quella degli individui. Gaertner e Schopler [1998] ritengono che il concetto di entitativit risulti

importante nei fenomeni di gruppo ed in particolare nei bias intergruppi, per quanto sia stato spesso operazionalizzato in una prospettiva di categoria, nei termini di omogeneit/similarit percepita fra membri di una categoria, perdendosi in tal modo il suo potenziale di entit dinamica. Gli autori suggeriscono che lentitativit pu essere concettualizzata come interconnessione, legame tra membri del gruppo e di conseguenza, interconnessione fra s e gli altri. In questa logica, il favoritismo ingroup, non da vedersi come conseguenza dei processi di confronto intergruppi (come posto dalla teoria di Tajfel), ma interpretabile nella logica dellequilibrio di Heider [1958] per cui si favoriscono gli altri nella misura in cui essi sono interconnessi col s. In tale modo lentitativit fornisce una spiegazione pi generale di tale bias di gruppo. Nella loro ricerca Gaertner e Schopler trovano che la competizione intergruppi non favorisca laumento della percezione di entitativit del gruppo, per contro essa incrementata dallaumentare delle relazioni infragruppo, che provocano bias intergruppi anche senza confronto sociale. Gli autori affermano che, a differenza della teoria delle relazioni intergruppi di Tajfel e anche quella della self-categorization di Turner, la formazione psicologica di u gruppo pu avvenire anche in assenza di confronto sociale con altri gruppi, e pu generarsi da uninterdipendenza positiva infragruppo, che crea un senso di interconnessione, di legame fra s e gli altri. Lentitativit, per questi autori, costitu isce una variabile causale antecedente a fenomeni di gruppo (es:pregiudizi, stereotipi e altri bias) e pu avere origine sia in contesti infragruppo che in contesti intergruppi. Abbiamo svolto queste rapide osservazioni per mostrare come la moderna psicologia sociale si ponga nel percorso tracciato da questi autori considerati ormai classici, per quanto si guardi ad essi con anche il giusto bisogno di esplorare e di andare oltre le teorie dei padri fondatori. Il concetto di entitativit pare, in questottica, promettente e aperto verso nuovi sviluppi della conoscenza. 2. I fenomeni dinamici della vita di gruppo Il gruppo un organismo vivo, la cui dinamica non la semplice somma delle individualit che lo compongono. Sono proprio le interazioni che si creano tra queste che mettono in moto fenomeni dinamici, che determinano chi allinterno del gruppo ricopre posizioni pi centrali o periferiche, chi svolge pi abitualmente un ruolo, quali le norme prevalenti e come si svolga abitualmente la comunicazione. Se un osservatore esterno potesse assistere in modo naif ad alcune interazioni di gruppo, sarebbe in grado, dopo un po di tempo di riconoscere chi ha una posizione pi rilevante, in quale direzione si svolge abitualmente la comunicazione (chi pi o meno interpellato, chi pi o meno ascoltato ecc.), quali cose sono permesse e non permesse, chi prende decisioni e che le esegue, chi ha il ruolo di allentare i momenti di tensione e chi lavora maggiormente concentrato al raggiungimento di un obiettivo, chi leader e in quale modo. La vita di gruppo caratterizzata da fenomeni ricorrenti che ne permettono la strutturazione e il suo funzionamento nel tempo, questi fenomeni vengono spesso definiti strutturalipoich in qualche modo costituiscono l impalcatura che permette ad un gruppo di esistere e di funzionare e di distinguersi da un agglomerato casuale si individui. Per portare un esempio di tali dinamiche, possiamo pensare ad un certo numero di persone che, nel caso di una catastrofe naturale, come un terremoto o uninondazione, cerchi di portare i primi soccorsi alle vittime dellaccaduto. Perch i soccorsi possano essere efficaci necessario che lagglomerato casuale di volontari si trasformi in gruppo, per quanto temporaneo; sar dunque inevitabile che qualcuno assuma u ruolo di coordinamento, che vengano assegnati i ruoli in base alle capacit individuali, che si attivi una rete comunicativa per il passaggio di informazioni, che si attivi un sistema di norme, per quanto elementari ecc. In un caso come questo assai probabile che nel corso delle ore linsieme di volontari si trasformi in gruppo di lavoro, con labbozzarsi di unidentit tipo noi siamo il primo gruppo di soccorritori, identit che diverr pi forte quando arriveranno i soccorsi strutturati, che potranno indurre a forme di confronto e rivalit intergruppi noi siamo stati i primi e con i nostri pochi mezzi abbiamo fatto pi di loro con tutta la tecnologia a disposizione. Anche allo sciogliersi del gruppo probabile che permanga nei membri il ricordo,

facendo s che gli ex componenti restino vicini per elaborare la fine del gruppo. I fenomeni dinamici che stanno alla base del gruppo possono essere rilevati in qualsiasi tipo di gruppo, formali ed informali, naturali e gruppi di laboratorio, gruppi con una storia e a tempo limitato. Di seguito esamineremo i fenomeni pi ricorrenti della dinamica di gruppo, sui quali si sono svolte e tuttora si svolgono numerose ricerche, nel tentativo di comprendere la meccanica che sta alla base della costruzione di quellorganismo vivo che il gruppo. In particolare ci occuperemo del sistema di status, della differenziazione di ruoli, delle norme e dei processi comunicativi di gruppo. 2.1 Il sistema di status nel gruppo Osservando un gruppo in azione, una delle prime caratteristiche che pu essere notata il fatto che non tutti i membri si trovano allo stesso livello, non tutti hanno la stessa importanza e centralit. Pensiamo ad una classe scolastica, gruppo in cui le dinamiche di interazione e i risultati delle prestazioni combinandosi fra loro danno luogo in poco tempo ad una specie di gerarchia di potere e di popolarit molto evidente. Secondo alcune ricerche di tipo osservativo, possibile rendersi conto di chi allinterno del gruppo occupa un posto elevato, anche solo dal comportamento non verbale: secondo Harper [1985] chi ha pi potere tede a palare con voce ferma e poche esitazioni, mantiene contatto visivo e postura eretta. Per quanto riguarda il comportamento verbale, chi ha pi potere parla pi degli altri, pi probabilmente esprime critiche, d ordini o interrompe gli altri [Weisfeld e Weisfeld 1984; Skvoretz 1988] e riceve anche un maggior numero di comunicazioni da parte degli altri membri. I membri di un gruppo quindi sono occupano posizioni differenti in base allo status di ognuno. Il concetto di status si riferisce alla posizione che un individuo occupa in un gruppo e alla relativa valutazione di tale posizione inserita in una scala di prestigio [Scilligo 1973]. Le differenziazioni di status si compongono in una gerarchia, proprio per le valutazioni attinenti il prestigio delle varie posizioni; ci avviene anche per i gruppi spontanei o informali, come afferma C.W.Sherif [1984; trad.it.1988] : le strutture sociali in miniatura presentano invariabilmente una gerarchia per quanto concerne il potere sociale, malgrado il fatto che la scelta degli amici, da parte dei membri del gruppo, sia generalmente reciproca. Gli indicatori che possono informarci sullo status dei membri del gruppo sono almeno due: 1. la tendenza a promuovere iniziative, nel senso tanto di attivit quanto di idee, che vengono poi continuate dal resto del gruppo; chiaro che chi ha uno status pi elevato ha questo potere di iniziativa in modo nettamente pi marcato di chi ha uno status inferiore. Whyte [1943] nel suo celebre lavoro Street Corner Society studi con il metodo delosservazione partecipante u quartiere di Boston (Cornerville) abitato quasi esclusivamente da immigrati italiani, in cui egli visse tre anni condividendone il ritmo quotidiano, gli usi, il linguaggio. Lautore descrive la vita sociale dello slum (termine inglese intraducibile che fa riferimento ad unarea urbana strutturalmente svantaggiata e in cui confluiscono gruppi sociali deprivati economicamente) e mostra come esso sia un sistema sociale fortemente organizzato e integrato, a dispetto dellimmagine del caos sociale che possono averne le classi medie abitanti fuori dallarea. Uno dei gruppi che lautore descrive con maggior precisione la banda della via Norton, i Nortons, guidati da Doc, di cui Whyte diviene amico e confidente. Doc il motore di ogni iniziativa, lideatore delle attivit che vengono poi portate avanti dagli altri membri del gruppo. Quando Doc assente, sono i suoi luogotenenti che prendono le redini delle attivit e se un membro marginale desidera avanzare qualche proposta egli pu suggerirla a chi conta di pi, nella speranza che sia considerata abbastanza attraente da poter essere presa in considerazione. La modalit di proporre iniziative in questo modo indiretto vale anche per i membri che occupano una posizione pi bassa, come ad esempio Tommy, che tuttavia appartengono ad uno dei due sottogruppi di cui composta la gang; egli pu far pervenire la propria proposta ai membri pi autorevoli del

proprio sottogruppo, i quali a loro volta potranno arrivare a potare la proposta a Doc, che la esaminer e decider il da farsi. Una posizione a parte nel gruppo quella di Long John, che ha lo status di satellite (una sorta di portaborse) di Doc e dei suoi due luogotenenti Danny e Mike; egli non ha nessuninfluenza sul gruppo nonostante la sua deferenza per i capi e la sua prossimit fisica ad essi, se egli avanza una proposta questa non avr nessun seguito poich non ha sottogruppo di appartenenza e di conseguenza non pu contare sullappoggio di altri membri. In sintesi, la quantit del potere diniziativa direttamente proporzionale allo status dei membri di un gruppo: chi ha pi potere di avviare azioni e prendere iniziative colui che ha lo status pi elevato, il capo, chi ne ha meno sono i membri a basso status; questi ultimi per essere propositivi allinterno del gruppo devono seguire un iter obbligato, per cui la loro proposta dovr passare attraverso membri di status via via pi elevato fino a giungere al leader, che decider il da farsi; 2. una valutazione consensuale del prestigio connesso ad un certo status. Nel gruppo, come osserva C.W.Sherif [1984], c maggiore con sensualit, nel senso di accordo di giud izio, soprattutto per quanto riguarda le posizioni estreme, cio quando si considerino le posizioni pi basse e quelle pi elevate, ci non significa tuttavia che la gerarchia di un gruppo sia cos grossolana da considerare solo le posizioni percettivamente pi evidenti. Gli studi [Sherif e Sherif 1953; Sherif et al. 1961; Whyte 1943] mostrano che quando intervengono eventi che incidono sulla vita del gruppo possono verificarsi cambiamenti nella gerarchia di status, nel senso che i membri situati nei ranghi intermedi possono avere spostamenti verso lalto o verso il basso. In altre parole, i cambiamenti di status non sono spettacolari e imprevedibili, ma seguono una logica posizionale, per cui ad esempio se un membro di status elevato deve lasciare il gruppo o viene estromesso sar un membro di stato intermedio, ad assumere una posizione pi elevata e non certo un membro di basso status. Nelle osservazioni condotte sulle bande di adolescenti condotte da Sherif, si sono verificati questi spostamenti in seguito ad esempio al trasferimento in un'altra citt di un membro di status elevato, oppure lallontanamento di un membro di alto rango per aver infranto norme centrali del gruppo, oppure un cambiamento nelle attivit principali del gruppo che ha consentito lemergere di membri pi competenti in tali attivit. Nel gruppo della via Norton, di cui si parlato, la forza fisica e il primato di combattivit a cambiare le posizioni dei membri; Doc, il boss, ha guadagnato posizioni nella gerarchia a forza di pugni destituendo Nutsy, il boss precedente. Nella ricerca di Whyte, appare subito evidente come il prestigio connesso alle varie posizioni sia un fenomeno totalmente consensuale, tutti i membri condividono lordine gerarchico del gruppo, ed questa condivisione che permette azioni orientate alla meta. Abbiamo detto che le differenziazioni di status riguardano anche i gruppi informali, ad esempio nei gruppi spontanei di adolescenti; in questo caso le rilevazioni di tipo diretto sono inadeguate per cogliere le differenze di potere nel gruppo. Sherif [1984] fa notare che gli adolescenti, direttamente interrogati sulle differenze di posizione nel gruppo, tendono a negare che esse ci siano, probabilmente per il bisogno di affermare unomogeneit, una coesione, che in presenza di gerarchie sarebbero messe in discussione. In una ricerca sulla qualit di vita di adolescenti di un paese della Romagna, Speltini[1992] ha ugualmente constatato questo fenomeno, cio che gli adolescenti intervistati negano che nella loro compagnia vi siano differenze di potere tra i membri, e affermano invece che il potere equamente diviso tra tutti i partecipanti. Queste stesse osservazioni sono contraddette dalle osservazioni dirette sui gruppi di adolescenti in azione, in cui attraverso la rilevazione di comportamenti verbali e non verbali possibile tracciare rapidamente una gerarchia delle varie posizioni. Secondo alcuni autori, [ad esempio Weisfeld e Weisfeld 1984] lo status in un gruppo si produce nel tempo, attraverso alcuni comportamenti, quali laiutare il gruppo a raggiungere i propri obiettivi, conformarsi alle regole interne, sacrificarsi in favore del gruppo, comportamenti ce vengono ricompensati dal gruppo e costituiscono delle fonti centrali di status. Si pu notare nellesper ienza

sociale diretta che il sistema di status si sviluppa molto rapidamente, addirittura nelle prime fasi di costituzione del gruppo, come ben sanno i conduttori di gruppi di vario genere (gruppi di terapia, gruppi di formazione, gruppi di dinamica) in alcuni dei quali i partecipanti si incontrano per la prima volta. I teorici delle corrente etologica [Mazur 1985] sostengono che fin dalle loro prime interazioni i membri di un gruppo si misurano fra loro a partire da dati percettivi come lapparenza e il contegno, abbozzando una prima gerarchia che nel trascorrere del tempo potr essere confermata o non confermata con laggiungersi di nuove informazioni. Lassegnazione di status in base agli indici percettivi della dominanza fisica , daltra parte, un fenomeno che gli etologi conoscono bene e hanno pi volte descritto parlando non solo di primati, ma anche di altri animali che vivono in strutture di gruppo. Secondo Baron et al[1992], lo status pu basarsi anche su caratteristiche percettive particolarmente idealizzate e ammirate: nei gruppi che si formano tra gli studenti nelle scuole superiori sovente gli individui attraenti fisicamente ottengono sovente un alto status; viceversa in molte societ lidentit razziale costituisce un grave handicap per il raggiungimento di un alto status, a dispetto delle capacit, degli sforzi e delle abilit che lindividuo possa mostrare. Portiamo ad illustrazione di questa posizione etologica, un esempio tratto da unesperienza di dinamica di gruppo. In un gruppo formato da 13 persone, uomini e donne, lattenzione si era attestata subito su uno dei partecipanti: maschio, pi maturo det, molto composto, piuttosto alto e tarchiato, dotato di una voce profonda, per nulla intimidito ad intervenire e capace di guardare dritto negli occhi gli altri partecipanti mentre parlava. Il gruppo gli ha assegnato praticamente da subito una considerazione speciale, un riconoscimento di status. Tuttavia, nel trascorrere del tempo (il lavoro si svolto durante tra giornate), stato sempre pi evidente che gli indicatori percettivi sulla presunta dominanza di quellindividuo, non corrispondevano n ad una sua particolare capacit propositiva, n addirittura a sue aspirazioni ad occupare una posizione di alto rango. La prima considerazione stata quindi ritirata dal gruppo, anche se a fatica, poich soprattutto nelle fasi iniziali dl lavoro, si sentiva rassicurato dal fatto di aver trovato un punto di riferimento sicuro; altri membri sono emersi sulla base di capacit mostrate e dal loro desiderio di occupare posizioni alte nel sistema di status, mentre l persona percettivamente dominante ha assunto una posizione marginale, quasi fosse una sorta di patriarca svogliato, non da disprezzare, ma nemmeno da seguire o ascoltare in modo particolare come fosse avvenuto se lui avesse accettato lalta posizione che gli era stata assegnata fin dalle prime fasi interattive. I teorici degli stati daspettativa [Berger Rosenholtz e Seldich 1980] avanzano unaltra spiegazione per quanto riguarda al rapido sviluppo del sistema di status nei piccoli gruppi. Sostengono infatti che i membri di un gruppo formano fin dai primi incontri un insieme di aspettative relativamente al contributo che ciascun membro potr offrire per il raggiungimento degli obiettivi del gruppo stesso. In tal modo saranno valutate quelle caratteristiche che i diversi membri vorranno appositamente esibire (attitudini atletico-sportive, intelligenza, esperienza) e quelle immediatamente percepibili (sesso, et, gradevolezza fisica ecc.) Le caratteristiche personali che sono pi pertinenti al raggiungimento degli obiettivi, avranno maggiore forza dimpatto sulle aspettative, per quanto le caratteristiche meno rilevanti saranno prese in considerazione e valutate. Le persone che possiedono i tratti pi congruenti con gli scopi del gruppo, suscitano maggiori aspettative e vengono assegnate a posizioni pi elevate nel sistema di status. Tali assegnazioni di status sono tuttavia provvisorie, in quanto richiedono conferme operative delle aspettative formatesi: pu succedere che un membrosu cui si erano attestate grandi aspettative deluda con azioni inefficaci al raggiungimento degli obiettivi, il che modificher il suo status; pu succedere anche che il gioco delle aspettative conduca ad assegnare basso status ad un membro che ha pi chance di quanto sembri inizialmente ed possibile che egli debba faticare pi del necessario per dimostrare il proprio valore agli altri membri. In uno studio di campo effettuato da Torrance [1954], sono state esaminate le decisioni prese dalequipaggio di un bombardiere. In una variet di problemi equipaggio era molto pi influenzato dalle opinioni e dalle risposte del pilota che non da quelle del mitragliere di coda, un semplice militare di leva e ci avveniva anche quando le risposte di questultimo erano esatte. Sottolineiamo anche che le aspettative sono direttamente collegate agli scopi del gruppo. Portiamo

ad esempio quanto successo in unesercitazione di gruppo che aveva il compito di risolvere un problema abbastanza complesso, in apparenza solo logico.Lo status pi elevato stato assegnato ad uno studente di ingegneria, mentre la soluzione si fatta strada con i contributi creativi di una studentessa proveniente da un corso artistico, che daltra parte stata inascoltata per buona parte dellinterazione, in base alle assegnazioni di status di base create dalle aspettative. Solo quando il tempo accordato per la soluzione stava per volgere al termine, la ragazza ha potuto avanzare la sua proposta venendo ascoltata. Non sempre i gruppi riescono a modificare rapidamente il loro sistema di aspettative e le conseguenti assegnazioni di status, con la conseguenza di non pervenire al raggiungimento dellobiettivo nel tempo prefissato. Le due correnti esplicative sula rapida formazione di un sistema di status nel gruppo, quella etologica e quella sugli stati daspettativa, non sono reciprocamente esclusive; da un lato infatti possibile che i primi indicatori presi considerazione da un gruppo appena formato, vadano a costituire le basi per alcune preliminari organizzazioni che assegnano posizioni differenziate allinterno del gruppo. Daltro lato, quando esiste uno scopo di gruppo ovvio che esso strutturi una serie di aspettative nei confronti di quanto i singoli membri potranno mettere in atto per il suo raggiungimento. I due canali dinformazioni, basati sugli aspetti percettivi e sule aspettative, avranno entrambi un impatto sul rapido strutturarsi di posizioni differenziate nel gruppo. Nei gruppi che hanno una storia, il sistema di status si sviluppa e si modifica alla prova dei fatti e nellimpatto con eventi che richiedono al gruppo lutilizzazione di risorse diverse. Per quanto lo status venga considerato un aspetto tendente alla stabilit, le posizioni dei vari membri possono modificarsi, colombe e falchi possono alternarsi nelle alte quote del potere a seconda dei contesti che vengono a crearsi. Contesti non solo attinenti linterno del gruppo stesso, ma anche sensibili al confronto con altri gruppi. La differenziazione di status nei gruppi costituisce un fenomeno tanto comune e praticamente ineludibile, e deve avere delle funzioni, ovvero deve servire a qualcosa. In effetti essa crea ordine e prevedibilit allinterno del gruppo, coordina le varie forze in vista del raggiungimento degli obiettivi; ed funzionale allautovalutazione di ogni membro, che nel confronto della propria posizione con quella degli altri, matura una valutazione di s e un insieme di aspettative concernenti le proprie capacit e valore. Le ricerche su questultimo aspetto confermano ci che suggerisce losservazione naive: chi ha uno status elevato ha pi autostima di chi ha basso status [Moore 1985], a parit di prestazioni chi ha uno status alto viene giudicato pi positivamente di chi lo ha basso [Sande, Ellard e Ross 1986], il che contribuisce ovviamente ad aumentare la fiducia in s e il sentimento del proprio valore. Nellambito di queste autovalutazioni che nascono nella vita di gruppo, si pu assistere al fenomeno di adeguamento dei propri comportamenti alle attese del gruppo, anche a rischio di svolgere prestazioni ad un livello pi basso di quanto si potrebbe realmente fare. E il caso di Frank, un componente della gang della via Norton, molto dotato atleticamente ma con basso status nel gruppo. Viene coinvolto in una delle stagioni di bowling, che per un certo periodo divent lattivit principale della banda ed ottenne anche delle vittorie; Whyte sottolinea che la sua possibilit di vincere era legata al fatto che egli non apparteneva realmente al gruppo e che pur essendo i ottimi rapporti con tutti i membri del gruppo era legato particolarmente a Doc, il capo. In qualche modo quindi vennero tollerate le sue vittorie, cosa che invece non era cos facilmente consentita a tutti i membri del gruppo a prescindere dalle loro capacit sportive. C il caso di Alec, un gregario nella struttura del gruppo che intraprende una sfida individuale con Long John, il satellite vicino ai capi, ed arriva a vincerlo per un numero notevole di volte, a tal punto che Long John si convince di essere stato stregato. La situazione viene presa in mano dai capi, Doc in primis, che ristabilisce lordine nella struttura del gruppo. Spiega a Whyte di essersi infuriato per come Alec trattava Long John, e di avergli fatto abbassare la cresta, e di aver in seguito parlato a Long John cercando di convincerlo che lui avrebbe saputo sicuramente giocare meglio di Alec, e che era il migliore tra i due. Da quel momento Long John riusc a battere Alec, bench non ci riuscisse a farlo sistematicamente i loro rispettivi punteggi arrivarono ad allinearsi, al punto che Alec fin col perdere interesse per quella sfida. Whyte segnala che i risultati di bowling della stagione 1937-38 mostrarono una forte correlazione

fra le posizioni sociali individuali e le rispettive prestazioni nelle partite; ci secondo Whyte accadde perch il bowling era diventata la principale attivit del gruppo e di conseguenza il mezzo migliore per mantenere, guadagnare o perdere prestigio. Questi fenomeni accadono generalmente nei gruppi molto strutturati, con una forte leadership e con una certa resistenza al cambiamento. Pu succedere anche che un membro di un gruppo alla ricerca di un miglioramento della propria posizione e della propria autostima, si impegni per essere valutato pi positivamente dagli altri membri e se i suoi sforzi non sortiscono nessun effetto esca dal gruppo per mantenere un buon livello di autostima. Il sistema di status pur costituendo un aspetto strutturale, cio relativamente stabile, non qualcosa di immutabile, poich anche la vita del gruppo come quella individuale soggetta al cambiamento e alla trasformazione. Pu essere un evento esterno, che modifica la gerarchia di gruppo, come osservato da Sherif et al. [1961] nei loro esperimenti sul campo estivo, in cui allintensificarsi del conflitto con laltro gruppo, la leadership viene assunta da un membro pi aggressivo. 2.2 I ruoli nel gruppo Se lo status definisce larchitettura essenziale del gruppo, il ruolo riguarda i comportamenti esibiti ed attesi dei vari componenti. Il ruolo viene definito come un insieme di aspettative condivise circa il modo in cui una determinata persona dovrebbe comportarsi allinterno del gruppo. Facciamo lesempio di ci che avviene in unorganizzazione come un istituto scolastico. Ponendoci nelottica dello status possiamo delineare la posizione pi alta, e cio il direttore, nei livelli intermedi possiamo porre gli insegnanti, a seguire il personale non docente e infine gli allievi, che sono nel rango pi basso in quanto a potere di iniziativa e influenza sociale. Entrando nellottica dei ruoli, ovvero dei comportamenti esibiti ed attesi dai vari membri del gruppo, sappiamo ci che deve fare un docente: insegnare, valutare, tenere la disciplina, educare. Si parla di comportamenti attesi socialmente al punto che anche un bambini di prima elementare sarebbe turbato se la maestra entrasse in classe e si mettesse a spazzare i pavimenti o pulire i vetri. Daltra parte, come osserva Brofenbrenner [1979; trad.it.1986] il concetto di ruolo non implica soltanto aspettative su come deve agire una persona in una data situazione, ma anche quelle relative a come gli altri devono agire nei confronti della persona in questione; se ci si aspetta che linsegnante insegni ci si aspetta pure che gli allievi, suoi partners di ruolo (con questa espressione ci si riferisce al ruolo complementare, cio al ruolo che si relaziona in modo particolare ad un altro), siano attenti e seguano le lezioni. Quindi il ruolo deve essere definito come quellinsieme di attivit e relazioni che ci si aspetta da parte di una persona che occupa una particolare posizione allinterno della societ, e da parte di altri nei confronti della persona in questione. Laspetto di reciprocit che riguarda i ruoli e che definisce le aspettative sociali condivise, ha la propria base nella cultura e subcultura in cui essi vengono svolti; in altre parole, i ruolihanno una coloritura che data da valori, ideologie e rappresentazioni condivise di una societ. Uno degli esempi a questo proposito dato dallesperimento di Zimbardo et al. [1972] sulla Standford Prison, in cui venne simulata la relazione fra le guardie e carcerati in una finta prigione, costruita in un seminterrato dellUniversit di Standford. I soggetti dellesperimento vennero reclutati tramite annuncio su giornale, in tutto furono 24 (tutti maschi e studenti universitari) vennero selezionati sulla base del loro equilibrio psicologico e della loro maturit, affinch non ci fosse troppo divario tra chi impersonava un ruolo o laltro, a caso venne attribuito a met di loro il ruolo di guardia e allaltra met quello di carcerato. Il contratto di ricerca prevedeva che lesperimento durasse almeno due settimane, le guardie presero parte ad un incontro di orientamento prima dellinizio dellesperimento, in cui fu sottolineato che la simulazione del rapporto guardia-carcerato doveva svolgersi entro certi limiti etici e pratici. I carcerati vennero interpellati telefonicamente sul giorno dellinizio dellesperimento, nel quale fu simulato il loro arresto e chiusura in carcere. I risultati furono impressionanti e in gran parte inattesi: dopo nemmeno due giorni vi fu una ribellione dei carcerati verso le guardie, i quali misero in atto una

serie di prepotenze e vessazioni per intimidire e sottomettere i prigionieri. Nel corso dei primi quattro giorni, quattro carcerati dovettero essere liberati (cio uscirono dalla situazione sperimentale) in quanto avevano manifestato gravi disturbi emozionali o psicosomatici; da parte loro le guardie incrementarono la violenza e le intimidazioni talora sadiche sui prigionieri. Questi ultimi, dopo lexploit della ribellione, a partire dal quinto giorno assunsero una posizione rinunciataria e passiva, mostrando segni di destrutturazione individuale e di gruppo (che Zimbardo e collaboratori interpretarono come una perdita di identit dovuta al controllo del tutto arbitrario delle guardie). Circa un terzo delle guardie, diedero prova di unaggressivit e violenza che andavano molto oltre a quanto richiesto inizialmente. Le prove di selezione che avevano scelto individui equilibrati e maturi psicologicamente, proverebbero che le reazioni osservate non sono la manifestazione di caratteristiche permanenti di personalit, ma piuttosto di modelli di risposta specifici di ruoli e istituzioni particolari della societ americana contemporanea [Brofenbrenner 1979]. I comportamenti manifestati sarebbero dunque legittimati da due istituzioni: il sistema carcerario esistente e luniversit, nel cui contesto stato svolto lesperimento (i soggetti erano studenti universitari, quindi pi sensibili alla legittimazione del ruolo, data dalle istruzioni sperimentali). Questo esperimento, che suscit anche un certo dibattito anche a livello dei limiti deontologici cui dovrebbero attenersi le ricerche, mostra come i comportamenti relativi ad un ruolo siano influenzati dai modelli pi generali della cultura di appartenenza, che generano aspettative condivise. Il ruolo definisce quindi quellinsieme di aspettative comportamentali condivise sia dagli attori, sia dagli spettatori; in tal modo la vita di gruppo pu avere ordine e prevedibilit, assegnando ad ognuno compiti specifici nellottica di una divisione del lavoro, funzionale al raggiungimento degli obiettivi. Certamente nei ruoli formali (quelli presenti ad esempio nelle organizzazioni sociali) vi sono aspetti definiti e in qualche modo ineludibili, per quanto il singolo possa apportare elementi pi personali e idiosincratici. Ad esempio, anche fra le guardie dellesperimento, non tutti mostrarono lo stesso livello di aggressivit, quindi dobbiamo prendere atto che gli stessi ruoli non sono svolti da tutti gli attori con le stesse modalit. Tornando allesempio della scuola, posto che sappiamo grosso modo quale sia il ruolo dellinsegnante, si noter che non tutti gli insegnanti lo svolgono nello stesso modo. Hargreaves [1976] sostiene che, per quanto tutti gli insegnanti abbiano due subruoli fondamentali a cui non possono sfuggire, cio quello di istruttore (condurre gli allievi ad imparare e mostrare prove del loro apprendimento) e di disciplinatore (stabilire e mantenere disciplina e ordine nella classe), vi sono vari stili di ruolo, cio ciascun insegnante svolge il proprio ruolo in modo unico, comportandosi con un certo grado di coerenza nelle varie occasioni. Hargreaves segnala alcuni studi che hanno tentato di precisare varie tipologie di stili di ruolo tra gli insegnanti, come quello del patriarca, del sostituto parentale, del tiranno, del facile bersaglio, delladulto gentile ecc. lo stile del ruolo ha a che fare con le caratteristiche personali, i valori e i modelli di colui che lo svolge. Finora abbiamo parlato del ruolo riferendoci a contesti organizzativi che definiscono ruoli formali, ora andremo a vedere cosa accade nel caso dei piccoli gruppi informali. Certamente anche in questo tipo di gruppi esistono dei ruoli che potremmo chiamare informali, in quanto non soggetti ad un copione stabilito istituzionalmente. Secondo Levine e Moreland [1990] in quasi tutti i gruppi possiamo identificare dei ruoli, i pi comuni dei quali sono quelli di leader, di nuovo arrivato e di capro espiatorio; in questa sezione ci occuperemo in particolare di questultimo. Wells [1980] sostiene che questo ruolo ha una funzione importante nel gruppo, in quanto permette agli altri membri di risolvere i propri conflitti interiori riguardo allintegrazione delle parti negative nellimmagine di s, proiettandole sul capro espiatorio. Sar questultimo, per esempio, a rendersi ridicolo per non avere capito una certa situazione o mostrarsi goffo e sempre un poinadeguato, ad esplicitare timori ed esitazioni giudicate fuori luogo, situazioni e sentimenti che a turno magari tutti sperimentano, ma che molto pi gradevole attribuire a qualcun altro, il quale proprio per questo assolve a sua insaputa un ruolo protettivo nei confronti del gruppo stesso. Una differenziazione di ruoli nel gruppo pu essere svolta, seppur in modo approssimativo,

sullasse strumentale-espressivo; alcuni membri pi di altri si centrano sul compito, mentre altri ancora giocano pi frequentemente ruoli di tipo espressivo, in cui la componente socioemozionale evidente. Nella concezione omeostatica di gruppo, Bales [1953] sostiene le attivit orientate al compito possono produrre in un gruppo frizioni e malumori, soprattutto nelle fasi in cui ci si approssima alla realizzazione delle proposte emerse (fase da lui definita di controllo); in questi momenti necessario che qualcuno allenti la tensione con battute scherzose, con affabilit ed ironia che servono a ricreare un clima distensivo e sdrammatizzare i contrasti nascenti tra i membri. Baron et al. [1992] sostengono che fra i ruoli informali di un piccolo gruppo c quello del clown, un ruolo socio emozionale che ha una certa importanza, poich serve a mitigare le tensioni, pur avanzando con lo strumento sottile dellironia critiche e commenti, che potrebbero essere troppo polemici e problematici per il gruppo se espressi in modo diretto. Eprobabile che nelleconomia di un gruppo che perdura nel tempo, i membri tendano a scavarsi una nicchia ecologica, a trovarsi un ruolo che tende a stabilizzarsi anche per il consenso degli altri. Ci non significa che gli individui ricoprano nei gruppi dei ruoli cui sono chiamati per vocazione o per caratteristiche naturali; non a caso succede che taluni individui ricoprano ruoli differenti in gruppi differenti. Sulla distinzione tra specialisti del compito e specialisti delle relazioni, possiamo aggiungere che nella vita dei gruppi, le cose non si presentano sempre cos chiare; a volte oltre gli specialisti troviamo partecipanti che non sono concentrati n sulluna n sullaltr a posizione. Equanto ci capitato di rilevare nel corso di interventi formativi su gruppi di lavoro. Possiamo ipotizzare che nella dinamica di un gruppo siano funzionali anche i partecipanti meno definibili in termini di ruolo, individui che passano abbastanza inosservati nella vita quotidiano del gruppo e che magari vengono cooptati da questo e da quel sottogruppo quando emergono divisioni o conflittualit intestine. Talora questi invisibili possono mettere in atto comportamenti che li valorizzano o li de valorizzano nei confronti degli altri, assegnando loro un nuovo ruolo allinterno del gruppo. Nei gruppi esiste talora un ruolo che pu essere definito leader dopposizione (comunemente potremmo chiamarlo il bastian contrario) cio qualcuno che nelle interazioni presenta spesso un punto di vista oppositivo e divergente, che senza avere la forza di diventare una definizione alternativa per lagire di gruppo, procura non poche disfunzioni e attriti. Si tratta di individui che non sono leader, ma aspirerebbero ad esserlo pur senza possedere le capacit richieste in quella specifica situazione, non sono tuttavia sprovvisti di potere allinterno del gruppo, poich spesso prendono la parola, si mostrano piuttosto assertivi, si oppongono stabilmente a quello che si sta dicendo o facendo nel gruppo, senza essere in grado di delle alternative operative su cui il gruppo possa indirizzarsi. N leader, n devianti sprovvisti di potere, questi individui spesso ottengono lascolto in virt della perentoriet dei loro interventi o anche dei meriti conquistati allesterno del gruppo e da questo riconosciuti, ad esempio possono essere laureati o aver lavorato in contesti prestigiosi, oppure appartenere ad una classe privilegiata. In un gruppo di lavoro, questo tipo di ruolo procura facilmente malumori e disfunzioni, talora il gruppo fatica ad esautorare questi individui e togliere loro udienza. Talora il leader dopposizione raccoglie qualche seguace, non tanto perch gli proponga qualche linea alternativa, quanto piuttosto come elemento che aggrega il dissenso. In questo caso il leader dopposizione pu fungere da testa dariete per sfaldare la maggioranza, ma non detto che egli conservi un ruolo da leader nella nuova configurazione del gruppo, in quanto dopo essere stato utilizzato come elemento di rottura potrebbe essere facilmente messo in disparte. I ruoli suscitano anche conflitti nei gruppi e nei loro membri. Come affermano Levine e Moreland (1990), i conflitti possono nascere nella fase di assegnazione dei ruoli, quando si deve decidere chi dovrebbe giocare quale ruolo, oppure c' disaccordo tra i membri tra chi dovrebbe giocare quel ruolo e la modalit. Vi sono conflitti anche a livello pi individuale, come quando una persona comincia a svolgere un ruolo e perde progressivamente la motivazione e abilit, oppure prende coscienza che esso contraddittorio e incongruente con i ruoli che essa gi svolge. Come indicato nella rassegna sull'ambiguit di ruolo e sui conflitti di ruolo nei contesti lavorativi, i conflitti di

ruolo nei gruppi di lavoro producono un aumento delle tensioni e un decremento di produttivit. Il ruolo e i conflitti di ruolo, vengono studiati prevalentemente nell'ambito lavorativo e quindi a proposito dei ruoli formali, mentre per quanto riguarda i processi psicologici che i ruoli producono nei piccoli gruppi c' da prendere atto di una scarsit di studi e di conseguenza di una lacuna conoscitiva. I ruoli in un gruppo hanno principalmente tre funzioni: 1. facilitare il raggiungimento dello scopo di gruppo, dal momento che i ruoli permettono di dividere la mole di lavoro fra i vari membri. Per portare un esempio, prenderemo spunto da quanto affermato dall' Enci (Ente Nazionale Cinofilo Italiano). Nella muta di segugi ogni cane deve assumere un suo ruolo e una sua specificit: il guidaiolo, il marcatore, l'accostatore, lo scovatore, l'inseguitore; in questo modo la muta pu essere un gruppo che tende al suo scopo, che quello di catturare la preda. Anche nelle squadre sportive l'assegnazione dei ruoli un elemento cruciale per la riuscita del gioco. 2. Portare ordine e prevedibilit nel gruppo, in quanto i ruoli si basano su aspettative e dunque ognuno sa cosa aspettarsi e da chi, soprattutto in momenti cruciali della vita di gruppo: ad esempio in un momento di tensione interna ci si rivolger a chi nel gruppo ricopre il ruolo del mediatore. 3. Definire chi sia ciascuno all'interno del gruppo, ovvero i ruoli contribuiscono alla nostra autodefinizione, alla consapevolezza di ci che siamo. 2.3 Le norme di gruppo In ogni tipo di gruppo esistono comportamenti consentiti e non consentiti. C.W.Sherif (1988; trad.it 1988) afferma: Una norma definisce la gamma o latitudine delle differenze individuali che i membri del gruppo ritengono accettabile, nonch il limite oltre al quale un determinato atteggiamento pu essere biasimato, tramite la disapprovazione o altre sanzioni a seconda della gravit della violazione. Sono quindi una sorta di scale di valori, che definiscono accettabilit o meno di determinati comportamenti all'interno di un gruppo, comunit o societ. Le norme,, possono anche essere definite dalle aspettative condivise circa il modo in cui dovrebbero comportarsi i membri del gruppo seguendo il modello presentato da Levine e Moreland [1990] parlando di singoli individui. Le norme sono un prodotto collettivo e non includono solo regole di comportamento, possono infatti riguardare un gergo linguistico, labbigliamento, i camouflages corporei (piercing, tatuaggi ecc.), il culto di un determinato genere musicale come si pu facilmente osservare in alcuni gruppi giovanili (punk, dark ecc.). Anche pratiche alimentari e salutiste possono rientrare tra le norme di un gruppo, sar sufficiente pensare a certi orientamenti religiosi piuttosto che alcuni gruppi naturisti che impediscono di consumare certi tipi di carne o altri alimenti. Alle volte le norme di gruppo possono apparire bizzarre agli occhi di osservatori esterni, lantropologa Hastrup [1992] segnala come in Islanda per oltre due secoli (XVII-XVIII) le madri non allattassero i propri figli al seno ma li nutrissero con latte vaccino panna e burro, questo tab, che aveva alla base delle ragioni sociali, provoc una spaventosa crisi demografica, dovuta allalta mortalit infantile (solo i bambini pi poveri riuscivano a sopravvivere perch le madri no potevano permettersi la dieta alternativa), lidea che lallattamento al seno fosse una pratica malsana aveva assunto carattere normativo, tanto che il carattere di islandicit che nel tempo aveva assun to, aveva fatto s che fosse considerata a priori una garanzia di salute a dispetto delle evidenti prove contrarie. Secondo Sherif [1967] lessenza di un gruppo, intesa come struttura sociale, data dai due elementi centrali della struttura e le norme e valori, le strutture a cui manca la presenza di queste caratteristiche non possono essere chiamati gruppi, ma aggregati. Il processo normativo visto come fondamentale nella formazione di un gruppo. Nei gruppi informali le norme hanno carattere motivazionale ed emotivo in quanto i componenti sono anche accomunati da motivazioni simili, ne gruppi formali invece la normativit pu seguire un iter formativo di lunga durata, Sherif cita lesempio di organizzazioni sindacali, la cui origine fu la motivazione dei lavoratori per

promuoverne un miglioramento di condizione; quindi dagli inizi informali si arrivati alle forme pubbliche tipiche dei moderni sindacati. Le norme possono essere esplicite, come succede nelle organizzazioni e in numerosi gruppi formali, come potrebbe essere una deontologia di riferimento di certe categorie professionali; oppure implicite, nel senso che non sono n scritte, n espresse direttamente, ma hanno la stessa forza nel determinare chi sta nel gruppo e chi pu esserne allontanato. Losservazione di gruppi naturali di adolescenti fornisce un ottimo esempio di sistema di norme implicite in azione. Anche in gruppi pi ampi come pu essere un villaggio, sono in azione delle norme, dei valori impliciti che possono essere anche solo parzialmente congruenti con quelli della societ pi ampia di appartenenza. Questo potenziale divario esistente ben descritto nelle pagine del libro Libera nos a Malo di Meneghello: un nostro costume paesano cera: noi si viveva secondo un sistema di valo ri in buona parte diverso da quello ufficialmente vigente; un sistema di antica formazione prevalentemente rurale e popolare, che aveva adottato anche idee di origine urbana e colta, ma le aveva assimilate e trasformate a modo suo. In quanto questo costume si rifletteva in una cultura (unelaborazione riflessa del proprio modo di vivere) era soltanto una cultura parlata, priva di testi scritti. Aveva per la potenza delle cose vere, mentre il codice culturale ufficiale, espresso per iscritto in una lingua forestiera, dava limpressione di una convenzione vuota In questo passo messa in evidenza lesistenza di norme e valori che reggono la comunit paesana e che non hanno il supporto di una lingua scritta, nonostante ci hanno la potenza delle cose vere, ovvero sono condivise socialmente. Vi sono inoltre , per ogni gruppo, norme centrali e periferiche: le norme centrali si riferiscono a questioni che comportano conseguenze per il gruppo, dal punto di vista della sua esistenza e del suo funzionamento. Il vincolo costituito dalle norme centrali vale tanto per i piccoli quanto per i grandi gruppi. Nella politica ufficiale noto come, nei casi di conflitto, ci si appelli, soprattutto in certi gruppi, alla disciplina di partito, che una dimostrazione in atto della presenza di certe norme da seguire; si tratta di norme centrali ed esplicite, che fanno gridare al tradimento quando un membro di partito non ne segua liter prescrittivo e obbligatorio, ad esempio dando un voto di coscienza in unimportante decisione parlamentare o prendendo decisioni in contrasto con la dirigenza di partito. Il valore prescrittivo delle norme centrali, la loro aura di ineluttabile obbligatoriet bene esemplificata da discipline di partito in politica o dai rigori della legge marziale. Secondo Sherif [ 1967 ] pi il gruppo coeso pi i membri reagiscono unitariamente quando uno di loro devia da una norma centrale; la realt delle norme e i relativi limiti di comportamento divengono pi riscontrabili quando la devianza produce intervanti correttivi e punitivi. Esistono poi le norme periferiche, che riguardano questioni considerate marginali dal gruppo, rispetto al proprio schema d comportamento, come possono essere gli hobbies coltivati in privato dai membri del gruppo. Sherif parla di zone grigie intendendo aree di comportamento per le quali non c n accettazione rifiuto. Losservanza delle norme diversifica i membri del gruppo; lampiezza di comportamento che pu essere accettata varia con la posizione che lindividu o occupa nel gruppo, cio il suo status. Mentre per le norme centrali i leader sono ancora pi obbligati a seguirle, poich ne dipende identit e sopravvivenza del gruppo stesso. Soprattutto nei confronti degli esterni al gruppo, gli obblighi di osservanza delle norme centrali, costituiscono la strategia sia per guadagnare potere che per conservarlo. Nei confronti delle norme periferiche, il leader pi libero di non conformarsi e addirittura di cambiarle, cosa non concessa ai membri di status inferiore. Abbiamo detto che le norme sono un prodotto collettivo, vedremo ora come si producono nei gruppi, secondo alcune prospettive di cui Levine e Moreland [1990] sottolineano la portata teorica: Opp [1982] parla di tre tipi di norme che scaturiscono da processi diversi: le norme istituzionali, volontarie e le norme evolutive. Le norme istituzionali sono imposte dal leader o da autorit esterne (es. normative dei gruppi scoutistici). Le norme volontarie nascono da negoziazioni fra i membri di un gruppo, spesso allo scopo di ridurre o risolvere situazioni conflittuali. Le norme evolutive si producono quando i comportamenti in grado di soddisfare un membro vengono appresi anche dagli altri, che li diffondono in tutto il gruppo. Ci genera delle attese che in n primo momento servono a rendere pi prevedibili i

comportamenti dei membri e che in un secondo momento diventano prescrittive su come essi si dovrebbero comportare. Secondo Feldman [1984] nei gruppi succede spesso che i primi pattern di comportamento si stabilizzino in norme. In un gruppo di maschi preadolescenti ci sia uniniziale preclusione alle ragazze, pu darsi che nel passare del tempo questa diventi una regola anche in assenza di resistenze difensive della preadolescenza. In altri casi le norme possono essere imposte da un leader, ispirate dallambiente circostante o generarsi in seguito ad episodi critici della storia del gruppo. Bettenhausen e Murninghan [1985] sottolineano la matrice cognitiva delle norme. I membri portano in un gruppo degli script che precisano i comportamenti adatti nelle varie situazioni; tali script sono attivati ogniqualvolta qualcuno del gruppo categorizzi nuove situazioni come simili ad altre gi incontrate. Le norme hanno tempi pi o meno rapidi per svilupparsi e stabilizzarsi e sono frutto di negoziazioni tra membri. Una delle pi celebri ricerche di laboratorio sulla formazione delle norme quella di Sherif [1935-36] sulleffetto auto cinetico, un particolare tipo di illusione ottica conosciuto solo da astronomi e navigatori per cui in un luogo molto buio una piccola luce sembra muoversi in ogni direzione. Lindividuo sottoposto a tale esperimento vedr la luce muoversi in modo erratico in diversi punti della stanza. Questa prova stata scelta per il motivo che essa obiettivamente instabile. Le condizioni sperimentali sono due: una individuale, per studiare le reazioni degli individui senza lintervento di fattori sociali, e laltra di gruppo, per scoprire le modifiche rispetto allo stato precedente. Inoltre, nelle situazioni di gruppo, vi sono altre due condizioni sperimentali: in una i soggetti vengono esposti alleffetto auto cinetico prima da soli e poi in gruppo; nellaltra situazione iniziano in gruppo e vengono poi sottoposti individualmente allesperimento. I soggetti erano tutti studenti o diplomati maschi, il loro compito doveva essere quello di indicare di quanti pollici si fosse mossa la luce; ciascuno espresse un centinaio di giudizi in sedute che si svolsero in pi giornate. I risultati mostrano che quando gli individui sono soli e devono giudicare il movimento luminoso senza nessun riferimento oggettivo, per valutarne lestensione, stabiliscono soggettivamente un campo di variazione del movimento ed un punto o norma allinterno di questo campo specifico, in altre parole elaborano una norma individuale. Le osservazioni testimoniano da un lato che i soggetti avevano avuto difficolt a orientarsi in condizioni cos instabili, dallaltro che i assenza di punti di riferimento oggettivi, ne avevano costruiti di propri facendo riferimento alle valutazioni precedenti e confrontandosi con esse. Per quanto riguarda la condizione sperimentale di gruppo si crearono quattro gruppi di due individui e quattro di tre. I risultati mostrano che la situazione di gruppo fa convergere i giudizi, anche se tale convergenza u po meno netta per quei soggetti che hanno iniziato gli esperimenti da soli e quindi arrivano alla situazione di gruppo con una norma personale gi stabilita; anche per essi tuttavia leffetto di gruppo si mostra evidente. Per soggetti che iniziano subito in situazioni di gruppo si forma rapidamente una norma comune data dalla convergenza di giudizi, ed essa mantenuta nelle successive sedute individuali, ci mostra che il comportamento individuale ancora regolato dal processo normativo. Anche se in alcuni gruppi stato possibile individuare un leader, si notato ch esso non il solo motore di ricerca, sebbene abbia la sua influenza sui giudizi espressi , poich nel caso in cui, in sede sperimentale, egli cambia la propria norma quando quella comune gi stata fissata, egli stesso cesser di essere seguito dagli altri. Secondo Sherif, questa situazione, andata creandosi pi di una volta, mostra la forza di una norma socialmente costruita. Per quanto levidenza sperimentale affermi questo, gli individui intervistati in seguito allesperimento si rivelarono essere inconsapevoli dellinfluenza che quella norma aveva prodotto su di loro, affermando invece che il loro giudizio era stato formulato prima che gli altri parlassero. La particolarit e il merito di questo esperimento sta nel fatto di aver evidenziato il processo di formazione delle norme nel caso i cui i soggetti facenti parte del gruppo non avevano nessuno scopo comune; sebbene si potrebbe avanzare lobiezione che condizioni di instabilit come quelle

riprodotte nel corso dellesperimento non si trovano spesso nella realt, a tal proposito Sherif osserva, al contrario, che persone o gruppi di persone si ritrovano in contesti di grande instabilit ambientale pi frequentemente di quanto possa apparire, pensando ad esempio alla condizione che si crea in presenza di un pericolo, di una recessione o della presenza di un tiranno. Secondo Cartwright e Zander [1968] le norme, daltra parte, non sono solo il risul tato di un gruppo che cerca di far fronte ad una situazione di instabilit, esse avrebbero infatti quattro funzioni principali: a) lavanzamento del gruppo, cio le norme sono necessarie affinch il gruppo raggiunga i suoi obiettivi. Festinger [1950] ha sottolineato come pressioni verso luniformit e rigetto della devianza nei gruppi nascano per permettere il raggiungimento di scopi stabiliti. Ad esempio nellimminenza di unelezione politica possono sorgere comitati di cittadini divisi in partiti differenti, questi adotteranno delle strategie per raggiungere lobiettivo della raccolta del maggior numero di voti; quali per esempio svalorizzare gli avversari, non commettere azioni che potrebbero compromettere la credibilit del comitato stesso ecc. Senza norme il gruppo difficilmente riuscir a raggiungere i propri obiettivi; tanto pi queste si faranno rigide e restrittive nelle situazioni di pericolo o emergenza, allo scopo di aumentare la coesione interna. b) Il mantenimento del gruppo, ovvero le norme permettono al gruppo di mantenersi in quanto tale. Questa caratteristica appare evidente in numerosi gruppi giovanili nella scelta di un determinato genere musicale, modalit di abbigliamento e linguaggio, talora anche assunzione di sostanze attivanti, in questo modo il gruppo crea quella serie di norme che gli permette di esistere in quanto entit. Tale processo non differente da quanto accade nei piccoli gruppi etnici dalle usanze stravaganti ai nostri occhi. Portiamo lesempio dei mennoniti, gruppo di origine tedesca, ancora oggi presente in Canada e Sati Uniti, i cui membri parlano ancora un dialetto germanico, si sposano fra loro e rifiutano il progresso del nostro secolo, non usano n elettricit, n telefono, n automobili, sono fermi a secoli scorsi sia per quanto riguarda labbigliamento (che pu ricordare uno stile compreso tra il Settecento e lOttocento) sia per i mezzi di trasporto: carri tirati da cavalli. Questo gruppo conobbe numerose persecuzioni religiose, a causa soprattutto della loro professione di fede anabattista, e di conseguenza furono costretti a numerose migrazioni. Una delle permanenza pi lunghe fu in Ucraina, ma con linizio del secolo scorso conobbero nuove persecuzioni dovute al fatto che la loro compattezza e identit culturale veniva percepita come minaccia, dovettero subire gli attacchi da parte dello Zar, in un tentativo di russificazione, di seguito durante la prima guerra mondiale furono ritenuti sospetti per i loro legami con la Germania, di seguito ancora vi fu la rivoluzione bolscevica e infine il colpo di grazia che fu inferto dallo stalinismo. I sopravvissuti sono emigrati nellAmerica del Nord, portando con s tradizioni e identit; da supporre che in casi estremi come questi il rigore normativo tenga unita soltanto alla compagnie pi dura e pura del gruppo etnico, quella che ne difende pi strenuamente lidentit centrale, mentre nella periferia del gruppo stesso si producano addolcimenti della normativa. c) La costruzione della realt sociale; spesso non esistono evidenze percettive, logiche ed obiettive che consentano agli individui di giungere ad opinioni e giudizi che siano inequivocabilmente corretti. Per questo la validit soggettiva di unopinione nasce dal riscontro che altre persone la pensino come noi. Questa base intersoggettiva fonda una realt, che appunto una realt sociale costruita attraverso il consenso e mantenuta attraverso pressioni normative che spingono alluniformit. Le norme garantiscono al gruppo una concezione comune della realt, che appunto realt sociale, e che serve come riferimento anche per lautovalutazione dei membri e per fronteggiare situazioni ambigue, non familiari, emozionali. Schacter [1959] afferma che le pressioni per creare e mantenere la realt sociale non riguardano soltanto la base consolidata sulla base di confronti di opinioni e abilit, ma anche le stesse emozioni e gli stati corporei, di cui viene giudicata ladeguatezza e laderenza alla definizione di realt data dal gruppo. French [1944] mediante

un esperimento conferma questa uniformit di espressione emozionale nei gruppi consolidati. Viene ricreata una situazione ambigua e paurosa, come del fumo che esce al di sotto della porta chiusa della stanza del laboratorio; i membri facenti parte di un gruppo consolidato reagiscono uniformemente o con paura o deridendo i trucchi dello sperimentatore, i gruppi appena formati non presentano questa omogeneit emozionale; d) La definizione delle relazioni con lambiente sociale; le norme infatti hanno anche lo scopo di regolamentare e quindi stabilire canoni entro cui si debbano svolgere relazioni con lambiente sociale circostante, composto da altri gruppi, organizzazioni, istituzioni. La realt sociale costruita dal gruppo permette di giungere ad un consenso riguardo alle relazioni con gli altri gruppi e quindi quelli da considerare amici o nemici, quali gruppi siano scelti per il confronto sociale e quale sia il risultato di tali confronti, in questo si nota come lappartenenza al gruppo possa fornire elementi auto valutativi per i singoli partecipanti. E fenomeno frequente che nelle organizzazioni pubbliche come industrie o scuole nascano gruppi che esprimono norme divergenti rispetto allorganizzazione pi vasta dappartenenza. Cartwright e Zander [1968] citano la ricerca di Burns che nelle osservazioni sul comportamente del personale di una fabbrica not come si fossero formati raggruppamenti informali di individui i cui membri si vedevano spesso impegnati in conversazioni di tipo collusivo in mensa o nei corridoi o fuori dalla fabbrica in chiusura. I leader di tali gruppi spesso erano individui comici, capaci di sbeffeggiare le procedure della fabbrica; oppure individui che avevano chiaramente rifiutato il loro ruolo occupazionale e si potevano permettere liberamente di criticare la fabbrica e tutti coloro che vi avevano successo. Queste situazioni di sottogruppi si possono trovare nelle scuole, gruppi giovanili i vario genere o nelle confessioni religiose. Cartwright e Zander sostengono che si tratti di gruppi di mutua difesa, composti da individui che fronteggiano linsuccesso o il senso di frustrazione costruendo norme divergenti se non opposte allorganizzazione pi ampia entro cui sono inscritti. Le norme hanno carattere specifico nel gruppo, poich da un lato soo continuamente ricostruite socialmente nel corso di confronti e negoziazioni, e di conseguenza rendono attivi e pertecipi i membri. Dallatro, soprattutto nei gruppi formali con una storia, le norme preesistono allindividuo stesso, sar poi egli che dovr riuscire o decidere di adeguarsi oppure tentare di cambiarle, tramite varie strategie che potranno essere divergenza, opposizione diretta o formazione di sottogruppi. Nel celebre studio di Coch e French [1948] su una fabbrica di pigiami (Harvood Manifacturing Coorporation) segnalato il caso di una stiratrice spostata in un reparto in cui gli standard produttivi erano piuttosto bassi. Il suo comportamento molto emblematico di quale sia limpatto delle norme di gruppo sullindividuo: dopo aver aumentato regolarmente la propria produttivit nel corso dei primi 12 giorni, la stiratrice divenne a tal punto il capro espiatorio del gruppo da diminuire la propria produttivit per attestarsi agli standard di gruppo. Questo esempio mostra che il comportamento dellindividuo fortemente influenzato dalle normative di gruppo e che per sopravvivere in esso quasi necessario adeguarvisi; Coch e French sottolineano che le forze motivazionali, create da un sottogruppo forte, possono avere pi potere della sessa dirigenza di unorganizzazione, sulla produttivit individuale.