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Platone – La definizione del coraggio

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Platone - Lachete

La definizione del coraggio

Introduzione

Socrate discuteva con ogni genere di persone. Dialogando con un militare come Lachete, il discorso cade necessariamente sul coraggio, la virtù che sembra peculiare del soldato. Ma che cos’è il coraggio?

SOCRATE Ma provati a rispondere alla mia domanda, cos’è il coraggio. LACHETE Per Giove, Socrate, non è difficile dirlo. Quando un soldato resta al suo posto, combatte contro i nemici e non fugge, ecco, quest’uomo è coraggioso.

SOCRATE Hai ragione, Lachete, ma forse la colpa è mia se, per non essermi spiegato chiaramente, hai risposto non a ciò che pensavo, ma ad altro. LACHETE Che vuoi dire, o Socrate? SOCRATE Cercherò di spiegartelo, se ne sono capace. Senz’altro è coraggioso il soldato che descrivi, che resta al suo posto e combatte contro i nemici. LACHETE Io almeno credo. SOCRATE Anch’io lo credo. Ma che dire di quell’altro che abbandona il posto ma combatte contro i nemici mentre fugge? LACHETE Mentre fugge? SOCRATE Sì, come gli Sciti, per esempio, di cui si dice che combattono fuggendo non meno bene che mentre avanzano […]

combattono fuggendo non meno be ne che mentre avanzano […] LACHETE Tu ti riferisci agli Sciti

LACHETE Tu ti riferisci agli Sciti che sono cavalieri; la cavalleria è proprio così che combatte, ma la fanteria greca combatte come dico io […] SOCRATE Dunque, ti dicevo poco fa che la colpa è mia se non hai risposto bene perché non ti ho posto bene la domanda. Vedi, io volevo interrogarti non solo sul coraggio dei fanti, ma anche su quello dei cavalieri e di tutti i combattenti in generale e non solo su quelli che sono coraggiosi in guerra, ma anche su quanti sono coraggiosi di fronte ai pericoli del mare o di fronte alle malattie, alla povertà, alle vicende politiche, e ancora non solo su quelli che sono coraggiosi contro i dolori o i timori, ma anche sono tremendi combattenti contro i desideri e i piaceri sia stando al loro posto, sia facendo il voltafaccia in fuga. Perché vi sono pure degli uomini, o Lachete, coraggiosi in queste cose. LACHETE E come, o Socrate!

in fuga. Perché vi sono pure degli uomini, o Lachete, coraggiosi in queste cose. LACHETE E

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Analisi

(Lachete, 190e - 191e, trad. it. di P. Pucci, in Opere complete, vol. IV, Laterza, Roma-Bari

1971)

Il dialogo socratico si staglia sempre sullo sfondo dell’ironia, la più o meno esplicita dichiarazione di ignoranza circa

l’oggetto di discussione. Di tale oggetto il filosofo chiede una definizione all’interlocutore, in genere uno specialista del settore, che si presume pertanto sapiente, almeno relativamente al proprio ambito di competenza. Trattandosi

di coraggio, una virtù che i militari più di ogni altro dovrebbero possedere, il generale Lachete sembra la persona

più adatta a fornirne una definizione.

La definizione data da Lachete è strettamente legata al contesto militare; eppure, anche solo in riferimento a tale ambito, essa appare limitata e insoddisfacente. Infatti, non si può negare la virtù del coraggio a soldati che, pur in fuga, combattono valorosamente, come i cavalieri sciti, i quali, lanciati al galoppo, scagliavano all’indietro frecce micidiali sui nemici.

La confutazione socratica è iniziata mostrando che la definizione di Lachete non è applicabile neppure a tutti i casi

che si possono verificare in guerra. Ora Socrate fa notare che di coraggio si parla in molte altre circostanze estranee all’ambito militare. L’interlocutore deve convenirne e occorre quindi trovare una nuova e più efficace

definizione, applicabile a tutti i tipi di coraggio. Pensando a discussioni come questa, Aristotele potrà affermare che

si

deve a Socrate la scoperta della definizione e dell’universale.

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08/09/2013