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11/05/13

Filosofico.org: Innamoramento e amore

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Innamoramento e amore
di Francesco Botturi pubblicato in: AA.VV., Alla ricerca delle parole perdute. La famiglia e il problema educativo, Piemme, Casale Monferrato 2000, pp. 54-76.

Mondo degli affetti e societ moderna


Il nostro punto di partenza non pu essere che descrittivo e cio la rilevazione della fragilit e della precariet dellesperienza affettiva nel mondo contemporaneo occidentalizzato. Ci che pi sinteticamente colpisce la crescente difficolt allesistenza di storie damore. Secondo laccezione comune (impropria) la loro frequenza massima; ma secondo laccezione propria dellespressione le cose non stanno cos, perch ci di cui lamore oggi sempre pi raramente capace proprio di avere storia, di durare nel tempo, di farsi costruzione e quindi dimora per gli uomini. facile sorprendere alcune costanti che caratterizzano il mondo degli affetti allinterno di una societ tecnologica come quelloccidentale contemporanea. Anzitutto essa libera da coercizioni di costume tradizionali, non pi necessarie alla coesione sociale, perch non pi funzionali alla produzione/distribuzione della ricchezza e alla costituzione e salvaguardia dei ruoli sociali. La tecnologizzazione della societ ha un oggettivo effetto di liberalizzazione dellesperienza affettiva e del costume. In secondo luogo, per, la liberalizzazione si distribuisce su due livelli di segno contrario. Da una parte, infatti, la caduta dei tab incentiva la spettacolarizzazione dellaffettivit e favorisce il corollario della sua commercializzazione: stampa e spettacolo frugano in continuazione nelle vicende biografiche o fittizie dei nostri contemporanei; lettori, radioascoltatori e teleascolatatori amano mettere in scena i loro casi affettivi; lindustria culturale offre vicende amorose ad ogni angolo comunicativo; stampa e spettacoli erotici sono alla portata di tutti attraverso una pubblicit coerentemente senza pudori, ecc. Daltra parte, per, tutto ci che degli affetti non pu essere messo in scena e commercializzato si trova drasticamente privatizzato; soprattutto il suo senso per lumana esistenza non oggetto di nessun dialogo culturale e sociale, ma affidato (ma meglio sarebbe dire rinchiuso) nei confini di unindividualit solitaria. In tal modo laffettivit liberalizzata ad un tempo anche privatizzata, nella sua capacit di veicolare un senso socialmente condivisibile. Per un verso si lancia limperativo nevrotizzante: siate (affettivamente/sessualmente) felici, per laltro si veicola il messaggio: ma la cosa non ci riguarda; la tua felicit non ha alcun senso condivisibile. In questo contesto ancora valida la diagnosi di H. Marcuse sulla desublimazione repressiva che caratterizzerebbe la societ occidentale tecnologicamente avanzata1. Si pensi, per contrasto, alla cultura barocca, cos carnale, cos emotiva ed emozionante, cos sensualmente attiva, ma anche sempre cos pubblicamente impegnata in un
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giudizio e in un conflitto sul mondo degli affetti. Pi in profondit, sotto questi condizionamenti sociali del costume, ancora vigoreggiano alcune idee tipicamente moderne dellamore umano, che in diverso grado occupano il subconscio culturale del nostro tempo. Nella modernit due sono le idee erotiche prevalenti. La prima interpreta lamore come una forza irrazionale egoistica che separa gli uomini. la posizione di Hobbes e di Nicole, secondo cui gli uomini sono preda di un amor proprio incapace di aprirsi veramente allaltro e che per questo pone la ragione al suo servizio, come calcolo delle convenienze e rimedio degli inconvenienti del conflitto inevitabile. Kant riscatta la ragione da questa subordinazione allamor proprio, ma tiene ferma lidea che laffettivit forza irrazionale esterna ed estranea allordine razionale. La seconda idea direttrice quella romantica, che afferma invece la potenza unitiva dellamore, intesa come forza arazionale capace di fondare le esistenze in ununit superiore e felicitante. la risorgenza del mito platonico dellandrogino originario, secondo cui allinizio non la dualit distinta delluomo e della donna secondo il racconto della Genesi -, ma lunit indistinta di un essere totipotente e terribile, che nella condizione della separazione (decretata da Zeus per punire la sua arroganza) va spasmodicamente ricercando il suo ricongiungimento2. Nelle idee moderne dellamore qualcosa dellantica sapienza va irrimediabilmente perduto3. Tre sono i criteri, che abbandonati determinano una variazione profonda dorientamento nellesperienza e nella concezione dellamore. Anzitutto, come manifesta il carattere comune alle due idee moderne citate leliminazione della sinergia di desiderio e conoscenza, di tendenza e ragione, dintelletto e volont, e quindi la separazione del mondo degli affetti dal mondo della valutazione razionale. Al contrario, in Aristotele la dottrina delle parti dellanima permette di pensare, tra lirrazionale e il razionale, il luogo misto della loro sinergia, della loro reciproca causalit, in cui la tendenza muove la ragione e la ragione illumina la tendenza; cos che la figura concreta sar quella dell intelligenza desiderante e del desiderio raziocinante. Si comprende come da questa cancellazione derivino altre due perdite irrimediabili: la perdita del fine e quella della gradualit. Se, infatti, la tendenza non intrisa di intelligibilit, neppure ha un fine intelligibile, cio un suo bene perfettivo comprensibile, in cui essa trovi la sua realizzazione; ma sar necessariamente concepita come unenergia cieca, senza scopo e senza spazio per una libera decisione, ineluttabile. Non solo, ma se non vi un logos degli affetti, allora lenergia della tendenza non avr che una direzione unica, non potr distribuirsi analogicamente secondo gradi diversi di realizzazione; non potr darsi unidentica ragione degli affetti che possa trovare differenti figure e momenti (amore sessuale, amore parentale, amore damicizia, amore civile, ecc.). La tendenza avr sempre un unico e costante significato, come unenergia meccanica qualificata solo dalla sua intensit. Certamente questi richiami non risolvono tutti i problemi, perch resta sempre vero il carattere enigmatico dellamore, che nellesperienza universale presenta insieme il carattere della potenza che simpone alluomo e lo trascina e, insieme, quello della sua libera iniziativa; quello dellautoaffermazione e, insieme, dellesaltazione dellaltro. Si direbbe che ogni vicenda amorosa sia in concreto la gioiosa e sofferta ricerca della conciliazione dei suoi aspetti contrari.

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I momenti dellamore
Tipicamente lamore nasce dallinnamoramento. La prima esperienza dellamare ha il carattere dellevento subitaneo, spontaneo ed estatico. un accadimento che improvvisamente sorprende, allinsaputa dello stesso interessato, che si trova coinvolto in una situazione nuova, in cui gioca un ruolo primario la spontaneit attraente del rapporto. Nella prospettiva dellinnamoramento lamare appare come una fascinazione che crea attrazione e tensione volta alla soddisfazione. La sanit dellinnamoramento stesso dipende per questo dallunit dinamica di questi momenti; la loro separazione, infatti, d luogo a forme unilaterali e tendenzialmente patologiche. Linnamoramento ridotto a fascinazione decade a estetismo, lattrazione ad emotivismo e la (attesa di) soddisfazione a edonismo. In tal modo linnamoramento si raccorcia in forme di narcisismo, che gli impediscono di evolvere come vedremo nella pienezza dellamore. Linnamoramento si rinchiude in se stesso, si nega alla sua esigita evoluzione e diventa sempre in qualche modo e misura distruttivo. Estasi e movimento insieme caratterizzano linnamoramento, che gi esperienza dellintenzionalit centrifuga dellamore, che si porta sullessere dellaltro, bench nellinnamoramento sia tipico anche il fatto che tale movimento verso laltro sia fortemente compensato e limitato dallattesa di corrispondenza: laltro affascina con spontaneit e con altrettanta spontaneit attesa la soddisfazione, cio il piacere della relazione corrisposta. La spontaneit non ha nulla in s di negativo. Al contrario, essa profezia del senso pi alto e globale di tutto il fenomeno amoroso come tale. Lattrazione che luomo prova per la spontaneit infatti indice del radicale desiderio di una condizione trasfigurata dellesistenza, in cui il rapporto del soggetto con s, con altri e con le cose sia senza resistenza e senza fatica, ma di plastica armonia e di piena comunione4. Proprio perch lintensit del piacere della spontaneit tanto forte, esso facile fonte di seduzione: la relazione ad altri viene commisurata allaspettativa della spontaneit e dunque allattesa della sua facile corrispondenza e della sua immediata piacevolezza. Se non si innesta un movimento qualitativamente diverso, nellinnamoramento lapertura allaltro resta inevitabilmente limitata allaspettativa della sua immaginata soddisfazione. La concezione romantica dellamore la teorizzazione e la glorificazione della spontaneit come contrassegno e garanzia dellamore; contro levidenza universale che in realt nulla nellesistenza umana produttivo e fruttuoso senza unelaborazione che, trasformando il dato iniziale, lo conserva e lo accresce. Il lavoro, e non la spontaneit, la condizione universale della valorizzazione dei beni. Nulla d frutto senza coltivazione. Lerrore dellinnamoramento concluso in se stesso paragonabile, a quello di colui che, trovatosi in un luogo di campagna, ameno e accogliente, pensasse di poterlo abitare stabilmente senza fare nulla, senza edificazione e senza coltivazione, collillusione che quella situazione graziosa e gratificante potesse in qualche modo permanere tale essendo solo fruita, come se non dovesse arrivare mai il buio della notte o il freddo dellinverno.
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Non senza significato che la dimora di Adamo nel giardino primordiale, ove tutto era gi favorevole e felicitante, fosse allinsegna del lavoro: Il Signore Dio prese luomo e lo pose nel giardino di Eden, perch lo coltivasse e lo custodisse. Anche lepisodio della trasfigurazione di Ges, cos com raccontata da Luca, carico dinsegnamento al nostro proposito. Nella trasfigurazione del loro maestro gli apostoli prediletti hanno una straordinaria esperienza estatica, che Pietro, come sempre il pi intraprendente, vorrebbe fissare. Pietro disse a Ges: Maestro, bello per noi stare qui. Facciamo tre tende, una per te, una per Mos e una per Elia; ma osserva forse con una certa ironia levangelista, egli non sapeva quel che diceva5. Ges infatti riconduce i suoi in pianura, dove li attende un grande lavoro tra la gente, dove solamente la trasfigurazione di Ges acquista tutto il suo senso di anticipazione della gloria che sar raggiunta attraverso il travaglio della passione e lo spogliamento della morte. Lesperienza dellinnamoramento per sua natura solo introduttoria a quella pi grande dellamore. Questo reso manifesto dal problema del tempo, vale a dire dallinterrogativo sulla durata dellaffezione. Linnamoramento, che gi si gratifica dellesperienza dellattrattiva, della spontaneit dello slancio e forse delliniziale corrispondenza, per un accadimento che non ha in se stesso il suo senso. Linnamoramento uno stato inaugurale ed una condizione aurorale, che porta in s linterrogativo sulla sua durata, e perci lansia della sua continuazione. Ma a questa sua urgenza linnamoramento - con le sue sole risorse - non pu rispondere che in due modi, tipici della mentalit contemporanea: la sua indefinita iterazione ( il criterio del don Giovanni), attraverso cui linnamoramento cerca di perpetuare se stesso riproducendo continuamente la felice situazione di statu nascenti6; oppure, o insieme, la sua consumazione attraverso ununione che immediatamente accompagni linnamoramento stesso ( il caso sempre pi spettacolarizzato della coincidenza di innamoramento e unione sessuale), quasi a volersi convincere che il punto di partenza gi subito anche il punto di arrivo e che quindi linnamoramento sufficiente a se stesso. In realt, quello che si consuma un errore di prospettiva, di cui pi avanti potremo apprezzare tutta la gravit antropologica. Lessenza dellamore lavorare per qualcosa, far crescere qualcosa, [] amore e lavoro sono inseparabili. Si ama ci per cui si lavora, e si lavora per ci che si ama7. Con queste parole di E. Fromm ritroviamo la prospettiva costruttiva sullamore, di cui gi si diceva. Linnamoramento unassegnazione, meglio un trovarsi assegnati a un ideale di felicit. Lamore invece non un accadimento involontario, bens il frutto di un lavoro, con tutto ci che questo termine significa. Un lavoro, infatti, implica consapevole investimento di risorse e trasformazione produttiva del dato di partenza. Il lavoro impiego di risorse nella cui produttivit si confida per raggiungere nuova e maggiore ricchezza attraverso elaborazione e collaborazione. Nel caso dellamore esso significa che il dato spontaneo di partenza diventa oggetto di una trasformazione collaborativa, sulla base della premessa che anche laltro sia portatore di una ricchezza che pu essere messa in comune; per questo lamore come listituzione di una impresa cooperativa o di una societ per azioni, fortemente interessate al fatto che la sinergia dia luogo ad un arricchimento comune. Con lamore si esce cos dalla situazione della tensione estatica e si entra in quella dellazione comune; in altri termini con lamore si esce dal regime della dualit unificata e si entra in quello dellunit duale. Preso in se stesso, infatti, linnamoramento rappresentabile come un cerchio che mantiene il suo centro, ma che, attratto da un altro punto del piano a lui esterno, si allarga (o si trova dilatato) fino ad includerlo come un
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ospite stranamente fascinoso. Lamore, invece, come lellisse a due fuochi, in cui laltro non incluso nel cerchio altrui, ma per cos dire centro comprimario, anchegli condizione di possibilit della figura stessa. Con altra immagine potremmo dire che se linnamoramento assimilabile alla concezione e alla gestazione dellaltro dentro di s, lamore rassomiglia invece alla nascita in cui laltro posto/si pone in relazione sulla base della sua irriducibile e manifesta identit. E, come fa intendere la figura dinamica del concepimento/nascimento, linnamoramento per sua natura a termine, superato il quale da situazione vitale diventa circostanza mortale, mentre lamore ha la natura intima della perpetuit. Linnamoramento porta in s il germe dellamore, ma questo pu crescere e maturare solo se linnamoramento accetta la sua legge evolutiva e non le fa violenza innamorandosi narcisisticamente di se stesso. Certo il binomio di spontaneit e di lavoro pu apparire antitetico, e cos anzi appare spontaneamente; nel senso che da un lato sembra stare limmediatezza della corrispondenza e della soddisfazione, mentre dallaltro sembra imporsi un processo di scambio e di impegno che significa anche resistenza, fatica, rischio. Se le cose stessero veramente cos, si dovrebbe concludere che preferibile la piacevolezza spontanea dellinnamoramento, seppur fragile e breve, alla durata laboriosa (e quindi in fondo penosa) dellamore. difficile negare che questo sia un pensiero comune molto diffuso, come si riscontra nel detto secondo cui il matrimonio la tomba dellamore. Ma dal nostro punto di vista il detto vero solo se per amore si intende quello romantico; cos come vero il suo simmetrico, secondo cui si potrebbe dire che lamore romantico la tomba del matrimonio. Lequivoco fondamentale cade sullidea di lavoro, di cui non si apprezza lessere fonte straordinariamente ricca di legame e di soddisfazione, anzi lunica fonte di soddisfazione vera e propria, rispetto a quella piuttosto solo intuita nellinnamoramento. Il lavoro non perci il momento penoso che succede allentusiasmo iniziale, ma ne piuttosto la ripresa che lo pu far fruttificare: avviato dalla fiducia nel possibile frutto ed sostenuto dal gusto e dal piacere della sua stessa costruttivit. Il lavoro infatti sempre lavoro della libert nel tempo, che assumendo responsabilmente il rapporto, gi di per s esercizio e crescita gratificante della libert, in grado di gioire per i benefici che riceve e che sa procurare. Dobbiamo allora ribadire il carattere originario della bipolarit di innamoramento ed amore. Questa probabilmente la struttura del mondo affettivo come tale; cio del mondo della relazioni umane, che sono sempre relazioni damore. Tale struttura pi evidente nella relazione sessualmente rilevante del maschile-femminile, ma vale in modo analogico ai diversi livelli e ambiti dellesperienza. Sempre lattrattiva affettiva nasce spontanea e sempre questa nuova situazione di per s introduce la mozione di una messa a frutto del bene incontrato. In tal modo innamoramento e amore restano momenti distinti e irriducibili, ma anche correlati. Luno non abolisce laltro, n gli si pu sostituire, ma neppure luno deriva dallaltro, quasi il primo fosse la premessa e il secondo ne fosse il compimento. Piuttosto bisogna pensare, quasi a rovescio, che linnamoramento introduce unintuizione globale felicitante che lamore coltiva e mette a prova nella sua capacit di portare beneficio concreto per i soggetti coinvolti nella relazione. Se linnamoramento ha un carattere prevalentemente estetico, lamore ne ha uno principalmente agonico.

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Giudizio e identit
Ancora per non si detto quale sia lenergia di trasformazione che agisce nel lavoro dellamore. Perch si dia elaborazione di una materia in un processo lavorativo necessario che a questa sia applicata una forza capace di produrre una trasformazione conveniente. Nel nostro caso la materia la relazione innamorata, ma lenergia il giudizio. Qui si evidenzia limportanza gi sottolineata di non separare desiderio e conoscenza e quindi il mondo degli affetti dalla valutazione. La metamorfosi dellinnamoramento, infatti, avviene via via che esso si lascia illuminare e soppesare dal giudizio della ragione, avvertita non come tribunale esterno e misura estrinseca dei sentimenti, ma come interprete autorizzato del senso degli affetti. Infatti, mentre il sentimento registra la reazione soggettiva dellaffezione, n non potrebbe fare altrimenti, la ragione che in grado di leggervi una finalit e quindi di suggerire un cammino. Ma qual il fine che la ragione coglie nel sorgere di unaffezione? Poich questa come si diceva un tendere a/portarsi su lessere dellaltro, ci che la ragione vede, giudicando, il senso della relazione affettiva, non solo come attesa della propria soddisfazione, ma anche e prevalentemente come affermazione dellessere dellaltro. La meraviglia dellamore sta proprio nel fatto che accada lunit dei due, cio la loro coaffermazione e la co-interessenza della loro sinergia. Lenergia del lavoro relazionale dunque un giudizio che la ragione formula, interpretando ci che in gioco nellinterazione. Tale giudizio potrebbe essere espresso cos: io gioisco perch tu sei. Questa formula esprime il fondamento dellamore e dunque il criterio direttivo del suo operare, perch evidenzia il termine autentico della relazione, appunto lessere dellaltro, senza giungere al quale ancora non c amore nella sua piena e benefica realt. Ci che la ragione ed essa sola - comprende , infatti, che gi linnamoramento portatore di unintenzionalit ontologica, che inaugura la possibilit dellamore e ne indica tutta la vera sostanza. Lamore comincia, allora, quando linnamoramento guardato con gli occhi del giudizio, che rende laffetto capace di comprendere chi esso abbia inaspettatamente ospitato e lo mette in grado di compiere un atto di apprezzamento radicale non nei confronti di qualcosa dellaltro, ma dellaltro come tale, cio dellaccadimento della sua esistenza, in un atteggiamento di ammirazione (in cui recuperata ad un livello superiore lestaticit dellinnamoramento) e di comunicazione operativa. Infatti, quellimpresa cooperativa, che lamare, non potrebbe nascere che dallapprezzamento del valore e delle risorse che lesistenza dellaltro comporta, in altri termini da un atto di fiducia nelle potenzialit della sua esistenza, che si fa volont di collaborazione. Ma tale apprezzamento e tale fiducia nascono solo da quel giudizio ontologico. Si tocca qui un punto di primaria importanza non solo per il tema dellamore, ma per ogni aspetto dellantropologia. La tendenza spontanea dellantropologia moderna, infatti, di identificare il soggetto con le sue operazioni. Questo operazionismo (che pu essere sia idealistico sia materialistico) apparentemente esalta la soggettivit, perch mette in primo piano liniziativa e lattivit delluomo, ma in realt conduce alla sua falsificazione, perch fondato su un errore. Nessun ente finito, infatti, pu essere il suo operare, perch in quanto finito soggetto a un divenire reale, in cui avviene un incremento (e un decremento) effettivo del suo essere. Di conseguenza, se coincidesse pienamente con il suo divenire la sua consistenza sarebbe alla merc del susseguirsi
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dei differenti stati; in altri termini lidentit del soggetto sarebbe dissolta nella molteplicit delle sue determinazioni, che, anzi, non potrebbero neppure essere dette sue, perch mancherebbe la possibilit di attribuirle a qualche principio permanente8. In realt, lidentit di soggetto e di operazione un nome divino: colui il cui essere identico al suo operare, Dio. Tale identit, infatti, esprime lattualit dessere di chi non ha bisogno di divenire per essere tutto ci che e la cui operazione non acquisizione di realt, ma espressione di perfetta pienezza. La vicenda della filosofia da Hegel a Nietzsche potrebbe essere presa anche a questo proposito come evoluzione esemplare, che va dalla divinizzazione del Soggetto identitario alla sua dissoluzione entro la finitezza dellaccadere. Questa rarefatta dottrina ha in realt unincidenza profonda sulla concreta esistenza umana, come nel caso della relazione amorosa. La distinzione di soggetto e operazioni significa, infatti, che il soggetto sempre e in ogni caso pi del suo agire. Il soggetto nel suo agire, che ne definisce lapparire storico, ma anche sempre oltre a esso. Di conseguenza il soggetto dotato di unidentit inapparente, che anzi come tale non pu apparire mai e resta segreta per lo stesso Io. Per questo la relazione umana non pu avvenire che in una dialettica di velamento e di svelamento, in cui si d lo spazio della libert e in cui si fonda il senso del pudore, come esprime lantica usanza della sposa velata. La persona umana costitutivamente velata e lentrare in rapporto con essa sempre una manifestazione, che come tale implica un principio di alleanza e di promessa, di rispetto e di collaborazione perch lidentit soggettiva non coincide con la sua storia espressiva che sono veramente possibili atteggiamenti fondamentali nelle relazioni umane appunto come il pudore proprio e altrui, ma anche come il pentimento nei propri confronti e il perdono nei confronti di altri. Il pudore, infatti, non una misura quantitativa del coprimento corporale, ma coscienza dellimpossibilit di identificare il mio svelamento o quello dellaltro (del corpo, ma anche dei sentimenti, dei pensieri, ecc.) con la mia o laltrui identit9. Analogamente, se io midentificassi assolutamente con quanto ho fatto, che senso avrebbe pentirmene? Questatto reso possibile solo dalla coscienza della mia trascendenza rispetto alloperato e da una certa sua commisurazione con la mia identit eccedente. Altrettanto da dire per il perdono, che non tale se fondato sulla dimenticanza come talvolta si afferma -, ma si basa sul riconoscimento dellimpossibilit di concludere lidentit e il valore dellaltro entro il perimetro delle sue azioni. Ma la differenza di soggetto e operazione sta a fondamento anche dellamore come tale e della sua distinzione dallinnamoramento. Lamore infatti comincia quando si assume consapevolmente e quindi responsabilmente lintenzionalit ontologica nei confronti dellaltro, che gi linnamoramento spontaneamente ha iniziato. Questo daltra parte, bench porti entro di s il germe della possibilit dellamore, nasce da una corrispondenza immediata, necessariamente suscitata da qualche particolare aspetto manifestativo dellaltro. Linnamoramento in altre parole strutturalmente parziale e trova soddisfazione proprio nel fruire di questa parzialit, che come tale precaria. Ogni manifestazione dellamato, infatti, porta in s limpronta della sua totalit nascosta, ma questa appunto poich non si d mai in se stessa, ha bisogno del lavoro degli affetti per potersi dispiegare, necessita insomma della storia di quellamore per apparire. Ma ci possibile su questo si vuole portare lattenzione solo perch lamore quellintenzionalit dellaffetto e del giudizio che si rivolge allessere dellaltro fin nella sua identit nascosta. Per questo lamore se veramente tale si sottrae al limite
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dellimmediata corrispondenza e instaura un regime di stabile, e per s perpetua, collaborazione. Dallesperienza damore ci si rende conto cos che solo lamore veramente libero, mentre linnamoramento resta fondamentalmente limitato entro i confini di una corrispondenza reattiva. La distinzione di innamoramento e amore permette ragionevolmente di fare qualcosa verso cui la cultura contemporanea ha una resistenza tenacissima, e quindi anche una ribellione assai vivace: il giudizio di valore portato sui sentimenti. chiaro, infatti, che se tra ragione e affetto vi estraneit e lamore identificato con lo spontaneo innamoramento, ogni pretesa di valutare il sentire avvertita come una violenza inaccettabile. A queste condizioni non si pu ammettere che vi sia un discernimento a riguardo della validit dei sentimenti. Il sentire di principio elevato a legge e quindi ha diritto come tale di dettar legge, perch al cuore non si comanda. E, in effetti, alla spontaneit del sentire non ha alcun senso comandare. Ma il problema non dare ordini agli affetti, che non hanno le orecchie per sentirli, bens vagliare il loro valore. Rispetto a che cosa? Alla loro possibilit di trasformarsi in amore. Linnamoramento qualcosa che capita e vi sono soggetti, cos fatti per conformazione e storia personale, che vi sono esposti con frequenza: potrebbe anche essere indizio di una peculiare sensibilit. Ma lamore invece opera della libert; iniziativa, lavoro e produzione e quindi, come tale costituisce un criterio abbastanza preciso di discriminazione tra gli affetti che possono cambiare in questa direzione perch ne portano il germe fin dallinizio, come gi si diceva e quelli che sono destinati a restare a livello della reazione emotiva. Il caso tipico pu essere quello dellinnamoramento delladolescente, che ha tutti i suoi diritti, ma non pu pretendere di imporsi come qualcosa di seriamente impegnativo, cio di essere considerato amore, giacch salvo casi eccezionali evidente che non ha nel suo stato attuale le risorse per portarsi ad un livello superiore e va dunque trattato, con delicatezza e fermezza, per quello che : lemergere di una domanda, piuttosto che il delinearsi di una risposta. Analogo il caso delluomo sposato, magari con figli, al quale non difficile che capiti di rifare lesperienza dellinnamoramento, che se isolata non pu non accampare i suoi diritti. Ma, se essa sottoposta al giudizio valutativo che si diceva, mostra con facilit di non potersi trasformare in autentico amore. Il dar seguito allinclinazione del nuovo innamoramento infatti non potrebbe effettuarsi, in ogni caso, senza determinare situazioni di ingiustizia, senza infliggere sofferenze, senza usare in qualche modo violenza nei confronti del coniuge, dei figli, eventualmente di altro coniuge od altri figli, ecc. Ma tutto ci contraddittorio con lintenzione damore e nessuna ipocrisia, per quanto diffusa, pu nascondere questa verit.

La possibilit dellamore
Come si diceva ( io gioisco perch tu sei), da parte dellamante la soddisfazione damore prende la forma della gioia, perch il suo piacere si trasforma nel compiacimento per il beneficio che laltro, e quindi per il beneficio che laltro riceve
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dal riconoscimento attivo del valore della sua esistenza e per quello che dallaltro si riceve nellopera della sua manifestazione. Essenziale comprendere la natura ontologica anche della gioia damore, perch esattamente di questo si tratta. Lamore coltivazione libera e responsabile del rapporto, ma pu compiere la sua opera solo sulla base di un giudizio desistenza e di apprezzamento del suo valore, da cui deriva quel compiacimento ontologico che il sentimento peculiare della gioia. Finch questo non accade, non si pu propriamente parlare damore; ma daltra parte giungere a questo livello non cosa che vada da s, ma deve essere perseguita volontariamente, seguendo e svolgendo la logica intrinseca dellamore stesso: per attuare lopera liberante dellamore necessario gi lesercizio forse quello pi radicale della libert. Questo ben visibile nel rapporto tra amore e sessualit. La relazione amorosa , ovviamente, sempre sessuata, ma non sempre sessuale. Anzi, non essenzialmente tale. Eppure lesperienza sessuale ha una rilevanza eccezionale, addiritura paradigmatica, per il mondo degli affetti. Essa infatti dotata di alcune caratteristiche che ne fanno la spontanea immagine della felicit. A motivo della peculiarit dl suo piacere, dellintensit della sua affettivit, della forza della sua relazionalit intersoggettiva, della potenza della sua fecondit sembra realizzare lesperienza damore al suo massimo grado. In realt, rispetto allamore e al suo impegno ontologico, la genitalit solo una possibile forma espressiva dellamore, che mantiene tutta la sua verit e la sua dignit nella misura in cui docile manifestazione dellamore e non pretende di esserne criterio e condizione. La sessualit ha il suo giusto rapporto con lamore nella misura in cui concepita e visuta con valore simbolico, cio come espressione parziale e intensiva della realt totale ed estensiva dellamore. Ma per giungere a un vissuto cos libero e magnanimo della sessualit necessario che lesperienza damore sia cresciuta al punto dessere in grado di ricomprendere in s e di proprozionare a s lintero mondo degli affetti. Solo a livello dellamore maturo si scioglie lenigma, che gi era stato segnalato a livello dellinnamoramento e che la concezione romantica dellamore non assolutamente in grado di risolvere. Al suo primo presentarsi, infatti, laffezione antinomica, perch non in grado di conciliare davvero la tensione tra affermazione di s ed esaltazione dellaltro: nella mozione dellaffetto si ama laltro per se stesso oppure la propria soddisfazione rispetto a cui laltro in fondo una mediazione strumentale? Prima che si avvii la logica dellamore vero e proprio lantinomia non risolvibile, appunto perch la felicit dellinnamoramento consiste esattamente nella corrispondenza, e quindi nel legame della reciprocit della soddisfazione. Nellesperienza damore, invece, la soddisfazione non incentrata sulla reciprocit dellintesa che evidentemente positiva e augurabile -, ma sul valore ontologico di s e dellaltro e sul beneficio obiettivo che linterazione procura, che la luce del giudizio fa vedere. Per questo lamore pu anche sopportare bench con sofferenza, ma senza contraddirsi - la condizione della non-intesa e, al limite, della non-reciprocit. La forza dellamore sta infatti nellintima convinzione che lamare ha in se stesso la sua ragione, perch la forma di massima pienezza sperimentabile della libert. Infatti, se la libert anche relazione gratuita ad unaltra libert, cio relazione ad unaltra libert come tale10, laccadere dellamore la forma pi densa di libert e quindi, ad un tempo e senza contrasto, affermazione dellaltro e affermazione di s. Nellamore lantinomia della relazione soddisfacente si risolve cos in paradosso: quello di un vincolo che libera, perch liberamente scelto e perch realizzante lintima natura della relazione
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libera. Quanto pi lamore autentico, tanto pi laffermazione dellaltro e laffermazione di s sono coestese. Giunto a se stesso lamore cos in grado di percepire la sua universalit , che esalta ancor pi la sua natura paradossale. Lamore, infatti, rivolto sempre e comunque a un Tu individuale; lamore non sopporta astrazioni, perch mira allesistente concreto. Ma proprio perch si rivolge in modo gioioso e operoso allesistere dellaltro, aperto e interessato allesistere dogni altro. In quanto lamore compiacimento per lesistere di un altro determinato soggetto, implicitamente compiacimento per lesistere dogni singolo altro. Lamore sempre esperienza metafisica, cio percezione intensiva dellessere e, quindi, non pu limitarsi, ma per sua natura aperto e disponibile alluniversalit concreta dellessere. Questo non unastratta possibilit, ma una realt ampiamente e chiaramente confermata dallesperienza: chi pi ama, pi capace damare; quanto pi intenso quel determinato amore, tanto pi esso capace di accogliere altri e di aver amore per altri. I coniugi che si amano desiderano lespansione del loro amore nei figli; la famiglia in cui ci si ama, aperta allamicizia e allospitalit; i genitori che amano i propri figli, sono capaci di farsi carico a vario titolo anche di quelli degli altri e cos via. Linnamoramento esclusivo, lamore invece espansivo. I medievali dicevano che il bene diffusivum sui: altrettanto bisogna dire dellautoespansivit dellamore, confermando cos il paradosso di un bene, quello dellamore, che sempre singolare ed insieme infinitamente partecipabile. Per questo - anche se ci non fa che accrescere il paradosso dellamore -non contraddittorio dire che esso come si accennava possibile anche nella condizione estrema della non corrispondenza. Sembra contraddittorio affermare come possibile una cooperazione, qual lopera damore, nella solitudine. In effetti non questa la condizione normale dellamare, ma tutto ci che siamo andati affermando sulla potenza damore, ci fa ora intendere che lamore pu operare per laltro in ogni caso; bench condizionato nelle sue forme e nei suoi modi, nei suoi tempi e nei suoi rendimenti dalla risposta dallaltro, allamore non si pu mai impedire il suo operare. Eppure, nonostante lattraente bellezza di questa prospettiva, ognuno avverte che le sue conclusioni non appartengono alla normalit dellesperienza; anzi esigono qualcosa deroico per essere attuate. Vivere lesperienza damore presenta, infatti, tre livelli di difficolt, che definiscono insieme tre aree di impotenza in contrasto con liniziativa dellamare. Innanzitutto, la difficolt di vivere totalmente la fiducia che limpresa amorosa comporta. Lamore, s detto, vive del giudizio sul valore di s e dellaltro e quindi sulla fiducia nella fruttuosit benefica della cooperazione. Nonostante ci appartenga alla fisiologia dellamore ed esprima con chiarezza, sostenuta da molte conferme, la logica stessa della vita, esperienza universale la difficolt di esercitare tutto il credito necessario. Unincertezza strana e uninaspettata pesantezza frenano lo slancio dellamore, quasi a non voler rischiare troppo e ad assicurarsi della buona riuscita della cosa facendo affidamento su un calcolo breve dei costi e dei benefici, incapace di far fronte allampiezza dellimpresa e al suo autentico bilancio. Ad un secondo livello, di maggior profondit, allamore fa obiezione la circostanza ben frequente - in cui la sua offerta di lavoro comune sia rifiutata. Se lamore affetto trasformato dal giudizio in volont di collaborazione benefica, la sua pi grande sofferenza non pu non essere il non trovare la disponibilit, totale o parziale,
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allinterazione. il momento della delusione e della tentazione di disperare di s, bench in se stesso come si diceva - lamore mantenga intatte le ragioni della sua iniziativa. Lamore infatti vale qui esplicitarlo non ha propriamente contrario: proprio per lassolutezza della sua libert, non ha e non pu avere ragioni a s contrarie. Linnamoramento, in quanto strutturalmente legato alla corrispondenza, pu capovolgersi nel suo contrario, lodio; lamore invece pu annientarsi, ma non pu capovolgersi. Tuttavia lannientamento dellamore una possibilit, che contraddice la sua natura, perch, in quanto affermazione gioiosa della realt dellaltro, di per s perenne. Si pone perci il problema di sapere se possibile salvare lamore dalla disperazione della solitudine. Ma, infine, un interrogativo pi grande e complessivo grava sullesperienza damore. Lamore infati non pu ignorare di essere in tensione polare con la spontaneit dellinnamoramento. Questa come si visto ha il significato di esprimere in modo eccezionale il desiderio che abita luomo di giungere ad una condizione desistenza in cui domini piena corrispondenza e compiuta armonia. Questa profezia lutopia dellamore, che, innegabile come principio dinamico dellaffezione umana, non saprebbe per dove trovare ragionevolmente la sua piena realizzazione storica. Lamore come si diceva la messa alla prova storica dellintuizione radicale di felicit, ma non ha in s la forza di produrre un compimento: esso lavoro benefico e gratificante, non instaurazione del paradiso. Non ci si pu non domandare, perci, se non si potr mai dare una condizione sintetica di storia damore e di felicit. Diventa chiaro a questo punto che lamore umano abitato da una profonda e inevitabilre drammaticit, perch da una parte ha in s il movimento della propria attuazione operosa e universale, ma dallaltra non garantito nella sua riuscita e nel soddisfacimento del suo pi radicale desiderio. Gli interrogativi che lesperienza dellamore presenta, ma a cui essa stessa non sembra poter rispondere, sono come tre segnali della necessit intrinseca allamore umano di guardare oltre se stesso, per vedere se non vi sia una condizione inedita dellamore in grado di riscattare lenigma della sua incompiutezza. I tre interrogativi possono essere letti come tre vie sulle quali lamore umano incontra dal suo interno la prospettiva religiosa; cio lipotesi della sua dipendenza da unenergia superiore capace di adempiere tutta la sua aspirazione, e in questo senso di salvarlo. Nel cristianesimo lamore umano salvato dalla sua partecipazione allamore di Dio, che non solo la ragione ultima della sua esistenza, ma che anche il principio della sua trasfigurazione, in forza del dono della sua agape trinitaria. La prospettiva religiosa qui si fa radicale: solo se lamore gi realt vivente e affermata, possibile sperare di giungere a farne lesperienza integrale; altrimenti gli interrogativi senza risposta, che rendono oscura la sorte dellamore, non possono non apparire come una minaccia, come la possibile morte dellamore. E la paura della morte11 sbarra la strada alliniziativa dellamore. Lamore, perci, che per sua natura non ha contrari, solo per grazia pu viversi come tale, cio pu divenire amore a cui nulla fa obiezione, amore assoluto, come quello di Cristo che nel venerd santo dellamore opera beneficamente nel tempo stesso della derelizione universale e della radicale ostilit. questa la testimonianza dei santi, che con s. Giovanni possono dire in pienezza di aver creduto allamore12 vittorioso di Cristo e di averne sperimentato leccezionale forza liberante.

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1 Cfr. H. Marcuse, Eros 2

e civilt, tr. it. Einaudi, Torino 1968.

Cfr. Gen., 1, 27: Dio cre luomo a sua immagine; a immagine di Dio lo cre; maschio e femmina li cre; Platone, Simposio, 189e: Landrogino era una unit per figura e per nome, costituito dalla natura maschile e da quella femminile accomunate insieme, e nelle forme e del nome (...) e 190d: Dunque, da cos tanto tempo connaturato negli uomini il reciproco amore gli uni per gli altri che ci riporta allantica natura e cerca di fare di due uno e di risanare lumana natura.
3 Per un ampio

inquadramento del tema cfr. sotto un profilo pi sociologico N. Luhmann, Amore come passione, Laterza, Bari 1985 e sotto un profilo pi filosofico e attento al paradigama classico A. Malo, Antropologia dellaffettivit, Armando, Roma 1999.
4

Per una pi ampia considerazione dellargomento cfr. F. Botturi, Lintrinseca dimensione religiosa dellessere umano, in AA.VV., Fondamenti antropologici dellinsegnamento della religione cattolica, a cura di C. Bresciani, La Scuola, Brescia 2000, pp. 9-34.
5 Gen., 2,15 6 Cfr.

e Lc., 9,33.

F. Alberoni, Innamoramento e amore, Garzanti, Milano 1990. Lautore riconosce in pagine suggestive che lesperienza umana strutturata secondo la polarit dellinnamoramento (che corrisponde alla condizione rivoluzionaria dello statu nascenti) e dellamore (che corrisponde allistituzione) e giustamente osserva che listituzione ha bisogno della vitalit dello stato sorgivo direi della sua utopia -; ma poi non rintraccia nessuna novit qualitativa nellamore, se non quella della permanenza e della stabilit, che per hanno solo nellinnamoramento la loro verit (p. 79). Linnamoramento risulta in definitiva il criterio dautenticit dellamore.
7 E. Fromm, Larte 8 Cos, infatti,

di amare, CIL, Milano 1963, p. 42 (corsivo mio).

ragiona lempirismo radicale contemporaneo, che giunge con coerenza a negare realt al soggetto come sostanza unitaria e permanente; cfr. D. Parfit, Ragioni e persone, Il Saggiatore, Milano 1989.
9 Cfr. V.

Melchiorre, Metacritica delleros, Vita e Pensiero, Milano 1977, in part. pp. 31-

123.
10

F. Botturi, Formazione della coscienza morale: un problema di libert, in AA.VV., Per una libert responsabile, a cura di G.l. Brena, Ed. Messaggero, Padova 2000, pp.73-95.
11 Ebr.2,15. 12 1

Gv. 4,16.

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