Sei sulla pagina 1di 6

IL PIANTO di Francesca Pruneri

mercoled 01 giugno 2005

Il tema del pianto come emozione liberatoria stato trattato da Alexander Lowen, allievo
diretto di Reich, il quale formul i principi di un efficace approccio terapeutico da lui stesso
denominato Analisi Bioenergetica, in cui presente la consapevolezza dellinutilit di un
lavoro sul sintomo non supportato da una piena comprensione ed elaborazione della
struttura del carattere.
IL PIANTO: Lo scioglimento della tensione mediante la liberatoria resa al corpo
di Francesca Pruneri
Il tema del pianto come emozione liberatoria stato trattato da Alexander Lowen, allievo
diretto di Reich, il quale formul i principi di un efficace approccio terapeutico da lui stesso
denominato Analisi Bioenergetica, in cui presente la consapevolezza dellinutilit di un
lavoro sul sintomo non supportato da una piena comprensione ed elaborazione della
struttura del carattere. Il fondamento di questo tipo di terapia lidentit funzionale e l
antitesi tra psiche e soma, tra processi psicologici e fisici. Questa convinzione deriva dal
fatto che la persona un essere unitario, quindi ci che avviene nella mente deve avvenire
anche nel corpo.
Questa visione resa esplicita in alcuni principi reichiani su cui si basa la pratica
terapeutica di Lowen (vegetoterapia a carattere analitico), come lidentit funzionale fra
tensione muscolare e blocco emozionale, e la correlazione tra reazione emotiva inibita e
insufficienza respiratoria. Infatti egli sottolinea come uninsufficiente fluidit ed ampiezza
respiratoria si rifletta in un disturbo del flusso delle sensazioni attraverso il corpo e quindi
in un indebolimento della risposta emozionale agli eventi della vita. Ad una respirazione
frammentaria far riscontro una risposta emozionale conflittuale e ambivalente.
Fondamentale in questo tipo di approccio, lidea della resa al corpo. Essa impopolare
per lindividuo moderno, il cui orientamento si basa sullidea che la vita sia una lotta e l
identit personale spesso pi legata allattivit del soggetto che al suo essere. In
questo contesto la parola "resa" equiparata a sconfitta, ma in realt solo la sconfitta
dellIo narcisistico per il quale limmagine pi importante della realt. Senza la resa dell
Io narcisistico non possibile abbandonarsi alla gioia, obiettivo di questo tipo di terapia.
In questo modo lIo riconosce il proprio ruolo subordinato al s, la propria funzione di
organo di coscienza e non di padrone del corpo.
Le tensioni muscolari croniche che soffocano e imprigionano lo spirito si sviluppano nell
infanzia per la necessit di controllare lespressione di emozioni intense, come paura,
tristezza, rabbia. Questi controlli non sono per sempre efficaci e a volte i sentimenti
vengono espressi a dispetto di ogni tentativo di controllo dellindividuo. Finch non
risolto il conflitto tra il bisogno di esprimere i sentimenti e la paura dellespressione, la
persona non libera di essere se stessa. Sono i sentimenti a fare paura, considerati come
minacciosi e pericolosi, ma se nellinfanzia ci era connesso alle conseguenze che
sarebbero seguite allespressione, nelladulto si tratta di una paura irrazionale. Il
sentimento verso cui si tende ad essere pi timorosi la tristezza, in quanto pu essere
molto profonda.
Un significativo cambiamento pu quindi avvenire solo arrendendosi al corpo e rivivendo
emotivamente il passato. Il primo passo di tale processo il pianto.
Piangere significa accettare la realt del presente e del passato. Quando ci abbandoniamo
al pianto percepiamo la nostra tristezza e ci rendiamo conto di quanto siamo stati feriti o
danneggiati. Non basta per un solo pianto a trasformarci, infatti lo scopo della terapia non
indurre il paziente a piangere, ma aiutarlo a recuperare la capacit di farlo liberamente e
con facilit. Piangere non cambier il mondo esterno, ma trasformer il mondo interiore
liberando la tensione e il dolore.
Si potrebbe dire che "piangere protegge il cuore", in quanto la vita un processo fluido che
si blocca completamente nella morte e parzialmente negli stati di rigidit dovuti alla
tensione. Piangere significa scongelare questo stato di disagio. Molto spesso al contrario, a
causa della paura ad abbandonarci al s, eliminiamo il nostro sentire con la tensione del
corpo e la riduzione della respirazione; ma facendo questo eliminiamo anche la possibilit
della gioia. Per superare questo blocco necessario capire che la disperazione appartiene

al pianto percepiamo la nostra tristezza e ci rendiamo conto di quanto siamo stati feriti o
danneggiati. Non basta per un solo pianto a trasformarci, infatti lo scopo della terapia non
indurre il paziente a piangere, ma aiutarlo a recuperare la capacit di farlo liberamente e
con facilit. Piangere non cambier il mondo esterno, ma trasformer il mondo interiore
liberando la tensione e il dolore.
Si potrebbe dire che "piangere protegge il cuore", in quanto la vita un processo fluido che
si blocca completamente nella morte e parzialmente negli stati di rigidit dovuti alla
tensione. Piangere significa scongelare questo stato di disagio. Molto spesso al contrario, a
causa della paura ad abbandonarci al s, eliminiamo il nostro sentire con la tensione del
corpo e la riduzione della respirazione; ma facendo questo eliminiamo anche la possibilit
della gioia. Per superare questo blocco necessario capire che la disperazione appartiene
al passato e non al presente, cos come la paura non ha origine da una minaccia presente
ma da un pericolo passato. Quindi lunico modo per liberarci dalle esperienze remote
quello di sciogliere la tensione attraverso il pianto.
Per arrivare a questo risultato, Lowen inizialmente invita il paziente ad approfondire il
respiro chiedendogli di emettere un suono a voce alta ad ogni espirazione tenendolo il pi a
lungo possibile. Dapprima frequente che il suono sia debole o che vi siano resistenze all
espressione fonetica, man mano che si prosegue il controllo cosciente comincer a cedere,
limpegno a prolungare il suono causer unespirazione forzata e di conseguenza un
respiro sempre pi profondo contattando la sede dei sentimenti pi nascosti; a questo
punto spesso il suono si trasformer in pianto.
La produzione di lacrime un meccanismo che scarica la tensione dagli occhi e in parte
anche dal corpo, dato che il sentimento della tristezza lo ammorbidisce. Infatti se gli occhi
sono ghiacciati dalla paura o contratti per il dolore, il fluire delle lacrime un processo di
scioglimento e addolcimento, simile allo sciogliersi dei ghiacci in primavera.
La capacit di versare lacrime alla base della capacit di provare compassione vedendo il
disagio in unaltra creatura, mentre con i singhiozzi esprimiamo una sofferenza
profondamente nostra. Inoltre se il dolore intenso e apparentemente insanabile, il pianto
pu prendere la forma del gemito, un suono pi continuo e acuto che esprime un dolore
molto profondo, percepito nel cuore.
Infine appartiene alla categoria del pianto anche il lamento, un suono basso con un
elemento di rassegnazione per un dolore che dura a lungo.
Da ci si capisce che la voce il canale di espressione di moltissimi sentimenti, e quindi,
dellespressione di s. Ogni limitazione alla voce costituisce una limitazione all
autoespressione e rappresenta una diminuzione del senso di s. Dato che tutti i pazienti
che soffrono di qualche carenza di autostima si sentono quasi come se non avessero il
diritto di parlare forte, importante lavorare con la voce in una terapia che cerchi di
rafforzare il s. Infatti chi sia stato inibito ad esprimersi emozionalmente attraverso il
suono, ad esempio piangendo, urlando o parlando ad alta voce, dovr tornare in possesso di
queste sue capacit represse per poter essere pienamente se stesso. Solo liberando lurlo,
il pianto o la sonorit inibiti, infatti, il paziente potr tornare in contatto con gli aspetti
rimossi della propria personalit che teneva imprigionati in una respirazione insufficiente.
Latto di urlare, per sua stessa natura, contiene sempre un elemento isterico, in quanto
unespressione incontrollata. Esso una reazione catartica in quanto serve a scaricare la
tensione quando il dolore o lo stress di una situazione diventano intollerabili. Anche il
piangere o il singhiozzare hanno la stessa funzione, ma generalmente si piange quando l
offesa cessata. Lurlo infatti unespressione aggressiva per limitare lattacco del
trauma, mentre il pianto il tentativo del corpo di sciogliere la sofferenza che fa seguito a
unoffesa.
A volte la reazione sfugge al controllo dellindividuo, che si trova a urlare o piangere
istericamente finch la furia si sar esaurita. Nella nostra cultura esiste un tab contro il
comportamento incontrollato in quanto ne abbiamo paura, ma la capacit di rinunciare al
controllo in momenti e luoghi appropriati, indice di maturit e padronanza di s, implica
anche lessere in grado di mantenere o ristabilire quel controllo quando opportuno o
necessario; perci quando si impara a lasciarsi andare ai sentimenti forti tramite la voce e
il movimento, si perde la paura di abbandonarsi al s.
Una delle cause della difficolt di alcuni pazienti di parlare ad alta voce o urlare pu essere
ricercata nella loro esperienza infantile. Questi bambini imparano a essere silenziosi e
sottomessi come tecnica di sopravvivenza. Tale tecnica generalmente persiste nella vita
adulta e non pu essere abbandonata fino a quando la persona non ha lesperienza che
urlare non implica una punizione. Daltra parte ci sono individui per i quali gridare quasi
uno stile di vita. Entrambi questi comportamenti derivano dal fatto che il bambino vive in
una costante sensazione di minaccia e terrore che gli impedisce di identificarsi con i
genitori e adottare il loro modello di comportamento, ma al contrario lo porta a ritirarsi in
se stesso.
Ci sono pazienti in cui la sofferenza talmente profonda da essersi riflessa nel loro corpo.

il movimento, si perde la paura di abbandonarsi al s.


Una delle cause della difficolt di alcuni pazienti di parlare ad alta voce o urlare pu essere
ricercata nella loro esperienza infantile. Questi bambini imparano a essere silenziosi e
sottomessi come tecnica di sopravvivenza. Tale tecnica generalmente persiste nella vita
adulta e non pu essere abbandonata fino a quando la persona non ha lesperienza che
urlare non implica una punizione. Daltra parte ci sono individui per i quali gridare quasi
uno stile di vita. Entrambi questi comportamenti derivano dal fatto che il bambino vive in
una costante sensazione di minaccia e terrore che gli impedisce di identificarsi con i
genitori e adottare il loro modello di comportamento, ma al contrario lo porta a ritirarsi in
se stesso.
Ci sono pazienti in cui la sofferenza talmente profonda da essersi riflessa nel loro corpo.
Lo si vede nelloscurit degli occhi, nella tristezza dellespressione, nelle mascelle serrate
e nella rigidit di tutto lapparato muscolare. Sono persone che hanno perduto
precocemente nellinfanzia la capacit di godere, quando la loro innocenza fu spezzata e la
loro libert distrutta. Essi sono sintonizzati sulla sopravvivenza, quindi si aspettano solo
cose negative dalla vita e non sono preparati ad incontrare n tantomeno a rispondere alla
gioia. Ci non vuol dire che essi non vogliano il piacere, ma essendo corazzati contro un
possibile attacco, non sono aperti allamore e di conseguenza al piacere. Lapertura alla
vita li fa sentire troppo vulnerabili e la paura li fa chiudere di nuovo.
Il primo passo nel processo terapeutico verso la gioia sentire ed esprimere la propria
tristezza attraverso lautoespressione. Infatti piangere o gridare non sono terapeutici a
meno che non si sappia perch si piange e lo si possa esternare con le parole, in quanto
cos facendo lIo identificato col sentimento. Dare parole al sentimento aiuta a stabilire
questa connessione, mente e corpo operano insieme per fornire un pi forte senso di s.
Perch queste parole abbiano valore, il paziente deve quindi essere in contatto con i propri
sentimenti, in quanto un paziente che non percepisca la propria tristezza e non sia in grado
di piangere non pu essere raggiunto con le parole.
Bisogna per tenere in considerazione il fatto che luomo ha imparato a controllare la sua
voce proprio per non rivelare i suoi sentimenti pi intimi. Infatti possibile parlare con un
tono piatto e privo di emotivit oppure si pu alzare la voce per nascondere il fatto che ci
sentiamo tristi. Questa regolazione della voce si esercita ampiamente attraverso il controllo
della respirazione. Quindi, visto che se si respira pienamente la voce rifletter
naturalmente i sentimenti, un modo per far entrare il paziente in contatto con la propria
emotivit quello di approfondire il suo respiro.
Una delle ragioni per cui lanalisi bioenergetica si concentra sul corpo che le sole parole
raramente sono abbastanza forti da evocare i sentimenti repressi. La repressione dei
sentimenti opera dellIo che osserva, controlla e censura le nostre azioni attraverso le
parole, cos come il corpo si esprime attraverso il suono. Si pu dissimulare con le parole,
ma pi difficile farlo con il suono. Un assioma di questa teoria il fatto che il coro non
possa mentire. Tuttavia, molte persone sono cieche allespressione corporea, avendo
imparato molto precocemente a credere alle parole che si odono pi che a ci che si sente.
Questo particolare tipo di cecit si manifesta nelle persone in cui se si sottolinea il loro
bisogno di piangere, rispondono di non avere nessuna difficolt a farlo. In realt il loro
problema consiste nellincapacit di piangere liberamente al punto da raggiungere il fondo
della loro tristezza. Infatti per essere liberatorio il pianto deve sgorgare dalla pancia,
essere profondo e continuo come il respiro.
Questo problema riguarda persone cresciute in un clima di terrore continuo, dove sono
venuti a mancare i sani rapporti coi genitori che normalmente caratterizzano linfanzia.
Questa situazione viene vissuta come irreale dal bambino, come un sogno dal quale spera
un giorno di svegliarsi. Cos quando crescer ed uscir dalla situazione, la sua mente
considerer lesperienza come se non fosse realmente accaduta.
difficile emozionarsi per qualcosa che "non realmente accaduto", questo spiega il
motivo per cui altrettanto arduo far emergere, durante la terapia, qualsiasi risposta
emotiva in questi pazienti. Tuttavia gli effetti di questa esperienza sono ancora pi
insidiosi.
Quando la realt si tinge di unatmosfera di irrealt, la mente si protegge dalla confusione
diffidando delle sensazioni e dei sentimenti, nega la loro validit ed opera solo sulla base
della logica e della razionalit. In verit, queste presuppongono lesistenza del sentimento,
ma il comportamento non proviene direttamente da esso. In queste persone presente una
qualit inumana o irreale ed esse, inevitabilmente, divengono dei "mostri" agli occhi di
coloro i quali hanno bisogno e diritto di aspettarsi da loro una risposta emozionale. La
disumanit, che da bambini ha provocato in loro orrore, genera in questi ancora disumanit,
la quale si trasforma in orrore per la generazione successiva.
Tristezza e gioia derivano da sensazioni che hanno origine nel ventre. Analogamente il
riflesso orgasmico ha luogo quando il ritmo respiratorio fluisce liberamente nel bacino. In
questa resa al corpo c un senso di libert e di eccitazione, che produce gioia. Di

Quando la realt si tinge di unatmosfera di irrealt, la mente si protegge dalla confusione


diffidando delle sensazioni e dei sentimenti, nega la loro validit ed opera solo sulla base
della logica e della razionalit. In verit, queste presuppongono lesistenza del sentimento,
ma il comportamento non proviene direttamente da esso. In queste persone presente una
qualit inumana o irreale ed esse, inevitabilmente, divengono dei "mostri" agli occhi di
coloro i quali hanno bisogno e diritto di aspettarsi da loro una risposta emozionale. La
disumanit, che da bambini ha provocato in loro orrore, genera in questi ancora disumanit,
la quale si trasforma in orrore per la generazione successiva.
Tristezza e gioia derivano da sensazioni che hanno origine nel ventre. Analogamente il
riflesso orgasmico ha luogo quando il ritmo respiratorio fluisce liberamente nel bacino. In
questa resa al corpo c un senso di libert e di eccitazione, che produce gioia. Di
conseguenza il blocco del ritmo respiratorio, in modo che non raggiunga il bacino, deriva
dalla paura di lasciarsi andare alleccitazione sessuale e provocher tristezza. A questo
punto, se si in grado di sciogliere la tensione attraverso il pianto, si ristabilir il senso di
libert e di pienezza e si recuperer una sensazione positiva del corpo.
A questo proposito, interessante notare che le donne singhiozzano con pi facilit degli
uomini. Questo dovuto da una parte alleffetto culturale per cui i bambini, a differenza
delle bambine, sono indotti a vergognarsi se piangono, dallaltra alla struttura corporea
femminile che, in genere, pi flessibile di quella degli uomini.
Nellinfanzia il pianto il segnale di una situazione di disagio. Il bambino incapace di
sopportare la tensione, cos comincia a fremere; contrae la mascella e si irrigidisce, poi
comincia a dimenarsi mentre singhiozza profondamente. Quei singhiozzi sono come
convulsioni che corrono lungo il corpo nel tentativo di scaricare la tensione prodotta dal
disagio. Quando la sua energia esaurita e non pu pi piangere, si addormenta per
difendere la propria vita.
Il pianto di un bambino pi di una semplice richiesta di aiuto, infatti anche quando la
madre risponde, il bimbo pu continuare a piangere per un certo tempo, emettendo un
suono continuamente frammentato, in armonia col ritmo della respirazione.
Oltre al pianto, anche il riso ha un effetto catartico, ma questultimo inefficace e privo di
significato quando si tratta di liberare un individuo dalla disperazione repressa. Il riso pu
infatti dare un sollievo temporaneo, ma non appena si smette di ridere si torner al punto
di partenza.
Bisogna tener presente anche il fatto che in molte persone il riso una copertura. Se la
persona si trova in terapia perch nella sua vita sono presenti gravi problemi che ha
difficolt ad accettare. Ridere in questa situazione deve essere considerato come una
resistenza ad abbandonarsi, una negazione della realt dei propri sentimenti.
Certamente molto pi facile ridere che piangere, infatti lesperienza di ognuno porta a
credere che il riso avvicini le persone, mentre il pianto potrebbe farle allontanare. Questo
dovuto al fatto che molti individui hanno difficolt a rispondere al pianto di un altro perch
tocca quel dolore e quella tristezza che si sforzano di negare in se stessi.
Quando una persona piange, ogni singhiozzo una pulsazione di vita che percorre il corpo.
Nel momento in cui essa raggiunge il bacino provoca un movimento in avanti. Nel pianto
profondo, che molto raro, la persona che piange pu sentire realmente sulle pareti
pelviche la pulsazione che attraversa il canale interiore.
Unaltra dimensione del pianto quella dellampiezza delle onde, che si esprime nel
concetto di suono pieno, che si ha quando la bocca, la gola, il torace e laddome sono molto
aperti. Il grado di apertura determina quanto lindividuo sia aperto alla vita; quando
diciamo che un paziente chiuso in se stesso significa che gli occhi possono essere freddi,
le labbra tirate, le mascelle serrate, la gola contratta, il collo irrigidito, il ventre appiattito e
il sedere spinto in dentro.
La terapia un processo di apertura alla vita, sia psicologicamente che fisicamente. Quindi,
prima di aprire il cuore, si dovr intervenire per aprire questi passaggi attraverso cui i
sentimenti fluiscono nel mondo.
---------------------------------------------------------------------Personalmente pensando al pianto la prima immagine che appare nella mia mente quella
del bambino al momento del parto. Ci potrebbe indurre a pensare che sia la cosa pi facile
e naturale al mondo, visto che gi i neonati sembrano portare in s la capacit innata di
piangere.
Questo il motivo che mi ha incuriosito e mi ha spinto ad approfondire tale argomento, il
fatto che unazione cos comune possa nascondere significati e tematiche tanto profonde.
Non avevo mai pensato che ci potessero essere gradi di intensit e modi diversi di piangere
e venendone a conoscenza ho scoperto una serie di riflessioni e problemi affascinanti e
stimolanti. Ci pu essere dovuto al fatto che il pianto un tema che riguarda ognuno di
noi, ed interessante analizzare le relazioni di questa azione sulla nostra personalit.

---------------------------------------------------------------------Personalmente pensando al pianto la prima immagine che appare nella mia mente quella
del bambino al momento del parto. Ci potrebbe indurre a pensare che sia la cosa pi facile
e naturale al mondo, visto che gi i neonati sembrano portare in s la capacit innata di
piangere.
Questo il motivo che mi ha incuriosito e mi ha spinto ad approfondire tale argomento, il
fatto che unazione cos comune possa nascondere significati e tematiche tanto profonde.
Non avevo mai pensato che ci potessero essere gradi di intensit e modi diversi di piangere
e venendone a conoscenza ho scoperto una serie di riflessioni e problemi affascinanti e
stimolanti. Ci pu essere dovuto al fatto che il pianto un tema che riguarda ognuno di
noi, ed interessante analizzare le relazioni di questa azione sulla nostra personalit.
Infatti ho sempre pensato che una persona potesse essere pi o meno incline al pianto per
delle sfumature superficiali del carattere, ma non avevo mai riflettuto sul fatto che
piangere un bisogno sentito da ognuno di noi, che in qualcuno per non riesce a
emergere. In altre parole pensavo che un individuo particolarmente restio al pianto
semplicemente non sentisse lesigenza di piangere trovando altre valvole di sfogo, senza
riflettere sul fatto che forse ci potesse dipendere da una concreta incapacit di versare
lacrime.
Riguardo a questo punto, vorrei portare la mia esperienza personale. Ho infatti riflettuto sul
fatto che fino a qualche tempo fa non fossi molto propensa al pianto, considerandolo forse
un segno di debolezza se fatto davanti ad altre persone, una dichiarazione di sconfitta. La
cosa che per mi ha colpito maggiormente il fatto che ci non era dovuto al desiderio di
fare bella figura con le persone care mostrandomi pi forte di quanto lo fossi davvero,
perch anche quando ero sola non sentivo il bisogno di piangere. O meglio, probabilmente
sentivo lesigenza di sfogare fisicamente la tristezza che provavo, ma non lo facevo in
questo modo. Forse ci era dovuto al fatto che io fossi sempre stata agli occhi di tutti una
persona allegra, positiva e senza sofferenze e di conseguenza, essendo molto insicura, mi
sentivo in dovere di mantenere questa parte per essere accettata. Affermo ci perch ho
notato che avendo da qualche tempo iniziato ad avere pi fiducia in me stessa e ad essere
molto pi sicura di valere non solo per i miei pregi ma anche per i miei difetti, ho
cominciato, senza rendermene conto, a piangere molto pi spesso.
Credo che lunica mia paura inconsapevole verso il pianto fosse quindi quella di lasciarmi
andare alla tristezza e perdere la mia natura ottimista, come se impedire il fluire delle
lacrime potesse essere un modo per mettere una barriera tra me e la sofferenza che
cercavo di ignorare; barriera che sarebbe crollata nel momento stesso in cui avessi dato via
libera al pianto.
Mi sento di dire queste cose proprio perch ora piango abbastanza spesso, ogni volta che mi
succede qualcosa che reputo causa per me di sofferenza, quindi come traggo beneficio ora
dal pianto, ne avrei probabilmente avuto bisogno anche prima, anche se non ne ero
consapevole.
Ci non toglie che nella mia visione del fenomeno, il piangere davanti ad ogni minima
difficolt sia da me considerato negativamente come indice di immaturit e di scarsa
capacit di affrontare i problemi, anche se forse dicendo questo confondo il pianto di cui
parla Lowen, profondo, liberatorio e funzionale allindividuo, con il piagnucolare, tipico a
mio avviso,
di chi vuole che le cose avvengano sempre secondo la propria volont e si sente ferito da
ogni pi piccolo cambiamento non previsto di fronte a cui si sente impreparato.
Con questo non ho ancora capito cosa spinge una persona a piangere anche solo davanti ad
una scena commovente durante un film. Personalmente non mi mai capitato a quanto
ricordo, e mi sono spesso chiesta se questo fosse indice di una mia poca sensibilit o di
egoismo.
Ho sempre pensato che questa mia scarsa partecipazione emotiva alla visione di un film
fosse dovuta al fatto di saper distinguere tra finzione e realt, senza farmi coinvolgere
troppo da storie di fantasia, ma studiando gli scritti di Lowen ho scoperto che egli
identificava lazione peculiarmente umana di versare lacrime con la capacit di provare
compassione, dovuta al fatto di vedere il disagio, la tristezza o il dolore nel prossimo,
sentimento che si pu manifestare appunto in tali circostanze. Ho notato che la maggior
parte delle persone, alla richiesta di descrivere il proprio carattere, non mancheranno di
dire con sicurezza di essere molto sensibili. Forse si afferma ci perch non esserlo
potrebbe essere considerato disdicevole allinterno della nostra societ, ma credo che
buona parte di essi sia profondamente convinto di esserlo. Visto che non credo che tra noi
ci siano solo persone molto compassionevoli, riflettendo sulla mia insensibilit verso i film
mi venuto il dubbio di appartenere a questa categoria di persone che danno per scontata
la loro umanit, e ci sarebbe particolarmente significativo per me, vista la professione che
ho deciso di intraprendere.

identificava lazione peculiarmente umana di versare lacrime con la capacit di provare


compassione, dovuta al fatto di vedere il disagio, la tristezza o il dolore nel prossimo,
sentimento che si pu manifestare appunto in tali circostanze. Ho notato che la maggior
parte delle persone, alla richiesta di descrivere il proprio carattere, non mancheranno di
dire con sicurezza di essere molto sensibili. Forse si afferma ci perch non esserlo
potrebbe essere considerato disdicevole allinterno della nostra societ, ma credo che
buona parte di essi sia profondamente convinto di esserlo. Visto che non credo che tra noi
ci siano solo persone molto compassionevoli, riflettendo sulla mia insensibilit verso i film
mi venuto il dubbio di appartenere a questa categoria di persone che danno per scontata
la loro umanit, e ci sarebbe particolarmente significativo per me, vista la professione che
ho deciso di intraprendere.
Oltre a queste considerazioni personali, lapprofondimento di questo argomento mi ha
fatto scoprire anche cose curiose, come per esempio il fatto che esista un vero e proprio
studio delle lacrime, la dakriologia, che ne analizza effetti, particolarit e perfino
composizione chimica. Al riguardo si scoperto che le lacrime contengono peculiari
sostanze, cio lormone ACTH, il lisozima, lencefalina e lormone prolattina.
Riporto queste notizie scientifiche in quanto sono alla base di uninteressante intuizione.
Lowen affermava che le donne piangono molto pi facilmente degli uomini a causa della
differente cultura e della struttura corporea pi flessibile. In base a questi studi, si invece
venuti a sapere che le donne possiedono un livello di prolattina, uno dei componenti fisici
della lacrima, maggiore degli uomini. Quindi questa differenza di genere potrebbe essere
dovuta ad una semplice disparit di composizione chimica. Ci dimostrato anche dal fatto
che somministrando a dei pazienti depressi dopamina, inibitore della prolattina, si
attenuavano le crisi di pianto nei soggetti.
Interessante a mio avviso inoltre la scoperta che queste sostanze sono presenti solo nelle
lacrime delle persone che piangono per autentiche emozioni, in quanto in quelle provocate
da una cipolla tagliata non si trovano n ormoni n enzimi, e credo che questo possa essere
ricollegato al fatto che in questa circostanza le lacrime abbiano uno scopo meramente
fisico di pulizia degli occhi, mentre nel vero pianto la loro funzione principale quella di
scaricare le emozioni dolorose tramite lespulsione dal corpo delle componenti organiche
alla base di questi sentimenti.