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Educazione e rivoluzione

Per diventare persone Paul Goodman


a cura di Vittorio Giacopini

I QUADERNI

I LIBRI DE LO STRANIERO

Educazione e rivoluzione
Per diventare persone Paul Goodman
a cura di Vittorio Giacopini

2010 Edizioni dellAsino Isbn 978-88-6357-046-5 Distribuzione PDE spa Progetto grafico Orecchio Acerbo Hanno collaborato: Goffredo Fofi, Giulio Marcon, Francesca Nicora, Sara Nunzi, Nicola Missaglia, Luigi Monti, Fausta Orecchio, Nicola Villa. La traduzione di Luniverso del discorso in cui crescono di Lucia Lazzarini. Le Edizioni dellAsino sono un progetto frutto della collaborazione tra Lunaria e Lo Straniero con la partnership di Redattore Sociale www.gliasini.it

Introduzione

In una delle sue assillanti ma puntuali lettere sulle istituzioni e la societ, Paul Goodman (New York City, 1911-1972) cita la definizione di Kierkegaard che paragona la fede a un salto e luomo di fede a un acrobata o a un equilibrista senza rete. un autoritratto indiretto e una confessione. Il tema chiave di tutti gli scritti di Paul Goodman (anche di quelli presenti in questa raccolta) sono la comunit che non abbiamo, la frigidit che pervade istituzioni anonime, le inibizioni, i pregiudizi, le repressioni di un modo di vita inevitabile e lobbligo per chi vuole agire, dissentire o testimoniare di lanciarsi nel vuoto e di rischiare tutto proprio come un acrobata o un cascatore. Goodman si definiva un conservatore neolitico, un patriota anarchico e un free-lance rinascimentale: un umanista. In Five Years, questo suo impudico, personalissimo quaderno di appunti e di pensieri per un tempo inutile, Goodman osserva che il fine autentico degli human studies non pensare o conoscere ma costruire un tipo di presenza e tutti i suoi lavori politici e letterari, i suoi testi anarchici, le sue analisi di sociologia, pedagogia, urbanistica o psicologia esprimono davvero unetica della presenza inesorabile e costituiscono un elogio incessante della virt capitale dellattenzione, un invito indiscreto ma convinto a una gentler curiosity e alla necessit sociale del coraggio, dellimpazienza e della fantasia. Per natura io non sarei fatto per la politica. In linea di principio sono daccordo con gli hippy. Fanno politica quando c qualcosa che li indigna [...] Ma io faccio politica per una concezione idiota che ho di me stesso come uomo di lettere: sono quel tipo di scrittore che deve aver prima fatto il suo dovere di cittadino, di padre e via dicendo. Di qualsiasi cosa scegliesse di parlare, Goodman era sempre (troppo) personale e la sfacciataggine, limpudicizia e la sincerit resteranno i suoi marchi di fabbrica pi caratteristici. Anche La giovent assurda, il saggio che gli avrebbe dato qualche quattrino e la celebrit, scritto nella stessa maniera.
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Col tono di un arrabbiato di mezza et, deluso ma non rassegnato, la spericolata incoscienza di un acrobata che ha scelto di combattere a ogni costo qualsiasi forma di establishment o di potere e il curioso patriottismo di un militante anarchico che lotta per il suo paese contro il Sistema che lo sta distruggendo. Le parole magiche, le coppie mentali cruciali dellintera riflessione di Paul Goodman sono autonomia e Sistema, grazia e avvilimento, potere e anarchia. Per tutta la vita, avrebbe continuato a scrivere da provocatore e da libertario invischiato nel presente, che non fissa lo sguardo verso un futuro stato di cose ma si ostina ad aggiungere valore, lavora sui margini incerti delle cose e rivendica, contro tutto e tutti, una possibilit di indipendenza mentale e azione autonoma intesa come grottesca, paradossale capacit di vivere nella societ attuale come se fosse una societ naturale. Ma anche se non rinuncer mai a questo puntiglio della volont e a unostinata e latente forma di speranza, Goodman estremamente consapevole di attraversare una paurosa stagione di stasi democratica e una fase di stallo impressionante. I suoi due testi pi lucidi e aggressivi dei primi anni sessanta (La giovent assurda e The Universe of Discourse in Which They Grew Up, qui tradotto per la prima volta) sono forse tra le requisitorie pi violente mai recitate contro la chiusura della vita americana, la trasformazione della comunit in Sistema, lesaurimento definitivo della sfera pubblica, e listupidimento radicale di ogni dimensione dellesistenza privata e collettiva al tempo della societ opulenta. Il suo libro pi celebre dice tutto il suo programma gi dal titolo. Goodman parla senza mezzi termini di giovent assurda o per meglio dire, come nelloriginale, di crescere nellassurdo, senza speranza. un assurdo politico e sociale che non ha nulla di esistenzialismo la page, non mai glamour. Da subito il libro esplicita le sue intenzioni politiche e pedagogiche radicali, lodio per il Sistema e la necessit di una riforma drastica di tutto il tessuto psicologico e morale di una vita in comune che non offre pi occasioni decenti di esperienza, riconoscimento, seriet, gratificazione. I ragazzi non possono crescere ma sono condannati a farlo lo stesso. Non c scampo. Il mito di Peter Pan non fa neppure in tempo a prendere corpo: nessuno pu restare bambino. Tutti devono andare avanti, adattarsi, inciampare in un modello di adolescenza desolante, restare impigliati in un ideale di carriera e di vita adulta precondizionato e deprimente. La pedagogia libertaria e la critica sociale anarchica di Goodman nascono dalla protesta assoluta contro una decadenza scandita dallalto e dalla rivolta contro il Sistema, lOrganizzazione. Potenzialit sciupate, energie svendute e strade ostruite, stimoli idioti. La grazia dellinfanzia viene immolata sul discutibile altare dellefficienza, della complessit funzionale e di un rigore che non serve a niente. Scrive:
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Nella nostra societ bambini intelligenti e vivaci, potenzialmente capaci di conoscenza, di nobili ideali, sforzi onesti [...] vengono trasformati in bipedi inutili e cinici o in giovani per bene chiusi in trappola o precocemente rinunciatari, sia dentro che fuori il sistema organizzato. Il mio scopo semplicemente questo: dimostrare come oggigiorno sia disperatamente difficile per un bambino normale crescere fino a farsi uomo perch il nostro attuale sistema organizzato non richiede uomini; sono pericolosi, non convengono [...]. Anarchico impenitente, Goodman non si limita a scrutare le cose dal basso o a criticare la societ dai suoi margini estremi, restando di sbieco. Quello che lo interessa veramente sono le (scarse) situazioni ancora aperte, quelle rarissime circostanze esistenziali e morali che in qualche forma misteriosa ancora resistono ai processi della socializzazione elementare, stanno prima della politica, non sono gi state interamente modellate da convenzioni, norme, conclamate abitudini sociali. Senza farsi particolari illusioni sullintelligenza, la risolutezza morale o la lucidit politica dei suoi giovani, matti alleati provvisori, Goodman scrive La giovent assurda simulando una sorprendente metafisica della giovent e la visione ancora indefinita, esigente e arrabbiata di chi, almeno per motivi anagrafici e biologici, deve ancora entrare nel gioco sociale fino in fondo ma intuisce o sa confusamente che il futuro che sembra aspettarlo senza scampo una messinscena. La giovent assurda non il prototipo dellinfinita serie di trattati sociologici, opuscoli edificanti o manualetti ribellisti dedicati al problema giovanile o alladolescenza. Nel punto di vista obbligato e sospeso delladolescenza Goodman ritrova lo sguardo che non vede quello che vedono tutti / e quello che nessuno vede adora (Umberto Saba), la possibilit (a rischio) di una straordinaria fedelt a se stessi e unopinione sulla societ estranea e irriducibile alle sicurezze narcotizzanti delle scienze sociali. La giovent assurda stato letto spesso non del tutto a torto come un vangelo della rivolta e una profezia della contestazione degli anni sessanta. Ma questo testo ambiguo, indignato, irrimediabilmente sfumato e polivalente soprattutto un pamphlet politico, un manifesto di contro-pedagogia militante e una provocazione disperata. Per Goodman la speranza di sopravvivere al Sistema scaturisce comunque dal negativo, dal senso prezioso di una rivolta molto ragionevole, dallostinazione. Le cose davvero essenziali rimangono il dovere e il diritto di non adattarsi e la necessit di proteggere in qualche modo e con tutti i mezzi lesistenza di cose che la gente non vuole imparare, di pulsioni, istinti e caratteri che non vuole abbandonare. Di rado un impulso autenticamente pedagogico e linteresse per la crescita vanno daccordo col pensiero radicale, con lodio per lo stato di cose esistenti e le autorit costituite. In genere prevale sempre il ricatto
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mentale che per crescere bene, svilupparsi, diventare grandi, ci sia bisogno di istituzioni stabili, rispetto per lautorevolezza (se non direttamente per le autorit) e un clima sociale di pace, fiducia, armonia. Niente pi lontano dallindole e delle convinzioni anarchiche di Goodman di questa cautela appiccicosa. Se la modernit, il Sistema e tutto quanto, tengono la situazione sotto controllo, per il momento liberazione vuol dire far scoppiare il casino. Ma anche per fare casino ci vuole metodo; una visione del futuro, un obiettivo. Mentre attacca il perbenismo di integrati, squares, opportunisti, yes-men e piccoli carrieristi con tanto di cravatta e modi compiti, Goodman non risparmia mai il delirio di autosufficienza, il narcisismo delle piccole differenze e la supponenza di molti caricaturali nemici del sistema, che se ne stanno appartati nella stanza chiusa a fare commenti sferzanti sulla stanza chiusa e la cui protesta non ispirata alla giustizia sociale, ma al disprezzo degli altri e allauto disprezzo. Oltre che un manifesto della rivolta radicale, La giovent assurda si rivela cos anche una fenomenologia (senza compiacimenti) e una critica lucida e impietosa delle possibili forme di fuga stereotipata o di secessione rituale dalla societ. Senza rinunciare mai al suo radicalismo intransigente e a una sincera simpatia per i giovani intelligenti pi arrabbiati e delusi dal Sistema, Goodman privilegia in ultima analisi una zona intermedia, la posizione sociale ed esistenziale di chi oscilla tra ladesione e la rivolta, e tutti quei tentativi di lotta, critica, protesta che senza simulare unestraneit assoluta alla societ hanno deciso di situarsi quasi ai margini, lungo lincerta, scivolosa, linea di demarcazione che separa le pi squallide forme di sudditanza, integrazione e capitolazione alle regole implicite del Sistema dallillusione di unestraneit garantita, fine a se stessa e mistificata. Quelli sprecati nella corsa dei topi, sono le grandi risorse sprecate del nostro paese. Ma essi non costituiscono problemi: sono semplicemente infelici e falliti. Quelli che invece costituiscono problema sono quelli che non possono operare nel sistema organizzato n possono trascurarlo completamente. Il fuori in qualche modo non esiste. Anche chi smaschera linganno delladattamento e si accorge che quella stanza chiusa solo apparentemente, fa un passo avanti ma non si sottrae alla natura totale del Sistema. La scena continua a svolgersi in interni. Fuori dalla stanza si aprono corridoi, altre camere in ombra e scale, scantinati, solai, terrazzini pericolanti, curiosi ripostigli dove si affastellano rimasugli di epoche trascorse, cimeli e avanzi grotteschi del passato. Ma non c mai una porta che d sulla strada o un cancello da chiudersi alle spalle per uscire nel mondo. Nessuno riesce ad andare oltre il giar6

dino. per questo che Goodman continua a interessarsi di chi resta in mezzo al guado, non accetta di stare nel Sistema ma non pu trascurarlo del tutto. una posizione difficile, non particolarmente romantica, ma vera. Nella Giovent assurda anche le esperienze pi oneste e coraggiose di secessione volontaria e di rifiuto integrale della societ i giovani arrabbiati inglesi, i beat americani restano segnate dal marchio del Sistema. Non possono essere autentiche, definitive, autosufficienti. Per quanto affascinante, la contro-teologia esistenzialista del negro bianco, dellhipster o del ribelle, teorizzata a squarciagola da Norman Mailer, non convincente per chi come Goodman si rende conto suo malgrado che il carattere fin troppo umano del Sistema offusca tutte le distinzioni, rende spesso caricaturali anche lantagonismo e la rivolta. La proposta anarchica di Goodman la sua risposta a questo stato di cose bloccato parte dallimpossibilit di una separazione garantita dalla societ ed un invito alla consapevolezza. Nel clima della societ totale, si ripresenta per ciascuno lo stesso paradosso: il destino di vivere in un mondo a cui non ci si pu adattare e a cui non si pu rinunciare. Mentre continua a criticare il conformismo e uneducazione pratica basata sulla seduzione dei consumi e sulla paura del potere, Goodman confuta in anticipo anche linvito di Marcuse al Grande Rifiuto. La sua concezione anarchica e pragmatica continua a considerare essenziale questo intreccio costante tra paura e desiderio. Siamo costretti a vivere in un unico mondo, e parte del mondo mi appartiene. Forse impossibile vivere in questa societ, ma rinunciare e ritirarsi non giusto: vorrebbe dire fare un favore al potere, automutilarsi, cedere spazio alla frigidit delle istituzioni, capitolare davanti alla politica. Fin dove possibile bisogna provare a reagire, fare proposte concrete in senso comunitario, evocare situazioni diverse, capaci di moltiplicare le forme di iniziativa e di esperienza, immaginare schemi di decentramento del potere, nuovi ambiti di autonomia, grazia, avventura, indipendenza. Prima di isolarsi dalla societ bisogna provare a darsi da fare e agire as citizens, as society-makers. La societ in cui vivo, scriver nellintroduzione alla sua raccolta di lettere arrabbiate, mia, e aperta alla mia voce e alla mia azione. Il governo, i consigli scolastici, le chiese, le universit, le case editrici e i media sono mie agenzie come cittadino. Quando non sono pi mie, quando diventano indifferenti anche alla mia voce e alla mia azione, allora la mia opposizione diventa rivoluzionaria: allora penso che debbano essere smantellate e che bisogna ripartire da zero. In termini di autonomia e indipendenza la cosa essenziale non vincere ma vendere cara la pelle, resistere, e in caso di sconfitta riconoscerlo e prenderne atto. A un certo punto bisogna tracciare una linea. Ma senza fare tante storie, e senza isterismi, angosce purgatoriali, fatalismo:
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In una societ mista di coercizione e natura latto tipico dei libertari quello di tracciare un limite, un confine al di l del quale essi smettono di collaborare. Tutti gli esami di coscienza e le angosce purgatoriali riguardano questa domanda: dove tracciare il limite? Sar schietto: tutta questansia irragionevole. [...] Ma tracciamola questa linea, e facciamola finita!. Vittorio Giacopini

Nota ai testi

Tracciare il limite un testo degli anni di guerra, poi ripubblicato nel 1946 in The May Pamphlet. Pensare per Utopie apparve sul numero del luglio 1961 della rivista Commentary. Appunti di un conservatore neolitico viene dalla quarta parte di New Reformation (Vintage Books, 1971). Riflessioni sul principio anarchico, del 1966, stato pubblicato per la prima volta su Anarchy. Confusione e disordine, uno degli ultimi scritti di Paul Goodman, apparso su Earth, agosto 1971 (per tutti questi testi, la traduzione quella di Guido Lagomarsino, cfr. Paul Goodman, Individuo e comunit, a cura di Pietro Adamo, Eluthera 1995). Il saggio su Leducazione incidentale ripreso dal volume collettaneo Summerhill in discussione, Franco Angeli 1975. Luniverso del discorso in cui crescono apparve su Channels, fall 1963. La traduzione di Lucia Lazzarini condotta sul testo pubblicato in Compulsory Miseducation, Vintage Books 1964. Si ringraziano la casa editrice Eluthera, Alberto Ghidini, Giacomo Borella.

Tracciare il limite

Una societ libera non pu essere limposizione di un ordine nuovo al posto di quello vecchio: lampliamento degli ambiti di azione autonoma fino a che questi occupino gran parte della vita sociale (il fatto che una liberazione di questo genere sia graduale non vuol certo dire che possa avvenire senza rottura rivoluzionaria, perch in molti campi, per esempio nella guerra, nelleconomia, nelleducazione sessuale, qualunque liberazione autentica prevede un cambiamento totale). In qualsiasi societ contemporanea, a onta di una crescita continua e uniforme della coercizione, esistono comunque molti spazi liberi. Se cos non fosse, per un libertario conseguente non sarebbe affatto possibile collaborare o viverci, mentre in effetti noi tracciamo un limite in continuazione: un limite al di l del quale non siamo pi disposti a collaborare. Nelle attivit creative, nelle passioni e nei sentimenti, nel divertimento spontaneo, esistono sfere sane e naturali di libert: dallo spirito di queste ultime che noi spesso estrapoliamo tutte le azioni dellutopica societ libera. Anzi, perfino le funzioni pi corrotte e coercitive della societ presente si basano sulla potenza naturale positiva che tristezza! senza la quale la societ non potrebbe sopravvivere neanche un momento, perch proprio questa potenza libera e naturale lunica fonte di vita. Cos la gente ha da mangiare, anche se mezzi, costi e rapporti produttivi sono coercitivi; e la guerra totale rappresenterebbe la fine di noi tutti se non fosse per il coraggio e la forza di sopportazione dellumanit. Azione autonoma vuol dire vivere nella societ attuale come se fosse una societ naturale. Questa massima ha tre conseguenze, tre momenti: 1) In molti ambiti che in pratica sembrano liberi e naturali, diamo il meglio di noi stessi e ci aiutiamo a vicenda. 2) In molti ambiti che in pratica sembrano esenti da coercizione, restiamo tuttavia intrappolati in modo innaturale dalle costrizioni che ci hanno plasmato; per esempio siamo stati abituati ai tempi e allo standard di vita americani, anche se sono totalmente innaturali e coercitivi. In questi casi la massima ci impone in primo luogo di correggerci.
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3) Infine ci sono azioni naturali, positive o negative, che entrano direttamente in contraddizione con le leggi costrittive: sono i crimini che un uomo libero obbligato a commettere quando lo impone il suo ragionevole desiderio o quando la situazione lo esige. Il libertario, pi che un utopista, un millenarista. Non ha lo sguardo rivolto verso un futuro stato di cose, che cerca di realizzare con mezzi discutibili; piuttosto, da subito attinge, per quanto possibile, alla forza naturale che in lui, non dissimile da quella che ci sarebbe in una societ libera se non per il fatto che avrebbe un raggio dazione molto pi vasto e sarebbe continuamente accresciuta dallaiuto reciproco e dal conflitto fraterno. Semplicemente continuando a esistere e operare in modo naturale e libero, il libertario vince, fondando la societ; per lui non necessario sconfiggere. Quando crea, vince; quando corregge i suoi pregiudizi e le sue abitudini, vince; quando sa resistere e sopportare, vince. Dico questo per esortare le persone oneste a non scoraggiarsi quando sembra che il loro lavoro sincero e onesto non abbia influenza. Il libertario non cerca di influenzare i vari gruppi, ma di operare allinterno di quei gruppi naturali essenziali per lui: gran parte delle azioni umane sono infatti azioni collettive. Pensate che cosa succederebbe se diversi milioni di persone, senza alcun intento politico, facessero solo un lavoro naturale che li rendesse pienamente soddisfatti! Il sistema dello sfruttamento si dissolverebbe come nebbia al sole. Invece, a che serve quellazione, segnata dal risentimento, che vuole correggere gli abusi ma non propone nulla di naturale? Lazione che si fonda sulla forza pi naturale sapr imporsi nei fatti. In questo senso il potere diritto, ma non permettiamo neanche per un istante ai violenti e ai vili di pensare che la loro debolezza sia forza. Quali grandi opere hanno mai realizzato, nella pratica, nellarte o nella teoria? Sinora ho utilizzato con una certa libert, magari eccessiva, i termini natura e naturale, con i loro contrari, per attribuire un valore o un disvalore, per esempio parlando di istituzioni naturali e innaturali. Ma non sono termini che, usati in questo modo, risultano autocontradditori? Infatti le cattive istituzioni, come quelle buone, non sono che il prodotto di un processo naturale. Una consuetudine negativa esiste per cause naturali: come mai la chiamiamo innaturale? Prendiamo lesempio della lingua inglese. Vorrei distinguere tre concetti: la natura fisica e sociale, la convenzione naturale e la convenzione innaturale. Parlare fisicamente e socialmente naturale per gli esseri umani, che hanno organi del linguaggio e comunicano con questi, mentre i pi piccoli esprimono i propri sentimenti gridando e imitando il modo di parlare dei genitori. Ma qualunque discorso si fonda su questo o quel linguaggio. Gli
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organi della parola, il bisogno di comunicare, lespressione dei sentimenti, il desiderio di identificarsi per imitazione: tutto questo d la possibilit di parlare questo o quel linguaggio; le circostanze storiche ne hanno poi fatto concretamente la lingua inglese. In genere definiamo convenzionale la lingua storica, ma si tratta indubbiamente di una convenzione naturale: linglese solo un mezzo per trasformare il potere della parola in un atto vitale. Questa affermazione ci consente di capire quando si pu parlare di convenzione innaturale: una convenzione innaturale quella che impedisce a una forza umana di trasformarsi in atto vitale. Cos, linglese sta diventando innaturale per luso che se ne fa nella pubblicit. La tecnica pubblicitaria tende a produrre un riflesso automatico, un collegamento immediato tra determinate parole e un comportamento favorevole allacquisto: in questo modo essa corrompe le parole in modo che non possano pi esprimere bisogni sentiti, comunicare la condivisione di sentimenti tra persone in continuit con loriginale imitazione dei genitori, trasmettere un desiderio per gli oggetti autenticamente vissuto: tutte queste funzioni di un onesto discorso vanno in corto circuito quando la pubblicit efficace. Eppure esse rappresentano la forza creativa pi importante nel discorso. Per questo possiamo dire che questuso della lingua inglese impedisce alla forza della parola di diventare atto vitale: innaturale. Daltro canto, si obietta, anche una reazione automatica naturale: fisicamente e socialmente necessaria allesistenza. Pensiamo per esempio a parole come Attento! o Al fuoco!. A questa obiezione il libertario replica: consideriamo con attenzione lordine e il rapporto di questi termini allarmistici con il resto del discorso. Se sono troppi, la loro efficacia si riduce, proprio come un linguaggio pieno di bestemmie non suona pi blasfemo. Qual lordine naturale di situazioni di emergenza o di non emergenza, tale da non impedire alle pi importanti forze del benessere, della sicurezza e del piacere di diventare atti vitali? Il senso dellemergenza, di per s naturale, inibisce limmobilismo, il ricordo, la riflessione (allo stesso modo inibisce il sentimento religioso ed escatologico). Se le si prendono alla lettera, le tecniche pubblicitarie e gli slogan politici esprimono uno stato di allarme continuo! Eppure, se guardiamo le cose un po pi a fondo, questa indubbiamente la situazione storica reale: non c niente di convenzionale in queste tecniche e il nostro povero inglese, come un fedele servitore, viene sacrificato alla necessit urgente. La societ che ha bisogno di consumare tutti i prodotti della sua industria in uno stato di allarme continuo: quanto tempo rimane per riposare, ricordare, riflettere? E lo standard di vita elevato cos raggiunto esiste in condizioni di emergenza che inibiscono qualsivoglia livello di vita naturale, perch annullano la riflessione
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e il piacere del riposo: innaturale. Anzi, questa abitudine allemergenza, nellascolto delle parole e nel consumo di merci, predispone ad accettare la costrizione, in qualunque direzione essa vada, perch ci si viene trascinati. Non serve stare a rigirare tanto la questione dellanalisi delluso linguistico per dimostrare che il moderno sistema industriale, con i suoi tempi e la sua minuta divisione del lavoro, contro la ragione, la libert e la natura! Ma in generale lanalisi delle forze che limitano qualunque energia naturale dimostrer che esse stesse si trovano in uno stato di costrizione (cos la tesi libertaria, come qualsiasi altra espressione libera, si rafforza nella pratica). Di converso (anche se non cercher di dimostrarlo qui), lanalisi di qualunque grande conquista di sintesi, nellarte, nella teoria o nella pratica, pur dimostrando la convergenza di molte energie tese a un unico scopo, presenter alla fine lespressione diretta di ognuna di queste energie. Riguardo alla stessa costrizione, per fare un esempio estremo, il libertario deve porsi questa domanda: che cos la costrizione naturale e che cos la costrizione innaturale? Non credo di poter dare una risposta che mi soddisfi del tutto, ma forse le considerazioni che seguono possono fornirci unindicazione. La costrizione naturale parrebbe correlata a una dipendenza volontaria naturale. Un neonato dipendente; un bambino volontariamente dipendente: se sicuro di sentirsi amato e accudito cresce indipendente, in parte imitando coloro che gli danno tale sicurezza, in parte ritraendosi da essi. Una certa costrizione e perfino unapparente violenza rafforzano questa indispensabile sicurezza (ovviamente la violenza solo apparente, cio unazione che sarebbe violenta tra adulti; la violenza assoluta infatti distruttiva). Sin qua si tratta di osservazioni facilmente comprovabili. Ancora, uno scolaro dipende volontariamente da un insegnante che esercita autorit e costrizione intellettuale; il suo progresso e la finalit dellinsegnante, come ha detto Fromm, sono rappresentati dalla raggiunta indipendenza da chi insegna. Se durante la dipendenza dellinfanzia un giovane stato sfortunatamente segnato da insicurezza e paura, non avr fiducia nei suoi insegnanti e non riuscir a crescere per diventare un loro fratello: gli sar impossibile attingere conoscenza e forza (in questo caso possiamo dire che la costrizione dei genitori stata violenta e innaturale). Ancora, indubbio che linibizione della sessualit infantile o il fatto stesso di non incoraggiarla nello stesso senso in cui i buoni genitori dovrebbero incoraggiare lo sviluppo di altre capacit: camminare, parlare, disegnare porti poi allansia e alla timidezza e possa essere definita una costrizione innaturale (come sostiene Wilhelm Reich).
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Dati questi pochi ma importanti fatti, cerchiamo di esprimerli in termini psicologici. LEgo si forma gradualmente tra le pulsioni interne e il flusso delle impressioni esterne, entrambi fonti di energia naturale. E va detto che lEgo ha unenergia sua: Freud la chiama la parte organizzata dellId, ma io oserei dire che la parte organizzante dellId. Quando lo specifico lavoro di organizzazione ha costruito modelli sufficienti di esperienza concreta, lEgo che gradualmente si forma arriva a svolgere il suo ruolo importante di interprete, difensore, procacciatore. Ora, il rischio per il bambino, mi pare, non sta tanto nel fatto che lEgo non riesca a cristallizzarsi, come avviene nei casi estremi di psicosi, ma che si cristallizzi in modo troppo rapido e inflessibile, entro un sistema troppo rigido, in opposizione al mondo interno e a quello esterno dai quali, alla fine, dobbiamo attingere le energie vitali. La qual cosa si notata in particolar modo in relazione alla pulsione sessuale interna, contro la quale lEgo si pone (diventando a sua volta erotizzato). Ma non si sono messe abbastanza in evidenza la strana ignoranza, la stupidit, la mancanza di curiosit, di spirito dosservazione e di percezione che sono una nostra comune caratteristica e che sono anchesse dovute allinibizione di un Ego troppo ristretto, chiuso in s ed erotizzato. La dipendenza naturale, il bisogno di sicurezza, ha un duplice aspetto: in primo luogo, ovviamente la ricerca di soddisfazione dellistinto vegetativo e di quello sessuale del bambino; ma poi (ed qui che voglio arrivare) la trasmissione da parte degli adulti di modelli di interpretazione e tipi di atteggiamenti imitabili, grazie ai quali lEgo pu prendere tempo e non sentirsi sollecitato a porsi troppo presto come lunica autorit. Ladulto decide dove lEgo non dovrebbe ancora decidere: una coercizione, sempre in parte fisica, il mettere o il non mettere un bambino in condizioni di vivere certe esperienze. La costrizione naturale la decisione delladulto che in effetti d allEgo il massimo delle energie interne ed esterne che gli consentono di operare nellesperienza e nellarte. Poich si tratta di decisioni imposte, culturali e non spontanee, definirei questa coercizione delladulto una convenzione naturale (ai fini di questanalisi, per adulto si intendono il genitore singolo, i due genitori, quelli multipli, naturali o adottivi). Uno scolaro, anche molto piccolo, non dipendente nello stesso modo, perch solo dei genitori vi sono memorie affettive pre-Ego. La relazione con i genitori resta sempre, in qualche modo, intrapersonale (intrapersonale e sociale: Sullivan e gli altri hanno reso un cattivo servizio nellassimilare il sociale e linterpersonale). La relazione con linsegnante interpersonale, da Ego a Ego; ma la dipendenza intrapersonale permane nei simboli e negli atteggiamenti, e linsegnante simbolicamente in loco parentis (il che sufficiente, perch anche le arti e le scienze sono in un primo tempo solo la voce
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dellinsegnante; una persona che non sa arrendersi di fronte a questi atteggiamenti arcaici risulta probabilmente intrattabile). Arriviamo infine al nostro scopo attuale: tra i semplici beni, come il cibo, labitazione, la sicurezza, sui quali grandi enti costituiti come gli Stati e i sistemi industriali proclamano la loro autorit, non ne esiste nemmeno uno sul quale un adulto medio non abbia la competenza per decidere. Se il suo Ego non sviluppato fino a questo livello, perch in precedenza stato menomato da una costrizione innaturale. Voglio semplicemente dire che uno sa quando ha fame e ha bisogno di mangiare, oppure se stare o no allo scoperto quando piove. Dico quello che dice il Tao, ovvero che il compito del sovrano di riempire la pancia dei sudditi e di tenere le loro menti sgombre. Che le menti sgombre possano non generare idee, non faccenda che riguardi il sovrano. Pertanto, tutto quello che concerne queste semplici questioni deve essere in un rapporto da Ego a Ego, senza dipendenza n fisica n simbolica: sono questioni che riguardano la discussione e la ragione e non la persuasione e la forza. Ognuno deve assumersi le proprie responsabilit. Qualunque costrizione in questambito innaturale: in primo luogo, impedisce allEgo di realizzare la propria forza vitale, quella che gli consente di interpretare e di tutelare le pi genuine esigenze istintive; in secondo luogo, forse il pi rilevante, risveglia atteggiamenti ancestrali che mettono in corto circuito lenergia dellEgo, escludendolo del tutto e riducendo luomo a bambino. A che serve un uomo che non sa decidere se ha freddo o se ha male, o che lascia che parole e simboli lo escludano da questa esperienza primaria? Oggi, certamente, nessuno ha le competenze per gestire i beni pi semplici. Lo Stato decide per lui. Ed esercita coercizione. LEgo isolato dai fatti primari, proprio quelli che ha organizzato per formarsi. in uno stato dallarme permanente. In queste circostanze, qualunque tribuno pu facilmente porsi nel ruolo di padre e di capo. E dovremmo definire tutto questo progressista e desiderabile? Ognuno dipende dalla madre-Terra. Non vero che le relazioni sociali siano in primo luogo interpersonali. I pi forti legami nei gruppi naturali sono il frutto di passioni e di impulsi che vengono prima dellorganizzazione dellEgo dei singoli membri del gruppo. Sono lamore e la fratellanza. C una bella differenza tra luguaglianza giuridica degli psicosociologi che parlano di relazioni interpersonali e lunanimit e la rivalit creative della fratellanza rivoluzionaria! I fratelli fanno a gara per eccellere individualmente, ma spronandosi a vicenda riescono a raggiungere quello che nessuno di loro sarebbe riuscito a fare da solo.
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Il libertario manifesta la sua natura con molto pi vigore di noi educati alluniformit. La sua voce, i suoi atteggiamenti, il suo modo di fare esprimono tutta la gamma delle esperienze, dallinfanzia alla saggezza. Quando sente un oratore ipocrita che si serve di parole che provocano disgusto, il libertario vomita tra la folla. Possiamo immaginarci un uomo che abbia bisogno di pi tempo di noi per cristallizzare il proprio Ego; un uomo il cui Ego si va ancora formando da vasti sistemi di esperienza interna ed esterna, operando con forze che vanno al di l di quelle di cui noi ci siamo accontentati. Un Ego cos grande appartiene a un Cristo o a un Buddha, e possiamo prevedere con certezza che produrr miracoli. In una societ mista di coercizione e natura latto tipico dei libertari quello di tracciare un limite, un confine al di l del quale essi smettono di collaborare. Tutti gli esami di coscienza e le angosce purgatoriali riguardano questa domanda: dove tracciare il limite? Sar schietto: tutta questansia irragionevole. Dato che le posizioni estreme sono nettamente bianche o nere e che esistono chiaramente per soffrirne o goderne, dato che facile dimostrare che ogni passo pu essere seguito da un altro in entrambe le direzioni, nelloscurit indistinta della zona intermedia che va tracciata una qualunque linea di demarcazione apparentemente arbitraria. Se qualcuno vuol dare un esempio ai suoi potenziali amici dispersi tra la gente, dovr ricordarsi che sono i grandi fatti e non i piccoli particolari che muovono la gente. Nessuna linea in s difendibile dal punto di vista logico. Ma la correttezza della direzione che si scelta apparir con maggiore chiarezza un passo dopo laltro, un colpo dopo laltro. Eppure, a ognuno sembra che il punto dove tracciare questo limite sia la cosa pi importante! La ragione che questo punto particolare la chiave simbolica che definisce lo spazio delle proprie energie represse: e l dove c repressione, c senso di colpa. Cos qualcuno testimonier nei loro tribunali, ma non pagher le tasse; qualcun altro scriver una lettera, ma non muover un passo; un altro ancora sar nauseato dal semplice pane e digiuner. Perch esistono linee di demarcazione tanto strane e cos logicamente incoerenti? Come mai sono difese con una cocciutaggine tanto irrazionale? E proprio da parte dei libertari, di solito cos amabili e facili al sorriso? Le azioni naturali non sono affatto incoerenti, sono anzi sequenze di cause piuttosto semplici: basarsi sulle probabilit non porta fuori strada, ma fa vedere con pi chiarezza il cammino da percorrere. Il fatto che ognuno di noi stato inconsciamente oggetto di coercizione, per educazione e per accettazione; i conflitti interni cominciano ora a emergere, quando cerchiamo di definire questo limite, insieme a tutte le paure, il senso di colpa, la rabbia. Ma tracciamola questa linea, e facciamola finita!
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Un uomo libero non avrebbe problemi di questo genere, non dovrebbe, in realt, tracciare un limite alle loro assurde condizioni, che ha disdegnato fin dallinizio. La verit che considererebbe le sanzioni coercitive non diversamente dalle altre forze distruttive della natura bruta: da evitare prudentemente. Un uomo libero, che si crea le proprie idee chiare e distinte e da queste procede, pu facilmente conservare nellanimo molte contraddizioni evidenti; sicuro che si risolveranno; un sistema aperto il sistema migliore. Ma guai se al contempo viene convinto da meri pregiudizi e ingabbiato da mere abitudini, perch allora un giorno o laltro dovr tracciare anche lui un limite. Bene, c una storiella che vorrei raccontare. Tom dice a Jerry: Vuoi fare a pugni? Passa questa linea!. E Jerry lo fa. Adesso esclama Tom, stai dalla mia parte!. Noi tracciamo la linea in base alle loro condizioni, ma poi procediamo in base alle nostre.

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Pensare per utopie

Dopo un lungo periodo di realismo scientifico marxista e di duro realismo da uomini daffari, i nostri sociologi hanno cominciato a elogiare il pensiero utopico. Dopo la guerra, lantropologia culturale degli americani ha avuto perci le seguenti fasi: dapprima unondata di critica sociale, ora unenfasi sulle mete e sulle utopie. Che cosa significano questi discorsi? Quando si fanno? Che cosa nascondono? Queste nuove lodi per il pensiero utopico vengono espresse nel contesto della nostra tecnologia della sovrabbondanza. La capacit produttiva gi in parte non utilizzata; c poi la minaccia che lautomazione dia luogo a un sensibile aumento dellefficienza. Si debbono pur impiegare il capitale e il lavoro per un qualche scopo, fosse solo per delle fantasie plausibili; e le utopie promettono un consumo pianificato pi efficiente di quel che non consenta la domanda sintetica creata dalla pubblicit. Forse non una cosa negativa. Il lusso corrompe, ma la corruzione morale, pur essendo nefasta e di solito sciocca, di rado esplosiva, e talvolta persino piacevole. Anche lUnione Sovietica, per esempio, appare sempre meno calvinista e fanatica mano a mano che tende a diventare una nazione abbiente. E quando nel nostro paese David Riesman incita i giovani del Kansas a costruirsi una montagna per godere i benefici di un lavoro virile e dello sci, uno non sa se piangere, ridere o applaudire. Un espediente di questo genere meno deprecabile moralmente dellobsolescenza pianificata, e certamente non pi sconcertante dei nostri attuali svaghi di massa. Naturalmente le proposte utopiche sullutilizzo di un surplus non avranno quel senso comune e quella parsimoniosa amabilit che caratterizzavano Charles Fourier o William Morris quando cercavano di migliorare le dure condizioni del lavoro, dimostrando che la produzione centralizzata non necessaria alla felicit. N vi troveremo molte tracce di quella giustizia e di quella saggezza astratte che ispirarono Platone e Tommaso Moro, dal momento che tipico del nostro tempo (come sosterr pi avanti)
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considerare non rilevanti le scelte morali. Il nostro nuovo pensiero utopico invece comprende i seguenti elementi: 1) una tendenza a indulgere al sensazionalismo tecnologico di un Bellamy, di SantElia e della fantascienza, cio a visioni di conquiste sempre maggiori e strabilianti, nello stile tecnico e manageriale cui siamo gi abituati. Ma a questo ben presto si aggiunge lanti-utopismo de Il mondo nuovo: il sospetto che con altre conquiste di questo tipo ci sistemeremo per le feste. Una variante di questo genere di utopie la richiesta di un pensiero orientato verso lavvenire, di cui esempio la proposta di Margaret Mead di eliminare la storia dalle universit per sostituirla con Cattedre dellAvvenire. In linea di principio il pensiero orientato verso lavvenire lestrapolazione delle nostre consuetudini attuali, una combinazione della ricerca di mercato e della teoria dei giochi: la sola cosa che il futuro non deve mutare sono le regole (almeno la storia si occupa di errori di altro genere). 2) Ma c una qualit pi utile nella nostra tecnologia ed la sua elasticit, il fatto che offre la possibilit di scelte alternative di potere, materie prime, localizzazione, attrezzatura, e uneccedenza che permette mutamenti e riattrezzatura. Perci potremmo decentralizzare invece di centralizzare, mantenendo probabilmente uneguale efficienza. Al momento sembra che la nostra scelta debba porsi tra laumento dei beni pubblici e laumento dei beni destinati al tempo libero; potremmo persino scegliere un aumento del tempo libero non accompagnato da un aumento di beni, ma forse questo implicherebbe delle alternative morali e politiche per ora escluse. Per fare delle scelte interessanti per indispensabile limmaginazione inventiva. Quando ventanni fa si chiese a varie persone che tipo di casa volessero avere a guerra finita, le risposte furono di una banalit deprimente, e Catherine Bauer comment saggiamente: Le persone possono volere solo ci che conoscono. Bisogna inventare qualcosa e farglielo vedere. Ma non c nulla di utopico nelle invenzioni: o funzionano, e hanno successo, o falliscono. Ma forse le idee sono utopiche quando funzionano e non hanno successo, come la batteria a nickel-cadmio o lautomobile Dymaxion di Fuller, che era migliore delle altre ma non sinseriva nei piani di Detroit, e infatti questultima andata avanti per venticinque anni concedendo miglioramenti meno drastici, finch non ha cominciato a sentire la sferza dellEuropa. E questo ci porta, mi pare, al significato virulento del termine utopico, al punto, cio, in cui nasce la controversia. 3) Le idee vengono chiamate utopiche quando appaiono utili ma propongono uno stile diverso, una procedura differente, un movente differente da quelli consueti in quel particolare momento. Possono essere idee di ovvio buon senso e sul piano tecnico anche facili da attuarsi; tanto pi, allora, verranno definite non pratiche e giudicate un sopruso imposto
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alla gente dagli esperti e dagli intellettuali, e questo con una veemenza che indica forti resistenze psicologiche. Voglio raccontare un aneddoto malinconico. Un importante dirigente del Columbia Broadcasting System si rivolse a me poco tempo fa, chiedendomi, come intellettuale, di stendere un abbozzo di articolo di critica alla televisione, poich avevano in animo di lanciare una rivista di cultura per recuperare, mediante lautocritica, il prestigio perduto con gli scandali delle trasmissioni a quiz. Mi disse che avevano addirittura paura di perdere la licenza. Dato che sono portato alla positivit mi sono subito premurato di offrire, come mio contributo, alcune proposte di buoni programmi (ricordo che una era la proposta di consentire a Franz Kline, Picasso, Cocteau, eccetera, di creare dei montaggi di mezzora per il video e in tal modo esplorare le possibilit del mezzo. La cosa avrebbe forse provocato una tempesta di sarcasmi e proteste qualcosa come una ventina di lettere ma la si potrebbe guardare e potrebbe costituire un servizio pubblico). Con mia sorpresa, le mie innocenti proposte gettarono nella costernazione il dirigente. Lei non riesce ad afferrare lidea disse, noi vogliamo che lei critichi senza piet. Con questo possiamo misurarci. Sappiamo che la televisione una schifezza, ma inevitabile che lo sia. E ora lei vuol dimostrare che potrebbe essere diversa!. (P.S. Non ebbi lincarico). Senza dubbio il termine pensiero utopico viene adoperato principalmente per nascondere questo postulato: la struttura e i costumi della nostra societ sono assurdi, ma non possono pi essere cambiati. Qualsiasi accenno a un possibile mutamento turba la nostra rassegnazione e suscita ansia. E questo crudele, perch le cose vanno gi abbastanza bene cos come sono. La situazione stata efficacemente sintetizzata da una dichiarazione fatta recentemente dalla moglie di un importante uomo daffari. Per come amministrata questa azienda ha detto, saremmo falliti da un pezzo se non guadagnassimo tanti quattrini. In senso tecnico, definire non pratica una proposta utopica ridicolo. Prendiamo alcune realt cui si sono trovate di fronte, dopo la Depressione, le nuove generazioni. Nella sola citt di New York si costruito, con una spesa di oltre un milione di dollari a miglio, lintero sistema delle grandi vie di scorrimento: i lungofiumi dellEast e del West Side; la circonvallazione, i viali Henry Hudson, Saw Mill River e Bronx River; le strade di collegamento Cross County e Major Deegan; lautostrada interstatale; i ponti Whitestone e Triboro; i tunnel Holland, Lincoln, Queens-Midtown e Brooklyn-Battery, eccetera. Queste opere hanno completamente trasformato la struttura residenziale della citt e la condotta dei suoi abitanti, hanno rivoluzionato il
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valore delle aree, hanno prodotto un tipo diverso di cultura suburbana. Nello stesso centrocitt, interi quartieri sono stati sconvolti, abbattuti, sostituiti da grandi edifici che costituiscono dei ghetti per le famiglie a basso e medio reddito. Nessun pianificatore utopista oserebbe proporre o vorrebbe proporre mutamenti talmente enormi, sconvolgenti e onerosi come quelli prodotti dalla colossale cattiva pianificazione di Robert Moses e dei suoi collaboratori. [...] Ma laltra critica che si fa alle idee utopiche, cio che propongono uneccezionale imposizione dittatoriale alla gente, ugualmente irrealistica. Non solo il comportamento fisico di quasi tutti noi stato rudemente modificato dalle nuove tecniche e istituzioni, ma per di pi gli individui vi sono rimasti intrappolati in una misura assai maggiore di quella a cui per lo meno noi americani eravamo abituati. Questo stato il senso principale della critica sociale che ha investito lorganizzazione, la burocrazia, la caccia al prestigio, la pubblicit, il tenore di vita, i metodi di controllo e la capacit manageriale. Proliferando su scala gigantesca, il sistema inghiotte quasi tutto lo spazio, tutti i canali e tutte le risorse. Come avrebbe detto Darwin, questa una nuova specie di grande successo, come i conigli in Australia, che impone lo stile alla scena nazionale e la formula al dibattito. Centralizzando e stereotipando, sconvolge la comunit e lindividualit, che vengono quindi ricostituite, per il necessario benessere fisico e la sicurezza sociale, mediante il culto di un pantheon di simboli inscatolati. Tutte le societ umane sono modelli culturali, ma lattuale modello dAmerica, e sempre pi di tutto il mondo, ha soppiantato il vecchio con estrema rapidit; e ha avuto certamente gli effetti di unimposizione, poich ha creato disaffezione, delinquenza, mode senza stile, ruoli senza compiti e una ricerca di mete, come se le mete non fossero implicite nellattivit concreta. Tuttavia, per sciocca che possa sembrare, laccusa che il pensiero utopico non pratico ed un sopruso ha un suo significato. un significato non facilmente afferrabile, ma di enorme importanza. Le rapide trasformazioni e imposizioni avvenute di fatto negli ultimi anni non hanno direttamente interferito con il senso individuale della personalit singola, della libert di scelta, della privacy, dellintegrit fisica, del comportamento sessuale e familiare. Da un punto di vista pi generale ovvio che indirettamente lindividuo viene messo in trappola, sedotto, spinto, limitato, tanto nella sua educazione che nelle sue mansioni, nelligiene, nella politica, nel matrimonio e nellattivit di genitore; ma la sua personalit resta abbastanza inviolata, forse ancor pi di quanto accadesse nelle generazioni precedenti (le eccezioni, le violazioni della personalit, sono il servizio militare obbligatorio e la de-segregazione). Le clausole della Costituzione e limmediato sdegno morale di tutte le altre persone rappresenta22

tive proteggono lindividualit e la santit della privacy (in altre zone politicamente meno fortunate, per esempio lAfrica, limposizione dei nostri metodi tecnici provoca molti pi danni alle persone e alla collettivit, suscitando reazioni violente). Ora proprio questo senso dintegrit individuale che noi utopisti, che ragioniamo in termini di senso comune e di azione diretta in vista di ovvi vantaggi, diamo continuamente limpressione di violare. Di fronte alle nostre semplici proposte gli individui si sentono sciocchi ed esitanti; il nostro appello al comunitarismo risveglia cani che dormono e speranze ribelli. Proponiamo una saggezza antica in cui tutti credono, ma che tutti hanno convenuto di considerare non pertinente, e tutto questo accade tra gente che ha di fatto ben poco controllo sui mezzi di produzione o sul potere, ma che graziosamente abituata alle complicate procedure del momento, ricavando soddisfazione dallidentificarsi con esse. Perci, paradossalmente, le idee che suggeriamo, quanto pi sono semplici e facilmente attuabili, e dunque meno utopiche, tanto pi sono veramente non pratiche per questa gente. Se raccomandiamo una vecchia procedura, sembriamo chiedere limposizione di un modo di vita straniero o davanguardia. Naturalmente noi che siamo attirati dalle sirene della ragione, della gioia animale e degli ideali elevati, non notiamo fino a che punto talvolta ci allontaniamo dal centrocampo; ma dove soprattutto perdiamo i contatti nel credere ingenuamente che, dati certi mezzi semplici e un obiettivo desiderabile, si possa fare qualcosa. Questo il nodo centrale della discussione sul pensiero utopico. senzaltro vero che il sistema americano organizzato ha violato la personalit degli individui, anche se protegge lindividualit, la privacy e la libert di scelta del singolo. Infatti il sistema ha indebolito lo spirito diniziativa e la fiducia nella possibilit di operare mutamenti fondamentali. Ha minato lautonomia e perci ha prosciugato la capacit spontanea di immaginare fini e inventare nuovi progetti. Disintegrando le comunit e mettendo le persone isolate di fronte ai soverchianti processi della societ intera, ha distrutto la misura umana e ha privato gli individui di forme di associazione gestibili che permettano la sperimentazione. Tuttavia non credo che questo risultato sia il frutto inevitabile dellimpiego della tecnologia scientifica e delle comunicazioni di massa. Non difficile pensare a unorganizzazione produttiva che accenda lo spirito diniziativa anzich spegnerlo. Ci sono metodi educativi conosciuti e organi culturali capaci di controbilanciare il gregarismo, ed essi potrebbero venir incoraggiati anzich trascurati. Ma il fatto che, innocentemente o cinicamente, le nostre attuali procedure e quelli che le amministrano hanno esercitato ed esercitano una malefica influenza morale. Per dimostrare questa affermazione non necessario esplorare dettagli come la pubblicit su23

bliminale o le intercettazioni telefoniche, se non per capire che sono logici passi ulteriori. [...] Anche ammettendo che la critica sociale e il pensiero utopico attuali siano soprattutto un buon metodo per lamentarsi e fare i coraggiosi senza agire, dobbiamo anche accettarli al valore nominale come voci di dissenso. Un sintomo pi importante la crescente polarizzazione degli atteggiamenti. Tra i giovani ci sono quelli che sono soddisfatti e riescono a funzionare, e quelli che si sentono totalmente disgustati e si emarginano: gli square e i beat; mentre gli hipster fanno i furbi come delinquenti minorili o come aspiranti dirigenti. E nel mondo adulto in cui entrano i giovani, c una polarizzazione tra economia e vocazione; tra comunicazioni e linguaggio onesto scevro da intenti propagandistici; tra realpolitik e politica; tra tecnologia scientifica e cultura umanistica. Per dirla crudamente, i mezzi non dispongono di beni e i beni non dispongono di mezzi. I gruppi si polarizzano, con risentimenti reciproci, a seconda che sentano il bisogno di essere nella corrente, indaffarati e identificati con il potere, o che siano orgogliosamente confusi e protestatari. Gli utopisti, per, vengono lodati perch non sono n realisti n rassegnati, ma hanno, come ha detto una volta Riesman, il coraggio di fallire (un bel modo di vivere!). Essi sono ancora convinti che le macchine dovrebbero essere utili, che il lavoro sia unattivit produttiva, che la politica miri al bene comune, e in generale che si debba fare qualcosa. Questi ora sono ideali utopici. Mi sia consentito di usare come esempio alcune mie idee, dato che sono notoriamente un pensatore utopico. Infatti, sui problemi grandi e piccoli io cerco di escogitare degli interventi semplici che non seguano le solite procedure, quantunque essi vengano sempre definiti non pratici, nonch unimposizione da parte di un intellettuale. Il problema, e cercher di porlo equamente, questo: in che senso questi interventi sono davvero pratici e in che senso sono davvero non pratici? Prendiamo una mezza dozzina di ideuzze. La cerimonia che conclude il corso scolastico di mio figlio modesta. Dovremmo incaricare gli scrittori e i musicisti del quartiere di riprogettarla. Si parla di aiutare le arti, e questo un modo di promuoverle poich, come dice Goethe, la poesia delle cerimonie pubbliche il genere pi elevato. Fornisce una materia reale al poeta e nobilita la cerimonia. Analogamente, non sfruttiamo adeguatamente i nostri migliori ingegni. Dovremmo incaricare i nostri pi brillanti progettisti di migliorare alcune delle migliaia di brutte cittadine che abbiamo costruito, rendendole cos luoghi di cui inorgoglirsi, anzich affidare questi compiti ammesso che se ne occupino a funzionari di enti burocratici. Qualche esempio di bello costituirebbe un grande incentivo per tutti gli altri.
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Nel nostro sistema scolastico si spende troppo per gli impianti e non abbastanza per gli insegnanti. Perch non tentare, come progetto pilota, di fare completamente a meno delledificio scolastico per qualche centinaio di bambini e per la maggior parte della giornata? Si immagini un insegnante con un gruppo di dieci bambini che usi la citt stessa come materia di studio e ambiente dellinsegnamento. Dato che insegniamo per la vita, cerchiamo di avvicinarci un po di pi a essa. Io sospetto che si potrebbe diminuire considerevolmente limpiego delle aule e, di conseguenza, si potrebbe non aver bisogno di aumentarne il numero. [...] falso dire che nella grande citt non possibile la comunit, poich sei milioni di individui possono essere considerati duemila comunit di tremila persone ciascuna. Tutte insieme costituiscono una metropoli e godono dei suoi vantaggi centralizzati, e tuttavia possono presentare una gran variet di particolari condizioni di vita e avere diversi sistemi di funzioni comunitarie controllate localmente. Per esempio, molte comunit potrebbero avere il controllo locale delle scuole elementari, mentre la municipalit farebbe osservare degli standard minimi e provvederebbe a perequare le disponibilit finanziarie. Liniziativa politica il mezzo delleducazione politica. In qualsiasi citt possiamo sensibilmente ridurre gli spostamenti dei pendolari organizzando scambi di residenza, soddisfacenti per tutti, che consentano di essere pi vicini al luogo di lavoro. Lobiettivo della pianificazione di diminuire quei servizi intermedi che non sono produzione n consumo. Pi in generale, se questo tempo sprecato negli spostamenti pendolari fosse considerato economicamente come parte del tempo lavorativo, ben presto si provvederebbe a una pianificazione migliore e a un maggiore decentramento. A New York il traffico automobilistico non merita il disturbo che provoca. Sarebbe vantaggioso bandire puramente e semplicemente tutte le automobili private: quasi tutti godrebbero di un trasporto pi rapido. Inoltre, potremmo chiudere in quel caso circa tre quarti delle strade e utilizzarle come terreno per la pianificazione rionale. Ora, a prescindere dai particolari meriti o demeriti di queste ideuzze, che cosa c di sbagliato in questo stile di pensiero, che mira a vantaggi sociali e culturali di vasta portata mediante interventi diretti e piuttosto semplici? Non mi sembra difficile capire perch utopico. rischioso. Gli scrittori e i musicisti incaricati di progettare la cerimonia di chiusura del corso potrebbero offendere i genitori, e lo scandalo sarebbe politicamente rovinoso per il preside, per il comitato scolastico e per il sindaco. Tutti si aspettano che la cerimonia sia noiosa, e perci si lasci tranquillo il can che dorme. E poi gli artisti si danno comunque delle arie e disdegnerebbero questi incarichi. Lo stesso vale per le cittadine: i progettisti
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pi brillanti farebbero rizzare i capelli in testa ai villici. Quanto allidea dei bambini che vengono educati vagando per la citt e bloccando il traffico, una follia, e meno se ne parla meglio . Inoltre, questo stile di pensiero confonde le distinzioni amministrative. Disgraziatamente i progetti comunitari si pongono sempre molteplici scopi. Quale ufficio competente? Chi lo mette in bilancio? Risulta inefficiente non avere attrezzature specializzate, edifici speciali e specialisti. Inoltre, la comunit crea conflitti poich vengono messe a contatto cose incompatibili. E c senzaltro unimposizione di valori. La comunit un valore imposto poich molti vogliono star da soli anzich condividere con gli altri responsabilit o soddisfazioni: ecco perch sono venuti a stare nella grande citt. Lidea di vivere vicino al luogo di lavoro, o lidea di una comunit lavorativa e residenziale, implica che le persone amino il loro lavoro, ma oggi la maggior parte delle persone non lama affatto. Inoltre, moltissime di queste proposte sono probabilmente illegali; si intenterebbero cause a non finire. Esse passano sopra le procedure consuete, per cui non si ha esperienza dei problemi che potrebbero sorgere, non si possono valutare le conseguenze o far riferimento a criteri standard. E poi sono inattuabili. Per arrivare a un mutamento delle procedure consuete occorre di solito la pressione di unazienda che possa trarne profitto. Cose di questo genere non si fanno semplicemente perch sarebbero vantaggiose: si riesce a stento a far approvare i provvedimenti pi banali di un piano regolatore. Infine, queste proposte non sono pratiche, non fossaltro perch presumono che la massa delle persone abbia pi senso comune ed energia di quanto possieda in realt. Nelle situazioni di emergenza gli individui dimostrano una notevole forza danimo, scelgono valori sensati e approvano gli interventi pratici perch inevitabile; ma cos non nelle situazioni ordinarie. La citazione da Goethe tipica: vera, ma non per noi. Questa una descrizione equa del nostro dilemma. Una soluzione diretta dei problemi sociali turba troppe situazioni cristallizzate. O la societ non vuole queste soluzioni, o la societ non matura per esse: il risultato lo stesso. La prospettiva di una esperienza di qualit pi alta suscita diffidenza pi che entusiasmo. Gli individui devono essere educati lentamente. Daltra parte, il solo modo per mutare latmosfera attuale di spezzare le consuetudini, specie quellatteggiamento difensivo che consiste nel dire non si pu far niente e nel ritirarsi nel conformismo e nellisolamento. Dobbiamo dimostrare sperimentalmente che le soluzioni dirette sono attuabili. Educare secondo i canoni abituali non fa che peggiorare il male. E se noi non miglioriamo il livello della nostra attuale esperienza, essa degenerer del tutto. [...]
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Appunti di un conservatore neolitico

1. Per il verde dellerba e le acque chiare dei fiumi, per gli occhi brillanti e i visi coloriti (qualunque ne sia il colore) dei bambini, per le persone non costrette a subire ordini e libere di essere se stesse: per piccole cose di questo genere io sono disposto a sbarazzarmi di qualunque altro privilegio politico, economico e tecnico. I conservatori attualmente sembrano voler ritornare a comerano le cose ai tempi dellAmministrazione McKinley. Ma quando tutti vengono sottoposti ad attivit di ingegneria sociale e la stessa biosfera in pericolo, quello che serve un conservatorismo pi vicino allet della pietra. Per questo apprezzo massime del tipo: Leffettivo scopo della scuola elementare quello di ritardare la socializzazione e Innovare per semplificare, o altrimenti farlo nel modo pi cauto possibile. I liberal vogliono progredire, cio accrescere il tasso di sviluppo con mezzi politici. Ma se le condizioni di base sono accettabili, probabile che la societ progredisca comunque, perch il popolo possiede energia, desideri, curiosit e ingegnosit. Tutte le risorse di uno Stato non riescono a formare un bambino, a rendere pi bello un quartiere, a ridare dignit alloppresso. Talvolta pu persino lasciare uno spazio di opportunit perch la gente faccia da s, ma nella maggior parte dei casi dovrebbe semplicemente evitare di interporsi, di far danni e sprechi. Il potere politico nascer forse dalla canna del futile, ma, come ha detto John L. Lewis, non si estrae carbone con le baionette. 2. Edmund Burke aveva unidea positiva del conservatorismo: la distruzione dei vincoli comunitari esistenti rappresenta un pericolo, in quanto essi non sono prontamente sostituiti; la societ diventa superficiale e il governo perde di legittimit. Ci vuole lavvento di un profeta o qualche altro cataclisma della ragione per ricreare nuovi legami nella comunit. come una storia damore o un matrimonio: a meno che non ci sia un serio disaccordo morale o unautentica repulsione fisica, meglio resistere e soffiare sulle
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braci piuttosto che starsene felicemente senza amore o non sposati. La decisione diventa certo difficile quando uno si immagina che loggetto del suo amore sia un altro, ma popoli e nazioni sono piuttosto prudenti a questo riguardo. In politica interna, Burke era un buon conservatore: era disposto a rinunciare a tutto il resto pur di conservare i vincoli comunitari. proprio in questo che i falsi conservatori rivelano il loro opportunismo e la loro ipocrisia, parlando di rappresentanza virtuale o di partecipazione massima possibile delle categorie non abbienti, ma proteggendo in realt gli interessi acquisiti. Una prova che la Rivoluzione americana aveva ragion dessere sta nel fatto che il governo inglese non ha seguito le indicazioni di Burke e di Pitt. Dopo, durante la Rivoluzione francese, Burke si rivel sentimentalmente attaccato al passato, perch dopo la fuga di Luigi XVI, che cerc di consegnarsi agli invasori, non cerano pi legami comunitari da conservare. 3. Il problema di stemperare langoscia, di evitare il senso di emergenza quando la dittatura diventa inevitabile e brave persone commettono scelleratezze. Hitler ha rappresentato una vera emergenza: non abbiamo ancora fatto del tutto i conti con lintreccio militar-industriale che ha cominciato a mettere radici con lui. Ma Woodrow Wilson aveva preannunciato la stessa cosa con lindustria bellica nel 1916, e ne siamo venuti fuori. Finch lantica Roma conserv la sua vitalit, fu in grado di impedire le dittature. Noi, invece, ci siamo inventati lemergenza, almeno in parte paranoide, della Guerra Fredda, che si trascina ormai da pi di ventanni. Anche da questo dobbiamo venir fuori. Ma la cosa peggiore lemergenza metafisica dei tempi moderni: il sentimento di impotenza allinterno di immense organizzazioni sociali; linane affidarsi ai mezzi tecnologici per risolvere problemi provocati dalla tecnologia stessa; lestrapolare e il progettare una crescita di aree urbane tecnicamente e fiscalmente gi irrecuperabili. Allora, nulla pu essere fatto. Credo che sia soprattutto per uscire da questa trappola che minvento alternative provocatorie ai metodi tradizionali. Riesco cos a mettere in evidenza il fatto che le ragioni per cui gli uomini non sono liberi sono di natura politica e psicologica, non metafisica. A differenza della maggior parte dei critici della societ, sono abbastanza scrupoloso: non attacco se non mi vengono in mente almeno un paio di alternative, proprio per non provocare unangoscia metafisica. Di solito, anzi, non ho unopinione critica a meno di immaginarmi qualcosa di diverso e incominciare a improvvisarci sopra. Rispetto a gran parte di quello che succede nel sociale, la mia intuizione di lasciar perdere.
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4. Coleridge stato il pi filosofo degli autori conservatori inglesi: Per avere cittadini, dobbiamo prima essere sicuri di aver prodotto uomini (o di averli preservati). Il contesto di questa frase, nella Constitution of the Church and State, la critica dellalienazione dei monasteri sotto Enrico VIII. I beni ecclesiastici erano stati giustamente sottratti alla Puttana di Babilonia, per farla finita col prosciugamento delle ricchezze inglesi a favore di Roma; ma Coleridge sostiene che li si sarebbero dovuti affidare ad altre istituzioni culturali o morali per produrre uomini, invece di inserirli nel sistema economico generale. Pone con vivacit la stessa questione in un passaggio di The Friend. Un economista di Manchester aveva sostenuto che un villaggio isolato, che non aveva alcun ruolo nel commercio nazionale, non aveva alcuna importanza. Come, signore disse Coleridge, settecento anime cristiane non hanno alcuna importanza?. Le citt-fabbriche inglesi distruggevano le persone a vantaggio delleconomia. Noi abbiamo sempre meno bisogno di persone per leconomia. 5. Come uomo di lettere sono in fondo molto pi vicino a Coleridge (con una sfumatura alla Matthew Arnold, quando non reggo la volgarit del liberalismo). Forse quello che abbiamo in comune sono i nostri bisogni ossessivi: la sua dipendenza dalla droga e la mia omosessualit frustrata. Questo ci avvicina entrambi allappetito animale, e perci non siamo troppo colpiti dal progresso e dal prodotto interno lordo, dalle credenziali e dallo stato sociale. Per i drogati e tutta laltra gente affamata, il mondo avrebbe dovuto offrire qualche cosa in cambio. Non lha fatto. Il mio essere omosessuale ha fatto di me un negro, soggetto a brutalit arbitrarie e disprezzato quando lestroversione dei miei impulsi non considerata un diritto assodato. Nessuno (tranne i bambini piccoli) pu pretendere di essere amato, ma c un modo di respingere che gli concede comunque il diritto di esistere e di essere se stesso, e, dopo lamore, questo il modo migliore per accettarlo. Raramente ho goduto di questo trattamento. Stokely Carmichael una volta ha detto a me e ad Allen Ginsberg che il nostro impulso omosessuale era diverso dallessere neri, perch potevamo sempre nasconderlo e far finta di niente. In altri termini, ha dimostrato la stessa mancanza di immaginazione che la gente dimostra nei confronti dei negri. Tra parentesi, questo dialogo si svolto sullo schermo della televisione nazionale inglese. Un negro vigoroso pu reagire con pi o meno astio a seconda del suo carattere. Pu essere disposto a distruggere ogni cosa, perch non ha un mondo da perdere. Pu sviluppare un fanatismo settario tutto suo. Nel mio caso, mi sembra che lessere negro mi porti a volere unumanit pi elementare, pi selvaggia, meno strutturata e pi variegata. Si tratta di avere un Fronte
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di liberazione nazionale che non porti alla costituzione di uno Stato nazionale, ma che abolisca i confini tra le nazioni. quello che volevano Gandhi e Buber, ma le loro idee sono finite nel dimenticatoio. In genere si dovrebbe ridurre langoscia sociale, ma per spezzare confini arbitrari dobbiamo assumerci il rischio di accrescerla. Certi confini, vero, rappresentano solo i limiti dei nostri interessi, e chi ne sta al di fuori ci risulta indifferente o strano. Ma appena cominciamo a notare un confine tra noi e gli altri, proiettiamo i nostri tratti inaccettabili su chi sta al di l, che diventa straniero, eretico, intoccabile, una persona sfruttata come un oggetto. Per il fatto stesso di esistere, diventa per noi minaccia o tentazione, e noi dobbiamo schiacciarlo, trattarlo con condiscendenza o renderlo uguale a noi con zelo missionario. Coloro che sono stati esclusi o repressi hanno sempre ragione a ribellarsi, perch rappresentano la nostra futura integrit. E le loro rivendicazioni devono sempre sembrare testardamente insensate, il loro comportamento fuori luogo, le loro azioni la violazione di una prassi stabilita. Ma, come avviene in ogni psicoterapia, il problema di tollerare lansia, di resistere, senza farsi prendere dal panico ed entrare cos in uno stato di emergenza. strano come la scrittura immatura e fragorosa dei giovani dia adito alla speranza, da questo punto di vista, proprio perch cos tremenda. timida o sfrontata, ma non spaventata. una sorta di arte popolare, un prodotto della confusione urbana, e dove c arte popolare si pu arrivare alla vera arte. Non unavanguardia, perch non c nessun bordo da cui spiccare il salto. Non eclettica, ma piuttosto una farragine di stili mal digeriti. Ma non ha confini precostituiti. C qualcosa nel suo tribalismo, come lo chiamano. Una sorta di folk international. Ed noiosa come tutta larte popolare: con poca sostanza va avanti per pagine e pagine. 6. Lord Acton, che ben conosceva il conservatorismo, loda quei personaggi (e George Washington ne un buon esempio) con una disposizione conservatrice ma risoluti nella necessaria azione distruttiva. Il bravo chirurgo quello che riduce al minimo il trauma post-operatorio e che subito riprende le vesti di medico dicendo: la natura che guarisce, non il medico. Il vantaggio di un rivoluzionario con un atteggiamento conservatore, perfino retrogrado, quello di ridurre il pericolo di lasciare spazio a nuovi capi, che sono invariabilmente pieni di progetti. Dopo la Rivoluzione americana, latteggiamento conservatore dei principali leader ci ha regalato quei venticinque anni di semi-anarchia nelle faccende interne, nel corso dei quali abbiamo appreso tutto quanto di notevole c stato nellesperimento americano. Questo un paese libero, non puoi comandarmi: per pi di un secolo ogni figlio di immigrati ha imparato questa frase.
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Sarebbe successo lo stesso dopo la Rivoluzione francese se i francesi avessero goduto del nostro isolamento geografico che ci ha protetto dalle invasioni. I primi capi rivoluzionari in Francia erano tutto lopposto dei giacobini. Danton non chiedeva altro che tornare al suo vino e alle sue ragazze. Ma un difetto delle rivoluzioni leniniste , fin dallinizio, quello di essere fatte da leninisti: gente che ha idee. 7. Quanto a me, ho un atteggiamento conservatore, magari cauto; eppure spero che lattuale regime americano sia attaccato ben pi di quanto non lo sia stato finora: dai giovani che non tollerano di essere manipolati; dai neri che sono stati esclusi; dalle casalinghe e da quanti comprano prodotti di prima necessit in contanti a prezzi gonfiati da uninflazione provocata dai conti spese delle ditte private e dei funzionari pubblici; dai gruppi professionali che pretendono di fare il proprio lavoro e di non essere trattati come impiegati da sportello; per non parlare di ogni essere vivente esposto al rischio della bomba atomica e della guerra chimica e batteriologica. Il nostro sistema pu resistere alle tante interruzioni di servizio che si verificano, e pu addirittura trarne profitto. Non poi un ingranaggio cos fragile come quello di un orologio svizzero. Il pericolo non quello di allentare questo meccanismo, ma di renderlo troppo rigido con la repressione da panico. vero che, a causa della massiccia urbanizzazione e dellinterdipendenza dei sistemi tecnici, i paesi progrediti sono pi vulnerabili agli eventi catastrofici, e questo fatto provoca unangoscia tangibile. Ma ci sono pi probabilit di guasti provocati dalle rispettabili ambizioni della Eastern Airlines o della Consolidated Edison che da azioni di sabotaggio di rivoluzionari [o dal collasso morale provocato dagli hippy]. Ci nonostante, io penso che la retorica rivoluzionaria debba essere non violenta, come lo sono state nella maggior parte dei casi le azioni, anche se frange violente sono inevitabili. 8. Si dice che in una societ di massa complessa come quella moderna qualunque cambiamento improvviso e globale, di stampo rivoluzionario o utopico, potrebbe provocare danni incalcolabili. Sono daccordo, ma vorrei che non ci si dimenticasse che abbiamo sempre introdotto cambiamenti profondi e improvvisi che hanno in effetti causato traumi incalcolabili. Si pensi, solo nella generazione passata, alla televisione, alla scuola di massa, allinsieme di automobili, strade e periferie, ai trasporti aerei di massa, allagricoltura estensiva, [alle sovvenzioni governative per i grandi agricoltori], alle catene di distribuzione alimentari e allurbanizzazione forzata, per non parlare della crescita iperbolica delle industrie belliche. In tutti questi casi la decisione soggettiva stata un elemento importante: non si trattato di processi naturali o di catastrofi inevitabili. E non abbiamo ancora cominciato
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a fare i conti con i problemi provocati da queste trasformazioni utopiche. Anzi, in un tempo che appare sorprendentemente breve, siamo arrivati a una crisi politica, culturale e religiosa, tanto da parlare di rivoluzione, e tutto questo a opera di pochi pazzi ostinati. 9. Comunque, c anche unautentica confusione. In tutto il mondo stiamo marciando in modo accelerato verso una collettivizzazione che, a mio modo di vedere, inevitabile. Ho appena assistito al primo sbarco sulla luna e limpressione di collettivit travolgente. Non sappiamo come affrontare il dilemma. C un solo modo prudente di comportarsi: cercare di difendere e di allargare a poco a poco gli spazi di libert, sul territorio, sul lavoro, nei comportamenti. Qualsiasi cambiamento violento in senso collettivista sarebbe senzaltro totalitario, qualunque fosse lideologia che gli sta dietro. inutile dire che io stesso auspico e spingo per trasformazioni istituzionali globali: un drastico taglio dellindustria bellica, del sistema scolastico, di quello penale; la restituzione delle strade della citt ai bambini, vietandole alle automobili, e la restituzione delle citt ai cittadini, con i consigli di quartiere; un sostegno vigoroso al decentramento delle comunicazioni di massa e la rivitalizzazione delle aree rurali; redditi garantiti e un settore di appropriazione gratuita. Penso a quel sistema di apprendistato che produrrebbe lautogestione e laffermarsi delle associazioni di mestiere, che consentirebbero unautentica professionalit. Anche gli effetti di questi cambiamenti sarebbero incalcolabili: difficile immaginare tutte le conseguenze sulla societ che emergerebbero da ciascuno di essi e dal loro insieme. Ma sono convinto che sul breve periodo avrebbero un effetto stabilizzante e non esplosivo. 10. In qualunque societ avanzata c la tendenza a una commistione tra imprese gestite in modo collettivo e imprese gestite individualmente o da piccole societ: entrambi i tipi di gestione possono darsi da fare per crescere o, con un atteggiamento pi conservatore, accontentarsi di soddisfare le proprie necessit. Socialismo e libera impresa, produzione per il profitto e produzione per luso ci sono sempre. La domanda interessante da un punto di vista politico questa: qual la proporzione e la posizione di questi fattori in una data societ e in un periodo particolare? Evitare lo sfruttamento, evitare la tirannia, essere flessibili nellinnovazione, riuscire a controbilanciare il potere: tutti questi aspetti politici dipendono da tale equilibrio. Ma anche lefficienza dei costi ne dipende: Dato un insieme di condizioni tecniche e sociali, possibile che ci sia una proporzione approssimativa ottimale tra i tipi di impresa o, meglio, limiti di disequilibrio oltre ai quali la redditivit del sistema si riduce decisamente. Un buon sistema misto quello che rimane allinterno dei limiti di efficienza (People or Personnel, cap. V).
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sorprendente come nessuno voglia pi riflettere su questo argomento. Quandero giovane, esisteva una rispettabile ideologia di sinistra che si definiva la via scandinava. Oggi se dico che una commistione inevitabile e auspicabile, questa tesi viene rapidamente liquidata come semplice buon senso, intendendosi con questo una pura banalit. Dato che compaio spesso alla televisione e alla radio canadese, continuo a proporre questa mia convinzione ai canadesi. Se riducessero la presenza delle multinazionali americane, dovrebbero affrontare tre o quattro anni di disoccupazione e di austerit, ma poi il Canada diventerebbe il paese pi vivibile del mondo, una specie di Danimarca, ma pi ricca di risorse, di spazio, e con una popolazione pi eterogenea, con societ sue, libere imprese o cooperative, una percentuale ragionevole di socialismo, un settore di comunismo o di reddito garantito allaltezza di una forte produttivit, un numero notevole di agricoltori, citt di dimensioni non ancora eccessive, tanti scienziati e studiosi, una burocrazia tradizionalmente decente, una politica estera di non allineamento. Insomma una grande nazione moderna non ancora spintasi troppo in l negli errori moderni e con un flusso da sud di eccellenti immigranti. [...] 12. Il modo corretto di progettare sta nelleliminare lintermediario, cio quellarea intermedia che non uso n produzione per luso. Dovremmo ridurre il pendolarismo, i trasporti, la burocrazia, le spese di gestione, le comunicazioni, i tempi di attesa. Daltro canto ci sono funzioni assai simili che dovremmo favorire, come i viaggi e gli scambi, le trattative, le forme di cortesia, la conversazione, il bighellonare, tutto ci che rende vivace e indolente la citt celebrata da Jane Jacobs. La differenza risiede nella logistica, nei sistemi e nelle comunicazioni; lo spirito resta congelato finch incombe su tutto lattivit di mediazione: nei traffici, nelle trattative, nella conversazione ognuno sospinto in mezzo agli altri e qualcosa pu sempre succedere. Sta qui la differenza tra lurbanistica che impone in modo imperialistico le sue tipologie, tanto sulla citt che sulla campagna, e la progettazione urbana che pensa a piazze e negozi per la citt e a una vita rurale del tutto differente. stato lo spirito del pragmatismo americano, il nostro grande contributo alla filosofia mondiale, a dimostrare come i mezzi definiscano e diano colore ai fini, a scoprire il valore nelle operazioni e nei materiali, a dare dignit allabilit tecnica e al lavoro ordinario, a rendere il consumo meno isolato, pi inserito nel processo complessivo, a essere crescita oltre che bene. Ma negli ultimi decenni si assistito a uno stupefacente ribaltamento: la tendenza della filosofia americana, per esempio nella logica analitica o nella cibernetica, stata quella di svalorizzare sia la produzione che luso, sia il
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lavoro che i beni materiali, morali o psicologici, e di definire appunto per mezzo dellintermediario, cio per mezzo delle reti logistiche e di comunicazione, ci che Max Weber chiamava razionalizzazione. E cos il mezzo tutto il messaggio che c. I pragmatisti aggiungevano valore, soprattutto nelle faccende quotidiane. Lanalisi sistemica ha viceversa sottratto valore, se non per pochi momenti di affermazione collettiva. [...] 13. Una decina di anni fa si parlava di fine delle ideologie, perch i problemi della societ moderna si dovevano affrontare in modo pragmatico, funzionale, a spizzichi. Non sembra che sia stata una gran profezia considerando lassordante rinascita della retorica marxista-leninista e di quella su legge e ordine. Eppure non era sbagliata, ma non nel senso in cui la si intendeva. La retorica ideologica abbastanza irrilevante, tuttavia il metodo pragmatico, funzionale, a spizzichi, non ha affidato i nostri problemi, come si prevedeva, alle competenze degli esperti, degli amministratori e dei tecnici, ma li ha messi in mano ai dissidenti. Quello che il pensiero ha prodotto di nuovo e di importante non ha riguardato lamministrazione e la tecnologia, ma lesistenza, letica e la tattica. Amministratori e progettisti scrivono libri che parlano di universit e di citt, estrapolando dalle tendenze in atto, e chiedono finanziamenti; ma la storia non ha fretta di procedere nella direzione da loro indicata. Si arrivati a interpretare il pragmatismo in modo da prendere in considerazione il carattere di chi agisce come un aspetto del problema da risolvere; psicanalitico; si mette laccento sullimpegno. Detto tra parentesi, si tratta di un buon pragmatismo jamesiano. Si arrivati a intendere il funzionalismo come critica del programma e della funzione stessa, in quanto ci si interroga su chi vuole agire e sul perch vuole agire e se vale umanamente la pena di agire [e se farlo ecologicamente sano]. Le problematiche parziali si intersecano con lazione politica di chi ne toccato. Invece di procedere sul versante amministrativo, come si pensava, tutti i problemi diventano politici. Si mettono in dubbio le premesse dellintervento tecnico e della progettazione. Si vagliano con cura le credenziali dei consigli di amministrazione. Professionalit [e disciplina] sono diventate parolacce. Mentre sono davvero anti-ideologiche parole come impegno, dialogo, confronto, comunit, [fai di testa tua] (che certe volte non hanno molto pensiero dietro di s), ma sicuramente non sono quello che The End of Ideology aveva in mente. E cos si scopre che sono relative alla condizione delle moderne societ complesse. [...] 15. Il tempo che dedico alla politica non tanto, ma pi di quello che ho illustra bene come lavoro su quello che mi compete, ma pesante e noioso. In quanto anarchico conservatore sono convinto che perseguire il
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potere sia ozioso, ma preferisco creare quanto meno scompiglio possibile nei poteri costituiti. Sono prontissimo a ritirarmi non appena la situazione diventa sopportabile e la gente pu tornare alle occupazioni che contano davvero: le loro professioni, lo sport, le amicizie. Per natura io non sarei fatto per la politica. In linea di principio sono daccordo con gli hippy. Fanno politica quando c qualcosa che li indigna, come la guerra o una legislazione razzista, o quando devono misurarsi col potere e la politica per tutelare le loro attivit e le loro comunit, per esempio dalle provocazioni della polizia; altrimenti pensano giustamente che i radicali abbiano perso la testa. Ma io faccio politica per una concezione idiota che ho di me stesso come uomo di lettere: sono quel tipo di scrittore che deve aver prima fatto il suo dovere di cittadino, di padre e via discorrendo. Inevitabilmente il mio disastroso modello John Milton (ed davvero scoraggiante dover aspettare di diventare cieco per avere la libert di scrivere un grande poema). Ma cos, almeno, scrivo con la coscienza a posto. E non devo diventare un poeta politico. 16. In una situazione fiscale normale, il modo in cui i liberi cittadini possono esercitare il loro controllo sul governo quello di accettare o rifiutare le tasse; di solito per via parlamentare, ma, nel caso in cui sia il parlamento che il governo siano delegittimati, anche in modo individuale. In questi giorni qualcuno esercita lobiezione sulle tasse federali, o sul 70 per cento di quanto dovuto, per protestare contro la corsa agli armamenti e, ovviamente, contro la guerra in Vietnam (si stima che il bilancio militare rappresenti circa il 70 per cento della spesa federale). Sono daccordo con il principio dellobiezione, ma a eccezione della sovrattassa speciale e della tassa sul telefono io pago tutte le tasse per uno scrupolo morale: con lattuale sistema fiscale i soldi che mi metto in tasca non sono in realt una retribuzione del mio lavoro, non sono miei, ma appartengono proprio al Sistema che io metto in discussione. Ho il reddito di una persona agiata. Me lo sono meritato, e con gli interessi: fino ai quarantacinque anni di et ho lavorato duro, tirando su i figli con un reddito pari a quello percepito dal decimo pi povero della popolazione; e ho notato che il mio tardivo benessere non mi ha fatto cambiare le idee, il mio lavoro e tanto meno il mio modo di vivere. Ma gran parte dei miei soldi sono soldi facili, che arrivano da uneconomia militarizzata e da una sovrastruttura di sprechi, e non vedo giustificazione per tenermi in tasca quel che di Cesare e che gli deve ritornare passando per le mie mani. Per esempio, ricevo somme consistenti per parlare in pubblico, soprattutto perch sono un nome che pu dare prestigio a una serie di conferenze, serie finanziata da una qualche fondazione; e non c bisogno di fare grandi indagini per scoprire
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che dietro alla fondazione ci sono i gruppi militar-industriali, che magari cos scaricano qualcosa per pagare meno tasse! Faccio la mia conferenza in modo abbastanza corretto: probabilmente non sono lunico che potrebbe tenerla, ma faccio del mio meglio e dico quel che ho da dire. Rifiutare i soldi, o un 70 per cento del pagamento, non servirebbe a niente, perch secondo la legge di Parkinson tutto il denaro facile viene speso, e quindi anche questo sarebbe certamente speso. Non saprei come quantificare la quota di denaro che mi guadagno con il mio duro lavoro, quello per cui mi sentirei giustificato a fare lobiezione fiscale, perch mio e posso darlo o non darlo, ma non pu che essere una piccola parte del tutto. Secondo una certa teoria, nella nostra societ la retribuzione inversamente proporzionale alla fatica. Credo che lidea sia questa: le grandi ricchezze si accumulano se si allinterno del Sistema, e quanto pi in alto stai nel sistema, tanto meno devi alzare le chiappe. Un riscontro empirico dimostra che questa tesi non esatta. Dirigenti e professionisti fanno un lavoro faticoso per molte ore al giorno in cambio di retribuzioni elevate; chi ha un posto da trentasei ore alla settimana lavora molto meno, con una retribuzione che varia notevolmente; i braccianti, gli inservienti delle strutture ospedaliere, i lavapiatti fanno lavori molto faticosi con retribuzioni miserevoli; alcuni studenti lavorano duramente e devono addirittura pagare per farlo; le persone inabili al lavoro ricevono un contributo inadeguato. Nella mia esperienza individuale non ho mai visto alcun rapporto tra sforzo profuso e retribuzione percepita. Per ventanni ho messo insieme qualche centinaio di dollari allanno scrivendo belle pagine, dalle quali oggi ricavo discreti diritti dautore. Lavoro con impegno per una causa che mi sembra buona e mi limito a un contributo spese, poi faccio lo stesso lavoro per un college statale e ricevo un consistente onorario e un sostanzioso rimborso spese. Il mio editore mi porta in ristoranti costosi a spese della casa editrice e i piatti non sono un granch. I posti in classe turistica sugli aerei spesso sono i pi comodi perch, se non sono tutti occupati, puoi eliminare i braccioli e stenderti. La mancanza di correlazione tra sforzo e retribuzione pu provocare una gran confusione e forse ripulsa in un giovane ingenuo. Secondo me dannoso per il presente caricare di aspettative il futuro; produce atteggiamenti morali che fanno dire: solo questione di soldi. E politicamente, una societ opulenta, dove il denaro facile, pu altrettanto facilmente includere un settore di comunismo, per esempio sotto forma di reddito minimo garantito e/o di libera appropriazione di beni. La tassa sui telefoni, invece, stata dichiaratamente una tassa di guerra, e mia moglie e io non labbiamo pagata, con la soddisfazione di fare un dispetto al governo, al quale lincasso dei 1,58 dollari dovuti costato un pa36

io di centinaia di dollari (soldi dei contribuenti ovviamente, cio nostri). Abbiamo anche rifiutato di pagare la sovrattassa speciale del 10 per cento che un effetto diretto della guerra in Vietnam. Questa imposta come la tassa navale che Carlo I voleva esigere per la Guerra dIrlanda e che John Hampden si rifiut di pagare. Sembra che lFbi ci stia ormai alle costole, ma se mi arrestassero potrei citare quel luminoso precedente... e gli agenti mi farebbero tante scuse per essersela presa con me (macch, mi hanno pignorato il conto in banca). 17. Dagli articoli di critica, altrimenti benevoli, e dalle lettere di rimostranza di miei giovani amici, apprendo che nel mio pensiero sociale ci sono tre cose sbagliate: metto solo delle pezze; non dico come si pu concretizzare quello che propongo; ho un atteggiamento romantico e voglio ritornare al passato. Permettetemi di esaminare queste critiche una per volta. Le piccole riforme, come i lievi miglioramenti che propongo, mi si dice, sono prive di significato perch non attacco il Sistema in s, di solito identificato col capitale monopolistico; poi mi si fa una lezione di filologia, comunicandomi che radicale significa andare alla radice, mentre io sfrondo i rami. Per rispondere a questi appunti ho cercato di dimostrare che in una societ complessa, fatta a rete e non come un monolito con una testa, pu essere efficace un approccio a spizzichi: il pi sicuro, quello che meno rischia di provocare conseguenze rovinose, repressione o successo; coinvolge la gente per le sue competenze reali o potenziali e crea cittadini, il che molto meglio di una loro politicizzazione; pu dissolvere con pi facilit quello stato danimo di disperazione metafisica che porta a dire che non c niente da fare. E siccome, secondo me, il fine della politica non quello di produrre una societ buona, ma una tollerabile, meglio cercare di ridurre gli abusi a dimensioni gestibili: le soluzioni migliori non sono in genere quelle globali, bens quelle che mettono insieme un po di questo e un po di quello. Ma quel che pi conta che, nello stato di confusione dei tempi moderni, cos irti di dilemmi, non saprei proprio dove sta la famosa radice. E non conosco alcuna formula (come per esempio il socialismo) che mi aiuti a trovarla. Se fossi il cittadino di un paese comunista, mi ficcherei senza dubbio nei guai (e grossi) cominciando a fare il mio bricolage con miglioramenti borghesi. Dato che le societ reali sono, e devono essere, miscele di socialismo, di economia di mercato e cos via, la questione di definirne le dosi con giudizio, e questo forse pi facile a farsi se si procede pezzo per pezzo. 18. Una seconda critica sostiene che io non spiego come realizzare le belle cose che propongo. La ragione principale , ovviamente, che non lo so,
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altrimenti lo direi. Mettiamola cos: sono un pacifista da quarantanni e da almeno trenta sono piuttosto attivo... Ma lignoranza difficilmente una scusa. Quello che i miei critici mi obiettano davvero che accetto senza troppe difficolt questa mia ignoranza, come se la concretizzazione del cambiamento non avesse importanza, mentre nei fatti la gente soffre e muore. Come ho gi detto, non sono portato per la politica, non posso fare il capo o accettarne uno, ho i miei dubbi sulle capacit dei partiti e dei governi di realizzare qualcosa di positivo ma qual la causa e quale leffetto? e per questo non mi metto a riflettere su questioni di manipolazione e di potere: non faccio parte di nessun partito e quindi non ho opinioni al proposito. Convinzioni e impegno sono indispensabili per avere idee di un certo spessore. Ci nonostante, si deve pur dare un senso alle cose e io spesso tento di farlo, come uomo di lettere, in quanto parte della divisione del lavoro, per cos dire. Concordo con i miei critici sul fatto che non pu esserci pensiero sociale senza azione politica; se violo questa regola, devo smetterla. A meno che non sia altamente poetico, il pensiero utopico noioso. La sociologia neutrale moralmente ripugnante nonch pessima scienza. Un aspetto essenziale dellindagine sociologica quello di produrre un risultato pratico, altrimenti il problema resta mal definito: le persone vengono prese come oggetti e non come esseri umani e lo stesso ricercatore non del tutto presente. Per i problemi di tipo umanistico di cui maggiormente mi occupo, invece, non esistono altre strategie per il senso di impotenza, la perdita di senso storico, la banalit, lassenza di magnanimit, lalienazione, il disadattamento tra organismo e ambiente (tutti problemi politici) se non la letteratura, il dialogo, lo sforzo di essere noi stessi cittadini utili. 19. Non sono romantico. Quello che sconcerta i miei critici di sinistra il fatto che sono un conservatore, anzi un conservazionista. Io uso il passato, la questione di vedere come. Ho sviluppato una capacit introspettiva (a mio uso e consumo) ispirandomi al metodo genetico. Esaminando come unusanza o unistituzione si sviluppata fino alla forma attuale, mi rendo benissimo conto che il suo valore e significato effettivi si ritrovano tuttavia nella sua funzione attuale, in relazione alla situazione odierna. Freud, per esempio, si sbagliava quando in certi casi sosteneva che allinterno di un uomo ci fosse un bambino, o allinterno di un vertebrato ci fosse un anellide. Ogni individuo specifico agisce come quel tutto che diventato; ogni livello di esistenza, come ripeteva Dewey, ha suoi specifici problemi e sue specifiche modalit per affrontarli.
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La critica alle manchevolezze del metodo genetico, per, non si applica alle assenze, alle dimenticanze del presente, alle quali spesso possibile ovviare solo se si tien conto delle evidenze del passato. Possiamo fare unanalogia con le funzioni organiche, per esempio con la vista. Come ha pi volte notato Kurt Goldstein, impossibile localizzare la sede della vista nellocchio o nel cervello: una funzione dellintero organismo nel suo ambiente. Ma si pu benissimo localizzare una carenza della vista nella cornea, nel nervo ottico e cos via. Non possibile spiegare con la storia psicosessuale del neonato il linguaggio: il modo di essere di un individuo nel mondo. Ma un difetto del linguaggio, per esempio lessere bleso, pu benissimo essere dovuto a una masticazione inibita in seguito a un cattivo svezzamento. Questo quello che Freud aveva appreso come clinico, prima di diventare metapsicologo. I miei libri sono pieni di storie lunghe un paragrafo o poche pagine: sul concetto di alienazione, sullo Stato assistenziale, sulle periferie, sulla scuola dellobbligo, sullantropologia delle nevrosi, sulla burocrazia universitaria, sulla mancanza di potere dei cittadini, sulle rivoluzioni mancate, eccetera eccetera. In ogni singolo caso il mio scopo quello di dimostrare come la composizione di un conflitto imposta con la forza o fasulla abbia lasciato in eredit alla generazione successiva una situazione irrisolta in cui le difficolt si complicano ulteriormente. Allora utile ricordare la situazione pi semplice che esisteva prima che le cose andassero peggio. una prospettiva spudoratamente arcaica rispetto alloggi, ma ha una sua vitalit e pu indicare un nuovo modo di reimpostare il conflitto. un impiego terapeutico della storia. Come ha detto Ben Nelson, spetta alla storia tenere in vita le vecchie cause (perse). Certo, questo ragionamento presuppone che esista una natura delle cose, ivi inclusa una natura umana, il cui giusto sviluppo pu subire violenza. Ed proprio cos. Una soluzione fasulla complica le cose, produce mostri. Una autentica non le semplifica n le complica, ma produce una nuova configurazione, una specie adatta alla situazione in corso. Esiste una natura umana, e una delle sue caratteristiche quella di continuare a formarsi in modo sempre diverso. C un utilizzo umanistico della storia che fa ricordare alluomo i tanti modi diversi in cui pu essere grande. Cos siamo stati matematici, commediografi, politici, devoti, romantici, fautori delle libert civili, universalisti, inventori della sperimentazione scientifica, collettivisti: tutto questo si accumula e diventa un peso enorme da sopportare. Senza possibilit di mettere gi niente.

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Riflessioni sul principio anarchico

Lanarchismo si fonda su una proposizione ben definita: una linea di condotta valida non pu che essere il risultato di una reazione, da parte di singoli o di gruppi autocostituitisi, alle condizioni prodotte dallambiente storico. Esso afferma che in quasi tutte le faccende umane, siano esse politiche, economiche, militari, religiose, etiche, pedagogiche o culturali, si fa pi male che bene con la coercizione, con la dinamica che va dallalto al basso, con unautorit centrale, la burocrazia, il carcere, la leva obbligatoria, gli Stati, luniformit preordinata, la programmazione esagerata e cos via. Gli anarchici vogliono sviluppare la funzionalit intrinseca e ridurre il potere estrinseco. unipotesi psicosociologica, con evidenti implicazioni politiche. A seconda delle differenti condizioni storiche che si sono mostrate variamente ostili al principio anarchico, gli anarchici hanno messo in maggiore evidenza vari aspetti: ora quello agricolo, ora quello dei liberi Comuni basati sulle associazioni di mestiere; in certi casi con un accento tecnologico, in altri antitecnologico; talvolta affermando il comunismo, talvolta la propriet; a volte individualisti, a volte collettivisti; ora parlando della Libert come di un bene pressoch assoluto, ora affidandosi alla tradizione e alla natura. Tuttavia, nonostante queste differenze, difficile che gli anarchici non si accettino reciprocamente: essi non considerano le differenze come incompatibilit. Prendiamo un problema cruciale della modernit: la violenza. La guerriglia stata una tecnica di combattimento classicamente anarchica; tuttavia, l dove qualunque mezzo violento tende a favorire il centralismo e lautoritarismo, soprattutto in situazioni moderne, gli anarchici tendono a sottolineare la grandezza della nonviolenza. Ora, il principio anarchico in linea di massima vero1. Lungi dallessere unutopia o un nobile fallimento, si dimostrato vincente in molte crisi storiche spettacolari. Nel periodo del mercantilismo e delle patenti regie, la libera impresa gestita da societ per azioni era anarchica. Il Bill of Rights
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jeffersoniano e lautonomia del potere giudiziario erano anarchici. Le Chiese congregazionaliste erano anarchiche. La pedagogia progressista era anarchica. I liberi Comuni e le norme delle corporazioni nel sistema feudale erano anarchiche. Ai giorni nostri, il movimento dei diritti civili negli Stati Uniti stato decentralista e anarchico in senso quasi classico. E potremmo continuare fino a cose infime, come il libero accesso alle biblioteche pubbliche. Certo, agli storici successivi questi fenomeni non sembrano anarchici, ma nei tempi in cui si verificarono erano visti come tali e perfino chiamati cos, e come al solito bollati con lorrenda accusa di provocare il caos. Ma questa relativit del principio anarchico rispetto alla situazione esistente ne rappresenta una parte essenziale. Non pu esserci una storia dellanarchismo che definisca anarchico uno stato di cose divenuto permanente. un continuo misurarsi con una nuova situazione, una vigilanza continua per garantire che le libert passate non vadano perdute, che non si trasformino nel loro opposto, proprio come la libera impresa si tradotta nella schiavit del salario e nel capitalismo monopolistico; lautonomia del potere giudiziario nel monopolio dei tribunali, dei poliziotti e degli avvocati; e lautonomia didattica negli apparati scolastici.

Io, come altri anarchici, farei eccezione per certe situazioni di temporanea emergenza, se possiamo essere sicuri che sia davvero temporanea. Potremmo fare eccezione per certe semplici soluzioni logistiche, come lemissione di biglietti, gli standard metrici o la riscossione fiscale, se potessimo essere sicuri che lamministrazione, la segreteria, non cominci a reggere le fila della faccenda. Potremmo anche fare eccezione per certi monopoli naturali, come quelli che riguardano il controllo delle epidemie, lalimentazione idrica, eccetera.

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Confusione e disordine

La vecchia antropologia aveva colto un aspetto importante riguardo al modo in cui una trib assorbiva cultura da quelle vicine: se laspetto culturale riguardava un nuovo strumento o una nuova tecnica, per esempio un tipo migliore di sementi, un nuovo aratro, la fabbricazione di vasi di terracotta, esso veniva assorbito e si diffondeva in fretta, mentre se era un aspetto etico, psicologico o religioso, per esempio un cambio di tab, di linea di consanguineit, lallevamento dei bambini, la musica, cerano resistenze alla sua adozione e la sua diffusione era pi lenta. Tutti vogliono quello che utile e che allevia la fatica, ma rifiutano ci che li rende ansiosi e che appare come una minaccia alla loro integrit morale. In certi casi si assiste a strani compromessi: i fabbricanti di cesti accettano il vasellame di terracotta, ma sui nuovi prodotti dipingono le forme dei vecchi cesti, perch la gente conservatrice riguardo allestetica. Nei nostri supermercati non c voluto tanto per smerciare prosciutto e formaggio danese, ma noi non acquistiamo con la stessa rapidit le idee danesi, altrettanto salubri, riguardo alla pornografia. I giapponesi hanno adottato con entusiasmo la tecnologia occidentale, ma almeno fino alla seconda guerra mondiale sono rimasti attaccati con notevole tenacia alla loro antica ideologia, divinizzazione dellimperatore e suicidio rituale compresi. Il caso affatto diverso quando il nuovo aspetto culturale non assorbito dalla trib, ma imposto alla trib, per esempio con una conquista o con una schiacciante superiorit tecnica ed economica da parte di un paese avanzato, alla quale impossibile resistere. In questo caso lintegrit della trib viene effettivamente scossa: essa viene colonizzata. La popolazione resta disorientata: non riesce pi a prendere e scegliere ci che le va bene e che pu assimilare con ritmi propri. Poi ci sono ovviamente i problemi della decolonizzazione: i popoli ex-colonizzati devono ritrovare se stessi (secondo Fanon in questo processo devono diventare irrazionali e violenti, in modo che il rimosso possa riemergere dallinconscio).
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Esiste un imperialismo culturale oltre a quello militare. Anche senza conquista una cultura tecnica che saffaccia ai confini pu essere talmente estranea da demolire del tutto il morale e lo stile di vita tribale. Pensiamo a una popolazione per la quale la frase arriver in orario significa arriver quando il grano alto, se la luna non entrata nel suo terzo quarto, cosa che di mala sorte per il mio clan. Supponiamo che assorba una tecnologia molto complessa per la quale in orario vuol dire alle ore 8.30 in punto del mattino, perch per la divisione del lavoro e linterdipendenza dei macchinari ogni persona e ogni cosa deve combinarsi e muoversi nello stesso tempo. In questo caso lo stile di vita, le forme familiari, le usanze alimentari, la sessualit e la comunit sarebbero travolti. La tecnologia non funziona senza un drastico cambiamento dellorganizzazione sociale: essa demolisce le forme sociali esistenti per crearne di nuove. La popolazione diventa alienata. Qualcuno muore di depressione. Io sostengo che, per un paio di secoli e di colpo a una velocit accelerata, le societ moderne hanno colonizzato e disorientato se stesse, imponendosi una tecnologia, unurbanizzazione e unorganizzazione sociale centralizzata che non sono state in grado di gestire moralmente e psicologicamente. Di solito questa situazione si spiega dicendo che mentre le scienze fisiche e la tecnologia hanno fatto progressi giganteschi, le scienze sociali, la politica e letica non hanno saputo tenere il passo. anche vero, ma messa cos la spiegazione fuorviante. Insinua lipotesi che con lo stesso atteggiamento e gli stessi metodi, ma con un maggior impegno sulle questioni morali, possiamo metterci alla pari e recuperare lequilibrio. Ma se i popoli progrediti sono stati davvero colonizzati dal loro stesso progresso, sono confusi e hanno perso la capacit di scegliere ci che possono assimilare. Indubbiamente manifestiamo una notevole rigidit nelle istituzioni sociali, unincapacit a fare aggiustamenti fantasiosi e pragmatici. E, il che forse ancor peggio, la sociologia e la politica che siamo stati capaci di realizzare hanno lo stesso stile tecnologico, accentratore e urbanocentrico allorigine di questo disastro. Il rimedio peggiore del male. [...] I nostri migliori impulsi portano a brutti risultati. Mi piace stare alle Hawaii, perch un posto stupendo. Ma con le nuove tariffe aeree altri milioni di persone, da tre a cinque, vogliono andarci per il mio stesso motivo; la popolazione locale di ottocentomila abitanti e quindi non c tanto posto. Allo stesso modo, una gran cosa per i ragazzi andarsene in giro a vedere il mondo, e starsene in banda con i loro coetanei, facendo cos della fratellanza il loro primo sacramento. Ma il risultato matematico sar che ridurranno Telegraph Avenue e Harvard Square ad aree degradate e che saranno una minaccia per la Yosemite Valley. Non necessariamente per43

ch sono degli scocciatori che gli adulti non vogliono la discesa delle orde devastatrici. Io non ho una risposta per questi problemi. Si pu limitare il turismo imponendo tasse aeroportuali e alberghiere esorbitanti, ma cos resterebbero esclusi gli strati meno abbienti della classe media, che sono turisti entusiasti, a vantaggio degli strati pi ricchi che lo sono cos cos. O dobbiamo magari immaginarci di dare a ogni bambino che nasce un numero limitato di biglietti di accesso alle bellezze del mondo che sar autorizzato a visitare? Per fortuna la confusione tale che anche le previsioni pi funeste sono poco affidabili. Per esempio, leggendo Il mondo nuovo di Huxley, 1984 di Orwell e Luomo a una dimensione di Marcuse, sembrava certo che saremmo finiti in una irregimentazione universale, in un conformismo drogato e nel lavaggio del cervello. Ma il presente non sembra tale: ci sono s droghe, ma lo stile tuttaltro che uniforme e ordinato, ed probabile che questo disordine si accentui. Ci sono folle inquiete in quasi ogni paese. Quantomeno in America la nuova generazione molto meno consumista della vecchia, nonostante tutti gli spot televisivi, o magari proprio grazie a questi. [...] Per come la vedo io, non si pu disumanizzare nessuno, lo si pu solo rendere infelice. Lapparente docilit e il conformismo hanno semplicemente questo significato: per il momento non esistono alternative. Un autentico lavaggio del cervello, lintroiezione della voce del Grande Fratello, richiedono una paura fisica, e non pubblicit e propaganda. A meno di non provare un brivido nella schiena, nessuno disposto a barattare le proprie opinioni con quelle di un altro. La confusione universale, e non ha senso attribuirne la colpa a qualcuno. Senza dubbio secoli di cattiva politica, di profitti, di potere, di statalismo, di razzismo e di guerre hanno portato a un abuso della scienza, a una tecnologia smodata, allo svuotamento delle campagne e alla congestione delle citt, alla crescita della burocrazia, a una distorsione selvaggia delle priorit sociali. Nondimeno, oggi non si trova traccia di un regime politico o di unideologia che non abbia su di s i segni della modernit. Con poche eccezioni, uneccessiva urbanizzazione e il decadimento della vita rurale hanno caratteristiche pi forti nei paesi del Terzo mondo, in Asia, in America latina e in Africa, che non nellAmerica del nord o in Europa, e ovviamente i paesi con minore sviluppo tecnologico reggono meno limpatto. Shanghai, anche senza automobili, a quanto si dice molto pi inquinata di New York, e Citt del Messico, dove si impiegano carburanti di cattiva qualit, ancor peggio. Fiumi come lHudson, il Reno, il Danubio sono inquinati: la minaccia incombe sul Lago Superiore e sul Lago Baikal. Per realizzare vaste piantagioni di canna da zucchero per il mercato sovietico, a Cuba sta44

to necessario irrorare di DDT intere regioni, cos come succede negli Stati Uniti, dove gli insetticidi sono usati su vasta scala per assicurare i rifornimenti alle grandi catene di distribuzione. Non c ideologia che si sottragga ai deludenti risultati dellistruzione obbligatoria. Episodi di dissenso giovanile si verificano in Spagna come in Cina, in Francia, in Egitto, negli Stati Uniti, in Messico, in Cecoslovacchia, a Ceylon, dovunque. Il vanto di aver impiegato armi sofisticate per eliminare centinaia di migliaia di persone condiviso dagli Stati Uniti e dallIndonesia, dalla Nigeria e oggi, forse, dal Pakistan. Anche quando gli aiuti non consistono in forniture militari, gli Stati Uniti, le nazioni europee e la Russia inviano ai paesi sottosviluppati aiuti che fanno pi danni che bene. In ogni luogo prevalgono la burocrazia, lo statalismo, lingegneria sociale. Tutte le nazioni si schierano con questo o con quel blocco sebbene questo riduca la sicurezza di tutti. un quadro sconfortante. Eppure linterpretazione pi plausibile e inquietante (e meno critica) ci dice che i popoli moderni non sono pi cattivi, pi perversi o pi stupidi del normale, ma solo inusualmente confusi. Per un verso, molti dei nostri problemi sono completamente nuovi, per laltro, quando ci si trova cos disorientati si perde ogni inventiva pragmatica e spesso anche il buon senso. Ci sono nuovi problemi, che anche nelle circostanze pi favorevoli lascerebbero sconcertati. Com possibile conservare la stabilit e il legame con le proprie radici quando oggi tanto facile viaggiare? Come si fa a badare ai fatti propri quando piovono notizie da tutto il mondo e con la massima rapidit? Che cosa si pu fare di questo mondo unificato che comparso improvvisamente? Se la guerra totale non pi in discussione (non ha mai avuto senso), come va organizzata la pace? Qual la struttura politica che, nelle condizioni della modernit, capace di valorizzare lindividualit e la comunit, come la giustizia per tutti? Come si trova un giusto equilibrio tra decentramento e centralizzazione? Quali aspetti vanno automatizzati e quali no? C davvero un problema di sovrappopolazione e, se s, che fare? E cosa fare se la famiglia nucleare, nelle condizioni moderne, non funziona? Come comportarsi di fronte ai trapianti dorgani e allingegneria genetica? Esiste davvero qualcosa che pu sostituire letica calvinista? (Secondo me, gran parte dellumanit stata capace di integrare esistenza e ambiente solo con certe attivit produttive: certamente non con attivit legate al profitto o alla sopravvivenza). Problemi filosofici di questa portata si potrebbero forse affrontare e risolvere se lumanit fosse nel pieno possesso delle sue facolt mentali. Sono problemi che hanno una loro dignit e un loro interesse, non fenomeni che provocano indignazione, come quelli che riguardano le guerre ingiuste, lingiustizia sociale, linquinamento, la corsa agli armamenti, la diseducazione e il mandarinato, per i quali lo sdegno ha ragion dessere. Davanti
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a oltraggi come questi, la risposta da dare semplice: smettiamola, punto e basta. Ma se si trovassero le corrette soluzioni ai nuovi onesti problemi, si trasformerebbe la civilt in modo stupefacente. Anche soltanto affrontandoli seriamente, facendo esperimenti, riflettendoci su, si potrebbe creare una civilt pi valida e stimolante. Purtroppo, lumanit si trova di fronte a questa commistione di problemi nuovi di zecca e di antiche violenze non nel pieno possesso delle sue facolt, autocolonizzata e frastornata perch non stata capace di assimilare il salto quantitativo che si riscontrato nelle scienze, nella tecnologia, nellurbanizzazione, nellorganizzazione sociale complessa. E certamente non laiuta il sentimento diffuso tra i giovani, per i quali non c pi tempo. Cos, la confusione si trasforma in un panico silenzioso. Per come la vedo io, questa sensazione di crisi imminente ha s qualche giustificazione, ma non come credono la maggior parte dei giovani. Questa fretta in parte un tentativo di razionalizzare la propria incapacit di fare i conti con la frustrazione, la scarsa disponibilit ad apprendere e la semplice irritazione dovuta a un sentimento di impotenza. A dire il vero, anzi, questi blocchi di natura psicologica sono inevitabili: non c un mondo per i giovani e questo non colpa loro. Consentitemi di ripetermi per chiarire che cosa voglio e che cosa non voglio dire con questa mia diagnosi. Non voglio dire che possiamo prendercela comoda davanti a fatti come una guerra imperialista, lingiustizia sociale, linquinamento, la scolarizzazione infinita. Voglio invece affermare che i problemi pi importanti sono frutto della modernit e hanno dimensioni globali. Davanti a questi problemi non conosco nessuna risposta politica o ideologica di tipo tradizionale che sia convincente. Demonizzare lAmerica non fa che confondere ancor pi le acque. E non che i pi anziani siano particolarmente subdoli, ipocriti, condizionabili o suscettibili, mentre i pi giovani sarebbero tutti innocenti, spontanei, schietti e moralmente coraggiosi. Certo, dura impegnarsi seriamente in politica, lasciar perdere le provocazioni e soprattutto fare una politica attiva, senza tanti slogan da strillare e tanti nemici facili da cui distinguersi, da odiare e da criticare, e nel contempo non prendere posizione nella Guerra Fredda. dura, per chi milita nel Movement, affermare, e correttamente, che le Pantere Nere, insieme a colazioni gratuite, distribuiscono propaganda infantile, oppure dichiarare il proprio dissenso verso lidolatria stalinista della Cina e della Corea del Nord, che fa rivoltare lo stomaco, o verso la politica del governo cubano che ficca in galera gli anarchici, i poeti dissidenti e gli omosessuali (e, vedi caso, io appartengo a tutte e tre queste categorie). Eppure necessario essere chiari e non avere ambiguit su fatti del genere, non si
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devono raccontare mezze verit, soprattutto a se stessi, altrimenti ci si fa pi stupidi di quanto si : la gente non scema e non berrebbe comunque questa retorica. Il problema sta proprio qui, secondo me, anche se non so come lo si risolve essendo io stesso in preda alla confusione, e sempre pi man mano che invecchio e che la salute se ne va (oggi ho sessantanni). Visto che me lhanno chiesto, posso comunque suggerire la vecchia ricetta ippocratica: quando la malattia colpisce un sistema (com nel caso della confusione), si tratta di andarci piano, prendersela comoda, lasciare che le cose si disfino e magari ritrovino il loro posto da sole, fino al momento in cui si riesce di nuovo a raccapezzarsi. Alimentazione semplice, esercizi respiratori, un pisolino pomeridiano. Cambiamento daria, magari in campagna. Nessun nuovo impegno, ma che non si aumenti il senso di colpa trascurando quelli necessari. Non cercate una cura miracolosa, ma riducete a poco a poco la tensione rafforzando la resistenza su tutta la linea. Natura sanat non medicus: la natura guarisce e non il dottore. In effetti le mie idee programmatiche, e ne ho prodotte un bel po, sono sempre andate nel senso della riduzione e della semplificazione. Questa tendenza mio fratello e io, in Communitas, labbiamo definita neo-funzionalismo: il principio fondamentale del design quello di chiedersi se vale davvero la pena di realizzare un certo oggetto! Mi sia consentito di fare qualche esempio. Oggi il principio giusto da adottare in campo tecnologico evitare linnovazione, a meno che questa non semplifichi il sistema tecnico. Se c unalternativa, va scelta la soluzione che limita: per esempio, se si vuol ridurre linquinamento atmosferico meglio escludere il traffico privato dai centri urbani che non pulire i motori; studiare macchine che siano riparabili da chi le usa, riducendo la dipendenza da intermediari; dare la preferenza alle soluzioni tecniche che non implichino asservimenti incrociati, per evitare che un guasto a un sistema provochi una catastrofe, prendendo ad esempio lagricoltura di tipo danese o olandese. Tra parentesi, assurdo che chi vuol fare colture bionaturali solo per autoconsumo importi dorifore della patata e mantidi religiose per evitare di servirsi di prodotti chimici. pura ideologia. Piuttosto, si dovrebbero cambiare le colture. Se un procione si mangia il 10 per cento del mio granturco, non tiro su uno steccato, ma semino una fila in pi. La tecnologia non ha lautonomia della scienza: una branca della filosofia morale e i suoi criteri attengono alla prudenza, alla sicurezza, alla modestia e al senso comune. Se parliamo di trasporti, la prima questione non quella di contrapporre le auto private e le autostrade ai trasporti pubblici, ma quella di in47

terrogarsi sul senso del viaggio. una domanda che non ho mai sentito porre in parlamento o in consiglio comunale. Perch dobbiamo abitare tanto lontani dai posti di lavoro? C un rimedio per questa situazione? Per quale ragione devo fare un viaggio di tremila chilometri per tenere una conferenza di unora? Consentitemi, comunque, di esprimere la mia gratitudine alle migliaia di taxisti, di conducenti dautobus, di piloti daereo e di macchinisti delle ferrovie che mi hanno sempre portato a destinazione sano e salvo e quasi sempre in orario. Lorganizzazione sociale oggi pecca quasi sempre di eccessivo centralismo. Chi lavora in unimpresa non conosce il processo, non sa come avviarlo, come si prendono le decisioni, come comunicarle di persona. Il principio da seguire quello del decentramento da attuare dovunque sia possibile senza provocare grandi perdite di efficienza. Mini-scuole urbane e piccoli edifici scolastici in campagna, invece dei grandi centri scolastici, per non parlare dei parchi didattici. Come ho dimostrato in People or Personnel, nelle imprese in cui il costo maggiore quello del personale e non quello del capitale fisso e delle materie prime, la piccola scala porta a riduzioni di spesa del 300 per cento almeno: le cosiddette economie di scala sono divorate dai costi di gestione e di amministrazione, indispensabili per tenere insieme le persone e vanificarne gli sforzi. Ricordiamoci della legge di Borsodi: anche nella fabbricazione e nella lavorazione, man mano che si riduce il costo unitario di produzione, cresce quello di distribuzione, fino a pareggiarlo. Alla stessa stregua, i costi esterni di un grande impianto vanno messi sotto la voce dei costi di fabbricazione: il caso, per esempio, delle ore impiegate nei trasferimenti casa-lavoro, dei costi delle strade che servono a questi trasferimenti, del problema degli alloggi e dellaumento degli affitti. I vantaggi del decentramento, delliniziativa e della comunicazione personale e diretta spesso si traducono in nuove invenzioni e migliorie. [...] Con lautomobile, gli apparecchi elettrici e la televisione la vita in campagna almeno altrettanto appetibile di quella in citt per una famiglia di reddito medio. Ci nonostante, se si ha unet tra i quindici e i trentanni in campagna ci si annoia: io cercherei di stare in citt, al centro degli avvenimenti. Dopo i trentanni le cose cambiano. Non dimentichiamoci che sto parlando di una quota del 20 per cento, non del 98 per cento. In generale, con queste proposte di decentramento e di decongestionamento, non penso a soluzioni globali, penso piuttosto di prendere un 2 per cento di questo, un 3 per cento di quello, un 2 per cento di questaltro. Pu darsi che un 10 per cento dei bambini decida di frequentare una scuola rurale per un anno, che ci si trasferiscano un 5 per cento degli anziani, un 2 per cento dei malati di mente, che vi si stanzi un 20 per
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cento dei fondi destinati al rinnovo urbano. Lo scopo non quello di trovare la soluzione, ma quello di allentare la tensione, di erodere e ridurre le dimensioni dei problemi che di colpo non riusciamo pi a gestire. [...] La scuola funge da intermediario tra i giovani che crescono e il mondo delle attivit reali. una societ davvero scadente quella in cui i giovani non hanno accesso diretto al mondo produttivo e non possono apprendervi alcunch. Questo accesso loro negato: lasciati cos in frigorifero sono inutili, proprio come lo sono gli anziani spediti in pensione appena possibile. Listruzione rappresenta ormai la voce principale della spesa pubblica: pi di 80 miliardi di dollari allanno. Perfino il Pentagono, con tutte le sue guerre passate, presenti e future da gestire, spende solo 65 miliardi di dollari. Sarebbe meglio stornare una bella quota dai fondi riservati allistruzione per offrire ai giovani un accesso diretto al mondo reale (ci sono decine e decine di possibilit in questo senso: apprendistato, viaggi, lavoro in comunit, opere di conservazione, assunzione temporanea in laboratori, in studi di progettazione, teatri e studi televisivi...). Particolarmente inutile si rivela listruzione medio-superiore (sarebbe meglio ficcare questi soldi nelle tasche dei ragazzi se fanno qualcosa di utile per s e per la societ: a New York mandare un ragazzo alle scuole superiori costa 1.600 dollari allanno). Prova ne sia che non esiste alcuna relazione tra gli anni di scolarizzazione e le competenze effettive nella maggior parte dei lavori: la scuola rappresenta uno spreco scoraggiante che serve solo a ottenere il famoso pezzo di carta. Laccesso alle professioni dovrebbe essere consentito prima e non dopo la frequenza delle scuole superiori, cos da permettere al giovane di inquadrare la situazione, di scoprire per che cosa portato e che cosa gli utile studiare a livello universitario (spesso niente), e poi seguire i corsi necessari con proprie specifiche motivazioni. Gli ostacoli posti dallattuale sistema baronale sono particolarmente dannosi per i giovani meno abbienti, che non si possono permettere di perdere tempo e hanno difficolt a seguire il metodo scolastico, anche se conseguono risultati abbastanza buoni nelle attivit pi vicine al mondo concreto. Quello che le famiglie povere dovrebbero pretendere per i propri figli non tanto una formazione di alto livello e laccesso per tutti, ma una modifica delle procedure di conseguimento dei titoli di studio e di assunzione. Certo, se vado a sostenere questa tesi in un quartiere nero mi prender dello stronzo elitista, eppure so di avere ragione. Non nego il fatto che i poveri debbano godere di uguali diritti e avere pari opportunit di comportarsi da stupidi come chiunque altro, ma non accetto che mi si impedisca di chiamare col suo nome una cosa quando stupida. Quando si offre un sostegno tecnologico alle regioni sottosviluppate ci che va evitato la distruzione dello stile di vita e della comunit
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locale, provocando un processo esplosivo e una rapida urbanizzazione, spingendo allabbandono delle attivit agricole, accumulando sul posto montagne di macchinari inutilizzabili che non si sanno usare e che sono privi di pezzi di ricambio, rendendo regioni intere dipendenti dalle importazioni a prezzi stabiliti dal mercato internazionale. La soluzione la cosiddetta tecnologia intermedia: limpiego delle scienze e dellanalisi moderna per elaborare tecniche che sappiano sfruttare lorganizzazione sociale esistente sul posto, le materie prime locali, le capacit gi presenti o che si possono apprendere senza difficolt. Lo scopo quello di aiutare a venir fuori dal malessere, dalla fame, dalle fatiche pi ingrate, nulla pi di questo. Le popolazioni del luogo, poi, accumuleranno il capitale e avranno un decollo economico secondo i propri ritmi e le proprie modalit: non c altro modo per impedire che siano colonizzate culturalmente. Per dire le cose come stanno, questo genere di aiuti allestero non deve servire come valvola di scarico del surplus di chi li elargisce o come sistema per sbarazzarsi di macchinari obsoleti: quello che serve potrebbe forse essere sin troppo obsoleto. Ma la tecnologia intermedia non molto appetibile per quei paesi che hanno aspirazioni di crescita. Alla gente semplice piacciono i prodotti luccicanti e quei raffinati leader politici che hanno studiato a Princeton, a Cambridge o a Mosca smaniano dal desiderio di avere la confezione-dono completa dellOccidente, compresa una superstrada a dodici corsie dal porto alla capitale, unacciaieria, un sistema di istruzione superiore che assorba un terzo del prodotto interno e una delegazione allOnu che si mangi tutto quel che avanza. Ho gi citato la tesi di Fanon, secondo la quale i popoli colonizzati dovrebbero diventare intolleranti e violenti per cancellare la scarsa considerazione di se stessi e affermare la propria identit. Nelle nostre societ, avanzate e auto-colonizzate, abbiamo assistito a un fenomeno simile tra i giovani, che proiettano sui genitori, sul Sistema, i tratti odiati che ritrovano dentro di s. Naturalmente questa proiezione destinata al fallimento, lodio non pu radicarsi perch i genitori non sono abbastanza diversi: sono altrettanto confusi, sono esseri umani con una loro dignit e in genere manifestano il loro affetto verso i figli. Invece, la strada da battere del tutto diversa se vogliamo sconfiggere questo nemico interno, ovvero il disordine. Dato che i tempi moderni, il Sistema e via discorrendo tengono la situazione sotto controllo, per il momento liberazione vuol dire far scoppiare il casino. Sono certo che ormai il lettore avr capito il mio punto di vista nella sua sostanza. Mi permetta allora di concludere con una riflessione di altro genere.
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Nel decennio a venire la nostra societ dovr imparare a convivere col disordine e a trarne vantaggio. Il disordine destinato a crescere, non necessariamente in modo esplosivo, ma con modalit pi interessanti di erosione, rabbia, disobbedienza, disfacimento delle istituzioni. Aumenter il numero dei ragazzi di dodici anni che marinano la scuola. Molte grandi e piccole universit si trasformeranno in citt fantasma. Fin da ora cominceremo ad assistere al decadimento delle citt. Il popolo invisibile degli esclusi continuer ad apparire da oltre il muro: neri, pellerossa, giovani, donne, omosessuali, ex-carcerati. Alla lunga si rinuncer alla pretesa di trasformare la morale in leggi sul gioco dazzardo, sul sesso e sulle droghe. Potremmo addirittura imparare anche se ho i miei dubbi: sembra contrario alla natura umana a non mettere pi in galera le persone indesiderabili, perch questo sistema non produce alcun risultato, anzi provoca sempre pi delitti di quanti non ne reprima. inoltre possibile che diventi difficile distinguere nettamente tra occupati e disoccupati; sperabile che si adottino salari garantiti al posto degli attuali sussidi. In tutto il paese si diffonderanno le comuni e gli stili di vita pi disparati. Crescer sempre pi il numero dei pellegrinaggi ai festival rock o a Cuernavaca da Ivan Illich. Proteste populiste e adunate improvvise di folla per ogni genere di rivendicazione diventeranno metodi politici riconosciuti. Crescer anche la criminalit e noi faremmo meglio a non dimenticarci che quella specie di pace civile di cui abbiamo goduto per qualche generazione stato un caso unico nella storia: in ogni altro tempo e luogo si andava in giro con la spada al fianco e di notte si teneva sprangato luscio di casa. Ho il sospetto che la nostra economia, con tutti i suoi dollari, non rester cos florida quando il sistema non sar pi cos ben regolato. Ma se il decadimento sar graduale, potrebbe non essere un male (se si eccettua chi non aveva proprio niente da mangiare, il periodo della Grande Depressione non stato un periodo cos brutto per chi allora era giovane io sono del 1911). Per me, anarchico e psicologo, un fenomeno promettente che le cose vadano a pezzi. Erano state unite in modo troppo stretto e artificioso. Qualche pezzo, nel crollo, ritrover la sua posizione originale, costituendo un tutto pi naturale. Un vecchio detto anarchico dice: Il caos ordine. In ogni caso, come ha notato Freud, una volta che il rimosso esce fuori impossibile rificcarlo dentro. Qualsiasi tentativo in questo senso provoca distorsione e violenza: bisogna lasciare che le cose seguano il loro corso e ritrovino la loro integrazione. Il disordine in quanto tale non rappresenta un pericolo, anche se pu rappresentare una seccatura se uno sta portando avanti le sue attivit.
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Ma se le persone sono davvero minacciate nelle loro attivit vitali, allora reagiscono in modo autenticamente ansioso e il volume non pu che essere abbassato. Il vero pericolo da unaltra parte. Da un lato c chi vuole ristabilire legge e ordine. Dallaltro ci sono i pazzi che fomentano il disordine in modo artificiale, credendo nel delirio di poterlo gestire. Messe insieme, probabile che entrambe le posizioni provochino un gran numero di sofferenze inutili.

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Summerhill, esperienza di educazione incidentale

In ogni sistema sociale, leducazione dei bambini ha una importanza primaria. Ma, fino a unepoca assai recente, in tutte le societ, sia primitive che altamente civilizzate, gran parte delleducazione era incidentale. Gli adulti svolgevano il loro lavoro e assolvevano gli altri compiti sociali. I bambini non erano esclusi. I grandi prestavano loro attenzione e li preparavano alla vita futura; ma non simpartiva loro un insegnamento vero e proprio. Nella maggioranza delle istituzioni e delle societ leducazione incidentale stata data per scontata. Essa ha luogo nel lavoro della comunit, negli organismi di apprendistato, nelle gare, nei giochi, nelle iniziazioni sessuali e nei riti religiosi. Generalmente parlando, questo processo incidentale si adatta alla natura dellapprendere meglio dellinsegnamento diretto. Il giovane sperimenta cause ed effetti, invece che esercizi pedagogici. La realt spesso complessa, ma ogni giovane pu coglierla a modo suo, nel suo momento, secondo i suoi interessi e la sua iniziativa. Inoltre cosa ancora pi importante pu imitare, identificarsi, essere approvato o disapprovato, cooperare o competere senza soffrire dellansia causata dallessere al centro dellattenzione. Larchetipo di uneducazione incidentale riuscita il bambino che impara a parlare, impresa intellettuale formidabile che si attua universalmente. Non sappiamo come avvenga, ma le condizioni principali sembrano essere quelle di cui parlavo prima: lattivit procede a implicare il parlare. Linfante partecipa; gli adulti fanno attenzione a lui e gli parlano; egli gioca liberamente con i suoi suoni; e, infine, vantaggioso per lui farsi comprendere. Accanto alleducazione incidentale, la maggior parte delle societ hanno anche istituzioni specificamente volte allistruzione dei giovani, come riti didentit, catechismi, bambinaie, precettori, case della giovent e scuole. Secondo me, esiste un aspetto peculiare a ci che si apprende mediante tali mezzi, rispetto a quello che si impara incidentalmente. Innanzitutto, permettetemi di sottolineare come sia soltanto in questultimo secolo che, nei paesi industrializzati, la maggioranza dei bambini
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ha ricevuto molto insegnamento diretto. solamente negli ultimi due decenni che listruzione scolastica formale stata generalmente estesa alladolescenza e oltre. Cos, per esempio, nel 1900, non pi del sei per cento dei ragazzi statunitensi finivano la scuola secondaria, mentre soltanto un quarto delluno per cento frequentava luniversit. Eppure, adesso listruzione formale ha sostituito, bene o male che sia, una grandissima parte della pi naturale educazione incidentale che prima era impartita dalle altre istituzioni. Questo stato di cose pu essere o non essere necessario, ma non rimasto senza conseguenze. Infatti le suddette istituzioni e gli adulti che le dirigono hanno perduto il contatto con i giovani; mentre questi ultimi, dal canto loro, non conoscono gli adulti che hanno a che fare con le loro principali attivit. Come le prigioni e i manicomi, le scuole isolano la societ dai suoi problemi, che si tratti della prevenzione dei crimini, della cura della malattia mentale o delleducazione dei giovani. In un grado considerevole, le funzioni dellallevamento sono state ermeticamente ridefinite in termini scolastici. Essere un buon cittadino significa fare i compiti a casa. Lapprendistato consiste nel superare esami, per un lavoro nel lontano futuro. Liniziazione sessuale sono gli appuntamenti tra alunni della scuola secondaria. I riti di passaggio alla vita adulta consistono nel conseguimento di un diploma. Il crimine rompere le finestre della scuola. La ribellione fare un sit-in nellufficio del rettore. In assenza di una cultura adulta, i giovani sviluppano una subcultura. Di solito, si fatta una grossolana distinzione di contenuto tra ci che si apprende mediante leducazione incidentale e ci che si apprende mediante la pedagogia diretta. Linsegnamento, sia esso diretto dagli anziani, dai sacerdoti o dagli accademici, riguarda ci che non evidente nella vita ordinaria; la pedagogia mira a insegnare lastratto, lintangibile o il misterioso. In quanto centro dellattenzione, il discente sotto pressione. Tutta leducazione socializza, ma la pedagogia lo fa deliberatamente, istillando i principi morali e i costumi che costituiscono i vincoli sociali. Esistono due opposte interpretazioni del perch la pedagogia mira a indottrinare interpretazioni che a mio avviso sono entrambe corrette. Da un lato, infatti, gli anziani istillano unideologia che sosterr il loro sistema di sfruttamento e il predominio dei vecchi sui giovani, facendo uno sforzo speciale per confondere e mistificare, in quanto il loro sistema non si raccomanda al senso comune. Daltro canto, per, esiste una vaga ma importante saggezza che deve essere trasmessa, una saggezza che non appare alla superficie, ma che deve essere evidenziata in maniera specifica e sottoposta a profonde riflessioni. I campioni delle universit fondate sulle
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arti liberali sostengono che, in un modo o nellaltro, il giovane imparer sempre le tecniche e i costumi contemporanei, ma che la grandezza dellUmanit Ippocrate, Beethoven, lIlluminismo, i Diritti Civili, il Senso del Tragico sparirebbe senza lasciare traccia, se gli studiosi non si dedicassero a perpetuare questi valori. Personalmente simpatizzo con la loro formulazione del problema; ma, di fatto, non ho mai sentito di alcun metodo, accademico o di altro genere, che insegni le discipline umanistiche senza ucciderle. Ricordo come a dodici anni, pascolando per mio conto in libreria, lessi con entusiasmo il Macbeth; eppure in classe non riuscii a capire una parola del Giulio Cesare e sviluppai per esso un odio profondo. Sono abbastanza sicuro che si tratta di un modello comune. Parrebbe, dunque, che la sopravvivenza delle discipline umanistiche dipenda da casuali miracoli, oggi sempre pi rari. [...] Con qualche trascurabile eccezione, quella che noi chiamiamo scuola programma, testi, lezioni, orari scanditi da campanelle, esami e promozione alla classe successiva fu linvenzione di alcuni monaci irlandesi del settimo secolo, i quali pensavano di portare un briciolo di Roma ai rozzi pastori della loro terra. stato un successo sbalorditivo, probabilmente pi importante della Rivoluzione Industriale. Senza dubbio allinizio era una buona cosa, poich in tal modo quei rozzi pastori dovevano starsene seduti tranquilli un paio dore, focalizzando la loro attenzione sulla calligrafia e lortografia. [...] Attualmente, invece, il contesto dellistruzione scolastica del tutto diverso. La vecchia invenzione monastica dellistruzione formale viene oggi usata a mo di meccanica sociale universale. La societ concepita come un sistema controllato di personale e transazioni, con vari scopi nazionali, a seconda del paese in questione. E le scuole servono quali macchine dinsegnamento per tutto il personale. Non esiste altra via di accesso per il giovane. Linsegnamento mira a una preparazione psicologica in profondit. Laddestramento scolastico al proprio ruolo, salendo un gradino dopo laltro, prende ventanni e pi; lattivit principale del crescere; ogni altro interesse pu essere interrotto ma non listruzione scolastica. La motivazione del comportamento di un bimbetto cinquenne cos determinata per i quindici anni futuri. Con tecnologie produttive come le nostre, che non hanno bisogno di manodopera, la lunga preparazione scolastica serve a tenere gli inutili e turbolenti giovani fuori dalla delicata macchina sociale. Insomma, la scuola la baby-sitter e il poliziotto della giovent. Tuttavia, le scuole non sono nemmeno buone riserve o terreni di gioco. La trama dellesperienza scolastica simile allesperienza adulta. C poca differenza tra il divertirsi con i giocattoli educativi e il guardare i programmi culturali alla tv, tra il frequentare la scuola secondaria e avere appunta55

menti con coetanei, tra lessere studenti universitari o coscritti, tra il far parte del personale di una compagnia e il seguire la NBC. Poich la tendenza stata quella di eliminare leducazione incidentale, per preparare il giovane a ogni aspetto della vita ordinaria attraverso la scuola, ci aspetteremmo che la pedagogia fosse diventata funzionale. Eppure gli studenti radicali si lamentano che la scuola doggi completamente ideologica. La spiegazione pi semplice, e non del tutto superficiale, di questo paradosso che il mistero della scolastica si trasformato negli affari degli adulti. la societ a essere diventata mandarina. Niente di ci funziona. La scuola contemporanea non prepara ai mestieri e alle professioni: [...] la principale obiezione allingegneria applicata alleducazione che manca di efficienza. Essa tenta di programmare troppo, prestrutturando i corsi e le lezioni. Ma il comportamento umano forte, bello e discriminante soltanto nella misura in cui si crea le proprie strutture, nelle situazioni concrete, via via che procede. Le cose si possono imparare sicuramente, rapidamente e naturalmente soltanto attraverso la lotta. Come ha detto John Holt, linsegnante vuole che il bambino impari la lezione secondo il suo programma dinsegnamento; ma il bambino impara presto a imbrogliare linsegnante, perch ottenere la promozione il suo reale problema del momento. Si spesso affermato che gli esseri umani usano soltanto una piccola parte appena il due per cento delle loro capacit. Quindi alcuni educatori propongono di assegnare compiti assai pi intellettuali ed esigenti a unet molto pi precoce. Ora, non vi sono dubbi che la maggioranza dei bambini possano pensare e imparare molto di pi di quello che si chiede loro. Tuttavia probabile che lo spreco di capacit di gran lunga maggiore si abbia perch un animale amante del gioco, cacciatore, sessuale, sognatore, combattivo, appassionato, artistico, manipolativo, distruttivo, geloso, magnanimo, egoista e disinteressato continuamente frustrato dallorganizzazione sociale... e forse soprattutto dalla scuola. Se cos fosse, oggi lo scopo principale della pedagogia dovrebbe essere quello di controbilanciare e di ritardare la socializzazione il pi a lungo possibile. Infatti, la nostra situazione lopposto di quella esistente nel settimo secolo. Poich il mondo si scolarizzato, dobbiamo proteggere i rozzi pastori. [...] Leducazione progressista si definisce nel modo migliore come una sorta di reazione a un sistema scolastico che si irrigidito. Essa mira a liberare ci che stato represso, a ristabilire lequilibrio. Inoltre, essa un movimento politico. Leducazione progressista appare quando il problema sociale sta raggiungendo un punto critico. Per dirlo in maniera pi positiva, un vecchio regime non in grado di affrontare nuove condizioni: necessaria una
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nuova energia. La forma che leducazione progressista assume in ciascuna era, profetizza la successiva rivoluzione sociale. Rousseau reag allartificialit e allinsincerit della corte, al parassitismo, al gretto formalismo e alla pervasiva superstizione dei cortigiani. La classe dominante del suo tempo era divenuta incompetente a governare. Una generazione dopo, abdic. John Dewey invece ha reagito a una cultura raffinata, che non serviva in una societ industrializzata. Egli ha lottato contro la decorazione rococ, il puritanesimo che negava la natura animale, la censura e lapprendimento meccanico imposto ai bambini. Anche questa volta, dopo una generazione (cio verso la fine del New Deal), la visione morale di Dewey si realizzata su larga scala. Nel corso della sua vita, la massima parte del programma dei Populisti e del movimento del Lavoro era divenuta legge; educazione e cultura (tra i bianchi) erano divenute funzionali e abbastanza inter-classiste; la rivoluzione di Freud e Spock aveva fatto molti passi avanti; la censura era sul punto di sparire; e non si facevano pi decorazioni floreali. La Summerhill School di A.S. Neill, una forma recente deducazione progressista, stata parimenti una reazione contro lingegneria sociale, la tendenza al 1984, come la chiamava Orwell, allobbedienza, alle regole autoritaristiche, al ricoprire un ruolo invece di esistere, alla distruzione provocata dalla competitivit e dai giudizi sul merito. Poich frequentare le lezioni , per i bambini, nellordine immutabile delle cose, liniziativa di Neill, di rendere tale frequenza una questione di scelta, significava trasformare una realt; e, nella misura in cui esisteva un autentico auto-governo a Summerhill e si dava davvero potere a dei bambini piccoli, il carisma di tutte le istituzioni era posto in questione. Leducazione progressista stata criticata come un trucco borghese. In special modo la comunit nera si risente di venir usata per fare esperimenti. I bambini poveri, si sostiene, hanno bisogno dimparare la sapienza convenzionale, cos da poter competere per il potere nel sistema stabilito. I genitori di colore chiedono la parit distruzione e si aspettano che i loro figli portino la cravatta. A mio giudizio, tale critica parte da un principio sbagliato. Le prove mostrano infatti che, pi sperimentale la scuola secondaria, pi i suoi diplomati competono con successo nelle universit convenzionali. [...] Tuttavia, dobbiamo dire che leducazione progressista stata quasi un totale fallimento. Le societ emerse dopo lattuazione dei loro programmi non erano quelle che i grandi innovatori avevano sperato. La democrazia francese o americana non somigliavano alla visione di Rousseau, mentre le concezioni sociali di Dewey hanno portato alla tecnocrazia, alla burocrazia e al conformismo suburbano. Con ogni probabilit, anche la spe57

ranza di A.S. Neill non si realizzer come egli ha previsto. Non difficile immaginare, nel prossimo futuro, una societ di persone felici e sicure di s, occupate in uninfrastruttura tecnologica su cui non hanno alcun controllo e i cui scopi non sembrano riguardarli minimamente. In effetti, Neill stesso racconta, con qualcosa di simile alla soddisfazione, analoghe storie di successo sociale, ottenuto dai giovani usciti dalla sua scuola. Oppure, in alternativa, si pu pensare a una societ opulenta che sostenti i suoi hippie come indiani in una riserva. Come impedire questi risultati? Forse Neill protegge la sua comunit per qualche anno di troppo, tanto dalloppressivo mondo meccanico, quanto dalla solitudine delladolescenza... poich difficile essere soli in un luogo come Summerhill. Inoltre, a me sembra che nella latitudinaria mancanza di norme e criteri di giudizio, propugnata da Neill, vi sia qualcosa di non autentico. Come, per esempio, quando Beethoven e il rockn roll sono considerati equivalenti (sebbene Neill stesso preferisca Beethoven). Noi non siamo soltanto organismi liberi, ma anche parti di unumanit che progredita storicamente, attraverso grandi ispirazioni e terribili conflitti. Non possiamo buttar via questa accumulazione di cultura, per quanto pesante sia, senza diventare triviali. A me sembra chiaro che la rumorosa subcultura della giovent doggi non solo non cresciuta il che non sarebbe male ma non crescer mai. In generale, i giovani doggi sostengono fortemente lonest, la franchezza, la lealt, il garbo, lamore, la libert e le altre virt delle nature generose. Essi si irritano rapidamente per lipocrisia dei politici, degli amministratori e dei genitori, che parlano di grandi astrazioni, ma agiscono male. Tuttavia, i giovani stessi come la maggioranza dei politici e degli amministratori, e come molti genitori sembrano aver dimenticato la concreta realt di ideali come la magnanimit, la compassione, lonore, la libert civile, lintegrit e la giustizia ideali che sostengono e ricreano lUmanit. Senza questi valori e i conflitti da essi generati, non vi tragedia. E in effetti la maggioranza dei giovani sembra non credere che la tragedia esista, interpretando sempre limpasse come incapacit di osare e il sofisma come unelusione. Forse sono troppo severo, ma, sebbene sia spesso sbalordito dal loro coraggio fisico, non sono sovente impressionato dal loro coraggio morale. Il mio pensiero che: 1. Leducazione incidentale (avendo parte nelle attivit correnti della societ) dovrebbe essere il principale mezzo di apprendimento; 2. La maggior parte delle scuole secondarie dovrebbe essere eliminata e le loro funzioni dovrebbero essere assolte da altri tipi di comunit giovanili;
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3. La preparazione universitaria, in genere, dovrebbe seguire non precedere lingresso nel mondo professionale; 4. Il compito principale degli educatori dovrebbe consistere nellaver cura che le attivit della societ forniscano leducazione incidentale. Se necessario, il governo e la societ dovrebbero inventare nuove attivit utili, offrendo altre opportunit educative; 5. Lo scopo della pedagogia elementare, fino ai dodici anni, dovrebbe essere quello di proteggere la libera crescita, in quanto la pressione della famiglia e della comunit insieme troppo forte perch un bambino possa sopportarla. Permettetemi di esporre gli argomenti a sostegno di tale programma. necessario ridurre drasticamente la durata dellistruzione scolastica, perch la nostra prolungata tutela contraria alla natura e di fatto arresta la maturazione. Lo sforzo dincanalare la crescita secondo un curriculum preconcetto scoraggia il giovane e spreca molte delle nostre migliori capacit di apprendere e di affrontare la vita. La scuola non prepara a svolgere attivit reali, ma in larga misura fine a se stessa. Soltanto i soggetti scolasticamente dotati, cio dal dieci al quindici per cento dei ragazzi, secondo Conant, prosperano in questa inutile attivit, senza esserne tediati e senza correre pericolo. Il nostro sistema educativo aliena i giovani, isolandoli dalla generazione pi anziana. Tuttavia non ha senso, per molti tra i nostri giovani pi intelligenti e sensibili, limitarsi a interrompere gli studi o a porsi in un rapporto ostile con la societ. Questo stato di cose non porta alla ricostruzione sociale. Le complicate e confuse condizioni del nostro tempo richiedono un pensiero nuovo e, pertanto, ci di cui abbiamo bisogno la partecipazione, in particolare dei giovani. I giovani radicali sembrano credere che il mutamento politico risolver il nostro principale problema. O che le nostre difficolt si risolveranno dopo il mutamento politico. Ma questa unillusione. I nuovi problemi dellurbanizzazione, della tecnologia e dellecologia non sono stati finora affrontati da nessuna fede politica. I sistemi educativi degli altri paesi avanzati non sono migliori di quello americano. La mia esperienza aristotelica e calvinista stata che la maggior parte della gente non pu organizzare la propria vita senza unattivit produttiva. Ci, chiaro, non significa necessariamente unattivit remunerativa. Larena sono le libere professioni, i servizi, le industrie, le arti e le scienze. La politica radicale e il farsi i fatti propri sono carriere limitate a pochissimi.
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Ora, per come stanno oggi le cose, la societ americana o esclude il giovane, o lo corrompe, o lo sfrutta. Secondo me, necessario rendere le norme di scolarizzazione e di assunzione pi realistiche e limitare il culturalismo mandarino. Dobbiamo ideare una forma di apprendistato che non si basi sullo sfruttamento. [...]

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Luniverso del discorso in cui crescono

I Prendiamo in esame il dominio comunicativo definito dalla reciproca influenza tra scuola e cultura generale e poniamoci la domanda: cosa accade alle capacit linguistiche e cognitive dei giovani americani mentre crescono e diventano adolescenti? Allinterno del discorso istituzionale, un bambino assorbe una sola visione del mondo. Nel nostro caso, sappiamo come i mezzi di comunicazione soddisfino un unico grande denominatore comune di gusti e opinioni. Tuttavia, ancor pi interessante andare a vedere quel che ogni mass media, in quanto dispositivo, riesce, per cos dire, a sincronizzare. Le cosiddette informazioni, ad esempio, corrispondono in realt a ci che viene selezionato e considerato degno di esser fatto circolare da due o tre agenzie al massimo; tre reti radiotelevisive quasi identiche riassumono queste medesime informazioni. Analogamente, lo standard di vita, vale a dire ci che viene comunemente inteso come uno stile di vita degno e decoroso, quel che principalmente viene illustrato nelle pubblicit di alcune riviste ad ampia diffusione e negli spot commerciali televisivi. Anche i set cinematografici in cui vengono girate queste scene di vita degna e decorosa sono progettati dagli stessi ingegneri sociali della pubblicit commerciale. E, allo stesso modo, ora perfino il pensiero politico divenuto un palcoscenico per i due principali partiti che sono in accordo su tutti i temi cruciali, come la Guerra Fredda e leconomia espansionistica, e che praticamente occupano per intero giornali, radio e televisioni. Gran parte di questa comunicazione pubblica in buona sostanza senza senso. Le pubblicit gareggiano a suon di alta retorica, ma i prodotti sono quasi gli stessi, e ogni bambino pu vedere come le nostre vite non siano ancora abbastanza occupate da soap opera, sigarette e birra. Dal canto loro, i politici sono molto polemici, ma nei loro discorsi evitano abilmente qualsiasi tema concreto possa differenziarli dai candidati della parte opposta e causare, cos, una perdita di voti. Il vero significato dei discorsi, lobiettivo
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del profitto e del potere, non mai citato. I ragazzini pi brillanti, attorno agli undici o dodici anni, riconoscono come in realt la maggior parte dei discorsi sia fatta di mere parole. Lassimilazione delle scuole allinterno del sistema affare pi serio, poich qui i ragazzi si trovano costretti a impegnarsi in prima persona e a cooperare. sempre la stessa storia. La definizione sempre pi rigida di test di competenza decisi astrattamente su scala nazionale fa in modo che il lavoro in classe verta principalmente sulla preparazione in vista di questi stessi criteri. I talent scout inviati da imprese ed enti vari, passano al setaccio le scuole superiori e, ora, persino le scuole del primo ciclo distruzione sono state invase dalle brochure delle multinazionali. Scienziati deccellenza, chiamati a Washington a definire i corsi di studio in scienze e matematica, capiscono come sia vitale lasciare uno spazio dazione per il lavoro individuale e lo svilluppo della capacit di formulare ipotesi; tuttavia, nelle mani di insegnanti incompetenti, lo standard nazionale diventa, inevitabilmente, un inflessibile dominatore. Televisione e insegnamento computerizzato sono ormai realt cos formalizzate che tutti ne recepiamo i contenuti nello stesso modo, senza avvertire il bisogno di dialogo. Eccezion fatta per la famiglia, i bambini parlano poco con gli adulti, se non con i loro insegnanti. Ci nonostante, la scuola, per via dellaffollamento e dei ritmi incessanti, lascia poco tempo e sicuramente non molte occasioni per il contatto umano. Inoltre, sempre pi nella scuola primaria cos come alle superiori, gli insegnanti hanno progressivamente abdicato al loro ruolo a favore di consulenti, specialisti o amministratori, cos che quelle relazioni significative e indispensabili per far maturare allo studente la fiducia e un orientamento tendono a instaurarsi solamente in situazioni estreme. Pare quasi che per essere presi in considerazione come esseri umani si debba passare per devianti. Detto ci, questo discorso, pur essendo sotto gli occhi di tutti, non pu essere facilmente verificato tramite losservazione o lesperienza diretta. Tanto i bambini che vivono nella citt quanto quelli che abitano le periferie non hanno pi occasione di vedere attivit artigianali e industrie. I giocattoli sono prefabbricati, sono poveri di falegnameria, idraulica, meccanica; poi, per, in commercio spuntano i kit per il bricolage; il contrasto tra citt e campagna svanisce a causa della conurbazione senza fine; pochi bambini conoscono gli animali; persino i principali cibi che consumiamo sono confezionati e distribuiti sempre pi frequentemente precotti, in sintonia con lo stile di vita generale. Un bambino ha sempre meno occasioni di conoscere forme di pensiero antagonista o conflittuale, di coglierne lo stile. Perfino il punto di vista antagonista basato sulla religione (per quanto ipocrita) non ha pi alcuna
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influenza dato che i bambini non conoscono la Bibbia. La letteratura classica per linfanzia o quella giudicata eccentrica scoraggiata dai librai, e viene bollata come sovversiva da coloro che sono stati deputati a educare. I libri approvati sono quelli conformi al punto di vista ufficiale. [...] Lo stesso, in maniera pi insidiosa, si pu dire dei film, che si presentano, almeno allapparenza, come prodotti adulti e reali. Da ultimo, i modelli ideali di carriera, con i loro personaggi e le loro filosofie lo scienziato, lesploratore, linfermiera, lo scrittore , sono tutti normalizzati dagli stereotipi televisivi e incarnano tutti, sebbene sotto diverse spoglie, lUomo del Sistema Organizzato. II Tuttavia questo apparato di significato, per quanto apparentemente blando e omogeneo, non affatto debole o silente. Al contrario, siamo inondati da una quantit di discorsi dei quali tutti siamo i destinatari, che si tratti di commedie, informazioni, cartoni. Il tono esaltante e dispersivo. Nelle scuole, lesposizione al sistema viene attuata attraverso una pressione intensa finalizzata ai test, basati sulla memorizzazione, nonch sulla punizione in caso di fallimento. Nessuno in grado di apprezzare criticamente una tale quantit di immagini e di idee. Al tempo stesso, la relazione concreta tra il discorso pubblico e le sue parole dordine con lesperienza e i bisogni inviduali quantomeno confusa, molto astratta, e questa confusione si aggiunge allansia. Il bambino in modo ancora intuitivo capisce perfettamente che se non sar capace di veicolare queste conoscenze in modo pedissequo, sar destinato a scendere dalla scala sociale, allinsuccesso scolastico e allesclusione dalla comunit dei suoi coetanei. Per il bambino, tutto ci va ad aggiungersi al lavaggio del cervello, i cui punti cruciali sono (a) una visione del mondo omologata, (b) lassenza di alternative percorribili, (c) un sentimento di confusione a proposito del valore dellesperienza e dei sentimenti personali, (d) uno stato dansia cronico, cosicch si aggrapper a una visione monolitica del mondo come unico appiglio sicuro. Questo lavaggio del cervello. Naturalmente, in tutte le societ ed epoche storiche i bambini sono stati sottoposti al lavaggio del cervello, poich per loro natura sono deboli, ignoranti, dipendenti dal punto di vista economico e vittime della prevaricazione. Per certi versi, nella nostra societ il lavaggio del cervello che i bambini subiscono non cos pernicioso come stato in altre epoche: sono diminuite le punizioni fisiche, la povert estrema, la paura della morte, ligiene brutale e la disciplina sessuale. Daltro canto, per, siamo fortemente esposti a
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unideologia che ci sta sommergendo in modo sistematico e profondo. Le societ di mercato, vere e proprie societ caserma, fanno in modo che il profitto invada ogni dimensione e aspetto della nostra vita. La cosa pi grave che i genitori stessi si sentono confusi tanto quanto i loro figli; loro stessi perdono il contatto con informazioni pratiche, che riguardano la loro vita e quella dei propri figli, nel momento in cui gli spazi di autonomia e di iniziativa a loro disposizione sono strettamente limitati. Pertanto, nonostante tutto il nostro surplus tecnologico, la condizione di pace in cui viviamo e le numerose opportunit educative e culturali, difficile per un bambino americano sviluppare indipendenza, trovare la propria identit, mantenere la curiosit e lintraprendenza, acquisire un atteggiamento scientifico, abitudini di studio, spirito diniziativa, linguaggio poetico. Purtroppo, la filosofia pervasiva alla quale i bambini vengono sottoposti durante la loro crescita, non altro che lortodossia di una macchina sociale che nelle sue scelte politiche ed economiche di fondo si disinteressa nel modo pi totale delle persone in generale e dei giovani in particolare. III Ora, alla luce di questo background di linguaggi impersonali e stereotipati, cosa accade al bambino quando diventa adolescente? [...] Qui, il modo di vita americano si rivela molto pi che inadeguato: irrilevante e menefreghista. Gli adolescenti sono spiritualmente abbandonati e isolati dal fatto stesso di non essere presi seriamente in considerazione. La macchina sociale non richiede n desidera che i propri giovani trovino la propria identit o vocazione; esclusivamente interessata alla loro capacit di adeguamento. Non vuole nuove iniziative, ma conformit alle regole e alle norme. La nostra ortodossia non tollera la metafisica. I problemi di ordine religioso sono gestiti come se fossero di matrice psicotica: di sicuro sconvolgono lordine urbano e lorganizzazione scolastica. Molte delle carriere in svolgimento, forse la maggior parte, non sono utili allumanit. stupefacente constatare come lidealismo sia senza prestigio. La condizione sessuale delladolescente particolarmente ambigua. Stiamo vivendo una fase transitoria della rivoluzione sessuale, caratterizzata dalla sospensione (mentale) della repressione e da meno inibizione nel comportamento sessuale. Ma n nellambito economico, n in quello domestico, in famiglia, vi sono lattenzione e gli strumenti per affrontare questi cambiamenti di costume. Piuttosto, il contrario: gli anni in cui i giovani sono tenuti ancora sotto tutela tendono persino ad allungarsi, soprattutto per i giovani borghesi nei college, le cui amministrazioni si considerano in
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loco parentis. Lideologia ufficiale votata alligiene mentale non d molta importanza alle immagini burrascose e alle domande imperative dellamore adolescenziale. Nelle scuole elementari e medie, il sesso ufficialmente non esiste. Tuttavia, si suppone che ladolescente abbia una vita sessuale, sarebbe preoccupante se cos non fosse. Limbarazzo lincapacit di esprimere o rivelare i propri bisogni e sentimenti agli altri comune tra gli adolescenti. Nella nostra societ questo aspetto fortemente problematico. Limbarazzo contiene o conterr una maldisposizione verso coloro che non mostrano interesse o criticano; allo stesso modo si pu dire per il sentimento di disperazione di fronte alla futilit del tentativo di spiegarsi. Non vi nemmeno un linguaggio comune efficace per narrare i propri fatti privati; a tal proposito, cos patetico sentire gli adolescenti esprimersi con lo stesso linguaggio dei consulenti matrimoniali della televisione o addirittura dei film! Inevitabilmente, lastio silenzioso si converte in una paradossale forma di auto-denigrazione. Un adolescente smette di credere alla legittimit dei suoi desideri e presto arriva addirittura a dubitare della loro stessa esistenza. Le sue affermazioni ribelli paiono infondate, immature, ridicole persino a se stesso. In generale, le difficolt della comunicazione adolescenziale, nellascolto e nellespressione orale, sono forme di insicurezza. Discutiamo qui di seguito lincapacit discorsiva delladolescente, i linguaggi del gruppo e delle subculture, il modo in cui gli adolescenti rinunciano al proprio universo di senso, ingoiano la filosofia ufficiale adulta e lassimilano fino in fondo. IV Limbarazzo pu affondare le sue radici in un desiderio troppo intenso e nella confusione o, anche, nellostilit e nella paura. La reazione di impallidire e arrossire per limbarazzo quando si manifesta un desiderio o unaspirazione fondamentalmente dovuta alla confusione dettata da sentimenti potenti, non voluti, o da idee nuove e ancora indefinite che proprio per la loro vaghezza sembrano presuntuose. Il mettersi in mostra che viene bruscamente inibito poich (o potrebbe essere) inaccettabile: qualcosa di simile al peccato ingenuo. Con coraggio e incoraggiamento, un imbarazzo tale da lasciare senza parole pu trasformarsi in un imbarazzo dolce o poetico, grazie al quale il giovane spiega se stesso, persino a se stesso. In ogni modo, pi comune che un giovane inibisca il suo balbettio affrontando la situazione con un atteggiamento che imita i modelli dei mass media o della pubblicit. Ad esempio, la strategia far colpo su quella ragazza impressionandola piuttosto che interagire con lei. Cos facendo, il giovane, mentre dimostra di essere adulto, di avere
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unerezione e cos via, sacrifica il sentimento, la creativit, la possibilit di crescere e di amare. Il mutismo tipico di un atteggiamento astioso e maldisposto dettato dal timore di rappresaglia nel momento in cui ci si scopre. Supponete che un giovane sia rimproverato, consigliato o forse solo avvicinato da un adulto che ha autorit, ad esempio un consulente: il giovane manterr un silenzio seccato e non degner ladulto di minima attenzione. La sua ipotesi che ladulto gli stia tendendo una trappola, che, comunque, non pu capire e che, in fondo, non gliene frega niente. Il giovane non potr mai comportarsi in maniera distesa e spensierata, come farebbe con un coetaneo, poich sa che ladulto ha a disposizione pi parole di lui. Sarebbe preso per un ingenuo, per ostile o di cattivo umore. Pertanto meglio rimanere in silenzio, stare zitti, esprimendo (forse inconsciamente) un disprezzo acceso. In questa situazione, linterpretazione del giovane non troppo sbagliata, tranne per il fatto che lautorit in genere non malevola, ma occupata e insensibile. Supponiamo, a ogni modo, che ladulto sia un bravo insegnante attento ai giovani e desideroso di stabilire con loro un rapporto significativo, non sottomesso allortodossia. Qui probabile che le idee di dissenso espresse dallinsegnante in questione incontrino un muro di silenzio che rende la comunicazione impossibile. I giovani sono insicuri a tal punto, e la loro sfiducia tale, che alla crisi di un possibile contatto preferiscono aggrapparsi alla conformit salvifica, sebbene tra loro attacchino amaramente queste stesse idee conformiste. Anche peggio, regna un silenzio ermetico attorno a tutto ci che sentito profondamente o minacciato; tali argomenti sono indicibili persino a un coetaneo, figuriamoci a un adulto. Un ragazzo si pu vantare con un amico di una conquista sessuale o preoccuparsi per i brutti voti, ma pu darsi che non riveli di essere innamorato o di avere grandi aspirazioni. Per fare un tragico esempio: i ragazzi portoricani chiacchiereranno senza interruzione di cose banali e lun dellaltro, ma nessuno menzioner il fatto che uno di loro appena stato mandato in carcere o morto di unoverdose di eroina. Se il tema proibito citato, non lo sentono. Dal punto di vista psicologico, non sono in grado di relazionare se stessi, le loro identit verbali, alle terribili realt della vita.

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Indice

3 Introduzione di Vittorio Giacopini 11 Tracciare il limite 19 Pensare per utopie 27 Appunti di un conservatore neolitico 40 Riflessioni sul principio anarchico 42 Confusione e disordine 53 Summerhill, esperienza di educazione incidentale 61 Luniverso del discorso in cui crescono

Nella stessa collana

Quaderni

1 AA.VV. Terzo settore: la fine di un ciclo 2 Alexander Langer Pacifismo concreto. La guerra in ex Jugoslavia e i conflitti etnici 3 Bianca Guidetti Serra Contro lergastolo. Il processo alla banda Cavallero 4 Paul Goodman Educazione e rivoluzione. Per diventare persone a cura di Vittorio Giacopini

Finito di stampare nel mese di ottobre 2010

In questi raccolta di scritti, Paul Goodman (1911-1972) traccia le linee e le possibilit di una critica sociale anarchica e di una pedagogia libertaria per rispondere a una questione di fondo: come difendere e sviluppare lautonomia delle persone in una societ che li vuole massificati, servi dei consumi, conformisti al potere e alle tradizioni sociali. Quella di Goodman una critica radicale alle istituzioni sociali ed educative a favore della creazione di contesti, comunitari e locali, pi liberi e sottratti alla logica del potere e delle sue forme di dominio. Paul Goodman, sociologo, scrittore, poeta, uno dei principali esponenti del pensiero anarchico del Novecento. I suoi scritti hanno influenzato la sinistra libertaria e il movimento studentesco americano, e non solo, negli anni 60.

I QUADERNI

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