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Il Dialogo nella coppia

1 - GLI ALBORI DELLA COMUNICAZIONE: OSSERVARSI


Quando vi siete incontrati, anzitutto vi siete reciprocamente osservati. Per prima cosa avete
notato le caratteristiche fisiche (la corporatura, la forza, le gambe, il colore degli occhi, il tono della
voce, ecc.).
Poi avete osservato le qualità dell'altro: il saper cucinare, l'impegno, la fedeltà nelle piccole
cose, la puntualità, la capacità organizzativa, ecc.

2 - QUALE COMUNICAZIONE?
Non esiste la fortuna in amore. Tutto dipende dal livello di comunicazione che c'è tra due
sposi...
Ma che tipo di comunicazione?

- Comprare il pane, chiacchierare con una simpatica ragazza, pagare l'affitto, ecc., sono
esempi di comunicazione finalizzata al soddisfacimento di esigenze elementari. Noi la chiamiamo
comunicazione strumentale, in quanto siamo interessati a compiere o a conseguire qualcosa.

- Un genitore che istruisce il proprio figlio sul comportamento da tenere, o un commerciante


che cerca di vendere a buon prezzo la merce, si servono della comunicazione per stabilire un
controllo sulle persone.

- Il tenere una conferenza o il dare un'informazione sono esempi di comunicazione finalizzata


a risolvere incertezze e ambiguità: comunicazione informativa.

- Il trovarsi insieme ad altre persone per il semplice gusto di stare insieme, come prendere il
caffè senza dirsi niente di particolarmente importante, risponde a un'altra funzione, quella di
contatto sociale.

- Lo stare ad attendere il proprio turno nella sala di un dentista, a chiedere probabilmente


ansiosi: «Io sono qui per una estrazione, e lei?» ha una funzione non tanto informativa, quando di
alleviamento dell'ansia.
In tutti questi casi si tratta di una comunicazione impersonale. Le persone si incontrano a
livello funzionale.

- Sussurrare parole tenere e dolci alla propria fidanzata, o il condividere la propria collera per
una ferita profonda provocata da un atteggiamento, o il dire di sentirsi a volte soli, preoccupati,
insicuri, costituisce una comunicazione personale. L'interazione è a livello di persone: un Io
incontra un Tu.
Perché esista un autentico matrimonio occorre una vera comunicazione, la più intima e
personale possibile. Non è sufficiente che vi diciate come intendete educare i vostri figli o che
parliate dei mobili da comprare, dei parenti da visitare o del lavoro da cambiare. Prima di tutto
dovete comunicarvi quello che vivete e provate dentro di voi.

3 - COME NON COMUNICARE


Sono tante le trappole che insidiano il dialogo fra i coniugi. Ne accenniamo alcune.

- Il leggere nella mente dell'altro.


È avere la presunzione di conoscere l'altro e leggere in faccia cosa ha e cosa sente.
Ascoltate la registrazione di questo dialogo di coppia nel momento in cui il marito rientra a
casa la sera, dopo una giornata di lavoro.
MARITO - Ciao, cara.
MOGLIE - Ciao, caro, cosa hai?
MARITO - Niente.
MOGLIE - Non ti credo.
MARITO - Perché?
MOGLIE - Sai bene che tu sei sempre per me come un libro aperto. Sei tutto arrabbiato. Che cosa ti
è successo?
MARITO - Niente, sono solo stanco.
MOGLIE - Su, caro, siediti e raccontami tutto. Scommetto che hai litigato con il tuo direttore o con il
tuo collega.
MARITO - Ma se ti dico che non mi è successo niente!
MOGLIE - D'accordo, non vuoi dirmelo. Capisci che solo parlando ti pub passare la rabbia...?
MARITO - (Con tono rabbioso e uno scatto di nervi) Ma vuoi proprio finirla? Come te lo devo dire
che...
MOGLIE - Lo vedi che avevo ragione, sei proprio arrabbiato.

Osservate questo dialogo.


Quale la dinamica nel caso specifico?
Prima la moglie afferma: «Io ti conosco come un libro aperto».
Poi congettura il significato emotivo facendolo diventare realtà: «Tu sei arrabbiato».
Quindi interpreta: «Hai litigato».
Infine lo fa sentire colpevole: «Tu non me lo vuoi dire».
Purtroppo è il dramma che vivono tante coppie che si ritengono in possesso di un potente radar e
seminano sofferenza ed estraneità.

- L'alludere.
È il fare una richiesta senza assumersene la responsabilità. Supponete che uno dei coniugi
voglia andare al cinema. Se comunica in modo disfunzionale, dirà: «Potremmo andare al cinema.
Tanto è sabato sera»; «C'è un cinema nuovo qui vicino»; «Mi hanno detto che è un film
interessante»; «Ti farebbe piacere andare al cinema?».
In questo modo non comunica che è un suo desiderio, che gli farebbe piacere andarci, dà
l'impressione che è qualcosa da farsi (il dovere, il nuovo locale, il film interessante, ecc.).

- Il credere di essere trasparenti.


È il dirsi tacitamente: dato che ci amiamo l'un l'altro, noi dovremmo riuscire a condividere
interiormente i sentimenti, i pensieri, le percezioni, le aspettative, senza che tutto questo venga
comunicato.
È la presunzione di sentirsi l'un l'altro trasparenti.
È il giorno dell'anniversario del matrimonio in casa Rossi. La moglie aspetta con ansia che il
marito rincasando se ne ricordi e le porti un regalo. Ma ahimè! Il marito lo dimentica. Basterà una
mossa falsa perché la moglie delusa glielo rinfacci. Cosa è successo? Ciò che era chiaro
interiormente alla moglie - l'aspettativa del regalo - senza comunicarlo, si voleva che lo fosse anche
per il marito.

- Il comunicare in modo confuso.


Generalizzando: «Voi donne siete tutte...», o etichettando: «Voi uomini siete tutti
disordinati...», o comunicando in modo egocentrico: «Sai benissimo che cosa voglio dire... Non ti
dico altro, hai già capito».

- Il ritenersi identici.
È molto diffuso il mito che amare significhi pensarla allo stesso modo. Appartengono a questo
mito i messaggi tipo: «Se tu mi amassi, faresti quello che ti dico io»; «Se tu mi amassi, non faresti
niente senza di me»; «Se tu mi amassi, mi daresti ciò che voglio»; «Se tu mi amassi, conosceresti
già ciò che io desidero, prima che te lo chieda».
Questi messaggi rendono lo stare insieme una irrespirabile e insopportabile «prigione», simile
a una camicia di forza.
Vi chiediamo ora di vedere in quali di queste trappole vi ritrovate più facilmente nel vostro
modo di comunicare. Parlatene tra voi, per alcuni minuti, evitando di accusarvi reciprocamente, ma
cercando di aiutarvi.

4 - COSA E COME COMUNICARE


Rivelarvi all'altro è donare voi stessi, è condividere i vostri sentimenti, i vostri bisogni, i vostri
progetti.

- Condivisione dei sentimenti.


I sentimenti sono una parte importante della vostra vita. Non potete trascurarli. Sono come le
impronte digitali, il colore degli occhi, il tono della voce: vi rendono unici e irripetibili. Sono come le
marce di un motore: una volta innestate producono movimento. Sono l'energia di cui avete bisogno
per vivere la vostra vita in modo pieno. Vi dicono quello che state vivendo, quello che di più
profondo sperimentate.
I sentimenti sono reazioni interiori, spontanee che vivete di fronte a una persona, un luogo,
una situazione o alle quali pensate.
Sono sentimenti la gioia, la tristezza, la serenità, l'imbarazzo, ecc... Vi invitiamo ora a
comunicarvi i sentimenti che provate in questo momento. Provate a dirvi non quello che pensate,
ma quello che sentite.
Vanno condivisi tutti i sentimenti, anche quelli negativi: la rabbia, la tristezza, il risentimento,
ecc.; non accusando o trasformandoli in valutazioni e interpretazioni: «È colpa tua»; «Sei sempre il
solito»; «Non ti interessi di me»; ma descrivendo bene la situazione in modo chiaro, preciso e
concreto, rendendosi responsabili di ciò che sente -1'io portatore di esperienze - e cercando di
differenziare e specificare sempre più le emozioni. Ad es.: «Quando non sei puntuale agli
appuntamenti dati, questo mi fa rabbia e mi sento trascurata. Mi chiedo cosa significa questo per
te». Prendetevi qualche minuto di tempo e pensate a una situazione per voi familiare nella quale
sperimentate la chiusura o l'accusa e provate a usare questo modo alternativo di comunicare. Vi
invitiamo a comunicare un sentimento che trovate particolarmente difficile da esprimere.
I sentimenti in sé non sono né buoni né cattivi, né giusti né sbagliati, non sono una realtà
morale, ma semplici dati di fatto.
Teoricamente si accetta questa affermazione, praticamente si ripudiano e si censurano le
proprie emozioni. Non sarà piacevole provare sentimenti di collera, di gelosia, di delusione, di
rabbia, ma non sarà moralmente cattivo sperimentarli. Una cosa è sentire e ammettere di essere
incolleriti, un'altra cosa è dare un pugno nel muso.
Non i sentimenti ma le decisioni che si prendono e il comportamento che si adotta sono
valutabili.

- Condivisione dei bisogni


I sentimenti vi dicono quello che sta avvenendo in voi. Sono come le spie dell'olio e della
benzina nel cruscotto di una macchina, vi avvertono su quello che va o non va, segnalano i vostri
bisogni.
Avete tutti dei bisogni fisici: fame, sete, sonno, ecc. Avete anche altri bisogni altrettanto
importanti che riguardano la vostra vita di relazione. Il bisogno di essere amati, accettati, ascoltati,
di appartenere; il bisogno di essere validi, di relazionarvi, di essere voi stessi, di essere autonomi.
Non è l'altro a rispondere ai vostri bisogni, siete voi a esser chiamati a fare qualcosa per
soddisfarli. Caso mai potrete imparare a chiedere ciò di cui avete bisogno, senza pretese. Una cosa
è sentire il bisogno di essere amati, altra cosa è aver subito la pretesa di una relazione sessuale.
È bene pure che comunichiate i vostri progetti, le vostre speranze, le mete per la vostra vita e
il vostro matrimonio. Può darsi che non siano realistici e condivisi da entrambi. Provate a dirvi
qualcosa e a comunicavi qual è il progetto più ambito per la vostra vita matrimoniale. Alcuni
potrebbero essere: avere una famiglia numerosa e felice, costruire una casa in campagna, poter
viaggiare molto e insieme.
Il miglior regalo che potrete farvi reciprocamente è il dono di voi stessi. Dovrete deciderlo
ogni giorno e niente dovrete dare per scontato: in questo modo rafforzerete la vostra relazione.
5 - AMARE NON È TANTO CAPIRE MA ASCOLTARE
Nan-in, un maestro giapponese dell'èra Meiji (1868-1912), ricevette la visita di un professore
universitario che era andato da lui per interrogarlo sullo Zen.
Nan-in servì il tè. Colmò la tazza del suo ospite, e poi continuò a versare. Il professore vide
traboccare il tè e non riuscì a trattenersi.
«È ricolma. Non ce n'entra più!».
«Come questa tazza, - disse Nan-in - tu sei ricolmo delle tue opinioni e congetture. Come
posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua tazza?».
Questa storia ci dice come non è possibile comunicare se non si crea il vuoto per accogliere
l'altro dentro di noi.
Non meno importante e impegnativo è saper ascoltare. «Se parlare è un bisogno, ascoltare è
un talento» (Goethe). Anzi, come dice un teologo americano, «il primo dovere dell'amore è saper
ascoltare» (P. Tillich).
Guardate i vostri volti, cosa notate? Due orecchie e una bocca. Gli irlandesi scherzosamente
interpretano ciò come una divina indicazione, attraverso la quale siete chiamati ad ascoltare due
volte e a parlare una volta. C'è poi una differenza tra udire e ascoltare. Udire è afferrare i suoni e
farmi raggiungere da essi. Ascoltare è essere attento a te, non solo a ciò che mi dici, ma a ciò che
sei tu soprattutto, e a ciò che noi siamo l'uno per l'altro. Udire è raccogliere informazioni. Ascoltare
è prendermi cura di te. Udire è vedere cosa mi succede e trarne vantaggi. Ascoltare è vedere cosa
succede a te perché tu possa trarne vantaggi. Udire è come fare un viaggio con la testa. Ascoltare
è come fare un viaggio con tutto me stesso: gli occhi, le orecchie, le mani, il cuore, ecc.
Udire è dare importanza alle parole. Ascoltare è dare importanza a te, è accogliere e
comprendere quello che tu dici, i sentimenti che provi, i bisogni e le speranze che manifesti,
possibilmente guardandoti negli occhi e standoti fisicamente vicino.

6 - COME MIGLIORARE LA CAPACITA DI ASCOLTO


L'ascolto è un'attività complessa. Ricordate cosa diceva Goethe? «Ascoltare è un talento». Lo è
perché siete sintonizzati nello stesso momento su due messaggi: quello che l'altro vi dice e ciò che
questo messaggio suscita in voi.
Non è sempre facile mantenere distinti i due messaggi, per cui le vostre reazioni, le vostre
interpretazioni, le vostre paure si confondono con l'altro.
Alcuni modi per favorire in voi una «educazione all'ascolto» sono:

1. Ascoltatevi per incontrarvi, per farvi posto l'un l'altro, non per essere pronti a replicare,
contraddire o rifiutare. Datevi reciprocamente un anticipo di fiducia: Lui-Lei mi ama.
Questo è estremamente importante come atteggiamento fondamentale. E come gesto di un
anticipo di fiducia vi proponiamo questa simpatica esperienza. In questo disegno che rappresenta un
cuore provate a scrivere e a completare, ciascuno per contro proprio, le seguenti frasi. (Potete
completarle tutte o sceglierne solo alcune).
I - Del tuo modo di comportarti mi piace...
II - Io ho fiducia in te quando...
III - Da te ho da imparare...
IV - Ti stimo soprattutto per...
V - Del tuo aspetto esteriore mi piace...
VI - Fra i ragazzi o le ragazze che ho conosciuto ho scelto te per...
Prima date un nome a questo cuore e sezionatelo in sei parti numerandole. La divisione dipende
dalla quantità di cose positive che volete comunicare al vostro partner.
Siate concreti e descrittivi. Quando avete completato queste frasi, confrontatevi. Ditevi cosa
sentite ora e se c'è stato qualcosa che vi ha sorpreso.

2. Non interrompetevi mentre parlate, perché, quando lo fate, vi esponete al rischio di


fraintendervi e vi comunicate indirettamente che state dicendo cose scontate.
3. Nell'ascoltarvi abbiate un atteggiamento attivo. Fate da cassa di risonanza a quanto l'altro vi
dice e attuate un contatto oculare con chi vi parla.
4. Cercate di cogliere le parole dell'altro e di andare oltre: di intuire il significato che hanno per
lui/lei quelle affermazioni. Provate ad ac-
cogliere i sentimenti espressi e accettateli come legittimi, senza negarli o minimizzarli.
5. Mettetevi nei panni dell'altro. Cercate di capire il suo punto di vista e di manifestarglielo
dicendo ad es.: «Tu vuoi dire che...»; «Tu senti»; oppure chiedendo: «Quale significato ha per te
questo?».
6. Notate «il linguaggio del corpo»: il tono di voce, l'espressione del volto, il modo di porgere,
gli sguardi, i silenzi, i gesti delle mani, ecc. 7. Distinguete con chiarezza i messaggi dell'altro da ciò
che questi messaggi suscitano in voi. Quando siete eccessivamente coinvolti o continuate a
insistere su un vostro pensiero o non tenete conto del punto di vista dell'altro, voi non ascoltate.
Piuttosto che un dialogo, fate un monologo in due.
8. Prima di dire la vostra, ridite con parole vostre quanto l'altro vi ha comunicato. Questo vi
sarà particolarmente utile nei momenti in cui vi sembra che il dialogo avvenga tra «sordi».
9. Ascoltate non soltanto ciò che vi dice ma anche quello che vorrebbe dirvi e ha paura di
comunicare.
10. Mostrate interesse, attenzione, e interagite con brevi comunicazioni verbali (Ehm! Sì!) e
non verbali (annuendo, facendo cenni col capo, sorridendo, protendendovi in avanti) e soprattutto
siate molto pa
zienti. Tenendo presenti queste indicazioni, vi chiediamo di fare ora un'esperienza di ascolto.

IL DECALOGO DELL'ASCOLTO
1. Ascoltare è: dare un anticipo di fiducia. Lui/Lei mi ama.
2. E' non interrompersi a vicenda.
3. È avere un atteggiamento attivo.
4. È accogliere i sentimenti dell'altro.
5. È mettersi nei panni dell'altro.
6. È decifrare il linguaggio del corpo.
7. È distinguere i messaggi dell'altro da ciò che essi suscitano in voi.
8. È ridire con parole vostre quanto l'altro vi ha comunicato.
9. È cogliere l'implicito.
10. È mostrare interesse, attenzione e pazienza.

7 - LA CHIAVE DELLA VOSTRA INTIMITA


Comunicare in questo modo non è certamente facile. Non imparerete a comunicare
presumendo che, se approvate quanto è stato detto, voi vi comportate nella maniera indicata.
Avete bisogno di tempo, di pazienza, di tanto esercizio e di decidervi ogni giorno a rivelare il
vostro «io» e ascoltarvi vicendevolmente, per sperimentare la freschezza della vostra relazione.
La comunicazione è bella e profumata come una rosa; è burrascosa come il mare in tempesta;
è delicata e fragile come il vetro; è pungente come i rovi del campo.