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DIALOGHI ADLERIANI

OSSERVATORIO DI PSICOLOGIA INDIVIDUALE CONTEMPORANEA DELLISTITUTO ALFRED ADLER DI MILANO



DIALOGHI ADLERIANI
http://www.scuolaadleriana.it/index.php/rivista
EDITORIALE
Giuseppe Ferrigno Daremo il benvenuto a qualsiasi confronto _________________________ 3
STUDI E RICERCHE
Alberto Mascetti Il sentimento sociale di fronte alla crisi dei valori e alle modificazioni
socio-culturali del nostro tempo ____________________________________ 13
Rossella Ardenti Endometriosi e femminilit ________________________________________ 19

Giorgio Bertino La Psicologia Individuale come filosofia dellesistenza _______________ 35
Roberto Callina Applicabilit del modello adleriano allintervento psicologico
in emergenza____________________________________________________ 41
CASI CLINICI
Anna Ferbelli Il caso di Giulia__________________________________________________ 56
ARTE E SOCIET
Simona Brambilla Sibilla Aleramo: la protesta virile nella storia di una donna _____________ 68
CONFRONTI
Eugenio Borgna Adolescenze in crisi di senso _______________________________________ 76
Costanza Marzotto Mediazione familiare e legami intergenerazionali _____________________ 81
INCONTRI E INTERVISTE
Giuseppe Ferrigno Intervista ad Andrs Buschiazzo____________________________________ 90
Yar Hazn Lo stato epistemologico della psicologia adleriana _____________________ 95
IN LIBRERIA _______________________________________________________________ 101
APPUNTAMENTI _______________________________________________________________ 104
Anno I, n. 1 Gennaio-Giugno 2014
ISSN 2284-0486
DIALOGHI ADLERIANI
DIALOGHI ADLERIANI
DIRETTORE RESPONSABILE
Giuseppe Ferrigno


COMITATO DIRETTIVO
Pietro Algisi, Alberto Anglesio, Anna Ferbelli, Giuseppe Ferrigno, Claudio Ghidoni,
Giulia Manzotti, Alberto Mascetti, Luca Milani, Biagio Sanfilippo.

COMITATO SCIENTIFICO INTERNAZIONALE
Alessandro Antonietti (Milano, Italy), Eugenio Borgna (Borgomanero, Italy),
Vittorio Cigoli (Brescia, Italy), Eva Dreikurs Ferguson (Edwardsville, USA),
Giuseppe Ferrigno (Milano, Italy), Claudio Ghidoni (Santo Stefano Lodigiano, Italy),
Yar Hazn (Montevideo, Uruguay), Sadi Marhaba (Padova, Italy),
Alberto Mascetti (Varese, Italy), Anne-Marie Mormin (Paris, France),
Georges Mormin (Paris, France), Hironori Nakajima (Okayama, Japan),
Biagio Sanfilippo (Milano, Italy), Michael Titze (Tuttlingen, Germany),
Silvia Vegetti Finzi (Milano, Italy).

COMITATO DI REDAZIONE
Simona Brambilla, Roberto Callina, Monica Giarei.

DIREZIONE E SEGRETERIA
Giuseppe Ferrigno
Via della Marna, 3 - I-20161 Milano
E-mail: ferrigno.giuseppe@fastwebnet.it
Copyright@2014 - Editore Istituto Alfred Adler di Milano - Rappresentante legale Alberto Mascetti
Propriet letteraria riservata. vietata la riproduzione anche parziale senza il consenso del Direttore.
Registrazione del Tribunale di Milano n. 402 del 20.12.2013
Traduzioni in inglese a cura di Ida Ferrigno - Composizione: Liberty s.a.s. - Via Palermo, 15 - 20121 Milano
3
DAREMO IL BENVENUTO A QUALSIASI CONFRONTO
I. Premessa
Non nascondo lemozione provata nello scrivere il primo editoriale del nuovo periodico seme-
strale Dialoghi adleriani dellIstituto Alfred Adler di Milano: grande la responsabilit, una vera
e propria sfda, audace ed ardita a un tempo. Audace perch la prima volta che lIstituto Alfred
Adler di Milano assume sulle proprie spalle il carico della creazione di un proprio organo di opinione,
di documentazione e di diffusione delladlerismo pi puramente di ricerca; ardita nel signifcato
pasoliniano pi antidogmatico del termine, perch lobiettivo del Corpo redazionale di veleggiare
come lUlisse dantesco verso futti inesplorati, messaggeri del nuovo nel rispetto del vecchio,
della tradizione su cui ci siamo forgiati.
Gi il titolo dellEditoriale, Daremo il benvenuto a qualsiasi confronto, ambisce ad accendere
un dia logo infnito e fruttifero con i Lettori proponendo come frase di avvio proprio le parole che
come materiale marmoreo indelebile rappresentano a mio avviso il testa mento spirituale del nostro
comune maestro Alfred Adler: il titolo risuona come un aforisma para dossale capace di emblematiz-
zare la vocazione di spassionata e creativa apertura relazionale del modello adleriano. Lo stesso
Alfred Adler in Psicologia del bambino diffcile
1
scrive:
1
ADLER, A. (1930). Die Seele des schwererziehbaren Schulkindes. Mnchen: Bergmann. (Trad. it. Psicologia del bambino diffcile.
Roma: Newton Compton, 1973).
Riassunto
LEditoriale evidenzia come la rivista Dialoghi adleriani si ri-
volga a psicologi, psichiatri, psicoterapeuti, medici, infermieri,
educatori e a tutti gli operatori della salute mentale nelle pi sva-
riate relazioni daiuto. Il periodico Dialoghi adleriani stato
concepito in formato elettronico, gratuitamente accessibile via
internet a ogni studioso o a quanti in tutto il mondo intendano
seguire le orme adleriane. Dialoghi adleriani accoglie contri-
buti adleriani, italiani e internazionali ed disponibile a ospitare
quelle ricerche anche di altri orientamenti utili a stimolare una
dialettica di confronto tra la nostra Scuola adleriana milanese ed
altri modelli a noi affni. Dialoghi adleriani nel rispetto della
tradizione e nellapertura al cambiamento si rivolge a tutti i col-
leghi adleriani sparsi in tutte le nazioni del mondo per stimola-
re interazione, cooperazione fra le varie riviste ed i vari istituti
adleriani attraverso uno scambio delle riviste e la pubblicazione
di articoli stranieri tradotti nelle rispettive riviste nazionali.
Parole chiave
DIALOGHI ADLERIANI, COOPERAZIONE, RISPETTO DEL-
LA TRADIZIONE/APERTURA AL CAMBIAMENTO, SENTI-
MENTO SOCIALE
Abstract
WE WILL WELCOME ANY DEBATE. The Editorial points
out that the journal Dialoghi adleriani is aimed at psycholo-
gists, psychotherapists, psychiatrists, physicians, nurses, educa-
tors and all mental health professionals in a variety of helping
relationships. The periodical Dialoghi adleriani has been con-
ceived in electronic format, freely accessible via the Internet
from every scholar or how many all over the world wish to fol-
low in the Adlerian footsteps. Dialoghi adleriani welcomes
not only Adlerian contributions, Italian and International, but
also the researches of other tendencies and orientations use-
ful to spur to a dialectical comparison between our Adlerian
Milanese School and other models related to us. Dialoghi ad-
leriani, in the respect for tradition and openness to change, is
aimed at all Adlerian colleagues dotted around in all the nations
of the world in order to spur to interaction, cooperation between
the various journals and the several Adlerian institutes through
an exchange of the journals and publishing foreign articles
translated in their respective national journals.
Keywords
ADLERIAN DIALOGUES, COOPERATION, RESPECT FOR
TRADITION/OPENNESS TO CHANGE, SOCIAL FEELING
GIUSEPPE FERRIGNO
DIALOGHI ADLERIANI I, n. 1, 3-12 (2014) EDITORIALE
4
Il nostro vero compito sar la pratica: nessuna educazione pu essere
costruita nel vuoto. Dovrete combattere con le diffcolt che derivano da
interpretazioni diverse dalla ricerca scientifca. Daremo il benvenuto a
qualsiasi confronto, perch siamo tolleranti: dovrete studiare altre teorie e altri
punti di vista, mettere tutto a confronto con molta cura, e non credere
ciecamente a nessuna autorit, neppure a me (p. 3).
Pier Paolo Pasolini (1975) con un piglio che defnirei ereticamente adleriano a proposito dei pro-
pri Scritti corsari
2
sottolinea: Io non ho alle mie spalle nessuna autorevolezza se non quella che mi
pro viene paradossalmente dal non averla o dal non averla voluta; dallessermi messo in condizione
di non avere niente da perdere, e quindi di non essere fedele a nessun patto che non sia quello con un
lettore che io considero degno di ogni pi scanda losa ricerca (p. 82).
Ed ogni ricerca non pu che custodire nel suo nucleo pi profondo lo slancio scandaloso,
che contrassegna la salgariana ricerca dellavventura (dal latino ad-ventura=verso tutte le cose che
stanno per venire) tanto cara al corsaro appunto, la cui indole esplorativa, rapida e incisiva a un
tempo, non si rivolge aprioristicamente solo agli interpreti dogmatici della realt, ai suoi depositari,
ma direttamente alla realt tutta, olisticamente coerente, interdisciplinare, pluridisciplinare, senza
soluzioni di continuit, non manichea.
Credo che proprio a questa naturale e complessa vocazione interdisciplinare, pluridisciplinare
della ricerca alluda Alfred Adler, quando con passione pasoliniana invita al confronto e alla tolleran-
za verso altre teorie ed altri punti di vista che, solo dopo essere stati analizzati e messi a confronto,
possono anche non essere accolti ciecamente per il solo fatto di essere portatori del fascino stregato e
sirenesco dellAutorit che li enuncia.
Il periodico Dialoghi adleriani dellIstituto Alfred Adler di Milano, seguendo linvito pa-
radossale del nostro Maestro, d volentieri, quindi, il benvenuto a qualsiasi confronto nel solco
della continua e affannosa ricerca della verit assoluta, che il grado pi conveniente di errore
(Vaihinger, 1911)
3
e che presuppone sempre e comunque rifessione, relazionalit, dibattito, discus-
sione, confronto, dialogo.
Credo, infatti, che il dialogo costituisca la matrice di ogni nucleo epistemologico e clinico adle-
riano. Dialoghi adleriani si propone come stimolo, strumento e spazio di lavoro, di ricerca, di docu-
mentazione, di diffusione, di divulgazione e, quindi, di confronto critico sui pi svariati settori della
ricerca specialistica inerente la teoria e la pratica della Psicologia Individuale: la metapsicologia, la
teoria della clinica, la teoria della tecnica psicoterapeutica e analitica delladulto, dellanziano, del
bambino e delladolescente, la testistica, il counseling, le tematiche specifcamente legate alla for-
mazione, al lavoro clinico e istituzionale, al campo scolastico e psicopedagogico, alla psicologia del
lavoro, dellemergenza etc.
2
PASOLINI, P. P. (1975). Scritti corsari. Milano: Garzanti.
3
VAIHINGER, R. (1911). Die Philosophie des Als Ob. Berlin: Verlag von Reuther & Reichard. (Trad. it. La flosofa del come
se. Roma, Ubaldini, 1967).
Giuseppe Ferrigno Daremo il benvenuto a qualsiasi confronto
5
Dialoghi adleriani si rivolge a psicologi, psicoterapeuti, psichiatri, medici, infermieri, educa-
tori, tecnici della riabilitazione, insomma a tutti gli operatori della salute mentale e ai professionisti
impegnati nelle pi svariate relazioni daiuto. Il periodico concepito per essere letto da tutti i soci
dellIstituto Alfred Adler di Milano, ma anche da chiunque, pur appartenendo ad altre associazioni
adleriane e non, in Italia e allestero, intenda, seguendo lo slancio antidogmatico del pensiero adleria-
no, cooperare con noi con spirito di confronto e di apertura.
Non dobbiamo dimenticare la straordinaria lungimiranza utopica di Alfred Adler nellesortar-
ci a un universale Gemeinsinn e Gemeinschaftsgefhl, termini che noi traduciamo rispettiva-
mente con senso sociale e con sentimento sociale. Adler gi nel 1918 in Bolschewismus und
Seelenkunde
4
scrive con un incredibile affato cosmico queste bellissime parole:
Laspirazione al potere un miraggio fatale che avvelena la convivenza degli uomini! Chi desi-
dera la vita comunitaria [Gemeinschaft], deve rinunciare allaspirazione al potere! [...]. La guerra non
costituisce una continuazione della politica attraverso luso di mezzi diversi, ma il pi grande delitto
di massa contro la cooperazione umana. Chiunque abbia sperimentato lingiuria dellebbrezza del po-
tere, sia che si tratti di individui che di popoli, afferra in alto le stelle eterne e si rammenta dellon-
nipotenza dei sentimenti umanitari. A essi, che costituiscono nella loro verit eterna listanza pi alta,
si rivolge lappello pi forte. [] Noi Tedeschi stessi continua a scrivere Adler siamo animati da
un forte sentimento di collettivit che si estende oltre i confni e prosegue in uno speranzoso sentire di
far parte dellumanit [Allmenscheitsempfnden]. Ci sentiamo, tuttavia, pronti a corteggiare lidea
della cooperazione fra gli uomini e a fare sacrifci per essa. Laspirazione al potere un miraggio fa-
tale che avvelena la convivenza degli uomini! Chi desidera la vita comunitaria [Gemeinschaft], deve
rinunciare allaspirazione al potere! [] La nostra ricerca individualpsicologica e i risultati, sopra
menzionati, possono aspirare, oggi pi che mai, a essere ascoltati ed esaminati. Quanto a noi, non
c punto di vista che riveli limmagine degli smarrimenti del nostro tempo in modo pi puro e pi
chiaro della Psicologia Individuale, una scienza che gi prima della guerra proclamava come scopo il
conseguimento di un futuro sistema di vita, basato sul rafforzamento del realismo, sulla responsabilit
e sulleliminazione dellodio, latentemente serpeggiante fra gli uomini, attraverso la benevolenza
reciproca. Non diffcile indovinare che cosa pu e deve essere ottenuto con queste o simili mte
ambiziose. Occorre che ci sia, a questo riguardo, per tutti noi una preparazione consapevole, in grado
di incrementare un sentimento sociale cos smisurato da abolire totalmente lebbrezza del potere, sia
nellindividuo che nei popoli (p. 7).
A distanza di un secolo circa, un grande intellettuale come Aleksandr Solzenicyn (2000)
5
in
Autolimitazione o il mondo non ce la far rafforza i medesimi concetti adleriani: Il Novecento non
ha dato testimonianza di una crescita di moralit del genere umano. Che motivo abbiamo di aspet-
tarci che il Duemila sia pi generoso? [...] Ci sono lesplosione demografca mondiale e il colossale
problema del Terzo Mondo, che costituisce i quattro quinti del genere umano e presto raggiunger i
cinque sesti, diventando la componente pi importante del pianeta. Annegando nella povert e nella
4
ADLER, A. (1918). Bolschewismus und Seelenkunde. Internationale Rundschau, Zrich, IV, 597-600. (Trad. it. Bolscevismo e
psicologia. Rivista di Psicologia Individuale, 47, 7-14).
5
SOLZENICYN, A. (2000). Note di civilt. Autolimitazione o il mondo non ce la far, Corriere della sera, 12 marzo 2000.
Giuseppe Ferrigno Daremo il benvenuto a qualsiasi confronto
6
miseria, i Paesi in via di sviluppo avanzeranno sempre maggiori richieste alle nazioni progredite. Con
il rischio di nuovi e minacciosi confitti, guerre per la sopravvivenza. LOccidente si trova a dover
compiere unazione complessa di bilanciamento [...]. Questo equilibrio ci chiede di limitare le nostre
esigenze, di subordinare i nostri interessi a criteri morali. Direi che noi potremmo provare vera sod-
disfazione spirituale non nel potere, ma nel rifuto del nostro potere. In altre parole: autolimitazione.
II. Alfred Adler, cantore di emozioni e di sentimenti
Alfred Adler fn dal 1907 introduce nel suo sistema teorico signifcanti come inferiorit, supe-
riorit, aggressivit, creando sempre di pi basi concettuali ruotanti intorno alla relazione, che lo
porteranno a divenire pi tardi lantesignano del modello socioculturale, bipersonale della psicologia
del profondo in contrapposizione al modello pulsionale classico freudiano. I lemmi inferiorit, su-
periorit, aggressivit, se scomposti nel loro etimo latino, denotano, infatti, i primi due (infrior,
suprior) confronto e contatto, il terzo (ad-gradior = avvicinarsi per gradi) contrapposizione,
avvicinamento verso. Alfred Adler, dopo il 1911, si distanzia dal modello deterministico pulsionale
per abbracciare una psicologia fenomenologica delle fnzioni, teleologicamente orientata, individuan-
do nel sentimento dinferiorit il motore, il principio motivazionale e dinamico della vita psichica,
il che gli consente di privilegiare come area elettiva della sua ricerca il rapporto dialettico fra stati
emotivi e relazione: lemozione dellinsicurezza sempre di natura relazionale e regna incontrastata
in ogni individuo, che sperimenta costantemente emozioni, sentimenti, stati danimo, dubbi e timori
per un futuro incerto e solo immaginabile. Lindividuo indivisibile adleriano, in quanto fenomeno
temporale, fnito e limitato nello spazio e nel tempo, inferiore dunque, si trova catapultato, gettato
heideggerianamente in questo mondo, sempre affascinato dallinfnita ricerca di un senso, di un
signifcato da dare alla propria vita. Alfred Adler, leretico, quindi in controtendenza: contro lo-
pinione molto diffusa secondo cui le emozioni rappresentino un aspetto marginale, poco dignitoso e
scarsamente nobile della vita mentale di un individuo, egli ne decreta lindispensabilit, tributando
allemozione dellinsicurezza il ruolo di motore primario del divenire psichico.
Immanuel Kant (1781) in Critica della ragion pura
6
scrive che una colomba leggiadra, mentre
vola vorticosamente fendendo laria di cui avverte lopposizione e la resistenza, potrebbe parados-
salmente desiderare di librarsi pi velocemente nello spazio privo di aria, nella convinzione erronea
che riuscirebbe a volteggiare ancora pi liberamente e senza alcuno sforzo se non ci fosse proprio
quellimpedimento che le procura tanta fatica. Noi sappiamo che senza laria la colomba non po-
trebbe neppure volare (Carotenuto, 1986)
7
. Cos come lessere umano senza relazioni, senza contatti
con laltro da S, senza emozioni e senza sentimenti, che spesso lo tormentano in quanto gli rendono
gravosa e dura la vita, non potrebbe letteralmente vivere trasformandosi in una monade chiusa senza
fnestre: emozioni, sentimenti, gioie, dolori, perdite e speranze fanno parte del nostro essere al mondo
e ci mettono in contatto con gli altri (Ferrigno & Borgna, 2012)
8
.
6
KANT, I. (1781). Kritik der reinen Vernunft. Riga: Hartknoch. (Trad. it. Critica della ragion pura. Roma-Bari: Laterza, 1987).
7
CAROTENUTO, A. (1986). La colomba di Kant. Milano: Bompiani.
8
FERRIGNO, G. & BORGNA, E. (2012). La comunicazione non se non relazione. Rivista di Psicologia Individuale, 71, 59-78.
Giuseppe Ferrigno Daremo il benvenuto a qualsiasi confronto
7
Alfred Adler, allontanandosi da qualsiasi movimento politico di parte, passeggero e transitorio,
desidera fare della sua Psicologia Individuale lerede di tutti i grandi movimenti il cui scopo il
benessere dellumanit, formulando il concetto di sentimento sociale come barometro della salu-
te mentale: sentimento sociale sub specie aeternitatis (Vahinger, 1911)
9
non limitato, quindi, a un
gruppo specifco e contingente, ma proiettato costantemente verso una societ ideale ancora tutta da
costruire fnzionalmente nel corso del tempo in unottica intergenerazionale.
III. Alfred Adler e il senso della vita
Il termine inter-generazionale connota un signifcato relazionale, rafforzato dal suffsso latino
inter, che specifca una posizione intermedia tra due cose o due limiti di spazio o di tempo. Il
signifcante generazionale, inoltre, deriva dal greco (ghignomai)=nasco, da cui anche il
latino gignere, generare, creare, partorire, far sorgere, produrre qualcosa di altro da S: la locuzione
inter-generazionale, quindi, ha a che fare con il rapporto tra generazioni, con il dare alla luce, con il
far nascere, con laccogliere, con il preservare, con il fare crescere ed il prendersi cura, con il divenire,
con il movimento che si sviluppa, insomma, nel corso del tempo.
Il termine intergenerazionale strettamente collegato alla generativit che promuovendo affet-
tivit e legami fra le varie dimensioni del tempo, passato, presente e futuro, collega in un affettuoso
dialogo, che si trasforma in un abbraccio, le generazioni a venire con le contemporanee e con quelle
anteriori. Per questo motivo il sentimento sociale adleriano sub specie aeternitatis (Adler, 1931)
10

riesce a donare allindividuo lesperienza magica del sentirsi attraversato dal soffo vitale nel mentre
si affanna a ricercare fnzionalmente un senso da dare alla vita.
E il senso della vita per Alfred Adler si ipostatizza proprio nella magia della relazione, dellin-
contro, del contatto, del dialogo fra una mente e unaltra mente, fra un cuore e un altro cuore, fra una
generazione e unaltra generazione in una visione laica della vita che concepisce brechtianamente
lessere umano come sintesi unitaria di corpo e di anima.
Non a caso precursore dellempatia e, di conseguenza, del sentimento sociale adleriano il con-
cetto di Zrtlichkeitsbedrfnis (Adler, 1908)
11
, il bisogno di tenerezza primaria. Il bisogno (Bedrfnis),
che il bambino sperimenta, appena si affaccia sulla scena del mondo, di ricevere delicatezza (Zrt),
affetto, dedizione, amore, carezze, se adeguatamente riconosciuto e quindi reso fertile attraverso
scambi emozionali fatti di corrispondenza biunivoca da parte del caregiver che si prende cura di lui,
consente di afferrare in alto le stelle eterne che vivifcano un buon legame di attaccamento: lin-
nato senso sociale del bambino, si raffna, col tempo, nel linguaggio della tenerezza, della reciprocit,
del sentimento sociale (Ferrigno, 2004, p. 4)
12
.
9
VAIHINGER, R. (1911). Die Philosophie des Als Ob, cit.
10
ADLER, A. (1931). What Life Could Mean to You. Boston: Little, Brown & Company. (Trad. it. Cosa la vita dovrebbe signifcare
per voi. Roma: Newton Compton, 1994).
11
ADLER, A. (1908). Das Zrtlichkeitsbedrfnis des Kindes. In A. ADLER & C. FURTMLLER. (Eds.). (1914). Heilen und Bilden:
rztlich-pdagogische Arbeiten des Vereins fr Individualpsychologie. Mnchen: Reinhardt. (Trad. it. a cura di G. Ferrigno e C.
Canzano, Il bisogno di tenerezza del bambino. Rivista di Psicologia Individuale, 59, 2006, 7-15).
12
FERRIGNO, G. (2004). Lintersoggettivit fra Adlerismo e Teoria della mente. Rivista di Psicologia Individuale, 56, 3-8.
Giuseppe Ferrigno Daremo il benvenuto a qualsiasi confronto
8
Il sentimento sociale se seminato, perci, adeguatamente nellambiente familiare, sotto forma
di fducia nei legami (Cigoli, Galimberti & Mombelli, 1988)
13
, pu in un secondo tempo estendersi
allintera umanit, con la possibilit di includere la totalit del cosmo, su un piano appunto interge-
nerazionale. Solo chi si considera una parte del tutto pu sentirsi a casa propria nel mondo e pu
raggiungere quella tranquillit danimo e quel coraggio indispensabili per affrontare la complessit
della vita.
IV. Dialoghi adleriani come canale di cooperazione
Sulla scia di questo grande e accorato insegnamento del nostro Maestro, fnalizzato a una coope-
razione universale fra esseri umani e fra popoli diversi nel mondo, il periodico Dialoghi adleriani
stato concepito in formato elettronico. Esso , quindi, liberamente e gratuitamente accessibile via
internet ad ogni studioso, ricercatore, studente o curioso, adleriano e non, e a quantaltri in tutto il
mondo intendano seguire le orme adleriane. Dialoghi adleriani accoglie contributi adleriani, italia-
ni e internazionali, ma disponibile a dare ospitalit a quegli studi e a quelle ricerche anche di altri
orientamenti che possano concorrere ad approfondire gli aspetti epistemologici e clinici o che risulti-
no utili a stimolare una dialettica di confronto tra lidentit della nostra Scuola adleriana milanese ed
altri modelli a noi affni.
Gli studi e le ricerche, che pubblichiamo e pubblicheremo allinterno del periodico Dialoghi
adleriani, vanno considerati come veri e propri dialoghi, come espressione di un infnito comu-
nicare adleriano, inteso sempre come verbo sia transitivo sia intransitivo: Ci sono due modi radi-
calmente diversi nel comunicare: il comunicare come fare conoscere, diffondere, mettere qualcosa in
comune: il comunicare come verbo transitivo; e il comunicare come essere in comunicazione, essere
in relazione con qualcuno: il comunicare come verbo intransitivo, e cio il comunicare come parte-
cipare: come con-dividere. Nella struttura linguistica del comunicare, del partecipare, del prendere
parte e del condividere, riemerge sempre, come dice Heidegger, il radicale della parte: in tedesco
Mit-teilung e Mitteilen. Questa parte la parola tematica di ogni comunicazione: noi siamo solo la
parte di un tutto: siamo una soggettivit amputata nella relazione con gli altri: siamo una soggettivit
che non si realizza fno in fondo se non nella intersoggettivit: nel recupero della soggettivit altrui.
[Perci] la comunicazione intesa come relazione, e come partecipazione, riscoperta dellalterit e
rifuto dellalienit. Lalter non lalienus; e questo non solo in psicopatologia ma anche nel conte-
sto delle comuni relazioni interpersonali. Lalienus chi , o meglio chi viene considerato, diverso
da noi: chi , o sembra essere, al di fuori della nostra comunit di vita. La comunicazione autentica
si realizza fno in fondo solo quando diviene relazione fra una soggettivit e laltra, fra una parte e
laltra, e questo nel contesto della clinica e della cura ma anche in quello della famiglia e della so-
ciet (Ferrigno & Borgna, 2012, p. 71)
14
.
13
CIGOLI, V., GALIMBERTI, C. & MOMBELLI, M. (1988). Il legame disperante. Il divorzio come dramma di genitori e fgli.
Milano: Raffaello Cortina.
14
FERRIGNO, G. & BORGNA, E. (2012). La comunicazione non se non relazione, cit.
Giuseppe Ferrigno Daremo il benvenuto a qualsiasi confronto
9
V. Dialoghi adleriani: gli editoriali e i cori manzoniani
Nelle tragedie greche si dava ampio rilievo al Coro che era costituito da un gruppo di cittadini,
di prigionieri, di schiavi, di anziani. Il coro conversava con i protagonisti con la funzione specifca di
dar voce al popolo, che cos poteva commentare passo dopo passo lo sviluppo dellazione dramma-
tica come se fosse un vero e proprio personaggio. Il Manzoni utilizza il Coro (uno ne Il conte di
Carmagnola e due nellAdelchi) mutandone la funzione: il coro non costituisce pi una parentesi di
dialogo tra i protagonisti con il popolo, ma diventa un cantuccio lirico, quasi separato, che lautore
riserva a se stesso, staccandosi dalla narrazione vera e propria, per esprimere le proprie emozioni,
le proprie opinioni personali, le soggettive rifessioni sugli accadimenti e sulle vicende narrate, per
offrire al lettore una chiave di lettura interpretativa intellettuale e morale (Ferrigno, 2011)
15
.
La Direzione intende utilizzare gli editoriali, come abitualmente era solito fare il Manzoni nei
Cori delle sue tragedie, come un angolino silenzioso ed appartato in cui ci si rifugia per rifettere,
defnire, commentare, interpretare, chiarire con lobiettivo di aprire con i Lettori un ampio, vivace e
infnito dialogo su vari temi e argomenti.
La Rivista si articola, inoltre, in varie sezioni: Studi e ricerche, Casi clinici, Arte e societ,
Confronti, Incontri e interviste, In libreria e Appuntamenti. Si prevede, inoltre, di dar spazio
in alcuni numeri alla trattazione di uno specifco tema particolarmente stimolante che costituir og-
getto di un approfondimento monotematico.

VI. Dialoghi adleriani e lepistemologia
La Psicologia Individuale di Alfred Adler, essendo una psicologia del profondo, non pu esi-
mersi dalla necessaria e costante rifessione epistemologica sulle proprie condizioni di possibilit,
dattendibilit e di rigore (Ferrigno & Pagani, 2004)
16
, sebbene i cardini teorici caratterizzanti il
modello individualpsicologico si presentino come sistema aperto e fessibile in tutta la loro singolare
attualit al punto che lo stesso Alfred Adler (1930)
17
dice: Quando insisto sullaspetto artistico del
nostro lavoro cammino su un vulcano (p. 225).
Soggettivismo fenomenologico, intenzionalit fnalistica, causalit teleologica, empatia, rela-
zione, lavoro artistico della coppia creativa: ecco i nuclei concettuali adleriani che nella loro coper-
nicana eresia rispetto allenstablishment accademico della Vienna fn de sicle hanno sempre rappre-
sentato un forte ostacolo allottenimento dellimprimatur scientifco, in quanto per la scienza speri-
mentale soltanto le cause effcienti sono oggetto di studio sperimentale e di falsifcazione, mentre le
ragioni, i fni, la creativit rimarrebbero imprigionati nella soggettivit dellindividuo.
Il timore che la psicologia del profondo possa confondersi con metodologie scarsamente scien-
15
FERRIGNO, G. (2011). Daremo il benvenuto a qualsiasi confronto: ladlerismo fra rispetto della tradizione e apertura al cambia-
mento. Rivista di Psicologia Individuale, 69, 3-7.
16
FERRIGNO, G. & PAGANI, P. L. (2004). La Psicologia Individuale e le psicologie del profondo alla luce delle nuove epistemologie. In
G. G. ROVERA, N. DELSEDIME, S. FASSINO. & U. PONZIANI. (Eds). La ricerca in Psicologia Individuale (pp. 49-56). Torino: CSE.
17
ADLER, A. (1930). Die Seele des Schwererziehbaren Schulkindes. Monaco: Bergmann. (Trad. it. Psicologia del bambino diffcile.
Roma: Newton Compton, 1976).
Giuseppe Ferrigno Daremo il benvenuto a qualsiasi confronto
10
tifche ha originato, in particolar modo, la tendenza a minimizzare il potere dellempatia come
agente terapeutico. Il modello adleriano considera, difatti, ogni incontro con il paziente come unico
e irripetibile, quindi n programmabile n verifcabile, al punto tale da defnire la coppia paziente-
terapeuta come coppia creativa, contrapponendosi a quei modelli che sopravvalutano la nobilt
del metodo curativo basato sulla logica, sulla razionalit, sulle parole svuotate demozioni, sullin-
terpretazione insomma. Abbiamo gi detto prima come il tentativo di svuotare luomo della ricchezza
delle emozioni signifchi prosciugarlo della sua linfa vitale, abbassandolo al rango di un manichino
senzanima: lessere umano adleriano, invece, un fenomeno temporale sempre in bilico fra passato,
presente e futuro in un continuo divenire sotto la spinta di un ineliminabile sentimento dinsoddi-
sfazione, di fragilit, di debolezza, dinferiorit.
Da un lato, lapproccio chirurgico delineato soprattutto da Freud, dallaltro il processo dinco-
raggiamento empatico adleriano che considera il rapporto terapeutico come vulcanico lavoro artisti-
co contrassegnato da un costante fusso biunivoco di risonanze emozionali fra chi cura e chi curato:
gli irripetibili momenti presenti e momenti dincontro, vissuti nel qui e ora del setting (Ferrero,
2009; Bianconi, 2010)
18
dalla coppia creativa terapeutica, si scontrerebbero, quindi, con limproro-
gabile richiesta di falsifcabilit della scienza esatta.
Secondo la prospettiva antidogmatica, storicistica e creativa dellepistemologia contemporanea,
la verifcabilit, la riproducibilit, la ripetibilit, lattendibilit, principi fondanti del positivismo e
del neopositivismo, sono stati sostituiti dagli innovativi concetti di approfondimento scientifco, di
rigore e di legittimit scientifca: un modello teorico necessita di un incessante accordo intersogget-
tivo sui principi epistemologici di base e sugli strumenti operativi utilizzati, il tutto intrecciato a un
diligente controllo ed a una continua e ininterrotta rifessione (Ferrigno, 2011)
19
.
Il concetto di controllo riconduce automaticamente alla formazione del terapeuta adleriano,
alla meticolosit con cui ha completato il training personale, alla sua preparazione sia sul piano teo-
rico che clinico: un terapeuta adleriano deve essere capace di monitorare costantemente attraverso un
controllo clinico diretto lintrapsichico, lintersoggettivo, linterindividuale allinterno della stanza
danalisi, che diventa un vero e proprio laboratorio: il saper autosservare sul piano controtransfe-
rale se stesso, i propri stati danimo, le proprie emozioni, la propria soggettivit, le proprie ferite raf-
forza la capacit di riconoscere i pensieri, le emozioni, i sentimenti, le ferite del paziente cos come si
rivelano nellhic et nunc del setting.
Il controllo extra setting prevede, invece il ricorso alla supervisione, attraverso cui un analista/
terapeuta formato riesce a rilevare a posteriori, a leggere nuovamente loperare specifco del collega,
soffermandosi a riesaminare il fusso biunivoco delle risonanze emozionali, transferali e controtran-
sferali, originatesi nel setting, il come, il quando e il perch siano state fatte alcune interpreta-
zioni o siano stati provati alcuni vissuti emozionali sia dal terapeuta sia dal paziente.
18
FERRERO, A. (2009). Le strategie dellincoraggiamento nelle psicoterapie time-limited. Rivista di Psicologia Individuale, 66, 65-79;
BIANCONI, A. (2010). Finzione e contro-atteggiamento. Rivista di Psicologia Individuale, 68, 7-27.
19
FERRIGNO, G. (2011). Daremo il benvenuto a qualsiasi confronto: ladlerismo fra rispetto della tradizione e apertura al cambiamento, cit.
Giuseppe Ferrigno Daremo il benvenuto a qualsiasi confronto
11
VII. La formazione, la ricerca e laggiornamento permanente
Se la formazione permanente dei terapeuti, in genere, e, in particolare, la formazione permanente
dei formatori costituiscono i pilastri su cui si fondano i risvolti etici e deontologici del nostro fare
ed essere terapeuti, la professionalizzazione di chi opera nel campo della salute mentale si costruisce
nella e attraverso la ricerca e laggiornamento continuo. Esigenza ineludibile di tutti gli operatori
della salute mentale la rifessione costante sulla coerenza dei principi epistemologici adleriani, sulla
loro impostazione sociale, sul loro senso clinico, sulla loro applicazione nella prassi terapeutica, cos
come indispensabile il confronto con altri modelli teorici per un rinnovarsi della teoria e della pras-
si, degli strumenti per le indagini scientifche, per la ricerca, per gli interventi (Rovera, Delsedime,
Fassino & Ponziani, 2004)
20
. Si apre, a questo proposito, la questione della complessit della ricer-
ca sugli aspetti teorici, tecnici, metodologici e clinici del modello bio-psico-sociale adleriano.
Il periodico Dialoghi adleriani dellIstituto Alfred Adler di Milano, per questi motivi, si pro-
pone sia come stimolo sia come strumento sia come spazio di lavoro, di ricerca e di confronto critico
a livello nazionale e internazionale, sia come cassa di risonanza e di diffusione sia come organo di
opinione e di documentazione del dibattito epistemologico in atto sulle varie tematiche adleriane.
VIII. Obiettivi
Dialoghi adleriani, in quanto organo di documentazione e di opinione, pu pubblicare articoli
di Autori i cui punti di vista non necessariamente coincidono con quelli della Direzione, pur assumen-
do limportante funzione di stimolare un dibattito vitale e dialettico in seno alladlerismo nazionale
e internazionale.
Dialoghi adleriani si prefgge il compito di attivare fra gli adleriani una circolarit comunicati-
va che apra un flone di studio, di rifessione, di ricerca che sviluppi un dibattito fecondo non soltanto
sulla terminologia di scuola, che condurrebbe a una banalizzazione nominalistica, ma soprattutto su
quanto si stratifca dietro linvolucro fnzionale delle parole.
Spero che col tempo il nostro periodico possa acquisire lautorevolezza di una rivista prestigiosa
grazie al lavoro attivo e diligente di un corpo redazionale che in questi ultimi mesi si prodigato in
un impegno assiduo, intenso, creativo e prospetticamente utopico.
Dialoghi adleriani aspira a diventare col tempo un laboratorio di ricerca, un opifcio, un os-
servatorio che consenta di rivisitare le nostre radici storiche in una dialettica sempre oscillante fra il
rispetto della tradizione e lapertura al cambiamento.
nostra ambizione che Dialoghi adleriani, rivolgendosi a collaboratori e studiosi adleriani di
tutte le nazioni del mondo, possa incoraggiare un primo passo dinterazione, cooperazione, socializ-
zazione fra le varie Riviste e i vari Istituti per aprire un virtuoso confronto fra scuole che preveda lo
scambio delle riviste, la segnalazione, la traduzione e la pubblicazione di studi e ricerche particolar-
mente rilevanti nelle rispettive riviste nazionali al fne di alimentare un confronto sulla teoria e sulla
20
ROVERA, G. G., DELSEDIME, N., FASSINO, S. & PONZIANI, U. (Eds). (2004). La ricerca in Psicologia Individuale. Torino:
CSE.
Giuseppe Ferrigno Daremo il benvenuto a qualsiasi confronto
12
prassi individualpsicologiche (Ferrigno, 2011)
21
.
Ci aspettiamo da voi Lettori suggerimenti e anche critiche costruttive, oltre che, naturalmente,
scritti e articoli. In questo caso, sar, per, fondamentale attenersi con molta cura alle indicazioni
fornite nelle Norme redazionali.
Alfred Adler, ispirato cantore del sentimento sociale concepito come esperienza quotidiana e
non come sporadica fnzione rafforzata con intenti moraleggianti, ci esorta costantemente affnch il
nostro vero compito sia la pratica del sentimento sociale.
Spero che Dialoghi adleriani con lo sguardo rivolto verso orizzonti di ricerca e di confronto
possa offrire ai ricercatori, agli studiosi, agli studenti, ai simpatizzanti e a tutti gli adleriani sparsi per
il mondo una rivista dal respiro interculturale fondata sulla pratica del sentimento sociale sub specie
aeternitatis, il cui intento utopico possa essere colto e arricchito sempre di pi da chiunque intenda
arrecare negli anni a venire nuovi apporti di sviluppo, di accuratezza e di crescita.
Giuseppe Ferrigno
Via Copernico, 39
I-20125 Milano
E-mail: ferrigno.giuseppe fastwebnet.it
PEC: giuseppeferrigno@pec.giornalistilombardia.it
21
FERRIGNO, G. (2011). A quarantanni dalla nascita della Psicologia Individuale. Rivista di Psicologia Individuale, 70, 3-7.
Giuseppe Ferrigno Daremo il benvenuto a qualsiasi confronto
13
I. Premessa
Il termine Gemeinschaftsgefhl, concetto nuovo e creativo ideato da A. Adler, stato introdotto
nel tempo a volte come sentimento di comunit, a volte come interesse sociale.
Da parte nostra abbiamo sempre privilegiato la dizione sentimento di comunit, non per mera
scelta semantica, ma perch per Adler la comunit in cui noi nasciamo e viviamo, con la sua cultura,
le sue regole, le sue tradizioni, diviene parte di noi a cui siamo strettamente legati.
Nella costruzione del proprio mondo il bambino e la bambina assorbono in modo naturale le
modalit, lo stile, potremmo dire, della comunit, che noi nel tempo ritroviamo con i segni e con le
tracce di tale condivisione.
E se per gli esistenzialisti lessere al mondo un mit-dasein, lessere con laltro, che appare
quasi come una fotografa della condizione umana, per Adler e gli adleriani ladesione allaltro passa
attraverso la comunit, impregnata di impegno comunitario.
Nel passato diverse critiche pronunciate da altre scuole e visioni del mondo si erano levate nei
confronti di una tale prospettiva indicata da Adler, che avrebbe sospinto luomo verso una accettazione
conformistica della propria realt, intesa come adesione pedissequa ai canoni uniformanti il contesto
sociale di appartenenza.
Attraverso la comunit, attraverso la mediazione della comunit, il soggetto accoglie e aderisce
a organismi pi vasti, fno ad abbracciare tutto il cosmo, sviluppando un sentimento universale come
se questa fosse una verit assoluta a cui uniformarsi.
Nel gioco della fratria, nel gioco dei rapporti tra fratelli e sorelle, Adler scorge e indica un
Riassunto
LAutore analizza il concetto di sentimento di comunit,
mostrando la diffcile praticabilit di tale assunto fuori della
condizione nevrotica. Viene criticata la pretesa utopica
dincrementare il sentimento di comunit al di fuori della
dimensione fnzionale e ribadita la grande signifcativit dello
stile di vita. LAutore suggerisce il superamento, in linea con
la prospettiva adleriana, della dicotomia fra volont per il
proprio scopo e sentimento sociale attraverso un processo
incoraggiante che conduce allamore per il proprio destino,
inteso in senso squisitamente psicologico e psicoterapeutico,
lontano dallaccezione flosofca nietscheziana.
Parole chiave
SENTIMENTO DI COMUNIT, TRASFORMAZIONI SOCIO-
CULTURALI, NEVROSI, AMOR FATI
Abstract
THE SOCIAL FEELING FACING THE CRISIS OF VALUES
AND THE SOCIO-CULTURAL CHANGES OF OUR TIME.
The author analyzes the concept of feeling of community
showing the diffcult feasibility of such a thesis out of the neurotic
condition. Its criticized the utopian claim to increase the feeling
of community outside the fctional dimension and emphasized
the great signifcance of lifestyle. The author suggests, in line
with the Adlerian perspective, overcoming the dichotomy
between desire for their own purpose and social feeling, through
an encouraging process that leads to love for their own destiny,
considered in a purely psychological and psychotherapeutic
sense, away from the philosophical Nietzschean meaning.
Keywords
FEELING OF COMMUNITY, SOCIO-CULTURAL CHANGES,
NEUROSIS, AMOR FATI
ALBERTO MASCETTI
IL SENTIMENTO SOCIALE DI FRONTE ALLA CRISI DEI VALORI
E ALLE MODIFICAZIONI SOCIO-CULTURALI DEL NOSTRO TEMPO
DIALOGHI ADLERIANI I, n. 1, 13-18 (2014) STUDI E RICERCHE
14
addestramento che presagisce il futuro intreccio dei ruoli nella societ fuori dalla famiglia.
Cos sembrerebbe che luomo, proprio attraverso lallenamento comunitario, la gestione dei
rapporti allinterno del gruppo dorigine, sia capace e in grado di costruire un ponte verso una realt
pi vasta, vivendo un sentimento che possa superare lo straniamento della solitudine e vincere
linquietudine di essere gettato nel mondo, perch originariamente fuori dal mondo.
Esistenza deriva da ex-sistere, star fuori. Luomo per entrare nel mondo deve costruirsi un
mondo; il sentimento cosmico adleriano fa parte di questa costruzione, ponendosi al suo culmine.
Ma se vero che alla sintonia nei confronti del mondo, ultimo stadio dello sviluppo del sentimento
sociale, si giunge per diversi gradi e diverse esperienze, che vanno dalla relazionalit della fratria
alladesione alla cultura della comunit di riferimento, allaccettazione e alla elaborazione degli
stereotipi ad essa legati, come possibile oggi parlare ancora di sentimento di comunit, di sentimento
sociale, davanti alla dissoluzione dellidentit nazionale, allo spaesamento di fronte alle comunit
scomparse sostituite da una mescolanza etnica e culturale, allanomia legata a una globalizzazione
estranea al nostro sentire consociativo e alla conseguente perdita del sentimento di appartenenza?
Non dobbiamo dimenticare che la visione del mondo della Psicologia Individuale, sin dalle
origini del sodalizio psicoanalitico, presenta radicali differenze gi lontane dallopzione freudiana,
che fa della pulsione libidica la molla dellagire umano annidata nel nostro inconscio e modulata dalle
rimozioni e dai tab, quali prepotenti organizzatori e promotori della nostra realt inconscia.
Adler invece indica, nella volont di potenza prima e nella ricerca poi della realizzazione di s e
di conquista di una inconsapevole meta, le vere matrici, i veri motori dellagire umano.
Ma la particolare sensibilit rivolta alla sfera sociale, fn dalle prime mosse della convivenza
psicoanalitica, spinge Adler a riconoscere gi ne Linferiorit degli organi, (Adler, 1907), che rimane
una pietra miliare dellindagine psicologica di ogni tempo, limportanza fondamentale dello sfondo
socio-culturale in cui si muove luomo, che sempre modula e declina il sentimento di inferiorit in
una prospettiva di stretta relazione tra le richieste della societ e linferiorit medesima.
Quasi che linferiorit non si presenti e non venga percepita per quella che dal vissuto soggettivo,
ma sempre in relazione con i vissuti inerenti alla societ, che in qualche modo la vivifca e la declina
nellanimo del soggetto.
Tale inferiorit appartenente alle varie forme organiche prima, accomuna poi anche le inferiorit
psicosociali nel quadro di una spinta dinamica di tutta la personalit, chiamata a mettere in atto ogni
sforzo psicologico, volto al superamento di tale condizione di sofferenza e di pena.
II. Malattia mentale e sentimento sociale
Lidea del sentimento sociale permeer sempre pi la prospettiva psicologica adleriana, sia
nellambito della condizione umana nel campo della normalit che in quello della patologia.
Il sentimento sociale assumer la funzione vera e propria di spartiacque tra il soggetto normale
nei confronti di quello che mostra i segni patologici della nevrosi, della psicopatia e della psicosi.
Sar allora un diverso grado di sentimento sociale, nelle varie declinazioni carenziali, a scandire
la modulazione psicopatologica nelle sue differenti forme e manifestazioni. Anche qui sul versante
psicopatologico, la visione e le prospettive unitarie assumono un signifcato di grande valore
Alberto Mascetti Il sentimento sociale di fronte alla crisi dei valori
15
psicoterapeutico, utile ed appropriato nellapproccio alla sofferenza personologica e mentale dentro
il rapporto analitico, che in tale modo si libera dalle anguste categorie diagnostiche e linguistiche,
che il pi delle volte ingabbiano la relazione interpersonale attraverso uningombrante e pletorica
tassonomia piuttosto che risolverla.
Ma se da un lato dobbiamo riconoscere la grande intuizione adleriana che prospetta nella
congerie di forme psicopatologiche un flo conduttore, una linea che in diverso grado e forma le
unisce, dallaltro non possiamo accettare la semplifcazione e luniformit del sentimento sociale
quale principale elemento discriminatore delle varie forme patologiche indagate.
A nostro sommesso avviso la forma psicopatica o sociopatica o psicotica che promuove un
affevolimento o una carenza di sentimento sociale e non il caso contrario.
Per continuare, cerchiamo allora di illuminare altre zone dombra legate al pensiero adleriano
e di sgomberare il campo dalle facili illusioni di cui il Nostro si era nutrito, in seguito alle crudeli
disillusioni provate davanti al primo confitto mondiale, avendo partecipato come medico e neurologo
militare alla cura delle manifestazioni psicopatologiche, derivate dai tormenti e dagli spaventi vissuti
sui campi di battaglia.
La disillusione dei suoi ideali psicologici e umanitari che si esprimevano attraverso la fede nel
sentimento sociale, con il conseguente sperato riscatto delluomo, teso allincontro con laltro e
che avrebbe aperto nuovi orizzonti allumanit, far da volano al riconoscimento dellessenzialit e
dellimprorogabilit della diffusione e dellincremento di tale benefca medicina sociale.
Le vicende successive a tale drammatico impatto, che hanno spinto Adler a divenire il profeta del
sentimento sociale, si sono sviluppate in altro modo, nei modi della storia, che con le sue imprevedibili
scansioni stata continua testimonianza di lutti e rovine, che gli uomini non solo non sono stati capaci
di evitare, ma che hanno artatamente fomentato e incrementato.
Le mutazioni socio-economiche sopraggiunte con la massifcazione e la globalizzazione non
solo delle risorse e dei mezzi di sussistenza, ma anche degli uomini, delle persone, che svuotate della
loro identit psico-socio-culturale vivono una condizione di anonimato e di anomia, lontani sempre
pi dai loro luoghi di riferimento e sicurezza.
Davanti a una tale condizione umana privata del senso di appartenenza, di unit nella diversit,
di sintonia col proprio nucleo culturale, appare molto diffcile parlare di sentimento sociale, di
sentimento di adesione a una comunit, oramai dissolta.
Il sentimento di comunit, se a livello psicologico e flosofco, cos come stato formulato da
Adler, ha mostrato soprattutto nel tempo i segni di uninfatuazione lontana dalla realt, di unutopia
in gran parte legata ai miti del suo tempo, a livello conoscitivo e analitico, riferito alla scoperta dei
meccanismi consci e inconsci che sottendono il variegato mondo delle nevrosi, ancora momento e
modo fondamentale nellapproccio clinico a tali disturbi psicologici.
Gi abbiamo notato che Adler fn dai primordi del sodalizio psicoanalitico si muove seguendo
lidea che lo sfondo sociale non agisce soltanto come quinta ambientale, ma come elemento di
riferimento e di promozione delle modulazioni e dei rimandi, che i sentimenti di insicurezza e
inferiorit sollecitano e organizzano.
Nel prosieguo poi e nella disamina della costruzione e della presentazione del mondo della
nevrosi e dei disturbi di personalit, il sentimento di comunit rivestir un ruolo fondamentale nella
Alberto Mascetti Il sentimento sociale di fronte alla crisi dei valori
16
comprensione della confittualit nevrotica e psicopatica.
Laltra grande intuizione adleriana, che riconosciamo fondamentale nellapproccio con laltro,
quella dello stile di vita, che il risultato dei movimenti psicologici interni e delle afferenze socio-
culturali esterne: una sintesi dinamica volta verso una meta, che pu essere modifcata nel tempo
dallo stesso soggetto o attraverso una presa di coscienza dentro un percorso analitico.
Da un punto di vista analitico, lo spartiacque delle evidenze nevrotiche e psicopatiche, che
defnisce la normalit o la patologia, il sentimento sociale, la cui carenza a livello personologico
particolarmente analizzata e studiata da parte di Adler.
necessario a questo punto un doveroso chiarimento circa lorganizzazione del sentimento
sociale nelle persone, che presentano problemi psicopatologici al di fuori del mondo delle psicosi.
Lequazione carenza di sentimento sociale=nevrosi dovrebbe essere ribaltata nel senso di
nevrosi=carenza di sentimento sociale.
A nostro avviso non pu essere imputato al sentimento sociale carente il riverbero nevrotico, ma
la stessa organizzazione nevrotica che porta con s una carenza relazionale e sociale.
III. Sentimento sociale e stile di vita nevrotico
Analizziamo in breve lo sviluppo di una nevrosi, la cui organizzazione espressione di una
confittualit tra diverse istanze, che si possono riassumere in uno stile di vita che tende a compensare
il sentimento di insicurezza o inferiorit, con una iperattivit psicologica volta ad arginare una tale
temperie dalla problematica gestione.
Il nevrotico si rivela incapace di superare tale condizione inferiorizzante, anche perch presenta
una situazione di dipendenza nei confronti di una fgura parentale reale e/o fnzionale che lo tiene
legato e rassicurato.
Tale condizione di dipendenza viene organizzata anche nei rapporti con gli altri, ma soprattutto
nel rapporto con laltro, in modo da costituire una coppia dagli stili di vita congeniali, volti alla
esclusione della paritariet e della libert.
La libert, caratteristica delluomo adulto, assai temuta dal soggetto nevrotico che rifugge dal
rischio ad essa connesso, il rischio dellabbandono e della delusione, che accentuerebbe lo stato di
sofferenza e insicurezza, legato al senso di inadeguatezza che sempre presente nella condizione
confittuale.
Il soggetto nevrotico, dunque, mette in atto rapporti di dipendenza nei confronti dellaltro, che
assume il ruolo di persona che rassicura, in modo da costruire un legame privilegiato di tipo
adolescenziale o infantile, lontano dalla temuta condizione adulta.
Lo stile di vita nevrotico, portando con s una condizione di antieconomicit (il rimedio:
lipercompensazione presidio peggiore del male che si traduce nella sofferenza esistenziale) e
di adesione estetica alla persona-maschera che lo rappresenta, di risentimento moralistico poi, nei
confronti di vere o presunte disattenzioni e offese a vario livello subite, si muove con una pretesa di
revanche, di rivendicazione, che pone al centro della scena se stesso con la conseguente esclusione
dellaltro, mero soggetto da utilizzare e da ricattare.
Nella congerie di tale confittualit che abbiamo provato per sommi capi a dipanare, laltro, la
Alberto Mascetti Il sentimento sociale di fronte alla crisi dei valori
17
dimensione dellaltro appare sfuocata, sfumata, manipolata, dove la carenza del cosiddetto sentimento
sociale gioca un ruolo fondamentale nellespressivit nevrotica.
In tali frangenti il sentimento sociale non pu essere che in condizione di livello larvale, sminuito,
disfonico, messo in scena con opportune mascherature. La carenza la naturale conseguenza della
mirabile costruzione nevrotica, che messa in campo proprio per eludere tale sentimento, per non
tenerlo in nessun conto.
La risoluzione dellistanza nevrotica nellincoraggiante processo analitico tende a recuperare in
maniera evidente linteresse per laltro che diviene genuino, sincero, coinvolgente.
Linsegnamento del sentimento sociale, il suo potenziamento non sembrano essere dunque
unoperazione praticabile, se disgiunta da una ritrovata e ripristinata risoluzione della problematica
nevrotica.
Un nuovo sentimento per laltro non pu che scaturire naturalmente durante il procedere
analitico, signifcativo e risolutivo. Un processo analitico corretto suscita di per s, attraverso la
mediazione terapeutica, un sentimento benefco per laltro, per il terapeuta che assume il ruolo di
prototipo dellaltro signifcante.
A nostro avviso non necessario n opportuno enfatizzare lincremento di tale sentimento, che
evidentemente legato e presente nella condizione umana articolata nei modi della autenticit.
IV. Sentimento sociale e amore per il proprio destino
Per concludere allora tale dissertazione su nevrosi e sentimento sociale, ribadiamo la nostra
convinzione che tale sentire deve essere analizzato come riferito e legato al disvelamento incoraggiante
e al superamento della condizione nevrotica.
Al di fuori di tale rigoroso procedimento terapeutico disquisire di sentimento di comunit,
alla luce delle modifcazioni socio-culturali del nostro tempo, appare illusorio, utopico e piuttosto
appannaggio di anime belle e sensibili.
La dicotomia congeniale adleriana, che assembla nella prospettiva un ricercato equilibrio tra
volont di raggiungere il proprio fne e il sentimento di comunit, anche qui un come se diffcilmente
raggiungibile ai giorni nostri come al tempo di Platone, che gi riconosceva limpraticabilit di tale
armonioso equilibrio.
Proviamo allora ad indicare per superare tale impasse davvero singolare e problematica un
suggerimento che si mantenga in linea con la prospettiva e la promessa adleriane, che cercano di
assemblare e risolvere il dilemma, ma che allo stesso tempo le riproponga in una condizione di
fnzione ineludibile: quella dellamore per il proprio destino.
Tale proposta, che ha dentro di s la duplice opzione adleriana del sentimento di comunit e
della competizione alla ricerca di una meta, nello stesso tempo la promuove e la spinge verso una
dimensione esistenziale, che espressione di ben-essere e di salute mentale.
Nellamore per il proprio destino si conclude dunque litinerario personologico e psico-sociale
di unesistenza autenticamente vissuta, o quello fnale di un percorso psicoterapeutico davvero
risolutivo, centrato su un destino non pi combattuto, ma fnalmente incorporato nella propria storia.
Il concetto di amore per il proprio destino, di amor fati, che noi utilizziamo in senso squisitamente
Alberto Mascetti Il sentimento sociale di fronte alla crisi dei valori
18
psicologico e psicoterapeutico, viene elaborato in unaccezione diversa da quella nietzschiana
delleterno ritorno delluguale, che traduce unesigenza flosofca tutta particolare legata alla
Weltanschauung del flosofo tedesco, lontana dal nostro pragmatico interesse.
Sar nostra cura approfondire tale assunto con una successiva trattazione, che lo possa inquadrare
in unoriginale proposta psicologica e psicoterapeutica.
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Alberto Mascetti
Via Maspero,10
I-21100 Varese
E-mail:albertomascetti43@gmail.com
Alberto Mascetti Il sentimento sociale di fronte alla crisi dei valori
19
DIALOGHI ADLERIANI I, n. 1, 19-34 (2014) STUDI E RICERCHE
I. Lendometriosi: una malattia enigmatica
Lendometriosi una malattia cronica femminile enigmatica, subdola e ancora poco conosciuta
(Adamson, 2011; Guo, 2009; Jacobson, 2011; Serracchioli, Frasc & Matteucci, 2012; Vercellini,
1997; Vercellini et al., 2008). In questa malattia, lendometrio (la mucosa che ricopre la cavit interna
dellutero) presente in modo anomalo in altri organi, quali per esempio le ovaie, le tube, il peritoneo,
la vagina e talvolta anche lintestino, la vescica, il sigma, il Douglas. Per questa presenza anomala, gli
organi in cui sono presenti i nuclei di endometrio sono sottoposti a uninfammazione ciclica e cronica
segnalata da un forte dolore, spesso invalidante. La diagnosi arriva molto tempo dopo lesordio dei
sintomi, in media dopo 9 anni, e questo per ragioni multiple: la tendenza erronea a normalizzare il
dolore, senza riconoscerne il carattere patologico, sia da parte delle donne, sia da parte del medico
di medicina generale; la sintomatologia aspecifca (ad esempio: disturbi gastro-intestinali, disturbi
urinari, infertilit, dispareunia) che spesso porta ad ipotizzare altre forme di malattia; le tecniche
diagnostiche non invasive non evidenziano effcacemente e chiaramente lendometriosi, lunico stru-
mento attualmente riconosciuto a livello internazionale come lunico attraverso cui si pu fare con
certezza questa diagnosi la laparoscopia (Ballard et al., 2006; Farquhar, 2007; Giudice & Cao, 2004;
Giudice, 2010; Serracchioli et al., 2012; Vercellini et al., 1990).
Lendometriosi incide sul 10% delle donne in et infertile, ma la comunit scientifca nel suo
complesso ritiene che questo sia un dato che sottostima la realt, proprio perch riferito alle dia-
Riassunto
Lendometriosi una malattia infammatoria cronica femminile
enigmatica e complessa. Nonostante la sua incidenza sia supe-
riore al 10% della popolazione femminile in et fertile e la sua
scoperta da quasi un centennio, una malattia poco conosciu-
ta, soprattutto su un piano eziopatogenetico, e i numerosi studi
scientifci in campo internazionale non hanno ancora risolto i
molti interrogativi sulla malattia, sulla ricorrenza dei sintomi,
sulla recidiva e sulle modalit diagnostiche e terapeutiche pi
effcaci. Psicologicamente, le ricadute dellendometriosi sulla
qualit della vita e sulla dimensione personale e relazionale del-
la personalit sono di notevole rilevanza e gi riconosciute dalla
comunit scientifca internazionale. Questo lavoro vuole mette-
re in luce la profondit e la reciprocit del legame inscindibile
tra endometriosi e femminilit.
Parole chiave
ENDOMETRIOSI, FEMMINILIT, UNIT BIOPSICHICA/
PSICOSOMATICA, STILE DI VITA
Abstract
ENDOMETRIOSIS AND FEMININITY. Endometriosis is a
complex and mysterious infammatory chronic disease affect-
ing women. Its still a little known disease especially on ae-
tiopathogenic level, despite the fact that more than 10% of the
women in fertile age are affected by it and that it was discovered
almost a hundred years ago. Furthermore, the numerous inter-
national scientifc studies which have been carried out havent
yet solved the many questions on the disease, on the recurring
symptoms, on the relapse and on the most effective diagnostic
and therapeutic methods. From a psychological point of view,
the effects of endometriosis on the quality of life as well as on
the personal and relational sizes of personality, have a remark-
able importance and have already been recognized by the inter-
national scientifc community. This work aims at highlighting
the depth and the reciprocity of the close connection between
endometriosis and femininity.
Keywords
ENDOMETRIOSIS, FEMININITY, BIOPSYCHOLOGICAL
UNIT/PSYCHOSOMATIC, LIFESTYLE
ROSSELLA ARDENTI
ENDOMETRIOSI E FEMMINILIT
20
gnosi accertate attraverso laparoscopia (Fauconnier et al., 2005; Farquhar, 2007; Giudice et al., 2004;
Vigan et al., 2004). Per rendere pi breve il ritardo diagnostico, cos da ridurre laggravamento della
malattia ad esso correlato, grande limpegno medico-scientifco per affnare tecniche diagnostiche
meno invasive, ma altrettanto effcaci rispetto alla laparoscopia.
Sono molti gli interrogativi sullendometriosi che la ricerca scientifca internazionale non ha
risolto. Oltre agli interrogativi sullincidenza, leziologia, la ricorrenza, le localizzazioni e la clinica
diagnostica, terapeutica e chirurgica, il principale punto oscuro, che molto fa dibattere, riguarda la
patogenesi dellendometriosi. La teoria pi accreditata, perch riesce a spiegare la maggior parte delle
localizzazioni della malattia, quella cui giunto Sampson (1921, 1922, 1927) dopo i suoi studi, se-
condo cui la presenza di endometrio al di fuori delle pareti dellutero dovuta al rigurgito attraverso
le tube e alla disseminazione di frammenti di cellule di sfaldamento durante la mestruazione. Gli studi
pi recenti, pur avendo mantenuto la validit di questa teoria, hanno rilevato la complessit di questa
condizione, riconoscendo nella patogenesi dellendometriosi anche anomalie immunologiche e alte-
razioni endocrine, sulle quali la ricerca medica sta effettuando importanti approfondimenti scientifci
(Farquhar, 2007; Giudice et al., 2004; Serracchioli et al., 2012; Vignali et al., 2002).
II. Lendometriosi nella polarit psichica
La complessit dellendometriosi nella polarit organica si rifette cos visibilmente nella polari-
t psichica da essere stata oggetto di altrettanto interesse scientifco. Si studiato leffetto del dolore
rispetto alla qualit della vita (Denny, 2009; Eriksen et al., 2007; Nnoaham et al., 2011; Siedentopf et
al., 2008), limpatto della malattia sul lavoro e sulla partecipazione sociale (Gilmour, 2008; Malkovic
et al., 2008), le sue ripercussioni sulla vita sessuale (Ferrero et al., 2005), gli effetti stressanti dello-
spedalizzazione e della tendenza allisolamento (Gammon, 1998), le strategie di coping delle donne
affette da endometriosi (Kaatz et al., 2010), linfuenza dei sintomi depressivi e ansiogeni (Herbert et
al., 2010; Sepulcri et al., 2009).
Ho iniziato a conoscere parzialmente lendometriosi negli anni 90, per la componente di in-
fertilit a cui a volte conduce, durante la mia lunga attivit di psicologa volontaria presso il Centro
di Procreazione Medicalmente Assistita della Divisione di Ostetricia e Ginecologia dellAzienda
Ospedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia. Ne ho approfondito pi pienamente la conoscenza
nella successiva esperienza allinterno dellAssociazione Progetto Endometriosi- A.P.E. onlus, nata
nel 2003 da un piccolo gruppo di donne reggiane e diventata presto un punto di riferimento nazionale
per le donne affette da endometriosi.
Sin dalla sua nascita, ma non senza diffcolt (Ardenti, 2010a), ho scelto di accogliere la loro
richiesta e cos di mettere al servizio delle donne affette da endometriosi le mie conoscenze, la mia
esperienza, la mia professionalit e parte del mio tempo. In questi anni ho ascoltato storie e vissuti,
raccolto testimonianze (Sanders, 2009), accompagnato alcune donne in gruppo nel tortuoso percorso
di accettazione della malattia, risposto ai loro bisogni emotivi attraverso il forum, curato una rubrica
nella rivista interna. Alcune donne, inoltre, si sono rivolte a me privatamente per fare un lavoro pi
profondo e abbiamo iniziato un percorso di psicoterapia analitica (Ardenti, in press) e con altre ab-
biamo fatto unesperienza di terapia breve di gruppo (Ardenti, 2012).
Rossella Ardenti Endometriosi e femminilit
21
Da subito, mi apparso uno scenario psichico molto articolato e complesso, in cui orientarsi,
risultava unimpresa irta di diffcolt; gli insegnamenti adleriani sono stati la mia bussola e i fon-
damentali concetti di unicit e di unit biopsichica dello Stile di Vita sono stati la mia stella polare
(Adler, 1912, 1920, 1927, 1933; Ansbacher & Ansbacher, 1964) Per lungo tempo sono rimasta in
posizione dascolto empatico, con lobiettivo di arrivare a sentire dentro di me pi chiaramente la loro
sofferenza emotiva (Alder, 1931, 1928-1932; Ansbacher & Ansbacher, 1997; Parenti, 1983) e i miei
interventi, inizialmente fondati sulla mia ancora breve esperienza terapeutica e sul buon senso, sono
diventati mirati, specifci ed anche incisivi solo progressivamente.
Negli incontri di gruppo, facilitate soprattutto dal sentirsi allinterno di un contesto favorevole
perch composto da donne nella stessa condizione, dopo alcune mie brevi considerazioni introdutti-
ve, le donne hanno iniziato a raccontarsi ampiamente, con dovizia di particolari clinici e con grande
partecipazione emotiva, mettendo cos in luce un caratteristico stile di narrazione (Good, 1994; Gras-
si, 2010). Al centro della narrazione iniziale c stato sempre il corpo con il suo periodico o costante
dolore invalidante o con le sue modifcazioni a seguito delle importanti terapie ormonali e degli
interventi a volte ripetuti nel tempo; un corpo che assume pi le sembianze di un nemico da com-
battere piuttosto che una parte di s malata di cui prendersi cura; un corpo che utilizza un linguaggio
assordante, che disturba e spaventa e che, per questo, vuole essere allontanato; un corpo odiato perch
veicola solo dolore e sensazioni spiacevoli.
Nella narrazione stato utilizzato il canale razionale, privilegiando la descrizione precisa di fatti,
visite, interventi, terapie, recidive, complicanze; le emozioni diffcilmente venivano spontaneamente
nominate o esplicitate, ma sono state veicolate molto chiaramente attraverso il canale non-verbale.
Tra le donne diventava visibile la reciproca immedesimazione e la forte suggestionabilit.
Stimolate a parlare pi delle proprie emozioni, quella che ha preso molti spazi stata la rabbia:
per una malattia che non si riesce a controllare e che rende pi diffcile il concepimento; per un corpo
cos malato; per il loro essere donna; per un dolore che non passa; per non essere capita dai propri
familiari o dalle donne che non hanno lendometriosi o dai loro partner; per non essere state ascoltate
dai medici di medicina generale e dai ginecologi che, invece, hanno a lungo sottovalutato lentit e
lintensit dei sintomi, insistendo sul loro essere isteriche, dunque bisognose di supporto psicologi-
co; per il loro aver peregrinato nei vari centri specializzati e da diversi specialisti che davano scarse
informazioni sulla malattia o sulla prognosi e prospettavano interventi diversi tra loro con poche
certezze di risultato; per il loro essere state lasciate da sole con la loro incomprensibile, inspiegabile
e imprevedibile malattia. Si tratta di una rabbia molto profonda e radicata ma altrettanto controllata
e repressa, che trova spazio di condivisione solo nelle relazioni in cui la donna sente di essere vera-
mente capita, quindi, con donne che condividono la stessa malattia. Nella loro quotidianit, le donne
indossano una maschera, quella in cui tutto va bene
Le altre emozioni che sintrecciano alla rabbia sono: senso di mortifcazione, per tutte le volte
che il loro dolore stato sottovalutato e svilito o sul quale si anche ironizzato; senso di frustrazione,
per tutti i tentativi terapeutici o chirurgici non andati a buon fne; senso dimpotenza, per una malattia
diffcilmente gestibile anche clinicamente; profondo sentimento dinadeguatezza in quanto donna,
per non riuscire sia ad avere una vita sessuale soddisfacente sia a coronare il pressante desiderio di
maternit; schiacciante vissuto di colpa, per non essere in grado di condurre una vita normale nelle
Rossella Ardenti Endometriosi e femminilit
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quotidiane attivit, per costituire un peso per la famiglia o per il partner, per non dare un fglio al
proprio partner; senso di diversit e di unicit per avere una malattia cos particolare e invalidante;
senso di solitudine, perch nessuno pu capire le diffcolt che stanno vivendo e che devono affronta-
re; senso di vergogna, per avere un ciclo cos doloroso e per non riuscire a rimanere incinta; profondo
senso di vuoto, sentito come incolmabile, per una maternit negata (Ardenti, 1999, 2000, 2001, 2011,
Ardenti & La Sala, 2003). Schiacciate da questo carico emotivo, le donne hanno mostrato di vive-
re un profondo scoraggiamento nei confronti della propria inferiorit dorgano con un conseguente
evitamento, come se lunica possibilit fosse quella di compensare rinunciando alla vita; e rispetto al
sentire di non poter contare su qualcuno con cui condividere, e da cui sentirsi compresa, il chiudersi
e il compiangersi in solitudine diventano la soluzione privilegiata (Ardenti, 2008, 2010a).
Sin dai primi incontri mi fu chiaro che mi trovavo insieme a donne con una profonda sofferenza
emotiva e mi colpiva il fatto che fossero state lasciate a se stesse dai medici con i quali avevano fno a
quel momento interagito. A parte qualche eccezione, mi arrivava la descrizione di medici che si occu-
pavano solo della dimensione organica e qualora riconoscevano il loro bisogno emotivo lo rilevavano
con atteggiamento svalorizzante e colpevolizzante.
In una variabilit organica molto ampia di sintomatologia, di localizzazioni, di gravit e di esten-
sione dellendometriosi, il funzionamento psichico delle donne che ne sono affette si presenta in
modo molto pi uniforme. Avere dato spazio di ascolto in un clima di accoglienza e di comprensione
ha consentito alle donne di sentire la libert di esprimere la gravosit dei propri vissuti e sperimentare
il sollievo che deriva dalla condivisione; per me ha signifcato conoscere il loro Stile di Vita (Ardenti,
2009; Ferrero, 2010; Ferrigno, 2005; Mascetti & Maiullari, 1983) e provare empaticamente il carico
della sofferenza emotiva espressa a tutto tondo dalle donne, una sofferenza troppo profonda e inten-
sa per essere solo una reazione alla malattia (Ferrigno, 2008, 2010). Depressione e senso di vuoto,
mancanza di senso della vita, paura dellimpoverimento psichico e solitudine, continua a rivelarsi
come la tragedia della perdita del S, ossia dellautoestraniazione, che prende sempre avvio nellin-
fanzia (Miller, 1996, p. 43).
III. La visione della medicina psicosomatica
In linea con la rivoluzione psicoanalitica, nella prima met del XX secolo nasce la medicina
psicosomatica, una disciplina scientifca che ha come scopo lindagine delle cause e degli effetti delle
relazioni fra mente e corpo, nello specifco la ricerca delleziologia di natura psicologica di un distur-
bo somatico. Partendo dallinnovativo concetto di unit mente-corpo, la medicina psicosomatica ha
svolto le sue ricerche su un modello dualistico e con un principio di determinazione. Ed sulla base
di questo principio metodologico che si giunti a differenziare una condizione clinica organica, in
cui documentabile una lesione dorgano, da una condizione clinica funzionale, in cui colpita una
funzione dorgano senza evidenza di danno dorgano, ed anche a distinguere una malattia in cui
nota leziologia (infettiva, genetica o ambientale) da quella in cui il disturbo non determinato da un
agente causale noto.
Seppure si tratti di diversifcazioni categoriali chiaramente defnite, si acceso un dibattito molto
appassionato sulla collocazione di una malattia in una specifca categoria, che ha portato ad una
Rossella Ardenti Endometriosi e femminilit
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lotta di appartenenza di una malattia tra le scienze biologiche e quelle psicologiche. Ne un esempio
la posizione non uniforme sullulcera peptica: oggi ritenuta una patologia organica poich endosco-
picamente visibile un danno dorgano causato da un agente esterno, il batterio Helicobacter pylori;
tuttavia ci sono casi di ulcere senza il riscontro del batterio e casi di ulcere causate da stress psicolo-
gico. Il modello dualistico rende impossibile una netta distinzione di appartenenza, poich persegue
una logica autoescludente, che consiste nel trovare le evidenze che dimostrino che una malattia abbia
una causa organica oppure psichica. Unobiezione che circola nel dibattito interno della medicina psi-
cosomatica (Lipowski, 1989; Todarello et al., 1992) e che ha portato a defnire la psicosomatica come
un paradosso epistemologico, proprio perch intende analizzare lunit mente-corpo attraverso il
modello dualistico (Porcelli, 2012).
Le prime teorie psicosomatiche vedevano applicare alla medicina i concetti fondamentali della
psicoanalisi: il nucleo centrale dei disturbi psicosomatici un confitto intrapsichico; sulla base di
questo confitto e dei meccanismi di difesa ad esso riferiti, vennero individuate alcune patologie che
non erano spiegate dalla medicina e che vennero identifcate come disturbi psicosomatici. La psico-
analisi ha avuto la sua infuenza anche sullaspetto terapeutico: cos come per il nevrotico, anche per
il paziente con disturbo psicosomatico, il trattamento elettivo quello analitico (Alexander, 1950;
Deutsch, 1959).
In ambito psicoanalitico il rapporto mente-corpo stato costante oggetto dattenzione e di stu-
dio (Assoun, 2004; Buzzatti & Salvo, 1998; Carignani & Romani, 2006; Chasseguet-Smirgel, 2005;
Zannini, 2004).
Fuori dal contesto psicoanalitico, fra il 1920 e il 1950, si diffuse lipotesi psicogenetica, secon-
do la quale le malattie fsiche potevano essere determinate da costellazioni specifche di personalit
(Porcelli, 2009) e nella seconda met del novecento ci sono stati importanti contributi per la moderna
concezione della psicosomatica. Per esempio, il contributo di Kissen (1963), secondo cui le malat-
tie sono entit eterogenee e multifattoriali, non entit omogenee come fno a quel momento erano
considerate; secondo lAutore, il punto fondamentale non pu essere individuare se una malattia
organica o psicosomatica, ma identifcare quali sono i fattori, organici e psichici, che sono alla base
della malattia di quel paziente. Di rilievo anche il contributo di Engel (1977, 1980), riconosciuto per
il suo modello biopsicosociale, secondo cui la malattia il risultato dellinterazione multifattoriale di
vari sistemi (cellulare, tissutale, organico, interpersonale e ambientale) e a pi livelli: comprenderne
lorigine vuol dire trovare il contributo e il peso relativo che ha ciascun fattore e ciascun sistema
nel co-determinarla.
Eppure, gi allepoca di Freud, Adler aveva espresso a gran voce le sue critiche al modello psi-
coanalitico. Adler (1912) aveva compreso la complessit dellessere umano e non poteva riconoscersi
nel riduzionismo a cui la teoria del confitto e il suo conseguente riduzionismo conducevano. Per
Adler lindividuo ununit biopsichica; corpo e psiche non possono essere scissi, cos come la psi-
che non pu essere scissa in topiche. Quindi, lindividuo non linsieme di parti tra loro scisse, legate
solo da una relazione lineare causa-effetto, ma ununit complessa le cui componenti sono tra loro
interconnesse e dialogano in modo circolare. Tanto la mente quanto il corpo sono manifestazioni
della vita: sono parti della vita nella sua totalit e quindi cominciamo a comprendere i loro reciproci
rapporti allinterno di questa totalit (Adler, 1931, p. 39).
Rossella Ardenti Endometriosi e femminilit
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Anche lo sviluppo dellindividuo un processo complesso, che non avviene solo allinterno
dellintrapsichico, ma in un mondo di relazioni: la risultante di eredit, genetica, contesto ambien-
tale e S creativo. Le malattie o le anomalie di comportamento non sono lesito di un confitto, ma di
una carenza, di un defcit e tra queste Adler riserva un posto di gran rilevo alla trascuratezza affettiva
(Adler, 1908a, 1908b, 1912, 1920, 1927). Fra tutti i fenomeni psichici che divengono chiaramente
percepibili, il bisogno di affetto compare molto precocemente (Adler, 1904-1913, p. 76).
Un bambino che cresce in un contesto educativo in cui negato il bisogno di affetto lasciato
solo con la sua personale perduta ricerca damore. Privato di tutti gli oggetti damore, al bambino
non rimane come scopo della sua ricerca nientaltro che la propria persona, i sentimenti sociali resta-
no rudimentali e prevalgono solo le tendenze di soddisfazione che hanno come oggetto lamore di s
in tutte le sue forme. Oppure il bambino assume la posizione aggressiva. Ogni istinto non soddisfatto
fnisce per orientare lorganismo in modo tale che esso opponga al proprio ambiente aggressivit.
I caratteri violenti, i bambini senza freni, resistenti a ogni educazione, possono insegnarci che se il
bisogno di tenerezza resta a lungo insoddisfatto, sollecita e stimola le vie dellaggressivit (Adler,
1908b, p. 10). Come Adler, altri Autori contemporanei hanno rilevato le importanti conseguenze
sulla salute psichica delle carenze affettive in infanzia (Ferrero, 1995; Miller, 1996; Schellembaum,
1988; Valcarenghi, 2011).
A parte la critica concettuale al corpo teorico della psicoanalisi, di cui piena la letteratura
internazionale, e le critiche che si sono sollevate a seguito dei riconosciuti fallimenti della psicoa-
nalisi come cura per le malattie psicosomatiche, diversi sono stati gli psicoanalisti le cui obiezioni
traevano forza propulsiva dalla pratica clinica e dalle relative evidenze. Non trovando alcuna forma
di armonizzazione tra la visione teorica psicoanalitica e quanto da loro osservato nella quotidianit
delle analisi con i pazienti, alcuni Autori ne hanno preso parzialmente le distanze, pur rimanendovi
allinterno, ed altri si sono defnitivamente distaccati dando origine a un pensiero autonomo. Tra que-
sti ultimi, ci sono quelli che hanno rivalutato il rapporto mente-corpo e che hanno dato al corpo un
ruolo di rilievo nel lavoro terapeutico. Ne sono un esempio A. Lowen (1980, 1983, 1985) e A. Miller
(1980, 1981, 1996, 2002, 2004, 2007).
Lowen esplicito nel ritenere che lineffcacia o il fallimento dei trattamenti psicoanalitici sia
ascrivibile alle diffcolt inerenti al rapporto corpo-mente fnch persiste la tesi del dualismo corpo
mente, la diffcolt resta insuperabile e che nella sua espressione emotiva lindividuo ununit. Non
la mente che va in collera n il corpo che colpisce; lindividuo che si esprime (Lowen, 1985, p. 3).
Miller ritiene che il corpo sia la fonte di tutte le informazioni vitali, che la malattia sia lesito
di una scissione avvenuta nel corpo delle emozioni vissute nel corso della propria vita e che si pu
uscire dal vincolo che lega al proprio passato solo facendo luce nella propria verit storica e arri-
vando a percepire e a vivere liberamente quelle emozioni rimaste prigioniere nel corpo. Le carenze
affettive vissute nellinfanzia generano un vuoto che si aspetta di essere colmato: [] il bambino
che ha ricevuto poco amore, che si sentito negato ed stato maltrattato con il pretesto delleduca-
zione, in et adulta dipender tanto dai genitori o dai suoi sostituti, dai quali si aspetta tutto ci che
gli hanno sottratto nel momento decisivo (Miller, 2004, p. 12). Il corpo conserva la memoria, quindi
sa che cosa manca, di che cosa si ha bisogno, ci che stato sopportato a fatica e cerca per tutta la
vita il nutrimento di cui avrebbe avuto bisogno e che gli stato negato. Le funzioni corporee, come
Rossella Ardenti Endometriosi e femminilit
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il respiro, la circolazione del sangue, la digestione, reagiscono soltanto alle emozioni vissute. [] Il
corpo si attiene ai fatti (Ibid., p. 20).
IV. Le nuove evidenze scientifche del complesso rapporto tra mente e corpo nella malattia
Nonostante lampia Letteratura scientifca a supporto dellunit biopsichica, il modello dualisti-
co persistente e di diffcile superamento; inoltre, gli specialisti si adoperano con tecniche dindagine
e di studio sempre pi sofsticate per dimostrare lorganicit o lereditariet genetica delle malattie.
Gli anni 90 segnano un grande passaggio, poich in questo decennio che, anche grazie alle
neuroscienze, si sviluppano progetti di ricerca volti a rendere evidente il legame inscindibile tra mente
e corpo. Il pi autorevole riferimento lo studio ACE (The Adverse Childhood Experiences Study)
iniziato nel triennio 1995-1997 a San Diego e svolto su un campione superiore ai 17.000 adulti che
stavano effettuando degli accertamenti clinici; lo studio poi proseguito anche negli anni successivi e,
attualmente, conta un campione di 50.000 soggetti (Anda et al., 2002, 2006, Dube et al., 2003; Felitti et
al., 1998). In questi studi dimostrato che lesposizione precoce a esperienze sfavorevoli altera lan- lesposizione precoce a esperienze sfavorevoli altera lan-
damento dello sviluppo cerebrale che, a sua volta, determina disabilit cognitiva e socio-emozionale,
seguita dalladozione di comportamenti rischiosi per la salute (Lanius et al., 2010, p. 189).
Nello studio ACE sono riconosciuti e differenziati diversi tipi di eventi traumatici: abuso fsico,
abuso sessuale, testimonianza di violenza domestica, abuso verbale/minacce da parte dei genitori e
interazioni genitore-fglio interrotte o disturbate (ad esempio situazioni familiari in cui un membro
ha problemi mentali o abusa di sostanze o in carcere e perdita di un genitore per morte, divorzio o
separazione). Quindi, eventi traumatici e/o disregolazione nella qualit della relazione genitore-fglio
sono esperienze infantili sfavorevoli, le quali aumentano in modo sostanziale il rischio di malattia
ischemica, cancro, bronco-pneumopatia cronica ostruttiva, malattie epatiche, obesit, fratture ossee e
malattie sessualmente trasmissibili (Felitti et al., 1998); esse accrescono anche il rischio di alcolismo,
abuso di sostanze tossiche, depressione e suicidio (Anda et al., 2002; Dube et al., 2003); portano a un
uso precoce di tabacco, alcool e droga, come a comportamenti sessuali a rischio (Anda et al., 2006);
aumentano il rischio di morte prematura (Brown et al., 2009).
Lo studio ACE ha dimostrato: che la presenza di eventi avversi nellinfanzia amplifca il rischio
di malattie organiche e psichiatriche in modo direttamente proporzionale al numero e alla gravit de-
gli eventi avversi stessi; che il punteggio ACE correlato positivamente con i fattori di rischio per le
principali cause di morte (allaumentare del primo corrisponde un aumento del secondo). Pertanto le
persone con un elevato punteggio ACE con il passare del tempo saranno maggiormente a rischio per
le condizioni sia di salute che di malattia.
I rimedi che sono stati scelti a seguito degli eventi avversi nellinfanzia per alleviare il dolore
affrontato e vissuto, che nel breve termine sono stati effcaci, portano in s un elevato potenziale per
serie problematiche di salute nel lungo termine, quali: malattie cardiovascolari, cancro, AIDS e al-
tre malattie a trasmissione sessuale, malattie croniche polmonari, malattie del sistema immunitario,
eccetera. Le cause di questi problemi hanno una elevata probabilit di rimanere nascoste a causa
della vergogna, del segreto e di tab sociali, e allo stesso tempo la loro esistenza permane anche nel
setting di cura a causa degli stessi meccanismi. Anche se pu non essere cos indispensabile lo sve-
Rossella Ardenti Endometriosi e femminilit
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lamento e la condivisione di questi eventi, i curanti devono per essere consapevoli del meccanismo
che questi fattori hanno nelleziopatogenesi di queste malattie e offrire ai pazienti degli strumenti di
cura che permettano di trovare delle modalit di adattamento pi salutari (www.synergieaosta.com).
Attualmente, linteresse scientifco internazionale nei confronti dello studio ACE in aumento.
A Puerto Rico la correlazione tra gli abusi emozionali, fsici o sessuali vissuti in infanzia e la malattia
cardiovascolare femminile stata riscontrata. In Canada, Cina, Giordania, Norvegia, nelle Filippine
e nel Regno Unito si stanno effettuando ricerche analoghe (www.cdc.gov).
Lo stretto legame tra eventi traumatici e dissociazione oramai ampiamente riconosciuto (Liot-
ti & coll, 2011): la dissociazione somatoforme pu manifestarsi tipicamente con la comparsa di
dolori acuti e cronici. Le memorie degli abusi fsici e sessuali possono presentarsi attraverso la sola
componente somatica (implicita) del ricordo, dissociata dagli eventi che lhanno prodotta [] anche
se la mente non ricorda labuso il corpo ne ha memoria, ne tiene conto (Ibid., pp. 57-58). Quando
gli eventi traumatici si verifcano in tenera et, pu diventare adattivo un processo che pu creare i
presupposti per un disturbo dissociativo di personalit. Infatti, necessario dimenticare labuso per
mantenere lattaccamento coi membri della famiglia (Casonato, 2001, p. 9). Inoltre, sono anche am-
piamente riconosciuti gli effetti neurobiologici dellabuso fsico, sessuale o dellabbandono (Lanius
et al., 2010). Per esempio, si dimostrato che lippocampo particolarmente sensibile ai danni indotti
da stress precoce e le regioni mielinizzate come il corpo calloso sono vulnerabili allimpatto della
precoce esposizione a livelli eccessivi di ormoni dello stress.
Un altro flone di studi ha confermato che non tanto lespressione negativa o positiva delle
emozioni ad avere un effetto riscontrato sulla salute, come per lungo tempo teorizzato e ancora oggi
troppo facilmente sostenuto, quanto piuttosto la loro elaborazione che si integri armonicamente con
i fatti ed i pensieri. Unemozione pu diventare negativa non per il suo contenuto, ma quando,
insuffcientemente elaborata, viene negata, dissociata, confnata in unarea isolata della mente o, al
contrario, emerge in forma violenta perch insuffcientemente elaborata (Solano, 2013, p. 262).
Gli studi, tuttavia, stanno anche portando alla luce la complessit delle interconnessioni, attive
reciprocamente, tra mente e corpo. Il concetto di unit corpo/mente [] pu apparire molto con- Il concetto di unit corpo/mente [] pu apparire molto con-
vincente, e a qualcuno, quasi scontato, nellattuale prospettiva culturale. Quello che le defnizioni
non esprimono lenormit dei problemi che pongono, e che ha fatto s, e fa s tuttora, che nel pen-
siero e nel linguaggio questa posizione, che abbiamo defnito monismo non riduzionista unito a un
dualismo conoscitivo, venga utilizzata in concreto molto raramente. Affermare che la mente e il
corpo sono la stessa cosa signifca infatti attribuire al corpo le stesse caratteristiche che siamo soliti
attribuire al mentale; signifca concepire un corpo che sente, risponde, soffre, gioisce, ha delle moti-
vazioni; si costruisce nello sviluppo, fn dalla vita uterina, come un precipitato di relazioni; presenta
dei movimenti che possono avere, o assumere, un signifcato; presenta dei movimenti direzionali non
solo allinterno del soggetto, ma che mostrano anche una componente relazionale (Ibid., pp. 67-68).
Secondo questa visione, il corpo, come la mente, si sviluppa allinterno delle relazioni prima- il corpo, come la mente, si sviluppa allinterno delle relazioni prima- il corpo, come la mente, si sviluppa allinterno delle relazioni prima-
rie, e il suo funzionamento sar fortemente infuenzato da come queste si svolgono, fn dalla situa-
zione intrauterina (Ibid., p. 71). Da qui ne deriva che il senso del somatico pu essere compreso
soltanto allinterno di una relazione, come quella analitica, in cui sia possibile analizzare i movimen-
ti della relazione stessa (Ibid., p. 73). Il signifcato di un sintomo somatico non esiste in partenza,
Rossella Ardenti Endometriosi e femminilit
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n pu quindi essere considerato universale, ma pu essere co-costruito, allinterno della relazione
analitica, esattamente come avviene per linterpretazione di un sogno (Ibid., p. 75).
Quanto fnora scritto non che una sintesi alquanto riduttiva della mole dei lavori che sono stati ef-
fettuati nellultimo ventennio (Lanius et al., 2010; Liotti & Farina, 2011; Solano, 2013; Porcelli, 2009).
Questi studi gettano nuova luce nella visione delle malattie nel suo complesso e mostrano lam-
pia panoramica di un territorio ancora poco esplorato. Comunque, nonostante queste evidenze abbia-
no fatto assumere una posizione attiva e propositiva al Governo degli Stati Uniti dAmerica (www.
cdc.gov/ace), gli specialisti continuano a spendere le loro energie e a sostenere con sempre maggiore
forza quanto le malattie organiche e le sofferenze psichiche degli adulti siano riconducibili ad agenti
patogeni o a eredit genetiche e non alle offese concrete ricevute nellinfanzia.
Oggi possiamo riconoscere in Alfred Adler la grande capacit di conoscere luomo, lacutezza
delle rifessioni cliniche, lo spiccato intuito innovativo e lungimirante ed anche una grande umilt.
Adler aveva capito la complessit del rapporto mente corpo: Non si mai esplorato abbastanza
profondamente per stabilire in che modo il corpo venga infuenzato e probabilmente non si avr mai
una spiegazione esatta e completa di questo fenomeno. La tensione mentale infuenza tanto il sistema
nervoso volontario quanto quello vegetativo. Nel sistema volontario, se c tensione c azione. Lin-
dividuo tamburella sulla tavola, si tormenta le labbra, fa a pezzetti un foglio di carta. Se molto teso,
deve muoversi in qualche modo: masticare una matita o un sigaro fornisce uno sfogo alla sua tensio-
ne. Questi movimenti ci dimostrano che egli sente di non essere allaltezza della situazione. Lo stesso
si pu dire se, quando si trova fra estranei, arrossisce, comincia a tremare o mostra con evidenza un
tic: sono tutti effetti della tensione. Il sistema vegetativo comunica la tensione a tutto il corpo, e cos,
a ogni emozione, lintero corpo che viene a trovarsi in una situazione di tensione. Le manifestazioni
di questa tensione, per, non sono sempre cos chiare, e noi possiamo chiamare sintomi solo quegli
aspetti di cui si possono individuare gli effetti. A un esame pi accurato noi scopriamo che ogni parte
del corpo coinvolta in unespressione emotiva, e che queste manifestazioni fsiche sono la conse-
guenza dellattivit della mente e del corpo. sempre necessario prendere in considerazione questo
interscambio di infuenza della mente sul corpo e viceversa, dato che entrambi sono parti dellinsieme
di cui ci occupiamo (Adler, 1927, pp. 51-52).
Per Adler, era proprio lanalisi dei casi a mostrare molto bene linfuenza che la mente esercita
sul corpo: con ogni probabilit la mente non infuisce soltanto sulla scelta di un particolare sintomo so-
matico; esso governa e infuenza tutta la struttura del corpo. Noi non abbiamo prove dirette per confer-
mare questa ipotesi ed diffcile vedere in che modo si potrebbe trovare una prova: gli indizi, tuttavia,
sembrano abbastanza chiari (Ibid., p. 50). Oggi siamo, invece, molto pi vicini alle prove dirette,
dunque alla comprensione scientifca di quanto Adler aveva osservato nella clinica un secolo fa.
V. Endometriosi e femminilit
Il corpo il custode della nostra vita e fa in modo che ci sia possibile vivere con la verit del
nostro organismo. Con laiuto dei sintomi, ci costringe ad ammettere tale verit anche a livello co-
gnitivo, per consentirci di comunicare con il bambino che vivo in noi e che in anni lontani stato
disprezzato e umiliato (Miller, 2004, p. 19).
Rossella Ardenti Endometriosi e femminilit
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Cosa sta comunicando attraverso lendometriosi il corpo della donna che ne affetta? Quale ve-
rit custodisce quel corpo, che lascia trasparire attraverso quei sintomi? Qual il signifcato di una
sofferenza cos profonda e acuta che colpisce, prevalentemente, gli organi sessuali interni?
Ascoltare le donne consente di cogliere alcune relazioni tra mente e corpo (Ardenti, 2006a,
2006b, 2010b) e di dare risposte a questi interrogativi; la testimonianza di Anna sintetizza molte
esperienze (Ardenti, 2013).
Anna una giovane donna che allet di ventinove anni, in un giorno come tanti, sente un dolore
acuto nel basso ventre che si irradia fno alla gamba. Il giorno successivo il dolore persistente e de- persistente e de- persistente e de-
cide di andare al pronto soccorso. La prima ipotesi appendicite, cos viene ricoverata durgenza in
chirurgia, ma c qualcosa che insospettisce il chirurgo, il quale ritarda lintervento e chiede un parere
a un collega ginecologo. Il consulto, tuttavia, conduce ad una diagnosi troppo evasiva per Anna che,
grazie al suo carattere determinato, non accetta una tale diagnosi e spinge perch i medici intervenga-
no chirurgicamente. Al suo risveglio la diagnosi pi precisa: il suo dolore era lesito di una rottura
di una ciste endometriosica.
In quel momento sono poche le spiegazioni che le vengono date sulla malattia: viene a sapere
che si tratta di una malattia con ampi cicli di remissione e ricorrenza, le viene caldamente suggerito di
cercare quanto prima una gravidanza e le viene prescritta una cura ormonale. Anna una donna molto
esigente per accontentarsi di queste brevi informazioni: inizia cercando in internet, acquista alcuni
libri sulla malattia e contatta unassociazione di donne affette da endometriosi. In pochi mesi rac-
coglie una vasta quantit dinformazioni, molte delle quali fanno apparire uno scenario sfavorevole
fatto dinfertilit, recidive, interventi e menopausa farmacologica. Poche certezze e molta angoscia.
Vuole saperne ancora di pi! Il suo impegno allinterno dellassociazione diventa sempre pi
attivo e partecipativo, raccoglie le storie di numerose donne e, nonostante allapparenza si tratti di
storie molto diverse tra loro, Anna si domanda se esista qualcosa che accomuni tutte le donne con
endometriosi. Linterrogativo rimane in sospeso per qualche anno e la risposta arriva casualmente.
Per un problema di salute indipendente dallendometriosi consulta una naturopata che, attraverso la
raccolta delle informazioni anamnestiche, viene a sapere della malattia di Anna e le fa leggere ci che
Dahlke (2000) ha scritto sullendometriosi: femminilit (inconscia) nel luogo sbagliato; il proprio
ritmo viene imposto ad ambiti problematici (ciclo dove fuori luogo); gli aspetti collaterali della fem-
minilit su un piano sbagliato sono indomabili (leliminazione dei prodotti di rifuto del mutamento
ritmico della mucosa pu avvenire solo chirurgicamente); la femminilit deviata (attivit tipicamente
femminili in luoghi inadatti) costringe il polo opposto ad intervenire (la medicina attiva chirurgica,
come aspetto tipicamente maschile); dolori durante i rapporti dimostrano la presenza di confitti in
questambito; la femminilit a livelli inadeguati porta al blocco della fertilit femminile (Dahlke,
2000, p. 249).
Per Anna si tratta di quella spiegazione che cercava, nella quale si riconosce pienamente e che
pu essere quel denominatore comune, da lei cercato, alle tante storie di donne cos diverse che
negli anni ha raccolto. Questa breve lettura porta Anna ad elaborare la sua sintesi sullendometrio-
si: femminilit impazzita che colpisce le donne che si sottraggono inconsciamente ad un compito
archetipicamente femminile. Spesso sono colpite donne che lottano su molti fronti e che per questi
confitti fondamentali si sono private, per cos dire, della veste femminile dellanima, per essere meno
Rossella Ardenti Endometriosi e femminilit
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vulnerabili. Spesso tendono a prendersi troppe responsabilit e a tenere il proprio lato femminile se-
veramente sotto controllo, per poter assolvere a ruoli cos esigenti. Ma la ferita alla loro femminilit
continua a sanguinare anche di pi a livello fsico e attrae cos la loro attenzione su questo aspetto,
per lo meno una volta al mese (Ardenti, 2013).
Anna inizia a rifettere su di s e sulla sua storia e riconosce di avere ricevuto prematuramente
responsabilit da adulta che lei ha fatto sue e che ha portato avanti positivamente e con seriet; rico-
nosce di essere diventata una donna guerriera e di esserlo ancora; e riconosce anche che lendo-
metriosi ha avuto il suo esordio in un momento della sua vita in cui la sua femminilit era particolar-
mente repressa, un periodo in cui teneva soffocato il suo desiderio di maternit. Per lei lendometriosi
ha signifcato dare spazio a questo desiderio e, seguendo le indicazioni a lei date nel post operatorio,
dopo il ciclo di terapia ormonale a lei prescritto, cerca una gravidanza e circa un anno dopo Anna
diventa mamma di una bimba.
Se nel corpo di una persona si manifesta un sintomo, questo attira pi o meno lattenzione su
di s e spezza sovente in modo brusco la continuit della vita. Un sintomo un segnale che calamita
attenzione, interesse ed energia e mette quindi in discussione tutta la normale esistenza. Un sintomo
esige da noi osservazione, che lo vogliamo o no. Questa interruzione, che sembra venire dallesterno,
noi la percepiamo come un disturbo e in genere abbiamo soltanto uno scopo: far sparire al pi presto
ci che disturba (il disturbo). Luomo non vuole avere disturbi, e in questo modo comincia la lotta
contro il sintomo. Anche la lotta signifca attenzione e dedizione, e cos il sintomo riesce a far s che
ci occupiamo di lui. Dai tempi di Ippocrate la medicina uffciale cerca di convincere lammalato che
il sintomo un fatto pi o meno casuale, la cui causa da ricercare nei processi funzionali, che ci si
sforza tanto di studiare. La medicina uffciale evita con cura di interpretare il sintomo e toglie quindi
importanza sia al sintomo stesso che alla malattia. In questo modo per il segnale perde la sua auten-
tica funzione: i sintomi si sono trasformati in segnali insignifcanti (Dethlefsen & Dahalke, 1990,
pp. 20-21).
Anna, invece, ha fatto altro, ha cercato di capire qualcosa di pi del proprio sintomo, andando un
po pi in profondit per trovarne un signifcato (Dethlefsen, 1986). Con la sua testimonianza, Anna
mette in luce le elaborazioni e le considerazioni personali, frutto di un percorso di ricerca interiore,
caratterizzato anche da incontri e condivisione, orientato a una comprensione dellendometriosi che
va oltre la sola spiegazione organica. Attraverso di esse, Anna ha mostrato la voglia di verit e la
recettivit con cui ha accolto e fatto proprie interpretazioni psicologiche della malattia organica che
pi spesso e per varie ragioni sono respinte e/o rifutate e/o sottovalutate. Tuttavia, la sua ricerca si
fermata a un primo livello di profondit; altro pu venire scoperto approfondendo la ricerca nella
verit della propria storia attraverso unanalisi personale.
Lindividuo non solo ununit indissolubile fatta di corpo e psiche, ma anche un essere, si
evolve allinterno di relazioni con altri esseri umani e con lambiente. Il legame che unisce il corpo
alla psiche non di causalit (un confitto psichico causa una malattia organica), ma di reciprocit
(corpo e psiche sinfuenzano vicendevolmente); inoltre, un legame di reciprocit lega lindividuo
sia al contesto relazionale e ambientale in cui cresce, sia alle esperienze che vive nella propria storia.
Sul piano scientifco, lendometriosi una malattia complessa che potr certamente benefciare
degli approfonditi e innovativi studi multidisciplinari e, attraverso questi, potranno essere trovate
Rossella Ardenti Endometriosi e femminilit
30
risposte scientifche ai numerosi interrogativi che tuttora rimangono sospesi. Non sono ancora state
pubblicate ricerche scientifche sulla relazione tra eventi sfavorevoli dellinfanzia ed endometriosi;
tuttavia, gi stata riconosciuta e provata la correlazione tra abusi sessuali e dolore pelvico cronico e
sessualit femminile (Weaver, 2009).
Sul piano della vita, una donna che ha lendometriosi pu cercare di scoprire molto della propria
malattia se, come accaduto ad Anna, oltre alla propria dimensione organica, si apre alla propria di-
mensione psicologica e relazionale, collocandole entrambe allinterno della propria verit storica.
Il dinamismo inconscio (cio ricordi, emozioni e bisogni che sono rimossi, negati o scissi) di
ogni essere umano coincide, a mio giudizio, con la sua storia, che interamente depositata allinterno
del corpo ma rimane accessibile alla coscienza soltanto per piccoli frammenti (Miller, 2004, p. 9).
Svee e e ve ee e e e e e e e e e ve ee e e e e e e
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obiettivi irraggiungibili in solitudine, ma realizzabili allinterno di una relazione terapeutica sicura,
attraverso un percorso che conduca verso unarmonia bio-psichica complessiva, che corrisponde a un
migliore stato di salute integrata, sia psichica sia fsica, e a una riconciliazione con il proprio passato.
Ed attraverso il percorso di analisi, che alcune donne hanno deciso di intraprendere, passando
anche attraverso molte diffcolt e prove (Weiss, 1993; Casonato, 2001; Miller, 1996) che sono
emersi i ricordi delle esperienze infantili sfavorevoli ed i relativi vissuti, svelando cos a se stesse la
propria verit.
Lendometriosi una malattia che segnala la sua presenza attraverso sintomi corporei localizzati
prevalentemente negli organi sessuali interni, che sul piano psico-relazionale coinvolge aspetti delli-
dentit e del ruolo sessuale, di cui la femminilit occupa una parte importante, e che sul piano sociale
richiama il contesto culturale e familiare in cui la donna cresciuta e da cui ha molto assorbito. La
sofferenza emotivo-affettivo-relazionale troppo grande per essere sminuita considerandola solo una
reazione a una malattia complessa oppure considerando isteriche le donne che ne sono affette. Si
tratta di una sofferenza psichica molto profonda e variegata e di un corpo particolarmente sofferente,
quindi di ununit biopsichica che chiede a gran voce di essere ascoltata e compresa.
Il corpo il palcoscenico di eventi psicologici nascosti. [] Si tratta quindi di scoprire che cosa
abbia offeso lanima e, a tal fne, il corpo fornisce le indicazioni necessarie (Dahlke, 2000, p. 8).
Che ci piaccia o no (e che piaccia o no alla medicina uffciale) i pesi del corpo e dellanima, sui piatti
della bilancia della vita, sono simili. Se non riusciamo a superare psichicamente qualcosa, il corpo
interviene e lo fa a suo modo. Solo cos, evidentemente, possibile mantenere i piatti della bilancia
in posizione orizzontale. Se poi, alla fne, cominciamo ad elaborare psichicamente il tema, il corpo
pu allentare i suoi sforzi sintomatici, la bilancia rimane in equilibrio e noi parliamo di guarigione.
Lanima ritorna alla sua responsabilit e vive consapevolmente la tematica che, prima, dovuta essere
rappresentata inconsciamente nel corpo, mediante il quadro clinico (Ibid., p. 28).
Rossella Ardenti Endometriosi e femminilit
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Rossella Ardenti Endometriosi e femminilit
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La completa libert dallo stress la morte. Contrariamente a quanto si possa pensare, noi non dobbiamo,
ed in realt non possiamo evitare lo stress, ma possiamo andargli incontro in modo effcace traendone
vantaggio, imparando di pi sui suoi meccanismi ed adattando ad esso la nostra flosofa dellesistenza.
Hans Selye (1956), The stress of life
I. Premessa
La possibilit di superare il disagio, determinato da un trauma, non sempre dipende dalla
gravit obiettiva dellevento stesso. Avvenimenti socialmente rilevanti, quali guerre, epidemie,
catastrof naturali generano emozioni e sentimenti condivisi dalla maggior parte della collettivit.
La compartecipazione, offrendo al singolo lopportunit di esprimere, condividere e legittimare il
proprio vissuto, lo aiuta a risolvere e a dare un senso alla sua sofferenza. Al contrario, eventi non
particolarmente gravosi, ma strettamente personali, richiedono strategie di compenso da elaborare
individualmente. In questo caso, la risposta ad avvenimenti simili, pu assumere connotazioni molto
diverse: ci sono persone che si arrendono davanti alle pi piccole diffcolt, incapaci di reagire, altre
che riescono a trarre vantaggio dalle brutte esperienze tanto da uscirne psicologicamente rafforzate.
Gli studi condotti su soggetti affetti da sindrome post-traumatica da stress (PTSD) ci consentono
di conoscere le caratteristiche di personalit e i relativi processi di coping dei soggetti resistenti allo
stress acuto e cronico. Secondo Bartoli e Bonaiuto (1977) si tratta di persone dotate di:
1. sicurezza, identit e autostima, necessari per affrontare i rischi e i disagi dellesistenza;
2. robustezza psicologica (hardiness), cio resistenza, costanza, controllo e disponibilit di
fronte alla sfda;
Riassunto
Si osservato che coloro che possiedono forza di carattere, ro-
bustezza psicologica, creativit, ottimismo e una salda filosofia
dI vita escono da unesperienza traumatica psicologicamente
rafforzati. Per aiutare il paziente a superare il momento critico,
che lo ha condotto alla richiesta di psicoterapia, e soprattutto
per consolidare la difesa da successive ricadute, occorre aiutar-
lo a costruire la sua filosofia. Le pagine dellopera di Adler,
in cui dedica attenzione allaspetto metafisico della sua te-
oria, si sono rivelate molto interessanti e utili a questo scopo.
HANS SELYE (1956)
Parole chiave
STRESS, FILOSOFIA DELLESISTENZA, TRAUMA,
RESILIENZA
Abstract
THE INDIVIDUAL PSYCHOLOGY AS PHILOSOPHY OF
EXISTENCE. It was observed that the people who possess
strength of character, psychological resilience, creativity,
optimism and a strong philosophy of life, come out of a
traumatic experience psychologically strengthened. To help
the patient to overcome the critical moment which led to his
request for psychotherapy and, above all, to consolidate the
defense by subsequent relapses, you should help him to build
his philosophy. The pages of Adlers work, in which he
turns his attention to the metaphysical aspect of his theory,
proved to be very interesting and useful to this purpose.
Keywords
STRESS, PHILOSOPHY OF EXISTENCE, TRAUMA,
RESILIENCE
GIORGIO BERTINO
LA PSICOLOGIA INDIVIDUALE COME
FILOSOFIA DELLESISTENZA
DIALOGHI ADLERIANI I, n. 1, 35-40 (2014) STUDI E RICERCHE
36
3. capacit di cogliere gli aspetti paradossali della realt e del trauma (humour);
4. creativit e ottimismo.
Il potenziamento di questi aspetti caratteriali pu rivelarsi utile in un progetto fnalizzato alla
prevenzione del disagio e delle recidive? Quali strategie adottare?
II. Stress, intelligenza adattativa e sentimento sociale
Selye (1956) ha descritto le reazioni biologiche di un organismo ad un evento ambientale,
defnendole come sindrome generale di adattamento (stress). Tali reazioni, adattative e difensive,
non sempre conducono al successo e possono talvolta causare danni irreversibili (distress). Daltra
parte, un certo grado di stress (eustress) pu stimolare, soprattutto nelluomo, la mobilitazione di
energie fsiche ed intellettuali per produrre nuove e migliori condizioni di adattamento.
Dalla sua prima formulazione il concetto di stress si arricchito di precisazioni, approfondimenti
e anche la sua accezione si trasformata: nel linguaggio quotidiano, questo termine, designa il
disagio psico-fsico-sociale pi che linsieme delle manifestazioni adattative correlate ad uno stimolo
ambientale. In entrambe le accezioni, ci che caratterizza e differenzia gli uomini, di primaria
importanza nellinnescare le reazioni allo stress la personalit o, ancora di pi, lo stile con cui
si affrontano gli eventi: fattori soggettivi di tipo cognitivo ed emozionale modulano la risposta
psicobiologica allo stressor, anche quando questo semplicemente immaginato.
Diversi esperimenti condotti su cavie in laboratorio hanno dimostrato che la produzione ematica
di markers dello stress (cortisolo) varia, in modo signifcativo, in rapporto alla quantit di informazioni
fornite allanimale. I topi reagiscono con una ridotta produzione ormonale se segnalato lavvio o
la cessazione dello shock. Rispondono, invece, con un aumento del cortisolo se levento nuovo, e
quindi non prevedibile, o se discordante dalle attese, indipendentemente dal fatto che sia pi o meno
dannoso. Secondo Sapolsky (1992) limpossibilit di controllare lo stimolo, di prevederne gli effetti
e le manifestazioni decisivo nel favorire risposte patogene allo stress. La mancanza di feedback di
informazione attiva nel soggetto la ricerca di nuove soluzioni che, se non soddisfatte, generano ansia
e frustrazione.
La costruzione di schemi interpretativi basilare nel determinare ci che stressogeno e ci
che non lo . La defnizione di questo confne multifattoriale: elementi personali, familiari, sociali
e culturali contribuiscono a stabilire qual il limite di sofferenza che la persona ritiene di poter
affrontare in una situazione di confitto psichico, senza incorrere in danni irreversibili. Pi elevata
la soglia, il punto di rottura, il limite di sopportazione dello stress (resilience), tanto pi sar
possibile il recupero psicobiologico dopo un grave trauma.
Quali sono le caratteristiche di un soggetto psicologicamente robusto e dotato di una buona
resilience? Quali le richieste per un collaudo effcace?
Prendiamo ad esempio un caso eccellente: Giobbe, il protagonista dellomonimo libro
dellAntico Testamento, simbolo indiscusso della forza di sopportazione nelle avversit. un uomo
onesto e profondamente religioso e, con buona volont e impegno, ha raggiunto un discreto benessere
per s e la sua famiglia. Dio accorda a Satana il permesso di metterlo alla prova. A causa di questo
progetto diabolico egli perde tutti i suoi beni, il bestiame, i fgli e le fglie e, da ultimo, anche colpito
Giorgio Bertino La Psicologia Individuale come flosofa dellesistenza
37
da una malattia devastante. Ciononostante affronta sempre con coraggio e rassegnazione le disgrazie
che si susseguono senza mai perdere la fede. Saputo delle sue disavventure, tre amici vanno a trovarlo
per offrirgli solidariet e conforto. Lincontro occasione per aprire quel dibattito che il motivo
centrale dellopera: il tentativo umano di comprendere il progetto divino. La conclusione che se
Giobbe, nonostante la sua evidente onest, stato punito da Dio, deve essersi macchiato di qualche
colpa che pu espiare solo attraverso la sofferenza. Allora Dio si rivela agli uomini e rimprovera loro
di aver preteso di valutare, con limite umano, lumanamente incomprensibile disegno divino. Giobbe,
compreso lerrore, pu essere riabilitato e ricondotto ad una salute e ad una prosperit migliori di
prima.
Giobbe resiste tenacemente, nonostante lincalzare degli eventi sfavorevoli, perch motivato da
una fede incrollabile: non solo perch crede in Dio, ma anche perch certo di s. Almeno fnch gli
amici, esponendo le loro opinioni, non propongono una fnzione che salva loro, uomini giusti,
dal rischio di essere vittime di simili imprevisti: la sofferenza come punizione di peccati invisibili.
Giobbe partecipa alla discussione, ma subito pronto a riconoscere il suo errore ed a ritornare alle
certezze di prima. La religione gli conferisce robustezza ed una buona resilience, perch gli offre la
possibilit di interpretare, in ogni momento, se stesso, il mondo ed il senso degli eventi.
Ladattamento non , quindi, un comportamento passivo o statico: lattuazione di un effcace
progetto di risposta agli eventi stressogeni richiede unattenta e realistica stima delle condizioni
oggettive e soggettive. Per formulare lipotesi pi conveniente necessario considerare,
simultaneamente, sia gli accadimenti intrapsichici sia quelli interpersonali. Una profcua interazione
con la realt richiede, perci, il possesso di schemi di valutazione capaci di interpretare e di
classifcare, rapidamente, ogni elemento utile alla risoluzione dello stato di necessit. Lintelligenza,
indispensabile per realizzare queste operazioni, si avvale di facolt diverse. Howard Gardner (1983)
afferma che ci sono sette intelligenze: lintelligenza linguistica-verbale, lintelligenza logico-
matematica, lintelligenza musicale, lintelligenza cenestesica, lintelligenza spaziale, lintelligenza
intrapersonale e lintelligenza interpersonale.
Soprattutto queste ultime due sono, per noi, di particolare interesse. Lintelligenza intrapersonale
la capacit di capire se stessi, i propri bisogni e desideri, le proprie abilit e la loro applicazione.
Lintelligenza interpersonale ci aiuta a comprendere gli altri ed il loro punto di vista. La Psicologia
Individuale attenta a sollecitare queste abilit attraverso lincremento del sentimento sociale che,
in questo caso, a tutto diritto defnibile come sentimento poich la sua radice esprime proprio la
capacit di sentire. Adler afferma che luomo sano quando partecipa, come membro attivo, alla
comunit in cui inserito conformandosi alle regole del gioco della societ umana.
La richiesta di aiuto, attraverso la psicoterapia spesso preceduta da espressioni, che sottendono
il timore di non essere in linea con il comportamento pi diffuso, come ad esempio: normale
che io provi questi sentimenti? oppure Gli altri come si comportano in questo caso? oppure ancora
Chiss cosa star pensando di me!.
Cos lansia, generata dallinterpretazione della propria diversit come segno di patologia,
risolta dalla fnzione di norma come sinonimo di normalit, mentre il recupero dellautostima pu
essere garantito dalla consapevolezza che nessuno esente da frustrazioni ed insuccessi. Condividere
con gli altri comportamenti, valori e principi , per alcuni, suffciente a riconoscersi in sintonia
Giorgio Bertino La Psicologia Individuale come flosofa dellesistenza
38
col pensiero corrente e con le richieste della societ. In questo caso, il criterio per valutare ogni altra
situazione si basa sui parametri del buon senso comune.
Lo smascheramento della fnzione, adottata per convalidare il proprio vissuto, si presta ad
un successivo approfondimento. La fnzione, in quanto modalit interpretativa, utilizzata come
criterio per valutare ogni fenomeno dellesistenza. Il carattere soggettivo e la coerenza con lo stile
di vita, ponendola al servizio della meta prevalente, la limitano ad essere solo una delle possibili
interpretazioni di un evento. Lesistenza di molteplici spiegazioni di un fenomeno offre loccasione
di formulare, ad esempio, lipotesi del perseguimento di un obiettivo, come momento che unifca e
motiva ogni azione umana. Lacquisizione di una metodologia, basata sulla valutazione pragmatica
del comportamento, pu essere un buon punto di partenza per un riesame del materiale raccolto nel
corso dellesperienza. Scopo della psicoterapia adleriana la ricostruzione dellorientamento della
personalit, quando questo si dimostri indirizzato verso una meta fttizia. Lidentifcazione della
meta individuale e delle caratteristiche del percorso da compiere per il suo perseguimento pu
essere suffciente a motivare labbandono del vecchio stile di vita, improduttivo, per uno nuovo e pi
effcace.
Lo stile di vita rappresenta il modo, individuale e personale, di essere nel mondo. Generato
allinterno di una situazione sociale direttamente correlato con lambiente in cui si manifesta
e da cui infuenzato in modo duplice: da una parte perch le sue manifestazioni devono essere
socialmente accettabili, dallaltra perch la sua evoluzione si riferisce costantemente allideale di
personalit, che un prodotto culturale. Lespressione normale che una fnzione sociale che
esprime il bisogno di conformarsi alla collettivit per essere, da questa, protetti. Confrontarsi con
gli altri, condividere opinioni, principi e valori, adeguarsi alle regole di comportamento prescritte
testimoniano la propria identit come membri di una comunit.
III. La psicoterapia come flosofa di vita
Platone meglio del Prozac il titolo suggestivo di un saggio sulluso della flosofa come
terapia. Marinoff (1999) ritiene che qualsiasi dubbio, sulluomo o sulla realt che lo circonda, pu
trovare chiarimento nel pensiero dei grandi flosof, poich non c problema dellesistenza che
non sia stato affrontato e risolto nel dibattito flosofco. Anche Wittengstein (1930) dimostra che la
flosofa terapeutica poich, cambiando le abitudini mentali attraverso le quali si analizzano i fatti
della realt, porta chiarezza e consente di avere una visione pi serena della realt. La flosofa il
mezzo per organizzare il comportamento e comprendere il mondo.
Il XX secolo sembra aver favorito il dibattito sullevoluzione della scienza e della tecnologia a
scapito della rifessione sul rapporto uomo-societ. La crisi dei valori tradizionali e delle religioni, e la
conseguente mancanza di modelli di riferimento, hanno determinato, a partire dagli anni sessanta, un
crescente interesse e un forente mercato per quelle pseudoflosofe che potremmo genericamente
defnire come cultura New Age.
diffcile defnire cosa sia in realt la New Age. Non un movimento n religioso n
flosofco. Secondo J. Gordon Melton (1994), la New Age il tentativo di una teologia che abbraccia
lintero corso della vita umana, dalla culla alla bara e oltre, un programma che prevede attivit per
Giorgio Bertino La Psicologia Individuale come flosofa dellesistenza
39
tutto lanno e per tutti i livelli di aderenti. La New Age propone una visione olistica delluomo.
La cura dellorganismo deve essere fsica e mentale. Di fondamentale importanza sono, dunque,
la dieta vegetariana, la pratica della meditazione, lascolto di un certo tipo di musica, le escursioni
naturalistiche, lastrologia e le attivit di gruppo. La disponibilit di manuali, che segnalano la via
ed i metodi per ottenere un benessere totale, ricca ma prevalentemente centrata su channeling (o
comunicazione con le entit del mondo invisibile), reincarnazione, astrologia, tecniche di espansione
della coscienza, medicine alternative, aspetti deboli del pensiero new ager.
Negli Stati Uniti, linteresse per le pratiche magico-esoteriche sta subendo una notevole
defessione, mentre in Italia, nel 1994, stata pubblicata La Profezia di Celestino che, in pochi mesi,
ha superato le 100.000 copie vendute e, nel corso dello stesso anno, ha raggiunto quattro riedizioni.
La Profezia di Celestino di James Redfeld, una sorta di testamento della New Age, promette al
lettore di acquisire, attraverso nove passi successivi o illuminazioni, consapevolezza, evoluzione
spirituale e coscienza della propria missione nel mondo. Lenorme successo internazionale de La
profezia di Celestino (tradotta in quindici lingue e venduta in tutto il mondo) nasce dalla capacit di
sintetizzare il dissenso, della New Age, sui temi centrali dellorigine e del destino delluomo. Questo
romanzo non n unopera letteraria n un trattato di flosofa. espressione del bisogno, presente gi
da molto tempo nel mondo occidentale, di interpretare il senso della vita in una visione diversa
da quella del Cristianesimo. Il tentativo di differenziarsi dalla religione fa s che, alla fne, leffetto
sia proprio quello di aver sostituito i santi con altre divinit a noi estranee per tradizione e cultura.
La flosofa della Psicologia Individuale ci sembra una buona interpretazione, laica ed europea,
del cammino delluomo. Lidea del comportamento, teleologicamente indirizzato al raggiungimento
della meta fnale, una fnzione capace di rappresentare il senso dellesistenza umana. Questo schema,
utilizzando il passato (primi ricordi e costellazione familiare) ed il futuro (meta) come coordinate,
simili a meridiani e paralleli, consente di individuare lattuale posizione della persona rispetto alla
traiettoria della sua vita e alla distanza dal traguardo (meta fnale). La realizzazione dei tre compiti
vitali , in pratica, il senso di questo percorso.
Lunicit e lirripetibilit della natura individuale stimolano la creativit alla ricerca di soluzioni
nuove ed originali che, oltre tutto, incrementano lautonomia nellaffrontare le diffcolt. Luomo,
arbiter fortunae suae, pu intervenire sul corso degli eventi imponendo loro una connotazione
pi favorevole. Il libero arbitrio costringe ad una maggior attenzione alle proprie azioni ed al loro
effetto sullambiente circostante. Va da s che un comportamento deviante, se adottato come fnzione
rafforzata, si risolver con il superamento dellinferiorit da cui scaturisce, mentre il perseguimento
di obiettivi sani, cio non fttizi, inevitabilmente utile anche per la societ.
Nel corso della psicoterapia, insieme alla risoluzione del disagio, si acquisisce lo schema
interpretativo della Psicologia Individuale che , a pieno diritto, una flosofa di vita capace di
integrarsi, senza modifcarne sostanzialmente la struttura, con qualsiasi ideologia o credo.
Vivere signifca evolvere []. La migliore rappresentazione fnora concepita dallumanit di
tale elevazione ideale il concetto di Dio che in quanto meta concreta della perfezione corrisponde
pi di ogni altro allinconscia aspirazione delluomo a raggiungere la perfezione []. Devo ammettere
che non ha torto chi ravvisa nella psicologia un pizzico di metafsica. Alcuni approvano, altri no.
Purtroppo molti hanno unidea sbagliata della metafsica, pensano erroneamente che tutto ci che non
Giorgio Bertino La Psicologia Individuale come flosofa dellesistenza
40
riescono a capire direttamente sia escluso dalla vita dellumanit []. Speculativa o trascendente,
chiamatela come volete, non esiste scienza che non sfoci nella metafsica []. La nostra idea del
senso comunitario quale ultima forma dellumanit, di uno stato di cose nel quale immaginiamo
risolti tutti i problemi della vita e realizzati tutti i rapporti col mondo esterno, un ideale che fornisce
valide direttive (Adler, 1933, pp. 148-151).
Si tratta delle direttive che modifcano la resilience rendendo pi forti e capaci di fare fronte,
in futuro, a ogni altra diffcolt: il senso della vita, proposto da Adler, si confgura come modello
interpretativo per affrontare, con successo, non solo contrariet, ma anche eventi lieti o situazioni
nuove in cui sia necessario elaborare strategie insolite o comportamenti inusuali.
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Giorgio Bertino
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Giorgio Bertino La Psicologia Individuale come flosofa dellesistenza
41
I. Introduzione
I fenomeni catastrofci legati a rapide trasformazioni ecologiche sono in continuo aumento nel
mondo (Santoianni, 1996); nel 2009 le fonti internazionali hanno registrato 335 disastri naturali che
hanno coinvolto oltre 100 milioni di persone in 111 paesi del mondo
1
.
Credo sia, quindi, importante che ci si interroghi sullargomento emergenze da un punto di
vista psicologico e, personalmente, ritengo che Adler e le sue illuminanti idee possano essere di
grande aiuto per attuare un insieme di pratiche e di conoscenze utili a comprendere e sostenere le
menti (individuali e collettive) che fronteggiano eventi potenzialmente distruttivi, prima durante e
dopo il loro manifestarsi.
Anche perch, fn da subito, appare assai rilevante la convergenza tra Alfred Adler e una modalit,
in psicologia dellemergenza, dintervento psicosociale; una prassi che tiene in considerazione
primaria gli elementi che si riferiscono al contesto ambientale, alla ftta rete di relazioni tra le persone,
allorganizzazione degli individui tra loro e in rapporto con le tradizioni culturali, alla dimensione
1
Fonte WHO (World Health Organization).
Riassunto
Partendo da unesperienza diretta sul campo, ci si interroga su
quali contributi possa offrire la Psicologia Individuale di Alfred
Adler alla Psicologia dellEmergenza, disciplina nata in Italia
da poco pi di un decennio. Si individuano gli obiettivi che uno
psicologo adleriano dovrebbe porsi nel corso di un intervento in
contesti emergenziali e quali paradigmi metodologici vi si pos-
sano esportare dal setting clinico tradizionale. Il setting emer-
genziale, per sua natura assolutamente non strutturato, deve,
infatti, prevedere una capacit personale di uscire dagli schemi
rigidi-interpretativi pi tipici dellintervento clinico abituale a
favore di un intervento strategico, fessibile e personalizzato,
rivolto a cogliere lunicit individuale. Appare assai rilevante
la convergenza tra Alfred Adler e una modalit, in Psicologia
dellEmergenza, dintervento psicosociale; una prassi che tie-
ne in considerazione primaria gli elementi che si riferiscono al
contesto ambientale, alla ftta rete di relazioni tra le persone,
allorganizzazione degli individui tra loro e in rapporto con le
tradizioni culturali, alla dimensione sociale insita in ciascun es-
sere umano e in grado di modularne il comportamento.
Parole chiave
PSICOLOGIA DELLEMERGENZA, INTERVENTO PSICOSO-
CIALE, FENOMENI CATASTROFICI, INCORAGGIAMENTO
Abstract
APPLICABILITY OF THE ADLERIAN MODEL TO THE
PSYCHOLOGICAL INTERVENTION IN EMERGENCY.
Based on direct experience, we wonder about what contributions
the Individual Psychology of Alfred Adler can offer to Emergency
Psychology, a discipline born in Italy just little more than a
decade ago. We pick out the goals that an Adlerian psychologist
should ask during an intervention in emergency situations and
which methodological paradigms there can be exported from the
traditional clinical setting. The emergency setting , by its very
nature not structured at all, must, in fact, provide for a personal
ability to break the rigid-interpretative schemes typical of the
clinical routine in favor of a strategic intervention, fexible and
personalized, targeted to capture the uniqueness of the individual.
It seems very signifcant convergence between Alfred Adler and
the method of psychosocial intervention used by Emergency
Psychology; its an usual practice that gives primary importance
to the elements that relate to the environment, to the close
network of relationships between people, to the organization of
the individuals among themselves and in relation to the cultural
traditions, to the social dimension innate in every human being
and able to modulate his behavior.
Keywords
EMERGENCY PSYCHOLOGY, PSYCHOSOCIAL INTERVEN-
TION, CATASTROPHIC PHENOMENA, ENCOURAGEMENT
ROBERTO CALLINA
APPLICABILIT DEL MODELLO ADLERIANO
ALLINTERVENTO PSICOLOGICO IN EMERGENZA
DIALOGHI ADLERIANI I, n. 1, 41-55 (2014) STUDI E RICERCHE
42
sociale insita in ciascun essere umano e in grado di modularne il comportamento (Bellagamba &
Fenoglio, 2005).
Il presente contributo prende spunto dalla mia personale esperienza, effettuata nel maggio del
2009, presso i campi tendati di Monticchio (AQ), in cui erano ospitati migliaia di sfollati, a seguito
della violenta scossa di terremoto che colp lAbruzzo nella notte tra il 5 e il 6 aprile 2009, alle ore
3,32, provocando ingenti danni e una grande paura nella popolazione. Le prime stime parlavano di
oltre 150 morti, 250 dispersi, 1.500 feriti e circa 70.000 sfollati
2
.
Da allora si sono verifcate altre circostanze analoghe sul territorio italiano, seppur con danni
meno ingenti e molte altre nel mondo, con danni notevolmente superiori; basti ricordare il devastante
sisma che ha colpito il Giappone nel marzo del 2011.
Appare quindi evidente limportanza di interrogarsi su quale possa essere laiuto dello psicologo
adleriano in tali contesti, vere e proprie emergenze umanitarie che, oltre a compromettere la salute e
lincolumit fsica delle persone, coinvolgono anche la sfera psicologica.
Purtroppo la letteratura al riguardo, e mi riferisco a una lettura adleriana della psicologia
dellemergenza, davvero povera e la piccola valigetta teorica piena di quei concetti che negli
anni abbiamo appreso, che ben sappiamo utilizzare in ambito clinico, spesso non suffciente in un
contesto meno clinico di quello tradizionalmente conosciuto.
Il titolo dellarticolo apre la discussione su un tema che ritengo interessante quanto complesso
e su cui, a oggi, non trovo grandi riscontri in letteratura. Lobiettivo di poter stimolare linteresse
su un flone di ricerca, quello della Psicologia dellEmergenza, ancora abbastanza inesplorato dalla
corrente di pensiero adleriana.
Non rientra nelle fnalit di questo lavoro defnire quali siano i confni, gli ambiti dintervento, le
linee guida uffciali, le norme, i modi di attivazione e i dettagli operativi burocratici di questa recente
disciplina che passa sotto il nome di Psicologia dellEmergenza
3
.
Per lo scopo di questo lavoro sar suffciente tenere presente che dal punto di vista psicologico
ci troviamo in uno stato di emergenza quando capiamo che la nostra vita, la nostra sopravvivenza,
a rischio, o quando capiamo che a rischio la vita delle persone a cui vogliamo pi bene, il nostro
coniuge o i nostri fgli (Axia, 2006, p. 13).
Un contesto demergenza una situazione interattiva caratterizzata dalla presenza di una
minaccia; da una richiesta di attivazione rapida e di rapide decisioni; dalla percezione di una
sproporzione improvvisa tra bisogno (cresciuto per intensit, ampiezza, numerosit, ritmo) e
potenziale di risposta attivabile dalle risorse immediatamente disponibili; da un clima emotivo
congruente (Sbattella, 2009, p. 21). Lintento quello, quindi, di attualizzare il pensiero di Adler il
cui sguardo era rivolto oltre i confni del setting, o meglio, era rivolto al suo setting, che era lintero
mondo. In piena coerenza con tale slancio viaggiavano le sue scelte personali e professionali, la sua
abitudine a discutere di psicologia nei luoghi della chiacchiera amichevole, come i tavolini dei
caff viennesi o le assemblee di genitori, insegnanti e cittadini comuni (Varriale, 2005)
Saper andare oltre i confni del setting esattamente una delle principali caratteristiche di cui
2
Corriere della Sera del 6 aprile 2009.
3
Per gli approfondimenti al riguardo rimando il lettore ai testi di Axia (2006), Sbattella (2009), Young, Ford, Ruzek, Friedman, &
Gusman (2002), citati in bibliografa.
Roberto Callina Applicabilit del modello adleriano
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uno psicologo in emergenza deve essere dotato; la capacit di sapersi adattare al sociale, al nuovo,
allinatteso, al diverso, a tutto ci che non preventivabile, a tutto ci che inevitabilmente allontana
dalla sicurezza del proprio studio; la curiosit di voler conoscere luomo nella sua unicit, nella sua
irripetibilit, nella sua individualit e, allo stesso tempo, luomo cos interdipendente dal suo mondo
sociale, dalla convivenza con i suoi simili, dalla compartecipazione emotiva con laltro, luomo cos
indivisibile e cos ugualmente relazionale; la curiosit di conoscere luomo nel, e con il suo, stesso
ambiente emotivo-relazionale; la curiosit di voler scendere in campo e il coraggio di mettersi in
gioco in prima persona con e per laltro.
E chi meglio di Adler pu incarnare il modello dello psicologo sociale cui mi riferisco? Proprio
Alfred Adler che provava un genuino interesse per tutti gli esseri umani e compassione per le loro
sofferenze, che per primo aveva concepito ed espresso idee originali nel campo della medicina sociale,
che dedic molti anni della sua vita alle organizzazioni per leducazione terapeutica e che pu essere,
a tutti gli effetti, considerato il padre di una psicologia sociale e pragmatica che ci fornisce principi in
grado di acquisire una conoscenza pratica di noi stessi e degli altri (Ellenberger, 1970).
Che cosa succede al s creativo dellindividuo nel momento in cui la sua progettualit messa
a dura prova da un evento catastrofco?; cosa cambia nel sistema fnzionale individuale?; e ancora
che fne fa il sentimento sociale nel contesto emergenziale, quando le condizioni di vita comunitaria
mettono a dura prova lindividuo?.
Saranno queste le domande cui cercher di rispondere, integrandole con la mia personale
esperienza sul campo, per provare a tracciare alcune linee guida per un intervento in contesti di
emergenza in ottica adleriana.
II. Descrizione del contesto: campi di accoglienza per sfollati di Monticchio (AQ)
II. 1. Organizzazione generale dei campi
I due campi di Monticchio 1 e Monticchio 2 erano gestiti e coordinati da Regione Lombardia
che, grazie a squadre di volontari operanti nei diversi ambiti di necessit, si occupava di far fronte a
tutte le esigenze di natura pratica, organizzativa, logistica e di salute fsica e mentale. Le squadre di
volontari, inviate da associazioni autonome, eseguivano turnazioni settimanali con inizio del turno
nella giornata di sabato.
Ogni squadra aveva una sua specifca funzione e una propria autonomia gestionale, ma era
costantemente in coordinamento con la direzione del campo, che si occupava prevalentemente di
raccordare le varie attivit, al fne di dare un senso unitario alla vita di campo e di meglio rispondere
alle esigenze dei residenti; a tale scopo erano previste riunioni giornaliere, in orario serale, cui
partecipavano tutti i capisquadra referenti di ogni singolo ambito operativo.
II. 2. La comunit
Al nostro arrivo, il quadro comunitario allinterno del campo di Monticchio 1 presenta una
grande complessit caratterizzata da aspetti di criticit non sottovalutabili. Conseguentemente
Roberto Callina Applicabilit del modello adleriano
44
allevento sismico sono stati, infatti, riuniti, presso il campo, ospiti provenienti da differenti contesti:
residenti locali della cittadina colpita dal terremoto e cittadini provenienti da altre zone della regione.
I residenti di Monticchio, in minoranza rispetto al numero complessivo di ospiti del campo (circa 600
persone in tutto), manifestano disagio per la situazione e temono che, con la futura riedifcazione, il
loro contesto comunitario possa risultare mutato dalla presenza di questi nuovi nuclei familiari, molti
dei quali appartenenti ad altre etnie (macedoni, marocchini, albanesi e rumeni).
come se la naturale progettualit umana, la spinta motivazionale verso la mta di sicurezza, oltre
ad essere stata minata dalla catastrofe, sia rimasta imbrigliata in una nuova fnzione disfunzionale:
Nulla potr pi essere come prima.
Lo scoraggiamento che si respira tra la gente sembra evidenziare una paralisi del S creativo degli
individui, come se avessero perso il loro potere creativo, come se non riuscissero pi a immaginare
un futuro, a riprogettare un piano di vita che tenga conto della nuova catastrofca situazione; come
se linterpretazione creativa di tale esperienza fosse impossibile.
Sempre gli stessi esprimono biasimo nei confronti della direzione del campo per la scelta di aver
accolto in questa zona quelli che considerano dei forestieri e citano, ad esempio, quanto accaduto
presso il campo di Monticchio 2 dove, invece, risiedono quasi esclusivamente famiglie locali.
Tra i due gruppi pressoch assente lintegrazione. Questo comporta che la partecipazione alle
attivit del campo sia limitata a poche unit; la maggior parte dei locali rifuta di impegnarsi a favore
di coloro che ritiene degli estranei. Gli stranieri viceversa mostrano disinteresse ed appaiono, anche
per questioni linguistiche, poco contattabili.
Il sentimento sociale, che nella prima fase dellemergenza ha spinto tutti, indistintamente, a
una compartecipazione emotiva attiva, a vivere un senso di appartenenza con il gruppo colpito dalla
stessa calamit, sembra ora essersi dissolto; gran parte degli ospiti sembra ragionare secondo una
logica assolutamente privata, non preoccupandosi dellaltro, non considerando limportanza della
comunit, del bene comune, dello sforzo collettivo necessario ad uscire vincenti dallemergenza.
Differente la situazione che riscontriamo presso il secondo campo di nostra competenza
(Monticchio 2) in cui il minor numero di ospiti (circa 300), la loro provenienza dal medesimo
contesto socio-culturale, la collaborazione attiva che, fn da subito, si innescata tra i vari membri e
con le squadre dei soccorritori, inclusa la direzione del campo, evidenziano un contesto comunitario
decisamente pi propenso a una pacifca convivenza, dove il sentimento sociale sembra essere larma
vincente per combattere la situazione di crisi, dove il potere creativo individuale, seppur fortemente
compromesso dallevento traumatico, sembra ricercare soluzioni che possano dare di nuovo un
signifcato allesistenza.
Da un punto di vista individuale anche in questo campo non mancano, tuttavia, episodi di
scoraggiamento, situazioni che necessitano di monitoraggio e richieste di colloqui di natura clinica.
II. 3. Obiettivi e funzioni in carico allquipe che opera in ambito psicologico
Esiste oggi anche in Italia un certo consenso sui tempi e modi per coinvolgere i professionisti
della psiche nei contesti di emergenza (Sbattella, 2009).
Tale consenso aggregato attorno ad una direttiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri,
Roberto Callina Applicabilit del modello adleriano
45
pubblicata nel 2006 e concordata tra Stato e Regioni
4
.
Non ritengo necessario dilungarmi sul dettaglio di tutti gli obiettivi previsti dalla direttiva citata;
sar suffciente, ai fni del contributo, ricordare che le manovre prioritarie previste identifcano un
intervento mirato alla tutela della salute psichica attraverso lattivazione di tutte le risorse personali
e comunitarie.
In un contesto emergenziale mente, corpo, legami sociali e territorio costituiscono un sistema
unitario; lintervento, in ottica bio-psico-sociale, deve tener conto di questa complessit e saper
valutare gli effetti di ogni azione a tutti gli altri livelli (Sbattella, 2009).
Lintervento deve garantire la raccolta delle domande di aiuto spontanee oltre a processi
didentifcazione attiva dei bisogni, riconoscendo ad ogni destinatario il diritto di operare scelte
consapevoli riguardo alla propria salute, tutelandone la dignit ed il rispetto in tutte le azioni di
soccorso; deve, altres, tenere in alta considerazione le differenze e le specifcit culturali dei destinatari
affnch non insorgano processi di stigmatizzazione.
In base a tali obiettivi, alle linee guida fornite da accreditati autori (Axia, 2008; Sbattella, 2009;
Young, Ford, Ruzek, Friedman, & Gusman, 2002), a quelle uffcialmente redatte dallInter Agency
Standing Committee -IASC- (2007) e alla mia personale esperienza sul campo, possiamo identifcare
un nucleo di funzioni che fanno capo allquipe di psicologi che operano in un contesto di questo
genere:
identifcazione dei bisogni psico-sociali della popolazione colpita;
organizzazione di attivit cliniche, sociali e ricreative per bambini, adulti ed anziani;
mantenimento del coinvolgimento attivo della comunit;
monitoraggio costante delle dinamiche comunitarie per lindividuazione attiva di situazioni a
rischio;
mediazione socio-culturale tra i residenti, tra i differenti gruppi etnici e con il management del
campo.
In realt, le funzioni richieste a uno psicologo dellemergenza sono molto pi estese e includono
ruoli organizzativi e gestionali che si realizzano attraverso il coordinamento di progetti complessivi o
specifci programmi (Sbattella, 2009). Tuttavia, ai fni di questo contributo, ritengo utile focalizzare
lattenzione solo su quegli aspetti di natura clinica, sociale, educativa e di comunit di cui, peraltro,
ho fatto esperienza diretta.
Ad integrazione delle attivit proposte tengo a precisare, in unottica adleriana, quali siano gli
obiettivi che personalmente mi sono posto nel corso dellintervento:
favorire lo sviluppo del sentimento sociale, laddove levento traumatico abbia minato fortemente
la capacit individuale di cooperare, di compartecipare emotivamente con laltro; laddove la
visione di un progetto comune, di un fne comunitario, di una collaborazione attiva e fattiva sia
stata soppiantata da una logica individuale e privata;
incoraggiare la riattivazione del potere creativo individuale qualora sembri essere paralizzato o
comunque rivolto a fnalit immediate volte sul lato inutile della vita; in altri termini, favorire
4
Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 13/06/2006 (GU 29/08/2006 n. 200). Criteri di massima sugli interventi psico-
sociali da attuare nelle catastrof.
Roberto Callina Applicabilit del modello adleriano
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la ricostruzione di un sistema fnzionale adattivo e adeguato alla mutata situazione; infatti, dopo
unemergenza che ha provocato traumi e dolori e sconvolgimenti della vita quotidiana, le persone
devono non solo ricostruire, cio riparare i danni, ma devono anche costruire, cio trovare un
senso, un signifcato alla vita che va avanti in circostanze ormai mutate irrevocabilmente (Axia,
2006, p. 91).
III. Rifessioni per un intervento in emergenza con ladozione del modello adleriano
III. 1. Premessa
Credo sia doverosa una premessa concettuale che giustifchi alcune delle rifessioni che
seguiranno, qualora possa apparire al lettore che il pensiero adleriano sia stato contaminato da
considerazioni appartenenti a una matrice teorica differente; saranno, infatti, citati autori che nulla
hanno a che vedere con la tradizione adleriana.
In realt, trattandosi di una dottrina relativamente nuova e poco approfondita dalla Psicologia
Individuale, lo sforzo sar proprio quello di integrare le originali intuizioni di Adler con la mia
personale esperienza e con le idee di quanti hanno tracciato un itinerario teorico-metodologico della
Psicologia dellEmergenza in una cornice concettuale differente.
In questottica mi sento di condividere il convincimento di Leccardi (2009), secondo cui, il
confronto con lattualit e con le problematiche che vengono portate riguardi, inevitabilmente, la
Psicologia Individuale. [] non pu, inoltre, che esserci un mettersi allo specchio partendo dalle
intuizioni geniali del proprio fondatore e cogliendo allo stesso tempo quegli elementi che hanno
modifcato profondamente il pensiero e i modi di vivere della societ occidentale nel secolo che
intercorso dalle prime formulazioni teoriche di Alfred Adler ad oggi (p. 18).
Nella medesima direzione vanno, peraltro, le considerazioni di Rovera e Ferrigno (2006): nel
futuro della ricerca ladlerismo dovr confrontarsi costantemente con altri modelli e indirizzi, non
dovendo peraltro venir meno ai principi teorico-pratici compatibili con la metodologia scientifca e
con il recupero del signifcato profondo dellindividuo umano (p. 3).
In ultima analisi vorrei qui condividere il pensiero di Varriale (2009), secondo cui il modello
adleriano conterrebbe in nuce una forte impronta cognitivo-costruttivistica, un approccio di comunit,
una visione ottimistica e incoraggiante; un modello che fu un precursore non soltanto delle psicoterapie
interpersonali, umanistiche, esistenzialistiche e della psicologia dei costrutti personali, ma anche
degli orientamenti che attualmente caratterizzano la ricerca e lapplicazione in psicologia positiva.
III. 2. Lincoraggiamento empatico
Ritengo utile condividere con Garibaldi, Nassi e Tesa (2004), la constatazione che il modello
adleriano, grazie alla sua peculiarit di porre enfasi sul rapporto paritario con il paziente e sulla sua
semplicit di linguaggio, ha dimostrato di avere gi dai primi incontri caratteristiche di accoglienza,
comprensibilit ed effcacia, che risultano facilitare il contatto terapeutico. I pazienti mostrano di
comprendere il lessico del terapeuta e pi avanti di acquisirlo, riuscendo a esprimere in modo pi
Roberto Callina Applicabilit del modello adleriano
47
particolareggiato il proprio disagio psichico, sentendosi accolti e incoraggiati (p. 127).
Questaspetto mi sembra particolarmente rilevante in un contesto in cui i tempi dintervento
devono essere concretamente rapidi; gi dal primo contatto lo psicologo deve riuscire a creare un
clima empatico ed accogliente e gettare le basi per una relazione terapeutica che non durer nel
tempo, una relazione terapeutica destinata a fnire molto presto; lobiettivo anche quello di
preparare il terreno per il passaggio di consegne a un nuovo operatore che verr a sostituirlo nella
turnazione successiva.
Incoraggiare in emergenza signifca mantenere un atteggiamento di fduciosa pazienza (Axia,
2006, p. 179), permettere, attraverso la propria umanit, alla vera umanit dellaltro di ristabilirsi e
di funzionare al meglio: rifettere, piangere, sentire, abbracciarsi, fermarsi, quietarsi e pensare, agire
intelligentemente, prendersi cura degli altri, sperare (Ibid., p. 161); incoraggiare adlerianamente,
in un contesto demergenza, signifca primariamente esserci, mettendosi in gioco in prima persona;
signifca saper ascoltare profondamente ed attivamente, accogliendo le emozioni diffcili senza
soffocarle con giudizi, suggerimenti o interpretazioni (Varriale, 2009).
necessario creare una comunicazione autentica se vogliamo ascoltare il dolore dellaltro, per
immedesimarci nella sua vita interiore, per sondare, condividere, vivere e rivivere le sue emozioni;
ci tanto pi intenso e terapeutico quanta pi passione in noi (Borgna, 2001, 2011).
La tragedia che colpisce la popolazione spesso vissuta come un limite personale; la causa
esterna, facilmente, diviene interna, si trasforma in un limite avvertito come appartenente al S, in
uninferiorit percepita rispetto al proprio essere.
Lincoraggiamento rappresenta quindi, come suggerisce Canzano (2009), unintenzione di base;
si pone, rispetto allinferiorit vissuta dal paziente, di fronte nellascolto, accanto nella ricerca di un
senso, dentro nella trasformazione del limite in misura. Lessenza dellaiutare consiste nellindurre gli
individui a minimizzare limpatto di fattori incontrollabili (nel nostro caso levento sismico) e a far si
che ottimizzino luso di quelli controllabili per arricchire le loro esperienze di vita (Sweeney, 1998).
Lincoraggiamento, nel contesto demergenza, deve tener conto di un focus aggiuntivo, il lutto,
che corrisponde anche alla rapida conclusione della relazione terapeutica; si traduce anche nel cercare
insieme di dare una nuova progettualit allindividuo e alla comunit (Ferrero, 2009); ha a che fare
con la capacit di attivare, nella persona in diffcolt, un processo diretto allautonomia (Varriale,
2009).
Ho potuto personalmente constatare che non esiste una tecnica effcace dincoraggiamento
che possa essere codifcata e che sia valida per tutti gli individui: ci che realmente conta, e fa la
differenza, il coraggio, inteso in senso adleriano, delloperatore, la sua capacit di esserci, di
mettersi in gioco, di comprendere che ogni comunicazione e relazione che si sviluppa in emergenza
densa di emozioni complesse differenti da individuo a individuo; necessaria una sensibilit
relazionale attenta alle differenze individuali e culturali, una capacit di differenziare e calibrare il
proprio comportamento in relazione ai diversi interlocutori (Sbattella, 2009).
Il counselor effcace quello che punta a rendere la persona, il gruppo, lorganizzazione partecipe
ed empowered (pi potente, nel senso di pi effciente, effcace e pi autonomo nellaffrontare
situazioni diffcili e pi capace di fronteggiare gli stressor derivanti da tali situazioni). quello che
aiuta empaticamente lutente a guardare al problema da altre prospettive interpretative affnch possa
Roberto Callina Applicabilit del modello adleriano
48
costruire diverse mappe di signifcato e muoversi nella direzione critica del cambiamento. quello
che aiuta lhelpee ad uscire dal circolo vizioso dellautoscoraggiamento e del pensiero pessimistico
[...]; dovrebbe puntare [] a trasmettere allhelpee un senso di speranza, una modalit di pensiero
razionale-emotivo positivo ed emancipante (Varriale, 2009, p. 91).
Il punto cardine su cui dovrebbe ruotare tutta la strategia dincoraggiamento rappresentato
dal concetto, ormai forse infazionato e utilizzato da molti autori di orientamenti teorici differenti,
di empowerment. Tale costrutto, introdotto originariamente da Rappaport (1997), si riferisce alla
capacit di fronteggiare gli eventi stressanti, utilizzando e stimolando competenze e risorse sul campo
in grado di dare risposte costruttive agli eventi di natura problematica; personalmente intendo defnire
con questo termine il mantenimento di un coinvolgimento attivo della comunit; in altre parole,
incoraggiare il singolo e la collettivit a una partecipazione attiva in tutte le fasi dellemergenza,
enfatizzando e valorizzando le qualit, le capacit e le potenzialit inespresse dei membri che la
compongono.
Il processo di empowerment dovrebbe mirare a sviluppare lautonomia e ad incrementare il
controllo e le competenze di coping, ossia di fronteggiamento degli eventi stressogeni; il suo obiettivo
quello di favorire una partecipazione attiva e consapevole dellindividuo alla vita della comunit,
riducendo al minimo la delega allo specialista (Varriale, 2009).
fondamentale la rinuncia, da parte dei soccorritori, alla tentazione di credersi gli unici competenti
nella situazione di crisi al fne di contrastare, nella popolazione soccorsa, sentimenti dimpotenza,
scoraggiamento e perdita di controllo sul territorio (Sbattella, 2009).
Ho potuto constatare che il processo dincoraggiamento in unottica di empowerment, spesso,
avviene in modo quasi spontaneo, inconsapevole; per citare Ferrigno (2008, 2010), possiamo dire
che la comunicazione intenzionale implicita viene a crearsi in maniera automatica, inconscia,
prerifessiva; la vicinanza emotiva tra menti, di per s riparativa ed incoraggiante, tende a creare uno
spazio mentale intersoggettivo noi-centrico condiviso; lemergenza favorisce la vicinanza tra menti
che diviene, essa stessa, il primo strumento di lavoro laddove linterpretazione di quanto il terapeuta
abbia compreso dellimpianto fnzionale del paziente perde di pregnanza.
Si pu desumere che, anche in emergenza, nonostante il tempo dintervento sia decisamente
ridotto rispetto ai tempi classici di una psicoterapia, ci che cura, ci che stimola veramente il
cambiamento e laccettazione del limite la genuinit della relazione; intervenire professionalmente
sugli aspetti relazionali dei momenti di crisi signifca saper gestire le emozioni, proprie ed altrui,
saper lavorare con le dimensioni che sostengono le azioni personali e quelle collettive, che motivano
i piani dazione e le organizzazioni stesse (Sbattella, 2009, p. 54).
III. 3. Favorire lo sviluppo del sentimento comunitario
Alcuni studi condotti in contesti emergenziali avrebbero ipotizzato che, allinterno della
comunit colpita dallevento traumatico, spesso si riscontrino dinamiche altruistiche, che vi sia
unintensifcazione dellidentifcazione con la collettivit. Lesperienza del disastro sembrerebbe
quindi rafforzare il senso di appartenenza e tutto tenderebbe verso un comune scopo (Lavanco, 2003).
Tuttavia in base ad altre evidenze (Sbattella, 2009; Villone Betocchi, 1992), confermate anche
Roberto Callina Applicabilit del modello adleriano
49
dalla mia personale esperienza, sembra che il dover vivere a stretto contatto forzato, quando la
quotidianit del pre-emergenza permetteva di evitare il confronto, pu portare alla slatentizzazione di
confitti e dinamiche aggressive in precedenza sopite, oltre che a processi di disgregazione in gruppi
normalmente funzionali.
molto importante, quindi, entrare nella logica delle dinamiche comunitarie per prevenire
episodi violenti e per incoraggiare lo sviluppo di un sano sentimento comunitario.
Agire in emergenza signifca spesso cercare di dimostrare che laddove il singolo soccombe
il gruppo pu sostenere (Sbattella, 2009); la fragilit del singolo, colpito dallevento tragico, pu
divenire forza, se uno degli obiettivi che ci poniamo quello di rinsaldare i legami comunitari.
Sappiamo che il sentimento sociale rappresenta una vera e propria necessit umana, che trae
le sue origini nel primitivo bisogno di tenerezza del bambino, posta al servizio di due obiettivi
fondamentali: linteresse comunitario e la compartecipazione emotiva.
Linteresse comunitario si esprime nellintima necessit di cooperare con la collettivit in cui
lindividuo vive; la compartecipazione emotiva rappresenta un processo dinamico mediante cui
lindividuo condivide emozioni con i propri simili (Parenti e coll, 1989).
Questo valido anche, e soprattutto, in un contesto demergenza, in cui il singolo, senza il
supporto e la condivisione con laltro, destinato a fallire. Del resto, le recenti scoperte di Gallese,
Fadiga, Fogassi, e Rizzolatti (1996) sembrano confermare le intuizioni di Adler (1912, 1920, 1927,
1933, 1935) anche in una prospettiva neurofsiologica: i neuroni specchio confermano, infatti, una
consonanza intenzionale con il mondo dellaltro, resa possibile non solo dal fatto che condividiamo
le medesime modalit dazione, le stesse sensazioni ed emozioni, ma anche perch condividiamo
fsiologicamente con laltro alcuni dei meccanismi nervosi che presiedono quelle stesse azioni,
sentimenti ed emozioni.
In altre parole, le evidenze empiriche suggeriscono che le stesse strutture nervose coinvolte
nellanalisi delle sensazioni ed emozioni esperite in prima persona sono attive anche quando tali
emozioni e sensazioni vengono riconosciute negli altri. Il meccanismo di simulazione non quindi
confnato al dominio dellazione ma appare essere una modalit di funzionamento di base del nostro
cervello quando siamo impegnati in una qualsivoglia relazione interpersonale (Gallese, 2007).
Tale conferma, su base biologica, rafforza il concetto di sentimento sociale e lo rende in una
certa misura specie-specifco, caratteristica delluomo in quanto tale, irrinunciabile in quanto
biologicamente determinato. Bisogna, quindi, permettere che lesperienza dimpotenza, di fallimento,
di sopraffazione, di scoraggiamento venga condivisa empaticamente con il gruppo sociale;
diversamente il rischio che prenda il sopravvento la logica privata individuale, che il singolo cessi
di cooperare nelle attivit quotidiane e aumenti il proprio distacco emotivo dal resto della comunit.
Tale attenzione tende anche a prevenire laccanimento, da parte di alcuni, su soggetti che assolvono
la funzione di capri espiatori, su cui indirizzare rabbia e aggressivit (Sbattella, 2009). necessario che
il singolo continui a sentirsi emozionalmente legato alla collettivit, che, per dirla in termini adleriani,
mantenga desto il sentimento sociale che lemergenza pu aver temporaneamente sopito.
Lintervento di gruppo, in emergenza, al fne di sviluppare il sentimento comunitario, pu
tradursi nella narrazione di s; una narrazione rivolta non solo al passato, ma che esprime anche
la proiezione verso il futuro.
Roberto Callina Applicabilit del modello adleriano
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Nella rifessione autobiografca, cos ricca di anticipazioni, progetti, proiezioni e speranze
fortemente presente il tempo dellavvenire; ed proprio dalla dimensione del futuro che possibile
innescare un fruttuoso processo dincoraggiamento di matrice adleriana. Pensare in modo narrativo
sembra, peraltro, alimentare lo sviluppo della weness (il sentimento di noit-interdipendenza
affettiva di uno psicogruppo), la capacit di compartecipazione e collaborazione con gli altri
(ladleriano Sentimento Comunitario), per realizzare i propri progetti e imparare a rispettare quelli
altrui (Varriale, 2009, p. 223).
In questottica ritengo possa essere favorevole anche lutilizzo di una strategia di peer education,
che mira a recuperare i potenziali della relazione tra pari (vision, patrimonio esperienziale e codici
linguistico-comunicativi comuni) e potenzia in un approccio di empowerment le competenze
psicosociali di soggetti, che, opportunamente formati, favoriranno nel gruppo di appartenenza
esperienze di cooperazione, sostegno reciproco, negoziazione e risoluzione condivisa dei problemi
(Orlando e Varriale, 2004, pp. 135-136).
Emblematica in tal senso, nel campo di Monticchio 1, stata lattivit svolta con i rappresentanti
di via; sono state individuate fgure con caratteristiche di natural helper, con i quali si sono tenuti
incontri programmati volti a potenziare le personali competenze relazionali. I rappresentanti sono stati
quindi utilizzati come facilitatori per sviluppare la cooperazione e la compartecipazione emotiva tra
gli ospiti del campo; il coinvolgimento a cascata derivante da tale strategia si tradotto in quella che
Orlando e Varriale (2004) defniscono esperienza di apprendimento intersoggettivo; unesperienza
di tipo collaborativo nello sviluppo della pro-socialit intesa in termini di interdipendenza positiva in
unottica di empowerment individuale e di gruppo.
La promozione della pro-socialit, nelladulto, ha come effetto benefco anche la costruzione di
un ambiente educativo funzionale ai bisogni di crescita dei bambini, scossi anchessi dalla catastrofe,
proprio nel pieno sviluppo del loro personale modo di interpretare gli eventi, del loro mondo fnzionale.
comunque necessario, parallelamente, organizzare spazi in cui i bambini possano, attraverso il
gioco, incontrarsi, condividere esperienze ed emozioni, cooperare tra loro per affrontare, affancati da
fgure adulte incoraggianti, lesperienza traumatica e coltivare il sentimento comunitario.
Ho potuto constatare personalmente che, come suggerito anche dalla letteratura specializzata
in emergenza (Axia, 2006; Sbattella, 2009), un robusto facilitatore sociale lumorismo, la cui
funzione quella di rafforzare le relazioni come una specie di collante.
Ritengo che, se utilizzato e stimolato nella giusta misura, in modo creativo e con intelligenza pratica
ed emotiva, possa essere un utile strumento per favorire lo sviluppo del sentimento comunitario,oltre
a facilitare la prevenzione di fenomeni di burn-out tra gli operatori dellemergenza.
III. 4. Comprendere lunicit individuale e riorientare il S creativo
Comprendere lo specifco signifcato che gli eventi assumono per il soggetto favorisce il processo
di aiuto nella ricerca di senso alle proprie reazioni e fa in modo che levento possa essere pensato,
elaborato ed integrato come parte signifcativa dellesistenza conscia (Sbattella, 2009).
La ricerca ha dimostrato che la relazione tra gli eventi stressanti e catastrofci della vita e lo
stress percepito dal singolo individuo non lineare; leffetto degli stressor sarebbe, infatti, fortemente
Roberto Callina Applicabilit del modello adleriano
51
mediato da variabili individuali (Cassidy, 1999); molto dipenderebbe dal modo in cui i soggetti
percepiscono, classifcano e signifcano gli eventi (Sbattella, 2009); evidentemente linterpretazione
dellepisodio calamitoso del tutto personale e risponde alle caratteristiche di unicit individuale.
importante, quindi, in un contesto demergenza, non generalizzare a priori e comprendere
quale sia il vissuto soggettivo del singolo per favorire linstaurarsi di una relazione sinceramente
empatica.
facile accorgersi, parlando con i superstiti di un evento calamitoso, che il S creativo appare
spesso paralizzato, forse ripiegato su se stesso in un circolo vizioso senza via duscita, o comunque si
muove in modo da contrastare la precedente dinamica di aspirazione alla superiorit, verso mete che
non sono facilmente intuibili ma che sono, certamente, mutate rispetto al pre-emergenza.
La progettualit appare bloccata; come se non ci fosse pi spazio mentale per interpretare
lesperienza traumatica legata al vissuto catastrofco; la necessit di costruire un senso diviene allora
prioritaria. La ricerca di un senso, di un signifcato, in una visione fnalistica, pu essere facilitata
dalle strategie narrative di cui ho gi accennato nel precedente paragrafo.
Lintelligenza narrativa di cui parla Bruner (1990) rappresenta, infatti, lo strumento migliore
per attribuire signifcato agli eventi offrendo il vantaggio di organizzare i dati di realt attraverso
la mediazione di soggetti agenti dotati di intenzionalit, scopi, desideri e valutazioni soggettive;
in questo modo, attraverso la narrazione, si facilita una rilettura dei fatti in una visione fnalistica
e scopistica degli stessi, si ha la sensazione di padroneggiare il processo da cui si viene travolti.
La costruzione di senso, oltre che al signifcato, si riferisce quindi anche alla direzione verso cui
sembrano organizzarsi alcune concatenazioni di eventi (Sbattella, 2009). Davanti ai problemi di
signifcazione e senso posti dalle emergenze, gli specialisti [] dovrebbero anche caratterizzarsi
per una forte capacit di strutturare contesti, facilitare le interazioni sociali costruttive, ricollocare le
azioni apparentemente incomprensibili allinterno degli sfondi di riferimento, usare molte tecniche di
tipo narrativo. (Ibid., p. 116).
Axia (2006) parla di routine quotidiane spezzate dallevento traumatico; la routine quotidiana
medierebbe gli incontri con la realt esterna e le personali esperienze creando particolari sistemi di
signifcato organizzati in script cognitivi (copioni) per agire nellambiente sociale, in schemi ambientali,
riferiti al cosa trovare e dove trovarlo, e in concetti basati sui prototipi pi frequenti nellecocultura
di riferimento. Ritengo che le routine quotidiane, di cui parla Axia, siano parte del costrutto adleriano
di S creativo, siano la controparte comportamentale delle fnzioni; gli script altro non sono che i
personali schemi appercettivi. Lesperienza, la costruzione delle proprie mete di superiorit, del
proprio piano di vita, si modulano anche attraverso la quotidianit, attraverso il signifcato personale
che viene attribuito alle azioni quotidiane, oltre che ai pensieri e alle emozioni ad esse associate.
Quando la routine spezzata, le persone devono re-imparare il mondo, avvertono un senso di
smarrimento giacch le normali motivazioni allazione non sono pi applicabili alla nuova realt,
cessano di funzionare in modo automatico (Axia, 2006); le giornate trascorse in un campo sono tutte
uguali, non c differenza tra il marted e la domenica, non ci sono signifcative differenze neppure
tra lalba e il tramonto.
per questo che credo sia fondamentale favorire una strutturazione del tempo, facilitare
lorganizzazione di attivit ludiche, ricreative, educative, lavorative, rivolte alle varie fasce di
Roberto Callina Applicabilit del modello adleriano
52
popolazione interessata (bambini, adulti, anziani) che consentano di cominciare a riprogettare la
quotidianit; le nuove routine quotidiane potranno favorire la ristrutturazione di un senso (signifcato e
direzione) nellottica di una nuova progettualit individuale; lintenzionalit nelle routine quotidiane e
le azioni ad esse associate, saranno da stimolo per una ristrutturazione creativa globale, riferita non solo
al comportamento ma anche alla sfera cognitiva ed emotiva: potranno, a mio parere, progressivamente,
riattivare il movimento fnalistico ascensionale verso mete sul lato utile della vita.
Anche il processo di mediazione tra management del campo e residenti, funzione richiesta allo
psicologo dellemergenza, pu essere modulato al fne di rendere protagonista attiva la popolazione
colpita dalla calamit. In unottica di empowerment, favorire la partecipazione attiva degli abitanti
nei processi decisionali fondamentale per consentire loro di riprendere creativamente possesso della
propria vita, per ricominciare a progettare il futuro in unottica adlerianamente fnalistica.
Tornando al tema dellumorismo, di cui ho gi detto nel paragrafo dedicato allo sviluppo del
sentimento comunitario, ritengo che il primo effetto da esso generato rispetto agli eventi stressanti
sia una reinterpretazione e una ristrutturazione dellevento stesso; penso, quindi, che il suo utilizzo,
dosato ed utilizzato con buon senso, possa favorire la rilettura creativa dellavvenimento e combattere
lincapacit, diffusa tra le vittime, di prendere decisioni.
Peraltro, lironia effcace nel canalizzare laggressivit generata dalla frustrazione dellevento
verso il lato utile della vita, favorendo cos una spinta motivazionale in direzione di una nuova
strutturazione creativa. necessario stimolare una nuova interpretazione della disgrazia per lasciare
il posto a nuovi adattamenti nella realt modifcata dagli eventi.
Nei mesi successivi alla catastrofe, capita di vedere che alcune persone hanno sfruttato lincontro
con il dolore per una crescita individuale, cominciando a vivere con pi saggezza, dedicandosi a ci
che maggiormente conta nella vita, rinsaldando i legami sociali in un clima di prudenza e ottimismo
(Sbattella, 2009); forse uno dei pi importanti obiettivi che dobbiamo inseguire intervenendo in
emergenza proprio quello di facilitare tale processo ri-creativo negli individui, fare in modo
che il dolore possa essere integrato nella propria personale storia di vita ed essere da stimolo per
compensazioni in direzione di una sana aspirazione alla superiorit.
III. 5. Altre rifessioni metodologiche
Particolare attenzione va posta nei confronti dei soggetti che mostrano di non possedere una
suffciente rete di risorse relazionali informali; la carenza di tali risorse appare, infatti, essere un
grande fattore di rischio per la salute mentale a breve e lungo termine e, in tali casi, indispensabile
una presa in carico che si connetta ai servizi socio-sanitari della comunit di appartenenza (Sbattella,
2009).
La sensibilit dello psicologo e la sua capacit di lasciare da parte linsidioso senso di
onnipotenza terapeutica, di riconoscere il limite dettato dalla breve durata dellintervento, deve
metterlo in condizione di individuare tali situazioni particolari e di attivare i servizi sul territorio per
fornire lassistenza necessaria nel lungo periodo.
In tali casi consigliabile non favorire relazioni che possano incatenare il soggetto in rapporti
disfunzionali di natura affettiva profonda; lo psicologo dellemergenza, in nessun caso, pu supplire
Roberto Callina Applicabilit del modello adleriano
53
alle carenze affettive, emotive e relazionali dellindividuo privo di una naturale rete di attaccamento;
ci proprio in virt della natura transitoria dellintervento stesso.
Il setting emergenziale, per sua natura assolutamente non strutturato, deve prevedere una
capacit personale di uscire dagli schemi rigidi-interpretativi pi tipici del tradizionale setting clinico.
Parlando, quindi, di tecniche di empowerment, di peer education o di altre metodologie particolari
bisogna sempre pensare a un intervento strategico personalizzato sul campo; un intervento che pu
ispirarsi a tali tecniche ma di natura fessibile, rivolto a cogliere lunicit individuale; un intervento
il cui valore aggiunto dato dalla soggettivit e dalla creativit individuale del terapeuta nonch
dalla creativit noi-centrica della coppia terapeutica cos come, del resto, suggerito dalla dottrina
adleriana.
comunque sempre necessario focalizzare lintervento considerando che ci si trova in un
contesto emergenziale e quindi temporaneo; le relazioni che si instaurano vanno quindi costantemente
monitorate per far si che, pur non rinunciando alla creativit noi-centrica della coppia, si pervenga
ad una sorta di giusta distanza, n troppo coinvolti n troppo distaccati.
IV. Note conclusive
evidente che tale contribuito non ha la pretesa di voler esaurire largomentazione sullapplicazione
del modello adleriano in un contesto di emergenza; lobiettivo che mi sono posto, casomai, di poter
cominciare una rifessione globale su tale possibilit, ad oggi ancora forse inesplorata.
Ritengo che la scuola adleriana abbia molti punti di forza da poter spendere nei contesti
emergenziali e credo che la Psicologia dellEmergenza, dottrina nata uffcialmente in Italia da
poco pi di un decennio, essendo ancora abbastanza giovane, abbia realmente bisogno di contributi
che spazino oltre i confni delle tradizioni cognitivo-comportamentali; dico tradizioni poich
la maggior parte della letteratura italiana disponibile sullargomento affronta lemergenza con
proposte che provengono, fn dagli albori della sua nascita, dalla corrente di pensiero di matrice
comportamentista e cognitivista.
Nonostante i nuovi orientamenti di stampo cognitivo si siano progressivamente sviluppati
enfatizzando sempre pi il ruolo centrale della relazione e limportanza degli aspetti emotivi nel
processo di cambiamento (Bara, 1996), non si pu, a mio avviso, sottovalutare che il pensiero
adleriano ha, in tal senso, una tradizione certamente pi radicata. Il processo terapeutico adleriano ,
infatti, da sempre caratterizzato dalla qualit della relazione terapeuta-paziente e da tutti gli aspetti
emotivi, transferali e controtransferali che ad essa sono connessi.
La creativit e lempatia sono alla base di ogni relazione daiuto per la scuola adleriana, sono
centrali in ogni percorso e consentono al terapeuta una fessibilit maggiore nelluso di particolari
tecniche che, in contesti come quelli emergenziali, rischierebbero, se troppo rigidamente applicate,
di far perdere di vista luomo e la sua sofferenza, penalizzando lo sviluppo della compartecipazione
emotiva necessaria al buon superamento della crisi.
Credo che, in unottica squisitamente adleriana, sarebbe utile apportare nuova linfa indivi-
dualpsicologica allo studio dei contesti demergenza e mi auguro di aver fatto un piccolo passo in tale
direzione.
Roberto Callina Applicabilit del modello adleriano
54
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Roberto Callina
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Roberto Callina Applicabilit del modello adleriano
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I. Premessa
Il caso clinico che segue tratteggia una personalit contraddittoria, ambivalente, le cui modalit
espressive sembrano sempre in un certo grado fuori misura, impulsive, enfatiche ed apparentemen-
te prive di controllo. Si percepisce unimpronta istrionica mirata ad esercitare una forte pressione
sullambiente.
La mutevolezza dei comportamenti e delle emozioni che fanno da background appare talora
ricercata come fattore sorpresa, destinato a destabilizzare linterlocutore. Lintento manipolatorio
palese ed facile intuire come limpianto nevrotico sia stato sperimentato nel tempo e selezionato in
quanto giudicato vincente dalla paziente. Erronei tentativi compensatori del complesso dinferiorit,
il timore dei collaudi della vita, possibili rivelatori di uninadeguatezza temuta e negata, costituiscono
il sottofondo psicodinamico di tale struttura di personalit.
Ci comporta una visione della realt marcatamente autoreferenziale che, attenuando fnzional-
mente ogni tentazione di autocritica, orienta la paziente alla ricerca di un potere prevaricatorio. Pre-
valgono, dunque, le infuenze ostili della volont di potenza, attivatrici di rapporti di forza e la scelta
delle armi in questa lotta, sar frutto del potere creativo individuale.
Giulia una giovane donna sempre in armi contro il mondo, per la quale la sicurezza coincide fn-
zionalmente con il dominio sugli altri, perseguito spesso con modalit dirette, costrittive, polemiche ed
oppositive. A ci sintercala il repertorio dellostentazione della debolezza, espresso con ansia, vittimi-
smo e stati depressivi, carichi di fnalit accusatorie nei confronti della famiglia e del mondo. In alcuni
momenti il vittimismo acquisisce valenze seduttive, come richiesta di protezione o complicit.
Riassunto
Questo lavoro presenta il caso di una giovane donna affetta da
una malformazione congenita, alla quale reagisce sperimentan-
do modalit compensatorie ambivalenti ed in reciproca contrad-
dizione, che originano linee comportamentali apparentemente
imprevedibili e spesso fuori misura. La ragione di ci risiede
nellimpianto antitetico del pensiero e nella rigida adesione del-
la paziente ai suoi vecchi schemi fnzionali, sempre orientati in
senso non collaborativo. Il rapporto tra i primi ricordi e sogni
illustra lantitesi che fa da sfondo alla struttura nevrotica della
paziente: lopposizione tra il privilegio accordatale da sempre
in famiglia e lincapacit di trovare adattamenti alla realt so-
ciale cui del tutto impreparata.
Parole chiave
PROTESTA VIRILE, PENSIERO ANTITETICO,
RESISTENZA, SETTING
Abstract
GIULIA S CASE. This article intends to present the case of a
young woman suffering from a birth defect, to which she reacts
experiencing compensatory methods, ambivalent and in mutual
contradiction, which cause behavioral lines, apparently unpre-
dictable and often out of control. The reason for this lies in
the antithetical structure of thought and in the rigid adhesion
of the patient to her old fctional schemes, always oriented in
a non-collaborative sense. The relationship between her frst
memories and her dreams, illustrates the antithesis that is the
backdrop to the neurotic structure of the patient: the opposition
between the privileges always granted to her in the family and
the inability to fnd adaptations to the social reality to which she
is totally unprepared.
Keywords
MASCULINE PROTEST, ANTITHETICAL THOUGHT,
RESISTANCE, SETTING
ANNA LIGGERI FERBELLI
IL CASO DI GIULIA
DIALOGHI ADLERIANI I, n. 1, 56-67 (2014) CASI CLINICI
57
Il feedback sul piano relazionale fallimentare: le tematiche affettive e sociali, infatti, scandi-
scono i temi della competizione e del possesso e sono talmente intrise del timore dellabbandono da
indurre Giulia ad auspicare relazioni prive di legami autentici ed intensi, naturalmente da parte sua.
In questo quadro sintuisce il bisogno imperioso e lurgenza della paziente di trovare soluzione al suo
sentirsi disarmata ed indifesa in un mondo che ritiene ostile. La sua visione della realt, pertanto, la
conduce ad elaborare e a mettere in atto strategie autoaffermative ed autodifensive, lontane dal suo
sentimento comunitario, tattiche che lhanno portata ormai a sconfnare nel pensiero nevrotico.
La presentazione di questo caso clinico vuole evidenziare alcuni artifzi psichici erronei mirati
allinnalzamento dellautostima, ci che Adler nelle prime opere denomina effcacemente apparati
di sicurezza.
Adler (1920) utilizza il termine sicurezza nei primi lavori in cui analizza la psiche nevrotica.
Nelle opere della maturit, invece, privilegia luso di termini quali superiorit o perfezione, con cui
indica il perseguimento di una meta sana. A tal proposito asserisce che il fne della sicurezza comu-
ne a tutti gli uomini, ma ci che distingue il soggetto nevrotico dal soggetto sano la sua maggiore
tendenza alla sicurezza (p. 35).
Ci allude al fatto che lindividuo in armonia con s e ben integrato nel contesto sociale riesce a
tollerare un certo grado di frustrazione, riconosce la propria fallibilit traendone uno stimolo migliora-
tivo. Nellambito della psicopatologia, al contrario, il rischio dinsuccesso corrisponde a ci che Adler
defnisce come una caduta in un abisso pieno di orrori corrispondente alla perdita dellautostima.
Proprio il timore della perdita dellautostima induce la paziente a creare molteplici artifzi
psichici in virt dei quali possa negare a se stessa il proprio disagio interiore e recitare la parte di
personaggio vincente. Tale processo mentale naturalmente in molto larga misura inconscio, bench
intervallato da sporadici momenti di consapevolezza, immediatamente respinta.
II. Il caso di Giulia
Giulia ha quarantacinque anni, una laurea in Economia a pieni voti, un avviato studio professio-
nale come Dottore Commercialista. Secondogenita, preceduta da un fratello di quattro anni mag-
giore, che svolge la medesima professione ed suo socio. C poi una sorella pi giovane di cinque
anni, la quale gi dallinfanzia vive in unaltra citt.
La famiglia dorigine abita da sempre in un piccolo paese isolato, dove gestisce unazienda agri-
cola. Qui la paziente torna con grande frequenza e vi si stabilisce nei periodi di depressione. I genitori,
ormai piuttosto anziani, sembrano conservare un ruolo di riferimento signifcativo per Giulia, sia pure
in modo ambivalente.
Schematici i tratti con cui Giulia li descrive: la madre forte, lungimirante, decisionista, si con-
fgura come oggetto dammirazione e modello positivo per la fglia, in opposizione al padre defnito
debole, esitante, sempre benevolo ed accomodante, relegato al ruolo di esecutore delle disposizioni
della moglie. Il fratello viene tratteggiato come instabile caratterialmente, incostante e poco produt-
tivo nel lavoro, irritabile e reattivo. Litigano molto spesso tra di loro, ma la paziente riconosce che il
fratello si fa carico di tutti i problemi e delle seccature che lei non vuole affrontare.
Iniziano a delinearsi qui le dicotomie che scandiscono lorganizzazione del pensiero di Giulia
Anna Liggeri Ferbelli Il caso di Giulia
58
e sottintendono un giudizio netto. Le fgure dei genitori si connotano secondo schemi opposti: alla
prevalenza materna fa da contrappunto la sottomissione paterna, cos come la presunta instabilit
del fratello serve a rimarcare la propria dichiarata effcienza professionale. Il fratello, come il padre,
gioca un ruolo solo apparentemente secondario, in realt rinunciando alla sua libert, si pone come
paladino della sorella.
Giulia cita appena la sorella minore. Riferisce che questa stata affdata alla nonna gi dai primi
mesi di vita, cresciuta ed ha compiuto gli studi lontano dalla famiglia, solo con brevi rientri nella
casa dei genitori. Il disinteresse dimostrato dalla paziente pu essere in parte giustifcato proprio dalla
distanza e dalle rare occasioni di contatto con la sorella. Daltra parte non si pu escludere che tale
atteggiamento sia unespressione di rivalit fraterna. Lindifferenza ostentata, peraltro, una delle
tante modalit utilizzate tuttora da Giulia per negare limportanza di qualcuno ed elevare una barriera.
Alla nascita della sorella, Giulia aveva gi consolidato il suo potere in famiglia e, visti i tratti del
carattere che andava strutturando, non avrebbe consentito nemmeno in tenera et, ad alcun rivale di
contenderle il trono.
III. Giulia e la signifcazione soggettiva del proprio defcit fsico
Strumento di tanto potere era nellinfanzia ed tuttora una malformazione fsica che la paziente
presenta alla nascita. Questa, pur non interferendo con la sua autonomia, tuttavia visibile e non
passa inosservata. Come adleriani, riconosciamo al defcit fsico la potenzialit di stimolo, che pu
originare sia risposte rinunciatarie e di ripiegamento sia reazioni costruttive animate da uno slancio
verso mete autoassertive di superamento.
Lorientamento della risposta dipende, quindi, dalla signifcazione personale che ciascun in-
dividuo attribuisce alla propria condizione, coerentemente con il proprio stile di vita e con la propria
meta fnale. Giulia vive la propria situazione in unalternanza di emozioni che si susseguono e sin-
trecciano di continuo, regolate dagli accadimenti e dalle impressioni, ma sempre dirette alla ricerca
di un successo compensatorio.
Comune denominatore di questi stati danimo una rabbia sorda insieme ad un potente desiderio
di vendetta nei confronti del mondo esterno. Di qui prende corpo il bisogno rivendicativo di dimo-
strare la propria superiorit in ogni ambito. Prima fra tutte la supremazia intellettuale, gi enfatizzata
in famiglia, poi uno sforzo senza fne per possedere la casa pi lussuosa, lautomobile pi costosa, lo
studio pi prestigioso, anche se non riesce a sostenerne i costi.
C inoltre la ricerca di un aspetto fsico smagliante, perseguito con diete e cure estetiche di ogni
genere. I risultati, per, sono deludenti. Laspetto fsico denuncia in modo inequivocabile, lalternan-
za di sentimenti ed emozioni, passando dallestrema cura dei periodi positivi, alla massima trascura-
tezza delle fasi di grande scoraggiamento. In entrambi i casi si ravvisa una sottolineatura enfatica che
tradisce tentazioni di platealit.
IV. I primi ricordi
Ogni evento, costituisce per la paziente unopportunit di richiamo dattenzione cui la famiglia
Anna Liggeri Ferbelli Il caso di Giulia
59
risponde con grande risonanza, in un atteggiamento corale di sollecitudine e condivisione. un dirit-
to, secondo Giulia, tutta lattenzione che riceve da sempre. Il primo ricordo delinea effcacemente il
privilegio accordatole dai genitori e confermato di continuo:
Quando nata mia sorella, io avevo cinque anni. La mamma ha deciso di affdarla alla nonna,
spiegando che non poteva occuparsene, perch doveva dedicarsi a me che necessitavo di cure.
Ma anche il fratello non esentato da penalizzazioni:
Il giorno della Prima Comunione di mio fratello, il mio abito era bellissimo, cos come i regali
ricevuti. Tutti prestavano attenzione solo a me, io ero la festeggiata! Ricordo bene che la mamma ha
spiegato a mio fratello che io avevo pi diritti di lui, in quanto penalizzata dalla malattia.
Questaltro ricordo si colloca nello stesso periodo del precedente e ne costituisce un rafforzamento:
Ricordo anche la volta in cui la mamma ha detto a mio fratello che avrebbe dovuto sempre
sentirsi responsabile nei miei confronti, anteponendo i miei bisogni ai suoi. Lui ha pianto ma poi ha
capito che giusto.
Commenta affermando che il fratello nellinfanzia e nelladolescenza veniva punito quando tra-
scurava la sorella per stare con i suoi amici.
Ancora un ricordo:
Una notte, avevo allora dieci anni circa, ho sentito i miei genitori che parlavano di me. Di
soppiatto sono andata ad origliare. Il pap stava dicendo che ero prepotente ed arrogante, che lui
avrebbe voluto rimproverarmi. Ma la mamma lo ha zittito dicendogli che lui sbagliava sempre e che
era lei a sapere come agire, era lei a decidere come ci si doveva comportare. Cos lui ha taciuto.
In tal modo lunico tentativo di contenimento falliva!
giusto che io sia privilegiata, perch sono stata sfortunata!.
questo il convincimento profondo che traccia tutti i percorsi mentali e le linee comportamentali
di Giulia.
Questo diritto a ricevere, nato ed alimentato in famiglia, si trasformato in dogma, mentre,
nellimpatto con la quotidianit tutto si capovolge e la rivendicazione del diritto trova solo disconfer-
me ed evoca forti frustrazioni.
La pretesa di privilegi pu essere interpretata come importante segnale psicodiagnostico, in
quanto suggerisce le linee programmatiche esistenziali di Giulia, il suo orientamento teleologico e
fornisce la misura del suo allontanamento dalla realt e dagli altri.
La paziente, infatti, tende ad elaborare fantasie ed anticipazioni che la descrivono tendenzio-
samente al centro della scena, come protagonista indiscussa. Ci pu sollecitare il sospetto di uno
sganciamento patologico dalla realt, tuttavia si conferma come fatto episodico, sostenuto da una
fnalit consolatrice in momenti di grande sconforto. Il contatto con la realt non realmente pre-
giudicato.
facilmente percepibile come il racconto dei primi ricordi, che la paziente considera espressioni
del proprio successo, sia per lei motivo di compiacimento. Tuttavia, in fligrana, si coglie una sorta di
monito diretto allanalista: Ricorda che io devo essere privilegiata! ed anticipa inconsciamente la
belligeranza che porter nel setting cos come nella vita.
Anna Liggeri Ferbelli Il caso di Giulia
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V. I sogni
Giulia procede nella sua vita adulta guidata dai suggerimenti faziosi dei primi ricordi, con lat-
tesa di riprodurre in ambito sociale le medesime dinamiche relazionali sperimentate in famiglia. Ma
la realt inesorabilmente disconfermante. Gi dai tempi del liceo si accorge con stupore che nessuno
le riconosce dei particolari privilegi n le riserva benevoli riguardi. Ci non sollecita nella paziente
tentazioni di autocritica o cambiamenti nello stile di vita, al contrario, origina reazioni rancorose,
ostili, sostenute dal desiderio di vendetta.
Tali emozioni si esprimono in modo esplicito in un sogno del periodo delle scuole superiori, ben
ricordato perch ricorrente.
C un incendio a scuola, la mia aula invasa dal fumo, si diffonde il panico tra i presenti.
Solo io trovo la fnestra ed esco senza diffcolt, mentre gli altri rimangono intrappolati. Lincendio
si estende a tutto ledifcio. Subito mi allontano di corsa, poi mi fermo e vedo che nessuno riuscito
a seguirmi. Un po mi dispiace per loro, ma non hanno riconosciuto la mia lungimiranza.
Indubbiamente intriso di aggressivit, valenze punitive e desideri donnipotenza, questo sogno,
che ricorre nei periodi di maggiore frustrazione, carico dellangoscia derivante dalla convinzione
che niente potr migliorare. Non resta che distruggere!
La ricorsivit del sogno evidenzia la rigidit del pensiero di Giulia, che continua ad aderire forte-
mente alla sua logica autoreferenziale. Si coglie qui una sorta di forzatura, come se, rimanendo legata
a vecchi schemi, riuscisse, prima o poi, a piegare la realt ai suoi voleri.
Il tema della solitudine raffgurato non tanto dallessere lunica sopravvissuta, ma dal fatto che
gli altri non si siano accorti che lei aveva trovato una via di fuga. Giulia si sente invisibile agli occhi
degli altri, avvolta in una cortina di fumo, appunto: grossa delusione per una persona cresciuta al
centro dellattenzione.
Commentando il sogno, la paziente lamenta lesclusione dal contesto sociale, accusa gli altri ri-
tenendoli responsabili della propria solitudine, enfatizza la propria sensibilit che, a suo dire, la rende
vulnerabile nei rapporti umani, teme eventuali giudizi negativi. Ci la induce al ritiro. Non rivela,
peraltro, alcun interesse umano n prende iniziative di contatti con altri, ritenendolo umiliante. Resi-
duano i soli rapporti di natura professionale in cui si sente sicura, perch tutelata dal ruolo.
I genitori incoraggiano le scelte disolamento della fglia, sollecitando rientri a casa. Ci eviden-
zia la loro protettivit, ma anche condivisione di uno stile di vita improntato allisolamento. Lassenza
di fgure estranee al nucleo famigliare nei primi ricordi gi suggeriva lipotesi di una disposizione al
ritiro da parte dei genitori.
Nel corso dellanalisi, la paziente ribadisce spesso ci che lei defnisce la propria intolleranza per
le amicizie, soprattutto femminili, aggravata dalla diffdenza nei confronti del mondo intero. Adler
(1920) individua nella distanza interposta tra s e gli altri una difesa estrema come se lindividuo
fosse circondato ed immobilizzato da un cerchio di fuoco fatto dalle streghe (p. 124).
Il soggetto, quindi, delimita il proprio raggio dazione solo ad ambiti sicuri, in cui il proprio do-
minio certo ed elude qualsiasi collaudo, minaccioso per lautostima.
Leccessiva protezione della famiglia ha creato e mantenuto una rete di sicurezza attorno a Giulia
a tal punto che ora, nella vita adulta, realmente disarmata, incapace di superare ostacoli, tollerare
Anna Liggeri Ferbelli Il caso di Giulia
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piccole frustrazioni o districarsi in situazioni che richiedano un atteggiamento interlocutorio o di me-
diazione. Quante contraddizioni e quante antinomie, quante dimensioni e quante stratifcazioni, si
condensano in unesperienza emozionale ed esistenziale, apparentemente semplice e lineare com la
solitudine. La cosa pi importante, in ogni caso, la constatazione che una condizione di solitudine
sociale possa essere sorgente, e causa, di malattia. [] Ha bisogno di cura la solitudine dolorosa, la
solitudine autistica, la solitudine-isolamento, che ci imprigiona nella separatezza e nella inclusione
nei confni del nostro io; dai quali non possibile uscire (Borgna, 2011, p. 183).
I temi dellisolamento e del timore degli altri vengono ribaditi in un sogno composto di due parti
diverse in cui la seconda traspone nel presente la prima caricandola di ulteriore tensione.
Il sogno inizia e si conclude con una fuga. Qui Giulia si descrive come una principessa delle
favole, ritirata in una torre, circondata da arredi lussuosi, sete e broccati. Esce, si trova nel deserto e
subito simbatte nei predoni che la inseguono con il chiaro intento di ucciderla. Dopo la fuga, il rien-
tro nella torre salvifco. Di facile decodifca il monito del sogno che la invita a stare al sicuro, ma la
vera natura dellaggressione temuta si esprime pi esplicitamente nella seconda parte.
In questa, sempre principessa, Giulia viene invitata ad interpretare la parte della protagonista in
un nuovo flm di un noto regista cinematografco. Fiera di s, si dirige verso il teatro di posa e, men-
tre sale ai piani superiori, si accorge che le persone che incontra la deridono, la criticano, perch un
dettaglio del suo abbigliamento inadeguato, di pessimo gusto. Dopo inutili tentativi di spiegare che
tale oggetto non le appartiene, che lha raccolto lungo la strada, senza essere ascoltata, si allontana
di corsa, raggiunge un ripostiglio, vi si chiude e decide che ne uscir solo quando sar certa che tutti
se ne siano andati.
I temi reiterati della fuga e del ritiro provvidenziali, trovano pi chiaramente ragione nella pre-
occupazione relativa al giudizio degli altri, i quali nel sogno dellincendio non la vedono, quindi non
le offrono la possibilit di discolparsi, le impediscono il raggiungimento del successo e la deridono,
con specifco riferimento ad un particolare del suo aspetto.
Il percorso verso il luogo delle riprese, in cui si ravvisa lambizione del porsi in alto, pi in
alto degli altri, la metafora della vita di Giulia.
Lultimo sogno condensa linterpretazione di Giulia relativa alla propria esistenza tra gli altri.
Qui la paziente partecipa ad una competizione in cui le contendenti, tutte donne, devono sfdarsi
stando su trampoli i quali poggiano su pattini a rotelle. consentito luso di armi. Giulia, con uno
stratagemma, riesce ad impossessarsi dei trampoli pi lunghi e delle armi pi pericolose.
Ci le procurerebbe un certo vantaggio, ma purtroppo a breve si accorge della netta superiorit
atletica di alcune sfdanti. Inoltre, la sua allenatrice, assente, non pu intervenire. Costretta a ri-
manere in competizione, decide che combatter anche slealmente, usando armi improprie, per non
soccombere, ma le altre contendenti sono comunque pi forti. E il sogno sinterrompe. Interruzione
opportuna, forse, per non assistere alle propria sconftta.
Unicamente centrato su di s e sul suo prestigio, il nevrotico sviluppa una serie di tratti caratteriali
che testimoniano il suo perpetuo bisogno di misurarsi con gli altri, con lo scopo di assicurarsi la su- ogno di misurarsi con gli altri, con lo scopo di assicurarsi la su-
periorit (Shaffer, 1976, p. 109).
La suggestione pi forte del sogno il senso di precariet evocato tanto dai trampoli, quanto
dai pattini, che contrasta di netto con lesigenza della paziente di esercitare un controllo continuo
Anna Liggeri Ferbelli Il caso di Giulia
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su ogni cosa.
C poi la scelta di armi vietate, che Giulia si concede benevolmente anche sul piano conscio
e, verbalizzando, afferma che la vita una continua battaglia, in cui si potrebbe essere sopraffatti se
talora non si facesse ricorso a qualche scorrettezza.
VI. Gli artifzi
Si ravvisano nei sogni e nelle verbalizzazioni, quelle idee persecutorie che nel quotidiano spesso
precludono alla paziente la possibilit di contatti che non siano solo formali e la forzano a ricercare
ambiti in cui il proprio predominio sia certo. In questi contesti, al contrario, si esprime quella sugge-
stione teatrale gi citata.
Tuttavia, tali tratti, suscettibili di reciproca contaminazione, non defniscono quadri psicopatolo-
gici specifcatamente tipicizzati, ma riconducono alla comune matrice: una volont di potenza ormai
fuori controllo, in quanto non suffcientemente orientata e contenuta dallistanza collaborativa.
Il termine isolamento nel caso di Giulia fa riferimento non tanto ad una condizione di autentico
patologico ritiro dalla realt, quanto a vari gradi di distanza che la paziente interpone tra s e gli altri
con intento autodifensivo. Tale distanza si rimodula sottilmente di continuo, in relazione al rischio
dinsuccesso ipotizzato nelle diverse situazioni.
La ricaduta sul piano pratico si concretizza quindi nellaccentuazione di emozioni che separa-
no, come lira, la tristezza esibita carica di accuse e le manifestazioni rivendicative plateali. I tratti
del carattere, poi, si confgurano come una routine protettiva (Adler, 1912, p. 303), permeata di
ostilit verso il mondo che genera lincapacit di stabilire rapporti empatici e di condivisione.
Sono molteplici gli artifzi utilizzati da Giulia nella ricerca della superiorit personale. Tra
questi la menzogna orientata a fnalit deresponsabilizzanti o lastuzia con cui sillude di trarre in
inganno gli altri, cos come la ricerca esasperata della verit, che si trasforma in una terribile arma
aggressiva (Way, 1956, p. 111).
La vanit, che la spinge a volere essere sempre la migliore, rivela la forza del suo sentirsi ina-
deguata. Gelosia ed invidia esprimono lintolleranza di Giulia per i successi altrui, interpretati come
propria sconftta. Fuga ed immobilit si collocano tra gli espedienti che le consentono di eludere
prove troppo collaudanti.
VII. Primi ricordi e sogni: lo stile di vita di Giulia
Primi ricordi e sogni gettano un fascio di luce sul complesso impianto di personalit di Giulia
e consentono la comprensione di tratti del carattere e modalit comportamentali opposte che talora
rendono la paziente imprevedibile.
I primi ricordi indicano una traccia di quasi accettazione della malformazione fsica, giudicata
strumento di potere indiscusso che costringe tutti a ruoli di subordine. La cortina protettiva, costruita-
le attorno dalla famiglia, impedisce alla paziente di collaudarsi sul piano sociale, trattenendola nella
convinzione che ogni privilegio accordatale sia un diritto. Giulia, quindi, elabora progetti, fantasie e
speranze per il futuro, nellillusione che tutta la sua vita si svolger lungo i percorsi gi sperimentati.
Anna Liggeri Ferbelli Il caso di Giulia
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Solo ai tempi del liceo simbatte nella realt, che non le riconosce alcun vantaggio. Ci procura una
sorta di stupore, che tuttora manifesta, quasi non riuscisse ad orientarsi.
Lemozione associata lira, il desiderio di distruggere e laccusa. La reazione immediata il
ritiro rancoroso dalla vita relazionale, ritiro che prelude ad un rientro belligerante.
Se i primi ricordi rappresentano simbolicamente il progetto di vita in virt del quale la paziente
nellinfanzia si vedeva proiettata, vincente, nel futuro, i sogni costituiscono la metafora della realt.
Di nuovo lantitesi: la situazione infantile viziante e di certa valorizzazione, in opposizione al
contesto sociale dellet adulta, sconosciuto che non le assegna alcuna priorit, anzi le ostile.
I sogni raccontano tentativi incerti e sempre fallimentari dinserimento, tentativi fondati non
sul bisogno di comunicazione o scambio, ma sulla ricerca di dominio. La fuga conclude i sogni, la-
sciando una traccia scoraggiante. La vita sociale di Giulia si svolge realmente con questo movimento
circolare tra prove di avvicinamento e successive fughe, seguendo rigidamente lo schema fnzionale
iniziale. Al contrario, le strategie autoaffermative ed autodifensive, si modifcano di continuo in re-
lazione allinterpretazione soggettiva ed autoreferenziale operata dalla paziente rispetto ad eventi e
situazioni.
VIII. Le dicotomie dei processi mentali e la protesta virile
A partire dunque dal temuto senso di sconftta e di debolezza, Giulia si dirige reattivamente alla
ricerca di una condizione di superiorit e forza: le dicotomie che scandiscono i processi mentali della
paziente si manifestano chiaramente nei modi opposti di reagire e tratteggiano le linee della Protesta
Virile. Il processo ideatorio della Protesta Virile affonda le sue radici nellantitesi uomo/donna, in cui
i termini opposti indicano simbolicamente la dicotomia forza/debolezza e le conseguenti dimensioni
sociali di potere/sottomissione.
Ci spiega come Giulia, temendo tutte le emozioni che la fanno sentire debole, donna quindi,
tenti di negare la debolezza ed aderisca a linee di pensiero che illusoriamente la facciano sentire forte,
dominante, identifcandosi in modelli maschili. Cos ogni comportamento della paziente acquisisce
una coloritura maschile, dallabbigliamento, allacconciatura, allespressione verbale.
Naturalmente tale processo mentale largamente inconscio. Ne I Verbali della Societ Psi-
coanalitica di Vienna (Ferrigno et Al., 2006) Adler precisa che nellambito della Protesta Virile
lindividuo coscientemente cerca di comportarsi come un uomo, ma inconsciamente vive emozioni
femminili cui si oppone.
Lesacerbazione dei tratti che la cultura attribuisce alla convenzione maschile (aggressivit, deci-
sionismo, intraprendenza) porta nelle relazioni sociali e sentimentali di Giulia i segni della prevarica-
zione e della volont di sottomettere. Le scelte amicali e sentimentali ricadono, pertanto, su persone
che la paziente considera deboli a lei, inferiori per cultura o collocazione sociale. Le sar quindi
facile, in seguito, sottolineare la propria superiorit intellettuale o economica, con lintento di porre
gli altri in basso.
Si coglie un riferimento, pur accentuato, al modello materno descritto nei primi ricordi. Giulia
delimita progressivamente lo spazio personale di amici e del partner, in particolare, nel tentativo di
allontanarli dal loro ambiente e li sottopone a prove continue per valutarne il grado di sottomissione.
Anna Liggeri Ferbelli Il caso di Giulia
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Tenta dunque di riprodurre, con una grossa forzatura, lo stato di potere descritto nei primi ri-
cordi. Anche la scelta di mezzi femminili affonda le radici negli strati profondi della personalit,
conservando carattere largamente inconscio, sebbene residui una componente di consapevolezza che
ne favorisce in parte un uso strategico.
Lostentazione della debolezza, la richiesta esplicita o indiretta di protezione, lapparente sotto-
missione sono alcuni movimenti espressivi della Protesta Virile realizzata lungo la linea femminile.
Nelle sue relazioni affettive e sociali, Giulia porta questo scambio imprevedibile tra durezza e fra-
gilit, confusivo e disconfermante per i suoi interlocutori. Un ulteriore e pi raffnato strumento di
dominio.
La chiave di lettura della mutevolezza di questi movimenti espressivi risiede nellimpianto anti-
tetico della nevrosi, in cui il gioco ricorsivo tra inferiorit percepita ed ambizione smisurata permea
ogni funzione mentale e si esprime nellelaborazione creativa di tutti i percorsi mirati allaffermazio-
ne di s.
Questo movimento progettuale e creativo compenetra tutte le forze, le istanze ed i contenuti
della psiche e li unifca nel perseguimento del fne comune rappresentato dalla tutela del sentimento
di personalit. Ne deriva che contraddizioni ed ambivalenze esprimono modi diversi di raggiungere
lunico scopo.
Adler (1927) afferma che la vita psichica [] appare in grado di sviluppare, in un impulso
innato, la capacit di identifcarsi come organo di attacco, difesa, sicurezza, protezione (p. 36).
IX. Il trattamento
La paziente ha iniziato il percorso analitico solo da pochi mesi. La motivazione daccesso, come
quasi sempre accade e come sottolinea Kurt Adler (1967), solamente il tentativo e la speranza di
attenuare il disagio esistenziale o ridimensionare la sintomatologia in atto ed autocostruita, ma ormai
fuori controllo, non unautentica, profonda esigenza di cambiamento.
Un reale cambiamento comporterebbe la rinuncia consapevole tanto alla meta fttizia persegui-
ta, quanto a tutti gli espedienti creati e selezionati per elevare lautostima ed allontanare il vissuto
dinadeguatezza. Ci potr verifcarsi solo nel prosieguo del trattamento, nella fase trasformativa,
quando la paziente avr raggiunto un certo grado di coscienza dei propri movimenti psichici.
Sulla sorta dellimmagine di s e della realt costruita nellinfanzia, Giulia ha creato e collaudato
i suoi percorsi affermativi che, da allora, improntano affetti, emozioni, tratti del carattere, fantasie ed
anticipazioni, in modo tale da disporla allisolamento, alla difesa o allattacco, ma mai alla collabo-
razione.
Lincapacit a collaborare di Giulia si erige pertanto a barriera, creando ostacoli ed incrementan-
do distanze anche allinterno del setting, processo la cui essenza risiede proprio nello scambio empa-
tico. Il concetto adleriano di coppia creativa fnalisticamente orientata, riferito al binomio terapeuta/
paziente, colloca, infatti, la relazione emotivamente compartecipe come premessa imprescindibile e
fulcro di tutte le fasi della psicoterapia individualpsicologica.
Lanalista rappresenta laltro da s, quindi la logica comune cui la paziente contrappone la pro-
pria belligerante logica privata, interponendo una fttizia distanza. In ci si vale di processi mentali
Anna Liggeri Ferbelli Il caso di Giulia
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gi utilizzati, primo fra tutti, e a lei ben noto, il tentativo di svalutare laltro.
Il meccanismo della svalutazione si pu esprimere in modo diretto, attraverso ad esempio la
disposizione polemica o loppositivit quasi provocatoria, oppure pi indirettamente con laccen-
tuazione della sintomatologia o con un silenzio ostinato. Ognuno di questi atteggiamenti tradisce il
desiderio della paziente di prevalere sugli altri, quindi, anche sullanalista.
Frutto del potere creativo individuale, le espressioni della resistenza sono multiformi. Il seguen-
te episodio, ad esempio, illustra un tentativo di svalutazione fallito nei confronti della terapeuta. In
concomitanza con un periodo di ferie dellanalista, la paziente, forse per protesta a causa del presunto
breve abbandono, consulta un terapeuta di unaltra citt e di altra formazione. Questo, sulla base delle
insuffcienti e tendenziose informazioni di s che Giulia gli fornisce, sdrammatizza il quadro patolo-
gico, invitandola a migliorare la qualit di vita, suscitando in tal modo il risentimento della paziente
che si vede poco considerata.
Fallisce, dunque, sul nascere un tentativo di mettere in contrapposizione, in gara, i due terapeuti,
ponendo s come oggetto di contesa. Nonostante il proprio insuccesso, Giulia riferisce poi laccaduto
allanalista, con la residua speranza di ferire. Lassenza di reazioni negative, la priva di qualsiasi pos-
sibilit di lotta e rende parzialmente conscia la resistenza. Afferma, infatti, che curarla non sar facile,
perch lei non si fda di nessuno. Un monito e una sfda, dunque!
Adler sollecita a ricercare sempre il fenomeno della resistenza nel corso del trattamento al fne
di evitare che lanalista diventi vittima del tentativo operato dal paziente di sottometterlo al suo do-
minio. Non a caso Adler defnisce il setting campo di battaglia alludendo alle continue schermaglie
che vi si generano.
La Psicologia Individuale inquadra il fenomeno della resistenza al trattamento come manife-
stazione dello stile di vita, mosso dalla volont di potenza che si avvale dellaggressivit, in oppo-
sizione alla Psicoanalisi freudiana che lo interpreta come azione e difesa della rimozione (Freud,
1926, p. 99).
Ma lepisodio non scoraggia la disposizione combattiva di Giulia, che ricorre alla mediazione
della famiglia. Ecco, allora, la telefonata della madre che vorrebbe un appuntamento con la psicote-
rapeuta per illustrarle i problemi della fglia e, presumibilmente, fornire precise indicazioni sul com-
portamento da tenere con questa. Un altro tentativo fallito. Poi, ancora, un succedersi di polemiche e
contestazioni che, infciate dallinterpretazione, si trasformano in richiesta di attenzioni per la propria
patologia fsica. Giulia disorientata dalla proposta di collaborazione dellanalista in risposta alla sua
dichiarazione di guerra.
Col tempo, andati a vuoto altri progetti di lotta, Giulia struttura la propria opposizione in modo
antitetico rispetto al passato, pur mantenendo inalterata la fnalit autodifensiva.
Ad armi, apparentemente deposte, sorridente, addirittura gioviale, tesse lodi allanalista, esprime
apprezzamenti fuori luogo, propone reiteratamente un rapporto amicale. Tentativi di seduzione que-
sti, anche piuttosto maldestri. In questo caso i sentimenti vengono utilizzati come strumenti di potere.
La volont di conquista si indirizza a volte a mezzi femminili e il fatto di risvegliare sentimenti pu
essere interpretato come espressione della volont di potenza (Adler, 1920, p. 151).
Anna Liggeri Ferbelli Il caso di Giulia
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X. Alcune considerazioni
La Psicologia Individuale assegna grande rilievo alla tematica dellinferiorit organica, addi-
rittura tutto limpianto dottrinario adleriano prende le mosse proprio da tale questione. Lintenzione
di questo articolo, tuttavia, non ribadire limportanza del suddetto problema, ma evidenziare come
lorgano psichico interpreti soggettivamente stimoli, esperienze, ricordi, anticipazioni e sogni ed ela-
bori di continuo sempre nuovi ed immaginifci espedienti mirati a compensare linferiorit percepita
o, in caso di psicopatologia, a negarla.
Il caso di Giulia, qui presentato brevemente, rivela di certo una ricorsivit nei movimenti espres-
sivi, ma anche una sorprendente creativit nellinstancabile ricerca di nuove strategie di autoasseri-
mento, siano esse improntate allattacco piuttosto che alla difesa. Nelle scelte esistenziali della pa-
ziente si coglie lazione del potere creativo che si esprime a diversi livelli e con vari gradi di fnzione,
dallinterpretazione del reale alla selezione dei percorsi mirati alla sicurezza.
Lorientamento di Giulia, sostenuto da una logica autoreferenziale lontana dal sentimento comu-
nitario, si dirige verso quella vittoria fttizia che, secondo Adler, esiste solo nellimmaginazione del
nevrotico e ben evidenzia come la nevrosi sia un atto creativo.
In questo quadro si inserisce anche la resistenza, in cui la paziente esprime quella stessa com-
ponente artistica gi manifestata nella sua rete di difese. A proposito della resistenza Adler (1920)
afferma: La stessa ostilit che nella vita avvelena i rapporti sociali del nevrotico, si trova nelle sue
relazioni con il medico, ma sotto forma pi nascosta. Bisogna ricercarla con cura, perch in ogni
terapia ben condotta, essa tradisce la tendenza del malato a raggiungere la superiorit grazie alla sua
nevrosi (p. 61). La locuzione Terapia ben condotta sta ad indicare come il fenomeno dellinsor-
genza della tendenza a raggiungere la superiorit sia da ricercarsi in ogni terapia e segnali lopporsi
del paziente allo smascheramento delle fnzioni rafforzate che hanno favorito la cristallizzazione del
piano di vita costruito nellinfanzia e di cui egli inizia ad avere consapevolezza. Ci sta ad indicare
che il percorso terapeutico impostato correttamente.
Le altre Scuole del Profondo condividono questo approccio: la Psicologia Analitica junghiana
riconosce la forza della resistenza nellazione oppositiva del paziente contro i tentativi dellanalista
di abbattere la fortezza che lo fa sentire al sicuro. La Psicoanalisi Freudiana defnisce tale fenomeno
come una tenace forza censurante che il paziente oppone ai tentativi dellanalista di renderlo conscio
di contenuti negati.
Alla luce di queste considerazioni si pu ipotizzare che Giulia, caparbiamente, continuer per
ora a creare originali e raffnati ostacoli e tranelli a difesa del proprio Ideale di Personalit e ad
interporre una fttizia distanza tra s e la terapeuta, con la segreta speranza di stabilire anche qui una
posizione di dominio. Sar, pertanto, indispensabile privarla di ogni possibilit di attacco e lotta, con-
ducendola verso la sua prima esperienza collaborativa.
In questo progetto, scambi e condivisioni allinterno della coppia creativa non dovranno mai
sfuggire ad un attento controllo affnch, come sostiene Adler, il terapeuta non sia mai preso in cura
dal paziente.
La compartecipazione empatica, incoraggiante e tranquillizzante della relazione analitica, dovr
ridimensionare le esigenze difensive di Giulia fornendole il contenimento ed il sostegno necessari per
Anna Liggeri Ferbelli Il caso di Giulia
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collocarsi in una nuova dimensione relazionale fondata sul sentimento sociale.
Lungo questo percorso la paziente scoprir come la sua visione della realt sia fondata su ci che
Adler (1920) defnisce falsifcazione, amplifcazioni tendenziose, attese irrealizzabili, indirizzate
verso il quinto atto glorioso (la superiorit personale) (p. 77) e potr individuare, fnalmente, ambiti
pi sani in cui possa esprimere produttivamente la propria creativit.
BIBLIOGRAFIA
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Nervoso. Roma: Newton Compton, 1976).
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BORGNA, E. (2011). La solitudine dellanima. Milano: Feltrinelli.
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WAY, L. (1956). Alfred Adler: an introduction to his Psycology. Harmondsworth: Penguin Books. (Trad. it.
Introduzione ad Alfred Adler. Firenze: Editrice Universitaria, 1963).

Anna Liggeri Ferbelli
Via Guala, 56
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E-mail: annaliggeriferbelli@yahoo.it
Anna Liggeri Ferbelli Il caso di Giulia
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1. La vita di Sibilla Aleramo
Sono state le pagine ingiallite di quegli scritti a richiamare la mia attenzione. Sfogliati e letti mol-
ti anni fa, oggi, gli scritti dal 1897 al 1910 di Sibilla Aleramo (Conti, 1978) si rivelano di incredibile
attualit.
Rina Faccio (il vero nome della scrittrice e poetessa Sibilla Aleramo), nata ad Alessandria il 14 ago-
sto 1876 e morta a Roma il 13 gennaio 1960, ci racconta della sua vita nella sua opera autobiografca pi
famosa e conosciuta, il romanzo Una donna pubblicato per la prima volta nel 1906 (Aleramo, 1906).
Primogenita di quattro fratelli, due sorelle e un maschio, visse la sua infanzia a Milano e poi
nellattuale Civitanova Marche, seguendo le vicissitudini di carriera di suo padre, ingegnere e poi
insegnante di chimica e successivamente dirigente in ambito industriale. Lo stesso padre le trov un
impiego come contabile presso la fabbrica da lui diretta.
Un rapporto pressoch inesistente con la madre, fragile e malinconica, la port ad una verosi-
mile assenza di un signifcativo legame affettivo con lei, nonostante il verifcarsi di un tentativo di
suicidio della madre nel 1889 e il suo successivo ricovero in manicomio fno alla sua morte nel 1917
(Strappini, 1994).
Tutto ci segner la sua vita futura: i sentimenti travagliati nei confronti della fgura materna
rappresenteranno il punto di partenza della sua protesta. Lo possiamo leggere in queste sue parole:
Quante volte ho visto brillare per una lagrima trattenuta i begli occhi profondi e bruni di mia
madre! Saliva in me un disagio invincibile, che non era piet, non era dolore neppure, e neppure
reale umiliazione, ma piuttosto un oscuro rancore contro limpossibilit di reagire, di far che non
avvenisse ci che avveniva. Che cosa? Non sapevo bene. Verso gli otto anni avevo come lo strano
timore di non possedere una mamma vera, una di quelle mamme, dicevano i miei libri di lettura,
che versano sulle fgliolette, col loro amore, una gioia ineffabile, la certezza della protezione co-
stante (Aleramo, 1906, p. 4).
Riassunto
Nella storia di Sibilla Aleramo, madre, scrittrice, poetessa,
oltre che impegnata in ambito sociale, possiamo rileggere in
chiave adleriana la protesta virile di una donna che ha sfdato le
contingenze della sua vita e del suo tempo per affermare le sue
convinzioni e il suo senso di libert. Alla luce di quanto accade
nei nostri giorni, la sua vicenda ci sembra pi che mai attuale.
Parole chiave
DONNA, MADRE, PROTESTA VIRILE, LIBERT
Abstract
The MASCULINE PROTEST IN A WOMANS STORY. In the
story of Sibilla Aleramo, mother, writer, poet and also involved
in social work, we can reread from an Adlerian perspective the
masculine protest of a woman who defed the diffculties of her
life and her times to assert her beliefs and her sense of freedom.
In the light of what is happening nowadays, her story seems
more relevant today than ever before.
Keywords
WOMAN, MOTHER, MASCULINE PROTEST, FREEDOM
SIMONA BRAMBILLA
SIBILLA ALERAMO: LA PROTESTA VIRILE
NELLA STORIA DI UNA DONNA
DIALOGHI ADLERIANI I, n. 1, 68-75 (2014) ARTE E SOCIET
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A soli quindici anni, per laffetto profondo e lammirazione per il padre, accett con entusiasmo
di lavorare nella sua fabbrica. Esprime cos il suo distacco dagli operai del tempo:
Io mi esaltavo in cuore misurando la distanza fra noi e tutti quegli altri. Quando rientravo a
casa dalla fabbrica, col berretto di lana rossa sui miei capelli corti e colla andatura rapida di perso-
na affaccendata, udivo dei sussurri dietro di me: in faccia al caff i soliti scioperati mi guardavano
sorridendo; sentivo che da una parte destavo la loro curiosit, dallaltra offendevo la loro abitudine
di veder le fanciulle passar timide, guardinghe e lusingate dai loro sguardi (Ibid., p. 15).
Lamore per mio padre dice ancora mi dominava unico. Alla mamma volevo bene, ma
per il babbo avevo unadorazione illimitata; e di questa differenza mi rendevo conto, senza osare di
cercarne le cause. Era lui il luminoso esemplare per la mia piccola individualit, lui che mi rappre-
sentava la bellezza della vita []. Nessuno gli somigliava (Ibid., p. 1).
Il tutto verr meno quando scoprir la relazione del padre con unaltra donna. Rina Faccio fu
sedotta e violentata a sedici anni da un impiegato della fabbrica e costretta, successivamente, ad un
matrimonio riparatore. Sar proprio questo atto di riparazione ad interrompere le sue aspirazioni.
Il bimbo che nascer rappresenter in seguito un ulteriore legame, un impegno riversato total-
mente sulle sue spalle e che non modifcher certamente il rapporto con il marito, cos lontano dai
suoi interessi e soprattutto dai suoi diritti.
Oramai ingabbiata, vittima di una violenza sia sessuale che psicologica, inizi per lei il declino
della depressione fno ad un tentativo di suicidio. Sono questi i dati che attingiamo dallopera auto-
biografca Una donna della scrittrice Rina Faccio che decider, proprio in occasione della pubbli-
cazione di questo romanzo, di adottare lo pseudonimo di Sibilla Aleramo (Aleramo, 1906).
allora la nuova donna, Sibilla, che inizia a scrivere, a collaborare con riviste femminili, a
produrre recensioni, critiche, ma anche commenti di vita quotidiana (Strappini, 1994), oltre che a
collaborare con donne e autrici di successo quali Matilde Serao, Ada Negri, Maria Montessori, Anna
Kuliscioff, Alessandrina Ravizza, Grazia Deledda ed Eleonora Duse.
Da Milano, il marito la costringe a trasferirsi in un piccolo paese. Privata della sua libert oltre
che della sua dignit, matura la decisione di salvare se stessa da un destino simile a quello di sua ma-
dre e di altre donne. Lascia il fglio e per lei inizia una seconda vita.
Intraprende collaborazioni letterarie con autori signifcativi del tempo come Giovanni Cena, che
sar suo compagno per un certo periodo, e Dino Campana oltre che relazioni amorose etererosessua-
li con Quasimodo, Cascella, Rebora, Boccioni e omosessuali con Eleonora Duse. sempre la sua
personalit ambivalente che la porter ad un impegno politico dapprima con il partito fascista e poi
con il partito comunista. Nel frattempo mantiene alto limpegno sociale con listituzione di scuole e
consultori nellAgro romano e nel Mezzogiorno.
II. Il nucleo generatore di Una donna
Tra gli scritti sopra nominati dal 1897 al 1910 ho scelto di riproporre il nucleo generatore di Una
donna (Conti, 1978) dove lancora Rina Faccio comincia ad abbozzare le problematiche che hanno
permeato la sua vita, il focus a partire dal quale svilupper lintero suo percorso creativo.
Il punto di partenza la maternit, sicuramente il pi bellevento nella vita di una donna. Proprio
70
per la gioia e la felicit che la maternit arreca, una madre si sacrifca per il proprio fglio al punto da
dimenticare completamente se stessa. Se per il suo modo di pensare i fgli dovrebbero essere debitori
verso chi ha dato loro la vita, nella sua rifessione accenna alla potenziale creativit del nuovo essere
che potrebbe cos aprire una futura via ai rapporti intergenerazionali: non dunque la pedissequa ripe-
tizione di una routine esistenziale, bens la formazione di uno stile di vita pi consono alle esigenze
attuali oltre che proprie dellindividuo. Ecco come si esprime in queste righe:
Tutti siamo ingrati verso chi ci ha generato. Il ricordo e il rimorso di questa ingratitudine ci
colpiscono allorch a nostra volta abbiamo, nella maggiore commozione che sia data allumanit,
generato un nuovo essere: e ne consegue istintivamente uno slancio di dedizione, una sete di sacrif-
cio verso questo fglio, quasi per prevenire la di lui ingratitudine, per assicurarci quel conforto che
fu da noi negato a nostra madre e a nostro padre, forse anche loscuro desiderio di evitare a lui il
presente nostro rimorso.
Cos la triste catena si svolge, ininterrotta, perpetuando sofferenze inaudite, violando lessenza
della vita e della natura.
Oggi che si principia timidamente, lentissimamente, a spogliarci dei pregiudizi interiori, ben
altrimenti possenti e radicati di quelli che crearono leggi e regole sociali, a scorgere, pur tra lombra
incombente, alcune verit semplici e profonde, si dovrebbe tentare di rompere il flo assurdo e insie-
me logico che tramanda come un dovere lidea del sacrifcio, da discendenza a discendenza.
Che ogni essere viva per la maggior sua espansione, non intralciando altrui ma nemmeno ad
altri sottomettendosi, dovrebbe essere la norma unica.
Quando il fglio sapr che la madre non ha rinunciato per lui alla sua parte di sole, di amore, di
lavoro, di lotta, che ha rispettato in se stessa i diritti umani, sapr a sua volta essere intrepido nella
conquista del bene, a sua volta non troncher la sua esistenza miseramente, per unastratta quanto
falsa concezione del dovere dei genitori verso i generati.
Egli intender che questo dovere va inteso e applicato specialmente innanzi di dar vita al nuovo
essere, e che da posteriore deve trasformarsi in interiore: cio che luomo e la donna devono sentire
limmane responsabilit che essi hanno col futuro appunto quando pi la vita urge in essi imperiosa,
violenta, seduttrice: attraverso la famma sovrumana e misteriosa dellamore essi non devono obliare
la funzione suprema e insieme precipua di questo sentimento che li unisce attraverso lo spazio, le
cose, talvolta perfno attraverso altri esseri: devono conservare lucida la coscienza visuale, s che
riesca loro possibile attingervi la certezza di portare gli elementi necessari per la formazione di una
creatura integra e possente, degna di vivere, degna di glorifcare la vita.
Allorch la coppia pu avere in s questa superba sicurezza, allorch da essa il nuovo fore
umano nato, essa ha pagato il suo tributo alla specie: se debitore vi ha, in questo miracolo della
perpetuazione della vita, quegli il fglio, da quel momento.
E adesso rinnover lantica vicenda ereditaria assumendo e perfezionando, quando avr rag-
giunto il rigoglio della virilit, lalto senso di responsabilit verso la creazione di un uomo, d unra,
dun mondo.
Fardello grave sempre questo che luna discendenza passer allaltra e come potrebbe esser
bella e forte la vita senza una gravit serena e conscia? ma non pi materiato di amarezze, di iro-
nia, di tutte le atroci sofferenze sterili indissolubili dal retaggio fn qui consacrato in forza di virt
Simona Brambilla Sibilla Aleramo: la protesta virile nella storia di una donna
71
negative, di bont cieche, distinti deboli sopraffatti da artifci sentimentali.
(Giugno 1901, dopo una notte insonne).
Se questo brano il nucleo generatore del romanzo, in esso vi sono i presupposti che porteran-
no alla massima espressione la protesta virile della donna che lo ha scritto. Comprendiamo dunque
come, adottando lo pseudonimo di Sibilla Aleramo, la ormai celata Rina Faccio, abbia pensato di
iniziare la sua seconda vita, coerentemente con le sue intime scelte di compenso, oltre che con le
rivendicazioni e ribellioni di cui sarebbe stata poi protagonista. lei il nuovo essere che individual-
mente e poi collettivamente reagir alla condizione del tempo.
III. La protesta virile di Una donna
Se vogliamo ripercorrere la vicenda di Sibilla Aleramo in unottica adleriana dobbiamo riferirci
alla sua costellazione familiare, allinsieme delle persone con lei conviventi e che infuirono su di lei
nel periodo dellet evolutiva.
Sono fondamentali per lindividuo (Adler, 1927; Pagani, 2003; Parenti, 1983) i primi quattro
o cinque anni della sua esistenza per la formazione della sua personalit, confermando quindi lim-
portanza del contesto familiare e sociale in cui il bambino nasce e poi cresce, oltre che delle sue doti
genetiche ereditate.
cos che ogni soggetto impronta il proprio stile di vita agli stimoli che riceve nellambito fa-
miliare, accogliendoli o rifutandoli, secondo le proprie specifche caratteristiche e attitudini. La re-
lazione con i genitori e tra i genitori, con i fratelli e tra i fratelli, in altre parole con laltro,
fornisce al bambino la capacit di pensare laltra persona e quindi di comprenderla, rappresentandosi
cos come dovrebbero essere i rapporti e le relazioni tra le persone. Questi presupposti sono alla base
dello sviluppo del sentimento sociale e il contesto sociale, percepito soggettivamente dal bambino,
offrir il terreno opportuno per lo sviluppo e la crescita di questa potenzialit innata (Adler, 1935).
La fgura materna rappresenta il primo ponte verso la vita sociale (Ansbacher & Ansbacher,
1956, p. 416), anche se pure alla fgura paterna Adler riserva un ruolo educativo e cooperativo con la
propria compagna nella cura e nella protezione della famiglia, su un piano di reale uguaglianza (Ibid.,
p. 418).
Tornando alla scrittrice, la fgura della madre, dal carattere dolce e remissivo, cenerentola della
casa (Aleramo, 1906, p. 3), poco temuta da noi bambini, poco ubbidita (Ibid., p. 4) e quella del
padre, tipico uomo borghese, oltre che il contesto socioculturale del tempo, la portarono a momenti di
rifessione profonda da lei defniti uno di quegli stupori meditativi che costituivano il secreto valore
della mia esistenza (Ibid., p. 5).
Dei rapporti con i genitori e in seno alla fratria ella dice: Ero la fgliuola maggiore, esercitavo
senza timori la mia prepotenza sulle due sorelline e sul fratello [] io avevo salute, grazia, intelligen-
za mi si diceva e giocattoli, dolci, libri, e un pezzetto di giardino mio. La mamma non si opponeva
mai a miei desideri. Perfno le amiche mi erano soggette spontaneamente (Ibid., p. 1).
Da questi presupposti individuali inseriti nel contesto familiare, storico e socio-culturale del
tempo, possiamo leggere, quale linea di compenso, una protesta virile che riveste il signifcato di
rivendicazione del suo diritto in quanto donna ad essere non solo oggetto damore, ma soprattutto
Simona Brambilla Sibilla Aleramo: la protesta virile nella storia di una donna
72
persona, individuo, unicit.
Nella teoria adleriana, in senso cronologico la protesta virile rappresenta in un primo tempo la
legge del movimento, dal minus al plus, dal femminile al maschile; in seguito essa si trasformer,
evolvendosi in altre formulazioni e, infne, [ nel] concetto di aspirazione alla superiorit o alla
perfezione| (Ferrigno, 2006a, p. 78); laspirazione alla superiorit, vera e propria gara che lindi-
viduo indice con se stesso non per competere con i propri simili ma per raggiungere la perfezione
(Adler, 1933; Pagani, 2003), rappresenta il dinamismo dialettico-compensatorio del sentimento di in-
feriorit. Quando laspirazione alla superiorit sostituir il concetto di protesta virile, codesto termi-
ne verr circoscritto al signifcato di lotta della donna che protesta contro il proprio ruolo femminile,
contro il potere maschile (Ansbacher & Ansbacher, 1956).
Nellimpianto teorico della protesta virile sono pertanto compresi molti argomenti cardine della
Psicologia Individuale: il pensiero antitetico, il concetto di compensazione, lidentit socio-sessuale,
lermafroditismo psichico in un intreccio costante operato dal potere creativo individuale, tra dina-
miche psichiche profonde e aspetti sociali (Sanflippo, 1998). Secondo la teoria adleriana, la protesta
virile un processo psicologico reattivo, cosciente-inconsapevole, per mezzo del quale luomo enfa-
tizza la supremazia della propria virilit e la donna porta avanti la sua rivolta, palese o nascosta, contro
lantico assoggettamento al maschio (Pagani, 2003, p. 22). La compensazione sia maschile che fem-
minile e si sviluppa sia con mezzi propri delluomo che con mezzi propri della donna (Adler, 1930).
Se queste scelte di compenso sono indirizzate in senso individualmente e socialmente positivo, si
avr un effettivo appagamento lungo la linea del fne ultimo prescelto, altrimenti la protesta pu radi-
calizzarsi sotto forma di compensazioni abnormi e fttizie, orientate nel senso della non accettazione
di s e dellopposizione al mondo (Pagani, 2000).
La protesta virile dunque una dinamica compensatoria, un artifcio che va a bilanciare il
sentimento di inferiorit, un espediente fnzionale difensivo di cui si serve la volont di potenza
per superare linferiorit basica vissuta come ferita ontologica, il tutto in una visione soggettivamente
fenomenologica e al contempo sociale.
Essa pu collocarsi tra la compensazione positiva e la nevrosi, nel qual caso pu degenerare in
una supercompensazione che porta oltre i confni del senso comune.
E Sibilla Aleramo al confne, al limite; esprime la sua protesta con tratti affermativi, di corag-
gio, di intraprendenza, fltrati attraverso un sentimento sociale che riesce sempre a modulare le spinte
nevrotiche: la sua personalit creativa ha incorporato lidea fnzionale dellequilibrio individuale e
sociale (Mascetti, 2010, p. 120).
Gi nel 1908 Alfred Adler, preannunciando molti concetti attualmente recuperati e riscoperti,
considera la nozione di Zrtlichkeitsbedrfnis, ovverossia il bisogno di tenerezza primaria del bambi-
no, un precursore dellempatia e, conseguentemente, del sentimento sociale: il bisogno (Bedrfnis),
provato fn dal primo vagito dal bambino, di ricevere tutto ci che condensabile col termine deli-
cato (Zrt) e, di conseguenza, affetto, cura, amore, coccole, se riconosciuto, coltivato e fertilizzato
con suffcienti attenzioni e scambi di reciprocit da parte del caregiver che si prende cura di lui,
consente di afferrare in alto le stelle eterne che vivifcano un buon legame di attaccamento (Fer-
rigno, 2004, p. 4), una matrice nutritiva interna, capace di alimentare il linguaggio della tenerezza,
della reciprocit, del sentimento sociale [Ivi].
Simona Brambilla Sibilla Aleramo: la protesta virile nella storia di una donna
73
Attraverso questo rapporto fsico e insieme psicologico e affettivo si instaurano delle dinamiche
relazionali che sanciscono lessere accolto dellindividuo in una comunit, la conferma del proprio
essere e dellappartenere (Ghidoni, 2006). Linnato senso sociale si vivifca col tempo, nel linguag-
gio della tenerezza, della reciprocit, del sentimento sociale (Ferrigno, 2006b, p. 4).
Il sentimento sociale dunque una potenzialit innata la cui evoluzione si sviluppa nel conte-
sto sociale e familiare attraverso il fltro dellinterpretazione soggettiva dello stesso contesto di cre-
scita e di vita (Ansbacher & Ansbacher, 1956). Questo bisogno profondamente radicato in ogni uomo
di cooperare e compartecipare emotivamente con gli altri esseri umani diviene la base della relazione,
in primis del bambino con la madre e poi dellindividuo cresciuto con il mondo esterno nellambito
dei compiti vitali dellamore, dellamicizia, del lavoro.
In tal senso lindividuo non va considerato come essere isolato, ma inserito in un contesto am-
bientale e socioculturale con il quale interagisce (Ferrigno, 2006a).
Infatti per comprendere ci che avviene nellanima umana, occorre appurare come lindividuo
si comporti con i propri simili. I rapporti interpersonali sono in parte unesigenza naturale (e pertanto
mutevoli) e in parte determinati da scopi ben precisi []. La vita psichica delluomo pu essere com-
presa solo inquadrandola nellambito di queste relazioni collettive (Adler, 1927, p. 42).
Le relazioni signifcative di Sibilla Aleramo contemplano il rapporto con i genitori (a loro volta
generatori di ambivalenza e insicurezza), con i fratelli (nei confronti dei quali esprime prepotenza),
con il marito (che le impone sottomissione e violenza), con il fglio (che rappresenta gioia, dedizione
ma anche sacrifcio). Le sue problematiche persistono dallinfanzia sino alla vita adulta, passando
attraverso unadolescenza segnata dallesperienza dello stupro. La relazione con la madre si rive-
lata fallimentare a favore inizialmente di quella con il padre. Rileggendo in chiave adleriana il ruolo
del paterno, possiamo osservare come per la scrittrice il padre non abbia rivestito le caratteristiche
fondamentali di cooperazione con la propria donna per leducazione e la crescita dei fgli. Il momento
cruciale delladolescenza stato, inoltre, per lei bruciato dal dramma dello stupro. Il modello ma-
schile, che in questa fase di vita dovrebbe condurre il fglio verso la crescita, levoluzione e le nuove
esperienze di vita (Ghidoni, 2006) non appare come educativo e normativo, ma si scontra con la de-
lusione di un vissuto della fgura del maschio quale abusante e approfttatore.
Nella sua meta individuale intravediamo il desiderio di autoaffermazione, di libert, di espressio-
ne della propria identit personale, sociale e sessuale, anche al di fuori della famiglia, in un necessario
cammino di rigenerazione che la vede consapevole dellinutilit individuale e sociale di una dimen-
sione di vita basata sulla rinuncia e sul sacrifcio di s.
IV. Rifessioni: dal passato al presente guardando al futuro
Dal punto di vista antropologico, noto che la natura fsiologica della donna lespressione
della sua sessualit: la donna legata al suo sesso come al suo destino; per questo anche i giudizi
che passano su di lei sono giudizi che passano attraverso il sesso e il suo comportamento sessuale
cos signifcativo per la societ. Per questo la donna ha potuto operare in proprio solo attraverso vie
eversive dellordine culturale costituito, che, pi o meno direttamente, passano attraverso il sesso:
prostituzione, verginit, stregoneria, malattia mentale. Tutti momenti, questi, di rottura della norma,
Simona Brambilla Sibilla Aleramo: la protesta virile nella storia di una donna
74
i soli in cui stato concesso alla donna di esprimere il proprio confitto. Per operare sulla realt
storica la donna, dunque, nel corso del tempo, non ha avuto che una sola strada: rifutare i valori in
cui era stata chiusa. Ma il suo rifuto si sempre svolto su linee subordinate alla cultura, anche se
eversive, perch sfruttano lambivalenza che la cultura stessa assegna alla potenza della donna
(Magli, 1974).
Forse in questottica, possiamo rivedere la storia di Sibilla. La sua protesta non si fermata solo
alla rinuncia del fglio, ma prender respiro nelle esperienze successive di vita. Rapporti culturali e
amorosi con nomi illustri di uomini e donne del tempo, sino al suo ultimo legame con un uomo molto
pi giovane di lei.
I suoi orientamenti sessuali non appaiono come una non scelta di ruolo, richiamando cos un
ermafroditismo psichico nevrotico, ma si possono leggere come modalit da lei utilizzate per mettere
in atto le sue intime fnalit prevalenti.
A questo punto possibile un parallelismo con il pensiero di unaltra donna, Simone de Beauvoir
(1949) che, ne Il secondo sesso ribadisce che la donna femmina nella misura in cui ella si sperimenta
come tale. Non la natura che defnisce la donna, lei che si defnisce rielaborando in s la natura,
secondo i propri moti affettivi. Il nocciolo dellesistenzialismo della de Beauvoir che ogni coscienza
si autodefnisce soggetto, contrapponendosi alle altre coscienze e defnendole oggetti; ogni coscienza
una trascendenza che realizza la propria libert in un perpetuo superamento di se stessa in direzione di
altre libert. Se un essere umano rifuta di esercitare questa libert, ricade in uno stato di immanenza, e
la sua libert viene degradata al livello di attualit. Chiunque ostacoli o rifuti la libert di altri diviene
promotore di oppressione. Possiamo leggere ladleriano concetto di potere creativo dellindividuo,
nelle parole conclusive di unaltra opera della de Beauvoir (1964): di ci che avviene alluomo, nulla
mai naturale, poich la sua presenza mette in questione il mondo (p. 102).
Come ci ricorda Parenti (1983,) a cavallo fra lottocento e il novecento, le rivendicazioni di
ruolo da parte della donna cominciavano appena ad affacciarsi al vaglio dellopinione pubblica e
suscitavano scandalo o derisione[]. Lessere donna, daltra parte, comportava svantaggi sociali,
minor potere decisionale, alcuni inconvenienti nel gestire le situazioni amorose e alcune antitetiche
connotazioni etiche come fonte di peccato (p. 20).
C ancora molto di attuale in queste considerazioni, anche se ci troviamo oramai nel XXII
secolo. Non passa giorno in cui notiziari o quotidiani non commentino notizie relative alle problema-
tiche delle donne di oggi: dalla ricerca di un proprio ruolo, anche allinterno di quello materno per
eccellenza (vedi maternit surrogata o utero in afftto), alla condizione della donna con il burka e che
in certi paesi come lArabia Saudita non pu guidare lautomobile; dalle differenze di retribuzioni, di
partecipazione politica, di educazione, di diritto alla salute (lo Yemen in testa alla classifca, mentre
lItalia al 71 posto tra i paesi mondiali), ai casi di stalking e femminicidio e per rimanere in casa
nostra alla problematica delle lavoratrici con fgli e della carenza di asili nido (Alesina & Ichino,
2009). Quale il messaggio moderno di Sibilla Aleramo?
Sibilla Aleramo fugge dalla triade padre-marito-fglio. La sua realizzazione che sarebbe dovuta
essere nel fglio va oltre il fglio, verso una meta mai effettivamente raggiunta ma che le permetter
di attuare di volta in volta il suo potere creativo portandola a superare la sua individualit per inserirsi
in un contesto pi ampio di impegno socio-culturale.
Simona Brambilla Sibilla Aleramo: la protesta virile nella storia di una donna
75
Questa lultima frase che leggiamo in Una donna: Mio fglio pu odiarmi, ma non mi deve
dimenticare []. Un giorno le mie parole lo raggiungeranno (Aleramo, 1906, p. 165).
Parole che hanno raggiunto tutti noi, pure noi fgli, pure noi donne.
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aleramo_%28Dizionario-Biografco%29/
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I-26855 LODI VECCHIO - LO
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76
I. Premesse
In questo mio discorso vorrei svolgere qualche rifessione sulla fenomenologia di esperienze
di vita adolescenziali, oggi sempre pi frequenti, contrassegnate da quella che vorremmo defnire
la crisi, o la perdita, del senso della vita; muovendo da tre possibili ragioni fondazionali che sono il
deserto emotivo, la noia e la rabbia. Ovviamente, ce ne sono altre ma queste consentono di avvicinarci
agli abissi motivazionali che si intrecciano gli uni agli altri nella genesi di queste crisi alle quali anche
la psichiatria, quella fenomenologica in particolare, non pu non guardare con grande attenzione.
Come ha scritto Nietzsche (1999), chi ha un perch vivere, accetta qualsiasi come; e da qui vorrei
iniziare il mio discorso.
Come ha scritto Viktor Frankl (1998): Viviamo nellepoca del crollo e della vanifcazione
delle tradizioni. Invece di creare nuovi valori con la ricerca di signifcati unici, capita esattamente il
contrario. I valori universali sono in declino. Questa la ragione per cui un numero sempre maggiore
di persone piomba in un sentimento di assurdit e di vuoto o, come son solito chiamarlo, nel vuoto
esistenziale. Tuttavia, anche se tutti i valori universali scomparissero, la vita rimarrebbe piena di
signifcato, dal momento che i signifcati unici rimangono intatti nella perdita delle tradizioni. Certo,
se luomo deve cercare i signifcati anche in unepoca priva di valori dovr essere fornito di una forte
capacit di consapevolezza. perci evidente che in unepoca come la nostra, unepoca di vuoto
esistenziale, il compito principale delleducazione non quello di trasmettere delle conoscenze e
delle nozioni, ma piuttosto di affnare la coscienza in maniera tale che luomo possa scorgere le
esigenze racchiuse nelle singole situazioni.
Riassunto
Adolescenze in crisi di senso. Larticolo affronta la crisi
o la perdita del senso della vita presso gli adolescenti con
conseguente deserto emotivo, noia e rabbia. Il deserto
emozionale comporta un inaridirsi delle emozioni e dei
sentimenti in un orizzonte di individualismo esasperato. Dalla
noia nasce limpulso verso un divertimento furibondo e verso
la disperazione che ne consegue; ladolescente annoiato vive in
un presente che non ha passato e non ha futuro. La rabbia che
pu sconfnare nella violenza rivolta verso persone e oggetti ci
mostra come sia diffcile ai giorni nostri riuscire ad accettare
il dolore come dimensione ineliminabile della vita. Soltanto
lapertura prospettica verso la speranza pu ridare senso a una
vita apparentemente senza senso.
Parole chiave
ADOLESCENZA, SENSO DELLA VITA, DESERTO
EMOZIONALE, SPERANZA
Abstract
ADOLESCENCE IN CRISIS OF MEANING. The article deals
with the crisis or the loss of the meaning of life in adolescents
and the consequent emotional desert, boredom and anger.
The emotional desert involves the drying up of emotions and
feelings in a horizon of extreme individualism. The bored
teenager feels an impulse toward a furious fun with the despair
that follows and his indifference towards values lets him live
in a present that has no past and no future. Anger that can spill
over into violence towards people and objects shows us how
diffcult it is nowadays to be able to accept pain as inescapable
dimension of life. Only the perspective openness to hope can
make a seemingly meaningless life worth living.
Keywords
ADOLESCENCE, MEANING OF LIFE, EMOTIONAL
DESERT, HOPE
EUGENIO BORGNA
ADOLESCENZE IN CRISI DI SENSO
DIALOGHI ADLERIANI I, n. 1, 76-80 (2014) CONFRONTI
77
II. Il deserto emozionale
La crisi, e poi la perdita, di senso nella vita hanno molte radici, certo, ma una di queste
rappresentata negli adolescenti e nei giovani, ma anche ovviamente negli adulti, dallinaridirsi delle
emozioni: dei sentimenti.
Come dice Umberto Galimberti (2007), quello che nella nostra epoca si avverte sempre di
pi la sovrabbondanza di stimoli esterni, e la carenza di comunicazione, che conducono alla
indifferenza esistenziale, e alla mancanza di risonanze emozionali, di fronte ai fatti, e ai gesti che si
compiono. Ma quali possono essere le cause di questo deserto emozionale? Manca uneducazione
emotiva: in famiglia dove gli adolescenti trascorrono il loro tempo con la televisione e con internet
come compagni di vita, e a scuola dove non di rado chi insegna si preoccupa di offrire agli alunni
conoscenze teoriche e pratiche ma disancorate da una sincera e palpitante partecipazione emozionale
al loro destino, e in ogni caso troppo lontane da quelle semplifcate, e nondimeno dotate di sensibilit
emozionale, della televisione. La scuola non sempre allaltezza di uneducazione psicologica che
preveda una maturazione intellettuale, certo, ma anche una maturazione emotiva.
Ad accrescere il deserto emozionale si aggiunga il fatto che i valori dominanti della societ di
oggi sono incentrati sul successo, sul denaro, sulla negazione del dolore, e della fatica di vivere, e
non sono se non di rado indirizzati alla solidariet e alla comprensione dei doveri, e dei sacrifci.
Nel deserto della comunicazione emotiva, che da bambini non ci arrivata, da adolescenti
non abbiamo incontrato, e da adulti ci hanno insegnato a controllare, crescono un individualismo
esasperato, e insieme una grande diffcolt ad una rifessione interiore che consenta di creare relazioni
autentiche. Ci si avvia, cos, ad una lenta desertifcazione delle emozioni che sono essenzialmente
relazione, e che sono soffocate dalla indifferenza, e dal divertimento, dalla noncuranza, e dalla
aggressivit; e non si sa pi mettere in contatto il cuore con la mente, la mente con il comportamento,
e il comportamento con il riverbero emozionale che gli avvenimenti destano nel loro cuore.
Ma gli adolescenti e i giovani di oggi hanno soprattutto bisogno di forza danimo perch non
sono pi sostenuti da una tradizione, perch si sono frantumate le tavole dove erano incise le leggi
della morale, perch si smarrito, o si defnitivamente perduto, il senso dellesistenza, e incerta ne
divenuta la direzione. Le parole che i padri rivolgono ai fgli sono insicure e incerte.
E la scuola? I professori entrano in classe; ma li vedono in faccia questi ragazzi? Li guardano
uno ad uno? Li chiamano per nome, o solo per cognome, quando devono interrogarli? Sanno che la
generazione di giovani con cui hanno a che fare, a causa delle rapidissime trasformazioni economiche,
sociali e tecnologiche, sono di una impressionante fragilit emozionale? Sanno che lemozione, se
non trova il veicolo della parola, ricorre al gesto che pu essere anche quello della violenza: della
violenza sugli altri, e talora della violenza su di s? Come non sapere che le emozioni si lacerano
quando i fgli non sono pi capaci di comunicazione in famiglia, e il solo sbocco comunicativo
quello dellambiente scolastico che su queste emozioni dovrebbe rifettere, e lavorare? Questo il suo
primo compito perch senza emozioni non si crea nessun interesse, e senza interesse nessuna volont
di applicazione.
Eugenio Borgna Adolescenze in crisi di senso
78
III. La noia
La noia, lesperienza della noia, unaltra modalit che porta gli adolescenti a smarrire il senso
della vita, e dalla noia nasce limpulso al divertimento e alla disperazione che ne consegue. Si assiste
ad una estesa amplifcazione della noia, e contemporaneamente alla paura che essa trascina con s, e
che porta alla ricerca di vie di fuga con la ricerca e la realizzazione di occasioni di aggressivit che
consentano una momentanea interruzione della noia.
Lelemento, che sembra pi contrassegnare lorientamento delladolescente che si sente annoiato,
lindifferenza che ha due aspetti: lindifferenza etica che non consente di distinguere il bene dal
male, e quella emozionale che induce a negare valore alle persone, e alle situazioni. Lindifferenza ai
valori e agli orizzonti di senso delle emozioni fa vivere in un presente che non ha passato, e non ha
futuro.
Dalla noia, dallansia di uscirne fuori, nasce la condizione di eccitamento momentaneo che
sconfna, nelle modalit adolescenziali di gruppo in particolare, in gesti forti come sono gli
atti aggressivi, i furti, la guida selvaggia in automobile, e, con frequenza crescente, lassunzione
di sostanze alcoliche, e stupefacenti, con le fatali conseguenze. Ma, al di l di questi gesti, la vita
emozionale, divorata dalla noia, arida, senza palpiti spontanei; e come possibile vivere una vita
dotata di signifcato quando le emozioni hanno smarrito la loro spontaneit, e i loro bagliori?
Lambito pi consueto e familiare, nel quale hanno luogo le ambivalenze emozionali e relazionali
alimentate dalla noia, quello di internet. In adolescenza, ma anche in et adulta, internet si costituisce
come esperienza antitetica alla noia ma senza che questa ne sia sconftta: semmai, solo anestetizzata.
Ovviamente, internet rivissuto non come strumento di conoscenza e di formazione, come , o almeno
come pu essere, ma come possibilit di mettersi in comunicazione con persone che si incontrano
nondimeno a distanza: in una astratta e gelida lontananza.
Ma dalla noia pu nascere una vera e propria dipendenza da internet: in internet, epifania della
razionalit tecnica, si conosce stando fermi, si stabiliscono contatti senza entrare in contatto, si provano
sensazioni senza che si abbia vicinanza umana. Ne sono esempio emblematico le amicizie online che
nascono nei social network: in essi, che tendono invano a compensare la condizione di isolamento
di tanti adolescenti e di tanti adulti, lamicizia non nasce dal reciproco scambio emozionale, ma solo
dalla occasionale e superfciale conoscenza che non lascia tracce nella memoria.
Nelle Penses di Blaise Pascal (2000) le correlazioni fra la noia e le sue conseguenze
psicologiche, e umane, sono mirabilmente rappresentate, e in qualche modo anticipano quella che
lattuale fenomenologia della noia: della noia mortale in particolare. La condizione delluomo, egli
dice, contrassegnata da queste vertiginose sequenze tematiche: ennui, divertissement, dsespoir,
agitation e imagination. Nulla cos insopportabile alluomo dellessere in piena inattivit, senza
passioni, senza occupazione, senza divertimento e senza assidua applicazione.
I contesti emozionali delle famiglie, nelle quali nascono e crescono le adolescenze divorate
dalla noia, sono contraddistinti dalla inadeguatezza e dalla aridit delle relazioni, dalla incapacit di
ascoltare e di rimettere in discussione dialogica le proprie convinzioni, e dalla mancata volont di
confrontarsi con i problemi interiori dei propri fgli.
Eugenio Borgna Adolescenze in crisi di senso
79
IV. La rabbia
Lesperienza della rabbia testimonia, in modi diversi da quelli della noia, delle inquietudini e
degli sbandamenti emozionali degli adolescenti e dei giovani di oggi. Anche quando assuma la sua
connotazione meno distruttiva, quella della parola, la rabbia modifca il modo di essere del corpo,
della mimica, dello sguardo, della voce, e rischia sempre di sconfnare nella violenza indirizzata alle
persone e agli oggetti.
La prima cosa, che riemerge dalla considerazione psicologica della rabbia, la tendenza allacting-
out: allimpulso inarrestabile allagire in assenza di ogni adeguata elaborazione psicologica, e di
ogni rifessione interiore. La rabbia si manifesta dinanzi ad ogni esperienza di perdita, di scacco, o
di dfaillance, ostacolandone la comprensione e laccettazione, e indirizzando allesterno la colpa
del fallimento, e la ricerca della punizione di chi ne sia ritenuto responsabile. Ma lesperienza della
rabbia pu insorgere anche quando si abbiano ad intraprendere nuovi percorsi, e a ricercare nuove
relazioni, che si rivelano deludenti e diversi da quelli immaginati e attesi, e ai quali non ci si adatta, e
ci si ribella, con modalit comportamentali aggressive e distruttive.
La nostra epoca tende a presentare unatmosfera sociale e psicologica nella quale non si pratica
laccettazione della perdita, della sconftta, della malattia, delle frustrazioni, che si convertono invece
in rabbia incontrollata. Ma la nostra ancora unepoca nella quale, e non solo nelladolescenza, si
incapaci, ma non si ammette di esserlo, di svolgere, magari con lentezza e con pazienza, comportamenti
adeguati a conseguire le mete desiderate, gli obiettivi ricercati, e si incapaci di realizzare difese
proporzionate alle offese che si subiscono, magari ingiustamente, da parte degli altri.
La rabbia diviene protesta, e grido, andando al di l di ogni misura, e di ogni controllo, e di
qui le aggressioni che nascono sulla scia di avvenimenti in s banali. Cos un incidente di macchina
si accompagna a comportamenti, che giungono non solo a ledere la reciproca dignit ma anche a
fare loro del male, e a suscitare sentimenti di avversione e di invidia, di rifuto e di odio, tali da
lasciare tracce che non si cancellano, e che si accrescono nel corso del tempo: aggrovigliandosi, e
associandosi, a mille altri ingiustifcati motivi di avversione.
Con la sua larga diffusione a livello sociale (c rabbia nelle famiglie, nella scuola, sul lavoro,
sulle strade, nella vita politica) la rabbia ci dice come oggi sia diffcile accettare il dolore come
dimensione ineliminabile della vita, e solo si abbiano a desiderare analgesie chimiche che, quando
non bastino a frenare il dolore, si accompagnano ad esplosioni incontrollate di rabbia. La rabbia
insomma un fenomeno sociale che indica come il nostro sia un tempo che non alla ricerca di un
senso della vita, di un appagamento esistenziale, ma che alla sola ricerca di soddisfazioni immediate.
Lulteriore analisi tematica della rabbia ci consente di cogliere in essa lo snodarsi di una triplice
sfducia: la sfducia nel futuro come fonte di infnite nuove possibilit di vita che modifcano le attuali;
la sfducia nella dimensione della dualit, della relazione, della partecipazione al destino degli altri,
dellessere in un mondo della vita comune a ciascuno di noi; e infne sfducia nella volont degli altri
ad accogliere i nostri desideri e le nostre attese: le nostre speranze. Ma, in fondo, nellesperienza della
rabbia si nasconde una protesta invidiosa rivolta verso chi ha e non d, e verso chi ha, o sembra avere,
di pi.
Eugenio Borgna Adolescenze in crisi di senso
80
V. La speranza
Come cambiare, cosa fare, o almeno cosa proporre, dinanzi a condizioni adolescenziali di vita
cos ferite dal deserto emotivo, dalla noia e dalla rabbia? Sono condizioni di vita nelle quali entrano in
gioco motivazioni esistenziali e sociali, psicologiche e umane, religiose e metafsiche, e come arginarle
nella loro complessit e nelle loro articolazioni tematiche? Non ho potuto, ovviamente muovendo
dagli orizzonti di esperienza e di rifessione della psichiatria, se non indicare, fare la diagnosi, alcune
delle motivazioni che mi sono sembrate agire nella concatenazione delle circostanze alle quali
ancorare la crisi o la perdita del signifcato della vita. Il deserto emozionale, la noia e la rabbia sono
strutture portanti, ce ne sono altre ovviamente, che stanno a fondamento del malessere adolescenziale
e giovanile, oggi dilagante, nel quale si riverberano responsabilit congiunte e molteplici: quelle
delle famiglie e delle scuole, delle tecnologie sempre pi implicate nellarticolazione di una vita
automatizzata e reifcata alla quale viene meno la dimensione spirituale. S, rinascesse in noi, e nel
mondo della vita, la speranza umana e cristiana, la speranza di san Paolo, le cose cambierebbero.
BIBLIOGRAFIA
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SAN PAOLO. (I sec. d. C.). Le lettere. Torino: Einaudi, 1990.
Eugenio Borgna
Via Pietra Scritta, 12
I-28021 Borgomanero (No)
Eugenio Borgna Adolescenze in crisi di senso
81
I. Premessa
La domanda di fondo che possiamo porci dopo molti anni di pratica e di formazione nel
campo della mediazione familiare come Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia e come
Alta Scuola di psicologia A. Gemelli dellUniversit Cattolica potrebbe essere cos formulata:
Come il modello relazionale simbolico ha infuenzato lintervento con le famiglie nella transizione
del divorzio?. Ovvero, Cosa caratterizza la mediazione familiare e i gruppi con genitori e fgli alla
luce di questo paradigma?. Dopo oltre quindici anni dinterventi clinici e di formazione nel campo
della mediazione, cosa stato possibile mettere a punto rispetto ad una concettualizzazione specifca
della teoria e della tecnica della mediazione familiare?
Facciamo qui riferimento ad un modello organico di conoscenza e dintervento sulla famiglia,
fondato su presupposti antropologici ed epistemologici precisi e dichiarati (Scabini, 1995; Cigoli,
1998; Scabini & Cigoli, 2000, 2012), dove si dispone di una teoria organica del funzionamento
familiare applicata per ogni fase del suo ciclo di vita, esplicativa del suo funzionamento sano e
patologico, che presenteremo brevemente qui di seguito.
Fin dallinizio ripensammo al confitto inteso come unoccasione di rigenerazione dei legami
e non come la ricerca di un semplice compromesso. Inoltre, come affermato in pi occasioni, la
Riassunto
Il testo presenta alcuni dati di ricerca sulla mediazione
familiare in casi di separazione o divorzio condotti allinterno
del modello relazionale simbolico. Quello che emerge su un
campione di 56 coppie mediate tra il 2004 e il 2005 in Italia,
da professionisti afferenti a tale paradigma teorico, che il
successo del percorso mediativo direttamente connesso alla
globalit di applicazione del modello stesso, ovvero alla
trattazione sia dei temi educativi che patrimoniali, alla base
dei confitti post separazione. Inoltre la redazione degli accordi
fnali avviene pi facilmente se il mediatore si attiene alle
peculiarit del modello, ovvero nella misura in cui proceder
alla redazione di un contratto iniziale di lavoro con la coppia,
rediger congiuntamente unagenda dei punti da negoziare e
accompagner i genitori nella negoziazione analitica di tutti gli
aspetti in gioco tra cui la possibilit per i fgli di continuare
ad accedere alle due stirpi familiari, quella paterna e quella
materna, fonti della propria identit.
Parole Chiave
MEDIAZIONE FAMILIARE, TRASMISSIONE
INTERGENERAZIONALE, TRANSIZIONE DEL DIVORZIO,
PROCESSO MEDIATIVO
Abstract
FAMILY MEDIATION AND INTERGENERATIONAL TIES.
The text presents some research data on family mediation in
cases of separation or divorce, carried out within the relational,
symbolic model. Between 2004 and 2005 some professionals,
related to this theoretical paradigm, mediated a sample of 56
couples in Italy and it emerged that the success of the mediating
path is directly connected to the totality of application of
the model itself, that is to the discussion both of educational
themes and patrimonial ones, which are the main reason for
the post separation conficts. Moreover the drafting of the fnal
agreements will happen more easily if the mediator follows the
peculiarities of the model , that is insofar he proceeds to the
draft of an initial contract of work with the couple, he draws
up agenda points to be negotiated and helps the parents in the
analytical negotiation of all the aspects at stake, including the
opportunity for the children to continue to be admitted to the
two family lineages, the paternal one and the maternal one,
sources of their identity.
Keywords
FAMILY MEDIATION, INTERGENERATIONAL
TRANSMISSION, TRANSITION OF DIVORCE, MEDIATING
PROCESS
COSTANZA MARZOTTO
MEDIAZIONE FAMILIARE
E LEGAMI INTERGENERAZIONALI
DIALOGHI ADLERIANI I, n. 1, 81-89 (2014) CONFRONTI
82
negoziazione rappresenta una fase del processo trasformativo con la coppia separata, a differenza di
altri modelli di soluzione alternativa delle dispute, appiattiti sulle tecniche, per trovare un accordo.
Nel corso della mediazione, infatti, lobiettivo lattenzione e la cura del legame come oggetto
terzo, generato dal legame matrimoniale e ora prodotto dal rito dello smatrimonio per usare un
termine un po insolito che traduce la parola francese dmariage.
noto a tutti che senza laltro non ci si separa e che proprio perch c stato un engagement
reciproco, una presa in carico responsabile tra i partner, ora entrambi sono impegnati nel lavoro
di riformulazione del patto, di trasformazione del legame soprattutto in vista della continuit della
funzione genitoriale.
II. Cosa sintende per mediazione familiare
La mediazione familiare qui intesa come un percorso di 8/10 incontri di unora e mezza
ciascuno, di solito a cadenza quindicinale, intrapreso da coloro che vivono unelevata confittualit
e desiderano prendere accordi portando in salvo il legame che li unisce. Si tratta di un lavoro in cui
il professionista (un mediatore appositamente formato), a partire da un ascolto reciproco, conduce
il gruppo alla ricerca di soluzioni suffcientemente buone per genitori e fgli (nella riorganizzazione
della vita familiare dopo la separazione della coppia) o per lanziano e la sua parentela, in occasione di
confitti tra le generazioni, in presenza di problemi legati alla malattia o alla morte di un componente
del corpo familiare.
Come noto, la separazione coniugale mette a dura prova il benessere dei componenti la
famiglia e i suoi membri corrono il rischio di perdere quella che siamo soliti defnire la continuit
intergenerazionale, il proprium del familiare. Spesso la frattura della coppia rende problematico
laccesso da parte dei fgli alle due stirpi, non solo per le diffcolt a frequentare i nonni e i cugini se
i due clan sono in rotta tra loro, ma anche perch gli oggetti del confitto coniugale sono spesso gli
oggetti/ambiti di trasmissione tra le generazioni.
Dalle nostre ricerche e in occasione della permanente revisione della pratica con gli ex-allievi
mediatori relazionali simbolici, risulta che nellagenda di lavoro redatta con le coppie allinizio della
mediazione, vengono indicati come temi da trattare, non solo il progetto educativo per i fgli in tutte le
sue dimensioni, ma anche la divisione del patrimonio familiare (mobile e immobiliare). Fonte di litigi
e occasione di accordi sono, come si sa, i beni di famiglia (il patris-munus e il matris-munus): i fgli, la
casa, gli oggetti dellarredo, i regali di nozze, tutto quanto si scambiato in occasione del matrimonio tra
un uomo e una donna e tra le due famiglie dorigine. Uno degli effetti devastanti del divorzio spesso la
rottura di qualunque comunicazione tra le due stirpi e la richiesta ai fgli di schierarsi da una parte, con
la conseguente perdita anche dei beni ereditari in senso reale e/o simbolico.
La mediazione familiare, nella misura in cui favorisce non solo il raggiungimento di accordi, ma
anche il rilancio del patto coniugale oltre la sua fne, uno strumento prezioso per aiutare le persone
a salvaguardare la trasmissione intergenerazionale e a preservare le radici dei fgli in entrambe le
stirpi, garantendo ad essi la posizione di essere generato.
Se il principale compito di sviluppo per il corpo famigliare in occasione della transizione del
divorzio quello di realizzare la cooperazione tra ex-coniugi allo scopo di permettere lesercizio
congiunto e responsabile della funzione genitoriale, la presenza del terzo l per ricordare la storia
familiare e facilitare laccesso dei fgli alle due famiglie dorigine e permettere anche ai nonni la
Costanza Marzotto Mediazione familiare e legami intergenerazionali
83
frequentazione e lo scambio di doni con i nipoti. I due ex-coniugi infatti mantengono un compito
importante anche rispetto alle generazioni precedenti, per continuare uno scambio e un sostegno
reciproco ed evitare il rischio di un appiattimento in una relazione solo duale. Pensiamo in particolare
ai pericoli che corre il fglio unico nelle situazioni di un affdamento esclusivo alla madre, quando gli
viene chiesto di ricoprire il ruolo di oggetto totale, ovvero di svolgere per lei la funzione di partner
e di genitore del proprio genitore, come a volte ci comunicano i fgli di genitori separati allinterno
del Gruppo di parola (Marzotto, 2010b).
Per permettere una transizione riuscita i genitori separati che vorrebbero rompere con il passato
e se fosse possibile, cancellarlo, vanno accompagnati a realizzare un processo di trasformazione
del legame, anche laddove ci sia gi stato divorzio legale. Infatti, pensiamo che la cura del legame
familiare sia da preservare anche se si verifcata una violazione del patto dichiarato e/o del patto
segreto
1
, anche se c stato un tradimento, assai pesante per la coppia, ma non suffciente per ledere
i diritti dei fgli a mantenere laccesso ai due sessi, alle culture dei due nuclei familiari, paterno e
materno. questo uno degli obiettivi principali del lavoro dei mediatori familiari, professionisti, cio
testimoni/rappresentanti del corpo sociale che si prende cura del corpo familiare.
III. Alcuni dati di ricerca
Qui di seguito presentiamo i risultati preliminari di uno studio valutativo intra-modello che
abbiamo avviato per verifcare empiricamente leffcacia del nostro approccio e per valutare in particolare:
in che misura gli interventi di mediazione familiare producono i risultati attesi;
quali sono i fattori processuali discriminanti, cio quali le variabili e le condizioni critiche
connesse allesito del processo di mediazione;
come lintervento di mediazione (attraverso quali oggetti di negoziazione) favorisce e tutela la
trasmissione intergenerazionale.
Questa risorsa dovrebbe infatti permettere una ritualizzazione del confitto coniugale, il suo
riconoscimento/identifcazione e una sua elaborazione/superamento: in altre parole la mediazione
familiare pu essere riconosciuta come un sostegno del corpo sociale al corpo familiare per permettere
una nuova pattuizione tra i genitori. Cio se la famiglia il frutto di un patto dichiarato,
indipendentemente dal patto segreto che la sostiene in occasione della separazione si abbandona o
si rompe questo patto dichiarato, ma restano da liquidare altri bisogni soddisfatti dal versante segreto
dellalleanza. E dunque la domanda potrebbe essere cos formulata: quale nuovo patto sar possibile
ricostruire affnch non ci sia solo ripetizione o manifestazione di sintomi?
Il presupposto che il matrimonio o la coabitazione portano in s una dimensione pubblica
socialmente importante e che lassenza di un momento forte di passaggio non aiuta a mantenere
1
Defniamo patto dichiarato la promessa di restare insieme nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, come si dice in
occasione delle nozze; parliamo di patto segreto quando scopriamo, dopo anni o in occasione di una terapia o di una mediazione,
lincastro specifco che ha impegnato i membri di una coppia per soddisfare i bisogni rispettivi, per far fronte alle reciproche attese,
contenere le paure e i pericoli della vita. Lelemento cruciale e specifco di questo evento critico la fne del patto coniugale (contratto
esplicito + incastro segreto). Il compito evolutivo ad essa correlato , conseguentemente, lelaborazione della fne del patto coniugale
ed il rilancio del patto genitoriale: compito che pu essere affrontato con esiti differenti e che espone a rischi specifci (transizione,
stallo disperante, chiusura endogamica, indifferenza generazionale) (Cigoli, 2000, 2008, 2013).
Costanza Marzotto Mediazione familiare e legami intergenerazionali
84
fducia nel legame. In occasione del divorzio si rischia di interrompere la comunicazione (il livello
interattivo), di strappare la relazione (il livello relazionale), ma di non curare suffcientemente il
legame sociale (il livello simbolico). Alle nuove generazioni sar possibile aver cura (essere dei
care-givers) di altre relazioni importanti, se le persone avranno fatto esperienza della giustizia e
della speranza al di l del confitto. Ed nella famiglia che possibile fare questesperienza di base.
In occasione del divorzio il rischio quello di abbandonare la speranza nei legami e di costruirne di
sempre pi fragili per il timore di soffrire troppo quando questi si romperanno.
Nel nostro modello la mediazione prende il posto di un rito di transizione, di un momento in cui
riconoscere il confitto coniugale come unoccasione di individuazione. Un confitto a nostro parere
non suffcientemente riconosciuto, n permesso, nei tribunali e nelle cerimonie familiari e sociali.
Si tratta di un rito di passaggio per permetterne il riconoscimento, l identifcazione e lelaborazione
delle sue molteplici dimensioni ed accedere cos alla dimensione simbolica, arrivare a scoprirne il
signifcato per s, per i fgli e per i nonni. Parliamo per questo di all issues mediation (Parkinson, 2013)
in quanto vi unapertura globale a tutti gli oggetti del confitto e della negoziazione (sia riguardo ai
fgli che ai beni materiali). Pur mantenendo un controllo del processo, c una fessibilit del setting e
degli strumenti, dove intravediamo la possibilit di ricorrere anche ad incontri individuali, o con i fgli
o di prescrivere dei compiti attivi di facilitazione comunicativa e di insight emotivo sia in seduta
che tra un incontro e laltro.
Gi nel 1998, Vittorio Cigoli, in occasione del Convegno internazionale a Lione - FR, introdusse
la metafora del mediatore come traghettatore, riconoscendogli un ruolo ben distinto da quello di altre
fgure professionali. Il mediatore ha per noi compiti circoscritti e uno stile di lavoro forte nel senso
che utilizza uno stile direttivo nella conduzione dellincontro ed incaricato di proteggere le tappe
del percorso stabilite nel contratto iniziale, ma in cui sono i partner che indicano la meta, il porto di
destinazione. Per questo la mediazione rappresenta una tappa fondamentale nellimpegno del corpo
sociale per garantire alle nuove generazioni la possibilit di accesso alle stirpi delluno e dellaltro
genitore, di pendere da entrambi i rami dei due alberi genealogici. A questo scopo il mediatore
relazionale simbolico utilizza spesso il noto strumento grafco simbolico detto il genogramma o
ecogramma affnch le diverse generazioni possano essere collocate nello spazio e nel tempo della
storia familiare (Montagano & Pazzagli,1989).
IV. La ricerca: gli obiettivi e il metodo
La ricerca si proponeva di verifcare leffcacia dellapproccio transizionale-simbolico alla
mediazione familiare non solo misurando i risultati ottenuti (ovvero la frequenza dei successi e
delle interruzioni), ma analizzando le connessioni esistenti tra le variabili di processo ed i risultati
ottenuti. La domanda che ha orientato il lavoro di ricerca non stata soltanto se la mediazione
funziona, ma come e perch funziona. In altre parole si trattato di unanalisi del processo di
mediazione per individuarne i fattori cruciali, specifci e distintivi di questo approccio e dallaltra per
esplorare le potenzialit del modello adottato nel promuovere e tutelare la continuit della trasmissione
intergenerazionale nelle situazioni di separazione.
Il campione comprendeva 56 processi di mediazione familiare condotti secondo questo
Costanza Marzotto Mediazione familiare e legami intergenerazionali
85
modello da professionisti formati dallo staff del Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia
dellUniversit Cattolica di Milano e ASAG, sulla base di uno schema dettagliato e sistematico,
predefnito dallquipe di ricerca e riferito ad ogni fase del processo.
Tra i risultati pi signifcativi, prendiamo in considerazione, anzitutto, la distribuzione di
frequenza dei risultati ottenuti. Come illustrato nel Graf. 1, sembra che il lavoro di mediazione sia
molto effcace, poich produce nel 75% dei casi un risultato positivo (51,8% di accordi completi e
23,2% di accordi parziali o provvisori), poco pi del 20% di interruzioni (ovvero di fallimenti ed
impraticabilit del percorso di mediazione) e conduce alla riconciliazione in due casi su 56 (3,6%).
Graf. 1 - Outcome
Veniamo ora a considerare i fattori del processo che possono essere assunti come elementi
distintivi dellapproccio teorico-metodologico adottato. La variabile che li riassume in modo sintetico
ladeguatezza del ruolo del mediatore, misurata in termini di conformit completa/parziale/scarsa
rispetto allidentifcazione teorica del ruolo stesso. Nel campione preso in esame (cfr. Graf. 2) la
tecnica messa in atto dai mediatori risulta adeguata in pi della met dei casi e critica o problematica
solo nel 7.1% dei casi. Ovvero quanto pi il mediatore si attiene al modello, tanto maggiore il
successo del processo.
Graf. 2 Il ruolo del mediatore
Costanza Marzotto Mediazione familiare e legami intergenerazionali
86
Tab. 1 Le variabili di processo connesse alla costruzione del ruolo
Graf. 3 Gli oggetti di lavoro
Gi questo livello semplicemente descrittivo di analisi mette in luce alcune indicazioni interessanti
e particolarmente evidenti relativamente alla connessione tra le principali variabili di processo ed i
risultati. Due aspetti ci sembrano da segnalare: il rapporto tra i risultati del processo di mediazione e,
rispettivamente, il ruolo del mediatore (cfr. Graf. 4) e gli oggetti di lavoro (Graf. 5).
Graf. 4 I risultati ed il ruolo del mediatore.
Costanza Marzotto Mediazione familiare e legami intergenerazionali
v.a. %
Analisi della domanda esplicita o implicita 47 83,9
Defnizione di un setting forte 34 60,7
Negoziazione completa o parziale degli obiettivi 47 83,9
Formalizzazione del contratto di lavoro 25 44,6
Totale 56 100,0
87
Graf. 5 I risultati e loggetto di lavoro.
Come facile osservare queste variabili risultano essere connesse in modo molto evidente.
Per quanto riguarda il ruolo del mediatore, si pu notare come laddove il ruolo adeguato (cio
completamente conforme alla metodologia ed alle tecniche che contraddistinguono lapproccio
relazionale-simbolico) la frequenza con cui si ottengono interruzioni o fallimenti del 6.5%, a fronte
del 33.3% che si riscontra nel caso di unadeguatezza solo parziale al ruolo e del 75.0% che si ritrova
laddove il ruolo attuato risulta essere difforme da quello teoricamente previsto.
Analogamente, ma forse ancor pi signifcativamente, possiamo osservare che quando loggetto
di lavoro comprende sia larea della genitorialit sia larea del patrimonio riscontriamo il 3.7% delle
interruzioni, a fronte del 23.1% che si verifca nel caso di un approccio parziale, del 44.4% che si
riscontra quando la mediazione concentrata su elementi specifci della genitorialit e del 50.0% nel
caso in cui loggetto di lavoro eccede lambito proprio della mediazione invadendo ad esempio larea
della consulenza legale o della psicoterapia.
V. Conclusione
Anzitutto si conferma che quanto pi il processo di mediazione riesce ad allargare loggetto delle
negoziazioni ed il mediatore a mantenersi nel ruolo specifco, tanto pi probabile arrivare ad un
accordo di separazione. Ed interessante notare che questi fattori di processo sono associati anche a
quei casi che si concludono con la riconciliazione, mentre i drop out sono associati ad unapplicazione
limitata del modello
Il conseguimento di un accordo di fronte ad un terzo che copra tutti gli ambiti di confitto (fgli, beni
materiali, relazioni parentali) dovrebbe infatti proteggere sia dal rischio della chiusura endogamica,
sia dallindifferenza genitoriale, poich in mediazione non si pu raggiungere un accordo senza il
coinvolgimento attivo ed il confronto/dialogo diretto dei coniugi, a differenza di quanto avviene
invece quando laccordo consensuale raggiunto attraverso una negoziazione delegata agli avvocati
o quando la defnizione dei termini di separazione viene stabilita dal giudice.
Nel nostro caso specifco, poi, lavorando allinterno di una prospettiva che esplicitamente
Costanza Marzotto Mediazione familiare e legami intergenerazionali
88
chiama in causa la valenza simbolica/intergenerazionale dei beni oggetto di confitto ed assumendo
come obiettivo della mediazione la facilitazione del transito oltre la fne, ovvero il rilancio del patto
genitoriale, ragionevole immaginare che il raggiungimento di un accordo di separazione comporti
una ridotta diffcolt nel consentire laccesso dei fgli alle famiglie di origine di entrambi i genitori e
renda quindi pi facile la continuit ed il proseguimento delle relazioni intergenerazionali.
Se queste sono le fnalit e gli obiettivi specifci della mediazione del divorzio, essa non pu
essere che scelta. Sarebbe un controsenso rendere obbligatorio laccesso a questo percorso in cui il
confronto con laltro al di l del confitto e della diversit tra le parti permette per la presenza di
un terzo, una creativit impensabile. Questo quanto possiamo testimoniare non solo con la nostra
esperienza, ma stato recentemente confermato anche dalla dichiarazione della Fdration Nationale
des Centres de Mdiation Francese (18.10.2013) in cui si afferma che ogni tappa del processo di
mediazione poggia sulla comprensione, la libera adesione e laccesso spontaneo a questa via moderna
di risoluzione dei confitti (la traduzione nostra). Si parla, infatti, di libert di intraprendere,
proseguire o interrompere la mediazione, dove le parti stesse redigono un accordo fnale e con laiuto
di un terzo decidono di mettere fne ad un contenzioso, che poi liberamente sceglieranno se sottoporre
o meno al giudice per lomologazione.
Come scrive la collega mediatrice familiare francese Claire Denis (2013), la mediazione
familiare rappresenta un progetto che reintroduce del tempo per parlare, per pensare, creare e ridare
il primo posto allumano. Un percorso che non assolve a tutti i bisogni degli attori in gioco, che
si integra con altre risorse rivolte specifcamente alluno o allaltro genitore o ai fgli come gruppo
bisognoso di mettere parola su cambiamenti sconcertanti.
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89
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Raffaello Cortina.
Costanza Marzotto
Servizio di Psicologia Clinica per la Coppia e la Famiglia
Via Nirone, 15
I-20123 Milano
Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia
Universit Cattolica del Sacro Cuore Milano
Largo Gemelli, 1
I-20123 Milano
E-mail: costanza.marzotto@unicatt.it.
Costanza Marzotto Mediazione familiare e legami intergenerazionali
90
Inauguriamo la sezione Incontri e interviste sulla scia della volont di accendere un ininter-
rotto dialogo che diventa un affettuoso abbraccio fra gli adleriani sparsi nel mondo, presentando a
tutti i Lettori come primo ospite Andrs Buschiazzo, psicologo clinico, psicoterapeuta adleriano,
coordinatore di gruppi terapeutici, Liaison Offcer dellInternational Association of Individual Psy-
chology (IAIP), professore presso il Centro de Estudios Adlerianos di Montevideo, Uruguay.
Andrs Buschiazzo ha insegnato presso la facolt di Psicologia de Universidad de la Repbli-
ca ed attualmente editorialista sia nel portale Psyciencia (Argentina) sia nella Pubblicazione
Uffciale curata dal Centro de Estudios Adlerianos. Attraverso una serie di domande a cui Andrs
Buschiazzo risponde in modo chiaro e sintetico, possiamo capire come la Psicologia Individuale di
Alfred Adler sia riuscita a diffondersi e ad attecchire nel mondo, anche in America latina e, in parti-
colar modo, in Uruguay, grazie al lavoro capillare, costante e appassionato di un gruppo di studiosi
che con entusiasmo e deteminazione arricchiscono quotidianamente il pensiero adleriano con con-
tributi, studi e ricerche. Molto interessante mi sembra, in particolare, la parte dellintervista in cui
Andrs Buschiazzo affronta il tema a noi molto caro del concetto di malattia mentale.
Lintervista sar seguita da un articolo dal titolo Lo stato epistemologico della Psicologia
Individuale, scritto da Yar Hazn, psicologo clinico, professore di psicologia, analista adleriano,
Presidente Onorario e Didatta del Centro de Estudios Adlerianos di Montevideo, Uruguay. Larti-
colo approfondisce quanto stato detto nellintervista del dott. Andrs Buschiazzo e riprende alcuni
nuclei tematici adleriani, analizzandoli in unottica di confronto e di dialogo col Gruppo di studi
adleriano dellIstituto Alfred Adler di Milano: soltanto attraverso il dibattito e la discussione si pu
contribuire ad arricchire la teoria e la pratica della Psicologia Individuale.
Riassunto
Andrs Buschiazzo intervistato con una serie di domande,
le cui risposte ci fanno capire come la Psicologia Individua-
le di Alfred Adler sia riuscita a diffondersi in America latina
e, in particolar modo, in Uruguay, grazie al lavoro costante
di un gruppo di studiosi che arricchiscono quotidianamente il
pensiero adleriano con studi e ricerche. Andrs Buschiazzo af-
fronta i concetti basici della Psicologia Individuale, gli ambiti
di applicabilit, il concetto di malattia mentale, le fasi in cui
si articola una psicoterapia adleriana, limportanza dellEtica e
della Deontologia e infne ci descrive lo sviluppo e gli obiettivi
del Centro de Estudios Adlerianos di Montevideo, Uruguay.
Parole chiave
INTERVISTA, URUGUAY, CENTRO DE ESTUDIOS
ADLERIANOS, MODELLO ADLERIANO
Abstract
INTERVIEW WITH ANDRS BUSCHIAZZO. Andrs
Buschiazzo is interviewed with a series of questions and his
answers make us understand how the Individual Psychology of
Alfred Adler was able to spread in Latin America and especially
in Uruguay, thanks to the constant work of a group of scholars
who daily enrich Adlerian thought with studies and researches.
Andrs Buschiazzo discusses the basic concepts of Individual
Psychology, the areas of applicability, the concept of mental
disease, the phases of an Adlerian psychotherapy, the importan-
ce of Professional Ethics. Finally he describes the development
and the aims of Centro de Estudios Adlerianos in Montevideo,
Uruguay.
Keywords
INTERVIEW, URUGUAY, CENTRO DE ESTUDIOS ADLE-
RIANOS, ADLERIAN MODEL
DI GIUSEPPE FERRIGNO
INTERVISTA AD ANDRS BUSCHIAZZO
DIALOGHI ADLERIANI I, n. 1, 90-98 (2014) INCONTRI E INTERVISTE
91
Quali sono a suo parere le basi epistemologiche che caratterizzano con pi pregnanza il modello
adleriano?
La psicologia adleriana, il cui fnzionalismo di derivazione neo-kantiana, una psicologia: a)
del profondo; b) costruttivista; c) fnalista; d) olistica.
a) La teoria dellinconscio formulata da Freud, pietra angolare della Psicoanalisi, ha come presuppo-
sti lo spiritismo e lipnosi di Mesmer: luomo ha sempre saputo che lanimo umano come
un iceberg che, per la maggior parte, nascosto ed invisibile. Janet un altro dei progenitori pi
rilevanti di tale teoria, con la sua formulazione delle idee fsse subconsce e, per questo, pu esse-
re considerato come liniziatore della psicologia del profondo.
Ernest Becker afferma che Adler, Stekel, Jung e Rank svilupparono la teoria del profondo mo-
difcando alcuni dei postulati maggiormente dominanti nellepoca: il realismo ingenuo ed il positivi-
smo. Questi autori smisero di credere che si possa conoscere la realt direttamente attraverso i sensi,
attribuendo maggiore importanza allinterpretazione soggettiva. Per Adler linconscio smise di essere
unentit separata dalla coscienza e lo concettualizz come un continuum, come quella parte che
lindividuo conosce ma che non comprende come facente parte del suo fnalismo. Nel 1912, dopo
che Alfred Adler si era allontanato defnitivamente dalla Societ Psicoanalitica di Vienna, anche
Stekel si ritira contestando lipotesi dellinconscio e sostenendo che la teoria della bipolarit fosse
suffciente per interpretare i contenuti psicologici.
b) Luomo conosce il mondo attraverso idee e ipotesi, che si muovono parallelamente alla realt, fun-
zionali ai fnalismi dello stile di vita. Il flosofo Hans Vaihinger nella sua opera Die Philosophie
des Als Ob (La flosofa del come se) formula il concetto di fnzione e dice che la scienza
lerrore pi utile. Non esistono verit permanenti, ma solo transitorie ed il cambiamento lunica
realt (Claxton).
Pensiamo, conosciamo e costruiamo concetti, non per scoprire la verit, ma per
procurarci mezzi e supporti allo scopo di preservare la vita e migliorarla indipenden-
temente dalla verit e dalla validit universale (Vaihinger).
I postulati di Kelly, di derivazione adleriana, sono i seguenti: 1) luomo pu essere considerato
come un potenziale scienziato e 2) ogni individuo edifca costrutti personali unici attraverso i quali
egli vede il mondo. Luomo scienziato, come metafora, unastrazione di tutta lumanit e non una
concreta classifcazione di particolari uomini. Come diceva Kant, impossibile conoscere la realt
tale e quale a quella che si presenta a noi; disponiamo solamente di mezzi e di strumenti compresi
in unipotesi teorica che ci consente si avvicinarci approssimativamente ad una realt in continuo
cambiamento. Kelly parla di alternativismo costruttivo dicendo che la persona come lo scienziato
si pone continuamente domande sul proprio mondo, con lillusione di poterlo comprendere meglio.
Adler ha svincolato luomo da dottrine restrittive come quella basata sul paradigma stimolo-
risposta e sulle teorie pulsionali (Trieb) della personalit. Kelly, mezzo secolo pi tardi, ci dice
che luomo nasce vivo e lotta in un mondo psicologico e rifuta lipotesi di istinti pulsionali o
di stimoli attivatori dellorganismo. Il presupposto fondamentale dellautore sta nellaffermazione
che tutte le interpretazioni che si formulano sul mondo sono soggette a revisioni o a sostituzioni.
M. L. von Franz prospetta nel suo libro Alchimia limpossibilit di relazionarsi con una per-
Giuseppe Ferrigno Intervista ad Andrs Buschiazzo
92
sona senza proiezioni. Linizio di qualsiasi conoscenza di qualcosa o di qualcuno una proiezione
inconscia che successivamente deve essere corretta. Fuori dalla proiezione non si pu vedere niente.
La flosofa hindi afferma che la totalit della realt una proiezione (Maya). La realt esiste perch
costruiamo proiezioni su di essa. Secondo Piaget:
Mai possiamo conoscere veramente lambiente, se non le sole nostre ricostru- Mai possiamo conoscere veramente lambiente, se non le sole nostre ricostru-
zioni. La realt sempre una ricostruzione dellambiente, mai una copia.
c) Lobiettivit e la causalit sono i pilastri del positivismo analitico che ha una peculiare propensione
a separare fatti, dati e meccanismi e a ridurre gli eventi a cause naturali. Per Ansbacher il pensiero
causale si domanda il perch, da cui dipendono risposte del tipo Se allora. Se sono cattivo,
(quindi) andr allinferno, pensa il bambino, per se prego la sera, (quindi) andr in paradiso.
Szasz in Ideologia e malattia mentale afferma che la malattia mentale una metafora che ha
fnito per essere considerata come un dato di fatto. Anche Adler ha affermato che tre sono i compiti
vitali delluomo: lavoro, relazioni sociali e sessualit. Szasz allo stesso modo tenta semplicemente
di defnire le diffcolt degli uomini comuni come Problemi della vita, che per la psichiatria e la
psicologia sono stati ridotti alla malattia mentale. Il concetto di malattia mentale deriva il suo fonda-
mento principale da fenomeni come la siflide cerebrale o come gli stati deliranti, in cui le persone
possono manifestare disturbi del pensiero e del comportamento. Lautore preciso quando ci riferisce
che queste sono malattie del cervello e non della mente. Per alcune scuole, tutte le patologie chiamate
malattie mentali sono di questo tipo e partono dallidea che, con una perizia esaustiva, si scoprir un
difetto neurologico che spieghi tutti i disturbi del pensiero e del comportamento. Solo pochi scien-
ziati ritengono che i disturbi o, come Adler li defnisce, le deviazioni sociali, possono derivare da
esigenze personali, da opinioni soggettive, da aspirazioni e valori sociali. Il modello medico classico
attribuisce queste diffcolt a processi fsico-chimici.
Szaz denuncia due errori fondamentali nella concezione della malattia mentale. In primo luogo,
una malattia cerebrale, come avviene in una malattia al piede o alle ossa, implica un difetto neurolo-
gico, non un problema legato al vivere. Per esempio, si potrebbe spiegare una diminuzione del campo
visivo associandola a qualche lesione del sistema nervoso. Al contrario, lopinione di un individuo
che si riferisca allambito religioso o al contesto politico oppure lidea che qualcuno dei suoi organi
stia marcendo e che sia persino morto, non potrebbe essere spiegato solo a causa di un difetto o di una
malattia del sistema nervoso.
Il secondo errore epistemologico e consiste nellinterpretare le comunicazioni riguardanti i
nostri simili e il mondo che ci ruota attorno come sintomi del funzionamento neurologico. Lerrore
non di osservazione, ma di organizzazione e di comunicazione della conoscenza. Lerrore consiste
nel decretare un dualismo fra sintomi fsici e mentali, dicotomia che unabitudine linguistica e non
il risultato dellosservazione empirica. La credenza nella malattia mentale come se fosse qualcosa di
differente dagli inconvenienti incontrati dalluomo nel cercare di stare in armonia con i propri simili
leredit della credenza nei demoni e nelle streghe. Cos, la malattia mentale esiste o reale esat-
tamente e nello stesso senso in cui le streghe ed i demoni esistevano o erano reali. In accordo con
questo modo di pensare prodotto dalla causalit, si potrebbe affermare assieme a Szasz: Al posto di
Giuseppe Ferrigno Intervista ad Andrs Buschiazzo
93
nascere peccatore, luomo nasce malato. Questa leredit ricevuta dalla psichiatria dalla teologia
imperante. Lo scrittore Anatole France critic il positivismo, affermando che tale teoria:
Ispirata dallamore, triste e tirannica. In essa si regolano strettamente gli atti della
vita e del pensiero. Essa converte lesistenza in una fgura geometrica. La minore cu-
riosit intellettuale si ritrova condannata.
Adler riusc a superare la causalit imperante dellepoca e concedette maggiore rilevanza alla f-
nalit, eliminando le categorie diagnostiche. La psicologia adleriana considera che il comportamento
diretto verso mete fnzionali. Sebbene si tenga conto della causalit (perch), si d maggiore enfasi
alla teleologia (a quale scopo), allintenzionalit del comportamento e allinterpretazione soggettiva
dei fatti.
Lidia Sicher, una delle prime discepole di Adler, classifc gli esseri umani in orizzontali ed in
verticali. Luomo verticale quello che punta al potere (basso/alto). Mentre luomo orizzontale
pi democratico e tende a salire dal meno al pi.
d) Il flosofo sudafricano Smuts ha coniato il termine olismo, una parola greca che signifca totalit
e che concepita in riferimento alluniverso, un impulso verso la completezza, la totalit che si
manifesta in ogni individuo sotto forma di spinta verso lo sviluppo, la crescita, levoluzione che
emerge dallinterno e che si attua nel proprio ambiente, partendo da se stesso (Ellenberger). Ira
Progoff nella sua opera La psicologia profonda e luomo moderno dice che Adler e Smuts fosse-
ro arrivati alla stessa conclusione: che lobiettivo della psicologia lo sviluppo delle potenzialit
dellessere umano per indurlo a saper guardare al futuro con ottimismo.
In quali ambiti, a suo parere, possibile applicare la Psicologia Individuale?
Daccordo con quanto espresso nellultimo Congresso di Psicologia Individuale (Vienna 2011)
dal Presidente Onorario Dr. Gian Giacomo Rovera, la Psicologia Individuale corre su tre corsie: la
psicoterapia, il counseling e leducazione.
El Centro de Estudios Adlerianos nel 2010 ha fondato le prime cliniche adleriane per giovani,
genitori ed insegnanti in Sudamerica. Esse rappresentano una riproposizione del lavoro di Alfred
Adler, di Oskar Spiel e di Ferdinand Birnbaum, svolto dopo la Prima Guerra Mondiale. Ricordiamo,
grazie a Roll May, che sulle porte delle cliniche era affsso un cartello con un messaggio che diceva:
Mai troppo tardi.
Come si articola una psicoterapia adleriana?
La psicoterapia adleriana, grosso modo, pu dividersi in tre fasi:
1) Relazione terapeutica, che consiste nella costruzione di un buon rapporto col paziente, nella ridu-
zione delle sue resistenze e nella capacit del terapeuta di creare un clima di empatia.
2) Anamnesi, che ha lo scopo di individuare le fnalit del comportamento (il perch), di comprendere
il piano di vita inconscio e la costellazione familiare.
3) Esplicazione (interpretazione) che consiste nella spiegazione delle motivazioni inconsce e degli
effetti di un comportamento inadeguato. Il processo dincoraggiamento empatico (Ferrigno 2013)
Giuseppe Ferrigno Intervista ad Andrs Buschiazzo
94
laspetto pi importante in questo momento, perch indispensabile che il paziente adotti com-
portamenti costruttivi e sviluppi il sentimento di comunit (Gemeinschaftsgefhl).

Che importanza hanno letica e la deontologia in una terapia adleriana?
Lanalista didatta Prof. Yar Hazn sottolinea che letica e la deontologia sono elementi fonda-
mentali del setting adleriano. Nellatto del conferimento della laurea al termine delliter di Forma-
zione degli Psicoterapeuti, ogni analista deve conoscere e sostenere i tre grandi voti del silenzio che
rappresentano ci che guidano la professione dellanalista adleriano. Questi sono i principi esposti da
Knkel.
Il primo voto il segreto confessionale, lo stesso dei sacerdoti cattolici. Tutto ci che il pazien-
te dice rimarr nella mente dello psicoterapeuta con assoluta riservatezza, I segreti del paziente
rimarranno al sicuro e per raggiungere ci necessaria unanalisi completa della personalit dello
psicoterapeuta.
Il secondo il voto della sincerit, con lapertura a nuovi elementi e contenuti a benefcio del
bene comune e della societ tutta: essere artista e strumento di vita per portare pace e gioia nella co-
munit.
Il terzo voto, quello della continuit, ci impone lo sforzo di continuare a studiare senza n clas-
sifcare n stigmatizzare i pazienti.
Pu descrivere ai lettori cos il Centro de Estudios Adlerianos, il Centro di studi adleriani?
Il Centro de Estudios Adlerianos (Centro di studi adleriani) viene fondato il 28 maggio 1997.
una associazione scientifca senza scopo di lucro, erede dei principi di Alfred Adler, membro della
International Association of Individual Psychology (IAIP) e della Federazione Uruguaiana di Psi- (IAIP) e della Federazione Uruguaiana di Psi- (IAIP) e della Federazione Uruguaiana di Psi-
coterapia il cui principale obiettivo quello di diffondere la teoria adleriana e formare analisti psico-
logi e psichiatri. I requisiti per ottenere il titolo di psicoterapeuta adleriano, secondo quanto disposto
dalla regolamentazione nazionale e internazionale, prevedono che il candidato debba aver effettuato
la formazione teorico-pratica con un minimo di 844 ore di insegnamento, unanalisi personale non
inferiore alle 300 ore e unanalisi didattica di 100 ore. Laspirante psicoterapeuta, inoltre, deve aver
partecipato a progetti comunitari e di ricerca che il Centro adleriano attiva nella comunit.
(Traduzione dallo spagnolo a cura di Giuseppe Ferrigno e Alberto Gennari)
Giuseppe Ferrigno Intervista ad Andrs Buschiazzo
95
I. Premessa
un tema di grande complessit. La tradizione flosofca dalla Grecia classica divide il mondo
in due: il mondo sensibile e il mondo intellegibile. Il primo il mondo della doxa (in greco signifca
opinione) che il contrario di epistme (in greco signifca scienza), cos da Platone a Kant c un
salto storico, ma non concettuale. In questo cammino verso la soggettivit abbiamo scoperto che fra
luomo e il suo habitat c un confitto o corto circuito, come dice Cassirer (1923-1929).
Questo divario riempito dal simbolo (dal greco sym=con; ballein=lanciare). Un simbolo
un oggetto, caricato dinterpretazione (in tedesco si dice Deutung), che comporta un certo grado di
soggettivit e di signifcato (in tedesco si dice Bedeutung). Mentre Adler ai primi e audaci passi sulla
via che lo condurr alla teoria del costruttivismo, la Psicoanalisi trasporta ancora tutti gli orpelli di un
realismo ingenuo mescolati con elementi di positivismo logico.
Allaltra estremit troviamo, invece, Watson e il comportamentismo che rifutano il concetto di
coscienza, perch non lho mai visto in una provetta (Watson, 1914).
Freud, per portare in primo piano il concetto di un inconscio inconoscibile (Ellenberger, 1970) si
occupa dei simboli senza riuscire ad approfondire la loro polisemia, arrivando a dire (ingenuamente)
a Jung Chi far il nevrotico il giorno in cui si riusciranno a decifrare completamente i simboli?
(Jung, 1962).
possibile considerare Freud, Pavlov e Watson come rappresentanti della psicologia oggettiva,
portatori di una mentalit rigida in contrasto con la psicologia soggettiva dallindole fessibile,
come stato rilevato dagli Ansbacher (1956).
Varie correnti della psicologia, una volta abbandonati i presupposti della psicologia sperimentale,
si rendono conto della portata delle affermazioni dei primi rappresentanti della Gestalt (Kohler,
Riassunto
Larticolo analizza lo stato epistemologico attuale della
psicologia adleriana, iniziando da Platone per giungere a
Kant, a Vaihinger. Illustra i rapporti fra modello adleriano
e altri modelli (Gestalt, comportamentismo, cognitivismo,
psicoanalisi di Freud e psicologia analitica di Jung). In
conclusione, fa un breve riepilogo delle caratteristiche essen-
ziali della Psicologia Individuale che un modello olistico,
teleologico, creativo, soggettivo, relazionale allinterno di una
psicologia del profondo.
Parole chiave
EPISTEMOLOGIA, TELEOLOGIA, OLISMO, RELAZIONE
Abstract
THE EPISTEMOLOGICAL STATUS OF ADLERIAN
PSYCHOLOGY. The article analyzes the current epistemo-
logical status of Adlerian Psychology starting from Plato up
to Kant and to Vaihinger. It explains the relationship between
Adlerian model and other models (Gestalt, behaviorism,
cognitivism, the psychoanalysis of Freud and the analytic
psychology of Jung). Finally, it sums up briefy the essential
features of Individual Psychology, which is a model not only
holistic and teleological, but also creative, subjective, relational
within a depth psychology.
Keywords
EPISTEMOLOGY, TELEOLOGY, HOLISM, RELATIONSHIP
YAR HAZN
LO STATO EPISTEMOLOGICO
DELLA PSICOLOGIA ADLERIANA
DIALOGHI ADLERIANI I, n.1, 95-100 (2014) INCONTRI E INTERVISTE
96
Kofka e Wertheimer) che sostenevano che la scienza non d risposte in s, ma lo fa a seconda del
nostro modo di chiedere. Secondo Allport tutti gli psicologi sono discendenti di Kant (massimo
rappresentante dellIdealismo ) o di Locke (empirista). Tra questi due flosof non vi alcuna possibilit
di riconciliazione. Se si produce una rottura nellalbero di Cartesio, che ha separato la metafsica
dalla scienza e questa dalla scienza applicata, noi possiamo ottenere un divorzio epistemologico,
come quello segnalato da Perls che, quando fonda la Gestalt, ricorre ai precursori dei teorici della
percezione che ho prima menzionato, affermando che la sua pratica la deve pi a Stalinvsky (regista
teatrale e formatore di attori) che non agli psicologi designati.
di fondamentale rilevanza prendere atto che la psicologia o la psicoterapia senza la flosofa
e lepistemologia sarebbero come se si studiasse farmacologia senza sapere chimica, incorrendo
nelluso ingenuo o distorto dellapplicazione. Gli Adleriani avevano ben chiara questa situazione.
Il primo giorno in cui si riunisce, infatti, la Societ per la libera ricerca psicoanalitica, si delibera
allunanimit di aderire allAssociazione kantiana guidata da Vaihinger, che con la Filosofa del
come se fornisce il supporto epistemologico al Temperamento nervoso, che, come Benrstein
stesso afferma, rappresenta una vera e propria dichiarazione dindipendenza della Psicologia
Individuale.
Questo libro si ispira a Kant, il padre della grande metateoria le cui fonti noi ritroviamo
successivamente anche nel pensiero di Marx, soprattutto quando afferma che lumanit non si pone
i problemi che non pu risolvere: questa frase evidenzia come i problemi delluomo sono creati
dalluomo medesimo. Adler aderisce alle idee sociali di Marx facendolo conoscere allAssociazione
Psicoanalitica di Vienna come il primo psicologo sociale, che credeva nel senso sociale, ma
non in quello economico (Ansbacher & Ansbacher, 1956). Un altro aspetto del costruttivismo
rappresentato da Piaget.
II. Le basi delle teorie scientifche
In greco theoria una parola quasi mistica che signifca contemplazione: il suo opposto
prassi (in greco azione). Ne deriva, quindi, che la medicina non una scienza, ma una scienza
applicata (oggi diciamo una tecnologia), mentre la scienza che sta alla sua base la biologia.
Ora presento tre teorie a confronto per lacquisizione della conoscenza, che una forma di
intuizione, di insight, termine di Khler che la Psicoanalisi ha preso in prestito senza mai spiegare in
cosa consista codesto inserimento nel proprio campo visivo, che quindi non nemmeno elencato
nellEnciclopedia di Laplanche e Pontalis.
Ecco la prima teoria che il mondo occidentale ha incontrato: analizziamo alcuni accostamenti
con laiuto di Psychology Today
1
. La prima teoria stata defnita teoria della macchina fotografca,
per lanalogia con la macchina fotografca appunto. Questa teoria sostiene che la realt fuori della
nostra mente o del nostro cervello agisce esattamente come quando si scatta una foto. La realt in s
esiste ed al di fuori dei nostri processi cognitivi e affettivi. Cos, come fanno i bambini, facciamo
Yar Hazn Lo stato epistemologico della psicologia adleriana
1
Psycology Today una rivista bimestrale pubblicata negli Stati Uniti per unutenza di massa. Psychology Today stato tradotto nel 1967 da Nicolas
Charney. Lintento della Rivista era di divulgare una letteratura psicologica molto pi accessibile al grosso pubblico. Psycology Today tradotto in
Psicodeia: Psicologia de hoy.
97
fotografe e le conserviamo nella nostra memoria psicologica. possibile, secondo lautore, separare
quantitativamente i bambini dagli adulti. Gli adulti hanno scattato pi fotografe dei bambini. Le
differenze individuali, normali o psicopatologiche, risiedono nella qualit della macchina fotografca
e nella velocit della pellicola. Cos i meno intelligenti hanno una macchina fotografca di qualit
inferiore. Si tratta della vecchia idea di eredit.
Non dimentichiamo che Alfred Adler si ribellato contro questo concetto, sebbene non abbia
negato la genetica. Dimportanza basica non sono n lambiente n leredit. Entrambi danno il
quadro normativo al quale lindividuo risponde con il proprio stile di vita personale e creativo
(Ansbacher & Ansbacher, 1956). Proprio attraverso questi concetti essenziali Adler si ribella contro
la psichiatria statica di Kraepelin e contro lambientalismo del comportamentismo di Watson e dei
suoi seguaci: Datemi una dozzina di bambini normali e far di loro ci che vuoi, medici, avvocati,
artisti, criminali, a prescindere dalle loro inclinazioni innate (Watson, 1930). Tali posizioni sono
state mantenute fno a Skinner compreso: soltanto in seguito sar introdotto anche il pensiero (la
conoscenza, la gnoseologia e ci che defniamo cognitivo).
Leducazione uno dei principali interessi di Adler e della sua psicologia, il quale ha sicuramente
subito il fascino e linfuenza di Maria Montessori (De Imaz, 1990), che per contrastare il concetto
di causalismo, formulava le sue rifessioni sulla psicologia del bambino prendendo spunto dai lavori
didattici a cui dedica gli ultimi anni della sua vita per lottare contro i comportamentisti americani: per
lei la morale un a priori, essendo una kantiana.
La seconda teoria cambia lo strumento: si utilizza non pi la macchina fotografca, ma un
proiettore cinematografco. Noi viviamo come se avessimo una cineteca incorporata, con i suoi
talenti, che chiamiamo con Howard Gardner (1983) intelligenze multiple. Secondo questa teoria,
la realt una tabula rasa, come amava asserire Locke e su questo schermo (la realt esterna) noi
proiettiamo i flm che portiamo dentro. Gli adulti hanno pi esperienza, perch i flm sono proiettati
pi e pi volte. Le differenze tra gli individui risiedono nella qualit e nel contenuto dei flm.
La seconda teoria non ha mai avuto troppi seguaci. Una volta chiesero al vescovo Berkeley che
cosa sarebbe accaduto con la conoscenza, se camminando per Londra un oggetto pesante fosse caduto
sulla sua testa: dove sarebbe andata a fnire la sua conoscenza? Tali dubbi sono stati chiariti da Henry
Laborit (1968) quando dice che noi siamo gli altri e anche gli altri muoiono, quando noi moriamo.
Questultima teoria, idealista con radici platoniche, ha avuto il coraggio di averci portato a scorgere
il valore fondante dellimmaginazione nella costruzione della realt che non indipendente dalla
mente umana. Allaltro polo materialista e lockiano si incontrano il pavlovismo e il behaviorismo.
Lenin criticando lidealismo marcio asseriva: Gli esseri umani percepiscono la realt cos com
e n i sensi n il cervello ci ingannano (Rosental & Iudin, 1959). Lontano dalle due teorie, pi vicino
alla seconda rispetto alla prima, appare la prospettiva costruttivista elaborata da Piaget (1968) che,
continuando a ispirarsi al pensiero di Kant, ispiratore della rivoluzione copernicana del pensiero,
asserisce che loggetto che appare non pi il centro del soggetto. Questo principio rappresenta
il fondamento sia della posizione soggettiva adleriana sia del suo modello artistico molto pi del
realismo ingenuo tipico del positivismo logico (Popper stesso ha detto alla fne dei suoi giorni: Il
positivismo logico morto e io sono uno dei responsabili della sua morte).
Secondo Piaget (1968) la realt costruita dal bambino sulla base delle proprie esperienze
Yar Hazn Lo stato epistemologico della psicologia adleriana
98
maturate allinterno del proprio ambiente. La modalit simile a quella utilizzata dagli artisti per
dipingere un quadro. Il quadro rappresenta ci che lartista vede e come egli percepisce i vari elementi
in relazione fra loro. Questo uno dei punti fondamentali alla base del concetto di stile di vita, che
sempre il prodotto creativo dellappercezione tendenziosa o, in termini pi divulgativi, come direbbe
Knkel (1935), tutto a seconda del colore della lente di chi guarda.
Barylko (1969) spiega attraverso lo psicologo dellarte Ernst H. Gombrich: Che senso ha parlare
della comprensione di unopera darte? Noi non potremo mai sapere cosa signifchi per il suo creatore,
perch, anche se non lha detto, potrebbe accadere che nemmeno lui sappia il suo signifcato. Lopera
darte signifca ci che signifca per noi non ci sono altri criteri. In breve i quadri come gli stili di
vita sono sempre combinazioni irripetibili di ci che lartista (lindividuum) ha tratto, ha eliminato
dallambiente esterno e ha aggiunto di suo.
Per Piaget (1968) il reale sempre una costruzione mediata e non una semplice copia, da cui
deriva la diffcolt di comprendere la realt dellaltro: possibile soltanto un avvicinamento empatico.
Egli cita come esempio il gioco di un bambino che con un carrello pieno di gelati risponde alla gente
che gli chiede che sapore essi abbiano. Quando gli stato domandato che cosa stesse facendo, egli
ha risposto: Io vado allUniversit. Tutto questo spiegabile per il semplice fatto che suo padre
gli aveva detto che avrebbe pagato luniversit con la vendita di gelati disposti su un carrello. Egli
ha ricreato la realt con il materiale offerto dal contesto. Per questo motivo gli Adleriani affermano a
gran voce e sempre limportanza del contesto.
III. Lindividuo e lo stile di vita visto dal triangolo al pentagono
Adler (1964) ha detto che non c malattia che non abbia sintomi inutili, cos, per lui i sintomi
come le classifcazioni sono semplicemente spazzatura, proponendo di usare il maggior numero
possibile di test e di non credere ad alcuno.
Per primo egli ha elaborato uno schema a forma di prisma per analizzare ogni individuo attraverso
i tre principali compiti della vita (Flachier, 2000):

lindividuo e la comunit: qual il suo posto nel mondo? Risulta molto utile leggere larticolo
di Pier Luigi Pagani (2006) Dalla pulsione aggressiva al sentimento sociale;

la professione, il lavoro e le attivit quotidiane;

lamore o il problema sessuale;

larte: secondo Bottome (1934), durante le conversazioni Adler era solito aggiungere un quarto
compito, sostenendo che gli artisti non possono mai essere totalmente egoisti perch hanno
sempre qualcosa da condividere attraverso la loro arte. Inoltre, lautocreazione dello stile di vita
unarte, che dobbiamo indagare in relazione a cosa e a come esso sia stato costruito;

la relazione con la Trascendenza (Adler & Jahn, 1933): nel caso la psicoterapia sia confrontata
con lorientamento spirituale, necessario rispondere alle seguenti domande: Come concepisco
la trascendenza? Qual il mio rapporto con essa? Come si manifesta nelle mie attitudini?.
Yar Hazn Lo stato epistemologico della psicologia adleriana
99
IV. Breve riepilogo delle caratteristiche essenziali della Psicologia Individuale
La Psicologia Individuale (Hazan & Titze, 2011) una psicologia duso. Di fronte a ciascun
individuo ci chiediamo come il soggetto utilizzi i suoi comportamenti, i suoi sentimenti o le sue funzioni,
se sono sovra o sotto utilizzati. Allo stesso modo la Psicologia Individuale si basa essenzialmente
sul pensiero antitetico, che costruisce la conoscenza attraverso gli opposti o le polarit contrastanti
(De Becker, 1997). Wurman (1989) asserisce che riconosciamo le cose grazie allesistenza del loro
contrario: il giorno si oppone alla notte, il fallimento al successo, la pace alla guerra, il pericolo alla
sicurezza.
Un articolo presentato da Dreikurs a Stern sostiene che Adler anticip di oltre 50 anni la scienza
del suo tempo, in quanto contrast la gente che era caduta preda del realismo ingenuo di Freud, Pavlov
e Watson, smentiti da Adler epistemologicamente attraverso la sua regola doro: tutto pu essere in
un altro modo. Lalternativa costruttivista di Adler conduce al principio che luomo si avvicina alla
realt attraverso una teoria e che, quindi, la realt parte di una teoria. Nel realismo ingenuo si agisce
come se il mondo fosse pieno di insegnanti, bus e birre, nel costruttivismo noi ci chiediamo, inve-
ce, Non vero?, Funziona?
Claxton (1999) spiega la differenza tra Costruttivismo (fondamento epistemologico della
Psicologia Individuale) e il Cognitivismo, che sostenuto e sostiene lAssociazionismo o lAtomismo.
Questa tendenza emersa con Ebbinghaus nel XIX secolo e rimasta in vigore fno alla fne degli anni
sessanta del XX secolo, nellambiente psicologico ha ancora i suoi sostenitori. Dreikurs citato da
Stern (1958) asseriva correttamente, a suo tempo, che la Psicologia Individuale fosse una psicologia
olistica, teleologica e relazionale.
Oggi, nella sua apparente semplicit, possiamo ribadire che la Psicologia Individuale una
psicologia:
1. del profondo, in quanto i fenomeni psichici non sono pienamente consapevoli (Ansbacher &
Ansbacher, 1956);
2. olistica, poich Adler concepisce luomo nella sua complessa unit indivisibile;
3. teleologica, perch lessere umano guidato da obiettivi e mte;
4. terapeutica, in quanto non soltanto una psicologia descrittiva, ma correttiva;
5. preventiva per il fatto che anticipa gli eventi (prevenzione), in altri termini psicosanitaria;
6. positiva perch riesce a valorizzare la parte migliore degli esseri umani;
7. sociale per il fatto che concepisce luomo inserito nella e per la societ;
8. assiologica
2
perch uno dei suoi principali costrutti, il senso di comunit, un valore di primo
piano.
Yar Hazn Lo stato epistemologico della psicologia adleriana
2
Assiologia (dal greco prezioso e trattato) signifca flosofa dei valori, la branca della flosofa che studia la natura dei valori.
100
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Milano: Leonardo, 1991).
(Traduzione dallo spagnolo a cura di Giuseppe Ferrigno)
Yar Hazn
Centro de Estudios Adlerianos
U-11000 Montevideo (Uruguay)
E-mail: yairhazan@centroadleriano.org
Yar Hazn Lo stato epistemologico della psicologia adleriana
101
BORGNA, E. (2013). La dignit ferita. Milano: Feltrinelli.
Lombra e la grazia si possono considerare categorie esistenziali, metafore, per esprimere la dignit
ferita e quella salvata. Lombra laltra faccia della luce, come la pesantezza lo della grazia. Vi
qualcosa di misterioso in tale intrinseca relazione tra lacrime e sorrisi, tra tristezza dellanima e
apertura alla speranza, a cui Eugenio Borgna presta attento ascolto e d voce, rifettendo sulla dignit
della persona, sul suo valore, nelle sue varie declinazioni, umbratili e luminose. La dignit un va-
lore etico fondamentale ed la fonte dei diritti umani, tuttavia stata crudelmente lacerata nel corso
della storia, non ultima da quella psichiatria che ha distinto le vite degne di essere vissute da quelle
che non lo sarebbero. Il problema del rispetto dellaltro si ripropone nellambito della cura, al centro
della quale sta la fragilit del malato, fsico o psichico, esposto alla sofferenza della malattia e allan-
goscia della morte. Il discorso sulla dignit non concerne solo laspetto doloroso dellombra, riguarda
anche lattesa del futuro e dellignoto. Le attese altrui vanno riconosciute e rispettate, per non fare
al prossimo quanto non vorremmo fosse fatto a noi. Siano esse le attese di chi sta male o di chi per
qualche ragione sia vulnerabile, occorre rispettarne la fragilit e la sensibilit, le quali non potranno
proteggere la dignit dai colpi inferti dalla vita, ma consentono una pi acuta e umana comprensione
del lato oscuro dellessere, della parte invisibile delle cose.
CLERICI, C. A. & VENERONI, L. (2014). La psicologia clinica in ospedale. Consulenza e modelli
dintervento. Bologna: Il Mulino.
Punto dincrocio fra la soggettivit del paziente e quella dellequipe, fra loggettivit della malattia
e gli aspetti istituzionali, lattivit di psicologia clinica in ospedale oggi un ambito di intervento
di crescente rilevanza. Il professionista che in tale contesto fornisce la propria opera di consulenza
chiamato ad affrontare la complessit dei fenomeni che agiscono sul paziente nel corso delle cure
mediche. Questo volume offre gli strumenti utili per comprendere i vissuti che si accompagnano alla
malattia in ottica fsiopatologica, psicopatologica, psicologica e relazionale.
A CURA DI MONICA GIAREI
IN LIBRERIA
DIALOGHI ADLERIANI I, n. 1, 101-103 (2014) IN LIBRERIA
102
COZZOLINO, M. (Ed). (2014). Motivazione allo studio e dispersione scolastica. Come realizzare
interventi effcaci nella scuola. Milano: Franco Angeli.
Un vero e proprio kit didattico per insegnanti, psicologi e per i diversi attori del mondo della scuola
che si trovano quotidianamente ad affrontare problematiche legate alla dispersione scolastica spesso
di diffcile soluzione. Il volume mette a disposizione del docente modelli epistemologici con cui valu-
tare la complessit delle variabili in gioco al fne di superare in modo strategico le situazioni di stallo
professionale. E insieme offre una metodologia operativa che lo accompagna nella messa in atto di
interventi effcaci per prevenire o arginare aspetti di insuccesso scolastico di cui la dispersione sol-
tanto la punta delliceberg. La problematica della dispersione scolastica viene dunque inquadrata da
un punto di vista teorico e applicativo, partendo da una lettura complessa e circolare del fenomeno in
cui assumono particolare importanza variabili contestuali, culturali, aspetti motivazionali ed emotivo/
relazionali.
ELIA, C. (2013). Un nuovo sguardo alla schizofrenia. Psicoterapia e psicodinamica. Milano: Franco
Angeli.
Il libro descrive in primo luogo la tecnica utilizzata nel trattamento dei pazienti dello spettro schizo-
frenico e in secondo luogo la psicodinamica della schizofrenia, o, se vogliamo, la sua metapsicologia;
questa non pu non tener conto anche delle risultanze della ricerca neuroscientifca e degli apporti
dellInfant research. Lidea del libro nata da diverse motivazioni oltre che scientifche anche affet-
tive: tra queste ultime in primo luogo i desideri e i suggerimenti di diversi pazienti che si scrivesse
una testimonianza della loro sofferenza e della lotta per superarla. Inoltre il desiderio di offrire ai
colleghi, psichiatri, psicoterapeuti, psicologi, ma anche ai non addetti ai lavori comunque interessati
alla conoscenza dei processi psichici della schizofrenia, la possibilit di entrare nel vivo dellincontro
terapeutico e di partecipare in qualche modo alla verit di queste relazioni. Unaltra importante
motivazione del libro data dal desiderio di riaffermare limportanza e la validit della psicoterapia
psicoanalitica dei pazienti gravi, in una fase culturale come questa nella quale molti settori psichia-
trici, lindustria farmaceutica e la grancassa dei media sostengono che la terapia psicofarmacologica
sia suffciente.

GENNI MILIOTTI, A. (2013). Adolescenti e adottati. Maneggiare con cura. Milano: Franco Angeli.
Ladolescenza un periodo cruciale per tutti, ma vero che per un adolescente adottato lo
ancora di pi? E come pu rispondere un genitore adottivo alle tante sfde che suo fglio ado-
lescente gli pone ogni giorno, senza soccombere di fronte alla sua rabbia e al suo dolore?
Questo libro vuole essere una proposta per un lavoro preventivo da fare perch ladolescen-
za dei fgli adottivi trascorra nella maniera pi serena possibile, cos come la vita familiare.
In libreria
103
Troverete utili indicazioni per evitare o superare le sfde adolescenziali, che non sono altro che una
richiesta di aiuto. Partendo da quel primo incontro e dalle sue domande di bambino, lautrice ci
guida in un percorso alla scoperta dei sentimenti e delle emozioni proprie di ogni giovane adottato.
Alla fne si riuscir a capire meglio la loro storia e sar possibile aiutarli a viverla meglio, non solo
nellambito familiare, ma anche nel mondo in cui stanno per lanciarsi. Dopo - conclude lautrice -
potremo goderci di nuovo i nostri fgli e il loro amore, in un rapporto reso pi maturo e consapevole
dalla loro e dalla nostra crescita.
MUSIC, G. (2011). Nurturing natures: attachment and childrens emotional, sociocultural, and brain
development. New York: Psychology Press. (Trad. it. Nature culturali: attaccamento e sviluppo so-
cioculturale, emozionale, cerebrale del bambino. Roma: Borla, 2013).
Questo libro costituisce una sintesi indispensabile delle teorie correnti sullo sviluppo emozionale
del bambino. Combina le ultime scoperte in aree quali teoria dellattaccamento, le neuroscienze e la
psicologia evolutiva, intrecciandole in un testo di agevole lettura e facilmente comprensibile. Rap-
presenta un viaggio attraverso i fattori che segnano lo sviluppo del bambino, non trascurando mai
limportanza della famiglia e del contesto sociale e analizzandone le tappe fondamentali, dalla vita
in utero agli anni prescolari fno alladolescenza. Non trascura allo stesso tempo di esaminare in che
modo si sviluppano capacit cruciali quali linguaggio, gioco e memoria. Affronta la questione natura-
cultura e relativi corollari, evidenzia gli effetti dei diversi tipi di esperienze precoci in riferimento sia
a singoli bambini che a studi longitudinali su pi larga scala. Il libro integra con grande cura concetti
psicologici e risultati delle ricerche con concetti tratti dalla neurobiologia e da altre culture riuscendo
a creare una visione logica ed equilibrata dello sviluppo del bambino nel suo contesto.
PARIS, J. (2012). Psychotherapy in an Age of Narcissism: Modernity, Science, and Society. New
York: Palgrave Macmillan. (Trad. it. La psicoterapia nellet del narcisismo. Milano: Raffaello Cor-
tina, 2013).
Il disturbo narcisistico di personalit tra i pi diffusi nella societ contemporanea. Il mondo moder-
no, nel quale i bisogni individuali sono considerati di primaria importanza, incoraggia le persone a
concentrarsi su se stesse. Anche la psicoterapia utilizzata per il trattamento del narcisismo in realt
infuenzata dagli stessi valori, e corre il rischio di rendere i pazienti peggiori invece che migliori. Que-
sto libro, fondato sulla ricerca empirica nellambito della psicologia, della psichiatria e delle scienze
sociali, mostra come evitare tale rischio, inducendo il paziente a guardare oltre se stesso e a radicare
il proprio senso di s nelle relazioni e negli impegni rivolti al mondo esterno.
In libreria
104
Milano 15 febbraio 2014
CONVEGNO ACCREDITATO ECM DELLISTITUTO ALFRED ADLER
DI MILANO
La violenza di genere nella societ contemporanea
con la partecipazione di WILLY PASINI
Il Convegno aperto a Medici, Psicologi, Psicoterapeuti, Assistenti Sociali, Educatori Pro-
fessionali, Infermieri Professionali, Avvocati, studenti universitari facolt di Medicina, Psi-
cologia e corso di laurea in Ostetricia.Il Convegno accreditato ECM con n.5 crediti formativi
per tutte le fgure professionali.
SEDE: Il Convegno si svolger presso la Sala Conferenze, Piazza San Marco n. 2 Milano,
Italia
Per iscrizione contattare la Segreteria Organizzativa al seguente indirizzo mail:
istituto@scuolaadleriana.it
Atene, 13-16 maggio 2014
XIX CONGRESSO INTERNAZIONALE DELLASSOCIATION OF
PSYCHOLOGY & PSYCHIATRY FOR ADULTS AND CHILDREN (A.P.A.C.)
Recent Advances in Neuropsychiatric, Psychological and Social Sciences
SEDE: il congresso si svolger presso lhotel Hilton di Atene, Grecia
Per ulteriori informazioni:
www.appac.gr
congress@appac.gr
A CURA DI MONICA GIAREI
APPUNTAMENTI
DIALOGHI ADLERIANI I, n. 1, 1-6 (2014) APPUNTAMENTI
105
Linkping, 12-14 giugno 2014
X CONGRESSO EUROPEO DELLUNIVERSIT DI LINKOPING
Psychological theory and research on Intellectual and Developmental Disabilieties
SEDE: il congresso si svolger presso lUniversit di Linkping, Svezia.
Per ulteriori informazioni:
tina.malmstrom@grandtravel.se
Gttingen , 12-14 giugno 2014
III BIENNIAL SIG 22 CONFERENCE DELLEUROPEAN ASSOCIATION
FOR RESEARCH ON LEARNING AND INSTRUCTION (EARLI)
Neuroscience and education meeting 2014
SEDE: il congresso si svolger presso il Dipartimento di Psicologia dellEducazione della Ge-
org-August University di Gttingen, Germania
Per ulteriori informazioni:
www.sig22neuroeducation.com
Cipro, 18-20 giugno 2014
XIV EUROPEAN WORKSHOP DELLEXPERIMENTAL PSYCHOLOGY LAB
DEL DIPARTIMENTO DI PSICOLOGIA DELLUNIVERSIT DI CIPRO
European workshop of Imagery and Cognition
SEDE: Almyra Hotel, Offcial Rating 5*, Pafos, Cipro
Per ulteriori informazioni:
www.ewic2014.org
APPUNTAMENTI
106
Cesena, 19-21 giugno 2014
X CONVEGNO NAZIONALE DELLA SOCIET ITALIANA DI PSICOLOGIA
DI COMUNIT (S.I.P.Co.)
Costruire comunit ospitali e sostenibili. Nuove sfde per la Psicologia di Comunit
SEDE: il convegno si svolger presso la sede di Psicologia di Cesena dellAlma Mater Studio-
rum- Universit di Bologna.
Per ulteriori informazioni contattare la segreteria organizzativa al seguente indirizzo e-mail:
psi.sipco2014@unibo.it
Parigi, 9-13 luglio 2014
XXVI CONGRESSO DELLINTERNATIONAL ASSOCIATION OF INDIVIDUAL
PSYCHOLOGY (I.A.I.P.)
Precarity, Conficts, Violence, a challenge to the Healing and Training processes
SEDE: Il Congresso si svolger presso Les diaconesses de Reuilly,18 rue du Sergent Bauchat,
75012, Parigi, Francia.
Per ulteriori informazioni sul programma preliminare e sul modulo di iscrizione:
http://www.iaipwebsite.org/

APPUNTAMENTI
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DIALOGHI ADLERIANI NORME PER GLI AUTORI
Norme per gli autori
1. La rivista Dialoghi adleriani lorgano uffciale dellIstituto Alfred Adler di Milano e pubblica
sia contributi originali di ricerca ad orientamento individualpsicologico sia articoli particolarmen-
te signifcativi che servano per un confronto ed un dibattito con altri modelli teorici affni. Saranno
presi in considerazione per la pubblicazione gli articoli che presentano i seguenti requisiti: casi
clinici arricchiti da riferimenti teorici; approfondimenti epistemologogici; ricerche rigorosamente
scientifche scritte con chiarezza e semplicit espositiva, pertinenza e originalit degli argomenti
esposti, accuratezza e completezza della bibliografa; precisione nellesposizione degli scopi del-
la ricerca, della metodologia usata, degli strumenti utilizzati, dellinterpretazione e della rifessio-
ne conclusiva sui risultati ottenuti.
2. Saranno pubblicati solo articoli inediti e non sottoposti alla valutazione di altre riviste. Gli articoli,
in questa fase, devono essere proposti in forma anonima.
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colo od offrirlo ad altre riviste per la pubblicazione.
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assunto in italiano ed abstract in inglese; 4) testo dellabstract e del riassunto non superiore a
12 righe e a 120 parole; 5) testo diviso in paragraf e sottoparagraf numerati; 5) fgure e tabelle
presentate in una versione grafca defnitiva e perfetta; 7) 4 parole chiave in italiano e 4 keywords
in inglese.
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vranno essere scritte in carattere Times New Roman corpo 9.
8. Impostazione testo e citazioni. Sono previsti 3 tipi di carattere: normale, corsivo, grassetto. Il cor-
sivo usato per le parole in lingua straniera di uso non consueto e anche per mettere in evidenza
parole o frasi brevi a cui si desidera dare una particolare enfasi. Per citazioni non letterali si usano
108
le virgolette inglesi, mentre le citazioni testuali si scrivono tra virgolette caporali. Se allinterno
di una citazione si salta una parte, occorre indicare la parte omessa con tre puntini tra parentesi
quadre [...]. Le citazioni tra virgolette caporali devono essere testuali seguite dai riferimenti delle
pagine tra parentesi tonde (pp. 73-74) qualora non siano gi state indicate precedentemente, in
questo caso occorre inserire in corsivo [Ivi] per la stessa citazione e la stessa pagina; occorre, in-
vece, inserire in corsivo (Ibid. p. 35) per la stessa citazione ed altra pagina.
9. I riferimenti bibliografci inseriti direttamente nel testo verranno riportati col cognome dellautore
seguito da uno spazio e dallanno della prima pubblicazione in lingua originale tra parentesi tonde
Adler (1912) disse che oppure col cognome dellautore tra parentesi seguito da una virgola,
spazio e anno (Adler, 1912).
10. Indicazioni per la stesura degli articoli
10.1. a) La lunghezza massima dellarticolo dovr essere di circa 50.000 battute (grafci, tabelle,
note e bibliografa, spazi inclusi); b) le note dovranno essere indicate con numeri progressivi; c)
i vari paragraf e sottoparagraf dovranno essere numerati; d) i riferimenti bibliografci devono
collocarsi alla fne del testo e devono essere elencati senza numerazione in ordine alfabetico se-
condo il cognome dellautore e, per ciascun autore, nellordine cronologico di pubblicazione delle
opere (per opere dello stesso autore pubblicate nel medesimo anno, occorre utilizzare a, b, c; e).
la bibliografa alla fne dellarticolo dovr essere compilata seguendo le norme del Manuale di
Pubblicazione dellAmerican Psychological Association (6a Edizione).
10.2. Articoli di rivista:
MASCETTI, A. (2012). Aspetti e peculiarit del rapporto analitico nella Psicologia Individuale. Ri-
vista di Psicologia Individuale, 71, 79-86.
10.3. Articoli di rivista in corso di stampa:
FERRIGNO, G. (in press). La compensazione. Dialoghi Adleriani.
10.4. Libri:
PARENTI, F. (1983). La Psicologia Individuale dopo Adler. Roma: Astrolabio.
10.5. Saggio, articolo o capitolo di un libro:
MEZZENA, G. (1998). Le fnzioni. In B. SANFILIPPO (Ed.). Itinerari adleriani (pp. 35-52). Mila-
no: Franco Angeli.
ROSSI, G. & DE BERNARDI, B. (2001). Analisi testuale del concetto fede. In M. ALETTI &
G. ROSSI (Eds.). Lillusione religiosa: rive e derive (pp. 197-201). Torino: Centro Scientifco
Editore.
10.6. Versione italiana di un libro o articolo straniero:
WINNICOTT, D. W. (1971). Playing and reality. London: Tavistok. (Trad. it. Gioco e realt. Roma:
Armando, 1974).
ELLENBERGER, H. F. (1970). The Discovery of the unconscious: The history and evolution of
dynamic psychiatry. New York: Basic Books. (Trad. it. La scoperta dellinconscio, 2 voll. Torino:
Bollati Boringhieri, 1976).
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dividuale, 46, 1999, 5-14).
NORME PER GLI AUTORI
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ADLER, A. (1908b). Das Zrtlichkeitsbedrfnis des Kindes. In A. ADLER, C. FURTMLLER.
(Eds). (1914). Heilen und Bilden: rztlich-pdagogische Arbeiten des Vereins fr Individual-
psychologie. Mnchen: Reinhardt. (Trad. it. a cura di G. Ferrigno e C. Canzano, Il bisogno
di tenerezza del bambino. Rivista di Psicologia Individuale, 59, 2006, 7-15).
10.7. Libri a cura di:
SANFILIPPO, B. (Ed.). (1998). Itinerari adleriani. Milano: Franco Angeli.
10.8. Atti e relazioni a Convegni:
GHIDONI, C. (1992). La costellazione familiare come interprete della vita organizzata. Atti del 5
Congresso Nazionale SIPI La costellazione familiare. Stresa (Novara), 8-9 maggio 1992.
FERRIGNO, G. (1992). La costellazione familiare nel sogno. Relazione presentata al 5 Congresso
Nazionale SIPI La costellazione familiare. Stresa (Novara), 8-9 maggio 1992.
10.9. Contributi in una raccolta o antologia:
ANTONIETTI, A., CASTELLI, I., FABIO, R. A. & MARCHETTI, A. (2005). Quando mancano le
parole. Ricerca e intervento sulla teoria della mente nelle bambine e ragazze con sindrome di Rett.
In O. LIVERTA SEMPIO, A. MARCHETTI & F. LECCISO (Eds.). Teoria della mente (pp. 261-
287). Milano: Raffaello Cortina.
10.10. Citazioni da un dizionario o da unenciclopedia:
SHEEHY, N., CHAPMAN, A. J. & CONROY, W. (Eds.). (1997). Biographical dictionary of psy-
chology. London: Routledge.
THE AMERICAN COLLEGE DICTIONARY. (1962). New York: Random House.
MARHABA, S. (1982). Psicoanalisi. In Enciclopedia Garzanti di flosofa (2nd ed., pp. 740-742).
Milano: Garzanti.
10.11. Fonti individuate su internet:
FERRIGNO, G. (2013). ENCUENTRO CON UN TERAPEUTA: PROF. DR. GIUSEPPE FERRI-
GNO, ITALIA
Disponibile in:
http://psyciencia.com/2013/07/18/encuentro-con-un-terapeuta: Prof. Dr. Giuseppe Ferrigno (Italia
10.12. Numero di autori:
Da 1 a 6 autori si scrivono i nomi di tutti e 6 gli autori.
Da 7 a pi autori si scrive il primo autore seguito da ET AL. Tra il primo ed il secondo autore o, in
caso di pi autori, prima dellultimo, si usa la & commerciale.
11. La Redazione si riserva di apportare al testo tutte le modifche formali ritenute necessarie ai fni
dellimpaginazione.
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