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2.3.

La dialettica servo/padrone
Questo conflitto da Hegel illustrato attraverso una delle pi celebri e suggestive
figure della Fenomenologia, quella che analizza la lacerazione fondamentale avv
enuta nella storia, ossia quella tra signore e servo, divenuta famosa grazie al
marxismo.
E, questa del rapporto servo-padrone, la prima importante valorizzazione del lavo
ro umano compiuta da un filosofo. Non per niente Marx esalta quale gloria della
fenomenologia hegeliana laver tematizzato il processo lavorativo per la prima vol
ta in modo filosofico.
Entrando nel dettaglio della dialettica servo-padrone, necessario che la lotta f
ra le autocoscienze non porti mai all'annullamento dell'autocoscienza antagonist
a, non metta mai capo alla morte degli individui contendenti, poich un'autocoscie
nza non pu davvero essere tale se non in rapporto con altre autocoscienze, come s
e, venendo meno uno dei due opposti, anche l'altro si sgretolasse.
Perci il rapporto-conflitto tra le autocoscienze non porta mai alla distruzione t
otale di uno dei rivali, bens porta all'asservimento, a un rapporto di sottomissi
one di uno allaltro, ovvero al prendere possesso in forma di schiavit dell'autocos
cienza antagonista: un'autocoscienza diventa padrona, l'altra schiava; il rappor
to tra il padrone e il servo.
In questa lotta per il riconoscimento chi non ha paura di perdere la propria vi
ta si afferma come padrone su colui che, invece, teme la morte e diventa servo d
el primo. Colui che nella contesa per il riconoscimento non teme di perdere la p
ropria vita, si impone su colui che, invece, ha paura della morte: di conseguenz
a il primo diviene padrone e il secondoservo. Il servo diventato servo perch non ha o
sato lottare, cos fu sottomesso.
Questo rapporto, secondo Hegel, esemplarmente rappresentato dal regime di schiav
it caratteristico della servit della gleba nellalto medioevo, quando i contadini an
cora liberi si recavano nelle vicinanze di un castello e fondavano l un paese per
avere la protezione di un cavaliere, al quale cedevano per questa ragione la de
cima parte del raccolto.
il servo colui che rielabora le cose, affinch servano al godimento del signore. I
n altri termini, il servo colui che direttamente vicino alle cose, mentre il sig
nore si rapporta alle cose solo tramite il servo.
E un rapporto, tuttavia, destinato al superamento e al rovesciamento dei ruoli tr
a i due protagonisti. Il padrone, infatti non lavora e costringe il servo, che d
eve tenere a freno la spinta immediata dei suoi desideri, a lavorare per lui. Ma
proprio in questo si trova la radice del mutamento dialettico e dellinversione:
lavorare significa infatti dominare le cose mettendo l'impronta dello spirito ne
lla materia. Attraverso il lavoro, quindi, il servo si accorge di essere necessa
rio al padrone che, per la propria sopravvivenza, dipende interamente da lui, da
l suo lavoro.
Nello stesso tempo, trasformando con la sua attivit le realt naturali, imprimendo
in esse ci che egli , la propria essenza, la propria capacit umana di trasformazion
e e rielaborazione della natura, il mondo smette di apparire al servo come un se
mplice ostacolo. Trasformando la realt naturale con il proprio lavoro, il servo l
a umanizza, cio vi immette la propria essenza di essere attivo e creativo.
VELO DI MAYA
Schopenhauer riprende da Kant i concetti di fenomeno e noumeno. Il fenomeno il p
rodotto della nostra coscienza, esso il mondo come ci appare, mentre il noumeno
la cosa in s, fondamento ed essenza vera del mondo. Il fenomeno materiale dunque
per Schopenhauer solo parvenza, illusione, sogno: tra noi e la vera realt come se
vi fosse uno schermo che ce la fa vedere distorta e non come essa veramente: il
velo di Maya di cui parla la filosofia indiana, alla quale Schopenhauer spesso
si rif.Il mondo dunque una propria rappresentazione, una propria illusione ottica
. Schopenhauer ritiene che la rappresentazione, cio la realt che ci si para davant
i, sia nient'altro che una fotocopia mal inchiostrata, celante la vera realt dell
e cose (da questa asserzione traspare l'influenza dello studio di Platone).Per p
oter giungere alla realt noumenica, quella vera, non si pu quindi percorrere la st
rada della conoscenza razionale, visto che relegata alla sfera della rappresenta
zione che in base al quadruplice principio di ragion sufficiente ci mostrer sempr
e un mondo totalmente determinato.
APOLLINEO E DIONISIACO
ne "la nascita della tragedia", nietzsche afferma che la storia della cultura gr
eca era composta da due principi opposti, l'apollineo, che si esprime in ordine,
misura, perfezione formale, equilibrio, sogno, e il dionisiaco, che si esprime
in impulso vitale, energia caotica, irrazionalit istintiva, ebbrezza. Questi prin
cipi risultano disarmonici e squilibrati a partire dalla tragedia di Euripide ne
lla quale vi il prevalere dell'impulso appollineo che testimonia la prima afferm
azione della mentalit razionalistica nella cultura occidentale. La straordinaria
forza vitale della tragedia greca antica nacque, secondo Nietzsche, dal loro inc
ontro: essi per erano armoniosi ed equilibrati nelle tragedie di Eschilo e Sofocl
e nelle quali i due principi sono rappresentati rispettivamente sdalla figura de
ll'eroe e dai dialoghi (apollineo) e dalla musica (dionisiaco).
Ma il miracolo, secondo Nietzsche, ebbe vita breve: gi a partire da Socrate prevals
e nella cultura greca latteggiamento a., ossia lincapacit di sostenere la tragica r
ealt della vita con i suoi dolori, le sue assurdit, le sue insensatezze e il desid
erio di rappresentarsela come una vicenda ordinata, razionale, dotata di senso.
La perdita dellelemento d. allorigine, secondo il filosofo tedesco, della decadenz
a del mondo occidentale, che trova espressione nellallontanamento dai valori vita
li (bellezza, salute, forza, potenza) e nella lunga serie di menzogne (la pi grande
delle quali Dio) con le quali gli uomini hanno ingannato s stessi per secoli. In
poche parole apollineo tutto ci valido moralmente, equilibrato, mentre dionisiac
o tutto il resto, quello che va contro la morale, contro le regole, o che provoc
a semplicemente una divagazione (musica).
LE VIE DELLA LIBERAZIONE
Le vie di liberazione dal dolore proposte da Arthur Schopenauer (1788-1860) ne Il
Mondo come Volont e Rappresentazione sono tre: lesperienza estetica, lesperienza mo
rale e lesperienza ascetica. Queste sono le vie da seguire per annullare, in modo
graduale, la volont e, con essa, il dolore. La volont, infatti, il motivo del dol
ore che scaturisce dal continuo desiderio umano di soddisfazione: il bisogno e li
nteresse portano gli uomini a vivere in una condizione di cieca lotta per lesiste
nza e, quindi, di sofferenza. In questo contesto, lesperienza estetica, e cio larte
, il primo tentativo con cui luomo si dedica alla contemplazione del bello e si a
llontana dai motivi che lo spingono alla lotta contro il mondo. Questesperienza,
tuttavia, temporanea e limitata. Cos come lo lesperienza morale: il secondo tentat
ivo per capovolgere il rapporto conflittuale con il mondo riconoscere il prossim
o come fine in s, ma ci implica la compassione che non conduce alla liberazione dal
dolore, ma finisce per amplificarlo. Lesperienza ascetica, infine, il modo con cu
i luomo diventa occhio disinteressato sul mondo. La pura contemplazione la via pe
r distaccarsi dalla realt, annullare la volont e trasformarla in nolont. Contemplare
lidealit significa vedere la vita mondana come Nulla e, dunque, quietare sia il de
siderio che la sofferenza.
ROVESCIAMENTO DELL'IDEALISMO PER FEUERBACH
Come si visto, la filosofia di Feuerbach ha come sottofondo costante di riferime
nto critico il pensiero hegeliano. Dalliniziale passione per tale sistema, Feuerb
ach and sempre pi distaccandosene fino a diventare uno dei suoi pi acerrimi critici
. Lidealismo in genere e lidealismo hegeliano in particolare, secondo Feuerbach, h
a come difetto principale quello di capovolgere i rapporti reali. Nellidealismo,
quello che viene prima, cio il concreto, figura come ci che viene dopo, mentre ci c
he viene dopo, lastratto, figura come ci che viene prima. Ebbene, per Feuerbach ap
punto vero il contrario: non lessere deriva dal pensiero (come vuole lidealismo) m
a il pensiero deriva dallessere, come vuole una filosofia basata sul concreto. La
dialettica hegeliana quindi semplicemente una astrazione. Il torto ella filosof
ia hegeliana quello di aver "estraniato luomo da se stesso, avendo fatto appoggia
re tutto il sistema su questi atti di astrazione". Unultima critica ad Hegel il s
uo sistematismo, la sua tendenza a spiegare tutto, a risolvere tutto in un siste
ma filosofico che comprenda tutto: ma di fronte a questa tendenza, che rischia d
i trasformare tutta la realt in una sorta di macchina totalizzante ed implacabile
in cui tutto deve per forza essere spiegato e ricondotto a pochi principi astra
tti, Feuerbach contrappone lirriducibilit della realt, la concretezza delluomo, che
non possono mai essere del tutto spiegati e compresi con una teoria astratta.
DISAGIO DELLA CIVILTA'
In questo saggio sociopolitico, Sigmund Freud, propone il suo punto di vista esp
licando ci che egli vede come la tensione fondamentale tra la civilt e l'individuo
. L'attrito principale, afferma, nasce dalla ricerca della persona della libert i
stintiva mentre la civilt tende a richiedere l'esatto contrario ovvero una limita
zione della libert istintuale degli individui che la compongono. Molti istinti pr
imitivi e per nulla sopiti degli esseri umani quali: l'istinto assassino, il des
iderio di appagamento sessuale ecc. sono chiaramente dannosi per il funzionament
o di una comunit umana. Perci la societ crea leggi che inibiscono tali desideri pro
ibendo l'uccisione, lo stupro e l'adulterio, e implementa severe punizioni se ta
li norme sono violate. Questo processo, sostiene Freud, una caratteristica intri
nseca e necessaria della civilt che inevitabilmente per infonde sentimenti di inso
ddisfazione perpetua nei suoi cittadini.
La teoria di Freud esposta nel libro si basa quindi sulla nozione che gli esseri
umani hanno certi istinti caratteristici che sono immutabili e la loro ostacola
zione li rende civilmente conformi e insieme infelici poich gli esseri umani sono
governati dal principio di piacere, e il principio del piacere soddisfatto dagl
i istinti.
MATERIALISMO STORICO PER MARX
Allora la visione della storia di marx detta materialistica perch lui pensa che l
a storia sia la storia delle condizioni materiali dell'uomo,non dello spirito! S
econdo marx alla base della storia c' il lavoro che formato da forza produttive(t
ra le quali gli operai) e i rapporti di produzione(che si instaurano con i borgh
esi e gli altri operai). Ci che manda avanti la storia la contrapposizione tra qu
esti due elementi:nella soc feudale lo scontro era tra borghesia e aristocrazia.
nella societ capitalistica lo scontro tra borghesia e proletariato.nella societ co
munista non ci saranno contrapposizioni,quindi la storia cesser:da questo marx de
duce che la meta finale della storia il comunismo.
Di conseguenza alla base della storia vi dunque il lavoro che Marx intende come
creatore di civilt e di cultura e come ci attraverso cui luomo si rende tale, emerg
endo dallanimalit primitiva e distinguendosi dagli altri esseri viventi (luomo prod
uce di per s i mezzi della propria sussistenza).