Sei sulla pagina 1di 183

'

'

.^

"

%..

COLLEZIONE
a cura di

n;rPAct>H'

=^

RICERCHE E TESTI ^ SjaRLA',E^,t,ET^ERAfru-t.IGlbSE-AGOSTINO' BI>-MONtl


e

K"
=

V/
"

ALBERTO PINCtERL

N. 1

e:

GLI

ORACOLI SIBILLINI GIUDAICI


(ORAC. SlBYLL.
LL.

IlI-IV-V)

INTRODUZIONE, TRADUZIONE E NOTE


DI

ALBERTO PINCHERLE

SOMA

LIBBEBIA DI CULTUBA

- 1^2^

PROPRIET LETTERARIA

Boma.

Stab. Tip. Riooardo Garroni, Piazisa Mignanelli, 2S

744984

AL PROF. GIORGIO R MOORE


DELL' UNIVERSIT

HARVARD

CON RICONOSCENZA ED AFFETTO


Di

DISCEPOLO

E DI

AMMIRATORE.

AVVERTENZA
La
genesi di questo modesto lavoro in una
serie
di

esercitazioni
1'

accademiche tenute nell'anno 1921-22 nelUniversit Harvard, dove io mi trovavo a seguire dei corsi
perfezionamento, sotto
la

di

guida del prof. G. F. Moore.


al

Allora ebbi occasione di avvicinarmi

testo dei

siillini,

e di esaminarlo, non so se senza preconcetti,


concetti di altra natura da
coloro

non

predi

quelli

della

maggior

si

tratta

di

studiosi

valentissimi

parte

che mi

avevano preceduto. Allo schema elaborato in quel tempo ho aggiunto altro materiale, e sopratutto una maggiore famigliarit con il testo; e oggi sono, per mio conto, pi che
mai persuaso della giustezza della maniera di considerare specialmente il UT libro, che esposta nell'Introduzione. Ma

anche naturale che,


'

di fronte

a conclusioni

le quali si distacal

io

cano da quelle di dotti che s'impongono non mi senta di poter affermare nulla

mio

rispetto,

in

maniera asso-

lutamente recisa; e quello che mi sembra sopratutto desiderabile oggi


soltanto, forse,
di

un nuovo

studio,

il

quale

tenga

conto

anche

certe

considerazioni,

che

si

sono

finora troppo trascurate.


11

dotto a termine

mio lavoro non avrebbe certamente potuto essere conin Italia, come l'esperienza in un primo
se io non avessi avuto la fortuna

tempo mi aveva dimostrato

vidi

essere

ammesso a valermi
Istituto

della magnifica biblioteca de

Pontificio

Biblico,
la

in

Roma;

sicch soltanto doi

veroso che
di

io esterni

queir

Istituto, e in

mia riconoscenza per RR. PP. qui modo pi particolare ai RR. PP. Fersquisita gentilezza e bont

nandez

Fonck,

alla cui

d'a-

nimo non ho mai

fatto ricorso invano.

Una
amici

parola

di

ringraziamento devo rivolgere anche agli

A.

Biamonti
il

ed U. Faldati che in vari


loro

modi mi
stesso

hanno dimostrato
ha
poi

interessamento.

Il

Faldati

vasta

generosamente messa a mia disposizione la sua profonda conoscenza delle lingue e letterature

orientali.

Infine

mi piace attestare qui


di coloro

la

mia gratitudine verso


Buonaiuti
d'aiuti
di

il

maestro
in

che

agli stdi storico-religiosi si dedicano,


al

Italia,

con

seriet,
di

prof.

Ernesto
largo

della

R.

Universit
libri,

Roma, che mi fu

ogn

genere,

incoraggiamenti, consigli.
ig22.

Roma, Novembre

INTRODUZIONE
Se, per ci che riguarda la tradizione manoscritta degli

Rzach prima, e quindi il Geffcken, hanno compiuto un'opera che rester ancora per molti anni, e cio fino alla scoperta di documenti nuovi di reale
Oracoli
sibillini,
lo

importanza, definitiva,
nostri oracoli

per ci che riguarda

rapporti dei
la fonte,

con

la sibillistica

a cui hanno attinto tutti

pagana coloro che si sono

in genere,

accinti a. in-

vestigare negli ultimi anni questi problemi, sono

ancora

gli

Excursus ad
cui
dio.
si

sibyllina dell'eruditissimo
il

Alexandre, presso

trova raccolto e ordinato

materiale per questo studi

Ritengo perci superfluo fare qui sfoggio

un'erudidi

zione tanto facile quanto inutile, e soltanto,

come base
ci

ogni successiva ricerca, considero


gli

come

stabilito,

che
l'esi-

studi specialmente del Geffcken,

hanno provato,

stenza cio di
in cui si

una

sibilla

babilonese, ad opera di Berosso,


il

dovevano gi trovare

racconto

della

Torre

di

Babele e della confusione delle lingue, nonch Cronos, Titano e lapeto.

la storia di

IL

LIBRO

III

Da

questo punto
III

infatti parte la

nostra ricerca sulla

comsi

posizione del

libro.

Ma, contrariamente a quanto


prima

fatto finora, io prender in considerazione per

cosa

il

viii

prologo,

detti

1-45 e, naturalmente, con esso^ anche Frammenti, che il Liber ad Autoliami di


(II

cos

Teofilo

Antiocheno

e.

36) attribuisce
il

2\\2l

^VoWdi all' inizio della

profeza. Fondandosi su questo


zione,

Blass,

nella

sua tradu-"

sostituito

tolto il proemio conservatoci dai Mss. e l' ha con questi frammenti. Il Geffcken ne ha invece sostenuto la dipendenza dal prologo, in base a differenze
stilistiche e

ha

metriche, per cui


l'

primi dovrebbero apparire

posteriori.

In realt
,

sta

dipendenza

argomento pi forte per stabilire quesecondo me, la stessa maggior lunghezza


si

dei frammenti.

Se

accetti

quello che a

me

pare

indi-

scutibile, e cio la stretta interdipendenza dei tre

frammenti,
III, si

si

pongano a

raffronto con
in

versi

8-35

del libro
assai

vedr subito come qui

un numero
il

di versi
i^x

minore

siano dette le stesse cose, su cui

poeta

frammenti ha
che sembra

poi ricamato le proprie amplificazioni. Quella

meno

facilmente accettabile invece l'altra conclusione del

falsificazione della Sibilla,

Geffcken, che cio questi versi abbiano fatto parte, come di un florilegio, al quale avreb-

bero attinto anche questa citazione,


poeti
classici,

come
della

tante

altre

di

specialmente drammatici,
e lo ps-Giustino
egli

e Teofilo,

e Cle-

mente 'Alessandrino
Graecos.

Cohortatio

ad

E insomma,
la

mento contro
dal fatto

difficolt,

non adduce alcun valido argoche pure non si cela, nascente


frammenti, e
che,
di

che Lattanzio
il

cita anch' egli' questi


Sibilla

solo questi, sotto

nome
III

Eritrea,

com'

noto, corrisponde al

libro

dei nostri oracoli.

A me

la

questione sembra, in
i

fondo,

abbastanza sem-

pure che frammenti abbiano potuto essere plice. contenuti anche in un florilegio di versi intesi a raccogliere
le

Ammesso

testimonianze dell'antichit ellenica sul

vero
essi

ed

unico

Dio, non mi pare che questo escluda che

abbiano p-


tuto trovarsi

IX

manoscritto
cos

anche
al

in

qualche

della

Sibilla,
si

precisamente

posto del

nostro prologo,
Blass.

come

troil

vano

nella versione tedesca del

In

primo luogo

fatto di trovarsi in
logeti cristiani
in
il

un florilegio del genere usato dagli aponon implica necessariamente che siano falsi
;

quanto raccoglitore cercava le testimonianze sul vero e dove lo trovava di gi, non aveva bisogno di alteDio, rare il testo, per introdurvelo se pure tali alterazioni erano
;

compiute dai raccoglitori di questa specie di letteratura scientemente ed a bella posta, o non erano invece opera di altri, dalle cui mani perveniva ai primi un materiale gi
adatto ad essere inserito
nelle loro filze. Ma quando si anche alla straordinaria somiglianza dei due prologhi, pensi che in fondo dicono le stesse cose e adempiono quindi,

nell'economia del

libro (e

di

un

importare senz' alcun dubbio


assai pi
il

libro,

de!

quale
le.

doveva
prove

e ne abbiamo
alla
ci

contenuto che

la

forma)

stessa funzione,
di

non
seriti

vi

affatto da stupirsi se oggi


le

troviamo

fronte

a due brani, che" avanzano


all' inizio

stesse pretese ad essere in-

della profezia.

si

potrebbe anche aggiunstesse


doti

gere che, molto probabilmente,

quelle

che

ci

fanno

oggi riconoscere
III,

frammenti come indubbiamente

posteriori a

pco

alla loro

8-45, devono invece aver contribuito non fortuna, attestata da tante citazioni patri-

stiche. Basta, del resto, dare un'occhiata


citazioni sibilline di Teofilo e di Giustino, di

anche

alle

altre

Clemente Ales-

sandrino e della Cohortatio ad Graecos, per convincersi che anche a proposito di altri passi ci troviamo non di rado di
fronte a varianti
in
di

un

tipo tale (versi mancanti,

disposti,

un ordine che non

quello dei nostri Mss, e ci anche

nel caso di versi che nella tradizione conservataci, figurano

abbastanza lontani

tra loro)

che

si

possono assai facilmente

spiegare con

i' ipotesi di una tradizione manoscritta, la quale dovette essere, fin dall'antichit, oltremodo incerta e sog-

getta ad ogni sorta di alterazioni.

Ipotesi

che,
direi

del

resto
s'

non presenta nulla


pone
del testo.

di inaccettabile e anzi,

quasi,
il

im-

in certo qual

modo anche a

priori,

dato

genere

il Geffcken, frammenti opera di una mano cristiana. Il solo argomento da lui addotto, la frase erediteranno la vita, al fr. Ili, 47 (e che in ogni modo sarebbe insufficiente

Un

altro

punto, dove non possibile seguire


i

nel ritenere

tre

per dimostrare

1'

appartenenza

di

un

tratto cos lungo)

non
;

accettato dal Bousset [Real-Encyklopdie, XVIII, 279,45 ss) l' altro argomento, avanzato dall' Alexandre, e ricavato dall'

uso della

parola

7rveu;xx

in

fr.

I,

5,

anch'esso

da

escludere. Ma prima che il Geffcken conducesse la sua investigazione, uno studioso israelita, S. A. Hirsch (J.Q.R. 2

(1890), 406-429) poneva, a conclusione del suo esame dei

frammenti, ,\2, seguente conclusione: there is nothing ihat could net have been written by a Jew ; nay, the ivhole tenor

of the piece points


contenter

to

Jew

as

its

author.

(p.

411).

Io

mi

che

si

di aggiungere che non vi si trova nulla, possa affermare con sicurezza, essere specificamente

in realt

cfistiano.

-Gi posto,

data

la
il

relazione

che abbiamo riconosciuta

tra
pili

frammenti ed
difficile

prologo, rimane, a
l'origine
i

mio avviso, ancora


di

sostenere

cristiana
si

quest'ultimo,

ne] che tuttavia quasi tutti

critici

sono trovati

d'ac-

cordo. In realt
dal

1'

argomento pi importante, ripetuto anche


vv. Ili, 1-45 con gli apologisti somiglianze e non prova nulla. Esistono inoltre,
si

Geffcken

(e

quando

tengano

distinti

da ci che segue), cio


cristiani,

le

rovesciabile.,

a mio avviso, ragioni positive credere che l'autore fosse per


un
il

XI

israelita.

Ma

carattere di questi Oracoli Sibillini.

prende sotto la paganda unter heidnischer Maske ;


possono considerare come

mi necessario prima tentare di stabilire Lo Schrer li comdesignazione complessiva di ludische Proinfatti^

se da

un

lato

si

la letteratura apocalittica dei giu-

dei della Diaspora, dall' altro gli intendimenti apologetici

sono

troppo chiari e predominanti,


posizione dell'opera
si

perch

nello studiare la
di

comeie"
altres

debba tenerne conto come


s'

un

sotto questo riguardo impone confronto con altre opere, segnatamente la lettera di Aristea , il libro della Sapienza , e la Storia di Ecateo
il

mento secondario.

Ma

di

Abdsra.

Il

rapporto tra questi


fatto

libri

non
e

facile

da stagli

bilire,

ma un

va

rilevato,
si

ed come
posti,

tutti

e tre

autori di queste opere

sono

anche da un punto
il

di vista, per dir cos, interno,

strettamente giudaico,

pro-

blema
la

dell'origine dell'idolatria.

quel

tempo,
nella

la

teoria,

quale
si

doveva incontrare tanta fortuna

patristica,
ri-

che

trattava di inganni del

demonio

(e

che pertanto

conosce negli dei pagani un certo carattere e potere soprane per lo stretto monoteismo naturali) non era ancor sorta;

giudaico la soluzione del quesito si poteva avere, negando puramente e semplicemente la natura divina degli idoli

venerati dai pagani. Ed infatti su questa via si mettono e la lettera di Aristea, che con il suo tono insinuante si

accontenta
p.

accennare all'argomento, identificando (e. i6 6 ed. Wendland) il Dio d' Israele con la divinit suprema
di
;

venerata sotto vari nomi dai Greci, cio Giove Ottimo e

Massimo
astrale,
l'

solo rilevando la sciocchezza dell'adorare le bestie;

ed Ecateo, sostenitore della teoria che possiamo chiamare

ma ponendo
XIV) che
risolve

l'origine

dell'idolatria

in

Egitto;

autore del libro della Sapienza


il

di
in

Salomone^

(nei capi
la

XIII e

problema

una maniera

quale

si

XII

la varie

potrebbe chiamare sin eretistica, accettando cio

ipotesi.

Le opere
sole,

della creazione, tra le quali in

primo luogo

viene
le

il

furono in seguito venerate per se stesse; cos

immagini, sia di un figlio morto, sia di un re benefico, furono in origine oggetto di semplice venerazione, poi di culto vero e proprio troviamo qui una combinazione di
:

idee evemeristiche con la teoria astrale, per cui tutt' altro

che da escludere che


Eeateo.
.

l'autore

della
si

Il

nostro Sibillista, invece,

Sapienza conoscesse posto anch' egli lo

stesso problema, e lo

ha

risolto

in

maniera diversa, accet-

tando cio completamente le teorie di Euemero, e questo perch con tutta probalibit le trov gi beli' e pronte nella
Sibilla babilonese;

anzi possibile, secondo un' ardita e in-

vi trovasse niengegnosa t' altro che the very words of Euhemerus semplicemente messi in versi. Ma logico, allora, pensare che la spiega-

ipotesi

avanzata dal Hirsch, che

zione

dell' origine dell' idolatria

fosse preceduta e da
o per lo

un brano

in cui la Sibilla dimostrasse,

meno

affermasse, di

possedere T autorit necessaria (proveniente


a

dall' ispirazione)

quel modo; per parlare forzatamente polemico, che non vi che un Dio. Si vuole anche che all' inizio del III libro dovesse essere

e dall'affermazione, di carattere

menzionata e
conto che
si

la creazione

del

mondo

il

Diluvio,

A me
tener

non sembra che


si

fosse necessario.

Anzitutto bisogna

tratta di
di

un'opera apologetica, e che, in fondo,


i

molto poco, per accogliere pagani tra i fedeli del vero Dio il riconoscimento che Egli Dio, ed
:

accontenta

unico, e regna; l'adempimento dei precetti morali contenuti


nella sua legge; ed
i

sacrifizi,

questi ultimi tutt* altro che


del

repugnanti

alla mentalit

pagana

tempo.
p.

Di
es.

ci

che

poteva fare ostacolo alle conversioni,


>cisione,
la

come

la circon-

Sibilla

non

parla.

Ora

abbastanza ben

nota


la

XIII

lo

supremo
di

repugnanza che il pensiero greco (e Filone, e sopratutto a fare del Dio gnosticismo ne sono una prova) aveva anche il creatore dell' universo, mescolato alle cose
;

era questo mondo, operante nella storia, e personale qual' il Dio invece, al termine di una lunga evoluzione religiosa, se gli uomini avevano un' unica d' Israele. Ma vi di pi
;

origine, e quindi

si

dovevano ritenere essere


rivelazione,
i

partecipi

della

stessa

stati un tempo come potevano averla

smarrita, per adorare

falsi

dei della religione

pagana?

quest'altra forma che

il problema dell'origine dell'idolatria poteva assumere, la risposta era data, non dal racconto della Genesi, o da quello del Diluvio, che anzi sotto questo

punto di vista conveniva di lasciare nell'ombra, ma precisamente da quel racconto della confusione delle lingue,

che

il Sibillista giudaico trovava nella sibilla babilonese. Alla confusione delle lingue era seguita la dispersione dei poe quindi avevano esercitato il dominio sui greci quei poli
;

re

arroganti ed ivipuri (vv. 203 e 551-555) che avevano

preteso e ricevuto onori divini.

Abbiamo dunque una sequela interamente logica, in cui potrebbe rientrare, come affermazione da parte della Sibilla della propria antichit (quindi, dato il modo di pensare del
tempo, della propria autorit) anche il brano sulla caduta di Troia e su Omero (414-432) che del resto potrebbe
essersi trovato gi nella Sibilla babilonese,

ma
il

che stato
Geffcken, veniva
stesso,

certamente alterato

alla

fine,

come

riconosce

per uno scrupolo monoteistico, da un giudeo, probabilmente


nell'atto stesso, in cui l'antica Sibilla
utilizzata in
di

Berosso

questa specie

di

apologia e nel

tempo

apocalissi del giudaismo alessandrino.

questa serie vanno indubbiamente uniti anche


in

tratti

162-166, 167-174, (che doveva essere

qualche modo


congiunto con
per

XIV

accennata
al

191-193) e

194-21 1: dove

sommi

capi la storia dell'umanit dall'origine

secolo

avvenire sulla base di uno schema a quattro imperi ed a cui segue una pi particolareggiata introduzione (211d' oro

217) inscindibile a sua volta dalla glorificazione del popolo Do e dalla sua storia dall'Esodo a Ciro (218-294) con cui si chiude il secondo dei lunghi tratti, o paragrafi (Alexandi

dre) in cui
Il

nostri

Mss.dividono

il

libro.

si apre con un'Introduzione in cui nuovamente riaffermato il carattere in-

terzo di questi paragrafi (295-488)

spirato dei canti della Sibilla; viene indi

una

serie di oracoli,

che meritano molta considerazione.


orientarci meglio,

Ma

sar opportuno per


di

darne

prima una specie

indice.

Alla

fine dell'Introduzione (vv.

contro Babilonia, a cui

300-302) si trova gi un accenno sono rivolti anche vv. 303-313,


i

314-318 troviamo T Egitto, 319 322 Gog e Magog, la Libia. Seguono tre versi relativi ad una cometa, 323-334 e la profezia collettiva su varie citt ellenistiche (337-349)
mentre
in
;

350-355 ^
seguita

356-362
profezia

si

riferiscono

Roma
si

ed

all'Italia,

363-366 a Samo ed
dalla

altre citt; di

indi

trova una lacuna

un tempo

di

pace

per

l'Asia.

Viene poi l'oracolo su Alessandro tratto veramente sibillino 388-400.

Magno (381-388)

il

questo succede una profezia di sventure per la Frigia, con la caduta di Troia, (401-419) che introduce l'allusione ad Omero (420-432); poi viene una filza di oracoli brevi, che
ci

portano alla fine del paragrafo Materiale, come si vede, svariatissimo, e nel quale stato merito di Wilamowitz e
:

di

Geffcken

ravvisare

un

serie di oracoli
stati
tolti

pagani, che se-

condo quest'ultimo sarebbero


colta degli
oracoli

di

peso dalla

racil

della
esita

Sibilla Eritrea.

Anche secondo

Bousset,

che

pure

ad accettare interamente questa

_
tesi,
ci

XV

--

troveremmo

di

fronte ad

una

diirchgeheide 71-

tlehnung.

Ma

in

del perch e del


si

ogni modo non stata risolta la questione come questo materiale profetico pagana

trova qui. Essa tuttavia non pu non apparire chiarisgiacch allora sima, solo che si dia un'occhiata air indice
;

si

presenter naturale
in

alla

mente

la

risposta,

che esso

stato trascinato qui,

parte per analogia, e in parte per

fare
alle

da contrappeso
quattro profezie

ellenistico e,
iniziali,

diciamo pure, pi vivo,


le

interamente giudaiche,

quali

non riproducono altro, colari, che un tipo di oracolo comunissimo nei


tici

tanto nell'insieme quanto nei partilibri

profe-

dell'Antico Testamento.

questo

si

devono aggiungere
i

versi 249-294, altre considerazioni. Se rileggiamo troveremo espressa per ben due volte, in forma diversa (258-260 e 275-27Q) l' idea che le sventure e del singolo Israelita e del popolo hanno la loro origine nel fatto di avere

anche

vi

abbandonato

il

culto del vero

Dio

cio la notissima con-

cezione deuteronomistica e profetica della storia. Vi troviamo

anche qualche cosa


ferirne

di pi,

ossia

il

concetto che Dio

si

valso di Ciro suo unto per ristabilire Israele: logico in-

che

allo stesso

modo

si

sar servito di Babilonia,

allorch lo volle abbattere:

altro modo di pensare a cui erano arrivati da tempo alcuni profeti. Ma in un'opera apologetica, questa concezione si doveva

allargare di nuovo, pur contentandosi di


in

non essere
ed

posta

maniera

esplicita,

ma

soltanto
il

dichiarata

illustrata

per via di esempi. Se infatti

Signore puniva cos


cui

seve-

ramente

le

colpe di Israele, con

pure

era

legato

da

una formale e solenne


stata la sua ira contro
i

promessa, tanto pi grave sarebbe


Gentili; e tanto

pi crudele sai

rebbe stato l'avvenire

di questi,

quanto maggiori

loro

tem-

poranei (ed apparenti) successi.

XVI

Da

qui

la

ripetizione delle profezie contro le nazioni genl'altro

tili

(senza contare

si

poteva ricavare da questa coincidenza dei


di

argomento, che, apologeticamente, profeti cano-

nici e della Sibilla) e

r inclusione

una

serie di oracoli

da qui anche il loro allargamento, con che predicevano sventure

a quelle citt e regioni del

mondo

ellenistico a cui

la

pro-

paganda una ragione secondaria,


vare menzionata
tit e cosi antichi

era rivolta.

si
il

potrebbe fors'anche tener conto di


desiderio di qualche lettore di trodi

in libri

rivestiti

un

tale carattere di san-

anche

la

propria patria, per

un sentimento

non

che faceva rimpiangere a qualche Fiorentino che Dante non gli avesse posto qualche antenato,
dissimile da quello
in

magari

una

delle pi oscure

ed umilianti bolgie dell'Inferno.


alla

Ma

esaminiamo questa
Il

srie di oracoli

titamente.
trarr di

tratto

350-355 accenna
stesso

un poco pi parvendetta che l'Asia


di

Roma, secondo una legge ben pi dura


ed
allo

quella

del- taglione,

modo

nei versi seguenti pre-

detta la punizione della citt signora del mondo. Il Geffcken considera questo tratto come di origine pagana, solo ammet-

tendo

rimaneggiamento giudaico giudaizzante nel verso 362, gi riconosciuto per tale dal Wilamowitz. A me
francamente tutto
il

un

pezzo

sembra un'esplosione
Itali,

dell'odio

non tanto der Hellenen gegen die


contro
gli

quanto

dei

Giudei

stessi.

Non

soltanto

il

fatto stesso di

un'avvermoralizsi

sione cos profonda, non soltanto

la giustificazione

zante della chiusa (che potrebbe


detto, interpolata)

essere

stata,

come
il

ma

il

carattere dell' immagini ed

con-

fronto,

lisse canonica,

che a mio giudizio s'impone, con passi dell'Apocaquali, con ogni verisimiglianza, dipendono
i

da
per

fonti giudaiche,

e anche

l'espressione figlia di

Roma,

designare

Roma

stessa, (e

che

dal

Geffcken stata

fraintesa)

mi sembra debbano condurre a questa conclusione.


L'oracolo

XVII

Delo da
lui riferito

giuoco

di parole

su Samo, ritenuto dal Gef-

fcken come

hicontrollabile^ quello su

al tempo della guerra mitridatica quando l' isola venne devastata da Menofane. Si vorrebbe sapere a qual'altro fatto

preciso egli riferisca

il

terzo, quello su

Roma. D'altra parte


ipotesi del Hirsch,
di

non sembra neppure molto attendibile l' che vi ravvisa un' imitazione del giuoco
nia 2,4, intraducibile
in

parole in Sofolo
il

altre lingue,

la

qual cosa

con-

duce

altres all'asserzione

completamente errata che


i

nostro

giudaico non conoscesse pi logico il confessare che per noi


Sibiilista

LXX. A me sembra
sono
incomprensibili.

seguente , secondo Geffcken, di origine ammettendo anche qui un rimaneggiaellenistica: pure mento giudaico in fine. Per egli costretto ad ammettere
l'oracolo

Anche

che
se
io

versi 371 e 372 siano un'interpolazione cristiana, e non entrambi, certamente almeno il secondo. Del primo,
i

credo

si

come prova

possa senz'altro riconoscere il carattere giudaico, il Salmi di Salomone, e l'apconfronto con


i

partenenza originaria a questo luogo, mentre alla fine del libro IV ha molto pi il carattere di un aggiunta: inoltre
la

sua collocazione stessa

ivi

rende

assai

pi

probabile

questa ipotesi. Del v. 372 confesso che, anche ammessa l'emendazione del Geffcken, (v. nota 4 a p. 27) mi riesce
difficile

scorgervi
l

delle

caratteristiche

specificamente

cri-

381-387 contengono un oracolo su Alessandro Magno, che il Geffcken attribuisce alla Sibilla Persiana, cosa abbastanza probabile, sebbene si debba anche osservare che la conquista dell'Asia da parte dei Macedoni
stiane,

versi

era fatto di tale importanza, che, se un oracolo relativo ad

esso non

ci

fosse stato, era proprio


cos

il

caso

di

inventarlo.
di

E giungiamo
poema,
il

ad uno dei passi pi oscuri

tutto

il'

tratto

388-400. Secondo Hilgenfeld, esso

si rife^

rirebbe ad Antioco Epifane

XVIII

del vv.

(ruomo

388-389)

il

quale

distrusse la discendenza di suo fratello Seleuco IV, mentre

Demetrio, figlio di quest'ultimo, uccise a sua volta l'unico altra radice discendente dell'Epifane, Antioco V Eupatore^ sarebbe Alessandro Baia, ed figli (secondo la lezione dei

Mss.) dai quali


trio
II

(v. 399) viene estinto sarebbero ed Antioco Sidete; dopo quali regn (cfr.
i

Demev.

400)

l'usurpatore Trifone.

Ma

per poter seguire questa interpre-

tazione bisognerebbe, che

soggetto

il

caduta
tioco

di

il 398 avesse per xo'ij/si del v. outv XXo del verso precedente; e che, alla Alessandro Baia avesse contribuito anche An-

Geffcken dunque tent prima volle emendare il testo, e propose due cambiamenti. Nel v. 399, invece dell' imVII,
il

che

non

vero,

un'altra interpretazione,

ma

possibile testo dei

Mss. o'

utiv

ov

I;

u-o'^pova aiaiov

uiwviSv "atppTj;, lesse

invece
a!

di

testo

ed al v. 387 XXo qutc'Jti), tz^I^^ in base ~ap (Si cpu-ov presentato dal 1. XI. 251 dove si trova una imisv ;.ocppo<Tuvy)(Tiv"Ap'/50c,

ripetizione di questo passo. Indi lo rendosi alle lotte tra Antioco Vili Grypos ed
tiizione
lastro,

spiega
il

rife-

suo fratel;

Antioco IX, Ciziceno, e tra

loro

discendenti

l'estinzione

completa

dei

quali,

regn

Filippo.

Ma

dopo anche

questa spiegazione urta contro una difficolt di natura testuale, cio che uuovoC non sono nipoti figli di fratello, ed una
i

storica,

perch non

tutti

figli

del

Gripo morirono nella condal Bousset, l'ul-

tesa famigliare,
i

ma uno,

Antioco X, cadde combattendo contro

Parti.

Una

terza teoria

venne proposta

tima volta, nell'articolo della Realencyclopdie citato; l'oracolo sarebbe antico e rivolto contro Alessandro, ed avrebbe
subito in fine
bile

una
fra

rielaborazione per noi ora

per adattarle alla figura di

un

re Seleucide.
la

incomprensiIl Bate fa
figura a cui

osservare

come

re di

questa dinastia,


viene fatto
Epfane,
di
al

XIX

sia

di

pensare in maniera pi naturale


ci

Antioco

riporta quale Daniele 7 ss nei vv. 397-400:

anche

la
la

evidente

imitazione

quale ora non pi


del
testo.

ben chiara per lo stato di corruzione esclude che l'oracolo abbia potuto
che subisse quindi
tardi
la

Ci non

servire

due volte; e
Daniele avesse

sua seconda elaborazione abbastanza


il

post fachim, quando cio


e

libro di
di

gi acquistato dopo, circa


notoriet,

un quarto

secolo,

una certa

quando anche dovesse

riuscire incomprensibile

che

nelle profezie della Sibilla,

tanti e clamorosi
l'* ETCtxxvT;

come

quelli

avvenimenti tanto imporche segnalarono il regno del-

non trovassero menzione. due oracoli, che possiamo considerare conora Vengono testigiunti, sulla caduta di Ilio, e su Omero. Abbiamo

monianze classiche che


stessi

la

Sibilla Eritrea

aveva

trattato gli

argomenti;

ma

dei punti in cui la

Geffcken stesso riconosce qui uno Sibilla Eritrea doveva essere stata gi
il

collegata con quella di


oracoli tra
alla
al
i

Berosso

indi

viene

una

serie di

quali, 449-456 possono contenere un'allusione


alla

guerra persiana, 464-469


di

guerra sociale e 470-473


l'ac-

viaggio
alla

Siila in
di

Asia.

Il

paragrafo termina, con

cenno

caduta
IV

Corinto.
la

All'inizio del

troviamo

consueta introduzione, indi


;

oracolo carattere giudaizzante contro la Fenicia uno contro Creta, senza designazione di tempo, ed uno contro la Tracia che il Geffcken riferisce alla guerra combattuta contro la Macedonia, con ausiliari gallici, da Eumene di
di

un

ne segue immediatamente un altro, che predice sventura a Gog e Magog, prima di tutti, e poi ad una serie di popoli pi reali, e che si conclude con

Pergamo; a

cui

l'annuncio che V Altissimo vibrer


le genti che abitano la terra (v.

un

terribile colpo

tuff e

519).


Ed
a'

XX

~
la

questo punto s'inserisce

conclusione logica che

scaturisce da tutta quella lunga serie di esemp; dopo aver

dipinto le sventure sofferte dalla Grecia

sotto la
il

domina-

zione romana, in un brano, di cui a ragione


difeso vigorosamente l'unit
l'invito
ie

viene avanzato apertamente


il

Bousset ha

a convertirsi e cantato

secolo d'oro, quando,


.

dopo
si

tribolazioni e le

prove necessarie,
il

la

vera

religione

sar stabilita su tutto

mondo:
e

vi sar

un ultimo tentativo

da parte dei
finalmente

re gentili,
il

che assedieranno Gerusalemme,


tutti
i

ma
in

verr
il

giudizio,

popoli della terra

adoreranno

Signore,

mandando
si

sacrifizi al

suo Tempio

Gerusalemme. Nella
del giudizio,
il

pittura di

questo secolo d'oro, e


si

anche
;

Sibillista

dilunga e

ripete spesso

ma

anche vero che spira da,^questi versi

un caldo e sincero

sentimento

religioso,

il

quale riesce in qualche punto a di-

ventare vera poesia. 11 brano, ed il poema, concluso da dichiarazioni

finali

su se stessa, nelle quali troviamo fuse e confuse insieme diverse leggende sulle varie Sibille, la bala Sibilla fa

che

bilonese, l'Eritrea, la

Cumana
il

(figlia

di

Circe)

l'Ebraica

(nuora di No): secondo V. 8ii sarebbe caduto il

Geffcken, dalla lacuna dopo il nome della babilonese, Sabbe o

Smbethe; e
814-815
quella
io

cosa mi pare ammissibile. Invece sui versi esporr pi sotto li mia opinione, diversa da
la

del
la

Geffcken,

secondo cui

in

questi versi
preesistenti
di

venne
detti

operata
sibillini,

fusione delle

due

raccolte

quella di Berosso e la Eritrea.

Ora

in fatti

ve-

nuto

il

momento

per procedere ad

una

ricapitolazione.

Noi siamo

riusciti

dunque
al

ad

isolare

un poema,
e

nel

quale, a tener conto e della corruzione del testo, e anche


del

genere

letterario
di

quale

appartiene

che esigeva
trascurata.

almeno l'apparenza

una composizione alquanto

~
non
possibile disconoscere
di logica, e pertanto unit

XXI

certa continuit e coerenza,

una

composizione, che non

esclude

d'altronde l'uso di materiali preesistenti.


la ricerca di

Ma

assai pi

che

questi, importante per noi considerare tale di indirizzi e di intenti del poema, i suoi fini apounit
logetici,

anzi proselitistici,

e nello

stesso

tempo anche

la

larghezza e l'elevatezza degli ideali da cui animato e che


lo

conducono ad una concezione universalistica della vera religione, in cui ad Israele assegnato s un posto speciale,

'

ma

le

altre

nazioni

zioni precedenti,

non sono per pii, come nelle conceschiave e sottomesse al popolo eletto. Non
la

meno degna
si

di
il

nota

maniera
Dio,

in cui

il

nostro Sibiliista

immagina

regno

di

addirittura

quasi

come

la

soppressione e la fine di ogni potere politico, poich la legge divina e la buona volont da parte degli uomini do-

vranno bastare, ed al pi, alle eventuali deficienze potr nuovi profeti, supplire ancora la parola di Dio attraverso tutti discendenti d'Israele, destinati ad essere g7ii.de di vita
i

per r intero genere

umano

(vv.

580

ss.).
i

Tutto questo lungo poema, dunque, comprende tratti ed il racconto della confusione delle lingue e della 1-45, contesa di Cronos Titano e Japeto e dei loro discendenti

(97-154); pi

le

transizioni

162

174 e 194 -211;

indi

la storia d'Israele

dall'esodo a Ciro

poi le profezie contro le nazioni gentili

(211-294); vengono 295 - 363 e 363 - 488


pagana (ed escluIV,

tanto

tratti

di carattere

strettamente giudaico, quanto, al-

meno

in

parte, alcuni oracoli di origine

dendo assolutamente 464 -473); indi ammettendo che abbia potuto ricorrere
e mutilazione

l'intero paragrafo
in

qualche corruzione

vede, questo
fa storia,

e rimaneggiamento verso la fine. Come si poema poneva a base della propria apologetica
l'interpretazione della storia secondo
i

meglio

principi

XXII --

del monoteismo giudaico, ed in base a questa prediceva anche il futuro avvento del Regno di Dio ; nella qua! cosa non si distingue dal resto della letteratura apocalittica.
Il Bousset, che per quanto riguarda l'esame del testo giunge a conclusioni, almeno in parte, non troppo dissimili da quelle a cui siamo or ora

Si

tratta

ora di fissare

la data.

pervenuti, pone

il

Sibiilista

prima

della presa di

Gerusalemme

per opera

di

Pompeo, ma

nello stesso

raccolta giudaica e considera provenienti da


anteriore
i

tempo esclude dalla una tradizione

tre brani

riportano all'epoca
av. Cristo.

608-615, 314-318 e 192- 195 che ci di Tolomeo VII Fiscone, intorno al 140
riconduceva anche
l'interpre-

questa data

tazione data da Hilgenfeld dei vv. 388 - 400; se essa non pi accettabile .nei particolari, abbiamo per veduto e

assegnato le ragioni per le quali verosimile che questo tratto abbia di mira l'epoca di Antioco ma possiamo anche
;

ammettere

col in

Bousset che non

sia
la

prudente
datazione

adoperare

questo passo

del libro. per l'accenno alla presa di Corinto e la deRimangono sempre scrizione delle miserie della Grecia (vv, 488 520 ss.)
:

modo alcuno

questi

il

Bousset trova che

si

adattano altrettanto bene

al

tempo

del

di Siila;

primo avvenimento (146 av. Cr.) quanto all'epoca ma senza considerare che l'argomento ha molto mag-

giore importanza per chi

non

si

senta

di escludere,

senza una
agli

ragione determinata,
altri

il

breve tratto 608-615. Quanto

argomenti del Bousset, uno dedolto dal fatto che la descrizione della Diaspora nel v. 271 si adatta benissimo

al

tempo

di

Alessandra
nel

ed a questo
cui egli
si

press'a poco

modo con
Gli

si potrebbe rispondere sbarazza del tratto che

riguarda
gravi
:

la

Grecia.

altri

non. mi

appaiono molto
torbidi

pii

se

non troviamo menzione dei

che oscura-

rono
il

XXIIl

regno di Alessandro Janneo, questa senza dubbio un'ottima ragione per pensare che il poema sia stato compilato dopo, ma anche migliore per ritenerlo ad essi
precedente
libro
;

infine

che

la

complicata escatologia

di

questo

non possa essere anteriore al tempo di Alessandra, sembra pure una ragione assai poco fondata tanto pi mi
il

che

Bousset non

si

cura poi

di

dimostrare

nemmeno

que-

sta asserita complicatezza dell'escatologia sibillina.

Rimangono da esaminare ancora


in

alcuni

brevi

tratti.

Ed

primo luogo
-

vengono

versi sulla

guerra

sociale e su

Siila

(464-473) a
con

cui vorrei unire

175

190. Sono tutti brani,


la storia di

156- 161 ed il tratto come si vede, che hanno rapSiila.

porti

Roma, e con

Ora, una precisamente delle prime cure di questi, allorch ebbe assunta la dittatura, fu di pensare a sostituire, libri sibillini che erano andati distrutti l'anno ricuperare,
i

avanti, nell'incendio del Campidoglio.

Fu mandata

anzi

una

commissione apposita

in

Oriente, e precisamente ad Eritre,

a procurarsi degli oracoli sibillini. Il Sabatier, nella sua bella Note sur un vers de Virgile (Ecl. IV, 4) ha notato le affinit che corrono e le relazioni che possono essersi stabilite

tra questa

letteratura

sibillina

e
la

la classica.

Ad

ogni

modo non

forse

troppo

audace

congettura

che uno

scrittore giudeo, saputo della

commissione mandata da Roma,

abbia per lo meno tentato di farvi giungere la nozione del vero Dio ed inserito nella sua raccolta di oracoli dei tratti
in

cui

Roma

fosse
ai

non

solo

menzionata,
;

ma

anche

in

modo da

piacere

possibili acquirenti
al

e sopratutto intro-

ducendovi un accenno
-

trionfatore Siila."
-

Questa
o
io
1

ipotesi

avvalorata da un'altro fatto, ed che

m'inganno
56
-

singolarmente

ancora possibile scorgere nei versi


quel

161
il

una

delle fasi di

processo

delicatissimo,

attraverso


quale
e
si

XXIV

schema

maniera d'interpretare lo 4 imperi, susseguentisi nel dominio del mondo, divenuto classico dal libro di Daniele in poi, appunto
alla revisione della

venne

dei

per far posto alla nuova signora del


dei
sia

togati

patres.

Il

Geffcken

ritiene

mondo, al regno che questo tratto

da

scomporre

in

due

parti,

175-178 dominato da

simpatia per Roma e che trova un raffronto in I Macc. 8, 2 4 ed un secondo tratto in cui lo colpisce l'accusa
rivolta della citt,
gli

di

avarizia, e

costumi

corrotti.

pare impossibile ammettere

l'esistenza in
II

Roma

Sopratutto di case

di

prostituzione pederastiche nel

secolo av. Cristo,

Que-

Bousset ha risposto che vi contraddizione tra questo e ! mettere tra parentesi quasto

pu anche esser vero

il

dre versi 192 e 193 che alludono al settimo re d'Egitto a partire dalla dominazione greca. Ma a questo il Geffcken era giunto in conseguenza della sua osservazione. In verit questo contrasto tra" la prima parte e la seconda non
i

esiste.-

Lo scrittore giudeo di questi versi non aveva forse mai veduto Roma. Egli dipe?ide dal I libro dei Maccabei non gli parallelo. Ed ha voluto bilanciare gli elogi, e non creare
tratto
libro,

un contrasto troppo vivo tra questo che dei gentili era detto nel resto del
i

e tutto

il

male

ripetendo contro
i

Romani accuse che


gli

si

trovavano altrove rivolte contro


altri

Greci,

Egizi e molti

popoli, (cfv. v,

596-600). Non

bisogna dimenticare che dal punto di vista del giudaismo, idolatria ed immoralit avevano finito col diventare una cosa
sola
cfr.
;

e questa concezione passa poi

nel

cristianesimo,

(si

sul concetto di

una

rivelazione primitiva, l'origine del-

l'idolatria,

e l'immoralit connaturale a questa,

Rom.

i, ^g.gg).

questo pu stare, apparir neppure troppo azzardata l' ipotesi che a questo medesimo rimaneg-

Ma

se

non

forse

giamento possano appartenere

versi

814-815, dove sono


identificate

XXV

non solo
la

la Sibilla
le

ma

anche

Cumana;

giudeo-babilonese e l'Eritrea, quali ultime due, secondo una

tradizione, di cui troviamo

Teco

nel catalogo

di

Varrone,
In-

Div. Inst, I, 6) erano (in Lattanzio, fatti, nella lista ora menzionata, alla
il

una
altre

sola persona.

Cumana
i

assegnato

nome

di

Erofile o Demofile,

che

fonti

assegnano
sibillini

all'Eritrea;

ed

alla stessa

sono

attribuiti

libri

romani,

il

cui seguito o surrogato la

commissione senatoria

dell'anno 83 av. Cr. and a cercare per l'appunto ad Eritre. Rimangono ora da assegnare il tratto 46-62 in cui si ri-

conosce jgeneralmente un autore giudaico scrivente all'epoca del 11 triumvirato. Il Bousset invece crede che nel regw
fnessianico dei versi 47-50 sia adombrata la parousia
del

Cristo;

riferisce

il

verso 51

a\V interregno

in

cui

Galba,
(si

Ottone e

Vitellio

stavano

contendendosi l'impero
IV,

poEgli

trebbe confrontare allora anche

123 e V,

35).

perci attratto ad avvicinare questi versi al prologo 1-45 e a vedervi un composizione cristiana scritta intorno al 70

perch 46-51 non vedo nulla che possa far pensare ad un autore cristiano; anche il loro messianismo molto renei versi
lativo,

d.

Cr. lo non posso sottoscrivere a questa teoria,

e
di

si

riduce

ad affermare che

verr

sulla terra

il

regno

Dio, e che sar instaurato da un re

mandato da

Dio

stesso.

Non

vi

in ci nulla che sia in contrasto col

di pensare del giudaismo di quel tempo, e anzi mi che possa reggere benissimo il confronto, con Ps. Sai. XVII 23 e 31-36. D'accordo con il Bousset mi trovo invece nel ritenere

modo

pare

passo 63-92, sebbene non possa negare che l'interpretazione dei Sebasten per Samaritani non mi convinca completamente. La donna del v. /5 seil

tardo e forse cristiano

condo

me una

sola persona con la

vedova dei yj, e

le

due


espressioni,

XXVI

con questi

come mi sembra
i

indubbio, significano soltanto

Roma. La cosa
versi
si

risulter pi chiara se insieme

due tratti 350-355 e 35-362. leggano anche Ci troviamo qui di fronte ad una esplosione di odio vioche sembra impersonare,
per giudei

lento contro la citt

e per cristiani del tempo, l'antitesi assoluta dei regno di Dio,


la

quale

ci

riporta ad
del

conda met

gano

punti di
chiaro,
sentire

apparire

dovesse

un periodo non antecedente alla seprimo secolo cristiano. Se poi si accolvista gi esposti, non mancher anche di come precisamente in questo tempo si bisogno di introdurre, in una raccolta
il

che

di

Roma
col

parlava poco

e in un tono, nel complesso,


tratto maggiormente in tempo; e se si confron-

tutt'altro

che sfavorevole, qualche

armonia
ti-romane

modo
V**

di

sentire del

tino altres questi tre passi con le violente espressioni andel


libro,

questa

conclusione

apparir,

io

penso, anche

pii chiara.

Cristiano invece, con tutta probabilit, ritengo invece concordemente con i critici che se ne sono occupati pi
di

recente,

E veniamo
che oggi
notizia
si

breve tratto 93-96. ora ad un'ultima questione. Il terzo libro, conta 829 versi, ne aveva prima, secondo la
il

sottoscrizione nei codici della classe

W, 1034. Con questa


Sibilla Eritrea

accorda
I,

l'altra,

data da Fenestella in Lattanzio,


i

Div.
tati

Inst.

Roma
il

versi della 14 che erano circa 1000.


6,

por-

Sulle traccie di un'ipotesi avanzata prima dal Bleek,

tanto
ora

Geffcken quanto
sia

il

base

al P libro rimaneggiamenti avea cio trattato del Diluvio e della creazione del mondo.

perduto con

quello

Bousset ritengono che il tratto stesso, che deve aver servito di

successivi


libro

XXVII

al

In seguito poi questi versi sarebbero stati staccati dal

che

stiamo

esaminando,
stato
costituito

quale

pa;recchi

codici

han conservata
essi

la iscrizione antica, di

libro secondo, e
altro.

con

ne sarebbe

un
pi

Devo

per agl'opinione

giungere, che mi
del

sembra molto
il

probabile

varsi in

Geffcken, coda
d

secondo
al

quale questo tratto doveva trosi

IH" libro, dopo che la Sibilla

dichia-

No, ed ha accennato al diluvio, di quella del Bousset, secondo il quale essi avrebbero costituito un giorno l'introduzione del poema, il prologo che si sarebbe
rata nuora

perduto.

Cos siamo giunti


rattere apologetico del
del

alla fine
libro,

del

nostro esame. Sul ca-

e sulla concezione assai larga

giudaismo dalla quale esso dominato, si pu dire, dal principio alla fine, ho gi richiamato abbastanza l'attenzione.

Questi sono gli argomenti principali in appoggio delle tesi, che ho cercato di dimostrare. Basti ora segnal'

larne brevissimamente
attesta
il

importanza,
le

di

documento che
religiose

ci le

modo
del

di

sentire,

concezioni

speranze

giudaismo

alessandrino, di

cui

Filone, spi-

rito solitario,

filosofo elevatissimo,

ma

che non seppe mai


ritenuto
il

creare intorno a s un nucleo di discepoli della sua stessa


razza,

non pu

a buon

diritto essere

rappre-

sentante pi chiaro e pi autorevole.

IL IV

LIBRO,

Molto pi semplice che non


libro,

nel

quale

il 111 si presenta questo riconosciamo subito che sono stati utiliz-

zati oracoli

pagani, di cui
difficile di

ci

porgono esemp

versi

97-98

e loi.

Mi per

accettare la tesi del Geffcken,

XXVIII
che sostiene
l'utilizzazione

da parte

di

un Giudeo Se
infatti

di

una

raccolta preesistente di profezie ellenistiche.


di

tracce

queste non

difficile

riscontrare pur nel brano

che narra
ne-

!a storia del

mondo

suddivisa in dieci generazioni, molto

meno semplice l'ammettere che questo schema sia cessariamente ed esclusivamente ellenistico.
Il

Geffcken, nel commento

al

1.

II,

15,
:

si

fonda

infatti

per questa attribuzione su due sole fonti

un

frammento
testo

Sibillino (attribuito all'Eritrea) in Flegone,

dove un

incerto stato cos


/.onzd

emendato

s/totTY)

Y'opa?

iy^o\i7<x.

[De longaevis, VI
il

inyivca j^vAeTtv Mller, Fragm.


di

Histor. graec.

Ili
il

610) ed

commento

Servio a Virgilio,

Bucol. IV, 4.

quale attribuisce alla sibilla

Cumana una
et,

divisione delle et del


dell'oro, dell'argento,

mondo per metalla


di ferro

del bronzo

quattro che apparten(le

gono veramente
et

alla tradizione classica

da Esiodo

in

poi)

e poi soggiunge: Dixit etiam quis quo saeculo

imperarci

sottile critica

solem ultimwn, id est decimum, dixit. Il Sabatier, nella che ha fatto di questo testo (v. la Note pi

(che fa pensare ad un dio preposto a ciascuna generazione) sia stata da Servio ricavata dal testo stesso di Virgilio. Vi si

volte cit.)

ha dimostrato come

la

menzione

del

sole

potrebbe anche scorgere l'influenza di idee astrologiche. Per noi gi importante che questo passo di Servio abbia tanto poco valore probativo per la tesi del Geffcken. Il Sabatier per suo conto" conclude che Servio fait ici une confusion. Il mle deux traditions essentiellement diffrentes : une tradition poetique provenant d^ Hsiode et de la Grece
et iene division

en dix priodes provenant des apocalypses


si

juives. (p.

144).
tratta di

ora l'esattezza di quest'ultima frase che

verificare.

La cosa

presto fatta. H!iV Apocalissi delle set-

XXIX
Umane
d.
storia

del

libro
p.

Charles
del

di Enoch (cap. XCIII, XCl, 12-17 228 segg.) abbiamo una divisione della

mondo

in
le

io periodi,
della
io''

dieci

settimane,
al

di

cui

7 sono passate,
sianico,

tre successive destinate

che, alla
Il

fme

settimana
di

sar

regno conchiuso.

mes-

dal

Giudizio.

cap. 14

<^^\V

Apocalisse

prende, delle arabe una divisione della storia del


periodi,

nelle versioni latina (IV

Esdr. XIV.

Esdra, 11) ed
in

in

com_ una
le

mondo

dodici

ma

in

quella etiopica le. et sono dieci, mentre

versioni siriaca ed

mantengono mute (cfr. Box, The Ezra Apocalypse, pag. 310). Infine ad una divisione in dieci generazioni accenna anche il 1, III dei nostri Orac.

armena

si

Sibyll. (v,

108).
sia di ci,

Ma
dopo
il

checch

libro di

Daniele

certamente tipico del giudaismo l'altro schema, che troviamo

innestato ed intrecciato indissolubilmente con questo, e che

mondo fra quattro grandi menzionati successivamente nei vv. 49-101, Assiri, imperi suoi sucMedi, Persiani, e Greci (Alessandro Magno ed
ripartisce la stessa storia del
i

cessori).

questi quattro,

nel

v.

102 troviamo

aggiunta

Roma. Possiamo quindi ragionevolmente confrontare questo tratto con III, 1 56-161 e 171 ss. rilevando anche la notevole differenza, che mentre col

all'impero

di

Roma

assegnato un posto a s tra

quattro, qui tale

importanza

fu riconosciuta, se venne collocato nella decima generazione, quasi seguito e svolgimento dell'impero macedone

non

gli

e dei regni ellenistici.

Ancora:

il

Geffcken ravvisa
v.

nel terremoto di

Laodicea,

107 la catastrofe dell'anno 60 e ne fa quindi l'ultimo avvenimento conosciuto alla raccolta sibilUstica pagana; ma il Bousset ha secondo me giustamente
menzionato nel
obbiettato che

un accenno

dello stesso genere, e

che non


si

XXX

pu pensare a riferire alla medesima data, si incontra anche nel I. HI V. 471. Infine terremoti in quella regione sono cos frequenti, e ne troviamo ricordati, in un periodo
i

di

non molti anni,

tanti,

da rendere veramente assai dubbio

ogni tentativo di identificazione.

Ci troveremmo dunque un
altro libro
sibillino

di

fronte, nel tratto


di

49-114 ad
rigidamente

giudaico,
III

tipo

pi

apocalittico
stati

che non

l'attuale

libro,

nel quale sarebbero

incorporati oracoli

pagani, e che avrebbe subito,

an-

ch'esso
i'

un rimaneggiamento, col quale venne introdotto Impero di Roma in uno schema, in cui originariamente non trovava posto.

Non meno
mediante
il

caratteristico

che questo impero celebrato


146, e

ricordo della doppia vittoria dell'anno


il

anche questo impone

raffronto con

quanto, secondo me,

accaduto a proposito del

IH

libro.

non manca neppure in questo IV libro piij un accenno alla guerra di Troia; e anche la prima parte
vi

Ma

di

del

prologo, vv.

1-49,

nell'

andamento e

nel contenuto pre-

senta notevoli somiglianze con quello del libro precedente, sembrando calcata sopra un medesimo schema per lo

meno, molto affine la Sibilla parla, perch ispirata dal Dio 1-6 cfr. Ili, 1-8); seguono gli elogi e la .definizione di Dio in contrasto con gli idoli dei gentili (IV 7-17
:

vero (IV

cfr.

Ili

8-35); indi

il

IV

libro si
il

distacca dal

III,

venendo

a dire in breve quale sar

soggetto trattato, la storia del

genere
durre

umano

divisa in dieci generazioni,

che deve con-

alla felicit del

popolo eletto,

attualmente disprezzato
di

e maltratto dai gentili in


in cui

mezzo

ai

quali vive, fino al giorno

venga
il

il

giudizio.

Abbastanza degno
affermare
il

nota mi pare

anche
la

fatto,

che

nell'

la

propria ispirazione qui


stabilire

Sibilla (v. 45) sente

bisogno

di

una

diffe-

XXXI
renza fra s ed ogni
altra,

chiamandoia per giunta con


a

il

suo

nome ufficiale, jrp-/;<r;-''-"/}Yopo;. Non occorre invece spendere molte


dell'

parole

proposito
di

attribuzione che

si

soleva fare

un
in

tempo
base

questo

libro

ad un Esseno od Emerobattista,

all'asserita
si
il

antipatia per il culto uificiale del Tempio che leggere nei vv. 27_ss. N credo abbia ragione
di

voleva

Bbusset

vedervi un effetto della distruzione del Tempio, dopo la quale il Giudaismo si sarebbe subito allontanato dall'idea

che

sacrifizi

erano necessarii
nel

al culto.

Non
i

discuto questo
si

ma

mi sembra che
i

passo

in

questione

trovi soltanto

avversione per

templi

pagani

e per

sacrifizi offerti

agli

idoli, e non altro.

Questa primitiva
in

apocalissi sibillina giudaica, redatta forse


alla parte
pi

contemporaneamente
certo qual

antica del

111

libro

ed

modo
con
in cui

parallela ed

in

concorrenza

ad

esso,

di Roma press' a poco nello anche quello subiva rielaborazioni anatempo loghe; venne, da un giudeo che aveva veduto la caduta del Tempio, il terremoto di Cipro e l'eruzione del Vesuvio

rimaneggiata
stesso

l'aggiunta

(vv.

115-118, 128-129, 130-136) interpolata con


indizio sicuro della
di

la

narlui,

razione degli avvenimenti contemporanei che, secondo

formavano
la

leggenda

prossima segnatamente Nerone, che troviamo qui nella sua forma


1

fine:

pi antica (vv.

19-127

137-139

e cfr. App. A).


scrittore

Non

ritengo probabile che a questo


la fine del libro (vv.

possa apil

partenere invece

incendio del mondo, la


giudizio che precede
il

152-192) con resurrezione dei morti, ed


di

grande
finale

il

Geffcken regno questo incendio sarebbe quello cosmico della dottrina stoica, vari elementi del mondo dovrebbero mescolarsi quando
Dio.
il
i

Secondo

insieme da capo, com'era

in

origine,

per dar luogo poi ad

una nuova
generazione.
si

XXXII

creazione, ad

A me

un nuovo cosmo e ad una nuova questo non pare. Io penso piuttosto che

un fuoco semplicemente purificatore, che non ha nulla a che fare con la grande catastrofe cosmica che
traiti

di

troviamo descritta, per non uscire dagli Oracoli sibillini, alla fine del V libro. Per di pi, certi particolari, come il
segnale dato con
ratteristici
st'

la

tromba e con

la

spada, sembrano cadi quesuo noto

del giudaismo.

Anche

il

Bousset dubita
il

asserita influenza stoica,


di

e del resto, secondo

modo

vedere, ritiene che anche la

Stoa

dipenda,

per

questa dottrina, da credenze popolari

orientali.

Ma

notevole in questa parte del libro


al

risponda con sufficiente precisione


nella prima (40-46)
;

ogni cosa formulato programma


testuale
dei

come

notevole

il

parallelismo

due

incisi sul giudizio (vv.

41-42: quel giudizio, che


stesso

Dio

stesso far

giudicando nello
il

tempo

pii e gli

emp ;
stesso,

vv. 183-184:

giudizio, in cui sentensier

Dio

giudicando di nuovo il m,ondo). E pi ancora di questi raffronti sembrano accennare ad un' epoca precedente alla distruzione del Tempio l' invito
alla

conversione rivolto
al

ai

gentili e

revole

proselitismo.

Non meno
si

l'atteggiamento favomeritevole di attenzione

r altro aspetto in cui

manifesta questa singolare espe-

rienza religiosa del giudaismo, improntata ad

una singolare
in
al

larghezza ed universalit
cui

di

vedute, cio

l'escatologia,

non

si

trova

il

bench minimo accenno

regno mes-

sianico, ma soltanto il regno di Dio, alla fine dei tempi, susseguente al giudizio, aperto a tutti giusti, cio a coloro che avranno fatto penitenza, convertendosi al Signore ed
i

santi precetti. eseguendone Ed un'ultima considerazione, che pu in qualche modo avvalorare nuovamente questa tesi, che soltanto cos si
i

XXXII

avrebbe una spiegazione adeguata e plausibile della indiscutibile differenza di tono e d'ispirazione che distingue
cos

nettamente

questo
di

libro

dal. successivo,
stati

condo l'opinione corrente, sarebbero


nel

scritti

mentre, seentrambi

medesimo torno

tempo.

IL V
Su questo
libro

LIBRO.
disputato
i

molto hanno

critici,

le

cui

opinioni possiamo dividere in due grandi classi, a seconda che hanno sostenuto l'unit o la molteplicit degli autori.

Di questo secondo gruppo furono rappresentanti autorevoli tratti 260-285, e 484-5"? i ad un il Bleek, che assegn
i

giudeo alessandrino scrivente verso la met del II sec. av. Cristo; 286-332 ad un giudeo dell'Asia minore, poco dopo il 20 d. Cr. forse anche 342-433 ad uno scrittore giudeo
;

intorno

al
:

70

e lo Zahn,

che giunse
al

alla

seguente decom11
1

posizione A (un giudeo intorno

71

d. Cr.):

(115)

178;

200-205; 228-246; 361-433; 484-531.

(ca.

12 od. Cr.);
(e

20-227; 227-360
434-483.

i-49a; 5ob; 52-110; 179-199; ad ogni modo 247-285 e 328-332);


il

(un redattore cristiano ca.

150):

49 b; 50
i

a;

257;
52)

413 Ma, quando


nazione che
dal
resto,
li

oltre

a singoli versi.
si

siano staccati dal resto


s,

versi 1-5

(o

che stanno evidentemente da


fa distinguere,
vi

per

la

differenza d'into-

non

ha per

me

anche ad una prima lettura, dubbio che questo, come


l'Hiigenfeld,
l'

hanno
ultimo

fatto
il

notare

l'Evvald,

Hildebrand e

Geffcken formi

un tutto

unico. In primo luogo


le

XXXIV

tratti,

possibile distinguere, nei vari


parti

disseminati in tutte
di vista

del

libro,

che presentano un punto

od un

argomento
332,

214-285, 328344-360. 361-446) quelli che trattano tre temi: la


di la

di

interesse giudaico (137-178,

leggenda
contro

Nerone, giorni del Messia, e le invettive Babilonia-Roma. Ora se nei vari tratti che riguari

dano Nerone ha
per

si

notato
dal

possono riscontrare delle differenze, bene il Bousset che si debbono supporre non
nostro Sibillista nel

tutti, scritti

medesimo tempo. Ma aggiungere che assai pi importante delle variazioni nei particolari, l'uniformit del tono e l'uguaglianza
io vorrei

della

rappresentazione,
il

per

cui
lo

credo

si

possa senz'altro
si

affermare che

concetto, che

scrittore

fatto della

figura di Nerone, unico. iVla vi da segnalare altres la fusione stessa dei vari temi, e l'atteggiamento che il Siil calore della billista prende di fronte a certe questioni,

commozione che

lo fa

parlare,

mente
lo

dalle varie

parti

del

libro,

che traspariscono ugualnon appena egli si faccia

a trattare certi

soggetti.

Questa sua intensa commozione


il

trascina tanto lontano, da fargli dimenticare ch'egli parla

in

veste
le

d'una

Sibilla,

che predice
di

futuro, ed

assumere
vede

invece

spoglie dello scrittore visionario e apocalittista che,


alla

conformemente
gli

natura

questo genere

letterario,

avvenimenti
nel

futuri,

e per vederli deve

anche

scorgerli

proiettati

[nissato:

fenomeno

descritto, in

maniera tanto
stesso

dal poeta: paradossale quanto efficace e profondamente vera,


.

e degli

anni

ancor-

non

nati,

Dawcl

ricord.
e

\..<

tono

si

riscontra nelle Apocalissi, di


in
ss,

Baruch

di Esdra,

e anche
i

certi
si

capitoli

dell'Apocalisse canonica.

Anche

vv.

228

gnosa ammettendo, come anche

ma

i' ingespiegano meglio che non secondo artificiale costruzione del Geffcken, alquanto il

Bousset

fa,

che siano

rivolti

- XXXV
contro Roma. Pi oscuro
il

tratto
il

a vedervi
si

raffigurato
di

Nerone;

93-110. Bousset inclina Geffcken pensa invece che


giudaico contro
la

tratti

un'esplosione
i

d'odio

vera
ai

Babilonia, ossia contro

Parti,

che

avevano

restituito

Romani

prigionieri

di

guerra;

avvenimento che
Bousset che

tante

celebrazioni ricev da parte dei Romani.

Meno
nota

certo dichiara di essere

il

tratti riguaril

danti l'Egitto possano spettare allo stesso autore,

Geffcken

come

il

nostro Sibillista anche nel brano finale (484-5 11)

che

Serapide dovrebbero cadere a terra, ed essere sostituiti da un nuovo Temtratta dell'Egitto,


i

dove

templi

di

pio del vero Etiopi

Dio
il

che dovr

poi

essere

distrutto

dagli

riveli

tratto pi saliente della

r immaginazione fervida e accesa, per cui,


cinato poco prima la ricostruzione del

sua personalit, dopo aver vatidi

Tempio

Gerusa-

lemme,

egli

trasporterebbe ora in Egitto alcune delle scene

principali del

dramma

escatologico, cio la conversione dei

Gentili e la guerra di

Gog

Magog. Tutto questo ha senza

dubbio un certo colore


di

di probabilit,

quando
su
cui

si

tenga conto
cercato
di
il

certe confusioni nei particolari,


1'

ho

attrarre

attenzione nelle note.

Ma
il
;

erra a

mio
in

avviso

Geffcken

essere quello
si

quando tempio Egitto possa di Onia a Leontopoi 0, per essere pi esatti


non
di

esclude

che

tratta qui

quello materiale,
il

ma
in

quello scrittu?-ale,
attraverso
si

del

passo

di

Isaia attraverso

quale,

come

la

leggenda che collocava

Gog

Magog

Etiopia,

tuto venire alla singolare contaminazione che

poriscontriamo

in questa Sibilla. Dove per l'unit di tono e di rappresentazione tra questo passo egiziano ed il resto mi sembra

abbastanza ben provata perch sene possa concludere che appartengono alio stesso Sibillista, che ha scritto tratti di
i

carattere e di contenuto pi strettamente giudaico.


Geffcken, e gi prima
bilito

XXXVI di
lui

Wilmowitz,

ha poi

sta-

questo libro 1' utilizzazione di oracoli pagani, di cui sarebbero esempi i vv. 187; 336-341, in cui sarebbe adombrata la lotta di Tolomeo Cerauno con Seleuco e quindi
i

anche

in

con

Calati; 458-463, che


il

tratterebbe
Siria,

del

Tolomeo
ellenico

(Epifane)

quale, infelice contro la


in cui
si

fu abbattuto dai
oracolo

Romani

464-467

riconosce un

relativo all'invasione dei Galli in

Tracia ed
le

Asia

Minore.
cri-

Ma
stiane.
il

pi interessanti sono per noi

interpolazioni
io

Una, nei versi

256-259, dove
ai

non vedo come


al

Geffcken un accenno

miracoli attribuiti

Cristo nella

sua seconda apparizione sulla terra, miracoli simili a quelli di Beliar; ma soltanto un passo caratteristicamente polemico,

dove

confermato

il

carattere messianico di

Ges
gii

[maidato dal Cielo) ed poi Ebrei, del quale si avuto


1'

detto
il

//

-nigUore
in

tra

preannuncio
sul legno,

Giosu,.

uomo, che avrebbe steso


parole evidente

la

mano

non pi madescrizione

ledetto e causa di maledizione, bens santo


altre

e fruttifero. In

come accanto ad una

del

regno

di

Dio, caratteristicamente non messianica, fatta


la

da un giudeo, un cristiano ha voluto riconfermare


fede,

sua

riattaccandola precisamente a quei

passi

dell'
il

Antico
preanseguire

Testamento, che ne contenevano, secondo lui, nuncio e la conferma. Mi invece impossibile


il

di

Geffcken,
d' origine

gli

altri

critici
i

di

nere

cristiana

versi

62

questa opinione, nel ritess. in base all' uso delil

l'aggettivo

()o;(_pi'7TO'j;.

Anzi, a mio avviso,

fatto stesso
in

dell'uso del "plurale, avrebbe

dovuto servire a mettere

guardia contro una simile attribuzione. Da ultimo si presenta la questione della chiusa del
bro,

li-

512-531, una visione gnostica e


i

versi

carattetizzati

dal
altri

Geffcken
critici,

come
cui

nella

quale

tra


Bleek
chi di
e

XXXVII

Zahn, hanno riconosciuto uno dei passi pi antiispirazione giudaica. E tale senza dubbio esso tratto

appare, qualora si tenga conto soltanto della sua collocazione: nei versi precedenti annunciata l'ira di Dio, che
si

manifesta qui con


si

la fine

del

mondo. Allo stesso modo,


stelle,
si

quando

consideri soltanto la battaglia delle

naturalmente indotti a vederne solo


origine ellenistica.

la possibile, anzi certa,

Ma, come ho cercato non


si

di

mostrare

nella

nota relativa, non vero che nulla


taglia dei

di simile

a questa batdel
alla

corpi celesti,
Inoltre
il

trovi

nella

tradizione

giudaismo.

pezzo va prospettato e studiato


di

luce delle dottrine astrologiche di quel tempo. Si tratta in-

somma

di

un notevole esempio

sincretismo religioso,

al

quale non vorrei tuttavia dare il nome di gnostico, anche per non allargare troppo e rendere cos completamente imprecisa questa parola, comunente usata per designare una
corrente, a cui appartennero
satori,

almeno

di

nome, ben

un gruppo di scrittori e pennoti, e che si svolse nell' am-

bito del Cristianesimo.

APPUNTI BIBLIOGRAFICI
1.

IL

TESTO.
i

1)

Contengono

nostri libri

manoscritti seguenti:
O..
il

Classe

Q
V H

(Cod. Vatic. 1120 saec. XIV): (Cod. Vatic. 743 saec. XIV):
(Cod. Monac.gr. 312,
a.

libro IV.

1541):
4>.

Classe

A
P B

(Cod. Vindobon.

hist. gr.

XCVI.

6.

saec. XV). e
11.

S (Cod.

Scorialens. II

7. fin.

saec. XV.):
il.

III,

IV, V.
Ili

(Cod. Monacen. 351

saec.

XV)
109

Ili (v.

5 ss) IV, V.

(Cod. Bodleian. Barocc. (v 107 ss.) IV. V.

fin.

saec.

XV)

11.

Classe
F (Cod. L (Cod.

"^F.

Florent. Laurent, plut. XI, 17 saec. XV). e Parisin. 2850 a. 1475) Vli, III, IV, Toletanus. ca. a. 1500): 11. III, IV, V 1-482. (Cod.
:

R (Cod. Parisin. 2851 fin. saec. XV.) 11. III, IV, V 1-106. Cod. Parisin. 1043: IV 178-185; 187; 189; 190; V 93-111.
2) Edizioni:

La prima edizione

quella di

Xystus Betuleius, Basilea,

1545; a cui seguirono Seb. Castalio, Basilea, 1546 e 1555; e Opsopaeus, Parigi, 1599; Servatius Gallaeus, Amsterdam, 1689; in Gallandi, Bibl. Patr. I. 333 sgg. Tutte queste


contengono
i

XL

La scoperta
degli
indi
altri libri
11.

primi otto

libri.

fatta dal card.

Mai

(1.

XIV. Milano, 1817;

XI-XIV

nella Scriptor.

Veter.

dusse solo dopo

Colledio, t. Ili, 3, 1828) conparecchi anni alla prima edizione vera-

Nova

mente e
2
voli.

critica tuttora fondamentale, quella di C. Alexandre, Parigi. 1841-1856; in un solo volume, 1869. Indi: Friedlieb, con trad. ted. Leipzig, 1852.; Aloys. Rzach.
.

Vienna, su salde basi

1891, la
la

prima edizione critica moderna, che pose


classificazione
dei
codici', se
il

testo

spesso troppo artificiosamente ricostruito, essa in compenso reca una utilissima appendice di riscontri con luoghi omerici;

infine Geffcken, Die Gracula Sibyllina {Die griechischen christilichen schriftsteller der ersien drei Jahrhanderte)

Leipzig, 1902.
3) Traduzioni
in

(moderne)

francese:
relig.

di

Bouch-Leclercq, in Revue de Vhist. des (1883) 236; Vili (1883) 619; IX (1884)
bri I-III). in

VII
(li-

220;

tedesco:
negli

di Blass,

Apocryphen und Pseudoepigraphen des


p.

A. Test, del Kautzsch, voi. IL


IV, V.)
;

177 ss.

(libri III,

in inglese:
di

M.

S. Terry,

The

sybilline

Oralles translated...

nto

English Blank Verse, New York, 1890; di Lanchester, H. C. O. negli Apocrypha and Pseudoepigrapha of the 0. T. del Charles, voi. II, p. 368 ss.
(libri
III,

IV, V.)

di Bate,

Sibylline Oracles, Society for Christian Knowledge, London, 1919.

The

promoting

XLI

li.

STUDI.
i

(a) Sul testo (segnalo solo

principali):

Volkmann. De oraculis

sibyllinis dissertatio, Lipsiae, 1853;

Lectiones sibyllinae, Parigi, 1861. Meineke. Zur den sibyll. Biichern, Philologus^ 28 (1869). Rzach. Zur Kritik des Sibyll. Weissagungen, Wiener Stadien,
Krit. Stud. zu den. Sibyll. Orakeln, Denkder Wlen. Akad. phil-hist CI. 38 (1890); Sischriften byll. Analekta, Wien. Stud. 12 (1890): Zur metrik der

IV (1882);

rac. Sibyll. Vien. Siiid 15 (1893); Zu den sibyll. Orakeln, Philologus, 52 (1893); Zu den sibyll. Orak, Jahrbb. far class. Philol. (1893) Zur Kritik der Sibyll.
;

Orak., Phiblogus, 53 (1894); Zu den sibyll. Orak. Wien. Stud. 17 (1895); Ree. dell'ediz. Geffcken in Giting. gelehrfe Anzeigen, 1904; in Mlanges Nicole, \90; Analekta zur Kritik und Exegese der sibyll Orak., Sit-

zungsberichte d:r Wien. Akad. phil-hist. ci 156(1907).

Von Herwerden, Ad oracula

Sibyllina

{Mnemosyne

19, 1891).

Buresch. Kritisch. Brief iiber die falschen Sibyllen, Philologus 5\ (1892); zu den Pseudosibyll. Orak. Jahrbb
ftir class. Phil. 1892.

Pseudosibyllinisches, Rhein. Mus.


kritisch. Brief iiber die

47 (1892).
Nestle.

Etwas Antikritisches zu dem

falschen Sibyllen, Philologus 53, 1894. (6) Sul contenuto e la composizione, (trascurando
introdd. a edizioni o versioni gi menzionate):

le

Alexandre. Excursus ad sibyllina, Parigi, 1856; Bleek. Ueber die Entstehung und zusammensetzung der Sibyll. Orakel. (Theol. Zeitschrift, I, 1819; II, 1820).
Gftcrer, Philo,
II,

p.

121.

Hilgenfeld. Die jildische Apokalyptik, 1857. Messias Judaeorum, 1869 pp. vii, xviii, Ixii, 65, 73 s, 85, 91, 94,


100.

LXII

Die jiidische

schffl.

Theol. 3, (1850);

Apokalyptik Zeitschr fiir wissenDie jiidischen SibUen und

der Essenismus, ibidem, 14 (1871). Ewald. Abhandlung tiber Entstehung, Inhalt und Werth der Sibyll. Biicher. (Abhandluiigen der Gotting. Geseil. der Wissensch. Vili, 1858-59, hist-phill. Classe, p. 43 ss,). Volkmann. In Philologus 15 (1860) recens. dell'ediz. di Alexandre. Badt. De Oraciilis Sibyliinis a Judaeis composifis, Breslavia, 1869. (Jrsprung, Inhalt und Text des IV Buches des sibyli. Orak. Bresiau, 1878. Larocque. Sar la date du III livre des Oraci. Sibyii. Revue

X (1869). Archologique, Notiv. Srie, HilJebrandt. Das Rmische Antichristentum zur Zeit der
Offenbarung Johannis und des
{Zeitschr. far vjssens h.
fiinftes sibyll.

Buches.

Delaunay. Moines

Theol. 1874). et Sibylles, Paris, 1874.

1877, pp. 10-17; pp. 167-176. Zahn. Ueber Ursprung und religiose Charakter der sibyll. Biicher IV, V, etc. {Zeitschr. fur kirchl. Wissensch. und

Drummond. The Jewish Messiah, London,


Philo judaeus, London, 1888,
I,

Leben, 1886).
Hirsch.

The jewish

Sibyll.

Oraci, in Jewish Quarterly Re-

view, II (1890).

Deane. Pseudoepigrapha, 1891, pp. 276-314. E. Fehr. Studia in Gracula Sibyllina, Upsaliae, 1893.
Friedlnder.

La Sibylle juive. et les partis religieux de la Les Dispersion, Revue des Etudes juives, 29 (1894) prophties sur la guerre judo-romaine de l'an. 70.
;

Rev.
Juifs

Et

juiv.

30 (1895)

La propagande

religieus'e

des

grecs avant l're chrtienne. Rev. Et. juiv., 30 (1895). L'Anti-Messie. Rev. Et Juiv. 38 (1899). Gesch.
Paris,

Vernes.

der jud. Apologetik, 1903, pp. 31-34. Histoire des ides messianiques,
pp. 48 ss.

1874,


Bousset. Der
Antichrist.

XLIII

pp. 59-63
etc;

1895,

Die Be-

ziehung der ltesten judischen Sibylle zur Chaldischen Sibylle. (Zeitschr. f. d. Neutestam. Wissensch.
1902); Articolo: Sibyllen

und

Sibyll. Biicher. in

Prot

R-Enc. 3. ed. voi. XVIII, (1906) pp. 265 ss. Geffcken. Eine gnostische Vision. (1. V 512-531) Sitzungsber.

sage. {Nachricht
phil-hist

der Berlin. Akad.; 1899; Studien zur lteren Nerodes Gtting Gesell. der Wissensch.
;

kl. 1899) Die Babylonische Sibylle {ibidem, 1900); Die Sibylle Preuss. Jahrbb. 106 (1901); Komposition und Entstehungszeit der Oracc, Sibyll. (Texte

und Untersuchungen, N.
Schiirer.

F. Vili, 1).

Geschchte

des

jiidischen

Volkes im Zeitalter

Jesu Christi, voi. Ili (4. ed.). Leipzig, 1909, pp. 553 ss. Lagrange. Le Messianisme chez les Juifs, Paris, 1909,
(pp. 64-65; 81-83; 99-101; 116-119); Charles. Criticai history of the doctrine of future
life

(Escha-

tology, hebrew, Jewish

and

Christian), 2. ed.

1913, pp. 207-208; 273 86-97 dell'articolo ptic Literature in Encydopedia Biblica (I, 245-250). Religious development between the Old and the

London, Apocaly-

New

Testaments (London, Home University Library, n. 94) pp. 226 s. Dalman. Die worte Jesu, pp. 283-284. Volz. judische Eschatologie von Daniel bis Akiba, Ti bingen und Leipzig 1903, pp. 46-50 e cfr. l'indice
delle cose.

S. Krauss. Art. Sibyl in Jewish Encydopedia, XI, 319 b-323. Sabatier. Note sur un vers de Virgile, in Etudes de critique
et d'hisioire (Biblioth.

de l'Ec. des H-Et.

Sciences

Religieuses, voi. VII), 1896, Oltre le opere menzionate nelle note.

LIBRO
O
celeste,

III.

Tonante

dall'alto,

[beato] (i),
in

che
ti

tieni

Cherubini facendoci stare

saldi

trono

(2),

supplico,

concedi un poco di riposo a me la quale dico la verit intera; poich il mio cuore affranto. Ma perch di

nuovo mi palpita

il

cuore e l'animo battuto da una sferza


la

costretto a palesare a tutti

voce che

mi

risuona 5

dentro? Ors, annuncer dunque ancora una volta tutto ci che Dio mi costringe a far noto agli uomini (3).

uomini

(4)

creata da Dio <a

che avete nel vostro aspetto una forma sua somiglianza) (5) perch errate

(i) 'YiPpjj.Ta, [ixap, opavie

Mss. Emendato
i/i^pzjxk-a

in varie

maniere

per ragioni
II.

metriche:

'Oupvis,

Geffcken.

'Yppsfixr)!;,

i,'354; 12, 68; Od. 5, 4.


(2) oc I-/SIC

- Xspoujl[A
25,32);

tSpu[Ayoc

Ps. 79,

o'j

yS,

Dan.
37, ^q:

3,

54

(cfr.

Es. ~ X.

Apoc.

Esdr.. ed. Tiscnendorf,

p.

r)vto)(_Gv

(3)

La

Sibilla qui,

come
di

in tanti altri luoghi,

riafferma la pro-

pria ispirazione: cfr, 295, ss.; 489, ss.; 698, ss.; 820, ss.; ecc.
(4)

Sulle
Il,

ragioni

preferire

vv. 8-45

al Fr.
frr.
si

Autol.
40,
i8

36) V. l'Introduzione. Insieme coi

cfr.
;

(Theoph. ad anche Isa

eps^. di

Os. 13,2; Dan. 5, 4; Sap. 13, ^q ss. 15, is; ecc.; Cer,; Lettera di Aristea, 134, ss.; Filone, de decal 16 (ed Cohn-Wendland, voi. IV p. 286). (5) 3K)vaaTov sy^ovTEc Iv elxvi jJLopajrjv. cfr. Gen. i, ei ecc. J 2 Enoch. 44, I (trad. Charles: in the likeness of his own face). 11 supplire: a propria somiglianza, mi pare indispensabile in italiano' per la chiarezza, mentre non forse necessario nel testo.
ss.; 44, yoo;

-~.

per
la

vanamente
10

non ve ne
sempre

andate

retta
?

via

(i)

ricordandovi

del Creatore immortale

Uno

Dio,

che

solo

impera, ineffabile, abitante nell'Etere, auto-geEgli

nerato,
costru

invisibile (2)

una mano

abile nello scolpire,

che vede ogni cosa; cui non n rivela la statua

d'oro
15

d'avorio creata dalle arti (3) dell'uomo;


l'Eterno (4) rivel s

ma
E

Egli

stesso,

medesimo che

era,

ed era
chi

stato prima, e cos ancora e di qui innanzi (5).


infatti

essendo mortale pu fissare Dio con

gli

occhi? (6)

O
20

chi potr sopportare di udire

anche

il

solo
Il

nome
il

del
la

celeste gran

Dio che governa

il

mondo
il

quale con

sua

parola (7) cre ogni cosa, e

cielo

ed

mare

(1)

di verso).

aTapT?. Il, 17, 743; Od. 2 En. 42, io Beato


:

14,
. .

i; {-cpriyjtaw

izapr.v

in

fine

quegli che
si

cammina

per la retta

via. Sulle
i'.Qaij]

due vie

si

scritto molto;

veda

la bibliografia sulla

suIl'Ep. di Barn.

(2)

Per paro? come traduzione del Tetragrafnmaton


il

YHWH
art.

e per

concetto

Dio vede

ma non

veduto, v.

Jewish Enc.

Shekinah. (XI, p. 260, b.). (3) TxvjTj' emendaz. di Wilamowitz


(4)
ifvio?,

dell 'impossibile Tsy^vrjc dei

Mss.
4,

cfr.

Gen.
Macc.
(II)

21, 33;

Isa.

26, 4;

40,

'28;
I

8 ss.;
11

5,

2; Da.
I, 25;

LXX.

Su.

35; Da. Th. Su.


ecc. Cfr.
art.

42;

Baruch, Macc. 2,

5^;

Macc.

111

6, ^3;

Eternai, Eternity in

Encyclopedia Biblica
(5) Cfr.

1408.
ii>
in'-

Apoc.
I,

I, ;

4, gj

^^
5,

"^-^^

^''

(""' ^PXt^^^?)-

(6) Cfr. Fr.


5,

io

4; &CC. Pi delle
Ili,

Theoph. ad Autol. I, referenze elleniche date dal Geffcken (Senof.


ss.;
ep.

Barn.

^ol

Memor.
20;
(7)

3,

14)

Deut.
0;

5,

26)

Giud.

mi sembra qui persuasivo il, richiam.o di Es. 30, 13, 22 ecc. V. anche la nota ad pato;.
Sarebbe un errore interpretare qui
il

XYw

s'xTiaE ::vTa,

logos come un'entit


6) del valore,

filosofica.

Si tratta piuttosto (come in Ps. 32,

noi

secondo
crearla.

l'

idea assai

diremmo quasi magico, dalla parola del Signore, comune che nominare una cosa equivalga a


l'infaticabile sole e la

(i),

luna piena
le

gli
i

astri

lucenti
il

e la possente

madre
giorni,

Teti,
le

sorgenti ed

fiumi,

fuoco

immortale,

notti; e lo stesso

Dio quegli
25

che plasm Adam[o] dal nome di quattro lettere, il primo creato e che contiene nel suo nome e 1' oriente
e r occidente, e
il

settentrione e

il

mezzogiorno

(2)

ed

(1)
aeXTQVTjv
T'xa[Ji.

VV.
T

20-21: xai

opavv
H. i8,

7)51

S-aXaaaav,

'HXiov

/tXri^-ouaav,
te.
TcXrj^.
:

cfr.

483-484:

iv 3'op. Iv Bl

t'axajAavTa ^aX. 'HeX,

aek,

(2) Acrostico

'AvoiToXri, Aais,
si

"ApxTo?, MsaspLjBpia. Per

le

leg-

gende sulla creazione dell'uomo,

veda

l'art.

Adam, mjew. Encr,

2 Enoch (sola vers. A; trad. Charles) 30, 8 ss.: Nel sesto giorno io comandai alla mia sapienza di creare ( Dio che parla)

ruomo da

sette sostanze
;

dalla rugiada

tre, gli occhi dal sole

una, la carne dalla terra due, il sangue ; quattro, le ossa dalla pietra ;
;

cinque, l'intelligenza dalla prestezza degli angeli e dalla nuvola;


sei, le

dal

vene ed mio soffio

capelli dall'erba della terra;

sette, la

sua anima
nature
. . .

dal

vento. (9)

Ed

io

gli

diedi

sette

assegnai un nome, dalle quattro parti componenti, (i3) dall'oriente dall'occidente dal mezzogiorno e dal settentrione (A. A. M. A.) e chiamai il suo nome Adam, e gli mostrai le due vie,
io gli

Ed

-delia luce e delle

tenebre

Bellissima quella narrata dalla medievale Cronica di /erahmeel- VI, 8, che sembra preservare, dei Firke R. Eliezer, una ver-

sione migliore e pi antica (trad. Gaster, Orientai Translation Fund, N. S. IV - Royal Asiatic Society, 1899). Dio chiama le varie com-

pagnie degli angeli e dice loro: Facciamo l'uomo a nostra imache cos' quest'uomo? gine e somiglianza. Gli angeli chiedono
:

e allora Dio

distrugge, lasciando sussistere solo i cap delle compagnie, Michele e Gabriele. Raffaele si sottomette al volere di Dio
li

e cos salva

suoi. Allora

Dio manda Gabriele a raccogliere

pol-

vere dai quattro angoli della terra; interrogata, risponde perch io so


:

ma
di

questa

si

sottrae ogni volta;

essere destinata a diventare

una maledizione per causa dell'uomo, e se Dio stesso non prende da me la polvere, nessun altro lo far mai. Quando Dio vide

Egli stesso fiss e


i

il

tipo della figura

umana

e fece

le

belve,

rettili

gli

uceelli.

allung la sua mano, prese la polvere, e cre da questa il primo umo, nel ssto giorno. Do cre la matria dll'toft'o di .quattro colori, bianco, nero, rosso e verde. Le ossa e tendini sono
ci,
i

corpo verde corpo diventa immediatamente livido. Allora la Tbrd (legge) disse a Dio: Signre dell'Universo, quest'uomo che tu hai creato sar di breve vita e pecbianchi,
(livida).
le

viscere nere,

il

sangue rosso,

e la pelle del
il

Quando

l'ariima parte dal cotpo,

cher innanzi te: che sar di lui? Dio rispose: dunque per nulla che io sono chiamato lento air ira, e dall' abbondante grazia

colui che torner a me in penitenza, io perdoner. E perch Dio cre l'uomo dai quattro angoli della terra, e no'n dalla polvere di un singolo luogo ? Perch l' uomo va fino ai quattro ane verit?

quando muore, la terr non potr dire: Tu non da me, perci tu non sarai sepolto in me vattene l donde fosti creato, e col sii sepolto. Cos, ovunque un uomo termina suoi giorni, ivi egli riposer. Dio cre l'uomo povero
goli della terra, e
fosti creato

fuori

'

e dalla polvere egli ritorner

perci la polvere fu presa dai quattro

angoli della terra. Asc. Mos. XI, 8: Omnibus enim morientibus secus aetatem sepulturae suae sunt in terris nam tua sepultura ab oriente usque ad occidentem et ab austro usque ad fines aquilonis :
:

veda,
p.

omnis orbis terrarum sepulcrum est tuum. Per altre leggende, p. es. Mlan, The Buok of Adam and ve, nota 14 al 1.
209.

si
1,

fosse la lingua primitiva del


les,

La leggenda dell'Acrostico (che implica la credenza che il greco mondo, cfr. Giubilei, 3, 28, ed. Charnota)
si

ritrova in occidente nel ps. ciprianico trattato


3,

De Montt.

107 sq.) Hebreicum Adam in la' tino interpretat 'terra caro fada eo quod ex quattuor cardihibus orbis terrarum pugno comprehendit ... ex nominibus stllarum

Sina et Sion, 4 -(C. S. E. L.

tolle

singulas litteras principales, de stella anatole a, de stella dysis S, de stella arctos a, de stella mesembrin ^ in his quattuor litteris cardinalibus habes nomen aSa^j.. Cfr. anche August. Tract. itt
-.

loh.

Euang. IX.

14.

(P. L. 35,

1465).

Voi non venerate, n temete Dio, n^ errate vanamente, prosternandovi a serpi e saerificando a gatti (i)

so

rati;

statue di pietra e ad irpmagini rnute di uomini genee in templi senza Dio, seduti davanti alle porte
(2)
il

non venerate
allettati

Dio che

che custodisce ogni cosa


pietre,

dalla
del
(3).

malvagit
Salvatore

delle

diinenticando
il

il

giudizio

immortale

che cre

cielo

35

la terra
Irice,

Ahi razza che

gioisci nel

sangue^ ingannabugiardi,

malvagia, di uomini senza maligni e immorali (4), ladri dei


di frodi,

religione,letti

coniugali, idolatri

macchinatori

che avete nel

petto

il

m^le,

furiosa; rapaci per voi stessi (5), dall'animo 40 senza vergogna: poich nessuno che sia riceg e possi-

una pazzia

dente far parte ^d


Je

altri,

ma

tutti

mortali

avranno

luna terribile malvagit,

non manterranno fede adatto, e donne vedove ameranno di nascosto altri, molte per
45

guadagno, e non conserveranno, astenendosi dagli uomini, la rettitudine da filo a piombo della vita (6).

Ma
sopra

quando Roma che ancora aspetta regner anche


l'

Egitto

(7),

allora

il

grandissimo regno (sovranit)

(i)
;getti

atXoupotat,
di

cfr.

Arist,

H. Nat.

5,

2,

7;

6,

35, 3.

Gli

og-

culto
TEpst-re

sono
M.ss.

in
:

modo
;

speciale Egiziani.

(2)

o rpst-E Geffcken.

16,
Jtxi

I Ch. 16, 35; Ps. 23, 15 5; 24, 5 ecc.; Sap. Ecclus. 51, i', Isa. 12, o; 1 Macc. 4, 30 ecc. o? opavv I'xt'.cs Y'fv: cfr. Atti 4, 24; 14, 15; Apoc. io, g; 14, 7 (Coloss. i, ig). (4) Testo restaurato da Castalio,

(3) Scorrjp
-,;

De. 32,

(5) aTot? p:i^ovT(;.

Mi sembra
^iod

necessario, col Lanchester, leg-

gere

CtToTc.

(6)

ou (jr:pTv

xaT^/^ovai

av3pt3v

XeXa'/^ouaat

quest'ultima

-correzione di Meinecke per ai Xax.ouaai dei Mss. (7) Sulla data di questo passaggio v. Introd.

uomini. Verr

del re immortale (i) apparir tra gli

un

50

Santo Signore, che posseder gli scettri di tutta la terra, per tutte le et del tempo che scorre veloce. Ed ecco
l'inesorabile ira degli

uomini Latini;

tre

per

miserabile

destino rovineranno
sotto
i

Roma. Tutti

gli

uomini
dal

periranno
cielo

loro tetti (2),

quando scorrer gi

la

cataratta di fuoco.
55

Ahi,
dizio di

me

infelice, quando verr quel giorno e Dio immortale gran Re?

il

giu-

Ancora starete
templi e
di

in

piedi,

citt,

e adornate

tutte

di:

stadi e di piazze, e di statue d'oro e d'ar-

gento e di pietra, affinch giungiate a quel giorno amaro. Verr infatti il momento, quando trascorrer tra
60

tutti
le

gli

uomini l'odore dello zolfo

(3).

Ma
gli

io

racconter

cose ad una ad una, in quante citt

uomini sopfar
il

porteranno sventure. Ma dai Sebasteni


65

(4)

torner

Beliar (5) e

stare

in

piedi

l'altezza dei

monti, far stare in piedi

mare

(i).cio il

regno dei cieli

di

Worte

lesti,

Leipzig 1898, pp. 75

ss.

Dio, cfr. Dalman, Die spec 81 s.


9. i^.^g; 14, 10

(2) [Asl^pot? olotaiv.

(3) Cfr. Lu. 17, 29;


(4)

(Gen.

19, 24):

Apoc.

ecc. ecc.

Anche per
BsV.ap
:

l'interpretazioni dei Sebasteni dai quali uscir

Beliar, e per la data di questo passo, v. Introd.


(5)

per dissimilazione da Belial. Per T uso ed


si

il

signifi-

cato

della

parola nell'Ant. Test,

veda,

G. F. Moore, Judges,

(19, 22)

Cheyne)

ntWJnter. Crii. Conim.; ed Enc. Bibl. s. v. (Dennett e e la biblografia ivi accennata. Per le etimologie rabbiniche

da beli-yil senza giogo, cio contrario alla legge, (da beli-ol senza vantaggio, cio privo di valore, vano) e l'uso nella letteratura rabbinica e negli apocrifi, v. Jew. Enc. s. v. Per il N, Test. (II Cor. 6, 15 e pi per II Tess. 2,3, ss. che tanta affinit presenta
eoi passo che stiamo discutendo,
fi

vedano

commenti:

del Frame,.

il

gran
i

sole

infuocato e la
molti
;

chiara luna, far

stare

in
in

piedi
lui

morti, e far

segni

per

gli

uomini;
in

ma

non saranno

realizzati

bens trarr

molti

errore e

del Moffatt (The Expositor's Lueken (Die Schriften des N. T.J; del Mayer V/ohlemberg (nel Komni. zuni N. T. dello Zahn) del Dobschiitz (nel Krit-Exeg. Konim. i'iber das N. T. del Meyer). In Deut. 15, 9; Giud. 19, 32; Prov. 16, 27) Aquila traduce Belial, un termine che

neir//. CrU. Conmi.; del Millgan

Gr. Test.);

del

del

nell'A.

Test, applicato
7coc7Taata in

authority, whether civil... or religlous

to any one opposing the established Jew. Enc. cit.) con aTrocj-aata.
(

Quindi
zr^c,

1'

li

vo^.iac (0:

[j.apTta),

Tess. 2,3 sarebbe identica sll'av^pwTcoc 'ATtociraata poi, capace di entrambi i

significati, politico e religioso.

Del resto, dato da una parte

il

carat-

tere politico, oltre

giudaismo

che religioso, delle aspettative mesjianiche del e quello religioso, oltre che politico, assunto dagli

imperatori romani, sembra abbastanza logico che le due idee venissero confuse insieme. All' interpretazione del noto passo di II Tess.

ha recato un contributo importante


alla luce delle considerazioni

t,

secondo me, decisivo, anche


-.

su esposte, E. Buonaiuti
in

Il

dramma
(1917)

escatologico
p:

nell' Apocalissi paolitia

Athenaeinn,

301

ss.

Su

Belial nei

rapporti con

l'Anticristo, si

vedano

le

note opere

del Bousset (da ussrsi per con cautela cfr. Moore, Christian writers

jildische

on Judaism, Harvard Theol. Rev. luglio 1921) Der Antichrist; Die Apokalyptk ; il commento all'Apocalissi canonica (Die 0_^enbarung Johannis nel Kritisch-exeget. Kotnm. gi ricordato del Meyer) Die Religion des Judenthtims ini N- Tliche Zeiialter, 2^ ed. 1906; inoltre l'articolo Antichrist in Enc. Bibl. e nelV Encycl. of Relig. and Ethics del Hastings gli articoli Antichrist
; ;

Beliar nella Protest. Real-Encyclopedie,


Si

ecc.

veda

inoltre, per la fusione dei miti, di Belial

con l'Anticristo,

di

questi con quello del

Nero

con Sammael, il Charles, The of Isaiah nei suoi Apoc^ypha and Pseudoepigrapha of the O. T.; e pi recentemente nel commento all'Apocalissi (The Book of

redivivus, e per i rapporti di Belial Ascension of Isaiah ; The niartyrdoin

Revelation nelVIitern. C^-itical

Comm).

e inganner molti fedeli


70

senza legge,
parola di

eletti, ed Ebrei ed altri uomini non avevano udito ancora mai la quali Dio (i). Ma quando le minaccie del gran Dio
i

saranno incombenti, e una potenza di fuoco attraverso la massa ondosa verr sul' a terra, e bruci Beliar e gli

uomini superbi che


75
il

in lui

mndo

sar governato dalle

avranno riposto fede; mani d'una donna

allora
(3)

reso ubbidiente in tutto. Poi

quando una vedova regni


d-

su tutto

il

mondo

e getti oro ed argento nel mare


nel

vino, e insieme col bronzo getti

mare
gli

il

ferro degli

uomini
80

efimeri,

allora

tutti

quanti

elementi

del

mondo
l'etere

(4) sarannno vedovati, quando Dio abitante nelrotoli il cielo Cme si arrotola un libro (5). Tutta

la volta celste

dai molti segni cadr sulla divina terra,


la cataratta instancabile
il

e
85

sul

mare scorrer
celeste, e

di

fuoco
la

violento (6)
volta

e brucier la terra, brucier


i

mare; e

giorni (7) e la creazione e ridurr a purezza (8). der insieme

stessa fon-

E non
non pi
(i)

pi esisteranno]
notte,

le

ridenti

sfere
ti

degli

astri,

non pi aurora; non


necessario

darai

pensiero

Non mi sembra
c'.CT^QxouCTav

modificare la

lezione ou^tw bo'J

Xyv
.

di Mss. della famiglia

*.

(2) 81' oiB^mxoi.

Wasserwoge, Blass; swelling surge, Lanchester.


.
.

(3) V.

Introd.
.

(4) aTOt-/_ia 7kp;:avTa


(5)

xa[i.ou.

si

34,4; (Apoc. loh. 6,^4); cfr. 2 Petr. 3,io Anche questa un' idea comune alla letteratura apocalittica (6) veda 2 Enoch io, 2 e le referenze date ivi dal Charles.

\Jnvolunten;

cfr. Isa.

(7) rifiata,

chester fa^ in cri^aTa.

da non modificare, come il Blass vorrebbe, e il LanI giorni sono precisamente uno tra gli elexa\ e?

menti

del

mondo.
-/^(jjvsuai

(8) Et? v
E'jcuv zoc\

xa^apv BiaX^ei

cfr.

Mal. 3,3:

7_w-

/.a^ap'.'Cwv.


dei
giorni

della primavera,

numerosi
dell'

(i),

non
in

non

delil

l'estate,

non

inverno n

dell'autunno.

allora

90

giudizio del gran

Dio verr

mezzo

del gran secolo (2)

quando accadranno

tutte queste cose (3).


!

O
sole

che

per le acque navigate e per tutta la terra per il si leva e che non tramonter di nuovo! Tutte

le cose

ubbidiranno a
perci

lui

(4)

quando

salir

di

nuovo
(5)
il

95

sul

mondo;

dunque

fu primo e

conobbe

proprio potere.

Ma
ch'egli

quando

si

compiranno
mortali

le

minacele del

gran Dio
la

mand

-ai

quando costruirono

torre

nella terra d'Assiria (6); poich eran tutti della stessa fa-

(1) o vu5? ox ^ws, ox Tifiata tzo^^X [ispifiva? ox sap, oux\ Bipoi, oh -/^t[j.wv', o ^AETTutpov. [LBpi^vac, e -/^Eificov' sono correzioni di Wiiamowitz, per jj-spipr,; e x^^F^t^^Miei Mss. Cfr. IV (11) Esdra,

7, 39 e 2

Enoch
e.

33, 2 e 65, 7. Si tratta di ampliamenti di

Gen.

S, 22, b.

(2) Cfr.

2 Enoch. 65, g;
il

ecc.

(3)

Dopo

V. 92, lacuna.
ecc. v. Introd.

(4) Sulla data, {5) ird-^yb, (6) Cfr.


l'

nYvwxs, non ir^rf^^ui (Lanchester). Introd. La leggenda molto diffusa. Ai luoghi ad-

dotti dal Geffcken (Alessandro Polistore presso Eusebio, Cronaca,


ed. Karst. p.
1, 4,

12=

Cyrill. Alex.

Adv.

lui. i,

g-,

Gius. Flavio, Antt.

Abideno, presso Eusebio, Cronaca, ed. cit. p. 42. cfr. Praep. Evang. IX, 14, 2; Eupolemo. presso Alessandro Polistore (Eusebio IX, 17, 3); Mos di Khoren, I, 6 (Vetter, Theol. Quartalschrift,
3
;

1892, pp. 45, ss.) e lo scolio a Platone, Fedro, 244,


I,

B;

Syncell.

77; Cedren.
s

I,

22; e Theoph.
146) vale
la

ad AtdoLW
di
gli

31 ed. Otto, Corp.

Apologg. VIII
22. ss: Dio

p.

pena
che

avvede
il

di quello

aggiungere: Gnibilei, X. uomini vanno facendo, e

decide di scendere a confondere

il loro linguaggio <scos che essi linguaggio reciproco, e possano essere dispersi in citt e nazioni,... Ed il Signore discese .... ed Egli

non possano

capire

loro


100

10

velia e vollero innalzarsi fino al cielo stellato

allora

r Immortale impose una terribile


allora

necessit

ai

venti.

Ela

dopo che
torre,

venti ebbero abbattuto dalla


i

cima

grande
105 stina.

eccitarono tra
gli

mortali la discordia

inte-

Perci alla citt

uomini

posero
le

nome

Babi-

lonia.

Ma
si

dopo che
si

la torre

fu caduta e

lingue degli

uomini
dei

dispersero in favelle

d'ogni genere, e la terra


divisi,

mortali

riemp

di

regni

allora

venne

la

decima generazione
no
ai

degli uomini mortali

primi uomini sopravvenne il diluvio. nos e Titano e Japeto, figli pi nobili di Gaia e di Urans, che gli uomini chiamarono Terra e Cielo, dando
i

(i), da quando E regn Cro-

confuse
l'

il

loro linguaggio ed essi


e

non compresero pi
costruire
la

il

linguaggio
torre.

uno

dell' altro,

cessarono

di

citt e la

Per

questa ragione
il

l'intera

terra di Shinar
tutti
i

chiamata Babel, perch


dei
figli degli uomini, ciascuno secondo il

Signore quivi confuse

linguaggi

e di qui essi furono

dispersi nelle

loro citt,

prop'io linguaggio e nazione. Ed il Signore mand un forte vento contro la torre e l' abbatt sulla terra, ecc. 11 numero delle nazioni create cos sarebbe stato di 70 (si veda la nota del Charles,

ad

loc).

Epifanio Adv. Haer. II, 11. AieuxISaas y^f atSv x? Y^wTTac, xa\ su ijOOfj.r,xov~a Suo oisve'^sv xax tov twv tts avSpwv apt^p.v o.Tzh fiixc
Epe^svTtov o5cV xx\ MipoTtsc o'JTOt /.y.XrjVTai, 8t ycovr|V, xa\ tov Tcup^ov aviJtov [iSo'rj xairicjTpE'iEV.
ttjV
u-c[j.Epia[Ajj.Tiv

Del resto

la fonte di

Epifanio pu essere appunto Giubil


(Sethiani), dove

che

egli cita, all'er. 39,

6 e 7

riparla dei 72 pyj/jyoi re

xs^aXatS-ai
diei

(ed.

Holl. in
e

Griech. Christl. Schriftsteller der ersten

Jahrhund. pp. 176;


(i)
t-^poTCHc av3pw:i;ot

= uomini parlanti, secondo


:

Oehler Epiph.

I,

i,

p.
1'

528).

etimologia degli

antichi,

da

[j.tpo[iat,
1.

oA

data da Epifanio,
cfr.

e. ).

dividenti, articolanti la voce. (cfr. quella Secondo altri, da una radice (lat: mor-),

MER

(grado basso) PpoT;; quindi, mortali.


loro
tali
1

11

tra
gli

nomi,
(i).

perch erano

primi

uomini

mor-

tre terzi

della terra erano la


la

sorte

di

ciascuno (2)
115

ognuno avendo
(i)
li

sua parte regnava e non veni-

come si vede, procede parallelo ad Esiedo, ma ne un punto. Quanto al valore del passo, cfr. Introd. Esso era noto a Tertulliano, Ad nat. II, 12. Volendo dimostrare, degli dei pagani, illos omnes homines fuisse, fa risalire, secondo Varrone, Giove, Giunone e Minerva a Saturno, e questi a Caelus de Caelo enim et terra Saturnus. Il quale quia venisset peregrinus,
racconto,
differisce in pi d'
:

terrae

repentino ubique inolevit caelitera dici. Nam et volgo generis incertos filios iactitamus, e conclude con una citazione vera e propria
della Sibilla
:

ea senario versu in hunc sensum de Saturni prosapia

decima, inquit, genitura hotuimmi, ex quo cataclismus prioribus accidit, regnavit Saturnus et Titan et lapetus, Terrae et Caeli fortissimi filii. (C. S. E. L., 20, p. 1, pp. 1 16-120). Cfr. Minucio Pel., Octavius, 21, ,, quasi con le stesse parole: (Saet rebus eius expont:

Terrae enim vel Caeli filius, quod apzcd Italos esset ignotis parentibus proditus, ut in hodiernum inopinato visos caelo missos, ignobiles et ignotos terrae filios nom,i?iamus. (C. S. E. L. 2. p. 30) il quale per cita Nepote, Cassio, Tallo e Diodoro, ed citurnus)
tato a sua volta da Lattanzio, Div. Inst.
p.
I.

it, 55

(C. S. E. L.

19,

46), dove appunto l'apologista africano


altri autori classici,

mente con

l'opera di

riassume e cita largaEuemero, nella traduzione


:

latina di Ennio, e ad

punto soggiunge haec historia quam vera sit, docet Sibylla Erythraea eadem fere dcens, nsi quod in paucis quae ad rem non attinent discrepat. (1. e. p. 54). Tra gli
certo

un

probabilmente in base
(iji[j.vr]Tai

Apologisti greci conosce questo passo Atenagora, che lo cita molto allo scolio a Platone, Fedro, 244 B SipuXXa
:

S'aT^? xx\ IlXaTcov)

Sr)

tts

or)

OExaTT) Y^ver).,.

(Goodspeed,

Die Altest. Apolog. p. 351). giuramenti a quella (2) Si vuol paragonare questa tripartizione e compiuta da No: Giubilei, 8, ^^ e 9,^4 (il Charles in una nota afferma che questo anticipates the Social Contract of Rousseau pur ammettendo che the objects are different) ed Epifanio, Adv.
i

Haer., 66,
7.c7{iov

(Oehler,

2, p.

ToTi;

Tpta'iv uioT?

542-3): Nwe. .. p-vo? SiatpSv rv Ttavra auTou; e Ancoratus, 114, 1-2 ed Holl p. 141^


vano a
dre,

12

infatti
i

conflitto

vi

erano

giuranienti
il

del

pa-

e le parti eran giuste.

Poi venne

tempo pieno
i

della

vecchiezza e

il

padre

mor
ai

ed

figli

facendo

una
120

tremenda

trasgressione

giuramenti incomincia-

rono fra loro

una contesa
tutti
gli

chi,
;

con onori
e

regali,

cotra

manderebbe a
loro

uomini

combatterono
Gaia,
e

Cronos
di

Titano.

Ma

Rea,

Afrodite
dalle

amante
belle
125

corone, e Demetra, ed
(i)
i

Estia e

Dione

chiome
tutti

li

condussero

ad

un

patto,

avendo

radunato
erano
di

re consanguinei, e gli altri


;

uomini che

quel

rono che

e giudicasangue o di quei genitori Cronos regnasse su tutti, poich era il pi


il

vecchio e

pi

nobile

nell'aspetto.
di

Allora Titano im-

pose grandi giuramenti a Cronos,


130 stirpe

non
lui,

allevare

una

di

figli

maschi,
si
i

per

regnare
il

fosse vecchio e

compisse
si

destino.

quando Cronos Ogni qual volta

Rea
tutte
135

partoriva,

Titani
tutti
i

cevano a pezzi
le

ponevano presso a lei e favive figli maschi (2): lasciavano


la

Ma
il

femmine che fossero allevate presso suo terzo quando l'illustre Rea partor
il
;

madre.

parto, ge-

ner per prima Era

e poich videro coi loro occhi


i

che

neonato era femmina, quegli uomini feroci, Titani, se ne vennero via per conto loro. E dopo che Rea gener un figlio maschio, lo mand subito di nascosto ad
.

140

essere allevato in Frigia,

avendo
(3).

tre preso tre

uomini
posero

Cretesi

legati

da giuramento

Perci

lui

(i)

noti aggettivi omerici.

(2)
vo3;:iov

Un

zrfi

curioso raffronto con Apoc. 12, 4 xal opxojv yuvaix? ttJc [J.eXXouarjs tsxstv, "va orav Txrj t

l'c-riXEv

rxvov

ktt)? xaTaipayo.
(3)
Il

racconto,

^accennato

p. es. in Virg-.

canti e battere di

vede, alquanto diverso da quello corrente Georg. IV, 150) nel quale Curati coi loro istrumenti musicali coprono le grida del bambino.
si
i

come


nome Dia, perch
era stato

13

allo

fr5-portato (i). Cos,

steissso modo, sped di nascosto Posidone. Per la terza volta poi Rea illustre fra le donne gener Plutone, nel

passare presso
del

Dodona

(2),

onde scorrono

le

umide

vie
145

fiume Eropo, e l'acqua scorre verso il mare, insieme col Peno, e lo dhiamano Stigio. Ma quando
i

Titani udirono che vi israno dei

figli,

in

segreto, che

aveva generato Cronos e


riun
i

la

sua consorte Rea,


in

Titano
la iso in

suoi sessanta
ti

figli

e mise

lacci

Cronos e
li

sua consorte Rea,


ceppi,

nascose nella terra e


i

custod

allora lo udirono
terribile

figli

del potente Cronos,

fecero

una

della guerra per tutti

guerra e battaglia; e questo fu rinizio i mortali (3). [Infatti questo fu per


1

155

mortali

il

allora

primo guerra]. Dio mand sventura ai Titani. E tutte


di
il

inizio

di

le

ge-

nerazioni dei Titani e

Cronos perirono. E dopo, nel


regno d'Egitto, poi dei Per-

corso del tempo, sollev


siani,

dei

Medi e
di

degli Etiopi, e dell'Assira Babilonia, poi 160

dei Macedoni,

nuovo

d'Egitto, quindi di

Roma

(4).

(i)

oTi

5'.s:;ipvs5^rj.

Gffcken fa questa, etimologia stoica, Cornut, 2^


cjw^eTCd -avr. Nella lettera di Aristea,
16,;
d

OTi 31

axv
neli'

y'.vsTai v.a\

citata

introduzione, entra

un interessante motivo

apologetlc

giudaico: gli 'Ebrei, si dice, venerano il Dio che vigila tutte te cose, che anche i Gentili adorano chiamandolo diversamente, cio
Zt^vk xx\ Aia; ed a questo attribuita tutta
l'

opera della creazione

e conservazione dell' Universo,

nonch

la

signoria di esso (xupiEusiv),

come appunto
(2) (3)

al

Signore,
noto, di
'II,

Sede, co

-ne

un famoso oracolo
31 (ed.
cit.

di

Giove.
"A-otti k^^i^ -^i-

Theoph. ad Autol.

p.

150 B)

vsTo TnpwTr) Tou YivHa3-ai Tiol^ou? ~X t^?

y%

ma

riferendosi alle

guerre

di quattro re Assiri contro

-(4) Per la

cinque data ecc. dei vari tratti che seguono,

re discendenti
si

da Cham..
l'Introd^

veda


E
e

14 -.

allora la parola del gran'


di

Dio mi

si

pose nel petto

mi comand

profetizzare su tutta la terra e di porre


le

nell'animo dei
165

Re

cose che saranno.

Ed a me prima
degli

Dio mise

in

mente questo, quanti regni


(i).

uomini

si

raduneranno

Prima regner
170

la

casa di Salomone

(2),

invasori della
la

Fenicia e dell'Asia nonch di altre


Panfili e dei Persiani e dei Frigi,

isole, e

razza dei

dei Cari e dei Misii,

e quella dei Lidii pieni d'oro.

Ma

dopo

(3)

tra razza di

Greci arroganti ed impuri; regner un'alMacedonia, grande e mutevole, che verranno


i

come una
Dio
175
il

terribile
li

nube

di

guerra per

mortali.

Ma

il

del cielo

sveller fin dalla radice.

Ma

dominio bianco e dalle molte teste

(4) di

dopo vi sar un impero dal


terra e far

mare occidentale, che dominer sopra molta


tremare
re
;

(5) molti, e pi tardi incuter spavento a tutti i molto oro ed argento rapir da molte citt (6) ma
;

180 nell'inclita

terra vi saranno di

nuovo

degli ori

ed anche

297-299; cfr. 490 s; 698 s. Wilamowitz, Geff_ken, e Lanchester e Bate nelle zioni modificano il testo dato dai Mss. ^otvixiQ? t' 'Aair,?
(i)

(2)

loro traduIjt'.pri-opa?

cEoivix?

t',

'AaiT]? iv:lr^rops(;.

L'ultima correzione sola mi sembra


si

plausibile.

evidente
cos si
;

ctie

qui
il

cerchi

di

glorificare

la

casa di
:

Salomone. Poi

Ebrei (Salomone)

seguente ordine dei vari imperi vari popoli dell'Asia, confondendo insieme

avrebbe

successivi imperi; e (v. 171)


(3)

Dopo

del V.

i Greci; indi 171 una lacuna?

Roma

(v. 175).

(4)
(5)

paaiXrj'iSoc l'aasrai

aalsuoei
I

cfr.

xa\ TZoXxpavoe, oc^y/'q Aux.7i Ecclus, 28, ^4; Sap. 4, ^9; Atti 17,
8, 3.4 xai

3;

Ebr. 12,
ev

jg

(6) Cfr.
STiaviac,,

Macc,

oaa Koir^aav
ro

(i

Romani)

/;='>pa

Tou xataxpaTTjaai tGv {AeTaXXcov


xat xa-exptr,cav
-Tfi
-yrji;,
.
. .

apYupiou xal loS ypua'tou

Tou

Ixet.

tGjv

[aatXcov

rwv

IjisX^vTttv

n'auTOu^

n'a/.pou

x.

t. X,

.-

15
gli

degli argenti e ornamenti.

E tormenteranno

uomini.

quegli uomini faranno una grande caduta, quando daranno inizio all'arroganza ingiusta. Allora sar in costoro

Ma

una necessit di (commettere) impurit; l'uomo avr commercio con l'uomo e alleveranno dei ragazzi sotto

iss

tetti vergognosi (i) e in quei giorni vi sar tra gli uomini una grande tribolazione, e scuoter e sgretoler ogni

cosa e

tutto riempir

malanni mediante

la

rapacit

conducente vita vergognosa (2), e la ricchezza male acquistata, in molte terre, ma specialmente in Macedonia. L'odio
si

i9o

dester e vi sar in essi ogni frode fino


re d'Egitto,

al

settimo regno

che regner un

che sar discendente dai Greci.


il

allora sar saldo di

nuovo

popolo del
tutti
i

gran Dio,

quali saranno guide di vita per perch a me Dio pose in mente

mortali (3).

Ma

195

di dire

qual male accagli

dr prima, e in seguito, e da ultimo, a tutti e quale sar l'origine di tutto questo ?

uomini,

Dapprima Dio mander sventura


(r) Si cfr.

(4)

ai

Titani;

do-

Atenagora, 34,

o\

yp ayopv
toic
voi?
v

uTT^cjavres

Tcopvs'.ac

xa\

xaTaYWYa? a3-sa[iOu$ 7:e;ioiy)[i.voi tSv apalvojv cpsiS^Jisvou ap^Evec [J.iri8


(cfr.

7:ay;c
r.

attj^pa? rjSov^c xat

apasvi

Stv y.aT5pYa<^[AV0t

Rom,

l,

g^-.

te. v

ape

ttiv

a-/^7]^oi3'6v7]V

xarspy.) e Giust,

Apol. 27 (Good. p. 44) Taziano, Oratio 28 (Good. p. 294) Clem. Aless. Paed. Ili, 4, 26. A queste referenze date dal Geffcken si pu aggiungere, p. es. Ep. Barn. XIX, (4) oh ^raiSoo^opi^aeii; (= Di-

dach,

I!)

e X, 4 o

ulV-

('vvj

TuatSojoS-po?

oSI

[i.oiw5i^<ti[)
1'"

toT?

ToiouToic. Sul valore storico di questo passo si

veda

Introd.
jj-sr

si

tenga conto dei precetti


o
xoip.r)5Tjar]
xo'.ttjv

bblici

(Lev. 18,

22,

LXX,

xai

pasvos

yuv-ixc pBsXuYfJ-a yp lativ).


Sibyll. Ili, 189.
4,

(2)

alcxp^io; Or.

(3)

Cfr. Isa. 55,

ss.

(4) ulot? yp xpaTcpoTo Sixa? Tiaouai Kpvoto

emendazione

di

Badt

per utoi yp xpar. xpov.

tta. 3'ixac.

dei

Mss,


200

16

vranno

infatti pagare il fio ai figli del potente Cronos (i)^ a cagione del fatto che quelli legarono Cronos e la loro amorevole madre. In seguito i Greci avranno tirannidi

e re Insolenti, superbi ed impuri, dagli amori furtivi, e

malvagi in tutto; e per


205

gli

uomini non

vi sar pi ri-

poso dalla guerra. I Frigi terribili {2) periranno tutti e sventura sar su Troia in quel giorno. Poi verr sciagura ai Persiani ed Assiri, ed a tutto l' Egitto, e alla Libia
e(^ agli Etiopi;

ed

ai

Cari

ed

ai

Pamfili
;

una grande
i

sciagura da mettere in
210

comune

(3)

e a tutti

mortali^

/^Ma perch enumerare queste cose ad una ad una? Ma quando le prime cose avran fine, sovrasteranno^
agli

uomini

le

seconde.

cosi

io

dichiarer

in

primo-

luogo, sciagura verr agli uomini

215

gran tempio di giusti. Cos anche


al

pii, che abitano intorno Salomone e sono discendenti di uomlnt

di questi io dichiarer la stirpe, e le generazioni dei padri e la terra di tutti, ogni cosa con

arte,

mortale dai vari inganni,


citt sulla terra,

astuto.
dei Caldei (4),
giusti ai

V' una

Ur
i

da cui

viene la razza degli

uomini

pi

quali stanno

(i) Lfip(^3J0l., cfr.


25
;

p.

il

senso cattivo, Archil. 154 e


171
5

III

Macc.

i,.

ujuEpcpiaXoi xai avayvot e. v.

xXstl'iYap-oi.

(2) l'xTiayXoi

II.

XX,

389;-

XXI, 542;

di Achille/I, 146; XVIII,.

170

ecc.

(3)

xaxDv ;j.-axiv5Tvat'Mss.
eart

aTiopov ^et.

Herwerden

xaxv

jilya.

xoivw5^vai Geffcken.
(4)
TcXi;
.

xar ^^Sov? Oup XaXBa'.wv (ou/_X8oio,

$;

Eusebio, Praep. Ev., IX, 17, 1-3. B;i:Xe[o? epucYuta "'F). 5 v Tw :tEpi 'Iot>5a[a)v t% 'Aaaup'iac . . . OExrr) Ss ysvsa, cpvjCTiv, ev ttXei TTj? Ba^uXovia; Ka[j.apivr, 7]v Tiva; XyEiv TiX'.v Op^t>]V (Etvai 8
p.E5^p^7]Vuo{ivrjV

Cfr.

XaXoaiwv

iz',

tv)

Iv

rpiaxatSExarr,

yevaS'at 'APpav-

yEvea

Alexandre aggiunge perci Kajtptva.

17

Essi 220

sempre a cuore volont infatti non si curano n

di

bene e opere buone.

del corso circolare del sole (i),

n della profondit azzurrina del mare oceano, n dei non segni degli starnuti, n degli uccelli degli auguri,
di indovini,

non

di

frmachi, non d'incantatori, non dei

225

trucchi dei discorsi insensati dei ventriloqui, n strologano le predizioni dei Caldei, n si occupano di studiare il corso degli astri; sono tutti inganni queste cose (2),

che uomini insensati ricercano ogni giorno, non esercitando le loro menti in alcun lavoro utile. Ed insegnarono gli inganni ad uomini miserabili, onde vengono agli
uomini molte sventure sopra"
smarrito le vie buone e
le

230

la terra,

a causa dell'aver

opere giuste.
(3),

Ma

quelli

hanno
del

a cuore

la giustizia

e la virt

e non per

amore

(i)

Cfr. Lev. 19,31; 20,5; 27;


Iv ctoi
. . .

Num.

23,23; Deut. 18, ^o; ox

spE^^aerat

[AavTu[i.r]voi;

jj.avTiav. xX7;Sovt?[i.evo; xc oltovi-

^jAEVo?, ^apfjLaxT? sTcasiBcov iTuaotSriv, hj^aarpi^uBoc, xa\ Tepaxoaxnos...

Enoch, IO, 4: incanti e stregonerie diaboliche; Filone Al. De Migrat. Abrah. ed. Cohn-Wendland, II, p 305. Il Geffcken richiama anche i versi presso Mich. Psello, Exposit Oracc. Chaldaicc.

(P.

G.

122, 1128 B.) che gi

Opsopeo aveva notato


y'lvou oltovocxruos,

simili ai nostri
cfr.
et?

(e cfr.

anche Kroll,

De

Oraculis Chaldaicis, p. 64, sq.) Si


[ir)

an-r^iv

che la Didach
etStoXo^aTpstay,
[jltjS

III,

4^

IjtSiSri
[x)o

qyat

iiiaoi^i, ^vjS jj.a^T)[j.aTiv.s,

Tueptxa^aiptov...

(2) Lactant. Div. Inst. Il, 16, ^: Eorum (. .. 15, : quos ideo Trismegistus aYvlXou? TiovEpo? appellat) inventa sunt astrologia et haruspicina et auguratio et ipsa quae dicuntur oracula et necromantia

magica et quidquid praeterea malorum exercent homines vel palam vel occulte quae omnia per se falsa sunt, ut Sibylla Erythraea IkK itkcva jivra TaS'cmv testatur (vv. 228-229).
et ars
: :

(3)

Il

Geffcken raffronta qui


di

1'

enumerazione

delle virt cristiane

potrebbero addurre infiniti altri passi, segnatamente dall'epistolario paolino; ma si direbbe che il
nell'Apolog.
Aristide,
15.

Si

235

18

guadagno, che genera sventure in numero infinito agli uomini, guerra e fame senza fine (i). Questi hanno
misure giuste sui
piono
furti
la

campi
di

nelle

citt

(2),

com-

notte

fra loro,

n rapiscono
di

cacciandole

innanzi a s
240

mandre
n

buoi

n
del

il

vicino

vicino,
di

prende le pietre di l'uomo molto ricco

di capre; pecore confine della terra

affligge
(3)

quello
le

da
soc-

meno
corre

lui,

non tormenta
loro in aiuto
il

le

vedove

ma

venendo
il

con farina vino e


popolo

olio (4);

245

sempre non hanno


del

prosperoso tra
nulla,

manda a
del

quelli

che

anzi sono in istrettezze ($),


la

una parte

raccolto,

compiendo

parola

gran Dio, l'inno

Sibillista qui abbia voluto considerare solo quelle virt

che rendono

pi

facili e

improntano a

cordialit

rapporti sociali, non quelle che

riguardano pi direttamente la salvezza. I paralleli sono con passi biblici, che cercher di rilevare, per quanto possibile.
(i)

Test. XII Patr.


r\

Giuda,
f^z

19,

s.;

Tim.

6, ^q p'Xa.

yp

7i:vToiv

Twv xaxjv sanv


T^?
TTiCTTscoc:

coilap^upia,

tiVE? opEYji.EVOi
il

a/tsTtXaviQSviaav ixko
di

questo passo a sua volta


per es. in Erma.
5".

fondamento

molte con-

siderazioni affini,
(2)

Lev.

19,35; Deut. 25,


y.o

ar^fiiov ^rj^ivv xa 3"txacov lorat

^i-pov X. X. 3ix. l'a. aoi); Ezek 45, ^o; i Enoch 99, 12: guai a quelli che fanno misure ingannevoli e false. oS ye 7.^?a? ^Xi^si [xaXXov S'auts Porj^cT. (3) Il verso non corre: Bisogna leggere oB -^e. ti? y_. S. jxaXXov al p. oppure o jT]p(xc, 5.
aoi (A, B^:

u. S'aTotc

[i.

(Meinecke). Si
e

cfr.

Ger.

7, q;
5.

Zacc. 7,

^q;

per tutto

l'elenco dei reati, Ezech. 18, 5.9; Mal. 3, 30, 5 e 51,


(4)
12, i,;
I

Inoltre (vedove) 2

Enoch,
11,14-,

Or.

Sibyll. II, 76.


in

Comunissimo,
14, 23;

quest'ordine:
5i.

p.

es.

D^ut. 7,

^3;

18, 4; 28,

(o-Ttov

ivov

l'Xatov);

Ps. 4, g; Gioele,

19, ecc.
(5)
Tzzvv^<fQ<^iy(\.'::i.

Or.

Sibyll.

Ili,

245 come

vu-/.t;o7.~

onta;

al

v. 238.

della

19

per tutti

legge.
(i).

Il

Celeste

infatti

fece una terra

comune

camminer per la sua popolo dalle dodici trib sotto le Guide mandate da Dio, di notte tempo marciando nella colonna
quando
via
lascer l'Egitto e
[retta] (2)
il

Ma

aso

di fuoco, e nella

colonna della nuvola


giorno
(4),

(3)

quando

l'aurora

abbia guidato

il

su

questi Egli stabilir per

condottiere un grand' uomo,

Mos, cui una donna regale


palude d'Egitto
si

avendolo trovato
presso
di

presso

la

accolse

s, e avendolo allevato chiam figlio (5).

Ma

(i) Il Geffcken, citando anche lo Zeller, chiama questo principio stoico - ebraico e pone a confronto un passo di Plutarco Aless.

m.

virt.

6,

e Filone, Vita

Mos.

28 (ed Cohn.

Wendland, voil

lume IV

pp. 156-157).
stoico

A me sembra
e

che sia diverso


gli

concetto del
uguali, in
fatti
il

cosmopolitismo

quello

che

uomini
celeste,

sono
e

<luanto tutti creati dal

medesimo Padre

tutti

sembianza

d'

Un

solo. Figli tutti

d'un solo riscatto.

Con

co-

munismo di questo verso si confr. piuttosto (anche per vedere come a conclusioni appare ntem. ente le stesse si possa giungere per vie diverse) il fr. di Epifane in Clem. Aless. Strom. 3, 2, 6-7
p. 198); v. anche E. Buonauti, 1922, p. 76 s?- e S. Ambrogio, Expositio Ps. CXVIII, 8, 22, citato (ma inesattamente) dal Bate cum praesertim dominus deus noster terram hanc possessionem omnium

(ed. Sthlin Voi. 2 degli

Strom.

Frammenti

Gnostici.

Roma,

hominum

voluerit esse
p.

communem

et fructus

omnium

ministrare.

{C. S. E. L. 62,
morale-religioso.

163).

(2) iapT^v SsiSaei. L'uscita dall'Egitto

ha anche un

significato

(3) I raffronti biblici

sono

facili:
^4;

Eso. 13,
qx'm 7)ws

2^ sq.

ecc.;
3.

II

Esdr,

iNeem.)
(4)

19, ^3; Ps. 77

(LXX)

104, 39; Sap. 18,

7:0.^

rjw; ^Qp-ap Ssast


io;
i^^'hy^y^'^
.

Mss. Edd,
<:^'^o

^ap

tav)

Geffcken.
papato,
Filone,

(5) Eso. 2,

7i:ai3"t.ov

rop;? rrjy ^'jyavipa

xai

lysv^^S'T)

sta ul
I,

7i;wv[J.aaV

o td

ovofjia aTO Mtuuavfv.

Vita Mos.

(ed.

Cohn-Wendlaud, IV,

p.

123).

20
255

quando egli venne, conducendo il popolo che Dio aveva condotto fuori d'Egitto, al monte Sinai (i), Dio dal cielo diede la legge, avendo scritto su due tavole tutta la
giustizia e

impose di metterla disubbidisse, avrebbe pagato il


mortali
;

in pratica
fio

e se qualcuno

260

o,

legge o per mani sarebbe perito in tutta sfuggendo agli uomini,


alla
(2).
soli

giustizia...

A
uno,
865

questi
si

la terra
le

feconda d
di

frutto,
(3).
al

il

compivano

misure

Dio

Ma

cento per anch'essi

avranno sventure e non sfuggiranno

flagello.

E tu

dunque, lasciando
destino che

il

bellissimo tempio, fuggi-;


la terra
i

poich

tu

lasci

santa

(4).

Sarai condotto

presso

gli

Assiri e vedrai

tuoi figlioletti ancora infanti

e le vergini servire presso uomini ostili ed ogni risorsa


270

e ricchezza sar perduta tutta la terra e tutto il mare (sar) pieno di te (5) ed ognuno irritato (6) per i tuoi costumi. E tutta la tua terra sar abbandonata e il saldo
; ;

altare

ed

il

tempio del gran Dio e

le

grandi costruzioni,.

(i)
(2)

Eso. 19,

3 s.

Una

lacuna, in cui sono stati interpolati,

come vv. 261-2

vv. 247 e 585. (3) -{kkowxo (forse gnomico) [xrpa 5eou. l'emendazione di Herwerden, teXI^ovtos. Le
il

meno
di

di

accettare
> forse

misure

Dio

frutto verace
(4) 7I00V

cf.

v. 621.
I

yvv. cfr.

Enoch. 26,

i,

27,

Eth. e Gr.r\
il

y?;.,.

sXoY5p.sv7i

xat Tiacja
i,

Tzlriprn vBptuv (per le


cit.);

differenze tra

Gr. e

l'Eth. in 26,

V. Charles, op.
;

89, 40

una

terra piacente e glor

dosa;
(5)

cfr.

Dan. (Ebr.

Theod.)

11, isj 41 45-

La Dispersione; verso
Tik-fi[j7](;

citatissimo e quasi proverbiale.- ::a-

ca
piij

Bs yota a^ev

xai Tcaaoc

^Xaaaa
la

- e

nel quale

non
Test.

si

sa

se sia maggiore lo sconforto


15, .4.

fierezza.

Si

cfr.

XII.

Patr.: Levi,

(6) -poGox^i^ojv

Ps. 94, io; Ezech. 36, 3^; 2

Re

i,

n;

ecc.

legge
di

21

mente
alla

tutto cadr a terra, poich non ponesti

santa

275

Do immortale

(i),

ma

tratto in

prestato tore immortale degli dei e di tutti volesti rendergli omaggio e onorasti
tali.

culto a doli vergognosi,

inganno hai non temendo il genigli

uomini

(2),

non
mor280

le

immagini

di

per sette decine d' anni (3) la tua terra fruttifera sar tutta desolata, e cos le meraviglie del Tempio. Ma ti, aspetta un risultato di bene e una grandissima
gloria,

Onde

come

si

impegnato verso di te Dio immortale

(4).

Ma

tu rimani ben saldo, avendo fede nelle sante leggi

del gran

Dio finch

egli

alzi

su

dritto,

alla luce,

il

tuo
(5)

285

ginocchio affranto.

allora

Dio celeste mander un Re

(1) Cfr.

Geremia;

5, ^9; ecc.
tuccvtwv

(2) svaTov Y^vsx^pa SeSv

T'v^owKwv. Alexandre cor-

resse in base al verso 604.

Rzach
xa\

ricorre

ad un Framm.
(j-sfiaTo;.

di

Senofrase

fane

I,

ic

Se?

-E 3-Eo"ioi

vTpwTToiai

La

non era troppo scorretta del resto, in bocca di un apologista che si rivolgeva a Gentili, dopo aver dimostrato che loro presunti dei non
i

erano che creature mortali.


{3) Ger. 25,
(4) ajippoTo?
i2.

correzione di Alexandre per xai Ppo-rs dei Mss.

(5) V. Introduz.
di

La base
45
;

della
e
.

Ciro data da

Isa.

44
. .

gg.

rappresentazione messianica Nel Libro di Adamo ed Eva


.

fMalan, cit.) IV, lo-ii Ciro over Babylon, took to wife a

a Persian King

who

reigned

Meshar, sister of Zerubbabel, elder among the children of Israel and he made her queen after the manner of the queens of Persia. And when she became queen, she found favor with the King, and asked'him to
called
;

woman

show mercy

to the children

of

Israel,

and

to

send them back to

the city of Jerusalem. (cfr. Ester.) Ciro cos fa: ordina di radunare tutti gli Ebrei ed incarica Zerubbabel di ricondurli. Allora Dio gli

apparve
hai fatto

in

una visione durante


sarai
ti

il

sonno

e disse a lui: Poich tu


il

questo, tu

chiamato Ciro

Messianico; e questo
gli

nome, Messianico,

sar dato, perch tu hai rimandato

stra-

22

che giudicher ogni uomo nel sangue e nel fulgore del^ fuoco (i). Vi una trib regia la cui discendenza non
verr mai
290

meno
Re

e questa con
innalzare
il

e comincier ad

l' andare dei tempi regner. nuovo tempio di Dio (2).

tutti

dei Persiani porteranno

come

alleati

oro e

bronzo e argento molto lavorato {3). Dio stesso infatti dar un santo sogno di notte. E allora il tempio sar di

nuovo com'era prima.


295

Non appena
rato

me

l'animo fece arrestare l'inno

ispi-

da Dio, e pregai il grande genitore di farmi riposare da questa costrizione ecco di nuovo la parola del
:

gran Dio
300 le

mi

si

pose

nei

precordi

mi comand

di

profetizzare su tutta la terra e di porre in

animo

ai

re
in

cose che saranno


di dire

(4).

Ed a me Dio dapprima mise


gli

mente

quanti gravi dolori l'Immortale

ha pensato

contro Babilonia, poich

ha

distrutto

il

gran tempio.

305

Guai a te. Babilonia, razza degli uomini Assiri (5), un tremendo frastuono si spander su tutta la terra di peccatori, e un grido di guerra distrugger tutta la. terra abitata da uomini
:

il

flagello del

gran Dio, conduttore di

nieri alla

loro

citt;

e perch tu

hai

dato ordini per

la ricostru

Gerusalemme. Nello stesso capitolo, si rubbabel si stabil in Gerusalemme come re sopra


zione
di
i

dice
figli

che Zed'Israele.

(Cfr. Zacc. 6 e 4, ,; 9 e le quistioni critiche sul vs. 11 dove la corona, in origine, non deve essere stata collocata sul capo di

Giosu
di

figlio di

Jehosaduk,
^g;

il

sommo
33.

sacerdote bens

su quello

Zerubbabel). (i) Cfr. Isa. 66,


(2)
(3) Isa. 60, io;

Ezech, 38,
g;

Giuda: Gen. 49,


I

Testam. XII Patr, Giuda,

i, g.

Esdra, 47, 55 (LXX); 3, 3 ss. (4) Cfr. Apoc. IO, iii vv. 1-7 e v. Introd. (5) Cfr. Isa. 13 e 47.

inni (i). Aerea verr


si

23

su

te,

o Babilonia, dall'alto [ma

abbatter dal Cielo, dai Santi, sopra di te] ed ai figli della collera (2) la distruzione eterna e sarai, qual fosti

prima
sarai

di

essere,
di

come

se

non mai

esistita (3).

allora sio

riempita

sangue, come

prima ne versasti tu
il

stessa di uomini buoni e di uomini giusti,

cui

sangue
tue
si

ancora grida all'alto cielo

(4).

Un
mai.

gran colpo,

Egitto, verr

sopra di
ti

te,

alle

case, terribile,

che avresti sperato non


passer per
(6)
si
il

sopraggiungesse
(5),

Che una spada

tuo mezzo
sentire

disper-

sione e morte e

fame
(7),

far

nella settima

generazione dei re Guai a te, terra

e allora avrai riposo.

di

Gog

e di

Magog che

sei

nel
di 320

mezzo

dei fiumi

dell'Etiopia! (8) quale

spargimento

(i) tvXtjyt) [j.EYaXoio

^=ou

^lyr^-oprJC

u[j.vcjv.

L'appellativo di Apollo
riaffermare l'ispirazione

qui, attribuito a Dio,

come un modo per

della Sibilla; des

Lenkers [mainar] Lieder, Blass; the inspirar of


Geffcken raffronta Efes. 5,3: -xva pyr;?. forse pi con ul; che con
. .

my

strai ns,

Lanchesier,

(2) 5u;j.ou -xvotc.

per un ebraismo molto comune;

TiHvov. V. la
(3)
(4)

Concordanza
II

ai
5.

LXX

di

Hatch

Redpath.
Ps. 78,

Apoc. Baruch, 31,


Cfr. Gen. 4,
^o;

Macc.

8, 3;

Apoc. 16,

3 {^Uyjoi',

-.

V. Swete, Introdticiion io the


(5) Cfr. Ezech. 14,
i,.

0-T. in greek,
Div. Inst. VII

p.

372.
^^

(Latt.

15,

tura peragrabit

giadus orbem). (6) Cfr. Isa. 51,


14,
21-

^g;

Ger.

5, 12;

14,^3; 21,9; 24,

^q

ecc; Ezech.

(7) Cfr. vv.


(8)

192 e 608.
io, ,;
I

Magog: Gen.

Cron.

i,

5:

il

secondo

figlio di lafet

come

popolo, designa il complesso delle popolazioni barbariche poste all'estremo Nord, e N-Est del mondo allora conosciuto. Giuseppe

Flavio (Antt.

I,

VI,

ed Niese voi.

1 p. 29)

Maywyr)?

Bl to? --


sangue accoglierai e
il

24

tra gli
di

sarai

chiamata

uomini casa
rugiada berr

del giudizio e la tua terra

abbondante

nero sangue. Guai a te, Libia; guai al mare e alla terra (i). figlie voi verdell' Occidente, a quale amaro giorno verrete

325 rete

ad essere perseguitate da un'aspra guerra, terribile vi sar ancora un terribile giudizio e per necese dura
;

sit

tutte

correrete a distruzione perch avete gettato

auTou MaY^Yot? vo[j.aa5iVTa? xtasv, Tzii^ac ol -'axSv Tipoaayopsula terra di Magog un paese, in 39, g oiilvou;. In Ezech. 38, 2
'^

un popolo,

collocati a Settentrione. Nella

Gog. In Giubilei 18, 25; 9 s sono Cronaca di /erahmeel, all'identificazione con gli Sciti unita la leggenda araba del muro costruito da Alessandro Magno per contenerli, finch non riappaiano alla fine e da essi provennero dei tempi Giiti, Pirati, Nordmani, Bauil

cui condottiero

vri,

Langobardi, Sagsoni, Gasqoniff (31, 4) su Gog e Magog i nell'escatologia, [Nu. 24, , (LXX) Enoch, 56, 5-8 (cfr. Charles) 2 Baruch, 70,7-10; Apoc. 20, g (la finale insurrezione dei poteri mondani e pagani contro il Regno dell' Eletto)] si vedano le opere
;

gi menzionate, a proposito di Beliar; i commenti all'Apocalisse: nei grandi commenti citati; del Bousset, pure cit. e dello Swete, The Apocalypse of st, Ioin\ quello recentissimo del Charles, pure
;

cit.

gli articoli

in

Enc. Bibl.;

Magog
;

Antichrist, Apocalypse, Eschatology, e Scythians in Hastings Dici, of the Bible ; Gog e

Magog
zig,

in /ew. Enc. per la letteratura rabbinica, quest'ultimo, e Volz, Jildische Eschatologie von Daniel bis Akiba, Tubingen-Leip-

1903, pag. 176.


L' identificazione di

Gog

Magog con
V, 504);

l'Etiopia
cfr.

trove

(si cfr.

anche vv. 505,


^.

ss. e

ma si

non appare all'innominato paese

in Isa.

18,

oat
(i

yvf?

zXoiwv TCTpuye;

jixstva

7:ota[ASv A't^tOTCtac.

Cfr. Sof.
/.ai

3, io

fiumi dell'Etiopia); Ezech. 30, 5: Hpsai xa\ Kp^Ts?


;

Au3o\ xat Ai^u:?

38,

Ilpaai

nai ''At5io7:s,

xai Ai|3us?.

Si

cfr.

anche vv. 323, ss. (l) alai 5 SaAaaaa

ts xal

yjf

cfr.

Apoc.

12, ^2

^'^^'^

"^^i^

Y^'^

''^'^^

25

in pezzi (i) la grande dimora dell' Immortale e con denti di ferro l'avete spaventosamente maciullata. Perci tu

tutta l'ira di Dio, per

vedrai la tua terra piena di morti, per la guerra e per fame e per peste, e da nemici
dal cuore barbaro; la tua terra, desolata, e le citt, deserto. (2)

ssc

In occidente splender

una
agli

stella,

che chiamedi

ranno chiomata (cometa) segno

uomini

spada,
di

di
335

fame e

di

peste (3)

di

rovina di condottieri e

^uomini

grandi ed illustri. E ancora vi saranno segni grandissimi tra gli' uomini lascer la palude Meotide il Tanai dai gorghi profondi e lungo il letto profondo sar il solco di un campo frut:

tifero,

ture e baratri immensi

e la molteplice corrente occuper molte citt con


;

l'

istmo, Aper- 340


loro abitanti

cadranno, in Asia Jassos, Kebren,


Efeso, Nicea,
rine
[?

Fandonia,

Colofone,

Antiochia, Tanagra, Sinope, Smirne, Mi(4)]

Arados?

Gaza
Od.

felicissima, Jerapol, Astipalea, 345

(i) 3'.s5r]'X;^(jxcr5 cfr.

14,

37

S'.ESTjX^^aavTo

entrambi in fine
Isa.

di verso.
(2)
l'prijAa

Tzlrfii

Gomperz
^avatoto

per

Ip.

rzolfioc

Mss.

cfr.

35, ,;

51, 3; 52, 9; Ezech. 36,2.


(3) pop-cpata;
>.t[;.ou

te <j^[Aa:

cfr.

Charles,
I,

The hook
5,

of

Revelation, Int. Crit.


18, II,
8i6'-

Comm, Edimburgh,
e

1920,

402, n.

Nei
^'^-

LXX ^avaros
poiJ-V>aiai;

non

'koiiic,

rende

peste cfr.

Apoc. Ezech.

y.al

Ix Xijxoy xai Ix lavato),

parallelo pi

imme-

diato che non 14, 2^(pop.a). Xi;jl. xa\ Srjpia Kovep xai SvaTov, segnalato ori t arip-sTov tou 5cou s-\ izalou? dal Gefifcken, Ps. Sai. XV, 8
:

zi

aajTrjpiav

xal X"[i? xa\ pofi^ala

cavato;

cctzj

(4) Parecchi di questi nomi di citt sono incerti


'

Stxaiwv [j.axpav. cos per Ilav:

oviT)

Alexandre propone M^y^ovt], e Geffcken Ax[aov'.7) per Tvaysa Alexandre e Meinecke Suaypa (v. 346: KuaYpa); qui i^^Mss. hanno [j.ipoi fam. ^ e jjiapoauvT) W: Alexandre congettura Mup'.vT); Wila;

mowitz "ApaSo?.


ma
dell'Europa la
ricca

26

[?

Ciagra
la

Tanagra?]
divina

la

regale

Merope, Antigone, Magnesia Sappi che allora la razza funesta


perdizione e allora

tutta

Micene.

per

gli

d' Egitto sar vicina a Alessandrini sar migliore

l'anno trascorso.
350

Quante
scontare
il

ricchezze (i)

Roma ha

ricevuto dalla tributaria

Asia, tre volte tante l'Asia ne ricever da


fio

Roma,

si

far

dei maltrattamenti fattile

e quanti uomini
degli
Itali

dall'Asia diverranno servitori nella

residenza

venti volte tanti


S55in Asia, e

Itali

in

miseria lavoreranno per salario


di

ognuno sar debitore per decine


molle e piena
d'oro

migliaia.

O
che

figlia
ti

delia Latina

Roma (2),

tanto spesso ubbriacata in nozze con molti pretendenti, (3) tu sarai data in isposa come schiava
sei

senza onore, e spesso a


360

te

sureggiante capigliatura,
dal cielo
ti

padrona taglier la luspronunciando la sua giustizia


la
ti

getter sulla terra e dalla terra di nuovo

(i) Lattanzio,

dopo

la

menzione

Div. Inst. VII 15, 11 (C. S. E. L. 19, p. 632) della spada, che trascorrer per il mondo cuius
.-

vastitatis et confusionis

quo nunc

regitur orbis

causa, quod Romanum nomen, horret animus dlcere, sed dicam, quia futu-

haec

erit

rum est-toUetur

e terra et

imperium

in

Asiam revertetur ac rursus


Cfr. Baruch. IV, 30 ss iSouXsuaav x Txva aou,
^l
:.

oriens dominabitur atque occidens servie.


S-pcTEt 'lepo'JcjaXrjfjL.
.
.

BeiXaia-.

ai iz'ksic ale

SsiXaia

7]

OE^a^xivr,
t:\

to; uiou; aou. "Qarcsp yp


tcS

auT%. Cfr. Gioele, 3, g-scfr. v. 324 ^uyazi^zc, Quap-Gv (2) Si capisce che Roma stessa ma non c' bisogno di modificare il genitivo 'Pf^tAV]? dei Mss. in -Pwp.7] come Geffcken. Cfr. Isa. 47, ^i TzapH^oc, ^uYarrip BaiSuXtvos...
Tctw^a-i
-rf

xai e^pvS-r)
Ipv[iia.

^'^'" E"/."?^ ^V gou, ou-co; XuT^s^i^aeTat i%\

KTwaei

^uyttjp XaXSa'itov, oti oxri Tcpoaxs^i^arj xXrj^^vat rcaXT) (3) Cfr. Apoc. 17, 2; 18, 3.

y.a\

-putpepa.

sollever
al

27

sono

poich gli uomini una vita volgare ed ingiusta.


cielo,

immersi

in

E Samo

sar sabbia, Delo


i

invisibile,

Roma una

via

presagi saranno compiuti. Ma di (un Smirne distrutta non una parola. Vi sar un vendicatore

fiume) (i): tutti

3S5

ma

per

cattivi consigli e per la

malvagit dei duci... (2)

Una pace

serena

si

avvier alla terra d'Asia; l'Europa

sar allora beata, l'aria fruttifera, per moiti anni salubre

e fiere serpenti della terra


sar in quel

senza gelo e senza grandine, portante ogni cosa, uccelli beatissimo l'uomo che (3).

370

tempo

(4)

[e la

donna; come
beati]:

il

favoleggiato

abitante

<(

delle isole)

dei

ogni

giustizia (5) e

rettitudine dal cielo stellato scender sugli uomini e con

esse la saggia concordia, la cosa fra tutte pi giovevole


agli

375-

uomini, e tenerezza, fiducia,

amore da parte

degli

stranieri e verso di loro;


ira,

ma

ingiustizia, biasimo, invidia

stoltezza, la povert fuggir di fra gli uomini, e fug-

gir la necessit e la morte e le discordie funeste e le

gravi contese, ed
giorni.

furti

notturni ed ogni male, in quei sso

(.1)

giuochi di

parole:

Sa[J.o;

ajijAO;,
i. p.

A^Xo?

cjStjXoc, "Pcp-r,

ou^Tj.

Tertull. de pallio 2 (ed. Oehler,

921): cura inter insulas nulla

iam Delos, harenae Samos, et Sibylla non mendax. Latt. Div. Inst. VII 25, At vero cum caput illud orbis occiderit et p^^r] esse cfr. Or. Sibyll. IV. 91. coeperit, quod Sybillae fere aiunt ... (2) Dopo il V. 366 una lacuna.
:

Tj

(3) Cfr. Ps. Sai. 17,


vai?.

50

[Aa.-.pioi ol

ysvjxsvoi Iv tate Tj^pai; ezs?-

Questo verso ripetuto


[iaxapwv
l'r,

al

1.

IV, 192.
:

oadov YpauXos; Geffcken suggerisce [Ji-aw? v ypauXoi:. Il testo molto corrotto ed ogni emendazione straordinariamente difficile.
(4)
3tVr,if>aTos

xapwv

xv

(oaTts

(5)

Pittura del secolo d'oro avvenire. Cfr. Esiodo,

Opp.

e giorni,.

197-201 (Geffcken).


Mala Macedonia
all'Europa
di
si

28

generer un grave flagello all'Asia (i);

un grandissimo soggetto pena, della stirpe Cronide, una razza di bastardi e di schiavi. Questa costruir anche Babilonia citt forte, e,
coprir di spighe
585

proclamata

signora

di

tutta la terra quanta ne vede


i

il

sole, sar perduta

per

mali

flagelli

degli

dei,

avendo

rinomanza fra
Verr anche

pi lontani posteri.
alla felice
le

terra

d'Asia

un uomo

infe-

390

un manto purpureo, feroce, ingiusto, ardente; che prima 10(3) chiam in vita il fulmine; e tutta l'Asia avr un malo giogo, la terra
dele (2), rivestito sopra
spalle di

fatta
di
lui

umida

terr molta strage.

Ma Ade

si

prender cura
dalla stirpe
di

come completamente
dei quali egli vuole

sconosciuto;
distruggere
[egli]

395 quelli,

la

stirpe,

sar
cui

distrutta la sua;
taglia
il

mettendo

una

sola

radice,

distruttore dei mortali (4), di fra dieci corni (5),


altro ramoscello: ei taglier
il

dopo generer un

guerriero

genitore della stirpe purpurea, ed egli stesso dai figli e allora re400 dei figli in un patto di Ares sar estinto
;

gner Vi sar anche per


la razza
di

il

corno cresciuto dopo^


la Frigia fruttifera

un segno, quando

fatta

fiorire

Rea, impura (6) perenne sulla terra da radici che non hanno mai sete, sia con

onda

(i)

Sul carattere e la data

di

questo

passo e del seguente


se fosse per a^ua-oc.

si

veda l'Introduz.
(2) aTziaro;:
(3) a'jTv

interpretato dai pi

come

Mss; aTou Geffcken.

(4) piijav 'tav (cfr.

Od.
,.

14.

435

ecc.)

Y^ StSo'i;,

ijv

y.a\

JtAsi '^po-

-o'kovfc (epiteto di Ares).

(5) Cfr.
(6)

Dan.
;

7,

xu;Aa

Lanchester ritiene necessario leggere


cfr.
1.

xX^[j.a,

ramoscello*

Per

vv. 402-404

I,

184-188.


tutte le radici distrutta in
scuotitor della terra
(i),

29

notte, nella citt del


i

una

Dio

40-

con

tutti

suoi abitanti; la quale

chiamano

per nome Dorylaion (2), nell'antica Frigia, molto lamentabile ed oscura. Quel tempo sar per so-

prannome
principio

lo

scuotitor

della terra;
le
s

fracasser

recessi

della terra e distrugger

mura.
di

Ma

segni saranno

non

di

bene

male.

Avrai

per signori

410-

uomini

abili
(di

nella guerra di ogni popolo, Eneadi,


Ilio)
ti

sangue
de-

indigeno
gli

(3).

Ma
;

dopo

ci

sarai

preda

uomini che
Ilio,

desiderano.

un
il

bellissimo

ho piet di te (4) in Sparta una Erinni crescer ed ottimo e sempre ricordato germoglio,
415-

quale lascier una tempesta molta diffusa in Asia e in Europa; a te specialmente cagioner gemiti e sofferenze e lamenti la fama non diventer antica tra i futuri.
:

vi sar allora

un vecchio uomo
alla patria (5);

scrittore di falsit,

my

falsario

anche quanto
(6),

nei

suoi

occhi la

luce tramonter

misurato

sul

avr una gran mente e un verso pensiero, mischiato [?] -con due nomi (7)
;

(i)

as-CT'-x.^ovoi;

vvoaiyaiou.

(2)
(v.

Aopulaiov r= preda della lancia. Antico oracolo su Celen407: xaXaiv^?) trasferito poi a Dorileo (? Wilamowitz).
:

Mss. "IXov Kioucek, (3) AtveSac 8i3o? a-y^^ovos 80X10S mzyjfovac, propone Lanchester.
(4)

Wilamowitz ;
I,

Geffcken

cita:

Pausania X,
presso
i

12, 2;
si

Lattanzio div. inst.

6,

.,;

ed

altri autori,

quali

trovano testimonianze delle

pretese di queste anticlie Sibille, di essere state pi antiche di Omero,, e vittime di un plagio da parte di lui,
(5) suSTcarpis, (6) oudei Zi fccoc, sv oji^tv Irfatv
cpoc 'JOTzr^aiv iv aiv (cvripei
(7)
'inoc,

Alexandre, e Castalio
3uct\

SuascSIa

Wj

Mss.
ovjjiacyiv

Siavo'ta;

k'[j.^Tpov

p.ioY!j.cVOv

blendedy

Lanctiester.


chiamer se stesso uomo
Ilio,

30
di

Chio e scriver
la storia di
si impamie parole; per primo sue mani miei libri, e celei

non secondo

verit,

ma
le

abilmente; poich

dronir dei miei metri


425 Infatti

delle

egli

svolger con

brer molto
il

le

gli armati uomini di guerra, Ettore Priamide, Pelide (i) Achille e gli altri, quanti ebbero a cuore opere della guerra. E far che ad essi siano accanto

430 protettori

gli

dei, descrivendoli

falsamente

in tutti

modi
lungi

come uomini
si

insensati; e ad eglino sar

fama che

spande
di

il

morire

ad

Ilio;

ma

anch'egli ricever (2)

opere

rincompensa,
dei Locrii frutter molti mali.
in

alla Licia la stirpe

Calcedone, cui
435 stretto

toccato

sorte

il

dominio dello

mare, anche te venendo distrugger un fanciullo

d'Etolia.

Cizico, ed
il

anche a te infranger
Bisanzio

la

grave

ricchezza

mare

e tu,

compirai

guerra

all'Asia (3) e
infinito.

certo riceverai in parte gemiti e E,


alto

sangue

monte Crago

di Licia, dalle

tue cime l'acqua

440 scorrer per le fessure della pietra spaccata, finch faccia

cessare

miracoli dell'oracolo di Patara.

Cipro, abitante della vinicola Propontide, Rindaco far tuonare intorno a te una tempesta d'armati.

E
445

tu.

Rodi, per lungo

tempo

sarai

libera,

fanciulla

effimera, e avrai grande ricchezza

avrai

potenza sul
sarai

mare

al

disopra degli

altri

ma

dopo questo

preda

(1)

ririXs'cov.

(2) 5i^Tat
(3) y.c
CTu

Wilamowitz per
;^oT'"Ap-/],

Aiterai

Mss.
arp^r)

Bu^avTtov
ecco quelle

'Acr'181

Mss.

tra le molte

emendazioni proposte
sp^v];

di

Geffcken-. "Apria,
3p5{).

B.

Aai5t"

e di

Lanchester: "Apv)o? a;:t3a

siagli

uomini che
ti

ti

chezza:

porrai

bramano per la bellezza e al collo un terribile giogo (i).


in

la

ric-

Lidia distrugger cose di Persia sciagure dell'Europa e dell'Asia. Il funesto re dei Sidoni (2) e le trib di altri marinai re-

Un

terremoto

compiendo

orribili

4o

cheranno una rovina funesta

alle

sabbie del

deserto.

Il

sangue degli uomini


fino al

uccisi

(3)

scorrer

sulla

pianura

spose con le figlie dalle vesti brillanti grideranno a gran voce la propria miseria, queste per i morti (4) quelle per i figli perduti.

mare,

le

455

Segno
Traili
i

di

Cipro: un terremoto distrugger


insieme.
vicina di Efeso con

le

rupi a

picco e l'Ade ricever molte vite


la

un terremoto distrugger
irritati; 460

ben

costrutti edificii degli

uomini e dei popoli


di

la terra far

beverer

la

E Samo
Italia,

questa si abterra stessa divenuta stanca; odore di zolfo. a suo tempo costruir un palazzo reale.
verr

scorrere

acqua bollente; e

a te non

alcun

(5)

Ares

straniero,

il

sangue tanto sventurato e non facile a distruggere, del tuo stesso popolo devaster te celebre e svergognata. E
tu giacendo presso
le

465

ceneri ancor calde, impreveggente

(i) Beiviv
a)(_dvt

^uY^ ay^vi

^riar,

Esiodo, Opp, e giorni, 815


Xotci? a>.Xtov

k\ i^uyv

5ivai; ecc.

(2)

Testo straordinariamente corrotto


Xov
8' 't^ouaiv

-^

TiovTOT^poiv aaix'.oi;

xat (OuXa

Trep

aXXtov

jkOVT07i:pwv

oXe^pov, Mss. Xov S't^^oucjiv oX. Geff(]^a[A[jioti;

cken.
(3)
aijJiaTi

pv BajcsSou Mss. afxaTa \xh 8a7i8ou Geffcken.


uTcp ve ucov,

(4)
tutti
i

Ta\

jAEV

xai 3' oXXujivwv UTtlp ulGv.

vsxucov

di
;

Mss., Mendelsshon sostituiva yovIwv e Wilamowitz jiaTipwv


e Lanchester vu[iiaiwv.

Rzach

(5) S' oti? Castal.

per

S'

outo; Mss.


nel tuo animo,
ti

32

di

ucciderai (i) Sarai madre


di belve.

uomini-

senza bont, nutrice


470

Ma

quando

dall'Italia verr

un uomo
citt

distruttore,

al-

lora tu,

Laodicea,

splendida
(2),

dei

Cari

pressa

l'acqua prodigiosa del Lieo


rerai in silenzio
I

cadendo bocconi deplo-

il genitore orgoglioso. Traci di Crobizo faranno risorgere Haimos.

475

Campani avranno un
(3);
[ella
(4).

colpo

causa
il

della

fame

molto lamentevole
dre...]

deplorando

proprio

pa-

Corsica e Sardegna tempeste e dai colpi


negli abissi
480

da
di

grandi

Dio

Santo
ai

uragani invernali e saranno immerse


del

del

mare,

preda

figli

mare.

Ahi,.

quante vergini non si sposer Hades (5), e quanti giovani che non avranno ricevuto onori funebri circonder
l'abisso,

ahi,

ahi, fanciulli infanti

dispersi

pel

mare, e

grande ricchezza! La terra beata dei

Misii, razza regale,

improvvisamente

si

fabbricher...
{?

Non

^^

in verit sar

Cartagine

Calcedonia

.?)

per lungo tempo (6). I Calati (7)

l'ultimo

avranno lamentabilissimi guai. Anche malanno ma immenso.

Tenedo verr

(i)

izttioVSt]

<srr\^B<jaiv

ots

Ivapi^sai

atriv

risultato

di

diverse-

emendazioni ad un testo straordinariamente corrotto.


(2)

Cfr.

1.

IV 107,

1.

290.
;

(3) 7:oXuxap;:ov
(4) la
(5)

Mss. TtroXiTiop^ov Castal ^oXuSaxpuv Geffcken. fine del verso restaurata secondo il v. 473.
&cc,

(6) (7)

Geffcken richiama Sofocle, Antig. 816; huripide, Or. 1109; Testo incertissimo.

Lattanzio, fin tertio ad Probum volumine) presso S. Gerol. in ep. ad Galatas, I.2 (P. L. 26, 379): Galli, inquit, anti-r a candore corporis Galatae nuncupabantur; et Sibylla sic quitus eos appellata, etc.

Comm.


E
rinto,

33

anche
il

Sicione bronzea con


glorificher
(i).

suoi urli

te,

Co^

sopra

tutti;

ma

flauto

risuoner

ugualmente
rato,
di

Non appena
ed a
e

a
di

me

l'

animo
si

ristava dall' inno

ispi-

me
mi

nuovo

pose

nell'animo

la

parola
la

490

Dio,
(2).

comand

di

profetizzare

su

tutta

terra

Guai

alla

razza degli uomini e delle

donne

di

Fenivoi
si

cia (3), e a tutte le citt marittime,

nessuna

di

esporr

alla"

luce del sole nella luce comune, n vi sar


te

mai pi per

numerazione della vita

(4),

trib,

a causa

495

della lingua ingiusta e della vita contraria alla legge ed

impura, che tutti condussero sciupandoli tempo ed aprendo una bocca impura, e tutti esposero discorsi orribili, falsi

ed ingiusti

(5),

resistettero e

si

posero innanzi a Dio

il

gran re, e aprirono con falsit una bocca che contaminava. A causa di ci. Dio li far perire con suoi colpi
i

500

in

maniera

terribile

su tutta

la terra e

mander

loro

un

aspro destino, bruciando dalle fondamenra


edifici.

le citt e

molti

(i) Cfr. Introduzione.


(2)

(3)

Vv. 489-91; Cfr. Isa. 23


EccL
9,
17
;

cfr.
;

vv. 1-7.

Ger, 47 (29 dei


5,

LXX)

Ezech. 26-28.

(4) Cfr.
(5) Isa.

2, 3;

i,;

b:
^^

nav

Ecclus. 37, 25; 4i, isDan. aT[j.a XaXsi aoi/ta;


xS>

7,
;

;
20

orjj-a

XaXouv

[isyaXa
4,

rfjV

jojvrjv

X^wv

xiSv jxsYaXtDv

(=^

s)

Ps. II (12)
jj.Y<i^o'->?
"'^O''-

Enoch
arou;

5,

4 eth; e gr:
Iv

7:crT7iT

xa\ Kai:a\r\ca-c
ufiffiv

axXvjpo?

Xyou?
cfr.

(jT[i.aTi

axaS'apaia?

xar
su-

~7jC

[j.EyaXo(j6vri?

27,- 2;

100, 9 a;

loi, 3: parlaste
tv

perbe
xa\

ed

insolenti

parole

contro la sua
et?

giustizia;
T^poc,

Apoc. 13,53.
Sev; ep. lud.

f|vot?V

t CTjj-a

atou

^Xaawri^ia?

15 in fin.

Guai a
505
te,

34

un
solo colpo
ti

dolorosa Creta,

arriver e
ti

una

terribile

eterna distruzione

(i) e tutta la
ti

terra

vedr

fatta nera di
nit,

fumo

il

fuoco non

lascer per l'eter-

ma

brucerai
te,

(2).

Guai a
vit,
310

Tracia,

come
i

verrai sotto
i

un giogo

di schia-

quando mescolati

Galati con

giando impetuosamente la su .te (3); ad una terr straniera darai tributo


nulla prenderai.

Dardanidi sacchegallora sar sventura Grecia,


(?)

(4)

Ahi,

Gog
ai

a te ed

Magog, quante sciagure arreca il destino popoli dei Mardi e dei Drangi e a tutti in
ai
figli

seguito; e molte
515

dei

Liei,

Molte

stirpi dei Panfili e dei Lidii e dei

Misi e dei Frigi (5). Mor e degli Etiopi

e delle razze delle lingue barbare, dei Cappadoci e degli

Arabi, cadranno
la terra,

a tutte

le genti, infatti,

quante abiGreci
in

tano
520

l'Altissimo

mander un
uomini
scelti

terribile colpo.
i

Quando una numerosa


far perire molti capi
di

razza barbara assalir


;

metteranno

pezzi molti grassi capi di mortali, e di cavalli e di muli

madre

di

muli e mandre

di

e bruceranno criminosamente
520 strutti

col

buoi dal forte muggito (6) fuoco molti ben co-

edifici

condurranno a forza molti corpi schiavi,

(i) oo^tp. alwvio? l^akaKi^zi'. da correggere in l^aXTra^i; (Wil^oX^pEufft? Geffcken che ritiene |aXa7:aSsi un glossema lamowitz) ad un gi corrotto l^oXoS-psuaEi. cfr. 1' inf. aor. x.ar,[j.vai II. 23, 210; e xa-azarj^sTat (2) za'^ari I Cor. 3, i5.
:

(3)

Testo assai incerto.

due brevi) cppov Geffcken, nli Ewald. Seguendo l'emendazione proposta da Geffcken al testo corrottissimo Mardi e Drangi erano trib Persiane. ^aytv [iapawv
(4) StffEi? (lacuna:
(5)
:

t]

(6)

piij.'j-/.wv

II.

23, 775 stessa posizione in fine di verso.


In un'altra terra, e
i

35

figli

e le dorine dalla cintura bassa (i),

tnere, fuori dei talami, cadenti all'innanzi, sui piedi delicati


;

vedranno

quelli soffrire in legami tutta la terribile

violenza da parte dei

nemici

dalla

barbara

favella

e
530

non avranno nessuno che le difenda un poco dalla guerra, -0 che sia aiuto (guida) della vita (2). Vedranno il nemico raccogliere,
solo
i

loro

possedimenti e l'intera ricchezza;

hanno un fremito
li

nelle ginocchia.
(3);

Fuggiranno cento, un

perder
;

tutti

cinque agiteranno

una grave

collera
zati
di

e quelli contro di loro

vergognosamente insoz-

guerra e

di

strage porteranno ai nemici gioia

ma 535

lutto agli Elleni.


Il

giogo della schiavit sar su tutta la Grecia, ad un


tutti
i

tempo per
far
Ja
in

mortali vi sar guerra e pestilenza


cielo di

Dio

alto

un grande

terra

siccit,

bronzo (4) e su tutta questa ferrea. Cos dopo che i mortali

540

avranno

tutti deplorato terribilmente la perdita della se-

minagione e dell'aratura, colui che cre il cielo e la terra porr nella terra anche il fuoco (5) come una gran ragnatela, e di tutti quanti gli uomini vi sar allora la terza
parte
(i)

(6).

a^outriv

7.(x\

-iy.vot.

paS-u^civou? ts YuvoiV.a? eh.

II.

9,

594

riscva

^i

t'

aXXoi aYouuiv Pa^uCwvo'j? te yuv.


:

Geffcken raffronta -v ^oS; (2) Deut. 28, 35 ; ^oT^c, t' iTiaywY? i-xycoyv di Antipatro Sid. (Anthol. Pai. VI, 219, {).
(3) (4)

Isa. 30, i,;

Deut. 32,30.
Deut. 28,

Lev. 26,

IV

(II)

23; Ger. 3. 3; 5, 35 (Heb.); Amos, 4, g.,; Esdra, 6,22 et subito apparuerunt seminata loca non semii9;
3.

nata;

I Enoch, 80, 5) Ps. 104, 33.

(6) Zaccaria 13, g;

Apoc. 9,

ij; i^;

Lactant. Div. Inst. VII, 16,

^4;

de

cultoribus etiam dei duae partes interibunt et tertia quae fuerit


(p. 638).

probata remanebit


545

35

O
morte

Grecia
ai

(i),

perch come a guide credi ad uomini

mortali
?

quali non possibile sfuggire la fine della E a che scopo porti vani doni ai morti e sacrifichi
?

ad immagini
piere
550
tali

Chi

ti

pose in animo quest'errore

di

com-

cose avendo negletto il volto del gran Dio? Abbi sacro il nome del Genitore di tutto e che non ti sfugga. Sono mille anni ed altri cinquecento da quando re-

gnarono
mortali

gli

arroganti re dei Greci

quali ordinarono ai

le

immagini
555

di

prime azioni malvagie, innalzando (2) molte di morti, a cagione di che vi fu dato l'epensare
le

sempio

di

vanit.Ma quando sar sopra


il

di voi

Tira del gran Dio, allora voi riconoscerete

volto del

gran Dio

(3).

Tutte

le

anime

degli

uomini lanciando
mani,

grandi lamenti, dritte


560

all'alto

cielo alzando le loro

comincerano a celebrare
in aiuto, e

col

canto

il

gran

re

che viene
grande
ira.

a cercare un

liberatore, chi sia, dalla

Ma
lutti

su,

vi

impara saranno col volgere degli anni

questo, e

ponitelo in

mente, quanti
(4)

(r)

Lactant. Divv. Inst.

I,

15, 7:

(dopo

la

spiegazione euemeri-

stica) sic

paulatim religiones esse coeperunt, ... (14) quod malum a Graecis ortum est, quorum levitas instructa dicendi facultate et
copia incredibile est quantas mendaciorum nebulas excltaverit. Itaque admirati eos et susceperunt primi sacra illorum et universis gentibus
tradiderunt.
x.T.X.
y.c

Ob

hanc vanitatem Sibylla


wv
wr)?

sic

eos increpat; 'EXXc 8


scttiv

(vv. 545; 547-49) (pp. 56-57); Theoph. ad Autol. IpCOehler. p. 28)


(av

v[j.aTa
I

aipsa^ai S'Ewv vfiat


ai|;u-/^a

vsxpiov av-

3-pt-ajv

Giust.

Apol. 9

xa\ vexp xauTa Ytvwaxo^xsv

(GoodsAlexan-

peed, p, 31); ecc.


(2) r.oXk 3'EiSv s'tStoXa xarao^tuivoi? S-avevTcov: vaS'vTe?

dre. xaTa)^t[j.vwv
(3) cfr. (4)

Volkmann.
i^;

Ezech. 25,,;
del v.
ti

i,;

ecc.;

29,5;
il

31;

ecc. ecc.

Prima

564 una
.

l.icuna,
. .

cui senso si

pu

supplire:;

quando tu

sarai convertita

(Geffcken).


e tu
gito
offrirai

37

565

mandre di buoi e di tori (i) dal forte mugfacendo un intero olocausto al tempio del gran Dio,
al

tu fuggirai

grido terribile e
sfuggirai di
di

al

timore della guerra e


al

alia pestilenza e

nuovo

giogo della schia-

questi uomini empi sar fino a stabilito avr cominciato a ricevere quando questo giorno
vit.
la

Ma

razza

compimento. In verit, voi non sacrificherete a Dio, che tutto non sia accaduto; tutte le cose che Dio
nico ordiner non rimarranno incompiute.

fin- 570
l'usi

Ogni cosa

compir, Vi sar
voleri

ma una
di

necessit vi costringer (2). nuovo la razza degli uomini pii devoti


forte

ai

dell'Altissimo, che tributeranno onore al Tempio del gran Dio con libazioni e con l'odore delie vittime e con sacre ecatombi, sacrifici di tori ben nutriti

ed

alla

mente

575

di arieti

senza macchia e primogeniti

di

montoni ed agnelli
di
sso

fecendo santamente sul grande altare un intero olocausto


grassi capi di

bestiame. Partecipanti nella giustizia della dell' Altissimo, fortunati abiteranno le citt ed i pingui legge campi, essi stessi innalzati dall'Immortale come profeti (3)
e recando gran gioia ai mortali tutti
il

{4),

loro soli infatti


685

gran Dio diede saggio comprensione in cuore:

consiglio e fede e un'eccellente


essi

che non adorano con vani

(i; V.

(iwv)
11.

564 xa To? IXX? l'pe^e $; t' eppe^s W; a? -^iXac p^ei? Mendelssohn. x:.\ yXa? pl^rj? a poGv Geffcken. (p?'w gouv IO, 292; IxaTfA^a; 23, 206).
:

(2) zpaTEpTj 3' lj:(.XiaeT' vvxr)


(3)

II,

6, 458.
;

aTo\

S'

{njjcu^ivri? a;:'

^^avaroTo Tupocp^rat

Alexandre, Rzach

pare intenda Bate (with prophets raised up for them by the Most-High) ma un errore. Nei giorni del Messia tutto
a-jToTs, e_ cos
;

popolo d'Israele sar profeta, e guide cfr. Gioele 2, ^s, (LXX) (Heb. 3, i).
il

di

vita

agli altri

uomini;

(4) cfr.

1.

239

ss.


artifici

38

di dei-

(i) opere d'uomini


di

che fabricano immagini

di

legno e

pietra,

d'oro e di bronzo e d'argento e d'a-^

vorio e d'argilla, tinte di vermiglio, immagini della vita

dipinte secondo
590 nella

un

tipo

cose quali
(2).

fanno

gli

uomini
al cielo

vanit delle loro menti

Ma

eglino alzano

(i)

Clem. AL Protrept. VI, 70,


3.

(ed. Stahlin, die griech. Christl..


si

Schrftsteller d. erst.
Twap'

lahrhund.)

rivolge a Platone: ysw^ETpiav


.

A'.yj-Tiwv

Oc TO(; OCTOt

^av^vEti;, aarpovojAtav Tzap. Ba^u^ovicuv, . aXrj^Eic xai B^av x]v tou 5ou Tcap arv
oiTivs?

v^ious

wtpiXrjaaf

-wv

"Ei3paicov.

ox

(vv. 586-88; 590-94).


13,

Eusebio,
p.v

Praep.

evang XIII,
lyriaiv

40

(ed.

Dindorf. p. 211):

yp So'JoxX^c,
7.0LT.

&C,

'"Exaroioc r? latopiai; auvra^a^Evo? Iv

Tw

"A[izoL^ov xai To? Atyu7i:Tio'j?, vTixpu? |-\ t^? ctxtjv^ Ix sii; Toi; Xe^eiaatv, et? axiv 5c,

^oa

opavv t' eteu^e /.a\ yaiav jAaxpf,v -vTov TE ^apoTtv o8[ia (cfr. v. 223)

-'

^eGv
7]

aYX(X!xr' ex X'i^ojv,
f]

-yp'jaTcUXTOv,
g;

^a/xscov, IXcoavrivcov tuTTOu;.


f]

(2) Gfr.

Isa. 2,

17, s;

Ose.

13, g;

Abac.

2, ig-io5, 2

4o 19 s; 44, 9; 20; 45, le; Mich. 5, is; Ger. 2, 27; 3,


5, 4

20;

46, e-sT
io,

9;

35;

Ezech. 20,
y^p'JCToyc
xa"

32;

Dan.

(LXX);

(Heb. Theod.)

to? S^eo? toj


;

pyupou; xa\ aiBspou? xat ^uXivou? xa\ Xi^'ivou? 5, gs do pXTiouaiv xa\ 0" ox xououatv xai o ytvc&axouaiv. (Heb. Theod.) and their faith is in the gods which they bave I Enoch, 46, ,

made with
:

their

hands

(trad.

Charles, secondo
;
:

il

quale

il

testo

va

emendato deeds invece di ^cfif^-) 99, 7 and they who worship stones and grave images of gold and Silver and wood and stone and day, l'aggiunta della pietra dovuta alla citazione in
Tertulliano,

De Idol., 4 (C. S. E. L. 20, p. 33) qui servitis lapidibus et qui imagines facitis aureas et argenteas et ligneas et lapideas et fctiles. Cfr. autori e passi gi citati a p. i n. 4 e altrove; Lactant.
:

Div. Inst. (ex. gr.) II, i, 19 p. 99; 2, io p. 100 ex lapide aut aere aliave materia fabricatur

quod
;

di^itis

hominis

6, 2

solis

lunaeque

simulacra

humanum

in

modum

num

cupiditas

tent, ut

formant .... tanta homines imagiiam viliora ducantur illa quae vera sunt;


mani pure, alzandosi
rificandosi
il

39

di buon mattino dal letto e pucon acqua, e venerano (i) solo Tlmcorpo e molto mortale che sempre regna e poi genitori (2)
i ;

pi di tutti

gli

altri

uomini custodiscono

la santit

del 595

talamo
ragazzi

nuziale,

non

si

accostano
i

impunemente
gli

maschi come fanno

Fenici

Egizi
altre,

Latini

la spaziosa Eliade

e molte nazioni delle

dei Per-

siani e dei Calati e di tutta l'Asia, trasgredendo la


di

santa
eoo

legge (3). Perci r Immortale imporr a tutti gli uomini rovina e morte e sofferenze e gemiti e guerra e pestilenza e lutti
lacrimosi
(4); poich non vollero onorare santamente r Immortala genitore di tutti gli uomini, ma onorarono immagini prestando culto a statue che i mortali stessi

Dio immortale,

la

quale egli trasmise

loro

eos

getteranno via nascondendole per vergogna nelle fendi-

auro

sciiicet et

geramis et ebore delectantur. Epitome, 20,

^.g (p.

691)

terrenis ac fragillbus subiugaverunt colentes ligna et aera et lapides. Ep. a Diogneto, 2 ; ecc. ecc. Per {i.iXTyptoTo<; cfr.

postquam se

Sap. 13, 14 xaTaxpiaas [jLiXtto. (1) Cfr. Ps. Sai. 6, g l^avaTrj


vfACtrt (t
[A(Sv
e??

1^

utuvou

tou xat

7]Xyr,'jv

ri

133, 2 .^v Tai? vu^iv STCapaxE y/toaq Ta ayia xa\ zXoysiTZ xv xtSpiov ; I Tim. 2, g, BouXop.ai ouv
ovojAa)
;

Kupiou

Ps.

7ipoaeu^sa5ai to? v3pa<; Iv riavri TTto) liratpovcai; c'-ou? "jiit^m e Filone De htimanit, 2 (ed. Cohn-Wendland, voi. V, pag. 281): r?
y.a^ap?
(2)

X^tpa? vareivo:? si; opavv ^rjciv. L'ordine del Decalogo. (3) Cfr. vv. 185 S. -apa;3avT? ^avaTOto 5eou
.
.

yvv vjaov

ov

^rap^Tiaav

evidentemente dovute
:

al Tvapapvce? del vs.

precedente.

Rzach emenda
(4)

ovTcep sSwxsv.

Cfr,

versi
12,
5

ps. -orfici

in

Aristobulo
191
la
s.)

(pr.

Eusebio, Praep.
:

Evang.
xat
l'

XIII,

ed. Dndorf. p.

Xoipis 18'

aXyea

BaxpucEvra,

ma

X, 15 xai nXsjios base sono noti passi delv.

Ant. Testam.

.._

40

ture delle rupi (i), allorci. regni sulla sua terra un giovine re dell' Egitto^ il settimo a contare dal dominio dei
10

Greci, che cominciarono

ogni dire

(2).

Verr dall'Asia

Macedoni uomini potenti oltre un gran re, aquila di


.

fuoco, che coprir la terra di fanti e di cavalli (3) e dar il guasto a ogni cosa, e tutto empier di sciagure. Egli

si

regno d'Egitto; e portando via tutte le dechezze trasportato sulle ampie onde del mare. Allora essi piegheranno il ginocchio nudo a Dio gran re imil

abbatter

mortale sulla terra feconda.

le

cadranno tutte nella fiamma


agli
620

di fuoco.
;

opere dell'idolatria (4) Allora Dio dar

gli

uomini una grande soddisfazione ed infatti la terr alberi e gli innumerevoli greggi di bestiame daagli

ranno

uomini

il

frutto vero, di vino e di dolce miele

e di bianco latte, e di
miglior cosa fra tutte
(i)

pane,
(5).

che per

gli

uomini

la

Isa. 2,
Et?

g,

s.

xa\ r ^sipojOirjTa Tiavra xaraxpuij^ouaiv st^svyet;

xavTsc

CTTurjXaia xai

x?

a^iujis

twv

TreToGv

cfr.

Swete,

Introd. io the O.
(2) (3)

T. in greek, pag. 372.

Sulle questioni di identificazione e di data, v. Introd.

Assumpt. Moys. 3,^:

(Et)

illis

temporibus veniet

illis

ab

oriente rex et teget equitatus (equitatu) terram e per l'insieme del passo, Dan. 11, 40.45.
(4)

eorum ...

ma

anche,

'pYa 5 )(^sipo3T:oir]Ta,

Ho

anticipato nella traduzione

risultati di

un mio studio

sull'uso della parola; v. app. B. Cfr. Lact. Div. Inst.

VII, 19, 9 (p. 646 s.) non colentur ulterius dii manu facti, sed a templis ac pulvinaribus suis deturbata simulacra igni dabuntur, et cum donis suis mirabilitus ardebunt; quod etiam Sibylla cum pro-

phetis congruens futurum esse praedixit: thraea quoque idem spopondit sp^a Si
:

pitl/waiv
.
.

(1.

Vili, 224) Ery-

(vv. (5) Per queste pitture eudemonistiche del secolo d'oro a venire nei giorni del Messia tanto presso Ebrei che Cristiani, baster citare
.

Enoch,

IO, i8 e

5, 33; questi versi

Apoc. Bar. 29, 5 e Papia presso Ireneo, adv. Haer. sono cit. da Lact. Div. Inst. VII 24, ^3 (p. 662).

41

Ma tu, astuto mortale, non perdere tempo indugiando ma rivolgiti dall'errore e riconciliati a Dio (i), sacrifica a 625
Dio centinaia
di
tori

e di agnelli primogeniti e di capre,

Dio immortale, affinch abbia misericordia (2). Egli solo infatti Dio e non ve n' altro (3). Onora la giustizia e non tormennel volgere delle stagioni; propiziati lui,

63o

tare

nessuno
(4).

queste cose ordina

l'

Immortale

ai

miseri

mortali

Ma

tutti gli

uomini verr una fine


di
il

tu guardati dall'ira del gran Dio quando di pestilenza e accadr

loro di essere oggetto der re e distrugger e tiranni il popolo, e

una

terribile giustizia e re

pren-

paese, popolo devaster popolo, 635


capi fuggiranno tutti

quanti in
mortali

un'altra terra (5) [sar trasformata la terra

dei
la

e una dominazione straniera devaster tutta

Grecia e

impoverir dei suoi tesori la pingue terra e verranno a contesa tra loro per cagion d'oro e d'argento l'amore
:

640

(i)

7Zoi.'Ki\KKka.yy.xoi arptj^a?

5ev

'iktjxoio

il

del

mutar

vita,

quindi anche

disposizione

concetto del rivolgersi, interiore, che fa del

pentimento una conversione (la {j-ervoia). Questi due versi sono citati come' Orfeo, da Clera. Al. Protrept. VII, 74, 5 (ed, Stahlin,
P-

57).
(2) Si noti
l'

importanza attribuita

al

sacrificio,

non solo

in

questo passo, ma in tutto il complesso degli Or. Sibyll. (3) Deut. 4,35; Isa. 45,5.
(4) in fondo la regola aurea, in cui, tanto per Hillel quanto per Ges, si condensa tutta la le^ge e i profeti. Si vedano vari articoli {Golden rute) in few. Erte; Hastings Diction. of Christ and Gospels; Hastings, Dici, of Relig. and Efhics; ecc.

(5) 6, 24
h'is

Cfr. I Enoch, 99, 4; Apoc. Baruch. (2. Bar.) 70, 3; IV Esdra, debellabunt amici amicos ut inimici et expavescet terra cum
3

qui inhabitant eam.: 9,


cogitationes,
alios

gentium

ducum

motio locorum, populorum turbatio, inconstantiae, principum turbatio;


civitas civitatem et

13, 3T et alii

cogitabunt debellare,

locus


del

42

una
:

guadagno

il

cattivo pastore delle citt] (i) in

terra straniera, e tutti saranno insepolti e gli


le fiere
645

avoltoi e
(2)

selvaggie della terra strazieranno


.poi tutto ci
i

le loro carni

quando

sar compiuto, la terra mostruosa

inghiottir

resti

dei morti.

Essa stessa sar tutta non-

seminata n arata, proclamando con la sua sventura la contaminazione di tanti uomini per lunghi (3) spazi di anni che compiono il loro giro piccole e grosse
650

n da gettare e armi d'ogni genere sar tagliata legna per la luce del fuoco.
pietre
;

dal

bosco

Allora dall'oriente (4) Dio mander un re che per tutta la terra far cessare la guerra malvagia, alcuni gi.

uccidendo, con

altri

compiendo

fedeli patti

egli far

locu.n,

et gens adversus gentem et regnum adversus regnumMt. 24,7 vMc. 13,8; Le. 21, i^f)).''E-^Bp5ri<scr(Xiyp l'5vo? I- e^vo; xa\ ^aaiXeia Im [iaatXsiav (Geffcken), Tutto ci fondato su Isa. 19, o TtXi; izi nXiv xal (LXX) -o}.[J.r,cr3t av5-po7c"o; tv SAmv a-ou
.

wo^hc su 2 Cren. 15,


(i)

Ini vo[j.Gv.
e

(ma

ebr. reg-no contro regno) cfr. 3, 5; 9, 1320; ^ ;:oXp',asi s3voc "p? l'^vov xat tiXi; iip? TrXtv.

Interpolazione, secondo Geffcken (seguendo Wilamowitz). Deut. 28,26; Ger. 7,33 ecc. ecc. (2) Cfr. Ps. Sol. IV 21;

(3)

Lacuna dove

si

doveva trovare

il

soggetto e

il

predicato al-

l'oggetto che nel v. 650. Si cfr. Ezech. 39, 9 s. xal ^sXeuaovrai. o\ xaxoixouvTS? r? tz'qXzic, lapariX x.a. xaujouaiv sv T0T5 ojrXoi?, Ti^xaic,.
y.a'L

xovToT?
Iv

xa"t

xaudouaiv
o'j8=
^f,

auroT; :Tup l~T

r^otc zal TO^eufjiaai xa\ p^Soi; )(_eipjv xat ).y)(_ais xa\ Itt)" xai o ^rj X^ouciv ^uXa Ix tou ksSiou.

tum

xtl-ouaiv 3x tjv 3pupov. Lactant. (Div. Inst. VII, 26, 4P. 666 r per annos septem perpetes intactae erunt silvae nec excidetur

de montibus lignum, sed arma gentium comburentur. (4) Citato da Lattanzio (Div. Inst. VII 18, , tra Or. SibylL i. V 107 ss. e 1. VIII 326 ss.) come profezia messianica. Cfr. Ps.
Sai.

XVII, 23
25

t: TjsVioio
cit.

dai sole, cio da

dove spunta. Cfr.


p. 283,

Isa:,

41,

e altri testi

da Dalman, Worte /esu,

n. 2.


tutte queste cose con
ai
i

43

ma obbedendo
tempio (3)
del

propri consigli (i)

65^

buoni ordini del gran Dio


di

X^)

il

gran Dio sar carico

ornamenti, d'oro e d'argento e di suppellettile purpurea, e la terra feconda e


ricchi
il

mare

pieni di

buone
loro,

cose.

E cominceranno

re

ad

eeo

avere

rancore
:

pensieri

pascolando nell'animo malvagi l'invidia non cosa buona ai miseri mortali.


tra
(4)
i

Ma

di

nuovo

Re

dei Gentili in

file

serrate

si

lan-

ceranno

all'assalto contro
;

questa terra (5), portando sven665

tura a se stessi

Dio e
paese.

gli
I

vorranno oltraggiare il tempio del gran uomini migliori, quando verranno a questo

re maledetti staranno intorno alla citt,


il

avendo

ciascuno

suo popolo infedele E allora Dio con gran voce parler ad ogni popolo non istrutto e dallo spirito vano, ed essi riceveranno un giudizio dal suo trono e
il

67a

(1) (2)

Cfr. con quanto precede, Isa. 11, 4; col v. 655 Gov. 5,

^9.

(3)

Lacuna, dove si deve ammettere un l'arai: Wilamowitz. Xa; Mss va? Meinecke, Geffcken, e si pu considerare come

certo (contro, Lanchester).


(4)

Vv. 66,

ss.

cfr.

Ezech. 38
dei

Zacc. 12.
contro
il

(5) L*^ estremo

assalto

Gentili

regno dei Messia,


e

qualche volta identificato con l'incursione di


lo

Gog

Magog,

per

meno

sotto la loro guida, e la distruzione dei loro


si

eserciti e di

quei poteri pagani che

della sovranit del Messia


si

oppongono al regno di Dio e allo stabilirsi un altro elemento con cui questa guerra
;

combina

la
2, s,
i

battaglia
e Isa 25,

nella
e-

cfr,
(i

Zacc. 14, Parti ed

valle di Giosafat, Gioele, 4, j^g Si cfr. Apoc. 20, g; i Enoch. 56, 5 ss;

(Sr.

Medi);

{2)

Esdra 13,5
i

e 33

ss;

2 Baruch) 70,

5.^0.

Per

paralleli

rabbinici

Apoc. Baruch si veda l'art.

Eschatology
bibliografa.

in Jew. Enc. (spec. col. 211 -12) (Kohler); in Enc. Bibl. (Charles) e in Hastings, Diction. of Relig. and Ethics; ivi la

Una

somiglianza verbale offre pure Ger.

I,

15

cfr.

altres

Zacc. 12.


gran
Dio, e
tutti

44

distrutti
di

saranno

mano

deli'

Im;

mortale.
torcie,
675 agli

Dal

cielo

grandi uomini. La terra madre di tutte


di

cadranno sulla terra spade fiamme risplendenti verranno


le
i

di in

fuoco

mezzo

cose sar fatta


pesci
del

muovere,
e tutte
uccelli
le

mano
le

dell'Immortale

mare mare

fiere

della terr e le innumerevoli trib degli

e tutte

anime

degli
alla

uomini ed ogni

avr un
sar
680 del
il

fremito

davanti
Egli

faccia dell'Immortale; e

terrore (i).
le

monti e

infranger le vette inaccessibili grandi colline e su tutte le cose si vedr


;

una nera tenebra


saranno pieni
6S5 dei nemici

gli

aerei
le

precipizi sugli

alti

monti

di cadaveri,

pietre stilleranno

sangue ed

ogni torrente empir la pianura.

Le ben

costrutte

mura

terra, giacch non conobbero la legge n il giudizio del gran Dio ma con l'animo stolto lanciandovi a combattere avete preso le armi

cadranno tutte a

contro
690

il

Tempio.

E Dio

giudicher tutti con la guerra


;

e con la spada e col fuoco e con pioggia diluviante e dal cielo verr zolfo, poi pietre e molta e aspra grandine
;

la

morte sar sui quadrupedi. E Immortale (2), che cos giudica

allora
;

conosceranno Dio
l'ululo

il

lamento e

de-

695 gli

uomini morenti andr per la terra infinita e tutti gli impuri (3) saranno lavati nel sangue : la terra anch'essa berr il sangue dei morenti, delle carni si sazieranno
le

belve.

Dio stesso grande ed eterno mi disse

di pro-

(i)
cfr.

Fondato su Ezech. 38,


st.

30

ss.

Per

le

spade

di

fuoco (vs. 672


et grandi-

Lactant. div. in
i

VII, 19,

5:

cadet repente gladius e caelo (p. 645);

Giuditta, 2, ;

Enoch, 102,
(p.

3.3;

IV Esdra

15, 4:

ignem

nem

et

rumpheas volantes;
Cfr. V. 557

ecc. ecc.

(2) (3)

36, n. 3).

avayvot

Meinecke per avauoi Mss.


fetizzare queste cose;

45

700

ed esse non saranno senza compimento; non incompiuto ci che Egli mi abbia una volta
posto nell'animo.
sul

menzognero

Lo spirito mondo (i).


al
il

di

Dio

infatti

non

si

effonde

Ma
che ad

figli

del

gran Dio (2)

tutti

quanti vivranno dolcose

cemente intorno
essi

Tempio

rallegrandosi in quelle

Creatore giudice solo sovrano. Egli stesso infatti da solo, stando attorno sopra un largo spazio li protegger come se avesse (posto) intorno un mudar
ro di fuoco

705

acceso (3). Saranno senza guerra nelle citt

campagne. Non una mano di guerra malvagia, bens avranno per difensore l'Immortale medesimo e la
e nelle

mano

del Santo.
:

allora tutte le isole (4) e tutte le citt 710


!

quanto ama quest'uomini l' Immortale cosa infatti combatte in loro favore e li aiuta, il Ogni cielo, e il sole mosso da Dio e la luna, [e la terra frutesclameranno
tifera sar

mossa

in

trarranno negli inni cadendo tutti a terra supplichiamo il re immortale, 'Dio grande ed eterno. Mandiamo doni al tempio, poich egli
:

quei giorni] (5). E dalle loro bocche un dolce ragionamento (6) Ors

715

solo re,

e tutti vegliamo sulla legge dell'Altissimo


tutti

Dio
con720

che giustissimo fra

sulla terra.

Noi

fummo

(i)

Cfr. 571;
uio\

jrveu[j.a

s^sou la

manifestazione di Dio a distanza,

lo spirito profetico.
(2)

^ou

cfr.
w(jb\

Ps. Sol. XVII, 30.


riiy^oi;
'i-j^wv

(3)
l'crop.at

/.uJcXoSev

v:\jphi

at5o[J.voto

cfr.

Zacc. 2,51
i-

aT^,

"ki-^si

xupios,

x-/[0(;

Ttup?

/uxXoSev
Ps.

cfr.

Isa. 26,

(4)

Frequentissimo nell'A. Test.:

71, ^o (LXX);

Isa.

24,,

is;

41, 1; 51, 5; ecc. ecc. (5) Il vs. 714 evidentemente interpolato: ripete
(6)

il

675.

Variante del Ps. 94,

,.

46
dotti

ad errare dalla via dell'Immortale

(i),

venerammo
scolpite di

con

animo vano opere


corruttibili.

d'idolatria,

immagini

uomini
-725

degli

Queste parole grideranno le anime uomini credenti [ors cadendo sul nostro viso nella'

"

casa di Dio, rallegriamo cogl'inni Dio padre nelle case, procacciandoci le armi dei nostri nemici sopra tutta la
terra,

per sette periodi d'anni compienti

il

loro giro, pic-

che e pietre
730

da lancio ed armi d'ogni genere, molte, e


di
si

gran numero dal bosco non

archi e

di

frecce

ingiuste (2)

infatti

taglier legna per la

fiamma

del fuoco] {3).

Ma,
sieri
;

infelice Eliade,

cessa dal meditare arroganti pen-

735

supplica l'Immortale dal gran cuore, e sta in guardia: non spedire a questa citt il tuo popolo sconsigliato (4) che non dalla santa terra del Grande. Non

muovere Camarina;

meglio infatti

immobile

(5).

(i) Cit. dallo ps. Giustino,

Cohort, ad Gent. 16; (Oehler, Corpus


il

Apologg.
l

Ili,

p. 64)

cfr.

il

prologo di questo libro, ed


211) Svr)To\ S
|

Fr.

I,

23

versi dello ps, Sofocle citati secondo Ecateo presso Eusebio, Praep.
II

Evang. XIII, 13,40 (Dindorf,


V((jLvo
I

i3pu(T[j.ea5a

7i:r,jjiaTajv

Tuapa'^uyjiv

^sGv

xapBiav TuXaaYccXp-at' ... vs. 723


7:o'XXo\
;

Cfr.

il

554.

(2)

Meinecke, seguito da Lanchester, propose di leggere xtowv


Vss. 728, 729, 731
[ir)

per aStxcDv.
(3)

(4) CTTsTXov

Wilamowitz
ij.iv

cfr. vss 649-651. (Ewald; mss. Srj) k\ rrjvSs jcXiv av -(aggiunto da rv Castalio) Xav a^oulov oare (Wilamowitz;
|

[jltj

mss)

a'ir^c,

yairii TiiXercn
il

Msya^oio (Mendelssohn

e altri, contro

[jLEyXoio)
(5)

Blass ritiene

vs. 735 un'interpolazione.

Antico proverbio: fatis

numquam

concessa nioveri...

Cama-

Aen. IH 700, s. {Schol. Veron. p. 92, 30 Keil); Sii. tal. XIV. 198: et cui non licitum fatis, Camarina, mover!.; Zenobio V, 18 (Paroemiogr. graeci ed. Schneidewin-Leutsch I, 123, i). Anth. Pai.
rina, Virg.

IX. 685. Luciano, Pseudolog. 32. pS;, w;


Kap.pivv lav ecc. ecc. Si osservi per

aoi zivr,-ov a[/.Etvov tjv


il

Tr,v

anche

parallelismo tra

la

prima

e la

seconda parte del verso e cos pure nel vs. seguente.

47
disturbare

venga uno spirito troppo


partecipi
di

che leopardo della sua coltre male. Ma trattieniti; e non tenere


il
;

non

ti

av-

nell'animo

forte di orgoglio, imbarcandoti per


al

un
740

certame troppo grave. E servi


queste- cose.

gran Dio, affinch tu

Quando questo
verr
il

destinato giorno

si realizzi

[sugli

uomini

giudizio di

Dio immortale] verr

sugli

uomini un

grande giudizio e sovranit (i). In verit la fertile terra dar agli uomini il frutto migliore (2) in numero infinito di
grano, vino e ulivo (3) [poi dal cielo la soave bevanda del dolce miele e alberi e il frutto degli alberi fruttiferi e pingui greggi e buoi e fra le pecore gli agnelli e i capretti

745

delle
;

capre];
le

scorrer

in
di

dolci

fonti di

bianco
750

latte (4)
i

citt saran

piene

cose buone, e pingui

campi; n spada sulla terra n tumulto di battaglia; non sar pii scossa con gravi gemiti; non sar sul
755

suolo guerra n siccit, non fame, grandine che rovina i frutti. Ma una gran pace su tutta la terra e re

re sar

amico

fino al

termine delle et, l'Immortale

compir

nel cielo stellato

una legge comune

agli

uomini

(i) oyrq,

Lact Dv.

Inst.

VII, 20,

(p. 647).

De quo

iudicio et

tegno apud Erythraeam Sibyllam (2) Cfr. vss. 620 ss.


(3) cfr. vss.

sic invenitur:

kkts (vs. 741-743).


746-8

243.

Il

vs. 742 dato

solo
e

da Lattanzio;
Geffcken.

sono considerati

interpolati

da Wilamowitz
20.

(4) lat^e e miele: cfr, vs.- 622.


le) 3 is;

Eso. 33,3; Deut. 31,20! Gioe-

Giubilei,

i, 7;

Baruch

I,

Anche

la

manna
fr.

nei giorni
in fine).

del Messia: 2 Baruch 29,8- (Or. Sibyll, VII, 149

III,

367-380; 780; 1, V, 253; Ps. Sol, 17, 36: xal ox foTiv aSixla hi to?? r][j.pais xou Iv [J.aa) aTiv. ori -vTS? ay'.oi ;xa\ V unto del un re tinto padtXe? at^v -^piars y.^^\.o;, (xup'.ou
cfr.
-.

Coi vss. 751 ss

Signore).

48
su tutta
la

terra,

per quante cose

si

sono fatte dai miseri


(i).

760 mortali. Egli solo infatti

Dio e non ve n' altro


(2)
i

Egli

col

fuoco bruci

la stirpe

degli

uomini malvagi.
nei petti fug(4),

Ma
gite
i

raccogliendo in fretta

vostri cuori

culti illegali (3), presta culto al

Vivente

guardati

dall'adulterio e dalle relazioni contro natura col


765

maschio ;
(5);

educa e nutri
r Immortale
si

la

tua

prole,

non uccidere
che
cos

che

adirer

contro

colui

pecchi.
tutti

E
gli

allora susciter

per

sempre un regno
la

(6)

su

uomini, Egli che un tempo diede


pii,

'sua santa legge ai


tutta
la

ai

quali tutti (7) promise di aprire

terra,

(i) vs.

760

= 629.
;
;

Buresch; Geffcken ma'\j.voc, <I> Edd, cfr. Oracc. SibylI. II, 56 ss. (4) Tw !:tSvTi \Tpu. eoe ^wv: cfr. Deut. 4,33; 5.2523; Gios. 3> io; Ester, , 13; 8, is; Osea i, ^^ (uto\ ^. ?.) Da (LXX) 4, ^g; 5, ^^;
(2) -{voi 'F.
(3)

Vss. 753-766

6,

Atti 14, 15; Ro"i- 9. 26;

(Th.) 6, 20; 6, 26; Bel. 5; 6; 24; 25; Mt. i6, jg; 26, gs; H Cor. 6, is; I Tess. i, 9; I Tim. 3, ^5; Ebr 3, is; 9, 14; 12, 22; I Pe. i, 23; Apoc. 7, 2; 15, i'4, io; ^wv asso!: Apoc. 4, 9, ^q; ^^' e- Cfr. anche Od. Sai. 3. Inoltre
26;
i,

Ger. IO,
(5)
bi(rix)

e 23, 35, cfr.


la Aioa/ji,
II,

la
2,

recensione esaplarca.
o ^ovsuasi? txvov Iv <p3-opa o3 ysvve-

Cfr.

;:ox-cVEti;

(6) pacjiXrj'.ov

somiglianza rilevata per primo dal Rendei Harris. ionismo per PaaiXstov. L'uso di questo non pi

nel senso di

palazzo odiadema reale,

ma

di

dominio
^i

cio,

regno
V.
St.

tipico dei
r)ij.wv et?

Tou 5S0U

Cfr. vss. 159 e 614; Ps. Sai. 17, 4 tv atwva r\ r s3-vr) (Iv xp'.ast); ma, 5 e 7,

LXX.

paatXEia

PacriXeiov..

John Thackeray,
p.

grammar of
gli

the

O
e

Test,

in greek,
stesso-

Cambridge 1909,
(7)
I

157;

pii,

(sciepEt?)

sono cos

Israeliti,
il

al

tempo
;

tutti coloro
il

che riconoscono e venerano


ai proseliti,

vero Dio unico

secondo-

trattamento fatto

che venivano considerati come


ed.

mem-

bri del

popolo e della nazione. Schiirer', III, pp. 186-187. Cfr. Fi(;ip\

lone,

voi.

De human, De p. 295
;

^iXav^pwre'iac.) 12,

Cohn-Wendland,.

paenit. 12. ibid. p. 324.


e
il

49

beatitudine e
(2).

mondo

le

porte dei Beati ed ogni


(i) e felicit

770

un'anima immortale
la

eterna
al

Da

tutta

terra porteranno incenso e doni


(3); e

Tempio
gli

del gran

Dio

non

vi sar altro

tempio fra
;

uomini e fra

che saranno, da sentirne parlare ma solo quello che (4) Dio diede ad onorare agli uomini fedeli. mortali lo chiameranno tempio [figlio] del grande Dio e
quelli
I

775

tutte le

vie

del
le

piano e

le

colline

erte e le

eccelse
facili

montagne

selvagge onde

del

mare saranno

(i)

vouv s-vatov.
altri

Non ho

timore di tradurre aima, a differenza

dagli

interpreti

{sense, Lancliester;

avvicina di pi
stata
(2)

a quello che

Bisogna pensare che per chi

mind, Bate; Geist che si mi pare il vero significato, Biass.). ha scritto "questi versi sarebbe invece
a'twvto;,

una parola

del tutto inadeguata, :ivEu;ja.

(3)

Cfr. Isa. 35, i^: uq>poa'jvr, La visione universalistica


cfr.

del

come qui; Ps. Sol. 10,9. deutero - Isaia 60,6 ^'i^avov


:

Tobia, 13, i^. Ps. Sol. XVII 34. (4) Lactant. Div. nst. IV, 6,5, (p. 289) Sibylla Erythraea... et rursus in fine: (aXXov per 'XV ov); p?.-S. Agostino, Tractatus cantra
o'taoua'.v;

quinque haereses

e.

Ili,

ed. dei Maurini,

t.

VIII, app. col. 3,

Audiamus quid etiam Sibylla vates eorum de eodem dicat: ^Alium, inquit, dedit Deus filiis hominum (cfr. tcicttv avSpa Mss.; t^ictoT;
avQPEijiiv Lactant) colendum. Quantum apparet, in his sententiis Mercurii [Hermes] et Sibyllae. Sabellius etiam judicatur. Mercurius et Sibylla Deum alium. Sabellius et Patrem Deum dicit et Filium
;

dicit

non alium, quia eundem Patrem


citato

asserit esse
i

Ho

per esteso, a causa del vs. 776, dove

quem Filium. mss. hanno ulv

e che

propose per
stabilire
il

Gfrorer e Hilgenfeld respingevano come cristiano. Alexandre il primo di correggere in vav, credendo con ci di ritesto originario;

quindi olxov, Buresch.

Se cosi fosse

bisognerebbe ammetterere un copista


i

manipolatore cristiano bene

mbevuto
pure

di idee paoline (ogni cristiano

tempio

di Dio^

ma

tale

che rappresenta il corpo del Cristo) zato dall'episodio narrato in Giov. 2, ^g ss.

la chiesa

forse influen-

percorrere od a navigare
780

50

una comprofeti

in quei giorni (i);

piet pace di beni

verr sulla

terra

(2);

del

gran Dio torranno

via la spada; che saranno essi giudici e giusti re degli uomini. Vi sar fra gli uomini an-

che una ricchezza giusta. Poich questo


la sovranit
785

il

giudizio e

del gran
figlia,
l'

Dio.

Gioisci,

e rallegrati (3); poich a te ha conil

cesso felicit

Eterno

quale

cre

il

cielo e la terra.

Abiter in

te, sar per te luce immortale. Lupi ed agnelli


i

pasceranno insieme l'erta sui monti, ed leopardi andranno al pascolo insieme con capretti, gli orsi vivranno
i

790

nomadi insieme con


di

vitellini, ed il leopardo divoratore carne manger paglia dalla mangiatoia come il bue e bambini ancora infanti li condurranno con un legaci
;

cio (4). Infatti gli render le belve

una cosa innocua

(5)

795

sopra la terra. Con i bambini e con gli aspidi si porranno a giacere i dragoni, e non li faranno soffrire; che
la

mano

di

Dio sar sopra

di

loro.

(i)

Isa.

40,

4.6.

Per comprendere l'impressione che questi versi,

ritenuti profezia autentica di un'antichissima Sibilla

pagana, pote-

ponga mente che lo stesso del deutero-Isaia al quale s'ispirano, messo in bocca al Batpasso tista precisamente quello sul quale s'inserisce la predicazione evanMe. i, o- Lu. (con maggiore ampiezza) 3^ 4; cfr. gelica: Matt. 3, 3

vano

esercitare su

anime

cristiane;

si

Giov.
(2)

I, 23;

V.

inoltre Ps.

Sol.

XI. 9-6.
ecc. -

Cfr. V. 751.
12,

(3) Isa.
y^oipe

cjcpBpa,

xal E^paivEa^E 6 ifyXkixo^z ^u^aTep Sutov.


25-

35,

Zacc. 9, 9

(4) Isa.

II, 6.9; 65,

Apoc. Baruch 73)


altri

6.

(5) TuTjpv.

Cos anche

interpreti

pable of harm, Lanchester). Pili Su :rripc v. una nota dell'Armitage Robinson St.
to the

(harmeless, Bate, mcaletteralmente il Blass gelahmt.


:

PauVs

Epistle
18).

Bphesians. London 1903,

p.

271,

s:

(A Efes. IV.

lo
ti

51

(i),

dir

un segno
nel cielo

facile

a riconoscere

onde tu
le

possa capire quando


cose.

verr sulla terra la fine di tutte


stellato
si

Quando

vedranno
allora

spade

la

notte verso Vespero e verso Oriente;


di la

una nube
e soo

polvere dal cielo sar trasportata


luce {2) del sole sparir dal cielo a
i

sulla terra tutta,

mezzo

il

suo corso,

raggi della luna

mostreranno fuori e torneranno

indietro sulla terra.

Un

segno dato dal sangue e dal


vedrete nella nuvola una batta805

gocciolare delle pietre;


glia di

fanti e di

cavalli,

quale una caccia

di

belve,

si-

([)
5, 3.5

in

A questi segni vengono paragonati quelli che in li Macc. precedono l'invasione dell'Egitto per parte di Antioco Epifane; Giuseppe Fi. durante l'assedio di Gerusalemme, Bel. lud.
s.

VI, 288
cito,

298

(ed. Nese, voi,

Hist.

13.

Si

cita

VI delle opp. pp. 551-552. Cfr. Taanche un passo di Svetonio, Vesp. 4;

sugli

Cassio Dione, LXVI, 11 (l'eruzione del Vesuvio). Virg. Ecl. IV; Oraz. SibylL come fonti di tutto ci, v. Friedlnder, Les prophties sur la guerre judo romaine de l'an 70, Rev. Et. fuiv.

(1895) PP- 122 ss; A. Sabatier, Note sur un vers de Virgile, Etudes de Critique et d^histoire, 2 me srie, pp. 139 ss. [Bihlioth. de l' Re. des H-Et., Sciences Relig. voi. VII, 1896). Per le
negli

XXX

spade in cielo, Gioele 2, 1^0 {3,


et

si
^^5)

cfr.

vs. 672; per


xc(\
il
r^

il

sole e la luna, cfr. Isa. 13, ^ol


a'JSXOTocouaiv,
x.a\

TJXto;

(ztkr^^ii\

ol a-psi;

ouaouciv cpsYYo? aTwv. Per

sangue

cfr.

683

e cfr.

IV. Esdra V, 5
.

de ligno sanguis

stillabit, et lapis

dabit

vocem suam
shall
yX\.Br^
y.ix'.

et gres-

sus
cfr.

mutabuntur

(the
:

Ep. Barn. XII

outgoings of the xtars o-av ^uXou \-{b\ /.ptoc*

change.

Box)
xx\

avaarr;'

o-av Ex ^uXou

nota e

Box The Ezra apocalypse, cit. p. 44, a!jj.a Gunkel nei Pseudepygraphen des A. T. del Kautzsch. p. 359.
ar^rj. v.
di fanti e cavalli

Per

la battaglia
le

nella

nuvola
Per
vi

cfr.

il

v. 612 e in
di

genere

battaglie aeree
cfr.

delle Apocalissi
34.
:

la

nube

polvere

(xoviopTc)
(2)

Deut. 28,

oXa? integrazione congetturale

una piccola lacuna

nel verso.


abita in cielo.

52

(i)
al

mile a nebbia. Questa fine del tutto compir Ma occorre che tutti sacrifichino

Dio che
gran Re. CD

Queste cose a
810 di

te io (2),

che abbandonai
,

le

grandi

Assiria e Babilonia, trasportata dal furore, fuoco

mura manle

dato alla Grecia, affinch profetizzassi a tutti mortali


ire

di

Dio

(3)

divini. patria,
S15 dalla

gli

onde profetizzare ai mortali gli enigmi uomini in Eliade mi diranno di un'altra


;

nata svergognata da Eritre alcuni dicono che io, madre Circe e dal padre Gnosts [ignoto.?] (4)

sono Sibilla

pazza e menzognera;

ma

poi

che tutte

le

cose accadranno, allora voi farete di ricordarvi di

me

nessuno pi mi potrebbe chiamare pazza, la profetessa del gran Dio (5). Infatti egli non mi mostr quelle cose che ma quelle cose che furono (mostr) prima alle mie ave
'

797 Rzach, Wilamowitz. (2) Lactant. Divv. Instt. I, 6, 13 dopo citato Varrone rispetto alle varie Sibille, parla dei vari libri: quos, quia Sibyllae nomine
-oXtAoio Geffcken; zvrcov Br^azi
-t,5i

(i) y.a[Loio TE^eT:

Buresch

Gomperz: Trvrcov Nauck; 7i:oA{oio

cfr. v.

inscribuntur, unius

esse

credunt, suntque confusi nec discerni

ac

cuique adsignari potest, nisi Erj^hraeae quae et nomen suum verum carmini inseruit, et Erythraeam se nominatuiri praelocuta est,

suum cum
Xrjc
.

esset orta Babylone. Ps-Giustino, Cohort. ad Graec. 37"EaT0(t

o uuCtv pa5ito? -7]v bp^r\v ^Eoa^stav Ix [lpoui; Tcap t^?


. .

TauTJjv Ss Ix

[lv

Ba^uXSvo?

J)pp.r)a^ai caat, By)p(j(you

-aXata? St^uXtou ttjv


12;

yaXSaVxriv IcTopiav yP<{"^vtoi; ^uvatpa oaav. cfr, Pausania X,


Scliol.
(3)

Plat.

Phaedr. 244 B, ecc.


attestata e
il

Lacuna

Forse vi era contenuto


(4)

da Mss e dal fatto nome di Sambethe.


;

che

manca

il

verbo.

TvcoaToto

tmbekannte (ayvwaToc) Blass


:

PXauxoio, Bieek, da

Virg.

ait

Aen. VI, 36: Deiphobe Glauci. denique Erythraea fore 15, 29 (5) Lac?tant. Divv. Jnstt. IV, . ut diceretur insana et mendax. Ait enim '-.r,couci St^uXlav
.

(vss. 815-819).

in

53

principio,

queste mi espose Dio


in

e di quelle, di
io

dopo

820

Dio mi pose
dicessi
ai
il

mente ciascuna, onde


il

profetizzassi e

mortali

quando

mondo

futuro primo che sia presente. Che fu inondato dalle acque, e un certo

uomo

solo e trovato

buono fu
le

lasciato, nella

casa
e

di le-

gno navigando
affinch
il

sopra

acque

con animali

uccelli, ss

mondo
(i),

fosse riempito di
lui,

nuovo

di

costui io
le

sono nuora

e del sangue di

a cui accaddero

prime cose e sono rivelate tutte quelle della fine. Cos che dalla mia bocca vengono dette tutte queste verit,

829

da marito: si potrebbe perci, (i) vup.3r), giovane donna sposata volendo, interpretare anche figlia sposa. A Noria moglie di No furono attribuiti anche libri gnostici (Epifanio, Panarion haer. 26
(6),
I,

Oehier

t.

I,

i, p.

168). Per

Taziano invece 41,


di

(Goodspeed
jj.vov

p. 304) la Sibylla

non

piii antica S

Mos

(o)(_

'Ofi-ripou

TTpsjpTspoc
A'tvou
. .
.

Eanv

MwuaT)?, ?ti
X.

xa\ twv

-p axou

auyypaaiwv,

St^XXTlC, X. -.

LIBRO
Ascolta,

IV.
e

popolo

della

superba Asia

quante cose interamente


bocca dal suono
di

vere sto per

profetizzare

d'Europa, con

miele, dal nostro santuario (i); pro-

fetessa non del bugiardo Febo, che uomini sciocchi dis5

sero

un

dio,

grande, cui

non plasmarono mani

chiamarono a torto profeta, ma di Dio di uomini simile a mute

immagini scolpite in pietra (2). Egli non ha per dimora in un tempio una pietra che viene trascinata, sordomuta
e senza denti
10

(3),

maledizione piena

di

lutti

per
si

gli

uo-

mini

ma

Egli Colui

che dalla terra non


occhi
mortali,
tutti

dere n misurare

con

pu venon formato da

mani mortali

colui

che vedendo

non veduto da

(1)

jj.sXtoj^'cYx.TOto

Sia
i

CTTjj.a-oc

\i.Byipoio

ao'

7i[j.eTpou.

Men-

delssohn emend cos


(2)

Mss. che avevano


le

ixsYaXoio.
cfr.
l'

Polemica contro
53'

rivali

Sibille
s^xi

pagane:

Pausania X,
Iscrlz.

12,6

lyw

<lotpoio

GacprjTcopis

Si.pulXa; e

eritrea

(Buresch nelle Mittheilungen des K. Abt. XVII, 1892 p. 19 ss.) ri ^oi^ou


:

D. archol.
^upTuoXoi;

Inst.,

Ath.
elfi'.

ypTjati-QYop?

I!i,3u}.Xa.

vv. 4-7 sono


I

stati citati

4,50,1 (voi.
citazioni del

delle opp. nell'ed.


1.

da ,Clem. Aless, Protrepticon, Stahlin, p. 38) acu seguono altre


si

V. Per

vv. segg.

cfr.

Ili,

12, ss., ecc. Per la

pietra che viene mossa, ma non si muove, cfr. Isa. 46,^; Ger. 10,53; ecc.; tv o "/.ipe? zK'koi.aoLv vSpiov cfr. Greg. Naz. carm. P,

G.
(3)

37, 424, V.

IO.

ov o x.^ps Ij^^ETiXsaaav.
al

vwBv

cos

come
con
i

vs.
deila

8 olxov
classe

non

e'txv

(Buresch) e
dei

Xi^ov sXxua^lvTa

Mss

contro

tSpu^vra

gruppi

"

W.

nessuno;
e
gli

55

di cui

la

notte oscura (i) e


il

astri

la luna ed
delle

il giornee il sole mare pescoso, e la terra e

15

fiiumi

l'apertura
la

inesauribili

sorgenti (2)

sono

creazioni per

vita (3),
della

e insieme le piogge che ge-

nerano
l'ulivo.
di

il

frutto

terra,

gli

alberi,

la

vite

Egli mi gett dentro nell'animo un pungolo (4), dichiarare esattamente agli uomini quelle che sain
la

ranno

seguito, dalla

prima generazione
nel
tu,

fino

a che

20

giunga
ogni

decima
alla

(5).

Egli stesso,

compierla, metter
le

cosa

prova.

Ma

popolo, ascolta tutte

parole della

Sibilla

che

dalla

santa

bocca versa

una

voce veridica.
Felici tra gli

uomini saranno sulla terra quelli che vedi

ramente amano benedicendo, Dio grande, prima

man-

25

(1)
(2)

Cfr.
a-^Lo.

1.

Ili

20, ss.; v? Bvoyepr, cfr.


cfr.

Od. 13,269; 15,50,


IV.
144,
("^lY^?)

ecc.

TTTiywv

Nonno Paraphr.

pure

in fine di verso.

-p; Cwr,v: concetto che si vuole stoico, Zeiler, der Griechen, 3 ed. Ili, i, p. 172 (Cicerone, Fin. Ili, 20,27 praeclare enini Chrysippus, cetera Tiata esse hominum cmisa et Deorum, eos azdeni comniunitatis et societatis
(3)
7.xi'^\i.ot.-:7.

Die

Philosophie

suae.
gtiibus

De

Nat. Deor II, 61, 154 omnia, quae sint in hoc mundo, utaniur homines honiinuni causa facta esse et parata).
creazione

jMa, nella

deiriimo,

nell'ingiunzione

<<

crescite et

mul-

tiplicamini

E' del
I

sembra che questo concetto debba essere sottinteso. resto anche negli Apologisti cristiani: Theoph. ad Autol.
.
.

6,

/.aravriaov.

tk spy^ axou

oz

el;

ISfocv

-^r^QVi aXkh.

Itj

-h r/etv Tv av5pc.o-ov (Otto p.


la vita.

18).

Ma

qui vi qualcosa di pi:


;

Si ricordi
(^wr)
1.

che

Dio

il

vivente

e si cfr.

con

la parteci-

pazione alla (4) Cfr.


(5)
I

awvtoc, del
5.

IV Vangelo.
.

Ili,

dieci

Mss. hanno undecima hZvAx\^{C} periodi. Cfr. vs. 47 s.

Ma

la

divisione in

giare e di bere,

56

negli atti di piet (i); quell


gli altari, le

avendo fede
i

che vedendo

tutti

templi e

volgari

immagini

fatte di pietre insensibili, contaminate

30

sangue d animali, e da sacrifici di quadrupedi, .negheranno e avrann o gli sguardi fissi nella gran gloria dell'unico Dio, senza
;

dal

compiere con orgoglio insensato, e senza trafficare per un guadagno da ladri - cose che sono abbominevoli - e
senza avere vergognosa brama per l'altrui talamo (2) [n detestabile e orribile con concupiscenza per un maschio]
35

di cui

modo

di

vivere, piet religiosa e costumi(lett:

gli altri

uomini senza vergogna tezza) non imiteranno

desiderosi di svergognagli
altri

mai
anzi

uomini

nelle loro

brame senza vergogna


col
riso (3), infantili

schernendoli

con

motti e
attribu
i-

nella loro
quelli

dissennatezza,
le

vano falsamente
superbe

tutte

opere
In

malvagie e
l'intero

che

essi

stessi

compiono.

verit

(i)

(Deut.
15,

Arist.
et)

8, io) cfr. Schurer, II (4* ed.) pag. 571 s. Apol. IO (Goodspeed, p. 21) sxap"^~o"VTi; aTw {cotidie mane
(5Spav

xa-

TcSaav

Iv

nav

Ppc^y-aTi

3ta"

^tq-cw

xai xot;

X^i-otz,

Ya^otc. Questi versi (24-30) sono citati dallo ps. Giustino, Cohort, ad Gentil., 16. Clem. Aless. Protrept. IV, 62 (Sthlin p. 47):
OXp'.oi
jjLvoi

Totvuv,

ti);

I'tuq?
:

ziizztv,

tJ.o5u{ia3v Ixetvoi TiavTs;

xa-
29
;

T^v Si^'jXXav, 01 vao? etc. e un altro sul modello del


(2)

ma
vs.

inserisce

un verso da

Fr.

3,

30.

Cfr.

migliore Q.
p. 216)
;

vs. 34 omesso dai Mss. della classe Clem. Aless. Paedag. li io, 99, 1 (Stahlin ma Wilamowitz lo ritiene nondimeno da escludere, per
Ili

164

il

per in

ragioni sintattiche.
(3) Cfr,

Schurer

III,

150-155; 528
fieri

ss.

TertuU. Apolog. 9: Haec

quo magis refutaverim, a vobis

ostendam, partim in aperto, partim in occulto, per quod forsitan et de nobis credidists.

- 57

(i).

genere
del

umano senza fede mondo e dei mortali, quel


nello
gli

Ma
i

quando
pii

verr,

40

giudizio

che Dio stesso


e
gli

far giudicando e allora


il

stesso

tempo

empi,

mander
[e

fuoco

empii nell'abisso tenebroso (2), tra allora conosceranno tutta l'empiet che avranno
r

commesso] (3); ma mentre Dio dar loro


i

pii

rimarranno sulla terra feconda,

spirito (4) e vita e grazia.

Ma

tutte
;

45

compieranno nella decima generazione ora queste cose invece dir quelle che saranno a cominciare dalla prima (5). Primieramente gli Assiri avranno l'impero su tutti gli
si

uomini conservandosi nel dominio del mondo per sei gnerazioni da quando, essendosi adirato il dio celeste, e
scatenatosi
il

50

diluvio,
gli

il

mare
(6).

nascose

la terra

con

le

sue citt e

tutti

uomini

Avendo

rovesciato que-

(I^
4,

vv. 40-43

sono

citati
1.

(pp. 656-7); seguiti


(2) ^'^o?
II.

da
56;

21,
g-

da Lactant. Divv. Instt. VII, 25, IV 187, 189. 15, 191; Od. II, 57 e 155; 20, 356.
O.
fJ-a

Cfr

Enoch, 103,
(3) (4)

Manca
7Vup.a
5
:

nei

Mss

della classe
sf^Tjv S''
.

S'EOu

SvTo;

xa\ ^ipiv

a'j-ot?,

vs: 46.
l-' ar?);
j^'

Isa: 42,
(ttJc

Kupios
Tiysufjia

^e?

oiSo;

tlvotiv

tw Xaw xS
57
^g,

y%)

^'^'-

tot? Tcatouffiv ati^v. Cfr.


v auttS.

ecc.; Zacc. 12,

-Xtffacov :ivu[j.a

vS^pw-ov

Eccl. 12,

7.

Si

pu dunque
chiedersi
io,
il

in-

tendere

non

sia

spirito vitale , anima vegetativa da leggere nvsu^a 2;co^i; (Gen. 7,^5

- e

se
i~).

Ezech.

Che

per

non
III,

si

tratti
;

d'ispirazione profetica, dimostra


quest'ultimo
si

raf-

fronto con
sianico,

582

in
s

ha

di

mira

il

regno mesil

mentre qui

tratta dell'esistenza dei giusti


5.

dopo

giudizio.

(5) Cfr.

pag. 55, n.

(6) Lactant. dopo aver citato il 1. Vili, 1-3, aggiunge: alia quoque per indignationem dei adversus iniustos cataclysmum priore

saeculo factum esse dxit, ut malitia generis i\ o5 [jL7]viaavT05 x. -. \. vv. 51-53.

humani extingueretur


sti,

58
i

sui

troni esulteranno
in cui

55

sole

generazioni,

Medi, ai quali spettano due saranno queste azioni vi sar

una notte oscura


l'orbita della luna

nell'ora in

mezzo

al

giorno, gli astri, e

mancheranno

dal cielo(i); la terra scossa


citt

dal tumulto di
60

un terremoto rovescer molte

ed opere
isole.

umane;

allora dall'abisso del


il

mare spunteranno
di
si

Ma
allora

quando
il

grande Eufrate scorrer pieno


grido di battaglia (2)
;

sangue
dei

terribile

alzer in guerra

per Medi e Persiani

Medi cadendo

sotto ie

lame

Persi fuggiranno oltre la grande corrente del Tigri.


eo

E Timai

pero dei Persiani sar


lasciata

il

pi grande del

mondo

quali

una

sola generazione di felicissima sovranit.


gli

Vi saranno poi opere malvagie che


scongiurare,
e
70
^

uomini vorranno
e fughe

discordie

e uccisioni

sedizioni

smantellamenti

di torri

e distruzione di citt,

quando
re(3).

superba Eliade navigher verso il vasto Ellesponto, cando all'Asia ed alla Frigia una grande calamit
la

Ma
fame

all'Egitto

dai molti solchi e produttrice di grano,


si

e sterilit

rinnover

per

il

corso di

vent'anrii.

(i)

Allusione all'eclissi narrata in Erodoto,

I,

74 e che fu prer]p.pr,v

vista da Talete Milesio?

-%
II.

t^ay^iQ?

auvscjcwaTi?

Trjv

i^oirAvr^i;

vuxTa Y-vcSa-.).
(2) ouXojtic avri: cfr. (3) Il

Geffcken

Mirab.

(p. 70,

4, 15; Hes. Op. 161. un passo abbastanza simile da Flegone, 27 Keller); si tratterebbe dunque d'un oracolo elle-

cita

nistico, 0, meglio, imitato sullo stile di quelli.


agli

aiuti

mandati dagli Ateniesi

caduta

di citt ,

Lanchster pensa 499 av. Cr.; ma la l'accenno all'Ellesponto e alla Frigia m'inducono
11

agli Ioni nel

che si voglia accennare alla spedizione contro Troia, ad esclusione di fatti storici ben pi certi, ma che li slbillista. forse non conosceva, e che ad ogni modo lo dovevano interespiuttosto a credere

sare di .meno.

allorch
il

59

le

Nilo

che

nutrisce

spighe

nasconder in

qualche Verr dall'Asia un


navi innumerevoli

altro

luogo sotto la terra la sua oscura


re (2),

acqua (i).

75

alzando una grande spada, su


sulle

camminer
tagliato
il

umide

vie dell'abisso,

navigher
e lui

avendo

monte

dall'elevata cima;
poi
la

fuggiasco
(3).

dalla

guerra

accoglier

timida

Asia

Brucier tutta

la

sventurata
della

Sicilia

una corrente
Etna
(4);

di

so

gran

fuoco,

fiamma

vomitante

cadr

Crotone, grande citt, in profondo abisso. Vi sar lotta per l'Eliade, stando l'una contro
citt
i

l'altra
&5

distruggeranno citt, combattenti uccideranno molti nemici ma la lotta sar indecisa (5).
;

(1)

Il

Geffcken riporta a raffronto


d

di

questo oracolo un

passo
Zeit-

dalla
schrift

VII visione di Daniele,


f..

(trad. ted.

Kalemkiar,
p. 228,

Wien
30;

Kunde
i

d.

Morgenl. VI,

1892;

prolego-

meni
ciati

e.

testo ibid: p
;

dalla fame Secondo mi avverte l'amico U. Faldati, un rapido esame dello stile di questo apocrifo armeno lo farebbe ritenere del V VI secolo (2) Serse, se, come pare, si allude qui al passaggio dell'Ellesponto sopra un ponte di barche (Erod. VII 36, ss.); e al canale

190, ss.) I figli dell'Egitto fuggiranno, cactuoi possessi ridotti a nulla ed il Nilo all'asciutto.

tagliato attraverso
(3)

il

monte Athos {Erod


'*0c 8 tpa Tidcvia
7i(ja?

Erod.

VII,

45

[xlv

VII, 24). rv 'EXXriaTCOVTOv uir

tSv

vstSy

a-ox>tpu[jL[jLVOv,

B -g axrg xa\ t 'A^uBrivCv JteBia

t-iCKio.

v,&pf-wv, lv5auTa

Sp^Tj? courv jAaxapicje, jist 0

touto

sSxpuGE.
(4)
all'.

Vs.

81

X'[J-a

-up?

j;.EYXo'.o,

IpeuyofAivric

cpXoy?

A'tTvr,?;

interpretazione
si

di
il

p.A't-vT;?

come

genit. assoluto

chester)

oppone

fatto che lpUYo(j.ai

Lannon pu reggere un ge(Bate,

nitivo oXoy? BlasS rende: indem aus dem tna die Fiamme hervorgespieen wird, come se cio Ip. fosse passivo: ma mi sembra

complicato.
(5)

La guerra Peloponnesiaca.


Ma
quando
il

60

alla

genere
i

umano giunga
il

decima gedi schiavit

nerazione allora
e di timore
scettri
90
i

Persiani avranno

giogo

(i).

Ma

dopoch

si

saranno

gloriati

degli

rovina.

Macedoni, vi sar poi anche per Tebe la mala Cari abiteranno Tiro e Tiri fuggiranno. Samo
i

tutta quanta ricoprir la sabbia sulla riva del

mare

Delo

ogni cosa sar oscura in Delo (2), e Babilonia grande da vedere ma piccola nel combattere, star fortificata su speranze senza frutto. 1 Alacedoni abichiara,

non pi

ma

95

teranno Bactra, e quelli sottoposti a Bactra e Susa fuggi ranno tutti alla terra d'Eliade.
Vi sar per
i

futuri (un
(3)

tempo) quando

il

Piramo
le
;

dal-

l'argentea corrente

spargendo

avanti a s

dune
e Ci-

giunger
100 zico,

all'

isola sacra.
la

tu,
le

Bari, cadrai (4)

allorch, scossa
il

terra,

citt vacilleranno.

An-

che a Rodi verr

Ma nemmeno
l'Occidente

il

malanno ultimo, grandissimo (5). potere di Macedonia durer ma dal;

ma

fiorir

una grande guerra


il

Italica,

per cui

il

mondo
105 gli

sar soggiogato, portando

Italidi.

tu,

infelice
il

Corinto,

giogo di servit per vedrai allora la tua


la

presa; e piegher

ginocchio a terra per

tua torre,

(i)

L'impero mondiale dei Macedoni


IH 363.
al

e dei loro eredi.

(2) Cfr.
(3)

Come

tratto precedente vi

un

raffronto

in

Pausania

(VII, 8, 9), cos a questo, in Strabene, p. 52. Secondo Alexandre, questi versi andrebbero collocati dopo il v. 96; secondo Rzach,

dopo

il

v.

100,

Bpi? (Bari in Asia Minore) Tcasai; Badt. I Mss. hanno au^api? Tastai Q; TisastTat $ W. Ku^txo? cfr. Ili, 442. (5) Cfr. Pausania, II, 7, i. V. la nota del Frazer, voi. IH,
(4) S'j,
p.

80
1.

della

sua traduzione, Londra, 1S98. Questo verso ripetuto

nel

Vili (160).

61

Cartagine (i). Paziente Laodicea (2), te stender al suolo un terremoto distruggitore, ma ti risolleverai citt
solidamente costruita.
tentesi
suolo,

bella

Mira

di Licia, la terra

scuo110

non

ti

lascer
di
la

mai

stabile:

pregherai

rifugiarti

caduta prona gi al ad un'altra terra, quale emi-

nera acqua del mare, fra tuoni e maremoti, sparger sabbia, a causa dell'iniquit di Patara (3).
grante,

quando
te,

E anche Anche
di

Armenia, sovrasta

la

necessit di

servire.
115

Gerusalemme
dall' Italia,

verr

guerra

(4)

una malvagia tempesta abbatter il gran Tempio di

Dio, quando, affidandosi alla stoltezza, getteranno da parte il timor di Dio, e compiranno abbominevoli assas-

(i)

sero e consolidarono l'egemonia


re d'Illirio
e la

Gli avvenimenti, che in brevissimo volgere di tempo, imporomana in Oriente: la sconfitta del

Genzio,

la battaglia di

Pidna, (22 giugno 168 a. Cr.);

presa di Cartagine e di Corinto, per opera di Scipione Emiliano e di Lucio Mummio, entrambe della primavera del 146 a. Cr che
ai

dovettero fare

contemporanei un'impressione immensa,

strando

i'

inanit dei tentativi di ribellione alla potenza che

dimoaveva

conquistato cos, di colpo, l'egemonia. \2) Cfr. IH, 471. Tacito, Ann. XIV, 27:

Nerone IV Cornelio Cosso Coss.


urbibus Laodicea

= 60

Eodem anno

(cio,

tremore terrae

Cr.) ex inlustribus Asiae prolapsa, nullo a nobis remedio,


d.

propriis opibus revaluit. Sulla natura del suolo della valle del Lyco,
e della

regione circostante,

v. Lightfoot,

Colossians

(e

non Phi-

Hppians, Lanchester) p. 3 seg; il quale (p. 38 s.) discute anche la data di questo terremoto, che da Eusebio posto subito dopo l' in-

cendia di

Roma; Cbron.

Hieron. ed Helm. p. 183, 21;

m.entre

il

Lightfoot stesso ne postula uno verso il 125, e raccoglie le notizie intorno ad altri (12 av. Cr. Strab. XII, 8; Dio. Cass. LIV, 30;
:

17 d.

Cr. Tac. Ann. 7;

ecc.).

(3) I vv. 112 e 113 mancano in ^e"*?; in ^ si trova: oji.aSv -OTS SuadEpiTiaiv il Geffcken congettura 4'a[J-a^v Lanchester MBwv. (4) Il vs. 115 manca in $ ""F.
; ;


sinii
120 re

62
(i),

e allora dall' Italia un gran


pii

davanti

al

Tempio

(2),

come un
il

disertore,

non

veduto n udito, fug-

dell'Eufrate, quando sar compiuto il abbominevole dell'uccisione della madre (3), e sacrilegio compiuti molti altri con mano peccatrice. Molti cirgir oltre
Ietto

cuendo

il

trono di

Roma

(4)

insanguineranno

la

pia-

nura, dopo ch'egli sar fuggito oltre la terra dei Parti.


125

Alla Siria verr

cendiato col

un capitano romano (5) che avendo infuoco il Tempio di Gerusalemme, e metla

tendo a morte molti Ebrei, distrugger


larghe vie.
Pafos,
dalle
130

gran terra dalle


e

allora
la

un terremoto distrugger Salamina

quando
onde
(6).

nera acqua sconvolger Cipro battuta

d'
'

quando, da una spaccatura del suolo della terra Italia, il fuoco deviato giunga all'ampio cielo, e bruci
citt,

Ma

molte

e faccia perire
il

gli

uomini; e molta cenere


cielo,

ancor calda
1B5

riempia pioggie come di minio


del

vasto
;

e dal cielo

cadano
l'ira

allora

dovranno riconoscere
l'

Dio

celeste, poich distrussero

innocente popolo dei

(i)

Gli eccessi degli Zeloti e degli Idumei loro


I,

alleati,

nell'in-

verno del 67-68. Schiirer, voi


seppe
(2)
FI.

20,

(3.^

ed. pp. 617 ss);

Giu-

B. lud. IV,

3.

Il

testo leggermente corrotto.

Nerone. V. app. A.

' detto Nerone in- versi satirici conservati da Dione Cassio, LXII, 18, 4 come un oracolo di una (ps) - Sibilla; e da Svetonio, Nero, 39. Cfr. 34. Tacito, Ann. XIV, 3-8. (4) Galba, Ottone e Vitellio.

(5) [isTpoxTvo?

(5) 'P)[iri? TTofxoc,

Vespasiano
interpr. S.

Tito,

ma
:

pi
In

probabilmente

quest'ultimo. (6) Eusebii

Chron

Hieronymo

Cypro plurimae

civitatum partes terrae motu conciderunt (17 av, Cr.) p 166, io; Tres civitates Cypri terrae motu conruerunt (76 d, Cr.) p. 188, 19. Per noXKXucrros in senso attivo cfr. Od. 4, 354; 6, 204, ecc.

pii.

63

Allora ridestatasi la guerra verr all'occidente la conil

tesa ed anche

fuggitivo di

Roma, brandendo una grande


l'

spada, dopo

aver traversato
(i).

Eufrate insieme con nu-

merose schiere

Infelice Antiochia,

non

ti

chiameranno pi
di

citt,
(2).

quando no
Allora

pei tuoi

atti

di folla

cadrai

sotto le lancie

la pestilenza

ed

il

Cirro (3)

(?

Siria?).

terribile grido guerra distrugger Ahi, infelice Cipro, la vasta onda del

mare

coprir te, quasi strappata dal suolo dalle tempeste


(4).
145

invernali

Verr all'Asia una grande ricchezza, quella che Roma stessa, avendola rapita, aveva riposto nella ricchissima
casa
;

dopo

che

avr
allora

restituito

due

volte

tanto

e
di

dell'altro

all'Asia,

sar

una sovra-indennit
le

guerra

(5).

Un'aspra
presso
lissime,
le

fame
del
il

distrugger

cittadelle

dei

Cari

acque

Meandro, che sono fortificate e bella

quando

Meandro nasconder
dagli

quando

sia distrutta

uomini

la

vera acqua. Ma fede nel timor di

150

Vesuvio del 79 d Cr. interpretata come puTito, e annuncio della finale catastrofe, fa parte del gruppo di leggende che riguardano Tito, ma qui innestata a quella del Nero redivivus. Cfr App. A.
(i) L'eruzione del

nizione

mandata da Dio a

(2) Citati

con qualche variante


I,

in

Tzetze, Chiliad. VII, 564-570,


;

14 sq. ripetuti in Orac. Maiala, XVIII, 171, p. 443, 16 (ed. Dindorf nel Corp. Script. Hist. Byzaht)...^ (3) Sxupov (axijpov) <> W', xu-pov Q", xppov Gutschmid e Geffp.

Anecd. Paris, ed Cramer


115
s.

334,

Sibyll. XIII,

cfr.

cken*. Supir)v Alexandre.


(4)

Doppioni
cit.
I

- secondo Wilamowitz
334, 17 sq.
350.

dei vv. 128-129; Anecd.

Paris, ed.

(5) Cfr.

Ili,


Dio, e
la

64

dal

giustizia

scompaia

mondo

(i),

e gli

uomin

non sante compiano eccessi, locazioni orgogliose e malvage, e nessuno faccia conto dei
giusti,

incostanti vivendo in azioni

ma

gli

sciocchi a cagione

della loro stoltezza

li

distruggano
e,

tutti

quanti

(2),

rallegrandosi nella violenza


:

avendo

le loro

mani

nel

sangue

allora

potranno cono-

scere che Dio non sar pi indulgente

(3),

ma

che nel-

tz^

i^l)

Vss. 152
aioiai B
<I>
;

ss.

a)^X'

o.av

EaeptT)?
lv\

[j.v

-' v5p>:iajv

TiiaTi? xai
o-/_

t Bixaiov

(ZTioxpuo^r)

TXjjLaic,

y.a[j.w

. .

nXrjrat
.
.

-aXip-PoXoi
e

uGvxec u^piv p^watv

hanno

saeptr;

E'jaspirj;

sostenuto da Wilamowitz e Buresch. Cos anche


;

Lanchester
das Recht.

e
11

Bate

vs. 154

invece Blass, Frommigkeit die Treue und si trova citato cos imperfetto da C!em. Aless.
.
.

Paedag.
^wvTSc
o't

Ili, 3,

15 (Stahlin p. 245, ^osq.): :raXip.poXo'. pa^ouciv ara^otXa xai

t^;'

ox aioi? 8

TXp.a'.c
t\

xax spy,

ft\z\.^

Si-

puXXa, Badt supplisce alle due lacune (rispettivamente di una lunga e una breve) ol Se e avSps^. Il verso si trova in <> mescolato con

parole del 153;


(2)

manca
cfr.

in f2.

Geffcken

igitur

huius saeculi termino)

Laclant. Divv. Instt, VII, 15, 8 (propinquante ita inpietas et avaritia et cupiditas et

libido crebrescet, ut si qui forte


leratis,

tum
:

fuerint boni, praedae sint sce(p.

ac divexentur undique ab iniustis

632).

De ira dei, 23, 5 dopo aver citato IV, 51-53, soggiunge: simili modo deflagrationem postea futuram vaticinata est, qua rursus inpietas hominum deleatur: xa\ tts (vss. 159-161) unde apud Nasonem de love ita dicitur (Ovid. Metam. 256-258).... quod tum fiat necesse est, cum honor et cultus dei summi apud homines nterierit. Eadem tamen placari eum paenitentia factorum et sui
(3) Lactant.
I

tmendatione contestans haec addidit (162-163); item paulo post {169-170, con lievi varianti). Cfr. IV Esdra, 7, 33 (Box, p. 121,
del testo greco

per la ricostruzione del testo delle varie versioni, e la ricostruzione xal StsXeaovTat ol ox-tp[/.oi, xai t sXso? u?T:oy^cpiQ(jct,
:

xai

i\

[i.a-/^po3-u[x'ia

auYy^cop^osi

Cfr.

Enoch, 63, 8;

91, 7, 2, Ba-

ruch 85, 12

l'ira

65

distrugger
il

digrigna

denti (i)

e che

genere
in-

leo

umano
cendio

tutto quanto insieme per


(2),

mezzo

di

un grande

stolti

mortali,

ripudiate tutto questo, e non spin-

gete Dio grande all'ira che prende molte forme; ma degemiti e gli omicidi e le violenze^ ponendo la spada e
i

lavatevi tutto
le

il

corpo in fiumi perenni

(3),

e stendendo 1^

mani

al

cielo (4) chiedete

perdono

delle vostre

opere
per la

di

prima; e con elemosine


(i) ilXi yXto (3pu-/_ov-a.

(5) fate riconciliazione

(Lattanzio ha [ipi^ovra), cfr. Giobbe, Ps. 34 (35) iel scc. Indi nella letteratura apocalittica, onde 16, io> in Mt. 8, i2 h.v. sa-ai xXau^^? xa\ Pp^yp-s twv Bvtcov (cfr. 13,
42)
50
J

22, 13; 24, 5^; 25,


Il

30)

Lu. 13,

2s).

Bate osserva come per questo sibillista la storia del genere umano s'inizi col diluvio e termini nel fuoco; e cfr. II Retri. 3, S'T
(2)
(5)
v
7;oTap.~t(;

Xoi'aaa^s

oAov
~<;

op.ac

asvxoiaiv

Isa.
tSv

I,

^g-

^ouu[Ji{J5v.

CTaa5, "/.a3'apo\ ^k'^t'S^t^ amXeie

-ovTip'ia?

-o

'i^-jyp^)

Ps. 72 (73) ^gi per le


v

a<:^7i<?

perenni
rito

cfr. /^^i^ayji

VII,

^Samnaa-s...

uSocTL

CwvTt.

Ma

in

ogni

di

purificazione necessario che

l'acqua sia corrente, se no

qualcosa
g;

di materiale)

xa\ XouasTat Iv

l' impurit, (che concepita sempre come non potrebbe essere asportata. Cfr. Lev. 14, uoan xai zotS'api; l'arai; 15, -. Qui non si tratta

come in Isa. e nel Salmo sopra ricordato, di purificazione soltanto rituale, ma anche morale, conseguita tanto attraverso la penitenza che il bagno; cfr. Giov. 13, j,o, Ebr. io, co: pepav-iatxvoi
per,
;

tc

/.apoiac

ao auvEiSrjasw?
gli articoli
;

Tcovvpa? xa\

Xs^oucp-svoi ~cS affida

uSaT'.

xa^apw. Cfr.

in Hastings E. R. E Enc. Bibl.; Tmife \x\ Protest. R-

Bap.tsm, (New Testam.) e (Early Christian) e Diction. of Chr. and Gosp. Washings in
;

L' htiportanza data al

Schurer, 11,564 e III 181-185. bagno di purificazione sarebbe una particolarit


;

degli bsseni.
(4)
(5)

L'attitudine rituale di?\V Orante, tanto comune. Sul valore dell'elemosina e la sua efficacia redentrice,
libera dalla

(l'ele-

mosina
in

morte

purga via ogni peccato). V.

l'art

Ahns

Jew. Enc.


170

66

nuovamente
intenzioni
l'ira,

vostra amara empiet. Dio dar la conversione, non di-

strugger

(i),

far

cessare

se tutti

praticherete (2) nell'animo questa piet

cos

onorevole.

Ma

se nelle vostre
(3),

malvagie

non mi darete
con
sar su
di
il

ascolto

bens

amando
tutte

l'empiet

accoglierete
parole,
vi

orecchie mal disposte


tutto
il

queste
levar

mondo
il

il

fuoco, con grandissimo segnale (4)


il

spada e tromba, insieme con


175

del sole: tutto

mondo udr
le

rimbombo

e l'eco
il

potente. Egli brucer

tutta la terra, distrugger tutto


citt,

anche

fiumi ed

il

genere umano, e tutte mare, brucier ogni cosa

e rimarr la cenere calda

(5).

Ma

quando

tutto sia di-

180

ventato polvere e cenere (6) e Dio abbia posto a dormire il fuoco ineffabile, come lo aveva acceso, Dio stesso dar di nuovo forma alle ossa e alle ceneri degli uomini,
(i) 5cc taci

(Volkmann;
:

^oticjci

i'.

'j'Ssi,

W,
si

3-sou ' i^sv

<1>;

jj-ETovotav

o-jx" Xiae-,

sulla

penitenza-conversione

vedano

gine che

vi

ha dedicato

S. Schechter,

Some
in

theology ;
tres la
(2)
(3)

New

York, 1910. Art Repertance

aspects of Jew Enc. si


;

parabbinic
cfr. al-

le

Preghiera di Planasse.
axT,c7rjT'

p.

Cfr. per quanto segue: Giustino," 1 Apol. 20, i (Goodspeed, 40) xaV Si[u)^Aa Si xa\ YatciTtr,? Y-vrjasaSai twv iSapTwv avat^^toj'.v
;

ii.jp? Eipaaav

e ie ps. - giustin.
ii,

Quaestt. et respp. ad orthod.,


-

74 (Otto,
giustin.

t.

Ili

p.

p.

109,
(ibid.

3 t.

e io ps.
11

Sofocle citato nel ps.

De Monarchia
gli

p.

i,

p.
gli

136;

cfr.

nota 2 dove

sono elencati

altri

scrittori

che citano

stessi

versi).
<1>

(4) Aov xai

arlfia

uiytjxov

Q
cfr.

Iv
II.

T8c Qr\\^% -i-uxTa'.


;

^.

(5) xov\c 5"Eas-'

aSaAssaa

l8, 23

Od.

24, 316; cfr. vv. 133

179
(6)

tioprj cr-oSEaaa.

Questi versi sono


xa\
Tf,v

citati,

con piccole varianti e salvo


;

il

v.

186

in

Constit. Apostoli. V,

7,

13

-o-vjv

xai

ar^

-rjv

vaaraaiv
HaEPst;

ji'.'XoYs"

TiaXtYYevsd'.av ox'^pvcTTai,

taxp'.vst

S toc

EX Twv as^Sv, [Aarrjv pa toTc v)[iETpotc sj-tcrTOuatv.

rimetter in piedi
sar
il
i

67

(i).

mortali: com'erano prima

allora

Dio stesso, processando il nuovo. Tutti quelli che per empiet peccaronc, costoro nasconder la terra sparsa dal di sopra (2), e i Targiudizio, in cui giudicher
di

mondo

i85

tari

oscuri e
pii,

gli stigli recessi della

Geenna (3). Ma
e tutti allora
si

quelli

che
loro

son

vivranno

di

nuovo

sulla terra (4) [Dio


pii]

dando
luce

respiro e vita e grazia (5) ai

riguarde- 190
del
!]

ranno

(6),

contemplando

la

dolce e gioconda

sole (7).

[O

beatissimo l'uomo che sar in quel tempo (8)


Ezech. 37,
il

192

(i)

Cfr.

j^.j^q.

La

risurrezione

qui

non

dei

soli

giusti,

st precede

per

Enoch, 51,

giudizio; ma neppure, come vuole il Charles 1-3 (nota) dei soli Israeliti; bens di tutto il ge-

cfr. vs. 176 aTrav yvo? ayptSv', 182 [Sootoc; cfr. 2 morti, che ora riceve, Baruch, 50, 2: La terra render sicuramente affinch essa li conservi, nulla mutando nella loro forma, ma come

nere

umano:

li

ha

ricevuti

li

restituir. Cfr.

vv. 40-46
zccXuist,

V, 230
Il

tee.

(2) -o? ' auTS -/uTTi

xar
V..

yatct

testo delle Cost. App.

ha

"'ji?

0'

TzvX'.

y.

(3)

Manca
188
^F,

in Costt.
^av-iro'j

App.
^s^Xo-.o
Sso'
y.ai

(4) vs.

a-i^itov oX^ov
e

".

manca

in

Const. App., Lactant, che cita 187 VII, 23, p. 657) in coda a IV, 40-43V. 4. (5)
*I>,

189 (Divin. Instt.

(6)

11

testo

savi/ov-a'.

dato
oiciov-a;

dalle Costit.
"^F

molto corrotti

(/.Q'|ovTai

Q,

Eraovtai

Mss. sono App. $) Lanchester pensa


-.

a un possibile TT'o4'ovtai 3v aO-v. Ma anche possibile che il concetto qui sia un altro giusti, beati, risplenderanno di luce novella, (cfr. Dan. 12, 3; 4 Esdra 7, 9, e 125; 2 Baruch 51, 3 e io; I Enoch, 58, 3; 104,2; ^ 38,4 cfr. nota d Charles; Matt. 13,43;
:

cfr.

22, 30 XX' w; ayYsXoi 4v


;

tG

opavOi)

che rifllesso d quella


Si

celeste

proveranno
la

la

stessa gioia nel contemplare la luce del sole,


altri.

nell'osservarla perfettamente riflessa negli

consideri che
:

per

gli

empi

punizione nell'oscurit
in <^ e

tutta la terminologia

figli della luce, e delle tenebre, tcz., tee.


(7)

Omesso

(8)

^.

III,

371, v. Introd.

LIBRO
Ma
tino.

V.

su, odi la funesta epoca dei discendenti di LaCerto primissimi dopo i re d'Egitto che perirono,

che
3

la terra
di

medesima
il

cacci gi tutti

dopo

il

cit-

tadino

Fella, sotto

quale fu ridotto tutto l'Oriente


;

cui Babilonia svergogn, present cadavere a Filippo (i), e non veracemente detto e dopo quello della figlio di Giove, o di Ammone (2) e del sangue di Assaraco, che venne da Troia e stirpe
;

e l'Occidente ricchissimo

10

tagli
cari

l'assalto
;

del fuoco

e dopo molti sovrani, uomini


figli

ad Ares
gli

e dopo
:

bambinetti,

della fiera

che

divora

agnelli

(3)

sar signore primissimo colui che


il

addizioner due volte

dieci

nella lettera
;

iniziale (4).

Prevarr

di

molto
;

nelle

guerre

avr
lui

dalla deina (5)


15

cosi

che dopo

di

primo segno regner quelli che


il

fra gli

elementi
;

(dell'alfabeto)

ha

la

prima

lettera (6)

[per inizalel

dinanzi a cui tremer la Tracia e la Si-

(i)

Clem.

Al. cita questo passo (vsxv invece di vixuv, i e XII,


^.

nel 6) Protrept. X, 96,


cfr.

Sthlin p. 70); per

la

versione di vi^Hy^s

l'uso omerico. (Od. 21, 424).


(2) Cfr.

HI, 383.
cfr.

(3) urjo^ayo?:

Nonno,

parafr. di S. Giov. 19,

162: (festa)

in cui si
(4)

mangia

l'agnello (pasquale).

K
A,

cio Kai.cjap.

(5) I, louX'.oc.

(6)

"A-jyo-JGToz,


cilia

69

e poi

Memfi

(i).

dei

condottieri (2) e di
sul

Menfi distrutta per la malvagit una donna non asservita, che


ordinamenti
per
i

cadde

mare. E
;

stabilir

popoli e
il

sottoporr tutto

ma

potere ad un

altro,

dopo lungo tempo che avr per prima


il

trasmetter
la

lettera

del 20

numero
e

trecento, porter
i

nome

caro di un fiume (3);

comander sopra
la

Persiani e
i

su Babilonia, e

allora

colpir con la

spada

Medi.

abbia
dieci

lettera del

tre (4).
(5),

Dopo, regner colui che Colui che avr due volte

nella

prima lettera

comander

poi,

questa
ritor-

25

andr fino all'ultima e

insolita

acqua dell'Oceano,

nando assieme
per lettera
il

agli

Ausonii

(6).

Sar re colui che avr

cinquanta
il

una grave guerra,

sua stessa stirpe la disordine, facendo l'atleta, guidando e osando diecimila cose e taglier
;

generante (7), malvagio drago quale uopo aver teso le mani sulla distrugger, e metter ogni cosa in
i

30

cocchi, uccidendo,

il

monte

fra

due

mari e

lo

toccher con sangue impuro;


;

ma

sar anche

annientato e distrutto

poi torner
di

indietro,

facendosi
re

uguale a Dio di lui saranno

ma

dimostrer

non

essere.
(8).

Tre

dopo
n

distrutti

l'uno dall'altro

E dopo verr

(i)

La

battaglia di Filippi, la guerra di

Sesto Pompeo,

la

lotta

contro Antonio e Cleopatra.


(2) 3l TJYst'rvwv xaxrrjTa cfr. (3)
(4)
Ili,

366.

T, 1\
Il

Tifiipioc,
^'^y-oi.

cfr.

Tier.

(5)
(6)

K, KXau5io?.
testo incerto
:

'i'^-.-Mziy

'i^j-izoicv,

atorrov,

hanno

rispet-

tivamente
sohn. E'
(7)
(8)

W;
la

<J)
;

XII, 89 e

Q;

atj-oppov

au

'A-Jcroviisiv,

Mendels-

N,

Nlpcov. V.

spedizione in Britannia del 43 d. Cr. App. A.


e Vitellio.

Galba, Ottone


un gran
rissimo
il

70

pii,

distruttore degli

uomini

che mostra chia-

segno sette volte dieci (i). Il figlio di questi, che mostra l'iniziale del numero trecento (2), porter via

completamente
40

il

potere.

Dopo
(4),

di

lui

sar

re

uno
di

dal

numero quattro
venerando
dal

(3),

funesto

e dopo ancora
(5);

un uomo
lui
(6),

numero cinquanta
il

dopo

quello che prende


--

segno

iniziale

dalla lettera

300

celta salitor di

45

montagne, ma affrettantesi alla battaglia non sfuggir al destino miserabile, ma soce lui cadavere ricoprir una terra straniera, comber
orientale
:

ma
avr

che avr

il

nome
altro,

de! fiore

di

Nemea
uomo
ottimo,

{7).

Dopo
;

lui

comander un
il

un uomo
;

dalla testa d'argento

egli

nome

di

un mare

sar
te,
i

un

eccellente e

capir tutto (8).


tutto,
go

sotto

di

superiore in
d'alloro sa-

azzurro crinito, e sotto


tutti

tuoi rami
di
lui

ranno
tre
(9),

questi
il

giorni.

dopo

regneranno

ma

terzo regner in et avanzata.


io,

Sono

affranta,

la tre

volte sventurata, di contenere

nell'animo una profezia crudele, e

l'inno ispirato

degli

;i

0(70); U
T, Tiro:.
il.

<j:i;7.aiavc.

(2) (3)

Ao[j.'.7icv;.

(4) T'I-^s-oi-^ij-poc
:

Mss.;

Sf'j[Mtp^z,oc

Alexandre; t^Xei^to^^o

,:

Wilamowitz is5apij.ivo:, Lanchester. (5) N, Niowv.


(6) (7)

T, Tpa-: :<voc.

Traiano

mor

in

Cilicia, a
le

Selino;

e
i

dei

fiori

di

^'.iw^,

apwn

graveolcis, eraio formate

corone per

vincitori nei giuochi

istmici:

Pind. Ol. XHI, 43; Nem. IV, 88; Juv. Sat. Vili, 226: Griaeque apium meruisse coronae. (8) Adriano, che ricorda nel nome l'Adriatico. Perci chiamai
azzurro-crinito, epiteto di Poseidone,

>

xuavo)(_atTrjC,

(9)

Antonino Pio, L. Vero, M. Aurelio.


oracoli
alla
;

71

Dapprima
si

io,

la sorella d' Iside (i).

(2) intorno

55

base del tuo tempio molto


le

compianto

precipite-

Meiaadi e in mani malvagie sar quel giorno allor quando il Nilo (4) percorrer tutta la terra d'Egitto, fino a sedici cubiti, cos da bagnare coi flutti e inafifare

ranno (3)"

con

le

sue correnti tutta

la terra

taceranno,

la

grazia

della terra e la bellezza del suo volto.

Memfi, tu alzerai
eo

gravi lamenti sopra l'Egitto

tu,

un

tempo quella che

superbamente dominava la terra sarai diventata misera; cos che anch' Egli lo stesso amatore del fulmine ti
chiamer
dall'alto

del
in

cielo a

iVlemfi quella

che

antico

ti

gran voce vantavi sopra


:

potente

gli infelici
65

mortali,
cos

[tu
ti

che

piangerai moltissimo, superba e sfortunata, oda l'Eterno Dio Immortale tra le nuvole] (5).
tra gli

Dov' ora quella tua potente arroganza miei servi Perch tu infuriasti contro
i

uomini

unti di

Dio

(6)

(i) "IniQ-jz

/]

yviociTr,

Mss. Edd.

yvcuTr,

Herwerden
cfr.
II. /.,

~l3t,

55v

-fvwaT)

da VII, 66; XII, 314 Geffcken

Ma

15,
II,

350

yvcoro'.
;

-s yvcoTa'- Ts. fratelli e sorelle; v. Thesauvis gr. Alexandre I, 2, 202. Cfr. anche il v. 484.

694, A. B.

(2) Lactant. Div. Instit. VII, 15, io et prima omnium Aegyptus stultarum superstitionum luet poenas. (p. 632}. (3) i?o'j(jt Alexandre con F, la maggior parte dei. Mss. ;<I>) ha

(4)

dorf

I,

Artapano presso Eusebio, Praep. Evang. IX, 27, 28 (Din503): 7;poA5'vTa os [jii/.pv tv NstXov rr,' pajiij) (tv Mwiitf,-/

aov) -aToi^ai tv 81 ;:o-aij.v -oXuy^ouv yv;j.;vov xaaxXTsiv OAr,v


A'''yj~rov a7: tte i
(5)
Il
y.a\

motivo

di

xaTa^aoiv ct-ou yivE-j^-ai. vv. 65-66 interpolati appare chiaritenere


xrjv
i

rissimo.
(6)

^soy^p'.aiouc, l'appellativo
i

messianico (Meshiah
;

YHWH)

attri-

buito a tutti

membri
:

d'Israele

cfr.

una

delle interpretazioni dei

Ps.

II, 2.

(LXX

/.aTa toO' zupiou

x.a\

xar tou yptaTou aTOu).


70

12

e suscitasti la cattiveria in uomini buoni

avrai in
;

penso come pena


salirai
al cielo

di

questo un trattamento uguale


i

comnon
non

avrai parte alcuna tra


(i).

beati;

cadesti dalle stelle,

75

Queste cose Dio mi chiam per dire all'Egitto, nell'ultimo tempo, quando gli uomini saranno completamente malvagi ma malvagi si affliggeranno, aspettando
;

malanni,

l'ira

dell'immortale
essi

celeste

che

colpisce
di

con

grave suono,
e animali e

che venerano

invece

Dio

pietre

cose

(2),

in

hanno timore in altri modi di molte altre cui non parola, n mente, n udito, tanto

80

che non neppure giusto che io nomini ciascuno degli idoli, prodotti dalle mani degli uomini.
,,

Dalle proprie opere e dagli scellerati pensieri, le nazioni accettarono gli dei di legno e di pietra e di rame e d'oro e d'argento vani, privi di vita e di sensibilit,
;

85

li

fabbricarono fusi
siffatti

al

fupco,

scioccamente

ponendo
e

fede in

oggetti.

Tmui

e Xoi, Atribis,

Coptos,
te,

Abido,

Eracleopoli
illustre
;

Diopoli ed Ermepoli, e di citt, la guerra non

Alessandria,

nutrice
e

lascer,

(non pestilenza

tu

pagherai
90

il

fio)

della tua superbia, in

misura

di

quello

che hai fatto prima. Tacerai per lungo tempo, e, giorno del ritorno non scorrer pi per te bevanda delicata.
.
.

(3).

(i)
(2)

Cfr. Isa.

14,

io.is.

-olX

aXXa

ipo^ou(j.voi

invece che tv ^ev.

le

Testo corrotto e lacunoso. Fin dove era possibile ho seguito congetture che parevano pi probabili. I nomi di molte di queste
(3)

citt si ritrovano in

35> sq.
i

39.

papiri: di

Ox. Pap. (XI) 1380 del pr. del 2 sec. 11. 17-18; (Un'invocazione a Iside: cfr. Apul. Aletam. XI. 5) e Leyden, U. II; Brit. Mus. 121; 492-504).

Verr
infatti
il

73

(i)

Persiano sulla tua terra


la

come grani

dine e distrugger
tori

tua terra e

gli

uomini macchinatuoi

d'infamie
altari

con sangue e con cadaveri davanti


egli,

gloriosi

(2),

dall'animo barbaro

terribile

san-

95

guigno, arrabbiato pazzamente con tutta la moltitudine (3)


in

numero

infinito

portandoti la distruzione (4)


sarai

e allora,

citt ricchissima,

grandemente
terra,

travagliata. Tutta

l'Asia pianger,

cadendo a

a causa dei

doni

dei
100

quali, provenienti da te, si rallegr incoronandosi il capo. Egli stesso, quelli che ottenne la terra dei Persiani far

guerra, uccidendo ogni


cosi

uomo

distrugger

ogni

risorsa,

che

agli

infelici mortali rester solo la terza

parte
salti

(5).

Egli stesso verr


geri
(6),

dall'occidente
e
la

volando con
tutta
la

leg-

assediando

desolando

terra.

Ma los

quando avr ottenuto


(i)
IJ

potente altezza e audacia sver7:loov

SxTio?

(=

oa-.eov)

Alexandre, vi-oc Rzach,

Geffcken.
e salta

vs. solo

nell'Exc

paris. che reca qui

V, 98,
(2)

e alla fine reca


7:ap'|y.-7.yoi;'. T
- anche per non mi sento

un sommario

rivelano
rotto,

la

spiegazione in prosa. jwjjlou. Malgrado le incertezze dei Mss. che mancanza di un verso - che il testo cor-

anche IV 179-190

di

accettare

l'emendazione del Geffcken

7:201-

TcX^Qasi T i3fjj[xouc cfr.

Apollinar. Ps.

LXXXII, 32
4.5.

-8pi7:Xr,(jciac :i;o3-?;

e ci per
(3)

il

raffronto con Ezech, 6,


:

Tcoi[XT:\ri3'-

(4)

Tial^tov

<I>

Dio. Cass. 75, 9. W. ix-a'^a>v Ex. Par.; Tr'^wv Geffcken

Le

23,

^f.;

c>o\

< -v >

oXe5pov.
(5)

Testo mollo corrotto ed oscuro


[lEicrtSv
;

in

^>

W;
e

il

v. loi

ristabidi

lito

oc

s'Xaysv

'(t'xv

7zxq\z\uu dal

Buresch sulla base

Exc.
al

Par

il

v.

102 dato

da

questi

soli

manca

nei

Aiss che

suo posto hanno un rimaneggiamento del vs. 108; col 103 cfr. Ili Col rimane soltanto la terza parte degli uomini, qui del necessario alla vita (oXov ^lov l^aXaTi^ei vs. 102 cfr. Thesaurus, II,
544.
cfr.

255 A)
(6)

a^AaTi /cou'jw", Exc.

Zacc. 13, ; Apoc. Par.

^5
9^,

i.

apjjia-'..


gognata
Beati.
(i),

74

la

verr volendo distruggere anche

citt dei
lui

allora
tutti

un
i

re

mandato da Dio
re,

(2) contro di
;

distrugger
110

grandi

potenti mortali

e allora

sar

il

giudizio dell'incorruttibile sopra gli uomini.


te,

Ahi, ahi a
strare

misero cuore, perch mi


all'
il

ecciti

a mo-

molti
siani,
115

? (3)

governo di queste Egitto, Vai verso l'oriente alla stolta razza dei Peril

cose

doloroso

e rivela a loro

presente e ci che sar.


Arabi (4) e
Babilonesi e

La

corrente del fiume Eufrate far un'inondazione e


i

distrugger

Persiani e

gli

Massageti che amano la guerra e hanno fede negli archi (5). Tutta l'Asia bruciata dal fuoco briller fino

(i)

vatc

geniale

congettura

di

Geffcken per
<&

arjoc:

<I>

U'

Exc. Par.
(2)

3;^Ev ^/.atXs:

r.i\j.z^^e\i,
:

secondo v. io2

Exc. Par Latt,

^l'hanno aSevapc per Sc^sv il Messia. Lactant. Divv. Instt. VII, 18, 6 (p. 642 ss): Sibyllae quoque non aliter fore ostendunt quam
tt

ut dei filius a

summo

patre

mittatur, qui et iustos liberet de

ma-

nibus

impiorum,

et iniustos

cum tyrannis

saevientibus deleat. E

sic tradldit: (vv. 107-110); item alia {III 652,3.); et rursus alia (Vili 326, s) . Tutto il tratto 93-110 una pittura della guerra dei Parti, che in qualche opera prendono il posto generalmente assegnato a Gog e Magog: conducono cio la finale ribel-

quibus una

lione dei poteri gentili e pagani, e degli interessi e passioni e vizi


del

mondo

contro

Giusti. In questo senso si pu dire che


Anticristo
5 (io

il

loro

Re

una figura
cfr.

di

direi,

per evitare

confusioni, di

Antimessia^
12, 0-3

Enoch. 56,

ss

principali fra le nazioni in


{"^^i

lega
ot-riv

dove appunto Parti e Medi sano le contro Israele; (cfr. anche Zacc.
sp.Tcai^cov
i^Ttai^troL.

xaTa-KTv

cfr.

v.

97)

Ezech. 38, o_; Zacc. 14, Per Beat del v. 107 (3) Cfr. V. 286.
i

^3;
cfr.

Agg.

2,

g, ecc.)
il

indi

l'Apoc. g,
cfr.

i.

v. 249, e con

108

414

s.

(4) "Ifirjpac

ma

il

cfr.
:

con XIII, 33

<5)

-^oiot - T^icjTouc

emendaz.

di

Meinecke per

m'induce a leggere 'Apa^sc. il Tcvra? del Mss.

alle isole.

75

Pergamo sacra
di

fin

dall'antichit sar distrutta

con rumore
si

tuono
gli

[?

o: dalle fo7idamenta\ (i) e Pitane


i^o

uomini completamente deserta. Lesbo tutta precipiter nell'abisso profondo, cosi da perire (2). Smirne arrotolatasi sotto suoi precipizi, un giorno pianmostrer fra
i

ger;
I

ella

un tempo veneranda e celebre sar


la

distrutta {3).

Bitini

piangeranno

loro terra

incinerita e la
(4),

grande

1-25

Siria,

e la Fenicia dalle molte razze

Guai a te, Licia, quanti mali ti prepara il mare, -i-.lendo improvvisamente sopra la terra dolorosa, cos da scuotere con un malo moto e con brusche correnti la
terra di
Licia,
(5).

quella

senza profumi e

quella

che

li

produce

Terribile

ira
la

sar

sopra

la

Frigia

a causa dell'afflidi

iso

zione (6) per quivi rimase.


Il

quale Rea {madre)


razza e

Giove venne e

mare roviner
;

la

il

barbaro popolo dei Cen-

tauri

un fiume che scorre profondo roviner la terra Tessala, il Peneo dalla profonda corrente (distrugger^ le
Alexandre ma,

13.3

(i)

^o-puBv

Mss.;

[ia^prjov

meglio,

^povTr,v

Mendeissohn.
(2)
(3)

Cfr. V. 316.
Cfr. la 7
f.

Visione

di

Daniele

gi

cit.

(vers.
p.

Kalemklar
228,
19.

VVien. Ztschr.
(4)
(5)

d.

kunde des Morgenl. VI, (1892)


Mss.
63,
26.

TuoXutpuXov per -oXu^-jtov dei

Cfr.

Dio Cass.
scelti

Gii aggettivi
di

[jiupov

[j.up'.7;vojv

sono forse
della Licia.
(6)

per fare

un giuoco

parole su

Myra

la capitale

questi versi con

Lanchester vorrebbe leggere Xuaarj? per Xu-? riconnettendo il culto orgiastico di Cibele Rhea (v. Cumont, Le

religioni orientali nel


Bari,

1913, e. Ili; Garstang and Strong, troduz. n. 69 p. 26).

paganesimo romano, trad. di L. Salvatorelli, The Syrlan Goddes hi-

forme
delle fiere

76

della terra

l'Epidano uccider
di

Lapiti

sulla terra,

l'Epidano che dichiara

aver

un tempo

generato
I

le

forme

delle fiere (i).


tre volte infelice,
il

poeti

lamenteranno l'Eliade
il

quando
grande
lo

dall'Italia taglier
140

collo

all'istmo
cui,

re

della

Roma, uomo simile a Dio, Giove e la signora Era il


;

dicono, gener

stesso

quale, con la voce tutta da


affaticandosi
la

musa

del

suo

dolce

inno

in

teatro

(2),

uccider molti insieme con

infelice

sua

madre.

Da
che
;

Babilonia fuggir questo re terribile


tutti
i

e svergognato

mortali e

gli

uomini migliori
le

hanno
sul

in

orrore

145 infatti

uccise molti e pose


(3),

mani

ventre

(che

lo

gener)
quit

pecc contro
i

le

mogli e fu formato dall'inii

(4).

Andr verso

Medi e

desider per primi, e

ai

quali rec

Re dei Persiani, cui fama tendendo ag-

.riesce a

Testo molto corrotto, e solo con l'uso di varie congetture si cavarne un senso: vs. i32KVTa'jpwv Rzach e Buresch per Ta-jpwv; indi 134-135-133-136, "H-ioavc Mendelssohn per 'Hpioavi;
(I)

Mss. Edd.;

v. 133 < "ll-toavvc >

Aa-ta, o-eS^v ^ar


j/j-vou

y?,? (y^'v

Mss.)

Evapi^SL (vaoTj'^EL
{2) -aajj.ci'jw

vVilamowitz).
s^yyfo
[jleXi/oIoc

(Geffcken,

per

\i.{kvifOy.c.

u[Avou:
(3)

Ms.s.

Edd. Wilamowitz) ^sarpoy.o-wv.


Isaia IV, 2.
:

V. App. B. Cfr. ASC.


il

scender

gran principe, il re di questo mondo, che lo ha dominato da quando ha cominciato ad essere; e scender dal suo firmaBeliar

mento sotto
madre,
(del
(v.

la

forma d'un uomo,


T/ie

re

d'iniquit,

uccisore di

sua

Ascenscion of Isaiah, London, [900; traduz. del testo etiopico, versioni latine, trad. lat. delia vers. slava

R H.Charles,
e fr.

Bonwetsch)

greco (Grenfell e

Hunt, Asc.

of Isa.)
l'

Tis-

serant, Asceusion d'/safe, Paris, 1909 (nei


;

Documents ponr

Etude

de la Bible) il fr. greco lacunoso per la prima parte del versetto, ha nella seconda v s"8'- ay^iw-ou paaiwc avp.ou [xsTpaXwou.
:

(4) h.

ij.'.ap(jjv

Castalio per jaixowv Mss.

guati con questi

77

che prese
dini
io

il

malvagi contro il popolo verace tempio costruito da Dio e bruci


i

egli

citta- 100

popoli che salivano a quello

come giustamente
i!

cantai. Al suo apparire


i

(i) fu scossa tutta la creazione in

ed

re perirono e quelli
il

cui

rimase

potere distrus-

sero la grande citt ed

rante

quando duche da solo distrugger tutta la terra per punizione (2), un grande astro dal cieio cadr sul lampeggiante mare e brucier
popolo giusto.
il

Ma

il

quarto anno splender

grande

astro

105

il

mare profondo

e la

stessa

Babilonia (3)

la
gli

terra

d'Italia,

a cagione della quale perirono di tra


il

Ebrei

160

molti santi fedeli e

popolo verace (4). Fra malvagi uomini tu starai soffrendo molti mali (5), ma resterai completamente desolata per tutti tempi
i

(i)

cpavivTo?

Mss.

ma

dre, ecc.;

oppure

ts aavlvro;,

per n'eioni metriche npooocv toc AlexanGel'fcken.

(2) Cfr. per l'andarnento IV 130; per la cometa, HI 334,55; una cometa apparve nel 73 J. Cr. - de qua quinto consuiatu suo Titus Imperator Caesar praeclaro Carmine perscripsit (Plinio, H. N.
II,

25).

Segue qui un verso: aro'. "oStov 's'^rjxav t' s^vaio^ lloastotovi che non si riesce in nessun modo ad accordare con il contesto; secondo il Geffcken, sarebbe entrato qui a cagione del v. successivo dove si parla del mare; e quindi ai 156 da scriv^ere ;?vsxa -otv5^;
invece che E tvexa
(3)
-ip.^;.

Cfr. Apoc.
Inst.

8,

^^

Lactant. Divv,

VII,

15,

18

(p,

aperte iiterituram esse

Ronimn

locuntur et

634) Sibyllae tamen quidem iudicio dei


iustiiiae

quod noinen

eiiis

habuerit invisum et inwiica


Coloss.
1

alumntmt
xai

veritatis populuin trucidarit.


(4) ayiot TciaTOi
TwinToT? aSeXcpoTc*,
cfr.
I,
2^'^'^?
^''

KoXoacjai?

Y'-oi?

Ign.

Smyrn.
II.

toc thitoc xai -oc y'-ouc.

Aac

sXti^? cfr. V.
(5)

149

l'^vo?

Cfr.

Ili

356

ss.

quind'innanzi
i&i

78

il

(i),

rendendo odioso
;

tuo
in
te,

suolo,

hai ricercato l'arte dei farmachi (2)

citt

poich malef-

vagia, sciagurata fra tutte sono adulterii, e

l'illecita,

feminata, ingiusta unione dei fanciulli


tutta
pere,
ITO

(3).

Ahi,

citt
le

impura vedova

della terra latina,


ti

mnade che ama


alture (4),

vi-

siederai sulle
te,

ed

il

fiume

Tevere pianger

la

tua consorte, che hai cuore omi-

cida e animo impuro. Non sai, che cosa pu Dio, che cosa prepara? dici lo sono solo e nessuno mi distrugger (5)
te e tutti
175 vi
i

A'ia

tu

Ed

ora

tuoi

distrugger Dio sempre esistente, e non


di

sar

pii^i
il

traccia

te

in

quella terra,
le

come prima,
Rimani
sola,.

quando

gran Dio invent

tue

glorie.

(1)

Il

V.

164

CT(Jc~a'.

ui\y. aevct si; aij.a;

-aviprj^.oc

da

esclu-

dersi,
(2)

come una
Apoc. 18,

dittografia del precedente.


23

ott

xr^

!papj/.ax[a

ffO'j
11

(Charles:

a-^c) l^-Xasi

vrj^rjaav

nivToi t ^vq;

Isa. 47,9,

Tutto

passo

come

vedr,

da questi luoghi biblici; cfr. v. 173. III 764; Clem. Al. Paed. II, io, 99: /.( (3^ Cfr -ap'[j.Tv 7:'-jirjTixri vsto'.royja t.'ic ypusi (vss. 166-167 con la variante in quest'ultimo ^vt'cz aSapTH per oucr^ioos naawv ; n. . nel v. 168).
ispirato
-r\

Segue
27,

nello stesso

(4) Isa. 47, i.g;


4.

Il

(Stahlin p. 216). 14,13: Sofon 3, ^. Cfr. Ezech. Geffcken cita un passo delle Visiones Danielis (Vassiliev,

Clem.

la citaz.

di IV, 33, s.

(Apoc. 18,

-,;

Anecdota graeco-byzant.
xai TIC 'jvarai vTicfT^'vat

1,

46) xa\

ijor,cjci

Tf,v s^tjv

jSaatXsiav*,

Ti? 530?

r^^

l[j.ou

Piuttosto mi sembra

valga

la

pena

di

rimarcare come questo vanto in bocca della Babi-i

lonia -

Roma

fosse autentico. Tutti

poeti latini dell'et imperiale

son pieni di farailiarissime esaltazioni della imperi Porrecta maiestas ad ortum Solis ab hesperio cubili duratura in eterno, ......

dum
scandet
V.
n.

Capitolium

cum

tacita virgine pontifex.

(Horat.
(5)

IV od. 15;

III,

jo).

al V.

169.


o iniqua;

79

divampante
abita la ini-

immersa

nel fuoco

qua

regione tartarea di
ora,

Ade

(i).
:

o da capo, o Egitto, deploro il tuo destino Memfi, sarai causa prima di sventure colpita nei tendini (2): in te le piramidi faranno sentire una voce senza

Ed

iso

vergogna. Pithom

(3),

chiamata un tempo a ragione

la

citt doppia, tu tacerai per secoli, affinch tu


alla

ponga

fine

tua iniquit; o insolenza, tu ripostiglio di mali (4), menade che si lamenta forte, afflitta molto lagrimante,
rimarrai

Ma quando
Tebe, dov'
distrugger
il

vedova per sempre Barca riveste

(5).

iso

sullo sporco

la

sua tunica
!

bianca, potessi io non essere,


la

non essere nato

(6)

O
190

tua gran potenza?

Un uomo

selvaggio

popolo,

ma

tu prendendo abiti scuri pian-

'i)

Cfr. Isa. 14,

j^5.

Pu essere un'allusione
Mss.
;

all'

incendio del 63.

(2) TcXrjaS'EtCTa tvovto?


/,&staa

T:Xi]G^stG<x ^avvrtov
:

Alexandre

TtXr,-

Tsvov-a; Gutschmid,

Geffcken

quest'espressione ricorre nei

vv.

(3)

Ma

138 e 518; col V. 184 cfr. inoltre il 60. IIu^wv mss. (-u^wv); nji^o) Wilamovvitz in base a Eso.i, ^i. non vedo che necessit ci sia di ritenere che il Sibilisla dovesse
i ;

LXX tanto pi che le due forme come dovevano suonare molto simili. E' pi difficile dare una spiegazione del AiTwoli^ ; non molto soddisfacente quella che ricorre al nome
per forza traslitterare
ellenistico della citt,

se al

Eropoli, perche ci si potrebbe anche chiedere tempo del nostro sibillista fosse conosciuta con altro nome; mentre riferire il Ai-oXt? a. Tebe non permette pi di spiegare
IIu^cov.
(4)

Cfr. 231.

(5)
il

Queste
186

tratto

non sembra" qui


jjlvt)

al

proprio posto. Certamente


-

V.

TtOuXuETr;; Iysvo'j ah

xc)[Ji.oto

-/.paTouCTa

molto pi

adatto ad un contesto

come v.435
:

dov' ripetuto

e riferito a

Ba-

bilonia-Roma.
(6)
^rj-''tr,v
jjLr,T

(hoi^i^xM

cfr.

Od.

18,

79.


gerai, o sventurata,
sola,

80

il

e pagherai

fio

per tutto ci

che hai fatto prima, avendo un animo senza verG;ogna,


e guarderanno la piaga sul
petto,

a causa delle

opere

inique

(i).

Un grand'uomo
195 Indii

di

di fra gli Etiopi distrugger Siene. Gli scuro abiteranno a forza Teuchira. Pencolore
;

tapoli,

tu piangerai

un uomo
i

di

grande potenza

ti

ab-

batter.

chi esporr

tuoi destini, o Libia miserabile?


in

E qual uomo
Cirene
?

pianger

modo compassionevole
al

te,

Non
*

cesserai dal doloroso lamento fino

tempo

della distruzione.
200

Tra

Bryges

(2)

Galli dal molto oro l'oceano


;

risonante sar riempito di molto sangue

ed

essi infatti

(i)

Il

testo

ha subito due spostamenti:


il

la fine

del v.

193 stata

portato a 192 e viceversa; questo da Rzach, secondo

e XI,

63

dov' ripetuto

v. cui

una lacuna,
(2)
BpiTsucT'.

in

Prima del v, 193 bisogna sottintendere doveva stare il soggetto di oijyovTai.


192.
trib

Macedone); ^pu-eaa-. <I>iF; Gutschmid. Rzach cita Procopio, B. Got. I, 24; questi dice che durante l'assedio posto da Belisario a Roma, fu prodotto un oracolo il quale diceva Quintili mense [sub novo Romanus) rege nihll Geticum iam [mehiet) e aggiunge che nessuna delle interpretazioni che se ne diedero si avBpu-fsaai

Wilamowitz (una

Bpi-aaL Alexandre, BpiTscoi

ver. Indi continua (ed. Comparetti,


p.

Ist. Stor. Ital. Fonti, voi T tSv y^p StPuXX-/]; Xoyiojv Tr|v otavotav j^p tou spyou E^supTv avSpwTuto oljAat aSuvata svai. ai-iov o ovt.zo ly) a-j-'rx.a Srj-

178,

ss.):

Y[i.aTa

Xiya oo app.oviav riva


X[j.a"l

7C0L0'j(Jvri

tou you,

XV
e?

i;to;

Enouaa
rfir^.

Ti

OT]

Tote At^r]? xaxot? a.KBrJ^'r\QZv s^? el?

r DEpat^v

vS'sUr,

Te

Pofxa'.wv ?

[j.v7i[J.r)v

X3o6aa [iETapt^afet

touc Aaaupiouc

Tov Ayov. xat -Xtv a^^t Pojiaioic ^vTs-jo^vri Trpolyei -a BpsTTavoSv


TtaS^T].

Come
piij

si

vede, Procopio parla in


lui

modo
un

affatto
altro.

generale

per di

anche l'ordine da

seguito

81
i

figli

commisero malvagit contro Re di Fenicia condusse dalla


merosa schiera
gallica; e

di

Dio

(i),

Siria

ai
te,

Sidonii

quando il una nu-

uccider

Ravenna, e co205

mander

fino alla morte.

Indiani,

non

imbaldanzitevi, e voi,
la

superbi

Etiopi;

ruota fiammeggiante dell'enclitica (2) e il Capricorno e il Toro nei Gemelli abbia circondato il mezzo del cielo, e la Vergine salendo, e i Sole le-

poich quando

gando
terra,

intorno

alla

fronte

una

cintura,

dominer sul

-210

cielo {3), vi sar

e dopo la

un grande incendio celeste sopra la battaglia degli astri (4) una nuova creai

zione. Cos che sar distrutta nel fuoco e tra

lamenti

tutta la terra degli Etiopi.

Piangi anche tu, Corinto,


in te.

la triste

distruzione che
filando coi
fili

Quando

infatti
il

le

tre sorelle

IVloire

215

avvolti condurranno
il

fuggente con inganno attraverso

dirupo dell'istmo, l'elevato in aria, finch tutti lo abbiano veduto, quello che una volta tagli la pietra col bronzo molto duttile e distrugger la tua terra, e la taglier,

animo per

com' predisposto (5). A costui infatti Dio diede fare ci che nessun altro prima di lui fra tutti

-220

(i)

Sao

-iy.voic', cfr. v.
;

62

le allusioni

che seguono sono oscure.

(2)

Testo oscuro
;

V,

206

leggo ^apaeT- (Alexandre) per -apPsTTs Mss., 7iupi (Geffcken) per -outou; (xupTou, Lanchester).

(3) -pt7c[Ji7:oXov

Mss.;

izso'itzoiv

:rXpv, Boissonade", ~so'. tv

-Xov

Volkmann.
(4) ccTpwv 5'lv
(5)
ji.ay^ip.01;
;

a.

'

ex

\..

Geffcken.
(taglio

Elementi del

mito

di

Nerone --Anticristo
all'altro

dell'istmo
({jLSTwpov)
;

di

Corinto, ecc.) cfr. App. A.

mescolati

di

Simon Mago:


quanti
dici
i

82

tre capi (i) le ra-

re.

Dapprima strappando da
dar agli
altri

con

la falce,

cos
225

che

mangeranno
tutti
gli

le

carni

da nutrirsene grandemente, dei genitori del re imterrori,

puro.

uomini

sovrastano morte e

causa della grande

citt e dol

popolo giusto

(2),

salvato

per sempre, cui la Provvidenza ebbe per eletto.

O
e per

instabile e
gli

perverso, sottoposto a malvagi


di

destini,

sofferenza e gran termine (3) della creazione turbata e nuovamente salvata dai Fati,
230

uomini principio

insolenza,

condottiero di

mali e grande
ti

flagello per la

creazione, chi dei mortali


ti

am,

chi dentro di s

non

avverso?

Un

re

che

si

era precipitato (0 lasciato ca-

dere) (4) in te perdette la sua santa vita.

Tu

hai

messo

235

ogni cosa sottosopra, e allagato tutto il mondo e per te le belle ordinanze del mondo sono state mutate. Lancia

verso la nostra contesa queste ultime cose perch dici Io ti persuader e se ti critico te lo dir Vi era
;
:

un tempo
diffuso
240

tra gli

uomini

la

chiara luce del sole, raggio

compagno
(6)

dei profeti. (5)

La
(7)

lingua che

deva miele

mostrava ed offriva
Buresch

tutti gli

spanuomini

(i) xE'jXojy (y.epaTujv


(jp.vo5

cfr.

Ili

397): v.

Dan. VllL anaa-

Alexandre per
Cfr. 154; 149-

a-7ia[i.svo$.

(2)
(3)

Vv. 229, 230 =:244; 245;


passo 228-246
:

230-231
v.

cfr.

vv. 182-1S4.
cfr.

(4) plCp^EU. (5) Sull'intero

Introd.

Qui
presso

Theoph. ad
eie

Autol.
ttrjaiv

II,

15,

13

01 Y'''?

i:i>avEie

auTpse xai Xa[j.7rpoi slatv

p-

Twv

-por)T(3v

(p.

102);
II

Aristobulo
p.

Euseb.

Praep.

Evang.
Youaa
(7)

13, 12, IO (Dindorf,

193).
cfr.

(6) vXiSCTcja {AsXia-aYo-jffa

Alexandre

282

[j-Iv

aTayouca (otu-

^) Mss.
(paiv Te

xai -pou^aXXe

Wilamowitz

aiveto

stai

Ttpoupaivs

<|J

Tcppatve

^.


una buona bevanda, e
sua
pianta
gentile
(i).

83

crescere

faceva

per

tutti

la
ri-

Per

stretti

consigli,

primo
di

duce

questo (2), dei malanni


l'afflizione.

tu dai pi

grandi,

verr in quel giorno la spada e

per

gli

uomini

principio

sofferenza
di

gran

termine
dai

della 245
(3),

creazione
ascolta

turbata e salvata
dal

nuovo

Destini

Tamara voce
la

suono ingrato,
persiana cesser

tu flagello agli

uomini.

Ma quando
la

terra

dalla guerra e

dalla pestilenza e dal lamentarsi, allora sar in quel giorno

razza divina dei celesti beati Giudei

(4),

che abitano

tutt' intorno alla citt di

Dio

nel centro della terra (5), 200

cerchiando un gran muro fino a Joppa io eleveranno alto fino alle nere nubi (6). La tromba non suoner piij ri-

chiami guerreschi, non pi periranno

[gli

uomini], per le

(i) xol v^jAspa Ticaiv Its>.Xv

Wilamowitz con
(

il

cod.

P.

(Mona-

centis) per
(2)

7i[j.pa

Mss. Edd.
',

Tou8' l'vExev

cjou

3' ?vexEv

(3) 244, 245


(4)

= 229,

Uni deineiwillen) Blass.

230,

Lactant. Div. Inst. IV, 20, 11, (p; 366)

domum

autem luda

et Israhel

non utique ludaeos


filli

significat,

qui ab eo convocati ex gentibus in

quos abdicavit, sed nos, illorum locum adoptione suc;

cessimus et appellamus
dicit
:

ludaeorum

quod decJarat Sibylla, cum


(1.

(v. 249). Cfr. l'Icpar)!

xar apxa paolino


7ivu[Aa

Cor,
-o"

io. ^g)

che

ne presuppone
ie)-

uno xat
I

cio

l'

lapazi

s^soC

(Gal. 6,
(5)

jxEcoYaioi? cfr.

Enoch

26,

Giubilei, Vili, 19,

dove
1'

il

monte Sinai
X?

il

centro del deserto e

il

M. Sion
^o,

il

centro dell'omjxea-

belico della terra; ora gi in Ezech. 38,

la Palestina

T% ^%;
(6)

e si

cfr.

5,

5.

Si pensi che lo

stesso

nome spettava

anche all'oracolo
Cfr. 424

di Delfi.

s.

mani furibonde
255

84

(i),

dei

nemici
i

ma

Egli (2) innalzer per

l'eternit trofei sopra

malvagi.
eletto

allora vi sar di

nuovo un uomo
sul

dal cielo

il

quale stese le

mani

legno molto

fruttifero (3),

l'ot-

(i) Cfr.

264, 382, Hi 751 ss.


iKla^:r^(Ju

(2) XX'

te

xaxffiv

aSvi

Tp:iaia.

Le emendazioni

pro-

poste, alcune delle quali giungono a snaturare completamente il testo XXa Tzipi^ airjaoua'. (Mendelssohn) xaxw a'.ivi rp. (Lanchester)
:

hanno per base

il

fatto che

ad

l^iiaxi^aat

manca un

soggetto. Cos

il

Geffcken, che pure ha capitoci! senso di questo verso, propone xXk Sehc <3-T]uiis, Ma se il soggetto logico Do, appunto questo spiega che il soggetto sia sottinteso, per la nota ripugnanza a
ripetere troppo spesso
35XX'
il nome di Do. Ma bisogner scrivere non (Geffcken col solo cod. A) bens XX con la maggioranza dei
;

Mss.

ammettere uno
11,

iato.

(3)
cfr.

Geffcken

cita Ignazio,

ad Stnyrn.

I,

2.

x-^'

o /.pTuou %"?;

Trall.

Credo che bisogni per tenere

distnta

l'immagine

del frutto e quello della pianta, che richiamano idee diverse, anche in Apoc. 22. 2 5'J^ov ^oj^c :roiouv xap:T:oi BwSexa, pure piij vi-

cino al nostro passo.

11

Lightfoot
. . .

nella

sua

nota a Smyrn,

I,

richiama Gioele
e
d
ci

2. gg S'apost-e

on

^'Xoj l'vsyxsv -v 7.ap3T:v aiou,

mette sulla buona via. Bisogna ammettere che uno degli scopi

questo passo sia quello di far notare alcune delle prefigurazioni simboliche di Ges nel V. Test Ora lo stesso simbolo della Croce
,

come pianta
y\

ricorre pi volte nell'^^Wif. di


iizi

Barn
ir:''

[^aaiXeia I/jacy

^uXw

y.ai

...

ol

IX-itovre?
il

(V. 13 Vili 5 aurou Ci^aovTat eie


-.

-v awva).
si

Ma

pi signficatvo di tutti

e.

XI, dove

lo scrittore

propone per l'appunto di ricercare v. ljj.Xr,!jsv tS xuptw iz^o^wtpwaai TEoi Tou GSaroc xa\ -o\ tou ataupou... e dopo una serie di
citazioni bibliche viene

a questa:
~.o\JSiv

(6)

xa\

-kXiv

Iv

aXXw

rrpoorjTTj

Xyei

xa\ l'arai TaTa

otE^ouc Tv

5axwv

xv

x ?uXov t -souteu^vov Ttap x? ev xaipw ayxou. E xap:i;v arou owasi


x;

quindi conclude a'.j^avia^s -w; - uotop xai xv a-aupov irX xo auxo


cpiCTEV.

Allo stesso modo, e sempre in un'opera polemica contro

il

Giu-

daismo,

si

esprime Giustino (Dial. 86,

Goodspeed,

p. 199) \^-zt%

timo fra
gli

85

il

Ebrei, e

che un giorno fermer

sole, par-

lando con bella parola e con sante labbra. Non tormentarti pi l'animo in petto, o beata
di

(i), figlia seo

Dio, ricchissima,
(3).

solo fiore

amato
di

(2),

o luce buona

e santo rampollo

Giudea piena

grazie, bella citt

t ataupoS'Vjvai toutov ov I'So^ov ~Xiv


al

;rapay'y-/j'3icf^ai

x;;oSa'xv'-jQU5iv
ilaus'tS
z. ~.

Ypa^ai, (3up.poXoy sys to ^uXou t% ^w^? (4) xa\ ^uXov t -^uTeu[i.vov -ap r; oii^Sou; tc3v -joTtoVj

wc ~
.

),

Possiamo dunque concludere che


gi citato di Gioele, e dal Ps.
i,

la

base scritturale data dal passo 3. Il passo dunque certamente

un' interpretazione cristiana e di carattere apologetico-polemico verso Giudaismo. Al Blass che invece del Cristo vuol vedervi Alos, il
e. 17 deV Esodo^ risponde implicitamente un altro passo, di Tertulliano-: Adv. lud. 13. (Oehler II p. 735) et lignum,

sulla base del

inquit, attulit fructum

suum,

non

illud

lignum

in

paradiso quod

dedit protoplastis, sed lignum passionis Christi, unde vita -pendens a vobis eredita non est. Hoc enim lignum tunc in sacra-

mortem
mento

erat

quo Moyses aquam amaram

inculcavit,

unde popuius,

peribat in eremo, bibendo revixit; sicuti nos, qui de saeculi calamitatibus extract Ugni passionis Christi aquam baptiqui
siti

smatis potantes,
(Eso. 4, 17;

fide...

reviximus. Quindi anche


17
s-)

la

14, dG-2i;

1523-25;

interpretata

verga di Mos come un simle

bolo delia croce; non solo:


fatto
fitti,

ma

anche l'alzare e abbassare

mani

da Mos stesso nella battaglia contro gli Amalechiti, (sconsi noti, da Giosu; Eso. 17, 8-i6)e il celebre miracolo di queig-is):

st'ultimo (Gios. IO,

Ep. Barn.

e.

Xll.

Ma

rispetto al

Legno,

simbolo della croce, e

in

quanto non

identificato

con V albero della

vita, ci si potrebbe chiedere se questa ideologia

non abbia un subCristo


ci

strato di idee paoline, sulla base di Gal. 3, ^3:

il

affranc

dalla

maledizione della legge, fattosi egli maledizione per noi, secondo scritto: maledetto chiunque appeso al legno.(= la croce). Per altre intepretrazioni, cfr. l'introd.
(i) Cfr. Ili 785.
2) :u;to^7);jivov

av5o;

cfr.

v. 427.

(3) (jEpv T TsXoc

(S'Xo;

Opsopaeus)
-s;;.

T,~-o^T\\k^o')

Y^^?>

dit-

tografia del vs. precedente;

ma

hovo?,

Lanchester,

e inspirala di inni.
sulla tua terra
il
il

86

camminer come baccante


al

Non

pi

piede impuro dei Greci, avendo (Egli,


riferito

265

Greco: ma letteralm. animo disposto a subire


sacrifici

piede) in petto

un

la

legge (i);

ma

ti

onoreranno

figli gloriosi

e fra tanti inni circonderanno la tavola (2) cort

di

ogni genere e con


quelli

benedizioni,

in
le

lode di

Dio
di
'270

(3);

tutti

che hanno sopportato


(4),
i

sofferenze

una piccola aggressione

giusti

riceveranno un

bene maggiore e grazioso (5), ma i malvagi che alzarono verso il cielo una lingua invereconda cesseranno
di

parlare gli uni davanti agli

altri,
;

e
vi

si

nasconderanno,

fino a

che

il

mondo

sia

cambiato

sar dalle nuvole

375

una pioggia di fuoco ardente; ed mortali non coglieranno pi un frutto buono sulla terra. Tutto sar non
i

seminato n arato
scano
il

(6),

finch
le

gli

uomini mortali cono-

reggitore di tutte

cose.

Dio immortale

sem-

pre esistente; e non onorino

pi cose mortali, n cani

n avvoltoi,
280

le

bocca vana

(7) e labbra stolte.

cose che l'Egitto insegn ad adorare con La santa terra dei soli pii

(1)

fi^ca^ov
xai
x.
fi.

"/wv vouv.

(2)

^ouaau
il

cken

aYiatui rpa-s^av '{^m^soi a. i. to i-si^av

-tdTVJOVTat.
X.
ji..

VolkmSnn

Geff-

testo adotta

Blass

ma anche

il

yXwaaai; a. i &. Questo Buresch crede YXwasa'.? un glossema.


l'altare delle offerte;
cfr.

V;

La tavola
(4) Cfr.
(5)

quella del

Tempio,

v. 407-

Sap. 3,5.
;

yaoUvra -xK'jy ap^ouai ixaioi la congettura xXwv per xaXv (Lanchester) non atfatto soddisfacente; ottima invece
TCXsiova xal

l'emendazione del Mendelssohn


(6) Cfr.
Ili,

-.

IvaXXa^oua-..

539

ss.; 647.

(7) (3ZQ\Lrea<ii xsvotc

Geffcken per

viotc,

vou

<),

W;

iotc

Alexan-

dre. Cfr. V. 77; 111, 30.

87

porter tutte queste -cose (i), una corrente di miele ciie scorre dalla pietra e dalla sorgente, e latte ambrosio
fluir

per tutti i giusti (2), poich ebbero fede nell'unieo Padre, Dio unico che superiore, avendo un gran piet
fiducia.

285

ed una gran

perch la mia mente saggia m* ispira queste cose ? (3) Ora io lamenter amaramente te, infelice Asia, e popoli degli Ioni, dei Cari, dei Lidi dal molto oro. Guai a
i

Ma

te.

Sardi; guai,
bella

incantevole Traili (4);

guai,

Lao-

dicea,

citt (5)
in

come
!

perirete

distrutte

da ter<^

290

remoto e mutate
stirpe dei

polvere

Nell'Asia

oscura
il

e alla

Lidi dal molto oro

(6)>

ben costrutto

tempio

di

Diana

in

Efeso

(7)

per voragini e terremoti


293

cadr prono nel mare, come le tempeste empiono d'acqua le navi. Rovesciata si lamenter (8) Efeso piangendo
presso
abitato.
le

sue alture, e cercando per

il

tempio non

pii!i

E
cielo

allora irato

Dio

immortale

abitante
la

nell'etere dal In-

mander l'uragano contro

sommit impura.

(i) Cit. in Lattant.

Div.

Inst.

dem modo:
III,

(vss. 281-283).

Pii (sse^st'c)

VII, 24, 14 et alia (Sibylla) eocfr. Ili, 573. Cfr. altres

261, 581.
(2)

Cfr.

Ili,

622.
III.

(3) Cfr. V. (4)


(5)

Cf.^
Cfr.

ili,

459IV, 107 s. 292 pu forse essere supplito 'Aati te Svoosp^ TuoXuy^pccDv] Volkmann, secondo III, 170. Ma queste
s.
;

m,
:

471
il

(6)

Lacuna

v.

[Au8c5v T

-{zvs\

parole sono forse un' interpolazione anche al v. 288. Wilamowitz. I vv. 293-297 salvo (7) V. 393, Prosa
i

il

295 sono

citati

da Clem. Aless. Protrept. IV, 50, 2


<I>

{8) ^r.xia. 8' o^Aw^ei

Clem. Edd

38 Sthlin). u-Tia Mendelssohn.


(p.


300

88

in quel
(i).

vece
i

d'

inverno vi sar estate

mortali

avranno un

gran panico

tempo e allora Il Tonante dal;

l'alto

distrugger tutti gli svergognati, con tuoni e con lampi e con fulmini ardenti sopra gli uomini a lui avli distrugger come empi, cos che restino sulla cadaveri pi numerosi della sabbia (2). Verr anil

versi e
305

terra

che Smirne lamentando

suo cantore
di

{3)

alle

porte di

Efeso ed essa sar distrutta

pi. ispirate

Cuma
310 nelle

la

folle
di

con

le

sue correnti
ingiusti

caduta
legge^

mani,
alzer
tra

uomini
al

atei,

senza

non

pi
le

cielo

tanta

gioia (4),

ma

giacer

morta

correnti
il

azzurre

(5).
11

allora

insieme

aspettando
-

malanno.
-

popolo

grideranno crudele di

Cuma
per
315

razza di

cui soffrire.

sapr il segno avendo svergognati Poi quando piangeranno la mala terra

ridotta in cenere,
l'

Lesbo sar

distrutta per

sempre

dal-

Eridano

(6).

Guai a

te,

Cibyra

(7),

bella citt, cessa la tua festa.

tu lerapoli, sola terra sposata a Plutone, avrai quel che

-^>j.a con [j-zzkv.-ch d leggere ^-^ol Sst^a con Geffcken; meno soddisfacente il txsTonw di Lanchester. Non vedo necessit di mutare avSpejat PporoTaiv come vorrebbe il G. in -vTsaTt, solo in base al cfr. con 331, e 111,

(i)

Un

incomprensibile

Rzach o

^l-^a.

195, 210.
(2)

Cfr. Apoc. 203; ecc.

Mss. Auzoupyov Rzach, ecc.; SjAoovov Alexandre*, Xupoupyv (Omero) Geffcken; cfr. v. 122. (4) ap[j.a TcpoStiaei : aXjj.a Castal, ; -/tX^fj-a Lanchester /.pi^-a J^po(3) Xuxo'pYov
*,

oi0i

Alexandre.
Mss.
;

(5) xujA^oiaiv

varie emendazioni

y.uaviotaiy

Geffcken.

(6)
(7)

Cfr. v. 121.

Kpxjpx Mss.

Ki^upa Mendelssohn.

desiderasti (i) di avere,

89

(2)

un luogo

di

molte lagrime, tu,

seppellita nella terra presso la corrente del


Tripoli cresciuta sulla roccia presso le
dro,

Te^modonte.

320

assegnata
di

dalla

sorte

alle
ti

acque del Meanonde notturne sotto


la

la spiaggia,

da cima a fondo

distrugger

Provvi-

denza

Dio.
325

Che io non voglia prendere la terra vicina di Febo (3); un uragano dall'alto distrugger la effemminata Mileto, il perch essa prese il perfido canto di Febo (4) saggio studio degli uomini e la sapiente volont
pizio,
:

Sii

pro-

Padre
la

di

tutte

le

cose,

alla

delicata
i

fruttifera

terra,
dizi
;

grande Giudea, affinch vediamo

tuoi

gi-

330

tu conoscesti

questa, o Dio, per prima

nelle tue

perch apparisse a tutti i mortali che era una tua grazia speciale, ed essi considerassero, che dono
grazie,

Dio

le

faceva.

(i)
(2)

TitTZQ^r^Y.ct.i;

emend.

di

Castalio per

::s;:o'i57.a?

Lanchester propone xfuav per x*^?


espressa dal

^'

Mss. (Buresch). ritenendo questo sj


:

adatti meglio all'idea


yeTua.
tutti
i

IIXoutwvi (Mss.

IlXourw)

jii-

Ma

IlXouTaiv

non IIaouto?;
al

e qui riconosce egli stesso,

con

commentatori, l'allusione

Plutonion

rapoli, un'apertura della terra larga tanto


e in

da

cui uscivano vapori mefitici;

cfr.

Charonion di Jeun uomo, Ramsay, s. v. Hierapolis


da
far passare
12, le re-

Hasthigs Dici, of the Bib! ;


di
scrittori
I,

v. in Lightfoot, Coloss. p.

ferenze
Psychf!,
(3)
auT-/]
r\

classici

antico

oracolo

dei

morti, v.

Rohde

IV ed., Geffcken

213, nota.

riferisce

a questo

proposito

Pausania,

X. 12, 5

xat le

SijSuXXa (-HpooiXrj) :-ixTO Zi vS\ le, KXpov Trjv KoXo(pwvia>y Ai] v rs xat le AsXooue. Presso Mileto era l'oracolo d'Apollo
cfr. Farnell. Cults of the Greck States, IV, 169-173. IV, 4 ss. Indi ragionevolmente Wilamovvitz riconosce
il

a Branchidai,
(4) Cfr.

ima lacuna: e (Mileto) rifiut, respinse. Quindi^ 328-332 sono tenuto di questa volont degli uomini saggi. (Geffcken).

con-

90
Desidero
e
il

di

vedere

le

opere tre volte

infelici dei di

Traci
fiume,

muro

dei

due mari da Ares gettato a guisa

335 nella

sabbia, al pescante
ti

mergo

(i).
il

Povero Ellesponto,
la
il

congiunger

figlio dell'Assiria (2);

grande potenza dei Traci distrugger Lisimache


re

(3)

d'Egitto conquister la Macedonia, e la regione baril

340

barica atterrer

potere dei duci


il

Lidii e Calati, Panfili

con

Pisidii

armati con tutto

loro

popolo arrecheranno

una

cattiva contesa.

Italia tre

volte infelice rimarrai tutta desolata incomin

pianta

(4)

una

terra fiorente

una belva funesta

ti

distrugger (5). Vi sar un tempo, quando nel sereno (6) il vasto cielo dall'alto udir un grido risuonante come
345
il

tuono,

la

voce

di

Dio, ed

raggi del sole stesso

non

pi saranno incorruttibili, n vi sar pi la chiara luce


della luna,
nel

tempo

finale,

quando Dio regner

{7).

(i)
ir.'

Testo incerto in qualche punto. Lanchester propone


xoXu[jLi3to).

"a'

per

(./,&uavTL

(2)

Il

(3) Et? Oc

ponte gettato da Serse. Mss. [j.ax.'i (t'-ax^''' ^)


sul

Auat[i.dc-/_i

Buresch,

Auiiij.ayjjV

Wiiamowitz. Lisimache
av. Cristo).
(4)
(5)

Chersoneso Tracio fu completamente

distrutta dai Traci durante la guerra fra

Roma

e Filippo

(200-196

Cfr. 137 e 163 (jj.VEu 7:otv4py]ii.oc). Lezione un pu' incerta: Blass., Lanchester,
i^aizo-it. ae.

il

quale

emenda

l^ixr.oKi'j^a'. in

(6) sarai 3' al^lfo? oupav? sp? ujrep^sv l^taxouaat xeXSri[j.a, ^eou (fa)vr,v
.jpovTrjSv
'ic-ai
u. pp. x.

^. 9. l/iaxoucat S'a'.^ptov opavou ep Tzaxouaa-. Alexandre; latai 5' v o'j'xybv spv .


. .

',

I'.

alS'pi/i?

S'at^piov orav o-

pav? Epc
(7)

i.

Pp.

X.

^.

f. raxoucTj

Geffcken, Cfr. IV, 175-

Qui, e per

ci

che segue, sul reg-no di


in Schechtr,

tolo

T/ie

Kingdom of God,

Dio si veda il capiSome aspech &i pub;


Ogni cosa
ciechi
si

91

oscurit
sulla
terra,
[vi

annerir, vi

sar

[saranno!

mortali

e belve

malvage e

sar] 330

sventura. Durer quel, giorno per lungo tempo, cos che riconoscano lui stesso il Signore Iddio che tutto sorveglia (i) dall'alto.
gli

Egli allora

uomini a

lui ribelli (2),

non avr compassione per che sacrificano ad Erme prive

agnelli e di pe- 355 core e di muggenti buoi e di grandi vitelli dalle corna d'oro. Sia di guida la legge della Sapienza e la gloria dei
di
di

vita ed agli dei

pietra

mandre

di

giusti (3)

affinch irato {4) l'Eterno Dio non distrugga

tutta insieme ogni vita

umana

e la razza svergognata (5) aeo


.

conviene amare

il

padre Dio, saggio, che sempre

prima volta in Jevu. Quari. Rev. VII (1894) 195 ss. Cfr. poi Ass. Mosis X, 5 (et) cornua solis confringentiir et in tenebras convertit se, et luna non dabit lumen et tota convertet se
blicato per la
in

sanguinem. (Charles e

cfr.

nota a pag.
1897)

86

della

sua ed. The


i

Assamption of Moses, London,

dove sono

dati

paralleli

dal V. e N. Testam. (Gioele 2, q scc, ecc.). ava? equivalente di xupio; (1) auTv avaxra ^sv -av7i'.(jXo:^ov. o Pa^iXeu,;?
;

(2) Cfr.

vv. 82; 495


aooiri?
/.a\

(3)

S'f.vc

111 30 ss. Sulla ribellione, v. Schechter, cit. $a otzatwv Mss. ; uocpirj Burtsch e Geff-

cken.

Sulla

ecc.; Jew.
(4)

Sapienza come attributo hnc. art God (wisdom of)

di

Dio, v. Sap.

7,

22;9>9
p.

voi. VI,

Lactant

De

ira

dei

23,

(ed.

4 a. Brandt voi.

II

128)

(Jopo aver citato IV 169):

rumque

genitoreni diligi

deinde alia Sibylla caelestium terrenooportere denuntiat, ne ad perdendos honiiI

nes indignatio eius insurgat: (vv. 358-360). ordine: 358; 360; 359.

Mss hanno un
:

altro

t.j.^ (5) JYY^^^' v^pw:rcov ^iotov xai tsulov avx'.?, Wilamowitz ylvos vSp. pioTov Mss.; Pitou Lactant; [xiap/ Mendellssohn Geffv. 314 Lactant. Tivrct; Xscken, ppoTev Lanchester; muX. v.

358) tuiscono alvav


^ri

(^''

<I*

^' ad
TS.

^'-sv

"vca

Brandt

in Lactant. e

Rzach

sosti-

92

Vi sar nel tempo finale verso la cessazione della luna una guerra furente sul mondo (i) e astuta nell'arte
degli inganni.

Verr

dalle

estremit della terra

l'uomo
ta-

matricida (2) fuggitivo macchinando nella sua


365 glienti

mente

consigli

ed

egli

s'impadronir

di tutta la

terra,

e dominer su tutto, e penser cose pi sagge di tutti


gli

uomini

quella, per causa della quale peri egli stesso,


perire

quella egli prender subito di colpo. Far

molti

uomini e grandi
altro fa (3),
370 egli
li

re

brucier tutti

come non mai un


per

ma

quelli

che

si

rannicchiano

paura
vi
(5)

raddrizzer nella sua furia. Dall'occidente (4)


agli uomini, scorrer
il

sar
fino

una grande guerra


all'argine

sangue

dei

fiumi dalla profonda corrente. L'ira


della
(8) e

goccioler (6) nelle pianure


dall'occidente aiuti
375

Macedonia
rovina
al re.

(7)

al

popolo

allora

un

soffio di

tempesta

soffer

sopra

la terra e la

pianura

(1)

xoa|Jioixavifje.

(2)

Nerone. V. App. A. Lactant.

De

Mortib. Persecc.

2,

7-8.

(Brandt II 175). Deiectus itaque fastigio imperii ac devoluti! s a summo tyrannus impotens nusquam repente comparuit, ut ne
sepulturae quidem locus in terra tam malae bestiae apparet. Unde illum quidam deliri credunt esse translatum ac vivum reservatum,
Sibylla dicente matricidam profugum a finibus terrae esse venturum, ut quia primus persecutus est, idem etiam novissimus persequatur, et antichristi praacedat adventum quod nefas est cre-

dere

- etc.

(3)

Cfr. V. 220.
104.
14. 2,;

(4) Cfr. V.
(5)

Cfr.

Enoch. 100. 3: Apoc.

Lactant. Div. Instt. VII,

19,

et fluet

(6)
(7)
(8)

Cfr.

II i; 51 (44) eE' andato perduto probabilmente un verso: (ma Dio porter).

sanguis more torrentis. Cron. 12, ,; Ger. 49 (42)


3w<jou3tv

ow

0' <&

/t3

Geffcken.

-gasi

celesti piover

riempir allora di guerra crudele. In verit dai campi fuoco sugli uomini fuoco e sangue,
;

acqua

(i),

tempesta, oscurit, notte


sopra

in cielo, e distruzione

in guerra, e

le stragi l'oscurit
i

distrugger insieme tutti

re

e- gli

(nube di fumo) (2) uomini pi elevati,

aso

Dopo che

cos cesser la pietosa distruzione della guerra

mai pi alcuno combatter con la spada, n col ferro n con gli stessi proiettili cose che allora non saranno
;

giustizia (giuste) (3).

Il

popolo saggio
;

(4)

che era stato


b

abbandonato, avr pace


si

provato nella malvagit, perch

rallegrasse alla fine.


Matricidi, cessate dalla vostra

imprudenza e

dall'au-

dacia perversa, voi che gi iniziaste relazioni impure con fanciulli e in case infami (5) poneste meretrici, un
i

tempo
fligge

pure, con oltraggio e


(6)

danno
la

vergogna che
si

af-

In te infatti
la
;

madre

uni

al
si

figlio 390

contro ogni legge, e

figlia

coi

proprio padre
1

con-

giunse come sposa


la

(7)

in te

anche
in

re

contaminarono
malvagi
in

bocca sciagurata (8), trovarono commercio con le


loro

te

gli

uomini

bestie.

Taci, .0 malvagia la-

mentabile

(9)

citt,

che hai festa (io): che non pi

u)
{2

Cfr. IH 691
^i-iM-

(3)
1

ij-TiSpc j'acrs-ai
ss.

x-j-ic.

Per

l'

insieme,

cfr.

253 ss;43iss.

IJ,

649

(4) Cfr. V. (5) Cfr.


(6)
Ili

149.

185
-

s.

Lacuna, nella
la

quale doveva essere

apostrofata

in

qualche

modo

Babilonia

Roma.
IO.

(7) Cfr. Ps. Sol. VIII,


(8) Cfr.
(q)

Ep. Barn. X. 6-io. navSuoTo? cfr. IH Macc.

4,

.3.

(io) Cfr. V. 317.


te le fanciulle

94

il

vergini

custodiranno

sacro fuoco con

tronchi (i) di legna ben nutrita. Si spento da

presso

di

te l'incendio della casa

amata

vidi distrutto,
di

terra, squagliato (3) dal

tempo (2), quando io fuoco per mezzo

400

una mano impura; un secondo tempio, tempio che era stato sempre fiorente, tempio dell'osservanza di Dio (4), costruito u santi e sperato indistruttibile ed eterno dall'anima e dal corpo stesso
(:;).

Che
405

presso

di

loro

un

abile artigiano fuori


(7)

non

fece con
oscura,
d'oro,

indifferenza

di

un Dio senz'anima pietra (6), e non vener


;

dalla terra

un ornamento
il

inganno delle anime


di

ma

onorarono Dio
quali diede
(9)
;

gran padre

tutti

viventi (8), ai

il

respiro,

con
e
lo

santi sacrifici ed

ecatombi

ora

lo

distrusse

abbandon
410

in

rovina

un

re oscuro
di

ed

impuro,

salitovi

con grande truppa e uomini

guerra;

ma egli

stesso per

(1) V. 395. r:ap auto ttjv ttJ? nap asto Tjfc Tcap croi izh xrlc Alexandre; Tcap al f.rooXc, Geffcken ui>o3'p{j.;iQvo? CiXri? np^svixa xoupat ;iup I'v^eov wpr,aouoiv (Opsop, per Eup^qaouatv Mss,); Elap Qto T Yt !pi)vo;tap3'vou aXTjc, emendazione che riconosce anch'egli
;
;
j

alquanto ardita, Lanchester. L' incendio del Tempio di Vesta, 64 d. Cr. nel fuoco di Roma.
(2) T:t7:Q7]^ivQ(i
(3) (4)
(5)
oly.Qc,

cfr.

V. 261.

TeYY[Avov;

c3sif"ifii.vov ?

Geffcken.

^0u
xoi

T7]pr,[iova vav.
?

ay)5i~o; allv lvta Ix Au^^g IXirt^jxevov (re Jtrt^jJievow x\ (jojij.aTo? aToy tSv Rzach ; ^vou Buresch. Geffcken)
*,

(6) Cfr.

Ili,
:

13,

ecc.

(7) aspa^vj

cfr.

^pudou

x(j[j.ov,

Wilamowitz per

Or. Sibyll. Vili, 46; Anth. Pai. VII, x,puov xajjov Mss.

122;

(8) Cfr.
(9)

278. Cfr. V. 267 sgg.

95

per mano dell'Immortale abbandonando quella terra (i), e segno tale non era stato pi compiuto tra gli uomini,
cos

che appare che


infatti

altri

distrusser la grande citt {2).


sfere (dalla

Venne
affid, e
la

dalle celesti

volta

celeste)

un uomo beato
ricchezza

(3)

che aveva
tutti
gli

nelle

mani

lo scettro
i

che Dio

4ig

comand su
(4),

bene, e a tutti

buoni diede

uomini precedenti avevano presa. Prese dalle fondamenta tra molto fuoco tutta la citt,
(5),

che

che Dio am
astri,

questa

egli fece

pi

raggiante

degli 420

del sole e della luna, e


(6)
i

vi

pose

ornamento

il

tempio
(i)
'^epaiv

santo incarnato] nuovo

bellissimo e lo fece

Testo

incertissimo;

x.paov

^:'

.?avaTr)v

m^?
yrjc

yrfv

$ W\
;

(Mendelssohn, Rzach)
tu' ^avtr,!;
Itzi^xc,

irJ ^avaToi? nopc

Geffcken

y^paw

y%, Lanchester.
ii

{2) Tito

chiamato nelle fonti rahhnidiQ

miscredente ; come

pure insistono sul fatto che a


citore dei barbari
di
vixrjTrii;

sarebbe stato proclamato vinpapPpcov. E' detto nipote, anzich figlio


gli

Roma

Vespasiano, e

si

raccontano diversamente

atti sacrileghi

com-

piuti nel
di

Tempio. La morte in una leggenda attribuita alla puntura una zanzara, mentre egli usciva dal bagno, avendo chiesto da bere ;
con

nelle fonti arabe sarebbe addirittura corifuso


;

Nabuccodonosor,

che pure distrusse il Tempio ecc., il contrario sarebbe invece nella Pesihta Rabbati, cfr. Rev. Et. Juiv. 33 (1896)) 41 s. V. anche Jeiv. Enc. art. Titus ; t I. Levi, La tnort de Tittis, Rev. Et. luiv.
15 (1887), 62-69.

Per l'idea espressa


i

nel

v.

413,

Geffcken

cita

ammoniscono): Distruggete, dunnemici non e abbattete le sue mura dalle fondamenta, che que possano gloriarsene e dire noi abbiamo abbattuto il muro di Sion
Apoc. Bar. VII,
(gli

angeli

si

6 bruciato

il luogo del potente Dio. per jiSYaXTjv tcXiv cfr. v. 154. Cfr. vs. 108. Per l'uso del passato, il significato, ecc. dei (3)
;

passo V. Introd. (4) Cfr. Isa. 60.


(5)

5.

Cfr. vv. 261 e 427.

(6)

Vs. 422
;

Rzach

te vav Castalio

xai xdjxov -K^-^kr^ Ytov re IrotTicev ; vs. 423

($

',

t.qxz

*,

t'

olxov

Ivaapxov

xaXv(xatvv

425

96

torre
tutti,

grande per parecchi stadi, ed una toccava le nuvole (i), e visibile a


i

immensa che
cos

che
di

tutti

fedeli e

tutti

giusti (2)

vedessero

la

gloria

Dio

Geffcken usptxaXXsa
xai
xatj.o'j

f,3

iTtXaaasv
vsv

(Mendelssohn per -Xas. Mss.);


t' stcoitictev

xat^TiXiV

oi.yoiX\LX,

Iv arjxG xaXu) TcspixaX-

Xa, Lanchester.

Con
V.
alle

l'insieme del passo


di

cfr.

Testam.
ai

base
al

quella;

Apoc. 21. quanto ad

22

ss.

ed

'vaapxoi;,

passi del un'occhiata

concordanze e

dizionario

estraneo

LXX
III

e al
-

N. Test.; che anzi non


e,
I
;

basta a dimostrare, che esso si trova in scrittori

anteriori al

sec.
I,

fra essi,
I,

negli scrittori cristiani

come

p. es.

Eusebio, //. jE
V.
38,

4,

5, I

(ved.

Mommsen,

pp. 38, 7; 44, io);


(

Cosi.

Ili,

41 (ed.

Heikel, p.

95, 7);

Ippolito

EXsyx.?, VII,

4; X. 19, 3i ed. Wendland pp. 324, ; 28013); PS- Metodio (P. G. X. 397 D) [incarnari, incarnatio in Rufino {trad. di Origene) de principiis I, 4; II, 6 titolo; 6, 7; 8, 2; IV, 4, 3 (30)
;

ed Koetschau, pp. io. 8; 139. 5; 147. 16; 154, 4; 352, ^2 corrisponde, almeno nella II di queste citazioni al gr. svav^pw^^^iai?], h sempre riferito all' Incarnazione del Verbo - Ges. Degli scrittori

non

cristiani

l'usa

Porfirio,

De

Abstin,

I,

TruSp-svoc

w?

tv;

aaapxou xaraYvo? -po^^s rX Trjv V(jap-/'.ov avaoeSpfxrjxac -aXiv '^opv, X, -. X. Del significato di reale, visibile, che gli vorrebbe dare
il

Bate, non ho trovato traccia. Si tratta dunque probabilmente dr

un'interpretazione cristiana, sotto l'influenza di Apoc. 21. 22 Yp e di idee xupio? ^0? TcavToxpdtTwp vac a~>^"c Igtiv xai xh apviov
;

paoline
(i)

cfr.

Ili,

776.
s.

Cfr. V. 251

(2) Lactant.

Divv.
in

Instt.
iusti

VII 24, 6:

(p,

ventum congregabuntur
sancta
constituetur

ex omni

terrain

medio

terrae,

659): post cuius adperactoq u iudicio civitas qua ipse conditor deus

cum

iustis

dominantibus
dicit

commoretur.
420-421

Quam
la

civitatem

Sibylla

designat,

cum

(vv.

con

var.

XajjiTirpo-spav

per

oaiSporpav).
I passi profetici sul ritorno del popolo dall'esiglio e dalla dispersione sono notissimi; qui tale aspettativa universalizzata.


Eterno,
la

97

(i)
;

sua amata
la
i

presenza
gloria
di

l'oriente
(2).

l'occi-

dente

cantarono,

Dio

Infatti

non

vi
(3), 43

saranno pi per n adulteri n illegale amore

miseri mortali

[cose]

terribili

di fanciulli,

non omicidio

n rumore

di guerra,

ma
dei

in tutti

il

tempo

finale

Santi,

un giusto gareggiare (4). quando compie queste

cose Dio che tuona

dall'alto,

fondatore del gran tempio.


sul

Guai a
lungo

te. Babilonia (5) dal trono d'oro, dai sandali d'oro,

annosa regina sola signoreggiante


citt

mondo
ti

(6),

tu da

435

grande e universale
d'oro (8)

(7),

non pi

stenderai
;

sulle tue

montagne
Parti
ti

sulle correnti dell'Eufrate

sarai gettata al
i

suolo dalle scosse di

un terremoto

ma

terribili

hanno

fatto regnare (9) su tutto. Tieni

la bocca in

una museruola (io), o impura razza dei Caldei, non chiedere e non meditare come prevarrai sui Persiani

44

come

regnerai sopra
il

potere per

quale

tieni,

Medi, poich a cagione di quel mandando a Roma come ostaggi


Blass ; the vision of

(i)iw7:o5rj{jLvov

s'.So?;

ersehnte

Gestalt,

delight, Laichester.
(2)

Ps. 112 (113) .;

Mal.

I, ii.

(3) osiAoTai

^poToTai (^poTotaiv) Sstv

Mss.

za osiv

Castalio.
3.

Wilamowitz
oliva.

ritiene che

qualche cosa dev'essere caduto tra

p.

(4) Cfr.
(5) Cfr.
(6)

386 ss. HI 303. -/^pua^pove, /pu-jOTOiXs, Cfr. V. 186: basato su Isa. 47,5.
tiY<^^*l
''"'^

di

Era;

II.

I,

611.

(7)

-[j-zoXi?

quest'ultimo,

aggettivo,

in

Sofocle,

Antig. 614.
(8)

Modo

di dire;

Geffcken

cita

Aristofane Acarnesi 82; Plauto,

Stick. 24; A-uluL 701.


(9)

Miss. HpaTstv.

Sembra

inutile

emendare:

7:a^sTv

Volkmann,
Alexandre.

xpoTsTv Lanchester.
(io)
Qx^j.a. cpt{;.G

Geffcken per

oi^jlv

Mss.;

utjj.' a^rj'^ov

che anche erano schiavi

98
(i)

all'Asia,

appunto

perch

anche tu credendoti445

regina.....

verrai al giudizio (2) dei

tuoi nemici
riscatto (3).

a cagione dei quali

nnandasti

prezzo di

IWa

darai

per

parole

perverse

una parola
e

amara

ai

tuoi

nemici.

Nell'ultimo

tempo
le

il

mare sar
l'Italia,

asciutto
la

non

pi

veleggeranno

450

grande produce di tutto (4) sar allora acqua e Creta pianura, Cipro avr un gran flagello e Pafo lamenter (5) un terribile infortunio cos che si capir che anche Salamina
la

navi venso

Asia che

grande

citt star soffrendo

un gran
Cipro

flagello

ora de-

serto sterile star allora sulla spiaggia.


vallette rovineranno
455 infelici

Non poche
(6).

ca-

la terra

di

Su

Tiro,

piangete nel riguardarla. Fenicia, ti sovrasta una terribile via, finch tu cada una cattiva
mortali,

caduta, allorch

le

Sirene

si

lamenteranno davvero

(7).

nella quinta generazione,

quando cesser
congiungeranno

(8) la di-

stribuzione d'Egitto,

quando

si

re sver-

(i) SrjTcJov-ac

54, 8,

I.

romane; e su monumenti (Mon. Ancyran.)


(2) {3)
tc xptatv

non 5rj-uou0a Alexandre, Rzach, cfr. Dio. Cass. Nel 20 av. Cr. Phraate restitu prigionieri e le insegne la qual cosa fu celebrata da Augusto con un trionfo;
1

da poeti.

Mss. Edd.
le

ma

li^'-

/.X^civ Lanchester..

Ho segnato
(riferito

(4) ::jiy)opoc

Mss.

-a^oopov
(6;^

questo passo scorge il Wilamowitz, anche Blass e Lanchester; a uBwp) Buresch e Geffcken.
lacune che
;

in

COSI intendono

(5) oct^ei

Alexandre per
128.
io, 8:

i?s:

Mss.
le

Cfr. IV
2

.7) Cfr.

Baruch

chiamer

sirene del
i,

mare;
;

asip-v

sta
(22

nelle versioni greche per


;

sciacallo in

Michea,

Isa,

13,

21

Geremia 27 (50) 39. Aquila) che per ote tvo^qzi^ sia forse da leggere (8) Lanchester pensa
oT'Xs-JCfET'.

(oXe^po?).; r^-xr^ y^^zfi cfr. IV 20.

99 gognati
;

le

generazioni dei Panfili

si

stabiliranno in 4eo
in Libia (i)
di

Egitto, vi sar in

Macedonia ed
sul

in

Asia ed

una guerra furente


tenti

mondo

riempiente

sangue
i

nella polvere (2) cui porr fine

un

re

di

Roma, e

po-

dell'Occidente.
il

Quando cada nevoso


gelato

turbine

invernale,

essendo
465

il gran fiume e le sterminate paludi, ecco un popolo barbaro (3) s'incammina verso la terra d'Asia e distrugge il popolo dei terribili Traci come cosa facile

a distruggere
cuore,
sfiniti

(4).

allora gli

uomini che
i

si

divorano
e

il

dalla fame,

divoreranno
cibi
(5).

genitori

con-

sumeranno avidamente
fiere

tali

mangeranno
tutti
gli

la

tavola

Da
e

tutte le case le
stessi

gli

uccelli 470

mangeranno
gue
(6) degli

uomini, l'oceano
arrossato
nella
vi

sar

riempito di
e
nel

male dalla guerra


stolti.

carne
sar

san-

risorse sulla terra


gli

punto da poter sapere il

Fino a

tal

mancanza di numero esatto de-

475

uomini e delle donne.


lamenter un'infelice (7) generazione verso termine del tramonto del sole per non risorgere mai
Infinite cose

il

(i) AtpusGiv

Alexandre per

Xuxioir(aiv

Mss.
zov'.rjaiv,

(2) xocjxoiiavTjs TtXsfAO? -oXui[AaToc v

cfr.

v.

362.

(3)

V. Introd.
(bc

(4)
(5)

a7:aovv, cfr.
cita

Geffcken

ox Rzach. Ili, 465 e coi Mss. un frammento (434} di Empedocle.


;

(6) afia-sic
atij.aTos allora

aapxa?

te za\

al^ara.

Ammettendo
-XT^aSr]zs-c<m,
il

uapxs te

xat

lo si

far dipendere

da

xazou

con

-oXfjLoio:

da una mala guerra


di
;

congiungendo sanguinante oceano


-oX^ao-.o

sar riempito della carne e del

sua volta emendazione


(7) SetXzj

sangue degli stolti; Buresch per rrorafjioTo Mss.


Mss.

Herwerden

oeivr,


pi
(i
)

100

l'oceano
480

aspettando di essere immerso nelle acque delpoich vide le cattive azioni impure di molti senza luna
(2)

uomini. Vi sar un'oscurit


cielo istesso,

per

il

gran
la

una tenebra non


i

piccola coprir per la se;

conda volta

recssi del

mondo

ma

dopo

di

questo

luce di Dio sar guida agli uomini buoni, quanti avranno

cantato inni a Dio.


rimarrai sola
485

Isi[de], la

dea tre volte

infelice

(3),

presso
i

corrente del Nilo,


le

menade che
dell'Ache-

non

articola

suoni presso

sabbiose

rive

ronte, e di te

tu,

non rimarr pi ricordo per tutta la terra. Sarapide, coperto da tante rozze pietre giacerai

rovina

immensa

sull'Egitto sventuratissimo.
il

Quanti d'E-

gitto recavano a te
490

quanti ti piangeranno acerbamente ; ponendosi nell'animo Dio incorruttibile sapranno che tu sei nulla, quanti avranno
;

loro

desiderio (4)

tutti

cantato inni a Dio


stito di
il

(5).

E
:

allora

uno
(7),

dei sacerdoti,

ve-

bianco, dir (6)

Ors

alziamo

di

nuovo

tempio del Dio vero, ors mutiamo il malvagio costume ricevuto dai genitori, a cagione del quale essi
bel

(i) Cfr.

IH, 94.
del resto cfr.

-(2) (TxoT[j.a'.va;

346-347.

(3)

Clem. Alex.

Protrept. IV,

5o (Stahlin

p. 39) tv (vav) e'ldtSo?


97)01 xai
sjxTzprja^ ricreai ai

xat Sapa;:t5o5 v

Ayu-Tw xaTevcy5r,aa^ai

Geffcken da aTax-uo? (vv. 484-485 $ W) tUy. y:ro^aaa (vv. 487-488 dove pure d 11 testo Xi^'ou: pcon var. avauSjc accettata da
tioXXoc contro Xi^oi?
;

yo?

:rtXi[i.EV

l7i:ixi^ev
^"^

TioXX

^xo^iicbic,

$ W.

(4) ooaoi o'AtY'J'~To-j tt^'Ov

t^y^Y"^

^j

^^

^^^^ preziose

d^ Egitto ;
(5}
ocro!

ma

^v

odaou? VK\-^^t.xo\> tcSo? ^up-vr^-av cfr. v. 483.

t'ykyev

Rzach.
xtSv

(6) xai Tt? pet

Twv

tipojv

Mss-

xa'.

~o~z

tlpiwv

ti;

Ips

Geffcken.
(7) Cfr.
Ili,

716-731.

101

495

facendo processioni e riti a dei di pietra e di coccio non furono sapienti (i). Voltiamo (mutiamo) le nostre anime,
innalzando inni a Dio immortale,
esistente [eterno]
il
il

egli

il

padre,
le

il

sempre
ii

reggitore
(2),

di

tutte

cose,

vero,

Re, padre vivificante


(3).

gran

Dio
vi

che

esiste

per

500

sempre
santo
fatto

allora
(4),

in

Egitto

sar

un grande e
il

Tempio
(5).

e a quello porter sacrifici


essi

da Dio e ad

dar Dio incorruttibile

di

popolo vivere

a lungo

Ma

quando
d

gli

Etiopi,

abbandonando
si

la

tribi

senza
sos

vergogna
si

Triballi (6),

precipiteranno
la
(8).

ad

arare la

terra d'Egitto (7),

cominceranno
le

malvagit,

affinch

compiano tutte
il

ultime cose

Poich
;

essi distrug-

geranno

gran tempio

della terra d'Egitto

gi sulla terra un'ira terribile su di loro, cos

Dio piover da distrugvi

gere tutti

malvagi, e tutti gl'ingiusti

non

sar
510

pi moderazione in quella terra, poich non custodirono ci che Dio aveva dato !oro in dono.

(i) Cfr. V.

356 e

111,

30; Epist. a Diogn,

2,

7: to?

jjlIv

Xi^i-

(2)
(3)

iIi-j)(^OTf.aov

ytvsTTjpa.

Cfr. IH 717.
Isa.

FI. Antt. Xlll, 64 (Niese HI, 162, ,.J Eso. 20, 12; Deut 5, ^g. Che gli Etiopi potessero venire dalla Tracia (Triballi) cosa (3) a dir poco, non probabile. Ma bisogna ammettere che fossero gi stnti confusi con Gog e Magog, attraverso la contaminazione dei

(4)

19,

i9

cfr.

Gius.

(5) --jjL^ioTsuEiv. Cfr.

passi in Ezechiele e Isaia, gi segnata a


(7) A'iY'JT^Tov
yiiTTTou
(8)

Ili

hy

TE <^ atY'J't-ov

Itiv

319

(pp.- 23-24).

t^ A'tyJTtTov

Rzach Al-

voTav Alexandre.

Cfr.

Ili

92; 570.


Io vidi
astri (i)
la

102

gli

minaccia dei sole che bruciava fra


ira di

e la terribile
nel
di

Selene ad

tra

raggi
;

gli

astri

soffrivano
5)5

dar

vita

una

battaglia
il

Dio

per-

mise

loro

combattere. Infatti

(2) contro
il

sole fecero

lotta grandi

fiamme

si

mut

sibilo

bicorne

della

(i)

La battaglia

delie staile.

Paralleli dallo

stoicismo, segnaL:!!

da Geflcken, sono: Seneca, Consol. ad Marc. 26, 6; et cum tempusadvenerit, quo se mundus renovaturus extinguat, viribus ista
se suis caedent
et

sidera

sideribus

incurrent, et

omni

flagrante

materia uno igni quicquid .nunc ex disposito lucet ardebit, ed Herc,


fnr.

944 ss: Thyest.


Sic,

844 ss;

inoltre

Lucano,

Phars,l, 72:

cum compage

soluta

Saecula tot mundi suprema coegerit iiora Antiquum repetens terum chaos, omnia mixtis
sidera sideribus concurrent, ignea

pontum
Phoebe

astra petent, tellus extendere littora nolet

Excutietque fretum,
ibit

fratri contrario

Ma, come notano anclie Bate e Lancliester, questa concezione pu avere altre origini. In Isa. 13 ^u il profeta si compiace di dipingere l'oscurarsi dei corpi celesti che sono le divinit dei pagani e cfr, Isa. 34,4; Gioele 2 ^^ ece. Se inall'avvicinarsi di Yahw
;

terpretiamo
lesti,

le
il

costellazioni

appunto come divinit,


;

potenze ce-

ed appunto cos spiega pi facilmente che va interpretato; date le idee e credenze astrologiche - del resio notissime - dell'epoca. Il Sibillista anche qui non ha fatto che rieallora

passo

si

sporre
fusa
si

ma

interpretandola a suo
nell'

modo

quella che era opinione difl'ha trasformata.

a!

suo tempo; bens

interpretarla

Non

tratta pi, infatti,

come

nella credenza stiiica, della dissoluzione


cui

del

mondo,
Si
cfr.

nei suoi
;

elementi, da

prende

principio

un nuovo

periodo cosmico

ma

dt ^gf disio, etico e finale,


6.

pure

Apoc.

passi bblici ivi citati;

in

pronunciato da Dio. Matt. 24.09 e 3. io', ^g; 12.7; 2 Pet. 1 Enoch 102,2 le luminarie saranno
.
lo

spaventate da grande spavento - ed io (2) Geffcken sposta


versi, cos:

seguo -J'ordine

tradizionale dei

515-517-516-518.

103

luna, Lucifero (Fosforo) ebbe battaglia salendo sul dorso del Leone, Capricorno percosse i tendini [sul collo?
al

giovine (nuovo
il

appena

sorto)

Toro

il

Toro strapp
tolse
alla
520

a Capricorno

giorno del

ritorno;

Orione

potersi fermare mai piij. La Vergine in Montone (Ariete) mut il Fato dei Gemelli la Pleiade non

Libra

il

Pesci Dragone respinse la Cintura penetrarono nella corazza del Leone; Cancro non stette lo Scorpione attacc pi fermo, poich temeva Orione
splendette pi
;

il

la

coda

[si

rifugi
il

sotto

la

coda) (i) a
dalla

causa del

505

terribile

Leone ed

cane sdrucciol

fiamma

del

Sole; ma la forza del potente Risplendente (Brillante) fece bruciare Acquario. Sorse io stesso Cielo per scuotere
i

combattenti, nella sua

ira

li

scagli a testa in gi sulla

Terra.

Ed

essi gettati
la

bruciarono tutta

terra

rapidamente nell'acqua dell'Oceano, il cielo rest senza stelle (2).


;

531

(i) opv izr^^h

Mss.

cken ha ragione
pione
(2)
;

di notare

pavv f.X^s Wilamowtz, ma il Geffche qui si tratta delia coda deilo scor-

o'jpS
s;j.;tv

u-^X^e Alexandre-Geffcken.
0' av(j-j>oc

a5T,p.

FRAMMENTI
I.

(i)

O
vi

uomini mortali e carnali, che non siete nulla

(2)^

come

innalzate (cos) rapidamente, non scorgendo la

fine della vita? Voi

non tremate innanzi a


tutore
(4),
(5),

Dio

lo

temete
5

{3),

il

nostro

altissimo,

conoscitore
di

[del

futuro] che tutto

vede

testimone
(6),

tutte
in
di

le

cose,
le

creatore che tutto nutre


il

che pose
guida

tutte
tutti

cose

suo dolce

spirito,

lo

fece

(i)
o,
Tv^c

Presso Teofilo Antiocheno Liber ad Autolicum


xat Iv toT?

II

36: St^uXXa
Iv

V '^BXXsatv
-poeprjTE'.a:

Xowoig
t

s'Sveutv YEvo[xivrj

^tpo-J^Tts,

.^"^

ar^c ovstoi^st

tSv av5pw;cor^ Y-^5>

X^y^'J'^*- ''Av-

SotoTioi ...

7)

X^yei 3 -ai (2) Clem. Al. Stroni. III. 3, 14 (p. 202 Sthlin) Si^uXXa* av5p!0/:oi SvyjTOi xai apxivoi, o3lv lvie?. Cfr. fr. IH,
:

21;

1.

Ili,

8-11. Gregor. Naz. Carmina,

P.

G.

37,

1301

(lo)

1557

(88).
1.

(3) Cfr.
(4)

HI 29 e 34.
{;.cSv.

tv

ETniax.OTCOv

(5) ;:avT:zT7iv cfr.


2,
24
;

l,

Macc.
16.

9, 5; (;rdv:wv . Isa. 5, ;

111

Macc.

lettera di Aristea,

(6) 7;avTo-p6yov (cfr.

Sap. 16.

25)

xtiottjv cfr.

V, 500

<|'7.oTp5pov

YVT7;pa

fr.

Ili,

8.

105

immenso
(2),

mortali ?(i).

Uno

Dio, che solo regna,


invisibile

ingenerato, onnipotente,

cosa

(3),
;

mortale
il

che vede ogni ed Egli stesso non veduto da alcuna carne qual carne infatti pu scorgere con gli occhi
Egli

10

celeste e vero

Dio immortale che abita


ai

il

cielo ?

Ma

neppure davanti
gli

raggi del sole sono capaci di

stare

uomini, generati uomini mortali, essendo vene e carne [tenute insieme dalle] ossa (4). Venerate lui che solo, duce del mondo, che solo per l'eternit e dall'eternit (5),

is

(i) Cfr. Sap. 12, 1 t yp aoS-aprv aou -vsu[A I^tiv Iv Tcaoiv. Lactant. Divv. Instt. IV, 6, 5: (Brandt p. 280) Sibylla Erythraea in carminls sui principio, quod a summo deo exorsa est, filium dei

ducem
con

et

imperatorem omnium his versibus praedicat:


(yrjYriTTjpa)

la var.

tome

37, 6 (p.

(vv. 5-0) ^sv (per pporiov) -vriov Tio'iyiasv ; cfr. Epi 713) Sibylla Erythraea quoque deum dicit ducem

omnium a deo
(3)
I

factum.
dalla ps. Giustino, Cohort. ad Geni. xi apSpa T^aXaiv S'.,SuXXav, fjc xa\

(2) TcepfiEy^'^'Ti'

vv. 7-9 sono


ttjv

citati

16

Tiva Se xai

apj(^aiav

nXocTtov xai 'AptcjToyvT)? x\ stepot -Xsiou^ j? ^pna[j.to8ou [j.[J.vr|V-at, Ol ^7jap.fiiv jiS? 8t8aoxeiv Jwep\ ivo? xai [j.vou 5eou au[i[3a'ivt, va^-

xoiov /io[iV7jaai

(Oehler, Corpis Apologg. Ili, 64). Lactant. Divv. Instt. 1,6, 15 fp. 23) In his ergo versibus quos Romam legati adtulerunt de uno deo haec sunt testimonia sTc ^e?, etc.
:

"kiyei 8

ouito;

(Vo 7).

Cfr.

1.

ll,
1,

II,

12 e 17; IV, io;


viti?

Deut

5, gg:
. .
.

tU yp uap?
xat
^rj^sTa'.
;

(=
cfr.

or Sibyll. fr.

10)

rfxoucsEV
p.

otDvriv

^sou

anche per
1,

vv. ss.

la

nota 6 a

2; Minucio Pel. 32, 6; Ireneo,

ed. Stieren,
(4)
(5)

p.

657; qcc.

Testo incerto: av5pes, Iv 0Tot<iiv Nauck Geffcken. Citato in Lattanzio Divv. Instt. I, 6, 16 (p. 24): qui quosit aedifcator

niam solus
stat vel

mundi

et artifex
coli

rerum vel quibus con-

quae in eo sunt, solum Cfr. anche III, 33.

oportere testatur (vv. i5-i6).


autogenerato,
e

106

(i),

ingenerato
tutti
i

che

tutto

regge

per

ogni tempo, che a


nella

mortali d discernimento (2)

luce
la

comune.

Della

vostra

volont

malvagia

avrete
20

degna ricompensa (3), poich trascurando di render gloria al Dio vero ed eterno, e di sacrificargli
sacre ecatombi, avete fatto sacrifici
ai

demoni,
(5) vi
;

a quelli

nell'Ade
e
25

(4).

Voi camminate nell'inganno e nella demenza


la

abbandonando

retta via

maestra

siete allon-

tanati ed avete errato fra pruni e rovi

mortali, ces-

sate

stolti, dal vagare nell'oscurit e nella notte nera senza lume, e abbandonate l'oscurit della notte, anzi

fatevi padroni della luce (6).

Ecco

Egli a tutti chiaro

quia

Lattanzio, D. !.. I, 7, 13 (p. 28) verum non potest quin id quod sit alquando esse coeperit, consequens est ut quoniam nihil ante illum fuit, ipse ante omnia ex
(r) a-oysvrj? ayivrjTos.
fieri

se ipso sit procreatus, ideoque ab Apolline -jto^u^c (cfr. a Sibylla ayTOYEvrji: et a -vr,Toc et ir^oirixoc noininatur.
(2)

1.

Ili,

12),

Oehier a
20. (ed.

^poToTai v^wv p. 166. Per

-/.ptri^ptov

Maranus, par Ppo-otaiv v)V: cfr. n. 16 di Geffcken cita Filone, de opif rnundi,
vo..
I

Cohn-Wendland,

p. 20, ^5, s; y.oTrj (atc^^asi) [j.vtoi


{iXotc /.ai

7:poavijj.V

-otwv xa\ ^atoTou?

xpiTspiov 'tSiov,

io

Biy.ai

-jTion'.r.TovTa.

Cohn

stesso traduce (Die

Werke

Phlos v. Alex.
al
il

Breslau 1909; voi, i, p. 47-48) Urteilsvermgen. Cos luogo Blass rende Urteilskraft. Testing Urne, invece, ha
ester;
(3)

nostro

Lanch-

--pai

/-oivw cfr.
.,

Hi. 494.
etc.
:i-/ouc;tv '

(4)
(5)

Cfr. Matt. 6, Cfr. Ili, 545

-v [xig^v arwv.

l.
;

Cfr.

Ili,

s.

721

(6)

Clem.
7tp

Al. Protrept.,
Tcspl

II,

27, 4 x
Ss [xai]

j^lv Sr)

izkv.ts-a ij.p.5'u-ai

xa\ -nXaaTat
TctuTa 5

5Sv Ofiiv t

oca yEYEV^a^a-.,

KtX-Tai.,

av^pojzwv ata'/^ptov xat aa^'k^St^ psPtoxrwv vaYYpa^CTai (vv. 23-25 e 27 con var. v. 424 ~'. T^Xavaa^s, Ppotoi; Tiiaucac^E [J-aTaioi e V. 427 KaXXbT), cfr. Isa. 9^ (Mt. 4, ^e) figli della luce,
;

Lu. 16,
1,

g;

Gov.

12, 3g;

Eph.

5, g

(il

pi vicino

al

nostro passo);

Fess. 5,5.


e non incerto
rit
(i).

107

so

Venite, non perseguite sempre l'oscula

il

buio.

Ecco,

luce del sole cos dolce da con-

templare splende pi che

mai.
la

Imparate a
:

conoscere,

ponendo

nei vostri

petti

saggezza

uno Dio

che

manda
e
tristi

pioggie,
lutti

venti, terremoti,

lampi, fami, pestilenze

e tempeste di neve <e) ghiacci.


?

Ma

perch
la
35

enumero ad uno ad uno


terra. Egli
{2).

Signore

del

cielo,

regge

II.

rimangono immortali, gli dei numerosi degli uomini, n ai mortali pii!i sarebbe rimasto luogo dove stare.
(3)
gli

Se

dei nascono e

sarebbero

stati

[i)

Clem.
youv

Aless.

SiromatiV
4

14, 115,

(Stahlin p. 404,
2. (St. p.

^g)

dopo
jg ^>-)

aver citato Deut. 6,


at'.x.a
r\

e ^3;
f)jMV

Protrept. Vili, 77,


acr-w
j^ptTr)

59

Trpo'-fl^-'.j

Stp-jXXa r

a(j[J.a

-'

crw-

Trjpiov

(vv. 28-35 con lievi varianti).


oupavov)
7)YiTa'.,

(2)

YXirjc /.parsi,

auro;

j-.ct.Ofj.i.

/.pa-o; ArceriuS

Atooc Schwartz; av Kap/si Badt. (3) Pure presso Teofilo Antiociieno


p.
50).

Ad

Auto!.

II,

3,

2 (Oehler,

Et Y^?

^Y'^^'^^'^'^

^EO'-,

^'/p^v

y.'x:

xa^rccp

y*?

''''-

'^^pwTtoi

^s.^i^Svz'jli

supo y-vvaudai, paXXov S xa\ -Isiovec ^eoi

swc ~ou

("siXov slvat twv av^pcTiwv t; cotci'.v Si,iyXXa. Cfr. Eusebio, Costantini oratio ad sanctor. coetum. 4 (Heikel p. 157) -av t ^'/jy i y.y.-. ri S'/. r; E/^ov za\ -sXo; 'e'/^si y^pvov ^-px^j ylvEaic AOLkv.-a'.

si 'aSvatoi ol YEvvwaavoi, YEVvtovTat os a'., yEviaewc cp^ap- jivra. t y^^o?- npos^rjxr,; ' sniyEvofxivTjc, tic av opotv'/?, -XrjjAfj.upE'tv zvyxr)
. .

"O'.a Oc

Y^ Toaou-ov
Insti.
1

ajj.^/o? 1-'. -'.yvjisvov

5=t3v

iy^tprjrisv

Lattanzio,

Divv.
dern

dii

novi

Nascuntur ergo et cotidie quinec enim vincuntur ab hominibus fecunditate. Igitur


16,

s.

(p.

62):

deorum nnunierabilium piena sunt omnia, nullo scilicet morlente. Nam cum hominuvn vis incredibils, numerus sit inaestimabilis, quos

i08

III.

(i)

Se d che generato

del tutto

anche

perisce,

non poteva Dio essere stato formato dai lombi di un uomo o dal ventre ma Dio (2) '<> solo, uno, altissimo
;

sopra ogni cosa (3) il quale fece il cielo il sole e gli astri e la luna {4), la terra fruttifera e gli abissi d'acqua
del

mare,

monti

elevati e le

perenni

fonti

d'acqua

tamen

sicuti

nascuntur mori

necesse est, quid

deorum esse tan-

dem putemus,

qui tot saeculis nati sunt, immortalesque manserunt ? Lattanzio considera i due sessi degli dei, e il fatto che quindi ne
dei nuovi; cfr.
fr.
I,

devono continuamente nascere


e istantiniana)
(i)
;

7,

13 (e

V oratio

il

principio de!

111.

Anche questo presso

Teofilo,

Ad

Autol.

11,

36, 29 (Oehler

Lattanzio, Divv. Instt, I , 8, 3 (p. 29): unde mihi de tanta maiestate saepius cogitanti, qui deos colunt interdum videri solent tam caecl, tam incongitabiles,
p. 168) xai 7:p? Toc YHvvjToy? XYo;j.vou(;
l'^r).;

a mutis animalibus differentes, qui credant eos qui geniti sint maris ac feminae coitu aliquid maiestatis divinaeque virtutis habere potuisse, cum Sibylla Erythraea dicat
:

tam excordes, tam non raultum

(vv. 1-2)
16,
i

cfr.

I,

7,
v.

3;

I,

16,

6; Ippolito,

Philosophoumena^, V,
oXa>$ xa\

(Perati):

yi.p

ti,

oi]q[,

yevvtjtv,

^^s'-pctai

r.a-

Yvlaswc i^viMKOzec y.%'. tz? Souc, 5i' wv s'-oeXt^Xu^ev av^pw^oc s; tv xa[Jiov, axpipj; oOi5aY[J.voi O'.sX^stv xa\ -spaaat Tr)v ^.^opv [ivoi
ouv{j.^a. (ed.
cfr.

Wendland,
Supplic.
al fr.
11;

p.
e

in);
20;

ps.

Giust

Atenag.

19

Costantini

Cohort, ad Gent. 23 oratio ad sanctor,

coetum, 4
(2)

cit.

e quest'ultimo.

Cfr. IH

11-32.

(3) :i:avu;i:=pTaToe, cfr.

Od.
Instt.

9,

25.

(4) Lattanzio,

Divv.
fecit

1,6, 16: hunc esse solum

sumnium

deum, qui coelum

luminibusque distinxerit: (vv.

3-5).


corrente
(i).

109

la

Ancora, egli genera

grande

folla

innu-

merevole degli animali acquatici, inspira vita

(2) ai rettili

che

si

muovono
le
ali

sulla terra, e le molteplici razze

degli
strepi-

uccelli,

dalla chiara voce,


(3),

rumoreggianti, bruni,
l'aria

tanti

con

che battono

con

le

ali.

Ma
(4).

10

nei dirupi dei monti pose la selvaggia razza delle fiere,

e sottopose a noi mortali


Egli

tutti

gli

animali domestici

generato da Dio duce di tutto, e all'uomo ha sottoposto cose d'ogni genere e non com-

ha

costituito

il

prensibili.

Qual carne
?

infatti

tra

mortali
il

pu

sapere

15

tutte queste cose

Ma

le sa solo Egli

loro fattore fin

dal principio, immortale creatore eterno, abitante nell'e-

tere

(5),

che

ai

strabocchevole
l'ira

buoni d una buona ricompensa molto (6) e che ai malvagi ed ingiusti suscita
(7),

e
(8).

la collera

guerra

pestilenza

tristi

20

lutti

Uomini, perch vanamente


cati
?

innalzandovi siete sradi-

(9).

Vergognatevi

di

deificare gatti e animali feroci

(coccodrilli) (io).

Non

forse

una rabbiosa

follia vi

ha

tolto

(l)

oupsa ^'uA^^Evra avvaa


1.

ys.\)\>.aixa,

-s-^Ssv,

(2} ^^/OTpoft~ai cfr.


cfr.
i

V, 500
ss.
fr.
,.g.
:

<^uyoTp(oov

Y^vsTrJpa

fr,

I,

5.;

vv. 8-14 con

III,

20

(3) XiYunTspfficova, (4) Cfr.

Or. Sibyll.
P^ 8,

Ili,

io.

Gen.

i,

26-30;

-Filone, de

opif.

mundi,

e.

28.

(5) Lattanzio,

de

ira dei, 22, 7

apud hanc

(Sibyllani Erythraeam'

de

summo
(6)

et conditore

rerum deo huiusmodi versus reperiuntyr

(vv. 17-19).
TZoXh ivXsiova
;ji<jSv.
25-

(7)

Cfr. Ecclus. 39,

(8) V.

20 ==

1.

Ili,

603.

(9) Cfr. fr.

I,

2.

(io) Cfr.

1.

HI, 30-32.


dall'animo
25
i

no
dei

portano via
piatti e

sensi,

se

gli

rubano

vasi; e invece di abitare nel cielo


egli
ftte

immenso
cani,

(i) e dorato,

guarda

le

cose mangiate dai vermi, ed coperto da

ragnatele.
gli

Adorando
uccelli

serpenti,

gatti,

stolti,

venerate e
statue di
30

e le fiere

serpenti

della

terra e
di

pietra
le

immagini
;

manufatte, e
cose
il

mucchi

lungo queste molte vanit che anche vergogna


pietre

vie (2)

venerate e altre

nominare

(3)

sono dei che guidano con inganno (4) gli uomini stolti, e dalla bocca dei quali si spande un veleno mortifero. Ma Colui (5 che vita e luce eterna immortale e che
85

spande
nei

agli

uomini una
il

letizia

pi dolce del miele

(6),...

a costui solo piega

collo,

che tu
cose
e

inclini

(7)

la
il

via
bic-

tempi

beati.
di

Tutte

queste

lasciando,

chiere

pieno

vendetta, puro

schietto, forte,

ben

40

premuto, comjSletamente non allungato, avete trangugiato con stoltezza ed animo folle. E non volete riscuotervi

(r)

nXov

y.g-'

aTiEipova
xcc!

^Utv emendazione di
-^oiXaw

xxr -\ova
filo

vatstv,
'/.ara
1.
1.

jt'.ova

testi correnti

nelle edd. di

Wilamowitz per Teo-

Antioch.
(2) Cfr. (3) Cfr.
(4)

tzov

p.5tvattv

Mss.

Ili,

587

ss.

ecc.

V, 79.

oXtp 7]Yrj~^p?
0? '

Wilamowitz, per
8*

SoXorjTope;

Mss. Edd.

(5)

Rzach

ad

Atitol.; altri,
(6) xa\ ;j.Xi-oc

Geffcken; ou o3 ssnv oS'


e

Castal. ecc.; Oehler in Theoph,. atty os Mss,


di

indi

una lacuna

due brevi

Opsopaeus.. Anclie nel v. seguente, dopo lacuna che non si sa come colmare.
xspo"

v.Ti^ofkv.^

una lunga y^"' una breve


;

Rzach, Geffcken; vaxXTvai (ma Set perori e xaji.per x^Tw-s al v. 36) Alexandre; vaxatvou Lanchester; vaxXivot Mss. Questo raccomanda fortemente la lezione di Rzach e
;7) vax.Xivoi?,
TTTsiv

Geffcken, quantunque l'ottativo dopo l'imperativo certamente non


corra.
~


dall'ubriachezza
lett
:

Ili

spirito

(i),

e venire alla saggezza dello

{allo sph-ito saggici] e riconoscere per re Dio, Colui

che tutto vede. Per ci verr su voi lo splendore del fuoco ardente, sarete bruciati dalle fiamme per un giorno senza fine attraverso il tempo, vergognandovi dei vostri
inutili

45

e falsi

idoli.

Ma

quelli

(2)

che venerano
per
il

il

Dio

vero ed eterno erediteranno


del

la vita (3), essi la

tempo

tempo

{4)

abitando insieme
(5),

tagione del Paradiso

lussureggiante pianmangiando il dolce pane [pro(6).

veniente, Oj-^fornitol dal cielo stellato

49

(i) Kv^'ixi. cfr.

Plutarco,

Demostene, 20
~^fy-

xvTjij^a;

Poimandres
:-

27:
T7)s

vr,t{*aTs

VII (Vili,) I

3,o;a^,
,
. .

av3pw7:oi,

e^-jovt^c,

Tov

a-^-^dQ^.'xz

ajtparov [Xvov] sx-t'jVTSi;

jt^t vrjAavTcc.cfr.

Rei-

tzenstein, Poimatidres,
II, 12, 19: tum deus sententia in (2j Lattanzio, Divv. Instt. peccatores data, eiecit hominem de paradiso, ut victum sibi labore

ipsumque paradisum igni circumvallavit, ne homo posset accedere, donec summum iudicium faciat in terra et iustos viros cultores suos in eundem locum revocet morte sublata, sicut
conqulreret,

sacrae voces docent, et Sibylla Erythraea,


(3) ^toTjv xX7jpovotx.ou(jt

cum
IO,

dlcit:
1^,;

(vv. 46-48).

Mtt. 19,

29;

Me.

Le.

io

35;

18, js

Dalman, Die Worte

lesu, pp. 127-128 e 102-104.

(4) tv a'iwvoc y^^vov.


(5) otxouvTEC TiapaEtaov
oEtcTov.
txwc,

Ipi^rfkioi,

xrjTrov.

Cfr.
2, 15
;

Neemia
3, 33;

2, ;

Cant. 4,

^3;

Eccles. 2,

5.

Lattanzio ha 7:apPer Eden in


2, 3 j^apSsiao?
i

Gen.

[Ezech. 36,

33 x^tto?

rpu^^], Gioele

51,3 r.oLpa^tiaoq. Sulle origini persiane della parola e raffronti con la mitologia babilonese, cfr. Cheyne in Enc. Biblica
Touco^s; Is.
e per altri punti d vista critici, e per la letteratura rabbinica, Bar-

ton, e Eisenstein, in Jew. Enc. {yoct paradise). Cfr. Ps. Sai. 14, TcaoBsiCTOs tou xupiou, r ^uXa t^? ^wT;"? oaiot arou.
(6) Cfr.
cfr.
1.

Ili

744
g.

ss.

Se questo

pane -paradisiaco

manna,

2 Baruch, 29,

APPENDICI
A)

NERO REDIVIVUS
la gioia della

Svetonio (Nero, 57) nel raccontare

plebe

romana all'annuncio della morte di Nerone, soggiunge che, nondimeno, non mancarono quelli che continuarono a venerarne la memoria e gli editti, quasi viventis et brevi magno inimiconini malo reversuri; e che anzi, in un'ambasceria

mandata

al

Senato,

il

re dei

Parti,

Vologeso, koc

etiam magno opere oravit, ut Neronis memoria coleretur. Tacito poi, (Histor. II, 8) descrive il terrore che provarono
Provincie d'Asia e d'Acaia alla falsa notizia del ritorno di Nerone, vario super exitu eus rumor e j eoque pltiribus
le

vivere

eum

fingentibus ere dentibusgue.

una

diceria abbastanza diffusa negli

Doveva essere dunque strati meno colti e pi


persecutori,

creduli della popolazione,

che l'imperatore non fosse morto,


ai

ma, sfuggito miracolosamente


nandoli (possiamo noi
strar loro
il

suoi

ingan-

bene integrare la leggenda) col mocadavere di un altro, avesse trovato asilo presso

quei Parti che di Roma erano i nemici pi potenti, ed il cui re mostrava d'interessarsi cos vivamente alla memoria

dell'Augusto detronizzato.

questo

vita di

aggiungano gli oracoli, che gi durante la Nerone, avevano predetto ch'egli sarebbe stato un
si
;

ma per contro gli s, dal trono imperiale Orientis dominationem, nonnulli nominatimpromettevano
tempo, cacciato,


regnum Hierosolymoruntf
mancarono dunque
imbarazzi non
lievi.
i

114

queste voci
correnti,

plui'es oni7iis prstinae

restitutioiem. Approfittando di
fasi

fortunae non

La cosa non pu

Neroni, e procurarono all'autorit stupirci in alcun modo,

se di leggende consimili, dal Barbarossa a Mario Kraglievic',

vicini,

per rimanere nei paesi d'Europa ed in tempi a noi pi piena la storia di ogni popolo; e se nella illumi-

natissima Francia del -secolo scorso


dettero
loro

si

'trovarono tanti che


vi

ascolto

ai

numerosi Luigi XVll che


le

fecero la

breve comparsa. Tacito stesso narra

avventure
sive,..

di

uno

di

questi
Italia

falsi

Neroni, servus e Ponto,


raccolto
l'isola
il

liberthiiis

ex

che,

un

piccolo

esercito e spinto dalla

tempesta nel-

poi finalmente preso, ed suo capo, probabilmente per calmare le ansie del popolino,
di

Citno, vi sbarc, e fu

portato

Roma, Nello
altri,

stesso

luogo

(Hist,

II,

8-9)

egli

accenna ad

di

cui promette di narrare le vicende

nel

corso dell'opera.
(Hist.
di
I,

Non

certo a costui egli allude nel proemio


in

2) dove,

riassumendo

breve

le

vicende del tempo

cui sta per tessere la storia,

menziona anche moia etiam


cui

prope Parthormn arma falsi Neroiis ludibrio. E'


bile

invece
(1.

si

tratti

dello

stesso

individuo,

di

probanarra

Svetonio

e); Denique

cum post

viginti annos adulescente

me

exttisset

condicioiis

ncertae

qui

se

Neronem

esse

iaciaret, tam. favorabile nonien eius

apud Parthos fuit, ut


sii.

vehementer adiutus

et

vix redditus

La somiglianza
babile,

del racconto,

da una parte,

rende

pro-

ma

la differenza delle

date (l'88 e l'8o)

dall'altra

ostacola, l'identificazione di questo pretendente, con

Terenzio Massimo
Hist. Byzant.,
t.

di
II,

cui

Zonara (XI, 18 Bonn. 1844, p. 496)

quel

ci

Corp. Script. racconta con

qualche dettaglio

la

curiosa avventura. Valendosi della sua


numero
dei
di

115

straordinaria somiglianza con

Nerone, costui raccolse largo aderenti in Asia, e fu accolto con onore dal re
il

Parti

Artabano

quale, per l'avversione

che recava

Tito, prepar anche una spedizione per rimetterlo Ad |ogni modo, che questi impostori operassero

sul trono.

sulla fal-

sariga di
in
di

una
si

tradizione popolare lo dimostra

il

fatto

che

tutti

ritrova

quella caratteristica di Nerone che pi


le

ogni altra doveva aver colpito

fantasie,

l'

abilit, cio,

nel

suonare

la cetra e

nel canto.

comunit giudaiche in cui era vivissima r aspettazione escatologica, questo mito dette luogo presso di queste ad un'abbastanza ricca fioritura leggendaria, che

Ma, accolto

dalle

pass poi anche


patristiche,

alle

Chiese

cristiane.

Tra

le

testimonianze
mito,
si

non tutte a

dir vero, favorevoli al

so-

gliono citare quella di


all'Apocalisse
p.

Vittorino di Pettau,

nel

.commento
voi.

(13, ,;

Corp.

Script.

EccL

Lat.

49,

120,5,

ss.):

Neronem
di

dicit...

hunc ergo deus suscitahidaeis et persecuto-

tum
ribus

nttere

regem dignu7n
Lattanzio,

dignis,
lo

Ch'isti;

libello

De

niortibus persecutorum, (2.


(l.

chiunque sia l'autore del che ho citato nella <,)]


S.

nota 2 a pag. 92

Dei. XX. 19 C.
tare
il

Ili v.

363

ss.); di

S. E. L.
II

472

^^

473

Agostino (De Civit. che nel commen.3)


ai

e.

2 della

epistola di
il

S.

Paolo

Tessalonicesi,

accenna a coloro che


riferito al

mysterium iniqtiitaiis intendono Nerone redivivo, anzi, neppure ucciso, ma lo tU putaretur occisus, et vivum credono subtractum potius,
occultari in vigore ipsi2is aeiaiiSy in

qua

fuity

arni

cre-

deretur exsti7ictus, donec suo tempore reveletur et restituatur in regnum. Sed miltum mihi mira aggiunge subito

^st

haec opinaniium tanta praesumptio. Cosi contrario alla leggenda non si dimostra invece S. Ge-

rolamo, che,

oltre all'

avere appena abbreviato, senza

al-


terarlo,
il

116

passo
(ii.

di
.^g

Vittorino su riferito

si

nel suo

a Daniele

P. L. XXV. 568. C)

commento

limita ad asserire,

senza commentare, come -multi nostrorum, putant ob saevitiae et turpitudinis magntn dinevi Domitium Neronem Ant:-

chrishim /ore.

Le

fa

invece
(Il

largo

Cronaca

28, e

tificazione di

C. S. E. L. I, pp. 82, ss): l'iden29 Nerone con l'Anticristo fondata sul fatto
primo e ferocissimo tra persecutori, reguni sed omnium hominum et vel hnil
i

spazio

Sulpicio Severo,

nella

sua

d'essere egli stato


e,

non dicam

ma7tiu?)t bestiarum

sordidissitnus,.. Inoltre,

accenna

al

fatto

che per suo ordine Vespasiano pose l'assedio a Gerusalemme, e che infine si sarebbe ucciso; ma il cadavere non
fu trovato.

Unde
:

crediiur, etiam si se gladio ipse t^asfixerii,

curato vulnere eius servaius,


scriptiim est
et

secundum

illud,

plaga

tnoriis eius curata est

quod de eo (Ap'oc. 13 J

sub saecidi fine mitteidus, ut -mysteriuvi iiiquitatis (II Tess. exerceat. Cos pure nel Dialoghi (II, 14) ibid. 2, ^/

197) riferisce la credenza che alla fine dei tempi Neronem Antickristum prius esse venturos ; quello in Occidente, ut idola gentium coli cogat, e questo in Oriente, a regnare
p. et

sopra Gerusalemme.

Tra

padri greci, invece,

il

solo

che abbia un accenno


dell' iniquit)

ed anche questo volutamente vago ed impreciso, a Nerone

come

il

tipo dell'Anticristo

(il

mistero
3.

il

Cri-

sostomo, nella sua

Omilia

IV
di

II

Tess. (P.

G. 62; 485-486).

Non
dal

mia intenzione
le

discutere qui la formazione del

mito dell'Anticristo, e
opere gi menzionate
vari
miti,
di

ingegnose azzardate ipotesi emesse


dal Bousset,
la

Gunkel (Sckdpfung und Chaos) e


piij

nelle

volte; e

nemmeno

fusione dei

Belial,

dell'Anticristo e di
trattato
nell'

Nerone, a cui
alla

ha
sua

dedicato (dopo averne

Introduzione

Ascension
volte citato

117

il

of Isaiah) una lunga nota

Charles,
(II,

nel pi

commento
vi

all'Apocalissi

giovannea

pp. 76-87).

sono negli Orac. Sibyll. parecchi passi che leggenda di Nerone, credo che possa valere la pena di esaminarli con qualche attenzione. Lasciando da parte il 1. ili, vv. 63 ss. che sono stati di-

Ma, poich

si

riferiscono alla

scussi nell' Introduzione,


del

ci si

presentano per primi due luoghi

19-123, dove la leggenda riferita nella sua forma "pi semplice un re, caratterizzato dal fatto di essere r uccisore della madre, fuggir oltre l' Eufrate, e durante la sua fuga alla terra dei Parti, molti si contenderanno il
IV
libro:
1
:

trono di

Roma;

137-139,
si

nei

quali,
il

dopo l'accenno
l'

al-

l'eruzione del Vesuvio,

prevede

ritorno

del Jitggitvo

di

Roma, che deve


un

attraversare

di

nuovo

Eufrate
la

alla

testa di

forte esercito,

come punizione per

strage

Tempio. Nerone dunque concepito qui come ancora vivente, ma il suo ritorno ha gi il carattere di una calamit inflitta da Dio su Roma
dei pil e per la distruzione del

come pena, ed
ritori

anche, forse,

uno

dei dei

segni

precor-

della fine del


libro

mondo.
ss.

Nel

V, 27

egli

ricordato per

il

matricidio e le

sue crudelt in genere, ma anche un terrbile serpente, che dar origine ad una guerra gravosissima, ed caratterizzato
nica, bens

non solo dalla molteplice attivit artistica ed istrioanche dal tentativo di tagliare l' istmo di Corinto i

e sparisce, e ritorna ugziagliando se stesso a Dio. il taglio dell'istmo viene rammentato nei versi 137 ss, ed a Nerone
attribuita

una nascita demoniaca, cio da Zeus e da Hera, ed impura (v. 146); egli anche qui un mortale che si uguaglia a Dio (lo^o; i^o>; cfr. Wa^wv Osco aTOv, v. 34),

una

volta di pi

si

parla del matricidio. (Cfr. v.


i

386 dove

p.TjTjJoXsToci

sono

tutti

Romani). Egli

si

rifugier presso

118

con
essi

Re

dei

Medi e

dei

Persiani, e

preparer
la

la

rodi

vina del popolo verace;

lui

attribuita

rovina

Gerusalemme
spasiano
i

e del

Tempio
il

(fu

Nerone che dette a

Ve-

pieni

poteri militari

apparire trem tutto

per la spedizione); al suo creato e perirono re, e quelli a cui


i

rimase
giusto.

il

potere distrussero
ss.
si

la

grande

citt

ed

il

popolo

Nei vv. 214

aggiunge

forse alla leggenda gi

tanto complessa, un altro elemento, tolto da quella di

Mago
in

Simon
lui

poicli sono

le

Moire (Parche) che spingono

itsTscopov (suscettibile per di un'interpretazione metaforica,

senso morale) a devastare il paese, poich Dio gli ha concesso forza per fare ci che nessuno fra tutti quanti E' re ha mai fatto. Indi sono narrate le sue operazioni.
i

interessante confrontare questo luogo, con uno della Lettera di Barnaba, (IV, 4) ugualmente fondato su Dan. 7 .^. e ,-g.

Dice cos anche

il

profeta

Dieci regni regneranno sulla


piccolo re, che icmilier in

ierra^ e sorger in seguito

un

uno

tre dei re;

Daniele dice pure a questo proposito:

vidi la quarta bestia, malvagia e forte e pi critdele di tutte le bestie del mare, e come da lei spuntarono dieci
corni, e
cfr.

da questi tm piccolo corno, rampollo, [7J:y:poL'~ouoihiov TiapaoudiiiVov /.spa; Or. Sib. Ili 400) e come umili
;

in uno tre dei corni

Secondo
il

il

Lightfoot,- contando

Cesari nel loro ordine naturale,

decimo

Vespasiano;
regnante con
Inter-

ma
i

tre Imperatori
i

vanno considerati non separatamente^


Flavi, ossia

bens insieme,

tre

Vespasiano
lui

due suoi

figli,
il

Tito e Domiziano, a
piccolo

associati.

pretando

allora

uomo come

l'Anticristo,

ne segue
Lightfoot
distrut-

che

l'intero

passaggio significa che

questi

(da
il

stesso identificato con Nerone) era atteso

come
I,

tore della dinastia Flavia (v. Aposl. Fathers,

2, p.

509); e

-- 119
di

questa aspettativa

si

troverebbe un' eco anche nel passo


precedenti pitture nulla

che abbiamo
Finalmente

sott' occhio.
i

versi

361-372

alle

Nerone superer in audacia ed abilit tutti gli uomini, e compir una distruzione e una strage, quali nesaggiungono
sun'altro.
:

Non

possibile qui accennare che di sfuggita

ai

passi

somiglianze o affinit con questi; mi limiter a segnalare 12 e -; 1336^ che, come ha dimostrato il Charles, sono un doppione di 1 7, g, con

dell'Apocalisse che presentano

questo

di

notevole, che

una

lieve alterazione, la

soppres-

sione cio di una clausola, ha permesso di fare della Bestia


il

simbolo non

pii

dell'Impero, bens
il

di

Nerone; e 17,^7.

Non meno
VAsc.

interessante

raffronto

con

un

luogo

uel-

Isaiae (IV, 2), a cui ho gi richiamato l'attenzione in nota a V, 145. (p. 76 n. 3).

Ma
scopo

quello che importa di notare qui,


di

costituisce

lo

questa rapida rassegna, come nelle

successive

rappresentazioni Nerone venga acquistando sempre pi un carattere decisamente satanico. Mentre nel IV libro egli

ancora un essere umano, e vivente, nel


nascita demoniaca, specialmente, ne

V ha

gi assunto

quello di Anticristo demoniaco; V ttgtiagUarsi a Do, e la


costituiscono
gli

ele-

menti

caratteristici.

passo su questa via, per ci che riguarda gli Oracoli Sibillini, segnato dal 1. Vili. Se in V 29 Nerone
L' ultimo

gi

il

fiiv;

'cpfc:,

in Vili
ixv

88

egli

un

7c&pa<'jpo;

r^pxwv;
Icrj^a.TOv
altro,

viene allorch syy;


yfjxap,
(v.

jtcrjiou
pii

tg

ts'^o;,

xal

91)

e,

particolare

interessante d'ogni
pi

rappresentato in forma

non

umana,

ma

di

belva

(Q'/ipa,

a;Yav,v.

157).

120

B) XEIPOnOIHTOS.
A
TT 017)
il

p.

40-I.

Ili,

618 -

(cfr. n. 4)

ho tradotto

I^'^ol x.s'-po-

TOC le

opere

risultato di

aggiungendo che questo era un mio studio sul)' uso ed il significato della
dell' idolatra,

parola.

Esso non avrebbe

in realt

se stesso;
zabile,

ma

poich involge un pccolo,


di esegesi

nessuna importanza, in ma non disprez-

problema
le

neotestamentaria, ho pensato di

trascriverne qui brevemente le conclusioni.

Tra

difficolt

che presenta

il

racconto

sinottico

del

base a cui processo di Ges, pot essere condannato dal Sinedrio, non certo la minore n la meno interressante. Nella forma in cui tale racconto
quella dell'accusa specifica in
ci

pervenuto riuscito impossibile agli interpreti di trovare

la

bestemmia

nel senso tecnico della parola,

com'

definita

dalla legislazione rabbinica.

Ma

se

si

tenga conto

dell' abilit

e della sagacia finissima con le

quali

Ges,

nei giorni pre-

cedenti, aveva saputo trarsi d' impaccio,


diose
di
di

di fronte alle insi,-

domande
al

dei

Farisei,

che tentavano evidentemente

strappargli qualche dichiarazione tale da comprometterlo

fronte
il

popolo od all'autorit romana; se

si

consideri
l'

tutto

carattere del processo e la sua rapidit, e


l'

eccita-

zione degli animi e

ambiente

in

genere nel quale


il

si si

svolse

apparir allora non inverisimile che

Sinedrio

acconvera

tentasse di accusarlo di qualche cosa di

meno

della

bestemmia, purch

fosse

tale

da sollevare

contro

Ges

r indignazione della folla, che in quei giorni doveva essere la vera padrona di Gerusalemme. Quindi non sorprender
pi che
si

le

accuse abbiano potuto essere anche pi


di

d'

una

tratter

vedere,

quale

di

esse

possa essere

stata


maggiormente
Sinedrio.
suscettibile

121
di

l'effetto

operare

voluto

dal

Ora
aiutarci

vi

nel racconto di

nel

nostro esame. Tanto egli (14,

Marco un punto che pu forse che Matteo 55 ss.)

(26,

dei tentativi fatti dai sacerdoti per tro-g ss.) parlano vare dei testimoni a carico di Ges. Finalmente riuscirono

a procurarsene,
attribuissero a

metterli

d'accordo,

ed

a fare

ch'essi

Ges la predizione ch'egli avrebbe distrutto e dopo tre giorni riedificato il tempio.

Ed ecco una prima


queste parole un'eco,
profezie

difficolt:

come non
alterata
nelle

ravvisare
corrotta,

in

sia

pure

delle

che possiamo leggere ancora


si

tiche? Ma, se d'altra parte

Apocalissi sinottrattasse di parole ve7'amente

pronunciate da Ges, come mai potrebbero gli evangelisti testimoni di falsi f Ed infatti alcuni moderni intacciare
i

terpreti
di

seguono nella
sia

loro esegesi

questa

linea,

parlano
cio
dai

un' alterazione,

della

profezia,

compiuta

testimoni o da Giuda, sia del testo evangelico. Ma la grande maggioranza ricorre invece ad un altro sistema. S. Gero-

lamo (comm. in Mt; P. L. 26 col 209 D) dopo aver richiamato un passo di S. Giovanni, (2. ^9.^0) ^^ P*^"^ anch' egli
il

problema: quomodo falsi testes sunt, si ea dicunt, quae Dominus supra dixisse legimus? sed falsus testis est, qui non in eodem sensu dieta intelligit, quae dicuntur, Dominus

autem

dixerat de tempio corporis sui, etc. .


di

Si tratte-

rebbe dunque in sostanza

un annuncio

della risurrezione.

interessante notare

come questa

interpretazione, senza la

sottile

distinzione fatta da S. Gerolamo, sia a lui anteriore,

e nata in
i3, ^;

modo
S. E. L.

assai semplice. Lattanzio, (Div.

Inst.
i

IV,
fatti

C.

19

p.

p.

349,^0 sqq.) racconta

a questo modo ; at illi [Judaei) comprehensum {lesum) ac Pontio Pilato oblatum cruci adfigi postulaverunt, obi-


cientes

122

ei nihil aliud, nisi quod diceret se flium dei esse, si solveritis hoc regem ludaeorum; item quia dixerat aedificahtm est annis XLVI (i), ego illud templum, qui in triduo sine manbus resuscitabo significans futuram

brevi passionem

suam

et se a
la

ludaeis

interfectum
^^

tertio
s.

die resurrecturum .

Qui

conflazione di Giov. 2,

con
cj

Me.
avvia
per

14,

-g

evidente e tanto pi interessante, in

quanto
1'

fors'

anche a

rintracciare l'origine della var. varrTyftrto

i)tof^op-7]'7to

nel testo di S. Marco.


di vista

Ma

parte
di

as-

surdit,

da un punto
al

puramente

critico, di

ricorrere

proprio

la spiegazione fondata sul testo giovanneo imche n Matteo n Marco avessero compreso il senso plica vero della profezia di Ges se, avendola messa in bocca di

sinottico

V Vangelo

per

l'interpretazione

un passo

falsi

testimoni,

non

si

sono

sentiti in

dovere

di riferire

la

profezia
essi

anche nel suo testo autentico, di dare precisamente quella spiegazione, che S. Giovanni fornisce invece
richiesto,

non

ed

in

un contesto completamente diverso

(2),

(i)

Eracleone,

il

seguace

italico della

gnosi valentlniana, riferen-

dosi a Giov. 2, 20 aveva gi scorto nel tempio ui'allusione mistica al corpo del Cristo, interpretando i 46 anni come un simbolo

dell'organismo sensibile
V. Brooke, and Siudies
(2) Si

in lui (il 4o\ (11 6) e degli elementi divini The fragments of Heracleon, Cambridge, 1891 (Texfs
I,

4)

fr.

16

Buonaiuti,

Frammenti gnostici

cit., p.

120.

vedano, fra

gli altri: Alien, St.

Mattheiv, e Gould,

St.Marh

XitW hitern. Crii.

Comm.', Wright,

A
;

synopsis of the gospels in


,

greek
II,

Loisy L'vangile selon Marc Les vangiles synopfiqucs Ooi Swete, The Gospel acc. to Mark, p. 336 s. Lagrange,
; ,

Vvangile sei. Marc, p. 874; Montefiore, The syn. goss. I, 348; Wohlenberg, Das Evang. des Mark, p, 362 Zahn, Das Evang. des Matth?, p. 703; B. Weiss, Mark-Eva?ig., p. 225 Matth,- Evang., F. Millosevichj Na; ^r^EipoT^oirj-oc in Riv. Trimestrale di p. 467
;

Studi Filosofici e Religiosi, giugno 1921.


Ma
che
"il

123

ci

racconto

di

Lattanzio

fornisce qualche cosa an-

pili importante, e cio quelle parole sine manibus, che ho sottolineato, e che dovrebbero essere l'equivalente latino

-/ipo7voiv)Tov. Notiamo che in Marco questo epiteto riferito al fiuovo tempio, in contrasto con un altro,
del gr.

vecchio, che /clpo7vo^/5To;. Se dunque il primo aggettivo si riferisce al corpo del Cristo risorto, evidente
il

che bisogner
il

Ges, prima della risurmolto probabile che Lattanzio abbia secondo. rezione, intravisto questa diificolt, se si contentato di rendere
attribuire ai corpo di

egli,

il

retore

con

l'

incolore sine
il

manibus un aggettivo
latino,
nell'

dal significato tanto chiaro: e ma7ii factus

cui corrispondente

anche

dei

aveva una lunga tradizione suo amato Cicerone (i).

uso classico,

aveva gi nell'epoca In realt, l'aggettivo j^sipoiroirjTo; neotestamentaria, una lunga Storia. Ed in primo luogo occorre notare com' esso si trovi numerose volte nei LXX e
sia

sempre messo in rapporto con l'idolatria, ricorrendo almeno cinque volte come un equivalente di 'elyl, ed in
passi
di

grande importanza
Giov.
a

(2).

(i)

In

2, i9

cod.
p. al

m.

(lo
ii)

Spectdum

del

templum hoc aggiunge inanufaclum cod. Sessorianus, v. C.S.E.L. t.

il

suio
Xil,

erroneamente attribuito a S. Agostino). Uno sguardo pei Sabatier, Bibl. Sacrar. Lai. Versiones antiquae, dimostra subito
656,
sia solo.
i',

come Lattanzio
(2)

Lev.

2-"^

Isa. 2, ^g;
^g

io, ^^

ig,

31,-;

(due volte). Inoltre


8,
.^^\

Lev. 26, go; Isa. 16,

(=

santuario); 46,

6; Giud.

Dan.

LXX,
La

5,

4; 23;

6,2,

(gg);

Vettis latina (Sabatier)

Dan. Theod. Bel. 5; Sap. 14,8. ha tnanufacius, manibus fabricata,

denm ad
sui

opera manuum (Vulgata; idola, deos alienos, simlacra, scutptitia ; Isa. 46, e) tranne in Isa. 31 7 dove legge idola argenti
et idoxi auri sui quae fecerunt vobis catum), d'accordo con Q,s (v. oltre).

manus vestrae

(in

pec-


nto
del resto

124

come

pi volte
gli

profeti

si

siano

com-

piaciuti di porre in contrasto

opera delle mani dell'uomo, creati da una materia corruttibile, con il vero
idoli,
al

ed unico Dio, ingenerato e


della creazione.

quale invece
capire

si

deve V opera

facile

dunque

come
e,

/^st.poxoi'o'^oc

possa a poco a poco essere passato dal nario ed etimologico ad uno pi specifico,
tecnico.
fatto.
il

significato
starei

origi-

per dire,
sul

Ma
Isa.

possiamo cogliere
31,
,

la

trasformazione quasi

In

(uno dei

testo

comune

dei

LXX

cinque luoghi accennati pi su) reca: Tot yipo~oi'/]Tx otTwv rd


difficilmente
il

yeips; otTiv: un passo che ginare scritto, se non quando


gettivo, se
linea;

si

pu

imma-

valore etimologico dell'ag-

ed

infatti

non interamente perduto, fosse passato in seconda il Codex Marchalianus (Q) che omette,
-/sipo-roC'/iTx
la

con

altri,

ri

seconda volta (con


in

l'

asterisco

esaplarico in margine)

ha

poi,

margine

stesso,

si^^Xa, e

naturalmente due volte. Senza allungare inutilmente la lista delle citazioni, mi contenter tuttavia di far rilevare che

un caso analogo
f^,

si

ha

in

Sap.

14,

(t

ysipOTroiviTOv

iTrixarapa-ov t jcocI -oivj'ax; ocuto...) dove la vari luoghi degli Vulgata ha Idolum. inutile riferire qui
i

111 605-606 e 618. che pare quasi assolutamente impossibile, , Ora, quello che una parola la quale aveva gi acquistato un valore

Orac.

Sibili,

dove

la

parola s'incontra,

come

quasi tecnico, in rapporto con la falsa religiosit del paga-

nesimo, abbia potuto d'un tratto ritornare


originario.

al

proprio significato
in

N,

d' altronde,

passi del

Nuovo Testamento
;

cui essa ricorre, infirmano la

mia interpretazione

anzi

semdi-

bra che la sostengano. Si trova -/^sipoTcoi'/iTo; due volte in Atti:


scorso di Stefano

7, ^g

il

aXX'

ojr'

"r4"'To;

sv jj^stpoTvoiTOi^


xaToixst dove
il

125

contesto, con la citazione di Isaia (66,


.^^^^

suggeriscono: santuari; e in 17,


gitica di S.

Paolo, che per la

l'orazione areopa comunanza


degli intenti
del

^g.)

la conversione cio dei Gentili al culto

uno
coli

pu ben paragonare a vari passi sibillini (p. es. IV 6 ss.).


si
si

Dio vero ed
dei nostri ora-

Pi interessante
stolario Paolino,

presenta

l'

uso della parola

nell' epi-

circoncisione.

Che

dove due volte appare con riferimento alla cosa S. Paolo pensasse di questa, come

delle altre pratiche strettamente giudaiche, imposte dalla vecchia legge mosaica, risulta sufficientemente chiaro dalle lettere ai Calati ed ai Romani. Ma leggiamo anzitutto

Col. 2,

^^.

Si

parla

ivi

del Cristo, nel quale 'Ks.^\z.-z^rih-/)7s.


T'f;

TCspiTtopL^

ycipoTCOtrira) sv

7rX,S'j<yi

toj

(To)'u.aTOi;

TTiaTcco^ T'o? Ivipyia;

toO ^so tou


il

'-^v.Ci'X^x^:,

auTOV
il

vsvcpitv.

Ho

riferito

passo per intero, affinch

con-

trasto tra la circoncisione del Cristo^ (la cui risurrezione di


tra
i

morti arra di quella di coloro che

sono

stati

bat-

tezzati, cio sepolti con lui nel battesimo) circoncisione spi-

rituale,

con

la

in tutta la sua forza.

innominata circoncisione della legge, risultasse E che la nuova connotazione assunta


lo

dal nostro aggettivo sia quella di religiosamente falso,

prova, a mio parere, esaurientemente Efes, 2, ^^_^y.. ^^rr [xovtusTS OTe ttot 0|/.ct(; x I9v/^ Iv aap/ti, 01 XcYO.asvoi

xpo^u<7Tia
^ipO7i:0!.l'T0U

aTT

t^? Xyop.v/jc
ET!.
[X

wptTO[/--/^
X(v(i)

V
^.^^pli;

ffapxt

TQTrS

TW

X.(XVp<3

Xoi-

TTOu
I

DvTirC^flt
si

syovTE?

>tal

Osoi
I

Iv

Tco

co'aixw.
al

due

passi

integrano a vicenda.

Gentili convertiti
l'

cristianesimo un

tempo

costituivano

incirconcisione,

ma

solo in rapporto a

quella

circoncisione

secondo

la

carne.


di

126

dalla

cui

il

posto stato ora preso


Essi infatti
'/5[jlc->

vera e

spirituale,

quella nel Cristo.


privi

erano allora fuori del Cristo,

della
ai

speranza;
Calati

gendosi

(5, ^^)

-^dp

dice l'apostolo
s/-

rivol-

-vsu'ijmiti

ttict^w; IatvHx

Non
Il

si

applica
in
jj.

meno bene
tei*zo

al

contesto

la

nostra

inter-

pretazione

un
Il

Cor.

5,

passo

luogo dell'epistolario paolino, cio straordinariamente importante per

la

storia delle idee escatologiche di S.


di poter

Paolo Di fronte

alla

preoccupazione

essere trovato nudo,

avendo

di

gi abbandonato le concezioni del passaggio nella [ia^iXsia

pi materialistiche
"fAtov

egli

immagina ori kdv

r,

ol/.a

Tou* (xxTjvou; /.otTOcXuOrj, oIk.oSo[/-v


icviov Iv Tot;

kziy eio^ i/, ^sou

'-/o;x5v,

una forse non immateriale


Ultimo tra
viene Bbr. 9,

ycipo:OtrjTOV spirituale dimora, cio un corpo


nel senso

OVACX.V

opavoi;

quanto che noi diamo oggi a questa


(per
Cieli.
ci

parola,) invisbile (cfr. 4, ^g)


i

ed eterna nei

passi

neotestamentari
all'

che

riguardano,

^^

dove

alto sacerdozio del Z,(?z;///t^

con-

trapposto quello esercitato dal Cristo, dei beni venturi, ^ix /.al T7}(; TXstoTspa; rArr\-^y\% o y^ct-poTTOiviTOo, [xeC-^ovo;

TOUT

s^TTiv
x.ocl

TauTTo;

T'/j?

jctCtsw;

oS

r)i."

oiw.XTOq,
. .

Tpaywv
il

.aij^^wv,
le

Hidi cs

tou

Ifiou

ai[y,aTO?

dove

contrasto tra

pratiche false

incompiutamente vere
vecchia
legge,

(e

simbolo, preannuncio delle nuove) della

e quelle cristiane
linee.
il

caratteristicamente delineato in

poche

v.

questa sia l'interpretazione esatta lo conferma dello stesso capo, cu 24 ydp dq ^eipoTTolrjTot sldrjXOv

Che

Yi

Xpi'JTo;,

vTCTuwa twv

XefJivJv,

dXK

15

arv
{e s'indi

Tov opavcv... Qui l'intendere materiale, falso tende, religiosamente) presenta anche il vantaggio
servare ad vrCTu-reov
il

con-

suo pieno significato

di

immagine

attenuata

127

noi

pallida

ombra,

diremmo

di

cui

va

sempre perduto Vulg; which are the figures, Engl. Auth. Vers.

qualcosa nelle versioni correnti {exemplaria,


;

like in

Pattern, Rev. Vers; image, Crampon, etc). Quanto all' uso patristico, le due sole referenze che trovo
negli
I

Indices del Goodspeed, sono, entrambe di Giustino, Apol. 58. gj e Dial. e. Trifone 35,6. Nel primo luogo,

dopo avere spiegato


a nessun' altra cosa
respingere
gli

come

demoni ingannino l'umanit


le eresie,

suscitando e le religioni idolatriche, e


i

segue

infatti

chiamati demoni, che di si sforzano uomini dal Dio fattore e dal Cristo suo pri-

mogenito /.al Toc p.sv Tvj^ yr,^ \s.r, TratpscrOai uvxalvou; Tot^ Y'/jCvo!.? x.a.1 yipoTvot'OTOt,; xpoTr'XioTav xal Tcpo^ryXousi, To; \'7z\ ttv Ocojptav Oetwv p[/.<JavTa?
uTrex/.po'Jov-re?.
.

sic

rra'^siav Ij^vocHougiv.

Anche
mistici,

qui,

se

si

tenga conto poi del significato che terrestre assume


gli

presso tutti

scrittori
di

cristiani,

e in genere,

del

tempo, quello pienamente x^tp. illuminato. Nel secondo passo, ad una difficolt mossagli da Trifone, cio che vi sono dei Cristiani quali non si pei

mi

sembra

ne

risulti

ritano di
idoli,

mangiare

delle

carni

di

animaii

sacrificati

agli

Giustino risponde che vi sono in realt di tali Cristiani, ma che sono tratti in inganno dagli spiriti dell errore
(1

Tim,

4,

^ che

a loro proposito
lupi

si

compiono
7,^5)
i

le

profezie

sui falsi

profeti,

rapaci (Mt. 24,.;

quali,, ve-

nendo in nome di Ges, insegnano


il

in verit

a bestemmiare

Signore. E noi Cristiani non abbiamo nulla in


quali
01

comune con

loro,

wov
TOta

nondimeno XciTTiavo'j; auTOui; ^ycuffiv, ov rpcsv TC3?? s9vcrt r ovo[x,a tou ^0u iTriYpacpo'jffi
xal
ceninole,
le

jf^eipo-TwOirjToi;,

xal

Qloii;

TsXe-Tat? e

xoivwvouci. Si traduca pure

opere delle l&ro mani,


apparir chiaro

128

si

come questa versione


del dio sxdle

discosti dal

senso
dice:

del test; mentre diviene molto migliore

quando

si

scrivono
II

il

nome

immagini.
a
dall' attribuitagli

significato della frase attribuita dai falsi, testimoni

Ges
accusa

viene dunque specificato e chiarito


di

idolatria, o falsit,

salemme,
1'

e ci

proprio

nei

episodio della cacciata dei

Tempio di Gerugiorni della Pasqua e dopo mercanti. Lo strumento adopemossa


al lui

rato per sollevare contro di


d'

l'indignazione popolare era

che non pu lasciar dubbio. Ma nello stesso evidente che nessuno dei primi seguaci di Ges, tempo nessuno di coloro che rammentavano detti come Matt. 5,^.,
un'efficacia

nessuno dei membri


poteva fermarsi nunciare parole
si

della primitiva comunit giudazzante, pensiero che Ges avesse potuto prosimili. Ma e qui la modesta indagine
sul

filologica amplia un pochino quando s' incominci ad dna corrente affermare comunque vogliamo chiamarla

che
il

nel Cristo vide non solo l' Annunciatore del regno, ma Salvatore del genere umano, e che pertanto dalla propria ogica interna era condotta ad allargare l' attivit missionaria,

a condurla fuori del giudaismo, anche della Diaspora, ed a stabilire quasi un'antitesi, profonda se non irriducibile,
tra V economia antica e la nuova, allora ecco

fano

allo scrittore

dell'epistola agli

Ebrei

traverso S. Paolo e la sua

scuola

che da

S. Steatdi

passando
qualifica
istituti

la

viene usata in riferimento j(^tpoTCoCy)To; senza la minima esitazione. giudaismo

agli

del

Non

possibile dire invece se la parola sia

stata

pro-

nunciata veramente da Ges, certo ad ogni modo, che dei discepoli immediati dovette ritenere una l' ambiente
simile attribuzione assurda; che

in altri

termini

un'afdi

fermazione

di

questo genere doveva produrre su

essi

129

a fare sulla folla di Gerusalemme; tanto che


completa
sto
:

un'impressione non diversa da quella ch'era stata designata la smentita


i

testimoni sono falsi. Matteo, poi

il

mi sembra notevole
se

non
di

la

bestemmia

va ancora pi troppo grave


in

e que-

l.

L'offesa
nella

anche

bocca

testimoni sobillati e probabilmente subornati;


d

ed

vag

j^ipo7coi7)T05 diventa nel suo racconto

va; tou

6 ou: frase questa che,


sinottici
il

non sar male

notarlo, nei vangeli

appare soltanto qui.

Ed

allo

stesso

modo anche
in

xa7raXu(7o) subisce

un'altra

attenuazione,

^uva^at.


C)

130

INDICE DEGLI APPELLATIVI DIVINI.


fr.
I,

'Ayv/t:o(;,

7; 17,

Yio?,
svj.oi;

Ili,

709.
III,

fr.

46;

([J-eV-^
;

^'^')

^Jfl>

69^-

javaToc

III,

lOi

328; 582; 601; 617; 631; 679; 709;


(.^ec)
III,

711; 721: 759;


(Sacr-.Xsu'q) III,
tcv'vtcjjv

56; 276; 600; 631I; 742;


10;
('JcoT/ip) III,

48; 717;

(xxtaT/i;) III,

35;

(Yv/]Tri<;

v5po>7ra)v) III,

V, 76; (sl

iJieSeoov) III,

594;

604;

('^apu'xxuTro; opaviujv)
cili:^

"/.eip?

^ava-roio, III,

672; 676.
3^<j;pxT0i;,
tS'.o:;,

III,
;

II,
(Yeraoi?) V, 498,
(xTiOTTi?) fr.
Ili,

V, 427
Ili,

tuivio?,

15;

17;

(ttev

(Sv)V,

2771360;

500;
X/i^r,;,
iX7)5^ivo'c,

itv Trap/oJV, V, 174fr.


I,

V, 499;
fr.
I,

IO.
Ili,

20;

fr.

46.
fr.
I,

i|j.SpoToq,
av:c^,

111,

283; 628; 693; V, 66; 277;

11.

V, 35212;
I,

iopato!;, III,
oloTOYevTJ?,
aToa>uvj!;,
fr.

fr.

I,

8.

17.

III,
fr.

12.
Ili,

acfSapxo;,

17.

a^iToc, V,

298; 358; 490: 497; 503.

BafftXeu? Ili,

48; 56; V, 499;

fr. Ili,

42; (J0?

f/.e>? ^)

IH.

499; 616; 808.


^apufruTiOc;,

V, 76.


rsve-cvp,
{5(I)V

131

(iuyoxpp'io? y.)

V, 284; 360; 406; 498;


xai v^poJTCo>v) III,

V, 500;

278; (jocvaTO?

ysveT/i? -rcavTwv

vJpoJ'rewv) III,
YVo>(jT7](;,
fr.

604.

I,

4.

"E^0)(_0(;

(c5

p-voi;.

iv),

V, 284.

STIt(7X0U0?

(av^pOJTTOJv) fr. I,
fr.
I,

3
IO

(Cfr.

TiaVSTriSKOTTOc;)

xoupavio?, IV, 51;

(cfr. opav'.oq).

ZJv

() III, 763.

Hy^iTcp (t. xoff^awu)

fr.

I,

15.

KpaTcdv (aTtavTa)
XTCffT'^*;,

fr.

I,

17

(cfr.

TiavToxp-iTwp).

III,
I,

io; 704;
;

(alwvioi; x.) fr. III,

I7

(-n:o(.yTOTp:j.O!;

x.)

fr.

(vaoto fxsYtsTou)

V, 433.

Maxap,
jjLttptu;

III,

1.
fr.

(TiavTwv)

I,

4-

p-eV?, III, 735; (^20?) Ili, 19; 71; 91; 97; 162; 194; 246;

274; 490; 556; 557; 575; 584; 657; 665; 671; 687;

698 818

(s'vao? Ts);
;

702; 717; 740; 773; 776; 781; 784;


; ;
;

IV, 6

Xeu?) Ili,

163 V, 176 616; 808. 499;


;

25

406

500

(.&.

{a.

pa-ri-

fAovapxo?, Ili, li; 704.


livoa^
III,

571

[Jt..

<^v)

fr.

I,

15

([/..

l\oypc

(ISv)

V, 284.

Opavto?, Ili,
il

l,

19;

(5so'<;) III,

174; 247.

(cfr-

sitoupavio?

ed

seg.)-

opaviwv, V, 76; (ooj.vv oxSv) III,

807;

(al5ept vaiwv) III,


fr.

li; V, 298;

fr.

HI, 17; (o? TcAov olxst)

I,

11.


riaveTcEffKOTtoi;,
TcaveTtoTcrr,!;,

132

ed
il

V, 352
I,

(cfr,

iriffxoTioi;:
il

Seg.).

fr.
fr.

4. (cfr.

preccd,).
icpuTavi?).

7sav-oxpaTu)p,
TtavuTtepTaTOi;,
7rpuT7.vi<;

I,

(cff. xpaTiv;

fr.

Ili,

(cfr, tJTrso.aeys5-Y|?).
;

(utxvTcjJv),

V, 277

499

(cfr.

TravToxpttTwp).

So:>o?;
ffcoTTp,

V, 360.
III,

35.

.'JC-Kepiieyi^'/\z,

fr.

I,

7.

(cfr. 7:avuTtC''^*'^0-

tppsfxsTyi?, Ili'

i; V,

433

(cfr.

3apu/.T'J7ro;).

u^Kn-oz, III 519;

574; 580; (^eo?)

Ili,

719;

fr. I, 4.

(cfr. oiJ-

panoq ecc.).

Wu /oTpocpo;

(Yever/jp) V, 5^0.

INDICE
Introduzione
:

il

libro 111

...

Fag.

VII

il

libro libro

IV

XXVIl
XXXIII

il

Appunti

bibliografici

XXXIX

Gli Oracoli Sibillini tradotti:

il

libro III
libro libro

il

IV

il

......

54
6S

frammenti;
1
.

104
107

II

III

108

Appendici

A) Nero
E)

redivivus
.

113
.
.

Xsipo.-oirj-os

120

C) Indice degli appellativi divini

130

LIBRERIA

DI

CULTURA

ROMA

D'imminente pubblicazione :

ERNESTO BuoNAfUTi: Voci Cristiane.

Garroni Adalberto.
Letizi Furio.

Studi di antichit
e martire d

L.

io

S.

Domnio vescovo

Salona

6
2
15

Levi della Vida Giorgio.

Per una

caratteristica dei Semiti


.

Meloni Gerardo.
Segr Angelo.

Saggi di filologia semitica

...
mondo

Circolazione monetaria e prezzi nel

antico e in particolare in Egitto

.........
ir--*-

20

^""^

BOT'rBa--A. IDI I>OESI.A.


ALBERTO PINCHERLE,
!

I^IIj.A.3SrO
di

Detti d Ges,
dei

(1

Logoi

Oxyrhyncus)
reintegrato,

testo greco secondo l'originale

papiri, testo

traduzione italiana,
dice di

con Introduzione e commento. Append

Agrapha. Un volume

grande formato,

rilegato,
di

con 4 illustrazioni del pittore Aldo Carpi. Edizione


lusso di 750 esemplari

gran

numerati.

Di prossima pubblicazione :
Gli Atti di Paolo e Tecla, a cura
di

M. ZAPPALA'.

LIBRERIA

DI

CULTURA

ROMA

SCHITTOE.!
Volumi pubblicati :
1.

OrtlSTIA-IsTI -A.3SrTI03EH

La

lettera a Diogneto. Testo, introduzione, traduzione e note a cura del Sac. ERNESTO BUONAIUTI, professore ordinario di Storia del

Cristianesimo

nella

Universit

di

Roma

L. 3

Edizione col solo testo


2.

...
S. Felicita. Testo, inlatine

1,60

La Passione

di S.

Perpetua e

troduzione, traduzione e note a cura del Sac. GIU-

SEPPE Sola,
nel

professore di lettere greche e


di

Liceo-Ginnasio
11

Velletri

3.

Bardesane,

zione, traduzione e note a cura di

dialogo delle leggi dei paesi. IntroduGIORGIO LEVI


comparate
professore di lingua ebraica e lingue nella Universit di Roma 3
.

DELLA Vida,
semitiche

Nel dicembre 1922 usciranno :


4.

Frammenti

gnostici. Raccolti ordinati e tradotti, con introduzione e commento, da ERNESTO BUONAIUTI,


professore ordinario di storia del Cristianesimo nella

Universit di Roma.
5. Il

Pastore di Erma.
quadrati in

Scelta dei passi pi importanti in-

un'esposizione completa dell'opera. Traduzione, introduzione e note di MARIA MONACHESI.


6. S. Ireneo.

Dimostrazione della predicazione apo-

stolica.
dall'

Prima traduzione italiana direttamente armeno, con Introduzione e note, di UBALDO

FALDATI.

In corso di pubblicazione :
11

discorso di Taziano. A cura

di

M. FERMI.

Tertulliano, gli scritti minori, a cura di


Spicilegio di scrittori armeni

M. ZAPPALA'.
U. FALDATI.

a cura di

|''^,',1',:9,''

CHICAGO

44 755 820

T/tT .07