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DELLE

ANTICHIT A GIUDAICHE
DI

GIUSEPPE FLAVIO
TRADOTTE DAL GRECO E ILLUSTI\iTB CON ROTB

DAL L' ABATE

FRANCESCO ANG"IOLINI
J>IA.CE.NTINO

TOMO PRIMO

MILANO
DALLA TIPOGRAFIA DI GIO. BATriSTA
l
~ONZOGNO

82

I.

: .

lA

presente "tradttzione ~ protetta dall6 vigenti leggi,

esaendoai adempito a quanto ""e prescrivono.

AVVISO
DELL' EDITORE.

G1usun FuVIo, che grecamente mue le storie della sua nazione' ora fa parte di questa Collana ; e l opera SlJ,Il, non p cluJ riu.. ~eire gratissima ad ogni genere di persone qualora si pensi e/w la Religione ho, fatto quasi nostre proprie e familiari k_ antiche ~ morie del Pppolo Ehreo -Fra t.

'Vr

varie 'IJersioni di questo istorico ho trascelto quella del/: Angiolini come la pi lodata per l eleganza e la fedelt. Due sono /: edizioni che di. e~sa abbiamo, l una pubblicata in J7erona pei torchj degli Eredi di Marco Moroni /:anno 1 779 in 4 vol. in 4.' e /: altra impressa in Ronza nel 1 792 da:l nesiderj pur in 4-l) Io. ho stimato segulr la prinza, ma /:ho corredata tl alcune carte., ed altri ornanrenti che non saranno inutili alla migliore intelligenza del testo. Non ho fatto precedere -nessuna vita di :Gru:sEPPE, poich aveTuiola' scritta gli 'StesS<J, vedr essa per .conseguenza. a te~ po e lUogo debito la lce - nella presente. Raccolta -colle altre opere di lui , -1na oon 'se~ /: aggiunl4
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di quelle notizie ed illustrazioni , che saranno allora giudicate le ., . . pzu convententz.


.

IL

TRADUTTORE
A. CHI LEGGE

I. libro che porti in fronte il titolo di _novella versione d'un traduttore novello nel mondo de' letterati , egli pare, che un argomento .abbia seco forte e gagliardo per non doversi far leggere da persona , che non .abbia tempo da gittar via. N io , bench si tratti qui la mia causa , -no~ saprei condannare del tutto, chi vistone il frontispizio a prima giunta impaurisse , e lo si .lasciasse cader di mano ; ch' egli il troppo. gran sagrificio avventura:rsi alla

UN

fatica di sorrere un libro soventi volte non picciolo, senza speranza di corne altro frutto, che la non breve noja nel leggerlo, e il dispetto in vedere una vaga opera da indiscreto artefice travisata per modo da non pi riconoscerri entro quelle gentili sembianze , che il prmo suo facitore pur 'V'i scolp. Io per non sono s facile a spaventarmi e ad ombrare , che le riflessioni gi dette o mi ritraggano dall' intrapreso cammino, o mi facciano a mezzo il viaggio restar in un piede in pensiero dell' esito di mia fatica. Sono ignoto a' letterati, egli vero; la ~ia opera una vel'sione, il concedo.; ma l'uno .e l' altro non che allo11tnare da IM i Jeggitori , io mi lusingo che debba condurmene assai pi ,. che S fosse altrimenti. II. 8' egli vero , ch' io sono ignoto a' letterati , egli vero altrttanto, ch'io eomparisco di nuovo nel loro mondo. E chi. non s , che agli oggetti per quan.. tunque sien piccioli , se hanno pregio: di novit, ogn' uom si ri\"olge 1 per quanto

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almeno richiedesi a render pago quel desiderio dalla natura innestato nel cuore umano, che sempre il fa non curante del vecchio , e del nuovo amatore curioso ? Che se per ventura intravviene , che il nuovo oggetto capace sempre di per se a tirar gli occhi altrui non pur soddisfaccia al primo ardor di chi .il guarda ali' ingrosso, ma appieno contenti ancora chi il mira posatamente , felice l' autor novello, che seppe nell' angolo ritirato ed oscuro della letteraria sua stanza condur suo la voro di guisa,- che regger potesse orrevol.. mente alla piena luce del mondo erudi~. IIL Con questo io non intendo di dire~ che di tal fatta sia appunto l' .opera mia; che il hmmare ch" io fo ardentemente, co tale felicit, ben dimostra, ch'io men co nosco lontano assai. Non t~mo per di dire'' che se le mie forze avessero al buon voler corrisposto, nel numero io pure, sarei degli autori felici , che in eu.or mi desta-rono pur dianzi ammirazione .ed invidia. Quindi la viva pPJsuasione ch'io ebbi seJJfr

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pre delle poche mie forze, .siccme di sua natura in ogni incontro difficile ella suol fare , cos giov assaissimo anche a me ; perciocch mi professo a lei debitore di . tutte le necessarie ed utili diligenze, ch'io non omisi per rendere il mio primo lavoro meno' che fosse possibile ' disadorno e. ip.degno del pubblico , a . cui l' espongo. Il perch io non ho n fatica risparmiata n tempo , che a ben condurlo e farlo a misura .delle mie forze perfetto 'si richiedeva.. Le ottime edizioni , . che di questo autore si seno fatte tra l' altre in Ginevra , . in Inghilterra, in Olanda non furono da ma traScurate. Quella per , che tra mano ho avuta pi comunemente , la Geleniana si fu di Ginevra del 161 1. Tra le vrianti lezioni , che spesse fiate pur troppo met tono a mal partito il .povero traduttore, e straziano crudelmente il testo infelice., ho Scelte quelle,- che all'intenzione dell'autore secondo le cireostanze senbravammi pi conducenti. Ho' avnto poi sempre dinanzi agli .occhi quell fedelt ,. :cbe . richiedesi a

:na

traduttore .valente, alla quale tra le molti.. plici opinioni d'Grammatici io avviso con Marco Tullio , che giunga colui , il quale verba prosequitur etJJtenra , ut ea -non ahlwrre~mt a more nostro; quae si omnia e Grtll!c;, conpersa non sint , tamen ut g~ neris ejusdem sint, elaboravit. Cic. de opt. gen. .Or. Per toccar pi dappresso un tal termine ho sempre Toluto a' miei fianchi compagna fedle la Sacra Scrittura da me consultata nel testo ebreo , nella versione dei Settanta, e nella Vulgata; e per is~ rienza ho compreso, che quanto a inten d ere questo Autore si giova, chi l ricorre, tanto per .lo contrario pu , quasi . direi, disperare in pi luoghi di ben recar questo in. sua lingua , chi crede potere o dover fare senza di quella. Di tutte queste mie diligenze 14 me paruto, che non sarebbe il cortese leggitore contento , se a quaudo a quaado noo mi fossi dato pensiero di eoRedare la mia versione di quell~ note , ~he il sol bisgno pareviJDi domandare, Mi 60Df.) stU.d;.aw che no.u riescano n

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troppe, n poche : il primo , per non .abusarmi della bont di. chi legge; l'altro per non mandarlo scontento dell' Autore , cui legge. S' io abbia dato nel. seguo, ~o l so: ne .lascio al.. benigno lettore . il giudizio. Quanto poi sia per riuscire. gradita al-puh blico 'la. mia . versione, se -pi, o . meno, o del pari. che. l'altre molte. gi .fatte di qusto AutQre , non posso deciderlo; che n sono .di me stesso buon: giudice; n mai ho letto le altrui : pure . mi. giova sper.ar bene,- mercech la miaopera . traduzione di Giuseppe Ebreo. IV. A questo nome so, che tal uni ri stringonsinelle spalle, e, perch gente usata a giurare:. in verba Magistri , si ridon. di me , eh' io appoggi le mie speranze nello Scrittore che traduco .. Non niego io gi , che molte: sono e non tutte insussistenti le:. accuse, che gli si danno .. Egli :ha suoi pregiudizj, il consento. Non ignoro r abbattere, che fa l' eruditissimo &x,aroo j aistemi del nostre Storic-o .iRtorno alla prima popolazioae~:del mondo... T.alvalta nelle

sue Antichit intramischia al vero favolosi racconti. In pi fatti o dipartesi dalla Scrittura , o ne tace le circostanze , o le scema , o le accresce , o le sopprime del tutto. Questi difetti non eran gi ignoti n a un S. Girolamo, n a un Fozio? Eppure il primo lo chiama nel suo libro de Yiru /Il. cap. J3. il Tito Livio de' Greci; e l' altro nelF eruditissima sua Biblioteca al cod .. 47. ne parla con . somma lode' e gli attribuisce tutti que' preg}, che si richieggono ad un valente SCrittore. Aggiungasi a questi Eusebio, il quale nella sua Storia Eccles. al l.: 3, cap. 9 attesta; che in Roma gli fu inmil.zata una statua per la sua eccellenza in iscrivere. Con questi vanno d' accordo e Sozomeno nella sua Storia Eccles. al- l. 1 , cap. 1 , ed Evagrio nella sua al l. 5, cap. ~4,-:e tra i nien lontani Giuseppe Scaligero, ni Prolgomeni .ai libri De. enientltJljone t(!111porum , ove chiama Giuseppe diligentissimum., ' a>Ai.~,,.~,..; ttmniiun scriptorum . .Lascio cent'altri au-..tl:e.Volis.tiimi ...Personasgi ; . cos. ecclesiastici

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profani, i quali tutti fanno ampj elogj al celebre nostro Autore. Con tutto questo io gi non mi sento d'entrare mallevadore su tal faccenda n d'una parte n d' altra. A decidere tal quistione e a persuadersi , se questo Autore sia degno di grande stima appo tutti, io credo. che basti il leggerlo. Solo panni dover avvertire il lettore , che ae gli viene talento di co~frontare Giuseppe colla .Scrittura , rifletta di prendere non l' ebreo testo n la Vulgata, ma la versione dei Settanta: poich il nostro Autore ha seguito sempre questa versione;. n far poteva altrimenti. Con~ ciossiach compilando per l'una parte Giuseppe la Storia sua a pro de' Gentili e de' Greci , e protestando per l' altra , che quanto egli scrive , tutto ricava da' Sacri Libri, ragimi voleva, he a quel testo si appigliasse della Scrittura , che di quei tempi poteva meglio essere inteso da' suoi leggitori. Ora ognun :vede , .che l' ebrea lingua non era nota , che a' soli Ebrei : I. latina o non ave~a ancora ve~one iella

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Scrittura; o se avevala, goder DOn dOTeva presso Giuseppe di molta autorit. Forz' era adunque , ch' ei seguitasse la Greca fatta per opera dei Settanta. Quindi per non si vuole dedurre, che quanto si trova ia Giuseppe di non confacentesi colla Vulgata, sia preso dalla versione dei Settanta. Avverta adunque il lettore , che in questo valente Storico incontrer cose o affatto contrarie, o accidentalmente diverse da quelle c~e narra la nostra Vulgata. Or le prime attri.. buiscale pure sempre allo Storico; le altre per lo pi son confonni alla traduzione dei Settanta. V. Anerta in secondo luogo il lettore di non dar la colpa a Giuseppe della sciocchissima divisione, ond' frastagliata la Storia di lui in capi , e della stravolta maniera , onde sono i titoli di ciascuno nunciati. Giuseppe non s' mai 5ognato di far tal cosa ; del ohe sia un' evidente riprova il trovare , che ho fatto nelle diverse edizioni viste da me, diversamente e spartiti i capi , ed esposti i ioro titoli.

XV DI

In ci solo tutte s' uniscono , che dappertutto l' una cosa e l' altra mal eseguita. lo, dove n' era maggiore il bisogno ho introdotto o mutazione od aggiunta; per lo pi per ho lasciata la cosa , com' era. Se qualch' altro miglior di me intraprendendo questa fatica medesima di tradurre Giuseppe vorr in questo. rinnovarlo . del tutto , piacerammi assaissimo, memore del sentimento, onde a un . proposito somigliante parla il eh. Benedetto Varchi nella Dedicatoria ch'egli scrive a Cosimo de'Medici, della versione da lui fatta di Severino Boezio. Eccone le parole. " Pure mi con" sola, che a quello, che non ho potuto , fare io, n saputo, avranno per avventura , fatto, o faranno molt'altri, de' quali al" cuno per commessione vostra , e molti , di loro spontanea volont si sono a vol:" garizzare la medesima. opera messi ~ il , che non . si dee credere che fatto aves" sero, se forti a tanto peso-, e pi degli , altri gagliardi non si fussoDo sentiti. Ai , quali io se non con lieto animo , certo

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senza invidia nessuna la lode lascio ed il vanto di tale impresa. , VI. Sia adunque pur nuovo fra' letterati il mio nome : sia pure quest' opera una versione. Ciascuno ben vede , che quinci non ho motivo di spaventarmi. Accolga pertanto il discreto lettore questa mia fatica benignamente; e la miri con occhio cortese. Se questa avr la sventura di non piacergli, rechilo alla mia debolezza; se poi felice cotanto che incontri il suo genio , diane lode a quel Dio , donde , siccome deriva ogni bene, cos gli prego e in questa vita e nell' altra ogni felicit.

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DELLE

ANTICHIT GIUDAICHE
LIBRO PRIMO\)

P RE F .4 ZIO N E

I. 'J.oE: che .si fanno a scrivere istorie, egli pare, ehe non da un solo motivo, n dal medesimo tutti ,
ma s da molti e molto tra se discordanti sieno a cotale impresa condotti. lmperciocch altri si volgono a questa parte di letteratura , con intendim,ento di mostrare elQrqUenza e di trame onore ; altri si sottomeUoDo a tal fatica tuttoch superiore alle forze, per far cosa grata a quelle persone , delle quali per avventura convenia lor di trattare! V' ha certuni , che dalla necessit degli affari , al cui maneggio intervennero , sono tratti per forza ad inchiuderli in uno srtto, che li palesi. Ma la pi parto dalla ~..
Funo , tomo I.

PltE!' AZIO!'i!:

dezza ancora d' utili imprese , che giaccionsi dimenticate, prendon conforto a darne alla luce per pubblico bene la Storia. Ora di tutti i motivi anzidetti gli ultimi due anco a me s'appartengono; che acquistata per propria sperienza contezza della gueiTa da noi Giudei mossa contro a' Romani, e .delle cose qqivi .- acc~<J.ute ,! e , ~el fine a che . poi riwd , fui costretto a spor queste cose, in grazia di chi collo scrivere disform.a la verit. Il. Ancora perci ho io messo mano alla presente fatica , perch son d' avviso dover questa alle genti tutte sembrar cosa degna di considerazione, dovendo essa comprendere tutta la nostra antichit, e l'ordine tutto del governare cavato da ebraici monu,menti. E a dir vero , gi fin d' allora ch' io scrissi la gueiTa, pensava di prima espone chi fossero da principio i Giudei , e di quali fortune; da che legis.. latore ammaestrati nella religione e in ogn' altro esercjzio della virt; e in che gueiTe per lungo tem po impegnatisi,. finalmente mal loro grado si rivol.. gessero contro a'Romani. Ma perciocch di soverchil) era grande il comprendimento di tal materia, messa da se quella guerra , ne ho la sposizione racchiusa tra' suoi soli principi e il suo fine. ID progresso dj tempo ) Cl che suole intravvenire a CD peDBa d'ac cignersi a grandi cose , presemi rincresciuJ.ento e fa~ ~tidib di me medesimo, eh' io volessi un tanto argomento recare iu foggia di lingua a noi peregrina e traniera; m.a. v' ebbe.r taluni ;. che per desio della atorill ~ conf~r.ta:vano a .p~ _ in~aprenderla ; d'in

i-LLE A.NTICHITA' Gl11DAICE

h tutti ehi pi mi vi spinse , si fu Epafi.odito,


uom ,sebben 4' ogni sorta di letteratura amantissimo 7 pure in ispezie avidissimo delle storiche cogmz10ni , siccome quegli , che in grandi affari e in isvariali _accidenti trovandosi avvolto , per tutto di mostre maravigliose di quanto pu una bell' indole , e di flllanla fermezza egli sia l'amore della virt. Persuaso adunque da lui , che prende sempre a favoreggiare , c:hi capace di qualche onesta ed utile impresa , e di me medesimo vergognando , dacch pu pmere ch'io ami piuttosto l'infingardia, che il travaglio durato intorno a un lavoro onorevole ' ho preso a ci fare pi pronta lena ; e molto pi , se si aggiunge ci , che non indarno andava meco medesimo ravvolgendo , s del goder che facevano i nostri mag siori di far delle cose loro partecipe altrui, s della premura, che parecchi fra' Greci mostrarono, di sa pere quanto a ~oi s'appartiene. m. Inoltre io avvisava , che , come il secondo de' Tolomei , principe quant'altri mai vago d' erudi zione e di librerie , mostr somma voglia di rendere in greco la nostra legge e la coslituzion del governo per lei stabilita, cos Eleazmo non infel'ore in .virt a veruno de noshi gran sacerdoti non ebbe difficol t: , che il re sopraddetto godesse di tal vantaggio ; e di certo glielo avrebbe a tutto potere conteso , se stato non fosse d'antica usanza appo noi il comu,. nicare altrui qualsifosse nostra cosa onesta e giov~ vole. Laonde a me pure penaai convenirsi , e d'i~ '-'e la gene.rosit del gran sacerd9te , .e di. credere.,

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ch'oggi altres v'abbia molti, che van del pari col re \ nel deso di sapere. Con tutto questo non pot egli gi la scrittura tutta ottenet'e ; ma le cose sole alla legge attenentisi recarongli quelli, che in Alessandria mandati furono per la versione. Epprue c:ent'ltre cose narrate si trovano ne' sagri libri , siccome quelli che 'in se racchiudono l'avvenuto in cinque mil'anni; e -v' ha d' ogni fatta strani accidenti , e avventure di gue~e assai, e nobili geste di capitani, e rivoluzioni di governi. In somma , chi von- scon-ere questa Storia , pob singolarmente ritrarne a suo pr , che a quanti sommettonsi a' divini voleri , e non osano di trapassare i giusti termini del1e leggi , torna a bene oltra l' espettazione ogni cosa, e vien data da Dio in premio la felicita; e che in quanto dilungansi dall' esatta osservanza di quelle , e le agevoli cose J!iescono difficoltose , e in insanabili disavventure si cangia qual che si fosse il bene, che procacciavan di frue. Ora io prego tutti coloro , che prenderan per le mani i miei libri , ad erger la mente a Dio , e far ragione, se il nostro Legislatore ne abbia, come voleva il merito , la natura compresa , e al suo po tere attribuite ope1e corrispondenti, serbando intanto da ogni sconvenevole favleggiamento, che presso altri si b-ova, il pa1lare che fa di lui, sebbene, at. teso l' antichit e la lontananza del tempo , potesse infngere a: suo capriccio ; poich sono gi due mi i' anni ch' ei nacque : tempo a cui i poti n delle generazioni stesse divine , n delle umane leggi od imprese si ardirono di far montare l' origine,. Se . "-.

ALLE AlrTICRITA' GIUDAU:BE

deli poi aieno e accurate le mie Scritture , questa Storia giusta naturale suo ordine avanzandosi, dimo a~raHo; che tale la prolOeasa per me fatta in quest' opera siccome di niente aggiugnervi 1 cos neppur di detrarvi. IV. Ma conciossiach quasi tutto per noi dipenda dalla saggezza del legislatore Moa , mi fa d' uopo di dirne iD.Danzi alcuna cosa, sicch niuno de' leggitori duhbiando non chiegga , onde mai un trattato, che il solo titolo porta di leggi e di avvenimenti, si stenda ancor tanto nello spiegar la natura. Vuolsi dunque sapere , com' egli credette di somma necessit 1 per chi deve e regger se stesso a una norma di vivere onesto, e dar legge ~trui 1 primieramente conoscere la Natura Divina 1 e fauosene colla mente spettatore dell' opere rassembrare quant' possibile l' ottimo e semplar d'ogni cosa, e adoperarsi per seguitarl.o dappresso; non potendo n lo stesso legislatore , quando non abbia di mira cotale oggetto , aver giuste idee , n a chi riceve le leggi 1 riusch ci ch' scritto, a stimolo di virt 1 se prima d' ogn' altra cosa non abbia. ~tppreso, che essendo Iddio Padre e Sovrano e coaoscitore .di tutto 1 siccome a' seguaci suoi d una. vita felice ,. cos i disertori della virt abbandonagli a grandi sciagme. Questo ammaestramento il\tendend.o di dare a' suoi cittadini Mos ,, nop cominci le sue leggi 1 siccome gli altri 1 dai patti e doveri scambievoli ; ma levatine a Dio e alla creazione del mondo i pensieri , e persuaso loro 1 che tra le divine opere fatte quaggi noi uomini siam la pi bella 1

6Pli.EF.UJONJr ALLE ANTICJiJTA.' GIVD.UC!, quando ebbegli alla religione ubbidienti , s li ren dette pieghevoli al resto. Ora gli altri legislafori scorti da favole, della bruttura de'falli umani col loro p~ lare dier carico agli . Dei , e di grandi pretesti fornirono l' iniquit ; dove il nostro mostrando aver~ Id dio una virt tutta pura , pens doTer gli uomini af faticarsi per esserne a parte; e irremissibilmente pun coloro , che di tai sentimenti non erano n di tal fede. A misura dunque di tal presupposto io prego i miei leggi tori, c}J.e facciano le lor disamine; che coli riguardando la cosa non ci troveran punto nulla, che o strano sia, o alla grandezza di Dio e all'umanit non convenga : giacch il tutto ivi disposto coniepondentemente alla natura universale delle cose ; coprendo a tempo il legislator cogli enigmi alcune cose 1 altrove con dignit allegorizzando , e senza mistero spiegando quelle, che voglion dirsi liberamente. Quelli poi , che volessero altresl le cagioni di tutto a parte a parte considerare , lunga meditazione imprenderebbono e filosofica soverchiamente; la quale io a miglior luogo rimetto per or!l, disposto ad adoJH!:rarmivi intorno , scrivendone dopo quest'opera , se Iddio darammi a ci fare agio e tempo. Intanto io mi volger alla narrazion delle cose , toccando iD prima , quanto narr Mos della fabbrica del mon do; il che tutto ho trovato gi scritto ne' sacri libri~ ed in questa forma.

DELLE Al'fTICJIITA' .GIUDAICD LIB. 1. CAP. 1.

CA.PITOLO PRIMO

Creazione tkl

M~ndo e

tlistrihudone degli EleTMnti.

I. Da principio cre Iddio il cielo e la terra. Or non essendo ancora questa visibile , ma in profonde tenebre avvolta , e dallo spirito corsa al di sopra , diede ordine Iddio che si facesse luce : e fatta questa , e considetata tutta la materia, dalle tenebre apart la luce ; e a quelle di nome di notte , e questa chiam giorno ; sera e mattina appelland't) il cominciare e lo epegnersi della luce. Questa giornata si dice da noi la prima , con tutto Mos le dia nome d' UIIQ : del che potrei ben io qui recar la ragione ; ee per aver io promesso di scrivere un particolare trattato , che mostri il perch d' ogni cosa , non lo serbassi a quel tempo e a quella sposizione. Fatto questo , nella seconda giornata sovrappone a tutte le eose il cielo , quando divisolo dal rimanente stim ben fattp di metterlo da per se, rinserratolo entro un cristallo, e a pro della terra tempratolo tra umido e piovoso , per lo vantaggio che quella trae dalle piogge. Alla terza pose in sodo la terra sparsole per tutto intorno il mare ; e in questo giorno medesimo aorser di terra improvviso le piante e i semi. Nella quarta abbellisce il cielo del sole , e della luna , e del ~imanente degli astri, ordinando loro que' movi.. menti e que' giri, che manifestamente segnassero il Tolgere delle., stagioni. NeJla -quinta fe' uscH- gli a.ni

8 DELLE A.l'fTICIITA.' GI'IIDA.JCBB mali e da nuoto e da volo secondo le loro spezie gli uni nell'acque, gli altri nell'aria, legandoli d'una scambievole comunicazione e ,mistura , . sicch gene.. rancio rescesse e moltiplicasse la loro spezie. Crea nella sesta i quadrUpedi , facendone maschio e fem mina; e in questa form l' uomo ancora: e il mondo e tutte le cose, che sono in quello, dice 1\los, ehe fwo fatte in sei intere giornate; e nel settinto d ; che cess , e lev l. mani dall' opera : o:pde noi pure sospendiam le fatiche in tal giorno , chiamandolo sahbato; il quai nome secondo l'ebreo (r) linguaggiosiga.ifica cessazione. ll. Dalla settima giornata comincia Mos a pene trar la natura, parlando della costituzione dell'uomo cos.. Form Dio l'uomo, pigliato un p di polvere dalla terra; e v'introdusse lo spirito e la vita. Quest' uomo chiamassi Adamo; e ci significa giusta l'ebro linguaggio rossiccio (2): perch di rossiccia terra ben impastata fu fatto ; e tale appunto la terra ver.gine e pura. Schiera Iddio al cospetto d' Adamo a specie a specie mostrandoglieli gli animali femmine e maschi ; ed egli fa lor quel nome , onde pur ora si chiamano (3). Ma veggendo il Signore, che non aveva Adamo n compagnia n conversazione di femmina (che non v'era) , e che nel mirare gli altri animali cos ben fatti , egli e:ra per lo stupore ,fnori di se,, . spiccatagli dormen<to una costa , di quella fona l~ doima 7 cui presentata ad Adamo ei riconobbe tratta da se; perci Issa (q) in ebraica lingua si chiama la donna , bench il nome particolare di quella fu ,.,va (5). 1 ohe madre .aignifi.c:a di tutti i viventi.
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Aggiunse che Dio inoltre piant a leTante Paradiso fecondo d' ogni pianta &uttifera ; che avea tr queste una pianta della vita e un' altra della acienza , per cui discernevasi il ben dal male ; che in questo giardino introdotti Adamo e la domaa n' eh bero per ordine divino in cura le piaDte : e veniva il giardino bapto da un fiume, che tutta intorno cerchiava la terra partendosi poseia in quattro rami , de' quali quel che vien detto Fisone (6) , che val moltitudin ' trascorsa r India fa capo in mare ' e da' Greci si chiama Gange' (7) ; l' Eu&ate e il Ti-o gri mettono nel mar Rosso (8) ; l' Eufrate si no ma Fora (9) , che indica sparpagliam~;nto ovver fiore. Il Tigri ha poi il nome di Diglat (1 o) , per che angusto insieme e veloce. ll Geone ( 1 1) alla fine , scorrendo per mezzo l'Egitto , significa col suo nome uno, che a aoi comparisce dall'oriente, che Nilo appellano i Greci ( 1 2) . IV. Iddio adunque concesse, che, salvo la pianta della scienza , gustassero pure Adamo .e la donna di tutte l' altre ; e pronunzi loro , che ne avveiTebbe la morte a chi l' avesse assaggiata. Ora parlando di <Ne' tempi un linguaggio medesimo gli ani~ tutti ( 1 3) , il serpente che usava alla domeatica con Adamo e con Eva , fu tocco d'invidia per la feli eit , che vedeva toccar loro in sorte , se ave.Hero fatto i comandamenti di Dio. Avvisando per , che al disubbidirgli sarebbene intravvenuta loro qualche Jclagura ' esorta scaltramente la donna a gustare de~ l' llh~o de1la scienza 1 qwvi dicedo co111isterc il di:-

m.

sn. eu.

1.

IO

DELLE UTicinTA.1 CUJDA.ICHE

iceJ'JlJnento del bene-e del male: il he aove gi~ ~no a conseguire , s meneranno una vita btata, e punto nulla alla divina inferiore ; e in tal guisa con cl11ce maliziosamente la donna a non cmare il divino comando. Gustato il frutto , e tutta lieta del nu~o tibo spinge anche Adamo a farne uso ; e s' avvidero finalmente della lor nudit : di che arrossando apel'tamente pensarono ad un riparo;. poich qneir albero lu l' autore dell' aguzz~e che fecero i lor pensieri. Perci delle foglie del fico coprironsi , e sottrattisi a tal tossore credevansi vieppi felici per aver rinvenuto ci , di che innanzi eran privi. Ma entrato Iddio nel giardino , Adamo , che prima spontaneo veniva a b'attaie con lui , consapevole della sua colpa se ne sottraeva ; della qual novit maravigliandosi Iddio interrogollo onde fosse, che dov' egli una volta amava cotanto di seco usare , or lo fuggisse : e fallo risare. Ma non mettendo egli fiato per la coscienza che avea del divino ordine trasgredito , " aveva pur io , , disse Iddio , aveva pur risoluto , che voi viveste , una vita felice e scevra d' ogni male , coll' animo " sgombro da tutti i pensieri; mentre quanto tornava , al vostro godimento e piacere, di per se vi nasce, va ' senza averne voi cura od affanno ; co' quali' al , fianco e sopraggiugnerebbe pi celere la veechiez" za , e il viver vostro sarebbe corto. Ora tu col re, sistere a' miei comandi hai distrutto questo mio in, tendimento : che non gi virt , che a tacer ti , conduca 1 ma eoscien1:a di mal commesso ". Adamo -scusava il suo fallo, e pregava Dio che non s'adi..

J.Q." J. CiP. U.

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tasse con lui addossandone alla sua donna la eolpa ' :e dicendo , che per seducimento di lei fall. Ella per lo contrario ne incaricava il serpente; ma Dio gastig lui , pe~ch a suggestioni donnesche pie~ e cedette , dinunziandogli. che non gli darebbe gi pi la terra spontaneamente' i suoi frutti , ma che alle loro fatiche , e all' opere lor travagliose in parte corriapon derebbe , e in parte n. Ad E:va poi di per pena gli. affanni e i dolori , che dal partorire provengono ; perch di quell' arte , onde il serpe ingannolla , se"itasi a tirar l' uomo al suo intendimento, avevalo nelle .misel'ie precipitato. Tolse ancora al serpente il poter favellare (4) , incollerito della nequizia che us eoa Adamo ; e posegli aulla lingua il veleno , pubblic8n.. dolo nemico dell' uomo , e sottoponendolo ad esser ~rito nel capo ( 15) , siccome quello , ove l' U011lO trova il suo danno , e do~e agevole il dargli morte a chi vuoi vendicarsene ; e privatolo ( 16) di piedi diapose , che ravvolgendosi in se stesso strisciasse per terra. Ora Dio , date lor queste pene , trasporta ~ .lam.o ed Eva dal giardino in altra contrada.

Della discenden.a di Adamo , e Je~ Ji:i geMr~ioni da lui al dihwio. :


I. Nascono dopo ci da loro .due 6gli mascli. 1l primo d'essi fu detto Caino (17) , il qv.al nome in te!pretanflolo $U.Qaa ppaaedimento. Abele fu }t altro ,

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DELLE A.NTICHITA' .GJUDA~CJIE

il .qual nome: significa . pianto ( t8). . enner di loro altresl delle figlie. Ma i fratelli avevano inclinwoni diverse assai. Perocch Abele a pi giovane face gran caso d~lla giustizia ; 'e avvisando , che ad ogni azione sua trovavasi Iddio presente attenevasi alla :virt ' e traeva pasto:ral vita. Ma: Caino, sebbene ad ogni rea voglia disposto , pur dirizzando tutte sqe mire al guadagno , .e volse egli il primo pensiero ad arare la terra , e per la cagione che son per dire uccise il fratello. Sembrndo lor cosa giusta di far sagrifizio a Dio , Caino rec per sua _parte dai campi e dalle piantagioni alquanti frutti; e Aliele per la sua del latte , ' le novellizie delle aue gregge. Ora Iddio .si compiacque assai pi del,. l'offerta di questo, onorato venendo con. ci di spontaD.ei e naturali predotsti , non di cavJlti per forza dalla sottigliez:za d' un UOQIO avaro. Quindi Caino c:oiTucciat'si della preferenza data da .Dio ad Abele uccide il fratello , e as.condendone le morte spoglie ai lwing , che a suo fatto non. ne verrebbe alla luce. Ma Dio , vfsto tutto , s venne a Caino chiedendolo dove fosse il fratello ; che da parecchi giorni pi noi ,-edea , qitando smpre per lo passato era uso di conversare con lui. Al che dubbioso Caino 1 non avendo che dire , a Dio rispose da prima di non saper neppur .egli,' perch non comparisse il fra tello ; ma sdegnato alla fine per le continue istanze e ricerche, che Dio gliene faceva ; disse ch' egli non: era gi la . scorta n il custode. di ,lui 'DI) delle cose sue. Di ~i omai preae Iddio. ~ rimpro.

J,JB. J, CAP.

u.

verare Caino fattsi uccisor del fratello; e mi mru.a viglio ben io , disse , che tu non sappi ridirmi che aia anenuto di tuo fratello, a cui tu medesimo desti morte. Merc d' un sacrifizio che offersegli , e della preghiera che insiem gli porse di non fargli provare i pi duri effetti della sua collera, Iddio gli rimise il gastigo dovutogli per l' uccisione. Rendettelo per esecrabile , e minacciando predissegli , che a' discendenti suoi della settima gener(I.Zione ne avrebbe pagato il fio ; e da quella terra cacciollo iaaiem colla moglie : ma sul timor c'h' esso aveva ; di non iscontrarsi nel suo andare ramingo in bestie selvagge , e in tal guisa perire , gli ordin di non aspettar nessun danno da -questa parte ; e affinclM non gliene avnilisse alcun male , e franco n' anclaase per tutta la terra , posegli un contrassegno , perchi fosse noto , e licenziollo da se. II. Trascorsa molta parte di terra fermaai colla moglie Caino in Naida (19) luogo appellato cos, e quivi fabbrica sua abitazione, ove ancora gli nacque prole. Ma il gastigo non che gli giovasse a far senno ; gli si rivolfie in accrescimento di sua tristezza s pel consentir ch' ei faceva al suo corpo qual ai fosse piacere , ' hench per averlo gli conveniase far onta a' compagni , s col fare per via di rapine e soperchio aalire a grandi ricchezze la sua fami. glia. Quindi istigando a' solazzi e a' ladronecci i auoi famigliari di rei insegnamenti facevaai loro maestro ; e la tranquiiJit della vita , onde prima rode-yan gli 110mini, col ritl'ovam.ento .d.elle mia w-e e

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DELLE Al'fTfCDITA' GnJD!ICD'

de' pesi la sband d' infra loro volgendo in astuzif quell'innocenza di vita , e quella grandezza di cuore , che dall' ignorare siffatte cose nasceva. Egli primo pose confini alla terra , e fabbric una citt , e la ricinse di mnra, stringendo a raccogliersi in un luogo medesimo i suoi famigliari , e questa citt da Anoco (2il) suo primogenit chiamolla Anoca (~11). Figlj.o d' Anoeo fn Nad ('l2); e di lni (~3) Maviaelo:, onde nacque Matusael, di ui Lamecco, ch'ebbe settantasette figliuoli natigli da d ne mogli Sella 1 ed Ada. Fra questi Jabelo figliuolo d' Ada piant padi., glioni, e am la pastorizia. JUblll figliuol della ma dre medesima si volse alla musica , - e ritrov il s~~ terio, e la cetera. Tubai poi d' in&a i nati dall'al. tra avanzando tutti in fortezza , nell' arte guerresca occupassi valorosamente ; e con tal mezzo procac ciandosi ci ehe piaceva a' suoi sensi , introdusse egli il primo l'arte fabbrile. Padre ancora tlr'Lamec d'una figliuola detta Noema. Ora Lamec, poich dal sapere i divini omcoli conosceva dover egli punir Caino del suo fratricidio , lo pales alle sue donne. Era ancor vivo Adamo , e avvenne , che i discen denti di Caino erano scelleratissimi , e per retaggio e imitazione l' un diveniva peggior dell' altro ; e a mavano .a dismisura le guerre e molto inclinavano a' ladronecci; in somm s'altri era per avventura, restio alle stragi ' era per pazzamellte ardimentoso' villano , e rapace. Ill. Adall)o dunque il primo venuto di terra (poj.. ch ,il ,raccont9 ,vuol che .si dica,. alcuna. e.osa cJi ,luij,.

.J..JB . 1.

eu.

u. .

t5

morto Abele ' e pel fratricidio cotnm~sso fuggito Caino , volse il pensiero alla propagazione della sua stirpe, e grande fu il desiderio, ch'egli ebbe di sUccessione , compiuti gi di sua vita dugento trent' anni , oltre a' quali vissutone albi settecento morl. Nacquero di lui pi altri figli, e Set altres: ma lunga cosa sarebbe parlare degli altri. Pertanto mi studier di ragionar solo degli attenentisi a Set. Nutrito egli ~dunque e venuto a un'et da disernere il bene diedesi alla virt, e divenuto bonissimo la.sci di sue geste imitatori i sooi posteri , i quali tutti huoui di lor natura pacificamente abitarono di ogni bene ricolmi le te1Te medesime, non inbavvenendo loro dal nascere al morire nessuna disavventura. Essi lo studio introdussero delle cose cdesti e del- loro disegna~ento. 'E perch le gi ritrovate cose non si rimanesser .nascoste altrui, n innanzi d'essere conosciute perissero ( avendo predetto Adamo una doppia futura disbuzione dell' universo , l' una per forza di fuoco , e l'altra per soperchiamento di acque moltis"sime ) . fabbricate due colonne l' una di mattone , e l' altra di. sasso , sopra ambedue scolpirono i loro trovati , affine che se avvenisse d' esser la prima dall'empito delle acque distrutta, tenutasi in piede l'altra di sasso, potesse agli u9mini le scolpite cose insegnare , manifestando ad un tempo , che fu per_ essi qu.ella ancor' di mattone innalzata (2q). E fino. a d nostri nella terra Siriadica (25) si conserva.

DILLE AKTICRITA.9 GI11DAIC511!:

c rToLo m.
Come awenne il diluvio; e in che modo NoiJ salvat.oi co' suoi in un'arca venne ad abitare k pianure di s~naar.
l. E questi per sette intere generazioni prosegui-ronb per dir vero ad aver Dio per Signore dell' uni-verso , ed a riguard;lr la virt da per tntto. Ma col l' andare de] tempo dalle paterne consuetudini dipartironsi , e peggiorarono ; che pi nn rendevano gli onori doruti a Dio , n facvaa pi caso de' loro doveri cogli uomini ; anzi quanto era l' ardore , onde -prima amavano la virt , due volte tanto era la propension che mostravano per lo vizio in ci che facevano. Quindi si rendettero Dio nemico ; dappoich molti angeli di Dio (") permischiatisi colle donne , superbi figli ne generarono 1 e disprezzatori - d' ognt onestade alla fidanza che avevano nel loro potePe. Imperciocch di costoro si narra , che osassero far ci , che da' Greci si scrive aver fatto i giganti. Ora No , cui doleva forte de' fatti loro , non facendo .buon viso ai loro consigli , confortavali a migliorare i lor pensamenti , e le azioni loro. Ma non veggendone alcun profitto (eh'anzi vieppi s'ostinavano nel piacer di mal fare ) entrato in timore di non lascial"o vi forse la vita , .colla moglie , coi figli , e colle loro consorti si dilung da que' luoghi. U. Iddio per quanto si compiaceva della virt H

!.111. I. C.lP.

m.

lui , altrettanto non sol riprovava la loro iniquit , ma fermo seco medesimo di diaertare quanti uomini ci avea di que' tempi e di farsene un'altra razza, che fosse scevra di malizia , acCOl'Ciata la loro vita , e ri dottala dai tanti , che prima vivevano , a aoli cento vent' anni (2.6) , confuse col mar la terra , talchi mentre quelli rimangon sommersi tutti , No n'esce aalvo , pel mezzo che Dio suggerigli di proeacciare salvezza. Perciocch fatta un' arca di qu~ttro piani t lunga trecento cubiti, larga cinquanta , ed alta trenta, egli insiem colla madre de' figli, e colle lor mogli vi entrarono , ove non solo racchiu'Se , quanto alle ne cessit della vita poteva occorrere, ma vi adun4 di ogni fatta animali, per la conservazion delle spezie , s maschi s felllllline; e di alcuni raccolsene fino ~ .,ette. Ed era l'arca di forti pareti bea fiancheggiata, e neJle giunture gagliardamente commeaaa e coperta al di sopra , sicch da niun. lato aft'ondasse , o ve.. nisse -dall'urto delle aeque opraffatta. Di questa guisa co' suoi fu salvo No, ch'e~ il-decimo da Adamo: poich figlio egli fu di Lamecco (2.7)' , ch'ebbe a padre Matusalem , il quale nacque di Enoc figlio di Jare , che fu generato da. Malaleele di Cainan figlio di Enos con parecchie sorelle. Enos per ultimo fu di set , cui Adamo fu padre. III. Tutto ci succedette al secenteaimo qno del.. l' et di No nel mese secondo presso i Kacedoui detto Dio , e presso ~i Ebrei Marsuane (A8) : che in questa forma ordinarono l' anno in Egitto. Ma il Nisan, ch' il S!Wtico (29), volle Moa, che per la Funo tomo J, a

'1

8 DELLE ANTJCHITA 1 GI11DAICHZ . celebrazion dlle feste avesse 'tra' mesi il prim luogo, avendo egli tratti in tal mese gli Ebrei d'Egitto~ . Con tutto .questo , bench per le cose sacre egli incominciasse da Nisan, pure in riguardo alle vendite_, alle -compere , o ad . ogn' altro politico affare serb l' usanza primiera. Quanto. al d che incominciarono a .cader l' acque , egli dice che fu il ventesimo del me$e anzidetto , onde il tempo della creazione: del primo uom~ ~damo fino a quell'ora trascorso fu di ~ue mila sece.ntO cinquanta ~ei anni (3o), ed segnato tal tempo ne' sacri libri, che notano con molta. accuratezza degli uomini illustri d' allora e i natali ; e le morti.. IY. Di fatto contava Adamo quando gli nacque ~et da dugento trent'anni. Set al ducentesimo quinto anno gener Enos; il quale vissuto novecento . e ~odici anni commise il pensier degli affari a Cainan 6110 ~gliuolo natogli al centesimo novantesimo . suo anno. Cainan. visse novecento dieci anni , ed ebbe a figlio. Malaleele nell' anno suo centesimo settantesimo. Questi vissuti cinqu' anni oltre gli ottocento noyanta mor lasciando_ dopo se il figlio Jared, a cui di la .vita avendo gi cento .sessanta cinqu' anni. A lared vissuto fino ai novecento sessanta du~ anni succedette il flglio Enoc generato. verso il centesi~o sessantesimo secondo anno .del Padre suo. Questi, dopo trecento sessantacinqu' anni di vita andonne a Dio : e per di sua morte nulla troviamo scritto. Matusalem poi. figlio d' Enoc , che nacque gli al cen~simo sessantesimo quinto anno . di vita , ebbe Lal

LIB. J, CA.P.

tu.

mec venul? alla luce i~to.:U~ agli anni cento ottanta sette del padre suo. A lui consegnato fti il reggimento 4i tutto , ch' ei tenne fino all' et di novecento sessanta nove anni. Lamec poi dopo a- governo di hen sec~ntO settanta .sette anni pose a governo degJi affari No suo figlio, che nato a Lamec dopo compti cento. ottanta due anni dur nel governo fino ai novecento cinquant' anni d'et. Questi anni racolti . insieme rendono compitamente la soninia del tempo scritta . dinanzi. E qu' non vi sia ; chi di quest'uomini chiami le morti a disamina ; eonciossiach continuavan di vivere insiem coi &gli , e C'Oi posteri loro ; ma JO}o riguardi il' tempo in che . nacquero. V. Ora poich-n' ebbe Iddio dato il segno e a piovere cominci , s per quaranti giornte intere dirupper l'acque, che sormontaron (3 1) la terra tutta ben quindici ~uhiti , e quindi fu l agibne che i pi non salvaronsi , non trovando ricovero nel loro fuggire. Cessata' alla fine la pioggia, appena dopo cento cinquanta giornate cominci l' acqua a dar gi, .~icch al ventesimo quarto giorno (J2) del mese settimo ritirandosi (33) tuttavia. passo passo l' aqua , e quindi fermatasi l'arca sopra la enna d' "Un moite in Armenia , come se ne fu avveduto No, 's apre l' arca ; e scorto d'" intorno a se un breve giro di terra, .'confortossi oggimai a pi liete sperailze; e si acchet ; ma pochi d appress'o scemando l'cque corvo ,. volendo ritrarne a suo vieppi' sprigiona pro , se ~alche, 'alba }l~tC: di ttrra ltbballd~nata

DELtl!: ill'rMlRIT' GrrD.lJGBE

ci.R' acque rendeasegli omai sicura l'usita. Or esso


trovato ogni oosa pantano , torna a No (34). Indi -.ette giorni per risaper dello stato della terra fa ltSCir la colomba : la quale tornatagli brutta di fango , ma con Jl bocca un ramoscello d' ulivo , e compreso che d'acque era sgombra la terra , dopo l' indugio di sette altri giorni , trae gli nimali dell' arca ; indi esso uscitone colla famiglia , e offerto a Dio sagrifizio mangi co' suoi : e quel luogo gli Ar-a . meni-lo chiamano ,:.~/3~~,,.. (35). Perciocch :quivi anhe- a d nostri mostrano i terrazzani gli av~i dell' ar:a col salvatasi. ' VI. Di tal diluvio e dell' arca fan ricordanza que' tutti, che scrissero storie straniere (36) ; in&a i 4JUali v'ha ancora Beroso caldeo, che sponendo quanto appartiensi al diluvio , si esprime eos. " Dicesi ., che del navigio abbiane alcuna parte in Armenia sul monte de' Cordiei (37) ; e che alcuni portano attorno di quel suo aspalto e che d'esso famt'uso gli uoinini contro gli ammaliamenti ... Sift"atte cose ricorda ancora Girol~o egiziano , scrittore delle l.ntiehit de'Fenici, e Mnasea, .e pi altri; ma partic;olarmente Nicol Damasceno nel novantesimo sesto libro della sua storia ne parla cos. " V'ha sopra ~iniade nell' Armenia un gran monte, chiamato , Bari (38): ove fama che molti ricoveratisi al tem.. ,. po del diluvio ne furon salvi ; e che un tale con~ dotto in un' arca vi approdt\ sulla cima, e che gli , avaazi del legno ser);.laronsi lungo tempo " E f{nesto tale sar quel medesimo , di cui laaei acritto Moe legislator de'Giudei.

*'

ttl. i. hl?. iilt.

Vtl. No poi temendo non tutti gli anni anolgesse lddio in un diluvio la teiTa per aver egli dannato a t>erdersi l' uman genere , . bruciate vittime , lb prega di Yoler da indi innanzi $eguir l' antico ordine delle tose, e di non dare pi tanto danno . , che metta in pericolo di finire la generazion de' viventi; ma gasti"gati i malvagi risparmi . quelli, t:he per la loro bont. lion timsti in vita , e furon trascelti a uscir di pe--liglio: che ben sarebbero pi degli altri malagwati 1 ~ di peggor vizj creduti rei , quando dtl tutto non fosser salvi, e ad un altro diluvio venissero ris~rbati; che cos ad un te:rnpo provato avrebbero e tutto il teiTore del primo e la rovina dell'altro. Supplicavalo inoltre a voler di buon grado a~cogli~re il sacrifizio, e a non trattai-e pi con tant' ira la teiTa , sicch coll'assiduo coltivarla e col fabbricare cittadi avesseJ'9 onde vivere :felicemente; e tlon fallisse loro bion eU que' beni , di che g>devano ancora innanzi al diluvio, traendo al pari de'loro anten.ati una lunga vita, che ad una tarda veechiaja finalmente arrivasse. VID. Porte No- tali suppliche, Iddio avendo in lui cara la sua giustizia , gli accord il compi.tu.ento de' suoi desiderj, dei gi perduti aggiungendo , che bon gli aveva gi egli fatti perire , ma che colla loro h-iste.zza s'erano tirati addosso ~otabto gastigo; tl s'egli aveSile fermato di perdere afFatto l'umana stit-pe dopo creatala , gi bon l' avrebbe egli messa alla luce ; poich sllrehb stat pi sllno consiglio non dar' loro per 11essuno modo la vita, che distrug terli, conceduta ; ma tanti oltraggi, onde alla mia

.~2

lJELLE. :lNTICHIT!' Glt7DAJCBE

)lie~ e all virt mia si opposero, qesti mi strasci....

,narono a far di loro cotal giustizia. Da indi innanzi ,~i rimarr di pwlre con tanta coller le iniquit , .e tanto pi per lo pregarmene, che tu fai. Che se .qualch.e volta, sconvolger l' aria. soverchiameate , il ;WilJlde stroscio non vi spaventi; che non fia gi pi, t:he l'acque . allaghin la terra. Vi avviso per di gUr.darvi dagli omicidj , e di tenervi netti dall'uman san,gue, pl\D.endo coloro, 'che ardissero mai . cotanto: valetevi pwe degli altri animali .a quegli usi, chl'. pi vi piace .e .a che vi porta il talento; che gi vi ,feci padroni di tutti loro , o terrestri si fossero acquajuoli, o volando abitassero le alte regioni del,1'. aria , salvo per il sangue (39) , onde pende la . vita.. Del fieno, che a' miei gastig~i io porr, saravvene ,segno il mio arco, ci intendendo dell'iride, .<ehe fu da loro creduto l'arco di Dio. E dette Iddio queste cose, e fatte cotali promesse si ritir. IX. No poi vissuto dopo il diluvio .anni trecento cinquanta, e- godu.t in tal tempo ogni . prosperit, ..se ne muore ; contando novecento cinquant' anni di . vita. Ma qui non vi sia, chi al corto vivere, cb& noi facciamo presentemente , paragonato quel dgli .antichi, pensi esser falso, quanto di lor si dice; ;e dal non durarla Ol' nissuno tanti anni in vita' ne . tragga. congetturando , che neppur quelli giugnessero .a viver . s _lungamente. Percioceh essendo quegli amici di Dio, e da rio stesso creati poco. dianzi, e . :llsando ~ibi. a lunga vita pi confacentisi, ragion bene' che dwasser. campando tanti anni: ed lien

u:a. t. t!P. m r; JT. ~3 ' verisimile, che in grazia della loro virt , e degli' U:tili ritrovati , onde furono autori , dell' Astrono- mia (4o) e Geometria; pi lungo vivere Iddio lor con cedesse , siccome nulla potevano con siclll'ezzA predire, quando non. fosser vissuti ben secent'anni; che tanti appunto ricl~gonsi a compire il grand' auno. Di quanto io . dico , ~nomi testimonj coloro , che o Ira' Greci o tra' Barbari hanno trattato d' antichit. Perciocch e Manetone scrittor deJle cose egizie , Beroso raccoglitore delle memorie caldaich, . e MQ4 co , e Estieo , e oltre a qu~sti Girolamo egiziano ~utori tutti, che ~crivono de'Fenici; vanno d'accordo ael dire quanto dich' io. Esiodo poi ed Ecateo ecl Ellanio e Acusifao, e. presso a questi Eforo e Ni.. col .ci fanno sapere, che i primi uomini vivevan mil' anni. Ora ciascuno su queste cose faccia le con aiderazioni' che pi gli aggrada.

c A.

p l T

o L o IV.

Della torre Ji Bahilonz e JeUa <t~aria:eione de' linguaggi negli uomini.


(*) I. l Figli di No, che erlm tre~ Sem, e Jafet 1

e Cam , e contavan cent' anni innanzi al diluvio , alt' i primi dal monte al piano quivi fermarono I loro dimora; e pr lo diluvio temendo gli altri sover"chiamente' del piano, e increscendo loro di send.er& dalle altezze , essi li confortarono a far animo , e sesuir le lor onne. Lll pianwa, ovo prima i' t.a:W-

lELLJi AJrTICRI'l'&' GUDAtCHE

lirono, si chiama Senar. Ora volendo lddio (4r) 1 che a misura. del crescere; che farcbbon gli uomini 1 be mruidasser colonie albove 7 onde non che si le... ' vassero scatnbievolmente a romore , ma coltivando in tal gisa molto paese godessero senza ontrasto" di que'prodotti, per ignoranza non fecero essi i voleri di lui; e per colti da disttvventure si avvidero del lor fallo. Ma diippoich germogliava in gran nu-' lllero la giovent , nuovamente Iddio consigliolli di il'arne colonia; ed essi non si credendo, ch~ogni lor' bene dall' amorevo1ezz di lui derivasse , e recando. al merit unicamente delle Ior forze l' ahbondanza , di che godevaao 1 noti si piegarono; anzi alla nola.:. sione de' divini ,olri aggiunserb il &odolento so-spetto 7 non for~e Iddio gli spingesse a ci fare 'l }lerch diYisi fosse pi agevole il soggettarli. II. Quegli , che fi condusse a oltraggiar tanto Iddio e a non turarsene, si fu Nemhrod nipote di Cam figliuolo di No, uomo ardimentoso e forte di mano; il quale lor persuadeva di non concedere a Dio , che l' autore egi sia d' ogni loro prosperit 7 ma di crederla sol prdVvegnente dall prodezza lor propria. E a poco a poco in tirannide vose lo stato delle cose 1 atvisando che solo ailor ritrmbbe gli uOmiDi dal timre d'un Dio 7 quando costantemente fdassersi :nel suo potere ; e minacciava di voler vendicarsi di Dio , s' ti pretendesse d' alia~re da capo la terra ; eh' ergerebbe ben ~gli una tffiTe pi alta , di quantopotessero montar i' acqne 7 e vendicheJ,"ebbe ad un tentpo la atrag fatta dei loro. mteaati.

1111. J. C.lf. IY. .

2f

E l moltitudine era pi'e$ta a aegnire gli" avvisi Nemhrod 1 vilt giudicando il sottometterai a Dio. Di fatto gi fahbricavan la torre non omettendovi di.. .ligenza veruna , e travagliandovi attorno gagliarda mente : e dai molti operaj impiegati al lavoro avvenne , the pi presto , di quanto avrebbene altri sperato , crebbe in altezfa ; sebbeae la sua grossezza era tale tanta 1 che verso lei la lunghezza a riguardanti pa.. reva un niente. Fu la trre formata di matton cotto tmito insiem Q,01l aspalto f onde acqua non vi ' in! ainuasse per entro. Ora veggendoli Iddio tanto stra. l'altamente impazzati , pens bene di noli doverli at. fatt distruggere , be~Wh dall' ecidio dei primi non. aveuero ancora app1eso a far senno ; gitt dunque tra loro la confusione , cangiati lor nella bocca i lill!o suaggi , e rendutili per lo svariato parlar , che face '\'a1lo, 1' uno all'altro non pi intelligibili. Il luogo , ove fu tahbricata la torre , Babilonia or si chiama dallo scompiglio , che nacque nell' idioma gi prima inteso da tntti ; giacch Bahel (4'!) si noma in ebreo la confUsione. Di questa tone e del cangiamento dellA lingua negli uomini fa menzione ancor la Sibilla, in tai termitri. " PIUlando gli uomini tutti una sola fin " gua, filhbritaron ta1uni un'altissima torre, quasi " pe:r essa intendessero di poggiare aJle stelle. Ma gli " Dei (q3) , sprigionati i venti , spiantaron la torre 1 " e diedero una propria favella a ciascno ; e quinci " avvenne, (:b Bahilonis si (lhiam la citt " DeRa pianura poi detta Senaar , ne con tomi di Babilonia fa parola Estito , cos dicendo. " Quelli ua' aacer-

ttt.

di

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D:tLLB ~TICIIlTA.' GrcmA.tCHB

, doti , che furono salvi , e recMon seco ci , che .ru .. sacro attenevasi a Giove Enialio , vennero in Se., Jaar di Babilonia ".

C iPI T

OL O

V.

Come i posteri di No popolarono~ la r.rra.


Quinci per .si dividono , dalla diversit delle lin-gUe forzati a trame colonie per ogni pilrte del mon do ; e ciascuno faceva sua quella terra , che gli si presentava dinanzi , e a cui scorgevalo. Iddio ; sicch .riempissi di loro tutto il continente s dentro terra , .c~ e a mare. V'ebbe ancora di quelli, che messisi in nave (44) vennero ad abitar le . isole. Fra queste genti -1lltre serbarono le denominazioni lor provenute d;, fonda~ori , altre cangiaronle , ed altre a pi facile intelligen-m de' lor confinanti retarono gli altrui nomi nel proprio linguaggio. Del he i Greci ftirono i primi ritrovatori , poich. ne' pi ba,ssi tempi cresciuti in fOrze , pervennero a quella gloria 7 che propria fu ~egli antichi ' di adornare le genti di nomi da loro intesi , e dettar loro , quasi da se discendessero , 'la . maniera onde reggersi.

1.111.

t.

C!~. Tt.

c ;. p l T o L o

. VI.

Quai genti in partico,lare sortissero la Jenominazio,.j da' loro. api.


Ebbe No di nipoti, i cui nomi per fmloro onor furono -a intere nazioni imposti da quelli, che s' im~ padronirono d' alcuna . terra. E in verit sette figli ebbe Giafet figliuol di No (45J. Questi cominciarono ad abitare le vicinaJ.l1C de'monti Tauro ed Amano, e si ste~ero dalle parti dell' Asia persino al fiume T allai , e da quelle d' Europa fino ai Gadiri , terra per sor.te da loro -occupata , o.ve non essendovi .stati io,. nanzi abitatori , diedero i proprj lor nomi alle gnti. J>e1ciocch gli or chiamati "Galati da' G:reei, e Gomerci detti un .tempo (46) , Gom~ro fu ~he fondolli. 1\fagog poi condusse i da . lui. nominati Magogi , e Sciti appellati presentemente. Dai due figli di Giafet Giavano. e 1\fado , da questo ba principio la nazion de' Madei , che da' Greci chiamaronsi Medi, dall'altro il trassro la. lonia e i Greci tutti. De' Toheli, che il' nostr tempi si dicono :~Peri , fu capo Tubai : e i Mosocheni gi trapiantati da Mosoc , non ha gl'an tempo ~be si appellan Cappadoci. Di questa antica loro den~mimizione si ba .un contrassegno ; poib anco al d d' oggi sussiste fra loro la citt Mazaca , che p~ esa a chi capace d' intenderlo , essersi cos una volta chiamata la naziphe tutta. Tira poi diede il nome ai Ti:i , ?nd' e~ f11 . oapitaDo: il qual n~ille

i Greci cambiarono in quel di Traci. Tant naz:dtti appunto ebbero a capi i figliuoli di Giafet. II. Nati a Gomer tre figli, Aschenez l'un di -essi -'md gli Asc'henassi, ch'ora da' Greci son detti R&f gini , Rifat l' altro i Rifatei detti Pafiagoni , e Tugram (47) il terzo i Tugramei , i quali , siccome ai Greci paruto , Frigi fur nominati. Di Giavan figlio di Giafet nati altres tre figliuoli, Elisa il primo no4
min gli Elisei , cui condusse , ed or sono gli Eoli , T arso il secondo i Tarsei, come fu anticamente ap-pellata la Cilicia , e serv~e d' argomento la pi illustre loro citt , e metropoli della provincia , che 'l'arso ha nome , introdotto in questa denominazione ia. luogo del T'beta il Tau. Finalmente C'hetimo ooc:up l' isola Chetima detta ora Cipro : e di qui tutte l' isole e la pi. parte de' luoghi a mare dagli Ebrei vengon detti Chettim (48). E di quanto io dico mi testimonio una delle citt di Cipro , che serb feaelmente la denominazione. Conciossiache da cht. nstilla alla greca 1 vien detta Cizio , e non per questo si dilung molto dal nome di Chetimo. Queste furon le genti , che da' figliuoli e nipoti di Giafet uscirono. Ma prima di proseguire osserver una cosa, che forse s' ignora da' Greci, indi mi volger al raco tonto , di quanto per intramessa ho lasciato; ci , che i nomi propri per ornamento di stile si son contornati alla fuggia greta , onde far cosa grata a chi legger ; che non nativa tra noi quella ~otal loro fortna , avendo essi appo noi una sola figura e &leiuinuione (49) Per Noco. verbiBrazia noi diciamo-

No , e tal figura egli serba ia qual altro 1mso egli travisi. m. (5o) I figliuoli di Cam. occuparono quella terra, che dalla Siria comincia e dai monti Amano e Libano, allargandosi verso le piaggie marittime, e appropriandosi quanto havvi di l insino all' ~ceano. Ma le denominazioni parte invecchiate mancarono affatto , parte stravolte e fatte tutt' altro mal si rav.. visano , e pochi son quelli , che l' ahbian serbate incorrotte. Perciocch di quattro figliuoli, ehenacquero a Cam , Cus non pat alcun danno dal tempo ; cho gli Etiopi , ond' egli fu capo , a d nostri ancora e da se medesimi e da tutti gli Asiatici si chiaman Cu.. sei (51). Si tenne ancor salda in grazia del nome la memoria de' Mestrei, che (52) Mestre l'Egitto, e Me'strei gli Egiziani chiamiam. noi tutti , quanti ahi ,tiarno col (53). Fut pure piant la nazion della ~ihia , dal suo nome chiamando Futi que' popoli : e 'Y' ha ancora nella provincia de'Mauri un fiume , che porta un tal nome ; onde ( ed agevole cosa il vederlo ) la maggior parte dei greci Storici fan memoria del fiume e del paese circonvicino chiamato Fute ; del cangiarglielo poi nel nome , che ottiene al presente, fu Libi (54) autore, un6 de' figli di M~ straimo. Quinci a non molto diremo il pereh intervenne , che Africa si nominasse. Canaan poi quarto figlio di Cam popolato il paese, che dicesi ora Giudea , da se l'appell Cananea" Nascono dunque da IQJ'o (55) dei figli. Que' di Cus furono sei , tra' quali (56) Saba i .Sabei_, ed Enla foad gli Evilei 1 ch' o:fa .i

3o
_dicon. Getuli (Sj) : Sabata poi i Sahateni (58) , A stabari detti dai Greci.' Sabatca (Sg) ancora fond i Sahatcheni , e Regma i Regmei. Questi ebbe due figli; Judaa (6o) l'un d'essi capo de' Judadei na zione dell' Etiopia a ponente lasci ad -essi a suo nome, e Sabas l'altro a' Sabei (61). Nemhrod pure figliuolo di Cus fermatosi presso i Babilonesi - usurpossene la signoria , come per me si disse . ancma .dianzi. Gli .otto figli poi nati a Mesraimo qccupa . rono tu.tti quanti la terra , che ha tra Gaza e l' E gitto ; ma del solo Filistino dur nel paese la denominazione , poich i Greci chiamano la parte toccata .a lui Palestina ; doYe degli altri , di Ludim cio e di :t\.namim e di Labin , il solo , che nella Libia . si -tra.sfe,r. e dal. suo nome chiani qqel luogo , . e ~ ..Neft\limo e di Fetrusiro,o e .di Chesluimo e di.Caftorino , ad v.o i nomi, non sappiam nulla. lmperciocch la guerra etiopica, di cui parleremo di poi , da' fondam~nti spiant le loro citt. Anche di Canaan nacquer figli. Sidonio, che innalz la citt del suo nome nella F~nicia, e Sidone vien detta da' Greci. Amatio popol l' Amatina , che ancora al presente ottiene .dagli ahjtanti. a nome di .Amate , sebben .da' Mace:. .doni Epifanea si appelli , toltone il n:ome da un .degli Antiochi (6~) : Arudeo ebbe l' isola di .Arado ; Al'lJ.ceo Are~ nel Libano. Degli altri. sette ( Eveo) (63), .Chetteo.,. Jebuseo , Amo1~eo , Gerges~o ; Eudeo, Si-o neo., Samareo , eccetto i. nomi , non abbiamo punto 4lltro ne sacri. .libri (64). lmperciocch gli. Ebrei ne di~trpss~ro: le. citt , _e; per, ... furo: avtplte in . ~sav Tenture.

".tll . I, CAP. "VI.

, IV. No., tornata dopo il diluvio la terra al naturale suo . stato , si fe' a coltivarla ; e piantatala di :vigne , come , mature che furono a suo tempo , ehbele vendmmiate , e il vino fu buono a berlo , sl flopo il sagrifizio banchett : e imbriacatone si lasci prendere al sonno ; e giacevasi oltra il dovere scoperto. Avvisato ci il pi giovine de' suoi . figli ride n.. do . il mostra a' fra\elli, i quali coprono il padre. Ma No avvedutosi della cosa, siccome agli altri- figliuoli preg ogni bene , cos se non Cam per la consangui nit ch'egli avea con esso, i posteri per di lui ma..ledisse ; alla quale maledizione , sottrattine tutti gli altri , Iddio sottopose in vendetta i figliuoli di Ca.. naam, del he parleremo ne' libri apprt!sso. . V .. (65) A Sem poi terzo figliuolo di No nascono cinque. figli , che l' Asia tutta abitarono sino all' Q .. ceano indiano , incominciando dal fiume Eufrate~ Perciocch Elim lasci gli Elimei , prima origine dei Persiani. Assur fonda la citt detta Nino , e i suoi sudditi nomin poscia Assirj , che crebbero pi di ogn' altro in fortune. Arfaxd agli ora detti Caldei essendone capo di il nome di Arfaxadei. Su gli Aramei, che i Greci chiamano Siri , regn Aram ; e quc' che essi dicon Lidj, e Ludi un tempo, Lud fu che fondolli. Tra i quattro figliuoli di Aram , Us popola la Traconitide e Damasco , che giace in mezzo tra la Palestina e la Celesiria , Ul l' Armenia , Geter ftt capo de' Battriani ,-e Mes de'Mesenei, la cui provin eia or. si chiama l:'lr(rl~ ~~pf (66). D'Arfaxad venne S.al~ , onde Eber , da cui anticamente i Giudei fu.

DELLE .ttfTICUITA.' Cl1JD.UC1!E

:Fono detti Ebrei. Eber poi gener du figliuoll , e aono Jectan e Faleg ; e questi fu detto Faleg (67) 7 poicht venne alla lce in sul farsi la division della terra ; che Faleg appo gli Ebrei .si nomina la divi aione. E Jectan ancora figliuolo d' Ebe1 ebbe figli 1 ci sono Elmodad, Salefo, Asarmot 1 Jare, Adu ram , Uzal, Decla , Ebal, Abimael, Saheo , Ofir, E'fila, e Jobah. Questi llal fiume d'India Cofeno, e dalla parte d'Aria (68), che giace lunghesso, si sten dono. ad abitare alcuno di que' paesi ; e tanto basti aapere' de' figliuoli di Sem. . VI. lo frattanto parler degli Ebrei. Di Faleg f,. gli'uolo d' Eber nacque Ragau, dal quale Serug, .che ebbe a figliuolo Nacor, e da questo Tare, che fu padre d'Abramo (*) decimo da No; e nacque appunto dugento novantadue anni (6g) dopo a diluvio. Perciocch Tare diede la vita ad Abramo di settan~ t'anni , Nacor a Tare gi di cento venti. A Serug nacque Nacor intorno al centesimo trentesimo secondo auo anno. ebbe Serug contando trent' anni ol... tra i cento; e in questa et Dledesima Faleg ancora ebbe Ragau. Eber poi\ gener Faleg d' anni cento tJ.entaquattro , nato egli da Sale giunto al centesimo trentesimo anno; e questi nacque ad Arxad in et di cento trntacinqu' anni. Arfaxad infine era figlio ii Sem natogli dodici anni appresso il diluvio. Or Abramo ebbe a fiatelli Nacor ed Aran; de' quali A.ran , lasciato dopo di se il figlio Lot e le figlie Sara e Melca, si mor' tra' Caldei nella ctt caldea ~ta Ur ; e ee ne mostra fiDo /a~ d noatri il ie-

Ragau

J.Ji. l. CAf. VI .

polcro. Intanto i fratelli sopravviventi pigliarono le Pipoti per mogli; Nacor cio pigli Melca, e A ~ramo Sara. Ma Tare , venutagli in odio per le fttllliiUU'iood' Aran perduto la Caldea, con . tutti i auoi pass in Carra di Mesopotamia ; ove dan se poltura llche a Tare ivi morto dopo dugento cinque anni di vita ; che a poeo a poco omai ricidevasi il vivere degli uomini, e si andava facendo pi. breve pe1: sino alla nascita di Mos ; dopo il quale i confini del vi-.er furono mchiusi tra i cento venti ~, tanti e non pi volendo Iddio ch'essi fo.ssero quanti tocconne di vivere a Mos. In questo a Nacor nacquero oUo figliuoli , Us cio , Baus, Camuele, Ca"' zad, Azan, Feldas, e Iedlaf, e Batuele. Questi furono ti legittimi figli di (7o) Nacor ; poich Tabeo, e Ga.o am, e Taa.s, e Maca gli nacquero di Rwna iua con-t uhina. Di Batuele poi un de' figli legittimi di Nacor fu figlia Rebecca , e Labano figliuolo.
CAPITOLO

VII.

Ahramo. nostro P~nitol'(t uscito eUa ~rrtJ dei Cal.Jei fo1'1711JSi nt"U' ora deUII Caiumt,a , ed ora Gi.,.d(la.
I. Abramo maneaqza di prole legittima adottcl Lot suo nipote per parte d' Aran , e fratello di' Sar moglie ; e al comando che fegli Iddio di portarsi nella Cananite , abbandona in et d'anni seti tp~l't{Utl la Calde;J f? 1 ).;. Quella prOYiac:illi ed egli

ua

DELl.E . .lNTJCJII'l'A' GIUDAICifl

abitolla , e la lasci a' suoi posteri. Uomo egli fu di acutissimo intendimento per ogni cosa, ed abile a persuader chi r udiva ' e non soggetto .ad inganno ' in ci , che andava seco medesimo c~nghietturando~ Quindi anenne , che per la sua virtt cominciando a sovrastare nel senno agli altri si avvis di dovere ~eli' opinione, che allor correa presso tutti riguardo a Dio, int:Fodnr novit e cangiamenti (72). PrimQ egli adunque si fa coraggio di pronunziare , che Dio er.a l' unico autore dell'universo ; del resto poi delle eose , se alcuna ve. n'ha , che giovi a viver felice , venirci ognuna p&r ordin suo , non per nostro va~ lore. Cotali. cose egli argomentava e da quanto acadeva si in mare s in teiTa, e dai fenomeni per lui osservati d' intorno al sole , alla luna ed alle cose tutte celesti. Poich " se d' altronde l or non venisse " un .fissato potere , provvederehhono di per se al ,, loro buon ordine ; che poi ne sian pnv1 , .. mo" strarlo da lor medesimi , n . quanto imprendono , al maggior nostro bene , non farlo no essi di " virt propria , ma per forza di chi comanda; a , cui solo vuole il dovere , che . rendasi onore e ib mento ". Per le quali cose levatisi a l'QIDOre contro di lui i Caldei e gli albi Mesopotainiti, parutogli bene di partirsenc , come Dio voleva e a ci far canfortavalo , se ne venne. nella te:rra di Canaan; ove fermatosi erse un altare, e .fe' sacrifizio a Dio. . fi; Del nostro padre Abramo fu menzione Beroso. senza per dirne il nome , con questi tenilini : " Nella. Ji ~Un.a et. dal diluvi.9 avea tra~ Caldei cert' 110mg.
.. . j, . . '''(

,.,.. r. .A. .vrr .FJ

VIIIJ

'35

" giuato, . valente, e spertisaimo nelle eoe 'elesti " Ecateo per non fu pago del 1ol mentovarlo ; . poieh la.sqi .scritto un intero libro sopra di lui. E Niool Damasceno nd quarto libro delle sue storie parla tosi. Cf Abramo :vegn .in Damasco vtDtltoci fo,. restiere .dalle. contrade pre~o. di Babiloqia dette " de' Caldei, Indi a non molto lasciata altres que " sta terra , insiem col S'IliO popolo' e colla nu.. ,, merosa sua diScendenza ai trasferirono in quel "' paese, che un tempo dicevasi Cananea, e Giudea ;, al presente" Il nome di Abramo ancora a' d nostri in onore nella region di Damaseo ; e si. moatra col un borgo, che da lui die.!li abitazio~ ,d' Abi\UDO.
CA.l'ITOLO

VIII.

A.h'dnUJ , ve71Ut4 gra:~~ CIJI'estia nella terra Ji Canaatt 'PasJIJ in EgiUo; e intMIBRUtosi qui"i dlcun tempo riwrna indietro.

I. Venuta akun tempo dipoi la carestia nella telT" .di Canaan, Ahrruno in~so che gli Egiziani n' andaM
.yano ~enti , si accinse a passare col ,. e per essete .a parte d.i loro abbondanza , e per far1i a udire di sacerdoti , che si dicessero degli Dei ; che in tal ,guisa o appigliereLbesi a'lor. tronti, se pur migliori, o li melte~be sul bu~ .sentiero 1 a' egli sentia9e pi sanamenre; 1\la . traendo s~co ancor Sara e tf.. 'mendao i}, ~o traspo!W, dite .avevano. per le. doo-

36

DEU.Z. .U%1CBI'Wi'. GntD!ICRll

ne gli Egizillni , onde per l' a"Yvenetiza 'della .stia wna fosse mrto dal re, pens questo stratagemma. S'in~ finse adunque d' esaere a lei fratello '. e la peruae ad infingerlo ella eziaridio ; che cos tornerebbe a pro d' amendue. Come furono penenilti in Egitto 1 intervenne ad Abramo ci ch'egli s'era immaginato; ~iocch~ divulgossi dell' avvenenz. dJl!l sUa donna trepitosamente la fama; onde ancor Farat1ne ('J3) .Signore degli Egiziani non pago di. quanto dieevasi intorno 1l quella , ma adoperatosi aneor per vederla stava in procinto di farla sua. M. Dio a sturbme r ingiusta voglia mmorba il paese e .scompiglia il regilo ; onde il re inteiTogando per eaaerne liberato rispose,rgli i sacerdoti , dall' ira di Dio venirgli per .quel male , che aveva in animo di fur villan~ alla donna del forestire ; dal che intimorito domanda a Sara , chi ella , e chi abbia seco condotto : come egli ebbe inteso la verit, s- ne fece ad Abramo le sue discolpe; che credendola sua sorella , non moglie ~ sentiva inclinazione per lei , bramoso di stringere con esso lui parentela , non mai da cieca voglia portatO a oitraggiarla ; e gli fa un p1sente di .danaro, e accordagli di . aacoltare i pii saYj uomi.D.i dell' Egitto. Quindi avvenne , che vieppi . chiara ei Jece e la virt' sua, e ]a gloria, che dalla do~ :tornavagli. II. Di fatto piacendosi gli Egiziani .di stranie. U4 ,sanze e scambievolmente spregiando i riti l' uno de] .l' altro , e per non potendosi insieme patire , gli ~oll' abho.c~arsi a un .per uno con tutti, e coll' ah-

gran

i. CAB. VIii. . battere le ragioni ond' essi sostenevano il pensat proprio, veniva a mostrarnele insussistenti e lontane affatto dal vero. Salito adunque, nell'usar che faceva con loro ' in ammirazione' come uomo intAmdenti.simo e possente non che a comprendere , a persua.. dere alb.es ragionando di ci , che si argomentass~ mai d' insegnare , e l0110 fa un don.o dell'aritmetica, e spone tutto ci , che s' attiene all' aatron01nia ; dO.. ve , anzich Abramo scendesse in Egitto , gli Egizj n' erano affatto all' oseuro : poicb queste oose. dalla Caldea pasaarono nell'Egitto , onde_ poscia si spar cero ancOI' fra' Greci. ID. Com' egli si fu nella terra di Canaan noTella.. mente renduto , divide alla presenza di Lot il paese per certa briga insorta fra' loro pastori riguardo al luogo, dove pascevano le .loro greggi ; dienne per le prese a Lot. Voltosi dunque Abramo ai luoghi mon tagnosi laaciati da quello piant sua dimora in E .. bmn (7q) citt fondata sett' anni prima di Tani d'Egitto , e Lot si tenne alla terra giacente al basso e iWLgo aJ fiume Giordano vicino a Soddoma , che di que' tempi a dir vero era bella, ma per volere dl Dio irato al presente gi pi non . La capone ad clurolla a tuo tempo.
LJB.

llELLJ:: .A.liTICIIJTA.' Gtl1D.UCU"t-

CAPITOLO

IX.

JJ.oua de' Soddomiti

tWuta

dagli 4ssiri venutivi ad oslm

Intorno a qU.e' tempi signoreggian.o gli Assiri nell':Asia, lo stato de' Soddomiti era in fiore, cresciuti essi in ricchezze e in moltitudine di giovent ; e cmqu.e .re dominavano nel loro paese, Balla cio , e Bersa, e S~, e Semeber, e il re de' Baleni (75); e ciascuno regnava nella sua parte .. Contro di questi' venuti ad oste gli Assiri , fatte del loro esercito quttl"' parti gli strinser d' assedio ; e avva Ciascuna alla testa il suo comandante. Venuti a battaglia , e rimasine vincitori gli Assiri impongono a i re Sod..domiti. il tributo . .Ora questi continuarono , servmd<J e pagando l'imposta loro segnata, anni dodici. Ma in sull'anno trediceaim.o, rubellarono; e l'oste Assira si volse contr' essi sotto 'la condotta di Amrafel 1 cl' Al-iac, di Codorlaomor, e di Tadal. Questi po&t'ro. a saccomanno la Siria tutta , e misero al niente: i posteri de' !iganti; e giunti a vista di Soddoma attendaronsi presso alla valle detta i porzti J' .4'SptJlto; poich di que' tempi vi aveva col de' pozzi (7(j) j dove a' d nostri, distrutta Soddoma, quella valle divenne un lago detto Asfaltite (77), del qual lago indi a non molto farem parola. Affrontatisi cogli . Assiri i Sodd01niti , dopo ostinato combattimento , in gran parte furono morti , e il resto fatti prigioni , tra' quali ne fu menato anche Lot venuto in soccorso de' Soddomiti.

UB. I. <l.UO. X.

CAPITOLO

x.

"Ahrmo venuto colla su genti! addosso agli Assiri ne riman vincitore; e trae dei ceppi i Sorldomiti 1 e toglie agli. Assiri la preda t che avevan fatta.

l. Giunta alle recchie d'Abramo la loro disavven.


tUra, lo strinse ad un tempo e timore per Lot 11uo congiunto , e compassione pe' Soddoniiti suoi amici e vicini ; ed entrato in pensier di soccorrerli non indugi punto ; ma .datosi fretta , e raggiunti alla quinta notte gli Assiri ne' contorni di Dan, ( ch tale il nome della seconda sorgrite del Giordano ) , c colti{rli anzicch si mettessero in armi , quelli , che si giacevan dormendo, e per senso alc:mno rion a v. ~alio del l~ro caso , gli uccise ; altri .poi , che non ~rano presi ancra dal sonno, ma dal soverchio vino impotenti a combattere' diersi a fuggire. Abramo incalzandoli per due giorni tenne lor dietro fino a confinarli in Oba terra de' Damasceni , mostrando con ci, ch il vincere non si vuoi recare a merito Jl dlla moltitudine n dell' armi , ma della generosit e del valore de' combattenti, che abbatte ogni numero; conciofosse che rimanesse vincitore di tanto ~sercito cori una mano di sol trecento diciotto suoi aervi e tre amici (78). I fuggitivi . poi ricoverarnsi ev~ognati nelle loro terre. IL Allramo , dopo aver salvi i prigioni Soddomiti, de sgtaaiatamente furoao dagli Assiri tratti in cat..

DELLE :iN'l'K:XI'tA.' 'ltJDAJCBB

tivit, e Lot altres suo congiunto , tomossene in dietro pacificamentt;. In questo venne a scontrarlo principe de' Soddomiti a un certo luogo, cui chia iriato Campo Reale. Quivi medesimo fagli accoglienza il re di Solini.a Melchisedecco ; al qual nome ri spond Re giwto. (79) ; ed e1a tale di fatto sellza contraddizione , talch perci stesso egli fu altres -4!acerdoie di Di. Solima poi nominaronla appre~so Gerusalemme. Questo Melchisedecco present ospi- t,almente l' esercito tutto di Abramo , e somministr loro in gran copia ogni cosa, di che loro faceva meo stiere; e in mezzo al banchetto prese e .a commen dar lui, e a benedire il Siga.or ,. che per tal mM:z!Jt avea domi i nemici. Abramo gli diede la decima della preda , ed egli accett la profferta. M'a il r di Soddoma riguardo alla preda confortava Abr~ a tenerlasi ; e domandava. solo . per se gli uomini , eh' egli aveva sottratti alle mani degli Assiri , perch~ suoi sudditi. Qui Abramo protest , che non farebbe mai questo' n altFo vantaggio da quella preda" non ritrarrebbe per se , se non quillltO . bastasse per dar mangiare a' suoi servi ; oltre una qualche porZione:; che dar agli amici seco venuti al combattimento. Il neme loro si era , Eseol del primo , e Ahner .e ~ambre degli altri. Ma Dio , celebrato valore di lui " non .an v . drai no , disse , senza quel premio , eh' ben do,, vere , che tu riporti da in-prese di tanta gloria. Al che soggiugilendo egli , qual Inai sarebbe il frutto eli tal Jiel'ICede , mentr' era privo di aqecesaore ( eh.

m.

J.UI. 1. C.llf. 'j,

4J

htl aveva ancor figli ) , Iddio lo fa certe ; cLe na:O tceragli un figliuolo ) e tale ne avr discendenza 1 che il numero pareggier delle stelle. Udito quest~ offre egli a Dio sagrifizio giusta il comando ' ch a' ebbe. Il rito del sasn6zio fu questo~ Presa una Yacca . e una capra e 11l). montone tutti e tre di tre anni, e una tortora e una colomba al suo omando tagliolle per .mezzo' salvo i volatili.; e prima d' erger l'altare, allo svolazzar , che facevanvi intorno tratti alla vista del sangue gli augelli ' udissi una voee divina , che dinunziava la noja , che a' suoi discendenti darehbono per ben quattrocent' anni i loto vicini in Egitto ; nel qui tempo straziatl rimarran finalment al di sopra de' lor nemici, e colle vittoriose lor armi occuperanno le citt e le toiT di questi mdesimi Cananei. IV. Abramo intaato abitava presso alla quercia chiamata Ogige ( ed questo un paese de' Cananei non lunge da Ebron ). Or egli portando di mala Yoglia la sterilit deUa moglie supplica a Dio di vo lergli concedere un figliuol maschio, al che Dio rispondea confortandolo a far buon cuore ; che siceo:me .avealo tratto di Mesopotamia per suo bne ri.. p.ardo al resto , cos avrebbe aneor figli. Sara , per ordin .di Dio, diede .al marito una delle sue ancelle ~ nome Agar, di schiatta Egizia, perch ne avesse Agliuoli. E divenuta 1' ancella incinta si cominci fa.;. ~ola da padroDQ. a .maltrattar Sara , quasi fosst per .cadere la signoria in capo a colui, che verrebbt di. se. ~- pe.Ua :a~~ 'ili suaJuo~eua luciata dt.

Abraoio alla discrezione di Sara pem di fnggirseae 1 insofferente eh' ella era di simile aTYilimento; e pre! gava Iddio d avere piet di lei~ lnnoltrata che fu nel diserto, le si fa incontro un angelo del Signore 1 ehe le comanda ritorni da' suoi padroni, ctve godr& miglior sorte , se far senno ; poich il trovarsi ora avvolta in queste disgrazie dove~lo essa aaerivere alla sua ingratitudine ed arroganza ver la padrona ; che se mettesse in non cale le voci di Dio e passasse pi oltre, le dinunzi, che gliene avverrebbe rovina; dove tornando addietro VI" un figliuolo , che fia signore di quella rerra. A questo dire si piega , e tornata al cospetto de' suoi signori n'ebbe il perdono. Indi a poco d in luce Ismaello ; cui chiam~ tebbe altri udito da Dio (So) per averne Dio esaudite le suppliche. : V. L' anzidetto figliuolo nacque ad Abramo l'.anuo ottantesimo sesto dell' et sua. Entrando egli nel n-t vantesimo nono , comparsogli Iddio gli promise, che di lui e di Sara verrebbe un figliuolo ; e gl' impone di nominarlo lsaco ; aggiugnendo la numerosa posterit di nazioni e di re , che uscirebbe di lui , fl come coll' armi s' impadronirebbero di tutta la Ca., nanea da Sidone all'Egitto; gli comand inbltre, vo-t )endo che la sua discendenza si conservasse distinta dalr altre genti, di usaJ:e la circoncisione ; e ci ottavo d della- nascita. motivo di questa nostra circncisione dirollo altrove. Al , domandar poi c:be fe'cegli Abriuno riguardo a Isinaello , s' egli pure n~ vrebbe , risposegli che lunghl1Hlt.li , e -che padre sa

n.

;LD. lo (;).p. X B Xl

rebbe di molte genti. E Abramo , rendute per tutto. ci grazie il Dio, circoncide se di presente, e sjmile f~mno i suoi frunigliarl e il fanciullo. Ismaello ; che di que' giorni contanda anni tredici, Abramo avevane gi trascorsi novanta nove.

c A p l 'l' o L o

XI.

Iddio diltrugge la nazione de' 8oddomiti, sdegnato .de' loro peccati.

I. Intomo a tal tempo fatti i Soddomiti o1gogliosi per Ja grandezza e moltitudine de'loro beni ed usavan cogli uomini superchierie , ed eran empj con Dio ; talch non rammentavano pi i vantaggi , ch' cbber da lui , e odiavano l' ospitalit , e a mal lL~o volge., vru1o il conve1'aare scambievole. Stanco adunque di loro Iddio detennin di punire la petulanza , e di abbatterne la citt , e di dare un tal guasto al paese , che in avvenire pi non mettesse. n pianta .n futto. II. Preso Iddio seeo stesso tale consiglio oov.tro cle' Soddomiti , vide Abramo be. angeli ( .ed. era as ai-so alla quercia di Mambre dinanti aJla porta della. ma tenda ) ' - e credutili passeggieri levato.ti in pi l&lu.tolli , e fermatisi presso di se pregava volessero star .seeo ad albergo. .t\ooettato l' invito, comanda si lcciaJ&O di presente pani ili siligintl-, e scannato un vitello e aJ.Tostito recoUo. a loro ; che si giaeevano otto la C{Uercia. .Etsi intan~o - mosl.l'avaao tli man:

44

DELLE J.lfTltHITA.' diUDliCU

giare; e "intuogavanlo inoltre della sua donna, .d)v6 mai si trovasse ; al che rispondend~ egli 1 che dentro , soggiunsero che di nuovo sarebbero di ritorno~ e la troverebhe~ro gi fatta madre. Sorrise a qustq la donna , e impossibile cosa dicev$ essete il conce pire , essendo di novant' anni lei , e il marito di cento. Allora -pi nn si tenneto ascosi e manifestarno se per angeli di Dio e spediti, l'uno a''recar la novella del figlio , e gli altri due a distruggere i Soddomiti. m. Udite cotali cose dolse forte ad Abramo dei Soddomi'ti ; e rizzatosi preg Dio supplicandolo di .Jlon avvolgere in una ruina insiem co' rei i buoni uomini e giusti. Ma datogli Iddio per risposta , che tra'Soddomiti non avea neppur uno, che foese buon ( che se dieci almen :ve ne fossero , a t.tti perdone rebbe il gastigo dovuto alle loro malvagit), .Abramo acchetassi; e gli a:.geli pervennero alla citt di Sod.;. doma , ove Lot gl' invit ad albergare in sua caaa ; eh' egli era cogli ospiti .uomo tortese assai , e deDgentilezza d' Abramo imitatore. Ora i Soddomiti ,- ve+ duti que'giovani di :i:iguardevole preseilza; ehe s'erano rieolrerat appo Lot , si accinsero a farsi scherno - beffe dell' et loro. Lot all' incontro gli scongiuraTa a nenarsi , e a . non trascoiTere aD' isnomiia .degli ospiti;. aveuer riguardo ai diritti dell'ospitalit: eh se non si possono moderare' abbandoner an 7 egli dice , al lor mal. talento le sue Bslluole ; ~ coli tutto questo non si ritiraroDo . . -IV..AJknta Dio .non poteu'd.o ofl'rire cotput(l ,ardie

fezzll ; ptimieFmente accec(,)lli , taloh non potessero

rinvenire 1'. ingresso alla casa ; poscia determin il generale sterminio de' Soddomiti. Lot adunque intesa da Dio l'imminente rovina de' Soddomiti , di l si ribasse, menata sec la moglie,.e"le figlie, ch'erano due ancor vergini ; poich i loro sposi futuri si rise,ro di tai partenza tacciando Lo t di huon uomo per ci, che' andaya dicendo. .E allora ppunto Iddio saett la citt , e mise. a fuoco e fiamma gli ~itatori non meno , che lei , guastando d' un medesimo in~endio la telTa , siccome ho. detto innanzi io stesso, quando desct'8si la guerra Giudaica. (8 1). Or la mo glie di Lot nel suo ritirarsi volgendo continuo ll gua1do ver Ja citt e a conto, di quella prendendosi troppa briga e<ontro il divieto fatto da Dio , fu cangiata in istatua di sale ; ed io pur l' ho veduta : che anche oggid si conserva. Pertanto egli sol colle figlie ne scampa , ricoltosi iri un angusto paese cinto in tomo dal fuoco, che Segor (82): pur ot s'appella 1 cos chiamando gli Ebrei una cosa picciola. Quivi ba per la solitudine e. per la sarsezza de' viveri traeva giorni nojosi. Ma le. figliuole estirpata credendo del tutto la s<:hiatta umana, s'accostano al j,adre , avendo inruw# provvisto , .ch' egli non l' n~ vertisse ; e lo fecero , perch non fallisse la s.tirpe ~a. Ne tien progenie: dalla pi attempata Moabbo ; ch'altri direbbe dal Padre (83) : l pii) giovine m~tte in luce Ammone (84~ ; a qual nome significa ~giuol di popolo : e l' un d' essi produce di se i lfqaJ>iti , ~ziooe _p~ndissi~ll ~o al prseilte 1 .o

46

DELLE Al'fTICatrA.' OnrDAICRE

gli Ammoniti il secondo , gli uni e gli altri abitanti la Celesiria (85). Cos fu Lat liberato di metz<J. ai Soddomiti.

Ap l T

o L o XII.

Di Abimelecco ; e t! bmaello figliuolo t! Ahramo , e degli AraiJi discendenti da lui.


I. Abramo si trasfer in. Gerara (86) di Pa~stimt menando con seco Sara in sembianza di sorella 7 usando per lo tqtore del medesimo infingimentd (SJ); che innanzi ; perciocch paventava di Ahim.elecco re del paese , il qu~e esso pure preso di Sara stava omai per farle onta. Ma alla sua intenzione fu posto freno da una infermiti travagliosa venutagli d' alto; e disperato da' medici ebbe dormendo visione , che non oltraggiasse la donna del -forestiere; onde senti.o tosi un po' meglio fa chiari gli amici, che Dio mano dato gli aveva quel morbo per l'ingiustizia commessa col forestiere , vegliando egli alla guardia della donna di lui, perch rimanesse intatta; c::he la condotta da lui non era gi sua sorella , ma sua legittima moglie; c promette di voler essergli buon amico per l' avve~ nire , perch non erasi dato affanno dlla sua donna. Dette tai cose , per aniso de' suoi amici manda peP Abramo , e il conforta a non prendersi pi pensiero della sua moglie , che avesse a soffrir qualche m giuria; averla guardata Iddio, e merc la sua alleanza eo~ lui ricqpdursela egli intatta. Testimonio glien'.t\

an1. r .taP. an.

,Dio., e la coscienza di Sara, aggiugneva egli , che neppur da principio non ne saria stato pteso ; se avesse saputo esser ella sua moglie : poich ( aggiupse ) sposandola io come tua sorella non ti facea tt>rto. Lo prega olb-e a queato di vole\- prendere ci in buona parte , e di fargli bene'Volo Iddio : ohe se volesse fermarsi presso di lui , gli somniinistrerebhe abbondevolmente ogni cosa ; dove amando meglio d' andarsene , avrebbe scorta , e ancor quello , pel cui bisogno s' era portato a lui. Ci detto , Abramo !rispose non aver esso finta l~ consanguinit colla donna , per che figlia d' un suo fratello , n senza un siffatto in6ngimento tenersi sicuro nel suo viaggiare. In prova poi del non essere stato egli in colpa del male avvenutogli, anzi d'avere con gran calore lnamata la sua salute , dice d' essere ancor disposto a b.-attenersi appo lui. Per Abimelecco gli ssegna e terreno e denari , e s' accordano di procedere con iscambievole sincerit, giwatolo ambedue a un certo pozzo che nomano Bersabee {88); e direbbesi da altri pozzo del giara.menlo ; e tal il nome ~ che oggidl ancora gli danno que' terrazzani. Il. Indi a non molto nasce ad Abramo ancor di Sara un. figliuolo , siccome gli fn predetto d Dio , cui nomin !sacco , che vale riso <89> E per appnnto , ch Sara sorrise al predirle che fece Iddia il suo parto , non promettendoai ella mai in et sl anmzata di concepire , cos nomin egli il figlio; che gi novauta eran gli anni di lei , e ~ento quelli d'A.. bramo : e ,il :bambino vien .alla lUce , ,:n~ ti si am,

DELLE . J.lfTICRIT.l' GJtD!ICRE

l>eiue negli anni anzidetti; cUi senz'indugio all''avo d. circoncidono: e da lui dopo altrettanti giorni serbano la costum~a i Giudei di fare la ci:onch' l'anno terzodecimo : poiaione ;. dove gli Arabi volto ch .il fondat<t~e di lor nazione Ismaell~i> nato ad A ~ralllQ di concubina fu circonciso in tal tempo. 01'4 ~ l!).i con tutta l' accuratezza spolT , quanto gli si appartiene. .III. Sara in lsmaello nato di Agar . sua fantesca po.$e dapprima amore , volendogli bene del pa1i , ~he a un proprio figlio ; poich veniva allevato a fUCCedere a' beni paterni. Ma dato alla luce lsacco, pens non doversi con. questo edacare lsmaello pi avanzato negli anni, e capace di maltrattarlo; quandQ venisse a morire il lor padre. Ad Abramo dun(j:Ue di per consiglio' eh~ irsiem colla madre a mandasse Jld abitare altre terre. Ei veramente alla prima non Ji sapeva adattare a i caldi 'voleri di Sara,. crudelis.. sima azione parendogli a DUUldar fuori di casa un fanciullo ancor tenero. , e una madre bisognosa del pecessario alla vita. Finalmente ( giacch ancor Dio approvava i consigli di Sara ) piegatosi consegn JsmaeUo alla madre , incapace cb' egli era d' andar da se; e con .seeo una fiasca d'acqua e delpane le intim , che n' andasse , o.ve la n~sai.t aco~ereb;r bela. Or siccome in progresso del via~o comiaciq il necessario a mancare 1 co11 venne. in gr~mde ma.. liaconia: ma. falltlndole r acqua del tutto, deposto so t~ un abete a .figliuolo '. che agonizzava ' ella UrQ pi ~zi, pt;rcL sqli occhi. non le 'Piraaae. ~

LIJI'. I.

CP. Xli Il tJJl, .:

49

~e.to ye.nu.tole incontro un angelo di Dio l~ addit& ad un tempo UDa fonte viciri.a , e ordinolle , che p1ovvedesse pure all' educz:io:ne del fanciullo ; che grandi beni l~ provenebbono dall' eaaer salvo Ismaello. A cotali predieimenti f cuore , e accordatasi co~ pastori , merQ la l~r cura , sp~gesi alle miserie. IV. Al fanciu& cresciuto ugli umi d ella pe~ moglie u:Qa giovane donna di schiatta egizia, doud~ traeva pur essa l' o.rigine : della qule nascono acl lsmaello dodici 6Hliuoli in tutta ; e aono Nabajot ~ Cedar ~ A~flel {9o), Mabeam 1 e Duma (9r), e Masma, Mll$sa 1 Adar,. e Tema, e Jetur, e Natia, e Cedtna , (92). Ahitan CJUesti _twtto quel tratto, che dall'Eufrate si stebd al mar Roso, fatto a ~H terra il nome di Nahatena; e san ~eiti appunto , che danno lor nome alle genti desii Arabi e alle Jro trihn s pel valore lor prOprio ' .s p el meri~ ~ingoiare di Ahtaao.

CA:PJ'roLo

xm.

D' lsiiCCO lef5ittimo figli6 d' Abramo.


I. .tU>ram:o aveva tutto il auo ~ilore- in Isacc~, sic ome ttigebito, e lidi' estrema et sua datogli ia dl>no da Dio. Provoca~i vieppi la benivoglieaza e_-_ dell'un e 1'-al:tro paree _l' i.tesao f~ialld. col seguir ch'cri faceva le rirt~ tutte , col rispettare i sooi genitori, e col fare ~n caao del di-viu culto. Abrmao perci .ripol,l~a ogni auo bene m lascir

r-aJilo:re

FIJ.YIO , tomo I.

5o

!lzt.LB AKTICIRT.A.' Ct'D]).A.JCBZ

morendo' libero d'ogni male il figliuolo; e questo -appunto concedendoglielo Iddio l' ottenne : poich vo lendo Iddio far prova del quanto lo amasse, com.parsogli, e schieratogli innanzi quanto gli aveva dato, e come lo aveva messo al di sopra de'suoi .nimici , e dalla sua benivoglienza aveva ora Isacco 1 l' unica su felicit , lo richiede, che gliel' oflia in vittima e in sacrifizio ; e gl' impone, che condottalo sul monte Moria , quivi innalzato un altare facciagliene un'olocausto; cos darebbe a vedere, qual fosse il suo buon animo verso di lui , se anteponesse al piacere di .Dio la salvezza del figlio. n. Abramo adunque per .nessun patt tredendosi lecito di trascurare i divini voleri, anzi suo dover giudicando di Sottomettersi in tutto ad uno , dalla cui provvidenza dipende il vivere di qu'tutti, a cui egli vuol bene, non fatto alcun cenno n del divino comandamento , n del disegno per lui formato del sacrificio del figlio non che alla moglie , neppure a verun de' suoi servi (che certamente l'avrebbero fra. stornato dal servir Dio ) , preso lsacco insiem con due servi , e caricato il giumento di quauto al sa grifzio si richiedeva, pigli la via del monte; e seco omai fatto avevano i due servi il viaggio di dtie gior )l~te.: in sulla terza come gli veRDe veduto il monte, lasciati al piano i compagni , col solo figliuolo poggi in sull' erta; ove Davide poscia (g3) stabil .i fon damenti del tempio : e recan con seco .ogn' altra cosa bisognevole al sacrificio , salvo -la vittima; il per'Ch Isaco gi d' atmi venticinque nell' allestir . he

5l faceva l' ara, ricb~sto il padre; che intendeva gli mai. d sagrificare, mentre non ci ava vittima, n'~b be in :risposta, che Iddio provvderebbe]a loro, potendo ben egl di ci , che non , traiTe abbon devole provvdlmento per l'uomo, e ci che pur v', torio a chi troppo in quello si fida ; s~amnistrer duncjne a lui pure la vittima, quando abbia a grado il stw sagrifizio. : m. Come fu preparato l' altare, e sovrapp()ste Vi furon le legne , e tutto era in ordine , cos parla ad lsacco. " Figlio , dopo averti merd d' infinite pre, ghiere ottenuto da Dio , appena vedesti ]a luce , , che 'non v' ebbe cosa alla buona educazione tua n confacentesi, ch'io non la cercassi con ogni stu., dio , n io per me non sapeva immaginare 'pi ., grande felicit ; che il vederti gi fatto uomo ; e ., il !asciarti morendo erede e padrone di mie sostan ,; ze; ma poich Dio fu, che mi volle tuo patlre, , ed ora pur piace a Dio , che a lui ti . consacri , ., deh sii forte, e souUnettiti nobilmente a tal s~gri . , fizio : poich: io ti lascio. omai nelle mani di Dio , , a cui parve bene d'essere da noi in questa 'g.llisa , onorato per quella benignit ; onde ognora mi , porse difesa e ajuto. D~que giacch nato 'appena , tu de'morire non d'una morte comune a tutti, ma , d'un'offerta, che il proprio tUo padre sagrificandoti ., di te f a Dio Padre universal d' ogni cosa. , io , cred degno di te il pensiero, ch' ei sulla tua " persona ha formato , che non per morbo o -per ., cuerra o per allrettale sciagura solita. a intervenire
LUI, J, CAP. XJIJ.

$2

DELLE !NTIGIIIT A.' Gltm.UC:RE

,, ad altrui. tu_ lasci li -.i vere, ma in. mezzo alle prev ci e ai sacri. riti tu il faccia siouro, ch'egli. accoiT v il tuo spirito, e vQITallo assiso vicino a se. Tu- dun v que- a'\lfai cura e :peasiero della cadente .et mia,. al , qual fiue singolarmente io t'ho insino a quest' ora , allevato , austituendo tu in tua vece Iddio. , IV. !sacco, s.iecome 6gliuolo di tal padre , donde col nascere aveva di necessit tratti spiriti generosi; pigli ,per beq.e il parlare di lui ; e detto che ". non-'? s~ia stato degno ueppur di nascere , se doveva u poi riprovar.e ad un tempq i decr.eti di Dio e del " pl\dre , e non.. seguir prQiltalnente , ci che avvisa, VllJlO aiPhed,ue; quando gran colpa sarebbe stata v .il dis1Wbidire al padre anche solo , !le ci volesse ,. di -buon grado si acc.osta alr altare ed al sacrifzio : :iJ qual si sarebbe ,s~t9, se non vi _si fosse fra}M' p.osto Iddio ; che chi~g.do Abramo per nome , il ~taglie . dall' uccisione del figlio : non pa desiderio, d'umano. sangue a\ergli impostQ, diceva, il sacrifizio del figlio , n quello , di cui l' ave~ fatto padre, vo. l~rglielo tanto barbar&lllente rapire ; ma. per avereq.na prova dell'animo. suo , se presto egli fosse. a fare_ ancora siffatti coman.da,nenii. Or , eh ha . com prese le sue (Usposizioni e lil squisite~a .di. sua pie.. t , co.mp~cesi --egli ~sai di quanto gli ba conceduto ~ e non rim&Tassi per l'aTV~ di avere ogn.l cura di lui e. di dargli g~"aude pQs~i~. Vivr lllllgo t~po il figliuolo, e. dopo una vita felice lascer .-q_ssqri .di graudi averi tigli legittimi e costumati, Gli 11copre di pi le molt.e nazioJ e le grandi. ric.che~e , a ui

'8. J. CfAP. ][JIJ' XIV S rtr.

5)

dova cre.!Clere . la lor discendenza , e la fama pet"-' petua, di cui godrebbono que' fondatori, e l' illvi.. dia, che, accpiatata coll' armi la Cananite, ili se farebbono a tutti gli uomiai. Ci dett Iddio d' im.. provviso fe'loro comparire pel. saerifizio un montoe; ec1 essi fuor -d' o~ spel'IIDZa vttduwi iD .aalT81DtntG , ed in poaseaso d'una prome1sa eli tanto .bene, abbraeeiaronsi l' uno l' altro ; e aaeri6cato r.eDdettersi a Sara, e traS6ero felieemnte i lor giomi, sonea.enclOJo sJi Iddio in' tutto c:i, cJM ~o. '

c ...

p.J T,

d L~

XIV.

E in. quaato a &ir , mia ib.di a noo molto sen muore f)' ia et ceuto?eD.tiMU' alini. Seppdliaconla m ~ro ' caoedeadole coa. decreto pubblico i Ca. DaMi bio go per scppellirla ; Abramo per , oo~. 1ato un edmpO al preieo ili quattrocento aicli (!}4:) , t:be sbors a un certo ~n i:bronita , cp1;.i egli t&esao , e i sulli 'P"teri collocarouo i lor meaumeDti.

C .l P l 'l' b L b .,XV.

Come di Cetura ~~ Ja AhtwDJo . vtmne la ncione de' Trogloiliti.


Abramo poscia prende Cetura in isposa , onde ha
~i figliuoli sofferenti dell~ fatica , forniti d' acuto

ingegno; 'e -st>no Zamran , Jecsan, Madan ,. Madian, e Jesboc , Sue ; ~' quali pure nascono figli. Da Sue (95) in primo luogo. vengono Sabatane .e Dadan ; e da questo. ultimo Latusimo, Assurimo, e Laomimo: Di Madian furon Efa , Efer , Enoc , Abida , ed Elda. A tutti questi figliuoli e nipoti medita Abramo di provvedere -collo spedime colonie ; ed essi. impadronisconsi della Trogloditide (g6) , e di quanto d' Arabi~ Felice si stende infino al Mar Rosso; ed fama, che il detto Efer venuto con armi in Libi occupoIla; i cui nipoti piantata col lor sede , .dal nome di lui Africa appellarono quella terra. A' miei detti fa tesiiJnonianza anche Alessandro Poliistore , cos dicendo. ., CleodetnO'.il,profeta., che vien detto ancor Maleo, , quegli che scrive la storia giudaica , riferisce , n come an~e Mos loro legislatore not , che ben n molti figli ad Abramo nacquero di Cetura , : e ne hcita ancora i nomi annoverandone tre , Mera, Su .rim, e Jafran; e aggiugne, che fu da .Surim ntni~ nata l'Assiria; i due altri poi, Afera e Jafran aver dat il oome :alla citt d'Afra, ~.a} paese d' ~ca; poich aver essi congiunte con quelle d' Ercole le loro armi contro la Libia ed Anteo ; e sposa tosi Ercole con una figliuola d' Afra aver generato di lei a figlio Didoro , onde esser venuto Sofone , da cui Qbiamarsi Sofaci c:pe' Barbari.

z.u.

J,

eu.

DJ.

65

c .1 :. l'l' o L o

XVI.

I. Ad Isacco poi , cb' era preuo al quarantesimo anno , fenno Abramo di dare moglie .Rebecca nipote di Nacor suo 'fratdlo , manda per isposarla a nome. di lui il pi Tecehio fra' lel'Vi suoi , obbJigatlo a lealmente procedere con gran siuramenti ; cui fanno di questa guisa ; ponendoai cio le ma.D.i l' uno sotto il fianco dell'altro invocano poacia Iddio a testimonio dell'avvenire. Mand pure col de' presenti avuti in pregio , o perch rari 1 o perch non del tutto. co.. nosciuti in paese. Egli adunque speso alcun temp.o tra via , per lo viaggiar malagevole , che fa nella Msopotamia sfondata il verno dal fango, e d' acque priva la state , e , cb' peggio , infestata da' ladl'()o necci in modo da non uscirne salvi i passeggeri , se 8on prendano buona guardia di se ; perviene a C!U'ra ; ed entrato ne' bol'8hi scontra pi verginelle ve n.ute per acCfUa : allora si volge a Dio pr.e!andolo , ehe se .era di suo piacimento , che a fine venisse1o quelle nozze , facessegli rinvnire e conoscer tra quelle Rebecca , per cui aposare a nome del figlio avevalo Abramo spedito fin l ; e deisa sarebbe co lei , ebe al richiederle, cb' ei f;uia d'un po' d' aqllll, mentre l' altre ricu.san di farlo , gliela porgerebbe. . : IL Egli pertanto in questo pensiero si fa pi da pretao el po1zo , presa la vergiai, c:h~ &Ji_ diq

56 DELLE A1U'lCBITA7 GI~AICBB bere ; scusandosene l' altre , col dire che dovtwmo recar l'acqua alle.lo1"0 case, non darla a lui, perch non era s faile a trarla ' una sola in&a tlltte e le riprelide della dlU'Hza uaata col forestiere , di Cendo che altro VOITaD.nO -esse mai dare agli UOmini 7 ae negan loro perfino . all' acqua , e a lui gentilmeate l porge. Dal che VeDlltO egli in isperanza del reato' e volendo scoprire il vero 1 prese a lodarla. della aua oortesia e boat ; che noa abbia aclliTato di sovvenire a' aecessitosi ancor con sua noja, e i~, di che parenti ella fONe, e loro- prega cla tal fan.. eiulla ogni bene ; 6d oh- l' allogwero ' aggiugne' com' essi bl'8JDRDo , i: caaa d' un uom dabbene , ove fosae IIWlDe di legit~ igliuolanza. Or ella ..no-q mostrasi gi reeta d' iBfonnarlo secondo il suo desi d.erio , eh' anzi palesegli la sua stirpe ; " e 1\ebecca , n~ ella dice 1 io mi ch-iamo. Mio padre ai era Batuele , " ma egli- 8i aen' morto, e Lahano noatro -6-atello ~ illsiet.rl colla madre p.-onecJ.e; alla caea 111ltta, ha ,; cra di mia virginit Uclite tai cose ai consol dell'avvenuto e narratogli ,. -redendo da ci chiara ~~te la mano , che Dio porge-yagli el suo_ cam:mm ; e tratto fuori una collanetta ed altrettali Ol' ilamenti , ~he a ..:Crgini ~ cQafanno , . preaentane la fanciulla , ed abhiagli in ricompensa ed in premio ~ tervigio prestatogli in <la~i bere; dicendo essere bn ragionevole , che riportaase tal preinio eolei , th tante vergini superava ia bont ; e pregoavala di poter trattenersi appo i- suoi , giaceh gli . toglieva la 1totte pi oltre; o -ioc:om.e avea.aec\) ... .. . ~ poter,. ire ' . . . .

: Llll. J, C:.A,P.

M.~

ogni -~tt ornamenti donneschi , cos\ diceva di non pote~li fidare a mn pi .sicure , .che t qtiaH avevale.ia lei uperiUltn:tate: argomentare ben egli_ dalla l'irt ; che seorg1lva m lei , la c()t't~ia della madre , e del &atello , oude ci. non> sar. loro grao Te ; ma-cec:cM non sattd>be : ~gli gi lor di peso ' disposto a. r~eritargli _dell' ospitalit &eo usata , e a i:rum:le~ai a proprie epese. Essa l'isptt!le , ~he itt .pmoto alla. liberalit de' aaoi genitori ei ~nsava di tittameRte : a ripigliava pero ' he gli foaset sospetti di :llenacit ; ; egli avrebbe ogni eosa gratnita'inente. Ne aniseria nondiilieno prima il &atllo Lat. Jiano ,-il qul permettendolo ,. essa gli dava parola di albergarlo .... . m. Come d~que , dopo ci , ebhe introd~tto l'ospite in casa, i .aervi ,di .~abano_ p~sine i cammelli li governarono ; ed egli fu condotto a cenare appo lui. Dopo cena co81 paJ\Ia a: Labano e alla madre della fanciulla. " Abramo figliuol di Tare con~ e gilllltp~tro. Poieh Nacor, o- donn, avo di ,, questi tuoi 6~li era ftat.eDo d' AbrQtJto , nati am;, bedue da' medeairni gnwri. Questi a4tinque mi. , uumda a vhl , chiedendovi questa fanciulla , perche .,; la diate in. isposa al suo 6glio che legittimamente e il solo ~-tutti ~ _altri, r.escuto , gli " da lui. Ora potendo egli dargli qual tra le donne " di que' paesi pi fosse ricca e felice , non volle " farlo ; ma facendo onore al suo sangue ama pi " queste nozze ; la cui premura e scelta non ab" biate 1 vi pre1Q , a vii : giaec:h per volere ~ Dio

nato,

siccome osn' altra cosa Rei mio viaggio mi si offe.-se spontaneament; cos trovai la fanciulla e la vostra' casa ; conciossia che avvicinatonii alla citt 1 e vedute pi vergiai appressantisi al pozzo io n pregai d' abha&tenni in questa : il che appunto in" tervenne: le nozze adunque dalla divina aatorit " con(e:rmate ratificatele ancora voi ; e fate onore " ad Abramo, che m'ha spedito con tanto calore, di .accordargli la: giovinetta " .Quegli, onorevole ,essendo e gradito lor tutto questo , e compread~no il volere divino , e concedono la faaciulla a quei patti, con che chiedensi: e Isaceo, essendo .al goTerno di tutto sposolla ; poich i figliuoli di ' eran gi sparsi ad abitare altre terre. " ., ,

'8

..DELLB A!ITC:UTA.' GIIJD.UCIUI

c.-.

Viene a morte poco dipoi anche Abramo , U4mo grandissimo in ogni virt, e degnamente onorato da Dio, del pensiero, ch'ebbe di lui. Tutto il tempo l ch' ei visse fu d' anni aettantacinqu.e oltre i cento; e vien sepolto mEbron inaieme COD Sara na moglie dai &,li haeeo e .Isaaello.

w.

1.

~:a.

xvor.
XVIll.

c . . p IT o J, o

Del figli t1 l sacco Giacohbe ed Esa, e k>ro nasciltl e del loro allevamento.

ll4

Morto Abramo , la donna d' Iaacco diTeune incinta , e cresciutole l' utero a diamiiUl'& , lsacco af.. fannoso ne interrOga Iddio (97), che riapande, Rebecca partorir due gemelli , e i nomi dei 6gl.i aaraa portati da due nazioni , e alla mqgiore andr m. nanzi quella , che prr la minore. Indi a poeo aecondo il divino predicimento gli mtte in luce i bambini gemelli ; de' quali il pi grandicelo era da capo a piedi oltremodo peloso e il .minore tenna l' altro , che gli precedev , per un calcagno. Ora il padre amava il pi grande detto Eaa (98), pel aefoloso uo~ eh' egli era , po~h gli Ebrei chiamauo Seir (99) il pelo;, dove Giacobbe il minore era CIU'Q lla madre. D. In questo diatesaai per quelle tftn'e la ~e1tia, Lacco stimando bene di alldaJ-sene nell' EpUo paese ass.ai fertile , a un cotnando , che diegli Iddio, moase alla volta di Gerara. D re Abim.deeoo , m.erc la contratta amicizia e ospitali~ COD Abramo, il rico;. glie ; e usategli alla prima gran eorte.sie , poacia pet inTidia_, che di lui con.cep , di'riets)i di pi tratteojlersi col ; perocch~ veg~eo. Iddio cos, fauo:rewle ad lsacco e coal p1'4D1urOso di lui , cac"iollo da se.
Fra~to

cali toceo

~ aasi~eat9

clcll' 4t.'ri~ _..

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DELLE 1l'TIC1JITA.' Clt1D11CHE

himelecco ritirossi nel luogo detto la valk, terra vi cina a Gerara : e mentre scavava un pozzo, i pastori accorsivi attaccarono zuffa per frastornare l"impresa ; e non volendo bacco piatire ' l loro parv.e di ri maner v.ittoriosi. Egli intanto readut-osi altrove cav per un altro ; ma soperchiato qui pure da alcuni altri pastari di Ablm~lecco., abbandon questo an eora , e di .l ritiroe.si pacificamente , cos procae.o eiando.ti alcurezza ; finalmente oft'erendogli a .caso nn luogo da fanlo senza contrastO , chiam quel pozzo Rm:obt~t ( r oo) , qwd nome significa ampiez. za ; ~gli anzidttti .poi uno chiamasi Elcon- (1 o 1) , th' altri direbbero luogo Ji IO~rchitJrie ~ a seCOD do ( 10~) SittJnA , la qual voce significa nimicUia. m.. Frattaato Isa>cco per la moltitudine di sue so stal'l0e trovossi cresciuto . in poter. E Abhnelecco la pensando , ingrandire Isacco a suo danno , si 808pttosa maniera onde avet-aa.o . nsato scarnbinol in"Jite , s per l' oe'ftlto rancore , nde Llatc erasi allontanato ' timore ' che voltosi lsac"6 a "feacJi. ~ i torti a Jui fatti non gli fosse pi vantaggiosa la prima saa amicilda , condotto eecu tmo de' s.um capitani nomato Ficol, rinnov l' alleanza emi lui. Ottenuto adunque quanto bram.va , met>c la buona indole d' lacco , c'he. pi d'nn fr61soo dispsto aulava. l' antica anaonia , eht pas& " il .re e auo padre , ~ rii!Orno aDa reggia.. ' . IV. In questo Eaa, u11 de' &gli 11' IS~teoo , che il padre amav s:m1B.Im.alte , veu:ato .-gli ' anni quatlin~ ~sa. A~. tgliaol~ -d~ E~_ne_ .e -~~' ~ .E-

per

sul

6r
sbeone. atnbedue gran baroni tra' Cananei; ci fa. cendo di propria lUltorit senu punto prender consiglio dal padre : clM: hacoo non lo avrebbe giallllDI permesso , quando la co11a si fosae rimessa al auo aentim!"hto ; poich non ~mava gi egli di atringere parentela con que' del pase; ma non volendo dar noja al fig~o dopo fattogli comaJtdo, che si partiase da quelle donne ' giudic di tace:rei.. V. Or fatto gi vecchio , e di-reDlttO del tuttocieco , chiam a se Esa , e deUogli , ohe la vec-chiaja ancor senza il -BOpraccw:ico dd1a t:ecit gl'im.. pediva di stuYir Dio ordinogli d' usrire alla eaccia; e preso quant'era :bastevole a preparargli una cena, dopo la quale porger $ppliche a Dio , vaol , che Pi- presti l'opera _:Su e su.o ajuro pet' qu.ello' che gli rimane da vivere ; ag~uDtmdt') , che , bench DOn' sapeva a quaado de} IUO mo~ ' pure anziclu\t avvenisse , voleva laseiargli Iddio per mezzo di sue preghiere favorevole a' suoi vantag8i. VI. Ed Esa: in fatti a and per salvaticina. Ma Rebecca , parendole di dover trane Iddio alla beni.. vgtieliza di Giaobhe , ebalidio se !sacco sentisse: altramente , U.posegli , che sanDati alcuni cap1-etti n .preparasse \IDa. ee~. Giacobbe fa i voleri ~ella Diad.re , 1 da cai venne informato di tutto. Come fu in acconCio la cena , gittatasi in tomo alle braccia la p'elle ' talch a que' velli fosse dal palre Cl~tO Esa (a cui w.i1e nel rimanente , pereh sem.ello , iri ci &&lo ne differiva) e temendo non forse , in. Danzi ebe .si venisse alla beu.edizione' colto in faDo

il'l'itasse il padre .a cangiarla in contrario 1 rec' al. padre la cena ; e Isacco al suon della voce avvisando chi era , chiama per nome- il figliuolo ; . che stesogli .il braccio impellicciato , al palparlo eh' ei &ce , alla voce tu , disse , . mi sembri somigliante a Giacobbe ; ma la lunghzza del pelo m ti fa credere Esa ; . e non sQspettandoci alcuna frode , 'dopo l~ cena si volge a pregar Dio e a chiamarlo in a;uto , cos. .. O Signore di tutti i secoli 1 e creatore del,. l' universo , poich tu il padre mio facoltoso ren.. ".desti e possente , . e me degn.sti di quanto or " posseggo , e a' miei posteri promettesti di. prestar ., . loro cortese aju~o , e di donar loro . beni ognor.a .. pi. grandi' deh ratifica queste cose., n~ -per la " presente miseria mia , onde ancora pi abbis~ano " di te , .non avermi a vile , e salvami pietosamente " questo mio figlio , e intatto -conservalo da . ogni ., male , col dargli prima una vita .felice , e il pos" sedimento di CJI.lanti beni tu puoi concedergli , "" poscia col farlo e fOrmidabile a' suoi nimici, e agli amici onorevole e accetto. , VII.. Cos egli, credendosi di pregare a pr di Esa ; invocava il signore ; - ma ebbe appena finito ,. che: dalla caccia comparve . Esa ; e del .sub fallo avvedutosi !sacco, non se. ne d pena. Allora Esa si fa a prega.rlo., che il voglia agguagliare al fratello: il he negando il padre di .voler fare ; per aver. tutt~ sparse sopra Giacobbe le sue: benedizioni , fu ia grande travaglio .per .qu~to inganno ; ma finalmente !(alle ]af!.iDJ.e di lui tocco- a: padre ' predissegli che

' J.JB, L C.l'P. bill.

salirebhe a gran fama di c~ciatore , e di uomo valente nell' 'armi e in ogn' altra impresa , e trarrebbe di questa gloria un et~ vantaggio , s egli , a la iua discendenEa ; servirebbe per al fratello. VHI. Giacobbe intanto , che paventava . nou foJ;W se il fratello volesse fare della benedizione mano .catagli risentimento , vien dalla madre sottratto ; p~ rocch persuade il marito di dare moglie a Giacobbe una donna mesopotamite del sangue suo ; conci foss~ che avesse gi Esa sposata una figlia ancor d' lsmaell nonata Basemat ; perciocch come lsaeco non intendevasi troppo co:Cananei, di modo che aveva sentito male le prime sue nozze , cos per fare .a lui cosa grata Esa prese Basemat , per . cui si sentiva som.inamente inchinato.
CAPITOLO

XIX.

FU[;a di Giacobbe in Mesopotamia JNtr timo J.l frautllo. I. Giacobbe intanto dalla make spedito in Mesoper contrar matrimonio colla figliuola di La bano fratello suo , permettendolo Isacco per condi scendere alla volont della moglie , viaggi per mezzo la Cananea ; e per l' odio , .che a ({Della nazione portava , pens6 bene di non alloggiar da nes.suno ; ma pernott allo scoperto , posa.ndo il capo su pietre da se raccolte ; e vide -dorm~ndo p~senqlisi cotal -visione.. Parvegli di vedere ua acela 1 ehe dalla terra
po~mia
l

al cielo,. e sce:o,d~r per essa persne di pi dte 1m1ana natura , e a capo di quella Iddio mostrautegUsi chiaramente ,. a, quale chiamato! per nome tenne coa lui tal discorso. " Giacobbe , egli noa ;, giysto , che tu figliuolo di s buon padre , e ni pote di tale ch' ebbe fama di gran virt , .sii pre.. .. sentemente m affanno ' ma s conviBne che nutra _. migliori speranze ; ~rcio~h col mio ajuto trove.:.: ~ ;ra.i d'ogni fa_tta beni a dov.ia: ch'io fui quegli, " che di Mesopotamia tras&e Abramo a questi paesi ; ;, staecandolo da' suoi congiunti , e che tuo padre ,. rendette. flice: BOA. minor sorte ~o n&e~"bo per li.O te ; fa dunque buon c.ore ; e valendoti di me per ,; iseorta ~pros-egui questo viaggio; che il matr~ " nio , che tanto brami , si recher ad effetto; e ~ " avrai buoni figli , ~be cresceraD.l!o a moltitudine " senza numero ' la~ciando ere'di del loro una mag" gior quantit di figliuoli : a questi e a lor discen.. " de'n'ti l'a signna io onc~do di qu~st,a terr~ ; i " quali si stenderanno a qn~tQ di terra e di mare " illumina il sole ; ma guarda bene di non temere , pricoli e di non . ritrarti per travagli , matre miQ " sar a pen.Siero di quanto fu tu. do\lrai ed ora & , molto }Ji in avvenire; , Il Questo -ci , che a ~obbe pFenunzia Iddio. Per egli tutto lieto per le ease vedute e promes- $egli , e ripulisce le pietre ,. siccome ~Ile ,. ove di ' tanti beni fatto gli fu il prsdicimento , e si vot a Dio di aagri6eare sopra esse , quando tFovato -di ahe s08tenre la_ vita,;.$8110~~~ addietro.; .e dell'

p~ggia:V

,.us. -'. eu, .XJx.

65

mse clatgli oftiir .a Dio la decima parte, purch nello . stato .d'allora. faccia ritorno, lnta.nto degnQ giudica .~' o~orarlo. quel.luQgo, impQnendogli il nom~ di Betel(Jo3); cht; in greca lingua significa ~.t., in-/a. (casa Ji Dio ). . ,.. lli. Dopo ci_ ~ i1inoltra,Jo,i. ~ntrQ la .Meaopotamia:; eol tempo perv,elll).e in Car.r~.; ne' c:ui spbborghi scon-. trando. pastori 1 . e. giovini garo~oncel)i .e vm:gin,i ra~ . colti:ai. into~o a 1)Q. pouo, s' intutenne con loro per, bisogno, che ave, di ~ere.; e v~nutp. con ess~ in. discorso domElJlda~ ~e mai per 'f.'entura sape~sero no.. v elle d' un. certo .LallanQ Jo~ ,cotp.patriotto , e . se ancor ei viveva.; al, c4e tutti risposero , e eh~ jl co.Bqscevan. benissimo ( poich~. non . e~a tal uo~o. da no: . s~persi di. l W.)., e .. che in. l~r compa_guia pascea le &Wl gr.eggi. uua. fi.glia di lui , Ja quale maravig.liavano forte di .non v~derl~ ancor comparire ; . che da lei , .dissero , ritr~s.o pi .eB~ contezza dj quanto h~. sape:t:e de; fJttti loro. Non ,a~ev~o ancQr cQm pito di ~ queste cose , ed ecC? la giovine co' pa stori . compapi suoi ; ~ le. p~es_n~ .Giaqbbe, di cend0 , . c~ quel forestiere . ~eni!l d_o~audando . del padre . auo ; ed elia fanciull~scatp.~nte. alle~a~ della venuta di. GiacQbbe , il richiese, chi: foc_se , e :donde .col .v~aiase, e da .che, b~sogno CC)n~ottovi.; .e desi P.erava cl;te _(osse in l9r DlaJ!O (U sovvenjrlo i11 quelle necessit, .p~r ~ul l}.e_ veniva. Giacobbe 'noU: tan~ da parentela .o da beni..voglie~a quanto ~nto .dall' &m01'C':Ole tratto della fiUl~i~a. e. rest .. sorp!es,o_ ~vve.1u~~a. ,di lei. scor

IV:

,w-n.'

Fs..tYID _,

tomo

r.

8t).

DELLE ilffiC.I'ili.' MUD!ICiiE

gendola tale , a cui poche pari fiorivano fra lb doDBe di allora , e disse. " Non aai che con tetlb e .eol .. padre tuo , quando figlia tu sii di Lahaao:, mi .. t~trillge un. dovere- pi antieo assai 1 che tu ed i6 , non siamo ? poich eli Tare fur figli Mralno ed , Aran e Naeor, b' quali, Nacor fu padre del~' avo '' tuo Batuele , e Abramo coo Sara figliuola d' .raJ) ~enitori d' lsaeco mio padre~ Ma .una pi. viiua e , pi ft-esa riprova del parentado i che ha &a noi 1 " sia '{Uesta ; che Jteheca mia madre t~Ql'leHa a h Lahano tuo padPe ; nati ambedue da' medesinti geoo .. nitori ; dunque io e tu aiain cugini, Rd ora u !enge per aluta.rvi ad un tempo e per- rinnovar " la coagiu.nzion nstra , se paft convenevole. !:ssa allora , siceome a' gitnani suoi accadere , recatosi a meQte quanto a suo pace aveva udito cUr eli 1\ebecca ; e ben sapendo la cara memria in che era appo i suoi genitori il nome di lei , lapimante o}... treaecm per amore del :radre sao , getta al cusino le braccia al- cllBo , e badatolo oggiugae , . c'he pia ~!ere pi desiderato e- piii grande eli questo DOQ potr dare alla caaa tutta ed al padre, che eerba. .un'~ tema memoria deH sti madre ; ed ha tutti rivolti a lei i pensieri; e ci sol baster perc'h- il F~ al pari' d' ogn' uom dalmene z e lo astringe a venU-. oggimai da suo padre-; e sgttala., che vel toDdurr; ll col suo pi lungo Urdugiare lo privi d' UI piaea

gratlde-. V. Detto ci , l'introdusse a Lahano ; e rieou.,. &ciutQ -dN!o %io matmw noa temef :pi di ~, ,.~

~s

J4B. r. (:.lP sz.l oW U. mezao ad am.ici ; e diede lor gran pa.atere ,

6'

perch eomparsovi noa ..aepettato (ro4). Traecorsl non molti d , CQntinuando pure Labaoo di asaic~ l'ill"W del piacer , che provava in averlo presso di se , maggiGre di quanto pota~ a pat"Qle spiegare, ai fe a richiede:rlo ~~ perch abbando:oato il pai"e e la madre gi vecchi, e hisopqai dolla 8Wl ura fosse eol venuto; ch~easo gli ao~J:"Uhe; cpantG a riscattarsi d' ogni neceaait gli. faccase meatiere. A. cui Giacobbe spose ogni cosa 1 diceado , ad lsaec~ eaaer n~ti due figli gelllelli , esso ed Esa ; il quale 1 poich trovossi privo delle benedizioni paterue pe~ industria della madre riV<>lte a suo bene , arcavalo a morte , quasi gli avesse tolw di :ruano il domini~ da Dio assepatogl~, e que' beo.i ,- che_ il padre gli avrebbe pregato. Queeta eaaare la eagime dd aao trovarsi eol ; e glielo avea suggerito la madre ; poi..: ch , cliceva, " aon tutti fratelli noatri , benc'b pi .. d; ogn' altro per cagion della madre (1 o5) ri~ ... me la lor parentela : -D jo duaque ( esll dice) ayend in te ed in Dio il aoategn() del .Uo pere-piuan ,. nelle circostanze in c'be ora mi tro:vo, aeuto

Labano ia fP'Ula e de' progenitori CQ lllimi e della madre di lui , per la quale bench6 non. preaeute yoJea dar llD. aagio d&' IDlOl" a-.o. colla cua cLe ama di Glacohbe , promette eli uarg}i tutt le corteae ; ~eh e gJi darebbe la eurl delle sue sre!Ji, e jnyeatirebl>elo dell'autorit hiaoguevole a cptat~;. ~ .volcaa' ~c a' au.oi s-i1ori, VL

ClO~sio

o,a

e ficla,nza.

68
n' andrebb~ c;p-i~~: di. presenfi., ;e on<Wato.) _.om.' n hell ragion6~ole 1 ,che lo fo~se tn;l siffatto congiunto. Udite .assai v&eniieri tP cos4l Giacobbe , . disse.; ehe di buon _cuore stando. con lui , sosten- quaf fatica gli ~sia pi.' in grado , ~e in cambio di ci ~gli chiede d' avere a . ..sposa .Rachele per og.ni ~onto degnissima , eh' egli la pregi) ma singolarmen.te , perch COlii>$Ce.. -.asi a lei. debitore del suo venire in casa di :lu,i ( e amore per la. donzella. il condusse. a parlare di questa pisa). Lab~o di. ci, contento gli .acc~a le nozze :4(olla _figliuola , non essen~osi egli :ugurato . gammai ~~ .geq.er~. di lui. iu.igliore ; e il .:ap.ander . ad ef'itto' pur ~h' s' intertenga appo lui alcun. tempo che: Don mvier Ja'. sua .figlia .tra' Cap.anei 1 dove anzi si: ineresee dell' affinit in que' p !lesi '.contratta .dalla sorella.. Pago di questo Giacobbe , tra .lor si conc~rta il ten;nine di sett' anni; che tantO: appunto aYea fermo sec~ m,edesi:o~c:) di servire al .suo s~ocer0; ; affine .che .dato saggio di sua Virt venisse mag~ormente a co~oscersi, chi egl~ era. Accettat J~ ~ondi~ione Labap.o, eQmt; fu il detto .. tempo . trasc~r~o ; allestisce : il :<;ori'Yito n~al~. Ma .fattosi notte., . senza pu,nto G~acobbe avvedersene, gli sostituisce. l'altra. figlitiol~-pi-h.vet bi.a._d' et, e d' ~etto. non.avvnente. Egli tra dal llino c .dalle tent;lbre :rend,uto cieco. l' accetta.; JDa. fattone .dall' aggiornare~ avveduto , .ripiglia d' ingi~tizia. Labano.":Esa.o .il prega a perdonargli la nece~it, che if conduss).a far .questo.;. che non,'per, xnal, ~mo .gJ.i offerse;Lia,;. :ma spinto .dalla ..Pi'eminenza ,. f~'f a >lfi. conce.deva,l~ et ;__questp. pen): noa .. op~i ~ ~.

all nozzt! sue c'o n Rachele ; cui" al suo' amore conce.


dereblie dopo altri sett' anw. A questi.detti s'accheta Giacobbe ; poich l' anore pe~ la fanciulla nori' lo la~ sCiava far altro .. Finalmente passato ancor ques~ wriipo ; prese Rachele. .. VII:. 01'a ci~scuno di loro aveva un' ancella data dal padre. Di Rachele era Bala , e ~eMi.t di ~ia ,: non per schiave, ma suddite (t'o6). Lia intanto erapunta da quell' amore '.che alla sorella. portava il marito;- ~ sperava', che fatta madre verrehbegl in pregio ; pr ne porgeva continue' suppliche a Dio. Natole~ alla fine 'un maschio , e l!bn ci procac~iatoai l' ariror del manto, chain il figliuolo Ruberi (o7), pereh coiicedn.tole dalla divma piet; .. che tale l sigo.ifi~ ziotte 'di qitest nonie~ -Qltre questo ne partoi:ise c:ol' ttnpo tre=altri ;: cio Simeone i e significa ch'e-saud.illa il Signore , poi Levi , quasi direi ra1Te.rmare l" amor ~mritale; e dopo: lui Giuda (108); che vale rngraziamfinto. Or 'Rachele temendo non forse la fecondit della sorella scmasse l'amor 'del' marito per lei~ sposa a Giacobbe Bala sua ancella ; onde nasce un bambino, Dan (1 og) appellato, che in greco idioma direhhe&i 9-.J.,,.;~, ( decrtato da Dio); ap presso di in luce Neftal.im, quaai invincibile., per aver contrapposto l' ingegno lla lecondit della suora: hta Lia si' volge all'arte medesima per- ri&.rsene contro Rachele ; pe1'ciocch d al marito l' ancella ; e di Zelfa :pur viene il ,figliuolo Gad , che si pu dire fortuito ; iridi Mer, che val beato, per ch' ei s1 ggiunse a rendere Lia pi fa.J)1osa. 'Artune w

tf6

Dtil.E b'i'ICJIIT.l cm1D!1CU1t

. tanto , che Ruberi il primagnito di Lia , recatidG alla madre de' frutti deUa mandragola , Racbele at \'ederli che fece ne seul desiderio , e gliene addi.. man.;d. Lia non ascoltandola disse ; che btn pateftle a lei dovesse bastare d' ~verle involata la stimtl ~ l' mbr clel marito. Racheie per addolcii' l' animo irato della sorelJa , disse , che qudla sera avrehb pertneuo ' he seco lei dormisse a Dlrito. tia ' at ettata la grazia , ebbe seco Giacobbe 1 che a ci .condiscese per far cosa grata a Rachele. Di BliOvd ..*dunque lia eOJicepisce figliuoli; Issaear (rro) l'uno 1 ehe significa avuto in contraccambio ; ! Zabuloil -l',altro ~,pegno cio dell'amor del marito 'per lei: ' per ultimo tttltl figliuola nomata Dina. .Ancora a Rahele in pro~sso di te18.po nasce il figliuolo Giueeppe (1 1); ehe aggiunta siguifica di qualch' altnf anenire. .VIIJ. ltr ttttto questo tempo ( ~ souo vdrt' anni ) ~ardo Giacobbe 1e greggi del suocero; dopo il qua1e .gli chiese in grazia di poter , tolte seco aue donn 1 tornarsene a' suoi ; del che non eontento Lahano 1 egli pens di farlo furttvamente. Pigli duaque prova .del come sentivano le sue domie il partire ; al he -&ceo~sentendo assai di buon l'ado , 1\achele tol~ ancor seco le i1Dinagini tfgli Del , che siccome Ior pesaui awa di venerare (112) 1 fuggi~ colla sorella , e con esso loro i figliuoli dell' ma e del..1' altra, e le ancelle eo' figli 1 con quel poco o Jnolto che si trova,ano postedere. Trasse Giacobbe aacur seeo la ~net delle p-eggi , senza prima da'M'

nto

i.t-. t.

eu. m.

e perti recava seco &achei!$ e im.~ ~gli Dei ) sebJ>e.l:le gi usa per ammae bamento di Giaoobbe a npl!' far cuo di quell'onore, the Jor i d~fa; pert:ht\ se yenia~er raggiunti da. pa-:t Jir-. , dae ~~b)>eli ) avease ove ric:overatui otte
tOfttt.tza a

tal>an!> (1 3}:

'.i

ueme

il p.t.rcfOJJ.. JX.. Labano avv.edutsi dop un giorno della pat

-teRza lll di Giacobbe -l delle figlie , 119ffrendola di mal cuore JnOsse contro di .lui cort la fi.t:tta Jb:a8gior, .the po ; e al seWJDo .d )j. sorprende a""ndatiai
sopra un .POfiO ; e per allora , poich annottava , tton feee motto. 'l'r~&t4Ulto comparsogli. Iddio in ~o ' a.nraon.illo di acorre pacifkiJlente a geaero ie figliuole, e di. rt~Q. t,nqover nulla contro di lo~ p~r tollera ; ehe 1\llJi. $igneMe con Giac~hbe al,. leanza : ali;rbJl$tJ egli atuao ( d.i~a ) . ~rrebbe in soccorso d~l fuggitivo , ee d.is~giando egli la piceiolu;za di lui) gli an.dAsse toni:PO coll'armi. Labano, mosso dall' iu.titnazioae k.tr.agli da Dio , come fu gior-o no, chiaiDo a p~ento G*ohbe , e stopertogli il togno, (giacth affidato alla sua lealt gli era venuto innanzi} si fece ad aecuaarlo rimproverartdos)i, ch'egli -se l'era ricolto in ca 1nendicQ e bisognoso di tutto, e elle gli aveva somministrate di sue sostanze a do-vizia. " E in {atti io t'bo ntaritato .tolle mie aglie , b sperando con ci ) eh~ la ~ benivog~nza a ne)" stro riguardo aUilenterebbe ognor pi, ma tu non t! portand() rispetto a a tua trtad.re , n~ a quella consangujnit, che m.eco ti stringe, n alle mogli, ~ che. hai prese , n ai q~ , end' i!il pure son. ay!),

so

7'J
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DELLE -15TICRITA.' Cl1tDAICttE

mi b=attaati come .D.iuiico ,: -. col rapire' che. hai fatto. i -miei 'be~'-- e col persuadere 'le figlie 'a fuggire il lor padre, col'levarmi di -~aSi:\ quanto di sacro lasciaron-D i padri mii, hench tenuto da laro in gran pregio ' e da me. venerato ; con non minor riverenza: e siffatte cose; ch' :litri co un ~pert niniico non fece mai:, tu congi-.into.; e figliuolo- d'una Mia suora; e marito :deHe mie ~ figlie,' ospite oltreacci commensale in mia asa ., hai fatte con me ,_.A qUesto dir. di.., Labimo ri spose Giacobbe disclpandosi 1 che non in -lui solo Iddio-, ma .. in tutti altres aveva' imistato -l' amor 'della pau~a ; d era ben 'giusto ; che 'dopo si' lun:go tempo facesse a qttella ritornt> : " Quanto p-oi :81 " fmo ' che tu mi rinfacci ' se '. disse ' . al giudizio ., ltrui ti' dbvessi sominettere'' forse che 'tu: 'saresti " ritrovato l' ingiusto. cobciossia che aove tu mi , dovresti saper grado e della curil ch''i .ebbi del , tuo ; e di. quel- tanto pi .a che il feci - montare, , conie noli ti sostera1 tu dal ~usto~ portando di " mala-voglia ; eh~ una 'picclola parte i ne ritenga me. Certo riguardo alle figlie , sappilo . pure ~ ;, che non provien da mia frode il segnirmi 'ch' or , fanno nel mio viaggio; ma da qulla ben giusta , henivogliema' che. soglibno' sentir le spose pe' lor " uutriti; e tengono--esse dietro non tanto: alla mia , persona quanto a' lor figli " Questo C Ci, che :-disse iil riguardo al -~on .a ~er commesso ingiri.stizia : prosegui poi in riprensione e in acusa di lui ; eh'~gli fratello della sua madre ; autor delle nozze: coDe

, Per

sae pfgli~; lo vess'e con indiscrete eommisato'Di an;. gariato' ohbligandovelo per vent'anni intri; vero. ) che il sofferto da lui in grazia delle nozze desiderate, hench aspro gli fosse > gli parv men grave ; ma quanto ehhe a sostenere dopo le nozze f11 tanto peg gio : che se gli rosse sfato. nenco ' . se. ne sarebbe sottratto. E di fatti Labano aveva trattato assai male Gia~o:bh , 'poih veggendo egli Iddio favorV<>l a tutte le brame di lui 'ora 'gli prometteva' che suoi sarebbero i' parti bianhi, ora r:neri. Ma 'crescendo a gran nU:mero quelli ; he a pr di Giacobbe na .scevn ,: noti teneva al present il patto. ' .'ma gli faceva .ilnpromessa di darglieli posCia al. finire dell' anno, per 'Io mal occhio, o~d' egli: vedeva molti plicrne l'entrate ~ cosi 'pronietten; quando speraTa>, che 'non verrebbero .in .tanto numero ' 'poscia manava di' fede, qundo scorgevalo avvenuto.: , X.Intomo poi alle cose _sgre, oomanda.'cbe se ne fccia ricerca;- il che avendo preso a fllle Labano, Rahele saputolo ripne le immagini sottO la . :gualdrappa; dicendo d'essere : b'a'V:agliata .dal tempo. Labano p(>n. fine all lnga ricerca, non hntnaginan.. do :mai,' che la figlia in "tale stato si fosse potuta accotare a qpe' 8imulacri : giura poi a Giacobbe' che: dell' aVftnuto n'on terrebbe piil conto ; ed egli all' ibcntro ' .che avrebbe amore per te sue figlie : e questa allanza la strinsero sopra crte montagne~ ove alzarono na lapide a f'oggia d' altare ., onde Galaad ( 1 t 4) vien .detto il proggio ; e per anhe al pre-sente Galadena ai 'Domina qu.Hla terra~ Tenuto

ne .

,,

t>ELLJ UTla!IITlt OJ17D.UCh

poscia in srazia de' purameuti haachetto , 'tabdt alla fiae ai parte.


CAUTO:LO

xx.

L Giacobbe intanto ~ mentre avanzavaai nella telTI

.di Canaan, ebbe lcune visioni, che l'assicurarono a sperar bene per .l' avvenire ; e a quel lu()go di nome CGMpO di Dio ( 1 t5). Volendo egli poi risapere, quale dispoeiaione d'animo avesse per lui il ht.ello ,
..1 mand innanzi persone , che ogni coaa spiassero .accuratamente ; che l' antc:.o sospetto il faceva put .or temere : e coloro , che al detto fine aped , ~llc:. ric ehe dicessero ad Eaa " che Giacobbe, credutA '" difficil aosa il vinre con 1ui sdegnato, avea vo,., lentieri a~rato il paeae ; dove ora avvisando il tempo essere un acconcio paeiere, se ne tornava, ., traendosi dietro le mo~ e i figliuoli , e gli aveti , acquistati , per CJUinci rimetter quanto aveva di .,. pi pregeole , .l1a mere~ di Jui ; poich~ timt " non eastrvi ben lilagSore , che il fare un fratello " partecipe lell' avuto da Dio ,. . Or essi per parte loro .spiegarono questi suoi sentiJP~nti. Ed Eaa , n.e fu lieto oltremodo' e con quattrocento armati venae .incontrare il fratello. Giacobbe .udendo mareiae il fratello alla volta di lui coa tant'armi, -\eJJlette assai; e. per , posta in Dio la speranza di sua . salv~ t dal c:anto suo pronide , collle uacir ealvo . egli coll

,... i. c:u.

**'

,s

futt l suoi, d~mati aacor i -nemici, ~ yolessero Jaaltnttarlo. Divisa dt~ in piil parti la gente fa.a , albi n~ pose alla fi.mtte , e i ~~ l; che '\>'euiseero appl'tuo ; enk -&e j .primi fo.t&ero per veJ~oo :tua attaccaR 1 incalzando il :katello , trova~:~ero i~ -4pe' di dit:tro un ricovero. Schierati in tal sui l e:uoi., IUiltla alctmi a prtsent.tw.e fl'atello; i dQ-1 1tativi eran giuinen.ti , e una p-an vRl'iet di quadrapedi, regalo pregevle usai peJ" la aaraezza in che n'er., c:hi li doveva .ricevere. Er.ano iuoltre le .bc:sWt l' una dell'altra ton debito iJtcrvallo dieeoste , tal .che dal ao.ntinuo MlCCedmsi c.h'a:vrian fattO, sembru~ ~ro una ~ quantit ; c:oodossia che in grazi Jtl.'doiiBmi ae ne le11terehbe la wllera, se anccr du.. h:lae MI ~ldo :81Lt.Uco. Fc:' di pi avvertiti i suoi 11aesai , che DIQ4Sero eol fratello d9lci mailiere. Il Spese) tutt il !iorno in mpor tali cose , sul 4r .della notte IllOsse Il suo catapo ; e lattai valicaWI .eet-to- .toJTente ehimato Jabo<: ( 1-6} , egli' rimase di l, .ed ebbe Qlla visio:oe di tale, con cui ven.ne alle ma. lli , dndo , chi gli oompane , ~pmirteiiUilento alla iuft'a ; e auperOllo e lo viase Gi~.obbe; oade lc1 persotta ~paraagl scioglie ...erto di lui la voce ill ~ eso:rtando1o a ('onsol3,fsi d~r avvenuto, e a non credere di aver fatto poco ; che. ha vinto un angelo di Dio ; e questo abbialo a segno di grandi beni avvenire , e del non dovere giammai n fallir Ja sua schiatta, n cl' infra gli uomini vet" verUiiD 1 he sopravvanzi in fortezza ; e volle ' che indi in. uami il auo nom fosse Isuel. (1 17), che nle in.

. '6

b!ttl!: 'AlfTlC'RITi' Gltm!ICIII!!

'ebreo .nn.g,jaggi. uh ~ che . fa frorite a ~ri angelo. di Di. Egli per diss~ tai cose,: pereh Giaeobbe ne lo rjchiese ; conciossia che avvedutosi , eh' ern un angelo; pregollo, che se niente avesse a dirgli del auo destino anenire, ne lo volesse 'far chiaro. Dp6 ci l. vision~ somparve, e Giacobbe per compia.. cenza de'Il' avvnuto nomina il luogo Fanuele (8):, che vale: focia Ji Dio ; e pe1ciocch dalla' pgna gli rst un' dolor all'a.inpi nervo del fianco ed ~i si' riinase' dal 'pi mangiai'Ile' ed a noi 'puxe p'er aua cagione interdetto. ID. Frattanto inteso , . che s'appressava oinai .il fratello , d ordlne ; che r una e l' altra .sua moglie . innoltrinsi da per se divise dagli altri in .compagilia .deBe . ancelle; affincb' .da lontano soltanto lniraa~m ii loro cmbattimento , quando Esa lo volesse; Ve iluto vicino il fratello 1 gli fa riverenza: non sospet. tando in lui frode .alcuna; Ed Esa salutatolo l' in"terrog ' ond mai quelle donne e. tanto numero di figliuoli ; e avuta d' gni cosa contezza J richiese , di. poter ve:irti con lor di .conserva a trovare. il"padre. Ma Giacobbe scusndosi colla stanchezza degli ani~ mali , egli' ritirssi a Saira (i 1 9) ; dove aveva la lua ferma dim:ota , avendo egli dato a quel paese 'tal nome per la densit de' suoi peli.

<' Gi~cohbe intap.to pervenn.e. al 1upgo detto, 1anche a'di nostri le tende (i2o) 1: onde vasai l;\ Sichem (n1) citt, ,che. app~tiene a' Cananei. Celebran<\o. una. so.. lennil .i Sichemiti, Dina figli_a. unica di Giacob~ ,av~zossi .verso la citt pei;' vedere il vestire . don nesco di quel paese. . Vedutala Sicbem figliuolo di Emor re la rapise e le ~a villania ; in~ sentendo amore pei lei, scongima iL padre a : sposarlo colla fanciulla. Piegatosi a tai .preghiere ne l'enne .a .Gia.. co~be ~ptegandolo a. dar al 'SUO figlio .Sicltem: Dina in legittimo matrim~nio. Giacobbe non: trovando;.pe~: l'una. parte .che: opporre.atteso la dignit. del chieditore, e non CJ;eden~osi lecito per .l'altra di. collocare. una figlia presso uno straniero , domand; che gli desse tempo a. consigliarsi .su ci, ..che chiedeva. Part du,nque il re colla speranza, .che sarebbe .Gia~ cobbe coptento di quelle .. nozze.. Giacobbe in~to scoprendo. a' suoi figli, .e .il torto. fatto~ alla, lor.o sorella, e 'e inchieste di .E!Uor prendeva. ,consiglio di ci , che far .si do!'esse. A .p~sto i ,pit.. d'essi si ta cq:ue1o .. no~ ci 'trovando_ spediente.; .Ma SiJileo~e e Levi miti dalla madre medesima che la fanciulla or- ' diacono insieme la seguente intrapresa. Essendo solennit, e per volti i Sichemiti a'solazzi e banchetti, di notte tempo venuti addouo alle prime guardie ,

,~.

DI!LL.E .lliTJ(IQU,. GtO!ICBB

ehe star.m dormeado 7 le uccidono 7 ed entrati ia citt danno morte a tutti i maschi; ~ al re co' suoi cortigiani e al figliuolo di lui ; risparmiano per le tlonne. Fatto qaeato seoaa aa}Mlta- del padre tornano coDa sorella elle tende. n Giacobbe atterrito d.ll' atrocit del misfauo , e eorrueciato coi figli ebbe un'apparizione da Dl9, e'be il conforta) a far animo 7 ed espi le sue tende oreudo que' sagri6zj ' che nel waggio alla volta di Mesepotamia dopo una visione , ch' ebbe iD; sopo t avea gi votato. Espiando poi il suo seguito s'abbalb) aegli Dei di Labano 7 che mai aon seppe 1 che foa. aero da Rachele involati , e li sotterr in Sicheut appi d' una quercia. Quindi movendo sacrific in Betel (22)7 ebbe ia SOSDG Wl' apparizione quando dapprima arnossi verso la Mesopotauaia. ID. Indi levatosi, come fu giunto ia Efrata (12l) 1 qui-vi d a Rachele ~ sopra parto; che sola fa in quel parentado 1 che non ebhe l' onol' del sepolcro in E.bron. Accorato perci fortemente 7 il h:unhino Dato di lei nomin Beniamiao ( 1 24) , e ci per r affiumo proveautone alla madre. Questi fu roao ia tnf.lc) i fipuoli Dati a Giaeobb, , dodici ma.. ICihi e UDa femmiaa. Otto di loro legittimi 7 sei ck Lia e do.e da B.~ltele : qaattro poi dalle ancelle , tl~ da e$scua ; i eui DOmi ho .recitati si innanzi.

.tura

w. eu.
CJ.PJTOJ.O

DJJ.

XXII.

lmcco finisce tli

vit~ttre, e

vittn sttppeUito in Ebro,.,

Quinci pass in Ebron citt situata fra' Cauanel , ove lsa(:CO tlaeva i suoi giorni : ma breve te~Ppo fu )br eoueesso d1 'VMrt: insieme: percioceh f{U~ a Rebecca, egli DOn la trov pi &a' vivi ; ed lsacQ aen muore non molto dopo l'arrivo del figlio. Ebb.. la sepoltura insiem colla moglie dai figli iu Ehrou , o ve a,revano l'arche lor gentilizie, Fu !sacco uomo caro a Dio , da cui dopo il padre Abramo fu assi.. atito con gran provvidenza. Viase lunghissiuto tempo. Poich giunto agli anni cento ottantacinq:u.e virtuosa. meQte traaorai, posia mor (125),

8o

DELLE

A~TICHIT GIU])AICHE

LIBRO: SECON.DO \)

GiPITOLO Plllll.Q

Esa e Giaco!JlJe figli ti /sacco ivlonsi tlabitm:ioM, Ghitano Esa llmea, Giacobbe la C(11141ltta.

I. APPREsso la morte d' lsacco , i suoi figli non si fermarono ambidue nella te1Ta avuta in retaggio dal parue, ma si divisero d'abitazione l'un l'altro. Poich Esa ceduta al fratello la citt d' Ebron , fiss sua stanza in (t) Sara, ed ebbe signoria in Idumea, cos chiamato da lui quel paese; poich fu soprannomato Edom , e la cagione di tal soprannome fu questa. Tomossene un giorno da caccia affamato per lo travaglio che vi sostenne , ed era d' et ancoF

iJBLLB il'CTIC:BITA' GIDDAICD LU.-11. CAP. J,

81:

giovine : ora scontrat~si nel fratello, che avea preparato pel suo desinare U1l po' di lenticchia di color molto bionda e perci stesso da lui viemmaggiormente appetita pregollo, che gliela desse mangiare. Ma egli valutosi dell'occasione che gli presentava la fame di lui , strinse il fratello a cedergli in conbaccambio del mangiar, che gli dava , il diritto di primogenito; e questi sospintovi dalla fame, gli fa UJla giurata cessione di sua primogenitw-a. Quinci dalla biondezza del cibo da' suoi coetanei fu per iacherzo chiamato Edom (2); (poich Edom appo gli Ebrei vale rosso): e tal pwe fu il nome, che diedero alla provincia; dove i Greci con pi disteso vocabolo la chiam&ono Jdumea. ll. -Divien egli ancora padre di cinque figliuoli in. tutto; infra i quali Jeus , Jelom, e Core nacquergli di una sola, il cui nome fu Alihama: dei :.;imanenti, Elifaz venne d'Ada, e Raguele di Basemat; e questi i figli si fw-ono d' Esa. Ad Elifaz poi nascono cm;. que figliuoli legittimi , cio Teman , Omar , Sefo, Gotam , e Cenez. Perciocch Amalec era illegittimo natogli di concubina , il cui nome fu Tamna. Questi dell' ldumea popol&ono que1la patte, che dicesi Go boli te , e quell'altra, che da Ainalec Si chiam Ama-. lecitide. Perciocch stendendosi molto allor l'Idumea:, siccome tennesi saldo il nome di tutta la provincia , cos-le sue parti serbarono le appellazioni venute loro dagli abitatori.

Fl.A.F'IO,

tomo l,

8~

DELLE ~TICIIITi' GllJD.UC:D

CiPJ'TOLO

Il

Giuseflpe uno th' pi giovani (3) figliuoli di Giacobbe, pnmumiandogli j sogni k sue fortune avvenire , oggeuo J' invidia a' fratcUi.

l. Giacobbe intanto venne a tal grado di prospe rit , ove non s agevole ch' altri giunga. Poich e avanzava in ricchezze i vicini, e pe'virtuosi figliuoli eh' erano i suoi, veniva invidiato e ammirato da tutti. Pi fatto non mancava lor nulla , anzi siccome all'imprese di mano, alla sofferenza delle fatiche recavano gran coraggio, cos erano forniti d'acuto intendimen to. E tale fu il pensiero, e la cwa, che della felicit sua ebbe Iddio , che di ci stesso , che a Giacobbe parea svantaggioso , trasse il maggio1e suo bene , e fece autore lui e i suoi discendenti del partir del-' l' Egitto de' nostri antenati. E tal ne fu la cagione. Giacoblle , avuto da. Rachele Giuseppe , e per l' av nnenza di sue fattezze , e per le doti dell' animo (poich di egregia prudenza fornito) amavalo sopra 8li altri suoi figli. Quindi e l' amore del pache , e il racconto, che fece a lui ed a'&atelli, de'sogni annun ziatori di sua grandezza , mosse questi a invidiarlo 1 poscia ad odiarlo ; ch l' uomo pur troppo suole per astio lvarsi contro i prosperi avvenimenti de 'pi con.. giunti eziandio. Or le visioni, eh' ebbe in sogno Giu aeppe , si furon qtJeste. D. All' imloltrar della state mandato dal padre in

Lo. u.

eu. n.

oompaguia de' &atelli' al campo per la ricolta, vede dormendo uua visioo.e diversa assai da que' aogni, ehe soglion -..enire in capo a ehi dorme. Deatosi la spose a'&atelli; perch gliela diciferassero, e disse d'aver veduto sull'annottare, che il suo covone si ste&f se cheto nel luogo 1 o ve il poae; che i loro facendoglisi intorno inchinavanlo nella guisa , che fanno i servi co' loro signori. Or eui quantunque ben inten.. dessero predirgli il sogno potere e srandezza' che il metterebbe al di sopra di loro , pwe a Giuseppe non palesarono nulla di questo, come se non avessero niente compreso; giuraron per 1 che non gli VeJTebJ be mai fatto niente di quello di che temevano : e crebbe 'Viemmaggio~ente il loro mal animo verso di lui. Ill. Ma a confondere la loro invidia manda ld.cfie un'altra visione a Giuseppe troppo pi della prima inaravigliosa. Poieh gli parve, che il sole presa con seco la luna ed undici (4) stelle calaase in terra e itessegli riverenza. Questa visione scoprilla al padre presenti i fratelli ; giacch dalla parte loro non so spettava alcun male : e il prega ~ dirgli , che voglia mai significare tal osa. Egll in verit ai compiac~ del sogno ; poich giunto a comprendere ci , che anonziava~ t ).Ml savio 'uomo ch'egli era, non dub .. biamente argomentando dell'avvenire si consolava del lieti augurj , che ne traeva, e presagivane al figlio prosperit , e verr tempo , diceva , la buona merc d'Iddio, quando esso e da' genitori e da'fratelli sarebbe onorato , e creduto deguo d' adorazione ; ~:assomi-

84

DELLE Al'fTIClliTA.1 Gltn>AICIIE

gli~do la luna e il sole alla mafhe ed. al padre' poi ch l'una d col nutrire l'accrescimnto a ogni cosa; e infonde' l'altro la forma ed il nerbo; e le stelle a'fra telli; che undici appunto essi erano al par delle stel le, che traggono lor vigore dalla luna e dal sole. IV. Tale si fu il giudizio , che di aaviamente Giacobbe del sogno. Ma forte pesava a' fratelli di Giuseppe questo predicimento ; e trattaronlo come uno straniero , cui dovessero beni indicati dai sogni toccare , non come fratello , de'. cui vantaggi ben era giusto , che insieme con lui godessero ; poich suoi consorti essendo di nascita , dovevan poi be~e farglisi tali eziandio de' prosperi avvenimenti, e da ciechi pensarono , volendo torre dal mondo il garzone; la qual deliberazione piaciuta loro 7 poich avevano gi la ricolta al suo fine coadotta , piegal'Orio verso Sichem , ( ed Sichem un paese abbondante di pascoli, e per alle greggi opportuno). Quivi alla pastura intendevano de' l or bestiami senz' aver prima al padre dato ragguaglio della lor mossa; Or egli e per 1' oscurit, in che n'era , e pe.rch non 'Veniva mai dall greggi verun de' suoi figli, che gliene scoprisse la vedt , standone seriamente fu pnsiero e temendone forte , manda Giuseppe alle greggi; perch~ .s'informi de' suoi fratelli, e gliene' :rechi novelle;
<

LD. IJ, CA.P. III.

85

CJ.PlToLo

m.

Giuseppe venduw JdfratAHi per l odio che gli fX""' towmo e qu.iTU/.i salito a grande stato e chiarezsa ha i fratelli alla sua ubbidienza
.. . I. Or essi , com'ebber visto il fiatello avviato alla volta loro , se ne. compiacquero , per , che avevan presente non un congiunto e un mandato dal padre, ma un nimico , che per divino consiglio venisse lor messo .in balia; e di prescmte, affine ancora di non lasciarsi scappar di mano l' opportuna occasione , si concertavano per finirlo. Ruben per lo contrario il piti attempato fra loro , uggeadoli cos dispn&ti , e tutti d' accordo in quella intJ.:apresa , studiavasi di ratte nerli ; mettendo loro dinanzi r atrocit del misfatto ~ e 1' odio , che lor ne incoiTebbe ; che se il metter mano nel sangue d 1 un uont() beneh non congiunto rea co.sa dinanzi a Dio , ed empia pare anche agli uomini 7 molto maggior scelleraggine 6a il farsi rei d' un fratricidio ; il quale commesso e oltraggia ad un tempo il padre, e condaana la madre a piangere,. ed a vedersi priv~ d' un figlio non gi rapitole dalle eomuni leggi della natura. Avendo adunque riguardo a questi motivi , e facendsi col pensiero su i dan Di, a' quali s'espongono uccidendo essi un fanciullo buono di eostwni , e d'et tenerissimo 7 gli esol'taV a rinarsi da un tal misfatto. Temano almeno Iddio, eb' ~pttttatore ad un tempo e testimonio iel coe-

8()

D.IU.E .4NTJCHIT.l' CIVDAICBI

ceputo disegno contro il fratello ; se leveranno le mani dall' opra , gli avr cari, perch conoscenti del lol'O fallo, e de~loro doveri; dove, se co1TOn da c.iehi a eseguirla , non ci avr pena , che pel fratricidio commesso non debbant> e_gli incontrare, per ch oltraggiatori di sua provvidenza, che trovasi daP" pertutt<i , e che vede del pari ci che s' adopera in 111ezzo a' deserti, e ei, che fassi nel pubblico d'una .citt; che ovunque si trovi l'uomo, quivi de' credere intervenire anche Iddio. Avranno inolb-e , diceva egli, entro di loro un nimico de' loro attentati cio la co.. ~ienza ; cui a verun non lecito di fuggire , o se l' abbia egli amica , o tale , qual proverannola essi dopo l'uccision clel fratello. Aggiugneva alle cose gi ~ette ancor queste , che il dare _morte a un ftatello bench oltraggioso un empiet ; che fa grande onore il' saper chiudere gli occhi ad offese , che ere donsi rievute da gente s amica. Quanto poi a Giu .aeppe , essi rovinano una perso.ua , che non ha fattQ Joro alcun male , la cui etade per anco imbelle li 'upplica anzi di piet e di cura. La ca,ion poi , ch'essi hanno d' uceiderlo, rende pesgior d' as.ai il loro fatto, giacch pednvidia de' fq.turi suoi beni de terminarono di le vario dal mondo; eppur certamente n~ godranno essi al pari di lui , CJUandc;> vogliano star con lui ; che non gli sonQ 11traDieri no, :ma nollgiunti di sangue ; e per si -persuadano , eho !fWUllo Iddio conceder a GillSeppe , aar di lw ra~ gio)le altxes: co:pviene ad110que, e perci stesso egU ._.&ill4~J che. credanQ, maQiOl" dover esst;J-e il peso

UB. JJ, CAP. ftl

.feU' ira diYina , se togliendo di vita , chi vien da Dio stimato degno delle fortune per loro temute, gli strapperanno di mano colui, ch'ei voleva in tal gui.a beneficare. II. Dicendo Ruben tai cose, e pi che alle parole volgendosi ai pughi sforzavasi di stornarli dal fra,. .trieidio ; ma poich -vide , che non che i facessero al suo dire pi ragionevoli , ma si davano fretta a eseguire la strage, s li consigli a temperare: il inal che facevano , col modo del f&.Jo : perciocch dapprincipio alla brama loro di vendicarsi non d' illtra -.guisa si oppose , che pregandoli di seguir suoi coasigli : ma dappoich stavano ostinati in voler morto -il fratello , gli avvertiva , che non sarebbero tanto rei , se facessero quanto l01.-o per suggeri:J:e ; conciossia che il auo pensiero ben si compone col fatto , a cui e68i aspirano; bench in guisa diversa, e sic come pi oscura , cos meno odiosa. Stimava egli adunque , eh' ei non mettesser. le mani addosso al fratello, ma gittatolo nel vicin poz~o qui vi il lascias'fero morir da se, e ne traessero il frutto di non lor-~rsi le mani. Approvato da'giovani questo consiglio; Buhen pigliato il garzone , e legatolo d' una fune ; pian piano il coll~ nella fossa, che non avea punto d'acqua. Ci fatto , e' ai mette in traccia di luochi -da pascoli. m. Giuda intanto, anch'esso figliuol di Giacobbe, 'Yeduti certi mercatanti arabi di schiatta ismaelitica, ehe dalla Galedana trasportanao nell' Egitto aromi e merci di Siri , poich~ fu partito Rube~ , s dii

DELLE ANTICRJTA' .GillDAICBI

-consiglio a' fratelli, che tratto Giuseppe del pozza 'il vendessero agli Arabi ; che in questa guisa ed egli .ne sarebbe portato da lor lontanissi~o 1 ed eziaadio se in tena straniera venisse a morire , non ne con. tranebbono essi veruna taccia. Piaciuto questo. spe diente , cavaron Giuseppe dal pozzo , e per Tenti mine (5) lo cedono (6) a'mercatanti in et d'anni diciassette. Ora Ruben di notte tempo venuto al pozzo pensava di metterlo in salvo nascostamente da' suoi fratelli; e com~ al suo chiamarlo non n'ebbe rispo.. sta , temendo non forse partito ch' ei fu , ~' avessero morto , ne sgrida i fratelli ; ma ~atogli ci eh' essi han fatto , si rasserena alquanto. . IV. Trattato i fratelli in tal modo Giuseppe, cercavano , che far dovessero , perch il padre non ne venisse in sospetto. Quella tonica adunque , la quale vestia Giuseppe , quando ne venne a loro , e gli strapparon di dosso , quando il collaron nel pozzo , lor piacque di farla in brani , e di imbrattarla di sangue di becco ; poi recandola al padre gliela mo strerebbono, onde crederebbe , che le fiere del bosco gli avessero lacerato il figlio. E cos fecero veramente ' e si presentarono al vecchio ' . che gi sapea qualche cosa del figlio. Dissero adunque , n saper c:ssi , n avere. d' altronde udito , qual caso fpsae a Giuseppe intravvenuto , aver trovata per quella tonica lorda di sangue e lacera ; dal che sospettaro , che egli avvenutosi in qualche fiera ne fosse stato morto , se per quando egli venne da casa , era ve.. stito di quella roba. Qr Giacoblte che aveva ancora

'LJB, Il. CAP. 111,

tperllftza ; 'che ilfglio gli fosse sol fatto schiavo , abbandon tal pensiero ; e avendo la tonaca a ma_nifesto s-egnale della sua morte ' poich ben sapeva' che con quela indosso mandato l' avea a cercar dei fratelli, il tenne indi innanzi per morto , e come tale lo pianse ; onde cos sentiva il suo danno , come se fosse padlte d' un solo , e non traesse dagli altri vernn conforto ; e credeva' he innanzi. che s'abbocaase eo' suoi fratelli , avesser le fiere tolto Giuseppe dal mondo. Sedea pertanto coperto d' uri sact:a j e immerso cosi profondamente hel duolo , ehe n il consolarlo ' he i suoi figliuoli facevano ' gli allentava. cordoglio ' n la stanchezza, <:he dal faticar gli veniva, non gli facev. dimenticar la stia pena.

c i.

P l T

o L o IV.

Insigne castit di Giuseppe.


I. Giuseppe esposto in vendita da' mereatanti fu eomperato da Putifarre uomo egizio , ch' era sopran tendcmte alla cucina del re Faraone; e , l'ebbe ia gran pregio. Fecelo dun~ istruire in ogni liberai disciplina , ed llSavagli un trattamento miglior che da schiavo ; e creollo suo maggiordomo. Egli godea hens di tai' beni ; . ma con. tutto il cangiamento di sua fortmaa non fu dimentico delle 'virt, eh' egli aveva ; anzi mostr ' che Ull animo' .vn-tu~~ ha forze

da pWare ci.'

@' ay.yi; di

Jli ~e nella

vita :;

90

DELLE Al'f'l'ICHJT4' $1UP!JCHE

se avvien d' nc6ntrarlo, e ch' esso non.. soltanto nelle felici vicende temperato e composto. II. Conciossia che s per l' avvenente persona che egli era ' s per la destrezza' che nel maneggio degli affari mostrava , presane la mglie del suo padrone, ai dava ella a credere 7 he se aprisM a lui ll .suo cuore ' eondunebl>elo agevolmtnte 8. fa~ sui voleri ; mentre egli si stimerebbe felice d'e-ssere' pregato dalla pdrona. Or essa avendo l' oochio: pi alla condizio ne , in cui. esso ora di servo 7 che ai costUmi 7 che pr: cangiar di fortuna non cangiano, quando si feee a scoprirgli, i suo desiderio, e a toc~argli il. punto di compiacerle 7 egli tosto ne rigett la preghiera 7 c.rdendo un delittO di renderla paga in i , che sa rebbe d' onta ed oltraggio a chi l' avea comperato, e fatto salire a tal grado d' onore ; l' incorava per a domare la sua passione , d.iceadolt chiaramente, he dispensse pure di conseguire l' intento ; poich perdutane }a spe1-anza, gli svanirebbe il capriccio. terto in quanto a se aggiugneva ch' egli torria di patire ogni danno a~ich ubhidirla. Poich 7 con tUtto Aon si convenga ad. UJl che sia servo ; l' adoperar niente contro i voleri della padroha , nell' opporsi per , ch' ei faceva a siffatti suoi. ordini, sarebbe creduto dgno di scusa. Le resistenze. per Gi Giuseppe non aspettate -da lei l' acceser vieppi. ; e dal suo peggio Torte sospinta .e 1tretta pens di porre in opera Wl altro ingegno per finalmente giupre al a1l() inteato. .. ID. Appressandosi dunque una celebrit popolare, ~ella qual oceaaioo.e B.P.cora alle doou.e era lecito di

91 romparire tra. il pubblico , fe col mrito aembiante d' essere inferma , accattando cosi dalla solitudine l' agio di $CQngiware Giuseppe. D.i fatti. attenutala s' indirizza a lui con parole assai pi lusinghevol delle prime : " che saria. stato meglio per lui di muoversi alle preghiere fattegli dapprincipio , e non farle fronte ; o riguardi il rispetto , che deve a chi ;ne lo supplica , o consideri la veemenza della passione, da cui vien costretta, p~drona ch'ella , di abbassarsi pi che non converrehbesi al grado suo : ,faccia egli dup.que al presente miglior senno coll'ammollirsi, ed emender l'ingratitudine da lui commessa dinanzi: o egli dunque aspettava novelle suppliche, e queste easa gliene porgeva con pi calore ; che perci s' era infinta malata , e aven alla festa e all' allegria popolare antiposto il conversare con lui ; o a' suoi primi discorsi per diffidenza egli s'era opposto, ed abbia per contrasegno della nessuna frode nascosavi il suo fermo volere al par di poc' anzi ; aspettisi egli .il vantaggio de' beni presenti , onde omai partecipe , se condiscende al suo UQ.ore , e il godimento di ancora pi , se vuole ascoltarla ; ma odio per lo contrario e vendetta , quando disdegni i suoi preghi , e pi del compiacer la padrona conti la riputazione di casto ; che questo non gli giover punto, a' ella rivolgasi ad accusarlo e ad imputargli presso il marito d'averla tentata; e Putifarre darebbe ben pi redenza a' .suQ detti , che a que' di lui 1 epn tutto aieno pi veri. " . lV~ Co1 dicendQ la doDP e lapimalldo, n la
JJ. CiP. 1\'.

:ua.

9~

DELLE Al!ITICBITA' Gl1JDAICHE

compassione il condusse a dilungarsi .dal suo dovere; n ve lo astrinse il timore ; ma alle preghiere si OP:" pose, e al minacciare non si di vinto , bench n iemesse ingiuste persecuzioni ; e am meglio di soffrir qual che fosse pi grave danno, che goder del pre sente facendo in grazia di lei cosa , per cui ben era a se stesso consapevole~ che gliene sarebbe venuta la morte. Quindi le rammentava il vincolo conjugale, e il suo vivere col marito , ed esortavala a far pj caso di questo , che del piacer presentaneo d' una voglia appagata ; inoltre il pentimento , che ne pro verebbe, assai doloroso, ma inutile a tornare addietro il mal fatto, e il timor d' esser colta nel fallo; che il delitto non sa fare neppur questo bene di star nascosto. Godendo poi ella senza pericolo della com pagnia del marito aggiugnevale inoltre la molta . libert che godrebbe eziandio ,Per parte di sua c~ scienza e per parte di Dio e degli uomini , e che serbandosi intatta potria comandare con pi. fidanza anche a lui, e valersi a riguardo suo dell' autorit da padrona senz' arrossire d' avere un complice in lui di misfatti;. che troppo meglio il mettere sua siurezza nel vivere onesto palese altrui ; che . in Ull coperto m8I fru-e'. . V. Con siffatte cose e pi altre di tal tenore si argomentava di frenar l'impeto della do:Dna- e di condurne le voglie entro i limiti della ragione. M~t ella cangi in violenza il suo desiderio ; e messegli addosso le mani , volea, disperata di persuaderlo ,_ tirarvelp a fona." Ma sdegnato Giuseppe veloc~elltc

" LIB. JJ, CAP. JY.

93

fugg lasciandole in mano anche la sua sopravvesta ; che senza curarla balz fuor di camera. venuta essa allora in gtan paura, che a suo matito nol riferisse , e trafitta altamente per veilersi cos oltr.aggiata ferm seco stessa di prevenirlo calunniandolo a Putifarre , e di vendicarsi per tal maniera di tanto spregio. E il preoccuparne .l' accusa l' ebbe per saggio spediente e degno di donna. Si acconci ella adunque tutta in atto di dolente e confusa, quel cruccioso cordoglio , che dalle fallite sue mire sentiva , fingendo venirle dall'insulto fatto alla sua pudicizia. Giunto ~ casa il marito si turb a quella vista, e chiedendoglie~e il perch, cos di principio la donna ad accusare Giuseppe , dicendo : " Deh muori , consorte , mio, ~ punisci il reo servo, che ha voluto mac, chiare il tuo talamo ; indegno ! che neppure colla , memoria di qual uomo egli era allor che ci venne , in casa, n di quanti favori ha dalla tua benignit , ricevuti, seppe tenersi in dovere , che anzi sebben , sempre. ingrato, se non quando fosse pi che ot" timo ne' suoi portamenti, tent insidiosamente di far villania al tuo talamo e questo in giorno so, Jenne, e colto il tempo di tua lontananza ; che se tanto plll'ea . dianzi composto , recalo a timore , di te , che il teneva sommesso, non a bont di , natura. Dunque. l' esser egli .montato oltre il me,. rito e l' espettazione a s alto grado lo ha fatto tale da convenirglisi , . dopo essere riuscito ad aver , la consegna e .r amministrazine di tutto il tuo e "-! measo al di. sopra Je'scrvid.oli pi .vecbi ,. da

DELLB .lft'TICBIT.l9 GI11D.liCBE

" ccnvenirglisi dico eziandio di oltraggiare tua mo , glie? " Finito il suo dire mostrogli la sopravvesta, quasi gliel' avesse lasciata in mano , quando tnt di farle violenza. Or PutifaiTe non potendo 11egar credenza n al piangere della donna , n a ci eh' ella disse e ch' egli vedea , e lasciandosi soverchiamentt vincere. al suo amore, non si rivolse a cercarne la verit; ma l' onesta credendola la sua donna , , e il trist~ Giuseppe, questo cacciollo in un carcere di malfattoii , e quella ebbela ognora pi in pregio , testimomo egli stesso 'di sua onest e ritenutezza.

CAP f

T OL O

V.

Quanto intravtJnne a Giuseppe in priglone.


l. Ora Giuseppe, messe tutte le cose sue in mano a Dio , non si volse n a una difesa di se , n a un'esatta dichiarazione dell'avvenuto ; ma in pace port le catene e la forza, sicmo , che Iddio del motivo di sua disgrazia, e del vero conositol'e 'Saria pi possente di chi lo avea imprigionato : e della provvidenza di lui ebbe immantinente una prova. Impercio~ch il carceriere avvisata in lui diligenza e lealt in quanto imponevagli , e orrevolezz ancor di sembiante , rallenta gli le catene, e gliene agevol ~ raddolcisce le asprezze; permise ancora che fosse trattato da pi, che prigione. Ora usando qnei, che qui vi erano, quando cessavano un poco dai lor fati. oosi .lavori' d'intertenersi,. eome far aogliono gli av

U'B.

n.

CAP. V.

volti in una sciagura medesima, contersando; e di domandarsi l' un l'altro delle cagioni , ()ode fossero l condannati, il coppiere del re sommamente a lui caro, e imprigionato per empito d'ira, e compagno a Giuseppe nei ceppi entr~na ogni d nella sua amicizia 1 e , poich fornito pareagli d' alla penetrazionc, veduto un sogno , s glielo spose pregandolo glielo interpretasse ; e qUerelavasi , che alle sciagure venu tegli dal suo re gli aggiugnesse il ciel di vantaggioi) da pensare , che davangli ancor quei sogni. II. Disse egli adunque d'aver dormendo veduto a tre ~api di vite appesi spontaneamente altrettanti grappoli d'u~a ' a ciascuno a suo ' fatti grandi ' e in istato gi d'esser colti , ~ui egli spremette in una caraffa tenuta dal re ; e stillatane la dolcezza per dar-la bere al re , s averla egli cortesemente accettata. Questo dunque ci, che scopr d'aver visto. Pertanto pregavalo , se niente ci ravvisava d' intelligibile, di -volergli manifestare quanto predicea la viaione. Egli allor confortollo , facesse pur cuore , e aspettasse indi a tre gio1ni d' essere batto di carcere; che il l'e caldamente bramava l' opera sua , e per tornerebbelo di nuovo al suo ministero; perciocch dovea sapere , che Dio avea dato all'uom per gio varsene il prodotto della vite ; il quale e viene a lui stesso offerto, ed un ostaggio tra gli uomini di lealt e amicizia , siccome quello , che spegne le nimicizie , e sgombra dall' animo , di chi l' usa , le passioni e gli affanni , e in piacere gliele tramuta. 4< Qmllo poi ' C'be aggiugni ' cio c~e a succo di

DELLE ~TJCRJTA' CIUDlJCBE

., tua mano spremuto da'tre grappoli fu gradito

dal .

., re , sappi adunque esser questa un assai fortunata ., visione , che il liberamento ti annunzia dalla pre-. ., sente calamit entro il termine di tanti d, quanti , furono i tralci , onde cogliesti dormendo il frutto. , Ma quando avrai ci veduto per prova, deh ti ri,. cordi di chi t'ha prenunziate queste avventure ; e , rimesso in libert non ci avere in dispregio; per., ch ci lascerai in queste miserie entrando tu a , goder ci, che t' abbiamo predetto , no, non per , alcun fallo da noi c~nnmesso siam qui prigioni ; , ma per amor di virt ed onest fummo a sostenere , dannati .le pene de' malfacenti; non avendo voluto " noi neppure con nostro vantaggio far onta a quello , che ci ha trattati cos ". Intanto ebbe il coppiere ragionevol motivo di rallegrarsi per l' udita interpretazione del sogno , e di aspettare delle cose prenun ziategli il compimento. III. Cert' albo servo capo de' panattieri del re incarcerato insiem col coppiere , al dichiarare che fe' Giuseppe tanto felicemente il sogno dell'altro , concep liete speranze; che uno ancor egli n' avea .veduto ; e preg Giuseppe. a diciferargli ci , che intendessero di predire anche a lui le cose vedute ; ed erano queste ; .. parvemi' disse' ch'io mi recassi , sul capo tre canestri, due d'essi ripieni di pane , " e il terzo di companatico e una gran variet di , vivande (7) , che soglionsi porre alle me_nse dei , re ; ma volativi sopra certi uccellacci misero ogni " cosa .a ruba, .e con tutto lo spaventarneli ch'io

:UB. Jl. CAP. V.

91

" facea ' non si mosser d' un punto : " e ei detto aspettavane annunzio pari a quel del coppiere : . ma Giuseppe colla sua mente compreso il sogno , e det togli ' che ama bramato d' essergli. un benaugurato interprete d,i felicit ' non mai di quelle avventure , che il sogno manifestavagli , aggiugne , eh~ due io.teri d rimanevangli ancor di vita: (che ci appun~ additavano que' can.estri ) ; . ma che al terzo appso a una croce sa.J~ebbe pascolo degli augelli , e non .a.. vrebbe, oome difendersi. E in fatti ambidue sortirou quella fine appunto , che avea Giuseppe imtidetta ; poich nel giomo da lui prnunziato , festeggiando, il re la memoria del suo d natalizio , dann il gran panattiere alla croee ; e il coppiere disciolto dalle catene il rendette al primiero suo posto. IV. Giuseppe intanto langnendo per ben due amri tra i ceppi , Ji tratto verun vantaggio dal coppiere dimentico di sue predizioni , ebbe Dio, che gli apr la prigione, spianatagli nella guisa che son per. dire la via d' uscime. D re Fataone avendo in quella notte medesima .avuto visione di de sogni con essO l' interpr~tazion d' ambidue , di questa sordossi , e teime a mente soltanto i sogni. Travagliato adunque perci, ch'avee. visto ( dacch parevarigli cose da assai tememe) fatto. giomo raccolse i. pi savj d'Egitto voleadone risaper )a spiegazione de'aogni. Ma non sapeJloot do essi che dirsi, il re si turbava viemmaggiormente. Allo1a il coppiere veggendo Faraone sconvolto .si n.. crd. di Giusepp~, e dell' intell,igenza , che ayea .dei aogni ; e fattOsi innanzi cliascgli di Giuseppe , e cJella
P'r.AYlO' toTM

I.

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,S

DELLE ANTICBIYA' CWD.llCHE

ruione .eh" egli ebbe in camere ' e dell'aneutta 'ap.puntiuo, com'egli iaterpret; in fatti quel d me .desimo' che an panattiere fu crocifisso ' egli iu eollevak> a quel posto seeoado la spiegazione del Jopo , che i110aui gli di Gius.eppe : easer e~i . in Jlrigione per opera di Put:ifaaTt ~ 1ie' eucillier.i , ptre.h suo acno : egli alce d' essere con L:uni pochi sUQ. pari .ji aclatta ebreo 1 e d' wrnole eon.. ziont:. Chiama.do1o d~ a fie , e per l'infelice .. sua ac.u-te uoa is.deguaudolo , ue ritran-ai , ~ , i ~opi ti appziuo,. Per al primo ordine d~ .-e , che ,gli (QSae eootto lmaazi Giueppe, i man,.. ati pe ci , ripulitolo prima second.o il reale co. Jnmdo , sQB gi di ritorD.O , e glielo preseatano. V. Ed egli., pigliatolo per la a~o " ganon, gli &Ye, io ho la testimonianza d' un mio servidore, :.. c:he ottima perao.aa tu se' e d'inteadimelllO a.eutis .. ;!O .U:Oo. 1\lo c:hm.t{!le pur. fa parlcleipe di *fle' beni, ... onde lui feati lieto ' spiegarmi ' quanto pre.. dioonmi le 'tiaiQni avute dormendo. Mio intendi.. mento ei . , che tu D,Oil m' acloli pu tim.Or che :. ritraggtti ., OOil dicerie meuognere. e pi~evoli 7 " tuttoch dolorosa esser pqssa la verit. Or~ dun~ que parevall;li pasaegsi~ . hmgheaso il fiume ...., vedere sette di numero ben pasciute vaeche e grandi olmemodo dalla corrente movere ve~so i -paludi ; dou.de lor ae ae fcero .incontro. altrettante a dismisura scaraate e a vedere bruttissime , ~b~ divorando le ben pasciute e le grandi non se n .. glQtaroD.Q runto ; ti!UltQ ~o dali~ fu.t.e ())lS.QQ~

cono

S. l B. Jl. C). P' V.

Dopo tal vista mi risvegliai ; e sbigottito e pe:u.. , soso per l' incertezza in cui era , di che razza vi sion foase. questa 1 son preso novellamenw dal sonno 1 e veggo un secondo aopo asaai pi. del : priDlo maraviglioso , che petc. pi. mi twh e scompiglia. Vedea .ette spig'e pt'(We~eti da una sola radice ) cui forte gravava il C:api) io.Qbi.. "' nan.tesi verso terra per la pie~~~ezza del fr.u~tp e .,, per la vicina stagioue del mieterle. llfltQ a I{Ub." R ste ne vidi altre sette ,meschine e 6acche per-Jun1' ga arsura ' che volte a dietru.ggere e a di:rp....- le n pi vaghe mi diedero gran maraviglia .. , VI. Pre.o allora Giuaeppe a rispondtre " queato , sogno , dis~ , o ptence , bench vodto in du a.. "' spetti , ha di Pl.'a 1Ul sol fine e :awde~o di ., cose avvenire. Perciocch l'avei,' visto Vlleche, a.. n nim:al nato a faticare sotto l'aratr<>, dilr'orate dalle , pi triste , e le spighe distrutk dali~ pecgjori " presagiscono all'Egitto fame e sterilit p~r tanti " armi , qtianti saranno gli antecedeuti allbo:ndevoli , , talch la fecondit di quest' anni veiT assorbita da carestia altrettanto durevole ; e questa penuria del necessario fia un imbaruzo difficile a rime diare ; e prova ne sia non eJSer rimase aatoll" " le vacche scarne , che si divorarono le migliori. ., Iddio poi premostra agli uomiiJ.i l'avvenire , non ., perch ne ritraggano scontentezza; ma perch an.. " tisapendolo , &l91 loro provvedimento se uc renda.. " no pi leggiere la prova. Tu dunque col por , ~::be facci da parte i prodotti , che ~on p~r vel\ire
llf

100

DELLE 1l'I'TICHITA.' GIUDA.JCHE

nel primo te.mpo , renderai agli Egizj in-sensibile ,; la calamit susseguente " VII. Maravigliato a re dell' accorgimento e della saggezza del giovane , e interrogatolo , qual provvi' deriza potrebbe prendersi innanzi tratto ne' tempi f~ lici per que' che dovranno venir lor. dietro , soggiunse e di per consiglio di tener conto del ben che verrebbe , e di non lasciar , che gli Egizj se ne vales. eero a misura dell' abbondanza ; ma quello , che per delizia scialacquerebbono di superfluo , il eerbasse ai d del bisogno. Esortavalo ancora a riporre il fru. mento che riscuoterebbe da' lavoratori , somministrandne loro sol quello, che bastasse per vivere. Farao ne ammirando doppiamente Giuseppe e pel sogno &piegato e pel dato consiglio ; ne addossa a li me~ d~simo l'amministrazione , sicch faccia pilre, qualito e, al popolo Egiziano e al re parragli pi vantaggiO"< so 1 avvisando , ehe 1 chi ne avea ritrovata la via , aarebbena ancora sicura scorta. Ora Giuseppe- avuto dal re' tal potere coll' autorit di valersi del suo sigillo medesimo e di vestirne la porpora, aggirandosi in- cocchio per tutto a regno esigeva &um.ento dagli agricoltori ' misurandone loro ' a b~tevole p~r se:minm-e e per vivere.; n a nesSUDO acopfia la cagiQ ue , perch adoperasse cos,
4 4

tfU

C.lPI'l'OLO VI.
G~sp,e divenutA>

famoso ,-,.. Egitto

ha i frptelli alla sua ubbidienza,

I. Ave:J gi passato dell'et aua l'anno trentesiiJl(j' godeva tutta la stima appo il re ; che gli pose il nome di Sofnat-paaneac avendo l' occhio alla stran~ intelligenza di lui ; poich questQ nome significa ri~ trovatore di cwe occulltl (8). Contrae p.ozze illusb'i assai ; e sposa la figlia di Putifarre uno de' scerdotj d' Eliopoli .(9) , ( euendone il re mezzano ) 1 vergine lDCOra, ed Asenet era il suo nome. Di lei nacquer"' gli figli innanzi la sterilit. n primogenito fu chiamatQ. ~anasse (10); ~be vale obblo, per aver egli. nello. -avventuroso ~no stato l' obblQ rinvenutp del~e pai"t sate sciagure. secondo Efraimo; e ci significa renditore, perch gli ~ra stata renduta la sua natia. fmert. Ora trascorsi i sett' an,ni felicemente secondat l'interpretazione 1 che a' sogni diede Giu,eppe, ed. ecco in Egitto per l'anno ottav~ la fame; e perch. ~uron colti dalla sciagura senza avvedersebe 1 oP"' pres.sine tutti concorsero al palazzo del re, the '!Olse a Giuseppe ; ed egli trasse lor fuori il fro... mento , divenuto perci vero .liberatore del popolo ; e ne aperse mercato non solo pe' terrazzani , ma pei: forestieri altres, a cui era lecito il cotnperiU'Ue :, gius;ta cpsa credendo Giuseppe che gli uomini tutti: siccome tra. se congiunti , cos venisser giov~ti da. quelli , che si trovavap.o nell' abbondanza.
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JJULE .OTICDT.li CJ1fD.lJCD

D. Quindi ancora Giacobbe , perch maltrattata forte la Cananea dalla fame , esse~~do da tal 8agello investita tutta la terra, manda per grano tutti i suoi in Egitto ( dove a.er.a udita essere anche 'per gli stranieri aperta la piazza. D sol Beniamino natogli di Rachele e della madre medesima che Giuseppe t il riteDlle pre,so di ae. Essi adunque giunti in Egit-to ai JWeseD.farono a Giuaeppe , chiedeado lieenza U comperare : poich non vi avea punto aulla , che si faeesse senza saputa di lai : che r onor fatto al re allora sarebbe agli uomifti vantaggioso , quando curato avessno quello a11eor di Giuseppe. Esso ad~ qoe rionosciuti i fratelli , che noa peuaavaao niente a lui ( perch , siccome part przoacello e a1 p~ tente per et avanzatasi a.ea caBgiati i liDeamenti .Ici Tolto , aon era loro possibile di ranisarlo , e se aggiuagasi la sublimit del ano posta, neppar di entrarae in SOipt!tto) volle lar pl"''V8 di ebe sentimenti gli fosaero in geaerale. Per cpesto e neg loro il v-mo e disse, che l ae veai?aao per !spiare i fatti del :re. 8'.iu6agevano befts fratelli , ma era la .'terit , C!he da ftlolte parti . s' erano assembrati eol : poich :fton !"edna possibile, che 'tUI uom privato aYesae 1ai figli e di s apparisceati fattezze, esse:ado rara eziandio nelle :reggie una tal figliuolanza. Adoper di tal 81Jlsa Giuseppe per risapere no'telle del padre , e dell' accadatogli dacch n'era 16ntano, e con intendimento di trame ancora notizie $pettanti al fratel leniamino : che temea forte ; non lo avessero con 4(Uell' ardire :tnedesitno ' oooe trattaron lui ' levato del mondo. :

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il. ciP. Ti.

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tssi petci si tronvaao in grande s~lbpiglio timore ; e cftdtDdo d' essere iD sommo pericolo non t:bher agio di peuare al fra~: iDa letto- euon si accinsero a diseelparsi di quoto lor a' appiQuva , parlando a llom di tutti 1\n, c:h' era il primO". (eaito. u No ' disse ' BO non siamo Teauti fut. quA tt oa ~al animo ll di far torto a persou ) D cn " pftSiudicn gl' ildercssi dd :ft!; ..a per trame sal ~ vena, e per ave:r nea cortesia TOetra un l'i:covero tt dalle sciagure , ~be sf:nlzab.o i na&tro paese : che , utimma dire , e'be voi terminati di trar di pe ., ricolo tutti i bisognosi , non i eittadiai vostri sol ~ tanto a-vele apa-ta uua ~azza di gylllli ' D1a a' r~ ., re~eri ezindio. Che BOi si:un fmtelli , e che ab-r " biamo coaUDe il suape, te ne fa cltiaro }iJ qualit , de~ semhiaati. propria M di ciaSCliDO, che tutti ab.~ biamo tra DOi somiglianJa. Glaeo}ibe il padre " nostro , uomo ebreo , che di quatb'O dotme eLb~ , dodici figli , i quali quattdo vivevan tutti , a-avam pur felici ; JBa peri" Giuseppe. nostro hte)Jo : le ,. cse nostre andarono peggioraAdo; pe~ i1 padr " so$temui pa- lui lqa pena, e noi tra per la di "' sgrazia del fratel morto, e ptr l'aftDDO chi ve., chi6 siamo in tra.aglio ; e test nniaa& ,U "' far la compera del frutDento , afidata la cW'a del , pad-re e l' ammiliistrimone della fmigli al pi ~ giovia~ eli ol Beaiamino. PuOi tu atesso , o a. " gnore, mandando alla B<Jstra cas:l inform.artl , at ~ v'ha _menzogna in qnanto abbi.am detto. " IV. Con tal pa1lar arpmentavaai Rubo eli uo-

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!)ELLE Al'fTICIDT.!' GIUD.UCJI1!: to4 ver Giuseppe a sentii meglio d' fatti loro ... Ma e-git ),'enduto gi certo e che viveva 'Gicobbe e c;he il fratello non .era perito; per ora, quasi per prender tempo ad e'samiJiarc la cosa~ li chiude. in carcere. Il terzo d trattigli alla sua presenza dappoich 1 >disse, affermate, che non veniste a'danni del're 7 , e che siete fratelli e tutti del padre, che gi di.. .t ceste -, ebbene allora sar persuaso , che : cos c\. ' , veramente , quando e lasciate appresso di me al"' cuno di voi, sicuro di non doverne avere alcun n male, e recati i viveri al padre siate qua di ritor." no in compagnia del fatello, che dite esser . col" rim8$o ; e questo sar l' argomento, ehe voi non , mentite " Ma essi tronvns a peggior condizione ; e piangevano, e continuo tra se deploraTano la ca. lamit di Giuseppe, recando a punizione di Dio per le trame da lor.o ()rditegli contro, i danni :in cui si. vedevan caduti. Ruhen poi . tutto era in rimproverar loro quel pentimento, ehe non apportava a Gi1seppe. nessun vantaggio 1 ed era fermo in questo pensiero 1 ~he qu.anto patiyano , tutto. il soffrian per consiglio di . Dio , ehe avea preso a fare vendetta di lui. Que. ete cose dicevano scamhie.volmente, non si pemando ehe Giuseppe intendesse la lingua loro ( 1 1 ). Al par. lar di' Ruben fur presi tUtti da gran cordoglio e pentinleato di ci ; eh' aveai:t .fatto , perch non av~s mai riflettuto e~ser tale i1 fatto ; che Be dovevano giustamente. esser puniti ila Dio. Gins.eppe intanto veg~ndogli in tale affanno , per veemenz d' affetto proruppe. in lagrime , e non volendo la.

LJB. II. C!.P. "Vt.

o5

Btiarsi vedere a'fratelli si ritit; indi statone l ungi. al: poco fu novellamente da loro, e tenuto Simeone in ostaggio del ritornar , che i fratelli farebbono , otdin eh~ levato dalla piazza il frumento ne andasaero ; ed istru il suo servo; che qi1el df'najo , che avean per la compe:ra del frumento recato . seco , ascondesselo di soppiatto entro }e loro some , e con, Juel carico di pi licenziasseli : ed egli esegu appuntino gli ordini 1icevuti. V. Ora i figliuoli di Giacobbe in Cananea perve.. nuti narrarono al padre , quant' era lor succedto in Egitto; .e come 'er.~o caduti in sospetto di spie del re , e cme al lor dire, e ch' erim fratlli e che l'undecimo l' avean lasciato appo il padre, non fur creduti ; talch si condussero a lasciar Simeone al vicer , finch Bemamino venendo egli stesso fa.. esse fede di quanto avean detto ; e pregavano il padre , che senza temerne pericolo mandasse con sso loro il garzone. A Giacobbe non piacque nulla l' adoperato dai figli ; e dolente oltremodo della ri tenzion del figliuolo , parevagli cosa da sconsigliai<) l' esporre altres Beniamino; talch n al pregare di Ruben, n al dargli ch'ei fece in balai propri 6gli; onde se :m tal lontananza qnalche sinistro intravve Bias a .Bniilinino ' sopia di l or si sfogasse l' avo llccidendoli, non si arrendette; ond' essi in tanti mali n~ sapevano a qual partito appigliarsi; e in molto maggior turbamento li trasse il denajo, che ritrovaro riposto entro le sacca del grano. venuto men(): il fi-"WWltllto !ila lor' oJ!lperatQ, ~ iacalza.Ddo vieppiit

tun

Ma

JoG

l>ELLE Al'fTICUJT.t' GlUb!ICil:E

~ fame; Giacobbe astrettovi dalla necessit: ai risolv

di mandar Benirunino insiem co' fratelli, giacdl Don accadea , che venissero neU' Egitto senza trar seco il promesso compagn. Ora facendosi la fame ognid pi. gagliarda, e instando i figli colla preghiera e'non sapea, che si fare presentemente. Ma .Giuda uomG d'indole in ogn'inc011tro aJtimosa si volse a lui fioan.o ~amente dicendo ; che non coDenivagli temer del figlio, n andare fantasticando disgrazie; poicb non si far milla del tiglio , che non vi si troTi presente Iddio: lo stesso n pi n meno aVRnebbe a lui , eziarulio se si :restasse appo il padJ'el; . nm:~. \'oS}ia adunque dannargli a s manifesta rovina 1 n settrat" )oro il provvedmento, che a vivere d Ior Faraone 1 in grazia di wa so'lerchio timore pel figlio , e pren.. dasi qualche pensiero altres di salvar Simeone, Olldtr per risparmiare la lontananza di Beniamino , qa.egli pc)i non ne pera. Esortandolo fllalmente a fidarlo a Dio, e assicmandolo ch'egli o ritorntrebbegli salvo il Gglio , o insiem con lui perderebbe la vita , pi~. Giacobbe, che gli consegn Beniamino e eon esso il denajo maggior del doppio. Vi aggiu:b.se alcuni pro .. dotti, che fanno tra' Cananei, e f~no miraholano f. statte , uementina e miele da presentarne Giuseppe. Molte furono le lagrime che in sul partire si sparaens e dal padre , e dai fgli ; perocch quegli stava in grande pensiero, se riavrebbeli salvi da quel viagsio; e questi , se rinverebbono sano il padre e Jiiente malconcio dal dolore , che per amor loro sentiva : e \Jn i?tero giorno durarono in questo aflnno. Intanto

n. Q&.P. vr. 107 iJ'veechio per la laechezaa ristette di pi segirli; ed eai tiraroao verao Egitto 1 opponendo al dolor. del. presente le pi liete apaanze dell' anenire. VI. .Giunti ia Epuo fur pnsentati a Giuaeppe. Ma ua :aon ordiaario tilnore agitavali di non dpvere per lo eDajo del p-aao incontrar qualche aceusa , qo.-i aveue:ro cQm.messa frode ; e al camarlingo di Giuseppe si diseolparoa.o lungamente dicendo , che ginnti a casa trovarODO nelle sacca l' argento , e che ora vemv&DO per reatituirlo 1 a cui riap<mdendo eglidi D.OG. -aapere che si volessero dire , rieb.bersi dal timo~re; poi tratto di carcere Simeone il fe' goveroue, perdJ si unisse a' fratelli. In questo venuto aneora Giuseppe , che avea fatto corte al re , e gli oft'erirono i doBi ,. e alle iaehieste, eh' ei fedel padre, risposero ; c:he trovato l' avnuo iu. buona sait. Raputo egli inoltre , .apranivere BeniamiDo , interro801li , se il tale e:r:a il loro fratello pi giovine ( poich l' .uea bea veduto ) : dicendo essi , che s , IJN8. Dio , di Tolerlo ognor favorire. Quindi da un empito N affetto commosso a pianto, si trasse in diapaPte , per non essere da' fratelli osserv'ato. Poscia li. tien secG a c ma ; e se:rbaDo nell'assiderai a Jnensa 1fleH' D:rdiae isteseo, che p:resso il padre. Giuseppe, seh:bene trattolli tutti cortesemente , pure distin~e Beniamill() col dargli parti il doppio mas-gi01i , che Don a~ eompagni. , Vll. Presso cena andati a dormire i fatelli, im pone al suo camarlingo , che loro dia la misura tlal ~UlO .:richiesto , 1 c:he entra 1, lar_g fOJM di
1.11.

108

J:IELLE A.NTJCIIJTA' Gin.UCID!I

~uovo ascondane il pagamento ; in quella poi di Beniamino nasconda la . coppa , o~d' egli valevasi a

bere ; . e adoper di. tal guisa per mettere i suoi &a telli alla prova > e vedere , s' eran"o presti a soccorrere Beniamino trovato-tto di furto e creduto in pe ricolo ; ov.vero se non curatolo , perch non essi i colpevoli , se ne fossero iti al padre : il servo .ope :r giusta gli ordini avuti. Fatto giorno i figliuoli di Giacobbe , che non sapevano nulla di questo , partirono , preso con lor Simeone , doJ?piamente giulivi e per questo e pel ricondur ~he facevano Be:aiamino al lor padre , siccome . promisero. ~d ecco alle spalle uo~ni a cavallo insieme col servo , che avea nella soma di Beniamino riposta la coppa. Spa ventati dall'improvvisa comparsa di quella gente . e chiedendoli, perch venissero contro a persone, che test furono a grande onore albergati dal lor padro ~e , questi li chiamaron ribaldi , che di ci . stesso dimentichi e dell'.ospitalit e cortesia di Giuseppe non .ebber riguardo di adoperare s mal co~ lui : an: zi la coppa, onde a bere invitolli cortesemente , aro: diti furono d'involargli, stimando meno e l'amist co~ Giuseppe , e il loro pericolo , se scoperti , che non, un ingiusto guadagqo : minacciavano adwique , ehe ben ae anebber gastigo, poich non s' er~ celati a Dio n so~~atti; col furto , sebbene avevan fuggito r occhio dell' uomo , che li s~rv.iva. Cbieggano or dunque a che fare ne vengano , poich noi sattnd ; sap;ranlo ben essi al gastigo, che senz' indugio lor ~ incorr. Quetfe ecl altre cose. di<:en4 il .seno Ji

Lllt. II. C.A.P. VJ,

109

proverbiava.' Essi all'incontro, siccome non consapevoli di nissun loro fallo, ridevano a questi detti, e ammiravano la leggierezza del servo , che osasse apporre una taccia ad uomini , che neppur si ritennero il prezzo del grano trovato ne'loro sacchi, ma tiportaronlo , tutto che anima nta non lo sapesse ; tanto era lungi , che macchinassero qualche frode. Ma poich del uegarlo credetter pi ahile a perauadere , il venirne all' esame , facesserlo pure; che anzi il volevano ; e se alcuno di loro ne fia trovato reo, puniscano tutti; che , siccome sapevano la propria innocenza , cosi procedevano liberamente e senza sospettarvi pericolo. E quella gente stim berie di farlo ; ma di quel solo dicevano sar la pena , che troveremo commettitore del fmto. Venuti dunque alle prove ' e ricercati per ordine tutti gli altri ' giunsero a Beniamino, cb' era l'ultimo; non che s-a. pessero d' aver appunto nel sacco' di lui riposta la tzza ; ma perch volevano per tal modo parere di fame rt' esatta ricerca. Gli altri adunque sgomberi dal timore per se_ stavano tutti in pensier per Beniamino , ma per di buon cuore, siccome certi , che in lui neppure si scoprirebbe veruna colpa ; e sgrida vano i loro persecutori , che impediti gli avssero d' ire pi innanzi ; che a quell' ora aneb.. l5ero gi molto di: strada acquistato : ma quando gittata sotsopra la soma di Beniamino mostraron la coppa ' in men ch'io nol dico' si dierono lagrimare e. atrar guai, e stracciatesi di dossf> le vestimcnta piangeval!O. ~ un tempo e il 1 fratello 1 che in. breve sarifl,

J l()

JI'EUB A.lf'l'ICillT' 8l111J.UcB!:

del suo furto punito , e se stessi , eke aft1'810 il padre ingannato affidandolo della salute di :BenlaJ]).i.. no. Faceasi loro pi grave il danno al pensare , che quando credevano oinai fuggito il pi arduo, allora appu*o incorrevano in tanta invidia. De' mali poi ,. che al fratelle avverrebhono , e della doglia, .. che a padre per lui sentirebbe , chiamavano in. colpa, se a tessi , che avevano mal auo grado .obbligato il dre a mandmlo con loro. Vill. La gente dunque a cavallo arrestato :Benia mino lo menano a Giuseppe ; e i fratelli il seguiva... no. Giuseppe , veduto quello in catene , e questi ia po;.tamento di duolo " ah 1ibaldi , egli disse , con. " quai sentimenti della mia gentilezza e della prov vi~nza di Dio ardiste voi di trattare cos un bene-o , fattore ed un ospite i" Quegli offerivan se stesai per slvar Beniamino , e tornando a memoria gli eock!sai lor verso Giuseppe , lui pi felice chiamavano , ee morto, perch ha sfug~te le angustie di questa vita , e a' pur vivo , perch ha trovato un Dio , che lta preso le sue vendette sopra di loro ; a que.o sto a~giugnevano , ch' erano lo sterminio del padre, poich al dolore , che per lui sente fin al d d' oggi . aon per accrescergli qello di Beniamino : e Rube!l qui molto stendevui, pungendo acremente i fratelli. .Giu1eppe intanto mmdava liberi bitti loro, che non erano rei di aieate , e dicea d' e$8er pago soltanto del gastigo di Beniamino , poich noa era ben ftto di assolvere que4to in grazia di loro innopenti , n. ..u~ lo1o in grazia di lui reo di furto : e pro!Wao

p-

LJB. Jl, CA.. VI.

111

Jero., .e andar wlessero', sicurez:~:a. A queato rimase.~ tutti gli altri atrditi , e pel dolo:te non potevan ir nulla , salvo Giu , dae aveva ridotto . il padre a spedire il flinciu.Uo , ed, era oltre a ci uomo da. impreJldere gran cose ; ei per~nto deliber d' &'rischiare ae stesso per salvare il ti.-atello "e .signor, n disse , grande , egli vero ; fu il nostt'O ardi.. ~ re contro di te , e degne d' esser punito e d' es, seme giustlllllloe-.te Jloi tutti ancor gastigati, con tut~ !' toch la ~olpa non aia di tutti, ma d'uno solo e n questi il pi giovine : or. disperati . che siam del ,. suo scampo , DOn restaci altro ricovero , che la tua l:>o;nt, ch ci promette salute: e per non. ~ niirando il merito nostro , n avetldo l' occhio al ., misftto , ma all' indole tua , e anzi cM dallo sde., gno ; a cui la gente di p.oco cuore il nome daJl di . fortezza , e se ne valgono non solo ne' grandi " ma ne' miserabili in~tri eziandio, pigliando ttl ., dalla virt il consiglio , deh mostrati con lui di ., grand' anin;to , e non cedergli in guisa da voler n morie persone , che merito lor non 'affidano la ~ propria salvezza , :Qlfl ch.ieggon d' averla da te , ~~ n fia qaesta la prillUl volta , che a noi la darai. " Anche allor quando -renimmo per grano, ci desti v abbon.devolmente da vivere, 1-eea:odo noi , la tua ., merc , a' nostl-i dome1tiei , quanto li it'asse dal " perioolo di morire di fame. Or.a on v'ha clifferenza ,_, ~suna,. 1ra il non lasciar ch'altri per.a d'-inedia, ~ e il non punire persone apparentemente . colpevoli .a sostqza nidiate pe' ltenefi.zj , che lor fa.

112

DELLE !NTICBITA' GID!JCBE

, cesti con tanio splendore. E questa g;azia altra~ " maniera l' hai tu gi COqtpartita, poicb salverai , gente , che da te medesimo, perch il fosse , ven!o , ne nudrita, e colla tua stessa liberalit conserve., rai persoae , che non .soffristi , che per fame .ve,, nisser meno ; conciossiach sia. del pari ammirabile , cosa e grande il donarci la vita , e somministrar , quello , ond' essa nel maggior uopo sostentisi. E , io penso , che Dio te . n' abbia aperta la strada 7 n .volendo , perch venga in chiaro. la tua somma ,, virt , che noi fossimo avvolti in. tanta disavven, tura ; onde non solo tu sembrassi cortese ajutando " altrui nelle sue necessit' quali fossero' !Da ge, nroso paressi eziandio rimett~ndo le ingiurie a , chi te le fece ; che se gran cosa ella il far be" ne a chi n' abbisogna , pi degna d' un prin , . cipe il campar quelli , che a lui dovevano p~gar , :la pena de' torti fattigli : percioceh se chi finge ,; di non avvedersi di picciole ingiurie a suo disav~ .vll!ltaggio comniesse , suoi esserne commendato , , in vero che il non alterarsi a cose ' onde . il reo , vive solo . per esserne gastigato , ha un non so che ,, . di seMbiantE: alla natura di Dio ; ed io per me , , . se non avessimo un padre che alla morte di Ciu, seppe ahbastanza mostr quanta pena gli di la " .perdita de' figliuoli '. non avrei . certo io per ri" guardo a noi fatto neppur patohi del nostro 'se~ , po ' se no:p. forse 'pr far cosa grata al tuo cuore ' ., . che inchina volonteroso a salva1 quegli_ ancora, , : che 'moiti nri 'han' chi li pianga ; e ci sarenuno

in

J3 n offerti a sostenere, qnanto ti f01ae in grado. Ma ., nello st~to in cui siaao non per la piet di noi" , stesai, hendl .fuairemmo 1li Tiver~ ancora freschi ~ e non giunti :a gultare i beni della. vita , ma per " riguardo al padre e per compassione lill' et aua " cadente ti porgiam cpe&te suppliehe , e in grazia , ti chiediam quella vita , clle il nostro eceesso ti , ha posta in iwmo per. ,.endicartene.. Egli crto " non malvagio , n a noi di la 'fita perchb taii fossimo; ma buoa di per se, e non me':rite'Jole di " . esser posto a tai proTe , siccome in qttst'ora ine-., .desima il pensiero dell' essere noi l ungi lo strug.. " .ge , cos quando aenta che noi siam morti e per .; ,ch , tanto pi pe:rci solo non sosterr di 'pi , vivere ; e l'infamia stes.a del nostro caso affi:et. ,, teragli la mo1te , e doloroso termine imporr al , suo Tivee , sollecitandesi egli stesso a fal'si in" cpace di SU!SO , anzM,h _si divulghi voee di noi. , Duncpre con tal pensiero alla mente , sebbene )a ., noatra. tristezza ~ presente t' inaspra , deh dbna n al pache la peaa dovutane 7 e pi della nostra n-o , quic&ia poS&a in te la compassione per lui ; e tntt" vati UDa tatra' et condanuata, se noi perianto, a viver diHt>ta '/ e indi a poc:o a finire, e sii lJbetale " di questa grazia al noo:ne di palre , che cosi fai ..; onore a chi ti -di l' essere, e lo eontedi a t ,. steuo; pereh e godi gi: di ht1 titolo, e ti gttar7 ., deri. da ogni male , che' qaincti te ne potesse av., venire, CJUl Dio, ch' padte di tutti! verso del .. quale att.eao la .comtlllabt:a del nome ti mostreai.
f
FL.AYIO , tomo

J,li. Il. CAP. ~t.

1.

DELLE 1NTICRITA' ;WD!IOIIE

., , , ."'

riverente, quantlo . piet ti stringa di que7li aftnni , che il padre nostro privo di figli dovr sostenere. Dunque ella cosa da te, se avendo in balia di oor fjiello, che Dio ci diede ,. t\J. ce lo doni u e in nulla ti dissomigli dalla bont di lui ; peP,. cioccb avendo altri potere di far l' uno e l' altro , egli ben meglio, che a mostri nel bene; e che " potendo perdere altrui'. n~n . curi' come se . non , r avesse' questa possaua' . stimi d' esserne so, lamente fornito per procacciare l'altrui salvezza; " talch quanto pi a ci fare s' addpera , tanto _, maggiore la -gloria, che per se ne ritrae. .Ora _;, tu perdonando al fratello l'infelice suo fallo, salvi , noi tutti: che non accade , che noi viriam.o, pu" nito questo, mentr il padre non ci permette di " salvar. noi soli; ma qui convienci correr , con lui .t l'istesso pericolo della vita: e di' tanto sol- ti p re, ghiamo, o signore, che se teco medesimo hai fe1._ , mo, eh~ muoja il fratello, ci puisca ancor noi , come complici del delitto ; giaech pare a noi meglio di morir col .fratello quasi colpevoli al par . di .lui , .che non morto lui, finirci da noi medesin mi per lo dolore; e lasciando a te il pensare 1 che in et ancor tenen, e .quindi non ancor di ba, . stevole senno frnito, ei pecc, e che degno di .. uomo pietoso perdonare a sifTatte persone' io , mi rimarr dal pi dire , onde se tu ne condaa.. , ni , il soverchio parlare non sembri avere pregiu,. dicata .la oostra deplorabile caU.sa; e se ne assoJ.. IJ7 vi, ta posn non; dubltiaaetneute rcarlo aJia tua

'l..J'B. u; CiP. \'t.

" bont, che non solo ci salva; 'ma donaci soprap n pi , onde si creda viemmaggiormente , che noi ... siam persone dabbene e giuste ' avendo tu praso " maggior pensiero di nostra salute , che: non.. ab" biamo fatto noi stessi. Che se Plll" lo vuoi morto, 1> deh anzich lui , me punisci. e l'i.mandalo al pa.. " dre ; quando poi lo '\lolessi tuo schiavo , il pi a~ , bile a' tuoi bisogni son io ; pi opportuno in 8~ n ma, come tu vedi , a sostener l' 1m9 e l' altro ". Giuda adunque disposto a aofferir . checchesaia per salvare il fratello si getta a'. pi di Giuseppe, ten.. taDdo di rammollime la collera ed addolcirlo. PJ.o. straronsi parimenti con. esso tutti i fratelli, pian.geu_do e oB'eren.do se steni a morire per Benam~no. . IX.. Ora Giuseppe conibattuto da' suoi affetti e incapace di pi sostenre le; sembianze d'irato ~omfll da 1 che S ritirino gli altri astanti, on9,e a' $Oli fia telli manifestare se stesso. Appartatisi dunque, ~assi a conoscere a' suoi fratelli, e lor.. diee ,. " io vi' lodo , assaissimo della virt e benivoglienza , che p el , comune nostro fratello nudrite , e vi bovo Pli, gliori , che non promettevanmi le inaidie da vo~ , tramate contro .di. me. Tutto questo io lo foci per ., aver una prova del vostro amor fiatellevole 7 n,o , ~ Ma natura dunque Cl'edo v~se il vos\l"O . mal animo verso di me , ma . da consiglio. di Di~ , .,. che procuraci il godimento .de'ben presenti e de,gli , avvenire , se continui di fa.;vorirci. Per fatto .io ., certo della salute del padre non. isper~ta., c vug . ,. gendo v.oi cosl. ben dispoti ~ favor~l fr~tc}lo

io

bZLLE UI'TICIIiTA.' GltJDAJeUE

io pi non ricordo l' offese , che a voi pare dt a vermi fatte. Cesser io di pi sentir male per questo de' fatti vostri; e perch divenuto nell'uop9 presente cooperatore a' diTini coesigli, io confesso 1 che ve ne so grado. V di pure io intendo , che posto il passato in bblio vi rallegriate veggendo , il vosho disavveiDlento 8J &i .buon termine riu, scito 1 anzich accoraMi per la vers~ del mal , cornmes89 : non vi paja duque degno di doglia il " tristo partito ' che voi prendeste di me ' n vi ~; abbatt il pentimento che ne sentite , giacch lode b a Dio , non sortirono il loro fine le V<Nib'e 'insidie; Jt anzi lieti perti , ehe ne ha tratto Iddio 1 andate " e scoprite al padre tai cose ; ond' esso JDalCOilcio '' dalle so11eeitudili , in che si trOTa pttr vbt , non. " tolga a me la pi grand~ di . mie ventare , mo.. f> l"elldo prima 1 eh' io il vegga e lo chiami a parte , de' beni J>resenti. Voi per, tolto vosco e lui ste880 , e le vostre donne e i figliuoli, qua 'ri Hcate ; ohe , , non ginstb , che sien(') pri1re de' nostri beni pel"o , eone , ehe ci son care oltremodo; del roto sap.. , piate , cbe di carestia ci rimaae aacora un cio, que~nio ~ Cosi detto Gius~rp ~rac~a i fratelli; d ess1 all' mcontro eran tutti lagnmo8l e dolenti, Ma il sioc~ro loro amor pel fratello spens aell' ab.im:o suo la memOI'a de' rei loro consigli e dl ga.. etigo . che per meritavano. Essi atanto furono da lui convitati. Ota sentita il re la novella , ehe a Giuseppe venuti erano i suoi fratelli ; se Db ndlegr eonunamente- e come se . i trattasse del suo bea ,. , " , , ,

ua. n. eu. v1.

proprio '. clli: lGrG eam pieni di grano ' e oro e .ai" 6ento da recare al lor padre , e YUto aneor pi dal frmllo , parte .da portare al padre , e par&e in 1'&i !alo da ritenere ciascuno per se , dooato pi larg mente Beniamino .degli altri , partirooo. CAPIToLo
vn~

Andata del padre con tutta la sua f~li a Giuseppe , perch durava la carestia.

I. Come Giacobbe dai figli gi ritornati ebbe iate.so del suo Giuseppe , che non era solo campatG -da morte ' per cui tanto tempo avea pianto' ma che viveva .in mezzo a grandi fortune consorte del re nel governo d' Egitto, e incarieato di pressoch tutta J' amministrazione del regno , non credette nulla di ,.ci impossibae , atteso l' onnipotenza di Dio e l'amor suo per lui , tuttoch in questo iatervallo di tempo ,bon ne avesse sentiti gli effetti. Per senz' indugio ai. accinse per riveclere Giuseppe. II. Pervenuto al pozzo del giuramento , quiri sa.. p-ifiea a D.io , e temendo non forse le prosperit d~' Egitto allettando i suoi figli a piantarvi lor sede, i discende~ }l9i DOD passassero pi ad occupare la Cananea , CQDle aveva promesso Iddio , e insiem du.bitanclo , che se questo passaggio ia Egitto si ee .guiSJe seiiZa il consiglio di Dio , non perisse la sua -schiatta , e -oltraeci timoroso di non prolungare la vita sino a poter rivedere Giuseppe, con queati p~~ aieri in capo vien -preso dal so:q.o.

DELLt ANTJCIIITJ.' GI1!1U.!CHE

fil. -la

questo comparseglilddio, e chiamatolo bea.

i.lu volte per nome, all'intertogare che fe' Giacobbe,


-<:hi , " Eh non giusto , rispose , che un Gia ..cohbe ignori Iddio, che sempre fu la difesa e ?' l' ajuto de' tuoi antenati non meno ; che tuo. dopo , loro; imperciocch quando il padre non volea dare , a te i diritti di primogenito , io fui quegli, che te , ne mille in possesso ; e merc l'amor mio tu man.. , dato soletto in Mesopotamia e 'ri contraesti felici , nozze , e ne tornaati traendo teco una moltitudine , di figliuoli e d' averi. Per la provviden:ca , ch' io , n'ebbi , fu sempre salva la tua famiglia ; e quello ., tra' figli tuoi, che crede'Vi gi morto, vo' dir Gin." -seppe , lo scrsi io stesso a godere di beni mag" giori , e il feci signor dell' Egitto , per mdo, che , appena al disotto del 1e. Qui pw-e i;o ne vengo , al presente e per esserti guida in questo _cammino, , e per darti l' annunzio , che tra le braccia mrrai di Giuseppe , e per iscoprirti la lunga et e di. " impno e di gloria, a elle saliranno i tuoi posteri', " collocati che sieno da me in quella terra he lor " promisi. " IV. Jncorag~iato da questo sogno, pi volentiet-i .s'invia verso Egitto insiem co' suoi figli, .e colle peraone, che l or s' attenevane. Ed erano in .tutto setitanta. .Vramente io pensava di non recitarne qui i noini, e ci si.golmnente per 1' asprezza del loro suono. Ma per oppormi all' errore di qu~ ( 12), che peD'SimO non esser noi Mespotamiti d' origine : ma Egi~iani, necessiu.ia coaa ho 'eredto di ricordare i

.Ld. Il< CAP.

vn..

lor nomi. Giacobbe adunque ebbe dodici figli. Giu"' seppe un di .questi era gi it innanzi. Parlerem dunque di quelli che lo seguirono , e de' lor discendenti. Di Ruben vennero quattro figli, Enoc, Fallu, Esron, e Canni. Di Simeone sei , Jam.uele, lamino,. Aod, Jachin, Soar, e Saul. Levi poi n'ebbe tre,. Ge1son, Caat, e Merari. Giuda pur tre, Sela, Fares, e Zara, e due nipoti da Fares, Esron, ed Amul Ad lssacar nacquerne quattro 1 Tola, Fua, Job., e Semeron. Zabulon ne condusse tre seco Sa:.ed, Elon / e Jaelel. E questa si la discendenza di Lia, colla q.uale 'pass in Egitto altres la sua figlia Dina; e aono in numero di uentatr. Rachele fu ma!lre di de figliuoli: a Giuseppe l'un d'essi ne. nacquer due Manasse , . ed Efraimo , e a Beniamino , ch' era il, se condo, dieci, Bela, Becor, Asbel, Gera, Naam.an, Echi , Ros, Mofim , Ofim, e Arad. Questi quattordici accoppiati ai gi detti innan.zi montano al numero di quarantasette. Questa fu la progenie legittima 4i Giacobbe. Di Baia 'poi che ancella fu di Rachde , gli nacquero Dan , e Neftali. A questo tennero dietro quattro figliuoli, Jasiel, Guni, e Jeser, e Sallem; Usim poi fu unigt;nito di Dan.. Questi apposti ai detti poc'anzi compiQnO il numero di cinquantaquat. tro. I due , Gad ed .Aser erano figli di Zelfa ancella di Lia. Trasserne seco, Gad sette, Sefon, Aggi:, Suni, Esehon , Eriet , Arodi, e Areli ; ed Aser una figlia chiamata Sara, e sei maschi in. tutto; i cui nomi furono Jamne, Jesua, Jessui, Beria, ed Eber, e Melchiel. Q~sti che. sono sedici 1 ae si. ag;iUUJIIIU

120,

DELLE A:fTic;BITA.~ GIUDA.ICBZ

ai cinquataquattro d~innanzi, fanno appunto il nu-.. J.Dero che ~O , non vi oomprendendo Giacobbe . . V. Risaputo Giu.eppe, ch~era vicino il padre (poi ch ito innanzi Giuda di lui fiatello gliene rec la novella) esce per incontrarlo, e' si affronta con lui alla citt degli eroi ( t3). Alla inaspettata e grande allegrezza 1 eh~ ei ne sent, poco manc,. che non ne cade&se svenuto : ma Giuseppe il confort e soatenne; bench neppur egli forte !lhbastanza da non sentirne per la gran gioja gli effetti medesimi , seb ben per non egualmente che il paihe arrendutosi alla gagliardia dell'affetto. Indi fattolo avanzare pian piano, egli intanto presi seco cinque de~ suoi fratelli ..i dava fretta di giungere al re per farlo avvisato della Tenuta del padre colla famiglia. Egli sent questa nuova con gran piacere, e volle , che gli di~sse Giuaeppe , di qual maniera di vita dilettinsi comunemente , perch potesse dar loro il comodo di condurla: a cui rispose, ch' eran valenti pastori, e :he, traDne quello, di nient'altro non s~occupavano; provvedendo con ci , che e dal non esaer disciolti, :.a nel luogo medesimo uniti aveBsero cura del pa dre , e fossero ben veduti dagli E~ziani dal non impacciarsi di c()se loro attenentisi ; poich agli Egi r.iani non era lecito di adoperarsi intorno alla pa-8torizia. VI. Venuto Giacobbe dinanzi al re ilealuta e prega al suo regno felieit. Faraone ]Q intm-o.ga , quanti ~ conti di vita, al che r.isponclendo egli, che -~ cento e tJ:e~ta , il re fece le ~aviglie sulla

J21

limghezza della 1ua vita : allora aggiunse Giacobbe; che non toccava ancora l'et. de'suoi padri: gli concedette a viYerci eo' auoi figli la <4> citt d~Eliopoli, dove avevano i loro pascoli anche i pastori del re. VII. La fame intanto cresceva tra gli Egizilllli , e il mal~ diveJlia loro sempre pi doloroso, non ina:f'.. fiando pi il Nilo le terre , poich non. gonfian , n piovendo dal cielo Iddio. Or noa. sapendo ove volgersi, avean gittata ogni cura di se, e Giuseppe loro somministrava il frwneJito a prezzo de' loro averi; venuti meno alla fine ancor questi. tramutavano colle gregsi e coi eervi' il grane. Quelli , che avevano un po' di terreno, il cedevano in prezzo del vitto. Per questo modo di\'ettlito signore il re d' ogui lor facolt , n' &lldarooo, chi qua chi l , per laaciare id re il certo posaeaso de' lor terreni, sal v'o i sacerdoti; che intatte rima~ro le loi'o terre ; e quello flagello rec a achi~vituine non solo i 101' coJFi , ma la mente etiandio , e 1:onduueli finallliente a procacciarsi per vie pocG onorate il di che vivere. Attestatosi poteia a male ' e traboceando . sui sottoposti tenreai il fiume, ohe diede frutti ahboudevoli, Giueppe' reco11i in ciaacua citt , e qui vi raccolta la moltitudine , di iJUelle terre , che cedate da loro potea ritenerle e farle fruttar a suo 40lo vantaggio. a re' lor ne fece un intero dono ; e tenendole come proprie esortavagli a coltiarle di buona vosJ.ia 7 e de' prodotti eootribuis.seroe il quinto al re per la terra, ch'easendo aua lot concede. Divenuti essi fuor d' opi l'!)~ rtdcn lipori .li. l~ t--~ e .fu srand~

'

bELLE AliTICH1TA1 GltltiAICHE'

la gioja , che ne sentirono , e si. sottomisero a' suoi cmaridi. Di questa inani,era Giuseppe siccome sall a pi g~ande stima presso gli Egiziani , cos accrebbe l'amore de' sudditi verso il re. E questa legge di contribuire la quinta parte de'frutti si conserv fino al tempo degli ultimi re.
CAPITOLO

VIIi.

Della morte di Giacobbe , e

di Giuseppe.

Ora Giacobbe , volto il diciassettesimo anno chlera in :tgitto, infermatosi mor con dattorno a se i figliuoli , ai quali preg ogni bene , e pronunzi da prfeta, come dovevano ciascun di loro ne' suoi discendenti abitare la Cananea , il che mo}to tempo appresso verifcossi. Stesosi poi in lodare Giuseppe , perch non solo pose in dimenticanza i 1-ei tratta menti de' suoi fratelli, ma soprappi. us benignamente con loro fornendoli di tanti beni , quant' altri non ne darebbe in ricompensa a un suo benefattore, impose a' suoi figli , che riponesser nel loro numero que' di Giuseppe Efraimo e Manasse , partendo con loro la Cananea ; de' quali diremo innanzi. Chiese per, d' aver sepoltura in Ehron. Fin appunto di vivere , quando a compire i cencinqnant' aDD gliene maucavano soli fie, non inferiore- a veruno de' suoi antenati in piet verso Dio, e giunto ad averne quel premio , che a s pie persone. giusto che tocchi. . Ghis~ppe per llceaa datailieu~ dal re , recando ia.

LB. Jl. CiP. VJIL.

J 2l

Ebron il morto padre quivi con tutti i riti dovutigli lo seppellisce , i fratelli poi , che non volevaAo tornar con lui per timore , che , morto gi loro il padre ,_ non. volesse punli delle -insidie a lui tesll ' giach pi non era , cui render dovesse contento del suo moderato procedere Terso loro , confortali a non temere , e a non sospettare di lui. Condottili dun<{Ue seco gli urioch di gran beni , e non lasci mai. di t;rattarli con la possibile amorevolezza. ll. Dopo cento e dieci .anni di vita pon termine anch' egli alla sua carriera , ammirato da tutti per grqn virt ) in atto sempre di go-.emare ogni cosa .eolla sua mente' , e sempre parco in valersi del suo potere. Le . <{U&li .cose concorsero anch' esse a levarlo a s grande stato presso gli Egiziani , tuttooh venuto d' illtronde , e con quello sfregio sul viso , cb p nariamm~. Muojono di mano in mano anclte i .frakJ1i di lui dopo una proapera vita in Egitto. l eorpi loro trasportati. col tempo dai lor diicendenti .e fisliuoli furon sepolti in Ebron. Ma l' ossa di Giuseppe gl'Q tempo appresso , quando gli Ebrei partil'OilO ~' Egitto , le si recaron con loro nella terra di Canaan-; che a ci gli aatrinse con saramento .Giuseppe. Coine pP.tanto le cose d' ognun di i loro .andaaaero, e cQn quali fatiche s'impadronissero della .Cauanea , il dir , se prima lecito mi aia d' espolTe il tUOt4"tV , pftC)l luciaa-oJ~P. l' Eitto,

'24

DELLIL ANTICDITA' GWDAICttE

c Ap l T o L o

IX.

(.>uattto itttrtwenne in Egitto agli Ebrei di moleno


1'er amd quattrocento.

I. Gli Egifliu.i. genie deliziosa e tarda al travaglio .,

c impotente :a resistere agli assalti , ai<:eome cJ' ogDi


altro piacere, ooa e molto pi. ancora dell'interease, avvenne , che aal soft'erivano di vedere gli Ebrei si .felici. Pereiocoh veg~ndo la stirpe israelitica metter numerosi. sermogli , e per l11 loro virt. e pa1' indole ioro .ao.sUner le fatiche ahilisiina divenire .omai ragguardeTole per abbondanza di. averi 1 e so; .apetbmoob che a loro dann() ~tao , e pel lungo tempo gi sw.rso tlimeatichi di CJ.Uilti beni gi 'ebkro da Giu.aeppe' .caduto okre questo il resno in amno d'altra famiglia, .e maltrattavano atroce-o :mentJe gl' lsraditi , e tram.avuo eli ~dllllD8J'li a vuj .travagli. Infatti codrinaerli a derivare i . fiame m -moiJ:i fossati , falibriear .nwra e .ciu.di , ed a.pi a riteaer 1' &OIJU , . le ~audoae le vicinanr.e aon: 'vi stagnasseco ~' iM.alz:ameDto ator.a delle piPa. ,JBilli malmmaro i .DOitri .anteDti , talohe ed appr-e&eYO ogni arte e ai . aoooatum!WfaG alle iatiebe. :In queste mismie ocooparoao i.l >r~& di ben .quattrocent' anni ( 1 5) ; perciocch. gareggiavaJW ,insieme , gli Egizj in volere per via di travagli distruggere gl' 1sraeliti , questi in reggere sempre pi. forti a' lorO'

~omandi.

..... lJ. fi.Ap, q. . "'' lL Trovandosi in qu.esl:e .faeeende gl' :r.-liti , la cagione di adoperarsi che fecero gli Egiziani coa pi nlore al distrggime.to) fa. questa. Un d& quelli, elle avevaao .c.ra de' libri sacri (.che hauo craade abilit ( r6) nel parlare veracemente dell' anenire ) avvisa il re '" chi! intorno a quel tempo IIIU."Cbbe nato , ira gl' braelit Ofll't' up1110, ohe quaDdo Cc.se: ere " sciato recherelme a clistnuione il regao ~no ., e lew:rtilibe a grande stato gl' Lraeliti: .On avr pbi :ii virt , e si pi'ooacoat4 . fama eterna tt. Atter-o ritone il 1 lwtd col:couiglio di lui, che tutti. i mal:bi :che nasceranno agl' lwraeliti si. ~ettino ad af,. fogare nel.fime, e ehe&lsisiano ai puti dell'ebree donne ,:e'tengano conto~.e' lo:r portati lentrici .egi.. ziau , poicM comand , eh~ .e&se solo ue rioglieaaso le reaturc , siccome quelle, ch' esseado di sua .Da.~ zione avrebhoq.o fatto i: voimi di luil. .Qad.IA pcai., elae ilon CIU'IlUero i suoi couiandi , e folsaro arditi di flll'tinQJ.ente "sal:vare. i loro bamiBi' ordin' ch si apantaBsero imibme colla. b- J-1K'a cW JPODdo. Gt-ave oltremodo fu. lor queuo danno,. JlOP. taato perch :Nmanevaao .enza 1igli , -~ coo tutto l' er di padri cooperare dovevaao al diatruggimento dd loro -sangue' CfU&Bto pcrOhh a. pensiero di ~enir. meno ebe quindi fal>ebbe ~ la lor nirpe ~ aecidendosi quei elle Jla.ce'aaao; te .dowmc'f.Q eW> alla fine discioni per DlOde , rtndeft8li i 4{d&lltalol'o difficile disavventwa inconsolabili. Esai ~e trQvnansi a tos ree oucliziOIIL Ma. iodarno.alm -tenta di opporsi ai consigli di Dio , bencb metta in epera coatro di }ai

h6
inwmzi

bBL1E UTICKlTlt

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cento astal.ie ; :percioeeh il bambino ; di .ltlie ptir~ qnell'. uomo , vien di 1 nascosto alle guardM del re allevato ;. e . fu trovato veridico , . chi JH'fl diue le cose ' ch' indi . dovean veuire ; a . che. accadde cos. m. Amnmo DC:Jile tra gli -Ebl'f:i temendo per tutta la sua nazione, che dal non 'potersi tener pia in vita la gioventn. non maneaaee , .. e dolendosi forte di se , poich la sua danDa era :ineirda.1 stavane pensier01o~ in qaesto riv~si a DiG supplicandolo , ch' abJ.ia oggimai compassione eli uomini', che noa Jaan trascti rato, nulla , che si dovesse al no .culto ; e dia loro qualche alleviamento ..dai mali, cla .softZono pres~ temente., e to~ la spa-atoa, che. natrei, dello at.er-miDio della lor discewlenza. . Moa.o lddi. a piet di ~ui , e vinto dalle sue sppplicbe gli . si d. a vedere tra 'l sODDO , e il conforill a. noa disperare deB' av venire; e aggingne, che tiene bea es}i a. meat& la lor r~ligion, e che ne avranao. mai ~.sempre: degna mercede da lui; che a'progenitori loYO ~ COJtCedette, c:he di pochi ch'essi. erano _moltiplioaoero a tanto JlUBlero. In fatti aver ess() Abramo dalla Mesopotaaia trasferitosi in Cananea :ru.du:to- feliee siooome in tua;. t'.altro , cos nella dmtna dapprima e~e naturalmente , poscia la sp.a. DJ.ero. di venuta abile a conce pire, onde pot aveme 6glinoK Ad Ismaello e a' sn6i discendenti afer. assegnato a paese d'.Arabia' a quei di Cetura .la .Trogloditide , e la Cananea ad lsaeco, e. voi stesei , .bench .fo~. d' animo scoaoacente, do- . Deste per .ri.co~i, .dL.q:~tc, fe~. npres~. eJJi

JO, rr. eA.:r.

n.

;j ay

cel mio socorao guerreggiando coada.sse affine. A. Giacobbe poi tocc d' esser chiaro :&a straniere na,zioni ancora , per la prosperit sougi!ande , eh' egli ~ godette vivendo, e lasci per retaggio a' suoi fisli; di modo ce le settanta persone, con cu egli -..eau in Egjtto , son gi cresciute a quelle seicntom.ila , ch' ol'a voi siete. Abbiate dunque per fermo , ch' io mi prendo al presente peasiero- del comun ~ vpstJ:o bene , e dell' on~ tu.o. Poich quel l:Kimllino, della cui nascita gli Egiziani temendo cl.mnarouo batti i ba.mbini israeliti. a morir ,. fia tuo ; e fuggn: la vista di quelli , che il cercano a mrte , e mare.viglio~samente nudrito trarr dall' egizia oppressione la schiatta .ebrea; e riJ:Darramae in m8JDGria, per quanto durer l' univel'so , appresso gli . uomini non ebrei solamente ' ma straniri eziandio ' e questa una grazia' che a te' io coocdo e a' tuoi posteri. o~ a ql:testo egli avr tal fratello , .che adorao fia eos\ egli come i suoi diacendenti in' perpetuo de~ rm,o sacerdozio. ' IV. Fatto in cpiesta visione certo di tali coae appena fu deato , che pa.lesolle a Giooabedda sua moglie ; e per cotale predici~nto entr- loro un timore vieppi grande ; percioech gi pi. nol gur4avano sol cQID.e figlio , m come destiDato all' al~zza di tanti.. fortuna. Alle cose per antidette da Dio accrebbe 'fede il. padorir della donna,. che per la me dioerit de' dolori e per 'gli 'affanni' non gravi, onde fu soprappresa , non veri.D.e a sapersi da chi sopran , tendeva; .e quiDai per' be1;1 tre inesi lo si a,U,va1lo

n8 DEil.l'! .IKTlat'l'l.' Cltm.UCIIE in casa nascostamente. Ma poscia temendo Atfttain.,


non lo cogli.!saer aul fatto , e incontrato. lo sdegno del re 1 col figlio egli stesso on De perisse ' le divine impromesse non isvaDi&serQ , 1tim pi sano eonsiglio .il fidare a lui la salute e la: cura del figlio, che l' assicurarai di nascondigli the gliel serber.mno; che questo era incerto : laddove .potevane non solo il 6slio fnrtivamente.-allevato ma ancotr'a egli steS&o coiTer pericolo. Per alb:a pa.re pennva , .ehe Dio audlhe- alla sua sicurezza pi'OVTisto, perch~ non andasser. fallite le cose da lui predette. Preeo q:ueato consiglio lavorano W.. certo intreccC) di Yinchi aimiJe nella forma a uaa culla , e di tantil pandezza da potervi agiatamente capire il 6mciuHo , po.tcia lo apalmano ; poich la pece ha di proprio di chiudere all'acqua l' enb'ata per gli spir~li. Quivi ripongono il faaciulletto, e recatolo al fuune lciaDo a Dio il peBSiero di SUa adnz.za. ll fioae cl.onqt.le Jevolloai in .capo~ .e ~-e l il porlava. Intanto Maria (t)') sorella del bambinello peP .ordine , he ne n:e. dalla madre ' andava .stt e gi pasggimdo' hinghesso fium.e per osaenare , doYc. il cestello .vebiaae portato dall' acque. Qui pure ieee c~scere Iddio , e'Ile quaato l' umano pronedimento non pu dar DUlla , tanto ~i aggiugne , ove gli ag.a. , e ae trae ogni bene possibile ; che 'f8DDO eiTati ooloro 1 che a pl'OCacciar sicurezaa per .ae ooud8JUlano altri .a mo rire. , e con grande atndio il pmemaao ; e che iJn. provviaamente SOD .alvi ed inaontril.O cfirei .qnaai nel meuo delle .sciaprc .la. l~ iWoitp llflltlli 1 dM

l.D. JL eA.P . JX.

12~

di.rino. couaiglio si trovan . condotti all' estremo. Una somigliante avv~ntura anthe a questo W.ciullct accaduta fa hiaro il potere <Ii Dio. V. Termuti era figlia del re. Questa trastullandosi" alle rive del fiume , e trabalzata veggendo dalla corrente la cestellina, manda fin l notatori con ordine, che le rechin la culla. Venuti a riva quelli , che a.. veva spediti a ci, com' ehbe visto in un con: la eulla un bambino , s ne gio per lo grande e vago fan. ciullo eh' egli era. Poieh Iddio con tal cura guard Mos , che a quelle persone. istesse , che per timor di sua nascita avevan fermato di sterminare tutto il re&'tante altres della stirpe ebrea , fello stimar meri te~ole di nndrimento e di cura. Te:rmuti dunque co~ mantla ' che le si trovi una donna ' ehe allatti a bambino; ma non attaccatosi il1anciullo alla poppa, anzi volto si altrove, e ci adoperato con molte . don ne , Maria , che fu a tutto l' anenut present~ in modo non da sembrare, che a bella po~ta qui stes~, m.a quasi si fosse tratta da curiosit " indarno , disse , ,. o regina , chiami al nutricamento di questo par. ,. golo .tali donne , che non gli appartengono punto " per 'congiunzione di sangue. Che se farai, che '{U venga alcuna dell' ebree donne forse non lo ndrai ,. cos schivo del latte d'una sua nazionale " Pa relldole , che saggiamente parlasse , commette a lei atessa di procacciarle e di menargliene innanzi alcn che avesse latte. Avuta essa tal facolt , fu di ritorno con . seco la madre sua da vei'Ullo DOD couoaciuta ; e iJ fanciullo i~ cer. modo faotmdo feata le.

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na ,

FL..ti.YlO.

COlliO

I.

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130

bELX.E .lBTICHIT.&.' GltiD!ICBZ

si attac~a alla poppa. Allora la regina pr~donela eziandio :raccomanda a lei in tutto ' e per tutto la nutrizion del bambino. ; VI. E da ci che gli act!adde , a lai venne poscia _tpiesta denominazione , perch fu gettato nel fil1D1e ; conciossiach m (18) presso gli Egiziani vale acqua, e ( 19) iss , chi n' tratto. Composta adunque da amendue queste voci una sola appellazione ]' impon gono a lui. E a dir vero .s per altezza di spiriti generosi , si per disprezzo delle ttiche avanzava se.. condo il predirne che fece Iddio , di gran lmga gli Ebrei tutti quanti. Di fatto il suo settimo progenitore fu Abramo : poicb Amram.o , che gli fu padre,, era figlio di Caat , e questi di Levi il f,gliuol di. Gia cobbe, che nacque d' !sacco, eh' ebbe Abramo per padre. Egli fu d' un intendimento fornito maggior dell' et; che cotali misure non conoseva, e mostr nell'istruzioni, ch'egli ebbe, un accorgimento,senile, ~e quanto allor fece fu un presagio delle maggiori cose , che poi dovevansi adoperare da lui cresciuto in et ; e fanciullo di soli tre anni ebbe da Dio ma.. ravigliosa statura. Quanto poi alla sua avvenenza non ci era uomo cos materiale e insensato ; che eontemplato Mos non ne fosse preso ; e a molti avvenne , nello scontrarsi che in lui facevan tra via portato nell' altrui braccia , di vol~re il passo in.. -netro per rimirare il bambino , e dimenticato- ci , perch .andavano , volonterosi fermarsi a guardarlo ; eonciGfoaaech la fanciullesca avvenenza, c:h' .era in lui .qu.ant,o ,gra.Jid.e altrttan~ ilmoeente , trae~a a te J chi il mirava.

LJlt. Il. CAP. l'X.

3l

Tal .dancpe essendo faaciullo, Tern1uti l() adotta a suo figlio, poich non aveva prole legitti.. nia ; e recato una volta Mos a suo padre , glielo moatr , e gli scopr il suo pensiero di far.lo a-ede el ttegno , quando a Dio non. piacesse di darle un figlio legittimo ; e gli andava dicendo " aUevatomi , questo fanciullo di sovrawnane fattezze e di nobili , aen1imenti dotato, e per modo mirabile avuto in , dono dalla cortesia del fiume io ho stabilito di , adottarmelo a figlio , e di darti un successor nel , tuo trono " Coa dicendo d in mano al padre il fanciullo. Ricevutolo egli , e strettolo al petto per aJn<n" della figlia graziosamente gli pone in eapo diadema. Ma Mos lo getta in te1Ta, facendolo quasi per fnciullesco trastullo andar voltoloni sul suolo, e co' pi gli va sopra ; il che parve nn augurio in.. felice pel regno~ V edu.lo ci quello stesso , che pre- disse lll nascita -di- lui dover easere di abbassamento all' impero egiziano , spinse il re ad uccidm-lo , e allft gridando " que1ti , egli disse , o re , questi , quel fancidllo , che dove per noi fia morto , Dio , ci eomanda di non temere; e al predicimento del " fatto egli stesso fa fede insultando al tuo regno , , e ca1peatando il diadema. Se levi costui del mon.. do , siccome sgombri dal tirnor gli Egiziani , cosi' '' -togli agli Ebrei la baldanza e l' ardire eh bono , per lui eonceputo " Ma Termuli il previene col torglierlo dinanzi , n il re sapeva determinarli ad ucci~e:rlo; e 'I'J6Stll disposizio:. d'animo gli veniva da Dio , che avea c'D'a deDa... salute di Mo1. Ecli

m.

J32

DELLE Al'ITICBITA' GVDAICRB

era d1lllque allevto con grande studio , e quanto pareva agli Ebrei di poterne sperar assai bene per tutto il resto , altrettanto in vederlo educare sospettavano male gli Egiziani ; ma non trovandosi nessln motivo, onde il re desse morte a lui, che in grazia dell' adozione in qualche modo gli appartenen 7 o qualche altro , che dal aaper l' avvenire fosse pi ardito di tutti a procurare i vantaggi degli Egiziani 7 ognun &i rimase d' ucciderlo.
CAPITOLO

Xi

Come Mos usc a combattere contro gli Etiopi.


L Mos adunque venuto al mondo e nudrito nel modo anzidetto 7 come fu uomo fatto , s di chiare prove agli ~giziani di sua virt ; e d' esser nato siccome . alla depressione di questi , coal all' ingrandim~nto degli Ebrei: e ci 7 che sonor per dire 7 porse gliene l' occasione. Gli Etiopi , che cogli Egiziani confinano, corsene le. terre 7 diedero loro gran guasto. Essi spinti da sdegno si collegavano contro i nimici per vendicar l' onta , c~ n' ebbero ; e restati al di sotto nel fatto d' armi, parte vi furon morti e parte vergognosamente salvaronsi rifuggendo alle proprie terre ; ove tennero loro dietro gli Etiopi coll' incalzargli alle s:ealle ; e stimandosi di poco cuore , ae non occupav~ tUtto l' Egitto, corsero quasi da uu capo all'altro il paese; e gustatone il buono non ae 11e sapevano pi distaccare. Entrati per dapprincipio

Llll. 11. CAP. X.

nelle vicine contrade, come $'avvidero che nessuno mlila di far loro ft-onte , innoltrandosi insino a Menfi (20) e, al mare , non potendo veruna citt contrastarli. Battuti da tanto male gli Egizj han ricorso agli oracoli ed agllindovin. Consigliandoli dunque il Dio a valersi dell' uomo ebreo a sovvenitore, inSiugne il re alla figlia, che gli consenta Mos per essere suo generale. Ella avutone giuramento , che non gliene avverrebbe alcun danno, Io cede, tenendo di far loro un gran benefizio con questo ajuto , e maledicendone i sacerdoti , che giudicatolo innanzi come un nimico degno di morte non si vergognavano presentemente di richiederlo di soc<:orso. Il. Ora Mos , non sol da Termuti ma dal re stesso esortatovi , di buon grado accetta l' impegno. A questo passo godettero i sacerdoti d' ambedue le ~ naziopi ; quelli d' Egitto, perch ed avrebbero merc il valore di lui superati i nimici, e coll' arte medesima si sarebber disfatti di lui : que' degli Ebrei , perch s'apriva loro l'adito di sottrarsi alle mani degli Egizj , essendo lor capo Mos: Egli jntanto da-" teMi fretta anzich l' inimico avesse sentore dell' uscir auo in campo , si mise alla testa delle sue schiere ; e non le condusse egli gi lungo a fiume ' ma dentro ttm-a. Qui vi diede mirabile saggio del suo avvedim.entQ. Perciocch essendo le parti entro terra asaai perigliose a viaggiare per gran moltitudine di .serpenti ( che ne son fecondissime per tal modo , che quivi ha di quelli anc.ora che altrove non trovanai , oltre la forza , e xua\ignit , e granclezza non

J 3_(

DELLE N'l'ltlH1TA. 1 GlUDA.ICBE

pi veduta, e ve ne ha Ji volatili eziandio, che non tanto f!Ul male' in telTll nascostamente , quanto col lor volare per l' aria offe~tdon.o d' imp1ovv~o ) , per render sicuro il catnm.in.o all' esercito pensa questo mirabile stratagepuna. Poich , apprestate parecchie ~abbie in forma di ceste, ed empiutele d' ibi (~u), le rec seco. Il detto animale nimicissimo delle .terpi , le quali ne fuggon l' incontro , e in sul fug~ gire assalite non altramenti che da cervi , ne vengono trangugiate. Sono domestici gl' Ihi , e sol colla razza de' serpi non fanno pace. Di questi io non curo di .scrivere ora pi a lungo , perch non ignota a' Greci la specie degl' ibi. III. Come dunque fu entrato in que' luoghi, ove abbondan le serpi , liberatoli .loro contro faceva in tal modo gueiTa a tutta la genia de serpenti , e .se ne valse quasi direi d' antiguardia. In questa maniera facendo viaggio , venne addosso agli Etiopi , che nolla di ci sapevano , e. affi.-ontatigli esce -.ittorioso. della battaglia ; e leva loro ogni speranza , che avevano sugli .Egiziani. Entrato poi neUe loro citt suggettolle , e grande macello si fece d' Etiopi ; n pt l' esercito egiziano si ritraeva dalle fatiche , gustato cb" egli ebbe sotto Mos i 'prosperevoli avvenimenti; a tal, che gl Etiopi corser rischio d'andarne schiavi e d' esserne interamente distrutti. Per ultimo innoltratisi sino a Saba citt capitale dell' Etiopia , (l cui poscia Cambise cangi il nome in Meroe (~2) , cos: chiamandosi la sorella di lui , la strinser d' assedio. Ma quel diatreU~ era appena :eoasibile l' aaaediu:lo

'

:&JB. Il. CAP. X.

e per lo cingerla intorno intorno e abbracciarla che fa il Nilo, e per lo malagevole traghettarlo ch'egli era , a ehi vi si provava , a cagione degli altri due fiumi Astapo (23) e Astabore, che difficultavan l'impresa. La citt poi situata nel cuor dell' isola forte di grosse mura , che la circondano , ed ha per trincea contro i nimici i due fiumi , e i grand' argini tra le mura e l' acque , che la difendono dagli allagamenti , quando traboccano i fiumi con pi violen za; le quali cose rendon difficile la presa della citt anche a quelli , che valicasserne i fiwni. Essendo aduBque mal sofferente Mos di vedere ozioso l' esercito , giacch non si ardivano gl' inimici di venir alle prese , avvenne questo accidente. Tarbi era figlia del re degli Etiopi. Questa osservando Mos ,. cht; ap}"essava alle mura l' esercito , e combatteva con gran valore , . e ammirando le ben pensate sue im-. prese, e in lui scorgendo l'autore e de" prosperi av venimenti degli Egiziani omai disperati di lor libert, e del aommo pericolo a cui eran condotti gli Etiopi prima superbi de' riportati vantaggi sopra i nimici , fu presa da un sagliardo amore per lui' e pigliando piede vieppi la :passione manda alcuni .de' pi fidati suoi servi , che trattino seco di nozze. Accolta vo lenti eri quest' ambaseiata , perch data gli fo~se in mano la citt , e obbligatosi con giuramento , che tenza dubbio sposerebbe la donna , e impadronitosi della citt non romperebbe i patti , alle parole ri .spose subitamente l' effetto i e per la vittoria ripor.. tata . .aopr.a gli Etiopi. rf)ndu~ a Dia. Fatie, ~

r36 DELLE A.NTICHITA.' GliJDA.ICJIE qlltllle nozze Mos (24) , e ricondusse gli Egizj alle loro terre.
CA.PlTOLO

XI.

Come A'los si foggl dalf Egitto in }}fadian.


I. Ma questi per , che dovevano la lor salute a Mos , a veder cominciaronlo di mal occhio , e pensarono di doversi dar fre.tta a tendergli qualche lacciuolo ; poich sospettavano , che la p1ospera sua fortuna non lo movesse a macchinar novit nell' Eptto : onde tosto avvisano il re dell'omicidio per lu.i commesso. Ma il re gi era venuto di per se a saperl<y (:.5) sospintovi e dall'invidia, che per l'avuto comando portavagli , e da . un vile timore che ne avea coilceputo. Aggiuntovi poi l' urto , che diergli i custodi de' sagri libri, era presso a metter le mani addosso a Mos ; che acoperta a tempo la bama , -.e ne sottrasse. Ma poich guardate erano.tutte le strade , prese la via (:.6) del deserto, e d' onde non era credibile , che i nemici ne sospettassero. Quivi trovando assai poco di che sostentarsi con un gene roso disprezzo i rend superiore a un tal patimento. Pervenuto alla fine presso la citt di Madian. (27) posta. aU.e spiagge d~l mar Eritreo, e cos nominato da. uno de' figli d'Abramo natigli da Cetura , e sedu tosi presso a un pozzo, si procacciava un po' di sol lievo alla sua fatica e miseria sul punto del meuod, non .da luap cWJ.a citt ; oye . ~addegli da. Wl ia-

eontro w n que' del paese di far WH\ cosa , che fece amare la aua virt , e gli. apri una strada a cose migliori. D. Perciocch scarseggiando d' acque i contorni , i pastori studiavansi ognuno di occupar primi il pozzo , onde non avvenisse , che consumata l' acqua dagli altri , non ne restasse pi nulla per le loro greggi. S' appressano dunque al pozzo sette vergini sorelle, figliuole di Raguele sacerdote, uomo pregia tissimo appo i suoi. Queste avendo cura delle greggi del padre , ( che tale l' uffizio proprio ancor delle donne col presso i Trogloditi) (ll8) venute le prime al pozzo ne attinsero per le loro greggie l'acqua bastevole e ne riempiron le conche fatte per ci. M~ sopravvenuti i pastori gi ne cacciavan le vergini , per farsi padroni dell' acqua , quando Mos, stiman~o disconvenirglisi di permettere, che si facesse quell' oltraggio alle . donzelle , e che la soperchieria dei pastori usurpuse il diritto , che avean le vergini, e pose freno alla loro insolenza , e porse a queste il IJisognvole ajuto. Esse intanto tornate al padre gli raccontarono tanto la villania de' pastori quanto il aoccorso del forestiere ; e il pregavano 1 che non avesse lor fatto indarno cotal beneficio , e che noi lasciasse senza la debita ricompensa. Egli allora ed approv il pensier delle figlie a vantaggio del benefattore , e diede lor ordine , che gli conducesser di-nanzi Mos , eh~ ne avrebbe il premio , che. merita va. Come il vide venire a se 1 s gli dichiar la te~ atimcmiaJua 1 che dell' avto socq.rao fecero appo

J38 DELLE .lfiTJCWT&' GJtiD.llCHE lui le figliuole , e maravigliato di sua virt- aggiUilse che non avea spesa l' opera sua per gente insensibile a' benefizj , ma abile a meritarnelo , e a supe rare colla grandezza del guiderdone la misura del benefizio. Quinci sei prende per figlio , e gli d per isposa una delle sue figlie , e il cOstituisce soprant~dente e signore delle sue g1eggi, ch' eran la sola ricchezza delle straniere nazioni de' tempi antichi.

C .l P

l T OL O

Xll.

Del ro"o infocato e della verga di Mos.


l. Mos dunque avuto siffatto bene da Jetro (che tal era il cognome di Raguele ) quivi traeva i suoi d pascolando le greggi. In progresso di tempo occupato in ci stesso guida il bestiame vicino al monte chiamato. Sinai (29) , che il pia alto di quei contorni , e il pi abile alla pastura per la buona erba , che quivi mette , e prima di lui da tutti lasciato intatto ' non si lll'rischiando i pastori ' di poggiar quvi per l' opinione , che a..vevano , abitasse eol Iddio. Qui stesso accadde a lui an prodigio maraviglioso ; poich serpeggiaado .foco d' intorno a un cespo di un rovo non facea nrun' danno n alla foglia n al fiore , n i frutti appesine ai rami guast , con tutto il molto e- aoutissimo ardore , di che avvampava. Egli a tal 'fista anche .sola intimor, perch 'strana ed improvvisa. Ma ri~ase vieppi stu pidito Rl metttl' che fece il ro.vo 'Qa voce 7 chi,a;..

ltiB,

n.

CAP,

:ur.

maadol pe1 nome , e teJ:atnd.o r!llionamenti con lui ; onde e il fece avvertito dell' animosit , che gli dava ardire di montar l , dove uomo al mondo per esse1 luogo divino non a.-a salito mai, e il consigli di teaerai, quanto pi far pote.sse, hmgi da quelle fia.JilQle, e chiamarsi contento di ci che vedeva, merc l' uomo ch'egli era e da bene e discea4ente da grandi antenati , senza cereare pi oltre. Predissegli oltre a ci l'onore e il credito , a che salirebbe fra gli no. D'lini col favore di Dio , e gli comanda , che &ancamente ne vada in Egitto per esaere col capo e guida al popolo ebreo , e per cavare il suo sangue dall' oltraggiosa oppressione , che quivi soffre ; poi~h , soggiugne , abiteranno questa felice terra , che Abramo gi abit , e ci godranno ogui bene , acol'tici da te stesso , e dal tuo avvedimento. Quu.do avr poi tratti gli Ebrei d'Egitto , ofTragli siunto in CfUel luogo (.e gliene fa. ua comando) sagrifj di ringraziamento. Quete furon le cose , che Iddio gli disse d' in mezzo al fuOt:o. D. Mos stordito per e.i che vide e pi di gran. lunga per ci ohe .d- "il d.ifldar,,disse, di tua pos-o " sanza, o Signore , la 'f{118le ed io Tenero , e so che " si diede a eonoseere a'miei. maggiori, io la credo follia tale da non.,cadermi giammai nell'animo di pur 'Pensani. Contutllloti mi vien dubbio , co~ , privato e debole aomo , qual io mi sono , o po, tr persuadere a parole i miei, che lasciata la ter ra , ove stanDo al presente , mi seguano a quella, s &Y} io aGn per. iKo:qcm : ovvvo ,. ptoch cpea.ti

DELLE il'tTICIIIT&' GIVD.liCIIE

, pieghinsi , avr mezzo di sforzar Faraone a per.. .. mettere la partenza di quelli, i cui travagli e la..: , vori concorrono alla sua felicit " DI. Allora Dio confortollo a non dubitare di niente , obbligando la sua parola a soccorrerlo ; e dove -essegli mestier di parl;n-e , ei gli darebbe eloquen&a , dove di metter opera , gliene presterebbe la forza , e gl'impone , che gettando in terra il vincastro quinci argomenti la verit delle sue impromesse. Ci fatto ed ecco strisciare una serpe , che attorciglian4osi intorno a se stessa vibrava il capo quasi in a~o eli vendicarsi di chi l' assale , indi torn allo stato di verga. Dopo questo gl' ingiugne di porsi la destra in seno : ubbid : e bianca ne la J.ib-asse , e somi~liante al colore del gesso ; poscia 1icover il suo essere naturale. Ordinatogli inoltre, ehe attinto un po' d'acqua alla fonte vicina la versasse sul suolo, videla divenuta di sangue. Maravigliando egli a tai eose , sent confortarsi a far cuore , e ad aver per costante, ch'esso gli saria sempre allato con sommo ajuto; si valesse pure di que' prodigj presso '{Ualunque persona, ond.'esser creduto, che tn, disse, da me spedito adoperi tutto a norma de' :uiiei comandi. lo ti commetto altres , che senza frapporre indrigio ti affretti verso l' Egitto , non ti- restando n d n nette ; e ehe perdendo il tempo , non lo accresca agli Ebrei , che tuttor gemono sotto il giogo. IV~ Mos non potendo non Cl"eclere alle promesse divine , poich apettatore di tai portenti , e uditore i quUe 1 dopo_ ~verlo Picbiato c presato d.i voler

LJB. Il. CAP.- Xli.

iwe

~zlandio in Egitto prova di quel potere , fecesi a supplicarlo , che , non gl' invidiasse la cognizione del prt>prio suo nome , e poich l' avea degnato della 8\Nl voce e vista , d.icessegli anOI'a la sua appellaziQne: onde (3o) offereodog]i sacrifizio il pote&Se invitare per nome ad accogliere volentie1i le vittime. Iddio allora gli manifest il suo nome innanzi non risaputosi da persona : il quale a me non lecito di pronunziare. I prodigj poscia Curon conceasi a Mos non per allor solamente , ma per qualunque tempo gliene venisse il bisogno ; dalle quali cose tutte , e moltQ pi dall'ardore del rovo persuaso della verit, e o~~icuro , che avrebbe in Dio un benevolo sovvenitore sperATa nel tempo medesimo e di salvare fratelli e d' involgere gli Egiziani in disavventure.
C-'PITOLO

XIII.

Come Mos ed _.fronne tornarono nelf Egitto a FOl'oone.

l Udito egli intanto , che era gi norto qnd Faraoae re dell'Egitto, da cui un tempo fugg, chiede a Raguele licenza di andare iu. Egitto per bene de' suoi congiunti. ; e presa con seco Sefora 6sJia di Raguele sua sposa , e eon essa i igliuoli , che n'ebbe , Gersam ed Eliezer tit- verao Egitto. Quanto ai nomi gi detti Genam in ebreo liu.guaggio aignifica, ch'egli fu in terra straniera; ed Eliezer (31), che soccorreD.dolo il Dio de' suoi padl-.i era campato

DELLE 18TI(!RPI' A.' Gl11fU.ICRE

dalle mani degli Egirsj. Giunti t!ssi a' confini, At'eim per ordine avuto da Dio venne iacontro a Mos ; quale dichi&11igli l' avvenuto sul monte e i voleri di Dio. Ma nell'entrar ch' egli fecero nell'Egitto ; uSci.: rono per iscontrarli gli anziani del popolo ebreo , che avean risaputo novelle del loto arrivo ; a cui avendo Mos~ raccontato degli accaduti prodigj , poich non ottenea fede , li fe' lor vedere. Quegli attoniti per la veduta di cose non aspettate rincorarono ' e si promettevano grandi cose pa ravvenire, stando sul tlttore a Dio' la loro sicurezza. Il. Com' ebbe Mos a' suoi detti gi arrenduti gli Ebrei , e presti a seguire i suoi cenni , come pi li piacesse , e desiderosi oltremodo di libert , si presenta dinanzi al re, che aveTa poc'anlli assunto il governo , e gli spone , quanto avea vantaggiato gli Egizj venuti in dispregio agli Etiopi fino a 'ruharli nelle lor terre , e come addossatosi il comando e i trav~tgli della milizia non altrimenti che se il ben fosse suo -, avea corsi paicoli senza ritrarre per ci il guiderdone dovutogli ; e gli .and dichiarando per ordine quanto gli avvenne sul monte Si:ft;p , e il parlar, che gli fece Iddio , e i prodigi mostratigli ad ottenere cPedenza su quanto vevagli Iddio comandatO>' e resortava a non pUI'l'e ostacolo ai diTini VO )eri negando -fede a tai cose. III. Facendosi heft'e il re de' suoi detti, Mos . venne ai fatti , e diegli a vedere i portenti , che furon sul monte Sinai operati. Ma esso sdegnatone il e\liam uemo iniquo;, che gi soMrattosi alla schia...

. Lm, Il. C.lP. Xlii ., .

'ritt' dgli Egizj e fattoci ora ritorno per aedar gli


animi tentasse ancor di sorprendere altrui con miracoli da stregone ; e cos dicendo impone a suoi sacerdoti, ehe facciano in . sua presenza i prodigi medesimi ; che gli Egizj eran dotti anch' e.ssi in quella scienza, e che non era egli solo il fornito di questa virt sovraumana, talch al far mostra di cosiffatte stravaganze dovesse tosto , quasi .fra gente inespcn1a , otre. nere credenza. Gittate adunque da lor le bacchette 1 si ~olsero in serpi. Mos allora non cadde d' animo , ma '" non dispregio io , disse , o re , la sapienza , degli Eiziani ; solo io dico , che tanto dappi , la :mia impresa della loro arte magie , quanto et l' operare divino eccede l' umano ; e mostrer , " che non per prestigi ed inganni che tolgano di " scoprire. la verit, ma fo tali cose col braccio e " colla provvidenza di Dio ". Cos dicendo lascia cader ul suolo la verga, e le camanda di tranmtarsi in serpente. Ella ohbed ; e venuta addosso aRe ver. gbe degli Egiziani , che avevano le sembianze di serpi , l~ divor , e distrussele tutte una preuo l' altra. Indi restituitasi alla sua prima figma , Mo..: la si reca ia mano. IV. A cotal vista il re non si muove puato pi , che dianzi : ma per lo contrario dando nelle furie , e protestando, che nop. gli verrebbe alcun utile: dallo ingegno e dalla sottilit adoperata contro gli Egizj , diede ordine al soprantend~nte agli Ebrei , che non concedesse loro momento di respiro dalle fatiche , au.zi domasscli. con pi travagli di prima. Egli perci,

r44

Dztl.B .urTltl'IU'l'A' CJ.IO!IeD

dove avanti somministrava loro la paglia per le fornaci , presentemente noi fece pi ; ma gli astrinse di pomo a ste11.tar ne' lavori, di notte poi a radunar paglia. Quegli intanto dell' essersi lor raddoppiato l' incarco ne incolpavan Mos , essendo per cagioa 1ua e cresciuto il travaglio , e la miseria inasprita. Ma questi n aBe minacce del r&- si stanc , n infievol a' rimproveri degli Ebrei ; ma rinforzato a fronte dell' uno e degli altti il suo cuore ai diapose a soffrir checch fosse per mettere in libert i fratelli ; e. venuto alla presenza del re persuadevalo a ciorre gli Ebrei , perch andassero al monte Sinai per quivi sacrifieare al lor Dio , da cui ne avevan comando ; e conci fosse che pi d' ogn' altro facesr conto del non opporsi a' voleri di lui e del conservarlosi amico , permettesse loro d'uscire , siceh per avergli aturbati da ci non dovesse poi egli acusare tacitamente se stet~so di que' castighi, che ra.. pone .bene che soffe1i chi resiate ai comandi d'un Dio ; percioceh s'altri provoca. incontro a se lo t~degno divino , da ogni llanda gli vien del male ; e per n la terra lo . favorisce , n l' aria , n ha , come il corso della natura vorri.a , figliudlanza felice , ma tutto gli contrario e nimico; e aggiungeva, che ben proverebbonlo a loro spese gli Egizj , con d&ver anche mal loro grado luciar partir.e dal loro paese li Ebrei.

-1-IB. Jl. c.ll'. XIV.

c .& p l T o L o

XIV.

Dlk dieci piaghe, che vennero sopra sli

Eg;q.

I. Ridendosi il re del pulare di lui , n po11en.. dovi omai pi mente , piovvero !fan flagelli s~l\> Egiziani; ciascun de' quali io sporr , s per non es-sere da qualch'altra nazione punitane innan:ri passati a percuoter l'Egitto , come perch iatendo , che tutti v.eggano che Mo~ non fall nel predirli; e che giova all' uomo d' apprendere a far quello , per cui nom venga a disgustar Dio , il quale adeguatone faccia vendetta Jell? onta da lui ricevuta. ll fiume a UD CO mando di Dio corse sangue , e non fu pi p9ssibile il berne ; n d' acque non hanno onde attisnerne altrove. E non a dire, che fosser tali soltanto al: colore ; poicb chi provossi di berle , sent dolori e tormini assai crudeli. Tali per furon solo per gli. Egiziani ; poich gli Ebrei le trovarono dolci e po..: tabili, e niente alterate dall'essere lor naturale. Sconvolto il re da tal novit , e paventando degli Egiziani diede agli Ebrei- licenza d' andarsene ; ma fu libero appena dal male, ecl ecco mutarsi di sentimento ne.. gando loro di partire. Iddio allora , per la sconosceru:a del re., che dopo la liberazione ottenuta dalla disgrazia non: voleva ancor ravvedersi, manda sUgli Egiziani una piaga aovella. Moltitudine immensa di rane infest le lor tqre. N~ bulicava anche il fiume, 6)nd'eran costretti:

n:

F:r..AYIO, tomo l.

IO

DELL'R. ANTI~'IIIT1.' GJUB,I.ICBE

di usar d'un' acqua ammorbata dal puzzo di quegli


animali, che vi morivan per enbo e infracidavtno. Penetrarono a scompigliarli perfino in casa ; che si trq\'avano tra le vinnde e tra i vini, e saltavano su pei letti. Menavano intanto un odore lczzoso e in.sratissm dal ,ffiolire ' e gua.5tarsi che la fabevanO< que' 1anocchi Scossi da questi mali gli E;gi~j , il monarca a.giunse a Mos 7 che tolti sec.Q g~i Ebrei .'andasse b en l ungi. Fatto qqesto comando in m eu ch'io noi dico , scomparve la moltitudine de' I"anoeobi ; e a\ la terra , s il fiume 1iebhe.~to la prin1a Gtoutara. Ma per Faraone l'esser la terra s1:"&a da 4pel malanno, e il dimenticarne il p rch<, '!;) il l'atte:aere l'ebrea gente, fu un punto solo; e qualti voles-.e i molti danni impatcu la na ura, pi llOil permise, eire uscia.e1'0 l\fos co' suoi , are-mlo ci couce,duto pi per timore , che per volont che w: avesse. m. Dunque ld~o con un'altra percossa vendiconne la frode , e un infinito popolo di pidocchi si avviv indosao agli Egiziani, che l or naatlevno, dalle cmi; onde ,i niquitoai perirono malamente , llQn ci tronndo riparo n ..fai bagni n dalle tmaoni medici:aali. Turbato da tal sinistro il re deU'EgiUo e te:meod.o ad un'ora lo aterminio del ppolo, e seco medesimo ripensando alla vergognosa . morte , eh' era quella , fu neceasitato almen per met ( colpa deDa aua tristezza) a far senno ; e alla p1'ima si mostra contento che gli Ebrei prtano ; ma sT8Ilito il pericolo , pretendeva che in pegn dd ritomo lasciasaero indietro le d.oDDe e i figli: e ooJl ci iwispna.e

LIB. U. C:U. XJV.

141

fieppi Iddio , avvisalldosi egli eli poterne pigliar, la provvidenza; quasi fosse l\los , non Iddio ebt puuisse l'Egitto a favor degli Ebrei. Quindi affoll le lor te1Te d' una sva.iata quantit di be.ti.uole di egni figura , che prima non vennero mai vedute a nessuno ; onde ed essi morivano , e riman~vasi noa curata da' lavoratori la terra : che e vi rest qualehe cosa non tocca , un morbo , ch' ebbero a sofferir anche gli uomini 1 la consunse. IV. Ma Faraone neppur per questo piegando a,i voleri di Dio, poich permette'fa bens he le doDllo 'P' andassero co' mariti , ma comandava , che si la.. llCiuaero i figli , non dubit Dio di vendicarsi pu uendone la trittezza con varj mali e peggiori dei gi mandati sul popolo. lmperciocch $' impiagnano loro atrocemente le membra , e guaatav..si loro le interiora ; onde gli Egiziani 6niJ.ono a pit cos. Ma lleppure a tal pas,o tomndo a re iti cenello ' une gl'agnuola ( che- il cielo egiziano non aveva mai per l' innanzi veduta , e l'.lOn pure era siuille a quella ~he altrove scende d'invel'Do , Jll& era eziandio mag giore di quante ne pronno all' ismoltnre di pri mavera gli abitatori del settentrione ) precipitando dall' alto pest e distruue le loro messi; in.di una nuvola di cavallette divora quel poco di biade che. avanz intatto alla grandine , talch perirono tutte af.. fa~to per gli Egiziani le pe'8RZe dAl:' frutti , .ch6 lor venivano dalla terra.. V . .Bastavano bene i soli danni lhlzidetti a rimet. kre. uno atolto n()n empio iu cervello , e a farle

148 BELLE 1NT'ICJitT!' GllJDAJCQ eollecito de' suoi vantaggi. Ma Faraone . non . tanto per milensaggine ~qUanto per :malizia , bench ne vedesse a motivo; pur -non 'cessava tdi far frt>nte a Dio , e diYenne traditore spontaneo dell' util suo ; e comanda, egli vero , a Mos , che colle dOnne e coi figli tragga di l gli Ebrei ; ma 1 lascin lor -le sostanze , poich le pr~prie furon distruue. Rispondendo Mo's , ch'era ingiusta la sua- domanda , per ch dovevano delle loro sostanze appunto offrire .a Dio sacrifizj , e mettendo egli per tempo in meuo , una notte profonda e senr;a un raggio di luce distendesi sovra gli Egiziani , onde e impedita la vist 1 e chiuso dalfolto scuro ch'egli: era, il respiro, convenia loro o morir~ene miseramente ' . od . essere in un timore continuo' che .la caligine non gl' mghiottisse. Indi .dopo tre: giorni e altrettante notti dileguatosi questo orrore , poich. Faraone non si sapeva ridurre a licenziare gli Ebrei , gli venne innanzi Mos e gli disse. u E fino a quando contrasterai ai " voleri di Dio l Egli , che ti comanda di scior gli " Ebrei. E quando non fate questo , non accade 1 , che altronde cerchiate 1m rimedio alle vostre scia, gure ". A questo dire sdegnato a monarca , il minacci della testa , se pi durasse nojandolo su tal faccenda. Mos allora assicurollo , che di tal cosa non gli farebbe mai pi parola ; ma che egli medttsimo co' primi grandi del' regno spignerebbe .gli Ebrei a partirsene: e cos dicendo .si ritir. VL E ; Dio manifestato a Mos , chtt ancor una piaga avrebbe _necessitati gli Egizj a mett.r in libert

LlB, il. CAP. :l1Va

l'ebreo popolo ' ingiunse a Mos ' che anis#:l8Se popolo a tener pronta la vittima dal decimo d del mese Santico al quattordicesimo ; il qual mese detto dagli Egiziani Farmuti (32) , e Nisan dagli Ebrei, lo chiaman Santico i Macedo~i. Inoltre portasstro pure gli Ehrei seco quanto potevano. Egli intanto; avendo gli .Ebrei gi in pronto per la partenza , dopo averli divisi in trib li ristrinse in un luogo medesimo. E gi era presso a quattordicesimo giorno ' e tutti essi ~n atto di andarsene. sacrificarono , e tisnendo fascetti d' issopo nel.sangue espiaronne le abitaZioni; e man.. giato che ebbero , bruciaro i rilievi della c81'1le , quasi tosto dovessero partire ; onde anche oggidl secondo quel rito sacrifichiamo , appellandone Pasqua la solennit : e significa (33) passaggio ; perciocchi Dio quella notte medesima. trapassando gli Ebrei , fulmin sugli Egizj un gran male , e quella notte appu.nto intravenne la morte de' primoge.pti egitiani; talche radunatisi molti. de' cortigiani innanzi a Fa raone a consigliarono di licenziare gli Ebrei ; ond' egli chiamato Mos gli fece comandamento d' andarsene, avendo pr fermo , che, dove uscissero di paese; l'Eptto respirerebbe da tanti mali ; e presentarono oltre a questo gli Ebrei, altri , perch uscisser pi preato, ed altri perch la vicinanza aveva tra loro stretta famigliarit.

t5~

DLLE AKTJCllTA' GJtl.b.cut

CAP i

T OL 0

XV.

Come colla condotta di Mos abbantkmarono f'Et,itttJ,

L Quegli intanto se n partirot1o, mentre gli Egizj


piagnevano per lo dolore d' anrli cos maltrattati , e presono il viaggio di Letopoli (34) , che di quei tempi era luogo disorto ; ma postia vi fu per Cambise , che pose sossopra l' Egitto , piantata Babilonia; e tenuta la via pi breve, al terzo giorno perven gono alla terra di Beelsofon (35) al Mar Rosso; e siccome per lo diserto luogo eh quello era, il campo on solnJninistrava lor frutto alcuno , ostenta.vanai di farine impastate , e rascitttte soltanto con leggier caldo , e fattone pane; e di questo cibo si valsero solo per trenta giorni ; poith non haataa a pi tempo , quanto avean dall' Egitto recato seco , con-. tutto fossero col iti in traetlia di vittuagli:t, e norma poscia di usarne prendessero non dal taleuto ma dalla necesliit; ondt~ a monumtmto di tal penuria per otto giorni faceiamo la festa detta degli Azzimi. Ora la moltibidine' ttta de' viaggiatori , eomprese le donne insieme , e i fanciulli , non fra agevole a noverarla ; quelli poi che tocoa'VaDO l' et militare erano intorno (36) a seicento mila. ll. Lasciaron l' Egitto nel mese Santico, alla quin dicesima luna , quattrocento e trent' anni , dacch il progenitor nostro Abramo pass in Cananea ; dall' andata di Giacobbe in Egitto dugento quindici

LIB.

n. eu. xv.

1S1

anni (37). Mos gi. -contava l'anno. ottantesimo , ~ il fn~llo di lui era maggior di tre anni ; e aecq trasferirono le ossa di Giuseppe secondo l' ordine , ch'egli steaso ne aveva dato a' suoi figli. m. Intanto gli Egiziani pentironsi d' aver lice:azia~ gli Ebrei ; e non potendo il monarca portai-sela iD. pace , qu~ich l' avvenuto rcar si dovesse a stre4 gheria di Mos , preser consiglio d' inse~irgli alle spalle ; e pigliate armi e munizioni tenevan Jor dietre sicuri di rieondurli, se gli avesser raggiunti; che noa si volgerebbono pi. a supplicare il lor Dio , poich6 usciti credevansi a salovamento; speravano poi di agevolmente domarli, inermi ch'essi erano e stanchi dal viaggio. Per domandando chiunque scontravao. tra via , quale strada avesser tenuta , atTrettavansi d' insegnirli , a dispetto dell'arduo cammino, che quel1o era , non che per un e$ercito , per nn solo viandante ancora. Mos poi avea scorti a quel luogo appunto gli Ebrei , perch se gli Egizj pentiti voles sero dar loro dietro , incontrassero quivi la pena de' lor delitti e della fe' non tenuta; di pi voleva per ogni modo possibile celar questo suo viaggio ai Palestini , gente per Tecchie nimist loro avversa , -ch' erano confinanti colle terre degli Egiziani (38) ; oe perci fu, ch'egli non li condusse per quella via, che menava in Palestina , ma pel cammino lunghis~ simo e faticoso del diserto' li volle mettere in ca.. nane a: a questi motivi aggiungasi il comandamento a lui fatto d~ Dio di guidare il popolo al monte Sinai pe1 quivi offrir sacrifizj. Or gli Egiziaui rac
4

t5 2 bELLE .lltTIS8JT.l' .GtVDifCBE giunti ch' ehbero gli Ebrei, si allestirono alla ba~ glia; e pel molto popolo , eh' essi erano , li van ri stringendo in picciolo luogo ; poioh~ traevansi dietro da seicento . carri con cinquanta mila uomini a ca\'allo ; e la gente a piede montava a dogeht.o mila. .Quindi serrarono tutte le strade, -onde avevan sospetto che potessero fuggir gli Ebrei , racehindendogli in mez~o fra balae inacceesi,bili e a mare ' entro a quale finiace a monte' creduto per la sua asprezza impossibile a rinvenirci via da fuggire. n perch piantatisi all' apertura delle m.ontagne colla .lor . gente tenevan chiusi gli EbJ"ei in quel luogo , ove i monti s' univan col mare; per ottenere cos, che lor fosse impedito l' uscire ali aperta campagna. IV. Non: potendo adunque tenersi col a . o dt ,gente assediata per la mancanza del necessario, n .sco:rgendoci via da camparne , oltre la povert in .cui si trovavano d'armi quando si fossero risoluti . ~ venir a battaglia , temevano il l or totale stermi. nio , se spontaneamente non rimettevansi alla merc degli. Egizj; e ne davan carico a Mos~ , dimentichi affatto di que'portenti, che fece Iddio a rimettergli in libert , e vennero a segno tale di miscredenza , che vollero coprir di sassi . insino al profeta , che , ~onfortavagli, ~ promeUen lor sicure~za. Stablliron pertanto di darsi in m.ano . agli Egizj. Era continuo . il piagnere e il lamentar delle donne e de' fanciulli. . veggentiai innanzi agli occhi. la morte, perch rinser. rati tra i monti , il mare , e i nimici 1 e n011 aventi . !Jlezzo per ci, oude fuggire .

tD.

u. eu. xv.

I5S

V. Moa Dtanto con tutto' l'inasprimento del popolo contro lui n atancavasi di pensare a loro , e in faccia a Dio aveva per niente cotali cose ; an~ siccome aveva tenuta lor l' impromessa di mettergli. in libert , cos non avrebbe giammai consentito, che venuti in man del nemico o fossero messi in catene o perissero ; e ponendosi in mezzo a loro " neppure , di uomini , disse, che negli affari che son presenti , governassero saviamente ' non saria ragionevole , diffidare ; quasich non fossero per uguagliare se " stessi nell' avvenire. Egli dunque un operare da , forsennati il disperar che voi fate della provvi" den.za ai Dio, onde a voi provenne quel tutto , " che per mio mezzo contra ogni vostro credere ei , vi promise in riguardo a dovere voi esser sal vi e - , tratti di schiavit. Sarebbe conaiglio miglior d'assai . , nelle Jl8uatie , in cni pani d' essere , sperar soc., corso da Dio ; ehe autor egli stesso del rib-o, varci noi qui attomo attorno racchiusi in queste , sbettezze , perch d' improvviso, quando n voi , pi pensate allo scampo, n gl'inimici vi pensano, ,, col l.erarvi da tali strette vi possa far Ohiara , la sua poteiUa e la cura , che ha di noi : che , . Iddio non serba il suo braccio a soccorrere c11i , vuoi bene ; nel poco , ma per quello egli il aerba , , ove scorge mancare all' uomo la speranza di riusc"-mento ; laonde affidati a questo sovvenitore , f:he , puote le piceiole coee far grandi, e recar tante ." forze al niente, non vi abbattete a' preparameqti "' de1li E;izi~ ;. D percll il mare, n& i monti alle

54

DELLE ANTJCBIT.A.' GIUDAICHE

" ,. " "

spalle non vi presntino stNda alla fuga , non di.. sperate perci di salvezza ; poich Yolendolo Iddio e questi si abbasseranno in pianuta , e il mare si rassoder in teiTa.

c .. p l T o L o

XVI.

Come il mare in faccia agli Ebrei inseguiti dagli Egiziani divisosi diede lor nel suo seno lo scampo.
I. Ci detto gl' incammin verso il mare , su gli occhi degli Egiziani ~ poich erano a vista del popolo ebreo , e fiacchi dalla fatica dell' inseguirli pensaron ben fatto di prolungare al dl .susseguente la pugna. Quando Mos fu sul lido , con in mano la verga si volse a Dio , e invitollo a combatter seco e. soccorrerlo , cos dicendo. u Ne tu medesimo ignori , o " Signore , che il vietare i presenti pericoli non , da umano braccio od ingegno; ma fia solo opera " tua il salvare per qualche via quell' esercito , che , per tuo nsiglio lasci l'Egitto; e noi disperati , d' ogn' alua lusinga od arte , troviamo il nostro ri, covero nello sperar solo in te; e stiamo aspet" taado dalla tua provvidenza quel mazzo, che va~ " glia a sottrarci al furore degli Egiziani. Venga s " venga sollecito a palesarci la tua possanza, e il " popolo , che per la disperazione , in cui cad~e , ., non pi quello, deh tomalo alla primiera sere, .nil, e alla fidanza di sua. salvezza. Le angustie, :7' o ve or ci troviamO , non sono in potere d' altrui.

t5!f " Tuo ~ il mare , e le montagne , che c1 s1 strin gono intorno , son tue ; talch e queste aprire]).. , bonsi a un tuo comando , e il mare eziandio rap .. pigliato contilUlerebbesi colla terra. Potremmo an, cora scampare per l' aria , quando paresse al tuo 1> braccio di 1alvare per questa via. , II. Cos invocando il Signore batte il mar colla verga. Risentissi il mare a tal colpo , e ritraendosi in .se. medesimo, lascia nuda la terra, onde presti nna via da fuggire agli Ebrei. Mos scorgendo la mano evidente di Dio, e il m~ per loro bene par titosi dal suo luogo , egli iLprimo v'entr ; e fe' cenno agli Ebrei , che il seguissero per quel cammino miracoloso , lieti del periglio che i loro persecutori nimici correrebbono , e grati della salute pet mezzo suo mostrata.si loro improvviso. ' m. Non istettero essi un momento il). forse, anzt ron grande ardore si a'vviarono , quasi vedessero Dio presente. Alla prima gli Egizj credettergli impazzati , al par di chi gettasi ad occhi veggenti ael precipizio; ma com'ebbero visto, che s'erano innoltrati il pi del '\'iaggio senz' alcun danno ' n ei avevano incontrato impedimento n difficolt, 1cvaronsi per inseguirli, quasi dovesse con essi ancora star cheto il mare ; e mandati innanzi i cavalli scead.evano. Ma gli Ebrei intatti furono all'altra riva assai pt-ima di questi , poich tra per l' ingombro dell' armi , e per dovere \"estirsene avean perduto llOil poco tempo ; onde avvenne , che pi ca'IJamen te affi-ettava1Ui .l' arriva,~li , fatti all' esempio lor bal-

:r.n. u. cAP. xvr.

t56

DELLE ANTICBIT1.1 GIVDAIOflE

danzosL; che_ non . verrebbe loro al par d' essi alcun male. Ma non sapevano gli Egiziani di battere una strada. propria . sol degli Ebrei , non comune anche a loro , e fatta a scampo di chi era in pericolo , noJl di chi intendea di valersene a rovinarli. Come adunque l'esercito .Egiziano fu dentro tutto , il mar si riversa, e ronda dai venti gittata al basso prende in mezzo gli Egizj. Scendevan dal cielo dirotti nembi , e scoppiavano onendi tuoni permischiati con .folgori, e, precipitayan dall' alto i fulmini; e a dir tutto in poco non: v' ha cosa , che l'ira di Dio tnandi quaggi . a diatruggimento degli uomini , che allora non ai vedesse accadere : poich gli avvlse ancora una tempestosa: notte e- oscurissima ; e per questo modo perirono tutti quanti , sicch non ne camp neppur un~ , che ai rimasti in Egitto reeaase l' avviso della aciagura. , IV. Per gli Ebrei a stento potevano ratteneni per l' allegrezza dell' inspetta:to lor salvamento e per la distruzion de' nirnici; e ravvisavano maggior sicurezza nel loro scampo , perch periti coloro che a servire astrignevanli , e perch favoriti da Dio d' un cos evidente soccorso. Essi adunque fuggito in tal modo il peric~lo , e di pi ri8ettendo al gastigo de' l01 nimici , di cui non se ne ricorda e ~empio ne' tempi andati, in canto e in gioja passa rono tuttala notte, e Mos compose un cantico in yersi .a sei (39) piedi , che comprendeva .. }e lodi di Dio ; e un ringraziamento della benivoglienza aua verso loro.

Lm. n. c.ua. n1. t57 V. Io per me cos ho sposte ciascuna di queste


cose , siccome le ho trovate ne' shcri libri. E non ci avr, chi facciasi maraviglia sulla novit del racconto ehe uomini degli antichi secoli: e di vita innocente ahbian trovato per mezzo il mare altres la via di salvarsi , o avvenisse ci per volere divino , o per . caso: quando ancora in faccia all'. esercito di Ales sndi.o, non ha molto tempo, si ritirato il mare (4o) di Panfilia, e mancando loro altra strada esso gliene porse una per entro se st~so , onde recassero al niente secondo il volere <;li Dio l'impero persiano , e in riferir ci son concordi gli scrittori tutti delle imprese del grande A.lessan'wo. Ma intorno a ci pensi ognuno, come gli pi in grado. VI. Il d appresso , essendo dal corso dell'onde e dall' impeto dei venti portate l' armi degli Egiziani appiedi del campo ebreo , Mos , recando ancor questo a un effetto della pronidenza:. di. Dio affine cheneppur d' armi fossero privi , racoltele , e rivestiti ne gli Ebrei , li conJusse alla volta del monte Sinai, per quivi fare a Dio sacrifzj , e offrirgli donati~i per la salute concessa al popolo, sicome innanzi 'gli fu comandato.

DELLE

ANTICHIT A GIUDAICHE
LIBRO TERZO <i

CAPITOLO Pa.IXO

Mos6 tratto il popo/p dell' Egiao [Q guida al mom. SintJi dopo sofferti moi trav~li tra via.

J; CoN.,OTTI sii Ebrei per via cotanto straordinaria


a salvamento , forte nojaronsi di bel nuov.e , mentre erano al monte Sinai guidati , del disertissimo paese, che quello era , mancante del necessario per vivere, c scarso d' acque infino a tlon avervene stilla,_ e non che incapace di porgere agli uomini alcun. soccorso, ma inabile altres alla pastura di ogn' altro animale. Perciocch tutto quivi smunto, e non ha il seme umore , che basti J onde mettere qualche frutto. Per

DELLE Alt'l'iCJDT&' Gltl'DAICBE I.U. 111. CAP. J.

r5g

natura costretti. erano di far viaggio , poiclt ~aoa ne avevano altra per cui camminare. Vero e , che per ordine del condottiere avevano dai paesi gi scorsi recato seco un po' d'acqua; ma ve nuta meno ancor questa , per bere cava't'an pozzi con grande stenoo per la durezza del suolo ; e ( che peggio } era poca , amara e non possibile a bersi qtiella che rinvenivano. In questo modo avanzando yiaggio pervengono in sull' aimottare a Mar (r),.luogo chiamato cosl per lo tristo sapor dell' acque. Poich l' marezza vien detta mara , e quivi sposaati tanto per lo continuo viaggiare che avevan fatto , quanto per la Karsezza in cui erano di vittuaglia (che. allora ancor questa era del tutto finita ) si fermano ; e poich vi era un pozzo , perei assai pi volentieri col ristettero; ma n qtJCBb> bastar poteva per tanta 1ente , e fu 1.-eve la copsolazione , che ne sentirono al rinveuirlo in tali paesi , avendo innanzi udito dire a chi e.rane andato in traccia , che innoltrandosi 'Vieppi non ve n' aveva pur uno ; e l' acqua pur or trovata era amara e da non bersi , i~soffrihile non BO]amente al palato degli uomini , ma a quello ancor de' giumenti. IL Mos pertanto veggendo l' abbattimento in cui si giacevano , e la difficolt de11' impresa (poich non eraao meri soldati , che t:ontrapporre potessero alla forza de11 necessit ilvalo.re, mentre ne snervava ardire la turba s de, fanciulli ' s delle donne incapaci d' incorraggiare a ragioni ) si trovava .a uno. atato pi doloroso degli altri , facendo sua propria

ferr di

tal

16o

DEU.Z !lfTICJDTA' mq,~

la disane.tura di tutti ; percioech non cCm-evui acl altri che a lui ; e aupplicavalllo le dotme a favor dei bambini , e gli uomini a favore di quelle. , che noa. Tolesae dimenticarle , ma additasse loro qualch via di salute. Volgesi egli adunque a pregare Iddio , he, tramuti la rea natura dell'acqua, e gliela f~cia .di buon sapore 1 e avutane da Dio la grazia, pigli per la -cima un bastone , che per ventura si vide appiedi, e il taglia a met per lo 111Dgo ; indi gittatolo gi nel pozzo disse agli Ebrei, che aveva Dio- esaudite le sue preghiere , e che gli -aveva promesso di dar. loro l' acqua tal quale bramavanla , pwch foshr pronti, non isvogliati in farne i comandameati. lo. terrogando essi , che far dovesse~o , percb~ l' acqua divenisse migliore , comanda che, i pi vigorosi per. et e per forze attignessero acqua, aggiugnendo, che({Uella che rimarrebbevi (2) , rinnovata per la pi: parte , saria buona a bersi. Ed essi si accinsero a tal fatica, e l'acqua dal continuo agitarla che feeero, Jraossa e purgata divenne alla fine potabile. III. Levate poscia di l le tende giungono in Elim (3) , luogo a vedere da longi assai bello , perch piantato di palme: ma fattisi pi dappresso lo discoprirono per quel doloroso eh' egli era ; poich le palme non erano pi di settanta, assai tarde nel crescere 1 e per la penuria dell~ acqua meschinissime di statura ; che il luogo era tutto arso , e adusto : n dalle fonti , che e.ran ben dodici , non uscia taf llJJlore , che al lor inaifiamento fosse utile , come llll'ebbesi ognaa promesso ; poich non potewlo (lit

u.a. m. c.&.'P.

1.

taPe, n il gittato serbarlo-, le polle eran scarse; n collo andare scavando il terren sabbionoso non rinTenivano punto nulla; e se ne coglievano qualche stilla ; non ne senti'fan vantaggio , peroh limacciosa; qaindi le piante non avean fo:rza a fruttare , pel" la. povert di qttel comodo e ristoro ; che per ci fare si trae dall' acqaa. Di tutto questo gli EhFei incolpavano a condottiere ' e lennnsi contro di lui a romore, dicendo, che in grazia ma venivan condotti a tali mi-serie, e alla prova di tai patimenti; che a quel giorno , ch'era il trentesimo , avevano gi Con.. sumato , quanto recaron d' altrond~,: ; e che ora non. ritrovando pi nulla, disperavan di tu.tto. Ora essendo col pensier tutto immersi nel mal presente, e d[sb-atti per. dal poter rammentare ci., che lo~ venne da Dio e dalla virt e saggia condotta di Mos , erano forte con . esso lui corrucciati ; e poco manc , che noi lapidassro come la sola cagion~ dei .loro danni presenti. IV. Ma egli in mezzo a una moltitudine taD.to attizzata , e ferocemente inasprita . cQntro di lui, fitlan di1Si a Dio, e alla su coscienza, che ben sapeva la cura da lui aNta de' auoi nazionali, trae loro in nanzi , : bench schiamaz~aasero , e ponessero mano ai sassi, e per la grazia , che gli fioriva sul voi~ , e per l' eloqnenu , o,nde sapea muov:ere una moltitudine , coUJ,inci a teniperarne la .collera. coll' esor.._ tarli,. eh~ sol ri<Jordtvoli delle ang\lstie presenti porre in obblo non volessero i benfizj de' giorni innanzi; n pe1'ch ora .stelttino, vogl4t~ perdel'e la memoria
Il

DELLE Al'fTJCDJT&' GJUDAICUB

di quelle grazie e di que' doni di Dio, ehe grandi e atraordinarj hanno avuti da lui ; confidino dunque d'essere ancora da questa sb.'emit liberati merc la premtua di Dio ; ch' ben ragione , che mel~ alla prova la lor virt , ( per vedere , e quanto sien sot. fere:riti , e quale memoria conservino del passato , e se mai pe' mali presenti rivolgano l'occhio col ) , e li tenga con queste dnrezzc in atto d' esercitarla. Riprendano la lor .Meria, onde ooa ~ppero n soste-o nere, n ricordarsi de' beni axuti, f~ttisi in questo anodo e mal curanti di Dio non mellOI che del eou~ tiglio di lui, onde abhalldona1on l'"Egitto , e sco~ teenti verso un suo servo , che mai non gli aveva ingannati in quanto o. dichiar loro o co~ che facessero 11 nome di Dio ; e qui schiera lor tutto innami, e como furono roTinati gli Egizj , mentre tentavano conbo il diyino volere di 1itenerli ; e in che pisa il fome medesimo a quelli si vol~e in sangue 1 e non potevano berne, per 101' fu dolce, e potev.ano dissetarsene ; come per mezzo il mare, che ritirossi da lor lontanissimo , tma libera via camminando , per quella medesima ed essi fur salvi, e videro al' i nimici perire ; come euendo essi poveri d'armi , Dio pronide loro di queste ancora a dovi~ia ; e gli altri j~conbi tutti quanti , ove pareu.do lor d' Cl&~ pres40 a perdersi , Dio inaspettatamente. ne li camp ; e. conciossiach non gli mBllCbi il poterlo , non disperino neppnr al presente di sua prOF1idema. , ma calmin l' ira , ~nsando primieramente che non per tardo il socco~so, perch 11011 i vU:ne a tQsto

LIJ,

m, C.U. I.

r63

ava.nti di soft'erite qualche sinistro, secondamente che Dio DOJ,l tarda per trascuraggine , ma per un saggif) dl lor valOl'e ' del piacere ' che loro porge la li bert 1 " onde vegga , se la generosit vostra tale 1' da sostenere per a:tnor d' es&a e scarsezza di vitto, " e difetto d' acqua , o se amate meglio al pm dei " giumenti di .servu-e a chi -tienvi soggetti e dai vo atri servigi ritrae di che vivere abbondevok!lente. ,. Gonchiuae illfine ool dire , che il suo timo1e non riguardava gi la salvezza sua propria, ( che Ulijl oror&e sebbene ingiusta uon gli darebbe altun c:Jaa.. no), ma loro soltanto, onde nel ferirlo, ch'esSi farebbon coi sassi , non si venisse gi~U:JUQai a credere,

ehe condannasser lo ste&so Dio. V. Cos parlando ax:chetolli , e li ritrasse dall' im peto , onde t:orrevano per ferirlo , e fec~i rioonl)'oo scenti del Callo , he commettevano. Pc:nsando pel' esJi , che la. neces.sit ia cui si uova't'a:Bfil , roe.ritavll compatimento al loro trasporto , giudic di don:v presentarsi con suppliche e con preghiere a Dio ; e .alito sopra una vetta chiede valo di sovvenire al suo popolo e di liberarlo da tanto stremo : perdonass(f ~i , che oondottovi dalla necessit aveva fatto poeo. llJlZi , sapendo ben egli di che inconlentabile natura e .hiz~ma sia uomo , quando le cose gli vanno e traverso. Cos pregatG Iddio lo assicura j che prov -..eder, e che dar: lor quanto bramano. Mos avuto tali promesse da Dio , scende al popolet , il quale , cdme .gli vide il giubilo in "VOlti> che proveniva dalla parola av\lta da Dio , s eatlgioui di tristo ch' cGJi

DELLE 1NTJCJIJTA.1 GIUDAICHE

era in 1;dente e _festoso ; e ristatosi in mezzo a loro disse di venire :per parte di Dio annunziatore -della JjJlerazione dai mali , che gli :oppri~evano ; e stante ecco 11na nuvola di. coturnici , ( e questa sorte d'uccelli pi che niun' altra s'-intertiene lungltesso il seno arabieo'), che valicato il tramezzo del na:re; tra per la stanchezza del lungo volo , e pel 'genio , che ha questo volatile sopra ogn' altro alla terra, si ,iene a psare nel campo ebreo. In un m0111ento ate chiappatele , come provvisione mandnta da Dio , ri.. pararono al lor bisogno. E Mos indirizza ben tosto i suoi ringraziamenti a Dio del soccorso 7 che pronto lor porse e pi l!U'go della pl'()Bl4issa. . VI. E immediate dopo la prima pYovvisione dt cibo una seconda ne mandloro Iddio. Perciocch levand~ Mos le sue mani a pregarlo, &eese: di cielo ru!Jiada; che attacoataglisi alle mani, siccome Mos si avvide, che quella pure veniva da Dio a lor nod:rimento, cos l'assaggia e accortosi che la moltitudine non ne &apea nulla ' ch' an~i pensavasi nevicasse e un effetto egli fosse della stagione piovosa , li fa avvisati , che :pan a q!lel fine , eh' essi vanno immaginand~ , cade queBa rugiada di cielo , ma per salute e sostenta... mento di loro stessi; e assaporandola ne porse anche loro , perch gli credessero : ond' essi seguendo l' e.. sempio del capitaao gradirono il cibo ; poich in dolcezza e in . diletto andava del pari col miele : sO miglia va una (4) gonma aromatica : .e di grandeua era appunto simile al seme del curiandolo. Or.a tutti si adoperavano .studio&~~ te a ricorla; ma fu' }orQ

poeo

1.1).

lr. tlJI. t.

denunziato, che per ciascun giorno , siccome quella, che non sarebbe mancata giammai , ne cogliessero ,tutti egualmente un assaron: (5) , che mia misura ; onde non avvenisse di non ritnanerne a' pi _deboli per la prepotenza de' pi gagliardi, che .li .super chiassero nel raccorla. Quindi fu , che chi ne prese pi dell' ingiunta misura , non .ebbe niente pi , che il sO-fferto travaglio , poich ne .trovava un assaron n pi n meno; quello poi, che veniva lasciato pel d vegnente non era di niun vantaggio , per lo guastarlo , che i vermi e r amarezza facevano. Di tal sorte era il cibo divino e straordinario , il quale , a chi lo pigliava , il bisogno toglieva d' ogn' altro cibo: e ancora (6) al presente tutto quel luogo -ne viene Qlaffiato cos , come allora , quando per compiacere Mos piovve Iddio quel cibo. Questa vivanda gli Ebrei la chiamano Manna ; poich Man (7) voce inteiTogante di nostra lngua , e significa che ci. ? . .Quegli intanto proseguivan godendo dello spedito loro dal cielo ; e per quarant' anni interi , quanti ne stettero nel diserto , usarono questo cibo. VU. Mossi di qui , come furono in Rafidim (8) , vennero per la sete agli estremi, e prch ne' d .scorsi eransi in povere sorgenti incontrati e allora troval'"ollo quel paese del tutto senz' acqua, si videro a mal partito ; e novellalllente adiraronsi con Mos; il quale per breve tempo sottrattosi alle furie del popolo si mette a supplicar Dio , che siccome avea. lor_o dato mangiare , quando erano bisognosi , cos desse lor bere ; poich manca saJ.ebhe la rrazia del

t66

:DELL2 ~NTICRIT1 1 GIVDAICU

nodrimento , se non ci fosse bevanda. Egli non prO. lung soyerchiamente di Carlo pago ; ma promette a Moa che daragli una fonte ahbondevole d'acqua, onde meno sei pensa : e gl' impone di battere colla verga la roccia , che col stesso tuiti vedevano , e trarr4. quinci la provvsione, di che abbisognano; e sarebbe sua cura, che senza cipera l01'0 o fatica ne spicciasse fuor l' acqua. Dunque l\los , ricevuti da Dio tai comandi , ne viene al suo popolo , che l' aspetta ed ha gli occhi rivolti in lui : perciooch gi l'aveva veduto scender dall' alto. Giunto che fu , disse ,. che Dio li "'\olcva anche libmi da tal traversia , . e che aveva a lui graziosamente mostrato il modo da camparne fuor d' ogni speranza , dicendo , che un fiume zampilleria dalla roccia. Atterriti a lai detti , perch pensava-ao di dovere stanchi com'erano dalla sete e dal viaggio tagliar la roccia , Mos la percuote colla verga , e apertasi ne spicci acqua molta e limpidissima. Alla 'llovit del portento stoOOirono 1 e attenti a mirarlo non ricordavansi ornai pi della sete ; poscia beendone, soave e dolce parve loro quel oo, e tale qual era degno d' un Dio , che il donava. Ammirarono adunque Mos come tanto pregiato da Dio , e con sacrifizj studiaronsi di contraccambiaJe la provvidenza divina. Anche nel nostro tempio ha una (9) dipintura , che mosba Iddio prenunziante a Mos 7 che in tal modo_ trarrebbe acf{ua dal sasso.

1.111. III, !lP, U.

c1 p l ~ oL o
Gli Arnaleciti e

II.

i 'Vicini loro mossa guerra agli Ebrei ne van colla peggio ; ~ H pi dell' esucitfl

loro vi- morto.

I. Ora facendo gi il nome ebreo romor dappet'"' tuttO , e spargendosi fama di lor-o per ogni parte ) avvenne a que' del paese di coneepirne non mediocre para ; e per ambasciate speditesi. vicendevol~nte !U confortavano gli uni gli altri a difendersi , ed a pro nrsi di struggere quella gente. Gli autori di tal con lliglio furono gli ahitap.ti della (1 o) Gobolitide e di Petra , i quali si chiamano Amaleciti , ed erano la nazione pi bellicosa di que' contorni ; i cui re per legati attizzaron se stessi e i popoli confinanti a far ~erra agli Ebrei, dicendo, che un esercito, com'era quello , nuovo ne' lor paesi e fresco ancora della achiavit egiziana lo avrebbono colto in agguato: cui non era ben fatto spregiare , m.a aazich prendease fiat , e si procacciasse abbondanza , e per fosse egli il primo a moTere arditamente lor guerra, sicuro partito e saggio sarebbe il disfargli subit~ente, punendogli e c:kll' esser venuti al diserto ' e di ci c'h avean fatto col, piuttosto che quando stendesser la mano sulle citt loro e su i loro averi. Conciossiach adoperino pi saviamente coloro, che tentan di spe. gnere la potenza nimica sul nascere , che , gi fatta ande, quelli, che intendono d'iD,tpedirne i pro~asi;

168 D!LLlt iBTICBITA' GIVDllcBI: ppich allora pesti sembrano rattristarsi del crescer aoverchio d' altrui , e quelli serrano tutti i passi , che li potessero danneggiare. Coiali cose suggerendo a' loro pari, e a' popoli convicifti per via d'imbasciate krmarono di uscir contro gli Ebrei. ll. Mos , che non temeva d' ostilit 7 fu dubbioso e turbato al sentire i movimenti de' paesani ; i quali essendo ~ presso al combattere , e convenendogli nnir al pericolo della zuffa , stavane con peneiero per la scarsezza, in cui era d'ogni cosa l' ebre moltitudine , che doveva combattere con persone provvedute a dovizia di tutto. Mos adunque fu il primo, che diede loro l' esempio di prender conforto , ed esortavagli a confidare sicw-i gi del favore divino per loro , onde mess'i in libert superarono . que~li stessi , che per contenderla loro avean prese l' armi. Persuadanai pure, che il loro esercito numeroso e ricco di tutto , d' armi , d' oro , di vittua;lie , e di quanto d cuore agli uomini a battagliare, conciofosse che nell' alleanza con Dio avrebbono tutto questo; e per lo contrario quel de' nirici meschino, inerme, debole , siccome quelli , che ben sapendo Dio, come stanno , non vuoi che rimangano loro al di sopra. Hanno ben essi provato in molti incontri ancor pi difficili della guerra , di che fatta sovvenitore sia Dio : qui si ha a fare con uomini ; eppqre , qwmdo trovmonsi alle strette per fame, per sete, e per l' opporsi ' che alla lor fuga facevano i monti e a mare, la Dio merc ne uscirono vittoriosi. Ora perci ~so~vagli a star di buon animo piucch aai , peJto

LIS. JU. CAl'. 11.

Ei9

ndo ..ehe".l'abbondare.di'tutto per lor consisteva nel vincere l' inimico. : m. Mos adtmque con tai sentimenti animava la moltitudine; e chiamati a se i capi delle trib, e i grandi del popolo prima ciascun da se , poi tutti insieme, a' pi giovani suggeriva di ubbidire a' pi vecchi, e questi d'ascoltare il lor capitano. Quelli. poi, che avean cuore d'affrontare i' pericoli, e. agli ardui ~contri non si spaventavano, concepivano assai certa speranza ' che uscirebbono ' quando che rosse' i quelle avversit sani e salvi; e spignevan Mos a condurgli. omai a fronte dell'inimico, e a. non indugiare .pi oltre , giacch il ritardo raffredderebbe la loro pronte'zza. Egli adunque divisa dal resto la gente atta all'armi, l'affida al comando di Giosu 'figliuolo di Nave della trib d' Efraimo; uomo di spiriti generosi , e sofferentissimo della fatica , e a trovare spedienti e a parlare al>ilissimo , timorato assai , e discepolo di Mos nella religion verso Dio, e forte. atimato presso gli E.brei. Egli adunque colloc una mano d' ann;rti vicino all' acqua alla guardia d'e' fanciulli ' delle donne ' e di tutto a campo ; e tutta la notte fu spesa a disporsi alla battaglia, o col rassettar l~ armi , ae ve ne avea di patite , o colJo stare in aspettazione del quando dessero il segno dx:lla battaglia al primo ordine di Mo~. Ancor egli stesso vgli quella notte per istruir Giosu , come avesse a ordinare il campo. All' apparire poi dell' aurora novantente dapprima si fece a confortar Giosu di ucuaPiare co'fatti la speme, che avovasi di sua pel.'<

DELLE D''l'ICJUT A.' GIVDAICIIE

aona , ~ di proeacciarsi eolla pt"esente coudotta ap~ la sua .soldatesoa adoperando da valentubmo stima ed onore ; .poscia i pi ragguarderoli fra gli Ebrei a un per uno esortava, indi tutta la moltitudine armata accendeva. al valore. Egli intanto, dopo animatO eos r esercito col parlare non 1Jl.6110 che col mettergli in concio per la battaglia , si ritir al monte, lasciato in mano .a Dio e a Giosu l'esercito: IV. Si diede adunque dallt due genti nimiche principio alla miaoh~a e si venne alle prese con molto ardore e con grande animo da anihe le parti. Fintanto dunque , che teneva Mos alzate le mani al cielo , gli Ebt-ei davano addosso agli Amalecifi. Ma non reggendo omai pi a quell' elevazione . di mani ( poich quante volte calavale , altrettante accadeva ehe i suoi restassero al di sotto) ingiugne s. al fratel ano Arom~e , che ad Ur marito della sorella Maria , che standogli a un fianco e all'altro gli sostenesser le mani , e col loro soccorso impedisserne la stan ehezza ; e fatto cosi , ottennero gli Ebrei una com piuta vittoria sugli Amaleciti; che vi sarebbero tutti quanti periti, se ii soptavvenir della notte non avesse ritratti gli Ebrei dal pi farne strage. Fu per la Yittoria de' nostri antenati illustre assissimo ed op portuna ; perciocch superarono i loro anersarj , o gettarono lo spavento ne' co~finanti, mentr' essi pro eaceiaronsi una dovizia di grandi e ricche sostanze , ehe fu il guiderdone del loro travaglio; poich preso ancora il campo nimico , e in comune e in privato ebbet-o gran. ricchezze , laddove innanzi non abbon-

Ln. m. eu. n.
clcn.mo neppure del hisogne,ole a sostenere la vita ; c la sopraddetta battaglia valorosamente condotta noa vantaggiolli soltanto pel tempo d' allora ma per l' av-venire eziandio ; che non che le persone de' comba&tenti , ma n' ehiter aoggett ancora gli rumi, e dopo la rotta , che dieder loro , - furon te~uti da' popoli eircostanti , mentr' e~~si paruoni divennero di graa tiedtezza-: poieh molto_ argento e molt'oro fu lasci.tto Ilei campo, e vaseUamento di bronzo, onde valevansi nel mangiare, oltre .la quantit graade usai de' gia detti met~li intagliati, e le vesti intessute, e gli atlol'o namenti che accompa~vano l' annadura, e il ri~ nente del lor Sf'rvigio e apparato , e la preda , che fecero d' ogni sorta di bestian 7 e quanto saol ten~
dietro a un esercito 7 ch' esce in campo. Riempironai per s bella impresa gli Ebrei di coraggio , e gran cangiamento si fece in loro di valenta ; mereeceh~ eran 11empre sul faticare 7 avvisando , che tutto coa questo mezzo age<vole riusciva. E di JUesta battaglia questo fu il fine. V. Il d appre~o Mos e spogli i cadaveri de'nemici , e raccolse l'anni abbandonate da' fu~itivi ; indi premio i pi valorosi , e di lode a Giosu earitano, fllcendo l' eserdto tntto testimoniatnU del SDO valore. Degli Ebrei non ne fu morto neppure UJl solo ; ma de' nimici 7 quanti non era possibile noveraTli. Mos poi oft'erendo sacri&io di cingraziameRto -erge un altare ddicato a DIO VINCITORE (n); e profetizzaado predisse il totale distruggimento degli Amaleciti , e il noa dovene.e riwaD.el'8 pw uno ,

DELLE- ANTIOHITA' GltJDAtCBE

per aver mosso gullrra agli Ebrei, e (ch' peggio) menu' erano in luogo diserto e in arstia d' ogni -cosa: ristor poi di cibo l' esercito. Tale fu la ma~ -Diera , onde fecero questa battaglia , la prima dopo .abbandonato l'Egitto, contro chi fu ardito di far loro fronte. Ora com' ebbe Mos celebrata u.na fesia .per l' ottenuta vittoria , tenuti paretchi giorni in ri.po,so gli Ebrei dopo il fatto d' arme, li fece in ordi nanza marciare pi oltre, poich vi era gi soldatesca in buon numero ben disciplinata; e innoltratosi poca .strada in capo a tre mesi dopo la mossa da Egitto .fu alle falde del monte (12) Sinai; dove abbiam detto :innanai essergli avvenuto il fatto del rovo e l' altre -apparizioni.

cA

p l T

o . o III.

Mos (l()C()glie cortesemente il suo suocero Jetro venUto a trovar/o al Sinai.

.Qui il suocero Rag.uele udendo i prosperi avveni .menti di lui , di buon grado venne per incontrarlo. Mos allora , . eziandio per ricuperar che faceva Sefora sua consorte e i figli , fu lieto assai -dell' arrivo del suocero. E sacrificato a Dio d mangiare a una .moltitudine di convitati vicino ai rovo ~~ che non fu .tocco dal.fuoco, e la moltitudine distribuita, ognWlo secondo la sua famiglia sedettero a mens. Aroime poi cogli astanti accompagnatosi a Raguele or c:uttavano inni a Dio , come autore e donator loro della

UB.

m.

CAP. 111.

salute e della libert ; ora esaltavano il capitano 1 liccome quello, la cui virt govern ogni cOBa giusta il lor desiderio. E Raguele particolarmente oltre il, ringraziare, clte fece Mos, diede assai lodi a tutta la moltitudine ; e ammir la bravlll'a di lui nel pro.. cacciar salvezza a' suoi.

c ... p l T o L o

IV.

Jetro suggerisce a Mos~ di partire il popolo prima diordin~ , t~ottv il comando di tribuni e di cen.:. turioni; ed egli eseguisce appuntino secondo l' avvi&o tkl suocero.
I. Al dimme veggendo Raguele , che Mos era impacciato lli tropJ> affari ( poich decideva le liti occorrenti , e tutti andavan da lui assicurandosi solo allora d' usere gi.utamente trattati 1 quand' egli fosseil lor arbitro , e il perderla non. era per loro grave eosa , essendo certi , che non da prepotenza del gin diee pro-veniva 1 ma da giustizia ) per al presente si taA:Jque ' non volendo togliere ' a chi lo. bramava ' a 'Vantaggio di prevaletai della saviezza del condottiere. Ma com'ebbe inteso , ch'era finito il concorso; pretolo a solo a solo si fe' a suggerirgli ci , elle con- veniagli di f~P"e, e conaigliavalo, che in qt~anto alle oontroveraie. di poco rilievo, ne desse carico ad altri, e che sol quando traWlnesi di grandi affari; e della salvezpa di tutto il popolo ; Be riservasse a ae : a peueiel'Q ; che ~i persone abili a Fender ragiue

IJ'4

DE1.1E .lNTlC:BJT.A.' faVJ).liCIIB

s~ ne trove~!Htro anc-o1 fra ~li Ebrei

s dove a prot'..;

veder~ alla salute di talite migliaja non ci avr altri, elle il possa , fu.or di Mos. " Esse:a.doti d,u.nque ,

egli disse , ben nota la tua virt , e quanto tQ abbi eooperato con Dio a salnr queato popolo , lascia ch' essi diano Mche altrui l' arbitrio tle' lor piati; e tu prosegui a occupruti soltanto nel ser.vigi~ di Dio- , cercando tutte le strade per trarre ~ il popolo dalle angustie presenti. E valcndoti dei , mei consigli per quanto attiensi alle C03e umane,. , rassegaeri la tu& gente' e ad ogni dieci mila de , puterai loro un capo., e co-s a ogni migliajo 1 , poscia partitigli in (:inquecento , c di nuo.vo in ,. cento , e finalmente in cinquanta, deputerai sopra , questi pe1,.one , le qu.ali Jqvarone. il conto e. spar., titiJi li diviseranno in trentine , in ventiBe , e iD. , decine. E siavi sopra questi uno , ehe tragga dal: w numero de' soggetti la aua den~na&iene ( r3~ .. Quelli poi , che .dal popolo tutto a una voce sa..: , ranno approvati per buoni e giusti , eesi giu.dieh64 .. ranno le- lol differenze. ; e qnaJ.ldo occerra alcwaa , cosa di_ pi sostanza, ne deferilanno la cogn,ilriOJUJ 1 ,. a chi in maggior posto ; che se alla difficolt , dell' affare non trovino neppur. essi spediente , alw " lora faranno. ricorso a. te : poieh in tal guisa av.. " vetT l' una e l' altra di quotte cose , e che gli " Eh1ei avranno ciascuno il SUQ d~bito , e .ehe m " c-ol tuo attendere a se1vir Dio ti coaci.ISerai 'Yim" maggiorment~ la hSinevolenza del popol. " 11. Cos suggerendo RagueJe 1 Mon -,o.katieri ne

~ .. , , ,

m. :lP. w. 175 accolse i consigli , e adopera appunto giusta.!' avviso di lui ; n non cel gi l'autore di tal trovato , n molto meno attrihuillo a se stesso , anzi all'opposito fece pubblicamente palese chi n'ebbe il merito ; e ne' suoi lib1i mentov Raguele , come inventore dell' anzidetto diviaamento , persuaso esser cosa da o nest' uomo il testimoniare la verit a favore di. chi 11' degno , avvegna che le altrui inYenzioni tornasaero a gloria di chi scriveodone le si appropriasse ; / onde di qui aucora altri pu trar.re argomento deHa probit di Mos; ma di questa pa1leremo a suo tempo altrove.
J.B.
CAPITOLO

v.

Come salito MoJ sul Sinai, e tWuta da Dio la k~J&e recolla asli Ebrei.

I. Ora Mos radunato il popolo disse , ch' -egli si ritirava sul monte Sinai per conve1sare con Dio , e
che avutane non so- quale risposta ritornerebbe da loro ; piantassero intanto le tende d'intorno al Sinai, ~teponendo ad ogni altro 1iguardo l' esser vicini a Dio. Cos detto poggia sul Sinai , monte infra gli altri di que' contorni altissimo , e per la smisurata ua mole non meno , ehe per gli strabocchevoli dirupameati in che si scoacende , non solo inaccessibile ad un uom qual si sia, ma non possibile a rimirare senza ribrezzo dell' occhio ; per altra parte pi, il correr fama , che quiTi st~iaase Iddio , lo

DELLE &NTit'IIITA' GRJDAICBB

rerulea re"'erendo e da non appressarvisi. Il perclu~ fidati gli Ebr~i 'su~li ordini di' Mos, ritiraronsi pi verso il mtmte , e oceuparone le radici con animG lieto e giulivo per la speranza ' che aveva lor datti Mos di tornarsene dall' abboccamento con Dio annunziatore di prosperit. .Per festeggiando atten~ devaDo la venuta del condottiere. Quindi nettaronsi da ogrii 'immondezza , e si rima&ero per tre giorm dall' usar !olle mogli , come aveta loro imposto Mos ; e pregavano Dio , che trattando benignaniente Mos gli volesse fare tal dono , ond' egli vivesser fe lici. Quindi appigliaronsi a una maniera di vivere assai pi splendida , e insiem colle mogli e co' figli adornaronsi di abbigliamenti vistosi. II. Due giorni adunque passarono banchettan'do : al terzo innan.zi lo spuntar del sole , una nuvola si distese su tutto il campo degli Ebrei , cosa non pi nduta da loro , e abbracci tutto il tratto, che oc ~upavan le tende ; e mentre il resto del cielo ra cheto e sereno quivi soffiavano venti impetuosi minaccianti gran piogge , e guizzavano lampi orrendi a .vedere ; e le saette , che furibonde scendevan di. cielo, erano un certo segno della pre&ema di Dio , ehe benigno mosbavasi a desiderj di -Mos. lntom9 a tai cose , chi imbatterassi di leggerle , set1ta , come gli aggrada. Io per me mi credo in dover~: di sporle ,. come si trovano scritte ne' sacri libri. Intanto agli Ebrei dava grande spavento la vista di tati ose e lo sttepito che lor si aggiugneva all\udito, poich non v erano accostumati ; ma ~pra tutto le voci,

l:IB. 111. CAP. V.

'~7

4lhe rimbombavano intomo al monte , Jll8.SJ Iddio !lresso fosse dis~so su quello , forte stordirono le lOl menti ; perta.nto teneva]lsi pensie1osi entro i loi pa diglioni , e siccome pensavano , che Mos. fosse dalla lt'a divina rimaste ucciso , cos temevano altl;ettanto pet se. III. Or menue. erano in cosiffatta disposiziOB di 'animi , ecco Mos in portamento nobile e maestoso. Il solo vederlo sgombr dai loro animi ogni pa~~ , e confortogli a meglio sperare dell'avvenire. Al primo apparn di Mos fu _tranquillo il cielo e libero da' mo"Yimenti .di. poco innanzi. Dopo questo adunque raguna il popolo a parlamento , onde ascolti, quantG h agli !:l dire Iddio; e assembrati che fUIono, posto si egli in luogo alto, onde fosse cla tutti udito " Iddio, " disse , o Eh1ei , siccome altra Yolta , cosi ora mi " accolse benignamente ; e volendo additarY una " maniera di viver felice e di reggervi civihnente, egli "' stesso in p61'8ona ne viene al campo. Per am.or di " esso adunque e dell'opere, che la su~ merci: si soll ,. fatte da noi , non abbiate a vile quanto vi v.el'l' " . detto ; mirandone il dicitor , che son io, n l' u. ., mana lingua ' che parla a voi. Ma pesatene il , )ore, e Ja p-81Bdezza conoscerete di. quella mente, -. ohe n' trovahiee , e che sdegnafo .non ha di parlare a me pel comune nntaggio. No, non g; i. M~at: ; ch'or vi parla, ma quegli," ~h per .voi ., strinstdl Nilo acqt'ler sa~gno, .e oon moltiplici " <tralferaie dom la caparbiet degli Egizj , quegli ~ cht ci' ap~rse sblada: per entro mare ' que:.

va-

una

F$.AV"l0,

tomo I.

l? 8

!>ELLE A.NTICRIT A' Gltl'D!ICRE

gli , Che ai nostro bisogno fece scender cibo dl cielo, quegli, che alla nosb~a arsura fe' sorger acqua dal sass,o , quegli , per cui ebbe Adamo le rendite tutte della terra e del mare, per cui No trov scampo in mezzo al diluvio , per cui Ahra~ mo progenitor nostro pellegrino ch'egli era, pose sua stanza nella proviljlcia di Canaan , per cui I~ sacco. fu generato da gi vecchi parenti , per cui a Giacobbe il valore di dodici figli di tanto lustro , per cui Giuseppe ebbe in bala il dominio degli Egiziani. Questi ora vi degna di tali ragi~ ~ namenti per me suo interprete. Abbiateli dunque , in venerazione , sianvi in pregio anche pi delle , mogli e dei figli ; poich voi attenendovi lo.ro " trarrete vita felice , e feconda avrete la terra , e ~ il mare tranquillo , e generazione di figli secondo " la natural via abbondevole , e nemici che teme" ranvi , pvich venuto al cospetto <livino fui ascol, tatore della sua voce immortale ; tanto a lui stri. , gnt la vostra stirpe, e la sua dUJ'e~olezza " . IV. Cos dicendo si fa venir. pi dappress il popolo insiem colle donne e coi figli , perch odano Iddio parlar loro di quanto hann~ a fare-; onde al valor di que' detti umana lingna noa apportasse discapito , . aiccome incapace a darne loro un acconcio conoscimento , e . tutti sentivano s la voce , che di alto scende~ sopra tutti , talh , non ci avea , c)li -'Don intendesse , s i precetti , che nelle due ta~e llSci scriiti Mos , he a noi non lecito di far palesi cos , come stanno ; ne diremo per la ao, , , , , , , , , , ,

at:mza.

LIB.

m. eu. v.

79

primo adunque c'insegna, che v'ha un solo Dio, e che conviene venerar questo solo. n secomlo comanda , che n si faccia , n si adori alcun simulacro di cosa viva ; il terzo, di non giurme per Dio in leggieri occonenze ; il quatto di guarda1e il d settimo , astenendosi da ogni lavoro ; il quinto , .di onorme i parenti ; il sesto di rimanerai dagli omi cidj ; il .settimo di non fornicare; l' ~ttavo , di non commettere rnbamenti ; il nono di non mentire testimoniando ; il decimo di non ammettere desidmi di niente ch.e sia d' altrui. VI. Frattanto la moltitudine , dopo udito dallo stesso Dio ci , che avea loro esposto Mos ,. lieta assai per le cose anzidette si sciolse dall' adunanza. 1ndi . ad alcuni giorni venuti al padigliQne di hrl lo pregaroao,. ch'egli stesso recasse loro da Dio quelle leggi. Egli adu.,que le stende, e in proeaa di iempo loro a parte a parte ,pieg la maniera, onde reggersi 'in tutto, di che io far memoria a suo tempo ; sebbene la parte maggiore delle leggi io l'as ~egno ad altr' opera , volendo io farne una sposizione tli per se. VII. Cos andando le cose , Mos di nuovo sal sul Sinai, dopo averne avvisati gli Ebrei , e loro veggeslti, poggi sul monte. Ora scorso .alcun tempo C giaceh atette hm.tano quaraata giorni ) temetter gli Ebrei , che Mos non avesse incontrato qualche siDi&tro; e tra tutte le disavventure loro accadute non vn' e'W>e ve1'UDa, clr.c tanto. gli addolorasse , quanto il pelisare , e'be Mos foase morto. Quinci erano tra
/

. v. n

t8e

DELLJI! lNTIClU'l'A' ~'O'DAJCHB

loro gr:mdi contese; dicendo alcuni, che' avvenutosi in qualche fiera forse ne fu sbranato , e tal era il sentire massimamente di quelli , che avevanlo in o dio ; altri , ch' e1a passato a stare con Dio ; i pi saggi, e que'tutti che non avevano alcuno interesse n in questo n in quello cle' sentimenti gi detti , pen1Jando non essere lungi dall'accadere , ch' altri muoja ucciso cla fiere , e probabile cosa credendo , che per la virt, ond' era fornito , stato fosse da Dio trasferito a godere di se , con tali discorsi ajutavansi a portar la disgrazia pazientemente. Ma veggenclo : che pi non avevano il capo e reggitor loro , e che forse bon era possibile il 1invenirne un eguale , furono t-resi da grande e lungo cordoglio, che non lasciava lor temp.o a promettersi qualche lieta novella di lui; n non potevano a meno di non attristarsene con dolore , n ci aveva , chi ardisse di .mbver l'eserc~ avendG Mos loro ingito , che col l' aspettassero. Vill. Ma dopo trascorsi quaranta giorni e qua ranta notti comparve , senz' aver mai gustato in si lungo. tempo nessuna sorta di cibo ccm8ueto a pi gli arsi dagli uomini. Veduto appena colm di gioja 'l' esercito , e venne lor dichiarando la provvidenza di Dio verso loro , e il modo , cui se terr'\flDO nella civil societ , saranno felici : e asgiunse , che Die mostrogli in que' giorni il di segato del Tabernacolo , t:be vuoi gli Bi facci~ per quivi discendere a . star ton loro, " talch passando altro n il rechiamo con ~ noi , e quindi non sia pi mestieri di ascendere ~~> al Sinai , concio.uiach egli steeso nnga ad ahi

LIB. UJ. CAP. V

J8l

., tare con noi , e si trovi presente alle nostre do. ll Tabernacolo eseg~rasai con quelle mi, .1ure e quell' ordine , ch' egli ha mostrato , sal " che voi non siate pig~' al lavoro"' Cos detto d lo1o a vede1e due tavole contenenti in iscritto i dieci precetti , cinque cio per ciascuna. E la man 1 eh' avea- scrittQ , era quella di Dio ( 14).
v mande.
CAPITOLO

VI.

Del Tahernacolo da Mos innalzato nel desertq a onore di Dio, che pareva un tempio.

I. Quegli adunque tutti giulivi per ci che vede:vano , e per ci che ascoltavano , non mancaton di quell' ardore , che lor fu possihle; anzi o~erirono argento , oro , e bronzo , legnami d' ottima qaa.lit n soggetti ad intarlare ; iuoltre e peli di capra, e cuoj di pecore , altri tinti iu giacinto , altri in grana ; quali il po1-porino p01tavano , quali il colar bianco : lane altres de' predetti sughi dipinte , biaso di lino ; e pietre , che in oro legate servono $11.' uomo d'un preziosQ ornamento. Recarono ancora una quantit .di profumi assai g~nde : percioceh~ queata fu la materia , onde alz il Tabernacolo , eh~ noa era punto diverso da un tempio portatile e mo ~ntisi in giro~ Fatti adunque tai doni toa gran prontezza, (che ognuno contribu,iva anche pi delltt forze ) elegge al laYOro quegli ruchitetti , che piacqut t. D~ cl' a.ssegnare ; e f~JX ~li app-.mto > oli a

J 82

DELLE ANTICHI T!.' GIUliAICHE

popolo ancora , quando ne fosse toccata a 'ui la le~ione , avrebbe trascelti. I lor nomi ( poich ci" fur tramandati ne' sacri libri} sono Beseleel figlio d' Uri della bib di Giuda e nipote di Maria s0rella del legislatore , ed Ooliab. figliuol d' Achisamec della trib di Dan. Ora la moltitudine con tanto calore di mano all' impresa, che Mos li rattenne facendo bandire , che il gi recato bastava ; del che gli ar tefici lo avean dianzi anisato. Essi intanto si ritirarono a travagliare intorno al Tabernacolo. E Mos andava lor suggerendo partitamente ogni cosa atte nentesi alle misure e aJ,la grandezza secondo il di segno di Dio, e di quanti stromenti. ordinati a' .sa ifizj esser doveva capevole. Le donne ncora scco lor gareggiavano lavorando le vesti sace1dotali , e quant' altro faceva in quell'opera all'01namento e al servigio di Dio . . Il Come fu t11;tto in concio , e oro ; e argento, e bronzo, e quanto vi avea d'intessuto, bandita Mos una festa , e sacrifizj a misura del poter di ciascuno-, riz~a in pi il Tabernacolo. E primieramente misura tane l' atrio per ogni parte , il trov largo cinqua,nta euhiti , .e lungo cento. Alz colonne di b~onzo ( 1S) alte cubiti cinque , e furon venti da ambedue i Iati pi lunghi. dell'atrio, e dieci quelle, che la larghezza fo:nnavano delle due fronti. Ciascuna aveva il suo cerchio (t6)_, e n'erano i capitelli d'argento, le basi i bromo (17) e fatte a calce di lancia (18), e le parti , .che in terra figgevansi , eran pur esse di bJ-opo. e~~ i c~ pas.savano funicelle da 1lll

per_

183 apb affii se a chiodi di bronz<? gr~di un cubitO-, i quali presso a - ciascuna colonna piantati nel pavimento dovevan rendere_ il Tabernacolo all'infuriare de'venti immobile. Tta l'una e l'altra di quelle tutte correva una tenda di bisso finissimo , dal capitello scendente con ricco ondeggia1Jlento fino alla base , che tutto in giro chindea quello spazio , sicch appena si distingueva da un muro ; e a questa foggia eran fatti i tre lati di quel ricinto : nel quarto poi , che largo cinqnanta cubiti la facciata formava dell' edificio , si fe un' apel'tura di venti cubiti per lct port~ ; nelle quali si ersero due colonne per banda (19), come si fa ne' vestibuli-. Queste da capo a fondo vestironsi di ben lavorato argento , salvo le basi, ch' eran di broazo. Dall'un fianco e dall'altro del vestibulo avea tre colonne piantate nella mede~ sima linea di quelle , che sostene van la porta ; e da quelle conduoevasi intorno un tessuto di bisso a foggia di tenda. Quel delle porte venti cubiti lungo, e alto cinque era un composto di porpora e di grana mista al giacinto e al bisso , dipinto. a varie e tutte eleganti figure, se non che forme stampate non v'erano d' animali. Entro alle porte bovavaai Wl gran vaso di bronzo avente la base del metallo medesimo; che porgeva a' sacerdoti aOf{Ua, onde lavare le mani e risciacquare le piante. In questa maniera fo1mato fu il recinto dell' abio. lll. Nel bel mezzo di questo egli colloca Tabernacolo volto (20) a levante; onde sul nascere aele m.aaaM i priQJ.i 1uoi .racJi verso di lui. Q.uuto.
LIB, III. CAP, VI.

Hl4

DElL'E AN'l'ICHITA1 GfVDAICHE

alla lungheua fu steso a trenta cubiti , e in larghezza, gliene diedero dieci; l'uno de' laterali suoi muri JUilrdava a mezzod , e. l'altro era posto a s~tten bione, e a tergo di lui rimase il ponente; convenne poi tanto- innalzar! o , quanto allargavasi. Le colonne fatte .di legno eran venti per ciascun fianco (:u), di fOrma quadrangolare , larghe ognuna un cubito e mezzo , e grosse quatho dita. Coprivanle da ogni banda s di fuo1i s dentro lamine d' oro tiratevi intorno int91no ; a ciascuna d' esse appiccav~&nsi due arpioni girantisi presso alle due (22j basi , ch' eran d1 argento ; e l' una e l' altra di queste aveva Wl pertugio da innestarvi l'arpione. Dal lato poi, cb' era "Yolto a ponente , sei erano le colonne ; e cos bene incontravansi le commissure 1 che non apparivano ; ende l' accozzamento di tatte esse sembra:va un sal mwo cQntinuo dorato s di fuori s denLro ; per oiocch il numero de1le colonne 1-ispondevasi, essend,o yenti di qua e di l ; e ciascuna dava la grossezza d' un terzo di spanna (23) , siech n.e venivano ap-. punto occupati i trenta cubiti ; nel muro poi , che correva di dietro , ( aiccome le sei colonne davano. sol nove cubiti ) ne fanno due altre d' un mezzo cubito l' una , che posero agli angoli adorne egual-. mente che le maggio1i. Ognuua delle . colonne avea. anelli d' om confiecatiYi nella fronte di fuori , come. a e qui vi avessero messa per ordine la l01: radice, e~J.. eran volti di faccia l' un (24) verso l' altro ; e per entro a quegli insinuavanai stanghe dorate ' lunghe 'liasc~ cul>iti einqu~ ,{25)., .cile al!e cQlollQ.e,.serti~

L~. Ili. CAP. VI.

1~

vano di legamentp , coll' eutrare , che ognuna face~ col suo capo' nell'altra per via d'un puntale intagliato. a vite; cos nella parete di dietro ,-j avea l'internodio medeaimo , che scorreva _per tutte le colonne, iu cui 11' introducevano l'estremit delle stanghe, che da ambi i lati pi lunghi col terminavan , per unirsi alle loro commettiture coll' incorporarsi , che insiem facevano la chiocciola colla vite. Tutto ci rassodava il Tabernacolo , sicch non venisse scommosso n per venti , n per qual che fosse cagione , e dovea tenerlo immobilmente sicuro. IV. Nel campo d' enbo, divisone tutto il lungo in be parti, a dieci ubiti misurati dal pi interno erge quatb.:o colonne, lavorate siccome l'altre, e piantatt; su basi simili , con poca distanza infra loro : e lo spazio , che di l enbo correa , era parte seg1eta e impenetrabile. D testo del Tabernacolo a' sacerdoti era aperto. Ora cotale scompartimento fu fatto appunto , a imitazione dell-' Ul".\iverso. lmperciocch la terza parte di l dalle quatti-o colonne , che a' sacerdoti era chiuso rapp1esentava il .ci~lo proprio del solo Dio, e i venti cubiti, siccome il mare e la te1T~ che pu camminatsi dagli uomini , cos v~nivano ~ soli sace1doti concessi. A fron~ poi, donde ave.vanQ aperta l' enuata , innalzruono cinque colonne dorale ~pra basi di bronzo. Copruono poscia il Taberna~ olo di pi tessuti di bisso e di pqrpora. e di gia.. ciato e ~ grana , mischiatene k Publre; e il primo , di .ehe vestil'OnO le colonne ' che Q. due prutcndo i} ~pi9 f9111l~V~ p~1 ~ l~ .il , pi ~ecrcl9 r_iciu~o l

DELL Al'n'ICHITA.' GJVDAJCHE 186 era di dieci cubiti da ogni parte ; e questo appunto :rendea quello spazio ad. ogn' occhio invitibile. Or tutto quanto il tempio chiamavasi Santo : la parte poi inaccessibile dentro delle quattro colonne, Santo del Santo. Vaga era a veder quella tenda a tanti fiori moltiplici divisata, quanti sorgon di terra, e intessuta di tutti quegli ornamenti , che potevano darle grazia, esclusine per gli animali. L' altrit poi non dissimile a questa e in grandezza e in tessitwa e in colore girava intorno alle cinque colonne poste all'ingresso, sostenutavi da un anello all'angolo (26) di ciascuna colonna , talch dalla cima scendevane insino al mezzo ; il resto dal mezzo in gi stava aperto all' entrme de' sacerdoti. A ridosso di questa venivane un'altra di lino d'egual grandezza, per via di cordoni- raccolta dall' una parte e daJI' altra , servendo gli anelli tanto alla tenda quanto a' cordoni s per distenderla , come alzata che fosse per gittmla ai lati ; poich non toglieva gi essa il guardare , massimamente ne' d solenni; dove negli altri e vieppi , quando faceva tempo cattivo , calata difendea l' altra ricamata e tinta da ogni olb:aggio della stagione : onde p o scia rimase l'usanza nel fabbricar che facemmo il Tempio di appendere nell'ingresso una tenda di simil fatta. Quanto all' altre dieci tende , esse larghe quattrO cubiti e lunghe ventotto , con anelletti d' oro all' estre:rnit per unirvi i rampini , si' ben combaciavano, che l'avresti' credute una sola;iadi venivano le sopraccoperte .del tempio ' che ne proteggevano tanto. la superior p~Ute , quanto le pa.

LIB. IIJ. C,&.P. VI.

18:1

reti s laterali s posteriori , e tenevansi lungi da terra _un cubito. Di somigliante larghezza erano ancor l' altre tende , se non che ve ne avea una di pi , e avanzavano di lunghezza, poich stendevansi a trenta cubiti; e intessute di peli con non minore finezza di quelle di lana, scoiTevan con lungo strascico insino. a teiTa ; e alle porte formava:qo un non so che somigliante a frontispizio ed a padiglione , al qual uso serviva la tenda undecima. Altre poi s'innalzavano sopra queste, e cuoj n'erano la materia; fatte a ,Jifesa ed ajuto per le messe a ricamo contro i bollor della state , e contro le piogge , quando cadessero; Ma chi le mirava da lungi , stupivane grandemente ; poich i colori parevano somigliarsi a que', che s.i _. veggono in cielo. Or l' une e l' altre tende s le in-: tessute di peli, s le composte di cuoj scendevano parimente sopra la cortina, che stava alle porte,, per quinci tener da l un~ l' infocamento dell' aria , e il danno che far potrebbero le piogge. E questo il modo , onde costrutto fu il Tabernacolo. V. Oltreacci viene ancora a onor di Dio fabbricata un'arca di leglli forti naturalmente 1 e immuni dall' intarlare. Questa in nostro linguaggio si appella aron (27); e tale ne fu la forma e il lavoro. Cinque spanne era lunga 1 e tre ne: avea s per l' alto , s per lo largo : dentro ~ di fuori incrostaronla tutta d~'Ol'O , talch nascondevasi affatto il legname ; e cos maravigliosamente gli si adattava .il coperchio per via di arpioni d' oro 1 che combacia,. vaJW .appuatjno ~i qp. lato, JlQR ~i ayeadg colisa;~

DELLE A.N'IICHITA.' GUJDAICHE

paglianza' che distmbassene punto la commessura:; e da ciascun de' due iati pi lunghi sporfJevano in fuma due cerchi d' OI'O , la cui punta passava da parte a parte il legno; e pe1 entro a questi passavano stanghe dorate pel lungo d'ambedue le pareti; .onde si potesse al bisogllo moYerla e trasport.a1la: poicb non era gi carico di giumenti , ma la si le vavano i sacerdoti in ispalla. Sovrappostc al eoper chio stavano due efigie , che gli Ebrei ehianiano' herubim (28) ; e sono certi animali (29) volatili., di una forma lontana affatto da quelle , che soglionsi veder tra noi; le qqali immagini Mos dice d' averl~ viste al tl'ono di Dio. Entro all' arca ripose quelle due tavole , in cui prodigiosamente si videro scritti i dieci comandamenti , cinque per tavola, e due e ptezzo per faccia ; indi la colloca nel segreto ricinw (lel tempio. VL Nel Santo poi mette una mensa a un di presso come quelle , che Yeggonsi in Delfo ; il cui lung() giugneva a due cubiti, il largo ad uno, e l'alto a~ tre spanne. Essa appoggiavasi sopra piedi dal mezzo in gi naturali (lo), siccome quegli, onde i Dori sostentano i letti , e dal mezzo in su fino alla mensa di quadrangolare lavoro: di sopra e di settto al corpo della Jnensa correva d'intorno 1).D labbro, che da un estrt:. mo all' altro affondavane le superficie ben quatti'<>. dita ;. da ciascuno de' piedi prBsso alla mensa uaciva un anello d'fisso tra gli uni e l'altra, per cui entravano stanghe dentro di le(pu> l e di fuori vestite ,d' OJO,. c~c ntHl ai .~J) }loin~ trar .f!4ri) ,PoQ .q.._ _[WIBal
1

t. hl. JU. CAP. VI.

J'll'fe -; eh~ uni vasi cogli anlli , 11.vevnno una tacca , in cui ricevevanli; ne gi questi anelli formavano un ~hio non interrotto, ma anzich unirsi in 1-i.tondo, finivan da capo in due punte, dell quali l' una conficcasi nella parte supel"ior della mensa, e l'altra nel piede ; e con tal mezzo veniva portata in viaggio. Sopra di questa , che si poneva nel tempio volta a settentrione non lungi dal pi segreto ricinto , met tevansi dodici pani azzimi a sei a sei disposti gli uni rimpetto agli altri , in eui v' impiegavano due ass~ ron (3'!) del pi pretto fior di farina. Questa ebrea misura risponde a sette mine ateniesi. Al di sopra (33) de'pani si .collocavan due tazze d'o:') piene d'incenso; e. dopo lo spazio di sette giorni tecavansi novella~ mente altri pani , in quel giorno cio , che da noi vien chiamato sabbato; poich ad ogni settimo giorno noi diamo il nome di sahbato. La cagione poi, onde _ai pens a tal cosa, la porte'l.-emo altrove. VII. Di rincontro alla mensa , vicino alla parete a mezzod colloca un candt-lier d'oro fuso, e voto per entro, di cento mine (34) di peso, che gli Ebtei chiaman Ciccar (35) _, e recato in greC'o 1ingnag. . gio equivale al taiemo. Vi si aggiunsero speretle e gigli e granati e tazzette, ch'erano in tutto set.. tanta ; le quali cose partendosi da una sola base. sorgevano sino al sommo a componc nn tutto , che in tante parti divise, quanto il nnmero de' pianeti col sole ; perciocch egli termina in sette capi posti per ordine l' uno rimpetto alr altro ; e in essi inscriscoosi sette lucerne, in otsnuno la sua, giusta il

tgo DELLE AN'l'ICRI'U' GI11DAieD numero de' pianeti ; le quali per l' oblif{Uil poatura del candeliere guardano versQ levante e mezzod. VIII. Nell'intervallo dal candeliere alla ~sa nella parte pi indentro vedevasi , come ho detto , l' altar de' profumi, di legno incOlTuttibile nell'interno-, siccome fatti erano gli anzidetti arnesi (36) , e vestivalo tutto attorno una forte lamina d' Ol'O. D'un cubito era la sua lar.ghezza da ogni lato , e... il doppio l' altezza. Al superior piano sovrastava una gtaticola d' oro , avente a ciascun angolo una corona pnr d' oro , che giravale intorno per ogni banda ; a cui stavano raccomandati anelli e stanghe, onde tra via trasportar si potesse da' sacerdoti. Anche dinanzi al Tabernacolo fu piantato un'altare di bronzo, coll' anima anch'esso di legno, largo per ogni verso ben cinque cubiti; ed alto tre, adorno del pari, che quello d' oro , coperto tutto di lamine di bronzo , e avente una graticola intrecciata come una rete. Qui la letTa raccoglieva quel fuoco, che gi cadeva dalla graticola , poich la base sopposta non le rispondeva del tutto. Rimpetto poi all' altare furon riposti e imhu~ e ca1afl'e con turiboli e coppe d'oro; e quant' albo vaaellamento fa pe' sacrifizj , tutto ci era di bronzo. E questo fu il Tabernacolo , e con esso tutto. il suo ornamento (37)

tB. DJ. "CAP. VII.


l

C.tPITOJ;o

vn.

Quali fossero le vestimenta de' SDrterdoti e del soma mo Pontefice. Del sacer~io di Aronne , e della maniera delle purijcazioni e de' sacrifizj. Di pik intorno alle foste 1 e come ciascun giorno fu .fcompartito, e pi altre leggi.

l. Anche pe' sacerdoti si formano vestimenta; e non solo per tutti gli altri , eh~ appellan Canei (38), ma vieppi ancora pel so~o Pontefice , cui danno il nome di Rabacoane (3g), che vale capo de' sacerdoti. Ora dunque la veste comune agli albi fu di tal fatta. Quando ai sacri ministerj si approssima il sacerdote , purificatosi in quel modo che vuoi la legge , primieramente si mette intorno quelli che vengon detti micnse (4o) ' e vuoi ristr~nenti; e sono mutande da provvedere all' onest lavorate di bisso torto e cucite, per cui. s'entrava co' piedi a maniera appunto di calzoni : verso. il mezzo ave vano lo sparato , e salendo fino ai loDAi strignevaq~i intorno a qusti. . II. A ci aovrappone ~ roba di doppia tela di bisso, che vien chiamata chetone <4), che vale una cosa fatta di lino ; poich appo noi viene detto cheton il lino. Co tal veste , che va fino a' piedi , adattasi al corpo , e intorno aHe braccia in maniche si ristrigne; cui essi legano sopra il petto girando ~to pi in su dalle aac:eUe 11D.& Cucia, l~ga

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DELLE . lNTtCmTA., Cl'tft!ICHE

da quattro dita , e tessuta con un vano per tutto il lungo , talch sembrava una spoglia di serpe. In questa furono ricamati diversi fiori con vagamente ntrecciarvi la grana e la porpora , il giacinto ed a bisso. Lo stame per era di puro bisso. Or essa dando comin..:iamento a' suoi gil'i dal petto, e di llel nuovo rifacendosi indietro vicn raggruppata , i cui capi scorrono sino ai piedi sol pe1 , quando il sacerdote non si adopera nel suo ministero; conciossia che una cosa assai ,aga ella sia a vedere : dove f{Uando egli deve attendere o servire al sag.i6zio , ffine che col suo muoversi di qua e di l non gli metta impedimento a quell' opra, ei la si gitta sopra la spalla sinistra. Questa fascia M'Os la chiama a .. henet (42), e noi appresolo da'Babilonesi emia l'appelliamo ; che tale appunto il nome ch'essi le danno. N faceva gi questa tonaca piega in alcuna sua parte ; poich la goletta vicino al collo aperta in piit bande legavasi pet via di cordelle raccoman .. dat~ agli orli delle aperture s del petto s ~lle spa11e sopra l' uno e l' altr' omero ; e viene detta mazdbtii:ane.t(ip) III. In testa egli pmta una berretta non fatta in punta ; n distendentesi sopra tutto il capo, ma poo pi olti-e della met; che si chiama mesnefet (lt,); ]a sua foggia era tale , che una corona pareva .fatta d' una ben grossa be~da in tessuta di lino : imper.. ciocch con cuciti raddoppiamenti si piega pi volte Intorno ; indi dalr alto le gira per tutto . tm velo , e'Re passa. l lino .. alla fronte , per ricopt-ire e it cuci t()

J.D, Jll, C!P. TJI,

della benda, e con esso la brutta cosa ch' egli a vederlo , mentre sul capo distendesi eguale e piano ; e vi si adatta cos aggiustatamdnte J perch maneggiandosi ne' sacri ffizj non gli esca per avven" tura di testa. E in tal inodo abbiam dimostrato , qual foase il vestire della moltitudine de' sacerdoti. IV. Quanto si poi al pontefice , egli si adorna: alla foggia medesima senza .lasciar neppur una delle cose anzidette. Ma oltre .acci egli aggiugne tina so.; pravvesta di _giacinto, talare anch'essa, che in nostra lingua meil (45) ai chiama. Si strigne alla vita con una cintura divisata alle tinte medesimeche la prima , e ricamata a oro. Dal lembo pendevano certe frange oucitevi intorno , che al color parevano melagrane, e inoltre squille d'oro distri buite assai vagamente ; di guisa che e due squille prendevansi in mezzo una melagrana e due melagrane una squilla. Questa roba non gi divisa in duo pezzi, onde sia sulle spalle cucita e a' fianchi.; ma d' un sol pezzo per lo suo lungo intessuto ella ha un' apertura vicino al collo tagliata ~on per traverso, ma per lo lungo dal petto fino alla met delle spalle. Intorno a questa, cucito un orlo , perch non la renda difforme la fenditura ; e simile altresl ~ ~liata, dove s'imbraccia. V. Addosso a queste ne mette una terza detta (46) ifod , simile alla soprasberga de' Greci ; ed fatta in tal modo. Iutessuta all'altezza d'un cubito a color d'ogni sorte e ad oro intrecciatovi insieme non giu.. gne a coprire ' _che iJlCZ7'0 il petto ' apert" per im..
F~:-.41'10 tomo

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!IELLE .._,TICIIJT.l' GI111MJCHE

)racciarla alle bande, e in tutto il resto fatta eome, vna ~naca. Nel vano di tal vestimento v' pezz() inserito della Sl'ande,za d' un palmo fiegiato. ad Qro e a que' colori medesimi , che l' efod , che ha no~ JDe <47) cosen 1 la qual parola nel gteco linguaggio significa ,..,,., ( razmnale). Esso chiude appuntino fPd vano dell' efod che nel formarlo lasciaronvi i tessitori dinanzi al petto ; e a quello si unisce d~ ciasoun angolo per via d' anelli d' oro , attaccatine de' somiglianti all' efad, e adoperato ad accappiarli )'~ l'altro gli anelli uQ nastro di giacinto., e perch le tra.mezze laaciatevi dagli anelli non gli toglieJ~sero di stai' fe1'JD.o , pensarono di cucirlo con fil qi gia~ c:into ; ed af'f.Pbiano lo .spallino . verso .degli omeri due sardQnichi , armati dall' un capo e dall' altro. di oro, che intomo a loro cQITea, onde fosser capevoli delle fihbie. Sopra questi i nomi soolpironsi de' fi. gliuoli. di Giacobbe con lettere nostre in nostro lin~ guaggio, cio sei pe1 g~mm~; e i nomi de' maggiori .l' eta spn posti alla des~a spalla. Ane~ nel cosen entra.o,o dodici gemme graudi e vaghe fuor. di misura, e per l' eccecJente valor , di cui sono , non possibili a .facolt. d' uomo che aia d'. acquistarle. Esse dunque disposte per ordine a tre per tre i~ quattro file fu-. rono incastonate nel cosen; ed oro passato nel vivo dell' intessuto vi corre into~o con giravolte, e ci perch .no" n'escano. Ora ll primo te~io comp~sta vien dal sardonico , dal t~pazio , dallo smeraldo ; i\ econdo contiene il carbonchio , e l' iaspide e lo zaf: 14-a ; wrzo commcia collin,curio, proseoue coll' ~

un

l.IB. III. CAP. VII.

lilatista , e finiac:e coll' agata , che e1a la nona gem-' ma ; nell' ordin quarto il crisolito era nel prinlo luogo , presso lui venia l' onice , quindi il berillo , ch'era ultimo. Sovr'esse tutte erano i now.i intagliati de' figliuoU di Giacobbe , che noi leniamo pe1 capi ,ancor di trib ; essendo in ' tal modo fiegiata eia scuna pietra d'un nome coll'ordine, onde a ciascuno. tocc di nascere. Ma dappoich gli anelli gi detti non avean forza hastnole di per se a soUenere le gtlmme troppo pesanti , ve ne aggiunsero due altri maggiori snll'orlo del cosen, dove s'accosta al collo, f.tti entrar nel tessuto ad accogliere catenelle ben lavorate , le quali alla sommit delle spalle si uni.. vano con rampini di filo d' oro attorto ; i cui capi s_cendendo alla parte di dietro entravano in un a nello , che usciva dell' orlo dello spallino ; e tutto' queato ras&icurava , che non anelasse il cosen fuor del suo luogo. Al cosen oltre a ci fu cucita una cintola di quelle tinte medesime soprassegnata , che ho detto innanzi, la quale fatto d' attomo alla vita un giro aggruppasi sopra la sua cucitura ; e i suoi capi si lasciano penzoloni. Le frangie poscia, in cui tennina l' un capo c l'altro ricolte vengono e conte.. nute entro a due eannuccie d'oro ~48). VI. Portava egli pure la berretta , che innanzi dicemmo , lavorata del pari che quella de' sacerdoti, Al di .sopra di questa un' altra se ne aggiugneva distinta nella materia perch di giacinto. Ad essa cone d'intorno una corona d'oro in tre ordini scom.. partita , nella cui cima si levai1.9 hoccie d' oro iJUi.

1g6

DELLE ll'fTJC'RJT!' GllJD!JCR

tante quell' erba , che noi diciamo saccaro -(4g) , e i Greci versati nella Botanica dicono ~."'~.,.., ( giusquia11UJ ). Che se v'ha alcuno , che vista l' erba pef non saperne. l'appellazione ne ignori ancor la natura,. ovvero sapendola nen l' abbia giammai veduta , per gente di simil fatta io parlo in tal modo. Ella dunque si un' erba il pi. delle volte ecced,nte tre spanne d' altezza , e simile nella radice al navone salvatico ( perocch s' altri l' assomiglier a quest' erba , non andr lungi dal vero ) , e nelle foglie all'eruca; dasuoi ramicelli mette una boccia attaccata alla lor sommit , e vien rivestita da un guscio , il quale cade di per se, quando essa maturasi in frutto: la boccia poi tanto grande , quanto lo un nodo del dito mignolo , ed ha figura somigliante a una tazza. Questo , a chi non lo avesse compreso , il render ancora pi chiaro. Partita in due una sfera, il pezzo di sotto presentaci il fondo di questa boccia fin dalla sna radice traente al tondo : indi bel bello strignendosi , e a misura del ritirarsi che fa in se stessa , serbando il suo cavo , novellamente pian piano si allarga verso le labbra , cui ha tagliate di quella guisa, che nel bellico si veggono del granato. Cotal coperta sin:!le a un emisfero le nasce naturalmente , ed altri direbbela lavorata sul tomo. Porta ritte le tagliature, che dissi .germogliarle del pari , che sul granato , spinose e con aguzza la punta , in cui vanno a finire. Sotto questa difesa vien custodito da ogni sinistro il frutto di quella, sembiante al seme dell' e1ba siderite. D fior che mette pu raaeembra,e

LJB. Iii. C!P. VII.

197

l foglie del papavero. Di questa adunque adorna fu la corona in tutto lo spazio , che dalla coppa disten- dsi all'una ed all' 'altra tempia; poich non s'in-. noltra fino alla fronte l' intrecciatura (che lecito mi. sia di appellare cos quelle boccie ) ; ma v 'ha in suo. luogo una lamina d' oro , sopra la quale con sacri caratteri sta intagliato il nome di Dio; e questo , l'abbigliamento del gran sacerdote. VII. E qui. avverr fOI'se, eh' altri stupisca del mal occhio, onde sempre hanno gli uomini guardato noi,. come gente , che disonora quella Divinit , che credettero essi di venerare. Poich se alla costruzion ponga .mente del Tabernacolo , e con occhio attento, consideri le vestimenta del sacerdote e gli altri arnesi, che servon presso noi al ministero del tempio, persu~erassi ad un tempo, e che uomo veracemute. divino fu a nostro legislatore., e che vane sono le accuse, che d'uTeligiosi ci danno gli altri; perciocch se ci avr, ~hi senza passione e con discernimento: ami considerare partitamente ogni cosa , vedr che ciascuna si fece ad imitazione e figma dell'universo., Di fatti lo scompartimento del Tabernacolo di trenta cubiti in tre parti , e le due concedute a tutta la moltitudine de' sacerdoti , quasi luogo accessibile a: ognuno e comune ci rappresentano il mar e . la terra; conciossiach l'uno e l'alb.a si possano camminar da, chi il vuole : dove la terza parte assegnolla a Dio. solo, poich anco il cielo impenetrabile all'uomo: .col metter poi sulla mensa i dodici pani vuole indi-, ca1ci l' auno parti~ in mesi d9dici, e il candeliere

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.DULE ill1'lCUI'I'.A' CniD.UCH~

eomposto di settanta pezzi comprende le starlz da pianeti , cliae dieci son per ciascuno , e le sette lu.. cerne a lui sovrapposte il corso significan de'pianeti; che appunto son tanti di numero. Le tende a quattro c:olori intessute dinotano la natura degli elementi 1 poich il bisso pare che accenni la terra dal nascer che fa dal suo grembo illino ; la porpora il mare dal tignersi in rosso col sangue d' una conchiglia ; l' aria ci vien dal giacinto indicata ; e la grana pu essere immagin del fuoco : la veste ancor del pon.. tefice , perch di lino , ci rappresenta la terra ; .nel giacinto si raffigura a cielo dell' aria ; rassomigliandone i lampi le melagrane; e il tintinnir delle squille i tuoni: e lo spallino, in quanto , come piacque a Dio , divisato a quattro colori 1 io penso significa l' universo , in quanto poi messo a oro , la luce , che spargesi dappertutto : nel mezzo dello spallino vi pose il cosen a imitazione della terra , che tiene appnnto il luogo di mezzo. La cintola poi , che gli gira intorno, figura l'oceano, il quale abbraccia e l'acchiude in se stesso il tutto ; il sole e la luna gli abbiamo nell'uno e nell'altro sardonico ,: onde s' affibbia al pontefice lo spallino: nella dozzina di gemme riconosca vi altri, se il vuole 1 o i mesi dell'anno, o il numero somigliante delle costellazioni 7 il cui cerchio i G~ci appellan zodiaco, e non andr errato dal ve1o ; la berretta ancor di giacinto egli pare a ne , che del ciel faccia fede , non solo perch non ci avrebbero scritto sopra il nome di Dio 1 ma ancora perch d' intrno splendevaci u:aa eorona d' oP6; eoo-

Uil. tt. tU.

vt.

t~tu11i"chi piaccia a Dio sommamente la uce: e per ora sia detto abbastanza di ques~ cose, giacch spesse volte in progresso e in molti inc.ontri ci si offi-ll;annt> occil.&iotli di ragiGnare dell' eccellenza del nostro legislatore.
CA.PITOLO

"Vnt,

Del Sacerdooio

tr .Aronne.

Come gli anzidetti la"tori ebber Gqe , pr~ma dt tonsecrarsi le offert , apparso Iddio a Mos coman dogli., che a sacerdote ordinasse il fratello Aronne, l!liccome persona , a cui si doveva , pi che ad ogni itltro pel molto suo merito , questo onore. Mos~ dunque adunata ia moltitudine a parlamento; si loro espone la virt e il buon animo del fratello e i pe rico)i, che incontr per loro bene; le quali cose tut~ \'enendogli rlltificate dal popolo s tolle loro stesse testimonianze, s colla mostra delle ottime disposiziotti ~be avevan per lui " Israeliti , soggiunse, poich da tt una parte l' opera gi condotta a quel U!rtnibe , tt eh e a Dio piacciuto e a noi fu possibile ; dal.. ' l'altra voi siete fermi di accori o nel Tabernacolo, ci fa mestieri primieramente di chi ci serva di sa adoperi ne' sagrifizj , e a Dio port<f. " eerdote ~ e n per noi preghie1e. Io per me , se a: tale uffizio fossi trascelto , mi crederei fotse degno di questa n ottoranza si per l'amore che avere altri suole a ., ae stesso, come pe';randi-trava"lJ ch'io so d'aver

t.

si

DELLE ANTICBITA' GI~!JCHE

, sostenuti per. ]>Orvi in salYo. Ma presentemen~e. ".Dio steas~ ha stimato Aronne degno di questo , onore, e lui ha scelto per sacordote., scorgendolo , per l'uomo pi.. r~tto , che abbia infra. voi. Quindi h egli rivestirassi degli abiti santificati da Dio , e n cura avr degli altari , e provveder a' sacrifizj , e , offrir per voi tutti supplich~ a Dio , che benigna" mente daragli orecchio , tra perch egli ha cara la ., vostra stirpe, e perch le riceve da quella persona , medesima, ch'egli ha trascelto " Piacquero agli Ebrei questi detti , e conseatirono alla lezione , che fece Iddio. Aronne in fatti atteso e la nobilt de'na~i, e il clono di predir l'avvenire, e il merito 'ancor del fratello era d' infra tutti il pi a proposito per tal dignit. Egli aveva in quel tempo quattro figliuoli, ci sono Nadab (5o), Ahiu, Eleazaro ed ltamar. II. Di quello poi , che apprestato per la costru2ione. del Tabernacolo vi rimase di soprappi, ordin si facessero sopraccoperte a difendere e il Tabernacolo istesso , e il candeliere , e l' altar de' profumi , e i vasellamenti , e gli arnesi ; onde tra via n da polvere n da pioggia non ricevessero punto danno. E raunata di nuovo la moltitudine , impose loro , che contribuissero ognuno a testa un mezzo siclo in tributo ; ed il siclo moneta ebt"aica equivalente a quattro dramme attiche. Essi_ ubbidirono. prontamente agli ordini di Mos ; e la moltitudine de' pagatori montava a seicento cinquemila cinquecento e cinquanta. Solo .i nati liberi dai vent' an_ni in su fino ai cinquanta rendevano il censo : e il conllibuito si spese ai bisogW. del Tabernacolo.

LD, UL CiP, Vllt.

201

Oltre questo purific il Tabemaeolo e i ~ cerdoti , tenendo nel farlo cotal maniera. Preso di mirra finissima per lo valore di cinquecento sicli , e d' ireos altrettanto , di cinn.amo poi e di calamo 7 spezie anch'esso d' aromato, la met de' gi detti, ordin che mischiati insiem li pillassero , e d' olio d'ulivo infusovi dentro e cottovi un in (51) (ch' .misura nostrale capevole di due cogni attici ) ne preparassero coll' arte de' profuinieri un ungt~ento odorosissimo. Quindi Mos -valendosene per unzione pu. rific i sacerdoti stessi 1 e il Tabernacolo tutto, e i profumi , che sono molti ; e ne recavano una gran variet , e tutti di aommo pregio nel Tabemacolo sopra l' al tar d'oro fatto per ci ; le cui doti io qui lascio di spoiTe, per non esser d'impaccio alla mente de' leggitori. Due volte al giorno anzi il nascer del sole e sul tramontare conve~a ardere i profumi , e .tener netto l'olio per ristorarne le lucerne ; tre deHe quali sul sacro candelliere dovean fiammeggiare dinanzi a Dio tutto il giorno, e le rimanenti accend~rsi sulla sera. IV. Essendo gi tutto nnuto a 'ne , Beseleel ed Ooliab furono i pi valenti artefici riputati , che mai ci fossero , perciocch esai studiru:onsi di migliorare gli altrui trovati, abilissimi ch'egli erano ad inventar eli per se cose , di cui p1ima ignoravano la fattura. Ma Beseleel sopra tutto fu giudicato il migliore. H tempo, che posero in tal lavoro, fu in tutto di sette mesi ; e allora appunto compiessi il prim' anno, dac. eh_ ab~andonarou l' E~tto. Al cominciare poi ciel

m.

DELLS All'l'lctliT.l' GRID.UCJJ:t

secondo nel mese santico giusta i Macedoni, e nisa.. secondo gli Ebrei sul far della nuova luna co:asacrano il TaLernacolo e tutti gli arnesi, che furono per me descritti , attenentisi al suo servigio. ,y. Mostr Iddio compiacenza dell'opera degli E brei, e non disdegnandone l'uso diede a vedere, che non avevano faticato indarno , aBzi fece quel tempio suo albergo , e sua stanza ; e in tal modo rendette sensibile la sua presenza. Sereno per tutto era il cielo salvo che sopr.a il Tabernacolo , dove stendevasi una nube a coprirlo d'un -velo non fitto sovtr chiamente ed. oscuro , quali si veggono il vemo , n sottil tanto, che l'occhio pot~sse spignersi dentro da lui. Dal suo grembo stillua una dolce rugiada, che facea fede della divina presenza, a chi lo bramasse ad un tempo e il eredesse. VI. Mos intanto, dopo rimeritati com.e si conTeniva gli autori di sl grand' opera, nell' atrio del T a bernacolo secondo i voleri divini offr in sacrifizio per li peecati un toro , un montone , e un capretto (sebbene per altrove, quando parlo de' sagrifizj, hG a trattare de' sagri riti sponendo quivi e quali vittime volesse la legge che , si afferissero in olocausto , e di quali (!Onsentisse ohe si mangiasse), e del sangue .di quelle Tittime as~erse cos gli abiti di Aronne, come lui stesso e i suoi figli , purificandoli con acque di fonte e con balsamo ; perch fosser tutti di Dio ; e per sette intere giornate tenne tal modo tanto con essi e coi loro paramenti , quanto col Tabernacolo e fl9'gli arnesi a lui attenentesi usando dell' olio appre-

ua. m. ciP. nu.

2o3

alato , siccome ho detto , e del sa~<>11e dei tori e montoni scannati , un per sorte ogni giorno. All' ot.. tavo band grande festa al popolo , e ingiunse , che ognuno secondo suo potere offerisse pe' sacrifizj. E.. glino gartggiando tra se e studiandosi ognuno di superare le offerte,. eh' altri facesse, eseguirono quanto fU loro iu.giunto ; e sovrapposte all' altare le vittime ; ecco improvviso accendersi dentro da esse un fuoco spontaneo , il cui fiammeggiare parea somigliante a baleno di folgore , e consunse. quanto ci avea sull' altare. VII. Ma da ci stesso inhavvenne ad Aronne , se il 1-iguardiamo come uomo e padre, una sciagura, da lui per sostenuta con animo generoso , s pel gran cuore , ond' egli po1tava i sinistri accidenti , come per l' opinione che aveTa , tal caso venirgli giusta i vole1i divini. lmpercioceh dei quattro figliuoli , che tlgli ebbe , come ho gi detto , i due pi attempati Nadab ed Ahiu recato all'altare non gi di quel fuaco ,. che Mos loro .ingiunse, ma di quello, ondw s'erano prima in .altri usi valuti, rimaservi ahhrnciati; conciofosse che il fuoco contro di loro avven tandosi e cominciando ad arder loro il petto e le spa1le non venne fatto a veruno di poterlo ammor~are , ed essi in tal modo finirono. Mos allora co mand ad Aronne e ai fratelli, che toltine quinci i corpi e recatigli altrove li sotterrassero orrevolmente fuori del campo. Pianseli forte la moltitudine dolente oltremodo d'una morte cos inaspettatamente aneltuta. Solo i fratelli ed il padre a Mos parTe be11.e,

:OELLJ: AJJTICBITA' GIVDAICBJl

che non curassero di dolersi per loro , anteponendoallo sconforto, che avrel>bono perci sentito, la gloria, che a Dio, ne veniva; perciocch Aronne era gi rivestito dell' abito sacerdotale. VIU. Intanto Mos , ricusati tutti gli onori, che a fargli vedeva presta la moltitudine , al solo servigio di Dio vollesi dedicare ; e bench restasse dal pi montare sul Sinai, pure coll'entrar che faceva nel Tabe1nacolo, da Dio ne avea le risposte, per cui ci andava , e accomunandosi nel resto con tutti ancor nel vestire , e nell'altre cose tutte trattandosi ognor pi alla popolare , non voleva parer singolare dalla moltitudine in niente , salvo che nel mostrarsi in sollecitudi~e ed in pens_iero per loro. Distese oltre a ci in iscritto il governo e l~ leggi, secondo le quali "Vivendo sarebbono cari a Dio , n non avrebbero di che riprendersi scambievolmente; e in ordinar queste cose egli in tutto si tenne alla dettatura di Dio. Tratter io adunque s del governo s delle leggi. IX. Ma piacemi in prima di sporre ci , che intomo al vestire del sommo Pontefice bo tralasciato; conciossiacb questo abbia chiusa ogni strada ondech sia alle frodi de' Profetanti (52); che se avvenisse , he alcun de' Pontefici della divina autorit. arditamente abusasse , lasciava a Dio la libert di trovarsi presente o no , se il volesse , a' sacrifizj. ; e questo non agli Ebrei solamente volle che fosse chiaro, ma a qual eziandio de'forestieri, che si trovasse tra noi ; perciocch le due gemme , che dissi portare il Pontefice rac~omandate alle spalle ( ed.

LIB.

III. CAP. VIII.

2o5

an -sardonichi , la cui natura io credo soverchia eosa il voler dichiarare , mentre a tutti son noti ) avvenia , che qualora con sua presenza assistesse Iddio a' sagrifizj , brillava quello , che gli era alla destra parte affibbiato , e d' uno scintillare cos sfa. villante , che veder si faceva ben di lontano , cosa dinanzi insolita a quella gemma. E questo in vero merita le maraviglie di tutti quelli, che nou. si spac cian per saggi col disprezzare le cose divine : ma dir cosa ancor pi mirabile ; cio , che per mezzo di quelle dodici pietre , che sopra il petto porta il Pontefice cucite l cosen , prenunziava Iddio la vit toria, quand'erano in procinto di dar battaglia ; perciocch tanto splendore ne lampeggiava anzi che nulla movesse l' esercito , che tutta la moltitudine comprendea chiaramente venir loro Iddio in soccorso; onde que' Greci , che de' nostri costumi fan qualche conto' siccome tali cose non hanno che leplicare' cos al cosen d:m nome di razionale (53). Ma tanto a cosen quanto il sardonico si rimase di pi lam peggiare dugent' anni prima, 'ch'io compilassi questa scrittura , poich Iddio si sdegn dal veder non cu rate le leggi sue ; del che parleremo a luogo pi opportuno. Intanto io mi volgo a parlare di ci, che segue per ordine. X. Dedicato gi il Tabernacolo , e aggiustate le cose attenentisi a' sacerdoti, allora la moltitudine fu persuasa d'aver Dio compagno -d'abitazione, e a'sa.. grifizj 1ivolsesi ed alle lodi , siccome gi sgombri cl' ogni aspettazione di male , e lieti dell' avvenire ,

2o6

DELLE UTICBJT.A.' GIVlt.A.JCBE

che saria pi felice , e afferirono a Dio p~semti , parte in comune, parte privatamente a bih per tri b ; conciossiach i capi di. quelle unitisi a due a due recarono in dono una veggia e due buoi. Sei dunque eran quelle , e servivano a trasportare nei viaggi il Tabernacolo. Oltre a questo ciascuno d1 essi presentano una caraffa , un piattello , e un turibole. Questo della valuta di dieci darici (54) era di pro fumi ripieno ; la caraffa poi e il piattello ambedue d' argento compresi insieme pesavano dugenta sicli , de' quali eettanta soli furo impiegati nella caraft., l' uno e l' altra ripieni di fior di farina permischiata coll' olio , di cui all' altare valevansi ne' sagrifizj. Di pi un vitello , e un montone , e un agnello di un anno da struggere tutti nel fuoco e con esso un becco in espiazio~ de' peccati. Condusserp ancora ciascun de' capi altte vittime , che salutari (55) si appellano ; e furon per ogni giorno due buoi , e cinPte montoni con esso agnelli d' un anno e capretti (56). Coe adunque offrono tal sagrifizio pel corso di dodici giorni , un per giorno. Mos intanto non pi salendo sul Sinai , ma eatrando nel Tabernaco1o apprendeva da Dio tutto l' ordine e delle lpggi 'e delle cose , che far si dovevano ; le quali bench superiori. ad umana capacit , pure vennero a nostra ventura sempremai custodite gelosamente , aiccome creduto ua dono di Dio ; talch n in pace mai per baldanza , n in guerra per neceuit. ci ebbe Ebreo, che trascurasse verona legge. Ma di tai cose io mi resto di pi parlare, a..-endo stimato opportuAo di compilare un' altr' opera intorno alle leggi.

l.fJ, IU. C.A.P. IX.

c A.

p I T Q I.

o IX.

Della maniera del sagrfftcare.


I. Ora dunque dir cptalche cosa degli statuti in riguardo alle purificazioni ed a' sagrificj. Ma .piacemi primieramente di far parola de' sagrificj. Due sorti adunque ci sono di sagri6ej; di cui altri son de'pri.. vati 7 .ed altri del popolo , e si compiono .in due maniere. In alcuni si abbrucia del tutto la vittima 7 e d~ ci stesso deriva loro la propria denomina zione (57): e gli altri sono p.er rendimento. di grazie, e si volgono a pasto di chr sacrifica (58).. Or per. trattare de' primi , se un uom privato intende d' of. frire olocausto, sacrifica un bue, e un agnello, Cl. un. capretto ' questi ultimi al pi d' un anno ' ma i buoi permesso di sacrifcarli passato ancor questo. Oltre a ci in olocausto non s' offiono, se non maschi. Scannati che sono , spargono i sacerdoti di sangue. l' alt.clre intorno: poscia purgati li fanno in brani; e aspersi di sale li pongono sull' altare gi ben fomito di .legne, a cui il fuoco s' appreso. I piedi poi. delle vittime e quanto ci ha nel ventre mondato ben bene .o . mettono ad abbruciare insieme col resto dell' animale , la cui pelle ritengono pel' ee i sacerdoti. E questo il. modo dell' olocausto. IL A' sagrificj poi,. che. si fanno per rendimento. eli grazie , servono gli animali medesimi 7 eh' esser debbono senza 1Ul neo e mag;iori d'un anno, mas.cbi

208

DELLE l'fTIC111T.l' GIVDiJCIIB

per eoa femmine mescolatamente. Come gli hanno .canna ti , tingon l' altare di sangue; e le reni, e 1'04 mento , e il grasso , e il capo del fegato con esso la eoda dell' agnello mettono sopra r altare ; il petto poi e la gamba destra concedonla a' sacerdoti , i quali si cibano delle carni rimaste fino a'passati due porni; oltre a' quali, se v' ba rilievo, l' abbl'uciano. III. Ancora per li peccati si fan sacrifizj , ma col tenore medesiplo , che abbiam detto . poc' anzi aerbarsi in quelli , che s, offrono per rendimento di gra~ zie. Che se v'ha , chi non possa aomministrare queste maggiori vittime , pu supplir con un pajo di tortori o di colombe ; delle quali una si offie a Dio in o}()4 eausto ' e si d altra .al soste'Dtamento de' sacerdoti. Ma intorno al. aacrifizio di questi animali diremo pi al disteso nel trattato de' sagrifizj. Or chi si trova caduto in fallo per ignoranza, reca un agnello e una capra della medesima et ambedue ; e il sacerdote bagna r altar di sangue ' non come prima ' ma nelle punte sole degli angoli ; indi e le reni e lutto il grasso col capo del fegato ntette sopra l' altare. Colle pelli poi restano a' sacerdoti le carni an- cora da consumarsi quel d medesimo dentro il tem- pio; poich la legge lor vieta di conservarne al dimane. S'altri poi ha peccato e. del suo faHo egli solo consapevole , e non ha chi nel possa riprendere , offre un montone , che cosl vuole la legge; delle etti c~mi wmigliantemente mangiano i sacerdoti nel tempio quel d medesimo. Se i grandi fan sacrif:.:j pe' lor peccati , recan le stesse vittime che i privati con

LIB. III. CAP. IX.

questo divario per , che vi aggiungono un toro e un capretto. IV. Vi legge ancora s ne' privati come ne' pubblici sacrifzj di .presentare del fior di farina ; all'agnello se ne accoppia la misura d' un assaron (5g) J al montone di due , ,e al toro di tre. Questa l' offrono a Dio sull'altare mischiata con olio,; conciossiach chi sacrifica , rechi ancor l' olio ; di cui pel bue deesi dare un mezzo in (6o) ,' pel montone, la terza parte di tal misUla , e per l' agnello Ul:ia quarta. L' in poi misUla antichissima degli Ebrei ; e pu a due cogni attici equivalere. La misara medesima, che recavan d' olio recavanla ancor di vino ; il qual versano in4 torno all' altare. Che se alcuno non per sacrificio 7 ma s per voto avesse recato fior di farina , presone quanto ne cape in u~ pugno , gettalo sull' altare : e il resto lo prendono i sacerdoti per loro cibo , e cottolo immantinente , giacch vi ha il condimento dell' olio , o ridottolo in pani. Dove se l' offerente sar sacerdote, checch sia l' offer,ta, convien tutta affatto bruciarla. Vieta di pi la legge , . di sagrificar nel .medesimo e luogo e giorno qualchesia animale ~on chi generollo ; n in qualunque altra forma , se prima non fosse scorso ottavo d dal suo nascere. Si fanno pi altri sacrifizj per liberarsi da' morbi , e per altre cagioni , dove iruiem colle vittime fansi ancor l' altre picciole offerte ; di cui v' legge , che nulla resti pel d vegnente , pigliandone i sacerdoti la parte che lor ai deve.

Fr...t~.rre tomo I.

fU O

DELLE 1l!ITICHITA.' GIVDAICHB

CAP

l T OL O

X.

Delle solennit e qual ordine fu. stabilito ne' giomi. (6 1)

l. Spesa del pubblico ~usta la legge si era di sa~


~riGare ogni giorno mattina e sera un agnello di

un

anno. Al settimo d , che vien detto sabbato , se ne scannaDo due; e il modo del sagrifieargli il medesimo. Al novilunio il quotidian sagtifizio si accresce di un pajo di huoi con sette agnelli di un anno e un montone : di pi un capretto per la rent.ission de' peccati , se alc:uno mai per disavvedimento ci fosse caduto. II.. Al settimo mese , a cui i Macedoni danno l!lome iperbereteo (6~) , oltre i gi detti scannan un toro , f! un montone , e sette agnelli , e un capretto per li peccati. III. Il decimo d dello stesso mese reggendosi a lune digiun~no fino a sera; e in tal giorno fan sagrifizio d' ua toro ~ di due montoni , e di sette agnelli , e per li peccati d' un capretto. Inoltre si recano due capretti, un de' quali vivo confiaasi (63) nel diaerto ad espiare e purgare i peccati di tutta )a moltitudine. v altro eendottolo in luogo purissimo presso .Ua citt quivi con esso la pelle l bruciano , senza .prima nettarlo .. Nel tempo medesimo dassi al fuoco anche un toro , non somminiatralo dal popolo :ma dal graa sacerdote a sue spese ; il quale poich l' ha

Lm. 111.

CA~.

X.

211

scunato , portando il sangue cos del toro come an~ em del capretto nella segreta parte del tempio , quivi eol dito aspergene la soffitta ben sette volte , e del medesimo il pavimento ancor~ , e altr.ettante nel tem~ pio e intorno all'al tar d'oro; il resto infine dattorno al maggiore nell' atrio. Dopo ci ne prendono l' estre~ mit e le reni e il grasso col capo del fegato , e lo mettono.. sull' altare. Provvede il gran sacerdote an~ cor d'un montone da offrirsi Dio in olocausto. IV. Nel giot'DO poi quindicesimo di questo mese , volgendo ornai la stagione all' inverno , comanda , che ogni famiglia si fabbrichi un padiglione , o ve riparar cautamente nel freddo dell' anno. Quando poi avran patria, allora ricoltisi in quella citt, che in riguardo del tempio sar metropoli , quivi per ott giorni fa~ ranno festa offerendo olocausti e sagrifizj di ringraziamento , con sempre ih mano un inazzetto tra di mina e di saleio con un ramicello di palma aggiuntovi il frutto della per.9ea. n primo d facciasi un o~ locausto di tredici buoi, di agnelli quattordici, e di due montoni , colla giunta ancor d' un capretto ad. espiazion de' pecCf).ti. Nei giorni appresso lo stesso numero si sacrifica e di montoni e di agnelli insiem col capretto ; ma d.e' buoi vien sottrato un per gior~ 'no , fin tanto che giungono a sette ; l' ottavo d fi~ nalmente rimangonsi da ogni lavoro ; a Dio come abbiam. detto innanzi , offrono in sacrifizio un vitel: Jo , un montone , e sette agnelli , e ad cspiazion dei peccati un capretto. E questo il costume tra gli Eb1ei ricevuto , quando costruiscono i padiglioni.

DELLE ANTICRlTA' GIUDAICHE

V. Nel mese poi detto santico, che appo noi vien chiamato nisan , e all' anno d cominciamento , il quattordicesimo d della luna, entrato gi il sole in ariete ( poich in tal mese appunto noi fummo tratti dall' egiziano servaggio ) ferm con legge , che quel sacrifzio mede"simo , che in sull' uscir dell' Egitto gi ~rissi offerto. per noi 1 detto Pasqua , lo rinnovassero ogn' anno ; e noi lo facciamo distribuendoci in pi compagnie non riserbando delle cose sacrificate punto nulla pel d vegnente. Nel giorno poi quindicesimo alla solennit della Pasqua sottentra quella degli azzimi per sette d interi , nel quale spazio di tempo si pascon d' azzimo ; e ciascun giorno due tori si 'scaw1ano e un montone e sette agnelli ; e di questi animali si fa un olocausto, aggiugnendovi a tutti insieme ancor il capretto per li peccati per cotidiano mantenimento de' sacerdoti. La seconda giornata degli azzimi , che la decima festa del mese , della ricolta che han fatto ( poich d' indi in l non l' avevan mai . tocca ) ne prendon parte ; e stimando loro debito di onQrar prima Iddio donatore di queJI' abbondanza , presentanlo delle novellizie dell' orzo in questa maniera. Seccato un covone di spighe , e pillatolo , e trattolo della crusca .ne recano a Dio sull' altare la misw-a d' un assaron ; di cui gittato sopra di quel1o un pizzico , il resto concedono all' uso de sacerdoti ; e allor posson tutti s il pubblico s i privati fare loro mietiture. Aggiungasi, che alle novellizie delle biade si unisce un olocausto a Dio d' un agnello. VI. Compiuta poscia la settima settimana dopo

LJB. 111. CAP. X. :u3 tal sacri6zio .(e compresi msteme i giorni di queste

settimane salgono a quarantanove ) al cinquantesimo giorno , che gli Ebrei chiamano .Asarta (64) , e vale adunanza (65) , offrono a Dio del .pane in quantit di due assaron di fatina di frumento con lievito , e per sagri6zio due agnelli, de' quali per gli si fa sol l' offerta ; poich la mensa forniscono de' sacerdoti ; e non loro permesso di nulla se,rbarne pel d vegnente. All' olocausto poi si destinano tre vitelli , e due montoni ' .e quattordici agnelli ' e per li pecati due capretti ; e non ci ha festa , in cui non offrasi l'olocausto, e non s' intermettano i lavorii di fatica; conciossia che in tutte v' abbia e il sacri6zio gi detto , e il ben del riposo, e i conviti di chi sacrifica. VII. .La provvisione poi del pane (66} azzimo si faceva a spese del pubblico ; e perci impiegavansi ventiquatbo assaron di fior di fatina. Cuoconsi partitamente a due a due il giorno prima el sabhato ; e il sabbato ben per tempo recati al tempio si pongono sulla sagta mensa distribuiti a sei per banda gli uni t-impetto agli altri ; e sovrappostivi due piattelli pieni d'incenso vi stanno insino al vegnente sabbato, quando in loro luogo ne vengon recati degli alb-i ; e i primi ai dan mangiare a' sacerdoti , struggendosi poi l' incenso nel sacro fu()I;!O , onde abbru ciansi gli altri olpcf\usti ; e in sua vece a i pani si sovrappone novello incenso. A proprie spese il gran sacerdote sacrifica , e ci due fiale ogni girno , farina mista con olio , e con leggere cottura assodata ; e n' un assaron la misura , di cui tpta met al fil-re

DELLE 4NTI'CH1T' Gl'QDAICHE

del giorno , e l'altra gitta sul fuoco al far della sera. Ma di tai cose pi accwatamente diremo altra volta; ~ontutto che ancora al presente parmi d' avere con anticipazione p.rulato abbastanza.
CAPITOLO

Xl.

Delle pur!ficazioni e d' altre leggi.

I. Mos poi separando di mezzo al popolo , con cui frammischiavasi , la tiib di Levi , perch doveva esser sacra , puri6coUa con acqua di vena perenne 1 e con sacrifizj , che stabiliti perci dalla legge essi fanno a Dio ; e di l01o in cura il Tabernacolo, e il aagro vasellamento ' e quant' altro fu fatto a difesa del Tabernacolo, onde a' cenni servissero de' sacer doti ; poich gi erano a Dio consecrati. II. E degli animali altres disegn , che oovesser mangiare, e da che astenersi mai sempre; de'quali, ove a noi verr in concio di scrivere ; tratteremo al disteso , adducendo ancor 'le ragioni , onde mosse 1 ch' alni di quegli ordin che mangiassimo , da altri poi che fuggissimo. Intanto a noi interdisse del tutto l'uso del sangue per cibo , dicendo (67) , che indi pendeva la vita e lo spirito ; e sottrasse alle nostre me:nse la carne dell' animale morto di per se : de}.. l' omento poi e del grasso cos di capra come di pecore e di buoi ci avvert di doverci te:ner lontani. Volle inoltre cacciati dalla citt s i tocchi da Jeb. bra , s i gonon-eati. Le sottoposte eziandio alla spur--

LIB. 111. CAP. XJ.

215-

naturale le volle lontane pei" sette d ; dopo i quali , siccome gi monde pennise , che si rendes-. se~o alle lor case. E simile per chi faceva mortorio' era legge , che dopo alhettanti giorni ripatriassero.! Che se in alcuno oltte il tempo anzidetto dwass61 l' immondezza , era in debito di sacrificare due agnel.. le ; e di queste una duopo afferire a Dio , l' altm prendono per se i sacetdoti : il somigliante ancor fassi per la gonmTea ; dove se altri dormendo a\ovien che la patisca, tuffatosi in acqua fredda, ha la medesima libert che gli stati legittimamente colliv loro mogli. Ma i lebbrosi gli stcnnin in perpduo dalla citt , talch non potevano usar con nruno., non albimenti che morti. Quando .poi alcun d' esai. per suppliche porte a Dio restasse libero dal suo male , e ricoverasse colore da sano , eg1i allor cor: risponde a t>io con moltiplici sacrifizj , di cai parle.:remo appresso. III. Quindi possiamo riderei di chi dice , Mos: perci essere dall' Egitto scomparso , perch I-ebbro-. so, e "fattosi capo de' suoi averli condotti nella terra di Canaan , perch cacciati di l per lo stesso moti-. YO ; che se ci fosse vero , Mos non avre~be no egli fatte a sua vergogna cotali leggi , alle q11ali era verisimile , che se altri le avesse fatte , e' sarebbesi opposto , tanto pi , che appo .altre nazioni ci avea. lebbrosi , e non perdevail perci loro stima , e non aolo. andavano esenti da villania , e da esiglio , ma e comandavano a' sommi eserciti , e avevano in mano govel'DQ civile' e pete...auo alDr _taleatQ, aeaittel'O

~zion

n'

:u6

DELLE UTICBITA' GIVDAICBB

a' sacri6zj , ed entrare nel tempio ; onde niente impe diva Mos , quando da un tale accidente alla cute o fosse stato egli preso, o il popolo ch'era con lui, di far leggi per loro onorevolissime , e non di cariearli punto di cos fatta ignominia ; e per egli chiaro , che dall' invidia son mossi coloro , che dicono tali cose di noi. On Mos da tal macchia immune fra' suoi pure immuni facea queste leggi intorno agli infermi di tal malattia , avendo con ci riguardo all' onore di Dio. Ma di tai cose per me senta ognuno come gli pare. , IV. Le donne poi presso il parto l' escluse dal tempio e dai sacrifizj fino ai compiuti quaranta gio1-ni se era maschio il parto ; poich se femmina raddoppiavansi lor dalla legge i giorni : venute alla fine nel tempio , passati i giorni prescritti , fan sacrifizj , cui offrono i sacePdoti a Dio. V. Che se alb-i abbia a sospetto la moglie di commesso adulterio , egli reca un assaron d' orzo gi macinato , e offertone a Dio un pizzico , il resto si d mangiare a sacerdoti. Poscia alcuno de' sa~erdoti fermata 1a donna alle porte , che guardavano verso il tempio , e toltole il velo dal capo , scrive primiel'amente sopra una membnna il nome di Dio , indi le fa giware , che non ha per niun modo offeso il marito; che se gli ba rotto fede, prega che il desf.lo fianco le infracidi , e per gonfiamento di venbe si m.uoja ; ma se per amore s~erchio e per gelosia quin'ci insorta il marito precipitosamente ne adom itri e ~Qspetti , pre-&a di partorire al deciu).o mese

LIB. Jll, CA.P. Xl.

maschio. Compiuti cotai giuramenti , cancella il nome dalla membrana , e lo spreme in una caraffa; e preso dal tempio ' ove che abbattesi un po' di tena la mette nell' acqua , che le d bere. Se ingiusta l' accusa appostale , tosto diviene. incinta , e conduce poscia a maturit il portato , dove se ha fallita la fede tanto al marito del matrit.,nonio , quanto a Dio de' giuramenti termina veYgognosamente di vivere tra pel cascarle che fa putrefatto il fianco-., e per gonfiarlesi il ventre d' idropisia. E questi furono i sacrifizj , che alla pwgazione di quelle ordin che facessero i suoi. Diede lor poi queste leggi. Proib l' adulterio del tutto ; stimando beato l' uomo il cui talamo fosse intatto , e vantaggiate assai le citt e famiglie , che avessero figli legittimi ; cos l' usar colle mailii , siccome grandissimo male , fu per la legge int~rdetto ; e il ci fare ancora colle matrigne .e colle zie e colle sorelle e colle mogli de' figli , ab bonillo Mos , come cosa nefanda. Viet ancora di trattare la moglie immonda p,el mestruo ; di giacer ..:olle bestie , di amare il commercio co' giovani per ti1:arne un iniquo piacere. A coloro poi che avessero trasgrediti questi precetti , decret in pena la morte. VI. Ma pe' sacerdoti decret una purezza maggiore il doppio ' conciossia clte oltre il rinchiuderli entro a' centini medesimi , come gli altri , fe' l or divieto di sposar donne infami , n fantesche , n achiave , n quelle , che traggono loro sostentamento dal tenere o ta':orne o alloggi , n le ripudiate da' ]or mariti , per qual ehe ne aia la cagione. 41 souuo.o Pontefice
UD

~U-8-

DEi.LE ABTICBITA' GIVIJAICBE

poi pens bene , che non conYenisse di pigliar donna: gi stata moglie d' altri , che se fosse morto , dove ci pemettevasi al resto de' sacerdoti : ma gli di solo di poter toiTe una yergine e custodirlasi. Quindi n a' morti si accosta il Pontefice , sebbene agli albi non sia proibito d' avvicinarsi a' fratelli , a' genitori ; e a' figliuoli loro trapassati. Di pi dovean essere in teri della persona e perfetti. Che se ci aveva alcun sacerdote non tale, siccome ordin, eh' egli pme a.. vesse la parte sua ne' vantaggi, che ritraevano gli altri , os a lui proib d' accostarsi all' altar~ e di entrare nel tempio. E non che nell' atto de' sagri loro ministei , ma nel resto ancor della vita dovevano serbar purezza , talch ne fosse incolpabile ; e per questa cagione medesima que' che . portano veste sacerdotale , son di costumi innocenti , e del tutto puri ed astemj ; non essendo lor lecito , fnch hanno tal veste , di bere vino. Le vittime ancora da sacri ficare esser debbono intatte , e in nessuna lor parte offese. VII. Queste adunque fw:on le leggi , che fece Mos da osservarsi nel tempo ancora del viver suo ; ma provvide altres alle leggi avvenire, sebbene fosse \uttavia nel diserto , onde , quando si fossero della terra di Canaan fatti sign01i , recassede a compiJnento. Ogni settimo anno rispw'lllia -alla terra r aratro e la seminagione ' siccome innanzi aveva lor coman. dato d'intralasciare ogni settimo giorno le lor fatiche; e i frutti , che nascerebbono della terra spontaneaPlentJ , fossero di hi )i. \(Oleva , sensa riguardo al

I;JL 111. CAP. X'J,

19

resse:re o paesani o stranieri qaelli che li cogli essono' solo che non tenesserne nulla in , serbo ; e adoprino similmente dopo la settima settiman~ di anni. Questi anni in tutto sono cinquaRta (68); e l'anno cinquan.o tesimo dagli Ebrei vien chiamato jobelo (6g) ; nel ~e e a' deLitori vengon rimessi i lor debiti , e i servi si rendono alla loro libert; i quali tutto fosser del sangue medesimo , pure , poich commessa avevano qualche trasgressione di legge non meritevol di morte, li volle puniti coU' ignominia della schiavit. Que st' anno medesimo restituisce agli antichi padroni eampi gi loro , e si tien questo modo. Essendo vi cjno il jobelo , il qual nome significa libert (70), si trovano insieme tanto chi comper il podere, quanto chi lo vendette , e riscontrate insiem le partite s de' p~:oventi ritrattine , s delle spese fatte per man tenerlo , se avviene , che quelli sieno maggiori di queste , il venditore riceve il podere ; che se trascende la spesa , avuto quello che gli si viene a pareggiar le partite , il compratore cede al diritto , ' che aveva di possederlo. Quando poi battono i conti s delle spese, s de' proventi, torna il p<>dere agli antichi padroni. La legge medesima ferm , che valesse i._ 1igurodo alle case compre ne'borghi; dove di quelle; che si comperavano in citt, p~nso altramente; con ciossich , se dentro il volger d' un anno , al com.. pratore restituito il suo danaro, Mos lo costringa di renderla ; che se passa un anno intero , rafferma il compratore nel suo possesao. Questo corpo di leggi lo ebbe lllon da Jlig, cp.ao.llg tenne fel'IRCf

220

DELLE ANTICBIT.!' GltJDAICBB

l' esercito a pi del Sinai , e scritte le diede agli Ebrei. VID. Ora , poich gli pareva d' aver provveduto assai bene alla formazion delle leggi , si volse. nel tempo, che rimanevagli, a far la mostra dell' esereito , avendo oggimai in pensiero di metter mano alle cose di guerra. lngiugne pertanto ai capi dell trib, salvo per la Levitica, di raccogliere esattamente il numero di chi era abile a portar l' armi : ( poich i Levi ti eran sacri ed esenti da tutto ). Or fatto il novero , si trov , che montavano a seicento tre mille cinquecento (71) e cinquanta que' tutti, che potevano vestir l' armi , prendendoli dai vent'anni infino ai cinquanta. In luogo poscia di Levi ascrisse tra' principi di trib Manasse (72) figliuol di Giuseppe , e in luogo di Giuseppe , Efraimo. E questa appunto fu la preghiera , che fe' Giacobbe a Giuseppe , di !asciargli adottare i suoi figli , come ho gi detto. IX. Piantato che fu il Tabernacolo, se lo tolse in mezzo l'esercito, coll'attendarsi che fecero a ciascun fianco di quel.lo tre trib , e d' infra l'une e l'altre ai tirarou le strade; e una piazza ci avea ben fornita, ove stavano i venditori ciascWl per ordine , e ogrii fatta d'artieri nelle loro botteghe ; n ad altro pi somigliava che a una citt continuo in atto di cangiar luogo , e di trapiantarsi qua e l : i luoghi poi pi dappresso al Tabernacolo prima d' ogn' altro oocupavangli i s~cerdoti ; poscia i Leviti. , la cui mol.. titudine ( poich easi ancora flirono ~awnerati colllia-

Lm. IJI, CAP. XI.

221

ciando da' maschi , che avevano trenta giorni ) fu in tutto di ventidue mila (73) ottocento ottanta; e per quanto tempo sopra del Tabernacolo stava ferma la nuvola, essi pure pensavano di dover star fermi, siccome aventi con loro Iddio; al movere poi di quella , essi ancora levavano. X. Trov eziandio una foggia di uomba fatta d' argento ; che tale. La sua lunghezza poco meno d' un cubito. Stretta di canna , bench si allarghi alcuna cosa di pi, che un flauto , bastevol mente poi dilatandosi verso la bocca , per quindi 1icevere il fiato , e termina , come le trombe , a campana. Asosra (7 4) vien detta in eb~eo linguaggio;. e se ne formarono due. Dell'una e dell'altra (75) valevansi pe1 chiamare la moltitudine e adunarla a parlamento ; poich al sonar d'una sola , dovev~o i capi del popolo trarre unitamente per consultare de' loro affari; e al sonar d~- ambedue assembravasi la moltitudine. Ma qualora moveva il Tabernacolo , si adoperava cos. Al primo segno , gli attendati a le, ante sorgevano; e al secondo quei che gli stavano a mezzod: indi sfasciato il Tabe1uacolo veniva re cato in .mezzo tra sei trib che gli andavano innanzi, e sei che il seguivano. l Leviti poi tutti ponevansi intorno del Tabernacolo. Al terzo segno moveva la parte degli accampati a ponente ; e al quarto quelli da settentrione. Di queste bomhe servivansi ancora nelle sacre funzioni , quando per vi avea sacrifzio, e nei sabbati, e nel rimanente de' giorni. Allora la prima volta dall'uscita lor.o dell'Egitto si celebr ~cd diserto quella , che dicesi Pasqua.

BELLE ANTICRJTA' GJIJ!),UCJfli

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o L o XII.

ft'los levate dal monte Sinai le tende c~nduce il popolo ne' confini de' ananei.

E poco pi soffermatosi col Mos si parte dal monte Sinai ; e passati alcwli luoghi , di cui parleremo , venne a stanziare in una certa campagna appellata Asermut (76). E quivi novellamente si leva a romore la moltitudine , e a Mos rinfaccia tutti gli sforzi fatti da lui per trargli a quella pellegrinazione, e come persuitsigli ad abbandonare una teiTa per loro assai buona , e avevano questa perduta , e in cambio di quella felicit , che promiae di voler loro dare, trovavansi in tali miserie senz' acqua per bere, e con certe:r.za ancor di morire, quando fallisse .loro la mannP. Ora mentr' essi andavan dicendo pi altre cose e pungenti contro di lui , v' ebbe tale , che gli esort di non dimenticar n Mos n i travagli da lui sostenuti per la comune salvezza, n di voler disperare del soccorso di Dio. Ma la moltitudine a tali detti romoreggiava vieppi , e tumultuante scagliavasi maggiormente contro Mos. Mos .Pel" tanto facendo cuore a que' disperati promise , con tutto l' affronto vergognosissimo , che ne riceveva , ili far loro avere quantit assai grande di carni, non che per un giorno solo , per molti ancora. Penando esi a credergli , e richiedendolo uno di loro , onde mai troverebbe cos sterminata abbondanza, come diceva,

LJB, tH. CAP :ZJJ,

il Signore rispose ed io con tutto la trista opinione


che avete di noi , non ci rimarremo di adoperarc per vostro be.ne, e non andr molto, che lo vedrete. Ebbe detto appen~ , ed ecc il campo tutto ripieno , di cotumici , ed essi fattisi loro addosso le raccoglie VaRO. Ma Dio non istette guar a punire gli Ebrei dellmo mal talento, e del mormorare che fer di lui ; ed anche oggid quel paeae per soprannome si appella Cibrot-atav (77) , che vale sepokri del desiderio.
CAPITOLO

Xlll

Come JJ-los mand, chi spiasse il paese e le foru Jelle citt cananee. Di p l, come quelli dopo quaranta giorni tornati al campo al riferir che non erano Msi in istato di stare a ji'Onte di quelli , anzi che i Cananei gli avanzavano di gran lunga . in forze' la moltitudine costernata' e uscita a ogni lapidame ]}fos ' e .fperanza infuri fin presso . ' voler tornarsi. di nuovo in Esitto, amando piuttosto la schiavit.

I. Trattili quinci Mos verso il luogo chiamato Faran (78) presao a' confini de' Caaanei , e malage-vole ad abitare , r~una il popolo a parlamento ; e
lnatoai ia piede. " due .beni , egli diase , anndoci n Iddio proPletao di dare , la libert , e jl possedi., mento di uDa teJTa felice , quella l' ante gi rice. -vata, questa l'avrete oggim.ai: poicb gi noi .- .si~ a' e~ de' Cananei ; e dell' avanzarci pi

DELLB ~NTICHIT~' GltJDAicBI:

olb'e non ci riten non che re o citt , mlt nep pw-e tutta la loro gente unitasi/ in un sol corpo; Disponiamoci dunque all'. impresa; che non son essi per darci a queto la terra , ma ne vorranno essere a grande stento spogliati. Mandiamo per esploratori per disaminare e il buon del paese , e da quante forze difeso. Sopra tutto siamo cnc01di ; e Iddio , che fu sempre nosbo sovvenilore e alleato , ahhiamolo in sommo pregio. " II. Di questo parlare la moltitudine fa onore a Mos ; ~ dodici esploratori trasceglie de' piit riguardevoli , un per bib ; i quali fattisi da' confio.i d' Egitto (79) a scorrere tutta la Cananea pervengono fino alla citt d' Emat (8o) e al monte Libano ; e investigata ben bene la natura cosi del paese come degli abitanti fur di ritorno dopo quaranta giorni spesi in quel ,giro : donde recarono seco de' frutti , che facevano quelle terre , e tra per ]a vaghezza di questi e per la moltitudine di que' beo.i, di che rac conta yano abbondar que' paesi, incoraggiarono il popolo a prender l'armi: ma spaventaronlo tostamente collo sporre la difficolt d' occupar quella terra , s per li fiumi impossibili a valicare, tanto erano larghi e profondi , come per le montagne a supel,'are malagevoliss~e , e per le citt fortemente di mura e di terrapieni difese. In Ebron poi dicevano d' aver trovati i pos.teri de' giga~ti. In tal modo gli esploratori per aver osservato nella Cananea ogo.i cosa un poco pi grande di quelle , che dall' uscita loro dell' Egit&o incontrarono, siccome eiSi rimasero soprappresi, eo teD.tavano di spirar tale effetto nel popolo.

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:tu. m. clP. xm. m. Ora <JUelto da ci che udl , trasse la somma difficolt, che ci aveva d'impadronirsi di quel paese. Per sciolta l' assemblea si andavan lagnando insiem colle mogli e coi 6.gli , come Dio pago solo dellw promessa in parole , in fatti poi non prestasse loro punto soccorso ; e nonll~nte si volsero ad incolparne Mos , e mormoravano contro di lui , e d' Aronne suo fratello sommo Pontefice ; e in cos fatte maledizioni contro di que'personaggi passarono trista mente la notte. Fatto appena giorno corrono tutti a parlniento ; avendo in pensiero di lapidar prima Mos ed Aronne , e di tomarsene poscia in Egitto. IV. Ma' Giosu figliuolo di Nave della trib d'Efraimo , e Caleh di quella di Giuda , esploratori ambedue , atterriti vennero in mezzo di loro ; e &e .. narono la moltitudine scongiurandoli di far cuore ; n non volessero accusar Dio .di menzogna , e ere.. dessero non ' a chi gli avt:a non .dicendo la verit delle cose de' Cananei sgomentati , ma a ohi stimo }avagli ad esser -felici e a posseder tanti beni : che non erano poi n~ cos alti i monti , n i 6.umi cos profondi-, che a gente d'animo grande potesser frap l'orsi all' eseguimento di quell' impresa ; tanto pi , eh' era pronto Iddio di venire con loro, e di guer-: reggiare per loro. u Andiamo adunque , dicevano i ., conbo i nemici, senza timore o aospetto, -e fidati , a un Dio , che ci scorge , seguite noi , che vi ,, mostreremo la via .,, Cos essi patlando studiavansi di ammorzare lo sdegno della moltitudine. Mos intanto ed Aronne prostratisi iiUlanzi a Dio ap.pplica
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15

526

DELLB .U.'iTICJUTt'

cmnu.rcnz

'Y8Jlgli caldamente, non per la propria lero stdvez:r.a, ma perch levasse dagli occhi del popolo . quella ecit , e ne acchetasse gh anilni coqturhilti dallo str.a~olgimento della passione , che gli opprimeva. In f{Uesto si di a vedere la nuvola, che f~nnata sopra d.el Tabernacolo diede segno, che Dio era pr.eaeAte.

.c

'l'o L o

XIV.

.Jdirato Mos pr8dictJ. al popol<J , eh~:- lo s~goo di Dio li temi quansnt' a.nni interi nel diserto; e che intanto n torne(WlmO in EgiaQ , n.f ot:~JUperanno

la CantJnaa.
I. Mos adunque fattoi animo ~i preatmta al popolo , ., 1li dichiara , eh& mo.sso lddip dall' afn.-onto, che a l Q.i. hanno fatto, .ne li pa;herebbe ; non come convenivasi al loro fallo , ma eo~CJ i ~i SQgliono usare cr/ 6ijli per ritm'llargli ~tl dovere. Puciocch enb'ato i:be fu nel 'l'abe1~oolo , mentre piagneva sull' imminettte loro steJIDlinio , Jverg.ti Iddio posto dinan:~i agli ocehi, siceome dopo cot;mte prove avute di lui ' e dopo mevlitine benefiaj s sr~di gli si mostravane poi tanto ingr~; che. ancora teJt .OOotti tJ,alla timidit degli espl<ll'atori awevan creduti degni di fede pi i loro parlari, elte le sue iJDprom.esse ; tl per qQe$'- cagione QledeaiJRa , bcaeh aou sia per distruggerli tatti qullllti n per ..disertare la }(}l'O- s\r pe , che ha ~vuta- pi in pr~o di .tutti gli uQDlini insieme t ncm per dar }Or& a sode.re ~~ tetra 1

CAP. XIV. 27 ~beni di essa, e far ch'essi vivaue da yagabondi e fuorusciti in mezzo al diserto per quarant' anni , pagando in tal modo il fio della loro mabagit. " Con tutto questo egli m'ha promesso di concedere quetta terra a' nostri figliuoli ; e di mette1e essi ., al possedimento de' heni , che voi per gli stempe , rati vostri capricci avete invidiati a voi stessi. , II. Spquendo Mos secondo i voleri di Dio tali cose , il popolo cadde in grande :rammarico per la aua disavventura; e .pregava Mos di .-olere interporsi da loro ~ Dio , e dall' aggirarsi per lo diserto traeseeli ad abitar le citt. Ed egli affermava, che Iddio npn sosten-ehhe cotal preghiera, che Dio non s'era moaso per leggerezza usata tra gli uomini a diade parsi di loro , ma con fermo consiglio venuto .era a tale o11danna. N qui de'parere incredibile, che Mos , beneh solo , acchetasse tante migliaja di pereol)e adirate , e le rimettesse io dovere : poich Dio atando sempre con lui disponeva la moltitudine ad aacoltame i suggerimenti e aegnirli ; e dalla pa.s.ata sperieJUSa di pi trasgressioni commesse avean tratto , che inutile era per loro il disubbidire , es scado perci stati avvolti in calamit. Ill. Ma quell'uomo non solo per quanto visse fu tenuto per di mirabile vir.t ed eloquenza in persua_dere quanto diceva; ma oggid ancora non ha ebreo, .il quale cos , eome lo rimirasse presente , e fosse )'er averne gastigo se traviasse , non ubbidisca alle leggi per lui fel"'llate , con tutto gli ..-eDisse fatto di a.scoQ.d.ersi : e piit altre pro.ve altres noi abbiamo

ua.

UJ.

228

DZLLJ: Al'fTIGRITA' GIUDAICO

del pregio sovraumano , in che .avevasi la sua persona ; poich, ( e non ha guari tempo } certuni degli ;.bi tanti di l dell' Eufrate dopo un viaggio di .ben. quattro mesi intrapreso in riverenza del nostro teDi" pio .con molti pericoli e grandi spese non poteronO' sagri6cando partecipar delle vittime , per lo divieto, che ne fece Mos , a chi non fosse f'orrnato alle nostre leggi n al pari di noi edncato ne' riti nostri paterni ; e quindi chi non fatto per nessun modo a sacrifizio, chi }asciatolo a mezzo, e molti neppur potuti per qualsivoglia maniera entrare nel Tempio si partono , togliendo anzi di soggettarsi agli ordmi di Mos , che di fare a loro talento ; non perch nel temessero t'prensore, ma perch av~van riguardo alla loro cocien:aa. Cos questo corpo di leggi creduto di Dio lev quest'uomo a tal fama, quale non com~ petevasi semplicemente alla sua condizione. Sebbene ancor poco innanzi alla nostra guerra presente, sotto l' imperador Claudio e a sommo Pontefice nostro IsmaeUo essendo gran caro per tutto il paese, talch 'Valse l' assaron quattro dramme , mentre recavansi per la fe.sta degli azzimi intorno a settanta cori di farina , ( e rispondono a staj (81) tJentuno siciliani , e quarantuilo ateniesi ) non vi fu sacerdote s ardito 1 ehe osasse mangiarne briciolo , con tutto la grande. fame , che disertava il paese , per timor della legge e dell'ira, onde Iddio perseguita ognora le colpe bench nascose ; sicch non resta pi luogo a maravigliare sull' avvenuto fin da que' tempi, quando fino al d d' oggi altres gli scritti !asciatici da Moa

Ll11. tu.

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:nv.

219

hanno tanto nlore , che tutti fino a' nostri nemi~i confessano , che di tale govemo Iddio l' autore ~alutosi di Mos e della virt di lui. Ma in riguardo a tai cose ciascuno pensi come gli pare doverlo aneglio.

~3o

DELLE

ANTICHIT GIUDAICHE
LIBRO QUARTO <i

C A. P t

T O L O.

p Ili M O
tli Mo1 attaccrm& son rotti.

Gli

Ehrei contro

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f10ler
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i Cananei :~ e

Jl'fTA.l'fTO gli Ebrei si ttojavano dell'ingrato e difficil 'rivere ch' egli era di per se nel diserto 1 spetial IJlente avendo da Dio ditieto di non pro-varsi coi Cananei ; n pi credevano di dovere secondo gli ordini di Mos starsi cheti 1 anzi promettendosi di poter da se stessi senza il conforto di lui sottomet tere i lor nimici , si andavan lagnando di lui , e sopettavano, che a bella posta li conducesse .allo atre~no , percb aveuero sempre bisogno del auo

:DLLB KTiCJlJT.l~ .Jtlii!JCBK 1111. I\'. CAP. i.

23 t

lt)c~llrso. Mossero duhque in frotta per andar con.. tro de' Callanei, dicendo che Dio non per far gra :zia a Mos vrebbe lor dato ltlano , ma per la cura che aveva dtl cornun bene della nazione , merito de' l01o anbenaii , che ~li ltettero sempre a cuore ; e siccome per la tirt loro gli &TtTa posti in libert , cos al presen~ , quando non ist'uggan travaglio , .star lor sempre allato ; e vantavansi d' esser p~r se da tanto , the potrebbona domar le genti , eziandio se intendesse Mus d.' intnicar loro Iddio ; e se non altro, ditevabo to11lar loro assai bene lo avere il comando , ~ non col perdersi nel godimento d' essere , in alvo dalle atanie degli Egizj patirsi Mos titahtto , ~ i'ftr al Uo talento ingannati ia pensare, "he solo a lui rivelasse Iddio pel gran 'bene , che gli voleva , 1~ cose loro , corne se tutti non fosero discendenti di Abr~ttno , ed egli solo la buona merc di Dio avese a ttJ.erito di vedere imo parandol da lui quanto v'ha d'Avvenire. Essi ancoro si acquisteran notnf! di &a'Vj , quando non ~urata la sua ja:ttanza , e fidatisi a Iddio . vogliono occupar quella terra che lor fn promessa ; n dian troppa .fede , a chi in nome di Dio per ci solo ne li di-stoglie. 11 pensar danqu.e alla penuria in che eranG d'ogni cosa, e al diserto , per cui av.-eniva, che quella p!.rsse loro me~ sofl'eribile , fu ci , che gli spinse alla battaglia contro de' Cananei ; onde fece!'o capitano Iddio , senza att~.derne approvazione dal legislatore. Com' ebbero adunque deliberato ci eSo"o eere il .lor migliore 1 al veanero . a Cwnte dep

DELLE A!rTJCJIITA' GIVDAtCJd:

i quali n dall' impetuosa loro sortita M dalla moltitudine sbigottiti li ricevettero branmente. Vi caddero molti Ebrei , e il resto della milizia 1 peroc:ch sciarrata ne fu la falange , inseguiti ali&: spalle ricoveraton senz' ordine tra le; trincee. Per tale inaspettato siniatro inviliti del tutto disperavano d'aver pi bene, riftettendo anche ci es11ere loro venuto dall' ira di Dio , perch senza suo consenso corsero pre,cipitosi a battaglia. ln questo Mos veg~ sendo per .una parte i suoi dalla peg{Jio che n' ebbero sgomentati , e temendo, che gl' inimici imbaldanziti per la vittoria , e voglioai pe1'Ci di tentare cose maggiori non gli venissero addosso , credette opportuno di ritirare il suo campo pi lungi dai Cananei per entro il deserto. E datosi di bel nuovo i1 popolo in sua balia , che ben capi non poter trane a 6ne cosa verona senza la direzione di lui, Mos lev& il campo, e s'intern nel deserto sperando, che . quivi vivrebbero in pate, n prima si moverebbono contro de' Cananei , che da Dio non ne avessero inteso il tempo pi acconcio per farlo. Ma quello, che suole avvenire a' grandi eserciti., molto pi se avvolti in_ disgrazie, d'essere cio mal contenti e restii, intravvenne ancora a' Giudei. Per9cch i sei c~nto mila, ch'essi erano, e per la ~an moltitudine. forse ancora ne' prosperi avvenimenti difficili a soggettarsi a' p degni , allora viemmaggiormente per la traversia e penuria, a cni si vedevan condotti' inasprono e tra se stessi e oonUllDUci '
l

tio del ~:oadoUiere. Sorae. aclwupe tra l'oro . tal .~

dizione , 'fllal non sappiamo accaduta mai n tra' (}reci , n pur tra' barbari ; per cui andati tutti a pericolo di perire per Mos furon salvi , il quale sebbene poco manc , che sepolto non rimanesse sotto i loro sassi, pure non fece caso di tanto insulto ; n Dio stesso las~i , che lor ne incogliesse Jliente di male : anzi con -tutta l' onta da loro fatta e al legislatore , eli alle leggi , che aveva per Mos date loro egli stesso , li camp dalle ree conseguenze, che avrebbe tal sedizione prodotte , se non q. .avesse posto riparo. Di cosi.fltto sollevamento e del.. l'operato. poi da Mos scriver al disteso, 'flland& abbia premesso a perch' donde mosse.
C.!PITOLQ

IL

Sednione di Core e del popolo contro Mos e il fratello di lui mossa. pel sacerdozio.

I. Core per ricchezza, e per sangue uno de, pi ngguardevoli tra gli Ebrei, abile dicitore. e pet'. m.u()vere a: suo piacere la moltitudine eloquentissimo; vem;endo Mos sollevato ad un posto assai alto ; tocco d'invidia il pativa .di malavoglia; che, siccome era a lui di trib e di parentela congiunto , cosi gliene doleva, perch credea quell' onore pi giu stamente dovuto a se pi facoltoso di lui e nobile al par di lui ; quindi presso i Leviti della medesima sua trib , e maggiormente presso .i congiunti faceva srande romorc ; d.i.<:ep.do . e'fere ~sa insofferibile 1

:.3'

Jll':LLZ Alft'ICBI't.l' -GftiD.UCU

che Mos eercasse ogni strada d' avere ttttti per Ile gli onori , e sotto coperta Idi Dio , di cui si riden, ,iodesseli maliziosamente; aver non gi col consenso :del popolo , ma .per solo capriccio suo innalzato l l:aatello Aronne al sacerdozio , e faeendla da tiranno distribuire gli onori a chi pi sii aggrada ; talch~ dell' aperla oppressione d' un tempo riusciva mell tollerabile il soperchiarli furtil'o ch' esso faeeva al presente , prinndoli d' ogni potere non solo contro loro voglia, ma senza neppur' essi anisarne l'insidie. P1cioech chi a se stesso consapevole di meri .tarlo, persuade il popolo , che gliel dia, non ha r ardir ~di condurvelo con violenza : laddove chi teme di non averci bastante merito , quando s'astien dalla forza , perch vuoi parete dabbene , tanto per hist~ vie si adopera di arrivarvi: ma in vantagsio tornare d' un popolo il punire costoro , mentre si credono. ancor coperti , 8112ich col }asciarli crescer di forze averli poi a provare nimii aperti. E qual ragione potr mai render Mos d' aver dato ad A ronne e a' suoi figli il aa~erdozio 1 " Perciocch , se " Dio giudicava di fn questo onor ad aletlo della ~ trib Levitica , io ne sono di lui pi degno ; ch ., nato .del saague medesimo che Mos , il trapasso , in ricchezze e in et ; se poi alla pi vecchia ., bib , lo avrebbe a diritto quella di Ruben , di , cui son principi Datan , Abir , e Fale ; che sono ., questi i pi attempati &a i capi di tal trib, e i " meglio in essere per ricchezze ". IL C,ore dunque cosi dicendo intendea di parere

La. IV, C:A.P. IU

'ollecito del ben comune, ma in fatti tira-va a strappare di mano al popolo l'onor per se; ed egli pel" con mal animo aJlda-ta destramente spargendo nella ana trib tai semenze ; ma distesosi in poca d'ora a pi parti il bisbiglio , e dando fede , quanti l' udinno , alle calunnie apposte ad Aronne , a ne fu pieno ttto l'esercito. Or gli aggiuntisi a Core furoll dugencinquanta de'pi ragguardevoli personaggi, che davansi fretta di togliere il sacerdozio al fiatel di Mos, e d'infamar lui medesimo: ne fu irritato an ~be il popolo, che prese furiosamente U consiglio di' lapidare Moa , e quindi senz' ordine con tnm.ulto e !chiamazai si assembr a parlamento ; e innanzi al Tabernacolo di Dio gridnano , " si persegua il ti., ranno, e si tolga il popolo dalla achiavii, oY'ei , l' ha meno abusando del nome di Dio per im , porgli durissime leggi. ltnperciocch Dio , se ve ., ramente ei dovesse trascegliersi un sacerdote, le, verebbe a tal grado chi 'l merita, noi gitterebbe ,. cpl darlo a persone di tant' altre pi indegne. Che se fosse stato suo volere di darlo ad Aronne n non lo avrebbe lasciato in manO- al f.atllo, ma , ne avria fatto il popolo donatore " Ora Mos, che da lungi previste a-vea le calunnie di Core 1 e veduto l' esasperamcnto del popolo , no impaur ; anzi f\dato nelle ottime intenzioni, clt' egli ebh in tutti gl'incontri, e hen sicuro, che il sacerdozio per elezione divina , non per suo benefizio tocc al fra tello , comparve dinanzi al popolo; e a lui veramente on fe' parola; ma voltosi a.. Go1.. .:Q~ quota ltM

~36

DttL~ . .lliTICBIT.l' GI11D.UCd

pot , " a me , diss~ , o Core , e tu ad ognuno di , questi ( e faceva cenno ai dugento cinquanta) egli " pare che siate degni di questo onore ; ed io per " me noi contendo a chicchessia del popolo , per " quantunque e in ricchezze e in ogn' altrp pregio " egli ceda la mano a voi ; n io ho dato il .aacer" dozio ad Aronne, perch annzi altrui in ricchez.. " ze: che tu solo n' hai di gran lunga pi che noi , due ; n per riguardo alla sua nobilt ! che in ci " Iddio ci ha fatti. pari col darci un medesimo pro" genitore ; ~ per affetto soverchio ho data al fra. ~ tello una cosa, che giustamente dovrebbe si altrui= " perocch quando non curato l' onor n di Dio n~ " delle ltsggi mi fossi condotto a tal passo , certa, mente potendolo io tener per me non l'.anei gi " io ce~uto ad un altro ~ essendo io. a me pi con , giunto che non al fratello , e pi a me medesimo " affezionato che ~on a lui. E di . vero lo scaltro , uomo eh' io mi sarei , se dopo avere esposto me " ste.sso a' pericoli, che nel mal fare si corrono, " avessi ad altri lasciato il bene ritrattone: : ma n~ , io. aon tale da usare frodi , n Dio sar mai che :' non curi d'essere non curato, e .di veder voi igna , ri di ci , che far vi dobbiate a piacergli. Per " egli stesso col dichiarare che ha fatto il auo sa" ce1-dote , ha liberati noi dall' invidia ,di . ~esta , scelta. Eppure con tutto sia tale .t).ronne non . per " mio benefizio , ma per volere di Dio , e' si sveste , della sua dignit, perch ne decida chi .vuole, " con<:ios1iach ami meglio di poaseditore legittimo

n. -. ch' egli n' era , venire a tale di metterla in mano , altrui , e dell' aver ora libero a campo all' adoe perarsi per acquistarla stimi premio di se pi de gno a vedere tra voi la 'pace, quantunque egli " gi lo possegga di vostro consentimento ; perocch , u.on errammo , se ci che ne diede Iddio , ere~ " demmo , che voi pure vorreste che fosse nostro. " E saria stata inoltre un' empia temerit rifiutare " un onore, ch'egli faceva, anzi volendolo Iddio per-o " petuamente durevole. e promettendo per ci sicu" rezza, ogni ragione voleva , che s'accettasse. Or " bene decida egli stesso di nuovo , chi piacciagli , .. ohe per voi offra a lui sacrifizj e a voi serva . di " guida, nella piet ; che atravagante cosa sarebbe , ., se Core per troppa voglia di questo onore togliesse " a Dio la libert di concederlo a chi pi gli ag" grada. Cessate adunque a tumlto ' e lo strepito' " che. avete fa~o per ci ; e domani per tempo , ... quanti ate a sacerdozio ' comparite ciascuno , recando c n voi il turibolo con esso i profumi e intanto , o Core , rimessone a Dio , ll fuoco. " l' arbibjo , ~di su ci la sentenza , n noa. , volere farti dappi di Dio. Vieni disposto nella " anzidetta maniera alla' decisione di questo onore ; , n .io credo fia grave a veruno , che Aronne an" cora compaja in giudizio, siccome e germe della , llldesima stirpe , e stato aempre nel sacerdotal ., ministero incolpabile ; e raccoltivi insieme bru , cerete l'incenso presente a popolo tutto quanto ; e bruciatolo , quegli a cui sacrificio mostrer Dio
I.D. tv. C.lP.

1'

sJ3

DELLE Afi'JtCIU'fi' ei'ID.liCllZ

d' avere pi a gtado , saria creato pe voi aaeer dote ' e touam.mi di dosso carico d' aver di ., sposto di tale onore a bflla del fratello ~. Cos dicendo Mos , .si risteUe il popolo e dal tumulto , e da' sospetti di lui conceputi ; anzi ne commend il ragionare , che infatti era utile , e per tale co :nobbelo il popolo. Per f!Usta maniera si scioe al lora la radunanza.

CAPITOLO

m.
voler~

Gli autori della sollevazione per

di Dio sots morti , 6 .Aronne fratel di Mos .e 14 sua discenJenz;. ritiB116 il sacerdozio.

l D d ngnente assemlu-aronai a parlamento per titrovarsi al sacrifizio e alla sentenza , che quinci dar si doveva sui pretendenti al sacerdozio ; e l' a tlunanza fu a.Lpanto romorosa per lo sconvolgimento ehe metteva nella moltitudine l' espettazione dell' av -wenuc ; mentre altri avrebhono desiderato , di cogliere MQs in fallo , ed altri pi savj, d' essere fi. almentc tratti d'impaecio e. di noja; perciocch ~ttavano in gran timore , che prendendo piede il tu multo , non si sfasciasse del tuUo il eomposto del loro govei"IlO, Tutta poi la moltitudine natuDalmente ibchinevole a dire il peggio che sappia de' magistrati, e faeile a far suo il paree di chiccheuia , andava tomoreggiando. Mos intanto mandati alcuni suoi messi per Datali e Abiro , ordin , che secondo l'ac

l.D.

W. CAP.

Jll,

~139

cordato compariss~ro , e al sagro ministero fosser pre.senti. Ma egli dissero , he non volevano ubbidire a' qu~' lJles , e che non patirebbono mai, .che Mos ingrarulisse maliziosameu.te a danno del popolo. Udite Mos tali cose , stim bene di prender secC) alcuni de' pi valenti per sua difesa , e venne egli stesso da loro non i.sdegna.ndo di comparire in per-o so~ dinanzi a gente superba. Or quelli senza contrasto il seguirono; e Datan co' suoi partigiani saputo , che Mos a loro ne veniva accompagnato dai pi r~gguardevoli personaggi del popolo , fattisi in~iem ct>lle donne e coi figli alle porte delle loro tendo stavano. in attenzione di ci , che intendesse . di fa.J' Mas ; ed avevano intorno se i loro servi , cho li dife~dessero , le Mos Tolewe far loro Tiolenza. Or egli appressatosi lev le m.ap.i al cielo , e ad alta voee sclamando , sicch lo udisse tutta la moltitudine , disse " o Signore di quanto v' ha in cielo e ., in terra e in ma1e , deh tu mi sii testiJ:Qonio irre f1agahile dell' operato fin qui da me , che tutto si fatto per tuo volert ' che tu JtessQ ci desti a modo di faPl(), quando valesti usare merc agli Ebrei nelle lo1'9 l((iagure ; vieni tQ. tesso ed a.. scolta que&to mip ragionare , ~ch non v' ha n pensiero n aJione , che a te sia na&eoata ; onde tu di buon grado paleserai ad un t~po la verit ~ e la. oostoro jngratitudine. Adunque i pi rimoti u aV'fenimenti intorno alla na_,1im ~a ben li sai tu , per minuto , non per,h ascoltati ma ~reh sue.. ceduti sotto sJi stesa! occhi tuoi. Ora ib tutto ci~

24e

DELLE llf'l'ICBIT' Cld.UCU

che costoro quantunque d' ogni cosa assai bene infomiati , sospettano a torto di me , tu mi sii testimonio. Datomi io a una vita sgombra d' im pacci tra per opera mia e per tuo consiglio , ci ,. consentendomi ancor Raguele mio suocero, tosto lasciai di .godere que' beni per addosaan:hi cento fastidj a pro di costoro ; e in prima per la loro , libert , e poscia per la salvezza loro sostermi , grandi fatiche , e feei fronte col mio coraggio ad ogni sinistro a-vveDimento. Ora , per che di ree , intenzioni mi veggo iri sospetto persone , che hanno da' miei sudori il presente loro sopravvivere' a ragione tu stesso , che l sul Sinai e mi fest ., veder quel fuoco e ascoltator mi volesti gi tn di , allora della voce e spettatore di quanti prodigi mi ., .fe' vedere quel luogo l; t11 ch' ordinasti ch' io n'an, dassi in Egitto , e apri&ai loro le tue intenzioni ; ,. tu che sturhasti la felicit degli Egizj, e campo ., ne desti a fuggire da' loro ceppi , e il braccio di '" Faraone rendesti del mio pi debole ; tu che a , noi delle strade mal pratici apristi la via per , mezzo l' acque , e il diviso mar rovesciasti sul ., capo agli Egizj che ne perirono ; t che noi quasi " igondi festi graziosamente sicuri eoll' armi ; tu che , infette sorgenti per noi volgesti in salubri ; e noi , gi condotti allo stremo abbeverasti d' un' acqua ., triitta prodigiosamente d'un sasso; tu che nella , mancama dei viveri , che ci negava la terra , prov, vedesti alla nostra salute recandoli 6p dalmare ; ,; tu che di cielo ne pioves.ti un manpare non prima

LIB., IV.

e!J'.

111.

veduto, tu che ne de~ti la distribuzion delle leggi , e l' ordine del governo , vieni tu stesso , o Signore , dell' univer-so , a mio giudice e testimonio i'ncor, rotto ; che n presenti oltre il giusto non ho mai " ricevuto da niun Ebr~o , n in grazia della ric, chezza ho mai condannata la povert , quando a" vea la ragione , e che ad onta, d' un governo non , mai pregiudizievole al ben comune del mio pro, cedere si va pensando molto sinistramente, quasi " non dal tuo comando ma dalla mia passione con, dotto ,. abbia sacerdote CI'eato Aronne ; e mostra , a un tempo -medesimo ; che ogni cosa si resse a " tua provvidenza , e che tutto giugne al suo fine , , non da casuali avvenimenti condottavi ma dalla ,; tua volont ; che ti preme il ben degli Ebrei , _,, vendicando ti d' Ahiro e Datan, che te condannano " di stupidezza , quasi ti fossi ]asciato vincere alle ~ mie frodi ; e ne farai palese il gastigo , giacch , tanto infuriano contro il tuo nome , non gi col mandare loro una morte comune a tutti, che allor , parrebbe uscir del mondo per quella legge , a cui " soggiace It condizione dell'uomo; ma quella terra , che batton co' piedi , s' aprR loro sotto e gl' ingoj , con ess~ la loro stirpe e le loro sostanze. Ci , serva per:. tutti d' uQa mostra e d'un' istruzione , assai chiara del tuo potere, e col timor de' sinistri " medesimi faccia avveduti coloro , che sentono in" degnamente di te ; ed oh fosse questa la via di , farmi conoscere quel fedele esecutore , ch'io sono , de' tuoi .comandi. Che se le. accuse appostemi sonG
n
PWYIQ, CGmo 1.

DELLE AN'l'JCJilT.L' GIUD.UCJUr

, vere, deh .serbagli intatti d'ogni sciagura;! quello " sterminio , che loro pr~"''li , cada pure sopra di " me ; e punito colui, che voleva oppritnere ingiusta , mente il tuo popolo , serba' del resto la concordia " e la pace, e salva la moltitudine presta a far tuoi , Yoleri , tenendole lungi mai semp:re i gastighi do" Yuti a' rei. Perciocch tu sai bene non esser giusto, ,. che dell' iniquit. di coloro paghin la pena tutti , in comune gl' lsraeliti " Mentre cos lagrimando lagiona, ed ecco improvviso traballar la terra; che vacillando procellosamente ; quasi mare agitato da flero turbine , gett in tutto il popolo grande spavento ; indi mosso un dirotto e rovinoso fracasso. intorno a' lord padiglioni cedette , e inghiott quanta gente ci vea con quelli; onde spariti da non potersene ravvisare t>i segno , si ricongiunse novellamente quel tanto di terra , che ibtorno a loro s' era aperta, e si commise talmente , che mirandola non vi appariva pur ombra dell' avvenutole innanzi. E questa ru la maniera , onde costoro perirono , dive"nuti un esempio della possanza di Dio. 1\1"a qui forse a taluno dorr non tanto del loro caso , sebbene di per se meritevole di compassione , quanto e vieppi del vederne la parentela , che di tanta loro disavventura fu lieta ; poich messa in non cale la congfunzone del sngue al veder ci , che accadde , approvarono la seguita gU$.iizia , e persuasi della reit di Datan e de' suoi, per cui ftli'on morti, non ne sentirono punto dt:>glia.

D. Dopo ti Moa chiama quelli , che pretend

LtB. l.V. CAP. Uf,

2_43

vano il sacerdozio, perch si venisse alla prova de' sacsrdoti , e quegli si avesse per tale , il cui saciifizio sarebbe pi caro a Dio. Radunatisi adunque i dugeucinquanta , cht: merc la virtia <le' loro padri e le loro , in che forse li vantaggiavano , l' estimazione godevano ancora del popolo., si fero innanzi Alonne e Core ; e ristatisi tutti al cospetto del Tabernacolo acrHicaroqo sull' incensiere quanto avano recato con loro ; .e tale ne lampeggi un fuoco , quale n mai seppe umo fare con arte , n" mai fu veduto per subita fermentazione uscir de~a terra, o per forza di veati apprendersi d' improniso in selva a ricevala ben disposta, ma quAle pot fiammeggiante e ardentissimo da nn divino comando eccittvsi; da cui tutti e i dugencin'{uanta e Core che si trovavllllo uniti, si furono messi al niente , e pi non oomparvero neppure i loro corpi. U solo At-onne r.imase salvo, che non fu niente toce~ dal fuoco ; perocoh Dio fu quegli , che lo diresse verso cui doveva abbru.ciare. Mbs pcH. , dopo morti lo storo volend:o cJae il loro caatigo rea tasse a' posteri irr ricordanza, e :non {06&e da lwo Ignorato, ordin ad Fleazaro figliuolo d'Aronne, che di'altare di bl'OIUo innestasse i loro ill~JHieri , perch ricorduaero ai ilisecndrnti qnant.o avavveane Il c~o , che si oredettero di poter ag.-.U..rt la pssaua 4i ~

DELLE Al'f'l'JCHr:rA' Cl'tiDAICQ

cA

l 'l'

o L o IV.
dur~

Delf awenut agli Ebrei tr.el. diserto , il tempo di trentott' anni.

l. Aronne adunque creduto avere il sonuno pontificato nori pi per favor del fratello ma per volere di Dio , c~e si fece abbastanza palese , gi sicuramente insieme coi figli godeva di quell' onore. Con tutto questo per ~a sollevazione non rimise punto del sub caldo , nzi crebbe vieppi e divenne peggiore. Trasse motivo di maggiormente inasprirsi , donde pareva , che il dantio non pur non sarebbe cessato mai ' ma avuto avria durazione assiU lunga. Perciocch persuasi gi gli uomini non seguir nulla se non voluto daJJa provvidenza divina, pretende'Vano ~ the avesse Dio unicamente operate tai cose p~r fare grazia a Mos. Lui per incolpavano dell'es6re stata s grande l' ira divina , non qual merita'Vanla i gasb~gati , ma quale. Mos adoperossi che foss~ : e andavan dicendo , esser quelli periti senza delitto ; se n' av6VanO alcuno ' essere stati rei d' un soverchio impegno d'onorar Dio; e chi aveva punito H:popolo colla morte di tali uotnii, h' erano tutto il meglio del loro corpo , oltre il non dirne il pereh , averne di pi ritratto per suo fratello un sacerdozio da non poterglisi contrastare mai pi ; che non ci avrebbe pi alcuno , il quale veduto il fin maerabile di que' primi , ne aentiase pi voglia. 01-

LIB. IV. CAP. }V,

tre a ci da' co~giunti ancora de' morti porgevansi. calde preghiere al popolo , che volesse abbassare l'alterigia di Mos ; e ci produrrebbe anche a lui sicurezza. Mos . dunque avvisata da' suoi principj la sollevazione , temendo non si macchinassero no vit , e non ne seguisse qualche grande e sinistr~ accidente , radun il popolo a parlamento ; e pen non irritare la moltitudine , pazientemente ne ud le difese ; seriza rispoadere, pago solo d'ordinare ai prin., cipi di recargli scolpiti in verghe i nomi della lor~' trib ; che di lui sarebbe il sacerdozio , dalla cui verga ne avesse Dio fatto segno. Piaciuto il consiglio recano ciascun la sua, e Aronne pur egli ~a sua con sopra scolpitovi : Trib di Levi. E Mos le ripone enbo il Tabernacolo di Dio. ll d vegnente trasse fuori le verghe , che di leggieri potevansi ravvisare dal.segno ' che i 'principi ' che le recarono' e a popolo ancora vi fec.e: Or l' altre tutte in tale fi~l!. mostraronsi , quale l' avevano quando le ricevette Mos ; dove quella d' Aronne videro avere me6si germogli e rami , con f:utto maturo , ( e fu mandorla , poich di tal legno era fatta la verga). Storditi alla novit della vista e dimentichi affatto . del-:o l' odio , in che avevano Mos ed Aronne , si fecero ad ammirare , le disposizioni di Dio . verso loro , e mossi alla fine da un salutevol timore de' divini giu.. dizj lasciarono 1 che Aronne . godesse in pace del sacerdozio, il quale per queste vie ben be volte creato da ~io sacerdote possed quest'onore senza contrasto. Co6 la st;dizione degli Ebrei ltlllio tempo teaqtaai

Jlel uo furo;re calme}.

246

'DELU JNTICHIT.l' GIUIJAfCRE

O.ra. 1\los ' siccome aveva fatta esente dalla mi lizia la b-ib di Levi consacrata al servizio diYino. , eoa affinch la penuria e il bisogno di procacciarsi onde vivere non Q.e facesse porre da banda il tem pio , ordin , che quando fosse piaciuto a Dio di dar loro il possesso della Cananea , doveasero di atribuire a' Leviti qttarantotto citt buone e belle ; e lasciar loro intorno aDe mura un disbetto di due mila cubiti misurati; oltre a ci impose al popolo di .contribuire a'Leviti e sacerdoti la decima de'loro pro dotti annuali ; e questo quanto ritrae dal comune queata trib. Ma io etedo ancor convenirmi di rife rire quanto han di proprio tra gli altri sacerdo~ Volle adunque Mos , che dalle quarantotto citt i Leviti ne concedessero tredici a' aacerdoti , e della decima, che ogn' anno avevan dal popolo, pauassero loro la decima parte. Di pi fe' legge, che il popolo a Dio afferisse le novellizie d' ogni prodotto ehe nscia della terra, e de' quadrup~ destinati per l'ittime si desse ai sacerdoti da ~crificaie il primogenito se maschio , di ~,nodo per , che servisse di cibo a loro e a tutta la famiglia dentro alla sacra citt. Quanto si poi a ciuelli , di cui la legge or-dinava secondo i patrj costumi ~ non maniare , i padroni dei nati p11rti doveu dar loro in cltlllbio ua siclo e mezzo, e cinque se il primo~to era uomo. Della tosa tura ancor delle greggi venivano lor le primizie ; e i confettieri e i fornai sommini atravano loro alcune focaccie. Quanti poi eonaagran ae awaai pc;r lOto fattou ( e ai chiaaaao Nazarei e
4
4

n.

LJB, IV. E:.A.,. IV.

~47

atutrpn la chioma e s' astengon dal vino) allorch appendono i lor capegli , e della zazzera fan sagri fizio , dan le loro vittime a' sacerdoti , e quelli , che nominaronsi a Dio. Corban , eh~ grecamente significa dono (1) , se vogliono disobbligarsi da quel ministero, presentano a sacerdoti argento, cio trenta sicli s~; donna , e se uomo cinqqan4t. Che se altri non abbia facolt pari allo sborso determinato, si lascia al giu dizio de' sacerd!)ti il decide~e a lor piacimento. E simile chi uccideva animali in su~ casa non per moti vo di religione , ma per metterne tavola , dovevane a' sacerdoti rear l'intestino, il petto, e la gamba ~estra dinanzi ; e cos abbondevolmente provvide Mos a' sace1doti assegnando loro eziandio , quante offerte faceva il popolo per gli peccati , come di-cemmo nel libro antecedente. Di quanto poi conbi l>uivasi a' sac~rdoti volle, che participassero anor~ i domestici , ~ Je figliuole e le donne , salvo le vit time offerte per li peccati , e queste vengono dai figli maschj de' sacerdoti nel d lfledesimo consumate eDtro il tempio. Or com' eflbe Mos dopo la sedi ,iol,le fermate cotali cose , l~vatosi quinci on tutto il campo s ne ven1113 appi~ de' monti idumei, e di qui mand llQlbasciatori ;d re idumeo , pregandolo ,i depaase ~~41dergli jl passo , e d~ n.on voler egli fargli v~up, .affronto , darel;lbegli quelle si.curt , ~be gli fo!ls.e stat;Q pi~ iD grado d' aver , e accet.. tasse il suo popolo nelle pi~zze_ de' merca~, disposto 8JJ.COra , se s gli pi~ccsse, di pagu 1'1l.cq,ua a contanti. Ha jl re , JWn &U)<lAtegli a .pstg lo p~pQsizipw. 4i

BELLE 1NTICHITA.' GIVU..ICHB

Mos , e negogli il passaggio , e . batto seco "un esT cito bene in arme veniva a scontrare Mos l!n anim di far~li fronte , quanto avesse osato passare di forza. E Mos , dacche Iddio consultato da lui ~ol consigli ad attaccare egli il primo il nemico, ritir la sua gente addietro internandosi nel diserto. E allora appunto Maria sua sorella fin ~i vivere dopo compiuto il quaantesimo anno daccll usc dell'Egitto, st novi ionio del mese santico ; le damto a spese pubbliche sepoltura magnifica sopra d' un certo. monte nomato Sin (2) ; e poich il popolo l' ebbe pianta per trenta giorni, Mos il purg in questo modo. Condeitta in luogo mondissimo poco lungi dal campo una vitella non mai provata all' aratro n alle fatiche , tutta , quant' era , di color lionato , il gran sacerdote scan-" nolla , e sette volte col dito ne spruzz il sangue verso il Tabernacolo; indi incenerata cos come stava la giovin vacca con esso la pelle e l' interiora , gittano in mezzo al fuoco legno di cedro , e issopo , e alquanta lana tinta in cremesi ; e ricoltane tutta la cenere vielie da un uomo puro riposta in luogo mondissimo. Q1,1egli adunque, che per cadavere (3) erano immondi , dopo infuso nell' acqua un tantino di que sta polvere , con un ramicello d' issopo hagn!lto del l' acqna mista CO:ft cenere si aspergevano il terzo e il settimo d , e indi innanzi eran mondi (4). Questo comand si tenesse ancor quando venuti fossero nelle terre , che avrebbe loro assegnate la sorte. III. Sgombro adunque in tal modo l' esercito dal orrotto per .la aoJ:Clla del capitano , fu scorto da lui

LUI. IV. CiP. IV,

per mezzo il diserto e l' Arabia ; e venuto a una terra ' che gli Arabi hanno per loro metropoli' detta Arce una volta , e al presente nominata Petra ricinta in questo luogo da un alto monte , Aronne sal colass. per l' annunz~o , che diegli Mos , qui dover egli passar di vita ; e veggente tutto l' esercito , poich il ~uogo er in pendio , si trae di dosso l' abito sacerdotale e cedutolo ad Eleazaro suo figliuoio , a cui per et si -veniva il sacerdozio , muore negli . occhi della moltitudine , che nitta ~ra intesa in lui: e fin in quell' anno medesimo , che pcrd la sorella , in et d' anni cento ventitr in . tutto. Segu iJ suo passaggio nel far della nuova luna ' COITendo il mese chiamato Ecatomheone appo gli Ateniesi, appo i Ma.. cedoni Loo (5) , e Sebat appo gli Ebrei , e 'ne fU: lutto per tutto il popolo trenta giorni , dopo i quali' se ne ristorarono , e Ms levato indi il campo pervenne alle sponde del fiume Arnon; il quale movendo dalle montagne d' Arabia , e tutto tagUando per mezzo il deserto , mett8 nel lago Asfalti te dopo segnati i confini ua i Moabiti e gli Amorrei ; le cui terre sono fruttifere , e la popolazione risponden\e alla loro fertilit hanno di che sostenerla comoda.. mente. A Seone adunque re del paese mand Mos per av.erne passaggio al suo esercito sotto quelle condizioni , che fossero a .lui piaciute , sicch non ne aTverehbe alcun danno n alle sue terre . n agli ahi.. tanti ond' era signore , e per essere auunesso a goder del vantaggio de' suoi mercati, eziandio se pretendesse: Seoo di vendere loro l' acqua ; ma Seo11e disdettasli

DELL. ANTICJUT.&.' GJI1DA.JCBE

l~ grazia alleatisce un' armata di gente sua , ed era

presto a impedire agli Ebrei il passaggio dell' Amon.

C .&.P l

T OL Q

V.

Mos, vinti &one ed Og Signori degli .A.morrei , e disfatto f esercito /oro tuttoquonto~ ne trae a SQrte /a terre per distribuirle a due trib e mf!U.O di Ebrei.
l Ora veggendo Mos l' animo dell' Am.orreo cos mal disposto verso k' suoi, e stim beae di llQn do. vere passarsene .tacitamente col solo llOD fame con to , e fermo seco medesimo di trar gli Ebrei dell' olio e della miseria , che perci sostenevano , onde avve~e il levarsi che. fecero inn,anzi a romore , s preg Dio a concedergli di far gueJ.'la. Al che Dio rispondendo col prenunziargliene ancor vittoria, egli fece gran cuore per la battaglia, e confurtava i soldati chiamandogli a godere del piacere che avf!vano di guerreggiare , giacch Idclio permetteva l~ro di farlo. Essi adunque ottenuta la f~olt che bramavano, e a1matisi di tuttQ punto coiTev~o .subitmlente all' im presa. ll principe AJ.norroo ,a ~~~to aualto P. f\1 pi eguale a se de"o , an.i ed. egli wed~do gli Ebrei perd il -cu.ore , e la ua pnte , ehe avea dqprincipio JRDstrato tanto coraggio , f11 vista bigottir di paura. Perciocch .1. pnmo scontro non soetenaldo di fare fronte agli Ebrei e rice!Verli, danno volta , pel"" snasi di provveder meslio con ci alla laro salvezza, .ehe coll' avventwwai. a. 1UUL. zui'a; eoaciofosa.ech li

s5t ~assero asaai nelle loro citt ben gnernite , donde ~on trassero ak:uu vantaggio , perch ueguiti fiuo dentrQ a .quelle; ~be gli Ebrei, come tosto a' avvidero , che gl' inimici cedevano , diedero loro addo~ SO ' e abaragliatene r OTdinanze li volsero in fuga ; talch gli uni rotti fuggivano verso let citt , e gli altri non si staacavano .dj star loro alle spalle ; anzi pigliando nuovo :vigore a proseguire l~ incominciato travaglio tra per gli ottimi frombatori ch'essi erano, e pelleato maneggiar che facevano ogni sorta di dardo, armatura leggieri assai , ed erano ad inseguire il nimico assai presti, e il raggiugnevano ancora; e quanti erano trascorsi tant'oltre da non poterai pi prendere, li coglievano colle fionde e coi dardi. Se ne fa dunque un orrendo macello , mentre i fuggitivi si allas5avana dalle ferite ; i quali assai pi , che da niuno tfuerresco travaglio , tormentati venivano dalla .sete ( poich era estate ) ; e per ,- mentre la voglia ardente di bere li caccia in gran nwnero al fiume e col dalla sparsa fuga s' aggruppano , presigli in mezzo gli Ebrei li passano con saette , c li uccidono tutti parte con lancia parte con frecce. Qui cade llcciso anche Seone loro re. latanto gli Ebrei dispotliavano i morti , e ne trassero molta preda , e trovarono grande copia di biade , onde appunte erano cariche allora le campagne. Corae sicuramente l'esercita dappertutto Dlettendo a saeco ogni cosa, e menandone gl' inilnici prigioni ; poich siccome distrusse.ro quanto ci aveva di prode , cos non trovarono chi ~~ ai oppone1se. Queata adu.aque fu la sventwa in~
l.P. lV. CAP. T.

25~

DELLE A!ITICIIIT.&.' GlliDA.ICIIB

coltane agli Amottei , che al bisogno non seppere aguzzare i' mgegno , n adoperare la mano. Intanto sii Ebrei occuparono le loro terre , che giacciono in mezzo a tre fiumi , e rappresentano naturalmente hi forma d'nn' isola; conciossiach dalla parte australe ne- segni i confibi l' Arnon, e il Jboc, che perden iosi nel Giordano prende il nome di questo , ne bagni il fianco a settentrione , e dalla banda occidentale del paese si aggiri il Giordano. Ora essendo in ta1e stato le cose Og signore di Galaad e della Gaulanitide (6) venne addosso agl' lsraeliti con giusto esercito e a gran giornate per sovvenire Seone suo amico ; e bench lo trovasse da qualche tempo disfatto , pure detei'JDD di venir cogli Ebrei a battaglia. tra perch si credea partirne colla vitt01ia , e perch voleva far prova del loro valore ; ma fallitegli le speranze ed egli cade ucciso sul campo , e tutto il suo esercito viene mesao al niente. Quinci Mos valicato il fiume Jaboc corse al regno d' Og spiaDtandone le citt , e uccidendone gli abitatori ; i quali ancor di ricchezze vantaggiavano quante nazioni ci aveva in quelle co~r trade e per la boat del terreno e per la copia delle sostanze. Og poi di membra tanto grandiose e avve-~t-enti , che avea pochi pari , era cos valoroso di mano , che le sae imprese adeguaYaao la smisurata. sua statura e bt-lt. Delle sue valente e gt&ezza, fecero fede coloro, che nella citt reale degli Am~, ~~ti chiamata Rabat (7) trovarono U leltQ di lui tutto di ferro , largo quattro cubiti, e lungo un eu., bito pi del doppio. Atterrato adunque ~Q4\ui , u.oU.

LIB. IV. CAP. V. ,

:a53

solo per al presente le eose d~gli Ebrei andarono migliorando , ma per l' avvenire .eziandio cotal ruor~ fu loro assai vantaggiosa ; perciocch signori diven.. nero di sessanta citt murate a stupore e sue tribuf;Jrie , e fecero ciascuno a parte , e tUtti in comune preda a dovizia. Indi Mos , scorta la sua gente al Giordano , stende il suo campo sulla vasta pianttra rimpetto a Gerico. questa una citt d'una assai felice postura feconda di palme e di balsami produci~ce. E gi cominciavano gl' lsraeliti a sentir bene di se , e si ardivano di bramare le. guerre. M.os adunque fermatosi pochi giorni per o.fferire primeramente sacri6zio eucaristico a Dio , indi per dare un lauto convito al popolo , stac~ una parte delle .sue truppe , perch n' andasse a disertare le' terre dei Madianiti ; e a prendernf,! la citt ; e tale fu la cagione , che il mosse. a rompere loro guerra.

r>

CAPITOLO

VI.

Del profeta Balaomo e .di che fatta uomb egli fosse.


I. Balac signore de' Moabiti, ereditata.., dal padre l' amist e l'alleanza co' Madianiti, come s1 avvide del tanto ingrandir che facevano gl' lsraeliti ' co!ll venne in grande timore d; fatti suoi ; che non sapeva gi egli avere gli Ebrei divieto da Dio di non adoperarsi , che intorno alle .terre de' Canan~i ; e pi precipitoso che saggio si. consigli di sopraffarli d' in:gegno ; e siccome cr~devl'l di non dovere ati.accar~

s5.f

DBLLB AaTICIIlT.l' C111DA.IC8

un eaen:ito che da' &1ici aii.CCessi ltVria tratto cora,..

gio per li siniatri , cos pe1Ualllloai d' impedirne , se gli vruva fatto , gli avanzamenti , mand ambascia.. dori a' MadiaDiti , che trattasaero degli affari comuni. Ora questi ( poich di l dell' Eufrate vivna un certo Balaamo , il pi valente profeta che allora oiTesse 1 e d' animo ben disposto pel' loro ) spediaco11o in comM pagnia de 'Legati di Balac perso~ intra loro ragguardevolissime , che muovano il profe'- a venire , ~ inai per sor~ la sua m.aladiziorie giovuse allo spr m.inio degl' Iaraeliti. Venuti a lui l Legati , egli c~ semente li aceoglie ad albergo ; e dopo eena si fece a chiedere Iddio dl suo sentimento iatomo a ci , ~he gli suggerivano i Madiaaiti. Al che oppostosi 1ddio se ne vien dai Legati mostrando dal canto sn tutta ,la prontezza e sollecitudine di compiacerli di quanto il pregavano, ma palesando l tempo medesimo il contrapporsi , che a' suoi desiderj faceva Iddio : mercecch a tanta fama l' avea levato la via del vero , che sol prediceva ; quell' esercito , per cui male-dire il confortano a traiTe con loro , essere caro a Dio ; e per consigliavali a ravvedersi deponendo "la nimicizia che avevano cogl' Israeliti ; e cos detto licenzi i messi. , n. Ma _i Madianiti pressati lorte da Blae e ripiegatine lnligainnte, da capo mandano per Balaamo; e<l egli volendo pUr ~ompiacerli ne intetTOg Dio ; il .quale nojato d'el novel tentativo cl' impotae di noa contraddir punto ai messi ; il he per amor d' nganurai tredntolo un l'erG comando di Dio s ne anll

Ul. JT, CU. VI.

~5!

in compagnia de' legti. Ma tra \'a faltogliri incontro an angelo di Dio a nn certo passo assai atretto , e' chiuso quindi da siepi spinose , la giumenta , cui ca- nlcan Balaamo , . avvedutasi del divino spirito che le nniva di fronte , travi , e hatt Balaamo contrq UDa siepe non risentendosi punto alle bastonate , di che caricavala Balaamo mal sofferente delle punture; che davangli qnelle spine. M appena al hon dipar.. tirsi dell' angelo la giumenta s' accovacci , ed ecco ~r volere di Dio lei prendere vo<:e umana , e a Ba laamo rimpr()verare , he mal ricordeTole de' servigj prestatigli , onde non aven di che laguarsi di lei , or la buess~, cos non accortosi, che per comando !Cii Dio veniva distolta dall' ubbidirgli in ci , che premevagli tanto. Stordito il buon uomo all' udir la giumenta parlare con \'OCe umana , ecco l' angelo !!DC lo riprende del suo procedere verso lei , che la bestia non colpevole , ma egli . il sO.lo , che impedisce quel l'iaggio contrario a' divini voleri. Allor Balaamo. pieD di panra era omal per dar volta; ma Iddio ccmandogli .di proseguire. l' incominciato cammino 1 parch ci 11olo- dicesse, ch'egli anebhegli au!gerito alla mente. Ill. Esso achmque uut() tal ordlnl!! s ne vient a Balac. Accolto- aasai cottts~meate dal re lq richise , ~he lo facesgt ~011d1ll'l'e &o~a al1n111 nmnte per quinei -disaminare lo stato dl!l catnpo jgraelitic ; e Balae -stesso con la ~al~ sua orte. accohil>gnandOlo orr~.. v&lmente Ju kcur~ a un monte , che domlna\'a le loro testet , ed era lungi dal cllDlpo sessanta ata.dj.

~56.

DELLE AliTICBITA.' 0111DA.ICBs-

Al primo vderli ch' ei feee, isgiunse al re, d'ergere sette altari e di mettere in concio altrettanti tOli e montoni. n che fatto dal re prestamente ' con animo di sentirsi predire la rotta degl' lsraeliti , egli n' ofti.e olocausto , e prorompe in tai detti. .. O lor felici 1 "' cui Dio concede a possesso di beni in6niti , e as, segn per eterna compagna e gnida la sua provvi denza , talch non avvi nazione al mondo 7 cni per , comune giudizio non sieno per vantaggiare in virbi. ., e Di amore d' ottimo e santo ~olamento , che la" scieranno in retaggio a' figliuoli miglior di loro ., dappoich Dio in voi soli tra tutti gli uomini ba llt . volto a suo sguardo ' e a voi somministra ' onde i pi felici uomini divengbiate di lJU81lti vivoao sotto il . sole. Vostra dunque sar quella terra , ., dove egli stesso DUUldovvi , e Ja sempre sop;getta " a' vostri figliuoli; della cni faina risuoner tiTa e ., mare.: Voi vi stenderete per tutto il mondo dando , abitatori a ci~Ucuna teiTa , dove abbia nazioni di" verse da voi. Maravigliati adunque di te , o felice , esercito, che da 'Qll padre solo cresciuto sii a tal ., nllDI.ero : ma . per voi al preseUte mentre aaw , siete pochi , bastevole sia la Canaaea ; sappiate ., per, che l'abitazione a voi destinata in perpetuo , si tutto a mondo , e in tal moltitudine voi ne , andrete a vivere e nell'isole e dentro terra, che , a tanto non monta il numero delle stelle che sono in cielo. E ancor quando sarete moltiplicati cot , " Dio non man~her d' arricchirvi ia pace di tu.tt i ~ beni, e di darri in guerra coraggio e v~toria.

LIJI, l'f. UP. TJ,

2S,

~ Deh veBga talento ai figliuoli de vostri nimici di

, romper con voi , e tanto ardire li pre-ada , che ar, ma ti Tengano COn VOi alle mani ; che non ne toro~ nel'lln vincitori , n tali da rallegrarne i figliuoli e , le mogli. T11nto e s soprabbondevole fu il valore " a Toi dato dal proTvido Iddio.., il qual puote ~ t) scemare il SO"Yerchio e il manehevole aggrandire " Cos tutto pieno di Dio e fuor di se stesso diceva profeta sospintovi da un ardore divio. IV. Ma il re avendolo a grave e lagaandosi che D.On serbasse le, condizioni , aot\o le quali -fino dall-e teiTe degli alleati l' avea tratto a se con promesse di larghi doni , poich venuto per malediPe i nimici li caricava all' inciontro di lodi , e apactiavali pe.tii pi felici uomini della teiTa, egli disse a Balaet " pensi tu fore. ' e credi essere in nostra mano il , tacere o il par.lare di tali cose, quando c' investe , lo spirito di Dio ? Que~ti senza pur a.oi saperlo , manda fuor quelle voci, che pi gli piaoeiono. Ben mi ricordo io a qual f:ne mi av~te Toi e i Madia" niti dopo tante preghiere ansiosamente condotto ; , e di fatto perci io mi posi in viaggio , il quale pregai che non si attraversasse a' tuoi desicrj. Ma , il volere fu pi possente , che non l' inteu, zione ch' io aveya di compiacerti io , che cos era n diaposto d' ~dire da lui gli umani evetUi , che non .. avrei dett quanto mi aug~nva , ae non ini. ci , anss sforzato 1~- sua volont; poich, -quando egli previenei e viene entro a noi , non ahbiant() ., pi nulla iu 'noi , che aia aoatro. lo ~terl. u011.

diTino

FLAfl'lO, tor11o

l.

258

DELLE ANT~~JIITA.' GlyDAICHB

" avea in: animo n ,di lodar questa gente n df ra. ., . gij:)nar di. que' beni, onde Iddio ha fiseato di aJ.Tic" . chire la loto discendenz~ ; ma pel gran<Je affetto , che lot egli porta , e. per la prejnura che ha d' ac, celerar loro una vita felice e una fama inupor.tale, :" a me sugger c;otal serie di predicim.enti. Ma via , " giac~h stammi ancora nel cuore di far cosa grata " a te, e a' Madianiti, le cuj pre~rhiere non mi con., vien rigettare , -innalziamo di nuovo altri altari , e ., offriam ;acrifizj, s.omigli;mti. ai gi fatti per ved~re,. , se mai poreasi piegare. Iddio a coocedenni di ca" ricar qqesto popolo di maledizioni ". E . av11tane .da Balac lice~~.za: ,. hench due volte sacrifcass~, da .Dio pet' non .otteJUle di maledire :gr Isneliti ; e .gittatosi bocconi in terra prenunziava quanl9 daveva suc~edere ai 1~, e alle citt pi f~ose, delle quali .alcune non , eran~ . di que' tempi ancor. fal>bricate, e ci, che a mia rieordanza intra~enne agli \lOillni per .lo passato e per terra, e per mare; dalle qoali, pre-. dizioni tu,Ue ~te,~iuscite. a. quel .fine , h' egli. pre~nunzi' ~ale a congetturJUe quanto sia .per succedere .in avveni,e (8). Ma, ~alac '~snato perch 'non. vedea _maledetti gl' lsraeliti, caccia da se :Salaa.mo negando-eli ogni onore; q .quale. partit.osi e gi vicino a pas .sare l' Eufrate mand per B~c e pei principi dei .Madiani~, e " Balac, !iisse, e voi ~diaDiti quanti ~ qui ~t ( giacch pure forza ' .eh' io vi coptpiae> , eia anche con.bo: i voleri . di Dio), sappiate che , l'. ebrea stirpe. non andr mai in rQvina totale,. n per guerre , a :Per pestile~e , n per careatie,

LIB. IV. C!P,. 'Vt.

Jt atcidente vi sar mai quanto 'strano. ai 'Voglia , che li distrugga , conciossiach Dio si p:renda il " pensiero di liberarli da ogni disavventura e di .:non " permettere ' che mai li -colga tale . sinisbo ' onde , perano tutti quanti. lnbavverr loro , egli vero , , alcun picciolo male , e per tempo assai corto, -on'de , apparentemente scemando ne sorgeranno :vieppi .. fioreati ' perch fatti acoorti a temere ci ' che lQr ., fu cagione de' mali sofferti. Voi per, se bramate , di riportarne per breve tempo una non .so quale , vittoria , vi giungerete quando facciate quello che , sono per dirvi. Scelte tra le vostre figliuole le; pi " avvenenti e le meglio al bisogno -per .affascinare-~ il ,; virtuoso animo dei riguardanti , e ac:resciute di , nuova grazia rilascia tele , talch s' accostino al loro " campo , e date loro ordine di mostrarsi aDe loro , preghiere condiscendenti. Quando . poi veggano , , che sono vinti dalla passione , gli abbandonino ; e , pr.egate. a restarsi non prima si pieghino ' .che. co~ " dotti non gli ~);iano , dimenticate le patrie leggi , e quel Dio, eh' hanno debito. d'onorare, a riv~rir , quelli de' Madianiti e de' Moabiti ; che in .tal, ma, niera Iddio sdegnerassi con esso .loro "; Egli dope tale istruzione partissi. Spedite ad.1mque da'. Madianiti aecondo il consiglio di lui le figliuole , e i gionni ebrei restan presi alla loro leggiadria , e. venuti con esse a ragionamento pregavanle a non invidiar loro bene' .che. goclrebbono dalla loro con"ersuione e dal. tratto amichevole , . se si accostassero. . Quelle uditi assai di. buon grado cotai seDtimenti :rendetto.nei

s6o

DELLE UT!_CRiti,_ GnJDUCBE

aDe loro dilnaade e impastojtili dell"amore .di se.; quandG pi. era in aul crescere la pauione 1 fecero ~sta d' udarsene ; ed esai per tal partenza vennero a grande malinconia ; e si faano istantemente a preptle , che non li lascino , ma qui si restino aicure d' essere loro spoae , e di diveuU:e padrone di quanto i trovano avere ; e confermanno i loro detti coD fJiuramento , tacendo delle loro impromesse me~zano Iddio ; piagnevano e da ogni parte volgevansi per de-tare pur. compassione in cuore a coloro. Queste adunque , collle se li videro ben sicuri nel .laccio c ben presi del loro tratto , ai cOJninciarono a dir ..lo. ro " noi , o SioTani nlorosissimi , abbiamo le caae ' paterne, dove godiamo oltre una dovizia di .bem, l'affetto e l'amore de' genitori e de'famigliari. Ne. adunque di tali cose ci pinse a veUre per " voi , a ci siamo. piegat alle vostre inchieste per ti far mercato de' nostri pregi ; ma perch conoseiu., tivi per uomini giusti e dahbe~ abbiamo creduto di farvi onore ,. oapitalme11te trattandovi , ndite ap, pena le vostre br~PDe. Che se or come dite , tanto ben ci volete , vi duole eoa della nostra vicina ., partenta, neppur noi disdegniamo le vostre pre ghiere ; e qWllldo del Tostro amore ci diate quel , pegno, eui noi crediam solo meritar fede, godrem .tJ .volontieri di trar nostra vita con voi nello stato di TOstre spose ; e cos fa mestieri , affillch non " avvenga , che stanchi di noi ci abbiate poscia. ia niun conto ' e con nostra vergogna ci rimandiate .Ue case pa~~ " : e .prepvaali di .petdono , se

, anna

LI.. IV. C!P, TI.

a6&

tanto Tolcl"!Uio cautelarsi; ma quelli protestando, che ne farebbOn.o qual cr~denzrt pi lor piacesse , e non: opponendO'si in nulla ( tantO erano predolnibti dalla passione ) , " quando , soggiunsero , tale sia il voler " vostro ' conciossich voi teniate un modo di vi~ " vere tutto diverso dagli alhi fino ad usar cibi pro. " prj , e bevande non comuni ad altrui, egli vi , forza , se pur bramate viver con noi , di veder~ , li nostri Dei ; ed altro saggio voi dare non ci po.: .- tete delle proteste a_ noi fatt del VOIIh'o presente' " affetto. e avv~nire , che adorare i medesimi lddii. , N ci sar chi riprendavi , se vi rivolgete agli Di " di quel suolo , ove siete venuti ; molto men M si , aggiunga ; i nostri essere i comuni Dei d' ogni , .geate , laddove il vostro non ba tal vantaggio ~ presso a persOD.a del mondo , : dOTer etai adunque dicevano ~ o sentir come tutti, o cercarsi altra teua 1 ove vivere solitarj giusta le proprie leggi. V. Or eglmo dall' affetto per quelle condotti a creder -giustissimi i loro detti , e abbandonatisi ai lor.o consigli ruppero le patrie leggi ; e creduto l' esistere di pi Dei , e condottisi a sacrificare secondo i riti del paese a quelli , che furono lor proposti , godevane di forestiere vivande ; e. tutti ingolfati m amore stra liiero dur~van facendo .il contrario di quanto loro imponeva la legge a tal segnd , che gi commaicava.ti a tutto l' esercito la corrUttela . de' giovani , donde ai gener una sedizione 'molto peggiore della prima , e le proprie leggi furo in pericolo di rovinar totalmenote ; perciocch . la fiov~t 1 pK* uq Yolla il

20:2

DELLE !NTICRIT!' GIVD!ICHE

dolce de' forestieri costumi vi correa dietro insazia.t bibnente ; e s ci aveva prs6n;l che tr'a le' priuie si distinguesse per nobilt d' antenati , inCettavasi ~lla comune depravazione. Zambri infatti Principe dell~ vib Simeonide menata moglie Cozbi figliuola di Sur gran Barone tra' suoi , all'ordine ch' ebbe ~ lei di preferire agli sttuti di Mos tutto ci, .che sarebbele stato a grado , ubbidivala , non sacrifiando col patrio rito , e menando trionfo dello straniero suo ma ri~ggio. Condotte a questo passo le cose , temendo Mos , non venisse di peggio , raccoltQ il popolo a parlamento non acous yeruno per nome ; che non -.rolea si gettasse al disperato, chi dal trovarsi nascosta poteva trarre motivo di ravvedersi. Diceva adunque che l' antepo1Te il capriccio a Dio e al vivere a grado di lui non fora un procedere da quali erano ~ssi e i loro p~dri ; che per conveniva si pers.uadessero ( finch il cangiarsi poteva tornar loro a be,i.e') , il valore consistere non nel fre onta alla legge , ma nel non rendersi alle ree voglie. A questo aggiugneva non essere da persone di senno dopo menta col nel diserto una casta vita ' -qui dove nuotano tra le delizie ' vaneggiare da forsennati ' e per la soverchia abbondanza gittar que' beni, che in mezzo all' inopia si procacciarono. Ed egli_ cos dieentlo tentava di raddirizzare la giovent e con.Iurla a: pentirsi del male oprato.. VI. Ma levatosi dopo lui Zambri " tieni tu pure, , disse , o Mos , a quelle leggi , che dal tuo ca " priccie iaventMe col ~ungo uso rendesti autorevoli;

LJtt. IV. <:!P. VI.

~63

,, poich se non fosser salite a tal grado , punitone " omai pi volte , avresti appreso , .ch gli Ebrei non , son cos facili ad aggirare. Quanto a me tu 11on , m'avrai certo arrendevole a' tuoi tirannici; comanda , menti; che fino: ad ora non hai fatt' altro, che sotto ., pretesto di leggi e di Dio fabbricar tristamente per " noi servaggio , pe.r te comando , col torci quel di.. , lettevof vivere e fianco, che si compete a persone- , libere e non soggette a padrone. Costui: certo di-;, ,. ven agli Ebrei pi insoffribile degli' Egizj , :quando . , si crede ~in vigore di legge tenut~ a punir. quale _ , azione altri faccia suo genio. Ben pi giustamente . , doVrebbe si a te gr~n g.astigo , che ti prefiggesti di , abbattere ci ; che tutti consentono ad avre per " bene ' e a dispetto dell' universal sentimento ren- , desti valevole il tuo. Quanto poi io adopero pre ., sentem~nte , siccome sono persuaso , che sia ben , fatto, cos non sento difficolt confessarlo -i~ , faccia di tutti questi : egli vero , ho menata mo" glie , come tu d , una donnicciuola straniera. ,S, , tu ascolti . da me medesimo come da hi nato , libero, quant'io~ mi faccio: che mio intendimento , non fu giammai di neppure tenermi nscosto. Sa , crifico inoltre agli Dei, cui non porta l'usanza che , si sacrifichi , . perch stimo giusto di procaccianni n }'.acquisto: del nro da molte parti, e di no_n:.vi" vere come fassi in govetno tirannico ., con ffidata , ad un solo tutta la speme dell'esser mio. N altri , gi creda di farmi piacere ; quando in checche'ssia , quello ch' io m' abbia fattO ~ intenda ' che .Uo-

~64

UELLE UTICBIT.&.' GIUD.l.ICBE

,: 1entimento vantaggi il mio ". Dette Zambri cotali cose intorno alle reit sue e d' alcuni altri , il popqlo stava cheto tra per . timore dell' a1'venire , e per le dere che il legislatore non volle spigner pi. oltre alla presente contesa. l' arroganza di lui; conciossiacb ei temesse , non forse molti dali' insolente parlar di lui allettati a imitarlo a romore levas~ero la moltitu dine ; per in questo aciogliesi r asse~blea. E si sa ria certo qaesto veleno insinuato pi innanzi , se Zambri col . suo morU:e non ne avesse prevenuti i prop~ai : e tal ne ,f11 la maniera. J!i,nees uomo pe~ opi eoato il pi degno infra i gio_van' , e per la condizione del padre suo il pi. ragpard.evole tra' suoi coetanei (ch'era figliuol d' Eleazaro gran sacerdote, e nipote del. fratel di Mos ) , forte addoloratq de\ proceder di Zambri , inJumzi che l' onta unitasi colla 'rioleQza prendesse piede , ferm aeco stesso di farne vendetta ' e im~dire ' he la. nequizia dei grandi non -gastigati innoltrasse di pi. (Ed era uomo di cuot:e cos generoso e di membra cosi robu.te , che le avnnivagli d' affrontarsi con 1lJlO , non prima abJ>andon"a l' impresa eziandio se travagliosa; che non _ne veniaae a capo, e ne riportasse vittoria): e comparao al padiglione di Zambri , lui asaalendo ad un tempo e Cozbi, col fetTO li trapass. Intanto quei giovani,. cui stringeva amor di virt e d'onest, fattiai imitlltori dtlll'ardjmento di Fineea tolser di vita, quanti ci avea rei del delitto di Zambri. Adunque una gr$1 parte de' trasgresaori fu morta per lo v;dor d;. questi giovaIli : il re~to poi fll dis~uttQ da WlJ. pestilenza m~

LIJ. IV. CAP. VI.

data loro da Dio ; e simile tutti quelli , che dove l' essere di parenti gli obbligava a rill"arre i loro dal male , in questa ,ece ve gli attizzarono , siccome oltraggiatori di Dio morirono. VII. Caddero adunque niente men di quattordicinliJa (9) uomini atti all'armi. Per tal cagione adirato Mos ~and fuori l'esercito allo sterminio de' Madianiti; deila qtiale. sortita indi a poco ragioneremo , quando sia detto .in p1ima ci , che lasciammo indietro ; poich ragion vuole , . che non ei ommetta eepza .commendazione il procedere dellegi11latore. Perocchquel Balaamo, .. che da' Madianiti fu acelto perch malediceue gli Ebrei , . tuttoch per divina provvi deJJ~a non pot farlo 1 e di tal consiglio , onde valutisi. gl' inimici fu per patirne la costumatezza di. tutto il popolo ebreo dall'infezione, che ne contras serQ ~qlianti, Moa l'onor grandemente notandone le profe~e, e mnbe poteva a man salva farne sua la gloria, uaurparla per se' che etato nQJl V saria testimonio a am,ntirlo, gliene fece egli stesso te1ti moqianza , e ~egn di serbarne memoria. Queste cose per ciascun le riguardi , come gli pare. VIII. Mos intanto per lo motivo da me soprad -Jetto spedi l'esercito -euUe terre de' Madiani~ , fatta tma scelta eguale da ogni trib di dodicimila soldati, de'quali cre capitaao FiJaees, di cui poc'anzi femmo menzione , siccome di conservatore dell' ebfee le1p } e puru~ di ZaJnbri , cl,le le viol".

DELLE NTICHITA' GlllDAJCBE

CAPITOLO

VII.

Yenuti a battaglia gli Ebrei co' Mtldianiti li sottomettono.


Ora i Madianiti ricevuta coraggiosamente la nuova , che il capitano veniva loro contro-, e che in . breve il vedrebbono , si radunarono insieme , e assi.. curate quelle aperture, onde al nimieo potevasi dare accesso in paese, lo stavano attende~do. Compars.o alla fine :, e venuti alle mani cade di Madianiti una moltitudine indicibile e maggior cl' ogni numero con . esso tutti i re loro; ch' eran -cinque, cio Oco, e Sure, e Robe, ed Ube; il quinto fu Recemo ; la cui citt da lui stesso den~minata la pi cospicua tra le arabe ; e fino a d nostri sotto ogni re , che funne signore , ebbe il nome d' Arecema , e presso i :Greci ha quello di Petra. Messi in fuga i minici-, eor.sero gli Ebrei le lor terre ; e portatane molta preda , e mortine con esso le donne:, e gli abitanti , salvaron le sole vergini per- co~do , che 'da Mos n' ebbe Finees ; il quale fu di riwrno colle iue truppe intatte, e con un carico abbondante di preda; che i buoi montarono a cinquantamila e .sessantasette , i giumenti a sess~tainila , ol~e una quantiti incredibile d' o'.P e d' argento lavorato ; che serviva alle case ; conciossiach la felicit in. che vivevano , renduti gli aveva assai dilicati. Furono ancora le vergini tratte schiave intorno a b:entad&emila. Ora

i.

26j )fos,. partita)a preda , ne ass.egna la cinquantesima ~te a Elezaro e a' saerdoti : a' Leviti la cinquantesima della porzione rimasta ; il rsto poi lo divide. al popolo : e d' indi innanzi se la pass~no felice~ mente. nell' abbondanza de' beni colla virt procacciati , e senza noja , che loro ilnpedisse il goderne. II. Mos poi essendo omai vechio stabilisce suo. successore Giosu cos nel carico di profeta, come in quello di capitano, quando occorresse; che andte Dio avea .comandato, a lui s'affidasse l' universal reggimento. Ed era Giosu per gl'insegnamenti avutine da Mos peritissimo in ogni legge umana e divina. In questo le due intere trib di Gad e di l\uben e la Manassjtide per met, ricche d'una gran moltitudine di bestiami e d' ogn' altro bene, pregarono. di comune consenso Mos , perch desse loro senza coonmetterla a sorte l' Amorritide conquistata coll' ar.rni, ch'era assai buona da pascolo per gli armenti; ma venutigli in sospetto , che per timor delle gueiTe da ,farsi co' Cananei avessero lo specioso. pretesto inventato dell'amor delle greggi, -trattolli da- uomini frodolenti e da persone , ~he con bel velo intendessero di. coprire la loro vilt ; voler s essi sguazzare senza disturbi , mentre a conquistar quella teiTa, che essi addomandano , tutti concorsero co' loro stenti : ricusar poi sostenendo i tra~gli che restano di occupar quella teiTa _, che valicato il Giordano Dio ha promesso di dar loro in mano , coll' abbattere tutti coloro, ch'egli h dichiarati nostri nimici; Or essi veggendo Mot adirato , e pera.uasi ehe b. loro doIV. CAP. VIJ..

;m.

268

DEU.B UT~CmT.l'

aawam

ma.da ~oo-.te fueae ~' pnseo le lor difae diceMo per . . . . di paiwli Di per' iwfinprda!Pe che )i rilnga dalle ~' es5el'li faua per loro tale jeclejnta ; ma per dc\ , -che ~ ia Jaoco ar:coacio la pnda poaa.ao ~ taaarnlr illcontrare opi n.clUo ; e dicnaao d'esser prati J paado aftl8ei'O COD Sila Jiceua fabhrieafe ciu. , ove parcJ.re i ~aoli , le 00.., e p aftl'i, di acc:owpapue aelle 5lloC spedizioai r uaeito. Alba Mol appromoae il r;asioo.ar"e, preseati Eleuaro paa .acadote, e Gi~, e tutti i ~, ~ c:esse loro f Amorrea COD patto ' che dessero ajato a' htdli , fiDch pnali fossero al &.e di loro eonqaiate. Ottenuto acbmque a cal .....,liVone a paae ' e fadate forli citt, vi depoaero i fip; e le donne, e qwmt' altro aarebbe stato d' it-ecio aDe loro imprese -r aftl'lo aeeo. Aache Moa fabbrica dieci citt da metterai poacia Dd IUIIDeJ'O ddle cpanntouo, tre clelle quali auegn per ricovero a chi era reo d' inyoJontario omicidio ; e atahil tempo an eaiglio la rita del gran aac:erdote , sotto del cpa1e altri , comIDeatO il traacono, fucP ; e lui morto coaeedep di ritornare : e intanto i eongiunti dell' ammnuto hu lieenza d' treeideme l' ucc:isore , .e il eolpno Cuor de' confini deDa citt , ov' egli ai rif'ua ; non per questo lecito ad altri. Le citt poi assegnate a ricovero fiii'Oil queste. Bosor a' confini dell' Arabia , c nelle terre de' Galadeu.i A.rimano , e Gnlana nella Bataaeade ; ma qwm.do occupata aveaaao la Canaoea, ~ a)tre citt tra ~e ,leviticb.e ~etiau si dove-

. tB. IV. tAl', 'th,"


'ftDO

.. .

26g

m.

per comando di Mos ad abitazi6ne d~'fuggitivi~


In questo Mos; venutigli innanzi i capi della

trib Mananitide , e riferitogli , conie cert' uomo in"'


aigue della loro trib detto Salfaad morto poc' anzi non aveva lasciati dopo se figli maschi nia solo femmine , e domandato , se queste ancora dovesserc.'i entrar nella sorte , rispose , che se vole'Vano collo-. carsi con uno della trib , . n' andassero pure cogU altri in sol"te ; che se spesassero alcuno d'altra trib, abbandonaasero quanto toccheri-. loro in sol"l:e nella trib paterna; e 1illora fe' legge, che le facolt di ciaacuno si conservassero nella sua tribA. Ma non mancando al compire di quat1Ult' anni che tre.nti giorni , bandita generale assemblea presso al Gior dano , ov' al presente la citt d' Abila , luogo fe condo di palme ' ~ radunatosi tutto a popolo ' dice
-cos.

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l. ColllDlilitoni ri:Uei ,_e compagni ne' lunghi tra.o -vagli , poich come vuole Iddio e la vecchiezza omai innoltratfl a cento vent' anni , e' mi convien morire e negli aeeidenti , ehe interverranno di l .tal Giordano , non debbo esservi n di compagni'il n d~ ajato, che Iddio me lo ..-ita; ho creduto mio debito non eolo non depOITe' Ji anche in questi momenti l' usato penaiere della voatra felicit, Dia

270

))ELLE A.RTICHIT!9 GI1!1JUCRB

, procacciare a voi un etemo gdimento di heni, , a me la memoria 4' avervi posti nella pi squisita " abbondanza.' Or dunque 1 ctnand' io v abbia messo n dinanzi agli ocehi e spiegato , per qual maniera , possiate divenire felici , e lasciare a' vostri figliuoli .un& atabile possedimento eli b~ni , mon di buon 11. grado. E ben anio d,egno di fede tanto per quel.. ,., l' amore, onde ho sempre cercati i vostri vantaggi,. n quanto per la perfetta sincerit, onde parla un'a, nima .vicina a morte. O figli d! lsraello , una sola n la fonte per tutti. gli uomini d' ogai bene, Iddio n amico ; poich egli .solo cap~ee per se ,. siccome ;, di premiar chi n' degno , cos d' impoverire. chi n pecca..; verso di cui -se tali S$l'ete , quali ed egli ~, v~ole ed. io ben consapevole della mentt: di lui vi n c!Jil{orto che siate ; non avverr mai, che la felice " e a tutti invidiabile condizione , in cui vi trovate , ,. corra alcun rischio di perdersi, o no~ s'accresca~ , ch'anzi que' beni ch' or,poss.,dete, immutabilmente , saranno vostri , .e quelli , che sono ancor lungi , , in breve raggiugnerete, ~olo che vi "teniate costanti " in ci , che Dio vuole da voi ; n pi delle leggi ,~ presenti vi p.iaccia altro divis-.mento, n voi~ le " spalle a. quella religione , . ch1 or tienv,i uniti con n Dio , ad altra foggia di , vivere -vi gettiate. Cos n facendo diverrete .la. pi valorosa naaiooe ' che ., v' abbia in, guerra' e. non sarav:vi .nilnico ; che vi ., possa l;lVer tra le mani; che quando -Dio v' pre., sente. col suo. 30ccorso , . potete. ben dispegiare , .ogni: cosa. p e~ resto, grapdi pre1Jlt a voi si pr()-

LIB. IV. C.lP.

ym.

271

!' J&:hi')Il~ in tutto. a corso. del viver vostro' quandQ .. ve la .teniate colla virt. Certo ella stessa fia a , primo e il magsiore di tutti i beni .. Indi essa trarr , seo eziandio l' abbondanza d' ogn' altro; talch se " gli uni cogli altri userete virtuosamente , saranno " felici , sua merc , i vostr-i anni , e il no~e vo~tro , presso le straniete nazi~ ognora pi rispettato , ." t fmoso app.o i posteri. A tale voi potreste arri, vare , se delle leggi , che io coll' indirizzo divino " ho divisat , amaste d' esser seguaci e cus,todi , e ." ~solleciti di ben capirle. :Io me ne parto lieto del " vostro bene , e vi raccomando alle leggi della $a ,. vie;~:za, e alla costituzion del governo , e al valore , de' capitani' i quali si .addosse:ranno a pensiero , dell' util vostro. Iddio poi, che fin0o ai presente , v'ha governato, e il cui beneplacito ha renduta ." utile la mia persona a voi , non arrester no dal ., d d' oggi il corso alla sua provvidenza per voi , ., ma s.em.Pre che piaceravvi d' ayerlo per duce col" l'attenervi agl'insegnamenti della virtude , vo\ pro., verete gli effetti del suo pensare a pro vostro ; ed , ottilili consigli , cui seguitando sarete felici , vi ., suggeriranno e il gran sacerdote Eleazaro e Gio ," su :," e i Seniori , e i Capi della trib , che grave , non: siavi d'ascoltare, per,sl,lasi che quanti sanno ., perfettamente ubbidire. , sapranno eziandio coman., dare , se venga loro nelle mani il governo ; n vo " gl.iate riporre la libert. nell' avere a grave, quanto , v' ittgiu.gneranno di fare le vostre guide ; giacch " al piesente voi fate consistere la libert nell' of-

27~

!IEJ.l.B ~TIC111~A.' Glftt.UCU

, .fendere. chi vi benefica ' dal e'Ile se in. l'#eniftt; ve~ " guarderete , le cose vostre- a.ndnna me~lio ; n n " lasciate mai prendere Terso .loro a quell' ira; onde " osaste sovente levarvi eontro di me.; percioeehi ., riflettete , che pi Gate ho corso rischio di ~ ., per vostra , che per inano nimica ~ le quali cose , io non dico per riDfaeciar.vele ; che in sull' uscire , di vita non vo' !asciarTi esacerbati reoandvi a ., mente cotali cose, q:undo neanche allora mi sentii , mosso a sdegno , quando l' ebbi a soffrire ; ma , perch da ci stesso ?i risolviate per l'avvenire a " far senno , e non trattiate cn arroganzll chi Ti " . governa:, superbi de1le r~hez~ , che , trapassam " il Giordano, e fatta vostra la Cananea vi con-eran " da ogni banda in seno ; conciossiaeh se queste vi ,. strascinano a dispregiare e ma~ome~re la virt , , abbiate pur per perduta la benivogliema di Dio , " il quale fatto appella vostro nimico , e voi sarete " dagli emuli vergognosamente da capo spogliati di ~ quella teiTa , che a punta di spada 6a vostra ; -e , disper.si per tutto il mondo empirete la .terra e il " mare di vostre catene. Ma dopo sifftta sperienza " .~ano sar il pentirsi, e il rammentare le leggi non. , osservate. Laonde se vi caro serbarle intatte ; , fate , che anima non sOpl'&"fviva de' sottomessi ne" miei , e tenete per certo , il beo .-.:ostro dipendere , .dallo sterminio di tutti quanti , affinch dal la , sciarne taluoo in vita non segua ; che voi , fatta " prova dell~ manier loro di vivere , non distrug " ~ate Il -patrio governo. Oltre a ci, in qaanfi altari,

:f-11~ IV.

eu. vtn.

::17~

boschi, e delubri vi scontrerete , tutti io v' esorto ., ad abbattergli , e a consumarne col fuoco ogni , razza e memoria ; che per quest' unica strada voi ~ troverete stabilit nel possesso de' proprj .beni. ,. Perch poi dall'ignorar ci che meglio, la voBtra " natura non vada di male in peggio , io v' ho com. " pilato col suggerimento divino le leggi e il go.. , verno, il cui ordine quando lealmente serbiate , ., popolo pi felice di voi per comune giudizio non , ci sar sulla terra ". Cos dicendo , porge loro in Ull libro le leggi e l' ordine del governo scu-ittovi sopra al disteso. Essi intanto piagnevano , e grande affanno mostravano della perdita del capitano; e il ricordare quanti pericoli . eli buon gradn egli eorse per .loro salute , e la diffidenza dell'avvenire , perch non avrehbono mai pi forse un tal capo, e Dio penseria meno a loro, manc:ato Mos, che moveva a ci fare , e il pentimento delle villane maniere ; onde trattato l' avevano l nel diserto , dava loro grande travaglip ; tal~h tutto popolo disfacendosi in pianto rendeva impenetrabile il suo dolore a qua.. lunque consolazione. Mos per confortavali , e di. atogliendoli dal giudicare la . Jua persona degna di lagrime , li perouadeva a ricevere le sue leggi ; e in questo si sciolse alloF l' aBsemblea. Ora egli mio intendimento pal'lare in prima delle leggi ben ri spondenti al Jllerito e alla virt di Mos , e con Gi dar da comprewlere a' leg&itori, quali si fossero i primi nosbi costumi ; indi vQl;ertni alla n.arrazioaw di quanto mi nsttl a dire.

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D!:LLE lNTlCHITA, CrotlA.JCRE

II. Ogni cosa. s.t a scl'itta tal quale egli ste~so cc la. Jasc:i non fattavi di mia mano veruna giunta per amol' d'omam nto, n punto cangiata da quella, che ci diede Mos. La sola novit pev me iauodottavi f11 l' 01-dinare ciascuna cosa. sotto i suoi capi ; con iossiach spartamente da lui furo scritte , e on 'qUell ordine , . he le ricevette d mano in mano da Dio.. n pe eh io mi sono Cl'eduto lD debito di avvi~ arnc alla prima, ondt~ aHenuti11i nel mio scritto i compatrioti non abbiano ad accusarmi di fallo. In tal modo adunque io camjlfU'tO le leggi , cbe s' ap par.t engono al pubblico regolarn.ento concio,ssiach. l'ordinarie e spettanti a1 doveri sca.mhievoli , io Ie :risel'vi per lo trattato dei l'ili, e delle lor. o o-a,gioni il quale ajutandow:i Iddio, intendo dopo quest' op va di ompaare. III. (10) Quando impadronitivi flella terra ll Ca. nanei pacificamente godiate de' : h ni nequista:li r e abbiate giit in animo d:i fabhricanr~ cittad, adoprando qq:ant'io impnn'o faret a Di:o cosa grata, ed. avrete una stabile felicit. Abbiavi urla cit:t santa nella pi bella parte e pi cooo ctta per fe1'tile. di tutta la Canauea, qu.ale appunta per li profeti Dio av1 !Fa.scei to per .11e. Qui vi s' innalzi on tempio un alta -e di pietre non lavorate ad art ma commesse alla ventur,a; le quali ben-e intorucate vistose sie:no a . un tempo e pulite, L' erta , che m6ttc a q uello non sia a scaglioni ma a clllna s pianata. In i;tra cit.t~ non v' abbia n alta:r.c 1 n. tuq>.o ; .c he Iddio slo ed pur sola la schiatta ebrea. n bestemmiatore del

LIL JV. C!P. TJIL

-nome di Dio lapidato sospendas~ un giorno intero , indi senza onore e di nascosto si seppellisca. Con.,eorrasi alla citt , ove fa innalzato il tempio , t11e -volte l' anno dagli .ultimi confini di quella te1ra, che ,,possederanno gli Ebrei , s per a-endere grazie a D.io .de' beni gi ricevuti, e per movelo a. continwuli -per l'avvenire, s per mantenezsi nella .scambievole amist col trovarsi insieme alle stene adunanze e .a' conviti medesimi. Conciosaiach egli aia bea di.ee.-'VOle, che persone d'un sQlo sangue, e reggen.tisi a una sola forma -di leggi conoscansi vicendevolmente. _E questo otterranno da un cos fattO penni.schi.. mento, poich il vedersi ed usare gli uni cogli altri .ne imp1imer loro in mente la ric0rdanza; Dove ae si rimangano dal trattarsi insieme , ne seguir , che si credano gli uni gli altri stranieri e foresti. Scelgaai ancora la decima parte di noetre rendite , oltre la quale .se ne poaga da banda- un'altra pe' sacerdoti e levi ti. Quella intaB.to si Tenda nelle citt rispettive , e il prezzo ritrattone aerva a' conviti ed a' sacrifi1lj da fru.si nella Santa Citt; ch'egli giusto, che dei proventi venutici dalla terra , che Dio far nostra -, alcuna parte- si goda a gJ.oria del donatore. Delle mercedi di donna infame non s' offrano sacrifizj ; che quanto sente d'ingiusto, non pn dar piacere a Dio; n v' la peggior onta di quella , che fassi alla persona. E snile s' altri riceve danaro per la copritur~ -d'- nn c~ne o da caceia o da gntggia , non u.e fccia Dio sagrifizio. Nessuno bestemmj gli Dei , a e~ le altre citt fanno onore. Non si saccheggino i Templi

2:76

DELLE ANTICIIITA' GIUDAICBE

stranieri , n ai rapisca checch v' abbia di prezios~ consecrato a qualche d.iYinit. Nessuno tra voi porti veste in tessuta vagamente di lana e di lino; che questa propria sola de' sacerdoti. Al sopranenire di sette in sett' anni la festa de'Tabernacoli, quando la moltitudine nella Santa. Citt si raccolta pe' sagrifizj , il sommo Pontefice stante sopra un'alta ringhiera, donde possa essere inteso, faccia, presenti tutti, la lezion delle leggi; e non sieno esclusi dall'ascoltarle n fanciulli, ndonna, anzi neppure gli schiavi; ch'egli ben conve nevole, che leggi scolpit~ nel cuore si serbino ancora nella memoria per modo da non potersene cancellare: perciocch in tal guisa non peccheranno, mentre non possono armar la scusa dell' ignorar essi quanto nelle leggi si diffinisce. Di pi le leggi molto liberamente parleranno co'trasgressori, perch prenunzi~ti le peae che lor si debbono, 'e scriventi nell'animo di chi ascolta quanto esse impongono; talch avran sempre fitto in cuore il volere di quelle, cui non curando peccarono, e le si volsero in fonti di proprio danno. Apprendano ancora i fanciulli prima d' ogn' albo le leggi, scienza onestissima, e sola cagione d'ogni felicit. Due volte il giorno ' cio quand' esso comincia ' e quando con:. duce l'ore del sonno , attestino innanzi a Dio i be:. nefizj , ch.e , trattili dell' Egitto, lor fece; giustissimo essendo di sua natura il ringraziare, e istituito cos a ricompensa del gi ricevuto , come ad hnpetrazio~e per l'avvenire. Scrivano ancora. sulle loro porte i principali favori , onde Iddio largamente degnolli , ~ ciascuno ne porti il marchio sulle sue braccia ; e

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CAP. Vnt.

'A7'J

qn'anto vale a far noto il potere di Dio , e la sua henivoglie'DZa per essi , lo portino scritto in capo e sul braccio, perch sia visibile da ogni parte l' amo revolezza di Dio verso loro. Comandino in ciasche duna citt sette uomini, che innanzi abbiano date prove di vrrt e d' amore per la giustizia. A ciascun magistrato si assegnino due ministri tolti dalla trib di Levi. In sommo pregio si tengano tutti quelli , _ cui tocca 'la giudicatura nelle citt , n a veruno sia ]ecit~ di .dir loro in faccia villania, n di trattarli con insolenza, dal quale rispetto avverr , che fattisi riverenti cogli uomini d' alto grado non saranno disprezzatori di Dio. I giudici poi siena liberi a prof~ furire quella sentenza , che loro par la migliore , se non quando altri gli accusi d'avere per ricevuto da~ naro tradito il giusto, o rechi altrettale motivo, che loro dia carico di non sentenziar rettamente; percioc eh non conviene, che amor del guadagno o rispetto all' altrui dignit lo predomini nel giudicare , ma s ehe sopra tutto dia il vantaggio alla giustizia. Altrimenti parrebbe Dio non curato , e creduto da men di coloro, a cui 'il giudice per timore di lor possanza desse favorevole il voto ; poich tanto dire Poter divino , quanto Giuatizia. Chi dunque commette in pustizia per fare grazia a' signori di qu~che stato 1 ei li fa pi potenti di Dio. Che se il giudice non sa decidere le controversie agitate dinanl:i a lui , ( e di cosiffatti accidenti ne avvengono spesso tra . gli uomini) rimettano tutta intera la causa alla Santa Citt; dove adunatisi il sran ..sacerdote ' " il profeta, e i

e-

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DELLE ANTICRITA' Glti'DllCRE

niori pronunzino quello, che loro ne pare. Ad un solo testimonio non si dia fede , ma vogliono esser tre , o almen due , la cui testimonianza sar confermata per vera dalla trascorsa lol'O vita. Testimonianza di donne non vaglia, per la leggiere e ardita natura, ch'elle hanno. Non compajano a testimoniare neppw gli schiavi , perch d' anima h-oppo vile ; i quali probabile che il guadagno , 0' il timore sospinga a non attestare la verit. Che se ottiene un testintonig. bugiardo d' esser creduto , acoperto- che sia , 'incorra quelle pene medesime , a cui si dovea sottoporre l' ingiustamente accusato. Quando , commesso omicidio in qualche campagna, non se ne tro'Ya il reo, n si pu sospettare di tale , che abbia quell' uomo ~cciso per odio , se ne facciano le pi dlligenti ricerche con premio ancora. a chi lo dennnzj. Non vedndosi verun delatore , i magistrati delle citt conYicine a quel luogo, ove fu commesso il misfatto, e i seniori misurino tutti insiem la campagna , di l facendosi , dove giace il cadavere ; e qual cittade gli pi dappresso , a pubbliche spese compri una vacca, e menatala in un disertaccio incapace d'aratro e di piante, le ricidan d'un colpo le corde del collo, poicia lantesi sopra il capo della giovenca le mani i, Sacerdoti, e i Leviti , e i pi vecchi di f.JUella citt protestino ad alta voce d'avere nette le mani dell'~ micidio; e non che non averlo commesso' di non essersi neppur trovati presenti quando si commetteva ; pregar per Dio , che di tanto gli ami di non pernrettere, che m~i pi. acada appo loro UD cos grave danno.

l-11, JV, CAP. Vlll

lV. Or dunque il gove~o migliore st e l' aristo razia , e il reggersi a questa ; n mai vi sorga talento d' altro , ma il vostto amore ponete in lei , a vendo in luogo di sovrani le leggi , e facendo ogni cosa a norma di queste. Vi basti d' essere go..-ernati da Dio. Che se mai vi venisse capriccio d' avere un re , sia questi del vostro sangue , e provegga sempre alla giustizia e ad ogn' altra virt. Sottometta alle leggi e a Dio. i suoi pensamenti , e non faccia nulla senza il consiglio del sommo Pontefice e del senato ; non s' impacci con molte mogli , n in~enda , a l'adunare ricchez~e o cavalli ; le quali cose quando egli. giullga ad avere , facile , che voglia soprastare alle legsi. Che se abbia soverchia pendenza ad alcuna di tali cose , .stiasi all'erta , che non si renda pi poderoso di quel che bisogna. Nessuno si faccia lecito di cangiare i confini alla terra n propria n altrui , quando trattisi di nazioni, che abbiano pace con noi ; anzi ognun se 'ne guardi , come sarebbe dal rompere una decisione da Dio fermata in eterno , poich quinci nascono le sedizioni e le guerre , cio dal volere gli animi ambiziosi allargarsi pi in l da' propj confini , n si trova molto lontano dal trapassare ancora le leggi , chi va cambiando confine. Chi mette a coltivazione la tena, se innanzi i quattr' anni le piante fan frutto , n quinci non tragga di che offerire a Dio le primizie , n se ne :valga egli stesso; che questo non prodotto messo da loro a suo tempo ; e d' un frutto fuor di tempo ap~talo a dispetto della natura non si .convieae n

:D~LLE ANTICJilTA' Gltlt>AICd

a Dio., n al padrone d' usarne. Ma il qnatt'aftttB raccolga pur quanto nasce ; che n' allor la stagione; e messo insieme ogni cosa , con seco a rechi nella Santa Citt, dove al par della decima d' osn' altra rendita ne usi in far cene in compagnia degli quinto amici ' degli orfani ' e delle vedove doDJM. RimO alla fine sia pur padl'One di giovuai dei frutti. La terra mesaa a vigne non seminarla : che ben le basta a dover mantenere siffatta pianta ; e per dal tormento sia libera dell'aratro. Ai buoi s'appartiene d' araJ. la terra , n altro animale si aggioghi con essi , ma siccome ogni spezie pel suo fine, cos quelli fatti furono per l' aratro. Sia la semente nettissima e scevra d' ogni mistura , n se ne gittino insieme due o tre , conciossach la natura non si eompiaccia dell'accompagnamento di cose dissimili. N il bestiame si vuoi coprile con altro di spezie non sua; che quinci a temere , non forse entri in cuore perfino asli uomini di non fare onore a' loro sllnili; il che suoi trarre l'; origine prima da' piccioli e vili p~cipj. Egli non si conviene permettere alcuna di tali cose, donde imitandola possa seguire qualche rovescio nella repubblica ; che non senza perch fanno caso di minutezze le leggi, che intendono a provvedere alla loro perfetta integrit. Quelli , che. fanno la mietitura e la raccolta delle biade , si guardino d~ ristoppiare , anzi il !asciarvene . qualche picciola. manatella un guadagno non aspettato per li mendici , che quinci trovano da sostenere la vita. E simile Jlef .vendem.IJliare trascwino i racimoletti a

11B. IV. C.lP. '\7111_,

:J~h

.bene de' poverelli; e alcun n"UtlO lascino sugli uli veti da cogliersi da coloro , che non ne hanno di propi , conciossiach il vantaggio , che i padroni traJ.Tehbono da una esatta ticolta non vaglia la be nivoglienza, che si procacciano, de' bisognosi: che. allora Iddio tender meglio acconcia Ja terra a ftut tare , quand'essi non pensino solamente al ben proprio , ma riguardo pur abbiano al sostentamento degli altri. Neppure a' buoi, quando trehbian sull' aja le ~pighe , si vuoi legare la bocca ; che non giusto contendere il godimento del frutto , a chi coopera e s' affatica a produrlo. Neppur delle fl'lltte gi fatte si \'ieti il gustaine a' viandanti , anzi , come fosRer loroproprie, si permetta, che se ne sbramino, or sien paesani ' or frestieri ' paghi per del concedersi loro il godere di ci ch' maturo , n lor sia lecito di portarne via nulla. Neppure i vendemmiatori di quanto recano al torcolo , impediscano dal mangiarne chi incontran fra via. Perciocch egli ingiusto , chi brama di stare a pa1te de' heni, che dalla _provvidenza di Dio fur concessi per vivere , non voler appagarnelo , quando la stagione per una parte ne d in pi copia , e sta per l' altra sull' involarsi , siccome in grado a Dio. Che se alcuni per modesto ritegno non si arrischino di toccarli , essi ve li confortino , riguardandoli come padroni ed eguali per diritto di aangue , se lsraeliti , se poi p'rsone venute d' al tronde , godendo d'ospitalmente trattarli di ci , che ~te~ondo la stagione ha lor dato Iddio ; conciossiach aon si debba tenere pr male_ ipeso, quanto altri

DELLE .llfTJCBJTA.1 (;UIB!ICifE

fa per buon cuore sodere dell' uomo ; datldo Iddio l' abbondanza dei beni ~ l.lOn perch se ne ~ovi un sGio , ma perch se ne faccia parte liberalmente , e intendende egli di dare anche alle genti con ci UJi idea del suo amore per gl' lsraeliti e della beatitudine a che li condusse, menbe del molto , che lo1o avanza, fanno esse pure partecipi. Chi contraffacesse a questi ordini , abbia da pubblica frusta, salvo una quaranta sferzate , e libero, com'egli , sostenga un gas ti go vergognosissimo di tal fatta, perch divenuto schiavo dell'interesse macchi il suo grado ; ed ben ragione , che voi sapendo dalla speritmza gi fattane s nell' Egitto , s pel deserto , che cosa sieno le baversie , provvediate anche a quelli , che negli accidenti medesimi sono involti ; ed. ora trovando vi merc la provvida piet di Dio nell' abbondanza , questa medesima voi la comunichiate per simile af. fctto con chi ne abbisogna. Oltre alle due decime , che di pagare ogn' anno v?ho impoato innanzi , l'una pei Leviti, l'altra pe' banchetti, una terza si contribuisca al volgere d' ogni terz'anno da ripartirai tra le yedove e gli orfani bisognosi. V. Quante biade a ciascuno maturano primaticcie 6i portino al tempio; e benedetto Iddio de' prodotti }enuti di quella terra , di cui diede loro il possesso , e compiuti que' sacrifizj , che loro impone la legge di fare , presentino di tai primize i sacerdoti. Quan.. do altri , soddisfatto a qusto dovere , e recate le decime d' ogni cosa con esso le novellizie , che deb!lonsi part~ a' Levi~ parte a' b~chetti , sul punto

J.JJ, IV. CJ.P, VIII.

283

di ritornarsene a cala , si ponga rimpetto al ~mpio 1 e quivi ringrazi dapprima Iddio , perch dopo trattili dall' oppreasione egiziana abbia loro concesso di possedere una terra s grande e fertile ; poi fatta una protesta d'aver pagate le decime ,. come appunto t1 richieggono le Moaaiche leggi , preghi Iddio a vo ler sempre mai consernrsi propizio e beaevolo verso la sua persona , e generalmente con tutti ~li Eh1-ei 7 cos mantenendoli nel possesso de' beni che loro ha donati , come a~ntandoli fino a quanto pu darne. Giunti all'et d'accasarsi sposino vergm libere figlie di buoni padri. Chi pot non si sente . di menar mo. ~lie nrgine , non pigli donna stata d:altrui per noa eontristare il_ suo primo consorte. Schiave non si maritino a' liberi , neppur quand'altri dal troppo a more ~i si sentisse .Wspinto ; che aJa passione dee aoprasiare il decoro , e il comenevole al proprio gra. Neppur con femmina di rea vita contraggansi no:ne , perch Iddio non ne accetterebbe i sacrifizj nuziali , colpa dell' ingiuria fatta a se stessa. Di tal maniera le sollecitudini per la prole saran liberali , e rivolte alla virt ' se nata non sia di nozze vi tu... perose , o di gente accoppiatasi per vii passione. Se altri , sposata qualcuna per vergine , non la trovi poi tale , me~sa la cosa in giudirio egli stesso sia l' aecusatore , valendosi a dimostrarlo di quegl'indizj ~h' egli ha; Pigli le parti della fam:inlla il padre o n fratello ' o chi dopo loro pi credesi apparte :lerle per sangue ; e giudicata ]a fanciulla non rea y..ada a ~tare coll' accuaatortl', he non ha pur u

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J>ELLE A.NTICHJTA.' GIVOA.ICII'E

titolo per licenziarla , salvo s' ella non gliene desse poscia di ben grandi , e tali da. non porterglisi contraddire. Dell'essere stato. poi nell' accusa e calunnia soverchio ardito e precipitoso pagl:ti la pena col soste~ nere quaranta sfuzate manco una , e sborsi cinCJD&nta sidi al padre di lei. Che se convinee rea la donzella , quando sia popolare , per non aver custodita intatta la sua v-ginit fino a tempo d'oneste nozze , si l &}lidi ; dove s' ella di progenie. sacer-o dotale , si b:~pci viva. Avendo . alcuno due mogli , una delle qudi abbia cara e pregi assai , sia. per amore e avvel\enza , sia per qual altro IDBtivo si .voglia , mentre ell' altra fa minor conto , se avvenga che il figlio velluto~li dalla diletta , minore pr del nato dall'altra, chiegga merc l' affezione del padre verso sua madr~ d' entrar nei diritti. del primogenito vale a dire di rf>ortarne per se il doppio della pa~ tcrna facolt ( come nelle mie leggi ho determinato ) non gli si conceia ; perocch egli ingiusto , che il primo di nascita, in grazia di non essere la madre sua troppo inn3ll2j nel cuor del padre , rimangasi defraudato di quelo, che gli si deve.. Chi corrompe una vergine gi pomeasa ad altrui , se. a ci fare la persuase, e fu con lei per tirarla al suo intento, muoja con essa : poich ambedue del pari $OU rei , egli perch~ condusse una fanciulla a patire spontaneamente d' essere infame , e a preporre tal cosa ad onesto mah-imonio ; essa perch dal piaere o dall' interesse si condusse a disonorare. se stessa. Che ae in lei scontratosi , mentr' era sola . e :OOJI'

LIL IV. Cl.P. YIIJ.

ll'\teva chi l' ajutasse , ve la sfoFz , muoja solo. Chi lia coiTotta una vergine non ancora promessa , egli stesso la sposi ; ma se al padre della fanciulla non paresse di darla a lui , egli ristori la vergine dello onore toltole con cinquanta sicli. Bramando alcuno , qual che la cagione ne sia , di separarsi dalla sua donna ( e di siffatti motivi spesso ne ha tra gli ue~ mini ) , confermi in carta di non volere indi innanzi mai pi viver con essa : che per tal modo sar in balia di lei il maritarsi con altro ; n prima non si dee a nessun patto ci .consentire. Che se con questo ancora si disgustasse, o lui morto volesse il pri mo marito sposarla, a lei non sia lecito di tornarvi. La moglie , a cui muoja senza figliuoli il marito 1 sia presa dal fratello di questo , e al figlio , che n, veiT , posto il nome del morto, a successore lo allevi dell' eredit : che ei torner bene anche al pubblico, conciossiach non s'estinguano le famiglie , e gli averi rimangano a' consanguinei ; e alle mogli servir di conforto nella sciagura il maritarsi con chi pi s'attiene a' lor primi mariti. Che se non consenta il fratello di torla , venuta la donna in nanzi al senato ivi attesti , che volendo essa restare in casa c da lui aver successione , ei non volle appagarla ingiuriando cos la memoria del morto fratello. lnteiTogandolo poi senato del perch sia contrario a spo-sarla, sia picciolo sia grave il motivo cb' egli ne reca , si venga a questa sentenza , che la moglie del fratello , sciolti a lui i calzari e sputatogii in .faccia , Joggiq.nga , lui esser degno di tal tratta-

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~ento,

DELLE Al'fTKRITA' GfVPJ.ICRE

perch ha offesa la meJnOria del trapasaatQ. Egli intanto con questo marchio d' infamia, che du-o rer finch vive , si parta dalla pres~nza del senato; ed essa pigli-, chi pi le piaccia di quanti richiegganla. Se alcuno ha fatta prigione di gu~rra una v.ergine ovver maritata , e la vuol moglie , no~ gli sia l~cito di pigliarla , a' ella prima col capo raso e con abbi gliamenti lugubri non abbia pianti i_ congiqJJti. c gli amici periti in guerra, onde poi, soodisfatto al dolore della loro perdita , si rivolga a' conviti e alle .n.oue; perciocch egli buono del pari e giusto , che chi piglia donna per amor di figliuoli abbia 1iguardo alle brame di lei , n per so.verchia. condiscendenza a se stesso trascuri quanto puot' essere grato a lei. Scorse nel lutto trenta giornate , che tanto basta a discrete petsone per piagnere i loro cari , vada pure , alle nozze. Che se questi , ceasato il suo amore , non degni 11' averla a apoaa , non sia pi in suo poter.e di ritenersela per ischiava , ma libera. sia la doma.a di andarsene , ave meglio le pare. VI. Qualunque giovine ; che mai. con dispregio trattasse i suoi genitori , e loro non rendesse sia per -vergogna sia per malizia la debita riverenza, b:atta. doli villanamente, alla prima i padri correggmli oon parole ; Cgiacch ne son essi di loro natura giudici competenti ) dicendo che si maritarono noa. per capriccio, n per accre.,eere le facolt mettendo in comune ciascuno le proprie , ma per averne figliuoli, che fossero della loro v.eccbiaja .il sostegno , e som ministrassero loro il bis~no. 4J Nato appena ti :rac4

. LIB. JT. CAP. Tlll.

" cogliemmo fiOD giOJa e cou. gran rendimenti di , grazie a Dio , e con diligenza ti educammo non n risparmiando nessuna cosa , che paresse giovevole , alla tua salute , e al pi compito tuo ammaesba" mento. Or dunque , poich ai basco.rs i dei giovani , convien' perdonare, ti basti quanto hai finora ado.:. '~ perato in djsonore e dispetto .nostro; e ti ritorna , sul buon sentiero , teco medesimo rifk:ttendo , ve.,. dere anche Iddio con mal occhio i figliuoli ardi, mentosi contro de'.padri, perciocch egli ancora ~ , Padre di tutto il genere umano , e suo crede l'a&. ,. fronto fatto a chi porta la medesima denomina~ ,y zione con lui, quando aon ha dai figli quello che ., gli si viene ; e v'ha legge inevitabile che punisce "' cotali persone , che tolga Iddio che tu l' abbia a , sperimentae , . Or se con ci solo egli pon Creo$ all' ardire .de' giovani , sieno liberi dallo scorno, che anebbono dal malavveduto loro operare; che in questa forma e clemente fia il giudice , e i genitori felici , che gastigati non veggono n il figliuolo n la figliuola. Ma se le parole e con esse gli arnmaestriun.enti non va.gliono a ritornarlo in cervello , e coll'imperversare continuo contro de' genitori le leggi gli son per sua colpa divenute nimiche implacabili, sospinto da loro stessi fuor di citt ~ol seguito di tutto il popolo sia lapidato , e dopo esser rimasto col tutto il giorno alla vista di tutti ' di notte si. seppellisca ; e simiJ.. :mente si trattino tutti C)'lelli 1 che dalle leg~ per 10alsiToglia motivo aou condannati a morire. : VII. Anoom a' nimici si dia: sepoltma , e noa vi

DELLE .lliTICRITA' GltiD.iJCJO:

abbia cadavere, a cui si nieg~i la teiTa; che in tal maniera si punirebbe oltre il giusto. Non vi sia lecito d'imprestare a veruno ebreo ad usura , fosse ancor cibo o bevanda : che non giusto il rib.ane dalla sua sorta guadagno a danno de' nazionali, quando col dar mano a' vantaggi altrui stimar dovrebbong aufficiente guadagno e il grado , che quelli loro ne sap1:anno , e la ricompensa , che rende1 loro Iddio di tal cortesia. Quelli poi che ricevono sia danaro , aia qualche spezie di frutti umidi o secchi , al raccoglier le biade , che Iddio somministra comspo~ denti a' lor desiderj , di buon grado ristorino i prestatori , come se ne faces.sero un deposito per se da ricuperarlo di nuovo al bisogno. Che se non s' arrossissero di non restituire , non prima entrisi in ~asa loro per pignorarli , che non se ne sia fatta decisione legale, e chieggano il pegno /stando di fuori e il debitore da se gliel rechi senza replicar punto , a chi sostenut dalle leggi ne vien da lui. Or , se il l>ignorato facoltoso , il prestatore ritenga il pegno fino alla restituzione ; dove se povero , il renda i"nuanzi al tramonto del sole, e molto piti se il pegno una coltre da ricoprirsene quando va a dormire ; conciossiach Dio di sua nabua usi ;misericordia co' poverelli. La mola e gli attrezzi attenentisi a questa non si ricevano a pegno ; perch non rimangano privi aacora degli strumenti bisognevoli per lo vitto e quinci della miseria non debbano patir di peggio. n furto d'un uomo punisea.si colla morte. Ladro poi d'oro e d'argento "6_ astringa

LIB. IV. CA.P; VIII.

alla restituzione del doppio. Chi uccide alcun di coloro , che gli ruba la casa , non porti pena , se il colse in atto di romperne il muro. Chi invola un capo di bestiame , ne faccia l' ammenda col quadruplo , olbe la bestia , in compenso di cui sbrsi ciaque volte altrettanto di quel ch'essa vale. Quegli. poi che non avesse onde fare l' ammenda, riman schiavo di cui. danneggi. VIII. Se altri si vende schiavo a un suo. nazio naie , serva sei anni , e al settimo sia rimesso in libert. Che se natogli presso il padrone da donna schiava un figliuolo per . benevoglienza ed affetto alla eaS(j. ami ancor di servire , l' anno del Giuhbileo , ehe ricorre ogni cinquant' anni , sia liberato con essQ e i figli e la moglie. Se alcuno ritrovi ba via (>ro o argentQ , ,:r"nessosi in b;'accia di chi l'ha perduto, e fatto bandire il ltJogo ove il trov, lo rend, stimando non esser bene il giovarsi deU' Jlltrui perdita. F; simile de' bestiami , se .per ventura si avvenga in alcun c,apo smarritosi per lo diserto, non ritrovatone il padrone , di presente lo guardi presso di se, protestando a Dio di non appropriarsi l'albui. Abbattendosi in bestie di chicchessia malmenate dal tempo e cadute nel fango, non s'oltrepassi; ma gli si dia mano a salvaiIe , e riputando fatta per se la fatica si Jljuti, Si additino ancor le strade a chi non le sa, n per pigliarne diletto s'impedisca col traviarlo l' altrui vantaggio. Parimente non dicasi villania a un lontano, n a Wl sordo. Ferito alcuno in m.ezzo a Ulla rissa , ma non da feno , tosto sia venFL.t,lO , tomo I.

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DELLE ilfTJCBJTA' GIVJ)!JCRB

dicato col 1icambiare della percossa medesima il fe ... ritore ; indi se portato in casa dopo l' infermit di pi giorni si muoja, il percotitore sia salvo. Che se ricovera la sanit , ma dopo fatti ili grandi spendj nella malattia, sia riatorato di quanto h.a speso nel tempo della diacitura e di quanto ha dato ai medici. Chi tira un calcio a donna gravida , se avvien che sperda la creatura , il reo si condanni in danari dai giudici , come uno , che per la creatura mandata a male ha sminuita la moltitudine de' viventi, e al marito della donna si sborsi danaro di quel di lui. Che se del colpo la donna venga a morire , muoja ancor egli , riputando la legge , che la vita non si possa pagar giustamente , che con la vita: IX. Di veleni o mortiferi , o producit01-i d' altri malanni non vi sia tra gl' lsraeliti , chi ne abbia. Che se alcuno sia trovato tenerne, muoja incoiTendo ci stesso , eh' egli avea destinato per quelli , contro cui s'era composto il veleno. Chi accec altrui 1 n'abbia il male medesimo, rimanendo privo di quello, onde ha privato l' altro, salvo se l'accecato da lui a compenso non ne volesse danaro , poich la legge lascia in balia dell' offeso il valutare il -danno avvenutogli , e se non vuol essere ~osl rigoroso , glielo onsenta. Se un bue ferisce di corna , il padrone lo scanni. Che se ferito alcuno in sull' aja ivi stesso l' uccide , muoja sotto i sassi, n degno si reputi di potere di se porger cibo all' uomo. Se poi anche a padrone sia. convinto ; che con tutto l' avere autivCo* dutQ l' indole della bestia non si curato di cnato-

Lrt. IV. C1P. Vlll.

dirla , muoja egli pure , perch divenuto colpevole della morte data dal bue. Se il bue uccide uno athiavo o una fan~sca , egli sia lapidato , e il padrone del bue sborsi b.enta sicli al pa.drone del morto. Quando un bue viene morto da nn altro , che lo fer , e il morto e il feritore si vendano, e il prezzo d' ambidue ael dividano i padroni egualmente. Chi scava un pozzo o una fossa , abbia avvertenza eli chiuderli con ripari di tavole ; non perch gli altri ol non vengan per acqua, ma perch non vi sia pericolo , che nessu,no vi cada dentro. Or se in tal cava perch non chiusa avvenga, che precipitando un animale di chi che sia perisca , se ne paghi l' equivalente al padrone. Il cope1to ancor delle ~ase ~irondisi di un parapetto , che servendo di mul'O impedir , che nessuno di l capovolto non cada abbasso. X. Chi riceve un deposito, degno lo stimi di pari guardia, come una cosa aacra e divina; n lcu.Do sia uomo sia donna ordisca &ode per ispogliarne chi gliel fid, ed eziandio se dovesse fare acquisto d'i.Jn.. menso tesoro, non passi a chius' occhi il non esservi, chi nd. possa convincere ; che universalmente parlando, siccome la coscienza sa tutto de' fatti suoi, cos gli conviene in ogni incontro operar rettamente , e bastevole testimonio di se a se stesso tutto ci egli faccia , che pu procacciargli l' applauso altrui ; ma sopr~ tutto riguardi Iddio, a cui nessun tristo uomo si asconde. Se poi senza frode egli avviene , che il depositario lo perda, venuto egli innanzi al tribunle

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DELLE .UfT1CIIITA.' GU:JDA.ICIIB

dei sette giuri per Dio, che niente non s' smanito per suo volere o sua colpa, n per averne fatto uso di qualche parte , . e per tal modo discolpato abbastanza sen vada. Dove se valutosi d'una parte bench :rnenomissima delle cose affidategli poi casualmente le perda , sia condannato in solido a restituire quanto egli ha ricevuto. Ed egualmente , che nell' affar dei depositi , quando altri intende di frodare della mercede chi colle sue braccia ha lavorato per lni , si ricordi, che non si deve frodare l'uom povero della sua mercede , riflettendo , che Dio concedette a lui questa in luogo di teiTe o di qualsivoglia altro fondo. Anzi neppur differisca cotal pagamento , ma nel giorno medesimo con esso lui saldi. a conto' perch Dio assolutamente non vuole, che l'operajo sia privo dell'utile de' suoi sudori. XI. I figli non si puniscano per le colpe de'padri, ma considerando la personale loro virt li mirino con occhio pi presto di compasaione , perch sortirono padri iniqui , che d' odio , perch nacquero da malvage persone.. Quindi neppure a' padri si vuol imputare il fallir de' figliuoli; che la giovent si fa lecite molte cose contrarie a' nostri insegnamenti , perch non si degna d'essere ammaestrata. Fuggi gli eunuchi , e schiva il trattare con loro , perch si privarono dell' esser. delt' uomo , e del frutto della discendenza , cui Dio diede agli uomini per la moltiplicazione del genere umano , e li caccia da te , rome appunto uccisori dei figli, e prima di ci steraninatori di loro innocenza ; perciocch egli chiaro 1

LIB. IV. C.lP. VIII.

ehe solo dopo l'infemminire dell'animo fu soggettata a questo 'ancor la persona. E similmente si schifi tutto ci, che si tiene da'riguardanti per prodigioso. Non sia lecito di castrare veruno sia uo~o , sia qu:alsivoglia a~male. Questo adunque sia il corpo pacifico di leggi , a -cui vi reggerete , e Dio propizio conceder al vostro go-terno un'invariabile serenit. Non venga mai tempo, in cui ~ente si cangi di tali cose, e si volga in contrario .. XII. Ma dacch pur forza , che l' uomo ancor non volendolo, sebben talorA. a bello studio lo cerca, s'incontri in disturbi e pericoli , via diamo ancora su ci qualche ammaestramento , onde antisapendo quanto far si conviene, abbiate all'uopo molte vie da salvarvi , n per dover voi allora cercare , che far si debba, vi ritroviate iu mezzo al periglio sprov~ visti. La terra che Dio vi diede , quando non v' era grave il travaglio , e l' animo .vostro si usava al valore , egli faccia che l' abitiate pacifici posseditori , senza mai che sbaniero per ingiustizia la cotTa , n yoi siate presi da civil sedizione, per cui adoperando il contnrio da' padri vostri veniate a disb-uggere lo stabilito da loro ; e che vi teniate costanti nell' osservar quelle leggi , cui Dio approvate per buone v' impone. Qualunque poi fatto d' armi , che o voi al presente , o per l' aVvenire i vostri figliuoli siate per fare, sia pur da Dio rimosso fuor de' confini. Ma dovendo necessariamente far guena si mandino prima agli ostinati nemici gli araldi ; che cosa onesta anzich all'armi, venire con ~ssi a parlamento,

DELLE A.NTl<lHIT.A.' GtQ.ltCIIll!

mostrando ' che con tutto l' esercito num.roso ' e i cavalli e l'armi, e che pi, il favore e il &occorso di Dio , che avete , pnr li pregate , che non vi sfor zino a far battaglia , e collo spogliarli dc' loro averi n ritrarne un vantaggio poco per essi gradevole. Or quando restino persuasi del vostro onesto procedere, conservate la pace ; ben sicuri in voi stessi d'essere dappi di loro, che se intendano ad ogni patto di aoperchiarvi, marciate contro di loro, eon Dio per guida in grado di comandante supremo , per cui si rei da voi un luogotenente , e sia quegli che sovra ogn'alb.o distinguesi per virt; che l'aver molti capi, quando si tlatta di spedir qualche impresa con celerit , le pi volte suoi essere d~ impedimento e di danno , a chi sta suggetto. L' esercito poi , che vi trae , sia tutto scelto di gente la pi robusta per forze, e per valor d' animo la pi singolare. Si rigettino i paurosi , onde col darsi , che nel calor della mischia faranno , alla fuga , non giovino all' inimico. Quelli poi , che di fresco f; son fabbricati l' abitazione, e non aneor volto l'anno dacch la godono, od han fatta piantagiori~ o non ne han colto pe anche frutto , cos pure i gi promessi, e gli. sposati di fresco si lascino a casa , perch non avvenga , che il desiderio di tali cose facendo loro I'isparmiare la vita, e serharsi al godimento di qusti beni, e l' amor delle mogli li renda avvisatamente infingardi nel loro dovere. Piantato il campo, guardate bene di non comUlettere crudelt. Negli assedj , ~lo:r che vi manQa il le~~ pel' farne JDachine, non ispo;liate

l.UI.

tv.

CAP. \'Uio

~g5

le terre cbUo sterparne le piante fruttifere , ma ri~ sparmiatele eonsiderando , che sono fatte per ben dell' uomo, e che se loro fosse dato di favellare , vi direbbero con 1agione, ingiustamente soffrire quel reo trattamento esse , che per nessun modo concor.. ero a quella guerra; preste; se lo potessero, a votare il paese, e cangiarlo in altro. Rimasti vincitori della battaglia uccidete quanti portarono l'armi con.tro di voi ; gli altri serhatigli , perch vi sian tribu.tai, salvo la razza de'Cananei, che si vuo1e affatto distrutta. Guardatevi poi singolarmente nelle batta,. glie, che n donna metta vestito di uomo, nt! uomo qnello di donna. XIII, Tale adunque fu il torpo di leggi , che fece Mos ; il qnale ne d loro altre ancora gi scritte q:uarant' anni innanzi , di che in altr' opera ragioneremo. Nei giorni appresso, giacch di continuo tenea parlamento, prega loro ogni bene dal cielo, ed ogni male a quelli , che non vivranno secon(lo le leggi , ma passeranno i termini loro da queste segnati. Indi recit una poesia in esametro, che lasci scritta nei sagri libri, contenente la predizione dell'avvenire , secondo l;i qnale ogni cosa andata e v.a tuttavia accadendo, senza scostarsi egli n poco n p~nto dal vero. Questi libri pertanto con esso l'Arca , OYe ri .. pose i dieci precetti scritti nelle due tavole , e il Tabernacolo furono da lui alla cma affidati de' sacerdoti , e raccomaJld.} al popolo , quando fossero giuuti alla signor-ia de1la terra , e piantata ci avessero 1tabil ~~ra , di non dimenticare la vill~ia fat~

DI!!LLB .lN'T'ItRIT A' GIUD!ICRE

loro dagli Amaleciti , ma venuti contr' essi ad oste punirli di quanti danni loro fecero c9l nel diserto. Occupato poi il paese de'Cananei, e niortine, com' dovere , tutti gli abitat01i ergano un' ara rivolta, al sole nascente non l ungi dalla citt di (1 1) Sichem infra i due monti , Garizim posto a desba, e il chiamato Ehal a mano manca. Indi partito l' esercito in due con sei trib da ciascuna banda si faccian poggiare sopra i due monti, e al par di loro i Levi ti e i sacerdoti, e primieramente que', che saranno sul monte Garizim , preghino tutti i beni agli amatori cos del culto divino come della fedelt nelle leggi , e agli esatti mantenitori di quanto ingiunse Mos, indi le opposte bib loro applaudano ; e novella-:.. mente al p1egare di qut;ste succeda l'approvar delle prime. Poscia per la maniera medesima maledicano i trasgressori , rispoodendosi scambievolmente per con.;. fermazione del detto. Questi augurj felici e queste .maledizioni le , mise in iscritto , pe1ch col tempo 'non ne venisse a mancar la notizia : ma finalmente le intagli eziandio su l' un lato e l' altro dell' ara , sopra la quale dice , che il popolo ritto in piedi offr vittime ed olocausti , e che da quel giorno inJ;l8.11Zi pi non . serv a verun sacrinzio ; poich la legge non lo voleva. XIV. Questo fu quanto e Mos diYis ) e l' ebrea nazione. va tutto d puntualmente eseguendo. n giorno appresso chiamato il popolo a parlamento, con esso le donne e i figliuoli e gli schiavi eziandio , diede 1iuramento, che osserveranno le l&J;i, e che loro

l.JB.

iv.

CAP. VIII.

esatti bilanciatori delle intenzioni di Dio niente cmi~ntira:tino in se stessi o in grazia di parentela , o per timor che gli arretri , o per qualsivoglia altra ragione , niente dico , che superando l' amor delle leggi conducagli a violarle -; anzi se mai avvenisse , che o qualche congiunto , o alcuna citt tentasse di confondere e dissipare il lolo governo , che ne piglieranno vendetta -e in comune e in privato ; e rimanendone vincitori la spianteranno fino da' fondamenti, e se fia possibile, non perdoneranno neppure l suolo , che battono i rivoltosi ; che se non aves~ero tanta forza da gastigarneli, protesteranno, quel fatto seguire contro lor voglia; e la moltitudine fe' il giuramento. Indi prese loro a mostrare , per qual inaniera riuscirebbero i sacrifizj a Dio pi graditi, e come dovessero uscire a campo i soldati, coll' aspebo tarne cio dalle gemme il segno , siccome ho notato anche prima. Egli pure predisse a Giosu , lui pre sente , quant' esso avrebbe adoperato per la salute del popolo , s in guerra, s in pace rassicurata con nuove leggi : e nel divisare l' ordine del governo anlivide e prenunzi, come Iddio. gli scopriva, che essi, perch violerebbero il culto dovuto a lui, verrebbero Jllolestati da traversie fino a riempirsi le loro terre d'armi nimiche, e a rimane~e spiantate le loro citt, e dato alle fiamme il Tempio, e ad essere , perch venduti, costretti a servire persone, ch'ombra non sentirebbero di piet nelle loro sciagure. Sotto di tal fiagello bena tornerebbono a penitenza , ma senza pro ; se non -cl;le Jddio , che vi fece, restituir e lt

:ag8

DELLE A1f'l1CdiTA.' GltiDA.ICHE

citt e il tempio a' vostri concittadini: e questa per... dita non una ma pi fiate avverrebbe. Egli poscia incoraggiato Giosu a condurre l'esercito contro dei Cananei, che Dio gli sarebbe compagno in ogni sua impresa , e pregando a tutta la moltitudine prospe rit, " poich , disse , io son per unirmi a' nostri ., antenati, e Dio questo giorno ha prefisso alla mia ., partenza , io vi confesso , mentre ancor vivo e 'Vi ., miro presenti, di sapergli assai gMdo primo della ., provvidenza avuta per voi non pure nel liberarvi , dalle sciagure , ove fummo avvolti , ma nel farvi , ricchi del meglio che sia; poi dell'aver dato mano " alla mia persona, mentre m'affaticava e con tutto , lo studio della mia mente cePCava ogni via di " condm"Vi a stato migliore , e dell' averci in tutti ., gl' incontri trattati con tanta benivolenza ; ed egli , fu sopra ogn' altro, che alla serie di queste cose ., diede cominciamento e trassela a fine , creando ., me suo sostituto , e ministro di quanti beni egl' in.. ., tese di fare alla vostra nazione. Il perch nell'atto , d' andarmene ho creduto esser bene i darne lode ., alla posaanza di Dio , che per l' avveaire altres " avr cura di voi , rendendogliene oosi per mia , parte questa debita ricompensa, e lasciando l'i pel' " memoria , che a voi ai conviene di riverire Lui e ri onorario , ed avere in pregio quelle leggi , il cui prezioso deposito egli v'ha dato, e dorandovi amico , vi dar tuttavia da guardare. Che se formidabil ., nimico anche un uomo lesislatore , quando }e sue .. leggi ~on DO~ cqrate , e. pel- fatte indarno , delt

~.

ry.

LJ:a.

vur.

agg

, non vogliate provare ut1 Pio COlTuecia,to per l~ , dimenticanza di quelle leggi , cui fece egli stesso , e diede a voi " Dette Mos ver11o a fin del suo vivere tali cose , e pronun2:iate a ciascuna trib col benedirle a suo destino avvenire ' tutta la moltitudine si diede al pianto per tal maniera , che ancor le donne col battersi a petto mo,travano gran dolore per la vicina 11ua morte; e i fanciulli traendo lai vie. maggiori , siccome di meno forza a domare una dogJia 1 davano segno d' intendere pi , che l' et non. por~va, il pregio della persona, e la grandezza delle' sue g81te. Secondo poi il diverJO pensare di ognuno 1 tra i giovani e gli attempati cotTeva gara a chi pi ne piagnesae ; che s}i OPi sapendo a prova di quale capo restasser privi , doleval!Si sull' avvenire ; e agli altri , oltre a questo pensiero , dava forte rammarico il considerare , che nf:ntura~ente veniue l01o meno 1 quando ancor non anvano ben gustata la aua virt. Dell'eccessivo cordoglio ed affanno del popolo serva per saggio ci 1 che intravveniJe al Legislatore ; conciossiach , tutto fosse stato in ogni tempo persuaso di non doversi attristare gianuiJai per morte, aiecome d~ volere di Dio prove8'lente e dalle leggi della natura, non pertanto ~ vedere ci, che seguiva nel popolo, non pot rattenero le lagrin:te. In questo incanuninQdosi esli c<d , onde dovea dileguarsi , tatti gli 4mUel' dietl'O piagnendo; e Mos, fatto coli~ destra cenno -a'lontan.i, ordin, ai rjstessero in pace; volto a' piil vicini il U.corso precavali , che non volenero qpl lwo aep.irl~ r~~lli awu'a la sua pU-

DlLLE ANTICIIITA' GIVDAICBE 3oo tenza. Essi allora 'stimando doverglisi c~ cons~nlir, cio di !asciarlo, come bramava , andar solo, fermano il passo , e piangono tra se stessi. Soltnto a senato , e il gran sacerdote Eleazaro , e il capitano Giosu l' accompagmlrono. Come fu sul monte detto .Abarim (1~) (e 9uest' alta montagna pdsta rimpetto a Gerico dalle sue cime scopre agli occhi de'riguardanti l'ottima terra e vastissima de'Cananei) licenzi il senato ; e mentre pigliava conged da Eleazaro e da Giosu, e con esso loro si trattenea ragionando 1 ed ecco una nuvola ' che d'improvviso cignendolo a porta !ungi dall' alb'lli sguardo in una valle vicina; e ne' sacri libri di se lasci scritto ( 1 3), che si mor, per timore , che atteso gli ammirabili pregi , di cui fu dotato , non ardissero di affermarlo mutato in un Dio. XV. Visse in tutto cento e vent' anni 1 de' quali pass nel comando una terza parte , salvo un solo mese. Fin. di vivere l'ultimo mese dell'anno dai (I q) Macedoni detto Distro , e Adar da noi, sul farsi del novilunio. Uo~o d'una capacit, che lo mise al di sopra di quanti ci visser mai , e d' una somma de ~trezza nel trarre a fine ottimi pensamenti : graziosissimo nel parlare ed usare coli~ moltitudine : supe riore d' ogn' altra cosa, ma soprattutto di sue passioni per modo , che r animo suo parea non averne pur una, e conoscerle sol per nome,. pi per vederle in altrui , che in se stesso. Tal capitano altres da contarsene pochi a lui pari. Profeta poi quanto niun' altro, talch non diceva nulla, che non paresse

3or udirlo immediatamente da Dio. Pertanto il popolo dur piagnendolo trenta giorni; n tanta doglia provarono in altro incontro giammai gli Ebrei, quanta nel mancar di Mos ; e desideravano la sua persona non solo quelli , che avevanlo sperimentato , ma quegli ancora , che si avvenivano nelle sue leggi , i quali di lui domandavano lungamente per l' argomentare , che quin~ facevano , l' eccellenza di sua virt. E della morte di Mos basti il detto fin qui
LIB. IV. CAP.

vm.

FINE DEL PRIMO TOMO,

N OrE
DEL LIB.RO PRIMO.

Dota ultima

(*) Co!ITI..E le pazio d'anoi 3833. Cosi ba il testo ;.ma alla di qoesLo libro VOSP il lclloro , se tale apponto aia il nomero d' anni in questo libro rinchiaao . . ( t) Dal verb ebraico nltu cesa, ripos ec.

(2) Dalla radice O,M, che qoaato dire, roaseggi. Per appunto il pri!Do uomo fo detto _.\damo , perch di coloro traente al roaao. Piace per ad altri e apezialmente a Giobbe Ludolfo nel commentario sopra la soa Storia Etiopica di trar la denominazione d'Adamo dalla radice etiopica , in cui vale CJDanto esstrr bello. Chi 11, che tale aignificazione non avease altres nell' ebrea la radice T.l,M , beoch non se ne trovi .orma ne' sat"ri liltri , potendo per avvenrura essere in luogo ano soccedota la radice il!l' , cbe vale esser bello. (3) Giosrffo por giudica primitiva la lingua ebraica forse per antica tradizione de' padri suoi henc~W a molti eruditi ne paja altrimenti. (4) Dalla radice IU'M, che val uomo, ai forma i'IIU'N che val doona il che meglio ai spiega in latino colla voce virago, che viea da vir ; che di Ilota l' orieine della donna. (5) La radice ;"l'M vaie, quanto appo ooi vivere; onde ~ tratto

il DOme i'!M t che vale vit.a

NOTE

(6) .)1~! dalla radice 1n1 che Tale crebbe, IDOIUplicb ~ (7) Che questa 1!'0Ce IIa greca d'origine, io non ardirei d' affermarlo, non iscorgendovi derinzione, cbe appaghi. (8) Quelli che accusan di fallo geografico il nostro storico so tal puoto , non posero forse mente , cb e sebbene sia -.ero , che que1ti due fiumi non ai scaricano nel rosso mare propriamente detto, cio nel seno arabico, pure mar rosse dicevaai ancora il golfo persico , ove han la lor foce P Eufrate e il Tigri . (9) La dinr$a significazione della Toce For pr~iene dalla di"'ersa radice , onde pu derinre , cioi: da i\,!1 fiorire , e da ,1! romperai, la cui coogiugazione Pibel nl dissipare, sparpaglia-

,,,il

re ec. ( ro) .,j',i\, della cui origine non pos5o affermar nulla ; io credo, che sia questa una di quelle Toci nell'ebrea lingua di cui gli eruditi penano a rinvenire l' etimologia : pur se vagliono le congetture, io direi ' poterai tal voce trarre parte dal verbo che vale an-

r'P, .

't ,

cora mancate; il cui hitpahel non usato fa j'jl1'1M; e parte dal nome che val fortezza cacciataoe via la lettera N.

(Il) dal verbo che vale usci. (1:1) Se bene si apponga Giuseppe in assegnare a' quattro fiumi dal Paradiso i quattro nomi gi detti di Gaoge, d'Eufrate , di Tigri, e di Nilo, parmi , cbe gli si potrebbe Cllntendere , noa potendosi capire, come il Nito , che ha le sue sorgenti dai monti della luna nell' Etiopia potesse nascere dal Paradiso, e dicasi pure del Gange il medesimo. Vero , che la Scrittura dice del C'.eone, che bagna intorno tutta l' Etiopia; ma .chi non &a , che molti furono i paesi cosi nominati f E poi , se facciamo ricorso al testo ebreo , ci troviamo che questo Geone abbracciava il pa~e 101J di Chus ; if

.:nnJ

nu

qual paese , secondo il Bocarto pu intender&i per l' Arabia , ove abitavano i prima detti Sceniti e poi Saraceni , una parte de' quali ftr detti Arabi negri ; n~ il passo di Geremia al capo x m 1i oppone a questo, mentre ~ opinione probabile usai, che gli Ahi1sioi ahitanti una parte dell'Etiopia sieno colonie d' Arabi che passato lo etreuo di Babelmand'el col trasferironsi. Onde avviene, che IJ l'Etiopia, come l'Arabia puossi chiamare Chos. Il Chus per del Geone ~inteso dal P. Calmet per la Scizia all'Arasse.

3o5
{1l) Noa 1.0 quanto agevolraerue potesse il nouro A.u.tore per altro gjudioto farsi a creder&, che gli animali allora padasaer.o Sar forse attila una popolar tradizione seguita certo tta altri Sc~ittori ebrei non iaforniti di discernimento, come a dire dal R. Aben E.ra e. da altri; alla quale egli non avr noto il coraggio d'opporsi atteso i aup.eratiziosi uomini, ch'erano su tal punto gli Ebrei. Questo passo per Q si pu rendere ancora cosi. Ora esstmdo flli aflimali tu.tti a que' le"'P' tr Wl ientimento medesimo, ossia, cotJcordi fra se ; e allora non v' motivo di ripigliare Giuseppe. , Ct4) Coerentemeote all'errore per noi riflettuto dian1i: puossi . tradurre anche qui ; tolse Iddio al serptmte 14 voce. CI5) Colla condanna che dieg.li di strisciarsi col ventre per terra. La nimicizia per tra la donna e il serpL"Ilte, e trll l discendenza dell'uno e dell'altra egli pare, cb e il nostro Autore non sia giunto ad inteaderla ; perch o mancava d&' lumi perci necessarj , o non ha voluto por loro mente. ( 16) Sar m11lagevole , che gli si presti fede anche in questo; che il serpe avendo dapprima i piedi poi li perdesse. ( 17) Dall'ebrea voce ="li' , che val possedere. N qui so comprendera, eom.e alcuni eruditi non trovino in questa radice la giu1~ etimologia di Caino. Non egli vero che la voce JJjl giustaMente derivata dal verbo t'IJj' P Facciano adunque che dal deiivato anzidetto si levi il primo J , e anteposto al Jod il Kametz mutatg
in Patac, e assorbito lo Scheva abbiamo Cain. (18) Se consultasi il testo ebreo Abele fu dello "lt'l che vuol dir vanita ; non .,JN , che val pianto ; per non dicendo nulla per l' una parte la Scrittura della signifcazione di questo nome, e tre,.ando per l' altra, che la sua lettera iniziale l' n , convieo dire, che il nostre autore abbia usato del eamhiarneoto solito in questa !incua deU' n io M, e cosi viceverae. (19) CM ,U Nod dalla radice , 13 , che vale asftb, perch quella e~a nua terra d' agituione e di sconvolgimento, ove abitava Caino. (u) Cio Eooc l1JM , la qaal voce &e derivaaae dal verbo :un varrebbe quanto i1truttore, o iniziatore degli uomiai. C~) Cio Enoebia. c~~). Lunga cosa sarebbe, e al dir d' un va leo te Rabbino imposFLAPl.O,

tomo l.

~o

3o6
albite forse a vcoitne a capo il voler d' ogni nome propri hralee indagare l' etimologia. Baster ci fare rispetto a quelli , per cui noa ala inutile tal ricerca. (23) Rendo i nomi ebraici, come sono nella nostra Vulgata; per~ ch si riconoscano da chi ha pratica della Scrittnra , non come io sreco li volge l'autore, per tacendolo egli che il greco idioma non soffre concorsi di lettere e desinenze straniere senza mostrarsene ' risentito. (24) Potrebbe ad alcuno sembrar inutile la fatica d'ergere due colonne, mentre d'una .aape'V'IIno che sarebbe perita. Perch non farne una sola, o se due ne volevano, perch non ambedue di pi~ tra P V'ba per luogo a risposta, se si soggiunga che feceroe nna di mattone per lasciare ai posdllnviaol una memoria dell' arte di far mattoni , e per iu quella di pietra :ivvertirono , che un' altra n'avevano di mattone innalzata , e chi sa forse ancora, che aggiunto non v' abbiano la maniera onde la fecero P (25) Ove sia questa terra Slriadica , caldamente tra loro conten dono gli eruditi. l'iace ad altri , e singolarmente al Marsamo , che sia la terra di Seirath , ove ricoverassi Aod dopo aver morto Egloo re di Monbbo come abbiamo ne' Giudici al cap. 3, v. 26. Il Dodwello crede, che questa terra debba cercarsi in Egitto: ma converrebbe provare, che i figliuoli di Dio si fossero gi estesi io quella parti. Questo par ce11.o, che non si debba intender per questa terra Ja Siria poich presso il nostro Storico non si nomina mai la Siria col vocabolo l: 1 p,JJ.,; molte pi se si avverta, che la voce };.,,;. Ja Siria si scrive in Greco coll' o non coll'
1

(.. ) Falsit ed errore, ma per degli antichi creduto. (26) O v' &correzione di testo, o lo Storico si contraddice: contiossiach io sulla fine del capo sesto non dopo il diluvio fa avvenuto questo accorciamento di vita, ma dopo morto Mos. La scorreaione per si dee ammettere al fine del capo sesto, perciocch appunto qui la Scrittura ci dice, cho Dio accorcerebbe la vita dell'uomo a 1::ao anni. (27) Non del nominato di sopra 0 che fu postero di Caino ma d'un altro che fu disceadente di Set, della stirpe cio de' figliuoli di Dio. (:&8) Il me detto Air da' Sir~Macedoni il medesimo col

DJ;L LIBRO PRIKO

Marsuane o sia Marbesbuan lliDM,r.l , ed ambedue rispondono al noatro ottobre secondo mese dell' anno ebraico civile dopo la catti'fita egiziaca, cominciando essi l'anno dal novilunio di settem br e in cui eraa11. d' opinione che si fosse creato il mondo da Dio. Chi le8j;era la Scrittura ci trover per l' ottobre ancora il nome Bui ma avvertasl che gli Ebrei dopo la cattivita bahilonica dimentichi de' nomi , ch' essi ebraicamente davano a' mesi ( e a 1uauro soli li dnano ). servironsi de' caldaici. Ora il primo nome ~ caldaico , il secondo ebraico genuino. (29) Nisan caldeo, e Santico airo-maced<lne riaa>onde al nostro marao. (3o) In questo computo sono mille anni di pi; poich ad ognuno de' Patriarchi antidiluviani antenati. di No, e a lui pure concede cent'anni di pi, che non fanoo la Vulgata e il testo ebreo, nd che seoerassero. Ma in ci egli segue in circa il computo dei 1ettanta. Pure, se ne facciamo la somma, non ~ coerente a se stesso. Ecco il suo computo confrontato con quello dell'Ebrea, e Vul,gata.

"'l

Di Adamo Seth Enoa Cainan Malaleel Jared Enoc Matusalem Lamec

Gio~ef(o

Dell'Ebrea e della Vulgata. 13o 105 go

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182 6oo

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a656

Chi sa Corse che in -vece di E-llltr/11 , non debba leggerai;,,,.,,./,.

lo certo amo meglio fare cosi, che io s poco &pazio di carta suppor
Gioseffo dimeotic di se stesso. :Noi io avvenire porremo a.empre i ,due computi di Gioseffo, e della Vulgata ed Ebrea, come si tro nno tui \etti orisinali.

.JI.nni del rnonllo ino al dilullio.


Gioselfo Ebrea e V olsat.a.

t656
(3J) Qui per \erra ti de' intendere non- il solo piano di esaa mtt tutto ci che porta denominaaioue di terra e .per le mout.ape al~ tresi ~ ae no, tnindici cubiti d'acqua DOD ~ quetl' ahesaa da spanntare , chi posill pussiar 1u uu monte. La Scrittura parla chiaro. (3:.~). Piacemi con 110 eruditiJ di lesger piutw.w ,qll,-, ,~:,.,.,..s, c:he i sa" h w; che coai il fermarai che fe' poco appresso P arca sui monti d' -\rmenia combina meslio e colla Scrittura, e col nostro Autore isteso. (33) La Toce .... >.~,_.,.,.os io' l'intendo nel significato non di ceasar.! ma <li continuare ; giacch ben si sa, che la proposizione ;,,...' oei comtJosti d un seuso contrario al significato delaemplice.
(341 Ci apertamente contrario alla Scrittura; se nou vogliam dire e non sar fallo, perchl! tla valent' uomini, e da codici non diapregievoli sostenuto, che il nostro .\utore scrivesse ui i

,...,.,g..

cio non toru ; u per non ne trae il seaso alcun danno; perch direbbesi ollima,nenr.e: " or esso trovato ogni coaa paatano, por Don ritorn a Noft ". Qui per uaa parte non c' alca.oo stravolg~ mento <li senso , 1: abbiamo per altro il aoa\ro Scrittore accordantesi colla verit , la cui fonte la Sacra Snrittara. (35) Cioll corrispondentemente a questo ptco -vocabolo che val Juogo ove ai esce di nave in terra. (36) La voce Bf/3f'"~ barbariche ai dee intendere io quel aenso, che i Greci e i Romani dicevaa Barbari tutti que' popoli , che Greci non erano ovver Romani; vale a dire atranieri. (3' l Vedi il Bochart nella Geogr Sacra lib. 1 cap. 3. (38) Vedi il Bocbart, come sopra. P9l r:' T~Tf' ,..~ s'su ,j ~~~~~; i11 hoc enim est anitn4; per Ja voce anima qui non s'intende quella &ostan&a spirituale, che informa il corpo; che quella ani.mtu viene detta; ma si dea pi

DEL LIBJ\'0 PRIMO

3og

prellto .intendere l' eft'etLo provegaeote .ta JIIeato epirito .,.tanttl oel f',orpo , che .Je vita isleaaa del corpo ; 11r ehe la 'l'ila del corpo dipenda dal sangue o in eeeo consista, se DOD nro , in quanto egli non cagione viTificanLe per vero , io quanto una con dizion necessaria alla vita del corpo , si.ne qua non. Per a me piacciuto di rendere le anzidette parole piuttosto lliJIIe pende la "ita, che in cui consiste l' at~ima; e avvertasi che nel Levit. al cap. 17, v. t4 ove si dice 10, ,.IQJ ~l v;,J la nostra Vulgata rende anima onmis carnil in ,O t sanguine est, non tmim. (4o) O rpA'Y/~ si legga o rp 11-l"' non ci avr 1 chi contrasti il eignificato , cb' io do a tal voce , di astronomia. (*) Anni del mondo Gioseffo Ebrea e Vulgata

:a6o6

:aoo6

,..Au9-f.,,.,,;.,. poich

(4,) Piacemi pi la lezione, 11 ,uAtiS.,"'--'"'"', che ,;, mi sembra, che lo staccare colonie con-:-

duca piuttosto a render rari gli uomini, cbe a farli spessi ; eppure &e si IP.ggesse nella seconda maniera , verrebbe a dire , che Iddio volle, che si spedisser colonie, onde l' umana a:irpe abbondasse pi d' invidui ; del che io non ci r.ggo il proposito. 14';1) Dalla radice ebrea L,~l confuse, permischi ec. 143) Se con1ultiamo sii oracoli sibillini ci rinveniamo, io luoso d'.; l'a ea.i, ma gli Dei, .; J e ma Dio; cosa che parmi pi confaceotesi col linguaggio delle Sibilie. 14 ., Ci peneranno a concedergli quelli ~ a' cui sistemi torna ben di supporre l'invenzione delle navi di lunga man pi tarda. 1451 Nazioni discPOdenti d;r Giafet. (46) ,OJ la puntazione Ebraica, e la Vulgata mi fanno leggere Gomer pi tosto che Go11141r ; e d'indi innanzi come in addietro , mi terr quanto l a po1sibile ai nomi d,,lla Vulgata, percla asevolo P e 11ia il riscontro. (471 Preodo l'ti di T 11.~_.~,_, oel.genuino suo aono d' u, e

e:,

-eoai non m' allonLIPIO HvetciUD dal ,.ella Vulpta.

'ml,m cicli Ebrea e Togorma

3ro

NOTE

(48) Dnl l'abbiamo al penultimo veneLto del capo nn tesimo quarto dei Num~. e s. Girolamo ottimamente l'interpreta per Romani, forse chiamati cosi dasli Ebrei perch la voce cnl provegnente dalla radice nnl che vuoi dire. trit, franse val quanto frammenti , tritumi e che so io ; e per appunto l' isole furoa dette cosi, che sono quasi altrettanti peZ&i staccati dal resto della terra : e a' luoghi marittimi hanno poi il medesimo nome esteso perch sono in ei all'isole somiglianti, che sono vicine al mare. U Bochart impugna in questo punto Gioseffo , e per Chettim vuoi che s' intendano gl'Italiani. ( 491 V noi dire , che i nemi ebraici oltre la terminazione loro propria in certe consonanti, che a' Greci in tal p011itura son fore stiere, hanno questo di pi , che non cangiano desinenza per cangiare di casi alla foggia italiana ; e di qui ancora, ch'io mi son tenuto nel reoderg!i in italiano alla forma piuttosto ebraica, che greca. (5o) Nazioni discendenti da Cam. (5) Ci non s'oppone alaistema portato innanzi dell'eruditissimo Bochart, che suppone gli Etiopi discendenti dagli Arabi, anzi il conferma; poicb dicendo Giuseppe, che i discendenti di Cam si rstesero fino all'Oceano, qual altro mare pu intendersi sotto tal nome, se non l' orientale , che bagna appunto le costiere dell'Arabia ? Che Giuseppe era ben informato abbastanza, che il nome di Oceano non si doveva al 1\lediterraaeo , ma ad ahri di pi estensione. (52) D',J'Y.l Mitzraim quest' il nome originale del secondo figlio di Cam : per a me piacerebbe ph\ leggere io questo lungo Mesre , e Mesrei, come si leBlle appo Zonara ed altri , che noa Mestre e Mestrei .. (53) 'ferzo figliuolo dJ Cam. (54) Col piccolo cangiamento dell'a in i , Laabim Dominandosi nella Genesi. (55) Cio dai figli di Cam: e qui espone in particolare, quanto t1a gi universalmente premesso. (56) Popoli sono i Sabei dell' Arabia felice; e di qui ciascuno comprroder facilmente , come gli Arabi insieme e gli Etiopi si ebiamin Cusei ; gli uni perch inmetlkzt<1 provegnenti da ua. fislio di Cus, ~li altri perch~ discendenti da lui mediat~.

(5?) Popoli dell' Africa abitanti la parte d' essa ch'or dicesi Biledulgerid. (58j Abitanti di Sabata citta Mediterranea dell' Arabia felice. ( 5g) 11 testo ha l:.~""rr; n nggo, che alcuno vi scorga errore. lo per altro nel testo ebreo della Scrittura trovo NJnlD col innani al J e nella Vulgata il riscootro col nome Sabataca egli pure col l avanti al c ; dunque mi par di dover leggere Sabatca, e non Sabacta. come l. a il' testo. Dedan , come altres la Vitlgata. Dell' ag4 (6e) L'Ebrea ha giunta del Ju iooan&i al Dadan io non saprei dire altra ragione, se non che al vau copulativo inoanzi al Dal et, che trovasi nell'Ebrea, abbiano alcuni premesso un jod ,. e in vece di leggwe Udadan et Daan, abbian letto Judadau. , (61) Per far diffP.reoza tra 'l primo Sa ba e il secondo , l'uno l 'ho nominato Saba , e l' altro Sabs ; poich l' iniziale del primo il Samech , del secondo ~ lo Scia. l (6:1) ;Mi piace la lezioll del 1\elando, che in vece di sostituisce 'Ar:Jr;; llerch non si sa n si vede la sig.nifcazione

l,,

. ,...,.,..,,

di quell' ':YI ,.., , , non usandosi co tal voce senza il genitivo di dipendenza 0 siccome noi non diremo postero o discewlente o 11ipote aenz' aggiungervi di chi. . (63) Tra parentesi ho inchiuso l' Eveo , poich noo sono allora pi sette ma otto. Vero , che ai trova in tutti i manoscritti greci & latini ; ma io penso , che la voce Eveo sia la spiegazione dell' Eudeo , che vien ,.topo , poata in qualche primo ma ooscritto nel margine, e poi trasportata da qualche copista ~el testo. (641 Eppure abbiamo da' Sacri Libri queJ~ti nomi uou solo in quanto propri d' individui , ma ancora in quanto propri d' intere nazioni abitanti i paesi occ11pati poi da' Giudei dopo la cattivit esiaiana. (65) Discendenti di Sem~ (66) Trincea di Spasino. (&]) Dalla radice j&,g , che val separ , divise ec. (68) Aria region doll'antico Imperio Persiano delta ora Diargument. t) Qui il nome comprende anche :No. ((g) Auche qui in peche righe v' . un'aperta contraddizione.

Ecco il computo di Giose!FQ in coo&oato coli'Einea e la Vaftua


Gioseffo
l'l &e m Arraxad t35 t3o Sale Eber 34 t3o Faleg t31) .1\agau t32 Serug Nacer 120 T are 70

Ebrea e V ulpta
2

35 3o

34
3e l'l 3o
2!)
~o

9!)3

Dal che si deduce, che pronuncianiio Gioseffo tut.U la ot;nma va d'accordo colla Valgata e l' :Ebrea 0 cootaodo poi gli anni ia parti colare discorda da se medesimo. lo m' auengo alla somma generale pronunziata innanzi, eas~ndovi errore infallibilmente nel Lesto. Abramo nacque adunque 292 anni dopo il diluvio agli anni del mondo si!cond~ Gioseffo l'Ebrea e Vulgata

948
(70) Qui la voce legittimi e illegittimi non si de' prendere nel amso d'oggi di ; poich qui per legittimi s' intendono i' nati dalla prima e pi degna moglie ; per illegittimi quelli , che nati sono dalle seconde mogli permesse allora , e per di legittimo matrimonio: stante P easere allora tollerata la poligamia: e per concubina nl qui, quanto moglie seeondaria; e cosi dicasi altrove. (7) Epoca della vocar.ione di Abramo .

.Anni del MondG


Secondo Giosefro l'Ebrea e Valpta
2023

DEL Llll\0 l'RIMO

313

4-i del dil.wiu


Sea.Ddo

Gioae&

l'Ebrea e Vulgata

{72) Qui la Toce primo DOD ha ripardo a tutto l' et paasate ma 10lameDte al aecolo ib cai AbraiQo viveva. (73) Il Faraone coetaneo d'Abramo era il cosnomiuto Menechere. (741 Citta prima di Jebusei, poi di ragione della trib di Giuda, non molto )ungi dal mar IQOrto , e Tien deua ancor Mambro ; e 'faui capitai dell'Egitto posta tra due gran rami del Nilo. (75) Abitanti di Baia citt delle cinqae proscritte, che ha il nome ancora di Set~or ,yl' oeU' .Ebrea ; aahata pel merito di Lot dall' incendio, ma poacia, come ci narra s. Girolamo, disertata e dt.&trutta da' terreiQol. 176) Come sugli Apennini ho vedo:to io pure dei poui d' olio , che cll'iaman di &allO, e d' ae4pe ucera bituminose e aalu; ood'~, c:h'll celebre la terra sul Piacwtioo chiamata Salao per la aaoltitudiae di poui d' acque aalae, oode traggono il sale. 177) O sia il mar morto. (78) l Ll'e amici furono Maaabrw, E&ool e Abner fratelli, _che auan fatto lega eol no1tro eroe. (79) Melchiaedech DOIQe coaaposto dalle due \'oci l~D , obe val

r,l' , che vale giostida. (8or '7N%l!U' cio aad.et DeiU dalle due la terza del futuro d yr.l!Qt ed '7N Dio.
wc, e

radici

ytl!U

ud, onde

(8t) Al lib. 4, cap. 8, par. 3. , (8:~) ,Y1l' , che val )liccolo, dalla radice ,)Il' , che ~ quanto dire easere picciolo ec.: ed Segor una picciola terra aopra uu ~onte vicino al mar morto, quasi a' ce~efini dell'ldumea o ata dell' Arabia l'etrea di rllfOII poscia della trib di Giuda. (83) ~tC quasi lNO dalla proposizioae lD e claUa l'oce lN (8'1) lt7.3J dalla \'oce tly , che val popolo. ~ Celeairla c..i ooaala la pi~ ba... parte clelia Siria dalle du.e peciMt 'AlCi ~olMI- che u1 Cll\.t 1 ~ J;.p/-. Sirit..~,. VIdi il. Cll&r ,l'urlo , tomo I. ~ ,.

110ft

vier lotrod. lib. 5, cap. 22, par&. 3; ed aaa pecie 4i amplialima 'talle racchiaea dal Libaao e dall' Aotilibaoo. (86) Gerara ci&ti Resia po~eia della tribia di Simeoae coolioaate alle terre della tribl di Giuda a mezaod da Mambre. (87) La CJUal finaioae aoo gli ai de' recare a bugia. Vedi il ~ riDo io que1to luogo; e pi sotto io que$~ capo. (88) ]I::JU!Ml Beeruba voce compo1tli dal aome "1M::J , che nl poaao , e da y::JV derinto da. yt::JII giun8leato , che viea .dal 'Yerbo ]I::JIQJ ~arare. Qahi ha una terra di CJUU&o nome di l dai moati, che chiudono il deserto di Bersabee poco longi da Geran , appartenente poscia alla tribia di Simeooe. (8g) Dalla ebrea radice _fn:r. che nl ridere. (go) Beochll nel
t.ello

greco !o trovi

AfJI,,Ar, por nella Vulpta

lego Adbeel, e nell'Ebrea ~~,M col , iooaazi al per mi Il piacciuto readere Adbeel. (91) lo lesp Duma e DOD ldama ; percbl! mi par verisimile. che qui abbia pre10 sbaglio qualche cop;.&a poicbl! trovando esli .Ilei .ediei ;t!ln, ella Il oosa facile, che il 1 copulativo aia &tato da lai DitelO per t; perchl! co' pila cofonoaotesi al nome d' ldumei, di . .oui par capo que5to figliuol d' llmaello, beocbl! il aia Edom pil prgpriameote , cio Eaa. (92) lo ~uo il mio costume di reodere quati nomi HCOndo la VuJpta per lo pi agnole riacootro , che ae ne p~ fare. . (93) lo reado l' ;/'''"'" U tuto per iatabilire nel leDIO di determinare; perchll non fu Davide , che gitt i fondamenti del Tempio' ma puossi dire per, ch' -.,ii 811'SD il.luogo 1 ove i\ figlio IDO Salomone dove.alo fabbricare. () Ci~, come portaoo i compld.i lteui del noauo Autore, dodici anni 4ipoi. f91l "n!Q Siclo dalla radice ""!Q, eh nl peure. ec. Nei te.-pi del\a repubblica ebrea due sorti vi ave~ di Siclo d' argento ; Acro era l' une, profano l'altro ; il primo valeva mesa'oncia d' arsento; il aecondo an quarto d'oncia ; ae il Siclo d' Abramo risponde alla prima 10rte, esli sbors 200 Filippi, " alla aeconda, sel 100. (g5) Doveva dire da Jecaao , che COli a~ao nella Scriuara ; _fu, luop pei di s.batalll 1888iamo aella Vulgata e nell'Ebrea 8aba r

:a;

~~tt.tclat

err.r c~e oopi.U..a..,q aaia&o lllilllh ube Ti 10111t eli pila,

DEL LIBII.O PII.IM8

(96) Provincia di l dai deserti della Libia verso mezzod . detta ora Berdoa. E' convieu dire che questi popoli almen da principio aveuero taue per case ; poich la dnominaaione loro ce ne fa la spia; ch' composta dalle doe voci greche Tp,:)''I che val forame
o tana , e J~.,..,r che "t'ieo da J6,.. che vale entrare. Di fauo anche Omero d questo nome a un capitano di sorci nella sua Batracomiomachia. Questa Trogloditide per non quella dell' Africa : poicb altrimenti non pu assolutamente comporsi Giuseppe colla verit, clul il &agro Testo, come vednssi allib. 2, cap. u, par. 2,
!Wl. 28.

(97) Le circostanze del fatto sono dal nostro autore variate a sue modo. Vedi il cap. 25, v. 21 22 , 2l della Genesi. (gli) 1109 voce ella forse ebraica ma la cui radice non age-

vole a rinvenire. lo porto opinione che sia oua di quelle molte radici, che pi non abbiamo. (gg) ,,910 So bene che tal parola vale peloso : ma non veggio <:be abbia a far questa con la voce 1IOJ : un maposcritto giustifica il nostro Autore; poicb dopo aver d~uo che si chiamava Esa, perch uom peloso vi aggiugne queste parole: 1 T ,t a J', '""~ :.,..,., ~ ~/ f d H l I)'I!4UU ""'' .,.11 r '~'P'.t"""r c1oe, e erwe a tro nome aflcora che diceva&i Seir per l' upido uomo cl&' e1li era ; e queste parole non istarehbe male inserirle nel testo. ( 1oo) n1::1M, plur. femminile del l t n, che val piazza, larghezza dalla radice lM, che significa dilatarsi , trsaer largo ec. ( 101) Propriamente Esce& dalla ebraica rtuY; e ne rende ragit~oe

'"Il ...,.,.,,.,

la Scrittura
frodi o

toy ntuynn violenze~

tJ

percl& IU!.Ireno

eco lui opercl&i

( 1o2) Sitna dalla radice JtliO far il Satanasso, esser nimico: oude viene, che. al diavolo si d l' ebraico nome di Satan J'CIO, perchl! nemico dell' uman genere. (Io3) Voce composta dal semplice che in istato _.di reggimento , siccome parlano i grammatici contrae i due punti Patac e Jod ~ in uu Tsere e val casa; e dall' aluo por semplice ~M , che

n::J

aigui6ca potenza ec. il qual nome per eccellenza ai d a Dio e per Dio ti prende: e fo poscia una terra appartenentesi alla tribl& di Beniamino , ed era verso i confiDi. di quella d' Efraimo.

3r6
(ro4l Qucat' en il eoatume che pratieansi invkso sii ospiti, di trattllrli per qualche giorao ~en&a ricbicderti , ~ chi r - o ' ali perch 'tenuti. Lo veSfl:arno anche espreuo in Omero io pih luoghi, e uel settimo ancora tlell' Odinea, on Uli55e siunto ueHa Feacia 'fiene dal re Alciuoe accolto e trattato come ospite , ed poscia da Areta richiesto, che le dia noti1ia di lui. Bella 11sanza, che mustra i11 qual pregio fosse ancor preaso i Gentili l' O&tlitalila. ( 105} Que&le parole, che fan penare non poco, in l' ioterpreto come delle dalla madre di Giacobbe a persuaderlo che si portasse da Labano " poicb son tutti nostri fratelli, e singolarmente di ., me , che bo la madre medesima con Labano " Cosi mi par chiaru tutto. (1o6) Vuel dire, che non eraao compre ma forse nate da' loro lavoratori o pastori o che so io. ( 1 o7) Il nome Ruben J~lN1 per trarne una giusta etimologia io lo farei volontieri composto dalle tre voci N1 t e .ll : la prima proviene dal verbo i"'N1, vedere, nella seconda io ravviso il Vau copulativo ; e la terr.a tal qual significa figlio ; ecco adunque il significato di q:uesto nome: vide Iddio, ed ecco il figlio. Questa etimologica mia congettura viro conferm11ta dalla ragione che ne d Lia. t'l1:'\' t'IN1 tJ qrua 11idit Domltlul. (roS) Simeone dal verbo yov udire. Lni dal Nifal di ;1y~, che

che sipilca significa aderire. Giuda poi dall' Hiphil del verbo ancor ringraziare. ( 119) Dan proviene dal verbo quiescente 3,, intendere, giudicare, ec. Neftalim dal Niphal ~n:JJ, cb' Il il medesimo, che lottando aoppiantare ; e io l' interpreterei an'i per astuto, aoppiantatore, che per invincihile.'Gad poi dal verbo venire alla rin-

il,,

.,,J

fusa. Aser finalmente dal .Pibet ,WN, che ..-al ancora esser felice. (11o) lssacar ai deriva dal -verbo ,JIC7 che Il quanto dire dar
mercede; Zabulon dal verbo ~:n che vale l abilJUe insi.ema.
(111) Dal verbo ~0' at;siwzgere.

_.. (1 12) Queste probabilmente erano certe lisure di meta\le Caue e acolpite a certo aspetto del Cielo , a cui attribuivano gran vil't. ~ncbe oggidi tutto l'Oriente censerva tale supersti:done. ( u3) Della sua fuga.

DEL

LI~&O

PRIMO

{114) :Di ome composto dalla voce ~J che val tw11ulo #' prongueute dal ver~ ~S,J , che isnilica anunucchue; e da "1)1 derivata d;&l nrbo ,,, fare te.stimoiiaTI&a; onde P intera voce ,)l~l aisnifica tumulo ovvero colle della tetimtmianaa; ed ~ Galaad una terra all' estremit della trib di Manasse Terso q1ella di Gad. (n5) O>Jnr.:l catra o campo, al/~artNtllO ec. nrbaJe da O"'Jn porre il campt>, piantar alloggiamemo , e cos nomin quel luogo , percb quiTi apparve l'esercito di Dio, cio gli Angeli. Fu pui Mal>anaim ciLL reale e !evitica nella tribr\ di Gad confinante atle tene della trib di Manasse di l dal torrente Jaboc. ( 116) Io penso, che questo nome acquistasse il torrente dalla lotta qui vi accaduta tra l' Angelo e Giacobbe, poich dalla radice j)JN che val pol...ere arena ec. discen4ie il Niphal j):JNJ, che val loctare; pe~cb chi loua suole innalzare co' piedi la polvere e l'arena. eh' 1paua snl campo della battaglia. Il dett torrente sbocca nel Giordano presso il mare di Tiberiade. ( 117) 11 nome ~N, israel co1111.posto dal verbo esercitare il domi,.io , e dal nome ~N , che val Dio ; e la ragione di questo

IO

,,IO

nome l' abbiamo in termini nella Scrittura Eccola ~:!tnt OVJM

r.:lyt t'l'ii"N

oy n'1V 3 fUOniam si contra Dewn fortis fuisli, quanto magis contra homin~ pr(l!l'alehis. Gen. 2~, 28. (,.n8) '1NJ;) Feniel ovver Fanuel derivante dal plurale DJ! f~Kcia , aspetto ec. e dal nome '1N , che come pi velte abbiamo dello sipifica Dio ; e fu poi una terre nella trib di Gad confio.a11.14 con quella di Manasse lungo il torrente Jaboc. ( 119) Pokh '1'jlfD Sair 't'aie quanto ia llottra lingua p~!Dso. E Seira fu poi una terra alle rin di l del Giordaao apparten~o.te alla trib di Manasse. (12o) Ehraicammle 80Cl0th nt:JD dal verbe llO ceprire; ed era \llla terra nella trib di Gad ... iciM al Giordap.o. ( 121) Citl reale e di nfUflie aella trib d 'Efraimo. ( Jll2) Citt reale di rllflione della trib di Beaiamino. (I:a3) 'Luogo vicino a Betlem nella trib di Giuda. , ( 124) Non fu lhniMi11o appellato in grazia del dolore cagioaalo alla madre; IDll Be11oni 'ltltJ:I c.fa ,fi&lio. e da JllC o1pruiiN"

3t8

IlOTE

e dall' afliasb ' mia; e Heniamit~o JT.JJl fu chi11.mato dal padre volenllo dit-e eh' era figlio della 51Ja destra da Jl fiGlio e da J'Y.l'

des!Ta mano. ( 1~5) Questo libro contiene la storia di 2833 anni ; e alla somma del testo greco parmi dover sottrarre un miliajo d'anni. Ecco il computo giusto. hbiam visto Abramo e'ser nato agli anpi del mando secondo Giusepp'e 25q8 : a questi aggiungansi i 100 d' Abramo prima di generare Isacco ; poacia i t85 d' hacce: se ne faccia la somma '
25~8
100

1,85
~833

Dunque ancora secondo Giuseppe non sono gli anni in qttesto primct &uo libro racchiusi 3835, ma 2833.

'NOTE. DEL LIBRO SECONDO


() Questo libro contiene lo spazio d'anni 220. ( 1) Questo paese trovavasi in meno a' monti 'cari a Esa , percbi: ~acciatore: e i monti di Seir sono una parte dell' ldumea, che appartiene all' Arabia Petrea. (2) T.l1,N Edom deriva dal verbo O,N roseggiare,; quinci poi nacque la denominazione d' Idumea pressai Greci, e d'Edom preS80 gli Ebrei. (3) Il titolo veramente di queato capo porta il pi giovine assolutamente; 'ma siccome io aon di parere, ebe questi titoli sien d' altra Dlflno , e questa molto imperita, amo me;\io di far qui cangiamento, che di supporre l' Autore non ricordevole di Beniamino nato dopo Giuseppe. (4J Per quel che segue al fine di questo paragrafo parmi di donr leseere i .,J..,,,., anzich At~'Kltt, e molto pi se si creda , che

,..,..:cNr

Giuseppe ia questa aua atoria abbia avuto diaan&i gli occhi l' opera

DEL LBB.O SECOl'fDO

del IUO Filone ..,,} ~l ,.i woAiriW , on legeai per liae volte di eesuito uadici etelle. (5) Un teno di tolento 0 e io credo attico, poichll ael 1101tro Autore Il Ahi ., e parla pe' Greci, oad' esli avrt ragaapato le Teati moaete d' araeato alle mine attiche. (6) Quiaoi deduoasi la somma. affinitt , H uon altro , dulie &re linpe araba ebrea , ed esiaiaaa ; peichll H non foaae coe , come i figliuoli di Giacobbe semplici pastori avrebbono. potuto stringer coa&ratto con Arabi ; e come Giuaeppe andato in Egitto aaria atoto inteao dal Signore egiaiano , e cos -.icnena P Ma i periti deUe linpe orientali meco s accordano in dire , che quaai tutte le liJIIn dell' OfieDte hanno una somma coll@iunzione tra loro; aicchll pajono talte torclle. Ma se cos pt~rcbll della lingua egiaia si dice nel Sal. 8o , T. 5., che il popolo israelitico , cum e:riret de terre .E,typei lingum qiiiiRI ,..,. nwerat , IJIUli&~it '} ~i il Bellarmino au questo pauo e vedrai , che l' antica epiegaaione , che gli fu data da Agostino 1 Girolamo 'feodorelo, ed Eutimio, ed altri si , che per queato lingua , qutim non no&~erat , intelligatur fi0.1I: IZIUbia de monte 8ina; non eni'!' audierat umqucm ant~a popola Dei POcem Dei loquerati1. Cosi pure il Menochio ani pauo medesimo. Vero Il, che al ~ire di quelli_ nlentiuimi apositori altri moderni lo &p iesano per la lingua .egiziana ; e cos ha pure il Tirino : ma domando io: il dialetto. bergamasco e genovese nou Il egli orisinariamente _itoliano come il forentiuo r Eppure se un fiorentino ode il parlar bersamasoo o geuoveae, ode una lingua, che non inteude. (7) Giuseppe qui adopera la -.oce wurciA _, che iauifioa nat, non 'lr.JT.fMro che direbbe ogai torte di Tivanda; perchf: ne traiamo che queste vivaude appartenevanai tolo all' arte de' panattieti , come a' eeprime in chiari termini la Scrittura , e non ad ogni arLe , che impieghiai nella cucina. (8) Il tealo greco ha .}J~'~'".it" Potlaomplaanecon; io per ho giudicato di toatituini, ceme nell'ebreo io lo lego, cio MJ1B nl!J' Sofnm-paaneacla; che secondo la Vnlfato -.uol dire Sal~~afAJre del mondo ; e Giuseppe lo epil!l! per ritrtWatore tli cole occulte; Dfl t uno si oppone all' altre: allai i rabbini ci trovano molt' altra aignifie~~~ioni , cbc &a&to pouo~ a qllll&o ao oufuli MOMilo le

"Yatie ,.dici, oade pa cleri Nn. A ae JJeabra .di .t'i....RIIlo, -

esattamente del tutto, certo assai da vicino. nell' ebrea : poich . U ,...bo llf aisoiica in ebcco auooadete 0 e 4f'i11~i aoeor eoA~Ilrute;
il verho t'IJI aell' idio... medesime val -.irara 0 d. ,.i. QtJ!J; eA.a reode.si aacor superficie. Ora il SofntJt pa iater(Wetafti o per senatore o Pet: 91e occulta; il Ptt411tl41C o per @'taedatore <O per moode che llll'occbie sembra uaa eupRcie .paaata. Di-Qiti a1c1Wo ; ma ~ non ci tl'ovo il costame ebraieo .Ielle ~rivuioui esatta-ate <OSserate. Ma rillettaai, cb e lf'I ai, trall.& i'ua dialatto a ano pal'tll' 4iscdense dell'ebrea liogua. Nea 110rnm dtmqlie aoi coaeedere noti a alla variet accidentale che port.a 1100 un dialetto 1 iD) Heliopolil E)..: ... )..r citt tkl IOH. elu! riaponde al sra c.;airn de' giorni nostri. E' situato longo 1a sponda orieotale del :N ile dalla parte del rosso mare. ( 1 o) i'lKIJT.l Mu11assu dal 'Verbo iliO.l , che .-Irte tli'Wmlituu,..

Ed Efraimo T.l',i1N dall' Hipbil del verbo n1a moltiplicare far


ertmere ec. il che vieppi conferma l' affi a it d' ambedue queste
~ingue : e certo Giuseppe non avrebbe a suoi figli imposti nomi del

tutto ebraici , se colai lingua fosse stata alraoiera all' Egitto: poich ati E;iziani 1100 l' avrebhono ~roppo approvato ; e nello stato io cui era~ gli CJODVeuiva addattarsi in quanto pot4l'Va , al paese. Avvertasi ,be Gius-=ppe ioterpretando il nome d' Efraimo dilunsasi dalla Vulgata; u non ue so il percb; certo la derivazione della Vulgata certissima ed evidente. Forse Giuseppe riconoscer la radjce di che nei molti suoi significati ha quello an~ queato nel verbo cora di (ib41f'tlr4; bench per pajaJDi una afor~ata e.~imologia. (Il) Duaqoe , dir~ q11i tal uno 1 duo11ue la li ogala eg.iziaoa non ua poi ,la.oto aflue all' ebrea , come si vorrebbe' far credere, poich _.on avrebber creduto i fratelli tli poter sicurameote parlare io ebreo dinanzi a uno da l or creduto egiziano. Ma avvertasi che Giuseppe parl sempre loro per mezzo d interprete . Dal che io deduco un conseguenza a mi n pro; che duaque poleYBDO da ci inferire i fratelli che il Vicerfl fosse straniero anche ati' !:s4tto e per oou he11 pratico della tiugua egiliaaa afllle usai all' ebrea. Dal ciM io ritJagso che l' iuterp[ete parlasse bev.s'l ~:siziano JDa che perci i fratelli clak&181'o la loro &gua iSMia al V~cere, perch sJi ctedeaBo i!Jnota GOOc.l.'..W-. dal 'federe ehe loro parlav.~ per via d' illterprete. Ma c:o~~~ aven Giuseppe dato a 'capire i ~uoi ttiaalliti

,,e.

bEL LIUD OCOMDO

3tl

d' ni*', che lo n l'&. iMtllko bftae prima di dare udieua a' fratelli, e quittdi noa gli aar attto t~~e~Liere di rasioolr coll'interprete aHa preseasa loro : oppor$ an 10tto voee apleptl all' interprete i suoi ~entimenti. fts) l'feu eredo, che il mio legitore 18r di tal oumero. Perb io crederei perdere Il ranoo_ e il upone, _rai ttndia ..i di pro.,are d' ebraica eLimolosia i nomi , cb e seguira11,11o. Dunque dir il leg~ siore ~ ebe 111peu.a la palla al balao dupque OOD s vero c ha l' egiziana fa'velia sia tanto affine aU' ebrea , came 'lo ci vorresti fu credere. Altrimenti l'etimologia de' nomi che seguiraono, aon saria per Giuseppe una prova autentica da trar d' inganno i meotovati poc and . .1\ispoullo. Il nome derivato, per ch' tale, discostui llelllpre DD taotiuo dall' origioe d'onde viroe. Oud' io la discorro COI. h questi nollli baero de1'ivati dall' egiziana favella , si diIICos\erebbono ancor da qnesta alcun poco; ma questa diacost11i Macor dall' ahrea , perc!M da lei derivata; duaque molto (Mia i DOGli, eha aesuiranno: ma queati nomi secondo Giuaeppe ai mostruo ~ltauto diacoati dalla favella ebrea, quante lo un derivato dal... l' immediata aua origine; dunque la deriaaiooe di lfDest.i uomi pro.,. che i nominati tono Ebrei. Questo discorto, che r._. alla losioa, e pron l' aS&uuto del nostro ~Dtore , e poQ infievolisce punto le mie ragioni. (3J Citt nell' Istmo eli 8uet, cbe uniece l'Asia coll' Afoica ed era di ragione dell' Egiu.o. h'l Io noa 't'eSf!O per~h~ Ghueppe aasepi Eliopoli per abitazione di Giacobbe e de' figli , quando assai chiaro la Scrittura nomina questo fine la terra di Getaen, ch' era in quella provincia poata -vicino all'lsuuo di Suea. Eliopoli poi n'Il lunge da trentadnque ia qUiranUI miglia . Chi 11 , clte IIDCOr nella terra di Gessea non avesse una citt detta Eliopoli , o che la terra medesima non avesae ancor questo nome ne' teCOli posteriori. , (1S) Coai qai, come Del titolo, che dipende da CJDesto luogo io credo si debba leyere d~eoto qon quatttoceoto , se vogliamo Giuseppe coereutc a ae a.tesso. Leuai il ~p. 1S di qu.,to libra ~ -vedraaeue la verit. ( 16) Donde tr.aeaaer costoro l'abilit che si dice , io nol so, Poeta la verit del raccouto che fa Giuseppe, io peaao, che lltan 6Dnti a saeer ci fo~ae da1l' lsraeliti medesimi alan de' ,qaali pef .. .
10110

tlr tarptete la laeeia a'fratelli. lo

21

3n

. N'O'I'B

impuieuaa de' trawameati, obe aoff'erin, ai sar laa11iato tfu8glr di bocca , che laalmeate vurebbe , c:bi li doveva trarre di quegli affitoui. ConciOMiachh fia pr~babile aMai , cbe a conforto dell' opprusioo loro Iddio avuee lor r.u. Aper quee&o tte&ao. l 17 . Il l.esLo srec:o ha Mariatnrrte CO{titpoadeu.lemeal.e all' ebreo Qt.,J'l: ma io ho rendato lllaria, percb ooaae io latiao e io volpre pila comunemente cnoosciuto ; che cos nomasi ancora la Madre Santiasima di G. C., bench~ a norma deU' ebraico anche il t.esto greco di Luca porti M,.,,,:.l'. (r8) E in ebreo 00 mairn, onde pot~ _t'arsi m()rn e poi m. (19) Anche in questa io rnviso l' origine ebrea, poicb il vubo Mf' cio ias val,e I!Scire; da questo pu "'"r tratto l' iss degli Esaj, B.eocb il nome intero di M.o~ ai trae ancora dal solo ebr10, sendo che il nrbo :11e10 vale eatrarre , il cui participio beo011i t'\lltl preso in luogo del pabul t1W nle eatratto. Per conciliar l' uao e r altro dir che il nome del Lt-gialatore in quanto pure ebraico. dee prononaiarsi Mos , Moe , in qoaoto ~ tratto dall' egiaiaoCJ vuoi essere Motl , Mayses. . (~o} Citt alla spouda occidentale del Nilo appena divisoai io due rami, &itoata nel cuor dell' J:sitLo, e gran capitale di 1nel gran regno. (In) Volatile dell' Egitto oao a paaeerai di serpenti ; per quasi fosse suo merito ci che sola uecessiut di natura , gli Egiaiaoi adoravanlo , come un Dio loro benemerito , perchil dalle serpi pursava le loro terre. . (22) Meroe ~ nome ancora dell' isola formata dall' Astapo , che , cliviso in due rami ono detto Aatabore , l' altro Astusape poi Loroa ad oairsi, e acquiata il nome di Nilo. Un di questi rami al preeente ~ aeccato. (:a3) lo sou di parere che io noe d' Aatapo si debba leggere Astusape nu de' due rami , che abbraccian l' isola di Meroe ; poich propriamente l' Aatapo ~ il fiame Nilo aozich~ si divida lo .due rami. (:a4) Il non farsi nella Scrittura menaione verona di quesl.e oozae aeppur quando si narra, che spos Set'ora rende dubbio!!() a mio credere questo racconto. (25) Vuoi dire, che il re era ai ml prevenuto Contro Mos per passione, che andava sempre io traccia eli qualche motivo per

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li.,.""'

:DE:L LIDO SECONDO

~mperla cop JDi. Or io qe~to tracciare CODthaao gli veoae fatto di rl..per l' ucciaione da lui c:omme,.. , anzich~ g\i accusatori 8liela riportusero. Piac:emi quuto passo di renderlo cosi , per oon su~ porre Gioteppe dimentico o Don curante di queato fatto di Mos~ , che fil il motiYo della aua fu8a d' Egitto ; e cos veramente senza far "Violenza al testo ai p11 tradurre , aoai parmi la nraione, pi verisimile e c:onfaceoteai con tu\Lo il reato. (26) Non del deserto della 'febaide a meuod dell'Egitto appart.eoeote a quel reS-o; che aoo ~ probabile che Mos per aver un ricovero rifu88iue in paesi soggetti a quel re , che il cercava a morte ; ma del deaerto detto areuoso, o della solitudine di Beraabee, che coafDaao coll' E!itto a oriente, e appartengono all' Arabia Petrea. ( 117) Que&ta citt non ai deve confoadere GIOII a provincia di Madian , questa sitllRta a' coafiui della trib di Ruben tra meuodi e Inante , e quella sul mar eritreo poco longi dal monte Oreb nel. l' ldumea. (28) Se queati Trogloditi noi gli suppooiamo gli abitatori di Berdoa andiam tanto longi dal vero , quanto ae l' Arabia da' luoghi pi oltre i deserti della Libia. Parmi perb di poter tutto o~porre inerendo al siatema del gran Bochart, ehe crede gli Etiopi colonie venute d' Arabia: Cos pur iu credo , che i 'froglodti dell' Africa aieno Ull8 colonia tpiccata&i dai Troglodi dell' Arabia , e che perG ~li abitatori di queste maremme dell' ldumea sieao i padri degli -abitatori di Berdoa. Onde siccome paese di Cua tanto ai pu nominar l'Etiopia , quaaLo UDJ parte d' Arabia CCI& Tr~leditide pu ilODvenire aiccome alla provincia di Berdoa cosi a questa parte d'Aubia detta Idumea. Ilo! Lo pi che abbiamo dal oostro .!a toro istesao due a~Se. che fanno moltissimo al noatro biaogao nel cap. 15 el lib. 1, par. 1. La prima ai ~, che i fisli d'Abramo natigli da

Cetura .,.,;,.,.. TfM'YA'""''' 1u " ' .,.;;, E.,/,.1-,.uu A~f3/r

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vale a dire, imp.ulroBilconsi della 'l'rosloditl.t: e tli guanto cl' A.rabia felice ,; ~tende f"o al ,_,. roso. So questa Trogloditid.. fo11e la Berdoa dell'Africa parmi impossibile che Giuseppe l'antepouesae aH' Arabia felice, quali fOBH un paeae pW. prosaimo ad occuperai clle n-on l' Arabia. Dal che io deduco, che questa TroalodiLide DOli Il altro ' ell,e uoa pkLII cl.U' Ar~ Petrca TCUO il..

aar ros110, ovc anche al presente ai lege nelle t'arte il nome dt Madian pirciola terra. L' altra coaa che giova al mio proposito , ai , c:be Efer fisliuolo di lUadian venue ad oeeopere la Libia. E dunq11e probable aaaai , ehe qualc:h,e altitat.ere di Media figliuolo o ._ipote di Madian medesimo ad esempio del sno o fratello o parente Efer abbia staccata uaa colonia, e siasi trasferito nell'Africa. Queste cose mi pajono molto probabili. E ci aia detto per coneiliare Giu6eppe colla prima nrit. \edi Bochard. Plwlleg. lib. 4, cap. 29 (29) Questo prova a evideuza il da me detto fin qui, giaccb il Sinai era ~:ppunto nell' Arabia Petrea poca longi dal rosso mare. Eoco adunque , che questa parte d' Arabia chiamavasi Trogloditide-. (3o) Questa uou ragione di \los, ma bens di Giuseppe, che iu questo pare che pieghi a' costumi del Gentil esimo, ove usavasi nell'atto del sacrifi:r.io d' inv.car ciascun Dio col suo nome particglare, come abbiamo da Senio ne' noi commenti sul lib. primo della Georgica di Virg. (31) Gersam OIU,,J nome composto dalla voce ,J che val ospite#

.forestiere ec . e d una delle due voci 0"" o r.Jta Scht!m o S~ham, la prima delle quali significa n~me, l'altra qui onde Gersam V=! le o nome d' tupite , 0ovvei:o ostite qui. Eliezer poi ,11J'~N Dlime eomposto dalle tre voci ~N el Dio , t i affisso mio, ed 141
"Ycrbo

,,)1 ajutare, onde ~zer 'ajuto ; e tuuo insieme Dio mio ajuto.
MO:l,

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(3:a) Vedi la nota 'l9 del lib. 1. (33) Dal verbo che val far paSSa!J8i".

(34) Questa Letopoli la prima stanza degli Ebrei che fu in 1\amesse allora piccola citt dell' Egitto nella tet'ra di Gessen. (35) Beelsefon terra alle spial!;e del mar rosso , donde gli Ebrei discesero nel leuo del mare ; ed la quarta stanza; essendovi fram... mer.zo dopo Ramesse , Socot ed Etan. (36) Piaccmi piil la leaione del Codi~ Vaticano che ha ra1 }

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iur, non assolutamente-i!.;,..,.,.. P"f':.lar :,..,; poicbl: tenutooe .il censo al ;econdo mese dell'anno seco~do

dalla partenza d'Egitto gli uomini dai vent'anni ins, che quindi incominciava l' et militare , ascendevano al uumero alcuna cosa maggiore di seicento mila treceuto cinquanta ; come legsiamo al. num. 46 del cap: 1 dei Numeri.

DEL LIBAO SECONDO

(37) D11nqne soli dugeDto quindici anni o noti al pi stettero gli Ebrei nell' Egitto r quesl.a una quistiooe cosi ben trattata dichiarata da cento valentuomioi, ch' io se volessi dirne, non potrei che ripetere il detto gi cento volte. Se brami, o leuor, di saperoe , leggi il Coro. a Lap. in qaesto luogo, e ae desidui lulonepi: amena prendi il Granelli alla lea. 2 sull' Esodo che ne sarai infermato a~bastanza. (38) Per mezzo dell' Istmo di Su es. Palestini , cio Filistei. (39) lo rendo l' i, 'f~TP~ TJ 'fl io versi a sei piedi, benchC nel caotico di Mos io non rnvi&i n l'esametrb n il seoario. Certo si che il modo di verscggiare ebraico antico noi noi sappiamo. E Scaligero dice, che questo caotico tira pi al verso Tetrametro jambico, che all' Esam.etro eroico. (4o) Par qui, che Giuseppe per ottener fede presso i Gentili non abbia egli la fede , che converrebbe , al partente della divisione del mar eritreo; e non ridette , che nel caso da lui addotto il solo calar dell' acque, che accadde nel rillusso del mare , porse alla gente di Alessandro il passaggio, cb' ei dice ; il che non pot essere io riguardo agli Ebrei ; poi non passarono il mare eritreo luogo il curvo lito, che trovasi io capo al suo seno ma lo tagliarono per mezzo in luogo di gran lunga pi basso ov' era impossibile, che il rillusso del mare facesse giugnere lo. scemamento d~ll'acque. Aggiungasi succeduto il portento in istanti al percoteriG 1 che fe' colla verga Mos : asgiungasi il rovesciarsi impronio sugli Egiziani, e molte altre circostanze che pu riflettere il leggitore ; dal che dovea ben dedurre Giuseppe che solo dal volere di Dio fu prodotto quel gran portento, non disgiuotivamente o dal volere di Dio, o Jal caso. 1\la i Gentili noi crederanno. Se volete che tutto ci che racconl.asi nelle Sacre Crte , sembri effetto delle cagioni seconde non mai di un influsso immediato e prodigioso della primaria cagione ch't. Dio, voi non otterrete giammai il fine propostovi di far conoscere ad evidenza la cura che Dio ha. avuto del vostro popolo , e quindi e la verit della Religione , che quello professa , e la falsit di quella ebe prefe..avana i Gentili.

3:.6

NOTi:

NOTE DEL LIBI\0 TERZO


( ) Coatien la Sto'ria di 2 anni. (1) Dal nrbo e11erc tunaro. Ed ~ la quinta stanza del po-

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polo ebreo. (:&) Anche a questo pauo Giuseppe copre il miraeolo succeduto o el cambiamento dell'acque amare in dolci. Le favole e le fantasie farisaiche , che lavoravano di capriecio sulle SLorie Sacre , avr ~ oome dice uu critico autore,. iosombrato al nostro Scrittere il capo~ da non nderci la verit. (3) Sesta staoaa desl' lsraeli. (41 Tii ,.,;, ;.'"~~'"""' ~ku., :~~''"' Simile al biellio deati aromi. Il Bdellio ~ una gomma d' albero, di chr. parla Oio~toride. D etniO ~ adunque, che tal rugiada pareva una gomma d'aromi,. cio~ era coak colorita come una gomma di tal natura. (5) Asaaroo, Gomer e Decima presso Giuseppe vagliono lo 1te110: la prima di queste parole ~ caldea, ed equivale alla ebrea miaura del Gomer , ci~ a una decima parte dell' Efa o sia moggio. Fu cosa detto il Gomer dal verbo che vale raccogliere; perch tal mi1ura aen'i a raccogliere una quantit determinata di manna. La llllKin& dunque , stante la sua graodeua , e la sua leggereaza IRBftiore del nostro frumento , nella quantit di un Gomer pe58va secondo il Villalpaodo quattro libbre , o aecoodo altri autori, otlO, bastevoli certo a qualunque &tomaco pi affamato. (6) Piove nol niego e in Arabia e in altri paesi IlDa certa rugiada, che non priva di aapore ; ma delle qualit 'Portcntoie ond' ,ra fornita quella del Popolo Ebreo non ~ caduta mai pi. (7) Propriamente nor:a Ma,, ma i"lan dell'ebraica voce composta Mt;'IJD quid fiUO!Ie hoc r poichil io la credo compolt.a dai

,DY

tre monoaillabi MQ qul , MJ q~~~no soppres100e l' Alef , e lt1:'1 hoc 1 e la parola Man tD io la credo col Zanolioi derivaot.~ dal

verbo MID , disLribuire ; oode Il aue eignilicato aia , disLribu&ioue dooo cibo ; che &otto ci vuoi dire ancbo la parola tDM sostau.. tiva provegoent.~ dal verbo medesimo; l' una e l' aiLra ~ Toce aneGra ca\dea; ma la ICI:ODda ri~ allora bicompot.a.

DEL LJIIRO TERZO

(3) Raldim. un decima staoaa degl' israeliti, poicb da 21im pieproo di nuovo 'fetiO il mar rosso , pigliando la 'folta dattorno a
ontagne , cbe si stendenoo fino al mare: vicino al quale feTmatisi &i rivolsero a .settentrione luoghesso i monti , e vennero io Sin, ove avvennero i prodigi qui raccontati dal no&tro autore per isfam.r.rli. Poi fermaronsi in O.fca, indi io. Alus, e finalmente pervennero a Rafidim il qual nome io credo fosse posLo al luogo dal fatto quiv.i suceduto ; poicb gl'lsraelitt quivi abbatterono gli Amaleciti; e appunto il ve~bo "l!)"t vale abbattere , e atterrare.
(9) La voce 'Jip&tp~, io la rendo dipintura ; poich non so in-

teno:lere , come ogn' altra volta dovendo Giuseppe appellar.si alle &critture, come poc' anzi nel fatto della divisione del mare rosso, le chiama {3/(JAnr ;.p~r libri &acri, e qui poi le nomini primie- ram ente nel numero del meno 'Jip&tp:,, e non del pi 'Yf"tp;,r,. come sogliono e&sere appellate le sacre scritture; indi DO!} vesgo , che gli aggiunga di antori.ta la circoatan:lll dell'essere riposte nel tempio. Io per me sono di parere, cbe voglia intendere una dipintura. Ne deve ci parer strano ne' tempi massimamente pi bassi della re pubhliiJa ehrea, quando i personaggi ancora pi raggnardnoli della nazione grecizzavano, per dir coa, e ne' nomi , c nella maniera di vivere e di pensare. Certo al presente, quantunque come dice il P. Ca l mel diuert. de monetlll isnatal ,etustate verso il fin'e, n!li/a etiam laodie in domihus he6r~orum ertant imagines. Leone Mod .' testa/Ue , p art. 1 , c. 2 , egli per vero , coai' esfi Sl'gue , c ho imasinihus ai alii factis non in commercium tant&ml, 1ed in Orllamentum utulltur ho) Posta nell' Arabia Petrea, rispondente Corse alla Guba dt Toloqameo ; come Petra la citt, che domina quell'Arabia, cbe iJ chiamata Petrea. (11) 11 testo ebreo ha DJ i'\1;'\' cio Domi11us ~raltatio mea, o'fnro 11erillum meum , che preuoch il medesimo che 'Dominui 11ictor. (12) Duodecima stansa del popolo. (13) Vuoi dire il gi !letto; cio cbe il nome delle dignit di questi presidenti si tragga dal numero di quelli , ch11 alla lor cura &aranno assegnati; cio i c;~ i di decine clecaai ai dicano e cosi degli altri .

ft4) M dn' ~, dir. i1 J,.;tore, la storia d.tr lllolat!W del floJIOio coo t.utt.e le aoe CO11f18UPDZe P Voi fora' ewli dire, che qualche tobrea maoo per troppe amor del suo popolo ahbiala caaoellata dal \!lato del oOIIIIO aut.ote P Ma do....la pri10a cancellarw da qoell p~~~~iee oDtle l' avr tralLa GiMeppe 1 altrimenti saria stata indarueo J.' impreaa. lo - per.aua.e , che ait:c~me per uoa parte il floe propost6si da Giotepp ai ~ di far nota la sua oaaiQ'ne a Gentili , e di 111t!lterla loro io iatima , per altra parte non siovaudoli troppo a tal fine il racconto di quella mostrnosisaima prevaricaaione , egli aolt a' recat.o puoto a cscieuaa di non riferirla . (o 5) Di che materia fossero tali colo11ne, Mosb noi dice , anzi oell' Esodo, ove fa il 11onro di ci, cb e era composto di hronao 4i queste colonne non fa parola. Onde parmi p iil veriaimile ci chtJ dic~ Filone, che fossero cio di legoo, incorruttibile per e presloso, e coperto di lamine d' argl'nto , come ba la Scrittura. (i:6) Q~elttl cetchio serviva, nltre aJI' DIO ch'e si dir, come d'anello da farvi entl'lr l' aste per traspnttarle da un luogo all' a1tro , tf d\ e facl!vasi da' Levitl recando! esi in ispalla. (17) Il testo dice ~,tirai, d'oro; ma Mos dice che fur di
bronzo: per i<l leggo ~><,.i io vece di ~ftl~i. ( t61 Cio finivano in punta agnaza percls dovevansi piantarw (n ten~ , essendo. portatile tutto i,l telliPQ. probabile per, chf parte ancor della htse timanesae sopra terra per la proporzione del1' ...-chitttura, che colonne seza bue le vede mal volontieri. (tg) Quest'apertura, il cui arcbitran v~ia sosten~ da qnattro colonne, io la concepiaco simile al vestibolo della Rotonda di RoIJIII, e di 11. Simon piccolo di Venezia; ov' prima d' eBUare nella ~iesa vi ha una specie di portico che ap~trle in fuori , formato di .quattro , o sei colonne che sostengono architrave , lro:&(a e ceruice o01une , sopra cui ei ripiqa a qaaniera triansolare un corniciameoto che dicesi fronti~picio. QuMto belli5&iDio adoruameoto d'architettura al vede io molti luoghi, ma specialmente nella famo1111 fabbrica di Palladio fuor rli Vicenza a nil 01iglio intitolata la Rotonda, palauo di ragione de' signori marchesi Capra; ove a tutte le quattre facciate si acorge questo &hisaimo ontato. L'apertura dell' atrio era fii venti cubiti ; l' interolonnio laterale era di cinque cubiti, quel ai mnao di aei , tre gli spazj voti in mezzo a quattro colonne ; dunque sedici cubiti formanno le tr,e porte, o sia aperture b-a l'na

DEL UittlO TERZO

e l' akra loaaa: reallnlvi qttattre c11bitt per ll'l'ivare a nati; diamo alle CfUlttro colonne per diametro di cia5Clheduna ua &:llbito ; ecco impiepto architttLoaicamente tllUO lo apaaio di noLi eubiti 15eeondo la mente di Giuseppe. (Ilo) Ci~ nrlla sua parte pi n<>hile, che b la facciata, (:u) Non erano propriamente colonne, ma tavole, ovvero panconi per via d' un intaccatura incastrata l' una con l'altra , a.icch noi, vano a fare una parete continua. (:~:~) Che oiaacuna di queste tavole avesse due J,asi TUoi dire, che l'unica base, ch'era appi della tavola, siccome dai due lati , in cui s' uni nn le tavole , era interrotta, cos veniva a dividersi in due ; l' una dalla parte di fuori , e l' atlra da quella dentro , e per venivano ad esser due, e in questo senso ciascuna tavola aveva due arpioni , e due pertugi alle basi ; cio un arpione e un pertugio da una parte , e uu arpione e un pertu,;io dan' altra, dove "Venivano a incaetrarsi colla vicina. Cosi mi pare si spieghi bastevoh;nente cb :voglia dire Giuseppe. (23) Ma non ci viene la cons~enza che per essere grosse qaattre dita, occnpassero adunque lo spazio di trent~ ce biti. vero , ma non a riprender Giuseppe , qualche cosa perita di cotal , testo; fol'!le qui ripetevaai la larpezaa di quelle tavole. ( 2$) Si deve intendere' che gli anelli erano confiooati per elll.ro H tavole colla loro circonf'areaaa aon parallel11 , ma perpendicolare all'orizzonte ; o per meglio dire, la linea dell' orizzonte deacrina la lallf!ente alle circoofereue di IJIIeal aaelli; e ci percb si poksae iuerini per entre aoa l.mga ttaaga; che oaisse le tavole tutte in lla&. (:~S) La luogbeua dei lati era di trenta cubiti; il numero di queste staaghe abhiam dalla Scrillof!t 1 che per ognuno di. qae.U lati fa di eiuqoe. Dunqu. 118 lunghe eraao cinque cubiti solamente , aoa occupavaae la lungbeua tutta delle tavole ; coaTien duuqoe dire, dle f01sere almeo di sei cuiHU l' uaa; qaeste ili~eritHNi l'Ha nel capo deU'all.ra, e ti co-ettevano per vi d' Ulta Tle che anlleSSI al capo di niHI entrava IHill' altra. MIIUCa , che &er..taava in chiocciola : -ia a~a ia foDCle~ a se stlsa UD Yoto in&a(Jiiat.o epira per ricever l vite. (:.6) Per angole della colonna io illteade qaell' IDJolo, che forma il cimuio del capitello, che lt llltbpN ttuadrato. :u FIJ.YIO tomo r.

33o

NOTI:

(27) E vuoi dir arca o call8, o scattola; dal verbo :'1,M eh val carpire , raccogliere ec. (28) :11,~ : per quaato io v' abbia studiato 'iotorot> , io non trove a tal vece in ebreo etimologia che soddisfaccia. In caldeo e io si- riaco l,:J val faticare ; ed opportuna signiftcaziooe pel Grozio , pel Bochard , e per lo Speocero , che pensano , la materiale figura .de' Cht.rubim tirasse al bue. (29) Erano beasi alati nella scultura, ma in realt non erano tali, poich puri spiriti ministri di Dio rappresentati io tal forma. (3o) Vale a dire fatti a foggia di pi d'. animali, come di capra. (3t) Mi piace la leaiooe del Codice Vaticano, e d'aii.ri, che ha o!& ifl ,.,..,, non l'affermativo ifll'f7'0I, per ci, che siegue ' nel testo. (32) Vedi la nota quinta dLquesto libro. Si deo intendere due assaron per ciascun pane. (33) Vedi cap. 10 par. 7 (341 Cio un taleoto d'oro del Santuario,. equivaleote a dodici mila .lucati v eu et\ , a differenza del profano , che valea la met ( 35) Ho corretto Ciccar dal Kl,)l:"f'S del testo ; poich in
ebr~ico si dice ,ll Ciccar e non Ciocares, e vale. parlandosi dei

metalli, talento. (36) Non .per il candeiUere; oud' ~ che si dice d' oro massiccio e puro. (37) Qr.i pi che altrove cade io acconcio di sservare, quanti aooi prima dell' istaurazione delle Olimpiadi gi fosse nota agli Ebrei. l'architettura per mezzo di Dio , e a qual grado fosse gia pervenuta. poich io questo sol Tabernacolo abbiamo una copia dr membri architettonici , che possiamo dire sicuramente, che di quei tempi non ci avea nazione, se non forse gli Egizj , che tanto fossero iooanai in que&t arte ; sebbene la fabbrica delle piramidi no11 mostrava certo , che fosse l or noto quanto ci aiea di pi vagC e di pi maestoso oell' architettura. Laddpve qoi noi abbiamo e colonne e capitelli e cimazj e basi e frootispizj, e iotercolonoio ordinato e regglare di &re ~orti rispondenti a que', che furono poi detLi Sistilo , Eu stilo, e Ar,ostilo. Di pi vestibolo eorniciamenti balli di materia diversa dal fusto e dal capitello della colonna. Questi membri gli abhiam tutti dal austro autore. Se coneultiame

DEL LIBRO TERZO

331

poi la Scrittura , ci ritroviamo oe' capitelli i rampini , ne' quali a me pare di riconoscere o le Tolute jooiche , o i caulicoli corintj. Non parmi dunque un errore il credere, che preiSO gli Eb!ei l' architeuura fu arricchita di tanti membri piuLtoltO che presso ad altre nazioni, che dagli Ebrei sia paasata a' Fenici , e che queati l' abbiano trasferita fra' Grl;ci, i quali col p.i accrescerli ed adornarli e variar li ue abbiano poscia avuto quel vanto , che ai d agl'inTentori. ( 38) Caoei dalla TOce JiiJ Choen che val Sacerdote' il cui plurale D'JiiJ choanim val Sacer~oti. (3g) Mi piace iu vece dell' .Auarabachtm. del testo, l' emeoda&iooa io R~bacoune. Esli . beu vero, che Mos noli lo chiama cosi ma lo appella .,1Jil Jil:li1 hacchoen. hal!lJadol, cio 8acerdot gra11de, ci nulla ostaote la voce Rabacoaoe ha il suo significato derivandola da ;n maeslro, e da Ji1J sacerdote . cio mll,eiLro de' sacerd~ti; laddove la voce del testo fa distillare il cervello 11euza veuirile a capo dell' eLlmologia. Rabacoaoe poi anche 'VOCe caldea , e vale grau Sacerdote. C4o) Propraam.:ute dacevausa DOJlD duale, perch i cialzoui ai partouo io due ; uel testo ebrau:o J:1er ai trovano sempre io forma costrutta DJJ7J mcch1Ulfe, poich vi si a!Biugoe sempre la materia di cui erauo fatti cio 1l Imo. (~) Dall'ebraico nJ1nl chetonet tonaca di lin; ed era come uua camicia: dalla voce Jnl ch.eiCm forse auticamerlle usi lata presso gli Ebrei in vece di ,l lino; e certo la voce _ckelollet anzidetta meatra , che la voce cheton non puramente cald.:a ma cooQsciuta ancora dai puri Ebrei; e quindi derivasi chiaramente il l:""~" de' Greci; onde cou qualche picc:iolo trasponameoto la voce
tumca. dei Latini. (4"J) CJ:IN voce per me d'incerta radice.

( 43) i1J" l!Ur.l mi.lbet&a , che vale una v este fatta a oechietti e ricamata. Da mi1hetza. n' venuta mtUsabazane per l' iuHeiiion propria al dialeuo , che allora correa in Gerusalemme , nou pi~ ebraico puro ma miato tanto del caldaico che pi era caldaie ae ebraice. Alcuni questo dialeuo lo cbiamaue ancora airiaeo.

Poicbb ti taQlo l'un q111010 l'altro soao dialetti di quella lingua, un tempo parln..i .li la dell'Eufrate. La voce poi manabazane io l' applico a tuU.. la nate , ooo alle sole eordelle , bench si potrebbe aa~ke a queate , estendo ootal oce derinta dal 't'erbo !'311 che nle anche urignore; perch il testo greco usa il numero mentre ,.,.~,, del meoo, e dice xa>.tir, e uoa , dice alle cordelle nel numero del pi. (44) n!JflJ cosi il lesto ebraico della Scrittura ; e cosi m' piaciuto di rcnderlo io ilatiano; poich Giuseppe le ha corrotte uoa tanto per lo dialetto, che allor corrr.a io Gerusalemme diverso dal puro ebraico. antico, giacch questi oomi proprj non li dovevaoo dimenticare , avendoli nella Scrittura quanto perch, com' egli ha detto gi innanzi, iot~de di vestire le pHole ebraiche alla fot~gia cbe pi si accosti al sreco, oode le greche orecc~.ie dilicatissime tn so De riseutane. (4'>) ~'J17.l meil, e aou _,.,. io leggo: e la nriaaione si pu attribuire a uoo sbaGlio de' copisti , assai facile per la somiglianza delle due lettere ~ e 1 ; molto pi poi , che la voce Meil nle

>-w,.,.., ,

pallio , tonaca ec. efod dal verbo 1mN ciperfl : poich gli ciguevaoo (46) sopra il razioo aie ; e Do i lo diremo spallino : ed io mel fiBUro queste spallino se ooo io tutto, riguardo atmeno a quel vaao, che ha dioan<~i al petto, simile a IJUOIIa 1101tra veate aacerdotale, ohe ao. miniamo piatuta. (47) Jtun d'etimologia per me ineerta; se non venisse dalnrbo IUJM, che nle ancora esser sollecito: e pre11o i Caldei fiUet' prudente.

,,!JN

(48) Que1te cannuccie io le im1111a1iuo IODI81ianli ai pll&lali clte si mettooo io capo alle llriiiJbe ( 49) Questa parola io la credo pron pente dal nrbo "l:lll collo scin, il cui sisnifcato ubbrilvsi: tra' '"i derivati c' &liebe la voce J',l!U siccharo, , ebbrezr.a ; e perci appunto fu cos de\ta quest' erba , che io !~tino si chiama fab. porciua , poicb ella Il sua "irt d' ubbriacare o sia di far uscir di cervello gli uomini ,. rome nell' obbriachezza; per anche io greco .il verbo '""vl4i- n le impauare da uh6riaco ; perch questo l'effetto dell' iosciamo, o aia del giusquiamo preaao noi : e la voce ue~'"/4., compost

zL LUtJtO TERZ6

e da s poiti'fO d vs ehe nl porco' cio faN porcina. (5o) Mi piace di meuer Nadah beuch~ il greco abbia N!JI.dr. poicb aell' ebra,ico trfJYo ::nl e aoa ,ll. (5r) In Jil misura cooteaeoto dodici sestieri ebraicamente log , il qual log contiene sei uova ; onde l' io contiene settanta due aon; ed ~ misura di liquidi. (52) Vuoi dir , olae ba impedito a' Pontefici soiQllll di .tar- dlt profeti _ .. il carattere aec.....-io. (53) Al""' Coa quuti miracoli delle 8ftU141 potte e aellb apatlioo e nel razionale pare a me , che Giuseppe oglia spiega:r'e la tanto controveraa queatiooe dell' Urim 'f~mim che ba dato Mmprt da peasar aolto e da scrivete alle do.tte peraone e pie. S. braml uper qualche coaa au tal proposito , leggi la dicianetti~ delle quiatioai del signor Zaaoliai u1cite delle Btampe del S~ioatio di Padot'a l'anno 172S. (54) Il darico ~ una moneta d'oro persiana, che alctllli dicono nlere otto dramme Il' arsaato. Ippocraaio ICrivc' che cioque dariei equiv,lsoao a una mina d'argento. La Scrittura ha dieci sicli di oro ; che lo 1te1so che il darico ; e il aie! o d' oro nle quanto il zeccbiao veneto iocirca. (55) :Uos le app11lla Q1~ Mlt flicUilUIIM paciflcOP.UIII; poicb~ si otTerivue ancora per l' ot.uauta aalute, ai po&IODO elice eziaadio r~~rt/ MllltGTi. (56) A.bbi.._Q da Mol clt4l tanto ali apelli quanto t caproni pift propriamente elle i capretti fiU'oao cinque . (57) Cio d.'.oloc~i la cui composiaioae da iAr che val tlllt, quanto , e da .cll4'rlf q66rucicto chiara , cbe non abbisotlaa di spoaisione. (58) Cio~ de' sacerdoti. a quali propriamente CO!Jlpete il nome di sacrificanti . . (~) 1'4e abbiamo si parlato n.ota quiata di questo libro. (6o) Vedi la nota 5. , (61) Cominciando dal apo seuimo e gi discendendo fino a' tre esueati , ndr il legitore , 1e eli ba buonamente trinciati questi poveri libri, l' abbia fatto 1iudiaiosameuLe. (w} C::io~ i Sir~ Macedoui. Ed ~ rispondente l nostro eltembre

"'"'!&~t dfe al J-,

J,.,

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934
8braief.... ebiawM&o --...,.. tUri . . fl'lft'll .........
tJft 'Y'~ IU1" Ultimo.

(63) Q ..ello C8fWCIIO cbiamav-.i IJrlli.llrio Se ne braaai Apec ~ pil, legi la dici~ cWle q-l.iooi sopcacc~we del ..isuof
~ioi.

{e4) ~ M~ tale ~ ~ieo 4eua '"~ l" f~ tWllf HUi-r IIOD mry .,_,.., , e alla fotgia caJcJ., ---~ ; ~ IIOIM priola pn~prio 101 dell' ouaYo poroo dc' Teruaceti C. impoMO da' FariNi uehe aDa te.ua della P~ for-.. ~ ridaiuaa,-a 4a IIMDIAI le 1e1se da&a p! 5iaai CXIIl li lfVIIf8 r~Lriaio_ai ; !Che..M .,.oce n,ry nl ,~,.. (dS) lo l~go ,.,,..,,., /', ~T _ , , , . , , , . . e Dqll ' " ' " . , ' ..,._ 6ifniji&c q~IO -..,.,_, e DOO pe~ ; poich la Toce ",ry DOD ba Ql8i aipificato pentet:MU. - r.i oh~ il gi deuo.
,..._ , e
~eor adu11tZ11$1Z.

(66) Cm de'pani df proposi&iooe. t67) Non quaai da ca8ione vivificute aaa lJD81i da eondi&ione -,.-..aria aiceome abbiamo notaiO alLroye. Vedi la Ilota 3g del ~ib .. ( ) Ci~ di trattare qli alLri. (&8) Compre.Yi l'anno dopo la eeuima AUfmua. (~ Ciol giabbileo ; dalla -.~ .,lt' .dle -.al trom6a 'atta ._ ,_no del montone ; ~ C~ fJD81~ baudf-.uf r aDDO dt~J giab-, J,ileo. Pu nlere ucora retitusiofUI per la radice , onde trat~ ~ -.- ~ c'-e il yetbo ~2- , cbe aipiica llllCUA ~ire. (70) In qoanto llipifica remtu&io'" (7t) Veramen&a il teiiO .ha f&er/'e;t HtleiUo,_ DOD 1rlrra.,/elt ei11tfDeeent.o; ma ~pendo dalla Scrittura ,''che il aumerCI era di joqa~eato. io penso , che qoi ua sbaglio di qualch. copiaLa. (7:~) Vuoi. dire noo per~almente ~ Manasse. n Etraimo, c~e da lf&D tempo non ei -.ivevue pi; ~ i due priacipi ~ielle due uilm. (73) Piacemi la leaioae di qoe' codiei che banuCI -.ent,due~ila, !! DO!J Tenti~~ ; p9ich ia tal. modo audiam pi~ coof'Oifl;ll eoU~

Sf il..ura.
(74)
''

;,,r . .'M

~~

tromba; il trarla dalla T~ce

,rn aoa panr:ai 1 . . .

riEL LlillO TERZ'O

che spieghi nulla ia sda na&ara ; poich 'file atrio ,;u. j cc1tello , ec. (']5) Se l~ tn~~ lo con Ulla radunanoo Il popolo , parmi Iii ritro.Yarci contraddizione , poich imml'diate di poi Sflgiugbe , che cib facevasi con ambedue. Pero io credo , che il nostro autorili abbia sctiuo ix""';~; o cib parmi giusto , benc!M ncil troti da verun altro osservato. (76) e questg ...4sermut, ( cli cosi mi piace di le~ere anzichll EJermot) il Ml,fM Hrucrot della Scriltura llora non in
~1ermut aTVenne ia mormorazione del popolo per aver cimi ; ma lo .Aurn111t vennero dopo la stanza fatta nel luogo detto ,,.polri. del deilkrlo. Cile se Aurmut volle Gitiieppe- chiamato il hioo per alludere ebraicaniente allo lllotti , cbe qoivi seguirono , lln non a riprendere di niun fallo ; poicbli verameate nn:l.,fM HG-

"'rri

Iermut Yale atrio,

iia ricettacio del/a morte dalla oce "tfM

Aaser atrio , e dall' altra f"r.J Mut mflrte ; e petb ici .leggo pill Toleotieri Hasermui che l' fermoi del testo ; ed ~ questo u. . la trelliceslma ~naa del popolo pellegrlnante per lo deserto. C77) Voc ~m~osta da ;lr 1epol~ro :11N desiderare ardcn- . temente onde viene nntn thaafi desitkrio ardente. f78) Benbi il testo abbia et~,.,.,... conllalhm , pare la somiBlianaa che T' ha tra questo nome e il l.,MB pflaraii della Scrit tura mi fa credere occorso qui sbaglio e che perb debba leggersi Pharcn, iloa ~.p.$,..,...i ed la quiodiesirila stanaa del popolo accampato id RetDll presso di Cades-barae donde sappiamo. che fur mandati gli sploratori ; conciossiaeh~ Aserot sia stta la' qlla&.o. tordicesima. (79) O non l'a cobto G:u5epp de' Tristi ilesertl , che l' Egitto di- ' Yidono dalla Cananea , perchb sono inabitabili , o p:lrla alla (egsia degli scrittori vissuti dopo Alessandro Magno, quando di ragioll dell' Egitto erano ttille le maremme da Pehiiio a Riaoenldra. (8o) Cio~ lra~corsro tlitta qlianta la teri'l promessa dal de5ertn di C'ades, che stalle a meaaodi , fino all' Antilibauo a settentrione , ove post la citt regia d 9 Emat della trib di Ne(tali confinante colle pianure dell' Antiliban d'alla. parte di lbeazodL (8t) La voce ad iatelliaeoaa t:Omaa.e b.4 Toluto ren-

,.,J'f''"

336

BO.TB

derla stajo. Il me:limao atllllitte coot.ieal! sei moggla ateoi~ , e f siciliano cinque siciliane, o in qu,.l torno; sicchll dal metltmao ateniese al sicilino corre la proporsioae , cbe da aei a qattro e me&ao, poco pi poco meoo.

NOTE DEL LIBRO QUAI\TO

c) Contiene la lloria d' anni 4o(t) Onero olflorta dall'ebrea Toce :l'fp accostarli, dal cui puhal

che val enere offorlo si trae

fl,'P

rJQerta.

(2) Moo111pa, che d il suo nome al dfterto detto di Sia, o't-

Tero eli C.lldea. (3.) Ci" per ner tocco qualche cadnere. (4) Dal t.occo di quel caduere: Vedi .oei Nam. il cap. '9 (5) Ritpoudeat~ al nostro gennare. l nomi dei mesi, che ascriTe Ginsf'ppe ai Macedeoi, Toslion~sempre intendere de' Siro-Macedoni. (G) Pae&i posti a settentrione df'l fiume Jaboc tra il mare di Tiberiade e i monti di Galaad , parte orientale della proTincia detta Galilea delle senti. (i) Detta poi Filadelfia appartenente alla trib di Gad coof11811~ 0011 quella ~ Rubea. () Ed ~ la 42 tlllaa ed ultima del popolo Ebreo . (8) c.in ripardo ai primi predici menti intorno asli Ebrei. (9) La Scrittura ha ventiquattromila. Egli coovieu dunque le!l!ere Jo luop di 1""!/11 , J,,~11,f11 r. (ro) Egli ~ Mon , che qui introdotto a parlare. (11) Ciu posta aella trib d' Efraimo nella proviacia di llamaria , aon molto lu'!gi dalla citt di Samaria. (t2). Altrimenti detto anche Nebo. . ( t3) Egli convieu dire , che lo facesse per profezia , se si de' so&lenere scritta da lui la parte dell' ultimo cap. del Deuter., ove parksi della sua morte. ( 14} Cio~ da' Siro-Macedonl il cui mese Distro equivale appu!lto al nostro fehbraje a cui rispoude aacor l' Adar ebraico ; conciossiaehll il Distro de' 'Macedoni aia l' isteaso, che il nostro seuoaje.
FJNE DELLE NOTE DEL PRJHO TOKO.

INDICE
. DELLE MATERIE CONTENUTE IN QUESTO TOMO

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, TTIIO DE'L'L'EDITORE

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Ta&nVTToy & CBI LEGGE

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LIBRO P1\I:MO
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n.
III.

IV.

v.
VI.

VII.
VIII.

Creazione del Mondo e distribuzione cJegti Elemmti ,. ~ ,, Della discendenza di Adamo , e delle dieci ge ., nerazioni da lui a l d il n'fio. Come aTTenne il diloYio ; e in che modo Nol salntosi co' suoi in un' arca venne ad abitare le pianure di Seuaar ,, Della torre di Babilonia e della 'ftriazione dei linguassi ntgli uomini. . ,, Come l posteri di N~ popolarono tutta '111 terra,, Quai genti in particolare sortissero la denomi . ,, nazione da' loro eapi Abramo fKHIIro Prol!eoitofe uscito della terra dei Caldiei ll!rmasi ntll' ora detta. Cananea, ed 11ra C';iiuJe u Alwamo , '\'enuta ~raa crestia nella terra di Caoaaa, passa in Egitto; e interteautosi quivi aleuet tempo riLor:tla iudierre .,.,

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33

35

338
Gu. IX.

iaotc'i
lotta de' Boddomiti a"fflta dqli Assiri "feoiltiri Pa6 ad oste. Abramo nuoto colla soa gente addosso agli Alsiri ne riman 'Vincitore ; e trae dei ceppi i 8oddbmiti, e togli agli Assiri la preda, che ,, ave.in f'atta. Iddio distrugge la naaioae de' Soddomiti , sde ., pato de' lor peccati Di Abimelecco; a d' JsmaeUo fgiuolo d' Abtame , e degli Arabi discendenti da lui ., D'bacco legittimo figlio d'Abramo . ., Di San moslie d' Abramo,; e come fini di 'fi ,, "fere Come di Cetnra pollta da AbralllO 'fenne la . , naaioae de' Trogloditi . . Come lecco men mostie Rebeoca ,. Della morte d' Abtamo Dei figli d'lacco Giacobbe ed E11ta della loro nascita e del loro allnameuto. Fnp di Giacobbe in Meaopotalilia per tillior . del frateilo n Dello scontro d' Esa con Giacobbe. Delia "fillania tatta a Dina lsacco fini1ce di vivere 1 e 'fien seppellito io

- x.
Xl.

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XIV.

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xv.
-. 'XVI. XVII.

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XIX.

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xx.
XXI. .... XXIi.

"Ehroo

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79

LlBl\0 SECONDO

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-

1.11.

Esal e Giacobbe figli d' laacco diidoosi d'abitaaione , abitando Eu . l' ldumea , Gia. cobbe la Cau1aea . . ,, Giueeppe un de' pi gio1"1ni flgliooH di Giacobbe,. prenunaian~li i sogni le sue fortune . anenire, Ofll!etlo. d' invidia a' fratelli Giuseppe veodulo fla' frateUi per l'odio che- gli penavano , e quindi salito a gran41e stato e cbiareua ~ i fratelli alla 1111 obbedienaa ,,

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IV,
VI.

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vp.

"'"' VIII.

x.
XI. XII. Xlii.

-XIV.

xv.
XVI.

la.pe ~i& di Giuseppe . Pa& Quaoto iotravenae a Giuseppe in ptigione ,. GiUHppe diYennto famo110 in Egiuo ha i fratelli alia IU!l obbidieoaa. . . Audata del p~dre con toua la sua famiglia a Gi1111eppe, percb dorava la cattitia. . ., Della morte di Giaoo1Jbe e di Giuseppe . ,. Quanto illlravenoe in Egitto asti Ebrei di molesto per anni quaurCIC8D&o Come Mos uHi a eombatterecoo&ro gli Etiopi ._ Come Mos si lussi dali'E!i&to in 'Madian . Del '"" iafocato e della nrga di M o& Come MoM ec;l AroDDe Lo111ar~o~ aell' Egitto a FaraQile ,, Delle dieci piaghe 1 che nnnero sopra gli Egiaj ,; Come cttlla condotta di Mos abbandooarODo

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1 Ffitto

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150

Come il IMre in faccia agli Ebrei iDsll(!niti dasii Egbliaoi diVSOI diede (or~ Del suo Hllo lo

acampo . .

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UBRO 'fERZO

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III.

IV.

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llos &..Uq il popolo . .l. Egitto lo snida al monte Sini dopo sofferti mohi travasli ua 'via . Gli .Amei..W , e i vicini loi'Q mo... guerra agli Ebrei ne 'fQ oolla pessio ; e il pi dell' ellrcito lo.~o vi ~ mort9. , ,. Mos accoglie corteaemente il auo suocero Jetro venuto a lronrlo 1al Sioai. . . ~ Jetro &OIJI!erisce a Mos di partire il popolo prima disordinato solto il coa.ndo di &riboni e di ceatorioui ; ed egli eseguisce appuotino aecoudo 1'. avviso' del auocer . ome salito Mo&l! sul Sioai , e avuL da Dio la ~ge rccolla asli .Ebrei ,

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IX.

x.

Del TabenaaeoJo da :MDM iaallato ael dltlerlV a oaore di Dio, cb. parna . . temtio Pll(l; Q..ali liJatero le natU.eata tifi saowdoti e del aommo Pontefice. Del sacweaio di Aronae , e della ~Mniera delle ppri&cuiooi e de'saorifiaj. Di pi iatoruo alle Celte, octme eiasc~an 1iocao f aoaparLito e pii altre lessi Del ..~osio cl' ..t.relllle - Della maniera ciel aacri6care . ,, Delle Mlenait e qual ordine f~a lftabilii.Cl aei
llorDl . . . . . . . . . . . . . . . . . . .,

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19!)

207
~.

X t.

XII.
Xlll.

Della p~arilicaaioai d' altre li ,. Mol, lenta dal aaoate Siaai h teede, coaduoe il popolo ne con6ni de' Cuanei N Come Moae. mand cbi apiaue il paese. e le forse delle ciut QP.-.e. Di pi collle q11ell~ d_opo quaranta giorpi torna&i al campo, al rh ferir ohe aop eraao aai ie iatato lb stare a froate di ...~li anai che i Canaaci gli a.-anuvano di 8fiQ lunsa in foru , la moltitudiue coaternata , e Ulcita d' opi sperauaa iuCuri fio pre1110 a lapidaroe Mos e <Joler tornarai di nqow in Egitto , emandil pi~attolto la ~ebil-

s14

u:.

'fit. .
~V, Adira~ Ma" predica al popolo che lo

sdeg110

di Dio li terr quarant' aarai iateri nel clierto ; e che iutanlo n~ tornerann~ in ~uo ,
OCMlUperanDO Ja

Ca.Qanea .,

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UBRO QUARTO
C4P. L
.Gli E~fei contro il 'foler di Mot au.ccaoo i Cana,pei e ne aon ro&ti . N Sediaiooe di Core e del popolo conlro M,Oi e il fratello di lui m0111 pel aacecdoaio Gli autori della 1101le~uiooe per volere di Dio aon morti e Aronue fratel di MGM-, e la IU& ~d~~ riLicoe il ~cordoaio , 1

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IU.

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INDICE

C.t.r. l V. V.

VI.
Vll.
VIII.

Dell' avvenuto agli Ebrei nel diaerto, duraote Pas. il tempo di trenloll' anni M o" , viDti Seoue ed Og signori degli Amorrei , e disfatto l' esercito loro tuttoquanto , ne trae a aorte le terre per distribuirle a due . ,, trib e meno d'Ebrei . Del profeta Balaamo e di cbe fatta uemo egli ,, fosse Venuti a bauaglia gli Ebrei co' Madianiti li .. sottomettono. Delle leui di Mos, e come pass di vita . ,,

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