Sei sulla pagina 1di 7

1.

INTRODUZIONE

12/02/08

Ho chiesto, agli indaffarati responsabili di NONSOLOANIMA WebTV, di mettere un sottotitolo teologico a questa mia rapida collaborazione ai loro Blog. Hanno accettato con qualche perplessit, e pi che altro per amicizia, credo. Sanno bene che (in Italia soprattutto) parlare di TEOLOGIA indelicato, specialmente se chi ne parla , come me, lontanissimo da ogni Chiesa. rubare il mestiere ai religiosi; confondere le certezze di molti, che credono nella necessit di una divisione del lavoro intellettuale: il filosofo parli di filosofia, il letterato di letteratura, il teologo di teologia e, soprattutto, nelle sedi opportune e non cos alla buona. Ma sono certezze che io non condivido, specialmente in questi tempi difficili. Credo che la teologia contenga tesori oggi indispensabili a tutti , e sia davvero un peccato lasciarli chiusi in complicati forzieri. Non complicata, infatti, di per s. In sostanza, un ragionamento teologico ha soltanto due condizioni: 1.lidea che il tuo io sia anche unanima, cio qualcosa di molto pi grande di quel che tu sai di te; 2.lidea che in certi libri famosi, chiamati sacri, ci siano molte cose che ti riguardano personalmente, bench quei libri siano stati scritti migliaia di anni fa.

Tutto qui. A me risulta che da questi due princpi possa trarsi una splendida forma di psicologia , ancora ignota in gran parte agli psicologi contemporanei. Che nellinvisibile, in cielo, nei mondi divini o nelle storie di profeti e patriarchi, si possano insomma trovare soluzioni o suggerimenti utilissimi, molto antichi s, ma non per questo antiquati. Soluzioni e suggerimenti anche pratici, quotidianissimi appunto, riguardo al cosa fare adesso, a come scegliere, a come accorgersi, e a come cavarsela, e via dicendo. Occorre soltanto non lasciarsi intimidire dal linguaggio arcaico di quei libri, dal tono minaccioso di certe parole e di certi dogmi, o soprattutto! da quel che ne dicono i tradizionalisti, molto preoccupati di non urtare autorit, luoghi comuni, articoli di fede. In teologia, o sei timido o ti stupisci di continuo. Proviamo, amici? Vediamo che succede. A puntate. Una puntata ogni due giorni, a partire da dopodomani.

2.ADESSO

13/02/08

Comincer da un argomento teologico veramente quotidianissimo ai nostri giorni: il Diluvio . La storia ben nota, nelle sue linee generali: un giorno Dio decise di distruggere la Terra e di salvare un uomo solo, il giusto No , con la sua modesta famigliola. Gli consigli di costruirsi unArca di dimensioni opportune, e gli chiese di dare, su quellArca, un passaggio a una coppia di esemplari dogni specie vivente. No obbed. E quando tutto fu pronto, cominci a piovere. Perch? domanda, o meglio potrebbe domandare chiunque ripensi a questa storia. Perch distruggere tutto? Perch cos pochi i salvati? La prima domanda da porsi , su una qualsiasi storia sacra, invece unaltra, e precisamente: A chi si rivolge? E la risposta sempre: A te, se sai ascoltarla. Le storie sacre, infatti, sono cos chiamate non perch una qualche autorit religiosa le abbia dichiarate tali, ma perch hanno la caratteristica di rivolgersi sempre direttamente a chi le ascolta , e di parlargli di qualcosa che lo riguarda da vicino. In questo, non sono diverse da tutte le altre cose che ti circondano: tutto, sempre, parla con te e ti spiega, ti insegna, ti consiglia, se sai accorgertene. Nelle storie sacre, questo consigliarti solo un pochino pi evidente che nel resto.

Una seconda domanda , non meno utile, da porsi dinanzi a una storia sacra (e dinanzi alla storia del Diluvio in particolar modo) : Quando si rivolge a me? E la risposta altrettanto semplice: Adesso. I teologi di

professione, per lo pi, non sono di questo parere. Pensano che siano storie molto antiche, scritte per genti di altre epoche e che come tali si debbano, oggettivamente, considerare. Invece facile verificare il contrario. Basta che ti guardi intorno e dentro. Non parlo del 2012, della desertificazione, degli Tsunami, o dei rifiuti della Campania, che potrebbero far pensare allimminenza di un Diluvio pi imbarazzante di quello acquatico di No. Pi immediato e tangibile quel Diluvio mentale a cui luomo esposto oggi, e da cui un gran numero di persone gi profondamente sommerso. Il Diluvio del conformismo, della banalit, del vuoto non meno mortale, per lio, di quanto lo fosse quello di cui parla la Bibbia. Anche oggi il rischio di non esistere pi, di essere solo massa fluttuante, urgente e ben chiaro bench stavolta tutto lasci pensare che siano gli uomini stessi a volerlo, pi che Dio. No ebbe lArca, quella volta. E noi?...

3.TU E GLI ALTRI

27/02/08

No. Non E noi? Dalle antichissime istruzioni per lArca, risulta che il modo giusto di affrontare la prospettiva di un Diluvio esige piuttosto che tu ti chieda: E IO? . No non si preoccup degli altri uomini. Ci pu non fare una buona impressione, allinizio, ma sono sicuro che con qualche chiarimento converrete anche voi che questa idea della salvezza individuale sia importante. Consideriamola il pi possibile realisticamente. Dicevo, nella scorsa puntata di questo blog, che secondo molti teologi le storie sacre sono soprattutto storie antiche, scritte per altri popoli: e questo un modo di vedere del tutto oggettivo. Indubbiamente la storia ebraica del Diluvio risale ad almeno tremila anni fa. A questo punto di vista ne contrapponevo un altro, secondo il quale quella storia parla invece a te, adesso . Questaltro un punto di vista assolutamente soggettivo, ma spiegavo lunico che serva veramente a qualcosa, in ci che riguarda il sacro. E non solo. Sul contrasto tra questi due punti di vista si giocano tutte le questioni essenziali della tua vita. Sul punto di vista oggettivo si fonda tutto un sistema di conoscenza, di pensiero, di giudizio che le persone conformiste ritengono fondamentale. Di ed entro questo sistema parlano sempre gli studiosi, gli intellettuali, i politici, i funzionari, e i commercianti nellesercizio delle loro funzioni.

Il suo comandamento : conta soltanto ci che conta per molti . Una coincidenza, per esempio, in questo sistema un fatto privo di interesse, appunto perch una coincidenza qualcosa che pu risultare importante ed emozionante soltanto per te. Anche il fatto che tu sia nato, che tu sia innamorato, che tu sia felice o infelice, non riveste alcun interesse, per la conoscenza oggettiva. Sul punto di vista soggettivo si fonda invece un sistema di conoscenza e di pensiero completamente opposto, in cui tu sei il principale testimone e la misura di tutto. E in base a questaltro sistema, si va nella giusta direzione solo quando si guarda ai bisogni del singolo individuo senza voler dare ragione ai molti. I due sistemi non sono compatibili. In ogni circostanza della tua vita e in ogni tuo ragionamento devi cio scegliere se adottare il primo o il secondo. No naturalmente scelse il secondo, o pi precisamente: No rappresenta chi, a un certo punto della propria vita, decide di preferire il secondo sistema al primo, e la conseguenza di questa scelta fu appunto lArca che lui solo riusc a costruirsi per tempo.

4.TU COSTRUISCITI UN'ARCA!

28/02/08

Ma passiamo allaspetto pi pratico della costruzione. Quanto a questo, occorre sapere innanzitutto che lArca non una barca . Arca un termine latino che non ha mai riguardato la nautica, e significa scrigno. Per di pi, nella Bibbia ebraica il termine adoperato per arca tuttaltro: ci che Dio consigliava a No di costruire era, in ebraico antico, una tebah , che voleva dire parola. Il lettore non se ne meravigli: certi passi delle Scritture hanno avuto traduzioni ben pi strambe; e daltra parte, nel discorso di Dio a No, la distanza tra scrigno e parola meno ampia di quel che sembra. Se infatti un Dio ti consigliasse di costruirti una tua parola, un tuo linguaggio, per sottrarti al Diluvio, tu capiresti benissimo qual il punto. Un linguaggio un sistema di significati, un modo di interpretare la realt: costruiscitene uno tuo viene dunque a significare: non limitarti al linguaggio dei molti ! Comincia a domandarti qual il senso che tu, solo tu dai alle cose. Molti, per esempio, dicono di desiderare soprattutto i soldi, e molti altri ritengono quasi obbligatorio dire lo stesso, per non apparire strani. Ma tu li desideri davvero?

Scopri che valore ha la parola SOLDI solamente per te. Oppure parole come LAVORO , PROFESSIONE Per molti il LAVORO una specie di Dio esigente e spietato: gli sacrificano anche otto ore al giorno, quasi ogni giorno della settimana, e gran parte dei loro pensieri, e le loro migliori energie, ponendolo pi in alto di tutti i loro bisogni fisici e spirituali, e precipiterebbero nel panico se non lo facessero. Anche per te cos? Sei sicuro che sia bene? E cos via per tante altre parole importanti per molti: IL POTERE, LO STATO, IL SESSO, LETA ... La costruzione della tua Arca-linguaggio comincia proprio cos. Ne parleremo pi in dettaglio, tra qualche puntata, ma fin dora suggerirei ai lettori che volessero gi cominciare a costruire la loro tebah di non spaventarsi della diversit che in tal modo si creer tra loro e i molti, tra la loro oggettivit e la tua conoscenza soggettiva. LArca pu essere solo la tua arca . Lo scrigno dei tuoi valori. Solo con quello puoi salvarti, anche perch solo in quello trovi ci che vale veramente la pena di salvare.

5.CHANEL

04/03/08

Daltronde, molti non hanno la Bibbia sottomano e, come dicevo, le versioni sono spesso farraginose. Per comodit del lettore, riassumo qui i punti salienti del discorso di Dio a No nellimminenza del Diluvio, cos come lo si legge nel testo ebraico antico : La fine di ogni forma sta arrivando, ormai, davanti a me, perch la terra si riempita tutta quanta di questafa soffocante. Non lo impedir. Lascer che questa terra sprofondi del tutto. Tu costruisciti una tebah un linguaggio tuo con ci che cresce e che dura della tua crescita. Questa tebah , la farai tutta quanta a compartimenti che comunicano tra loro, e ben protetta, isolata allinterno e allesterno, e salda. E sar di trecento misure di lunghezza, cinquanta di larghezza, trenta di altezza. Per raccogliervi la luce la farai, in alto, in modo che sia la sfera delluniverso. E dalla parte opposta, in basso, vi farai la porta dingresso... Cos tutto ci che in questa terra attuale perir, ma io far in modo che la mia forza creatrice rimanga insieme a te.

Un teologo tradizionalista potrebbe avere da ridire su questa traduzione, ma ne ho gi accuratamente spiegato le ragioni filologiche in un mio libro, La creazione delluniverso (Sperling, 1999) e a quello rimando i pi curiosi e meticolosi. Balzano agli occhi, innanzitutto, quelle misure dellarca-parola: trecento , cinquanta e trenta che nessun teologo spiega sensatamente. Aveva queste dimensioni larca? Ma se era un linguaggio, uno scrigno delluniverso, come poteva avere misure? Il segreto , come spesso avviene, abbastanza semplice.

Nellebraico antico le lettere indicavano anche i numeri: trecento si scriveva SH, cinquanta si scriveva N, e trenta si scriveva L. Ne risultava la formula SHANEL , s, proprio la stessa che adoper la celebre e sapiente Coco, come suo pseudonimo. Era una parola magica, oggi diremmo un mantra, e aveva un significato preciso, dato dai valori geroglifici delle tre lettere che la compongono: la conoscenza delle cose fa salire verso lalto. Sintende, anche qui, la tua conoscenza, il tuo modo di intenderle, quando solo tuo, e non quello degli altri.

6.CHI SALVARE CON TE

07/03/08

Ma non troppo egocentrico? Torniamo alla questione iniziale: un animo sensibile pu trovare un po' troppo crudele il fatto che, nelle istruzioni di Dio a No, non sia nemmeno sfiorata la possibilit di mettere in guardia il prossimo dal disastro imminente. Dio non chiede a No di trasformarsi in profeta, in maestro, guru, sacerdote,

critico sociale o cos'altro. Gli raccomanda soltanto di preoccuparsi di s, della sua famiglia: gli dice, a un certo punto, prendi con te la tua sposa, i tuoi figli e le spose dei tuoi figli (Genesi 6,19) e tutti quegli animali a coppie - ma nessun altro.

duro, s, da accettare; e a guardar bene, decifrando i geroglifici dell'ebraico antico, questa limitazione risulta ancor pi stretta. I tre figli di No si chiamavano Shem, Kham e Yapheth, e in ebraico significavano: Shem, il Nome, cio la facolt di dare il nome, di intuire il senso delle cose; Kham, il sole di mezzogiorno, la chiarezza cio nel pensare e nel decidere; e Yapheth, l'estendere, la capacit cio di guardare pi oltre, di allargare il tuo orizzonte, i tuoi progetti. Erano dunque tre funzioni fondamentali di No, dell'uomo che sa costruirsi un suo linguaggio indipendentemente dalle certezze altrui. E anche le spose non erano donne in carne e ossa. L'espressione la tua sposa, nei primi capitoli della Genesi, ha sempre un valore simbolico, e rappresenta CIO' CHE NON SAI DI TE: ci che imparerai a scoprire nella tua anima o nelle tue capacit, e che ti cambier la vita via via che lo scoprirai - ti dar figli, far nascere cio nuovi aspetti di te. Quanto alle coppie di animali, sono simboliche anch'esse: sono l'immagine di tutto ci che di vivo e di fertile puoi trovare nel tuo mondo. Dunque l'equipaggio dell'arca sei sempre e di nuovo tu, soltanto: ci che tu sai di te, ci che saprai di te e ci che per te vale la pena di sapere di quel che ti circonda. Vengono in mente certe frasi terribili di Ges: chi mette mano all'aratro e si volta indietro non degno del Regno, lascia che i morti seppelliscano i loro morti ecc. Insomma, non perdere tempo a cercar di convincere gli altri! Questa durezza un po' mitigata dall'idea che No sia non un vecchio fortunato di migliaia di anni fa, bens il simbolo di chiunque sappia essere se stesso. Ma come non sentirsi a disagio, almeno un po', davanti a un tale disprezzo del repertorio consueto dell'altruismo, della corretta condivisione. E there's the rub, come diceva Amleto: qui un incaglio, cio, su cui conviene riflettere

7.TU, I MOLTI E LA GENTE

11/03/08

Anche Amleto voleva salvare e convertire sua madre che nel dramma di Shakespeare rappresenta anche il popolo oppresso dallusurpatore e ci lasci la pelle. Forse capitato anche a voi di chiedervi, in questi ultimi tempi, se per parte vostra avevate fatto abbastanza per evitare che questo Paese andasse tanto in rovina. Io credo che la risposta migliore sia questa: le vicende dei popoli, delle civilt obbediscono a forze sulle quali il singolo individuo non ha alcun influsso; non puoi pretendere di cambiarle; viceversa, il tuo compito crescere in modo che quelle vicende di popoli e civilt cambino te. Ti servano i popoli! come disse Isacco benedicendo Giacobbe (Genesi 27,29). Sia i periodi belli, sia soprattutto! i periodi cupi dei popoli che conosci e ami servono a far emergere in te qualit, desideri, energie che non sapevi ancora di avere. E la cosa pi utile e importante che tu possa fare per la gente non ignorare, non trascurare, non negare queste tue qualit e desideri ed energie, e continuare a crescere e accorgertene. Nessuno infatti cambia in meglio la gente, pi di chi si accorga dei cambiamenti che avvengono in lui. Non occorre spiegarli a parole, cercando di tradurli nei linguaggi altrui: quando hai nuove energie e capacit e desideri, e ne gioisci, avviene regolarmente che anche con il tuo modo di sorridere, di guardare, di camminare, con il tono di voce, con i colori che indossi, con una carezza o una stretta di mano tu risvegli nella gente nuove possibilit evolutive, nuove verit. Ma attenzione: nella gente, non nei cosiddetti molti di cui parlavo qualche puntata fa. Sono due concetti ben distinti. I molti sono quelli che ragionano con la testa altrui, e che censurano ogni pensiero e sentimento secondo quel che sembra corretto a chi come loro. La gente, invece, non ragiona. Sente. Ha bisogni, intuizioni, passioni. I molti possono aver ragione o sbagliare, ma in ogni caso nessuno di loro mai veramente se stesso: se riescono in qualcosa, non sono loro a riuscire ma solamente le idee, le norme, le certezze a cui loro obbediscono.

La gente, invece, ha sempre ragione, salvo quando cerca di capire ci che sente, ama, intuisce: l, quasi sempre, sbaglia, perch la razionalit non il suo forte soprattutto in conseguenza del fatto che la gente tende a pensare come i molti. Ma tu non sei n la gente n i molti. Tu sei tu. E per esserlo occorre coraggio. E generosit anche: perch quanto pi salvi la tua autenticit, tanto pi puoi aiutare altri come te a destarsi e a scoprire cosa valga la pena di salvare davvero.

8.IL CORAGGIO E IL PRINCIPIO CAUSALE

13/03/08

Il coraggio , naturalmente, indispensabile per la costruzione della tua arca-linguaggio. Occorre un buon terzo chakra, direbbero gli orientali; ci vuole fegato, usiamo dire anche noi. E a questo riguardo vale la pena di spendere qualche frase, dato che sul coraggio girano tante convinzioni non tutte fondate. Il coraggio , come dice la parola stessa nelle lingue neolatine, lampiezza del tuo cuore. E ci che generalmente riduce le dimensioni del tuo cuore soprattutto il passato. Sono le ferite che hai subito, gli errori che hai commesso, e i rimorsi, i rancori, la rabbia, il rimpianto che ti porti dietro dal tuo passato. Sono anche le condizioni in cui vivi, e che stato il tuo passato a determinare. Sono gli influssi che hanno esercitato su di te le circostanze, dallistante in cui sei nato e fino a un secondo fa. Sono le circostanze in cui vissuto, nei secoli e fino a un attimo fa, il popolo in cui sei nato. Sono le leggi e le istituzioni a cui quel popolo obbedisce, e che sono cominciate ad esistere prima che esistessi tu e senza chiedere il tuo assenso. Tutto ci comprime il tuo cuore-coraggio, nella misura in cui tu lo ritieni pi forte, pi importante, pi decisivo del tuo presente. Le persone di scarso coraggio danno perci tanto rilievo al principio di causa-effetto, e si convincono in ogni campo dello scibile che qualunque cosa esista e qualunque atto o decisione tu possa compiere, abbiano una lunga serie di cause determinanti, e siano dunque il prodotto del tuo passato dato che una causa non pu che trovarsi nel passato. Tu dirai che molti (i soliti molti) la pensano cos. Ed verissimo, ma ci non toglie che sia

obbligato a pensarlo anche tu. Le cose, a quel che ne so io, stanno diversamente. Alle tue spalle, nel tuo passato, tu trovi miliardi di circostanze, ciascuna delle quali potrebbe essere causa di qualche tua decisione o comportamento. Ma quei miliardi di circostanze non agiscono tutte insieme. Agiscono e diventano cause determinanti solo quelle circostanze che corrispondono a ci che tu decidi adesso di fare e di ottenere. Se decidi di avere gioia, riuscita, affetti, agiranno dal tuo passato milioni di cause che determineranno la tua gioia, la tua riuscita e labbondanza dellaffetto che riceverai. Se vuoi ammalarti, soffrire, morire, agiranno le cause necessarie alle tue malattie e alla tua morte. Dipende solo da te. Non puoi dare la colpa a nessuno. Il coraggio consiste nellaccorgersi di questo. E da un lato, ti fa sentire completamente libero, come infatti sei e come devi necessariamente essere, per poterti costruire lArca. Dallaltro, ti pone il problema di difendere, di non intralciare (solo tu potresti farlo) la tua libert.

9.STRATEGIA

17/03/08

Ci sono tanti modi di difendere la tua libert e di non intralciarla; ma quanto pi li si prende sul serio, tanto pi ci si accorge che conducono tutti a uno solo: e precisamente alla costruzione di quel tuo linguaggio autonomo, che nella Bibbia chiamato larca. Ora che alcune implicazioni dellarca ci sono pi chiare, riepiloghiamo ci che abbiamo scoperto di questo cantiere interiore. Abbiamo visto come, pi che di costruire, si tratti in realt di smantellare: di liberare la mente e la tua vita dalle parole non tue, e dal potere che queste

esercitano su di te. Il loro potere di natura causale: le parole a cui tu dai valore influiscono sui tuoi pensieri, sulle tue decisioni, sui tuoi comportamenti, sui tuoi desideri anche, e li plasmano come altrettante cause determinanti. Ma come avviene per ogni altro tipo di causa quelle parole non hanno potere di per s: sei tu che decidi di attribuirne a ciascuna di esse in maggiore o minor misura. Quel potere tuo. Puoi toglierlo alle parole che non accetti pi, che hanno cessato di essere veramente fertili per te. Puoi destituire quelle parole-cause come si destituisce un funzionario da una carica; e il loro potere torner a te. Meglio ancora: puoi staccare da te quelle parole, come staccheresti dei ganci che ti tengono attaccato a ci che sta per essere sommerso. un compito emozionante, che d i suoi frutti da subito. Abbiamo gi accennato ad alcune parole-cause che possono determinare la tua vita. Vediamone altre, usate spesso dai molti e va da s che, se i molti le usano volentieri, difficilmente quelle parole significheranno qualcosa che ti riguardi personalmente. Per esempio, la parola POLITICA. I molti ne parlano in continuazione. Ma cosha propriamente a che fare questa parola con te? Indica le azioni che altri e non tu devono compiere per esercitare un dominio sulla gente. POLITICA solo un termine di origine greca, ormai antiquato, con il quale si camuffa e si indora un DOMINIO

che alcuni esercitano, e che vogliono vedere riconosciuto dai dominati. Allora tu parla chiaro. Chiamalo semplicemente DOMINIO, e una gran quantit di chiacchiere che oggi ti inquinano la mente e la vita perderanno immediatamente significato per te, mentre tu acquisterai, altrettanto immediatamente, un significato diverso e maggiore di prima di quando ti consideravi soltanto un individuo escluso dalla sfera dei POLITICI. Ne sei veramente escluso, o la tua autenticit ad escluderla dalla tua Arca? Ha senso, per te, la prospettiva di aiutare persone che non conosci a dominare altri? Io penso sinceramente di no: qualunque cosa ne dicano i molti, mi pare che le parole POLITICA, POLITICI, DOMINIO intralcino la costruzione della mia Arca non mi occorrano, cio, a descrivere ci che conta veramente per me. E credo che anche se fossi un politico di professione, in realt, per me, per la mia vita, per la mia libert, non mi servirebbero affatto.

10. SOTTO LA DOCCIA

20/03/08

I buddisti dicono che bisogna accorgersi delle cose veramente importanti cos come se ne accorgerebbe un uomo che avesse solo mezzora di vita: se un serpente molto velenoso ti avesse morso, moltissime parole ti sembrerebbero sicuramente superflue. Ma per fare unArca non occorre essere tanto drammatici. sufficiente che tu pensi alle parole della tua vita come se stessi facendo la doccia. Anche sotto la doccia moltissime parole-cause si ridimensionano infatti rapidamente e a colpo sicuro. Oltre alle parole che i molti usano volentieri, come POLITICA (che, appunto, quando sei sotto una doccia non significa nulla per te), puoi prendere in considerazione parole che per i pi svariati motivi ti abbiano causato danno, e che sotto la doccia ti causerebbero cali dumore. Per esempio la parola MATRIMONIO. Quanto pi conosco la gente e mi interesso dei loro problemi, tanto pi mi accorgo che la principale causa di sofferenze nella nostra civilt risiede proprio nel potere che viene attribuito a questa parola. Le malattie, gli incidenti, i disastri, le persecuzioni, le guerre causano sicuramente sofferenze a tante persone, ma sono evenienze meno frequenti del MATRIMONIO che, con le quotidiane spire della sua noia, delle incomprensioni, della delusione, della finzione, della gelosia, delle liti, dellillibert opprime o ha oppresso la stragrande maggioranza degli individui che vedi intorno a te. E per MATRIMONIO intendo, naturalmente, non lunione di due persone (che quando funziona si chiama AMORE o AFFETTO, e quando non funziona pi si chiama ERRORE) ma il vincolo matrimoniale ufficialmente sancito da unautorit civile e religiosa, con tutto quel che ne consegue. Qui si vede bene quanto una parola possa influenzare la vita, e quanto ci sia ingiusto. MATRIMONIO, infatti, soltanto una parola. Non una cosa. Non un essere vivente. Tu sei un essere vivente, e la tua vita fatta di cose reali. Ma, per non apparire diverso dai molti, tu permetti che quella parola determini la tua vita reale, le cose che fai e puoi fare, attribuendo ad essa un gigantesco potere su di te. Perch? Togliglielo. Quel potere tuo. Quella parola di altri, pensata ed elaborata prima che tu nascessi; non centra con te. Guardala dora in avanti come una parola altrui, e dun tratto ti si chiariranno soluzioni costruttive della tua Arca, delle quali non ti eri mai accorto prima.

11.ALTRE DESTITUZIONI

25/03/08

Questa revisione del tuo dizionario personale non implica, naturalmente, che tu ti rifiuti dora in avanti di adoperare le parole che hai destituito di valore. Non implica cio che tu ti disinteressi totalmente di POLITICA o che sgrani gli occhi, come dinanzi a unassurdit, davanti a qualcuno che ti dica di essersi SPOSATO. Reazioni simili farebbero pensare pi allautismo che non alla costruzione di unarca. No: ci che comincia a cambiare in te, con questa revisione, solo il tuo punto di vista sul mondo e su te stesso. Invece di obbedire meccanicamente come un computer alle sue programmazioni tu cominci a riflettere. Invece di adeguarti a ci che gi c, cominci a cercare qualcosaltro: in te, dapprima, e poi nel mondo intorno. E quanto pi cerchi, tanto pi le tue destituzioni di parole-cause diventano coraggiose. Dopo POLITICA e MATRIMONIO, potresti passare a parole di impatto emotivo pi forte, come MADRE e PADRE, oppure FIGLI, e accorgerti di quanto potere hai dato a ci che esse rappresentano non per te, ma per i soliti molti. Per i molti queste tre parole sono ruoli istituzionali che impongono determinati doveri. In conseguenza di ci, i molti ti hanno insegnato a credere che dai GENITORI e dai FIGLI tu debba aspettarti tutta una serie di atteggiamenti speciali: e se questi atteggiamenti mancano, tu ti ritieni automaticamente in diritto di soffrire di

ridurre cio la tua energia, la tua voglia di vivere. Ma le cose cambierebbero immediatamente, se invece di dare quel valore alle parole MADRE, PADRE, FIGLI, tu decidessi, pi semplicemente, di vedere chi esse indichino, nella tua vita: e scorgeresti degli individui, in tutto e per tutto pari a te, come tutti gli altri individui del mondo. Dun tratto, vedresti in loro qualit e bisogni che non avevi mai notato prima. Molto probabilmente li capiresti e li ameresti pi e meglio di prima.

ci che spiegava Ges in quei passi poco citati dei Vangeli, come i nemici delluomo saranno i suoi famigliari o chi ama il padre e la madre pi di me, non degno di me(Matteo 10,36-37) l dove me non significava Ges stesso, che non aveva certo fama di distruttore di famiglie, ma soltanto quellimmensit che ognuno di noi chiama io e che in chiunque. Chi ama le parole madre e padre pi della scoperta di quellimmensit in s stesso e negli altri, non degno del proprio io. Questo era il senso della frase. Vale anche per lArca, dato che lArca altro non che la tua scoperta di te.

12.LA PAROLA IO

28/03/08

E veniamo anche alla parola pi emotivamente intensa di tutte le altre, alla parolissima che la chiave di tutto: IO. Prima o poi dovrai fare i conti anche con questa, nella tua revisione-costruzione, ed meglio sapere in anticipo a quali sorprese andrai incontro. Innanzitutto, sei cos sicuro di sapere che cosa questa parola indichi di te? La stragrande maggioranza degli individui non esiterebbe a rispondere S, certo, io sono io e argomenterebbe questa risposta con dati biografici, passaporto, patente, stato anagrafico. Io sono quello che nato nel tal posto, ha fatto le tali scuole, e ha abitato l e poi l, e ha avuto le tali e le talaltre vicende, e ha fatto e fa e pensa e ha amato e ama tutta una serie di cose e persone... Daccordo. Ma ora fa un bel respiro e rifletti. Chi, dentro di te, ha scelto o non ha potuto fare a meno di fare e di vivere tutto ci che costituisce questa tua biografia? C un qualcuno, dentro di te, che in tale biografia ha cercato di esprimersi, di manifestarsi. E quel qualcuno non tutto quanto nella tua biografia. pi grande. E sta ancora aspettando. Sta ancora aspettando anche perch, nella tua biografia, compaiono molte, moltissime di quelle parole-cause che hai destituito o che destituirai di valore tra poco, e che valgono per gli altri e non per te. E sei sicuro di conoscere bene questo qualcuno che dentro di te? Lo stai solo scoprendo, giorno dopo giorno. Continuerai a scoprirlo, molto probabilmente, per tutta la vita, specialmente se non avrai fretta di adeguarti a ci che gli altri dicono o pensano di te, con le loro parole-cause.

Questo il tuo io, limmensit che dicevamo nella scorsa puntata. E quanto pi lo scopri, tanto pi ti accorgi che talmente diverso da te da ci che gi sai di te da poterne parlare correttamente soltanto in terza persona: il mio io, invece che io semplicemente. E con crescente rispetto, ed emozione, e fierezza.

Potrebbero piacerti anche